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La stratigrafia in ambito geologico si occupa di fornire una datazione a formazioni di rocce, è

particolarmente sviluppata per le rocce sedimentarie, le quali non hanno un aspetto compatto, ma
stratificato. Parlando di strato, uno strato è l’unità più piccola di una serie rocciosa stratificata. Per essere in
grado di datare una roccia sedimentaria si seguono dei principi. I primi tre sono i principali:

1)lo strato di roccia è più giovane dello strato di roccia sottostante e più vecchio di quello soprastante.

2)gli strati di roccia, tranne in alcune circostanze particolari, in origine sono orizzontali, se sono obliqui
allora sarà per cause tettoniche

3)gli strati si formano lungo grandi distese, vi è quindi una continuità laterale, ed è possibile che strati di
roccia simili in due versanti diversi di una vale erano in origine collegati da uno strato eroso.

Vi sono anche altri principi, più recenti di questi, ma altrettanto utili per datare una roccia:

4)se una roccia è inclusa in un’altra allora è più giovane

5)se entro una serie di strati si incontra un livello litologico diverso, es dicco, allora questo è più recente
degli strati che interseca

Gli ultimi due prendono in considerazione i fossili. Esistono particolari fossili di animali che si sono evoluti
velocemente e che hanno occupato un ampio areale, essi sono detti fossili guida, studiandoli nelle rocce,
essi seguono una serie verticale, caratterizzata da comparse e scomparse, questa serie è visibile in tutte le
rocce del mondo, ciò significa:

6) che questa serie di successioni è sempre la stessa in tutte le rocce e ogni fossile descrive un particolare
periodo della terra.

7) e che due rocce molto distanti fra loro che hanno gli stessi fossili si sono formati nello stesso periodo

Le formazioni rocciose sono caratterizzate da facies, cioè l’insieme delle caratteristiche litologiche e
paleontologiche di una roccia.

In quelle sedimentarie si individuano facies continentale, di transizione e marina. Il passaggio da una facies
all’altra è detta eteropia di facies.

Quelle continentali si formano in ambente subaereo. Sono fluviali o alluvionali, moreniche e desertiche.

Quelle di transizione sono comprese fra mare e terre emerse, suddivise in palustri, lagunari, d’estuario o di
delta e dune costiere.

Infine quelle marine sono le più diffuse, si formano in ambiente subacqueo e si dividono in litorali, neritiche
e pelagiche.

In stratigrafia si studiano anche i rapporti stratigrafici di due unità litologiche adiacenti. In particolare i limiti
litologici, graduali netti e erosivi, poi le successioni concordanti e discordanti.

Nel caso delle discordanze, si parla di discontinuità stratigrafiche, si parla di:

disconformità, discontinuità prodotta dall’erosione di un sedimento più vecchio, poi sepolto da nuovi
sedimenti, senza fenomeni tettonici

discordanza angolare, stessa situazione di prima, una serie viene erosa, ma prima di essere seppellita gli
strati vengono piegati da fenomeni tettonici

paraconcordanza, successioni geometricamente concordanti ma discontinui

non conformità, dove le successioni sedimentarie sono poste su un basamento cristallino.


I terremoti sono grosse vibrazioni, interpretate come il rilascio di tensioni che si formano fra le rocce. I
terremoti sono spiegati dalla teoria della tettonica delle zolle, secondo la quale tra placche convergenti o
trasformi si formerebbero delle tensioni, raggiunto un livello massimo, avviene un brusco movimento e
l’attrito fra le rocce genera energia sottoforma di calore e terremoti. Lungo margini di subduzione i
terremoti avvengono in profondità lungo la zona di beimoff, a 6-700 km. Mentre lungo zone di faglie
inverse si formerebbero a profondità relativamente basse, non più di 200 km. Anche lungo margini
divergenti, come le dorsali oceaniche, vi sono terremoti, ma in genere di basso magnitudo e bassa
profondità, non più di 20 km.

Come già detto il terremoto è una conseguenza di questi movimenti, i quali hanno un accumulo lento, ma
coi terremoti un rilascio veloce che segue la teoria del rimbalzo elastico. Il terremoto è rivelato secondo tre
diversi tipi di onde, le primarie, le secondarie e le superficiali (che si distinguono in onde di rayleigh e di
love)

Le onde primarie e secondarie sono generate direttamente dall’ipocentro, quelle superficiali si iniziano
dall’epicentro e sono una conseguenza delle onde primarie e secondarie, perciò sono più lente, ma più
potenti.

Le onde P viaggiano a velocità fra 4 e 8km/sec, sono dette longitudinali e causano una variazione di volume.
Possono viaggiare sia in liquidi che in solidi.

