Manuale Storia Moderna CRISCUOLO
Manuale Storia Moderna CRISCUOLO
La società di antico regime era fondata su un'economia prevalentemente agricola. alla fine del 700
mediamente più del 75% della popolazione europea era impiegata nei lavori agricoli. Il più
significativo indice della modernizzazione è la riduzione del numero degli impiegati in agricoltura
rispetto al totale degli occupati. Questo processo si manifestò precocemente in Inghilterra, dove già
nel 1801 la forza lavoro agricola era solo il 36% e scese sotto il 10% prima del 1914, e ha interessato
in seguito progressivamente tutti i paesi avanzati. Con molta lentezza si avviò un processo di
superamento dell'agricoltura tradizionale che creò le premesse per una modernizzazione delle
tecniche di coltivazione. come per l'andamento della popolazione, anche in relazione alla vita
economica la periodizzazione dell'età moderna non ha quindi alcun senso, non si individuano fra
quindicesimo e sedicesimo secolo elementi di novità. Nell'età moderna la condizione del mondo
contadino si presentava diversa nell'europa centro occidentale rispetto alla parte orientale del
continente; linea di demarcazione è il corso del fiume Elba.
Nell'età medievale le grandi proprietà erano generalmente divise in una pars dominicia, gestita
direttamente dal proprietario attraverso prestazioni di giornate di lavoro gratuite, le corvee, e una
pars massaricia, suddivisa in unità produttive affidate al lavoro di contadini liberi o servi che
pagavano un canone in natura o in denaro ed erano obbligati a prestare alcuni lavori o servizi. tra
nono e decimo secolo a causa della frammentazione e della debolezza dei poteri politici i proprietari
terrieri assunsero sempre più una funzione di protezione e difesa delle popolazioni che vivevano
sulle loro terre. Si affermò la Signoria Fondiaria, cioè l'assunzione da parte del proprietario terriero di
un'autorità che si estendeva non solo sui contadini da lui dipendenti ma su tutti gli abitanti delle
terre di sua proprietà. Il signore, in cambio della protezione, imponeva obblighi di varia natura,
amministrava la giustizia e riscuoteva tributi. Scomparve quasi del tutto la schiavitù, ma contadini
liberi o dipendenti dal signore e servi finirono per essere assimilati in una comune condizione di
servaggio. il servo era in una situazione di inferiorità giuridica che implicava una limitazione della sua
libertà personale: egli doveva obbedienza al signore, era obbligato a prestare a suo favore opere
gratuite e non poteva lasciare le sue terre; si parla di servi della gleba, vincolati alla terra. la Signoria
svolgeva quella funzione di organizzazione e di difesa del territorio che in una società disgregata i
poteri pubblici non erano in grado di garantire. a questa situazione si sovrappose, fra undicesimo e
dodicesimo secolo, una rete di rapporti feudali che provò a ricostruire una forma di gerarchia
politica. si utilizzò al riguardo l'istituto del vassallaggio. in tal modo i molteplici poteri signorili furono
progressivamente inquadrati come concessione del supremo potere politico. A partire dal
dodicesimo secolo si affermò infatti il principio per cui solo l'investitura del sovrano poteva
giustificare e legittimare l'autorità del Signore. In tal modo il beneficio non si configurava solo come
un bene patrimoniale ma comportava l'assunzione da parte del Signore di una funzione pubblica. Lo
sviluppo dell'agricoltura e la ripresa degli scambi commerciali crearono a partire dall'undicesimo
secolo le condizioni per una progressiva erosione del potere signorile. I contadini si batterono
contro i signori per attenuare il peso della loro autorità e in queste lotte trovarono un sostegno
decisivo nelle città, che si affermarono in larga parte dell'europa come centri di potere autonomi.
Molti contadini si sottrassero al dominio del Signore emigrando in città. Fra dodicesimo e
tredicesimo secolo decaddero quasi dappertutto le limitazioni della libertà personale come l'obbligo
di risiedere sulle terre del Signore. In alcune zone, come ad esempio nelle Fiandre e nell'italia centro
settentrionale, le città estendono il loro dominio al territorio circostante, il contado, disgregando il
potere delle signorie, attribuendosi l'imposizione fiscale e garantendo ai lavoratori della terra una
piena libertà da ogni residuo di servaggio. a questa evoluzione dei rapporti sociali si aggiunse a
partire dal quindicesimo secolo la tendenza di principati e monarchie a richiamare nelle proprie mani
quelle funzioni di ordine amministrativo e politico che avevano delegato ai signori feudali. per l'età
moderna è opportuno parlare più che di sistema feudale di un potere signorile sostanzialmente
ridotto alla sola dimensione economica.
inizi del 500: il servaggio era scomparso: nell'europa centro occidentale i contadini erano ormai
quasi ovunque liberi di muoversi. Anche le corvée erano limitate a qualche giornata di lavoro. La
riserva signorile era generalmente divisa in appezzamenti affidati a contadini titolari di diversi tipi di
contratti agrari per lo più di lunga durata. La parte maggiore dell'azienda era invece suddivisa in
unità di coltivazione, i Mansi, sulle quali risiedevano famiglie coloniche. La proprietà di queste terre
era condivisa con il signore: era dovuto al signore il pagamento di un censo annuo, canone fisso non
particolarmente gravoso anche perché pagato in denaro e perciò eroso dall'inflazione. Molto più
pesante era questo diritto quando pagato in natura. Il signore aveva anche monopolio della caccia,
della pesca e dell'uso dei corsi d'acqua. Per macinare il grano, per fare l'olio per cuocere il pane il
contadino era obbligato a utilizzare il mulino, il frantoio e il forno del Signore, che ne aveva il
monopolio e quindi pagare i diritti di bannalità. il signore riscuoteva anche pedaggi per l'uso dei
ponti e delle strade. Al signore spettava anche la giurisdizione sul territorio sottoposto alla sua
autorità, ma di fatto le cause criminali e civili più importanti erano ormai di competenza dei tribunali
reali.
Mentre nell'europa occidentale si determinò già nel basso medioevo un progressivo indebolimento
della Signoria Fondiaria, al di là dell'elba a partire dalla metà del 400 il mondo contadino, che non
aveva conosciuto fino ad allora la servitù della gleba, fu costretto a subire gravi limitazioni della
libertà personale. si parla di secondo servaggio. In queste zone vi erano grandi distese di fertili
pianure adatte soprattutto alla cerealicoltura ma scarseggiava la manodopera a causa della bassa
densità della popolazione. Inoltre la struttura sociale era rigida e poco articolata a causa dello
schiacciante predominio della nobiltà: mancava un forte gruppo intermedio e assai limitato era lo
sviluppo delle città. In questa situazione, quando l'incremento demografico determinò un aumento
della domanda di prodotti agricoli sia all'interno di queste regioni sia da parte dell'europa occ, i
proprietari terrieri furono indotti a garantirsi il controllo della scarsa manodopera vincolando i
contadini alla terra e incrementando le condizioni del loro sfruttamento. Anche in queste regioni le
famiglie contadine disponevano di unità di coltivazione che garantivano la loro sussistenza, ma
generalmente non in proprietà bensì in usufrutto. La terra era affidata alla famiglia, non si poneva
quindi il problema di una suddivisione fra gli eredi e il nucleo familiare assumeva una forma allargata
comprendendo più generazioni. In cambio della terra i contadini erano obbligati a servizi di lavoro
sulle terre Del Signore. La riserva signorile, che in Occidente era più limitata ed era gestita attraverso
contratti di lunga durata, era qui molto estesa e soprattutto coltivata attraverso il lavoro coatto dei
contadini, la cui intensità si accrebbe a partire dal sedicesimo secolo. i servi non potevano lasciare le
terre del Signore, non potevano contrarre matrimoni senza il suo permesso e potevano essere
venduti o scambiati. Tutta l'economia di questa parte dell'europa era basata sul lavoro coatto del
mondo contadino. Assai pesante era anche la giurisdizione esercitata sui servi, soggetti senza riserve
all'autorità del Signore e non potevano appellarsi contro le decisioni dei loro tribunali. Lo
stabilimento di un secondo servaggio fu favorito anche dalla debolezza delle istituzioni statali.
D'altra parte quando l'apparato statale divenne più solido esso fu fortemente condizionato dallo
strapotere dell'aristocrazia e ne sostenne quindi il predominio sociale. si determinò così nelle
campagne un clima di profondo malessere che provocava periodicamente fughe collettive
accompagnate in genere da ogni sorta di violenze contro la famiglia del Signore. Nella metà del
diciottesimo secolo alcuni sovrani riformatori si impegnarono a regolare e limitare l'asservimento dei
contadini. Nel diciannovesimo permaneva comunque secolo in Ungheria, Romania e Russia.
-L’ECONOMIA CONTADINA
Nella società di antico regime la coltivazione delle terre e quindi gran parte della produzione erano
garantite dal lavoro della famiglia contadina, vera cellula di base della vita economica. nell'europa
occidentale non mancavano notevoli differenze fra le varie zone: ad esempio in Inghilterra si
determinò una precoce crisi della proprietà contadina; per quanto concerne l'Italia centro
settentrionale furono spesso gli investimenti fondiari dei cittadini a determinare una forte
diminuzione dei contadini proprietari. Nel corso dell'età moderna vi era in molte zone dell'europa
occidentale una diffusa proprietà contadina. Questa proprietà era soggetta ai diritti dovuti alla
proprietà eminente del Signore. In teoria vigeva il principio per cui non c'era terra senza signore, ma
la realtà era molto diversa: non mancavano infatti terre libere da obblighi e vincoli nei confronti di
un signore. Gli storici hanno molto discusso sull'effettivo peso del sistema signorile sui redditi
contadini. E’ impossibile giungere a conclusioni generali: i residui del sistema feudale restavano
molto pesanti in Irlanda e nell'italia meridionale e avevano comunque un'incidenza significativa nella
Francia settentrionale, in alcune regioni +della Spagna, della Germania e dell'Italia settentrionale
mentre erano di fatto cancellati fin dal quindicesimo secolo dall'affermazione dei comuni nell'italia
centrale e nelle Fiandre, e caduti in Inghilterra nel corso del diciassettesimo secolo. Inoltre la
proprietà contadina si presentava molto parcellizzata e risultava perciò largamente insufficiente ai
bisogni della popolazione. oltre ai fondi in conduzione diretta il mondo contadino non poteva
disporre però delle terre date in affitto. la struttura della famiglia contadina era condizionata dalla
disponibilità di terre e dalla natura dei contratti agrari. Quando la peste del 1348 ridusse
drasticamente la popolazione, la terra a disposizione del mondo rurale divenne abbondante e quindi
si manifestò la tendenza alla formazione di famiglie di tipo nucleare composta da genitori e figli. In
seguito l'incremento demografico accrebbe la pressione sul terreno coltivabile per cui risultò più
difficile per le giovani coppie rendersi autonome con l'acquisizione di una propria unità coltivatrice:
si manifestò perciò in molte zone una tendenza alla formazione di famiglie più ampie nelle quali
convivevano più generazioni. la situazione era però assai variegata.
-UN’AGRICOLTURA DI SUSSISTENZA
economia contadina: il suo modello fu sempre un'agricoltura di sussistenza, che mirava cioè in primo
luogo a produrre gli alimenti e gli altri prodotti di cui la famiglia aveva bisogno; il ricorso al mercato
era perciò limitato e marginale. Anche tutto ciò che era necessario alla produzione era prodotto
all'interno della stessa azienda familiare. Tuttavia la famiglia non viveva isolata ma era quasi
ovunque integrata nella comunità del villaggio che ne condizionava ogni aspetto della vita. Nelle
zone dove Vigevano contratti agrari, ad esempio la mezzadria, relativi a un podere compatto, il
paesaggio era caratterizzato dalla presenza di case coloniche sparse nelle campagne. ma in
Inghilterra e nella maggior parte dell'europa occidentale le case contadini si trovavano riunite nei
villaggi, generalmente coincidenti con la parrocchia, e le unità di coltivazione erano disperse nei
cosiddetti campi aperti. le parcelle di proprietà di ciascun contadino erano diverse e anche piuttosto
lontane fra loro, e non erano separate con muretti, siepi o Fossati. si trattava di un'agricoltura di tipo
comunitario, per la frammentazione delle proprietà individuali ciascuno era vincolato alle pratiche di
coltivazione adottate dal villaggio da tempo immemorabile. Predominava quindi la coltivazione dei
cereali, frumento e segale. Altro aspetto caratteristico dell'agricoltura comunitaria del villaggio era la
rotazione delle culture al fine di garantire al terreno il necessario riposo. la rotazione delle colture
seguiva ritmo triennale. il terreno del villaggio era diviso in tre parti, ciascuna delle quali era coltivata
il primo anno cereali a semina invernali, il secondo ad avena o orzo, la cui semina avviene a Marzo, e
infine il terzo anno era lasciato a riposo, maggese. dopo il raccolto però i campi aperti erano soggetti
a una serie di usi collettivi dei quali tutti gli abitanti del villaggio potevano avvalersi. Al momento
della semina si ristabiliva la divisione fra le varie proprietà individuali. molto importanti erano anche
i campi comuni, di proprietà collettiva della comunità, spesso formati da boschi e pascoli. vi erano
nel mondo contadino posizioni anche molto diverse. uno degli elementi che differenziavano in
misura significativa le famiglie contadine era la proprietà di animali da lavoro. vigeva in questo
piccolo mondo uno spirito comunitario che garantiva la sopravvivenza di tutti. In un'economia votata
all'autoconsumo la circolazione monetaria era evidentemente molto ridotta. Tuttavia la moneta non
era certo assente nel piccolo mondo che stiamo considerando: serviva ad esempio a pagare tasse,
mentre spesso anche il censo dovuto al signore era pagato in denaro, il che lo rendeva meno
gravoso.
-UN’AGRICOLTURA STATICA
Mondo rurale nel corso dell'età moderna: agricoltura incapace di superare pratiche e strutture
ereditate dalla tradizione. le più importanti innovazioni tecniche si erano diffuse a partire
dall'undicesimo secolo: aratro pesante e l'uso nell’aratura del cavallo. fu possibile cosi dissodare
terreni dell’europa settentrionale, più pesanti e duri per le piogge e il gelo. Nell'età moderna non vi
furono invece novità significative, per far fronte all'aumento della popolazione nel 500 si segui la
strada già percorsa nell'undicesimo secolo, ovvero una risposta estensiva consistente
nell'ampliamento del terreno coltivato attraverso dissodamenti e bonifiche. Si ebbe anche allora una
intensificazione della prevalenza della cerealicoltura. scomparve quasi del tutto dalla dieta contadina
la carne. La risposta estensiva comportava l'utilizzo di terre di minore qualità che davano rese
minori, inoltre la riduzione dei pascoli limitava l'allevamento del bestiame e quindi minore
disponibilità di concime. Si determinava insomma un conflitto fra agricoltura e allevamento.
problema per lo storico: per quale motivo sistemi tradizionali resistono così a lungo e vi fu una così
grande difficoltà nel promuovere lei innovazioni? questo tipo di agricoltura era caratteristico
dell'europa, In Asia, nella zona indiana e nell'estremo Oriente, come pure nell'america centrale e
meridionale era praticata un'agricoltura che ripristinava la fertilità del terreno sfruttando acque dei
fiumi. Gravava soprattutto sull'agricoltura europea il vincolo del maggese che rendeva inutilizzabile
ogni anno 1/3 delle terre coltivabili. In alcune zone vi erano esempi di un'agricoltura più moderna
che, grazie a una canalizzazione delle acque risalenti all'età medievale, si era emancipata dall'obbligo
del maggese e otteneva rese più grandi. In generale però la struttura dell'economia di villaggio
opponeva un ostacolo insuperabile alla estensione di questo modello, che fu superato
progressivamente solo a partire dal diciassettesimo secolo in Inghilterra. Primo passo verso
l'eliminazione del maggese fu l'introduzione, in alternanza con i cereali, di leguminose che rilasciano
sali di azoto nel terreno. Ma soprattutto fu decisiva la sostituzione del maggese con piante foraggere
che non impoveriscono il terreno e forniscono nutrimento al bestiame. Veniva superato il conflitto
agricoltura-allevamento. condizione importante per l'avvio di queste innovazioni era la disgregazione
dell'economia di villaggio con il conseguente sviluppo dell'individualismo agrario. questo avvenne in
Inghilterra attraverso le recinzioni, che consistevano in un superamento dell'agricoltura comunitaria
del villaggio attraverso un processo di ricomposizione delle proprietà che ponesse fine al
frazionamento e alla dispersione delle varie parcelle con la formazione di unità di coltivazione
compatte. Si trattava di un procedimento complesso che prevedeva la divisione dei campi comuni fra
i proprietari e quindi raggruppamento delle terre di cui questi erano titolari. A questo punto ciascun
proprietario poteva recintare il terreno che gli era stato assegnato e quindi potevano introdurre
miglioramenti. Questi processi di razionalizzazione della proprietà, che era in atto nelle campagne
inglesi fin dal 500, subirono una forte accelerazione nel corso del 700. questi mutamenti
avvantaggiarono spesso i proprietari più ricchi anche perché talora i piccoli e medi proprietari, non
potendo affrontare i costi della recinzione, erano costretti a vendere le loro terre. Il processo fu lento
e comunque anche chi perdette la terra trovò opportunità di impiego in un'agricoltura che conobbe
un notevole slancio produttivo. il mondo del villaggio oppose una tenace resistenza a queste
innovazioni che privatizzavano le terre comuni e ponevano fine a quei diritti collettivi sugli open
fields che erano essenziali per la sopravvivenza delle fasce più povere della popolazione. In Francia le
enclosures ebbero nel complesso un'importanza marginale. in definitiva il superamento
dell'agricoltura di sussistenza avvenne con modalità e tempi assai diversi nell'europa occidentale.
Nel 700 si affermò in diverse zone un'agricoltura di tipo intensivo. molto importante fu anche
l'introduzione di nuove colture.
l'innovazione si afferma quando maturano le condizioni perché essa sia effettivamente redditizia.
Nell'età moderna fino alla rivoluzione industriale vi furono diversi i progressi nella tecnologia ma non
tali da determinare una svolta nella vita economica. le innovazioni più importanti si erano registrate
nel basso medioevo: dal IX sec sono comparsi per poi diffondersi rapidamente i mulini ad acqua; dal
dodicesimo i mulini a vento; importante era stato poi l'utilizzo della camma, che consentiva di
trasformare il moto rotatorio in moto alternato; fu così possibile utilizzare l'energia idraulica del
mulino per due tipi di macchine che si diffusero in tutta Europa fra dodicesimo e tredicesimo secolo:
la gualchiera, un passaggio essenziale nella filiera della lana, che serviva alla follatura, e la cartiera.
agli albori dell'età moderna due innovazioni di straordinaria portata: la stampa e la polvere da sparo.
inoltre lo sviluppo della lavorazione del cotone e della seta introdotti in Europa dall'asia già nel basso
medioevo. novità importanti si ebbero invece nel settore minerario e nella siderurgia. dal 400 grazie
alle ruote idrauliche si poterono scavare pozzi che giunsero fino a 300 m. Ne derivò una crescita
notevole della produzione di argento e rame. Per il ferro il problema era raggiungere il punto di
fusione: la soluzione fu trovata con la realizzazione di altiforni in muratura. per quanto concerne
l'energia, apparte la forza muscolare di uomini e animali, le sole fonti disponibili erano l'acqua, il
vento e il legname. la società preindustriale era fondata sul legno. La crescita demografica con il
conseguente aumento dei consumi domestici, il disboscamento provocato dall'estensione dei terreni
coltivati a cereali, il notevole incremento delle costruzioni navali e lo sviluppo degli impieghi
industriali provocarono all'inizio del diciassettesimo secolo una crescente scarsità di legname. Si
crearono allora le condizioni per lo sfruttamento di una nuova fonte energetica: il carbon fossile. In
Inghilterra a partire dalla metà del sedicesimo secolo furono aperte numerose miniere per
l'estrazione del carbone, che fu progressivamente impiegato in sostituzione della legna. ciò creava le
premesse per l'avvento della rivoluzione industriale in Inghilterra: si passava da fonti rinnovabili a
fonti non rinnovabili. Nell'ottocento si sarebbe poi affermata un'altra fonte energetica non
rinnovabile, il petrolio.
settore secondario: attività di trasformazione dei prodotti agricoli e delle materie prime. si preferisce
non usare il termine industria che indica oggi un'attività produttiva caratterizzata da un'elevata
concentrazione di manodopera e di capitale, fondata sulla meccanizzazione e su un'organizzazione
razionale della divisione del lavoro. questo modello non era presente nell'età che consideriamo. fino
al diciottesimo secolo la parola industria era usata nel senso di operosità, industriosità, solo
successivamente ha acquisito il significato attuale. si preferisce parlare di manifattura, termine che
indica le attività eseguite a mano OA macchina per trasformare la materia prima in oggetto di
consumo, ovvero in manufatto, e insieme l'edificio dove tali attività hanno luogo. soprattutto nelle
campagne la famiglia tendeva a produrre da sé ciò di cui aveva bisogno. in questo caso il produttore
è al tempo stesso consumatore. Questa attività riguardava la lavorazione dei prodotti della terra, la
filatura e la tessitura, soprattutto di lana lino e canapa, per la biancheria e i vestiti, i mobili, gli
attrezzi agricoli per le parti non metalliche, utensili e anche semplici lavori di edilizia. Solo
occasionalmente si ricorreva all'acquisto di oggetti in città o alla fiera più vicina. Nel corso del tempo
questa produzione domestica andò diminuendo ma ha resistito a lungo. la domanda di prodotti
dell'artigianato e delle manifatture era soprattutto alimentata dai consumi delle classi agiate. in
questo periodo incide in modo significativo sull'economia la domanda proveniente dallo stato per le
esigenze legate all'armamento e all'approvvigionamento di eserciti e delle flotte. non mancavano
nell'età moderna manifatture nelle quali erano concentrati numerosi lavoratori dipendenti pagati
con un salario; era comunque una realtà ancora lontana dall'industria moderna, spesso si trattava di
artigiani proprietari dei loro strumenti di lavoro che lavoravano uno accanto all'altro. Le manifatture
accentrate fornivano una quota modesta della produzione complessiva. la maggior parte della
produzione manifatturiera era localizzata nelle città ed era organizzata su base individuale o
familiare nella forma dell'artigianato. dalla ripresa dell'undicesimo secolo, quando le città si erano
affermate come centri di produzione, i vari settori del lavoro artigianale erano organizzati nelle arti o
corporazioni. si trattava di un fenomeno prettamente urbano; membro della corporazione era il
maestro, padrone della bottega; egli aveva presso di sé uno o più apprendisti che non erano
stipendiati e dei garzoni o lavoranti salariati il cui numero variava in ragione del mestiere svolto. le
funzioni principali della corporazione erano innanzitutto la difesa del monopolio della produzione da
possibili concorrenti esterni e inoltre la regolamentazione e la riduzione della concorrenza fra i
membri in modo da garantire la stabilità degli equilibri interni. gli illuministi nel 700 svilupparono
una dura polemica nei confronti delle corporazioni ritenute responsabili di ostacolare la libertà del
lavoro e di essere spesso stili all'introduzione di innovazioni che avrebbero potuto alterare
l'eguaglianza fra gli artigiani. non c'è dubbio che a un certo punto le corporazioni siano divenute un
freno allo sviluppo dell'economia; tuttavia le resistenze suscitate da tentativi di eliminare le
corporazioni prima della loro abolizione a opera della rivoluzione francese mostrano con chiarezza
quanto esse fossero radicate nel tessuto sociale proprio per le funzioni che si svolgevano. la
corporazione vigilava sulla qualità della produzione, sul suo sviluppo in relazione all'andamento del
mercato, sui prezzi, sui salari e sulla formazione dei nuovi operatori. ma il legame fra i membri
andava al di là del mero interesse economico.
-PROTOINDUSTRIA
l'artigiano in genere lavorava su commissione in quanto non poteva assumersi l'onere finanziario di
produrre oggetti da custodire magazzino in attesa di futuri clienti. il sarto confeziona un abito su
ordinazione del cliente, che talora gli forniva anche il tessuto. tuttavia spesso la commessa veniva da
un mercante che anticipava la materia prima e curava poi lo smercio del prodotto. intalcaso
l'artigiano era di fatto dipendente dal mercante che garantiva i rapporti con il mercato. questa
struttura di artigianato subordinato si affermava a partire dal basso medioevo soprattutto nel settore
tessile. esso rimase un fenomeno urbano per le attività che richiedevano capacità tecniche
particolari o che utilizzavano materie prime dal valore molto alto. nella filiera della lana il modello
della manifattura a domicilio si diffuse nel diciassettesimo-diciottesimo secolo nelle campagne
circostanti le città e diede vita al sistema delle manifatture decentrate o disperse -definite putting
out system-. un mercante imprenditore acquistava la materia prima e provvedeva in un magazzino a
farla lavare e liberare dalle impurità da lavoratori a salario. le fasi successive, filatura e tessitura, non
erano svolte in città ma nelle campagne presso le abitazioni dei contadini che, disponendo di un
filatoio e di un telaio, arrotondavano il reddito familiare. il mercante imprenditore per coordinare
l'attività dei produttori dispersi a domicilio si serviva dei suoi agenti che potevano essere dipendenti
o anche titolari in proprio dell'appalto di questa attività di intermediazione. attraverso tali incaricati
egli forniva la materia prima ai contadini artigiani e ritirava il prodotto al termine della filatura e della
tessitura e provvedeva poi alla vendita del prodotto finito sul mercato. gli artigiani, pur formalmente
proprietari degli strumenti di lavoro, erano evidentemente dipendenti in quanto inseriti in un ciclo
produttivo controllato dal mercante imprenditore. essi erano pagati generalmente a cottimo. il
mercante imprenditore poteva aggirare i vincoli del sistema corporativo e abbattere i costi grazie alle
minori pretese della manodopera contadina. il notevole sviluppo di questo sistema fu un potente
fattore di crisi per le manifatture cittadine fiamminghe e italiane. nelle città dell'Italia centro
settentrionale dopo una ripresa alla fine del sedicesimo secolo, vi fu nel secolo seguente una drastica
caduta della produzione di tessuti di lana e seta. il putting out system si differenziava dall'artigianato
perché è caratterizzato dalla dipendenza dei produttori da un imprenditore; esso può essere
considerato quindi come una fase di transizione verso la formazione dell'industria accentrata, e per
questo viene indicato con il nome di Proto industria. accadde spesso che il sistema evolvesse verso la
centralizzazione di alcune fasi dell'attività produttiva o anche di tutte, con la formazione di una
manifattura nella quale lavorava ormai una manodopera salariata. Tuttavia non sempre questo tipo
di organizzazione della produzione rappresentò il preludio per un processo di concentrazione di più
lavoratori in un unico luogo. in molti casi le manifatture disperse si impiantarono in realtà
economiche nelle quali il peso della rendita feudale e la mancanza di una vocazione imprenditoriale
rendevano impossibile un'evoluzione in tal senso. in genere i fattori decisivi per il superamento di
questo sistema furono l'ampiamento eccessivo delle sue dimensioni, che comportava a un certo
punto costi di gestione tanto elevati da renderlo non più conveniente, e l'introduzione di macchine
più complesse e costose che non erano alla portata dei contadini artigiani. questi cambiamenti
creavano le condizioni per lo spostamento della produzione in un luogo nel quale concentrare i
macchinari e la manodopera salariata.
-I TRASPORTI
-IL COMMERCIO
all'inizio dell'età moderna il bacino Mediterraneo rappresentava ancora un nodo centrale dei traffici
commerciali fra Europa e Asia. i traffici più importanti ricalcavano però ancora le linee che si erano
consolidate nel basso medioevo: Dalla Cina, dall'india e dall'indonesia giungevano in Europa seta e
spezie. l'importanza di questo flusso commerciale era dovuto al valore molto elevato di questi
prodotti. grande sviluppo ebbero in questo periodo i commerci neimari del nord. nel basso
medioevo si era affermata la potenza della HANSA, La Lega che riuniva molte città sulla costa del
Mare del Nord e del Baltico. a partire dal quindicesimo secolo il ruolo della Lega fu progressivamente
ridimensionato. nel 600 i traffici in questi mari furono dominati dalle navi olandesi. un posto
importante in queste rotte commerciali ebbe dal sedicesimo secolo la marineria inglese. l'età
moderna fu caratterizzata soprattutto dallo sviluppo dei traffici oceanici, resi possibili dai viaggi di
esplorazione e dalle scoperte geografiche. i commerci mediterranei rimasero vivaci ma sicuramente
assunsero un posto sempre più marginale rispetto alle nuove direttrici di traffico che si affermarono
nell'età moderna. i portoghesi mantennero il controllo dei traffici con l'Asia fino ai primi decenni del
diciassettesimo secolo. le spezie continuarono a rappresentare una componente importante del
commercio internazionale ma persero progressivamente la centralità che avevano avuto nella prima
età moderna. nel commercio europeo con l'Asia un rilievo crescente fu acquisito dalle importazioni
di seta, cotone, tè e rame. dopo la scoperta dell'america la formazione di un impero spagnolo che si
estendeva dalla California e dalla Florida fino al Cile e l'occupazione del Brasile da parte del
Portogallo aprirono un'intensa corrente di scambi commerciali attraverso l‘atlantico. Fu necessario
infatti rifornire i coloni che si erano stabiliti nel nuovo mondo. con la scoperta di ricche miniere di
metalli preziosi nei territori occupati dalla Spagna cominciarono ad arrivare a Siviglia crescenti
quantità di oro e argento; in seguito furono importati in Europa prodotti dei quali c'era una forte
domanda, come zucchero, tabacco e legnami pregiati. nel corso del 600 al declino della Spagna e del
Portogallo corrispose l'affermazione prima dell'olanda poi della Francia e dell'inghilterra come
principali protagonisti dell'espansione europea, in particolare attraverso colonizzazione dell'america
settentrionale. la dinamica degli scambi commerciali fece segnare nel periodo considerato un
sempre più accentuato spostamento del baricentro economico Del'Europa dal sud Mediterraneo ai
paesi del nord e della costa Atlantica.
le origini del sistema monetario in vigore nell'età moderna risalgono alla riforma realizzata sul finire
dell'ottavo secolo da Carlo Magno, il quale istituì un sistema di monometallismo fondato su un'unica
moneta di argento, il denaro. la moneta metallica si identificava in base al peso, che indicava quante
monete dovevano essere coniate da una data quantità di argento o oro, e alla Lega, che indicava il
rapporto tra metallo prezioso e metallo non nobile. per comodità ci si abituò ben presto a utilizzare
dei multipli del denaro, ovvero delle monete ideali di conto che non erano effettivamente coniate, la
lira e il soldo: 240 denari= 20 soldi= una lira. l'incremento degli scambi per effetto della crescita
economica iniziata nel secolo undicesimo rese sempre più inadeguato un sistema basato su una sola
moneta. si provvide perciò dapprima alla coniazione di multipli del denaro e poi, nella seconda metà
del tredicesimo secolo, all'emissione di monete d'oro. per prime furono Firenze e Genova a coniare
nel 1252 il Fiorino e il genovino d'oro. Si passo così dal monometallismo a un sistema per il quale il
valore delle monete era legato al valore dell'argento e dell'oro, sistema rimasto in vigore fino alla
fine del diciottesimo secolo. L'Europa non conobbe quindi la carta moneta, utilizzata invece fin dal
tredicesimo secolo in Cina e descritta con stupita ammirazione da Marco polo.
L’eta medievale fu caratterizzata da una ricorrente scarsità di metalli preziosi rispetto alle esigenze
della circolazione monetaria. sul finire del quindicesimo secolo la situazione migliorò sensibilmente
grazie ai progressi tecnici dell'industria estrattiva e alla scoperta di nuovi ricchi giacimenti di argento
nell'europa centrale. fu però soprattutto l'afflusso di metalli preziosi dalle colonie spagnole nel
continente americano a determinare nel corso del sedicesimo secolo un forte incremento della
massa monetaria. già i contemporanei misero in correlazione questo fenomeno con l'aumento dei
prezzi che caratterizzano l'intero corso del 500 e si protrasse fino ai primi decenni del 600.
HAMILTON, 1934, pose in diretta correlazione l'andamento dell'inflazione e gli arrivi di oro e argento
in Spagna.
quando circolavano monete che contenevano metalli preziosi era forte la tentazione nei sudditi di
tosarlo o comunque di ricavare da esse con la limatura una certa quantità di polvere di argento o
oro; a quel punto il peso della moneta non corrispondeva più a quello previsto nel conio dalla zecca.
per evitare la tosatura a partire dal 600 le monete furono coniate con un orlo zigrinato. erano
soprattutto i principi che spesso realizzavano una frode nella coniazione: bastava gettare nella Lega
un po di metallo poco prezioso, il risultato era un aumento della moneta in circolazione e cioè
l'inflazione. legge di GRESHAM, banchiere inglese vissuto nel sedicesimo secolo: la moneta cattiva
scaccia dalla circolazione quella buona. se circolano nello stesso paese due monete aventi lo stesso
valore legale ma diverso contenuto di metallo prezioso, quella a minor valore intrinseco tende a
sostituire nella circolazione l’altra.
fin da quando nel diciottesimo secolo furono coniate monete d'oro si determinò una netta
differenziazione fra queste ultime, usate negli scambi internazionali e nel commercio all'ingrosso, e
le monete piccole, che servivano invece per le compravendite quotidiane e per il pagamento dei
salari. la tendenza alla svalutazione interessò in particolare le monete piccole, che garantivano la
circolazione interna ed erano in riferimento per la fissazione dei prezzi: esse finirono per contenere
una quantità sempre minore di metallo prezioso. nell'età moderna quindi per le minute transazioni
quotidiane si usavano monete che portavano impresso il loro valore nominale, molto superiore al
valore di mercato del loro intrinseco metallico, per cui non vi era convenienza a fonderle: si trattava
di moneta divisionaria, definita spicciola, che circolava su base fiduciaria. per irreversibile processo di
svilimento delle monete effettivamente circolanti la relazione fra queste e le monete di conto si
spezzò in quanto cadde ogni relazione fra i rispettivi pesi: si continuo a dire che 12 denari formavano
un soldo e 20 soldi una lira, ma il peso di 240 denari svalutati non corrispondeva più al peso di una
lira. si stabilì così una distinzione fra due sistemi monetari: le monete di conto, ideali e non
realmente esistenti, con le quali si fissavano i prezzi e si teneva la contabilità, e le monete
effettivamente coniate che si utilizzano per i pagamenti. nell'epoca considerata le monete di nuovo
conio non sostituivano le precedenti, per cui c'era una moltitudine di unità monetarie tutte diverse
per il tipo di metallo, per il peso e per il valore intrinseco. la situazione poi era ulteriormente
complicata dal fatto che gli Stati non avevano una piena sovranità monetaria per cui nel loro
territorio circolavano liberamente non solo le monete coniate dall'autorità politica ma monete
forestiere della più diversa provenienza. le monete di conto servivano appunto a uniformare questo
caotico sistema monetario. le autorità monetarie non riuscirono a mantenere stabile la relazione fra
monete grosse e monete piccole a causa del progressivo e irreversibile svilimento di queste ultime.
il cambio è il prezzo al quale una moneta viene cambiata con un'altra. Nel caso di una diminuzione
del valore di una moneta nei confronti delle altre si parla di svalutazione. il problema del cambio
nell'età moderna si poneva quotidianamente a tutti a causa dell'esistenza anche all'interno dello
Stato di due diverse unità monetarie, la moneta di conto e le monete effettivamente circolanti.
quando le monete in oro o argento acquistano in valore nominale si determina una corrispondente
svalutazione della moneta di conto; viceversa, se le monete in oro o argento perdono in valore
nominale si ha una rivalutazione della moneta di conto.
anche nella storia monetaria la rivoluzione francese ha rappresentato un momento di svolta. nel
1795 infatti la convenzione stabilì che l'unità monetaria sarebbe stata il Franco di argento. il nuovo
ordinamento monetario si diffuse poi in tutta Europa grazie alle conquiste della Francia
rivoluzionaria e napoleonica e fu mantenuto anche nell'età della restaurazione. In Francia la legge
del 1803 stabilì formalmente un sistema di bimetallismo, ma nel corso del diciannovesimo secolo si
manifestano in tutti i paesi una tendenza verso il monometallismo aureo, destinato a durare fino alla
prima guerra mondiale. la circolazione era composta di monete d'oro e di biglietti di banca
pienamente convertibili in monete d'oro e viceversa.
CAPITOLO 5- LA SOCIETA’ DI ORDINI: LA GERARCHIA SOCIALE
-ORGANIZZAZIONE SOCIALE
Nella società di antico regime il posto di ciascun individuo era stabilito fin dalla nascita in una scala
gerarchica considerata per sua natura perfetta in quanto riconducibile in ultima istanza alla volontà
divina. Il cambiamento era quindi di per sé giudicato negativamente come una pericolosa rottura di
un ordine immutabile. Ogni membro del corpo sociale non era un individuo isolato dagli altri suoi
simili: ciascuno si inseriva nella comunità e partecipava alla sua vita in quanto parte del gruppo dal
quale dipendeva il suo status, ovvero la sua condizione giuridica particolare. Fino al 1789 la società
fu fondata sulla tradizionale suddivisione in tre ordini distinti in base alla funzione svolta: gli
oratores, che pregano, cioè il clero, i bellatores che combattono, cioè la nobiltà, e i laboratores, che
lavorando producono i beni necessari alla sussistenza di tutti. La società di antico regime aveva una
base corporativa, si poneva cioè come un variegato universo di corpi, gruppi e comunità ciascuno
con una diversa e ben definita configurazione giuridica. La rivoluzione francese, sancendo
l'uguaglianza giuridica, cancellò di colpo questo particolarismo creando le premesse per una società
di individui eguali. L’appartenenza ad un ceto comportava l'acquisizione di una mentalità, di un
costume di vita, di valori e di comportamenti sociali condivisi. Essa però non implicava una
conformità di condizione economico sociale. Ciò che contava era lo status virgola che era
riconosciuto all'individuo in base alla nascita, al ruolo svolto nella società e alle prerogative che egli
condivideva con i corpi collettivi dei quali faceva parte. Era chiaro già ai contemporanei che la
divisione nei tre ordini rappresentava ormai uno schema vuoto di contenuto in quanto non
corrispondeva più alla realtà dell'europa occidentale, dove già nel basso medioevo si era formata
un'élite di mercanti che per la ricchezza del patrimonio, per la formazione culturale e per lo stile di
vita si distingueva dalla massa dei laboratories, formando un gruppo intermedio fra nobili e popolo
lavoratore. Si è soliti indicare queste élite con il nome di borghesia, termine anacronistico che non
corrisponde alla condizione della società pre indutriale e alla stessa mentalità di quei gruppi. La loro
crescita economica avvenne all'interno dell'ordine sociale tradizionale senza metterne apertamente
in discussioni le caratteristiche fondate sulla distinzione di ceto. Questi uomini miravano ad uscire
dalla loro condizione di plebei seguendo le molte strade che consentivano di nobilitarsi
il primo ordine nei paesi cattolici era il clero, che comprendeva tutti gli ecclesiastici secolari e
regolari. La chiesa deteneva ovunque una quota importante della proprietà Fondiaria. I beni
ecclesiastici, chiamati manomorta, erano inalienabili senza un permesso del Papa, ed erano in via di
principio esenti da imposte. La chiesa riscuoteva inoltre annualmente la decima. la ricchezza del
corpo ecclesiastico era generalmente appannaggio dell'alto clero, in larga parte proveniente dai
ranghi della nobiltà, a conferma del predominio sociale di questo ceto
Quando si affermò una chiara configurazione istituzionale dell'ordine nobiliare: molto importante fu
nell'età carolingia l'emergere di una classe feudale votata al servizio militare, principale obbligo del
Vassallo per adempiere al legame personale di fedeltà stabilitosi con il proprio signore. Si consolidò
in tal modo l'idea di una categoria di persone, i bellatores, che trovavano nella guerra la propria
vocazione e la giustificazione della propria superiorità rispetto agli altri membri del corpo sociale. a
questa aristocrazia di guerrieri si aggiunsero in seguito i titolari della Signoria rurale, che
esercitavano su quanti risiedevano nel territorio poteri che comportavano il mantenimento
dell'ordine e l'amministrazione della giustizia. La continuità della ricchezza determinò la nascita di
dinastie familiari e portò di conseguenza alla progressiva identificazione di un ceto stabilmente
insediato al vertice della gerarchia sociale. si delinearono fin da subito precise norme di successione
ereditaria per la trasmissione di nome, patrimonio e prestigio del casato. Lo statuto nobiliare si
deineò con sufficiente chiarezza solo a partire dal tredicesimo secolo, quando il modello del
vassallaggio feudale era in una fase di irreversibile declino. Un ruolo decisivo nella formazione del
costume e della mentalità nobiliare ebbe la cultura cavalleresca, che impose i modelli della virtù,
dell'onore e della difesa della fede come tratti tipici del Cavaliere cristiano. la proprietà della terra
era, nell'antico regime la fonte principale della ricchezza, del prestigio sociale e del potere politico.
Essa rappresentava anche il fondamento del patrimonio delle famiglie nobili, la prima e più visibile
espressione della loro superiorità. La nobiltà infatti possedeva, pur essendo una frazione assai
piccola della popolazione, un patrimonio fondiario vastissimo. In Francia alla vigilia della rivoluzione i
nobili, circa l'un per 100 della popolazione, aveva mediamente il 20-25% delle terre; In Svezia i nobili
erano proprietari del 72% della terra. all'interno del ceto aristocratico vi erano posizioni talora
anche molto differenti: In Francia vi era una profonda differenza fra nobili che avevano il privilegio di
vivere a Corte e i nobili di campagna; così nella nobiltà spagnola una abisso separava le grandi
famiglie e gli hidalgos. era vietato ai nobili derogare ai valori connaturati alla loro posizione sociale
esercitando professioni ritenuti vili, indegne del rango aristocratico. Al riguardo Vigevano regole
molto differenziate: si può dire comunque che era vietato al nobile praticare le arti meccaniche,
svolgere lavori manuali e ricoprire uffici pubblici minori. Lo statuto della nobiltà escludeva anche
l'impegno nel mondo degli affari e delle attività mercantili. assai deversa era la condizone della
nobiltà nell'europa orientale; qui i nobili erano proprietari di manifatture i cui prodotti erano
venduti sul mercato, ma in realtà queste imprese rientravano appieno nel dominio della Signoria.
molto importante per il consolidamento dell'ordine nobiliare fu l'affermarsi di regole molto rigide
volte a impedire la divisione e la dispersione del patrimonio familiare. parte integrante della
mentalità aristocratica era il concetto di onore, fondamento del senso di superiorità rispetto alla
massa dei plebei. al rango erano legati privilegi: onorifici, come il diritto di portare la spada;
giudiziari come il diritto di essere giudicati da tribunali composti da propri pari e di non soggiacere
alle stesse pene dei plebei; fiscali come l'esenzione totale o parziale delle imposte. nel corso dell'età
moderna la nobiltà dovette confrontarsi con il processo di rafforzamento dell'istituto monarchico
che, se si pose come garante del suo primato sociale ed economico, tese a limitarne il potere
proteggendo i sudditi contro le sue potenze. vi erano diverse strade per diventare nobili: una via era
offerta dalla pratica della venalità delle cariche: i plebei che disponevano di un cospicuo patrimonio
potevano acquistare alcune cariche finanziarie o giudiziarie che, nei più alti gradi, conferivano una
nobiltà trasmissibile con l'ufficio agli eredi. si formò così una nobiltà di toga. un'altra possibilità era
l'acquisto di un feudo virgola che fra l'altro comportava in Francia l'esenzione dalle imposte; in tal
caso occorreva abbandonare ogni attività che richiamasse le attività mercantili precedenti, iniziare a
vivere nobilmente e acquistare o costruire un palazzo degno del nuovo rango. così dopo qualche
generazione si poteva essere accettati nell'ordine privilegiato. in generale si affermò il diritto della
monarchia di legittimare con la propria autorità il rango della nobiltà e anche di creare nuovi nobili.
-IL PATRIZIATO
lo sviluppo delle città in Italia, nelle Fiandre, nella Svizzera e nelle zone occidentali e meridionali
dell'area tedesca determino la progressiva affermazione di un'altro tipo di ceto aristocratico virgola
di origine urbana e non rurale o signorile e non legato alla funzione militare. La cronica instabilità
delle istituzioni comunali provocò a partire dalla metà del tredicesimo secolo la tendenza alla
formazione di governi più forti e duraturi; questa esigenza si realizzò in molti casi attraverso
l'emergere di una classe dirigente che assunse di fatto il controllo delle magistrature cittadine e
emarginando gli strati popolari. alla guida della città si insediarono dei patriziati, ristretti gruppi di
famiglie di grandi mercanti e banchieri e anche talora di famiglie di tradizione nobiliare che si
riservarono il monopolio delle principali cariche trovando in questa funzione la radice di una
distinzione di status rispetto alla restante popolazione cittadina. si formarono così ceti di governi
esclusivi, tendenzialmente chiusi.
-LA CITTA’
la città rimase nella sua struttura e nella sua realtà quotidiana legata alla tradizionale
frammentazione in corpi, comunità e associazioni che costituivano la trama della vita sociale. oltre
alle corporazioni, fra garzoni e lavoranti, dipendenti salariati, furono attivi i COMPAGNONNAGES,
società di mutuo soccorso di antica origine, che, pur vietate dalle autorità, garantivano una rete di
solidarietà clandestina che si estendeva a più città. decisiva fu anche la funzione delle confraternite,
associazioni di laici che promuovevano opere di carità e di assistenza. due esigenze vitali per
l'universo urbano erano la difesa da possibili attacchi nemici e il regolare approvvigionamento di
frumento e derrate alimentari, di legname e acqua. al di fuori delle mura cittadine era tollerata solo
la presenza di poche attività indispensabili. la subordinazione delle campagne si esprimeva anche
nella diffusione della proprietà Fondiaria dei cittadini, che nei dintorni costituiva sovente una quota
rilevante della terra disponibile
-GLI EBREI
Dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. ad opera dell'imperatore Tito, gli ebrei si
dispersero nei paesi del Mediterraneo, nel vicino Oriente e in varie zone dell'europa in quello che
viene definito diaspora. Nella Bibbia ebraica virgola che riconosce il solo antico testamento,
fondamentale è in particolare il pentateuco, che raccoglie insieme degli insegnamenti e delle
prescrizioni rivelati da Dio attraverso Mosè e che costituisce la torah scritta. non meno importante è
la cosiddetta bibbia orale, ovvero il talmud, che raccoglie le interpretazioni della dottrina tradizionale
giudaica post biblica. figura centrale delle comunità era il rabbino, interprete della legge e custode
del patrimonio storico e culturale dell'ebraismo. nell'età medievale particolarmente consistente ed
importante fu la presenza degli ebrei nella penisola iberica. chiamati sefarditi, nome ebraico della
Spagna, sotto la dominazione araba poterono vivere in condizioni accettabili. La situazione degli
ebrei peggiorava quando i territori in cui vivevano passavano sotto il controllo dei regni cristiani.
Pesava il fatto che entrambe le religioni si riferivano all'antico testamento come libro ispirato da Dio,
ma lo interpretavano in modo diverso. Nel 1205 Papa Innocenzo terzo affermò che la presenza degli
ebrei in terra cristiana poteva essere tollerata solo a patto che fossero tenuti in condizioni di
perpetua schiavitù. la prima crociata del 1096 fu occasione di violenze e uccisioni nei confronti degli
ebrei che vivevano in Germania, chiamati askenaziti, il nome di un personaggio biblico ritenuto
capostipite dei popoli nordici. nel 1215 il quarto Concilio lateranense impose l'obbligo di portare un
segno distintivo, variabile per colore e forma nei vari paesi. Seguirono il grande rogo pubblico dei
libri del talmud a Parigi nel 1242, nel 1290 l'espulsione dall'inghilterra e nel quattordicesimo secolo
dalla Francia. In questo periodo cominciarono anche a circolare alcune leggende che avrebbero
alimentato a lungo l'antisemitismo di ampi strati della società europea. Nel basso medioevo si
determinò anche una progressiva evoluzione dell'identità delle comunità ebraiche dal punto di vista
economico sociale. In precedenza gli ebrei si erano inseriti nel tessuto economico della società
cristiana praticando agricoltura, allevamento, artigianato, commercio e molte professioni. Con il
peggioramento del loro status giuridico non poterono più esercitare molte di queste attività e non
poterono acquistare beni immobili, inoltre fu vietato loro di sposare donne cristiane o di avere dei
cristiani alle loro dipendenze. Dopo il Concilio lateranense del 1179, che vietò ai cristiani il prestito a
interesse ad altri cristiani, gli ebrei si specializzarono nell'attività di cambia valute e nel prestito su
pegno e si dedicarono prevalentemente al commercio. All'alba dell'età moderna l'espulsione dalla
Spagna nel 1492 e poi nel 1497 dal Portogallo segnò una svolta decisiva nella storia delle minoranze
ebraiche in quanto colpì la comunità europea più antica, numerosa e radicata. già alla fine del
quattordicesimo secolo si era avuto in Spagna un massacro degli ebrei accompagnato da migliaia di
conversioni forzate. coloro che scelsero di partire pur di non convertirsi si diressero perlopiù nei
Paesi Bassi, nei paesi balcanici e verso l'impero ottomano. negli stessi anni le espulsioni da quasi
tutte le città tedesche determinarono un esodo verso l'Europa orientale, in particolare Polonia.
rispetto al basso medioevo risulta notevolmente modificata la distribuzione geografica virgola in
quanto la maggioranza di essi viveva ormai nell'europa orientale. nell'impero ottomano gli ebrei
poterono esercitare diverse professioni ed attività economiche, ma in Europa essi andarono incontro
ad un generale aggravamento della loro condizione. nella crisi religiosa del 500 prevalse una
considerazione negativa della presenza ebraica. Lutero, 1543, incito ad incendiare le sinagoghe e le
case degli ebrei e al limitarne la libertà di movimento; queste posizioni furono sostanzialmente
condivise dalla Chiesa di Roma. gli ebrei furono scacciati da tutti i territori italiani soggetti Alla
Spagna mentre rimasero nei Ducati Di Ferrara e Mantova, nello stato della Chiesa, nel granducato di
Toscana e nella Repubblica di Venezia. Proprio a Venezia si istituzionalizzò una forma di segregazione
che avrebbe caratterizzato tutta la vita dell'ebraismo nell'europa moderna: il ghetto. Già in
precedenza gli ebrei si erano stabiliti preferibilmente in alcuni quartieri delle città ed erano stati
soggetti a limitazioni della libertà di spostarsi. Nella primavera del 1516 la Repubblica di Venezia
impose agli ebrei l'obbligo di risiedere in un'area separata, che fu chiamata ghetto perché lì era
situata in precedenza una fonderia. nel 1555 il Papa Paolo quarto carafa dichiaro in una bolla che gli
ebrei dovevano vivere in quartieri distinti, dai quali non potevano uscire di notte e nelle festività
cristiane: in tal modo la segregazione divenne un principio di carattere generale. Alla linea fissata Da
Roma si adeguarono molti Stati italiani: nel 700 si contavano nella penisola 41 ghetti nei quali viveva
il 75% degli ebrei. Faceva eccezione Livorno, l'unica città italiana nella quale non si stabilì un ghetto.
L'istituzione del ghetto, circondato da mura i cui portoni erano chiusi al tramonto e sorvegliati da
guardie, obbligò le comunità ebraiche a vivere in spazi molto ristretti e carenti dal punto di vista
igienico sanitario a causa del sovraffollamento. Per le comunità ebraiche avevano enorme
importanza i riti e le tradizioni sui quali si fondava la loro identità non solo religiosa ma anche
culturale: il riposo di SHABBAT, la PESAH, la circoncisione e le regole alimentari della cucina kasher.
la popolazione del ghetto virgola che presentava un livello di istruzione e alfabetizzazione
mediamente superiore a quello dei cristiani, trovava un motivo di speranza nella comune attesa del
messia. quanto maggiori erano l'isolamento e l'ostilità del mondo esterno tanto più forte era la
coesione interna difesa della propria identità. mentre gli ebrei rimasti in Germania, Olanda e Italia,
poco più di 100.000 persone, vivevano in città, le comunità polacche di origine ashkenazita si
stabilirono perlopiù nei villaggi dove esercitavano commercio e artigianato e si distinguevano per
l'uso dello yiddish, lingua nata dalla fusione del tedesco con termini ebraici e slavi. non mancarono
ebrei che ascesero a condizioni di grande prosperità e prestigio virgola in particolare attraverso il
finanziamento degli Stati coinvolti nelle guerre e la gestione delle forniture militari. Nel 700 il clima
culturale e politico progressivamente si modificò grazie all'influenza del pensiero illuministico. Non
tutti i pensatori illuministi però guardarono con favore all'emancipazione degli ebrei. Emergeva un
antisemitismo nuovo, virgola non più legato a motivazioni religiose, che colpiva l'ostinata volontà
degli ebrei di preservare la propria identità e la propria separatezza. agli inizi degli anni 80
l'imperatore d'austria Giuseppe secondo con diversi editti per le varie province dell'impero adottò i
primi provvedimenti favorevoli agli ebrei, concedendo loro alcuni diritti civili; si trattava però di
misure parziali e limitate. fu la rivoluzione francese a decretare la completa emancipazione
proclamando gli ebrei cittadini francesi a pieno titolo. Il clima cambiò nuovamente nell'età della
restaurazione: in molti stati furono messe in discussione le conquiste dell'età rivoluzionaria e in
qualche caso vi fu anche una violenta ripresa di misure discriminatorie. A Roma fu ripristinato il
ghetto. l'emancipazione che si affermò nel corso del diciannovesimo secolo, in forme e modi diversi,
in buona parte dell'europa Apri nella storia dell'ebraismo una fase completamente nuova, che
ripropose in termini diversi il problema della loro presenza nella società. erano liberi ormai di
spostarsi e di scegliere la loro residenza,- potevano acquistare case e terreni, avere accesso alle
professioni e a tutte le attività economiche, ma questa integrazione nella società inevitabilmente
allentava il vincolo che per secoli aveva tenuto unite le comunità. la prospettiva dell'integrazione,
con il conseguente rischio di assimilazione inquietava la coscienza di molti virgola e non solo negli
ambienti più tradizionalisti. nacque così alla fine del diciannovesimo secolo virgola di fronte a
rinnovarsi di persecuzioni e discriminazioni, il movimento sionista, animato dall'idea di un ritorno
nella terra degli avi, dove la fiamma dell'antica fede dei secolari valori culturali e religiosi
dell'ebraismo avrebbe potuto ardere finalmente libera dai condizionamenti e dalle tentazioni del
mondo esterno.
nel periodo di passaggio dalle trame di rivale all'età moderna mutarono le caratteristiche del
pauperismo, e muto anche l'atteggiamento della società di fronte a questo fenomeno. La società
medievale, fondata sui valori della morale cristiana, tendeva a considerare la povertà come
un'immagine vivente del disprezzo per le cose del mondo predicato da Cristo. L'elemosina e la carità
erano viste quindi come preziose occasioni per meritare la salvezza eterna. occorre distinguere fra la
figura del povero come individuo e la povertà come fenomeno collettivo. Coloro la cui povertà
dipendeva da motivi strutturali come ad esempio invalidi trovavano tutto sommato un sostegno in
città nelle reti di solidarietà delle varie confraternite e associazioni e nell'assistenza degli enti
ecclesiastici virgola in campagna nella comunità del villaggio. Analogamente era condiviso l'aiuto ai
cosiddetti poveri vergognosi, persone di buona condizione sociale caduta in miseria. la svolta nella
considerazione del pauperismo si determinò quando esso iniziò a diventare un fenomeno di massa
endemico. alla radice di questa evoluzione vi fu innanzitutto la crescita demografica, aumento
disoccupazione, aumento prezzi. si ebbe un netto peggioramento delle condizioni di una quota
consistente della popolazione. in questa situazione si ebbe nelle classi agiate un atteggiamento di
diffidenza e timore virgola e si affermò la tendenza a distinguere fra poveri buoni, meritevoli di
assistenza virgola e poveri cattivi, da controllare e punire. 1529-30 a Lione Vi fu prima carestia e poi
epidemia di peste, 1531 fu invasa da migliaia di poveri in cerca di aiuto. ciò indusse le autorità
cittadine a organizzare un piano di aiuti pubblici e distribuzione di pane. nel 1534 questa elemosina
generale fu trasformata in istituzione permanente dotata di una propria forza di polizia. Analoghi
provvedimenti volti a centralizzare l'azione di contrasto al pauperismo furono adottati dalle autorità
di buona parte delle città europee. In Inghilterra nel 1572 fu introdotta a livello locale una tassa che
avrebbe dovuto fornire alle parrocchie le risorse necessarie per provvedere ai poveri che vi
risiedevano. si stabilì il principio per cui ogni comunità aveva la responsabilità di soccorrere i propri
poveri, mentre si cercò di contrastare lo spostamento di questi verso la città. fra 1597 1601 una serie
di statuti pose le basi per un organico piano nazionale volto a rieducare i poveri abili attraverso il
lavoro forzato e a combattere con pene severissime la mendicità e il vagabondaggio. nel corso del
diciassettesimo secolo la politica di centralizzazione della lotta al pauperismo si concretizzò in un
piano che Foucault ha definito la grande reclusione dei poveri, una prospettiva nella quale l'obiettivo
di una sorta di igiene sociale veniva perseguito in modo radicale, con una miscela di misure
penitenziarie e di indottrinamento morale e religioso. fu in questa prospettiva che fu istituito a Parigi
nel 1656 l'ospedale maggiore, un vero universo carcerario nel quale la morale del lavoro veniva
inculcata attraverso paura e violenza. In Italia alberghi per raccogliere mendicanti, poveri e
vagabondi furono istituiti a Torino, Genova, Roma e Napoli. Ma fra le case di correzione vanno
ricordate soprattutto le WORKHOUSES, istituite in Inghilterra per organizzare il lavoro obbligatorio
dei disoccupati, degli sbandati e degli oziosi. di fatto si trattò di orribili prigioni nelle quali furono
rinchiusi alla rinfusa, in condizioni di carenza igienico sanitaria e drammatica promiscuità, vagabondi
e mendicanti, soldati sbandati e disertori, malati di mente e avventurieri, vecchi e bambini, ubriachi
e impostori, imbroglioni e criminali, prostitute e ragazze nubili con figli illegittimi prive di ogni
risorsa. Marat definisce questi luoghi come asili abominevoli dove gli abusi, le malattie e la fame
regnano costantemente.
Lo stato moderno deve essere considerato una forma storicamente definita nel tempo e nello
spazio, che si è affermata nell'europa occidentale agli inizi del diciannovesimo secolo ed è stata poi
adottata, in tempi e modi diversi, da tutti i popoli civilizzati. Esso si caratterizza come un organismo
politico dotato di piena sovranità sul territorio e sugli individui sottoposti alla sua autorità, in
quanto dispone del monopolio legittimo della forza, sia all'interno per garantire l'ordine, sia
all'esterno nei confronti degli altri stati. In tal senso lo stato moderno è stato di diritto, che regola la
vita della società attraverso un ordinamento giuridico uniforme, fondato su norme astratte e assume
la forma di un ente che Persegue i suoi scopi secondo la legge in modo neutrale e imparziale. come
una persona giuridica distinta rispetto agli individui che ne esercitano di volta in volta le funzioni.
Esso ha assunto anche, a partire dal XIX sec, il carattere di stato nazionale, in quanto organizzazione
politica di una popolazione che ha maturato una coscienza della propria identità sulla base di comuni
caratteri etnici, linguistici o storico- culturali. Questo tipo di stato è sorto storicamente dalla
rivoluzione francese, la quale stabilì l’uguaglianza giuridica di tutti i cittadini. Il fatto che lo stato
abbia assunto il compito di eseguire la volonta, reale o presunta, di una comunità nazionale è stato
gravido di conseguenze negative, che hanno caratterizzato le drammatiche vicende del XX sec e che
sembrano riemergere oggi da un passato che si sperava fosse sepolto. Lo stato nazionale resta il
principale protagonista della scena politica internaz, ma sta vivendo profonda crisi.
Alcune correnti storiografiche, nel considerare le vicende politiche dell'europa fra quindicesimo e
diciottesimo secolo, hanno individuato nell'indirizzo assolutistico di alcune monarchie
un'anticipazione di molti aspetti dello Stato moderno. A queste interpretazioni si sono contrapposti
quanti ritengono anacronistico utilizzare la categoria dello Stato moderno per analizzare le istituzioni
delle società di antico regime. Si pone il problema di definire in modo sufficientemente preciso la
natura e i caratteri delle dinamiche politiche che si affermarono nel corso dell'età moderna. verso la
metà del quindicesimo secolo si fece andare in molti Stati dell'europa occidentale un processo di
rafforzamento del governo centrale volto a limitare le prerogative della nobiltà feudale, Della Chiesa
e delle autorità periferiche e a formare un apparato amministrativo e finanziario più solido ed
efficiente. non a caso la stessa parola stato, utilizzata in precedenza nel senso etimologico di
condizione, modo di essere, cominciò proprio allora ad affermarsi nel significato attuale. In
precedenza si parlava di monarchia, regnum, civitas, oppure in generale si usava il termine res
publica. L’uso del termine stato stentò ad affermarsi nel pensiero politico. Importante tra XVI-XVII la
definizione del concetto di sovranità, nel quale si riflettono le contemporanee trasformazione della
struttura statale. Nel medioevo il potere sovrano non aveva il carattere di assolutezza che avrebbe
acquisito nel corso dell’età moderna. Esso non era esclusivo ma si poneva al di sopra di una
molteplicità di poteri ai quali era affidata nei vari ambiti territoriali l’amministrazione della giustizia,
il mantenimento dell’ordine, la coniazione di monete, la riscossione di imposte, la chiamata alle
armi. L’autorità del sovrano non si esercitava con un comando diretto ma doveva affermarsi
attraverso un complesso sistema di mediazioni e di transazioni con i poteri subordinati, i ceti e i
corpi. I termini essenziali del moderno concetto di sovranità si trovano nell’opera di Boldin: indicò
cme pricipale caratteristica della sovr il potere di dare leggi ai sudditi senza il loro consenso, potere
che ne riassume in se tutti gli attributi fondamentali. A questo riguardo Bodin distinse la
consuetudine, che si impone col tempo e per consenso comune, dalla legge, che esprime la volontà
di colui che ha l’imperium, il potere di comando. La legge prevale sulle altre fonti del diritto in
quanto espressione della volontà del sovrano. Ovviamente bisogna sempre distinguere fra i principi
elaborati dalla teoria politica e la specifica, multiforme realtà degli assetti istituzionali. I giuristi
riprendevano, sforzandosi di aggiornarle, le formule ereditate dalla tradizione. In realtà la monarchia
nell’età moderna fu ben lontana dall assolutismo descritto dai suoi teorici. Lo stesso boldin non
pensava che il potere del monarca fosse illimitato. Certo in questo periodo si cominciò a considerare
la corona come ente distinto rispetto alla figura del re, primo passo verso l’elaborazione del concetto
di stato come persona giuridica; tuttavia rimase ben viva la tradizionale concezione patrimoniale
dello stato, per cui l’autorità del sovrano si fondava sulla nozione privatistica di dominium, inteso
come possesso di un certo territorio da parte di una dinastia. I confini tra gli stati si presentavno
sovente in modo tutt’altro che chiaro e definito: un territorio apparteneva ad un sovrano per diritto
dinastico, per cui la linea di confine segnava il limite di tale diritto, acquisito per eredità o cessione o
trattato o incameramento di un feudo; a questa linea si sovrapponevano poi i limiti delle
circoscrizioni ecclesiastiche, e quelli di molteplici interessi privati e pubblici, di pedaggi, concessioni e
privilegi. Tipico in tal senso il vero intrico di posizioni giuridiche che segnava la frontiera fra
monarchia francese e impero. Solo dopo rivoluz fr il confine assunse il significato di limite della
sovranità e per questo presentò una tipica forma lineare, con la funzione di separare due comunità
nazionali ben identificate. Non è esatto definire la francia e l’inghilterra come monarchie nazionali
perche non si era ancora affermata la moderna idea di nazione, intesa come coscienza di una
comunità di costituire un’individualità storicamente determinata. In alcuni momenti della storia
moderna ci saranno manifestazioni di amor di patria da parte delle popolazioni, ma questo
sentimento era animato dall’attaccamento alla dinastia regnante o dalla volontà di difendere il
territorio o dall’odio verso lo straniero. Per l’età prerivoluzionaria occorre utilizzare con prudenza i
riferimenti allo stato moderno ed è opportuno parlare di stati di antico regime come forme
intermedie tra la realtà politica medievale e lo stato ottocentesco. Non a caso solo nel
diciannovesimo secolo il concetto di stato si impose come punto centrale della riflessione politica.
Decisiva fu l’elaborazione della nozione di società civile come entità autonoma. Nel pensiero
700esco l’espressione società civile era usato come sinonimo di società politica. Fu Hegel che nei
lineamenti di filosofia del diritto, 1821, elaborò questo concetto. Lui definì società civile come la
sfera dell’economia nella quale ciascuno persegue il propri particolare vantaggio o interesse. Distinto
da questo mondo, nel quale domina la concorrenza, è invece la sfera statale che hegel pone al
culmine della storia, come l’espressione più alta della razionalità e come la piena realizzazione della
libertà. Nela società civile gli individui concorrono al bene comune indirettamente,in quanto mossi
dal proprio egoismo; lo stato invece si pome come supremo regolatore neutrale dei contrasti di
interesse e quindi come istanza etica nella quale tutti gli individui formano un tutto organico,
trovando piena realizzazione della loro libertà. Marx rovesciò la tesi hegeliana affermandoo che lo
stato non può essere concepito astrattamente come un organo che persegue il bene comune
componendo gli interessi particolari della società civile: al contrario sono i rapporti di forza che
maturano nella sfera economico sociale a determinare la forma dello stato.
nel considerare l'istituto monarchico bisogna innanzitutto tenere ben presente L’aura della quale
esso era ammantato e che si esprimeva in tutte le forme e i simboli attraverso i quali la figura del re
si presentava ai suoi sudditi, fonte primaria della loro obbedienza, fedeltà e devozione nei suoi
confronti. Molto significativa in tal senso era la cerimonia del SACRE, la consacrazione dei re di
Francia (spiegazione rituale a p 106). fondamentale era il carattere ereditario della monarchia,
secondo l'ordine definito dalla legge; la continuità dinastica, che esprimeva il permanere dello Stato
al di là della persona fisica del re, assumeva un carattere quasi mistico. il carattere elettivo della
corona rappresentava invece un elemento di debolezza. la teoria della regalità si fondava sul
principio, affermato da Paolo di tarso, dell'origine divina di ogni potere (omnis potestas a deo). la
filosofia scolastica a partire da Tommaso d'aquino aveva aggiunto alla formula Paolina Le parole per
populum, in modo che l'origine divina del potere monarchico non fosse diretta ma mediata
attraverso il popolo; questo poneva il re in una posizione di inferiorità rispetto al Papa. contro queste
posizioni si schierarono nel corso dell'età moderna molti fautori del diritto divino della monarchia, i
quali sostennero che il re riceve la sua benezione divina direttamente Dio, senza l’intermediazione
del popolo, e che quindi è responsabile solo davanti a lui e non conosce poteri superiori sulla terra.
-DUALISMO ISTITUZIONALE
Alle soglie dell'età moderna i regimi di tipo monarchico prevedevano al vertice un caratteristico
dualismo istituzionale: il sovrano, principe o monarca, era affiancato da organismi rappresentativi a
base cetuale che avevano nomi diversi. in generale questi assemblee erano formate dai
rappresentanti dei tre ordini, clero, nobiltà e terzo stato; In Inghilterra le camere erano invece due,
arcivescovi e vescovi facevano parte insieme ai nobili titolati della Camera dei Lord mentre era
elettiva la Camera dei comuni. questi organismi avevano un'origine contrattuale: il riconoscimento
della supremazia del re era condizionato al riconoscimento di prerogative e consuetudini dei corpi
nei quali si articolava la società. il dualismo fra il sovrano e i ceti, espressione degli interessi
particolari delle varie articolazioni della società, esprime con chiarezza la natura di questo modello di
Stato che si definisce a base cetuale. il processo di rafforzamento del potere monarchico passo
dappertutto attraverso il ridimensionamento del ruolo di queste assemblee che costituivano
evidentemente un grave limite per l'esercizio della sua autorità. A tal fine era decisiva la periodicità
delle riunioni, che questi organismi a ogni occasione propizia tentarono di ottenere.
