Orto Terapia
Orto Terapia
Gandini
L'analisi cefalometrica nasce per lo studio antropomorfico, al fine di definire i diversi tipi umani.
Dato che studia lo scheletro del capo, il rapporto delle ossa mascellari fra loro e con altre strutture
(base cranica, dentatura, tessuti molli) e la crescita della regione facciale è stata ben presto sfruttata
in ambito ortodontico. Per una corretta diagnosi in ortodonzia servono quindi:
esame clinico-anamnestico accurato
OPT
modelli in gesso
set di fotografie facciali ed endorali
teleradiografia (TRX) latero-laterale del cranio
Cenni storici
Negli anni '20-30 del secolo scorso si cominciò a standardizzare la tecnica radiografica ([Link]
propone una tecnica più precisa di quelle all'epoca adottate, suggerendo di utilizzare una distanza
fuoco-oggetto pari a circa 2 metri per ridurre la distorsione dell'immagine e di seguire il profilo
cutaneo con un filo di piombo per renderlo più evidente sulla TRX). Molti altri autori proposero poi
delle proprie modifiche a questo sistema: [Link] nel '26 inventò il cefalostato, che
immobilizzando la testa consentiva di ottenere un posizionamento del cranio standardizzato e
ripetibile; pensò quindi di confrontare i radiogrammi ottenuti con un metodo di sovrapposizione
della lastra a punti e linee di riferimento standard. I suoi studi, completati da [Link] e da allora
noti come “Bolton standard” hanno quindi reso possibile la definizione cefalometrica “normale” per
età e sesso. Ad oggi esistono dei veri e propri schemi (template) che possono essere sovrapposti alle
TRX per valutare quando un soggetto si discosta dalla normalità ortodontica.
Per risolvere il problema della deformazione dell'immagine e della visualizzazione dei tessuti sia
duri che molli, vari autori hanno proposto soluzioni diverse. Nel 1928 Simpson propose di usare
un'apparecchiatura potente (40 mA e 70KV) con distanza fuoco-film di 4,5 metri e tempo di posa
relativamente lungo (5 secondi). Per evidenziare il profilo inizialmente usò due pellicole, poste una
davanti e una dietro agli schermi di rinforzo 1; quest'ultima, rimanendo iposviluppata, mostrava
infatti il profilo del volto. Passò quindi all'uso di una sola pellicola che era chimicamente indebolita
nella zona del profilo. (schermi di rinforzo: riflettono i raggi X e favoriscono l'impressionamento
della lastra). Passò poi ad usare una sola pellicola chimicamente indebolita nella zona del profilo.
Per migliorare la rappresentazione dei tessuti molli Schwartz propose di spalmare della pasta al
bismuto sul profilo del paziente, mentre Korkhaus utilizzò la soluzione di Former per indebolire la
lastra nella zona del profilo, studiando al contempo una propria tecnica per la standardizazione della
TRX. A De Coster e ai suoi studi sulla deformazione dell'immagine (1936), infine, dobbiamo la
diffusione della tecnica teleradiografica in tutta Europa.
Tecnica teleradiografica
Il fascio emesso a un comune tubo radiogeno ha andamento conico (raggi divergenti) e pertanto
crea un ingrandimento delle immagini che è tanto più grande tanto più è ridotta la distanza fra
l'oggetto da radiografare e il tubo radiogeno.
1 Gli schermi di rinforzo riflettono i raggi X e favoriscono l'impressionamento della lastra riducendo la quantità di
radiazioni necessarie per un buon risultato (servono meno raggi perché la riflessione di quelli che ci sono è
sufficiente ad impressionare in modo corretto la lastra).
Ilaria Curti – Odontoiatria V anno Ortodonzia – prof. Gandini
Esistono tre diversi tipi di proiezioni TRX, riferiti ai diversi piani dello spazio:
TRX latero-laterale: fascio radiante perpendicolare al piano sagittale → visualizzo il
profilo del soggetto; è la più usata, dato che il massimo della crescita ortognatica avviene
verso l'avanti e verso il basso (quindi è più facile da seguire sul piano sagittale);
TRX postero-anteriore: fascio radiante perpendicolare al piano frontale (per ottenerlo si fa
in modo che il paziente guardi la cassetta con la lastra e abbia il tubo radiante dietro la
testa); utile valutare la presenza di asimmetrie gravi;
TRX assiale o submento-vertice: fascio radiante perpendicolare al piano orizzontale;
Il capo del paziente viene bloccato nel cefalostato grazie a due appoggi a livello del condotto
uditivo esterno (olive) e uno a livello della glabella. Il capo del paziente viene di norma orientato
con il piano di Francoforte (piano che unisce il meato acustico esterno con il margine inferiore del
contorno dell'orbita) parallelo al pavimento. Per evidenziare il profilo una volta si spalmava del
solfato di bario sulla linea sagittale mediana; oggi si usano invece degli appositi filtri metallici.
Alcuni autori (Arnette) hanno proposto di valutare la “natural head position”, cioè la posizione che
assume normalmente il paziente in posizione fisiologica (in pratica, la posizione che il paziente
assumerebbe guardando l'infinito in uno specchio); alla base di questa teoria c'è l'idea che la nostra
postura solita non è quella di Francoforte, ma cambia da individuo a individuo, influenzando
l'aspetto facciale del paziente. Se si decide di seguire questa scuola di pensiero, si può poi eseguire
l'analisi cefalometrica prendendo come riferimento un filo a piombo e costruendo tutti gli schemi su
di un piano cartesiano in cui il filo rappresenta l'asse delle ordinate.
Ilaria Curti – Odontoiatria V anno Ortodonzia – prof. Gandini
La radiografia può essere eseguita con la bocca del paziente in varie posizioni:
bocca chiusa in massima intercuspidazione: questa è la posizione usata più di frequente, a
cui quindi fanno riferimento le analisi cefalometriche del maggior numero di Autori;
bocca chiusa in relazione centrica: questa posizione viene adottata quando si ha una
marcata discrepanza fra relazione centrica e massima intercuspidazione (se ci sono almeno
2-3 mm di slide CO-MIC); in particolare, è molto utile quando la mandibola scivola in
avanti o di lato per ovviare a dei precontatti esistenti;
in posizione di riposo fisiologico (rest position): nei casi di riabilitazione totale e parziale
per rispettare o ristabilire la corretta dimensione verticale del paziente (tecnica di Slavice); è
comunque una posizione molto difficile da trovare (pronuncia di “mamma”, fare deglutire il
paziente imemdiatamente prima di scattare la teleradiografia etc.);
bocca aperta: utile per visualizzare il condilo quando questo, in massima intercuspidazione,
viene nascosto dalle olive del cefalostato; ci permette di seguire bene il contorno del condilo
e di valutare il suo rapporto con l'eminenza articolare (in particolare se il condilo è posto
dietro, in corrispondenza o davanti al tubercolo articolare); a questo scopo però, tranne che
in caso di emergenza, si preferisce si ricorre ad una cone-beam o ad una risonanza
magnetica piuttosto che alla teleradiografia;
Errori della tecnica TRX: se l'immagine appare sdoppiata (oltre al normale sdoppiamento insito
nella tecnica, che deriva dalla conformazione a cono del fascio radiante) ma le olive del cefalostato
sono perfettamente sovrapposte (quindi il cefalostato non è storto), la causa dello sdoppiamento può
essere essere
● asimmetria delle strutture facciali (controllo il paziente se non me ne sono già accorta)
● non corretto posizionamento della testa (non centratura del cranio)
● movimento della testa:
rollio: il capo del paziente si muove attorno ad un asse antero-posteriore e ad un asse di
rotazione verticale, causando uno sdoppiamento dell'immagine;
beccheggio: movimento della testa su asse trasversale (movimento latero-laterale) che
produce una deformazione dell'immagine;
Una volta eseguita la teleradiografia fissiamo su di essa un foglio di acetato trasparente e con
l'ausilio di un negativoscopio eseguiamo un tracciato cefalometrico a nostra scelta (tecnica di
Giannì, tecnica di Ricketts etc). Cominciamo riportando le strutture anatomiche che servono per lo
studio del paziente, evidenziando su di esse quei punti di riferimento che permettono di costruire
piani, angoli e altre figure geometriche più complesse. Con i nuovi sistemi digitali possiamo
elaborare il tracciato direttamente a computer.
Il riconoscimento dei punti di repere non è sempre agevole; ciò è dovuto sia ai limiti intrinseci alla
tecnica radiografica (es. distorsione per distanza fra sorgente e oggetto irradiato, riproduzione
bidimensionale di una struttura che in realtà è tridimensionale) sia alle difficoltà di posizionamento
e immobilizzazione del paziente; alcune strutture anatomiche, per esempio, possono risultare
sdoppiate. In questo caso si esegue il tracciato nella posizione intermedia fra i due profili o si fa
riferimento ad altre strutture anatomiche vicine a quelle considerate. Ogni tipo di scelta è sempre e
comunque opinabile (rischi legati all'approssimazione → rivendicazione di un minimo grado di
arbitrarietà).
Esistono attualmente più di 70 diversi sistemi di analisi cefalometrica, ognuno dei quali presenta
aspetti positivi e negativi; è impossibile sostenere che vi sia un metodo migliore in assoluto, mentre
è consigliabile correggere con senso critico gli svantaggi di una metodica con quelli di un'altra.
I dati forniti dall'analisi cefalometrica devono comunque essere considerati in un contesto più
globale, cioè devono essere integrati con i dati che provengono dall'anamesi, dall'esame clinico e
dai modelli (diagnosi confluente). Su questo concetto si basano gli Autori della scuola europea, i
quali ritengono che la “bio-tipologia” sia la base dell'indagine cefalometrica e della definizione di
“normalità”: la normalità viene quindi definita dopo avere valutato il tipo facciale (ectomorfo,
endomorfo) del paziente.
“Normale: le variazioni morfologiche si raggruppano intorno ad un valore intermedio che viene definito
normale statistico; in biometria la normalità corrisponde alla norma statistica ± una deviazione
standard: più il paziente si discosta dalla norma statistica, più è rara ma difficile da trattare la patologia
Quasi tutti gli Autori distinguono i pazienti secondo le tre classi di Angle e parlano di protrusione o
retrusione dei mascellari nei confronti del capo o di piani/archi di riferimento appositamente
costruiti. Schematizzando si può dare la seguente definizione:
I classe scheletrica: rapporto eugnatico fra i mascellari; a questa classe appartengono i
soggetti i cui dati sono compresi nell'ambito della deviazione standard (variabilità ammessa
attorno ad un valore medio); valori superiori o inferiori defininiranno invece la condizione
di protrusione/retrusione di una base ossea.
II classe scheletrica: mascellare superiore protruso, mandibola retrusa o combinazione delle
due condizioni (mascella protrusa e mandibola retrusa).
III classe scheletrica: mascellare superiore retruso, mandibola protrusa o combinazione delle
due condizioni (mascella retrusa e mandibola protrusa).
Alcune tecniche di analisi cefalometrica prevedono la valutazione di tutto il capo (es. Delaire).
Nell'ambito delle strutture sopra elencate si possono quindi individuare punti corrispondenti a parti
anatomiche o punti costruiti geometricamente:
1) Nasion (N): è il punto più avanzato, sul piano mediano sagittale, della sutura frontonasale.
2) Punto Sopraorbitario (Sor): è il punto più alto del margine orbitale.
3) Punto Orbitale Inferiore (Or): corrisponde al margine inferiore dell’orbita ed è il
riferimento anteriore del piano di Francoforte. Quando appare sdoppiato, come spesso
accade, si considera il punto medio fra i due punti orbitali della TRX.
4) Spina Nasale Anteriore (Sna): è il punto più avanzato del pavimento delle fosse nasali, che
corrisponde all’estremità anteriore del mascellare superiore sul piano sagittale mediano.
5) Spina Nasale Posteriore (Snp): è il punto più arretrato del palato duro, in cui ha inizio il
Ilaria Curti – Odontoiatria V anno Ortodonzia – prof. Gandini
21) Menton (Me): è il punto più basso della sinfisi mentoniera (il punto in cui il margine
inferiore della mandibola si incontra con al sinfisi); secondo Giannì è il più rientrante sul
piano orizzontale del bordo inferiore della mandibola a livello della sinfisi.
22) Centro della Sinfisi Mandibolare (D): è rappresentato dall'intersezione dei massimi
diametri, orizzontale e verticale, della sinfisi mentoniera.
23) Gnathion (Gn): è il punto situato a metà distanza tra pogonion e menton. Lo si può trovare
con il metodo della bisettrice, come per il gonion: in questo caso si utilizza l'angolo formato
dalla linea che unisce il nasion al pogonion e dalla linea congiungente il menton al punto più
basso dell'angolo della mandibola (costruzione geometrica)
24) Punto Temporale (Te): poco usato, è localizzato al punto di intersezione fra la lamina
cribrosa e la linea maxillo-zigomatico-temporale, che corrisponde alla parete anteriore della
fossa infratemporale.
25) Key Ridge (Kr) o margine chiave: è il punto più basso del margine zigomatico oppure il
punto più basso della proiezione della parete anteriore della fossa infratemporale.
26) Opistion (Op): è il punto più arretrato del forame occipitale
27) Punto di Bolton (Bo): è il punto più elevato della fossetta situata posteriormente ai condili
occipitali. È un punto difficile da rilevare sulla lastra. Nei casi incerti si localizza nel punto
di mezzo tra Op e Ba.
28) Odontoide (Od): è il punto più alto dell'apofisi odontoide della seconda vertebra cervicale
29) Basion (Ba): è il punto mediano del margine anteriore del forame occipitale. Corrisponde al
punto più basso della piramide basale dell’occipitale, all'incrocio fra il suo margine anteriore
e quello posteriore.
30) Porion (Po): è il punto più elevato del meato uditivo esterno ed è il punto posteriore di
riferimento del piano di Francoforte; la sua identificazione sulla lastra è spesso difficile e
controversa (porion anatomico ≠ porion del cefalostato). Diversi Autori quindi utilizzano
diversi criteri di localizzazione. Di norma la scuola di pensiero di Pavia fa riferimento alla
localizzazione proposta da Tweed, corrispondente al margine superiore delle olive del
cefalostato.
31) Punto condilare (Pc): è il punto d’incontro del margine anteriore della piramide basale
dell’occipitale con il margine posteriore della branca montante della mandibola.
32) Punto articolare (Ar): è il punto più alto della testa del condilo; difficile da reperire.
33) DC: è il punto situato sul centro del condilo, sul piano della base del cranio Ba-Na.
Cefalometria di Ricketts
34) R1: è il punto più arretrato del margine anteriore della branca montante della mandibola
35) R2: è il punto in cui la parallela al piano di Francoforte passante per R1 interseca il margine
posteriore della mandibola
36) R3: è il punto più basso dell’incisura sigmoidea della mandibola
37) R4: è il punto in cui la perpendicolare al piano di Francoforte passante per R3 interseca il
margine inferiore della mandibola
38) Centro del Condilo (CC): è il centro geometrico del condilo.
39) Pt: è il punto di interserzione del bordo inferiore del foro rotondo con la parete posteriore
Ilaria Curti – Odontoiatria V anno Ortodonzia – prof. Gandini
41) Centro della sella turcica (S): è il centro geometrico della sella, posto al punto di incontro
tra il diametro verticale e il maggior diametro trasversale. È molto attendibile e ben visibile.
42) SP: è il punto più arretrato della sella turcica.
43) IST (SI): è il punto più basso della sella turcica.
44) CL: è il punto più alto del contorno della apofisi clinoidea anteriore.
45) Tetto dell’orbita (RO): è il punto più alto della parete interna del tetto dell’orbita (punto di
registrazione)
46) Punto R (di registrazione): è il punto medio della perpendicolare a Nasion-Bolton passante
per S.
47) Punto E (Pogonion cutaneo): è il punto più sporgente, sul piano frontale, della regione
mentoniera.
48) Stomion: è la commessura labiale
49) Punto sopramentoniero: è il punto di mezzo tra B e Pog in corrispondenza del cambio di
curvatura del margine anteriore della sinfisi mandibolare
Analisi di Tweed
Ilaria Curti – Odontoiatria V anno Ortodonzia – prof. Gandini
Angolo FMA (Frankfurt-Mandibular Angle): angolo che si crea all'incontro fra il piano
mandibolare e il piano di Francoforte. Evidenzia sul piano sagittale, in senso verticale, il
tipo di crescita facciale del soggetto: è infatti direttamente influenzato dallo sviluppo
verticale della base cranica, del mascellare superiore e della mandibola, oltre che dall'altezza
dei processi alveolari e dei denti.
FMA ≤ 24 → soggetto brachi-facciale
FMA = 25 → soggetto meso-facciale
FMA ≥ 26 → soggetto dolico-facciale
FMIA (Frankfurt Mandibular Incisor Angle) – valore normale 68±1: l'angolo si forma al
punto di incontro fra il piano di Francoforte e l'asse dell'incisivo inferiore. FMIA evidenzia
sul piano sagittale, in senso antero-posteriore, l'inclinazione degli incisivi inferiori rispetto al
piano di Francoforte. È direttamente influenzato da forma e tonicità di lingua e labbra.
FMIA < 67° → esoinclinazione degli incisivi inferiori
FMIA = 68°±1° → normoinclinazione degli incisivi inferiori
FMIA > 68° → endoinclinazione degli incisivi inferiori
IMPA (Incisor Mandibular Plane Angle) – valore normale 87°±1°: l'angolo si forma al
punto di incontro fra il piano Go-Me e l'asse dell'incisivo inferiore. L'angolo IMPA
evidenzia sul piano sagittale, in senso antero-posteriore, l'inclinazione degli incisivi inferiori
rispetto al piano mandibolare. Il valore di IMPA è influenzato dallo sviluppo della
mandibola oltre che da forma e tonicità di lingua e labbra.
IMPA < 86° → endoinclinazione degli incisivi inferiori
IMPA = 87°±1° → normoinclinazione degli incisivi inferiori
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Metodo di Steiner
Altri punti particolari proposti da Steiner (oltre a quelli sopra, già visti in precedenza) includono:
punto E di Steiner: piede della perpendicolare alla retta SN, tangente il punto più arretrato
del bordo posteriore del condilo;
punto L di Steiner: piede della pependicolare alla retta SN passante per il Pog.
Per valutare la posizione relativa dei due mascellari (fra loro e con la base del cranio) si considerano
i seguenti angoli
● SNA (82±2°): angolo che determina la posizione della mascella
○ SNA > 84 → prognatismo superiore
○ SNA < 80 → retrognazia superiore
● SNB (80±2°): angolo che determina la posizione della mandibola
○ SNB > 82 → prognatismo inferiore
○ SNB < 78 → retrognazia inferiore
ANB (2±2°): angolo differenza fra i due precedenti, determina la classe scheletrica
ANB fra 0 e 4 → rapporto eugnatico
ANB > 4 (SNA>>>SNB) → disarmonia sagittale di II classe
ANB < 0 (SNB>SNA) → disarmonia sagittale di III classe
SND (valore medio 77-78°): valuta la posizione della mandibola rispetto alla base
cranica (punto D non influenzato dalla crescita)
e le seguenti distanze millimetriche
● distanza S-E: media 22 mm (per posizione mandibola)
● distanza S-L: media 51 mm (per posizione mandibola)
● distanza Pog-NB: misurata sulla perpendicolare a NB passante per Pog
● distanza I-NB: misurata sulla perpendicolare a NB passante per I
● rapporto Pog-NB e I-NB (più importante del valore assoluto delle due distanze prese
singolarmente): idealmente i valori delle due distanze dovrebbero essere uguali, ma si
tollerano differenze < 4 mm; da 4 mm in su, si dovrebbero introdurre le estrazioni nel piano
terapeutico (per compensare lo spostamento posteriore degli incisivi).
Ilaria Curti – Odontoiatria V anno Ortodonzia – prof. Gandini
Il metodo Les Chevrons permette invece di pianificare il piano di trattamento in base alla posizione
degli incisivi (valutazione in base ai valori previsti, a fine trattamento, per l'angolo ANB e la
distanza Nb-Pogonion). Vedi libro pgg.91-93 per schema e spiegazione
Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I movimenti dentali
Nel corso del tempo sono state compiute varie osservazioni sullo spostamento dei denti,
da Celso che identificava la pressione di un dito su un elemento come responsabile
dell’allineamento, fino ai giorni nostri.
Applicando una forza ad un elemento dentale, nella parte verso cui il dente tende a
spostarsi, e verso cui esercita pressione, si verifica riassorbimento osseo (fondamentale
perchè il dente si sposti). Viceversa nella parte da cui il dente tende ad allontanarsi, e in
cui esso esercita trazione delle fibre del legamento alveolo-dentale, si verifica
neoapposizione ossea, visibile con uno strato
molto radiopaco.
I denti si muovono nell’osso alveolare. L’osso compatto che delimita gli alveoli è definito
lamina dura o compatta alveolare. E’ formato internamente da osso fascicolato e
esternamente da osso lamellare.
L’osso che delimita i processi alveolari è costituito da:
★ Corticale esterna (vestibolare)
★ Corticale interna (linguale), costituite entrambe da osso compatto di tipo lamellare
★ Parte interna tra lamina corticale e la lamina dura è costituita da osso spugnoso
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I movimenti dentali
Legamento parodontale
Tessuto connettivo che ha lo scopo di mantenere i denti negli alveoli dentari, con funzione
di sostegno e di cuscinetto di ammortizzamento delle forze.
E’ in continuità con il connettivo della gengiva e comunica con gli spazi midollari dell’osso
attraverso canali vascolari. A livello del forame apicale è in rapporto con la polpa dentaria.
Occupa uno spazio di 0,5 mm attorno alla radice del dente, è costituito da:
★ cellule: soprattutto fibroblasti (produttori di fibre collagene), presenti anche
osteoblasti, osteoclasti, cementoblasti, cementoclasti, macrofagi, istiociti, mastociti,
cellule mesenchimali, residui epiteliali del Malassez
★ fibre: soprattutto fibre collagene, divise in fibre transettali (sopra-alveolari) e fibre
alveolari (fibre dello Sharpey, comprese nel cemento da una parte e nell’osso
dall’altra). Queste ultime divise in 4 gruppi (della cresta alveolare, orizzontali, oblique,
apicali)
★ sostanza fondamentale: glicosaminoglicani, glicoproteine, acqua
★ rete vascolare e rete nervosa: terminazioni nervose per dolore, temperatura e
sensibilità propriocettiva.
Lo spazio parodontale è riempito da un fluido, proveniente dal sistema vascolare, simile a
quello riscontrabile negli altri tessuti.
Con questo tipo di forze il dente non si disloca nel PDL perchè la presenza del fluido
(incomprimibile) lo impedisce.
La forza è trasmessa alle pareti del processo alveolare che si flettono generando un
segnale piezoelettrico fondamentale nei fenomeni di riassorbimento e apposizione ossea.
La resistenza offerta dal fluido tissutale evita che durante la masticazione la pressione che
si sviluppa per durata inferiore al secondo causi dolore.
Una forza prolungata (> 2-3 secondi) fa si che fluido fuoriesca e che il dente si sposti nello
spazio del PDL, comprimendo i tessuti e causando dolore (I fase del movimento dentale:
dislocamento dente nello spazio del LP).
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I movimenti dentali
Lo spostamento, che interessa tutto l’osso alveolare (sia la compatta sia il tessuto
osseo spugnoso intersettale) avviene soprattutto in direzione mesiale per:
✴ usura punti contatto e sviluppo forze occlusali anomale, più frequenti nei soggetti
iperdivergenti rispetto agli ipodivergenti (prima si attribuiva la colpa al dente del
giudizio invece non è vero, esso non ha nessun ruolo)
✴ contrazione delle fibre transettali
✴ elasticità dei fibrociti
✴ cause filogenetiche: gli antenati si nutrivano di cibi duri che creavano grandi
diastemi e nell’evoluzione i denti tendevano a spostarsi per occupare questi
spazi. Oggi i cibi sono cambiati, non c’è più abrasione degli elementi dentari che
però hanno conservato il ricordo dello spostamento.
✦ Lato di pressione: lato verso cui il dente si sposta, si esercita una pressione
➡ Sulla superficie desmodontale: riassorbimento osseo
➡ Sulla superficie endostale: apposizione costante di nuovo tessuto osseo
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I movimenti dentali
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I movimenti dentali
✓ Riassorbimento osseo
L’applicazione di forze ortodontiche provoca riassorbimento osseo diretto solo in
condizioni sperimentali (cioè evitando di comprimere le fibre del PDL oltre i limiti che
provocano la ialinizzazione). Anche applicando forze leggere è quasi impossibile che si
verifichino tali condizioni.
➡Modificazioni vasali
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I movimenti dentali
✴ Durata di azione della forza: forze intermittenti hanno minor rischio di determinare
ialinizzazione rispetto a forze continue
✴ Tipo di movimento ortodontico: più frequente riscontrare ialinizzazione nel
movimento di torque rispetto a quello per esempio di estrusione
✴ Forze occlusali: Jigglling e trauma occlusale accentuano la formazione di zone
acellulari
★ Fattori anatomici
✴ Caratteristiche osso alveolare - età: nel giovane è più difficile la ialinizzazione
✴ Ampiezza della superficie di contatto: con una superficie ossea piatta e uniforme si
ha una zona acellulare grande
✴ Reattività individuale
N e l l o s p o s t a m e n t o fi s i o l o g i c o i l
riassorbimento osseo è attuato da
osteoclasti che dal PDL si dispongono a
d i r e t t o c o n t a t t o c o n l a s u p e r fi c i e
desmodontale della compatta alveolare ->
riassorbimento frontale diretto
Frequenti riattivazioni della forza nel periodo iniziale portano ad un aumento di estensione
delle aree ialinizzate, provocando così nuovamente fasi di immobilità nell’elemento dentale
(tanto maggiore è ialinizzazione, tanto più difficilmente il movimento riprende).
Negli adulti una riattivazione frequente della forza tende a prolungare la durata del periodo
del riassorbimento indiretto.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I movimenti dentali
Se si applica una forza pesante, nel tessuto osseo le trabecole saranno lunghe, sottili,
immature. Se si applica una forza leggera le trabecole saranno corte e di spessore
maggiore.
Rappresentazione
schematica del
movimento dentale in
seguito all’applicazione
di una forza pesante -
> riassorbimento
sottominante
Rappresentazione schematica
del movimento dentale in seguito
all’applicazione di una forza
leggera -> riassorbimento
frontale o di una forza pesante -
> riassorbimento sottominante
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I movimenti dentali
Derivano da due linee evolutive distinte, abbandonata la vecchia teoria che le faceva
derivare da un precursore comune (cellula mesenchimale indifferenziata).
Sotto uno stimolo ortodontico la costrizione dei vasi sanguigni contro il tessuto
osseo porterebbe i preosteoblasti più differenziati a migrare in direzione opposta,
attraversando nuovamente il PDL, verso la superficie ossea dove diventerebbero
osteoblasti maturi.
Gli osteoclasti hanno pochissimi recettori biochimici: secondo alcuni autori i mediatori
agiscono sugli osteoblasti, ricchi di recettori specifici, i quali a loro volta attivano gli
osteoclasti -> cooperzione osteoblasti - osteoclasti
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I movimenti dentali
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I movimenti dentali
Si instaura un vero e proprio processo infiammatorio sia nella zona di pressione, sia
nella zona di tensione del PDL
✴ Iperemia
✴ Fuoriuscita essudato dai vasi
✴ Diapedesi di elementi cellulari (linfociti, monociti-macrofagi, granulociti) e liberazione
di mediatori chimici
Azione ormonale
✦ Paratormone: aumento PGs, AMPc intracellulare, numero OC, riassorbimento
osseo
✦ Calcitonina: aumento AMPc intracellulare delle cellule ossee
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I movimenti dentali
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I movimenti ortodontici
✤ Forze pesanti:
inducono blocco del flusso sanguigno (ialinizzazione), con conseguenti necrosi e
riassorbimento osseo sottominante.
✓ Si forma tessuto osteoide, poi mineralizzato: trabecole lunghe, sottili e immature
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I movimenti ortodontici
Se le forze sono > di 400-500 g si tratta di forze ortopediche e non ortodontiche che negli
individui in fase evolutiva possono influenzare la crescita scheletrica.
Quando si applica una forza si verifica sempre una controforza che determina anche uno
spostamento degli altri elementi dentari, che non sempre è desiderato.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I movimenti ortodontici
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Biomeccanica dei movimenti dentari
Meccanica: parte della fisica che descrive gli effetti delle forze sui corpi.
Biomeccanica: è la meccanica applicata agli esseri viventi. Comprende
✓ Statica: studia le forze sui corpi in quiete o che procedono a velocità costante
✓ Dinamica: si occupa delle forze sui corpi in accelerazione
Importante valutare anche Resistenza offerta dai corpi alle forze agenti su di essi (denti/
tessuti vicini).
Forza singola
✦intensità o grandezza (m x a)
✦punto di applicazione
✦direzione (linea d’azione della forza)
✦verso
Per la legge della trasmissibilità, la forza può essere spostata lungo la sua linea d’azione
ma il suo effetto è costante, è indipendente dalla sua posizione.
I denti sono corpi rigidi (non cambiano forma sotto l’azione della forza), hanno
✤ Massa: quantità di materia di un corpo, indipendentemente dalla sua posizione nello
spazio
➡ Centro di massa: un corpo di dimensioni finite ha la propria massa concentrata in
un punto detto centro di massa. Il suo comportamento può essere previsto
considerando come se la forza agisse in quel punto.
Spesso a livello delle arcate non agisce una forza singola ma più forze che nella loro
azione globale vengono rappresentate dalla forza risultante (applichiamo due forze).
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Biomeccanica dei movimenti dentari
✓ Se si applicano due vettori di forze (con stesso verso), la risultante delle forze sarà
data dalla loro somma: F1 + F2
✓ Se si applicano due forze con direzioni parallele ma verso opposto, la risultante è
data dalla loro differenza: F1 - F2 (forza più forte - forza più debole)
✓ Se il punto di applicazione è lo stesso ma le forze hanno direzione e verso diversi, la
risultante è identificata sulla diagonale del parallelepipedo che si viene a creare se
utilizziamo come lati le due forze (forza tira in alto, altra forza tira in basso: effetto è
una forza obliqua rispetto al punto di applicazione).
Vale la III legge di Newton: per ogni azione, esiste una reazione uguale e contraria (le
forze sono sempre prodotte a coppie, con uguale grandezza e verso opposto).
❖ Se noi applichiamo una forza (per distalizzare un canino), dobbiamo aspettarci una
reazione (mesializzazione premolare o sesto) se non prendiamo nessun tipo di
accorgimento (ancoraggio).
Ancoraggio
In ortodonzia, quando si pianifica il trattamento, a priori dobbiamo sapere se desideriamo
che gli elementi su cui viene scaricata la forza non si spostino assolutamente oppure se
devono spostarsi un po’ o molto.
