Lingua e Letteratura Greca 2019
Lingua e Letteratura Greca 2019
11/04
Erodoto di Alicarnasso
La storiografia erodotea resuppone la lettura pubblica (akroaseis), Isocrate nell'Aeropagitico è
oratoria epidittica (oratoria è di tre tipi: politico, deliberativo, epidittico - orazioni fittizie perchè i
futuri retores possano ispirarsi, per costruire discorsi successivamente), dunque parla come maestro,
paradigmatica per gli allievi, che lo imitino in struttura e in motivi fondamentali --> ispirazione per
l'organizzazione del discorso orale. Platone invece struttura il discorso di difesa di Socrate, in
quanto in tribunale la giuria era costituita da cittadini ateniesi (sorteggiati) e si difendeva l'accusato
stesso. In quest'ottica era importante il logographos, ovvero colui che in ambito giudiziario scriveva
per un occasione precisa il discorso per chi dovesse parlare in tribunale --> nel caso della difesa di
Socrate abbiamo una scrittura che sta riproducendo in via fittizia un possibile discorso pronunciato,
con fortissima mimesi dell'oralità. Dunque in tutti questi casi abbiamo una struttura che dipende
fortemente dall'oralità (ad esempio nel movimento di apertura/chiusura , come detto da Wolfgang
Iser in Der Akt des Lesens. Theorie ästhetischer Wirkung, 1976) ---> la mimesi dell'oralità in
Erodoto è data dal fatto che anticipa ciò che dirà e da certi segnali lessicali (usa certi avverbi, e
molto più legein che grafein), certi richiami per sollecitare l'attenzione degli ascoltatori.
Abbiamo analizzato il IV libro, ci sono vari logoi, e ci si è posti la questione (Jacoby): unitati vs
analitici, in quanto si vede chiaramente che alcune narrazioni sono autonome e slegate rispetto alle
altre. Felix Jacoby nell'articolo " " tratta di questa questione. La divisione in libri appunto viene
fatta dagli studiosi alessandrini, per i quali questi testi erano antichi (i filologi alessandrini sono
III/II sec aC), li organizzavano dopo averli risanati in rotoli, in cui solo una limitata quantità di testo
poteva essere contenuta, e dunque abbiamo alcuni testi spezzati. In certi casi la fine di un logos non
coincide con la fine di un libro ma continua nel libro successivo --> lascito dello studio dei filologi,
che sovrapponevano questa selezione di natura biblioteconomica alla catena della narrazione. Il IV
libro di cui ci occupiamo tratta della storia degli Sciiti, popolazione della costa settentrionale del
Mar Nero (stando all'archeologia russa, di grande ricchezza). Abbiamo nel IV libro un primo blocco
(fino al 36) descrittivo della geografia della Scizia, mentre dal 46/92 abbiamo la descrizione di
usi/costumi degli Sciiti e la spedizione di Dario nella Scizia --> questo ci fa capire che l'interesse di
Erodoto era dettato dal fatto che l'Impero Persiano, nella sua espansione, finanziava spedizioni
geo etnografiche prima di conquistare i popoli per capire le tratte migliori per giungerci,
calcolare i luoghi accessibili, la loro geografia.
Dunque anche il logos Egizio nel II libro è funzionale alla conquista persiana dell'Egitto (terra
ricchissima e strategica sul Mediterraneo, dalla cultura antichissima) --> per l'espansione dell'
Impero persiano è un ostacolo enorme, per la sua grandezza che fa apparire tutti gli altri popoli
giovani, infatti gli Egizi erano presi come punto di riferimento/luogo di formazione e di sapere
anche per molti greci (Solone, il fratello di Saffo, Ecateo, Erodoto stesso) --> fronteggiare gli Egizi
per i Persiani era una grande impresa (avviene la conquista dell'Egitto nel VI sec da parte della
Persia)
Come con gli Egizi, anche gli Sciti saranno conquistati da Dario --> nello "Specchio di Erodoto",
Hartog (strutturalista saussuriano) si accostano in maniera speculare i due libri e le due conquiste
(Scizia ed Egiziana), e in entrambi i casi i popoli sono analizzati sulla base di se sono nomadi
(Scizi) o stanziatosi (Egizi), se siano regolati da leggi o no. In Hartog c'è appunto la volontà di far
trasparire la specularità di questi due popoli (molto diversi culturalmente e geograficamente),
considerava che gli Sciti fossero una sorta di risposta settentrionale ai meridionali copti Egizi. Il
nesso è l'espansionismo imperialista e la descrizione del popolo.
Il contesto in cui nasce la logografia: contesto ionico/settentrionale, dai logografi che incominciano
le loro ricerche sollecitati e mossi dall'impero persiano (che influenzava tramite le Satrapie l'asia
minore) e aveva sovranità sulla regione della Caria, meridionale sotto Mileto, che è la patria di
Erodoto, ad Alicarnasso --> forte influenza di cultura greca/ionica e persiana --> contatto tra i
grandi intellettuali della storia ionica. Appunto in questo contesto nasce il genere della Periegesi
(come sottogruppo dei sungrapheis o logografi) ovvero i racconto delle proprie esplorazioni
geografiche mettendole per iscritte --> maggiore conoscenza geografica ed etnografica. L'interesse
etnografico si sviluppa non solo in questo genere, logografia, ma in generale nella produzione
intellettuale ionica, ad esempio nell'ambito della medicina (abbiamo l'opera "Aria, acqua e luoghi"
del corpus Ippocraticum, che stabilisce una relazione tra la fisionomia delle persone e il luogo da
cui provengono, ad esempio gli Sciti vivendo in luoghi più freddi sono più flemmatici) --> queste
operazioni geografiche a fine imperialista/persiano dunque sono propulsione per altri ambiti di
saperi specializzati e alimentano la necessità di rapportare l'individuo alla società in cui si trova.
Abbiamo poi in Erodoto la campagna di Dario contro la Scizia in 83/144, e dal 145 la narrazione
sulla Libia settentrionale.
Ruth Benedict invece scrive Il Crisantemo e la Spada, un piccolo trattato etnografico sulla cultura
giapponese/modelli di cultura giapponese, elaborato per comprendere la cultura giapponese (in lotta
e battuta dall'Occidente) --> il disagio interiore della guilt culture è dato comunque dalla sanzione
sociale che colpisce il singolo. Applicando questa riflessione al mondo greco si capisce come sia
prevalente l'idea di vergogna rispetto a quella di colpa --> la shame culture è prevalente in Grecia
nel mondo omerico (quando viene messa in dubbio l'aretè dell'eroe e gli viene negata la timh). Ciò
infatti che caratterizza l'individuo nella società Omerica è appunto:
--> dunque l'eroe arcaico vive e opera in funzione della propria aretè
12/04
Bibliografia: dalla poesia arcaica fino al IV aC compreso, ma ci sono alcuni manuali di riferimento
da cui possiamo attingere: La letteratura greca: tempi e luoghi, occasioni e forme di Beltrametti,
Storia della letteratura greca di Albin Lesky (autore legato al positivismo ottocentesco, quindi
grande cumulo e ricchezza dei dati, grande ricchezza di informazioni, tale da soffocare alcune
informazioni importanti, molto dettagliato, pletorico) e sempre di Lesky La poesia Tragica dei Greci
--> è Austriaco, di matrice Tedesca. Invece i Francesi hanno sempre privilegiato il filone formale,
tra questi due testi: Maurice Croisette, metà 800, aveva collaborato con Daenberg e Sagliaut nel
Dictionaire des Antiquites Grecque et Romaine, di Jacqueline de Romilly,Précis de littérature
grecque . Per quanto riguarda gli italiani abbiamo Luciano Canfora, sulla questione tucididea e la
continuità senofontiana, su rapporti tra testi e storia, e Luigi Rossi, Storia della letteratura che ora
è dotata di antologia di testi, dei primi anni 90, è complementare a Canfora in quanto valorizza di
più i dati formali/poetici e non quelli storici, Franco Ferrari.
Letteratura Greca
Concetto che eccede il letterario, eterogeneità in cui sono presenti alcuni testi che noi non
consideriamo come letteratura (Corpus Ippocraticum che comprende vere e proprie lezioni orali con
l'aspetto retorico molto evidente --> discorsi di un medico che si rivolge ad un pubblico non solo
tecnico, e schede mediche dei sintomi con volontà di riportarli a cause, risalendo a ciò che vedeva
òpsis ton adèiron ta fainòmeina --> risalire dai sintomi a ciò che non poteva vedere fino all'autopsia,
Anassagora ) --> testi legati a saperi professionali (insieme estremamente eterogeneo).
La questione Omerica
Per questo furono importanti le tesi degli anni 1960 sull'oralità --> oralità indagata da Millman
Parry, che visse poco più di 30 anni (1932/1935), dopo secoli di questione omerica, in
contrapposizione all'idea che di Omero si sapesse tutto (che fosse della Ionia, che fosse cieco), di
fatto però abbiamo due testi redatti scritti durante Pisistrato, abbiamo due poemi, la struttura di uno
è più complessa (Odissea), e guardati in contrapposizione vediamo tutta la diacronia e pluralità
compositiva, ma se li vediamo nella loro individualità possiamo riscontrare impianto solido
unitario --> abbiamo in epoca alessandrina i filologi alessandrini che si dividevano in korizontes
(analitici) e gli unitari (Aristarco di Bisazio, Zenodoto di Efeso, Aristarco di Samo) --> secondo
Rossi ci sono aporie (50 giorni, la mens di Achille), e quindi che si debba parlare di un montaggio
di spezzoni ma basandosi su una tradizione aedica molto ricca, di cantori legati alla società micenea
palaziale (Demodoco, cantore di corte nell'Odissea) --> i cantori di corte si trasformano e diventano
cantori della comunità, a cui si affida la memoria (poesia epica con funzione memoriale), di cui i
due poemi "omerici" non sono che la minima manifestazione --> sicuramente è stata operata una
selezione (in funzione tematica --> la guerra e le complicazioni che essa comporta tra gli uomini
nell'armata, ad esempio nell'Iliade), e nell'Odissea si tratta di un poema di avventura, un nostos
metonimico e metaforico (rimanda a molte altre avventure, ad esempio i naufragi di Menelao, forse
per contrapposizione di vari racconti) --> I due poemi omerici destarono sospetti di unità nei
filologi alessandrini e successivamente in Wolf (analitico, pro composizione differita, fine
700/inizio 800). Ma Perry (Harvard, 1930) opera analisi comparativa accostando tratti peculiari
contrapponendo la poesia aedica ad altri tratti distintivi di composizioni che ascoltava dai pastori
serbi (in zone montuose balcaniche), composte su base modulare (secondo moduli ritmici e formule
--> la formularità), improvvisando poi a partire da questi elementi fissi/stabili/modulari e su questa
base essi potevano improvvisare. Parry stesso si recò in Serbia e analizzando i pastori serbi trovò
numerosi elementi strutturali comuni con gli elementi fissi della composizione aedica modulare nei
poemi greci. Parry morirà di morte precoce, ma eredita il suo allievo Albert Lord (visse
lungamente dal 1912 al 1991), professore di letteratura slava e comparata ad Harvard e dal maestro
recepì i materiali con cui nel 1960 pubblicò "Il cantore di Storie/The singer of tales" --> importanza
della comparazione nell'analisi dei poemi, e nel 1963 abbiamo l'altra pubblicazione importante
riguardo i poemi di Eric Havelock "Cultura orale e civiltà della scrittura: da Omero a Platone" -->
testo dalla grande fortuna (1973 in Italia con la prefa di Gentili), sui dialoghi platonici come effetto
pieno della scrittura che mima l'oralità/il discorso del filosofo --> da qui in poi approccio
completamente diverso ai testi omerici (nessuna certezza precisa, ma koinh di compositori che
utilizzavano un linguaggio aedico artefatto, che troviamo attestato sia nei poemi che nell'elegia
giambica, Callino, Tirteo, in funzione parenetica, ovvero esortativa ed edificante, o Alceo negli
stasiotikà--> esortazioni di guerra a Sparta "è bello morire per la patria", o anche in Mimnermo) -->
la base poetica è questo linguaggio, infatti per i lirici successivi non si può parlare di citazione
omerica ma di appartenenza alla stessa koinh (di linguaggio aedico)
Successivamente ad Urbino (convegni urbiniani), dove operavano Carlo Bobbi e Bruno Gentili,
negli anni 60 promossero il dibattito sul tema dell'oralità --> una cultura che non può essere
studiata, viene pubblicato un libro immenso, di Gentili "Poesia e pubblico nella Grecia Antica",
1984, in cui unisce spunti di antropologia sulla cultura orale --> la poesia arcaica non nasce dalla
volontà indipendente dell'autore e non si tratta di eccezionalità dell'autore (lo spunto è spesso
indotto dall'esterno, non dedotto internamente dall'autore)
Dobbiamo considerare che il centro della cultura greca prima del VI sec aC non era Atene. Sparta in
VII sec aC era molto più fervida culturalmente rispetto ad Atene (vi opera Alcmane), e non
ignoriamo il fatto che si tratta di una cultura orale, a differenza di quella latina (Virgilio è la
quintessenza della letteratura fatta scritta, in totale contrapposizione con Omero) --> intertestualità
(richiami di testi antichi o contemporanei nei testi, reticolo di rimandi) funziona per la poesia latina,
ma per la poesia greca no. Dobbiamo considerare che esiste una koinh poetica orale, assolutamente
non scritta, un linguaggio di volta in volta riusato, un codice poetico massicciamente impiegato in
Omero e poi nella lirica (Omerikotatos) orale che fa riecheggiare termini a seconda delle funzioni
che sta interpretando
nb differenza aedo --> colui che compone ≠ rapsodo --> colui che mette insieme i frammenti
03/05
In Iliade, XVII, 1/35 e Iliade, XXIII, 1/34 vediamo Achille che intona un canto per Patroclo, e
intanto Teti chiede ad Efesto di elaborare per Achille nuove armi, per sostituire quelle perse da
Patroclo --> simbolicità delle armi collegata agli eroi, cedere le armi significa cedere la propria
identità eroica, e Achille la cede a Patroclo che muore. Le armi erano anche pregiatissime, opere
d'arte con fortissimo valore simbolico: Achille aveva anche la lancia di Peleo, di frassino, oltre alle
armi da Efesto --> armi vecchie, e dopo la morte di Patroclo abbiamo nuove armi. Successivamente
ci sarà la tragedia di Aiace per non aver ottenuto le armi di Achille dopo la sua morte, le otterrà
Ulisse --> le armi stanno a significare la forza, il valore dell'eroe, simbolicamente il fatto che non
vadano ad Aiace, il più forte, ma ad Ulisse, il più furbo, sta a significare un cambio di paradigma.
