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L’età moderna, Francesco Benigno

2. Ordini, ceti e forme della rappresentazione politica


Alle soglie dell’età moderna, l’universo naturale è preordinato e predisposto da Dio per la salvezza
dell’uomo, è visto come un insieme che funziona entro un disegno divino, come organizzata in parti
che hanno un preciso ruolo nel creare l’equilibrio dell’insieme, questo orientamento ispira una
divisione basilare della società in tre gruppi: Gli oratores, quelli che pregano e cioè il clero; I
bellatores, quelli che combattono, ovvero i guerrieri; I laboratores, quelli che lavorano, tutti gli altri,
immaginate come complementari disposte gerarchicamente: il primato, la funzione più importante
attribuita al ruolo religioso, gli uomini di Chiesa devono essere anzitutto nutriti e curati a spese
della società, il clero è il primo ordine. Il clero secolare che vive nel secolo, inserito nella società e
quello regolare, quello cioè che vive separato dal mondo in monasteri e conventi e assolvono
funzioni sociali, titolari di poteri pubblici gestiscono istituzioni sanitarie ed educative.
Anche la nobiltà affianca al proprio originale ruolo militare una direzione politica, ricevono il loro
titolo grazie a una delega da parte del sovrano che concede un titolo e un feudo abitato per poi
diventare perpetuo, costituendo la base di un ordinamento quasi separato e su cui il potere del
sovrano si riduce, il feudo infatti non è una proprietà privata ma nel tempo i nobili acquisirono la
capacità di trasmetterlo in via ereditaria. I nobili non sono mai stati completamente a disposizione
del re, tre fattori limitano la presa regia: Primo nelle famiglie nobiliari si coltiva l’idea della comune
discendenza dai conquistatori barbari, In secondo la nobiltà costruisce parametri della propria
dignità, soprattutto l’antichità, In terzo la nobiltà non nasce solo dalla concessione di un titolo ma
anche dall’esercizio del potere signorile. Nel XVI secolo, per via dell’enorme crescita dei bisogni
finanziari, i sovrani vendono massicciamente titoli nobiliari. Questa rincorsa all’essere nobile è data
dal poter discriminare tra i nobili stessi chi venisse prima e chi dopo, chi sta più in giu e chi più in
su.
Ogni Città d’antico regime è popolata da gruppi definiti rispetto al lavoro che svolgono. Le
corporazioni nascono dalla seconda metà dell’XI secolo, non tutti ne fanno parte poiche vivono in
aree rurali. Vengono chiamate arti(Penisola italica), Collegi, Compagnie(Firenze),
Guild(Inghilterra). Tali associazioni nascono dal desiderio di uno stesso settore produttivo di unirsi
per difendere i propri interessi, bisogna mantenere l’uguaglianza fra i membri, e in secondo
acquisire di fatto e di diritto il monopolio nei diversi ambiti manifatturieri a danno dei concorrenti
che non ne sono membri, stabiliscono regole sui prezzi minimi e massimi, i salari ecc. Poi(XIV)
però sorge un problema, un irrigidimento delle normative d’accesso, nascono dei ranghi e la
struttura diventa di tipo gerarchico, vengono eletti dei capi per 2 anni che hanno il potere di
ispezionare i colleghi e le merci prodotte, potevano partecipare a cerimonie nobili e religiose. Esse
organizzavano, distinguendola e gerarchizzando una parte importante della società.
Alla funzione religiosa e militare corrispondono gruppi sociali separati, ognuno una sua gerarchia
interna, al potere religioso il papa e a quello politico il re, a questi gruppi vengono attribuiti
specifici ruoli sociali, un complesso di risorse simboliche e materiali ma come si distinguono tra
loro la gran massa degli individui che non sono ecclesiastici ne nobili? Sono coloro che
compongono il terzo stato e si differenziano secondo il ceto di appartenenza. Il ceto è un gruppo
sociale specifico, è possibile distinguere i vari gruppi: Artigianali, e poi i titolari di
professioni( Avvocati, medici e notai), i titolari degli uffici pubblici e infine i mercanti. Nella
società d’antico regime ciascuno nasce alla vita collettiva quando entra a far parte di un corpo
sociale, da quel momento in poi le qualita connesse al corpo, privilegi appartengono anche
all’individuo e cio contraddistingue i vari corpi sociali e diversi tra loro dove la legge non è uguale
per tutti. I privilegi sono giurisdizionali, vi sono perciò tribunali speciali detti fori non solo per
nobili e religiosi ma anche per membri di corporazioni. I privilegi contribuiscono a determinare il
rango, piu ne hai piu importante sei, esente dalle tasse o di non pagare certe imposte. Una parte
importante dei conflitti dell’antico regime è difendere le proprie posizioni a scapito dei ceti
concorrenti. Dove la legge non è uguale per tutti tutte le questioni diventano cruciali, se ad esempio
qualcuno in carrozza non cede il passo alla carrozza di qualcuno di un ceto superiore rappresenta un
atto ostile poiche significa mettere in dubbio la condizione sociale, l’onore. L’onore è importante,
se per le donne si limita solo alla virtù, ossia comportamenti specie sessuali appropriati al proprio
rango. Poiche vi è un inflazione dei ranghi nobiliari è necessario inventare nuovi ranghi che
consentano alle nobiltà piu antiche di distinguersi. In Inghilterra viene creato il titolo di baronetto,
importante funzione viene svolta dagli ordini militari e cavallereschi. Il piu prestigioso è quello
religioso-cavalleresco di San Giovanni di Gerusalemme fondato nel XII secolo in terrasanta,di
orgine medievale sono i tre ricchi ordini militari castigliani di Santiago, Calatrava e Alcantara. Nel
corso del XVI e XVII tutte le monarchie europee si dotano di nuovi titoli militari e cavallereschi, il
ricorso a tale strumento si spiega con il fatto che l’aumento dei titoli nobiliari finisce per creare
problemi nelle fasce più esclusive della nobiltà.
Questa società si rappresenta secondo forme prestabilite, un individuo partecipa alla vita politica
non in quanto tale ma in quanto parte di un ordine o ceto, la societa politica nasce perciò dalla
composizione di questi corpi sociali. Nelle monarchie europee tali idee comportano la presenza, di
corpi rappresentativi più o meno ampi che si richiamano alla magna curia, il re è cosi affiancato da
un’assemblea dei rappresentanti del regno. Non si tratta però di un’assemblea elettiva, in quante tale
istituzione è composta da rappresentanze di ciascun ordine e svolge un’importante funzione, quella
del consiglio politico. In inghilterra, in Scozia, a Napoli si chiama Parlamento. Nei territori del
Sacro Romano impero, esiste un’assemblea cui spetta l’approvazione delle leggi, il Reichstag, cui
partecipano i sette principi elettori, numerosi prelati, principi ecce cc. Il sovrano è infatti
comunemente immaginato, a somiglianza di Dio, come generoso elargitore di una grazia terrena,
fatta di riconoscimenti materiali e simbolici, ai propri fedeli servitori. La seconda caratteristica è la
giustizia, il sovrano è pensato, ancora una volta a immagine di Dio come il garante ultimo
dell’equità. Poiché gli atti del sovrano o dei suoi ministri e funzionari possono avere urtato i
privilegi, le leggi occorre un che il monarca compia i debiti atti di riparazione, restaurando l’ordine
violato. Durante le riunioni delle assemblee rappresentative degli stati monarchici, il sovrano usa
stare seduto sul trono, una sedia riccamente addobbata che denota anche per la sua posizione
soprelevata la superiorità di chi è legittimato a sedervisi. Sul trono il sovrano riceve, seduto a capo
coperto le richieste i consigli o le proposte di coloro che sono ammessi al colloquio, in piedi e a
capo scoperto. Come l’uso di questo simbolo dimostra, i sovrani dell’europa di antico regime
tendono a legittimare il proprio potere attraverso l’idea che sia Dio a volere che un determinato
esponente di una precisa famiglia regnante governi. Ne deriva la tendenza delle monarchie a fare
della persona del re l’immagine del potere pubblico. La tendenza all’innalzamento sacrale della
dinastia regnante ha un preciso scopo, si tratta di allontanare lo spettro della monarchia elettiva e
cioè sovrano eletto dai nobili e magnati o comunque dei rappresentati del regno. La monarchia
elettiva fa la sua comparsa in Europa nel regno di polonia dove viene ristabilita nel 1572. La
costruzione di una legittimità dinastica, sottratta all’alea dell’elezione e stabilamente fissata, è cosi
al centro dell’affermazione della monarchia. Il regno di un sovrano viene inteso come parte di una
più ampia missione, contribuisce a ciò una concezione della sovranità ammantata di tratti
soprannaturali. Da una parte vi è il re, corpo fisico e mortale, dall’altra il re che incarna un corpo
immateriale e spirituale che abbraccia il suo regno e non potrà mai morire.