Ci sono vari mezzi per modulare l’ancoraggio, alcuni si applicano a livello dentale, altri si
applicano a livello extra-dentale. Possono essere intra-orali (impianti), sistemi di
ancoraggio temporaneo (mini viti e mini placche), extra-orali (trazione extra orale,
dispositivo ortodontico generalmente chiamato baffo, maschera di Delaire).
Condizioni di ancoraggio
★ Massimo - tipo A
๏ I denti (posteriori) devono rimanere assolutamente
fermi ( vogliamo solo distalizzare il canino)
๏ I denti (posteriori) mesializzano di molto poco, fino a
1/3 dello spazio disponibile
๏ I denti (posteriori) devono spostarsi indietro per creare
ulteriormente spazio
★ Medio - tipo B
๏ I denti posteriori possono venire in avanti per un certo
tratto, da un terzo ai 2/3 dello spazio disponibile
(spostamento mesiale dei denti posteriori e distale dei denti
anteriori). E’ la situazione più semplice.
★ Minimo - tipo C
๏ I denti anteriori non si devono spostare o al massimo si
possono spostare indietro di un terzo dello spazio disponibile.
I denti posteriori devono invece spostarsi in avanti quasi ad
occupare tutto lo spazio disponibile (oltre i 2/3 spazio
disponibile)
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Biomeccanica dei movimenti dentari
✤ Forze I classe
Elastici I classe: forze applicate nella stessa arcata, forze intra-arcata
Sul piano frontale possiamo scomporre sempre le forze secondo una direzione verticale
e secondo una direzione che va da palatale a vestibolare.
❖ a livello canino superiore: componente estrusiva ma anche che tende a
vestibolarizzare
❖ a livello molare inferiore: componente estrusiva ma anche che tende a lingualizzare
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Biomeccanica dei movimenti dentari
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Coppia di forze
Costituita da due forze che sono:
✤ uguali per intensità
✤ parallele
✤ di verso opposto
✤ con diverso punto di applicazione: non può derivarne la risultante
Esempio classico: inseriamo filo nell’attacco dritto (senza pre informazioni) e facciamo
una piega sul filo oppure filo è dritto ma attacco è preinclinato, pre informato (c’è
comunque scontro tra parte dritta e parte inclinata). Quando forziamo il filo nello slot,
essendoci una piega (o del filo o dello slot), si creano due punti di contatto e le forze che si
sviluppano sono assolutamente identiche, con verso opposto e due punti di applicazione.
Esempio: canino
✤applico catenella elastica sul bracket per
distalizzare
✤applico altra catenella sul braccino (power arm)
per cambiare il punto in cui viene applicata la
forza.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Biomeccanica dei movimenti dentari
★ F reciproche: forze che si generano dal lato opposto a quello in cui si desidera ci sia
il movimento, si sviluppano per III legge di Newton (azione e reazione) e producono
forze che possono essere desiderate o indesiderate, si sviluppano nelle zone di
ancoraggio (è la controparte rispetto all’elemento attivo che è quello che si vuole
spostare)
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Biomeccanica dei movimenti dentari
Reitan divide le forze ortodontiche riferendosi alla durata della forza in:
★ F interrotte: agiscono per periodi più brevi e tendono a diminuire l’intensità (che
arriva a 0).
Determinano una ialinizzazione ridotta e diminuiscono il rischio di recidiva per
aumento della formazione osteoide e di osso dal lato di tensione.
✓ Esempio di forza interrotta è un arco in acciaio (molto rigido).
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Biomeccanica dei movimenti dentari
I denti, oltre ad essere corpi rigidi dotati di un centro di massa e di un centro di gravità,
sono anche corpi appartenenti a sistemi di costrizione:
i denti non sono corpi liberi, i movimenti sono limitati dai tessuti di supporto (il dente
si trova costretto dai tessuti di supporto).
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Biomeccanica dei movimenti dentari
C. di R. denti pluriradicolati
si trova vicino alla forcazione radicolare, sul
piano trasversale (soprattutto nel mascellare
superiore) è spostato palatalmente.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Biomeccanica dei movimenti dentari
Per denti di morfologia regolare, con lunghezza radicolare normale, con livello osseo
normale, la distanza fra C. di R. e bracket (punto dove applichiamo forza) è:
★ 10 mm per gli incisivi
★ 13 mm per i canini
★ 8 mm per i molari
Ovviamente sono dei valori medi, per un pz con radici lunghissime non valgono più.
Se applichiamo delle forze in corrispondenza del bracket dei denti siamo lontani dal centro
di resistenza del dente, c’è sempre una distanza. Non possiamo applicare forza
direttamente sulla radice!
✓ Se radice è più corta, in seguito a riassorbimento: C. di R si sposta più
coronalmente
✓ Se livello osso è più basso: C. di R. si sposta più apicalmente
Una forza passante fuori dal Centro di Resistenza del dente (passante da qualsiasi
altro punto) crea un centro di rotazione e determina un Momento (F x d),
dove F è la forza applicata e d è la minima distanza tra C. di R. e linea di azione della
forza (punto applicazione della forza). E’ la tendenza di questa forza a far ruotare in un
certo senso l’elemento che noi dobbiamo spostare attorno a un punto fisso (C. di Rot.)
Il suo effetto sul dente sarà una combinazione di rotazione (causata dal momento) e di
traslazione (causata dalla forza).
M = F x d (g x mm) (orario/antiorario)
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Biomeccanica dei movimenti dentari
✦ Viceversa tanto più la forza passerà lontana dal C. di R. e tanto maggiore sarà
l’effetto rotatorio.
Se facciamo indossare al pz una placca mobile superiore dotata di una molla per
proinclinare l’incisivo superiore, essa agisce palatalmente e spinge la corona dell’incisivo
da palatale a vestibolare: forza applicata a livello coronale. Il dente non subisce uno
spostamento corporeo (non trasla in toto) ma si verifica un movimento di inclinazione o
tipping, caratterizzato dallo spostamento dei punti della corona del dente verso l’esterno e
dei punti della radice in direzione opposta.
Coppia di forze
★ Una coppia di forze, di uguali intensità, di
direzioni parallele ma di versi opposti,
determina una rotazione pura di tutti i punti del
dente attorno al C. di R. (che coincide con C.
di Rot).
Le forze di una coppia sono “vettori liberi”: l’azione non dipende dalla sede del loro punto
d’applicazione rispetto al C. di R; è la stessa in ogni punto. Il dente ruota attorno al C. di R.
Centro di rotazione
✴è all’infinito nel movimento corporeo (o di traslazione
pura)
✴coincide con il C. di R. nella rotazione pura
La distribuzione della forza sul PDL differisce a seconda del tipo di movimento ortodontico,
che può essere:
★ Tipping (versione o inclinazione)
★ Traslazione (movimento corporeo)
★ Rotazione
★ Estrusione
★ Intrusione
★ Torque
★ Raddrizzamento radicolare (uprighting)
Sia torque sia uprighting sono movimenti di tipo radicolare: l’uprighting è un movimento
radicolare in senso M-D, il torque è un movimento radicolare in senso V-P.
➡ Coppia di F:
✓ rotazione pura
✓ inclinazione incontrollata
➡ Coppia di F + F singola:
✓ traslazione
✓ torque
✓ uprighting
✓ inclinazione controllata
A seconda del tipo di movimento, nel lato di pressione ci saranno delle zone più o meno
estese di compressione del PDL e dell’osso alveolare e quindi delle zone più o meno
estese di ialinizzazione. Per questo ci sono movimenti più associati a ialinizzazione
rispetto a altri.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
Si verifica quando si applica una forza singola alla corona di un elemento dentario (per
esempio con una molla di un’apparecchiatura mobile).
Il dente ruota attorno ad un punto, che è Centro di Rotazione (in questo caso coincide
all’incirca con Centro di Resistenza).
Nel movimento di inclinazione (esempio margine alveolare incisivi inferiori), il contatto tra
la corona del dente e il margine osseo rischia di provocare una deiscenza (riassorbimento
margine alveolare) con conseguente mancanza di supporto e quindi recessione gengivale.
Sono movimenti molto particolari, occorre prestare molta attenzione soprattutto in
particolari zone della bocca.
✤ non controllato: per spostare la corona di un dente fuori o dentro, si applica una
forza che con la stessa entità contemporaneamente sposta la corona e in senso
opposto la radice.
๏ Incontrollato: perchè agisco con la stessa entità anche sulla radice (non vado
solo sulla corona).
๏ Si realizza sia con F singola, sia con coppia di forze
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
๏ Il centro di Rotazione coincide con il centro di Resistenza. Può essere più alto,
più basso, medio
✦ tanto più il C. di Rot. è basso, tanto maggiore sarà il movimento di radice
rispetto a quello di corona
✦ tanto più alto (verso apice) è il C. di Rot., tanto maggiore sarà il
movimento di corona
✦ se medio: stessa entità di corona e di radice
๏ La forza singola passa a livello del bordo incisale.
๏ Due aree di ialinizzazione: una verso cui si muove la corona, quindi sul margine
alveolare nella direzione di spostamento, una a livello della radice sul lato
opposto, quindi più apicale.
Il tipping è tanto più controllato quanto più spostiamo il C. di Rot. verso l’alto: agiamo
quindi più sulla corona e meno sulla radice.
Non bisogna distinguerli con accezioni positive o negative: nessuno dei due tipi è migliore
dell’altro. Dipende da quello che vogliamo fare, se spostare di più la radice o la corona.
Nel movimento di uprighting vogliamo che si muova solo la radice e non la corona, per
cui :
๏ il centro di Rotazione è a livello del margine incisale/occlusale.
๏ l’area di ialinizzazione a livello radicolare nel senso verso cui intendiamo muovere la
radice
Movimenti controllati
➡ uprighting: di radice
➡ tipping controllato: di corona
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
➡ Molla che spinge per portare in fuori incisivo erotto ectopicamente. Tanto più molla
è bassa, tanto più muoverò radice (corona va fuori e radice dentro). Se molla va
più a livello cervicale, si riesce a diminuire entità spostamento palatale dato alla
radice.
➡ Legatura o catenella elastica nell’apparecchiatura fissa: legatura per chiudere
spazio di estrazione. Dietro sono solidarizzati tra di loro e in teoria non si muovono
perchè sono in ancoraggio, mentre il dente che deve distalizzare (in genere
canino) subisce tipping incontrollato poichè corona va indietro e radice resta
avanti.
Spostando in avanti un dente con movimento di tipping noterò dei margini gengivali diversi
rispetto ai denti contigui in posizione corretta perchè il dente spostandosi ha lasciato la
radice palatale. Per cui la sua eruzione attraverso la gengiva comporterà un’emergenza
assolutamente diversa rispetto agli adiacenti. Posso correggere il tutto con
apparecchiatura fissa (infatti in un soggetto in crescita non porta particolari problemi
perchè tanto poi farò terapia multibrackets).
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
Il raddrizzamento di radice più tipico è quello che richiede il protesista nei soggetti che
hanno perso il I molare, per cui il secondo molare mesializza inclinandosi con la corona:
protesista ha bisogno di raddrizzare il molare per fare pilastro per un ponte. Per fare
questo potrebbero esserci obiettivi diversi:
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
Importante calcolare il momento che non deve superare per i molari 1500-2000 g/mm
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
Normalmente quando si riapre uno spazio (anche se era spazio di un molare perso), si
ripristina spazio di un premolare.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
Si applica alla corona di un elemento dentario una forza singola (F1) associata ad una
coppia di forze (forze di uguale intensità, aventi direzioni parallele, punti di applicazione
diversi e versi opposti) che neutralizzi il momento di F1 oppure modificando il punto di
applicazione della forza, in modo che questa passi per il centro di Resistenza del dente.
Il movimento corporeo implica che la radice venga mossa parallelamente alla superficie
ossea interna dell’alveolo. In questo tipo di movimento, tutti i punti del dente, sia coronali
sia radicolari, si spostano nella stessa direzione e nella stessa misura.
Per i movimenti corporei la forza da applicare varia a seconda della tecnica adottata:
➡ 150-200 grammi nella tecnica di scivolamento (con un sistema frizionante l’entità
della forza è superiore)
➡ 80-100 grammi nelle tecniche a bassa frizione
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
➡ applico poi F singola: ansa di retrazione che viene attivata (aperta di tot millimetri in
base alla forza che devo applicare). Forza singola non solo neutralizza la
componente coronale della coppia di forze (altrimenti si avrebbe solo movimento di
radice) ma viene applicata come entità il doppio rispetto a quella della coppia di
forza, perchè anche la corona deve andare indietro.
Nell’uprighting applico una F singola che neutralizza la forza della coppia di forza che
sposta la corona (in modo che si inclini solo la radice), nella traslazione applico una forza
doppia di intensità rispetto a quella della coppia di forza che sposta in avanti la corona.
Non riusciamo a calibrare così perfettamente l’entità delle forze, quello che otteniamo
durante un movimento corporeo di traslazione del nostro dente è una serie di tipping e
traslazioni: all’inizio c’è movimento in cui si muove la corona, poi c’è il momento in cui va
indietro la corona, riattivando ridiamo un tipping e poi la corona torna indietro.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
Torque
๏ Il dente viene fatto ruotare attorno ad un C. di Rot. localizzato a livello del margine
occlusale della corona.
Molto spesso capita di sentire parlare di torque corono-vestibolare: errore grave, il torque
è un movimento di radice non di corona! Per cui è definito come un movimento radicolo
palatale o vestibolare (per spostare la corona verso fuori, parlo di torque radicolo palatale).
➡ Coppia di forze e neutralizzo spinta sulla corona con F singola (elastico o piega a
stop sull’arco), in modo che corona non si muova e si muova solo radice.
➡ Per dare torque si usa arco rettangolare a pieno spessore: la coppia di forze è la
torsione del filo rettangolare rispetto all’attacco che è passivo (tecnica Edgewise)
oppure l’inclinazione dell’attacco (slot preinformati) con filo dritto che inserito inclinato
tenderà a tornare orizzontale (tecnica Straight-wire).
➡ F singola: può essere elastico su filo che blocca posizione corona, un’ansa a
contrarre oppure posso bloccare filo dietro al tubo del molare e quindi non c’è
possibilità di scorrimento.
Tecnica Edgewise
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
Tecnica Straight-wire
★ Passivo - attivo
➡ passivo: arco rettangolare entra passivamente nello slot e non sviluppo delle
forze, non creo torque VP delle radici.
➡ attivo: quello che metto in bocca sviluppa un movimento radicolare vestibolo-
palatale
★ Positivo - negativo
➡ positivo: torque radicolo-palatale. Unico torque positivo è quello degli incisivi
superiori.
➡ negativo: torque radicolo- vestibolare. In tutto il resto dell’arcata superiore e in
tutta l’arcata inferiore.
★ Continuo - progressivo
➡ continuo: per quel settore è uguale per tutti i denti, come entità e grado di
inclinazione. Tipico del settore anteriore, sia superiore che inferiore (incisivi
hanno stessi valori di torque).
➡ progressivo: nei settori posteriori, l’inclinazione radicolo - vestibolare aumenta
progressivamente andando dall’avanti all’indietro, soprattutto nell’arcata inferiore
( da -15° a -30°). Questo sia per motivi estetici che funzionali: nell’arcata inferiore
il torque rispecchia la curva di Wilson.
L’arco base, in acciaio rettangolare a pieno spessore, si estende dai bracket dei molari a
quelli dei canini, poi piega in basso e si appoggia contro la superficie vestibolare degli
incisivi in corrispondenza del margine inferiore degli attacchi.
L’arco ausiliario è un arco TMA che si inserisce anteriormente nei bracket degli incisivi.
Quando è passivo i suoi lunghi bracci si trovano diretti in alto nel vestibolo; quando è
attivato i suoi bracci sono tirati in basso ed agganciati mesialmente al molare.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
Rotazione
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
Le modificazioni sono:
❖ nella zona media: modificazioni stabili
❖ nella zona apicale: riorganizzazione lenta
❖ fibre sopralveolari: riorganizzazione molto lenta. La presenza di fibre ossitalaniche ed
elastiche nella regione marginale tende ad aumentare la contrazione delle strutture
sopralveolari, inducendo ulteriore recidiva.
Significa che se ruotiamo il dente e poi lo molliamo, le fibre non si sono ancora
riorganizzate e quindi ritornano al punto di partenza trascinandosi dietro il dente.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
Intrusione
Movimento che avviene lungo l’asse lungo del dente in direzione apicale, per portare il
dente e la radice più nell’osso.
๏ Coppia di forze: piega posteriore a livello del molare, code piegate verso su che
tirano in su gli incisivi.
➡ La forza è applicata davanti al C. di R. per cui la corona oltre ad intrudere cerca di
vestibolarizzare.
➡ Per cui applico un’altra coppia di forze che porti la corona indietro (è una
torsione del filo per contrastare la vestibolarizzazione della corona.).
๏ F singola: elastico e blocco del filo dietro per non far muovere corna, associato ad
una coppia di forze
Richiesta nei casi di morsi profondi dentali e nei casi di sorrisi gengivali.
Per non vestibolarizzare troppo gli incisivi superiori con arco di intrusione considero:
la posizione del C. di R. del dente e il punto di applicazione della forza:
❖ se ho inclinazione normale dell’incisivo, applicando l’intrusione (arco piegato
posteriormente) si scatena un momento rotazionale essendo davanti al C. di R. del
dente.
❖ se incisivo già in partenza è più vestibolarizzato, la distanza dal C. di R. è maggiore
per cui il momento rotazionale è ancora maggiore.
❖ se invece incisivo è troppo dritto, la distanza e quindi il momento rotazionale al
contrario diminuiscono. Non faccio qui un’intrusione pura ma lascio che il momento
parassita di reazione faccia la sua funzione, fa comodo.
❖ se incisivo è molto palatinizzato il momento che si crea rischia di peggiorare la
palatinizzazione della corona, perchè la linea di azione della forza passa dietro il C.
di R.
Per evitare di applicare la forza molto avanti rispetto a C. di R. si può applicare la forza
dietro agli incisivi laterali, quindi si legano tra di loro gli incisivi e l’arco attivo che porta
all’intrusione va legato a livello dei laterali posteriormente oppure faccio una molla messa
posteriormente e agganciata su un sezionale posto avanti costruito in un certo modo.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
Stesso discorso per gli incisivi inferiori: anzi, vestibolarizzando troppo gli incisivi nel
movimento iniziale di intrusione rischio deiscenza ossea, per cui anche qui si può legare
l’arco attivo di intrusione dietro gli incisivi inferiori.
Intensità forze
Le forze devono essere leggere e intermittenti: è un movimento a rischio di
riassorbimento apicale della radice, soprattutto nei pz parodontopatici.
Si può fare intrusione asimmetrica, in caso di inclinazione del piano occlusale, fissando
l’arco solo da un lato. Si può fare anche per un singolo dente.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
Estrusione
Possibilità comunque più teorica che reale in quanto difficilmente la forza estrusiva
utilizzata passa per l’asse lungo del dente (e quindi per il C. di R.). Infatti spesso la forza è
applicata vestibolarmente rispetto al C. di R, altre volte può essere linguale o palatale. Ciò
comporta che si verifichi contemporaneamente un movimento di tipping del dente ed una
zona corrispondente di compressione del PDL.
Intensità forze
Anche nell’estrusione servono forze leggere (max 25-30 gr/dente) ed è facile la recidiva:
meglio fare ipercorrezione e mantenere a lungo la contenzione.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
Situazioni cliniche:
✦ fratture corono-radicolari
✦ carie sottogengivali
✦ perforazioni radicolari
✦ fratture coronali del terzo radicolare
In questi casi infatti lo scopo della terapia è quello di estrudere la radice
dell’elemento dentale fuori dal parodonto, aumentando la distanza fra giunzione
amelo-cementizia e cresta alveolare, per poi poter dotare il dente di una corona
artificiale (ciò possibile combinando quindi eruzione forzata del dente alla fibrotomia
gengivale).
★ Estrusione lenta:
avviene insieme ai tessuti parodontali perchè vogliamo riformare osso. Porta
all’avulsione o estrazione ortodontica: cioè estrusione lenta che determina
fuoriuscita dell’elemento e ricreazione del parodonto e dell’osso utile poi per la
protesi o impianto.
✤ ricreare nuovo osso nella zona cervicale
✤ migliorare il contorno gengivale
✤ migliorare attacco parodontale
✤ ridurre la profondità delle tasche
➡ Nei difetti ossei verticali si fa estrusione di un singolo dente: man mano che
estrude si ritocca la corona, si fa molto lentamente, bisogna dare tempo all’osso
di riorganizzarsi: in genere per avere rimodellamento osseo non meno di 6
mesi, non deve essere tolto immediatamente ma lasciato dai 6 mesi a 1 anno.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Tipi di movimento ortodontico
Il dente non si sposta attraverso il suo osso di sostegno ma avviene come se trascinasse
con sè il suo osso di sostegno (Fontenelle)
Le reazioni tissutali non interessano solo la lamina cribriforme del processo alveolare ma
anche il tessuto osseo posto a distanza maggiore.
In determinate condizioni si può ottenere uno spostamento del dente con tutto il suo
tessuto di sostegno, cioè con tutto il parodonto che lo circonda, tessuti gengivali
compresi.
Per cui, spostando il dente con delle forze adeguate, si ottiene da un lato il riassorbimento
idoneo affinchè il dente possa muoversi in quella direzione e si lascia all’osso dall’altra
parte il tempo di riorganizzarsi e neoformarsi nella zona lasciata libera dal dente.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I sistemi di forze
I sistemi di forze
Forze concorrenti:
è possibile calcolare
la risultante delle
forze sviluppate
dall’apparecchiatura
ortodontica mediante
il metodo geometrico
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I sistemi di forze
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I sistemi di forze
Differenti tipi di
movimento
realizzabile a
seconda della linea
di azione della
forza, della
differente posizione
del C. di Rot., della
diversa
compressione del
PDL e della cresta
alveolare.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I sistemi di forze
Le forze e i momenti in un sistema di forze sono sempre in equilibrio fra loro, in accordo
con le leggi di Newton (principio di inerzia, di accelerazione e di azione - reazione).
Si ha:
✦ coerenza assoluta: quando nel sistema sia nell’unità attiva sia nell’unità passiva le
forze e i momenti sono desiderati
✦ incoerenza: quando sia nell’unità attiva sia nell’unità passiva le forze e i momenti
non sono voluti
✦ coerenza relativa: quando nella parte attiva ci sono forze e momenti voluti e nella
parte reattiva le forze e i momenti non desiderati sono evitati grazie ai sistemi di
ancoraggio.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati I sistemi di forze
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Accelerazione dei movimenti dentari
La scoperta del sistema recettore attivatore del fattore nucleare RANKL - RANK - OPG è
stata fatta alla fine degli anni ’90.
Prima si riteneva che la formazione degli osteoclasti fosse regolata da fattori espressi
da osteoblasti/cellule stromali ma non si era capito che ligandi e recettori appartenenti
alla superfamiglia del tumor necrosis factor fossero coinvolti nel processo di remodeling
osseo.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Accelerazione dei movimenti dentari
Molte sono le tecniche che sono state studiate e molte sono quelle che prevedono
l’intervento del chirurgo. Un tempo si considerava l’osteotomia, oggi la corticotomia.
Inoltre altri interventi non chirurgici, in grado di stimolare remodeling osseo, possono
accelerare il movimento dentale.
Benefici potenziali
✦ durata del trattamento inferiore
✦ minori effetti indesiderati: problemi igiene orale, riassorbimento radicolare, apertura
spazio embrasure gengivale
✦ aumento envelope di spostamento dentale, ci sono meno limiti
✦ maggiore stabilità post-trattamento
Storicamente
I primi tentativi di accelerazione dentale sono stati fatti durante il periodo di Angle, nel
1890, quando si tagliava la corticale e la midollare di tutto l’osso (osteotomia) al fine di
ridurre la resistenza meccanica durante lo spostamento dentale, l’accelerazione si
eseguiva più che altro per effetto di una distrazione osteogenetica, non per induzione dei
RAP.
Intorno al 1950 Kole introdusse la corticotomia, cioè la perforazione della sola corticale
(senza interessare la midollare), utilizzate inizialmente in combinazione con
l’osteotomia.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Accelerazione dei movimenti dentari
Chirurgia piezoelettrica
Fu sviluppata in risposta ai limiti della corticotomia.
Invece di lembi a pieno spessore si eseguono piccoli tagli verticali nei tessuti gengivali e
nel periostio sino a raggiungere la corticale. Si inseriscono innesti ossei in tunnel che
congiungono i tagli verticali.
Inoltre molti moderni apparecchi piezochirurgici incorporano vibrazioni ad alta frequenza.
Ortodonzia Surgery-first
Strategia terapeutica per ridurre in modo significativo la durata del trattamento di pz che
necessitano di chirurgia ortognatica.
Infatti i movimenti dentari dopo chirurgia sono molto più veloci (RAP stimolati dalla ferita
chirurgica ossea). Pz fa prima intervento maxillo-facciale e poi inizia ortodonzia, sfruttando
i tagli del chirurgo per accelerare gli spostamenti. Normalmente invece si esegue prima
ortodonzia e poi intervento.
Necessità di selezione attenta del pz in cui sia possibile effettuarla.
✤ Irradiazione con laser low-energy - LLLI Low Level Laser Irradiation: non c’è
consenso unanime in letteratura, anzi alcuni studi dicono che i movimenti vengono
rallentati. Comunque è facile da usare e non è invasivo
In seguito anche altri Autori hanno osservato il fenomeno e la cosa più preoccupante
emerge dal fatto che confrontando studi istologici e studi radiografici spesso il
riassorbimento radicolare non è visibile radiograficamente (non è diagnosticabile), magari
perchè le lacune di riassorbimento lungo la superficie radicolare sono molto piccole.
Sono visibili invece tramite TC.
Conclusioni
✴ circa 4,1% dei pz ha un riassorbimento di almeno 1,5 mm dei 4 incisivi superiori
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Accelerazione dei movimenti dentari
★ Un altro studio sui cani ha studiato l’entità del riassorbimento radicolare in base alla
forza applicata
➡ sono stati indotti dei movimenti ai premolari dei cani applicando delle forze o
continue o intermittenti, di intensità variabili.
Conclusioni
✴ Riassorbimento radicolare aumenta se la forza dura più nel tempo e in base a l
tipo di spostamento radicolare, più i denti vengono spostati più aumenta il rischio
✴ Forze intermittenti danno meno danni radicolari rispetto alle forze continue.
✴ L’intensità della forza non è così decisiva, forse anche le forze continue e leggere
possono determinare riassorbimento radicolare.
Nel sito di riassorbimento si forma tessuto connettivo fibroso che riempie la cavità e nelle
lacune di riassorbimento si trovano osteoclasti multipli.
a. Mobili
Rimosse dal cavo orale direttamente dal paziente
★ Intraorali - tutte le componenti sono all’interno del cavo orale
✓ Passivi (contenzione) - mantenere risultato ottenuto ( cioè posizione raggiunta
da denti) tramite gli strumenti attivi
๏ Placche
๏ Positioners
๏ Essix
๏ Splints gnatologici
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Le apparecchiature ortodontiche - Placche e Crozat
b. Amovibili
Rimossi dal cavo orale del paziente solo dall’ortodonzista, il pz non è in grado da
solo
★ Arco linguale: servono per sfruttare il leeway space
★ Arco palatino
★ Barra palatale
★ Quadhelix
★ Bottone di Nance
c. Fissi
Apparecchiature cementate sugli elementi dentari che non possono essere rimosse
nè dal paziente nè dall’operatore se non a fine terapia
★ Attacchi / bande / fili - Apparecchiature multibrackets
✓ Edgewise
✓ Begg
✓ Tip Edge
✓ Straight Wire
★ Bottoni linguali e palatini
★ Disgiuntore palatale
★ Power arms
★ Archi linguali e palatini
★ Barre e quadhelix
★ Iron cross
★ Herbst: per la correzione della II classe nei pz che sono verso la fine della
crescita o che non sono collaboranti
★ Jasper Jumper
★ Sistemi distalizzanti fissi: soprattutto distalizzatori molari superiori
★ Impianti osteointegrati e miniviti
★ Retainers fissi incollati direttamente
Apparecchiature mobili
Funzioni
✤ Azione dentale o dento-alveolare: spostano principalmente i denti o facilitano il
rimodellamento dell’osso a livello della regione dentaria
➡ placche e crozat
✤ Azione ortopedica
➡ apparecchi funzionali
✤ Contenzione
➡ attiva: se occorre dare ipercorrezione o piccoli movimenti in alcuni settori che
non abbiamo ancora raggiunto con terapia convenzionale
➡ passiva: mantenimento passivo risultato raggiunto
✤ Disfunzioni ATM
➡ bite, docce, placche
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Le apparecchiature ortodontiche - Placche e Crozat
PLACCHE
Sono stati i primi apparecchi utilizzati in ortodonzia (1938 con Schwarz), inizialmente
fabbricate in caucciù, poi in resina auto o fotopolimerizzante. Sono molto semplici da
ottenere, si parte da uno stampo della bocca e si costruisce una sovrastruttura, possono
essere applicate sia nell’arcata superiore (ricoprono palato duro e superficie palatina dei
denti) sia nell’arcata inferiore (ricoprono le superfici linguali dei denti e si estendono in
misura ridotta sulle parti molli per evitare eccessive interferenze col pavimento della
bocca).
a. Corpo in resina
Indispensabile che si adatti perfettamente alla superficie dei denti e dei tessuti molli,
al fine di ottenere una buona ritenzione, evitando l’eventuale insorgenza di decubiti.
✤ masticante: fascia la parte occlusale degli elementi. Utilizzata quando vogliamo
evitare eruzione e ricreare effetto bite. I vantaggi del rialzo occlusale sono:
✓ eliminazione delle interferenze occlusali durante la vestibolarizzazione di uno o
più elementi dentali;
✓ maggiore ritenzione causata dalle forze occlusali;
✓ effetto splint gnatologico in pz affetti da disordini cranio-cervico-mandibolari;
✓ facilitazione al riposizionamento mandibolare nei casi di cross-bite monolaterali;
✓ controllo della verticalità nei pz dolico facciali
✓ possibilità di favorire un’estrusione di uno o più denti scaricando il contatto
occlusale della resina
✓ possibilità di rinforzare l’ancoraggio, sfruttando anche l’arcata antagonista
mediante un aumento delle indentature occlusali
✓ possibilità di sfruttare l’effetto ortopedico dell’avanzamento mandibolare
provocato dalle indentature (Bite-blocks), da piani inclinati (Twin-blocks), da
perle e scudi di avanzamento (Bass).
✤ non masticante: lascia libera la parte occlusale degli elementi. Utilizzata quando
è sufficiente che sui denti ci sia ancoraggio.