Dopo un duello tra Ettore e Aiace ci sarà lo scambio della cintura e della spada --> Aiace si
suiciderà con la spada di Ettore e Ettore sarà trascinato da Achille con la cintura avuta da Aiace. In
sostanza grande simbolicità delle armi, e questo di Achille è il culmine (scudo mondo). In XVIII e
in XXIII abbiamo anche il canto lirico intonato da Achille
Gli omerikotatoi
--> Cicerone: "multi fuerunt ante homerum poetae" (Rhet, Brutus) e quando si ha il termine
"omerikotatos" per delineare i lirici omerokotatoi, arcaici successivi (Senofane), si intende non che
copiassero Omero, non c'è intertestualità perchè non ci sono testi scritti, questa è solo possibile se il
rimando è ad un testo scritto, mentre qui si tratta di autori che si pongono in continuità ricordando
Omero per il suo ritmo --> lavorano nell'ambito di un'unica koinh poetica, in cui tornano molte
espressioni non per la consapevolezza precisa di citare altri, ma perchè è quello il codice comune
compositivo (contestualizzazione del linguaggio).
Questa citazione di Cicerone, c'è anche il dubbio che forse Omero fosse stato inventato dai lirici
successivi per darsi un padre eponimo, un iniziatore.
La narrazione schiglionata
--> Enorme complessità dell'opera omerica, misurata anche nella sintassi narrativa, che secondo i
formalisti russi (Skolvskj, primi studi di narratologia) è una narrazione schiglionata (a spiedino) a
giustapposizione (ovvero a spiedo viene inserito nella narrazione un pezzo dopo l'altro), e la
rappresentazione di un episodio precedente è preparativo all'inserimento dell'episodio successivo.
07/05
Esiodo e la Teogonia
Ma non tutti gli aedi sono conformi alla figura di Demodoco (che capiamo dalla sua posizione
svolgeva uno ruolo importante). Infatti abbiamo la figura di Esiodo, che è presentato come una
figura più moderna anche se in realtà va messo sullo stesso piano degli aedi (fase di elaborazione
forse addirittura più antica delle rapsodie omeriche), anche se è il primo a dichiarare l'io
poetico, nella Teogonia, usa esametri (stando ad Erodoto Omero ed Esiodo furono quelli che
insegnarono ai greci l'assetto dell'Olimpo e il passato eroico) --> Odissea e Teogonia sono i testi su
cui si forma l'identità del cittadino greco. Nella Teogonia il monte Elicona è rappresentato come
luogo delle Muse, dove danzano intorno alla fonte scura --> a partire dalle Muse, al v.22 inizia una
rappresentazione interessante della figura dell'aedo: Esiodo parlando di sè, dice di essere tornato
ad Aschra in Beozia, ancora bambino, dalla città di Cuma in Asia Minore (passaggio da una vita
agiata e lussuosa in Asia Minore ad una vita di povertà in Beozia), dobbiamo dedurre che fosse
nella fine dell VIII e inizio del VII sec (fine del Medioevo Greco, periodo in cui la Grecia era quasi
totalmente spopolata, lo capiamo dall'assenza di opere cimiteriali e resti), e in quel periodo ci fu
un'ondata di colonizzazione inizialmente da ovest ad est (Iliade, verso l'Asia Minore) e da est ad
ovest (verso la Grecia, Teogonia e difficoltoso ritorno di Ulisse --> una sorte di contro esodo di cui
abbiamo testimonianza nei poemi esiodei).
Esiodo a v.22 dice che le Muse lo raggiunsero mentre pascolava il gregge sul monte Elicona, e le
Muse gli rivolsero inizialmente questo μῦθον (racconto ma anche parola, coinvolgimento diretto):
ἐνέπνευσαν δέ μ᾽ ἀοιδὴν
θέσπιν
--> le Muse infondono in lui la voce divina, cambiano la sua condizione e gli offrono un ramo
fiorito( a lui viene concesso il bastone: καί μοι σκῆπτρον ἔδον ) , ovvero il canto ispirato (nb siamo
in dialetto ionico, molto vocalizzante e sonoro)
Avviene tramite le parole delle Muse una vera e propria investitura poetica --> le parole sono
performative (parole gesto) ovvero si traducono immediatamente in atto (come dire "io ti
battezzo") ovvero in un mutamento di status. Questo incipit in sede proemiale è un'investitura
poetica, ovvero un dono di parola differente rispetto a quella umana comune.
E' una rappresentazione molto differente rispetto a quella omerica (le Muse sono dette come coloro
che infondono al poeta tutto quello che lui non sa dire) --> nel poema omerico la Musa garantisce
la verità (quanti granelli di sabbia stiano nella spiaggia del mare) ≠ le Muse esiodee invece sono
portatrici di ψεύδεα πολλὰ ovvero di molte menzogne ma simili al vero --> principio dell' eikòs,
ovvero della somiglianza al vero, conforme al sapere comune e condiviso (in Aristotele si dirà che
in un intreccio tragico è meglio il verosimile non vero che la realtà non verosimile), che sarà poi
contrapposto allo thauma (principio della meraviglia) --> è la contrapposizione moderna tra
realismo e letteratura immaginifica (incentrata sullo spazio del meraviglioso) Le Muse di Esiodo
non insistono sulla verità ma sulla verosimiglianza. Ma se vogliono (ἐθέλωμεν) sanno anche
cantare il vero --> questa è la prima definizione di poesia che notiamo bene è concessa ad una
personalità bassa (le Muse mettono in evidenza subito il basso corporeo, vd Michael Bakhtin, i
pastori sono uomini selvatici) --> i pastori, agresti sono figure al limite, socialmente ritenute più
basse, nel senso non ancora inglobate nella civiltà, a loro è rivolta l'investitura poetica
Nell'Inno II abbiamo un rimando alla dea Demetra di Eleusi (con Persefone, tema della
separazione madre e figlia) --> questo ieros logos racconta di un passaggio (dalla felcità/convivenza
alla lontananza per il rapimento di Ade), al v. 190 dell'Inno II:
--> composizione proemiale del cantore, siamo nel momento in cui la dea afflitta dal lutto per la
figlia vaga per trovare la figlia, e giunge nei pressi di Eleusi (dal re Celio) e viene ritrovata dalle
figlie di re Celèo (ritrovamento simile a quello di Nausicaa con Ulisse) --> topos ricorrente delle
ragazze che corrono su un prato, lavano i tessuti e trovano qualcuno
--> tutti questi dati si ritrovano nelle cerimonie eleusine successivamente. Con il suo sorriso la dea
sana la crisi, la pestilenza che aveva colpito il mondo naturale, impedendone la vita e la
riproduzione (il sorriso della dea fa ridondare la fecondità) . Abbiamo dopo l'Inno a Demetra, il III
Inno a Dioniso: contrapposizione nei confronti di Demetra --> Tiresia di Euripide getta luce su
questa contrapposizione (Dioniso come dio dell'umido, Demetra del secco --> passagio nel V
secolo)
La figura di Iambe è legata allo skoma, infatti è da lei che si prende il nome per i Giambi, di cui
iniziatore sarà Archiloco (iambikè ideia, forma poetica fondata sullo psodos, sull'invettiva, al
contrario dell'elegia con registro molto più lodevole e positivo) --> c'è collegamento tra l'Inno
Omerico, Iambe, lo skoma, la bassezza corporea esiodea, e poi i giambi arcaici molto aggrssivi e
corporali, fiorendo poi in commedia antica e arcaica in Aristofane --> filo logico continuo
dell'osceno
09/05
Archiloco
Inventore, protòs eureths della poesia giambica (ritmo durissimo) per l'invettiva, componeva in
funzione del ritmo orale, e si serviva di immagini e accostamenti funzionali all'oralità, con un
linguaggio che presenta molte analogie simmetriche, maggiori rispetto a quelle virgiliane. Iambikh
idh --> è la figura giambica.
Epigrafe ritrovata nell'Archilocheion di Paro, una sorta di monumento all'eroe --> si riallaccia al
proemio della Teogonia (in introduzione edizione Giovanni Tarditi), si parla dell'Archilocheion
come luogo consacrato alla figura di Archiloco, per cui si fanno sacrifici agli dei, cerimonie ed
offerte in nome di Archiloco, ed è onorato secondo l'Oracolo di Apollo (--> è traccia
materiale/epigrafica), si dice che Archiloco molto giovane fosse stato mandato dal padre
Telesicle(nome nobiliare) in campagna.
Archiloco è il primo che parla con registro basso, è il protos eureths del parlare basso, in lui invece
che il combattimento epico, c'è un mutamento di paradigma (la volontà di salvare se stesso piuttosto
che lo scudo) --> si tratta di un personaggio deviante dalla norma guerriera, devia dal codice,
usando giambo ed elegia (comunicazione breve, adatta allo scambio, non più da corte/lunga
rappresentazione, ma adatta al simposio e alla battuta immediata) --> i giambi e i distici elegiaci si
prestano a questa comunicazione vivace, canzonatorio e diversa dal codice epico. Il rappresentarsi
in modo basso non coincide con l'estrazione di Archiloco --> era sicuramente di nobile famiglia di
padre, ma il nome della madre era Enipò, ovvero un nome parlante che significa Invettiva.
Nell'epigrafe appunto si dice "mandato in campagne e villaggi", nel villaggio di Prati (un sobborgo
detto Leimonhs): Il prato fiorito è tipicamente il luogo di thauma, ovvero dove accade qualcosa di
sovrannaturale, il luogo dove sono rapite le fanciulle che raccolgono i fiori, ma anche dove sono i
giovani uomini --> nell'Ippolito 428 aC, Euripide, è l'eroe che dopo che sa dell'amore irremovibile
di Fedra, moglie del padre Teseo, per lui. C'è una disputa tra Ippolito e Teseo, in cui Teseo accusa
Ippolito di essere un baccante orfico, e Ippolito gli risponde che le donne non le guarda nemmeno, e
lui vuole frequentare i suoi compagni, etairoi, e vivere fuori dalla città nella campagna --> no alla
dimensione politica/regale , ma sì a questa vita bucolica. Ippolito non coltiva Afrodite, ma è devoto
ad Artemide (purezza e castità) e arriva in scena portando in mano due corone, da offrire alla dea, di
fiori raccolti dal prato puro --> purezza della campagna, in contrapposizione alla dimensione
cittadina e coniugale, che gli impone di generare anche nuovi cittadini. Ippolito è il personaggio dei
prati/boschi, essendo anche figlio di un'Amazzone --> ha due ascendenti, Amazzone e orfismo.
Anche negli Inni Omerici lo spazio aperto è il luogo dell'accadimento meraviglioso, dove scompare
Kore (Persefone).
Altra testimonianza che rimanda ad Archiloco: sappiamo che lui nacque a Paro, poi Taso (Egeo
Settentrionale) e poi Nasso. Archiloco lamenta la necessità di trasferirsi a Taso (isola boschiva) in
alcuni testimonia sulla sua vita (lui parla di sè ≠ frammenti che sono da lui composti) --> questo è
legato alla fondazione di culti Demetriaci a Taso in quanto Archiloco e la sua famiglia curavano il
culto di Demetra a Taso --> forte legame tra la famiglia di Archiloco e Demetra --> è inteso protòs
eureths, capiamo che c'è continuitò e legame tra un certo tipo di parola/poeticare e i culti
iniziatici/misterici (quello di Demetra e quello di Dioniso, i culti politici sono diversi, quelli
misterici sono realizzati in santuari alle periferie e sono soprattutto femminili e creano comunità
ristrette di individui più coesi rispetto a quelli di una polis) --> culto molto selettivo, detti theletai,
ovvero che portano ad un raggiungimento finale, che è l'appartenenza piena alla comunità (se ne
parla in Walter Burkert, "La religione dei greci") --> si parla molto delle feste, che nel mondo
dell'antichità e nelle culture premoderne ha ruolo importantissimo: non è solo il momento dello
svago, ma è anche momento comunitario che segna in quella polis una interruzione di tutte le forme
della vita quotidiana. Spesso terminavano con banchetti sacrificali, perchè ci fosse legame con la
divinità e perchè le parti divise a seconda del loro pregio fossero distribuite tra gli uomini di primo
rango e tutti quelli della comunità --> sospensione della vita quotidiana e rinsaldati i legami sociali
e le gerarchie sociali. Molto di quello che abbiamo del mondo arcaioc, come produzione poetica, è
legata alla festa --> ad esempio chiarissimo nella poesia corale: i Partheni di Alcmane, composti per
Sparta nelle feste dedicate alle divinità, in cui i partecipanti si dispongono per età, genere e fascia
sociale (feste maschili, femminili, compresenti)
Le feste dedicate a Demetra erano più legate a spazi riservati (i santuari sono detti thesmoforia,
legati ai patti originari e alla figura della madre e della figlia), erano nel periodo autunnale/semina
che coincide con la scomparsa di Kore, i semi sono sotterrati --> luoghi femminili, attestati in
Ariatofane," Le donne alle Tesmoforie", 411 aC (solo le eugenie potevano partecipare, e vogliono
uccidere Euripide perchè ha svelato i loro segreti)
--> le donne si avvicinano così alla produzione giambica, che è riservata, tenuta all'interno di circoli
di componenti in totale confidenza, che non possono rivelare all'esterno il detto. In altri casi si può
trattare di simposi più aperti, ma in certi casi i simposi sono privati (per dire quello che non si
direbbe in pubblico), in nome del culto di divinità garanti di segretezza.
Frammenti di Archiloco (in ed Enzo Degani o Gentili) --> parakatalogh', recitativo di giambo e
elegia e l'uso della koinh poetica (lessico in direzione dell'invettiva/psodos nel caso del giambo, e
della parenesis, della lode e l'incitazione in caso dell'elegia):
• elegia --> incitazione a ciò che si deve fare (anche se talvolta il distico elegiaco può essere
usato ad altro)
• giambo --> ciò che si fa ma deve rimanere segreto (anche se spesso il trimetro giambico è
usato per altro, per elogi) --> uso dello psodos/invettiva, anche quando si tratta della morte
di qualcuno (Alceo, morte di Mirsilo), che è poi ripreso dalla commedia --> invettiva e
onomastikwn medein, ovvero nominare direttamente quelli contro cui l'invettiva è diretta
10/05
Questi dieci versi dell'Iliade stanno nella sezione ekfrastica, dove si descrive la costruzione delle
armi di Achille (fatte da Efesto, artigiano d'eccezione, sulla sua fucina magica, thauma idestai,
meravigliose da vedersi), ma non si tratti di un ekfrasis completa, perchè non si descrive l'opera
completata, ma solo il processo in fieri (verbi che indicano il lavoro, come poikilein, poiein) e le
figure rappresentate sullo scudo di Achille. Il poeta traduce le figure in storie e trascende la
rappresentazione dell'immagine visiva, rendendo in maniera efficace movimenti vivi nel mondo
delle storie rappresentate nell'incisione. La dimensione è quasi atemporale, ed è come se il poeta
con le sue parole forgiasse lo scudo. Queste decorazioni non riguardano la materia epica ma la
rappresentazione del cosmo intero (scudo/mondo), e inscritto in questo cosmo c'è la vita dell'uomo
in tutte le sue fasi (raccolta, messe, canti, danze) e l'uomo è rappresentato anche in dimensione
sociale/cittadina --> la città è descritta con le funzioni sociali positive (nozze) e negative (la città in
guerra, assedio e combattimento)
Ekfrasis
--> il passo nella sua brevità rappresenta una scena di disputa in una città, su cui molti hanno svolte
analisi: cosa rappresenta questa scena? doveva avere chiaro significato per gli ascoltatori, ma non
abbiamo le prove per rendere un'esegesi completa. Potremmo dire che:
1. i primi 4 versi--> forti enj, descrizione della disputa, uomini il lite tra due uomini, in cui uno
è l'omicida, che è l'attore del processo (colui che avvia il processo), che vuole controllare il
diritto di colui che vorrebbe esercitare la vendetta, mentre l'omicida ha già pagato
pienamente l'ammenda stabilita. to feugon invece è la parte lesa, il parente che ha subito
l'omicidio e ritiene di non essere stato retribuito. L'istituto della poinh riteneva (Cantarella)
che una volta esercitata l'ammenda la vendetta era risolta.
