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LA CARIE Si tratta di un processo morboso che, almeno in fase iniziale, interessa i tessuti duri e non vascolarizzati del dente.

Dal punto di vista topografico possiamo distinguerla in carie della corona, carie della radice e carie del colletto. E ovvio che la carie della radice si pu sviluppare solo se questa esposta. In base ai tessuti interessati possiamo avere: - Carie dello smalto - Carie della dentina (linteressamento primario della dentina possibile solo quando questa risulta scoperta). - Carie del cemento (questo tipo di carie possibile solo se la radice esposta). In base alla localizzazione delle lesioni cariose a livello coronale, Black le ha raggruppate in 5 classi: 1) Lesioni cariose a livello di solchi e fossette degli elementi dentali. 2) Lesioni cariose localizzate a livello degli spazi interprossimali dei denti latero-posteriori. 3) Lesioni localizzate a livello delle facce interprossimali dei denti anteriori senza il coinvolgimento del angolo incisale. 4) Lesioni localizzate in corrispondenza delle facce interprossiamli dei denti anteriori con il coinvolgimento del angolo incisale. 5) Lesioni cariose localizzate in corrispondenza del 3^ cervicale dei denti. La carie pu anche essere distinta in semplice e complicata. - La carie semplice interessa i tessuti duri del dente; quella complicata si estende al tessuto pulpare. Nel processo evolutivo della carie possiamo distinguere 2 momenti fondamentali: quello cariogeno e quello cavitogeno. -Il primo caratterizzato dalla demineralizzazione e dalla proteolisi dei tessuti duri del dente; il secondo caratterizzato da disfacimento e solubilizzazione dei tessuti dentali. -Il momento cariogeno reversibile, in quanto interrompendo il circolo vizioso, possibile la remineralizzazione dei tessuti dentali. -Il momento cavitogeno risulta, invece, irreversibile in conseguenza della perdita di sostanza dentale con formazione di una vera e propria cavita. Necessita quindi di un intervento medico protesico. Nella genesi della carie possiamo inoltre distinguere fattori predisponenti e fattori determinanti. I fattori predisponenti sono tutti quei fattori che facilitano linsorgenza della malattia, pur non determinandola. I fattori determinanti, invece, sono quei fattori senza i quali la malattia non si pu determinare. Tra i fattori predisponenti di carattere generale possiamo annoverare lereditariet, fattori ambientali, lalimentazione, stati fisiologici. Ereditariet importante in relazione alle caratteristiche morfologiche del dente e alla qualit dei tessuti duri dello stesso. Per quanto riguarda i fattori ambientali, assumono importanza lirraggiamento solare oppure la quantit di fluoro presente nelle acque. Lalimentazione particolarmente importante in quanto diete ricche di carboidrati semplici predispongono allinsorgenza della carie. Tra gli stati fisiologici, infine, possibile ricordare la gravidanza.
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Tra i fattori predisponenti locali possiamo ricordare linadeguata igiene orale, le malattie concomitanti del cavo orale, le cause iatrogene. Linadeguata igiene orale favorisce laccumulo e il ristagno della placca batterica. Tra le possibili malattie concomitanti del cavo orale da ricordare la malattia paradontale, specialmente quando si viene a determinare la formazione di tasche, che facilitano laccumulo ed il ristagno della placca batterica. I fattori iatrogeni sono tutti quelli fattori legati ad interventi medici quali otturazioni mal eseguite oppure protesi non curate(chiusura marginale). Tra i fattori determinanti sono da menzionare la placca batterica e gli zuccheri semplici. La placca batterica non altro che un accumulo di mucopolisaccaridi, di origine salivare che formano un intelaiatura che favorisce ladesione e la colonizzazione da parte dei batteri. In origine la placca, definita materia alba (chiara) priva di batteri (sterile), ma con il passare del tempo viene colonizzata dai batteri che variano in tipologia a seconda della vetust (vecchiaia) della placca. Al inizio i batteri sono fondamentalmente aerobici, ma con laumentare di spessore della placca, la flora batterica diventa anaerobica, e questo soprattutto negli starti pi profondi. I batteri responsabili del processo carioso appartengono agli streptococchi, in particolare lo streptococcus mutans. La placca batterica, quindi, per essere cariogena deve essere colonizzata da batteri che possegono le seguenti caratteristiche: Adattabilit alla anaerobiosi e capacit acidogena; devono, nel contempo, aderire ultimamente alle superfici dentali per un tempo adeguato. Ladattabilit allanaerobiosi fondamentale in quanto lambiente profondo della placca povero di ossigeno e rappresenta il perch avvenga la fermentazione dei carboidrati. Questi, come evidente, giocano un ruolo di rilievo nella genesi della malattia. I carboidrati possono essere distinti in monosaccaridi, disaccaridi, oligosaccaridi e polisaccaridi. Tra i polisaccaridi il carboidrato pi importante lamido (materiale di riserva del regno vegetale utilizzabile dal uomo), esso un polimero del glucosio. Lamido, nel cavo orale subisce una scissione solo parziale ad opera della amilasi salivare; la sua scissione completa nei monosaccaridi costituenti avviene a livello digiunale. Lamido, pertanto, non particolarmente cariogeno. Tra i disaccaridi ricordiamo il saccarosio, il maltosio e il lattosio. Il primo costituito da una molecola di glucosio e da una di fruttosio; il secondo da due molecole di glucosio; il terzo da una molecola di glucosio e da una di galattosio. GENESI DEL PROCESSO CARIOSO I batteri presenti nel contesto della placca utilizzano, a fini metabolici, i carboidrati; soprattutto quelli semplici. In conseguenza dei processi fermentativi da essi operati, si produce acido lattico. Questo determina una variazione del pH del cavo orale che diventa acido ( pH il logaritmo decimale negativo in base 10 della concentrazione degli ioni idrogeno). Quando il valore del pH arriva a 5,5 inizia la demineralizzazione dei cristalli di idrossiapatite dello smalto (momento cariogeno). Se non viene interrotto il circolo vizioso, con passare del tempo si arriva alla formazione di una vera e propria cavit con perdita di sostanza (momento cavitogeno). PROFILASSI DELLA CARIE Il momento fondamentale nella prevenzione della carie rappresentato dall accurata igiene orale, che si fonda sostanzialmente sul uso dello spazzolino e del filo interdentale. Con questi due strumenti utilizzati in maniera corretta si riesce a rimuovere la placca batterica della superficie dentale, anche se non completamente. Luso dello spazzolino sarebbe necessario tutte le volte che si consumano alimenti, particolarmente se ricchi di zuccheri semplici, le tecniche di
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spazzolamento possono essere di vario tipo, tuttavia lo spazzolamento delle superfici dentali non dovrebbe essere inferiore ai 3 minuti. Durante la notte, infatti, vegono meno tutti i 7 processi di autodetersione presenti durante la giornata (parlare, masticare cibo, azione delle labbra, delle guance e della lingua, salivazione). Il filo interdentale insostituibile per ligiene di tutte quelle zone difficilmente raggiungibili con lo spazzolamento ( spazi interprossimali). Oltre ai mezzi meccanici, nella prevenzione della carie assume un ruolo importante sia la fluoroprofilassi, sia luso dei sigillanti.

