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COSTRUIRE UN REPERTORIO

E’ innegabile la necessità di una specifica programmazione pastorale anche per quanto riguarda la costituzione
del repertorio dei canti liturgici, esigenza che nasce dalla volontà di dotare la comunità celebrante di una scelta
ampia e specifica di canti adatti ad ogni momento e tempo liturgico, limitando al massimo l'uso di canti
"tuttofare" e rendendo sempre più aderente l'apparato canoro alle esigenze che scaturiscono dai testi di ogni
celebrazione.
1. Una mappatura completa dei canti già conosciuti
Il punto di partenza è inequivocabilmente costituito dai canti che già si conoscono e dalla loro esatta
distribuzione. Un suggerimento concreto per operare tale discernimento consiste dapprima nel suddividere l'anno
liturgico nei vari tempi di cui è costituito (Avvento - Natale- Quaresima - Pasqua - Tempo Ordinario) e
nell'elencare gli altri ambiti celebrativi ( Feste del Signore, della Madonna, dei Santi, Sacramenti, Defunti,
Liturgia delle Ore) e rituali (canti del cosiddetto Ordinario).
A ciascuno degli elementi di questo elenco si dovrà poi assegnare i canti già conosciuti, avendo l'avvertenza di
non ripetere un canto al massimo per più di due volte, per salvaguardare lo specifico uso di ciascun brano.
In tal modo si avrà il quadro esatto della situazione musicale in cui versa la parrocchia e si avranno tutti gli
elementi per determinare i vuoti, le carenze o gli eccessi nella conoscenza e nell'uso dei canti da parte
dell'assemblea e per determinare in tal modo le priorità nella scelta dei nuovi canti i quali non saranno più scelti a
caso o a seconda del criterio del "mi piace", ma secondo le effettive esigenze della liturgia celebrata da quella
specifica comunità.
Questo suggerimento concreto non vale solo per i canti dell'assemblea, ma può costituire un valido strumento di
verifica anche per il repertorio di un coro, chiamato ancor di più ad una specifica attenzione nella scelta e nell'uso
dei canti.
2. Una verifica dei canti già conosciuti
Determinate le carenze e gli eccessi del repertorio dei canti attraverso il procedimento illustrato sopra, si dovrà
compiere un ulteriore passo per la verifica di ciascun canto di ogni periodo liturgico. Non è detto infatti che i
canti già conosciuti dall'assemblea siano da riprendere senz'altro, soprattutto se non sottoposti ad un previo vaglio
selettivo, sia per ciò che riguarda il testo e la musica, sia per quanto riguarda l'effettiva "risposta" dell'assemblea:
un canto può anche essere bello e rispondente ad ogni requisito, ma se l'assemblea non lo sente "suo",
difficilmente lo imparerà.
Per operare questa verifica si deve innanzitutto 'entrare" nella piena comprensione di ogni tempo liturgico
leggendo e meditando attentamente i testi liturgici proposti dal Messale ( antifone, orazioni, prefazi) e dal
Lezionario ( letture bibliche e salmi). Uno sguardo anche alla Liturgia delle Ore potrebbe senz'altro risultare
arricchente. Questo vale sia per la liturgia festiva che per quella feriale; in tal modo ci si impregna dello spirito di
questi testi e di conseguenza si assimilano tutte quelle "coordinate" che ci permettono di muoverci adeguatamente
negli elementi caratterizzanti ciascun periodo.
Assimilati i contenuti e verificati i canti sulla base di questi elementi si dovrà procedere ad una ulteriore selezione
impostata sui generi musicali. Se, ad esempio, per il tempo di Avvento, il mio repertorio è ricco di canti
responsoriali (cioè con ritornello) e povero di inni strofici ( sul tipo di "Noi canteremo gloria a Te") cercherò di
equilibrarne le presenze, per non essere sempre costretto ad utilizzare forme musicali identiche e non sempre
rispondenti alle esigenze dei vari momenti.
Un discorso a parte meritano i canti rituali o, come si diceva un tempo, i canti dell'Ordinario purtroppo sempre
troppo poco cantati (forse per paura di allungare la celebrazione?) mentre dovrebbero essere i primi a cui porre
attenzione.
