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Corso di Laurea Farmacia Firenze, 12 marzo 2009

Sistema Immunitario: Anatomia, Antigeni, Immunit Innata


Modulo di Immunologia
Dr. A . AMEDEI
Dipartimento di Medicina Interna aamedei@unifi.it

Alcuni concetti dimmunologia

Limmunit la resistenza alle malattie, in particolare alle malattie dipendenti da agenti infettivi. Il complesso di molecole, cellule e tessuti che mediano tale azione prende il nome di sistema immunitario, mentre la risposta coordinata allintroduzione di molecole estranee nota come risposta immunitaria. La risposta immunitaria pu in alcune circostanze provocare danno ai tessuti e una conseguente malattia (immunopatologia).

Possiamo definire limmunit come una risposta a sostanze estranee indipendente dalle conseguenze fisiologiche o patologiche.

Il sistema immunitario costituito da un insieme variegato di popolazioni cellulari interdipendenti fra di loro, che hanno il compito di riconoscere lantigene e inattivarlo ed una serie di strutture ed organi di supporto

I linfonodi sono aggregati nodulari di tessuto linfoide situati lungo il decorso dei vasi linfatici in tutto il corpo. I fluidi provenienti dagli epiteli e dai tessuti connettivi, nonch dalla maggior parte degli organi parenchimatosi, vengono drenati dai vasi linfatici, che trasportano questo fluido, chiamato linfa, dai tessuti ai linfonodi. La linfa contiene pertanto una miscela di sostanze assorbite dagli epiteli e dai tessuti; quando essa transita attraverso i linfonodi, le APC (Antigene Presenting Cells) presenti in tali strutture possono catturare gli antigeni di microbi che si siano introdotti nei tessuti attraverso gli epiteli.

La milza un organo situato nelladdome che svolge, nelle risposte immunitarie agli antigeni presenti nel torrente circolatorio, lo stesso ruolo di filtro svolto dai linfonodi per gli antigeni raccolti dalla linfa. Il sangue che arriva alla milza fluisce attraverso una rete di canali (detti sinusoidi) tappezzati di fagociti; gli antigeni in esso presenti vengono catturati da cellule dendritiche e macrofagi e quindi concentrati allinterno della milza stessa. La milza contiene un gran numero di fagociti, che inglobano e distruggono i microbi presenti nel sangue.

Il sistema immunitario associato alla cute e alle mucose situato al di sotto degli epiteli che rivestono la cute e gli apparati gastro-intestinale e respiratorio. Le tonsille faringee e le placche di Peyer dellintestino sono due tipici esempi di tessuto linfoide associato alle mucose. Questo la sede in cui si verificano le risposte immunitarie ad antigeni che violano le barriere epiteliali, mentre linfonodi e milza sono i siti in cui si avviano le risposte agli antigeni presenti, rispettivamente, nella linfa e nel sangue.

Organizzazione anatomica di un linfonodo

A quali sostanze estranee risponde il sistema immunitario?

GLI ANTIGENI

La maggioranza degli antigeni costituita da proteine o polisaccaridi.

Natura microbica: capsule, pareti batteriche, tossine, capside virale, flagelli.

Natura dei globuli

non-microbica: rossi, proteine

polline, molecole di superficie sieriche, molecole di superficie dei tessuti trapiantati.

I lipidi e gli acidi nucleici sono antigenici soltanto in combinazione con proteine o polisaccaridi.

Come il sistema immunitario difende lorganismo dagli antigeni?

La difesa contro i patogeni ed i loro antigeni si realizza attraverso risposte precoci, riconducibili allimmunit innata, e risposte tardive, dipendenti dallimmunit acquisita o specifica.

Limmunit innata o naturale, si basa su meccanismi patogeni. preesistenti allinfezione, capaci di reagire rapidamente contro i

Limmunit acquisita si sviluppa in risposta alle infezioni e si affina progressivamente con ulteriori esposizioni ad un agente patogeno. Specificit: si riconoscono moltissimi patogeni

Barriere fisico/chimiche dellorganismo: epiteli e sostanza ad azione antimicrobica da esse prodotte. Proteine del complemento, mediatori dellinfiammazione. Citochine e chemochine.

differenti. Capacit di ricordare (Memoria Immunitaria): Potenzia la risposta contro infezioni recidivanti. Specializzazione: si sviluppa la risposta pi efficiente contro un determinato tipo di patogeno. Mancata reattivit verso gli antigeni autologhi.

Cellule fagocitanti: neutrofili, macrofagi, cellule NK. Linfociti B, T e cellule fagocitanti. Anticorpi (Immunoglobuline).

Principali meccanismi dellimmunit innata e dellimmunit acquisita.

