Microbiologia Generale – Prof.
ssa Alessandra Pierangeli
28/2/2020
Microbiologia= scienza che studia i microrganismi e le loro relazioni con l’ambiente e con gli altri esseri viventi
Ha per oggetto la forma, la struttura, la riproduzione, la fisiologia, il metabolismo, l’azione patogena e i
metodi di identificazione dei microrganismi.
Settori:
Microbiologia medica
Microbiologia dell’acqua
Microbiologia dell’aria
Microbiologia industriale
Microbiologia degli alimenti
Microbiologia del suolo
Microbiologia medica divisa in:
Batteriologia
Virologia
Parassitologia
Micologia
I microbi possono essere causa di malattie che colpiscono l’uomo, il regno animale e vegetale, ma sono
essenziali per la vita (es. fertilizzazione del suolo) e componenti fondamentali del nostro organismo
(microbiota, ovvero microrganismi facenti parte della flora batterica ad esempio)
I microrganismi sono organismi così piccoli da non poter essere osservati ad occhio nudo ma al microscopio.
Possono essere:
Sub-cellulari (microscopio elettronico): virus, viroidi, prioni
Cellulari (microscopio ottico) con due diverse strutture: procarioti (batteri) ed eucarioti (miceti,
protozoi)
I microrganismi derivano da altri microrganismi, non si originano spontaneamente dalla materia inanimata.
Storia della microbiologia
Fino al 1600 secolo si pensava che gli organismi potessero generarsi spontaneamente dalla materia in
decomposizione.
Francesco Redi (1626-1697) confutò la teoria della Biogenesi, conducendo esperimenti sulla carne in
putrefazione.
Spallanzani introduce la pratica della sterilizzazione dei terreni e nel 1799 attacca la teoria della Biogenesi.
Pasteur (1822-1895) studia la fermentazione e realizza il vaccino antirabbico
John Tyndall nel 1877 dimostra che la polvere può trasportare germi
Fernand Cohn scopre le endospore termoresistenti
Robert Koch nel 1876 introduce il concetto di eziologia. Postulati di Koch:
1. L’organismo sospetto patogeno deve ritrovarsi in tutti i casi di malattia ed essere assente in animali
sani
2. L’organismo sospetto deve poter crescere come coltura pura
3. Cellule da una coltura pura dell’organismo sospetto devono indurre la malattia in animali sani
4. L’organismo deve poter dimostrare l’identità con l’originale
Verificate queste quattro condizioni si può definire l’eziologia
Caratteristiche dei microrganismi cellulari
Capacità di riprodursi
Capacità di assimilare sostanze alimentari e di metabolizzarle per ricavare energia ed accrescersi
Capacità di espellere prodotti di rifiuto
Possono subire mutazioni e adattarsi ai cambiamenti che insorgono nel loro ambiente
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
Tipi di microrganismi in base all’ospite:
Saprofiti: specie che vivono nell’ambiente senza contatti con l’uomo, raramente danno origine ad infezioni
Commensali: specie che vivono su cute e mucose umane senza provocare alcun danno (in particolari
condizioni: patogeni opportunisti o patobionti)
Parassiti: specie che invadendo l’organismo umano e moltiplicandosi al suo interno, possono provocare
l’insorgenza di malattie
I plasmidi/episomi si replicano in modo autonomo e contengono geni non essenziali per la cellula batterica.
Sono responsabili di meccanismi di virulenza come produzione di tossine, pili ed altri tipi di adesine e dei
meccanismi di resistenza nei confronti di agenti antibatterici. L’episoma è un plasmide che può integrarsi nel
cromosoma batterico e, dopo l’integrazione, si replica con il cromosoma stesso. Un episoma può separarsi
dal cromosoma e tornare a replicarsi autonomamente.
Biofilm: stretta interazione tra batteri che promuove la colonizzazione di quelli buoni e non di quelli
antagonisti. Nel cavo orale il biofilm è fisiologico.
Lezione 1 – Struttura Virus
I virus sono agenti patogeni molto piccoli che possono essere visti solo al microscopio elettronico, sono a-
cellulari. I virus sono parassiti endocellulari obbligati. I virus non si differenziano dai batteri solo per le
dimensioni o solo per il parassitismo. I virus sono parassiti intracellulari obbligati che al di fuori della cellula
da infettare sono inerti e incapaci di riprodursi in modo autonomo. Tutti i virus hanno un solo acido nucleico
(DNA o RNA) circondato da un rivestimento proteico detto capside. I virus per produrre i propri componenti
(acidi nucleici e proteine) devono infettare cellule e utilizzarne i meccanismi biosintetici. Il processo che va
dall’ingresso del virus nella cellula alla fuoriuscita dei virioni di progenie si definisce ciclo replicativo.
I capsidi sono formati da proteine ripetute. Il capside protegge il genoma virale, ha anche funzione di
riconoscimento del recettore cellulare per far sì che inizi la penetrazione del genoma virale nella cellula.
Simmetria icosaedrica: conformazione assunta dai molti virus, l’icosaedro è un solido geometrico con 20
facce triangolari che si incontrano in 12 vertici a formare una struttura quasi sferica.
Simmetria elicoidale: tipica di virus a RNA. Le proteine seguono l’andamento a spirale dell’RNA. Tutti i virus
a simmetria elicoidale patogeni per l’uomo. Il pericapside (envelope, involucro) è uno strato esterno
composto da un doppio strato di fosfolipidi derivanti dalla membrana plasmatica cellulare intervallato da
glicoproteine virali. Altri virus hanno una simmetria complessa (HIV, Ebola)
Tipo di virus Componenti Proprietà Conseguenze
Virus nudi con capside Costituiti da proteine e La conformazione Può essere diffuso
icosaedrico acido nucleico icosaedrica li rende facilmente per contatto
stabili a temperature diretto, polvere, acqua,
alte, variazioni di pH, alimenti. Può resistere
alla digestione, alle condizioni avverse
detergenti del tratto
È rilasciato al momento gastrointestinale
della lisi cellulare
Virus con pericapside Costituiti da Labili ad ambienti acidi, Trasmesso attraverso
(icosaedrico, elicoidale, glicoproteine, detergenti e calore. secrezioni corporee
complesso) membrane lipidiche, Per essere diffuso deve come grosse gocce
proteine e acido rimanere in ambiente (starnuti), saliva,
nucleico umido. Acquisisce il secrezioni genitali,
pericapside dalla sangue
membrana cellulare
È rilasciato per
gemmazione, non è
necessario arrivare alla
lisi della cellula
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
Lezione 2 – Patogenesi virale
Eventi importanti
Invadere l’ospite
Replicarsi in cellule suscettibili al sito di infezione
Evadere o sopraffare le difese locali
Diffondere dal sito di inoculazione
Subire un ulteriore replicazione
Uscire dall’ospite
Concetto iceberg dell’infezione: nella parte “sott’acqua” abbiamo due fasi (esposizione senza infezione e
infezione senza malattia clinica). Nel soggetto sano adulto (soggetto ottimale) il contatto con il virus non
determina necessariamente infezione. Quando la carica virale è sufficiente all’incontro tra particelle virali e
cellule c’è un’infezione ma non sempre con una malattia clinica evidente, l’infezione si espande senza
sintomatologia. Nella parte che fuoriesce dall’acqua abbiamo tre fasi (malattia lieve o di moderata gravità,
malattia tipica e grave, morte dell’organismo). Molte infezioni possono dar luogo a malattie lievi o di
moderata gravità, se si ha una particolare virulenza o il virus raggiunge organi sensibili/meno difesi (es.
poliomelite) può aver luogo una malattia tipica e grave. Se le malattie gravi peggiorano o colpiscono organi
nobili si può avere la morte dell’organismo. Le infezioni che si trovano sotto la linea di galleggiamento non
sono importanti ma possono esserlo per la comunità specie se queste non hanno difese immunitarie valide.
Il concetto di iceberg spesso non si applica alle zoonosi (infezioni che passano dall’animale all’uomo). Le
zoonosi hanno spesso mortalità superiore a virus umani.