2. i laoi, a v. 502, sono i combattenti/folla, che confluiscono nella piazza favorendo uno o
l'altro contendente, e andavano tenuti a bada. A v. 501 abbiamo l'istwr, ovvero il giudice,
colui a cui compete la risoluzione finale del processo. Esso deve emettere questa sentenza
sulla base della sentenza migliore presentata da un assemblea di gernotes, anziani che in uno
spazio separato da quello della folla esprimono il proprio parere e giudicano
nei v. 499/500 abbiamo versi pregiudiziali per l'interpretazione di tutto il brano. La traduzione di
Cerri (ritiene che uno diceva di avere già pagato tutto, l'altro lo negava) , è diversa da quella di
Paduano (ritiene che l'omicida avrebbe voluto pagare l'ammenda e il parente non la voleva
accettare) --> propendiamo per la prima per il verbo eukomai (v. 499 che in una tavoletta Micenea è
riportato nel contesto di lite per una terra tra una sacerdotessa e un demo, e i sono usati due termini
correlati dal punto di vista semantico --> vorrebbe dire "pronunciare, dire, asserire" ≠ in
contrapposizione a questo alcuni ritengono che eukomai significhi "fare voto" ≠ altri propendono
per interpretarlo come "negare") Ci sono anche nel testo due infiniti aoristi: apodounai e elesthai,
che potrebbero stare ad indicare più qualcosa di già accaduto, a favore della prima interpretazione di
Cerri, e non un futuro pagamento.
Secondo Carovan invece la disputa sulla parte dello scudo non sia sul tempo della narrazione, ma
sulla natura giuridica del processo --> secondo lui il mancato pagamento della koinh non è
argomento di dibattito, perchè altrimenti non ci si sarebbe mai rivolti ai gerontes. La contesa
potrebbe essere di natura finanziaria, ma potrebbe trattarsi di un caso che avrebbe potuto generare
uno scontro tra due gruppi famigliari, dannoso per la società. La consuetudine giuridica era del
pagamento della poinh, il risarcimento che fosse da accettare o no da parte del leso, era
testimoniato nel Il IX --> offerta di doni di Agamennone da parte di Achille. L'eroe non accetta la
sua poinh. In alcuni casi si ricorreva ad una sanzione nei confronti dell'omicida che gli consentisse
comunque di vivere nella propria terra, non costituendo un problema per la comunità. In altri casi
l'esilio forzato era l'unica possibilità, per fare in modo che l'omicida non costituisse più un problema
per la società.
Una menzione del pagamento della poinh al di fuori del comune, ricorre in Il XIII, in cui il
pagamento della poinh ha valore metaforico (uccisione di Arpagone) --> interviene l'istwr, ovvero la
figura giuridica, che è intesa anche in Bacchilide, sarebbe una sorta di mediatore, che fornisce
elementi concreti all'assemblea di anziani (gerontes) di formulare un giudizio.
Per quanto riguarda l'assemblea di gerontes, sarebbero i basileis, ovvero coloro che esercitavano
giustizia e autorità nella loro classe gentilizia. Portavano uno scettro, in una sorta di esibizione
agonistica, l'anziano che avesse dato il giudizio più corretto secondo l'istwr, è colui che otterrà i due
talenti posti nel mezzo nella raffigurazione dello scudo (Il XVIII) --> in alcuni casi si può verificare
una dikhs skoliòs, ovvero una deviazione dalla via giusta, che fa perdere la corretta interpretazione,
e in questi casi può essere necessario un intervento risolutivo nel processo (ad esempio nella Theog.
84/90 Esiodo, in cui si parla del basileus come amministratore di giustizia) interessante è la
collegialità delle figure giudiziarie. In Il. 485 si richiede che Agamennone intervenga in qualità di
istwr tra Idomeneo e Aiace, esempio di arbitrato individuale, che si trova anche in Odissea XII, in
pochi versi che descrivono il drama di Ulisse a Cariddi, aggrappato ad un albero di fichi, Omero
dice che lui sta lì fino alla sera, finchè i relitti dell'imbarcazione affiorano dall'acqua, e Omero per
dire la sera dice "l'ora in cui l'uomo in piazza che fa il giudice torna a casa", e in Od XI abbiamo
l'amministrazione della giustizia tra le funzioni di Telemaco.
L'arbitrato pubblico (ricorso ad un esterno per una disputa tra de parti non risolvibile) --> l'arbitrato
è l'istituzione che consente che le parti in causa si affidino ad un arbitro, che giudica sulla base di un
principio più duttile, la epieikeia, una sorta di correttivo del giusto legale (Aristotele). In altri casi
invece il giudice ascoltava entrambe le parti, ed esprimeva una sentenza individuale, e il suo
verdetto era la conclusione del processo, senza appello ad altri. Il compito finale di esprimersi sulla
disputa spetta ai gerontes (secondo alcuni il popolo ma è improbabile, anche se una minima
influenza doveva averla)
Importanza Areopago, Orestea, passaggio da giustizia intransigente e ferina (Erinni) a giustizia
legale civile (assoluzione di Oreste dopo il matricidio)
14/05
Lirica --> categoria introdotta dai grammatikoi alessandrini, per distinguere questo tipo di
composizione (molto eterogenea al suo interno) dalla poesia drammatica e da quella epica (esametri
dattilici come poesia narrativa per eccellenza) --> Aristosseno di Taranto, peripatetico di IV secolo è
il primo a parlare di lirica solo in stretto senso (componimenti accompagnati da strumenti a corda).
In linea con Aristosseno, anche Aristofane di Bisanzio (lurikh, opera nella biblioteca di Alessandria
tra IV e III sec), si tarstta comunque di una definizione in senso stretto (componimento con musica
a corda). Tra i poeti più strettamente collegati a questa composizione, gli alessandrini ci danno
nomi sia in lirica corale (poesia cantata in voce, accompagnata da corde, a tratti forse anche l'uso
dell'aulos) e lirica monodica, che compongono forma lirica propria. Abbiamo tre nomi corali
arcaici (canone):
1. Alcmane di Sardi (Lidia, gran lusso dell'Asia Minore), che però approderà a Sparta che tra
VIII e VII sec è centro culturale primario nella Penisola Peloponnesiaca. Compone parteni
(studiati da Claude Calame, Lausanne), scrisse cori soprattutto femminili, i virginali, e
dunque per cerimonie di carattere religioso
2. Stesicoro, sempre in VII sec in Italia Meridionale (Siciliano). Dal nome parlante, colui che
compone i cori --> il suo nome si riferisce alla sua attività. è importante anche come
compositore di poesia narrativa in metri lirici (canto pieno per narrare più che
accompagnamento di cerimonia) --> è ricordato come compositore di una Iliou Persis e di
Palinodia di Elena, versione differente della guerra di Troia, dove si racconta di un'Elena
casta e pura non adulta (poliamor) ma scappata in Egitto, sotto la protezione di Proteo
(anche in IV Odissea, dove si reca Menelao)
3. Ibico di Reggio, nel VII a Reggio Calabria
Per quanto riguarda la successiva generazione corale pre classica, abbiamo sempre una triade di
nomi che sono:
1. Simonide
2. Pindaro, nacque ad Atene nel 525, lo stesso anno in cui nacque Eschilo, ma Pindaro lavora
su una forma poetica più antica, mentre Eschilo segue una tendenza più nuova, mentre
Pindaro eleva ai massimi livelli la tradizione della poesia corale e cerimoniale
3. Bacchilide
--> ci sono frequentissime tangenze tra poesia corale e drammaturgia
Abbiamo anche altri nomi che si dispongono non nell'universo lirico ma dell aparakatalogh (lirica
in senso lato, come i romani, che si diffuse moltissimo, chiamando lirica tutto ciò che non è
definibile come epica o drammaturgia --> iambikh idea). Questi nomi non sono che la punta di una
produzione ampissima, che ci fu tradita per frammenti (composizioni mai complete, anche per
quanto riguarda Saffo, abbiamo solo pezzetti di qualcosa che doveva essere molto più esteso) -->
questo stato frammentario è dovuto alle citazioni, non verbatim, ma a memoria orale (più o meno
approssimativa), era un concetto di citazione diverso rispetto al nostro --> si tratta di una memoria
poetica che anche con qualche imprecisione riporta alcuni versi all'interno di altre opere - ad
esempio il banchetto dei sofisti di Ateneo --> i "sophoi" riuniti a banchetto citano memorie
poetiche, e questa è una fonte importantissima, oppure la vita dei filosofi, che citano alcuni versi ad
hoc per sfoggio di erudizione o per rendere pathein) --> arrivano per tradizione indiretta, come
abbiamo la canzone della Gelosia di Saffo nel trattato sul Sublime (citazione erudita in età tarda).
La testimonianza può anche giungere su frammenti che sono giunti dalle biblioteche (Egitto), che
restituiscono testi di natura amministrativa, ma ogni tanto in quei rotoli burocratici si ritrovano
frammenti poetici (si parla del nuovo Saffo, quello pubblicato nel 2005, dal Papiro di Ossirinco).
Comunque lo stato in cui ci arriva questa produzione poetica è frammentaria, senza darci tante
informazioni --> lo stato frammentario ha conferito fortuna novecentesca ai lirici greci --> lasciano
spazio di immaginazione e figurazione di produzione poetica destorificata (nel 900 poetica del
frammento, anche sulla base del simbolismo francese, nella francia della fine 1800, con
Baudelaire, Rimbaud, Verlaine, e in Italia Papini e de Robertis, la poesia della parola, del
sentimento post romantico, del pathos), il cui archetipo è appunto il frammento greco, che appunto
per la sua natura incompleta lascia spazio all'immaginazione e alla reazione emotiva --> le parole
non vogliono produrre catene argomentative, ma istintivamente suscitare uno stato d'animo in chi
legge. Questo si collega anche ad una lettura di questa poesia nel primo 900 (dopo la scoperta di
piani antropologici non corrispondenti alla cultura europea post Hegeliana, cultura greca
prevalentemente orale, più legata alla dimensione comunitaria che alla dimensione del singolo), nel
libro: Bruno Snell, la cultura greca e le origini del pensiero europeo, la scoperta dello Spirito --> si
tratta di saggi composti nel tempo, messi insieme, sull'uomo innanzitutto nella concezione
Omerica , sulla fede negli dei Olimpici, dei in Esiodo, e nel IV capitolo, che uscì in Germania nel
1946, "il primo rivelarsi dell'individualità nella lirica arcaica" --> la lirica diviene l'ambito in cui la
prima persona diventa emergente, a differenza dell'epos (Esiodo abbiamo un inizio di prima persona
in Teogonia, ma poi è tutta narrazione in terza persona), trionfa l'io d'autore, la vicenda enunciata
diventa secondaria (dimensione narrativa secondaria)
--> Abbiamo circa 120 versi di Archiloco, come primo autore collegato ad una data certa, all'eclissi
di sole del 646 aC, di cui lui parla, e in questi versi abbiamo l'irruzione di un io prorompente:
"sono servitore di Ares, ma anche conosco i doni delle Muse" (frammento 1, ed West)
"nella lancia per me- emoi ho il pane e il vino, bevo appoggiato alla lancia" (frammento 2) --> non
capiamo se dwri sia lancia o nave
--> spesso ritorna con forza il pronome di prima persona singolare, anche se spesso il pronome di I
persona (frammento 19 ed West - Wfr19 ), c'è un io che disprezza l'oro di Gige, dove ad Archiloco
non importa dell'oro ma dichiara altre ambizioni --> disprezzo per la ricchezza e per il lusso
(periodo di Gige, VII sec). A parlare sappiamo, da Aristotele che non è l'io di Archiloco ma fa
parlare un artigiano che dice che quello che gli sta a cuore non è il potere. Se prendiamo anche il
frammento 10 Voight, abbiamo l'io di Alceo ma bisogna capire se si tratta della voce diretta
dell'autore o di un personaggio --> la frammentarietà dà ambiguità. In frammento 5 West, scudo di
Archiloco " qualcuno dei Sai si vanti del mio scudo, è importante salvare la pelle".
