Sei sulla pagina 1di 144

ACQUE SOTTERRANEE

IN LOMBARDIA
gestione sostenibile
di una risorsa strategica

giugno 2001

Azioni per
costruire
uno sviluppo
sostenibile

INDICE

METODOLOGIE DI LAVORO

1.1 Premessa

1.2 Struttura geologica della pianura lombarda

1.2.1 Depositi alluvionali

1.2.2 Depositi glaciali dellalta pianura lombarda 8


1.3 Caratteri idrogeologici

1.3.1 Struttura del primo acquifero

11

1.3.2 Struttura del secondo acquifero

11

1.3.3 Struttura del terzo acquifero

12

1.4 Metodi impiegati per la valutazione del bilancio idrico


13
delle falde
1.4.1 Fattori che determinano la ricarica delle
falde
13
1.4.1.1 Le precipitazioni

13

1.4.1.2 Le irrigazioni

14

1.4.2 Metodo utilizzato per il calcolo degli


elementi
14
del bilancio idrico sotterraneo
1.4.2.1 Codice di calcolo numerico utilizzato: Modflow

16

1.4.3 La piezometria della prima falda

17

1.4.4 La piezometria della seconda falda

19

1.5 I principali fattori del bilancio idrico regionale

21

1.5.1 Impatto dei prelievi da pozzo

22

1.5.2 Entit degli afflussi irrigui rispetto ai


prelievi da
23
pozzo, alla ricarica ed agli afflussi totali da
falda

IL BILANCIO DELLACQUIFERO
2.1 Classificazione del grado di crisi idrica qualiquantitativa
25
2.2 Il bilancio idrico per settori
2.2.1 Le risorse
sottobacino
Lomellina

idriche

29
sotterranee

del
29

2.2.1.1 Possibilit offerte dal terzo acquifero della


Lomellina
34

2.2.2 Le risorse
sottobacino
Oltrepo Pavese

idriche

sotterranee

del

2.2.3 Le risorse
sottobacino
TicinoAdda

idriche

sotterranee

del

2.2.3.1 La conurbazione varesina e la sua pianura

34

37

37

2.2.3.2 La pianura del fiume Ticino

39

2.2.3.3 La pianura fra Olona e Lambro

42

2.2.3.4 La pianura milanese

44

2.2.3.5 La pianura fra Lambro e Adda

52

2.2.3.6 Possibilit
sottobacino TicinoAdda

offerte

2.2.4 Le risorse
pianura fra
Adda e Oglio

idriche

2.2.4.1 Possibilit
sottobacino Adda
Oglio

offerte

dal

terzo

acquifero

sotterranee

del
54

della
54

dal

terzo

acquifero

del
62

2.2.5 Le risorse idriche sotterranee della


pianura fra
62
Oglio e Mincio e delloltrepo mantovano
2.2.5.1 Pianura fra Oglio e Chiese

63

2.2.5.2 Pianura fra Chiese e Mincio

67

2.2.5.3 Possibilit
sottobacino Oglio
Mincio

offerte

dal

terzo

acquifero

2.3 Rapporti fra bilancio idrico e qualit delle acque


sotterranee

del
70

70

LE VALLI LOMBARDE
3.1 La Valtellina
3.1.1 Geologia e idrogeologia
3.1.1.1 Inquadramento geologico

75
75
75

3.1.1.2 Inquadramento idrogeologico

76

3.1.1.3 Parametri idrogeologici degli acquiferi

78

3.1.2 Climatologia

78

3.1.2.1 Precipitazioni e temperature

78

3.1.2.2 Precipitazioni nevose

79

3.1.3 La campagna piezometrica

79

3.1.4 Il Modello di flusso

80

3.1.4.1 Il modello concettuale

80

3.1.4.2 Discretizzazione spaziale e condizioni al contorno 81


3.1.4.3 Il bilancio idrologico

82

3.2 La Valle Camonica


3.2.1 Inquadramento
Camonica

85
geografico

della

Valle
85

3.2.2 Fabbisogni e dotazione idrica

86

3.2.3 Idrogeologia della Valle Camonica

87

3.2.4 Bilancio idrico del fondovalle

88

LINEE DI INDIR IZZO PER LA GESTIONE


4.1 Il criterio dello sviluppo sostenibile dei prelievi

90

4.2 Provvedimenti

92

4.2.1 Reti di monitoraggio

92

4.2.2 Classificazione delle aree di crisi

93

4.2.3 Ottimizzazione delle portate estratte

95

4.2.4 Recupero della qualit delle acque

96

4.3 Scelta degli interventi


4.3.1 Sottobacini Sesia-Ticino
Oltrepo
Pavese

96
(Lomellina)

97

4.3.2 Ticino-Adda

98

4.3.3 Adda-Oglio

100

4.3.4 Sottobacini Oglio-Mincio, Mincio-Tartaro


e Oltrepo
101
mantovano
4.4 Indicazioni per i differenti settori individuati

102

4.4.1 Indicazioni per le aree in classe A e B

102

4.4.2 Indicazioni per le aree in classe C-E

103

CONCLUSIONI
BIBLIOGRAFIA

METODOLOGIE DI LAVORO

1.1 Premessa
Al fine di programmare le concessioni per il prelievo delle falde e pervenire
ad un loro utilizzo razionale si sono analizzate le risorse idriche sotterranee
della pianura lombarda relativamente alla consistenza, alla qualit e al grado
dutilizzo. In aggiunta alle informazioni sulle falde, sui prelievi e sulle
disponibilit idriche indicate nei piani provinciali degli acquedotti, lo studio
ha previsto leffettuazione di due apposite campagne piezometriche, di un
censimento dei dati sulla qualit delle acque presso le Provincie, le ASL e i
PMIP e di una raccolta dati di campagna che hanno consentito di stimare i
parametri idrogeologici principali per la stesura del bilancio idrico delle
risorse idriche sotterranee dellarea di pianura presa in esame. Nel presente
studio si presa in considerazione la sola pianura, dove i problemi sono pi
consistenti.
Al fine di elaborare una metodologia di gestione ed elaborazione dei dati
idrogeologici utili per una tutela quali-quantitativa delle risorse idriche
sotterranee, lo studio stato strutturato nelle seguenti fasi :
- raccolta, sistematizzazione e organizzazione dei dati idrogeologici.
- archiviazione dei dati in sistemi geografici informativi (GIS).
- sintesi delle informazioni raccolte mediante limplementazione di un modello
conoscitivo della pianura lombarda.
- determinazione delle voci di bilancio idrico sotterraneo
- proposta di criteri per una classificazione dello stato quali-quantitativo
delle risorse idriche sotterranee.

1.2 Struttura geologica della pianura lombarda


La geologia della Pianura Padana molto complessa in dipendenza della storia
della sua formazione; tralasciando per lo scarso interesse che questo
argomento riveste ai fini della ricerca idrica la struttura del substrato (che
ricopre notevole importanza ai fini dell'esame del chimismo e delle risorse

minerali), si pu sintetizzare l'evoluzione plio - quaternaria della pianura


padana dividendola in tre fasi:
- fase del ritiro del mare e della sedimentazione di depositi continentali
fluvio - lacustri, deltizi e di pianura costiera (Pliocene
superiore
Pleistocene inferiore) su parte della pianura;
- fase glaciale, comprende diverse fasi di crisi glaciale (pleistocene);
- fase postglaciale, di sedimentazione alluvionale e di erosione (olocene).
Numerosi argomenti fanno ritenere accertato che il sollevamento della
pianura inizi dal Piemonte occidentale gi nel Pliocene superiore e si estese
gradualmente e con minore intensit alla Lombardia, dove si hanno riscontri
di depositi continentali nel Pleistocene inferiore a ovest di un linea che
congiunge il Bresciano con il Pavese occidentale; nelle altre regioni il
sollevamento fu meno accentuato, e port al permanere di condizioni di
sedimentazione marina (sia pure con larghi intervalli di emersione in
corrispondenza delle glaciazioni) fino a epoca recente.
Nelle aree di pianura i corsi dacqua vennero a deporre in fasi successive
sedimenti ghiaioso-sabbiosi e limosi (depositi alluvionali).

1.2.1 Depositi alluvionali


La serie dei depositi che costituisce il complesso degli acquiferi lombardi
inizia con i terreni tipici di ununit nota in letteratura come
Villafranchiano. Tali depositi sono costituiti da sedimenti continentali fini
(prevalgono i limi, ma sono comuni anche le sabbie fini e le argille, e sono
molto frequenti le torbe, che indicano un ambiente di sedimentazione in
acque ferme). Il Villafranchiano stato ben studiato dal punto di vista
stratigrafico, specie in Piemonte; dal punto di vista idrogeologico, presenta
motivi di interesse in quanto non sono rare, specialmente nella regione
piemontese e nella parte settentrionale della Lombardia, le bancate
grossolane e livelli anche estesi di sabbia che possono formare acquiferi
molto importanti. Lo spessore di questa unit, che verso il basso fa
passaggio molto graduale ai sedimenti marini pliocenici o quaternari (sabbie
fini, limi e argille) pu essere anche superiore ai 100 m.
Anche la base pu presentare andamento irregolare, dove poggia sul substrato
roccioso pre-pliocenico.

Complessivamente, quindi, i depositi di questa importante unit che forma il


substrato sul quale giacciono i pi permeabili depositi fluvioglaciali e
alluvionali, non hanno che ridotte possibilit di sfruttamento ai fini della
ricerca in Lombardia, mentre in Piemonte, pu fornire buone disponibilit
idriche.
L'unit villafranchiana stata sottoposta ad un chiaro sollevamento dopo la
sua deposizione; nel corso di questa fase la sua parte superiore venne erosa e
profondamente incisa; nei solchi vallivi cos creati si vennero a deporre ghiaie e
sabbie di grande spessore, che nella Lombardia a Est del F. Seveso e gi in
parte nella valle del F. Olona, sono frequentemente cementate. A seguito di
questi fenomeni, il tetto dei sedimenti villafranchiani si presenta molto
irregolare e i depositi sono discontinui su grandi distanze.
Lunit ricoperta da un pi o meno marcato spessore di depositi grossolani,
che sono sottili nelle fasce pedemontane lontano dalle aree di maggiore
sedimentazione alluvionale, e molto spessi (anche 100 m) al centro della
pianura, cui seguono dei
conglomerati che possono avere anch'essi grande
spessore; valore molto elevati della potenza di questa successiva unit si
sono riscontrati in diverse localit, in particolare nella Provincia di Como,
dove si osservano anche 60 m di spessore di conglomerati; a questa unit
attribuito il nome di Ceppo Lombardo.
I sedimenti villafranchiani sono raggruppati in questo studio nel II acquifero o
acquifero profondo, separato dallacquifero superficiale ( o tradizionale) da
spesso banchi argillosi che ostacolano lintercomunicazione fra le due unit,
anche se (come emerge dalle note successive) sono possibili interscambi nei siti
dove lerosione del tetto argilloso le consente.
Questa unit ha un rilevante interesse idrogeologico, in quanto non solo
ospita frequentemente falde abbondanti nell'acquifero situato alla sua base,
ma anche esso stesso acquifero dove la cementazione meno marcata e

dove le cavit primarie e di dissoluzione sono intercomunicanti. Tuttavia, la


difficolt di perforarla e lo spessore molto consistente di terreni poco
produttivi ne diminuiscono in molte localit l'interesse.
Nel centro della pianura lombarda il Ceppo ridotto a pochi banchi e lenti;
a Milano si trovano questi livelli a profondit compresa fra gli 80 e i 100 m
Si osserva che in Friuli un deposito analogo di rilevante spessore segnalato
su vaste estensioni di territorio.
In Emilia, in Romagna e nell'Oltrep Pavese, come pure nell'Alessandrino,
non sono state riscontrate unit equivalenti al Ceppo, mentre nel Mantovano
fra Chiese e Mincio compaiono conglomerati in grossi banchi.
Anche questa unit mostra chiare tracce di sollevamento, ed in molti
affioramenti fortemente inclinata, in particolare lungo i bordi prealpini.
I pozzi del Ceppo possono fornire anche 10 l/s; se viene raggiunto l'acquifero
situato alla sua base, si possono raggiungere anche i 20 l/s; tuttavia, in
generale, le portate ottenute sono minori di 10 l/s.
Gli affioramenti sono abbondanti nella parte alta della pianura, dove talora
si nota come essi siano contenuti all'interno dei solchi vallivi scavati nel
Villafranchiano; in molte aree ci non si verifica e i conglomerati del Ceppo
ricoprono ovunque i depositi villafranchiani, come accade nella parte
mediana e centrale della pianura padana.
I successivi episodi glaciali, convenzionalmente raggruppati in diverse fasi,
sono caratterizzati, nellarea di pianura, dalla deposizione di una vasta
coltre di sedimenti fluvioglaciali, sedimenti alluvionali legati alla presenza di
un ghiacciaio in fase di ritiro.
Dai ghiacciai usciva infatti, una massa idrica notevole, capace di trasportare
e di deporre in pianura grandi quantit di sedimenti; questi depositi formano
la parte incanalata dei depositi che costituiscono la pianura, sulla quale il
ghiacciaio poteva avanzare in un secondo tempo dopo avere eroso in parte i
sedimenti deposti delle fiumane. Sui sedimenti della parte alta della pianura
fluvioglaciale, vennero deposte le morene frontali di diverse fasi glaciali.
Tutto questo complesso veniva successivamente sottoposto a un processo di
erosione da parte delle fiumane che erano collegate con il successivo evento
glaciale risparmiando una parte della pianura fluvioglaciale precedente, che
ora affiora in lembi concentrati sugli altipiani terrazzati della zona
pedemontana, e pi a valle coprirono completamente i sedimenti fluvioglaciali
precedenti.
I depositi fluvioglaciali sono tendenzialmente molto grossolani nella media e
alta pianura piemontese, lombarda e friulana.
Nella zona assiale della pianura, essi sono ovunque sabbioso-limosi, con rare
lenti di ghiaia.

La ricostruzione geologica, in specie l'attribuzione stratigrafica, dei diversi


depositi non al momento attuale completa: perci lo schema riprodotto
deve essere per molti versi confermato dall'esperienza, anche se pu servire
per avere sommarie linee-guida per la ricerca idrica nella pianura.
Esso tende a mostrare come il grande spessore dei depositi fluvioglaciali,
che in media di circa 100 m, possa essere razionalmente suddiviso in
diverse unit, il cui andamento pu essere sia pure sommariamente seguito su
vaste estensioni di territorio, che abbracciano l'area di pi Comuni o
addirittura di Province, e le cui caratteristiche geologiche possono essere
ricollegate secondo la logica agli eventi naturali che si presumono essere
avvenuti nel corso del Quaternario.
Data la fondamentale importanza di tali ricostruzioni ai fini della ricerca
idrica, che necessita per una corretta modellazione del sottosuolo di
schemi di questo tipo, auspicabile che gli studi in corso possano in breve
completare le nozioni ancora mancanti per una conoscenza pi approfondita
della struttura geologica della Pianura Padana.

1.2.2 Depositi glaciali dellalta pianura lombarda


La pianura alluvionale lombarda deve in gran parte la sua formazione ad
episodi sedimentari che hanno accompagnato le glaciazioni; ci risulta
particolarmente evidente salendo verso i margini pedemontani delle pianure,
dove i depositi che formano la piana si incuneano fra quelli lasciati dai
ghiacciai.
Risulta in effetti chiaro dallo schema rappresentato nella figura che almeno
una parte della piana alluvionale ha et di formazione contemporanea a quella
delle morene, o addirittura precedente, e che esistono strette
interconnessioni fra questi due tipi di sedimenti.
Tale osservazione gi stata fatta a proposito delle modalit di formazione
degli apparati morenici frontali.
Con il ritiro del ghiacciaio ha avuto sviluppo sia l'incisione delle pianure
precedentemente formate, sia la formazione dell'apice del conoide
all'interno degli archi morenici. La successiva avanzata dei ghiacciai
avvenuta fino a limiti pi arretrati rispetto ai precedenti, e la
sedimentazione dei depositi della pianura si verificata all'interno delle
escavazioni precedentemente operate, quindi su un'area pi ristretta e a
quota minore.
Da questi terreni si differenziano bene i sedimenti glaciali, che non sono
stratificati, e sono anzi caratterizzati da strutture poco differenziate e di
aspetto caotico, con grandi massi immersi in un sedimento di granulometria
pi o meno fine.
Tale struttura presenta grandi problemi per l'individuazione dei livelli
acquiferi, cos da richiedere un accurato rilevamento geologico.

I depositi glaciali non sono corpi stratificati, essendo formati da una matrice
fine (limi, argilla, sabbia in varie proporzioni) che ingloba materiali pi
grossolani (trovanti) spesso di grandi dimensioni (massi erratici); a questo
tipo di depositi (deposito di ablazione) si accompagnano anche sedimenti
fini molto consolidati (limi argillosi) che formano il deposito di fondo e non
raro trovare sedimenti lasciati dalle acque correnti, aventi molte delle
caratteristiche dei sedimenti alluvionali, mescolati a depositi prodotti da
colate e a depositi .
I sedimenti grossolani (si tratta infatti molto spesso di ghiaie e sabbie
alternate con argille, limi e conglomerati) sono presenti in quasi tutti gli
apparati morenici e possono costituire buoni serbatoi idrici.
Al di sotto dei sedimenti glaciali, possono inoltre essere presenti depositi
fluvioglaciali pi antichi di essi, che offrono solitamente buone possibilit di
estrazione di acqua
I livelli permeabili sono in genere legati alle morene di ablazione, che
possono essere molto grossolane nella granulometria specie dove la matrice
limosa o sabbiosa fine viene a mancare, ma soprattutto ai sedimenti deposti
dalle acque correnti.
Quando le morene sono sovrapposte a depositi fluvioglaciali pi antichi, come
accade frequentemente nella pianura padana, dove i depositi glaciali riposano
in molte occasioni sui pi permeabili sedimenti fluvioglaciali delle fasi
precedenti, le condizioni per il reperimento di buone falde idriche possono
realizzarsi.
Un elemento geologico di grande interesse rappresentato dagli antichi alvei
fluviali che sono stati successivamente ricoperti da sedimenti glaciali o di
altro tipo e da essi nascosti, cos da essere o del tutto scomparsi o molto
modificati.
Studi combinati geologici e geofisici, dimostrano tuttavia che possibile
ricostruire l'andamento di questi corpi acquiferi: gli antichi alvei risultano
infatti spesso riempiti da sedimenti molto permeabili, quali ghiaie e sabbie,
cosa che contrasta nettamente con la litologia delle aree adiacenti in cui il
fiume aveva scavato il proprio letto senza deporvi sedimenti grossolani.
Una sommaria ricostruzione dei paleoalvei della parte meridionale della
Provincia di Como mostra come alcuni di essi interessino il substrato
roccioso, prolungando le valli attualmente esistenti lungo il bordo prealpino
(es. valle del T. Cosia), che ora in pianura seguono un diverso tracciato.
L'et di formazione di queste strutture, oggi sepolte da depositi
fluvioglaciali e morenici, fatta risalire al Pleistocene; paleoalvei pi recenti
sono generalmente connessi con le reti idrografiche formatesi con le
avanzate e i ritiri dei ghiacciai, e cancellate a seguito di nuove glaciazioni.
Ogni nuova rete idrografica ha inciso i depositi fluvioglaciali, morenici,
fluviolacustri ecc. del sistema idrografico precedente: i sedimenti
villafranchiani e il Ceppo Lombardo risultano, ad esempio, profondamente
incisi e (dal momento che si sono deposti su un substrato che a sua volta
stato precedentemente eroso) appaiono nelle ricostruzioni pi dettagliate
come corpi di andamento decisamente irregolare.

Dal momento che i paleoalvei sono riempiti di sedimenti generalmente pi


permeabili di quelli che formano le aree adiacenti, essi costituiscono la via
preferenziale della circolazione idrica sotterranea, e sono quindi oggetto
della ricerca nelle aree glacializzate, che risultano per lo pi scarsamente
produttive al di fuori di queste strutture.
Le forme e le dimensioni dei paleoalvei variano quindi da pochi metri a
diverse centinaia, mentre lo spessore dei depositi che ne formano il
riempimento molto vario da punto a punto.

1.3 Caratteri idrogeologici


Volendo schematizzare la complessa serie idrogeologica identificata nella
Pianura Lombarda, possibile proporre la suddivisione riportata nella tabella
:

Sottounit

Alluvioni e
fluvioglaciale
recente
Fluvioglaciale
antico o "Diluvium
Medio"
Fluvioglaciale
antico o "Diluvium
Antico"

Unit idrogeologica

Acquifero
superficial
e o primo
acquifero

Aquifero
tradiziona
le

Secondo
acquifero

Ceppo

Acquifero sotto il
Ceppo
Villafranchiano

Acquifero profondo o
terzo acquifero

Caratteri
idrogeologici

Spessore

Alta
pianura

Falde
libere,
di
elevata
trasmissivit nella In media
40 m
parte alta della
pianura
(Milano
compresa)

Falde
semiconf.
nellalta
pianura,
confinate
nella In media
media
e
bassa 80 m
pianura,
trasmissivit media

Falde confinate,
trasmissivit
scarsa

Bassa
pianura

Circa 10
m

In
media
120 m

Circa 150 m

Fig 1.3: schema idrogeologico della pianura lombarda

Nella parte settentrionale della pianura la superficie di contatto fra i primi


due acquiferi molto ampia, in quanto i livelli argilloso-limosi che separano
gli acquiferi non hanno grande continuit areale.
A valle dei depositi glaciali la struttura geologica dellalta pianura
caratterizzata da alvei permeabili, profondamente scavati allinterno di
sedimenti pi antichi. Tali alvei costituiscono acquiferi intercalati da
diaframmi argilloso-limosi. La mancanza di continuit di questi ultimi,
favorisce il passaggio delle acque dalla prima alla seconda falda, tanto da
poter considerare il sistema delle due falde come fosse costituito da un
unico complesso acquifero acquifero monostrato.
Andando verso sud i livelli argillosi impermeabili sispessiscono ed estendono
sempre pi, tanto che nella media e bassa pianura possibile individuare
falde in pressione che formano il secondo acquifero. I carichi piezometrici
attribuibili alla prima e alla seconda falda si differenziano gradualmente
dalla media alla bassa pianura dove gli interscambi fra i due acquiferi sono
pi ridotti, inducendo delle notevoli differenze nel loro bilancio idrico.
Esaminando dal punto di vista idrogeologico le aree in studio, sono emersi i
seguenti elementi:
1) la distinzione di tre acquiferi principali, che verranno indicati come
superficiale o primo acquifero, secondo acquifero e acquifero profondo
o terzo acquifero; i primi due acquiferi costituiscono nel loro insieme quello
che normalmente viene identificato come acquifero tradizionale.

2)
la grande importanza delle irrigazioni e dei corsi dacqua
nellalimentazione delle falde
3) il rilevante apporto di acque per drenanza dalla prima falda verso quella
pi profonda, per la quale costituisce un elemento decisivo nel determinarne
il bilancio.
Localmente, e soprattutto in coincidenza dellazione drenante dei corsi
dacqua (come ad esempio il Ticino), si pu avere una riduzione
dellalimentazione dalla prima alla seconda falda o, addirittura, uninversione
di tendenza con passaggio di acqua da quella pi profonda a quella pi
superficiale.
Nello schema della struttura idrogeologica rappresentato sono riportate le
condizioni descritte, che danno luogo a tre acquiferi ben distinti, poggianti
su un substrato roccioso terziario formato da depositi marini poco
permeabili. Entro questi ultimi sono ancora reperibili acque sotterranee
sfruttabili, di cui per si hanno solo conoscenze limitate.

1.3.1 Struttura del primo acquifero


Il primo acquifero ospita falde libere e semiconfinate. Le falde libere sono
contenute entro sedimenti ghiaioso-sabbiosi con scarse lenti argillose di
ridotte dimensioni. Le falde semiconfinate scorrono per lo pi allinterno dei
depositi fluvioglaciali pi antichi e nel Ceppo, nei quali sono presenti
diaframmi argillosi pi estesi e spessi, capaci di produrre qualche differenza
di livello piezometrico rispetto alla falda libera contenuta nei depositi
I deposti glaciali (morene) ospitano per lo pi falde libere di scarso interesse
per via della ridotta produttivit; la buona estensione attribuisce per loro
un importante ruolo idrogeologico, in quanto esse consentono lassorbimento
di una notevole riserva idrica, che viene trasmessa agli acquiferi contenuti
nei depositi alluvionali, al limite dellarea pedemontana.
A loro volta, i depositi che costituiscono il primo acquifero ricevono
direttamente lalimentazione proveniente dalle piogge, dai corsi dacqua e
dalle irrigazioni, che poi trasmessa alle falde semiconfinate e
successivamente al II acquifero.
Nella media pianura, lispessimento dei livelli argilloso-limosi contenuti nei
depositi fluvioglaciali, soprattutto in quelli pi antichi, annulla o limita in
modo rilevante il trasferimento di acque dalla prima falda agli acquiferi
semiconfinati, che divengono quindi pressoch ovunque acquiferi confinati veri
e propri; si produce cos, procedendo verso valle, la separazione delle falde
pi profonde, in pressione, da quelle libere del primo acquifero. Questultimo
si assottiglia, riacquistando spessore solamente quando si salda con i
sedimenti del Po in una fascia che per alcuni chilometri circonda lalveo del
fiume. La trasmissivit del complesso di questi depositi molto elevata e
arriva in alcuni punti del milanese ad avere valori prossimi al m2/s. La
ricostruzione cartografica dellandamento dei principali elementi strutturali
dellacquifero evidenzia come nella parte alta della pianura lo spessore del

primo acquifero ridotto a pochi metri, mentre tende ad aumentare


raggiungendo valori considerevoli nella media pianura, mentre nella bassa
pianura esso torna a ridursi fino a circa una decina di metri.
La ricostruzione dellandamento della base del primo acquifero ha un certo
interesse in quanto consente di identificare le aree di massima trasmissivit
che possono sinteticamente essere identificate con quelle prossime agli
attuali corsi dacqua. Si nota, infatti, che le quote pi elevate della base
dellacquifero corrispondono alla zona di spartiacque fra due bacini
idrografici, mentre quelle pi basse allalveo degli attuali fiumi. Ne sono un
esempio il F. Sesia e il F. Ticino: in corrispondenza dello spartiacque la base
a circa 70 m s.l.m., in prossimit degli attuali alvei rispettivamente a soli
10 e 30 m s.l.m. Analogamente, in corrispondenza del F. Adda, si registrano
quote di 70 m circa in coincidenza dello spartiacque del bacino ticinese e di
30 m in prossimit dellalveo. In misura meno marcata, tale coincidenza si
rileva anche nel bacino del F. Oglio (30 m s.l.m. e 10 m s.l.m.) e in quello
del F. Mincio (10 m s.l.m. e 10 m s.l.m.)

1.3.2 Struttura del secondo acquifero


Il secondo acquifero sispessisce verso valle a detrimento del primo, che si
riduce a poche decine di metri. In esso si riconoscono diversi livelli
produttivi dello spessore di pochi metri, separati da aquicludes o da
aquitard. Questi sottili acquiferi possiedono una rilevante continuit laterale
e uno spessore complessivo di alcune decine di metri.
Lestensione verticale di questacquifero ha una notevole importanza nel
determinare le variazioni della trasmissivit e quindi delle portate circolanti
nelle falde che vi sono ospitate. Si osservato che a 4-5 Km a valle delle
cerchie moreniche essa assume valori compresi fra 60 e 80 m, mentre
valutabile in circa 100 m nella zona della bassa pianura, dove per diventa
difficilmente distinguibile dal terzo acquifero, sia per le caratteristiche
idrauliche, sia per quelle litologiche. A Ovest del F. Olona, lo spessore
dellacquifero si incrementa lentamente da Nord a Sud, annullandosi lungo il
bordo appenninico. Procedendo verso Milano lo spessore dellacquifero
aumenta nuovamente (Milano 80 m, Melegnano , Lodi e zona di confluenza
Lambro - Lambro meridionale circa 120 m). Si identifica, infatti, a Est del
F. Olona un marcato paleoalveo di questo corso dacqua, che confluisce con
uno analogo del F. Lambro determinando un avvallamento particolarmente
esteso fra Olona e Adda. Lantico alveo del Lambro, caratterizzato da una
buona permeabilit e trasmissivit dellacquifero, risulta spostato in posizione
pi occidentale rispetto allattuale, e non escluso che formasse una
struttura unica con il paleoalveo del Seveso. Il paleoalveo principale della
zona occidentale comunque rappresentato da quello del Fiume Ticino, i cui
sedimenti sono segnalati nel sottosuolo milanese da E. Nordio (1945), e che

segue nella periferia meridionale dellhinterland milanese lattuale direzione


N-S del solco dellOlona per poi ricongiungersi allalveo attuale nella zona di
confluenza con il F. Po, dove assume una notevole estensione laterale (circa
4 km). A valle della confluenza fra Lambretto e Lambro la rapida risalita del
substrato, che emerge nel vicino colle di S. Colombano, rende molto ridotto
lo spessore del secondo acquifero, che in prossimit del Po si attesta su
valori prossimi ai 40 m. Si noti tuttavia che queste quote sono dettate
soprattutto dalla neotettonica, cio dai sollevamenti ed abbassamenti dei
depositi quaternari connessi con la prosecuzione delle spinte che hanno
generato la catena alpina e appenninica e che ancor oggi fanno sentire in
modo sensibile i loro effetti. Fra Lambro e Adda si osservano altre
depressioni, che corrispondono ad antichi alvei del T. Molgora e del F.
Adda. Il paleoalveo di questultimo non risulta, in effetti, ben identificabile,
salvo che nella zona di confluenza con il F.Serio poco a monte di
Pizzighettone, anche per gli effetti di una neotettonica particolarmente
attiva in questo settore.
Unarea di approfondimento della base del substrato del secondo acquifero
invece ben visibile nella pianura fra Adda e Oglio, dove gli spessori si
mantengono analoghi a quelli del settore Olona - Adda fino allaltezza di
Milano, per poi approfondirsi spostandosi verso Crema, dove il secondo
acquifero alla confluenza di Serio e Adda si sviluppa su 120 m di spessore e
su ben 180 m nella zona di Casalmaggiore presso Cremona, che rappresenta
il punto nel quale esso raggiunge i suoi massimi spessori. Presso Cremona si
individua un pronunciato antico percorso del F. Oglio, che incide
profondamente il substrato; questo solco prosegue in direzione NNO-SSE
lalveo attuale, dal quale si distacca pochi Km a monte della confluenza con il
F. Mella, con una estensione laterale di circa 5 Km e una longitudinale di
circa 25 Km. In tutta la parte meridionale della Provincia di Cremona
lestensione verticale del II acquifero viene fortemente limitata dalle dorsali
del substrato (es. Piadena) che caratterizzano tutta questa fascia fino alla
confluenza con il F. Po.
Il settore a Est del F. Oglio risulta caratterizzato da un vistoso paleolaveo
del F. Chiese, lungo 40 Km, divergente rispetto allalveo attuale (similmente
a quanto si verifica per il citato paleoalveo del F. Olona) che porta a circa
170 m di spessore lacquifero in esame, in corrispondenza della confluenza
con il F. Oglio.
I valori della potenza del II acquifero nella pianura mantovana risultano
molto elevati, attestandosi mediamente intorno ai 100 m, con riduzioni di
spessore in corrispondenza delle medesime dorsali che modificano lassetto
della zona di confluenza di Oglio e Po.

1.3.3 Struttura del terzo acquifero

Il terzo acquifero tipicamente un sistema multistrato, essendo costituito


dai banchi argillosi anche molto spessi e continui ai quali sono intercalate
lenti e orizzonti di ghiaie e sabbie.
I depositi villafranchiani, separati da quelli precedentemente descritti da
livelli poco permeabili, contengono falde in pressione che ricevono
alimentazione dagli altri acquiferi dove lerosione ha intagliato i livelli
argillosi, permettendo il contatto fra gli acquiferi villafranchiani e quelli
superiori. La continuit e la consistenza nel tempo di questi acquiferi sono
stati pi volte posti in dubbio; essi tuttavia costituiscono una riserva
interessante sulla quale, pur non essendo tema principale di questo rapporto,
si ritenuto utile proporre una breve valutazione. La trasmissivit di questi
depositi di circa un ordine di grandezza inferiore a quello degli altri
acquiferi.

1.4 Metodi impiegati per la valutazione del bilancio idrico delle


risorse idriche sotterranee
Al fine di valutare il bilancio idrico sono stati, innanzi tutto, esaminati i
fattori che contribuiscono allalimentazione delle falde, in modo particolare
le precipitazioni e le irrigazioni. Successivamente, in base alla ricostruzione
della struttura idrogeologica, sono state individuate le falde che
costituiscono il complesso acquifero e sono state ricostruite le carte
piezometriche degli acquiferi principali. In un primo approccio per ciascuna
falda stata condotta unanalisi quantitativa della superficie piezometrica
che ha permesso di elaborare le carte di ripartizione del bilancio idrico
allinterno delle aree esaminate, individuando zone a bilancio positivo e
negativo. Solo tramite limplementazione di un modello numerico stato
invero possibile quantificare anche le voci del bilancio idrico dellacquifero
monostrato.

1.4.1 Fattori che determinano la ricarica delle falde


1.4.1.1 Le precipitazioni
Nel corso del 1997 stata condotta unoperazione di raccolta dei dati
termopluviometrici registrati presso le stazioni di misura ubicate allinterno e
nellimmediato intorno del territorio di competenza amministrativa della
Regione Lombardia. Inizialmente la ricerca stata condotta presso lIstituto
Idrografico; i dati censiti presi in esame si riferiscono a 63 fra le stazioni
di misura costituenti la rete di controllo gestita dal Servizio Idrografico

Statale e comprendono lubicazione della stazione, laltitudine in m sul livello


del mare, i valori delle altezze di precipitazione giornaliera (h) espressi in
mm e quelli delle temperature minime e massime giornaliere (T) espresse in
C. Le informazioni ottenute sono state successivamente integrate con i dati
pubblicati dallEnte Regionale delle Risorse Agricole della Lombardia (ERSAL)
al fine di poter disporre di una maggiore densit di punti di controllo per le
annate 1994 e 1996 scelte per le elaborazioni. Il numero di stazioni ERSAL
censite pari a 56.
Non essendo disponibili misure dirette della capacit di ritenzione idrica
(A.W.C) sono state eseguite due elaborazioni in cui sono stati utilizzati i
valori medi 100 e 150 e sono state inoltre ricavate le distribuzioni areali dei
valori devapotraspirazione potenziale (A.E) e deccedenza idrica. Le carte
dellevapotraspirazione reale consentono di evidenziare lesistenza di un
andamento decrescente in direzione Nord Sud: i valori sono risultati
compresi fra 700 e 450 mm/a. Analogo risultato landamento che
caratterizza il parametro eccedenza idrica: i valori pi elevati sono stati
riscontrati in corrispondenza del settore nord-occidentale, in concomitanza
con i massimi di precipitazione mentre i valori decrescono in direzione NOSE presentando un gradiente elevato a Nord, inferiore a Sud. Analogamente
a quanto osservato per le precipitazioni, i valori ricavati per il 1996 sono
risultati pi elevati rispetto a quelli calcolati per il 1994.

1.4.1.2 Le irrigazioni
Nel corso del 1997 stato condotto un apposito censimento di dati presso i
21 Comprensori di Bonifica in cui suddiviso il territorio di pianura e media
collina della regione Lombardia. La fase di ricerca stata condotta
contattando direttamente i seguenti Consorzi: Est Sesia; Est TicinoVilloresi; Oltrepo Pavese; Media Pianura Bergamasca; Muzza-Bassa
Lodigiana; Sinistra Oglio; Mella e dei fontanili; Naviglio Vacchelli; Dugali;
Medio Chiese; fra Mella e Chiese; Alta e Media Pianura Mantovana;
Navarolo; Colli Morenici del Garda; Sud Ovest di Mantova; Sinistra Mincio;
Agro Mantovano Reggiano; Revere; Varese; Brianza; Cremasco. Di questi gli
ultimi tre e il consorzio Mella e dei fontanili sono risultati commissariati, per
cui non stato possibile reperire i dati. Tra le informazioni richieste ai
diversi enti irrigui vi sono : la superficie agraria irrigata (ha) con le opere
esistenti se possibile distinte per ogni derivazione principale e secondaria;
la durata media del periodo irriguo, la dotazione idrica unitaria per ogni
metodo irriguo utilizzato, la rete di monitoraggio acque sotterranee e
superficiali predisposta, i fontanili presenti nel territorio, le portate medie
mensili derivate e i valori per l'anno 1996 (m3/s) per ciascuna derivazione
principale e, se disponibile, secondaria; lentit delle perdite nelle opere di
adduzione e distribuzione (stima % delle portate derivate) e lentit dei
recuperi d'acqua interaziendali (stima % delle portate derivate).
Loperazione condotta ha consentito di verificare lesistenza di situazioni

alquanto diversificate nelle modalit di gestione del territorio da parte degli


Enti contattati. I dati acquisiti, quindi, sono risultati sia dal punto di vista
quantitativo, che da quello qualitativo dissimili.
I valori di portata (Q), espressi in m3, sono stati utilizzati per il calcolo
dellaltezza dacqua distribuita nel periodo aprile-maggio. Si fatto
riferimento, generalmente, ai valori relativi allanno 1996. La portata
erogata stata riferita al territorio di competenza di ciascuna derivazione,
se indicato, o allintera superficie del comprensorio in assenza di
informazioni di maggior dettaglio. Nel caso del Consorzio n.9 - Sinistra
Oglio, il cui periodo irriguo inizia in giugno, stato calcolato il contributo
alla falda legato alla percentuale di portata infiltrata per Km di lunghezza.
La raccolta su detti dati si rivelata indispensabile per la valutazione del
bilancio idrico sotterraneo, al quale le irrigazioni forniscono un importante
contributo.

1.4.2 Metodo utilizzato per il calcolo dei fattori principali


del bilancio idrico sotterraneo
La metodolgia ha previsto lesecuzione di due fasi principali: una prima fase
in cui si costruito un modello matematico dellacquifero e una seconda fase
di controllo dei risultati raggiunti con approfondimenti di dettaglio.
Il metodo utilizzato per il bilancio idrico globale della pianura, la cui
struttura , come in precedenza indicato, quella di un monostrato
compartimentato
(indagini
CNR-IRSA
1976-1980,
condotte
da
G.C.Bortolami, G.Braga, M.Pellegrini, T.Dal Pr, F.Petrucci, V.Francani,
R.Pozzi, e successive in collaborazione con il Consorzio Per lAcqua Potabile e
i Comuni della Provincia di Milano) costituito dallapplicazione del codice di
calcolo MODFLOW (Harbaugh e McDonald,1988 e succ. modifiche) che
consente la costruzione di un modello idrogeologico di attendibilit
sufficiente a identificare quantitativamente le componenti principali del
bilancio idrico sotterraneo. I risultati ottenuti con il modello monostrato
sono stati successivamente analizzati con maggiore dettaglio al fine di
isolare, dove necessario, il bilancio delle falde con caratteri idraulici diversi,
definendo quindi al meglio il comportamento del primo e del secondo
acquifero; tali valutazioni non fanno comunque parte di questa trattazione.
Il modello dellintera pianura (circa 13282 Km2) ha previsto la
discretizzazione dellarea con una griglia formata da celle quadrate di lato
di 1 km. Per il calcolo delle voci del bilancio idrico sotterraneo, la pianura
Lombarda stata suddivisa in 5 sottobacini idrografici quali Sesia-Ticino
(Lomellina), Oltrep Pavese, Ticino-Adda, Adda-Oglio (Adda-Serio, SerioOglio), Oglio-Mincio (esteso anche a Mincio-Tartaro e Oltrep Mantovano).
Ogni sottobacino, inoltre, stato a sua volta parcellizzato in settori. Il
criterio che, ai fini del calcolo del bilancio idrico, ha guidato questa

ulteriore suddivisione stato quello di isolare porzioni omogenee di territorio


aventi condizioni simili di ricarica. In tal senso stata data importanza
all'individuazione delle aree di competenza dei canali irrigui. Il calcolo del
bilancio idrico di ogni sottobacino quindi corredato dal calcolo del bilancio
idrico per ogni settore che lo compone.

LEGENDA
Sottobacino Lomellina
Sottobacino Oltrepo
Sottobacino Ticino - Adda
Sottobacino Adda - Oglio
Sottobacino Oglio - Mincio

Fig. 1.3.1: divisione della pianura lombarda in sottobacini


Lo studio sul modello stato anche affiancato, per meglio valutare gli
scambi e i bilanci fra gli acquiferi nei quali pu essere diviso il sistema
monostrato, da valutazioni basate sullanalisi quantitativa della superficie
piezometrica, gi impiegati per lo studio del bilancio idrico della Provincia di
Milano nel 1985 (Beretta G.P., Cavallin A., Francani V., Mazzarella S.,
Pagotto A., 1985) . Dal confronto fra le portate in ingresso e in uscita da
ciascuno dei settori nei quali stato suddiviso lacquifero, possibile
ricavare il bilancio dellarea: esso risulta positivo se la portata della falda in
ingresso da monte risulta inferiore alla portata in uscita da valle. Ci,
infatti, indica che nel settore in esame la falda riceve unalimentazione
superiore alla somma dei diversi fattori duscita (prelievi, perdite verso altre
falde ecc.), fatto che si traduce in una tendenza al sollevamento della falda
nel settore considerato. Il sollevamento non sar sensibile se il fenomeno
stagionale e negli altri periodi dellanno la tendenza sinverte, oppure se il
fenomeno durevole ed ha gi portato a una situazione prossima
allequilibrio.
Infatti, la piezometria delle falde pu risalire in modo sensibile solamente
nella prima fase del manifestarsi dello squilibrio, e nei periodi successivi, pur

continuando, avviene senza essere avvertibile con i normali strumenti di


misura.

