Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
2K visualizzazioni14 pagine

Una Questione Privata

Caricato da

Bushra Shehadeh
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
2K visualizzazioni14 pagine

Una Questione Privata

Caricato da

Bushra Shehadeh
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Una questione privata

La struttura del libro


Cap 1 – Primo giorno: non è chiaro attorno a che ora siamo, si suppone tarda mattinata/primo
pomeriggio.
Milton è un giovane partigiano e con il suo compagno Ivan sta marciando su un sentiero. Ad un
tratto, Milton devia dal percorso e si trova davanti alla casa della sua amata Fulvia.
Dove: villa di Fulvia, sulla collina di Alba. “I muri (della casa) erano candidi” [contrasto con la
descrizione dell’ultimo capitolo]. Il centro della relazione di Fulvia e Milton non è il mondo esterno
(la città), ma l’interno, la villa, la biblioteca. Fulvia dice a Milton “tu ed io in città non siamo nel
nostro centro” quandolui le chiede dove e quando possono rivedersi.
Passando sulla stradina che porta all’entrata della casa, a Milton ritornano in mente i ricordi di
Fulvia: si ricorda di quando lei si arrampicava sugli alberi per raccogliere le ciliege; si ricorda di
quando lei si sedeva sul prato, e rifletteva sull’aspetto di Milton.
Milton (nome di battaglia, non viene mai utilizzato il nome civile): prima descrizione dalla voce
narrante “Milton era un brutto: alto scarno, curvo di spalle. Aveva la pelle spessa e pallidissima,
ma capace di infoscarsi al minimo cambiamento di luce o di umore. A ventidue anni, aveva ai lati
della bocca due forti pieghe amare, e la fronte profondamente incisa per l’abitudine di stare quasi
di continuo aggrottato. I
capelli erano castani, ma mesi di pioggia e di polvere li avevano ridotti alla più vile gradazione di
biondo. All’attivo aveva solamente gli occhi, tristi e ironici, duri e ansiosi, che la ragazza meno
favorevole avrebbe giudicato più che notevoli. Aveva gambe lunghe e magre, cavalline, che gli
consentivano un passo esteso, rapido e composto.”
Seconda descrizione fatta da Fulvia “Sei brutto. Hai occhi stupendi, la bocca bella, una bellissima
mano, ma complessivamente sei brutto. Ma non sei poi così brutto. Come fanno a dire che sei
brutto? Lo dicono senza riflettere”.
Fulvia è affascinata ed attratta da Milton, dalla sua capacità di dire le cose (“hai una capacità di
metter fuori le parole come se le sentissi per la prima volta” riferendosi a quando lui l’aveva
chiamata “splendore”), dalle traduzioni delle poesie (Evelyn Hope di Browning, Morella di Poe) e
delle musiche (Deep Purple). Si scambiavano anche delle lettere. Giorgio invece lo definisce “un
dio in inglese” quando, nei ricordi di Milton, lo presenta a Fulvia il giorno del loro primo incontro.
Procedendo sul vialetto, Milton arriva davanti al portichetto d’entrata della villa e lì, gli viene in
mente quando Fulvia si sedeva sulla poltrona a leggere. La prima volta che Milton andò a casa di
Fulvia fu invitato dalla ragazza per tradurle un brano dei Deep Purple, e mentre lui traduceva, lei
rimaneva incantata dalla sua
bravura.
Fulvia: compare nei ricordi di Milton in tutta la sua bellezza e vitalità mentre raccoglieva ciliegie
sull’albero, sdraiata sul prato “Ci si era arrampicata come un maschiaccio (…). Aveva trecce color
mogano, occhi di un caldo nocciola, pagliuzzati d’oro”, poi nei ricordi del primo incontro, nella
presentazione che gli aveva fatto il suo amico Giorgio all’uscita dalla palestra “Questa è Fulvia.
Sedici
anni. Sfollata da Torino per fifa dei bombardamenti aerei”. Milton l’aveva definita “una perla
mimetizzata nelle alghe”. Poi durante i momenti in casa a leggere, a parlare. Lui parlava e lei
ascoltava ad occhi chiusi con lo sguardo lontano e quasi sempre piangeva. Milton ricorda anche i
libri odiosi che leggeva Fulvia (es. Proust, Schnitzler) e che poi più avanti scopre che ha portato
via con sé sacrificando invece uno dei suoi Tess dei d'Urberville (Thomas Hardy).
Giorgio: compare nei ricordi di Milton per la prima volta parlando dell’UNPA (unione nazionale
protezione antiaerea), erano cittadini volontari che avevano compito di protezione civile in caso
di attacco aereo. Quando Milton ne parla a Fulvia lei ride di Milton ma non di Giorgio.
Nel frattempo Ivan lo aspetta all’entrata del cancello restando all’erta, mentre l’attenzione di
Milton viene richiamata da dei passi provenienti da dietro le sue spalle.
Cap 2 – Primo giorno: la custode riconosce Milton e il giovane le chiede informazioni su Fulvia. La
donna lo informa che non ha avuto più notizie della ragazza, gli dice che è andata via a Torino. La
custode la ricorda
come “capricciosa, impulsiva ma molto bella e cara”. La bellezza di Fulvia addolora Milton. A
Milton vengono in mente i ricordi di Fulvia, e chiede alla custode il permesso di visitare per
l’ultima volta la casa della signorina, “la loro stanza” (qualcosa di intimo). La donna gli concede
questo desiderio e corre ad aprire a Milton che, appena all’interno dell’abitazione (ingresso
rituale come se si entrasse in una tomba), sente
riaffiorare in mente i ricordi di quando aveva regalato a Fulvia “Over the Rainbow”.