Ci si infetta attraverso la cute (ferite, inoculazione, via iatrogena, morsi, punture di animali) o attraverso le
mucose (inalazione, ingestione, contatto, via sessuale)
L’infezione può essere localizzata e rimanere nel tessuto o nell’apparato in cui è avvenuta l’infezione oppure
può diffondere in altri distretti. Nel primo caso si ha replicazione in cellule uguali (es. virus respiratori –
mucosa respiratoria). Nel secondo caso, i virus diffondono nell’organismo. Si ha una replicazione primaria nel
sito di ingresso ma il virus subito passa al circolo linfatico o ematico per raggiungere gli organi bersaglio dove
si replicherà più volte e darà origine ad una patologia distante dal sito di ingresso (es. malattie esantematiche,
epatiti). La via di disseminazione più frequente è il torrente circolatorio.
Alcuni virus possono disseminarsi attraverso le terminazioni nervose del sito d’ingresso e arrivare al sistema
nervoso centrale, è un processo lento ma pericoloso per l’organismo. Il neurone può diventare sede di
replicazione virale. Es. di virus sono herpes simplex 1 e 2 che dal derma passano ai nervi periferici
Lezione 3 – Infezione Virus
Fasi fondamentali
Ingresso nella cellula ospite: adsorbimento, penetrazione e scapsidazione genoma virale. Le modalità
di produzione delle proteine e il tipo di replicazione del genoma virale è diversa per ogni famiglia di
virus
Fuoriuscita dei virus dalla cellula: assemblaggio e liberazione dei virioni di progenie
Adsorbimento: primo evento del ciclo di replicazione. I virus tramite proteina o glicoproteina esterna detta
antirecettore si legano al recettore presente sulla superficie della cellula da infettare. L’interazione tra
recettore e antirecettore virale è specifica e determina il tropismo del virus. Il tropismo tissutale fa sì che
alcuni virus incontrino i recettori solo su alcuni tessuti (virus respiratori – cellule vie respiratorie). Il tropismo
di specie fa sì che alcuni recettori per un virus siano presenti solo nell’uomo (Epatite B) o anche in altre specie
animali (influenza per mammiferi e uccelli)
Meccanismi di ingresso più frequenti:
Endocitosi mediate da recettore (molti virus nudi e rivestiti): la cellula fa entrare una particella virale
credendola un’altra particella. I virus con envelope fondono il loro capside (lipidico) con la membrana
cellulare e libera il genoma virale completamente o parzialmente a seconda del virus. Endocitosi
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
mediata da recettore con formazione di vescicola endosomica e poi liberazione del genoma nel
citoplasma se virus a RNA o nel nucleo se virus a DNA
Fusione sulla plasmamembrana (virus rivestiti con proteina fusogena sul pericapside): fusione
esterna alla cellula che si realizza grazie ad una glicoproteina fusogena posta sul pericapside dei
virioni rivestiti. La proteina fusogena viene a contatto con i lipidi della membrana cellulare ed effettua
una fusione dei due strati (pericapside virale e membrana cellulare) e all’interno entra solo il
nucleocapside virale.
Il genoma dei virus può essere costituito da DNA o da RNA. Le dimensioni vanno da molto ridotte con un
genoma compatto (es. genoma virus Epatite B) fino a relativamente grandi con capacità di codificare decine
di proteine (es. genoma Herpes virus).
I genomi a DNA possono essere:
DNA doppia elica, lineare, circolare, circolare incomplete
DNA singola elica, lineare o circolare
I genomi a RNA possono essere:
RNA singola elica polarità positiva
RNA singola elica polarità negativa intero o frammento
RNA doppia elica, frammentata
Dopo la trascrizione/traduzione delle proteine virali e la replicazione del genoma, si formano i virioni di
progenie. Le particelle virali si formano spontaneamente senza bisogno di nessuna informazione estranea.
La particella che si forma è la struttura favorita dai componenti virali.
La liberazione dei virioni di progenie avviene attraverso varie modalità:
Lisi cellulare, virus nudi. La cellula dopo del tempo (ore, giorni) va in sofferenza fino alla lisi.
Esocitosi, virus rivestiti. Processo opposto all’endocitosi con cui i virus entrano nella cellula. Dopo la
formazione del capside il virione può unirsi ad una parte di membrana per formare il nucleocapside.
Formazione di sincizi, virus rivestiti fusogeni. Cellula formata dalla fusione delle membrane
plasmatiche di più cellule, all’interno di questa grande cellula il virione può transitare senza problemi.
In questo modo i virioni evitano di passare nell’ambiente extracellulare dove potrebbero essere
riconosciuti e inattivati dal sistema immunitario. Con i sincizi diffondono facilmente da una cellula
all’altra. Es. di virus che crea sincizi è l’HIV.
Tipi di infezione:
Infezione produttiva, abbondante produzione di virioni ed effetto citocida più o meno veloce
Infezione persistente (cronica), produzione di virioni lenta e meno abbondante
Infezione latente, nessuna o occasionale replicazione virale, persistenza del genoma virale e
possibilità di riattivazioni
Infezione trasformante, scarsa replicazione virale, persistenza del genoma virale e induzione della
proliferazione cellulare
Lezione 4 – Replicazione famiglie virus1
Classificazione dei virus
Famiglie: -viridae es. Herpesviridae (virus che si replicano nello stesso modo, con genoma e particella virale
simili ma possono dare origine a patologie diverse)
Sottofamiglie: -virinae es. Betaherpesvirinae
Genere: -virus es. Citomegalovirus (dà origine a patologie diverse da virus di stessa famiglia)
Specie es. Poliovirus
Sierotipo o Genotipo es. Poliovirus 1
Sottotipo Antigenico o Ceppo (strain)
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
Virus a RNA positivo: stessa polarità degli mRNA, quindi poter funzionare come un RNA messaggero. Dopo la
scapsidazione, l’RNA genomico virale siccome è un RNA messaggero viene immediatamente tradotto dai
ribosomi cellulari nel citoplasma.
La produzione delle proteine virali avviene in due modi:
Un solo RNA messaggero che viene tradotto tutto insieme dai ribosomi cellulari in una sola
poliproteina poi tagliata da proteasi virali (enzimi che possono tagliare e maturare proteine)
Due o più RNA messaggeri prodotti, due o più poliproteine prodotte (genomi più grandi e complessi)
Da una catena di RNA a polarità positiva viene creata una catena di RNA a polarità negativa e da queste si
ottengono tante copie identiche al genoma di partenza. Queste sintesi vengono fatte dall’enzima RNA
polimerasi RNA dipendente (RDRP) che attraverso un intermedio replicativo di polarità opposta a quello
iniziale produce molecole di stessa polarità rispetto a quelle iniziali.
Endocitosi: i virioni di progenie vengono liberati nell’ambiente interno
Esocitosi: i virioni di progenie vengono liberati nell’ambiente esterno
I genomi RNA a polarità negativa funzionano nel modo contrario, il virus viene scapsidato e il suo RNA a
polarità negativa non può sintetizzare subito le proteine. Avendo una polarità opposta ai messaggeri
necessari per la sintesi delle proteine virali, i virioni devono necessariamente portare un enzima che abbia la
funzione di RNA polimerasi RNA dipendente così da poter produrre i messaggeri (positivi perché per
trascrizione vengono da un genoma negativo) e iniziare la produzione di proteine. L’RDRP riproduce il
genoma con la stessa modalità di prima solo che questa volta il genoma ha polarità negativa quindi si fa un
intermedio positivo e su questo intermedio l’RNA polimerasi virale sintetizza i genomi di progenie che
avranno la polarità negativa originaria del virione infettante.
Due casi di genoma con polarità negativa:
Genoma intero, che codifica in un unico frammento (es. virus parainfluenzali)
Genoma frammentato, già diviso in frammenti che facilita la sintesi dei messaggeri virali (es. virus
influenza)
Lezione 5 – Replicazione famiglie Virus2
Retroviridae: es. HIV. Famiglia di virus rivestiti formati da genoma che ha due copie identiche di molecole di
RNA. La retrotrascrizione parte da una molecola di RNA e forma una molecola di DNA. Appena il virus entra
per fusione nel citoplasma di una cellula ospite l’RNA viene retrotrascritto in cDNA che si integra nel genoma
della cellula ospite. Questo DNA integrato viene trascritto nei messaggeri virali, tradotti poi in proteine virali.
