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I minerali sono solidi cristallini naturali con una composizione chimica definita.

A livello atomico i cristalli


hanno un reticolo cristallino formato dalla ripetizione di una struttura geometrica chiamata cella
elementare. Esistono 32 disposizioni per i minerali, alcuni possono essere polimorfi e riuscire, in condizioni
diverse, a formare due cristalli diversi con stessa composizione chimica (es. grafite e diamante), oppure
isomorfi dove diversi minerali hanno stessa struttura chimica, ma composizione diversa.

L’abito cristallino è l’aspetto complessivo di un cristallo, fornisce un informazione sulla regolarità del
cristallo e sullo sviluppo di esso. Esistono euedrali o idiomorfo, cristalli completamente delimitati da facce
cristalline perché non disturbati dalla crescita di altri cristalli vicini. Anedrali o allotriomorfo, senza facce
cristalline perché disturbati dalla presenza di altri cristalli o solidi. Subedrali o ipidiomorfi, ossia una parte
caratterizzata con facce cristalline, e l’altra parte arrotondata. La forma complessiva è determinata dalla
cella elementare, dalle condizioni di crescita e dal modo in cui un minerale si accresce.

I minerali si formano in seguito al raffreddamento di una sostanza pura, tipo il magma, per precipitazione
da una soluzione o in seguito a sublimazione, evaporazione, brinamento e per alcune attività biologiche.

I materiali che non rientrano strettamente in questa definizione sono detti mineraloidi.

I minerali si distinguono non solo per struttura e composizione chimica, ma sono differenziati da diverse
proprietà fisiche. Queste sono la durezza, lucentezza, colore, peso specifico, sfaldatura, frattura, densità,
conducibilità e altre.

Per la durezza è possibile tracciare una scala, poiché con essa si definisce la capacità di un minerale di
resistere alla scalfittura. Un minerale più duro riesce a tagliare quello più morbido, perciò, sapendo questo
principio, la scala di Mohs ha preso come minerale più duro il diamante e più morbido il talco.

La lucentezza è una proprietà ottica che varia di materiale in materiale. Si parla di lucentezza metallica, sub
metallica, non metallica, poi cerosa o resinosa e grassa.

La distribuzione dei minerali non è uniforme, esistono numerosissime specie, alcune di esse, tipiche di
alcune rocce, in esse, possono essere assenti, e perciò vengono detti accessori.

I minerali sono classificati in silicati, ossidi, sulfidi, solfati, carbonati ed elementi nativi.

Il gruppo dei silicati sono caratterizzati dallo ione silicato, un prisma tetraedrico con al centro un atomo di
silice e nei vertici quattro atomi di ossigeno che possono essere condivisi con altri atomi di silicio.

Nei nesosilicati vi sono singoli ioni silicati, dove gli ioni ossigeno sono legati a cationi legati ad altri ossigeni.
Nei inosilicati uno o due ossigeni sono condivisi, formando catene singole o doppie.
Nei fillosilicati tre atomi di ossigeno sono condivisi formando cosi strati paralleli.
Infine i tectosilicati tutti gli ossigeni sono condivisi formando una grande struttura tridimensionale.

I carbonati sono tipiche nelle rocce sedimentarie, sono caratterizzate dallo ione carbonato che si può legare
a strati con calcio e magnesio, formando calcite, aragonite e dolomite
Le rocce sono aggregati naturali di minerali, però non sono definibili tramite formule chimiche, e possono
essere eterogenee o omogenee. Hanno subito un processo che le ha create e per causa della degradazione
meteorica e di fenomeni fisici sono riaffiorate in superficie.

I processi dalla quale le rocce si originano sono, quello magmatico, sedimentario e metamorfico.

Nel primo, le rocce derivano dal raffreddamento del magma e della lava.

Nel secondo, le rocce derivano dalla compattazione di sedimenti e detriti provenienti dalla degradazione di
rocce preesistenti.

Nell’ultimo, le rocce derivano dalla variazione di temperatura tra i 400C°e 800C° e pressione, che
provocano scistosità e ricristallizzazione.

le rocce partecipano ad un processo più ampio e molto lungo, il ciclo litogenetico. Si parte con il
raffreddamento del magma, che porta alla formazione di rocce ignee, dette primarie perché le uniche che si
formano da una sostanza diversa da una roccia. Le rocce ignee possono formarsi in superficie o in
profondità, da qui le rocce possono risalire e insieme alle altre subire i processi di degradazione meteorica,
formando detriti che verranno poi trasformarti in rocce sedimentarie. La roccia quindi può risalire e
ricominciare il processo, oppure scendere di profondità o venire seppellita da altro sedimento e
trasformarsi in una roccia metamorfica. Vi è anche l’aumento della temperatura, che può causare l’anatessi
e trasformare parte della roccia in nuovo magma, oppure prima dell’anatessi la roccia può nuovamente
risalire e ricominciare il processo di sedimentazione.