Over the Rainbow: un disco, primo regalo che Milton fa a Fulvia. Dopo l’acquisto era stato tre
giorni senza fumare. Sua madre vedova gli passava una lira al giorno e lui spendeva tutto in
sigarette. È la loro canzone anche se non era la preferita di Fulvia.
Rivedendo il tavolino addossato alla parete, si ricorda di quando un giorno erano soli e Fulvia,
mettendo Over the Rainbow, lo invita a ballare ma lui rifiuta perché non è capace al contrario di
lei che è bravissima.
Giorgio: viene descritto nei ricordi di Milton durante una festa dove ballava quasi sempre con
Fulvia (mentre Milton non ballava, faceva il “macchinista”). “Giorgio era il più bel ragazzo di Alba
ed anche il più ricco, ovviamente il più elegante. Era biondo miele”.
Poi Milton si sposta dal tavolino e va verso la libreria dove, nei pochi libri lasciati da Fulvia prima
di partire, vede quello che le aveva regalato lui. Ad un tratto la sua attenzione è richiamata da
Ivan che lo intima di andare ma Milton rimane. La custode, guardando Milton, si ricorda di quando
il giovane veniva a trovare Fulvia e gli confessa della relazione intima tra Fulvia e Giorgio [inizia
questione privata].
Relazione: quando Fulvia stava con Milton, la custode si sentiva sicura perché i due parlavano per
ore quando si incontravano e lui era molto serio. Invece Giorgio e Fulvia stavano nella stanza, ma
in silenzio,oppure sulle colline lontano dagli sguardi della custode. Si incontravano quasi tutti i
giorni e rimanevano fuori fino a tardi, mezzanotte. Andò avanti fino ai primi di settembre del ’43
(fino all’armistizio), poi
Fulvia andò via il 12 settembre.
Milton, si fa dare dalla custode informazioni precise sulla data della partenza di Fulvia per Torino
e cerca di ricordare dove si trovava quel giorno. Si ricorda (analessi) che si trovava a Livorno,
miserabilmente vestito, sul punto di svenire per l’inedia. Cercava un mezzo per tornare a casa. Lì,
incontra un macchinista di un treno che lo porta fino a Genova.
Dopo aver finito il giro della casa, Milton saluta e ringrazia la donna e poi dà un’ultima occhiata
alla camera di Fulvia (“Era entrato per raccogliervi ispirazione e forza e ne usciva spoglio e
distrutto”).
Cap 3 – Primo giorno: è sera, Milton e Ivan rientrano a Treiso (comune in provincia di Cuneo in
Piemonte) verso le 18:00. La sentinella di nome Gilera li riconosce e va loro incontro.
Gilera: “Era un ragazzino di appena quindici anni. Era grasso e sodo, di poco più alto del suo
moschetto”.
Milton precede Ivan e Gilera gli chiede cosa hanno visto ma Milton lo sorpassa senza rispondergli
e si dirige verso la postazione del comandante di brigata, Leo. Ivan decide di non raccontare a
Gilera la sua esperienza pomeridiana per evitare che tutta la brigata lo venga a sapere e che
Milton, uno dei pochi che Ivan teme, se
la prenda con lui. Ivan comincia a riflettere sul comportamento di Milton quando è uscito dalla
casa.
Ivan : all’inizio si arrabbia, non capisce il motivo di un comportamento tanto strano, forse dice è
perché è uno studente “Gli studenti sono tutti un po’ tocchi. Noi della plebe siamo molto più
centrati” [differenza studenti/popolani all’interno della classe partigiana, collegamento
meneghello], poi capisce che è per via di una ragazza. Pensare al passato, secondo Ivan, non fa
bene specialmente nelle condizioni in cui si
trovano loro “Tornare su queste cose fa più male che bene. Le cose di prima a dopo, a dopo!”.
Riflette anche sul suo comportamento al ponte di San Rocco, che tutti sapevano fosse minato
soffermandosi in particolare sul momento in cui Milton stava per attraversarlo, distratto, quasi
fosse un automa. Intanto, dall’alto della rupe, appare Milton e decide di aspettare Leo al
comando. Allora, il giovane entra nella stanza
dove il comandante sta accendendo una lampada e gli chiede, per il giorno seguente, mezza
giornata libera per poter andare a parlare con Giorgio che presta servizio a Mango. Leo gli
concede tutto il tempo di cui ha bisogno e, prima di congedarlo gli chiede informazioni su Alba.
Leo: comandante del distaccamento, 30 anni. Milton ha stima di lui. Leo gli fa domande sulla
visita ad Alba (c’erano ronde? Hai visto il bunker?), ma Milton risponde a fatica anche a lui, è
angosciato di
cominciare la sua ricerca “Più niente m’importa. Di colpo più niente. La guerra, la libertà, i
compagni, i nemici. Solo più quella verità”.
Milton lo informa dei suoi avvistamenti e se ne va. Appena uscito, il giovane partigiano ricorda di
quando Fulvia e Giorgio giocavano a tennis e lui li stava a guardare.
Analessi, ricordi delle partite di tennis di Fulvia con Giorgio: Milton sedeva sulla panchina solo,
senza soldi, con una sola sigaretta e con in fondo a una tasca un foglietto con un appunto di una
poesia di Yeats, non giocava [simile alla situazione del ballo], Fulvia e Giorgio “Spiccavano
candidi come angeli sul fondo rosso”.
Milton non vede l’ora di andare a Mango per conoscere, finalmente, la verità; e si prepara ad
affrontare la notte più lunga della sua vita.
