Art Deco
Art Deco
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SOMMARIO
SOMMARIO ............................................................................................................................2
INTRODUZIONE ....................................................................................................................3
CONTESTO STORICO ...........................................................................................................4
CARATTERISTICHE .............................................................................................................5
SVILUPPO ...............................................................................................................................6
JAQUES-ÉMILE RUHLMANN .............................................................................................8
JULES-JOHN DUNAND ........................................................................................................9
LOUIS JOSEPH CARTIER ...................................................................................................10
GIO PONTI ............................................................................................................................12
EILEEN GREY ......................................................................................................................14
RENÉ LALIQUE ...................................................................................................................16
LINEA DEL TEMPO.............................................................................................................18
REFERENZE .........................................................................................................................19
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INTRODUZIONE
Nelle pagine che seguono troverete in primo luogo un trattato sul tema dell’Art Déco in
Europa. In particolare saranno analizzati i tratti distintivi dello stile Déco, poi verrà
approfondito il contesto storico che ha portato alla sua nascita ed infine lo sviluppo che ha
avuto negli anni. In secondo luogo verranno analizzati alcuni degli interpreti più importanti
dell’Art Déco e per alcuni di loro verrà proposto un
progetto significativo.
Per quanto riguarda l’origine etimologica del termine
Art Déco esso deriva dal nome di un evento. In
particolare dall’Esposizione Internazionale delle Arti
Decorative e Industriali Moderne. L’etimologia va
fatta risalire ai prefissi delle parole “Arts” e
“Decoratifs”, che uniti danno appunto vita al termine
Art Déco. Va però sottolineato che questo termine fu
utilizzato per descrivere tale fenomeno artistico solo a
partire dagli anni 60’ nel 900.
Lo stile Déco fu un tratto caratterizzante di gran parte
della società degli anni 20 sia in Italia che in Europa.
Fu l’emblema di un modo di vivere caratterizzato dallo
sfarzo e dall’esagerazione tipico della borghesia degli
anni 20 del secolo scorso. Lo stile Déco divenne parte
fondante di vari aspetti della vita in quanto interessò
sia l’architettura con i teatri, le sale da cinema o i nuovi Locandina dell’Esposizione internazionale delle arti
decorative e industriali moderne. 1925, Parigi.
palazzi pubblici sia i nuovi mezzi di locomozione come
i transatlantici, le auto e i treni sia l’arredamento e l’allestimento degli spazi.
Gli eventi in cui lo stile Art Déco fu il protagonista furono due e sono l’Esposizione
Universale tenutasi a Parigi nel 1900 e l’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative e
Industriali Moderne tenutasi nel 1925 sempre a Parigi, allora centro mondiale dell’arte e della
moda. Nonostante lo stile prenda il nome dal secondo dei due eventi questo fu per quanto
riguarda l’Art Déco meno importante di quanto non si possa pensare. Originariamente infatti
l’evento fu programmato per il 1910 e successivamente posticipato a causa della grande
guerra. Questo spostamento fece si che esso non fosse altro che una rassegna di un fenomeno
adulto, già sviluppato e addirittura per quanto riguarda l’Europa già nella sua fase finale. Per
quanto riguarda invece il primo evento vi parteciparono molti degli esponenti dell’Art Déco
ma nonostante ciò lo stile era ancora nella sua fase embrionale.
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CONTESTO STORICO
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CARATTERISTICHE
Come parte di questo processo di cambiamento anche l’Art Déco presenta importanti
differenze rispetto al passato. Infatti se l’Art Nouveau è caratterizzata da forme sinuose e
morbide ispirate alla natura l’Art Déco presenta forme geometriche come zig zag, scacchi,
curve ampie, “V” o ancora raggi solari, linee rettilinee, cornici a scaletta riprese dalla
Secessione Viennese e simmetrie che rappresentano la modernità e quindi i grattacieli, i nuovi
mezzi di locomozione e le innovazioni che si susseguono giorno dopo giorno come ad
esempio l’invenzione delle luci elettriche. Per quanto riguarda i colori si riprende la tradizione
che fu propria dei Fauves o “Belve” ovvero si utilizzarono prevalentemente i colori primari
facendone un uso fortemente antinaturalistico. Anche i
materiali cambiano e si iniziano ad utilizzare metalli scoperti
da poco quali l’alluminio (Friedrich Wöhler, 1825) e l’acciaio
inossidabile (Harry Brearley, 1912) o materiali inusuali come
la pelle di squalo e di zebra. Anche il vetro è largamente
utilizzato così come le pietre a prescindere dal fatto che esse
siano preziose o meno. Questa forma d’arte si rifà anche alla
musica ed in particolare a due nuovi generi che stanno
prendendo piede in America ovvero il Jazz ed il Charleston.