Immunit Innata

Immunit Specifica

Sistema Integrato di difesa dellOrganismo (cell. e mol, funzionano in maniera cooperativa) Importanti COLLEGAMENTI Risposte Innate stimolano ed influenzano la natura delle Risposte Specifiche

Risposte Specifiche utilizzano meccanismi effettori dellImmunit Innata

Concetto: Risposte Specifiche migliorano/potenziano quelle Naturali

Invertebrati : Immunit Innata

Vertebrati : Immunit Innata + Specifica

Antigeni
Antigene (greco) = qualcosa che genera una sostanza contro Antigene (Ag) = Qualsiasi molecola (esogena ed endogena) che reagisce con S.I. (Legarsi ad Anticorpo o Linfocita) Immunogeno = sostanza in grado di suscitare risposta immunitaria TUTTI GLI IMMUNOGEGENI SONO ANTIGENI MA NON TUTTI GLI ANTIGENI SONO IMMUNOGENI

Epitopo (determinante antigenico) = parte di Ag che entra in contatto con il sito


di legame di un Ac o TCR. (15-20 aa)

Aptene = mol. solitamente di piccole dimensioni che agisce da epitopo ma non in


grado di evocare da s una risposta anticorpale.

Carrier = Legandosi allaptene lo rende immunogeno


Karl Landsteiner (1921) = esperimenti estratto alcolico di rene di cavallo

Caratteristiche Proteina -Antigene


Pi frammenti Insulina (5,7 ), Protamina (6) = - Immun. Ova(40), TT(55), Emoc (6.000)= + Immun Polimeri sintetici (polistirolo,nylon, poliacrilamide, omopol. AA) = No Immun Motivo = struttura primaria semplice, no solubilizzazione enzimatica e no solubili)

Peso Molecolare (> 10 KD) = Proteina grande e complessa

Solubilit (Necessaria per il trasposto) Estraniet: (Diff. con il self Pat. autoimmuni) ( >distanza tra specie.+ Imm) Dose di somministrazione (Troppo bassa no reazione; Troppo Alta
inibizione . Tolleranza Acquisita)

Vie di somministrazione (Sottocutanea pi potente)

Caratteristiche degli Epitopi


I determinanti antigenici devono essere accessibili agli anticorpi (Exp. Sela 1960,catene laterali di aa) I determinanti antigenici possono essere continui (segmentali) o discontinui (assemblati) (Exp. Tassi 1960). Lineari riconosciuti da linfociti B e T, Conformazionali solo dai linfociti B. I determinanti antigenici possiedono alcuni residui pi importanti di altri (epitopi immunodominanti porzioni idrofiliche. Selezione Darwiniana) Mobilit del sito antigenico (in modo da permettere allAc di incastrarsi bene)
Forze in gioco nel legame AG-Ac (non covalente): Ponti idrogeno Interazioni elettrostatiche Forze di Van der Waals Interazioni idrofobiche

Epitopi immunodominanti
Quelli maggiormente riconosciuti Accessibilit (esposti in superficie) Idrofilicit (proteine globulari solubili in sol.acquosa) Mobilit (Leg. Efficace anche se complementariet) Anfipaticit (residui idrofob.e idrofil. Disposti su facce opposte della molecola. favorito legame MHC-T)

APTENI
Interagiscono con SI ma non Immunogene
Piccole dimensioni ma anche macromolecole (DNF) Proteina Carrier utilizza anche epitopi dellaptene
Fattori condizionanti: Immunogenicit Carrier-Aptene 9La configurazione degli apteri (D-,L-, Orto-, Para-, Meta-) 9Gruppi fortemente acidi/basici decisivi nella regolazione specificit Ac 9Gruppi non ionici simili (forma e dimensione) sono intercambiabili Nota: sostanze (p.peso mol.) non immunogene introdotte nellorganismo possono stimolare risposta cellulare o anticorpale (es. prodotti degradazione penicillinalegami spontanei con proteine o polisaccaridi tissutali)

Adiuvanti: agenti capaci di potenziare la risposta immunitaria


Somministrati in associazione allAg Possono essere essi stessi immunogeni Esempi: Sali di Ca e Al (complesso insolubile con Ag + tempo in org. (gg o sett), aumentano dimensione Ag .. + attivit fagociti) Emulsioni Acqua/olio Adiuvante di Freund: Incompleto (olio minerale leggero con moneolato di mannide) Completo (+ mistura di micobatteri uccisi) No uomo..granulomi Attivatori Policlonali (Mitogeni): mimano azione degli Ag inducendo nelle cell.immuncompetenti modificazioni funzionali indotte dagli Ag, dei quali non hanno specificit+ cloni contemporaneamente) Att.Pol.Linfo B (APB): Stafilococco aureo ceppo Cowan I (SAC), virus Epstein Bar Att.Pol.Linfo T (APT): Fitoemagglutinina (PHA), Concanavalina A (Con A) Superantigeni: sostanze in grado di attivare contemporaneamente + cloni T ma non sono APT ne antigeni veri e propri. Sono capaci di interagire al medesimo tempo con Ag di MHC II e regioni costanti del V del TCR. Possono attivare 1-30% dei cloni T Enterotossine Stafilococciche (Shock tossico.linfociti T V2-positivi)