1.4.2.1 Codice numerico di calcolo utilizzato: Modflow


L'U.S. Geological Survey Modular Ground-Water Flow Model, o Modflow",
com comunemente chiamato, un codice di calcolo scritto in Fortran 77 da
M. McDonald e A. Harbaugh (1988).
Modflow utilizzato per simulare il flusso dell'acqua attraverso un mezzo
poroso usando il metodo delle differenze finite.
La regione oggetto dello studio viene discretizzata, tramite la griglia, in
celle e per ogni cella ipotizzato un carico idraulico iniziale.
Le celle di un modello possono essere di tre tipi:
a)

variable head cells

b)

constant head cells

c)

no-flow cells

La variazione del carico idraulico in una cella a carico variabile (variable


head cell) rappresentata tramite unequazione.
Nelle celle a carico costante (constant head cells) invece non necessaria
alcuna equazione che esprima l'andamento dello stesso, poich il valore del
carico idraulico viene stabilito a priori direttamente dall'utente.
Le celle di non-flusso (no-flow cells) rappresentano quelle porzioni del
territorio dove non c' movimento d'acqua; tale fenomeno pu essere dovuto
alla presenza di litotipi a bassa permeabilit oppure al fatto che le linee
isopiezometriche risultano ortogonali alla parete della cella e quindi non
esiste un flusso entrante o uscente dalla stessa.
Il risultato delle equazioni di flusso applicato ai nodi della griglia con il
metodo di approssimazione delle differenze finite a celle centrate: intorno
ad ogni nodo c una cella che ha delle propriet di conducibilit idraulica ed
immagazzinamento pre-definite.
In questo modo si ottiene un sistema di N equazioni contenenti N valori
incogniti (il carico piezometrico) dove N il numero dei nodi.
Poich il modello calcola il valore del carico idraulico nelle celle della griglia
solo dopo che quest'ultimo stato specificato nelle constants head cells, la
soluzione dell'equazione allo stesso tempo anche uno degli "input"
fondamentali per la risoluzione del problema.
Per questo motivo il sistema di equazioni di flusso deve essere risolto
tramite soluzione iterativa.
Le soluzioni iterative permettono di ottenere il risultato finale tramite
continue approssimazioni dello stesso.

Ogni approssimazione chiamata "iterazione"; il risultato di ogni iterazione


diventa l'input per le iterazioni successive, finch il sistema non riesce a
"convergere" verso una soluzione accettabile a meno di un errore prefissato
pari a 0.001.
Modello concettuale dell'area di studio

Al fine di modellare larea di studio nel modo pi corretto possibile, stata


effettuata la scelta di estendere l'area di studio fino ai limiti impermeabili
rappresentati dal substrato nel settore di monte e fino ai corsi dacqua
Sesia a Ovest, Mincio-Tartaro a Est e Po a Sud che rappresentano limiti
idrogeologici naturali al contorno simulati rispettivamente con celle "no flow"
e "costant head". Fanno eccezione i due settori dell'Oltrepo mantovano e
pavese dove, in corrispondenza del confine meridionale, mancando limiti
fisici ed idraulici importanti, sono stati imposti dei limiti fittizi, simulati da
condizioni al contorno di tipo General Head Boundary (GHB).
Discretizzazione spaziale

La discretizzazione dell'area di studio avviene tramite una griglia costituita


da nodi e celle chiamate blocchi.
La scelta del codice di calcolo, a differenze finite (Modflow) o ad elementi
finiti, influenza la struttura della griglia.
Nella griglia a "differenze finite" a blocchi centrati, utilizzata da Modflow,
il flusso calcolato sulle facce della cella.
Per modellare larea stata costruita, in accordo con il modello concettuale,
una griglia monostrato, formata da 140 righe e 235 colonne. Le celle hanno
dimensioni di 1 km per 1 km. La discretizzazione verticale della griglia
stata ottenuta importando i valori delle isobate dela base di ciascun
acquifero.
Queste basi sono state ricavate utilizzando il programma SURFER della
Golden Software e derivano dall'analisi delle stratigrafie e delle sezioni
geologiche a disposizione.
Per ogni stratigrafia sono state ricavate le coordinate geografiche ed il
valore di profondit dell'acquifero in m s.l.m.; i dati sono stati quindi
interpolati con il metodo del Kriging da SURFER ed importati nel modello.

1.4.3 La piezometria della prima falda


Ai fini dellanalisi del bilancio, lo studio della morfologia della prima e della
seconda falda ha rivestito un significato decisivo: sono stati censiti circa
1.300 pozzi, dei quali 400 circa in prima falda. In tal modo stato possibile
verificare con i dati del 1996 un rilievo piezometrico analogo a quello
effettuato nel 1994, che aveva consentito una prima ricostruzione
dellandamento regionale del flusso idrico. Lanalisi piezometrica evidenzia

una fascia settentrionale allinterno della quale i gradienti assumono valori


molto elevati, compresi fra il 5 e il 12 per mille. Nella pianura varesina, i
valori della cadente piezometrica sono superiori in molti tratti all1 per cento
e nella pianura bergamasca raddoppiano addirittura questo valore. Dal
momento che la portata della falda direttamente proporzionale alla
cadente piezometrica, lanalisi di questo parametro (i cui valori nellalta
pianura sono di quasi un ordine di grandezza superiore a quelli della bassa),
essenziale per la comprensione della circolazione idrica sotterranea nella
zona padana. Di seguito sono esposte alcune considerazioni:
la consistenza delle risorse idriche gi molto alta allo sbocco delle
principali valli in pianura;
le aree glaciali ricoprono, sia pure su estensioni limitate, depositi di
trasmissivit discreta (ad esempio quelli del Garda) nei quali circolano con
ogni evidenza falde di ottima consistenza;
la portata della falda tende ad aumentare progressivamente verso
valle per gli afflussi provenienti da precipitazioni e irrigazioni, ma il bilancio
subisce forti influssi dai prelievi in atto, e vi sono larghe aree in cui la
portata non aumenta o addirittura diminuisce.
Lalimentazione
proveniente
allalta
pianura
non
risulta
comunque
uniformemente distribuita; si deve ritenere che le aree prealpine dalle quali
provengono le maggiori risorse siano:
le Prealpi Bresciane, dalle cui cavit carsiche sepolte proviene
sicuramente una buona alimentazione in alcuni tratti della pianura;
-

lapparato glaciale del lago dIseo;

lapparato glaciale del lago di Garda.

Allontanandosi dal bordo prealpino e dagli anfiteatri morenici la cadente


piezometrica diminuisce riducendosi a circa la met di quelliniziale. Poich la
portata della falda direttamente proporzionale alla larghezza della sezione
del tubo di flusso (brevemente indicata come sezione di flusso) e alla
cadente piezometrica (o gradiente piezometrico), dallanalisi della carta
piezometrica possibile evidenziare incrementi nella portata della falda
quando il loro prodotto aumenta.
In tutta la Lomellina si ha, ad esempio, come corrispettivo di una riduzione
del gradiente un elevato aumento della sezione, evidenziando condizioni di
stabilit ed equilibrio del bilancio, se non addirittura un significativo
incremento. E questo il caso di alcune aree in cui la sezione di flusso tende
ad allargarsi nonostante unimpercettibile diminuzione della cadente

piezometrica, come ad esempio lungo il Torrente Terdoppio a valle di


Vigevano.
In prossimit del Po si osserva che tale prodotto viene a ridursi, e dunque si
realizzano condizioni meno favorevoli per il bilancio rispetto a quanto avviene
a monte.
Nella pianura varesina, dove le condizioni di deflusso appaiono ottimali, si
distinguono due settori: quello pi orientale, dove la cadente piezometrica si
mantiene discretamente elevata (presso Rho ancora del 5 per mille) anche
in presenza di un elevato aumento della sezione di flusso, testimonia un
discreto equilibrio. In quello pi occidentale, che costituisce la fascia che
circonda il Ticino, il quale esercita una forte azione drenante su tutto
lacquifero, e in particolare sulla prima falda, ad un netto aumento della
cadente corrisponde una drastica riduzione della sezione di flusso. Il fiume
sottrae, infatti, alle riserve idriche sotterranee una forte quantit dacqua,
deprimendo la superficie piezometrica dellacquifero libero e impedendo che
una parte consistente degli apporti irrigui vada ad alimentare le riserve della
pianura. Le dimensioni di questarea influenzata direttamente dal Ticino sono
elevatissime: allaltezza di Busto Arsizio, considerando solamente la sponda
lombarda, si estende trasversalmente al fiume per 15 Km; allaltezza di
Abbiategrasso raggiunge complessivamente i 16 Km, equamente ripartiti fra
la sponda pavese e quella della Lomellina.
Il settore di pianura Ticino-Olona tocca direttamente la conurbazione
milanese, dove fino a pochi anni fa si erano stabilite condizioni di bilancio
negativo, con la formazione di una zona di depressione piezometrica molto
ampia (circa 900 Km2) che ora, per quanto riguarda il primo acquifero,
completamente colmata. Solamente fra Monza e Rho si osserva una
depressione ancora marcata, dovuta al permanere di elevati prelievi in
questo settore; tale depressione viene tuttavia a colmarsi gi nella parte
settentrionale di Milano, dove negli ultimi anni si assistito a un
sollevamento rilevante del livello di falda.
Dalla carta piezometrica, si osserva come gran parte degli apporti allarea
milanese venga dal settore Ticino-Olona lungo il gi descritto paleoalveo del
F. Olona, che rappresenta una delle zone a trasmissivit pi elevata del
milanese e della parte di pianura comasca interessata. Dallanalisi della
piezometria si evidenzia come le linee di flusso della falda che alimenta
Milano indichino nel paleoalveo del F. Olona la fonte di alimentazione di tutto
il settore occidentale della citt, mentre il settore orientale riceve i cospicui
apporti del paleolaveo del F. Lambro, anchesso dotato di notevole
trasmissivit ed estensione.
Nella Bassa Lodigiana landamento della piezometria appare condizionato da
due fattori: una rilevante alimentazione proveniente dalla rete irrigua e un
sostenuto drenaggio ad opera dei corsi dacqua, soprattutto da Adda e
Lambro.
La morfologia della superficie piezometrica evidenzia tale fenomeno dando
luogo a una dorsale in corrispondenza della parte mediana della pianura,
che appare come una zona di alimentazione della falda, e a una forte

depressione in corrispondenza del F. Adda. In prossimit del F. Po lazione


drenante del fiume prevale, dando luogo a una cospicua riduzione del
prodotto della cadente piezometrica per la sezione di flusso, che denota una
prevalenza della riduzione della portata della falda.
Le pianure bergamasca e bresciana presentano una piezometria dominata
dagli scambi con la rete idrica superficiale, che anche in questi casi ha una
prevalente azione drenante. I fenomeni che possono portare turbativa al
bilancio sono tuttavia meno evidenti, rispetto a quelli dellarea Ticino Adda.
Si nota, infatti, che lestensione dellarea sulla quale il drenaggio operato dal
F. Adda fa sentire la sua influenza notevole (circa 18 Km complessivi dove
pi elevata), ma non paragonabile a quella del Ticino. Si osserva inoltre
che il rapporto cadente - larghezza della sezione di flusso tende a
mantenersi relativamente costante, indicando lassenza di squilibri
particolari, soprattutto fra Serio e Adda, dove si rileva come anche il F.
Serio eserciti una modesta azione di drenaggio sulla falda.
Tale stato di cose determina, sulla massima parte del territorio, condizioni
favorevoli al mantenimento di un bilancio idrico sostanzialmente in equilibrio,
anche nella parte meridionale (provincia di Cremona) dove le consistenti
irrigazioni permettono di contrastare laccentuata azione drenante del F.
Oglio. Dalla piezometria di questarea si rileva infatti che a una caduta del
gradiente, che scende a circa l1 per mille a valle di Cremona, corrisponde
un elevato aumento della sezione di flusso della falda, garantendo cos
lesistenza di un sostanziale equilibrio fra afflussi e deflussi dalle riserve
idriche sotterranee.
Nellarea comunale di Brescia si evidenzia una modesta depressione
piezometrica, sintomo di uno stato di crisi idrica che permane nonostante la
riduzione dei prelievi. Tale fenomeno si limita comunque a Brescia e a pochi
comuni circostanti, caratterizzati da unelevata concentrazione industriale.
Nella restante parte della pianura, fino alla confluenza Oglio - Chiese dove
vengono a prevalere il drenaggio operato dai fiumi, il prodotto del gradiente
per .larghezza della sezione di flusso rimane elevato e tende ad aumentare
leggermente, denotando condizioni favorevoli per il bilancio del primo
acquifero.
La pianura mantovana caratterizzata da elevatissimi gradienti nella parte
settentrionale, e da un rilevante aumento della sezione di flusso nella parte
meridionale. Tali condizioni positive per il bilancio sono contrastate dalla
forte azione drenante del F. Mincio, che sottrae una rilevante quantit
dacqua al settore pi interessato dai prelievi (citt di Mantova). Come sar
meglio chiarito successivamente, tale configurazione determina qualche
difficolt per il mantenimento del bilancio positivo in questo settore.

1.4.4 La piezometria della seconda falda

Landamento della piezometria della seconda falda rispecchia sostanzialmente


quello della prima, salvo alcune eccezioni.
La pianura fra Adda e Ticino evidenzia, anche per la seconda falda, un
ampio richiamo esercitato dal F. Ticino, con cadenti piezometriche
particolarmente elevate a settentrione e in prossimit del fiume, che
tendono a convogliare verso il corso dacqua il deflusso delle falde.
Nel tratto pi settentrionale, il secondo acquifero non si presenta
nettamente differenziato dal primo, poich mancano diaframmi impermeabili
estesi; sono presenti tuttavia aquitard che, separando una serie di acquiferi
semiconfinati, permettono una certa protezione delle falde pi profonde, pur
non dando luogo a una variazione della piezometria.
Nella pianura compresa tra la provincia di Varese e quella di Milano si
avvertono pi decise variazioni, che in alcuni settori si esplicano in livelli
piezometrici di seconda falda superiori a quelli di prima, generando cos un
travaso di acque dal secondo al primo acquifero e da questo al fiume Ticino.
Tale meccanismo spiega, almeno in parte, la situazione successivamente
descritta del bilancio idrico nel secondo acquifero, che non sempre
positivo.
Nella pianura della Lomellina non si riscontrano sostanziali differenze tra la
piezometria dei due acquiferi, salvo unaccentuazione delle cadenti
piezometriche in seconda falda nelle aree urbanizzate, probabilmente dovuta
alla minore permeabilit dal secondo acquifero. Ne risulta una depressione
pi accentuata di quanto non si verifichi nel primo acquifero lungo i torrenti
Terdoppio e, soprattutto, Agogna.
NellOltrepo Pavese una modesta depressione piezometrica caratterizza il
secondo acquifero del Vogherese, dove i prelievi appaiono pi elevati che non
nelle aree vicine. Non si osservano peraltro consistenti differenze rispetto
alla carta piezometrica del primo acquifero.
Nella pianura milanese il secondo acquifero si differenzia nettamente dal
primo per la presenza di settori con forte accentuazione della curvatura
delle isopiezometriche e per un aumento della cadente. Queste aree sono
localizzate nella parte settentrionale e centrale dellhinterland milanese e
interessano la stessa Milano, evidenziando sia pur limitate depressioni
piezometriche.
Su buona parte del Lodigiano permangono le condizioni descritte a proposito
del primo acquifero ma, analogamente a quanto sottolineato per la pianura
fra Ticino e Olona, nel secondo acquifero abbiamo locali tendenze a leggeri
squilibri del bilancio, determinati probabilmente dal flusso per drenanza
dallacquifero profondo a quello superficiale. Ci si verifica soprattutto a
valle di Lodi, dove il secondo acquifero ha localmente livelli superiori al
primo. La morfologia della superficie piezometrica mantiene comunque
strette analogie con la prima falda, evidenziando che gli scambi fra i due
acquiferi non sono completamente interrotti dalla presenza di diaframmi
impermeabili.

Nella parte settentrionale della pianura fra Adda e Ticino la prima e la


seconda falda sono cos strettamente collegate che non si riscontrano
differenze sensibili di piezometria. Queste si manifestano invece pi a valle,
soprattutto nella provincia di Cremona, dove la seconda falda, in prossimit
dei corsi dacqua, presenta livelli pi elevati di uno - due metri rispetto alla
prima, che subisce maggiormente il drenaggio operato dai corsi dacqua. Si
verifica quindi anche in questo settore della pianura lombarda la drenanza
verso lalto di una rilevante quantit di acqua, che peggiora notevolmente la
qualit della falda superficiale per la presenza di notevoli concentrazioni di
ammoniaca di origine naturale.
A parte la sensibile depressione piezometrica in corrispondenza dellabitato
di Mantova, nella pianura mantovana non si avvertono. variazioni importanti
rispetto a quanto riportato a proposito della falda superficiale. Il drenaggio
operato dal F. Mincio, al pari di tutti i corsi dacqua di maggiore interesse
finora descritti, finisce con il deviare verso il fiume gli afflussi provenienti
da settentrione (in particolare dalla zona gardesana, con probabili contributi
del lago alle falde profonde).
Ci riduce lalimentazione delle falde nella zona di spartiacque fra Oglio e
Mincio, dove si verificano i sintomi di un leggero deficit.

1.5 I fattori del bilancio idrico regionale


Prima di passare allanalisi del bilancio idrico dei singoli settori, riportiamo le
principali voci del bilancio idrico regionale.
Tra i termini di ENTRATA del bilancio sono state sono state considerate le
seguenti voci:
AFFLUSSO DALLA SUPERFICIE: inteso come alimentazione proveniente dalle
piogge, irrigazioni, perdite dalla rete idrica superficiale e dai corsi dacqua
principali.
AFFLUSSO FALDA DA MONTE: che consiste nel contributo proveniente dalla
falda presente nelle aree a monte.
Nella seguente tabella indicato l'ammontare delle entrate distinte per i
diversi sottobacini presi in considerazione nella modellazione del bilancio delle
acque sotterranee della pianura lombarda.

AFFLUSSO DALLA
SUPERFICIE
SUPERFICIE
SOTTOBACINO
2
(m3/s)
(Km )
.

(l/s km2)

AFFLUSSO
FALDA DA
MONTE
(m 3 / s)

ENTRATE
TOTALI
(m3 /s)

SESIA-TICINO
(LOMELLINA)

1305

5.58

4.3

1.24

6.82

TICINO -ADDA

4315

60.1

13.9

10.40

70.5

ADDA-OGLIO

3082

10.4

3.4

1.74

12.13

OGLIO-MINCIO

3100

19.78

6.4

3.57

23.35

430

1.1

2.6

0.34

1.44

640

0.78

1.2

1,87

2,65

OLTREPO PAVESE

410

1.32

3.2

0,38

1.7

TOTALE REGIONE

13282

99.06

7.4

19.54

118.59

MINCIOTARTARO
OLTREPO
MANTOVANO

Tra i temi di USCITA sono invece stati considerati i seguenti:


PRELIEVI: intesi come prelievo di acque dal sottosuolo tramite pozzi per
acqua;
DEFLUSSO: deflusso della falda verso le aree poste pi a valle (dominio F.
Po) e verso i corsi d'acqua drenanti;
FONTANILI: drenaggio operato da elementi idrologici interni al sistema.
SOTTOBACINO

SUPERFICIE
(Km2)

PRELIEVI
(m3/s)
.

DEFLUSSO
(m3/s)

FONTANILI USCITE TOTALI


(m3/s)
(m3/s)

(l/s km2)
SESIA-TICINO
(LOMELLINA)

1305

1.35

5.47

6.82

TICINO -ADDA

4315

32.5

7.5

30

(8)

70.5

ADDA-OGLIO

3082

7.43

2.4

2.2

(2.5)

12.13

OGLIO-MINCIO

3100

10.65

3.4

10.85

(1.85)

23.35

430

0.54

1.3

0.9

1.44

640

0.65

2.65

410

1.17

2.9

0.53

1.7

13282

54.29

4.1

51.95

(12.35)

118.59

MINCIOTARTARO
OLTREPO
MANTOVANO
OLTREPO
PAVESE
TOTALE
REGIONE

1.5.1 Impatto dei prelievi da pozzo


Se si va a paragonare l'entit dei prelievi da pozzo con l'ammontare degli
afflussi della falda da monte si evidenzia una situazione molto disomogenea
in ambito regionale. La situazione appare diversa se nel bilancio entra in
gioco anche la consistente alimentazione proveniente dall'afflusso dalla
superficie.

AFFLUSSO PRELIEVI/
PRELIEV
SOTTOBACI
FALDA DA AFFLUSSO
I
NO
MONTE DA MONTE
(m 3 /s)
(m 3 /s)
(%)
SESIATICINO
(LOMELLINA)
TICINOADDA
ADDA-OGLIO
OGLIOMINCIO
MINCIOTARTARO
OLTREPO
MANTOVAN
O
OLTREPO
PAVESE
TOTALE
REGIONE

ENTRATE
TOTALI
(m3/s)

PRELIEVI /
ENTRATE
TOTALI
(%)

1,35

1.24

108

6.82

19.7

32.5

10,40

312

70.5

46.1

7.43

1.74

411

12.13

60.6

10.65

3.57

298

23.35

45.6

0.54

0.34

159

1.44

37.5

0,65

1,87

35

2,65

24,5

1,17

0,38

308

1.7

68.8

54.29

19.54

277

118.59

45.7

Complessivamente i sottobacini Sesia-Ticino (Lomellina) e Oltrepo Pavese


estraggono un quantitativo dacqua sotterranea inferiore al 5% del totale,
mentre appare rilevante il prelievo dei sottobacini Ticino Adda ed Oglio
Mincio, allinterno dei quali troviamo la maggiore parte delle aree di crisi
idrica quantitativa.
Se prendiamo invece in esame la percentuale del prelievo da pozzo rispetto
al totale delle entrate e delle uscite da falda, si osserva che larea
sottoposta al maggiore sfruttamento delle risorse quella fra Adda e
Ticino, nella quale il prelievo per Km2 di circa 8 volte quello dei sottobacini
Sesia-Ticino (Lomellina) e Oltrepo Pavese e di circa 3 volte superiore al
prelievo operato nel sottobacino Adda-Oglio; al prelievo areale operato nel

settore Ticino-Adda segue per importanza quello osservato nei settori OglioMincio e Oltrepo Pavese.
I tre settori periferici (Mincio-Tartaro, Sesia-Ticino e Oltrepo Mantovano)
sono invece soggetti al minore sfruttamento della risorsa a scala
territoriale.
Pi in generale, i prelievi rappresentano una voce importante di uscita del
bilancio, in quanto costituiscono da circa il 20 al 70% dellalimentazione
totale, e sono in tutti i casi, fatta eccezione per lOltrepo Mantovano, molto
superiori allafflusso di falda da monte.

1.5.2 Entit degli afflussi dalla superficie rispetto ai prelievi


da pozzo, all'afflusso di falda da monte e alle entrate totali
La fitta rete irrigua influisce in modo decisivo sul bilancio idrico, fornendo
pi del 50% delle risorse idriche totali.

SOTTOBACINO

PRELIEV
AFFL.
AFFL.
AFFLUSS AFFLUSSO ENTRAT
I/
FALDA DA
PRELIEV
SUPERF./
ODALLA FALDA DA
E
AFFLUSS MONTE/
I
ENTRATE
SUPERF. MONTE TOTALI
O DALLA
AFFL.
3
(m /s)
TOTALI
(m3/s)
(m3 /s)
(m3 /s)
SUPERF. SUPERF.
(%)
(%)
(%)

SESIATICINO
(LOMELLINA)

5.58

1.24

6.82

1,35

24

22

82

TICINO-ADDA

60.1

10,40

70.5

32.5

54

17

85

ADDA-OGLIO

10.4

1.74

12.13

7.43

71

17

85

19.78

3.57

23.35

10.65

54

18

85

1.1

0.34

1.44

0.54

49

31

76

0.78

1,87

2,65

0,65

83

239

29

1.32

0,38

1.7

1,17

134

44

51

99.06

19.54

118.59

54.29

55

20

83

OGLIOMINCIO
MINCIOTARTARO
OLTREPO
MANTOVANO
OLTREPO
PAVESE
TOTALE
REGIONE

Anche in questo caso si pu desumere che la differenza fra contributi dalla


superficie e prelievi molto favorevole nei sottobacini Sesia-Ticino
(Lomellina), Oglio-Mincio e Mincio-Tartaro.

Nei sottobacini Sesia-Ticino, Ticino-Adda e Oglio-Mincio oltre l80% delle


disponibilit idrica deriva dalla superficie.
Si osserva che nei settori dellOltrepo Pavese, per lassenza di un ben
sviluppato sistema irriguo, e dellOltrepo mantovano, per lottima alimentazione
da monte, lapporto dalla superficie riveste minore importanza ai fini del
bilancio.

IL BILANCIO DELLACQUIFERO

Il bilancio dellacquifero stato calcolato mediante limpiego di un modello


matematico di flusso che ha fornito una affidabile interpretazione dei
fenomeni in atto, identificando in modo quantitativo le diverse fonti di
alimentazione e drenaggio della falda.
Lacquifero della pianura lombarda, secondo gli studi di numerosi Autori,
deve essere interpretato come un acquifero monostrato compartimentato che
comprende il primo e il secondo acquifero descritti in precedenza (I PARTE).
Le valutazioni cos compiute consentono di determinare i principali fattori
che governano la disponibilit idrica nei diversi settori in modo adeguato alla
formulazione di piani di intervento.
Appare evidente che lo scopo del presente lavoro, oltre a quello di fornire
unadeguata base di informazioni tramite un archivio informatizzato e
aggiornabile che consenta un'informazione in tempi reali sulle condizioni delle
falde e sulle loro caratteristiche, deve essere quello di indicare i criteri con
i quali procedere alla gestione di un problema complesso, che non si riduce
allanalisi delle cause del deficit idrico.
Si ritiene che lo scopo dello studio sia anche quello di indicare un livello
piezometrico idoneo a proteggere le infrastrutture che oggigiorno interessano
il sottosuolo; tale livello deve essere controllato, in modo che non produca
una eccessiva riduzione delle risorse idriche. Per la citt di Milano questo
livello corrisponde con ogni evidenza a quello del 1990. Lo studio delle aree
di crisi deve quindi da un lato tenere conto del deficit fra deflussi e
afflussi da falda, in modo da proporre rimedi atti a evitare che esso si
accresca fino a determinare lesaurimento delle risorse, dallaltro della
necessit di preservare ove necessario condizioni di deficit accettabili e
fissarne i limiti.
A tal fine appare indispensabile stabilire i criteri in base ai quali si pu
ritenere necessaria una regolazione dei prelievi e della loro ripartizione.

2.1 Classificazione del grado di crisi idrica quali-quantitativa


Gli interventi di gestione si rendono particolarmente importanti nei casi in cui
la risorsa sia insufficiente a far fronte alla domanda. Al fine di classificare
il grado di crisi idrica, e di conseguenza di identificare gli interventi pi
idonei, il metodo di studio adottato consente di selezionare i seguenti "indici
quantitativi" di giudizio:

Condizioni di alimentazione della falda: ci si riferisce al fatto che


lalimentazione provenga esclusivamente dalla falda affluente da monte
nellarea in studio, o anche dalla ricarica (somma dellinfiltrazione dalle
precipitazioni, dei corsi dacqua naturali e delle irrigazioni e dei laghi). A
questo proposito importante tenere conto anche della vicinanza della zona
di alimentazione, della sua continuit e dalla presenza o meno di impedimenti
al passaggio di acque dalla fonte alla falda.
Caratteri geologici dellacquifero: in questo elemento rientrano la permeabilit
e la trasmissivit dellacquifero, nonch la sua pi o meno marcata
connessione con strutture a bilancio idrico equilibrato o precario.
Rapporto Prelievi / Ricarica: un rapporto inferiore a uno viene considerato
normale, e tale da non configurare problemi di deficit di bilancio; un
rapporto superiore a due invece tale da evidenziare un deciso squilibrio tra
uso e disponibilit della risorsa. Con il termine ricarica si intende la somma
dei contributi dovuti alle precipitazioni, all'irrigazione e alle perdite della
rete idrica superficiale.
Rapporto Prelievi /Alimentazione: nella voce alimentazione fanno parte
anche gli apporti della falda da monte; in alcuni casi questi afflussi sono cos
considerevoli che sono in grado di ricostituire con certezza lequilibrio delle
riserve intaccate dai prelievi.
Prelievo areale: uno dei fattori che meglio descrive le aree di crisi per
sovrasfruttamento; per la pianura si osservato che le aree nelle quali si ha
crisi marcata presentano generalmente valori di prelievo areale superiori a 3
l/s per Km2.
Differenza fra Deflusso da falda verso valle - Afflusso da falda da monte: una
valutazione positiva indica un arricchimento in acque sotterranee della falda
nel tragitto fra la sezione dingresso e quella di uscita dal settore
considerato, quindi un surplus di bilancio. Questo parametro di particolare
interesse per la identificazione delle aree con tendenza al sollevamento dei
livelli piezometrici e per poter quantificare i volumi in gioco.
Per una classificazione preliminare dello stato qualitativo delle risorse idriche
sotterranee sono stati introdotti alcuni indici di crisi qualitativa: in questo
campo grande importanza assumono lestensione e la tipologia degli
inquinamenti; ovviamente costituisce un fatto aggravante lo stato di crisi la
presenza di
inquinanti che si trovano ad elevate concentrazioni, ma si
possono avere casi di stato di crisi determinati da inquinamenti molto estesi
di contaminanti a concentrazioni relativamente mediocri ugualmente difficili
da combattere per lelevato costo della depurazione (es. i nitrati).

Dall'applicazione dei suddetti indici quantitativi all'intero territorio della


pianura lombarda si sono riscontrate alcune limitazioni dovute allassenza di
studi o raccolte di serie storiche di dati o informazioni sullo stato delle
risorse, oltre a una considerevole disomogeneit delle conoscenze di base e
una sensibile discontinuit delle serie temporali dei dati. In effetti, nella
definizione dello stato quantitativo riferito ad un periodo definito (es.
allanno 1996) si viene a fotografare una condizione che il risultato del
progressivo uso della risorsa idrica, e quindi viene focalizzato un passo
dellevoluzione della falda, che pu essere troppo breve per una completa
comprensione dei fenomeni in atto.
Nonostante queste limitazioni si voluto proporre a livello preliminare una
classificazione dello stato quantitativo della risorsa che, riguardo allo stato
di disequilibrio fra disponibilit e uso della risorsa prevede lintroduzione di
cinque classi di seguito descritte.
Nella classe A si comprendono le condizioni in cui si abbia una evidente buona
disponibilit delle risorse, che pu essere variata solo in conseguenza di
importanti fenomeni o interventi capaci di modificare il bilancio idrico.
Nella classe B sono incluse le aree nelle quali prevalgono le condizioni di
equilibrio e, considerando anche le incertezze delle elaborazioni, risulta
opportuno il monitoraggio piezometrico per ricostruire la tendenza evolutiva
nel breve - medio periodo. Per quei settori che ricadono in questa classe,
interventi futuri di sfruttamento anche di portata non eccezionale possono
incidere sulla disponibilit della risorsa idrica.
Nella classe C si registrano condizioni di deficit nel bilancio, in parte
risanabili con effetto a medio termine (da uno a due anni).
Nella classe D e nella classe E vengono incluse le aree in cui risulta evidente
lo squilibrio fra disponibilit e uso delle acque, che sono tali da richiedere
interventi di riequilibrio. Tale condizione si accompagna con la presenza di un
cono di depressione della falda. E importante sottolineare che le azioni da
intraprendere per il ripristino dellequilibrio devono essere oggetto di
un'accurata indagine progettuale, in quanto luso precedente della risorsa pu
avere compromesso, con la creazione di strutture profondamente interrate e
laccumulo di sostanze inquinanti, il buon esito del ritorno della falda ai livelli
piezometrici di equilibrio.

CLASSE PRELIEVI/RICARIC INDICAZIONI PER LA GESTIONE


A
Situazione attuale di compatibilit fra
disponibilit e uso della risorsa: Uso
A
< 0,8
sostenibile delle acque sotterranee senza
prevedibili sostanziali conseguenze negative
nel breve- medio periodo
B

0,8 1,2

Equilibrio attuale fra disponibilit e consumi,

1,2 - 1,6

1,6 - 3,0

> 3,0

con evoluzione da controllare mediante


monitoraggio
piezometrico;
non
sono
prevedibili conseguenze negative nel breve
periodo
Ridotto squilibrio attuale fra disponibilit e
consumi, da verificare nella sua evoluzione
con
monitoraggio
piezometrico;
uso
sostenibile
con
azioni
di
riequilibrio
1
progressive nel medio periodo
Consistente
squilibrio
attuale
fra
disponibilit e consumi, da controllare con
monitoraggio;
uso
sostenibile
previo
riequilibrio da sviluppare in modo prioritario 1
Elevato squilibrio fra disponibilit e consumi,
da monitorare nel tempo; uso sostenibile
previo riequilibrio1

Tab. 2.1.1: definizione delle classi quantitative

Il parametro che, fra quelli elencati in precedenza, risultato pi


significativo per lattribuzione della classe quantitativa, dal momento che pi
degli altri appare decisivo nel determinare il bilancio idrico, il rapporto fra
Prelievi e Ricarica.
Si osserva comunque che generalmente si ottengono i medesimi risultati
applicando per la distinzione il rapporto fra Prelievi e Alimentazione
(questultimo costituisce la somma di tutti i fattori che contribuiscono ad
aumentare le riserve idriche, compreso lafflusso di acqua di falda dai
settori di monte).
Quando lafflusso di acqua da monte comporta una significativa variazione del
bilancio idrico e quindi porta ad un'attribuzione dellarea esaminata ad una
classe quantitativa diversa (fatto peraltro molto sporadico), si introdotta
nella classificazione un'opportuna correzione della classe quantitativa.
Per la classificazione delle aree in base alla qualit delle acque, si possono
distinguere i Comuni in cui risulta difficile identificare nuove zone da
destinare ai prelievi e quelli in cui le difficolt sono superabili facilmente,
essendo le contaminazioni limitate a settori ristretti dell'area comunale o
essendo possibile ricorrere ad esempio a falde pi profonde meno vulnerabili.
Questa considerazione costituisce la premessa per la definizione di una
classificazione dei Comuni in funzione del grado di compromissione qualitativa
della risorsa idrica effettuabile sulla base delle informazioni disponibili. Sono
state perci distinte tre categorie di Comuni in base alla percentuale dei

1 Le classi in oggetto richiedono verifiche circa la quota massima del livello piezometrico sostenibile, in relazione con leventuale degrado
qualitativo delle risorse nel corso del riequilibrio e la possibile interferenza con infrastrutture

pozzi ad uso acquedottistico risultati con presenza di acque contaminate


rispetto al numero totale dei pozzi campionati:
- aree con indice di frequenza di contaminazione dei pozzi ridotta (pozzi
contaminati inferiori al 20%):
i = 1;
- aree con indice di frequenza di contaminazione dei pozzi media (pozzi
contaminati dal 20 al 49%):
i = 2;
- aree con indice di frequenza di contaminazione dei pozzi consistente (pozzi
contaminati superiori al 50%): i = 3;
Nel prosieguo del testo lindice di frequenza verr chiamato in forma
abbreviata i.
Per il calcolo di queste percentuali si fa riferimento al totale dei pozzi che,
per ogni comune, risultano sottoposti ad analisi. Le categorie cos individuate
assumono carattere indicativo, in quanto sono necessarie alcune precisazioni
sulle limitazioni insite nella qualit del dato, al momento non migliorabile.
Innanzitutto nel caso in cui si abbia uno scarso numero dei pozzi monitorati,
non si pu ritenere sufficientemente affidabile e rappresentativo della
situazione reale il quadro chimico del Comune in esame. In secondo luogo, si
deve osservare che sulla presenza di pozzi contaminati pu influire anche la
loro disposizione rispetto ad una fonte locale di inquinamento; se l'area in
cui sono costruiti i pozzi molto ristretta, sufficiente un piccolo
inquinamento perch appaia in crisi qualitativa l'intero territorio comunale.
Appare inoltre importante il tipo di inquinante, si pertanto deciso di
suddividere le tipologie di inquinamenti in base ai gruppi di specie chimiche
che danno luogo alla contaminazione e alla gravit degli inquinamenti che
ciascuno di essi in grado di produrre. Dal punto di vista delle sostanze
chimiche si sono distinti tre gruppi di parametri:
a: con inquinanti limitati alle aree strettamente collegate con le industrie
dalle quali provengono le dispersioni, fatto che rende possibile il reperimento
di acque di buona qualit allinterno del territorio comunale; sono
caratteristici della categoria a il cromo esavalente e i composti
organoalogenati;
b: con inquinanti solitamente diffusi su estese parti dellarea comunale, che
rendono problematica ma possibile il reperimento di acque potabili; sono ad
esempio caratteristici di questa categoria i nitrati e gli antiparassitari;
c: con inquinanti estesi ad aree di dimensione sovracomunale, che rendono
molto difficile il reperimento di acque di buona qualit allinterno dellarea
comunale; tra essi si evidenziano l'Ammoniaca, il Ferro e il manganese
La classe qualitativa viene definita in funzione dell indice di degrado (d) 1,
2, 3 e della tipologia dellinquinante. Per ricavare d stata utilizzata la
TABELLA 1: in essa si entra in base al valore di i e al peso p(1, 2, 3)
associato ad ognuno dei gruppi di parametri definiti in precedenza. Il
risultato della TABELLA 1 viene definito indice matriciale y: attraverso la
TABELLA 2 ad ogni valore di y viene associato lindice di degrado d. I
valori 1, 2 e 3 dell'indice di degrado indicano rispettivamente un degrado
basso, medio ed elevato. Ottenuto d la classe qualitativa viene ricavata

abbinando a d la lettera del gruppo di parametri con cui si entrati nella


TABELLA 1.
In questo modo possibile tenere in debita considerazione il livello
dinquinamento che la sostanza in grado di produrre.

INDICE DI
FREQUENZA (i)

TABELLA 1

1
2
3

a
b
c
cromo e organo
nitrati e
Ammoniaca,
alogenati
antiparassitari
Fe,Mn
PESO DEL GRUPPO DI PARAMETRI (p)
1
2
3
1
2
3
2
4
6
3
6
9

TABELLA 2

INDICE
MATRICIALE
y=i x p
y = 1
y = 2
y 3

INDICE DI
DEGRADO (d)

1
2
3

Ad esempio per una contaminazione da nitrati che interessa il 35% dei pozzi
dellarea, i valori dentrata della tabella 1 i (2) e p (2) daranno un indice
matriciale y pari a 4. Dalla tabella 2 otterremo un indice di degrado d
pari a 3. In conclusione, la classe qualitativa associata allarea presa in
esame sar b3. Il risultato ottenuto da considerarsi cautelativo poich
linquinamento da nitrati di norma di tipo diffuso e si pu ritenere che
risulti compromessa in larga parte la prima falda. Qualora non vi fossero
riserve profonde, una ridotta porzione del territorio comunale potrebbe
essere utilizzata per ulteriori prospezioni al fine di verificare leffettiva
estensione dellinquinante sul territorio.
Qualora lo studio geologico dimostrasse l'esistenza di riserve profonde, il
grado di crisi dovrebbe essere ridotto. Al momento attuale non vi una cos
approfondita conoscenza di queste condizioni, che potranno essere invece
specificate attraverso ulteriori indagini.

Pertanto i dati che sono stati censiti ed elaborati assumono un medio grado di
affidabilit, in quanto sono da confrontare con la struttura idrogeologica e le
reali disponibilit idriche locali e quindi con la potenzialit e disponibilit delle
risorse delle diverse aree del territorio regionale.
Ad esempio per quanto riguarda i composti del gruppo a e b si avr una
diversa incidenza sull'approvvigionamento idrico nel caso sia presente
un'unica falda o sia possibile captare altre falde profonde e meno vulnerabili
all'inquinamento.

2.2 Il bilancio idrico per settori


2.2.1 Le risorse idriche sotterranee del sottobacino SesiaTicino (Lomellina)
Questo sottobacino stato discretizzato tramite una griglia formata da
2.989 celle quadrate di lato 1 Km.
Il limite settentrionale, di natura non idrogeologica o idrologica, stato
simulato con la condizione al contorno di tipo General Head (GHB); si
scelto di porre l'ipotetico serbatoio d'acqua infinito che tale condizione
necessita, ad una distanza di 5 Km dai confini del modello e quindi di
utilizzare a tale distanza il carico idraulico rilevato durante la campagna
piezometrica presa a riferimento.
I fiumi Sesia, Ticino e Po, rispettivamente costituenti i limiti occidentale,
orientale e meridionale del modello, sono stati simulati mediante la
condizione al contorno di tipo Constant Head; il carico idraulico dei fiumi
stato ricavato dalle Carte Tecniche Regionali alla scala 1:10.000.
I torrenti Agogna e Terdoppio sono stati invece rappresentati con le
condizioni al contorno River; il carico idraulico dei corsi d'acqua e la loro
larghezza sono stati analogamente ricavati dalle C.T.R. Si utilizzato il
valore di 10 m per rappresentare la larghezza dei due torrenti ed stata
stimata una profondit media dell'acqua pari a 2,5 m e uno spessore dei
sedimenti costituenti il letto del fiume di 1 m.
E' stato realizzato un modello monostrato per simulare l'acquifero monofalda
compartimentato, costituito dallUnit fluvioglaciale mindeliana-rissiana, da
quella wurmiana e dalle alluvioni. La base di tale acquifero presenta uno
sviluppo planimetrico caratterizzato da un regolare approfondimento da Nord
a Sud; si passa dai 70 m s.l.m. in prossimit di Confienza, fino ad alcuni

metri sotto il livello del mare nella parte centrale dell'area. In


corrispondenza del fiume Po la base dell'acquifero tende a risalire fino a
valori di 30 m s.l.m..
Lo spessore dell'acquifero condizionato in modo determinante
dall'andamento della base stessa e presenta quindi valori che aumentano da
Nord fino alla parte centrale dell'area da 30 fino a oltre 100 m (Mede,
Sartirana, Valeggio, Dorno, Gropello Cairoli, Alagna Lomellina). A Sud, lo
spessore dell'acquifero diminuisce fino a valori di 35 m ( Frascarolo,
Torreberetti).
Il valore di permeabilit utilizzato nella simulazione stato calcolato a
partire dalla trasmissivit totale dell'acquifero (pari alla somma delle
trasmissivit del I e del II acquifero) e dal suo spessore.
I fattori che contribuiscono all'alimentazione della falda sono principalmente
le precipitazioni e le irrigazioni.
Riguardo alle prime, sono stati utilizzati i dati pluviometrici relativi all'anno
1994 registrati in corrispondenza delle stazioni di misura dell'Istituto

Idrografico del Po e della rete ERSAL.


