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Breve storia dell'ambiente in Italia

A CAVALLO DELL'UNITA'
1. La trasformazione dell'ambiente globale
Durante l'800 una serie di fattori portò a una trasformazione radicale degli assetti ambientali e
territoriali europei, rimodellando lo stesso rapporto tra specie umana, ambiente e i modelli di
organizzazione socio-economica. Uno dei fattori fu l'aumento della popolazione, grazie alle
migliori condizioni igieniche, ai progressi scientifici, l'Europa passò dal XVIII secolo e la
prima metà del XIX secolo da 120.000.000 abitanti a 400.000.000, ponendo fine alla curva
demografica dell'ancien regime, avendo una curva solo ascendente. La scarsa crescita
demografica che caratterizzava i secoli precedenti era dovuta alla scarsa capacità produttiva
dei sistemi agrari dovuta alla discontinuità dei raccolti, uso di un sistema di rotazione binaria
che non permetteva la nutrizione del terreno, mancanza di concime, ecc. Verso la metà del
1700 si diffonde l'agricoltura intensiva che introduce la rotazione triennale, piante foraggiere
(che arricchiscono il terreno), allevamento brado, con un aumento della resa agraria,
soprattutto in Inghilterra. Nella metà dell'800 si diffonde la concimazione chimica, che pone
le premesse dell'industria dei fertilizzanti (primo paese a introdurli fu la GB). Vennero
introdotte le macchine agricole, portando ad una contrazione della manodopera e l'aumento
deisalari.
Inoltre, grazie alle enclosures, gli Uk furono l'unico paese europeo dove il processo di
disgregazione dei vincoli comunitari si realizzò già dalla fine del XVII secolo, un processo di
cambiamento del possesso e gestione della terra con una riduzione di tali vincoli, seguita da
Svezia e Danimarca. Portando ad un incremento produttivo delle terre, ma l'uso collettivo delle
risorse naturali fungeva da protezione e difesa del territorio, questa protezione verso l'Europa
venne a mancare, per l'Europa meridionale in particolare, l'uso collettivo del territorio era
efficiente ed era rappresentato dalle diverse forme di transumanza, ma anche riguardo forme
collettive di possesso dei terreni agrari coltivati, come le common fields inglesi e le
partecipanze. La crescita della produttività agricola che si verificò in UK dal 400 al 800 era in
gran parte dovuta alla gestione delle terre da parte dei contadini con un sistema comunitario,
infatti opere dibonifica e canalizzazione produssero crescita economica, tecniche svolte grazie
a uno sforzo collettivo, non individuale.
Una maggiore popolazione necessitava di nuovi spazi, ciò determinò modiche negli assetti
territoritoriali e equilibri ambientali, il disboscamento si accelerò dalla fine del 1700 in UK,
Germania, FR, IT, per la coltura di nuove terre e richiesta di legna; oltre al dissodamento di
campi erbosi e zone per il pascolo. Le bonifiche e la costruzione di dighe, argini favoriscono lo
sviluppo dell’agricoltura di terre un tempo improduttive, così come il terrazzamento, che
permetteva di sfruttare la terra a più livelli lungo le pendici dell'Appennino, favorendo la crescita
delle colture arboree. Ma queste opere di conquista di nuovi spazi ebbero effetti sul piano
ambientale, nonostante l'essere riuscite a far fronte in un primo momento a una maggiore
pressione demografica.
Bisogna anche rivolgere lo sguardo alla situazione nel Nuovo Mondo, dove nuove conoscenze
in campo agroforestale trovano nei domini coloniali il loro territorio, furono le colonie stesse a
garantire, con lo zucchero, tè, cotone, legname, le calorie necessarie al sostentamento del popolo
europeo. Crosby parlò di <imperialismo ecologico>, processo nato con la diffusione del mais,
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riso, patata, che nell'800 si intensificava sempre +, portando alla trasformazione di assetti
ambientali e territoriali. Il controllo politico ed economico consentì ai paesi europei in via di
industrializzazione di allargare la loro <impronta ecologica> ad altri continenti e estendere la
base della loro sussistenza in altri paesi, modificando quegli ecosistemi. L'elemento cruciale
destinato a pesare sullo sviluppo della società e l'ambiente è l'approvvigionamento energetico,
con una iniziale diffusione del carbon fossile che diede inizio alla rivoluzione industriale. Il
cambiamento sul quale si sarebbero fondato le società urbano- industriali si basò sulla
transizione dall'uso di forme rinnovabili di energia, ormai non più efficienti, -animali, vento,
acqua, legna- all'impiego di fonti non rinnovabili (carbone, petrolio), un'economica a base
minerale, transizione che riguardò l'Europa occidentale dopo la prima metà del'800.
Il nucleo dell’avvento della società urbano-industriale è costituito dal cambiamento della
funzione svolta dalla terra che inizia a produrre esclusivamente beni alimentari, l'attività agricola
fino a quel momento base dell'attività economica e delle produzioni industriali e manifatturiere,
diventa solo produttrice di beni alimentari; e nel passaggio dall'impiego di fonti rinnovabili a non
r, dando vita ad una nuova fase storica, dove il sottosuolo diventerà fornitore di materie prime e
l'energia fossile fonte di sostentamento dello sviluppo economico occidentale tra 800 e 900.

2. Caratteri strutturali della penisola


La penisola italiana è caratterizzata x un ambiente precocemente antropizzato da antiche civiltà:
etruschi e greci, romani e arabi hanno lasciato il loro segno nelle tecniche agricole, nuove colture,
forme del paesaggio, testimoni sono i resti di archeologia rurale. Nel corso degli ultimi due secoli
i processi di mutamento sono andati accelerando, processi non esenti dal cambiamento che ha
interessato l'organizzazione della società e che ha portato ad un diverso modo di concepire la
natura.
Il territorio Italiano però all'alba della modernità era caratterizzato da fragilità, dovuto all'elevato
rischio idrogeologico, in quanto montano, collinare, composta da rocce erodibili, con rilievi poco
stabili, il clima mediterraneo ne accentua la fragilità, provocando frane, erosioni. Il sistema
idrografico è caratterizzato da corsi d'acqua con regimi torrentizi con lunghi periodi di magra e
fasi brevi di piena, ciò necessitava di vasche dove raccogliere le acque per farle defluire
lentamente, a ciò provvedette lo Stato unitario con la legge 20 marzo 1865 n2248 sui lavori
pubblici riguardanti la realizzazione di opere idrauliche. Venne brevemente costituito l'Ufficio
geologico presso il ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio, affidando al Genio civile
la sorveglianza delle arginature. In Italia la popolazione nell'700 passa da 13.200.000 a 17.800.000
nel 1800 Ma l'accelerazione del disboscamento in IT ebbe incidenze maggiori, le acque non +
trattenute dal manto boschivo precipitavano travolgendo i centri abitati e i campi. Ecco che tra la
fine del 700 e l'Unità vennero adottati leggi e politiche per regolamentare l'uso dei boschi, tentando
al contempo di coniugare gli interessi economici. La prima legge sui boschi venne approvata nel
1877 sotto la Destra storica, che vietava il taglio dei boschi situati al di sopra della linea del
castagno, vincolo per nulla restrittivo, ecco che la legge finiva per favorire coloro interessati allo
sfruttamento delle terre boschive, nel 900 si tentò di rimediare a tali problemi. Le problematiche
relative al riordino dei regimi idrografici erano diverse all'interno della penisola stessa, le pianure
dell'IT settentrionale presentavano un intenso lavoro di sistemazione idraulica, come l'opera del
canale Cavour, canale Villoresi. All'inizio del 900 vennero ultimate bonifiche nella pianura
padana. Il Sud, caratterizzato da insediamenti montano-collinari, aveva conosciuto pianure
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costiere impaludate, infestate dalla malaria, oltre all'erosione de suolo, ecc. Grazie però alla
monarchia borbonica, furono bonificate numerose aree in Campania, Puglia, Calabria, così come
la costruzione di una rete viaria. I tecnici dell'amministrazione borbonica elaborarono un progetto
di bonifica integrale aggiornato poi durante il fascismo, che prevedeva il rimboschimento delle
aree montane, interventi volti a ripopolare le pianure con l'intensificazione delle colture e la
costruzione di strade e centri abitati, venne istituita nel 1855 l'Amm. generale delle bonificazioni
e le zone da risanare vennero divise.
Il regno di Sardegna, la monarchia Borbonica avevano già, precedentemente all'Unità,
attenizonato il territorio e mostrato una capacità di gestione amministrativa, l'unificazione segnò
una svolta liberista, venne abbandonata l'idea di un <governo> del territorio privilegiando
interventi diretti dello Stato a potenziare la produzione agricola, anche se la <legge Baccarini>
promosse la costruzione da parte dello Stato di costituzione di consorzi idraulici, spese di
realizzazione delle opere per un miglioramento igienico e agricolo, le altre opere sarebbero state
a carico dei privati. Ma tale legge finì per favorire le grandi proprietà dell'Italia del nord, soprattutto
per le bonifiche della Bassa Padana.
La conformazione delle coste aveva condizionato le forme della pesca, ma si trattava di approdi e
insenature, più che grandi centri da dove praticare la pesca, soprattutto a causa di coste impaludate
nel meridione, portando alla prevalenza della pesca costiera. La legislazione preunitaria era volta
alla regolamentazione delle risorse per garantirne la riproducibilità, le prime norme postunitarie
invece furono ancora conservative nonostante le richieste da grandi gruppi di pescatori, solo quelle
emanate nel 20ennio fascista furono più liberiste e modernizzarono la pesca, affermandosi la pesca
meccanica.
Oltre la fragilità geologica, la vulnerabilità del sistema idrografico e clima mediterraneo, anche il
vulcanismo e la sismicità sono due fattori strutturali della storia ambientale italiana. L'IT presenta
numerosi vulcani attivi o quiescenti, oltre al fatto che il sud è una zona altamente sismica, un
problema complesso, per molti secoli il costo della ricostruzione è ricaduto sui singoli, non
mancarono progetti di ricostruzione, come quello del governo spagnolo nella Val di Noto dopo il
terremoto del 1693.
L'Unità rappresentò fino ad una maggiore collaborazione fra istituzioni pubbliche e sismologi, una
sorta di arretramento dal punto di v. di politiche pubbliche organiche e interventi economici, solo
dal terremoto di Messina del 1908 e della Marsica, lo Stato cominciò a assumersi i costi e
programmare interventi di ricostruzione.
Dopo la 2ww i costi passarono interamente a carico del settore pubblico, anche se esso in alcuni
casi è stato interessato da gestioni controverse e scorrette, come ad Irpinia.
In IT difficilmente si è stati in grado di ridurre l'impatto distruttivo dei terremoti con strategie di
prevenzione, quest'incapacità statale di realizzazione di politiche di prevenzione costituiscono un
carattere fondante della storia Italiana e del suo rapporto con il territorio.