Le onde S viaggiano a una velocità fra i 2,3 e i 4,6 km/sec, sono dette di taglio perché fanno muovere la
materia in direzione longitudinale senza variazione di volume.

Le onde superficiali di rayleigh hanno lo stesso comportamento delle onde marine, dove la materia si
muove in direzione concentrica, con variazione di volume e posizione. Queste onde si indeboliscono
aumentando di profondità.

Le onde di love fanno muovere gli oggetti orizzontalmente.

Per misurare un terremoto, si può o usare una scala di intensità, che misura i danni fatti dal passaggio del
terremoto, oppure usare una scala magnitudo, che prende come base la massima vibrazione rilevata da un
sismografo.

Un terremoto sottomarino, o un fenomeno tettonico, può causare uno tsunami, un’onda anomala. Il
comportamento di un maremoto è diverso rispetto alle onde frangenti formatesi a causa dei venti. È
possibile prevedere l’arrivo di uno tsunami perché pochi attimi prima dell’arrivo le acque si ritirano.
Quando l’onda raggiunge il terreno essa non si frange ma invade velocemente il terreno come un muro
d’acqua.

Tramite un analisi approfondita dei terremoti, si è potuto studiare l’interno della terra, scoprendo che sotto
il mantello vi è un nucleo solido all’interno e liquido all’esterno, e questo lo si sa per due ragioni. La prima la
si ottiene osservando le onde P, esse infatti vengo rifratte ad una profondità di 3000km, lasciando dall’altra
parte una zona d’ombra dove esse non passano fino ad una distanza angolare di 105°, però ricomparivano
improvvisamente a 142° gradi rispetto all’ipocentro. La seconda che dimostra che il nucleo esterno è liquido
è mostrata dal comportamento delle onde S, esse infatti finiscono arrivati ad una profondità di 3000km,
non vengono rifratte, lasciando così una grossa e continua zona d’ombra.
La tettonica cerca di spiegare alcune formazioni rocciose. Le rocce costituite, a causa di movimenti tettonici,
posso spaccarsi, piegarsi o distendersi, formando rispettivamente faglie, pieghe e assottigliamenti.

Il tipo di struttura che si va a formare è determinato dai valori di temperatura, pressione litostatica, velocità
di deformazione e presenza di fluidi.

Le faglie sono spaccature che si formano per valori basi di temperatura e pressione. La roccia a valori simili
tende ad avere un comportamento fragile e si rompe generando anche calore e terremoti, la teoria del
rimbalzo elastico spiega la dinamica con la quale si formano. Le rocce si possono flettere elasticamente
riuscendo a piegarsi fino ad un determinato punto, superato quello la roccia si spezza generando la faglia.

Le faglie possono essere normali o dirette, inverse e trasformi o di taglio in base ai movimenti relativi fra le
rocce. Nelle faglie si identificano rigetto, ossia entità del movimento, e piano di faglia, ossia il piano di
scorrimento. Nelle dirette il piano di faglia si trova sotto i 90 gradi, la forza che le genera e di
allontanamento e il tetto si abbassa rispetto al letto. Per quelle inverse il piano si trova oltre i 90 gradi e il
tetto si alza rispetto al letto.

Nelle zone caratterizzate da estensione le faglie si possono disporre formando un graben o fossa, dove più
faglie aventi direzioni opposte ma verso lo stesso punto vanno a formarla, ed esistono pilastri che
delimitano le fosse.

Le pieghe si formano sempre per forze di congiunzione, per forze di allontanamento vi è un


assottigliamento. Per le pieghe si individuano anticlinali, dove il nucleo è rappresentati dagli strati più
vecchi, mentre i sinclinali sono pieghe dove il nucleo è rappresentato dalle rocce più giovani. Per le pieghe
esiste un piano di simmetria, una cerniera, rappresentato dalle zone di congiunzione fra gli strati e il piano
di simmetria, un asse, i fianchi, periclinale, ossia punto dove la piega termina sull’asse e l’inclinazione che
ha un valore zero sulle creste e aumenta man mano che si scende per i fianchi.

Le pieghe possono essere isopache o anisopache, se gli strati sono o non sono stirati o rotti.

Può avvenire il sovrascorriento se la forza genera uno sforzo tale che la roccia si rompe avvicinando zone
che prima erano lontane fra loro, con un fianco scorrente sull’altro. In questo modo si formano le falde, che
possono formarsi o da faglie inverse o da pieghe. Nelle falde il terreno soprastante è detto alloctono, metre
quello sottostante è detto autoctono poiché è quello rimasto fermo. I fenomeni dell’erosione possono
creare poi finestre o formare degli scogli tettonici detti klippen.