Per quanto riguarda le rocce magmatiche esse derivano dal raffreddamento del magma.

In base al luogo e al tempo di raffreddamento individuiamo rocce ignee intrusive, effusive e piroclastiche.

Le rocce intrusive derivano dal processo di raffreddamento molto lento del magma, ciò permette ai
composti chimici all’interno di formare cristalli molto grossi, ed essi si formano seguendo l’ordine di
fusione, cioè quello che fonde ad una più alta temperatura si cristallizza prima. Per questo motivo i cristalli
si possono vedere all’occhio nudo e la struttura si dice olocristallina.

Le rocce ignee effusive derivano dal raffreddamento veloce della lava, ossia il magma emerso in superficie
che ha perso tutti i gas disciolti perché ha subito un’altissima variazione di temperatura e pressione. A
causa del raffreddamento rapido, le sostanze non riescono a formare cristalli molto grossi, a volte si
formano circondati da massa non cristallizzata, cioè a pasta vetrosa. Questo tipo di rocce si trovano in
struttura amorfa i porfirica (in quest’ultimo i minerali più grossi formati sono detti fenocristalli).

Quelle piroclastiche derivano da fenomeni vulcanici esplosivi, dove si vanno a formare tufi, bombe, lapilli e
ceneri. Le rocce che derivano da questi frammenti hanno pasta amorfa e porosa, come la pomice. La cause
delle esplosioni sono magmi viscosi e ad alta temperatura.

Il magma da cui le rocce magmatiche derivano non è sempre lo stesso. I tipi di magma si distinguono in
base alla quantità di minerali di silicio contenuti, che possono essere silicati o quarzo.

Le rocce si dicono acide o sialiche se il contenuto di silice è superiore al 65%, esse hanno un alto contenuto
di silicio e alluminio e hanno una densità di circa 2,7 g/cm3.
Se il contenuto di silice è inferiore al 52%, esse vengono dette femiche o basiche. Hanno un colore
generalmente scuro, con una densità di circa 3g/cm3. Hanno alto contenuto di ferro e magnesio.

Le rocce intermedie hanno un tenore di silicio intermedio, e le rocce ultra femiche inferiore al 45%, queste
ultime sono tutte scure con silicati di ferro e magnesio.

Durante la cristallizzazione, si cristallizzano prima i minerai con più alta temperatura di fusione, come
solfuri di ferro e nichel, olivina e spinelli, ed occupano lo spazio che vogliono , mantenendo l’abito
cristallino desiderato (idiomorfi), poi si formano quelli con temperatura più bassa, quarzo e pirosseno,
occupando lo spazio rimasto (allotriomorfi)

In genere i cristali a più alta temperatura sono quelli basici, principali componenti dei magmi femici.
Quando il magma risale dal mantello perde progressivamente i cristalli basici, che si solidificano per primi, a
causa della progressiva diminuzione della pressione e della temperatura. Il meccanismo è quella della
cristallizzazione frazionata, dove si formano i cristalli dei composti con più alta temperatura di fusione. Il
magma perde i minerali femici e risalendo da primario, basico, si trasforma in un magma secondario, acido)

La serie di Bowen spiega empiricamente la cristallizzazione in un magma. Si individuano due serie,


discontinua e continua. Nella prima si ha la trasformazione dei vari silicati, partendo dai neosilicati fino ai
complessi tectosilicati. Nella seconda invece si prendono in considerazione minerali isomorfi, vi è al
diminuire della temperatura un passaggio progressivo da plagioclasi ad alto contenuto di magnesio a
plagioclasi ad alto contenuto di calcio.

La struttura delle rocce indica il rapporto di forma e dimensione fra i minerali costituenti. Nelle rocce
magmatiche intrusive, la struttura è olocristallina, ipidiomorfa e granulare, in quelle effusive può essere
microgranulare, microcristallina, criptocristallina, afanitica, vetrosa, porfirica, pegmatitica e piroclastica.
Le rocce metamorfiche sono rocce che si formano in seguito a variazione di pressione e temperatura di
altre rocce. Il range di temperatura è quello compreso fra i 300C° e i 800C° oltre la quale la rocce fonde
completamente. Prima dei 300C° si parla ancora di diagenesi.

