LA CHIMERA
Sebastiano Vassalli (1941-2015), pubblica La chimera, con cui vince il Premio Strega, nel 1990. Si
tratta di un romanzo storico.
Il testo segue i 20 anni di vita di un’esposta (ovvero una bambina abbandonata, educata dalle
suore alla carità e al timore di Dio), Antonia, dalla sua nascita alla sua morte sul rogo, avvenuta
intorno al 1610. Con questa storia Vassalli vuole raccontare ai suoi lettori la genesi di un
pregiudizio, attingendo direttamente dalle carte processuali della vera Antonia, realmente vissuta
nelle valli della Bassa e processata per stregoneria, come tante sue coetanee nello stesso secolo.
La caccia alle streghe, infatti, è un fenomeno che si sviluppa in Europa tra XV e XVIII secolo e che in
Italia ha il suo apice al nord, in particolare tra Lombardia e Piemonte.
La “chimera” del titolo rimanda da un lato al profilo del Monte Rosa, che immobile osserva lo
svolgersi delle scellerate vicende umane nella pianura nei pressi di Novara, dall’altro alle invenzioni
oniriche che esistono solo nella fantasia: tali sono infatti, nonostante la storia degli inquisitori
pretenda di insegnare qualcosa di diverso, le magie, i sacrifici rituali e le streghe.
Riassunto:
Il libro inizia con una premessa dell’autore, che comincia con la descrizione del “nulla” in cui è
immerso il paesaggio della pianura di Novara. È il paesaggio che da innanzitutto il significato del
titolo: è una chimera, un’illusione, perché indistinguibile ed evanescente a causa della nebbia; la
vista di questo scorcio porta l’autore a ricordare Zardino, un villaggio come altri, ma nel quale
avvenne la storia di Antonia, una ragazza che visse tra il 1590 e il 1610. L’autore dichiara come si
fosse sempre rifiutato di raccontare la storia di Zardino poiché troppo lontana, ma dopo una
riflessione capisce che per capire il presente è utile fare un salto nel passato. Il presente è definito
“rumore” e per cercarne la chiave e capirlo “bisogna uscire dal rumore e andare in fondo al nulla,
nel villaggio fantasma di Zardino, nella storia di Antonia.
All’inizio del 1590, negli anni della Controriforma, la piccola Antonia viene abbandonata appena
nata al convento di San Michele, a Novara. Come cognome le suore che la accolgono scelgono
“Spagnoli”, per sottolineare i colori scuri e marcati che la caratterizzano fin da neonata. Antonia
cresce dunque con altri orfani in un ambiente estremamente protettivo, severo e religioso, con cui
il suo animo, pacato e generoso, si trova in armonia. Passano gli anni e Antonia diventa sempre
più bella, decisamente più delle sue compagne: talmente bella che le fanno recitare una poesia per
dare il benvenuto al vescovo Bascapè, appena giunto a Novara dopo essere stato allontanato da
Roma a causa del suo cattolicesimo eccessivamente severo. Antonia, tuttavia, per l’emozione e per
il pasto pesante appena fatto, sviene durante l’esibizione, ma il vescovo si mostra magnanimo nei
confronti della bambina e la perdona. Durante la sua permanenza Antonia per punizione viene
anche rinchiusa in una stanza dove le vengono dati solo pane e acqua una volta al giorno per tre
giorni, qui incontra Rosalina, una ragazza di circa 17 anni che le racconta tutto su come funziona la
vita.
Quando ha ormai compiuto dieci anni, Antonia viene adottata da due contadini, i coniugi Bartolo e
Francesca Nidasio: un destino peculiare rispetto a quello che generalmente spettava alle esposte
che tendevano a diventar monache o serve in qualche casa, non certo figlie adottive. Antonia si
trasferisce dunque con la nuova famiglia a Zardino, un paesino della Bassa ormai scomparso.