3. La scoperta dell’America e gli imperi coloniali


Nel corso del XV secolo, l’intensificarsi dei traffici fra i maggiori centri mercantili del tempo,
Venezia e Genova, favorisce lo sviluppo di alcune città iberiche affacciate sull’oceano Atlantico, le
navi seguono infatti rotte prossime alle coste atlantiche della penisola iberica e della Francia, sin dal
Xii secolo i mercanti portoghesi si sono inseriti nelle correnti di traffico fra Mediterraneo e
Atlantico esportando vini,olio e sale. Barcellona è un importante snodo commerciale del
Mediterraneo occidentale, nonché la capitale di un regno, quello d’Aragona che nel Xv secolo ha
assunto il controllo della sardegna, sicilia e napoli. Un altro monopolio dei mercanti arabi
dell’africa settentrionale è dell’oro. Per tutta l’età medievale le modeste quantità di questo metallo
prezioso che circolano nel continente europeo provengono dalle miniere del Senegal e del niger. I
sovrani ne fanno oggetto di scambio insieme agli schiavi e sale portato dai mercanti arabi del nord
africa, quest’ultimi immettono l’oro nei circuiti commerciali del Mediterraneo. Una questione assai
rilevante è quella dello sviluppo delle tecniche navali, per solcare il mediterraneo le imbarcazioni
utilizzano piu i remi che le vele, l’introduzione di innovazioni provenienti dell’Europa
settentrionale, quali la velatura composta e il timone unico dritto di poppa al posto del tradizionale
remo. I navigatori genovesi sono fra i primi a rendersi contro che per affrontare con pesanti carichi
di mercanzie le onde dell’atlantico occorre disporre di navi di grande stazza in grado di navigare in
maniera sicura, nella seconda metà del XV secolo viene concepito un imbarcazione fornita di
complesso sistema di vele, cannoni per difendersi dai pirati e dotata di grandi capacitò di carico,
caracca,caravella e galeone, grande nave a quattro alberi. Tutte queste innovazioni creano peraltro
non poche difficoltà: ad esempio la bussola indica il Nord magnetico e non quello geografico, di
modo che sono necessari attenti calcoli per correggere tale discrepanza, anche lo sviluppo della
cartografia riveste un ruolo di primo piano, è infatti l’epoca dei portolani, rudimentali mappe che
descrivono le coste mediterranee. L’avvio delle esplorazioni atlantiche produce una vera e propria
domanda di rappresentazioni efficaci di terre e rotte. A firenze il matematico, astronomo Paolo del
pozzo toscanelli, elabora una carta nautica che invia al re del portogallo con una lettera in cui spiega
il percorso piu breve per le indie, questo testo sarà inserito nell’opera storica di enea silvio
piccolomini( Historia rerum ubique gestarum), sul quale cristoforo colombo formerà le sue
conoscenze geografiche. In portogallo la crisi demografica causata dalla peste nera ha consentito
l’ascesa sociale dei ceti mercantili a danno dell’aristocrazia feudale. In particolare il principe Enrico
promuove attività commerciali ed esplorazioni nelle quali investe il proprio denaro, i portoghesi
avviano, rispettivamente nel 1419 e nel 1427 la colonizzazione di Madera e porto santo, lo stesso
principe enrico impianta uno zuccherificio, le esportazioni dell’isola arrivano a 87 mila, considerata
una spezia esotica e quindi preziosa. L’intensa attività di esplorazione delle coste dell’africa
occidentale svolta dai portoghesi è legata alla necessità di approvvigionarsi di oro e schiavi africani
per le piantagioni di canna da zucchero. Comincia allora a maturare l’idea di raggiungere le indie
aggirando via mare il continente africano del quale non sono note le reali dimensioni. Essi si
rendono conto per viaggiare agevolmente alla volta del portogallo le navi devono sfruttare venti e
correnti diversi da quelli utilizzati all’andata compiendo un’ampia svolta in direzione nord.
Vengono cosi inaugurate le due rotte :la volta da Guinè e quella de mina, in uso a partire dal 1443.
Ciò rende possibile il progetto di circumnavigazione dell’africa per arrivare alle indie al fine di
impadronirsi del commercio delle spezie. L’atteggiamento portaghese diventa quindi da subito
aggressivo, al fine di imporre prezzi bassi alle spezie di produttori indiani, per riuscire a battere il
sovrano di Calicut, tecnica cui i conquistatori europei faranno spesso ricorso in seguito approfittano
dei contrasti politici ed economici esistenti fra i principi della zona. Nel 1502 arriva una nuova
spedizione lusitana formata da 14 navi armate di cannoni, le quali bombardano calicut e ne
obbligano il sovrano ad aprire le porte agli scambi con il portogallo. I portoghesi cercano inoltre di
bloccare le vie tradizionali del commercio delle spezie che attraverso il mar rosso conducono il
levante mediterraneo, non si fa attendere la reazione militare del sultano d’egitto che interviene per
tutelare gli interessi dei mercanti arabi gravemente colpiti da tale politica. A differenza di quello
veneziano, il sistema creato dai portoghesi fa di lisbona il maggior emporio europeo di spezie
vendute a prezzi inferiori rispetto a quelli praticati sulla piazza di venezia. A partire dal 1506 le
spezie vengono sottoposte al monopolio reale, la corona infine si riserva il monopolio
dell’esportazione verso l’india dell’argento e del corallo, la strategia dei vicerè portoghesi
d’impedire con la forza il commercio lungo le vie che conducono al mediterraneo orientale si rivela
vincente solo per un breve periodo. Infatti nei primi due decenni del cinquecento la conquista della
siria ed egitto da parte dei forti eserciti della popolazione turca detta degli ottomani comporta una
ripresa dello sforzo militare per riaprire la via del mar rosso.
Negli ultimi anni del quattrocento la corona di castiglia promuove una spedizione nell’oceano
Atlantico di enorme portata storica, il genovese Cristoforo Colombo propone alla regine isabella di
castiglia di organizzare e di finanziare una spedizione navale basandosi sulla convinzione della
sfericità della terra, fu bocciato in quanto irrealizzabile e dispendioso, un identico parere viene
espresso dai consiglieri della regina. Infine peò colombo riesce a ottenere il denaro per tre caravelle
e il 12 ottobre 1492 approda a terraferma, isola delle attuali bahamas quindi la spedizione tocca
cuba ed espanola. Il genovese è convinto di aver raggiunto non una terra sconosciuta ma le
propaggini di cipango. Con il rientro di colombo in spaga nel 1493 si apre la fase delle esplorazioni
delle terre a occidente dell’oceano atlantico. L’espansione della fede cristiana rappresenta per
entrambe la motivazione ufficiale propagandistica delle spedizioni alla ricerca di una via diretta per
l’estremo oriente, nel 1493 papa alessandro VI emette tre bolle in cui stabilisce una linea di
demarcazione corrispondente a un meridiano a 100 leghe di distanza dalle isole azzorre. Solo con il
viaggio compiuto dal fiorentino Amerigo Vespucci prende corpo l’idea che le terre scoperte da
Colombo non facciano parte dell’asia ma siano un vero e proprio Nuovo mondo. E’ ferdinando
magellano un portoghese al servizio dell’imperatore Carlo V a circunavigare l’america, nel 1519
Magellano salpa da siviglia e superato lo stretto che da lui prenderà il nome giunge due anni dopo
nelle filippine. Gli indigeni vengono obbligati a cercare pagliuzze di metallo prezioso presenti nei
fiumi e vengono sfruttati in modo disumano, lo sfruttamento e le malattie diminuiscono la
popolazione da 600 mila nel 1492 a 27 mila nel 1514. Anche le piantagioni necessitano però di
molta manodopera e la progressiva estinzione delle popolazioni autoctone i dominatori cominciano
ad acquistare schiavi negri dai mercanti portoghesi che controllano i traffici del golfo di guinea. Nel
nuovo mondo i castigliani enrtano in contatto con civiltà del tutto ignote, assai diverse fra loro per
livelli di sviluppo. In alcune zone le popolazioni indigene vivono organizzate in tribù praticando la
caccia e la pesca. In altre vaste zone sono presenti società assai evolute, le armi da fuoco unite a
notevoli dosi di spregiudicatezza e crudeltà danno ai conquistadores castigliani una superiorità
schiacciante. Nel 1519 una spedizione di alcune centinaia di uomini guidata da Hernan cortes
sbarca nel messico e riesce ad abbattere l’impero atzeco nel giro di due anni. Le ragioni profonde
dela sconfitta delle popolazioni americane da parte di poche centinaia di conquistadores non
risiedono però in questo aspetto, molto rapidamente infatti maya, aztechi e inca prendono coscienza
della natura del tutto umana e aggressiva dei nuovi venuti. Un peso assai maggiore nel fiaccare le
resistenze hanno le malattie arrivate dall’europa, contro le quali le popolazioni americane sono
prive di difese immunitarie. Il modo di combattere dei castigliani risulta del tutto incomprensibile
da un punto di vista psicologico e culturale per le diverse popolazioni americane, inoltre alla
sconfitta militare deve far seguito una sottomissione che si manifesta con il pagamento di un tributo.
Altro elemento essenziale per spiegare la fragilità degli imperi autoctoni di fronte agli invasori sono
le divisioni e i conflitti politici interni che li caratterizzano che i conquistadores sono abilissimi a
sfruttare per i loro fini. Nel 1549 la corona prende il controllo sul brasile.
Prima conseguenza della conquista è la distruzione dell’universo religioso e culturale delle
popolazioni americane, la distruzione di templi e statue delle divinità locali condotta dai
conquistadores comporta l’azzeramento delle credenze religiose e un vero e proprio trauma
psicologico per le popolazioni, al saccheggio delle risorse e allo sterminio delle popolazioni
indigene operato dai conquistadores si aggiunge l’azione l’azione della chiesa volta a evangelizzare
gli indios, estirpando le loro credenze tradizionali, le popolazioni americane sono vittime non solo
di uno sfruttamento spietato ma anche dallo svolgimento ma anche dello stravolgimento del mondo
sociale e dei valori. Anche lo sfruttamento delle risorse naturali comincia a perdere quei tratti di
mero saccheggio che ha caratterizzato la prima fase della conquista per trasformarsi in un’attività
relativamente organizzata che coinvolge tanto i privati quanto la corona. Il lavoro forzato dagli
indigeni viene quindi utilizzato nelle grandi fattorie dove si praticano l’allevamento e l’agricoltura,
da questo momento si diffonde la pratica del pagamento in denaro delle tasse dovuto ai dominatori.
A differenze dei portoghesi, i conquistadores cercano di dar vita in America a forme di
organizzazione del territorio secondo gli schemi della loro terra d’origine, ecco perché la monarchia
castigliana cerca di ottenere un certo controllo della vita coloniale, per frenare i continui conflitti fra
i conquistadores nasce l’istituto giuridico dell’encomienda de indios. Il lavoro nell’encomienda è
obbligatorio e non retribuito, i conquistatori stabiliscono il proprio dominio su determinati territori
che sono tenuti a versare tributi in natura oltre prestazioni di lavoro. Per quanto riguarda i rapporti
economici con le colonie americane la corona castigliana cerca di creare strumenti efficaci per
assicurarsi i più ampi benefici possibili. La corona e i gruppi mercantili castigliani sono
naturalmente interessati a un regime monopolistico nel commercio con le colonie: tramite la casa de
contratacion e il potente consulado sivigliano essi stabiliscono non solo i prezzi e la quantità delle
merci che vengono inviate in america ma anche i prezzi delle derrate che da essa provengono
ricavandone enormi profitti, i traffici americani risultano assai remunerativi dal momento che i
conquistatori e i coloni rappresentano un mercato di notevole importanza. Dopo il 1570 è l’argento
del Messico e del Perù a rappresentare la principale voce delle esportazioni dalle colonie americane,
le manifatture castigliane non sono però in grado di far fronte all’aumento della domanda di tali
merci o di produrle a prezzi alla portata dei coloni.