✤ Ganci:
✓ Adams: i più utilizzati in ortodonzia, vanno ad abbracciare il primo molare
superiore, hanno un abbraccio sia mesiale sia distale, per cui buona tenuta e
buona stabilità.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Le apparecchiature ortodontiche - Placche e Crozat
✓ Sfera o palla: hanno una forma di palla o sfera, si trovano negli spazi
interprossimali della regione dei premolari, permettono ritenzione
supplementare
✓ Dominique e Korn: meno diffusi, quando sui primi molari superiori permanenti
sono già presenti bande o altre apparecchiature ortodontiche. Vengono infatti
utilizzati quando non basta la funzione della placca e quindi per esempio il pz
deve portare la placca di giorno e una TEO di notte. Per cui non avendo tutta
l’arcata a disposizione per costruire i mezzi di ancoraggio ma delle bande dove
è fissata un’altra apparecchiatura, usiamo questi ganci che fanno incastrare la
placca non su un dente naturale ma su un dente dove è già stata cementata
altra struttura ortodontica (come per esempio tubo per TEO). Sono formati da
una molla ad occhiello con un prolungamento parallelo al tubo della banda.
✓ A filo: ganci mutuati dalla protesi, non si usano molto in ortodonzia
✓ Resinato: vengono utilizzati solo quelli resinati sull’arco vestibolare
✓ Adams modificati: vengono customizzati dal tecnico in fase di costruzione a
seconda delle nostre indicazioni, magari per dare alloggio a determinate
strutture per effettuare movimenti particolari o attaccare elastici
✤ Arco vestibolare:
✓ Passivo: sola funzione di mantenimento e ritenzione, contenzione e guida
๏ Classico: prende settore frontale
๏ Continuo: segue tutto il decorso dell’arcata
๏ Resinato: oltre ad avere la parte in metallo è stato ricoperto di una resinatura
per aumentare la contenzione e ritenzione
✓ Attivo: fornito di omega che attivate permettono piccolo movimento del dente o
di un gruppo di elementi (in genere frontale), nonchè anche il mantenimento di
alcuni elementi disinclusi (canini) per evitare recidiva. Hanno anche funzione di
retroinclinare o proinclinare settori dentari (ma in questo caso diventano molto
ingombranti perchè per aumentare l’elasticità del filo fanno tanti giri, più un filo è
lungo più è elastico).
๏ Lungo: parte dalla zona molare e presenta ansa di attivazione a livello zona
premolare
๏ Medio: fuoriesce dalla placca a livello mesiale del primo premolare, forma
un’ansa in corrispondenza della bozza canina.
๏ Corto: fuoriesce mesialmente ai canini, provvisto di anse rovesciate.
c. Mezzi di espansione
✤ Vite centrale: affogata nella resina del corpo che viene sezionato a metà per
permettere distanziamento della metà destra e sinistra, ha funzione di espandere
arcata superiore, sia in maniera simmetrica che in maniera differenziata (magari
allargare maggiormente settori anteriori rispetto a posteriori). Di solito un giro
completo di vite corrisponde ad un’espansione di circa 1 mm, ovvero 1/4 di giro
corrisponde ad un’attivazione di 0,25 mm.
✓ Vite a 3 vie (Bertoni)
✓ Vite centrale a ventaglio: fulcro nella zona posteriore, situata nella placca più
avanti e più in alto possibile. Determina allargamento localizzato alla regione
anteriore.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Le apparecchiature ortodontiche - Placche e Crozat
➡ Meccanici:
Sono dei mezzi meccanici che portano a movimenti specifici e selettivi, in genere
sono affogati nella resina.
✤ Molle: servono per riportare in arcata elementi erotti in posizione ectopica che non
possono essere ancora agganciati con apparecchiature fisse. Molla viene di volta
in volta allungata e il dente segue movimento impresso dalla molla. In genere
costruite con filo in acciaio di diametro variabile da 0,4 a 0,7 mm.
✓ a Z semplice: usata quando lo spazio a disposizione è limitato o quando è
necessario variare la direzione della forza.
✓ a Z doppia
✓ a balestra o a braccio: formata da un braccio che è a contatto col dente, da un
occhiello che è la parte attiva e da una coda che è la parte affogata nella resina.
La direzione secondo cui si sposta il dente è sempre perpendicolare all’asse del
braccio nel punto di contatto dente-molla.
✓ Molla a dito
✓ Placca Celtin
✓ Molle flapper o a grembiule: per vestibolarizzare un solo elemento dentario
(flapper) o per arretrare incisivi (grembiule)
✓ Molle da torque: esplicano la loro forza quasi esclusivamente vestibolarmente
alla corona degli incisivi nella zona più cervicale possibile.
✤ Viti settoriali: sono come le viti da espansione che montate nella resina in punti
differenti, possono portare ad avere funzioni specifiche in un certo settore della
bocca. Esempio è un cross bite su un singolo elemento non accompagnato da
motivazione scheletrica che può essere risolto con molla applicata su resina e vite
settoriale attivata.
✤ Microviti: hanno la stessa funzione delle molle, molto specifica su un elemento
dentario, affogate all’interno della resina che se girate comportano la fuoriuscita di
un pistoncino (in materiale termoplastico) che porta movimento all’elemento
dentario ectopico. Si preferiscono comunque le molle perchè la memoria elastica
del filo è sicuramente più efficace e costante nel tempo, in quanto trasmette un
movimento più leggero e fisiologico, soprattutto se il filo viene piegato a
serpentina.
✤ Elastici: il tecnico prepara degli agganci particolari sulla placca, hanno la funzione
di evitare l’eccessiva proinclinazine di certi settori o di dare un minimo di
correzione di classe.
✤ Supporti in resina
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Le apparecchiature ortodontiche - Placche e Crozat
➡ Funzionalizzanti:
Non agiscono su un singolo elemento meccanicamente ma agiscono sulla funzione
masticatoria, alterano la funzione masticatoria e muscolare. Si tratta di precontatti
che vengono posti per guidare la crescita dei mascellari, possono essere a contatto
con le arcate e con le ossa oppure con i soli muscoli e i tessuti molli.
✤ Griglia linguale: controllano la funzione della lingua (interposizione della lingua tra le
arcate dentarie). Associata alla rieducazione con esercizi logopedici. Azione non è
meccanica sull’occlusione ma funzionale, cioè la mancanza del contatto della lingua
provoca un’alterazione della funzione e di solito la chiusura del morso aperto
anteriore, nonchè una rieducazione della lingua che rimossa la griglia dovrebbe
rimanere nella posizione corretta.
✤ Rampa linguale: sono delle strutture resinose che fanno scorrere gli elementi
linguali lungo delle rampe. Non si utilizzano molto.
✤ Battuta anteriore: è una parte resinosa su cui il gruppo frontale occlude, lasciando
liberi i settori laterali. Per cui si ha arresto della crescita in cui abbiamo battuta e
stimolo della crescita nei settori dove non c’è. La utilizziamo nei soggetti in cui
vogliamo aprire il morso.
✤ Valli avanzamento: sono dei piani inclinati lungo cui gli incisivi inferiori scorrono
portando gli elementi dentari inferiori volutamente in avanzamento, guidano la
mandibola in una posizione più avanzata. Questo comporta una stimolazione dei
centri di crescita e quindi un rimodellamento della mandibola e una correzione della II
classe scheletrica. Nei soggetti con incisivi retroinclinati possono andar bene, con il
vallo si proinclinano, ma nei soggetti con incisivi già proinclinati il vallo non va bene,
vestibolarizza troppo incisivi. In questi casi si può inserire all’interno della resina una
struttura fatta a stampo sulle corone degli incisivi, detta capping, che permette un
minimo di controllo della proinclinazione.
✤ Aletta laterale: sono delle strutture che quasi non toccano gli elementi, sono
funzionali perchè tentano di spostare la simmetria della crescita, stimolano paziente
a chiudere in una determinata posizione che gli diamo noi e quindi stimoliamo la
crescita a livello mandibolare in maniera simmetrica soprattutto per i pazienti con
asimmetrie.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Le apparecchiature ortodontiche - Placche e Crozat
CROZAT
Hanno la stessa funzione delle placche. Non si utilizzano più perchè le placche sono più
duttili, più facili da utilizzare, permettono al tecnico delle saldature più semplici (resine)
mentre questi sono costruiti in maniera più complessa.
Hanno una struttura simile alla placca senza avere la resina, sono completamente in
metallo. Sono rimovibili.
Hanno delle guide di ritenzione, la possibilità di arrivare leve con dei braccini di estensione
di certi elementi e di inglobare piccole molle per lo spostamento di singoli elementi.
Possono aggiungere ausiliari e ganci per elastici.
Vale la stessa massima per la placche e i crozat.
La scelta è data:
❖ dalla malocclusione
❖ dall’età del pz
❖ dalla collaborazione del pz: tecnicamente le placche sono così duttili che possono
risolvere tutti i tipi di malocclusione ma spesso richiedono un tipo di collaborazione
che va dalle 12-14 ore al giorno che il pz non riesce ad ottenere (per questi spesso
utilizziamo apparecchiature fisse).
Se pz porta all’ortodontista una placca linda e pulita...vuol dire che non ha utilizzato a
dovere l’apparecchiatura.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
Problematiche trasversali
Una volta fatta la diagnosi e accertati i diversi obiettivi di trattamento, la priorità viene
sempre data alle problematiche di tipo trasversale.
Successivamente o in contemporanea ci si occupa delle problematiche di tipo sagittale
e per ultimo di quelle verticali (non esiste una terapia delle problematiche verticali ma
semplicemente nell’impostazione degli obiettivi di trattamento si deve cercare perlomeno
di non peggiorarle).
Discrepanza trasversale DT = 1 - 2
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
Morso a forbice: molto spesso è limitato ad una sola parte dell’arcata, ad un solo
settore o ad un solo dente.
✦ La completa discrepanza trasversale positiva (cross-over generalizzato dei
settori laterali) configura la Sindrome di Brody: tutta l’arcata superiore cade
all’esterno dell’arcata inferiore (cuspidi palatali superiori vanno all’esterno delle
cuspidi vestibolari inferiori). Si tratta comunque di una sindrome rara.
➡ Definisce il Cross-bite.
Cross-bite:
✴ Limitati: limitato ad un singolo dente. Se non si toglie in deciduo, il permanente
esce in cross e si incastra.
Correzione con elastici da criss-cross: elastici inter-arcata, abbracciano
dall’interno un elemento superiore e dall’esterno un elemento inferiore
Elastici da criss-cross invertito: nel cross over di un singolo dente con elastici
posti vestibolarmente sul dente da tirare dentro e lingualmente sui due denti
da tirare fuori.
✴ Esteso: nella maggior parte dei casi siamo di fronte a riduzione dei diametri
trasversali dell’arcata superiore, ovvero ad un deficit strutturale mascellare
superiore.
๏ Simmetrico: frequente
๏ Asimmetrico: raro
✴ Monolaterale: solo uno dei due lati risulta essere posizionato in senso
trasversale in maniera anomala.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
Le conclusioni affermano che con una respirazione nasale normale si verifica una crescita
ortognatica corretta. In presenza di una respirazione di tipo orale si realizza una crescita
disgnatica nei mascellari.
➡ Un soggetto che respira con la bocca aperta per far passare l’aria è costretto ad
avere la lingua bassa (altrimenti l’aria non passa). Tenendo la lingua bassa viene a
mancare una spinta trasversale di sviluppo sulla volta palatina e sul mascellare
superiore: la nostra crescita è sempre un equilibrio di forze centripete e centrifughe.
➡ Si ha quindi una contrazione mascellare.
➡ La respirazione orale determina la necessità per il paziente di iperestendere il capo
come se cercasse di aiutarsi ad introdurre l’aria.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
Solow, studio del 1977: circolo vizioso che si realizza in presenza respirazione orale
Una diminuzione delle dimensioni delle vie aeree -> comporta inevitabilmente un aumento
dell’altezza inferiore viso durante la crescita
★ Pz nato geneticamente con mascellare stretto e quindi con fosse nasali strette che
determinano respirazione orale oppure è la respirazione orale che porta alla
contrazione mascellare?!
Ognuno dei fattori può avere vari ruoli:
✴ruolo determinante
✴ruolo predisponente
✴ruolo coadiuvante
Non è importante e non sempre è facile identificare il primum movens eziopatogenetico di
questa situazione ma ai fini terapeutici non ha nessuna importanza stabilire quale sia,
l’importante è interrompere questo ciclo funzionale e di conseguenza strutturale negativo.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
✓ Contrazione grave
Cuspidi vestibolari superiori contattano il tavolato occlusale inferiore ->
cross-bite bilaterale senza deviazione mandibolare (accoglie al suo interno il
mascellare superiore)
Per quanto scorretta è comunque una situazione stabile in occlusione.
✓ Contrazione lieve
Precontatti in chiusura (soprattutto a livello canino)
Latero deviazione mandibolare -> la mandibola devia e cerca il maggior
numero di contatti per essere in una posizione stabile
✤ cross-bite monolaterale dal lato della laterodeviazione
✤ deviazione linea mediana inferiore verso lato della laterodeviazione
✤ variazioni sul piano sagittale:
dal lato della laterodeviazione: rapporti soprattutto di II classe
dal lato opposto: rapporti I o addirittura III classe
Come azione terapeutica utile il molaggio occlusale degli elementi che entrano in
precontatto, per poi procedere con la correzione della trasversalità dell’arcata superiore
(basta solo questa correzione per riposizionare correttamente la mandibola).
Un intervento precoce è spesso risolutivo: lasciando una laterodeviazione per tanti anni si
rischia invece una risultante scheletrica (la mandibola chiudendo in maniera anomala
cresce più da un lato che da un altro e diventa un’anomalia di tipo strutturale).
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
Terapia
Due tipi di espansione: rapida e lenta. Sono stati fatti tanti studi a riguardo, quello che è
certo è che si tratta di due manifestazioni biologiche differenti.
✦ Lenta: forze leggere, 0,6-0,7 mm alla settimana, ideale azione uniforme nel tempo
‣ effetto di rimodellamento dento-alveolare (denti si spostano con il loro osso)
‣ effetto ortopedico (influenza sulla sutura palatina) solo in età precoce, nei
soggetti estremamente giovani
Come scuola pavese, l’approccio per queste problematiche varia a seconda dell’entità.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
In ambito ortodontico non c’è nessuno contrario alla correzione trasversale attraverso
l’uso dell’espansore palatale quando c’è indicazione terapeutica corretta.
L’espansore palatale ha avuto anche molti studi a proposito dei vari tipi di vite che
possono essere utilizzati. Il fatto che si utilizzi una vite piuttosto che un’altra è legata
soprattutto all’esperienza e alla praticità.
✤ Isaacson: vite (molla compressa) messa trasversalmente
✤ Superscrew: attivata con chiave inglese
✤ Hyrax: vite centrale, si centrano i buchini con la chiavetta
✤ Ragno: vite centrale, apertura a ventaglio, tende ad aprire di più nella zona anteriore
Esistono varie viti con vari numeri, scelte in base all’entità della correzione richiesta e
della dimensione del palato (non si può mettere vite da 11 in un bambino con dentizione
decidua). Le viti consentono un allargamento da 6 a 14 mm.
Al centro della vite c’è una rotellina con 4 buchini, man mano se ne gira uno e compare
l’altro: il giro di una vite completa porta all’espansione di 0,8 mm, ogni buchino è un
quarto di giro. L’apertura viene accompagnata da guide telescopiche.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
Attività suturale
Le suture sono da considerarsi come luoghi di crescita, influenzabili da fattori ambientali e
non come centri di crescita: continui rimodellamenti e riassorbimenti con apposizione di
nuova sostanza fanno parte della crescita e del metabolismo suturale.
Melsen, tramite prelievi autoptici, ha dimostrato nell’uomo che la sutura palatina ha aspetti
differenti, divisibili in 3 stadi:
Anche le differenti parti di una stessa sutura si obliterano con enorme variabilità: nella
sutura palatina mediana per esempio normalmente l’inizio della mineralizzazione avviene
più rapidamente nella parte orale rispetto a quella nasale e in quella posteriore rispetto a
quella anteriore.
Perchè sui secondi molari decidui e non sui molari permanenti? Perchè comunque
applichiamo delle forze ortopediche sui denti e quello che si contestava era il fatto
che a livello radicolare dei denti sottoposti a queste forze si provocassero danni al
parodonto o riassorbimenti nel lato verso cui venivano spinti (vestibolarmente). E’
vero che possono esserci queste problematiche ma si è visto che queste si
correggono da sole. Ma se posso usare dei denti decidui che poi vanno persi tanto
meglio. In ogni terapia ortodontica quando possibile applichiamo le forze su denti
decidui.
✦ Impronta di precisione
✦ Si tolgono bande e si alloggiano in corrispondenza dei denti su cui sono state provate
✦ Si cola il modello in laboratorio: le bande rimangono nel modello
✦ Si sceglie la vite, viene sagomato e preparata per essere saldata ai quattro bracci con
le bande
✦ La cementazione viene effettuata con cemento vetroionomerico o con compomero
Utilizzare sempre anche un braccino metallico saldato tra le due bande per lato per
rendere la struttura più rigida. Se non ci sono due bande, viene fatta un’estensione
sul braccio che arriva fino al canino.
Dispositivi possono essere forniti di molle ausiliarie o di bracci palatali (che nel caso
di trazione postero-anteriore devono essere ben appoggiati direttamente alle
superfici palatine dei denti frontali e devono essere presenti anche i bracci
vestibolari per applicare trazioni collegate a maschera facciale).
- Modello di Haas: la parte laterale viene inglobata nella resina per aumentare la
rigidità ma crea difficoltà igieniche
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
Espansore bondato -Alternativa per saldatura: docce in resina, al posto delle bande
➡ Genitore si rende conto in quanto poco tempo si riesce a correggere tutto (ampia
soddisfazione), è fisso e pz può anche non collaborare (pz lo sopporta bene)
Attivazione
★ da 2 a 3 buchi al giorno
➡ 1 giro completo = 4 buchi = 0,8 mm
Si fa utilizzando delle chiavette molto corte o piegate nella parte terminale di circa 50° che
entrano solo con la punta in bocca, sono più facili da usare rispetto a prima. Meglio legarle
con un filo per evitare accidentali ingestioni.
Man mano che avviene l’attivazione, queste forze si accumulano, la resistenze resistono
ed è per questo che la forza può essere avvertita ed essere molto diversa a seconda delle
resistenze che incontra.
La valutazione della correzione deve essere clinica: non al tavolino facendo i conti ma
guardando il paziente in bocca e arrivando all’ipercorrezione
❖ Ipercorrezione: contatto cuspide palatale superiore con vestibolare inferiore prima che
vadano in cross-over
Bloccaggio
Una volta raggiunto il grado di espansione desiderato, bisogna bloccare la vite.
Oggi esistono viti che si bloccano da sole, hanno uno stop che impedisce alla vite di
tornare indietro passivamente. Una volta si bloccavano con legature metalliche o resina.
Importante bloccare perchè quando espando ho delle resistenze che tentano di spingere
dentro, per cui una volta finita l’espansione c’è il rischio che queste resistenze facciano
girare indietro la vite, perdendo l’espansione.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
Vantaggi
✤ soggetti open-bite, iperdivergenti (in questi soggetti si tende ad aumentare lo strato di
interposizione nei settori posteriori, se bondato quindi è ovvio che ci sia rialzo
posteriormente)
✤ cross-bite estesi (svincolo occlusione): devo per forza svincolare occlusione per
cercare di correggere il cross totale
✤ scarsa collaborazione alla poltrona: invece di provare bande e prendere altra
impronta, posso usare stesse impronte del modello di studio, duplicarlo e realizzare
espansore con due splints in resina lì sopra
✤ piani inclinati: per favorire una posizione mandibolare che vogliamo forzata in un
certo modo. Si parla anche di indentazione, nel senso di obbligare la mandibola a
chiudere in un certo modo quando il pz chiude.
Svantaggi
✤ difficoltà igieniche: cementando sui denti due splints in resina, è difficile pulire i denti
che restano inglobati nella resina
✤ difficile valutazione della fine dell’attivazione: difficile valutare quando bloccarlo, non
vediamo il contatto tra le cuspidi che si vede con le bande (ipercorrezione). Come
alternative si può segnare con una linea rossa all’interno della resina la linea delle
cuspidi palatali, per visualizzare meglio quando queste entrano in contatto con le
vestibolari inferiori
✤ minor comfort: ho un rialzo
Lo sfenoide è a contatto con una parte posteriore del mascellare, le ossa palatine
articolano con i processi pterigoidei dello sfenoide. Quando l’azione del disgiuntore
produce l’apertura della sutura, i rapporti con lo sfenoide (che non è provvisto di suture)
limitano la possibilità alle ossa palatine di separarsi. Anche l’osso zigomatico si oppone
alla separazione dei mascellari ma in modo meno drammatico.
La resistenza aumenta progressivamente con la maturità scheletrica. Tanto più è
calcificata tanto maggiori saranno le resistenze.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
1. Apertura sutura palatina mediana: rarissimamente solo nei soggetti giovani in modo
simmetrico, il più delle volte avviene un’apertura a ventaglio, sia sul piano
orizzontale (più avanti che dietro), sia sul piano frontale (si apre più in basso che in
alto). Questo perchè la parte superiore e la parte posteriore del palato sono ancorate
al resto del massiccio facciale, quindi dove incontrano più resistenze
2. Aumento cavità nasali: aprendosi anche sul piano frontale, è ovvio che ci sia anche
questo aumento, percentualmente inferiore ma esiste (può essere un aiuto per la
respirazione)
3. Allargamento dei processi pterigoidei dello sfenoide nella parte posteriore
L’apertura è tanto più semplice tanto meno la sutura è calcificata e il soggetto è giovane.
La terza decade di vita è il momento con cui si realizza più facilmente la chiusura della
sutura palatina. E’ più facile ottenere espansione palatale in un maschio di età più
avanzata rispetto alla femmina, che dopo il menarca è molto complicata da espandere.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
6. Postrotazione mandibolare (temporanea): non veniva usato infatti per soggetti con
aumento dimensioni verticali ma in realtà è effetto temporaneo
REP / REM: alla luce dei nuovi studi si è visto come l’espansore rapido sia valido anche
per correzione lieve o moderato affollamento anche in assenza di cross-bite. Attenzione
perchè in assenza di cross-bite può bastare un’espansione dento - alveolare, non è
necessaria per forza espansione rapida.
✦ Disgiuntore su bande:
➡ Punto A si muove maggiormente in direzione anteriore
Può capitare di dover saldare l’espansore su denti cariati o in condizioni non buone: non si
usa nè il bondato nè il bandato ma un espansore con delle coroncine preformate.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
Vantaggi
★ Miglioramento respirazione nasale: crollo delle resistenze nasali all’inalazione dopo
REP (crollo tanto più evidente quanto soggetto è giovane ma tende a mantenersi nel
tempo), allargamento parziale delle fosse nasali, miglioramento pervietà vie aeree
superiori per avanzamento mandibola.
★ Miglioramento estetica del sorriso: più sorriso è pieno meno si vede il nero (corridoi
vestibolari)
★ Miglioramento udito: il fatto che il palato sia stretto comporta uno stiramento dei
muscoli peristafilini (che aprono e chiudono le tube dell’orecchio) che essendo
crampiformi non funzionano. Si ha ristagno di muco e otiti che non rispondono
all’antibiotico (si instaura un circolo vizioso). La correzione dell’anatomia palatale
condiziona:
๏ funzionalità muscolare dell’ostio tubarico
๏ normalizza attività della membrana timpanica
➡ Scomparsa ipoacusia di trasmissione per via aerea dopo il trattamento con REP
★ II classi da retrusione mandibolare: favorisce il rialloggiamento mandibolare
(spontaneo o successivamente indotto: spesso la mandibola va da sola oppure viene
stimolata con la nostra terapia sagittale).
★ III classi da retrognazia mascellare: favorisce il riposizionamento linguale. Se ho un
palato stretto, la lingua non ci sta sopra perchè è troppo stretto e quindi resta basta.
Dando spazio all’arcata superiore la lingua si riposiziona nel mascellare.
★ III classi: attivazione sutura palatina mediana e delle suture perimascellari (buon
risultato soprattutto con terapia ortopedica perchè è meglio lavorare con un
mascellare che è attivo e non spento), aumento ANB per avanzamento punto A e
postrotazione mandibolare, aumento spazio dinamico per la lingua (possibile postura
più alta)
Nella terapia delle III classi si usano ganci per trazione postero-anteriore per
l’avanzamento del mascellare dopo che si è espanso.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
Nella terapia funzionale sono state costruite delle apparecchiature che fan si che quando
pz chiuda vada a portare la mandibola dal lato opposto rispetto al lato verso cui è deviata
(se deviata a dx vuol dire che si è avuta crescita eccessiva a sx, quindi bisogna stimolare
crescita del condilo a destra e avere apparecchio che porti la mandibola a chiudere a
sinistra). Non si usa molto perchè comunque non è confortevole per il paziente, è
ingombrante e non riscontra molta compliance. Come tutte le apparecchiature funzionali
devono essere portate il più possibile dal pz. Per mantenere la mandibola di lato si
possono usare anche alette di lato, oppure intercuspidazione a livello incisivi che fa in
modo che si possa chiudere solo in un modo, da un lato c’è resina masticante, dall’altro no
(dal lato dove stimoliamo la crescita dobbiamo fare in modo che denti entrino in contatto
nella nuova posizione e quindi favorire un’estrusione). Per fare riattivazione ogni volta
prendo una cera di posizione (masticone) e delle impronte nuove.
Dal punto di vista scheletrico, nell’rx PA la profondità mascellare evidenzia rispetto al piano
fronto-facciale la differenza tra un lato e l’altro.
Recidiva
Documentate recidive anche a distanza di 5-6 anni. La recidiva è più facile se vengono
mantenute le alterazioni funzionali che avevano portato alla diminuzione del diametro
trasverso del mascellare. Esiste poi la componente di correzione dento-alveolare che non
è quella che cerchiamo ma che comunque si realizza con REP, dobbiamo quindi tenerne
conto e bloccare in ipercorrezione.
‣ Ipercorrezione: contatto cuspidi palatali superiori con le cuspidi vestibolari inferiori,
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Problematiche trasversali - REP
Tempi di contenzione
Vari studi dimostrano che:
❖ la forza residua che si evidenzia alla fine della terapia si dissipa in 5-7 settimane
❖ il rimodellamento osteo-cartilagineo sufficiente a contrastare la recidiva si ha dopo
12-14 settimane - per questo lasciamo la contenzione almeno 6 mesi
L’assenza di una adeguata contenzione determina una recidiva del 45%.
Dopo aver cementato l’apparecchio, il chirurgo effettua osteotomia Le Fort I che interessa
anche la sutura pterigo-palatina e la sutura palatina mediana a livello della spina nasale
anteriore. Durante e dopo l’intervento si può procedere all’attivazione dell’apparecchiatura
che di solito viene gestita secondo i canoni di una normale disgiunzione, sino ad ottenere
un’adeguata ipercorrezione.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Quadhelix
Queste apparecchiature sono utili soltanto in caso di cross-bite di tipo dentale, dato che il
loro effetto consiste principalmente nell’inclinazione vestibolare delle corone dentarie.
L’azione ottenuta è la conseguenza di un movimento dentale di tipping (tipico
dell’applicazione di una forza singola a livello coronale). Alcuni Autori sostengono una
leggera azione espansiva sulla sutura e sull’osso basale e alveolare se applicati durante la
prima infanzia (5-8 anni) e portati assiduamente.
Quadhelix
Ideato da Ricketts nel 1975, si chiama così perchè ha 4 eliche. Ha trovato ampia
diffusione per la relativa semplicità di costruzione e di uso, unita ad una grande efficacia e
rapidità nel raggiungimento dei risultati.
Fatto con filo metallico con una forma a W che può essere 0,9 o 0,8 di diametro
✴ filo rotondo acciaio 0,36’’
✴ Rocky Mountain acciaio 0,27’’
saldato o collegato mediante opportuni attacchi alle due bande molari, ingloba nel suo
sviluppo 4 spire.
Composto da:
✦ 4 spire: più inglobiamo spire e filo, maggior elasticità diamo al sistema
✦ un ponte anteriore
✦ due ponti laterali
✦ due estensioni palatali
➡ fino ai canini
➡ fino al gruppo frontale (con o senza ulteriori spire)
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Quadhelix
✴ Il numero di denti a contatto dei bracci esterni influisce sull’espansione che potrà
essere regolata in modo asimmetrico.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Quadhelix
Vantaggi
★ azione non solo trasversale
★ rapidità azione
★ assenza di collaborazione
★ associazione con ortodonzia multibrackets: espansore palatale invece è abbastanza
rigido e non permette molti movimenti, questo può essere usato come ancoraggio
per i molari o per allargare
Svantaggi
★ azione ortopedica limitata: basta utilizzarlo con l’indicazione terapeutica corretta
★ possibili deformazioni: può spostarsi e creare problemi
★ possibili decubiti o infiammazioni gengivali: può appoggiarsi ai tessuti molli ma
bastano corretti controlli e corretta impostazione
★ tipping dentario: spingendo sugli elementi, bisogna evitare di inclinarli (inclinazione
corono-vestibolare eccessiva sui molari superiori). Per correggere questo si dà
torque radicolo-vestibolare alla parte inseribile oppure si ingloba direttamente torque
sulle bande molari prima della cementazione.
★ disinserimento ripetuto: bloccarlo sempre mediante legature metalliche
Indicazioni quad-helix
✦ Espansione molare mono o bilaterale: può essere attivata anche solo da un lato
✦ Espansione premolare mono o bilaterale
✦ Espansione incisiva
✦ Contrazione molare mono o bilaterale: non contrae sui premolari perchè è poggiato
solo sui molari (per espandere invece basta braccio)
✦ Contrazione premolare
✦ Rotazione molare: per ruotare i molari si lavora sulle code di queste apparecchiature
✦ Rinforzo all’ancoraggio
✦ Schermo per la deglutizione anteriore
✦ Schermo per la deglutizione laterale
✦ Morso incrociato anteriore posizionale: per far scavallare morso, occorrono rialzi
Può essere
❖ saldato alle bande molari: non lo usiamo quasi mai perchè l’attivazione di una
apparecchiatura fissa saldata o viene fatta direttamente in bocca ma è difficilmente
calibrabile oppure deve essere rimossa, riattivata e rimessa in bocca e quindi se
saldata vuol dire scementata ogni volta.
❖ disinseribile: pz lo ha sempre in bocca ma ad ogni controllo noi possiamo sfilarlo
lasciando le bande cementate in bocca, attivarlo e riposizionarlo. Tubicini sulle bande
a livello palatale si chiamano lingual shift e qui si inserisce coda dell’apparecchio, in
due modi a seconda che il tubo sia orizzontale o verticale:
๏ inserzione verticale con attacchi 3D: l’aspetto linguale dei denti inferiori non
contatta nel tavolato occlusale, quindi più comoda inserzione verticale per l’arcata
inferiore (inserire orizzontalmente con la lingua è sicuramente più problematico
che non schiacciare verticalmente!!)