Albero: volge lo sguardo al paesaggio e il suo occhio viene magnetizzato da un albero, simbolo
della solitudine “Se è vero, la solitudine di quell’albero sarà uno scherzo in confronto alla mia”.
Domani: proiezione verso il futuro, verso l’itinerario che lo aspetta domani per conoscere la verità
a tutti i costi “C’era di mezzo la più lunga notte della sua vita. Ma domani avrebbe saputo. Non
poteva più vivere senza sapere e, soprattutto, non poteva morire senza sapere, in un’epoca in cui
i ragazzi come lui erano chiamati più a morire che a vivere. Avrebbe rinunciato a tutto per quella
verità”.
Cap 4 – Secondo giorno: mattina presto, verso le 6:00.
Paesaggio: il paesaggio entra vivamente nell’azione e riflette gli stati d’animo di Milton (albero).
Innumerevoli banchi di nebbia, alti al suo ginocchio, che come greggi attraversavano la strada,
formava spessori come muri. Sensazione di pioggia (anche se non piove). Le percezioni di Milton
sono alterate.
Colline sinistre e fangose [il fango fa la sua comparsa] per le quali mai aveva provato tanta
nausea. Le aveva sempre pensate come il naturale teatro del suo amore e gli era invece toccato
di farci l’ultima cosa immaginabile, la guerra.
Il mattino seguente, Milton giunge a Mango e, appena giunto in paese, viene informato da Moro
che Giorgio non è ancora tornato dall’escursione con la sua compagnia (Sceriffo, Cobra, Meo,
Jack). Milton ha un aspetto da moribondo, infatti Moro gli dice “Ma stai male? Hai una faccia
colore del gas”, lui dice di avere la testa che gli brucia.
In quel momento, Milton ricorda il giorno della partenza di Fulvia: il 3 ottobre 1942.
Rammenta che l’aveva accompagnata con Giorgio alla stazione del treno poiché Fulvia tornava
a Torino per una settimana. [In questa analessi apprendiamo che Fulvia ha due fratelli, Italo e
Valerio, che sono in guerra e per cui prega. Italo è a Roma, Valerio in Russia.] Giorgio è elegante
come sempre, Milton è vestito un po’ così con la cravatta che non teneva il nodo. Con Giorgio
Fulvia sorrideva, con Milton no.
Però, prima di partire, la ragazza chiese a Milton di recapitarle una lettera alla villa di Alba.
Milton sente arrivare dal passo una compagnia, ma non è quella di Giorgio. Poco dopo le sette
del mattino, sente arrivare un’altra compagnia e, anche se è quella di Giorgio, viene informato
che il suo amico è rimasto indietro. Milton chiama Giorgio nella nebbia tre volte con voce sempre
più alta.
Giorgio: non è particolarmente amato dai compagni perché diverso. Lo considerano un figlio di
papà (“è un figlio di papà, come se ne vedeva nel porco esercito”), mentre lì sono tutti uguali e i
figli di papà non funzionano. Lo chiamano “Giorgio pigiama di seta” (si metteva il pigiama di seta
per coricarsi sulla paglia). Giorgio vuole sempre starsene per conto suo, non si mischia tranne
che con Milton “era impopolare per la sua ripulsa al cameratismo. Non perdeva occasione per
isolarsi, per non divider nulla, neanche il suo calore animale. Dormire solo, mangiar solo, fumare
di nascosto, darsi il borotalco…
Giorgio pareva sopportare solo Milton, coabitava solo con Milton. Quante volte, dormendo nelle
stalle, si erano stesi l’uno accanto all’altro, stretti l’uno contro l’altro, in un’intimità la cui iniziativa
partiva sempre da Giorgio”.
Cap 5 – Secondo giorno: mattina verso le 9:00.
Milton torna in paese e si reca alla mensa del comando di Mango dove, Sceriffo (che aveva il
comando), gli racconta quello che è capitato a lui e alla sua compagnia il giorno prima della
scomparsa di Giorgio. A Milton, viene spiegato il litigio tra Jack e Giorgio.
Litigio: Sceriffo racconta della discussione tra Giorgio e Jack. Il gruppo si era fermato a
mangiare in una casa su consiglio di Meo che ci era già stato, ma avevano mangiato poco e male
soprattutto Giorgio. Poi si erano fermati a dormire in una stalla piccola e scomoda. Al momento
dei turni di guardia, Giorgio aveva terminato il suo e si era messo giù senza riuscire a dormire
mentre Jack era uscito per il suo turno. Quando Giorgio vede che Jack non era fuori al suo posto
a fare il suo dovere di sentinella, si arrabbia e da lì era nato il litigio. Giorgio aveva aggredito Jack
prima con insulti e poi con le mani cercando di strangolarlo. Gli altri avevano preso le parti di
Jack. Poi Jack aveva spiegato che la guardia era inutile a causa della nebbia fitta (“un mare di
latte, davanti a noi non vedevamo niente, pestavamo i piedi per accertarci di essere sul solido e
non su una nuvola”).
Il racconto di Sceriffo ricostruisce la notte: mentre Milton si tormentava sulla questione privata,
Giorgio e compagni facevano la guardia.
A lite finita si erano incamminati per rientrare e avevano perso Giorgio, non si sa dove.
Immaginavano fosse al caldo in qualche cascina a bere scodelle di latte con il miele (per questo
non aveva mai la tosse). Alla fine della narrazione, il comandante chiede spiegazioni a Milton che
lo ignora ed esce dalla mensa. Nel frattempo comincia a piovere.
Cap 6 – Secondo giorno: tarda mattinata.