Fig. 2.2.1: il sottobacino Sesia-Ticino (Lomellina) e i relativi 6 settori
di calcolo del bilancio.

Stazioni
Confienza
Mezzana
Rabattone

T.RO 100 (maggio)


262,90
327,6

Rete
ERSAL
Idrografico

Tab. 2.2.1: stazioni termopluviometriche e valori del "Total Run off"


in mm.
I dati di irrigazione si riferiscono a quelli forniti dal Consorzio Irriguo Est
Sesia. La portata complessiva di acqua utilizzata per scopi irrigui nel mese di

maggio pari a 1.522.094 m3 (tale valore dato dalla portata derivata


meno quella restituita a valle e quindi non utilizzata).
Come si pu desumere dalla Tab. 2.2.2, i principali canali presenti nell'area
non risultano perfettamente impermeabilizzati; in base ai dati forniti dallo
stesso consorzio, l'entit delle perdite varierebbe tra il 15 e il 20 % della
portata derivata. Per questo motivo solo l'80 % dell'acqua fornita dal
consorzio stata effettivamente distribuita sui 1.268.660.000 m2 di
superficie del comprensorio, mentre il restante 20 % stato distribuito
lungo i canali, al fine di rappresentarne le perdite.
Nel modello si utilizzato un valore di Recharge per il mese di maggio dato
dalla somma del surplus e delle irrigazioni; in particolare, come valore di
surplus, stato utilizzato il 70 % del T.RO (U=100).
Le perdite dei canali sono state simulate utilizzando la condizione al contorno
Well, ovvero posizionando in corrispondenza dei canali irrigui dei pozzi con
portata positiva, cio alimentanti la falda.
Il fattore principale che influenza il depauperamento quantitativo della falda
costituito dai prelievi. Si sono utilizzati i valori di emungimento relativi
all'anno 1994 di ciascun comune, separando le portate emunte dai pozzi
pubblici da quelle dei pozzi privati. Complessivamente si ha un prelievo di
1.35 m3/s di cui 0.64 m3/s sono riferiti a quello pubblico, mentre 0.71 m3/s
a quello privato.

Principali
canali
di Caratteristiche
derivazione
costruttive
Roggione di Sartirana Terra 100%
Terra
60%Diramatore Q. Sella
Lastre
cemento 40%
Terra
80%Subdiramatore Pavia
Misto ciottoli
20%
Subdiramatore
Mortara
Diramatore Vigevano
Cemento 100%
Roggia Busca
Terra 100%

Portata (m3/s)
Maggio
5,9

Perdite (m3/s Km)


Maggio
1,510-3

4,2

4,710-3

2,2

510-3

1,9

810-3

1,0
3,8

410-3
110-3

Tab. 2.2.2: caratteristiche tecniche dei principali canali irrigui

La taratura del modello stata effettuata sulla base di 12 targets, cio


punti di controllo che forniscono il valore della differenza tra la piezometria
simulata e quella reale.
Per valutare le condizioni di disponibilit idrica di questo sottobacino, l'area
di studio stata suddivisa in 6 Settori (Fig 2.2.1) per ognuno dei quali

stato calcolato il bilancio idrico e confrontata la quantit di acqua che


alimenta la falda con quella utilizzata dai pozzi pubblici e privati.
Per i Settori 1, 2, 4, 5 e 6 emerge una situazione di compatibilit tra
disponibilit ed utilizzo della risorsa idrica sotterranea (classe quantitativa
A); ne consegue che per tali settori l'utilizzo delle acque sotterranee, a
meno di importanti fenomeni od interventi che concorrano a modificare il
bilancio idrico, non dovrebbe comportare conseguenze negative nel breve medio periodo.
Il Settore 3 presenta una situazione di equilibrio tra disponibilit ed utilizzo
della risorsa (classe quantitativa B). L'uso sostenibile delle acque non
comporta dunque problemi a breve termine, mentre, per valutare le
conseguenze di un eventuale uso della risorsa a medio periodo, si rende
necessario il monitoraggio delle tendenze evolutive della falda captata.
La valutazione dello stato qualitativo delle acque sotterranee evidenzia un
elevato grado di crisi. Tutta l'area presenta una percentuale superiore al
50% dei pozzi potabili inquinati da ammoniaca, ferro e manganese (indice di
crisi qualitativa c3). I Settori 1, 2 e 6 presentano un grado elevato di
inquinamento dovuto alla presenza di cromo e composti organoalogenati
(indice a3). I Settori meridionali infine, presentano un grado elevato di
compromissione delle acque sotterranee (indice b3-c3) dovuto a nitrati,
antiparassitari, ammoniaca, Ferro e Manganese.
I caratteri principali emersi dallo studio sono di seguito descritti per ogni
settore.
Settore 1 Candia
Il settore si ubica in bassa pianura, ad una quota compresa tra 120 m s.l.m.
a Nord e 95 m s.l.m. a Sud, collocandosi nella parte Nord-Ovest dellarea
di studio. Il limite occidentale definito dal fiume Sesia, quello orientale
dal torrente Agogna. La struttura idrogeologica caratterizzata da due
acquiferi, lacquifero superficiale e quello tradizionale, separati da un
acquitard compreso allincirca tra le quote di 80-20 m s.l.m. La
trasmissivit media del settore di 210-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
A causa del rapporto molto basso fra prelievi e ricarica (0,08) al settore 1
viene attribuita una classe quantitativa A, con impatto dei prelievi
trascurabile e sostenibile a lungo termine. Il prelievo medio areale in
questarea pari a 0,298 l/s Km2
Aspetti qualitativi

La qualit complessiva della risorsa idrica condizionata dallelevato numero


di comuni aventi classe di degrado elevato (frequenza dei pozzi inquinati
=100%); i contaminanti pi diffusi sono di origine naturale: ammoniaca, ferro
e manganese (classe qualitativa c3).

Settore 2 Mortara
Il settore si ubica in bassa pianura, ad una quota compresa tra 120 m a
Nord e 95 m s.l.m. a Sud, collocandosi nella parte NordEst del sottobacino
in esame. Il limite occidentale definito dal torrente Agogna, quello
orientale dal torrente Terdoppio. Lorizzonte di separazione tra lacquifero
superficiale e quello profondo si trova a quote comprese tra 40-80 m s.l.m.
La trasmissivit media del settore di 2,510-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
Anche il settore 2 presenta un rapporto prelievi/ricarica ridotto (0,11) cos
da rientrare nella classe quantitativa A (impatto trascurabile dei prelievi e
sostenibile a lungo termine). I prelievi areali si attestano attorno a 0,44 l/s
Km2
Aspetti qualitativi
Il settore presenta una frequenza dei pozzi inquinati del 100% e viene
pertanto classificato come area ad elevato grado di crisi; i contaminanti pi
diffusi sono di origine naturale: ammoniaca, ferro e manganese (classe
qualitativa c3).
Settore 3 Cassolnovo
Il settore si ubica in bassa pianura, ad una quota compresa tra 120 m s.l.m.
a Nord e 65 m s.l.m. a Sud-Est, collocandosi nella parte Nord-Est del
sottobacino in esame. Il limite occidentale definito dal torrente Terdoppio,
quello orientale. dal fiume Ticino. Lorizzonte di separazione tra lacquifero
superficiale e quello profondo si trova a quote comprese tra 50 e 70 m
s.l.m.
La trasmissivit media del settore di 2,610-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
Il prelievo medio areale in questo settore di 3,35 l/s Km2. Il rapporto
prelievi/ricarica, raggiungendo quasi il 90% (0.89) fa ricadere questarea
nella classe quantitativa B (impatto sostenibile nel breve periodo).
Aspetti qualitativi

La risorsa idrica presenta uno stato di consistente crisi qualitativa


(frequenza dei pozzi inquinati del 100%); i contaminanti pi diffusi sono di
origine naturale: ammoniaca, ferro e manganese (classe qualitativa c3).
Settore 4 Mede
Il settore si ubica in bassa pianura, ad una quota compresa tra 96 m s.l.m.
a Nord e 65 m s.l.m. a Sud, collocandosi nella parte Sud-Ovest del

sottobacino in esame. Il limite occidentale definito dal fiume Ticino, quello


orientale dal torrente Agogna e quello meridionale dal fiume Po. Lorizzonte
di separazione tra i due acquiferi, superficiale e tradizionale, si pone tra le
quote 0 e 40 m s.l.m. La trasmissivit media di 2,310-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
La classe quantitativa di questo settore risulta essere A, analogamente a
quelli di Candia e Mortara, poich il rapporto prelievi ricarica molto basso
(0.08). Il prelievo medio areale 0.28 l/s km2
Aspetti qualitativi
Il settore presenta una frequenza dei pozzi inquinati >50% e viene pertanto
classificato come area ad elevato grado di crisi; i contaminanti pi diffusi
sono di origine naturale: ammoniaca, ferro e manganese (classe qualitativa
c3).
Settore 5 Dorno
Il settore si ubica in bassa pianura, ad una quota compresa tra 89 m s.l.m.
a Nord e 56 m s.l.m. a Sud, collocandosi nella parte meridionale dellarea di
studio. Il limite occidentale definito dal torrente Agogna, quello orientale
dal torrente Terdoppio e quello meridionale dal fiume Po. Lorizzonte di
separazione tra i due acquiferi, superficiale e tradizionale, si pone tra le
quote 50 e 70 m s.l.m. La trasmissivit media di 2,110-2 m2/s.

Aspetti quantitativi
Il rapporto prelievi/ricarica pari a 0.61, per cui il settore rientra nella
classe quantitativa A. Il prelievo areale medio di 2.24 l/s km2.
Aspetti qualitativi
Il settore classificato come area ad elevato grado di crisi (frequenza dei
pozzi inquinati >50%); i contaminanti pi diffusi sono di origine naturale:
ammoniaca, ferro e manganese (classe qualitativa c3).
Settore 6 Carbonara
Il settore si ubica in bassa pianura, ad una quota compresa tra 88 m s.l.m.
a Nord e 53 m s.l.m. a Sud, collocandosi nella parte Sud-Est dellarea di
studio. Il limite occidentale definito dal torrente Terdoppio, quello
orientale. dal fiume Ticino e quello meridionale dal fiume Po. Lorizzonte di
separazione tra i due acquiferi, superficiale e tradizionale, si pone tra le
quote 30 e 60 m s.l.m. La trasmissivit media varia tra 1,910-2 m2/s a
nord e 3,610-1 m2/s a sud del Po.
Aspetti quantitativi

Nel settore 6 la classe quantitativa risulta essere di tipo A. Il rapporto


prelievi/ricarica pari a 0.19, mentre il prelievo medio areale 0,6 l/s
km2.
Aspetti qualitativi
La risorsa idrica presenta un marcato grado di crisi idrica (frequenza dei
pozzi inquinati >50%) dovuta principalmente alla presenza di contaminanti di
origine naturale: ammoniaca, ferro e manganese (classe qualitativa c3).

2.2.1.1 Possibilit offerte dal terzo acquifero della Lomellina


Le disponibilit idriche del terzo acquifero, contenuto nella formazione delle
argille villafranchiane, non sono quantitativamente n qualitativamente
elevate.
Si osserva infatti che la trasmissivit media di questi depositi risulta
contenuta fra 1,5.10-3m2/s del settore di Candia e i 6.103m2/s del settore
di Mortara. Pur considerando una cadente piezometrica pi elevata di quella
dellacquifero monostrato sovrastante, lafflusso da monte tramite falda non
supera i 0,5 m3/s.
Le riserve del terzo acquifero risultano comunque interessanti a livello
locale, in quanto possono sostituire per tempi brevi quelle dei pozzi di
acquedotto qualora le falde superiori fossero inquinate, ma non possono
essere utilizzate come unica fonte di approvvigionamento a livello comunale.
Si deve inoltre tenere conto della presenza in molti casi di contaminazioni
naturali, in particolare da cloruri e in qualche caso da ammoniaca,
particolarmente frequenti nella parte meridionale del sottobacino
considerato, che limitano ulteriormente le disponibilit di acque potabili da
questo sistema acquifero profondo.

2.2.2 Le risorse idriche sotterranee del sottobacino Oltrepo


Pavese
I risultati della modellazione indicano che le condizioni di leggero squilibrio
osservate per questo settore sono da collegare con ogni evidenza alla scarsa
consistenza delle riserve idriche locali. Si nota comunque che allo sbocco
delle valli in pianura, dove le modeste risorse non sono sfruttate,
permangono condizioni di equilibrio o di surplus idrico. Appare pertanto
evidente che non sia possibile prospettare un sensibile incremento dei prelievi
in questarea senza peggiorare in modo drastico le condizioni di equilibrio
delle riserve.
In questarea si distinto un solo settore (superficie 517 Km2) localizzato in
bassa pianura, ad una quota compresa tra 50 m s.l.m. a Nord e 110 m

s.l.m. a Sud; il limite occidentale definito dal confine regionale, quello


orientale dal torrente Bardonezza e quello settentrionale dal fiume Po. E'
stato realizzato un modello monostrato per simulare l'acquifero monofalda
compartimentato, costituito dalle Unit fluvioglaciali mindeliana-rissiana,
wurmiana e dalle alluvioni.
La base di tale acquifero presenta uno sviluppo planimetrico caratterizzato
da un regolare approfondimento da Nord-Est a Sud-Ovest; si passa dai 40
m s.l.m. in prossimit dei Comuni di Arena Po e Stradella, fino a 10 metri
sotto il livello del mare in corrispondenza dei Comuni di Voghera e Casei
Gerola. Lo spessore dell'acquifero, strettamente controllato dall'andamento
della base stessa, presenta quindi valori che aumentano da Est verso Ovest
da 30 fino a oltre 80 m.
I fattori che contribuiscono all'alimentazione della falda sono essenzialmente
le precipitazioni; si ricorsi ai dati pluviometrici relativi all'anno 1994
registrati in corrispondenza delle stazioni di misura dell'Istituto Idrografico
del Po e della rete ERSAL di seguito indicate (Tab.2.2.3):

Stazioni
Mezzana
Rabattone
Rivanazzano
Rovescala
Torrazza Coste

TRO (maggio)
5
4,2
7,3
1,6

Tab. 2.2.3: valori di T.R.O. (mm) calcolati per le stazioni


termopluviometriche che ricadono nel sottobacino.

I dati di irrigazione non sono disponibili a causa del commissariamento del


Consorzio Irriguo Oltrepo pavese.
Nel modello si utilizzato un valore di Ricarica per il mese di maggio dato
dal surplus; in particolare, come valore di surplus, stato utilizzato il 70%
del TRO riportato in Tabella 2.2.3 che in linea di principio esprime la
differenza tra le piogge e levapotraspirazione.
Il fattore principale che influenza il depauperamento quantitativo della falda
costituito dai prelievi. Ricorrendo agli emungimenti relativi all'anno 1994
per ciascun Comune e separando le portate emunte dai pozzi pubblici da
quelle dei pozzi privati, si osserva complessivamente un prelievo di 1,17
m3/s (prelievo medio areale di 2,26 l/s km2) di cui 1,15 m3/s sono riferibili
a quello pubblico, mentre 0,02 m3/s a quello privato.
La taratura del modello stata effettuata sulla piezometria della falda
superficiale dell'anno 1994; a tal scopo sono stati scelti 15 targets, cio
punti di controllo che forniscono il valore della differenza tra la piezometria
simulata e quella reale.

OLTREPO PAVESE
.PO
Fiume

Fig. 2.2.2 il sottobacino Oltrepo Pavese

Aspetti quantitativi
La trasmissivit media risulta di circa 1,610-2 m2/s. Esaminando gli
elementi del bilancio idrico si osserva che il totale delle voci di ricarica che
entrano nel bacino dalle diverse fonti di alimentazione di 1,7 m3/s.
Linfiltrazione da piogge, irrigazioni e perdite dei canali pari a 0,45 m3/s,
mentre lalimentazione proveniente dai torrenti e dai fiumi pu essere
valutata in 0,87 m3/s, fatto che ne evidenzia la grande importanza nel
bilancio idrico. Si tenga presente che, sulla base dei pochi dati che stato
possibile reperire, le irrigazioni sembrerebbero fornire un quantitativo molto
ridotto di acqua alle falde in questo settore. I prelievi (1,17 m3/s) formano
la voce di uscita preponderante nel bilancio, che per tale motivo risulta in
squilibrio (rapporto prelievi/ricarica 2,6). Lo studio effettuato evidenzia
quindi un eccesso di prelievi rispetto alle disponibilit delle risorse (classe
quantitativa D). Consegue quindi che per tale area sia necessario attuare
misure di risanamento. Leccessivo sfruttamento della risorsa
fortunatamente compensato dalla buona alimentazione, che d luogo a un
bilancio fra uscite e entrate da falda complessivamente in pareggio, con una
leggera prevalenza dei fattori favorevoli allincremento delle risorse idriche.
Appare quindi della massima importanza una regolazione dei prelievi che
mantenga il pi possibile inalterato il rapporto prelievi/ricarica.
Aspetti qualitativi

La valutazione dello stato qualitativo delle acque sotterranee basata sui


pochi dati che si sono resi disponibili: 11 Comuni sui 55 appartenenti al
sottobacino in esame. Per i Comuni di Lungavilla, Montebello della Battaglia,
Redavalle e Rivanazzano si evidenzia un elevato grado di crisi dovuto alla
presenza di ammoniaca, ferro e manganese (c3). Inquinamento di nitrati ed
antiparassitari (b3) si registra a Voghera e Arena Po. I Comuni di Casteggio
e Voghera presentano un indice di crisi medio per la presenza di cromo e
composti organoalogenati (indice a2). Infine, il Comune di Casei Gerola ha un
grado di crisi qualitativa basso (indice 1). Complessivamente il settore
presenta (limitatamente ai dati osservati) uno stato di degrado qualitativo
consistente (frequenza dei pozzi inquinati >50%) dovuto principalmente alla
presenza di ammoniaca, ferro e manganese (classe qualitativa c3).

2.2.3 Le risorse idriche sotterranee del sottobacino Ticino


Adda
Il sottobacino qui considerato limitato dai Fiumi Ticino, Po e Adda
rispettivamente a ovest, sud ed est. A nord il suo confine determinato
dalla comparsa dei primi corpi morenici delle provincie di Varese, Como e
Lecco. Complessivamente per il sottobacino Ticino - Adda stato calcolato
un afflusso da falda di 10,4 m3/s, un prelievo idrico da pozzo di 32,5 m3/s
e una ricarica, dovuta a piogge e irrigazioni, pari a 60.02 m3/s: ci
indicherebbe nel complesso, a scala di sottobacino, un buono stato delle
risorse idriche sotterranee: in realt, a scala dei singoli settori, sono state
individuate situazioni ad elevato squilibrio idrico o con problemi sotto il
profilo della qualit delle acque sotterranee.

Fig. 2.2.3 Il sottobacino Ticino-Adda e i 25 settori in cui stato suddiviso

2.2.3.1 La conurbazione varesina e la sua pianura


La pianura della provincia di Varese era fino al 1994 caratterizzata da un
moderato deficit del bilancio idrogeologico, quantificabile in poche centinaia
di litri al secondo sullintera zona di pianura. Questa condizione
determinata dal drenaggio esercitato dal F. Ticino, al quale pervengono dalle
falde alcuni metri cubi dacqua al secondo.
Tenendo conto del fatto che questarea copre una superficie di circa 1000
km2, risulta subito evidente che in occasione di un ciclo meteorologico meno
arido di quello del decennio precedente si pu ricostituire almeno su larga
parte del territorio lequilibrio del bilancio; per recuperare il pareggio fra
perdite e alimentazione, sono infatti sufficienti incrementi nelle
precipitazioni di soli 100 mm/anno, che su 1.000 km2 corrispondono a circa
800 l/s di infiltrazione efficace. Nel passato si sono pi volte verificate
riduzioni della soggiacenza in seguito ad incrementi dellordine di grandezza
menzionato nelle precipitazioni annue. In effetti, dopo laumento nelle
precipitazioni registrato in questi ultimi anni, c stato un ripianamento del
deficit idrico su una vasta superficie, che consente un modesto recupero
della piezometria sia in prima sia in seconda falda.

Si possono distinguere due condizioni: quella delle aree industriali, situate


lungo il F. Olona, dove il recupero piezometrico stato sensibile e quello
delle aree poste al centro della pianura e in prossimit del F. Ticino, dove le
condizioni di deficit del bilancio idrico sotterraneo sono ancora presenti.
In termini percentuali, il surplus dovuto alle piogge appare marcato e tale da
far prevedere un futuro incremento dei livelli piezometrici anche nelle aree
industriali del centro pianura. Rientrano in tale categoria la zona di
Gallarate, Busto, Legnano e Castellanza, pur rilevando che lafflusso delle
acque sotterranee supera in modo netto il deflusso e la fascia che circonda
il fiume Ticino, dove il drenaggio del corso dacqua richiama (probabilmente
verso la falda superiore) cospicui afflussi.
Lequilibrio del bilancio per il futuro, ove si determinassero necessit per un
maggiore sfruttamento, potrebbe essere garantito incentivando i prelievi
nella fascia prossima al F. Ticino, a ovest di Gallarate e di Samarate,
considerando il fatto che il fiume drena una cospicua parte delle acque
sotterranee, rendendole cos indisponibili per i prelievi.
Laumento del prelievo potrebbe corrispondere al 50% dellattuale
sfruttamento, dando cos luogo allutilizzo massimo di circa 2,5 m3/s. E
invece opportuno evitare incrementi dei prelievi nei centri industrializzati
(Gallarate, Busto e Castellanza soprattutto).
Agli effetti del bilancio idrico generale della pianura, larea costituita dalla
conurbazione varesina (comprendente Varese e lesteso territorio che dal
punto di vista urbanistico ed economico gli collegato: Graffignana, Cuvio,
Val Morea, Ispra, Varano Borghi) non ha un ruolo specifico, occupando una
zona con ridotte connessioni con la pianura.
Pur essendo essa al di fuori della zona di studio, si pu indicativamente
affermare che il consumo annuo, da tempo attestato intorno ai 50 milioni di
m3, supera in quasi tutti i punti del bacino il l/s per Km2 e costituisce un
carico non indifferente per le risorse idriche locali. In Val Morea, a Varese
ed in alcuni tratti dellalta valle Olona, vengono superati i 2 l/s per Km2,
dando luogo ad un sovrasfruttamento delle modeste risorse idriche locali.
Questo ampio settore quindi da considerare unarea di particolare
attenzione, anche per la scarsa qualit delle acque sotterranee colpite da
estesi inquinamenti industriali.
Al fine quindi di consentire uno sviluppo sostenibile a medio termine, non
dovranno essere consentiti incrementi sensibili dei prelievi (superiori al 5%)
nelle aree a maggiore sfruttamento.
Settore 1 Vergiate
Il settore si ubica in corrispondenza dellarea pedemontana, ad una quota
topografica compresa tra 400 m s.l.m. a Nord e 300 m s.l.m. a Sud,
collocandosi nella parte Nord-Ovest dellarea di studio. Il limite orientale
definito dal Fiume Olona. In questarea si ritrova un unico acquifero
indifferenziato monostrato, la cui base si pone tra i 240 e i 120 m s.l.m,
con spessori medi variabili tra 60 e 150 m. La trasmissivit media di questo

settore varia tra i 310-2 m2/s e 710-3 m2/s nella zona morenica e dei
terrazzi.
Aspetti quantitativi
Il settore appartiene alla classe quantitativa A (rapporto prelievo/ricarica
pari a 0.4) mentre il prelievo medio areale 3.42 l/s km2. Esiste una
sostanziale compatibilit tra uso e disponibilit della risorsa.
Aspetti qualitativi

La classe qualitativa complessiva del settore buona (1a).


Settore 5 Busto Arsizio
Il settore si ubica in corrispondenza dellalta pianura, ad una quota
topografica compresa tra 300 m s.l.m. a Nord e 200 m s.l.m. a Sud,
collocandosi nella parte Nord-Ovest dellarea di studio. Il limite occidentale
definito dal Fiume Ticino, quello orientale parzialmente dal Fiume Olona.
In questarea si ritrova un unico acquifero monostrato (tradizionale), la cui
base si pone tra i 190 e i 50 m s.l.m., con spessori medi variabili tra 80 e
160 m. La trasmissivit media di questo settore varia tra i 210-2 m2/s e
310-3 m2/s nella zona dei terrazzi.
Aspetti quantitativi
Nel settore 5 la classe quantitativa risulta essere di tipo A. Il rapporto
prelievi/ricarica pari a 0.6, mentre il prelievo medio areale 6.24 l/s
km2.
Sebbene tale classe quantitativa preveda compatibilit tra uso e disponibilit
della risorsa e vi siano quindi margini di incremento degli stessi, rimane
comunque opportuno evitare un aumento dei prelievi nei centri industrializzati
(Gallarate, Busto soprattutto).
Aspetti qualitativi
La vulnerabilit molto alta, poich i livelli piezometrici sono collocati ad
una profondit tale da non garantire una sufficiente protezione. Si nota
infatti che nei maggiori centri industriali (Busto e Gallarate) il cono di
depressione che si era creato in passato, quando le precipitazioni medie
annue erano inferiori a quelle attuali, stato per profondit e per
estensione molto modesto. Oltre il 50% dei Comuni presenta problemi, anche
gravi, di contaminazione delle falde.
Fra questi sono compresi territori di grande sviluppo industriale e con
elevata densit demografica, fra i quali Busto Arsizio, Gallarate, Lonate
Pozzolo e Olgiate. Nonostante tale situazione, la disponibilit di acque
sotterranee piuttosto elevata, potendo contare su risorse idriche
importanti fino ad almeno 160 m di profondit. Nel complesso il settore
presenta una frequenza media del 29% di pozzi contaminati con una

prevalenza di inquinanti di tipo a e b (organoalogenati,


antiparassitari) e si colloca nelle classi qualitative a2 e b3.

nitrati

ed

2.2.3.2 La pianura del Fiume Ticino


In tutto questo territorio le condizioni del bilancio sono complessivamente
buone. Si osserva infatti il permanere di uno stato di semiequilibrio, con
tendenza al surplus nelle aree irrigue poste pi a valle ed in quelle prossime
al F. Ticino, salvo alcune eccezioni.
Questa situazione appare determinata dal fatto che nelle aree a nord la
prima falda alimenta diffusamente gli acquiferi inferiori, separati da
diaframmi semipermeabili e discontinui. Tale passaggio di acque si riflette in
uno stato qualitativo discreto delle falde profonde in specie per quanto
riguarda le contaminazioni (come quelle da nitrati) provenienti dalla
superficie.
Settore 10 Busto Garolfo
Il settore si ubica in corrispondenza della media pianura, ad una quota
topografica compresa tra 200 m s.l.m. a Nord e 140 m s.l.m. a Sud,
collocandosi nella parte Ovest dellarea di studio. Il limite occidentale
definito dal fiume Ticino. In questarea si ritrova un unico acquifero
indifferenziato monostrato, la cui base si pone tra i 110 e i 25 m s.l.m.,
con spessori medi variabili tra 80 e 140 m. La trasmissivit media di questo
settore di 510-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
Nel settore 10 vi sono ottime possibilit, anche per la disponibilit di risorse
idriche profonde, oltre che per la trasmissivit singolarmente alta degli
acquiferi.
I valori dei prelievi dai dati disponibili sembrerebbero essere molto inferiori
alla disponibilit idrica della zona, di modo che potrebbero anche essere
aumentati nella media senza che la riserva ne abbia a ricevere un eccessivo
detrimento. In particolare si osserva che il prelievo medio areale del settore
di 4,25 l/sKm2 e il rapporto prelievo/ricarica pari a 0.1 (classe
quantitativa A).
I consumi in questo settore potrebbero pertanto essere spinti a un massimo
di 1 m3/s, raddoppiando sostanzialmente gli attuali prelievi.
Aspetti qualitativi
Il settore presenta una frequenza media (del 30%) di pozzi contaminati con
una prevalenza di inquinanti di tipo a e b dovuti ad attivit di origine
antropica come organoalogenati, nitrati ed antiparassitari, rientrando in
classi con degrado da medio (a 2) ad elevato (b 3).

Settore 15 Magenta
Il settore di Magenta si ubica in corrispondenza della media pianura ad
quota topografica compresa tra 140 m a Nord e 120 m s.l.m. a Sud,
collocandosi nella parte occidentale del sottobacino in esame. Il limite
occidentale definito dal fiume Ticino, quello orientale dai confini comunali.
In questarea si ritrova un acquifero differenziato: la base di quello
tradizionale si pone tra 0 e 30 m s.l.m., con spessori di circa 120 m,
mentre quello superficiale separato dallacquifero confinato da un orizzonte
a bassa permeabilit compreso tra 90 e 70 m s.l.m. La trasmissivit media
di questo settore di 410-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
Il settore, pur presentando un prelievo areale consistente (8,59 l/s km2), ha
un rapporto prelievi/ricarica pari a 0,3 cos da rientrare in classe A. Luso
delle acque sotterranee in questo caso sostenibile ed incrementabile nel
breve - medio periodo.
Aspetti qualitativi
La qualit delle acque non presenta particolari problemi (un solo comune in
classe a3 / b3), anche in relazione al fatto che appare essere garantita dal
consistente apporto di acque di buona qualit fornito dai corsi dacqua
artificiali.
Settore 19 Abbiategrasso
Il settore si ubica in corrispondenza della bassa pianura ad una quota
topografica compresa tra 120 m s.l.m. a Nord e 90 m s.l.m. a Sud,
collocandosi nella parte Sud-Est dellarea di studio. Il limite orientale
definito dal fiume Ticino, quello orientale dal fiume Olona. In questarea si
ritrova un acquifero differenziato: la base di quello tradizionale si pone tra
20 e 20 m s.l.m., con spessori variabili da 80 a 120 m mentre quello
superficiale separato dallacquifero confinato da un orizzonte
semipermeabile compreso tra 90 e 40 m s.l.m. La trasmissivit media di
questo settore varia da 310-2 a 610-2 m2/s nella zona del fiume Ticino.
Aspetti quantitativi
Questo settore rientra in classe quantitativa A (rapporto prelievi/ricarica
0.2) e il prelievo areale pari a 3.98 l/sKm2. Sembrerebbe pertanto
possibile prevedere un incremento dei prelievi, che porterebbe su tutta
larea lestrazione delle acque di falda a un totale massimo sostenibile di 2
m3/s.
Aspetti qualitativi

Il settore presenta una bassa frequenza (18%) di pozzi contaminati con una
prevalenza di inquinanti di tipo c e a (ammoniaca, Fe, Mn e organoalogenati),
presentando situazioni di degrado da basso (a1) ad elevato (c3).

Settore 22 Pavia
Il settore si ubica in corrispondenza della bassa pianura in una fascia
altimetrica compresa tra 90 m s.l.m. a nord ed 60 m s.l.m. a sud. Il
limite occidentale definito dal Fiume Ticino mentre quello orientale dal
Fiume Olona. La struttura idrogeologica caratterizzata da due acquiferi,
l'acquifero superficiale o primo acquifero ed il secondo acquifero separati da
un acquitard posto tra le quote di 65 e 40 m s.l.m. La trasmissivit media
del settore oscilla tra 2 10-2 m2/s ed i 610-2 m2/s nelle vicinanze del Po.
Aspetti quantitativi
In questo settore limpatto dei prelievi (prelievo medio areale 2.14 l/s km2)
trascurabile e sostenibile a medio termine. Il rapporto prelievi/ricarica
pari a 0.1 (classe quantitativa A) estremamente favorevole soprattutto
per gli importanti apporti dati dalle irrigazioni. Il prelievo massimo
sostenibile risulta essere circa 1 m3/s.
Aspetti qualitativi
Sotto il profilo qualitativo la situazione risulta essere maggiormente
compromessa: tutti i comuni presentano un grado di crisi qualitativa
consistente (frequenza di pozzi contaminati >50%) soprattutto per la
presenza di composti di origine naturale tipici di ambiente riducente quali:
ammoniaca, ferro e manganese (classe c3).
Settore 23 Corteolona
Il settore si ubica in corrispondenza della bassa pianura, in una fascia
altimetrica compresa tra 80 m s.l.m. a nord e 60 m s.l.m. a sud. Il limite
occidentale definito dal Fiume Olona, quello orientale dal Fiume Lambro. La
struttura idrogeologica caratterizzata da due acquiferi, l'acquifero
superficiale ed il secondo acquifero separati da un acquitard situato tra le
quote 50 e 70 m s.l.m. La trasmissivit media del settore oscilla tra 210-2
m2/s ed i 610-2 m2/s nelle vicinanze del F. Po.
Aspetti quantitativi
Limpatto dei prelievi sull'area di studio (prelievo medio areale 1,13 l/s km2)
trascurabile e sostenibile a medio termine (rapporto prelievi/ricarica pari a
0,3 - classe A). Il settore non presenta quindi particolari problemi
quantitativi anche se in alcuni Comuni (es. Miradolo, S.Cristina) l'avvicinarsi
del substrato alla superficie determina una diminuzione dello spessore degli

acquiferi e di conseguenza anche della trasmissivit degli stessi. In tali


situazioni, considerando la scarsa resa delle falde, si ravvisa lopportunit di
evitare aumenti dei prelievi superiori a qualche decina di l/s. Il prelievo
massimo sostenibile per lintero settore risulta dunque essere di circa 0,5
m3/s, dato che indica come sia la scarsit dei prelievi attuali a mantenere
lequilibrio e non la buona disponibilit idrica della zona.
Aspetti qualitativi
Come per il settore precedente sotto il profilo qualitativo la situazione
risulta essere maggiormente compromessa: tutti i comuni presentano un
grado di crisi qualitativa consistente (frequenza dei pozzi contaminati >50%)
soprattutto per la presenza di sostanze di origine naturale quali: ammoniaca,
ferro e manganese (classe c3).

2.2.3.3 La pianura fra Olona e Lambro


In questo settore si riscontra una situazione di equilibrio o di moderato
surplus nella parte settentrionale della provincia, lungo il bordo prealpino,
che corrisponde allarea coperta dai depositi glaciali; in tali zone peraltro lo
sfruttamento delle falde estremamente ridotto.
Settore 2 Tradate
Il settore 2, compreso in una fascia altimetrica tra i 400 ed i 200 m s.l.m.,
caratterizzato da una parte collinare, costituita da depositi
prevalentemente glaciali di scarsa resa e una parte pianeggiante, formata da
alluvioni di fondovalle. La struttura idrogeologica caratterizzata da un
unico acquifero monostrato avente lo spessore medio di 80-150 m. La
trasmissivit media del settore oscilla tra 210-2 m2/s ed i 310-3 m2/s
della zona morenica e dei terrazzi. Al suo interno ricadono Comuni importanti
per estensione ed industrializzazione, quali Castiglione Olona, Lentate sul
Seveso, Olgiate Comasco, Oltrona, Villaguardia, Venegono. Lo studio ha
confermato quanto indicato in precedenza per il settore 1, sia per quanto
riguarda la vulnerabilit sia per quanto riguarda la struttura geologica
generale.
Aspetti quantitativi
Dalle elaborazioni eseguite sembrerebbero risultare tollerabili standard di
prelievo fino ad un totale di 1,75 m3/s, pari a un incremento del 50%
dellattuale consumo (classe quantitativa B - rapporto prelievi/ricarica pari a
1).
Aspetti qualitativi

Il settore presenta una frequenza media (tra il 20 e 50%) di pozzi contaminati


con una prevalenza di inquinanti di tipo a (Cr e organoalogenati) mostrando un
degrado medio (classe 2a).

Settore 3 Cant
Il settore si ubica in corrispondenza dellarea pedemontana nella porzione
settentrionale del sottobacino Adda Ticino, in una fascia altimetrica
compresa tra 400 m s.l.m. a nord e 200 m s.l.m. a sud. Il limite orientale
parzialmente definito dal Fiume Lambro, mentre quelloccidentale dal Fiume
Seveso. Larea presenta un acquifero indistinto, dello spessore medio di 95
m, caratterizzato da una trasmissivit media di 310-2 m2/s che, nella zona
morenica e dei terrazzi si riduce a 310-3 m2/s.
Aspetti quantitativi
Il rapporto prelievi ricarica, pari a 1.1 (classe B), indica un sostanziale
equilibrio tra disponibilit ed uso della risorsa, nonostante il consistente
prelievo medio areale (7,03 l/s km2). Sul breve periodo dunque, lattuale
grado di sfruttamento della risorsa idrica pu essere ben tollerato, a patto
di vigilare su eventuali incrementi a seguito di installazione di attivit
particolarmente idroesigenti. Si deve in particolare esercitare attenzione
nelle aree interessate da depositi glaciali e nei tratti in cui lo spessore
dellacquifero ridotto per la vicinanza del substrato villafranchiano al piano
campagna, dove la portata unitaria delle falde mediocre.
Aspetti qualitativi
Lo stato della risorsa idrica presenta una frequenza di pozzi contaminati
compresa tra il 20% ed il 50%, dovuta ad attivit dorigine antropica, in
prevalenza nitrati ed composti organoalogenati; la classe di degrado varia
pertanto da elevato (b3) a medio (a2).
Settore 7 Saronno
Il settore di Saronno ubicato in corrispondenza dellalta pianura, in una
fascia altimetrica compresa tra 200 m s.l.m. a nord e 180 m s.l.m. a sud.
Entrambi i limiti dellarea studiata sono definiti da confini comunali. L'area
caratterizzata da un acquifero indifferenziato di spessore medio di circa
130 m e trasmissivit media di 210-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
Il prelievo areale molto elevato (26.2 l/s km2) e non adeguatamente
bilanciato dall'alimentazione della falda. Esiste pertanto un consistente

squilibrio tra disponibilit ed uso della risorsa (prelievi/ricarica = 2,3 classe D) che necessita di un costante monitoraggio ed unimmediata azione
di risanamento.
Aspetti qualitativi
Lo stato qualitativo della risorsa idrica risulta compromesso da contaminanti
di origine antropica, in prevalenza composti organoalogenati ed in misura
minore cromo e nitrati (classe di degrado elevato a3).
Settore 8 Seregno
Il settore in esame si ubica in corrispondenza dell'alta pianura, in una fascia
altimetrica compresa tra i 200 m s.l.m. ed i 180 m s.l.m. L'area
caratterizzata da un acquifero indifferenziato, di spessore medio di circa
100 m e trasmissivit media di 410-2 m2/s e 610-3 m2/s nella zona dei
terrazzi fluvioglaciali.
Aspetti quantitativi
Come nel caso precedente, a causa del forte prelievo areale (prelievo medio
pari a 15,4 l/s km2), appare utile limitare i prelievi ad un massimo di 1,5
m3/s, limite peraltro superiore allattuale livello di sfruttamento (classe D:
rapporto prelievi/ricarica pari a 2,1).
Aspetti qualitativi
Il settore presenta una frequenza media (tra il 20 e 50%) di pozzi
contaminati con una prevalenza di inquinanti di tipo b (nitrati e
antiparassitari), cos da ricadere in una classe di degrado (3b).
Settore 6 Legnano
Il settore si ubica in corrispondenza dell'alta pianura, in una fascia
altimetrica compresa tra 200 m s.l.m. e 180 m s.l.m. L'area
caratterizzata da un acquifero indifferenziato, di spessore medio di circa
140 m e trasmissivit media di 210-2 m2/s. Da rimarcare anche la
presenza nel settore dell'antica conoide del F. Olona, dotata di spessore ed
estensione molto rilevanti e di un'elevata trasmissivit (sono sporadiche e
ridotte le aree a trasmissivit scarsa, inferiore di 10-2 m2/s).
Aspetti quantitativi
L'entit dei prelievi (9,56 l/s km2) non adeguatamente bilanciati dalla
ricarica dalla superficie risulta onerosa ai fini del mantenimento
dell'equilibrio. Bisogna pertanto evitare di incrementare gli stessi, limitandoli
al disotto del valore massimo sostenibile di 1,4 m3/s (sul totale del settore)
contro gli attuali 1,16 (classe C: prelievi/ricarica pari a 1,2).
Aspetti qualitativi

Il settore presenta una frequenza media (tra il 20 e 50%) di pozzi


contaminati con una prevalenza di inquinanti di tipo a (Cr e organoalogenati)
presentando in media un degrado di classe 2a.