3.La risposta dei sistemi agrari


Nell'It settentrionale il sistema agrario dominante è stato quello della cascina, estesasi nella pianura
lombard-piemontese, complesso a forma di quadrilatero, struttura a corte chiusa: al centro l'aia,
luogo di lavorazione del raccolto e intorno abitazioni, stalle e fienili, nata nel 500, nel 700 diventa
una sorta di azienda capitalistica con un imprenditore, salariati e investimenti. Sistema che si
sviluppa + precocemente nell'Adda e nel Ticino, dove prevale la coltivazione risicola, mentre
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nell'area Novarese prevale quella cerealicola-zootecnica, sviluppo possibile grazie al regime


idraulico e l'introduzione nella rotazione del foraggio che consentì il bestiame. Nell'area del latte
(Cremona- Brescia) si necessitava di manodopera fissa e entrano in crisi le transumanze, la
risicoltura aumenta la domanda di manodopera, però concentrata in alcuni periodi dell'anno con le
mondine e i braccianti avventizi.
Al sistema della cascina, si affianca anche l'industria rurale e della trasformazione dei prodotti:
allevamento del gelso, baco, seta, canapa e lino, l'area della cascina aveva suoli fertili, favorita da
un ecosistema meno fragile rispetto alle aree mediterranee. Lo sviluppo della cascina grazie a
investimenti nella valorizzazione del suolo, uso intenso di forza umana e animale ne ha potenziato
le capacità produttive, grazie anche all'impiego di concimi chimici e diffusione delle macchine.
Ma se tale innovazione favorisce una maggiore rendita, essa porterà anche a gravi danni
all'ambiente, evidenti dopo la 2ww.
Nell'Italia Nordorientale si diffondeva la fattoria, nel Veneto, Emilia, Toscana, Marche, Umbria,
un complesso fondiario di media/grande dimensione costituito da poderi provvisti di fabbricato
rurale affidati ognuno a una famiglia contadina. Il rapporto contrattuale consisteva nella mezzadria
o colonia parziaria= associazione tra proprietario che metteva a disposizione il suolo, bestiame,
capitali, strumenti e il colono che offriva le braccia e il prodotto veniva diviso. La mezzadria e le
colline favorirono colture arboree, cerealicoltura e orto, il problema principale in tali aree era la
sistemazione idraulica, l'uomoedificò quindi terrazzi e ciglioni lungo i pendii, costruendo sistemi
di deflusso delle acque, bonifiche in gran parte realizzate dalle famiglie contadine, sistemi agrari
che valorizzarono energia umana e lavoro famigliare.
L'aratro venne sostituito da strumenti in ferro o l'impiego del perfosfato, le macchine si diffusero
più lentamente a causa della natura collinare del territorio, anche nelle fattorie si verdicarono
problemi quali effetti fravi della sostituzione delle macchine alle tradizionali lavorazioni <a giro
poggio>. Dopo la 2 ww la crisi delle economie montane e la discesa della popolazione verso la
pianura priveranno tali zone della presenza della famiglia contadina che per secoli aveva garantito
il controllo e manutenzione de territorio, accentuando le erosioni e il dilavamento.
Nell'IT centromeridionale il sistema agrario era caratterizzato dalle <agricolture senza casa> come
in Maremma, campagna romana, piana del Sele, Crotone, caratterizzato da grandi proprietà, coltura
estensiva e scarso investimento fondiario. La residenza della forza lavoro non era sul campo, vi
erano tenute toscane, casali romani. I centri urbani erano le resistenze della forza lavoro 'agrotown',
con costi molto alti. Era un sistema agrario basato sull'alternanza fra agricoltura estensiva
cerealicola e pascolo transumante, sistemi esito dell'adattamento di tali zone alle problematiche
ambientali presenti 'aree dell'osso' (Aree del latifondo dove il capitale investito era minimo e diretto
prevalentemente al pagamento della manodopera). L'organizzazione era elementare, l'indirizzo
colturale poteva mutare velocemente e l'introduzione delle nuove tecnologie portò a un rialzo dei
salari.
Il latifondo era un piccolo possesso contadino concesso, dallo stesso proprietario sotto forma di
affitto, piccola proprietà, che garantiva un reddito parziale ai contadini ed avvenne nelle zone dove
si praticava la coltura intensiva: olivicoltura in Abruzzo o Calabria, Palermo, Trapani, viticoltura
in Puglia, Sicilia, Catania, Vittoria, Marsala, agrumi in Sicilia e Calabria. In alcune aree del sud,
l'arboricoltura è poi diventata una vera e propria attività autonoma rispetto al latifondo, ad alta
produttività, ma non tutte le colture intensive utilizzavano lo stesso metodo, l'agrumicoltura
implica il 'giardino' sviluppatosi in Sicilia, a differenza dell'agricoltura asciutta dell'ulivo. In queste
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zone, l'acqua, è stata un elemento di trasformazione, che contribuì alla valorizzazione delle risorse
ambientali attraverso pozzi, canalizzazioni e gallerie, dove si realizzò un'agricoltura avanzata con
un forte impiego di capitale e lavoro.
Dopo la 2 ww la situazione de territorio meridionale subirà una svolta decisiva grazie a un'opera di
trasformazione finanziata dallo Stato.