10. Economia e finanze nel secolo dei genovesi


Nella seconda metà del XV secolo in alcune aree europee si avvertono i primi segnali dell’inizio di
una nuova fase di crescita demografica dopo l’epidemia di peste nere. L’europa ha una crescita
generalizzata della popolazione, non solo da recuperare i livelli precedenti della peste nere ma
anche superarli, 45 milioni di abitanti a fine trecento e infine 89 milioni nel 1600, le crescite sono
diversi da paese a paese, la castiglia passa da 3 a 6 milioni nel 1594, la Francia dai 16 milioni ai 19
e la germania da 12 a 16 milioni, in particolare la crescita demografica è più sostenuta nelle isole di
Sicilia e Sardegna. Infatti le città in cui prosperano le attività manifatturiere e commerciali vedono
aumentare la loro popolazione fino a diventare metropoli: Londra 40/50 mila abitanti ao 224 mila
nel 1605. Durante il(inserire dati pag 129)
Da una parte si verifica una flessione della mortalità, le epidemie di peste e di altre malattie non
hanno il medesimo grado di virulenza e diffusione avuta in precedenza. D’altra parte la
combinazione fra aumento della natalità dopo le epidemie tre e quattrocentesche e la riduzione della
mortalità fra le classi di età più basse, vale a dire fra i bambini e i giovani comporta il fatto che un
maggior numero di persone raggiunga l’età adulta e sia in grado di procreare. La crescita
demografica comporta un notevole incremento della domanda di derrate alimentari, particolarmente
pronunciato è l’aumento del prezzo dei cereali che sono alla base della dieta della gran maggioranza
della popolazione europea, il grano aumenta di circa due volte e mezzo in Germania e Austria, - è
l’impatto dell’aumento della domanda su altri alimenti come la carne.
Il settore agricolo viene quindi sollecitato a produrre di più, gli studiosi parlano perciò di
cerealizzazione dell’agricoltura europea cinquecentesca. Le bonifiche diventato un fenomeno che
riguarda varie zone europee. Proprio qui tra il 1540 e il 1615 sono strappati al mare per mezzo di
bonifiche ben 80 mila ettari di terra. In francia, germania, polonia e boemia vengono condotti
massicci disboscamenti allo scopo di accrescere la superficie coltivabile, i cereali riguadagnano
terreno destinato all’allevamento ed altre coltivazioni, in inghilterra dove era assai diffuso
l’allevamento ovino dopo il 1530 vi è un’inversione di tendenza a favore della cerealicoltura.
Cresce ovunque la produzione cerealicola: La terraferma veneta diventa il principale fornitore di
grano della citta capitale. La sicilia vero e proprio granaio d’Europa, esporta mediamente durante la
seconda metà del cinquecento, 400/500 mila quintali di grano soprattutto verso Genova e la
penisola iberica. Le rese aumentano di poco rispetto ai livelli della seconda metà del XIV secolo,
tutta la precarietà degli equilibri demografici e dell’agricoltura cinquecentesca emerge con
chiarezza dalla carestia intorno al 1590 colpisce in modo particolare i paesi dell’area del
Mediterraneo, inoltre tra la fine del Cinquecento e i primi del seicento alcune gravi epidemie di
peste contribuiscono all’impennata del tasso di mortalità. Anche la produzione manifatturiera
attraversa nel XIV secolo una fase di espansione che riguarda il settore tessile, in particolare lo
sviluppo delle armi da fuoco e le esigenze della raffinazione dei metalli, danno un notevole impulso
di metallurgia, le tecnologie del tempo consentono di fabbricare quantitativi assai limitati di
ferro:Liegi produce 842 tonnellate di ferro nel 1562 e poco più alla fine del secolo, nella prima metà
del quattrocento la maggiore miniera nota è quella di Focea controllata dai mercanti genovesi
vengono estromessi da Focea, nel 1462 a tolfa nei pressi di civitavecchia viene scoperto un grande
giacimento di questo prezioso minerale, il pontefice padre pio II ne affida l’appalto a compagnie di
mercanti fiorentini i quali lo commerciano in Europa. In italia centro-settentrionale nella seconda
metà del secolo le manifatture laniere urbane registrano una crescita notevole. A fare la parte del
leone, sono bergamo, venezia e firenze. In tutti e tre i casi il decollo della produzione e delle
esportazioni è reso possibile da due circostanze: da un lato l’assenza di concorrenza nei mercati del
levante mediterraneo e le gravi difficoltà che attraversano le città dei paesi bassi meridionali a causa
delle vicende politiche degli anni sessanta. Un altro settore importante è quello serico, il principale
polo produttivo è rappresentato dalle città stato di milano: nel 1580 il giro d’affari del solo settore
auroserico raggiunge la cospicua cifra di 6 milioni di lire pari al 22% del valore delle attività
economiche cittadine e al 15% di quelle dell’intero stato. La fabbricazione di manufatti serici si
sviluppa anche in alcuni centri del Mezzogiorno(Napoli, Reggio Calabria, Catanzaro) e della
Sicilia, nelle città dell’Italia centro settentrionale specializzate nella produzione di tessuti di alta e
altissima qualità di elevato valore unitario e assai richiesti dai mercati dell’europa settentrionale e
del levante mediterraneo. A trarre particolare vantaggio dalla domanda di tessuti di bassa qualità
proveniente dalle ampie quote della popolazione europea che non si possono permettere i tessuti di
lusso prodotti in italia sono le manifatture inglesi.
Nei traffici commerciali a lungo raggio, il bacino del mediterraneo resta il cuore dei commerci
cinquecenteschi, il grano, le materie prime e i manufatti tessili e metallici e le spezie rappresentano i
prodotti maggiormente commercializzai nel continente europeo. Tuttavia cresce il volume e il
valore degli scambi coinvolgono l’Europa settentrionale, dai porti della castiglia settentrionale un
importante flusso di lana greggia alimenta il settore tessile inglese. Mercanti di tutti i paesi vi
convengono al fine di comprare e vendere ogni genre di mercanzie. In europa centrale e orientale,
l’aumento della popolazione comporta una crescita della domanda di manufatti tessili e metallici e
di derrate alimentari provenienti dal Mediterraneo. In particolare cresce l’esportazione di cereali
della Polonia . Un ruolo di primo piano nella crescita del volume dei traffici commerciali che
interessa le aree del mare del nord e del mar baltico nella prima metà del cinquecento spetta ai
mercanti della citta costiere dei paesi bassi. A partire dalla fine degli anni sessanta la prospera zona
meridionale del paese è scossa dalla rivolta contro la corona. Le città mercantili della parte
settentrionale dei Paesi Bassi cominciano quindi a sostituirsi nella gestione dei traffici con i porti
del baltico, avviando uno sviluppo i cui esiti saranno compiutamente visibili nel XVII secolo.
A partire dalla seconda metà del XV secolo, si registra una tendenza all’aumento della pressione
fiscale, cio è dovuto alla crescita dei prezzi spinge i pubblici poteri a cercare di adeguare le proprie
entrate all’inflazione, con l’introduzione delle armi di fuoco comportano infatti un notevole
aumento dei costi bellici. Dal momento che le entrate ordinarie sono troppo esigue per farvi fronte
le autorità di governo devono ricorrere all’incremento della tassazione straordinaria e
all’indebitamento. Pochi e quasi mai aggiornati sono i catasti o estimi nei quali vengono registrate
la proprietà immobiliare e la ricchezza mobiliare. Le resistenze dei contribuenti e delle istituzioni
locali sono fortissime dal momento che aliquote fiscali piu elevate sono in pratica impossibili senza
una conoscenza precisa dei redditi da tassare. I governi sono quindi obbligati a ricorrere agli appalti
delle imposte o alla loro pura e semplice alienazione a compagnie bancarie. Il secondo strumento
cui sovrani repubbliche e comunità locali fanno ricorso per sostenere i costi della guerra è quello
dell’indebitamento, già nel XIII secolo è ampiamente diffusa la prassi di sovrani, aristocratici e papi
di contrarre prestiti a breve scadenza con le compagnie di banchieri. I tassi d’interesse sono assai
elevati in ragione del rischio che corrono simili prestiti, famoso è il caso delle compagnie fiorentine
dei Peruzzi e dei Bardi che monopolizzano i prestiti alla corona inglese impegnata nella guerra dei
cent’anni in francia: allorchè il re Edoardo III decide di cancellare in maniera unilaterale i suoi
colossali debiti e i banchieri vanno in fallimento, privi dei patrimoni fondiari di cui dispongono i
sovrani, i governi municipali si devono finanziare per mezzo di forme di indebitamento che poggino
sulla fiducia dei cittadini-investori. Solo in questo modo i comuni sono i grado di richiamare
l’investimento di denaro liquido da parte di mercanti, imprenditori e famiglie aristocratiche. I
maggiori comuni della penisola italiana in via di trasformazione in stati regionali sono in prima fila
in tale processo di istituzionalizzazione del debito “pubblico”. Nel corso del XVI e del XVII secolo,
lo strumento dell’indebitamento conosce un notevole successo in tutta Europa. Il debito fluttuante,
vale a dire a breve termine che i principi contraggono con i maggiori gruppi bancari a interessi assai
elevati, è strettamente connesso alle vicende politiche e militari. I prestiti a breve termine servono ai
sovrani per coprire la differenza fra entrate e uscite. Nel 1557 appena sceso dal trono, Filippo II
dichiara la sospensione dei rimborsi dei capitali e degli interessi dovuti ai banchieri, per l’enorme
somma di circa 8 milioni di ducati, lo stesso filippo II ripete l’operazione nei momenti più gravi per
la monarchia. Alla morte, nel 1598 si calcola il debito consolidato ammonti a quasi 85 milioni di
ducati. Ciononostante il livello dell’indebitamento, fluttuante e consolidato delle finanze castigliane
rimane assai elevato per tutto il Seicento. Anche la francia conosce una notevole crescita
dell’indebitamento della corona, l’amministrazione municipale parigina riesce a conquistare la
fiducia degli investitori e pertanto viene chiamata a fungere da intermediaria fra la corona e i
banchieri. Il progetto fallisce e il re Enrico II è costretto a sospendere i pagamenti come ha fatto
l’anno precedente il suo rivale Filippo II. Nonostante nel 1599 Enrico IV cancelli d’autorità la quasi
totalità dei debiti senza rimborsi o interessi i suoi successori sono costretti a far ricorso al mercato
del credito per far fronte alle continue guerre. Pur avviando solo nel 1526 un vero e proprio
indebitamento consolidato grazie a una seria regolamentazione della materia e alla puntualità nel
pagamento degli interessi riescono a conquistare e a mantenere per lungo tempo la fiducia degli
investitori, il rovescio della medaglia è però rappresentato dal fatto che gli interessi che la Camera
apostolica paga sul debito consolidato coprono ben il 44,8 % delle uscite complessive nel 1576.
Molti incarichi militari amministrativi e finanziari sono infatti venduti dalla corona al miglior
offerente. In cambio l’acquirente ottiene la remunerazione legata a quell’ufficio e le esenzioni cui
esso dà diritto senza doverne necessariamente esercitare le funzioni di persona. Il fenomeno è
diffuso ovunque ma raggiunge notevole importanza in francia. Nel 1604 il re enrico IV arriva a
introdurre una tassa annua proporzionale al valore degli uffici chiamata paulette, inizia per questa
via un processo di venalità delle cariche pubbliche, nel caso di uffici tradizionalmente appannaggio
di nobili l’acquisto conferisce titolo di nobiltà militare o di spada e viene chiamata noblesse de robe.
Il funzionamento della fiscalità e delle finanze pubbliche è infatti strettamente connesso all’attività
di banchieri e finanziari privati, loro principali requisiti sono la disponibilità di denaro liquido e la
capacità di raccoglierlo da molteplici soggetti( sovrani, aristocratici, mercanti) per poi convogliarlo
laddove sia richiesto. Elementi indispensabili per muovere il denaro da un luogo all’altro del
continente per mezzo dello strumento creditizio per eccellenza: la lettera di cambio. Si tratta di un
semplice accordo privato nel quale il prenditore o traente ottiene la promessa di pagamento di una
determinata somma da lui versata al banchiere con funzioni di pagatore o trattario. A scelt del
datore il contratto può implicare il pagamento a una quarta persoana detta beneficiario, il
beneficiario può girare la lettera ossia indicare su di essa la propria volontà che la somma in
questione sia versata a un’altra persona. La chiesa vieta il prestito a interesse, le leggi ecclesiastiche
e quelle civili prevedono un’unica forma di remunerazione del prestito quella relativa al costo delle
operazioni di cambio fra una moneta e l’altra necessarie per spostare denaro da una località e
un’altra. Sin dal 400 grandi compagnie bancarie come i medici di firenze e i fugger di augusta
hanno creato una solida rete di agenzie, in particolare i fugger diventano i maggiori finanziatori dei
principi germanici e della casa d’asburgo, grazie all’enorme somma di 1 milione di fiorini da essi
fornita. Durante il XVI secolo sotto la spinta della crescente domanda di credito che proviene non
solo dai privati si va istituzionalizzando una rete europea del cambio mediante la lettera, le fiere dei
cambi si tengono di norma 4 volte l’anno nella stessa città. Nei primi anni del XVI secolo presso la
città francese di Lione ha luogo la maggiore fiera del tempo essa infatti benificia di una
collocazione geografica al crocevia fra il polo finanziario della Castiglia. Tuttavia a partire dal 1528
allorchè la repubblica abbandona l’alleanza con la francia per quella con l’imperatore Carlo V, i
mercanti e banchieri genovesi orientano decisamente verso il mondo iberico non solo i propri
investimenti ma anche i capitali che sono abilissimi a rastrellare tramite le loro efficienti reti
creditizie. Non a caso un illustre studioso spagnolo felipe ruiz ha coniato l’espressione secolo dei
genovesi per identificare il secolo del primato genovese nel commercio del denaro in europa. Nel
1534 i banchieri genovesi danno vita alle fiere di Besancon perciò dette di Bisenzone in alternativa
a quella di Lione, il rapporto assai stretto con una corona sempre più indebitata finisce per esporre i
banchieri genovesi ai rischi dell’insolvenza del loro maggior cliente.
La crescita dell’importanza dei banchieri e del mercato del credito è legata anche alla maggiore
disponibilità di metalli preziosi, in seguito al progressivo esaurimento dei giacimenti di oro nelle
colonie castigliane d’america, l’attenzione dei conquistatori si sposta sull’argento, grande
importanza hanno le scoperte di ricchissimi giacimenti a Potosi nel 1545 e a Zacatecas e
Guanajuto. Fino al 1600 giungono in Castiglia quantità d’oro e d’argento pari rispettivamente al 2 e
al 12 % degli stock dei due metalli circolanti in tutto il vecchio continente. Nel XVI secolo i prezzi
del grano e dei cereali aumentano in diversa misura un po’ ovunque, tuttavia l’aumento dei prezzi
non riguarda allo stesso modo altri generi. I prezzi dei cereali e delle derrate alimentari sono assai
maggiori di quelli dei manufatti(tessili e metallici): ad esempio a pavia tra il 1548 e il 1580 i primi
registrano una crescita dell’86%. L’idea di rivoluzione dei prezzi è stata comunque sottoposta a
revisione in quanto a lungo basata su dati erronei circa le quantità di metalli preziosi americani
giunte in Europa nel XVI e XVII secolo. Poiché il 600 è caratterizzato da una tendenza al ribasso
dei prezzi, viene in pratica a cadere il nesso fra il rialzo dei prezzi e l’ampliamento dello stock di
metalli preziosi circolanti in Europa su cui si basa l’idea di rivoluzione dei prezzi. La tendenza
inflazionistica è presente in europa già all’inizio del XVI secolo prima del massiccio afflusso di oro
e argento dell’America. L’afflusso di metalli preziosi contribuisce solo ad accentuare una tendenza
che è gia in atto in buona parte del continente europeo. Svantaggiati sono i braccianti e
avvatanggiati sono i mercanti e gli imprenditori(pot. Acquisto) complice la notevole disponibilità di
manodopera, vedono ridursi il costo del lavoro mentre aumentano i prezzi di servizio e merci da
loro commercializzati e prodotti, in questo modo alla scadenza dei contratti essi possono adeguare i
canoni all’aumento dei prezzi mentre gli affittuari sono costretti a subire in quanto privi di potere
contrattuale in un periodo in cui abbondano le braccia e la terra da coltivare è un bene prezioso. Le
rendite dei proprietari crescono più dei prezzi agricoli e di quelli delle materia prima come accade
in inghilterra.