-LA CORTE
Nell'età moderna si afferma la tendenza dei sovrani, in precedenza spesso itineranti fra i principali
castelli del Regno, a stabilire la propria dimora in un luogo che si poneva anche come centro della
vita politica Dello Stato, la corte. L'attenzione per gli aspetti formali e simbolici del potere ha
determinato una notevole fioritura di studi su questo spazio nel quale il sovrano abitualmente viveva
circondato innanzitutto dagli esponenti delle principali famiglie della nobiltà, i cortigiani in senso
proprio, e quindi da dignitari, ministri e funzionari, e da una schiera di artisti, letterati e tecnici.
Nell'italia fra quindicesimo e sedicesimo secolo le corti si affermarono come centri di raffinata
cultura, punti di riferimento della straordinaria fioritura artistica che caratterizzò l'età
rinascimentale. ma la Corte è il centro simbolico del potere, non il luogo nel quale esso
concretamente si esercitava.
Il processo di unificazione del potere nella persona del sovrano si realizzò innanzitutto riservando gli
affari politici più importanti, in particolare la direzione della politica estera, a organismi collegiali
ristretti. spesso all'interno di questi organismi si fondò un più ristretto consiglio di gabinetto, che si
riuniva in modo del tutto informale; in esso il re prendeva con poche persone di sua fiducia le
decisioni più importanti. In modi diversi le monarchie che perseguirono un modello assolutistico, Pur
garantendo il Primato sociale della nobiltà, le riservarono cariche puramente onorifiche, chiamando
a far parte di questi consigli uomini nuovi, fedeli consiglieri ed esecutori delle decisioni politiche.
nell'età moderna un posto centrale nella vita politica ebbero i segretari di stato, le cui segreterie
erano il vertice di una macchina burocratica che ovunque tese a diventare sempre più complessa.
Decisivo ovviamente per il concreto esercizio dell'autorità era il controllo del territorio, sul quale
agivano poteri locali depositari di autonomie e privilegi spesso garantiti da statuti e capitolazioni di
lontanissima data. Le monarchie per imporre la loro volontà sulle periferie si servirono di commissari
nominati e dipendenti dal governo centrale. Tuttavia la struttura burocratica creata dalle monarchie
per rendere più efficace l'influenza del centro sulle periferie non annullò la realtà preesistente ma si
sovrappose a essa. L'antico regime era il Regno del molteplice anche perché nulla scompariva mai
per sempre
-LA GIUSTIZIA
La sacralità del potere monarchico, legata alla sua origine divina, si rifletteva sui rapporti con
l'autorità ecclesiastica, e in particolare nella volontà di accreditarsi come protettore della Chiesa e
come baluardo della fede. In questo spirito si coglie il significato dei titoli di cristianissimo, del quale
si fregiava il re di Francia, o di re cattolici, conferito ai sovrani spagnoli. Il problema dei rapporti fra il
potere politico e l'istituzione ecclesiastica si pose in termini profondamenti diversi nei territori che
aderirono alla riforma protestante. per quanto riguarda i paesi cattolici, rimase il tradizionale
dualismo dei due poteri separati, la chiesa e lo stato, le cui relazioni costituivano un aspetto generale
degli equilibri politico istituzionali e sociali. Lo stato tendeva ad affermare le prerogative spettanti al
sovrano in materia di religione, rivendicando non solo il compito di proteggere l'istituzione
ecclesiastica, ma anche il diritto di controllarla e intervenire, Quando necessario, per riformare gli
abusi. in ogni caso gli Stati erano ben attenti a evitare che gli atti del Papa avessero immediata
validità all'interno del loro territorio. In generale l'esigenza di limitare e controllare il potere della
Chiesa, nei suoi aspetti istituzionali, giuridici ed economici fu una componente imprescindibile del
processo di rafforzamento del potere monarchico e della struttura statale.
-LE FINANZE
il problema finanziario rappresentò il nodo centrale dei tentativi di dare maggiore solidità e coerenza
alla struttura dello Stato. tradizionalmente le imposte erano concepite come contributi straordinari.
le esigenze militari e della politica estera, il mantenimento dell'apparato burocratico, la polizia,
intesa allora in generale come gestione degli affari interni, e l'amministrazione della giustizia
richiesero agli Stati crescenti risorse che non era più possibile ricavare dal patrimonio familiare della
dinastia regnante o dagli occasionali donativi contratti con i ceti e la comunità. occorreva stabilire un
prelievo fiscale sistematico e continuativo: fu questo l'obiettivo principale degli Stati di antico regime
e il principale terreno di scontro fra monarca e assemblee cetuali. gli sforzi degli Stati di antico
regime non furono in grado di superare ostacoli e vincoli ereditati dalla tradizione, che impedirono
lo stabilimento di un sistema finanziario coerente e razionale. non vi era un bilancio attendibile delle
spese delle entrate in quanto i flussi erano gestiti da una miriade di casse ed enti particolari virgola e
non si arrivò mai a un'effettiva centralizzazione amministrativa; si procedeva di consueto a far fronte
alle esigenze del momento imponendo contribuzioni occasionali o prestiti forzosi. quanto al sistema
fiscale non vi era uniformità perché erano in vigore regimi diversi e pesavano esenzioni e privilegi.
peso anche il persistere di una concezione patrimoniale della finanza, che indusse molti Stati, per
quanto concerne le imposte indirette, gravanti sui trasferimenti e sui consumi, a dare in appalto la
riscossione a finanzieri privati, che anticipavano le somme necessarie al tesoro pubblico e poi
provvedevano in proprio all'esazione. nel 700 si ebbero i primi tentativi di razionalizzare il sistema. in
molti Stati si provvide allora a richiamare nelle mani dell'amministrazione la riscossione e si tentò di
realizzare un'imposizione diretta e reale. tuttavia solo con la rivoluzione francese si posero le basi
per un apparato finanziario uniforme, efficiente e razionale.
nell'età medievale le relazioni fra gli Stati erano affidati in generale ad ambascerie occasionali, che
avevano l'obiettivo di comporre contrasti o potenziali conflitti, di negoziare alleanze o di trattare su
specifiche questioni. nell'europa medievale il Papa svolgeva una naturale funzione di mediazione e
guida spirituale. furono gli Stati italiani dell'età umanistico rinascimentale a porre le basi della
diplomazia moderna, prevedendo l'invio di un rappresentante permanente presso i governi stranieri;
in particolare la Repubblica di Venezia diede vita ad un corpo di ambasciatori di primissimo ordine.
questo precoce sviluppo delle relazioni diplomatiche fu reso necessario dal sistema di equilibrio
instauratosi fra i principali Stati della penisola dopo la pace di Lodi del 1454. agli inizi del 500 questo
esempio fu seguito da tutti i principali paesi europei. i due trattati noti come pace di vestfalia, che
chiusero nel 1648 la guerra dei trent'anni, poserò le premesse per il riconoscimento di una comunità
internazionale di stati considerati in via di principio uguali per dignità e prerogative. la frattura
dell'unità cristiana però, opera della riforma protestante, modificò in modo significativo la dinamica
delle relazioni internazionali in quanto i conflitti religiosi assunsero un peso crescente, e talora
decisivo, nella formazione dei sistemi di alleanze.
i progressi della tecnica militare, che lo storico inglese Parker ha definito rivoluzione militare, furono
da un lato l'espressione delle profonde trasformazioni sociali che caratterizzarono la transizione dal
medioevo all'età moderna, e in particolare del irreversibile declino della nobiltà feudale, dall'altro,
richiedendo una forte crescita delle esigenze finanziarie, furono il principale motivo che rese
necessario un rafforzamento dell'amministrazione statale. Un aspetto centrale di questa evoluzione
della tecnica fu sicuramente l'uso della polvere da sparo, già nota in Cina e utilizzata dai mongoli nel
tredicesimo secolo, è arrivata in Occidente probabilmente attraverso la mediazione del mondo
musulmano agli inizi del quattordicesimo secolo. tuttavia, il perfezionamento delle armi da fuoco fu
lento, per cui gli effetti di questa scoperta si fecero sentire abbastanza tardi. in tal senso il primo
elemento di novità fu la formazione di eserciti interarmi, nei quali accanto alla cavalleria pesante era
prevista la presenza di balestrieri e arcieri, a piedi e a cavallo, e di importanti nuclei di fanteria. la
cavalleria pesante, composta di uomini d'arme reclutati su base feudale, era stata l'arma tipica
dell'età medievale e ancora alla fine del tredicesimo secolo si poneva come il nucleo centrale degli
eserciti. Già allora però cominciavano ad apparire i primi segni che mostravano sulla figura del
Cavaliere armato di lancia, spada e mazza, protetto dalla pesante armatura. Durante la guerra dei
100 anni la cavalleria pesante francese aveva subito pesanti sconfitte. la formazione di questi eserciti
interarmi, che implicava naturalmente una struttura organizzativa e logistica più complessa e anche
una profonda trasformazione dei piani tattici, fu il primo segnale di cambiamento. soprattutto risultò
decisivo, per il tramonto della guerra medievale, l'avvento delle fanterie, imposto dai trionfi
conseguiti sul campo di battaglia dall'ordine svizzero. questo si presentava come una fitta muraglia di
picche, lunghe anche più di 5 m, portate a due mani orizzontalmente sopra le teste da file serrate di
uomini che si muovevano in formazioni compatte a forma di quadrato. la centralità della fanteria
nella struttura degli eserciti impose una nuova forma di reclutamento: il re, mentre per mettere in
campo la cavalleria pesante dipendeva dai più potenti signori feudali, poteva ora liberarsi da questi
vincoli e assicurarsi il monopolio delle forze militari assoldando fanterie e predisponendo artiglieria.
naturalmente era necessario a tal fine disporre di entrate finanziarie regolari e cospicue, un obiettivo
che si poteva conseguire solo attraverso un'imposizione fiscale stabile. le fanterie svizzere furono a
lungo considerate invincibili, per cui molti sovrani e principi europei fecero a gara per assoldarle.
Non mancarono tentativi di imitare l'esempio dell'ordine svizzero: Già sul finire del 400 l'imperatore
Massimiliano d'asburgo mise in campo truppe provenienti in gran parte dalla Germania meridionale,
addestrate in modo analogo, i lanzichenecchi, compagni del paese. il predominio delle fanterie
svizzere durò solo fino ai primi anni del sedicesimo secolo, in quanto la crescente importanza delle
armi da fuoco determinò ben presto la necessità di un'ulteriore evoluzione della tecnica militare. lo
sviluppo delle armi da fuoco individuali, dal primitivo schioppo al archibugio fino al più efficiente
moschetto, che si affermo dalla metà del sedicesimo secolo, le rese sempre più maneggevoli e
leggere e ne migliorò la funzionalità. per effetto di questi progressi scomparvero progressivamente
dai campi di battaglia l'arco e la balestra che non erano inferiori alle armi da fuoco ma richiedevano
un lungo e minuzioso addestramento. a lungo permase un giudizio negativo sulle armi da fuoco:
Nell'orlando furioso Ariosto definiva l'archibugio maledetto, abominioso ordigno che permetteva
anche ad un Rio di combattere con un vero Cavaliere armato di spada. nel corso del sedicesimo
secolo le armi da fuoco conquistarono nella fanteria uno spazio sempre maggiore. importante fu
l'introduzione sul finire del diciassettesimo secolo della baionetta che faceva le veci della picca nella
battaglia corpo a corpo con il nemico. Mutò anche il ruolo della cavalleria che, dotata di armi
leggere, sciabole e pistole, fu impiegata per azioni isolate di sorpresa o per l'inseguimento. Rimase a
lungo il problema della lentezza dei tiri, poiché le operazioni di ricarica richiedevano un tempo
troppo lungo per fermare l'impeto della fanteria nemica. La soluzione del problema si ebbe alla fine
del 500 quando l'esercito olandese mise in atto contro gli spagnoli la tecnica del fuoco a Salve
successive. quanto all'artiglieria, essa per un lungo periodo non ebbe un'incidenza significativa sui
campi di battaglia a causa delle difficoltà del trasporto, della lentezza nella cadenza del tiro, della
scarsa precisione e della limitata gettata. solo nella seconda metà del 400 i progressi tecnici misero a
disposizione degli eserciti cannoni più robusti, leggeri e precisi che diedero risultati notevoli
nell'assalto alle fortificazioni. Fu rapidamente trovata la risposta alla nuova temibile arma con la
costruzione di fortezze bastionate di forma poligonale, un sistema di difesa che comportava costi
enormi. Fu quindi abbandonata l'architettura verticale dei castelli. La diffusione e i perfezionamenti
dell'architettura bastionata provocarono una progressiva transizione verso una guerra statica, di
posizione, incentrata su lunghi assedi. I progressi della tecnica militare determinarono la formazione
di eserciti permanenti di grandi dimensioni. Nella prima metà del diciassettesimo secolo Gli Stati più
importanti mantenevano non meno di 100.000 uomini in armi. Cambio anche il mestiere del soldato:
le truppe, sottoposte a un capillare addestramento, furono composte da professionisti, mercenari al
soldo di volta in volta delle potenze impegnate in guerra, veri automi che dovevano ripetere con
precisione nei tempi stabiliti le operazioni previste per l'utilizzo delle armi da fuoco. importanti
trasformazioni riguardarono anche la guerra sui mari. gli scontri navali rimasero a lungo legati allo
schema tradizionale dello speronamento e dell'arrembaggio. la situazione cambiò con lo sviluppo
della marineria a vela e soprattutto con l'utilizzo dell'artiglieria l'eliminazione dei problemi posti alla
stabilità della nave dal peso e dal rinculo dei pezzi e l'apertura nelle fiancate di portelli per i cannoni
posero le premesse per la comparsa dell'imponente galeone.
-MASSIMILIANO D’ASBURGO
Divenuto imperatore nel 1493, Massimiliano primo era un uomo intelligente è di notevole levatura
intellettuale. egli riuscì a rafforzare la propria autorità nei domini ereditari, creando una più solida
amministrazione finanziaria, ma a livello imperiale dovette scontrarsi con le resistenze dei principi
territoriali riluttanti a rinunciare, Anche in parte, alle proprie prerogative. negli organi federati la
legislazione e l'amministrazione della giustizia restarono prerogative condivise fra imperatore e ceti.
nella dieta del 1495 Massimiliano ottenne solo l'istituzione di una tassa, il soldo comune, che la dieta
avrebbe dovuto approvare ogni anno. Ma questo impegno fu ben presto disatteso: Massimiliano per
assoldare le truppe di cui aveva bisogno dovete continuare a vivere di espedienti e a trattare di volta
in volta con i principi territoriali. I risultati delle sue iniziative politiche furono perciò nell'insieme
deludenti. All'inizio del suo Regno ottenne dal re di Francia Carlo ottavo l’artois e la franca contea,
ma non riuscì a ripristinare l'autorità imperiale in Italia dove conseguì solo modesti acquisizioni
territoriali. i maggiori successi vennero dalla sua politica matrimoniale. il matrimonio con Maria di
Borgogna gli consentì l'acquisizione dei Paesi Bassi. da questa Unione sarebbe derivata in seguito la
straordinaria eredità del nipote di Massimiliano Carlo. nel 1515 Massimiliano organizzò anche il
matrimonio dell'altro nipote Ferdinando con una sorella di Luigi jagellone, re di boemia e Ungheria,
ponendo le premesse perché anche questi due Stati fossero acquisiti dagli asburgo.
-LA SPAGNA
Alla fine del quindicesimo secolo nella penisola iberica la presenza musulmana a fronte dei quattro
regni cristiani di Castiglia Aragona Navarra e Portogallo era ridotta ormai al solo Regno di Granada.
La nascita della Spagna moderna prese avvio dal matrimonio celebrato nel 1469 fra Isabella e
Ferdinando, eredi rispettivamente della corona di Castiglia e di Aragona. la successione di Isabella sul
trono castigliano nel 1474 fu contestata e provocò una guerra civile che durò fino al 1479, anno in
cui con la contemporanea salita al trono aragonese del marito realizzò definitivamente l'unione dei
due regni: da quel momento il termine latino hispania, che nel medioevo indicava l'intera penisola,
indico la Castiglia e l’Aragona. Il Regno aragonese composto di tre province: Aragona, Catalogna e
Valencia, per un totale di circa un milione di abitanti possedeva la Sicilia e la Sardegna e aveva
installato un ramo della dinastia sul trono del Regno di Napoli. Ben maggiore era il peso economico
e demografico della castiglia che raggiungeva forse i sei milioni di abitanti e fondava la sua economia
sull'allevamento. La supremazia castigliana si manifestò fin dall'inizio nella decisione di Ferdinando di
risiedere nel Regno di sua moglie e di delegare stabilmente l'amministrazione dei suoi domini
ereditari a dei viceré. La concorde azione dei due sovrani realizzò un notevole rafforzamento
dell'autorità della monarchia in Castiglia, dove si poneva innanzitutto il problema di combattere la
prepotenza nobiliare e la diffusa violenza. anche in Castiglia la monarchia Miro a sottomettere al suo
servizio le grandi casate aristocratiche escludendole dalle cariche politiche e chiamandole nel
consiglio reale. molto importante fu il controllo dei tre ordini religiosi militari egemonizzati dalla
nobiltà e con il loro vasto patrimonio fondiario rappresentava una sorta di Stato nello stato.
Ferdinando si fece nominare gran maestro di tutti e tre gli ordini che pose sotto l'autorità della
monarchia. Ferdinando ed Isabella si preoccuparono anche di limitare il potere delle città
nominando dei funzionari. Per quanto concerne la chiesa, i sovrani spagnoli già sul finire del
quindicesimo secolo si garantirono che il Papa nominasse alle principali cariche ecclesiastiche le
persone designate da loro e inoltre ottennero che le ricchezze della Chiesa deve essere un
contributo significativo alle finanze statali. Sul piano finanziario essi accrebbero in notevole misura le
loro entrate grazie in particolare a un'imposta indiretta che colpiva tutte le transazioni. Nel 1492
Ferdinando e Isabella portarono finalmente a compimento la reconquista, cioè la secolare lotta
contro la presenza musulmana, occupando Granada. in un primo tempo fu concesso ai musulmani di
restare e di conservare il loro consuetudini e la loro religione. Ma l'unità della fede cristiana era
indispensabile per integrare i territori. Così alla cacciata degli ebrei seguì un progressivo
inasprimento della politica nei confronti dei musulmani che furono obbligati a conversioni forzate e
battesimi di massa. Fin dal 1478 Ferdinando e Isabella aveva avevano ottenuto dal Papa la creazione
di un tribunale dell'inquisizione. questo tribunale posto alle dirette dipendenze della monarchia fu
l'unica istituzione comune ai vari domini della monarchia ed ebbe una funzione decisiva nel
preservare la purezza della fede cristiana e l'unità religiosa che erano il fondamento su cui poggiava
la nuova Spagna: l'intolleranza religiosa rappresento il marchio di origine della Spagna moderna. la
morte di Isabella nel 1504 pose un problema di successione che mise in pericolo l'unione fra i due
regni. La corona di Castiglia sarebbe spettata alla figlia dei sovrani Giovanna, che aveva sposato il
figlio dell'imperatore Massimiliano, Filippo il bello che a Bruxelles governava i Paesi Bassi. La morte
di Filippo nel 1506 e la pazzia di Giovanna risolsero la crisi dinastica e consentirono a Ferdinando di
continuare a governare anche il Regno castigliano. Nel 1512 egli occupando il Regno di Navarra
portò a compimento l'unificazione della Spagna
-L’INGHILTERRA
uscito vincitore dalla guerra delle due rose fra le famiglie di York e di Lancaster tra 1455 e 85, enrico
settimo tudor si occupò innanzitutto di restaurare l'autorità della monarchia contro le congiure e le
violenze della nobiltà feudale e si guadagnò così il consenso degli abitanti delle città. Egli governo nel
consiglio privato con un ristretto numero di uomini di sua fiducia e si servi per rafforzare la propria
autorità della Corte della camera stellata, un tribunale che si occupava in particolare dei reati di
natura politica e colpi con durezza rivolte e disordini. Si trattava in un certo senso di un tribunale
straordinario perché in Inghilterra vigeva tradizionalmente la common Law, diritto consuetudinario
che garantiva l'Indipendenza dei giudici dal governo e costituiva un limite oggettivo per la
legislazione regia. Enrico settimo accrebbe anche il proprio patrimonio fondiario con le terre
confiscate ai nobili ribelli e incrementò notevolmente le entrate finanziarie. Ciò gli consenti di
convocare solo una volta negli ultimi anni del suo Regno il Parlamento composto di due camere, la
Camera dei Lord e la Camera dei comuni. A Enrico settimo, 1485-1509, succedette il figlio Enrico
ottavo, 1509-47 che nei primi anni di Regno si impegnò senza molto successo nelle guerre
continentali e lasciò la guida del governo al cardinale Thomas Wolsey, cancelliere e legato del Papa
-LA RUSSIA
fra i molti Stati a Oriente della Lituania che erano soggetti Alla dominazione tatara dell'orda d'oro
cominciò a emergere già agli inizi del 300 il Ducato di moscovia, che ampliò progressivamente i
propri confini e sfruttò la sua posizione favorevole come nodo delle correnti commerciali fra Baltico,
caspio e Mar Nero. il fondatore dello Stato russo fu Ivan terzo il grande, 1462-1505. che occupò la
Repubblica di novgorod e il suo vasto territorio assumendo il titolo di sovrano di tutta la Russia.
All'interno limito il potere dell'aristocrazia ai quali contrappose un ceto di nuovi nobili legati al
servizio della monarchia attraverso la concessione di terre che potevano essere revocate ad arbitrio
del sovrano. Egli importò dall'occidente le armi da fuoco e adottò le nuove costose tecnologie
militari per la costruzione delle fortezze, per cui accrebbe notevolmente la pressione fiscale sul
mondo contadino. Molto importante fu il trasferimento del metropolita ortodosso da Kiev a Mosca,
in quanto la chiesa legata alla tradizione bizantina di stretta Unione tra potere civile e religioso
contribuì al rafforzamento dell'autorità monarchica e insieme sviluppò i primi elementi di un'identità
non solo religiosa ma anche culturale dello Stato russo. unico sovrano di fede ortodossa, Ivan sposò
una nipote dell'ultimo imperatore di Costantinopoli e si pose come erede spirituale della corona
bizantina. Ivan usò sporadicamente il titolo di zar, che univa il titolo romano e poi bizantino di caesar
a quello di khan della tradizione asiatica. In questa prospettiva Mosca si poneva come la terza Roma
erede di bisanzio che era subentrata con lo scisma ad Oriente del 1054 a Roma ma aveva ormai
perduto la sua funzione dopo la conquista ottomana. In tal senso lo stato russo e quindi lo zar era
investito del compito di garantire la vittoria del cristianesimo ortodosso e del elemento slavo sul
paganesimo e sul cattolicesimo. L'opera di ivan terzo fu proseguita dal figlio Basilio terzo, 1505-33, e
poi dal figlio di questi Ivan quarto detto il terribile, 1533-84, che nel 1547 assunse formalmente il
titolo di zar. Molto più incisiva divenne a opera di Ivan quarto l'azione della monarchia per limitare i
poteri della grande nobiltà. Egli infatti contrappose alla duma dominata dai boiari Un'assemblea
composta da esponenti dei ceti. Egli sancì con alcuni decreti il processo di asservimento del mondo
contadino e formò il primo nucleo di un esercito di professione con un soldo regolare. Instaura
relazioni con gli olandesi e gli inglesi, i quali fondarono la prima impresa commerciale, la compagnia
della moscovia. Ivan quarto prosegui anche la politica espansionistica sottoponendo al suo dominio
tutto il corso del volga fino al Mar caspio. Nel 1560 la morte della moglie che aveva arginato le
tendenze violente del suo carattere aprì una seconda fase del suo Regno nella quale Ivan quarto
colpì tutti coloro che riteneva suoi oppositori. Nel 1570 la città di novgorod sospettata di intese con
la Polonia fu saccheggiata e incendiata dai suoi miliziani. Sul finire del suo Regno Ivan attacco la
livonia nel tentativo di dare alla Russia uno sbocco sul Baltico, ma fu sconfitto da Polonia e Svizzera.
L'aumento della pressione fiscale per coprire le spese militari e le violenze contro la popolazione
portarono il paese a uno stato di grave prostrazione. Gli successe il figlio fedor, 1584-98, debole e
malato di mente. La guida Dello Stato fu assunta perciò dal ministro Boris godunov il quale prosegui
la politica di rafforzamento del potere centrale e istituì nel 1589 il patriarcato di Mosca. Alla morte
di fedor godunov fu eletto zar. La sua situazione divenne però precaria a causa di una terribile
carestia che colpì Mosca fra il 1601 e 1603 e delle accuse di aver ucciso il figlio minore di Ivan. Alla
sua morte nel 1605 si aprì per la Russia un periodo di anarchia finché nel 1613 non venne eletto zar il
tredicenne michail fedorovic romanov, 1613-45, Portando sul trono la dinastia che vi sarebbe
rimasta fino alla rivoluzione del 1917.
-L’IMPERO OTTOMANO
L'evento più importante nella situazione politica europea all'inizio dell'età moderna fu sicuramente
la prepotente espansione dell'impero ottomano. il primo nucleo di quest'ultimo era stato un piccolo
emirato dell'anatolia occidentale retto da othman, fondatore della dinastia che da lui prese il nome
di ottomani. Nel quattordicesimo secolo gli ottomani estesero i loro domini fino a comprendere gran
parte dei Balcani, tanto che nel 1388 il califfo di Bagdad riconobbe la loro potenza conferendo al
sovrano il titolo di sultano. Nei primi decenni del quindicesimo secolo l'impero bizantino era ridotto
ormai alla capitale Costantinopoli e a pochi territori circostanti. Il tiepido aiuto degli Stati cristiani
non valse a fermare l'attacco decisivo portato da sultano Maometto secondo il conquistatore, 1451-
81. Costantinopoli presa il 29 maggio 1453 divenne la capitale dell'impero con il nome di Istanbul. La
cattedrale di Santa Sofia fu trasformata in moschea. Maometto si impadronisce in seguito della
Grecia, dove Venezia perse molti dei suoi possedimenti, della Serbia, della Bosnia e dell'albania, dei
principati di valacchia e Moldavia, giungendo a ridosso del Regno di Ungheria. Le espansioni
ottomani interessò anche il Mar Nero che, dopo l’Acquisizione del khanato di crimea, Divenne in
pratica un mare interno dell'impero. Il sultano selim primo, 1512-20, combatte a est contro l'impero
persiano dei safavidi occupando Armenia e Kurdistan; quindi sottomise la Siria e sconfisse i
mamelucchi, la casta militare di origine servile che dominava in Egitto nel 1517, portando i suoi
confini fino al Mar Rosso. L'influenza ottomana si estese quindi sull'egitto e sugli Stati Barbareschi del
nord d'africa che divennero vassalli dell'impero. a selim successe solimano primo il magnifico,1520-
66, che prese nel 1522 l'isola di Rodi e occupando Bagdad spinse i confini dell'impero fino al Golfo
Persico. La conquista nel 1521 di Belgrado, l'unica città serba non ancora occupata, rese concreta la
minaccia di un'invasione musulmana nel cuore dell'europa cristiana. Molto importante fu la
conquista dell'egitto. In tal modo i sultani acquisirono il controllo del califfato e si posero come i capi
spirituali di tutto l'islam sunnita. Alla base dell'espansionismo ottomano viera la solida struttura
dell'impero, imperniata sull'autorità assoluta del sultano, coadiuvato da collaboratori che facevano
parte del consiglio presieduto dal gran visir. Le entrate erano fornite dall'imposta pagata dai
musulmani per le terre avute in concessione, dalla tassa dovuta dai non musulmani e dai dazi
doganali riscossi lungo le strade e i ponti. La giustizia, fondata in larga misura su precetti coranici, era
amministrata dai giudici. Sul piano militare la potenza ottomana fu fondata fin dal quattordicesimo
secolo sulla formazione di un esercito regolare il cui nucleo centrale era costituito dalla fanteria dei
giannizzeri. L'esercito ottomano si avvalse di una potenza artiglieria decisiva nella conquista di
Costantinopoli e fin dal 1480 armò i giannizzeri con archibugi. In base al diritto ottomano tutte le
terre tranne quelle riservate ai bisogni del culto appartenevano al sultano. L'economia si basava
sull'agricoltura non particolarmente progredita in generale; la cellula di base era la famiglia
contadina, che riceveva in concessione dal villaggio una tenuta che non poteva vendere. Nell'insieme
la condizione del mondo contadino era migliore rispetto all'europa occidentale, sia perché le
imposte statali e il prelievo da parte dei titolari dei timar erano moderati sia per l'assenza di ogni
servaggio. Gli abitanti delle città erano in larga parte artigiani organizzati in corporazioni. Con
l'espansione del Mediterraneo l'impero acquisì una posizione strategica nei traffici dei prodotti di
lusso che dall'oriente arrivavano ai porti della Siria e dell'egitto per essere poi trasportati in Europa.
nella prima metà del sedicesimo secolo l'impero contava più di 30 milioni di abitanti; di questi una
parte notevole era formata da cristiani; vi era inoltre una cospicua presenza di ebrei. Nei confronti
delle altre religioni gli ottomani furono sempre tolleranti e imponevano solo il pagamento prescritto
dal Corano per la gente del libro
LA CINA
La storia della Cina moderna inizia dalla caduta della dominazione mongola, travolta dalle rivolte
contadine e da un'insurrezione militare capeggiata da un ex Monaco buddista di umili origini. questi
prese il potere nel 1368 e diede inizio alla dinastia Ming durata fino al 1644 l'economia cinese si
fondava su un'agricoltura che presentava caratteristiche molto diverse rispetto a quella europea. Fra
le colture predominava il riso che assicurava l'alimentazione della popolazione con rese fino a 5 volte
superiori rispetto a quelle del frumento. Si coltivavano anche te, cotone e soia. Per la risicoltura era
necessario un sistema di irrigazione che richiedeva un costante impegno di una enorme massa di
manodopera. La nascita di un bambino al contrario che in Occidente era una risorsa preziosa per
l'agricoltura cinese. la densità della popolazione era alta. Rispetto all'agricoltura europea si
utilizzavano pochi strumenti agricoli e molto scarsi erano anche gli animali. In questa agricoltura di
sussistenza prevalse fino al ventesimo secolo la famiglia allargata, che tendeva a produrre tutto ciò
che era necessario alla vita. tuttavia nel periodo Ming vi furono un notevole sviluppo delle
manifatture e una crescita dei centri urbani. l'andamento demografico della Cina presenta analogie
con quello dell'europa occidentale, anch'essa fu gravemente colpito dalla peste nella seconda metà
del quattordicesimo secolo e conobbe una rapida ripresa della popolazione. anche la Cina ebbe un
forte incremento demografico nel 700 ma nell'ottocento, a differenza dell'europa, non supero lo
stato di arretratezza e pati conflitti e carestie che arrestarono la crescita. una pratica utilizzata in
Cina per incidere sulla natalità adattandola alle necessità economiche della famiglia era l'infanticidio
femminile. il periodo Ming coincide con un rafforzamento del potere centrale. venne riportato in
auge il confucianesimo: non si trattava di una religione ma di un'insieme di dottrine risalenti a
Confucio, vissuto tra sesto e quinto secolo a.C, che elaboravano principi e credenze dell'antica civiltà
cinese e ponevano una serie di regole per il buon funzionamento della comunità, valorizzando il
rispetto delle gerarchie sociali e l'obbedienza alle autorità. Se il confucianesimo non si poneva il
problema del destino individuale, la salvezza dell'uomo era invece centrale nel taoismo, una
corrente di pensiero filosofico e religioso radicata nella cultura cinese e anche nel puntinismo, sorto
in India nel sesto secolo a.C. e diffusosi in Cina a partire del terzo secolo d.c.. La storia religiosa della
Cina è legata ai reciproci contatti e influssi fra queste tre correnti e alla loro alternata fortuna nella
storia dei vari regimi. L'influenza limitata del cristianesimo che fu introdotto opera dei gesuiti. nella
seconda metà del sedicesimo secolo il regime fu indebolito da aspre lotte di fazione e dal prevalere a
Corte degli eunuchi che divenne lo spesso una sorta di segretari personali. A partire da 1620
scoppiarono numerose rivolte contadine provocate dal malcontento per il prelievo fiscale e da una
serie di carestie e inondazioni. Nel frattempo i manciu, un gruppo di tribù stabilite in manciuria che
da poco si erano unite e si erano dati un'organizzazione statale, occuparono una parte del territorio
cinese. Quando nel 1644 il capo di una delle rivolte contadine entrò a Pechino l'ultimo imperatore si
impiccò. In seguito i manciu si insediarono nella capitale e represse le ribellioni diedero vita alla
dinastia che chiamarono q’in, destinata a regnare in Cina fino al 1912. Con i manciu la Cina si trovò
per la seconda volta soggetta alla dominazione straniera. In realtà il controllo dell'impero non era
facile per i manciu: solo pochi conoscevano a sufficienza il cinese. I manciu furono costretti a servirsi
della classe dirigente cinese a mantenere la precedente struttura burocratica ristabilendo gli esami
per regolare gli accessi all'amministrazione. questi intendevano comunque preservare le proprie
tradizioni. erano però troppo pochi numerosi rispetto all'etnia han, che costituiva la stragrande
maggioranza della popolazione, per cui essi andarono incontro a un'inevitabile processo di
assimilazione. la storiografia ha molto discusso negli ultimi anni sul paradosso della storia cinese:
perché un popolo che aveva acquisito molto prima dell'occidente risorse e conoscenze tecniche
fondamentali come la carta, la stampa, la polvere da sparo, la bussola virgola non intraprese la via
della modernizzazione? Anche sul piano della navigazione cinesi non erano inferiori agli europei.
Causa di cio potrebbe essere la necessità di concentrare gli sforzi nella difesa delle frontiere terrestri,
costantemente minacciata dai mongoli. Ci si è chiesti anche perché lo sviluppo delle manifatture non
abbia portato a forme centralizzate di direzione della produzione. In realtà nel mancato sviluppo
cinese agirono diversi fattori. Sicuramente la disponibilità di manodopera a basso costo non
incentivava le innovazioni tecnologiche, ma pesano soprattutto la rigida struttura gerarchica della
società e il tradizionalismo del cultura, ferma nel culto della propria superiorità, caratteristiche che
erano evidenti già nel diciottesimo secolo quando pure l'impero giunse, almeno in apparenza, al suo
massimo splendore.
IL GIAPPONE
Un primo nucleo di organizzazione politica si formò in Giappone, sul modello cinese, partire dal
settimo secolo nell'odierna Kyoto intorno alla Corte dell'imperatore virgola che però ebbe
un'autorità limitata. nel 1192 si affermò ad Edo, odierna Tokyo, l'altro polo del dualismo
istituzionale giapponese, lo shogunato: la carica di shogun, grande generale dell'esercito, divenne
ereditaria e assunse il governo effettivo del paese, mentre l'imperatore, lontano nel suo palazzo di
Kyoto, era al di fuori delle contese politiche come supremo depositario della legittimità. tuttavia già
nel tredicesimo secolo lo shogunato perse Buona parte della sua autorità in quanto i grandi
proprietari delle province di trasformarono in signori fondiari di fatto autonomi che disponevano di
guerrieri di professione. Ne derivò un lungo periodo di guerre civili che portarono alla completa
frantumazione del Giappone. Nella seconda metà del sedicesimo secolo in questa sorta di anarchia
feudale si imposero due capi militari che fossero le basi per una riunificazione del paese. jeyasui Nel
1603 si fece illuminare dall'imperatore shogun e diede avvio a una nuova fase della storia
giapponese che si chiama era Edo. sul piano istituzionale l'era Edo fu caratterizzata da un equilibrio
fra tre centri del potere: A Kyoto la Corte imperiale, a Edo lo shogun, che controllava più del 25%
della produzione agricola e le principali città, e più di 250 signori feudali che di fatto erano signori
assoluti nei loro territori. Gli shogun Non avendo distrutto la struttura feudale non erano
formalmente che daimyo Più forti degli altri, ma imposero un accentramento burocratico che
permise loro di assumere di fatto la direzione politica del paese. per garantirsi la fedelta dei daimyo
fu imposto loro di trascorrere ogni anno un periodo nella capitale e di lasciare alla loro partenza
mogli e figli in ostaggio. questo regime è stato definito un feudalesimo centralizzato. la religione
nazionale era lo scintoismo, che considera tutti i fenomeni naturali espressione di forze divine; lo
shintoismo non è concepito come un culto religioso in senso proprio, la partecipazione ai suoi riti
non preclude la possibilità Di aderire ad altre religioni o dottrine filosofiche. Esso infatti ha
fortemente subito influsso del buddismo, penetrato in Giappone fin dal sesto secolo d.C. E anche di
alcuni aspetti del confucianesimo. Tutta la storia religiosa del Giappone e incentrata sulle relazioni
fra shintoismo e buddismo. lo shintoismo per alto ha fornito la legittimazione del potere
dell'imperatore, ritenuto fino al 1946 di natura divina in quanto discendente dalla Suprema divina
scintoista amaterasi, la dea del sole. il cristianesimo era stato introdotto a partire dalla metà del 500
dal gesuita Francesco Saverio ma già sul finire del secolo si sviluppò una violenta persecuzione nei
confronti dei cristiani questa svolta si inseriva nella politica del paese chiuso adottata da regime Edo
nei primi decenni del diciassettesimo secolo. Nel 1635 fu vietato ai giapponesi di uscire dallo stato e
fu imposto ai residenti all'estero ritornare. I tokugawa favorire la diffusione del confucianesimo che
costituiva un valido sostegno del regime grazie alla sua dottrina etica che giustificava le gerarchie
sociali e insegnava la virtù dell'obbedienza. La società era fondata sulla divisione in quattro classi
duepunti guerrieri, agricoltori, artigiani e mercanti; poiché quest'ordine era considerato una legge
naturale, ciascuno era vincolato alla propria condizione. non mancò tuttavia un notevole sviluppo
economico che modificò di fatto questa rigida struttura sociale. molte terre furono bonificate e fu
intensificata la produzione del riso, soprattutto furono incentivate colture non volta la sussistenza
della popolazione come il cotone, la canapa, il gel su, il tabacco e il tè. Di conseguenza si frantumò
l'omogeneità del villaggio rurale, nel quale a ogni famiglia era assegnato un campo con l'obbligo di
lavorarlo e di versare una quota del raccolto. prova di questa crescita furono l'aumento della
popolazione, piu che raddoppiata fra 1600 e 1720 e lo sviluppo delle città. Il Giappone era una delle
Nazioni a maggiore urbanizzazione; edo nel 1700 sfiorava il milione di abitanti e dal 1720 al 1860 la
popolazione rimase stabile. Ciò si spiega da un lato con il fatto che l'agricoltura aveva raggiunto il
limite massimo di espansione, dall'altro con la pratica della limitazione delle nascite messa in atto
dalla popolazione contadina. La storiografia negli ultimi anni ha insistito sulla specificità del caso del
Giappone che avrebbe rappresentato il solo paese nel mondo extra europeo ad avviarsi
autonomamente verso la forma di produzione capitalistica.
-L’IMPERO MOGHUL
nel tredicesimo secolo nella parte settentrionale del subcontinente indiano e si era stabilito uno
stato musulmano, il sultanato di deli. dopo l'invasione e il saccheggio della capitale da parte di
tamerlano nel 1398 il sultanato era caduto in una condizione di anarchia. Nell'india meridionale vi
erano invece vari principati induisti, e soprattutto il Regno induista chiamato vijayanagar. Il processo
di riunificazione di questi territori fu avviato da un capo militare afghano di stirpe turca e di fede
musulmana, chiamato babur, discendente di tamerlano virgola che fra 1526 è l'anno della sua
morte, il 1530, anche grazie all'uso delle armi da fuoco con cui sto deli creando nell'india nord
occidentale un ampio dominio destinato a rappresentare il primo nucleo dell'impero mongolo. il
consolidamento dell'impero fu opera del nipote di babur, akbar il grande, 1556-1605. Una delle
cause della fragilità dell'impero era la sua eterogeneità: vi convivevano infatti popolazioni di etnie e
lingue diverse. Ma il fattore principale di divisione era la religione punto la maggioranza della
popolazione era legata agli insieme di credenze virgola di pratiche religiose virgola di regole sociali e
di usi e costumi risalenti in origine all'antica letteratura dei veda, che gli inglesi del diciannovesimo
secolo designarono con il nome di induismo. La religione induista non ebbe un fondatore e non
forma una chiesa, è un modo di concepire la vita secondo l'ordine del cosmo e dei principi universali
che lo animano. Parte essenziale di questo ordine e la divisione della società in quattro classi, una
convinzione che persiste ancora oggi in alcuni strati della popolazione: i sacerdoti -bramini-, i
guerrieri o governanti, gli artigiani e mercanti, gli addetti ai lavori servili. come il cosmo si rinnova
continuamente anche le creature sono soggette a una serie indefinita di esistenze; l'appartenenza
alle varie classi è la conseguenza delle azioni compiute da ogni individuo nella vita attuale in quelle
precedenti. Circa un quarto della popolazione a deriva invece all'islam. Akbar cerco di superare
queste divisioni promuovendo una riforma religiosa e sociale che sancisse la parificazione di fronte
allo stato di musulmani e indù. Egli ha tal fine abolì la tassa prescritta dal Corano per i musulmani.
Inoltre pratico una larga tolleranza. Infine volle stabilire un nuovo culto che cercava di fondere
insieme elementi tratti dalle due religioni principali allo scopo di imporre la fede non solo Dio e di
garantire l'armonia fra le diverse confessioni religiose. Per superare le resistenze soprattutto da
parte musulmana egli pose al centro del nuovo culto la venerazione della sua stessa persona.
l'impero moghul costruire il tempo una struttura amministrativa solida che consentirà ai sovrani
un'efficace controllo sulle varie regioni dello Stato punto a tal fine era centrale la figura del faujdar,
insieme comandante militare e capo amministrativo della circoscrizione a lui affidata. L'economia
dell'impero si fondava su una agricoltura di sussistenza generalmente piuttosto arretrata fondata
sulla comunità di villaggio che vendevano le merci che producevano ma raramente ne acquistavano.
il peso delle imposte e le ricorrenti inondazioni resero complessivamente difficile la vita dei
contadini. L'amministrazione ebbe un ruolo importante nel migliorare i trasporti, nel favorire il
commercio interno e nel promuovere alcune attività manifatturiere, in particolare la produzione di
stoffe di cotone destinate ad avere ampia diffusione nei mercati europei. L'impero Module fu
caratterizzato da un alto livello di civiltà e da una grande fioritura artistica e letteraria. Nel 1739
imperatore di Persia invase l'India e occupò deli ponendo fine all'impero moghul.
-L’AMERICA PRECOLOMBIANA
Agli inizi del sedicesimo secolo, quando arrivarono gli spagnoli, In America esistevano civiltà
millenarie che avevano sviluppato forme di organizzazione politica, economica e sociale di livello
assai elevato: in particolare gli aztechi e Maya nel Messico e nell'america centrale e gli Inca nella
regione andina. la base dell'economia era l'agricoltura e in particolare la coltivazione del mais che
grazie alle sue rese molto alte permise a una parte della popolazione di dedicarsi ad artigianato ed
altre attività. molto importanti per l'alimentazione erano i tuberi della manioca e la patata. nelle
zone più sviluppate si coltivavano anche pomodori, fagioli, peperoni e zucche virgola e si praticava
un'agricoltura intensiva su terreni alluvionali o attraverso reti di canali irrigatori. L'allevamento del
bestiame non era molto praticato punto nella zona andina erano molto importanti i lama peruviani
usati come bestie da soma. fra gli animali domestici erano conosciuti solo il tacchino, l'anatra e il
porcellino d'india l'artigianato produceva ceramiche artistiche, tessuti preziosi e monili d'oro argento
e rame. Queste civiltà fermi all'età della pietra non conoscevano il ferro e non utilizzavano la ruota,
ma costruire una grandi opere pubbliche e splendide città con imponenti complessi monumentali
dedicate alle cerimonie del culto. spicca fra tutte la civiltà dei Maya, fiorita fra Guatemala e penisola
dello yucatan. Questo popolo virgola che aveva raggiunto il massimo splendore fra 200 e 900 d.C,
conosceva la scrittura e usava un sistema di numerazione vigesimale che implicava il concetto dello
zero. Maya accumularono un gran numero di osservazioni astronomiche, calcolarono con precisione
i cicli della luna e Venere e anche altri pianeti. tuttavia lo studio degli astri, considerati divinità,
mirava soprattutto a prevedere il loro influsso sulla terra. Quando giunsero gli spagnoli i Maya erano
comunque in una fase di declino in quanto divisi in una molteplicità di stati minori. da meno di un
secolo si era formato invece l'impero dei MEXICA, una popolazione originaria del Messico
settentrionale, proveniente da una mitica sede chiamata aztlan, da cui il nome aztechi divenuto in
uso comune nel diciannovesimo secolo. Dopo varie migrazioni, nel quattordicesimo secolo gli ex
stecchi si erano stabiliti sull'altopiano centrale fondando in un'isola del lago texcoco il primo nucleo
di tenochtitlan, futura Città del Messico, che sarebbe diventata la grande capitale del loro impero. A
quel tempo gli aztechi erano ancora sotto il dominio dei tepanechi, dal quale si emancipa il secolo
seguente con le città di texcoco e tlacoplan. iniziò allora la loro rapida espansione che li portò a
controllare tutto il Messico centro meridionale e a estendere il proprio territorio fino alle coste del
Pacifico e dell'atlantico. sotto il Regno di MOCTEZUMA II, 1503-20, l'impero comprendeva almeno 38
province tributarie, ma non era uno stato unitario bensì una sorta di Federazione di popoli
sottomessi; gli aztechi infatti non ammettevano i territori conquistati ma lasciavano loro un'ampia
autonomia, si accontentavano di controllare commercio e imporre tributi. Gli aztechi usavano una
scrittura pittografica. non conoscevano moneta ma usavano merci per conguaglio. la società era
articolata in classi, secondo una rigida gerarchia sociale. Al vertice c'erano sovrano e nobiltà, formata
dalle antiche aristocrazie tribali e da uomini nobilitati per meriti di guerra; questa nobiltà aveva vari
privilegi: non pagava tributi e poteva possedere terreni. i mercanti di oggetti di lusso e gli artigiani,
riuniti in corporazioni, avevano una condizione privilegiata; infine vi erano i contadini ai quali la
comunità assegnava le terre da coltivare, ma non improprietà. nelle tenute dei nobili lavoravano
servi della gleba. vi erano schiavi ma non del tutto privi di diritti. Gli aztechi avevano un gran numero
di divinità anche perché adottavano quelli dei popoli sottomessi. Essi credevano in un ordine
cosmico al quale gli stessi dèi erano sottomessi. I loro dèi erano personificazioni delle forze della
natura dalle quali dipendevano prosperità o rovina della società. I sacrifici umani miravano ad
alimentare e rinvigorire con il dono del sangue umano gli dei nella loro lotta contro le forze ostili e in
particolare gli ho del sole, protettore degli aztechi,che ogni giorno sorgendo garantiva la vita. I
prigionieri di guerra erano l'offerta più pregiata per il Dio, gli aztechi combattevano anche per
procurarsi il materiale per i loro sacrifici di massa. L'impero Inca era il più potente dell'america
precolombiana. la parola Inca era il titolo dato al sovrano della città stato di cuzco, nel Perù
meridionale. In seguito è passata a designare l'impero e la sua popolazione. L'espansione degli
incassi realizzò nel corso del quindicesimo secolo quando con varie spedizioni sottomisero la regione
andina spingendosi fino all'ecuador, quindi occuparono l'attuale Bolivia e penetrarono in Cile e
nell'argentina settentrionale. L'impero si estendeva lungo la catena andina dalla Colombia fino al Rio
maule nel Cile. Alla morte del sovrano capac nel 1527 si aprì una lotta per la successione fra i due
figli che si risolse con la vittoria di atahualpa. Gli spagnoli arrivarono proprio mentre era in atto
questa guerra civile. Gli Inca crearono un impero centralizzato grazie a un solido apparato
burocratico punto il sovrano, ritenuto di natura divina in quanto discendente diretto di inti, il Dio del
sole, guidava dal centro l'impero con un ristretto gruppo di consiglieri. Le province erano rette da
governatori che amministravano la giustizia. In sede locale erano i capi tribù a garantire l'esecuzione
delle direttive, con l'obbligo di recarsi periodicamente a cuzco a rendere conto delle loro azioni. I figli
dei capi tribù dovevano risiedere come ostaggi nella capitale. Le terre erano divise in tre parti: una
parte era di proprietà del Dio del sole e serviva per il suo culto, un'altra apparteneva all'inca e la
terza era distribuita annualmente in usufrutto dalle comunità di base ai contadini. Gli Inca non
usavano la scrittura ma registravano le informazioni sulla popolazione e sulle risorse servendosi di
cordicelle sulle quali facevano dei nodi. nelle cerimonie religiose degli Inca i sacrifici umani ebbero
un rilievo molto minore che presso gli aztechi. Fra le divinità adorate degli Inca va ricordato
viracocha, il creatore e il civilizzatore.
-CONTINUITA’ O ROTTURA?
Il medioevo certamente ammiro e amo il mondo antico. D'altra parte le opere portate alla luce dagli
umanisti non erano in grado di modificare il quadro d'insieme della letteratura Latina, e anche per
quanto riguarda la cultura greca e se era stata ben presente nel pensiero medievale, tanto che la
filosofia di Aristotele era diventata a partire dalla metà del tredicesimo secolo la base
dell'insegnamento universitario. Con il movimento umanistico cambio però radicalmente il modo di
studiare e interpretare questa eredità: assegnare la differenza fu la filologia, vai a dire l'analisi critica
e storica del testo. Questo metodo implicava innanzitutto il ripristino della versione originaria
ripulita dagli errori, dai travisamenti, dalle deformazioni dei copisti, degli antichi interpreti, dei
commentatori e dei traduttori medievali. cambio anche radicalmente l'atteggiamento di fronte al
pensiero classico. Il medioevo si era preoccupato soprattutto di conciliare lo studio dei classici Pagani
con i principi del cristianesimo; il pensiero umanistico invece seppe collocare le opere antiche nel
contesto storico e culturale nel quale essi erano sorte e alla luce del quale potevano essere intese
nel loro vero significato. un esempio celebre del valore rivoluzionario del metodo filologico è offerto
dallo scritto di Lorenzo valla de falso credita et ementita donatione costantini, 1440, che dimostrò
sulla base di un'analisi linguistica formale e storica che il documento secondo il quale l'imperatore
romano avrebbe donato nel 314 a Papa Silvestro primo la giurisdizione civile su Roma, Sull'Italia e su
l'occidente conferendogli anche poteri e dignità pari a quelle dell'imperatore era in realtà un falso
confezionato dalla curia romana fra ottavo e nono secolo. Gli umanisti imposero come norma del
parlare e dello scrivere limitazione della lingua Latina dell'era classica, in particolare del modello
ciceroniano. Al centro della prospettiva umanistica c'era la rivalutazione della parola, del discorso,
tant'è che la tipica forma delle opere del periodo fu il dialogo. Connaturata alla cultura umanistica fu
fin dalle origini una vocazione pedagogica che intese per rinnovare completamente criteri e metodi
dell'insegnamento nell'intento di arrivare alla formazione di un uomo integrale, capace di sviluppare
con consapevolezza ogni aspetto della sua natura razionale.
-L’ARTE
la capacità di lanciare uno sguardo nuovo sulle cose e sulla stessa interiorità dell'uomo si manifestò
da prima nel mondo dell'arte, lungo un itinerario che ricostruito nelle linee essenziali da Giorgio
Vasari parte da Giotto e si snoda attraverso masaccio, Piero della Francesca e brunelleschi per
giungere fino ai grandi artisti dell'età rinascimentale. Nell'età precedente avevano prevalso
preoccupazioni di carattere religioso per cui tutti i momenti dell'esistenza, quindi anche la
produzione artistica, dovevano essere rivolti al conseguimento della salvezza dell'anima: di qui il
carattere didascalico e allegorico di tanta parte dell'arte medievale che tendeva a trasfigurare la
realtà. quando si fece strada una nuova sensibilità virgola che si può definire moderna, si iniziò a
considerare la natura e l'uomo nel loro autentico significato e valore a prescindere dal loro
coinvolgimento in un disegno divino. si affermò la tecnica della prospettiva, elaborata da
brunelleschi ed esposta nel 1436 nel trattato de pictura da Leon Battista Alberti. La riscoperta della
dimensione terrena dell'uomo fu alla base anche della moderna concezione del ritratto virgola che si
impose come una forma artistica autonoma proprio in Italia a partire dal quindicesimo secolo.
Mutava anche la figura dell'architetto: Leon Battista Alberti pensava che l'architetto avesse il
compito di creare edifici e città ispirati a un'ideale di razionalità e di armonia, luoghi in grado di
favorire il pieno sviluppo dell'attività dell'uomo e della sua personalità.
-ERASMO DA ROTTERDAM
Il più importante esponente della cultura umanistica perseguire l'ideale di un umanesimo cristiano,
nel quale la rinascita degli studi classici si coniugava con il ritorno allo spirito evangelico del
cristianesimo delle origini. Figlio illegittimo di un ecclesiastico, fu ordinato sacerdote nel 1492 ma si
dedicò per tutta la vita alla libera attività intellettuale che lo portò a viaggiare per tutta l'Europa. La
sua formazione fu fortemente influenzata dai fratelli e sorelle della vita comune, comunità dedite
allo studio, all'assistenza e all'istruzione. Erasmo acquisiti precocemente una solida formazione
umanistica che integrò con l'apprendimento del greco. l'opera di rinnovamento culturale e religioso
perseguita da Erasmo si espresse innanzitutto nel tentativo di applicare il metodo critico della
filologia oltre che ai testi classici anche alle sacre scritture, un programma esposto nella prefazione al
nuovo testamento di Lorenzo valla. in questo testo Erasmo presenta la filologia come una disciplina
umile infinitamente inferiore alla teologia che il pensiero medievale aveva posto al vertice del sapere
umano. Poi però con un'efficace artificio retorico il rapporto viene completamente rovesciato e la
serva filologia si trasforma nella disciplina più utile di tutte. Proprio in nome della critica filologica
scientificamente fondata Erasmo afferma di non accettare l'autorità degli antichi e degli stessi padri
della Chiesa e rivendica il diritto della libera ricerca intellettuale di procedere nei suoi studi senza
incontrare ostacoli o limitazioni. nella fermata volontà di rendersi conto con i propri occhi della
verità si riconosce la piena maturazione di una coscienza moderna. Erasmo portò a compimento il
suo progetto dando alle stampe nel 1516 il novum instrumentum, Che presentava il testo greco del
nuovo testamento con una nuova versione in latino e un apparato di annotazioni critiche. l'opera
pose le basi della moderna critica biblica: la Bibbia era vista ormai come un libro storico che
occorreva analizzare con le armi della critica filologica. Erasmo si fece fautore di un ritorno alle
origini non solo per quanto concerne le fonti ma anche nel sentimento religioso virgola che gli voleva
semplice puro, lontano da ogni esteriorità, fedele allo spirito evangelico. nei suoi scritti egli criticò gli
eccessi alla devozione, il culto delle reliquie, i digiuni, le veglie, le mortificazioni della carne, i
pellegrinaggi, insomma tutte quelle forme di religiosità esteriore che riteneva estranee al vero spirito
del cristianesimo. Il suo ideale di vita cristiana si trova espresso con particolare efficacia nella parte
conclusiva dell'elogio della follia, pubblicato nel 1511 in Inghilterra. Lo scritto nacque come uno
scherzo suggerito dalla singolare somiglianza fra il nome greco della follia, morìa, e il cognome del
suo amico Thomas more, al quale l'opera fu dedicata. La stessa follia, intesa non nel senso di
malattia mentale ma nel significato del termine latino stultitia, cioè insensatezza, declama
un'orazione in elogio di se stessa davanti a un pubblico di suoi seguaci. Nella prima parte la follia
dimostra che senza di lei nessun aspetto della vita potrebbe esistere. Erasmo, per bocca della follia,
paragona la vita a una rappresentazione nella quale ognuno degli attori porta una maschera. Che
succederebbe se qualcuno rompesse la finzione per mostrare gli attori con le loro facce vere e
naturali? tutta l'efficacia del dramma sarebbe distrutta perché è proprio la finzione a tenerla vinta
agli spettatori: ‘e la vita umana che altro è se non una commedia?’. nella seconda parte l'opera
sviluppa una satira nei confronti di tutti i protagonisti della vita culturale e sociale: re e principi,
nobili, grammatici, poeti, filosofi, teologi, uomini di chiesa, tutti ostentano una falsa Sapienza che in
realtà non è che follia. La parte più interessante è quella conclusiva, nella quale Erasmo propone un
parallelo fra platonismo e cristianesimo, concordi nell'interpretare la realtà sulla base di una
contrapposizione fra anima e corpo, spirito e materia. Nella filosofia di Platone l'anima è prigioniera
del corpo e tende a staccarsene per ricongiungersi al mondo delle idee. Analogamente coloro che
vivono sforzandosi di seguire il modello di Cristo disprezzano le cose terrene e gli aspetti materiali
della vita. Tuttavia solo pochi sono capaci di vivere con tanta profondità il messaggio cristiano e per
questo sono deRisi e disprezzati come folli dalla gente comune. nella distinzione fra i pochi autentici
seguaci di Cristo e la massa ignoranza e superstiziosa si manifesta chiaramente il carattere elitario e
aristocratico dell'umanesimo erasmiano. concezione razionalistica del sacramento che, valorizzando
soprattutto tutto ciò che si rappresenta nell’ eucarestia attraverso i segni visibili, cioè con pane e
vino, offre la chiave per svuotarne completamente il mistero. Il rifiuto dell'esteriorità finisce per
ridurre il sacramento a una cerimonia simbolica attraverso la quale il cristianesimo si impegna a
ripercorrere la strada segnata da Cristo: viene proposta una prospettiva che sarebbe stata seguita
dalle correnti più radicali della riforma protestante. egli alcuni anni dopo avrebbe confessato che alla
luce degli sviluppi successivi della crisi religiosa certe cose non le avrebbe scritte. il suo è un
cristianesimo etico: non è importante ciò che si crede, cioè la dottrina e i dogmi, ma come si vive. il
cristiano solo sforzandosi di seguire l'esempio di Cristo può risorgere a una nuova vita: l'idea della
rinascita, centrali nella cultura umanistica, si afferma attraverso il pensiero erasmiano anche
nell'ambito del cristianesimo come ritorno allo spirito delle origini.
CAPITOLO 10- LE SCOPERTE GEOGRAFICHE E GLI IMPERI PORTOGHESE E
SPAGNOLO
UNO SGUARDO NUOVO SUL MONDO
Alla radice delle grandi scoperte geografiche mi furono anzitutto esigenze di carattere economico:
nuova via per raggiungere le indie, commercio spezie. importante fu il ritorno in circolazione di testi
classici che concorsero a radicare negli uomini colti dell'europa la convinzione della sfericità della
terra e stimolare una riflessione sulle grandi questioni geografiche ed astronomiche.
ESPLORAZIONE DELL’AFRICA
Portogallo a dare a io nel quindicesimo secolo ai viaggi di esplorazione con una sistematica
ricognizione della costa occidentale dell'africa iniziata nel 1415. ruolo notevole in queste imprese
Ebbe la dinastia di aviz, che regnava dal 1385. si appoggiarono sui ceti mercantili favorendo le attività
commerciali e le costruzioni navali. decisivo fu il contributo del principe Enrico detto il navigatore il
quale fondo un centro di studi astronomici geografici e cartografici. In questa prima fase portoghesi
miravano esclusivamente a controllare i terminali del commercio trans Ariano che lungo le vie
carovaniere portavano oro avorio e schiavi sulle coste occidentali del continente. la ricerca del
metallo prezioso era particolarmente importante per il Portogallo, 1471 arrivarono sulla costa
dell'attuale Ghana.
maturo progressivamente la convinzione che fosse possibile circumnavigare l'Africa allo scopo di
raggiungere le indie via mare e acquistare le spezie direttamente dai produttori senza
l'intermediazione veneziana. all'epoca si ignorava l'Africa subsahariana per cui si riteneva che il
continente fosse molto più corto e avessi una forma tondeggiante. per primo tentò l'impresa
Bartolomeo Dias che nel 1487 doppio la punta meridionale dell'africa chiamata poi capo di buona
speranza.
In questi stessi anni chiede udienza al sovrano portoghese il genovese Cristoforo Colombo. Colombo
si appassionò all'idea di sfruttare la forma sferica della terra per raggiungere navigando verso
Occidente l'oriente, Il Giappone. l'impresa pare praticabile a causa di un errore nel calcolo della
circonferenza terrestre. Giovanni secondo decise di non finanziare il suo progetto. Colombo trovo un
clima favorevole nella Spagna delle cattolici impegnati nell'assalto del Regno di Granada. Colombo fu
nominato ammiraglio del mare oceano, viceré e governatore delle terre scoperte ed ebbe garantita
una quota dei proventi dell'impresa. due caravelle, la Nina e la pinta, è un veliero, La Santa Maria,
salparono il 3 agosto 1492 e il 12 ottobre fu raggiunta la terra un'isola delle Bahamas che fu
chiamata San Salvador. inseguito la spedizione tocco Cuba e daichi. ispagna Colombo ricevette
un'accoglienza trionfale. fece poi altri tre viaggi ma solo nel terzo tocco il continente americano, fu
comunque convinto di trovarsi nelle indie. nel 1493 Irene cattolici ottennero dal Papa spagnolo
Alessandro sesto una bolla che fissava 100 leghe ad ovest delle isole del Capo Verde una linea
immaginaria da nord a sud assegnando la Spagna come area esclusiva di esplorazione il mare e le
terre situate ad ovest di essa. Giovanni secondo negozio con la Spagna un trattato ottenendo uno
spostamento della linea di demarcazione.
L’IMPERO PORTOGHESE
MONDO NUOVO nel 1499 1500 e nel 1501-2 il fiorentino Amerigo Vespucci prese parte a due
spedizioni che esplorarono le coste atlantiche dell'america meridionale e comprese che non si
trattava dell'asia.
IL VIAGGIO DI MAGELLANO
nacque quindi il bisogno di costeggiare nuove terre alla ricerca di un passaggio che consentisse di
realizzare il sogno di raggiungere le indie. il passaggio a nord-ovest sarebbe stato percorso per la
prima volta solo nel ventesimo secolo. l'idea di aggirare il continente americano da sud fu concepita
da un portoghese che aveva combattuto in Africa In India per il suo paese, Ferdinando Magellano.
egli convinse Carlo quinto a finanziare la sua impresa: la spedizione partita Siviglia nel settembre
1519; dopo una breve sosta in Brasile raggiunse nel Marzo 1520 la Patagonia dove si fermò per un
anno. nell'ottobre 1520 trovo lo stretto che da lui avrebbe preso il nome e passo nell'oceano che egli
chiamò pacifico. nel Marzo 1521 raggiunse le Filippine dove rimase ucciso. per la prima volta si
osservò che facendo il mondo il giro del mondo verso ovest si perde un giorno mentre lo si guadagna
se si va verso est.
LA CONQUISTA
l'era delle grandi esplorazioni era di fatto conclusa. cominciò allora all'epoca delle conquiste della
colonizzazione delle terre che erano state scoperte. già nel 1495 un decreto dei sovrani spagnoli
concessa a tutti i loro sudditi che volevano cercare fortuna nelle nuove terre il permesso di partire
con l'obbligo di riservare alla corona il 10% dei beni riportati in patria e dei profitti negli scambi
commerciali. la conquista fu quindi fin dall'inizio affidata ad iniziative individuali. gli spagnoli che
arrivarono in questa prima fase si insediarono nelle isole caraibiche soprattutto a Haiti e Cuba. fu
avviata l'esplorazione della terraferma, dal 1513 gli spagnoli vennero a contatto con i Maya ed iniziò
così l'epopea dei conquistadores, avventurieri senza scrupoli che fra 1519 e 1550 distrussero le
civiltà precolombiane. il primo fu hernan cortes che ricevette dal governatore di Cuba l'incarico di
verificare la veridicità delle voci su di impero azteco e nel 1519 parti. muto arbitrariamente la natura
della sua missione e assunse la carica di capitano generale della nuova colonia facendo riferimento
direttamente al re di Spagna. mi incontro l'esistenza e poter giungere così fino alla capitale dove fu
ben ricevuto dal sovrano moctezuma secondo. cortez fece prigioniero moctezuma, di fronte alla
brutalità degli spagnoli crebbe l'ostilità della popolazione indigena che esplode in una rivolta.
tenochtitlan capitolo il 13 agosto 1521 e negli anni seguenti tutto il territorio dell'impero fu
sottomesso, ciò che restava della capitale fu distrutto e sulle rovine fu edificata Città del Messico. la
caduta dell'impero Inca avvenne invece ad opera di Francisco Pizarro.
la storiografia si è a lungo interrogata sulle cause che consentire 1 1 pugno di uomini di sottomettere
popolazioni più numerosi e inquadrati in organismi politico sociali evolute e complesse. in una prima
fase un impatto notevole ebbe sicuramente il Terry il terrore provocato da armature cavalli e armi da
fuoco; inoltre l'elevata mortalità provocata dalle malattie.
L’IMPERO SPAGNOLOù
fino alla metà del sedicesimo secolo una schiera di conquistadores assoggettò alla corona spagnola
un territorio che andava dalla California e dalla Florida fino al Cile; Ad Est il limite a segnato dalla
foresta amazzonica e dalle vaste pianure fra Ande e Atlantico. questo impero fu eretto in Regno delle
indie: formalmente non era una colonia ma un legno con lo stesso status degli altri sottoposti alla
sovranità della corona spagnola. per il governo di sovrano fu affiancato a partire dal 1524 da un
consiglio delle indie. alle dipendenze del consiglio fu posta la casa de contratacion di similia che dal
1503 controllava i flussi di merci e persone fra madrepatria e nuovo mondo. la struttura
amministrativa fu ricalcata sulle istituzioni spagnole: furono creati due vicereami, la nuova Spagna e
il Perù. la colonizzazione si realizzò attraverso la Fondazione di città, strumenti di controllo del
territorio e della popolazione indigena, modellate sullo stile della madrepatria. altre istituzione
fondamentale dell'america spagnola fu l’ENCOMIENDA, che sport o al di là dell'atlantico un modello
di chiara derivazione feudale già adottata durante la reconquista. per indurre la nobiltà spagnola a
impegnarsi nella guerra contro i Mori i sovrani permettevano loro lo sfruttamento di territori che
avrebbero occupato. In America le terre i popoli conquistati ho scoperti erano proprietà della corona
ma il re li concedeva in usufrutto a un encomendero, un conquistador o un colono che poteva
esigere dagli indios dei servizi personali o prestazioni di lavoro o tributi; in cambio egli era tenuto a
proteggerli e a istruirli nella fede cattolica e a servire militarmente il sovrano se glielo avesse chiesto.
la nobiltà spagnola fu sempre attenta a evitare la nascita di una nobiltà di tipo feudale sul modello
europeo e non fu mai ammessa un ereditarietà di diritto. gli spagnoli emigrati in America nel
sedicesimo secolo furono circa 250.000. limitato numero di donne impediva una rapida crescita
demografica. nel 1514 la corona spagnola autorizza il matrimonio misto
L’ECONOMIA
fondamentale per i conquistadores era il dominio sugli uomini per sfruttare con il lavoro coatto le
risorse del territorio. terminata la caccia all'oro l'economia fu caratterizzata soprattutto dallo
sviluppo di allevamento di pecore e buoi e cavalli. Minore importanza e ben invece l'agricoltura:
varie piante furono portate dall'europa mentre dal continente americano furono portati in Europa
prodotti agricoli quali mais patata zucchine zucca pomodoro peperoni girasoli ananas e cacao.
mentre le spedizioni portoghesi avevano conseguito l'obiettivo che si erano posto la Spagna non
riusciva a raggiungere le indie chieda alla scoperta del continente americano non ricavo granche. la
situazione mutò quando scoprirono varie miniere di oro e argento. gli indios furono sottoposti a
condizioni di lavoro durissime. il trasporto in Europa di crescenti quantità di oro e d'argento
organizzato tramite un convoglio di galeoni esposte sistematicamente agli attacchi di pirati. vi fu una
vera e propria catastrofe demografica degli indigeni provocata dal brutale sfruttamento nel lavoro,
dalle violenze ai loro danni e dalle malattie portate dagli europei.