INGRESSO NELLA MODERNITA'


1. Il declino dei beni comuni
I beni comuni si basano sull'idea che l'uso condiviso può apportare più benefici di quello individuale,
proteggendo le risorse naturali e garantendo un'equa redistribuzione delle rendite. In Italia si parla
di beni comuni intendendo le proprietà collettive che facevano riferimento a comunità e associazioni
che le governavano. [Dolomiti-> appartenenza alle Regole: beni in comune fanno riferimento a
gruppi di coeredidiscendenti da un unico capostipite, Regola: assemblea di essi.
Lombardia e Veneto-> 'società degli originari': ammessi alla redistribuzione dei beni comuni solo
famiglie potenti e antiche. Arco alpino-> 'vicinie', Liguria-> 'comunaglie', Appennino umbro-
marchigiano-> 'comunanze': strutture comunitarie fondate sulla riunione di tutti o alcuni abitanti di
un comune, il riparto delle rendite provenienti da un bene c. spettava ai capi famiglia. Pianura
bolognese-> 'partecipanze': la cittadinanza garantiva l'assegnazione delle quote di terra. Sardegna-
> 'beni ademprivi': beni c. di proprietà del villaggio.
L'accesso ai b.c. era regolato anche in base alle attività dei commoners, come nelle Alpi centrali
nelle società dei Malga, formate dai proprietari di bestiame, o nelle Uni agrarie in Lazio.
Meridione-> 'demanio universale' o 'comunale' (Regio, feudale, ecclesiastico) facente capo
all'universitas (poi comune), inalienabili, il comune ne concedeva l'esercizio a t. gratuito o dietro
una tassa 'fida', con contratti di enfiteusi con un canone o affittandoli, situati lungo le falde
dell'Appennino abruzzese, campano, lucano. Nel meridione, i b.c. tra fine del 700 e inizio '900 si
intrecciavano con la fine del sistema feudale, che aveva originato il latifondo e si basava su un
rapporto flessibile tra allodio e demanio: beni che il proprietario possedeva in dominio e beni
inalienabili e vincolati, come dagli usi civici, esercitati anche per il pascolo estivo nelle zone di
Torino o pianure Toscane, in altre aree andavano scomparendo. Veneto-> 'pensionatico': diritto di
pascolare gli ovini in una zona di terreno altrui, o 'vagantivo': vagare liberamente per le valli e paludi,
pescare e cacciare.
Nonostante gli usi civici, secondo alcuni dati ad inizio 900 erano diffusi in 235 comuni, essi
risentirono dell'evoluzione dell'economia di mercato, oltre a casi di usurpazione e possesso illegale.
Ma la privatizzazione delle terre non determinò la scomparsa della proprietà collettiva, in alcuni casi
sopravvissero.
I commons era realtà fortemente conflittuali, all'interno dei quali erano in gioco fattori politici,
ricchezze, scalate sociali, ruoli di potere, ma che hanno comunque garantito equilibrio e protezione,
essendo regolamentate. (le famiglie potevano attingere alla legna in una q.tà dichiarata
dall'Assemblea, nelle Regole alcuni boschi erano riservati a necessità della comunità in caso di
incendio, limitazione volte anche verso i forestieri e vicini).
Molti storici fanno risalire la nascita delle proprietà collettive alla necessità di tutela ambientale
(comunanza nata per impedire il depauperamento delle foreste; partecipanze nate per gestire
meglio il territorio data la crescita demografica). Tali territori, privatizzati non sarebbero stati
sufficienti al soddisfacimento di diverse necessità, nel Meridione la privatizzazione delle terre
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comuni assieme al disboscamento accelerò il dissesto idrogeologico, in Sicilia la siccità è legata alla
quotizzazione storica delle terre comuni, quella dei boschi modificò gli equilibri naturali.
La redistribuzione dei beni comuni stessa era legata a una regolazione dell'uso delle risorse, in
alcuni casi i prodotti erano divisi annualmente tra le famiglie, spesso sulla base dei loro bisogni o
degli animali da loro posseduti. I beni c. erano visti come un peso di cui disfarsi, oltre a ragioni
economiche, turbavano l'ordine morale e della pubblica tranquillità per i conflitti derivanti
dall'incertezza del possesso.
Verso la fine del 700 si avviarono provvedimenti volti a abolire i diritti di pascolo, molti beni
demaniali e dei comuni vennero venduti, nel Meridione si avviò la spartizione in proprietà libere dei
diritti collettivi, opere che proseguirono con il fascismo, quando tutti gli usi civici vennero abrogati
con la legge 751 del '24.
Si discute della destinazione di un grande demanio, il bosco, inalienabile, viene affitato dal comune
a degli agricoltori, con una forte pressione sulla terra e parti di esso assegnato in quote, da dove
nasce un grande dibattito politico (partecipa Sturzo)
Il partito comunista rivendicava la giustezza nella funzione dei beni comuni, promuovendone la
funzione di 'ammortizzatori sociali'.
Ma tale processo non fu lineare, e fu centrale un dibattito tra abolizionisti e alcuni giuristi che
attribuivano il carattere di diritto naturale alle servitù civiche, portando ad uno sviluppo circa gli
studi storico-giuridici sulle origini e caratteri degli usi civici, e sviluppandosi un nuovo
orientamento che concepiva il possesso collettivo necessario dove la priv. aveva prodotto effetti
gravi e vennero condotte molte inchieste, come quella Jacini sull'agricoltura italiana.
La proprietà collettiva non negava il progresso ma diffondeva una forma di cooperazione e
associazione di uso del territorio, fondata su una concezione solidale del mondo.
La relazione privato/pubblico, mkt/Stato iniziò a discutersi proprio attraverso la questione
ambientale, si è cominciato a guardare alle proprietà comuni come una forma di gestione in grado
di coniugare economica ed ecologia. Ancora oggi molte operazioni di chiusura non sono state
realizzate.

2. La città come ecosistema


Uno degli effetti delle trasformazioni del 7/800 fu lo sviluppo delle città, veri e propri ecosistemi
caratterizzati dalle più varie risorse e la conseguente produzione di residui, oltre alla crescita
demografica e industriale che portò a un peggioramento delle condizioni sanitarie, la disponibilità
idrica era minima, nonostante presenza di acquedotti antichi e fontane.
Londra era la città più industrializzata d'Europa, alla crescita della pop. però si susseguivano
numerose epidemie con migliaia di morti, nel 1848 venne emanato il Public Health Act, una
riforma della sanità con la realizzazione di fognature e maggiore fornitura di acqua potabile.
Si cominciò a interessarsi circa l'inquinamento urbano, prodotti da scarti domestici e industriali,
che porterà alla fine di malattie quali il tifo, colera.
In Italia la trasformazione del rapporto città/ambiente fu simile, la popolazione crebbe
specialmente nelle aree urbane, Napoli era la città più popolosa, le amministrazioni cominciarono
a interessi circa lo sviluppo delle città, soprattutto nel Nord; la cultura igienista si diffuse con la
nascita della Società it di igiene a Milano nel 1879 che si dedicò a studiare le precarie condizioni
igieniche, specialmente riguardo la popolazione + povera.
L'IT si dotò di una regolamentazione circa l'igiene urbano, di un apparato di uffici sanitari per
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supportare interventi, grazie alla legge sul risanamento di Napoli del 1885 dopo un'epidemia di
colera. Verso la fine dell'800 venne costruita una rete di acquedotti per il 40% dei comuni italiani,
ma restavano comuni scoperti, come nel Mezzogiorno e nelle isole, dove la situazione era di gran
lunga peggiore riguardo le reti fognarie e i servizi idrici, venne migliorata dopo la 2ww, seppur
non del tutto. Nelle aree urbane del centro nord si radicarono le aziende comunali municipalizzate
per la realizzazione delle infrastrutture di servizio: erogazione gas, energia elettrica, acque, spesso
gestite da aziende straniere.
L'incorporazione delle acque necessitava di molte risorse e mutava equilibri interni ed esterni alle
città, il metodo + utilizzato furono le trivellazioni del suolo per il reperimento di acque profonde
prese talvolta dai fiumi. A Milano vennero costruiti pozzi profondi, A Torino l'acqua veniva da un
torrente, interi sistemi ambientali vennero alterati a causa dell'abbassamento delle falde e del letto
dei fiumi, oltre al crescente inquinamento e ad acquedotti che attingevano dalle sorgenti. Durante
il fascismo gli acquedotti furono potenziati ulteriormente, per risolvere la siccità e le paludi. Ma vi
era un problema di fondo circa l'incompatibilità ambientale fra usi agricoli, civili e industriali.
Migliori condizioni di vita nelle città grazie alla modernizzazione di tali sistemi, si scontrarono con
gravi conseguenze ambientali. Vengono iniziati ad usare i fertilizzanti chimici e l'agricoltura cessa
di essere autosostenibile, cresce il consumo d'acqua per usi domestici e industriali grazie alla
costruzione degli acquedotti, ma vi era il problema dello scarico dei residui industriali nei fiumi e
falde sotterranee. Accanto la protezione della saluta della popolazione all'interno delle città
emersero problemi legati alle conseguenze ambientali dell'uso delle acque, solo nel 1976 emerse la
regolamentazione circa la tutela delle acque dall'inquinamento.
Firenze fu la prima città italiana con un piano regolatore circa lo sviluppo urbano, bisognava
ridefinire lo spazio urbano, stillare politiche di trasporto e infrastrutture per favorire i collegamenti
tra aree residenziali e industriali, sostituire valori sociali a quelli estetici nella strutturazione del
verde urbano, mai compiuta fin'ora. Nacque in Uk il garden city movement,che si diffuse in molti
paesi europei, modello urbano che tentava di mediare tra le campagne e le città con la costruzione
di insediamenti pianificati secondo un modello di 'città-giardino', in Italia fu elgato all'attività di
medici contro malattie come tubercolosi, come alla periferia di Roma.
Fra 800 e 900 il modo di rapportarsi con la natura cambiò radicalmente, cambiamento già avviato
nel 700, il mare, montagne, boschi venivano visti sotto un altro punto di vista, nella loro bellezza,
come fonte di conforto ecc, si diffonde anche il costume di tenere cani e gatti, e cambia il rapporto
con il proprio corpo, con la ginnastica, abbigliamento. L'acqua fu centrale in tale processo,
specialmente nella medicina e l'idroterapia, con la nascita dei bagni al mare:
<febbre della spiaggia> che interessava le famiglie aristocratiche del nordeuropa, l'Italia, già meta
di giovani aristocratici nel Grand Tour venne rivalorizzata, si svilupparono centri che avrebbero
fondato la loro ricchezza sul termalismo (Ischia, Montecatini), oltre alla nascita di centri turistici
lungo le coste e del turismo negli anni 60 come fenomeno di massa, come forma di valorizzazione
virtuosa delle risorse naturali x il debole impatto distruttivo sull'ambiente fino al secondo
dopoguerra, oggi uno dei settori di punta dello sviluppo economico italiano.