2.2.3.4 La pianura milanese


Quasi tutta la periferia di Milano e lhinterland, che per quanto riguarda la
prima falda presentano condizioni ancora pi evidenti di bilancio positivo,
risultano interessate da un tendenziale sollevamento dei livelli piezometrici.
Si differenziano da tale condizione il centro abitato di Milano e tutta la
periferia settentrionale, dove si registrano condizioni di equilibrio o di
moderato deficit, per il permanere di condizioni di intenso prelievo,
soprattutto per gli usi acquedottistici.
Si rileva che, allontanandosi dal centro e procedendo sia verso est, sia verso
ovest, fino a raggiungere le aree che in passato avevano subito un elevato
sfruttamento al quale si contrappongono oggi prelievi modesti, si vengono a
rimarcare condizioni di bilancio positivo sempre pi nette.
Le cause di questo fenomeno, pur non essendo oggetto di specifico
approfondimento nellambito di questo studio, potrebbero risiedere nelle
frequenti interruzioni dei diaframmi semipermeabili che rendono agevole in
quei settori lintercomunicazione con la prima falda.
Considerando globalmente la Provincia di Milano, risulta di particolare
interesse un confronto con le condizioni del 1994, che erano improntate da
un deciso squilibrio negativo. Si deve a tal proposito ricordare che a una
portata entrante nellarea di Milano e nellhinterland di circa 28 m3/s, si
contrapponeva unuscita di 23 m3/s, con un deficit di ben 5 m3/s.
Tale differenza appare oggi in gran parte annullata, fatta eccezione per la
citt di Milano nella sua parte settentrionale, dove il secondo acquifero
risulta ancora soggetto ad un sensibile eccesso di prelievi.
Settore 11 Rho
Il settore 11 si ubica in corrispondenza della media pianura in una fascia
altimetrica compresa tra 180 m s.l.m. e 140 m s.l.m. L'area
caratterizzata da un acquifero indifferenziato, di spessore medio di circa
120 m e trasmissivit media di 310-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
Il bilancio idrico complessivamente positivo (classe quantitativa A
prelievi/ricarica 0.5), porta ad un lento sollevamento dei livelli piezometrici,
grazie all'abbondante alimentazione proveniente dalle falde, dalle perdite dei
canali, dal F. Olona e dalle precipitazioni.
I prelievi sono tuttavia molto elevati (prelievo medio areale 14,1 l/s km2),
cosicch il tetto del valore di portata massimo sostenibile molto prossimo a
essere raggiunto (1,6 m3/s su tutta larea). Si ricorda che tale valore

inteso nella prospettiva di mutate condizioni di sfruttamento e di


alimentazione, tali da riportarci alla situazione dellinizio degli anni 90,
nettamente contrastante con il momento attuale particolarmente favorevole
allincremento delle disponibilit idriche .
Aspetti qualitativi

Gli acquiferi nella zona di Rho sono ben separati: altrove i livelli che si
interpongono fra l'acquifero superficiale e quello tradizionale sono meno
continui e le falde risultano intercomunicanti. La vulnerabilit degli acquiferi,
in specie del primo, molto alta; questa situazione si traduce in un esteso
inquinamento che colpisce quasi tutti i Comuni del settore, in particolare
quello di Rho. Complessivamente il settore presenta una frequenza media
(tra il 20 e 50%) di pozzi contaminati con una prevalenza di inquinanti di tipo
a (Cr e organoalogenati) cos da ricadere in una classe di degrado medio
(2a).
Settore 12 Arese
Il settore 12, si colloca alla periferia settentrionale di Milano, in una fascia
altimetrica compresa tra 180 e 150 m s.l.m. L'area caratterizzata da un
acquifero indifferenziato dello spessore medio di 125 m ed una trasmissivit
media di 210-2 m2/s. Da qualche anno la zona registra un aumento
consistente dei livelli piezometrici, cresciuti dal 1993 a oggi di circa 6-7
metri.
Aspetti quantitativi
Il settore si colloca nella classe quantitativa B (prelievi/ricarica pari a 0,8),
tuttavia tenendo conto del momento particolarmente favorevole del bilancio
idrico, da ritenere che, per le ottimali caratteristiche dellacquifero, il
massimo prelievo tollerabile con lequilibrio sia leggermente pi elevato di
quello attuale (prelievo medio areale 19,38 l/s km2) e sia possibile
incrementare i prelievi fino a circa 1 m3/s come totale generale del settore.
Aspetti qualitativi

Il settore presenta una frequenza alta (>50%) di pozzi contaminati con una
prevalenza di inquinanti di tipo a (Cr e organoalogenati) e si colloca in una
classe di degrado elevato (3a).
Settore 13 Cinisello Balsamo
Il settore si ubica in corrispondenza della media pianura, in una fascia
altimetrica compresa tra 180 e 150 m s.l.m. L'area caratterizzata da un
acquifero non differenziato dello spessore medio di 100 m e trasmissivit
media di 610-2 m2/s.

Aspetti quantitativi
Questo settore comprende larea nella quale in corso il maggiore
sollevamento del livello piezometrico, determinato dallabbandono di attivit
legate ad industrie idroesigenti.
La trasmissivit degli acquiferi molto buona e la portata dei pozzi (prelievo
medio areale 31,8 l/s km2) attualmente molto inferiore al valore massimo
sostenibile (circa 2 m3/s). Complessivamente l'area si colloca nella classe C
(rapporto prelievi/ricarica pari a 1,4).
Aspetti qualitativi
Il settore presenta una frequenza media (tra il 20 e 50%) di pozzi
contaminati con una prevalenza di inquinanti di tipo a (Cr e organoalogenati)
e rientra nella classe 2a (degrado medio).

Settore 16 Sedriano
Il settore in esame si ubica in corrispondenza della media pianura, nella
fascia altimetrica compresa tra 140 e 120 m s.l.m.. La struttura
idrogeologica caratterizzata da due acquiferi, l'acquifero superficiale ed il
secondo acquifero separati da un acquitard posto a quote variabili tra 75 e
100 m s.l.m. La trasmissivit media del settore oscilla tra 210-2 m2/s
(zona ovest) ed i 810-2 m2/s (zona est).
Aspetti quantitativi
Questo settore, posto alla periferia occidentale di Milano, la trasmissivit e
la permeabilit sono ottimali; peraltro i prelievi sono ormai molto elevati
(prelievo medio areale 8,34 l/s km2) cos da determinare un sostanziale
equilibrio della falda con una leggera tendenza al sollevamento (classe
quantitativa A rapporto prelievi/ricarica pari a 0.2).
Non sussistono impedimenti per un aumento dei prelievi fino al m3/s come
valore totale da distribuire su tutta larea.
Aspetti qualitativi
Il settore non presenta rilevanti problemi di degrado della risorsa idrica
(frequenza dei pozzi inquinati <20%); i casi di contaminazione rilevati sono
dovuti principalmente a nitrati ed antiparassitari (classe b2: degrado medio).

Settore 17 Milano
Il settore in esame rappresenta l'area comunale di Milano e si ubica in
corrispondenza della media pianura, nella fascia altimetrica compresa tra
150 e 110 m s.l.m.. La struttura idrogeologica caratterizzata da due
acquiferi, l'acquifero superficiale ed il secondo acquifero separati da un

acquitard postotra le quote 110 e 70 m s.l.m. La delimitazione fra primo e


secondo acquifero risulta incerta in tutta la parte nord, mentre si fa pi
marcata e continua nella fascia centrale e meridionale. La trasmissivit
risulta complessivamente molto elevata nella parte centrale e orientale
dell'area, e pi ridotta in alcuni tratti della parte settentrionale;
mediamente comunque si attesta su valori di 110-1 m2/s.
Aspetti quantitativi
Il settore 17 caratterizzato da prelievi notevolmente alti (prelievo medio
areale 50,46 l/s km2). Gli attuali prelievi determinano un deficit nel secondo
acquifero, ma consentono la risalita dei livelli della prima falda (classe D:
rapporto prelievi/ricarica 2,2). Gli standard consigliati sono molto inferiori al
prelievo areale attuale; le elaborazioni compiute fanno prevedere che un
riequilibrio dell'acquifero tradizionale potr avvenire solamente con un
prelievo inferiore a quello attuale per quanto concerne il secondo acquifero.
Lo stato della prima falda, che vede un trend ancora positivo per la forte
riduzione dei prelievi verificata nel Comune e nelle immediate adiacenze,
sotto controllo. Si prevede una gestione attenta del primo acquifero nei
prossimi anni, cos da stabilizzarne il livello a quote meno critiche per le
infrastrutture urbane.
Aspetti qualitativi
Lo sfruttamento della risorsa pesantemente limitato dal consistente stato
di degrado della stessa (frequenza dei pozzi inquinati >50%), dovuto
principalmente alla presenza di cromo ed organoalogenati (classe a3).

Settore 17 BIS Milano centro-sud


Il settore occupa la porzione urbanizzata del territorio comunale di Milano
(Fig. 2.2.3.1). Sostanzialmente presenta quindi le stesse caratteristiche
idrogeologiche del settore 17 ad eccezione dei valori di trasmissivit, che
localmente si riducono anche di molto al di sotto di quelli prima citati e del
leggero surplus della ricarica registrato anche per il secondo acquifero.
Aspetti quantitativi
La classe quantitativa del settore E (rapporto prelievi/ricarica pari a 3,1).
Appare evidente limportanza di procedere a una riduzione dei prelievi
soprattutto in questo settore (prelievo medio areale 33,05 l/s km2) che
occupa la parte orientale e meridionale della citt.

SETTORE 17 bis

Fig. 2.2.3.1 Dettaglio del settore 17 bis del sottobacino Ticino-Adda


Aspetti qualitativi
Analogamente al settore 17 lo sfruttamento della risorsa pesantemente
limitato dal consistente stato di degrado della stessa (frequenza dei pozzi
inquinati >50%) dovuto principalmente alla presenza di cromo ed
organoalogenati (classe a3).
Sul problema di Milano, che presenta aspetti molteplici e di particolare
complessit, si ritenuto utile dare pi ampi chiarimenti di seguito
sintetizzati.
Il caso di Milano e del suo hinterland
a) Valutazione quantitativa dellentit e della disponibilit delle risorse idriche
sotterranee
Al fine di valutare lentit delle risorse in gioco e poter provvedere ad una
loro tutela quali-quantitativa stato implementato un modello di flusso
utilizzando i dati e le elaborazioni derivanti dallapplicazione delle
metodologie sopra indicate e ricorrendo al codice numerico alle differenze
finite MODFLOW del Servizio Geologico degli U.S.A. (Mc Donald M.G.,
Harbaugh A.W., 1981) nelle versioni pi aggiornate (1996).
La ricostruzione idrogeologica eseguita ha identificato un modello
idrogeologico concettuale in cui lacquifero normalmente sfruttato stato
suddiviso in due orizzonti: il primo rappresentativo dell'acquifero superficiale
a falda libera, identificato perlopi con i depositi ghiaioso-sabbiosi alluvionali
e fluvioglaciali wrmiani e un secondo rappresentativo del sistema acquifero
pi profondo, sede di falde da semiconfinate (dominio alta - media pianura
lombarda) a confinate (dominio bassa pianura lombarda), costituito da
depositi fluvioglaciali pi antichi. A questo schema fa eccezione la fascia di
alta pianura, prossima al limite pedealpino, dove si in presenza di un
sistema acquifero monostrato che raggiunge i depositi del Villafranchiano e
che costituisce anche la zona di ricarica delle falde profonde. Ancora pi in
profondit sono presenti altre falde captate che non sono per oggetto di
questo studio.

Questa distinzione non si basa strettamente su criteri geologici, ma risulta


utile ai fini della identificazione tipologica dei pozzi per acqua che filtrano
sistemi acquiferi pi superficiali con falda libera e quindi pi vulnerabili
all'inquinamento e/o sistemi acquiferi pi protetti contenenti falde
semiconfinate o confinate.
Non essendo possibile avere dati affidabili sullintera pianura lombarda in
riferimento alleffettiva tipologia dei pozzi per quanto riguarda la falda
captata e soprattutto in relazione alla ripartizione del prelievo su ciascuna
captazione (in molti casi infatti disponibile solo il prelievo complessivo su
base comunale) si ritenuto opportuno in questa fase semplificare lo schema
idrogeologico considerando un monostrato che raggruppa il cosiddetto
acquifero tradizionale per non introdurre eccessive approssimazioni nella
definizione dei bilanci idrici.
Il modello concettuale cos identificato stato trasformato in una forma
adatta alla modellazione, definendo la griglia, scegliendo le condizioni iniziali
e al contorno, i termini sorgente/pozzo, la discretizzazione temporale e
trasferendo entro la griglia i parametri fisici e idrogeologici dell'acquifero.
b) Deficit idrico sostenibile: indicazioni per la gestione delle acque sotterranee
nella citt di Milano
Come emerso dallesame dello stato delle risorse idriche sotterranee sopra
descritte il territorio comunale di Milano stato a lungo soggetto a una
profonda crisi per lelevato squilibrio, particolarmente accentuato nei primi
anni 70, tra uso e disponibilit della risorsa (i prelievi superano di molto
lentit di ricarica della falda).
Dal 1975 si verifica un progressivo e non del tutto uniforme rientro dalle
condizioni di grave deficit fra entrate e uscite da falda, il cui riequilibrio
ancora ben lontano da essere ottenuto.
Le attuali difficolt legate al considerevole sollevamento del livello di falda
nellarea comunale, sono infatti da ascrivere non gi al raggiungimento
dellequilibrio fra afflussi e deflussi da falda nellarea milanese, bens
alleccessiva profondit alla quale sono state portate le infrastrutture negli
anni nei quali la falda raggiungeva diverse decine di metri di profondit nel
corso di un pi che trentennale continuo abbassamento. Il recupero di livello,
per quanto sia da considerare modesto in rapporto al pi che quadruplo
abbassamento totale dal 1920 al 1975, ha fatto s che scantinati di
abitazioni, magazzini, box sotterranei e infrastrutture di trasporto, siano
stati invasi dalle acque di falda .
Si verifica cos una apparente antitesi fra la realt idrogeologica
(permanenza di uno stato di deficit di bilancio) e la realt pratica,
determinata dal fatto che il risanamento del bilancio idrico comporta gravi
danni economici.
Quindi, mentre i primi studi sul problema della grave crisi idrica, che in
passato aveva determinato cedimenti nelle strutture di edifici e un sensibile
contributo al degrado qualitativo delle acque, sottolineavano agli inizi degli

anni 90 la necessit di rientrare nella normalit delle condizioni


idrogeologiche, levidenza dei danni arrecati alle strutture consiglia oggi di
prendere in considerazione lipotesi di mantenere un ragionevole deficit di
bilancio, in questo confortata da elementi molto concreti derivanti dallesame
degli attuali fabbisogni idrici.
Infatti la recente dismissione di molte attivit industriali idroesigenti (Falck,
Pirelli ecc.) ha reso evidente che la riduzione dello squilibrio fra
alimentazione e uscite da falda si ormai consolidata, e che non esistono pi
i motivi di allarme ancora ben presenti allinizio degli anni 90 per la
consistenza delle disponibilit di acque potabili, anche in presenza di una
sensibile differenza negativa fra alimentazione e prelievi.
Appare quindi possibile procedere oggi senza timore di ripercussioni negative
incontrollate a determinare il livello piezometrico che meglio garantisca la
sicurezza degli edifici e delle infrastrutture urbane, nonostante che questo
comporti il mantenimento di uno stato di squilibrio idrogeologico.
Il deficit di bilancio dei primi anni 90, era di circa 6 m 3 /s fra entrate e
uscite da falda sullarea che comprende Milano e del suo hinterland, deficit
oggi molto ridotto rispetto a quello indicato, essendo diminuito di circa 4,5
m 3 /s sul totale dellarea considerata.
Dato che, come stato precedentemente indicato, esiste una notevole mole
di dati sul bacino idrogeologico afferente alla citt di Milano, si voluto
sperimentare lutilizzo del modello di flusso implementato a scala regionale
per valutare la correttezza di una proposta orientata al mantenimento di un
deficit di bilancio idoneo ad assicurare senza eccessive ripercussioni negative
sulla disponibilit idrica, esaminando leffetto di alcune soluzioni fra quelle
presentate finora in tal senso nelle diverse sedi istituzionali.
c) Il bilancio idrico e le tendenze evolutive della falda nellesame delle cause del
sollevamento della falda a Milano
Le ragioni del fenomeno dellinnalzamento della falda sono ovviamente da
ricercarsi nella variazione delle voci che costituiscono il bilancio idrico
dellarea.
Per quanto riguarda il bacino idrogeologico compreso tra i F. Adda e Ticino,
come risulta dalla tabella 2.2.4 tra le voci di ricarica predominano le
irrigazioni e le precipitazioni efficaci, mentre tra le uscite i prelievi e il
drenaggio ad opera dei principali fiumi (Adda, Ticino e Po).
Unattenzione particolare deve essere riservata al periodo 1975-1997 in cui
si manifestata linversione della tendenza dellandamento generale del
livello piezometrico.
Tra le voci di entrata le irrigazioni non hanno registrato modifiche sensibili
anche se evidente stata una riduzione costante nel tempo dei quantitativi
derivati e quindi di un corrispondente loro contributo nellalimentazione della
falda. La piovosit ha invece manifestato, almeno nel periodo 1975-1979,
valori superiori di oltre il 30% rispetto alla media (950 mm) osservata
nellultimo trentennio. Anche gli anni novanta si sono presentati come anni

relativamente piovosi, ma con valori nel complesso di poco superiori a quelli


medi; le stesse precipitazioni dei mesi pi piovosi, pur indicando un buon
apporto meteorico responsabile di esondazioni negli anni 1993 e 1994,
sembrano giustificare solo in parte il marcato effetto sulla falda. Riguardo
al contributo delle perdite dalla rete di distribuzione dellacqua potabile e
della rete fognaria non ci sono elementi certi per una valutazione corretta.
In ogni modo, pur considerando per la rete acquedottistica una perdita non
trascurabile, stimata del 18% del sollevato (circa 40 milioni di m per il
1997), tenuto conto della costante riduzione del prelievo nel periodo in
esame ipotizzabile, a parit di percentuale di perdita, una analoga
riduzione dellapporto in falda.
Tra le uscite lelemento antropico di maggiore rilevanza costituito dai
prelievi. Esaminando i soli dati dei prelievi pubblici della citt di Milano,
partendo dal 1909 in cui si aveva un emungimento di 1 m/s, si arrivati
progressivamente a 8.8 m/s nel 1960 e 11.1 m/s nel 1975;
successivamente il prelievo sostanzialmente diminuito fino a 8 m/s nel
1997 a causa del decremento della popolazione residente di circa il 23.5%
(da 1.7 a 1.3 milioni di abitanti tra il 1971 e il 1996).
Inoltre dato che il primo acquifero risultato essere interessato dalla
presenza di contaminanti, il prelievo di acque ad uso potabile stato in gran
parte trasferito dal primo al secondo acquifero e agli acquiferi pi profondi,
riducendo in tal modo lentit del volume complessivo estratto dal primo
acquifero.

ENTRATE
Infiltrazione
efficace/
perdite reti
Irrigazioni/
Perdite da corsi
dacqua

Afflusso da monte

USCITE

Ticino/
Adda
(4315
km)

Milano
(181.7 km)

38,2%

Drenaggio
dai fontanili

11,20%

Prelievi
idrici

46,11%

84,26%

42,69%

15,74%

Ticino/Adda
(4315 km)

Milano
(181.7
km)

36,90%

48,40%

14,70%

61,8%

Drenaggio
fiumi
Deflusso
valle/lateral
e

Tabella 2.2.4: incidenza percentuale dei parametri del bilancio idrico


sotterraneo nel settore Adda - Ticino e territorio di Milano (II trimestre
1994).

Pertanto, pur non essendo direttamente correlabili i quantitativi di acqua


estratti per uso potabile con lentit degli abbassamenti della falda in
ragione della ripartizione del prelievo su pi acquiferi, si evidenzia comunque
che una riduzione del prelievo dalla seconda falda equivale ad una minore
uscita per drenanza dalla prima alla seconda falda (stante il modulo e il
verso dellinterscambio). Sempre a causa del progressivo abbandono della
prima falda si osserva infine una forte riduzione dei quantitativi sollevati dai
pozzi in spurgo, a partire dalla met degli anni 80 ad oggi, passando da
valori stimati di 52 a 37 milioni di m nel periodo 1990-1997.
Essendosi poi modificata la struttura di produzione economica del centro
urbano e dei comuni dellhinterland (crisi del settore industriale, in
particolare meccanico e chimico e forte incremento del settore terziario),
anche i prelievi privati ad uso industriale sono diminuiti, riducendosi nel solo
Comune di Milano del 73% nel periodo 1979-1997 (da 96 a 26 milioni di m)
e del 49% se si considera il solo 1990-1997 (da 51 a 26 milioni di m )
vedi Tabella 2.2.5.
Questa riduzione ancora pi sensibile se si considera la cintura
industrializzata posta a Nord di Milano dove, nel periodo 90-97, in 22
comuni esaminati accanto ad una riduzione del prelievo pubblico di circa 17
milioni di m si registrato un ulteriore decremento dei prelievi industriali
pari a circa 41 milioni di m.
Numerosi sono gli esempi di contrazione dei prelievi dai poli industriali di
Milano e hinterland, stimata per il periodo 90-97 in oltre 45 milioni di m.
A titolo esemplificativo si fa osservare che in un territorio storicamente
industrializzato come quello di Sesto San Giovanni (Nord Milano), a fronte di
un prelievo pubblico annuo che passato nel periodo 1980-1997 da 13.1 a
11 milioni di m quello privato si invece ridotto da 41.6 a 4.9 milioni di
m, con un decremento di oltre l88% .
Dai dati sopra descritti si pu pertanto stimare che nel capoluogo lombardo
si verificato, nel periodo 90-97 un deficit totale dovuto al solo prelievo di
circa 66 milioni di m, essendo il prelievo complessivo annuo passato da
valori di circa 383 a 317.5 milioni di m.
Unulteriore riduzione delle uscite da falda costituita dal mancato
drenaggio dei fontanili in quanto una parte di essi stata tombinata e quindi
non pu pi svolgere la sua azione di scaricatore delle acque sotterranee e di
modulatore delle escursioni della falda. E stato calcolato che a fronte di
una riduzione del numero di fontanili da 430 nel 1975 a 186 nel 1996 la
portata drenata dalla falda nel periodo considerato si complessivamente
ridotta di circa 12 milioni di m (Rosti G. et al., 1997).
Considerando quindi tutti questi elementi e lincertezza di alcune valutazioni
e confrontando lentit di riduzione delle portate estratte da Milano e la
stima del volume corrispondente allinnalzamento piezometrico nel medesimo
periodo (circa 135 milioni di m nel 90-97, corrispondenti a circa 4 m/s) si
evince come le cause principali non siano da ricercarsi solo nella dismissione
dei prelievi nel capoluogo ma anche di quelli nel suo hinterland.

Ad una scala pi vasta che coinvolge lintera zona di alimentazione delle


falde captate a Milano si osserva comunque che la tendenza allinnalzamento
sembra essersi esaurita nelle zone poste pi a Nord dove il trend in
sollevamento rilevabile solo nel periodo 1992-1994 con valori di risalita
fino a 14 m, cfr. la zona di Giussano (posta circa 20 km a Nord), in
relazione ai forti apporti meteorici degli anni 93-94. Procedendo verso Sud,
dopo la forte risalita del periodo 1992 1994 i livelli risultano invece
stazionari ad esempio a Desio (circa 10 km a Nord) mentre nelle immediate
vicinanze di Milano (Sesto San Giovanni) insiste quella componente antropica
che, in ragione della dismissione dei prelievi, causa il perdurare della risalita
oltre gli anni 1992-1994.
Bilanci
PRELIEVI
o
1990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997
3
(milioni m /anno)
199097
280. 276. 268. 268. 264. 255. 249. 254.
PUBBLICO MILANO
-25.9
7
3
9
5
5
9
6
8
SPURGO MILANO
51.9 48.1 45.1 58.0 56.5 60.7 39.5 37.0 -14.9
Pirelli (Milano)
8.2 4.9 5.3 5.4
5.5
4.9 3.3 n.d. -4.9*
Sieroterapico (Milano) 1.3 0.1 0.5 0.2
0.2
0.2 0.1 n.d. -1.2*
Marelli (Milano)
1.1 -1.1
Maserati/Innocenti
2.1 1.7 1.6 0.7
0.7
0.5 0.3 n.d. -1.8*
(Milano)
Cartiere Verona/Saffa
2.3 0.3 -2.3
(Milano)
Totale poli ind. Milano 15
7
7.4 6.3
6.4
5.6 3.7 n.d. -11.3*
PRIVATO MILANO
50.7 44.3 42.5 31.7 32.6 33.1 32.3 25.7 -25
383. 368. 356. 358. 353. 349. 321. 317.
TOTALE MILANO
-65.8
3
7
5
2
6
7
4
5
PUBBLICO hinterland 124. 124. 110. 107. 106. 106. 107.
n.d. -17.3*
(Nord)
8
4
4
5
7
5
5
Falck (Sesto
16.0 30.0 24.0 7.4
11.2 7.2 1.3 n.d. -14.7*
S.Giovanni)
Alfa Romeo (Arese)
8.0 7.9 5.3 4.8
4.5
5.1 4.9 n.d. -3.1*
Agip (Rho)
7.8 7.9 13.4 3.9
1.1
1.7 2.7 n.d. -5.1*
Totale poli ind.
31.8 45.8 42.7 16.1 16.8 14
8.9 n.d. -22.9*
hinterland (Nord)
PRIVATO hint. Nord
85.9 82.6 61.4 62.1 60.0 33.1 44.6 n.d. -41.3*
Milano
Altri poli
40.8 39.4 31.9 32.6 30.0 26.6 27.8 n.d. -13.0*
ind.(PioltelloRodano)
TOTALE
634. 615. 560. 560. 550. 515. 501.
n.d.
Milano+hinterland
8
1
2
4
3
9
3
137.4*

Tabella 2.2.5 Prelievi pubblici e privati e dei principali poli industriali di


Milano e di alcuni Comuni dellhinterland (da Rosti G. et al., 1997
modificato). (*) valore calcolato per il periodo 1990-1996.

Dal punto di vista quantitativo stata confrontata la quantit di acque che alimenta la falda con quella
utilizzata da pozzi pubblici e privati. Si sono evidenziate situazioni molto diverse in cui si ha una sostenibilit
dello sfruttamento delle risorse idriche, da altre in cui sono necessarie opere strutturali e non strutturali di
riequilibrio.

Avendo a disposizione sullintera pianura lombarda un set di dati limitato nel


tempo (1994-1996), i risultati ottenuti sono stati poi messi in relazione alle
oscillazioni del livello della falda, onde riscontare le tendenze in atto dovute
alla differenza tra entrate ed uscite dalla falda.
In un panorama cos differenziato si registra comunque la necessit di un
coordinamento e di una pianificazione dello sfruttamento idrico ed anche
dellincremento e della razionalizzazione del sistema di monitoraggio, per
prevenire con maggiore tempismo gli effetti di un eventuale deficit o surplus
idrico.
Riprendendo la descrizione dei singoli settori si affronta ora larea meridionale
della provincia di Milano che appare sostanzialmente in equilibrio, analogamente
a quanto osservato per la pianura ticinese.

Settore 20 San Donato


Il settore si ubica in corrispondenza della bassa pianura, in una fascia
altimetrica compresa tra 110 e 80 m s.l.m. La struttura idrogeologica
caratterizzata da due acquiferi, l'acquifero superficiale ed il secondo
acquifero separati da un acquitard posto a quote comprese tra 80 e 60 m
s.l.m. La trasmissivit media di 310-2 m2/s.
La vicinanza con le aree pi industrializzate del Milanese ha determinato un
inquinamento diffuso e consistente, e un grado di sfruttamento prossimo al
limite dell'equilibrio fra alimentazione e prelievi.
Aspetti quantitativi
Il valore massimo sostenibile dei prelievi molto prossimo a quello operato
nel settore, essendo pari a circa 4.07 l/s km2 (classe quantitativa A
rapporto prelievi/ricarica 0,6). Il recente sollevamento della falda che
interessa larea di Milano, induce ad incentivare i prelievi nellarea
immediatamente a ridosso della periferia milanese.
Aspetti qualitativi
Analogamente al settore 17 (Milano) lo sfruttamento della risorsa
pesantemente limitato dal consistente stato di degrado della stessa

(frequenza dei pozzi inquinati >50%) dovuto principalmente alla presenza di


cromo ed organoalogenati (classe a3).
Il settore presenta uno stato di degrado della risorsa idrica di media entit
(frequenza dei pozzi inquinati tra 20% e 50%) caratterizzato, soprattutto
nei Comuni della parte meridionale del settore, da contaminanti di origine
naturale, quali ferro, manganese ed ammoniaca (classe qualitativa c3).
Settore 21 Lodi
Il settore si ubica in corrispondenza della bassa pianura, nella fascia
altimetrica compresa tra 120 ed 80 m s.l.m. La struttura idrogeologica
caratterizzata dalla presenza di due acquiferi (il primo e secondo acquifero)
separati da un acquitard posto a quote comprese tra 90 e 30 m s.l.m.. La
trasmissivit media oscilla tra 2 10-2 m2/s e 6 10-2 m2/s (nella zona del
Fiume Adda).
Aspetti quantitativi
Il settore 21 caratterizzato da una ottima alimentazione degli acquiferi
(classe quantitativa A rapporto prelievi/ricarica pari a 0,3) dovuta
principalmente allapporto irriguo.
Non da escludere neppure una ricarica da parte del fiume Adda, anche se
su tale elemento non si hanno indizi probanti.
Si ritiene quindi che un aumento degli attuali consumi (prelievo medio areale
3,23 l/s km2) sia sostenibile sino alla soglia di 1-1,2 m3/s.
Aspetti qualitativi

Analogamente al settore 17 lo sfruttamento della risorsa pesantemente


limitato dal consistente stato di degrado della stessa (frequenza dei pozzi
inquinati >50%), dovuto principalmente alla presenza di cromo ed
organoalogenati (classe a3).
Il settore presenta uno stato di degrado della risorsa idrica di media entit
(frequenza dei pozzi inquinati tra 20% e 50%) caratterizzato principalmente
da contaminanti di origine naturale, quali ferro, manganese ed ammoniaca
(classe qualitativa c3).
Settore 24 Casalpusterlengo
Il settore si ubica in corrispondenza della bassa pianura, in una fascia
altimetrica compresa tra 80 m s.l.m. e 60 m s.l.m. La struttura
idrogeologica caratterizzata da due acquiferi, l'acquifero tradizionale e
quello superficiale, separati da un acquitard compreso tra le quote di 50 e
20 m s.l.m. La trasmissivit media oscilla tra 3 10-2 m2/s e 8 10 -2 m2/s
(nella zona dei fiumi Adda e Po).

Aspetti quantitativi
Il settore si colloca nella classe quantitativa A (rapporto prelievi/ricarica
pari a 0.1) grazie allabbondanza della ricarica, data dalle piogge efficaci e
dalle irrigazioni e al basso prelievo medio areale (1,09 l/s km2). Si consiglia
cautela nell'aumento dei prelievi, si pu ritenere infatti che un aumento fino
a 1 m3/s sia compatibile con il mantenimento dellequilibrio.
Aspetti qualitativi
Analogamente al settore 17 lo sfruttamento della risorsa pesantemente
limitato dal consistente stato di degrado della stessa (frequenza dei pozzi
inquinati >50%), dovuto principalmente alla presenza di cromo ed
organoalogenati (classe qualitativa a3).
Si riscontra un degrado spinto della qualit delle acque che interessa la
maggior parte dei comuni, rendendo alquanto precaria la gestione di questo
settore (frequenza dei pozzi inquinati >50%). Gli inquinanti pi diffusi sono
di origine naturale: ferro, manganese e ammoniaca (classe qualitativa c3).

2.2.3.5 La pianura fra Lambro e Adda


Settore 4 Casatenovo
Questo settore coincide con la parte settentrionale della pianura fra Lambro
e Adda, nella fascia altimetrica compresa tra 350 e 200 m s.l.m. La
struttura idrogeologica caratterizzata da un acquifero indifferenziato,
dello spessore medio di 80 m ed una trasmissivit media che oscilla tra 1
10-2 m2/s e 4 10-3 m2/s (nella zona morenica e dei terrazzi). Predominano
largamente i depositi glaciali mentre, fra quelli alluvionali, i sedimenti
risultano complessivamente meno permeabili di quelli del settore Olona Lambro. Ci nonostante i molti paleoalvei, in specie quelli associati al F.
Lambro e agli antichi scaricatori glaciali, assicurano la presenza di buone
strutture idriche.
Aspetti quantitativi
Il settore risulta potenzialmente esposto ad uno stato di squilibrio
permanente per
la scarsa estensione e trasmissivit degli acquiferi.
Tuttavia poich i prelievi attuali sono contenuti (prelievo medio areale 3,08
l/s km2) si ritiene che il loro impatto sia trascurabile sullequilibrio
idrogeologico (classe quantitativa A rapporto prelievi/ricarica pari a 0,5).
Queste condizioni assicurano la possibilit di una normale estrazione di acque
nelle aree produttive dal punto di vista idrogeologico; la possibilit di
disporre di una non indifferente risorsa suppletiva (sotto forma di prelievi
dal Lario) garantisce comunque il mantenimento dell'equilibrio. Il prelievo
massimo ammissibile risulta di poco superiore a quello attuale, e non potr
comunque superare il metro cubo/secondo in totale.

Aspetti qualitativi
Il settore non presenta rilevanti problemi di degrado della risorsa idrica
(frequenza dei pozzi inquinati <20%); i casi di contaminazione rilevati sono
dovuti principalmente a nitrati ed antiparassitari (classe b2: degrado medio).
Settore 9 Monza
Questo settore ubicato in corrispondenza dellalta pianura, nella porzione
nord-est del sottobacino Adda-Ticino, in una fascia altimetrica compresa
tra 200 e 150 m s.l.m. La struttura idrogeologica caratterizzata da un
acquifero indifferenziato, dello spessore medio di 80 m ed una trasmissivit
media di 8 10-3 m2/s.
Aspetti quantitativi
Allinterno dellarea, a fronte di prelievi rilevanti (prelievo medio areale 7,58
l/s km2), si riscontra una produttivit media degli acquiferi non elevata e
grosse difficolt nellalimentazione della falda a causa della scarsa
permeabilit dei depositi superficiali. Il rapporto prelievi/ricarica pari a 1
(classe quantitativa B). Luso delle acque sotterranee pertanto sostenibile
nel breve periodo, a patto di monitorare costantemente i consumi.
Aspetti qualitativi
Pi preoccupante invece lo stato qualitativo della risorsa idrica che
registra un consistente degrado dovuto soprattutto ad inquinanti dorigine
antropica, in prevalenza nitrati e composti organoalogenati ed in misura
minore di cromo ed antiparassitari, solo localmente si verificata la
presenza di ferro e manganese.
Nel complesso si pu assegnare a questo settore una classe qualitativa b3.
Settore 14 Gorgonzola
Il settore si ubica in corrispondenza della media pianura, in una fascia
altimetrica compresa tra 150 e 130 m s.l.m. La struttura idrogeologica
caratterizzata da un acquifero indifferenziato, dello spessore medio di 70 m
ed una trasmissivit media di 2 10-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
Il settore si colloca nella classe quantitativa A (rapporto prelievi/ricarica
pari a 0.5).
I prelievi da pozzo (prelievo medio areale pari a 8,37 l/s km2) sono molto
inferiori alle possibilit di resa dellacquifero in condizioni di equilibrio; ne
discende un moderato incremento del livello delle falde. Si ritiene che si
possa aumentare i prelievi di almeno il 30%.
Aspetti qualitativi

Il settore non presenta rilevanti problemi di degrado della risorsa idrica


(frequenza dei pozzi inquinati <20%); i casi di contaminazione rilevati sono
dovuti principalmente a cromo ed organoalogenati (classe a1).
Settore 18 Segrate
Il settore si ubica in corrispondenza della media pianura, in una fascia
altimetrica compresa tra 130 e 90 m s.l.m. La struttura idrogeologica
caratterizzata da due acquiferi, l'acquifero tradizionale e quello
superficiale, separati da un acquitard posto tra le quote di 90 e 55 m s.l.m.
La trasmissivit media oscilla tra 6 (zona ovest) e 310-2 m2/s (zona est).
Aspetti quantitativi
Il settore si colloca nella classe quantitativa A (rapporto prelievi /ricarica
pari a 0.1). I prelievi da pozzo (prelievo medio areale pari a 13,4 l/s km2)
sono molto inferiori alle possibilit di resa dellacquifero in condizioni di
equilibrio; pertanto si ritiene che possano essere incrementati di almeno il
30%.
Aspetti qualitativi
Il settore non presenta rilevanti problemi di degrado della risorsa idrica
(frequenza dei pozzi inquinati <20%); i casi di contaminazione rilevati sono
dovuti principalmente a cromo ed organoalogenati (classe a1).
2.2.3.6 Possibilit offerte dal terzo acquifero del sottobacino Ticino-Adda
Le disponibilit idriche del terzo acquifero, contenuto nella formazione delle
argille villafranchiane, non sono quantitativamente n qualitativamente
elevate. Si osserva infatti che la trasmissivit media di questi depositi
risulta compresa tra valori di 2,510 3 m2/s del settore di Busto Arsizio e
7103 m2/s del settore di Milano
Pur considerando una cadente piezometrica pi elevata di quella dellacquifero
tradizionale sovrastante, lafflusso da monte tramite falda non supera i 2,5
m3/s.
Le riserve del terzo acquifero risultano comunque interessanti a livello
locale, in quanto possono sostituire e/o integrare per tempi brevi quelle di
pozzi di acquedotto le cui falde superiori fossero inquinate , ma non possono
essere utilizzate come unica fonte di approvvigionamento a livello comunale.
Si deve inoltre tenere conto della presenza in molti casi di contaminazioni
naturali, in particolare da cloruri e in qualche caso da ammoniaca,
particolarmente frequenti nella parte meridionale dellarea considerata, che
limitano ulteriormente le disponibilit di acque potabili di questo acquifero
profondo.

2.2.4 Le risorse idriche sotterranee della pianura fra Adda e


Oglio
Questa zona caratterizzata dalla estesa presenza di depositi fluvioglaciali
mindeliani e rissiani, dotati di buona trasmissivit nella parte alta, e dalla
presenza di depositi wurmiani di trasmissivit decrescente verso sud.
Fatta eccezione per il settore settentrionale, posto lungo il bordo prealpino
e lhinterland di Bergamo fra Serio e la zona di confluenza del Brembo con il
F. Adda, nellarea considerata si presentano condizioni favorevoli di bilancio.
Questa situazione determinata dalla riduzione dei prelievi che negli ultimi
anni ha prevalso anche in questo settore, abbondantemente industrializzato;
tale interpretazione confermata dal fatto che, dove i prelievi sono rimasti
elevati come nellarea di Bergamo Osio - Dalmine, la situazione di deficit
rilevata nel 1994 rimasta pressoch inalterata.
Le condizioni di deficit non appaiono particolarmente preoccupanti; non si
verifica infatti mai la chiusura dei tubi di flusso che indica lestinzione della
portata delle falde.
Negli altri settori industrializzati (Crema, Cremona) si registra una
condizione di semiequilibrio e di leggero deficit complessivo che non d luogo
a particolari fenomeni di abbassamento dei livelli piezometrici. La seconda
falda mostra addirittura nella zona di Cremona un bilancio positivo,
conseguente alla alimentazione proveniente dalla confluenza di due grandi
corpi idrici come Adda e Po.
La provincia di Cremona su tutta la sua estensione mostra solo due aree
nelle quali in seconda falda si manifestano tendenze al sollevamento,
determinate con ogni probabilit dalla cospicua alimentazione proveniente dai
corsi dacqua pi importanti e da quella derivante dalla prima falda.
Questi due settori sono concentrati luno sullarea che dipende probabilmente
dallalimentazione del F. Po, che interessa anche labitato di Cremona, laltro
in corrispondenza del F. Oglio, dove riceve gli apporti del Garza e del Mella.
Le attuali condizioni di sfruttamento, confrontate con quelle di alimentazione
e di deflusso, rendono ragione di una situazione in cui il bilancio vede
confrontarsi circa 6,5 m3/s in ingresso come alimentazione e altrettanti in
uscita sotto diverse forme. Il prelievo incide su questa cifra per quasi il
60.6%, risultando cos molto determinante ai fini dellequilibrio complessivo.
Tuttavia la buona resa dei pozzi, che garantisce della buona disponibilit
idrica, consente il mantenimento di condizioni soddisfacenti sotto laspetto
quantitativo su gran parte dellarea.
Considerando quanto indicato a proposito della prima e della seconda falda,
si hanno tuttavia per i diversi settori esaminati situazioni differenti, come
esposto di seguito.

Fig. 2.2.4.1 il sottobacino Adda Oglio e i 13 settori individuati

Settore 1 Brembate
Il settore si ubica nellalta pianura in una fascia altimetrica compresa tra le
quote di 260 e 170 m s.l.m. Il limite settentrionale dellarea in esame
corrisponde al margine pedecollinare, mentre i limiti occidentali ed orientale
sono identificati dai fiumi Adda e Brembo. La struttura idrogeologica
caratterizzata da un acquifero indifferenziato dello spessore medio di 140 m
ed una trasmissivit media pari a 410-2 m2/s. Localmente, laffioramento di
depositi fluvioglaciali del pleistocene medio e antico, riduce la trasmissivit
media di un ordine di grandezza (310-3 m2/s).
Aspetti quantitativi
Il settore ricade nella classe C; lincidenza del prelievo (0,71 m3/s) sulla
ricarica (0.55 m3/s) tale da far ritenere che i prelievi abbiano un grosso
peso nellequilibrio del bilancio (anche se non abbastanza da produrre effetti
negativi in tutti i comuni). Nelle zone contraddistinte dallaffioramento di
depositi fluvioglaciali del pleistocene medio e antico opportuno, data la
bassa trasmissivit dellacquifero, evitare incrementi dei prelievi.