EVANGELIZZAZIONE
fin dall'inizio le spedizioni marittime dei portoghesi furono animati dalla volontà di diffondere la
religione cristiana, obiettivo che faceva tutt'uno con la volontà di impadronirsi delle vie di
commercio e del monopolio del traffico degli schiavi. l'espansione portoghese assunse quindi
caratteri di una crociata contro l'islam che stringeva l'Europa cristiana. anche nella colonizzazione del
continente americano si riscontra un legame fra motivazioni economiche religiose. i due Stati iberici
propagarono un cristianesimo animato dallo spirito di crociata propenso cioè all'uso della forza per
ottenere la la conversione. il papato legittimo il diritto mi conquista dei due Stati proprio in virtù del
loro impegno a diffondere la religione di Cristo e per questo concesse loro il pieno controllo delle
istituzioni e clastiche nei territori occupati. accadeva spesso che i vecchi culti sopravvivessero
clandestinamente, come in Spagna anche in America l'inquisizione fu stabilita per verificare la
sincerità delle conversioni.
straordinari progressi nella conoscenza del pianeta posero le basi per un ridimensionamento del
mito dell'antichità classica. Siria lizzoli incontro tra due mondi rimasti sconosciuti l'uno all'altro.
presto si levarono voci coraggiose a difendere i diritti dei indios, principale fra tutte quella di
Bartolomeo de Las casas. a queste posizioni non fu insensibile Carlo quinto che nel 1542 promulgò le
nuove leggi che equiparavano gli indios agli altri sudditi e prescrivevano che si sarebbe dovuto
tenere conto delle loro tradizioni e delle loro gerarchie interne.
LUTERO
Nasce nel 1483 in turingia. 1505 entra nel convento degli eremiti agostiniani. fin dall'inizio la sua
esperienza religiosa fu commissionata da una vera ossessione per il problema della salvezza. per
quanti sforzi facesse avvertiva come incolmabile l'abisso fra la miseria dell'uomo e la santità di Dio.
sentiva di odiare in cuor suo quell'io crudele che aveva predestinato la dannazione la maggior parte
dell'umanità. il punto fondamentale della dottrina luterana: l'uomo è giustificato grazie alla fede
senza le opere della legge (Paolo tarso). la concezione pessimistica dell'uomo in utero a negargli
qualsiasi ruolo: per la sua natura irrimediabilmente corrotta dal peccato originale di opere dell'uomo
sono inquinate. profondità della religiosità luterana: egli non dà alcun valore a opere compiute per
timore di punizione o per desiderio di ricompensa, ti malavoglia e per costrizione. la salvezza è un
dono di Dio. l'uomo ha in questo un ruolo assolutamente passivo: e la grazia divina che lo rende
giusto e lo chiama alla vita eterna. non si può sapere chi né perché ma qualcuno sarà chiamato.
emergeva allora al centro della riflessione di lutero la figura di Cristo morto sulla croce proprio per
redimere l'umanità dal peccato. e il Dio dell'ira si convertiva nel Dio di misericordia che aveva inviato
profilo in terra a farsi uomo. intero nel 1517 aveva già maturato la sostanza del suo pensiero
teologico: egli però non pensava affatto di essersi posto al di fuori della tradizione chiesastica. un
evento occasionale, lo scandalo delle indulgenze, a indurlo a una presa di posizione che sarebbe
divenuta poi l'atto di inizio della riforma.
QUESTIONE INDULGENZEù
L'utero divulgando le sue tesi in latino intendeva promuovere una disputa teologica fra dotti. lo
scritto sushi Tony fai confronti un vasto consenso in tutti gli ambienti favorevoli alla riforma della
Chiesa e in escoriazioni che andarono ben al di là delle sue intenzioni. ruolo decisivo ebbe la stampa.
negli anni seguenti lutero elaboro le basi della sua dottrina che riassunse in tre scritti pubblicati nel
1520. in queste opere il riformatore tedesco rifiutava l'autorità del Papa imponeva nella sacra
scrittura la sola guida della Chiesa di Cristo. attraverso i due principi fondamentali della sua dottrina,
SOLA FIDE e SOLA SCRIPTURA, Stabiliva un rapporto diretto immediato tra l'individuo e la divinità e
abbatteva con un colpo solo l'intermediazione della Chiesa sia nella via verso la salvezza sia
nell'interpretazione della Bibbia. furono aboliti monachesimo e celibato dei preti. ridusse anche i
sacramenti riconoscendo solo battesimo ed eucarestia. nego la transustanziazione mari tecniche
Cristo entrasse attraverso il sacramento in comuni con i suoi fedeli. in base al principio del
sacerdozio universale dei credenti cadde l'idea di un clero dotato di uno status diverso rispetto ai
laici. spariva il purgatorio la cui invenzione risaliva al dodicesimo secolo. Roma reagire 1520 con la
bolla EXSURGE DOMINE che minacciava la scomunica per l'utero se non avesse ritratto le dottrine.
per tutta risposta il riformatore tedesco brucio in piazza la bolla e il codice di diritto canonico. nel
frattempo in Germania nel 1519 era stato eletto imperatore Carlo V. sotto la spinta del duca
Federico il Savio di Sassonia Carlo quinto acconsenti ad ascoltare lutero alla dieta di worms il 17
Aprile 1521. qui riassunse i fondamenti della riforma: richiamo all'autorità della Bibbia; libertà della
coscienza individuale animata dalla fede.
I RIVOLGIMENTI IN GERMANIA
Poco dopo esplodere nella società tedesca tensioni occasionate dal diffondersi della nuova dottrina. i
cavalieri ritennero fosse giunto il momento di mettere le mani sulle proprietà ecclesiastiche. fra
1524-5 infiammo una guerra dei contadini larga parte della Germania. le rivendicazioni degli insorti
erano: libera elezione dei pastori riduzione della decima, ripristino della tradizionale prerogative
della comunità di villaggio usurpate dai signori laici e drastici, fissazione di canoni e servizi di lavoro
giusti. era in fondo il mondo della comunità di villaggio che provava a ripristinare la sua tradizionale
autonomia e le sue consuetudini. la protesta voleva essere pacifica ma non mancarono violenze.
THOMAS MUNTZER, discepolo di lutero, aveva collegato la riforma religiosa a un profondo
rivolgimento sociale che stabilisse il Regno della giustizia e della pace. alla rivolta pose fine nel 1525
la disastrosa sconfitta degli insorti nella battaglia di frankenhausen. lutero prese subito le distanze
dalle rivendicazioni dei contadini. questa reazione era la logica conseguenza delle sue condizioni: la
libertà del cristiano è solamente interiore, la realtà terrena non deve interessarlo più di tanto. quindi
il cristiano deve in ogni caso obbedienza al potere politico qualunque esso sia poiche è stabilito da
Dio per mantenere l'ordine. Rimase sempre bene ferma il lutero la distinzione fra chiesa e invisibile
composta da quanti sono stati destinati da Dio alla salvezza, e chiesa visibile ovvero la comunità di
coloro che aderiscono a una comune professione di fede. della prima nessuno poteva essere certo di
far parte mentre alla seconda lutero non diede grande importanza. la chiesa luterana divenne così
una chiesa di Stato amministrata da commissioni composte di ecclesiastici e laici che rispondevano in
ultima istanza al principe territoriale o al governo cittadino.
Erasmo fu da più parti incitato d'intervenire e lo fece nel 1524 schierandosi apertamente contro
l'utero. egli lo attacco proprio nel punto sul quale urbanesimo e riforma si distinguevano in modo più
netto: la concessione dell'uomo. al pessimismo luterano Erasmo oppose la convinzione che la libertà
di scelta dell'uomo non stata distrutta. in ogni caso egli riteneva che se anche per ipotesi fosse vero
che l'uomo nella propria salvezza ha un ruolo puramente passivo non sarebbe conveniente far
giungere questa verità alle orecchie sprovvedute del popolo. analogamente egli giudicava utile la
confessione perche tratteneva molti dal commettere il male. Alle posizioni aristocratiche ed elitarie
di Erasmo lutero oppose con efficacia la natura popolare della riforma: la parola di Dio è per tutti,
non si deve tacere la verità al popolo nel timore che ne abusi. anche in relazione alla confessione
lutero riteneva che astenersi dal male solo per il timore di doversi confessare per paura dell'inferno
non aveva i suoi occhi alcun valore. Ostinata volontà di non rompere con Roma non ebbe un esito
felice per Erasmo: accusato dei protestanti di non aver voluto trarre le conseguenze del suo
cristianesimo evangelico e mentre rimase per Roma sempre un cripto eretico, che aveva deposto le
uova che poi lutero avrebbe covato.
CALVINO
nacque in Francia nel 1509. aderì ai principi della riforma e nel 1539 fu costretto a lasciare la Francia
per sfuggire le persecuzioni lanciate contro gli eretici da Francesco primo. abasi idea Calvino
pubblico un'opera che esponeva la sostanza della sua dottrina. Calvino si recò poi in Italia quindi
trovato sia passare per decise di stabilirvisi per aiutare l'amico nel suo tentativo di consolidare la
recente adesione della città alla riforma. attraverso questa scelta Ginevra mirava a sottrarsi al
controllo del vescovo signore feudale della città. fin dall'inizio quindi la passione di Calvino dovette
confrontarsi con questi delicati problemi politici si scontro con gli orientamenti del governo cittadino
che nel 1538 lo esiliò. Nel 1541 fu richiamato a Ginevra dove l'oligarchia Patrizia si era resa conto che
era indispensabile ricorrere alla sua guida spirituale e alla sua capacità di organizzatore. da questo
momento e fino all'amore nel 1564 l'azione di formatrice di caldino sì con la città che egli intese
trasformare in una nuova Gerusalemme.
DOTTRINA DI CALVINO
Siero di Calvino è incentrato sul principio dell'onnipotenza di Dio sovrano assoluto di tutto il creato
che gli governa nella sua infinita Sapienza. Deriva da qui la dottrina della doppia predestinazione che
è sviluppo con rigorosa consequenzialità un aspetto già implicito nella teologia luterana. Secondo
tale teoria Dio creò solo pochi preordinati alla salvezza mentre destina la maggior parte alla
perdizione eterna. i decreti divini sono insindacabili e indiscutibili. L'elezione è un atto di
misericordia per il quale i prescelti non possono vantare alcun merito; i dannati non hanno alcun
diritto di lamentarsi della loro sorte Questa concessione diventava per il calvinista una potente fonte
di energia positiva purché egli avesse la forza di lasciarsi alle spalle il pensiero della propria salvezza
individuale per sottomettersi al volere divino. per Calvino infatti è inutile e sbagliato macerarsi nel
timore nell'attesa del proprio destino. la grazia divina per Calvino obbliga il cristiano a vivere nella
fiducia che Dio lo abbia scelto impegnando ogni attimo della sua esistenza per celebrare nel mondo
la sua gloria. anche per Calvino la chiesa invisibile è celata nella mente divina vi sono però dei segni
presuntivi quali l'adesione alla chiesa e l'attuazione della vocazione, beruf, Che Dio ci ha segnato nel
mondo. per quanto concerne il primo punto con la mentale era il ruolo dei sacramenti in particolare
dell'eucarestia. la cena era per lui un momento essenziale di comunione spirituale con Dio. rilievo
centrale nella teologia di Calvino aveva il concetto di vocazione: Dio ha stabilito per ciascuno il
dovere da compiere sicché il cristiano che adempie nella sua vita i disegni divini trova una grande
consolazione conferisce a ogni atto un valore religioso di testimonianza della gloria di Dio. lutero non
aveva mai dato grande importanza alla realtà terrena mentre Calvino riteneva invece che il corso
della storia fosse governato dalla provvidenza divina. la chiesa calvinista si poneva dunque come una
chiesa militante
In due saggi ristampati in 1920 il sociologo tedesco Max Weber affermo che il concetto di vocazione
inducendo il calvinista ha interpretare i profitti conseguiti nella sua attività con una prova del favore
divino avrebbe contribuito al sorgere della mentalità capitalistica. il tempo considerato sacro in
quanto dono di Dio assunse un valore diverso nella A Ginevra calvinista: il suo impiego da parte degli
individui e dell'intera collettività fu regolato in misura rigorosa e furono previste sanzioni per i
trasgressori. tuttavia non ci sono negli scritti di Calvino indizi significativi per poter interpretare in
chiave economica il suo concetto di vocazione. l'attivismo del calvinista si esplicava innanzitutto sul
terreno religioso. la tesi di weber deve essere considerata sul piano sociologico non su quello
storico: esaminando la realtà delle società calviniste nei secoli successivi al 500 individuo un modello
tipico di mercante che considerava il suo guadagno come una benedizione divina e quindi vivendo in
modo estremamente frugale e austero lo utilizzava o per reinvestirlo nella sua impresa o soccorso
dei poveri.
nel 1541 Calvino con le ordinanze ecclesiastiche gettò le basi della struttura della sua chiesa.
secondo il modello del nuovo testamento e gli istitui quattro ordini: i pastori o ministri responsabili
del culto e della predicazione; i dottori ai quali era affidata l'educazione la difesa dell'ortodossia; i
diaconi che si occupavano dell'assistenza ai malati; 12 anziani laici scelti dal consiglio cittadino fra i
suoi membri con il compito di vigilare sulla vita cristiana dei cittadini nei 12 distretti nei quali era
divisa la città. gli anziani e i pastori formavano insieme il concistoro che esercitava un controllo
penetrante su ogni aspetto della vita morale e sociale. diversamente da lutero Calvino garantire
l'indipendenza della Chiesa dallo stato che non poteva intromettersi nella vita della comunita
riformata. A ginevra non si stabilì una teocrazia giacche il potere politico e quello religioso rimasero
distinti. il governo fu sempre nelle mani del piccolo consiglio. Calvino impose una rigorosa disciplina.
lo stato era responsabile nella prospettiva calvinista della realizzazione di questo grandioso progetto
di rigenerazione cristiana: vi era quindi una distinzione di compiti fra due poteri. in tal senso si può
parlare più che di teocrazia di bibliografia nel senso che la legge della Bibbia più posta a fondamento
di tutta la vita non solo religiosa ma anche politica sociale ed economica della città. Calvino quindi
attribuiva al potere politico il dovere di ispirare le sue azioni alla parola di Dio. non mancarono
contrasti con le autorità cittadine. calvina non ha mai particolarmente Ginevra. la progressiva
identificazione di Ginevra con la fede calvinista influito in misura notevole anche sulla sua
composizione demografica
IL CASO SERVETO
il concetto di chiesa militante proprio di Calvin spiega bene le ragioni della grande intransigenza da
lui mostrata nei confronti degli oppositori e dissidenti. le posizioni contrarie alla dottrina ortodossa
erano considerate dal quinto fissata per combattere la gloria di Dio e terminare la corsa della Chiesa
esecuzione capitale di Miguel serveto
La diffusione del luteranesimo in Germania fu sicuramente favorita dal fatto che esso dava la
possibilità ai principi di confiscare le ingenti proprietà della Chiesa e ai feudatari piastrinici di
secolarizzare i loro beni dando vita con essi a dei principati laici. la guerra dei contadini segni ho un
arresto della sua espansione in Germania per il timore di rivolgimenti sociali che si diffuse nella
nobiltà e della borghesia cittadina. Convinto che la corona imperiale gli ha assegnato la missione
universale di ripristinare l'unità della cristianità, Carlo quinto si impegnò con ogni mezzo per
superare la divisione religiosa della Germania chi era presentava del resto un oggettivo fattore di
indebolimento della situazione politica. minacciò alla dieta di spira del 1529 di rimettere in vigore gli
editti contro il luteranesimo approvati alla dieta di worms. entrò in uso allora il nome di protestanti
per i seguaci delle nuove dottrine. i principi luterani rifiutarono l'invito di Carlo quinto a
sottomettersi e si unirono nel 1531 nella Lega di smalcalda guidata dai duchi di Sassonia e di assia. il
luteranesimo si stabilì anche nell'europa settentrionale dove dal 1397 l'unione di calmar aveva
istituito un legame personale fra i tre regni di Danimarca Norvegia e Svezia. il passaggio alla riforma
di queste regioni fu dovuto in origine a motivazioni politiche. esauritasi l'espansione delle
luteranesimo una volta che fu posto sotto la protezione dei principi, la la marciante della riforma di
penne il calvinismo in virtù del suo attivismo che era connaturato alla concezione stessa della Chiesa
del suo fondatore. le chiese riformate si diffusero in Francia dove i loro adepti presero il nome di
ugonotti e nei Paesi Bassi. notevole penetrazione del calvinismo si ebbe anche in Ungheria Polonia e
boemia. il calvinismo penetrò in Inghilterra e si pose in Scozia come religione nazionale.
Anche in Inghilterra il distacco dalla Chiesa di Roma fu originato da cause politiche. Sotto il Regno di
Enrico ottavo novità significative furono la soppressione dei conventi e l'introduzione della Bibbia in
volgare. solo in seguito la chiesa anglicana ci aprì all'influenza delle dottrine protestanti. nella
seconda metà del 500 sotto il lungo Regno di Elisabetta prima si sviluppò nella società inglese una
corrente ispirata la tradizione calvinista che per il suo rigoroso moralismo fu chiamata puritanesimo.
RIFORMA RADICALE
con riforma radicale si designa insieme di gruppi, sette e conenticole e anche esperienze individuali
che portarono alle estreme conseguenze il principio di un ripristino del cristianesimo evangelico.
ANABATTISMO
il primo tema sul quale si realizzò un distacco delle correnti radicali dalle chiese stabilite fu il
battesimo che in base agli esempi presenti nella Bibbia avrebbe dovuto essere praticato non ai
fanciulli ma agli adulti. i gruppi che seguirono questa indicazione furono chiamati anabattisti. la
questione era molto delicata la comunità attraverso il battesimo di fanciulli trasmette di generazione
in generazione la fede comune e quindi si radica in un territorio. il battesimo da adulti è invece il
punto di arrivo di un processo di rigenerazione interiore: il cristianesimo in tal caso entra
volontariamente a far parte della comunità. la condotta morale era il principale requisito per essere
accolto in queste ristrette comunitàcristianesimo etico. gli anabattisti prendevano a modello
Cristo per morire con lui al peccato e risorgere con lui a nuova vita. in tal senso e si tendevano a far
coincidere la chiesa visibile e quella invisibile ponendosi in terra come il nuovo popolo di Dio. cioli
portava naturalmente a una radicale separazione della società che si consideravano il Regno di
Satana. l'ideale comune a tutta la riforma di ripristino del cristianesimo apostolico fu inteso da loro
in forma integrale: rivive in questi gruppi lo spirito delle prime comunità cristiane. si abbatte su di
essi una spietata repressione che subirono con rassegnazione; molti anzi videro nel martirio la
Suprema testimonianza della loro santità. l'ostilità nei loro confronti fu motivata anche dalle istanze
di rinnovamento sociale di cui essi si fecero portatori. l'idea di formare in terra dei gruppi che
prefigurano Il Regno di Cristo può far scattare a un certo punto la tentazione di passare all'azione per
stabilire subito un nuovo ordine fondato sullo spirito del Vangelomillenarismo. in questo clima si
sviluppò anche il profetismo. lana battismo si diffuse rapidamente in Svizzera, Germania, nelle città
di Strasburgo e di Augusta, In Austria e nel Tirolo, in boemia, sovenia, paesi bassi, veneto. Esso si
radicò soprattutto ne esce di popolari urbani ma non opera fra le sue fila anche intellettuali
ecclesiastici mercanti e professionisti.
RAZIONALISMO E SPIRITUALISMO
la riforma radicale si presenta come un universo quanto mai composito e diversificato. tutto il
mondo della riforma radicale risentire gli influenza dell'umanesimo erasmiano: la si riconosce in
particolare nel razionalismo e nello spirito, spesso congiunti insieme in una prospettiva critica che
finiva col dissolvere la granitica identità dogmatica che si erano date le nuove chiese uscite dalla
riforma. si sviluppò sovente una certa indifferenza per le questioni dottrinali. queste forme di
indifferenza dogmatico evolvevano in molti casi in un assoluto soggettivismo aprendo la strada al
superamento del concetto stesso di chiesa in favore di una religiosità interamente vissuta e risolta
nella coscienza individuale. il razionalismo di derivazione umanistica indusse molti a mettere in
discussione lo stesso dogma della Trinità per il quale nell'unica natura o essenza della divinità
coesistono tre persone distinte, padre figlio e Spirito Santoascesa del antitrinitarismo
Dopo la pace di LODI del 1454 il quadro politico rimase incentrato sull'equilibrio stabilitosi fra i 5
maggiori stati: Regno di Napoli, stato della Chiesa, Ducato di Milano, Repubblica di Firenze E
Repubblica di Venezia.
REGNO DI NAPOLI
Il Regno di Napoli che il papato considerava un proprio feudo era passato nel 1458 Ferdinando primo
d'aragona(58-94). i tentativi di Ferdinando di rafforzare l'apparato amministrativo e finanziario si
scontrarono con l'opposizione della potente feudalità che spadroneggiava nelle province.
Lo stato delle chiesa possedeva anche due esclaves: Di Benevento, di Pontecorvo E in Francia
avignone e il contado venassino. rientrati a Roma nel 1420 dopo la fine dello scisma d'occidente i
Papi si impegnarono a ripristinare il proprio dominio temporale sia nella capitale sia nel territorio
dello Stato. obiettivo costante della politica Pontificia fu mantenere un equilibrio politico fra gli Stati
italiani e più in generale a livello europeo. per questo motivo Roma ostacolo sistematicamente gli
Stati italiani più forti. questa strategia si intrecciò con la tendenza dei pontifici di questo periodo a
favorire con ogni mezzo la propria famiglia di appartenenza. poiché il pontificato era elettivo multi
Papi si sforzarono di dare continuità al potere familiare nominando cardinali un proprio nipote e
inserendo nel collegio cardinalizio uomini di loro fiducia. si giunse ad una istituzionalizzazione della
figura del cardinale nipote che divenne il vero capo del governo pontificio. a questo piccolo
nepotismo si aggiunse il cosiddetto grande nepotismo, ovvero il tentativo di alcuni Papi di creare uno
stato autonomo da affidare a qualcuno dei membri della propria casata come fece Alessandro sesto
con Cesare Borgia.
IL DUCATO DI MILANO
Dall'evoluzione dell'esperienza comunale era nato anche lo stato di Milano che comprendeva 9
province. passato a metà secolo dei Visconti a Francesco sforza lo stato milanese fu la chiave della
supremazia in Europa
REPUBBLICA DI FIRENZE
anche a Firenze si era manifestata dalla fine del quattordicesimo secolo un'evoluzione delle
istituzioni comunali verso un regime oligarchico caratterizzato dal predominio di un ristretto gruppo
di famiglie. in questa fase Firenze portò a compimento la sua espansione in Toscana. dal 1434 che
affermo in città all'egemonia dei medici che acquisì una sorta di Signoria di fatto grazie all'abile opera
di Cosimo il vecchio.
REPUBBLICA DI VENEZIA
Conservava ancora le forme repubblicane Venezia. riforma del tredicesimo inizio quattordicesimo
secolo con una serie di leggi definite con il nome di serrata del maggior consiglio che stabilirono che
il maggior consiglio sarebbe stato composto da allora in poi da maschi adulti delle famiglie che ne
facevano parte in quel momento ne avevano fatto parte in passato, dando vita a un patriziato. il
maggior consiglio composto nel sedicesimo secolo da circa 2500 membri e leggeva fra i suoi membri
tutte le principali cariche dello Stato. tutte le magistrature erano collegiali e temporanee mentre
l'unica carica vitalizia era quella del doge capo dello Stato ma privo di veri poteri. Venezia conquistò
nel 401 ampio dominio di terraferma, divenendo lo stato più forte della penisola.
il precario equilibrio politico della penisola fu rotto improvvisamente dalla decisione del re di Francia
Carlo ottavo di far valere diritti sul Regno di Napoli della casa di angiò. Carlo VIII preparo l'impresa
garantendosi la neutralità della Spagna. il suo tentativo fu incoraggiato da varie componenti della
società italiana come Ludovico il Moro che reggeva lo stato di Milano come tutore del nipote Gian
galeazzo e per cui la dinastia al potere a Napoli era il principale ostacolo che gli impediva di usurpare
il potere ai danni del nipote. Carlo scese in Italia con un forte esercito verso Firenze dove il figlio di
Lorenzo il magnifico Piero gli consegno le chiavi delle principali piazze forti dello Stato causando una
viva opposizione che costrinse Piero a fuggire. fuori stabilito così il regime repubblicano. ruolo
decisivo ebbe Girolamo savonarola un frate domenicano. quando con l'avvento di Carlo ottavo
sembrò materializzarsi la punizione divina annunciata da savonarola la popolazione Fiorentina cerco
in lui un punto di riferimento e così il frate anche senza assumere cariche pubbliche esercitò una
notevole influenza sulla vita politica della Repubblica. nel contempo questo spingeva per una riforma
dei costumi in vista di un radicale rinnovamento della Chiesa e per questo venne scomunicato dal
Papa e condannato al rogo come eretico e giustiziato nel 98. Carlo ottavo A Roma si accordò
facilmente con il Papa e pote quindi conquistare Napoli senza combattere. il re di Napoli Alfonso di
Aragona abdicò in favore del figlio Ferdinando secondo detto Ferrandino che fuggi ad Ischia nel 95.
Istat italiani è lo stesso Ludovico il Moro compresero che l'insediamento della Francia a Napoli
rappresentava una grave minaccia che si formò così una Lega alla quale parteciparono Milano
Venezia il Papa Ferdinando il cattolico e l'imperatore Massimiliano. colto di sorpresa Carlo ottavo
dovette abbandonare Napoli risale alla penisola ma riuscì a tornare in Francia. Ferrandino pote
tornare sul trono di Napoli.
IL DUCATO DI MILANO AL CENTRO DELL’INTESA Morto nel 98 Carlo ottavo senza lasciare Eredi, la
corona francese passò al cugino Luigi dodicesimo del ramo valois-orleans, Che riprese i progetti di
intervento in Italia puntando però sulla conquista Del milanese, sul quale poteva accampare diritti in
quanto discendente di Valentina Visconti, che aveva sposato un orleans. egli si accordo con Venezia,
con la Confederazione elvetica e con il Papa Alessandro sesto che ottenne in cambio per il figlio
Cesare l'investitura del Ducato di valentinois In Francia. Ludovico il Moro finì la sua vita prigioniero in
Francia. quindi Luigi dodicesimo valse le 3000 sul Regno di Napoli; ritenne necessario accordarsi con
il re di Spagna che possedendo la Sicilia non poteva consentire che la Francia acquisisse tutto il
meridione. stipularono l'accordo segreto di Granada che prevedeva la spartizione del Regno fra i
due. il re di Napoli cedette i suoi diritti senza combattere ma ben presto scoppiò fra i due alleati
conflitto che volse a favore della Spagna e l'esercito di Luigi dodicesimo fu costretto a stipulare
l'armistizio di Lione nel Marzo 1504 che sancisce esclusiva appartenenza del Regno di Napoli alla
Spagna.
CESARE BORGIA
Cesare nominato da prima cardinale lasciò la porpora per assumere la carica di gonfaloniere della
Chiesa e con le forze messe a disposizione da Luigi dodicesimo riuscì a crearsi un dominio personale
fra Romagna e Marche. riuscì con la sua azione a consolidare il dominio del Papa in territori nei quali
la sua autorità era puramente nominale. la morte improvvisa di Alessandro sesto pose fine alla sua
impresa, anche perché fu eletto Papa con il nome di Giulio secondo proprio il grande nemico dei
Borgia, Giuliano della rovere.
LEGA ANTI-VENEZIA
Giulio secondo prosegui la politica del suo predecessore cercando di condurre tutto il territorio dello
Stato sotto il pieno controllo del governo romano. nel perseguire questo programma su urto
inevitabilmente con il più forte è stato italiano Venezia. Venezia si era attirata con il suo
spregiudicato espansionismo molte ostilità. nella Lega di cambrai organizzata da Giulio secondo
entrarono quindi Ferdinando il cattolico, Luigi dodicesimo e l'imperatore Massimiliano oltre che vari
principi italiani. Il 14 maggio 1509 le truppe francesi inflissero quelle veneziane una terribile sconfitta
ad agnadello presso crema. La Repubblica fece appello a tutte le sue energie e con un'abile azione
diplomatica fece leva sui contrasti fra Papa e Francia per superare la crisi. da allora assunse un
atteggiamento prudente partecipando alle guerre d'Italia solo per difendere il suo territorio
FUORI I BARBARI
ripristinato il suo potere nella Romagna, Giulio secondo si pose l'obiettivo di recuperare il Ducato di
Ferrara egli concluse un accordo con la Confederazione elvetica contro Luigi dodicesimo. questi reagì
convocando a Pisa un Concilio che avrebbe dovuto deporre Giulio secondo. Il Papa a sua volta riuniti
a Roma il quinto Concilio lateranense e organizzo con la Francia un'ampia coalizione, La Lega Santa,
che univa Svizzera Venezia Ferdinando il cattolico e anche il re d'inghilterra. l'iniziativa fu giustificata
dal Papa con la parola d'ordine fuori i barbari ma certo non era in gioco la liberazione del territorio
italiano dallo straniero poiché il fulcro della coalizione era la Spagna. l'arrivo di un corpo di
spedizione della Confederazione elvetica costrinse Luigi dodicesimo ad abbandonare Milano. la
sconfitta francese segno anche alla fine della prima Repubblica Fiorentina, dove un corpo di
spedizione spagnolo ristabilì la Signoria dei medici.
nel 1515 morì senza eredi diretti Luigi dodicesimo per cui il trono francese passo a Francesco primo
di valois-angouleme. il giovane sovrano scese in Italia e affrontò nella battaglia di marignano le
truppe messe insieme da Spagna impero educato di Milano nel 1515. la battaglia segna l'inizio del
declino della grande potenza militare il vetica. La Francia rioccupa Milano e stipulò un trattato di
pace perpetua con gli svizzeri. l'equilibrio raggiunto fu sancito con la pace di NOYON nel 1516 che
lasciava i francesi a Milano e gli spagnoli a Napoli. l'anno precedente era stato dichiarato
maggiorenne il nipote dell'imperatore Massimiliano Carlo d'asburgo che poteva assumere così il
governo dei Paesi Bassi e nel 1516 alla morte del nonno Ferdinando ereditare anche il trono di
Spagna.
CARLO V
Carlo d'asburgo era nato a gand nel 1500 da Filippo il bello, figlio di Massimiliano primo e di Maria di
Borgogna, e da Giovanna figlia dei re spagnoli. nel 1506 Carlo divenne sovrano dei Paesi Bassi, era
madrelingua francese si formò in un ambiente dominato da ideali cavallereschi della tradizione in
borgognona. dichiarato maggiorenne nel 1515 fu proclamata Bruxelles con il nome di Carlo primo re
di Spagna. quando nel 1517 si recò in Spagna dovette confrontarsi con la difficile realtà di uno stato
formato da due regni distinti attraversato da conflitti religiosi e sociali e da forti tensioni
autonomistiche. l'impatto non fu positivo. nel 1519 mentre Spagna la morte del nonno Massimiliano
primo portò a Carlo i domini ereditari austriaci e inoltre aprì il problema della successione imperiale
alla quale il giovane asburgo era ovviamente il naturale candidato. questa prospettiva appariva
pericolosa per la Francia, che si sarebbe trovata cerchiata dai domini asburgici. Francesco primo
sposi addirittura la sua candidatura alla corona imperiale. gioco a favore di Carlo primo il sostegno di
ricchi mercanti e banchieri di Augusta che gli anticiparono le somme necessarie per convincere gli
elettori a votare per lui. così il 28 giugno 1519 egli fu eletto all'unanimità e assunse con il nome di
Carlo quinto anche il titolo di imperatore del sacro romano impero. Carlo parti per le Fiandre che gli
esplosi allora il malumore degli spagnoli con la rivolta delle città, detta dei COMUNEROS: si trattò di
un moto autonomistico che intendeva difendere le prerogative della comunità. la rivolta si estese
rapidamente e assunse una matrice popolare avanzando rivendicazioni di ordine sociale contro il
potere dei nobili e dei ricchi. per questo motivo la nobiltà si schierò a difesa dell'ordine. la sconfitta
degli insorti segnò la fine del movimento. lasciata la Spagna Carlo si trova subito a dover fronteggiare
una situazione quanto mai complessa e difficile. l'unità religiosa della Germania era minacciata dal
dilagare della rivolta promossa dall'utero mentre Francesco primo era visibilmente intenzionato a
dare battaglia per rompere la morsa nella quale si trovava. Carlo si garantì l'alleanza dell'inghilterra e
del Papa Leone decimo e decise nel 1522 di lasciare i domini ereditari al fratello Ferdinando
nominato luogotenente dell'impero.
Fu Francesco primo a prendere l'iniziativa attaccando senza successo sui Pirenei e in Lussemburgo. la
guerra poi si spostò in Italia dove la sconfitta della Bicocca nel 1522 obbligò i francesi a lasciare lo
stato di Milano che fu affidato a Francesco secondo sforza. si ebbero due altri eventi favorevoli alla
causa asburgica: l'elezione a Papa del precettore di Carlo Adriano sesto e la diserzione del potente
comandante dell'esercito francese Carlo di Borbone che passò al servizio dell'impero. con un
notevole sforzo finanziario il re di Francia riuscì a mettere insieme un nuovo forte esercito con il
quale scesa in Italia e nell'ottobre 1524 si impadronì nuovamente di Milano. quindi pose l'assedio a
Pavia. l'assedio si protrasse per quattro mesi e ciò consenti l’arrivo dalla Germania di rinforzi.
Francesco primo fu ferito e fatto prigioniero nel 1525, costretto a firmare un trattato con il quale
denunciava a ogni pretesa in Italia e nelle Fiandre e si impegnava a cedere la Borgogna. ottenuta la
libertà egli non mantenne la parola e organizzò una coalizione, La Lega di cognac, con tutti gli Stati
che erano intimoriti dallo strapotere asburgico: Inghilterra il nuovo Papa Clemente settimo medici,
Firenze, La Repubblica di Venezia e il duca di Milano.
IL SACCO DI ROMA
a favore di Carlo quinto giocarono le divisioni e le reciproche differenze che minavano la Lega di
cognac E che impedirono una risposta efficacia l'offensiva delle truppe imperiali. questi occuparono
Milano costringendo il duca ribelle Francesco secondo sforza alla resa. quindi Carlo quinto lancio
un'offensiva contro le forze della Lega inviando in Italia un corpo di spedizione di 12.000
lanzichenecchi, al quale i coalizzati non opposero in pratica alcuna resistenza. i lanzichenecchi
giunsero così fin sotto le mura di Roma. le truppe da tempo prive di paga e avide di bottino
entrarono in città abbandonandosi a un terribile saccheggio. gran parte dei palazzi fu distrutta da
incendi e la popolazione si dimezzò anche a causa di un'epidemia di peste il sacco fu interpretato da
molti come una punizione divina per la corruzione della Chiesa. quando la notizia giunse a Firenze
l'oligarchia scaccio i medici dalla città e instaurò la seconda Repubblica Fiorentina (1527-30).
L'anno seguente Francesco primo riprese l'offensiva inviando un esercito che prosegui verso sud
nell'intento di scacciare gli spagnoli da Napoli. la capitale fu Civita d'assedio mentre nel mare vi era
un blocco per la flotta dell'ammiraglio genovese Andrea Doria. l'impresa fallì per il passaggio di
campo di quest'ultimo che tolse improvvisamente blocco navale di Napoli. il corpo di spedizione
francese dovette ritirarsi. Andrea Doria era un imprenditore della guerra proprietario di una flotta
che poneva al servizio del migliore offerente. la scelta di lasciare il servizio di Francesco primo per
passare dalla parte di Carlo quinto Miro soprattutto a realizzare un decisivo cambiamento della
situazione politica della sua città. Genova si era trovata di volta in volta alla mercé del vincitore di
turno. il 12 settembre 1528 Andrea Doria sbarco a Genova essere impadroni. da quel momento
genova rimase vincolata all'alleanza della Spagna. nel contempo Doria ispirò una riforma delle
istituzioni cittadine che diede vita a una Repubblica oligarchica sul modello veneziano. al vertice
c'era un doge eletto per due anni, non avvita come a Venezia.
Principale consigliere di Carlo quinto fu il piemontese mercurino Arborio da gattinara il quale scrisse
a Carlo subito dopo le elezioni imperiale del 1519 che mi si apriva davanti la prospettiva della
monarchia universale e della riunione della cristianità sotto un solo pastore.
Gattinara morì nel 1530; da allora Carlo quinto concentro la sua attenzione sulla strategia
complessiva del suo disegno politico. nel 1531 fece eleggere re dei romani, quindi candidato alla
successione imperiale il fratello Ferdinando; conferì la reggenza dei Paesi Bassi alla sorella Maria e
per gli altri suoi domini dell'ego il governo dei vicerè. con la pace delle due Dame e con il Congresso
di Bologna il conflitto Franco asburgico raggiunse un punto di equilibrio. si stabilì allora il predominio
spagnolo nella penisola che poi sarebbe stato sancito ufficialmente nella pace di CATEAU CAMBRESIS
1559. viene quindi accadere la centralità del problema italiano nella politica di Carlo quinto che andò
assumendo una dimensione universale. aggiunta il senso l'aggravarsi della minaccia dell'impero
ottomano sulla frontiera dei domini ereditari austriaci; Carlo riservo attenzione anche all'area
mediterranea dove imperversavano le incursioni dei pirati Barbareschi vassalli del sultano. decisiva
fu anche la conquista dei domini americani che si compì interamente durante il suo Regno giacché
nel 1519 La Spagna occupava solo alcune zone delle Antille infine incancrenirsi della piaga aperta voi
in Germania dalla diffusione del protestantesimo accentua l'aspirazione di Carlo quinto a porsi come
arbitro dei conflitti religiosi e come supremo garante dell'unità dell'europa cristiana.
Film dal 1520 gli asburgo avevano dovuto fronteggiare sul confine orientale dell'impero la minaccia
che l'impero ottomano faceva gravare sul Regno cristiano di Ungheria, stato cuscinetto che separava
i due rivali. nell'estate del 1526 il sultano solimano il magnifico passo il Danubio e sconfisse l'esercito
ungherese in una battaglia nella quale morì lo stesso re Luigi secondojagellone, che era anche re di
boemia. In Ungheria la sua successione fu contestata da un partito nazionale magiaro ostile agli
asburgo. La vedova di Luigi secondo riuscì a fare leggere Ferdinando ma a lui si contrappose la
candidatura del voivoda di transilvania sostenuto da solimano che intendeva fare dell'ungheria uno
stato Vassallo dell'impero ottomano. negli anni seguenti mi sercito turco proseguì la sua offensiva
nel 1529 si spinse fin sotto le mura di Vienna. le difficoltà logistiche dell'impresa indussero solimano
ad esistere e a firmare la pace nel 1533. nel 1540 il conflitto si riaprì per la morte del Volvo da e il
sultano con una spedizione militare occupo la maggior parte del territorio ungherese e la annette
direttamente all'impero ottomano. la situazione fu confermata dal trattato stipulato da Ferdinando e
solimano nel 1562. Fino alla fine del 600 i domini asburgici si trovarono a diretto contatto con
l'impero ottomano.
Il problema turco si poneva anche nel Mediterraneo dove gli Stati dei paesi berberi dell'africa
settentrionale, detti Barbareschi, nominalmente soggetti all'autorità del sultano rappresentavano la
base per scorrerie sulle coste spagnole e italiane e per atti di pirateria ai danni delle navi cristiane.
Ferdinando il cattolico aveva acquisito il controllo di diverse località sulla costa africana eimposto un
protettorato ad Algeri. Ma quest'ultima era stata conquistata nel 1529 dai corsari Barbareschi il cui
capo era detto Barbarossa. nel 1535 Francesco primo strinse un patto di alleanza con il sultano. Carlo
quinto decise allora di preparare con un notevole sforzo finanziario una spedizione verso le coste
africane alla quale volle partecipare di persona. le truppe di Carlo quinto riuscirono a conquistare
Tunisi stabilendosi un principe soggetto al protettorato spagnolo ma il Barbarossa riuscì a fuggire.
era difficile ottenere un successo decisivo sul fronte Mediterraneo a causa delle divisioni sul fronte
cristiano: Venezia non era favorevole ad uno scontro frontale con l'impero ottomano mentre a Carlo
quinto stava a cuore la sicurezza del Mediterraneo occidentale. nel 1538 si riuscì a organizzare una
flotta cristiana formata da navi spagnole e venezianegrave insuccesso. ultimo tentativo di
contrastare la potenza ottomana sul mare fu fatta nel 1541, voi quando una flotta partirà alle Baleari
con l'obiettivo di conquistare Algeri principale covo dei pirati ma una tempesta distrusse metà della
flotta e con strinse i resti della spedizione a tornare in Spagna.
Il segnale per la ripresa della guerra fu la decisione di Carlo quinto di occupare lo stato di Milano nel
1535 alla morte del duca Francesco secondo sforza. Francesco primo nel 1536 occupo Torino e Carlo
quinto rispose attaccando nei Paesi Bassi ma il conflitto si trascina senza eventi risolutivi fino alla
tregua di 10 anni firmata Nizza nel 1538. Carlo ottenne importanti successi ampliando i suoi domini
Paesi Bassi e si giunse alla pace di CREPY, 1544, che ribadiva lo status quo
Nonostante l'acquisizione del dominio diretto del Ducato di Milano e nel 1535, la situazione italiana
non era priva di inquietudini per Carlo quinto. non mancava in molti ambienti una sorda ostilità nei
confronti del predominio spagnolo. A Firenze nel 1537 il duca Alessandro fu assassinato e Vi
successe il figlio Di Giovanni dalle bande nere, Cosimo primo che avvio con mano ferma lo stato
verso il Principato ricevendo da Carlo quinto l'investitura come duca di Firenze e poi nel 1569 dal
Papa con il titolo di granduca di Toscana. d'altra parte Carlo quinto dovette fare i conti con la politica
del Papa Paolo terzo Farnese (1534-49), che tese sempre al limitare l'egemonia spagnola nella
penisola cercando di mantenere il più possibile una posizione di neutralità. egli mercanteggia il suo
sostegno per ottenere l'assenso dell'imperatore alla creazione di uno stato per la propria famiglia. A
tal fine egli giocò abilmente sul fatto che Carlo quinto aveva bisogno della sua alleanza e contava su
la convocazione di un Concilio per arrivare ad un accordo con i protestanti, perciò appena eletto
Papa nominò cardinali nipoti e nel 1545 stacco dal territorio pontificio Parma e Piacenza erigendo le
indicato che affidò al figlio. nel 1547 il governatore di Milano Ferrante Gonzaga fece assassinare
quest'ultimo e occupò Piacenza. Un'altro focolaio di resistenza si aprì nella Repubblica di Siena dove
nel 1552 la popolazione scacciò il presidio spagnolo e si pose sotto la protezione della Francia.
IL PROBLEMA PROTESTANTE
rimaneva aperto il problema della divisione religiosa della Germania. il fallimento dei colloqui fra
protestanti e cattolici svoltisi ad Augusta nel 1530 aveva indotto i principi che avevano aderito alla
riforma a collegarsi nella Lega di SMALCALDA. Carlo quinto che già nei colloqui di Bologna aveva
ottenuto da Clemente settimo l'impegno a convocare il Concilio in vista di una riunificazione della
cristianità, rinnovo le sue pressioni in tal senso sul nuovo Papa Paolo terzo. Quinto decise di passare
all'azione e mosse guerra alle forze della Lega di smalcalda che sconfisse nel 1547. la forza militare
degli Stati protestanti era stata spezzate Carlo quinto potrei convocare una dieta ad Augusta, 1547/8
nella quale impose l’interim, cioè una regolamentazione provvisoria delle relazioni fra cattolici e
luterani in attesa che il Concilio in corso a Trento portasse alla pacificazione religiosa.
Al Concilio di Trento erano già stati approvati decreti che chiudevano la porta a ogni dialogo o
compromesso con i protestanti la riforma federale incontro l'opposizione della maggior parte degli
Stati che a prescindere dalla confessione religiosa intendevano difendere le proprie prerogative iN
nome della libertà tedesca. i principi protestanti poterono riorganizzarsi nel 1551 realizzarono un
accordo segreto con il nuovo re di Francia Enrico secondo, succeduto al padre Francesco primo,
promettendogli in cambio del suo sostegno alcuni vescovati. l'offensiva protestante cose
completamente di sorpresa Carlo quinto che fu costretto a fuggire. avendo preso atto
dell'impossibilità di sanare la divisione religiosa della Germania Carlo diede incarico al fratello
Ferdinando di negoziare una soluzione di compromesso. si crearono così le premesse per la pace di
Augusta del 25 settembre 1555, che per la prima volta sancire l'avvenuta rottura dell'unità cristiana.
in base ad essa fu concessa la libertà religiosa solo agli ordini dell'impero e non ai sudditispettava
al sovrano scegliere la religione e ai dissidenti non restava che convertirsi o emigrare
LE ABDICAZIONI
sul piano militare intanto è conflitto è raggiunto ad una posizione di stallo. Carlo quinto tento invano
di recuperare Metz; Siena fu costretta a capitolare e finiva anche per questa le l'età repubblicanala
città fu annessa ai domini di Cosimo de medici. i francesi restavano insediati in Savoia e nel
Piemonte. nessuno dei due contendenti era ormai in grado di ottenere risultati significativi e
concordarono perciò a VAUCELLES nel Febbraio 1556 una tregua di 5 anni. ma a questa data Carlo
aveva già iniziato a mettere in atto la decisione di abbandonare il potere. il 25 ottobre 1555 aveva
abdicato alla sovranità dei Paesi Bassi; in seguito aveva lasciato anche le corone di Castiglia e di
Aragona al figlio Filippo secondo. party quindi per mare alla volta della Spagna dove morì il 21
settembre 1558.
PERSONALITà DI CARLO V
Fin dal 1516 adottò il motto PLUS ULTRA. fu inoltre animato da un sincero sentimento religioso che si
ricollegava al magistero del suo precettore Adriano di Utrecht. Carlo non voleva essere il monarca
del mondo ma voleva adempiere alla missione connaturata alla corona imperiale di responsabile
dell'unità del mondo cristiano e di garante della pace. rimase sempre forte in lui l'influenza di
gattinara. l'impero fu una Federazione di domini che conservarono la propria identità politica e
istituzionale; ciascuno di essi comportava direttrici di azione che spesso coglievano tra loro.
sicuramente la Castiglia assunse progressivamente un peso sempre maggiore nell'equilibrio dei
domini di Carlo quinto fino a configurarsi come il vero fondamento del suo potere
LA NOZIONE DI ERESIA
la parola di origine greca vuol dire scelta, presa di posizione, e ha in sé una connotazione negativa
sulla base della convinzione che l'uomo, se nelle cose divine vuole scegliere, va necessariamente
incontro all'errore. l'eretico deve essere battezzato e continuare a professarsi cristiano e deve essere
pertinace, ostinato cioè nel confermare le sue convinzioni; Gli era offerta quindi la possibilità di
abiurare. l'eresia è un fatto relativo alle specifiche circostanze in cui essa si afferma: eretico è colui
che in un dato momento storico viene giudicato tale da un'autorità ecclesiastica. Dall’ eresia si
distinguono lo scisma che implica la separazione in genere di un'intera comunità dal corpo della
Chiesa e l’ apostasia che comporta il rifiuto individuale dell'insegnamento cristianochi si converte
all'islam è apostata non eretico
ASPIRAZIONI DI RIFORMA
molte voci si erano levate a chiedere una riforma della Chiesa anche prima della protesta di lutero
(profetismo di savonarola, umanesimo cristiano di Erasmo). ma anche nella massa dei fedeli furono
vive in quegli anni l'aspirazione a una religiosità vicina allo spirito evangelico. nel Concilio
lateranense quinto fra 1511 e 16 convocato da Giulio secondo il generale degli agostiniani affermò
l’urgente necessità di una riforma della Chiesa che avrebbe dovuto però interessare gli uomini. Vai a
dire la formazione e la qualità morale degli ecclesiastici.
quanto fosse sentito il bisogno di rinnovamento della Chiesa è dimostrato anche dalla nascita di
molti nuovi ordini religiosi impegnati nella società: dal tronco della tradizione francescana nacquero
nel 1528 i cappuccini; i teatini; i barnabiti
I GESUITI
l'ordine più importante sorto nella prima metà del 500 fu la compagnia di Gesù fondata nel 1534 a
Parigi dallo spagnolo INIGO DI LOYOLA. ai tre voti tipici della scelta monastica, povertà castità e
obbedienza, i gesuiti aggiunsero l'assoluta obbedienza al Papa. il capo dell'ordine dipendeva
direttamente dal pontefice. i gesuiti furono attivi innanzitutto nell’istruzione ma ebbero anche un
notevole peso politico in quanto furono spesso confessori e consiglieri di sovrani e principi; infine si
impegnarono nell'attività missionaria per la diffusione del cristianesimo.
Carlo quinto compì ripetuti tentativi per indurre i Papi a convocare un Concilio. anche lutero aveva
dichiarato di essere pronto a discutere le sue tesi in un Concilio a patto che esso fosse libero, cioè
fondato unicamente sull'autorità della scrittura e in terra tedesca. l'attesa del Concilio era dunque
viva in tutto il corpo della cristianità. i Papi però erano molto riluttanti perché temevano una ripresa
delle teorie conciliariste che affermavano la superiorità dell'assemblea dei vescovi sull'autorità
Pontificia. il clima cominciò a mutare con il papato di Paolo terzo Farnese, 1534-49, che nominò una
commissione di cardinali e alti prelati per elaborare un progetto di riforma della Chiesa
nel frattempo le opere di lutero e degli altri riformatori si diffondeva in Italia, spesso anonime o con
false indicazioni di autori o titoli; un forte radicamento popolare libero le comunità anabattiste. in un
primo tempo la rottura non fu percepita come insanabile e molti speravano, nell'attesa del prossimo
Concilio, che si potessero ricomporre i dissensi sulla base di un rinnovamento della chiesa che
venisse incontro almeno ad alcune delle posizioni avanzate dai riformatori. si diffusero perciò
posizioni non ben definite e si manifestò la tendenza alla formazione di gruppi clandestini. molto
importante fu l'opera dello spagnolo JUAN DE VALDES, che rifugiato in Italia per sfuggire
all'inquisizione spagnola si stabilì a Napoli dove animo un cenacolo di formazione spirituale che
influenzò molti dei protagonisti della riforma italiana come Giulia Gonzaga e Giovanni morone.
Valdes riteneva decisiva nella vita religiosa la diretta illuminazione divina che trasforma la coscienza
individuale liberandola da ogni norma o pratica esteriore e inducendola ad un abbandono mistico
all'amore di Dio. influenzati dall'umanesimo erasmiano i circoli dei cosiddetti spirituali giudicavano
del tutto indifferente la partecipazione ai riti E alle funzioni delle chiese stabilite (di qui il
Nicomedismo) poiché ciò che importa è la fede che arde nel profondo della coscienza e giungeva in
tal modo a dissolvere il concetto stesso della Chiesa.
1541 il cardinale contarini cerco al colloquio di religione di ratisbona di negoziare con melantone una
formula comune sul piano teologico. con il fallimento di questo tentativo voi l'anno seguente Paolo
terzo promosse la stretta repressiva reclamata dal cardinale carafa, il futuro Paolo quarto. nacque
cosine 1542 la congregazione cardinalizia del sant'uffizio o dell'inquisizione, presieduta dal Papa con
il compito di riorganizzare e dirigere dal centro la rete dei tribunali inquisitoriali istituiti nel
medioevofu sempre più difficile assumere posizioni intermedie o sfumate.
IL CONCILIO DI TRENTO
nel dicembre 1545 si aprì finalmente a Trento il Concilio tanto atteso. alla prima sessione era
presente una rappresentanza quasi esclusivamente italiana. Carlo quinto suggeriti non trattare per
prime le questioni teologiche ma di promuovere innovazioni sul piano morale e disciplinare nella
speranza di un compromesso con le chiese protestanti. Il Concilio però decise già nella prima fase di
affrontare le questioni teologiche e condannando il principio della giustificazione per sola fede
chiuse la porta ad ogni dialogo. la decisione di spostare il Concilio a Bologna nel 1547 fu un nuovo
motivo di conflitto fra Papa e Carlo quinto; di conseguenza i lavori ai quali non parteciparono più i
vescovi spagnoli proseguirono senza risultati fino alla morte del pontefice nel 1549. Il Concilio si
riaprì a Trento nel 1551 ma fu nuovamente sospeso nel 1552 per la ripresa della guerra. nel 55 il
quadro motore di talmente con l'elezione del cardinale napoletano Gian Pietro carafa, Papa con il
nome di Paolo quarto. egli diede alla politica del papato un orientamento decisamente anti
spagnolo. era favorevole ad una dura repressione dell'eresia a difesa dell'ortodossia e per questo si
guardò bene da riconvocare il Concilio e perseguì una politica di accentramento e di rafforzamento
del primato del Papa fondato in particolare sulla centralità dell'inquisizione. fece imprigionare nel 57
con l'accusa di eresia il cardinale milanese Giovanni morone. nel 59 Paolo quarto promulgò il primo
indice dei libri proibiti nel quale fu compresa tutta l'opera di Erasmo. il nuovo papato milanese io
quarto medici, 59-65, fece segnare una svolta: sotto il suo pontificato poter svolgersi fra il 62 e il 63
l'ultima fase del Concilio. Ciao nella prima fase i decreti tridentini condannarono come eretiche le
dottrine delle chiese protestanti e le affermarono contro le tesi luterane il valore delle opere ai fini
della salvezza e le uguale importanza della tradizione rispetto alla scrittura come fonte di verità. per
quanto concerne la Bibbia fu confermata come edizione ufficiale il testo latino Di Girolamo; voi
venne ribadita la dottrina cattolica sul numero(7), voi sulla natura e sulla validità dei sacramenti e
riguardo all'eucarestia si confermo la transustanziazione. hai ecclesiastici fu mantenuto uno status
distinto rispetto al laicato, inoltre fu definita la dottrina delle indulgenze e furono ribaditi l'esistenza
del purgatorio e il culto dei santi e della Madonna. Il Concilio provvide anche ad un rinnovamento
morale e disciplinare della compagine ecclesiastica: i parroci furono tenuti a registrare battesimi e
matrimoni per controllare l'adempimento da parte dei fedeli dei precetti religiosi inoltre fuori
conosciuto ai vescovi un ruolo centrale.
la scelta di Trento voglio essere una soluzione di compromesso rispetto alle richieste di un Concilio
non sottoposto all'autorità romana. fu creata la congregazione del Concilio che si riservò ogni
decisione riguardante l'interpretazione e l'attuazione dei decreti conciliari. dalla crisi religiosa del
500 la Chiesa di Roma uscì con una struttura verticistica e rigorosamente gerarchizzata della quale il
Papa era monarca assoluto.
Il Concilio non si occupò degli organi centrali della curia che furono riorganizzati nel corso del secolo
in modo da rafforzare il centralismo papale. il sacro collegio o concistoro fu progressivamente
privato della sua funzione di organo supremo del governo della Chiesa e al suo posto al vertice della
struttura di potere furono istituite le congregazioni cardinalizie dipendenti direttamente dal Papa. il
cardinale, posto al vertice della gerarchia ecclesiastica e dell'amministrazione statale, si trasformo
sempre più in un alto burocrate esperto di diritto canonico. lo stato della Chiesa si dotò insomma in
questo periodo di una complessa macchina burocratica votata da amministrare insieme i problemi
temporali e spirituali. 582 Papa Gregorio tredicesimo riformò il calendario Giulianocalendario
gregoriano. l'orbita di azione dello Stato della Chiesa rimase tuttavia sempre più confinata
nell'ambito della penisola, come dimostra il processo di italianizzazione del personale di curia e dello
stesso collegio cardinalizioil peso internazionale del papato andò progressivamente calando
affermazione di una nuova generazione di vescovi che si impegnarono a mettere in atto principi
approvati al Concilio ispirandosi al modello offerto da Carlo Borromeo. questi abbandonò la curia per
assumere nel 1565 la carica di arcivescovo di Milano e per difendere le prerogative della sua carica
non esitò a scontrarsi con l'autorità politica. il centralismo papale impedì una piena realizzazione
della centralità del figura del vescovo. la larga autonomia di cui godevano gli ordini regolari e la
repressione dell'eresia finivano spesso per ridimensionare o vanificare il ruolo dei vescovi.
LA CHIESA POSTRIDENTINA
a partire dalla crisi religiosa deL 500 si determinò anche nel mondo cattolico una profonda
evoluzione della spiritualità. centrale fu il sacramento della confessione, la vera risposta cattolica alla
riforma. la consolazione alla coscienza che i protestanti trovavano nella direttamente alla parola di
Dio fu offerta ai cattolici dalla confessione. essa non aveva solo funzione di dare sollievo al peccatore
ma era anche una fondamentale strumento di controllo, l'orecchio attraverso il quale la chiesa
conosceva gli orientamenti e i sentimenti della massa dei fedeli. cambio anche il modo di vivere
l'eucarestia: nacque allora la pratica della comunione frequente.
L’OPERA DELL’INQUISIZIONE
l'inquisizione fu un potente strumento di potere. dopo Paolo quarto, pio V ghislieri (66-72) e sisto V
peretti (85-90) portarono a compimento la lotta all'eresia e la centralizzazione delle istituzioni
romane. attraverso il tribunale del sant'uffizio l'ala intransigente della curia riuscì a promuovere al
vertice della Chiesa romana una vera resa dei conti con le istanze riformatrici. l'inquisizione fu
un'istituzione tipicamente italiana presente in pratica su tutto il territorio della penisola. l'obiettivo
principale dei processi era l'abiura all'inquisito. l'inquisizione riuscì ad estirpare dal suolo italiano
ogni traccia dell'infezione ereticale. il culmine della lotta all'eresia si ebbe durante il pontificato di Pio
quinto.
la riforma presentò in Italia caratteri specifici che portarono molti suoi esponenti a scontrarsi con le
istituzioni del mondo protestante fino a porsi come eretici rispetto a tutte le chiese in quanto critici
di ogni forma di disciplina confessionale. alla radice di questa originalità vi fu sicuramente il forte
legame con la tradizione umanistica che li indusse a seguire percorsi di perfezionamento spirituale
che si ponevano al di fuori di tutti gli steccati eretici delle varie confessioni stabilite
a partire dal 1580, estirpata l’eresia dal suolo italiano, la congregazione del sant'uffizio rivolse
progressivamente la sua attenzione verso nuove competenze e infine intensificò la lotta contro la
stregoneria che già in precedenza aveva dato luogo a diversi processi. perseguendo la stregoneria,
l'inquisizione si trovò di fronte al persistere di elementi di paganesimo o di credenze superstiziose
magiche nella religiosità delle masse, soprattutto rurali. l'attenzione a questi fenomeni si sviluppò in
un più ampio disegno di controllo e di omologazione della cultura popolare. per quanto concerne
l'alta cultura, l'inquisizione si erse a difesa dell'apparato teologico filosofico e scientifico elaborato
dalla scolastica sul tronco dell'aristotelismo e combatte tutti gli aspetti dell'eredità umanistico
rinascimentale non riconducibili allo stereotipato classicismo insegnato nelle scuole. attraverso
l'indice dei libri proibiti l'autorità ecclesiastica non solo colpì gli scritti ereticali ma mise sotto
controllo tutte le opere a stampa che dovettero uniformarsi ai principi filosofici ed etici imposti dalla
chiesa. la chiesa basole sue azioni nella società sull’affermazione dell'assoluta obbedienza al Papa.
Il Concilio di Trento fu l'ultimo grande Concilio della storia della Chiesa prima del Vaticano secondo
(1962-65).
l'affermazione del primato del Papa quale capo assoluto della Chiesa di Roma pose agli Stati cattolici
il problema di difendere l'autonomia delle chiese nazionali E quindi le loro prerogative
nell'amministrazione della vita religiosa. e per questo motivo l'accettazione dei decreti conciliari
andò incontro a notevoli difficoltà. Gli Stati italiani, Portogallo, Polonia e Austria pubblicarono la
bolla papale che riassumeva le decisioni del Concilio, ma nella Spagna la pubblicazione fu
accompagnata dalla formale riserva che essa non poteva limitare il potere statale. La Francia il nome
delle libertà della Chiesa gallicana non accetto formalmente la bolla. ancora più eclatante fu la
mancata ricezione dei decreti conciliari da parte del sacro romano impero.
Il distacco dell'inghilterra dalla Chiesa di Roma era stato originato da cause esclusivamente politiche.
il re Enrico ottavo, 1509-47, desiderava avere un erede maschio che non era in grado i dari la moglie
Caterina di Aragona; nel contempo aveva rotto l'alleanza con la Spagna aderendo nel 1528 alla Lega
di cognac contro Carlo quinto. a questi motivi si aggiunse la sua passione per una dama di Corte,
Anna boleyn. alla richiesta del matrimonio Il Papa Clemente settimo non poteva rispondere
positivamente per andare Carlo quinto nipote di Caterina. Allora Enrico ottavo fece dare dal
Parlamento provvedimenti che ruppero tutti i rapporti della Chiesa inglese con Roma e nel 1534
l'atto di supremazia, Che lo dichiarava capo supremo interna della Chiesa inglese (anglicana
ecclesiastica) subito dopo Dio. Enrico ottenne così da un tribunale ecclesiastico la dichiarazione di
nullità del matrimonio con Caterina e la legittimazione dell'unione con la boleyn. il distacco della
Chiesa inglese Da Roma fu uno scisma senza eresia: sul piano dottrinale e liturgico non cambio nulla.
i vescovi con a capo l'arcivescovo di Canterbury riconobbero come capo della Chiesa il re e non più il
Papa. il principale cambiamento fu la soppressione dei monasteri le cui ingenti proprietà fondiarie
furono incamerati dallo stato. ad Enrico successe il figlio Edoardo sesto, di 10 anni, e i protettori che
governarono il suo nome aprirono la chiesa anglicana influenza delle dottrine protestanti. le cose
buttarono con l'avvento al trono di Maria tudor. Maria, che sposò nel 1554 il figlio di Carlo quinto
Filippo, allora principe ereditario e poi re di Spagna si impegnò con l'aiuto del cardinale Pole in un
tentativo di restaurazione cattolica e mandò sul rogo molti di coloro che avevano appoggiato
l'introduzione della riforma, tanto da essere chiamata Bloody Mary. nel 58 sali infine al trono la figlia
che Enrico ottavo ebbe da Anna boleyn, Elisabetta (fino a 1603). sotto il suo Regno la chiesa
anglicana trovò finalmente un assetto stabile e si legò definitivamente al mondo protestante
Toccò ai figli ed eredi di Francesco primo e Carlo quinto portare a compimento la guerra per la
supremazia in Europa interrotta nel 1556 dalla tregua di Vaucelles. fu il re francese Enrico secondo a
prendere l'iniziativa per sostenere in Italia la svolta antispagnola impressa alla politica ufficio. ma la
penisola ormai saldamente legata alla Spagna non era più il centro del conflitto che si risolse invece
nei Paesi Bassi dove l'esercito spagnolo comandato da Emanuele Filiberto di Savoia ottenne nel 1557
a San quintino una schiacciante vittoria. Filippo secondo che pure poteva contare sull'appoggio
dell'inghilterra, retta dalla moglie Maria tudor, non fu in grado di sfruttare il successo a causa delle
difficoltà finanziarie. anche Enrico secondo doveva fronteggiare una situazione finanziaria pesante.
La morte di Maria tudor nel novembre 1558 privò Filippo dell'appoggio inglese e favori quindi la pace
che fu stipulata a cateau cambrésis il 3 Aprile 1559. Filippo secondo aveva ormai il pieno controllo
della penisola italiana dove tutti gli Stati tranne Venezia erano legati a filo doppio alla potenza
spagnola. A conferma dell'avvenuta separazione fra i due rami degli asburgo il fratello di Carlo
quinto Ferdinando primo, imperatore e re di boemia e Ungheria, non partecipo alle trattative.
IL RE PRUDENTE
Filippo secondo fece il suo apprendistato all'ombra del padre;personalità caratterizzata da una
religiosità tanto chiusa quanto intollerante. tornato in Spagna nel 1559 decise di spostare la Corte a
Madrid e da allora LUI non si sposto più. egli governo quindi dal suo gabinetto di lavoro. date le
enormi distanze e gli italici della burocrazia, gli ordini giungevano a destinazione con grave ritardo
quando spesso le condizioni erano completamente mutate. si consultava spesso con i suoi confessori
o con i teologi di Corte appellativo re prudente. Ebbe quattro mogli dall'ultima delle quali, la
nipote Anna d'austria, ebbe un erede Filippo terzo.
La morte del giovane re del Portogallo Sebastiano primo nel 1578 aprì la strada a Filippo secondo per
ottenere la corona portoghese. a Sebastiano successe il fratello e alla sua morte nel 1580 Filippo
intervenne in armi e si fece riconoscere come erede. in tal modo la Spagna acquisì anche il controllo
dell'impero coloniale portoghese e Filippo adottò il motto NON SUFFICIT ORBIS
LA SPAGNA IMPERIALE
Benché la corona del sacro romano impero fosse passata ramo austriaco della famiglia, la vocazione
imperiale che aveva segnato l'esperienza del padre di madre in eredità a Filippo secondo ma non fu
più legata al sogno universalistico dell'unità e della pace della cristianità ma alla difesa della fede
contro gli eretici e gli infedeli. si parla perciò di sistema imperiale spagnolo. tuttavia Filippo se si erge
a paladino della controriforma Miro anzitutto ad accrescere la potenza della Spagna e non esitò a
scontrarsi con il pontefice per difendere le prerogative dello Stato. I territori sottoposti alla sovranità
di Filippo secondo conservarono le proprie distinte identita giuridiche ed istituzionali. la struttura di
governo era imperniata sul sistema dei consigli. si trattava di organi collegiali con funzioni consultive
che preparavano delle consulte in base alla quale il re prendeva le sue decisioni. il più importante era
il Consiglio di Stato competente per la politica estera e per gli affari di maggior rilevanza. da un certo
momento comunque Filippo secondo affronto molte questioni specifiche in organismi informali con
pochissimi collaboratori fidati, le giunte.
LE FINANZE
La Spagna poteva contare su un costante flusso di metalli preziosi. questi però non coprirono mai più
del 25% delle entrate, la parte restante proveniva da imposte dirette dalle quali era esente la nobiltà
e da imposte sulle transazioni commerciali. la lentezza della riscossione rendeva indispensabile il
ricorso alle anticipazioni di banchieri e finanzieri. bancarotta del 1557 consisteva in pratica nella
riconversione forzosa dei prestiti a breve in prestiti a lungo termine che davano un interesse minore
ed erano di fatto perpetui. le bancarotte divennero una costante della storia spagnola.
in una Spagna in cui coesistevano lingue culture e realtà sociali assai diverse l'unità religiosa e
residenziale per dare coesione e solidità al sistema e insieme per legittimare la missione della
dinastia che lo reggeva. ruolo centrale assunse nel Regno di Filippo secondo l'inquisizione che
controllava anche la stampa. la persecuzione si abbatte sui moriscos, musulmani obbligati a
convertirsi al cristianesimo particolarmente numerosi a Granada. dapprima furono colpiti dal divieto
di usare la loro lingua e i loro costumi voi da misure che peggiorarono la loro condizione economica.
nel 1609 tutti i moriscos furono espulsi dal Regno. non meno intransigente fu l'atteggiamento nei
confronti degli ebrei convertiti. prevalse il principio per cui non contava la fede religiosa ma il
sangue.