Bellissima e di carattere amabile, Antonia non viene apprezzata dagli abitanti di Zardino, che
diffidano della sua gentilezza e della sua scarsa attitudine al duro lavoro della campagna. Inoltre,
molte donne sono invidiose del suo aspetto. L’unica sua amica è Teresina, che la introduce alle
usanze e alle abitudini del luogo. È grazie a Teresina, ad esempio, che Antonia scopre che i risaroli,
quegli uomini che per tutto il giorno si affaticano nelle risaie, vengono scelti deliberatamente con
qualche problema fisico o mentale, per impedire che possano ribellarsi e tentare la fuga. Questi
sono controllati dai cosiddetti Fratelli Cristiani, che giorno e notte perlustrano il territorio per
evitare defezioni.
In questi anni il vescovo Bascapè, che già abbiamo conosciuto, sta intraprendendo una vera e
propria pulizia del clero, allontanando tutti i preti che ritiene in qualche modo corrotti, anche se
molto spesso il suo giudizio è eccessivamente severo. In particolare, per la diocesi di Zardino
Bascapé sceglie, al posto di Don Michele (accusato di essere un quistone, ovvero un falso prete), un
prete estremamente rigido, Don Teresio che inizia a instaurare nel paese un vero e proprio regime
di obbedienza pretendendo la partecipazione ai riti religiosi, le donazioni e la cessione di parte
delle produzioni.
Antonia, che si rende conto della inautenticità di un simile pensiero religioso, non lesina critiche ai
preti che si comportano in tal modo, attirando in questo modo su di sé l’antipatia delle pie signore
di chiesa. Da questo momento una serie di situazioni accrescono le antipatie nei confronti della
ragazza: già invidiata dalle donne del paese, la sua situazione peggiora quando il pittore Bertolino
d'Oltrepò la usa come volto per una riproduzione della Madonna su un’edicola, suscitando, oltre a
ulteriore invidia, anche l’accusa di superbia: Don Teresio non benedirà nemmeno l’edicola votiva,
rendendola inutilizzabile.
Antonia, inoltre, rifiuta tutti i pretendenti che, essendo lei ormai prossima ai vent’anni, cominciano
a farsi avanti. Tuttavia, si mostra gentile nei confronti dell’unica persona che viene allontanata da
tutti: lo scemo del paese, Biagio, che per questo motivo si invaghisce di lei e ostenta il suo amore
creando i disordini; le gemelle Borghesini presso cui presta servizio decidono di castrarlo per
eliminare il problema. Infine, Antonia viene trascinata improvvisamente a ballare da un
lanzichenecco, durante uno dei frequenti passaggi dei soldati. I lanzichenecchi sono soldati
tedeschi e quindi luterani, e per aver indugiato a divertirsi con loro, ad Antonia verrà vietato di
mettere piede in chiesa.
Antonia viene insomma guardata con sempre maggior fastidio e sospetto e spesso viene additata
come “strega”: con le sue attività da strega ha fatto innamorare Biagio, entra in una casa e le
persone stanno male…
La situazione precipita quando Antonia si innamora di un uomo: un camminante, Gasparo Tosetto,
che passa la propria esistenza a vagabondare di paese in paese. Gasparo, per la verità, è
un mascalzone: infatti pur promettendo alla ragazza un futuro insieme, non ha nessuna intenzione
di maritarsi e interrompere la sua libera vita di vagabondo. Non avendo dimora Gasparo incontra
Antonia in un luogo nei pressi di Zardino dove le donne raccontino sia solito scendere il diavolo:
il dosso dell’albera. I due, per di più, si incontrano di notte, rendendo le scorribande di Antonia
ancora più sospette, soprattutto agli occhi dei Fratelli Cristiani che più volte la vedono.
L’incontro con il camminante, dunque, è per Antonia davvero scellerato: infatti dà un appiglio
tangibile a tutti quei compaesani che nutrivano rancori nei suoi confronti, tutti credono che lei si
rechi sul dosso dell’albera per prendere parte ai sabba, ovvero ritrovo delle streghe insieme al
Diavolo.
Questi cominciano così a parlare di Antonia con Don Teresio, che si reca a sua volta a Novara per
chiedere al vescovado di procedere con un’accusa di stregoneria a carico della ragazza. La
situazione di Antonia non potrebbe essere peggiore, infatti l’Inquisitore in carica a Novara, Manini,
è un uomo cinico e assetato di potere e vede il processo come la tangibile possibilità di aumentare
il prestigio del proprio Tribunale agli occhi di Roma. Cominciano così gli interrogatori, durante i
quali gli unici a difendere Antonia sono i suoi genitori, Teresina e Pietro Maffiolo (il camparo di
Zardino, che Antonia considerava quasi come un nonno), che cercano di convincere l’Inquisitore
dell’innocenza della ragazza, che non era solita incontrare il diavolo bensì il proprio innamorato.