15. Il Seicento fra crisi e trasformazioni


Nell’ultimo decennio del XVI secolo il processo di espansione delle superfici coltivate, frutto della
pressione esercitata dalla crescita demografica cinquecentesca comincia a mostrare seri segnali di
difficoltà, cattivi raccolti e malattie causano l’innalzamento del tasso di mortalità e mietono
numerose vittime, la peste colpisce nel 1578-91 a Genova Barcellona e in Catalogna e dopo volta
della castiglia e francia, In italia settentrionale cattivi raccolti e effetti della guerra una carestia nel
1628-29, Venezia perde il 33% dei suoi abitanti, Bergamo 40%, Milano 47%. A differenza di
quanto è accaduto nel corso del Cinquecento i vuoi non vengono colmati subito, nel continente
europeo per tutto il 600 un calo o quanto meno una stagnazione demografica. In larghe parti del
continente europeo la crescita della popolazione è frenata o fermata dal susseguirsi di crisi di
sussistenza e di epidemie di notevole frequenza e ampiezza. La tabella illustra come l’area del
Mediterraneo veda diminuire la propria popolazione mentre i paesi della parte settentrionale del
continente conoscono una crescita secolare, in Particolare è la situazione della Germania e della
Polonia dove la popolazione complessiva diminuisce nel corso del XVII secolo. (Tabella Pag 190)
Vi sono infatti numerosi indizi che testimoniano come le persone si sposino a un’età più avanzata
rispetto agli anni precedenti con una conseguente riduzione dell’arco di tempo nel quale le donne
possono procreare, A ginevra nella seconda metà del 500 l’età media al primo matrimonio è di 22
anni per le donne e 27 per uomini mentre nella prima parte del 600 quasi 25 e 29. Tale fenomeno ha
la sua spiegazione nel peggioramento delle condizioni di vita di buona parte della popolazione Ciò
significa una diminuzione del numero medio di figli per ogni coppia, si crea uno squilibrio tra
nascite e mortalità.
Al fine di analizzare la stagnazione della popolazione nel 600 occorre partire delle vicende
dell’agricoltura europea, esse per molto tempo sono state interpretate alla luce di una visione detta
tipo neomalthusiano che privilegia un’analisi di stampo, meccanico dei processi economici e
demografici della società europea di antico regime, essa trae origine dalla riflessione di Thomas
Robert Malthus che mette in rilievo i limiti di un’espansione della produzione agricola basata
sull’estensione dei terreni coltivabili, per quel che riguarda l’ambito rurale seicentesco
l’interpretazione degli studiosi neomalthusiani, malthus ha visto nell’arretratezza delle conoscenze
tecniche e nella scarsità di terre di buona qualità l’origine della crisi. Nell’europa orientale la
densità della popolazione è ancora assai bassa rispetto alla parte occidentale del continente la
popolazione comincia a calare, sotto il profilo delle tecniche agrarie la rotazione continua e la stretta
integrazione fra allevamento e agricoltura sono note sin dal tardo medioevo e utilizzate in alcune
zone dei Paesi bassi e della Lombardia. L’aumento dei prezzi agricoli favorisce soprattutto nell’area
del Mediterraneo e in Europa orientale il predominio della cerealicoltura, inoltre nelle campagne la
diminuizione dei salari reali s’intreccia con l’aumento dei canoni d’affitto dei terreni e dei diritti
signorili. Costoro preferiscono accrescere le proprie entrate a danno dei redditi altrui e riducono le
risorse destinate all’aumento della produzione e miglioramento dei terreni, ciò comporta una
drastica contrazione degli spazi di mercato e il ritorno dell’auto consumo degli abitanti delle
campagne. La preponderanza assunta dalla cerealicoltura rispetto a tutte le altre coltivazioni
aumenta di molto i rischi che uno scarso raccolto si trasformi in carestia, un’altra conseguenza
negativa della cerealizzazione dell’agricoltura del XVI secolo è la diminuzione dell’allevamento
comporta in molte zone la decisa riduzione del concime disponibile per i campi. La combinazione
fra l’assenza di investimenti nella diffusione di tecniche intensive e il peggioramento delle
condizioni climatiche spiega il fatto che le rese agricole restano stazionarie o diminuiscono fra la
prima metà del 500 e del600. La resa del grano diminuisce dal 22% in Inghilterra e in altri paesi
anche di piu, s’innesca così un circuito vizioso nel quale la caduta della domanda causa la
diminuzione dei prezzi delle derrate agricole, cosi come l’aumento del 500 dei prezzi anche la
diminuzione non avviene in maniera uniforme per tutti i proditti, ad esempio ne risentono in misura
maggiore rispetto al vino e alla carne.