Infatti se le linee delle opere déco sono geometriche e Esempio di geometrie e composizioni
rettilinee ma allo stesso tempo coordinate e simmetriche tipicamente Déco
anche le melodie del Jazz e del Charleston sono improvvise e spezzate pur risultando
armoniose all’orecchio di chi ascolta. L’Art Déco è quindi la risposta alle richieste di uno stile
più moderno e alla voglia di ridare slancio alla produzione artigianale in Europa, dove da
tempo ci si limitava ad una povera imitazione degli stili storici.
I due movimenti sono quindi in contrapposizione non
solo per quel che riguarda lo stile ma anche per
quanto riguarda le filosofie da cui scaturisce lo stile
stesso. Se lo stile Liberty, nome che prende l’Art
Nouveau in Italia, è dolce, armonioso, romantico e
sognante, l’Art Déco è energico, compatto e
mondano. Nonostante le rigide geometrie si tratta
comunque di uno stile opulento, a metà tra il kitsch
ed il pregiato, tra il raffinato e il pacchiano, che
rispecchia e rappresenta alla perfezione la società
borghese positivista, figlia della febbre spagnola e
della prima guerra mondiale che come già detto
vuole, attraverso questo stile di vita, scordarsi le
Coppa Sirena e luna . Guido Balsamo Stella. Venezia,
1925-1928
tragedie appena vissute.
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SVILUPPO
L’Art Déco nasce come fenomeno artistico a Parigi intorno al 1910 ed ha poi un diverso
sviluppo a seconda del territorio interessato. In particolare in Europa, anche a causa del
successivo avvento del fascismo, la sua durata può essere identificata negli anni che vanno
dal 1910 al 1930. Per quanto riguarda invece gli Stati Uniti lo
stile Déco si protrae fino agli anni 40’ anche a causa di una sua
tardiva adozione. In generale si può affermare che lo stile Déco
divenne desueto nel momento in cui raggiunse la sua massima
espansione e lasciò la sua vocazione artigianale in favore di una
produzione di massa. Ciò lo rese ampiamente disponibile a tutti
e di conseguenza meno esclusivo. Inoltre sempre nello stesso
periodo le decorazioni furono abbandonate in favore di oggetti
sempre meno pregni di fronzoli e decori, sempre più puliti e
semplici. Come disse l’architetto Adolf Loos: “non è la
decorazione quello che fa l’architettura”.
L’unico settore produttivo in cui ancora oggi troviamo oggetti
Foto di Coco Chanel che indossa un abito tipicamente Art Déco è quello dei gioielli. Questi non solo
da lei ideato.
vengono ancora prodotti ma sono anche ricercatissimi tra i
prodotti dell’alta gioielleria in quanto rappresentano la massima attenzione ai dettagli in
termini di design, materiali e abilità artigiana.
Per quanto riguarda invece gli ambiti in cui si è sviluppata l’Art Déco si può affermare che a
differenza delle avanguardie a lui coeve o di poco precedenti come l’Impressionismo e il
Decadentismo il suddetto stile non si rifà ad una determinata
arte quale la pittura o la scrittura bensì coinvolge vari ambiti
come il design, la pittura, l’architettura o ancora l’artigianato
e la manifattura. Nella sua prima fase l’Art Déco trova
grande spazio nell’artigianato. In particolare nella moda con
artisti quali Poul Poiret e Coco Chanel. Quest’ultima
rivoluzionò il modo di vestirsi delle donne per le quali
vennero pensati abiti che si distinguono per le loro linee
semplici e geometriche che ben si addicono alla donna che
vive le nuove metropoli. L’ambito in cui però lo stile Déco
ebbe il maggiore sviluppo fu sicuramente quello
dell’oggettistica in particolare legata all’arredamento. Come
già anticipato sopra si volle ridare importanza all’artigianato
Europeo attraverso oggetti estremamente ornati ed opulenti,
costruiti utilizzando materiali quali la lacca, il legno
intarsiato, la pelle di squalo o di zebra, l’acciaio inossidabile, Chrysler building, New York, 1928.
l’ alluminio o ancora il vetro colorato. Da segnalare è il
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grande uso che si fece di oggetti e complementi d’arredo
riconducibili all’Art Déco nell’allestimento delle grandi navi,
due su tutti i transatlantici francesi Île de France e Normandie.