Anche nel loro caso sarà bene verificarne la quantità e la qualità per poter avere tutto il materiale necessario per
cantare la messa e non nella messa.
3. Selezionare i canti nuovi
Un’ulteriore tappa per la costituzione di un repertorio veramente adeguato alle esigenze celebrative di
tutto l'anno liturgico, è saper scegliere bene i canti nuovi.
Vagliato il già conosciuto, determinati i “vuoti” da riempire, non ci resta che iniziare una paziente ricerca tra
riviste specializzate, repertori già editi, fascicoli vari ecc. per una prima raccolta di canti che, a prima vista,
possono andar bene. Poi, inizia l'analisi e la valutazione accurata: parole, musica, modalità di esecuzione,
rapporto con le celebrazione liturgica, con la cultura e la conformazione dell'assemblea, con le varie situazioni
contingenti.
Bisogna assolutamente evitare logiche distorte del tipo: “a me piace”, “che bello!”, “lo abbiamo sempre cantato”,
oppure: “è l’ultima novità”, “è del nostro autore preferito”…
Ritengo sia utile riportare alcune domande che il gruppo liturgico o l’animatore del canto, o il direttore del coro
farebbero bene a tenere sempre presenti in fase di valutazione critica; esse infatti costituiscono la traccia di una
buona griglia selettiva, partendo dagli aspetti formali e linguistici per arrivare agli atteggiamenti di fede, ai
problemi esecutivi e alla collocazione liturgica.
3.1 Il testo
- Qual è la forma, la dinamica del testo? Inno, responsorio, acclamazione, litania, canzone… racconto,
contemplazione, esortazione…
- Qual è il linguaggio del testo? Corrente, ricercato, didattico, celebrativo, poetico… superato, attua-
le…per tutti, per adolescenti, per singoli gruppi…
- In che modo comunica la fede? E’ un testo affermativo, intimistico, interrogativo, di protesta, di lode, di
supplica… un testo catechetico, liturgico, spirituale…
- Che cosa trasmette dei contenuti della fede (su Dio, su Gesù Cristo, sulla Chiesa, sull’uomo, sul mondo, sulla
salvezza … )?
3.2 La musica
Dopo aver analizzati gli aspetti testuali, ecco alcune domande che, in fase di valutazione critica, il
direttore del coro o l'animatore del canto o il gruppo liturgico dovrebbero porsi riguardo agli aspetti musicali e
liturgici di un canto:
- E’ un canto a una o a più voci, con o senza accompagnamento strumentale ... ?
- Qual’è la forma musicale adottata? Inno, cantico, responsoriale…?
In quale stile musicale si colloca? Classico, popolare, moderno…?
- Com'è il rapporto fra le parole e la musica? La musica mette in evidenza le parole oppure musica e parole
sembrano estranee l'una alle altre?
- Quali esigenze si presentano per l'esecuzione nell'assemblea? Estensione della melodia, linea e ritmo, respiri e
durata complessiva... intervento di strumenti, accompagnamento, preludi e interludi... collaborazione del coro,
solisti, polifonia...
- Qual è l'esatta collocazione liturgica? è un canto molto caratterizzato o è tuttofare? da riprendere spesso o legato
a una particolare circostanza? come si presenta rispetto a ciò che lo precede e lo segue nella celebrazione?
Pur se fatta a tavolino, una analisi di questo tipo ci permette di esaminare criticamente un canto, educandoci così a
non gettarci ad occhi chiusi su un brano.
3.3 L’esecuzione pratica
Oltre all'analisi del testo e della musica che aiuta a superare la prima impressione e permette un
approfondimento del canto da parte dell'animatore, un'ulteriore verifica è data dalla pratica, dall'esecuzione
concreta del brano. Qualche volta, infatti, ciò che dall'analisi non viene messo in luce lo è dall'utilizzo del canto
soprattutto da parte dell’assemblea, la quale ha una ha una specie di “sesto senso” per i pregi e i difetti.
Pensiamo, ad esempio, a certe semplificazioni di ritmi troppo contrastanti, che una comune assemblea fatica a
eseguire e a mantenere nel tempo: quante comunità, infatti, eseguono il Santo di Bonfitto nella versione originale
cosi carica di sincopi? Pensiamo a quanti spezzettamenti di frase vengono operati dall'assemblea per poter
respirare, se un periodo musicale è spropositatamente ampio.