Il ciclo replicativo della maggior parte dei virus a DNA avviene nel nucleo: tre fasi.
Fase precoce, dà origine a proteine regolative (attivano trascrizione e replicazione virale e cellulare)
Replicazione del DNA virale, avviene ad opera di DNA polimerasi cellulari o virali sintetizzate nella
fase precoce.
Fase tardiva, dà origine a proteine strutturali che formano i capsidi dei virioni di progenie
Il virione di papillomavirus una volta penetrato si scapsida e il dna viene portato nel nucleo. Non codifica per
una DNA polimerasi ma utilizza quella cellulare, le proteine regolative per permettere la replicazione del DNA
virale stimolano l’attività replicativa cellulare
Lezione 6 – Patologie virali Epatiti e HIV
Con il termine “epatiti virali” si intendono le patologie di origine virale che colpiscono il fegato.
Virus epatitici a trasmissione oro-fecale:
Epatite a (HAV)
Epatite e (HEV)
Virus epatitici a trasmissione parenterale (e sessuale):
Epatite b (HBV)
Epatite c (HCV)
Epatite delta (HDV)
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
Virus HBV – Epatite B
Appartiene alla famiglia Hepadnaviridae. Piccolo virus a Dna. Elevata resistenza nell’ambiente esterno:
mantiene la sua infettività per almeno un mese a temperatura ambiente. Involucro esterno di HBV (Envelope)
Manifestazioni cliniche: Lungo periodo di incubazione: da 45 a 160 giorni (media 120 giorni). Sintomi non
specifici: febbre, malessere, cefalea, mialgie. L’ittero (presente nel 30-50% dei casi) può persistere per giorni
o settimane. 50-90% delle infezioni sono asintomatiche
Complicanze: Epatite fulminante (1-2% dei casi). Cronicizzazione dell’infezione (dipende dall’età del pz al
momento dell’infezione). Cirrosi (3%). Carcinoma epatocellulare (0,5%). Morte per insufficienza epatica (1%)
Trasmissione: Sangue: tossicodipendenti, emodializzati, lesioni accidentali con sangue contaminato
Per via parenterale inapparente: strumenti chirurgici e da dentista non ben sterilizzati; agopuntura, lamette,
rasoi, tatuaggi, piercing, spazzolino da denti. Per via sessuale: etero ed omosessuale. Trasmissione HBV
attraverso la barriera placentare (rara). Per scambio di sangue al momento del parto. Allattamento, se la
madre è positiva con attiva replicazione virale, il 90% di neonati infetti diventa portatore cronico
Profilassi
Profilassi generale:
Controllo donazioni di sangue
Sterilizzazione strumenti sanitari – norme comportamentali (evitare: rapporti sessuali occasionali
non protetti, scambio di siringhe e oggetti contaminati da residui di sangue)
Immunoprofilassi attiva: vaccino ricombinante realizzato con le proteine s, le più immunogene
Immunoprofilassi passiva: in caso di esposizione accidentale o per i nati da madri epatite B-positive si
somministrano immunoglobuline umane specifiche contro HBV entro 2-4 ore dalla esposizione
Diagnosi: L’epatite B ha almeno 3 distinti sistemi antigene-anticorpo che possono essere testati: HbsAg,
Antigene core, HbeAg. Inoltre si può rilevare e quantificare HBV-DNA tramite metodiche molecolari
Virus HCV – Epatite C
Agente eziologico è virus HCV, RNA polarità positiva. Ha un notevole grado di variabilità genomica e, in questo
modo elude la risposta immunitaria dell’ospite. Il contagio avviene per via parenterale. Il soggetto infettato
produce anticorpi contro i virioni di HCV che, però, sono già variati. Ciò determina una nuova risposta con
anticorpi diretti contro la nuova specie che nel frattempo sta creando un’altra variante. Si perpetua il
processo infiammatorio ed il danno epatico in un continuo rincorrere il virus da parte del sistema immunitario
Manifestazioni cliniche: Periodo incubazione: 4-12 settimane. Infezione acuta asintomatica 60-70% dei casi.
L’infezione acuta cronicizza 80-85% dei casi. Dei soggetti con epatite cronica attiva, il 20-30% sviluppa una
cirrosi epatica in un periodo di 20-25 anni. L’epatocarcinoma si sviluppa quasi esclusivamente nei soggetti
con cirrosi epatica (10-20% dopo 5 anni)
Profilassi: Non esiste vaccino. Per evitare la trasmissione dell’infezione, importante la diagnosi precoce
dell’infezione da HCV.
Virus HAV – Epatite A
Ag. eziologico virus HAV che penetra per via orale, raggiunge l’intestino e poi il fegato. La malattia acuta si
risolve in 4-6 settimane; pochi casi (5-10%) sono a durata protratta (2-4 mesi). Rarissimi casi (0.1%) di forma
fulminante ad esito letale, e rari (2-5%) casi recidivanti. La malattia non cronicizza mai. L’uomo è l’unica
sorgente di infezione. Il malato elimina il virus con le feci da qualche settimana prima del periodo itterico fino
a qualche giorno dopo. La modalità di contagio è quella tipica delle malattie a trasmissione oro-fecale.
L’infezione per via orale può essere diretta interumana oppure indiretta attraverso veicoli l’acqua e gli
alimenti (soprattutto frutti di mare e verdure consumati crudi).
Profilassi: vaccino costituito da virus inattivato, non obbligatorio in Italia.
Virus HDV – Epatite D (delta)
Virus molto piccolo. In Italia la diffusione di HDV è bassa.
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
Trasmissione: percutanea, permucosale, sessuale. Infezione possibile solo in presenza di HBV. Due possibilità:
Coinfezione con HBV: malattia acuta severa, epatite fulminante 10 v. più frequente rispetto ad HBV
Superinfezione in pz già HBV infetti: probabilità cronicizzazione aumenta ad 80%
Virus HEV – Epatite E
Ag. eziologico virus HEV, trasmesso per via alimentare come HAV, ma anche attraverso serbatoio animale.
L’infezione non cronicizza come HAV, ma presenta più epatiti fulminanti per le quali sono a rischio donne
gravide. Diffusa nei paesi in via di sviluppo. Epidemiologia: fattori di rischio (viaggi in regioni endemiche),
rapporti sessuali anali-orali, contatti stretti con animali e consumo di carne poco cotta, spesso decorso
asintomatico, cronicizzazione in immunodepressi e trapiantati
Lezione 7 – Infezioni respiratorie
Meccanismi di difesa: presenza di un rivestimento mucociliare sulla mucosa respiratoria, sostanze presenti
nel muco, coglia, vibrisse (peli nel naso), fattori immunitari (IgA secretorie, IgG sieriche, macrofagi alveolari)
Infezioni tratto respiratorio superiore (infezioni gola e faringe, laringite e tracheite, otite, sinusite)
Infezioni del tratto respiratorio inferiore: acute (bronchite, bronchiolite, polmonite) croniche (TBC, ascesso
polmonare, bronchite cronica)
Faringite e Faringo-tonsillite: molto difficile la differenziazione clinica fra: eziologia virale e batterica
Virale: circa il 70% forme leggere accompagnate da raucedine (laringite), tosse e rinite.
Batterica: insorgenza con febbre più elevata e sintomi più marcati (cefalea, vomito, deglutizione più
difficile); spesso è presente essudato biancastro.
Bronchite acuta: infiammazione dell’albero tracheobronchiale dovuta ad infezione.
Agenti responsabili: rinovirus, virus dell’influenza, virus respiratorio sinciziale, adenovirus
Infezioni batteriche secondarie: streptococcus pneumoniae e haemophilus influenzae
Sintomi: tosse
Bronchite cronica: danno della mucosa caratterizzata da tosse e secrezione abbondante di muco nell’albero
tracheobronchiale. Cause: infezione, fumo di sigaretta, esposizione a polveri o fumi negli ambienti di lavoro.
Polmonite: Si definisce polmonite l’insieme di tutti i processi infettivi acuti a sede polmonare caratterizzati
da essudazione endoalveolare, peribronchiale o interstiziale, aventi diversa eziologia (batterica, virale e
micotica).