๏ inserzione orizzontale: molto più comoda per l’arcata superiore, quando pz chiude
le cuspidi palatali sono sul tavolato occlusale inferiore e le linguali contattano la
superficie palatale superiore, quindi se verticale per l’arcata superiore l’ingombro è
maggiore.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Quadhelix
❖ preformato: sui decidui non va bene, non ci sta, sono tutti troppo grandi per i decidui
❖ realizzato da noi alla poltrona: nel sistema 3D ci sono poi dei transfer per adattare
sul modello quello ad inserzione verticale. Prendiamo modello, con bande provate
sul pz, si fa impronta e si mettono bande nell’impronta, si cola l’impronta e rimangono
le bande nell’impronta con i tubicini inseriti. Scegliamo il quad-helix e lo adattiamo sul
modello.
Comunque ogni quad-helix va adattato in bocca con delle pieghe di compenso. In teoria la
cosa ideale è mettere questa apparecchiatura in bocca in modo passivo, in modo che pz si
abitui. E poi le attivazioni vanno fatte una per volta (per derotare, per contrarre...).
Pieghe di compenso a livello dei premolari (altrimenti non riesco ad adattarlo) e se arriva
fino agli incisivi faccio piega di compenso dopo premolari per abbracciare canini e incisivi.
Per conoscenza: è stato inventato il Palatal Expander da Arndt nel 1993, una specie di
quad-helix con la parte centrale in nickel-titanio 0,35 + acciaio 0,32: la parte in Ni-Ti viene
riscaldata, raffreddata, attivata in bocca e mantiene la sua elasticità e tende ad allargare
perchè sono fili a memoria elastica (ma non abbiamo il controllo e l’entità dell’attivazione
che noi diamo).
Si fa con una pinza a 3 becchi, che ha contrapposti un becco da un lato e due becchi
dall’altro.
✦ sul ponte anteriore: col becco singolo verso incisivi e 2 becchi dal lato palatale.
Schiacciando divergono i bracci dietro sui molari che tendono ad andare verso fuori.
✦ sui settori laterali: di compenso, all’interno il becco singolo, all’esterno i due becchi.
Schiacciando rientrano i bracci di prima, i molari tornano dentro (si contrasta la
rotazione mesiale del molare prodotta dalla prima attivazione) e si allarga invece il
braccio verso premolari e canini
Poi si procede alla cementazione con un comune cemento vetroionomerico per bande
ortodontiche. I controlli vengono fatti ogni 2-4 settimane e si verifica lo stato di
cementazione delle bande, l’assenza di compressioni o di piaghe mucose, il grado di
attivazione. Segue un adeguato periodo di contenzione (almeno 6 mesi), che inizia
quando si raggiunge ipercorrezione. Alla fine della contenzione si rimuove oppure si
utilizza come ancoraggio ortodontico per altre terapie.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Quadhelix
Accessori
★ Griglia per la deglutizione atipica: bisogna pensarla prima perchè o utilizziamo
quelle con i bracci molto lunghi avanti ma non sono sufficienti oppure si salda su
entrambi bracci perchè mano a mano che avviene attivazione i bracci si allargano
(non può essere su uno solo!). Si monta su una placca o su un quad-helix. La griglia
fissa si usa per la deglutizione infantile ma quando si può evitare meglio, è
comunque una cosa fissa che interferisce non solo con la fonazione ma anche con la
masticazione. Un pz con spazi tra incisivi nella maggior parte dei casi avrà una
spinta sfavorevole della lingua (può non esserci il morso aperto perchè la lingua non
si infila tra le due arcate ma spinge su tutto il gruppo frontale superiore e inferiore)
Normalmente preferiamo mettere una griglia linguale nelle ore libere del pz in modo
che possa fare esercizi di logopedia con lingua libera, se la collaborazione è scarsa
non si va da nessuna parte, non serve a nulla.
Bisogna agire contemporaneamente: se non riabilitiamo lingua c’è recidiva ma se
non chiudiamo la possibilità alla lingua di andare in quella posizione lei continuerà
ad andarci e non riuscirà ad abituarsi alla nuova posizione. Sono comunque due
cose sinergiche (ortodonzia e logopedia). Può essere fissata dopo una prima fase
di quad-helix, solo con un arco.
Quad-helix
Utilizzato anche come
➡ Contenzione dopo R.M.E.
➡ Rifinitura forma arcate: espansore allarga ma non facciamo nulla sui denti solo con
l’espansore, dobbiamo passare a qualcos’altro.
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Ortognatodonzia Terapia - Fabiana Galati Terapia delle II classi - TEO
Ma nel pz in crescita si può fare davvero ortopedia? La II classe può essere conseguente
a:
✴ eccesso mascellare
✴ difetto mandibolare: la retrusione scheletrica mandibolare è la più frequente e
diffusa (in un campione preso in esame da MacNamara).
✤ In realtà non ci sono pareri comuni circa la valutazione della protrusione
mascellare e della retrusione mandibolare, articoli successivi hanno dimostrato
come tutto può dipendere dal particolare indicatore cefalometrico utilizzato. Infatti
se:
‣ si utilizza l’angolo facciale di Downs solo il 27% del campione presenta
retrusione mandibolare.
‣ si utilizza l’angolo NA-FH il 56,3% del campione presenta protrusione
mascellare.
✴ combinata
Inoltre i tessuti molli che rivestono denti e osso spesso mascherano la realtà dento-
scheletrica della disarmonia facciale (fondamentale visualizzare la fotografia).
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Ortognatodonzia Terapia - Fabiana Galati Terapia delle II classi - TEO
Particolari tipi di dieta sono riusciti a cambiare la conformazione cranio-facciale: una dieta
costituita da cibo prevalentemente duro, stimola la crescita verticale del ramo e quindi
l’ante-rotazione della mandibola. Così come studio della scuola pavese sui ratti nutriti con
diete elastiche ha dimostrato una crescita significativa del ramo.
Abitudini culturali di alcuni gruppi etnici dimostrano come sia possibile modificare in modo
permanente la crescita: donne giraffa in Thailandia che fin da piccole indossano collari
(applicazione inizia presto e dura per tantissimo tempo).
E’ più efficace applicare un dispositivo che stimoli la crescita della mandibola o contrasti lo
sviluppo mascellare superiore?
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Ortognatodonzia Terapia - Fabiana Galati Terapia delle II classi - TEO
Il più famoso studio sulla TEO invece è quello di Wieslander, dove sono stati valutati gli
effetti della TEO a distanza di 6 anni:
✦ distalizzazione molare: si deve arrivare a ipercorrezione (lieve III classe).
✦ modificazioni della crescita mascellare
✓ risultati stabili, recidiva minima e fisiologica
In europa la [Link] Melsen ha eseguito vari studi ed è una delle più sfavorevoli per
l’applicazione della trazione extra-orale. Ha fatto però degli studi sui pz adulti. Dimostrava
come si arrivava a risultati temporanei, con recidiva costante e effetto rebound.
La maggior parte degli autori comunque oggi sostiene l’efficacia e l’efficienza di questa
apparecchiatura.
TEO - Azione
★ ortopedica: si oppone alla crescita in senso mesializzante della mascella
★ ortodontica: distalizzazione a livello dei molari superiori
Deve essere indossata almeno 14 ore al giorno (durante le ore notturne più qualche ora in
giornata) e la terapia deve iniziare abbastanza precocemente (va bene comunque
aspettare eruzione dei I molari permanenti per mettere bande).
TEO - Componenti
✤ Dispositivi di ancoraggio: bande molari, tubi affogati in resina
✤ Arco facciale (extra ed intra-orale):
Arco extra-orale
fuoriesce in corrispondenza delle commessure labiali,
preparato in modo che possa esserci uno spazio di
almeno 3 mm tra l’arco interno e la superficie V dei denti.
Le due estremità terminano con un gancio per permettere
l’inserimento della parte attiva.
‣ corto: più corto dell’intra-orale
‣ medio: uguale all’intra-orale
‣ lungo: più lungo dell’intra-orale
! ! Arco intra-orale
" diametro 1 - 1,3 mm, inserito nei tubi, acciaio, saldato nella zona centrale all’extra
! arresto molare (stop): baionetta, omega, saldatura, friction stop - per impedire che
" possa avanzare nel tubo della banda in senso distale.
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Ortognatodonzia Terapia - Fabiana Galati Terapia delle II classi - TEO
" Inoltre a seconda del tipo di appoggio pericranico si può modificare la direzione
" della forza.
Applicazione TEO
✦ Bande molari: arco inserito nei tubi saldati alle bande molari (I molari superiori in
genere, a volte II molari superiori e raramente molari da latte). Il tubo è vestibolare,
quindi sta vestibolarmente rispetto al centro di Resistenza del dente.
✦ Dispositivi rimovibili: tubi affogati nella resina di attivatori, placche, posizionatori
✦ Archi di apparecchiature fisse multibrackets: la tecnica di Tweed prevede l’utilizzo di
J Hook, che sono delle particolari TEO con i bracci separati. Sono dei braccini fatti
ad uncino che vengono agganciati all’arco durante la terapia multibrackets, servono
per distalizzare in genere i canini (tecnica ormai praticata da pochi ortodontisti,
complicata e richiede molta collaborazione, che attualmente è sempre più difficile da
ottenere).
Prima di applicare la forza è indispensabile verificare che le due estremità dell’arco intra-
orale siano completamente passivizzate nei tubi molari, cioè che si inseriscano senza
incontrare resistenza.
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Ortognatodonzia Terapia - Fabiana Galati Terapia delle II classi - TEO
Es. TESIA: trazione extra-orale superiore incisiva alta (proposta da Schudy), si può
ottenere intrusione incisivi, arresto crescita spina nasale anteriore e anterotazione piano
palatino.
La pendenza della linea d’azione della forza cambia se cambiano il punto di origine
e il punto di applicazione della forza: posso cambiare l’appoggio, posso cambiare
l’altezza del braccio esterno della trazione, posso abbassare o alzare i baffi esterni,
posso accorciarli o allungarli.
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Ortognatodonzia Terapia - Fabiana Galati Terapia delle II classi - TEO
Nel dettaglio gli effetti della TEO nei 3 piani dello spazio riferiti al movimento del molare:
La linea di azione della forza può essere cambiata variando o il punto di origine o il punto
di applicazione della forza o entrambi.
Il punto di origine dipende dall’appoggio pericranico usato, che può essere fisso o in
grado di variare l’altezza di applicazione degli elastici.
❖ TEO bassa (low pull) - appoggio cervicale: ancoraggio nella parte posteriore del
collo e linea d’azione della forza diretta verso il basso, provoca estrusione molare.
❖ TEO alta (high pull) - appoggio temporale-parietale: viene usata come ancoraggio
la parte posteriore alta della testa. Si dovrebbe avere intrusione dei molari superiori.
Il punto di applicazione della forza può essere variato modificando l’estremità del braccio
esterno della TEO variando la lunghezza del braccio (più o meno componente estrusiva),
l’angolo tra arco interno e esterno o entrambi.
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Ortognatodonzia Terapia - Fabiana Galati Terapia delle II classi - TEO
✴ Effetti trasversali
! Si possono ottenere espansione, contrazione, rotazione, movimenti distali.
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Ortognatodonzia Terapia - Fabiana Galati Terapia delle II classi - TEO
Posso agire quindi sulla parte terminale dell’arco interno della trazione per ottenere dei
movimenti di espansione o contrazione, di mesio o distorotazione.
✴ Effetti verticali
" Non è possibile produrre movimenti corporei dal momento che il punto di
" applicazione della forza è situato occlusalmente e vestibolarmente rispetto al C.
" Resistenza molare.
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Ortognatodonzia Terapia - Fabiana Galati Terapia delle II classi - TEO
✤ Azione distalizzante
✤ Intrusione
✤ Azione distalizzante quasi nulla
" Se richiesta azione distalizzante la
" TEO deve essere quindi combinata.
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Ortognatodonzia Terapia - Fabiana Galati Terapia delle II classi - TEO
Si ha quindi distalizzazione dei I molari (denti bandati) ma per effetto delle fibre transettali
spesso si ha parziale distalizzazione dei premolari per trascinamento, soprattutto si
distoruotano. Si vede nei pz che collaborano molto, è un indicatore positivo della
collaboraizone del paziente.
Negli anni l’opzione terapeutica -TEO- ha visto alternanza di atteggiamenti favorevoli e sfavorevoli. In passato utilizzo in pz adulti sottoposti a trattamento multibrackets
con estrazioni. Attualmente tale metodica è stata superata dall’avvento delle miniviti ortodontiche. Ancoraggio con miniimpianti VS trazione extraorali (in pz adulti
biprotrusi con avulsioni di 4 premolari: 1) i minimpianti consentono un miglio controllo sia anteroposteriore sia verticale dell’ancoraggio rispetto all’ancoraggio con
TEO; 2) l’ancoraggio con minimpianti consente una maggiore retrazione degli incisivi superiori e minor perdita di ancoraggio a livello dei primi molari superiori.
TEO asimmetrica
Capita spesso clinicamente di avere II classi asimmetriche: II classe lieve da un lato e II
classe grave dall’altro.
Sono casi difficili da trattare con successo in quanto è difficile distalizzare in modo corretto
l’arcata.
➡ Trazione con bracci extra-orali asimmetrici, per distalizzare maggiormente il lato più
grave con un braccio più lungo o più spostato.
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Ortognatodonzia Terapia - Fabiana Galati Terapia delle II classi - TEO
Accessori
★ Ganci per elastici e elastico anteriore: serve per retroinclinare incisivi superiori
★ Piano metallico anteriore (arco C - Cervera o arco di Gross): blocca l’eruzione
dei denti frontali (da canino a canino) e consentire maggior estrusione settori
posteriori. Sarà utile soprattutto nei pz brachicefali.
★ Piano inclinato in resina: consente di avanzare mandibola, funziona anche da
dispositivo funzionale (applicato sull’arco C), ha un’azione non solo sul mascellare
ma anche sulla mandibola di cui stimola crescita in senso mesiale.
Vantaggi TEO
✤ Ancoraggio extraorale: se ci serve distalizzazione molare senza avere altri effetti
sfavorevole su altri denti, funziona molto bene
✤ Semplicità di applicazione e uso
✤ Costo contenuto
Svantaggi TEO
✤ Collaborazione pz: una mobilità dei molari è un segno clinico di collaborazione del pz
✤ Discomfort
✤ Movimento traslatorio difficile: molto difficile arrivare con linea d’azione forza a livello
C. di R.
✤ Possibili danni iatrogeni legati all’utilizzo TEO: è un’apparecchiatura usata tantissimo
nel mondo, ad oggi in letteratura sono stati riportati solo 11 casi di danni agli occhi
dovuti all’arco che andava negli occhi del pz.
➡ 4 casi durante gioco: si raccomanda al pz di non giocare con la TEO
➡ 4 casi per rimozione impropria dell’apparecchiatura: quando l’apparecchiatura
viene inserita e disinserita, soprattutto quando si allaccia la fascia elastica,
occorre mantenere in situ l’arco premendo con due dita anteriormente. Se non
si fa per effetto fionda è possibile ledere la cute della guancia e anche gli occhi.
➡ 3 casi problematiche durante sonno
" Esiste una variante con un accessorio di sicurezza (una specie di molla da balia)
" per evitare la fuoriuscita accidentale dell’arco interno dai tubi. In realtà però è molto
" difficile da inserire e utilizzare (in più occorreva anche una banda sul settimo).
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale
E’ molto probabile che ci sia una relazione stretta tra forma e funzione: la muscolatura è
l’elemento dinamico, mentre lo scheletro è l’elemento statico. Si agisce sulla muscolatura
la quale può a sua volta influenzare la crescita scheletrica.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale
Si può applicare:
✦ sia per problematiche trasversali: asimmetrie
➡ Apparecchiature funzionali ibride per asimmetrie strutturali di soggetti in crescita:
ibrido perchè è masticante avanti e da un solo lato, scaricato (non masticante)
dall’altro lato, per fare in modo che possa correggere l’asimmetria. A volte si può
aggiungere un grande scudo vestibolare di lato che arriva fino al fornice e ha la
funzione di stirare anche il periostio e quindi di indurre un rimodellamento non solo
neuromuscolare ma anche scheletrico.
✦ sia per problematiche sagittali
✴ Crescita mandibolare: più facile stimolare che inibire
✴ Crescita mascellare: più facile frenare che stimolare
➡ E’ più facile quindi trattare le II classi rispetto alle III. Le II classi hanno più alta
probabilità di successo.
! Le III sono la sfida più difficile per l’ortodonzista, hanno una prognosi che dipende
! molto dall’entità della crescita mandibolare.
➡ Secondo uno studio del 2007: Il trattamento in tarda infanzia è efficace come il
trattamento in media infanzia: riduce il trattamento a una sola fase evitando la fase di
mantenimento prima del periodo della terapia fissa. Non ci sono differenze
significative in termini di valori finali.
! E’ meglio quindi iniziare la terapia verso la fine della fase mista - inizio della fase
! permanente.
➡ Un nuovo studio del 2013: il trattamento ortodontico precoce per pz con denti
superiori prominenti è più efficace nella riduzione dell’incidenza dei traumi incisali
rispetto al trattamento nella prima adolescenza. Non vengono rilevati altri vantaggi.
Una delle apparecchiature più usate e studiate è il Twin Block: costitutita da due placche,
una per l’arcata superiore e una per l’inferiore. Queste due placche articolano tra di loro
attraverso dei piani inclinati che obbligano il paziente ad articolare con la mandibola
spostata in avanti e in basso.
Sono stati fatti vari studi relativi all’efficacia del Twin Block, anche in relazione al timing del
trattamento.
➡ Studio del 2009 che valutava il trattamento precoce (fase mista) con Twin Block
rispetto al trattamento in adolescenza: iniziando troppo precocemente la terapia con
Twin Block possono esserci degli svantaggi, come
๏ aumento aspettative paziente: il pz pensa di migliorare in fretta ma in realtà il
cambiamento è lento
๏ aumento della durata e del costo
๏ occlusione finale non è ottimale e spesso si perde la compliance del paziente
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale
! Vantaggi limitati:
๏ riduzione OJ
๏ cambio di pattern scheletrico favorevole (ma limitato)
๏ aumento dell’autostima del paziente
๏ 15% dei pazienti non necessita di un ulteriore intervento ortodontico in
adolescenza
➡ Altro studio del 2009: il trattamento con Twin Block migliora l’attrattività di un profilo di
II classe e quindi anche l’autostima.
➡ Studio 2013: problematica del bullismo. Per quel che riguarda le caratteristiche
fisiche riportate dalle vittime del bullismo, la prima è rappresentata dai denti (denti
prominenti e retrognazia mandibolare). Intervenire quindi con terapia precoce può
trovare una giustificazione anche nella salvaguardia da atti di vandalismo nelle
scuole.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale
❖ Ibrida: associazione di forze meccaniche e funzionali (attivatori con ganci, molle, viti,
TEO). Sono più utilizzati perchè meglio tollerati dal pz.
★ Dento-alveolari
✤ Estrusione: se scarichiamo resina
✤ Intrusione o arresto eruttivo: se blocchiamo superficie occlusale con contatto con
la resina
✤ Vestibolarizzazione
✤ Lingualizzazione
✤ Espansione: tutti questi movimenti prevalentemente con dei componenti meccanici
attivi che si possono inserire.
✤ Distalizzazione denti arcata superiore: forze muscolari provocate dall’attivazione
✤ Mesializzazione denti arcata inferiore: soprattutto per il contatto dei denti inferiori
con le nicchie e i piani inclinati della resina
✓ Effetto sfavorevole di un’apparecchiatura funzionale è che gruppo frontale
inferiore, se non viene controllato, va incontro a vestibolarizzazione. Effetto non
voluto nella correzione della II classe perchè se gli incisivi vanno in avanti
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale
★ Scheletrici
! Con ridirezionamento del vettore di crescita per azione diretta sul condilo per
! modifiche della matrice funzionale:
✦ mascellari:
✓ inibizione o rallentamento della crescita in senso anteriore (pareri discordi tra
Autori)
✓ rallentamento della crescita verticale (specialmente se si associa una TEO alta)
✓ modifiche dell’inclinazione del piano palatale (per abbassamento della spina
nasale anteriore)
★ Neuro-muscolari
! L’inserimento di un apparecchio in bocca per un periodo di tempo prolungato
! cambia il comportamento neuromuscolare dell’apparato stomatognatico. Gli effetti
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale
Morso di costruzione
❖1 strato cera rosa dura: si modella sull’arcata superiore
+
❖2 o più strati Ceradent morbida: dipende dallo spessore
che vogliamo far raggiungere ad apparecchiatura
preparato sull’arcata superiore del modello (in studio o tecnico), si registra portando la
mandibola del pz in avanti e in basso.
★ più aumenta rialzo: più diminuisce avanzamento (meno riesco a far avanzare
mandibola!)
★ più diminuisce rialzo: più aumenta avanzamento - più morso di costruzione è
basso, più avanzerà mandibola
Poichè il sistema neuromuscolare si adatta dopo pochi mesi alla nuova posizione imposta
dall’attivatore, è necessario riattivare l’apparecchio ogni 3-4 mesi per evitare la
riduzione della risposta terapeutica.
❖ direttamente in bocca
❖ in laboratorio con un nuovo morso di costruzione
Tempi
In genere si indossa di notte: di notte aumenta produzione di ormoni della crescita e
diminuisce attività muscolare.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale
✓ Tempi consigliati
‣ 12/14 ore attivatori molto rialzati (perchè è più difficile ottenere collaborazione)
‣ 14/16 ore attivatori meno rialzati
Terapia in media dura 1 anno e mezzo se sono apparecchi rimovibili. Se invece sono
apparecchi fissi può durare anche 8-10 mesi.
C’è comunque il rischio che ci sia recidiva per cui conviene, soprattutto di notte, far
indossare delle placchette con vallo di avanzamento che mantengano mandibola in
posizione avanzata, fino a quando il pz ha un’occlusione stabile. Nel momento in cui
riusciamo ad ottenere un’occlusione (intercuspidazione) tale per cui c’è un incastro
perfetto tra le arcate non c’è più recidiva.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale per le II classi
✤ Stimoli derivanti da rapporti occlusali obbligati dei denti del pz nella resina:
✦ Attivatore
✦ Bionator
✦ Kinetor (Stockfisch)
✦ Bite block (Woodside)
✦ Doppie placche (Chateau e Sander)
✦ Twin block (Clark)
Questo apparecchio era comunque opposto a quello proposto da Angle negli Stati Uniti,
che sosteneva l’uso di apparecchiature fisse per ottenere un posizionamento preciso dei
denti (nella metà del XX secolo vi era una netta differenza tra l’ortodonzia americana e
quella europea, negli anni ’60 furono poi introdotti in America i funzionali e in Europa le
apparecchiature fisse).
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale per le II classi
★ Monoblocco
Detto monoblocco proprio perchè è un blocco unico di resina. La parte in resina contatta
direttamente l’arcata superiore e inferiore, procurando l’avanzamento mandibolare
secondo il morso di costruzione. Gli stimoli a partenza mucosi sono dovuti alla parte di
resina che contatta la mucosa al di sotto della lingua.
Accessori in filo (ganci a palla, a sfera, di Adams, molle...) possono svolgere azione:
✦ di espansione trasversale: con vite centrale
✦ spostamento di alcuni elementi: con molle a Z o a dito per proinclinare. Per
mantenere inalterata l’inclinazione si usano molle da torque per i superiori e un arco
vestibolare o un capping con resina per gli inferiori.
✦ eliminazione interferenze labiali: con archi vestibolari che servono anche a
retroinclinare
Uno degli effetti sfavorevoli dell’attivatore (e di molti apparecchi funzionali) è indurre una
proinclinazione degli incisivi inferiori: la superficie linguale a contatto con la resina
dell’apparecchiatura in seguito all’attivazione della stessa va in avanti determinando come
effetto finale indesiderato la proinclinazione. E’ indesiderato perchè si oppone alla
correzione della II classe scheletrica (non vogliamo che siano proinclinati gli inferiori, si
proinclinano nel compenso).
Per evitare questa proinclinazione possiamo dire al tecnico di aggiungere:
‣ un arco vestibolare inferiore che viene attivato a retroinclinare oppure
‣ un capping in resina che abbraccia gli incisivi inferiori e si oppone alla proinclinazione
degli stessi.
Nei settori laterali è possibile bloccare l’eruzione dei denti interponendo della resina
oppure favorirla tramite il contatto con i piani inclinati.
Dipende dal tipo scheletrico verticale:
✦ nei pz iperdivergenti: bloccare l’estrusione dei denti posteriori (metto resina). Posso
anche prevedere una leggera intrusione e allora aggiungo materiale di resina
termoplastica elastica che stimola il mordicchiamento (e quindi fa fare esercizi alla
muscolatura facciale del soggetto).
✦ nei soggetti ipodivergenti: dovremmo favorire estrusione tramite contatto con i
piani inclinati e spostando vestibolarmente i denti laterali per mezzo della vite
centrale.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale per le II classi
★ Attivatore
Esistono vari tipi di attivatore che hanno preso il nome dai vari autori che hanno apportato
anche piccole modifiche all’idea originale dell’avanzamento mandibolare per la correzione
del difetto scheletrico.
Originale di Andresen-Haupl (quello che utilizziamo oggi è un derivato), lo denominò
Retentionsplatte, utilizzato per la prima volta nel giugno del 1908 con lo scopo di fare una
placca di contenzione per la figlia (sottoposta a terapia per malocclusione di II classe). Al
termine della contenzione prevista per la figlia notò che non solo era stata mantenuta
l’occlusione ma anche migliorata. Inizialmente si chiamava mantenitore biomeccanico
attivo e veniva usato al termine delle terapie fisse.
Andresen fu aiutato dall’austriazo Karl Haupl, convinto che solo e soltanto le
apparecchiature funzionali potessero indurre delle modificazioni (inizia a diffondersi
concetto di terapia funzionale). Scrissero un libro, “Ortodonzia funzionale dei mascellari”.
Caratteristiche
✦ vulcanite
✦ no resina acrilica palatale: palato libero
✦ molla di Coffin: arco in filo metallico modellato con una forma a omega (serviva per
espandere arcata superiore)
✦ loops in regione canina
✦ no parti attive (molle, viti) a muovere denti: per espansione bastava molla di Coffin
Basi razionali per ideare questo tipo di apparecchio si ispirano alla teoria della matrice
funzionale di Moss:
❖ forma intimamente collegata alla funzione
❖ apparecchiatura -> stimola l’attività dei muscoli elevatori e protrusori mandibolari
❖ Si parla di Ortodonzia funzionale (Sistema Norvegese: perchè nato e diffuso
inizialmente qui)
★ Apparecchio di Bass
Placca palatina (meno ingombrante perchè solo superiore) masticante (resina contatta
tutti i denti superiori) in cui è presente una vite centrale (possono esserci anche ganci, tubi
per la TEO, arco vestibolare, molle da torque per non variare inclinazione incisivi) e in cui
sono inserite due perle in resina che contattano la mucosa linguale degli incisivi inferiori,
mantenendo la mandibola in posizione avanzata (sono la componente attiva).
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale per le II classi
Sono presenti scudi labiali e vestibolari tipo Fraenkel che hanno scopo di allontanare
forze della muscolatura delle guance e del labbro che hanno direzione centripeta
contrastando espansione arcate.
❖ L’effetto non è in senso P-A sui denti dell’arcata inferiore ma solo sull’osso basale
inferiore, sfruttando la posizione indotta dalle due perle sublinguali. Per avere un
maggior effetto di restrizione della crescita mascellare è opportuno associare una
TEO:
Oppure (placca di Rivolì) invece di modificare le anse del filo per spostare in avanti il vallo
di avanzamento ci sono delle viti.
Si può inserire una TEO nei tubi collocati nella resina oppure incorporare TEO
direttamente nella placca (dalla resina fuoriescono i bracci esterni della TEO).
L’Autore giunse al concetto di “spazio funzionale”: uno spazio fisiologico entro il quale di
possono svolgere respirazione e masticazione. Secondo Fraenkel gli aspetti più importanti
perchè si stabiliscano le condizioni fisiologiche di sviluppo e di crescita sono: condizioni
adeguate di spazio nella cavità orale e in quella faringea, acquisizione e maturazione di
modelli fisiologici nell’atteggiamento posturale della muscolatura orofacciale,
funzionamento corretto delle diverse valvole oro-nasali (creazione giusto sigillo orale).
La terapia differisce dalla terapia ortopedica dell’attivatore e dei suoi derivati perchè lo
scopo del regolatore di funzione è quello di correggere prima di tutto i difetti funzionali.
4 tipi principali:
✤ FR-1 e FR-2 per le II classi (I e II divisione)
✤ FR-3 per le III classi
✤ FR-4 per iperdivergenti
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale per le II classi
Componenti
E’ l’unico apparecchio a ritenzione tissutale.
✓ fili che connettono vari scudi (e stabilizzano
apparecchio)
✓ 2 scudi vestibolari:
" Gli scudi devono essere molto estesi, durante la
" presa delle impronte è importante prendere " b e n e
" anche il fornice. Hanno lo scopo di:
๏ determinare stiramento del periostio
๏ diminuire pressione negativa guance (consentire
sviluppo trasversale arcate)
๏ aumentare l’azione della lingua
๏ espandono la capsula periorale in direzione laterale costringendo i tessuti molli
ad adattarsi strutturalmente (spostamento corporeo in blocco dei settori laterali
durante la permuta)
✓ 1 scudo labiale (due bottoni): funzione di diminuire la pressione delle labbra sugli
incisivi inferiori. La rima orale labiale inferiore trova contatto con la superiore:
ripristino del sigillo orale
✓ 1 linguale: obbliga la mandibola in posizione anteriore
๏ lo stimolo sensoriale provocato dallo scudo linguale attiva i recettori del dolore
nel periostio (pz avverte fastidio) e in seguito al feedback (risposta di difesa)
stimola i protrusori ad eliminare tale segnale di disturbo.
✤ l’allenamento muscolare è efficace se ottenuto gradualmente. Sono
apparecchiature rimovibili che hanno forze che agiscono in maniera
intermittente.
✤ possibilità di avanzamento graduale degli scudi
Genera poco fastidio al pz anche nell’eloquio e può essere portato praticamente tutto il
giorno.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale per le II classi
★ Bionator
➡ Tanti studi in letteratura, molto utilizzato: timing ideale è appena prima del picco di
crescita, ovvero quando appare concavità al bordo inferiore della seconda e terza
vertebra (CVMS II). Si ha crescita condilare in direzione posteriore.