Per quanto riguarda invece la pittura va ricordata la pittrice
polacca Tamara de Lempicka che con le sue figure femminile
rappresentò perfettamente quelli che erano i passatempi e la
società dei primi anni del 1900 incarnando di conseguenza alla
perfezioni quelli che erano i valori dello stile Déco. Infine, per
quanto riguarda l’architettura, non possono essere ignorati,
seppur sviluppatisi negli USA, i grandi grattacieli come il
Chrysler Building di New York ed il complesso residenziale Art
Decò Historic District a Miami, costruito tra il 34’ ed il 43’.
Autoritratto sulla Bugatti verde,
Tamara De Lempicka. 1929
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JAQUES-ÉMILE RUHLMANN
LA BIOGRAFIA
Nato a Parigi nel 1879 inizia la sua carriera lavorativa nella ditta del
padre, producendo dipinti, carta da parati e specchi.
All’età di quarant’anni fonda assieme al amico Pierre Laurent la ditta
Ruhlmann & Laurent, specializzata nella produzione di mobili da lui
disegnati. Questi, realizzati con materiali di estremo pregio,
principalmente ebano, sono considerati i più rappresentativi dello stile
Déco, siccome presentano forme eleganti e pure, spesso riprese dal
passato. Proprio a Ruhlmann e Laurent va riconosciuto di aver
contribuito in larga parte a quel processo di modernizzazione degli
Jaques-Émile Ruhlmann. Parigi, ebanisti le cui tecniche e gli stili non erano mai cambiati dell’epoca
28 agosto 1879 – Parigi, 1933 di luigi XV e XVI.
Il successo definitivo per Ruhlmann giunge quando nel 1925 dirige l’esposizione
internazionale delle arti decorative di Parigi. In particolare il progettista dell’evento, nonché
inventore del termine Art Déco, Pierre Patout, gli concede un padiglione personale all’interno
del quale poté esporre le sue creazioni ad un vastissimo pubblico.
Per quanto riguarda le caratteristiche proprie del design di Ruhlmann
una delle più importanti è sicuramente la duttilità. Come visto in
precedenza infatti lo stile opulento va piano piano affievolendosi,
verso una semplicità delle linee, e Ruhlmann riuscì a cavalcare l’onda
egregiamente, passando da creazioni egregiamente adornate ad altre,
verso la fine della sua carriera, molto semplici il tutto mantenendo
sempre gli stessi altissimi standard qualitativi. Un’altra caratteristica Armadietto “État”. 1926,
tipica del design di Ruhlmann era quella di rendere disponibile uno MET, New York
stesso oggetto in varie versioni differenziate tra di loro ad esempio dalla finitura o dal
materiale. Ciò è avvenuto nel caso dell’armadietto “État”,
commissionatogli dal museo MET Metropolitan Museum of Art di
New York. La peculiarità era che le scelte erano fatte dal cliente, ed
in base a queste si poteva poi personalizzare il proprio prodotto.
Nei suoi ultimi anni di attività Ruhlamnn passa dalla creazioni di
oggetti e complementi di arredo alla progettazione di interni
David-Weill Desk, 1918-19, MET,
completi. Muore nel 1933 all’età di 54 anni
New York
Tra le sue opere più importanti ricordiamo la scrivania realizzata per
David-Weill, un banchiere americano nato in Francia. Questa scrivania è basata sulle
scrivanie franco-inglesi conosciute come “rognon” ovvero a forma di rene. Il committente era
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un donatore di opere del XVIII secolo a molti musei americani e francesi. Nello specifico
scelse di abbinare questa scrivania con una sedia di Luigi XVI.
JULES-JOHN DUNAND
LA BIOGRAFIA
Jules-John Dunand nasce in svizzera a Lancy il 20
maggio 1877, diventerà poi un cittadino francese nel
1922 cambiando il suo nome in Jean. Nel 1891 studia
scultura alla scuola di arti industriali di Ginevra e nel
1897 si trasferisce a Parigi. Inizia così la sua più che
prolifica carriera come scultore e designer.