Quando tocca ad Antonia rilasciare una prima testimonianza, la ragazza inizialmente si dichiara
innocente, ma al secondo interrogatorio, dopo ore e ore di terribili torture, pur di farle
cessare, dichiara il falso: ammette di aver incontrato un uomo, che forse poteva essere il diavolo,
ma che lei non lo sapeva che fosse lui.
Dopo una lunga e atroce prigionia, durante la quale Antonia viene nuovamente torturata e subisce
anche uno stupro da parte di Taddeo e Brenardo (inservienti del tribunale e delle carceri), la
ragazza viene dunque condannata colpevole. A nulla valgono le suppliche di Bartolo Nidasio, che
cerca anche di corrompere l’Inquisitore con un maiale. Antonia viene quindi trasferita nella Torre
dei Paratici in attesa dell’esecuzione, dove incontra dopo 10 anni Rosalina, che era stata rinchiusa
con l’accusa di praticare prostituzione senza permesso. Antonia alla fine viene arsa viva, sullo
stesso colle dove avrebbe incontrato il diavolo, l’11 settembre 1610. Dopo l’esecuzione, gli abitanti
di Zardino danno luogo ad una grande festa.
Il romanzo si conclude con un congedo, anche questo intitolato “Il nulla”: tutto si origina nel nulla e
torna nel nulla, proprio come succede alla vita che comincia e scorre inesorabile. Nelle ultime righe
ritroviamo la conferma del pensiero dell’autore, che fa da sfondo durante tutto il romanzo, ovvero
il fatto che queste ingiustizie accadono perché chi dovrebbe spiegarcele e aiutarci in realtà, non
esiste.
Personaggi principali:
- Antonia, è la protagonista, è un personaggio a tutto tondo perché notiamo come cambi le sue
idee, da bambina era molto vicina alla religione e alla Chiesa anche per l’ambiente in cui era
cresciuta, crescendo man mano, si nota come cominci a intravedere una certa corruzione e
ipocrisia all’interno del sistema ecclesiastico del tempo, di cui purtroppo cade vittima. Crescendo,
Antonia è considerata diversa dagli altri abitanti del villaggio, sia per il suo aspetto fisico che per il
suo carattere indipendente e fiero. Antonia è descritta come una ragazza molto bella, con un
aspetto che la distingue dagli altri. Ha capelli neri e occhi vivaci, e la sua bellezza naturale suscita
sia ammirazione che invidia tra i compaesani, cosa che ha influenzato anche il loro vederla come
una strega.
Di Antonia si può dire che era una ragazza molto coraggiosa che non si lascia scoraggiare
facilmente dalle avversità della vita, molto matura e decisa nel mantenere i propri propositi, tanto
che non rivelerà mai, neanche per salvarsi, il nome del proprio moroso
Ad una prima analisi, sembrerebbe che l’autore abbia commesso lo sbaglio di tralasciare la
centralità del personaggio di Antonia, alla quale non viene lasciato sufficiente spazio, se non verso
la fine. In realtà, non è così, perché Vassalli, più che narrare la singola storia della protagonista, ha
voluto raccontare quella di un’intera società: Antonia non è altro che il punto sensibile che fa
risaltare la corruzione e la malvagità del tempo.
- I coniugi Francesca e Bartolo Nidasio sono dei personaggi piatti, caratterizzati da una grande
bontà d’animo, in modo particolare Francesca, tanto che adottano un’esposta e la trattano come
fosse figlia loro. A causa dei loro possedimenti si fanno alcuni nemici a Zardino, che sono pronti a
puntare il dito contro Antonia alla prima occasione. Sono persone per bene.