Caratteristiche
✤ l’ingombro ridotto favorisce la compliance del paziente (deve essere portato quasi a
tempo pieno)
✤ l’ansa palatale guida la lingua nella posizione corretta
✤ arco vestibolare esteso fino ai molari: si eliminano così le interferenze di guance e
labbra
✤ se le parti in resina vengono sostituite con polimeri termoplastici, vengono stimolate
maggiormente le funzioni muscolari
✤ mancanza di contatti attivi con i denti: non ci sono ganci di ritenzione o a sfera
✤ libertà di movimento in bocca in posizione di morso funzionale: è abbastanza libero
in bocca, pz deve fare una specie di ginnastica. Errato o addirittura dannoso tentare
di bloccarlo con un qualsiasi mezzo.
✤ stimolazione muscolare verso una dinamica corretta
✤ guida per la lingua
Componenti
✦ Filo transpalatino (o arco o barra palatale o ansa linguale) tipo molla di Coffin
✦ Filo labiale anteriore e nei settori laterali. Le parti laterali hanno due funzioni:
‣ tengono lontani tessuti molli delle guance, favorendo eruzione denti
‣ spostano lateralmente le superfici della capsula periorale, aumentando spazio
orale
✦ Resina acrilica in zona anteriore o laterale può essere presente o è scaricata a
seconda dei casi. La stabilità dell’apparecchio è data esclusivamente da resina che
nella zona delle ali laterali riempie dal lato linguale lo spazio interocclusale (non
copre dal alto vestibolare per permettere l’espansione in senso laterale dell’arcata).
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale per le II classi
Vari tipi
✓ Bionator I - Standard
✴ II classe
✴ alterazioni respiratorie
✓Bionator II - Schermato
✴morso aperto: presente resina nel
settore anteriore (si deve impedire che
lingua si infili)
✴deglutizione atipica
✴atteggiamenti viziati lingua
" " filo passa a metà beanza
๏ Corpo in resina: dimensioni il più ridotte possibili (manca parte palato) - bordi
arrotondati, occupa parte linguale dell’arcata mandibolare e parte della mascellare
๏ Ansa linguale: non riduce la massa globale ma ne limita l’azione anomala
indirizzandola verso l’azione terapeutica richiesta.
‣ Ansa Bionator I e II: abbassa la lingua e limita l’azione della punta sul mascellare
e sui frontali superiori. Emerge dalla resina in corrispondenza del I premolare e
dopo essersi diretta in alto corre con direzione posteriore, forma una ampia curva
e ritorna dall’altro alto.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale per le II classi
Meccanismo d’azione più simile a quello dell’attivatore in quanto esiste uno stretto contatto
con i denti dell’arcata superiore e inferiore.
★ Condolino di Sander
Nella correzione della verticalità eccessiva, quindi II classi iperdivergenti gravi, Sander
ha inventato questo dispositivo, costituito sempre da due placche che articolano tra di loro
non attraverso le zanche ma attraverso una specie di molla da balia posta lateralmente
con lo scopo di intrudere settori posteriori. Se pz collabora molto si ottengono bei risultati.
La terapia dei difetti verticali (o eccessi o difetti) è quella più difficile che dà meno risultati
possibili.
Se un pz è un open rimarrà sempre un open. L’azione di questi dispositivi è di non
peggiorare ulteriormente la verticalità in eccesso o in difetto.
★ Bite block
Inventato da Woodside. Indicato soprattutto negli open bite: blocco in resina
perfettamente adattato alle arcate che non ricopre il palato.
✤ Nei pz deep-bite: favorire eruzione denti settori laterali inferiori nelle II classi e dei
superiori nelle III classi
✤ Nei pz open-bite: spessore resina aumentato, con molle interposte tra i due bite in
resina per intrudere o meglio frenare l’estrusione dei denti dei settori laterali.
L’autore più che alla possibilità di aumentare la lunghezza mandibolare nelle II classi,
crede alla possibilità di un rimodellamento del condilo e della cavità glenoide con
conseguente avanzamento del complesso articolare, che insieme all’arresto della crescita
verticale nei settori laterali, favorisce la correzione delle II classi open.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale per le II classi
★ Kinetor (Stockfisch)
Usato anche questo negli open. Placca in resina dotati di tubi elastici in polimero che
stimolano le contrazioni muscolari e il mordicchiamento:
✴ irrobustimento dei muscoli
✴ intrusione dei settori laterali
★ Twin Block
Spesso utilizzato dalla scuola pavese per la terapia delle II classi. Ideato da Clark nel
1977.
✦ Due placche (superiore e inferiore) rimovibili che articolano con piani inclinati di 70°,
tenendo la mandibola in posizione avanzata secondo il morso di costruzione. Placca
superiore ha questo piano inclinato che articola con l’inferiore, quando pz indossa la
placca per chiudere completamente i denti deve assumere la posizione data dai piani
inclinati.
✦ Cementazione almeno della placca superiore per le prime due settimane: secondo
autore il dispositivo deve essere indossato sempre (24 ore su 24 ore: azione molto
rapida). Ma li lasciamo in genere mobili e chiediamo al pz di indossarlo almeno 16
ore.
✦ Deep e Open
✦ Si possono associare elastici II classe o TEO.
✦ Archi, viti, molle possono muovere singoli denti.
➡ Tanti studi anche qui: il periodo migliore anche in questo caso corrisponde al picco
di crescita o subito dopo. Se si inizia troppo presto si ha piccolo cambiamento
scheletrico.
Morso di costruzione
✓ OJ < 10 mm: rilevato in maniera da causare avanzamento testa-testa
✓ OJ > 10 mm: si esegue prima attivazione di 7-8 mm, seguita da una riattivazione
successiva.
✓ Altezza: 2 mm a livello interincisale, 4-5 mm nei soggetti iperdivergenti.
Riattivazione
❖ in laboratorio
❖ alla poltrona con aggiunta di resina che polimerizza a freddo (poco preciso)
❖ viti di avanzamento inglobate nella placca superiore
Attenzione alla cementazione: non cementare l’apparecchiatura per tutta la durata del
trattamento in quanto può determinare decalcificazioni e carie soprattutto se dotato di
capping nella placca inferiore, in associazione all’assunzione di bevande gassate.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale per le II classi
★ Teuscher
Dotato di tubi per TEO direttamente inglobati nella resina. Presenti anche molle da torque
per incisivi superiori. Altro effetto negativo dell’apparecchaitura funzionale è retroinclinare
gli incisivi superiori che non devono essere retroinclinati altrimenti si oppongono alla
correzione della II classe. Inserendo resina termoplastica si controlla la verticalità.
Anche il Bass può avere tubi per la TEO.
Dimensione verticali
★ Scheletrica:
‣ dolico cefalo: aumento altezza, tessuti molli stirati (contrattura eccessiva del
muscolo mentale, mento a pallina da golf)
‣ ipodivergente: abbondanza tessuti molli non sostenuti da altezza verticale
adeguata, solco labio-mentoniero accentuato
★ Dentale:
‣ overbite aumentato
‣ overbite negativo
Non sempre le due situazioni sono associate, può esserci iperdivergente scheletrico con
deep-bite dentale.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale per le II classi
➡ Strategie terapeutiche:
❖ estrudere settori laterali: scaricando la resina nei settori laterali
❖ intrudere o bloccare eruzione nei settori anteriori: dispositivo masticante nei
settori anteriori
❖ tentare di dirigere la crescita mandibolare in post-rotazione
" Attenzione alla recidiva.
➡ Tipi di apparecchiature
" Qualsiasi dispositivo costruito facendo in modo che i settori laterali possano
" estrudere e gli anteriori siano bloccati va bene.
๏ monoblocco scaricato nei settori laterali
๏ TEO cervicale: induce estrusione
๏ TEO Cervera con bracci esterni alti
๏ Doppio bite metallico: due piattini di metallo saldati tra di loro, pz contatta nei
settori anteriori, lateralmente possono estrudere i settori laterali.
๏ Placca C: sempre con placca anteriore
➡ Strategie terapeutiche
❖ bloccare o tentare di intrudere settori laterali
❖ eventualmente estrudere settori anteriori: se presente morso aperto dentale
❖ stimolare crescita della branca montante
❖ tentare di dirigere la crescita mandibolare in ante-rotazione
- eliminare abitudini viziate - aumentare il tono muscolare
➡ Tipi di apparecchiature
" Qualsiasi cosa che abbia un contatto nelle zone posteriori (masticante), meglio se
" associata a TEO alta che si opponga a post-rotazione mandibolare.
๏ monoblocco con TEO
๏ placca con TEO temporale
๏ griglia antilinguale
๏ Barra di Goshgarian
๏ TEO temporale
๏ Kinetor di Stockfisch
๏ Twin block con magneti
๏ Bionator II
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale per le II classi
Si utilizzano quando ci sono pz che hanno già superato il picco di crescita: modificazioni di
crescita bambini/adolescenti. Fase dentale permanente, hanno poco tempo per crescere e
presentano discrepanza scheletrica notevole, al limite essere considerati pz borderline
candidati alla chirurgia ortognatica.
Sia l’osservazione di terapia di fratture condilari sia osteotomie mandibolari sia terapie di
coordinazione condilo meniscali dimostrano come l’ATM nell’adulto riesce a rimodellarsi.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale per le II classi
★ Apparecchio di Herbst
Funziona come un’articolazione artificiale tra il mascellare superiore e la mandibola 24 ore
su 24 ore. Apparecchio ad appoggio dentale.
Ha un meccanismo telescopico bilaterale (cannula che accoglie un pistone) agganciato su
bande o più spesso a fusioni in cromo-cobalto oppure a splint in resina acrilica.
➡ Scopo: Mantiene la mandibola in posizione protrusa.
Herbst lo presenta per la prima volta nel 1905 a Berlino. Non ha gran successo (accusato
di provocare problemi parodontali) fino al 1979, anno in cui Pancherz ne dimostra la
possibilità di stimolare la crescita del condilo mandibolare.
★ Cambiamenti scheletrici
‣ stimolazione crescita mandibolare: apparecchio più efficace
‣ rimodellamento condilo, cavità glenoide
‣ inibizione crescita mascellare
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia funzionale per le II classi
★ Cambiamenti dentali
‣ spostamento mesiale dentatura inferiore
‣ proinclinazione incisivi inferiori
‣ spostamento distale dentatura superiore (tipping distale corone), associata a loro
intrusione o inibizione estrusione (effetti simili a quelli TEO occipitale)
‣ distalizzazione superiore
Panchez dice di attivarlo portando subito testa a testa incisivi ma può essere attivato
anche gradualmente. Per la cementazione si usano cementi vetroionometrici ricchi di
fluoro.
Vantaggi
✴ non richiede collaborazione pz
✴ funziona 24/24 ore
✴ tempo di terapia attiva breve (6-8 mesi)
✴ non determina post-rotazione mandibolare
Svantaggi
✴ discomfort iniziale
✴ costo
✴ tipping corono-distale ed intrusione molari superiori
✴ proinclinazione incisivi inferiori
➡ Obiettivi: porre una diagnosi eziologica precoce, in modo da definire una terapia
ortodontica - ortopedica corretta per
✴ arrestare o modificare il vettore di crescita scheletrica, riducendo la percentuale di
III classi chirurgiche
✴ armonizzare i rapporti scheletrici
✴ ridurre l’entità e la complessità dell’intervento chirurgico
★ Parametri cefalometrici
❖ ANB riedel
❖ AoBo Jacobson: vedi variazioni AoBo in base a inclinazione piano occlusale.
❖ Relazione spaziale incisivi
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia III classi
❖ Ricketts
‣ Angolo della deflessione cranica
‣ Posizione del Porion
‣ Posizione del ramo
‣ Rapporto molare
‣ Convessità negativa e angolo facciale 90°: iposviluppo mascellare superiore e
normosviluppo mandibolare
‣ Convessità negativa e angolo facciale >90°: ipersviluppo o anteroposizione
mandibolare
❖ APo Cervera
❖ Analisi Sassouni, Cobin, Enlow, Delaire
Non sempre è possibile prevedere il destino finale di una III classe: l’ortopedia può
modificare la prognosi in modo significativo MA la potenzialità genetica non è
preventivabile (prevedibile direzione e vettorialità crescita ma no entità). I casi con forti
deviazioni dagli standard cefalometrici e/o con uno o più segni clinici prognostici
sfavorevoli sono pz chirurgici.
Le componenti cranio facciali che variano danno origine a diverse combinazioni di tipi
facciali che variano non in maniera lineare ma bensì in maniera fattoriale.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia III classi
1. Fase ortopedico-scheletrica
Scopo:
✤ stimolare crescita mascellare e frenare o deviare il potenziale di crescita mandibolare
✤ favorire post rotazione mandibolare nei pz brachicefali e mesodivergenti
✤ ipercorreggere, se possibile, i rapporti dentali e scheletrici: I classe quasi tendente a
II, overjet e overbite 1-2 mm in più
★ Maschera facciale: anche se in un'epoca precedente erano già stati fatti tentativi di
correggere la crescita dei soggetti in III classe, i primi studi approfonditi sui rapporti
A-P nelle terze classi gravi furono oggetto di studio solo a partire dagli anni '60,
inizialmente solo con analisi cefalometriche e quindi anche con valutazioni
morfologiche e istologiche. Nel 1968 Nelson presentò un apparecchio che come
ancoraggio utilizzava un casco da football, ma il primo a proporre un apparecchio
codificato attualmente ancora usato fu Delaire (ragion per cui le maschere facciali
vengono definite “maschere di Delaire”, nonostante esistano anche modelli diversi
proposti da vari autori egualmente ben funzionanti). Nella sua prima versione, le
forze applicate erano molto più importanti di quelle che oggi si utilizzano (1 kg per
lato rispetto ai 350 g per lato che applichiamo oggi); ciò era legato al fatto che
inizialmente Delaire propose questo sistema per la correzione di problemi in pazienti
con labiopalatoschisi, in cui quindi le forze da applicare per ottenere un risultato
visibile dovevano essere maggiori.
! Componenti
✴ Porzione intra-orale: due archi, V e P, in filo di acciaio di diametro 1-1,1 mm,
saldati a bande cementate ai I molari superiori o ai II molari decidui e collegati
tra loro da legature interprossimali molto stabili. Per limitare la
vestibolarizzazione degli elementi l’arco V è scostato dai denti mentre quello P
è tangente alle superfici dei denti a livello dei colletti. Distalmente ai canini
sull’arco V è presente una piega a gomito che trasmette parte della
sollecitazione anteriore ai molari. L’estrusione, inevitabile, viene contrastata dai
contatti occlusali. Anteriormente ci sono anse o uncini per l’applicazione degli
elastici per la trazione (uncini possono essere inseriti anche in docce in resina)
✴ Porzione extra-orale: maschera vera a propria, costituita da un appoggio
frontale (frontalino) e a seconda dei modelli da vari tipi di appoggio (mentoniero
secondo Delaire, zigomatico secondo Grummons, caschetti da ciclista secondo
Navarro), le maschere più evolute hanno una parte scorrevole per regolare
l’ancoraggio. Il comfort può essere aumentato imbottendo gli appoggi o
rivestendoli.
๏ Effetti scheletrici:
‣ post-rotazione mento: mento spinto indietro e in basso quando la maschera
viene collegata all’arco intraorale tramite gli elastici (inclinazione compresa tra
30-45° tra parte intra ed extra orale della maschera: bisogna rispettare
inclinazione per non causare danni ai tessuti molli)
‣ spostamento in basso e indietro punto B -> apertura angolo ANB
‣ aumento verticalità: va bene in pz deep ma non in iper dove sarebbe meglio
utilizzare maschera di Grummons.
✦ Maschera di Grummons: ad appoggio zigomatico, quindi non spinge in
basso e indietro il mento ma scarica la sua forza a livello zigomatico, dove
sono presenti appoggi abbastanza grandi per distribuire meglio il carico.
Due difetti: tende a creare decubiti importanti perchè la pelle è più sottile e
peggiora il vuoto presente a livello zigomatico nei soggetti III classe.
✦ Associare maschera facciale a mentoniera che applica forza solo verticale
senza causare post-rotazione mandibola.
" " La forza applicata alla maschera determina una reazione ripartita sul mento
" " e sulla fronte inversamente proporzionale alla lunghezza del braccio: più si
" " sposta in basso il punto di applicazione della trazione sulla maschera
" " maggiore è la reazione che si scarica sul mento.
‣ avanzamento punto A e SNA
‣ occlusione tendente a raggiungere I classe
๏ Effetti dentali:
‣ molare superiore trazionato in avanti ed estruso: arco interno per
contrastare questo movimento viene spesso dotato di piega distale al canino
che si oppone all’effetto estrusivo indesiderato (tende ad intruderlo) ma
permette il movimento in direzione anteriore.
‣ ideale ottenere ipercorrezione a livello molare (I classe tendente alla II) e
minima estrusione incisivi superiori (morso profondo che funga da freno per
la recidiva, incarcerando mandibola dietro mascella).
★ Placche masticanti con elastici di III: soprattutto nei pz molto giovani e open,
preferiamo un dispositivo composto da due placche (superiore e inferiore) dotate di
piani lisci masticanti e munite di ganci di Adams (a cui si attaccano gli elastici di III) e
di agganci per la trazione PA (connessione alla maschera facciale). Sono semplici,
poco ingombranti (molta compliance), dovrebbero essere indossate 24 ore. Non
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia III classi
★ Perla di Tucat: semplice dispositivo con ruotina in resina che è libera di girare su
una barra transpalatale saldata ai primi molari o incorporata in un altro dispositivo
(placca) per la trazione PA. La lingua, dopo aver fatto ruotare la ruota, tocca la zona
retroincisiva spingendo il mascellare in avanti e annullando contemporaneamente
qualsiasi azione sulla mandibola. Occorre verificare che non ci siano impedimenti al
movimento della lingua (frenulo linguale corto). Per ottenere un corretto riferimento
per il posizionamento della perla, si spennella la lingua con bario e si chiede a pz di
portarla il più indietro e il più in alto possibile e poi si scatta tele rx.
➡ Utile sia durante trattamento con maschera (per intercettare funzione linguale),
sia durante fase successiva (per rieducare funzione neuromuscolare).
★ Quadhelix
2. Fase ortopedico-funzionale
Scopo:
✤ controllo e guida recidiva
✤ rieducare la muscolatura periorale e la postura linguale
✤ consigliare attività sportiva che renda sistema muscolo scheletrico recettivo allo
stimolo funzionale
Apparecchi
★ Placca Pavia III: ha lo scopo di rieducare la muscolatura linguale e periorale ai nuovi
rapporti dento-scheletrici ottenuti. Presenta 2 profonde estensioni sublinguali, una
perla di Tucat nella zona palatale posteriore per modificare la postura linguale bassa.
Il pz viene invitato a giocare con la perla e a esercitare pressione con la lingua nella
zona della pre-maxilla. E’ possibile aggiungere vestibolarmente uno scudo
disinseribile. Nei settori laterali la resina si adatta perfettamente all’arcata inferiore,
ne ricopre la superficie occlusale ed è stabilizzata da ganci di Adams e a sfera. Se pz
è respiratore orale si può schermare con la resina la zona anteriore in modo da
obbligarlo a respirare col naso.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia III classi
★ Apparecchio di Bonè
★ Ascensore linguale di Saragnac: si ispira alla rampa linguale. Viene costruito con
doppia impronta che registri la situazione della lingua in posizione alta.
Particolarmente indicato per riorientare la dinamica linguale senza interferire
negativamente sui movimenti linguali stessi. Ha degli scudi di resina molto affollati
sotto la lingua, manda lingua in alto e evita la postura scorretta.
★ Perla di Tucat: indicata sia durante il trattamento con maschera, sia in fase
successiva per rieducare funzione muscolare.
3. Fase di osservazione
✤ durata variabile in base a età
✤ contenzione attiva notturna con apparecchiature funzionali o mentoniera (forze < 250
grammi per lato)
✤ se necessario richiedere tele latero-laterale
✤ controlli periodici ogni 3-5 mesi
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia III classi
4. Fase ortodontica
✤ Solo a crescita ultimata: femmine 17, maschi 19-20.
✤ Si fanno avulsioni se necessario: quinti in alto e quarti in basso
✤ Si usano normalmente attacchi pre-regolati e attacchi capovolti sui 4 incisivi: perchè
incisivi in III sono vestibolarizzati, attacco ha il torque radicolo palatino quindi se non
lo capovolgiamo gli incisivi si mettono orizzontali. Invece capovolto il torque diventa
radicolo vestibolare.
✤ elastici III classe
✤ direzionali su arcata inferiore
✤ maschera Delaire su arco 0.019 x 0,025: con forza minore (100 grammi massimo)
" Eccezioni:
In caso di pz in crescita con grave disallineamento (incisivo ruotato, canino in su, in giù)
spieghiamo ai genitori che non si tratta di trattamento definitivo ma temporaneo, lo
riallineamo solo per farlo vivere decentemente ma non è una roba definitiva.
5. Fase di contenzione
✤ Quando la componente ereditaria non si è dimostrata rilevante da un punto di vista
eziologico e le disfunzioni neuromuscolari sono state corrette, i cambiamenti
raggiunti con la terapia sono stabili.
✤ Recidiva di più nei pz open: non è la III classe la tomba dell’ortodonzia ma il pz iper!
La recidiva è dovuta alla crescita differenziale della mandibola e della mascella
(mandibola cresce di più e termina dopo!). Si riduce il rischio di recidiva quando nella
prima fase si riesce a raggiungere ipercorrezione e morso più profondo del normale
(ostacolo alla crescita mandibolare).
➡ Post rotazione mandibolare: avviene quasi sempre nelle prime fasi della terapia
(precontatti posteriori, movimento verticale mascellare, appoggio mentoniero)
" difficilmente controllabile: auspicabile nei brachi, controindicata nei dolico.
"
Tentativi di controllo post-rotazione mandibolare con contenzione
✦ Mentoneira
✦ Maschera di Grummons
✦ Caschetti: da ciclista da portare di notte, al caschetto si collegava un piano con degli
elastici
✦ Maschere modificate: mentoniera di Hickham con due baffi dove si mettevano elastici
Il compenso nelle III classi può essere accettabile solo a fine crescita come un
compromesso in situazioni di scarsa gravità in pz che rifiutano l’intervento.
Ma ad un compenso dento-alveolare è preferibile uno slittamento mandibolare
(diminuzione rischio TMD -> teoria di Arnett: l’adozione di meccaniche di compenso blocca
la mandibola, con potenziali danni all’ATM).
120
Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia III classi
Arco di Sato: cura III classi con multi-loop. Casi di Sato hanno occlusione a posto ma
estetica non bellissima.
All’8-9° mese di trattamento fare OPT per vedere dove stanno andando radici ed
eventualmente riposizionare attacchi.
Recidiva
Legata ala crescita differenziale della mandibola e della mascella.
✓ Mandibola cresce 1,7 mm all’anno in più della mascella.
✓ Il mascellare superiore termina di crescere 18-24 mesi prima della mandibola.
✓ La mandibola termina di crescere circa 2 anni dopo il termine della crescita staturale.
Conclusioni
★ Fondamentale terapia intercettiva III classi, soprattutto in maniera precoce
★ Eliminare squilibrio morfologico e funzionale per avere maggiori possibilità di
successo e minor rischio di recidiva se si interviene prima
★ No soluzioni di compenso
★ No accanimento terapeutico
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ausiliari
Ausiliari
Nella parte mediana è presente un’ansa che deve essere scostata 1-2 mm dalla mucosa
del palato, può essere rivolta sia mesialmente che distalmente (quella mesiale è più
confortevole per il pz).
Funzione
✦ ancoraggio: mantiene elementi a cui viene interconnessa in ancoraggio per poterne
muovere altri
✦ funzione attiva: crea movimenti dentali
Può essere:
✴ saldata: ha il grosso vantaggio di rimanere ferma, non dobbiamo fare nulla se non
cementarla ed educare il pz a non scementarla. Viene usata per ancoraggio.
✴ rimovibile: ha una funzione attiva, molto più gestibile ma anche più complessa da
utilizzare, va attivata dall’ortodonzista spostando i terminali che si inseriscono nei
tubicini puntati alle bande sui primi molari.
❖ Derotazione sul sesto: possiamo ottenerla solo con barre a inserzione, non con
quelle saldate in laboratorio. E’ il primo movimento che riusciamo a fare
‣ guadagno per i settori laterali di 1-2 mm per emiarcata (correggendo anche lievi II
classi)
‣ si svolge facendo ruotare il molare su se stesso facendo perno sulla radice
palatale. Può essere fatta da un solo lato.
119
Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ausiliari
Celtin: le superfici vestibolari dei I molari superiori devono essere parallele le une
alle altre e alla linea mediana sagittale.
❖ Distalizzazione:
‣ asimmetrica: distalizziamo da una parte sola, si utilizza un arco sezionale che
unisce il I e il II molare controlaterale rispetto al lato dove si vuole distalizzare
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ausiliari
Se la barra viene attivata con una rotazione distale unilaterale, si genera una forza
mesializzante dal lato della rotazione ed una forza a direzione distale dal lato
controlaterale: per controllare la forza mesializzante che è indesiderata, si può
utilizzare una TEO a bracci simmetrici, che facilita la distalizzazione da un lato e
controlla la mesializzazione e la rotazione dall’altro.
121
Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ausiliari
❖ Torque RV - RL: il terminale inserito all’interno dello sheat può essere piegato su se
stesso.
Spesso applicando delle forze sul molare superiore perdiamo in torque, cioè la sua
posizione angolare. La barra viene attivata con pinza per archi linguali: si dà una
torsione ai terminali che andranno inseriti negli attacchi.
Una volta raggiunta la posizione molare desiderata (ipercorrezione), la barra può essere
utilizzata per la stabilizzazione molare sfruttando l’ancoraggio reciproco che si oppone alla
loro rotazione e alla loro contrazione/espansione, quando si usano forza intra-arcata.
Quando si usa come ancoraggio, si può costruire senza ansa mediana al fine di
aumentare il rapporto carico/deflessione.
Le barre vengono fornite piatte e l’ortodontista deve sagomarle e renderle conformi alla
forma del palato, dando il torque, il toe-in voluti.
Procedura di read-out: si dà una forma grossolana, per vedere poi l’attivazione si inserisce
in uno dei due terminali e si vede dove casca dalla parte opposta.
Accorgimenti
๏ Paracadute: filo interdentale legato sulla barra perchè se dovesse scivolare il pz
potrebbe ingerirla. Basta legare il filo alla barra e al dito.
๏ Adattamento in senso verticale: evitare di avere uno spazio tra la barra e il palato > 2
mm. Se troppo alta possono esserci decubiti molto dolorosi sulla mucosa, se bassa
può lasciare stampino sulla lingua e creare ulcere
๏ Bloccarla con elastici o legature metalliche a livello dei terminali
Ausiliari palatali
Possono essere aggiunti alla barra:
★ Braccini laterali: a mimare un quadhelix, allungando l’azione della barra sulla zona
dei premolari
★ Barra a inserzione verticale: molto rare
★ Barre adattate con griglie anteriori: togliendo la barra si crea un ausiliario puro
costituito dalla griglia per il controllo della deglutizione (venivano utilizzate molto
prima dotate di spuntoni che provocano dolore, infatti si parlava di terapia
nocicettiva). Il bambino deve intendere la griglia come un aiuto e non come una
punizione.
★ Bottone di Nance: struttura resinosa a forma palatale in cui la barra viene affogata o
dal tecnico o da noi per aumentare ancora di più l’ancoraggio (ancoraggio molari +
ancoraggio della mucosa). Utilizzata spesso nei casi di morso profondo in cui gli
incisivi inferiori entrerebbero in contatto con l’arco lungo la superficie palatale degli
incisivi superiori. Il bottone può essere saldato o rimovibile.
★ Provvisori in estensione: in attesa della guarigione o dell’osteointegrazione
Lip bumper
Prima veniva utilizzato molto, il Prof. Sfondrini sosteneva: “Un lip bumper non si nega a
nessuno”. Oggi invece non viene prescritto a tutti.
Esercita un ruolo fondamentale nel recupero dello spazio a livello dell’arcata inferiore.
Formato da:
★ Arco metallico vestibolare in acciaio con diametro 1,1 mm
★ Anse di compensazione bilaterali (posteriori o anteriori), generalmente mesiali ai tubi
molari, ma possono essere più avanti a livello dei canini o più dietro, servono ad
attivare e disattivare l’apparecchiautra
★ guaina in plastica o scudo in resina anteriore: dove si appoggia sulla parte
vestibolare, esistono scudi molto rifiniti. La funzione comunque è sempre quella di
scostare dai denti inferiori il labbro inferiore: lo scostamento del labbro comporta che
la lingua possa agire in modo libero su questi elementi e quindi possa riallinearli. Lip
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ausiliari
bumper schermato ha una guaina più spessa: più è spessa, più l’azione sul labbro
è marcata.
★ tubi di diametro 0,45 mm sui I molari
Si applica sempre all’arcata inferiore, sono rari i casi in cui lo applichiamo all’arcata
superiore. E’ rimovibile.
Si applicano le bande sul I molare (o sul II molare deciduo), si attaccano tubi da 0,45 mm
e si inserisce il lip bumper. Le anse vengono modellate per permettere adattamenti antero-
posteriori, trasversali e verticali.
Indicazioni
✤ Mantenimento leeway space: blocchiamo la mesializzazione del I molare
permanente. E’ la funzione principale.
✤ Raddrizzamento molari mesio-inclinati
✤ Rotazione molari (toe-in): molto complessa, più facile avere una rotazione non voluta
che crearla appositamente
✤ Distalizzazione molari: pz deve essere molto compliante e collaborante, lip bumper
deve essere schermato.
✤ Intrusione: facendo passare il lip bumper nella porzione più inferiore
✤ Vestibolarizzazione incisivi: per azione della spinta della lingua
✤ Rinforzo ancoraggio
✤ Livellamento piano occlusale (autocorrezione spee): effetto strascico, prima vengono
gli altri e poi può esserci un cambiamento del piano occlusale
✤ Possibilità di aggancio per elastici (III e criss-cross): o con omega già costruita o con
omega costruita apposta.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ausiliari
Effetto funzionale
✦ Controllo e schermo sull’azione della muscolatura periorale
✦ Aumento della spinta linguale, libera di agire: perchè il lip bumper scosta il labbro e
libera l’azione della lingua che può allineare i denti.
L’arco arriva in genere a metà della corona clinica, ma può anche essere:
๏ lip bumper alto: più occlusale. Si verifica distoinclinazione molare (azione di leva
arriva dal basso) e vestibolarizzazione degli incisivi (il labbro non riesce a toccare sui
denti)
๏ lip bumper medio
๏ lip bumper basso: più gengivale. Si verifica effetto intrusivo sui molari e di
mantenimento sulla posizione degli incisivi, perchè il labbro nella sua porzione
superiore riesce ad appoggiarsi ai denti e quindi li mantiene in quella posizione
E’ più facile che siano effetti indesiderati dovuti alla mancata attivazione corretta del lip
bumper piuttosto che movimenti ricercati.