Diventa fin da subito uno dei più straordinari ed
emblematici designers del XX secolo. La sua
produzione non si limita solo a sculture o mobili, al
contrario comprende anche tessuti per l’alta sartoria,
tappezzeria, gioielli, orologi, dipinti e perfino elmetti
con una visiera regolabile adoperati durante la Prima
Jules-John Dunand. Lancy, 20 maggio 1877 – Parigi, 7 Guerra Mondiale. Inoltre grazie alla frequentazione
giugno 1974
con l’artista giapponese Seizo Sougawara, Dunand
apprende numerose tecniche tipiche della tradizione orientale che utilizzerà poi per la
creazione delle sue opere. Questo fu un punto di svolta per la sua carriera a tal punto che la
sua popolarità crebbe a tal punto da costringerlo ad assumere 100 impiegati nel suo studio, al
fine di poter soddisfare le numerose richieste che riceveva. Tra gli
altri spiccano tra coloro che gli hanno commissionato un opera l’ex
presidente della California Charles Templeton Crocker, la stilista
Italiana Elsa Schiaparelli e la cantante statunitense Joséphine
Baker. Lavorò anche per brand d’abbigliamento come la pelletterie
svizzera Bally, per la quale realizzò una boutique Nella Boulevard
de la Madleine a Parigi. Infine va sottolineato che ha anche
collaborato con Émilie-Jaques Ruhlmann nella produzione di
mobili. Muore a Parigi il 7 giugno 1974.
Memorabile è la sua partecipazione all’esposizione internazionale
delle arti decorative del 1925. In questa occasione Dunand porta
una serie di quattro vasi in rame battuto decorati con una suggestiva
fantasia geometrica laccata che consisteva in quadrati, triangoli,
figure a zig-zag ed ondulate. Ma non si limita a questo; realizza
anche l’area fumatori per il padiglione della società degli artigiani Vaso in rame laccato. 1935,
decoratori. Metropolitan Museum of Art,
New York
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LOUIS JOSEPH CARTIER
BIOGRAFIA
Louis Joseph Cartier nasce a Parigi nel 1875 ed è un
imprenditore, gioielliere ed orologiaio francese. A lui si deve
l’immenso successo della maison francese fondata dal
nonno.
È proprio Louis Cartier infatti ad aver reso popolare
l’orologio da polso. Addirittura fu talmente grande lo spirito
innovatore del designer parigino che fino al 1930 i numeri di
vendita dell’orologio da tasca e da polso si equivalgono,
mentre a partire dal 1931 in poi sono a discapito Louis Joseph Cartier Parigi, 1875 – Parigi,
1942
dell’orologio da taschino.
La sua maison è fortemente legata all’Art Déco sia per gli anni in cui l’azienda è andata
sviluppandosi sia per l’adozione dello stesso stile Déco in molte delle collezioni della maison.
In particolare fu pensata addirittura una linea di gioielli che prende proprio il nome dello stile
stesso. Inoltre, le prime creazioni importanti di Cartier, come l’orologio da polso “Santos” o
l’orologio da scrivania “New York”, avvengono proprio nel periodo Art Déco.
Nel 1925 Cartier ricopre il ruolo di vicepresidente del comitato che ha organizzato la categoria
gioielli nell’esibizione interazionale degli artisti decorativi ed industriali moderni. Inoltre
assieme a Jeanne Lanvin, fondatrice dell’omonima casa di moda,
fu l’unico gioielliere a esporre le proprie creazioni affianco alle
più alte case di moda, anziché con gli altri designer del suo settore
nel padiglione dedicato ai gioielli. In questa occasione furono
esposti più di 150 modelli all’avanguardia nello sile Déco.
Cartier realizza a tema Art Decò porta sigarette, i compact, scatole
porta trucchi per rassettarsi velocemente anche fuori casa, set da
scrivania, orologi da scrivania, da polso, da taschino, gioielli e
Porta sigarette firmato Cartier migliaia di altri oggetti di lusso.
IL PROGETTO
Tra le creazioni più iconiche e significative di Louis Cartier vi sono sicuramente i celebri
orologi da polso Santos e Tank.
Il Santos nasce nel 1904 su richiesta dell’amico Alberto Santos-Dumont, pioniere
dell’aeronautica brasiliana. Celebre fu il suo volo attorno alla Tour Eiffel del 1901 in quanto
non solo fu il primo a compiere un’impresa del genere ma la fece addirittura con un con un
dirigibile da lui costruito.
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Questo orologio però non fu solo un regalo per un amico bensì
uno dei passaggi chiave per lo sviluppo e la diffusione degli
orologi da polso. Infatti quando il sig. Santos-Dumont ebbe
l’idea di far realizzare un segna tempo adatto ad un aviatore e
che fosse quindi di facile lettura in modo da poter essere
utilizzato mentre si pilota un aereo l’industria degli orologi da
polso è ancora agli albori. L’aviatore brasiliano decise quindi
di affidarsi a Cartier sia per via dell’amicizia che li legava sia
per la convinzione, scaturita dalla notorietà e dalla fama del
gioielliere parigino, che fosse l’unico in grado di soddisfare le
sue richieste.. Da questa richiesta prende vita uno dei primi
orologi da polso maschili ed in assoluto il primo di lusso.