--> il classificare in triadi da parte delle filologia tedesca di inizio 900 è un lascito Hegeliano, infatti
nel libro di Snell si opera una divisione in triadi. è difficile porre in continuità alcuni autori, ed è
anche difficile cogliere la singolarità del soggetto nel mondo arcaico (Vegetti, noi e i greci, io,
l'anima e il soggetto ), sulla personalità unica dell'artista. Vegetti ci mette di fronte ad una tradizione
arcaica che perdura fino ad Aristotele, anche riguardo alla somiglianza - to eikos in Aristotele,
principio di conformità che nella Poetica di Aristotele: "è molto meglio il verosimile non reale che
il reale non verosimile" --> il pubblico non accetta il dirompente anche se reale. Come trattato la
Poetica ha concetto cardine ha il principio della rappresentazione (verosimiglianza). Dunque il
concetto di noi, come concetto fondato nella comunità, un io che fosse del tutto eccentrico rispetto
alla cultura condivisa non è accettato rispetto alla cultura greca (in Omero, kata kosmon, regola che
disciplina sia i guerrieri sia il poeta, comporre stando ad un certo ordine --> il personaggio ou kata
kosmon è Tersite, brutto ma che parla con libertà) --> l'individualità marcata nella cultura greca è
criticata. Nel teatro inizieremo ad avere, nella commedia e nella tragedia, personaggi eccentrici
(Medea) --> bisogna stare attenti. Snell sottolinea l'emergenza morfologica della prima persona
nella lirica, ma bisogna capire a cosa corrisponda --> dà voce a chi? Se l'individuo ou kata kosmos
non è accettato, il compositore lirico che afferma il proprio io non è escluso, ma emerge nella
situazione comunitaria ben consolidata dell'eteria, e soprattuto nel momento del Simposio
(non solo un banchetto, è il momento dopo il banchetto, e così rinsaldare i legami bevendo dalla
stessa coppa) --> si tratta di un io relativo al gruppo eterico, canta anche per gli altri, è condiviso e
permette che il gruppo nella lirica composta si riconosca (anche i comportamenti che derogano dal
codice condiviso dall'eteria, sono sempre in rapporto al concetto di condivisione di un modello
eterico --> il kosmos è contraddetto in situazione contingente ed è comunque condiviso). Cosa
viene fatto trasparire quindi dell'io/autore? Ci accorgiamo che sia attraverso Archiloco che Alceo, e
anche in Saffo, che l'io definisce un ideal tipus perfettamente corrispondente con la forma di lirica
che sta componendo (Archiloco è conforme alla iambikh idea, è un personaggio scanzonato e
violento) --> ogni poeta rappresenta se stesso in conformità con il modello della propria poesia
(così Solone è politico e moderato, che comunica anche con un Mimnermo --> Solone si occupa di
eunomia, di scelte politiche importanti come il recupero di Salamina ad Atene --> si rappresenta con
totale conformità), la componente autobiografica è quindi fortemente modellizzata.
Dunque stato frammentario (che non corrisponde con la forma originale) e individualità ma in realtà
fortemente comunitaria, polites (Snell)
17/05
Frammentismo novecentesco --> fondamentale per questa poetica è la traduzione dei lirici greci di
Quasimodo (1940), ma ricordiamo che la tradizione si imposta sulla base di ciò che ci suscitano
frammenti mutilati (abbiamo invece lunghi odi pindariche strutturatissime, che ci fanno capire
l'originale lunghezza di quelli che oggi abbiamo solo con frammenti)
Il frammento dunque è esito di ciò che ci giunge, ma non rappresenta l'originale arcaico che doveva
essere impostato su forme ben precise, adatto ad occasioni (cerimoniali o festive, o private come
quelle simposiali, in cui pochi e soprattutto i membri di una comunità parlano tra loro). Bisonga
trattare con cautela della posizione dell'Io lirico: Snell lo intende come individualità, segna un punto
importante nell'interpretazione dell'Io lirico, marcato sul piano ideologico con la prima persona
singolare e Snell intende l'Io lirico come vera e propria prima persona empirica. Però secondo
analisi recenti del secondo '900 (Emile Benveniste, Le Vocabulaire des institutions indo-
européennes, 1966), che individuano nell'Io lirico un'intenzione poetica più che una persona
empirica, e se ci sono tratti di una persona empirica questa è modellizzata secondo la proiezione di
questo modello --> il modello è tal eper cui ci si possano identificare tutti i destinatari (è una sorta
di maschera d'autore indossabile anche dal tu destinatario). Ancora Michael Foucault, pose
l'attenzione sull'aspetto formale (raccolta di fiabe e di magie, su cui lavorò l'antropologo Vladimir
Propp), individua la produzione seriale che aiuta l'ascoltatore a ritrovare elementi basilari di sè
magari rimossi (fiabe di viaggio e scoperta, che non possono essere attibuite ad un solo autore, ma
hanno matrice seriale che corrisponde ad un clichè, che è di dominio e ricezione collettiva - si tratta
sempre di una ricerca che comporta un superamento di prove per aiuto o per contrasto, con spesso
un mezzo magico). L'autore in quest'ottica potrebbe essere espressione di un immaginario
condiviso, oppure un vero e proprio autore? è una questione difficilissima, anche propriamente il
significato di questo io che emerge in maniera così prorompente nei testi. La prima persona quindi è
fisica o è un punto di vista che anche altri possono condividere. In luce di questo quesito è
interessante fare un'analisi dei poeti non solo monodici (Saffo che da un io fa trapelare emozioni
fortissime, giustifica Elena se ha seguito ciò che ama, tramite l'azione di Elena pure lei esprime il
suo modo di sentire - nel tiaso, passaggio alla maturità femminile completa anche attraverso l'amore
omoerotico in vista però di una successiva vita coniugale) ma anche corali, in esposizioni più
estese.
Abbiamo tra questi Stesicoro (nome parlante, suo padre forse Eufemo, ovvero "bella parola",
dimensione poetica e sua madre Imera, forse una città della Sicilia, o forse da Catania, o da
Siracusa) di cui abbiamo frammenti papiracei, Papiro di Lille, capiamo che Stesicoro ha andamento
narrativo, mentre Alcmane è l'accompagnamento a cerimonie e musicale (si dice fosse da Sardi, ma
il nome è di origine dorica, infatti produsse soprattutto a Sparta, nome con alfa che per la sua
apertura è lettera dorica), che racconta di cori di donne, nei suoi parteni:
Alcmane parla del rapporto preferenziale tra due donne nel Partenio del Louvre (fr 1 Davies) e in
cui si canta la bellezza di Agidò e di Agesicora, nella processione delle donne (sempre in ambito
corale, quindi molto dispendioso, messo in scena in una dimensione celebrativa)
Dobbiamo poi soffermarci su Pindaro --> epinici (vittorie delle famiglie, componimenti corali per
la vittoria degli agoni nelle Olimpiadi, Pitiche e Nemee), ma non si può considerare un sistema la
numerosa produzione di Pindaro. Pindaro però rivolge grandissima attenzione in tutti suoi testi al
singificante, ed una forma di fare poetica secondo una sua propensione individuale, Nemea V
--> riflessione sulla parola alata che si trasmette e si divulga, fa raggiungere la fama di Pitea ad altre
città, mentre per contrapposizione lo scultore opere qualcosa di statico, la parola è plastica è si può
anche rimodellare. Inoltre abbiamo un tratto di continuità tra lui e gli eroi che lui canta --> loro
vincono negli agoni, e lui a parole, come abbiamo anche in Antistrofe V in II Olimpica in cui il
poeta si paragona a un arciere con molti dardi veloci nella sua faretra:
1. Ambito più antico, quello della ricerca ionica, ovvero quel contesto che corrisponde alle
grandi ricerche geografiche in età moderna, ovvero conoscere i popoli e la geografia in cui
certi si collocano: Si ricorre o alle periegesi, in cui notiamo bene nel trattato di taglio
geoantropologico "Arie acque e luogi" di Ippocrate, che metteva in correlazione la
costituzione dei corpi e i comportamenti con la terra e le condizioni climatiche in cui certi
popoli vivevano --> idea che troviamo in Erodoto, idea che i popoli del sud fossero colti ma
di costituzione molle, quelli del nord rigidi e forti ma meno intellettuali, e i mediterranei a
metà, colti ma anche forti e liberi, propensi all'eleutheria --> opposto alla passività della
sottomissione dei popoli persiani
2. Si ricorreva anche alle genealogie (sequenze di sovrani ad esempio in Persia), come
scansione cronologica per narrare in passato, ripresa pure da Erodoto (così Erodoto passa a
narrare, quando giunge a narrare di un tale re (Creso), tratta dei suoi predecessori,
precisamente di cinque generazioni (dinastia dei Mernadi che prende potere in Libia, a
partire da Gige che si era sostituito a Candaule Eraclide, che faceva discendere la sua
dinastia da Eracle --> passaggio non traumatico di dinastia, perchè Candaule aveva costretto
Gige a vedere la moglie di Candaule, la regina nuda. La regina dunque obbligò Gige a
diventare re per vendicarsi di Candaule --> Gige uccide Candaule e diventa re dando inizio
ad una nuova dinastia). Volontà dunque di scandire il passato per genealogia.
Notiamo che ci furono molti logografi prima di Erodoto, Dionigi di Alicarnasso appunto ci dice che
ci furono molti sungrapheis, i compilatori che garantivano con la scrittura la permanenza di
informazioni. (in Erodoto notiamo bene Historih, vocalismo ionico nell'h e aspirazione iniziale
dovuta al digamma, /Vid storìe/)
20/05
Capitava che le tirannie in area Ionica in epoca arcaica i grandi governatori sostenessero la
produzione poetica (reggia di Samo di Policrate), le zone microasiatiche costiere più sotto l'influsso
persiano, i pensatori devono anche a rapportarsi con il regno (zona della rivolta ionica trattata nel V
libro di Erodoto). I primi grandi pensatori saranno di questa area, Talete di Mileto (storia
dell'intellettuale eccentrico, vicenda della servetta, "Riso della donna di Tracia", Hans
Bloomemberg).
Ecateo di Mileto
Ecateo invece è il primo logografo, di area microasiatica/ionica, spicca nella logografia ionica, lo
conosciamo per tradizione indiretta (memorie), i suoi frammenti sono nel "Di Freagmenten der
Gritisch Historicher o F Gr Hist" di Felix Jacoby, un lavoro che iniziò nel 1923, è opera di
riferimento (supera i Fragmenta Historicorum Graecorum di Muller, nel 1841, e Felix Jacoby nel
1913 mise a punto una voce per la Realancyclopedia di Pauly Wissowa) --> Ecateo di Mileto
dunque viveva in questo contesto di cultura ionica, in cui si crea un gruppo di intellettuale che
danno carattere continuo ad un certo tipo di ricerca "logografica" (notiamo che sullo scudo di
Achille nella scena di giudizio abbiamo non solo figure anziane/autorevoli, ma anche la figura
dell'Hystor, ovvero colui che cerca i segni/le prove per il guidizio --> radice di Fid/Vid). L'hystor
dunque è colui che è depositario della verità oggettiva, reale, e se non rispetta e non aderisce alla
verità è escluso dalla sua funzione. L'hystor però in area Ionica deve sempre fare rapporto con un
potere (non siamo nel caso di favole/Esopo) --> grande paradosso dell'hystor (ionico/persiano),
deve sempre bilanciarsi tra il dire la verità ma non dispiacere a chi deve recepire il messaggio. In
Erodoto si risolve la questione dando alle informazioni un taglio tale per cui gli aspetti critici
rimangano sotto traccia, rispetto ai fatti, che sembrano raccontarsi da soli. Comunque si ricorre
sempre sia alle periegesi che alle genealogie.
Abbiamo di Arnaldo Momigliano, nel 1951, la traduzione di "I greci e l'irrazionale"di Dodds -->
si mette a punto come categorie di pensiero della poesia, la cultura della vergogna (aidws, quella
che nell'Iliade fa si che Achille patisca se non riesce a rispettare la sua stessa areth e il suo timh,
anche nell'Αἴας di Sofocle, la tragedia della vergogna ) e quella della colpa (mondo in cui sono
meno importanti gli altri/la sanzione sociale, ma per l'individuo diventa importante il malessere che
prova colui che sa di aver trasgredito i codici, ed è quella della tragedia e del dialogo platonico,
Socrate "meglio subire l'ingiustizia che farla", nel Gorgia)--> Dodds fa questa contrapposizione
basandosi su Ruth Benedict (libro sulla cultura giapponese, saggio etnografico per fare in modo che
gli americani si interfacciassero con loro) --> dato preciso che ci dimostra che una dialettica di
questo tipo forse c'era anche in area ionica (per la sua realtà meticcia ionico/persiana)
Erodoto
Nasce a Caria, vicino a Mileto --> area culturale uguale a quella di Ecateo, quindi incomincia a
pensare in questo ambito, e visita i grandi territori che fanno parte dell'impero persiano e da lui sono
inglobate. Abbiamo due posizioni, gli unitari e i korizontes :
• Unitari, idea che i nove libri siano stati concepiti come progetto completo
• Analisti, coloro che sostenevano che i nove libri fossero logoi indipendenti
--> Gaetano de Sanctis aveva addirittura ipotizzato che Erodoto avesse iniziato a scrivere dei
persikà (abbiamo nel libro 1 un piccolo spazio dedicato ai Persiani), ma in realtà scrive di più dei
popoli che i persiani si propongono di conquistare: Babilonia, Creso nel libro 1 prima che i persiani
lo conquistassero, l'Egitto nel libro 2, gli Sciti nel libro 3 e 4 --> logos scitico studiato da Francoise
Hartog, "Lo specchio di Erodoto" (come se Erodoto volesse descrivere gli Sciti in modo speculare
ai persiani). Erodoto parla dei popoli quando stanno per essere inglobati dai Persiani --> su questa
idea si basa l'ipotesi dei persika, ovvero trattare dei popoli nel momento in cui stanno per essere
inglobati. Siamo in un'area in cui queste conoscenze cominciano su precisa commessa dei persiani,
e dei loro satrapi in asia minore --> fare questo tipo di ricerca geoetnografica eorodotea significa
rispondere all'esigenza dei persiani per conoscere i popoli in cui entrano in contatto. In particolare
Hartog (Strutturalista), analizza il libro 4 --> si concentra sugli Sciti, un popolo particolare, nomade,
più crudo, a cui sono assimilate le Amazzoni.
Abbiamo dunque a che fare con un sapere prestigioso, che si confronta con queste discontinuità.
Esopo
Vita di Esopo, descritto come un personaggio deforme, ma forse questa immagine è fatta così per
conformità ai soggetti dei suoi racconti. Abbiamo un dialogo di Platone, nel Simposio, in cui si
tratta dell'aspetto ripugnante di Socrate (sta ad indicare un'apparenza sgradevole ma un'interiorità
sapiente, depositaria di saggezza antica) --> forse anche Esopo era sophos, e l'immagine era dovuta
dalla sua saggezza interiore (forse il Simposio/Alcibiade si rifà a questo modello). Ad Esopo sono
state attribuite favole in prosa, organizzate da Demetrio Falereo (nel IV sec, dopo la conquista
dell'Egitto da parte di Alessandro e la fondazione di Alessandria d'Egitto, contemporaneo di
Menandro, Ellenista), che portò in Alessandria (Bibloteca del Serapeo) moltissimi testi redazione
ufficiale delle tragedie, che promette che restituirà ad Atene, ma poi terrà le originali. Di Esopo
abbiamo poche notizie attendibili, da Erodoto nel libro 2, 134, in cui si riconduce Esopo al fratello
di Saffo e a Saffo (come se fosse vissuto nel VI sec aC). Altra testimonianza del Fedone (pag 61
A/B) in cui Platone racconta di un Socrate che is prepara a morire, e nell'attesa mette in versi le
favole di Esopo (si sottolinea l'affinità tra Socrate ed Esopo).