- Vescovo Bascapè, è un personaggio a tutto tondo prima vuole cambiare la chiesa secondo gli
ideali di Carlo Borromeo, ovvero una chiesa fondata sulla fede, sulle opere di carità, alla fine si
rassegna e si rende conto che questo progetto è utopistico, ormai la chiesa era una fitta rete di
imbrogli, intrighi, traffici e favoritismi. Era stato mandato da Papa Clemente VIII a Novara come
modo per allontanarlo da Roma. Sebbene sia molto rigido nelle regole che impone (che limitano
notevolmente la vita licenziosa che il clero seguiva prima del suo arrivo), forse è l’unico che ci
appare non corrotto e di sani valori ecclesiastici. La sua vita si intreccia con quella di Antonia
quando si reca a S. Michele per far visita alla diocesi e la incontra nuovamente qualche anno dopo
a Zardino, dove si era recato per lo stesso motivo.
- Don Teresio, è un personaggio piatto, sempre caratterizzato dalle sue prediche apocalittiche e
dalle continue richieste di donazioni. È un giovane prete cresciuto con idee rivoluzionarie, vuole
cambiare la Chiesa, credendo di riuscire a farlo da solo. Al suo arrivo impone agli abitanti di
Zardino messe e offerte esagerate, per speculare sulla povera gente sfruttando il suo potere
ecclesiastico. Convinto di purificare il paese, ma soprattutto di poter guadagnare qualcosa,
denuncia Antonia senza un motivo valido.
- Inquisitore Manini, è un personaggio piatto e potremmo considerarlo come un’antagonista,
caratterizzato dalla sua ambizione e freddezza. Infatti, giudicò Antonia colpevole di stregoneria a
priori, senza prendere in considerazioni altre spiegazioni. Questo perché credeva che un processo
di stregoneria avrebbe ridato una certa importanza al Sant’Uffizio di Novara. Egli agì dunque
secondo i propri interessi, uccidendo un’innocente.
Era molto diffidente, dubitava di tutto ciò che gli appariva troppo chiaro ed evidente, in quanto
facile tranello del Diavolo. Era inoltre ossessionato dalla castità, pensava che il Diavolo potesse
tentare l’uomo sotto varie forme e una di queste era quella della donna.
- Gasparo Tosetto (così chiamato perché piuttosto basso), è un personaggio piatto, caratterizzato
dal senso di libertà e dalle menzogne dette. È simbolo della povertà e della società del tempo che è
il camminante, che per guadagnarsi da vivere da di tutto, anche l’illecito. Riuscì a formare un
gruppo consistente di risaroli e si recò a lavorare nel villaggio di Antonia. È qui che la conosce e la
illude fino a pochi giorni prima del processo. Le dice definitivamente addio perché essere il moroso
di una strega non era per niente conveniente e lui non voleva correre rischi.
Personaggi secondari:
- Don Michele, è piatto, caratterizzato dalle sue attività illecite. È infatti definito come un quistone,
ovvero un falso parroco, che non si occupa della chiesa, ma piuttosto pensa al proprio guadagno.
- Biagio lo scemo, è un personaggio piatto, caratterizzato dalla stupidità e dall’amore incontrollato
per Antonia. Era il nipote delle sorelle Borghesini, che sembra avere un ritardo mentale. Le due
donne lo sfruttavano facendogli fare lavori pesanti e trattandolo peggio di una bestia. Antonia fu la
prima a considerarlo un essere umano e proprio per questo motivo lui si innamorò di lei, iniziando
a comportarsi in modo strano. Le due sorelle denunciarono quindi Antonia come strega perché
credevano avesse fatto qualche magia su Biagio.
- Pietro Maffiolo, era il camparo di Zardino. Anche questo, come Biagio, è un personaggio
emarginato a cui la malignità della gente attribuisce caratteristiche e abitudini non vere (ovvero il
fatto che considerassero che la sua mula era come sua moglie, con la quale faceva tutto quello che
si fa di solito con una moglie). Anche con lui Antonia è capace di andare al di là delle apparenze e
di capire la vera natura della sua persona, tanto che diventa quasi come un nonno adottivo per lei,
lui le parlava delle terre al di là delle montagne perché essendo stato soldato aveva viaggiato molto
e conosceva anche molte lingue. Egli cercherà di ripagare Antonia del fatto che non l’aveva più
fatto sentire solo difendendola al processo, ma invano.