Presentazione dellAntigene
Linfociti: riconoscono specificatamente gli Ag estranei e rispondono = mediatori immunit cellulare ed umorale Linfociti B: riconosco Ag extra-cellulari e presenti sulla membrana delle cellule Plasmacellule .. Anticorpi.Risposta umorale. Linfociti T responsabili risposta cellulare: T helper (Th) e T citotossici (Tc) Specificit ristretta: solo peptidi legati a proteine autologhe codificate da geni presenti nel Complesso Maggiore di Istocompatibilit (Major Histocompatibility Complex o MHC) presente su cellule dette APC (Antigen Presenting Cells)

Linfociti T non riconoscono Antigeni Solubili

Antigen Presenting Cells


(MHC : Major Histocompatibility Complex)

Processazione e presentazione dellag ai


Linfociti T

Riconoscimento ag dai linfociti T ed attivazione

Esaminiamo pi da vicino limmunit innata


Barriere fisico-chimiche Sistema del Complemento Cellule: Macrofagi, Neutrofili, Natural Killer Citochine / Chemochine

Meccanismi aspecifici di difesa dai patogeni

Barriere Fisico-chimiche

Il sistema del Complemento


Il sistema del Complemento un insieme di proteine circolanti e associate alla membrana importanti nella difesa contro gli agenti patogeni. Il termine Complemento si riferisce alla capacit di queste proteine di complementare lattivit microbicida degli anticorpi. Molte delle proteine del Complemento sono enzimi proteolitici e lattivazione del Complemento richiede la loro attivazione sequenziale. Il sistema del Complemento pu essere attivato sia direttamente dai microbi in assenza di anticorpi che da anticorpi legati ai microbi

La cascata di complemento.

attivazione

del

Si distinguono 2 vie principali di attivazione del complemento, una avviata in assenza di anticorpi, detta via alternativa, e laltra avviata dal legame con certe classi di anticorpi allantigene, detta via classica. Una terza via, detta via lectinica, si innesca dopo il legame della lectina legante mannosio plasmatica a residui di mannosio presenti sui microbi.

La cascata di attivazione del complemento.


Le proteine della sequenza di attivazione del complemento sono coinvolte in una serie di fasi ben distinte che portano alla produzione di forme attive di ogni componente del complemento. Ogni proteina della sequenza pu essere definita zimogeno o proenzima, ovvero un enzima che presente in forma di precursore inattivo. Lattivazione di ogni zimogeno richiede la sua proteolisi per rimuovere un piccolo frammento inibitorio. I frammenti proteolitici sono definiti in base al frammento da cui derivano, seguiti dalle lettere a o b. Per convenzione il frammento pi grande che acquista attivit proteolitica detto frammento b, quello pi piccolo a. (Fa eccezione la proteina C2, dove la nomenclatura invertita).

Considerate le potenti funzioni immunoregolative del complemento e la capacit distruttiva del MAC, necessario che lattivazione selettiva del complemento sia bene controllata per il benessere dellorganismo.

La cascata di attivazione del complemento


La via classica inizia quando il componente C1q lega contemporaneamente le regioni Fc di un IgM o di 2 o + IgG, legati ad un antigene. Anticorpi degli isotipi IgD, IgE e IgA non attivano il complemento perch le loro regioni Fc non sono in grado di legare il C1q. Le IgM sono circa 1000 volte pi efficaci nellattivare il complemento rispetto alle IgG. Tale differenza dovuta alla struttura dei due isotipi. Infatti per attivare il complemento le IgG oltre che legare un antigene debbono trovarsi in stretta prossimit e questo possibile solo se la densit antigenica alta vi anche una elevata disponibilit di anticorpi specifici. Le IgM contengono gi 5 regioni Fc per molecola. Le IgM inoltre per attivare il complemento debbono cambiare conformazione, evento indotto dal legame con lantigene.

La cascata di attivazione del complemento


La via classica ha la caratteristica di attivare il complemento nei confronti di un antigene estraneo con un alto grado di specificit. Vi per uno svantaggio: la incapacit degli anticorpi di attivare il complemento a meno che lantigene non sia venuto in precedenza in contatto con lospite e questo abbia prodotto gli anticorpi. Ci non avviene con la via alternativa di attivazione del complemento. La via alternativa imputabile alla instabilit di un suo componente: il C3. Infatti C3 pu rompersi anche in maniera spontanea. Se tutto ci accade in prossimit di una membrana, esso pu legarvisi.

Attivazione del complemento


Opsonizzazione dei Patogeni Reclutamento cellule infiammatorie Lisi diretta del bersaglio Convergenze delle 3 vie di attivazione: Formazione Enzima C3 Convertasi

Scissione C3: C3a + C3b Legame membrane bersaglio = Opsonizzazione dei Patogeni C4b (via classica)= attivit opsonizzante C3a, C5a (anfilotossine)= chemiotattici cell. flogosi (fagociti monon., neutrof.)