LA FLUOROPROFILASSI Il fluoro uno degli elementi pi elettronegativi del sistema periodico ed caratterizzato da una grande affinit per lidrossiapatite dello smalto (F+). In questo contesto prende il posto di uno ione idrossile (OH-). Trasformando la idrossiapatite in fluoro idrossiapatite si demineralizza ad un pH pi basso (pH 3,5) rispetto alla idrossiapatite. Lw modalit di somministrazione del fluoro possono essere varie, tuttavia alcune risultano pi efficaci di altre. Tra le possibili vie di somministrazione del fluoro c quella alimentare; in questo caso, per, risulta poco determinabile il quantitativo di fluoro assunto dal soggetto. Sicuramente pi efficacie lassunzione del fluoro mediante somministrazione di compresse. Tale metodica consiste nel somministrare al soggetto compresse di fluor da 102mg per cicli di 20 giorni e con una sospensione di 10 giorni. La somministrazione del fluoro pu essere iniziata gi durante la gravidanza e continuata dopo la nascita fino al et di 12 anni. E da ricordare, per, che un eccesso di fluoro pu determinare linsorgenza della fluorosi ( danni alla struttura dello smalto oppure colorazione grigiastra dei denti). Un altro sistema molto efficacie rappresentato dalla ionoforesi (movimento di ioni sottoposti allazione di un campo elettrico). E necessario utilizzare un generatore a corrente continua. Al polo negativo colleghiamo un supporto adattabile alle arcate dentali imbevuto di una soluzione contenente ioni fluoro; lelettrodo positivo viene tenuto dal paziente. Attivando il circuito elettrico gli ioni fluoro tendono ad abbandonare la soluzione e a migrare nel contesto dello smalto che ha assunto la carica positiva. La differenza di potenziale tra i due elettrodi varia tra i 15 e 30 volt, lintensit della corrente di poche decine di milliampere (mA). LA SIGILLATURA DEI SOLCHI