3. L'impatto della prima industrializzazione.


L'impatto dell'industrializzazione sugli equilibri ambientali cominciò ad essere attenzionato a fine
800, quando la produzione industriale era in forte crescita, l'Italia infatti era un paese arrivato tardi
rispetto agli altri paesi europei all'industrializzazione, è negli giolittiani che costruisce la sua
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industria (1900-14), concentrata nelle città per esigenze infrastrutturali ed economiche, (vicinanza
a ferrovie, porti, manodopera) e si concentra nel <triangolo industriale> (Liguria, Lombardia,
Piemonte) per poi espandersi nel Nordest, Centro, e solo in parte nel 12. Veniva prodotto nel
triangolo nel 1911 il 55% del valore industriale. Alle piccole imprese agricole e artigiane si
affiancavano i settori più avanzati, oltre alla ripresa industriale dopo la crisi del 29, resa possibile
grazie alla costruzione dell'Iri (Istituto x la ricostruzione industriale) durante il fascismo, con il
quale lo Stato controllava gran parte dell'industria.
Anche i problemi legati all'industrializzazione vennero affrontati in rapporto alla sanità e igiene.
La legge (Debole) del 1888 del Governo Crispi introdusse il concetto di industrie insalubri,
regolandone l'attività, le fabbriche pericolose venivano divise in 2 classi. la prima quelle da isolare
nelle campagne, la seconda quelle che richiedevano cautele per il vicinato, più del 37% erano
concentrate nel triangolo, dove l'industrializzazione si era sviluppata intorno ai centri urbani come
Torino, Milano, Bregamo, Como. Ma l'approccio igienista concentrato sulla tutela della salute
soffriva di limitate conoscenze scientifiche riguardo i rischi circa le emissioni, affidandosi
all’autodepurazione dell'aria o dell'acqua. La legislazione era molto debole al riguardo e
l'applicazione delle leggi era affidata a un apparato amministrativo impreparato in bilico tra salute
cittadini e interessi industriali, le autorità locali non avevano strumenti, competenze, per
contrastare tali interessi. Sorsero molti conflitti anche con proprietari di terrenti agricol e pascoli, a
causa della sottrazione delle risorse idriche alle economie locali dovuta all'industrializzazione,
impedendo anche l'uso domestico e alimentare delle acque, come per la pesca, per l'acqua. Era un
conflitto ambientale tra usi industriali e agricoli, oltre che urbani. Si è parlato di <resistenza
contadina> in riferimento al cambiamento drastico nell'uso delle risorse naturali e equilibri
dell'habitat, origine dei problemi ambientali contemporanei, interi ecosistemi vennero danneggiati.
La legislazione sanitaria nonostante debole, allontanò attività produttive nocive dai centri urbani e
favori la costruzione di stabilimenti industriali nelle aree periurbane e hinterland metropolitani, ci
si rende conto di dover isolare le industrie dalle città, con l'istituzione di <nuove zone industriali>,
in alcuni casi divenute di rilevanza nazionale. Ciò favorì dall'altra parte un uso intensivo e
distruttivo delle risorse naturali per quanto riguarda le emissioni, immissione di rifiuti nelle acque
e suolo, relegando alle industrie maggiore libertà di inquinamento. L'It ha alimentato il proprio
sviluppo industriale con energia idroelettrica, la ricchezza di dislivelli e il carbone bianco (risorse
idriche) facilitarono lo sfruttamento, nel 1905 il 70% della potenza utilizzata aveva origine
idroelettrica, F. Nitti, ministro dell'Agricoltura, Industria e Commerciò considerava lo sviluppo
idroelettrico la leva fondamentale per il risollevamento del 12, bisognava impiegare l'acqua che
prima aveva portato a dissesti idrogelogici, attraverso un'opera di rimboschimento e messa in
sicurezza delle pendici delle montagne, concetto antedecente la bonifica integrale.
Nel 1904 Nitti fece approvare la legge per Napoli che favorì lo sviluppo industriale, negli anni
giolittiani furono intrapresi interventi per sanare gli squilibri dovuti all'industrializzazione, per
agevolare la costruzione di laghi artificial nel meridione e la costruzione di un sistema di invasi
artificiali in Sardegna, portando ad un'ulteriore svolta nel rapporto con l'acqua, durante la stagione
dell'igienismo vista come risolutrice dei problemi connessi al degrado ambientale e sanitario della
popolazione, ora come risorsa fondamentale x lo sviluppo economico nazionale.

4. La protezione della natura


Ai tempi dell'<ecologia bucolica> risalgono le tracce della moderna sensibilità ambientalista in
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occidente, che tentò di unire uomo e natura in seguito alla riv. scientifica, G. White esponeva nel
suo libro l'armonia pastorale fra uomo e ambiente. Linneo, botanico svedese, nella sua opera
ritrae la natura come processo incessante caratterizzato da interconnessione geobiologiche, ma fu
Darwin a criticare la concezione meccanista, elaborandone una organica della natura, con il suo
evoluzionismo e il legame tra uomo e altre specie.
In Italia la sensibilità alla protezione della natura si configurò come una reazione al positivismo,
con una cultura che attenzionava paesaggi e monumenti, attenzione che nasce anche dall'idea della
costruzione di una nazione unita.
Fra la fine del'800 e la Grande Guerra nacque una spiccata sensibilità protezionista, periodo zeppo
di conferenze, mostre, iniziative in difesa di monumenti o luoghi, oltre alla fitta rete di contatti con
movimenti di protezione della natura in altri paesi, in quanto cresceva la consapevolezza di
necessaria maggiore protezione della natura, emblema fu la conferenza tenutasi a Berna nel 1913,
che promosse iniziative per contrastare la distruzione delle specie vegetali e animali colpite dai
commerci internazionali; nello stesso anno in Italia venne fondata la Lega per la protezione dei
monumenti naturali e il Comitato x la difesa del paesaggio, con obiettivi comuni. Era un
ambientalismo ancora però non concreto o definito, nel quale confluivano diverse concezioni di
protezionismo. La prima aveva una sensibilità maggiore circa l'impatto distruttivo della
modernizzazione sulle risorse naturali: la società Botanica italiane e zoologica si impegnavano
nella salvaguardia della fauna e flora, la rivista <L'Alpe> si concentrava alle problematiche della
questione forestale e dissesto idrogeologico.
La seconda l'idea di protezione della natura mirava a coniugare la valorizzazione delle bellezze
naturali e culturali con le esigenze di vita all'aria aperte e pratiche sportive, nasce il Club alpino
italiano, il Touring club ciclistico, con le quali la componente turistica e sportiva del movimento di
protezione della natura conosce un grande slancio, le due associazioni riuscirono a divulgare la
bellezza dei paesaggi italiani e costruire tra le classi dirigenti e ceti medi un senso di appartenza al
paese.
La terza componente era formata da politici e funzionari pubblici, che esprimevano una concezione
estetico-patriottica della protezione della natura, istituendo la Direzione per le antichità e belle arti,
con la legge del 1922 < per la tutela delle bellezze naturali e immobili di interesse storico>, con
l'obbligo di non danneggiare il paesaggio oltre a quello di sottoporre ad autorizzazione ministeriale
ogni modifica per le bellezze naturali di proprietà privata. Nonostante ciò, il fascismo portò ad un
indebolimento del movimento protezionista e dell'attenzione circa le tematiche ambientali, nel
dopoguerra la tutela del paesaggio venne sancita dalla Costituzione, seppur con una debole
rilevanza circa sicurezza del suolo, conservazione della natura come sottolineato da Cederna. Fu
avviata anche la catalogazione delle bellezze naturali.
Il primo movimento di protezione della natura in IT faceva riferimento alle idee liberali di Giolitti
e Nitti, quest'ultimo per le sue idee tecnocratiche, per il quale sviluppo economico e miglioramento
delle condizioni ambientali dovevano convivere, soluzione contrastata da proteste locali e
l'opposizione di associazione come il Cai e il Touring club per il suo aspetto distruttivo, ma
ricevette anche supporti concreti nel contrastare la caccia e promuovere la costituzione de Parco
d'Abruzzo.
Le questioni della tutela ambientale, risultavano però estranee alla cultura politica, in Germania il
movimento di protezione invece si coniugava perfettamente con l'identità culturale, fondata
sull'appartenenza alla comunità e al territorio con l'esaltazione del Volk. La costituzione del Parco
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d'Abruzzo e del Gran Paradiso non fu semplice, la scelta ricadde su questi territori per essere state
riserve di caccia reali, fu poi istituito il Parco dello Stelvio e del Circeo.
Il protezionismo italiano si interessava alla tutela, una tutela che travalicasse anche i confini
nazionali, grazie al viaggio di studiosi negli USA, gli scienziati italiani vennero a conoscenza di
realtà che già da tempo miravano alla creazione di riserve, come il parco di Yellowstone, nel 1872.
Il modello americano era fondato su una nozione di wilderness, avvantaggiato anche da distese
incontaminate, seppur minacciate dalle civiltà moderne. La situazione italiana richiedeva soluzioni
differenti a causa delle radici antiche dell’insediamento, l'altà densità demografica e i profondi
processi di trasformazione rurali e agricoli.