La via alternativa si innesca allorch un prodotto di clivaggio di C3, C3b, si deposita sulla superficie di un microbo, formando un legame covalente con proteine o polisaccaridi del microrganismo, evitando cos una sua ulteriore degradazione. C3b non si lega alle cellule autologhe per la presenza su queste ultime di numerose molecole ad azione regolatrice, non presenti sui batteri. C3b fissa poi il Fattore B, che a sua volta clivato dal Fattore D, generando il frammento Bb, che resta associato a C3b. Si forma cos la C3 convertasi della via alternativa. La via classica si attiva allorch IgM o IgG

(IgG1/IgG2/IgG3) si legano allantigene. Le regioni Fc degli anticorpi divengono accessibili al complemento. Quando 2 o + frammenti Fc di IgG si trovano adiacenti, la componente C1q del complemento si lega ad essi e diviene attiva, C1r si attiva e taglia C1s, attivandolo. C1s a sua volta scinde C4 in C4a e C4b; C4b, legato a fianco dellimmunocomplesso lega C2. In questo modo C2 pu essere tagliato da C1s in C2a e C2b. (In alternativa, una sola IgM sufficiente a legare C1q). Il complesso C4bC2b risulta legato covalentemente allanticorpo o alla superficie della cellula cui lanticorpo fissato. Ecco realizzata la C3 convertasi della via classica.

La via classica di attivazione del complemento


C1 un complesso macromolecolare costituito da 3 differenti proteine C1q, C1r e C1s con un rapporto molecolare di 1:2:2. Il C1q comprende 6 domini globulari, ognuno dei quali in grado di legare una regione Fc anticorpale. Tuttavia, fisicamente un singolo C1q lega 4 frammenti Fc contemporaneamente.

opsonizzazione

La via alternativa di attivazione del complemento

Caratteristiche delle proteine coinvolte nelle tappe precoci della via alternativa e classica.

Gli eventi terminali dellattivazione complementare iniziano con il legame di C5 alla sua convertasi, il suo taglio e la generazione di C5b. Le restanti componenti C6, C7, C8, e C9 si legano luna dopo laltra senza che si verifichino altri eventi enzimatici. Lultima proteina della cascata di attivazione C9, la quale polimerizza formando un poro sulla membrana cellulare, attraverso il quale entrano acqua e ioni. Il risultato la morte della cellula.

Complemento
(funzioni e regolazione)
Le funzioni effettrici della cascata del complemento possono essere attivate oltre che dalle via alternativa e classica anche da talune proteine seriche capaci di legare batteri capsulati (via lectino-mediata). L'attivazione del complemento stimola lattivit fagocitaria dei monocitimacrofagi (e la conseguente opsonizzazione), favorisce il reclutamento di cellule infiammatorie e la lisi diretta del bersaglio. CR1, CR2 (C3bC4b e C3bi) stimolano funzione fagocitaria (M, N) Il sistema immunitario ha evoluto un gruppo di circa dieci proteine regolatorie che proteggono dai potenziali effetti lesivi derivanti da una persistente attivazione della cascata del complemento. Tra queste proteine regolatorie vi sono: - l'inibitore di C1 (C1-INH) il cui deficit alla base delledema angioneurotico ereditario; - la protectina (CD59), il cui deficit genetico il meccanismo alla base della emoglobinuria parossistica notturna; DAF (Decay Accelerating Factor) inibisce la C3 convertasi classica.

Recettori cellulari per frazioni del complemento

Cellule Natural Killer (NK)


Definizione 3 parametri: a) Morfologia: grandi linfociti granulari (granuli azzurrofili) b) Fenotipo: CD3-, No TCR, CD16+(rec. X Fc),CD11c+, CD56+, CD2+ c) Funzione: attivit citolitica indipendente (da pregressa sensib), non MHC-ristretta Repertorio antigenico molto ristretto
CD16 media azione citotossica anticorpo-dipendente (ADCC =
Antibody dependent cell-mediated cytotoxicity)

Attivit Regolatoria (produzione CKS post-attivazione) = TNF-, GM-CSF, IFN-

Cellule Natural Killer


Vengono attivate precocemente dopo un'infezione da virus o da patogeni intracellulari. La funzione pi nota delle cellule NK la loro capacit di uccidere naturalmente (natural killer) alcune linee tumorali in vitro senza una precedente immunizzazione n processo di attivazione. Lattivit delle cellule NK fortemente potenziata da IFN- e , da IL-12, che, in sinergia con il TNF-, induce la produzione di IFN-. La produzione precoce di IFN-, prima che subentri quella sostenuta dalla risposta T specifica, rappresenta un meccanismo cruciale per il controllo dell'infezione da parte di molti patogeni. Le cellule NK possiedono due classi di recettori, una di tipo attivatorio ed una di tipo inibitorio. Il recettore attivatorio in grado di riconoscere un'ampia variet di carboidrati espressi da molte cellule. La funzionalit di tale recettore inibita dall'attivazione di alcuni recettori inibitori (killer inhibitory receptors o KIR), espressi in modo variabile su popolazioni diverse di cellule NK, i quali riconoscono gruppi di alleli HLA-B e HLA-C

Cellule Natural Killer

Se le cellule NK riconoscono in modo adeguato con il loro complesso KIR qualcuno degli alleli HLA 'self' sulla cellula bersaglio, la cellula autologa normale viene preservata dall'attacco citolitico (no lysis) Poich alcuni virus e cellule neoplastiche sono in grado di inibire la sintesi delle molecole HLA il mancato riconoscimento da parte del KIR, lascia incontrastato il segnale attivatorio con conseguente espressione da parte della cellula NK dell'attivit litica (lysis)

Cellule natural killer (recettori attivatori)


I recettori NKp46 e NKp30 sono espressi su tutte le NK
resting e attivate Il recettore NKp44, pur NK-specifico viene espresso solo dopo attivazione a lungo termine con IL-2. NKG2D specifico per le molecole MHC-like MICA/B e richiede ladattatore DAP10/KAP10 per la sua funzione.