16. Divisione dei poteri, libertà, ricchezza: il modello di


società olandese e inglese
Tra il 1566 e il 1648 la monarchia degli Asburgo di Spagna la maggiore monarchia del tempo viene
tenuta in scacco dalla rivolta delle province settentrionali dei Paesi Bassi. Nelle province Unite
l’organizzazione dei poteri pubblici resta saldamente ancorata a principi tradizionali di
compartecipazione alle decisioni politiche alle decisioni politiche delle èlites locali e al
mantenimento dei corpi rappresentativi. Qui l’esito delle guerre di religione è la monarchia di Luigi
XIII e di Richelieu, di Mazzarino e poi di Luigi XIV un modello statuale cioè che punta al
rafforzamento delle prerogative regie, all’imposizione dell’uniformità religiosa di stampo cattolico,
alla centralizzazione amministrativa e all’incremento della fiscalità. La nuova repubblica si
costruisce non tanto sulla base del modello tradizionale delle repubbliche cittadine anseatiche,
tedesche e italiane quanto sull’esempio più radicale delle repubbliche cittadine protestanti e delel
confedarazioni cui esse danno luogo. A metà del 600 si colloca anche la nascita della repubblica
inglese, a seguito di una guerra civile che ha visto contrapposti la monarchia degli Stuart e il
Parlamento. Malgrado l’esperimento repubblicano inglese venga presto interrotto dalla
restaurazione monarchica della dinastia degli stuart, anche in tale caso la costante difesa delle
prerogative delle istituzioni rappresentative produce una consolidata e diffusa opposizione
all’incremento dei poteri della corona.
La nuova repubblica (Commonwealth) inglese e la vecchia repubblica delle province unite
presentano più di un tratto in comune. In entrambe, a fianco dell’istanza rappresentativa va
emergendo un potere esecutivo fondato sulla forza militare. Lo stadhouder Federico Enrico aveva
assunto il ruolo di una sorta di monarca non ufficiale, tendendo a rafforzare il proprio potere a
scapito di quello degli Stati Generali. I dissidi nella società delle province unite sfociano in un
conflitto clamoroso: allorché, nel 1648 viene firmata la pace con la corona spagnola e riconosciuta
definitivamente l’indipendenza delle Province Unite. A questo punto il ruolo chiave nella scena
politica delle province unite è rivestito dal gran pensionario di Olanda, carica assunta nel 1653 da
Johan Witt. Questo non vuol dire affatto che il lungo periodo di vacanza dello statolderato
coincidente con l’egemonia politica di de Witt sia stato un periodo di pace. E tuttavia ciò lungi
dall’indicare semplicemente la debolezza delle istituzioni repubblicane ne sottolinea la vitalità, la
capacità nel tempo di garantire una partecipazione politica che qualunque sistema monarchico pare
destinato a impedire. Il nuovo regime si assesta così su un equilibrio, tra il parlamento e il potere
esecutivo e militare affidato a Cromwell. Questo stesso anno Carlo II stuart viene incoronato re
d’inghilterra. Il regime di compromesso inaugurato da Carlo II segna un verso la restaurazione della
monarchia e dei suoi attributi, della camera dei lord e della chiesa anglicana. Al sovrano viene
concessa la riscossione dei dazi doganali e sui beni di consumo e un’imposta diretta molto limitata.
I beni sequestrati negli anni della rivoluzione ai partigiani degli stuart vengono in parte restituiti ma
facendo attenzione anche ai diritti dei nuovi compratori. Nel 1664/65 viene approvata una serie di
leggi che restringe la libertà di culto
A partire dalla tregua dei dodici anmni(1609/21) la crescita economica delle province unite è un
fatto evidente per tutti gli osservatori del tempo. A metà del XVII secolo la repubblicaè la maggiore
potenza marittima e commerciale europea e ancora agli inizi del 700 lo scrittore inglese Daniel
Defoe scrive che gli olandesi sono i mediatori dell’universo. L’importanza del mare nella vita delle
popolazioni olandesi si riflette nel grande sviluppo della cantieristica navale: la costruzione del
primato delle province unite è legata alla sua flotta, non è certo un caso che qui venga costruito nel
1595 il primo fluyt: un nuovo tipo di vassello mercantile dalla chiglia piatta e assai profonda e dallo
scafo allungato. Le aree principali verso cui si dirigono i traffici commerciali olandesi sono il mare
del nord e il baltico. Nel secondo caso si tratta di una vera e propria egemonia dell’europa
occidentale e meridionale. Non si tratta solo di esportare i manufatti e i prodotti locali ma
soprattutto di riesportare, dopo un’abile opera di riconfezionamento, quanto importato da ogni
angolo del globo. Ecco che il sale del golfo di Biscaglia viene trasportato nei magazzini dei porti
olandesi e quindi rivenduto con ottimi profitti sui mercati del baltico. Il mercato interno olandese è
caratterizzato da un elevato livello di monetizzazione, i pagamenti in natura rappresentano un
elemento secondario in un paese le cui strutture economiche sono ampiamente coinvolte nei traffici
su scala locale e internazionale. Il sistema finanziario e creditizio costituisce un altro punto di forza
del primato economico delle province unite. In una situazione caratterizzata da una disponibilità di
denaro sconosciuta in gran parte d’Europa, il costo del denaro è decisamente basso. Non a caso,
nella capitale olandese sorge nel 1609 la Banca dei cambi che riceve pochi e selezionati depositi in
moneta ed emette dopo la saggiatura e la pesatura banconotre dal valore superiore a quella del
denaro sonante. Grazie alla favorevole congiuntura e alle possibilità offerte dallo sviluppo
commerciale dei piccoli centri urbani le città dei paesi bassi settentrionali conoscono un notevole
incremento demografico. L’aumento della popolazione è anche il risultato di un notevole flusso
d’immigrati, la crisi colpisce i paesi bassi meridionali a partire all’incirca dal 1580, non solo
favorisce lo sviluppo delle province settentrionali , ma ha un'altra conseguenza importante per la
società olandese: l’immigrazione di protestanti dai territori rimasti sotto il controllo spagnolo,
l’immigrazione è un fenomeno significativo dal punto di vista numerico poiche amsterdam è
formata per un terzo da immigrati o discendenti immigrati. Le province unite si dimostrano capace
di accogliere gli immigrati come nessun’altro. Già a partire dagli anni novanta del 500 le navi
olandesi cominciano a spingersi nel mediterraneo trasportando nei porti italiani grano polacco, è
tuttavia il commercio di spezie orientali a rappresentare una svolta, nel 1591 Filippo II stipula con
alcuni consorzi tedeschi un contratto di esclusiva per la commercializzazione in Europa del pepe
importato a lisbona. Nel 1602 le province unite promuove la creazione di un’unica compagnia per i
commerci con l’estremo oriente la (VOC:Verenigde Oostindische Compagnie). Il governo concede
alla compagnia non solo il monopolio dei commerci delle province unite nell’immensa area fra
l’africa e l’asia ma anche il privilegio di agirvi con una vera e propria autorità politica e militare. Il
successo della voc è notevole: alla base vi sono alcune scelte che faranno scuola nella storia
dell’espansione coloniale europea, una prima importante caratteristica della VOC è data dalla
volontà di stabilire un saldo controllo sulla produzione e sul commercio delle spezie. A fare le spese
dell’imposizione di monoculture e dell’organizzazione coloniale sono le popolazioni indigene
ridotte in schiavitù, la VOC per affermare il proprio monopolio nei commerci con l’asia edifica una
serie di basi commerciali e militari che garantiscono il funzionamento degli scambi dalla persia al
giappone ricorrendo alla forza per fare piazza pulita dei competitori, con la fine della tregua dei
dodici anni e la ripresa del conflitto, la Spagna riesce a rendere più efficace l’embargo economico e
commerciale nei confronti delle province unite dove non giunge più l’argento americano
proveniente da Siviglia. Le navi della WIC danno luogo ha un autentica guerra di corsa contro i
galeoni spagnoli Che trasportano l'argento americano a Siviglia: nel 1628 l'ammiraglio piet hein
arriva impadronirsi della flotta spagnola di ritorno nella madre patria con il suo preziosissimo carico
Il distacco del Portogallo della monarchia spagnola 1640
porta un rapido rovesciamento della situazione: nel giro di 15 anni, i portoghesi riconquistano tutte
le colonie e la WIC inizia la parabola discendente che condurrà al suo scioglimento nel 1674
Alla base del successo economico delle province unite vi è una società con caratteri che hanno
pochi riscontri nell’ Europa del tempo. Prevalgono rapporti sociali giuridici ed economici fondati su
una sorta di contrattualismo che permea l'intero corpo sociale la stessa vita amministrativa, nel
corso del 600 la società delle province unite appare aperta e almeno per gli standard del tempo
tollerante. La guida una classe dirigente chiesa impegnata sulla comunità cittadina di mercanti dalle
cui fila provengono i reggenti no si amministratori locali e delicati degli stati provinciali. Gli
sostanziale monopolio delle cariche consente ai reggenti di integrare tra le proprie fila i gruppi
professionali gli impiegati pubblici e gruppi di artigiani piu ricchi e influenti. gli interessi
commerciali gioca infatti un ruolo di primo piano nelle scelte politiche e negli orientamenti ideali
della Repubblica. Ne è un simbolo l'opera di Ugo grozio nome latinizzato di Hugh Van groot il
teorico di quel gruppo e tradizione erasmiana e di orientamento religioso arminiano strettosi attorno
alla figura del gran pensionario Oldenbarenveldt. Innalzare la bandiera della libertà di navigazione
di commercio significa non solo minacciare gli interessi coloniali ispanici ma anche ribadire i propri
diritti nei confronti del temibile vicino inglese e si guardano le province unite con un misto di
gelosa ammirazione ed irritata invidia. Le province unite rimangono a lungo per l'opinione pubblica
inglese la terra invidiata del benessere Bernard de mandeville un olandese che vive in Inghilterra
ribatte che al contrario lo opulenza olandese è data dal consumo specie da quello cospicuo, de witt,
il gran pensionato che di fatto Regge per lunghi anni la vita politica della Repubblica vive
modestamente e usa camminare a piedi senza corteo di accompagnamento ,dall'altra vi è altrettanto
chiaramente un‘ampia fascia sociale capace di consumi lusso. Il naturalismo, l'attenzione per la vita
di tutti i giorni rappresentata dai quadri famosi di Reembrandt o di Vermeer esprime bene i gusti di
questo padroneggi e mercantile così diverso da quello cortigiano di cui si avvalevano i Rubens e i
Van dyck. Più lo stesso spirito d'osservazione che anima la pittura si riscontra nella diffusione della
scienza e delle conoscenze tecniche incentivata dall'uso della matematica e della geometria dalle
pompe di drenaggio agli strumenti navigazione dalla cartografia alla lavorazione delle lenti le
innovazioni tecniche si legano lo sviluppo scientifico da università come lei da che seppur di
recente formazione al colgono alcuni tra i migliori ingegni europei. L'apertura alla cultura
internazionale è favorita dal ruolo delle province unite come centro di diffusione della cultura e
delle notizie su scala continentale e presto mondiale, la lunga guerra contro la corona spagnola ha
radicato un gusto parlanti conformismo intellettuale che non manca di produrre risultati significativi
sul piano teorico questo giusnaturalismo razionalistico cui dai il proprio Contributo un folto gruppo
di esuli tra cui spicca la figura di Cartesio trionfa con l'opera di baruch spinosa e di Samuel
pufendorf. Mentre il metodo geometrico era servito a cartesio a dare nuovo fondamento alla
presenza di Dio la matematica diviene per questi autori le semplificazioni dell’indipendenza della
natura razionale del mondo dal suo creatore Dio non può far sì che 2+2 non faccio quattro.
Con la seconda metà del 600 le province unite cominciano a risentire della presenza di un serio
competitor e economico l'Inghilterra l'isola nella seconda metà del 500 e nei primi del 600
attraversato un periodo di crescita manifatturiera e commerciale,soprattutto grazie alla produzione
di tessuti di lana proprio alla fine di condurre traffici del Mediterraneo è nata a Londra sin dal 1531
la compagnia del Levante adesso fa seguito nel 1600 la grazia della compagnia inglese delle indie
orientali est India company EIC. pur non avendo le spalle capitale nel peso politico e militare della
VOC queste compagnie finisco a trasformarsi in società con l'appoggio della corona nel 1651 il
Parlamento promulga una legge il navigation Act allo scopo di favorire lo sviluppo della Marina e
dei traffici inglesi e di colpire allo stesso tempo la posizione egemonica delle province unite. Tali
provvedimenti danno origine ai ripetuti conflitti bellici con le province unite 1152 1194 e 1672 per
finire nel 1676 tuttavia è simile a rafforzare una Marino ancora debole a confronto di quel olandese
e vengono applicati solo parzialmente e con fatica l'insieme di tali riflessioni sviluppate da diversi
autori fra gli ultimi decenni del XVI secolo e la prima metà del XVIII, è stato definito
mercantilismo dal momento che sono gli scambi commerciali di merci e manufatti e relativi mezzi
di pagamento ad attirare prevalentemente la loro attenzione.
la struttura della società inglese si presenta alla metà del XVII secolo più complessa di quel
olandese al vertice esiste un articolata nobiltà distinta intitolati cavalieri scudieri e semplice
gentiluomini al di là delle differenze tutti questi gentleman condividono la gentili t ossia quella
ricchezza che consente dedicare tempo allo svago e al servizio della comunità nelle città e
soprattutto a Londra esistono forti comunità mercantili capaci spesso di divenire gentleman. Il
primo elemento di cui tener conto e le norme trasferimento di terra messo in moto dall evoluzione
metà secolo questa disponibilità Fondiaria unita all’abolizione delle corti penali centrali che
avevano cercato nel periodo 1120 1940 di porre un freno ai processi recinzione delle terre comuni
aveva incrementato la mobilità sociale nelle campagne allargando il ceto dei possidenti medio
grandi rendendo tendenzialmente più difficile la vita dei piccoli proprietari e dei piccoli affittuari.
La crescita della ricchezza dello status di coloro che hanno interessi commerciali manifatturiere
procede di pari passo all’ espansione in campo navale e tuttavia la piccola nobiltà terriera( i
cosiddetti squires) inizia a elaborare un modello di vita distinto da quello della gente urbana è
caratterizzato da uno stile rurale ma ingentilito Che si ritrova in chiave utilizzata nella grande
stagione del romanzo settecentesco inglese il ventennio rivoluzionario 1640 1606 60 costituisce per
la città inglese uno spartiacque la rottura degli schemi autoritari e della rigidità sociale prodottasi in
questi anni avrà effetti lungo periodo. Ciò risulta particolarmente evidente nell’ambito della
filosofia della scienza i progressi legati ai nomi di William Harvey Robert Boyle Isaac Newton. Lo
stesso atteggiamento che gli scienziati mostro nell’osservazione del mondo naturale viene essere
applicato anche nella sfera sociale lo stato il moderno leviatano il mostro biblico perde il suo
fondamento diritto divino per rivelarsi nella sua essenza di prodotto umano vero e proprio male
necessario. Esso infatti secondo Hobbes si fonda sul monopolio della forza che i cittadini scendono
all'autorità in cambio della difesa delle proprie persone e dei propri beni, L’assolutismo trovava così
una giustificazione razionale mentre perde il suo fondamento di legittimità sacrale l'espressione più
compiuta del nuovo spirito razionalistico e calcolatore sta soprattutto nell’opera la raccolta delle
statistiche è considerata alla base necessaria per l'applicazione alla società dei principi matematici e
dunque per la soluzione del problema.