Milton lascia detto ad alcuni uomini di guardia di mandargli Giorgio quando sarebbe tornato a
Mango, ma la sua attenzione è richiamata da Frank che lo informa di una brutta notizia: Giorgio è
stato preso. Milton se lo sentiva che Giorgio era stato preso prima che Frank glielo confermasse.
Frank: è un personaggio minore, ma è simbolo del messaggero di sventura: annuncia cattura di
Giorgio, comunica morte dei partigiani ai genitori (pag. 51), a lui Milton chiede che vengano
consegnate armi e divisa se, dopo averle lasciate alla vecchia cascina, non dovesse tornare (p
74).
La notizia a Frank viene data da un contadino che ha visto portare Giorgio su un carro come “un
trofeo”. Il contadino interrogato dice che era andato subito ad avvertire i partigiani della cattura
di Giorgio, ma questi, che erano solo in due, scapparono e si nascosero anziché cercare di
aiutare Giorgio (la loro guarnigione era troppo piccola e troppo poco armata per affrontare i
fascisti).
La notizia si diffonde: i presagi di morte, un partigiano prepara il suo funerale (ghirlanda di rose).
Milton, subito dopo, si reca al comando dove Pascal si informa se le brigate minori hanno dei
prigionieri da poter barattare con Giorgio, ma non ce ne sono. Allora Milton decide di uscire e lì
alcuni partigiani discutono su cosa farebbero al primo prigioniero fascista se uccidessero
Giorgio.
Intermezzo tragico di Cobra che simula un cruento lavoro shakespeariano (Lady Macbeth)
spiegando cosa avrebbe fatto all’assassino del suo amico Giorgio “guardate tutti quel che farò se
ammazzano Giorgio. il primo che beccherò… mi voglio lavar le mani nel suo sangue e anche le
braccia”. Cobra si vuole sporcare le mani con il sangue nemico.
Pensieri tristi di Milton: “pioveva a dirotto su Giorgio prigioniero, forse su Giorgio già cadavere,
pioveva a dirotto sulla sua verità su Fulvia, cancellandola per sempre”. È una pioggia che da reale
diventa simbolica (non può piovere davvero sulla verità).Milton lascia il comando di Mango per
andare dal suo amico Hombre (dai rossi) a cercare un prigioniero. Il suo piano consiste nel farsi
prestare un prigioniero e poi mandare avanti un prete per poterlo scambiare, sulle montagne di
Alba, con Giorgio.
Differenza tra comportamento dei rossi (garibaldini) e azzurri (badogliani) nel trattamento dei
prigionieri: i rossi li fucilano subito (“noi li perdiamo nell’istante stesso che li facciamo”), gli
azzurri no.
Cap 7 – Secondo giorno: pomeriggio verso le 16:00.
Paesaggio: pioggia, “Il fango continuava a lievitare. L’acqua del fiume era marrone e gelida. Il
fango aveva seppellito l’erba e spuntoni e cancellato i sentieri. Milton si staccò il fango a manate”.
Milton, camminando verso il quartier generale di Hombre, incontra un ponte probabilmente
minato perché ancora intatto. Decide per sicurezza di attraversare il fiume passando sulle rocce
poste in mezzo al corso del fiume e, dopo alcuni tentativi, ci riesce. Da una fenditura esce allo
scoperto una sentinella.
Qui si mostra l’invidia dei rossi quando a pag. 55 il ragazzo sentinella dice “To’, un badogliano.
Questi son signori. Guardate, guardate come sono armati ed equipaggiati questi cristi”. Come se
badogliani (azzurri) fossero di estrazione borghese e garibaldini (rossi) di estrazione popolare.
Milton si fa accompagnare da quest’ultima alla postazione di Hombre. La sentinella gli fa
percorrere una stradina che conduce ad una casupola, un posto di guardia (non il comando dove
voleva andare Milton per incontrare Hombre). Dalla casetta Milton vede uscire un uomo di nome
Némega (vice capo).
Némega: “Era vecchio, aveva certo trent’anni, e una faccia che pareva la fronte di un bunker,
con le feritoie degli occhi e della bocca. Portava un giubbetto impermeabile che sotto la pioggia
continua aveva assunto la squadratura di una scatola di cartone”.
Némega dice a Milton che sono arrabbiati con loro, con i badogliani perché’ hanno accolto un
loro disertore (Walter) e Milton gli risponde che i principi dei badogliani prevedono che si possa
entrare e uscire liberamente purché non si vada nelle camicie nere. Némega gli dice che in realtà
loro volevano indietro l’arma perché loro (i rossi) non hanno i lanci che invece gli azzurri hanno.
Nel discorso si percepisce un’iniziale ostilità del rosso che Milton mette a posto affermando la
sua maggiore anzianità nella resistenza -> Milton dice che lui e Hombre hanno combattuto
insieme a Verduno.
Némega comunica a Milton che Hombre non c’è. Il ragazzo espone il suo problema a Némega
che, per spiegare meglio il perché non hanno ostaggi da prestare al giovane partigiano, chiama
Paco.
Paco: vecchia conoscenza badogliana di Milton. Simboleggia l’unità della guerra di liberazione,
attesta la comunanza di obiettivi tra rossi e azzurri: “l’importante non è essere rossi o azzurri,
l’importante è scorciare quanti neri (fascisti) quanti ce n’è”.