Polmonite lobare: coinvolgimento di una regione definita del polmone. L’essudato costituitosi in
risposta all’infezione, si addensa negli alveoli; il lobo mostra una completa consolidazione
Broncopolmonite: consolidazione irregolare più estesa che può interessare più aree del polmone
Polmonite interstiziale: infezione degli spazi interstiziali del polmone, caratteristica di inf. virali
Polmoniti acquisite in comunità: acquisite durante la vita di tutti i giorni, da persone non istituzionalizzate.
Principali ag. eziologici batterici: streptococcus pneumoniae, aureus, klebsiella, legionella
Principali ag. eziologici virali: virus dell’influenza, rinovirus, virus parainfluenzali, adenovirus
Polmoniti nosocomiali: acquisite nella maggior parte dei casi da pz ricoverati per altri motivi e in minima parte
da personale medico o infermieristico. Principali ag. eziologici: Staphylococcus aureus, Pseudomonas
aeruginosa, Klebsiella pneumoniae, Escherichia coli
TBC: nell’infezione tubercolare latente il sistema immunitario può far fronte all’infezione e il batterio può
rimanere quiescente per anni. Ad alto rischio di sviluppare la malattia tubercolare attiva sono persone affette
da altre condizioni che indeboliscono il sistema immunitario (per esempio: diabete, malnutrizione, HIV, etc),
persone con infezione recente (<2 anni), bambini <5 anni di età e anziani, fumatori
Aspergillosi: Il fungo Aspergillus fumigatus prolifera nel terreno, nelle polveri, nei cibi e nell’acqua. Alcuni
soggetti, comunemente individui asmatici o affetti da fibrosi cistica, che inalano il fungo sviluppano una
reazione allergica cronica
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
Ascesso polmonare: Condizione in cui una o più aree del polmone sono sostituite da cavità ascessuali con
distruzione del parenchima polmonare. La diagnosi si effettua mediante Rx al torace e l’agente eziologico è
confermato dall’indagine microbiologica da aspirato transtracheale. Terapia 2-4 mesi.
Empiema: diffusione dei batteri dal polmone allo spazio pleurico dando origine ad un essudato purulento o
empiema.
Polmonite virale: rinovirus, parainfluenzali nei bambini e negli anziani, SARS-CoronaVirus 1 e 2, CMV
La replicazione di virus influenzali avviene nelle mucose delle vie alte e medie respiratorie. Sintomi generali:
febbre o febbricola, malessere/spossatezza, mal di testa, dolori muscolari. Sintomi respiratori: tosse, mal di
gola, respiro affannoso. L’influenza respiratoria si afferma se si trova virus, altrimenti è sindrome influenzale.
Le mutazioni del sito di legame col recettore e del sito di clivaggio influiscono sul tropismo e sulla patogenicità
del virus. Al momento della riformazione dei virioni di progenie può avvenire un assortimento, ovvero una
mescolanza di frammenti genici che danno origine ad un virus con un corredo genico diverso da quello
parentale. I vaccini in genere sono trivalenti (2 ceppi Infl A 1 Infl B) o quadrivalenti (2 ceppi Infl A, 2 Infl B)
Sono di diversi tipi: inattivati split (virus distrutto da detergenti), a subunità (HA e NA), quadrivalente su
colture cellulari, vivo attenuato (non disponibile in Italia).
Raccomandato a: donne al secondo e terzo trimestre di gravidanza, soggetti dai 6 mesi ai 65 anni affetti da
patologie che aumentano il rischio di complicanze da influenza, soggetti con età >65 anni, personale sanitario
e di pubblico servizio, personale a rischio di infezione da virus influenzali non umani.
Coronaviridae: Lievi malattie respiratorie (raffreddore). Occasionalmente infezione grave vie respiratorie
inferiori nei bambini e enterocolite necrotizzante nei neonati. In grado di sopravvivere 3 ore sulle superfici
ambientali. Si trasmettono tramite goccioline di saliva, contaminazione delle mani, oggetti inanimati e piccole
particelle di aerosol. Nel 2002 SARS= Severe Acute Respiratory Syndrome. Nel 2012 MERS= Middle East
Respiratory Syndrome (identificata trasmissione dal dromedario).
Indice di trasmissibilità: R0 ovvero il “numero di riproduzione di base” rappresenta il numero medio di
infezioni secondarie prodotte da ciascun individuo infetto in una popolazione completamente suscettibile
cioè mai venuta a contatto con il nuovo patogeno emergente. Questo parametro misura la potenziale
trasmissibilità di una malattia infettiva. Può essere:
R0= 0, un patogeno non è trasmissibile all’uomo
R0< 1, il patogeno è trasmissibile all’uomo causando solo casi sporadici, ad es. Mers CoV non
rappresenta un’emergenza di sanità pubblica internazionale perché ha indice di trasmissibilità
interumana basso (R0 = 0,6-0,8)
R0> 1, un nuovo patogeno è pienamente trasmissibile nella popolazione umana e può causare
pandemie.
Le stime di R0 dell'infezione da SARS-2 CoV sono tra 1,4 e 3,8 nelle aree colpite nella prima fase di diffusione
(mediamente R0 = 2.5). Le misure di allontanamento sociale e la riduzione della trasmissione per contatto (ad
es. mediante l'uso di dpi) riducono R0
CoViD-19: La malattia respiratoria causata dal nuovo coronavirus è chiamata COVID-19: sigla è la sintesi dei
termini CO-rona VI-rus D-isease e dell'anno 2019. Sintomi più comuni di una persona con infezione da SARS-
CoV-2 sono: febbre, stanchezza, tosse secca. Alcune persone si infettano con SARS-CoV-2 ma non sviluppano
alcun sintomo. Generalmente nei bambini e nei giovani adulti i sintomi sono lievi e a inizio lento. Alcuni
pazienti possono presentare indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di
gola o diarrea. Questi sintomi sono generalmente lievi e iniziano gradualmente. Recentemente sono state
segnalati come sintomi legati all'infezione da Covid-19, la perdita /diminuzione dell'olfatto e, in alcuni casi la
perdita del gusto. Nei casi più gravi di COVID-19, l'infezione può causare: polmonite interstiziale, sindrome
respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte. Le persone anziane e quelle con malattie
pre-esistenti, come ipertensione, malattie cardiache o diabete e i pazienti immunodepressi hanno maggiori
probabilità di sviluppare forme gravi. Il nuovo coronavirus SARS-CoV-2, come molti virus respiratori si
diffonde principalmente attraverso il contatto con le goccioline del respiro delle persone infette, ad esempio
tramite:
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
Saliva, tossendo e starnutendo (droplet di 10–100 µm, e airborne droplet < 10µm)
Contatti diretti personali
Le mani, ad esempio toccando con le mani non lavate, bocca, naso o occhi.
Persone nelle fasi prodromiche della malattia, e quindi con sintomi assenti o molto lievi, possono trasmettere
il virus. Corretta igiene delle mani e delle superfici: la via di trasmissione da temere è soprattutto quella
respiratoria. E’ comunque importante una corretta igiene delle superfici e delle mani. L’uso di acqua e
sapone, o disinfettante a base di alcol (almeno il 70%). È sufficiente a uccidere il virus.
Superfici: Disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 70% o a base di cloro all’0,1% (candeggina).
Le malattie respiratorie normalmente non si trasmettono con gli alimenti. Anche qui il rispetto delle norme
igieniche è comunque fondamentale.
Raccolta di un campione di espettorato: Al mattino in assenza di processi flogistici a carico del cavo
orofaringeo, orecchio e naso; lavaggio cavo orofaringeo mediante colluttori e gargarismi con acqua o
soluzione fisiologica; quantità: circa 1-3 ml; contenitori sterili monouso a bocca larga, con chiusura ermetica;
i campioni possono essere conservati 1h a T ambiente, 2 h a 4°C. Espettorato è un secreto proveniente dalla
basse vie respiratorie. Esame batterioscopico del campione.
Esame macroscopico
Aspetto dell’espettorato: se si osservano saliva e cellule epiteliali di sfaldamento: il materiale proviene dal
cavo orale e quindi contaminato (campione non idoneo).
Mucoso senza pus: probabile eziologia non batterica
Purulento: eziologia batterica.
Emoftoico: quando assume una colorazione per la presenza di sangue.
La presenza di flora anaerobica conferisce un caratteristico odore fetido.