20.L’espansione europea e le nuove gerarchie economiche


internazionali
Durante gli ultimi decenni del XVII e per tutto il XVIII secolo sulla scia delle province unite due
nuove potenze, l’inghilterra e la Francia si presentano sullo scenario dei traffici con l’Asia, l’Africa
e l’America. Le rotte dei commerci conoscono così una concorrenza sempre più agguerrita fra
inglesi francesi e olandesi, la concorrenza in India e in America settentrionale fra inglesi e francesi
si trasforma in un aperto confronto militare, la guerra dei sette anni(1756-63) che ha in palio il
primato coloniale e commerciale mondiale, ad uscirne vittoriosa è la Gran bretagna che è la vera
dominatrice dei mari del globo, aumentano gli insediamenti coloniali soprattutto in America
settentrionale e in alcune parti dell’Asia e si intensificano le relazioni economiche fra i paesi
europei e il resto del mondo
Nel corso della seconda metà del Seicento, gli imperi coloniali più antichi quelli del portogallo e
della Spagna risentono inevitabilmente del declino delle rispettive corone sulla scena politica
europea. La progressiva contrazione del ruolo portoghese nello scenario asiatico è compensato dai
successi che il paese ottiene sullo scacchiere dell’Oceano atlantico. Esso riesce infatti a riprendere il
controllo del Brasile e delle basi in Angola. Il primo diventa la nuova frontiera dell’espansione
coloniale portoghese nel 1649 viene fondata la Compagnia generale del commercio del Brasile, nel
corso del Seicento la coltivazione della canna da zucchero si sviluppa sino a diventare le principale
attività. La scoperta di cospicui giacimenti d’oro e di diamanti nella provincia di Minas Gerais, oltre
all’incremento di schiavi produce due conseguenze: lo spostamento verso il sud dell’asse
economico con decollo di rio e l’afflusso di coloni sempre più numerosi al punto che alla fine del
700 risiedono in brasile 2 milioni di portoghesi. Dopo il 1766 il calo della produzione d’oro delle
miniere del minas favorisce una ripresa delle attività agricole nel Nord del paese che riacquistano il
primo posto nelle esportazioni di tabacco e cotone, diverso è il caso dell’impero coloniale della
spagna che si concentra per lo più in America centrale e meridionale. In realtà esso incontra
oggettive difficoltà che limitano il suo effettivo esercizio, in secondo luogo vi sono le debolezze
strutturali dell’economia spagnola che non dimostra in grado di produrre i manufatti richiesti della
società coloniali: la Spagna è costretta ad acquistarli in altri paesi pagandoli con argento americano,
proprio questi ultimi grazie alla complicità delle colonie portoghesi in Brasile riescono a penetrare
con i loro manufatti in tutta l’america meridionale, altro elemento importante è la tratta degli
schiavi. Il trattato di Utrecht(1713) attribuisce però alla Gran bretagna non solo l’esclusiva nella
fornitura di schiavi africani nelle colonie spagnole ma anche il permesso d’inviare ogni anno alle
due maggiori fiere coloniali un vascello carico di merci britanniche, è solo un primo passo verso
l’apertura dell’impero spagnolo agli scambi internazionali, l’america spagnola e portoghese
diventano una vera e propria colonia commerciale inglese.
Nel corso del XVIII secolo l’Inghilterra diventa la prima potenza commerciale del globo favorisce
lo sviluppo di una florida industria navale e il formarsi di una potenza marina mercantile e militare.
Alla fine del Settecento la Gran Bretagna esercita in pratica il monopolio mondiale dei servizi
marittimi: dal noleggio di navi e ciurme all’assicurazione di imbarcazioni e mercanzie trasportate.
Anche la sua diretta navale e commerciale della Gran Bretagna, pur fra mille difficoltà la
compagnia francese delle indie occidentale e attraverso di essa la corona riescono a soppiantare gli
olandesi nel monopolio commerciale con le colonie francesi delle antille (Santo Domingo,
Guandalupa, Martinica) le cui piantagioni producono grandi quantità di zucchero. Il ventennio nel
1721/42 nel quale la Gran Bretagna è guidata da Walpole vede un notevole rafforzamento delle basi
economiche del paese. Approfittando di ricorrenti episodi di corruzione che coinvolgono la
maggioranza parlamentare, William Pitt(1707-78) detto il Vecchio con ripetute campagne di stampa
e di offensive parlamentari riesce ad ottenere le dimissioni di Walpole. E’ da questi orientamenti
che scaturisce la partecipazione inglese alla cosiddetta guerra dei Sette anni(1756/63) un conflitto
europeo che vede la Gran Bretagna e la Prussia alleate contro la Francia, l’Austria e la Russia. In
america settentrionale i coloni inglesi e francesi si sono ripetutamente scontrati a causa
dell’espansione verso ovest i primi muovendo dalle tredici colonie lungo la costa atlantica e i
secondi più da settentrione a partire dai loro possedimenti nel Canada orientale. Dopo una serie di
rovesci ed essenzialmente grazie all’ostinazione politica di Pitt, gli inglesi riescono a conquistare
importanti piazzeforti francesi e a occupare il Quebec e la sua capitale, Montreal. Nel nuovo mondo
ha luogo una notevole crescita della popolazione dovuta non solo al fatto che nascono più esseri
umani ma anche all’arrivo di emigrati dall’Europa e di schiavi dell’Africa, del resto le stesse
potenze coloniali non incoraggiano la nascita di attività produttive che possano in alcun modo fare
concorrenza a quelle della madrepatria. Per quel che riguarda la destinazione delle merci, il 10%
delle esportazioni inglesi viene assorbito dal continente americano nel 1700, tale quota sale al 37 e
57 nel 1797. Il ruolo essenziale del commercio di schiavi africani si basa sulla domanda di
manodopera per le piantagioni di canna da zucchero delle colonie delle Antille. Nel corso del XVIII
secolo la tratta degli schiavi verso le colonie americane rappresenta una delle direttrici dei
commerci triangolari fra Europa, Africa e America. Le compagnie britanniche che si dedicano alla
tratta finiscono per occupare il primo nella classifica settecentesca del commercio degli schiavi
africani.
Nel corso del tardo 600 e del 700’ i rapporti economici instaurati dalle compagnie commerciali
europee con i mercati asiatici conoscono alcuni significativi cambiamenti. Se nel 1621 le spezie e i
tessuti asiatici rappresentano rispettivamente il 74 e il 16,1% delle merci importate dalla EIC, nel
1700 le proporzioni sono quasi invertite essendo diventate il 22,9 e il 54,7%. Inizialmente la
Compagnia olandese si è servita dei filati e dei tessuti di cotone indiano per acquistare spezie
nell’arcipelago indonesiano e risparmiare il prezioso argento. Il principale produttore di cotone è
nord orientale india e bengala, gli agenti EIC battono sul tempo i concorrenti olandesi sul bengala e
si rivelano più abili nell’intessere rapporti con i mediatori locali. L’invasione del mercato britannico
da parte dei tessuti di cotone indiani a basso prezzo spinge gli industriali lanieri a ottenere dal
Parlamento nel 1701 e 1721 leggi volte a scoraggiare l’importazione dei calico indiani. Al fine di
evitare la continua emorragia di argento verso l’Asia e in special mondo verso la cina dove il
metallo prezioso è l’unica moneta accettata, le compagnie europee ricorrono sempre di più ai
commerci triangolari. Nel 1744 la rivalità economica tra fracia e inghilterra si trasforma in uno
scontro aperto nel quale sono coinvolti anche i principi indiani complice la guerra in atto tra duue
potenze sullo scenario europeo, non a caso l’india è il secondo scenario bellico extraeuropeo in cui
Francia e Gran Bretagna si affrontano in occasione della Guerra dei Sette Anni. Le forze britanniche
sconfiggono i francesi e i loro alleati bengalesi e quindi conquistano l’importante base di
Pondicherry(1760) e dal 1765 anche formalmente l’amministrazione de territorio del Bengala e
diventa la padrona della sua economia. La presenza della compagnia francese delle indie orientali
cominciano a declinare fino alla soppressione nel 1790. Gli operai tessili e i produttori di seta
grezza si vedono costretti per legge a fornire alla EIC il grosso della loro produzione ai prezzi da
essa stabiliti, la EIC riesce a ottenere il controllo sulle entrate pubbliche del ricco bengala, non piu
bisogno di importare argento in india. E’ questo il primo passo verso la nascita del sistema coloniale
britannico in India che solleva forti discussioni in Inghilterra a causa del Monopolio esercitato dalla
EIC. Nel 1773 il parlamento inglese approva la nomina del primo governatore generale del Bengala.
Da tempo gli storici hanno abbandonato la visione tradizionale di un’area mediterranea che entra in
una fase di decadenza plurisecolare prima a causa delle grandi scoperte geografiche e quindi
dell’ascesa economica delle potenze settentrionali province unite e inghilterra. I traffici
dell’atlantico sono diventati i più importanti in valore e sulle rotte che collegano Europa, Asia,
America e Africa sono comparse nuove mercanzie delle quali i paesi del mediterraneo sono
semplici acquirenti. Nel settecento le flotte olandese, Inglese e francese dominano gli scambi nel
bacino del Mediterraneo sia sotto il profilo dei servizi marittimi sia per quanto riguarda la vendita di
prodotti coloniali come lo zucchero e il caffè sia per grano, pesce, bestiame ecc cc. Il mezzogiorno
d’Italia specialmente nella seconda metà del XVIII secolo conosce una notevole penetrazione
economica britannica, interessante a questo proposito è il caso della sicilia che si trova soggetta a
una dipendenza per così dire multipla, infatti l’isola per l’importazione e per i traffici a medio
raggio fa capo ai porti italiani di Napoli, Livorno e Genova, mentre per esportazione e rotte
internazionali deve ricorrere alle flotte atlantiche. La diffusione nel tardo 600 della coltivazione del
gelso nelle campagne italiane fa in modo che la penisola alla fine del settecento produca ben il 75%
di tutta la seta greggia, anche nello sviluppo della produzione serica si registra una differenza
significativa fra la situazione dell’italia centro settentrionale dove essa cresce 4 volte rispetto al
seicento e quella del mezzogiorno dove i progressi sono piu contenuti, tale diversità si riflette nel
tipo di seta esportata, la parte centro settentrionale si specializza nella produzione e vendita di filato
di seta, il mezzogiorno si dedica all’esportazione di seta greggia.