LEPANTO
in linea con lo spirito di crociata della reconquista si poneva anche il conflitto nel Mediterraneo con
la potenza ottomana. il sultano selim secondo nel 1570 attacco l'isola di Cipro posseduta da Venezia.
nel contempo il BEY di Algeria, Vassallo del sultano riconquisto Tunisi. si formò allora una Lega Santa
alla quale aderirono Venezia, Il Papa, l'ordine dei cavalieri di Malta, il duca di Savoia, Genova e
Filippo secondo. la flotta cristiana il 7 ottobre 1571 riuscì ad infliggere alla flotta turca una grave
sconfitta a lepanto. emersero quindi le divergenze fra Venezia e Filippo secondo. questi mirava
soprattutto a combattere le azioni di pirateria nel Mediterraneo occidentale ma non intendeva
impegnarsi in favore di Venezia la quale perciò nel 1573 firmò con gli ottomani una pace separata
con la quale rinuncio a Cipro e si garantirà ripresa dei commerci con l'oriente.
delle 17 province chiamate Paesi Bassi alcune appartenevano all'eredità borgognona, altre erano
state acquisite da Carlo quinto. solo nel 1548 erano state formalmente unite ma erano di fatto
autonome: ogni provincia aveva un proprio governatore, STATOLDER, e inviava rappresentanti agli
Stati generali che si occupavano soprattutto di questioni fiscali e militari. in queste zone si erano
formati i nuclei di luterani e di anabattisti e si era avuta una notevole diffusione del calvinismo. i
problemi insorsero con l'introduzione dell'inquisizione. la presenza di un tribunale straniero dotato
di pieni poteri rappresentava una grave limitazione dei privilegi delle provincereazione dei ceti
dirigenti. il 5 Aprile 1566 un nutrito gruppo di nobili fiamminghi si presentò in armi al palazzo della
regente a Bruxelles voi per presentare una petizione che chiedeva l'abolizione dell'inquisizione
(rivolta dei pezzenti), la reggente fu obbligata a sospendere le leggi contro gli eretici. i calvinisti si
abbandonarono in molte città ad atti vandalici. per tutta risposta Filippo secondo promosse dure
repressioni. fu l'inizio della rivolta capeggiata da Guglielmo di Orange che era riuscito a fuggire in
Germania. alla fine del 1572 comunque resistevano solo le province di Zelanda e Olanda che
nominarono governatore Guglielmo d'orange, il quale si convertì al calvinismo.
la morte di Enrico secondo nel 1559 Apri un lungo periodo di debolezza dell'istituzione monarchica. a
questo si aggiunse il problema della divisione religiosa: da tempo si erano formate in Francia
numerose comunità di calvinisti chiamati ugonotti. i calvinisti francesi si erano dati una solida
organizzazione. il calvinismo diffuso in tutto il paese trovava proseliti principalmente nelle grandi
città ma si giovò soprattutto di una massiccia adesione dell'alta aristocrazia. non c'è dubbio che la
religione riformata fu per la nobiltà francese un'occasione per approfittare della debolezza della
monarchia per riconquistare spazi di iniziativa politica e consolidare il proprio primato sociale. Ad
Enrico successe figlio maggiore Francesco secondo sposato con Mary Stuar, futura regina di Scozia. e
morto dopo appena un anno salì al trono il fratello Carlo no no che aveva appena 10 anni per cui il
potere fu assunto in qualità di reggente dalla madre Caterina de medici. essa perseguì una politica di
Concordia religiosa secondo le indicazioni del cancelliere Michel de l’hopital. a tal fine concerto
privato entro le mura urbane e quello pubblico fuori della città, Editto di Saint Germain 1562. il
provvedimento suscitò la violenza reazione cattolica culminata nella strage di una folla di ugonotti
nel massacro di vassy, 1 Marzo 1562. esso fu l'atto di inizio delle guerre di religione che durarono 36
anni e si svolsero attraverso 8 fasi. Caterina ispirò la sua azione a un accordo pragmatismo politico.
per bilanciare lo strapotere dei guisa fece molte concessioni agli ugonotti che ottennero così nella
pacificazione di Saint Germain del 1570 la libertà di coscienza e la libertà di culto in più luoghi ma
soprattutto il possesso di quattro piazze forti fra le quali la rochelle. seguì a questa pace un notevole
rafforzamento del partito protestante: l'ammiraglio coligny acquisì un notevole ascendente su Carlo
nono. coligny sembrava voler dare alla politica estera del Regno un indirizzo nettamente anti
spagnolo e si sviluppò così la reazione dei guisa: fu organizzato un attentato contro coligny che però
rimase solo ferito. nello sconcerto generale i guisa deciderò di farla finita con gli ugonotti e
avviarono un massacro dei calvinisti presenti in massa a Parigi per la celebrazione delle nozze. nella
strage della notte di San Bartolomeo il 24 agosto 1572 furono uccisi più di 2000 ugonotti. adesso ne
seguirono altre. ciò provocò una radicalizzazione delle posizioni: in campo protestante si
affermarono le teorie dei MONARCOMACHI, che giustificavano la resistenza al tiranno affermando il
diritto di deporre e perfino uccidere i sovrani che opprimesserop la vita religiosa dei sudditi. Ormai
gli ugonotti si erano organizzati come uno stato nello stato con una propria forza militare e solide
piazzeforti. alla loro testa si pose nel 1576 Enrico di Navarra. per contro i cattolici si unirono in una
Lega Santa capeggiata dal duca di guisa. si sviluppò anche un orientamento che aspirava alla
pacificazione del Regno e nacque così il partito dei politiques, cattolici moderati che individuarono
l'unica via d'uscita dall'abisso delle guerre civili in un rafforzamento della monarchia e in questi
ambienti nacque l'opera di Jean bodin.
L’INGHILTERRA DI ELISABETTA I
all'inizio del suo Regno Elisabetta giro soprattutto a consolidare il proprio potere. Nel 1568 Mary
Stuart dovette rifugiarsi in Inghilterra presso la cugina Elisabetta poiché dichiarata decaduta dal
trono scozzese dalla nobiltà calvinista. lex regina di Scozia era la pretendente cattolica alla corona
inglese ed Elisabetta era quindi obbligata a legarsi al campo protestante, il solo che poteva garantire
la sua legittimità. ella confermò la natura ibrida della Chiesa anglicana che conservo la liturgia
tradizionale e la struttura episcopalista mentre sul piano dottrinale adottò molti principi delle
dottrine protestanti. tuttavia ella fu molto cauta nei rapporti con Filippo secondo ed evito di farsi
coinvolgere nei conflitti del continente. solo dopo la rivolta dei cattolici nelle contee del nord nel
1568-9 E la scomunica del Papa nel 1570 si schierò a favore degli ugonotti francesi e dei ribelli
olandesi
la rivolta dei Paesi Bassi e la lotta dei calvinisti francesi diventarono un problema di carattere
internazionale. i costi enormi sostenuti dalla Spagna per imporre la sua sovranità sui Paesi Bassi
avevano esaurito le sue risorse finanziarie: 1575 nuova bancarotta; 1576 le truppe spagnole non
avendo ricevuto la paga si ammutinarono e sottoposero la città di Anversa a un terribile saccheggio
provocando un diffuso malcontento nelle province meridionali anche per l'esoso fiscalismo
spagnolo. la rivolta sembrava accomunare protestanti e cattolici. il nuovo governatore Alessandro
Farnese riuscì a far tornare all'obbedienza le province meridionali. rimasero ferme invece nella
posizione ostile alla Spagna le province settentrionali, premessa della dichiarazione formale di
indipendenza della Repubblica delle 7 province unite che fu siglata nell'aia nel 1581. Siri realizzava
così la separazione delle province meridionali, corrispondente all'attuale Belgio, rimaste fedeli alla
Spagna. nel 1574 morto Carlo nono salì al trono il fratello Enrico terzo tornato dalla Polonia dove
l'anno precedente era stato eletto re. la svolta si ebbe nel 1584 quando morì il duca ultimo figlio
maschio di Enrico secondo e Caterina. non avendo Enrico terzo figli l'erede al trono diventava
proprio Enrico di Borbone, il capo del partito calvinista. ebbe inizio così l'ultima fase delle guerre
civili, la guerra dei tre enrichi, che vede contrapposti il re Enrico terzo, il capo della Lega Enrico di
guisa ed Enrico di Borbone. Enrico terzo decise di liberarsi dallo strapotere della Lega e attirò in un
tranello nel castello di BLOIS il duca di guisa facendo la assassinare nel 1588; quindi si alleò con
Enrico di Borbone con il quale nel luglio 1589 pose l'assedio a Parigi. il 1 agosto fu però a sua volta
assassinato da un frate domenicano e prima di morire indicò come successore Enrico di Borbone che
a questo punto era re di Francia con il nome di Enrico quarto. la presenza di un calvinista sul trono di
clodoveo era una novità inaudita. Enrico pose nuovamente l'assedio alla capitale mentre Filippo
secondo interveniva con le sue truppe dai Paesi Bassi. ormai però l'intransigenza della capitale non
era più perseguita nel paese per cui acquisiva sempre più credito la posizione moderata dei
politiQUES. Enrico si poneva ora non come il capo di una fazione ma come difensore dell'unità del
Regno contro l'odiata Spagna.. la decisione di convertirsi al cattolicesimo crearono le condizioni per
la fine delle guerre civili. il 22 Marzo 1594 Enrico quarto in troppa rigide nei mesi seguenti tutte le
province lo riconobbero come legittimo sovrano. Enrico IV poté così respingere l'intervento militare
spagnolo e stipulare 1598 la pace di VERVINS che ribadiva le clausole del trattato di cateau
CAMBRESIS. nello stesso anno il re emanò l'editto di NANES che pose fine alle guerre di religione; il
cattolicesimo fu riconfermato religione dello Stato ma i calvinisti ottennero libertà di coscienza,
libertà di culto in Francia e diritti civili; gli ugonotti si videro riconosciuto il possesso di un centinaio di
piazzeforti. era una novità assoluta poiché la libertà di coscienza era stavolta garantita agli individui e
non ai sovrani come nella pace di augusta. rimaneva però salda l'idea che l'unità di fede fosse
indispensabile per l'unità politica
L’INVINCIBILE ARMATA
Voi il sostegno dato da Elisabetta e ribelli olandesi e aiuto notti in Francia determinò una crescente
tensione con Filippo secondo. Elisabetta si impegnò nel consolidamento interno dell'inghilterra. altro
motivo di contrasto con la Spagna era il tacito sostegno dato da Elisabetta alla guerra di corsa contro
le navi spagnole. nel 1587 Elisabetta decise di condannare a morte Mary Stewart, ulteriore motivo
che indusse Filippo secondo a promuovere l'attacco decisivo contro l'Inghilterra. il piano prevedeva
che una flotta prendesse il controllo del canale della manicafallimentare
Il mancato raggiungimento dei principali obiettivi della politica estera di Filippo secondo divennero
evidenti (indipendenza delle province unite, affermazione della monarchia di Enrico quarto in
Francia, fallimento di tentativi di sconfiggere l'Inghilterra). anche all'interno permaneva il problema
del separatismo dei regni di Aragona e Catalogna. nel 1591 Filippo secondo dovette usare la forza
per reprimere in Aragona una rivolta guidata dalla nobiltà. molto grave era anche la situazione
finanziaria. pesavano negativamente le condizioni dell'economia. l'agricoltura non era in grado di
assicurare il fabbisogno di cereali; l'industria tessile conobbe unire versi bile declino; carestie e
pestilenzequadro molto negativo delle condizioni della Spagna. quando Filippo secondo morì nel
1598 in molti ambienti appariva chiaro che la stagione della Spagna imperiale era definitivamente
tramontata.
La pace di Augusta del 1555 e l'editto di Nantes nel 1598 erano concepiti dalle due parti
contrapposte come tregue. Si era preso atto della necessità di tenere distinti gli assetti politici dalle
divisioni religiose ma restava la generale convinzione che non fosse possibile l'unità politica senza
l'unità di fede. Furono queste le premesse dell'ultima guerra di religione, la guerra dei trent'anni:
1618-1648.
Pacificata la Francia Enrico quarto si accinse con energia alla ricostruzione. egli riordino le finanze e
rafforza la struttura amministrativa. Enrico quarto regolo in maniera definitiva l'annosa questione
della Venalità delle cariche. in politica estera Enrico quarto intendeva riprendere la tradizionale
politica di alleanze in funzione anti asburgica ma la sua opera fu interrotta improvvisamente da un
fanatico cattolico che lo assassino né 1610. poiché il figlio Luigi tredicesimo aveva solo 9 anni la
reggenza fu affidata alla moglie Maria De medici. la grande nobiltà si mosse per rivendicare il suo
ruolo nel governo dello Stato. furono i nobili a imporre alla reggente la convocazione degli Stati
generali che si riunirono nel 1614-5. nel corso dei lavori il terzo stato si pronunciò per un
rafforzamento dell'istituzione monarchica. esso propose di proclamare come legge fondamentale del
Regno il principio per cui il re riceve il suo potere immediatamente da Dio. Maria diede alla politica
estera un indirizzo filo spagnolo. a questa linea si opponevano quanti ritenevano indispensabile per
gli interessi della Francia proseguire la politica anti asburgica abbozzata da Enrico quarto prima di
morire. in un clima di incipiente guerra civile Luigi tredicesimo decise di prendere le redini del potere
nel 1614. in questa fase si impose sulla scena politica un giovane vescovo, il duca di richelieu(1585-
42). Nel 1622 ebbe il cappello cardinalizio e due anni dopo entrò nel Consiglio di Stato divenendo in
breve il principale responsabile della politica francese. richelieu pose fine all'opposizione della
nobiltà feudale con diverse condanne a morte e si guadagnò il sostegno delle città e dei ceti
produttivi incentivando il commercio e avviando l'espansione coloniale della Francia. fondò nel 1635
l'Accademia Frances che bel compito di regolare l'uso della lingua nazionale. inoltre prosegui l'opera
di rafforzamento della monarchia già avviata da Enrico quarto: a tal fine si servì di commissari. infine
affronto il problema degli ugonotti i quali si sottraevano all'autorità regia che ne risultava perciò
indebolita. contro di loro egli promosse una nuova campagna militare che culminò nel 1628 nella
presa della fortezza di la rochelle. a partire dal 1630 richelieu si impegnò nel conflitto europeo per
contrastare l'egemonia degli asburgo. fu necessario aumentare la pressione fiscale e ciò provocò una
serie di rivolte
Filippo terzo, 1598-1621, non fu all'altezza del padre Filippo secondo; con lui ebbe inizio la tendenza
ad affidare l'esercizio del potere a un favorito scelto di regola fra i membri dell'alta aristocrazia. l'alta
nobiltà, tenuta freno da Carlo quinto e Filippo secondo, riprese un ruolo centrale nell'esercizio del
potere. era necessario alla Spagna innanzitutto assicurarsi un periodo di pace per restaurare le
disastrate finanze e superare la recessione economica. il governo però non seppe attuare
provvedimenti di riforme efficaci e l'esodo forzato di circa 300.000 moriscos determinò un calo
demografico e rappresentò un'ulteriore colpo all'economia spagnola. a Filippo terzo successe il figlio
Filippo quarto, 1621-65, il quale delle gole esercizio del potere al Conte di olivares noto come
conteduca, gaspar de guzman. olivares era deciso a ripristinare il ruolo imperiale Della Spagna che
lanciò in una serie ininterrotta di avventure militari. egli riteneva fosse necessario rafforzare l'unità
tra i vari domini della monarchia. il primo passo in questa direzione fu il progetto della union de las
armas proposto a Filippo quarto nel 1626: si trattava di creare una forza militare alla quale dovevano
contribuire tutti gli Stati della monarchia. naturalmente il progetto incontro l'opposizione di alcune
cortes che vedevano in esso un attentato alla loro autonomia
L'orgoglio spagnolo si rifiutò di riconoscere la sconfitta per cui nel 1609 fu concordata una tregua di
12 anni. Da questo momento si determinò la definitiva separazione fra i due tronconi dei Paesi Bassi
che seguirono strade divergenti sul piano economico, religioso e culturale. alle province meridionali
corrispondente all'attuale Belgio rimasti fedeli alla Spagna fu concessa da Madrid una certa
autonomia. al di là delle forme la Spagna esercito di fatto su questi possedimenti una totale
egemonia. dopo l'emigrazione delle minoranze calviniste le province meridionali si ritrovarono unite
nella fede cattolica e divennero un baluardo della controriforma grazie anche all'opera dei gesuiti.
LE PROVINCE UNITE
al declino delle province meridionali corrispose la rapida ascesa politica ed economica delle 7
province settentrionali. sul piano istituzionale esse erano legati dall'alleanza stipulata nel 1579 con
l'unione di Utrecht. anche dal punto di vista sociale, economico e religioso le 7 province
presentavano realtà molto differenziate. le città dell'olanda erano governate da reggenti ovvero
membri di famiglie a ricchi tesi con il commercio e con la finanza che si erano attribuite il monopolio
delle cariche pubbliche dando vita a patriziati urbani. per quanto concerne la religione invece il
calvinismo dava la sua impronta allo stato ma vi era anche una notevole presenza di cattolici,
anabattisti ed ebrei. organo centrale erano gli Stati generali che si riunivano all'aia. ne facevano
parte i rappresentanti degli Stati delle 7 province e le decisioni dovevano essere prese all'unanimità.
i poteri di questo organo erano perciò molto limitati. il sistema poter funzionare soprattutto perché
l'Olanda era di gran lunga la provincia più popolosa ricca e potente che versava più della metà delle
imposte federali. di fatto il potere fu esercitato da due cariche: lo statolder e il gran pensionario.
tradizionalmente in Olanda, Zelanda e nella maggior parte delle altre province veniva nominato sta
tolder un membro della casa di Orange, i quali avevano un grande seguito nella nobiltà ed erano
popolari nel popolo minuto delle città. allo statolder si contrapponeva il gran pensionario, che era il
presidente degli Stati provinciali di Olanda e il capo della delegazione olandese agli Stati generali E
divenne talvolta il vero responsabile della politica dello Stato. le province unite avevano un sistema
politico molto complesso, una sorta di costituzione mista nella quale convivevano un orientamento
principesco e un principio repubblicano. non mancarono nella storia di questo piccolo stato aspri
conflitti che rischiarono talora di degenerare in guerra civile.
LA POLONIA
Nel 1569 Il Regno di Polonia e il granducato di Lituania si fusero dando vita ad uno stato di grandi
dimensioni che comprendeva molte etnie di lingue e religioni diverse. al cattolicesimo prevalente in
Polonia e alla religione ortodossa si erano aggiunti nel corso del secolo il luteranesimo e il
calvinismo. nel 1569 fu ribadito formalmente che la corona sarebbe stata assegnata per elezione da
parte di tutta la nobiltà polacco lituana. La Polonia assunse allora la configurazione di una Repubblica
nobiliare nella quale l'aristocrazia impedì la formazione di un solido potere monarchico. la scelta di
eleggere sovrani stranieri privi di interessi diretti nella realtà polacca rispondeva al disegno di
impedire un rafforzamento dei poteri della corona. in ogni caso la nobiltà impose ai sovrani
condizioni che li impegnavano al rispetto dei suoi privilegi e alla convocazione biennale della dieta. il
clima andò progressivamente modificandosi sul finire del sedicesimo secolo quando si fece sentire
sempre più forte in Polonia l'influsso della controriforma.
In Svezia il potere della monarchia era limitato dalla presenza di due organi: la dieta e il Senato o
consiglio del Regno. il consenso della dieta era necessario per l'approvazione delle leggi, riscossione
delle imposte e arruolamento delle truppe. inessa era decisivo il ruolo della nobiltà che controllava
di fatto anche il Senato. l'adozione del luteranesimo fu messa in discussione sotto il Regno di
Giovanni terzo, 1568-92, Edi suo figlio sigismondo che essendo re di Polonia nel 1592 ereditò anche
la corona svedese. a questo tentativo di restaurazione cattolica si oppose l'aristocrazia guidata da
Carlo il quale assunse egli stesso la corona con il nome di Carlo nono, 1599-1611. L'affermazione
della potenza svedese si ebbe sotto il suo successore Gustavo secondo Adolfo, 1611-32. il punto
debole della Svezia era rappresentato dalle esigue risorse finanziarie e demografiche. Convinto
luterano, Gustavo secondo Adolfo consolidò la monarchia ottenendo l'aiuto militare della nobiltà in
cambio di un riconoscimento dei suoi privilegi. per quanto concerne l'esercito egli mantenne il
sistema di coscrizione e inoltre introdusse anche importanti novità nella armamento e nella tattica.
ottenne quindi i primi successi militari ma l'obiettivo della Svezia era il controllo del Baltico.
il ramo austriaco degli asburgo era titolare a titolo dinastico degli Stati ereditari ma aveva anche
tradizionalmente le corone elettive dell'impero, di boemia e di Ungheria. sia Ferdinando primo
fratello minore di Carlo quinto sia il suo successore Massimiliano secondo (1564-76) cercarono di
realizzare in Germania una pacifica convivenza fra protestanti e cattolici sulla base di principi stabiliti
dalla pace di Augusta. Quest'ultima però era avvertita da tutti come un compromesso provvisorio.
inoltre si poneva il problema dei signori ecclesiastici che erano passati alla riforma secolarizzando i
loro possessi e rendendoli ereditari. alla morte di Massimiliano secondo eletto imperatore il figlio
Rodolfo secondo, 76-1612, il quale stabilì la sua residenza nel castello di Praga mentre i domini
ereditari dell'arci Ducato di Austria e Ungheria erano governati dal fratello Mattia. sotto il Regno di
Rodolfo e benizio la grande offensiva cattolica. in un clima di crescente tensione che faceva temere
l'avvio di un processo di restaurazione del cattolicesimo, i principi protestanti diedero vita nel 1608
all'unione evangelica. ad essa si oppose l'anno seguente la Lega cattolica. poiché l'unione evangelica
era sostenuta dalla Francia mentre dietro la Lega cattolica c'era la Spagna sembrava che il limitero si
stesse avviando verso una guerra civile. Mattia Apri un conflitto dinastico con il fratello Rodolfo
secondo e riuscì nel 1611 a deporre il fratello dal trono boemo e l'anno seguente fu eletto anche
imperatore, 1612-19.
Eletto re di boemia nel 1617 per ordinando mise in atto la politica di restaurazione cattolica già
sperimentata nei domini ereditari austriaci. vedendo che fatte da Rodolfo secondo nel 1609 erano in
pericolo gli Stati di boemia si auto convocarono per esprimere la loro protesta ma i loro
rappresentanti non furono ricevuti da Ferdinando a Vienna. allora una loro delegazione invase il 23
maggio 1618 il castello di Praga e scorgo la sua rabbia gettando dalla finestra due dei delegati
imperiali con il loro segretario. la defenestrazione di Praga fu l'atto di inizio della guerra che fu
chiamata in seguito dei trent'anni. la rivolta fu sostenuta dai ceti delle altre province del Regno di
boemia e da quelli dell'alta e bassa Austria. il 28 agosto 1619 la dieta elesse all'unanimità imperatore
del sacro romano impero Ferdinando secondo. pochi giorni prima Gli Stati di boemia avevano
dichiarato dei caduto Ferdinando e offerto la corona boema a Federico quinto capo dell'unione
evangelica. divenne quindi inevitabile lo scontro con Federico secondo. Federico aveva sposato una
figlia del re d'inghilterra Giacomo primo ed era imparentato con il re di Svezia ma i poemi invano
speravano nel loro aiuto. mentre un esercito spagnolo invadeva il palatinato, l'esercito imperiale e
quello del duca di baviera sottomisero i territori austriaci e sconfissero i consorti nella battaglia della
montagna bianca presso praga lotto novembre 1620. Federico quinto nel 1623 fu privato del suo
stato e della dignità di Principe elettore. le province ribelli furono sottoposte ad un processo di
Ricattolicizzazione forzata: in boemia e Moravia i nobili che non vollero convertirsi dovettero
emigrare e abbandonare le loro terre. si determinò così una redistribuzione di estese proprietà
terriere a favore della nobiltà cattolica o di stranieri fedeli agli asburgo.
con la destituzione dell'elettore palatino i rapporti nella dieta elettorale erano pericolosamente
sbilanciati a favore dei cattolici. a questo si aggiunse nel 1625 la decisione di Fernando secondo di
attribuire al duca di Baviera la dignità elettorale del palatinato. la Sassonia decise allora di chiedere
aiuto al re di Danimarca cristiano quarto, 1588-1648, luterano. nel 1625 egli passò il fiume Elba ma
fu sconfitto dagli eserciti della Lega cattolica. decisivo fu il contributo di albrecht von wallenstein,
1583-1634, nobile boemo che si era convertito al cattolicesimo e si era posto al servizio degli
asburgo. questo fu il più famoso di una schiera di appaltatori privati, imprenditori della guerra, che
stipulavano contratti con i sovrani impegnandosi a fornire soldati. sconfitto dal wallenstein, cristiano
vide i suoi territori invasi anche dalle truppe bavaresi e dovete firmare la pace di lubecca il 7 giugno
1629. anche la seconda fase della guerra si concluse con una vittoria cattolica. a Ferdinando secondo
sembro quindi giunto il momento per una resa dei conti con i protestanti: nel 1627 egli sulla base
della pace di Augusta impose la restituzione dei beni secolarizzati con il passaggio alla riforma dopo il
1552 e obbligò i protestanti che vivevano in territorio cattolico a convertirsi.
A difesa della causa protestante ma soprattutto per perseguire il suo disegno di egemonia sul Baltico
intervenne nel 1630 nel conflitto il re di Svezia Gustavo secondo Adolfo che ottenne l'alleanza della
Sassonia e dell'elettore del brandeburgo e fu sostenuto dall'aiuto finanziario della Francia. Gustavo
Adolfo o tenne una serie di straordinari successi. mentre un esercito sassone occupava la boemia
egli sconfisse nel 1631 le forze imperiali e si aprì la strada verso la Germania meridionale. La Spagna
in a sostegno dell'esercito imperiale ma così facendo si espose all'offensiva delle province unite che
ottennero importanti successi. Ferdinando secondo fu obbligato a questo punto a richiamare
wallenStein che nominò comandante su premio con pieni poteri E affronto Gustavo secondo Adolfo.
lo scontro avvenne il 17 novembre 1632 presso Lipsia e si risolse in una vittoria svedese. nella
battaglia perse la vita Gustavo Adolfo. la condotta della guerra passò quindi nelle mani del
cancelliere, reggente in nome della figlia di Gustavo Adolfo. il cancelliere svedese si pose a capo di
una coalizione di principi tedeschi decisi a difendere la religione protestante e la libertà della
Germania. Intanto si acuiva a Vienna la diffidenza nei confronti di wallenstein. Ferdinando secondo
lo fece assassinare nel 1634. nel frattempo la guerra volse in favore degli eserciti imperiale e
spagnolo che il 6 settembre 1634 sconfissero gli svedesi. a questo punto la Sassonia e il brandeburgo
decisero di uscire dal conflitto stipulando con l'imperatore la pace di Praga nel 1635. restavano in
armi sul suolo tedesco solo le truppe svedesi.
l'intervento francese muto decisamente la natura della guerra: non si trattava più di una guerra civile
tedesca per motivi di religione ma di una ripresa dello scontro fra asburgo e Francia. richelieu pur
essendo un cardinale della Chiesa cattolica non esitò ad appoggiare i principi protestanti. al suo
fianco combatterono Svezia e province unite, sempre impegnate contro la Spagna.
il corso della guerra divenne progressivamente sfavorevole agli asburgo. gli olandesi ottennero
importanti vittorie sia via terra che sul mare. il 19 maggio 1643 l'esercito francese inflisse una grave
sconfitta ai tercios spagnoli. nel 1648 furono stipulati fra le varie potenze belligeranti trattati (Francia
e impero; Svezia e impero; province unite e Spagna) designati nell'insieme come pace di vestfalia;
non posero fine alla loro guerra che sarebbe proseguita fino al 1659 la Francia e la Spagna.
quest'ultima riconobbe finalmente l'indipendenza delle province unite e anche le acquisizioni
territoriali che esse avevano ottenutonuove spartizioni territoriali. Guerra dei trent'anni segno
anche il fallimento del tentativo di Ferdinando secondo di rafforzare la corona imperiale. i principi si
videro riconosciuto il diritto di fare alleanze e di promuovere guerre purché non rivolte contro
l'imperatore. questo non poteva fare guerra e stipulare Paci, levare milizie e imporre tasse senza il
consenso della dieta. restava in Germania la terribile eredità di un conflitto che era stato segnato da
brutalità e violenze, aveva distrutto risorse e devastato villaggi e città. La Germania perse
probabilmente quasi 1/3 della popolazione
Nel 1603 morta senza eredi Elisabetta prima salì sul trono d'inghilterra in figlio di Mary Stuart,
Giacomo primo Stewart, 1603-25, che già regnava in Scozia dal 1567 con il nome di Giacomo
sestoUnione personale tra i due regni.
L’EREDITà ELISABETTIANA
sotto il Regno di Elisabetta prima l'Inghilterra aveva conosciuto una forte crescita demografica.
notevole era statua anche lo sviluppo dell'economia. durante il sedicesimo secolo le recinzioni
avevano rotto in molte zone l'economia di villaggio fondata sugli open fields e ampliato i pascoli a
beneficio della manifattura laniera. si erano sviluppate anche nel settore tessile le manifatture a
domicilio.
LE ISTITUZIONI
sul piano istituzionale Elisabetta aveva mantenuto buoni rapporti con il Parlamento ma lo aveva
convocato molto di rado. il Parlamento era formato da camera alta o dei lord o dei pari nella quale si
vedevano i nobili isolati e i vescovi della Chiesa anglicana; e la camera bassa o dei comuni i cui
membri erano eletti dalle 46 con te di Inghilterra e Galles e dei centri urbani che avevano il diritto di
essere rappresentati. nelle contee votavano tutti i proprietari liberi che avessero 40 scellini di rendita
mentre i miei pormi le modalità delle elezioni erano molto diversificati. il re tendeva a limitare il
ruolo della Camera dei comuni alla tradizionale funzione di approvare le imposte. tuttavia nel corso
del 500 e comuni erano intervenuti più volte nei problemi politici e religiosi e avevano acquisito un
crescente rilievo rispetto alla Camera dei Lord.
LA CHIESA ANGLICANA
durante il Regno di Elisabetta la chiesa anglicana aveva raggiunto il suo equilibrio. la liturgia era
rimasta cattolica e soprattutto la struttura ecclesiastica era ancora imperniata sui vescovi. Ciò che
premeva Elisabetta era l'unità religiosa: erano tollerate posizioni diverse sul piano dottrinale a patto
che si prestasse obbedienza alla sovrana che era anche il capo della Chiesa. nella seconda metà del
500 si erano sviluppate nella società inglese correnti religiose e auspicavano una evoluzione della
Chiesa anglicana verso una piena adesione al calvinismo. per il rigore morale che gli caratterizzava gli
esponenti di questo dissenso religioso furono chiamati puritani.
LA SOCIETà INGLESE
la società inglese si differenziava dalla realtà continentale per il suo dinamismo. al vertice della
piramide sociale c'erano i nobili titolati che avevano un seggio ereditario nella Camera dei Lord. i
nobili inglesi a differenza dei francesi non avevano privilegi feudali o fiscali ma solo alcune
prerogative onorifiche; inoltre i figli cadetti non disponevano delle due opportunità di cui si
avvalevano i cadetti nelle società continentali per conservare il loro rango: la chiesa anglicana non
offriva infatti possibilità di impiego nel ceto ecclesiastico e d'altra parte la mancanza di un forte
esercito permanente precludeva la via della carriera militare. voi la vendita dei beni acquisiti dalla
corona con la soppressione degli ordini religiosi dopo lo scisma del 1534 rafforzano debolmente
l'ascesa della piccola nobiltà di campagna, la gentry. era un ceto di proprietari terrieri che vivevano
nobilmente, nell'insieme si trattava alla fine del 600 di circa 15.000 famiglie ma solo la gentry
maggiore dotata di ricche proprieta e di cospicui patrimoni si fregiava dei titoli di baronetto,
Cavaliere o signore. la natura aristocratica di questa componente non era legalmente riconosciuta e
costituiva una realtà di fatto: non era sufficiente avere una estesa proprietà Fondiaria occorreva
anche che fossero riconosciuti alla famiglia un prestigio e un'autorità che ne facessero il principale
punto di riferimento della vita della contea. si garantirono il controllo del governo locale. questo
ceto approfittando del declino dell'aristocrazia titolata assunse anche un rilievo politico a livello
nazionale, dai suoi Ranghi proveniva la maggioranza dei rappresentanti eletti nella Camera dei
comuni. nelle città al vertice della gerarchia sociale si ponevano le comunità di mercanti e uomini
d'affari: particolarmente potente era quella di Londra. un ruolo importante nella vita delle città
aspettava anche al mondo delle professioni liberalisi può parlare a proposito di questi gruppi
sociali di borghesia ma essi non avevano una coscienza di classe. L'Inghilterra era nel 601 società
ancora prevalentemente rurale. nelle campagne oltre alla gentry vi era un cospicuo numero di
proprietari e di copy Holders che occupavano la terra con un contratto di affitto che garantiva la
successione ereditaria e prevedeva il pagamento di un canone. vi erano infine i contadini senza terra
che vivevano di salario. a partire dalla seconda metà del secolo l'ascesa della gentry, lo sviluppo delle
enclosuers e l'offensiva dei proprietari nobili per sostituire i contratti dei copy holders con affitti a
breve termine determinarono una forte contrazione della piccola proprietà coltivatrice
LA POLITICA DI GIACOMO I
voi nei rapporti con il Parlamento Giacomo primo non si discosta dai principi adottati dalla regina
Elisabetta. la sua insistenza nell'affermare l'autorità della corona finì per provocare un irrigidimento
della Camera dei comuni a difesa delle proprie prerogative. il primo motivo di contrasto fu la difficile
situazione finanziaria provocata dalla guerra con la Spagna, terminata con la pace del 1604. il
demanio della corona era stato impoverito. sarebbe stata necessaria un'imposta con diaria
permanente ma ogni proposta in tal senso era destinata a scontrarsi con l'opposizione del
Parlamento. ripetute furono le critiche del Parlamento al pasto e alla corruzione che imperavano a
Corte. non meno delicato era il problema di: nel 1605 la scoperta della congiura delle polveri, ordita
dai cattolici, portò ad un inasprimento della legislazione contro i papisti. voi Giacomo invece era
deciso a non esaudire le richieste del movimento puritano che reclamava l'abolizione dei vescovi e
una riforma della Chiesa anglicana sul modello calvinista. L’ ostilità del re indusse molti esponenti del
dissenso religioso a lasciare L'Inghilterra: è celebre il viaggio dei padri pellegrini che nel 1620 a bordo
della nave mayflower partirono per l'America dove fondarono la colonia del massachusetts. il
contrasto fra il re e il movimento puritano nasceva da considerazioni politiche più che religiose. la
trasformazione della Chiesa anglicana in una chiesa calvinista avrebbe sottratto alla monarchia una
leva potente per contrastare la società. ah Giacomo viene attribuita la frase no bishops no King: il
controllo della Chiesa era uno dei pilastri sui quali intendeva costruire la sua politica assolutistica. nel
corso del suo Regno Giacomo fu costretto a ricorrere a vari espedienti per aggirare la riluttanza del
Parlamento ha concedergli sussidi finanziari: voi ricorse a prestiti forzosi, utilizzo il suo diritto di
nominare nuovi Lord accrescendo il loro numero e nel 1611 creò il titolo di baronetto proprio per
ricavare denaro dalla sua vendita. ripetute furono le proteste del Parlamento per gli sprechi e la
corruzione che imperavano a Corte. anche le scelte di politica estera non piacquero al Parlamento
CARLO I
Carlo primo, 1625-49, ereditò dal padre l'impopolarità. il Parlamento convocato nel 1628 prima di
votare i sussidi richiesti dal re per finanziare la guerra approvo una petition of right nella quale ribadì
che nessuna imposta poteva essere riscossa senza il suo consenso e protesto contro i prestiti forzosi.
il fallimento della spedizione a sostegno degli ugonotti indebolì ulteriormente la posizione di Carlo
voi il quale chiusa la sessione parlamentare del 1629 diede inizio ad un periodo di governo personale
nel quale non riconvoco più il Parlamento. Carlo in questa fase si impegnò a realizzare il programma
assolutistico del padre e non volendo ricorrere al Parlamento cercò di superare le difficoltà
finanziarie promuovendo una riforma dell'amministrazione, riducendo le spese e procurandosi
nuove entrate. nel contempo Carlo persegui il disegno di realizzare l'uniformità religiosa in tutti i suoi
domini. si intensificò in questi anni l'esodo dei puritani nel nuovo mondo. la crisi esplose quando
Carlo volle imporre anche in Scozia le dottrine e l'organizzazione della Chiesa anglicana. gli scozzesi
nel 1638 insorsero a difesa della loro chiesa presbiteriana, per cui Carlo fu costretto a riconvocare il
Parlamento per chiedere le risorse finanziarie necessarie ad allestire un esercito. riunitosi il 3 Aprile
1640 il Parlamento tu sciolto dopo un mese a causa del rifiuto della Camera dei comuni di votare i
sussidi richiesti ed è passato perciò alla storia come short Parlamen. Carlo affronto perciò i ribelli
scozzesi con forze inadeguate e a seguito di una grave sconfitta dovette convocare nuovamente nel
novembre 1640 il Parlamento che non si sarebbe più sciolto fino al 1653 ed è chiamato infatti long
parlament. voi la Camera dei comuni potete stare le proprie condizioni e varò una serie di misure per
sbarrare la strada al tentativo assolutistico di Carlo: fu votato il triennal Act che prevedeva la
convocazione di una sessione parlamentare ogni tre anni; fu tolto al re il diritto di sciogliere il
Parlamento senza il suo consenso; furono aboliti la camera stellata e gli altri tribunali speciali dei
quali il re si era servito per reprimere le opposizioni; furono dichiarate illegali tasse imposte
arbitrariamente dal re; furono esclusi dalla Camera dei Lord i vescovi. voi nel 1641 la cattolica Irlanda
Siri bello e si pose allora il problema della guida dell'esercito: i comuni non si fidavano del re per cui
erano inclini a toglierti il comando delle forze armate e fu questa l'occasione per lo scoppio della
guerra civile: Carlo si decise infatti a compiere un atto di forza e si recò in Parlamento alla testa di un
drappello di soldati per arrestare i capi dell'opposizione accusati di tradimento, ma questi avvertiti in
tempo si erano già rifugiati nella city. questi allora lascio Londra mentre i capi dell’opposizione
ritornavano trionfalmente in Parlamento. era l'inizio della rivoluzione.
il tentativo degli Stuart di dare vita ad un regime di tipo assolutistico analogo a quelli della Francia e
della Spagna era votato al fallimento proprio in ragione delle peculiari caratteristiche della società
inglese. mancavano infatti in Inghilterra i pilastri sui quali l'assolutismo si basava: non vi era un
esercito permanente; il re non disponeva di un solido apparato burocratico che gli consentisse il
controllo del governo locale; il potere legislativo del tre era limitato dal fatto che vigeva in Inghilterra
la common Law, diritto consuetudinario per il quale i giudici amministravano la giustizia in base alla
giurisprudenza precedente e alla dottrina; infine la monarchia non disponeva di un solido apparato
finanziario. attraverso questo conflitto istituzionale il Parlamento venne ad assumere un ruolo
completamente nuovo fino a diventare il centro della vita politica. ridimensionata drasticamente
l'importanza dei Lord, i comuni in quanto rappresentanti del popolo si ponevano come l'espressione
della volontà del paese in contrapposizione alle politiche liberticide della Corte
all'inizio della guerra civile il paese rimase in gran parte neutrale. Carlo dopo qualche successo
militare nel 1643 controllava tre quarti del paese. tuttavia il Parlamento poteva contare sull'aiuto
finanziario della city, disponeva della flotta e nel 1643 strinse un'alleanza con gli scozzesi. Il 2 luglio
1644 l'esercito parlamentare cotenne a marston moor voi un'importante vittoria. si distinse nella
battaglia Oliver cromwell, 1599-1658, esponente della gentry di fede calvinista. i fautori del
Parlamento furono chiamati round heads perché portavano capelli corti a differenza dei sostenitori
del re chiamati cavalieri che avevano capelli lunghi secondo l'uso delle classi superiori. nel 1645
cromwell organizzò l'esercito di nuovo modello che decide la guerra in favore del Parlamento
riportando una grande vittoria a naseby il 14 giugno. questo esercito era caratterizzato da: ferrea
disciplina; spirito egualitario; selezione basata sul merito; soprattutto risultò decisiva la fede
calvinista che animava i soldati. a Carlo non rimase che prendere atto della sconfitta e si chiuse così
la prima fase della guerra civile
Si poneva il problema di un accordo con il re che stabilisse le rispettive preerogative Della corona e
del Parlamento. questo compromesso risultò impossibile intanto per la resistenza opposta da Carlo
primo ma soprattutto a causa delle divisioni del fronte rivoluzionario. emersero profonde differenze
esistenti nel movimento puritano. la maggioranza in Parlamento era detenuta dai presbiteriani,
calvinisti austeri e intransigenti che essendo stati aboliti i vescovi nel 1646 intendevano imporre una
chiesa di Stato strutturata sul modello scozzese. l'altra ala del movimento puritano, di indipendenti o
congregazionalisti, rivendicava invece l'autonomia delle congregazioni religiose ed era favorevole ad
un regime di tolleranza per le varie confessioni salvo che per i cattolici. queste posizioni dovevano
ora confrontarsi con le aspirazioni a un profondo rinnovamento religioso e politico che si erano
diffuse nella popolazione durante la guerra civile. inoltre si era formato a partire dal 1646 un vero
partito politico con una sua organizzazione, i levellers, radicati soprattutto nelle classi lavoratrici
delle città. essi non intendevano mettere in discussione la proprietà privata e reclamavano solo
misure per alleviare la miseria della popolazione. perseguirono un programma politico di netta
impronta democratica fondato sulla affermazione della sovranità popolare. essi chiedevano perciò
una riforma elettorale dei concedesse il diritto di voto a tutti i maschi adulti liberi. sul piano religioso
erano favorevoli ad una completa libertà di coscienza. chi è vero anche l'abolizione della Camera dei
Lord ed erano di orientamento repubblicano. trovarono un notevole consenso tra i soldati
dell'esercito, trai lavoratori delle città è tra i piccoli contadini. si aprì così la seconda fase della
rivoluzione che vide contrapposti il Parlamento controllato dai presbiteriani di orientamento
moderato e ostili alle 7 religiose dissidenti e l'esercito ne quale trovavano largo seguito sia il non
conformismo religioso sia il radicalismo politico dei livellatori. la maggioranza presbiteriana del
Parlamento pensava di liquidare l'esercitoi soldati reagirono eleggendo dei delegati e inoltre
l'esercito occupò Londra e si impadroni della persona del re. cromwell si mosse in questa fase con
molto prudenza: da un lato si rendeva conto che molti presbiteriani erano in ad accordarsi con gli
effetti, d'altra parte non condivideva l'estremismo delle 7 e dei livellatori ma accetto il confronto con
di delegati per evitare che gli sfuggisse il controllo dell'esercito. Carlo riuscì a fuggire e si accordo con
gli scozzesi accettando il presbiterianesimo in cambio del loro sostegno E fomentò una rivolta
realista nel Galles. cromwell resosi conto voi che ogni accordo con il re era impossibile sconfisse
realisti e scozzesi nella battaglia di preston, agosto 1648. Ora la spaccatura fra esercito e Parlamento
poteva essere risolta solo con un colpo di Stato. il 6 dicembre 1648 il colonnello Pride agendo a
nome del consiglio dell'esercito arresto 45 parlamentari e impedi l'accesso a Westminster di una
novantina di deputati presbiteriani in quella che viene chiamata la purga di Pride. ciò che restava
della Camera dei compagni dopo questa epurazione, definito rump parliament, istituì un alta Corte
di giustizia che è processo e condannò a morte Carlo primo che fu decapitato il 30 gennaio 1649.
subito dopo il Parlamento a body la Camera dei Lord e il 19 maggio proclamò la Repubblica,
commonwealth, di inghilterra, scozia e irlanda
La situazione politica era tutt'altro che stabilizzata. una parte notevole della popolazione era fedele a
te. inoltre il figlio di Carlo primo fu riconosciuto dagli scozzesi e irlandesi come re con il nome di
Carlo secondo. da un'altra parte occorreva far fronte alle radicali richieste dei settari e dei livellatori.
Proprio in quei mesi alcuni gruppi di contadini occuparono terre comuni ed iniziarono ad ararle,
furono chiamati diggers e il loro leader considerava contraria ai principi di cristianesimo la proprietà
privata e vagheggiava una forma di comunismo agrario di matrice biblica. era un movimento pacifico
ma la dura reazione dei proprietari stronzo sul nascere queste iniziative. cromwell aveva realizzato
due dei tre punti del programma livellatore, l'abolizione della monarchia e della Camera dei Lord ma
non aveva alcuna intenzione di promuovere la riforma elettorale che avrebbe sovvertito l'ordine
sociale. il Parlamento stabilì che in attesa di nuove elezioni il potere sarebbe stato gestito da un
Consiglio di Stato controllato di fatto dai capi dell'esercito. I livellatori ripresero allora la loro
agitazione e cromwell fece arrestare il loro leader politico ponendo fine alla breve parabola del
movimento. George Fox, un calzolaio, aveva fondato la setta dei quaccheri, i quali ritenevano che lo
spirito di Dio è nel cuore di ogni uomo e che perciò l'umanità può ritornare allo stato di innocenza
anteriore al peccato di Adamo. molti aspetti le ricollegavano agli anabattisti. anche i quaccheri
emigrarono nel nuovo mondo dove si raccolsero nella colonia della Pennsylvania puntata nel 1681
da William penn.
IL LUNGO INTERREGNO
fra il 1649 e il 1650 cromwell represse la rivolta dell'irlanda. con un'ulteriore campagna militare egli
riportò all'ordine anche la Scozia costringendo Carlo secondo a fuggire in Francia. durante il suo
Regno cromwell ridiede slancio alla vocazione marinara e commerciale che si era affermata sotto il
Regno di Elisabetta. egli con l'atto di navigazione promulgato nel 1651 stabilite nei porti inglesi
potessero attaccare solo navi inglesi o dei paesi dai quali provenivano le merci; il provvedimento
colpiva direttamente gli interessi degli olandesi e poco a fare Inghilterra e provincia unite tre guerre.
rimase insoluto il problema dell'assetto istituzionale da dare al nuovo regime. mancava una
legittimazione. il potere di cromwell si fondava sull'esercito. nel 1653 al posto del rum parlament si
inserì ho un'assemblea di esponenti delle congregazioni religiose e delle 7 scelti dal Consiglio di
Stato, il cosiddetto Parlamento dei nominati, che fu sciolto dopo pochi mesi. nello stesso anno
l'esercito elaboro lo strumento di governo, un progetto costituzionale in base al quale cromwell fu
eletto Lord protettore del commonwealth di Inghilterra, Scozia e Irlanda, titolo che fu poi reso
ereditario. fallirono però i tentativi negli anni seguenti di legittimare il regime con l'elezione di due
parlamenti. il regime repubblicano non mise insomma radici nel paese e fu di fatto una dittatura
militare che assunse un volto sempre più autoritario e conservatore. non a caso si parla di questo
periodo con il nome di lungo interregno. alla morte di cromwell del 1658 gli successe il figlio Richard
che si rivelò incapace di governare. Carlo con la dichiarazione di Breda si impegno a garantire la
libertà di coscienza, a rispettare le prerogative del Parlamento e a concedere un ampio perdono a
quanti avevano partecipato alla rivoluzione. il nuovo Parlamento eletto nel frattempo voto per il
ritorno di Carlo secondo che il 29 maggio 1660 sbarcò a dover.
Nel secondo dopoguerra la storiografia ha a lungo considerato il 600 come un'epoca segnata da una
crisi generale che avrebbe interessato tutto alla società europea e si sarebbe manifestato in ogni
ambito. Eric hobsbawn interpreto i problemi economico sociali e politici che caratterizzano il
diciassettesimo secolo come le conseguenze del processo di transizione dal sistema feudale al modo
di produzione capitalistico. altri studiosi invece hanno posto l'accento sul conflitto fra le politiche di
accentramento perseguite in modi diversi dalle monarchie e le resistenze di poteri e gruppi sociali
colpiti da queste tendenze assolutistiche. l'attenzione degli storici si è anche concentrata sullo
straordinario addensarsi di ribellioni e rivoluzioni intorno alla metà del secolo. con il progredire delle
ricerche l'idea stessa di una crisi generale della società europea è apparsa sempre più inadeguata a
rendere conto di un quadro economico e politico assai variegato. per quanto concerne demografia
ed economia non c'è dubbio che nei primi due anni del diciassettesimo secolo si esaurì la crescita
che aveva caratterizzato il secolo precedente. l'andamento demografico di Germania Spagna in Italia
e in una fase di stagnazione; ma a questi dati si oppongono quelli relativi ad Inghilterra, Paesi Bassi,
Russia europea e ai paesi scandinavi che conobbero in questo periodo un sensibile aumento della
popolazione. in generale l'Europa passo da 107 milioni nel 1600 a 125 nel 1700, crescita modesta ma
comunque significativa. in economia dopo lo sviluppo del sedicesimo secolo che fu a partire dagli
anni 20 del 600 e fino alla metà del secolo una recessione generale. Risulta evidente una tendenza
che sarebbe proseguita nel secolo seguente: la progressiva marginalizzazione dell'area mediterranea
e un parallelo spostamento dei traffici e dello sviluppo verso l'Europa atlantica
LA RIVOLUZIONE SCIENTIFICA
nel 600 giunse a compimento il processo di formazione della scienza moderna. come punto di
partenza l'opera DE REVOLUTIONIBUS ORBIUM CELESTIUM, 1543 COPERNICO. la teoria eliocentrica
fu accolta da critiche e resistenze: netto rifiuto di lutero e Calvino e condanna formale da parte della
Chiesa di Roma. la concezione aristotelico tolemaica dell'universo fu smentita dal tedesco Johannes
Kepler e soprattutto da Galileo. Giordano Bruno sostenerne l'esistenza di una pluralità di mondi in un
universo infinito e privo di un centrocadeva l'antropocentrismo. nel 600 si affermò il moderno
concetto di scienza come disciplina dotata di principi, metodi e finalità definite. a tal fine occorreva
superare la concezione di un mondo animato da forze occulte e misteriose. un primo passo in tal
senso fu l'affermarsi di una concezione meccanicistica della natura e degli stessi organismi
viventicartesio. colui che divulgò con grande efficace caratteri del moderno sapere scientifico un
inglese Francis Bacon. lo scienziato non parte da alcuni principi stabiliti per ricavare verità assolute
ma utilizza il metodo induttivo e sperimentale: egli danno osservazione della realtà ricava i dati che
poi elabora formulando ipotesi che verifica sperimentalmente. questa conoscenza non è fine a se
stessa ma consente all'uomo attraverso la tecnica di dominare le forze della natura utilizzandole a
proprio vantaggio. la figura del filosofo naturale assunse allora una sua specifica dimensione
professionale (il termine scienziato sarebbe entrato in uso solo nel diciannovesimo secolo). cadde
l'idea per cui solo pochi sono in grado di penetrare i segreti della natura. il sapere scientifico non è
riservato a pochi iniziati; il progresso della scienza risulta quindi dal lavoro collettivo di una comunità
di studiosi. ruolo marginale svolsero le università legate alla tradizione aristotelica; molto importante
fu la comparsa di pubblicazioni periodiche e inoltre si formarono istituzioni volti appunto a facilitare i
contatti e il confronto fra gli studiosi, Accademia. si determinò così la definitiva separazione fra
sapere scientifico e convinzioni religiose. il punto di arrivo di questo processo di affermazione della
scienza moderna è unanimamente individuato nella pubblicazione nel 1687 dei principi matematici
di filosofia naturale di Isaac Newton: con la legge di gravitazione universale spiego scientificamente i
movimenti dei corpi celesti
assai diffusa era nel mondo antico la convinzione che esistessero individui dotati di facoltà
straordinarie. Su queste credenze si innestò nel corso del medioevo la tradizione cristiana che
affermava la presenza nel mondo del diavolo in grado di assumere le sembianze di un uomo o di un
animale. Nel corso del tredicesimo secolo si fece strada la convinzione che i poteri magici di alcuni
individui derivassero da un patto con il diavolo. Da queste premesse si affermarono nel quindicesimo
secolo le componenti del concetto di stregoneria che avrebbe respirato i processi dell'età moderna:
il patto con il diavolo, il sabba, il volo notturno, i vari riti. molto importante per la diffusione di queste
credenze fu un manuale ad uso degli inquisitori pubblicato nel 1486 da due domenicani tedeschi, il
malleus maleficarum. non mancarono voci contrarie alle credenze sulla stregoneria. le teorie sulla
stregoneria furono condivise dal mondo protestante da quello cattolico. A partire dal quindicesimo
secolo si ebbe un progressivo incremento dei processi. In Spagna e in Italia tuttavia furono le
rispettive inquisizioni a farsi carico della lotta alla stregoneria. Le persone coinvolte nei processi
appartenevano per lo più agli strati inferiori della società in particolare al mondo rurale. Si trattava di
individui marginali o isolati alla comunità; la maggioranza erano donne spesso anziane e talora
vedove che erano esposti alle denunce a causa della loro protezione: guaritrici levatrici cuoche
fattucchiere indovine. la prevalenza delle donne si spiega con i diffusi pregiudizi circa la loro
inferiorità e la loro vulnerabilità alle passioni ma era dovuta anche all'imperante mentalità
sessuofobica in quanto in molti casi si riteneva che il diavolo se dicesse le donne inducendola ad
avere con lui rapporti sessuali. sicuramente molte ammissioni furono estorte con la tortura. si
determinò insomma un fenomeno di sovrapposizione fra il concetto di magia elaborato dalle classi
colte e un universo di pratiche e di superstizioni radicato nel mondo popolare. la grande
maggioranza dei processi si concentrò in un'area comprendente Francia Svizzera e Germania ma il
fenomeno interessa tutta l'Europa e anche le colonie americane: è celebre la caccia alle streghe di
Salem nel Massachusetts dove nel 1692 un fenomeno di isteria religiosa collettiva portò a un
processo con 19 condanne a morte. in generale le autorità laiche furono molto più propense
accedere alle pressioni delle comunità locali. sia l'inquisizione spagnola sia quella romana adottarono
un atteggiamento di grande cautela nei confronti del fenomeno. la chiesa non mirava a colpire
queste realtà con una dura repressione. la caccia alle streghe andò progressivamente esaurendosi a
partire dalla fine del XVII secolo
IL PENSIERO POLITICO
IL MERCANTILISMO
il termine mercantilismo, derivato dall'espressione sistema mercantile usato da Adam Smith entrato
in uso alla fine del diciannovesimo secolo per indicare l'indirizzo di politica economica seguito da
tutti gli Stati durante l'età moderna. il nome riflette una realtà nella quale il capitale commerciale
dominava la vita economica e controllava anche la produzione manifatturiera. caratteristica
principale è la subordinazione dell'economia alla politica. lo stato deve intervenire nella vita
economica perché lo sviluppo della ricchezza nazionale determina maggiori introiti per le finanze
attraverso le imposte e una crescita delle riserve di metalli preziosi. la prosperità nazionale non era
considerata tanto un fine in sé quanto un presupposto della forza politica dello Stato. la politica
mercantilistica si basa sulla convinzione che la moneta metallica sia la principale forma di ricchezza
per una nazione. per uno stato che non disponeva, come la Spagna, delle ricche miniere americane
la principale possibilità per accrescere le proprie riserve di metalli preziosi era offerto dal commercio
internazionale. erano favorite le importazioni di materie prime ma naturalmente era più vantaggioso
ricavare queste ultime dai propri possedimenti; per questo tutti i maggiori Stati europei si lanciarono
alla conquista di estesi territori coloniali che rappresentavano anche un mercato sicuro per la
produzione nazionale. vigeva infatti principio dell'esclusiva per cui il commercio delle colonie doveva
avvenire solo con la madrepatria è in linea di principio su navi nazionali. il mercantilismo si fondava
su una concezione conflittuale dei rapporti economici: In un secolo come il diciassettesimo di
sostanziale stasi demografica ed economica si riteneva che la ricchezza fosse una quantità data non
soggetta a grosse variazioni ed era perciò inevitabile che si sviluppasse fra gli Stati una lotta con ogni
mezzo per accaparrarsene la fetta maggiore. le politiche mercantilistiche favorivano l'incremento
demografico e tentarono anche di rimuovere gli ostacoli al libero commercio entro i confini
nazionali.
L’ESPANSIONE EUROPEA
nel 600 l'Europa attraverso l'espansione negli altri continenti pose le premesse del predominio che
avrebbe conquistato a livello mondiale nei secoli successivi. questa espansione vide protagoniste le
province unite, L'Inghilterra e la Francia desiderose di scalzare Portogallo e Spagna dalla posizione di
vantaggio che avevano acquisito. a tal fine fu innanzitutto cercata una via per le indie alternativa alla
circumnavigazione dell'africa. gli inglesi nel 1553 fondarono la compagnia di moscovia con l'intento
di trovare il passaggio verso l'Asia a nord est al di là della Scandinavia e del Mar Baltico; molti
tentativi furono fatti da navigatori inglesi e francesi anche per aggirare il continente americano alla
ricerca del passaggio a nord ovesti ghiacci rendevano impraticabili queste rotte
IL COLONIALISMO OLANDESE
le province unite tentarono di inserirsi nel lucroso commercio delle spezie cercando di rompere il
monopolio che il Portogallo tentava di imporre. nacque nel 1602 su iniziativa del gran pensionario la
compagnia delle indie orientali. questa ricevette il monopolio dei commerci al di là del capo di buona
speranza con il potere di fare guerra e contrarre alleanze, fondare colonie e costruire piazzeforti. la
compagnia olandese promosse azioni militari contro i possedimenti del Portogallo anche dopo il
1640 quando questo si rese indipendente dalla corona spagnola. mirando solo ai profitti del
commercio gli olandesi non colonizzarono questi territori. l'unica colonia olandese fu quella del capo
di buona speranza fondata nel 1652. il centro amministrativo e commerciale della compagnia fu
stabilito in una città fortificata fondata nell'isola di Java nel 1619 chiamata batavia, oggi Giacarta.
Furono proprio navigatori olandesi che toccarono per la prima volta l'Australia nel 1606 e scoprirono
la Nuova Zelanda nel 1642. assi nel 1621 allo scadere della tregua di 12 anni le province unite
crearono la compagnia delle indie occidentali proprio con l'obiettivo di fare guerra all'impero
spagnolo. hai territori dell'impero spagnolo conquistati nella prima metà del sedicesimo secolo si
erano aggiunti le isole Filippine che dipendevano amministrativamente dal vicereame della nuova
Spagna e divennero un'importante base commerciale grazie alla posizione strategica sulla rotta fra
America spagnola e Asia l'impero spagnolo riuscì a resistere agli attacchi dimostrando di avere
acquisito un impianto solido. Poiché dal 1580 il Portogallo era unito alla Spagna anche il suo impero
coloniale fu oggetto degli attacchi olandesi. La colonizzazione del Brasile era stata più lenta per la
mancanza di ingenti ricchezze e per le difficoltà opposte dalla natura dei luoghi; i portoghesi la
promossero soprattutto per prevenire stanziamenti da parte delle potenze rivali e svilupparono su
larga scala piantagione di canna da zucchero e poi il tabacco coltivate da schiavi importati dall'africa.
Il Portogallo riuscì comunque dopo essersi reso indipendente dalla Spagna a riprendersi gran parte
dei suoi possedimenti e a scacciare nel 1654 gli olandesi dal Brasile. gli olandesi parteciparono anche
all'espansione nell'america settentrionale dove crearono la colonia della nuova Olanda e fondarono
la città di nuova Amsterdam, insediamento che però dovette soccombere agli attacchi degli inglesi
che nel 1664 presero la città di battezzandola New York. gli scarsi risultati e la cattiva
amministrazione portarono nel 1674 allo scioglimento della compagnia delle indie occidentali.
IL COLONIALISMO INGLESE
la compagnia inglese delle indie orientali sorse nel 1600 sotto il Regno di Elisabetta. anche gli inglesi
si posero l'obiettivo di strappare ai portoghesi una parte dei lucrosi commerci delle spezie ma
dovettero scontrarsi con l'ostilità degli olandesi. non essendo in grado di competere con gli olandesi,
gli inglesi si impegnarono soprattutto a stabilire relazioni commerciali con l'impero persiano e con
l'impero moghul. la compagnia divenuta nel 1657 su iniziativa di cromwell una società per azioni
permanente stabili anche molte basi in India. riuscì in questo modo a diversificare il suo commercio
dando spazio a prodotti come i tessuti indiani in cotone, tè e caffè.--> prodotti destinati ad avere
grande spazio nei mercati europei e a ridimensionare perciò l'importanza delle spezie e il ruolo degli
olandesi nei traffici asiatici. Nel continente americano anche l'Inghilterra come l'Olanda contrasto e
commercio della Spagna praticando il contrabbando e la guerra di corsa. La vera e propria
colonizzazione si rivolse verso l'America settentrionale: 1584 risalirono la costa della Florida fino alla
Carolina del nord chiamando questa regione Virginia in onore della regina; massachussets:
Maryland; Giamaica; New York. fin dall'inizio la colonizzazione inglese si differenzio da quella
spagnola: intanto i coloni aspiravano al possesso della terra, inoltre non si mischiarono in genere con
la popolazione locale. l'immigrazione fu favorita dai contratti di servitù non permessi dalla Spagna
che garantivano il viaggio in cambio dell'impegno a lavorare per alcuni anni.
IL COLONIALISMO FRANCESE
i primi insediamenti permanenti nell'america settentrionale, attuale Canada, si ebbero sotto il Regno
di Enrico quarto con la Fondazione di quebec nel 1608. nel 1627 sostenne la nascita della compagnia
dei 100 associati o della nuova Francia. la colonizzazione che portò alla Fondazione di Montreal nel
1642 si sviluppò a macchia di leopardo e avanzò lentamente anche per i difficili rapporti con alcune
popolazioni indigene. Nei territori della colonia chiamata nuova Francia richelieu impose che tutti i
coloni dovessero essere cattolici per cui i protestanti dovettero convertirsi o partire. fu ancora
michelee a promuovere l'occupazione nel 1635 di due isole dei Caraibi, guadalupa e martinica, nel
1637 la guyana francese. Va ricordata anche la colonia di haiti. per sviluppare il processo di
colonizzazione Luigi quattordicesimo assunse il controllo diretto degli insediamenti canadesi e nelle
Antille. in ogni colonia vi era un governatore militare assistito e controllato da un. l'emigrazione
verso il nuovo mondo crebbe ma la popolazione nel 1700 era solo di 16.000 individui. nel 1682 i
francesi scesero la valle del Mississippi e fondarono una colonia chiamata luisiana in onore
dell'imperatore.
CAPITOLO 19- L’ITALIA SOTTO IL PREDOMINIO SPAGNOLO
ANDAMENTO DEMOGRAFICO E SVILUPPO ECONOMICO
Dopo il trattato di cateau cambresis la penisola conobbe fino agli inizi del 600 un lungo periodo di
pace che favorì la crescita demografica e la ripresa economica. nel 1600 la popolazione superò il 13
milioni. la produzione agricola aumento e i prezzi dei cereali salirono e di conseguenza si accrebbe il
valore della terra stimolando gli investimenti e le bonifiche. all'inizio del diciassettesimo secolo
questa fase di crescita si esaurì e si manifestò sempre più netta un'inversione di tendenza, preludio
della crisi che caratterizzò gli anni fra 1620 e 1660. A essere colpite furono anzitutto le esportazioni
di manufatti tessili, lana e seta, e le attività di intermediazione finanziaria. Venezia dagli anni 30 del
600 fu tagliata fuori dal commercio delle spezie controllato ormai da portoghesi e olandesi. tra le
cause di questa brusca frenata dell'economia si possono annoverare le guerre della Valtellina e del
Monferrato, gli effetti della guerra dei trent'anni sull'economia della Germania, le epidemie di peste
che colpirono Italia settentrionale e Toscana nel 1630 e meridione nel 1656, e le frequenti carestie
dovute probabilmente al peggioramento delle condizioni climatiche provocato dalla cosiddetta
piccola glaciazione. Ma la storiografia ha insistito soprattutto sulle cause endogene di questa crisi
dovuta innanzitutto alla capacità delle manifatture cittadine di far fronte alla concorrenza dei paesi
dell'europa centrale e settentrionale. Peso negativamente sulla produzione italiana la forza
contrattuale delle corporazioni che imponevano salari alti ed elevati standard di qualità e spesso si
opponevano alle innovazioni per difendere gli equilibri interni ai vari comparti produttivi. Non a caso
resistettero solo le imprese artigianali specializzate nella fabbricazione di prodotti di lusso per i quali
la qualità era più importante del costo. Nella seconda metà del secolo vi fu una ripresa tant'è che
furono colmati abbastanza rapidamente i vuoti lasciati dalle epidemie di perse e la popolazione
raggiunse nuovamente i livelli di inizio secolo. Questo recupero determinò profonde trasformazioni
nella realtà economica e sociale. Si determinò un'inversione del rapporto fra realtà urbana e mondo
rurale: fra le grandi città solo Roma incremento la sua popolazione. per quanto concerne
l'agricoltura la diminuzione dei prezzi del grano per effetto della diminuzione della popolazione
incentivo in alcune zone importanti trasformazioni. In Toscana vi fu una diminuzione della
cerealicoltura a favore della viticoltura. nell'italia settentrionale si diffusero nuove colture: il riso e il
mais. in diverse zone si realizzò un decentramento della produzione nelle campagne con sensibili
abbassamenti del costo della manodopera: fu questo il caso della produzione di tessuti misti di
cotone e lino che si spostò da Cremona alle campagne a nord est di Milano. secondo cambiamento
importante maturato in questo periodo nell'economia della penisola: le novità in settori agricolo
manifatture interessarono soprattutto l'Italia settentrionale per cui si accentuò il divario rispetto al
meridione. Grande distanza separava ormai la penisola dai progressi compiuti dagli Stati europei più
dinamici.
LA SOCIETà
profonde trasformazioni interessarono anche la società. già dalla seconda metà del 500 si manifestò
nelle classi agiate una tendenza ad investire nella proprietà Fondiaria o nei titoli del debito pubblico
abbandonando o ridimensionando di impegno nelle attività commerciali e manifatturiere. era una
scelta giustificata dall'ascesa dei prezzi agricoli e dalle difficoltà dell'economia contadina. Era del
resto un comportamento non dissimile da quello prevalente nel ceto mercantile in tutta Europa. Siri
indussero drasticamente in Italia coloro che erano disposti ad investire nel commercio o nelle
manifatture. questi processi rispondevano al prevalere di una chiusa mentalità aristocratica che
portava i gruppi più agiati a privilegiare la proprietà della terra come fonte di prestigio e base di
promozione sociale. Nel 1603 a Genova fu vietato ai membri del patriziato l'esercizio delle arti
meccaniche
LA CULTURA E L’ARTE
IL QUADRO POLITICO
nel periodo della dominazione spagnola l'assetto politico della penisola fu sostanzialmente stabile. I
soli cambiamenti furono l'acquisizione da parte dello Stato della Chiesa di Ferrara nel 1598 per
l'estinzione della discendenza legittima degli Este e del Ducato di Urbino per l'estinzione della
famiglia della rovere. La Spagna possedeva la Sicilia e la Sardegna acquisite dal Regno aragonese agli
inizi del quindicesimo secolo, Il Regno di Napoli dal 1503, il Ducato di Milano dal 1535 e il piccolo
stato dei presidi, vale a dire quasi metà del territorio della penisola. scarso rilievo avevano gli Stati
minori: nella pianura padana il Ducato di Parma e Piacenza retto dai Farnese, educato di Mantova
governato dai Gonzaga che avevano anche il marchesato del Monferrato, e il Ducato di Modena,
Reggio e Ferrara (fino al 1598) sotto la famiglia este. legge monia della Spagna si esercitava su tutti
gli Stati italiani ad eccezione della Repubblica di Venezia; la vita politica era inoltre fortemente
condizionata dal potere della Chiesa di Roma. mancava negli Stati italiani a differenza delle
monarchie europee un potere politico in grado di creare un argine efficace alle intromissioni della
Chiesa e di limitare le sue prerogative. soprattutto il Papa tu disponeva della rete dei tribunali
dell'inquisizione. d'altra parte la chiesa stabilì un organico legame con le classi dirigenti degli Stati
italiani che trovavano nella carriera ecclesiastica una preziosa opportunità per sistemare i cadetti o le
figlie non destinate al matrimonio
IL DUCATO DI SAVOIA
rientrato dopo la pace di cateau cambrésis nei suoi Stati occupati dalla Francia nel 1536, Emanuele
Filiberto, 1553-1580, il vincitore della battaglia di San quintino, provvide alla riorganizzazione
dell'amministrazione e pose le basi per un rafforzamento militare con la costituzione di un esercito
permanente. Lo spostamento della capitale a Torino fu la naturale conseguenza della scelta di
orientare la politica estera verso la penisola italiana. Il successore Carlo Emanuele primo, 1580-1630,
approfitto della crisi interna Della Francia per occupare il marchesato di Saluzzo. Con il trattato di
Lione del 1601 Carlo Emanuele o te nel marchesato ma in cambio dovette cedere alla Francia alcuni
territori. Le due guerre del Monferrato portarono all'acquisizione di Alba e di una parte del
monferrino ma obbligarono il nuovo duca Vittorio Amedeo primo, 1630-37, accedere alla Francia la
fortezza di Pinerolo. Alla morte di Vittorio Amedeo primo si aprì una grave crisi dinastica.