Questi elementi forse non emergono dall'analisi del brano e solo con l’uso o l'esperienza dell'animatore possono
essere evidenziati.
Di ciascuna canto, poi, l'animatore dovrà determinare il modo pratico di esecuzione, decidendo:
a) chi canta (l'assemblea, il coro, i solisti, il celebrante);
b) che cosa si canta (strofe, ritornelli, parti corali, intermezzi strumentali);
c) come si accompagna il canto (quanti e quali strumenti);
d) dove si inserisce il canto e la sua prevedibile durata.
Questo progetto ovviamente non è fatto a priori ma parte dalle esigenze concrete della celebrazione, della
festa, del tempo, esigenze che comunque devono essere sempre tenute presenti. Pertanto, pur assegnando a
ciascun canto delle precise modalità di esecuzione, esse potranno essere modificate nel caso le circostanze lo
esigano.
4. Il ministero dell’animatore
La formazione di un repertorio di canti per la liturgia di una comunità non può evidentemente terminare con il
lavoro di discernimento e di analisi che abbiamo fin qui esposto. L’animatore dovrà impegnarsi a trasformare le
scelte effettuate in azione concreta attraverso quattro servizi fondamentali: insegnare i canti; introdurli; guidarli;
coordinare l'insieme degli interventi.
4.1 Insegnare i canti

Di questi servizi il più difficile è senza dubbio quello di insegnare i canti. Quando? Come? Con quali mezzi
effettuare le prove dei canti per l'assemblea?
Innanzitutto non possiamo pretendere che la gente sia facilitata nell'apprendimento del canto se non ha sott'occhio
il testo. A parte la qualche tentativo da karaoke che introduce un elemento visivamente distraente rispetto alla
centralità dell'azione liturgica che si sta svolgendo, la soluzione migliore e la più ovvia rimane quella di un
libretto, che posto nelle mani di ciascun fedele assicura la conoscenza appropriata del testo senza consentire
troppe distrazioni e permettendo la ripresa del canto anche per la preghiera personale. Altra soluzione potrebbe
essere quella di un foglio con i testi dei canti di un determinato periodo dell'anno liturgico o di una singola
celebrazione, anche se questa scelta corre il rischio di manifestare provvisorietà oltre che costituire motivo di
troppo disordine tra i banchi.
Per i testi dei canti in latino sarebbe cosa buona e giusta corredarli di una confacente traduzione; inoltre le parole -
sia latine che italiane- di difficile pronuncia, avranno bisogno di una opportuna accentazione, onde facilitare la
lettura e la pronuncia corretta.
Tra i libri dei canti sarà da preferirsi senz'altro il repertorio ufficiale della nostra Diocesi "Canta e Cammina.
Quando effettuare le prove di canto per l'assemblea? L'esperienza insegna che generalmente non ci sono
altri momenti disponibili se non i dieci minuti che precedono l'inizio delle celebrazioni. Si potrebbe obiettare che
però non c'è mai quasi nessuno così presto, ma non è poi completamente vero, perché qualcuno c'è sempre e
varrebbe la pena di cominciare anche con queste poche persone; l'esempio di queste ultime, il ribadire la necessità
delle prove e che non è possibile celebrare bene senza il canto comunitario, l'invitare continuamente ad essere
presenti un po' di tempo prima, costituiscono modalità di persuasione che con il tempo danno frutto:
Un'altra possibilità consiste nell'insegnare un canto nuovo attraverso l'uso prolungato nel tempo. Piano piano
l'assemblea lo assimilerà. Dapprima lo si potrà proporre nelle messe feriali i cui partecipanti di solito sono meglio
disposti al canto anche grazie all'assiduità della loro frequenza. Dopo qualche tempo, quando questo “zoccolo
duro” lo avrà imparato, lo si potrà proporre al resto della comunità, quella che solitamente si raduna solo di
domenica e che potrà facilmente unirsi al canto ed impararlo grazie al supporto di quella parte dell'assemblea che
già lo conosce e l'ha per diverso tempo già praticato.