Paco conferma a Milton che non hanno prigionieri. Poi racconta a Milton della fucilazione
dell’ultimo prigioniero che avevano fatto il giorno prima, un caporale della Littorio. Prima
dell’esecuzione Paco aveva parlato con il prigioniero e discusso con lui perché questo aveva
detto di voler gridare “Viva il Duce!”. Paco cerca di convincerlo sul fatto che il duce è un
vigliacco, che morirà come un maiale ma quello continua a dire che è un eroe. Paco e Milton si
salutano. Milton dice che andrà a Canelli a cercare prigionieri.
Cap 8 – Secondo giorno: notte verso le 22:00.
A sera, Milton invece di essere a Treiso con Leo, si trova nella casa di un’anziana signora, vicino a
Canelli.
La vecchia: figura simbolica, insieme materna (lo nutre e lo rifocilla, lo riscalda e alla fine del
capitolo lo invita a pensare più spesso a sua madre) e mortuaria (viene descritta come “secca,
oleosa, sdentata, puzzolente, con sui fianchi le mani ridotte a un fascio di ossicini, mentre Milton
cercava disperatamente di vedere la ragazza che era stata”).
[Analogo atteggiamento verso la seconda vecchia del cap 9 -> anche in lei si sottolinea la
decrepitezza].
La donna dà da mangiare a Milton e si accorge che sta male, che ha la febbre. Poi gli chiede
quando finirà la guerra, Milton risponde a maggio e la vecchia si fida di lui perché è un ragazzo
serio e istruito.
“Da stasera voglio convincermi che a partire da maggio i nostri uomini potranno andare alle
fiere e ai mercati come una volta, senza morire per la strada. La gioventù potrà ballare all’aperto,
le donne giovani resteranno incinte volentieri, e noi vecchie potremo uscire sulla nostra aia senza
la paura di trovarci un forestiero armato.” Milton pensa che senza Fulvia per lui non ci sarà
nessuna estate.
Quando Milton le dice che non hanno trovato nessun prigioniero per lo scambio lei afferma: “Vedi
che i prigionieri bisogna risparmiarli? Tenerli per i casi come questo? Eppure ne avevate, ne vidi
uno io qualche settimana fa e gridai di avere misericordia” [atteggiamento dell’autore verso la
guerra e le responsabilità di tutti].
Milton ripensa alla battaglia di Verduno, battaglia in cui rossi e azzurri per la prima volta avevano
combattuto assieme (Edo comandante dei badogliani e Victor comandante dei garibaldini).
Vinsero e fecero una strage.
Analessi Verduno: Milton dice a voce alta “uno di quei quattro” ed è stupito di averlo fatto.
Anche qui il narratore non spiega perché Milton abbia detto questa frase, ma il lettore capisce
che nella rievocazione della battaglia Milton ricorda insieme ad Hombre di aver catturato quattro
fascisti che vengono portati via. A un certo punto arriva gruppo di fascisti più grande e partigiani
devono scappare.
L’attenzione di Milton viene richiamata dalla donna che gli offre protezione per la notte, ma lui
rifiuta dicendo di andare a dormire sulla collina così non dovrà farsela tutta l’indomani. Vuole
andare al Comitato di Liberazione per negoziare per Giorgio. Si mette in borghese, lascia la divisa
e l’arma alla vecchia e le dice che, nel caso non tornasse a riprenderle dopo due sere, avrebbe
dovuto farle riconsegnare a Leo della brigata di Treiso con il messaggio “Milton è passato di qua,
si è messo in borghese e non è più ritornato”.
Cap 9 – Terzo giorno: mattina presto.
Paesaggio sulla collina sopra Santo Stefano: “La terra era fradicia e nera, non faceva gran
freddo e il cielo, sebbene grigio, era leggero ed ampio come da lunghi giorni non appariva. Gli
alberi anneriti dalla pioggia.
L’acqua del torrente era scura e pastosa, ma ancora lontana dallo straripare”.
Il fango sembra impossessarsi sempre di più del corpo e dell’anima di Milton (“Aveva petto,
ventre e ginocchia impiastrati di fango. Salendo cercò di scrostarsene almeno una parte invano”).
Paesaggio Canelli: quando arriva a Canelli invece il cielo è chiaro, perfettamente bianco. Non
piove.
Milton passa la notte in collina in un fienile dove dorme bene e riesce ad addormentarsi di colpo.
La mattina seguente viene svegliato da un gallo e da un cane. Milton però sta male, gli dolgono i
polmoni, è debole. Al fienile il contadino gli aveva offerto una pagnotta e grappa ma aveva
rifiutato.
Contadino: nonostante gli abbia offerto da mangiare, il contadino non si dimostra molto
collaborativo (gli dice subito di andarsene). È contrariato e spaventato, non è come la vecchia.
Alcuni di loro avevano paura di aiutare i partigiani per le ripercussioni dei nazisti e fascisti.
Milton scende dalla collina verso il paese di Santo Stefano. Ad un tratto, sente dei rumori
provenire dalla strada e, secondo lui, si tratta di una colonna di camion. Appena li sente si getta
nel fiume a lato della strada e alla cieca lo attraversa. Dai camion scendono dei soldati e Milton li
riconosce: sono i soldati della San Marco di Canelli (battaglione di fanteria marina
particolarmente preparato militarmente e convintamente fascista). È quindi costretto a cambiare
strada.
Qui comincia ad avere comportamenti irrazionali: prima si nasconde, poi corre allo scoperto,
poi vuole tornare a casa rassegnato e pensando che ormai Giorgio l’hanno fucilato, poi ancora
invece dice che non è ancora finita e lui non può non sapere. Oscilla emotivamente dalla
disperazione alla speranza.
Alle 7:00 Milton decide di salire sulla collina dall’altra parte della piazza passando per il primo
sentiero che viene lui all’occhio. Da lì passa sul sentiero che porta alla cresta e poi giunto in vetta
entra in una boscaglia dove incontra alcuni popolani che stanno spiando i fascisti.