Aspetti qualitativi

Il settore presenta uno stato di degrado della risorsa idrica di media entit
(frequenza dei pozzi inquinati tra 20% e 50%) caratterizzato principalmente
da nitrati ed antiparassitari (classe qualitativa b3).
Il comune di Lecco
La struttura idrogeologica del comune di Lecco favorevole alla ricerca e
allestrazione di acque potabili per la notevole permeabilit dei depositi
alluvionali dei torrenti Gerenzone, Bione e Caldone che ne costituiscono il
noto delta lacustre.
Si possono identificare infatti due acquiferi, di spessore notevole e con
elevata permeabilit quello superiore (spessore medio oltre 40 m,
trasmissivit media 10-2 m2/s) e di mediocri caratteristiche il secondo,
contenuto in depositi fluviolacustri (Villafranchiano ?).
Le precipitazioni medie annue sono di circa 1300 mm, con una
evapotraspirazione pari al 65% del totale delle piogge (calcolata con il
metodo di Turc), e una infiltrazione potenziale di circa 350 mm
(considerando che solo una parte dellarea comunale priva di
impermeabilizzazioni).
I prelievi per uso potabile avvengono in buona parte dalle sorgenti situate
nella valle del torrente Gerenzone, che si colloca nella parte montana
dellarea comunale, dalle quali vengono complessivamente derivati 240 l/s
(7,5 milioni di metri cubi/anno).
Il fabbisogno idrico viene soddisfatto per la minima parte rimanente da pozzi
situati nel centro abitato, la cui portata complessiva nel 1993 era di poche
migliaia di m3/anno (10.000 circa).
Molto maggiore risulta la portata dei 120 pozzi privati, che assomma a circa
2,5 milioni di metri cubi/anno.
A causa degli apporti molto consistenti dai massicci calcarei circostanti e
della ricarica dal lago e dalle perdite laterali e di fondo degli alvei torrentizi
(valutabili in 0,56 m3/s ), i prelievi da sorgenti e da pozzi hanno unincidenza
molto ridotta sul bilancio complessivo. Il rapporto prelievi /ricarica infatti
prossimo a 0,42.
Questo valore fornisce lindicazione di un sufficiente equilibrio tra i fattori
del bilancio, che tranquillizza sulla disponibilit di risorse anche per il
futuro.
Lo studio della qualit delle acque propone un quadro che, per la presenza di
solventi clorurati, cromo e nitrati (che fortunatamente non interessano gli
approvvigionamenti di acqua potabile) induce a una notevole attenzione.
Settore 2 Bergamo
Il settore si ubica in corrispondenza dellalta pianura, in una fascia
altimetrica compresa tra 250 e 150 m s.l.m. Il limite occidentale ed
orientale corrispondono rispettivamente al corso dei fiumi Brembo e Serio.

La struttura idrogeologica caratterizzata da un acquifero indifferenziato


dello spessore medio di 170 m ed una trasmissivit media non
particolarmente elevata che oscilla tra 6 10-2 m2/s ed 1 10-3 m2/s.
Aspetti quantitativi
Ad una trasmissivit non particolarmente elevata si accompagna uno
sfruttamento consistente delle risorse. Al momento attuale il prelievo da
pozzo (1 m3/s) raggiunge mediamente il 70% della portata in afflusso; in tal
modo la differenza fra portata della falda in uscita e in entrata
complessivamente negativo (classe quantitativa D - rapporto prelievi/ricarica
pari a 2,38) la portata della falda si riduce infatti del 60% nonostante gli
apporti irrigui e di pioggia. Il prelievo da pozzo va quindi controllato in modo
da evitarne eccessivi incrementi.
Aspetti qualitativi

Lo sfruttamento della risorsa idrica pesantemente limitato dal consistente


stato di degrado della stessa (frequenza dei pozzi inquinati >50%), dovuto
principalmente alla presenza di nitrati ed antiparassitari (classe b3).
Settore 6 Seriate
Il settore si ubica in corrispondenza dellalta pianura, in una fascia
altimetrica compresa tra 230 e 150 m s.l.m. Il limite occidentale ed
orientale corrispondono rispettivamente al corso dei fiumi Serio e Oglio. La
struttura idrogeologica caratterizzata da un acquifero indifferenziato dello
spessore medio di 170 m ed una trasmissivit media non particolarmente
elevata pari a 0.008 m2/s.
Aspetti quantitativi
Fortunatamente il prelievo (2.15 l/s km2) incide molto poco (circa il 30%
dellalimentazione naturale da falda e fiumi) e la portata in uscita risulta di
poco inferiore a quella in entrata, dando luogo a una situazione di quasi
equilibrio Il rapporto tra prelievi e ricarica 0,39 a cui corrisponde una
classe quantitativa A.
Si osserva che non ci si pu attendere problemi per lapprovvigionamento se il
prelievo verr mantenuto sugli standard attuali.
In ogni caso laumento dei prelievi dovr esser contenuto in meno di un
centinaio di l/s, per evitare una situazione di crisi analoga a quella dei
settori precedentemente descritti.
Aspetti qualitativi

Il settore presenta uno stato di degrado della risorsa idrica di media entit
(frequenza dei pozzi inquinati tra 20% e 50%) caratterizzato principalmente da
nitrati ed antiparassitari (classe b3).

Settore 3 Treviglio
I comuni compresi in questo settore si trovano al margine dellalta pianura,
in una fascia altimetrica compresa tra 180 e 120 m s.l.m. e in massima
parte su depositi fluvioglaciali recenti. Il limite occidentale ed orientale
corrispondono rispettivamente al corso dei fiumi Brembo - Adda e Serio. La
struttura idrogeologica caratterizzata da un acquifero indifferenziato dello
spessore medio di 140 m e trasmissivit media che oscilla tra 6 10-2 m2/s
ed 6 10-3 m2/s.
Aspetti quantitativi
Dal punto di vista del grado di sfruttamento della risorsa si osserva che
mediamente il prelievo da pozzi rappresenta quasi il 60% del flusso idrico
sotterraneo, fatto che potrebbe avere conseguenze molto pi negative se la
buona permeabilit e la vicinanza del F. Adda non garantisse una
soddisfacente compensazione ai prelievi.
Infatti il rapporto prelievi/ricarica (0,84) indica uno stato di equilibrio e
pone questo settore in una classe B.
Si deve tuttavia far notare che in specie per i comuni pi settentrionali e
posti a una certa distanza dai corsi dacqua necessario evitare un
incremento dei prelievi di pi di qualche punto percentuale.
Aspetti qualitativi
Il settore presenta uno stato di degrado della risorsa idrica di media entit
(frequenza dei pozzi inquinati tra 20% e 50%) caratterizzato principalmente
da nitrati ed antiparassitari (classe b3).
Settore 4 Caravaggio
I Comuni compresi in questo settore si trovano in corrispondenza della media
pianura, in una fascia altimetrica compresa tra 120 e 80 m s.l.m. Il limite
occidentale ed orientale corrispondono rispettivamente al corso dei fiumi
Adda e Serio. La struttura idrogeologica caratterizzata da due acquiferi,
l'acquifero superficiale ed il secondo acquifero separati da un acquitard
compreso tra le quote di 50 e 95 m s.l.m.. La trasmissivit media di 8
10-3m2/s.
Aspetti quantitativi

Larea caratterizzata da una disponibilit idrica ottimale dovuta alla buona


trasmissivit, allassenza di prelievi industriali di grande rilievo ed alla
vicinanza di corsi dacqua e corpi irrigui dai quali alimentanti le falde. Ci
dimostrato dallandamento quasi costante nel tempo della piezometria, anche
quando nel passato si sono verificate condizioni climatiche e di prelievo
estreme nelle aree vicine. Il bilancio registra complessivamente uno squilibrio
fra portate uscenti e portate entranti, a causa della carenza che si verifica
in prima falda, dove i fontanili drenano una cospicua quantit di acqua verso
la rete irrigua superficiale. Si pu rimarcare tuttavia che tale deficit viene
pi a valle compensato dalla reinfiltrazione delle acque emerse in superficie
e che non incide quindi in modo particolare sullentit delle riserve disponibili.
I fontanili dunque esercitano uninfluenza regolatrice sulle risorse, in quanto
la loro portata risulta proporzionale alla consistenza delle riserve idriche.
La buona resa della seconda falda sottolineata dal fatto che i prelievi da
pozzo sono pari a circa un terzo degli afflussi complessivi (rapporto prelievi
/ricarica pari a 0,55): l'intero settore rientra quindi nella classe qualitativa
A.
Aspetti qualitativi
Lo sfruttamento della risorsa idrica pesantemente limitato dal consistente
stato di degrado della stessa (frequenza dei pozzi inquinati >50%), dovuto
principalmente alla presenza di nitrati, antiparassitari e contaminanti di
origine naturale quali: ammoniaca, ferro e manganese (classe c3-b3).
Settore 7 Martinengo
I Comuni compresi in questo settore si trovano in corrispondenza della
pianura medio - alta, in una fascia altimetrica compresa tra 150 e 80 m
s.l.m. Il limite occidentale ed orientale corrispondono rispettivamente al
corso dei fiumi Serio e Oglio. La struttura idrogeologica caratterizzata da
due acquiferi, l'acquifero superficiale ed il secondo acquifero separati da un
acquitard posto tra le quote di 90 e 70 m s.l.m. La trasmissivit media
oscilla tra 4 10-3m2/s e 3 10-2m2/s.
Aspetti quantitativi
Le condizioni ottimali del settore precedente risultano confermate per
questarea di media pianura, dotata di trasmissivit elevata, gradienti
idraulici notevoli e buona stabilit dei livelli piezometrici nel corso degli anni.
Anche il bilancio simile a quello del settore precedente, con una incidenza
di poco pi di un terzo dei prelievi rispetto agli afflussi complessivi, dominati
dal contributo del F. Serio alla prima falda. La seconda falda non presenta
sintomi di deficit, per la scarsit di centri industriali idroesigenti e per il
grado di urbanizzazione ancora non elevato che caratterizza il settore.
Tuttavia il livello dei prelievi per unit di superficie (7,64 l/s per km2)
induce a ritenere che sia necessario un attento controllo ad una eccessiva
domanda di acque sotterranee incontrollate. Appare alto il rapporto fra

prelievi e ricarica per infiltrazione(0,83 - classe quantitativa B), fatto che


concerne prevalentemente il comportamento della prima falda e non influisce
che in modo secondario sulla falda pi profonda.
Aspetti qualitativi

Il settore presenta uno stato di degrado della risorsa idrica di media entit
(frequenza dei pozzi inquinati tra 20% e 50%) caratterizzato principalmente
da nitrati ed antiparassitari (classe b3).
Settore 5 Crema
I Comuni compresi in questo settore si trovano in corrispondenza della media
pianura, in una fascia altimetrica compresa tra 80 e 60 m s.l.m. Il limite
occidentale ed orientale corrispondono rispettivamente al corso dei fiumi
Adda e Serio. La struttura idrogeologica caratterizzata da due acquiferi,
l'acquifero superficiale ed il secondo acquifero separati da un acquitard
posto tra le quote di 60 e 50 m s.l.m. La trasmissivit media oscilla tra 6
10-3m2/s e 2 10-2m2/s.
Aspetti quantitativi
Larea in oggetto si trova in un settore nel quale i prelievi industriali e
urbani hanno una incidenza medio - bassa sul bilancio idrico, e non
raggiungono complessivamente valori degni di attenzione. Il prelievo medio
per unit di superficie (2.5 l/s km2) si colloca nella fascia inferiore fra quelli
dei Comuni finora esaminati; i prelievi da pozzo sono pari alla met
dellafflusso globale verso larea, mentre si avvicinano molto allentit
dellalimentazione proveniente dalle precipitazioni e dalle irrigazioni. Il
rapporto prelievi/ricarica 0,83 corrispondente ad una classe B. Nel tempo
larea risultata caratterizzata da una rilevante stabilit della piezometria.
La trasmissivit dellacquifero molto buona sia per quanto riguarda il primo
sia il secondo acquifero; tenuto conto del fatto che lo spessore del primo
di poche decine di metri in media, le riserve risultano prevalentemente
concentrate nel secondo acquifero. Complessivamente si pu ritenere che il
grado di sfruttamento dellacquifero non sia elevato e che le uniche misure
che devono essere predisposte riguardano la necessit di un mantenimento
dei rapporti ottimali esistenti fra prelievi e alimentazione che eviti un
incontrollato sfruttamento delle risorse.
Aspetti qualitativi

Si riscontra un degrado spinto della qualit delle acque che rende alquanto
precaria la gestione del settore (frequenza dei pozzi inquinati >50%). Gli
inquinanti pi diffusi sono di origine naturale: ferro, manganese e ammoniaca
(classe c3).
Settore 8 Romanengo

I Comuni compresi in questo settore si trovano in corrispondenza della media


pianura, in una fascia altimetrica compresa tra 90 e 70 m s.l.m. Il limite
occidentale ed orientale corrispondono rispettivamente al corso dei fiumi
Serio e Oglio. La struttura idrogeologica caratterizzata da due acquiferi,
l'acquifero superficiale ed il secondo acquifero separati da un acquitard
compreso tra le quote di 80 e 50 m s.l.m. La trasmissivit media di 3 103 2
m /s.

Aspetti quantitativi
Larea in esame si colloca quasi tutta nella pianura cremonese dove i prelievi
sono complessivamente ridotti, collocandosi nella fascia inferiore ai 1.68 l/s
per km2.
Il rapporto prelievo/ricarica ottimale (0.63) e il settore si colloca nella
classe A.
Tuttavia la prima falda ha un acquifero di ridotto spessore che subisce forti
drenaggi da parte dei fontanili e defluisce anche in parte verso i corpi idrici
superficiali.
Lacquifero di maggiore interesse quindi il secondo, che presenta una
trasmissivit inferiore a quella dei settori posti pi a nord. E da evitare di
considerare a rischio nel breve e medio periodo il settore in esame, i cui
ridotti prelievi garantiscono un sostanziale equilibrio, ma non sono da
trascurare controlli per evitare un indiscriminato incremento dei prelievi che
potrebbe rendere meno tranquillizzante la situazione descritta.
Aspetti qualitativi

Si riscontra un degrado spinto della qualit delle acque che rende alquanto
precaria la gestione del settore (frequenza dei pozzi inquinati >50%). Gli
inquinanti pi diffusi sono di origine naturale: ferro, manganese e ammoniaca
(classe c3).
Settore 9 Pizzighettone
I Comuni compresi in questo settore si trovano in corrispondenza della
pianura medio - bassa, in una fascia altimetrica compresa tra 70 e 40 m
s.l.m. Il limite occidentale ed orientale corrispondono rispettivamente al
corso dei fiumi Serio - Adda ed Oglio.
La struttura idrogeologica caratterizzata da due acquiferi, l'acquifero
superficiale ed il secondo acquifero separati da un acquitard compreso tra le
quote di 20 e 50 m s.l.m. La trasmissivit media oscilla tra i valori di 2103 2
m /s ed i valori di 210-2m2/s in prossimit del fiume Oglio.
Aspetti quantitativi
Anche questo settore, contraddistinto dal basso prelievo areale (1.61 l/s
per km2), non presenta rischi di prelievi eccessivi nel breve-medio periodo.

Valgono le medesime osservazioni fatte per il settore precedente, per i


tratti nei quali la trasmissivit si riduce a meno di 0,001 m2/s, che sono
quelli posti a maggiore distanza dal F. Oglio e sulla necessit di un controllo
contro gli eccessi di prelievo che possono verificarsi a livello locale nel caso
di insediamenti industriali molto idroesigenti.
La classe quantitativa A in virt di un rapporto prelievi/ ricarica pari a
0,65.
Aspetti qualitativi

Le possibilit di utilizzo della risorsa idrica sono pesantemente limitate


dall'elevato grado di crisi qualitativa della stessa (frequenza dei pozzi
inquinati >50%).
Le situazioni di compromissione qualitativa registrate sono dovute
principalmente alla presenza nelle acque sotterranee di elementi contaminanti
di origine naturale, quali ferro, manganese e ammoniaca (classe C3).
Settore 10 Cremona
I Comuni compresi in questo settore si trovano in corrispondenza della bassa
pianura, in una fascia altimetrica compresa tra 40 e 30 m s.l.m. Il limite
meridionale definito dal corso del fiume Po mentre gli altri limiti sono
individuati dai confini comunali.
La struttura idrogeologica caratterizzata da un unico acquifero, costituito
dai depositi alluvionali del Po. La trasmissivit media oscilla tra i valori di
610-3e 3 10-2m2/s.

Aspetti quantitativi
Questo settore comprende labitato di Cremona, fatto che ne incrementa in
modo poco rilevante i prelievi areali, che superano di poco i 2,2 l/s per km2.
Larea non presenta problemi di alcun tipo, salvo quelli di una buona
conservazione degli attuali rapporti fra prelievi e ricarica (0,83 - classe
quantitativa B) che pu discendere solamente dalla cautela nellinsediamento
di industrie fortemente idroesigenti.
Si deve infatti tenere conto del fatto che, allontanandosi dal F. Po, la
trasmissivit tende a scendere al di sotto dei 0,001 m2/s, fatto che pu
determinare abbassamenti rilevanti nelle aree sottoposte a forti prelievi.
Si osserva infatti che esiste la possibilit di sensibili cedimenti per
subsidenza nei terreni che sono sottoposti a condizioni di forte prelievo, per
la presenza di livelli facilmente deformabili.
Per la rimanente superficie della provincia di Cremona, le condizioni descritte
non cambiano in modo significativo.
Aspetti qualitativi

Si riscontra un degrado spinto della qualit delle acque, che interessa la


totalit dei Comuni monitorati e rende precaria la gestione del settore
(frequenza dei pozzi inquinati >50%).
Gli inquinanti rilevati sono di origine naturale: ferro, manganese e ammoniaca
(classe c3).
Settore 11 Bozzolo
I Comuni compresi in questo settore si trovano in corrispondenza della bassa
pianura, in una fascia altimetrica compresa tra 30 e 20 m s.l.m. Il limite
nord - orientale definito dal corso del fiume Oglio.
La struttura idrogeologica caratterizzata da due acquiferi, l'acquifero
superficiale ed il secondo acquifero separati da un acquitard compreso tra le
quote di -20 e 10 m s.l.m. La trasmissivit media di 6 10-3m2/s.
Aspetti quantitativi
Il prelievo medio areale basso (0,64 l/s per km2), con un rapporto
prelievi/ricarica pari circa 0,82 (classe B). Lo sfruttamento delle risorsa
idrica pertanto da considerarsi compatibile, nel breve e medio periodo, con
la disponibilit della risorsa e con la sua rialimentazione; consigliabile
tuttavia un costante monitoraggio per evitare che lindiscriminato incremento
dei prelievi renda meno tranquillizzante la situazione descritta.
Aspetti qualitativi
Le possibilit di utilizzo della risorsa sono comunque da verificare dato l'alto
indice di crisi qualitativa della stessa con una frequenza di pozzi contaminati
prossima al 100%.
Le situazioni di compromissione qualitativa registrate sono dovute
principalmente alla presenza nelle acque sotterranee di elementi contaminanti di
origine naturale, quali ferro, manganese e ammoniaca che fanno ricadere il
settore nella classe 3c.

Settore 12 Piadena
Il settore in esame si ubica in corrispondenza della bassa pianura, a quote
comprese tra 40 m s.l.m. a Nord e 30 m s.l.m. a Sud, nella porzione
meridionale del sottobacino Adda - Oglio. Il limite Nord - Est definito dal
fiume Oglio, mentre gli altri limiti sono individuati lungo i confini comunali.
Larea caratterizzata da un acquifero differenziato, la cui base si trova
tra i 150 ed i 210 m di profondit; laquitard pi o meno continuo di
separazione tra falda superficiale e confinata compreso allincirca tra le

quote di 0 e 30 m s.l.m. La trasmissivit risulta compresa tra 4 10-3 m2/s e


1.510-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
Il basso prelievo medio areale (0.48 l/s km2) riflette una sostanziale
compatibilit tra uso e disponibilit della risorsa (classe quantitativa A,
prelievi/ricarica pari a 0.68).
Aspetti qualitativi

La pianificazione di un eventuale incremento degli attuali livelli di


emungimento deve tenere conto del consistente stato di degrado della
risorsa idrica, con una frequenza di pozzi contaminati da sostanze di origine
naturale, quali ferro, manganese ed ammoniaca, maggiore del 50%. L'intero
settore si pu quindi collocare nella classe qualitativa 3c.
Settore 13 Sabbioneta
Il settore in esame si ubica in corrispondenza della bassa pianura, nella
porzione meridionale del sottobacino Adda - Oglio, a quote comprese tra 30
m s.l.m. a Nord e 20 m s.l.m. a Sud. Il limite meridionale definito dal
fiume Po sino alla confluenza con il fiume Oglio, mentre gli altri limiti sono
individuati dai confini comunali. La struttura idrogeologica caratterizzata
da un acquifero monostrato, costituito dai depositi alluvionali del fiume Po.
La trasmissivit media risulta essere pari a 1 10-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
L'alta trasmissivit (1.310-2 m2/s), dellacquifero costituito dalle alluvioni
del Po ed il basso prelievo medio areale 0.75 l/s km2, pi che compensato
dalle irrigazioni e dagli apporti meteorici, garantiscono ulteriori possibilit di
sfruttamento del settore nel medio-lungo termine. Questa situazione
sottolineata dallottimo rapporto prelievi/ricarica pari a 0.54 (classe
quantitativa A).
Aspetti qualitativi

Lo sfruttamento della risorsa viene limitato dal consistente stato di degrado


della stessa (frequenza dei pozzi inquinati >50%) dovuto alla presenza di
contaminanti di origine naturale, quali ferro, manganese e ammoniaca (classe
c3)

2.2.4.1 Possibilit offerte dal terzo acquifero del sottobacino Adda - Oglio
Le disponibilit idriche del terzo acquifero, contenuto nella formazione delle
argille villafranchiane, sono quantitativamente elevate, ma per le condizioni
naturali di degrado sono scarsamente utilizzabili ai fini acquedottistici. Si

osserva infatti che la trasmissivit media di questi depositi risulta compresa


fra 3103 m2/s fra Pizzighettone e Cremona e 8103 m2/s fra Dalmine e
Treviglio. La portata in afflusso da monte della falda valutabile in circa
0,7m 3/s.
Le riserve del terzo acquifero sono di un certo rilievo solamente nella parte
settentrionale dellarea esaminata, dove le caratteristiche qualitative sono
ancora buone, e dove esiste una facile rialimentazione attraverso gli
interscambi con gli acquiferi superiori. Le contaminazioni riscontrate in
questo acquifero (arsenico, ammoniaca, ferro, manganese) sono comunque
tutte di origine naturale, essendo determinate dalla dissoluzione di metalli e
di altre sostanze gi presenti nellacquifero.

2.2.5 Le risorse idriche sotterranee della pianura fra Oglio e


Mincio e dell'Oltrepo mantovano
Il sottobacino Oglio - Mincio corrisponde alla pianura bresciana e mantovana,
tra le quote 170 m s.l.m. a Nord e 10 m s.l.m. a Sud. Il limite occidentale
definito dal fiume Oglio, quello orientale in parte dal fiume Mincio in parte
dal confine regionale. La superficie coperta di 4.090 Km2.
Lacquifero tradizionale (II acquifero), la cui base si colloca fra 100 m
s.l.m. e 160 m s.l.m., si presenta differenziato; laquitard che lo separa
dal primo acquifero si trova compreso fra le quote di 100 m s.l.m. circa e
30 m s.l.m.
La trasmissivit media complessiva elevata (quasi 0,1 m 2/s), tale da poter
far fronte ad un prelievo areale discreto ( in media quasi 2,9 l/s per Km2).
I risultati forniti dalla modellazione matematica mostrano la grande
importanza di piogge e irrigazioni nel determinare il buono stato del bilancio
complessivo. Le uscite da falda (somma degli afflussi verso i fiumi e verso
valle) sono di quasi 20 m3/s superiori allafflusso da falda da monte. Il fatto
che al sottobacino nel suo complesso venga attribuita una classe quantitativa
A (che la pi elevata e testimonia lo stato di equilibrio delle risorse
idriche sotterranee) non esclude che al suo interno, come sottolineato nella
descrizione delle aree omogenee fatta per settori, siano presenti aree di
crisi.
Le possibilit di utilizzo della risorsa idrica del sottobacino sono limitate
dall'alto indice di crisi qualitativa della stessa (frequenza dei pozzi inquinati
>50%). Le situazioni di compromissione registrate sono dovute principalmente
alla presenza nelle acque sotterranee di elementi contaminanti di origine
naturale, quali ferro, manganese e ammoniaca (classe qualitativa c3).

Mincio-

Oltrepo

Fig. 2.2.5.1 Il sottobacino Oglio-Mincio e i settori in cui stato suddiviso

2.2.5.1 Pianura fra Oglio e Chiese


La parte nord di questo settore fa parte dellampia fascia assoggettata
ancora a cospicui prelievi che comprende Brescia e Rezzato e si spinge fino
alle colline moreniche del lago di Garda. A valle di questarea si riscontra
una pi estesa e continua zona di equilibrio, con locali pi o meno marcate
tendenze al sollevamento, che occupa quasi per intero la pianura fino al Po.
Il problema per questa zona costituito dal diffuso inquinamento da nitrati
e da quello da solventi clorurati, che colpiscono soprattutto Brescia e la
fascia pedemontana fortemente industrializzata e urbanizzata.
Settore 1 Rovato
Il settore in esame si ubica in corrispondenza dellalta pianura bresciana,
nella fascia altimetrica compresa tra 170 m s.l.m. a Nord e 84 m s.l.m. a
Sud. Il limite occidentale definito dal fiume Oglio, quello orientale dal
fiume Mella. Larea caratterizzata da un acquifero differenziato, la cui
base si trova tra 0 e 100 m s.l.m.; laquitard pi o meno continuo di
separazione tra falda superficiale e confinata compreso allincirca tra le
quote di 80 e 100 m s.l.m. La trasmissivit media di 1.28 10-1 m2/s.
Aspetti quantitativi

Il prelievo per unit di superficie alto (circa 7 l/s per Km2). Ciononostante
la buona consistenza delle risorse idriche contenute negli acquiferi, derivante
dalla elevata trasmissivit e da unottima rialimentazione proveniente dalla
conca del lago dIseo, consente il mantenimento di un equilibrio fondamentale
nel bilancio, anche nella parte occidentale di Brescia, dove si riscontrano
prelievi di particolare entit. Si osserva infatti come luscita verso valle
tramite falda sia molto cospicua e nettamente superiore alla portata
dingresso. Il rapporto prelievi/ricarica in effetti molto favorevole (
infatti di 0,38) e colloca il settore nella classe quantitativa A. Nellambito
della citt di Brescia sono rilevanti i fabbisogni idrici per usi industriali, che
hanno comportato fra il 1980 e il 1992 la formazione di depressioni
piezometriche accentuate. Le attuali condizioni non sono molto diverse da
quelle del periodo di crisi. Si deve considerare quindi la parte dellarea
comunale di Brescia compresa in questo settore come una zona di crisi idrica
potenziale, per la possibilit non remota che lincremento demografico e il
ritorno a un pi intenso utilizzo delle acque sotterranee riproduca le
condizioni degli anni 80.
Aspetti qualitativi
Il settore presenta uno stato di degrado della risorsa idrica di media entit
(frequenza dei pozzi inquinati tra 20% e 50%) caratterizzato principalmente
da nitrati ed antiparassitari (classe qualitativa b3).
Settore 2 Orzinuovi
Il settore si ubica nella bassa pianura bresciana, su una superficie di 339
km2, tra le quote 93 m s.l.m. a Nord e 45 m s.l.m. a Sud. Il limite
occidentale definito dal fiume Oglio, quello orientale costituito dal fiume
Mella, nei comuni di Dello, Milzano e Seniga, e dai confini dei comuni di
Offlaga, Manerbio e Cigole. Larea caratterizzata da un acquifero
differenziato, la cui base si trova tra 0 e -120 m s.l.m.; laquitard pi o
meno continuo di separazione tra falda superficiale e confinata compreso
allincirca tra le quote di 30 e 80 m s.l.m. La trasmissivit media di 2.21
10-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
Nonostante il prelievo areale relativamente ridotto (inferiore a 2 l/s per Km
2
). si riscontra un elevato rapporto (3,58) fra prelievi e ricarica, essendo
quest'ultima molto modesta in rapporto allarea totale del settore.
Dal momento per che la situazione di squilibrio fortemente attenuata
dagli apporti da falda da monte e che, a causa della scarsit dei dati a
disposizione riguardanti le irrigazioni, il valore della ricarica con ogni
probabilit sottostimato, si ritiene necessario sottolineare che in simili
circostanze la classe quantitativa (che dal solo rapporto Prelievi/Ricarica
risulta essere E) deve essere corretta in C.

Nel caso specifico lapporto della falda da monte risulta infatti molto
elevato, in considerazione della notevole trasmissivit dellacquifero (2,2 102 2
m /s), e tale da garantire uno stato di equilibrio quantitativo.
Aspetti qualitativi
Si riscontra un degrado spinto della qualit delle acque, che interessa la
totalit dei comuni monitorati e rende precaria la gestione del settore
(frequenza dei pozzi inquinati >50%). Gli inquinanti rilevati sono di origine
naturale: ferro, manganese e ammoniaca (classe qualitativa c3).
Settore 3 Brescia
Il settore, che copre una superficie di 417 km2, si ubica in corrispondenza
dellalta pianura bresciana, tra le quote 170 m s.l.m. a Nord e 107 m s.l.m.
a Sud. Il limite occidentale definito dal fiume Mella, quello orientale dai
confini del Comune di Bedizzole. Larea caratterizzata da un acquifero
differenziato, la cui base si trova tra 0 e 80 m s.l.m.; laquitard pi o meno
continuo di separazione tra falda superficiale e confinata compreso tra le
quote di 70 e 90 m s.l.m. La trasmissivit media di 310-1 m2/s.
Aspetti quantitativi
Larea caratterizzata da unottima trasmissivit, anche superiore a 0,1
m2/s, e da un elevata domanda (prelievo areale oltre 5 l/s per Km2), che d
luogo a un marcato squilibrio fra alimentazione e prelievo ( oltre 2 il
rapporto fra prelievi e ricarica del settore nel suo complesso). Si determina
cos uno stato di squilibrio del livello di falda (Classe D) che in passato ha
determinato forti abbassamenti nel centro di Brescia. Si osserva inoltre che
la portata della falda in uscita sia pure di poco inferiore a quella in
entrata. Per una migliore comprensione del bilancio idrico del settore si pu
osservare la tabella 2.2.6 relativa al solo comune di Brescia, dalla quale
emergono le caratteristiche salienti dellarea. Si deve osservare soprattutto
lelevato rapporto prelievi/ricarica, che risulta di 8,1 determinando una
classificazione quantitativa molto bassa (E), e laltissimo prelievo areale
(24,4), sintomi di un forte squilibrio locale. Questo settore va quindi
considerato area di crisi e deve essere sottoposto a un controllo dei prelievi
nelle aree a maggiore concentrazione industriale e a interventi migliorativi
della qualit delle acque a iniziare dalla istituzione delle zone di salvaguardia
delle captazioni.
PRELIEVO MEDIO
AREALE
TRASMISSIVITA
MEDIA
PRELIEVI/RICARICA
CLASSE

24,4
l/s
2
km
1,30101 2
m /s
8.1
E

QUANTITATIVA
CLASSE
QUALITATIVA

Tab. 2.2.6: elementi del bilancio relativo al comune di Brescia.

Aspetti qualitativi
Il settore presenta uno stato di degrado della risorsa idrica di media entit
(frequenza dei pozzi inquinati tra 20% e 50%) dovuto esclusivamente al
comune di Brescia caratterizzato principalmente da cromo ed organoalogenati
(classe 2a).
Settore 4 Ghedi
Il settore, la cui superficie di circa 283 km2, si ubica in corrispondenza
della media pianura bresciana, tra le quote 164 m s.l.m. a Nord e 36 m
s.l.m. a Sud. Il limite occidentale definito dal fiume Mella e dai confini
comunali di Offlaga e Leno, mentre quello orientale dai confini dei Comuni di
Calcinato, Montichiari e Carpenedolo. Larea caratterizzata da un
acquifero differenziato, la cui base si trova tra 0 e -100 m s.l.m.;
laquitard pi o meno continuo di separazione tra falda superficiale e
confinata compreso tra le quote di 40 e 60 m s.l.m. La trasmissivit
media di 1.510-1 m2/s.
Aspetti quantitativi
Anche in questo caso lelevata trasmissivit media (1,510-1m2/s) permette
di far fronte al notevole prelievo areale (5.56 l/s km2), anche per la buona
alimentazione proveniente dalla pianura posta a monte.
Nonostante il grado di sfruttamento delle riserve sia alto (rapporto
prelievi/ricarica pari a 1,11), classe B, si assume un sostanziale equilibrio
tra disponibilit e sfruttamento della risorsa determinando un uso sostenibile
nel breve periodo.
Aspetti qualitativi
Il settore non presenta rilevanti problemi di degrado della risorsa idrica
(frequenza dei pozzi inquinati <20%); i casi di contaminazione rilevati sono
dovuti principalmente a sostanze di origine naturale quali: ammoniaca, ferro
e manganese (classe c3).
Settore 5 Manerbio
Il settore situato in corrispondenza della pianura bresciana medio - bassa
a cavallo del fiume Mella, in una fascia altimetrica compresa tra le quote 80
m s.l.m. a Nord e 54 m s.l.m. a Sud. Larea comprende i Comuni di

Offlaga, Leno, Manerbio, Cigole e Pavone Mella ed caratterizzata da un


acquifero differenziato, la cui base si trova tra -100 e -20 m s.l.m.;
laquitard pi o meno continuo di separazione tra falda superficiale e
confinata compreso tra le quote di 35 e 45 m s.l.m. La trasmissivit
media di circa 310-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
Larea caratterizzata da un elevato prelievo areale (7.09 l/s km2) che
sostenuto dalla notevole trasmissivit (310-2m2/s), elemento tuttavia non
sufficiente a garantire lequilibrio. Le condizioni sono aggravate dalla
necessit di provvedere al recupero qualitativo delle acque sotterranee.
Viene quindi attribuita anche a questarea la qualifica di area di crisi (classe
D), con la raccomandazione di privilegiare la collocazione dei nuovi pozzi a
rilevante distanza dalle aree sottoposte a maggiore sfruttamento e di non
aumentare i prelievi allinterno dei centri abitati.
Aspetti qualitativi
Si riscontra uno spinto degrado della qualit delle acque che rende precaria
la gestione del settore (frequenza dei pozzi inquinati >50%). Gli inquinanti
rilevati sono di origine naturale: ferro, manganese e ammoniaca (classe
qualitativa c3).
Settore 6 Remedello
Il settore (superficie 236 km2) si ubica in corrispondenza della bassa pianura
bresciana, tra le quote 60 m s.l.m. a Nord e 42 m s.l.m. a Sud. Il limite
occidentale definito dal fiume Mella, quello orientale dal fiume Chiese.
Larea caratterizzata da un acquifero differenziato la cui base si trova
tra -160 e -80 m s.l.m.; laquitard pi o meno continuo di separazione tra
falda superficiale e confinata compreso tra le quote di 15 e 35 m s.l.m.
La trasmissivit media di 1.5510-1 m2/s.
Aspetti quantitativi
In questo settore si ha una elevata trasmissivit media 1.5510-1m2/s, e un
prelievo areale ridotto 1.02 l/s km2. Tenendo conto della prevalenza della
ricarica sui prelievi da pozzo, che sono circa la met dellalimentazione, e
dei fattori geologici favorevoli, non sussistono problemi per la quantit delle
risorse idriche disponibili.
Il settore, in funzione di un rapporto prelievi/ricarica di 0,42, si colloca
nella classe quantitativa A.
Aspetti qualitativi
In questo settore si manifestano difficolt di gestione per lestesa
contaminazione che si presenta in modo grave.
Si riscontra un degrado spinto della qualit delle acque che interessa circa la
met dei Comuni compresi in questo settore e rende precaria la gestione del

settore (frequenza dei pozzi inquinati >50%). Gli inquinanti rilevati sono di
origine naturale: ferro, manganese e ammoniaca (classe c3).

2.2.5.2 Pianura fra Chiese e Mincio


Questo settore presenta una ripartizione meno precisa degli equilibri afflussi
- deflussi da falda. Ci si deve in gran parte al fatto che la cospicua
alimentazione proveniente dal Lago di Garda non trova condizioni di
sfruttamento paragonabili a quelle del Bresciano, per la ancora modesta
industrializzazione del settore di Desenzano - Castiglione delle Stiviere e in
generale di tutta larea coperta dalle morene del Garda.
Su questa zona in effetti predominano condizioni di bilancio nettamente
positivo, con tendenza marcata al sollevamento dei livelli piezometrici. Ci si
deve alla rilevante differenza fra gli apporti irrigui e i prelievi che risultano
complessivamente modesti. Il prelievo areale (portata ai pozzi per Km2)
infatti prossimo a 1 l/s, contro gli 8,4 l/s del tratto compreso fra Adda e
Ticino.
Ne consegue che in tutto il settore centrale della pianura, dove dalla prima
falda non pervengono agli acquiferi sottostanti apporti elevati, favorendo in
tutta larea finora descritta condizioni di bilancio in equilibrio e
tendenzialmente negativo, lapporto di acque da monte risulta quasi ovunque
sufficiente a compensare gli eventuali squilibri. Nella pianura mantovana si
constata quindi il prevalere di condizioni di equilibrio, con locali ma molto
ridotti deficit.
Una delle aree a maggiore sviluppo quella del Comune di Mantova e di quelli
limitrofi, dove limportanza dei prelievi a uso acquedottistico e industriali
determina una situazione di modesto deficit. Si tratta di una delle poche
realt nelle quali permangono le condizioni gi rilevate nel 1994, dove lentit
dei prelievi determina uno squilibrio non preoccupante allinterno di unarea in
equilibrio marcato.
Appare utile sottolineare come importanti elementi inducano a ritenere che
le condizioni idrogeologiche dell'area mantovana siano tendenzialmente
stabili; si deve evidenziare ad esempio come il F.. Mincio su buona parte
della pianura e fino ai confini del Comune di Mantova presenti condizioni
favorevoli per il bilancio idrico, influendo positivamente con i suoi apporti al
primo e al secondo acquifero.
I problemi maggiori di degrado sono legati alla grande diffusione dei nitrati
in falda, soprattutto nella parte pi settentrionale, a ridosso degli archi
morenici (Castiglione-Medole) e al recente ritrovamento di arsenico nelle
acque della media e bassa pianura. Le possibilit di utilizzo della risorsa
idrica del sottobacino sono pertanto limitate dall'alto indice di crisi
qualitativa della stessa (frequenza dei pozzi inquinati >50%). Le situazioni di
compromissione registrate sono dovute principalmente alla presenza nelle
acque sotterranee di elementi contaminanti di origine naturale, quali ferro,
manganese e ammoniaca (classe qualitativa c3).

Settore 7 Castiglione delle Stiviere


Il settore ha una superficie di 471 km2 e si ubica in corrispondenza dellalta
pianura a ridosso dellanfiteatro morenico del Garda. Il Comune di maggiore
estensione Castiglione delle Stiviere. Larea caratterizzata da un
acquifero differenziato, la cui base si trova tra 20 e -100 m s.l.m.;
laquitard pi o meno continuo di separazione tra falda superficiale e
confinata compreso tra le quote di 0 e 55 m s.l.m. La trasmissivit media
di 4.810-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
La rilevante trasmissivit dei terreni e il ridotto prelievo areale medio (1,85
l/s km2) sono sufficienti a garantire la disponibilit di risorse.
Complessivamente il settore si colloca nella classe quantitativa A (rapporto
prelievi/ricarica pari a 0.24).
Aspetti qualitativi
Larea presenta problemi legati alla rilevante estensione dellinquinamento da
nitrati, soprattutto tra Castiglione, Guidizzolo e Medole, anche se non
sempre viene superato il limite dei 50 mg/l. La frequenza dei pozzi inquinati
(tra il 20% ed il 50%) fa rientrare il settore in una classe di degrado c3.
Settore 8 Rodigo
Il settore (superficie 358 km2) si ubica in corrispondenza della bassa
pianura, tra le quote 19 m s.l.m. a Nord e 47 m s.l.m. a Sud. Il limite
occidentale definito dal Fiume Chiese, quello orientale in parte dal Fiume
Mincio e dai confini comunali di Castellucchio e Marcaria. Larea
caratterizzata da un acquifero differenziato, la cui base si trova tra -140
e -80 m s.l.m.; laquitard pi o meno continuo di separazione tra falda
superficiale e confinata compreso tra le quote di -30 e 0 m s.l.m. La
trasmissivit media di 3.610-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
La trasmissivit elevata ed il ridotto prelievo areale (1,2 l/s per km 2)
creano le condizioni per un buon equilibrio delle riserve idriche con un
rapporto molto favorevole Prelievi/Ricarica (0,13) pari ad una Classe
Quantitativa A.
Aspetti qualitativi
Si riscontra un degrado spinto della qualit delle acque, che interessa la
totalit dei Comuni monitorati e rende precaria la gestione del settore
(frequenza dei pozzi inquinati >50%). Gli inquinanti rilevati sono di origine
naturale: ferro, manganese e ammoniaca (classe c3).