L'AMBIENTE NELL'ITALIA REPUBBLICANA

1. Le implicazioni ambientali della società energivora


E' nel secondo dopoguerra che in Italia la rivoluzione energetica (da energie rinn a non rinn) ne
favorì l'affermazione in grande potenza industriale, dalla legna si passa gradualmente al petrolio,
grazie alle importazioni dal Medio Oriente, crescita che influenzò tutti gli ambiti della vita della
popolazione, portando ad un miglioramento delle conidizioni di vita e una scomparsa di malattie.
Ma dall'altra parte ciò portò anche a nuovi squilibri territoriali e dissipazione delle risorse naturali,
un maggiore inquinamento, portando alla nascita di una nuova fase storica, dove la questione
ambientale diventerà ben presto planeteria con gli effetti del global warming e dei cambiamenti
climatici.
La fase di industrializzazione si intreccia con l'aumento dell'urbanizzazione, espansione
infrastrutture , trasporti, elettrificazione, negli anni 90 si parla di 'età del'automobile'; fra i 50 e i 70
la popolazione si mescola in tutta la penisola, le realtà produttive si espandono soprattutto nel
settentrione, l'industria siderurgica, chimica, le acque erano sempre + inquinate specialmente nei
fiumi e lungo le coste, dove si addensavano gli scarichi provenienti dalle aree urbane,
l'inquinamento atmosferico era dato dall'emissione di anidride solforosa, ossidi di azoto,
idrocarburi inquinava l'aria delle industrie manifatturiere e produttive di energia.
Gli scarti industriali erano spessi abbandonati in discariche abusive, corsi d'acqua, ecc.
L'agricoltura si allinea con l'industria, cominciano ad essere utilizzati prodotti chimici (i concimi
conoscono il picco di utilizzo nei 50) e macchine, la cosidetta <battaglia del grano> nei '20 poneva
al centro il tema della fertilità della Terra e mirava a fare del settore cerealicolo il motore del rilancio
produttivo. Si riduce la manodopera a causa dell'utilizzo delle macchine.
Lo sviluppo agricolo era sostenuto da politiche e interventi <piani verdi> negli anni 60, così come
dalla PAC, che non sempre ebbe risultati positivi. Ma esso era un processo di artificilizzazione
della vita biologica, che ha danneggiato la fertilità del suolo, peggiorando la struttura fisica dei
terreni, oltre all'inquinamento idrico.
L'industrializzazione agricola ha portato anche ad una trasformazione dell'allevamento, separando
i due settori, portando a conseguenze negative. Il settore agrario era quello che utilizzava
maggiormente le risorse idriche. Le macchine impongono nuovi ritmi alle piantagioni, la loro
diffusione ebbe un grande impatto, destrutturò i sistemi agrari e il paesaggio delle campagne
italiane, alcune aree vengono marginalizzate a causa del loro non possibile impiego da parte delle
macchine.
Fra i 50 e i 60 l'economia italiana si sviluppa senza tener conto dell'impatto devastante sugli
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ecosistemi e del debito ambientale ricaduto sulle generazioni odierne, in quanto gli interessi
industriali condizionavano fortemente i governi.
Si riconferma la linea adottata durante la prima industrializz.: la tutela delle risorse naturali e degli
ecosistemi non doveva porre eccessivi limiti alle attività produttive, le prime normative
lasciavano ampie libertà alle industrie (legge 13 luglio 1966 sull'inquinamento atmosferico). Tra
la fine degli anni 60 cresce però una sensibilità maggiore, viene istituito un Comitato di
orientamento per i problemi dell'ecologia, il Progetto 80 definì una pianificazione del territorio che
avrebbe tutelato risorse naturali, la Relazione sulla situa. ambientale della Eni, segnò una svolta
nella nascita della consapevolezza da parte di istituzioni del degrado ambientale oltre al
particolarmente grave nel nord e sulle coste laziali, campagne, pugliesi l'inquinamento.
L'inquinamento delle acque cominciò ad essere attenzionato con degli studi pubblicati dal Senato,
specialmente sul problema della scarsità delle ris.idriche, la legge 319 del '76 (Merli) emanò una
politica di tutela delle acque, stabilendo un'autorizzazione degli scarichi, solo negli anni 80 però le
risorse idriche subirono un netto miglioramento con i depuratori pubblici e piani di risanamento
regionale. Anche in ambito del diritto internazionale dagli anni '70 con la dichiarazione di
Stoccolma sull'ambiente e l'Atto Unico Euoropeo del'87 l'UE si pone come obiettivo la salvaguardia
dell'ambiente e salute umana per le generazioni future ('chi inquina paga').
In ambito giuridico si discute riguardo il concetto di ambiente, che perde dagli anni 70 la sua
valenza estetica per collegarsi a quella ambientale in quanto parte della natura.
Furono tuttavia le industrie energetiche le responsabili della quota maggiore di inquinamento
atmosferico, attraverso le emissioni dei <gas serra>. Il Ministero dell'Ambiento individua 57 siti
inquinati oggetto di interventi nazionali.
Il Progetto Sentieri, analizzò l'incidenza delle malattie tumorali in 44 di tali siti, che mostrarono un
collegamento tra incrementi di mortalità alla contaminazione di risorse idriche, emissioni di
rafinerie, presenza di amianto, ecc, inoltre quasi la maggior parte della popolazione residente in tali
siti era svantaggiata. Matura la consapevolezza dell'intreccio questione sociale/ambientale.

2. Le bonifiche
Un gruppo di tecnici dopo la Grande Guerra criticarono le precedenti bonifiche specialmente quelle
condotte a inizio unificazione nelle regioni centromeridionali, che non intaccarono i fattori
strutturali causa delle difficili condizioni di questi territori, la malaria era molto diffusa nelle zone
palustri.
Negli anni del fascismo venne avviata la <bonifica integrale> (si affermò con il testo unico de 23)
: intervento di sistemazione idraulica delle pianure e pendici dei monti, risanamento igienico e
trasformazione agraria, i tecnici collaborarono con Nitti; tutto ciò doveva avvenire con l'istituzione
di consorzi, coniugando interessi pubblici/privati. L'Agro Pontino nel sud di Roma, dal 1931
conobbe un'opera gigantesca di trasformazione fondiaria condotta dall'Opera nazionale combattenti
e che si realizzò pienamente nel 2°dopoguerra, favorendo la rimozione di quei fattori strutturali
causa causa dell'ostacolazione dello sviluppo delle aree meridionali. Venne istituita la Cassa x il
mezzoggiorno con la legge n646 del '50 che proponeva una sistemazione dei bacini montani, corsi
d'acqua, bonifica, irrigazione, viabilità, acquedotti ecc. promossa da de Gasperi e sostenuto da
meridionalisti, alcuni dei quali istituirono nel 46 l'Associazione x lo sviluppo dell’industria nel 12.
La Cassa sorge anche grazie ai legami con la banca americana of Reconstruction and Development.
I <Provvedimenti x il 12> erano volti a promuovere l'industrializzazione meridionale, prevedendo
contributi, prestiti per l'acquisto di macchinari e realizzazione di infrastrutture volte alla nascita di
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nuovi insediamenti produttivi, oltre all'istituzione di consorzi di comuni, province e camere di