Per ottenere questi movimenti basta piegare i terminali che si inseriscono nelle bande.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ausiliari
Arco linguale
Formato da un filo metallico di diametro 0,7 - 0,9 mm che si appoggia ai colletti dei denti in
prossimità del margine gengivale. Ha una forma a fungo e le sue estremità possono
essere saldate alle bande o inseribili e disinseribili nei tubi linguali.
Funzioni
➡ Mantiene i sesti in posizione, è un lip bumper più comodo per il pz perchè non passa
anteriormente, non deve essere inserito e rimosso
Ha il vantaggio di essere molto semplice, detergibile e comodo da portare, ha lo
svantaggio di poter sostenere la sola funzione di mantenere i sesti, è praticamente solo
passivo. Utilizzato in dentatura mista o permanente.
In dentizione permanente e negli adulti viene utilizzato quando per aumentare lo spazio
disponibile si deve eseguire stripping nei settori laterali.
Azione
๏ Passivo: mantenitore di spazio
๏ Attivo: vestibolarizzazione incisivi, distoinclinazione molari (aumentando l’omega). I
movimenti sono molto più limitati rispetto a lip bumper.
Importante che ci sia un contatto con gli incisivi inferiori, basta 1 mm di distanza tra l’arco
e gli incisivi per vanificare l’azione di mantenimento.
Ma perchè con l’arco linguale, che ha comunque un’inserzione verticale come la barra,
non possiamo ottenere gli stessi movimenti di tip e di torque della barra? Per questioni
biomeccaniche: con la barra posso fare il read out e capire l’entità del movimento, con
l’arco invece ho un diametro più piccolo, delle omega più piccole e quindi un’elasticità
dell’apparecchiatura inferiore e una rigidità molto più alta (dare delle pieghe di torque o di
tip al molare inferiore che è comunque inserito in un osso più spesso non è impossibile ma
estremamente complesso).
Conclusioni
Si tratta di tre apparecchiature molto semplici ma dall’utilizzo non semplice, vengono
utilizzate molto ma danno spesso origine a problemi e difficoltà, come la precisione con cui
vogliamo ottenere i movimenti.
Montati tutti su bande, non su attacchi diretti: gli attacchi supportano forze più basse,
l’area di adesione di un attacco è più piccola.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia ortodontica fissa
Gli apparecchi ortodontici fissi fecero la loro prima apparizione in letteratura grazie al
medico francese Fauchard che descrisse l’uso della bandelette (nastro d’oro o di argento
provvisto di fori attraverso cui si facevano passare delle legature che lo forzavano contro i
denti: in questo modo era possibile provocare spostamenti dentali). L’apparecchiatura
però mancava di stabilità e si potevano ottenere solo movimenti di tipping coronale.
Alla fine del XIX secolo Angle diede inizio alla moderna ortodonzia fissa. Dopo vari
tentativi giunse nel 1928 alla creazione dell’Edgewise (arco di taglio), tuttora molto usato.
Gli spostamenti dentali sono provocati dall’elasticità del filo oppure da vari dispositivi
ausiliari come molle in Ni-Ti o catene elastiche.
✦ Attacco indiretto: possiede una basetta liscia per la saldatura (puntatura) ad una
banda ortodontica metallica
✦ Attacco diretto: possiede basetta ritentiva che ne consente l’incollaggio diretto al
dente con la tecnica della mordenzatura acida dello smalto
Tipi di attacchi
✤ Senza informazioni: Edgewise standard con slot perpendicolare alla basetta,
spessore uguale per tutti
✤ Pre-informati: sono prodotti con informazioni di spessore, angolazione, inclinazione
già inseriti
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia ortodontica fissa
! Saldatura perchè non c’è saldame, non è una brasatura. Con le punte
dell’apparecchio si trasferiscono elettroni e per effetto Joule si fondono i due metalli e la
banda diventa un unico pezzo con l’attacco. Si fa con l’apparecchio in studio oppure è la
stessa cosa in fabbrica.
Oggi si usano bande preformate, disponibili in forme e misure diverse che possono essere
adattate con una precisione paragonabile a quella delle bande costruite direttamente sulla
superficie dei denti. Sono anche disponibili bande con la superficie interna ruvida per
migliorare la ritenzione.
Vengono lasciati lì per qualche minuto o per giorni e consentono di aprire lo spazio
per infilare la banda. Sono sempre radiopachi in modo da essere recuperati nel
caso in cui non dovessero più vedersi (se vanno nel parodonto creano tanti danni!).
➡ 3.6 e 4.6
✓ doppio tubo convertibile: ha linguetta metallica che possiamo togliere, uno per
arco principale e uno per archi ausiliari.
✓ doppio tubo con inserzione per lip bumper
✓ bottone linguale: per elastici criss-cross
Cementazione bande
Cementi vetro-ionomerici resina rinforzati (hanno maggior adesione dell’ossifosfato di
Zn, rilasciano F-).
Anni fa si scementavano più facilmente e c’erano molti più problemi di carie da banda
perchè si usavano i cementi all’ossifosfato.
Sequenza di lavoro
‣ prova bande
‣ pulire e asciugare la superficie del dente
‣ isolare tubo o bracket con cera o burro di cacao: in modo che cemento non penetri
all’interno del tubo (rendendo poi difficile l’inserimento dell’arco).
‣ mettere il cerotto
‣ preparare il cemento
‣ inserire il cemento nella banda
‣ posizionare e adattare la banda sul dente (spingibande manuali o a mordere):
spingiamo con lo spingibande nei 4 angoli della banda dove è più spessa, per evitare
che si rompa. Nei molari e premolari inferiori la pressione va esercitata più
vestibolarmente che lingualmente.
‣ rimuovere gli eccessi di cemento
‣ fotopolimerizzare o attendere 5 minuti
La maggior parte degli attacchi ha delle tacche che si fanno corrispondere con il solco
vestibolare. Se non c’è la tacca si mette il margine mesiale del tubo in corrispondenza
della sommità della cuspide MV.
Una volta le bande si costruivano, col nastro metallico si creava la banda da adattare in
bocca. Poi col cemento all’Ossifosfato di Zn (Harvard) si cementava tutto. Ovviamente ci
voleva un sacco di tempo in più.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia ortodontica fissa
Bonding (incollaggio) diretto degli attacchi sulla superficie dei denti attraverso un legame
mediato dal composito tra lo smalto e la base dei brackets.
Resine ortodontiche
✓ autopolimerizzabili (mono o bi-componenti)
✓ fotopolimerizzabili (monocomponenti)
Bonding indiretto
Largo uso nella tecnica linguale. Attacchi applicati in laboratorio sui modelli in gesso
(adeguatamente isolati) e quindi inglobati in una mascherina stampata con la
termostampatrice che serve per il trasferimento in bocca. Indaginoso e costoso.
Debonding
Rimozione degli attacchi metallici effettuata tramite apposite pinze. Se si rompe l’aletta
bisogna fresare il resto dell’attacco con frese diamantate. E’ stato proposto anche il
debonding termico, tramite apporto di calore all’attacco (consigliato per attacchi in
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia ortodontica fissa
ceramica e per denti con DV o ricostruzioni per evitare di fratturare corona). Rimozione del
composito con frese al carburo di tungsteno.
Fili ortodontici
La terapia ortodontica fissa consiste nell’applicare forze e/o momenti agli elementi dentari
mediante deformazione di fili metallici, che possono essere prodotti sotto forma di barrette
oppure di archi preformati.
Nel corso della storia sono stati usati vari materiali, a partire dall’oro. Oggi giorno si può
scegliere tra una varietà molto estesa di fili.
Filo ideale
✴ Grande springback
✴ Ridotta rigidità
✴ Elevata modellabilità e resilienza
✴ Buona biocompatibilità e stabilità ambientale
✴ Ridotto attrito di superficie
✴ Capacità di unione mediante saldatura
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia ortodontica fissa
★ Acciaio inossidabile
✴ ha sostituito l’oro
✴ elevato modulo di elasticità e grande rigidità
✴ elevata rigidità: vantaggiosa per resistere alle deformazioni causate da forze di
trazione intre o extra orali e per rinforzare l’ancoraggio.
✴ ritorno elastico minore
✴ energia immagazzinata minore di quella immagazzinata da beta-titanio e Ni-ti:
significa che sviluppano forze maggiori che dissipano in un ridotto periodo di
tempo, quindi richiedono riattivazioni e cambi di arco più frequenti.
✴ fili acciaio rettangolare: chiusura spazi estrattivi o abbinati a elastici II e III classe o
per espressione torque
✴ fili acciaio tondo: utilizzati nelle fasi di finishing
✴ livelli ridotti di attrito bracket/filo: offrono ridotta resistenza allo spostamento
★ Intrecciato
✴ costituito da acciaio inox in una serie di fili sottili uniti insieme per dare luogo a
sezioni tonde o rettangolari.
✴ bassa rigidità
✴ deflessione elastica massima più elevata
✴ impiegati nella fase iniziale della terapia per livellare e allineare denti e nelle fasi
finali di finishing
★ Cromo-Cobalto
✴ ritorno elastico inferiore
✴ maggiore resistenza alla fatica e alla distorsione
✴ elevato modulo di elasticità: distribuiscono forza alla dentatura che è 4 volte quella
del NiTi
★ Nickel-Titanio
✴ ridotto modulo di elasticità
✴ buon ritorno elastico e flessibilità: permettono ampie deformazioni elastiche (usati
quando servono ampie deformazioni ma forze leggere)
✴ immagazzina una maggiore quantità di energia: aumenta efficienza clinica in
quanto sono richiesti minori cambiamenti di arco o riattivazioni
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia ortodontica fissa
✴ per una determinata attivazione, producono forze più costanti rispetto a quelle dei
fili in acciaio inox
✴ riducono il tempo richiesto per correggere rotazioni e allineare e livellare denti
malposti, riducono il numero di correzioni da apportare alla loro forma (riducono
tempo alla poltrona)
✴ innalzamento della temperatura determina effetto a memoria di forma, capacità di
ritornare alla forma originaria quando viene riscaldato
✴ scarsa modellabilità: vengono meglio utilizzati come sistemi preformati
★ Beta-Titanio
✴ modulo elasticità minore dell’acciaio e il doppio di quello della lega NiTi: utile
quando servono forze minori di quelle dell’acciaio ma maggiori di quelle NiTi
✴ Ritorno elastico > acciaio: può essere inflesso quasi il doppio senza subire
deformazioni permanenti
✴ rilasciano la metà della forza prodotta da fili in acciaio: utile se si vuole inserire a
pieno spessore filo nei brackets per un migliore controllo torque
✴ buona modellabilità
✴ attrito maggiore delle altre leghe
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia ortodontica fissa
Sequenza archi
❖ fili spessori ridotti (0,012” -0,014”) di tipo Australiano
❖ archi rotondi 0,018” - 0,020”
❖ fili rettangolari in acciaio 0,019” x 0,025” su slot 0,022” x 0,028”
Fasi trattamento
✤ livellamento: fili più elastici hanno scopo di portare slots allo stesso livello
✤ distalizzazione canino
✤ distalizzazione gruppo frontale o allineamento: spazio creato da spostamento canini
chiuso allineando e arretrando gruppo frontale con anse sull’arco rettangolare
✤ finitura: con archi leggeri
✤ contenzione: obbligatoria, anche per trattamenti semplici
Trattamento dura da 18 a 36 mesi. Obbligatoria la contenzione.
Costruzione Archi
Archi si costruiscono partendo da fili dritti rotondi o rettangolari.
✤ rotondi: sagomati manualmente con pinza a becco di uccello
✤ rettangolari: si utilizza apposito strumento
★ Pieghe di I ordine
" Sono quelle eseguite sul piano orizzontale, cioè in senso VL e seguono le superfici
" V delle arcate. Sono quelle di in-out.
★ Pieghe di II ordine
! Si costruiscono dopo aver eseguito le pieghe di I ordine e di III ordine. Interessano il
" piano verticale. In genere sono tutte simmetriche.
" Possono essere: pieghe a V, pieghe di controllo MD (tip-back, tip-forward, pieghe di
" compenso), pieghe artistiche, anse a omega, anse di livellamento a sviluppo
" verticale, a sviluppo orizzontale e misto, anse di apertura e di chiusura degli spazi.
! Non le facciamo in questo caso perchè gli attacchi sono strategicamente posizionati
! dal margine incisale.
Con il passare del tempo e l’evolversi della tecnologia fu sempre più sentita l’esigenza di
trovare un sistema per ottenere buoni risultati con minore necessità di piegare i fili e con
meccaniche semplificate. Si giunse così a sviluppare il concetto di una apparecchiatura
ideale preregolata.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia ortodontica fissa
Verso fine anni ’60 si iniziò a valutare un sistema in cui gli attacchi avessero già le
informazioni desiderate: apparecchiatura preregolata.
Ha riportato le sei chiavi dell’occlusione sugli attacchi: considerando che aveva trovato le
caratteristiche ideali dell’occlusione, decise di incorporare queste caratteristiche in
un’apparecchiatura ortodontica.
Ha immaginato ogni slot come un’estensione del piano medio trasverso (piano che
comprende FA) del dente corrispondente e tutti gli slots dell’arcata come giacenti su uno
stessoo piano (piano di Andrews) quando i denti corrispondenti sono in posizione
ottimale.
➡ ciò rende possibile allineare tutti i denti utilizzando un arco a pieno spessore privo di
pieghe.
Quindi se durante il bandaggio gli attacchi vengono posizionati in modo che le alette di
legatura siano parallele al FACC e il margine superiore e inferiore siano a uguale distanza
dal margine gengivale e occlusale della corona, verranno lette tutte le informazioni ideali.
La distanza tra il margine incisale e il centro dell’attacco è molto importante per la corretta
espressione delle informazioni contenute nell’attacco stesso.
Posizionando correttamente gli attacchi riduco i tempi di trattamento e aumento l’efficacia
della terapia.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Terapia ortodontica fissa
★ Gli attacchi preinformati posizionati alla medesima distanza dal margine incisale, su
denti di diversa grandezza, danno differenti valori di torque e di in/out (perchè
nell’attacco ci sono informazioni che vengono lette in maniera diversa).
★ Con il centro dell’attacco preinformato (centro della base) posizionato in
corrispondenza del centro della corona clinica, come suggerito da Andrews, vengono
espressi i valori di altezza e torque corretti. Deve essere tutto allineato: FA - centro
della base dell’attacco - centro dello slot.
I denti posteriori vanno controllati dal lato occlusale in visione indiretta (con l’ausilio di uno
specchietto) e monoculare.
➡ Problema di In-out: Adesivo in eccesso tra base e dente causa errori di spessore e
rotazione (il sistema legge un’informazione sbagliata) e porta errore di in-out (più
palatale).
Esistono poi anche attacchi con adesivo predosato sulla basetta - APC: dobbiamo solo
prendere attacco e posizionarlo sulla superficie del dente.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Fasi della terapia ortodontica fissa
๏ Arco dritto (straight wire): filo dritto a cui sono attaccati tutti brackets
๏ Arco segmentato: arco avanti unito a un altro pezzo di arco dietro tramite una molla
(non è un unico pezzo)
✤ Sequenza classica
a. 0,15 - 0,175 Twist Flex oppure 0,012 Austaliano
b. 0,014 - 0,016 - 0,018 Australiano o SS
c. 0,020 Australiano o SS
d. Arco di lavoro: 019 x 025 SS con uncini saldati
e. Rifinitura: 014 Australiano o SS oppure .016 Hant
! Tutti questi fili con l’avvento dei nuovi materiali sono stati sostituiti da due fili che
! costano di più ma riducono i tempi di lavoro e arrivano prima all’acciaio per il
! torque:
✴ .016 Hant: per la fase iniziale
✴ .019 x .025 Hant: per la fase di lavoro
✴ Arco in acciaio .019 x .025 per la informazioni di torque
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Fasi della terapia ortodontica fissa
! Accorgimenti: filo presenta una piega (bend back) nella parte distale terminale. In
! questo modo, piegando il filo dietro, gli incisivi non riescono a vestibolarizzare.
! Oppure altra cosa è il lace-back, cioè filo metallico legato sotto l’arco a livello del
! canino che evita che la corona del canino vada in avanti.
★ Controllo overbite
๏ Utilizzare TEO basse: estrudono posteriori e morso anteriormente si apre
๏ Posizionare gli attacchi anteriori superiori ed inferiori leggermente più
occlusalmente: bandaggio personalizzato (li metto un po’ più bassi del normale e
quando si allineano tendono ad intrudere un pochino)
๏ Bandare i secondi molari nelle fasi iniziali del trattamento (eccetto che negli
iperdivergenti)
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Fasi della terapia ortodontica fissa
Bend back
Bandaggio II molari
Estrazioni
Dispositivi ausiliari
Torque
Elastici intermascellari
Forze leggere
! Prima di iniziare la chiusura dello spazio, occorre rivalutare gli obiettivi del
! trattamento (eventualmente eseguire una nuova T-Rx) e di conseguenza valutare la
! necessità di ancoraggio.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Fasi della terapia ortodontica fissa
Estrazioni
Le facciamo per esempio in caso di:
✓ biprotrusione: estrazione per diminuire affollamento - mancano > 7 mm
Elastici intermascellari
La quantità del composito che resta sulla superficie dipende dal sistema utilizzato per il
bonding: con il sistema classico tende a rimanere più composito, con sistemi adesivi self-
etching resta meno composito perchè la forza di adesione di questi sistemi è inferiore.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia linguale, allineatori e autoleganti
Ortodonzia linguale
Cenni storici
I primi esempi di apparecchiatura linguale appaiono con Farrar nel 1889 (arco linguale
rimovibile) come rudimentali supporti a quelle vestibolari.
Questa tecnica nasce in Giappone negli anni ’70 del secolo scorso. Non nasce
primariamente per soddisfare le esigenze estetiche ma per le richieste di alcuni pz che
praticavano arti marziali e per i quali l’apparecchio fisso esterno avrebbe comportato
probabili ferite alle labbra.
Moody Alexander, Wick Alexander, John Gorman, James Hilgers, Craven Kurz, Bob
Scholz, John Smith crearono quindi una task forza sotto l’egida di Ormco per sviluppare
una serie di attacchi per il trattamento linguale.
Principi di biomeccanica
Oltre che per l’invisibilità, l’apparecchiatura linguale presenta vantaggi biomeccanici
rispetto alla vestibolare.
➡ Gli attacchi linguali ci permettono di applicare le forze ortodontiche molto più vicine al
centro di resistenza del dente.
Il momento che si crea sarà quindi minore, consentendo un movimento preciso e quindi
tendenzialmente più corporeo.
Set-up ortodontico
Nelle vestibolari non è necessario il set-up (riposizionare i denti nella posizione finale del
trattamento), per il linguale è invece fondamentale.
Si parte da impronte di precisione, non in alginato., si segnano denti con dei riferimenti e
poi si separano (si segano dal modello). Addirittura alcuni colano due volte i modelli e
prendono i denti alterni, cioè da due modelli (per essere sicuri di avere i denti più integri
possibili). Questi vengono poi riposizionati in modo ideale secondo il modello
dell’ortodonzista. Su questo set-up vengono realizzati archi a fungo individualizzati.
Oggi esistono dei robot che sono in grado di piegare tutta la serie degli archi, da quello
iniziale a quello finale. Una volta inseriti vengono piegati tutti gli archi.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia linguale, allineatori e autoleganti
A seconda del tipo di attacco e delle casa produttrice, in base al tipo di inserzione dell’arco
nello slot esistono:
- inserimento orizzontale (parallelo alla superficie occlusale)
- inserimento verticale (perpendicolare alla superficie occlusale)
- inserimento misto: orizzontale posteriore, verticale anteriore
✤ SLOT MACHINE
Si utilizzano dei parallelometri che andavano a posizionare correttamente attacco.
✤ Incognito (Cad-Cam)
Wickmann. Si parte sempre da impronte di precisione, dalle impronte si colano i modelli e
si fa set-up manualmente. Si fa poi scansione 3D sul modello e si ottiene l’immagine 3D.
Sul modello 3D al computer si disegnano e posizionano gli attacchi. Una volta posizionati
tutti gli attacchi si stampano in cera e si fondono con lega aurea.
Il grande vantaggio di questa tecnica è che mentre in tutti gli altri sistemi c’è uno spessore
in composito che compensa la differenza tra l’attacco standard e la parte linguale del
dente (individualizzazione è fatta dalla basetta) qui invece l’attacco è già individualizzato e
quindi più preciso e meno ingombrante.
Indicazioni al trattamento
Grazie ai miglioramenti delle tecniche e dei materiali, secondo i cultori oggi è possibile
trattare praticamente ogni tipo di malocclusione, dalla I classe ai casi chirurgici. E’ sempre
consigliabile, nei casi più severi, ponderare con attenzione questo tipo di trattamento,
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specie se non si ha grande confidenza con questo tipo di meccaniche e non si è acquisita
un’adeguata manualità.
Gestione clinica
✦ Istruire pz a non mangiare cibi duri e a non sovraccaricare gli attacchi
✦ Bandare i secondi molari (eccetto che nei casi iperdivergenti in cui possiamo farlo
dopo)
✦ Utilizzo di sistemi particolari di legatura (double over-tie: essendo l’attacco molto
piccolo, la catenella viene fatta passare sopra e sotto in modo da impegnare il più
possibile il filo nello slot e fargli leggere il torque.) per esprimere e mantenere il
torque durante la retrazione.
✦ Correzione precoce delle rotazioni eventualmente con legature ad hoc (hanno
inventato delle apposite legature: rotation tie o lazo, chiamato così perchè viene
fatto girare intorno al dente)
Meccaniche di lavoro
‣ Di solito si utilizzano meccaniche di scorrimento ma anche non frizionanti
‣ Si impiegano ausiliari come gli elastici intra e inter arcata
‣ Spesso vengono impiegate le miniviti come rinforzo d’ancoraggio
‣ E’ possibile montare anche l’apparecchio di Herbst
Sequenza archi
✓ Si utilizzano archi preformati per tecnica linguale a sezione rotonda NiTi 0,012” -
0,014” e 0,016”
✓ La grandezza dell’arco viene scelta in base alla dimensione delle arcate (piccola,
media, grande)
✓ L’arco viene individualizzato in base al numero di denti bondati in modo da creare
l’arco a fungo
✓ Le pieghe vengono eseguite con pinze e trattando termicamente l’arco (60° C)
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Allineatori trasparenti
Sono una serie di mascherine trasparenti termostampate di spessore inferiore a 1 mm
prodotti con un sistema CAD-CAM occlusale.
๏ Sono simili a placche occlusali e ricoprono le corone cliniche e la gengiva per circa 2
mm
๏ Ogni allineatore è progettato per muovere ciascun dente per 0,25-0,3 mm al
massimo
๏ è indicata per pazienti adulti o adolescenti con dentatura permanente
๏ è richiesto un certo grado di collaborazione
๏ ciascuna mascherina va indossata per almeno 400 ore(20-22 ore/die per 2
settimane)
๏ necessitano di corso di certificazione per poter essere utilizzati
Gli inventori dell’Invisalign sono due studenti di Economia di Stanford: Zia Chishti e Kelsey
Wirth. Wirth pare avesse avuto un’esperienza negativa con l’ortodonzia fissa al liceo
mentre Chisti aveva da poco terminato il trattamento e gli era stata data una mascherina
trasparente termostampata di contenzione. Notò che, se stava un po’ di tempo senza
portarla, i denti si disallineavano e che, quando la rimetteva, i denti ritornavano al loro
posto. La conclusione era che le mascherine potevano servire oltre che per contenzione
anche per muovere i denti.
I due scoprirono che l’idea era già stata valutata da anni dagli ortodontisti ma nessuno
l’aveva applicata al computer. Grazie alle conoscenze informatiche di Chishti, i due
idearono un programma CAD-CAM per la progettazione e la realizzazionenel di ‘97
un
trattamento ortodontico fatti con mascherine trasparenti. Questo portò alla creazione della
loro azienda, l’Align Technologies. Iniziarono a commercializzare negli Stati Uniti.
★ Difficoltosi
‣ affollamenti e diastemi > 5 mm
‣ discrepanze sagittali > 2 mm (trattabili aggiungendo elastici interarcata)
‣ discrepanze CO-CR
‣ Rotazioni dentali > 20°
‣ Morsi aperti (trattabili in alcuni casi non gravi aggiungendo degli elastici verticali)
‣ Estrusioni
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Possibilità di trattamento
➡ monoarcata e/o biarcata
➡ solo settore frontale (3-3) o arcata completa
Allineatori e occlusione
✴ Gli allineatori sembrano essere meno efficienti delle apparecchiature fisse nella
risoluzione dei problemi posteriori (inclinazione vestibolo-linguale coronale, contatti
occlusali, relazioni occlusali e overjet). Alcuni autori riportano addirittura un
peggioramento.
✴ Anche sulla correzione dell’overbite non c’è univocità sui risultati.
✴ Intrusione posteriore: a causa dello spessore delle mascherine si può verificare
un’intrusione posteriore tra 0,25 e 0,5 mm, fanno effetto bite-block.
Realizzazione mascherine
❖ Impronte in PVS (monofase o putty wash) con portaimpronte in plastica monouso e
registrazione dell’occlusione in PVS
❖ Set fotografico intra e extra orale, OPT e TRX ( a seconda dei casi)
❖ Caricamento delle immagini e compilazione del piano di trattamento on line
❖ Simulazione del trattamento dopo 2-4 settimane
❖ Dopo l’approvazione del trattamento vengono realizzati i modelli plastici di ogni
singola fase su cui vengono stampate le mascherine. Un fascio di luce laser passa
sulla resina, polimerizzandola, e creando il modello.
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➡ Articolo di Steiner 1933: C’è un’apparecchiatura ortodontica migliore? Alla luce delle
conoscenze di quello che sappiamo adesso possiamo capire se esista o meno
un’apparecchiatura migliore delle altre.
In realtà gli attacchi autoleganti compaiono intorno agli anni ‘30 del 900 (non sono così
nuovi) ed erano tutti di tipo passivo. Uno di questi proposto da Boyd era dotato di uno
sportellino scorrevole a forma di U in grado di trattenere il filo formando una parete rigida
esterna.
Nel 1935 viene proposto l’Edgewise Russel Lock che presentava una vite a testa piatta,
alloggiata sulla faccia anteriore dell’attacco. Essa poteva essere allentata per ottenere una
traslazione corporea o attivata per ottenere torque su archi quadrati o rettangolari.
Un altro proposto da Ford nello stesso anno era dotato di un anello circolare che,
ruotando, tratteneva il filo creando un tubo esterno.
Per 40 anni poi non si parla più di attacchi autoleganti e riprendono negli anni ’70 quando
Wildmann propone l’Edgelock fornito di uno sportellino per il controllo del torque. Simile
era anche il Mobil Lock di Sander della Forestadent che mediante uno strumento apposito
permetteva di aprire o chiudere un disco semicircolare che fungeva da quarta parete,
trasformando il bracket in un tubo.
Activa di Pletcher: proposto dopo ma aveva problemi con lo sportellino che si apriva.
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Cosa è la frizione?
Frizione: è la resistenza al movimento quando un oggetto si muove tangenzialmente
contro un altro.
Ff viene indicata come frizione statica cioè la forza che serve per iniziare il movimento tra
due superfici dallo stato di quiete
Fn è la frizione dinamica cioè la forza che contrasta lo scivolamento di un oggetto
rispetto all’altro ed ha generalmente un modulo minore.
✓ La forza frizionale statica è sempre maggiore di quella dinamica quindi per iniziare il
movimento dobbiamo applicare una forza di intensità maggiore rispetto a quella
necessaria per continuarlo.
✓ Se vengono impiegate meccaniche di scorrimento, come nella tecnica Straight-wire,
diventa fondamentale valutare l’entità dell’attrito generato dalle varie componenti del
sistema mediante il quale si sviluppa la biomeccanica.
✓ Il coefficiente di frizione è indipendente dall’ampiezza della superficie ma dipende dai
materiali delle due superfici a contatto e dal modo in cui sono state lavorate:
utilizzando un filo in NiTi e un attacco in ceramica, si crea una frizione esagerata.
Infatti hanno inventato degli attacchi in ceramica con lo slot in metallo o con dei
trattamenti di superficie particolari.
Frizione in ortodonzia
La classica definizione di frizione descrive il valore più grande della frizione statica come il
prodotto tra il coefficiente di frizione statica e la risultante della forza che agisce
perpendicolarmente all’arco.
Le forze leggere e continue sono unanimamente riconosciute come le più efficienti nel
produrre movimento dentario con il minimo sforzo, il minore discomfort per il paziene e la
minima possibilità di lesione tissutale.
L’area della superficie radicolare, la densità ossea e le interferenze occlusali possono
condizionare le forze agenti sul singolo dente mentre la frizione tra l’attacco e l’arco
aggiunge un’ulteriore variabile.
Circa il 50-60% delle forze applicate al dente vengono “bruciate” per vincere la frizione.
★ Allineamento e livellamento
❖ la maggior parte delle tecniche consiglia l’uso di un arco iniziale ,014 (SE o Cu
NiTi)
❖ in casi molto affollati si può utilizzare 0,012
❖ dolore e discomfort rispetto ad attacchi tradizionali: dati non concordanti
❖ cambio arco mediamente dopo 10 settimane
❖ gli archi successivi sono generalmente compresi tra 0,016 x 0,022 e 019 x 025
NiTi SE o Cuniti
❖ Durata: 10-20 settimane, controlli da 6 a 10 settimane
❖ Si possono impiegare archi NiTi con antiSpee/ superSpee e/o extra torque
❖ La fase di allineamento e livellamento termina con l’inserimento dell’arco in acciaio
❖ Prima di passare agli archi di acciaio, viene eseguita una OPT e il ribondaggio
degli attacchi non correttamente posizionati.
★ Archi di lavoro
❖ sono di solito archi in acciaio a pieno spessore rispetto allo slot (017 x 025 - 019 x
025)
❖ Durata: 20-40 settimane, controlli da 4 a 8 settimane a seconda delle meccaniche
impiegate e dal tipo di malocclusione.