Settore 10 Mantova
Il settore (superficie 309 km2) si ubica in corrispondenza della pianura a
Nord del Fiume Po, tra le quote 30 e 20 m s.l.m. Il limite occidentale
definito in parte dal Fiume Mincio ed in parte dai confini comunali di
Curtatone e Borgoforte, quello nord - orientale in parte dal Fiume Mincio ed
in parte dai confini comunali di Porto Mantovano e Mantova. Larea
caratterizzata da un acquifero differenziato la cui base si trova tra -160 e
-120 m s.l.m.; laquitard pi o meno continuo di separazione tra falda
superficiale e confinata compreso tra le quote di -30 e 0 m s.l.m. La
trasmissivit media di 3.610-2 m2/s.
Aspetti quantitativi
Nonostante l'elevata trasmissivit media dell'area, la classe quantitativa
calcolata D a causa del sensibile prelievo medio areale (3,30 l/s km2),
responsabile di un rapporto prelievi/ricarica pari a 3. Ne consegue un
consistente squilibrio tra disponibilit e sfruttamento della risorsa; luso
delle acque sotterranee quindi sostenibile previa unazione di risanamento
della loro qualit e di controllo dei prelievi da sviluppare in modo prioritario.
Esaminando la situazione del solo Comune di Mantova, si nota che le
caratteristiche salienti sotto laspetto del bilancio idrico, risultano negative
sotto laspetto quantitativo (classe E) per leccessivo prelievo areale (14,9
l/s per Km 2) e per il rapporto prelievi/ricarica particolarmente elevato
(9,1).
Aspetti qualitativi
Il territorio non immune da gravi forme di inquinamento anche industriale
che rende precaria la gestione del settore (frequenza dei pozzi inquinati
>50%). Gli inquinanti rilevati sono comunque soprattutto di origine naturale:
ferro, manganese e ammoniaca (classe qualitativa c3).
Sottobacino Mincio-Tartaro (Settore 9 Ostiglia)
Il settore (superficie 486 km2) compreso tra le quote 13 m s.l.m. a Nord e
54 m s.l.m. a Sud, si colloca nella parte orientale dellarea di studio. Il
limite occidentale definito dal Fiume Mincio, quello nord - orientale dal
confine regionale e quello meridionale in parte dal Fiume Po ed in parte dai
confini comunali di Porto Mantovano, Mantova e Bagnolo San Vito. Larea
caratterizzata da un acquifero differenziato, la cui base si trova tra -80 e
-140 m s.l.m.; laquitard pi o meno continuo di separazione tra falda
superficiale e confinata compreso tra le quote di 0 e 15 m s.l.m. La
trasmissivit media di 3.410-2 m2/s.
Aspetti quantitativi

Grazie alla trasmissivit elevata e ad un prelievo areale limitato a 1,1 l/s


per km2, questo settore rientra nella classe quantitativa A, con un ottimo
rapporto prelievi/ricarica ( 0,49).
Aspetti qualitativi
Il settore presenta un indice di degrado consistente con oltre il 50% dei
pozzi contaminati per la maggior parte da sostanze di origine naturale che lo
collocano nella classe qualitativa c3.
Sottobacino Oltrepo mantovano (Settore 11 Suzzara)
Il settore (superficie 628 km2) si trova in corrispondenza dellOltrepo
mantovano, tra le quote 20 e 10 m s.l.m. Il limite occidentale definito dal
confine comunale di Suzzara, quello nord - orientale dal Fiume Po e quello
meridionale dal confine regionale. Larea caratterizzata da un acquifero
differenziato la cui base si trova tra -140 e -120 m s.l.m.; laquitard pi o
meno continuo di separazione tra falda superficiale e confinata compreso
tra le quote di -30 e 20 m s.l.m. La trasmissivit media di 4.510-2
m2/s.
Aspetti quantitativi
Sebbene la trasmissivit media sia ottima, il rapporto prelievi/ricarica pari a
1,35 determina una situazione di leggero squilibrio della risorsa ed una
classe quantitativa C.
Aspetti qualitativi
Si riscontra un degrado spinto della qualit delle acque che interessa
praticamente tutti i Comuni, rendendo alquanto precaria la gestione di questo
settore. L'indice di degrado consistente con una frequenza di pozzi
contaminati ben oltre il 50%, ovunque a causa di inquinanti di origine
naturale (ferro, manganese e ammoniaca); la classe qualitativa risulta cos
essere c3.

2.2.5.3 Possibilit offerte dal terzo acquifero del sottobacino Oglio - Mincio
Come nel caso del sottobacino AddaOglio, le disponibilit idriche del terzo
acquifero, contenuto nella formazione delle argille villafranchiane, sono
quantitativamente elevate, ma per le condizioni naturali di degrado
qualitativo, scarsamente utilizzabili ai fini acquedottistici.
La trasmissivit media di questi depositi, dai dati esistenti compresa fra
7,3103 m 2 / s fra Castiglione e Medole e 2,4103 m 2/s fra Mantova e
Suzzara. La portata in afflusso da monte della falda valutabile incirca 0,8
m 3 /s.
Le riserve del terzo acquifero sono di un rilevante interesse nella parte
settentrionale dellarea esaminata, dove le caratteristiche qualitative sono

ottimali, mentre non appaiono di rilevante interesse pi a valle, per il


degrado qualitativo naturale al quale sono sottoposte.
Le contaminazioni riscontrate in questo acquifero (arsenico, ammoniaca,
ferro, manganese) sono tutte di origine naturale, essendo determinate dalla
dissoluzione di metalli e di altre sostanze gi presenti nellacquifero.

2.3 Rapporti fra bilancio idrico e qualit delle acque


sotterranee
Nel corso dello studio apparsa evidente la necessit di esaminare le
conseguenze, sul chimismo delle falde, delle variazioni del bilancio idrico nel
corso degli anni, per cambiamenti nei prelievi o per mutate condizioni
pluviometriche.
Oggetto di particolare interesse sono state le aree industriali di Milano e
Brescia, dove tali variazioni sono state pi marcate.
Verranno considerate in questa sintesi le osservazioni elaborate per la
Provincia di Milano, dove i cambiamenti nel bilancio idrico risultando
particolarmente sensibili hanno potuto maggiormente influenzare il chimismo
delle falde.
Come noto, tramite calcoli basati su relazioni semplici o con lausilio di
modelli e sulla base dei parametri idrogeologici degli acquiferi e di quelli
chimico-fisici degli inquinanti, possibile porre in relazione la piezometria
con la velocit di trasporto dei contaminanti.
Questo tipo di valutazioni si resa possibile grazie al rilevante numero di
dati e informazioni esistenti sulla Provincia; a titolo di esempio sono stati
presi in esame due inquinanti di grande importanza sul territorio provinciale
quali il cromo esavalente ed i nitrati, entrambi molto solubili e
rappresentativi delle categorie di inquinamento di origine puntuale (cromo) e
diffuso (nitrati).
Per valutare levoluzione idrochimica delle falde si utilizzato il metodo di
isolare i settori nei quali gli inquinamenti sono particolarmente sviluppati,
identificandone in base alle cartografie idrochimiche i limiti (denominati
fronti degli inquinamenti) e studiandone sulla base dei dati esistenti le
velocit di avanzamento. Questo approccio, come nella maggior parte dei
casi di studio di fenomeni regionali, tiene conto solo della componente del
trasporto per advezione, che quella che incide di pi nella propagazione del
contaminante nelle acque sotterranee.
Si constatato che tali semplificazioni permettono di prevedere, almeno su
base annua, levoluzione areale dellinquinamento, utilizzando come velocit di
advezione il rapporto fra la velocit della falda e il fattore di ritardo del
contaminante.
CROMO VI

La cartografia del chimismo del cromo esavalente rivela la presenza di diversi nuclei di contaminazione, circondati da aree
a bassa concentrazione di questa sostanza.
Si definita fronte di inquinamento la linea di uguale concentrazione (isocona) di valore 10 microgrammi/litro di Cromo
VI.
Lo studio effettuato stato volto allindividuazione dei fronti di inquinamento nella parte provinciale a nord del Comune di
Milano e allesame della loro evoluzione areale nel tempo.
Al fine di calcolare levoluzione del contaminante si sono utilizzati programmi da tempo noti in letteratura e largamente
adottati per la soluzione di questi problemi e si sono confrontati i risultati ottenuti, applicando anche il metodo dellanalisi
quantitativa della superficie piezometrica (o metodo delle maglie) che ha portato alla suddivisione della prima falda della
provincia secondo maglie irregolari delimitate dalle curve isopiezometriche e dalle direttrici di flusso. La piezometria
della provincia di Milano assimilabile, per gli scopi preposti, ad una falda radiale centrata su Milano in cui, ad ogni tubo di
flusso, in regime stazionario, possono essere attribuiti parametri idrogeologici praticamente costanti. Dal calcolo della
velocit reale dellacqua in ogni singolo tubo di flusso, attraverso relazioni ricavate dalla letteratura e, se note, dalle
prove condotte su pozzo, stato valutato il tempo impiegato dal contaminante a percorrere un tubo di flusso di lunghezza
L, ricorrendo alla relazione:
t = L i / v i
dove L la lunghezza di ogni singola maglia e v la velocit del contaminante in corrispondenza del predetto tratto. In
questo modo possibile ricostruire il tempo di percorrenza di un qualsiasi punto x ad una certa distanza da Milano che
dato dalla somma dei tempi impiegati per la percorrenza di ciascuna maglia attraversata e costruire le carte delle
isocrone che rappresentino il tempo impiegato a raggiungere il centro del cono di depressione di Milano.

Costruzione delle carte isocrone


Lo studio sui fronti di inquinamento affrontato in questo ambito parte dagli anni 70, ma si pu ragionevolmente affermare
che la piezometria provinciale non variata sensibilmente se non dagli anni 90 in poi, contemporaneamente alla chiusura o
ridimensionamento di diverse attivit industriali. Per tale ragione si preso per ogni decennio un anno campione
rappresentativo della piezometria esistente, in particolare gli anni 1979, 1986 e 1996.
Attraverso il programma Mapinfo, calcolando le dimensioni di ogni singola maglia sono state valutate infine la portata, la
velocit media e il tempo di percorrenza per ogni tubo di flusso che ha permesso di costruire le linee di uguale tempo di
arrivo al centro abitato di Milano.
Nel 1979 questa ricostruzione evidenzia che le isocrone si presentano pi ravvicinate in prossimit di Milano rispetto a
quanto osservato nellhinterland; ci indica che il flusso idrico subisce un rallentamento nei pressi della citt, dovuto alla
brusca diminuzione del gradiente idraulico.
Dalle zone pi settentrionali della Provincia il tempo di arrivo degli inquinanti a Milano risultava pari a circa 55 anni, con
una velocit di movimento della falda milanese che mediamente di 300-350 m/anno.
Circa otto anni pi tardi, nel 1986, le isocrone non denotano palesi differenze rispetto agli anni 70; si nota un leggero
incremento delle velocit ove il gradiente idraulico aumentato nella zona settentrionale sebbene i tempi di percorrenza
rimangano pressappoco gli stessi. La velocit media del flusso idrico sotterraneo del primo acquifero aumenta
leggermente fino a 350-400 m/anno e la portata affluente a Milano mostra, dai calcoli eseguiti, un leggero incremento.
A differenza dei due decenni precedenti in cui landamento della piezometria provinciale si presenta pressoch costante,
allinizio degli anni 90 si assiste ad una brusca inversione di tendenza dovuta in gran parte alla chiusura o
ridimensionamento dei grandi insediamenti industriali che ha alterato lequilibrio idrico ormai stabilitosi negli anni. Si
assiste dunque ad un deciso aumento della quota piezometrica, particolarmente nella zona del comune di Milano, che
provoca un notevole decremento del gradiente idraulico ed un incremento dei tempi di percorrenza degli inquinanti che
arrivano dalla falda a monte. Questa situazione determina da una parte un aumento del volume dacqua contenuto
nellacquifero che permette una maggiore diluizione degli inquinanti, con il conseguente abbassamento delle concentrazioni
e dallaltra un incremento degli stessi dovuto al diminuito gradiente piezometrico che crea condizioni di accumulo. La
velocit di movimento della falda per il 1996 (anno assieme al 97 in cui la falda freatica raggiunge la sua massima quota)
di circa 250-300 m/anno ed i tempi di arrivo sono aumentati su tutto il territorio provinciale con punte che superano i 60
anni nella parte settentrionale della provincia mentre la portata affluente a Milano si attesta su circa 2.68 m3/s. Si
apprezza un evidente ravvicinamento delle curve isocrone nella porzione settentrionale rispetto alla citt di Milano, a
testimonianza del rallentamento del flusso idrico, ed un allargamento delle stesse linee a sud della citt che denotano una
migliore tendenza al deflusso con tempi di smaltimento diminuiti e velocit delle acque in uscita fortemente in crescita.
Si pu aggiungere che dal 1997 in poi la falda freatica si stabilizzata con la ripresa dei prelievi privati ed ora appare in
leggero abbassamento per cui lecito supporre che le velocit ad oggi siano leggermente aumentate ed i tempi di
percorrenza diminuiti in modo comunque poco significativo.
Questa previsione appare ragionevole grazie agli studi fatti fino agli anni 90 dai quali si pu estrapolare la profonda
interconnessione esistente tra le oscillazioni piezometriche e le variazioni di velocit dei flussi inquinanti.
Confrontando le carte chimiche sul cromo tra gli anni 70 e 90 si potuto evidenziare come vi sia stato un miglioramento
generalizzato per quanto riguarda lentit delle concentrazioni accompagnato per da un inquinamento diffuso pi esteso;
appare chiara la relazione tra le variazioni piezometriche ed il tipo di situazione chimica: la diminuzione del gradiente
idraulico con il rallentamento del flusso idrico sotterraneo negli anni 90 ha provocato un accumulo di sostanze
indesiderate mentre la variazione in positivo dello spessore dellacquifero ha fornito maggiori volumi dacqua disponibili
alla diluizione, estendendo la situazione di inquinamento e limitandone contemporaneamente le punte massime. Inoltre la
parziale riduzione del cono di depressione su Milano provoca una diminuzione del richiamo di inquinanti ed un maggiore
rilascio a valle, favorendone i processi di diffusione e diluizione.

Fronti di inquinamento
Attraverso le carte di sintesi per linquinamento da cromo esavalente possibile individuare quelli che sono i limiti dei
fronti di inquinamento. Lo studio esamina lo spostamento del fronte dellisocona dei 10 g/l di cromo VI, concentrazione
che divide linquinamento di fondo da quello pi marcato, a partire dagli anni 70.
Per gli anni 70 si possono individuare quattro fronti, due provenienti dal settore di Nord-Ovest, uno da nord ed uno da
est-nord-est rispetto a Milano. Una volta definiti i fronti stato possibile studiare la loro evoluzione nel tempo sulla base
delle velocit ricavate dalle carte delle isocrone. Questa operazione stata condotta attraverso il programma Mapinfo ed
il passo di simulazione stato di dieci anni partendo dal 1975, anno di massimo sviluppo dellinquinamento da cromo
esavalente. Considerata la dipendenza della velocit di spostamento del fronte di inquinamento dalle oscillazioni
piezometriche, sono state prodotte diverse carte per mettere in luce da una parte lo spostamento areale effettivo dei
fronti e dallaltra, attraverso la sovrapposizione cartografica, lerrore che si potrebbe commettere non considerando la
configurazione piezometrica variabile nel tempo.
Nel primo caso stata fatta una carta che denoti lo spostamento del fronte considerando la piezometria degli anni 70,
unaltra considerando la piezometria degli anni 80 ed infine una con quella degli anni 90; tali elaborati fanno trasparire
chiaramente quali aree potrebbero essere in futuro interessate dal fronte di contaminazione.
Nel secondo caso sono state riprodotte cartografie che permettono il confronto tra gli spostamenti calcolati con
piezometrie di anni differenti; in tal caso si messo in evidenza come il fronte degli anni 80 si sia mosso con velocit
maggiore rispetto a quello degli anni 70 e come quello relativo agli anni 90 sia stato in assoluto, tra quelli esaminati, il pi
lento a spostarsi.

Appare evidente che nel periodo di maggiore prelievo da falda (anni 80) le
velocit di spostamento del fronte dei contaminanti siano state maggiori,
mentre la fase conseguente alla riduzione del sollevato idrico (anni 90) e
quindi del marcato sollevamento dei livelli piezometrici rappresenta una fase
di notevole rallentamento (quasi il 100%) nellavanzamento dei fronti di
contaminazione.
NITRATI
I nitrati costituiscono una delle fonti di inquinamento diffuso maggiormente presenti nella provincia di Milano, derivanti
principalmente da perdite fognarie, allevamenti di bestiame, utilizzo come fertilizzante in agricoltura.
Seguendo i criteri precedentemente esposti sono state redatte carte con le isocone relative ai nitrati per gli anni 1990
ed 1996 facendo attenzione ai requisiti richiesti per lapplicabilit del metodo ed individuando un fronte, ad inquinamento
praticamente costante, di circa 10 km che si estende dal Comune di Corbetta a quello di Settimo M.se. Confrontando
graficamente le isocone da 25 mg/l a 5 mg/l poste a sud rispetto alla linea del fronte nei due anni prescelti, si potuto
constatare che si sono spostate di circa 2 km, ossia 300-350 m/anno.
I risultati dello studio, per quanto riguarda levoluzione della velocit di avanzamento del fronte di inquinamento, non sono
sensibilmente diverse da quelle descritte per il Cromo VI.

CONCLUSIONI
Si constatato come la semplificazione adottata, cio quella di ricorrere ai fronti di inquinamento come parametro
guida, ha dato la possibilit di un esame dellevoluzione dello stato di contaminazione delle acque sotterranee.
Analizzando i risultati sotto laspetto della prevedibilit dellavanzamento delle aree inquinate si osserva che, ai fini
previsionali, le variazioni annuali dellassetto piezometrico incidono in modo determinante sullo sviluppo delle
contaminazioni e soprattutto sulla velocit di avanzamento degli inquinanti. Non si pu quindi prescindere da controlli
dellassetto piezometrico, almeno a scala annuale, per studi sulla previsione dellevoluzione degli inquinamenti.
Per quanto riguarda le tendenze in atto nellevoluzione sanitaria delle acque sotterranee dellarea esaminata, appare
evidente che il sollevamento della piezometria ne ha rallentato la propagazione verso Milano.
La riduzione della depressione piezometrica incentrata sulla conurbazione milanese negli anni 80, la cui profondit
ostacolava il flusso dei contaminanti a valle della citt, ha prodotto inoltre come conseguenza, un modesto deflusso di
inquinanti verso i Comuni situati nella parte meridionale dellhinterland.
Le variazioni del bilancio idrico hanno quindi sensibili ripercussioni anche sulla qualit delle acque, il cui stato appare
direttamente correlato alla disponibilit di risorse di apprezzabile entit.

LE VALLI LOMBARDE

3.1 La Valtellina

La Valtellina, con una superficie di 4.051 km2, comprende l'alta valle


dell'Adda e costituisce con la valle del Liro - Mera la Provincia di Sondrio.
Tale valle corre rettilinea, tra le Alpi Orobie a sud e le Alpi Retiche a nord,
ad est del Lago di Como fino a Tresenda, quindi piega in direzione nord est fino a Bormio. Essa riceve, in tutta la sua lunghezza, numerose valli che
scendono dall'arco alpino.
Nella parte inferiore e media la Valtellina caratterizzata da versanti assai
svasati, da un fondo vallivo piuttosto largo (oltre 2 km) e da fianchi a dolce
pendio. A monte della localit di Mazzo, nella parte alta, la valle presenta
un carattere glaciale pi netto, restringendosi in gole rocciose che si
susseguono fino alla gola di Bormio, oltre la quale torna a chiudersi compresa
tra spalle ripidissime.
La Valtellina comunica con la Valcamonica mediante il passo dell'Aprica, con
l'Engadina attraverso i passi del Bernina e di S. Maria e con l'Alto Adige
attraverso il passo dello Stelvio.
La zona studiata il fondovalle che si estende dal Comune di Morbegno al
Comune di Poggiridenti ed totalmente compresa nel territorio della
Provincia di Sondrio. I Comuni che fanno parte della zona in esame sono:
Sondrio, Albosaggia, Ardenno, Berbenno, Buglio in Monte, Caiolo, Castione,
Cedrasco, Colorina, Faedo, Forcola, Fusine, Montagna in Valtellina,
Morbegno, Poggiridenti, Postalesio, Talamona.

3.1.1 Geologia e idrogeologia


3.1.1.1 Inquadramento geologico
La complessa struttura geologica della Valtellina caratterizzata dalla
presenza di numerosi sistemi di falde di ricoprimento. Limitando la
trattazione agli aspetti fondamentali, si nota che il versante meridionale
caratterizzato dalla prevalenza di affioramenti dellunit geologica
denominata Scisti dei laghi, che costituiscono gran parte delle cime che
vanno dalla riva del Lario fino alla Bocchetta di Trona e che si riducono nelle
parti basse del versante, lasciando il posto al conglomerato verrucano, alle
filladi e a gneiss di diverso tipo. Sul versante settentrionale della Valtellina
gli Scisti del laghi occupano la fascia pi bassa del terrazzo che sovrasta la
valle del Pian di Spagna a Traona e costituisce i monti di Fuentes e le
penisole d'Olgiasca. Le filladi occupano prevalentemente il versante
meridionale valtellinese, mentre nel versante settentrionale costituiscono il
terrazzo a vigneti di Castione - San Lorenzo (Sondrio), quello di MontagnaTresivio e tutto quello di Teglio.

Tra i diversi tipi di gneiss presenti in Valtellina si possono citare gli gneiss
occhiadini, con albite (plagioclasio), che affiorano con continuit nella fascia
pi bassa, tra Delebio e Talamona, ed anche alle spalle di Morbegno (per
questo motivo vennero chiamati anche scisti di Morbegno o gneiss di
Morbegno).
La disomogeneit litologica degli affioramenti dei due versanti valtellinesi
da attribuire alla Linea del Tonale o Linea Insubrica che un lunghissimo
complesso di fratture lineari che si sviluppano in senso est - ovest
decorrendo parallelamente all'asse della valle (in destra orografica) e
separando in tale modo le Alpi Orobiche (Sudalpino) dalle Alpi Retiche
(Nordalpino). A nord della linea del Tonale continua l'ampia e lunga fascia
dei cosiddetti Scisti del Tonale, rappresentati essenzialmente da micascisti,
che si prolungano, dallo sbocco della Val Chiavenna, nella Valtellina fino a
Postalesio.
La fascia immediatamente sopra il fondovalle, quella dei terrazzi,
costituita dalle stesse rocce che formano il versante meridionale, cio gli
gneiss di Morbegno da Traona a Dazio e Val Masino (salvo l'intrusione
granitica del Culmine di Dazio), nonch nel dosso di Berbenno, e le filladi di
Montagna-Tresivio e di Chiuro - Teglio.

3.1.1.2 Inquadramento idrogeologico


Per quanto riguarda il fondovalle valtellinese, la ricostruzione ed il successivo
studio degli acquiferi sotterranei sono stati effettuati mediante l'analisi
delle stratigrafie e delle caratteristiche di progetto dei pozzi pubblici e
privati, fornite dal Genio Civile di Sondrio. Dall'insieme di questi dati e sulla
base di studi precedenti stato possibile effettuare delle correlazioni
stratigrafiche tra i vari pozzi, individuare le litologie in profondit e di
conseguenza le caratteristiche strutturali degli acquiferi.
La maggior parte dei pozzi rilevati ha raramente superato i 50 m di
profondit attestandosi su un valore medio di 15-20 m. Attraverso tali pozzi
si potuto rilevare che la falda superficiale molto vicina al piano campagna
e ricca dacqua.
Per una pi dettagliata analisi, l'area di studio stata divisa in 3 zone: la
zona della conoide di Sondrio, il Piano della Selvetta e la zona intermedia
tra le due precedenti.
La zona di Sondrio

caratterizzata principalmente dalla conoide del Torrente Mallero e mostra


un ricco acquifero superficiale in depositi ghiaioso-sabbiosi. Tali depositi
possono raggiungere uno spessore variabile da 20 a 40 m. Numerose lenti di
limo o limo argilloso, depositate dal fiume Adda, risultano essere molto
spesse nelle anse vicino ai versanti dove un tempo scorreva il fiume stesso,

separando quest'ultimo da una zona sottostante caratterizzata da materiale


pi grossolano.
Il Piano della Selvetta (con Talamona e Morbegno)
La zona (L. Scesi - 1982) costituita dalle alluvioni del Fiume Adda e dei
suoi affluenti i quali scendendo dai versanti montuosi formano ampie conoidi.
A nord si trovano i Torrenti Ardenno, Gaggio, Primaverta e Maroggia, le cui
acque confluiscono verso il Canale Pedemontano. I bacini di questi torrenti,
ad eccezione del Maroggia (13,3 Km2) non sono molto estesi ma molto
pendenti e quindi caratterizzati da un elevato trasporto solido che porta alla
formazione di conoidi. Per questo motivo, al fine di limitare i danni delle
piene, sono stati costruiti due bacini artificiali di invaso per la laminazione al
piede dei Torrenti Gaggio e Primaverta. A sud, infine, si trovano i Torrenti
Fabiolo, Rodolo, Chignolo, Finale e Tartano.
Lo spessore di questi terreni notevole, circa 100-150 m, e questo ha
portato alla creazione, soprattutto in corrispondenza di materiali pi
grossolani e quindi pi permeabili, di un esteso e complesso serbatoio idrico
che non solo limitato ai depositi quaternari ma interessa anche il substrato
roccioso (Gneiss di Morbegno in sponda sinistra e micascisti o gneiss della
"Formazione di Punta di Pietra Rossa" in sponda destra) fortemente
fratturato e tettonizzato.
Le acque meteoriche si infiltrano pi facilmente nella parte settentrionale
del Piano della Selvetta dove si hanno terreni ad elevata permeabilit. Ci
favorito dalla presenza del Canale Pedemontano o "Adda Morta" (attraversa
l'intera piana da est ad ovest ed e` stato costruito utilizzando l'antico alveo
dell'Adda) che funge da dreno. Nella parte centrale del Piano l'infiltrazione
limitata dalla scarsa permeabilit; questo porta le acque a ristagnare a
lungo negli avvallamenti naturali (depressioni corrispondenti agli antichi alvei
del fiume Adda, come "Adda Morta" e "Adda Vecchia", abbandonati in
seguito alla canalizzazione artificiale del corso d'acqua) fino all'evaporazione
o alla totale infiltrazione nel sottosuolo. Nella parte meridionale le acque non
vengono, se non in minima parte, accolte nel terreno, poich il fiume Adda
non pu essere utilizzato come loro recapito (dreno) in quanto l'alveo
(artificiale) si trova ad una quota superiore a quella del piano campagna. Tali
acque vengono in gran parte convogliate verso lAdda Vecchia" che diventa il
loro naturale recapito.
Una conferma alla descrizione precedente data da sondaggi elettrici
verticali (L. Scesi, 1982).
Questi sondaggi (circa 60) hanno permesso di individuare la profondit e
l'andamento areale dei livelli argilloso - limosi e limoso - sabbiosi e degli
acquiferi freatici fino a circa 60-90 m di profondit, mettendo in evidenza
5 unit geoelettricamente distinte.
Nella parte pi settentrionale del Piano, in corrispondenza delle conoidi dei
corsi
d'acqua
pi
importanti
(Masino-Maroggia),
i
terreni
sono
prevalentemente costituiti da ghiaie sabbiose. Lateralmente a tali conoidi, al

centro della sezione e verso est, si ritrovano materiali pi fini, di tipo


limoso, dovuti alla sedimentazione del Fiume Adda.
Pi a sud, nella parte occidentale, sono presenti terreni a granulometria fine
di tipo limoso, limoso - sabbioso fino ad argilloso. Verso est l'aumento dei
valori di resistivit, soprattutto in profondit, mostra che la conoide del
Torrente Maroggia, spostandosi verso sud, si insinua al di sotto dei depositi
pi fini del Fiume Adda.
In prossimit del Fiume Adda si nota la presenza di materiali
prevalentemente fini in superficie mentre in profondit prevalgono terreni a
granulometria pi grossolana di tipo ghiaioso - sabbioso, dovuti alla
sedimentazione del fiume Adda e in parte dei torrenti dei versanti
meridionali della valle (conoidi di Sirta e Selvetta).
In corrispondenza della conoide del Torrente Masino si riscontrano frequenti
livelli ghiaiosi.
Si pu concludere che i terreni pi permeabili si rinvengono a partire dalle
conoidi lungo tutta la fascia del Canale Pedemontano e fa eccezione la
conoide del Torrente Maroggia i cui sedimenti ghiaioso-sabbiosi continuano a
piccola profondit fino all'alveo attuale del Fiume Adda. Nelle zone di centro
valle si rileva una vasta area costituita da limi e limi argillosi di notevole
spessore. Il Canale Pedemontano, che coincide con la zona terminale delle
conoidi, rappresenta un area con una grande variazione di granulometria e
quindi della permeabilit dei terreni.
Oltretutto la fascia compresa tra i Comuni di Buglio in Monte e Ardenno
(circa 2 Km), a causa delle bassissime pendenze e della mancanza di velocit
delle acque (fase "senile" del Fiume Adda che porta a deposizione di notevoli
quantit di materiale) caratterizzata da aree paludose e lacustri dove si
hanno i punti di maggior profondit (rilevabili dalla presenza di torba).
Queste zone sono in prevalenza situate nelle insenature, ai piedi dei
versanti. Dove invece non sono presenti questi depositi si in presenza di
alluvioni fini sabbioso - limose caratteristiche di un trasporto a bassa
energia, mentre in profondit si hanno depositi pi grossolani quali ghiaie e
sabbie con ciottoli (L. Scesi - 1982).
Zona tra Sondrio e Pian della Selvetta

Per ricostruire i caratteri litologici sotterranei del tratto della valle che va
da Sondrio fino al Piano della Selvetta si ricorsi ad uno studio basato su
una campagna di ricerche geofisiche (S.E.V) nel fondovalle tra Cosio e Ponte
(Petrucci, Careggio, Cavazzini - 1979). Questi sondaggi elettrici hanno
permesso di valutare la profondit del substrato roccioso, lo spessore dei
sedimenti continentali e in qualche caso anche la loro natura, che risulta
prevalentemente sabbioso - ghiaiosa, in particolare lungo i bordi vallivi
interessati dalle conoidi dei corsi dacqua.
Lo spessore dei depositi alluvionali sempre superiore ai 50 m e si
assottiglia in corrispondenza dei fianchi rocciosi della valle.

Fondovalle fra Sondrio e Tirano

In questarea i dati rilevati sono risultati scarsi numericamente esistendo


solamente pozzi molto superficiali. Inoltre non essendo mai state eseguite
prove geofisiche non stato possibile proseguire nello studio.
Dalle indagini svolte risulta peraltro che il fondovalle permane
sostanzialmente ghiaioso - sabbioso ed offre buone possibilit di reperimento
di acque sotterranee.

3.1.1.3 Parametri idrogeologici degli acquiferi


I dati forniti dal Genio Civile di Sondrio riguardanti i pozzi per acqua hanno
permesso di determinare alcuni valori di trasmissivit dei terreni
caratteristici dellarea di studio. Da questi valori si determinata la loro
permeabilit allo scopo di utilizzarla come dato di input per
l'implementazione del modello dellarea di studio. La difficolt principale
incontrata stata quella di non avere un valore preciso dello spessore
dell'acquifero e di conseguenza neppure della conducibilit idraulica.
Sono stati scelti due tra i pozzi per i quali si possedevano i dati sulle prove
di portata e sulla base di questi sono state simulate e ritarate le prove
ricorrendo al codice numerico di calcolo (Modflow). Essi sono posizionati
rispettivamente in prossimit del Fiume Adda e nella zona pedemontana,
poich lungo tutta la valle le caratteristiche morfologiche si mantengono
sempre simili.
La simulazione avvenuta in regime transitorio con una discretizzazione
temporale adeguata alla prova reale. Il pozzo stato ubicato in posizione
centrale, dove la griglia molto fitta. stata adottata una discretizzazione
tale per cui le maglie lontane dal punto di captazione hanno dimensioni
notevoli e gradualmente si rimpiccioliscono in corrispondenza del pozzo, il
quale rappresentato da una singola cella quadrata di lato 1 m. L'area
stata scelta di dimensioni tali che l'influenza del pozzo non si ripercuotesse
alle estremit del modello.
Sono stati cos individuati due valori di conducibilit idraulica (6,00 x 10-4
m/s e 2,93 x 10-4 m/s), successivamente utilizzati nella ricostruzione del
modello a scala regionale.

3.1.2 Climatologia
3.1.2.1 Precipitazioni e temperature

I dati climatici sono stati forniti dalla Fondazione Fojanini di Sondrio e


riguardano le altezze di pioggia e le temperature degli ultimi 10 anni (19871996) registrati nelle stazioni pluviografiche di Sondrio (Tab 3.1.1) e di
Traona (frazione di Morbegno).
Per avere una copertura pi ampia dei dati di pioggia, essendo il tratto di
valle studiato piuttosto vasto e quindi soggetto a regimi pluviometrici diversi,
sono stati recuperati, attraverso il Consorzio dell'Adda, i dati pluviometrici
dal 1993 al 1996 relativi alla stazione di Stazzona (frazione di Tirano) e da
uno studio sulle alluvioni in Valtellina della Regione Lombardia, i dati relativi
ai bacini laterali dei torrenti. Analizzando le informazioni raccolte, si
cercato di identificare il "regime pluviometrico" di una area per confrontare
tra loro le diverse situazioni che potevano venirsi a creare. Si potuto
constatare che avvicinandosi al versante occidentale (Valchiavenna) e
meridionale (Orobico) si verificano precipitazioni mediamente di intensit
maggiore. I valori minimi, invece, si riscontrano risalendo la valle verso
nord-est, in prossimit di Tirano.
L'analisi dei dati ha portato a stimare attorno al 25% dell'afflusso
meteorico totale annuo il valore di ricarica piovosa da inserire nel modello
regionale costruito con il codice numerico di calcolo.
Gen Feb Mar Apr Mag
Giu Lug Ago Set Ott Nov
Dic
0,3 3,1
12, 16, 19,0 22, 22, 17, 11, 5,3
T[C]
2
8 8,44
04
43
3
52
22
17
72
4 0,70
P[mm 46, 45, 35,1 90, 84, 117, 101 83, 118 124 75, 55,6
]
6
06
8
35
1
2
,7
9
,1
,9
1
2
Tab. 3.1.1: Dati termopluviometrici medi mensili alla stazione di Sondrio

3.1.2.2 Precipitazioni nevose


Nella Tab. 3.1.2 indicata la distribuzione delle precipitazioni nevose della
Valtellina per fasce altimetriche nel periodo 1955-1966. Si nota come i
periodi di maggior afflusso nevoso risultano, per la fascia altimetrica posta
oltre i 2000 m s.l.m., nei mesi di dicembre e gennaio e cos anche per le
altre fasce di altitudine. Nella fascia superiore ai 2000 m oltretutto la
precipitazione media annua maggiore di 350 mm/anno, mentre nella fascia
al di sotto dei 500 m si riduce a meno di 100 mm/anno. Nei mesi di
dicembre e gennaio, al di sopra dei 2000 m, si hanno oltre 170 mm di neve
che si riducono a 51 nella fascia al di sotto dei 500 m. Il periodo nevoso
pi ampio alle alte quote: al di sopra dei 2000 m di circa 8 mesi mentre si
riduce a 6 mesi fino a raggiungere i 4 mesi sotto i 500 m.
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic
[cm] [cm] [cm] [cm] [cm] [cm] [cm] [cm] [cm] [cm] [cm] [cm]

Oltre
2000m
20001500m
15001000m
1000500m
Sotto
500m

90

73

68

37

14

20

69

81

82

72

61

33

16

55

83

71

58

39

11

32

71

68

53

25

14

52

34

19

15

27

Tab. 3.1.2: precipitazioni medie nevose, nel periodo 1955-1966, suddivise


per fasce altimetriche.

3.1.3 La campagna piezometrica


La mancanza di dati storici del livello della falda nellarea oggetto di studio
ha reso necessaria una campagna di rilievo piezometrico. Inizialmente sono
stati reperiti presso la Provincia di Sondrio le auto dichiarazioni di denuncia
dei pozzi, circa 500, e successivamente sono stati forniti dal Genio Civile i
dati di progetto di 100 di questi. I pozzi controllati in sito sono stati circa
un centinaio, ma solo in 50 di loro si potuto misurare il livello statico della
falda.
La campagna si protratta per due settimane (dal 01/05/1997 al
15/05/1997) durante le quali nessun evento piovoso ha disturbato la
misurazione. La misura del livello piezometrico si svolta sempre dopo lo
spegnimento della pompa e trascorso il tempo necessario alla stabilizzazione
del livello stesso. In alcuni casi stato possibile rilevare sia il livello statico
sia quello dinamico e, attraverso la portata di emungimento (Qpr), risalire al
valore della trasmissivit dell'acquifero applicando il metodo di Cassan
(1980).
Osservando la carta piezometrica di Figura 3.1.2 si notano le diverse zone
della valle in cui il Fiume Adda si comporta sia come recapito drenante sia
come sorgente alimentante nei confronti della falda. Nella zona del Piano
della Selvetta, subito ad est di Ardenno, si individua una superficie freatica
con un gradiente molto basso ed una conseguente velocit di flusso non
elevata.
La direzione di flusso della falda da est verso ovest nella maggior parte
dell'area di studio. Soltanto ad ovest di Ardenno la direzione del flusso di
falda devia verso sud, assumendo per circa 2 km la direzione nord/est sud/ovest, obbligata in questo percorso da un restringimento molto forte
della valle che sbocca nella zona del Torrente Tartano. Da questo punto le

linee isopiezometriche tornano ad assumere una direzione nord - sud fino a


Morbegno, confine ovest dell'area investigata.
Verso est si nota invece la situazione di Sondrio dove molto evidente la
presenza di una depressione; lo sfruttamento della falda infatti in questa
zona (Comuni di Sondrio, Albosaggia, Faedo, Montagna in Valtellina e
Poggiridenti) il pi elevato di tutta l'area analizzata. Su una superficie di
16,3 km2 risulta esserci una media di 3,8 pozzi per km2, la pi alta
incontrata nell'area di studio. La zona centrale compresa tra Sondrio e
Ardenno (Comuni di Berbenno, Buglio in Monte, Caiolo, Castione, Cedrasco,
Colorina, Forcola, Fusine e Postalesio) con una superficie di 26,4 km2 ha
invece una densit di soli 1,5 pozzi/km2.
Infine la zona pi ad ovest (Comuni di Ardenno, Morbegno e Talamona) con
una superficie di 16 km2 ha una densit di 1,8 pozzi/km2. La porzione di
acquifero pi ad est quella maggiormente sfruttata ed anche quella in cui
la soggiacenza raggiunge i valori pi elevati. Questa zona risulta quindi
essere un punto di richiamo per l'acqua che fluisce da est verso ovest
convogliando verso di s le linee di flusso che altrimenti manterrebbero la
direzione dell'asse della valle.

3.1.4 Il Modello di flusso


Per la ricostruzione del bilancio idrico sotterraneo stato utilizzato,
analogamente a quanto fatto per il modello a scala regionale, il codice di
calcolo MODFLOW (M.G. McDonald e A.W. Harbaugh),

3.1.4.1 Il modello concettuale


La ricostruzione dei parametri idrogeologici dell'acquifero stata una delle
operazioni che ha richiesto il maggior tempo a causa della difficile
reperibilit e scarsit di dati.
Il deposito alluvionale che costituisce il fondovalle ha uno spessore che in
alcune zone, come nel Piano della Selvetta, supera i duecento metri e che
non lascia mai intravedere un limite roccioso. Infatti dall'analisi delle
stratigrafie dei pozzi si nota che nessuna opera di captazione delle acque
sotterranee raggiunge il substrato roccioso. La falda dista poi pochi metri
dal piano campagna e i pozzi presenti raramente superano i 30 m di
profondit.
Raccolte tutte le stratigrafie disponibili, si proceduto ad una definizione
del fondovalle attraverso l'elaborazione di sezioni idrogeologiche.
Considerando le informazioni fornite dalle stratigrafie, dalle prove di
pompaggio e dalle carte topografiche storiche, sono stati attribuiti i valori
di conducibilit idraulica e di spessore dell'acquifero cos desunti, alle

diverse porzioni del territorio. Per quanto riguarda la conducibilit idraulica


essa stata determinata anche simulando con il modello le due prove di
portata prima descritte (par. 3.1.1.3).

3.1.4.2 Discretizzazione spaziale e condizioni al contorno


Per il modello stata definita una griglia a maglia rettangolare di lati pari a
100 x 400 m (Fig. 3.1.1 b). La scelta stata fatta in base alla disposizione
spaziale dei dati della campagna di rilievo piezometrico ed alla conformazione
della valle. Quest'ultima, infatti, ha l'asse posizionato in direzione est ovest come il Fiume Adda che scorre nella parte centrale.
La griglia stata orientata in modo tale che il lato della cella di lunghezza
400 m segua appunto questo orientamento.
Le estremit nord e sud del deposito alluvionale, costituente il fondovalle,
sono state considerate confini impermeabili e quindi alle celle che li
compongono sono state assegnate le caratteristiche di non - flusso ("no
flow"). Questa scelta stata fatta sulla base della mappa con l'ubicazione
delle sorgenti censite e costantemente monitorate dalla U.S.L. 22 di
Sondrio. Da un'osservazione della carta si nota come siano poche le sorgenti
che si trovano ad una distanza dal fondovalle tale da poterle considerare
fonte di un apporto idrico non trascurabile all'alimentazione della falda.
Inoltre la maggioranza delle sorgenti sono convogliate negli acquedotti
comunali. I lati est ed ovest sono di modesta estensione e rappresentano la
larghezza della valle (Fig. 3.1.1 a); essi sono stati definiti con altezze di
falda costanti (limite "constant head") desunte dalla campagna piezometrica.
Per simulare il Fiume Adda e il Torrente Mallero stato utilizzato il
pacchetto "River" che permette di simulare il flusso dellacqua tra un corpo
idrico superficiale e lacquifero. La zona del bacino artificiale di Ardenno
stata quella che ha dato maggiori problemi: infatti il rapporto tra fiume e
falda non naturale ed difficilmente ricostruibile.
Per risalire alla natura dei sedimenti costituenti il fondovalle ci si avvalsi
delle stratigrafie dei pozzi reperite presso il Genio Civile e di studi
precedentemente eseguiti nella zona.

Fig. 3.1.1: Area modellizzata (a) e griglia di discretizzazione (b).