E una metodica applicabile agli elementi dentali sani muniti di tavolato occlusale. Protegge la superficie del dente da possibili lesioni cariose in quanto la riveste con sottilissimo strato di resina auto polimerizzante o foto polimerizzante. La superficie dellelemento dentale viene preventivamente mordenzata in modo da consentire una migliore adesione della resina allo smalto. La resina deve essere distribuita in uno strato sottilissimo in modo da evitare laccumulo di resina nelle parti pi declini del tavolato occlusale che potrebbe determinare la creazione di precontatti occlusali. Con tempo il trattamento va ripetuto e lintervallo dipende dalle abitudini alimentari del soggetto e dallintensit della forza che determina il contatto occlusale.

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PATOLOGIE OSSEE ODONTOGENE Come sappiamo , un processo carioso da semplice pu diventare complicato; questo comporta un coinvolgimento del tessuto pulpare. Le patologie ossee odontogene sono tutte quelle patologie che si estendono al tessuto osseo e che trovano la loro origine in patologie dentali, particolarmente nella carie complicata. Quando la carie invade la polpa inizialmente questa va incontro ad una infiammazione reattiva (pulpite). Con linvasione del tessuto pulpare da parte dei batteri (specialmente quelli anaerobici) si pu avere la necrosi della polpa. Un tessuto pulpare necrotico non in grado di opporsi ne alla moltiplicazione batterica ( i batteri trovano nel tessuto necrotico un ottimo pabulum/ nutrimento), ma non trovano neanche ostacoli alla loro progressione. Per tanto possono raggiungere i forami apicali della radice e , attraverso questi, invadere il tessuto periradicolare. Con larrivo dei batteri al livello del tessuto osseo apicale, si possono avere diverse evoluzioni. La prima la formazione del granuloma apicale. In questo caso lorganismo reagisce al invasione batterica circoscrivendo il focolaio infettivo con un tessuto di granulazione. In questo modo viene limitata o impedita linvasione, da parte dei batteri, del tessuto osseo. I granulomi apicali sono processi infettivi silenti (senza manifestazione), che possono riacutizzarsi in qualsiasi momento. Laltra possibile evoluzione consiste nella progressione (estensione) dellprocesso infettivo alle strutture periradicolari. Questa evoluzione dipende dalla incapacit dellorganismo di delimitare il processo infettivo. In questo caso linfezione pu dare origine ad una osteomielite, ad un ascesso sottoperiosteo, ad un ascesso sottomucoso o sottocutaneo. Evoluzione possibile la fistolizzazione, cio il drenaggio della raccolta ascessuale al esterno (nel cavo orale in caso di ascesso sottomucoso, al esterno del corpo nel caso di un ascesso sottocutaneo). La sintomatologia delle patologie osseo-odontogene varia a seconda dei casi; piuttosto limitata e talvolta assente nel caso dei granulomi apicali. Diventa, invece, imponente nei casi caratterizzati dalla tendenza alla diffusione. I sintomi caratteristici in questo caso sono rappresentati dal rialzo termico, dolori violenti, gonfiore al viso o al collo, rossore della cute. Dal punto di vista terapeutico risulta fondamentale mettere in atto una terapia antibiotica che, a dosaggio pieno, deve essere protratta per almeno 5 o 6 giorni, anche nel caso in cui la sintomatologia dovesse tendere alla regressione. Successivamente si intraprendono gli interventi sugli elementi dentali interessati dal processo infettivo.

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