Dionigi di Alicarnasso
Chi ci parla dei logografi (logos + graphein) --> Dionigi di Alicarnasso in I sec aC (zona ionica,
costa meridionale dell'Asia Minore, Caria) scrisse il "Περὶ Θουκυδίδου", riguardo Tucidide, in cui
chiama tutti i precedenti "sungrapheis", sparsi in numerosi luoghi, tra i quali molti che non
conosciamo, e pure Erodoto nella sua opera nomina alcuni di questi (Xanto di Lidia, Scilace di
Carianda, uno dei nomi più antichi, che sappiamo scrisse una Perigesi domandata da Dario I --> per
volere persiano) Abbiamo un nome che divenne importante per Erodoto (secondo Borges, coloro
che scrivono di fiction e di scienza costruiscono i loro predecessori o citandoli o ponendosi sulla
loro linea)
21/05
L'ambito della logografia quindi è l'ambito in cui si afferma l'individualità --> quando si scrive di
storia bisogna porre come principale il proprio criterio di valutazione (io vi dirò la verità). Infatti si
giunge nel II dC con Luciano di Samosata ad un libretto polemico "Come si deve scrivere la
storia", in cui ribadisce i capisaldi della scrittura storiografica (non scrivere per adulazione,
accertamento personale) --> lo scrive per eccessiva produzione di opere storiografiche per la guerra
dei Parti. Luciano capisce che è la guerra che genera la narrazione (per una parte o per l'altra, ma da
sostenere in maniera più oggettiva possibile). Nel "Come si deve scrivere la storia", la pars
destruens (molto più corposa della pars construens, è un'opera critica" si scaglia contro coloro che
trattano cose completamente insostenibili e con fonti inattendibili. Luciano scherza di queste opere
così deboli, attacco diretto e polemico. Luciano poi scriverà la "Storia Vera", e a partire dall'incipit
di questa narrazione, non attacca gli storici ma ne fa una parodia (è allusivo, non è esplicito nella
critica), trattando di un viaggio con alcuni compagni, esplorando un mondo ignoto (modello
Odissea/periegesi), giunge su un'isola che doveva essere stata anche tappa di Eracle e di Dioniso, e
dice divedere delle impronte dei due e che nell'isola è tutto fatto di vino --> è ironico, colpisce la
falsa storia, e soprattutto gli storici che ricorrendo ai modi di dire degli storici veri (misure precise,
tempi certi ad esempio in Tucidide o in Senofonte) dicono cose false. Anche lui finge di adottare
queste marche di enunciazioni per raccontare invenzioni assurde, attinte da un immaginario educato
dalla tradizione epica/iconica (arte figurativa).
Sulla storia locale, per la loro costruzione identitaria abbiamo autori come:
• Xanto di Sardi, scrive i Ludiakà (sulla Lidia e i reali di Lidia dal momento in cui si
instaurano gli Eraclidi, fino alla conquista persiana di Ciro della Lidia di Creso)
• Acusilao di Argo (nel Peloponneso settentrionale), a cui si intestano delle genealogie in cui
tratta dell'Argolide. Cronologicamente dovrebbe stare tra Ecateo (480/460) ed Erodoto
• Fericide di Atene, racconta la storia di Atene, ed è del V sec
Ecateo di Mileto
Erodoto tratta del suo ruolo politico, nel libro V, logos in cui tratta della rivolta ionica, l'insurrezione
partita a Mileto, sobillata da Estieo e Aristagora, entrambi cercavano alleanze per fare insorgere
Mileto contro il dominio persiano. Ecateo sconsiglia questa azione, sappiamo dal cap 36 libro V, lui
cercò di mettere in guardia i Milesi da intraprendere un'operazione del genere contro i Persiani.
Inoltre Ecateo aveva consigliato di puntare tutto sulla flotta, perchè quelle di terra erano impari -->
non fu ascoltato e la rivolta ionica dal 499, nel 495 termina con la feroce presa di Mileto da parte
dei persiani --> inizio delle Guerre Persiane
(Erodoto descrive Temistocle come un doppiogiochista --> non si trattiene dal conferirgli la gloria
della vittoria di Salamina, ma lo descrive come un personaggio discutibile e controverso, in quanto
faceva parte del circolo Pericleo - composto da coltissimi intellettuali, come Fidia - antitemistocleo,
di grande onestà --> Pericle era assolutamente insensibile a qualsiasi lusinga e corruttela, vuole
distinguersi dalla politica spregiudicata di Temistocle)
Ecateo dunque secondo Erodoto fu saggio, non ascoltato però da Mileto, (secondo Tucidide "κτῆμά
τε ἐς αἰεὶ" viene tradotto in latino "historia magistra vitae", ma in realtà si intende che la storia è
fonte di sapere, ma è irreversibile e irripetibile, in quanto i contesti sono sempre differenti, questa
trattazione si trova nell' esposizione del metodo in Tucidide, La Guerra del Peloponneso, libro I, cap
21:
"Dalle prove (τεκμηρίων) trovate non sbaglierei stimando soprattutto tali cose che ho narrato, e non
si presti maggiormente fede ai poeti che hanno cantato riguardo a queste cose abbellendole ancora
di più, né ai logografi, che hanno composte più per attirare chi ascolta che per la verità, che sono
cose che non si possono provare (ἀνεξέλεγκτα), che la maggior parte dei quali, a causa del tempo,
sono sconfinati nel mitico (ἐπὶ τὸ μυθῶδες), diventando incredibili, pensando che dai segni resi
evidenti si troverà sufficientemente, dato che sono cose molto antiche"
--> incipit che ci ricorda la vita di Teseo di Plutarco, idea che tanto più si va indietro nel tempo,
tanto più si corre il pericolo di costruire cose inesatte per congettura, ma non per realtà, si sconfina
facilmente nel mito, che non riesce a distinguere il vero dal falso perchè non c'è nessuna autorita
che limiti ciò che è vero e ciò che non lo è. Il mito greco è materia estremamente plastica, a
differenza ad esempio da quello ebreo.
"E tale guerra (ὁ πόλεμος οὗτος), sebbene gli uomini ritengano quella nella quale combattono
sempre la più grande, e appena finita ammirino maggiormente le cose antiche, a colui che esamini i
fatti stessi si rivelerà maggiore dei precedenti."
--> per lui si tratta delle guerre fondative della Grecia, quella del Peloponneso, non quelle Persiane,
anche se la Guerra del Peloponneso da molti è divisa in Archidamica e Deceleica , divisa dalla pace
di Nicia --> per lui è un unico fatto unitario, cruciale per gli svolgimento della storia occidentale
Leggiamo di Tucidide anche libro I, cap 22:
E le cose che ciascuno (oratore) pronunciò con il discorso sia mentre stavano entrando in guerra sia
quando erano in essa, è difficile per me ricordarsi l’esattenza/precisione (ἀκρίβειαν) delle cose che
furono dette, che io stesso ho ascoltato e per coloro che me li hanno annunciate prendendole da
un’altra fonte; ma come mi sembrava che ciascuno avrebbe potuto dire le cose più appropriate per
ogni situazione, io (al dativo) che mi tenevo il più vicino possibile al senso generale (τῆς ξυμπάσης
γνώμηςτῶν ἀληθῶς λεχθέντων ) delle cose che veramente furono dette, così li ho dette (οὕτως
εἴρηται) . Invece i fatti che sono accaduti nella guerra non ho ritenuto di raccontarle avendo avuto
informazioni dal primo che capitava (ἐκ τοῦ παρατυχόντος πυνθανόμενος), né come a me sembrava
(οὐδ᾽ ὡς ἐμοὶ ἐδόκει), ma su quelli a cui io ho partecipato e (appresi) da altri, per quanto possibile
ho fatto un esame su ciascuno con accuratezza. Sono stati appurati con fatica, perché coloro che
erano presenti a ciascuno fatto non dicevano le stesse cose riguardo a questo ( διότι οἱ παρόντες τοῖς
ἔργοις ἑκάστοις οὐ ταὐτὰ περὶ τῶν αὐτῶν ἔλεγον), ma ognuno parlava secondo simpatia o secondo
memoria dell’una o dell’altra parte. E l’assenza di favoloso di questi li farà apparire all’ascolto forse
meno gradevoli: ma quanti vorranno scoprire la verità degli avvenimenti e di quelli che accadranno
in futuro secondo la natura umana (τὸ ἀνθρώπινον), di tali o di simili, e giudicarla utile, sarà
sufficiente. È stata composta come possesso per sempre (κτῆμά τε ἐς αἰεὶ) piuttosto che come un
pezzo per competizione da ascoltare sul momento.
--> tema della memoria manipolabile, tema trattato anche da Assmann, strumentalizzabile ma come
anche la memoria sia aleatoria senza una volontà di modificarla. Le memorie non coincidono mai,
ma a seconda delle capacità personali di ricordo ci sono resoconti diversi. Il suo resoconto è invece
meno fantastico, ma è alla ricerca della verità dei fatti, in modo tale che la sua storia sia una
registrazione che duri per sempre e non un'opera di virtuosismo occasionale. Tucidide propone
l'akribia, restringe l'oggetto indagabile solo al presente, toglie gli abbellimenti, perchè quello che
registra possa essere utile nel tempo nel caso si verificasse qualcosa di analogo --> chiaramente non
uguale, va assimilato criticamente come punto di riferimenti --> Tucidide afferma di dire lui la
verità)
--> qui si definisce un soggetto veramente individuale, nella pretesa di dire la verità (non si tratta
di una collettività simposiale/eterica degli scogli simposiali, composti lirici ma frutto di una
dimensione comunitaria). il soggetto individuale non emerge nella lirica, ma è davvero dirompente
nella storiografica, sulla propria capacità di trattare la materia (abbiamo grandi personalità in
continuità tra loro ma anche in opposizione - com'è tra Tucidide ed Erodoto, che si lasciava più
affascinare da racconti con toni favolistici, le Novelle Erodotee, risente ancora della comunicazione
orale aedica e ionica, ed Erodoto tratta di questioni passate, non strettamente contemporanee a lui, e
ricorre ad analessi lontane) La polemica che Tucidide fa con Erodoto (contribuendo così anche a
costruire la sua immagine) non è diversa da quella che Erodoto fa contro Ecateo. Ecateo infatti non
era l'unico logographos precedente ad Erodoto, ma quello più in vista, autore di una Periegesi e di
Historiai (ricerche genealogiche) --> Erodoto ne riconosce la statura intellettuale e la lungimiranza,
ma in altri passi prende le distanze, Erodoto non sconfessa Ecateo come consigliere politico, ma
come ricercatore. Al passo 5,49 Erodoto racconta di un pinax, tavola di bronzo in cui era
rappresentata una mappa del mondo conosciuto (dell'impero già esistente persiano), che Aristagora
di Mileto per organizzare la rivolta aveva portato con sè in Grecia, per cercare alleanza,
impressionando i greci con le dimensioni dell'impero persiano ed impaurisce Sparta ma convince gli
Ateniesi (Erodoto è critico di questo episodio, è più facile convincere la massa ateniese che i re
spartani). Questo pinax doveva essere stato fatto da Anassimandro e da Ecateo. Nel IV libro, 36:
abbiamo un riferimento di Erodoto ad una tavola, una mappa, di cui Erodoto ride --> si tratta di
scherno per la scienza dei predecessori
23/05
Nel libro IV in 36 invece si tratta degli Sciti e di tutti i popoli con cui gli Sciti (su questi si fondano
le tre funzioni: re, guerrieri e produttori - Marija Gimbutas) sono entrati in contatto, Erodoto dice
sugli Iperborei (stile che procede per simmetrie), tratta di figure sciamaniche settentrionali del mar
nero, abbiamo la sua risata e dunque una critica molto robusta alla periegesi che lo ha preceduto.
Se prendiamo il libro II, logos Egiziano (Hartog), l'Egitto era uno dei luoghi privilegiati per la
formazione degli antichi (tipico che alcuni intellettuali compiessero viaggi a scopo formativo),
al cap 143, Erodoto dice di essere entrato nel tempio di Tebe d' Egitto (ci sono tre città di Tebe
importanti: Tebe greca, Tebe d'Egitto, Tebe in Asia Minore), in cui venne deriso Ecateo e la sua
conoscenza del passato, in quanto lui ne risaliva solo 4, e i sacerdoti egiziani nel tempo potevano
risalire con le loro fonti 345 generazioni. Ecateo infatti era ricordato per aver scritto due libri di
genealogie, e quattro libri di periegesi: come genealogista Erodoto, grazie alla testimonianza dei
sacerdoti egiziani, poté risalire a tempi più lontani:
ἐσαγαγόντες ἐς τὸ μέγαρον ἔσω ἐὸν μέγα ἐξηρίθμεον δεικνύντες κολοσσοὺς ξυλίνους τοσούτους
ὅσους περ εἶπον: ἀρχιερεὺς γὰρ ἕκαστος αὐτόθι ἱστᾷ ἐπὶ τῆς ἑωυτοῦ ζόης εἰκόνα ἑωυτοῦ:
--> I sacerdoti gli mostrano dei κολοσσοὺς, ovvero delle statue di legno come doppi dei grandi
sacerdoti, che rappresentavano un sacerdote simbolico di una generazione
[...]
Ἑκαταίῳ δὲ γενεηλογήσαντι ἑωυτὸν καὶ ἀναδήσαντι ἐς ἑκκαιδέκατον θεὸν ἀντεγενεηλόγησαν ἐπὶ
τῇ ἀριθμήσι, οὐ δεκόμενοι παρ᾽ αὐτοῦ ἀπὸ θεοῦ γενέσθαι ἄνθρωπον: ἀντεγενεηλόγησαν δὲ ὧδε,
φάμενοι ἕκαστον τῶν κολοσσῶν πίρωμιν ἐκ πιρώμιος γεγονέναι, ἐς ὃ τοὺς πέντε καὶ τεσσεράκοντα
καὶ τριηκοσίους ἀπέδεξαν κολοσσούς πίρωμιν ἐπονομαζόμενον,καὶ οὔτε ἐς θεὸν οὔτε ἐς ἥρωα
ἀνέδησαν αὐτούς. πίρωμις δὲ ἐστὶ κατὰ Ἑλλάδα γλῶσσαν καλὸς κἀγαθός.
--> così Ecateo viene sconfessato sul piano della genealogia
Al libro I capp1/5 delle Storie Erodoto racconta di quello che viene ricostruito sulle ostilità tra
oriente e occidente, raccontato dai dotti persiani. Si racconta di episodi di rapimenti di donne (Io,
rapimento di Europa e infine di Elena, che oltre essere la causa del conflitto più importante, ad
Atene la Guerra di Troia è anche l'archetipo di tutte le guerre successive combattute contro
l'oriente). Al cap 5 Erodoto
ταῦτα μέν νυν Πέρσαι τε καὶ Φοίνικες λέγουσι: ἐγὼ δὲ περὶ μὲν τούτων οὐκ ἔρχομαι ἐρέων ὡς
οὕτω ἢ ἄλλως κως ταῦτα ἐγένετο, τὸν δὲ οἶδα αὐτὸς πρῶτον ὑπάρξαντα ἀδίκων ἔργων ἐς τοὺς
Ἕλληνας, τοῦτον σημήνας προβήσομαι ἐς τὸ πρόσω τοῦ λόγου, ὁμοίως σμικρὰ καὶ μεγάλα ἄστεα
ἀνθρώπων ἐπεξιών.