Il tutto deve sempre avvenire sotto l'attenta regia dell'animatore o del direttore del coro, perché il canto venga
sempre eseguito corretta pente e perché con il tempo e l'uso non venga "storpiato" dagli uni e, di conseguenza ,
imparato male dagli altri.
Determinato il tempo opportuno per le prove di canto, esortati i fedeli a parteciparvi, si tratta ora di saper
utilizzare e sfruttare al meglio i dieci minuti disponibili per le prove, programmandosi con precisione tutti gli
interventi e le modalità, senza perdersi in chiacchiere inutili e senza pretendere subito la precisione. Occorrerà
anche una buona dose di pazienza, ricordando che per alcuni canti più difficili saranno necessarie più prove. La
condizione ideale per far imparare un canto all'assemblea è quella di avere il sostegno del coro; se la proposta
vocale giunge all'assemblea come se fosse prodotta da una parte di se stessa risulta più facile l'apprendimento e
più stimolata l'esecuzione, anche solo per imitazione. La presenza del coro è utile anche per mantenere corretta
l'esecuzione del brano qualora venga utilizzato immediatamente nella liturgia, senza ulteriore prova; la voce del
coro darà maggior sicurezza anche a chi avrà imparato solamente a "canticchiare" un canto e non creerà
l'impressione sgradevole di un vuoto sonoro che subito si percepisce quando un canto non è ben conosciuto da
tutta l'assemblea.
E' bene ricordare che, spesso, la prima impressione che la gente riceve di un canto è determinante per la sua
corretta esecuzione ed anche per il futuro gradimento delle esecuzioni.
Altro avvertimento riguarda le limitate capacità ricettive della memoria musicale media di una assemblea: di un
canto a strofe e ritornello è chiaro che sarà bene insegnare dapprima solo il ritornello; se le strofe sono piuttosto
lunghe è consigliabile proporle per brevi incisi, curando poi la ripresa di tutta la frase musicale o di una sola sua
parte.
L'accompagnamento strumentale è ovviamente necessario anche nelle prove. Mancando di questo sostegno è
bene per l'animatore intonare il canto con l'aiuto del diapason, per non correre il rischio di utilizzare una tonalità
troppo alta o troppo bassa rispetto all'estensione del canto e alle capacità vocali dell'assemblea.

4.2 Introdurre i canti


Secondo servizio fondamentale che l'animatore è chiamato a fare nei confronti dell'assemblea liturgica è
quello di introdurre i canti o, per meglio dire, introdurre l'assemblea al canto. Si tratta di un intervento dedicato,
perché non deve trattarsi di una predica né esclusivamente di una spiegazione del testo, non ci si deve perdere in
mille parole ma neppure ridurre il tutto al numero del canto.
Introdurre un canto significa aiutare l'assemblea ad entrare nello spirito del canto, a comprendere il senso
del testo e il carattere del brano, a capirne l'inserimento in un determinato momento liturgico, a coglierne lo stile
musicale. Inoltre, tale introduzione deve mirare a dare tutte le indicazioni per l’esecuzione, cioè dove si trova il
testo, come si articola, chi canta le strofe e cosa esegue l'assemblea ecc. Il tutto ovviamente senza dilungarsi
troppo, rischio sempre in agguato anche per chi è mosso da tutte le buone intenzioni di questo mondo.
Ecco alcuni suggerimenti pratici:
- se non siamo sicuri della brevità e incisività del nostro intervento è molto meglio scriverlo; non ci si perderà in
mille rivoli e non si dimenticherà nulla di quello che si deve dire;
- è certo più efficace riprendere alla lettera alcune parole del canto o una breve frase, scelte a seconda del
momento rituale o delle particolari esigenze celebrative, aggiungendo, se è il caso, quelle indicazioni pratiche che
si ritengono opportune;
- ovviamente non occorrono monizioni introduttive quando si tratta di interventi musicali estremamente brevi o
inseriti in un continuum che non ammette interruzioni come ad esempio il canto del Santo subito dopo il prefazio.
4.3 Dirigere i canti
Terzo servizio fondamentale che l'animatore è chiamato a svolgere nei confronti dell'assemblea liturgica è
quello del guidare i canti. Costruire il repertorio dei canti di una comunità, infatti, non vuol dire solo scegliere e
insegnare determinati canti, ma significa anche aiutare l'assemblea ad eseguirli all'interno delle celebrazioni.