Linea Monocitario-Macrofagica
Sistema dei fagociti mononucleati: Precursori midollari Monociti circolanti Macrofagi tessutali CSF Cellule Fagocitiche

Linea monocitario-macrofagica 6 giorni 1 giorno Cellule Dendritiche

Cellule fagocitiche: Progenitore cellula staminale pluripotente CFU-GM ( colonyforming unit granulocyte-monocyte)

Vita M: mesi .. Cellule giganti multinucleate Mantenimento popolazione M tissutali: Monociti circolanti + replicazione locale

Attivazione M

Funzioni: a) Eliminare materiale organico fine vita (eritro.); b) Degradare strutture complesse (Microrganismi) e presentare Ags.

Attivit battericida dei M

Le funzioni richiedono: a) b) c) d) Adesione a cellule (molecole di adesione CD11b e CD11c Adesione a matrice extracellulare (recettore per Fibronectina) Fenomeni di endocitosi, fagocitosi e ADCC (CD64 = rec per IgG mono) CD14 (lega LPS), CD35 (CR1) = rec C3b e CD21 (CR2) = rec C3d

CKS prodotte: IL-1, TNF-, IL-6, G-CSF, M-CSF

Stimolo per CKS: IFN-, endotossine, IL-3 Feed-back negativi proliferazione M: Prostaglandine PGE1 e PGE2

Cellule Dendritiche
Gruppo eterogeneo di cellule: Cellule follicolari dendritiche Cellule interdigiate Cellule di Langerhans Differenze con fagociti: Modeste vescicole di endocitosi Pochi enzimi lisosomiali Prive di Ags monociti-associati Caratteristiche comuni: Morfologia Irregolare con prolungamenti Aree cruciali risposta immune (f. linf., timo) Elevati livelli di MHC II Differenze fenotipiche tra diverse pop. Dend.: Microambiente e attivit funzionali

Cell. Follicolari Dendritiche: follicoli linfatici (I e II) degli organi linfoidi periferici Cell. Interdigitate: area paracorticale (area T) organi linfoidi secondari, giunzione corticomidollare del Timo Cell. di Langerhans: strati soprabasali epidermide, ruolo fondamentale attivit immunologica cute: intrappolare Ag contatto cute e trasporto linfonodi di drenaggio.

Caratteristica Cellule Dendritiche : MOBILITA

Neutrofili
Granulociti neutrofili: citoplasma contiene granulazioni caratteristiche ed un nucleo lobato (anche detti polimorfonucleati); neutrofili perch non incorporano coloranti istologici, n acidi n basici Rappresentano il 50-70% dei leucociti. Ogni giorno circa 100 miliardi di cellule staminali del midollo osseo si differenziano in granulociti neutrofili; vita abbastanza breve: dalle 7 alle 10 ore in circolo e circa 3 giorni nei tessuti. Origine dal midollo osseo da una cellula progenitrice comune per tutte le cellule del sangue, da cui passa al torrente circolatorio e da l all'interno dei tessuti. Il compito fondamentale di queste cellule quello di catturare e distruggere sostanze estranee (batteri e funghi) mediante il meccanismo della fagocitosi (> M) I neutrofili aumentano nelle persone allergiche e in corso di infezioni, prevalentemente sostenute da batteri, nonch negli stadi terminali di alcuni tipi di shock.

Fagociti - Macrofagi e Neutrofili

I fagociti attivati oltre alle citochine secernono anche enzimi quali l'attivatore del plasminogeno e la fosfolipasi che mediano importanti effetti locali, i radicali dell'ossigeno, i perossidi, l'ossido nitrico (NO), le prostaglandine, i leucotrieni (specie LTB4 con attivit chemiotattica) ed il platelet-activating factor (PAF). La concomitante attivazione del C comporta la produzione di C3a e C5a dotati di potente azione chemiotattica ed anafilattogena. L'azione combinata di queste molecole d luogo alla risposta infiammatoria.

CITOCHINE
Famiglia di molecole proteiche che mediano le interazioni fra le cellule del sistema immunitario e fra queste ed altre cellule dellorganismo. Caratteristiche generali delle citochine: A) Proteine (10 - 50 kD) B) Recettori specifici con alta affinit di legame ( 10-10 10-12 M) C) Azioni: "autocrine", "paracrine", "endocrine" D) Pleiotropismo ( loro azione verso molti tipi cellulari diversi) E) Ridondanza delle azioni di queste molecole F) Produzione delle citochine finemente regolata G)Produzione delle citochine evento limitato nel tempo / attivazione delle cellule che le producono; H) Non possibile realizzare una classificazione comprensiva di tutte le molecole finora conosciute Criterio generalmente accettato (azione predominante): 1) le citochine ad azione emopoietica. 2) le citochine ad azione pro-infiammatoria 3) le citochine ad azione immunoregolatoria.