Infezioni tratto respiratorio inferiore – tipi di prelievo:
Broncoaspirato: si ottiene in corso di broncoscopia, mediante l’uso di un broncoscopio a doppio canale che
consenta l’introduzione di un catetere sterile.
Aspirato transtracheale: aspirazione mediante puntura transtracheale, esente da rischi di contaminazione; si
ricorre a tale prelievo in presenza di gravi manifestazioni polmonari, infezioni sostenute da batteri anaerobi.
Tessuto polmonare: prelievo bioptico in corso di intervento chirurgico.
Essudato pleurico: ottenuto mediante toracentesi (diagnosi di pleurite).
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
Lezione telematica corso X
Introduzione alla microbiologia
I microrganismi sono necessari per i cicli geochimici del suolo (es. ciclo dell’azoto). Sono necessari inoltre per
la produzione e conservazione degli alimenti (birra, aceto, vino, pane, formaggio, yogurt, ecc.). i
microrganismi producono antibiotici, l’80% degli antibiotici naturali proviene da batteri. Sono essenziali per
la nostra salute, il tratto GI ospita il più grande e complesso ecosistema batterico. La complessità ed il numero
dei batteri aumenta procedendo dalla mucosa gastrica al colon.
I microrganismi che beneficiano dell’associazione con l’ospite senza causare danno sono detti commensali,
quando sia l’ospite sia il microrganismo traggono beneficio entrambi sono detti simbionti. I microrganismi
che possono, ad esempio, causare un’infezione mortale su un tessuto deteriorato (es. valvola cardiaca) sono
detti opportunisti. I microrganismi che possono attraversare le barriere anatomiche, resistere alle difese
dell’ospite, moltiplicarsi in tessuti e organi danneggiandone il normale funzionamento sono detti patogeni.
La patogenicità è legata alla possibilità di fare un danno.
La suscettibilità dell’ospite, virulenza del microrganismo e numero di parassiti sono fattori che influenzano
queste relazioni.
Microscopia a contrasto di fase: sfrutta differenze dell’indice di rifrazione tra il campione da analizzare e il
mezzo circostante. Permette un’analisi più dettagliata delle strutture interne. Non serve alcuna metodologia
di colorazione.
Microscopia in campo oscuro: sistema di illuminazione modificato che raggiunge il preparato lateralmente.
Immagine chiara contro uno sfondo scuro
Microscopia a fluorescenza: il campione è illuminato con la luce ultravioletta in modo da eccitare il colorante
fluorescente precedentemente introdotto nel campione
Microscopia elettronica: opera come un normale microscopio, la sorgente luminosa usata è costituita da un
fascio di elettroni accelerati nel vuoto. Si ricorre a lenti elettrostatiche o magnetiche. Tecnica che permette
l’osservazione di campioni con ingrandimenti e risoluzione 1000 volte superiore alla microscopia ottica
ordinaria.
Le cellule sono generalmente trasparenti, il contrasto tra cellula ed ambiente circostante è insufficiente. I
coloranti debbono consentire: forte contrasto tra i microrganismi ed il fondo; differenziazione di vari tipi
morfologici (forma, organizzazione); evidenziazione di alcune strutture (flagelli, capsule, endospore)
Colorazioni semplici: consentono di rilevare la morfologia e l’organizzazione cellulare
Colorazioni differenziali: consentono di distinguere due differenti tipologie di microrganismi o due differenti
strutture di un microrganismo
Colorazione di Gram: consente di dividere i batteri in due grandi gruppi secondo la loro parete cellulare
(gram- e gram+).
La colorazione di Ziehl-Neelsen consente di riconoscere la presenza dei micobatteri sfruttando la
caratteristica alcool-acido resistenza di tali microrganismi
Lezione telematica corso X
Batteri
Sono organismi unicellulari microscopici con struttura cellulare procariotica. La parete cellulare è una
struttura semirigida, reticolata, sacciforme che circonda la cellula, conferisce la forma del batterio e previene
la lisi osmotica. Permette al batterio di vivere in ambienti estremi e di adattarsi a diverse condizioni a
differenza delle cellule eucariote. La struttura della parete cellulare batterica è complessa e con profonde
differenze tra i batteri gram+ e gram-. Nei gram- la parete è molto più complessa, la membrana esterna
rappresenta una barriera di permeabilità selettiva per molecole di grandi dimensioni e per molecole
idrofobiche proteggendo, quindi, i batteri da molecole potenzialmente dannose presenti nell’ambiente.
Formata da un foglietto di peptidoglicano e una membrana esterna a doppio strato fosfolipidico (bilayer)
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
Le cellule batteriche con un flagello su un polo sono dette monotrichi. Più flagelli da un polo lofotrichi. Flagelli
da entrambi i poli amfitrichi. Più flagelli da più parti peritrichi. Altri appendici della cellula batterica sono
fimbrie e pili che consentono al batterio di aderire a ciò che lo circonda.
Capsula e strati mucillaginosi
La capsula è in genere costituita da polisaccaridi, polipeptidi, saldamente associati alla parete cellulare. Ha
funzione antifagocitaria, adesiva, antiessiccamento. Impedisce l’aggressione da parte di batteriofagi, agisce
da barriera per molecole idrofobiche tossiche.
Spore
Alcune specie producono spore che sono forme di vita quiescente particolarmente resistenti al calore,
all’essiccamento e agli agenti chimici. Le spore possono successivamente germinare e ripristinare la cellula
vegetativa.
I batteri si classificano in base a:
Morfologia; sferici (cocchi), cilindrici (bacilli), virgola (vibrioni), spiraliformi (spirilli)
Raggruppamento; coppie, grappoli, catene
Colorazione;
Metabolismo;
Sierologia;
Genetica;
La maggior parte dei batteri si riproduce mediante un processo asessuato detto scissione binaria.
Il metabolismo comprende l’insieme delle reazioni biochimiche che avvengono all’interno di un organismo
vivente:
- Catabolismo -> reazioni degradative -> composti organici, elementi chimici, energia
- Anabolismo -> reazioni biosintetiche -> utilizzo energia per diversi processi (movimento, trasporto)
costruzione di molecole complesse
I batteri patogeni sono microrganismi chemioeterotrofi: utilizzano sostanza organiche per sintetizzare le
proprie molecole organiche ed utilizzano l’energia chimica contenuta nei legami delle molecole. I batteri
possono produrre energia dal glucosio attraverso la:
Respirazione aerobia: donatore di elettroni è un composto organico e l’accettore finale di elettroni è
l’ossigeno molecolare
Respirazione anaerobia: donatore di elettroni è un composto organico e accettori finali di elettroni
sono diversi composti inorganici
Fermentazione: donatore di elettroni è un composto organico e l’accettore finale di elettroni è un
intermedio organico
I fattori che influenzano la crescita batterica sono la temperatura, il pH e l’ossigeno
I terreni di coltura solidi sono resi tali dall’agar, questo composto estratto dalle alghe forma un reticolo
tridimensionale gelatinoso che permette la diffusione degli elementi nutritivi ma non dei batteri che vengono
quindi intrappolati nelle maglie consentendo così la formazione di colonie singole.
Si definisce serbatoio l’habitat naturale animato o inanimato dove i microrganismi si moltiplicano e si
mantengono, da qui passa alla sorgente anch’essa animata o inanimata e poi all’ospite oppure direttamente
da serbatoio a ospite.
Le malattie da infezione causate dalla flora microbica residente sono dette endogene, o per abnorme
espansione o per trasferimento. Le infezioni esogene sono causate da microrganismi che provengono da
sorgenti esterne (altri esseri umani, malati, portatori sani, convalescenti, materiale inanimato, animale
malato o portatore).
Due vie di trasmissione:
Orizzontale; aerea, penetrazione traumatica, contagio sessuale, via alimentare, inoculazione diretta
Verticale; da madre a figlio per via transplacentare (infezioni prenatali), per infezione nel canale del
parto (infezioni perinatali), attraverso gli stretti rapporti fra madre e neonato (infezioni postnatali)
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
Infezioni nosocomiali o ospedaliere sono sostenute da microrganismi opportunisti sia esogeni sia endogeni,
spesso antibiotico-resistenti. Condizioni predisponenti: terapie immunosoppressive, manovre strumentali
(cateteri, endoscopie, ecc), trasfusioni, ecc.