★ Finissaggio
❖ sono di solito archi in TMA a pieno spessore rispetto allo slot (017x025, 019x025)
per correggere in-out, angolazione, inclinazione, interdigitazione
❖ Altri sistemi prevedono uso di archi in acciaio intrecciato
❖ Durata: 10-20 settimane, controlli da 4 a 6 settimane
❖ Impiego di elastici di classe/verticali/per correggere la mediana
Suggerimenti e trucchi
✓ Stop sull’arco: servono per evitare lo scivolamento dell’arco. Vanno posizionati
mesialmente al punto di maggiore affollamento
✓ Bottoni, mezzi attacchi e legature atipiche: se i denti sono molto inclinati
✓ Espansione: i vincoli inibiscono l’espansione quindi NO barre, quad-helix, TEO, archi
linguali
✓ Cambiando le meccaniche e le forze in gioco, cambiano le necessità di ancoraggio:
forze più leggere, meccaniche frizionanti -> minor necessità di ancoraggio
✓ Estrazioni fatte in base a estetica facciale: le modificate richieste estetiche (maggior
protrusione incisiva) e le meccaniche dei sistemi a bassa frizione hanno come risultato
meno trattamenti estrattivi.
Il futuro sarà sempre più verso sistemi individualizzati: impronte e CAD-CAM, che
producono filo e attacchi personali. Trattamento più veloce e anche migliore perchè
individualizzato.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia e TMD
Ortodonzia e TMD
I TMD hanno eziologia poco nota: più che un fattore unico ci sono più fattori che incorrono,
alcuni che prevalgono alcuni che hanno un’importanza minore.
❖ in passato si riteneva che l’occlusione fosse uno dei disturbi alla base dei TMD:
attualmente l’occlusione è un fattore minore nell’eziopatogenesi.
➡ Articolo scuola di Napoli: si pone delle domande intelligenti che sono spesso quelle
che il pz rivolge al dentista
๏ La malocclusione causa TMD?
๏ Il trattamento ortodontico causa TMD? Soprattutto in America c’erano molte cause
medico legali a tal proposito
๏ Come si esegue un trattamento ortodontico in pz con segni e sintomi di TMD
prima o durante la terapia?
๏ I TMD possono causare malocclusioni (acute o croniche)?
Negli anni 30’ su una rivista di otorinolaringoiatria Costen pubblicò un articolo (1934) in
cui dimostrava che alcuni cambiamenti dell’occlusione, legati a una perdita di dimensione
verticale posteriore, ad un deep-bite potessero portare all’insorgenza di problematiche
riferite dal pz all’orecchio ma legate a cambiamenti anatomici dell’ATM. L’articolo
pubblicato però aveva osservato solo 11 pz.
Negli anni 60’: Ramfiord si concentra sui cambiamenti a livello masticatorio per
problematica di tipo muscolare, mediante elettromiografie, valutando come un fattore
causale del bruxismo la discrepanza tra RC e OC con una contrazione asincrona tra
temporale e massetere. Il campione analizzato era sempre minimo, 34 pz.
➡ Altro studio del gruppo di Napoli: hanno pianificato un campione di soggetti sani (11
studentesse di Napoli) e hanno provato ad inserire nell’occlusione delle interferenze
occlusali (foglietti d’oro) applicate sia in zone in cui effettivamente davano
interferenze sia in zone in cui non davano interferenze. Le interferenze erano alcune
vere, alcune finte. Registrando l’attività muscolare dopo una settimana, è stato
dimostrato che:
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia e TMD
➡ Sulla base dello studio precedente, un altro studio si è posto il problema di valutare
cosa succede applicando l’interferenza occlusale in soggetti che già hanno TMD.
✓ Il campione era costituito da soggetti con dolore miofasciale.
✓ Le interferenze occlusali attive riducevano l’attività del massetere e determinavano
dolore muscolare masticatorio: con pz già affetti da TMD, l’interferenza può
provocare dolore.
➡ Thompson verso gli anni 60: ipotizzò che le malocclusioni di II classe erano
caratterizzate da uno spostamento del condilo che andava indietro e in alto e quindi
sottolineava l’importanza della terapia ortodontica per riportare il condilo in avanti e in
basso e liberare la mandibola (è quello che si fa con attivatori quando ci sono II
classi da retrusione).
➡ Alla fine degli anni 80 Greene and Laskin hanno pubblicato una lista di 10 miti
della relazione orto-TMD, che sono tuttora argomento di dibattito.
154
Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia e TMD
8. I pz adulti con alcuni tipi di disarmonie occlusali, che presentano sintomi di TMD,
probabilmente richiedono alcune forme di correzione occlusale per guarire e stare
bene.
9. La retrusione mandibolare da causa naturale o iatrogena da terapia è uno dei
fattori maggiori eziologici di TMD.
10. Quando la mandibola è distalizzata, il disco articolare può scivolare davanti al
condilo.
๏ Può crearsi sublussazione o lussazione.
In realtà questi 10 miti sono stati pian piano riconsiderati e smentiti. Studi scientifici EBM
non riescono a dimostrare se la terapia ortodontica possa essere preventiva o curativa dei
TMD. Nonostante ci sia la credenza che alcune malocclusioni siano più associate a segni
e sintomi di TMD, non si è riusciti a dimostrare nulla, gli studi pubblicati fino ad ora sono
criticabili e non condotti secondo rigorosi disegni scientifici.
Non si può dire quindi che un open o un cross facciano aumentare rischio TMD.
✴ in giovani adolescenti: bambini che non sono stati trattati, in uno studio sempre
di Napoli che ha compreso 1300 adolescenti emerge che non c’è associazione tra
cross e click (dislocamento riducibile disco). Il cross non è un fattore di rischio del
click.
✴ in adulti: studio più datato, pubblicato nel 93, ha valutato soggetti adulti divisi in 5
categorie con problemi (dislocazione discale con riduzione, dislocazione discale
senza riduzione, osteoartrosi ATM, osteoartriti, mialgia) più gruppo controllo. La
conclusione è che il rischio per un pz con cross di sviluppare dislocamento rispetto
a un sano è 3,3 volte maggiore.
➡ Studio di Roma: hanno valutato prevalenza TMD in 580 soggetti, divisi in genere,
sesso, classe Angle, deviazione mediana, lato prevalente masticazione. I TMD non
sono associati a nulla di questi criteri.
In realtà ci vorrebbero tanti studi, studi fatti bene e soprattutto a lungo termine.
La malocclusione causa TMD? Risposta non univoca, i fattori occlusali comunque sono di
importanza minore.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia e TMD
Oggi alcuni autori ritengono che i TMD possono essere causati da dislocazione posteriore
del condilo da:
✤ retrazione mandibolare da terapia ortopedico-ortodontica (mentoniera)
✤ estrazioni dei premolari superiori
Tuttavia la correlazione tra dislocazione discale e posizione posteriore del condilo è
controversa.
Soggetti asintomatici possono avere condilo anteriorizzato o in posizione media o
posteriorizzata nella fossa.
➡ Nel 2009 articolo speciale, i miti della gnatologia ortodontica: si trattano tutti i miti
e le credenze circa la relazione ortodonzia e TMD, in particolare c’è riferimento alla
relazione centrica che negli anni è stata arbitrariamente spostata in posizione
postero superiore, attualmente è in posizione antero-superiore. Sembra che
posizione anteriore centrica possa essere migliore di una posizione retrusa, anche se
in alcuni pz la posizione retrusa è la norma.
➡ Articolo genetica: variante di un gene, un enzima che codifica per COMT che è
associato alla risposta del dolore. Quando è presente variante genetica e quindi
enzima ha minore attività, i pz sono più sensibili al dolore se trattati
ortodonticamente, quindi maggior rischio di TMD.
➡ Revisione della letteratura più recente: terapia ortodontica non aumenta rischio di
sviluppare TMD, così come non c’è nessuna evidenza per sostenere che il
trattamento ortodontico vada bene per curare TMD.
Prima terapia
Se il TMD insorge prima della tp ortodontica: si fa diagnosi (invio a specialista gnatologo
che fa diagnosi differenziale), si risolve TMD secondo protocollo conservativo,
farmacologico, cognitivo-comportamentale, apparecchi occlusali. Dopo aver risolto questa
problematica si parte con ortodonzia.
Vietato iniziare tp orto se pz presenta dolore facciale!
Durante terapia
Se invece durante ortodonzia si verifica insorgenza TMD, immediatamente si interrompe
trattamento attivo. Si risolve problematica e solo dopo si riprende terapia ortodontica
(soprattutto il dolore non deve essere più presente).
Stop al trattamento attivo: riprenderlo solo dopo la scomparsa del dolore facciale!
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia e TMD
SI. Ci sono TMD che possono essere legati allo sviluppo sia dello scheletro che del
muscolo (iper o ipoplasia) oppure acquisiti (neoplastica, infiammatoria). Molti possono
determinare malocclusioni. I più frequenti sono:
✓ Iperplasia condilare monolaterale:
" interessa il condilo che ad un certo punto diventa iperplastico e inizia a crescere in
" eccesso, insorge dopo i 20 anni o in età giovane adulta, quindi il pz sviluppa
" asimmetria facciale con " deviazione punto medio della sinfisi verso il lato sano,
" spesso presente anche cross -> malocclusione che si sviluppa lentamente. Questo
" permette eruzione di compenso dei denti mascellari e mandibolari, crescita verso il
" piano occlusale che si inclina e crescita verso il basso del processo alveolare
" mascellare e crescita verso l’alto del processo alveolare mandibolare per cercare di
" mantenere il contatto occlusale.
*slide HH e HE
! Per fare diagnosi:
✤ segni clinici: deviaizone sinfisi, cross, inclina piano occlusale
✤ tomografia computerizzata
✤ scintigrafia ossea: per vedere captazione differente. Se la differenza di
captazione tra i due condili è maggiore 10% uno dei due è iperplastico. Si
esegue o una condilectomia alta oppure si fa condilar shaving (si rasa quindi il
condilo di 2-3 mm togliendo la cartilagine e la parte più alta dell’osso
subcorticale)
✓ Condroma o osteocondroma
" Interessa età adulta, è una sindrome che si trasmette in modo autosomico
" dominante, crescita rapidissima intorno ai 40 anni, denti non sono capaci di
" erompere in modo " compensatorio, asimmetria ma open bite perchè non si verifica
" compenso.
✓ Artrite
" Colpisce i soggetti giovani se è idiopatica giovanile, insorge prima dei 16 anni e
" persiste almeno 6 settimane. Interessa spesso ATM quasi fino all’80%. E’
" misconosciuta, interessamento iniziale spesso asintomatico. Dolore inizialmente
" profondo, aumenta con masticazione, fonazione e funzioni, a volte gonfiore a livello
" orecchio e limitazione movimenti mandibolari.
" Questo tipo di patologia cambia completamente forma della testa del condilo e
" quindi la funzione, spesso c’è open causato da perdita altezza ramo e spesso II
" classe. Mandibola va in post rotazione.
" Diagnosi:
✤ test laboratorio: fattore reumatoide, sedimentazione degli eritrociti
✤ TC o RMN per vedere come cambia morfologia condilo e eminenza articolare.
" Terapia:
" sicuramente farmacologica ma anche di tipo ortopedico-funzionale, chirurgia
! ortognatica e osteo-distrazione.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia e TMD
Terapia (NO)
Numerosi approcci possibili dal punto di vista ortodonzista.
★ Splint occlusali - bite: soprattutto quelli di stabilizzazione sono quelli più utilizzati,
raccomandati per terapia TMD, perchè dovrebbero riuscire a fornire OC normale
riducendo l’attività muscolare masticatoria. In genere funzionano in quasi tutti i pz,
alcuni invece non hanno nessun beneficio ma nella maggior parte dei casi si, anche
se ad oggi non ci sono giustificazioni che questi splint siano migliori di quelli placebo.
➡ Tesi di Toronto: questi splint occlusali di stabilizzazione nella terapia dei TMD sono
davvero efficaci? Sono stati inseriti 9 studi divisi tra vari interventi di controllo (no
159
Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia e TMD
➡ Anzi alcuni studi dimostrano che splint prefabbricati hanno stessa efficacia di quelli
individualizzati. Allora è etico farli su misura quando gli altri vanno bene comunque?
✤ tanti questioni aperte, si spera la risposta arriverà nel futuro
A Pavia si utilizzano splint costruiti da odontotecnico più che altro perchè quelli preformati
non hanno ritenzione efficace.
✴ Placca di rilassamento muscolare: è la più frequentemente impiegata,
generalmente ancorata all’arcata superiore ha lo scopo di liberare l’articolazione
dalla guida occlusale. Viene utilizzata nell’iperattività muscolare, nei casi di miosite e
nelle retrodisciti da trauma. Può essere applicata all’arcata inferiore quando, nei casi
di cross bite posteriore-anteriore, sia necessario iniziare all’arcata superiore una
terapia ortodontica fissa in pz disfunzionali.
✴ Placca occlusale anteriore (bite plane): è sempre superiore e libera l’occlusione
dall’interferenza dei settori posteriori poichè in occlusione l’unico contatto è a livello
degli incisivi. Impiegarlo con cautela solo per limitati periodi tempo poichè la
mancanza di contatto posteriore rende l’occlusione molto instabile e può essere
dannosa. Si utilizza negli stati di instabilità ortopedica o nelle alterazioni acute dello
stato occlusale.
✴ Placca occlusale posteriore (bite plane): viene impiegata in caso di perdita della
dimensione verticale posteriore o di notevoli riposizionamenti anteriori mandibolari.
E’ applicata all’arcata inferiore ed è costituita da due parti in resina dura che
ricoprono solo i settori posteriori e sono unite tra loro da una barra metallica. Il
problema maggiore è la mancanza di contatto dei denti anteriori e quindi la possibilità
di sovraeruzioni.
➡ Molaggi occlusali: in realtà revisione letturatura dimostra che non sia possibile
affermare la validità del trattamento, si usa poco, è procedura irreversibile.
➡ Atroscopia e artrocentesi inserendo HA: non ci sono ancora dati a supporto
Conclusioni
a. L’occlusione, una volta considerata principale e unica causa TMD, oggi ricopre ruolo
secondario.
b. L’ipermobilità articolare non ha un chiaro legame con i TMD
a. I trattamenti ortodontici tradizionali non causano nè incrementano prevalenza TMD
b. L’utilizzo dei molaggi occlusali nei pz ortodontici non ha supporti scientifici
c. L’uso degli splint occlusali può arrecare beneficio nel trattamento dei TMD
d. I trattamenti con EMG biofeedback sono risultati validi per i TMD
e. Sulle iniezioni di HA a livello articolare come terapia dei TMD non c’è abbastanza in
letteratura per supportare nè rifiutare
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia prechirurgica
Rispetto ad anni fa oggigiorno è sempre più frequente incontrare pazienti che chiedono di
essere trattati per migliorare l'estetica del loro sorriso.
Con malocclusioni di una certa gravità è impossibile pensare di ottenere obiettivi
soddisfacenti per il pz che garantiscano anche stabilità nel tempo e rispetto dei progetti di
funzionalità dell’apparato stomatognatico: intervento combinato ortodontico-chirurgico.
Pz in crescita
Le nostre potenzialità d’azione sono maggiori, possiamo intervenire su un pattern di
crescita per cui viene più facile modificare e ridirezionare la crescita. Ma comunque risulta
molto difficile l’intervento, soprattutto se abbiamo pz maschi con malocclusione di III
classe.
Nei casi in cui la crescita non sia ancora ultimata è possibile ridurre gli alterati rapporti
scheletrici con un trattamento intercettivo mirato, che determina inevitabilmente anche
uno spostamento dentale nella direzione della corretta relazione occlusale favorendo la
comparsa di un compenso dentoalveolare che può limitare il raggiungimento di una
completa correzione scheletrica: II classe con retromandibulia trattata con attivatore nel
tentativo di stimolare la crescita mandibolare e frenare la crescita del mascellare, in cui si
provoca vestibolarizzazione incisivi inferiori e retroinclinazione superiori (ostacolo al
trattamento).
Nei pz in cui optiamo per l’intervento chirurgico, il lavoro è proprio quello di andare a
rimuovere i compensi che si sono creati. Introdotti da un precedente intervento
ortodontico, ortodontico-intercettivo, ortodontico-fisso o che si sono creati
spontaneamente.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia prechirurgica
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia prechirurgica
Scelta dell'apparecchiatura
Essendo per la maggior parte pz adulti, è ovvio che ci sia una richiesta di
apparecchiature estetiche:
✦ ortodonzia linguale: possibile preparare pz con ortodonzia linguale? se vogliamo farci
del male si, altrimenti lasciamo perdere. E’ infatti estremamente complesso:
‣ non si ha un perfetto controllo come nell’ortodonzia tradizionale
‣ durante intervento chirurgico il chirurgo, prima di applicare placche e viti di
osteosintesi, deve bloccare l’arcata superiore all’arcata inferiore. Questo di solito
si fa con legature metalliche molto strette applicate sulle due arcate. Dal lato
linguale questo non può essere fatto. Per cui al massimo possiamo preparare i pz
con l’ortodonzia linguale e quando arriviamo in procinto dell’operazione
applichiamo degli attacchi vestibolari per facilitare la fissazione intermascellare
durante l’intervento.
✦ allineatori: stesse considerazioni, possiamo usarli prima ma poi appena prima
dell’intervento usiamo attacchi vestibolari.
✦ attacchi miniaturizzati: limitano il controllo della posizione del dente, soprattutto per
quanto riguarda rotazioni e tipping radicolare
✦ attacchi in policarbonato: non essendo sufficientemente rigidi tendono a deformarsi e
a scolorirsi con il passare del tempo;
✦ attacchi in ceramica: rimangono forse i migliori per un trattamento estetico ma
comunque non privi di critiche:
‣ alto rischio frattura: si rompono più facilmente, sono più rigidi quindi più fragili.
Complicanze frequenti includono la rottura delle alette durante la legatura degli
archi o dell'attacco nei movimenti di torque
‣ maggior attrito tra arco e attacco in ceramica: questo risolto dalle aziende con
l’inserimento di uno slot metallico nell’arco in ceramica
‣ abrasioni: se si crea precontatto tra margine o bordo incisali degli incisivi superiori
e gli attacchi posti sugli incisivi inferiori. A scopo preventivo è quindi bene
prevedere la posizione finale delle arcate nella fase post-chirurgica e cercare di
ricorrere a questi attacchi in pochi casi ben selezionati, possibilmente solo nella
superiore (tanta cautela nell'inferiore).
Scuola pavese: Attacchi gemellari con slot 0,022 - in alternativa allo slot 0,18 -
arrivando ad impiegare archi 0,019” x 0,025”
๏ attacchi incollati con ganci: utili per la fase successiva post-chirurgica con elastici
(fissazione)
๏ bande su primi molari e premolari inferiori a volte (se previsti precontatti)
๏ tubi diretti o bande su secondi molari: per quanto possibile si cerca di limitare l'uso
delle bande per minimizzare gli effetti sul parodonto e ridurre il rischio di carie.
Preferire tubi diretti.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia prechirurgica
classe con gli incisivi così spessi, sostituiti quindi da corone più sottili e
anatomicamente congrue.
✓ Valutazione psicologica finalizzata ad individuare false aspettative: è fondamentale
capire se il paziente ha delle aspettative irraggiungibili che creerebbero al termine di
un trattamento molto complesso un paziente molto insoddisfatto. È indispensabile,
inoltre, informare al paziente che nella fase pre-chirurgica si assiste spesso ad un
peggioramento sia estetico che funzionale, rassicurandolo sulla normalità di questa
situazione.
Le terze classi scheletriche gravi sono sempre considerate delle malocclusioni difficili da
correggere con il solo trattamento ortodontico (sono la sfida più difficile), specie nei
soggetti di sesso maschile in età evolutiva, in cui i risultati sono molto poco prevedibili. Le
terze, infatti, sono le classi in cui più spesso si verificano clamorose recidive,
compensazioni patologiche, difficoltà di intervento e risultati in generale poco
soddisfacenti, soprattutto dal punto di vista estetico. L'accanimento terapeutico in questi
pazienti non apporta miglioramenti, a fronte di un aumentato rischio di danni iatrogeni.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia prechirurgica
La necessità di non estrudere gli incisivi durante la retrazione richiede di disegnare anse di
rotazione con una componente verticale molto intrusiva o di inserire una curva di Spee
accentuata nell'arco superiore.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia prechirurgica
Nel caso in cui si possa accettare una lieve perdita di ancoraggio si può ricorrere ad una
tecnica di scivolamento (può essere adottata anche nei casi di ancoraggio massimo se
si utilizza ogni giorno una TEO e si crea un perfetto ingranaggio delle cuspidi dei molari
superiori con del composito, al fine di contrastarne la mesializzazione; l'ancoraggio può
anche essere rinforzato con l'uso di impianti osteointegrati o di miniviti). La meccanica di
scivolamento utilizza un arco in acciaio che scivola indietro all'interno degli attacchi,
guidato da una molla inserita in un gancio a crampone.
Attenzione: per ragioni biomeccaniche l'operazione di correzione delle III classi causa una
certa estrusione degli incisivi inferiori, che non è facile da controllare come nel paziente
con una corretta chiusura (le arcate in posizione di III classe sono completamente
“slegate” e rendono molto difficile il controllo della verticalità, che pure è fondamentale per
non trovarsi un paziente con verticalità aumentata al momento dell'intervento chirurgico).
L'agenesia dei due incisivi laterali superiori non è rara in una terza classe scheletrica; in
questo caso si può ricorrere alla chiusura degli spazi con la trasformazione dei canini in
incisivi per raggiungere un OJ negativo sufficiente per raggiungere un buon risultato
estetico post-chirurgico. L'apertura degli spazi e la sostituzione implantoprotesica degli
elementi mancanti sarebbe più corretta dal punto di vista gnatologico e darebbe un
migliore risultato estetico; il più delle volte, però, non permetterebbe una sufficiente
decompensazione degli incisivi.
Quando non posso compensare? Se il piano occlusale non è molto alterato quanto ad
inclinazione, un indice di Wits minore di -5 1 è considerato un limite invalicabile alla terapia
di compenso (arcata mandibolare molto più protrusa della mascellare, con OJ invertito e
molto negativo). In questo caso, quindi, per un risultato esteticamente accettabile e
funzionalmente corretto è necessario ricorrere alla terapia chirurgica.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia prechirurgica
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia prechirurgica
Molto spesso i denti dei settori inferiori posteriori sono lingualizzati come forma di
compenso di un'eccessiva ampiezza mandibolare; la decompensazione non è facile
perché i contatti dentali nell'abituale occlusione pre-chirurgica si oppongono a questo
movimento. Per di più un completo raddrizzamento degli elementi posteriori
comporterebbe un'eccessiva discrepanza trasversale dopo il riposizionamento sagittale
dei mascellari, da correggere con osteotomia mediana della mandibola o espansione
chirurgica/chirurgicamente assistita del mascellare superiore. Sul piano trasverso
l'obiettivo è quindi quello di creare forme di arcata compatibili con quelle della base ossea
sottostante. Eventuali discrepanze trasversali che si rendessero evidenti dopo il
riposizionamento sagittale devono essere di pertinenza chirurgica: il limite massimo di
un'espansione ortodontica, infatti, è di 1-2 mm a livello molare.
Gli archi chirurgici 0,019-0,025'' sono archi in acciaio rettangolari, posti su entrambe le
arcate e lasciati in sede passi per almeno 30 giorni prima dell'ultima registrazione pre-
operatoria (necessaria per la realizzazione degli splint chirurgici che il chirurgo utilizza
durante la fase di chirurgia per svincolare l'occlusione del paziente dalla posizione
abituale, vedi sotto). La caratteristica tipica degli archi chirurgici è quella di possedere, in
corrispondenza di ogni spazio interdentale, dei gancini che permettono di fissare
strettamente le due arcate in posizione corretta (bloccaggio intermascellare).
Caso clinico: intervento combinato per la correzione di una III classe (= il chirurgo lavora
sia sull'arcata superiore che su quella inferiore)
✴ esecuzione di un taglio che riproduce la linea di frattura di una LeFort I;
✴ posizionamento di uno splint chirurgico sull'arcata inferiore;
✴ l'arcata superiore, che si muove essendo staccata dal resto del mascellare, viene
fatta combaciare con inferiore;
✴ legatura delle due arcata in posizione (bloccaggio intermascellare);
✴ posizionamento delle placche per la ritenzione dell'arcata superiore in posizione
corretta;
✴ la mandibola viene sbloccata e sottoposta ad osteotomia, utilizzando un secondo
splint che aiuta un corretto posizionamento (se l'ortodonzista è stato bravissimo e il
chirurgo è molto preciso il secondo splint può non essere necessario: l'arcata
inferiore viene posizionata direttamente in modo corretto);
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia prechirurgica
Espansore di Haas
Un'ulteriore alternativa proposta da alcuni Autori è rappresentata da un particolare
espansore palatale, l'espansore di Haas.
✤ Dotato dei normali ancoraggi sui denti e di appoggi mucosi
✤ Attivazione a giorni alterni
✤ Displacement of the alveolar process (rimodellamento): più che una disgiunzione
delle suture, questo apparecchio induce il rimodellamento dei processi alveolari
★ Pz deep
Nei pazienti con retromandibulia associata a diminuita dimensione verticale
anteriore i movimenti ortodontici relativi al livellamento dell'arcata mandibolare sono
rimandati ad una fase post-chirurgica, per migliorare l'efficienza del trattamento, la stabilità
del risultato e il miglioramento estetico del paziente:
✦ nella fase pre-chirurgica le potenti forze muscolari dei soggetti deep-bite sono di
ostacolo al livellamento dell'arcata mandibolare; nella fase post-chirurgica,
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia prechirurgica
l'avanzamento è più semplicemente indotto con l'uso di elastici verticali nei settori
medi dell'arcata, grazie alla presenza di contatti occlusali solo a livello incisivo e
molare (morso aperto laterale);
✦ la presenza del deep-bite fa in modo che l'avanzamento mandibolare
chirurgicamente indotto sia più stabile, per effetto di una rotazione oraria della
mandibola anteriore (post-rotazione);
✦ il deep-bite pre-avanzamento chirurgico, infine, favorisce il miglioramento estetico del
paziente short-face dato che il movimento della mandibola in basso e in avanti
permette di aumentare l'altezza facciale anteriore;
Nella fase pre-chirurgica, quindi, si rispetta la curva di Spee presente; l'arcata mascellare
viene invece generalmente livellata prima della chirurgia.
★ Pz open
Il trattamento chirurgico nei soggetti open quasi sempre prevede:
➡ LeFort I a livello mascellare, seguito da impattamento dell'arcata superiore in uno o
più segmenti; in questo modo si elimina il fulcro posteriore e si permette alla
mandibola di anteruotare spontaneamente in avanti (a volte questo è sufficiente per
correggere la discrepanza sagittale);
➡ l'osteotomia con avanzamento della mandibola viene praticata per accentuare la
rotazione in avanti nei casi in cui la sola LeFort con impattamento non sia sufficiente
a correggere la II classe e l'open-bite;
➡ eventuale mentoplastica (spesso questi pazienti hanno una sinfisi molto sottile e
poco pronunciata, esteticamente poco piacevole);
Perché l'inclinazione del mento sia corretta il piano superiore deve trovarsi a circa 90°
rispetto alla “true vertical line” di Arnett; dal punto di vista chirurgico per avere una corretta
proiezione del mento è attualmente molto in voga la pratica di manipolare il piano
occlusale, che più anteruota più permette di spostare in avanti il mento. Problema: gli
interventi che prevedono la manipolazione del piano occlusale sono più rischiosi.
La posizione dell'incisivo superiore (chiave estetica) viene stabilita mettendo la testa del
paziente in NHP (natural head position, ricreata chiedendo al paziente di parlare con
un'immaginaria persona della sua stessa altezza posta davanti a lui) e tracciando una
linea perpendicolare al suolo passante per la spina nasale anteriore SNA: per essere
correttamente orientato, l'incisivo superiore deve cadere all'incirca su questa linea
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia prechirurgica
Perché la correzione del soggetto long-face sia efficace occorre seguire alcune regole:
✦ nelle II classi open ogni movimento ortodontico previsto va eseguito prima della
chirurgia: ogni tipo di meccanica ortodontica post-chirurgica, infatti, porterebbe ad
un'estrusione dentale, potenziale fonte di recidiva;
✦ se è prevista una chirurgia segmentata l'arcata superiore non deve essere livellata
con un arco continuo, ma con la tecnica dual plane: il ricorso ad un arco continuo
porterebbe infatti all'estrusione del settore anteriore e ad una leggera intrusione dei
settori posteriori; questi movimenti non permetterebbero un'ottimale correzione
chirurgica e porterebbero ad un elevato rischio di recidiva post-chirurgica. Fin
dall'inizio, quindi, occorrerà ricorrere ad una tecnica segmentata o, più raramente, ad
un arco continuo dotato di anse verticali;
✦ i diversi segmenti di arcata preparati devono essere allineati e preparati in modo tale
da lasciare un adeguato spazio fra le radici dentali, dove il chirurgo effettuerà il taglio
osteotomico interdentale: lo spazio può essere ottenuto per incompleta chiusura di
uno spazio post-estrattivo o da una divergenza radicolare dei denti adiacnti al sito
osteotomico, ottenuto con opportune pieghe sugli archi sezionali;
✦ evitare forze intrusive sui molari (come quella che si crea adottando una TEO con
trazione alta): ogni effetto di intrusione infatti tenderà a recidivare in fase post-
chirurgica, favorendo la comparsa di un open-bite;
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Ortodonzia prechirurgica
L'espansione (2 giri di vite al giorno) deve essere completata nel giro di 4-6 settimane per
essere efficace; se non si inizia subito la terapia (già in sala operatoria), infatti, nelle zone
di indebolimento strutturale (linea della LeFort I) si riformano le resistenze che erano
scomparse. Il disgiuntore viene quindi bloccato per circa 6 mesi (utili mezzi di contenzione
come quadhelix, barra transpalatale, arco ausiliario vestibolare). Secondo vari Autori,
l'eliminazione strutturale del mascellare superiore permette di ridurre il rischio e l'entità
delle recidive.
complica non poco il compito del chirurgo) e per iniziare il trattamento ortodontico con più
calma. Poiché esiste sempre e comunque la tendenza alla recidiva, si consiglia di
❖ introdurre una barra palatina che riduca il collasso dei processi alveolari
❖ incollare lateralmente un filo che solidarizzi i denti ed eviti il collasso dei denti in fase
post-operatoria
Espansione chirurgica: indicata dopo i 35 anni, prevede l'esecuzione di più tagli (intervento
più complesso). Dopo l'esecuzione della frattura di LeFort il mascellare superiore viene
diviso in pezzetti eseguendo due tagli parasagittali + un taglio di svincolo verticale; in
questo modo si ottengono 3 segmenti che sono riposizionati in base alle indicazioni fornite
da uno splint chirurgico o, secondo la teoria di Arnett, anche senza lo splint. Perché il
chirurgo lavori in sicurezza è compito dell'ortodonzista creare, durante la preparazione
pre-chirurgica, un minimo di spazio fra le radici dove il chirurgo deve eseguire il taglio.