CITOCHINE AD ATTIVITA EMOPOIETICA


Molte citochine partecipano ai processi emopoietici .... alcune funzione principale: indurre l'espansione e la differenziazione delle cellule pluripotenti midollari verso una particolare linea cellulare Stem cell factor (SCF): cellula staminale pluripotente midollare possiede selettivamente il recettore ( prodotto dell'oncogene cellulare c-kit) che lega SCF (30 kD). Cellule stromali midollari (endoteliali, adipociti e fibroblasti) principale fonte di produzione di SCF. Inattivazione del gene che la codifica = mutazione incompatibile con la vita. IL-11 (p. m. 23 kD): prodotta dai fibroblasti (midollari, alveolari), trofoblasto, condrociti e sinoviociti, da cellule epiteliali. In combinazione con IL-3 induce differenziazione dei precursori dei megacariociti. Somministrazione in vivo di IL-11 induce replicazione dei megacariociti e piastrinosi in periferia. IL-7 (25KD): funzione induttrice/regolatrice dello sviluppo delle cellule pre-B e pre-T. Cell. stromali midollarie del timo, cheratinociti, linfo. B della leucemia linfatica cronica e linee B EBV.... produzione di IL-7. IL-7 (a livello Timo): responsabili della crescita e della maturazione dei timociti CD4+CD8+ e dei T/. IL-7: Stimola proliferazione dei T maturi, funzione citotossica delle NK, reattivit antimicrobica dei M.

CITOCHINE AD ATTIVITA EMOPOIETICA


Colony Stimulating Factors (CSF): Cellule stromali midollari responsabili della stimolazione dei progenitori mieloidi attraverso la produzione di citochine: monocitarie (M-CSF), granulocitarie (G-CSF) o miste granulocitarie/monocitarie (GM-CSF). Fonti principali dei tre CSF: linfociti T attivati, i macrofagi, i fibroblasti e le cellule endoteliali. CSF prodotti nella risposta flogistica (arruol. nuove cellule infiammatorie) IL-5: Nell'uomo unicamente un fattore di differenziazione selettivo per gli eosinofili. Omodimero (30-40 kD), prodotta in maniera autocrina dai granulociti eosinofili. Altri effetti della IL-5: mantenimento attivazione eosinofili maturi (incremento sintesi/ rilascio delle proteine dei granuli) IL-3: Le azioni selettive dei tre CSF e della IL-5 sono assommate nell'azione della IL-3 prodotta dai T attivati. Ruolo: attivit stimolatoria indirizzata verso cellule staminali di linee cellulari diverse (polimorfonucleati, macrofagi, mastociti, megacariociti, eritrociti) ed responsabile della stimolazione delle cellule pi immature.... + mature - sensibili.

Citochine Pro-infiammatorie
Gruppo di molecole che, nonostante condividano alcuni aspetti funzionali (prodotte da fagociti mononucleati, fibroblasti, cellule endoteliali e linfociti T), presentano caratteristiche chimiche alquanto diverse. IL-1: Due distinte proteine (IL-1 ed IL-1), forma secretoria e legata alla membrana cellulare. Due recettori (IL-1R I e II) espressi su molte cellule (fagociti mononucleati, linfociti, ecc ). IL-l receptor antagonist (IL-1RA), inibisce per competizione a livello recettoriale. Effetti pleiotropici: ruolo di cofattore induzione risposte sia umorali che cellulari; altri effetti (apparato muscolo scheletrico, del fegato, del sistema nervoso centrale)

IL-6 (22-29KD): Molteplici attivit: fattore stimolante gli epatociti ed i linfociti B. Prodotta da numerose cellule (fagociti mononucleati, cell. endoteliali, linfociti T e B, gli astrociti, i fibroblasti ecc). Recettore specifico (CD126) TNF- e TNF-: Citochine tra loro correlate per quanto attiene alle attivit pro-infiammatorie ed anti-virali, ma diverse dal punto molecolare. TNF- (17 kD) che pu essere sotto forma di multimero (2/3 subunit identiche), anche sotto forma di proteina legata alla membrana, prodotto da fagociti mononucleati sia dai linfociti T TNF- (linfotossina) (circa 30% omologia sequenza TNF-), prodotto dai linfociti T (Thl/Th0 e Tc1/Tc0)