--> Erodoto costruisce la storia del passato con una grande enfasi sulla propria personalità e sul
proprio punto di vista (grande affermazione dell'individualità)
Allo stesso modo Ecateo, in uno dei pochi frammenti delle Genealogie che gli sono stati attribuiti,
inizia prima di tutto con l'identificarsi, ribadisce moltissimo la prima persona singolare e insiste
sulla scrittura:
"Ecateo di Mileto dice queste cose, queste cose io scrivo, come a me sembrano essere vere i
racconti dei greci sono molti e ridicoli come a me appaiono"
--> Ecateo rifiuta per varietà i suoi predecessori, e per la loro ridicolezza --> riso come presa di
distanza e polemica. Qui abbiamo il concetto di verità basato sulla propria individualità (come
appaiono a lui). Concetto di verità non tanto come nozione di corrispondenza totale tra parola e
fatti, ma un giudizio di verosimiglianza, confuso con il criterio della verità. Si trova anche in
Erodoto dove dice, come a me sembra, ma comunque Erodoto trasmette molte fonti, lasciando al
lettore la discrezione di decidere quale sia il più verosimile. Ecateo invece opera direttamente una
selezione. Criterio di verosimiglianza per Ecateo è dettato da ciò che sembra più conforme alla
mentalità condivisa.
Luciano nel II dC (120/185 dC), scrisse un opuscolo sulla storiografia fatta male, "La Storia Vera",
preponderante la pars destruens, in libro I:
" Celo coloro che critico, ma voi li riconoscerete di sicuro (forse critica Le Meraviglie di Iambulo),
prendo di mira Ctesia, che scrisse cose che non aveva visto con i suoi occhi e non aveva testimoni
attendibili, [...] così anche io nel desiderio di lasciare qualche messaggio ai posteri, sono ricorso ad
un falso ma molto più onesto dei miei predecessori, perchè dichiaro che mento (--> falso
consapevole e dichiarato), allora sono partito dalle colonne d'Ercole, in direzione dell'Occidente,
con una cinquantina di compagni (abbondanza di dettagli che fanno sembrare che la vicenda sia
reale ma in realtà non lo è, e contemporaneamente fa pensare ad Ulisse e al viaggio fantastico),
dopo aver navigato un giorno e una notte ancora sotto costa, abbiamo preso il largo ma il giorno
successivo il vento si è rinforzato, è calata la nebbia, sballottati dal vento per 79 giorni in preda ad
una tempesta, ma all'improvviso abbiamo avvistato un'isola dove la burrasca stava cessando
(abbiamo il numero preciso di giorni di navigazione, sembra un diario di viaggio finchè non inizia il
dato simbolico, ovvero l'isola, che ha una sua magia come mondo a parte, intorno a cui c'è il mare, e
questa è un'isola boscosa, il bosco è il luogo nascosto e pericoloso per eccellenza)"
--> fa una mimesi parodica del racconto storiografico. Poi nella vicenda trovano delle epigrafi e
delle orme enormi --> orme di un dio, e tramite un metodo storico le fa risalire al mito di Dioniso.
"ma non molto dopo ci troviamo di fronte ad un fiume in cui scorreva il vino, anche navigabile ..."
--> il racconto riporta menzogne su menzogne che si amplificano via via, continua presa in giro del
metodo storiografico ma improntato alla falsità.
L'enfasi dell'io in Ecateo e nella storiografia si sta codificando anche come sapere autorevole legato
a singole personalità di ricerca ma anche a gruppi tecnici --> siamo in campo medico, opere del
corpus Ippocratico, di cui abbiamo una settantina di opere che però vanno dal V sec fino a opere che
sono già di età imperiale (improbabile che siano di uno stesso autore). Nell'ambito del corpus
ippocratico alcune si impongono con particolare rilevanza sia per il metodo che per il
comportamento medico (dalla diagnosi alla terapia), vediamo studio di Jacques Jouanna a Parigi, e
in Italia Vegeti e di Benedetto. Alcuni studi di medicina però non sono prescrittivi di farmaka, ma si
basavano su divieti (non rimedi ma abolizione di comportamenti) e quindi non guariscono nè
danneggiano, mentre nell'opera Antica Medicina (in ionico, il dialetto del sapere), si tratta del
binomio caldo/secco freddo/umido, è presentato un soggetto con un forte ego che difende un certo
sapere costituito come teknh riconoscibile.
--> ci sono altri ambiti che iniziano a costituirsi come scienze, costantemente costellati da queste
marche pesanti ed invadenti, enunciazioni di grande ego e di personalità che motivi le affermazioni.
24/05
Verosimiglianza -> si definisce sulla base della mentalità condivisa. Quello che corrisponde alla
propria organizzazione mentale e proprio sapere. Alcune figure più credibili di altre, perché stanno
all’interno di una tradizione. Verosimiglianza = adeguatezza a una certa mentalità.
Mentalità cambiano. Per Aristotele tragedia che compie azione scenica secondo nessi di causa
effetto accettabili, è verosimile. Migliore per lui è Edipo Re. Rispetto di cronocausalità.
Verso fine V secolo qualcosa cambia in questa verosimiglianza. Essere verosimiglianza = non
essere illogico. Fine secolo ci sono tragedie di cui Aristotele non parla molto -> Edipo a Colono,
Baccanti tipo, dove sovrannaturale esplode. Tragedia di cui Aristotele ha elogiato meccanismo
tragico e procedimento logico, alla fine secolo fa trasparire elementi sovrannaturali di cui lui non si
cura. Per lui dei sono meccanismi esteriori che compaiono ex machina, che non influiscono
sull’intreccio. “Io” storico è soggetto invadente, arrogante che pretende di superare e irride chi lo ha
preceduto. Io dice di usare e conoscere mentalità meglio di chi lo ha preceduto.
Vallio di accettazione delle notizie da parte di Ecateo e di Erodoto, si fondano su conoscenza di ciò
che mentalità condivide. E poi su conoscenza culturale maggiore -> io di Erodoto è personalità che
ha sotto gli occhi una quantità di fonti che il pubblico comune non ha sotto occhi. Erodoto sceglie
cosa è più accettabile o su esperienza personale o su base di conoscenza maggiore e comparata delle
tradizioni.
Io si afferma fortemente perchè ha maggiore controllo del pubblico sulla mentalità condivisa e può
comparare più versioni e io ha, talvolta, conoscenza diretta delle cose (come Ecateo con gli Egizi).
Conoscenza è a volte diretta, a volte indiretta ma vasta, ha conoscenza più profonda dei principi di
verosimiglianza rispetto a pubblico
1-36 quadro che dà idea di tipo di sapere che ha Erodoto e su cui costruisce suo sapere.
Scizia -> luogo tra Europa e Asia, luogo dove comparazione linguistica fa risalire a popoli
indoeuropei o indoiranici. Ipotetica lingua comune. Movimenti migratori intensi e diffusi di queste
popolazioni caucasiche. Zona con punti focali -> mar Nero, palude Meotide, mar d’Azov, stretti
Dopo presa di Babilonia accadde spedizione contro Sciti da Dario. La ragione era ricchezza
dell’Asia. Volontà di fare guerra giusta -> lo è perchè Dario deve vendicarsi per occupazione degli
Sciti sulla Media (unificato a regno persiano da Ciro).
Storia fatta di eventi, di grandi fatti. Inizia a essere affiancata dall’attenzione per storia locale,
materiale, delle persone basse -> storia materiale, annalistica, dei fatti di lunga durata. Fenomeni di
lunga durata -> quelli radicati nella lunga vita. Fatti che si realizzano anche nel quotidiano.
Attenzione degli annalisti ha rivalutato questi dati.
Questa storia ha origine in Erodoto. Dà tratti che i semplici eventi bellici non farebbero trasparire ->
antropologia che filtra dalla storia.
Un medico ippocratico o Ippocrate stesso descrive popoli e ambienti in cui vivono, soffermandosi
su Sciti e anche sulle malattie legate al clima in cui vivono. Parlare di Sciti in V secolo non è
semplice curiosità di Erodoto, in questo clima culturale sono un tema importante.
Medico di aria, acque e luoghi -> opera fondamentale e innovativa, dove popoli descritti in base
anche ai climi in cui vivono.
Evento -> Dario si è mosso per conquistare Sciti e per vendicare guerra mossa ai Medi. Dall’evento
va indietro a descrivere Sciti. Guerra contro Medi (principio di associazione delle notizie) e intanto
donne scite accoppiate con schiave -> topos. Nascono giovani Sciti nati da schiavi -- > Erodoto
esprime appieno mentalità condivisa fino a Aristotele.
Donna è uomo non finito, bambini uomini in divenire, schiavi non sono paragonabili a uomini liberi
in nessun piano. Donna condivide natura bambino di uomo imperfetto e in parte natura schiavile.
Cavallo -> animale per eccellenza. Sono nomadi, si spostano sui carri e stanno nelle tende. Schiavi
accecati -> riserve a riguardo. Erodoto potrebbe interpretare con cecità l’oscurità, quindi non è dato
certo.
ws moi dokei -> versione che lui accetta, che gli sembra verosimile, Discorso diretto riportato ->
tipico erodotoeo
Versione appare a Erodoto troppo interessante per essere messa da parte. Ci informa su mentalità
scitica e separazione tra liberi e schiavi. Io si costituisce come raccoglitore di notizie. Loro dicono
di essere i più giovani e danno la loro antropogonia. Anche Esiodo ne aveva scritta una ed è
versione maestra, ma ce ne sono anche altre due di matrice orfica
Sciti hanno tradizione sul primo uomo e sulla loro origine -> Targitao (per alcune etimologie =
“colui che ha vasto potere, l’onnipotente”). Bisogna chiedersi il significato delle cose prima della
veridicità, perchè autore abbia voluto riportarle. Terra era prima deserta.
Motivo fisso da narrazioni su culture più antiche fino alle fiabe -> è il più piccolo che agisce (VIII,
138 -> narrazione Perdicca, più piccolo 3 fratelli servitori a famiglia macedone. Lo accompagna
fortuna e per questo allontanato dal re, ma riesce a tornare e diventerà lui re).
Clichè dell’eletto. Evento particolare rappresenta elezione (avviene per Ciro, per Edipo, Mosè,
Romolo e Remo, Perdicca,…). Prove di eroismo e forza che designano il re. Aratro e giogo -> legati
a agricoltura. Produttori -> attraverso allevamento bestiame e agricoltura poi diventa artigiano e
produttore altri beni. Funzione guerrieri e produttori, funzione sovrana meno chiara qui.
28/05
In Erodoto, libro IV, 5/12 sugli Sciti dunque abbiamo il racconto di etnie --> al fine di offrire al
pubblico diversi quadri identitari, raccontando le origini anche da diversi punti di vista:
"[...] οἱ μὲν γὰρ Κιμμέριοι αἰεὶ τὴν παρὰ θάλασσαν ἔφευγον, οἱ δὲ Σκύθαι ἐν δεξιῇ τὸν Καύκασον
ἔχοντες ἐδίωκον ἐς οὗ ἐσέβαλον ἐς γῆν τὴν Μηδικήν, ἐς μεσόγαιαν τῆς ὁδοῦ τραφθέντες. οὗτος δὲ
ἄλλος ξυνὸς Ἑλλήνων τε καὶ βαρβάρων λεγόμενος λόγος εἴρηται."
--> riporta alcune opinioni e poi secondo il criterio di verosimiglianza opera selezione, che gli
Sciti originino in tre modi:
• versione scitica: da Targitao
• versione greca: da Eracle (dorici dunque, simili ai greci, archetipo degli eroi) e da una dea
serpente (Gimbutas, divinità femminile)
• mythodes, ovvero versione che originino da tre figli investiti dal dio (è una tradizione sia
greca che scitica)
inoltre Erodoto ci trasmette una versione più realistica, più rispondente ai criteri di una storia
evenemenziale, ovvero lo scontro tra i popoli e il conseguente movimento --> Erodoto così impone
la propria scelta (io che si afferma). Abbiamo un libro di Jan Hassmann, La Memoria Culturale, che
viene tramandata senza controllo sulle voci originari, tramandata dall'etnia inter. Si manifesta questa
tendenza in Erodoto quando dice legousin o ws legetai (si dice, come dicono ...) --> rimando alle
memorie collettive di cui non si capisce l'origine, Erodoto si arroga il diritto di correggerle e a volte
di rifiutarle in toto. Comunque spesso decide di riportare tutte le varianti, lasciando al lettore la
possibilità di farsi un'idea generica, e comunque alla fine opera una scelta (come a me sembra ...).
Tratta anche del popolo dei Cimmeri (Sciti mobili ad Est, ne tratta nel IV,11), e riporta una grande
abbondanza di dati geografici (cita il fiume dell'Arasse, tra il Mar Nero e il Mar Caspio).
Sembra che le zone degli Sciti siano luoghi magici, punti di contatto tra la cultura greca razionale e
culture del nordest che mantenevano tratti magici, con figure legate anche alla cultura greca
(Aristea di Proponneso) --> theios anhr, uomo divino che vive una condizione molteplice e
costituiscono la comunità. I popoli descritti con caratteri magici sono ad esempio gli Iperborei, si
racconta di un periodo passato presso gli Iperborei, definito come magici e sciamanici (volo,
scomparsa), studiati da Burkert, La religione greca di epoca arcaica e classica.
Gli elementi magici si manifestano anche quando si parla di creazioni a cui appunto uno di questi
tre figli (tre nomi delle tribù scitiche) investiti dal dio, si avvicina, oggetti dal cielo, che alludono al
mondo della produzione (aratro e gioco), detti di provenienza divina, e un recipiente d'oro che
sembra alludere alle cerimonie (sovranità sacrale). Appena si avvicina la persona sbagliata questo
oro diventa incandescente (elementi tipici della sovranità, oro e fuoco) --> si tratta di una ordalia,
ovvero una prova in situazioni estreme (prova del fuoco, o dell'acqua tipico anche nel mondo
greco, componimento di Bacchilide in cui Teseo getta un anello di Minosse nel mare e come prova
lo recupera). L'ultimo dei tre figli sarà l'eletto --> motivo che si ritrova anche in Grecia. La prova
non sta solo nell'appropriarsi degli oggetti, ma anche in IV,7:
[...] τὸν δὲ χρυσόν τοῦτον τὸν ἱρὸν φυλάσσουσι οἱ βασιλέες ἐς τὰ μάλιστα, καὶ θυσίῃσι μεγάλῃσι
ἱλασκόμενοι μετέρχονται ἀνὰ πᾶν ἔτος ὃς δ᾽ ἂν ἔχων τὸν χρυσὸν τὸν ἱρὸν ἐν τῇ ὁρτῇ ὑπαίθριος
κατακοιμηθῇ, οὗτος λέγεται ὑπὸ Σκυθέων οὐ διενιαυτίζειν. δίδοσθαι δέ οἱ διὰ τοῦτο ὅσα ἂν ἵππω ἐν
ἡμέρῃ μιῇ περιελάσῃ αὐτὸς. τῆς δὲ χώρης ἐούσης μεγάλης τριφασίας τὰς βασιληίας τοῖσι παισὶ
τοῖσι ἑωυτοῦ καταστήσασθαι Κολάξαιν, καὶ τουτέων μίαν ποιῆσαι μεγίστην, ἐν τῇ τὸν χρυσὸν
φυλάσσεσθαι.