Il mondo visto dall’alto si può dire che sia quasi un’ossessione
per gli aviatori. Ecco perché per il design della cassa si scelse Primo modello di Santos. Cartier. 1911,
una forma quadrata che ricordasse la Tour Eiffel vista dall’alto, Parigi
e che in generale richiamasse ciò che vedono i piloti durante i loro voli. Per quanto riguarda
invece le viti sulla cassa e sul cinturino queste, con la loro forma affusolata, rendono omaggio
non solo all’iconica torre parigina ma all’era industriale stessa. L’orologio diventa disponibile
al grande pubblico nel 1911 grazie all’apporto di Edmond Jaeger (Jaeger-LeCoultre) che si
occupò della parte meccanica.
Da non dimenticare poi è l’altro orologio iconico della casa francese ovvero il Tank.
Secondo orologio da polso prodotto per Cartier, viene ideato durante la Seconda guerra
mondiale, e come si può intuire dal nome prende ispirazione dai carrarmati Renault FT-17
visti dall’alto. Il Tank è un orologio moderno, elegante ed unisex e nel giro di pochissimo
tempo diventa un’icone di stile, tanto da apparire ai polsi dei più grandi attori, artisti e persone
di alto calibro politico e sociale. Introdotto nel 1918 il primo prototipo viene regalato al
generale statunitense John Pershing nello stesso anno.
Può sembrare strano che un orologio così
elegante come il Tank prenda ispirazione da
una cosa così intrinsecamente orribile come
i carrarmati e la guerra, ma gli FT-17 erano
modelli dalle linee moderne e solide. Infatti
seppur sconfitti sul campo dai concorrenti
tedeschi, a causa di una migliore gestione
delle risorse da parte dell’avversario,
presentavano diverse innovazioni sia dal
punto di vista bellico, che da un punto di
vista del design.
Primo modello di Tank. Cartier. 1919, Parigi
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GIO PONTI
LA BIOGRAFIA
Giovanni, detto Giò, Ponti nasce a Milano nel 1891. Gli
anni della gioventù sono per il futuro architetto molto
concitati in quanto la sua partecipazione alla Prima Guerra
Mondiale gli impedì di prendere la laurea in architettura
presso l’odierno Politecnico di Milano finché non
raggiunse i trent’anni.
Nel 1921, appena conseguita la laurea, prende la decisione
di aprire uno studio assieme all’amico Emilio Lancia e per
poco tempo anche con Mino Fiocchi. Nel 1933 invece
fonda un nuovo studio con gli ingeneri Eugenio Soncini e
Antonio Fornaroli. Questo, anche a causa delle vicissitudini Milano, 18 novembre 1891 – Milano, 16
settembre 1979
della Seconda Guerra Mondiale, subisce nel tempo grandi
cambiamenti ma nonostante ciò Ponti vi rimarrà fino al 1979, anno in cui lo abbandonerà
dopo aver prodotto una grandissima serie di progetti estremamente innovativi. Per quanto
riguarda l’architettura Ponti prende spunto dagli edifici classici nei quali si riposò quando era
lontano dal fronte ma pur sempre sul campo di battaglia. Queste esperienza, sicuramente non
ricercata, gli fornì le basi per l’ideazione di palazzi ispirati al periodo classico. Questi
dapprima furono meticolosamente studiati ed analizzati in ogni singolo particolare. Solo dopo
questo studio preliminare Ponti iniziò la fase della realizzazione vera e propria che prese il
via proprio dalla costruzione della sua abitazione personale: una villa in via Randaccio 9 a
Milano.
Ponti non limita però il suo genio all’architettura, al
contrario prima di divenire architetto si dedica anche alla
produzione di oggetti in ceramica, in particolar modo in
seguito all’incontro con l’azienda Richard Ginori, con la
quale collaborerà per 7 anni a partire dal 1923. Frutto di
questa collaborazione furono vari pezzi di artigianato di
piccole o grandi dimensioni tutti caratterizzati però da
un’altissima qualità. Questa qualità fu riconosciuta prima a
Piatto per il pane "Catene" Giò Ponti per livello nazionale in occasione della presentazione delle
Richard Ginori. Milano, 1923
suddette collezioni in occasione della Biennale di Arti
Decorative di Monza. A livello internazionale invece il riconoscimento arrivò grazie ad
articoli su varie riviste di design di calibro internazionale ed in occasione dell’Esposizione
Internazionale della Arti Decorative nel 1925 durante la quale Ponti stesso riceve il Grand
Prix. A seguito dello spostamento della cadenza da biennale a triennale, l’esposizione
realizzata a Monza viene spostata a Milano e Ponti fu, grazie alla sua riconosciuta abilità, una
delle figure a cui fu affidata l’organizzazione dell’evento.