L'intervento francese risolse la crisi nel 1643
IL GRANDUCATO DI TOSCANA
La Toscana era retta dai medici che avevano ottenuto nel 1532 il titolo dei duchi e nel 1569 quello di
granduchi. Ad Alessandro successe Cosimo primo, 1537- 74, figlio di Giovanni dalle bande nere, il
quale fu il vero fondatore dello Stato. lasciò in vita i consigli dei 200 e dei 48 ma li esautorò di fatto
sovrapponendo ad essi un apparato burocratico aperto a funzionari di modesta condizione e talora
provinciali che dipendevano direttamente da lui punto dal 1547 inoltre mise in funzione la pratica
segreta, un consiglio privato in cui si riunivano in modo informale i principali ministri; egli si riservò il
potere di fare le leggi e tutte le decisioni più importanti. La sua opera fu proseguita dai figli
Francesco primo, 1574- 87, e Ferdinando primo, 1587- 1609, promessa della vita e lo sviluppo del
porto di Livorno. Mia fu caratterizzata dalla crisi delle manifatture cittadine e dall'immobilismo
dell'agricoltura: nelle campagne prevaleva infatti il contratto a mezzadria. proprio nel caso toscano si
colgono limiti dello Stato cittadino di derivazione comunale: non si arrivò alla formazione di un
territorio sottoposto in modo uniforme alla sovranità del principe in quanto lo stato vecchio, Firenze
e le altre città soggette, rimase distinto dallo stato nuovo, Siena, che conservo le sue leggi e le sue
istituzioni
LA REPUBBLICA DI GENOVA
La Repubblica di Genova che con la pace di cateau cambrésis aveva recuperato anche il possesso
della Corsica era di fatto sotto il protettorato della Spagna l'assetto istituzionale dato alla Repubblica
nel 1528 non riuscì a comporre la tradizionale conflittualità fra nobili vecchi e nobili nuovi che
esplose nel 1575 in una guerra civile. Le leges novae del 1576 modificarono le regole attraverso le
quali si selezionavano le principali cariche della Repubblica, cioè il doge e i serenissimi collegi, Senato
camera. si tratta in sostanza di una ulteriore chiusura in senso oligarchico e aristocratico della classe
dirigente della Repubblica. nel corso del 500 la ricchezza mobiliare divenne la principale componente
dei patrimoni del patriziato e dell'economia cittadina. i prestiti a breve termine e ad alto tasso di
interesse, le speculazioni sulle operazioni di cambio e la gestione del debito pubblico consentirono
alla grande finanza genovese di dominare il mercato del credito e di accumulare ingenti fortune. il
ruolo del banco di San Giorgio, Un'istituzione caratteristica della Genova moderna: La Repubblica
affidava al banco la gestione del debito pubblico cedendogli come garanzia le entrate delle principali
gabelle e perfino l'amministrazione di alcuni possedimenti territoriali. Basandosi su questo
patrimonio il banco e metteva quote del debito pubblico che davano un interesse ed erano molto
ricercate. Tuttavia esso solo formalmente era un istituto privato separato dalla Repubblica in quanto
era amministrato dalle stesse famiglie che avevano il controllo delle istituzioni cittadine. Erano due
facce di un unico sistema di potere. In pratica il patriziato genovese privatizzò le entrate pubbliche
mettendole in una solida cassaforte, il banco, al riparo dalle vicende politiche. Le ripetute bancarotte
della Spagna imposero nel corso del diciassettesimo secolo una riconversione della politica
finanziaria e indussero molte famiglie a privilegiare gli investimenti fondiari. Luigi quattordicesimo
deciso a rompere il tradizionale legame di Genova con la Spagna nel maggio 1684 inviò una flotta
che sottopose la città ad un terribile bombardamento. Il doge quattro senatori si recarono a
Versailles per porgere le scuse a re di Francia. In politica estera Genova mantenne in seguito una
prudente neutralità.
Inizio dell'opera missionaria della Chiesa cattolica si può ricondurre al 1523 quando 12 francescani
spagnoli furono inviati dal generale del loro ordine a evangelizzare i popoli dei loro territori
conquistati da cortes. l'entusiasmo e la fiducia che caratterizzarono la prima fase
dell'evangelizzazione del nuovo mondo furono ben presto offuscati dalla presa di coscienza delle
enormi difficoltà poste dalle relazioni con gli indios. Intanto la croce si presentò a costata dalla spada
dei conquistadores e quindi accostata alle violenze di cui questi si resero responsabili. Ci si accorse
inoltre che i battesimi collettivi erano conversioni di facciata dietro le quali persistevano gli antichi
culti. Si comprese che per conquistare il cuore dei nuovi cristiani occorrevano studio, preparazione e
continuità nel tempo. Protagonisti di questa svolta furono i gesuiti che Se però rivolgere lo spirito
medievale di crociata verso i nuovi orizzonti aperti dalle scoperte geografiche. I gesuiti si
impegnarono con intelligenza e duttilità a portare il Vangelo presso i popoli più lontani
LA VITA RELIGIOSA
L'iniziativa missionaria Della Chiesa si rivolse anche alle classi popolari nei cui confronti fu messa in
atto una capillare attività di insegnamento e di acculturazione per omologare credenze e
comportamenti ai principi tridentini. furono organizzate nelle zone rurali delle vere missioni
popolari. si trattò perlopiù di un indottrinamento di intere comunità. il divieto dei volgarizzamenti
della Bibbia impedì alla popolazione italiana una conoscenza diretta della parola di Dio
LA REPUBBLICA DI VENEZIA
la drammatica crisi seguita alla sconfitta di agnadello nel 1509 e la perdita di Cipro nel 1517 avevano
indotto la Repubblica di Venezia ad un atteggiamento di prudente difesa dei suoi possedimenti in
terraferma e nello stato d'amar, che la porto a rimanere neutrale nei conflitti internazionali. nel
corso del 500 fra le magistrature veneziane si accrebbe costantemente il potere del consiglio dei 10.
a questa tendenza corrispose un progressivo restringersi del potere effettivo in un gruppo di famiglie
ricche. si formò insomma sorta di oligarchia nel oligarchia che dal 1005 39 dispose con la discrezione
della magistratura dei tre inquisitori di Stato di un potente strumento di controllo del patriziato e
della vita contadina. questa tendenza fu osteggiata nel maggior consiglio dal gruppo dei giovani:
Patrizi che si batterono per un ritorno alle caratteristiche originarie della Costituzione e quindi per un
ripristino dei poteri del Senato e che ritenevano necessaria una politica estera più risoluta. A questi
programmi si opponevano i vecchi, convinti che fosse invece inevitabile mantenere un
atteggiamento prudente. la prima occasione per mettere in atto la politica indicata dai giovani fu il
conflitto con la Santa se occasionato dall'arresto nel 1605 di due preti colpevoli di reati comuni.
Roma chiese che i due fossero giudicati dal foro ecclesiastico e al rifiuto della Repubblica di
consegnare i due religiosi il Papa Paolo quinto borghese lancio contro lo stato veneziano l'interdetto
cioè una scomunica collettiva che sospendeva su tutto il territorio la amministrazione dei
sacramenti. Venezia respinse l'interdetto ed espulse i gesuiti lo scontro diede vita ad un'aspra
polemica che divampò per mesi. Nella difesa delle posizioni veneziane si distinse un frate servita,
Paolo Sarpi. questi contesto con efficacia la pretesa della Chiesa di costituire un corpo separato
obbediente al Papa e non soggetto alle leggi dello Stato. la polemica ebbe un ampio risalto europeo.
Alla fine la vertenza fu risolta da una mediazione congiunta della Francia e della Spagna. Apparve
evidente che il rilancio della grande politica auspicato dai giovani era ormai impossibile. gli anni in
cui Venezia era stata la regina del mare erano tramontati per sempre. nel 600 buona parte delle
forze finanziarie e militari Di Venezia furono impegnate nella difesa dei suoi possedimenti in Oriente.
Fra 1645 e 69 La Repubblica dovette affrontare una lunga guerra con l'impero ottomano a difesa
dell'isola di Candia, Greta. La Repubblica dovette alla fine abbandonarla.
La Spagna governo con moderazione rispettando le tradizioni e gli assetti istituzionali dei vari
territori a lei soggetti e cerco costantemente una mediazione fra i propri interessi e le esigenze
dell'élite locali. il sovrano era coadiuvato a Madrid dal consiglio d'Italia istituito nel 1555 nel quale
tre dei sei reggenti erano italiani. i rappresentanti del sovrano, il governatore a Milano e i vicerè nei
tre regni, pur dotati di ampi poteri, dovevano tenere conto del parere degli organi che erano
espressioni delle classi dirigenti italiane. nel Ducato di Milano questo ruolo fu esercitato dal Senato.
l'amministrazione spagnola lasciò ai Patrizi il controllo delle istituzioni locali ma intervenne al
limitare il predominio esercitato dalle città sui contadi favorendo una più equa distribuzione del
carico fiscale. Nel Regno di Napoli il gruppo sociale più importante era la nobiltà che si articolava in
diverse componenti. la nobiltà feudale dominava nelle province. essa esercitava nei suoi feudi la
giurisdizione civile e criminale e inoltre controllava il Parlamento. vi era poi la nobiltà maggiore o di
seggio, che controllava l'amministrazione della città di Napoli. la sproporzione fra la capitale e le
province determinava una anomala distribuzione delle risorse in quanto l'economia del Regno era
condizionata dalla necessità di garantire l'approvvigionamento della popolazione napoletana. del
resto Napoli aveva una tale importanza da condizionare tutte le scelte del governo spagnolo: la città
era esente da buona parte dell'imposizione diretta e si oppose a tutti i tentativi della Spagna di
modificare privilegi e consuetudini di cui godeva. l'altro potere forte nel meridione era la chiesa le
cui proprietà erano superiori a quelle della stessa aristocrazia. una componente caratteristica della
società napoletana era il ceto dei togati laureati in giurisprudenza di estrazione non aristocratica
provenienti dalla professione forense. A Napoli furono questi i principali collaboratori delle autorità
spagnole: essi infatti controllavano le più importanti magistrature e sedevano in particolare nel
consiglio collaterale. il governo spagnolo riuscì a spezzare il potere politico della nobiltà ponendo
fine al suo tradizionale spirito di ribellione nei confronti del potere Regio ma in cambio della fedeltà
alla corona madrilena finii col riconoscere di fatto ai Baroni il completo predominio all'interno dei
loro feudi. anche in Sicilia e in Sardegna esistevano dei parlamenti divisi in tre bracci, ecclesiastico
baronale e demaniale, che votavano i donativi richiesti dal sovrano ed erano egemonizzati
dall'aristocrazia
LE RIVOLTE
Poco prima della morte nel 1642 richelieu suggerì a Luigi 13esimo l'opportunità di avvalersi dei
servigi del cardinale Giulio mazzarino. Il consiglio conseguito sia dal re sia dalla vedova Anna
d'austria la quale nell'assumere la reggenza in nome del figlio Luigi quattordicesimo affido al
cardinale italiano la guida politica del Regno. Mazzarino era un abruzzese di modesta famiglia che
aveva intrapreso la carriera diplomatica al servizio del Papa. Mazzarino prosegui la politica di
richelieu ma adottò un diverso stile: ne ereditò l'impopolarità a cresciuta nel suo caso dall'odio per lo
straniero e dal disprezzo per le sue origini. Doveva fronteggiare intrighi e complotti dell'alta nobiltà.
Anna agisce sempre d'intesa con mazzarino. Il problema più grave era come sempre quello
finanziario, occorreva trovare le risorse necessarie per finanziare le guerre. Gli espedienti hai quali
ricorse mazzarino crearono un diffuso malcontento anche nelle classi agiate. Il sistematico ritardo
nel pagamento degli interessi o addirittura il loro taglio urtavano i redditieri. La artificiosa creazione
di nuove cariche per ricavare denaro colpì la nobiltà di toga. Punto di riferimento e interprete di
questo diffuso malcontento fu il Parlamento di Parigi che contesto ha più riprese i provvedimenti
finanziari del governo
LA FRONDA
quando mazzarino propose un decreto che condizionava il rinnovo della paulette, la tassa che
garantiva l'ereditarietà degli uffici, a una trattenuta di quattro anni degli stipendi degli ufficiali il
Parlamento di Parigi prese un'iniziativa rivoluzionaria promuovendo una riunione comune con le
altre tre corti sovrane. Da questa assemblea fu approvato nel giugno 1648 un pacchetto di 27 articoli
che limitavano i poteri della monarchia: abolizione degli intendenti, illegittimità delle imposte non
approvate dal Parlamento, un sindacato giudiziario sugli abusi e sulle malversazioni degli appaltatori,
divieto di creare uffici nuovi non necessari, garanzie per i sudditi contro gli arresti arbitrari. In pratica
le corti sovrane si facevano interpreti del malcontento della società e ponevano una serie di principi
che richiamavano le battaglie della camera dei comuni In Inghilterra contro l'assolutismo degli
Stuart. L'arresto dei capi dell'opposizione parlamentare il mescola rivolta della popolazione di Parigi
26-28 agosto che costrinse la Corte a lasciare la città. La rivolta fu sostenuta dagli altri parlamenti e
fu accompagnato da motiq anti fiscali in diverse province. mazzarino fu identificato come il colpevole
del malgoverno e contro di lui vi furono molti scritti in prosa e in versi, le mazarinades. il moto fu
chiamato fronda parlamentare. La reggente fu costretta ad accettare i 27 articoli e lavorati dalle corti
sovrane con una dichiarazione reale del 22 ottobre 1648. Sei Giu in sei così alla pace di Saint Germain
l'uno Aprile 1649 che pose fine alla fronda parlamentare. Permanevano però le ambizioni politiche
dei nobili di spada e in particolare del fratello di Luigi tredicesimo Gaston d'orléans e diluigi secondo
di Borbone detto il gran condè, i quali miravano a conquistare il controllo del consiglio del re ai danni
della reggente. I loro progetti prospettavano un governo dell'alta nobiltà alleata con le corti sovrane.
Iniziò così la fronda dei principi, guerra civile che durò dal 1650 al 1653. bandito dal Regno per
decisione del Parlamento mazzarino fu costretto a rifugiarsi presso l'arcivescovo lettore a colonia. La
popolazione vedeva ormai nella restaurazione dell'autorità monarchica la sola garanzia dell'ordine e
della pace. Il ritorno a Parigi del re il 21 ottobre 1652 e poi quello di mazzarino il 29 Marzo 1653
sancirono alla fine di questo periodo che fu l'ultimo rigurgito di anarchia feudale. Nel 1654 ebbe
luogo la cerimonia solenne della consacrazione di Luigi quattordicesimo a Reims. è tornato
saldamente al potere mazzarino poteri prendere il processo di rafforzamento della monarchia e
grazie all'alleanza con Inghilterra di cromwell condurre al termine vittoriosamente la guerra contro la
Spagna. la pace dei Pirenei nel 1659 garantì alla Francia il possesso del artois e di diverse piazze forti
nelle Fiandre e le consentì di portare il proprio confine occidentale ai Pirenei
alla morte di mazzarino il 9 Marzo 1661 Luigi quattordicesimo dichiarò immediatamente la sua
volontà di assumere in prima persona il compito di governare la Francia. Allora ventiduenne si
applicò con passione all'esercizio del suo mestiere di re. Si era formato soprattutto alla scuola di
mazzarino che gli aveva trasmesso i principi dell'arte di governare. Egli prendeva le decisioni più
importanti nell'alto consiglio hai quale erano ammessi in genere solo i ministri delle finanze e la
guerra e degli esteri. Luigi quattordicesimo tolse ogni effettivo potere politico ai nobili e scelse come
ministri uomini di origini modeste, fedeli esecutori delle sue direttive e dipendenti esclusivamente
dal suo favore: ministro della guerra le tellier e quello delle finanze colbert. Colonna portante
dell'amministrazione erano gli intendenti: di questi commissari che erano revocabili e rispondevano
direttamente al re si era già servito risceglie ma Luigi quattordicesimo rafforzò i loro poteri e le
stesse la loro funzione. Erano circa una trentina e costituivano il braccio del potere centrale. la
storiografia ha molto sfumato la tradizionale concexione dell'assolutismo di Luigi quattordicesimo. Il
mito del re sole fu opera in larga misura della rappresentazione di se stesso che Luigi
quattordicesimo volle diffondere attraverso tutti i canali che aveva a disposizione. La realtà però era
ben diversa dall'immagine che Luigi quattordicesimo si impegnano costantemente ad accreditare.
Non a caso dopo la sua morte ripresero vigore poteri e istituzioni che avevano dovuto chinare la
testa di fronte alla tua forte personalità. E il caso dei parlamenti ai quali Luigi quattordicesimo nel
1673 impose l'obbligo di registrare gli editti prima di avanzare le loro rimostranze
VERSAILLES
la volontà di Luigi quattordicesimo di imporre l'immagine altissima della propria regalità si espresse
soprattutto nella grande Reggia di Versailles eretta nei pressi di Parigi al posto di una residenza di
caccia fra 1661 e 1689. Nella Reggia vi erano circa 10.000 persone, egli stacco la nobiltà dalla terra
sulla quale aveva fondato la sua potenza e la obbligò a vivere della luce riflessa del sovrano. Tutti i
momenti della giornata del sovrano diventavano scene pubbliche alle quali era un privilegio
assistere, da quando si alzava fino a quando andava a dormire si stabilì fra i cortigiani una gerarchia
dell'onore il cui gravi dipendevano dal favore del re
LE FINANZE
L’ECONOMIA
la politica economica di colbert rappresenta un tipico esempio del modello mercantilistico tanto ti
viene definito colbertismo. La sua azione si concentro anzitutto sullo sviluppo delle manifatture
virgola in particolare di quelle che commerciavano con l'estero. oltre alla politica protezionista e gli
stabili un capillare controllo sulla qualità dei prodotti e sulla disciplina dei lavoratori. La produzione
fu favorita con la creazione di manifatture di Stato, a capitale pubblico, reali e privilegiate. Per
facilitare la circolazione delle merci colbert miglioro la rete stradale costruì canali. Egli rafforzò anche
la Marina e diede impulso notevole all'espansione coloniale. La politica economica di colbert è stata
criticata per la scarsa attenzione all'agricoltura. L'arretratezza dell'agricoltura limitava la domanda
interna; Questa era alimentata dalle commesse dello Stato per le spese militari. anche per questo il
ventennio colbertiano 1661-83 non diede grandi risultati nell'immediato ma certo pose le basi della
crescita nel secolo successivo
I PROBLEMI RELIGIOSI
il primo problema con il quale Luigi quattordicesimo dovette confrontarsi fu la diffusione del
giansenismo, una corrente spirituale e culturale che si richiamava all'opera augustinus del teologo
olandese jansen. In questo scritto giansenio afferma che per effetto del peccato originale l'uomo è
per sua natura schiavo delle cose terrene e incapace di volgersi a Dio. Solo la grazia può dare
all'uomo la volontà e la forza di fare il bene ma la grazia è concessa da Dio solo a coloro che egli
vuole salvare. Egli precisava però che mentre il predestinazione ismo calvinista distrugge il libero
arbitrio dell'uomo, per Agostino la grazia non agisce dall'esterno ma dall'interno facendo in modo
che la volontà cooperi con essa. Da questa dottrina deriva l'opposizione al sistema proposto dal
gesuita spagnolo Luis de Molina, il cosiddetto Molin mismo che ridimensionava gli effetti del peccato
originale di conoscendo comunque all'uomo una qualche capacità di fare il bene punto da queste
concezioni derivarono esperienze di profondo rinnovamento spirituale che spesso portavano al ritiro
dal mondo per vivere nella solitudine e nella preghiera. Il giansenismo già osteggiato da richlere poi
la mazzarino fu considerato da Luigi quattordicesimo un pericoloso elemento di divisione nel
cattolicesimo. inoltre egli individuò istintivamente nei giansenisti una forza di opposizione. Un primo
tentativo di imporre ai giansenisti il rifiuto delle dottrine dell'austin si concluse nel 1668 con una
tregua anche perché si profilava il conflitto con Roma a proposito della regalia ovvero del diritto
dello Stato di ricevere le entrate del diocesi di massa e vacanti. Luigi quattordicesimo estese questo
diritto suscitando la protesta del Papa Innocenzo undicesimo. Luigi rispose allora convocando una
sessione speciale dell'assemblea del clero francese la quale nel 1682 promulgò quattro articoli che
esponevano i principi fondamentali del gallica nesimo: inesti si affermava che nella sfera temporale il
re dipendeva da Dio e inoltre si riproponeva il principio della superiorità del Concilio sul Papa.
Innocenzo undicesimo reagire rifiutando di investire i vescovi nominati dal re e Luigi per occupo
l'enclave Pontificia di avignone. Alla fine la crisi fu risolta con un compromesso: i quattro articoli non
furono più insegnati nelle università ma rimasero validi come base del gallica nesimo e il Papa
accettò le nomine dei vescovi. In questi anni Luigi quattordicesimo affronto anche il problema della
minoranza calvinista, Che richelieu aveva privato delle garanzie politiche e militari. Gli ugonotti
furono da prima sottoposti ad una serie di vessazioni attraverso un'applicazione restrittiva delle
clausole dell'editto di nantes. Poi si passò alla pressione. La conseguenza fu spesso la conversione in
massa al cattolicesimo. Infine il 17 ottobre 1685 con l'editto di fontainebleau Luigi quattordicesimo
regole di Nantes in quanto a seguire la maggior parte dei calvinisti si era ormai convertita. Cerca
2000 ugonotti lasciarono la Francia. Gravi furono gli effetti sulla politica estera dell'editto che
contribuì a isolare diplomaticamente la Francia alienando la simpatia del mondo protestante. Negli
ultimi anni sempre più vivo si fece nell'animo del re il sentimento religioso anche per la crescenza
dell'influenza Corte dei gesuiti. Decise quindi di sradicare la presenza giansenista nel cattolicesimo
francese lunghi nel 1709 fece chiudere il monastero di Port Royal. Infine egli Sollecito dal Papa
Clemente undicesimo l'emanazione della bolla unigenitus, 1713, che condannava 101 proposizioni
giansenisti. L'accettazione della bolla smentiva la battaglia del 1682 a difesa della libertà della Chiesa
francese da Roma tanto che si è parlato di colpo di Stato teologico. Al fianco dei giansenisti si
schierarono anche i parlamenti. Il movimento giansenista sopravvisse alle persecuzioni e si diffuse in
Olanda e Italia
L’ESERCITO
l'obiettivo principale di Luigi quattordicesimo era la gloria ovvero il predominio francese in Europa.
per questo motivo le spese militari assorbirono ogni anno piu del 50% del bilancio statale.
dell'organizzazione militare si occuparono il ministro della guerra le tellier e suo figlio francoise-
Michelle marchese di louvois. Questi in particolare riorganizzò l'esercito, introdusse una ferrea
disciplina e rese più moderno ed efficiente l'armamento, miglioro i servizi logistici, garantì ai soldati
paghe regolari e uniformi. al reclutamento tradizionale attraverso l'ingaggio di corpi stranieri e la
raccolta di volontari fu aggiunta nel 1688 una costrizione regolare per sorteggio fra i celibi delle
parrocchie
LE GUERRE
in una prima fase la politica estera di Luigi quattordicesimo Miro all'espansione in direzione delle
Fiandre. l'occasione per dare avvio ai suoi disegni espansionistici gli fu offerta dal matrimonio con
Maria Teresa di Borbone, figlia di primo letto del re di Spagna Filippo quarto. Questi prima di morire
nel 1665 aveva stabilito che l'eredità sarebbe toccata alla figlia di secondo letto e aveva escluso la
moglie di Luigi quattordicesimo. Poiché però la Spagna non aveva mai pagato la dote prevista, Luigi
quattordicesimo contesto il testamento di Filippo quarto e rivendico per la moglie l'eredità di diversi
territori dei Paesi Bassi spagnoli dove sono i figli di primo letto erano eredi legittimi. Quindi diede
inizio alla guerra chiamata di devoluzione e occupò numerose piazzeforti. L'iniziativa suscitò viva
preoccupazione nell'olanda che stipulò un'alleanza con Inghilterra e Svezia per fermare la campagna
militare francese. Luigi quattordicesimo fu costretto perciò a stipulare la pace di aquisgrana nel
1668. a questo punto le province unite divennero il suo principale obiettivo.
LE PROVINE UNITE
La piccola Confederazione che aveva il fine ottenuto dalla Spagna nel 1648 il riconoscimento della
sua indipendenza aveva conosciuto nella prima metà del diciassettesimo secolo uno straordinario
sviluppo economico. a metà 600 l'Olanda aveva la più grande flotta mercantile del mondo inoltre gli
olandesi erano riusciti ad espandere il loro dominio coloniale nei mari di tutto il mondo. fiorenti
furono anche le manifatture. L'Olanda fu grazie al regime di libertà di cui godeva il più importante
centro europeo dell'editoria. il diciassettesimo secolo fu anche caratterizzato da una straordinaria
fioritura culturale artistica
JOHAN DE WITT
Conclusa la lunga guerra contro la Spagna si aprì per le province unite un periodo di pace nel quale
divenne meno importante la carica di stat older che dal 1653 non fu più assegnata e si affermò alla
guida dello Stato il gran pensionato ario di Olanda Joan de witt. egli all'interno provo a limitare il
potere degli Orange che rappresentavano un pericolo per le istituzioni repubblicane perché
imparentati agli Stuart. in politica estera egli dovette affrontare l'aggressiva politica commerciale
dell'inghilterra promossa da cromwell che aveva lanciato una vera dichiarazione di guerra alla
Repubblica. ne derivarono tre conflitti anglo olandesi: i primi due nel 1652-54 e nel 1665- 67 si
combatterono soprattutto sui mari: nel secondo la province unite cedettero all'inghilterra la colonia
americana della Nuova Zelanda e ottennero il suriname. Il terzo nel 1672- 74 mise invece in pericolo
la stessa esistenza della Repubblica perché a fianco dell'inghilterra scese in campo l'esercito di Luigi
quattordicesimo.
LA GUERRA IN OLANDA
il re di Francia preparo l'attacco stipulando a dover nel 1671 trattato segreto con Carlo secondo. Luigi
quattordicesimo poté così entrare alla testa di un esercito di più di 100.000 uomini nel territorio
delle province unite e occuparne buona parte stabilendo il suo quartier generale nello stato di
Utrecht nel 1672. Gli eventi segnarono il trionfo del partito Orangeista: Guglielmo d'orange fu
nuovamente nominato in Olanda older carica che nel 1675 dichiarata ereditaria. Fu sconfitto invece
il ceto dei reggenti e questo segno anche il destino di Joan de witt. Non fu una rivoluzione ma
l’ennesima alternanza Nel dualismo politico delle province unite. Guglielmo riuscì a rompere
l'isolamento dell'olanda ottenendo l'alleanza dell'impero e della Spagna. Luigi quattordicesimo
costretto a ritirare le sue truppe dal territorio olandese difese in seguito con successo le frontiere
dalla coalizione nemica. Dalla pace uscì sconfitta la Spagna nel 1678 mentre Luigi quattordicesimo
abolì i dazi doganali sulle merci olandesi e rinuncio alla maggior parte delle sue conquiste
LE CAMERE DI RIUNIONE
fu questo il punto più alto della potenza di Luigi quattordicesimo che con generosi finanziamenti legò
a sé molti principi tedeschi e diede inizio ad una escalation di azioni di forza. nel 1684 la Spagna
entrò in guerra ma non riuscì ad evitare che la Francia occupasse il Lussemburgo. Queste azioni di
forza furono rese possibili anche dal fatto che l'imperatore Leopoldo primo era impegnato nel
frattempo sul fronte orientale a fronteggiare l'aggressione dell'impero ottomano
L’ASSEDIO DI VIENNA E LA SCONFITTA DELL’IMPERO OTTOMANO
nel corso del diciassettesimo secolo, la sublime porta, nome corrente del governo ottomano, aveva
continuato l'offensiva contro l'Europa cristiana lungo le due direttrici classiche, Nel Mediterraneo e
in Ungheria contro i domini degli asburgo. l'occasione per un nuovo attacco fu offerta dall'ennesima
rivolta contro il dominio asburgico della nobiltà d'ungheria imperiale a difesa dei suoi tradizionali
privilegi e della libertà religiosa. L'insurrezione fu sostenuta dall'esercito romano il quale punto
decisamente a Vienna che pose su passeggio costringendo imperatore a fuggire. Leopoldo fece
appello al potenze cristiane ma lui quattordicesimo si sto bene dagli interni quante le difficoltà
l'Austria gli davano mano libera nella politica delle annessioni. in soccorso di Leopoldo giunse però il
re di Polonia Giovanni terzo sobieski, 1674- 96, che nel 1683 inflisse una severa sconfitta alle truppe
turche. La controffensiva delle forze cristiane fu sostenuta anche dalla Repubblica di Venezia e dal
1695 anche dalla Russia. L'imperatore potè così occupare Buda nel 1686 e Belgrado nel 1688. la
guerra volse a favore della Lega cristiana grazie alla vittoria ottenuta nel 1697 a zenta dal generale
Eugenio di Savoia. Nel 1699 con la pace di Carlowitz l'impero ottomano dovette riconoscere
all'imperatore il possesso ereditario Del Regno di Ungheria e la sovranità sulla transilvania e cedette
la podolia alla Polonia. La rivolta costo all'ungheria una drastica limitazione delle sue tradizionali
autonomie.
dopo la sconfitta di Vienna nel 1683 l'impero ottomano non rappresento piu una minaccia sul fronte
orientale ed entrò in una fase di lento declino. molti territori furono soggetti ad una sovranità
nominale. il governo centrale era sempre più debole. fra le cause di instabilità bisogna annoverare
anche i cambiamenti nella prassi seguita per la successione al trono. In precedenza era consuetudine
che la donna dell'harem che avesse dato un figlio al sultano abbandonasse Istanbul per recarsi in
provincia con il bambino finché questi non fosse pronto per ricevere una carica di governatore.
Quello tra i figli che riusciva a salire al trono eliminava i fratelli. Nel diciassettesimo secolo questa
Barbara usanza fu sempre meno praticata e si stabilì che il sultanato spettava al membro più anziano
della famiglia degli osman. questo sistema portò sul trono sul tani cresciuti negli AGI del palazzo e
perciò incapaci di gestire il potere. Crebbe anche l'importanza dei gran visir. l'organizzazione militare
fulminata dal graduale abbandono del sistema del timar: le terre non furono più date in uso ai
guerrieri ma assegnate in proprietà privata a cortigiani o capi locali non tenuti a contribuire
all'esercito. La necessità di assoldare truppe dagli Stati vassalli determinò una crescente impegno
finanziario. l'inferiorità militare dimostrata dagli eserciti ottomani nel 700 fu dovuta soprattutto
all'incapacità di stare al passo con le innovazioni della tecnica e della strategia degli Stati europei
LA LEGA DI AUGUSTA
liberatosi della minaccia ottomana Leopoldo poe impegnarsi a contrastare l'espansionismo francese
stipulando ad Augusta nel luglio 1686 una Lega difensiva con la Spagna, le province unite e la Svezia.
la formazione della Lega di Augusta evidenzio di isolamento diplomatico di Luigi quattordicesimo e
segnò l'inizio della tua parabola discendente. nuovi impegni militari richiesero un'enorme sforzo
finanziariofu necessario istituire due nuove imposte. in tal modo il re ribadiva il diritto della
monarchia di tassare i suoi sudditi senza chiedere il consenso degli Stati generali; ma i privilegiati e il
clero trovarono il modo per sfuggire in gran parte alle nuove imposte. la popolazione fu ridotta allo
stremo e diede vita a diverse rivolte in varie zone del Regno. l'annuncio della morte del re il 1
settembre 1715 fu accolta da manifestazioni di gioia da parte della popolazione. poiché l'erede in
base alla linea dinastica, Luigi d'angiò secondo figlio del duca di Borgogna, aveva 5 anni, si aprì per la
Francia un nuovo periodo di reggenza.
UN BILANCIO
lo storico Albert sorel considero l'espansionismo di Luigi quattordicesimo, diretto verso i confini
segnati dalla natura alla Francia ovvero Pirenei Alpi e Reno, come un'anticipazione della dottrina
delle frontiere naturali destinata a diventare uno dei cardini della politica estera francese. in realtà
però il concetto di confine come barriera tra due comunità nazionali uniformi si sarebbe affermato
solo con la rivoluzione francese. la politica estera di Luigi quattordicesimo fu molto aggressiva e
passò attraverso ripetuti atti di forza, manifestazioni di una volontà di potenza che ebbe un costo
enorme in perdite di vita umane e risorse. molti fra i contemporanei rimproverarono a Luigi
quattordicesimo di perseguire un progetto di monarchia universale. montesquieu giudico comunque
provvidenziali le sue sconfitte in quanto se mi fosse riuscito nulla sarebbe stato più fatale all'europa,
a lui e alla sua famiglia. un giudizio positivo fu espresso invece da voltar il quale pur criticando la sua
intolleranza religiosa leggo addirittura al suo nome un'intera età che gli parve caratterizzata
soprattutto dall'affermazione in Europa del primato della lingua e della cultura francese. la sua morte
segnò davvero la fine di un'epoca.
Con il ritorno della monarchia nel 1660 la chiesa anglicana venne restaurata nella sua antica
struttura. In teoria si trattava di una chiesa di Stato alla quale tutti avrebbero dovuto conformarsi ma
di fatto mi fu tolleranza verso i dissidenti. questa linea fu condivisa da Carlo secondo che aveva
simpatia per la religione cattolica alla quale ci sarebbe convertito prima di morire. Il Parlamento
continua a condizionare sul piano finanziario l'azione di Carlo secondo che proprio per questo
accetto i sussidi offertegli da Luigi quattordicesimo in cambio di una politica filofrancese E si
preoccupò di stabilire con una serie di provvedimenti precisi limiti all'azione del monarca. nel 1673
approvò il test Act che obbligando tutti i funzionari civili e gli ufficiali a giurare fedeltà alla chiesa
anglicana escludeva i cattolici. Nel 1679 voto inoltre l’habes corpus Act, che mirava ad impedire
arresti arbitrari da parte del re. la preoccupazione del Parlamento si rivolgeva anche alla successione
al trono in quanto Carlo non aveva figli e il fratello Giacomo era notoriamente cattolico. fu in questi
anni che si diffusero i nomi di tories e whigs per designare i diversi orientamenti politici all'interno
della Camera dei comuni. i primi consideravano la monarchia sacra e di origine divina ed erano legati
alla tradizionale struttura della Chiesa anglicana, i secondi invece rivendicavano la centralità del
Parlamento ed erano favorevoli ad un'ampia tolleranza nei confronti del non conformismo religioso
di matrice protestante. l'ascesa al trono di Giacomo secondo, 1685- 88, a cui il conflitto con il
Parlamento. il re infatti accrebbe gli effettivi dell'esercito con l'intenzione di renderlo permanente e
di immise molti ufficiali cattolici; inoltre nel 1687 sospese le sanzioni penali previste dal test Act con
un editto di indulgenza. il ricordo della prima rivoluzione era ancora vivo per cui vi era molta
riluttanza ad una rottura della legalità. quando nel 1688 nacque a Giacomo un erede maschio, il
futuro Giacomo terzo di regola che sarebbe stato allevato nella religione cattolica e sarebbe salito al
trono prima delle sorellastre, lo spettro di una dinastia cattolica spinse i capi dei due partiti a
rompere gli indugi su richiesta di quattro wiggs e tre tories lo stat Holder di Olanda Guglielmo
d'orange sbarco il nel novembre mentre Giacomo fuggiva in Francia. Il Parlamento considero questa
fuga come una denuncia alla corona e chiamo a regnare insieme Guglielmo terzo e Maria.
Contestualmente il Parlamento approvò un Bill of Rights che i sovrani si impegnarono a rispettare: il
testo rendeva impossibile la ripresa di una politica assolutistica stabilendo che le leggi, la riscossione
delle imposte e il reclutamento dell'esercito richiedevano il consenso del Parlamento. Il triennal Act
del 1694 impose l'obbligo di eleggere un Parlamento almeno ogni tre anni e nel 1701 un Act of
settlement stabilì l'ordine di successione al trono escludendo la linea cattolica. Si compiva così la
seconda rivoluzione inglese definita glorious Revolution perché priva di spargimenti di sangue.
l'assolutismo era stato sconfitto. Nella prassi costituzionale si affermò il principio per cui il re doveva
chiamare al governo il leader del gruppo che aveva vinto le elezioni e aveva la maggioranza in
Parlamento. Affermando nel secondo trattato di governo del 1790 che il potere legislativo e il potere
supremo della società politica, John lock diede la giustificazione teorica della monarchia
costituzionale che pose nel contempo le basi del pensiero liberale
gli errori del re sole si evidenziano soprattutto nell'isolamento diplomatico in cui egli si trovò al
momento della nascita della Lega di Augusta. Quando durante il conflitto per le regalie il Papa
nominò vescovo di Colonia il candidato imperiale e non quello indicato da Luigi quattordicesimo
questi ruppe gli indugi e in base con le truppe il territorio del vescovato e il palatinato. Si formò
allora un'ampia coalizione comprendente oltre ai membri della Lega di Augusta anche Guglielmo
d'orange divenuto ormai re d’ Inghilterra, vari principi tedeschi e Vittorio Amedeo secondo duca di
Savoia. in pratica la Francia era cerchiata e poteva essere attaccata su tutti i fronti. in mancanza di
eventi bellici risolutivi si giunse alla pace di ryswick, 1697, con la quale Luigi quattordicesimo dovette
restituire tutti i feudi e le città occupati con la politica delle camere di riunione dopo la pace di
nimega e dovette riconoscere la legittimità dell'ascesa al trono inglese di Guglielmo terzo
LA SUCCESSIONE SPAGNOLA
La pace di ryswick Fu avvertita da tutti con una tregua: già si poneva infatti alle cancellerie europee il
problema della successione sul trono di Madrid. Potevano accampare diritti sulla corona spagnola sia
l'imperatore Leopoldo primo sia Luigi quattordicesimo i quali avevano entrambi sposato una sorella
del re. nel primo caso si sarebbe ripristinata la situazione del tempo di Carlo quinto mentre la
seconda ipotesi era contrastata da Olanda e l'Inghilterra. si raggiunse un accordo sul figlio
dell'elettore di Baviera che però morì poco dopo. a questo punto la Corte di Madrid chiese a Carlo
secondo una soluzione che salvasse l'unità dell'impero e questo poco prima di morire nel 1700 nel
suo testamento nomino erede il pronipote di Luigi quattordicesimo, il duca di angio con il nome di
Filippo quinto a condizione che si impegnasse a rinunciare ad ogni pretesa sulla corona francese. In
realtà appare immediatamente evidente disegno di Luigi quattordicesimo di porre la Spagna sotto la
tutela della Francia. queste iniziative furono subito contrastate dall'australia che stipulò con Olanda
ed Inghilterra una nuova alleanza alla quale si aggiunsero Danimarca e molti principi tedeschi. A
fianco della Francia e della Spagna si schierarono l'elettore di Baviera, il duca di Mantova e in un
primo tempo anche il Portogallo e il duca di Savoia. La guerra fu dichiarata 15 maggio 1702 e si
combatte in Italia, nelle Fiandre virgola in Germania e nel Mediterraneo. Le sorti del conflitto volsero
ben presto in favore degli alleati antifrancesi. Delle sconfitte delle forze Franco ispaniche approfitto
la Catalogna che ancora una volta insorse permettendo alle truppe anglo austriache di insediare a
Barcellona come re di Spagna con il nome di Carlo terzo il secondo figlio di Leopoldo. Luigi
quattordicesimo sull'orlo del tracollo avanzo proposte di pace che furono respinte. La situazione
cambiò per due eventi decisivi: In Inghilterra era salita al trono Anna Stuart, 1702-14, vinse le
elezioni il partito tori incline ad esaudire il desiderio dei proprietari di porre fine alle enormi spese
che comportava la guerra. Inoltre in Austria morì nel 1711 il primo figlio di Leopoldo per cui il
secondo figlio che già si era proclamato re di Spagna e Barcellona come Carlo terzo divenne anche
imperatore con il nome di Carlo testo. Di fronte al riproporsi dell'unione delle 2 kr come al tempo di
Carlo quinto Olanda ed Inghilterra avviarono con la Francia le trattative che portarono alla pace di
Utrecht che coinvolse anche prussia e Savoia nel 1713. L'imperatore l'anno seguente firmò il trattato
di pace di rastadt. in base ai trattati fu confermato l'avvento dei Borbone al posto degli asburgo sul
trono di Madrid con Filippo quinto ma fu ribadito l'impegno a tenere separate per sempre le 2
corone di Francia e Spagna. Notevole fu l'ingrandimento dell'austria che ottenne i Paesi Bassi già
spagnoli e in Italia lo stato di Milano, il Ducato di Mantova tolto ai Gonzaga, La Sardegna, il Regno di
Napoli e lo stato dei presidi. Il duca di Savoia ebbe la Sicilia che gli conferì il titolo Regio è inoltre il
Monferrato. La pace sancito tra tutto il trionfo dell'inghilterra. furono notevoli i vantaggi economici:
Londra ottenne infatti dalla Spagna numerose concezioni commerciali e inoltre il monopolio del
traffico degli schiavi. inoltre fin dal 1703 l'Inghilterra strinse con il Portogallo un accordo che lo
rendeva una sorta di Stato vassallo. Anche le province unite entrarono nell'orbita di influenza di
Londra. con le Paci di Utrecht e di rustadt si fece strada la comune convinzione che fosse necessario
garantire in Europa un bilancio dei poteri che impedisse il ripetersi di aggressive politiche volte a
stabilire l'egemonia di uno stato punto si affermano così il principio dell'equilibrio: una meccanica
politica che applicando le leggi della fisica ai rapporti fra gli Stati nei calcolasse rispettive forze e le
bilanciasse attraverso un sistema di pesi e contrappesi
Filippo quinto tentò immediamente di dare una svolta le condizioni del suo Regno promuovendo un
delle finanze, un rinnovamento dell'esercito e una riforma dell'amministrazione sull'esempio
francellese. l'aragona e la Catalogna che si erano schierate con il pretendente austriaco furono
private delle loro tradizionali autonomie, la politica di Filippo fu fortemente condizionato dal
secondo matrimonio con Elisabetta Farnese, nipote del duca di Parma, la quale spinse il marito ad
una aggressiva politica anti austriaca e nel 1717 portò alla carica di primo ministro il suo uomo di
fiducia, il cardinale Giulio alberoni. alberoni organizzo macchinosi piani diplomatici contro l'Austria e
l'Inghilterra e nel 1717 passo decisamente all'azione inviando una flotta a rioccupare la Sardegna
austriaca nel 1717 E la Sicilia sabauda nel 1718. la risposta all'iniziativa spagnola fu la formazione
della quadruplice alleanza fra Austria Inghilterra Olanda e Francia. Filippo quinto fu costretto a
licenziare l'alberone
IL RAFFORZAMENTO DELL’AUSTRIA
la guerra dei trent'anni aveva posto fine al progetto degli asburgo di creare nel sacro romano impero
un forte potere federale. la decisione dell'imperatore di stabilirsi a partire dal 1617 a Vienna fu
emblematica di questo spostamento del baricentro dei domini asburgici dall'ambito tedesco ai
domini ereditari. tuttavia la corona imperiale conservava ancora un notevole prestigio come punto di
riferimento dell'identità tedesca. gli asburgo possedevano all'interno dell'impero i domini ed elitari
della casata formati dal Ducato di Austria dai Ducati alpini e dalla contea del Tirolo e inoltre la corona
resa ereditaria dal 1627 Del Regno di boemia che aveva un posto nella dieta elettorale. Fuori dei
confini del sacro romano impero era invece il Regno di Ungheria dominato da un aristocrazia gelosa
custode dei propri privilegi e dell'autonomia della corona. con la guerra di successione spagnola la
monarchia austriaca hotel nei Paesi Bassi spagnoli si sostituì alla Spagna come potenza egemone in
Italia. infine l'Austria ottenne un'importante successo contro gli ottomani infliggendo ai turchi una
rovinosa sconfitta il 5 agosto 1716 a petervaradin. grazie a queste acquisizioni territoriali l'impero
d'austria assunse agli inizi del 700 le dimensioni di una grande potenza della quale Vienna divenne
una degna capitale. tuttavia si trattava di territori generalmente ancora arretratiagricoltura
affidata per lo più al lavoro servile dei contadini. i possedimenti degli asburgo erano un mosaico di
domini Uniti solo dal vincolo dinastico. solo nei domini ereditari era stata creata una
amministrazione centrale più solida. Un'altro motivo di rafforzamento era stato il processo di
ricattolicizzazione forzata nei domini ereditari e nella boemia. il principe Eugenio di Savoia suggerì a
Carlo sesto, 1711- 40, che per accrescere le risorse finanziarie e la forza militare sarebbe stato
necessario fare della sua monarchia un tutto unico. si trattava però di un programma di difficile
realizzazione anche perché per il momento Carlo sesto doveva affrontare il problema assai delicato
della successione non avendo ancora avuto figli. Lo fece nel 1713 promulgando la prammatica
sanzione nella quale affermò l'indivisibilità dei domini asburgici e stabilì l'ordine di successione al
trono
LA POLONIA
Cronica debolezza della monarchia ostaggio dell'aristocrazia padrona della dieta. un tentativo di
rafforzare l'autorità monarchica da parte di Giovanni casimiro suscitò una guerra civile che costrinse
il re ad abdicare nel 1668. la crisi istituzionale fu aggravata dall'affermazione del principio del
liberum veto in base al quale anche un solo membro della dieta poteva bloccarne la decisione. nel
1648 i cosacchi del dnepr insieme ai contadini ortodossi dell'ucraina insorsero contro il dominio
polacco ponendosi sotto la protezione della Russia. nel contempo si rinnovò il conflitto con la Svezia.
nel 1655 il re svedese Carlo decimo Gustavo in base il territorio polacco e costrinse il re Giovanni
casimiro a fuggire in slesia. sull'orlo della disgregazione la Polonia fu salvata dalla sollevazione della
popolazione contro gli invasori e la l'intervento in guerra contro la Svezia della Danimarca,
Dell'imperatore Leopoldo e dell'elettore del brandeburgo. alla conclusione della guerra nel 1660 con
la pace firmata ad oliva presto Danzica La Polonia cedette alla Svezia la livonia interiore e rinunciò
alle sue prerogative feudali sul Ducato di prussia riconoscendone la piena sovranità all'elettore del
brandeburgo. la cronica anarchia istituzionale, successi in politica estera, la crisi economica,
l'aggravarsi dell'asservimento dei contadini, che diedero vita a ripetute rivolte avviarono la Bologna
verso processo di progressivo decadimento. dopo il Regno di Giovanni terzo sobieski, 1674- 96, si
aprì una contesa fra pretendenti sostenuti da diverse potenze straniere e fu eletto il candidato
austriaco, l'elettore di Sassonia Augusto secondo, 1697- 1733.
LA SVEZIA E LA DANIMARCA
Con la pace di vestfalia che pose fine nel 1648 alla guerra dei trent'anni la Svezia si rafforza
notevolmente in quanto per me una sponda del Baltico sud occidentale è una finestra sul Mar del
nord. La Svezia si trovò coinvolta nel complesso mondo del sacro romano impero. Cristina, la figlia di
Gustavo secondo Adolfo, assunse il potere nel 1644 ma più che al governo dello Stato si dedicò alla
sua passione per la letteratura e la filosofia e nel 1654 abdicò a favore di un cugino di famiglia
tedesca, Carlo decimo Gustavo, 1654- 60. Carlo Gustavo si impegnò in un'ambiziosa politica
espansionistica volta a consolidare i possedimenti svedesi nella Germania settentrionale. Nel 1655
invase la Polonia ma ebbe difficoltà a controllare il basso e territorio polacco. Inoltre fu attaccato
dalla Danimarca. Nel 1658 riuscì a raggiungere la penisola dello jutland e a minacciare la stessa
Copenaghen. A contrastare l'eccessiva potenza svedese intervennero allora in guerra l’imperatore e
l’elettore del brandeburgo. Nel 1660 si giunse all'assicurazione dei trattati di pace di oliva fra la
Polonia l'imperatore Leopoldo primo, il brandeburgo e La Spezia, e di Copenaghen fra Svezia e
Danimarca. La Svezia raggiunse a questo punto la progeo della sua potenza e all'interno si avviò
verso lo stabilimento di un regime di tipo assolutistico. Il problema principale è la rappresentato
dall'eccessivo potere della nobiltà alla quale la corona aveva dovuto cedere molte terre di sua
proprietà. Gli Stati mantennero il diritto di approvare le imposte ma il promuovere importanti
riforme amministrative e finanziarie
Terminata l'epoca dei torbidi con l'assunzione del titolo di zar da parte del sedicenne Michele terzo
romanov, 1613-45, In Russia fu progressivamente ristabilita la tradizionale concezione
dell'autocrazia, in base alla quale il sovrano Conte di tutti i poteri e protettore della Chiesa disponeva
di un'autorità illimitata derivata direttamente da Dio. il compito di assistere lo zar fu assunto dalla
duma dei boiari porno poteri consultivi ed esecutivi. Il figlio di Michele Alessio primo, 1645- 76, il
tempo di consolidare le strutture statali e di potenziare l'esercito ma una politica di modernizzazione
era ostacolata dall'arretratezza della società. Lo stesso stato russo ha contribuito ad aggravare
questa condizione e il malessere del mondo rurale esplodeva periodicamente in violente rivolte. le
città non erano centri di attività economica distinti dalla campagna è limitato era il commercio
interno mentre quello estero era controllato da stranieri. lo sviluppo economico era ostacolato dalla
mancanza di uno sbocco sul mare. La Russia aveva dovuto cedere nel 1617 tutta la costa baltica alla
Svezia e a sud doveva confrontarsi con i tatari del khanato di Crimea, tributari dell'impero ottomano
che impedivano l'accesso al Mar Nero. nel diciassettesimo secolo essa si espanse verso inospitale
Siberia. In Europa le uniche acquisizioni territoriali furono ottenute ai danni della Polonia con
l'annessione di una parte dell'ucraina con Kiev nel 1667. gli zar crearono in contrapposizione ai boiari
una nuova nobiltà di servizio alla quale affidarono i principali incarichi civili e militari. dalla fine del
diciassettesimo secolo la proprietà delle terre concesse a questi nuovi nobili da prima revocabile fu
piena e quindi era in Italia. I ceti non avevano un po meno Occidente un proprio status e proprie
però gativo se in quanto tutti dipendevano dallo zar. L'unico vero ceto era il clero ortodosso
inquadrato nel patriarcato: i monasteri avevano un ruolo centrale nella vita economica e culturale
della società. Tuttavia la chiesa era subordinata allo stato. Una novità importante nell'assetto
religioso della Russia fu introdotta dalle riforme promosse dal patriarca Nikon che si proposero di
riportare la chiesa ortodossa russa di origini greche. Questo programma intendeva combattere le
eccessivo formalismo delle cerimonie e la superstiziosa ignoranza del clero. La riforma concerneva
solo liturgia e riti. una parte della società rifiuto l'imposizione dei modelli greci e rimase fedele alle
forme del culto tramandate dai padri. Si formò così a partire dal 1656 il movimento dei vecchi
credenti o scismatici che furono espulsi dalla chiesa e duramente perseguitati.
PIETRO I IL GRANDE
Figlio di secondo letto di Alessio, Pietro fruppo chiamato zar con il fratellastro Ivan nel 1682 sotto la
reggenza della sorellastra Sofia il fu portato al potere come unico zar da un colpo di Stato a 16 anni
nel 1689. Maturo precocemente la convinzione della superiorità della civiltà occidentale rispetto alla
arretrato mondo russo. Egli fu attirato soprattutto dagli aspetti tecnologici e dall'organizzazione
militare e proprio per approfondire le sue conoscenze a riguardo organizzazione 1697- 98 la grande
ambasceria, un viaggio in Olanda dove lavoro in incognito come carpentiere virgola in Inghilterra e in
Germania. Dovette tornare a Mosca in fretta a causa di una rivolta che represse con ferocia. Recluto
comunque in Occidente centinaia di lavoratori specializzati che fece arrivare in Russia. La sua politica
ammiro innanzitutto a riorganizzare l'esercito e a realizzare una flotta. A tal fine diede grande
sviluppo alle miniere di ferro degli urali, all'industria siderurgica e ai cantieri navali. Per quanto
concerne l'esercito stabilì una forma di reclutamento attraverso una leva di un uomo ogni 20
famiglie contadine; l'addestramento fu affidato ad ufficiali stranieri, soprattutto tedeschi, ma nel
contempo furono fondate scuole di artiglieria e di medicina militare. per finanziare queste riforme e
le spese delle guerre confiscò i beni di molti monasteri e impose una tassa sulle anime o capitazione
che grava su ogni maschio. Pietro segui le classiche linee della politica assolutistica limitando
drasticamente i poteri della nobiltà e della Chiesa nell'intento di creare un solido apparato
amministrativo. sul piano istituzionale esautorò la duma dei boiari creando un Senato di 9 membri.
per l'azione di governo istituì anche 11 collegi competenti per materia e divise il territorio in 12
estesi governatorati. Infine nel 1722 introdusse la tavola dei ranghi che prevedeva nella carriera
abilitare, civile e di Corte 14 diversi livelli paralleli. gli 8 ° più alti conferivano la nobiltà ereditaria non
si trattava però di un meccanismo volto a favorire la mobilità sociale che rimase limitata. Pietro
intendeva con questo sistema legale stabilmente la nobiltà a servizio dello Stato. per quanto
concerne la chiesa ortodossa al posto del patriarca insediò un, una commissione di ecclesiastici
presieduta da un suo procuratore e di fatto subordinata i suoi voleri. impose anche un drastico
cambiamento dei costumi: obbligo i nobili a radersi la barba e a vestire alla tedesca, adotto il
calendario Giuliano e prescrisse uso dei numeri arabi. alle profonde trasformazioni nell'assetto
interno corrisposero grandi successi in politica estera. Pietro si volse dapprima verso il Mar Nero
conquistando nel 1796 azov. Ma il suo principale obiettivo era ottenere uno sbocco sul Baltico che
era controllato dalla Svezia. a tal fine 1700 egli attaccò insieme alla Danimarca e al duca di Sassonia,
Che era anche il re di polonia, il paese scandinavo dando inizio alla guerra del nord, 1700- 1721. Il
reddito Svezia Carlo dodicesimo, 1697- 1718, rivelo straordinarie doti di comandante militare:
dapprima costrinse rapidamente alla resa la Danimarca, poi sconfisse l'esercito russo Nel 1700 e
quindi mise fuori gioco il re di Polonia Augusto secondo inseguendolo fino nella sua Sassonia. mentre
il re svedese conduceva la guerra in Germania Pietro riorganizzò le sue forze e sulla costa del Baltico
fondone 1703 la città di San Pietroburgo proclamata 10 anni dopo capitale al posto di Mosca.
quando Carlo dodicesimo attaccò la Russia, Pietro ritiro metodicamente le sue truppe distruggendo
tutte le risorse finché non riuscì a poltava nel 1709 a sconfiggere l'esercito svedese stremato dal
freddo e dalla fame. Carlo morì in battaglia nel 1718. Le Paci di Stoccolma nel 1720 e di nystadt nel
1721 sancirono la fine della potenza della Svezia di regola la quale cedette Alla Russia tutta la costa
baltica, alla prussia la pomerania con stettino e allo Hannover i porti di Brema e verden
la critica ha messo in luce i limiti dell'opera riformatrice Di Pietro il Grande Punto lo sviluppo
economico interamente finalizzato alla costruzione dell'apparato militare non mise in moto
un'evoluzione della società con la formazione di nuovi gruppi sociali: l'intero sistema si fondava sul
selvaggio dei contadini sui quali gravavano la leva militare e la capitazione. nelle miniere, nelle
manifatture e nei lavori pubblici fu impiegata manodopera soprattutto contadina reclutata in modo
forzato. D'altra parte per molti aspetti Pietro manifesto i tratti tipici del crudele despota orientale. Al
riguardo è significativa la drammatica vicenda del figlio, lo zarevic Alessio. questo era assai diverso
dal tipo di erede desiderato da Pietro. Per sottrarsi al padre si rifugiò a Vienna e poi a Napoli.
Convinto a tornare In Russia con un salvacondotto fu condannato a morte e morì in carcere nel 1718.
Le riforme volute da Pietro avviarono un processo che non si sarebbe più fermato: La Russia fu
sentita da allora come parte dell'europa e non solo per il suo ruolo nelle relazioni internazionali ma
soprattutto in virtù di uno scambio culturale che si sarebbe rivelato sempre più fecondo. San
Pietroburgo divenne una splendida capitale. Voltaire definì Pietro metà eroe e metà tigre cogliendo
con efficacia la sua duplice natura di barbaro e di civilizzatore. Questa ambivalenza tipica espressione
della complessità dell'anima russa sarebbe emersa più volte nella storia della nazione. Nel 1928
Stalin riconobbe nell'opera Di Pietro un tentativo originale per uscire dall'arretratezza.
Età della filosofia. con l'illuminismo l'uomo divenne adulto in quanto imparò a pensare con la propria
testa senza lasciarsi guidare da alcuna autorita. Questa capacità critica dipendeva soprattutto
dall'adozione del metodo sperimentale che ha affermato nelle scienze naturali veniva esteso ora
anche allo studio dell'uomo e della società
questa è solo una delle definizioni possibili: li luminismo confluirono innumerevoli principi e
orientamenti culturali che diedero alla nuova cultura un aspetto quanto mai ampio e differenziato.
Intanto essa si presentò in forme diverse nei vari ambiti politici e culturali dell'europa: massima
espressione nella cultura francese la quale impose l'espressione di età dei lumi per designare la
nuova epocadeclinazioni diverse nei vari paesi
LE PREMESSE
alle origini di questa rivoluzione intellettuale vi sono due opere apparsi alla fine del diciassettesimo
secolo: i principi matematici della filosofia naturale di Newton 687 e il saggio sull'intelletto umano
del 1790 di John locke. il contributo di lock fu fondamentale innanzitutto per la critica delle
innatismo. Per il filosofo inglese non esistono idee presenti nell'uomo fin dalla nascita. ne consegue
che le idee derivano esclusivamente dalle impressioni suscitate nell'uomo dalla realtà esterna o dalla
realtà interna. su queste premesse si fonda la filosofia dell'empirismo che considera l'esperienza
l'unica fonte della conoscenza è il solo criterio di verità del quale dispone la ragione umana: La
conoscenza non può che basarsi sui fenomeni ovvero sui dati che forniscono all'uomo i sensi. Priva di
valore scientifico e la metafisica che considera realtà che sono al di là della sfera sensibile
ricollegandosi alla lezione di lock anche lo scozzese David hme espresse un netto rifiuto della
metafisica. Tuttavia egli portando alle estreme conseguenze l'empirismo lockiano sostenne che
dall'esperienza non si possono ricavare conclusioni certe ma solo probabili
a differenza di cartesio illuministi concepivano la ragione non come sistema ma come metodo di
analisi. di qui il carattere anti sistematico della filosofia dei lumi, ostile ai grandi trattati che
affrontavano in maniera organica ed esaustiva tutti gli aspetti del pensiero
UN SAPERE UTILE
l'età dei lumi fu animata da una profonda fiducia nello sviluppo della civiltà: secondo un'immagine
corrente la luce della ragione avrebbe scacciato le tenebre dell'ignoranza e della superstizione.
maturo allora una decisiva evoluzione dell'idea di progresso concepita dall'illuminismo non più
secondo lo schema ciclico degli umanisti, come ritorno in auge dell'antichità classica, ma come un
moto rettilineo destinato comunque ad affermarsi pur fra ostacoli e difficoltà: un'idea che
riprendeva secolarizzandolo lo schema della concezione cristiana della storia come processo teso
verso la meta finale della salvezza dell'uomo. I philosophes si sentivano parte di una comunità
universale di spiriti liberi superiore alle distinzioni politiche o alle identità nazionali. molto
importante fu la diffusione della stampa periodica che trovo in Inghilterra i suoi modelli migliori:
accanto alle gazzette letterarie comparvero giornali impegnati a divulgare in un pubblico più ampio
la nuova cultura. veicoli di diffusione dei principi illuministici furono accademie salotti circoli letterari
e anche le massonerie, società segreta diffusasi dall'inghilterra in tutto il continente nel corso del
700. le logge massoniche facevano riferimento alla corporazione dei muratori. la rete delle logge
diffuse una sia pur generica aspirazione alla fratellanza universale al progresso e favori anche un
certo spirito egualitario
LA MORALE
il pensiero dei lumi per segui il progetto di ridurre la morale a una scienza dimostrativa. in una
prospettiva empiristica ad erigere l'uomo sono soprattutto le sensazioni di piacere o di dolore che
egli riceve dal contatto con la realtà, per cui egli tende naturalmente a cercare le prime e ad evitare
le seconde. su queste basi l'inglese geremy bentham, 1748-1832, sviluppò la teoria dell'utilitarismo,
animata dalla fiducia che il calcolo aritmetico volto a massimizzare il piacere conducesse comunque
l'uomo ha superare il suo interesse egoistico per aspirare alla felicità dei suoi simili. più disincantate
realistica fu invece la posizione assunta riguardo dal grande voltaire il quale considero il male una
componente ineliminabile dell'esistenza umana ed esorto perciò gli uomini a praticare l'ideale della
comune solidarietà e fratellanza
LA RELIGIONE
gli illuministi rivendicarono l'autonomia della morale, dell'arte e della politica dalla religione
affermando che ogni aspetto della realtà doveva essere volto all'utilità ed alla felicità degli individui e
della società. questa prospettiva non comportava una negazione della sfera religiosa ma solo una
netta distinzione dei rispettivi ambiti di competenza. domino il deismo, orientamento di pensiero
che portava al riconoscimento dell'esistenza di Dio come creatore e ordinatore del mondo solo
attraverso la ragione. era una religione a base naturale e razionale, netta era anche la condanna
delle guerre di religione in nome della tolleranza.
La critica delle religioni rivelate fu sviluppata in senso radicale con un esplicito rifiuto
dell'immortalità dell'anima da free thinkers inglesi come anthony collins, 1676-1729, e john toland,
1670-1722. In Italia a queste correnti di pensiero si collegarono nella prima metà del 700 alberto
radicati di passerano e pietro giannone. In Francia ambienti di orientamento ateo e materialista
diffusero una letteratura clandestina che dipinse la religione come un'impostura dei preti. teoria
dell'evoluzione della specie.