Vecchio: profetizza fine del fascismo e gli fa giurare che li ammazzerà tutti i fascisti “Allora non
ne perdonerete nemmeno uno, voglio sperare. Tutti li dovete ammazzare, perché non uno di essi
merita di meno. La morte è la pena più mite per il meno cattivo di loro. Con tutti voglio dire
proprio tutti, anche gli infermieri, i cucinieri, i cappellani. Quando verrà quel giorno glorioso, se
ne ammazzerete solo una parte, se vi lascerete prendere dalla pietà o dalla nausea del sangue,
farete peccato mortale, sarà un vero tradimento”.
Il giovane dopo aver dialogato con loro si dirige verso Canelli. Ricorda l’8 settembre.
Analessi: ricorda il suo ritorno a casa da Roma dopo l’armistizio. Arriva sporco, stanco con la
madre che lo abbraccia e gli dice “Non credevo che ce la facessi, sai? Un ragazzo come te,
sempre con la testa nelle nuvole…”, invece ce l’aveva fatta. Poi gli chiede notizie di Fulvia.
Alle 10:00 si incammina verso la cresta della collina che si trova sopra Canelli. Scendendo le
pendici del monte, per non farsi vedere, entra nella vigna di una casa e una donna, dopo averlo
riconosciuto come badogliano, gli fa delle domande. Gli dà da mangiare (“Non te lo butterò come
a un cane. Vado a farti un sandwich di pane e lardo e se te lo buttassi di disferebbe per aria. E poi
tu non sei un cane. Voi siete tutti nostri figli [figura materna]. Vi teniamo per tali al posto di quelli
che ci mancano. Pensa a me che ho due figli in Russia e chissà quando mi tornano”) e gli dice
che può dargli il filo per prendere un sergente fascista, uno che passa tutte le sere per una
donna, “una lurida e porca del paese” [si intrecciano motivi politici e di vendetta personale.
Anche la vecchia ha questione privata]. Milton decide di catturare quest’ultimo per utilizzarlo
come scambio per Giorgio.
Seconda vecchia: compare come una sorta di apparizione sovrannaturale. Milton la vede
quando è già presente e si accorge dopo che sta già parlando. Sembra l’apparizione della morte
o comunque spettrale. Sostiene la Resistenza, i suoi nipoti sono garibaldini (rossi).
Questione privata vecchia: lei e la donna che il sergente va sempre a trovare sono nemiche “Ha
messo tanto male fra mia figlia e mio genero”.
Problema del rapporto con i civili (pag. 87): la vecchia dice a Milton frase importante “Non
penserete di attaccare il paese? Non sarete mica matti? Dovete prendere solo quel che potete
tenere. Noi siamo felici di esser liberati, ma solo se è una volta per tutte. O quelli ritornano e ce la
fanno pagare col sangue”.
Qua si capisce che la cittadinanza sostiene i partigiani, però richiede e impone che i partigiani
liberino i paesi definitivamente. Se la liberazione di un territorio non avviene definitivamente
questo è un fatto che si può ritorcere contro i partigiani perché l’area subisce vendette cruente.
Fenoglio infatti non voleva la liberazione di Alba per questa ragione, era in disaccordo con capi
badogliani.
Cap 10 – Terzo giorno: pomeriggio.
Milton, ad un tratto, lo sente arrivare e con un balzo gli è alle spalle e gli punta la pistola nella
schiena. Dopo avergli confermato che non lo avrebbe ucciso se non in particolari e spiacevoli
circostanze, il giovane conduce il suo prigioniero sul sentiero che porta a Canelli. Ad un tratto
Milton gli spiega dove dovranno passare e, subito dopo, il prigioniero tenta di scappare e allora
Milton gli spara e perde l’unica sua possibilità di risolvere la faccenda. (Milton non vede mai in
faccia il fascista).
Tecnica rallenty (pag 98): uso dell’imperfetto e trapassato, è come se avessimo un fermo
immagine. Il lettore vede come in un fotogramma fisso il fascista che si getta di lato nel vallone. Il
trapassato riporta all’urlo di Milton dopo che il partigiano ha già gridato.
Cap 11 – Terzo giorno: sera e notte.
Milton, incontra a Trezzo Fabio (vice comandante del presidio di Trezzo e un suo ex-compagno di
brigata).
Dialogando sorge la questione di Giorgio e, secondo Fabio, il loro giovane amico partigiano è
ancora vivo perché nessuno del paese li ha ancora informati della sua fucilazione. Fabio afferma
che prima di ucciderlo gli faranno un processo.
Tematizzazione delle differenze sociali tra partigiani: Maté dice “I tipi come Giorgio prima li
processano sempre. Come se beccassero te, del resto. Processerebbero pure te, te più ancora di
Giorgio. Voi siete studenti universitari, pesci fini, belle scatole da aprire. A voi lo fanno. A voi gli
va di farvi il processo, mi spiego? I tipi come me invece, non sono abbastanza interessanti. Come
li pigliano li scaraventano contro un muro e già gli sparano quando ancora sono a mezz’aria.
Però, Milton, sia chiaro che io non te ne voglio per questa differenza. Crepare subito o tre giorni
dopo. E che differenza è?”.
Siccome è stanco Milton decide di fermarsi lì a dormire e si reca nella stalla dove ci sono altri
partigiani (Maté, Pinco e Riccardo), una vecchia e un bambino che sta facendo un compito. Nella
stalla Milton riconosce Matè che, dopo averlo salutato, racconta lui la sorte toccata a suo fratello
e ad altri partigiani che sono prigionieri in Germania.