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alcuni degli oggetti che caratterizzeranno quegli anni e che
diverranno parte fondante della storia del designer italiano. Tra
questi ricordiamo ad esempio la sedia 669 superleggera ancora
oggi prodotta da Cassina.
L’attività dell’architetto Milanese però coinvolge anche altri
campi del sapere e della creatività e non si limita alla
progettazione di edifici o alla manifattura. Al contrario nel 1928
Giò Ponti fonda una delle più importanti riviste a tema Design e
Architettura, la famosissima Domus. Questa in poco tempo si
afferma come una tra le più importanti pubblicazioni riguardanti
questo tema ed è ancora oggi disponibile nelle edicole e sul web
669 Superleggera. Giò Ponti. Milano, in versione digitale.
1957
Ponti, nelle sue opere compiute nei ruggenti venti, ricerca rigore,
semplicità ed ordine che si ritrovano nel modello classico. Si rispecchiano nelle avanguardie
e nel futurismo, ma imprescindibili sono la Metafisica Italiana e l’Art Déco, che è, in quel
periodo, simbolo di modernità.
IL PROGETTO
Per quanto riguarda la produzione di Ponti nel periodo Art Déco non si può che approfondire
il tema della collaborazione con l’azienda Richard Ginori e dei vasi prodotti sotto la
supervisione appunto del grande architetto milanese. In
particolare Ponti non si limitò a produrre singoli pezzi pensati
e successivamente creati in maniera abilissima dagli artigiani
del tempo. Al contrario sfruttò questa abilità creando delle vere
e proprie collezioni in cui ritroviamo il gusto classico che sarà
poi ripreso dallo stesso Ponti in architettura. Durante la
supervisione di Ponti nascono quindi sia i famosi Grandi Pezzi
d'Arte destinati alle Collezioni e ai Musei come La
conversazione classica a La casa degli efebi o ancora Vasi delle Vasi in ceramica. Gio Ponti per Richard
Ginori. 1927, Milano
Donne e delle Architetture sia vere e proprie famiglie formate
da centinaia di pezzi, classificati in funzione della loro grandezza. Di questa seconda categoria
particolarmente importanti sono i pezzi che vanno dalla famiglia del Blu Ponti con oro inciso
a punta d'agata a quelli della famiglia del gran rosso di Doccia. Infine va sottolineato come
Giò Ponti capì non solo l’importanza della qualità ma
anche l’importanza della pubblicità. Fu proprio con
l’intento di far conoscere il proprio lavoro che
l’architetto milanese promosse il primo catalogo
completo della Ceramica Moderna d'Arte Richard-
Ginori (con testi in sia italiano che e in inglese). La
Ceramiche della collezione Blu Ponti in un Hotel a
Sorrento
pubblicità stessa così come le inserzioni della Richard-
Ginori in Domus furono da lui disegnate.
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EILEEN GREY
LA BIOGRAFIA
Eileen Grey nasce nel 1878 in Irlanda da una
famiglia aristocratica. Fin da subito a causa del
lavoro del padre, che fu un pittore amatoriale, la
Grey girò l’intero continente Europeo.
Probabilmente fu proprio in occasione di questi e
dei successivi viaggi che sviluppò la sensibilità che
le permetterà poi di creare opere architettoniche e
di design di altissimo livello.
Va sottolineato che dapprima si avvicinò all’arte e
al mondo creativo attraverso la pittura e le arti
figurate, forse per seguire le orme del padre. Ne
rimase però subito delusa e, nonostante
Enniscorthy, 9 agosto 1878 – Parigi, 31 ottobre 1976
l’ammissione alla prestigiosa Slade School of Fine
Art, già a partire dal 1900, in seguito alla visita all’esposizione internazionale tenutasi a
Parigi, abbandonò gli studi per coltivare una passione sempre più importante per le arti
applicate ed in particolare per la corrente dell’Art Nouveau. Fu però in occasione di un
periodo trascorso a Londra che questa passione si trasformò definitivamente in un lavoro.
Durante le giornate trascorse al quartiere di Soho infatti la Gray iniziò dapprima ad imparare
e poi ad applicare la tecnica della laccatura. Tecnica che le cambierà la vita permettendole di
avvicinarsi al mondo del design e dell’architettura all’interno del quale lascerà per sempre un
segno indelebile.