commercio. La riforma agraria, frutto delle lotte contadine, poneva fine ai latifondi e i rapporti di
stampo feudale, portando ad una redistribuzione fondiaria da realizzare attraverso l'assegnazione
di terre ai contadini dopo un'opera di bonifica, prevista dalla <legge Sila> del '50. I maggiori
interventi di tutte queste politiche furono bonifiche, irrigazione, risanamento igienico e costruzione
di infrastrutture civili, vengono risanati terreni soggetti a impaludamenti, con la scomparsa della
malaria. Le grandi pianure meridionali diventano da terreni paludosi, sedi di agricolture moderne,
le pianure costiere vengono ripopolate, aumenta l'agricoltura intensiva volta all'orticoltura e
frutticoltura.
Prese avvio un'industrializzazione che coinvolse imprese pubbliche e private (poli chimici di
Augusta Priolo melilli, industria sid. a Taranto, Napoli ind. meccanica, elettronica, abbigliamento).
Anche se nonostante una prima fase positiva, la costruzione infrastrutturale e la favorizzazione
dell'industrializzazione erano controverse: la pol. infrastrutturale ha attirato relazioni clientelari, le
opere di viabilità sono state costruite senza tener conto della domanda di trasporto e le esigenze
della popolazione; 'cultura della straordinarietà' ha portato effetti negativi sulle modalità di governo
degli assetti ambientali, portando ad una deresponsabilizzazione delle amministrazioni locali, che
negli anni 80 si evolverà con nascita di organizzazioni criminali, collusione ecc.

3. La percezione della crisi ambientale


Nel 2 dopoguerra si affermano associazioni che manifestano una sempre crescente sensibilità per
le problematiche ambientali, come 'Italia nostra' composta da architetti, intellettuali, attiva nella
diesa del patrimonio artistico e culturale, costituendo anche un Gruppo verde, proponendo una
legge sui parchi nazionali alla Conferenza internazionale dei parchi del 62.
Anche numerosi autori in testate giornalistiche quali La Stampa, l'Espresso contribuirono a
diffondere una maggiore consapevolezza presso l'opinione pubblica, quali Cederna, Pannunzio,
che si scagliava contro la speculazione edilizia, distruzione di paesaggi, periferie degradate ecc.
L'Italia si stava arricchendo a spese dell'ambiento, Cederna in particolare accusava la Società
immobiliare di Roma per la speculazione degli <Energumeni del Cemento>.
Nasce il Mov. Italiano protezione della natura nel 65, la Lega nazionale contro la distruzione degli
uccelli e la Wwf (sez.italiana), la Federazione naz. pro natura, in cui poi confuì il mov.prot. della
natura e la Fai con lo scopo di salvaguardare il patrimonio artistico e paesaggistico italiano.
Fu la pubbicazione del rapporto The Limits to Growth redatto su proposta del Club di Roma ad
aumentare la sensibilizzazione circa il depauperamento delle risorse naturali legato alla crescita dei
consumi, nel 72 si tenne la conferenza dell'Onu a Stoccolma, che portò alla redazione della
Declaration of the Human Environment, che pose la difesa dell'ambiente come priorità della
popolazione mondiale. Il rapporto del Club di Roma spiegava fattori quali aumento della
produzione agricola, industriale, popolazione avrebbe anche determinato una riduzione delle
risorse naturali, portando a conflitti per accapararsele in futuro, tale rapporto però fu criticato
ampiamente inItalia. L'inquinamento non sembrava però arrestarsi, ciò portò alla nascita a seguito
di una maggiore attenzione dell'opinione pubblica di gruppi professionali legati a problematiche
ambientali come Medicina democratica e Geologia democratica, la magistratura ha lavorato per
migliorare la gestione delle risorse e la sostenibilità.
La sinistra aveva opinioni differenti: G. Berlinguer parlava di un ritardo del movimento operaio
internazionale sui temi ambientali, sottolineando che l'ecologia era una vera e propria dimensione
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della politica, non un semplice tema, mentre Paccino mostrava diffidenza verso temi ecologici in
politica. Ma l'ambientalismo coinvolse il Pci, Laura Conti fu un esponente autorevole
dell'ambientalismo scientifico che si battè anche come medico, mentre Nebbia elaborò una critica
ecologica al capitalismo, anche se all'interno del partito rimase un tema poco dibattuto. E.
Berlinguer nel 77 promosse uno sviluppo alternativo a quello capitaistico, basato sull'incapacità
del capitalismo di far fronte alle diseguaglianze economiche con l'ingresso di nuovi paesi sulla
scena mondiale.
Nell'ambientalismo fu determinante anche la cultura del 68, cresceva anche l'attenzione verso la
salute operaia e gli effetti delle fabbriche, fin'ora marginale, si tentò di puntare sull'energia nucleare
in seguito alla crisi del 73, ma ciò portò ad una mobilitazione gigantesca che portò ad una vittoria
del sì al referendum abrogativo della proposta e all'istituzione di un comitato per il controllo delle
scelte energetiche, con scienziati e tecnici punti di riferimento x l'ambientalismo italiano.

4. Politiche per la città


Negli ultimi due secoli si è assistito a una crescita impetuosa delle città, allo sviluppo delle
metropoli: regimi urbani che comportano un ingente uso di energia e risorse naturali, le città
diventano i principali fattori di pressione sugli equilibri ambientali, in questo quadro le politiche
di gestione del territorio diventano fondamentali.
La prima legge urbanistica fu varata nel 42, sanciva l'obbligo per tutti i comuni di approvare il
proprio piano regolatore, ma essi fino ai 70 furono strumenti con i quali definire le zone di
espansione e infrastrutture, il confine fra diritto de privato e del pubblico in relazione all'uso del
suolo. Nel 62 la legge Sullo presentò una riforma urbanistica che separare diritto di proprietà e di
edificazione delegandone l'esercizio all'attore pubblico, prevedendo l'esproprio delle aree
edificabile, un'indennità, i comuni avrebbero provvisto a opere di urbanizzazione e cedendo ai
privati le aree destinate a edilizie residenziali, ma tale proposta cadde portando ad una forte
speculazione, venne attuata in parte con la legge Bucalossi nel 77. Le costruzioni furono una dei
settori più lucranti a seguito dell'aumento della popolazione urbana, oltre ad uno dei maggiori fattori
di squilibrio territoriale.
Si afferma in quegli anni l'urbanistica riformista, diversa da quella tradizionale in quanto mirava
oltre all'organizzazione dello spazio urbana, di ridurre gli effetti negativi dello sviluppo urbano,
esponenti di tale 'filone' furono molti appartenenti ai partiti di sx, essi proponevano una nuova
concezione dello svilup. u. basato sulla riqualificazione e recupero. In particolare vennero
attenzionati i centri storici, in quanto fino ad all'ora venivano tutelati solo edifici ai quali era
attribuito il carattere di <monumenti>, con la carta di Gubbio, si stabiliva che i piani di
riqualificazione avrebbero dovuto riguardare gli interi centri storici, e dunque anche le popolazioni
residenti, vennero pianificati i centri stoorici di Siena, Matera, Assisi, le periferie di Napoli, ma
soprattutto il centro storico di Bologna nel 77 grazie a Cervellati, che mirava a coniugare alla città
anche la natura e l'ambiente.
Tale questione era legata anche alle politiche per la casa, tema centrale in quegli anni, a causa
dell'espansione urbana e elevata domanda di abitazione medie-popolari a fronte di un'offerta di
abitazioni di lusso, ciò comportò forti mobilitazioni.
Negli anni 60 le organizzazioni sindacali si batterono per costruzione di nuovi alloggi e un'efficace
politica urbanistica. La legge per la casa del 71 regolava la programmazione dell'intervento
pubblico e l'espropriazione per pubblica utilità, la legge Bucalossi regolamentava il rapporto tra
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proprietà dei suoli e diritto di edificare.