Nel modello sono stati assegnati diversi valori di conducibilit idraulica in
base al tipo di terreno attraversato dal fiume. Nel caso del bacino di
Ardenno, dove il fiume stato artificialmente incanalato ed in parte
impermeabilizzato, sono stati inseriti valori molto bassi, quasi nulli di
conducibilit idraulica.

Fig. 3.1.2: Carta della piezometria ricavata dal modello.

3.1.4.3 Il bilancio idrologico


Una volta calibrato e tarato il modello si proceduto ad un calcolo dei flussi
d'acqua da e verso il corpo idrico sotterraneo. E stato effettuato perci un

bilancio idrico che ha visto come principali fattori di afflusso e deflusso


quelli provenienti dalle piogge, dall'evapotraspirazione, dai fiumi, dal flusso
di falda e dai pozzi.
Il bilancio idrico stato calcolato individuando quei tre settori che
sembravano avere differenti rapporti tra i corsi d'acqua principali (Adda,
Mallero) e la falda acquifera. Tali settori sono: la zona di Ardenno (Settore
1), la zona centrale della valle (Settore 2) e la zona di Sondrio (Settore 3),
interessata dalla presenza della conoide del Mallero. Si sono perci
analizzati i volumi d'acqua che fluiscono verso la falda (numero positivo) e
via da essa (numero negativo) e che tipo di provenienza ha l'acqua in
questione (ricarica, fiume, pozzi, lato est, lato ovest). Con "lato est" e "lato
ovest" si indicano le portate che affluiscono all'acquifero o defluiscono da
esso, attraverso i lati est ed ovest che delimitano l'area di studio.
Si pu notare come passando da un settore all'altro (Fig. 3.1.3, 3.1.4,
3.1.5 ) il comportamento del fiume subisca dei notevoli cambiamenti: nella
zona pi ad ovest esso alimentante nei confronti della falda ma in maniera
debole. Nella zona centrale esso drenante per passare ad essere
fortemente alimentante nella zona di Sondrio. Qui infatti la presenza del
Mallero e della sua conoide formano un particolare tipo di alimentazione della
falda, che riscontriamo per altri corpi idrici superficiali, posti in altri punti
della valle (Tartano, Masino, ecc.). Si verifica cio una situazione in cui la
falda situata ad una profondit elevata rispetto al letto del torrente:
questa distanza raggiunge in alcune zone la lunghezza di qualche decina di
metri, come nel caso dei Torrenti Tartano e Mallero ed in alcuni tratti,
posti pi a monte rispetto alla zona modellizzata, anche del Fiume Adda.
Osservando il grafico di Fig. 3.1.5 si capisce come l'intensit
dell'alimentazione da parte dei corsi d'acqua superficiali abbia dimensioni
ragguardevoli, paragonabili come ordine di grandezza alla quantit d'acqua
emunta dai pozzi situati nei Comuni di Sondrio e limitrofi. Il flusso dacqua
dovuto ai fiumi e torrenti il pi complesso da determinare. Infatti l'entit
dello spessore dei sedimenti del letto dell'alveo e il grado di saturazione del
terreno sottostante al fiume, si possono ricavare solo con indagini
geotecniche che richiedono un notevole sforzo temporale ed economico.
Settore 1 Ardenno
Dall'esame della tabella 3.1.3 si osserva che le portate in ingresso
provengono dalla media Valtellina (Est) per un quantitativo valutabile in circa
50 l/s.
Lapporto della ricarica per infiltrazione di piogge e di corsi dacqua
secondari risulta piuttosto elevata in rapporto alla scarsa estensione del
territorio (poco meno di 27 l/s), mentre si riscontra un forte prelievo da
pozzi (58 l/s). Quasi inesistente lapporto dei corsi dacqua pi importanti.
La falda in uscita ha una portata di soli 19 l/s, risultando quindi
notevolmente impoverita; il bilancio idrico quindi in deficit nel confronto
fra uscite e entrate.

Ovest
[l/s]
-19,46

Est [l/s] Pozzi


[l/s]
49,85
-58,00

Fiume
[l/s]
0,70

Ricarica
[l/s]
26,91

Tab. 3.1.3: Voci del bilancio idrologico del settore 1


Il rapporto fra Prelievi e Ricarica risulta di poco superiore a 2, fatto che fa
ricadere larea nella classe D, indicativa di un elevato squilibrio tra
disponibilit ed uso della risorsa. Fortunatamente non sono segnalati problemi
di contaminazione per la presenza di inquinanti nei pozzi di acqua potabile.
Lannullamento del prelievo da pozzi porterebbe una variazione nellassetto
piezometrico e un bilancio considerevolmente modificato.

Fig. 3.1.3 Bilancio idrologico del settore 1.


Settore 2 Berbenno
La parte mediana della valle, compresa fra il Piano della Selvetta e Sondrio,
presenta un bilancio idrico negativo, essendo le portate in uscita minori di
quelle in entrata.
Ovest
[l/s]
-49,85

Est [l/s] Pozzi


Fiume
[l/s]
[l/s]
61,20 -58,19 -48,32

Ricarica
[l/s]
95,17

Tab. 3.1.4: Voci del bilancio idrologico del settore 2


Si osserva dai dati riportati nella tabella 3.1.4 che le portate estratte dai
pozzi di questo settore sono rilevanti, come la ricarica proveniente dai
torrenti secondari e dallinfiltrazione da piogge (circa 95 l/s).

Bilancio Idrologico -Settore 2


10000

Ricarica

Portata [m3/giorno]

8000

Est

6000
4000
2000
0
-2000

Pozzi

-4000

Ovest

Fiume

-6000

Fig. 3.1.4: Bilancio idrologico del settore2.


Le portate in ingresso non sono tuttavia sufficienti a compensare le perdite
derivanti dai prelievi, in quanto il F. Adda drena una cospicua portata (circa
50 l/s).
Il rapporto Prelievi/Ricarica risulta comunque favorevole, portando il settore
in classe quantitativa A.
La favorevole valutazione dellequilibrio delle risorse idriche di questo
settore dipende, oltre che dallassenza di fenomeni di contaminazione, anche
dalla considerazione che il posizionamento di pozzi in prossimit del Fiume
Adda farebbe confluire nelle captazioni acque che comunque sarebbero
destinate a uscire dallarea tramite il drenaggio ad opera del corso dacqua
stesso.
Settore 3 Sondrio
Il bilancio idrico del settore in esame risulta positivo, uscendo dallarea un
quantitativo maggiore di acque sotterranee di quante ne entrino. Ci
dovuto allelevata ricarica proveniente dalle infiltrazioni del T. Mallero e dal
F. Adda, che consentono il mantenimento di uno stato di equilibrio, pur in
presenza dei cospicui prelievi operati nella citt di Sondrio.
Ovest
[l/s]
-61,20

Est [l/s] Pozzi


Fiume
[l/s]
[l/s]
99,31
-268,26 154,80

Ricarica
[l/s]
74,57

Tab. 3.1.5: portate relative al bilancio idrologico della settore


3.
In questo settore il rapporto Prelievi/Ricarica di poco superiore a 1
facendo rientrare il settore nella classe C (ridotto squilibrio tra disponibilit
ed uso della risorsa), con lavvertenza che il progredire dei fenomeni di

inquinamento in atto a monte di Sondrio e lelevatissimo prelievo areale (circa


16 l/s per Km2) possono minacciare seriamente le disponibilit idriche ove
non vengano prese misure idonee.

Bilancio idrologico - Settore 3


20000

Fiume

15000

Est

Portata [m3/giorno]

10000

Ricarica

5000
0
-5000
-10000

Ovest

-15000
-20000
-25000

Pozzi

-30000

Fig. 3.1.5: Bilancio idrologico del settore 3

3.2 La Valle Camonica

3.2.1 Inquadramento geografico della Valle Camonica


La Val Camonica una vallata delle Alpi Retiche percorsa dal fiume Oglio,
che si forma al passo di Gavia e si allunga prevalentemente in direzione NESW, fra le Alpi Orobiche a Ovest e lAdamello a Est. La sezione superiore,
dal passo di Gavia a Edolo, in comunicazione con la Valle del Noce
attraverso il passo del Tonale e con la Valtellina attraverso il passo della
Aprica. La sezione mediana, da Edolo a Breno, si apre in brevi conche,
mentre da Breno al lago dIseo la vallata si abbassa, allargandosi, ospitando
il letto fluviale del fiume Oglio; pianeggiante, ha un'estensione laterale che
varia da due a due chilometri e mezzo nella zona compresa tra Pisogne e
Costa Volpino fino ad arrivare al comune di Darfo Boario Terme; dunque si
restringe ad un chilometro- un chilometro e mezzo raggiungendo il Comune di
Breno. I fianchi della vallata sono incisi da diversi corsi dacqua a carattere
per lo pi torrentizio. Questi affluenti dellOglio hanno prodotto delle valli

laterali, come, partendo da Sud verso Nord: la Val Supine nel Comune di
Costa Volpino, dove il torrente ha prodotto una conoide di vaste dimensioni i
cui depositi hanno coperto le alluvioni del fiume Oglio, la Valle della Rovina
nel Comune di Pisogne, la Valle di Grattacasolo, la Valle di Artogne, la Val di
Scalve, che presenta uno dei pi grossi affluenti del fiume Oglio, la Valle
della Grigna, la Valle Soline e, infine, la Valle dei Re posizionata a Nord di
Breno, estremo Nord dellarea analizzata. Pi a Nord ve ne sono altre di
uguale importanza.
Tutta la valle interessata da numerose conoidi e molteplici cordoni
morenici. Larea oggetto di studio talora intensamente urbanizzata ed
interessante anche sottolineare la presenza di diverse cave e discariche.

3.2.2 Fabbisogni e dotazione idrica


I maggiori comuni della valle hanno una dotazione idrica sufficiente per le
necessit attuali, che risultano complessivamente modeste, in quanto
oscillano dal m3/abitante giorno di alcuni settori a sviluppo turistico, con
impianti per la produzione di neve artificiale, a poco pi di 100 litri per
abitante al giorno. Un comune di medie dimensioni e medie esigenze, come
Angolo Terme, presenta una domanda di poco superiore a 300 litri/abitante
giorno, che pu essere considerata una quantit media, che un ragionevole
sviluppo della valle pu lasciare prevedere per il prossimo futuro.
Le risorse idriche per gli acquedotti sono ricavate per la maggior parte dalle
sorgenti, metodo pi consono alla struttura acquedottistica di aree che si
dispongono su notevoli dislivelli rispetto al sollevamento tramite pozzi dalla
pianura di fondovalle. Si osserva invece che la quasi totalit dei prelievi di
pozzi privati, in particolare di quelli industriali, si concentra sul fondovalle,
avendo tali pozzi necessit di un contributo idrico non sempre di qualit
elevata, ma di entit notevole.
Per questi motivi si quindi limitata lindagine al settore della valle in cui
possono avere importanza i prelievi di acque sotterranee, che coincide con la
parte centrale e meridionale. Nella tabella 3.2.1 sono riportati i dati
fondamentali sullidrogeologia della valle, che mostrano come il prelievo
complessivo per uso acquedottistico si attesti mediamente sui 500 l/s, dei quali
circa 100 da pozzo e 400 da sorgenti.

COMUNI

Resident Sorgen Totale


i
ti
acqua
totali
sfrutta estratta

Dotazione
Pozzi con
idrica media portate
(l/ab*giorno) note

Totale acqua
estratta (l/s)

ANGOLO
TERME
BORNO
BRENO
CIVIDATE
CAMUNO
ARTOGNE
BERZO
INFERIOR
E
BIENNO
COSTA
VOLPINO
DARFO
BOARIO T
ESINE
GIANICO
LOSINE
MALEGNO
OSSIMO
PIANCAMU
NO
PIANCOGN
O

te

(l/s)

2570

46

320

2771
5545
2551

7
5
2

28
15.5
8

1029
119
247

2897
1912

20
1

32.1
37

142
130

3578

2
7

4.5
44

133

13192

81

277

4250
1700
588
2256
1365
3430

4
9
1
1
4
24

15
26
3.1
8
8.2
34.5

239
296
256
176
195
482

3735

19

352

87

2 (pubb.)

10

Tab 3.2.1: dati sullo sfruttamento delle risorse idriche nei comuni della
Valle Camonica

3.2.3 Idrogeologia della Valle Camonica


Larea di studio costituita da un asse centrale, che ha larghezza media di
oltre un chilometro, formato dai depositi alluvionali del F. Oglio e dei
numerosi affluenti, che separa due aree (il versante destro e sinistro della
valle) a composizione geologica molto differente.
Sul versante orografico destro, nella zona nordoccidentale, predominano
infatti le formazioni sedimentarie, con circolazione idrica anche profonda e
marcati fenomeni carsici; sul versante opposto predominano invece le rocce
cristalline e metamorfiche, ricoperte dai depositi sedimentari del Verrucano
e del Servino.

La valle percorsa longitudinalmente da grandi sistemi di dislocazioni


tettoniche, la cui presenza si riflette sullidrogeologia, determinando un
intenso stato di fratturazione delle rocce e, conseguentemente, zone a
maggiore e minore permeabilit.
La copertura quaternaria, che consiste in gran parte di sedimenti di origine
glaciale che formano dossi e cordoni morenici, e di depositi misti glaciali e
detritici (le cosiddette morene di versante) occupa una parte non
indifferente del bacino camuno.
Serie idrogeologica
Di seguito vengono sinteticamente descritte, dalla pi recente alla pi
antica, le unit di interesse idrogeologico:
- Detriti di falda e materiali di frana, detriti cementati: circolazione idrica
debole, ma buone capacit di assorbimento, la funzione idrogeologica quella
di trasmissione ai serbatoi idrici delle acque di infiltrazione. Rara la
presenza di acque di falda.
- Coni di deiezione e alluvioni recenti e attuali, depositi fluvioglaciali:
circolazione idrica intensa, con formazione di buone falde idriche,
permeabilit elevata (valori da 10-3 fino a 10-2 m/s) e spessore rilevante,
frequentemente superiore ai 50 m.
- Depositi glaciali morenici: propriet idrogeologiche per lo pi simili a quelle
della coltre detritica, con permeabilit minore, ma spessore pi elevato;
questo consente la formazione di falde idriche di una certa estensione e
importanza, in grado di alimentare sorgenti di interesse locale.
- Conglomerati interglaciali : si tratta di sedimenti di importanza
idrogeologica scarsa o nulla per la bassa portata delle falde che vi sono
contenute
- Dolomia Principale: formazione di elevata permeabilit per fessurazione e
carsismo, che ospita una ricca circolazione idrica; il substrato di questa
unit idrogeologica costituito dalla formazione di S. Giovanni Bianco (marne
e arenarie, talora con gessi), dalle formazioni di Gorno (calcari marnosi e
marne) e delle Arenarie di Val Sabbia
- Calcare Metallifero Bergamasco: si tratta di calcari di qualche decina di
metri spessore massimo, che fanno da transizione fra la formazione di Gorno
e il Calcare di Esino. Dal punto di vista idrogeologico da connettere a
questultima formazione, di cui rappresenta una sottounit meno permeabile
- Calcare di Esino: formazione di elevata permeabilit per fessurazione e
carsismo che per la sua elevata potenza costituisce uno degli acquiferi pi
importanti dellarea prealpina lombarda, il cui substrato semipermeabile
(aquitard) rappresentato dalla formazione di Wengen e dalla eteropica
formazione di Buchenstein
- Calcare di Angolo e Calcare di Prezzo: formazioni che sono dotate di
permeabilit complessiva minore del Calcare di Esino, per la presenza non
rara di intercalazioni argillitiche o marnose; esse peraltro ospitano una
sensibile circolazione idrica e danno luogo a sorgenti di un certo interesse.
- Calcare di Camorelli : simile per molti versi al Calcare di Esino, ne
condivide le propriet idrogeologiche

- Carniola di Bovegno: calcari e dolomie vacuolari con gessi e anidriti


- Formazione del Servino: arenarie e calcari marnosi con marne, di
permeabilit ridotta
- Verrucano Lombardo: conglomerati silicei e quarzosi permeabili solo per
fessurazione
- Formazione delle Arenarie di Darfo (Pietra Simona): arenarie rosse poco
permeabili
Micascisti e gneiss del basamento cristallino: presentano permeabilit solo
per fessurazione.
La struttura idrogeologica della valle
La struttura idrogeologica della Val Camonica caratterizzata da una
rilevante serie di sorgenti che si dispongono a tutte le quote. Ci dovuto
alla buona piovosit, al discreto stato di fratturazione delle rocce e alla
buona permeabilit dei depositi glaciali che sono diffusi ovunque. Le maggiori
portate si riscontrano in corrispondenza dei punti di drenaggio di ampie coltri
moreniche e di formazioni rocciose a elevata circolazione carsica. Molte
sorgenti risultano al momento inutilizzate, specialmente nelle aree
interessate da rocce carbonatiche; daltra parte non esistono nel fondovalle
particolari richieste di acqua per uso industriale.
Si possono distinguere alcune grandi strutture idrogeologiche, che vengono
descritte di seguito:
Giogo della Presolana
Si trova sul versante meridionale della Valle del T. Dezzo. Questo settore
caratterizzato da un flusso prevalente delle acque di infiltrazione verso
lasse della depressione di unampia struttura monoclinale immersa a Sud ovest, quindi verso linterno del massiccio carbonatico e in senso opposto alla
posizione del versanti. Non si hanno sorgenti importanti, in quanto la
funzione delle rocce carbonatiche e dei detriti che le ricoprono
prevalentemente di assorbimento. Le portate delle sorgenti di maggiore
interesse, poco numerose, sono intorno ai 4-5 l/s.
Valle del T.Dezzo
Questo bacino, che confina con la struttura precedente, costituito da
rocce carbonatiche sovrascorse sulla Carniola di Bovegno, sul Servino e sulle
meno permeabili formazioni a conglomerati pi antiche. Le rocce sono
caratterizzate da uno stato di ampia fratturazione a pi livelli, anche per la
presenza di linee tettoniche di grande entit (es. Linea delle Giudicarie e
sue vicarianti ). Si riscontrano quindi ampie fasce sorgentizie nellalta valle
del Dezzo, fra Schilpario e Angolo, prevalentemente concentrate nel Calcare
di Esino e nella formazione di Breno al contatto con i depositi pi antichi
meno permeabili (es. Calcare di Prezzo, formazione di Buchenstein). Un
secondo livello sorgentizio di rilevante interesse coincide con il contatto fra
le rocce carbonatiche e il Servino; la circolazione idrica si accentra in
particolare nella Carniola di Bovegno, con la produzione di interessanti
sorgenti minerali (es. quelle di Angolo e di Boario; Tab 3.2.1).
Complessivamente le portate delle sorgenti sono rilevanti, superiori ai 100
l/s, e di oltre 5 l/s nella zona di maggiore interesse.

Area a copertura glaciale prevalente


In tutto il settore Nord dellarea considerata prevale una coltre glaciale di
ampia estensione, che finisce col dare luogo a numerose sorgenti di
interesse. Queste hanno portate che sul lato occidentale della valle
raggiungono valori compresi mediamente fra 1 e 5 litri al secondo, e, sul lato
orientale, anche superiori (in alcuni casi oltre i 10 l/s).
Parte sudorientale della Valcamonica
In tutto questo settore affiorano in prevalenza rocce cristalline e
conglomerati la cui permeabilit legata alla loro ampia fratturazione. Ne
conseguono sorgenti che hanno portate del medesimo ordine di quelle della
copertura glaciale, mantenendosi intorno ad 1 l/s, con punte di oltre 5 l/s.
Per via del loro elevato numero, la quantit dacqua complessiva che pu
essere derivata ragguardevole.

3.2.4 Bilancio idrico del fondovalle


Per la valutazione del bilancio idrico si operato tramite un modello di
calcolo pi semplice di quello utilizzato nella rimanente parte della regione. I
risultati dello studio hanno comunque portato a concludere che la media e
bassa Val Camonica non presentano problemi dal punto di vista idrogeologico,
soprattutto per la ridotta domanda di acque potabili e industriali (Tab.
3.2.2)
trasmissivit media :
2.51 10-2m2/s
oscillazione del livello piezometrico m s.l.m. :
dato non disponibile
prelievo medio areale:
0.59 l/s km2
entrate:
afflusso della falda da monte
0.77m3/s
infiltrazione (piogge efficaci + irrigazioni e perdite canali)
0.28 m3/s
totale entrate
1,05 m3/s
uscite:
deflusso falda verso valle
prelievi pozzi
totale uscite
classe quantitativa:
(prelievi/ricarica = 0,8)
disponibilit ed uso
classe qualitativa:

0.22m3/s
1.05 m3/s

0.83 m3/s

B
consistente equilibrio tra
della risorsa
1
assenti comuni con

grado di crisi qualitativa


consistente
stato della risorsa idrica sotterranea:

a1 a2

Tab 3.2.2: Elementi del bilancio idrico e classificazione dello stato qualiquantitativo della risorsa idrica sotterranea.

LINEE DI INDIR IZZO PER LA GESTIONE

4.1 Il criterio dello sviluppo sostenibile dei prelievi


Al momento attuale, le condizioni del bilancio idrico della regione sono
alquanto differenziate, in quanto possibile individuare uno stato di
sostanziale equilibrio nella maggior parte del territorio esaminato, mentre,
dove lurbanizzazione maggiore e risiedono le industrie idroesigenti, si
manifestano alcuni problemi per la cui soluzione sono necessari il controllo e
la gestione guidata delle risorse.
Sono invece molto ristrette le aree nelle quali la disponibilit idrica
insufficiente per motivi naturali, riducendosi questi casi al Pavese e alla
fascia pedemontana comasca e varesina.
Appare pertanto utile stabilire alcuni criteri, fondati sullesperienza
nazionale e internazionale nel settore, che consentano uno sviluppo ordinato
dei prelievi in tutte le aree del territorio lombardo.
La sostenibilit della domanda viene affrontata generalmente, dove esistono
disponibilit idriche da altre fonti, ricercando risorse alternative che non
incidano sulle riserve di acque sotterranee, oppure ponendo ai prelievi limiti
che garantiscano il non superamento di una soglia critica.
Il limite di prelievo abitualmente fatto coincidere come valore con quello
della portata derivante alla falda dalle varie fonti di alimentazione; se il
bilancio idrico dimostra che lestrazione di acque supera questo valore,
secondo la definizione di Lee (1915) e successivamente di Conkling (1947) la
risorsa viene definita sovrasfruttata (overexploited), e il territorio che
interessato da questo fenomeno viene denominato area di crisi idrica.
Semplificando la proposta di questi Autori, si pu ritenere che il prelievo
massimo consentito perch il bilancio non entri in deficit viene denominato
portata di sicurezza (safe yield).
Sul concetto di sovrasfruttamento (overexploitation, ovedrawing) tuttavia
aperto un dibattito che riguarda non solo le modalit pi idonee per stabilire
se un acquifero pu essere o meno considerato sovrasfruttato, ma anche
leffettiva utilit di intervenire in alcuni casi su falde che presentino chiare
evidenze di deficit di bilancio.
Ad esempio Todd (1959 e 1980) e Domenico (1972), posero in evidenza come
non possa essere fissato un valore unico per la portata di sicurezza, in
quanto il bilancio idrico cambia in funzione dei fattori naturali (piogge) e
artificiali (irrigazioni) che influenzano lafflusso alla falda. La portata di

sicurezza non ha quindi, concludono questi Autori, un reale significato


idrogeologico.
In base allesperienza italiana, si pu constatare che, perch un acquifero
sia da considerare realmente sovrasfruttato, si devono evidenziare fattori
sensibilmente peggiorativi dello stato qualitativo e della disponibilit, come
ad esempio un rapido (uno-due metri/anno) abbassamento dei livelli di falda,
la formazione di una profonda depressione piezometrica, il richiamo di
inquinanti dalle aree circostanti con un pesante e crescente degrado
qualitativo. In tali condizioni si creano le premesse per una progressiva
accelerazione del deficit: si cercano infatti nuove risorse da pozzi, spesso
dove la minore trasmissivit delle nuove falde sfruttate induce un
abbassamento maggiore a parit di portata. Perch tali problemi si
manifestino non necessario raggiungere la "portata di sicurezza", in quanto
sufficiente esercitare forti prelievi in settori del bacino che ricevono
ricarica dalle fonti di alimentazione con ecessivo ritardo (ad esempio nelle
zone distanti dai corsi dacqua o dalla rete irrigua), o da falde profonde
(difficilmente ricaricabili), o in aree in cui la trasmissivit ridotta, per
avere per lunghi periodi depressioni piezometriche via via pi accentuate.
Walton (1990) ritiene in effetti che non possibile, come Todd e Domenico
avevano gi sottolineato, utilizzare la portata di sicurezza per definire le
aree di crisi, e propone di utilizzare il bilancio idrico per valutare i valori di
prelievo oltre i quali si manifestano condizioni di degrado qualitativo e di
rapido abbassamento del livello piezometrico, sulla base di osservazioni
pluriennali. Pertanto solo la combinazione di diversi fattori sfavorevoli del
bilancio e dello stato qualitativo consente di identificare le aree di crisi e
lanalisi dellintensit con la quale gli effetti di questa combinazione di
fattori si manifestano, permette di collegare al grado di sfruttamento
dellacquifero in ciascun settore del bacino esaminato, i fenomeni che
caratterizzano lo stato qualitativo e quantitativo delle risorse. Nel caso
specifico della Pianura Lombarda preso in esame, questa via stata seguita,
come in precedenza descritto, nella identificazione delle classi quantitative e
qualitative della risorsa idrica sotterranea.
La via prescelta, sulla base delle indicazioni di Walton, corrisponde a quella
che potremmo definire del limite sostenibile dei prelievi, che tende a
matenere il bilancio idrico in condizioni che non superino quelle di un deficit
modesto e comunque quantitificabile tramite calcoli o modelli.
Se il deficit controllato, infatti possibile mantenere una depressione
piezometrica che si approfondisce quando la rialimentazione carente, ma
tende a colmarsi quando piogge e irrigazioni forniscono un contributo
sufficiente; in questo caso non si manifestano richiami di inquinanti, e il
volume del sottosuolo sfruttabile per la collocazione di infrastrutture
importanti risulta ampio.
Limpiego della modellistica idrogeologica su larga scala anche in Italia, ha
consentito di verificare che, nei grandi sistemi acquiferi come quello della
Pianura Padana, la creazione di depressioni piezometriche in corrispondenza
delle aree pi idroesigenti, determina a lungo andare un equilibrio nel bilancio

della falda che d luogo alla stabilizzazione della sua piezometria, in quanto i
prelievi
richiamano afflussi dalle aree esterne non sovrasfruttate, che
ricevono alimentazione da parte dei corpi idrici superficiali. Nei casi in cui
lallargamento della depressione piezometrica avviene coinvolgendo fonti di
alimentazione capaci di fornire unadeguata ricarica, pur rimanendo negativo
il bilancio dei comuni nei quali si ha un eccesso di prelievi, a scala regionale
il bilancio idrico dellintero sistema risulta in equilibrio in quanto il deficit
viene compensato dallapporto dei corsi dacqua.
In questi casi, se dallesistenza di una considerevole depressione
piezometrica non derivano altre conseguenze negative, il prelievo in questi
comuni pu essere giudicato sostenibile. Quando invece le fonti di
alimentazione non sono in grado di fornire con i loro apporti un adeguato
sostegno alle falde soggette ai prelievi nelle zone idroesigenti, il deficit
risulta incontrollabile.
Un esempio di deficit controllato quello di Milano, relativamente al periodo
1990 1992, anni che corrispondono a un periodo di massima depressione
della superficie piezometrica.
Il limite di tale abbassamento non superava la seconda fascia di comuni
disposti intorno alla citt di Milano (a Ovest ad esempio si estendeva fino a
Cusago, che a pochi Km dalla sua periferia occidentale). I comuni posti al
di fuori della depressione piezometrica (ad esempio Corbetta, che a pochi
Km da Cusago) non hanno risentito in modo sensibile n della depressione
esercitata da Milano e dal suo hinterland, n del successivo sollevamento del
livello di falda.
Un esempio di deficit non controllabile, riferito ancora al capoluogo
lombardo, quello degli anni compresi fra il 1970 e il 1975: in questo
periodo i comuni coinvolti erano alquanto distanti da Milano, e la velocit di
abbassamento della piezometria era tale da indurre a ritenere che
lesaurimento delle risorse idriche sotterranee rappresentasse una non
remota possibilit.
Tale fase si esaurita nel 1992, quando si venuto a concludere un periodo
di lento abbassamento dei livelli piezometrici con il raggiungimento di uno
stato di equilibrio che ha portato le falde in quasi tutta la Provincia di
Milano ad un azzeramento delle variazioni piezometriche che pu essere
assimilato a uno stato di semi-equilibrio.
Si pu pertanto indicare nelle condizioni di bilancio di quel periodo
la
combinazione di fattori pi vicina a quella dellequilibrio desiderato,
coincidente con quella del prelievo sostenibile per Milano e il suo hinterland.
Tale conclusione assume una particolare rilevanza agli effetti dello studio
eseguito.
Un aspetto particolare del problema collegato alla possibilit di usufruire
del sottosuolo per infrastrutture oggi di grande importanza urbanistica
(metropolitane, parcheggi sotterranei, sottopassi stradali); evidente che se
i livelli di falda vengono mantenuti al disotto di queste opere dal prelievo dei
pozzi, senza che questo comporti un danno per la qualit delle acque e una
restrizione delle risorse disponibili, molti oneri verrebbero abbattuti e la

sicurezza degli edifici ed infrastrutture garantita. In questi casi si ritiene


di poter affermare che un prelievo da falda che comporti questi vantaggi pu
essere consentito, nonostante il bilancio idrico in questi settori risulti in
deficit.
Si ritiene quindi opportuno che la gestione delle acque sotterranee segua il
criterio di consentire uno sviluppo dei prelievi sostenibile, tale cio da
permettere un modesto ma controllato squilibrio del bilancio, dove
labbassamento dei livelli piezometrici non porti a un rapido esaurimento delle
risorse precedenti, eviti gli inconvenienti connessi alla formazione di
profonde depressioni piezometriche nei centri abitati, e garantisca vantaggi
quali una maggiore sicurezza nelluso del suolo.

4.2 Provvedimenti
La condizione di deficit incontrollato, che si manifestata a Milano fra il
1960 e il 1975 e successivamente fra il 1982 e il 1990, pu essere
considerata una conseguenza dellassoluta mancanza di una gestione razionale
della risorsa idrica sotterranea: la carenza di informazioni sulle reali
modalit della sua circolazione e di controlli sulla piezometria e sui prelievi,
sono alla base delle situazioni di crisi idrica pi marcate, a cui bisogna porre
rimedio.
Al fine di poter utilizzare il criterio della sostenibilit dei prelievi, sembra
opportuno adottare i seguenti provvedimenti:
1. creazione di reti di monitoraggio
2.
classificazione delle aree di crisi in base al grado di
sfruttamento
3. ottimizzazione dei prelievi per aree omogenee
4.
recupero della qualit delle acque e rimozione delle fonti di
inquinamento

4.2.1 Reti di monitoraggio


Nei capitoli precedenti sono stati indicati i parametri significativi al fine
della ricostruzione del bilancio idrico, per evidenziare le situazioni di
squilibrio. Si osserva che il bilancio di un solo anno non consente di definire
in modo esaustivo il grado di sfruttamento dellacquifero.
I cicli idrometeorologici, infatti, determinano un alternarsi di condizioni di
rapido abbassamento e repentino sollevamento, a parit di portata dei pozzi,
che rendono difficile definire con sicurezza lesistenza di una situazione di
bilancio negativa o positiva: quando gli afflussi sono molto superiori alla

media, per alcuni anni si potranno infatti godere condizioni di alimentazione


favorevoli, anche quando i prelievi sono in effetti molto elevati rispetto alle
condizioni medie; successivamente, venendo meno le condizioni particolari che
rendono sufficiente lalimentazione, si potranno avere periodi anche
prolungati di rapida depressione della piezometria.
Tale osservazione rafforzata dalla considerazione, espressa da alcuni
Autori, tra i quali il citato Walton (1970), che i parametri in base ai quali
viene redatto il bilancio sono in buona parte tra loro interdipendenti; ad
esempio il rapporto prelievi/ricarica, non solo , come accennato in
precedenza,
mutevole
(linfiltrazione
ovviamente
dipende
dai
cicli
meteorologici), ma pu essere scarsamente significativo quando lafflusso alla
falda aumenta con il prelievo. E questo il caso di pozzi posti lungo i corsi
dacqua, il cui utilizzo richiama alimentazione dai fiumi.
Ci significa che solo un monitoraggio dettagliato per pi anni consecutivi in
grado di stabilire se un territorio soggetto a sovrasfruttamento: in questo
caso il peggioramento qualitativo e labbassamento dei livelli di falda che
vengono osservati, si traducono in una tendenza allimpoverimento pi o meno
rapido della riserva, che risulta ben visibile dallandamento tendenziale dei
livelli piezometrici e della qualit delle acque. Questo permette di formulare
previsioni concrete sul futuro comportamento della riserva idrica, ad esempio
la restrizione della risorsa sfruttabile, o un sensibile incremento dei costi
per sostenere lo sviluppo della domanda.
Tali metodi furono applicati per la formulazione di una previsione circa il
sollevamento a breve termine del livello piezometrico in Milano (V. Francani e
R. Pozzi Condizioni di alimentazione dellacquifero milanese, 1975).
E pertanto laccertamento della tendenza negativa dei livelli di falda su un
record di dati molto lungo a conferire allarea considerata la qualifica di
area di crisi, ma sono molti gli elementi cui tenere conto nella formulazione
di previsioni a medio e lungo termine.
Nell'ambito del presente studio, si pertanto ritenuto opportuno attribuire
a ciascuna area analizzata una classificazione dedotta da tutti gli elementi
storici e geologici noti; si vuole far presente per che, mutando gli scenari
socioeconomici e idrometeorologici, tale caratterizzazione potrebbe rivelarsi
inadatta alle nuove condizioni.
Nella redazione di questo rapporto si quindi tenuto conto della storia dei
livelli di falda, riportando nella relazione presentata nel 1995 le oscillazioni
piezometriche della pianura, e in quella attuale, sia levoluzione piezometrica
dei settori pi critici, sia le conoscenze esistenti sullidrochimica delle falde.

4.2.2 Classificazione delle aree di crisi


Quanto premesso tende a specificare che necessario addivenire ad un
controllo dei prelievi che, pur garantendo il soddisfacimento della domanda

per usi urbani, agricoli e industriali, consenta luso razionale delle risorse
disponibili, seguendo le indicazioni, ormai diffuse e sostenute dai maggiori
esperti, dello sviluppo sostenibile dei prelievi descritto nel precedente
capitolo.
Lo studio ha permesso di identificare in Lombardia settori in cui non si
manifestano squilibri sensibili (classi quantitative A e B) e aree con classi
quantitative C,D,E nelle quali si manifestano problemi in quanto il drenaggio
operato da prelievi, corpi idrici superficiali naturali e artificiali, non
adeguatamente controbilanciato dagli afflussi. Si genera in tali condizioni una
depressione piezometrica tanto pi accentuata ed estesa quanto maggiore
lo squilibrio rilevato.
Le modalit di gestione delle acque sotterranee dipendono soprattutto dalla
classe quantitativa, e secondariamente dai parametri del bilancio determinati
nel corso dello studio, che evidenziano le cause del deficit e dei problemi
che interessano le aree considerate.
Indicazioni per le aree in classe A e B

Le indicazioni divergono sostanzialmente a seconda che il bilancio sia in


equilibrio (classi A e B) oppure in deficit pi o meno pronunciato (classi C-E).
Ai fini del controllo del deficit, appare necessario stabilire che nelle aree
classificate A e B si provveda a conservare lo stato attuale e che quindi gli
interventi di gestione siano mirati ad impedire che un aumento dei prelievi
determini il superamento dei limiti di classe. I provvedimenti pi opportuni
sono quindi:
- monitoraggio quantitativo dei prelievi
- controllo della qualit delle acque sotterranee.
Non quindi da prescrivere alcun intervento specifico, salvo la creazione di
una rete di monitoraggio che permetta di valutare la formazione di
depressioni piezometriche e la creazione di archivi informatizzati di dati che
consentano di conoscere in ogni momento la consistenza dei prelievi. Non
fuori luogo ricordare che obbligatorio il controllo dei volumi dacqua
prelevati annualmente; questa conoscenza indispensabile per la corretta
gestione delle risorse: ad esempio, potr essere impiegata per valutare il
rapporto prelievi/ricarica, che dovr essere mantenuto entro i limiti della
categoria.
Tali controlli possono evidenziare lo sviluppo di una depressione piezometrica
a seguito dellaumento dei prelievi o delle mutate condizioni di alimentazione
e quindi possono portare ad una nuova valutazione quantitativa del bilancio,
per verificare la sostenibilit della nuova situazione creata ed individuare le
aree nelle quali lulteriore incremento dei prelievi pu portare al superamento
dei limiti nei confronti della classe quantitativa inferiore.

Indicazioni per le aree in classe C4E

Nelle aree in deficit (C-E), sembra, invece, indispensabile che i nuovi pozzi
siano posti in opera solo quando si accerti che, in conseguenza dei nuovi
prelievi, non si determiner una consistente riduzione della risorsa disponibile,
incompatibile con le caratteristiche del sistema.
Pu essere pertanto opportuno prefissare un livello piezometrico di
riferimento, corrispondente a quello che si ritiene ottimale per lo sviluppo
sostenibile del prelievi, secondo i criteri dianzi esposti.
Dal momento che la diminuzione della risorsa si avverte quando si formano
ampie ed approfondite depressioni piezometriche, possibile prevenire tale
inconveniente consentendo lestrazione di quantitativi dacqua che generino
solo depressioni modeste e non sovrapposte con quelle esistenti.
Quando tale criterio si riveli inattuabile, ad esempio quando i pozzi sono
troppo ravvicinati per consentire che i prelievi della nuova captazione siano
adeguati alle necessit, uno studio idrogeologico potr accertare se esistono
margini di compatibilit con le disponibilit idriche dellarea.
In particolare, dovranno essere evitati i prelievi che portino:
- una depressione piezometrica via via crescente nel tempo;
- un abbassamento che superi a regime permanente il 5% dello spessore
dellacquifero a partire dal livello considerato ottimale per larea in
oggetto.
Si rende quindi opportuna la creazione di una rete di monitoraggio
piezometrico che permetta di valutare con ragionevole sicurezza landamento
della piezometria e il fornire indicazioni precise sul limite dei prelievi
consentiti, basato sulle conoscenze dellidrogeologia locale.
Nella pratica si possono adottare i seguenti elementi per valutare
lestensione della depressione piezometrica in rapporto ai prelievi, sulla base
della trasmissivit dellarea considerata.

Trasmissivit media
(m 2/s)
> 0,02
0,02 0,005
< 0,005

Portata (l/s)

Raggio dinfluenza (m)

50
15
<5

300
300
100

Tab 4.2.1: Correlazione tra lestensione del


trasmissivit e la portata sollevata dal pozzo.

raggio

di

influenza,

la

Nelle tabelle riportate in allegato sono sintetizzate per i diversi settori le


trasmissivit medie che possono fornire un primo orientamento sullentit dei
prelievi consigliabili; dal momento che la variet delle condizioni

idrogeologiche e di urbanizzazione locali capaci di condizionare il


posizionamento e la resa dei pozzi elevatissima, tuttavia necessario
ricorrere a studi di dettaglio per valutare singolarmente la migliore
ubicazione e la pi idonea portata da conferire al pozzo.
Fornendo il presente rapporto solo indicazioni di massima circa i limiti di
prelievo per alcuni settori, quindi opportuno che le concessioni di nuovi
pozzi nelle aree in cui i prelievi sono elevati rispetto alle disponibilit
idriche, siano subordinate alla verifica, mediante studio idrogeologico, che la
depressione piezometrica non si venga a sovrapporre a quella creata dalle
altre perforazioni esistenti, determinando abbassamenti crescenti nel tempo.
Tale precauzione non risulta necessaria nei casi dove le risorse sono
abbondanti e compatibili con la domanda attuale e con i fabbisogni previsti
per il prossimo futuro, dove la depressione in breve raggiunge un equilibrio
grazie allapporto delle fonti di alimentazione (ad esempio corpi idrici
superficiali), senza che il livello di riferimento venga oltrepassato in modo
sensibile. Un possibile limite di depressione rispetto al livello di riferimento
valutato nel 5% dello spessore saturo dellacquifero potrebbe essere
mantenuto come riferimento per l'attribuzione delle portate da estrarre
dalla falda.

4.2.3 Ottimizzazione delle portate estratte


Come chiarito in precedenza, necessario fissare un livello piezometrico di
riferimento. Un aspetto particolare del problema dello sviluppo sostenibile
dei prelievi sottolineato da Walton, da Domenico e da Custodio (1993)
infatti collegato al fatto che nelle condizioni di crisi si hanno talora vantaggi
ambientali e socioeconomici, che possono essere riassunti cos:
- lapprofondimento del livello freatico agisce a favore della protezione della
falda, poich aumenta lo spessore di insaturo che i contaminanti che si
infiltrano dalla superficie devono percorrere;
- laumento della soggiacenza favorisce lutilizzo del sottosuolo ;
- la depressione piezometrica, pu raggiungere fonti di alimentazione (fiumi)
che ne fermano lestensione.
E quindi possibile che, pure in condizioni di sovrasfruttamento, si realizzi un
equilibrio che consenta il mantenimento di livelli piezometrici accettabili e,
contemporaneamente, di conservare i vantaggi ad esso legati, tra cui alcuni
risultano importanti dal punto di vista urbanistico, in quanto danno adito alla
realizzazione di infrastrutture quali metropolitane, parcheggi sotterranei,
sottopassi stradali; evidente che, se i livelli di falda vengono mantenuti al
disotto di queste opere grazie al prelievo dei pozzi, senza che questo
comporti un danno per la qualit delle acque e una restrizione delle risorse
disponibili, molti oneri verrebbero abbattuti e la sicurezza degli edifici e

delle infrastrutture garantita. In questi casi, si ritiene di poter affermare


che un prelievo da falda che comporti questi vantaggi possa essere
consentito, nonostante che il bilancio idrico in questi settori risulti in
deficit.
E quindi opportuno fissare limiti di prelievo tali da permettere un controllato
sfruttamento delle riserve, comunque inferiore allafflusso annuo alla falda,
dove labbassamento dei livelli piezometrici non porti a un rapido esaurimento
delle risorse e garantisca vantaggi, quali una maggiore sicurezza nelluso del
suolo.