I primi successi giunsero quando tornò a Parigi. Qui
le venne affidato l’arredamento di un intero
appartamento. In particolare progettò le tende, gli
arredi ed i complementi di arredo ma anche dei
speciali pannelli laccati per le pareti. Nel 1923 iniziò
la progettazione di una stanza da presentare in
seguito alla “Esposizione internazionale delle arti
decorative e industriali moderne” tenutasi due anni
più tardi. Qui pur ricevendo grandi critiche dal
Le Salon de Verre. Eileen Gray per Paul Ruaud. Paris, pubblico e dagli esperti francesi ottenne la definitiva
1922
consacrazione grazie alle lodi degli architetti e
designer olandesi del gruppo di De Stijl. Nonostante i successi raggiunti solo recentemente è
stato restituito a Eileen Grey il posto che le spetta nella storia del design contemporaneo.
Infatti dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale fino alla sua morte la designer e le
importanti eredità da lei lasciate furono completamente dimenticate. Morì a 98 anni a Parigi.
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IL PROGETTO
Il suo più grande progetto fu però un’intera villa da lei
progettata e la cui costruzione fu supervisionata giorno e
notte per tre anni. In seguito ai contatti con il gruppo di De
Stijl infatti la Grey si avvicino ancor più all’architettura e
proprio in virtù di questa nuova passione decise di
comprare una villa in una località marittima vicino a
Monaco, in Francia. In questa anni poté avverare il suo
sogno di trasferirsi in una villa sul mare con il suo
compagno anche lui architetto, Jean Badovici, e di Villa E-1027. 1926, Roquebrune-Cap-Martin,
Francia.
perfezionare le proprie doti da architetto. Fu con queste
premesse che nacque la E-1027. La villa, affacciata sul mare, si sviluppa con una pianta ad L
ed è caratterizzata da una superficie di 120Mq disposti su due piani. Per quanto riguarda la
disposizione al piano terra, sospeso su dei piloni in cemento armato e attraverso il quale si
accede al giardino, troviamo due camere da letto e dei servizi igienici. Salendo al primo piano
invece accediamo ad un ingresso, ad un living da cui si può ammirare l’esterno attraverso le
finestre a tutta altezza, uno studio, la camera padronale ed una cucina coperta ma posta
all’esterno. Infine salendo una scala a chiocciola si può godere del
terrazzo ubicato sul tetto piatto. Il mantra seguito nella costruzione
della E-1027 è la personalizzazione. Proprio per questo tutte le
camere sono dotate di un bagno, gli infissi sono removibili e tutti gli
arredi sono personalizzati. Infatti oltre alla parte architettonica la
Grey si occupò anche dello studio e dell’allestimento degli interni.
Proprio in questa occasione diede vita ai suoi due pezzi di design più
famosi, ancora oggi in produzione, ovvero il tavolo circolare in vetro
E-1027 e la poltrona Bibendum. Per quanto riguarda il tavolino esso
è composto da due cerchi in metallo tubolare dei quali quello
inferiore è vuoto e funge da base mentre quello superiore supporta
Tavolino E-1027. Eileen Gray. un piano in vetro che fungo da superficie d’appoggio. Questi due
Parigi, 1926
elementi sono uniti da un elegante e sottile struttura rettangolare.
Questo complemento d’arredo con la sua semplicità è allo stesso tempo estremamente
all’avanguardia rispetto a quelle che saranno le tendenze future e pratico in quanto facile da
spostare e con molteplici usi. Per quanto riguarda la
poltrona Bibendum anch’essa riprende gli stessi
concetti applicati al tavolino e nonostante le sue forme
risulta essere estremamente leggere grazie alla
struttura tubolare in metallo. La seduta invece è
formata da un ampio cuscino poggiato direttamente
sulla base sul quale sono poggiati a loro volta dei
cuscini che riprendono la forma tubolare della base e
che sovrapposti danno vita allo schienale. Entrambi
questi complementi d’arredo rappresentano due dei Poltroncina Bibendum. Eileen Gray. Parigi, 1926
simboli più importanti lasciati dall’Art Déco.
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RENÉ LALIQUE
LA BIOGRAFIA
René Lalique nasce a Aÿ-en-Champagne nella regione
francese della Marna nel 1860. Dopo poco tempo i
genitori, e lui con loro, si trasferirono a Parigi. Qui in
seguito alla morte del padre, in attesa di poter entrare
all’École des Arts Décoratifs in Paris, Lalique lavora
come apprendista presso diverse gioiellerie parigine.