I pazienti asimmetrici sono pazienti più complessi degli altri da trattare, specie per le
difficoltà che si riscontrano nell'individuare un asse di riferimento (mediana di riferimento):
in caso di asimmetria grave del mascellare, infatti, spesso si verifica anche una deviazione
del naso dallo stesso lato del mento, che rende necessario oltre all'intervento sui
mascellari anche una rinoplastica correttiva (gli interventi possono essere eseguiti
contemporaneamente o in due tempi).
chirurgico;
✦ simmetrizzazione del torque degli elementi posteriori (per quanto possibile);
Gli strumenti che ci permettono di ottenere questo risultato per accentuare l'asimmetria
(poi corretta dalla chirurgia) includono:
✤ trazioni elastiche asimmtriche, che permettono di ottenere una decompensazione
con
➡ rapporti di III classe sul lato iperplasico
➡ rapporti di II classe sul lato ipoplasico
✤ estrazioni simmetriche con diverso sfruttamento dello spazio estrattivo
✤ estrazioni asimmtriche (raro)
✤ possibile ricorso ad impianti e trazioni extra-orali di vario genere come metodo di
ancoraggio
Anche se tutti gli ortotonzisti concordano sul fatto che il trattamento chirurgico è
sicuramente ideale per correggere un'asimmetria scheletrica, è importante decidere se per
il paziente è necessaria una correzione completa dell'asimmetria o se è possibile ricercare
una forma di compenso per mascherare il difetto (es. nei casi gravi è possibile eseguire la
centratura del solo mento lasciando inalterati i rami mandibolari e non modificando
l'occlusione). I pazienti infatti di norma notano in modo maggiore un'asimmetria trasversale
del volto rispetto ad un'asimmetria verticale e danno maggiore importanza alla deviazione
del mento rispetto a quella degli angoli mandibolari. In presenza di occlusione accettabile
e funzione mandibolare soddisfacente, quindi, si può ricorrere alla sola osteotomia del
bordo inferiore della mandibola, volta a centrare il mento trasversalmente. Un'eventuale
inclinazione del piano occlusale, invece, può essere corretta in modo adeguato solo in
modo chirurgico.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Trattamento ortodontico dei casi borderline
Sono i casi più delicati. Negli ultimi anni da un lato è aumentata la richiesta di trattamento
con finalità estetiche: nella nostra società l’aspetto estetico ha un ruolo estremamente
importante, ognuno di noi quando vede un soggetto che non conosce tende a catalogare
da un punto di vista del carattere l’aspetto estetico, soprattutto del viso e del volto. Nei
fumetti per esempio una persona brutta e cattiva la facciamo diventare III classe, nel
mondo dell’arte stessa cosa (vedi Giuda nel’Ultima Cena di Leonardo). La persona quindi
sente proprio il giudizio e di conseguenza ne viene influenzata la qualità della vita, la
scelta del partner, l’aspetto lavorativo. Per questo motivo molte persone vengono a
richiederci di cambiare.
Le tecniche chirurgiche d’altronde hanno fatto tanti cambiamenti, si sono evolute, sequele
post-operatorie sono molto più accettate dal pz (una volta non si faceva la fissazione rigida
con le placche ma una fissazione a filo che obbligava il pz alla fissazione intermascellare
dopo l’intervento chirurgico, oggi il pz dopo una settimana ha una vita normale).
Tutti ci consentono di ottenere grossi spostamenti funzionali nel pz: non tutto però si deve
ricondurre a concetti occlusali. Quando i pz non hanno discrepanze scheletriche così
eclatanti da indirizzarci senza dubbio verso la chirurgia, abbiamo un dilemma di scelta tra
l’intervento chirurgico e l’intervento di camouflage: bisogna essere estremamente prudenti
e non farsi influenzare da concetti basati esclusivamente su parametri occlusali.
✦ L’occlusione non è tutto: la I classa canina, la I classe molare, riduzione OJ, OB non
devono essere il fulcro della nostra scelta perchè il raggiungimento di una I classe
non sempre è il raggiungimento di un successo terapeutico.
✦ Cercare di capire quali sono i desideri del pz: noi facciamo ortodonzia, non facciamo
miracoli, se pz vuole modificare tratti del viso non possiamo farlo. Spieghiamo
sempre al pz la strada da intraprendere, i rischi, i benefici e valutiamo se il suo
desiderio possa essere rispettato, decidiamo sempre insieme al pz e al chirurgo.
✦ Valutare se trattamento ortodontico possa risolvere i problemi occlusali senza
peggiorare l’estetica (perchè al pz va bene così): se in una II classe grave, facciamo
estrazione 2 premolari superiori e retrazione gruppo frontale, riduciamo OJ. Se
l’obiettivo era la riduzione dell’OJ abbiamo ottenuto un successo ma se il pz aveva
un naso lunghissimo e facciamo l’estrazione dei 2 premolari, il naso diventa ancora
più lungo!
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Trattamento ortodontico dei casi borderline
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Trattamento ortodontico dei casi borderline
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Trattamento ortodontico dei casi borderline
Nel caso di una preparazione prechirurgica vanno rimossi tutti i compensi dentali che
spesso si creano spontaneamente e che potrebbero essere accentuati durante il
camouflage. Nelle II classi si ha retroinclinazione degli incisivi superiori e
vestibolarizzazione degli incisivi inferiori, nelle III classi al contrario si ha
vestibolarizzazione degli incisivi superiori e linguoversione degli incisivi inferiori.
➡ Per eliminare questi compensi si ricorre alla estrazione dei premolari inferiori nelle II
classi abbinate all’uso di elastici di III classe e dei premolari superiori nelle III classi
con elastici di II. Questo permette di ottenere con l’intervento uno spostamento ideale
delle basi scheletriche e contemporaneamente un’occlusione corretta.
Sottile osso alveolare nelle III classi iperdivergenti o nei biprotrusi
Nelle III classi open (dove è presente un sottile osso alveolare sia vestibolarmente sia
lingualmente all’apice dell’incisivo inderiore) può essere rischioso per il parodonto
(recessioni e riassorbimento) sia una compensazione dentale (retrazione) che una
decompensazione pre chirurgica (vestibolarizzazione). Per limitare i danni al parodonto:
‣ forze leggere e prolungate
‣ trattamento parodontale preventivo in caso di insufficienza di gengiva aderente
Per ottenere risultati esteticamente accettabili anche in casi di sinfisi sottile durante la
preparazione prechirurgica, l’ortodontista sarà costretto a vestibolarizzare gli incisivi
inferiori.
Analisi frontale
★ Asse di simmetria: nasion cutaneo, menton cutaneo, punta del naso, filtro del labbro
superiore (il più importante) e linea interincisiva, dovrebbero essere tutte sulla stessa
linea.
★ Parallelismo tra linea interpupillare, linea della rima orale e piano occlusale che va
diviso in anteriore e posteriore. Se c’è mancato parallelismo del settore anteriore del
piano occlusale con la linea che collega le due pupille (a patto che sia dritta perchè a
volte c’è uno slivellamento delle due orbite) è probabile che possa essere di
pertinenza ortodontica. Se lo slivellamento riguarda il settore posteriore è di
pertinenza chirurgica. Valutiamo lo slivellamento mettendo una forchetta in bocca al
pz.
★ Esposizione del sorriso: esposizione dovrebbe essere da 3/4 di corona incisivo fino a
2 mm di gengiva. Non è un’indicazione di tipo assoluto, si tollera una maggiore
esposizione gengivale proprio perchè si pensa che con l’età ci sia una parziale
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Trattamento ortodontico dei casi borderline
caduta del labbro, i tessuti diventano più lassi e il labbro copre di più. Vedere gli
incisivi inferiori invecchia il pz in maniera terribile.
Analisi laterale
★ Linea estetica di steiner
★ Angolo facciale: glabella-subnasion-pog Cutaneo (165°-175°). Nelle II tende a
diventare più acuto, nelle III tende ad appiattirsi.
★ Spessore del labbro superiore 10-14 mm: se dobbiamo retrarre gli incisivi per ridurre
l’OJ, dobbiamo verificare che il labbro sia in grado di sopportare il movimento, se
sottile si sposta indietro con gli incisivi.
★ Lunghezza del naso 14-17 mm: un naso lungo fa riflettere molto sulla possibilità di
fare un trattamento con retrazione del labbro.
★ Angolo naso-labiale 90-115° (columella - sottonasale - punto più avanzato labbro
superiore).
Analisi di Arnett
Il pz è in posizione naturale, si traccia la verticale che passa per la glabella, la punta del
naso, la metà del labbro superiore e inferiore, il punto mediano del mento e da questa si
tracciano le perpendicolari passanti per il piano bipupillare, i piani dell’arcata superiore e
inferiore (passanti per le cuspidi canine), il piano del mento.
Le zone dove maggiormente si rilevano asimmetrie sono in ordine di frequenza mento,
angolo mandibolare e guance.
Per esaminare l’armonia delle varie sezioni di un volto sul piano frontale, lo si divide in 3
porzioni delimitate da: linea del cuoio capelluto, linea mediana delle sopracciglie, linea
subnasale e linea del mento.
Il terzo inferiore (il più importante per la diagnosi e il trattamento) si scompone
ulteriormente in 3 parti con 4 rette: subnasale, margine del labbro superiore e inferiore,
mento.
Vari studi dimostrano come non ci siano differenze significative tra i pz trattati
ortodonticamente e quelli trattati chirurgicamente: si raggiungono risultati estetici
soddisfacenti in entrambi i casi, la funzione cranio-mandibolare e la stabilità degli incisivi
inferiori non mostrano differenze. L’unica cosa è che alcuni pz chirurgici presentano
recidiva da imputare probabilmente al riassorbimento condilare.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Trattamento ortodontico dei casi borderline
E nella II classe?
❖ ANB positivo: > 7-8°
❖ Indice di Wits: è meno importante
❖ Rapporti occlusali di II classe
❖ Profilo convesso
Il pz potrà essere curato, deve essere monitorato, va valutata a distanza la risposta alla
crescita e alla terapia e in base alla risposta si decide se continuare o lasciare che il pz
cresca.
๏ Evitare comunque manovre irreversibili (estrazioni) perchè questo potrebbe
pregiudicare le scelte successive.
๏ Riteniamo di dover intervenire ortopedicamente anche nei casi gravi in età precoce.
Non bisogna eccedere con un trattamento quando la prognosi e i risultati sono
sfavorevoli.
Questo si può fare quando siamo nelle condizioni di dare risultato esteticamente
soddisfacente, ovvero quando sono presenti:
‣ angolo naso labiale chiuso con labbro prominente e naso non eccessivamente lungo
‣ overjet non superiore ai 5-6 mm: impensabile avere OJ di 1 cm e pensare di ridurlo
con estrazioni (esiste limite a spostamento dentale)
‣ adeguato spessore del labbro superiore (>12 mm) con sufficiente proiezione sul
profilo: labbro spesso tollera meglio, un labbro sottile invece segue la retrazione degli
incisivi con rapporto di 1:1, per ogni mm di retrazione, il labbro va indietro di 1 mm
‣ deficit mandibolare lieve o assente: se profilo è estremamente convesso, è una follia
fare un camouflage, soprattutto dal punto di vista estetico
‣ competenza labiale ed assenza di gravi discrepanze verticali: una II classe open non
si presta a camouflage a meno che non sia lieve - ANB < 6°
‣ assenza crescita in open - Lieve proinclinazione degli incisivi inferiori
- Adeguato spessore osseo palatale
Caso clinico: spesso capita di avere tutta l’arcata superiore convergente per riuscire a
trovare il contatto con l’inferiore: negli obiettivi della terapia è indispensabile espandere
l’arcata (fino ad ipercorrezione) per promuovere poi l’avanzamento mandibolare. In seguito
all’applicazione del disgiuntore, si procede con Herbst.
Le II classi open sono una bella sfida: spesso peggiorano durante la fase iniziale di
livellamento (si ha estrusione dei settori laterali che determina una post rotazione
mandibolare che a sua volta peggiore la II classe e l’open). Occorre quindi una corretta
valutazione del sorriso in un soggetto open (individuare soggetti con eccesso verticale
mascellare superiore), l’esposizione corretta va da 3/4 corona a 2 mm di gengiva, i pz con
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Trattamento ortodontico dei casi borderline
labbro corto o con eruzione passiva oppure con corone corte che possono dare un’alterata
esposizione degli incisivi durante il sorriso.
La distanza interlabiale a riposo deve essere compresa fra 1 e 5 mm (importante fare le
foto con le labbra in rest position dicendo la parola mamma, con le labbra chiuse e con il
sorriso).
Tutte queste caratteristiche non solo sono di difficile soluzione senza l’ausilio della
chirurgia ma sono suscettibili di peggioramento in caso di camouflage.
I casi deep sono sicuramente più semplici da curare, in quanto l’eventuale estrusione
dentale tenderà a migliorare l’occlusione.
Forsus (simile ad Herbst): crea ancoraggio anteriore nella zona inferiore per poter
promuovere mesializzazione molari e mantiene ancoraggio superiore.
Vantaggi camouflage
‣ minor complessità trattamento
‣ minor costo
‣ risultato simile
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Trattamento ortodontico dei casi borderline
Il miglioramento estetico sarà scarso e localizzato alle arcate dentarie, tranne in alcuni
casi: nei deep bite con scivolamento mandibolare in MI saranno possibili lievi modifiche
del profilo poichè si arriva testa a testa partendo da posizione di morso inverso anteriore
per poter mettere in contatto i molari. Se questi pz tollerano un aumento dell’altezza
verticale posteriore (mettiamo prima un bite per verificarlo), è possibile favorire un
riposizionamento mandibolare e miglioramento estetico.
Bennet, alla domanda: fino a dove possiamo compensare incisivi? Rispondeva: fino ai
valori normali della pressione arteriosa, 120-80 (superiore-inferiore).
Discrepanze trasversali
In pz adulti interveniamo ortodonticamente solo in caso di lievi contrazioni dell’arcata
superiore e con sufficiente supporto parodontale (per tollerare un tipping vestibolare delle
corone dentarie).
Obiettivo: forma di arcata compatibile con quella della base ossea sottostante, buona
coordinazione con arcata ossea antagonista.
➡ limite massimo dell’espansione ortodontica 1-2 mm per lato
Possibilità sono:
✤ Espansione lenta
✤ Espansione rapida: ottimi risultati fino a 14-16 anni nelle femmine e fino a qualche
anno in più nei maschi, anche se non esiste un’età limite precisa (estrema variabilità
chiusura suture). Se dopo 8-10 giorni non compare il diastema interincisivo, si
interrompe la disgiunzione per evitare eccessivi danni radicolari e paradontali.
✤ Espansione assistita chirurgicamente
✤ Espansione chirurgica
✤ Osteotomia mediana mandibolare: pratica molto rara
❖ Vantaggi: minori costi, nessun intervento chirurgico, nessun dolore post operatorio,
minor costo sociale
Utilizzarlo in pz limite (fascia età 14-18 anni) in cui prevediamo possibile insuccesso
disgiunzione classica.
Controindicazioni
✓ Severe ipoplasie del mascellare (5 mm): nessun dubbio, proponiamo chirurgia
✓ Molari superiori con tip vestibolare (sentita con palpazione): facciamo CBCT di
controllo
✓ Presenza di recessioni e/o sanguinamento al sondaggio
✓ Presenza di asimmetrie del mascellare
✓ Presenza di sleep apnea
Conclusioni
★ Valutazione accurata in primis dei dati diagnostici
★ In caso di dismorfismi gravi: non ci sono dubbi sulla scelta del trattamento, che sarà
ortodontico - chirurgico. Importante non intraprendere terapia solo ortodontica per
assecondare i desideri del paziente, che porterebbe a risultati fallimentari (possiamo
solo allineare le arcate)
★ In casi dubbi borderline, dobbiamo valutare la possibilità di raggiungere i classici
obiettivi del trattamento ortognatodontico rispettando i desideri del paziente:
‣ buona estetica dentale e facciale
‣ occlusione funzionale
‣ stabilità dei risultati
‣ salute parodontale
‣ rispetto dell’ATM
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Contenzione
Contenzione
✴ In età adulta: si parte direttamente dalla terapia fissa (di ortopedico funzionale si può
fare ben poco se non esercizi di educazione funzionale per la lingua)
✴ Nei soggetti adulti con asimmetrie: si procede con terapia ortodontico-chirurgica
Perchè la contenzione?
Una legge non scritta degli anni ’80 citava: se gli ortodonzisti sono capaci di mettere i denti
nel posto giusto, questi non si sposteranno mai per tutta la vita. C’era la convinzione che
una buona occlusione, solo con le forze di masticazione, potesse automantenersi.
In realtà studi longitudinali hanno dimostrato che non è così, anche i casi trattati con la
massima perizia possibile vanno incontro a recidiva, cioè tentativo dei tessuti di tornare
nella posizione precedente a quella della terapia ortodontica.
Cause di recidiva
✤ Persistenza dell’agente eziologico: malocclusioni dovute all’interposizione della
lingua non si correggono se non si riposiziona la lingua.
✤ Errori diagnostici e/o terapeutici: si tratta di una recidiva iatrogena
✤ Potenziale residuo di crescita: soprattutto nelle III classi e soprattutto nei maschi
✤ Mancata ipercorrezione
✤ Trattamenti troppo veloci: portano alla recidiva con una probabilità maggiore rispetto
ai trattamenti condotti lege artis. La terapia funzionale dura da un anno e mezzo a 3
anni, la terapia fissa dura dai 2 ai 3 anni. Le terapie ortodontiche di 6 mesi portano
solo al movimento dei denti non alla loro stabilizzazione. Occorre del tempo da dare
ai tessuti parodontali e alle componenti neuromuscolari per riorganizzarsi.
✤ Squilibri muscolari: ricollegati per esempio alla lingua, alla muscolatura periorale
✤ Squilibrio occlusale: stabilità favorita da una buona intercuspidazione tra le arcate e
da un corretto orientamento delle radici nella compagine ossea.
✤ Mancata collaborazione del paziente: in genere è prevedibilissima, un pz che ha
collaborato con la maschera di Delaire o con la TEO collabora anche con la
contenzione.
✤ Fattori ereditari
✤ Terzo molare: anche se le ultime revisioni della letteratura ci dicono che a discapito di
quello che si pensava prima (quando ottavo era sempre responsabile
dell’affollamento post trattamento), in realtà il terzo molare non influisce più di tanto
sugli incisivi. E’ stato fatto uno studio su soggetti che non hanno mai effettuato
terapie ortodontiche e che hanno un perfetto allineamento o che hanno agenesia del
terzo molare, ed è stato dimostrato come nel corso del tempo si assiste comunque
ad un affollamento dovuto a squilibri muscolari e forze masticatorie. Il terzo molare
può essere quindi causa di movimenti ma non è sempre lui la causa principale.
Risulta comunque utile la germectomia nei casi in cui la carenza di uno spazio
eruttivo sia chiaramente evidenziabile.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Contenzione
L’ortodonzista deve ricorrere durante il trattamento attivo a precise manovre che gli
consentano di prevenire situazioni a elevato rischio di recidiva:
✓ rimuovendo i fattori eziologici alla base della disgnazia anche con terapie di tipo
intercettivo
✓ eseguendo il più precocemente possibile movimenti che più facilmente recidivano
(rotazione)
✓ evitando un’eccessiva rapidità di trattamento
✓ evitando di modificare la larghezza dell’arcata inferiore e variandone il meno
possibile la lunghezza
✓ ipercorreggendo la malocclusione
✓ ricercando una situazione di equilibrio tra le forze intra ed extra orali
✓ creando un’intercuspidazione corretta che rappresenta la miglior contenzione
occlusale
Contenzione
Tentativo che si attua, tramite adeguate apparecchiature e/o appropriate procedure, per
mantenere inalterati o per migliorare i rapporti dentali o scheletrici ottenuti tramite il
trattamento ortodontico.
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Contenzione
Mezzi di contenzione
1) Dispositivi meccanici
★ Fissi - da preferire nei casi di scarsa collaborazione o di elevato rischio di
recidiva:
➡ archi linguali o palatali: soprattutto all’arcata inferiore per evitare cambiamenti di
lunghezza o larghezza e evitare recidiva di rotazione
➡ sezionali linguali e/o vestibolari: legati agli attacchi, mantengono diametro
intercanino nell’arcata inferiore
➡ splintaggi intra - extra smalto: più frequente extra-smalto, il filo viene fissato con
resina composita previa mordenzatura dello smalto sulla superficie linguale.
Importante passivizzare completamente il filo pena l’insorgenza di indesiderati
movimenti di alcuni denti. Il vantaggio di fissarlo solo sui canini è sicuramente di
tipo igienico. Oggi si fanno anche in fibra di resina, fornita in strisce di vario
spessore. Può essere utilizzato in combinazione con altri retainers rimovibili.
➡ splintaggi con retainers fusi: indicati soprattutto nei pz parodontopatici, applicati
in genere alla superficie palatale del gruppo frontale superiore, dopo grossi
movimenti sul piano verticale e sagittale.
➡ protesi fisse: elementi affollati o parodontalmente compromessi che poi
vengono protesizzati
★ Mobili:
➡ placche palatine e/o inferiori: le palatine semplici sono in materiale acrilico con
arco vestibolare metallico o in nylon trasparente. Esempio sono le placche di
Hawley o le placche di Gianelly (resina adattata alla superficie linguale dei denti
e arco vestibolare a partenza retromolare in contatto con superficie vestibolare
dei denti)
➡ mascherine acriliche stampate termoformate: si utilizzano fogli di spessore 0,5
mm con cui si fanno mascherine che non interferiscono con l’occlusione. Sono
estetiche e possono fare da supporto per i gel dello sbiancamento domiciliare.
➡ ferule acetaliche: possono essere complete, estese a tutta l’arcata o parziali.
Dotate di memoria elastica consentono di costruire dispositivi di contenzione sia
passivi sia leggermente attivi se progettati su set-up.
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★ Parzialmente rimovibili:
➡ TEO
➡ Delaire
➡ lip bumper
➡ archi linguali e palatini
Si possono associare nello stesso caso dispositivi fissi e mobili per le due opposte
arcate: associazione tra placca palatale superiore o mascherina stampata e
splintaggio da canino a canino per l’inferiore.
2) Procedure chirurgiche
★ Fibrotomia sopracrestale (soprattutto per recidive di rotazione)
★ Glossectomia
★ Germectomia ottavi
3) Procedimenti gnatologici
★ Molaggio selettivo
★ Ricostruzioni coronali
★ Stripping
4) Procedimenti morfo-funzionali
★ Esercizi di riabilitazione muscolare: logopedia, esercizi con lingua
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Ortognatodonzia, Terapia - Fabiana Galati Contenzione
Controindicazioni
‣ scarsa collaborazione del paziente
‣ riposizionamenti troppo importanti
A fine crescita
๏ contenzione passiva (circa 1 anno)
Modificazioni tissutali e morfologiche che modificano il risultato ottenuto con il trattamento ortodontico:
✓ Spostamento centripeto della dentatura
✓ Prevalenza di forze peri-orali
✓ Riduzione capacità di sostegno parodontale
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Le malocclusioni non sono considerate un fattore principale per l'insorgenza di TMD. Molti studi recenti riducono l'importanza dei fattori occlusali nell'eziologia dei TMD, e l'occlusione è attualmente ritenuta un cofattore piuttosto che una causa principale . Nonostante alcuni tipi di malocclusioni siano stati storicamente associati a un maggiore rischio di sviluppare TMD, tale relazione non è stata dimostrata scientificamente in modo consistente . Alcune varianti specifiche, come il cross bite anteriore e posteriore, possono nominalmente aumentare il rischio ma la correlazione non è stata definitivamente stabilita . Inoltre, l'ortodonzia non è confermata come trattamento preventivo o curativo per i TMD .
La traslazione dei denti richiede una forza la cui linea d'azione passa esattamente attraverso il centro di resistenza del dente, risultando in un movimento uniforme senza rotazione; ciò si ottiene facendo sì che il rapporto momento/forza (M/F) sia uguale a zero . Per il torque, invece, si applica una coppia di forze che agisce sulla radice, solitamente attraverso un arco rettangolare nel bracket, che crea una torsione e cambia l'inclinazione del dente; questo avviene quando il M/F è significativo . Il processo di uprighting comprende una combinazione di traslazione e rotazione, correggendo l'angolazione del dente. È richiesto un sistema di forze complesso che combina momenti e forze singole, spesso tramite l'impiego di coppie di forza per garantire il movimento desiderato e aumentarne l'efficacia . In tutti i casi, le regolazioni precise dell'applicazione delle forze sono fondamentali per ottenere i risultati ortodontici desiderati .
Le variazioni di forza applicata influenzano la pressione sul legamento parodontale nel movimento di tipping alterando il rapporto tra momento e forza (M/F). Un M/F inferiore causa un tipping più controllato, mentre un M/F superiore provoca un tipping incontrollato con maggiore pressione sui tessuti parodontali. Forze elevate possono portare alla ialinizzazione del legamento parodontale, mentre forze più leggere risultano in una pressione più uniforme e tollerabile . Il placement della forza vicino al centro di resistenza riduce l'effetto rotatorio e quindi la pressione sulla radice . Durante il tipping, la corona del dente si sposta in una direzione e la radice nella direzione opposta, determinando variazioni locali di pressione sul legamento .
Nella scelta del tipo di attacco ortodontico, una considerazione principale riguarda la frizione tra lo slot dell'attacco e l'arco. Gli attacchi in ceramica possono facilmente generare un'alta frizione, rallentando il movimento del dente e complicando l'ottimizzazione delle forze e dell'ancoraggio . Gli attacchi autoleganti, progettati per minimizzare le forze frizionanti, permettono movimenti più rapidi e riducono il rischio di perdita di ancoraggio . L'uso di attacchi metallici offre una minore frizione e una maggiore resistenza rispetto ad altri materiali, ma non fornisce lo stesso effetto estetico degli attacchi in ceramica o plastica . È cruciale considerare anche il tipo di forza necessaria per il movimento ortodontico pianificato, come forze continue leggere o interrotte, per minimizzare il rischio di danni pulpari o radicolari . Infine, le caratteristiche dell'attacco in termini di ritenzione e controllo dei movimenti come torque e tipping possono influenzare la scelta tra attacchi diretti e indiretti, in base alla complessità del caso e alle esigenze estetiche del paziente .
La corretta registrazione del morso di costruzione è fondamentale in ortodonzia funzionale poiché influisce direttamente sulla posizione della mandibola e quindi sull'efficacia terapeutica degli apparecchi funzionali. Durante la registrazione del morso, si utilizza la cera per simulare la posizione che la mandibola assumerà con il dispositivo, determinando così l'avanzamento mandibolare desiderato . La registrazione precisa del morso consente di utilizzare un attivatore che induce l'avanzamento mandibolare, stimolando efficacemente il sistema neuro-muscolare per modificare i rapporti e le dimensioni delle strutture ossee . L'attivazione corretta in termini di entità e direzione dell'avanzamento e dell'elevazione verticale è cruciale per evitare modifiche non desiderate e massimizzare la risposta terapeutica . Pertanto, una registrazione accurata del morso di costruzione facilita il successo del trattamento modificando la dinamica muscolare e favorendo una corretta crescita scheletrica .
Il Centro di Rotazione varia significativamente nei diversi movimenti ortodontici. Nella rotazione pura, coincide con il Centro di Resistenza. Nel movimento corporeo o traslazione pura, si trova all'infinito, poiché il dente si sposta parallelamente a se stesso. Quando si combinano traslazione e rotazione, il Centro di Rotazione può essere determinato tramite l'analisi del tracciato del dente in posizione pre-spostamento e post-spostamento .
L'applicazione di una forza direttamente attraverso il Centro di Resistenza (C. di R.) di un dente provoca una traslazione pura, cioè il dente si muove nella direzione della forza senza inclinarsi o ruotare . Se la forza passa fuori dal C. di R., essa crea un momento che induce una combinazione di traslazione e rotazione del dente . Più la linea d’azione della forza è lontana dal C. di R., maggiore sarà l'inclinazione o il tipping del dente . Inoltre, per ottenere la traslazione pura, la forza risultante deve attraversare il C. di R., mentre una forza lontana dal C. di R. comporterà una maggiore rotazione . L’effetto della forza dipende anche dall’intensità della stessa e dalla distanza tra la linea di azione e il C. di R. .
Le coppie di forze sono cruciali per il controllo del movimento rotatorio dei denti. Esse producono momenti su due assi differenti, permettendo la rotazione assiale dei denti . Nel movimento di rotazione, una coppia di forze viene applicata sui lati opposti del dente, creando una forza di torsione che causa la rotazione attorno all'asse del dente . La corretta applicazione delle coppie di forze è essenziale per minimizzare gli effetti indesiderati e migliorare il controllo del movimento dentario . Le forze leggere devono essere applicate in modo controllato per evitare il riassorbimento radicolare e altri danni tissutali . L'utilizzo di coppie di forze, insieme a un sistema di controllo preciso, è inoltre fondamentale per prevenire e correggere le recidive durante il trattamento ortodontico .
Il movimento di tipping consiste in una rotazione del dente attorno a un punto vicino al suo centro di resistenza, provocando una compressione del legamento parodontale (PDL) solo in determinate aree, come vicino alla cresta alveolare e all'apice radicolare . È causato principalmente dall'applicazione di una forza singola applicata alla corona, che inclina il dente . In contrasto, il movimento di traslazione implica lo spostamento del dente parallelamente a se stesso senza modificare l'inclinazione del suo asse. Questo richiede l'applicazione simultanea di una forza singola e una coppia di forze che passano per il centro di Resistenza del dente, permettendo a tutti i punti del dente di muoversi nella stessa direzione e misura, con compressione uniforme del PDL . Inoltre, nel tipping, il centro di rotazione coincide con il centro di resistenza, mentre nella traslazione il centro di rotazione è all'infinito .
Gli apparecchi funzionali per la correzione della Classe II scheletrica mirano a influenzare il sistema neuromuscolare dell'apparato stomatognatico per modificare i rapporti e le dimensioni delle strutture ossee. Il loro effetto si basa su meccanismi biomeccanici specifici, come l'avanzamento della mandibola tramite stimolazione della crescita condilare e il rimodellamento della cavità glenoidea, indotto dal riposizionamento anteriore del condilo . Inoltre, questi apparecchi possono indurre un rallentamento o un'alterazione della crescita trasversa e verticale dei mascellari . L'uso di apparecchi funzionali può anche comportare cambiamenti d'orientamento dentale, come vestibolarizzazione o lingualizzazione, e promuovere la migrazione dei denti posteriori inferiori mesialmente, mentre rallenta quella dei denti posteriori superiori . La diversità delle risposte terapeutiche dipende da variabili come le caratteristiche strutturali dell'apparecchio e la risposta individuale del paziente . Tuttavia, se non correttamente bilanciati, questi apparecchi possono provocare effetti indesiderati come la vestibolarizzazione degli incisivi inferiori .