I batteri possono invadere gli epiteli penetrando nelle cellule ospiti producendo invasine che promuovono la
penetrazione o penetrando negli spazi cellulari producendo esoenzimi in grado di degradare i componenti
tissutali.
Le tossine prodotte possono essere:
Esotossine; dotate di una specifica azione tossica, sono di natura proteica, vengono eliminate
all’esterno, sono generalmente termolabili, sono ottimi antigeni
Endotosssine; sono i lipopolisaccaridi dei gram-, le endotossine sono molecole molto stabili e non
sono distrutte da in normale processo di sterilizzazione
Lezione telematica corso X
Virus
I virus sono stati definiti una cattiva notizia avvolta in una proteina. I virus nudi sono costituiti da capside
(rivestimento proteico) e genoma (RNA o DNA). I virus con envelope o rivestiti hanno un rivestimento
costituito da glicoproteine, lipidi e proteine. La perdita dell’envelope fa perdere di l’infettività al virus.
A seconda della diversa organizzazione strutturale del nucleocapside i virus hanno diverse simmetrie
(icosaedrica, elicoidale, complessa).
I virus a DNA hanno prevalentemente simmetria di tipo icosaedrico. I virus a RNA possono assumere
simmetria di tipo icosaedrico o elicoidale.
I virus sono entità biologiche prive di organizzazione cellulare. Le dimensioni sono nettamente inferiori
rispetto ai batteri (20-400 nm). Siccome non possiedono meccanismi per la produzione di energia, non
sintetizzano proteine e non sono in grado di replicare autonomamente il loro genoma, il ciclo vitale dei virus
deve passare obbligatoriamente attraverso un parassita intracellulare. Presenza di un solo tipo di acido
nucleico (DNA o RNA). Non sono sensibili agli antibiotici. Possono parassitare ogni tipo di cellula: batteri ->
batteriofagi, cellule vegetali -> virus vegetali, cellule animali -> virus animali
Spettro d’ospite: l’insieme delle specie animali che possono essere infettate dal virus. Lo spettro d’ospite può
essere ampio o ristretto. È necessaria la presenza di recettori sulla membrana cellulare da parassitare, nella
cellula dev’esserci un macchinario replicativo adeguato e infine l’ospite non deve essere in grado di produrre
una risposta antivirale.
I virus sono classificati in base a: struttura del virione, strategie di replicazione, omologia di sequenza del
genoma. In base a questi criteri di classificazione i virus sono suddivisi in famiglie (desinenza viridae),
sottofamiglie (desinenza virinae), generi (desinenza virus), e specie (nome comune del virus).
I virus perdono la loro identità fisica e la loro infettività una volta entrati nella cellula ospite.
Il ciclo di replicazione di un virus comprende le seguenti fasi:
Assorbimento; consiste nel legame tra molecole presenti sulla superficie del virus e molecole presenti
sulla superficie della cellula ospite (recettori). Tropismo tissutale di un virus: capacità di un virus di
infettare un determinato tessuto o cellula
Penetrazione; entrata vera e propria del virus nella cellula, dipende dal tipo di virus. I virus con
envelope penetrano mediante fusione o sono internalizzati nella cellula tramite invaginazione della
membrana citoplasmatica. I virus nudi entrano direttamente per traslocazione attraverso la
membrana plasmatica oppure mediante endosomi.
Denudamento ed eclisse; evento necessario per rendere disponibile il genoma in modo che possano
essere sintetizzate le proteine virali. La fase di eclisse dura fino alla generazione della prima nuova
particella virale
Sintesi di acidi nucleici e proteine virali; momento cruciale per moltiplicazione virale rappresentato
da espressione e replicazione del genoma e sintesi delle proteine virali. I diversi virus attuano
strategie diverse, alcuni replicano nel citoplasma altri nel nucleo
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
Assemblaggio (maturazione); i virus nudi escono per lisi della cellula infetta, mentre i virus con
envelope escono per esocitosi o più frequentemente per gemmazione attraverso la membrana
plasmatica
Rilascio
Tappe comuni a tutte le infezioni virali:
Ingresso del virus nell’organismo attraverso le mucose (tratto respiratorio, tratto alimentare, tratto
urogenitale). Il virus si replica nella sede di primo impianto 1) virus nell’ambiente 2) sito d’ingresso 3)
replicazione nel sito di ingresso e diffusione localizzata
Molti virus diffondono dal sito di entrata ad altri organi e provocano infezioni sistemiche. Alcuni virus invece
che tramite il sangue diffondono per via nervosa. Dopo l’infezione il virus per sopravvivere deve uscire
dall’ospite e infettare altri ospiti suscettibili. 1) virus nell’ambiente 2) sito d’ingresso 3) drenaggio per via
linfatica e/o ematica (viremia primaria) 4) eventuale viremia secondaria
Nelle infezioni postnatali il virus può infettare anche durante l’allattamento: presenza nel latte -> HTLV
(retrovirus della leucemia umana) o sangue infetto -> epatite B, C, HIV
Diversi tipi di infezione virale a livello cellulare
Infezione litica, la replicazione virale conduce alla lisi delle cellule
Infezione persistente produttiva, la replicazione virale è lenta e non conduce alla lisi delle cellule
Infezione persistente latente, il genoma virale può restare a lungo presente all’interno della cellula
senza essere espresso
Infezione trasformante, immortalizzazione delle cellule con trasformazione delle cellule normali in
cellule neoplastiche
Nell’organismo le infezioni virali evolvono in modo diverso in relazione: alle proprietà del virus, delle cellule,
dei tessuti infettati, all’efficienza del sistema immunitario dell’ospite
I meccanismi di citopatogenesi virale possono essere diretti (causati dal virus) o indiretti (non causati dal
virus).
Diretti: i virus possono determinare inibizione della sintesi di DNA, RNA o proteine cellulari; cambiamenti
morfologici; formazione di sincizi; crescita indefinita, morte o apoptosi.
Indiretti: risposta sistema immunitario; la stessa risposta immunitaria è responsabile del danno
Rilevamento e quantificazione dei virus
Il test delle placche misura le unità formanti placca (PFU) cioè il numero di virioni capaci di produrre placche
Immunofluorescenza misura la percentuale di cellule infettate che sono visualizzate al micorsc. a fluorescenza
Emoagglutinazione rileva un virus o anticorpi (inibizione dell’emoagglutinazione)
Immunoenzimatica rileva un virus/anticorpo
Lezione telematica corso X
Miceti o funghi
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
Microrganismi ubiquitari quindi molto diffusi la cui funzione principale è quella di degradare il materiale
contagiato. Alcune specie sono in grado di provocare negli uomini, negli animali e nelle piante, malattie che
vengono denominate micosi. Negli ultimi due decenni i funghi sono risultati essere tra le cause principali di
malattie umane, soprattutto tra gli individui immunodepressi o con patologie gravi. In questi gruppi di
pazienti, i funghi agiscono da agenti patogeni opportunisti. I funghi sono organismi eucarioti che si
distinguono dagli altri eucarioti per la presenza di una parte cellulare rigida e per una membrana cellulare
nella quale l’ergosterolo sostituisce il colesterolo come componente sterolico principale. Molti antimicotici
agiscono proprio a livello dell’ergosterolo.
I miceti sono eterotrofi, in quanto dipendenti dai composti di carbonio organico per la nutrizione. Il loro
habitat è il suolo.
La parete cellulare rigida è composta da un fitto intreccio di chitina associata a carboidrati
(glucani e mannani), lipidi e proteine. Queste caratteristiche li contrappongono agli animali, che mancano di
parete cellulare, ed alle piante, che hanno la cellulosa come componente principale della loro parete.
La parete condiziona la forma della cellula e molte delle sue proprietà antigeniche.
I miceti sono suddivisi in muffe e lieviti, le muffe hanno un’organizzazione pluricellulare mentre i lieviti
unicellulare. Le colonie di lievito si presentano come Colonie piccole sferiche, lisce, umide, lucide o opache.
Quelle delle muffe si presentano come colonie più grandi filamentose e lanose.