Citochine Pro-infiammatorie
Interferoni: Gruppo di proteine ad attivit principalmente anti-virale, distinte in IFN di tipo I (, , od IFN non immuni)(CKS ad attivit pro-infiammatoria) ed IFN di tipo II (IFN- od IFN immune), (CKS immunoregolatorie) IFN-: circa 15 prodotti con altissima omologia di sequenza (tra 80 e 100% ) di circa 19 kD. IFN-: singola glicoproteina (20 kD) prodotta principalmente dai fibroblasti. Funzione: anti-virale ed anti-tumorale (azione anti-proliferativa generalmente esplicata da queste molecole). IFN- aumenta espressione MHC I e II, del recettore per il frammento Fc. IL-12: CKS pro-infiammatorie pi importanti.....azione modulatoria della funzione linfocitaria T. Formata due proteine di 35 e 40 kD (p35 e p40).... eterodimero attivo di 70 kD. Produzione: vari tipi cellulari (fagociti mononucleati, cellule B ecc)... agenti infettivi (virus e batteri) principali induttori di IL-12. IL-12 stimola NK e linfociti T IFN- IL-12 (fagociti) feed-back positivo potenziare la risposta flogistica IL-15 (15KD): Produzione: fagociti mononucleati, da cellule epiteliali, da fibroblasti e placenta. Ruolo: fattore di crescita dei linfociti T con propriet chemiotattiche arruolamento delle cellule T Inoltre IL-15: fattore di crescita e differenziazione NK. IL-15 meccanismo aggiuntivo a IL-12. IL-18: Proteina correlata alla IL-1 (funzione/struttura) precursore inattivo caspasi-1. Produzione: macrofagi, cheratinociti, cellule dell'epitelio intestinale. Ruolo: Nei linfociti Th1 incrementa la produzione di IL-2 e di IFN- e l'attivit citotossica (Fasligando).

INTERFERONI
Inoltre l'infezione di cellule da parte di virus induce la produzione di proteine, note come interferoni (IFN), che interferiscono con la replicazione virale in cellule gi infettate e rendono difficile la diffusione del virus a nuove cellule. IFN- e IFN- sono alquanto diversi dall'IFN- prodotto dopo attivazione dalle cellule NK e da alcune popolazioni di linfociti T nell'ambito della risposta immune specifica. Entrambi si legano ad uno stesso recettore di membrana collegato a proteine intracellulari che contribuiscono all'inibizione della replicazione virale. Un importante effetto degli interferoni (correlato allimmunit adottiva) l'incremento dell'espressione delle molecole del complesso maggiore di istocompatibilit (MHC) di classe I, delle proteine trasportatrici TAP e di alcune componeneti del proteosoma. Il risultato di queste attivit consente l'incremento della capacit di presentazione di peptidi virali alle cellule T CD8 da parte delle cellule infettate. L'aumento di espressione di MHC di classe I protegge le cellule non infettate dall'attacco delle cellule NK la cui attivazione peraltro incrementata dall'IFN- e dall'IFN-. Un ulteriore effetto dell'IFN- di tipo immunoregolatorio sull'evoluzione della risposta linfocitaria T specifica, favorendo l'espansione preferenziale di risposte di tipo Th1.

Citochine Pro-infiammatorie

CITOCHINE IMMUNOREGOLATORIE DELLA RISPOSTA IMMUNE


Principale funzione : capacit di mediare molti degli effetti delle cellule T nel corso della risposta immune specifica.
IL-2: Glicoproteina (15 kD). Precursore polipetide 153 aa 133 aa (clivaggio sequenza 'leader'). Recettore: complesso a pi subunit a) catena a di 55 kD (IL-R) b) catena di 70 kD espressa in modo coordinato insieme ad una altra subunit c) definita di 64 kD comune ad altri recettori per citochine. Recettore ad alta affinit (10-11 M) complesso IL-2R/IL-2R che lega la molecola con affinit molto elevata.

IL-4: Glicoproteina (20KD). Precursore 153 aa sequenza leader di 24 aminoacidi. Ruolo: Citochina pleiotropica agisce su vari tipi cellulari (linfociti B, T, macrofagi, mastociti, fibroblasti, cheratinociti, epatociti ed astrociti). IL-4 responsabile dello "switch" isotipico per la produzione di IgE principale mediatore delle reazioni da ipersensibilit immediata Produzione: Cellule T CD4/CD8 con fenotipo Th/Tc2 e Th/Tc0, timociti, granulociti basofili, mastociti. Recettore per la IL-4: espresso su molte cellule (cellule T, B, alcune linee macrofagiche, mastociti, cellule stromali, cellule muscolari, melanociti, cellule epatiche).