La variazione di temperatura e pressione causa dei cambiamenti nella struttura dei minerali, solo alcuni a
300C° e quasi tutti alle temperature più alte subisco trasformazioni. I minerali che resistono sono detti
relitti. Le rocce metamorfiche che risalgono in superficie a causa di fenomeni tettonici hanno mantenuto i
minerali caratteristici di un determinato stato di metamorfismo, questi minerali sono detti indice, e questo
fenomeno è spiegato dal fatto che ad alte temperature i minerali idrati scompaiono. Ma è anche possibile
un metamorfismo retrogrado, dove il processo avviene all’inverso, cioè abbassando i livelli di pressione e
temperatura i minerali stabili ad alte temperature e pressioni si trasformano in minerali stabili a livelli più
bassi.

I fattori che interessano il metamorfismo sono:

Il gradiente geotermico: non è uniforme, dipende dalla stabilità della crosta e consiste nell’aumento di 3c°
ogni cento metri.

Pressione di carico: pressione dovuta al peso soprastante la roccia, è uniforme i tutte le direzioni ed
aumenta con la profondità.

Pressione orientata: pressione dovuta a spinte orogenetiche, causa variazione della struttura e della
tessitura dei minerali e diventa progressivamente meno importante all’aumentare della profondità, perché
essa rimane pressoché costante in una direzione, mentre il carico litostatico aumenta progressivamente
fino a rendere l’effetto della pressione orientata quasi nullo.

Pressione della fase fluida.

Si individuano tre tipi di metamorfismo:

Regionale: coinvolge vaste aree ed è causato da grossi fenomeni che fanno sprofondare di chilometri una
roccia. Vi è un cambio di tessitura dei minerali, poiché la roccia è sottoposta a ad alte temperatura e di
pressione di carico e orientata. Quando prevale la pressione sulla temperatura le rocce assumono un
orientamento isotropico acquisendo una certa scistosità, cioè capacita di suddividersi secondo piani
paralleli. All’aumentare della profondità aumenta anche il grado di metamorfismo perché i minerali si
adattano ai nuovi livelli di pressione e temperatura.

Di contatto: causato da intrusioni di magma nelle rocce, l’effetto diminuisce allontanandosi dalla fonte di
calore. Nelle rocce i minerali cambiano di struttura e ne possono formare di nuovi.

Cataclastico: causato dall’aumento di pressione in zone prossime a faglie, genera attorno a quelle zone
cambio di struttura e tessitura.

Per determinare il grado di metamorfismo si vede l’associazione di minerali presenti nella roccia, essi
costituiscono la facies metamorfica, dipendente dalla temperatura e dalla pressione.

Il grado di metamorfismo sale quando prevale l’azione della temperatura sulla pressione. Si individuano
facies a scisti verdi per temperature fra 400 e 550C° e pressioni fra 3000 e 8000 atmosfere. Facies ad
anfilobiti con stessa pressione ma temperature comprese fra 550 e 700C°, infine facies a granuliti per
pressioni di carico e temperature maggiori di 700C°. queste sono le principali facies del metamorfismo
regionale.
I minerali in caso di forti pressione e bassa temperatura tendono a formare piani di scistosità paralleli fra
loro e perpendicolari alla forza che genera la pressione. Ma se si formano minerali che tendono a
conservare l’abito cristallino e quindi a cristallizzarsi in tutte le direzioni, come il quarzo, essi non avranno
piani di scistosità anche in presenza di forti pressioni orientate. È il caso del metamorfismo di contatto e dei
fondali oceanici, dove non è presente alcuna pressione orientata.

Aumentando di grado di metamorfismo, passiamo da shale, rocce sedimentarie, a filladi e slate, rocce a
basso grado metamorfico dove ancora permane la fissilità delle rocce d’origine. da filladi, aumentando il
grado di metamorfismo si passa agli scisti, dove i fillosilicati si sono orientati secondo piani paralleli fra loro
e perpendicolari alla forza della pressione orientata, sono caratterizzati da scistosità, cioè la disposizione in
lamine, che presi una per una sono lucenti con un colore argenteo. Aumentando ancora i fillosilicati
diventano più instabili, e la scistosità diventa più grossolana poiché aumentano i minerali non scistosi e
diminuiscono quelli scistosi a causa della prevalenza della pressione litostatica su quella orientata, la roccia
assume una tessitura detta gneissica. Arrivando alle granuliti le rocce entrano in uno stadio metamorfico
anidro, perché i minerali anidri diventano instabili, i minerali si adattano assumendo una orientazione di
120° fra loro per resistere alle forti pressioni.
Le rocce sedimentarie derivano da un processo diviso in quattro fasi; erosione, trasporto, deposizione e
diagenesi. Sono rocce che si formano in situazione di bassa temperatura e pressione, e si classificano in
seguito ai fenomeni che le generano.