- Bernardo Sasso, è piatto, caratterizzato dalla devozione al lavoro. È il boia incaricato di uccidere
Antonia, è un personaggio umano pur considerando il suo triste lavoro. Questo suo aspetto si rivela
quando aiuta Antonia dandole da bere un intruglio che avrebbe ridotto la sua capacità di intendere
e sentire il dolore del rogo.
- Il Caccetta, Giovan Battista Caccia, feudatario novarese, inizialmente viene considerato come
uomo di tutto riguardo, avendo avuto come maestro un prete ma col passare del tempo viene
scoperto per quello che realmente è: un uomo che abusava di bambine, ragazze, sposate e non,
donne e anziane, uccideva per il gusto di a farlo, compiva razzie e furti, bruciava case, paesi… viene
condannato a morte nel 1600 per aver ammazzato con un colpo di archibugio un gentiluomo
milanese nel palazzo del quale aveva trovato rifugio la donna da lui amata.
- Taddeo e Bernardo, padre e figlio, sono dei personaggi piatti caratterizzati dalla loro crudeltà.
svolgevano la funzione di inservienti del Tribunale e delle carceri. Erano due laici finiti a vivere coi
frati per servire Dio e il suo Santo Tribunale quasi per caso: entrarono in chiesa la prima volta per
scappare dai poliziotti perché al servizio del Caccetta, ma i frati si affezionano a loro e li tengono
per svolgere alcune mansioni. Istintivi e capaci di adattarsi alla nuova vita, avevano affascinato
Manini che aveva finito anche lui per affezionarsi alla strana coppia. Torturarono duramente
Antonia e, prima di consegnarla al boia, approfittarono più volte di lei.
- Pinin Panchet, il suo nome, gli viene dato perché sia di notte che giorno cammina con un
seggiolino legato in vita. Svolgeva diverse attività: mungitore, sagrestano, suonava le campane e
raccoglieva le elemosine. Dato che non dormiva mai, disse a Don Teresio di aver assistito ad un
sabba delle streghe a cui partecipava anche Antonia. La sua testimonianza viene utilizzata per
denunciarla come strega.
- I risaroli: sono i raccoglitori di riso che arrivavano a maggio e se ne andavano a settembre.
Venivano reclutati per lavorare nelle risaie sotto le dipendenze di un contadino. Non parlavano con
nessuno, la loro unica forma di comunicazione era il canto. Non cantavano per gioia ma per sentirsi
vivi, per sentire il suono della propria voce, per distrarsi e cercare di alleviare il dolore perché essi
lavoravano tutto il giorno con l’acqua alle ginocchia.
Come viene descritto il mondo in cui la storia si svolge:
Nel romanzo “La Chimera” di Sebastiano Vassalli, l’autore dipinge un quadro dettagliato e
coinvolgente del mondo in cui si svolge la storia. Ci troviamo nella campagna italiana, specialmente
a Novara, durante il XVII secolo.
Complessivamente, il mondo descritto in "La Chimera" è ricco di dettagli e sfumature. Le
descrizioni precise di Vassalli trasportano il lettore direttamente nell’Italia del Seicento. È forse
grazie alle descrizioni quasi spiazzanti che si riesce a sentire la crudeltà e l’ignoranza del popolo.
Potremmo vedere nella descrizione di questo mondo una contrapposizione tra città e campagna:
- La città offre condizioni di vita migliori, dove la vita è regolata dal potere politico e religioso, c’è
maggiore controllo sulle persone che temono multe e pene. In città ci sono maggiori possibilità di
svago e divertimento, come ad esempio i mercati.
- La campagna ha delle condizioni di vita peggiori, c’è un rischio maggiore di contrarre malattie o di
finire in miseria a causa di un cattivo raccolto in quanto l’agricoltura è l’occupazione principale.
Inoltre, in campagna passano spesso persone losche che commettono crimini (violentare le
ragazze, rubare i pochi beni dei poveri contadini). In campagna la vita è incentrata sul pettegolezzo
e sulla religione.
Stile:
La scrittura di Vassalli è raffinata e descrive i paesaggi con grande cura, i personaggi sono
presentati in maniera dettagliata, e l’autore ci fa scoprire i loro punti deboli, ci fa capire la loro
visione del mondo a seconda della posizione che rivestono nella società.