--> Gli Sciti custodiscono ancora l'oro sacro dall'ordalia, e lo venerano con grandi sacrifici, ma
durante le feste chi lo cura deve restare sveglio tutta la notte
--> Riporta la storia di Eracle, e poi quando viene il momento di decidere la sorte dei figli nati da
Eracle e dalla donna serpente, Eracle stabilisce una prova per decidere:
ἐπεὰν ἀνδρωθέντας ἴδῃ τοὺς παῖδας, τάδε ποιεῦσα οὐκ ἂν ἁμαρτάνοις: τὸν μὲν ἂν ὁρᾷς αὐτῶν τόδε
τὸ τόξον ὧδε διατεινόμενον καὶ τῳ ζωστῆρι τῷδε κατὰ τάδε ζωννύμενον, τοῦτον μὲν τῆσδε τῆς
χώρης οἰκήτορα ποιεῦ: ὃς δ᾽ ἂν τούτων τῶν ἔργων τῶν ἐντέλλομαι λείπηται, ἔκπεμπε ἐκ τῆς χώρης.
καὶ ταῦτα ποιεῦσα αὐτή τε εὐφρανέαι καὶ τὰ ἐντεταλμένα ποιήσεις.’
--> quello che tenderà l'arco sarà abitante di queste terre, si tratta della prova dell'arma, così come il
potere di indossare lo stesso vestiario del padre (i calzari), si tratta di un motivo ripreso nella vita di
Teseo narrata da Plutarco (cap III, Egeo allontanatosi dalla corte di Pitteo, lascia una spada e un
calzare sotto una roccia e quelli sono simboli e anche agnorismata, elementi di riconosciemento, che
saranno usati poi da Teseo)
--> Erodoto come histor preferisce la versione etnica/geografica, ma riporta anche tutte queste
leggende legate alla magia, anche per collegare gli Sciti con i greci. Anche nel caso di Aristea di
Proconneso (Mar Marmara)
Apologia di Socrate
Discorso di Socrate pronunciato nel 399 aC in cui ogni tanto viene fatto intervenire con interventi
minimi la piccolezza intellettuale di Meleto (accusatore che ha composto il lato d'accusa con i capi
di imputazione contro Socrate: di ashbeia, di corruzione dei giovani, temi sia in XXIV B/C sia nel
libro II,40 di Diogene Laerzio --> si tratta del fatto che l'accusa contro Socrate circolava nell'aria ma
doveva essere depositata presso il tribunale, e abbiamo nell'archivio di Stato di Atene l'atto d'accusa
ufficiale) 24b/c:
περὶ μὲν οὖν ὧν οἱ πρῶτοί μου κατήγοροι κατηγόρουν αὕτη ἔστω ἱκανὴ ἀπολογία πρὸς ὑμᾶς: πρὸς
δὲ Μέλητον τὸν ἀγαθὸν καὶ φιλόπολιν, ὥς φησι, καὶ τοὺς ὑστέρους μετὰ ταῦτα πειράσομαι
ἀπολογήσασθαι. αὖθις γὰρ δή, ὥσπερ ἑτέρων τούτων ὄντων κατηγόρων, λάβωμεν αὖ τὴν τούτων
ἀντωμοσίαν. ἔχει δέ πως ὧδε: Σωκράτη φησὶν ἀδικεῖν τούς τε νέους διαφθείροντα καὶ θεοὺς οὓς ἡ
πόλις ...
--> per coloro che lo accusarono prima, si tratta delle Nuvole di Aristotele (423 aC), poi chiama per
nome Meleto (e Anito e Licone) --> Meleto era figlio di un poeta, contro i poeti si scaglia Platone
nello Ione (rappresentazione scandalosa del mondo divino). Il tema dell'accusa
dell'antropomorfismo degli dei è condannato anche da Senofane aedo, che dice che dovrebbe essere
non gli uomini che fanno gli dei ma gli dei che fanno gli uomini (critica corrosiva) --> un poetastro
come Meleto (poeta, vero corruttore) rivolge l'accusa contro Socrate, anche i scia di quello che era
successo nel 415 aC (decapitazione delle Erme e accusa di Alcibiade) --> anche qui sappiamo che
Meleto, forse ventenne, e quindi durante l'accusa di Socrate doveva avere circa trent'anni --> in
entrambi i casi è descritto come un approfittatore, alcuni dicono però che non si tratta dello stesso
Meleto (415 e 339) che ritiene che in realtà Meleto fosse solo il retore dell'abile politico Anito, che
era quello che in realtà voleva liberarsi di Socrate e del giudice Licone (stando a Diogene Laerzio fu
Licone il principale regista del processo, mentre Anito e Meleto gli esecutori).
Socrate risponde tramite eirwn (ironia), tratto comico (Aristofane), si riprendono tratti di personaggi
comici: lo spaccone, il pyrgopolinice plautino e l'eirwn, l'ironista, ovvero colui che gioca
sottraendosi e lo straccione ovvero quello che si trova ad elemosinare presso luoghi di culto, poi
abbiamo il buffone colui che abbassa qualsiasi battuta --> il dialogo platonico prende molto dalla
commedia, e Socrate nei dialoghi platonici svolge il ruolo dell'eirwn, sollecitando con domande i
suoi interlocutori, per svegliarli e fare in modo che si accorgano che sbagliano --> come l'eirwn si
incarica della pars destruens, fa piazza pulita dei luoghi comuni, e Socrate appunto è l'eirwn per
eccellenza. Socrate muove la sua ironia contro Meleto (dice ottimo cittadino, ironicamente)
... νομίζει οὐ νομίζοντα, ἕτερα δὲ δαιμόνια καινά. τὸ μὲν δὴ ἔγκλημα τοιοῦτόν ἐστιν: τούτου δὲ τοῦ
ἐγκλήματος ἓν ἕκαστον ἐξετάσωμεν. φησὶ γὰρ δὴ τοὺς νέους ἀδικεῖν με διαφθείροντα. ἐγὼ δέ γε, ὦ
ἄνδρες Ἀθηναῖοι, ἀδικεῖν φημι Μέλητον, ὅτι σπουδῇ χαριεντίζεται, ῥᾳδίως εἰς ἀγῶνα καθιστὰς
ἀνθρώπους, περὶ πραγμάτων προσποιούμενος σπουδάζειν καὶ κήδεσθαι ὧν οὐδὲν τούτῳ πώποτε
ἐμέλησεν: ὡς δὲ τοῦτο οὕτως ἔχει, πειράσομαι καὶ ὑμῖν ἐπιδεῖξαι. καί μοι δεῦρο, ὦ Μέλητε, εἰπέ:
ἄλλο τι ἢ
--> tratta con estremo rispetto e cura del δαιμόν interno, vena divina che gli suggerisce come
intervenire (vena innovativa di Socrate nel definire le divinità )--> nelle Nuvole, le nuvole
sarebbero le dee di Socrate ironicamente, eteree e inafferrabili, insensate, come i sapienti eccentrici
e insensati --> indagatori della natura, erano stati già messi sotto accusa i grandi pensatori
naturalisti (contro Anassagora) prima della Guerra del Peloponneso, di ashbeia/empietà, accusa
controversa e difficile da accertare nei fatti concreti, è l'accusa fatta per liberarsi degli intellettuali.
Anassagora appunto vive nel V sec, di Clazomene (Asia Minore), e muore nel 428 appunto mentre
scappava da Atene per evitare la pena per l'accusa di empietà (morte). Anche Fidia, Aspasia (allieva
di Gorgia) e Protagora furono accusati di empietà, si tratta dei massimi intellettuali periclei --> Sono
tutti personaggi legati alla svolta socratica (porre l'uomo al centro della ricerca), e per questo
vengono accusati.
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I tre momenti sembrano un corpo unico, in cui si espone anche chi siano i capi d'accusa (lo vediamo
anche in Diogene Laerzio): Anito, Meleto (che entra in scena e farà una figura pessima, peronaggio
di smikrotes) e Licone. Tra il primo e il secondo discorso passa un po' di tempo, e appunto Socrate
sa che è lontana da Atene la nave Delia che portasse i tributi a Delo per la salvezza di Teseo
(leggenda del Minotauro). Teseo è colui che rinuncia al potere personale per iniziare la pratica delle
magistrature cittadine ad Atene (è l'iniziatore della democrazia ateniese). Socrate sa quindi che non
sarebbe stato condannato subito a morte, perchè nella cerimonia della nave mandata a Delo non si
potevano eseguire condanne a morte ad Atene (avrebbe causato miasma).
ὅτι μὲν ὑμεῖς, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, πεπόνθατε ὑπὸ τῶν ἐμῶν κατηγόρων, οὐκ οἶδα: ἐγὼ δ᾽ οὖν καὶ
αὐτὸς ὑπ᾽ αὐτῶν ὀλίγου ἐμαυτοῦ ἐπελαθόμην, οὕτω πιθανῶς ἔλεγον. καίτοι ἀληθές γε ὡς ἔπος
εἰπεῖν οὐδὲν εἰρήκασιν. μάλιστα δὲ αὐτῶν ἓν ἐθαύμασα τῶν πολλῶν ὧν ἐψεύσαντο, τοῦτο ἐν ᾧ
ἔλεγον ὡς χρῆν ὑμᾶς εὐλαβεῖσθαι μὴ ὑπ᾽ ἐμοῦ ἐξαπατηθῆτε
--> insistenza sul tema della verità, si tratta di dialetto attico purissimo (richiamo alla logografia
attica, scrittura dei discorsi da parte di avvocati per le parti in causa che sono presenti durante il
giudizio, che a volte non possedevano la teknh retorikh per comporre un discorso adatto, ed essendo
un'attività pagata, non è qualcosa di cui si vantino uomini ricchi, ma è una professione bassa, per i
meteci ad esempio come Lisia --> grandissimo compositore di discorsi di difesa, avvocato metecio,
figlio di Cefalo, metecio ricchissimo ma depauperato da tutte le sue ricchezze dopo il governo dei
trenta tiranni, addirittura subisce la perdita del fratello Polemarco. Anche Isocrate stesso, che è
presentato come grandissimo insegnante di retorica politica con la sua scuola politica, scrive
orazioni da logographos, su commissione, ed è un dettaglio della sua vita che nasconde, non
prestigiosa perchè pagata, mestiere per vivere). Socrate non ha bisogno di un logographos, sa
sostenere la propria causa, si difende da accuse ideologiche (soprattutto l'empietà), non accuse
concrete --> infatti Socrate non aveva commesso reati oggettivi sui quali si potesse basare un'accusa
oggettiva, ma accusa di ἀσέβεια, tipica accusa per eliminare figure sconvenienti dal punto di vista
intelettuale ed ideologico. Socrate insiste sulla verità (non dicono nulla di vero ...)
ὡς δεινοῦ ὄντος λέγειν. τὸ γὰρ μὴ αἰσχυνθῆναι ὅτι αὐτίκα ὑπ᾽ ἐμοῦ ἐξελεγχθήσονται ἔργῳ, ἐπειδὰν
μηδ᾽ ὁπωστιοῦν φαίνωμαι δεινὸς λέγειν, τοῦτό μοι ἔδοξεν αὐτῶν ἀναισχυντότατον εἶναι, εἰ μὴ ἄρα
δεινὸν καλοῦσιν οὗτοι λέγειν τὸν τἀληθῆ λέγοντα: εἰ μὲν γὰρ τοῦτο λέγουσιν, ὁμολογοίην ἂν
ἔγωγε οὐ κατὰ τούτους εἶναι ῥήτωρ. οὗτοι μὲν οὖν, ὥσπερ ἐγὼ λέγω, ἤ τι ἢ οὐδὲν ἀληθὲς
εἰρήκασιν, ὑμεῖς δέ μου ἀκούσεσθε πᾶσαν τὴν ἀλήθειαν—οὐ μέντοι μὰ Δία, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι,
κεκαλλιεπημένους γε λόγους, ὥσπερ οἱ τούτων
--> concetto di δεῖνος, qualcosa di indefinito, vox media che non sta nè in positivo èn in negativo,
ma sottolinea qualcosa dalla natura doppia, a metà quasi tra il divino e il reale per la sua grandezza
e la sua portata. Socrate dichiara di dire la verità in continuanzione, vuole liberare la mente degli
ascoltatori dai pregiudizi comuni (è questa la verità di Socrate). Linearità sintattica, logica
stringente e consequenzialità da esprimere tramite azioni ben definite.
[17δ] θαυμάζειν μήτε θορυβεῖν τούτου ἕνεκα. ἔχει γὰρ οὑτωσί. νῦν ἐγὼ πρῶτον ἐπὶ δικαστήριον
ἀναβέβηκα, ἔτη γεγονὼς ἑβδομήκοντα: ἀτεχνῶς οὖν ξένως ἔχω τῆς ἐνθάδε λέξεως. ὥσπερ οὖν ἄν,
εἰ τῷ ὄντι ξένος ἐτύγχανον ὤν, συνεγιγνώσκετε δήπου ἄν μοι εἰ ἐν ἐκείνῃ τῇ φωνῇ τε καὶ τῷ τρόπῳ
--> Socrate dice di avere 70 anni ma di non essere mai stato in magistratura, come giudice
(particolare perchè come attestato nelle Vespe, Aristofane, moltissimi cittadini comuni ateniesi
aspiravano alla carica di giudici per ricevere il pagamento, e quindi generando un circolo di
corruzione enorme, come nel caso dei sicofanti, accusatori che improvvisavano le accuse) -->
Socrate dimostra assoluta estraneità al tribunale. Dice quindi di essere totalmente estraneo al modo
di dire del tribunale, estraneo quindi a molti aspetti della vita cittadina ateniese. Socrate quindi ci
informa di un linguaggio giuridico preciso, non intende al fatto di non conoscere il lessico, ma di
non saper costruire discorsi adatti alla difesa giuridica. Dopo inizia con la sua vera e propria difesa.