Due sono le leggi fondamentali che l'animatore dovrà tenere presente per svolgere al meglio questo
delicato compito.
Primo: non si guida l'assemblea cantando a piena voce nel microfono. L'effetto che ne deriva è
controproducente, perché il fatto che l’ambiente in cui si celebra è già riempito dalla voce amplificata
dell'animatore inibisce il canto di tutti gli altri. Occorre, perciò, usare con discrezione il microfono e
preferibilmente sostenere il canto dell'assemblea con il coro. Solo in mancanza della Schola il sostegno del,
canto assembleare dovrà essere effettuato dall'animatore con quella voce discreta di cui si è detto sopra.
Secondo: ricordarsi di non essere il centro della celebrazione. Oltre ad essere discreti nella amplificazione
della voce, occorre discrezione anche nei gesti, nella posizione che si occupa in chiesa, nel vestire.
Riguardo al luogo esso non deve mai essere l'ambone, riservato esclusivamente alla proclamazione della Parola di
Dio; deve comunque essere un luogo da cui vedere ed essere visti, un luogo "cerniera" tra i ministri, l'assemblea,
il coro, l'organo, gli altri eventuali strumenti. Le nostre chiese offrono soluzioni diverse: si cercherà quella che
più si avvicina all’ideale.
Per quanto riguarda la gestualità, occorre tenere presente che l'assemblea non è un coro e non è costituita
da professionisti. Sono necessari, allora, segni elementari ma soprattutto chiari, per garantire anche solo due
elementi indispensabili: la precisione degli attacchi, per aiutare ad individuare l'inizio dell'intervento assembleare
(soprattutto quando si canta con o in alternanza al coro); il mantenimento regolare del ritmo. Per l'acquisizione di
queste capacità si rimanda a pubblicazioni musicali specifiche.
4.4 Coordinare i canti
Quarto servizio fondamentale che l’animatore è chiamato a svolgere durante le celebrazioni è quello del
coordinamento di tutti gli interventi canori e/o strumentali. Non è sempre cosa facile, ma puntando su un lavoro
ben coordinato e preparato dal gruppo liturgico non dovrebbe risultare impossibile.

5. Le opportune verifiche
Ultima tappa del lavoro di costruzione del repertorio è la verifica di quanto si è svolto. Non ritengo necessario
spendere parole per ricordare la validità di una seria riflessione, che vada oltre le prime impressioni, circa il modo
con cui si è svolta una determinata liturgia e soprattutto se essa è stata vissuta e come, attraverso il canto e la
musica. Una verifica condotta scrupolosamente costituisce sempre il primo passo per una migliore
programmazione in futuro.
Una possibile traccia di verifica potrebbe essere la seguente:
a) innanzitutto chiedersi come è stata l'esecuzione dal, punto di vista musicale, se corretta o ancora bisognosa di
perfezionamento, sia per quanto riguarda gli interventi dell’assemblea che per quelli del coro, degli eventuali
solisti e degli strumenti. Ci si deve chiedere anche se l'assemblea è stata coinvolta ed ha risposto
entusiasticamente o se è rimasta piuttosto
freddina rispetto al canto introdotto ex-novo o a quello già ripreso altre volte.
b) Secondo ambito di verifica è quello dei ruoli: se cioè vi è stata una giusta ripartizione dei diversi interventi tra i
vari attori, se vi è stata una giusta articolazione dei medesimi o se vi sono stati degli intoppi tra un intervento e
l'altro.
c) Terzo ambito di controllo riguarda la proprietà o meno dei canti eseguiti rispetto alla liturgia celebrata, ai
diversi riti e di conseguenza ai diversi linguaggi o generi musicali esigiti dalla liturgia; se gli interventi canori
erano giustamente distribuiti nel ritmo celebrativo e se erano coerenti con l'insieme della celebrazione.
Un ulteriore consiglio: di grande utilità potrebbe rivelarsi una registrazione di tutto il rito, meglio ancora sarebbe
una videoregistrazione per poter verificare il tutto da un punto di vista neutro, posto “al di là delle balaustre”.