Queste rocce derivano dalla disgregazione di altre rocce, causati da agenti chimici, fisici o biologici che
alterano la roccia, indebolendola e permettendo la disgregazione e formando cosi detriti che potranno
essere presi in carico da un agente di trasporto, come l’acqua o il vento ad esempio. Il trasporto di
sedimenti può avvenire anche a causa della forza di gravità, gli agenti di trasporto sono numerosi e ognuno
di essi può ancora alterare i detriti formatesi dall’erosione. Durante il trasporto ad esempio, clasti più
spigolosi tendono a smussarsi e a diventare più sferoidali. In oltre avviene la progressiva classazione, cioè i
detriti si uniformano fra loro, in base alla distanza percorsa, solitamente i detriti più fini vanno più lontani
rispetto a quelli grossolani. Vi può essere anche la deposizione orientata dei sedimenti.

I processi che alterano, trasportano ed erodono la roccia appartengono ai processi di degradazione


meteorica, ed avvengono quasi sempre in ambiente sub aereo. La deposizione è il processo dove i detriti o
sedimenti in generale vanno a stanziarsi prima del seppellimento ed avviene soprattutto in ambiente sub
acqueo. L’agente di trasporto più importante sono i fiumi, che prendono in sospensione i detriti più fini,
oppure per saltazione, trascinamento o rotolamento trasportano i detriti più grossolani. Nella deposizione i
detriti più fini si depositano per ultimi.

Le rocce sedimentarie si dividono in clastiche, chimiche e organogene.

Le prime derivano da un’alterazione di tipo fisico, come l’azione diretta o passiva dell’acqua, oppure
l’effetto della gravità su una roccia instabile, oppure il movimento di un ghiacciaio. I sedimenti creati da
questi agenti tendono ad essere trasportati, finché non si depositano. Nella deposizione gli strati stanno
paralleli fra loro e perpendicolarmente alla forza di gravità, infine lo strato più vecchio viene seppellito da
quello giovane e vi è una continuità laterale, ciò significa che se vi è una valle ambia, formata da rocce
sedimentarie molto probabilmente la formazione di un versante era inizialmente collegato all’altro.

Le rocce chimiche derivano dall’effetto solvente dell’acqua che non solo solleva i detriti al suo movimento,
ma può prendere in soluzione Sali minerali e portarli con se finché non trova un punto dove farli
precipitare, o per evaporazione, o per sublimazione, o anche in seguito all’infiltrazione.

Le rocce organogene si formano perché gli organismi si possono trasformare in fossili in seguito alla loro
morte, ma rocce organogene non sono solo quelli che possiedono o che sono composti da fossili, ma anche
quelle strutture costruite direttamente da animali, come le scogliere coralline.

Quando, in seguito all’alterazione non vi è trasporto, vi è la formazione di suolo.

In seguito alla deposizione dei detriti, essi vengono seppelliti da altri detriti, e questi quindi subiscono un
aumento di pressione, questo innesco i processi di diagenesi, iniziando con la litificazione, che consiste nella
compattazione e cementazione dei detriti. quelli più grossolani, possiedono una maggiore porosità, quindi
al circolare dell’acqua la compattazione è minore, si arrivano a costipare fino al 10%. I detriti più fini
arrivano a costiparsi fino al 90%. Il cemento è una sostanza che precipita in seguito al passaggio dell’acqua.
Normalmente il cemento è CaCO3, ma può essere anche SiO2. C’è da precisare che nei sedimenti non
classati vi è una mio re porosità. Il risultato della diagenesi è la formazione di una roccia compatta e
cementata. Gli stessi processi colpiscono i resti degli animali, trasformandoli in fossili, con processi come la
dissoluzione, ricristallizzazione e impregnazione, che tendono a lasciare un calco, un impronta interna o
uno pseudoguscio.
Le rocce sedimentarie sono classificate in: Clastiche, ossia dalla deposizione di detriti in seguito alla
diminuzione dell’energia dell’agente di trasporto.
Chimiche, ossia in seguito alla precipitazione di minerali in soluzione per variazione di fattori chimico-fisici.
Organogene, ossia derivanti dalla presenza di resti o impronte di organismi vissuti nel passato, oppure di
strutture costruite direttamente da organismi costruttori (rocce bioclastiche, biocostruite e depositi
organici)

Le proprietà più importanti di una roccia sedimentaria sono la composizione chimica e mineralogica, la
tessitura e la struttura.