In 18 B,C,D fa riferimento ai suoi accusatori precedenti, ovvero coloro che lo accusano di essere
uno che fa ricerche (thebesis) assurde:
ἀλλ᾽ ἐκεῖνοι δεινότεροι, ὦ ἄνδρες, οἳ ὑμῶν τοὺς πολλοὺς ἐκ παίδων παραλαμβάνοντες ἔπειθόν τε
καὶ κατηγόρουν ἐμοῦ μᾶλλον οὐδὲν ἀληθές, ὡς ἔστιν τις Σωκράτης σοφὸς ἀνήρ, τά τε μετέωρα
φροντιστὴς καὶ τὰ ὑπὸ γῆς πάντα ἀνεζητηκὼς καὶ τὸν ἥττω λόγον κρείττω ποιῶν.
--> richiamo all'eccentricità del filosofo rispetto al cittadino comune (ma in realtà nella Repubblica
V Socrate presenta idea che lo stato sia come una nave, e che i marinai diffidano di un comandante
che guarda alle stelle, ma in realtà solo lui è in grado di salvare la nave) Anche nelle Nuvole,
Aristofane, nella versione rivista del 4717 aC (I edizione del 423) al v. 889 abbiamo:
ὸ ἥττω λόγοs --> rispetta l'ethos condiviso, sa di venire inteso dal pubblico/ ὸ κρείττω λόγοs
nell'apologia di Socrate abbiamo la definizione di questi due discorsi, uno che corrisponde alla
mentalità condivisa (rispetto delle regole) e uno che invece (il peggiore) è quello che si fa strada
con molti punti di contatto con la sofistica, e può dimostrare che si basa su capacità di
convincimento buone pur essendo peggiore (la retorica che abbindola, e nelle Nuvole il figlio di
Strepsiade sarà educato a questo tipo di discorso e di retorica, fino alla degenerazione che lo porta
picchiare suo padre --> traviamento)
Da 20 E, Socrate presenta come la sua sapienza si sia imposta nella città (sapere di non sapere,
ricerca continua e costante che arriva a coincidere con la ricerca). Socrate appunto riporta
l'esperienza di Cherefonte che si reca a Delfi (lui è morto ma c'è suo fratello, Cherefrate) -->
Cherefonte è uno dei più fedeli del circolo socratico, presente anche nelle Nuvole, appare al v.239
(ci sono oggetti e segnali che ne precedono l'arrivo, un servo strampalato, al v.125, Strepsiade, che
rappresenta proprio il cittadino ateniese medio dedito al risparmio, parla di un tale straccione che
per le strade fema tutti a parlare, allude a Socrate, con i suoi discepoli, che girano per la strada, ad
un certo punto Strepsiade dopo che ha incontrato, chiede a Socrate cosa stesse facente, naviga per
l'aria)
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La terza parte del discroso di Socrate, 38 C, è la parte più Platonica delle tre --> ne trattano Plutarco
e Apuleio, entrambi con una concezione mistica molto particolare, infatti Plutarco era un sacerdote
a Delfi, e Apuleio scrive appunto nelle Metamorfosi della sua mutatio animi con forte imporonta
mistica. In Socrate si ritrova appunto questa coscienza, in 40 B, che agisce facendo da freno, che lo
ferma sul punto di errare --> questo punto finale fu probabilmente tenuto non in questa forma, come
ciè riportato, ma nelll'espressione di una condanna finale, dopo il secondo giudizio, in attesa che
intervenga il collegio degli 11 (magistrati che conducono il condannato in carcere, per l'esecuzione,
che abbiamo nel Fedone). Si immagina che questo discorso sia tenuto nel momentotra la condanna e
la condotta in carcere.
Il discorso inizia a 38 C, rimprovera il consiglio di non aver aspettato quel poco tempo che lui
ancora aveva da vivere (era comunque e vecchio e sarebbe morto di lì a breve), Socrate dice di non
aver voluto chiedere pietà o implorato. Al 39 C inizia quello che teatralmente potremmo definire
esodo, si riferisce ai suoi asoltatori prima di andarsene --> nelle parole rivolte a tutti i giudici, c'è un
allocuzione diretta:
τὸ δὲ δὴ μετὰ τοῦτο ἐπιθυμῶ ὑμῖν χρησμῳδῆσαι, ὦ καταψηφισάμενοί μου: καὶ γάρ εἰμι ἤδη
ἐνταῦθα ἐν ᾧ μάλιστα ἄνθρωποι χρησμῳδοῦσιν, ὅταν μέλλωσιν ἀποθανεῖσθαι. φημὶ γάρ, ὦ ἄνδρες
οἳ ἐμὲ ἀπεκτόνατε, τιμωρίαν ὑμῖν ἥξειν εὐθὺς μετὰ τὸν ἐμὸν θάνατον πολὺ χαλεπωτέραν νὴ Δία ἢ
οἵαν ἐμὲ ἀπεκτόνατε: νῦν γὰρ τοῦτο εἴργασθε οἰόμενοι μὲν ἀπαλλάξεσθαι τοῦ διδόναι ἔλεγχον τοῦ
βίου, τὸ δὲ ὑμῖν πολὺ ἐναντίον ἀποβήσεται, ὡς ἐγώ φημι. πλείους ἔσονται ὑμᾶς
--> Socrate fa una predizione, parla come un oracolo (presmoi), e dichiara di essere in una
condizione mediana, dove la sua vita sta per finire, e quindi acquisisce la capacità di predire che un
castigo (τιμωρίαν) molto più grave di quello che loro hanno inflitto a lui condannandolo a morte -->
idea di una punizione (in Diogene Laerzio, in II,43 sappiamo che quelli che dopo la morte di
Socrate gli ateniesi chiusero tutti i luoghi pubblici, i ginnasi a lutto --> Meleto poi sarà condannato
a morte, altri all'esilio, come Anito, e fecero fare a Lisippo una statua bronzea di Socrate) --> forse
questa predizione di Socrate è un'estensione fatta da Platone che sa già quello che sarebbe successo,
oppure sono veramente parole di Socrate? Socrate comunqu eprocede, sicuramente perfezionato da
Platone, dichiara che " ἀπαλλάξεσθαι τοῦ διδόναι ἔλεγχον τοῦ βίου"--> Socrate si aggirava per la
città, si autorappresenta come la cattiva coscenza della città, che insidiava i cittadini, soprattutto
quelli illustri (mandarlo a morte significava metterlo a tacere e smettere di mettersi in discussione),
ma in realtà così gli ateniesi non se ne libereranno, ma lo faranno solo diventando buoni e
correggendosi. In realàt quello che si libera con la morte è Socrate , lo dice in 39 D "ταῦτα μὲν οὖν
ὑμῖν τοῖς καταψηφισαμένοις μαντευσάμενος ἀπαλλάττομαι."
Precedentemente nel primo discorso Socrate si rifà a personaggi che avrebbero potuto agire in
maniera peggiore di lui nei confronti della condotta cattiva degli Ateniesi, mentre lui è una figura
mediana, un tafano della città, in 32 A e in 32 B, come colui che ha il coraggio di criticare Atene, e
fa un riferimento all'evento della battaglia delle Arginuse (406 aC), e il processo dei generali
vincitori per non aver recuperato i corpi dispersi --> Socrate dice di essere tra i pritani, i presidenti
della boulh, e fece di tutto perchè questi non andassero a morte, per restare fedele alla legge della
giustizia --> spiega perchè poi non si è più dato alla vita politica, percèh quesa voce mediana/divina
che lo convinse a non darsi la politica. In Lettera VII, 324B Platone dichiara anche lui di non essersi
dedicato alla vita politica perchè anche per lui è stato trattenuto dalla sua vera indole:
τότε δόξαν, ταύτην καὶ διετέλεσεν ἔχων, Συρακοσίους οἴεσθαι δεῖν ἐλευθέρους εἶναι, κατὰ νόμους
τοὺς ἀρίστους οἰκοῦντας: ὥστε οὐδὲν θαυμαστὸν εἴ τις θεῶν καὶ τοῦτον εἰς τὴν αὐτὴν δόξαν περὶ
πολιτείας ἐκείνῳ γενέσθαι σύμφρονα ποιήσειεν. τίς δ᾽ ἦν ὁ τρόπος τῆς γενέσεως αὐτῆς, οὐκ
ἀπάξιον ἀκοῦσαι νέῳ καὶ μὴ νέῳ, πειράσομαι δὲ ἐξ ἀρχῆς αὐτὴν ἐγὼ πρὸς ὑμᾶς διεξελθεῖν: ἔχει γὰρ
καιρὸν τὰ νῦν. νέος ἐγώ ποτε ὢν πολλοῖς δὴ ταὐτὸν ἔπαθον: ᾠήθην, εἰ θᾶττον ἐμαυτοῦ γενοίμην
κύριος, ἐπὶ τὰ κοινὰ τῆς πόλεως
--> dice che molti, tra cui Crizia, suo parente, lo avevano invitato ad entrare in politica con i Trenta,
ma Platone si rese subito conto che questi governavano così male da far sembrare un'età d'oro il
disordine democratico, e davanti ai loro crimini lui si disgustava (duskerainw).
Tornando all'Apologia, poi Socrate nel 40A si rivolge ai giudici che lo hanno assolto
ἐμοὶ γάρ, ὦ ἄνδρες δικασταί—ὑμᾶς γὰρ δικαστὰς καλῶν ὀρθῶς ἂν καλοίην—θαυμάσιόν τι
γέγονεν. ἡ γὰρ εἰωθυῖά μοι μαντικὴ ἡ τοῦ δαιμονίου ἐν μὲν τῷ πρόσθεν χρόνῳ παντὶ πάνυ πυκνὴ
ἀεὶ ἦν καὶ πάνυ ἐπὶ σμικροῖς ἐναντιουμένη, εἴ τι μέλλοιμι μὴ ὀρθῶς πράξειν.
--> racconta di un segno divino che si manifesta nei momenti anche più piccoli, e questo lo ha
fermato in molte occasioni, ma durante il processo nonh amai dato nessun segno (fonh, che è
silente, che indica a Socrate di essere nel giusto), quindi vuol dire ch ela sua morte è nel giusto, e
che magari non è un male.
Le pagine finali che precedono il commiato sono sul tema della morte (poi anche nel Fedone), un
momento in cui Socrate tiene un attggiamento diairetico (secondo due topoi si potrebbe trattare il
tema, ma non sono due cose contrapposte) --> infatti la morte può essere due cose, ne parla a 40 C
"δυοῖν γὰρ θάτερόν ἐστιν τὸ τεθνάναι":
• o un nulla totale "ἢ γὰρ οἷον μηδὲν εἶναι μηδὲ αἴσθησιν μηδεμίαν μηδενὸς ἔχειν τὸν
τεθνεῶτα", ovvero una notte senza sogni come la notte più bella, più tranquilla, come dice
poi anche in 40D
• o stando alle cose dette dalle leggende/tradizioni "ἢ κατὰ τὰ λεγόμενα μεταβολή τις τυγχάνει
οὖσα καὶ μετοίκησις τῇ ψυχῇ τοῦ τόπου τοῦ ἐνθένδε εἰς ἄλλον τόπον" --> morte come un
passaggio, un cambiamento verso un altro luogo, dove si trovano i trapassati importanti, e si
può discorrere con loro interrogandoli e sollecitandoli, prosegue in 40D
Termina con un commiato in cui rassicura coloro che non lo hanno condannato, 41D, che la morte
appunto non è un male, e ribadendo che i giudici che invece lo hanno condannato di fatto non gli
hanno fatto nulla se non che un bene (nb sappiamo che questo passo deve essere stato pesantemente
rielaborato da Platone, in chiave scritta perchè è molto complesso per essere solo un orale --> nb in
Platone critica alle leggi scritte nel Fedone, e critica anche in Isocrate delle leggi scritte, e anche in
Erodoto, ovunque ci sia un inganno ricorre la scrittura, nel libro I abbiamo uno scritto inserito nel
ventre di una lepre per celare un messaggio --> un soggetto vivo ed orale è dichiarato, è sincero, per
la sua mimica facciale e il suo corpo può smentire quelo che si dice, Platone dice di essere contro
una scrittura senza padre, contro il messaggio anonimo, vedi in Fedra Euripide, scrittura per dire il
falso, però comunque Platone scrive dialoghi, scritti ma forma di oralità). In questi tratti (lApologia
è ancora un prodotto iniziale) forse abbiamo il Socrate meno rielaborato, tuttavia si nota una
rielaborazione a posteriori.
Isocrate
Problema di datazione dell'Areopagitico (357/355), intorno alla guerra sociale, se non si sa prima o
dopo, ma Isocrate dice che la città ha perso molte risorse, doveva essere successiva alla guerra
sociale, interna alla Lega dovuta al tentativp di Atene di ricreare le situazioni della lega di Delo,
senza i tributi ma con un giuramento di reciproca assistenza. il tono è retorico, lui non doveva
averla pronunciata nella piazza, ma doveva essere un'orazione epidittica (scrivere per fornire agli
allievi della sua skolh, gli akousantes, paradeigmata, ovvero modelli su cui comporre a loro volta in
falsariga), poi abbiamo giudiziaria (Lisia, difesa) e politico/deliberativa . Platone è contemporaneo,
e anchee lui fa una critica nelle Leggi e in Repubblica VII libro alla democrazia radicale instaurata
in quel periodo. Si tratta di una democrazia che ormai è così disordinata e caotica che non può che
portare alla presa di potere di un tiranno (tyrranos, potere assoluto), che sarà figlio del popolo,
demagogo, il quale una volta ottenuto quello che vuole sottometteàr il popolo. Isocrate dunque
definisce questa democrazia reinstaurata di IV sec, con gli stessi termini che Platone usa, ma con
più moderazione pur definendola degenerata, adatta ad un discorso pubblico a modello per i suoi
alunni. Isocrate quindi scrisse opere minori (tono didascalico), e opere più grandi (tono più
universale, dimansione politica per la salvezza/swteria dei cittadini), e poi fu nche avvocato per
guadagnare, ma cerca di celare questo suo aspetto.
In Areop, 3/4 critica la brama di potere degli Ateniesi ( καὶ ταῖς δυναστείαις ἄνοια καὶ μετὰ ταύτης
ἀκολασία, ταῖς δ᾽ ἐνδείαις καὶ ταῖς ταπεινότησι σωφροσύνη καὶ πολλὴ μετριότης) pur avendo la
politeia peggiore (anche Tucidide, delirio di onnipotenza di Atene, perdita di raziocinio e del
proprio controllo), tma anche trattato in Sulla Pace, forse successiva anche lei alla guerra sociale.
(Gorgia in realtà scrive un Apologia, non un Encomio, che sarebbe stata una celebrazione dei suoi
tratti, in primis la bellezza)