Lo stile è carico di celebratività, è cerimonioso, solenne, quasi a voler sottolineare l'importanza di
un gesto tanto crudele e ingiusto. Si adatta quindi alla narrazione, dando importanza a fatti che
non possono essere dimenticati, ma che vale la pena ricordare e sui quali riflettere.
La sintassi è articolata: ci sono periodi molto lunghi ed un uso singolare dei "due punti": sono
ricorrenti e a volte sostituiscono le virgole.
Il registro linguistico nel corso del romanzo cambia spesso e in modo molto sensibile: numerose
sono le citazioni latine che riguardano la sfera ecclesiastica (preghiere e litanie), giuridica (stralci
dei documenti del processo) e letteraria (citazione di poesie di Luigi Caroelli). Ad esse si
contrappone la trivialità del linguaggio del popolo (coglione, puttana, porco), le espressioni
dialettali (pitur, conzarsi) e i proverbi (fare la pula, l'om, l'asan e 'l pulon in i puse cujon, cavare il
latte dal toro). Sono inoltre presenti vocaboli in lingua tedesca (lebe voll, essen) e spagnola (mira,
cura ! Nacio tu hermano).
Unica pecca, tutto ciò contribuisce a rendere il ritmo lento, in quanto a brevi periodi di narrazione
si alternano lunghe descrizioni dei luoghi o della loro storia. Talvolta, il libro risulta prolisso, troppo
dispersivo su alcuni punti, correndo il rischio di divenire pesante.
Fabula ed intreccio non coincidono; a volte l’autore anticipa ciò che deve accadere, oppure
racconta la storia passata della bassa tornando indietro di molti anni.
Il narratore è onnisciente ed esterno alla vicenda, coincide con l’autore. Egli non espone alcuna
critica, lascia al lettore la possibilità di decidere per sé, senza influenzarlo. Soltanto alla fine
Vassalli, in una decina di righe, lascia trasparire il suo pensiero, che poi risulta essere il filo
conduttore dell’intero romanzo.
Nel complesso, un’opera molto ricca: i suoi contenuti suscitano interesse e spingono alla riflessione
personale.
Il sistema metaforico e retorico in generale, i registri e le varietà linguistiche utilizzate a che fini
sono utilizzati:
Il sistema metaforico e retorico, insieme ai registri e alle varietà linguistiche utilizzate, sono
impiegati sicuramente per la creazione di atmosfera: Le metafore e le descrizioni dettagliate
aiutano a immergere il lettore nel contesto storico del XVII secolo, creando un senso di
autenticità e realismo. Questo aiuta a immergere il lettore nell'ambientazione e a rendere più
vividi i personaggi e gli eventi. Le metafore spesso riflettono i temi principali del romanzo, come la
superstizione, l'ignoranza, l'oppressione e la ricerca della verità. Per esempio, la chimera stessa è
una metafora della condizione umana e delle illusioni.
Un altro fine è quello della caratterizzazione dei personaggi: I diversi registri linguistici utilizzati per
i vari personaggi contribuiscono a caratterizzarli in modo distintivo, riflettendo le loro origini sociali,
il loro livello di istruzione, il loro carattere e le loro esperienze di vita, come succede ad esempio
con l'inquisitore Manini, che non parla in dialetto, ma in italiano per far vedere il suo essere
superiore, tant'è che Antonia al primo interrogatorio fatica a capirlo.
Temi:
Il titolo di questo romanzo si riferisce a un’esperienza del poeta Dino Campana, in cui chiama il
Monte Rosa, che svetta sopra Novara, “chimera” perché, con i suoi picchi, sembra inafferabile e
lontano. “Chimera” ha dunque l’accezione di qualcosa di cui si avverte la presenza senza che esista
veramente. Ma il titolo svela in parte il significato più profondo della storia: la chimera diventa
questa giovane ragazza che, in nome di estremi ideali religiosi, si trasforma nella mitologica
Chimera dalla testa di leone, corpo di capra e coda di serpente, capro espiatorio di una società
ignorante, spaventata e influenzabile.