Maté: ci parla degli Imi (internati militari italiani). Dice che a parte suo fratello si dovrebbe
pensare un po' di più a quelli finiti in Germania. Fa riferimento a soldati dell’ex esercito italiano
che sono stati deportati in Germania. Bisogna sbrigarsi a finire la guerra anche per loro, perché
un giorno in meno di guerra ne può salvare molti.
Milton, allora, spiega a Matè di Giorgio e un gruppo di partigiani che li ascoltava entra nella
conversazione commentando la situazione di Giorgio e il comportamento di altri uomini nella sua
situazione.
Pinco ipotizza che Giorgio non si sia difeso da uomo al momento della cattura. Milton allora lo
difende ricordando un episodio di lui con Giorgio al cinema (a vedere “La Venere cieca”) quando
avevano creduto di essere nel pieno di un attacco fascista e Giorgio si era scaraventato giù tra la
galleria e la platea pronto ad ammazzarsi piuttosto che finire nelle mani dei fascisti.
Matè racconta anche di una maestra di Belvedere che simpatizzava per i fascisti (le maestre
erano quasi tutte fasciste). Questa maestra di Belvedere era stata avvisata un po’ di volte di
smetterla di fare propaganda contraria, ma continuava e peggiorava fino a quando non andarono
a casa sua. Invece di fucilarla decisero di raparla a zero, cioè di farle “quello che i titini fanno alle
slave che vanno coi fascisti”.
“Ragazzi, non assistete mai alla rapatura di una donna, non vedetele mai la zucca, non cercate
nemmeno di figurarvela. È la più brutta patata che ci sia, e l’impressione si allarga a tutto il resto
del fisico”.
L’episodio del taglio di capelli della maestra ci permette di creare qualche elemento di
commento:
1. Storico culturale: la fascistizzazione della piccola borghesia e della scuola. Il fascismo ottiene il
consenso del ceto medio e degli operatori della cultura: maestri, corpo docente; cultura
radicalmente fascistizzata, culto; personalistico di Mussolini ecc.
2. Erotismo e violenza: il taglio dei capelli come uno stupro -> simbologia dei capelli lunghi, la
femminilità.
Quando tutti sono andati a letto, Milton è angosciato, non sa cosa fare l’indomani. Ripensa alle
parole della
custode della villa, pensa di essersi inventato tutto. Decide allora di ritornare dalla custode per
farsi ripetere tutto.
Cap 12 – Quarto giorno: mattina.
Nella caserma dei fascisti, il mattino seguente, il tenente chiama a rapporto Riccio e Bellini.
Poiché quest’ultimo è fuori in missione va in cerca di Riccio. Quando lo trova lo porta in giardino
e spiega lui l’ordine che ha ricevuto: deve uccidere il ragazzo per vendetta dell’uccisione del
sergente Alarico Rozzoni (catturato da Milton). I soldati non sono d’accordo con la sentenza del
comandante. Riccio e Bellini sono poco più dei bambini (Riccio aveva appena 14 anni, Bellini 15).
Il tenente è gentile con Riccio e tenta di spiegargli con calma il perché della fucilazione, ma
Riccio non accetta la realtà “Io credevo di essermi comportato bene. Perché mi ammazzate? Ho
solo quattordici anni. Non ho mai fatto niente di male, facevo la staffetta e basta”. Incomincia a
piangere “Questa è proprio grossa. Voglio vedere la mamma”. Riccio cerca di far cambiare idea al
sergente, ma non ci riesce. Così, rassegnato, va incontro di petto alla sua morte.
Qui abbiamo assenza totale di Milton e abbiamo per la prima volta il punto di vista del fascista
rappresentato come umano: funzione genitoriale del tenente che però non dà la vita ma la toglie.
Riccio è un bambino, muove pietà nel tenente e nel lettore. Riccio applica logica infantile che
interpreta la condanna a morte come immeritata punizione (p 121).
Questo capitolo vuole rappresentare il tema della responsabilità personale delle conseguenze
delle proprie azioni: la situazione limite della “colpa”.
Jaspers: siamo responsabili, siamo colpevoli di tutte le conseguenze delle nostre scelte, anche
delle conseguenze negative da noi non previste.
La morte di Riccio è uno scandalo senza rimedio, uno strappo nell’essere. Un innocente muore
per mano di Milton: la questione è privata, ma le conseguenze sono collettive, ricadono sull’altro.
Milton non è cattivo, ovviamente non vuole la morte di Riccio, ma questa avviene anche per colpa
sua.
È come se tutto l’universo si bloccasse alla morte di Riccio (tutta Canelli tace).
Non c’è giustificazione ideale che possa colmare il vuoto provocato dalla morte di Riccio: la storia
è attraversata da buchi, questi buchi sono i morti.
Cap 13 – Quarto giorno: Milton sta marciando verso la casa di Fulvia, ma non ci arriverà mai.
La villa di Fulvia: ora appare brutta, deteriorata e corrotta, quasi fosse decaduta di un secolo in
quattro giorni, muri grigiastri, tetti ammuffiti.
Il giovane ripercorre la strada che aveva fatto con Ivan e camminando si inciampa. Quando si
rialza vede davanti a sé dei fascisti e di istinto scappa giù per la scarpata.
Milton è in uno stato di delirio, sembra già un fantasma, sembra già morto “Sono fatto di fango
dentro e fuori”, “Le gocce gli picchiavano in testa come pallini di piombo”.