L’ECONOMIA
la capacità di osservare fenomeni con spirito scientifico diede frutti importanti anche nell'analisi
economica tant'è che proprio allora nacque l'economia politica come disciplina autonoma rispetto
alla scienza dello Stato e alla politica. il mercantilismo concepiva la crescita della ricchezza
soprattutto come un mezzo per dare più forza allo stato. nel 700 questa visione pur respinta con
forza il nome della necessità di garantire invece la massima possibile libertà alla vita economica. la
fisiocrazia riteneva che solo l’agricoltura fosse creatrice di ricchezza in quanto produce ogni anno un
prodotto netto è dato dalla differenza tra il raccolto e il valore dei fattori impiegati per ottenerlo.
secondo i fisiocratici perché il prodotto netto fornito ogni anno dall'agricoltura raggiunga il massimo
livello occorre che la terra sia coltivata in aziende compatte e ampie; i lavoratori di questa azienda
non hanno alcun legame con la terra ma sono dei salariatisiamo di fronte a un modello
capitalistico. i fisiocratici consideravano invece negativamente la piccola proprietà contadina.
partendo da queste premesse francois quesnay elaborò nel 1756 un quadro economico che
ricostruiva la rete di scambi fra i vari gruppi protagonisti dell'economia: la prima classe è costituita
dai proprietari della terra che ricevono in cambio dell'affitto dei fondi una rendita; gli agricoltori,
unici a produrre ricchezza, formano una classe produttiva; alla classe sterile, le cui attività pur
essendo utili non producono ricchezza appartengono artigiani manifatturieri e commercianti e
inoltre militari funzionari ecclesiastici e cosi via. La teoria rifletteva chiaramente la realtà di
un'economia rurale come quella francese e si basava su un'evidente errore nella concezione del
valore. come avrebbe dimostrato poi Adam Smith non è vero che la trasformazione delle materie
prime non crea ricchezza: un tavolo vale molto più del legno utilizzato per costruirlo perché in esso è
incorporato il lavoro dell'artigiano. la vera misura del valore e dunque la quantità di lavoro
impiegato. il quadro economico di quesnay ebbe il merito di introdurre una moderna nozione di
classe legata non alla condizione giuridica degli individui ma alla funzione dei gruppi sociali nel
processo produttivo. secondo i fisiocratici l'economia R da leggi naturali che lo stato non deve
assolutamente intralciare in quanto esse garantiscono necessariamente il raggiungimento del giusto
prezzo e quindi dell'equilibrio. di qui la posizione nettamente liberista della scuola: lo stato deve
astenersi da ogni intervento nell'economia limitandosi a garantire l'ordine e la difesa e per il resto
assicurare la libera circolazione dei prodotti. il liberismo mostrava anche l'errore implicito nella
teoria del commercio essere adottata dalla politica mercantilistica: è impossibile infatti che, ferme
restando le altre variabili economiche, la bilancia commerciale di un paese possa essere
permanentemente attiva. le stesse leggi del mercato provocano in un certo tempo la formazione di
un nuovo equilibrio negli scambi. rispetto alla teoria fisiocratica, espressione di una visione statica
della vita economica, il pensiero di Adam Smith rifletteva il dinamismo di una società come quella
inglese già attraversato da trasformazioni che lasciavano presagire la rivoluzione industriale. egli
metteva a nudo i meccanismi dell'innovazione economica innescata dalla divisione del lavoro. Smith
evidenzia il valore positivo del desiderio di arricchirsi: cercando il profitto l'individuo è mosso dalla
prospettiva di accrescere la propria ricchezza ma in tal modo favorisce senza volerlo la crescita
dell'economia e quindi il benessere complessivo della societàmotto del liberismo: lo stato deve
lasciare che i meccanismi dell'economia siano liberi di operare perché essi garantiscono l'aumento
della prosperità, laisser faire, laisser passer
L'opera più importante, lo spirito delle leggi, pubblicata nel 1748 rappresentò un vero manuale della
politica settecentesca. La volontà di applicare allo studio della politica i metodi delle scienze naturali
appare evidente fin dall'esordio che definisce le leggi come i rapporti necessari derivanti dalla natura
delle cose. questa prospettiva induce montesquieu ad assumere un atteggiamento relativistico di
fronte alle forme di governo presenti nel suo tempo o realizzatesi nel corso della storia: non si tratta
infatti di valutare quale sia la migliore ma solo di analizzare scientificamente le condizioni che ne
hanno determinato la nascita, lo sviluppo e la fine. Montesquieu modifica la tradizionale teoria
formulata nel secondo secolo a.C. dallo storico greco polibio che distingueva le forme di governo in
base al numero dei detentori del potere: uno monarchia, i migliori aristocrazia, il popolo democrazia,
e prevedeva anche le rispettive degenerazioni. Per montesquieu invece i governi sono
essenzialmente tre: repubblicano, monarchico e dispotico. Ehi esamina ciascuna forma come un
meccanismo del quale occorre mettere a nudo gli ingranaggi e le molle che lo fanno muovere e che
deteriorandosi ne provocano la decadenza. il governo repubblicano nel quale o il popolo tutto o una
parte di esso esercita il potere trova il tuo principio nella virtù, ovvero nella disposizione dei cittadini
a sacrificare il proprio interesse individuale per garantire il bene della patria e l'interesse comune. se
viene meno la virtù la Repubblica Italia. La monarchia, nella quale uno solo governa, si fonda
sull'onore ovvero sulle prerogative di ceti e istituzioni gelosi del proprio rango e del proprio ruolo.
nel dispotismo invece uno solo regge lo stato senza leggi né freni, a suo arbitrio; il regime dispotico si
fonda perciò sulla paura i tre tipi di regime si differenziano anche per la dimensione territoriale: La
Repubblica è adatta piccoli territori, la monarchia a medi e il dispotismo alle grandi estensioni.
quanto al modello repubblicano, montesquieu ne evidenzia con lucidità la crisi: le poche repubbliche
sopravvissute vivevano nel culto di un passato comunale ormai anacronistico. il quadro
settecentesco era incentrato sulla contrapposizione fra monarchia moderata e dispotismo.
quest'ultima tipologia di governo era particolarmente adatta alle sterminate pianure dell'asia,
mentre l'Europa per la sua struttura geografica e per la sua storia era terra di libertànascita della
coscienza europea. come modello di monarchia fondata sulle leggi montesquieu poneva la
costituzione degli Inghilterra affermatasi con la gloriosa rivoluzione del 1688: inessa la libertà intesa
come sicurezza ovvero come garanzia per ciascuno della propria vita e dei propri beni era fondata
sulla separazione dei tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario. tuttavia montescheno non
compreso appieno la realtà politica dell'inghilterra che guardava con gli occhiali di un aristocratico
francese. non a caso egli poneva l'accento non sul potere legislativo ma su quello giudiziario e in
particolare su quei corpi politici che annunciano le leggi quando vengono fatte e le richiamano alla
memoria quando vengono dimenticatiera il ruolo dei parlamenti, principale baluardo contro
l'assolutismo monarchico in Francia. il costituzionalismo di matrice lockiana era declinato
evidentemente da montesquieu in chiave aristocratica. dietro il volto dei despoti orientali si
intravedevano con chiarezza i tratti di Luigi quattordicesimo.
se montesquieu va considerato con l'oc il capostipite della corrente di pensiero liberale moderato, il
ginevrino russo, 1712-78, fu il principale esponente del filone democratico radicale. il suo pensiero si
può articolare in due fasi. nel discorso sulle scienze e sulle arti e nel discorso sull'origine
dell'ineguaglianza, russeau rovescio provocatoriamente l'immagine della società settecentesca della
quale andavano orgogliosi gli illuministi: la raffinatezza dei costumi, delle arti e della cultura delle
grandi città come Parigi nascondevano la profonda miseria morale e l'infelicità della massa della
popolazione. russo quindi non criticava questo quel regime ma esprimeva un radicale rifiuto della
stessa società la quale aveva irrimediabilmente corrotto l'uomo rendendolo egoista e malvagio. alla
civiltà dell'europa settecentesca rousseau contrapponeva i semplici costumi dell'uomo primitivo che
non aveva che pochi bisogni ed era guidato solo dall'istinto. russo negava quindi il valore positivo
dello sviluppo delle conoscenze, delle scienze e delle arti: la vera filosofia era per lui la semplicità e la
naturalezza dell'uomo primitivo, Quella originaria virtù che aveva perduto unendosi ai suoi simili in
una società fondata sulla proprietà e quindi sulla disuguaglianza. questa radicale critica della civiltà
che negava proprio l'idea di progresso centrale nel pensiero dei lumi provocò la rottura dei suoi
rapporti con gli illuministi. la seconda fase del tuo pensiero politico rappresentato in particolare dal
contratto sociale del 1762 prese le mosse dalla conclusione alla quale raggiunto nei due discorsi:
l'uomo è nato libero e ovunque è in catene. egli era convinto che dopo la nascita della società fosse
impossibile per l'uomo recuperare l'innocenza e la semplicità delle origini. era possibile tuttavia
elaborare razionalmente un modello di società nel quale gli individui pur sottomettendosi ad una
legge comune conservassero la loro originaria libertà. ecco il problema fondamentale che egli cercò
di risolvere nel contratto sociale. a tal fine egli riprese il modello contrattualistico in una prospettiva
diversa rispetto a locke. Questi aveva sostenuto che nel passaggio dallo stato di natura alla società gli
uomini avrebbero dovuto cedere la minima corruzione dei loro diritti allo stato punto russo invece
giudicava negativamente questa sfera di autonomia e di libertà nella quale si forma la disuguaglianza
fondata sul diritto di proprietà. A suo parere nel contratto sociale gli individui devono cedere tutti i
loro diritti allo stato perché solo questa condizione garantisce l'eguaglianza. in questa situazione
infatti tutti gli individui si sottomettono interamente alla legge ma poiché questa è espressione della
volontà generale, obbediscono alle regole che essi stessi sono dati. gli individui divengono così
cittadini Uniti dall'amore della patria comune. la sovranità popolare garantisce l'uguaglianza e la
libertà russo non pensava però che si dovesse abolire la proprietà privata e stabilire una perfetta
eguaglianza: occorreva solo che ciascuno fosse indipendente, avesse cioè i mezzi per provvedere alla
propria sussistenza senza dipendere da altri perché proprio questi legami di dipendenza
corrompevano la società rendendo il ricco come il povero schiavi dei loro bisogni. dove sto si
dichiarò pessimista riguardo a una realizzazione del modello razionale che aveva delineato. intanto
la sovranità popolare essendo per sua natura indivisibile e inalienabile non può essere
rappresentata: il suo ideale era la democrazia diretta possibile solo in un piccolo stato. russo giudico
negativamente il regime dell'inghilterra perché gli inglesi sono nel momento delle elezioni godevano
della libertà, subito dopo tornavano ad essere schiavi. d'altra parte egli riteneva che in una società
democratica e cittadini al momento del voto avrebbero dovuto prescindere da loro egoistici interessi
per seguire la volontà generale ovvero il bene comune. nell'attesa che l'educazione creasse un uomo
radicalmente rigenerato, solo attraverso la religione sarebbe stato possibile creare fra gli individui un
vincolo di solidarietà in grado di unirli in una società giusta. Cristo pensavo ovviamente ha una
religione civile semplice e senza dogmi, senza templi e senza altari, a base razionale e naturale. egli
con il suo rifiuto della fede nel progresso, con l'esaltazione dell'amore di patria contro il
cosmopolitismo illuministico, con la rivalutazione delle passioni di del sentimento virgola e dello
stesso sentimento religioso non si pose propriamente contro o al di fuori della cultura degli uomini
--> il il modello elaborato nel contratto sociale rappresentava un tentativo di Rifondazione della
politica su basi razionali attraverso un'analisi della natura umana e delle origini della società: il
metodo adottato era in fondo lo stesso del pensiero illuministico. d'altra parte fra le forme di
governo e gli mostro di preferire l'aristocrazia elettiva nella quale i migliori ovvero i saggi governano
la moltitudine. restava ben fermo nel suo pensiero lo schema di fondo della civiltà dei lumi: la
missione degli intellettuali di guidare i propri simili verso la felicità.
UTOPIA E RIFORMA
La critica della società fondata sul predominio delle classi proprietarie indusse altri pensatori ad
assumere posizioni più radicali che sfociavano nell'aperto rifiuto del diritto di proprietà e
sconfinavano nell'utopia. Gabriel bonnot de mably, 1709-85, Ritenne vantaggiosa per la felicità di
tutti la comunione dei beni. il pensiero di mably esprime bene la dialettica fra utopia e riforma che
attraverso tutto il pensiero politico dei lumi. la maggior parte degli illuministi fra 1760 e 1785
considero la monarchia assoluta come il solo regime che avrebbe potuto realizzare almeno in parte i
progetti di riforma che essi avevano elaborato. si trattava del resto di una scelta quasi obbligata
considerato il cronico immobilismo delle repubbliche. russeau giudico una vana illusione la
prospettiva di una monarchia impegnata a promuovere la felicità comune. a differenza di
montesquieu, egli considerava monarchia e dispotismo una cosa sola. si realizzò una convergenza fra
l'azione politica di alcuni monarchi assoluti e una parte del movimento dei lumi. ai fini del progresso
della società i philosophes ritenevano essenziale anzitutto colpire le due forze che ostacolavano lo
sviluppo economico e la modernizzazione: i tiranni subalterni i nobili e i signori feudali. gli illuministi
sostennero la monarchia assoluta dalla quale si aspettavano anche contro la censura ecclesiastica la
possibilità di esprimere liberamente le loro idee
a partire dal 1780 la fiducia illuministica nel progresso della civiltà andò progressivamente
inclinandosi in un clima intellettuale il politico profondamente mutato. iniziarono ad emergere voci
più radicali che ponevano in discussione gli equilibri su cui si reggeva la società di antico regime. si
fece strada nel contempo una nuova sensibilità che rivalutava la fantasia e l'istinto, esaltava il valore
delle passioni e degli impulsi irrazionali nella vita dell'uomo. la metafora illuministica della luce della
ragione destinata a guidare l'umanità allontanandola dai secoli bui del passato lentamente scoloriva
Il nome rivoluzione industriale e un'espressione coniata dalla storiografia inglese nella seconda metà
del diciannovesimo secolo è connessa si designa l'avvento di un nuovo modo di produzione fondato
sul sistema di fabbrica ovvero su unità produttive nelle quali sono concentrati numerosi lavoratori
salariati e macchine che sfruttano fonti di energia inanimata. Questo fenomeno sviluppatosi in
Inghilterra fra 1780 e primi decenni dell'Ottocento portò al superamento della società a base rurale
e impose il settore secondario come il più importante è il più dinamico della vita economica. il
processo di industrializzazione si estese rapidamente nella prima metà del diciannovesimo secolo
allarga parte dell'europa occidentale prima di interessare Italia settentrionale Stati Uniti e Giappone.
Fattori di cambiamento che nel corso del 700 crearono le condizioni in molte zone del continente per
la sua affermazione: incremento demografico, processi di rinnovamento dell'agricoltura, sviluppo del
commercio
LA TRANSIZIONE DEMOGRAFICA
dal 1700 al 1800 la popolazione europea aumento del 64% da 121 a 188 milioni, un andamento
parallelo a quello dell'asia nel secolo seguente però le vicende dei due continenti seguirono strade e
profondamente diverse: In Europa si affermò infatti una crescita della popolazione sempre più
accelerata mentre la Cina uscì dalla sua condizione di arretratezza e conobbe conflitti e carestie che
frenarono l'incremento della popolazione. non è possibile stabilire una relazione diretta con la
rivoluzione industriale perché l'aumento demografico si manifestò ben prima che questa facesse
sentire i suoi effetti tutto interessò zone che non conobbero particolari innovazioni nella struttura
economica. nel 700 la popolazione crebbe soprattutto nelle zone rurali e nelle regioni a bassa
densità che partivano quindi da numeri molto bassi (Russia). anche nel Regno di Napoli l'aumento
demografico interessò soprattutto le zone interne. nella stessa Inghilterra l'incremento demografico
fu nel 700 del 63% e nel periodo successivo a accelerovoi la crescita si può imputare in buona
parte al processo di industrializzazione: infatti la diffusione del lavoro salariato concorreva ad
abbassare l'età del matrimonio. Sei si cerca un legame fra andamento demografico e sviluppo
economico e più significativo il tasso di urbanizzazione che non a caso crebbe in misura maggiore
proprio nelle aree più avanzate del continente vale a dire Inghilterra e Olanda.
LA RIVOLUZIONE AGRICOLA
premessa necessaria per lo sviluppo economico era un aumento della produttività dell'agricoltura
tale da poter nutrire anche una quota crescente della popolazione. il fenomeno delle enclosures
presente nelle campagne inglesi fin dal sedicesimo secolo subì una forte accelerazione nel
diciassettesimo secolo. questo processo di modernizzazione delle strutture agricole con la
formazione di aziende capitalistiche coltivate da salariati al posto della piccola proprietà è stato
considerato secondo una ricostruzione divenuta ormai classica la principale premessa alla
rivoluzione industriale. Le trasformazioni nel mondo rurale furono più lenti e meno dirompente di
quanto si sia lungo pensato. Non c'è dubbio che le enclosures furono decisive nel processo che diede
vita alla rivoluzione industriale in quanto resero disponibile la manodopera necessaria e
alimentarono la domanda di manufatti. tuttavia le innovazioni e miglioramenti nell'agricoltura non
furono legati solo all'incrocio ma si affermarono attraverso processi molteplici e diversificati. Tra la
fine del 700 e gli inizi dell'Ottocento le varie forme di agricoltura intensiva si estesero interessarono
diverse zone della Germania e della Francia settentrionale, dei Paesi Bassi, della Danimarca e in parte
della stessa Spagna. Non vanno trascurate comunque resistenze alle quali l'introduzione delle
innovazioni andava incontro: molto importante al riguardo era l'ostacolo frapposto dall'assetto
tradizionale in gran parte del mondo rurale le dato alla chiusa economia di villaggio. fu tuttavia
soprattutto in Inghilterra che i processi di miglioramento della coltivazione si affermarono
precocemente e su ampia scala tanto che si può parlare a riguardo di una vera rivoluzione agricola.
in tal senso molto importanti furono le innovazioni che si è soliti definire ciclo di norfolk: voi
rotazione che prevedeva l'alternanza annuale di frumento rape orzo e trifoglio
I TRASPORTI E LE COMUNICAZIONI
fra gli elementi di novità che si affermarono nell'europa settecentesca vanno ricordati i
miglioramenti introdotti nelle comunicazioni terrestri grazie alla riduzione dei dazi e pedaggi interni.
a tale scopo nel 1738 fu istituita in Francia un'apposita corvè odiatissima dai contadini obbligati a
provvedere alla costruzione e alla manutenzione delle strade. in questo campo i maggiori progressi
furono conseguiti dall'inghilterra. L'Inghilterra si dotò anche di una fitta rete di canali per il trasporto
del carbone del legname. I tempi di percorrenza diminuire una sensibilmente e le condizioni stradali
migliorarono molto
nella tecnica marinara nel 700 si registrarono significativi progressi nel calcolo della longitudine e
della latitudine e furono compiuti i grandi viaggi di esplorazione nel pacifico lous antoine; james
cook, scopritore delle Hawaii. mi secolo fu caratterizzato soprattutto dall'enorme sviluppo del
commercio internazionale che vide protagoniste assolute Inghilterra e Francia. Per quanto concerne
i traffici con l'oriente si ridusse progressivamente in percentuale il peso delle spezie mentre si
affermarono nuovi prodotti che conquistarono rapidamente il mercato europeo. La Francia partiva
da una posizione di netto svantaggio rispetto all'inghilterra che controllava anche un fiorente
commercio Inter asiatico. i francesi cercarono di inserirsi in questi traffici attraverso la compagnia
delle indie che acquisì il controllo di alcuni insediamenti sulla costa. nel 700 comunque il baricentro
del commercio internazionale si spostò decisamente verso l'America che divenne nettamente più
importante rispetto all'asia negli interscambi con l'Europa. un contributo decisivo in tal senso fu dato
innanzitutto dalla espansione demografica ed economica dei territori delle due Americhe la cui
popolazione passo da 13 a 24 milioni di abitanti. anche l'impero spagnolo si ampliò fra 607 100
giungendo a nord fino al Texas, al nuovo Messico e alla California e gli estendendosi dalle Ande verso
le pampas argentine. Soprattutto nelle grandi piantagioni delle Antille, nella Giamaica inglese ma
anche nei possedimenti francesi. si sviluppò fra i due paesi un'aspra concorrenza che degenerò in
ripetuti scontri navali. grande importanza sui mercati europei acquistare non è il diciottesimo secolo
il tè importato dalla Cina e il caffè che qui impiantato dagli olandesi a Java e nella guyana e dal 1727
fu portato dai portoghesi in Brasile che ne sarebbe diventato il maggior produttore. Si è calcolato
che nel corso del 700 il commercio estero della Francia triplico e quello inglese ha unito di due volte
e mezza. Secondo l'analisi marxiana la violenza sottomissione dei popoli extraeuropei fu alla base
dell'accumulazione dei capitali che avrebbero dato impulso poi alla rivoluzione industriale. Tuttavia
se è vero che il commercio interno mantenne un peso maggiore rispetto a quello di esportazione
bisogna anche considerare che lo sviluppo degli scambi internazionali favorì l'ascesa dei grandi porti
atlantici, Centri del capitalismo commerciale settecentesco: In Inghilterra Londra Bristol e Liverpool,
In Francia bordeaux, le havre e Nantes. grande importanza assunta anche il porto di amburgo. non
c'è dubbio che l'Inghilterra abbia tratto i maggiori vantaggi dallo sviluppo dei traffici oceanici.
fra i rami più attivi del commercio va inserita la tratta di schiavi neri che conobbe proprio nel 700 il
suo massimo sviluppo grazie all'intensificarsi del commercio triangolare: le navi europee si
rifornivano di schiavi sulla costa africana compresa fra il Senegal e l'angola portando in cambio
chincaglieria, stoffe alcolici e armi. Dopo la terribile traversata i negrieri vendevano gli schiavi
destinati al lavoro nelle piantagioni e ricevevano prodotti coloniali da riportare in Europa. anche in
questo commercio gli inglesi riuscirono a ritagliarsi la fetta più cospicua rispetto a francesi olandesi e
portoghesi
I MECCANISMI DELL’INNOVAZIONE
Alla base della rivoluzione industriale vi fu anzitutto l'innovazione tecnologica che sta fermo in
genere per la soluzione di problemi pratici legati al ciclo produttivo. molto importante su l'alto livello
di alfabetizzazione dei ceti intermedi. Il progresso tecnico nasce dall'introduzione nel processo
produttivo di innovazioni che cambiando il rapporto fra i fattori determinano un aumento della
produttivitàl'insieme delle tecniche adoperate in un processo produttivo rappresenta un sistema
nel quale una modifica anche marginale o settoriale provoca un effetto a catena che obbliga a
trasformazioni in tutte le sue fasi
i progressi nella filatura avevano determinato un aumento del numero dei tessitori e un
miglioramento dei loro salari; per questo motivo i tessitori avversarono introduzione dei telai
meccanici che potevano essere azionati da lavoratori non qualificati quindi meno pagati e
soprattutto sostituivano il lavoro di molti tessitori
IL CARBON FOSSILE
crisi energetica del diciassettesimo secolo provocata dalla progressiva scarsità del legno e dalla forte
crescita del suo prezzo. disponendo di grandi giacimenti di carbon fossile l'Inghilterra sviluppò
precocemente la produzione di questa fonte energetica per gli usi domestici e per moltissime attività
manifatturiere. Gianni 1700 la produzione inglese di carbone era 5 volte superiore a quella del resto
del mondo
LA SIDERURGIA
lo sfruttamento del ferro presentava notevoli difficoltà sia nella sua estrazione dal minerale sia per il
suo punto di fusione molto alto che la tecnica tradizionale europea a lungo non è stata in grado di
raggiungere. la quantità del ferro è determinata in primo luogo dalla quantità di carbonio che si
combina con esso durante la fusione. inoltre bisognava evitare che il minerale durante la
combustione si combinasse con le scorie del combustibile. per questo motivo si continua a usare il
carbone di legna e non il carbon fossile che aveva molte impurità. la lavorazione si effettuava in
Fornaci dalle quali si ricavano blocchi di ferro che poi occorreva lavorare nella cucina per con
l'aggiunta di carbonio: si costruivano così le spade. un diverso metodo fu possibile con la costruzione
di alti forni in muratura nei quali enormi mantici tenevano vivo il fuoco con la ventilazione. viki
altiforni si diffusero a partire dal quindicesimo secolo nell'europa settentrionale. l'uso di questi
creavano notevoli problemi all'inghilterra ricca di ferro ma costretta a importare legname dalla
Svezia e dalla Russia. fu questa una delle cause della crisi del legno. Occorreva trovare un sistema
per sostituire a carbone di legna il carbon fossile. La soluzione fu trovata sottoponendo il carbon
fossile a un processo di distillazione attraverso il calore in assenza di aria che lo curava dalle sue
scorie; il prodotto così ottenuto è detto carbon coke. e fu utilizzato negli altiforni per la produzione di
ghisa. Tuttavia solo nella seconda metà del secolo l'utilizzo di questo dopo numerosi miglioramenti
tecnici si diffuse e portò a un incremento di produzione e a un risparmio di energia. questa
innovazione portò all'abbandono del carbone da legna anche nella successiva lavorazione del
metallo e a un aumento della produzione fino a quattro volte fra 1788 e 1806
l'utilizzo del vapore si affermò da prima nelle miniere dove era necessario tenere le gallerie sgombre
dalle infiltrazioni di acqua. nel 1698 thomas savery mise appunto una pompa per l'aspirazione
dell'acqua nelle miniere che fu poi perfezionata da Thomas newcomen. colui che modificando
questo rudimentale modello pose le basi per la costruzione della macchina a vapore fu James watt.
questa è innovazione garantiva un grande risparmio di energia. la macchina fu oggetto di successivi
miglioramenti
LE CONSEGENZE ECONOMICHE
l'accumulo delle innovazioni porto non solo un costante aumento della produttività ma determina
un cambiamento dei rapporti di produzione sostituendo lavoro con energia e capitale. Una forte
accelerazione di questo processo fu determinata dall'utilizzo della macchina a vapore che consentiva
la trasformazione dell'energia termica in energia meccanica. Con l'uso della macchina a vapore al
posto dell'energia idraulica per muovere filatori e telai divenne impossibile dislocare gli strumenti di
lavoro al domicilio del lavoratore, per cui si rese necessaria la nascita del cotonificio, fabbrica nella
quale concentrare il capitale fisso e i lavoratori. i panni di lana che tradizionalmente avevano
costituito la voce principale delle esportazioni inglesi ne coprivano ancora circa la metà alla metà del
700 mentre minimo era il contributo inglese alla produzione di cotone che era controllata a livello
mondiale dai produttori asiatici. La meccanizzazione provocò uno straordinario balzo in avanti della
posizione inglese di cotone. L'Inghilterra si impose come primo produttore mondiale soppiantando le
manifatture indiane. perché proprio il cotone ebbe questo ruolo di primo piano nella rivoluzione
industrialemotivi tecnici, il cotone aveva una fibra resistente; il cotone aveva un mercato globale
per cui la meccanizzazione della produzione Apri all'inghilterra enormi potenzialità di sviluppo. anche
nel settore siderurgico l'uso della forza vapore consentì progressi decisivi. Lo sviluppo dell'industria
siderurgica non fu repentino perché richiedeva grossi investimenti e dipendeva da una domanda che
crebbe con una certa lentezza. la svolta si ebbe a partire dal 1830 quando l'associazione fra l'impiego
del ferro nell'industria meccanica e l'utilizzo del vapore portò alla rivoluzione dei trasporti
LE CONSEGUENZE SOCIALI
la storiografia negli ultimi anni ha dimostrato che le trasformazioni della società inglese nel periodo
considerato furono molto meno repentine di quanto si era ritenuto. Per questo motivo molti studiosi
hanno ritenuto inesatta la stessa espressione rivoluzione industriale in quanto tenderebbe ad
accreditare l'immagine di un mutamento improvviso. In questa prospettiva sono apparsi inadeguati
anche i termini cronologici nei quali si era soliti collocare questo fenomeno, dispiegato in realtà in un
arco di tempo più lungo. D'altra parte il progressivo superamento della prospettiva eurocentrica ha
indotto gli studiosi a sviluppare un confronto con altre aree del pianeta nelle quali in certi momenti
sono state individuate condizioni tali da consentire di intraprendere la via dello sviluppo economico
seguita dall'europa occidentale. in tal senso molto importanti sono stati gli studi sul Giappone e
sull'india e sulla Cina. è caduta la convinzione per cui la rivoluzione industriale sarebbe stata la logica
e in un certo senso necessaria conseguenza del primato culturale acquisito dall'europa a livello
mondiale. In precedenza i miglioramenti dell'economia erano sempre stati seguiti da una crescita
della popolazione che aveva progressivamente assorbite progressi ottenuti: il limitato sviluppo
dell'agricoltura rappresentava un limite costante alla crescita dei beni disponibili. Non a caso ancora
alla fine del 700 l'opinione generale sintetizzata nell'opera di malthus considerava impossibile un
radicale rottura di questo vincolo fra popolazione risorse. gli economisti pensavano che la crescita
avrebbe incontrato un limite insuperabile nella disponibilità di materie prime nello stesso
esaurimento delle riserve minerali che non erano rinnovabili. essi non calcolarono quali enormi
trasformazioni poteva innescare il passaggio da un'economia fondata su energia organica a
un'economia basata su energia di origine minerale. in tal senso il principale volano della rivoluzione
industriale fu la possibilità di avere energia a basso costo grazie all'abbondante disponibilità di
carbone, energia non rinnovabile. il processo innescato dalla rivoluzione industriale non si è più
fermato ed è proseguito a un ritmo accelerato
in una prospettiva di ampio periodo è davvero difficile sottovalutare le conseguenze delle scoperte
geografiche e della successiva espansione coloniale degli Stati del vecchio continente a fronte della
decisione della Cina a partire dal quindicesimo secolo di rinunciare ai grandi vantaggi marittimi e alla
scelta del Giappone di chiudersi a ogni influsso esterno. il dominio dei mari fu una premessa
fondamentale dello sviluppo inglese ne meno importante fu la grande superiorità militare acquisita
dall'europa. In Cina come in India dove era disponibile una grande quantità di manodopera a costi
assai bassi non era conveniente investire nelle innovazioni che erano invece assai proficue in
un'economia dai salari alti come quella inglese.
Le Paci di Utrecht e RASTADT San Ciro non l'affermazione di una linea particolarmente favorevole
agli interessi inglesi. acquisti rispondeva ad esempio l'assegnazione dei Paesi Bassi all'austria; a ogni
buon conto il governo di Londra si garantì che non sarebbe stata ripristinata l'antica prosperità di
Anversa. per impedire un rinnovarsi dell'espansione della Francia fu prevista una catena di piccoli
stati a separarla dai possedimenti asburgici, e si riconobbe alle province unite il diritto di tenere
guarnigioni in alcune piazzeforti dei Paesi Bassi austriaci
In base al Act of settlement del 1701, alla morte di Guglielmo terzo la corona passò all'altra figlia di
Giacomo secondo, Anna, 1702- 14, e in seguito alla casa di Hannover che nel 1692 aveva ottenuto la
dignità di principi elettori del sacro romano impero: l'unione personale fra Hannover e Inghilterra è
durata fino al 1837. Il Regno di Anna fu caratterizzato dall'unione parlamentare amministrativa fra
Scozia e Inghilterra Che portò nel 1707 alla nascita del Regno unito di Gran Bretagna. l'avvento al
trono nel 1714 Di Giorgio primo di Hannover fino a 1727 e poi del figlio Giorgio secondo fino al 1760
non fu visto favorevolmente da una parte cospicua del partito tory. Fra l'altro nel 1715 la Scozia in
larga parte calvinista e perciò inquieta dopo l'unione con l'Inghilterra anglicana fu protagonista di
una rivolta dei fautori della linea cattolica degli Stuart chiamati giacobiti dal nome del pretendente al
trono, il figlio di Giacomo secondo, James Francis Edward Stuart, 1688-1766. la rivolta fu facilmente
repressa. Nello stesso anno la vittoria nelle elezioni portò al governo i whigs I quali vi rimasero a
lungo anche perché Giorgio primo delego la gestione del potere a loro preferendoli ai tories che
contavano nelle loro file numerosi giacobiti. Protagonista indiscusso di questo periodo voi fu Robert
walpole, Un'esponente della gentry che governo ininterrottamente la Gran Bretagna dal 1721 al
1742. approfittando della presenza sul trono di sovrani stranieri walpole diede un contributo
importante allo sviluppo del sistema parlamentare in base al quale il potere dei ministri non deriva
dalla fiducia personale del sovrano ma dalla possibilità di disporre della maggioranza di voti in
Parlamento. Si affermarono allora istituti fondamentali come la figura del primo ministro e il governo
di gabinetto. nel contempo le differenze di tipo ideologico fra tories e Whigs cioè rispettivamente
richiamo alla monarchia di diritto divino e il principio della libertà e della centralità del Parlamento
andavano progressivamente sfumando. I tories si fecero portavoce in particolare degli interessi della
grande proprietà Fondiaria. La terra era detenuta per più del 75% dalla nobiltà titolata che da alcune
migliaia di famiglie appartenenti alla parte più ricca della gentry; questa élite controllava di fatto le
istituzioni parlamentari e ricopriva in gran parte le altre cariche dell'esercito, della Marina e della
Chiesa anglicana. I whigs invece si mostrarono più sensibili al mondo del commercio e della finanza.
Tuttavia fra i due partiti non vi erano differenze di fondo. Molte critiche furono rivolte nel corso del
700 al sistema elettorale, In particolare nelle città, i borghi, i quali leggevano il 75% dei
rappresentanti dei comuni. in effetti le circoscrizioni elettorali risalenti al medioevo non
corrispondevano più alla distribuzione della popolazione sul territorio. le critiche alla corruzione e
alla affarismo che inquinavano la vita politica fu un elemento costante dei dibattiti politici lungo
tutto il 700. Voi la Gran Bretagna godeva di una libertà sconosciuta nel continente grazie alla
mancanza di una censura preventiva e alla presenza di un'opinione pubblica abituata a partecipare
alla vita politica. per quanto concerne la religione l'atto di tolleranza del 1689 garantiva la libertà aai
dissidenti protestanti, fermo restando l'obbligo di giurare fedeltà alla chiesa anglicana per poter
assumere cariche statali mentre rimaneva vietato il culto pubblico ai cattolici. il periodo in cui
walpole fu al governo fu caratterizzato da un forte sviluppo del commercio e delle manifatture
favorito dalla riduzione del debito pubblico operata dal ministero. Il Regno Unito godeva di una
situazione molto più avanzata rispetto alle monarchie continentali grazie all'ampio ricorso al credito
favorito dalla creazione nel 1694 della banca d'inghilterra cui fece seguito l'anno successivo la
nascita della banca di Scozia. esse svilupparono la circolazione monetaria in quanto la banca
funzionava anche come tesoriera dello Stato. In politica estera walpole stabili un'intesa con la
Francia nell'intento di tenere la Gran Bretagna fuori dai conflitti
La consacrazione di Luigi quindicesimo a Reims e la dichiarazione della sua maggiore età nel Febbraio
1723 oserò fine alla reggenza di Filippo orlean. Dal 1726 il re delle cola guida della Francia al suo
precettore, l'anziano cardinale andre-hercule de fleury, 1652- 1743, il quale persegui il più possibile
una politica di pace necessaria a risanamento delle finanze. Questo periodo fu caratterizzato da un
notevole sviluppo economico e da un forte dinamismo commerciale soprattutto nell'ambito
coloniale che pose le premesse per lo scontro con la Gran Bretagna che avrebbe dominato la
seconda metà del secolo. Fleury confermo la linea anti giansenista adottata da Luigi quattordicesimo
Gli sforzi del cardinale fleury per mantenere la pace si infransero sulla questione della successione in
polonia apertasi con la morte del re Augusto secondo nel 1733. La dieta è l'essere il suocero del re di
Francia Luigi quindicesimo ma Austria, Russia e prussia si dichiara in favore del figlio del defunto re,
l'elettore di Sassonia Federico Augusto. La Francia a questo punto dovete entrare in guerra ma non
poteva opporsi all'intervento dell'esercito russo. I russi imposero l'elezione di Federico Augusto
come re con il nome di Augusto terzo, 1734- 63. Risolta la questione polacca la guerra si spostò in
Italia trasformandosi in un nuovo capitolo del conflitto Franco asburgico: La Francia infatti reagì
formando una coalizione contro l'Austria con il re di Sardegna Carlo Emanuele terzo al quale promise
lo stato di Milano virgola e con la Spagna di Filippo quinto e di Elisabetta Farnese la quale anelava a
ottenere in Italia dei domini per i suoi figli. nel 1733 Carlo Emanuele entrò a Milano alla testa di un
esercito Franco piemontese mentre l'anno seguente un esercito spagnolo comandato dal figlio di
Elisabetta Carlo di Borbone con cui sto facilmente i regni di Napoli e di Sicilia. Stabilizzatasi la
situazione militare nel 1735 furono avviate con la mediazione inglese trattative di pace. Con il
sistema dei compensi e del bilanciamento delle forze tipico dei trattati settecenteschi fu stabilito
nella penisola fra Austria e Spagna un equilibrio sancito dalla pace di Vienna del 1738. fuori
conosciuta la sovranità di Carlo Borbone sui regni di Napoli e di Sicilia; L'Austria ricevette in
compenso i Ducati di Parma e Piacenza e inoltre anche la Toscana entro nella sua orbita di influenza.
Voi la pace fu di breve durata perché nel 1740 la morte dell'imperatore Carlo sesto aprì la questione
della successione sul trono austriaco. il re defunto aveva negoziato con i principali Stati europei
l'accettazione della prammatica sanzione del 1713 che garantiva l'indivisibilità dei suoi domini, ma
dopo la sua scomparsa il potere della sua giovane figlia Maria Teresa, 1740- 80, fu contestato da più
parti. si poneva il problema della corona imperiale alla quale Maria Teresa esclusa in quanto donna
pensava di fare leggere il marito Francesco Stefano di Lorena; inoltre negli stessi domini ereditari
Vigevano norme diverse che in alcuni casi escludevano la possibilità di una successione femminile.
pretese all'eredità austriaca furono avanzate dalle di Baviera Carlo Alberto e dal re di Polonia
Augusto terzo. indietro queste rivendicazioni c'era il desiderio della Francia della Spagna di mettere
le mani sui possedimenti della corona di Vienna. a prendere l'iniziativa fu il re di prussia Federico
secondo, 1740-86, il quale decise di approfittare della difficile situazione di Maria Teresa per
attaccare l'Austria senza dichiarazione formale di guerra occupando la slesia. Ehi inseguito uscì dal
conflitto e riprese le ostilità al solo scopo di conservare la provincia conquistata ricca di risorse
naturali e di manifatture. nel 1741 la Francia e la Baviera lanciarono l'offensiva occupando la boemia
e la Moravia; nel gennaio 1742 la dieta elettorale elesse come imperatore Carlo Alberto di Baviera: si
interrompeva così la tradizione che dal 1434 aveva visto la corona imperiale costantemente
assegnata agli asburgo. al fianco della Francia di schiero anche la Spagna. in questa situazione
disperata Maria Teresa si rivolse alla nobiltà ungherese. Maria Teresa potete contare anche sull'aiuto
dell'inghilterra e dello Hannover, delle province unite e del re di Sardegna. oltre che in Germania si
combatte in Italia e nelle fiandre. nel 1745 le truppe Franco spagnole riuscirono ad occupare Milano
ma la controffensiva austriaca e piemontese le ricacciò indietro. Vi fu allora l'insurrezione Di Genova
contro l'occupazione austriaca del 1746. Nel 1745 la Francia ottenne nelle Fiandre una grande
vittoria sull'esercito inglese che la portò a occupare Bruxelles e le province unite. nel contempo il
governo di Londra dovette fronteggiare anche una rivolta stuardista in Scozia dove era sbarcato
Charles Edward Stuart. egli riuscì a impadronirsi della Scozia ma fu sconfitto e dovette rifugiarsi in
Francia. il conflitto Franco inglese si svolse anche nelle colonie dove prevalse la superiorità della
Marina britannicapace di aquisgrana del 1748.
La ripresa del conflitto In Europa fu determinata dalla volontà di Maria Teresa di riconquistare la
slesia sottratta nel 1740 dal re di prussia Federico secondo. questi per prevenire la minaccia
austriaca stipulò nel gennaio 1756 con la Gran Bretagna il trattato di Westminster. l'accordo
rispondeva anzitutto al desiderio del sovrano inglese Giorgio secondo di garantire la sicurezza dello
Stato hannoveriano. in risposta il ministro degli Esteri austriaco stipulo avversario nel maggio 1756
un trattato difensivo con la Francia. Quest'ultima intendeva solo garantirsi da eventuali attacchi in
Europa. fu ancora una volta Federico secondo a dall'inizio al conflitto invadendo senza dichiarare
guerra, la Sassonia nell'agosto 1756. scatto di conseguenza l'alleanza difensiva fra Austria e Francia,
alle quali si unì la figlia Di Pietro il grande, la zarina Elisabetta, 1741-62. inseguito si unirono alla
coalizione anti prussiana anche Svezia e Polonia. il trattato di Versailles rappresentò una vera svolta
nelle relazioni internazionali in quanto pose fine alla lunga rivalità tra monarchia francese e asburgo.
L'Italia rimase estranea al nuovo conflitto e poter godere di un lungo periodo di pace. il nome di
guerra dei 7 anni ha riferito allo scenario europeo dove il conflitto sorse dal dualismo fra Austria e
prussia, che avrebbe caratterizzato la storia della Germania fino all' unificazione del 1871. la guerra si
intrecciò con la guerra coloniale fra Gran Bretagna e Francia chiamata anche guerra Franco indiana.
Federico secondo occupa facilmente la Sassonia e ingloba i suoi soldati nel proprio esercito. egli
dovette subire l'occupazione del slesia e della stessa Berlino ma si difese con straordinaria energia.
anche per la Gran Bretagna gli inizi del conflitto non furono favorevoli: La Francia occupò minorca e
in Germania il territorio dello Hannover. la situazione cambiò decisamente nel 1757 con l'assunzione
del ministero della guerra da parte di William Pitt, 1707- 78, il quale concentrò i suoi sforzi sul fronte
coloniale nell'intento di affermare il predominio inglese sui mari. le forze di spedizione inviate da
Londra ebbero ragione e della resistenza francese giungendo nel 1760 a conquistare l'intero Canada.
In India l'abile agente della compagnia delle indie Robert Clive sconfisse i francesi. nel frattempo la
situazione di Federico secondo accerchiato dalle forze della coalizione si era fatta disperata. a
salvarlo intervenne nel 1762 l'avvento al trono di Russia Di Pietro terzo che usci dal conflitto seguito
poco dopo dalla Svezia restituendogli i territori occupati. la defezione della Russia e l'uscita di scena
di Pitt crearono le condizioni per i negoziati di pace che portarono nel Febbraio 1763 alla firma dei
trattati di hubertusburg fra prussia e Austria e di Parigi fra Gran Bretagna e Francia. la Presenza
francese nell'america settentrionale era ormai ridotta solo alle Antille. In India gli inglesi restituirono
alla Francia gli stabilimenti occupati ma ne imposero la smilitarizzazione. Da questo momento
l'Inghilterra avviò un processo di controllo territoriale. la gestione politica e amministrativa fu
affidata a un governatore generale nominato dalla corona mentre la carica di imperatore fu lasciata
sopravvivere come un vuoto simulacro fino al 1858 quando l'Inghilterra e in India nel suo impero. la
guerra dei 7 anni è stata spesso definita la prima guerra globale: issa anticipo alcuni caratteri della
guerra moderna soprattutto per la sua dimensione planetaria
Nel diciottesimo secolo proseguire il processo di rafforzamento degli apparati militari con la
formazione di eserciti permanenti. Questa corsa agli armamenti provocò l'emergere come potenze
maggiori di Francia, Austria e Russia che giunsero ad avere in tempo di pace oltre 200.000 uomini,
della prussia e della Gran Bretagna. Gli Stati piccoli e medi furono relegati in un ruolo di comprimari.
il reclutamento continuò a essere affidato in buona parte ad appaltatori privati. Spesso erano alcuni
stati minori che affittavano i loro contingenti di soldati alle potenze maggiori. Per questo motivo
ancora la metà del 700 circa il 40% dei soldati al servizio della prussia e piu del 20% di quelli che
combattevano per la Francia erano stranieri. Rimase endemica la piaga della diserzione, vi fu però
una marcata tendenza a nazionalizzare gli eserciti stabilendo forme di coscrizione: esempi Svezia,
Russia, prussia, Francia. Crescente importanza assunsero i corpi di artiglieria. Sul piano degli
armamenti a parte la baionetta la novità più importante fu la sostituzione dell'innesco a ruota con
quella pietra focaia. Nel 700 la guerra fu piuttosto statica. giunti sul luogo della battaglia gli eserciti si
disponevano simmetricamente uno di fronte all'altro. Erano composti in gran parte di fucilieri. Me la
può giungere alla stanza diversi dal nemico l'hanno l'ultima scala quindi passavano all'assalto con la
baionetta. lo scontro quasi mai era decisivo. Colui che provo a rompere in parte questi schemi fu
Federico secondo di prussia con la tattica detta dell'ordine obliquo. E gli teneva avanzata un'ala dello
schieramento mentre disponeva gli altri reggimenti leggermente arretrati a scalare. Non mancarono
altre novità: la cavalleria assunse maggiore importanza e notevoli progressi tecnici fece d'artiglieria,
infine fecero la loro comparsa truppe leggere di cacciatori e tiratori. Le guerre settecentesche furono
conflitti dinastici fra eserciti di professionisti nei quali scomparvero l'asprezza e la crudeltà delle
guerre di religione. Anche il fatto che gli alti gradi erano in larga misura monopolio delle classi
aristocratiche favori comportamenti ispirati a un codice di regole e di onore condiviso. Non si
volevano radicali sconvolgimenti degli assetti preesistenti: i trattati settecenteschi spesso stabilirono
la restituzione di territori conquistati con le armi.
voi dopo la guerra dei 7 anni la Francia ottenne due importanti ampliamenti territoriali con
l'acquisizione nel 1766 della Lorena e nel 1768 della Corsica. tuttavia la grave sconfitta nel duello
coloniale con l'Inghilterra ripropose con forza l'esigenza di riforme volte a superare la cronica
insufficienza della struttura finanziaria e a rendere più efficace la direzione politica. dopo la morte di
fleury nel 1743 il re Luigi quindicesimo decise di intervenire personalmente a guidare il processo di
risanamento finanziario per seguito dai suoi ministri. egli trovò nell'opposizione dei parlamenti un
ostacolo a tutti i progetti di riforma in particolare nel campo fiscale. la preparazione di un catasto fu
vivacemente osteggiata dai parlamenti e fu sabotata sistematicamente dai proprietari. fallirono
anche i tentativi di promuovere un superamento della chiusa economia di villaggio favorendo le
recensioni e la divisione delle terre comuni. i parlamenti intervennero anche in campo religioso: nel
1746 un editto reale San Ciro scioglimento dei gesuiti in tutto il territorio francese. nella loro
sistematica opposizione provvedimenti finanziari del governo i parlamenti riuscirono abilmente a
ottenere il sostegno della popolazione con le loro critiche alle spese eccessive della Corte e all'avidità
degli appaltatori delle imposte. il 3 Marzo 1766 Luigi quindicesimo ha fermo con parole durissime il
proprio potere assoluto. contro i parlamenti si scagliò anche Voltaire. nel 1771 Luigi quindicesimo
tentò di liquidare definitivamente l'opposizione parlamentare con il cosiddetto colpo di Stato del
cancelliere maupeou. Egli abolì la venalità delle cariche parlamentari e stabilì che i magistrati
dovessero essere nominati e stipendiati dal re; quindi sorpresa il Parlamento di Parigi e suddivise il
basso territorio della sua giurisdizione pari a metà della Francia in sei circoscrizioni nelle quali
operavano consigli superiori nominati dal re. Anche i poteri dei parlamenti provinciali furono
drasticamente ridimensionati. La morte per vaiolo di Luigi quindicesimo vanificò gli sforzi di
maupeou di rinnovare l'amministrazione. Infatti il successore, il nipote Luigi sedicesimo, 1774- 93,
decise di ristabilire i parlamenti. Anche gli peraltro all'inizio del suo Regno si impegnò a promuovere
una politica riformatrice affidando la carica di controllore generale delle finanze all'economista
turgot, 1727-81
il biennio del suo governo, 74- 76, fu il più organico tentativo di rinnovare la struttura economica e
amministrativa del Regno prima della rivoluzione. Turgori mise in vigore la libera circolazione dei
grani, 1774, un provvedimento che però accade in un momento poco favorevole in quanto fu
ritenuto responsabile dell'aumento di prezzi dei cereali provocato in realtà da un cattivo raccolto; il
malcontento popolare esplode in una serie di rivolte in provincia e a Parigiguerra delle farine,
repressa con severità. altri provvedimenti radicali furono l'abolizione delle corporazioni e la
sostituzione delle corveé per le strade con un'imposta sui proprietari fondiari. dall'insieme di queste
misure sembrava che il ministero avessero obiettivo di smantellare pezzo per pezzo la società di
ordini per garantire l'eguaglianza almeno di fronte al pagamento dell'imposta. inevitabilmente
turgot fu fatto oggetto dell'ostilità dei gruppi sociali colpiti dalle sue riforme: nobiltà, Corte, clero,
mercanti, proprietari terrieri, maestri delle corporazioni, finanzieri e parlamenti. Il re non seppe
resistere alle pressioni e lo licenzio nel 1776 chiamando alla guida del governo un banchiere
ginevrino, jacques necker, 1732- 1804, il quale essendo protestante non poter assumere
formalmente la carica di controllore delle finanze. Egli provvede a ridurre le spese di Corte. Tuttavia
per far fronte all'aumento delle spese provocato dal sostegno dato agli insorti americani dovette
ricorrere ai prestiti. Luigi sedicesimo cedette alle pressioni e lo licenziò. seguirono alcuni ministri
incapaci di apportare novità in quando nel 1783 Luigi sedicesimo nominò controllore generale delle
finanze Charles Alexandre de calonne
l'avvento al trono del ventiduenne Giorgio terzo, 1760- 1820, nipote del predecessore, nato e
educato in Inghilterra, Apri una fase nella quale la monarchia rivendica un ruolo più attivo nella guida
politica della Gran Bretagna. Non era in discussione il governo misto uscito dalla seconda rivoluzione
fondata sull'equilibrio fra corona, Camera dei comuni e Camera dei Lord, ma Giorgio rivendicava il
proprio diritto a scegliere i ministri senza essere vincolato dagli orientamenti del Parlamento. Questo
provocò contrasti con i comuni nei quali si stava affermando la prassi del regime parlamentare. il
dibattito politico fu anche animato dalle aspre critiche rivolte da coloro che pensavano che il trattato
di pace di Parigi del 1763 avesse privato l'Inghilterra di buona parte del frutto delle sue vittorie con
troppe generose concessioni alla Francia sconfitta. A questo proposito un attacco molto duro fu
sferrato dal giornale di john wilkes, 1725-97, il quale accusato di aver usato toni offensivi per il re fu
arrestato nel 1763. nel 1768 eletto alla Camera dei comuni divenne il punto di riferimento di un
vasto movimento di opinione pubblica. voi questa corrente di radicale funzione agli equilibri sociali e
politici usciti dalla rivoluzione del 1688 chiedeva elezioni più frequenti, l'esclusione dalla Camera dei
comuni di quanti ricevevano posti, cariche onorifiche e pensioni dal governo, l'allargamento del
suffragio. nel 1770 Giorgio terzo chiamava il governo frederick north, è rimasto al potere fino al
1782. In questi anni richieste di riforma furono avanzate anche in Irlanda dove gli agricoltori cattolici
non si sentivano rappresentati dai proprietari terrieri inglesi protestanti. il conflitto con la Francia
rivoluzionaria congelò a lungo questo problema: alla riforma elettorale si sarebbe giunti solo nel
1832. nel 1783 Giorgio terzo chiamo William Pitt il giovane che lungo periodo di permanenza al
governo avrebbe guidato la guerra contro la Francia rivoluzionaria e poi contro Napoleone. Nel 1800
egli fece approvare l'act of Union che sanciva l'ingresso dell'irlanda nel Regno. Nacque così il Regno
Unito di Gran Bretagna e Irlanda
LA PRUSSIA DI FEDERICO II
Nella sua giovinezza Federico sviluppa una viva passione per la letteratura la filosofia e la musica che
lo cose in conflitto con il rozzo militarismo del padre Federico Guglielmo primo. entro in relazione
con Voltaire. fu proprio lo scrittore francese a curare la pubblicazione nel 1740 del suo scritto
antimachiavel nel quale Federico criticava l'immagine del principe data dal segretario fiorentino
proponendo un modello di monarchia illuminate riformatrice. se non che salito al trono in quello
stesso anno egli iniziò il suo Regno con un tipico atto di politica di potenza invadendo senza
dichiarare guerra alla slesia. Dimostrò grandi qualità di stratega in particolare durante la guerra dei 7
anni. con l'acquisizione del 1772 della prussia occidentale in seguito alla prima spartizione della
Polonia riuscì a unire in un compatto corpo centrale i principali territori sottoposti alla sua sovranità.
Federico fu indifferente in materia di religione e garantire i suoi Stati un'ampia tolleranza. Sotto il
suo Regno migliorano notevolmente la condizione degli ebrei. Nella slesia a maggioranza cattolica e
gli lascio che i gesuiti continuassero a svolgere la loro importante funzione dell'insegnamento. fu
questo un settore al quale gli dedicò particolarmente cura: nel 1763 stabili l'obbligo della istruzione
elementare. sotto il suo Regno Berlino divenne una grande capitale. sul piano giuridico promosso un
codice civile portato a compimento nel 1794 che regolava in modo organico e razionale i principali
aspetti della vita sociale. in campo penale abolì la tortura e ridusse i casi in cui si poteva comminare
la pena di morte e impose ai giudici di motivare le sentenze. Incentivo anche le manifatture e
l'attività mineraria. L'economia rimase tuttavia fondata sull'agricoltura che non fece segnare
progressi degni di nota. Per popolare i territori orientali incentivo all'immigrazione di circa 300.000
coloni tedeschi. Prosegui l'opera di rafforzamento dell'apparato burocratico. Federico istituì prove di
esame per l'accesso alle funzioni giudiziarie e amministrative contribuendo alla formazione di un
corpo burocratico efficiente animato sempre più da un'etica della funzione pubblica intesa non come
servizio al sovrano ma come dovere rispetto a un ente impersonale, lo stato, depositario del bene
collettivo. Federico mantenne ben ferma la dell'apparato militare nella struttura statale; le spese per
l'esercito assorbirono ingenti risorse che avrebbero potuto essere destinate allo sviluppo
dell'economia. Federico inoltre garantire alla nobiltà non solo il monopolio delle alte cariche
dell'esercito e dell'amministrazione ma anche il totale predominio delle campagne.
Nonostante le grandi acquisizioni territoriali ottenute all'inizio del 700, L'Austria era dal punto di
vista finanziario e militare ancora ben lontana dall'essere una grande potenza e andò incontro infatti
a una serie di sconfitte: con la pace di Parigi del 1738 perse a favore dei Borbone i regni di Napoli e di
Sicilia, nella guerra del 1737- 39 dovette restituire Belgrado e i territori acquisiti nel 1718 all'impero
ottomano e in seguito alla pace di aquisgrana del 1748 fu costretta a rinunciare a educati di Parma e
Piacenza e alla slesia. Maria Teresa si impegnò a rafforzare l'apparato dello Stato introducendo il
principio della separazione tra giustizia e amministrazione. Obbligo la nobiltà pagare l'imposta
Fondiaria e fece accettare all'assemblea centuali dei vari territori il principio per cui i contributi
finanziari da esse votate erano imposte reali validi per 10 anni. Inoltre provvide all'unione
dell'amministrazione e delle finanze con l'istituzione sul modello prussiano di un direttorio che ha
centro nelle sue mani la gestione delle imposte. La riforma non interesso Ungheria, Paesi Bassi e
domini italiani ma realizzò un processo di accentramento che garantì finalmente una direzione
unitaria nel blocco austro boemo. Nominato nel 1753 cancelliere di Corte è stato il Conte von
kaunitz-rittberg, artefice nel 1756 del rovesciamento delle alleanze, fu colui che aperto alla cultura
dei lumi incarna soprattutto lo spirito riformatore della monarchia asburgica agendo di fatto con una
sorta di primo ministro, ruolo che mantenne fino al 1792. Egli rinnovò l'ordinamento interno
promuovendo nel 1760 l'istituzione di un Consiglio di Stato formato da sei membri e da lui
presieduto che bel compito di dirigere tutti gli affari interni nel corpo quattro boemo e di coordinare
i vari organi specializzati che furono creati al posto del direttorio, abolito l'anno seguente. Alla testa
dell'amministrazione fu posta una cancelleria unità di Austria e boemia. Nel 1765 il primogenito di
Maria Teresa divenne imperatore con il nome di Giuseppe secondo e tu associato alla madre al trono
come coreggente. Maria Teresa alla morte con la collaborazione del figlio e del kaunitz. dopo la
guerra dei 7 anni l'esigenza di una ripresa della politica riformatrice si poté con straordinaria urgenza
in quanto occorreva risanare la grave situazione finanziaria provocata dagli ingenti prestiti contratti
nel corso del conflitto. Maria Teresa ha prese diversi provvedimenti per riordinare l'apparato fiscale
istituendo una Corte dei Conti con il compito di controllare l'operato di tutti gli organi finanziari e
inoltre adottò una politica mercantilistica. Nel campo dell'istruzione stabilì nel 1774 l'obbligo per
ogni parrocchia di istituire una scuola elementare e rinnovo con vari risultati l'insegnamento
superiore e universitario. animata da una sincera fede religiosa Maria Teresa gi con grande cautela
nei confronti del potere ecclesiastico.
IL GIURISDIZIONALISMO
La politica riformatrice non riguardo il Regno di Ungheria che si considerava di fatto autonomo
rispetto al governo di Vienna. quando nel 1764 convoco la dieta a presburgo l'imperatore si scontro
con l'opposizione della nobiltà magiara fiera custode dei privilegi del Regno e della propria immunità
fiscale
GIUSEPPE II
salito al trono nel 1780 Giuseppe secondo, 1780-90, voi prosegui lungo le linee seguite dalla madre
ma impresse alla sua politica una straordinaria accelerazione. Diede particolare attenzione alla
politica ecclesiasticagiuseppinismo. nel 1781 egli emanò una patente di tolleranza che concedeva
hai protestanti e greco ortodossi la libertà di culto e la possibilità di accedere agli impieghi civili e
militari. nel contempo libero gli ebrei da gran parte delle misure discriminatorie in vigore nei loro
confronti. Giuseppe secondo era mosso dal desiderio di servirsi di tutti i sudditi che potevano dare
un'utile contributo all'economia e all'amministrazione. nel contempo egli avviò un drastico
ridimensionamento del clero regolare e abolì centinaia di monasteri e conventi. questi
provvedimenti suscitarono l'allarmata reazione del Papa, il quale si recò a Vienna nel 1782 nel
tentativo è risultato vano di convincere l'imperatore a ritornare almeno in parte sulle sue decisioni.
l'anno seguente Giuseppe secondo soppresse i seminari diocesani e li sostituì con seminari generali
riservando cosi allo stato il diritto di formare il clero. egli mirava a creare una chiesa nazionale.
Giuseppe secondo era personalmente un sincero cattolico ma aspirava a una religiosità semplice.
egli intervenne regolare aspetti del culto Nei quali la politica giurisdizionale lista non era mai entrata:
una minuziosa regolamentazione disciplinò processioni, pellegrinaggi e cerimonie devozionali
limitando il fasto esteriore tipico della religiosità barocca e colpendo in letterate consuetudini legate
alla superstizione popolare. Non meno radicali furono gli interventi nella vita economica e nella
situazione sociale. per favorire la libertà del lavoro Giuseppe a una progressiva demolizione delle
corporazioni. nel 1781 abolì la servitù personale dei contadini. il codice penale del 1787 pur
prevedendo pene assai severe abolì la tortura e soprattutto stabili pene uguali per tutti i sudditi
senza alcuna distinzione di rango o di status. Giuseppe secondo mirava a fare dei suoi domini un
corpo compatto e uniforme. non a caso egli nel 1784 impose il tedesco come unica lingua
dell'amministrazione. incline ad imporre dall'alto le sue decisioni, Giuseppe non solo contro i
privilegi della nobiltà ma contro i particolarismi radicati nelle tradizioni istituzionali e sociali dei vari
ambiti del suo impero. la sua politica ecclesiastica sconvolse consuetudini e tradizioni fortemente
sentite dalla massa del popolo. alla sua morte avvenuta il 20 Febbraio 1790 l'impero era in una
situazione molto difficile. l'ungheria era agitata da 20 di rivolta e i Paesi Bassi belgi erano insorti
programmando l’indipendenza da Vienna. nel nuovo clima determinato si in Europa dopo lo scoppio
della rivoluzione francese, il successore Leopoldo secondo, 1790-92, fu costretto ad annullare molti
dei provvedimenti presi dal fratello e a fare ampie concessioni ai ceti dominanti e alle autonomie
locali.
LA RUSSIA DI CATERINA II
In Russia l'azione di modernizzazione Di Pietro il grande fu ripresa dalla figlia Elisabetta prima, 1741-
62, che favorì l'apertura della cultura russa all'influsso europeo e sostenerne la Fondazione
dell'università di Mosca nel 1755. in politica estera combatte contro la prussia nella guerra dei 7
anni. le successe il nipote Pietro terzo che con la decisione di porre fine al conflitto con Federico
secondo, consenti a questi di uscire da una situazione militare molto difficile. la posizione filo
prussiana Di Pietro suscitò nell'esercito nella Corte molti malumori. Nel luglio 1762 Pietro fu
detronizzato da una congiura di palazzo dietro la quale vi era la moglie, una principessa tedesca che
divenne così zarina con il nome di Caterina seconda, 1762- 96. Caterina dovette anzitutto affrontare
la grave situazione finanziaria ereditata dopo la guerra dei 7 anni. A tal fine non esitò a proclamare
nel 1764 la confisca dei beni della Chiesa ortodossa. Con i proventi di questa proprietà finanziò un
ambizioso piano di riforma dell istruzione che prospettava l'istituzione di scuole elementari nelle
città. Caterina fu in contatto con molti intellettuali illuministi che videro in lei un modello di sovrana
illuminata. l'iniziativa più ambiziosa di Caterina fu la convocazione di una commissione legislativa
composta da più di 500 rappresentanti della nobiltà, degli abitanti delle città e dei contadini di Stato,
incaricata di redigere un nuovo codice di leggi. Caterina si ispirò a montesquieu ma ne traviso il
pensiero per dare un'aura di libertà e di modernità al proprio regime autocratico. redisse un
manifesto dell'assolutismo illuminato che poneva come scopo della legge la pubblica felicità si rivelò
uno strumento di propaganda destinato a restare senza risultati significativi. mancava nella Russia a
sostegno di reali riforme un ceto medio ampio e sufficientemente colto. nel 1773 un cosacco del
don, pugacev, si mise
Di una rivolta che quanto fossero lontani i proclami della zarina dalla concreta realtà della società
russa. pugacev fece appello all'orgoglio dell'orda cosacca. nei suoi proclami firmati con il nome Di
Pietro terzo egli si presentò come restauratore della fede dei vecchi credenti radicata nel mondo
rurale e fece leva abilmente su tutti i motivi di malcontento che attraversavano la società russa. la
rivolta si estese rapidamente lungo il corso del fiume volga. sono nell'estate del 1774 pugacev
tradito da alcuni seguaci fu giustiziato. La zarina spaventata dall'estensione dalla violenza della
rivolta abbandono ogni velleità di riforma e si impegnò a consolidare l'apparato statale introducendo
una nuova suddivisione amministrativa basata su 51 governatorati dotati di vasti poteri; ogni
governatorato era suddiviso a sua volta in distretti alla cui testa erano posti esponenti della nobiltà
locale. nel 1785 emanò una carta della nobiltà nella quale ribadì è ampio i tradizionali privilegi dei
nobili che considerava ormai il pilastro della struttura sociale. se nel 1767 Caterina aveva definito
disonorevole per la Russia che i servi fossero trattati come bestiame, ora estese e rafforzò le
condizioni del servaggio. gli intellettuali che si erano impegnati in precedenza per sviluppare una
rinascita culturale della Russia furono perseguitati.
alla morte di Augusto terzo nel dicembre 1763 la Russia che aveva sottomesso ormai la Polonia a una
sorta di protettorato impose con il sostegno della Russia l'elezione di stanislao secondo che era stato
amante della zarina Caterina. In realtà il nuovo sovrano formatosi in Francia non intendeva essere
uno strumento della politica russa e tento di avviare un processo di modernizzazione che passava
per forza di cose attraverso il superamento del liberum veto e il rafforzamento del potere della
monarchia. egli cercò anche di diffondere la cultura dei lumi nella speranza di formare un'opinione
pubblica favorevole alle riforme ma dovette scontrarsi con la cinica politica di Caterina. abilmente
ella sollevò il problema degli ortodossi e impose un regime di tolleranza per tutte le fedi comprese
quelle protestanti. questo provvedimento suscitò la reazione di alcune famiglie di magnati che si
associarono nella Confederazione di bar nel 1768. i confederati animati in gran parte da un chiuso
tradizionalismo cattolico diedero vita a un'insurrezione rivolta sia contro il predominio russo sia
contro le riforme volute da re. dopo una agitato periodo di lotte interne la Russia impose con la forza
delle armi la sua volontà e si accordò con Russia e Austria per una spartizione del territorio polacco
che fu amputato ricerca 1/3: Caterina hotel gran parte della Bielorussia, Maria Teresa si annette la
Galizia e la lodomiria, Federico secondo occupando la prussia occidentale poter finalmente
congiungere la prussia orientale al brandeburgo. dopo la spartizione Stanislao Augusto sostenuto da
una ristretta cerchia di intellettuali illuminati prosegui coraggiosamente sulla via del rinnovamento
promuovendo una riforma del sistema educativo delle università di Cracovia e vilna, una
razionalizzazione del sistema fiscale, un rafforzamento dell'esercito, l'abolizione della tortura e della
pena di morte per stregoneria. Caterina decisa a fermare questo processo di ripresa della Polonia
intervenne militarmente promuovendo con la prussia una seconda spartizione. I polacchi reagirono
dando vita a un'insurrezione nazionale. Alla repressione dell'insurrezione seguì nel 1795 la terza
spartizione alla quale partecipò insieme a Russia e prussia anche l'Austria. La Polonia fu cancellata
dalla carta geografica e sarebbe rinata solo dopo la prima guerra mondiale. Stanislao Augusto morì
in esilio a Pietroburgo nel 1798
Nel 1768 proprio mentre era impegnata nella crisi polacca Caterina dovette fronteggiare un attacco
dell'impero ottomano. la zarina rispose con energia respingendo le truppe turche e promuovendo
una grandiosa azione navale. La flotta russa distrusse quella ottomana. con la pace del 1774 La
Russia ottenne azov e alcune zone costiere del Mar Nero; l'impero ottomano rinunciò inoltre alla
sovranità sul khanato di Crimea, che Caterina potevo occupare nel 1783. Da questa data le navi russe
ebbero libero accesso al Mar Nero la cui navigazione fu dichiarata libera. Una seconda guerra russo
turca, 1787-92, nella quale si schierò al fianco di Caterina senza peraltro ottenere risultati di rilievo
Giuseppe secondo, obbligo la Turchia a riconoscere alla Russia il possesso della Crimea
LE RIFORME IN DANIMARCA
dopo la sconfitta del 1658 anche la Danimarca aveva conosciuto come la Svezia un'evoluzione verso
un regime assoluto. il re Federico terzo, 1648-70, con l'appoggio del clero e delle città trasformo la
corona da elettiva in ereditaria; nel 1665 una legge dichiaro Il re la più alta autorità In terra. Federico
poté così promuovere importanti riforme. La Danimarca si tenne saggiamente fuori dai conflitti
europei. le riforme furono attuate sotto il lungo Regno di cristiano settimo, 1766- 1808, ma essendo
il sovrano demente furono opera del principe ereditario Federico, poi Federico sesto, 1808- 39. voi
egli promosse una sorta di rivoluzione guidata dall'alto che introdusse un'ampia tolleranza religiosa e
la libertà di stampa e modificò la struttura sociale del mondo rurale. abolì il servaggio contadino. la
rottura dell'economia di villaggio con l'accorpamento delle terre in grandi aziende rese possibile lo
sviluppo di un'economia moderna
LE RIFORME IN SVEZIA
a Carlo dodicesimo morto senza eredi nel 1718 successe la sorella ulrica Eleonora e poi dopo
l'abdicazione di questa il marito, il principe tedesco Federico primo di assia-kassel, 1720-51. Sotto il
Regno di Adolfo Federico, 1751-1771, La Svezia combatte nella guerra dei 7 anni contro la prussia ma
non ottenne alcun risultato. il successore di Adolfo Federico, il figlio Gustavo terzo tento di
ripristinare il potere della monarchia. Nel 1772 il giovane re ordinò l'arresto dei membri del Consiglio
di Stato e impose una nuova costituzione che restituì al re la guida dello Stato; influenzato dalla
cultura illuministica Gustavo non Ripristinò l'assolutismo e attuò importanti riforme: lascio alla dieta
il controllo delle finanze, abolì la tortura, mantenne una sia pur limitata libertà di stampa e
liberalizzò il commercio dei grani in Svezia e Finlandia.
voi il Portogallo conobbe una fase di ripresa sotto il Regno di Giuseppe primo, 1750- 77, grazie
all'opera del ministro pombal, che dominò in questi anni la scena politica portoghese. egli fu ostile
alla filosofia dei lumi e adottò una politica autoritaria. nel 1759 fu espulsa dal Regno la compagnia
dei gesuiti. Dopo la cacciata di questi pombal si impegnò a riformare l'insegnamento. egli ebbe
inoltre il merito di realizzare il grande piano di ricostruzione di Lisbona dopo il disastroso terremoto
del 1755. Riorganizzò l'esercito e tentò di rilanciare la stagnante economia. Ridimensiono il potere
dell'inquisizione togliendole di fatto il diritto di emanare condanne capitali e limitando la
persecuzione nei confronti degli ebrei convertiti. Rilancio la colonizzazione del Brasile. Nel 1763 la
capitale divenne Rio de Janeiro. Pur senza ottenere risultati eclatanti egli contribuì ad avviare la
modernizzazione del Portogallo. I tentativi di modernizzare la Spagna già avviati sotto il Regno di
Filippo quinto che regnò dal 1713 al 46, furono proseguiti dal figlio Carlo terzo, 1759- 88 virgola che
aveva conquistato nel 1734 i regni di Napoli e di Sicilia. Alla morte del fratellastro Ferdinando sesto
Carlo lasciò Napoli per assumere la corona di Madrid nei 59. pur non essendo un uomo colto e
illuminato si circondò di collaboratori abili e in vario modo influenzati dal pensiero illuministico. fin
dall'inizio la politica riformatrice dovette scontrarsi con l'opposizione della nobiltà e del clero. un
progetto di riduzione della proprietà ecclesiastica fu respinto. si riuscì solo a tassare i beni acquisiti
dopo il 1760. Il successo maggiore della politica ecclesiastica fu la cacciata dei gesuiti nel 1767 alla
quale seguì una riforma dell'istruzione. Carlo terzo ridimensiono i poteri dell'inquisizione la quale
rimase però forte. Il catasto messo appunto a partire dal 1749 che offriva una particolareggiata
descrizione dell'economia del Regno non fu mai utilizzato come base di un'imposta Fondiaria per
migliorare l'agricoltura tutto mostra la liberalizzazione del commercio dei grani e si stabilì la divisione
delle terre comuni. incentivo importante fu la cancellazione dei privilegi della mesta, la potente
corporazione di allevatori di pecore che da sempre aveva sottratto territorio all'agricoltura. si ebbero
così una ripresa e in alcune zone una modernizzazione dell'attività agricola. per quanto riguarda
l'impero coloniale si tentò di razionalizzare l'amministrazione istituendo i due nuovi vice regni della
nueva Granada, 1717, e del Rio de la Plata, 1776. nel 1790 avvenne la liberalizzazione del commercio
coloniale con l'abolizione della casa de contratacion
le scelte dei sovrani riformatori furono sempre dettate dal realismo e dalla valutazione delle
concrete esigenze della situazione politica. essi perseguirono l'obiettivo di creare le strutture
essenziali di uno stato moderno in organismi politici ancora fragili a causa della arretratezza della
realtà economica e culturale-sociale, del persistere di privilegi e particolarismi, della frammentazione
territoriale o della grande eterogeneità etnica e culturale. questo spiega anche il singolare paradosso
per cui una politica di riforme non di cui in Francia eppure era il centro della cultura dei lumi. la
struttura di uno stato moderno era già stata creata da Luigi quattordicesimo per cui in Francia si
poneva il problema di riforme che mettevano in discussione i privilegi delle classi aristocratiche e la
sopravvivenza della stessa società di ordini. questa fu una delle cause dei fallimenti dei tentativi
riformatori e della crisi che sfociò nella rivoluzione. a partire dal 1780 si ebbe un progressivo
esaurirsi di questa stagione politica. con il 1789 si aprì una nuova fase della storia europea nella
quale i sovrani preoccupati di arginare la diffusione dei principi rivoluzionari abbandonarono i
programmi di riforma e cercarono il sostegno della Chiesa che per l'influenza esercitata sulle masse
soprattutto rurali era un'insostituibile baluardo a difesa dell'ordine politico e sociale.