Il tema messo in luce dal romanzo è sicuramente la pazzia collettiva di un popolo sadico, schiavo
della sua bestiale ignoranza. I contadini della bassa vengono contraddistinti dalla semplicità, dalla
quale nasce la loro natura facilmente influenzabile da chiunque si mostri più forte di loro: la
superstizione ne condiziona il modo di pensare e di agire. Tutto ciò che fanno è frutto della paura
di essere giudicati immorali o addirittura di essere allontanati dalla comunità.
“Per la notte dei tempi[…]
All’anima del mondo insaziabile”.
Questi versi di Dino Campana, posti in epigrafe, racchiudono il senso della terribile violenza
perpetrata da menti folli e accecate da ignoranza, superstizione, fanatismo, paura del diverso,
soprattutto dalla paura che la donna possa sfuggire al controllo e possa appropriarsi della libertà di
pensiero e della libertà sessuale, entrambe ritenute pericolose e inconcepibili, e qui ritroviamo un
antifemminismo che possiamo vedere ancora oggi.
Quando la fantasia non è distinta dalla realtà, si può arrivare ad operare violenze del genere in ogni
luogo e in ogni tempo; perciò, la storia di Antonia ancora ci appartiene: quello della caccia alle
streghe è un capitolo amaro della storia, diventando uno dei simboli del fanatismo religioso e
dell’intolleranza culturale, che possiamo ritrovare anche al giorno d'oggi. Ma ogni età ha la sua
macchia: nel 600 l'inquisizione, nel 900 i campi di sterminio, nel 2000 il terrorismo. Anche se il
male prevale, la natura dell’uomo non avrà mai pace fino a quando non sarà capace di distinguere
tra il vero bene e il vero male.
La chimera è dunque il lungo racconto della nascita di un pregiudizio: per questo motivo non
vengono narrati solo gli ultimi anni della vita di Antonia, ma ne seguiamo tutto il percorso
esistenziale, da quando, appena nata, viene portata a San Michele.
Valori e visione del mondo:
Dal romanzo emergono i valori e la visione del mondo della società seicentesca. La società del
Seicento era infatti ancora dominata dal clero, che obbligava il popolo a fare donazioni e che
praticamente viveva a spese dei ceti inferiori. La paura dell’inferno, della punizione divina, della
scomunica impediva alla popolazione di ribellarsi. L’avidità della classe clericale si evidenzia lungo
tutto il romanzo. Era in uso, inoltre, a quel tempo la consuetudine di guadagnarsi il paradiso
attraverso l’acquisto delle indulgenze, pratica che sottolinea nuovamente il desiderio di ricchezza
del clero. La società di quel tempo era inoltre ricca di superstizioni. Altra caratteristica di questa
società è la presenza di potenti locali che spadroneggiano e che non vengono quasi mai frenati e la
presenza di una grande quantità di leggi che però non limitano affatto la criminalità, ma, anzi, il
sistema giuridico era tanto complesso che le scappatoie per evitare una condanna si trovavano con
estrema facilità.
Commento:
Il libro per i primi capitoli, in cui la narrazione non ha avuto grandi impulsi e il racconto delle vicende dell’epoca non era
abbastanza stimolante, mi ha leggermente annoiata. Invece quando Antonia ha iniziato a crescere mi ha preso di più
perché le pause descrittive e riferimenti storici erano più interessanti che all’inizio. Ad esempio, una delle mie parti
preferite é stata la descrizione di Roma da parte del vescovo Bascapé.
Quello che ho capito da questo libro è che, alla fine, la situazione non è cambiata molto e l’aria di invidia e rabbia si
respira ancora oggi: le persone oggi come nel Seicento si fanno influenzare particolarmente dalle idee degli altri, e
quando un gruppo non ragiona sulle cose ma le ripete, si crea una catena che, come per la giovane Antonia, può
essere devastante. Ancora oggi siamo in un mondo dove ciò che si appare vale più di ciò che si è.
La religione è tema dominante, anche se nella Chimera è vista come strumento di potere e arricchimento dei parroci.
L'autore lascia libero spazio ad un'interpretazione in chiave moderna della vicenda di Antonia: ci si può infatti chiedere
se il periodo delle streghe e delle inquisizioni sia veramente terminato o se la storia non faccia altro che ripetersi
cambiando solamente il nome ai suoi personaggi.