AMBIENTE E AMBIENTALISMO NELL'ITALIA CONTEMPORANEA

1. Suolo tra difesa e consumo


Oltre lo spopolamento delle aree montane e collinari che ha portato a conseguenze quali
abbandono dei terreni, erosione, ecc il principale fattore di alterazione del suolo fu
l'urbanizzazione, le città si sono espanse nella campagna, senza tenere conto del rispetto delle
'green belts'. Il suolo con l'avvento della società energivora è stato pressato con i trasport,
infrastrutture energetiche, manomissione falde, portando a frane e alluvioni, come il disastro de
Vajont nel 63: caduta di una frana nel bacino idroelettrico artificiale, generando un'onda che si
riverso nella valle causando la morte di 2.000 persone, oltre alle numerose alluvioni in Sicilia,
Calabria, inondazione a Firenze, frana di Agrigento, ecc. Per non parlare dell'urbanizzazione
abusiva attorno a zone del Vesuvio, zona ad alto rischio sismico.
Gli 80 furono determinanti nella produzione di leggi per la tutela del territorio, la legge Galasso
riconosceva all'ambiente il carattere di bene pubblico, tutelandolo come portatore di valori; la
legge 183 prevedeva interventi strutturali attraverso piani di bacino idrografico, affermando che la
pianificazione per essere efficace deve fondarsi più su econfini ecosistemici che amministrativi; la
legge Galli prevedeva di esentedere la categoria delle acque pubbliche anche a quelle sotterranee,
oltre a tenere conto dei bisogni dell'utenza delle risorse idriche e delle esigenze di reimpiego di
esse, riducendo il dep. dei fiumi; nel 92 viene istituito il Servizio Nazionale di protezione civile
per coordinare attività di soccorso e prevenzione in relazione alle calamità; oltrea un piano di messa
in sicurezza delle aree a maggior rischio.
Vengono istituiti 25 parchi nazionali, il 10% del territorio nazionale è soggetto a tutela naturalistica
oggi. Tale svolta legislativa era frutto di un percorso istituzionale iniziato decenni prima, come i
piani verdi per l'agricoltura, il programma nazionale economico per il quinquennio, la
<commissione dei Marchi> sancìì nel 67 l'importante della difesa del territorio e delle catastrofi.
Gli anni 80 furono una svolta importante, si affermò l'idea dell'ambiente come bene comune, ma
fu forte anche la spinta a disapplicare le disposizioni dei legislatori, i comuni opposero resistenza
a dotarsi di piani regolatori, si sviluppò l'abusivismo, le organizzazioni criminali nelle
amminsitrazioni locali, conflitti di competenze, spesso portando a norme derogatorie.
Per quanto riguarda l'urbanistica, vennero smantellate le politiche che regolamentavano il rapporto
tra diritto di proprietà ed edificazione, fino a giungere alla legge del condono nell'85 che prevedeva
sanatoria degli abusi commessi, riemerge la liberalizzazione dell'uso del suolo, tratto importante
nella storia italiana, molte città utilizzarono forme di <urbanistica contrattata> dove la
pianificazione veniva controllata da enti finanziari e amministrazioni pubbliche.
Con gli anni 90 aumenta il ritmo di consumo del suolo in seguito all'urbanizzazione, anche nei
litorali, che risultano occupate ed edificate per il 58%. Lo sprawl è caratterizzato da dispersione
caotica e nuovi insediamenti che porta a illegalità e emarginazione sociale, oltre all'espansione
delle aree periferiche, che porta all'incremento di mobilità privata, impossibilità di fornire trasporti
pubblici a tali quartieri, producendo squilibri sulla vita e l'ambiente, ciò avviene a Milano, Roma,
Napoli che conoscono un'espansione di hinterland degradati da ogn punto di vista, impossibilità di
sviluppare politiche coerenti.
Nel 2014 vengono istituite le città metropolitane, con la legge Delrio, tenta di riorganizzare i
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territori delle 14 aree metropolitane. L'automobile in Italia diventa simbolo di benessere e


autonomia, cresce tra i 60 e il 95 in maniera consistente il numero d'auto, il traffico stradale diventa
perciò responsabile dell'inquinamento.

2. Ambientalismo politico
Gli anni 80 sono una fase decisiva nella storia dell'ambiente per un aumento della consapevolezza
pubblica dei problemi ambientali, che hanno una ricaduta sul piano politico. Nel 1986 nasce il
ministero dell'Ambiente, la Federazione nazionale delle liste verdi. Langer nel 82 diviene una
figura leader per la Nuova Sinistra.
La base elettorale della Federazione dei verdi viene da una sinistra estrema, partiti laici di centro
e p.to repubblicano in parte, l'Italia con la fondazione del partito verde segue ciò che accade anche
negli altri paesi europei, dove era storica la sensibilità ambientale (Grunen, Ecology Party, Verts).
L'esplosione del reattore nucleare a Chernobyl nel 86 e la formazione di una nube radioattiva che
toccò anche territori lontani, produsse un cambiamento radicale nell’opinione pubblica circa la
reale situazione ecosistemica, abrogando la normativa circa alla costruzione in It di centrali
nucleari. Nell'87 l'ambientalismo conquista una maggioranza parlamentare, con 13 deputati e due
senatori, anche se altri esponenti dell'ambientalismo erano già inseriti in altri partiti.
Il partito si affermò ancora di più con le elezioni europee del 1989, quando si presentò coni Verdi
arcobaleno, appoggiato dalla Lipu e dalla Lega per l'ambiente, furono anni, con Ronchi ministro
dell'ambiente, in cui l'ambientalismo politico diede vita a provvedimenti legislativi, come la legge
sulla difesa del suolo, le leggi sulla promozione delle fonti rinnovabili, risparmio energetico, legge
sulla caccia, legge Galli sull'acqua, ecc.
Nel frattempo la questione ambientale si espandeva a livello mondiale con la conferenza dell'Onu
nel 1992 a Rio che approvò la convenzione sul clima, nel 97 a Kyoto venne firmato il protocollo
contro i cambiamenti climatici, il patto tra i paesi UE circa la riduzione di gas serra del 20% entro
il 2020, il summit a Copenaghen dell'Onu, ecc. Si diffusero partiti verdi in gran parte dei paesi
asiatici, sud amaericani, africani, una mobilitazione mondiale, negli USA emerse il movimento no
global nel 99, ecc.
La sensibilità ambientale si radicano nella società civile favorendo anche numerose iniziative
civiche, promosse da associazioni, amministrazioni comunali, come marce, petizioni, raccolta dei
rifiuti, ecc. Il Wwf riuscì a reintrodurre specie come cervo, capriolo e lince, quasi estinti.
Si diffuse la letteratura ambientalista, il rapporto delle Nazioni Unite 'Our Common Future', o
rapporto Bruntland, che definiva le nozioni di sviluppo sostenibile, vengono pubblicati numerosi
rapporti Ambiente Italia, Ecomoafie, ecc.
Nasce Slow Food nel 86, a Bra, grazie all'attivismo di Petrini con los copo di difendere le tradizioni
agricole, enogastronomiche italiane, la biodiversità alimentare contro la manipolazione genetica e
l'omologazione dei cibi. Nasce a Cuneo l'Università di scienze gastronomiche, prima al mondo,
oltre al sorgere di facoltà di Ecologia. Inizia a nascere in economia l'ecological economics, che
postula sistemi economici fondati su energie rinnovabili e risorse naturali.
Ma nei primi 15 anni del 2000 l'ambientalismo conosce un declino politico, a fronte di un crescente
dibattito scientifico e culturale, nel 2009 la sx arcobaleno non ha ricevuto alcun seggio, alcuni
esponenti dell'ambientalismo quindi confluiscono nell'Ecodem, area del PD di ispirazione
ambientalista, con conseguenti minori provvedimenti legislativi in materia.
Questo perchè il partito verde in IT non è riuscito a darsi una forma politica forte e concreta, non
riesce a creare un'unità di intenti, vi erano troppi interessi diversificati che agivano, era difficile
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trovare un soggetto sociale che si facesse carico dei problemi ambientali, oltre ad oscillare tra
l'idea del movimento e del partito (lager 'partito antipartito').
Per altri l'ambientalismo si poneva su posizioni poco propositive e troppo difensive, non riuscendo
a elaborare proposte in un quadro di trasformazione delle società, aveva un carattere trasversale
che non riusciva a inserirsi in nessuna tradizione politica autonoma, inoltre l'inserirsi di alcuni
esponenti dell'ambientalismo in partiti quali pci, pds, ds, ha portato al declino definitivo di tali
partiti. Altri sostengono che esso non ha saputo coinvolgere forze come wwf, Italia nostra e che
non abbia colto il cambiamento profondo del sistema politico italiano degli anni 90. Mastropaolo
infine sostiene che la crisi dell'ambientalismo politico si deve in realtà ad una <grande depressione
politica> propria della società italiana, a causa dell'inadeguatezza delle democrazie ad afffrontare
le nuove sfide di una società in costante evoluzione.
Le tematiche dei p. verdi sono state in parte ereditate dai comitati sorti come rsiposta a bisogni di
partecipazione legati ai terrotir non rappresentati dalla pol. tradizionale: comitati civici, per la
difesa del territorio, no waste, no tav, antismog, reti dei beni comuni ecc.