CITOCHINE IMMUNOREGOLATORIE DELLA RISPOSTA IMMUNE


IL-13 (12 kD) prodotta dalle cellule T sia CD4 che CD8. Recettore: espresso su molti tipi cellulari sia linfoidi che non linfoidi spettro di azione vario (effetto anti-infiammatorio in senso lato). Ruolo: Stimolo cellule B proliferazione / differenziazione in plasmacellule (IgE ed IgG). Aumento espressione recettore per Fc delle IgE (CD23). Prolunga la sopravvivenza / capacit di presentazione Ag dei fagociti mononucleati (MHC II ed integrine). Inbisce alcune funzioni macrofagiche: produzione delle citochine pro-infiammatorie (IL-1, IL-6, TNF) e delle chemochine (IL-8). Interferone-. No omologia con gli altri interferoni. Glicoproteina omodimerica formata da due subunit di 21-24 kD Produzione: cellule T CD8 / CD4 con profilo Thl o Th0 dopo stimolazione e cellule NK. In quest'ultimo tipo cellulare la produzione di IFN- indotta dalla IL-2 e dalla IL-12. Recettore: espresso su svariati tipi cellulari (linfociti, mastociti, cellule endoteliali, fibroblasti, cellule neuronali ecc) Ruolo: Discreta attivit anti-virale ed anti-proliferativa, potente azione immuno-modulatoria. Fagociti mononucleati: espressione mol. di adesione, endocitosi / fagocitosi, TNF- e di radicali dell'ossigeno, espressione MHC I / II. Cellule B: induce proliferazione / produzione o inibizione (IgE uomo) di alcune classi / sottoclassi Ig, Linfociti T: Maturazione CD8 e Sviluppo CD4 Thl, inibendo Th2 Neutrofili: Metabolismo ossidativo NK: attivit litica Cellule endoteliali: adesione ad esse di T CD4 / modificazioni morfologiche stravaso cell. infiammatorie.

CITOCHINE IMMUNOREGOLATORIE DELLA RISPOSTA IMMUNE

IL-10 (18 KD). Alto grado di omologia nelle diverse specie. Produzione: cellule T (Th1, Th0 e soprattutto Th2), MF attivati, DC, mastociti, BEBV, cheratinociti, epatociti, astrociti, cellule epitaliali bronchiali, cell. tumorali etc... Ruolo:Principalmente azioni regolatorie in senso negativo su vari tipi cellulari, inibendo la flogosi dipendente (risposta immune naturale / antigene-specifica) Transforming Growth Factor (TGF-). Citochina immunoregolatoria in senso negativo. Esistenza di numerose isoforme (1-5). Produzione: TGF-1 / 2 vari tipi cellulari (TGF-1 T e monociti); TGF-3 cellule mesenchimali e sistema nervoso centrale Ruolo: Antagonismo di molte risposte dei linfociti potente anti-citochina. Topi ko per TGF- incontrol1ato sviluppo della risposta flogistica. Inibisce proliferazione in vitro delle cellule T stimolate, maturazione del1e cellule citotossiche, attivazione dei fagociti mononucleati. Possibilit dosaggio nel siero / altri liquidi biologici....TGF- per monitoraggio attivit di malattie, in particolare autoimmuni (sclerosi multipla, glomerulosclerosi, epatite autoimmune, etc.)

Chemochine
Citochine (6-14 KD) a funzione prevalentemente chemiotattica varie popolazioni cellulari della risposta immune (neutrofili, eosinofili, monociti e linfociti) Distinta in quattro sottofamiglie (caratterizzate da due a quattro residui cisteinici altamente conservati nella sequenza della molecola). Due famiglie principali: CXC-chemochine (2 residui cisteinici NH2-terminali tra loro separati da un aa non conservato (X); CC-chemochine (2 residui cisteinici giustapposti). C-chemochine: un solo residuo cisteinico in posizione NH2-terminale; CX3Cchemochine (i 2 residui cisteinici separati da 3 aa). Struttura: sequenze amino-acidiche molto vicine e struttura secondaria e terziaria simile. Queste proteine sono dei multimeri (dimeri o tetrameri).... CXCL-8 (dimero). Dimerizzazione importante nella funzione di queste molecole: necessaria per legame funzionale con rec.; stabilizzare legame con molecole complesse (glicosaminoglicani) Prodotte da una grande variet di tipi cellulari (risposte flogistiche). Svariate funzioni e molte sovrapposte.

Chemochine
Funzioni: Chemiotassi, Rilascio di enzimi, Formazione di radicali dell'ossigeno, Modifiche al citoscheletro etc etc. Traffico linfocitario (Intravascolare extravascolare): coordinata espressione chemochine e molecole di adesione. Azione nella regolazione dell'angiogenesi, nella regolazione neuronale e nella morfogenesi. Chemiotassi: espressione di molecole di adesione sulla superficie cellulare (ad es. selettine ed integrine) aderire in maniera ferma alle cellule endoteliali extravasare. Produzione di elementi cellulari del sangue sono duplici (cks presenti) G-CSF o GM-CSF CXCL1., CCL3, CCL4 stimolano maturazione di macrofagi. Sopprimere la proliferazione in presenza di altre cks. Motivo: diverso grado di espressione dei recettori per tali chemochine da parte dei precursori midollari. Richiamo delle cellule immuno-competenti a livello degli organi linfoidi, un ruolo di fondamentale importanza nello sviluppo della risposta immune. I progenitori comuni linfoidi lasciano il midollo osseo organi linfoidi primari guidati da chemochine (spec. CXC). Alcune chemochine richiamo dei progenitori midollari B zone del midollo particolarmente ricche di fattori di crescita e differenziazione per i linfociti B (IL 7). Dopo incontro con l'antigene a livello degli organi linfoidi secondari; i linfociti effettori torrente circolatorio sedi di infiammazione.

Chemochine

FINE