Muffe
Le muffe sono funghi aerobi obbligati. Il corpo vegetativo o tallo è composto da ife, strutture tubulari divise
in setti, le ife ramificano e formano il micelio. Si riproducono attraverso la produzione asessuale e sessuale
di spore. Le ife vegetative crescono sul substrato per portare nutrienti alla muffa (come le radici di un albero)
le ife aeree si sviluppano sulla superficie di coltura fino a formare i conidi che servono per la propagazione
del micete. Le conidiospore diffondono per via aerea e quando incontrano il substrato idoneo germinano
dando vita al micelio. Le sporangiospore si sviluppano in un sacco detto sporangio su ife aeree dette
sporangiofori. Le artrospore sono prodotte dalla frammentazione dell’ifa vegetativa. Nel genere coccidiodes
l’estremità dell’ifa termina di allungarsi, e si divide in corti frammenti detti artroconidi o artrospore. Questo
processo avviene nel suolo, l’habitat naturale di questo fungo. Tali cellule sono sufficientemente piccole da
raggiungere i piccoli bronchi, quando vengono inalate nei polmoni di un ospite suscettibile. Le aleuriospore
sono formate da micronidi e macronidi, questi ultimi, su cui si basa la classificazione in tre generi, sono grandi
conidi tallici, di forma allungata, lanceolata, clavata, fusiforme e contengono camere tra loro separate da
setti trasversali.
Lieviti
Sono organismi unicellulari, formano cellule ovali o sferiche dette blastocellule. Si riproducono per
gemmazione. Sono anaerobi facoltativi cioè metabolizzano i carboidrati, in presenza di ossigeno attraverso
la respirazione aerobia e in assenza di ossigeno attraverso la fermentazione. Alcuni lieviti formano una
gemma allungata. Le blastocellule, possono rimanere unite tra di loro per formare strutture chiamate
pseudoife. La presenza di pseudoife, nei materiali patologici può essere utilizzata per distinguere lo stato di
infezione.
I miceti sono dimorfi quando presentano una duplice morfologia, quella lievitoforme in vivo, nei tessuti
parassitati, e in vitro nelle colture incubate a 37°C e miceliale nella fase ambientale o in quella colturale a
25°C.
Un’infezione fungina è chiamata micosi, tendono a decorrere in modo sub-acuto con frequenti recidive, la
maggioranza delle infezioni fungine origina da microrganismi ambientali o da commensali endogeni. Nella
patogenesi di molte micosi è determinante il ruolo svolto dall’ospite, l’immunocompetenza.
Tipi di micosi:
Micosi superficiali; capelli, strati superficiali dell’epidermide
Micosi cutanee; epidermide, capelli, unghie, membrane mucocutanee, genitali, orecchio esterno
Micosi sottocutanee; tessuto sottocutaneo, ossa
Micosi sistemiche; organi interni, viscere
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
Le micosi opportunistiche posso causare:
Alterazione della normale flora microbica (terapia antibiotica) candida albicans
Debilitazione dell’ospite (radioterapia, chemioterapia) aspergillus fumigatus
Alterazioni difese del sistema immunitario (AIDS) cryptococcus neoformans, pneumocystis carinii
I fattori di virulenza che permettono ai funghi di superare attivamente le difese dell’ospite sono:
Dimorfismo -> resistenza alla fagocitosi
Variazioni degli antigeni superficiali -> resistenza alla fagocitosi
Produzione di proteasi extracellulari -> ingresso attraverso la pelle e le mucose, neutralizzazione delle
difese attive dell’ospite, disseminazione ematogena
Modulazione del pH del fagolisosoma -> sopravvivenza del patogeno nei macrofagi
La diagnosi di laboratorio coinvolge:
Metodi microbiologici convenzionali: microscopia diretta, esame colturale, identificazione, test di
suscettibilità ai farmaci antifungini.
Metodi istopatologici: immunofluorescenza diretta, ibridizzazione in sito, colorazioni specifiche (pas)
Metodi immunologici: ricerca anticorpi o antigeni
Metodi molecolari: amplificazione degli acidi nucleici tipizzazione molecolare
Lezione telematica corso X
Controllo crescita microbica
La pulizia, la disinfezione e la sterilizzazione rappresentano le procedure essenziali per il controllo delle
infezioni.
Disinfezione: processo che ha come obiettivo l’uccisione dei microrganismi allo stato vegetativo o la loro
riduzione
Sterilizzazione: processo che ha come obiettivo la distruzione dei microrganismi, patogeni e non, sia in forma
vegetativa che sporigena
Il controllo della crescita microbica può essere ottenuto mediante:
Mezzi fisici (calore, incenerimento, sterilizzazione a secco o a calore umido, radiazioni ionizzanti e
non, filtrazione)
Mezzi chimici (ossido di etilene, formaldeide, ozono, biossido di cloro, acido paracetico, ecc.)
Il calore è il metodo di sterilizzazione più comunemente utilizzato per inattivare qualunque forma di vita. È
somministrato in forma di:
Fiamma diretta, procedimento distruttivo che viene quindi applicato solo per materiali “a perdere”
(incenerimento)
Calore secco, usato per vetreria, metallo, e oggetti che non fondono. L’effetto letale è dovuto a
reazioni di ossidazione. Generalmente eseguita mediante forni Pasteur
Calore umido, più efficace di quello secco in quanto ha un potere di penetrazione maggiore. L’effetto
letale è dovuto a reazioni di idrolisi e denaturazione di macromolecole microbiche.
La sterilizzazione mediante radiazioni è un metodo fisico molto utilizzato in campo farmaceutico e medico,
ma anche nel settore alimentare. Le radiazioni più impiegate sono i raggi e i raggi UV.
I raggi sono radiazioni ad altissima frequenza, hanno un alto potere di penetrazione. Impiego limitato a
livello industriale. L’effetto sterilizzante è dose-dipendente.
I raggi UV sono radiazioni eccitanti, generate da lampade a vapori di mercurio o lampade germicide. Hanno
azione germicida perché inattivano i microrganismi per azione diretta sul DNA. Hanno un basso potere di
penetrazione, sono deviate dal pulviscolo nell’aria, irritanti per cute e occhi.
La filtrazione è un metodo meccanico per sterilizzare terreni e supplementi termolabili (enzimi, siero,
antibiotici).
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
Disinfettante: composto chimico naturale o di sintesi che uccide i microrganismi allo stato vegetativo in
maniera non selettiva. I processi di disinfezione vengono classificati in processo di alto, intermedio e basso
livello.
Antisepsi: processo che ha come obiettivo l’inibizione o l’uccisione dei microrganismi sulla cute e tessuti
viventi
Antisettico: è un composto chimico che si applica sui tessuti vivi, che uccide i microrganismi senza alterare
sensibilmente i tessuti su cui viene applicato
Uno strumento efficace per il controllo di molte malattie infettive è acquisire immunità in modo artificiale,
ciò può essere realizzato attivamente attraverso i vaccini e passivamente attraverso i sieri immuni.
Vaccini: sospensione di microrganismi o frammenti di essi, utilizzata per indurre una risposta immunitaria
simile a quella che si sviluppa in seguito ad un’infezione naturale
L’immunità comprende due diverse forme: immunità innata e immunità inducibile.
L’immunità innata funziona come prima linea di difesa verso gli agenti infettivi. Qualora un microrganismo
riesce a superare i meccanismi di difesa dell’immunità innata, viene attivata l’immunità acquisita, che è in
grado di produrre una risposta immunologica specifica, della quale l’organismo conserva memoria.
L'immunità umorale, i cui agenti sono i linfociti B, agisce sui patogeni che si trovano all'esterno delle cellule.
L'immunità cellulare, i cui protagonisti sono i linfociti T citotossici debella le cellule infettate dai patogeni.