3. Irifiuti
Dagli anni 50 del 900 il problema circa lo smaltimento di rifiuti aumenta esponenzialmente, con
la nascita dell'economia dei consumi, conseguenza dell'industrializzazione del paese, ma problema
affrontato con modalità inadeguate, che consisteva nell'allontarnarli da dove venivano prodotti. La
produzione nazionale di rifiuti urbani triplica dagli anni 70, la pproduzione annua diventa 536 kg
nel 2012, oltre alla crescita dei rifiuti speciali, 91% non pericolosi, smaltiti per incerimento,
discarica e recupero di materiali, scarti provenienti da industrie, rifiuti chimico-organici,
farmaceutici, industria fotografica, oli, vernici, ecc.
Ma il raddoppio della produzione di rifiuti negli anni 80 è dovuto alla trasformazione del processo
distributivo: la pubblicità, il marketing, declino merci sfuse a favore dei prodotti conezionati, il
packing diventa una strategia di mercato, negli USA 1/3 dei rifiuti è rappresentato dalle confezioni.
In Lombardia vi era un sistema efficiente di smaltimento rifiuti, nel 12 vi è una carenza diapparati
industriali, impianti di compostaggio e prevalgono le discariche. Nel 1997 il Decreto Ronchi
riforma il settore dei rifiuti per assicurare una protezione dell'ambiente e promuovere la raccolta
diferenziata e il riciclaggio, che si muoveva all'interno di una politica europea degli anni '70 che
mirava a proteggere l'uomo e l'ambiente, potenziando tecnologie pulite, materiali meno
voluminosi e meno inquinanti, tutto ciò riducendo lo smaltimento in discarica potenziando
l'impiego dei rifiuti come combustili.
Ma ultimamente, la difficoltà di smaltimento dei rifiuti è un problema centrale e grave negli anni
80 i rifiuti fiorentini vennero mandati in Campania e Puglia; a Milano si esaurirono le discariche
autorizzate e i rifiuti vennero portati altrove, a Palermo una crisi finanziaria ha portato a
infiltrazioni mafiose. Ma il caso più grave è rappresentato dalla Campania, che nel 2007/8 ha
vissuto una situazione di emergenza, che produsse un'eco mediatico senza precedenti,
danneggiando l'intero comparto produttivo. In particolare Napoli, satura delle discariche e il
ritardo nella realizzazione de termovalorizzatore di Acerra, la situazione si miglirò con la sua
apertura nel 2009 e all'incremento della raccolta differenziata, ma è ancora oggi ragile, in quanto
molti rifiuti vengono portati fuori dalla Campania, come in Olanda, sistemi altamente costosi che
incidono sul popolo.
L'Italia non è riuscita a dotarsi di sistemi di smaltimento adatti, la forma + frequente è ancora la
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discarica, ma vi sono debite differenze: in Friuli la raccolta differenziata è pari al 43% e solo il
27% viene incenerito, in Lombardia la differenziata è quasi il 49%, mentre dove il sistema
impianstistico è carente si ricorre alle discariche soprattutto in Sicilia e Molise, Calabria, Liguria,
Lazio. La media della raccolta differenziata è molto diversa da regione a regione, nel Nord si
raggiunge anche il 64% in Trentino,Veneto e Piemonte, mentre in Sicilia, Calabria, Campania
anche 13% e varie sono le ragioni dovute a queste differenziazioni: tecniche, culturali,
economiche, la differenziata costa il doppio di quella indifferenziata, ancora di più per quella porta
a porta e solo una bassa percentuale dei costi dei materiali riciclabili sono coperti. Ed è anche
utopico pensare che l'intero problema dei rifiuti possa essere risolto solo con la differenziata,
bisogna più che altro intervenire sui fattori strutturali, che ex post, bisogna orientarsi al futuro, a
modelli di produzione volti al risparmio di energia e di materie, come accade in Olanda,
Danimarca, Germania, ma anche in alcuni settori in IT, per ex essa è al primo posto europeo per il
riciclo di legno, vetro, cartone, alluminio. Tutto ciò minimizzando i rifiuti con un processo
produttivo volto al reimpiego di merci, come prevede il piano per la prevenzione dei rifiuti previsto
dalla direttiva CE/2008/98.
È un sistema produttivo che contribuirebbe a risolvere il problema dei rifiuti e a risolvere il
consumo delle risorse non riproducibili.

4. Le Ecomafie
Secondo il rapporto Ecomafia 2013 di Legambiente, nel 2012 in Italia si sono registrati 34.132
illeciti ambientali, fenomeno che dagli anni 70 è divento molto rilevante, specialmente in Sicilia,
Calabria, Campania, Puglia. Essenzialmente si tratta del traffico di rifiuti nocivi, industrie
siderurgiche, metallurgiche, cartarie situate al Nord hanno spesso affidato lo smaltimento dei
rifiuti a intermediari, organizzazioni criminali, alimentando un traffico diretto al Sud di sostanze
nocive, a favore ha giocato l'arretratezza del sistema di recupero, riutilizzo, trovando nello
smaltimento in discarica, seppur abusiva, un metodo da 6 a 10 volte più economico, conveniente
per le industrie e lucrosa per i criminali oltre che illegale, anche se il reato di traffico illecito di
rifiuti è stato istituito nel 2001.
Napoli e Caserta sono il territorio d'eccellenza delle ecomomafie, dove si sono affermati i Casalesi,
con un sistema legato al ciclo del cemento e ai rifiuti grazie a cave abusive, nel traffico di rifiuti
essi hanno impiegato persone, macchinari, acquisiti nella produzione di calcestruzzo, di cui erano
già monopolisti negli anni 80, esaurita l'attività estrattiva, le cave vengono usate per i rifiuti.
Vi è anche l'inquinamento dell'aria provocato dallo smaltimento dei rifiuti a cielo aperto, tant'è che
si parla di <Terra dei fuochi> tra N. e C., che non riguarda solo l'inquinamento e il degrado
territoriale e sociale, ma anche uno sviluppo di tale territorio sotto l'illegalità e l'abusivismo
edilizio. Ciò accade anche in Puglia, che organizza transiti dei rifiuti verso l'estero, in Calabria la
'ndrangheta ha organizzato il traffico dei rifiuti provenienti da fuori, in Sicilia le mafie si dedicano
ai rifiuti locali, agli appalti per la realizzazione delle discariche, raccolta e trasporto. Ma questo
fenomeno interessa anche il Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, dove sono stati trovati siti di
stoccaggio da cui i rifiuti venivano smistati verso il Meridione, l'Abruzzo e il Lazio erano
importanti punti di transito. Ma il traffico dei rifiuti supera i confini nazionali, riguardando paesi
come Corea del Sud, Cina, India.
L'illecito nell'edilizia riguarda l'abusivismo puro con assenza di piani regolatori, appalti truccati,
lottizzazioni non autorizzate, ecc. che interessa anche la Toscana, Emilia-Romagna e riguarda in
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particolare le coste, mentre nel 12 prevale l'abusivismo diretto alle costruzioni di edifici ex novo,
al Nord riguardano manutenzioni e restauri.
L'abusivismo genera danni ambientali: dissesti idrogeologici per la costruzione su luoghi inadatti,
distruzione di territori, ecc. Ma le ecomafie non sarebbero state possibili senza un legame con
amministrazioni, alti funzionari, sindaci, imprese, banche, proprio per tali reati numerosi comuni
negli anni 90 sono stati sciolti, <alleanze nell'ombra> che garantiscono il controllo degli appalti
pubblici attraverso truffe, intimidazioni, ecc.
Dal rapporto Ecomafie si evince che la prima regione per numero di inchieste sulla corruzione
ambientale è la Lombardia, seguita da Calabria e Campania.
Le Ecomafie riguardano anche l'agricoltura, con il controllo sulla coltivazione e raccolta con lo
sfruttamento della manodopera, oltre all'infiltrazione di progetti che beneficiano di interventi
pubblici, come nell'eolico in Sicilia. L'attività criminale colpisce anche il patrimonio artistico con
furti, commerci di oggetti d'arte, oltre al collezionismo di specie rare, racket degli animali, ecc.
E' anche vero che se le attività criminali sono riuscite nei loro intenti nei settori relativi all'ambiente
è a causa del debole valore attribuito alla difesa delle identità storiche, naturali, debolezza della
pianificazione pubblica, inadeguatezza e scarsa cultura ecologica, con il risultato di
un'urbanizzazione disordinata, che ha prodotto risultati devastanti soprattutto nelle aree
metropolitane, è in questo contesto, aggravato dall'assenza di politiche di tutela che si è sviluppato
il problema dei rifiuti, che non ha mai trovato soluzione, aprendo varchi alle infiltrazioni criminali.
Che non sono solo problemi di ordine pubblico e devono essere combattuti attraverso un generale
ripensamento, culturale e politico del ns rapporto con l'ambiente.

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