Quando si vede davanti i soldati non si capisce se sta descrivendo la realtà oppure è già morto
“Sono morto, mi prendesse alla nuca, nella testa, nella testa… ma quando arriva?” e poi ancora
“Correva come non aveva mai corso, correva e gli spari e gli urli scemavano, annegavano, correva
senza contatto con la terra, movimenti, respiro, fatica vanificati” e alla fine “Poi gli si parò davanti
un bosco e Milton vi puntò dritto. Come entrò sotto gli alberi, questi parvero serrare e far muro e
a un metro da quel muro crollò”.
Il titolo: Il manoscritto originale è andato perduto. Le ipotesi avanzate sono due: o il titolo Una
questione privata figura nel dattiloscritto perduto o altrimenti si tratta di un titolo redazionale,
imposto cioè da Garzanti al momento della pubblicazione. La prima ipotesi non si può rifiutare a
priori perché qualche traccia che facesse pensare a questo titolo c’è.
Il finale: La pubblicazione postuma del libro ha posto una serie di questioni di natura filologica
prima fra tutti il tema della conclusione del romanzo. È da considerarsi finito oppure doveva
essere ancora concluso dall’autore? Una preziosa testimonianza della moglie ci dice che quando
è morto, doveva ancora ripassare il libro per l’ultima volta. Per quanto ci è dato da sapere oggi,
dobbiamo ritenerlo quindi un romanzo concluso che attendeva solo l’ultima rifinitura.
Il tempo: Nel libro sono presenti i tre tempi: passato, presente e futuro. Nel testo sono proprio il
passato (che non dovrebbe esserci più) e il futuro (che ancora non c’è) che fanno muovere il
presente verso lo scioglimento narrativo. Senza il ricordo di Fulvia e la speranza di rivederla non
ci può essere Milton, non può esserci il presente. E il discorso vale per tutti i personaggi del libro,
partigiani e popolani. Senza la speranza per il futuro della fine della guerra e senza la
giustificazione che ognuno si dà delle proprie ragioni per andare in guerra non potrebbero
esistere i personaggi stessi.
Una questione privata è l’unico dei romanzi di Fenoglio dove ci sono i tre tempi. In Primavera di
Bellezza, il partigiano Johnny è congelato nel passato, il presente non arriva mai. Nel Partigiano
Johnny, il protagonista è invece congelato nel presente, non riesce a pensare al futuro, né’ al
passato.
I tempi sono comunque tempi “privati” di Milton. Tutto è fatto per risolvere la sua questione
privata.
L’intera vicenda si svolge in quattro intense giornate dell’estate del 1944, una concentrazione di
pochi eventi e pochi personaggi.
Lo scioglimento della vicenda amorosa e la fine della guerra coincidono: “è lontana da me
esattamente quanto la nostra vittoria”.
Lo stile: Ripetizione: sono presenti strutture di ripetizione di frasi per intensificare il ritmo, i
sentimenti dei protagonisti, il paesaggio (cap1 Ivan “L’asfalto non mi piace…ma l’asfalto non mi
piace”).
Narrazione in terza persona: per evitare il rischio del sopravvento della biografia sulla finzione.
L’unico romanzo raccontato in prima persona è La Malora in cui l’ambientazione contadina
metteva l’autore al riparo dall’identificazione con il personaggio principale.
Discorso indiretto, cifrato: si cela dietro i libri e le musiche per professare l’amore di cui non
riesce ad essere vero mittente esplicito. Il ricorso alla lingua straniera gli serve allo stesso tempo
come confessione e maschera. Con Fulvia non confessa mai apertamente i suoi sentimenti ma
l’inglese è un ponte tra di loro che consente la comunicazione. È una storia di un amore
inespresso, una dichiarazione rimandata e infine taciuta per sempre.
Strategie oblique: fa qualcosa per raggiungere un altro obiettivo (la resistenza per poter dire a
Fulvia ti amo, cerca di scambiare i prigionieri per sapere la verità… Sceglie insomma LA STRADA
PIU’ LUNGA per arrivare
agli obiettivi).
I morti: Per Fenoglio la coerenza ha sempre a che fare con la morte, lo stato dell’uomo che non
ammette ripensamenti. I morti non parlano “così per dire”, non tradiscono, sono costanti.
Rigor mortis = rigore morale. La morte del protagonista è suggerita ma non esplicitata (massima
ellissi).
Ogni volta che Fenoglio non sa come concludere un libro risolve con la morte del protagonista.
Usa la mortecome jolly, la morte è la soluzione. L’ambiguità di quel “crollo’” finale forse è voluta.
Se poi Milton effettivamente viva o muoia poco importa perché viene comunque descritto come
un fantasma, un morto che cammina (XIII cap.) “Correva senza contato con la terra”, tutta la
descrizione della corsa sembra prepararci alla morte di Milton come per un commiato graduale. E
ci sono tanti cenni a fantasmi, morti, sepolcri anche prima, comincia tutto a scurirsi e ad
avvolgersi nelle tenebre dal III capitolo in poi. Cosa vuole suggerirci l’autore? Forse Milton viene
effettivamente raggiunto dalle pallottole dei fascisti durante quella corsa finale o forse non è
sopravvissuto alla rivelazione della custode dopo il secondo capitolo. Un destino si compie. Sin
dal momento in cui scopre la relazione tra Fulvia e Giorgio, Milton non fa che girare a vuoto. Per
undici capitoli la Morte gli ha lasciato il tempo per prendere coscienza della propria sconfitta e il
crollo di ogni illusione. Non sono forse le pallottole ad ucciderlo ma il vuoto e la disperazione di
una vita senza Fulvia.

Potrebbero piacerti anche