Composizione dei vaccini
Inattivati Vivi A subunità
Microrganismi uccisi Microrganismi vivi e attenuati Tossoidi, frammenti sub-cellulari
Gli agenti patogeni perdono la Agenti infettivi che hanno un Vaccini con tossine private del
capacità di moltiplicarsi potenziale limitato di sviluppare potere tossico. La tossina privata
la malattia. Ceppi a-virulenti che del potere tossico si chiama
mantengono la loro antigenicità o tossoide.
attenuati
Pertosse, tifo, colera, peste, Tifo (orale), tubercolosi BCG, Tetano, difterite
febbre Q, poliomielite (Salk), poliomielite
epatite A, rabbia, leptospirosi
Vantaggi: non necessario Vantaggi: buona risposta umorale Vantaggi: innocuità, stabilità nel
mantenerli in frigo, sufficiente e locale, buona risposta cellulo- tempo indipendentemente dalla
immunità umorale, impossibilità mediata, minor numero di modalità di conservazione,
di mutazione o reversione nella richiami, immunità di lunga irreversibilità nella
forma virulente, può essere durata detossificazione, potere
somministrato al paziente immunizzante immutato rispetto
immuno-compromesso alla tossina originaria
Limiti: necessità di dosi ripetute di Limiti: difficoltà di conservazione, Limiti:
richiamo, immunità di durata possibile reversione a virulenza,
relativamente breve, attivazione impossibilità di essere
della sola risposta di tipo B. somministrati ad individui
immunodepressi o donne in
gravidanza
I vaccini a frammenti microbici hanno avuto un notevole sviluppo negli ultimi anni; la loro produzione richiede
raffinate tecniche di produzione delle componenti batteriche o virali. Gli antigeni possono essere purificati a
partire da colture di microrganismi oppure prodotti mediante tecniche del DNA ricombinante o mediante
sintesi chimica. Sono più sicuri di quelli basati su microrganismi interi, sono poco immunogeni e occorre
coniugarli con molecole carrier. Es. influenza, epatite B, papillomavirus genitali.
L’immunizzazione passiva viene utilizzata quando l’esposizione a una malattia è recente o si prevede che
avverrà prossimamente. Fornisce una protezione immediata, migliora la sintomatologia della malattia in
corso, protegge i soggetti immunodepressi, blocca l’azione di tossine batteriche. L’immunizzazione passiva
consiste in sieri immuni, sieri che contengono anticorpi contro un preciso organismo, e possono essere divisi
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
in sieri immuni (sieri animali) e gamma-globuline (plasma umano). A differenza della vaccinazione i sieri
forniscono direttamente anticorpi, hanno un’azione immediata. I sieri umani sono preferibili a quelli animali
per il minor rischio di reazioni di ipersensibilità.
Lezione telematica corso X
Terapia antimicrobica (farmaci antibatterici, farmaci antivirali, farmaci antimicotici)
Farmaci antibatterici
1910 Ehrlich scopre il primo farmaco antibiotico, il Salvarsan
1935 Domagk scopre il precursore del farmaco “la sulfanilamide”
1929 Fleming scopre penicillina
Antibiotici: sostanze naturali o di sintesi in grado di uccidere o di inibire microrganismi a concentrazioni che
non risultano tossiche per l’organismo umano.
Principali meccanismi di azione degli antibiotici:
Inibizione della sintesi del peptidoglicano
Inibizione della sintesi
Inibizione della sintesi acidi nucleici
Inibizione del metabolismo dell’acido folico
Antibiotici inibenti la sintesi della parete cellulare (beta- lattamici): penicilline naturali, semisintetiche,
cefalospirine, cefamicine, carbapenemici, monobattamici. I beta-lattamici impediscono la reticolazione di
unità di peptidoglicano, inibendo la formazione dei legami crociati.
Antibiotici inibenti la sintesi della parete cellulare (glicopeptidi): molecole naturali composte da una parte
glucidica e una peptidica. Sono battericidi quindi inibiscono la polimerizzazione del peptoglicano.
Vancomicina, teicoplanina, hanno attività antibatterica su gram+ aerobi e anaerobi, compresi gli stafilococchi
multiresistenti.
Inibitori sintesi proteica:
Macrolidi: inibiscono le fasi della traslocazione. Hanno azione batteriostatica su gram+ ed intracellulari e su
alcuni gram-. Sono molto usati in età pediatrica. Eritromicina, spiramicina, azitromicina.
Aminoglicosidi: causano errori di lettura. Lo spettro di attività antibatterica è orientato verso i gram-. In
associazione con beta-lattamici sono utilizzati per i gram+. La relativa oto e nefrotossicità li rendono farmaci
non di prima scelta. Streptomicina, neomicina, gentamicina
Cloramfenicolo: inibisce la formazione del legame peptidico. Il cloramfenicolo è un antibiotico ad azione
batteriostatica ad ampio spettro essendo attivo nei confronti di microrganismi anaerobi e aerobi sia gram+
sia gram-. Tossicità midollare.
Tetracicline: interferiscono con l’attacco dell’amminoacil-tRNA sul sito A ribosomiale. Attive sia verso gram+
che gram- inclusi gli intracellulari. Utilità limitata a causa della diffusione della resistenza
Lincosamidi: agiscono sull’allungamento iniziale della catena peptidica ed interferendo con la reazione di
translocazione aminoacidica. Attivi principalmente sui batteri aerobi ed anaerobi gram+
Inibitori del metabolismo degli acidi nucleici (DNA e RNA): chinoloni e rifamicine
Chinoloni: inibitori delle DNA girasi. (ac. Nalaxidico, ciprofloxacina, ecc.) spettro d’azione verso gram- e
successivamente gram+. Azione batteriostatica.
Rifamicine: inibitori delle RNA polimerasi batteriche. (Rifampicina). Attività battericida verso i gram+ e alcuni
gram-.
Inibitori della sintesi di metaboliti essenziali: sulfamidici e trimetropin sono una classe di farmaci di tipo
sintetico che inibiscono la sintesi dei folati in due tappe successive della via biosintetica. Blocco sintesi e
replicazione degli acidi nucleici. Generalmente vengono utilizzati in associazione e risultano efficaci su batteri
gram+ e gram-.
Antibiotico resistenza: naturale meccanismo di difesa dei batteri nei confronti degli antibiotici.
Un ceppo batterico è resistente ad un antibiotico quando è in grado di moltiplicarsi in presenza di
concentrazioni di antibiotico pari a quelle massime raggiungibili nel corso di un trattamento terapeutico.
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020
La resistenza agli antibiotici può essere:
Naturale: resistenza intrinseca agli antibiotici (caratteristiche strutturali)
Acquisita: mutazioni nei geni cromosomiali, trasferimento orizzontale di geni della resistenza
Meccanismi di resistenza acquisita:
Diminuita permeabilità al farmaco o aumentata eliminazione del farmaco dalla cellula
Alterazione del sito bersaglio, iperproduzione delle molecole bersaglio
Sviluppo di una via metabolica alternativa
Produzione di enzimi che idrolizzano l’antibiotico (b-lattamasi)
Produzione di enzimi che modificano l’antibiotico
Antibiogramma: l’importanza dell’antibiogramma si basa sul principio che la sensibilità in vitro prefigura
l’efficacia in vivo della terapia antibiotica.
Alone corrisponde a attività antibiotica nei confronti di microorganismi
Farmaci antivirali
Inibitori dei corecettori: (maraviroc) antagonista di uno dei recettori cellulari utilizzato da alcuni ceppi HIV
per entrare nella cellula
Inibitori della fusione: (enfuvirtide) piccoli peptidi capaci di legarsi alla proteina fusogena (gp41) inibendo la
penetrazione del virus HIV
Inibitori della sintesi acidi nucleici: (aciclovir, gangiclovir, AZT, ribavirina) per agire devono essere attivati da
enzimi virali. Inibiscono la sintesi del DNA o RNA i primi due sono utliizzati contro gli Herpesvirus. AZT
nell’infezione da HIV. La Ribavirina è utilizzata per gravi forme di infezione da virus influenzale
Inibitori del denudamento: (amantadina, rimantadina) inibiscono l’acidificazione dell’ambiente
intravirionico, processo necessario per la liberazione dell’acido nucleico virale (virus influenza A)
Inibitori del rilascio: (zamivir, oseltamivir) analoghi strutturali dell’acido neuraminico, inibiscono il rilascio del
virus influenzale.
Interferon: insieme di proteine prodotte naturalmente in risposta a un’infezione virale. Degradano l’RNA
virale, bloccano la traduzione degli mRNA virali, impediscono l’assemblaggio e l’uscita dei nuovi virioni.
Interferon-alfa utilizzato in casi di infezione acuta e cronica da Epatite C e infezione cronica da Epatite B.
Appunti di Andrea Pezzano La Sapienza - Infermieristica C 2019-2020