Agli inizi del 700 la guerra di successione spagnola sconvolse gli equilibri della penisola provocando
la fine del lungo dominio degli asburgo di Madrid e l'affermazione dell'egemonia dell'austria.
padrona fin dal 1707 dello Stato di Milano, del Ducato di Mantova, dello Stato dei presidi, dei regni
di Napoli di Sicilia, cui si aggiunse nel 1714 il Regno di Sardegna; la pace di rastadt del 1714 diede la
Sicilia ai Savoia che nel 1720 furono però obbligati a cederla all'austria in cambio della più povera
Sardegna. La pace di Parigi che pose fine nel 1738 alla guerra di successione polacca attribuì i regni di
Napoli e di Sicilia a tarlo di Borbone e inoltre assegno gli Stati nei quali si erano estinte due dinastie
già protagoniste dell'Italia rinascimentale ovvero i medici a Firenze e i Farnese a Parma: il granducato
di Toscana, attribuito a Francesco Stefano di Lorena, marito di Maria Teresa, entrò anch'esso
nell'orbita di influenza di Vienna che ottenne anche come compenso Parma e Piacenza, erette poi
con la pace di aquisgrana del 1748 in Ducato autonomo sotto Filippo di Borbone. i nuovi sovrani
furono protagonisti della politica di riforme che caratterizzò il lungo periodo di pace del quale l'Italia
godette dal 1748 al 92
i cambiamenti intervenuti nella situazione internazionale per effetto del trionfo della gloriosa
rivoluzione del 1688 e del crollo della potenza spagnola crearono in Italia le condizioni per il
superamento dell'età della controriforma e per la ripresa della circolazione di idee e di esperienze
con la cultura europea. vi fu una rinascita delle posizioni ghibelline e dell'anticurialismo. nel 1708
l'occupazione di Comacchio da parte dell'austria provoca un durissimo scontro con la Santa Sede che
lo riottenne solo nel 1725
lo stato sabaudo sorto nell'alto medioevo comprendeva una serie di feudi e di territori Uniti dal
legame dinastico nei confronti della famiglia dei duchi di Savoia. esso manteneva una natura
tipicamente signorile feudale ed era composto di quattro domini principali: il Ducato di Savoia, la
contea di Nizza, il Ducato di Aosta e il Principato del Piemonte. quando salì al potere Vittorio
Amedeo secondo, 1684-1730, dovete anzitutto affrontare il problema dei rapporti con il suo potente
vicino, la Francia. Nel 1686 Luigi quattordicesimo gli impose di colpire la piccola comunità valdese.
L'attacco si trasformò in un massacro. Nella guerra di successione spagnola egli orientale sue mire
espansionistiche verso lo stato di Milano. all'interno Vittorio Amedeo secondo ispirandosi al modello
francese stabili nelle province dei rappresentanti del potere centrale, gli intendenti, con il compito di
eseguire le decisioni sovrane virgola di controllare e limitare i ceti privilegiati e i poteri locali. Per
trovare le risorse necessarie per il potenziamento dell'esercito, Vittorio Amedeo unificò gli appalti
delle imposte indirette e creò una cassa unica delle finanze. Inoltre avvio un nuovo catasto delle
proprietà fondiarie. Nel 1717 furono istituiti il Consiglio di Stato, massimo organo di governo virgola
e il consiglio generale delle finanze. Nel 1723 e poi con alcune modifiche nel 1729 furono emanate le
costituzioni, iniziativa importante perché unificava la legislazione. Vittorio Amedeo riservò le alte
cariche dell'esercito alla nobiltà ma nell'amministrazione impiego funzionari di origine
borghesinobiltà di servizio. nei confronti della Chiesa Vittorio Amedeo adottò un rigoroso
giurisdizionalismo rivendicando il diritto di nomina dei vescovi e intervenendo in attività come
l'istruzione e l'assistenza. istituì la prima rete di scuole secondarie Italia. Il Regno di Sardegna fu il
solo stato italiano ad avere un esercito in grado di competere con le grandi potenze europee. Grazie
adesso il figlio di Vittorio Amedeo, Carlo Emanuele terzo, 1730- 1775, ottenne nuovi ampliamenti dei
confini ai danni dello Stato milanese. per il resto egli non adottò una politica riformatrice
nel Piemonte di Vittorio Amedeo, un giovane nobile, Alberto radicati di passerano, 1658- 1737,
concepì un radicale progetto di riforma: egli scrisse al re suggerendogli di porsi come capo assoluto
di tutta la gerarchia ecclesiastica, di ridurre il numero dei monaci, di abolire l'inquisizione e di
togliere al clero tutti i beni e il monopolio dell'insegnamento. Vittorio Amedeo giudico in modo
molto severo e progetto e radicati non poter più rientrare in Piemonte. Il passaggio del Regno di
Napoli all'impero diede un rinnovato vigore alle posizioni anti curiali che avevano radici profonde
nella prestigiosa tradizione della cultura giuridica napoletana. Pietro Giannone rivendicava
l'autonomia del potere statale rispetto a quello ecclesiastico
IL PAPATO
dopo aver contrastato agli inizi del 700 gli attacchi del giurisdizionalismo, la chiesa assunse
progressivamente un atteggiamento più moderato e accetto di fare diverse concessioni nei
concordati stipulati con il Regno di Sardegna, 1729 e 1740, con il Regno di Napoli nel 1741 e con la
Spagna, 1737 e 1753. Nel 1740 l'elezione di Benedetto quattordicesimo sembrò aprire una fase di
apertura al pensiero europeo. in questo clima si colloca l'opera di muratori
sul piano religioso muratori si ispirò a un cattolicesimo illuminato, moderato e fedele alla dottrina
della Chiesa, ma sostenuto da una religiosità sincera e da una limpida coscienza morale
come sovrani temporali, i Papi non promossero importanti riforme rese difficili dalla stessa natura
dello Stato, una monarchia teocratica elettiva governata da ecclesiastici. Lo stato rimase arretrato sul
piano amministrativo e finanziario; sul piano economico sociale alle zone più progredite si opponeva
il Lazio, dominato da latifondi delle grandi famiglie aristocratiche utilizzati per l'allevamento brado e
la cerealicoltura intensiva.
Molte speranze accompagnarono nel 1734 l'ascesa al trono napoletano di Carlo di Borbone, che
ripristinava così dopo più di due secoli un Regno indipendente anche se è legato alla Spagna da forti
vincoli familiari. non mancarono in una prima fase provvedimenti di riforma. il governo si dimostra
incapace di imporsi ai tanti interessi colpiti dalle riforme. nel 1759 Carlo partina Napoli per assumere
la corona di Spagna con il nome di Carlo terzo e, essendo minorenne l’erede al trono, Il figlio
Ferdinando quarto, insediò un consiglio di reggenza guidato dal toscano Bernardo tanucci. questo
riprese la tradizione del giurisdizionalismo espellendo i gesuiti e stabilendo ulteriori vincoli alla
proprietà degli enti ecclesiastici. 1763-5, grave carestia
L’ILLUMINISMO NAPOLETANO
Napoli virgola che vantava una prestigiosa vita intellettuale, fu anche, con Milano, il centro della
cultura dei lumi in Italia. L'illuminismo meridionale si sviluppò a partire dall'opera e dagli
insegnamento di Antonio genovesi. genovesi sostenerne un ampio programma di riforme che
individuava con chiarezza e principali ostacoli al progresso della nazione napoletana: gli interessi dei
ceti parassitari, il potere politico e economico della Chiesa, il regime feudale che schiacciava
l'agricoltura e i contadini. egli sostenne anche l'importanza dell'educazione nazionale. l'influenza del
suo pensiero fu tale che si può parlare per tutto il movimento riformatore meridionale di scuola di
genovesi, anche se in effetti gli illuministi degli ultimi decenni del secolo svilupparono in senso più
radicale le sue idee
IL REGNO DI FERDINANDO
con la maggiore età di Ferdinando quarto la situazione progressivamente cambio in quanto la regina
Maria Carolina, figlia di Maria Teresa, esercito tutta la sua influenza sul marito per rafforzare il
legame della Corte con l'impero d'austria. I tentativi di riforma continuarono. Fu istituito un supremo
consiglio delle finanze. Importanti risultati ottenne l'azione del viceré Domenico Caracciolo In Sicilia,
dove si giunse nel 1782 all'abolizione del tribunale dell'inquisizione. La cultura napoletana individuo
il nodo decisivo da sciogliere per avviare la ripresa dell'economia e della vita civile nell'enorme
potere dei Baroni, che schiacciava i contadini e impediva ogni progresso della società: nel 1780 il
70% della popolazione (esclusa Napoli) era sottoposta alla giurisdizione feudale
durante le guerre di successione per ben due volte i governanti austriaci furono costretti a lasciare
Milano occupata dagli eserciti nemici. alla pace di aquisgrana del 1748 lo stato milanese, unito nel
1736 al Ducato di Mantova a formare la Lombardia austriaca, Con l'ennesima amputazione a
vantaggio del vicino Regno di Sardegna era dimezzato rispetto al periodo spagnolo e insieme al
mantovano superava di poco il milione di abitanti. l'impulso delle riforme venne dalla volontà della
monarchia austriaca di promuovere una profonda trasformazione dell'amministrazione e delle
finanze. in questa prima fase le riforme assunsero quindi un aspetto soprattutto tecnico-burocratico.
la riunificazione degli appalti dei principali dazi comportò un notevole guadagno per le casse dello
Stato. Per la gestione del debito statale fu creato un banco pubblico. le cariche pubbliche non furono
più vendute ma attribuite ai più capaci. fu portato a compimento il catasto dei terreni e dei
fabbricati. il governo austriaco superò la forte opposizione del patriziato schierato a difesa dei suoi
privilegi. il catasto entrato in vigore nel 1760 riorganizzò su basi razionali il sistema finanziario
stabilendo un'imposta Fondiaria proporzionale al valore delle terre
L’ILLUMINISMO MILANESE
la cultura illuministica si affermò a Milano soprattutto grazie all'opera di alcuni giovani Patrizi che si
riunivano per leggere e discutere insieme. essi adottarono il nome di Accademia dei pugni. Pietro
Verri via 1728- 97, fu l'ispiratore e la guida del gruppo che comprendeva fra gli altri anche il fratello
Alessandro Verri, 1741- 1816 virgola e Cesare Beccaria, 1738-94. per iniziativa di questi giovani fu
pubblicata fra 1764 e 66 la rivista il caffè che si batte per un profondo rinnovamento della tradizione
letteraria e linguistica nell'intento di aprire la vita intellettuale italiana al benefico influsso della
nuova cultura europea, e si impegnò a diffondere i lumi. 1764, dal gruppo uscì il trattatello dei delitti
e delle pene. nel suo libretto Beccaria affermò che la legislazione deve tendere a realizzare la
maggiore felicità possibile per il maggior numero possibile. egli affermò che la legge dello Stato deve
distinguere le sue competenze da quelle del potere ecclesiastico perseguendo i reati e non i peccati:
essa deve commisurare la pena al danno provocato dal reo alla società. egli rifiutava perciò la pena
di morte che non è utile alla società e non può essere prevista dal contratto sociale e proponeva in
sostituzione i lavori forzati
A partire dal 1760, Anno entrata in vigore del catasto, Maria Teresa e kaunitz avviarono una seconda
fase di riforme che non riguardarono solo gli aspetti amministrativi e finanziari ma tesero al limitare
il potere dei ceti e dei corpi che impedivano un rafforzamento della struttura statale, vale a dire il
patriziato e le magistrature togate. Intanto, la distinzione fra giustizia e amministrazione portò a una
notevole limitazione dei poteri del Senato. acquista magistratura fu lasciata solo l'amministrazione
della giustizia come supremo tribunale dello Stato punto fu attuata Un'incisiva politica
giurisdizionalista
LE RIFORME DI GIUSEPPE II
con l'avvento al trono di Giuseppe secondo si ebbe una radicalizzazione delle iniziative riformatrici
promosse da Vienna. Anche nei suoi domini italiani e gli diede una preminente attenzione alla
politica ecclesiastica nell'intento di creare una chiesa nazionale sottoposta al controllo dello Stato.
egli richiamò nelle sue mani il conferimento dei benefici ecclesiastici e istituì a Pavia un seminario
generale per la formazione del clero sotto il controllo statale nel 1786. soppresse l'immunità reale
del clero, esenzione fiscale, e l'immunità personale. ridusse inoltre drasticamente il clero regolare.
nel 1786 abolì il Senato. in economia portò a compimento la politica della madre promuovendo lo
scioglimento delle corporazioni di arti e mestieri, unificando il mercato con l'eliminazione delle
Dogane interne e adottando la libertà di commercio dei grani all'interno e anche verso l'esterno. nel
1786 accelerò la creazione nelle campagne di scuole elementari basate sul metodo normale già
adottato in Austria che prevedeva l'insegnamento collettivo e non individuale. anche in Lombardia le
riforme promosse con energica decisione da Giuseppe secondo provocarono grande malcontento
nelle élite e nella chiesa e nel popolo. Leopoldo secondo nel 1790 dovette cancellare molti
provvedimenti del fratello e restituire alle magistrature e ai patriziati locali gli spazi di influenza che
erano stati loro tolti
anche in Toscana l'iniziativa riformatrice fu promossa dalla nuova classe dirigente posta al vertice
dello Stato da Francesco Stefano di Lorena. questi che era marito di Maria Teresa d'austria e sarebbe
diventato nel 1745 imperatore del sacro romano impero, lascio il governo nelle mani di un consiglio
di reggenza. anche qui come a Milano fu istituita una ferma generale che unificava gli appalti delle
imposte indirette. la reggenza lorenese si distinse per la sua politica giurisdizionali lista. Nel 1743
lunedì sulla stampa tolse all'autorità ecclesiastica la cintura sui libri.
una svolta significativa avvenne con l'arrivo a Firenze nel 1765, alla morte Di Francesco Stefano, del
figlio diciottenne Pietro Leopoldo. Egli dovette occuparsi anzitutto della situazione dell'economia
colpita proprio in quegli anni da una grave carestia. Adottando una linea liberista egli stabilì la
completa libertà di commercio dei grani, sciolse le corporazioni e unificò il mercato interno. avvio
anche la bonifica della Maremma. Pietro Leopoldo fu il primo sovrano ad abolire la pena di morte e
la tortura nel 1786. Egli pose anche le basi per il superamento della tradizionale divisione fra stato
vecchio e stato nuovo, eredità del passato comunale delle città toscane in modo da dare
compattezza istituzionale e territoriale ai suoi domini. nel 1782 abolì inquisizione e appoggiò il
programma di riorganizzazione della Chiesa elaborata dal vescovo di Pistoia e Prato, Scipione de
Ricci. questi di orientamento giansenista, aspirava a un ridimensionamento del centralismo papale il
nome dell'autonomia dei vescovi da Roma. le riforme da lui vagheggiate prospettavano la
formazione di una chiesa nazionale Toscana di fatto indipendente da Roma. il progetto fu
abbandonato. nel 1790 lasciò Firenze per succedere al fratello Giuseppe secondo sul trono austriaco
fra gli Stati minori ricordiamo il Ducato di Modena, entrato nell'orbita di influenza dell'austria
tramite un matrimonio. Un centro importante di iniziative riformatrici e di diffusione del pensiero dei
lumi fu il Ducato di Parma, dove Filippo di Borbone chiamò al governo il francese guillaume du tillot,
Che espulse i gesuiti e abolì inquisizione, facendo adirare Roma il successore per ordinando nel 1771
cancello le sue riforme
LE REPUBBLICHE
nell'italia del 700 esistevano ancora, ultimo residuo della civiltà comunale, alcuni stati repubblicani:
tralasciando le piccole realtà di Lucca e di San Marino, le principali repubbliche sopravvissute erano
Genova e Venezia. consapevoli della loro fragilità, le oligarchie che governavano questi Stati
adottarono sul piano interno un sostanziale immobilismo e nei rapporti internazionali scelsero un
atteggiamento di neutralità rispetto ai conflitti europei. L'aspetto che più efficacemente dimostra la
crisi delle repubbliche italiane nel 700 e la loro incapacità di inserirsi nel moto di riforme delle
strutture economiche e degli apparati amministrativi che caratterizzano in quel periodo la realtà
politica della penisola
VENEZIA
Nel corso del 700 apparvero sempre più evidenti i segni del declino, sul piano istituzionale ed
economico, della Repubblica di Venezia. Al calo demografico del patriziato si accompagnò la forza di
un cospicuo gruppo di Patrizi poveri, i barnaboti. si delineò una tendenza alla concentrazione del
potere nelle mani di una trentina di famiglie più ricche e influenti le quali controllavano le
magistrature che avevano un peso decisivo negli equilibri istituzionali: il Consiglio dei 10 è i tre
inquisitori di Stato. tutti i tentativi di correzione della costituzione promossi nel corso del secolo
furono sconfitti. Da tempo il patriziato veneziano aveva ridimensionato il suo impegno nelle attività
commerciali e si era trasformato in un ceto di proprietari terrieri. L'importanza assunta
dell'agricoltura nell'economia è dimostrata dalle notevoli cure che la Repubblica dedicò a essa nel
corso del 700. il porto di Venezia risentire negativamente della concorrenza di Trieste. Venezia
conobbe una stagione di straordinaria fioritura artistica e letteraria, come dimostrano il suo vivace
giornalismo e le opere di pittori come tiepolo, guardi, musicisti come Vivaldi e commediografi come
Goldoni
GENOVA
Nel 1713 durante la guerra di successione spagnola, Genova riuscì a dare continuità al territorio
ligure acquistando dall'austria il marchesato di finale. La Repubblica restava tuttavia esposta alle
mire del suo principale nemico, Il Regno di Sardegna. quando nel 1743 durante la guerra di
successione austriaca, Maria Teresa per indurre il re di Spagna a entrare nel conflitto al suo fianco gli
promise di cedergli i suoi diritti sul marchesato di finale, La Repubblica decise di abbandonare il
tradizionale atteggiamento di neutralità e per difendere l'integrità territoriale dello Stato si schierò al
fianco di Francia e Spagna. Le truppe Franco spagnole furono sconfitte e costretti ad abbandonare la
penisola per cui Genova si trovò completamente alla mercé dell'esercito imperiale. I Patrizi
consegnarono la città al comandante austriaco. Il popolo genovese insorse il 5 dicembre 1746 e
costrinse gli austriaci a lasciare Genova. secondo la tradizione sarebbe stato un ragazzo
soprannominato balilla andare avvio alla rivolta. il patriziato poter riprendere il controllo della
situazione. Nel 1768 Genova decise di cedere alla Francia con il trattato di Versailles i suoi diritti sulla
Corsica, che si era ribellata nel 1729 al suo dominio ed era divenuta di fatto indipendente sotto la
guida di Pasquale Paoli
LA SOCIETA’
le guerre di Successione, combattute in buona parte in Italia, ebbero conseguenze assai gravi per la
popolazione, colpita dalla crisi economica, dal passaggio degli eserciti e dagli inasprimenti della
tassazione. Solo a partire dal 1740 l'economia italiana uscì da una lunga fase di depressione e si avviò
a una lenta ripresa che anche grazie alle riforme attuate in diversi stati si fece più vivace dopo il
1760. La crescita della produzione agricola, il miglioramento delle condizioni di vita e la scomparsa
dal 1743 della peste favorirono anche l'aumento della popolazione. In generale l'aumento della
produzione necessario a far fronte all'accresciuta domanda fu ottenuto con un'estensione della
cerealicoltura oppure con un'intensificazione del lavoro contadino. Si accrebbe allora il processo di
differenziazione fra alcune zone dell'Italia centro settentrionale è un meridione arretrato e statico.
nella maggior parte della penisola non furono modificati i caratteri tradizionali dell'agricolturagravi
difficoltà strutturali evidenziate dalla carestia che colpì negli anni 1763- 5 la toscana, il Regno di
Napoli e lo stato della Chiesa. Il quadro della società italiana rimase nel complesso statico,
caratterizzato da una forte concentrazione della proprietà Fondiaria nelle mani dell'aristocrazia e
della Chiesa. La gestione di queste terre si basava perlopiù sullo sfruttamento del lavoro contadino
attraverso rapporti consolidati come il piccolo affitto o la mezzadria diffusa soprattutto nell'italia
centrale. l'aumento dei prezzi nella seconda metà del secolo a vantaggio i proprietari che
producevano per il mercato ma colpì duramente i gruppi più deboli. si ebbe quindi un sensibile
peggioramento delle condizioni delle masse popolari, anche per le conseguenze delle politiche
riformatrici che abolendo molti enti ecclesiastici privarono le fasce povere della popolazione di una
rete di assistenza essenziale per la loro sopravvivenza. per quanto concerne il costume e la
mentalità, si diffuse nella nobiltà, nella borghesia è fra gli intellettuali uno stile di vita sempre meno
condizionato dai precetti della religione, molto più libero e aperto tendente alla ricerca del
benessere individuale. si creò una rete di relazioni sociali che ridusse notevolmente il distacco fra
nobiltà e alta borghesia. si accrebbe così la distanza fra le classi alte e la massa della popolazione che
del resto non intendeva l'italiano, lingua letteraria e patrimonio delle classi colte.
Le 13 colonie inglesi sul litorale Atlantico dell'america settentrionale si erano formate lungo un arco
di tempo compreso fra gli inizi del diciottesimo secolo e il 1732, anno di nascita dell'ultima di esse, la
georgia. le colonie avevano origini e caratteristiche molto diverse anche perché l'Inghilterra non
esercito un controllo sulle varie ondate di emigrazione verso il nuovo mondo. dopo i tentativi falliti
sotto il Regno di Elisabetta, la costituzione della compagnia della Virginia nel 1606 sulla base della
concessione ricevuta Giacomo primo diede concreto avvio con la Fondazione l'anno seguente di
jamestown, al primo stabile insediamento inglese in America. La Virginia trovò la sua ricchezza nella
coltivazione del tabacco e nel 1624 divenne la prima colonia della corona. I padri pellegrini diedero
vita nel 1620 al primo nucleo della colonia del Massachusetts dove nel 1630 un gruppo di puritani
fondo Boston. anche qui gli inizi furono molto difficili: ebbe origine allora nel 1621 la tradizione che
ha portato all'istituzione del giorno del ringraziamento. Dall'immigrazione puritana derivarono anche
le colonie del New hampshire 1629 e del Connecticut 1631. Queste colonie insieme al massachussets
furono chiamate New England. la colonia di Maryland fu fondata nel 1634. New York tolta agli
olandesi del 1664 divenne colonia regia nel 1682
LA POPOLAZIONE
voi mentre all'inizio del diciottesimo secolo il territorio francese della nouvelle france situato in una
parte dell'attuale Canada aveva appena 16.000 abitanti, le colonie inglesi contavano già 250.000
abitanti che sarebbero diventati nel 1775 addirittura due milioni e mezzo. a questo incremento
demografico concorsero sia la crescita naturale sia il costante arrivo di immigrati dall'europa. si
trattava di una popolazione assai composita; fin dall'inizio le colonie avevano inglobato precedenti
insediamenti olandesi, svedesi e di ebrei portoghesi e avevano accolto ugonotti. L'eterogeneità della
popolazione si accrebbe nel diciottesimo secolo quando dall'europa arrivarono oltre a inglesi e
scozzesi anche irlandesi olandesi tedeschi. molti erano spinti all'europa dalla città di sottrassi
all'intolleranza religiosa o alle persecuzioni politiche. Ma gli immigrati furono attirati soprattutto
dalle opportunità di lavoro e dall'ampia disponibilità di terra che offriva il nuovo mondo. in gran
parte provenivano dagli strati inferiori della società
L’ECNOMIA E LA SOCIETA’
voi nella nuova Inghilterra la vita religiosa era largamente condizionata dalle origini delle quattro
colonie. nel massachussets, nel Connecticut e nel New hampshire si erano stabilite chiese di tipo
congregazionalista che tendevano a emarginare ogni forma di dissenso e avevano un forte peso
anche nella vita politica e nelle relazioni sociali, mentre nel rhode Island vigeva un'ampia libertà
religiosa che caratterizzava anche la Pennsylvania. nelle altre colonie erano presenti le più diverse
fedi religiose. molto importante fu fra 1730 e 1740 l'affermazione del cosiddetto grande risveglio, un
movimento che valorizzò in ambito protestante una religiosità interiore e personale fondata su un
rapporto individuale e immediato con la divinità. questa corrente religiosa diffuse una certa
diffidenza nei confronti delle gerarchie ecclesiastiche e l'indifferenza per dottrine e riti delle chiese
stabilite. il diffondersi di queste tensioni verso un risveglio spirituale con peri alla religiosità delle
colonie una impronta particolare destinata a diventare una componente caratteristica delle identità
americana. Negli Stati meridionali i predicatori legati a questa nuova sensibilità religiosa
convertirono una parte significativa della popolazione nera; il risveglio in generale non condanno la
schiavitu ma esorto i padroni a educare i loro schiavi per renderli in grado di leggere la Bibbia e alle
viole condizioni di abbruttimento nella quale vivevano i neri. sul piano culturale le colonie si
distinguevano per l'alto tasso di alfabetizzazione grazie alla notevole cura data all'istruzione
primaria.
LE ISTITUZIONI
il Parlamento di Londra dettava con le sue leggi le regole del commercio in tutto l'impero e quindi
anche alle colonie americane. l'atto di navigazione del 1660 stabiliva che l'esportazione o
l'importazione nelle colonie di qualsiasi merce dovesse avvenire su navi inglesi e elencava i prodotti
coloniali per i quali era lecito il commercio o lo scambio solo con la madrepatria o con altre colonie
inglesi. il Parlamento non intervenne a regolare l'assetto interno delle colonie americane le quali
godettero perciò di una larga autonomia. l'autorità della madrepatria era rappresentata dal
governatore che nominava i giudici e i funzionari, controllava la riscossione delle imposte e dirigeva
l'amministrazione. il governatore era nominato dal re o, nelle colonie proprietarie, sotto il suo
controllo. egli era affiancato da un consiglio di nomina regia. in tutte le colonie vi era un'assemblea
rappresentativa nella quale sedevano i deputati eletti dalla popolazione. i requisiti di censo per il
diritto di voto risultavano molto meno restrittivi che nella madrepatria. dopo l'area restaurazione del
1660 la monarchia persegue l'obiettivo di rafforzare il proprio controllo sui possedimenti americani,
anche revocando le concessioni date a singoli proprietari. alla metà del 700 rimanevano solo tre
colonie proprietarie: Pennsylvania delaware e Maryland. il problema era più complesso per i territori
che vantavano uno statuto originario di Fondazione, come Connecticut, rhode island e soprattutto
massachussets, che di fatto si atteggiava quasi a statuto indipendente. Giacomo secondo per seguire
un progetto di centralizzazione della direzione dell'impero ma fu costretto a lasciare il trono nel
1688. nel 1696 Guglielmo terzo creò il board of trade proprio con il compito di coordinare le
relazioni fra Inghilterra e le colonie e provo anche a riorganizzare l'amministrazione coloniale per
rendere più efficace il controllo sulla vita economica e sociale dei territori d'oltre Atlantico, ma
l'impero rimase di fatto una realtà frammentata e priva di un organismo centrale di direzione. in
queste condizioni i governatori erano costretti a un'opera di contrattazioni con le assemblee
rappresentative. esse malto legavano il veto che il governatore poteva opporre alle proposte di legge
e il suo diritto di sciogliere le assemblee a sua discrezione. si determinò pertanto fra governatori e
assemblee una situazione di endemica conflittualità che i coloni tendevano a interpretare come una
replica dello scontro politico che aveva portato nella madrepatria alla vittoria del Parlamento sulla
assolutismo Regio. ciò che soprattutto univa queste popolazioni alla madrepatria era la necessità di
protezione che la potenza navale inglese garantiva dai pericoli che incombevano su di esse: la
minaccia della Spagna e della Francia, gli attacchi di pirati e corsari e infine l'ostilità delle popolazioni
indigene
le conseguenze della guerra dei 7 anni chiamata in America guerra Franco indiana ebbero un peso
decisivo nell'evoluzione delle relazioni fra le colonie e la madrepatria. Il governo di Londra riteneva
necessario far contribuire i coloni al dell'enorme debito pubblico provocato dalle spese militari. per
contro gli americani dopo espulsione della Francia dal Nord America e della Spagna dalla Florida
iniziarono a considerare meno prestante l'esigenza della protezione della potenza navale inglese e
quindi meno giustificato il pagamento delle imposte stabilite da Londra. Un'altro motivo di contrasto
fu determinato dal problema dell'occupazione dei territori già francesi del Canada che furono
sottoposti nell'ottobre 1763 all'immediata sovranità della corona inglese. questi provvedimenti
erano volti a impedire conflitti con le popolazioni indigene che proprio in quegli anni, 1763- 5,
diedero vita a una grande rivolta. queste divergenze si innestarono sui contrasti di natura
commerciale che da sempre avevano caratterizzato i rapporti fra Londra e le sue colonie americane.
le colonie centro settentrionali erano colpite dalla politica mercantilistica di Londra che imponeva il
monopolio del traffico commerciale e ostacolava lo sviluppo di prodotti che potessero fare
concorrenza a quelli della madrepatria. per tale motivo gli americani avevano eluso in vario modo
questi divieti sviluppando un attivo contrabando. la crisi prese avvio dall'entrata in vigore nel 1765
dello stamp Act che introdusse nelle colonie l'obbligo del bollo su documenti e carta stampata
provocando diffuse proteste da parte dei coloni. A Londra la causa americana fu perorata da
Benjamin Franklin. il governo inglese alla fine abrogò la tassa ma nel contempo ribadì il diritto del
Parlamento di regolare con le sue leggi i rapporti con le colonie americane. A Londra si fece strada
l'esigenza di stabilire un maggiore controllo sui territori che facevano parte dell'impero. la
controversia fra colonie e madrepatria assunse un sempre più chiaro contenuto costituzionale
relativo all'assetto complessivo dell'impero inglese. il tentativo di imporre regole più precise e
stringenti hai i suoi domini veniva a riempire un vuoto nel quale si era affermata di fatto un'ampia
autonomia delle colonie. i coloni per opporsi ai dazi imposti dalla madrepatria e si appellarono
proprio al principio sul quale si erano fondate le rivoluzioni inglesi del 600: no taxation without
representation. il Parlamento inglese non aveva il diritto di emanare leggi relative alle colonie perché
queste non vi erano rappresentate. gli americani organizzarono un sistematico boicottaggio dei
prodotti inglesi. nel 1770 si insediò a Londra il governo di Lord North, destinato a durare fino al 1782.
le pressioni dei mercanti inglesi indussero il nuovo esecutivo a sopprimere tutti i dazi tranne quello
sul tè. Nel frattempo lo scontro rischiava di degenerare: nel Marzo 1770 i soldati inglesi aprirono il
fuoco sulla folla uccidendo 5 persone nel massacro di Boston. l'atto di inizio della guerra si ebbe il 16
dicembre 1773 con il celebre Boston tea party: alcuni coloni travestiti da indiani cercarono in mare il
carico di tè di una nave della compagnia delle indie orientali. la reazione del governo di Londra fu
durissima: oltre alla chiusura del porto di Boston fino all'avvenuto risarcimento dei danni pure una
rafforzati i poteri del governatore e fu stabilito che i responsabili sarebbero stati giudicati in
Inghilterra. I provvedimenti colpivano in particolare lo stato che si era sempre dimostrato il più
accanito difensore della propria autonomia. ma il disegno di isolare gli eventi di Boston come un
incidente locale fallì miseramente. la rete di comitati civici e di gruppi di corrispondenza mobilitò
immediatamente l'opinione pubblica delle altre colonie a sostegno del massachussets. si giunse così
al primo Congresso continentale apertosi nel settembre 1774 a Philadelphia. molti delegati esitavano
davanti alla prospettiva di una rottura con Londra per cui il Congresso Mirò soprattutto a dare
maggiore efficacia alla tradizionale arma del boicottaggio. nodo di fondo: la sovranità inglese sulle
colonie che Londra intendeva ribadire in via di principio e che i coloni ormai di fatto rifiutavano. nel
maggio 1775 si aprì il secondo Congresso continentale che ponendosi come guida dell'intero fronte
coloniale affermò la necessità di rispondere con le armi all'intransigenza di Londra e nomino come
comandante delle truppe americane il generale George Washington, 1732- 99, un ricco proprietario
virginiano già distintosi nella guerra Franco indiana.
le truppe inglesi erano superiori per organizzazione e addestramento alle forze messe in campo dalle
colonie. Gli inizi del conflitto furono quindi favorevoli agli inglesi. Se circa un 40% della popolazione
era sensibile al conflitto almeno pari era il numero di coloro che si mostravano all'inizio indifferenti; il
restante 20% rimase fedele a Londra. I lealisti organizzarono contingenti di volontari che
combatterono al fianco delle giubbe rosse per cui la guerra d'indipendenza fu al tempo stesso una
guerra civile. La resistenza degli americani si giova soprattutto della migliore a conoscenza del
terreno e dell'enorme estensione del territorio. guerriglia unica tattica possibile: essa rispondeva
meglio al particolarismo delle colonie disposti a difendere il proprio territorio ma piuttosto restie a
contribuire a uno sforzo bellico comune. al contrario Washington riteneva necessario formare anche
un esercito continentale e riuscì a creare una struttura militare dotata di un'accettabile
organizzazione strategica e logistica.
La guerra favorì la maturazione fra gli americani di una coscienza degli interessi e degli ideali comuni
che giustificavano la loro ribellione alla dominazione inglese, e gli stessi sviluppi degli eventi
imposero con un obiettivo ormai inevitabile il distacco dalla madrepatria. si giunse così nel terzo
Congresso continentale di Philadelphia all'approvazione della dichiarazione di indipendenza del 4
luglio 1776, opera in gran parte del virginiano Thomas Jefferson. il testo affermava che tutti gli
uomini sono stati creati uguali e dotati di diritti inalienabili, come quello alla vita alla libertà e alla
ricerca della felicità; di conseguenza i governi sono istituiti per garantire questi diritti e derivano i
loro poteri dal consenso dei governati. Quindi il popolo ha il diritto di mutare governo o di abolire
una forma di governo che nega i suoi diritti fondamentali e di darsi un nuovo assetto politico che ne
garantisca la sua sicurezza e la sua felicità. questo testo ebbe una straordinaria importanza
soprattutto perché espose con chiarezza i principi di ideologico politici che giustificavano il rifiuto
della sovranità inglese ponendo le basi di una nuova identità americana superiore ai particolarismi
delle varie colonie. in tal modo la lotta per l'indipendenza si poneva come una guerra di nuovo tipo
rispetto hai conflitti settecenteschi motivati da contrasti dinastici o commerciali in quanto
combattuta da cittadini soldati e animata dalla volontà di affermare i diritti naturali del popolo. la
dichiarazione è beh un ampio eco in Europa e nella stessa opinione pubblica inglese favorendo una
internazionalizzazione del conflitto. l'attiva opera di propaganda svolta a Parigi da Franklin suscitò un
diffuso moto di simpatia per la causa americana negli ambienti intellettuali. molti decisero di partire
volontari per combattere al fianco degli insorti: fra questi il marchese de la fayette futuro
protagonista della rivoluzione francese
sul piano militare risultò decisivo l'intervento a sostegno dei ribelli americani della Francia nel 1778 e
della Spagna nel 1779. grazie ai programmi di rafforzamento avviati dopo la sconfitta nella guerra dei
7 anni le flotte francesi e spagnole erano insieme superiori a quelle inglese e poterono perciò
ostacolare l'invio di rifornimenti e rinforzi alle truppe che operavano nelle colonie. la guerra si
concluse con il vittorioso assedio di yorktown dove il comandante inglese cornwallis dovette
arrendersi nell'ottobre 1781 alle truppe americane e francesi. l'anno seguente Lord North fu
costretto a dimettersi. L'Inghilterra con i trattati di Parigi e versailles del 1738 riconobbe
l'indipendenza degli Stati Uniti restituì alla Francia alcune isole delle Antille e alcune basi del Senegal
e alla Spagna Florida e minorca
Con l'elezione delle principali cariche previste dalla costituzione prese avvio la normale vita
istituzionale. già negli accesi dibattiti si era delineata una contrapposizione fra federalisti favorevoli a
una forte potere centrale e anti federalisti che privilegiavano invece l'autonomia dei singoli stati.
Hamilton che fu il principale esponente del partito federalista aveva una concezione elitaria della
Repubblica: questa doveva essere eretta a suo parere da una classe dirigente selezionata in grado di
fermare le pericolose tendenze democratiche che si erano manifestate in alcuni stati. non c'è dubbio
che essi ammiravano lo sviluppo dell'inghilterra è una società dinamica grazie al potenziamento delle
attività commerciali e finanziarie dell'industria manifatturiera protetta eventualmente da dazi
doganali. l'opzione federale apparve invece a molti un tradimento dell'ispirazione originaria della
rivoluzione. la struttura federale fu vista da molti come un potere dispotico controllato da una cricca
di capitalisti e affaristi lontano dalla concreta realtà della società americana. questi orientamenti
trovarono espressione nel 1791 nel partito anti federalista che si chiamò repubblicano proprio per
contrapporsi a un centralismo che sembrava riproporre i mali della monarchia. principale esponente
di questa corrente fu il virgiliano Thomas Jefferson il quale sognava un'America rurale semplice e
virtuosa fondata sulla libertà e sullo spirito egualitario. dopo la Presidenza del federalista John
Adams, i repubblicani riuscirono a fare leggere presidente Thomas Jefferson, 1801- 9, e James
Madison, 1809- 17
IL MODELLO AMERICANO
all'inizio la lotta delle colonie contro il centralismo che il governo di Londra tentava di imporre si è
svolto entro i limiti della tradizione inglese, sulla base degli stessi principi ideali e istituzionali sui
quali si era fondata la battaglia del Parlamento contro l'assolutismo degli Stuart. quando nel 1775
Giorgio terzo proclamò lo stato di ribellione dei domini americani, cadde definitivamente l'immagine
tradizionale del monarca come supremo garante dei rapporti all'interno dell'impero e con il
maturare della prospettiva dell'indipendenza si fece strada anche sul piano ideale e istituzionale un
decisivo superamento della tradizione britannica. è significativo che a esprimere questo gli stacco sia
stato Thomas Paine, un inglese nato in una famiglia di artigiani di religione quacchera, da poco
arrivato in America che avrebbe preso parte in seguito anche alla rivoluzione francese. egli in nome
di un repubblicanesimo di ispirazione illuminista espresse una radicale critica del tradizionalismo e
dei pregiudizi che caratterizzavano la società inglese. le scelte che ispirarono la costituzione degli
Stati Uniti nacquero da un netto rifiuto del modello di governo misto della tradizione inglese. la
società americana si presentava libera e aperta, caratterizzata dalla malgama di gruppi e individui
provenienti da esperienze, culture e religioni diverse, pronta a offrire ampie opportunità alle
aspettative di affermazione e di arricchimento individuali. limiti e contraddizioni che hanno
accompagnato fin dalle origini la lotta per l'indipendenza: termini come uguaglianza e democrazia
vanno letti alla luce della particolare realtà della società americana: nonostante l'ispirazione
egualitaria della loro ideologia, gli esponenti del partito repubblicano non posero mai il problema di
un allargamento del suffragio, né si può dimenticare che Jefferson era lui stesso un proprietario di
schiavi. in tal senso colpiscono nella rivoluzione americana la totale rimozione del problema della
schiavitù e la mancanza di ogni riferimento alla sorte delle popolazioni indigene. ben poco fu fatto in
concreto perché la costituzione limito drasticamente la possibilità del Congresso di legiferare al
riguardo: un nodo che avrebbe portato alla guerra civile del 1861- 65.
altro fattore decisivo della crisi: la personalità di Luigi sedicesimo, uomo onesto ma mediocre che
influenzato dalla moglie Maria Antonietta figlia di Maria Teresa di asburgo e dagli ambienti
reazionari di Corte non appoggio mai con convinzione le riforme proposte dai suoi ministri. i decreti
preparati da colonne non furono portati subito alla registrazione dei parlamenti e furono sottoposti
all'analisi di un'assemblea di notabili composta da esponenti dell'alta nobiltà, prelati, alti funzionari e
magistrati. Era un'evidente segnale di debolezza: il re invece di comunicare la nobiltà la propria
volontà la consultava nella speranza di ammorbidirne la prevedibile opposizione. in effetti
l'assemblea si rivelò tutt'altro che docile tanto che Luigi sedicesimo fu costretto a licenziare calonne
e a nominare al suo posto l'arcivescovo di Tolosa de brienne, il quale non poteva che riproporre la
sovvenzione territoriale. fu necessario presentare i decreti al Parlamento di Parigi il quale rifiutò di
registrare la sovvenzione territoriale e l'otto maggio 1788 si attribuì addirittura un ruolo
costituzionale ergendosi a custode delle leggi fondamentali del Regno che il re non poteva
modificare: il carattere ereditario della monarchia, l'inviolabilità di consuetudini e privilegi delle
province, la necessità del consenso degli Stati generali per stabilire nuove imposte, l'illegittimità degli
arresti arbitrari, l'inamovibilità dei magistrati. a questo punto Luigi sedicesimo decise di stroncare
l'opposizione parlamentare facendo approvare una riforma della giustizia che abolì il Parlamento di
Parigi affidando la registrazione degli editti a una Corte plenaria composta di principi e ufficiali della
corona, e ridusse drasticamente le competenze degli altri parlamenti. i provvedimenti suscitarono in
provincia vivaci proteste che degenerarono anche in tumulti. il re richiamo al governo necker.
LA REAZIONE ARISTOCRATICA
fu quindi l'aristocrazia che paradossalmente diede inizio alla crisi rivoluzionaria che avrebbe portato
alla caduta dei suoi privilegi. opponendosi alle misure finanziarie predisposte dal governo i
parlamenti richiamarono in vita gli Stati generali come l'unico organo legittimo ad approvare nuove
tasse anche se in passato nessuna imposta era stata stabilita con il suo consenso. come di consueto i
parlamenti pur difendendo il privilegio aristocratico furono molto abili nel presentarsi come difensori
della libertà della nazione contro l'assolutismo monarchico. quando il Parlamento di Parigi affermò
che gli Stati generali avrebbero dovuto riunirsi sulla base della distinzione dei tre ordini, secondo le
modalità adottate nel 1614, la sua popolarità crollo. lo scenario politico cambio di colpo: il
tradizionale conflitto fra monarchia e nobiltà perse rilievo e si impose invece il programma del terzo
stato che, accantonate le polemiche contro l'assolutismo, mise sotto accusa l'egoismo dei
privilegiati.
necker sapendo che dallo stabilimento dell'eguaglianza fiscale dipendeva la soluzione del problema
finanziario, nel regolamento elettorale pubblicato nel gennaio 1789 vuole dare un esplicito
riconoscimento dell'accresciuta importanza acquisita dal terzo stato nella vita economica, sociale e
culturale attribuendogli una rappresentanza doppia rispetto a quella degli altri due ordini. egli lasciò
però aperta la questione decisiva della modalità del voto. le elezioni dei deputati che ebbero luogo
fra Marzo Aprile 1789 coinvolsero in profondità la società francese. il suffragio fu molto ampio
giacché nelle campagne furono ammessi a votare tutti i capifamiglia che avevano compiuto 25 anni e
pagavano un'imposta qualsiasi.
-IL CLERO
Il primo ordine comprendeva al massimo 130.000 individui, meno dello 0,5% della popolazione, ma
era proprietario del sei- 8% della terra e godeva di numerosi privilegi: esente in linea di principio
dalla tassazione esso contribuiva alle finanze statali con doni gratuiti, aveva il monopolio
dell'assistenza e dell'istruzione e disponeva di propri tribunali. tuttavia l'ingente ricchezza dell'ordine
era appannaggio soprattutto dell'alto clero, in larga misura appartenenti alla nobiltà.
-LA NOBILTA
la nobilta, circa 300000 individui, presentava al suo interno posizioni molto differenziate. molto
diversa era ad esempio la condizione della nobiltà di Corte che condivideva con il re la sfarzosa vita
della Reggia di Versailles, da quella dei nobili di provincia che spesso avevano difficoltà a mantenere i
loro castelli e non potendo esercitare altre attività tendevano a inasprire il prelievo signorile sui
contadini. vi era poi la nobiltà di toga, installata al vertice dell'amministrazione e del sistema
giudiziario, che ebbe un ruolo decisivo nella difesa del privilegio. in realtà non mancavano nobili che
si erano impegnati con profitto in attività manifatturiere o in un'oculata gestione delle terre di loro
proprietà; inoltre soprattutto nell'alta nobiltà era largamente penetrata alla cultura dei lumi che
portava molti ad aprire la loro mentalità a un rinnovamento della vita istituzionale e sociale. dei 270
deputati presenti a versailles solo una minoranza di nobili liberali era propensa ad accettare
l'eguaglianza giuridica e a diventare semplici cittadini. fra essi vi erano molti esponenti della grande
nobiltà e il marchese de la fayette, noto come eroe dei due mondi per aver preso parte alla
rivoluzione americana
- IL TERZO STATO
apparteneva al terzo stato tutti coloro che non erano né nobili né ecclesiastici, quindi la stragrande
maggioranza dei 28 milioni di cittadini francesi. il sistema elettorale ha piu gradi favori il prevalere
degli Strati superiori del terzo stato: Nessun artigiano o contadino fu [Link] nei cahiers
villaggio si trovano ingenue denunce dei mali che il mondo delle campagne: le imposte, i diritti
signorili, la corvè, la decima. fra i deputati prevalsero esponenti delle professioni liberali e in
particolare gli uomini di legge, ca 200 avvocati, mentre minore, ca 100, fu la pattuglia proveniente
dalle attività produttive quali commercio, finanza, manifatture. È significativo che il terzo stato fosse
guidato nel 1789 da un nobile e da un ecclesiastico elettrico al suo interno: il conte di mirabeau e
l’abate sieyès
All'inizio dei lavori degli Stati generali, il terzo stato propose che la verifica dei poteri fosse fatta in
comune dai deputati dei tre ordini, richiesta respinta dal clero e dalla nobiltà. questi contrasti relativi
alla procedura si protrassero per più di un mese fino a quando i deputati del terzo stato decisero di
rompere gli indugi e il 17 giugno 1789 dichiararono di essere in grado di rappresentare da soli la
Francia in quanto eletti dal 96% almeno della nazione. per questo essi adottarono il nome di
assemblea nazionale dichiarando che avrebbero accolto i rappresentanti degli altri due ordini che
avessero deciso di riunirsi a loro. si affermava così l'equazione stabilita da sieyès per cui il terzo stato
è la Francia. due giorni dopo il clero votava a maggioranza per la riunione con il terzo stato. il 20
giugno avendo trovata chiusa la sala delle loro riunioni i deputati del terzo stato si riunirono sotto la
Presidenza di bailly in una sala vicina. a questo punto il re decise di intervenire di autorità
convocando il 23 giugno i tre ordini in una seduta reale nella quale dichiaro nulle le decisioni del
terzo stato e invito i rappresentanti a riprendere i lavori separatamente. dopo che il re fu uscita dalla
sala, i deputati del terzo stato rimasero fermi ai loro posti e quando il capo del cerimoniale li invito a
rispettare l'ordine reale, bailli rispose: la nazione riunita non accetta ordini. per venire a capo della
ribellione del terzo, Al quale nel frattempo si erano Uniti la maggior parte degli ecclesiastici e diversi
nobili liberali, sarebbe stato necessario ricorrere alla forza ma Luigi sedicesimo per il momento non
se la senti e il 27 giugno invito i rimanenti deputati del clero e della nobiltà a riunirsi all'assemblea
nazionale che il 9 luglio si diede il nome di costituente. attraverso l'iniziativa rivoluzionaria del terzo
stato nasceva il moderno concetto di rappresentanza. i deputati degli Stati generali erano infatti
ancora legati alla concezione privatistica della società di ceti: essi erano procuratori che dovevano
curare gli interessi delle comunità che li avevano eletti ed erano vincolati alle istruzioni che avevano
ricevuto. ora invece essi erano i rappresentanti dell'intera nazione che non avevano più il compito di
risolvere la crisi finanziaria ma erano impegnati a dare alla Francia una costituzione. il re tuttavia
aveva ceduto solo per poter preparare meglio l'azione di forza che aveva in mente. l'undici luglio
dopo aver fatto circondare Parigi da un ampio schieramento di truppe egli Licenzio necker e installo
un nuovo ministro di orientamento reazionario che avrebbe dovuto sciogliere l'assemblea e
ripristinare la sua autorità assoluta. la rivoluzione costituente rischiava di essere soffocata sul
nascere ma a salvarla fu l'intervento del popolo
fra le cause contingenti della rivoluzione occorre considerare oltre al problema finanzario anche la
carestia che colpì la Francia fra 1788 e 89. A partire dal 1726 il prezzo dei generi di prima necessità
era aumentato mediamente di oltre il 60% e gli affitti erano raddoppiati a fronte di un incremento
dei salari pari solo al 17%; di conseguenza sei proprietari che riscuotevano l'affitto della terra o
producevano grano per il mercato videro a crescere i loro profitti, si determinò per contro un
notevole peggioramento del livello di vita dei contadini dediti a un'agricoltura di sussistenza. ad
aggravare queste difficoltà intervenne il pessimo raccolto cerealicolo del 1788. il prezzo dei cereali
conobbe una brusca impennata mediamente del 50%. la notizia del licenziamento di necker innescò
la rivoluzione. La rivolta fu diretta soprattutto a rivendicare la garanzia dei consumi essenziali per la
sussistenza. i rivoltosi per prima cosa incendiarono i caselli daziari. la mattina del 14 luglio una folla
composta in prevalenza di artigiani e bottegai si recò soprattutto per chiedere armi e munizioni alla
bastiglia, un castello adibito a carcere. la situazione precipitò a causa della sconsiderata decisione del
governatore de launay di far sparare sulla folla, fra la quale vi fu un centinaio di morti. quando nel
pomeriggio i popolani ritornarono all'assalto del castello il governatore si arrese e la bastiglia
simbolo dell'assolutismo fu demolita nei mesi seguenti. il giorno seguente Luigi sedicesimo ordinò
l'allontanamento delle truppe e il 16 richiamo necker al governo. immediatamente il fratello minore
di Luigi sedicesimo e molti nobili di Corte lasciarono il suolo francese dando inizio al fenomeno
dell'emigrazione. i disordini per il carovita non si placarono con il 14 luglio. Le teste del governatore
della bastiglia e di altri furono issati sulle picche e portate in giro per la città. spaventata dal dilagare
del disordine e dalla violenza popolare la borghesia tentò subito di riprendere il controllo della
situazione: gli elettori diedero vita a una nuova municipalità al posto delle vecchie autorità e
nominarono sindaco bailly; fu formata anche per mantenere l'ordine una guardia nazionale
borghese che ebbe come distintivo una coccarda con i colori di Parigi, il blu e il rosso Uniti al bianco
dei Borbone. nel contempo la rivoluzione si estese a tutte le città della Francia. comandante generale
della guardia nazionale fu la fayette.
LA RIVOLUZIONE CONTADINA
parallelamente alla rivoluzione municipale anche le campagne furono interessate da sommosse che
si concretizzarono in molte zone nel rifiuto di pagare i censi dovuti ai signori e la decima. su questo
fenomeno si innestarono correnti di panico collettivo passate alla storia con il nome di grande paura,
che nella seconda metà di luglio attraversarono buona parte del Regno. grande storico della Francia
rurale Georges lefebvre ne ha ricostruito con precisione le origini e le dinamiche. tutto aveva inizio
dalla falsa notizia dell'arrivo imminente di una banda di briganti; il villaggio si mobilitava per armarsi
e prepararsi. erano meccanismi non infrequenti nelle annate di carestia. agirono anche le notizie
degli eventi parigini che giunsero nei più lontani angoli del Regno animando ovunque il timore della
congiura aristocratica. la reazione del villaggio si propagava rapidamente ai villaggi vicini che
prendevano misure analoghe dando vita a una vera corrente di paura. passata l'ondata di panico i
contadini armati indirizzavano la loro rabbia sulla figura del Signore: molti castelli furono
saccheggiati e talora incendiati. si è molto discusso dell'effettivo peso del prelievo fiscale che era
comunque molto diversificato nelle varie regioni. alcuni storici lo hanno perfino definito pressoché
privo di importanza. non la pensavano così i contemporanei. nell'estate del 1789 la Francia rurale fu
unanime nel chiedere l'abolizione del sistema signorile
l'insurrezione del mondo contadino indusse l'assemblea nazionale ha un'ulteriore passo verso una
radicale rottura con il passato. il 4 agosto in una seduta notturna accuratamente preparata i deputati
diedero un colpo decisivo a ciò che restava del sistema signorile. i decreti che nei giorni seguenti, 5-
11 agosto, riassunse le proposte avanzate nella notte del 4 agosto proclamarono solennemente:
l'assemblea nazionale abolisce interamente il regime feudale. la realtà era abbastanza diversa. i
costituenti infatti soppressero i diritti personali gravanti sugli individuo, ad esempio le corvèèe, ma
non volendo intaccare il diritto di proprietà dichiararono i diritti reali, gravanti sulla terra quali licenzi
e banalità, riscattabili. naturalmente i contadini non avevano alcuna intenzione di rimborsare i
titolari dei diritti aboliti mi seguenti opposero questa prescrizione una tenace resistenza che alla fine
c'è un poco quando nel 1793 fu dichiarata l'abolizione pura e semplice senza riscatto di tutti i diritti
signorili. i decreti di agosto cancellarono anche la decima, la giustizia signorile, il diritto di caccia, la
venalità delle cariche, i privilegi delle province e delle città. la costituente con questi provvedimenti
smantello pezzo per pezzo tutta la struttura della vecchia Francia. a pronunciarmi il definitivo 8 di
morte fu la dichiarazione dei diritti
con la dichiarazione giunse a compimento il filone giusnaturalistico che aveva avuto un posto
centrale nel pensiero settecentesco. in questa prospettiva la dichiarazione assumeva un valore
universale che rappresentò il motivo principale della sua straordinaria fortuna: essa infatti non si
rivolgeva solo alla Francia e al proprio tempo ma intendeva offrire 1 m di paragone che consente di
valutare in ogni tempo e in ogni luogo in che misura la legislazione positiva, Vigente, garantisce quei
diritti e quindi in che misura essa può considerarsi legittima e giusta. approvato il 26 agosto 1789, il
testo dichiarava diritti naturali dell'uomo, inalienabili e imprescrittibili, la libertà, la proprietà, la
sicurezza e la resistenza dell'oppressione. l'eguaglianza, intesa solo come eguaglianza giuridica, era
richiamata nell’ esordio. non mancava un puntuale richiamo a montesquieu nell'articolo 17, secondo
il quale una società che non garantisce la separazione dei poteri non ha costituzione. il testo e
incentrato sulla libertà: esso contiene infatti tutti i principi concernenti libertà personale virgola di
pensiero virgola di opinione. manca il riconoscimento della libertà di coscienza. In realtà i costituenti
dovevano tenere conto degli orientamenti del clero che era stato decisivo nella vittoria del terzo
stato e che nei cahiers si era mostrato contrario alla libertà religiosa. definita da Hegel la splendida
Aurora del mondo moderno, la dichiarazione fu davvero il manifesto della rivoluzione. nacque allora
l'espressione antico regime per designare la società del privilegio, delle distinzioni, dei particolarismi
virgola che la dichiarazione aveva cancellato per sempre.
Mentre si metteva al lavoro per redigere la costituzione, l'assemblea dovette prendere atto che la
resistenza del re rischiava di vanificare la sua opera, Luigi sedicesimo non intendeva a firmare i
decreti del 5 11 agosto. ci si convinse cosi che per proseguire il processo rivoluzionario occorreva
un'altra spallata. l'occasione per la mobilitazione popolare una notizia di un banchetto svoltosi a
versailles, nel quale le guardie del corpo del re, Alla presenza dei sovrani, avevano oltraggiato le
coccarde tricolori. le motivazioni furono anzitutto economiche: la mattina del 5 1 folla si presentò al
palazzo di città a reclamare del pane e non avendo trovato nessuno si avviò in direzione di versailles.
si trattò sicuramente di un'azione preparata. quando il primo corteo giunse alla Reggia il re ricevette
una delegazione di donne dando garanzie circa l'approvvigionamento di Parigi e in seguito si
impegnò anche a firmare i decreti di agosto. ma coloro che dirigevano dietro le quinte la giornata
miravano a riportare il re a Parigi in modo da sottrarlo all'influenza della Corte. la mattina del sei
alcuni popolani penetrarono nel castello e il re dovette cedere alle richieste della folla e nel
pomeriggio parti insieme con la sua famiglia verso la capitale
con la rivoluzione costituente del 1789 si affermarono i concerti e i termini del linguaggio politico e
moderno, a partire dalla distinzione fra destra e sinistra in relazione alla collocazione degli
schieramenti sui banchi dell'assemblea anche se si dovrà ancora attendere molto per la nascita dei
partiti. si avviò allora un processo di politicizzazione che coinvolse tutta la società francese. anche le
masse erano tutt'altro che ignare dei problemi politici del momento. si diffuse un gran numero di
pubblicazioni sui problemi del giorno divario contenuto e destinate a diversi livelli culturali e sociali.
Nacque allora il giornale moderno volto a formare l'opinione pubblica sulla base di un preciso
programma politico. Sorsero anche circoli o club nei quali si tenevano dibattiti e discorsi volti a
formare la pubblica opinione. Nel novembre del 1789 si formatta degli amici della costituzione, in
francese jacobins. Formato all'inizio soprattutto da deputati esso si affermò come un'importante
luogo di discussione e di elaborazione politica che estese la sua influenza tutta la Francia grazie alla
rete di club provinciali affiliati ad esso. nel 1790 nacque il club dei cordiglieri, che per la quota di
iscrizione più bassa garantì una partecipazione più popolare che ne fece l'espressione delle posizioni
democratiche più avanzate. in dal 1789 si delinearono anche le strutture di base del movimento
popolare
LA NAZIONE
il 14 luglio 1790 a un anno dalla presa di bastiglia fu celebrata la festa della Federazione alla quale
parteciparono delegati venuti da tutte le province: il giuramento solenne pronunciato da espresse
simbolicamente il sentimento dell'unità nazionale generato dalla rivoluzione. nacque allora la
moderna idea di nazione radicata non solo nei caratteri fisici etnici o linguistici che uniscono un
popolo, ma nella libera volontà di appartenenza a una comunità
l'iniziativa politica nella costituente fu assunta per un certo tempo dai cosiddetti anglomani, fautori
di una monarchia costituzionale sul modello inglese. essi proposero di dare al re un diritto di veto
assoluto sulle leggi. la loro proposta di istituire una camera alta simile a quella dei Lord fu però
respinta ad ampia maggioranza. a differenza che in Inghilterra dove la aristocrazia aveva accettato il
compromesso del 1688, In Francia la maggior parte della nobiltà rifiutava in blocco la costituzione la
quale non poteva che essere monocamerale in quanto una camera alta avrebbe rappresentato una
roccaforte della controrivoluzione. fu questa la prima divisione del fronte rivoluzionario: spaventati
dalla violenza popolare gli anglomania già dopo le giornate di ottobre, scesero dal carro della
rivoluzione. la guida della borghesia rivoluzionaria fu assunta quindi dal cosiddetto triumvirato,
composto da antoine barnave, avvocato, adrien duport, parlamentare eletto da nobiltà, alexandre
de lameth, nobile liberale.
LA NASCITA DELL’ASSEGNATO
avendo tolto alla chiesa tutti i suoi beni, l'assemblea dovette incaricarsi di una sua completa
riorganizzazione che fu realizzata il 12 luglio 1790 con la costituzione civile del clero. gli ecclesiastici
divennero dei funzionari al servizio dello Stato dal quale ricevevano lo stipendio. i vescovi le cui
diocesi furono fatte corrispondere con gli 83 dipartimenti erano eletti alla stessa stregua degli
amministratori dei dipartimenti. il legame con Roma divenne quanto mai esile: il vescovo eletto
doveva solo informare il Papa
LA FUGA DI VARENNES
un evento increscioso mostro la fragilità dell'edificio messo in piedi dall'assemblea. nella notte fra 20
21 giugno 1791, Luigi sedicesimo tentò di lasciare la Francia con la sua famiglia per rifugiarsi in
Belgio. intanto per un'altra via fuggiva all'estero anche il primo fratello del re, il futuro Luigi
diciottesimo, 1814- 24. riconosciuto poco prima della frontiera, a varennes, il re fu costretto a
tornare alle tuileries. La maggioranza dell'assemblea respinse le richieste di deposizione del re e
accredito la versione ufficiale di un rapimento della famiglia reale. la verità era però chiara a tutti:
Luigi sedicesimo non aveva alcuna intenzione di vestire i panni del monarca costituzionale che
l'assemblea gli aveva cucito addosso. la fuga del re fu l'occasione per una nuova spaccatura del
fronte rivoluzionario. il 16 luglio l'ala moderata, rappresentata dal triumvirato e da la fayette, Uscì
dal club dei giacobini per fondare il club che fu detto dei foglianti. il giorno seguente una
manifestazione organizzata nel Campo di Marte dal club dei cordiglieri per raccogliere le firme di una
petizione repubblicana fu dispersa con la forza dalla guardia nazionale, che fece fuoco sulla folla.
questo fu l'inizio del tramonto della stella di la fayette. portati a termini i suoi lavori, l'assemblea
approvò il 4 settembre 1791 il testo della costituzione che Luigi sedicesimo prestandosi all'ennesima
finzione firmò il 13 settembre
la costituente diede vita a una monarchia costituzionale nell'attuale il sovrano definito re dei francesi
conservava la titolarità del potere esecutivo, quindi la nomina di ministri, generali e diplomatici, e
otteneva anche un veto sospensivo delle leggi ma vedeva sensibilmente limitato il suo potere da
un'assemblea depositaria del potere legislativo eletta a suffragio censitario. questa scelta strideva in
linea di principio con l'affermazione contenuta nella dichiarazione, che riconosceva a tutti i cittadini il
diritto a concorrere personalmente o per mezzo di rappresentanti alla formazione della legge,
definita l'espressione della volontà generale. la costituzione invece attribuì il diritto di eleggere
amministratori, giudici e rappresentanti dell'assemblea legislativa ai soli cittadini attivi che pagavano
un'imposta pari ad almeno tre giornate di lavoro. la rivoluzione paradossalmente negò i diritti politici
a un gran numero di francesi ai quali la monarchia di antico regime aveva dato invece la possibilità di
prendere parte alle elezioni degli Stati generali. il carattere censitario della costituzione era poi
rafforzato dallo scrutinio a due turni per l'elezione dell'assemblea legislativa. per quanto concerne la
politica estera, i costituenti non fidandosi di Luigi sedicesimo subordinarono le decisioni del re
concernenti trattati internazionali e dichiarazioni di guerra alla ratifica dell'assemblea. la costituzione
ripudio il diritto di conquista e pose le basi di un nuovo diritto internazionale che contrapponendosi
alla diplomazia di antico regime si ispirava alle idee della nazione come espressione della libera
volontà dei popoli
L’ASSEMBLEA LEGISLATIVA
eletta nell'estate del 1791 l'assemblea legislativa prevista dalla costituzione si insediò il 1 ottobre. su
richiesta di un avvocato di arras, maximilian robespierre, 1758- 94, si era deciso che nessuno dei
membri della costituente ne avrebbe fatto parte, per cui vi fu un completo ricambio del corpo
legislativo. dei 745 membri più di 250 iscritti al club dei foglianti erano fautori della monarchia
costituzionale. a sinistra sedevano 136 deputati, molti dei quali aderivano al club dei giacobini.
all'estrema sinistra si collocava una sparuta pattuglia di democratici, fautori del suffragio universale
anche a prescindere dall ostinata volontà di Luigi sedicesimo di restare fedele alla monarchia
assoluta ereditata dai suoi avi, altri fattori minavano alla base il regime costituzionale del 1791 che
infatti sarebbe durato solo 10 mesi. intanto una costituzione ispirata al modello inglese ma
monocamerale appariva zoppa proprio per la mancanza di un sostegno da parte dell'aristocrazia.
questa rimase in gran parte ferma nella sua irriducibile opposizione al nuovo regime come dimostra
il fenomeno dell'emigrazione che si sviluppa dal luglio 1789. Un'altro motivo di instabilità e di
debolezza era il problema religioso. nel maggio 1791 giunse da parte del Papa la condanna formale
della costituzione civile del clero. quando l'assemblea nazionale impose agli ecclesiastici in quanto
pubblici funzionari stipendiati dallo stato, un giuramento di fedeltà alla costituzione, quasi tutti i
vescovi e circa la metà dei parroci rifiutarono. si determinò così nel clero una frattura che fece
naufragare l'unità religiosa della nazione. alla radicalizzazione del processo rivoluzionario concorse
anche l'aggravarsi della crisi economico sociale.