I sedimenti si dividono in terrigeni, cioè sostanze trasportate allo stato solido fino al bacino di
sedimentazione, allochimici, cioè sostanze precipitate in un bacino di sedimentazione, ortochimiche,
sostanze precipitate da una soluzione ma in assenza di trasporto.

Per i sedimenti di tipo terrigeno, il tipo più comune fra le rocce sedimentarie 65%, le caratteristiche da
prendere in considerazione sono:

Il colore dei clasti e della matrice, che sono indicativi dell’origine della roccia e dello stato di ossidazione
della matrice (la scala prende come estremi il nero e il violetto, indici di bassa e alta ossidazione).
Rapporti fra clasti, matrice e cemento, delle quali si parla di tessitura, che può essere grano sostenuta se i
clasti sono l’impalcatura, e matrice sostenuta se invece è la matrice o il cemento a fare l’impalcatura dove i
clasti sono immersi senza toccarsi fra loro.
Forma dei clasti.
Selezione dei clasti, ossia la classazione, cioè l’uniformità dei sedimenti. Sedimenti ben classati hanno
subito per più tempo gli effetti dell’erosione e del trasporto.
Arrotondamento e sfericità, entrambi come prima dipendenti dall’esposizione agli effetti dell’erosione e del
trasporto.
Maturità tessiturale, che prende in considerazione la quantità di matrice presente, la classazione, la
sfericità e l’arrotondamento dei sedimenti.
Strutture sedimentarie/Stratificazione, che può essere omogenea o disomogenea, laminare orizzontale o
ondulata, obliqua e convoluta e infine gradata (variazione della granulometria da tetto a letto).
Granulometria, che va da: Conglomerati per rocce che derivano da detriti più grandi di 2mm, si distinguono
brecce e puddinghe, poi monogenici o poligenici. Arenarie fra 2mm e 0,06mm, si dicono sabbie. Siltiti per
detriti fra 0,06mm e 0,004mm, e argilliti per granuli inferiori a 0,004mm.

Per quanto riguarda i conglomerati, essi sono composte da schegge o puddinghe in base alla presenza di
spigoli vivo o meno, e si parla di rocce monogeniche o poligeniche in base alla differenza fra i vari detriti.

Per le arenarie si parla di quarzareniti, arcose o litareniti. Nel primo caso la roccia è composta da quarzo,
nelle altre il quarzo è presente sotto il 75% e si differenzia in base alla presenza di feldspati o frammenti di
altre rocce. La quantità di matrice è altrettanto importante per la loro classificazione.

Le argille e i silt hanno caratteristiche peculiari, se esposte al sole esse perdono acqua e si disseccano,
formando fratture poligonali, esse poi si espandono se bagnate, e possiedono una certa plasticità.

Le rocce allochimiche si dividono in carbonatiche e silicee. Per le carbonatiche i minerali sono solitamente
la calcite, l’aragonite e la dolomite. Si formano in seguito alla precipitazione di carbonato di calcio. Il
carbonato di calcio non è solubile in acqua, ma in presenza di co2 si può formare bicarbonato che invece lo
è, questo, formatosi nella soluzione, viene trasportato finchè non viene sottratta co2. Le rocce carbonatiche
si possono formare anche a causa di fossili o esseri viventi.

Le rocce silicee derivano dalla fossilizzazione di gusci silicei di spugne diatomee e radiolari

Le rocce ortochimiche si formano per precipitazione in situ di sostanze. Questi si formano direttamente per
precipitazione dall’acqua, uno dei fenomeni è quello della formazione di stalattiti e stalagmiti. Le dolomie si
possono formare o per precipitazione diretta (raro) o per sostituzione di calcare con dolomite, dove il calcio
viene sostituito da magnesio. Per le rocce evaporitiche, si formano in seguito all’evaporazione di grossi
bacini d’acqua. Si formano prima i minerali meno solubili e poi gli altri, è per questo che prima si formano
cristalli di gesso o anidride, e poi salgemma.