21. Vita Urbana e mondo rurale


A partire dall’ultimo decennio del 500 la grande maggioranza delle popolazioni europee, conosce
un deciso peggioramento delle proprie condizioni di vita, In pratica vi è una notevole richiesta di
terra da coltivare da parte delle famiglie contadine dove un maggior numero di bocche da sfamare
implica la crescita dell’autoconsumo cioè della tendenza a produrre derrate agricole e manufatti con
lo scopo primario e talora esclusivo di soddisfare le esigenze della sopravvivenza. L’incremento
della popolazione e della domanda spinge i proprietari ad accrescere le proprie entrate producendo
semplicemente di più, grazie all’estensione delle coltivazioni e pagando bassi salari ai braccianti,
un’altra ragione del peggioramento della vita è l’avvio dell’eliminazione della piccola proprietà
contadina. I contadini si vedono obbligati ad acquistare cereali sul mercato a prezzi sempre più alti
e vendere la loro forza lavoro in cambio di salari bassi. Gli anni intorno alla metà del XVII secolo
rappresentano un periodo di svolta per la storia delle campagne e dell’economia europea, i prezzi
dei prodotti caduti ovunque nel corso degli anni della crisi, non che manchino alcuni elementi
comuni nel panorama delle campagne europee.
La decisione di estendere il suolo coltivabile risulta prevalente nell’area del mediterraaneo dove
predomina ampiamente l’autoconsumo, qui la cerealicoltura ha raggiunto durante il XVI e il XVII
secolo livelli eccezionali, le esportazioni di derrate agricole da queste aree nel corso del primo
Settecento sono rese possibili dall’estensione delle terre coltivate e dalla ridotta domanda interna
legata alla stagnazione demografica. Il quadro della Catalogna o del’italia centrp-settentrionale è
molto diverso, anche grazie alla maggior disponibilità di un elemento fondamentale per
l’agricoltura: l’acqua. Nella pianura della bassa lombardia, dell’emilia e della romagna
particolarmente ricca d’acque, inoltre si punta sulla rotazione continua e sull’integrazione fra
agricolture e allevamento. Si tratta di progressi lenti ma costanti. In russia non vi è alcun progresso
tecnico, nonostante alcuni blandi tentativi d’innovazione l’aumento della produttività si traduce in
pratica nell’ulteriore sfruttamento della manodopera servile che non può per legge abbandonare la
terra che lavora, diverso nelle province unite. Qui i metodi di coltivazione utilizzati ormai da secoli
prevedono che i campi siano suddivisi in tre parti e coltivati seguendo cicli di tre anni in cui si
alternano la coltura di grano, avena e periodo di riposo, per aumentare la produttivita del suolo si fa
ricorso a nuove tecniche agricole che contemplano l’impiego di quantita di concime. Nel corso del
600 il ravizzone e colza, divenute spesso coltivate nel 500 vengono sostituite da piante foraggiere
che costituiscono non solo un alimento per il bestiame ma sono anche in grado di rigenerare la
fertilità del suolo, la stretta connessione fra agricoltura e allevamento consente di raggiungere molti
benefici, i terreni vengono resi piu fertili e si producono latticini per esportare.
L’inghilterra fa tesoro dei successi dell’agricoltura dei paesi bassi mutandone le nuove tecniche.
Peraltro gia nella seconda metà del XVII secolo a causa della flessione dei prezzi dei cereali e alla
stabilità di quelli della carne e dei prodotti derivanti dalla zootecnia, come i latticini. Il sistema
ideato nelle campagne fiamminghe abolisce il maggese, si diffonde nel corso del XVIII secolo.
L’adozione su larga scala delle nuove tecniche apre la strada a una crescita dei rendimenti per il
grano da 7,4 a 13,5 quintali per ettaro nell’arco di tempo fra 1650 e 1800. Le conoscenze
agronomiche alla base di questo sviluppo sono presenti da tempo anche in altre realtà europee,
tuttavia in Inghilterra esse si trasformano in innovazioni e attecchiscono meglio e più rapidamente a
causa della presenza di un quadro sociale, economico e politico assai favorevole. Il principale
ostacolo di uno sviluppo dell’agricoltura è rappresentato dalle forme tradizionali di sfruttamento
della terra su base comunitaria. Nel 700 la coltivazione dei campi secondo criteri comunitari e
l’esercizio di diritti collettivi sulle proprietà private sono sempre più sentiti come una limitazione
intollerabile da parte del robusto ceto di medi e grandi proprietari terrieri inglesi. Il processo di
recinzione contempla l’accorpamento delle proprietà con la conseguente abolizione dei diritti
collettivi e la distribuzione delle terre comunitarie, in pratica, un proprietario che possiede il 10%
delle terre di una comunità ha il diritto di venderle accorpate se necessario permutandole con altri
terreni dello stesso valore ed estensione. Dal punto di vista economico la principale conseguenza
delle enclosures settecentesche è la creazione delle condizioni ottimali per la formazione di aziende
agricole di ampie dimensioni, esse fanno affidamento su attrezzi migliorati. Grazie agli elevati
rendimenti che l’impiego della rotazione continua e l’integrazione fra agricoltura e allevamento su
ampia scala garantiscono alle grandi aziende agricole, l’inghilterra a partire dal 1730 può
permettersi non solo di sfamare una popolazione in crescita ma anche di esportare.
L’abbandono della cerealicoltura estensiva avviene in alcune regioni europee a vantaggio
dell’introduzione di nuove colture provenienti dall’america(Il mais, la patata, il peperone, zucchina,
fagiolo). La fortuna del mais parte dalla penisola iberica per raggiungere la provenza, italia
settentrionale, la slovenia e ungheria. Il mais presenta inoltre il grande vantaggio di costare la metà
del grano ecco perché diventa un prodotto essenziale per l’alimentazione dei contadini della pianura
padana. Vale la pena soffermarsi particolarmente sulle aree italiane di diffusione del mais perché
permettono di analizzarne da vicino i progressi: la ragione del successo del mais va ricercata
proprio sul suo uso e nella capacità di adattarsi alle condizioni diversificate dei campi italiani. In
Lombardia, il mais ottiene uno straordinario successo: viene inserito nelle rotazioni di 6/9 anni
comprende il riso, prato, e il grano proprie della pianura irrigua. Più lenta ma dalle conseguenze
economiche e alimentari assai importanti è l’introduzione della patata, originario del sud america.
Questo tubero altamente calorico e di rendimento assai maggiore del grano è dapprima una curiosità
per erboristi e botanici europei, solo nella seconda metà del XVIII secolo la coltivazione della
patata comincia ad attecchire poiché alcune cattive annate dei cereali obbligano la popolazione a
nutrirsi di questo tubero. L’affermazione definitiva della coltivazione della patata nel resto del
continente avviene solo durante 800. Tra gli strati meno abbienti cresce invece il consumo di
alcolici, anche il consumo di carne aumenta nelle aree europee in cui si verifica un miglioramento
delle tecniche di allevamento. La crescita della quantità di pesce pescato è impressionante: alla fine
del XVIII secolo, la pesca del merluzzo in Atlantico coinvolge oltre 1500 imbarcazioni e fornisce
circa 90 mila tonnellate di pesce.
Gli studiosi hanno individuato 3 tripologie di produzione manifatturiera (industria domestica,
artigianale, e accentrata) che non rimandono a stadi cronologicamente successivi bensì convivono
nelle varie aree europee del basso medioevo. L’industria domestica rappresenta la forma di
produzione di manufatti rivolta all’autoconsumo familiare; essa è presente nelle campagne dove nei
momenti liberi del lavoro nei campi si può dedicare tempo alla fabbricazione dei tessuti. La
produzione manifatturiera di tipo artigianale è quella più diffusa. Essa avviene nelle botteghe ad
opera di lavoratori specializzati, con aiutanti ed è diretta alla vendita sul mercato, nelle aree rurali
non mancano le attività artigianali ma nei centri urbani il mercato sul quale è possibile vendere i
manufatti è ben più ampio. All’interno del mondo della produzione manifatturiera sono infatti
riconoscibili diversi livelli di stratificazione sociale, che vanno dal piccolo artigiano, fabbro e
calzolaio, il quale fabbrica i propri prodotti al proprietario di una grande officina con diversi
salariati e si dedica al commercio all’ingrosso. Una prima evoluzione della forma produttiva di tipo
artigianale è quella nota come industria a domicilio da non confondere con industria domestica, essa
nelle sue forme più evolute si articola nelle cinque fasi della preparazione della materia prima, della
sua filatura,tessitura,rifinitura e tintura. Qui inoltre ha luogo la prima fase del lavoro, la
preparazione della lana che viene pulita e pettinata, a questo punto la lana viene consegnata a donne
che nelle proprie case la filano, Nel medioevo l’industria a domicilio è prevalentemente urbana, nel
400 altre regioni come brabante, catalogna ecc conoscono una certa diffusione dell’industrie a
domicilio nelle campagne. Nelle campagne le famiglie contadine possono dedicarsi all’attività
manifatturiera durante i periodi nell’anno di minore occupazione nel lavoro dei campi. Nelle regioni
occidentali e sud orientali del paese vi sono zone in cui essa diviene l’attività principale, ciò ha fatto
parlare gli studiosi di un fenomeno di protoindustrializzazione che avrebbe preparato la rivoluzione
industriale ottocentesca, addestrando i lavoratori alle attività manifatturiere, creando capitali da
destinare all’investimento produttivo e favorendo un aumento demografico e della manodopera
disponibile. Un nesso fra realtà di tipo protoindustriale e sviluppo industriale è visto nel fatto che
l’allargamento della produzione in ambito rurale non può procedere indefinitamente a causa dei
costi crescenti che il mercante imprenditore deve sostenere per far funzionare un’attività
decentralizzata condotta da parecchii lavoratori a tempo parziale. L’accentramento è legato a uno o
più elementi, spesso interagenti fra loro, l’unicità del prodotto da realizzare, come avviene nel
settore edilizio, per costruire chiese o palazzi, spesso è il potere politico a promuovere le
manifatture accentrate, nelle quali si producono materiali strategici, come nel caso dell’arsenale di
venezia nel 1560 che occupa ben 2000 lavoratori