LA GUERRA
Un'ulteriore fattore di accelerazione della crisi fu la guerra. fu lo stesso Luigi sedicesimo a favorire
con ogni mezzo lo scoppio delle ostilità nella segreta speranza che le potenze coalizzate sconfitta la
Francia avrebbero soffocato nel sangue la rivoluzione è ristabilito il suo potere assoluto.
sull'opportunità della guerra si sviluppò nel club dei giacobini, fra dicembre 1791 gennaio 1792, un
duello oratorio fra brissot e robespierre. A brissot, Che riteneva la guerra necessaria per consolidare
la rivoluzione e per smascherare i suoi nemici, robespierre oppose i molti motivi che la
sconsigliavano. soprattutto egli mise a nudo il gioco della Corte che vedeva nella guerra l'ultima
risorsa per attuare la contro rivoluzione. nel Marzo 1792 Luigi sedicesimo in un ministero composto
di girondini. questi ultimi manifesti la necessità di una crociata di libertà che portasse i principi del
1789 al di là delle frontiere francesi esprimevano con efficacia la portata universale della rivoluzione.
l'opposizione di rimas una voce isolata. il 20 Aprile 1792 l'assemblea ha approvato a larga
maggioranza la dichiarazione di guerra all'imperatore d'austria Francesco secondo che era da poco
succeduto al padre Leopoldo secondo. all'austria si aggiunsero poi la prussia, il Regno di Sardegna e
la Spagna
l'offensiva in direzione del Belgio promossa dal ministro della guerra falli. i primi insuccessi militari
provocarono una ripresa dell'iniziativa rivoluzionaria che mise sotto accusa il tradimento del re.
l'undici luglio fu proclamata la patria in pericolo. in questi mesi si affermò l'inno nazionale che
esprimeva tutto lo spirito del 1792 poiché chiamava alle armi i cittadini a difesa della Francia e della
rivoluzione sentite come una cosa sola. intanto a Parigi erano affluite le delegazioni dei patrioti
provenienti da tutte le province per celebrare la festa della Federazione. a rianimare ancora di più
l'orgoglio nazionale giunse il 25 luglio il manifesto firmato dal duca di brunswick, comandante delle
truppe nemiche che minacciava una dura punizione ai francesi nel caso che si fosse recato il minimo
oltraggio alle persone dei sovrani. cadeva la distinzione fra cittadini attivi e cittadini passivi; 47
sezioni su 48 si pronunciarono a favore della deposizione del re. l'insurrezione scatto nella notte fra 9
10 agosto. il 10 agosto fu davvero un'insurrezione nazionale e non solo parigina. l'assemblea
legislativa presso la quale si era rifugiato Luigi sedicesimo mantenne un atteggiamento attendista,
ma quando si profilò la vittoria dell'insurrezione decise la sospensione del re e la formazione di un
consiglio provvisorio
gli eventi del 1789 nacquero dal concorso di tre rivoluzioni. la rivoluzione costituente o istituzionale
si salvò dai progetti liberticidi del re grazie alla sollevazione di Parigi (rivoluzione municipale) e
all'insurrezione delle campagne (rivoluzione contadina). l'agitazione delle masse urbane e rurali ebbe
origini e sviluppi autonomi rispetto al problema istituzionale. la borghesia, padrona dell'assemblea
nazionale, stabilendo una monarchia costituzionale si propose di porre fine alla rivoluzione e alle
agitazioni popolari. l'opposizione del re e delle sue forze contro rivoluzionarie rete necessario il
ricorso al popolo: fu sua la spallata decisiva che abbattendo la monarchia aprì la strada alla prima
Repubblica.
una prestigiosa tradizione storiografica i cui principali esponenti sono stati mathiez, lefebvre e
soboul, ispirandosi in vario modo al pensiero marxista, ha interpretato la battaglia ingaggiata dal
terzo stato con gli ordini privilegiati come l'espressione di una lotta di classe che avrebbe portato
attraverso l'abbattimento della feudalità e l'eguaglianza giuridica al trionfo della borghesia. questa
interpretazione è stata contestata nel secondo dopoguerra da storici anglosassoni come cobban, i
quali hanno sostenuto che è improprio parlare di borghesia in relazione a una Francia ancora lontana
dall'aver conosciuto uno sviluppo capitalistico. queste critiche hanno indotto a sfumare e a
correggere in parte la nozione tradizionale della rivoluzione francese come rivoluzione borghese. La
Francia nel corso del 700 conobbe un significativo incremento demografico. l'ottantacinque per 100
viveva nelle campagne, e di questi il 75% era formato propriamente da contadini. La Francia era
quindi un paese rurale nel quale prevaleva ancora un'agricoltura di sussistenza. vi erano stati nel
diciottesimo secolo un'enorme crescita del commercio interno e soprattutto coloniale e anche uno
sviluppo di nuovi settori manifatturieri come fonderie e miniere di carbone, ma la Francia era ancora
lontana dal dinamismo che in quegli anni caratterizzava l'economia inglese. si può definire borghesia
l'elite del terzo stato che guidò la rivoluzione costituente del 1789? sicuramente nel 700 il mondo
degli affari e delle professioni aveva visto crescere la sua importanza e la sua consistenza numerica:
l'elite del terzo stato contava probabilmente più di due milioni di persone. essa era però molto
eterogeneo e priva di una coscienza di classe: per molti l'obiettivo principale era ancora la
nobilitazione. pur eterogenei per mentalità e per caratterizzazione economica, i gruppi sociali che si
collocavano alla testa del terzo stato furono Uniti da una forte ostilità per il mondo del privilegio
avvertito come un ostacolo alla realizzazione delle loro aspirazioni. nel 1789 i plebei erano esclusi
dagli alti gradi dell'esercito, dalle maggiori cariche ecclesiastiche, dalle più importanti funzioni
amministrative e giudiziarie; anche nel governo l'aristocrazia la faceva da padrona, ed erano lontani i
tempi di Luigi 14esimo, che chiamava come ministri dei plebei. in tal senso l'elite del terzo stato
aveva una coscienza di sè come un gruppo sociale in quanto secondo la denuncia di sieyès riteneva
che non le fosse riconosciuto nella società il posto che sentiva di meritare. per quanto concerne
l'economia, l'assemblea nazionale abolì le corporazioni e garantì la libertà economica, e si preoccupò
di prevenire il pericolo di rivendicazioni dei lavoratori vietando con la legge le chapelier, 14 giugno
1791, le associazioni operaie. imponendo con le decisioni del 4 agosto un nuovo concetto di
proprietà, libero da ogni peso, i costituenti posero una delle premesse per lo sviluppo dell'economia
capitalistica.
All'indomani della caduta del re si creò un dualismo istituzionale fra il comune rivoluzionario,
formato dai 288 delegati delle 48 sezioni parigine, che si era insediato al posto della precedente
municipalità travolta dall'insurrezione, e l'assemblea legislativa, che restava in carica in attesa che
fosse eletta a suffragio universale una convenzione. un punto d'accordo fra questi due poteri in
conflitto era il consiglio esecutivo provvisorio formato dalla stessa assemblea nel quale la figura
principale era danton, Ministro della Giustizia. per fronteggiare l'emergenza furono adottati
provvedimenti radicali come il sequestro dei beni degli emigrati e il bando ai preti refrattari che non
avessero prestato il giuramento entro 15 giorni
le notizie provenienti dal fronte, che annunciavano l'avanzata delle truppe prussiane, crearono nella
capitale un clima di eccitazione e di paura. temendo che l'attacco nemico trovasse sostegno nella
forza della controrivoluzione interna, i popolani, fra due 5 settembre, assalirono le carceri cittadine e
massacrarono circa 1500 prigionieri, aristocratici e preti refrattari e molti detenuti per reati comuni.
Le autoritari mazzero impotenti di fronte alla cieca violenza popolare. l'avanzata prussiana fu
fermata il 20 settembre a valmy; si trattò di un conflitto fra le opposte artiglierie che segnò tuttavia
un rovesciamento delle sorti della guerra
LA REPUBBLICA
nel frattempo si erano svolte a suffragio universale maschile le elezioni per la convenzione. la
partecipazione al voto fu molto bassa: era questa una conseguenza della frattura religiosa e del clima
di violenza e di paura seguito alla caduta della monarchia. la convenzione riunita sia a Parigi il 20
settembre, il giorno seguente proclamò ufficialmente la Repubblica. essendo i monarchici passati nel
campo della controrivoluzione, i 749 deputati erano tutti di orientamento repubblicano. all'ala
destra siedevano il gruppo dei brissotini o girondini. alla gironda si contrapponeva la montagna, un
centinaio di deputati molti dei quali membri del club dei giacobini, chiamata così perché seduta
nell'aula in alto a sinistra. il centro era occupato dalla pianura o palude, grosso raggruppamento di
personaggi privi di precisa caratterizzazione politica ma interpreti degli interessi profondi maturati
nella società francese per effetto della rivoluzione. fin dall'inizio si sviluppò fra montagna e gironda
un'aspra lotta politica. dietro la gironda vi erano i grandi porti, centri del capitalismo commerciale, e
una borghesia provinciale legata alla rivoluzione ma ostile allo strapotere di Parigi è intimorita dalla
violenza del movimento popolare. fra i capi della montagna vi erano maximilien robespierre è un
giovane deputato della capitale, Louis Antoine de Saint just
IL MOVIMENTO SANCULOTTO
A partire dalla primavera del 1792 il movimento popolare impose la sua centralità nel processo
rivoluzionario. esso si era formato attraverso un lungo percorso che aveva trasformato la folla
indistinta in un'organizzazione militante. i militanti del movimento popolare furono chiamati
sanculotti perché portavano i pantaloni lunghi e non le culottes, calzoni attillati fino al ginocchio
utilizzati dalle classi alte. il termine è riferito a una realtà urbana e in particolare i popolani di Parigi
ma movimenti analoghi furono attivi in molte città di provincia. il sanculotto divenne l'incarnazione
del militante e dell'agitatore rivoluzionario animato dall'odio per l'aristocrazia e da un istintivo
sentimento di eguaglianza. si è calcolato che in media 1/10 della popolazione maschile adulta di
Parigi abbia militato nella sanculotteria. questa non era un gruppo socialmente definito. la
componente maggioritaria che aveva anche la guida del movimento era formata da artigiani e
bottegai. nelle giornate rivoluzionarie uomini di così diversa condizione erano Uniti dal fatto che
scendevano in piazza non come produttori ma come consumatori. il carattere arcaico di
rivendicazioni che miravano allo stabilimento di un calmiere e spesso si esprimevano in forme di
protesta tradizionali come l'assalto ai forni, la requisizione dei convogli di farina, la violenza contro
veri o presunti incitatori e speculatori. solo nel secolo seguente i conflitti sociali avrebbero assunto le
forme moderne della lotta per il salario, per la riduzione dell'orario, per migliori condizioni di lavoro.
i programmi sociali e politici del movimento sanculotto, programmi che furono espressi e sintetizzati
dai gruppi politici degli arrabbiati prima e gli hebertisti poi. sul piano sociale e sinon misero in
discussione la proprietà ma guardavano con sospetto alle posizioni egemoni nell'ambito del mercato
e aspiravano a una società di piccoli produttori indipendenti nella quale ciascuno disponesse di una
bottega o di una quantità di terra sufficiente ad assicurargli la sussistenza. sul piano politico fu tipica
dei fan culotti una gelosa difesa della sovranità popolare, che si traduceva nella predilezione per la
democrazia diretta e in una istintiva diffidenza per la democrazia rappresentativa. questa volontà di
immediata, costante partecipazione alla vita politica si esprimeva nel comportamento delle sezioni,
che nei momenti di crisi si dichiaravano riunite in permanenza, inviavano delegazioni e petizioni per
fare pressione sulle assemblee legislative, adottavano una giustizia rapida e sommaria nei confronti
di quanti erano individuati come nemici della rivoluzione
Voi le prime notizie sulla rivoluzione costituente promossa dal terzo stato avevano suscitato in molti
ambienti europei uno spontaneo moto di simpatia e in qualche caso anche di sincero entusiasmo.
Kant aderii in pieno ai principi del 1789 e fichte riconobbe che la rivoluzione gli aveva offerto lo
stimolo per l'elaborazione della sua filosofia della libertà. le drammatiche scene di violenza popolare
nelle strade di Parigi indussero molti già nel 1789 ad assumere un atteggiamento stile. pochi furono
coloro che come Pietro Verri giudicarono alcuni eccessi inevitabili quando un popolo lotta per
stabilire un regime di libertà che non ammette altra distinzione che il merito. la pubblicistica
reazionaria individuo naturalmente l'origine della rivoluzione nella filosofia dei lumi che fu messa sul
banco degli accusati accanto alla massoneria; nacque così il mito del complotto massonico come
origine degli eventi rivoluzionari
Al di là dei proclami ufficiali, Gli Stati europei e la stessa Austria avevano mantenuto un
atteggiamento prudente e si erano preoccupati soprattutto di impedire la diffusione dei principi
rivoluzionari. del resto non mancavano in Europa zone di potenziale crisi: Il Belgio, l'Irlanda, la
Polonia. In questo quadro intervenne l'esecuzione di Luigi sedicesimo che determinò nel corso del
1793 la formazione della prima coalizione antifrancese comprendente Inghilterra, Austria, Russia,
prussia, Spagna, Olanda, Portogallo, quasi tutti i principi dell'impero e tutti gli Stati italiani a
eccezione di Genova e Venezia
i girondini il 19 novembre 1792 avevano fatto approvare dalla convenzione un decreto che
prometteva fratellanza e soccorso a tutti i popoli che vorranno riacquistare la libertà, ma nella realtà
dovevano misurarsi con le difficoltà della guerra di propaganda. la guerra portò alle annessioni di
Nizza, della Savoia e del Belgio
difficile era anche la situazione delle colonie. Nonostante la presenza di una diffusa corrente di
opinioni contraria alla tratta dei neri e alla schiavitù, i pronunciamenti al riguardo delle assemblee
rivoluzionarie erano stati molto deludenti soprattutto a causa delle pressioni esercitate dalla lobby
dei coloni bianchi delle Antille. il problema della schiavitù fu imposto nel 1791 dalla rivolta degli
schiavi neri della parte francese dell'isola di Santo Domingo. l'insurrezione si avvalse anche del
sostegno interessato della Spagna e dell'inghilterra. solo il 4 Febbraio 1794 la convenzione decreto
formalmente l'abolizione della schiavitù.
convinto che solo l'appoggio popolare avrebbe salvato la rivoluzione, robespierre, vero capo della
montagna, nella primavera del 1793 lanciò il suo attacco alla gironda criticando il progetto di
costituzione elaborato da condorcet. la sua attenzione si concentra in particolare sulla proprietà, Che
il progetto girondino definiva il diritto di ogni cittadino di godere a suo piacimento dei suoi beni, dei
suoi redditi, del suo lavoro e della sua operosità. robespierre affermava che questo testo era fatto
per i ricchi, per gli accaparratori, per gli speculatori e per i tiranni in quanto non stabiliva alcun limite
al diritto di proprietà. Quest'ultimo a suo parere non poteva prevalere sul diritto all'esistenza di ogni
essere umano e perciò doveva essere limitato per garantire la sussistenza dei più poveri.
Robespierre presentò perciò il 24 Aprile un progetto alternativo che definiva la proprietà il diritto di
ogni cittadino di godere e disporre della porzione di bene che gli che gli è garantita dalla legge E
proponeva l'imposta progressiva. questa apertura alle richieste popolari mirava a ottenere il
sostegno del movimento sanculotto che fu infatti decisivo nel decidere lo scontro fra montagna e
gironda. Dopo un fallito tentativo al 31 maggio, il 2 giugno 1793 i sanculotti in armi circondarono la
convenzione costringendola a votare il decreto di arresto per tutto lo stato maggiore girondino. la
montagna provvide rapidamente all'approvazione della nuova costituzione repubblicana il 24 giugno
1793 ispirata ai più radicali principi della democrazia politica. La dichiarazione dei diritti dell'uomo
poneva al primo posto l'eguaglianza, garantiva il diritto alla sussistenza, al lavoro e all'istruzione e
riconosceva anche al popolo il diritto di resistenza all'oppressione. Tuttavia per quanto concerne la
proprietà la dichiarazione mantenne lo stesso testo di condorcet: robespierre si guardò bene dal
riproporre il suo progetto del 24 Aprile in quanto sapeva bene che la borghesia rivoluzionaria non
avrebbe accettato una definizione così radicale. Il potere legislativo era affidato a una sola assemblea
eletta a suffragio universale e potere esecutivo a un consiglio di 27 membri. Il 5 ottobre 1793 la
convenzione vuole dare un segnale concreto della rottura con il passato operata dalla rivoluzione
adottando un nuovo calendario al posto di quello gregoriano.
tutt'altro che facili furono i rapporti con il movimento popolare. Il quattro 5 settembre i sanculotti
invase o la convenzione per protestare contro la cattiva applicazione del calmiere. La montagna
seppe contenere la spinta popolare e irregimentarla venendo incontro ad alcune sue richieste: la
requisizione dei cereali fu affidata a squadre di San culotti e fu stabilito il maximum generale
comprendente tutti i generi di prima necessità e anche salari. hai comitati di sorveglianza furono
assegnate funzioni di controllo degli stranieri e dei sospetti. Fu sancita l'abolizione dei diritti signorili
senza alcun rimborso. i beni nazionali furono venduti in modo da favorire nelle aste i piccoli
coltivatori
sul piano militare il comitato di salute pubblica mobilitò a difesa della rivoluzione e della patria tutte
le risorse umane e materiali della nazione. proclamando il 23 agosto 1793 la leva in massa, la
convenzione diede vita al primo esercito nazionale. a differenza delle milizie previste negli Stati di
antico regime, nella Francia rivoluzionaria i militari di leva furono di gran lunga prevalenti; nel 1794
erano almeno 800.000. Era impossibile addestrare una massa così grande in tempi rapidi per cui fu
necessario far leva sulle due principali qualità di questi eserciti improvvisati ovvero la forte carica
ideologica e patriottica e l'organizzazione egualitaria fondata sul merito. imponente fu anche lo
sforzo del governo per regolare l'apparato produttivo in modo da garantire il rifornimento delle
armate. l'enorme numero di uomini messo in campo provocò una stravolgimento della strategia. la
nazione in armi segnò la nascita della moderna guerra di massa
già negli ultimi mesi del 1793 la situazione militare della Repubblica migliorò sensibilmente sia in
belgie sia sui fronti meridionali dei Pirenei e delle Alpi. la rivolta federalista fu stroncata: Lione fu
ripresa dopo un lungo assedio. nel dicembre 1793 grazie al contributo decisivo di un giovane ufficiale
di artiglieria corso, Napoleone Bonaparte, tolone fu ripresa e la flotta inglese costretta a lasciare la
rada. in vandea l'armata degli insorti fu sconfitta anche se l'insurrezione durò ancora a lungo sotto
forma di guerriglia
ROBESPIERRE
Per Legittimare il grande potere acquisito dal comitato di salute pubblica, robespierre pronunciò alla
convenzione due importanti discorsi nei quali da buon allievo di rousseau indicò nella virtù, intesa
come volontà di realizzare il bene comune e la salvezza della nazione, la principale ispirazione della
politica del terrore, necessaria per superare le tempeste della rivoluzione. per il rigore morale, per la
fedeltà ai principi repubblicani e per la completa dedizione alla causa della rivoluzione robespierre fu
chiamato l'incorruttibile
IL 9 TERMIDORO
Nelle file dei convenzionali serpeggiava la paura perché molti temevano di essere a loro volta colpiti
dalla giustizia rivoluzionaria. del resto gli stessi successi conseguiti dal governo crearono le condizioni
per la sua caduta: superata l'emergenza, la maggioranza della convenzione riteneva ormai inutile la
politica del terrore. si annodò così la congiura che porto il 9 termidoro hanno secondo, 27 luglio
1794, alla messa in stato di accusa di robespierre in una drammatica seduta della convenzione.
roberspierre sali sulla ghigliottina insieme con il fratello, i montagnardi e 19 loro seguaci. Fra le cause
del 9 termidoro va considerato anche il logoramento del rapporto con il movimento popolare. certo
il comitato di salute pubblica con il calmiere era venuto incontro alle richieste del movimento
sanculotto ma aveva accettato la limitazione della libertà economica sempre rifiutata dalla gironda. il
maximum dei salari aveva provocato molto malumore. inoltre l'accentramento operato dal governo
rivoluzionario le deva l'autonomia del movimento sanculotto legato alla pratica della democrazia
diretta. Un'altro motivo di tensione fu determinato dallo stilita di robespierre nei confronti del
movimento scristianizzatore, radicale attacco alla religione promosso nell'inverno 93- 94 dal gruppo
hebertista. le chiese venivano chiuse, gli oggetti sacri erano distrutti, i preti obbligati a deporre
l'abito, al posto dei riti cristiani si organizzavano processioni sacrileghe e feste rivoluzionarie per
celebrare i martiri della rivoluzione. in queste pratiche si rifletteva il processo di secolarizzazione che
nel corso del secolo aveva fatto progressi anche in una popolazione urbana che presentava 1 ° di
alfabetizzazione più alto che in altre realtà del continente europeo. robespierre per combattere la
scristianizzazione il 18 floreale hanno secondo, 7 maggio 1794, indusse la convenzione a dichiarare
che il popolo francese riconosce l'essere supremo e l'immortalità dell'anima, una posizione che gli
alienò molti consensi
LA REAZIONE TERMIDORIANA
Nell eterogenea coalizione di forze che aveva ispirato il 9 termidoro erano nettamente prevalenti i
gruppi di orientamento moderato e conservatore: la borghesia rivoluzionaria voleva riprendere il
controllo delle istituzioni e ripristinare la libertà economica, liquidando il movimento popolare. fu
questo il segno caratteristico della cosiddetta reazione termidoriana, periodo compreso fra il 10
termidoro e lo stabilimento della costituzione del 1795. la convenzione riammise nel suo seno i
girondini superstiti espulsi nel 1793 e l'undici novembre 1794 chiuse il club dei giacobini. i
termidoriani smantellarono pezzo per pezzo la struttura del governo rivoluzionario; nel dicembre
1794 abolirono il maximum ripristinando la libertà del commercio e degli scambi monetari. si
determinarono così un vertiginoso aumento dei prezzi e una rapida svalutazione della assegnato.
non più soggetti alle requisizioni, i contadini non portavano i prodotti ai mercati per non dover
accettare in pagamento assegnati svalutati. la crisi economica e monetaria colpì duramente le classi
popolari; dopo il cattivo raccolto del 1795 ricomparve lo spettro della carestia. per contro la società
termidoriana fu caratterizzata da una ripresa di vita mondana e da uno ostentazione della ricchezza
e del lusso da parte delle classi agiate. la liberalizzazione dell'economia favorire la ripresa e talora
effimera ascesa di una classe di nuovi ricchi
LA LIQUIDAZIONE DEL MOVIMNTO POPOLARE
la crisi economica determina una ripresa del movimento popolare che cominciava a rimpiangere la
politica sociale del governo robespierrista. un primo tentativo insurrezionale il 12 germinale hanno
terzo, 1 Aprile 1795, fu facilmente battuto dalla guardia nazionale. meglio organizzato fu il tentativo
del primo pratile, 20 maggio 1795. i sanculotti invasero la convenzione al grido di pane e costituzione
del 1793 ma non riuscirono a dare uno sbocco politico alla loro iniziativa e furono sconfitti
dall'intervento dell'esercito. per la prima volta la forza militare intervenne a difesa dell'ordine
interno. la giornata segno alla fine del movimento popolare. segui il cosiddetto terrore bianco:
centinaia di giacobini e di militanti della sinistra furono deportati perseguitati e uccisi
Morto nel frattempo in carcere il figlio di Luigi sedicesimo, l'erede al trono diventava il fratello del re
Luigi diciottesimo. i termidoriani deciso di procedere all'elaborazione di una nuova costituzione
repubblicana in sostituzione di quella democratica del 1793. il testo approvato il 22 agosto 1795
presentava, dopo una dichiarazione dei diritti, una dichiarazione dei doveri che mostrava
chiaramente l'orientamento dei convenzionali: la rivoluzione era finita, tutti dovevano sottomettersi
alle leggi, rispettare la proprietà e l'autorità. la funzione legislativa era divisa fra il Consiglio dei 500,
incaricato di presentare discutere le leggi, e il consiglio degli anziani composto da 250 membri che
poteva provarlo respingerle. i consigli rinnovati di 1/3 ogni anno erano eletti in 2 gradi. il potere
esecutivo fu affidato a un direttorio di 5 membri. da costituzione approvata dal Plebiscito popolare
entrò in funzione il 26 ottobre 1795. Ma già prima di questa data apparve evidente la fragilità dei
nuovi equilibri istituzionali. Infatti i termidoriani prevedendo alle elezioni un trionfo della destra
monarchica, per assicurarsi il controllo dei consigli fecero votare dalla convenzione alla fine di agosto
un decreto per effetto del quale i 2/3 dei futuri deputati avrebbero dovuto essere letti nel seno della
stessa convenzione
il decreto dei 2/3 provocò la reazione dei monarchici che il 13 vendemmiale anno terzo, 5 ottobre
1795, assalirono in armi la convenzione. il tentativo fu sventato. alla repressione contribuì
Napoleone Bonaparte che iniziò da questo momento la sua straordinaria carriera. la reazione seguita
l'insurrezione monarchica favorire una ripresa dei gruppi di sinistra i quali organizzarono una
cospirazione volta ad abbattere il regime direttoriale e a ripristinare la costituzione del 1793. i capi
della congiura, gracchus babeuf e il pisano Filippo Buonarroti, pensavano di dar vita a una fase
transitoria di dittatura rivoluzionaria per preparare l'avvento di una società comunista; per questo il
loro tentativo è passato alla storia con il nome di cospirazione per l'eguaglianza. si trattava di un
comunismo anarchico che mirava solo a una distribuzione egualitaria dei prodotti
tutta l'età del direttorio fu caratterizzata da continue oscillazioni che provocarono una cronica
instabilità politica e istituzionale. il regime non riuscì a consolidare la Repubblica soprattutto per
l'impossibilità di sanare la profonda frattura creata nella società francese per effetto degli eventi
rivoluzionari. esso fu costretto a lottare costantemente su due fronti: a destra i monarchici, divisi fra
legittimisti nostalgici dell'antico regime e fautori di una monarchia costituzionale, a sinistra le forze
legate in vario modo all'esperienza giacobina e al movimento popolare. la rigorosa separazione dei
poteri prevista dalla costituzione per scongiurare il pericolo di una nuova dittatura non offriva alcun
mezzo legale per risolvere i conflitti fra i consigli e il direttorio, per cui si resero necessari ripetuti
colpi di Stato, rivolti alternativamente ora contro la sinistra giacobina ora contro la destra
monarchica. il suffragio censitario ristretto favoriva quest'ultima che infatti nel Marzo 1797, alle
elezioni per il rinnovo di 1/3 dei consigli, ottenne una schiacciante maggioranza. ancora una volta i
membri del direttorio che intendevano salvare la Repubblica dovettero ricorrere all'esercito. il 18
fruttidoro hanno quinto, 4 settembre 1797, un colpo di Stato destituì due dei 5 direttori e annullo i
risultati delle elezioni. molti monarchici furono arrestati o deportati, i loro circoli e giornali di destra
furono chiusi, provvedimenti furono emanati contro gli emigrati ritornati in Francia e contro il clero
refrattario
nell'età del direttorio giunsero a compimento alcuni processi messi in moto dagli eventi rivoluzionari.
Intanto si stabilì definitivamente la separazione fra stato e chiesa già avviata da un decreto del 20
settembre 1792 che aveva introdotto il divorzio e assegnato a funzionari pubblici la tenuta dei
registri dello Stato civile. fu portata anche a termine la vendita dei beni nazionali. infine il direttorio
pose fine all'esperienza degli assegnati, completamente svalutati: nel 1796 al valore nominale di 100
lire corrispondeva un valore reale di 30 centesimi. si tratta in sostanza di una bancarotta. nel 1797
l'afflusso di monete proveniente dai territori conquistati per mise finalmente di ripristinare una
circolazione monetaria a base metallica. a lungo il governo ebbe difficoltà nel pagamento di stipendi
e debiti. dopo la vittoria di fleurus le armate francesi occuparono Belgio e Olanda. il 16 maggio e il 22
luglio 1795 furono firmati i trattati di pace con la prussia e la Spagna. la dottrina delle frontiere
naturali rendeva però impossibile lo stabilimento della pace continentale: l'annessione del Belgio,
decretata nell'ottobre del 1795, era inaccettabile per l'Austria e per l'Inghilterra, decisa a impedire
che il porto di Anversa fosse in mano francese
i piani predisposti dal direttorio per la campagna del 1796 prevedevano che l'offensiva principale
contro l'Austria si svolgesse sul Reno, mentre all'armata d'Italia, il cui comando fu affidato in 2 Marzo
a Napoleone Bonaparte, doveva svolgere un'azione diversiva. se non che Napoleone attraversate le
Alpi dal passo di cadibona, battere separatamente l'esercito sardo e quello austriaco costringendo il
re di Sardegna a firmare l'armistizio di cherasco. quindi agiro le forze austriache attraversando il Po a
Piacenza e dopo essersi aperta la strada in una battaglia sul ponte di Lodi entrò trionfalmente a
Milano 15 maggio 1796. dopo la capitolazione della fortezza di Mantova nella quale si era
asserragliato l'esercito austriaco, Napoleone ripresa l'offensiva penetrando nel Trentino in territorio
nemico e giunse con le sue avanguardie a 100 km da Vienna costringendo il comandante austriaco a
stipulare i preliminari di pace di leoben nell'aprile 1797. nel maggio si attuò anche la
democratizzazione della Repubblica di Venezia. Napoleone impose agli Stati italiani trattati che
prevedevano il pagamento di ingenti somme di denaro e il trasferimento a Parigi di molti quadri
opere d'arte inoltre costrinse il Papa a cedergli Ferrara, Bologna e Romagna
nella penisola fin dal 1792 si erano formati circoli clandestini e società segrete di orientamento
repubblicano democratico. questi gruppi nel 1794 promossero anche delle cospirazioni che furono
scoperte e represse. nel 1796 i patrioti poterono uscire allo scoperto e impegnarsi per ottenere,
grazie all'aiuto francese, la formazione di una Repubblica democratica unita e indipendente. a
queste attese corrispose in parte Napoleone che si presentò abilmente agli italiani come un
liberatore. disattendendo le indicazioni del direttorio egli favorì la formazione di alcune repubbliche.
naturalmente questa apertura al programma nazionale italiano era strumentale al suo disegno di
crearsi in Italia una base di potere personale sulla quale costruire la propria carriera politica.
Napoleone ebbe sempre cura di emarginare i democratici e affidò l'amministrazione delle
repubbliche agli elementi più moderati. dapprima nacque la Repubblica cispadana, che univa
Ferrara, Bologna, Modena e Reggio Emilia, città nella quale nel gennaio 1797 fu adottata la bandiera
tricolore italiana. la cispadana fu poi unita Alla Lombardia ex austriaca per formare la Repubblica
cisalpina il 29 giugno 1797. Napoleone impose anche alla Repubblica di Genova di trasformarsi in
Repubblica ligure nel giugno 1797. quindi il 17 ottobre 1797 prima di lasciare l'Italia per ritornare a
Parigi egli sicuro con l'Austria il trattato di campoformio che ignorando le aspirazioni dei patrioti
veneti cedeva all'austria Venezia, Istria e Dalmazia in cambio del riconoscimento della frontiera sul
Reno. nel Febbraio 1798 l'armata francese pupo Roma stabilendo la Repubblica romana.
l'annessione nel Febbraio 1799 del Piemonte e l'occupazione della Repubblica di Lucca e della
Toscana completarono il predominio francese nella penisola. a parte il Ducato di Parma lasciato a
Ferdinando di Borbone e Venezia ormai austriaca erano indipendenti solo la Sicilia e la Sardegna
dove si erano rifugiate rispettivamente la Corte napoletana e quella sabauda
Le repubbliche italiane del triennio furono interamente soggette allo sfruttamento finanziario e al
predominio politico delle autorità francesi. tuttavia la loro nascita segnò una profonda rottura
rispetto agli antichi stati italiani in quanto comportò l'introduzione di alcune fondamentali conquiste
della rivoluzione: eguaglianza di tutti davanti alla legge, abolizione dei titoli e dei privilegi nobiliari,
libertà di stampa, di pensiero e di associazione. sorsero allora anche in Italia le prime forme di
giornalismo politico moderno. la prepotenza dei conquistatori tuttavia vanificò molte di queste
conquiste con irregolarità finanziarie e amministrative. i democratici assunsero quindi un
atteggiamento fortemente critico nei confronti della politica francese in Italia, ostile al loro progetto
di una Repubblica democratica estesa all'intera penisola. il momento decisivo di rottura fu il trattato
di campoformio, che sacrificò cinicamente le aspirazioni dei patrioti veneti suscitando la fiera
protesta del poeta Ugo Foscolo. l'ala più radicale del movimento democratico, legata all'eredità del
giacobinismo francese, manifesto una chiara preferenza per la costituzione giacobina del 1793
rispetto a quella del 1795 imposta come modello alle repubbliche italiane. il movimento democratico
italiano rappresentò la prima compiuta espressione di una coscienza nazionale e pose con chiarezza
il programma politico dell'unificazione nazionale che avrebbe rappresentato poi il motivo centrale
delle lotte del Risorgimento. il programma democratico si scontrò tuttavia con l'indifferenza delle
masse, soprattutto rurali
L’IMPRESA D’EGITTO
dopo la pace di campoformio restava in campo contro la Francia solo l'Inghilterra. considerate le
difficoltà di un attacco diretto attraverso la manica, Napoleone opto per una spedizione contro
l'Egitto, retto sotto la sovranità nominale dell'impero ottomano dalla casta militare dei mamelucchi.
l'azione mirava a colpire il commercio inglese con l'oriente e a far pesare una minaccia sull'india.
Napoleone sconfisse le truppe dei mamelucchi alle piramidi il 21 luglio 1798 ma poiché la flotta
francese fu distrutta rimase prigioniero della sua conquista. nel frattempo l'Inghilterra diede vita alla
seconda coalizione antifrancese alla quale aderirono lo zar di Russia Paolo primo, 1796-802,
L'Austria, l'impero ottomano e il Regno di Napoli. Le forze francesi riuscirono a resistere in Belgio e a
respingere l'attacco nemico in Svizzera ma in Italia sconfitte il 17 Aprile 1799 a Cassano d'Adda
dall'esercito austro russo dovettero abbandonare tutti i territori conquistati a rifugiarsi a Genova.
mentre le repubbliche italiane crollavano si svilupparono un po ovunque violente insorgenze
popolari in favore dei sovrani legittimi ma soprattutto a difesa della Santa fede. la restaurazione
borbonica a Napoli fu seguita da una feroce repressione. anche a Milano l'Austria il sarò un regime di
dura repressione
le sconfitte militari a cui erano la crisi del regime direttoriale. sieyès divenuto direttore nel maggio
1799 cominciò a progettare un colpo di Stato per abbattere il direttorio e consolidare la Repubblica.
Quando seppe che Napoleone era sbarcato in Francia si e accordo con lui per la realizzazione del
progetto. Il 18 brumaio hanno ottavo, 9 novembre 1799, con il pretesto di una inesistente
cospirazione giacobina, i consigli legislativi furono fatti trasferire a Saint cloud mentre i membri del
direttorio si dimettevano. il giorno seguente però il Consiglio dei 500 si oppose alla manovra e
accolse con grida ostili l'ingresso in aula di Napoleone. alla fine rappresentanti furono dispersi dalle
truppe. Passera pochi deputati raccattati in fretta diedero il potere a un triumvirato formato da
Bonaparte, sieyes e Roger ducos e nominarono due commissioni per la preparazione di una nuova
costituzione. il colpo di Stato fu preparato ed eseguito con molta approssimazione. Napoleone chiari
fin da subito la sua volontà di assumere da sola il potere. La borghesia rivoluzionaria affidava al
potere militare il compito che il direttorio non aveva saputo assolvere: chiudere la rivoluzione,
garantire l'ordine e la pace con l'Europa.
Nato ad ajaccio in corsica il 15 agosto 1769, un anno dopo che l’isola era passata sotto il dominio
francese, Napoleone buonaparte era il secondogenito degli 8 figli viventi. nonostante avesse
studiato in Francia e fosse entrato a far parte dell'esercito di Luigi sedicesimo come ufficiale di
artiglieria, egli fu animato in gioventù da un fiero patriottismo corso che lo portò ad odiare i francesi
responsabili di aver soffocato la libertà della sua terra. Il suo eroe era il generale Pasquale Paoli,
campione dell'indipendenza della Corsica. durante la rivoluzione continuo a coltivare il sogno di
affermarsi nella sua isola ma la sua adesione alla politica della montagna provocò la rottura con Paoli
e costrinse lui e la sua famiglia a fuggire nel continente. come ufficiale si mise in luce nell'assedio di
tolone del 1793 ma cadde in disgrazia dopo il 9 termidoro per i suoi legami con il gruppo
montagnardo. La sua carriera riprese grazie a barras, il quale lo chiamò a reprimere l'insurrezione
monarchica del 13 vendemmiale e quindi gli fece avere il comando dell'armata d'Italia
Dopo il colpo di Stato Bonaparte impose subito la sua volontà relegando in una posizione subalterna
sieyes. redatta in tutta fretta ed entrata in vigore già nel dicembre 1799 prima ancora del Plebiscito
popolare che la approvo con un'ampia maggioranza, la costituzione dell'anno ottavo pose alla testa
dello Stato per 10 anni tre Consoli ma in realtà attribuì tutto il potere a Napoleone che in qualità di
primo console aveva l'iniziativa legislativa, nominava i ministri quasi tutti i funzionari pubblici,
mentre i suoi colleghi avevano solo un voto consultivo. il potere legislativo era affidato a due
assemblee: il tribunato, 100 membri, discuteva le proposte di legge elaborate dal primo console
mentre il corpo legislativo poteva approvarle o respingerle. i legislatori non erano eletti ma scelti da
un Senato nelle liste di fiducia formate dal voto dei cittadini
Il carattere autoritario del nuovo regime fu chiaro fin dai primi provvedimenti: la libertà di stampa fu
cancellata, fu imposto il divieto di criticare il governo. ma la maggior parte dei francesi era ben
disposta a rinunciare alla libertà politica in cambio dell'ordine e della pace. abituata ai colpi di Stato
dell età direttoriale, l'opinione pubblica attendeva gli sviluppi degli eventi: sarebbe bastata una
sconfitta militare a spazzare via il nuovo regime
valicate le Alpi nel maggio 1800, Napoleone affronto e sconfisse l'armata austriaca il 14 giugno.
L'Austria fu costretta a firmare il 9 Febbraio 1801 la pace di lunéville, con la quale confermo il
possesso del Belgio e della riva sinistra del Reno alla Francia e riconobbe le repubbliche sue alleate:
la cisalpina, la batava e l'elvetica. nell'ottobre 1801 trattati di pace regolarono l'uscita della guerra
Della Russia e dell'impero ottomano. Infine anche l'Inghilterra firmò la pace di amiens, 25 Marzo
1802, con la quale si impegnò a restituire alla Francia e ai suoi alleati le colonie occupate e a lasciare
Malta. per la prima volta dal 1792 era ristabilita la pace continentale.
Forte dei sucCessi militari, il primo console potete opera di pacificazione interna. l'opposizione di
sinistra fu colpita da una dura repressione. nei confronti della destra invece Napoleone non aveva
bisogno di usare la forza: gli bastava mostrare come fosse inutile continuare la lotta per la
restaurazione dei Borbone dal momento che c'era in Francia un potere forte in grado di ristabilire
l'ordine. il nodo decisivo per porre fine alla rivoluzione era la pacificazione religiosa e infatti
Napoleone subito dopo Marengo prese contatti con papà settimo da poco eletto nel conclave di
Venezia. Dopo trattative lunghe e faticose il concordato fu firmato a Parigi il 15 luglio 1801. Il Papa
ottenne che il cattolicesimo fosse dichiarato religione della maggioranza dei francesi e videri stabilita
la sua autorità sulla chiesa di Francia. si decise che tutti i vescovi dovevano dimettersi e che i nuovi
titolari sarebbero stati nominati di intesa da Napoleone e Pio settimo. in futuro Napoleone avrebbe
nominato i vescovi che sarebbero stati consacrati poi dal Papa
In due anni Napoleone era riuscito a chiudere la rivoluzione ristabilendo ordine interno e pace.
questi successi crearono le premesse per un rafforzamento del tuo potere. nel 1802 il tribunato e
corpo legislativo proposero ai francesi il conferimento a Bonaparte del consolato a vita, proposta
approvata da un Plebiscito con larga maggioranza. i poteri del primo console furono ulteriormente
accresciuti. il sistema di collegi elettorali non era per nulla democratico: i notabili proponevano i
nomi di coloro ai quali Napoleone avrebbe distribuito le cariche. infine nel 1804 un nuovo Senato-
consulto assegno a napoleone il titolo di imperatore dei francesi reso ereditario nella sua famiglia.
un Plebiscito approvato a larga maggioranza il carattere ereditario dell'impero. l'instaurazione
dell'impero fu celebrata nella fastosa cerimonia dell'incoronazione svolta film Notre Dame il 2
dicembre 1804 alla presenza di Pio settimo. dal 1806 fu abbandonato il calendario rivoluzionario e
scomparve dalle monete e dagli atti pubblici la dicitura Repubblica francese. Napoleone si circondò
di una Corte fastosa e nel 1808 decise di istituire una nuova nobiltà. era evidente la diversità del
regime napoleonico rispetto alle monarchie di antico regime. egli non fu incoronato dal Papa ma si
pose da solo la corona sulla testa: il suo giuramento mostrava che l'impero nato dalle vittorie militari
aveva la funzione di garantire le conquiste della rivoluzione
Le riforme costituzionali del 1802 e del 1804 emersero alcune caratteristiche tipiche del modello
bonapartista. l'elemento centrale del sistema era il Plebiscito, inteso come un trasferimento della
sovranità dal popolo a un uomo, scelto come incarnazione della nazione. il ricorso al Plebiscito
scandì tutti i passaggi fondamentali dell'avventura napoleonica: 1799, 1802, 1804 e 1815. la volontà
popolare era presupposta a priori e comunque i risultati del voto erano alterati da ogni sorta di
brogli, pressioni e manipolazioni. il Plebiscito aveva la funzione di sostituire e di fatto cancellare la
principale conquista del periodo rivoluzionario, la rappresentanza politica attraverso libere elezioni.
l'altra caratteristica del bonapartismo era l'anti parlamentarismo: Il Senato consulto del 1804 diede
avvio a un processo di ridimensionamento del potere legislativo che culminò nella soppressione del
tribunale nel 1807
Negli anni del consolato Napoleone riorganizzò su nuove basi l'amministrazione, secondo un piano
razionale che garantiva la rapidità e l'efficacia della trasmissione e dell'esecuzione degli ordini dal
centro alla periferia. lo snodo centrale era il prefetto. i funzionari erano di nomina governativa. Pur
avendo compiti solo esecutivi e di informazione il prefetto assumeva un ruolo politico grazie alle sue
molteplici attribuzioni. Molto importante fu la razionalizzazione e il riordino del sistema finanziario
che portò in tempi brevi al pareggio del bilancio. più che sulle imposte dirette si ponto su quelle
indirette. in realtà fino al 1810 furono soprattutto i proventi delle conquiste a finanziare il tesoro. per
quanto riguarda la moneta, un decreto del 7 Aprile 1803 stabilizzo in via definitiva come unità
monetaria il Franco a base bimetallica. Nel 1800 venne creata la banca di Francia e nel 1807 la Corte
dei conti. Per quanto concerne la legislazione, con Napoleone si affermò definitivamente il principio
della codificazione del diritto. Il codice civile promulgato nel 1804 traspose sul piano giuridico e i
principi fondamentali della rivoluzione: caduta di ogni privilegio, eguaglianza di tutti davanti alla
legge, libertà personale, laicità dello Stato e libertà di culto, libertà economica, centralità del diritto
di proprietà liberato da ogni vincolo. esso fu il principale sostegno della conquista dell'europa.
La pace di amiens non aveva fermato l'antagonismo fra Inghilterra e Francia nei vari ambiti dello
scacchiere europeo. dopo soli 14 mesi nel maggio 1803 la guerra riprese. Napoleone accusò
l'Inghilterra, rea di non aver ottemperato all'obbligo di evacuare Malta. in realtà era continuato
anche dopo la pace l'espansionismo francese che urtava interessi vitali dell'inghilterra. In Italia, Il
Piemonte e Parma furono annessi alla Francia e rinacque la Repubblica ligure; In Svizzera si formò
una Confederazione la cui politica estera era gestita da Napoleone; In Germania nel 1803 una
riorganizzazione del sacro romano impero portò a una drastica semplificazione della sua struttura in
quanto i principati ecclesiastici, quasi tutte le città libere, Gli Stati e i feudi minori furono sottoposti
alla sovranità degli Stati e più grandi, una situazione che favoriva l'influenza francese nel mondo
tedesco
LA TERZA COALIZIONE
Nel luglio 1805 l'Inghilterra formò la terza coalizione antifrancese alla quale aderirono Austria,
Russia, Svezia e il Regno di Napoli. Il 21 ottobre 1805 la flotta inglese comandata da Nelson inflisse a
trafalgar presso cadice una rovinosa disfatta alla flotta Franco spagnola. Questa battaglia diede
all'inghilterra il completo predominio sul mare che sarebbe stato decisivo per la vittoria finale. Ben
diverso fu l'esito della guerra sul continente. Napoleone sconfitto l'esercito austriaco a ulm il 20
ottobre 1805 entrò trionfalmente a Vienna mentre l'imperatore Francesco si rifugiava presso lo zar
Alessandro. Quindi il 2 dicembre 1805 ottenne nella battaglia di austerlitz in Moravia, detta dei tre
imperatori, la più bella delle sue vittorie. con la pace di presburgo L'Austria cedette Veneto, Istria e
Dalmazia al Regno d'Italia, già Repubblica cisalpina, il Tirolo alla Baviera alleata della Francia virgola e
si impegnò a pagare un'ingente somma di riparazioni di guerra. L'adesione alla coalizione costò
molto cara anche a re di Napoli. un esercito francese occupo il Regno sul cui trono si insediò il
fratello maggiore di Napoleone, Giuseppe. completamente sconvolto fu l'assetto dell'impero
germanico: Napoleone riunisce gli Stati alleati della Francia in una Confederazione del Reno
sottoposta di fatto al suo controllo. Francesco non potete che sciogliere a questo punto il sacro
romano impero fondato da Carlo Magno e mantenere solo il titolo di Francesco primo imperatore di
Austria. La Repubblica batava si trasformò in Regno di Olanda affidato a un'altro fratello di
Napoleone.
LA QUARTA COALIZIONE
Fu il re di prussia Federico Guglielmo terzo, 1797- 1840, a riaprire il conflitto alleandosi nella quarta
coalizione con Russia e Inghilterra. A Londra era morto Pitt. il grande nemico di Napoleone, ma la sua
politica fu proseguita dal suo erede, il ministro degli Esteri Robert Stewart. Napoleone sconfisse
fulmineamente i prussiani. chiudi difficile fu la successiva campagna contro la Russia che fu battuta
comunque a friedland il 14 giugno 1807. Napoleone fu durissimo contro la prussia, costretta a
cedere tutti i territori fra Reno e Elba, a subire l'occupazione francese e a pagare una pesante
indennità di guerra. Napoleone formò un Regno di vestfalia affidato al fratello Girolamo. Nei territori
polacchi tolti alla prussia sorse un granducato di Varsavia affidato al re di Sassonia Federico Augusto
primo, alleato di Napoleone. la Confederazione del Reno comprendeva questo punto tutti gli Stati
tedeschi tranne prussia e Austria. con lo zar Napoleone preferì invece accordarsi nell'incontro
svoltosi il 25 giugno 1807 A tilsit, in una zattera al centro del fiume niemen.
NAPOLEONE STRATEGS
Napoleone fu uno dei tanti generali affermati nel corso delle guerre della rivoluzione. alla base dei
suoi trionfi vi fu la svolta organizzativa e strategica determinata dalla leva di massa e dall'avvento
della nazione in armi. vi è una evidente continuità fra le armate rivoluzionarie e quelle napoleoniche.
anche sul piano organizzativo Napoleone non ha portato innovazioni di rilievo non c'è dubbio però
che Napoleone fu l'interprete più geniale della nuova strategia imposta dalle guerre della rivoluzione
la sua abilità rifulse in particolare nella capacità di disporre e di manovrare con rapidità sul terreno i
corpi d'armata grazie anche alla straordinaria capacità di movimento delle sue unità. Con il tempo
Napoleone diede un crescente rilievo alla professionalità degli uomini ma la forza del suo soldato fu
sempre legata alla sopravvivenza dello spirito rivoluzionario che si esprimeva nel patriottismo e nella
valorizzazione dei meriti individuali
IL BLOCCO CONTINENTALE
rimasta sola di fronte alla potenza francese l'Inghilterra penso di approfittare del suo strapotere
navale per proclamare il blocco delle coste francesi in modo da controllare le navi, soprattutto
statunitensi, che commerciavano con la Francia. l'elezione alla Presidenza di Jefferson, 1801- 9,
aveva fatto segnare un netto miglioramento dei rapporti con la Francia. si sviluppò fra Inghilterra e
Stati Uniti una crescente tensione che alimentata da altri contrasti sarebbe sfociata nella guerra del
1812-14. Napoleone rispose proclamando a sua volta le isole inglesi in stato di blocco: controllando
ormai gran parte dell'europa Napoleone è vietato ogni commercio fra il continente e l'Inghilterra.
Ormai il blocco mirava a strangolare l'economia inglese nell'intento di obbligare Londra a chiedere la
pace. prima conseguenza di queste misure fu la radicalizzazione del conflitto per cui non era più
possibile restare neutrali in quanto non aderire al blocco equivaleva a schierarsi contro la Francia.
inoltre per combattere il contrabbando di merci inglesi Napoleone fu costretto a ripetuti atti di forza
nell'intento di sottoporre al suo diretto controllo le coste. Per questo motivo egli decise di annettersi
la Toscana. Anche il Papa fu obbligato con la forza a sostenere il blocco: nel 1807 le truppe francesi
occuparono le Marche poi annessa al Regno d'Italia e nel Febbraio 1808 l'Umbria e il Lazio. Il blocco
continentale fu alle origini dell'intervento in Spagna
L’INTERVENTO IN SPAGNA
Napoleone si accordo con la Spagna dove regnava il debole Carlo quarto di Borbone per occupare il
Portogallo che era alleato dell'inghilterra ed era uno snodo centrale del commercio inglese. si ebbe
in Spagna una crisi dinastica: una sommossa popolare costrinse Carlo quarto ad abdicare in favore
del figlio Ferdinando settimo. Napoleone colse allora l'occasione per imporre la sua volontà e per
dare nel maggio 1808 la corona al fratello Giuseppe. i sovrani spagnoli furono esiliati in Francia. il
brutale intervento provoco la dura reazione della popolazione. Napoleone pensava di avviare un
processo di modernizzazione della Spagna ma la massa della popolazione rifiuto questa prospettiva e
diede vita a una violenta sollevazione antifrancese animata dalla difesa della religione e dall'odio per
lo straniero. Napoleone riuscì con la forza delle armi a entrare a Madrid 4 dicembre 1808 e a
ripristinare il potere del fratello ma non potete ottenere vittorie risolutive. intanto il Portogallo si
ribellava al dominio francese. la rivolta spagnola sostenuta dagli inglesi continua sotto forma di
guerriglia e apri nel fianco della Francia una piaga destinata a non chiudersi più. L'insurrezione
chiamata da in Spagna guerra di indipendenza fosse muta dall'aristocrazia e dal clero ma ebbe
un'impronta popolare e fatico ad esprimere un coordinamento fra le giunte regionali che la
guidavano. solo nel 1812 Le cortes riunitesi a cadice formarono una costituzione liberale
mentre Napoleone era impegnato in Spagna, L'Austria decisa a vendicare la disfatta del 1805 si uni
all'inghilterra nella quinta coalizione e passo all'offensiva in Baviera. ancora una volta la risposta di
Napoleone fu fulminea. il 12 maggio egli entrò per la seconda volta Vienna. nell'intento di
consolidare la sua dinastia Napoleone da tempo pensava a un secondo matrimonio che gli desse un
erede maschio. la vittoria su l'Austria gliene diede l'occasione. il nuovo ministro degli Esteri austriaco
convinse la Corte di Vienna a concedere a Napoleone la mano di una principessa asburgica. dopo
aver divorziato da josephine, Napoleone sposò il 2 Aprile 1810 la figlia dell'imperatore Francesco
primo, Maria Luisa, che l'anno successivo, il 20 Marzo 1811, gli diede l'agognato erede Napoleone
Francesco che prese il titolo di re di Roma.
LA SOCIETA NAPOLEONICA
Napoleone istituendo una nuova nobiltà penso di staccare il suo potere dalla diretta investitura
popolare e di radicarlo in una élite culturale sociale che fosse anche il più solido fondamento della
sua dinastia. i titoli, dati in cambio di servizi resi allo stato, non implicavano alcun privilegio, erano
conferiti alla persona e non alla famiglia e diventavano ereditari solo se legati a una proprietà
Fondiaria. questa no aperta a tutti si recluto soprattutto fra militari, funzionari, notabili, che
costituivano la vera base sociale del regime. il disegno di Napoleone fallì: la rinascita della nobiltà
apparve a molti un tradimento dei principi rivoluzionari e non diede il radicamento della dinastia che
l'imperatore sperava. la natura autoritaria del regime è evidenziata dal potente apparato poliziesco
organizzato dal ministro fouche, che controllava capillarmente ogni aspetto della vita culturale e
sociale. totale fu anche la sottomissione del clero.
quando nel giugno 1800 Napoleone scese per la seconda volta in Italia la situazione politica era
profondamente diversa rispetto al 1796. i drammatici eventi del 1799 avevano dimostrato che il
progetto dell'unificazione nazionale non era ancora maturo a causa della arretratezza culturale e
civile della popolazione soprattutto rurale. Si sviluppa perciò nei gruppi politici e intellettuali una
riflessione critica sull'esperienza del triennio 1796-99. la crisi degli ideali democratici non indusse la
parte più matura della classe intellettuale a rinunciare alla prospettiva dell'unità e dell'indipendenza
della penisola
per decidere l'assetto Della Repubblica cisalpina Napoleone convocò a Lione una Consulta di 441
notabili, che il 26 gennaio 1802 approvò una costituzione ispirata ai principi autoritari di quella
francese dell'anno ottavo ed elesse lui stesso presidente della Repubblica, che prese il nome di
italiana. la costituzione poneva come organo primitivo della sovranità nazionale tre collegi elettorali
nominati da Napoleone. attraverso complicate procedure i collegi e leggevano il corpo legislativo che
approvava le leggi predisposte da un consiglio legislativo nominato dal presidente. La Repubblica
italiana fu governata di fatto dal Patrizio milanese Francesco melzi d’eril, voi nominato
vicepresidente dallo stesso Bonaparte. con la proclamazione dell'impero la Repubblica si trasformò
in un Regno: il 17 Marzo 1805 una deputazione italiana a Parigi offrì all'imperatore la corona di re
d'Italia. Napoleone affidò il governo del neonato Regno d'Italia con il titolo di viceré al figliastro
Eugenio di beauharnais. il corpo legislativo, l'unico organo che poteva esprimere in qualche modo la
voce dell'opinione pubblica, fu abolito nel 1805. i progetti di legge erano poi approvati in seduta
segreta da un Senato del quale facevano parte fra gli altri due rappresentanti per dipartimento
nominati dal re. pur formalmente autonomo, Il Regno d'Italia fu interamente sottomesso all'autorità
di Napoleone. grazie alle vittorie di Napoleone i confini del Regno furono ampliati nel dicembre 1805
con Veneto, Istria e Dalmazia cedute dall'austria e poi nell'aprile 1808 con le Marche tolte al Papa.
nel 1809 anche il Trentino e il l'alto Adige furono annessi al Regno che dovette rinunciare però
all'istria e alla Dalmazia. nel 1809 il Regno comprendeva 24 dipartimenti e sei milioni e mezzo di
abitanti.
L'altro stato formalmente autonomo da Parigi si formò nel 1806 sul territorio del Regno di Napoli,
retto da Giuseppe Bonaparte. nel 1808 quando questi divenne re di Spagna il Regno di Napoli che
comprendeva circa 5 milioni di abitanti passò a Gioacchino Murat, un generale di cavalleria che
aveva sposato la sorella di Napoleone
tutti gli altri territori della penisola a eccezione della Sicilia e della Sardegna dove si erano rifugiati
sotto la protezione della flotta inglese i Borbone e i Savoia, entrarono a far parte in tempi diversi
dell'impero francese. In Sicilia gli inglesi imposero nel 1812 hai Borbone la concessione di una carta
costituzionale che abilmente faceva balenare Alpi italiani in contrasto con l'autoritarismo
napoleonico la prospettiva di un regime di libertà e di indipendenza
le conseguenze più positive e durature della dominazione napoleonica nella penisola vanno cercate
senza dubbio nell'organizzazione amministrativa e nella legislazione. l'accentramento amministrativo
portò alla formazione di un'organizzazione finanziaria regolare e efficiente e di un apparato
burocratico uniforme e razionale, ordinato gerarchicamente intorno alla figura del prefetto. per ciò
che riguarda la legislazione, l'obbligo di conformarsi al modello francese non conobbe eccezioni. la
condizione dei due regni formalmente autonomi non fu poi molto dissimile da quella dei territori
sotto la diretta amministrazione francese. l'entrata in vigore del codice civile cancello tutti gli istituti
che garantivano il rango e il patrimonio delle casate aristocratiche o patrizie e impose un modello di
famiglia dalla chiara impronta individualista. si affermò un nuovo concetto di proprietà destinato a
favorire lo sviluppo e l'ascesa della borghesia. di fondamentale importanza fu poi nel Regno di Napoli
le entrate in vigore il 2 agosto 1806 della legge eversiva della feudalità. il provvedimento abolì
immediatamente la giurisdizione feudale e tutte le prestazioni di carattere personale mentre
dichiaro riscattabili i diritti reali e stabilì inoltre la divisione dei demani feudali. la divisione dei
demani risolta quasi sempre a vantaggio delle classi agiate, lascio uno strascico di odi e di aspri
conflitti che caratterizzò a lungo il clima delle campagne meridionali
gli eserciti del Regno d'Italia e del Regno di Napoli e rimasero subordinati alle esigenze militari della
Francia e non costituirono mai unità autonome. essi diedero un contributo di sangue notevole alle
campagne napoleoniche. la formazione di una forza militare italiana rappresento però un potente
fattore di educazione nazionale.
anche per quanto riguarda l'economia la penisola fu interamente asservita agli interessi della Francia
e del sistema napoleonico. Nel Regno d'Italia l'interruzione delle relazioni commerciali con
l'Inghilterra e be gravi conseguenze sugli industria cotoniera. anche il Regno di Napoli fu fortemente
penalizzato dalla chiusura di ogni sbocco per i suoi prodotti di esportazione. generale fu poi la rovina
dei porti. tuttavia bisogna anche ricordare che l'industria laniera si giova della fine della concorrenza
inglese e poter trarre vantaggio dalle forniture dell'esercito che alimentavano anche l'industria del
cuoio e quella metallurgica
la base sociale del sistema napoleonica fu costituita dai notabili, cioè da coloro che avevano
conseguito grazie al proprietà fondiarie, alla ricchezza o alla cultura una posizione di indiscusso
prestigio e di autorità nella società. in un paese prevalentemente agricolo era soprattutto il possesso
della terra ha determinare la gerarchia sociale. in tal senso il regime favori l'amalgama fra le classi
aristocratiche e le frazioni più ricche della borghesia nell'intento di fonderle nell'unico ceto dei
proprietari terrieri. l'amministrazione valorizzando conoscenze, competenze tecnico scientifiche e
capacità professionali, Apri un canale di promozione sociale per stragi significativi di piccole media
borghesia intellettuale. non cambiarono molto invece le condizioni delle classi popolari. fonte di
malcontento fu anche la costrizione militare, un obbligo sconosciuto in precedenza in quasi tutta la
penisola che pesava anche sui più poveri in quanto i ricchi una volta sorteggiati avevano la possibilità
di sfuggirvi pagando un sostituto.
il malessere delle masse popolari le cui condizioni di vita si fecero drammatiche nel biennio di crisi
1810-11, esplose più volte in violente ribellioni. Forte fu anche l'ostilità nei confronti della
coscrizione. un caso a parte fu la sollevazione della Calabria dove i contadini sostenuti in vario modo
dagli inglesi combatterono fra 1806 e 1810 una vera e propria guerra con l'esercito francese.
il regime napoleonico impianto per la prima volta nella penisola un sistema organico di istruzione
pubblicA ed ebbe il merito di avviare una scuola elementare gratuita e obbligatoria. per quanto
concerne la stampa, la cultura e la vita artistica, le autorità imposero attraverso la censura un piatto
conformismo rispetto agli orientamenti del regime. tuttavia Milano si affermò in questo periodo
come la capitale culturale d'Italia. la parte più viva della cultura italiana animata anche dal soffio
della nuova sensibilità romantica si impegnò in un programma di educazione della nazione che
mirava a porre le basi del futuro Risorgimento politico dell'Italia. i primi anni dell'Ottocento furono
caratterizzati da un vigoroso moto di rivalutazione della storia, della cultura e della lingua italiana
L’EUROPA NAPOLEONICA
nel 1812 Napoleone giunse a dominare un impero comprendente 144 dipartimenti e 44 milioni di
abitanti, e a controllare attraverso la rete degli Stati vassalli o sotto protettorato larga parte del
continente. In Germania la Confederazione del Reno comprendeva tutti gli Stati tedeschi tranne
l'Austria e la prussia. stati vassalli erano la Confederazione elvetica e il granducato di Varsavia. anche
Danimarca e Svezia in questa fase dovettero conformarsi alle direttive napoleoniche. tuttavia
apparivano già evidenti nel grande edificio napoleonico le prime crepe che ne annunciavano la fine
imminente
LA CRISI RELIGIOSA
alle endemica il suo reazione spagnola si aggiunse nel 1809 la rottura con la Santa Sede che riaprì
progressivamente le divisioni religiose chiuse con il concordato. film dal 1806 Napoleone aveva
chiarito a Pio settimo i termini del loro rapporto: “vostra santità è il sovrano di Roma ma io ne sono
l'imperatore”. esaltato dal trionfo di Vienna il 17 maggio 1809 Napoleone dichiarò decaduto il potere
temporale e il corpo Ron e l'impero Lazio e Umbria. quando seppe che Pio settimo lo aveva
scomunicato diede ordine di deportarlo nel palazzo che vescoville di Savona. Pio settimo resistente
con fermezza a tutte le pressioni per fargli il mare è un nuovo concordato e rifiutandosi di consacrare
canonicamente i vescovi nominati da Napoleone, provocò la progressiva paralisi della Chiesa
francese. la chiesa francese nonostante le pressioni rifiuto di separarsi dal pontefice. il clero e il
mondo cattolico divennero un'importante fattore di opposizione al regime. il cinico disegno di
Napoleone di servirsi della religione come strumento del proprio potere era fallito.
IL BLOCOO CONTINENTALE
voi un'altro fattore di crisi fu il blocco continentale che provocò fra 1810 e 1812 una depressione
economica a causa delle difficoltà dei rifornimenti di materie prime per l'industria tessile. d'altra
parte il blocco alimentava il malcontento degli Stati annessi o sottomessi costretti a pagarne il prezzo
più alto. L'Olanda fu rovinata dalla fine del commercio con l'Inghilterra. in generale il progetto di
costringere l'Inghilterra alla resa con l'arma economica era irrealizzabile. le esportazioni inglesi su
continente erano circa 1/3 del totale per cui solo una chiusura dei mercati orientali e statunitensi
avrebbe potuto creare problemi.
l'altro fattore di crisi del dominio napoleonico fu la rinascita dello spirito nazionale e del desiderio di
indipendenza negli Stati soggetti alla dominazione francese, che grava pesantemente sui popoli con
la continua richiesta di uomini e di risorse. la prussia si pose alla guida della guerra di liberazione
antifrancese
LA DISFATTA RUSSA
Alessandro primo si atteggiava velleitariamente a sovrano liberale, disposto a dare una costituzione
alla Russia e a sostenere in Europa il principio di nazionalità. di fatto mise in atto una politica
espansionistica che lo portò a strappare La Finlandia ha la Svezia nel 1808, e bessarabia, Georgia e
Azerbaijan all'impero ottomano e alla Persia del 1812. da tempo la sua intesa con Napoleone si era
logorata. Danneggiata dal blocco continentale la Russia era anche colpita dalla rinascita della Polonia
e dall'espansione francese sul Baltico; nel 1810 i porti russi furono aperti alle navi neutrali e le merci
francesi furono tassate. per parte sua Napoleone era da tempo risoluto a sciogliere questo nodo con
la forza. il 24 giugno 1812 prese l'iniziativa. i generali russi per evitare lo scontro in campo aperto si
ritirarono distruggendo o prelevando ogni risorsa disponibile. l'esercito francese avanzo così
nell'immenso territorio russo fra crescenti difficoltà di approvvigionamento. lontano dalle sue basi,
Napoleone si trovò in una situazione senza uscita in quanto Alessandro non rispose alle sue richieste
di trattativa. fu costretto perciò a metà ottobre a ordinare la ritirata che si trasformò in un calvario
poiché i russi obbligarono i francesi ai percorrere la stessa via dell'andata dove non vi erano più
risorse. il 5 dicembre Napoleone lasciò in slitta i resti della sua armata per raggiungere in fretta a
Parigi
Napoleone raccolse in breve un esercito di 300.000 uomini. intanto la Germania si sollevava contro il
dominio francese e il re di prussia si alleava con lo zar Alessandro lanciando la guerra di liberazione.
Napoleone riuscì tuttavia a sconfiggere le forze prussiane ricacciandoli al di là del Elba. lago della
bilancia divenne a questo punto l'Austria. metternich si schierò con Russia prussia Svezia e
Inghilterra nella sesta coalizione. molto più numeroso di quello francese l'esercito degli alleati
ottenne una vittoria decisiva all'ipsia nella cosiddetta battaglia delle Nazioni fra 16 19 ottobre 1813.
di colpo l'impero francese cominciò a cadere pezzo per pezzo; La Svizzera si dichiaro neutrale; In
Olanda un'insurrezione scaccio le truppe francesi; In Spagna gli insorti sostenuti dal corpo di
spedizione inglese riportarono sul trono Ferdinando settimo. si faceva strada nello schieramento
francese il tradimento: per salvare il suo trono Gioacchino Murat accettò di collaborare con gli
austriaci nell'offensiva contro il Regno d'Italia. attaccato anche dalla frontiera spagnola dagli inglesi,
Napoleone si difese con straordinaria abilità. il ministro degli Esteri inglese Castlereagh rafforzò con il
patto di chaumont l'unità della coalizione fra Inghilterra prussia Austria e Russia che si impegnarono
per 20 anni a combattere la Francia e a non concludere Paci separate. alla fine Napoleone fu
costretto a ritirarsi a fontainbleau mentre il 31 Marzo le truppe coalizzate con alla testa allo zar e
Federico Guglielmo terzo entravano a Parigi. il 3 Aprile il Senato napoleonico dichiarava dei caduto
l'imperatore e chiamava al trono Luigi XVIII i Borbone. il 6 Aprile Napoleone abdicò; hotel da
Alessandro la sovranità dell'isola d'Elba dove giunse il 3 maggio. nel frattempo il Regno d'Italia era
rovesciato da un'insurrezione scoppiata il 20 Aprile 1814 a Milano. il 26 Aprile Milano ritornava sotto
il controllo austriaco. intanto il Papa, il re di Sardegna e il granduca di Toscana rientravano nei loro
stati.
voi Luigi diciottesimo rifiuto la costituzione proposta dal Senato: egli tornava sul trono come
legittimo sovrano non perché chiamato dal popolo ma concesse il 4 giugno una carta ispirata al
modello inglese. dopo aver stipulato con la Francia un trattato di pace il 30 maggio 1814 ispirato a
particolare moderazione, nell'intento di non indebolire la restaurata monarchia borbonica, le
potenze alleate riunirono a Vienna nel settembre 1814 un grande Congresso al quale parteciparono
delegazioni di tutti gli Stati europei per discutere il futuro assetto del continente
intanto Napoleone all'elba era informato dai suoi emissari del crescente malumore della
popolazione nei confronti dei Borbone. Napoleone decise allora di lasciare l'isola. Sbarcato presto
Cannes fu accolto trionfalmente dalla popolazione; le truppe inviate per arrestarlo passarono dalla
sua parte. il 20 Marzo 1815 raggiunse Parigi mentre Luigi diciottesimo fuggiva in Belgio. appena la
notizia della fuga giù a Vienna, Inghilterra, Austria, prussia e Russia rinnovarono la loro alleanza
intendo Napoleone al bando delle relazioni civili. quando fu informato della fuga del cognato,
Gioacchino Murat dichiarò guerra all'austria e risali con le sue truppe la penisola lasciando da Rimini
un programma nel quale esortava gli italiani a liberarsi dal dominio straniero. sconfitto a Tolentino
dovette abbandonare l'Italia e rifugiarsi in Corsica. Napoleone volle dare un volto liberale al suo
potere varando una riforma costituzionale sottoposta come sempre al Plebiscito popolare.
Napoleone attacco le forze nemiche comandate dal duca di Wellington, In Belgio, prima che gli
eserciti russo e austriaco potessero raggiungere il campo di battaglia, ma fu sconfitto a waterloo il 18
giugno 1815. nel frattempo il 9 giugno a Vienna era stato firmato l'atto finale del Congresso.
consegnatosi agli inglesi Napoleone fu da questi relegato nell'isola di sant'elena dove sarebbe morto
il 5 maggio 1821. il memoriale da lui dettato nell'isola impose la legge napoleonica: riuscì a
presentarsi con un'evidente travisamento della realtà come il campione della libertà dei popoli
contro l'oscurantismo delle monarchie di antico regime
il ministro degli Esteri di Napoleone si dimise dalla sua carica perché convinto che l'impero avesse
steso a dismisura i suoi confini: ciò che contava per la Francia era ottenere le frontiere naturali, il
resto era conquista di Napoleone. questa considerazione ci riconduce al 1802, l'anno dell'effimero
ripristino della pace continentale con il trattato di amiens. perché Napoleone non si fermò? nel
memoriale di sant'elena Napoleone dichiarò che era pronto a ritirarsi nei suoi domini, che era stata
l'Inghilterra con la sua ostinazione a costringerlo alla guerra. ma era un'abile mistificazione. in realtà
la guerra fra Francia e monarchie europee era diversa dai tradizionali conflitti dinastici, politici o
economici, in quanto era l'espressione dell irriducibile scontro fra principi del 1789 e Europa di
antico regime. per questo non c'era alcun compromesso possibile. anche quando Napoleone fece
rinascere la monarchia e la nobiltà e si imparentato con gli asburgo rimase per i suoi nemici il soldato
della rivoluzione e il grande impero fu per tutti l'erede della grande nazione.
Pineto