Terminati gli studi nella capitale francese si trasferisce a
Londra dove studia altri due anni per poi tornare in
Francia, sempre a Parigi dove lavora come designer
indipendente per alcune tra le più importanti gioiellerie
della città tra le quali Jacta, Cartier and Boucheron.
Ay, 6 aprile 1860 – Parigi, 1º maggio 1945
Nel 1887 finalmente apre un suo studio. Qui si dedica
alla manifattura ed in particolare all’ideazione di gioielli che siano diversi e dallo stile
dirompente rispetto al passato, privo a suo dire di innovazione e originalità. Per far ciò i
gioielli di Lalique sono costruiti anche con materiali innovativi, scelti non per il loro valore,
come fatto dagli altri designer, ma per la loro forza comunicativa. Ecco quindi che vengono
accostati tra di loro oro e pietre dure con pietre semipreziose, madreperla, avorio e corno,
oltre a smalto e vetro.
Nel decennio successivo, René Lalique rafforzò la sua
reputazione vincendo concorsi, esponendo i suoi lavori i suoi
lavori e creando gioielli per l’alta società e per il mondo dello
spettacolo. Il suo desiderio di "creare qualcosa che non era
mai stato visto prima" gli è valso il riconoscimento di
"inventore della gioielleria moderna". Rivoluzionò gli stili di
gioielleria dell'epoca, divenendo ammirato dai più illustri dei
suoi colleghi gioiellieri. Questi riconoscimenti furono
coronati dalla partecipazione all’esposizione universale
tenutasi a Parigi nel 1900.
Disegno preparatorio per un gioiello in
vetro e pietre preziose La carriera ebbe poi un’ulteriore
svolta. In seguito ad una collaborazione con una profumeria si
appassionò sempre più alla lavorazione del vetro. Ciò gli
permise di dare vita a progetti ancora più importanti e
magnificenti sempre caratterizzati dall’esuberanza, dalla
creatività ed in alcuni casi dall’opulenza sempre pronta però a
divenire eleganze nel momento in cui richiesta. Dopo pochi anni
Lalique, il quale si era ormai dedicato alla lavorazione del vetro,
Interni del treno espresso della costa
fondò la vetreria Verrerie d'Alsace a Wingen-sur-Moder in azzurra. 1929, Francia
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Alsazia, nel cuore di una regione con una forte e storica tradizione vetraria. Questa è l’unica
fabbrica Lalique ancora attiva. Grazie a questa mando d’opera altamente specializzata per
l’epoca il designer Francese poté prendere parte a vari e importanti progetti tra i quali
ricordiamo la partecipazione alla “Esposizione internazionale delle arti decorative e
industriali moderne” del 1925 nella quale si distinse come di gran lunga il miglior vetraio e
come uno dei più importanti esponenti dell’Art Déco nel mondo. Collaborò poi
all’allestimento delle lussuose carrozze del treno espresso che percorreva la linea che si snoda
lungo la costa azzurra. Infine vanno segnalati i suoi apporti alla realizzazione dei saloni di
alta moda di Madeleine Vionnet, alla creazione di porte in vetro per la residenza del principe
Yasuhiko Asaka a Tokyo ed infine nella realizzazione della fontana che un tempo ornava la
Galerie des Champs-Elysées a Parigi.
IL PROGETTO
Nel 1905 René Lalique decise di aprire un negozio al 24
di Place Vendôme, dove decise di esporre non solo i
suoi gioielli, ma anche gli oggetti in vetro realizzati nel
suo laboratorio. La scelta fu a dir poco azzeccata in
quanto, senza saperlo Lalique ha segnato in quell’istante
la sua futura carriera. Già dopo poco tempo infatti il
profumiere François Coty è rimase colpito a tal punto
dai lavori e dal design di René Lalique che gli ha chiese
di mettere a frutto il suo talento per l'industria dei
profumi. La loro collaborazione così ebbe inizio e diede
vita ad una vera propria rivoluzione per l'industria dei
profumi. Il lavoro di Lalique infatti ha permesso per la
Bottigliette di vetro per profumi. René Lalique per
prima volta di offrire profumi in bottiglie attraenti a Francois Coty.
prezzi accessibili. Da quel momento in poi, Lalique
lavorò sempre di più su design diversi e sempre innovativi per il settore dei profumi,
dedicandosi infine, come sopra anticipato, interamente a tecniche più industriali di produzione
del vetro.
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LINEA DEL TEMPO
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REFERENZE
WEBGRAFIA
[Link] 21/06/2021 11.30
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