28. La prima rivoluzione industriale


Con l’espressione rivoluzione industriale si definisce una trasformazione epocale e irreversibile che
subiscono le strutture produttive europee a partire dalla seconda metà del 700, l’inghilterra dal 1760
al 1830 è protagonista di mutamenti tali da garantirle per i decenni successivi uno sviluppo
inarrestabile e cumulativo, l’espressione prima rivoluzione industriale sottolinea la specificità dei
processi che si svolgono sul suolo inglese fra 7 e ottocento e la loro differenza da quelli che
sperimenterà l’europa occidentale. L’espressione rivoluzione industriale entra ben presto nel
vocabolario comune, il suo uso è fortemente criticato da alcuni studiosi: si discute tuttora se il
cambiamento avvenuto possa dirsi veramente rivoluzionario o se la graudalità che lo caratterizza
non possa farlo ritenere il frutto di una lenta evoluzione, se sia una frattura nello svolgimento della
storia umana o il segno della continuità rispetto al passato. Sulla base di queste stime che
qualificano come molto basso il ritmo di crescita annua media dell’economia inglese rispetto a
quello delle economie industriali europee di un secolo più tardi si è giunti a ridimensionare il
carattere rivoluzionario della prima industrializzazione.
E’ nel settore tessile che avvengono le prime significative modifiche nei modi di produzione, i
manufatti di cotone realizzati in india e importati dalla compagnia inglese delle indie hanno
cominciato a conquistare i mercati europei, americani e africani nella prima metà del 700 in quanto
meno cari rispetto ai tessuti di seta e lana, da questo momento la concorrenza indiana viene
progressivamente soffocata anche in forza del fatto che la compagnia delle indie viene privata del
monopolio del commercio con il subcontinente di cuii la corona britannica assume il controllo
politico ed economico. L’esigenza di incrementare la produzione comporta pertanto la ricerca e
l’adozione di tecniche in grado di velocizzare le diverse fasi di lavorazione per raggiungere il
prodotto finito, riducendo contemporaneamente i costi, a questo riguardo risulta essenziale la
maggiore residenza del cotone, fibra vegetale che si presta perciò alla meccanizzazione assai meglio
della lana. I primi progressi tecnologici si hanno nel settore della tessitura, il cui ritmo viene
accelerato grazie alla diffusione della navetta volante: un marchingegno realizzato da John Kay fra
il 1730 e il 1760. La diffusione della navetta accresce ben presto la necessità di filati e di
conseguenza stimola altre invenzioni che facciano aumentare la produttività dei filatori impiegati a
domicilio, eliminando la strozzatura determinata dal ritmo più rapido della tessitura, negli anni
successivi fanno la loro comparsa diversi filatoi, tra cui jenny(filatoio meccanico a energia
manuale), la stessa jenny diventerà obsoleta alla fine del secolo. Il susseguirsi di queste invenzioni
segue uno schema che è stato definito a botta e risposta : le innovazioni introdotte in una
determinata fase del processo produttivo e il conseguente aumento della produzione finiscono per
mettere sotto forte pressione quelle immediatamente precedenti e successive creando vere e proprie
strozzature. L’industria cotoniera con la progressiva meccanizzazione in tutte le varie fasi
produttive assume così un ruolo primario nel processo di industrializzazione in inghilterra, il
considerevole incremento di produzione e il sensibile miglioramento della produttività. Tuttavia
nonostante la sua rapida espansione, l’industria cotoniera non induce analoghi mutamenti nel resto
dell’industria inglese, a svolgere un ruolo importante è l’industria siderurgica, la nuova siderurgia
prende avvio con la scoperta della giusta miscela di minerale ferroso e di carbon fossile
opportunamente trattato(coke) da utilizzare come combustibile nell’altoforno per ottenere la ghisa.
In ogni caso bisogna tener presente che nonostante il ritmo serrato delle innovazioni, le nuove
tecnologie stentano a imporsi a causa degli alti costi d’impianto e di produzione per altiforni a coke:
nel 1760 vi sono in Inghilterra solo 17 di tali altiforni e 31 nel 1775. Tale inconveniente verrà
risolto con il ricorso all’immissione dei potenti getti d’aria prodotti dalle macchine a vapore e
quindi con il sistema di Neilson di preriscaldamento dell’aria(1829). L’aumento della richiesta di
carbone legata al notevole sviluppo della siderurgia comporta uno sfruttamento sempre più in
profondità dei giacimenti carboniferi. I pozzi delle miniere richiedono però un enorme impiego di
energia al fine di pompare in superficie l’acqua che vi si trova. Nell’inverno del 1763 joseph black
viene incaricato di riparare un modello in scala della macchina di Newcomen, di proprietà
dell’uninversità, utilizzato per le dimostrazioni pratiche nel corso di fisica. Essa infatti utilizzava il
vapore per creare il vuoto apposito contenitore e spingere verso il basso un pistone collegato a un
asta che azionava la pompa per l’acqua, occorreva una notevole quantita di calore e la
condensazione nel contenitore resta incompleta a causa dell’insufficiente raffreddamento. Per
rimediare a questi problemi watt ricorre agli studi di black sul calore e conduce esperimenti in
laboratorio, la soluzione un recipiente separato nel qale si possa ottenere il vuoto desiderato facendo
condensare il vapore senza raffreddare allo stesso tempo il cilindro in cui si muove il pistone.
Tuttavia la costruzione delle macchine di Watt incontra serie difficoltà, bisogna infatti tradurre
un’ottima invenzione in un prodotto vendibile su un mercato, quello delle macchine industriali,
ancora in gestazione. Nel 1775 dalle officine di Boulton e Watt esce la prima macchina a vapore e
gli affari cominciano a prosperare: da allora al 1800 la società ne produce ben 300, una cifra da
capogiro per l’epoca. Nei tre decenni successivi, la diffusione della macchina in tutte le industrie
diventa il simbolo stesso della rivoluzione industriale: è assai più efficiente di tutte quelle che
l’hanno preceduta, consente un notevole risparmio di lavoro e di combustibile e al contempo un
aumento della produttività. Non solo questa fonte di energia inanimata sviluppa una potenza
maggiore di qualunque altra conosciuta fino ad allora, ma una macchina a vapore può essere
installata dovunque sia possibile avere del carbone fossile a un prezzo accettabile.
L’impiego del vapore quale principale fonte di energia e l’adozione delle innovazioni tecniche nella
produzione tessile cambiano profondamente il paesaggio e la società inglesi, in precedenza laddove
vi era disponibilità di energia idraulica, indispensabile al ciclo produttivo, si erano formate unità di
produzione a carattere familiare, all’interno delle quali il lavoro manufatturiero compiuto in tutte le
sue fasi, dalla materia grezza al prodotto finito, affiancava le attività agricole ed era organizzato e
ripartito fra i diversi membri della famiglia contadina. Le nuove industrie possono contare su un
continuo processo di miglioramento delle vie di comunicazione, terrestri e fluviali che ha
considerato sotto la spinta di una domanda crescente. I perfezionamenti della macchina a vapore
rendono ben presto possibile la sua applicazione alla trazione. Richard trevithick alla fine del 700
costruisce macchine a vapore per percorrere le strade normali e quindi introduce alcune modifiche
che consentano loro di muoversi su quelle ferrate. Il buon sito spinge alla costruzione di ferrovie
pubbliche, portando nel 1820 a costruire 320 km di binari ferroviari. Iniziano anche la costruzione
di vari canali artificiali, portando a un grande risparmio per i commerci inducendo quindi alla
costruzione di una fitta regnatela di vie d’acqua che permettono di percorrere in tutta l’inghilterra
itinerari fino a 50 anni prima oltremodo difficili e costosi. Le trasformazioni in atto nella struttura
della produzione industriale determinano un importante cambiamento nel paesaggio e nelle
gerarchie urbane. Sorgono nuove popolose città dove prima erano solo piccoli villaggi o borghi e
perdono importanza alcuni fra i più importanti centri commerciali inglesi come york e norwich.
Nasce così una struttura urbana caratterizzata dall’assenza di continuità rispetto al passato. Le città
industraili rappresentano inoltre una realtà che sfugge al controllo politico e sociale dell’aristocrazia
terriera.
Il cambiamento delle strutture produttive nell’inghilterra del tardo 700 e del primo 800 rappresenta
un momento di svolta che non riguarda solo l’ambito dell’economia ma coinvolge direttamente
l’insieme delle gerarchie dei valori e dei rapporti sociali. I nuovi centri manufatturieri nascono e si
dilatano grazie alla forte migrazione interna dalle aree rurali del paese. Nel 1831 la gran bretagna
conta 500mila operai di fabbrica su 12 milioni di lavoratori salariati, la stessa classe operaia dalla
prima rivoluzione industriale conosce significative stratificazioni. Le differenze sono tali che la
componente più qualificata e meglio retribuita della manodopera industriale stenta a riconoscere
una qualsivoglia parentela con le altre fasce del mondo operaio, fra le quali sono ampiamente
diffusi fenomeni indotti dalla povertà e dal degrado umano in cui sono costretti a vivere come
alcolismo e prostrituzione. Si inizia a sfruttare il piu possibile delle industrie poiche sono un grande
investimento di capitale, sfruttano anche piu mano d’opera possibile, i lavoratori privi di qualifica,
donne e bambini sempre piu numerosi nelle fabbriche. Bisogna attendere il 1831 perché venga
varata una legislazione statale sul lavoro con il divieto di impiegare nelle fabbriche ragazzi di età
inferiore ai 9 anni e con l’introduzione del tetto di dodici ore giornaliere di lavoro per i minori di 18
anni. Le innovazioni delle macchine permettono un risparmio della forza lavoro, artigiani
minacciati dalla concorrenza delle machine, fra i lavoratori a domicilio rimasti esclusi dai nuovi
processi produttivi nonché fra gli operai impoveriti sono annoverabili i nemici della
meccanizzazione. Questo fenomeno ai loro occhi rappresenta l’orgine del disgregamento
dell’organizzazione sociale e dei ritmi di vita in nome di un progresso che implica unicamente
sfruttamento peggioramento delle condizioni vita e perdita di ogni controllo sulla produzione.

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