4.2.4 Recupero della qualit delle acque


In molte aree indispensabile unazione coordinata delle Autorit competenti
per la determinazione delle aree di provenienza dei contaminanti e per
leliminazione, ove possibile, delle fonti di inquinamento. In alcuni settori tali
interventi risultano prioritari, essendo la qualit delle acque particolarmente
compromessa su buona parte del territorio e sulla maggior parte dei corpi
idrici sfruttabili.

4.3 Scelta degli interventi


Come sopraconstatato, ai fini del mantenimento dellequilibrio nelle zone con
classe quantitativa A e B sono sufficienti controlli sullentit complessiva dei
prelievi in modo da evitare il superamento dei limiti della classe. Per le aree
in stato di squilibrio pi o meno accentuato (C-E), per ogni nuova captazione
si ritiene opportuno limitare i prelievi a valori tali da non determinare la
somma della nuova depressione piezometrica con quelle preesistenti. A questo
scopo possibile adottare i valori di prelievo indicati nella Tabella 4.2.1, se
si fa riferimento alla trasmissivit media del settore, ma consigliabile
disporre di un studio idrogeologico che accompagni il progetto del pozzo, nel
quale siano riportati gli elementi di giudizio che confermino la non
interferenza dei nuovi prelievi con gli effetti prodotti da quelli preesistenti.
Infine, per le aree urbane ed industriali pi idroesigenti, per le quali sia
accertata la convenienza di mantenere una depressione piezometrica
accentuata per la sicurezza degli edifici e delle infrastrutture, apparso
opportuno indicare come criterio pi idoneo di gestione quello della
ottimizzazione dei prelievi.
Si in effetti constatato che nei centri urbani e industriali maggiori
(Milano, Brescia ad esempio) la riduzione de deficit idrico conseguente al
minore prelievo degli ultimi anni, ha prodotto un sollevamento dei livelli di
falda che ha portato ad una condizione molto vicina a quella del 1963.

Limitatamente a questi casi, possibile ammettere prelievi che non diano


luogo ad una soggiacenza superiore a quella del 1990, che pu comportare un
sensibile deficit per il settore interessato, ma non per il sistema
idrogeologico della pianura Adda-Ticino considerato nel suo complesso.
Infatti lapporto di acque da parte della rete idrografica (irrigazioni e fiumi)
tale da compensare con un maggiore afflusso dalle aree circostanti quelle
in deficit, leccesso di prelievo dei comuni di Milano e dellhinterland.
Sulla base di tali criteri, si proceduto alla scelta degli interventi elencati
nella successiva descrizione dei settori della pianura lombarda.
I dati di prelievo e di utilizzo dei pozzi pubblici e privati esistenti presso gli
Enti sono stati raccolti per comune, seguendo le indicazioni del programma
dello studio che ci stato affidato dalla Giunta Regionale. Una parte
consistente dei pozzi sono stati georeferenziati. Poich molti dei dati relativi
allubicazione dei pozzi sono risultati incompleti, alcune valutazioni risentono
di una certa imprecisione, che non tuttavia in grado di determinare
sostanziali errori nel bilancio.
Nella tabella seguente, viene riportato lo schema degli interventi consigliati.
CATEGORIA
A B

C D E

Tutte le categorie

TIPOLOGIA
DI
INTERVENTO
- monitoraggio dei prelievi
- controllo della qualit delle
acque
- controllo della piezometria
Concessione di nuovi prelievi,
in base ai criteri :
- la sovrapposizione
delle
depressioni
esistenti
con
quelle dei nuovi prelievi
deve essere limitata
- labbassamento non deve
crescere nel tempo
- massimo abbassamento del
livello di riferimento pari al
5% rispetto allo spessore
saturo dell'acquifero
- Controllo qualitativo
- Eventuali integrazioni con
nuove
risorse
- Predisposizione di zone di
riserva

FINALITA
OTTENERE
Non
superamento
limiti
di categoria

DA

Non
superamento
limiti di guardia
deficit controllato

dei
del

Nei paragrafi seguenti verranno esaminate le condizioni specifiche dei diversi


settori e discussi gli interventi pi idonei.

dei

4.3.1 Sottobacini Sesia-Ticino (Lomellina) e Oltrepo Pavese


Gli indici idrogeologici (trasmissivit, afflussi totali) risultano particolarmente
confortanti, in quanto sono nella media dei valori pi alti della pianura
lombarda, grazie soprattutto alla elevata ricarica proveniente dai corsi
dacqua naturali ed artificiali. Alla buona alimentazione, si sovrappongono gli
effetti positivi di un relativamente ridotto sfruttamento delle risorse idriche
sotterranee che, solo nei comuni con prelievi pi alti (es. Cassolnovo,
Vigevano, Pavia e Mezzana Bigli) hanno un prelievo areale di oltre 3 l/s per
Km2, che pu dare luogo a modesti inconvenienti
(leggera depressione
piezometrica). Ben raramente, al disotto di tale prelievo areale, la
superficie piezometrica mostra alterazioni.
Al momento attuale non si possono quindi rilevare insufficienze nella
consistenza delle riserve idriche della Lomellina, salvo il degrado qualitativo
piuttosto accentuato di alcuni settori per la presenza di inquinanti agricoli.
E comunque opportuno rilevare che un aumento del prelievo che comporti il
superamento dei limiti delle classi quantitative attuali, pu determinare
problemi nella gestione della riserva.
Leventuale necessit di integrazioni, che al momento non si delinea, pu in
effetti presentare qualche difficolt.
La Lomellina infatti caratterizzata da una struttura idrogeologica nella
quale gli acquiferi profondi (III acquifero) non hanno una resa
soddisfacente, e sono a tratti interessati (particolarmente nei settori 4,5,6)
da una risalita della base impermeabile che si accompagna a un degrado
naturale della qualit delle falde per gli apporti di solfati e cloruri derivanti
dal substrato miocenico (Unit gessoso-solfifera). Queste difficolt possono
comunque essere superate con indagini accurate che permettano di
individuare le zone nelle quali il degrado qualitativo non eccessivo, ancora
largamente presenti nellarea considerata.
NellOltrepo Pavese la risorsa idrica carente per lo scarso spessore delle
alluvioni che ricoprono il substrato impermeabile.
Le migliori disponibilit sono localizzate nelle conoidi dei maggiori corsi
dacqua, in specie del T. Staffora.
Lelevato sfruttamento nella citt di Casei Gerola consiglia di estendere le
ricerche allarea compresa fra Voghera e Rivanazzano, evitando la
costruzione di nuovi pozzi nei centri urbani a meno che non vengano a
sostituire opere obsolete, e alle conoidi dei corsi dacqua minori che
provengono dallAppennino, in specie del T. Curone.
In base a quanto precedentemente detto, in Lomellina non si vede quindi
lopportunit di prescrivere limitazioni al prelievo di acque sotterranee,
purch non vengano superati i limiti delle attuali classi quantitative.

Dal momento che nel futuro potrebbe essere tuttavia necessario reperire
nuove disponibilit di buon livello qualitativo, opportuno migliorare le
conoscenze sullo stato idrochimico delle risorse, possibilmente operando
selettivamente per ogni acquifero, in modo da poter delimitare le aree sulle
quali concentrare i prelievi.
NellOltrepo pavese il problema della limitazione dei prelievi importante,
considerata la bassa classe quantitativa (D) dellintero settore. Nonostante i
prelievi siano poco elevati, i problemi in tale area sono legati al ridotto
afflusso della falda e alla scarsa infiltrazione sul territorio (le irrigazioni
risultano infatti pressoch assenti) che creano in tal modo le premesse per
una scarsa rialimentazione degli acquiferi. Si nota comunque che i prelievi
areali sono di poco superiori ai 3 l/s per Km2 ed inferiori 5 l/s per Km2,
fatta eccezione per alcuni comuni (Casei Gerola, Corana).
In base a tali considerazioni risulta possibile la costruzione di nuovi pozzi
solamente nel rispetto di alcune limitazioni.
Al fine di evitare laggravamento dello squilibrio del bilancio, potranno essere
poste in opera nuove captazioni solamente se lo studio idrogeologico dellarea
circostante potr dimostrare che, in conseguenza dei nuovi prelievi, non si
determiner una consistente riduzione della risorsa disponibile.
Si osserva che per larea in esame rientrano in questi limiti i pozzi che non
prelevano pi di 15 l/s. Tale prelievo determina infatti, nelle condizioni di
trasmissivit e rialimentazione prevalenti nella media pianura dellOltrepo,
depressioni piezometriche con fronti di richiamo non superiori a 300 m e
abbassamenti in prossimit del pozzo di pochi metri. Il rispetto di tale limite
rende possibile linserimento di nuove opere di captazione senza che queste
interferiscano con le depressioni piezometriche create dai pozzi esistenti, e
di conseguenza senza che la riserva idrica subisca un sensibile
depauperamento.

4.3.2 Sottobacino Ticino-Adda


Nella pianura compresa fra Ticino e Olona osserviamo una graduale crescita
della consistenza delle risorse idriche procedendo da monte a valle, fino alla
media pianura (fascia dei fontanili).
Secondo quanto gi indicato, infatti, la conurbazione varesina presenta
problemi di equilibrio del bilancio, tenuto conto del fatto che mentre il
prelievo areale alto, la ricarica risulta ridotta per effetto della scarsa
permeabilit dei terreni superficiali e per lassenza di irrigazioni. Fa
riscontro a questi aspetti negativi il confortante rapporto fra prelievi e
afflussi totali ( infatti rilevante lalimentazione che proviene alla falda da
monte) e il fatto che localmente la trasmissivit degli acquiferi molto alta,
e tende a crescere spostandosi verso Sud.

Ad esempio, gi in corrispondenza del settore 1 di Vergiate abbiamo un


miglioramento delle condizioni di prelievo e di bilancio: la classe quantitativa
di tipo A, grazie al minore prelievo areale e ad una pi efficace ricarica,
mentre la consistenza della risorsa favorita da afflussi da falda maggiori e
da una trasmissivit crescente.
Appare quindi evidente che le integrazioni sono possibili tramite la
perforazione di nuovi pozzi nei tratti vallivi in cui lo spessore dei depositi
permeabili assume particolare rilievo, ad esempio nella valle dellOlona in
prossimit della piana di Lozza, a valle dei siti in cui sono attualmente
concentrati i pozzi pubblici di Varese, e nelle alluvioni presso Vergiate, a
monte dei siti destinati a discarica. Portate interessanti possono essere
estratte anche dai depositi del Pleistocene medio e inferiore, nonch dal III
acquifero; la perforazione deve comunque essere preceduta da uno studio
idrogeologico accurato. Queste indicazioni possono essere estese al vicino
settore di Tradate.
Considerato lo stato del bilancio opportuno che vengano poste limitazioni ai
prelievi, poich pu prodursi una depressione piezometrica eccessiva,
specialmente nei siti in cui la trasmissivit e lalimentazione non risultino
favorevoli.
Uno studio idrogeologico di dettaglio dovr verificare lidoneit delle
eventuali nuove opere e dei prelievi, quando si superi il limite di prelievo che
pu anche in questo caso essere posto a 15 l/s per Km2.
Non si ritiene opportuno che vengano posti limiti ai prelievi negli altri settori
della pianura fra Ticino e Olona (Busto Arsizio, Busto Garolfo,
Abbiategrasso, S.Donato, Sedriano, Rho, Magenta) dove il rapporto
prelievi/ricarica buono, la classe quantitativa elevata e le riserve idriche
abbondanti anche negli acquiferi profondi.
In taluni casi, possibile attingere anche alle riserve contenute negli
acquiferi marini, fatto che limitato ai settori di Magenta, Abbiategrasso,
Rho e Sedriano.
Non si propongono quindi interventi, salvo il monitoraggio idrochimico e
piezometrico, al fine di tenere sotto controllo la consistenza qualitativa e
quantitativa delle riserve e, in caso di richiesta di captazioni con valori di
portata da estrarre tale da indurre il superamento dei limiti della classe
quantitativa, la valutazione dellopportunit di ricorrere a falde pi profonde.
Per quanto riguarda il settore di Rho, le condizioni di bilancio presentano
alcuni aspetti negativi legati ad un prelievo areale molto elevato (14,4 l/s
per Km2). Considerando lottima trasmissivit del settore e la buona ricarica,
a tali problemi si pu far fronte evitando che in corrispondenza delle aree
urbane si formino depressioni piezometriche eccessive. Ci sar reso
possibile in base a uno studio idrogeologico che evidenzi la non interferenza
del pozzo in oggetto con la depressione piezometrica creata dalle captazioni
esistenti.
Come suggerito in precedenza, se la perforazione non potr essere spostata
al di fuori dellarea urbana, si potr valutare la possibilit di ricorrere a
prelievi profondi, consigliabili peraltro ai soli pozzi pubblici. I settori 19

(Abbiategrasso), 22 (Pavia) e 23 (Corteolona) presentano una rilevante


somiglianza con quello di Magenta, ma i valori di trasmissivit sono meno
elevati. In tutte queste aree non si riscontrano particolari problemi,
considerato lo stato di sfruttamento ancora poco marcato delle risorse.
Fra i F. Olona e Lambro, che occupano la porzione centrale dellarea
esaminata, troviamo nella conurbazione comasca e nel settore 2 di Tradate,
condizioni analoghe a quelle della conurbazione varesina: queste sono infatti
caratterizzate da prelievi areali elevati e da una modesta ricarica. In questi
settori, ad aree contraddistinte da una buona o addirittura ottima resa, se
ne affiancano altre sovrasfruttate (la piana di Grandate-Lucino) o con
trasmissivit ridotta. E quindi opportuno basare la valutazione di fattibilit
del pozzo su uno studio idrogeologico che indichi se, per il prelievo richiesto,
non si ha la sovrapposizione della nuova depressione piezometrica con quella
prodotta dai pozzi esistenti. Si consiglia inoltre di evitare che i prelievi
determinino il superamento della classe quantitativa attuale (B). Nel caso di
Como, un modesto quantitativo di acqua pu essere ulteriormente derivato
dal Lario. Analoghe circostanze si possono rilevare per il vicino settore, poco
a est del Lambro, di Casatenovo. Problemi pi consistenti si incontrano nella
gestione dei settori di Seregno, Cinisello Balsamo e Milano, dove i prelievi
risultano particolarmente elevati. Per questi comuni, e per quelli compresi nei
settori di Segrate e Arese, oltre a quelli adiacenti posti tra Lambro e Adda
nei vicini settori di Gorgonzola, Monza, si rimanda a quanto indicato nei
capitoli precedenti. In questi capitoli si molto discusso su Milano e il suo
hinterland, dove si osservata una riduzione del deficit negli ultimi anni,
tale da consentire una risalita della falda che in alcune circostanze si
rivelata preoccupante anche per la stabilit degli edifici. In questi casi il
ripristino delle condizioni di equilibrio della falda comporta un grave
danneggiamento delle costruzioni e delle infrastrutture; quindi possibile
concludere che si hanno vantaggi lasciando liberi i prelievi pubblici e privati,
ponendo come tetto dei prelievi i valori del 1990, quali risultano dagli archivi
degli Enti (ad esempio il Consorzio per lAcqua Potabile) che da tempo
eseguono il controllo delle portate estratte nellarea.
Fra Lambro e Adda si sviluppa la parte orientale dellarea in esame,
comprendente i settori di Casatenovo, Gorgonzola, Monza, Segrate gi
descritti e quelli di Lodi e Casalpusterlengo, che si estendono nella parte
inferiore della pianura e non presentano alcun problema di gestione delle
acque sotterranee.

4.3.3 Sottobacino Adda-Oglio


Oltre il F.Adda, forma un settore isolato e con caratteri idrogeologici propri
la conurbazione lecchese, alimentata in buona parte da sorgenti e in minori
proporzioni da pozzi (il prelievo areale nel Comune di Lecco prossimo ai 5

l/s per Km2). Tale circostanza pone sicuramente larea al riparo da deficit
idrici nei prossimi anni, anche se le valli adiacenti, in particolare la
Valsassina, necessitano di protezione (zone di salvaguardia) per le numerose
sorgenti, alcune delle quali sono di notevole interesse. Esse, infatti,
potranno supplire i futuri fabbisogni dellarea, sia per il loro stato
qualitativo, sia per la buone portate che da esse si potranno derivare.
Decisamente pi preoccupante la situazione nel restante settore di
Brembate che caratterizzato da una geologia di difficile interpretazione,
con acquiferi in conglomerato a permeabilit variabile. Ad una scarsa
alimentazione da monte, si somma il fatto che buona parte del territorio
priva di una ricarica da irrigazione e che anche linfiltrazione ridotta per
la comparsa in superficie di terreni poco permeabili. Gli studi compiuti
sullarea evidenziano tuttavia una buona trasmissivit in alcune parti del
territorio non interessate da contaminazioni, costituite da depositi ghiaiososabbiosi fino a buona profondit, situate soprattutto nella parte meridionale
del settore considerato. E pertanto conveniente che i prelievi da pozzo
vengano controllati e che si stabilisca un limite di prelievo (che si pu
ritenere pari a 15 l/s,in considerazione della trasmissivit media del settore
) oltre il quale necessario che la fattibilit dellopera in termini di
compatibilit con il bilancio idrico venga determinata sulla base di una
relazione geologica, secondo i criteri illustrati in precedenza.
Oltre il F.Brembo, condizioni analoghe si riscontrano nel settore di Bergamo,
assoggettato a prelievi rilevanti anche se non elevatissimi, sufficienti
tuttavia a produrre una situazione di squilibrio nel bilancio idrico. Questa
aggravata rispetto al settore di Brembate, dal fatto che la portata in
afflusso ancora pi ridotta e che le irrigazioni sottraggono acqua al F.
Serio per restituirla pi a valle. E dunque consigliabile prendere analoghi
provvedimenti a quelli del settore di Brembate, riducendo il limite dei
prelievi a soli 15 l/s. Di qualit migliore il bilancio idrico nei settori di
Treviglio, Caravaggio e Crema che sono ben dotati di risorse idriche
profonde, che possono integrare validamente quelle necessarie per uno
sviluppo dei prelievi, che risultano tuttavia gi ora medio-elevati allinterno
delle aree comunali pi importanti (soprattutto Crema e Treviglio).
Lo studio della pianura cremonese ha previsto la suddivisione dellarea in 9
settori, caratterizzati da una notevole uniformit di struttura idrogeologica
e di condizioni di bilancio. Una sua caratteristica saliente lottimo stato
delle irrigazioni, che apportano un rilevante contributo alle riserve idriche
regionali.
Si deve tuttavia osservare che i valori della trasmissivit non sono nella
generalit dei casi paragonabili con quelli dellalta pianura. Pertanto si deve
rilevare fin dallinizio che il bilancio idrico di questa parte della pianura
lombarda deve il suo ottimo stato di equilibrio alla ricarica irrigua e alla
modestia dei prelievi complessivi.
Non si verificano pertanto le condizioni che impongono particolari vincoli ai
prelievi, salvo quella di evitare il superamento dei limiti delle attuali classi
quantitative.

Le risorse integrative possono essere facilmente individuate, anche perch


gli acquiferi profondi risultano discretamente produttivi fino oltre 200 m
dalla superficie, salvo la necessit di procedere al disinquinamento delle
acque estratte, che contengono spesso tenori di ammoniaca, ferro e
manganese di origine naturale molto elevati.
Nella parte sudorientale della Provincia di Cremona, in corrispondenza delle
dorsali del substrato, tale fenomeno si accentua, analogamente a quanto
avviene in modo pi marcato nella confinante regione emiliana e nella
Provincia di Mantova. Si verifica in alcuni casi la comparsa di arsenico di
origine naturale, la cui presenza rende talora obbligatoria la depurazione
delle acque.
Le condizioni pi idonee per lestrazione di acque sotterranee si riscontrano
fra Pizzighettone e Cremona, dove gli acquiferi hanno elevata trasmissivit
mentre le peggiori nellarea sudorientale, dove le dorsali del substrato
marino di Piadena e della confluenza Oglio-Po riducono in modo consistente lo
spessore degli acquiferi. Un analogo decremento della trasmissivit si
verifica fra Romanengo e Orzinuovi, senza peraltro pregiudicare la buona
consistenza delle riserve.

4.3.4 Sottobacini Oglio-Mincio, Mincio-Tartaro e Oltrepo


mantovano
I settori del Bresciano e del Mantovano sono accumunati da una buona o
elevata trasmissivit e da una notevole vulnerabilit degli acquiferi alle
contaminazioni provenienti dalla superficie, dovuta alla permeabilit dei
terreni meno profondi.
La Provincia di Brescia tuttavia interessata da prelievi di gran lunga
superiori a quelli del Mantovano e al suo interno sono quindi numerosi i
settori nei quali si evidenziato un marcato squilibrio nel bilancio idrico.
Primo fra tutti quello dello stesso capoluogo, nel quale il prelievo areale
(5.84 l/s.Km) simile per ordine di grandezza a quello di Milano e risente
dei medesimi fenomeni (abbassamento rapido della falda nei periodi di
maggiore prelievo e altrettanto rapido sollevamento nei cicli anche pluriennali
di minor consumo).
Integrazioni idriche possono essere trovate solamente al di fuori del
territorio comunale, in quanto gli acquiferi molto trasmissivi e molto potenti
situati allinterno del centro abitato - dove i pozzi produttivi raggiungono
anche i 200 m di profondit - sono ormai sottoposti a un prelievo eccessivo.
La ricerca di fonti alternative resa difficile da uno stato di contaminazione
molto diffuso, che solo in parte va regredendo con la scomparsa di
produzioni inquinanti (ad esempio, negli ultimi anni si registrata una
diminuzione consistente dei casi di inquinamento da solventi clorurati a
oriente di Brescia). Non possono essere quindi indicate altre soluzioni che un

potenziamento dei prelievi dalle aree esterne meno contaminate e un


affinamento ed esecuzione di indagini per la protezione delle riserve idriche
dallinquinamento (zone di salvaguardia per pozzi e sorgenti). In ogni caso,
data lanalogia con la situazione milanese, si reputa opportuno suggerire una
gestione dei prelievi in grado di mantenere una condizione di bilancio analoga
a quella del 1990. La necessit di costruire pozzi in Brescia pu essere
affrontata sottoponendo a indagine geologica, secondo i criteri pi volte
enunciati, i casi che si presentano.
Condizioni analoghe, anche se lo stato di contaminazione meno pronunciato,
si verificano nel settore di Orzinuovi; in questultimo caso, si osserva
lesistenza di sorgenti, in parte di origine carsica, dalle quali possono essere
derivate consistenti portate (almeno 100 l/s) e che quindi possono costituire,
ove si provveda ad una loro protezione dallinquinamento, fonti alternative di
approvvigionamento di entit non indifferente.
Le soluzioni proponibili per Manerbio sono pi blande: pur rilevando un
prelievo areale pi alto rispetto al settore di Orzinuovi, si deve considerare
lesistenza di una vasta zona che circonda il nucleo abitato principale;
comunque sempre auspicabile lo svolgimento di unaccurata indagine
idrogeologica preventiva a fronte di nuove perforazioni. La trasmissivit degli
acquiferi infatti non elevata e sia la ricarica sia gli afflussi da monte sono
ridotti, cosicch i prelievi risultano essere oltre la met degli afflussi
complessivi.
Fortunatamente gli acquiferi profondi, tra cui il terzo acquifero, non
appaiono completamente esplorati; inoltre possibile eseguire perforazioni in
prossimit dei corsi dacqua che possono consentire elevate portate con
ridotti abbassamenti.
Per quanto riguarda Mantova, i problemi possono essere risolti decentrando
le zone da sottoporre a prelievo rispetto alla citt, approfittando della
scarso prelievo areale che caratterizza queste zone e della vicinanza a
grandi corpi idrici superficiali (laghi, F. Mincio, F. Po), come confermano le
perforazioni eseguite finora in queste zone.

4.4 Indicazioni per i differenti settori individuati


Nell'allegato "Quadro generale dello stato quantitativo delle riserve per i
principali settori e linee di intervento" rappresentata in forma schematica la
situazione di tutti i settori in cui stata suddivisa la pianura lombarda. Le
indicazioni riportate dallo studio eseguito suggeriscono una gestione degli
acquiferi secondo i criteri precedentemente elencati. Di seguito si riporta
una descrizione sintetica delle tabelle riportate in allegato, fornendone
anche la chiave di lettura.

4.4.1 Indicazioni per le aree in classe A e B


Come riportato in precedenza, per tali settori non sono previsti limiti
particolari, salvo attenzione al superamento dei valori estremi della classe
quantitativa di appartenenza (rappresentati dal rapporto prelievi/ricarica);
tale consiglio genericamente riassunto nella dizione: Non sono previsti
limiti, salvo prelievi che portino al passaggio alla classe quantitativa B (o C,
se il settore in classe B).
Monitoraggio piezometrico e idrochimico
Dove non risultano particolari alterazioni al bilancio, lunico intervento
consigliabile la creazione di una rete di monitoraggio piezometrico e
idrochimico, al fine di garantire la conservazione delle pregevoli
caratteristiche dellarea e, tramite modelli idrogeologici o calcoli, valutare la
compatibilit di eventuali nuovi prelievi con tali condizioni di equilibrio.
Consigli sulle "portate limite" da adottare
In alcuni settori, che presentano una struttura idrogeologica caratterizzata
da trasmissivit non elevata e rialimentazione difficoltosa, si consigliano
limiti di prelievo per le singole captazioni in progetto, oltre ai quali risulta
necessario affidare ad uno studio idrogeologico il controllo della fattibilit
del pozzo in base alle risorse disponibili. A Vergiate e Tradate ad esempio,
dove la trasmissivit in alcuni casi risulta mediocre, il limite consigliato di
15 l/s, valore di portata che per le trasmissivit presenti garantisce
abbassamenti ridotti e una depressione piezometrica ancora relativamente
contenuta. Per Legnano si consiglia, ad esempio, di evitare prelievi superiori
ai 25 l/s.
Si ritiene di dover sottolineare che i valori qui riportati, risultanti dallo
studio regionale compiuto e conseguenti alle caratteristiche di trasmissivit,
modalit di rialimentazione degli acquiferi, rapporto prelievi/ricarica e
afflusso totale riassunte nelle tabelle riportate in allegato, possono essere
modificati da studi compiuti in sede locale in modo pi approfondito.
Consigli sui limiti in condizioni particolari
Per alcune aree comunali, situate in settori con classe qualitativa A o B,
come ad esempio Rho e Magenta, si raccomanda di evitare laumento dei
prelievi nelle aree urbane, in quanto una concentrazione delle captazioni pu
creare localmente eccessi di sfruttamento delle falde tali da portare al
superamento dei limiti di classe quantitativa.
Pozzi profondi
Nelle aree in cui il primo acquifero risulti intensamente sfruttato,
opportuno che i pozzi ricavino la loro alimentazione dal secondo acquifero
(pozzi profondi).

Per alcune aree comunali viene indicata nelle tabelle lopportunit di


indirizzare i quantitativi estratti verso un aumento mirato al raggiungimento
dei livelli di riferimento.

4.4.2 Indicazioni per le aree in classe C -E


Convergenza dei prelievi verso il raggiungimento dei livelli ottimali
Si tratta dei comuni, in pratica coincidenti con Milano e il suo hinterland,
che presentano problematiche particolari legate alla risalita della falda
verificatasi negli ultimi anni per cui, come in precedenza descritto e come
brevemente indicato anche in allegato, si reputa opportuna una gestione dei
prelievi che conduca a condizioni di bilancio analoghe a quelle esistenti nel
1990. Le stesse condizioni sussistono pure per Brescia e parte del suo
hinterland.
Necessit di studi idrogeologici per la valutazione della possibilit di realizzare
nuovi pozzi
Come evidenziato in precedenza, per molte aree in classe C4E risulta
necessario limitare i prelievi per evitare laggravio dello squilibrio gi
esistente.
In queste condizioni, necessario applicare le indicazioni precedentemente
fornite per queste aree, in particolare la valutazione sulla base della
trasmissivit e delle modalit di alimentazione, della depressione
piezometrica prodotta dai pozzi in progetto, che non dovr sommarsi con
quella dei pozzi esistenti.
In alternativa, si potranno utilizzare altre soluzioni, ma dovranno comunque
essere evitati i prelievi che comportino:
a) una depressione piezometrica crescente nel tempo;
b) un abbassamento che superi a regime permanente il 5% dello spessore
saturo dellacquifero a partire dal livello considerato ottimale per larea in
oggetto.
A questo fine sar necessario effettuare uno
determini quali soluzioni si rendono adottabili al
dello squilibrio del bilancio, mantenendolo nei limiti
Nellallegato vengono riassunte nelle tabelle le
mediocre, o di cattivo rapporto fra alimentazione
attuare tali indagini integrative.

studio idrogeologico che


fine di evitare laggravio
del deficit controllato.
condizioni di trasmissivit
e prelievi, che dettano di

CONCLUSIONI

Il sottosuolo padano lombardo contiene una grande riserva di acqua dolce


valutabile volumetricamente nell'ordine del miliardo di metri cubi. Questa
immensa riserva relativamente facile da recuperare e abbastanza ben
protetta naturalmente. Essa rappresenta indubbiamente una risorsa
strategica di importanza determinante e come tale deve essere
salvaguardata.
La ricostruzione della struttura idrogeologica degli acquiferi ed il primo
bilancio idrico portato a termine nell'ambito di questo lavoro rappresentano
un importante passo verso la conoscenza e la salvaguardia della risorsa idrica
sotterranea.
Lo studio contiene inoltre un approccio alla tutela delle risorse idriche
sotterranee sia in senso quantitativo che qualitativo rispondendo gi alle
prime esigenze evidenziate dal Decreto Legislativo n. 152/99 e successive
modifiche: ricostruzione del modello idrogeologico e valutazione degli impatti
antropici derivanti dall'attivit umana. Lo studio costituisce quindi per la
Regione Lombardia uno strumento avanzato gi pienamente rispondente ai
contenuti del Piano di Tutela.
Gi nel corso di questi anni le scelte di governo delle acque sotterranee
adottate dall'amministrazione regionale sono state improntate sui primi
risultati di questo studio, come nel caso delle "Direttive per la
semplificazione degli adempimenti previsti dalla DGR 22502/92 relativamente
alle utenze minori" del dicembre 95 e della "Direttiva per la regolarizzazione
amministrative delle piccole derivazioni di acque sotterranee" del gennaio
2000.
Con questo studio, che contiene una prima ipotesi di bilancio idrico si sono
gi potute individuare delle linee di indirizzo per la gestione delle diverse
aree caratterizzate. Sono infatti indicati provvedimenti di tipo diverso a
seconda che il bilancio idrico risulti in equilibrio (aree nelle classi A e B) o in
squilibrio (aree nelle classi C4E), tenendo anche conto della localizzazione
delle attivit idroesigenti rispetto alle fonti di alimentazione delle falde da
esse captate e del chimismo delle fonti di alimentazione.
Il bilancio idrico tuttavia, cambia in funzione di fattori naturali ed artificiali
che influenzano l'afflusso delle acque in falda. Non quindi ragionevole
considerare che la classificazione assuma un carattere definitivo. In
sostanza, il primo passo per una gestione oculata delle risorse idriche
sotterranee consiste in un controllo continuo e puntuale del suo stato sia
qualitativo che quantitativo. Tale obbiettivo pu essere raggiunto attraverso
la gestione di una rete di monitoraggio a scala regionale. Tale rete di
monitoraggio predisposta dalla Regione Lombardia in collaborazione con

l'ARPA e con le province lombarde sar dislocata sul territorio sulla base di
questo studio e di studi anche di maggior dettaglio eseguiti a scala
provinciale. Il progetto di una rete regionale, gestita dall'ARPA vuole
garantire una continuit nell'acquisizione dei dati e la massima divulgazione
degli stessi a vantaggio di tutti gli enti e gli operatori del territorio.
Considerato, comunque, il generale buon andamento del bilancio, appare
evidente che la consistenza della risorsa idrica della pianura lombarda cos
elevata da consentire, con i controlli e gli interventi indicati, il mantenimento
delle attuali disponibilit.

BIBLIOGRAFIA
1. AIROLDI R. E CASATI P. (1989) Le falde idriche del sottosuolo di
Milano, a cura del Comune di Milano.
2. AA.VV. (1988) - Alcune caratteristiche chimiche delle acque sotterranee
in Comuni lombardi, in: Acque sotterranee in Lombardia, a cura di P.
Casati, Dip. di Scienze della Terra dellUniv. degli studi di Milano e
Centro di Studio per la stratigrafia e petrografia delle Alpi Centrali
(C.N.R.), Milano.
3. Baraldi F., Prandi L., Zavatti A. (1990), Carta di vulnerabilit
allinquinamento degli acquiferi dellunit idrogeologica: Fiume Mincio-Laghi
di Mantova-Anfiteatro Morenico Frontale del Garda-Area pedecollinare,
Atti I Convegno Naz. sulla Protezione e Gestione delle Acque
Sotterranee: Metodologie, Tecnologie e Obiettivi, vol. I, 20-22 Sett.,
Marano sul Panaro (Modena).
4. AVANZINI M., BERETTA G.P., (1998) Sollevamento della falda a
Milano ed hinterland: analisi delle cause del fenomeno e delle soluzioni
previste per minimizzare le interferenze con lurbanizzazione. Geologia
dellAmbiente, n.4, Periodico della SIGEA, numero speciale Geologia
Urbana.
5. AVANZINI M. & BERETTA G.P (1999) Aspetti delluso sostenibile delle
risorse idriche sotterranee della Pianura Lombarda: esempio dapplicazione
nellarea compresa tra i Fiumi Ticino e Oglio. 3 Convegno Nazionale sulla
protezione e gestione delle acque sotterranee per il III millennio, 13-15
ottobre, Parma, Pitagora Editrice Bologna
6. AVANZINI M. & BERETTA G.P (1999) Gestione delle risorse idriche: la
gestione sostenibile del sollevamento della falda a Milano ed hinterland.
Rivista LAcqua 1-2/1999, 7-16.
7. AVANZINI M., BERETTA G.P., M. CATTANEO, F. DI PALMA, V.
FRANCANI, G. ROSTI (1999) Il problema del sollevamento della falda
a Milano. Ambiente, n.2, IPSOA, Milano.

8. AVANZINI M., BERETTA G.P. & FRANCANI V. (1998) Recenti studi


sulla gestione delle risorse idriche sotterranee nella pianura lombarda per
un uso sostenibile delle acque. Atti Giornata di Studio sullinnalzamento
della falda nellarea milanese. Regione Lombardia, 18 dicembre 1998.

9. AVANZINI M., BERETTA G.P., FRANCANI V. (1999) Il controllo della


falda. Costruzioni, n.516, ed. La Fiaccola, Milano

10.
AVANZINI M., BERETTA G.P., FRANCANI V., NESPOLI M. (1996)
Recharge and groundwater availability of deep aquifers in Milano
Province (Italy). Atti del
I
Convegno Internazionale Limpatto
dellattivit industriale sulle risorse idriche sotterranee 1996, Cernobbio
(Como).
11.
AVANZINI M., BERETTA G.P., FRANCANI V., NESPOLI M. (1995)
Indagine preliminare sulluso sostenibile delle falde profonde nella
Provincia di Milano, C.A.P., Milano.
12.
AVANZINI M., BERETTA G.P., PAGOTTO A., PETERLONGO G.
(1998) Sollevamento della falda a Milano ed hinterland. Ambiente, n.5,
IPSOA, Milano.
13.
BARALDI F., PRANDI L., ZAVATTI A. (1990) - Carta di
vulnerabilit allinquinamento degli acquiferi dellunit idrogeologica: Fiume
Mincio-Laghi di Mantova-Anfiteatro Morenico Frontale del Garda-Area
pedecollinare, Atti I Convegno Naz. sulla Protezione e Gestione delle
Acque Sotterranee: Metodologie, Tecnologie e Obiettivi, vol. I, 20-22
Sett., Marano sul Panaro (Modena)
14.
BASSI G. (1981)- Le acque di
Cremasco,.Coop. Di Lavoro G.I., Crema.

superficie

del

territorio

15.
BERETTA G.P. (1986) - "Contributo per la stesura di una carta
idrogeologica della Lombardia". Acque sotterranee, n. 4, dicembre,
Milano

16.
BERETTA G.P., CAVALLIN A., FRANCANI V., MAZZARELLA S.,
PAGOTTO A. (1985) Primo bilancio idrogeologico della pianura milanese,
Acque sotterranee, N. 2, 3 e 4, Milano.
17.
BERETTA G.P., FRANCANI V., FUMAGALLI L. (1993) Studio
idrogeologico della Provincia di Cremona. Quaderni di Tecniche di
Protezione Ambientale, N.24, Pitagora Editrice, Bologna
18.
BERETTA G.P., BONOMO L., NURIZZO C. (1990)- Contaminazione
da ione nitrato delle acque di falda, Inquinamento, n. 16, Milano.
19.
BRAGA G., BELLINZONA G., BERNARDELLI L., CASNEDI R.,
CASTOLDI E., CERRO A., COTTA RAMUSINO S., GIANOTTI R.,
MARCHETTI G., PELOSO G. F. (1976) - Indagine preliminare sulle falde
acquifere profonde delle porzione della Pianura Padana compresa nelle
Provincie di Brescia, Cremona, Milano, Piacenza, Pavia e Alessandria,
Quad. I.R.S.A.- C.N.R., n. 28, Roma.
20.
CAVALLIN A., CLERICI F. M., MAZZARELLA S. (1980)
Coefficienti
di
trasmissivit,
immagazzinamento
e
permeabilit
dell'acquifero milanese determinati con prove in situ. Bollettino
dell'Associazione Mineraria Subalpina, Anno XVII, n.2
21.
CAVALLIN A., FRANCANI V., MAZZARELLA S. (1983) Studio
idrogeologico della pianura compresa fra Adda e Ticino. Costruzioni ,
n.326-327, Milano

22. CAVALLIN A., MAZZARELLA S . (1983) Parametri idrogeologici degli acquiferi nell'area milanese. D.A. Difesa
Ambientale, n.10, Milano

23.

CEE (1993) Risoluzione del Consiglio e dei rappresentanti dei governi

degli Stati membri, riuniti in sede di Consiglio del 1 febbraio 1993


riguardante un programma comunitario di politica ed azione a favore
dell'ambiente e di uno sviluppo sostenibile. G.U. CEE N. C138 del 17
maggio 1993

24.
C.N.R.-I.R.S.A. (1979) Lineamenti idrogeologici della Pianura
Padana. Quaderni I.R.S.A., 28 (II), Roma
25.
C.N.R.-I.R.S.A. (1981) Indagine sulle falde acquifere profonde
della Pianura Padana. Quaderni I.R.S.A. 51 (II), Roma
26.
COGGI L., DI NAPOLI ALLIATA E. (1950) Pliocene e Pleistocene
nel Colle di S.Colombano al Lambro (Lombardia). International Geological
Congress "Report of the Eighteenth Session, Part IX, Great Britain
27.
COMMISSIONE DELLE COMUNIT EUROPEE (1982) Studio delle
risorse in acque sotterranee dellItalia. Th Schfer GmbH, D-3000
Hannover 1

28.

CONKLING H.(1947) Utilisation of ground water storage in stream

system development. Coastal Plain of L.Angeles County, Bulletin 104,


Sacramento, California.

29.

CREMASCHI M. (1987) - Paleosols and vetusols in the central Po

Plain (Northern Italy) Studi e ricerche sul territorio, UNICOPLI,


Milano.

30.
DENTI E., LAUZI S., SALA P., SCESI L. (1998) Studio
idrogeologico della pianura bresciana compresa tra i fiumi Oglio e Chiese.
Studi idrogeologici sulla Pianura Padana, vol.4, Milano.
31.
DE WRACHIEN D., SAVI F. (1993) Un modello matematico di
simulazione delle risorse idriche sotterranee di un settore della Pianura
Padana occidentale. La struttura del sistema di gestione. Ingegneria
Ambientale, n.5, Milano
32.

DOMENICO P.A.(1972) Concepts and models in Groundwater

Hydrology. McGraw-Hill , New York.

33.
FRANCANI V. (1970) Osservazioni idrogeologiche sulla falda
freatica della piana del Fiume Ticino. Geologia Tecnica, n.5, Roma
34.
FRANCANI V. (1980) Le condizioni di alimentazione delle falde
della regione milanese. Quad. I.R.S.A.-C.N.R., 51(I), Roma
35.
FRANCANI V., POZZI R. (1981) Condizioni di alimentazione delle
riserve idriche del territorio milanese. La Rivista della Strada, L 303,
Milano
36.
FRANCANI V. e al. (1993), Aspetti idrogeologici del problema della
presenza di azoto ammoniacale nelle acque sotterranee nella provincia di
CREMONA, Pitagora Editrice, Bologna.
37.
GRUPPO DI INTERVENTO PER LINNALZAMENTO DELLA FALDA
NEL MILANESE (1997) Progettazione di massima degli interventi,
Milano.
38.
LEE C.H.(1915) Determination of safe yield of Underground
resources of the closed basin type. Trans.Am.Soc.Civil Engin.,vol.78.
39.
LOFFI B. (1986) - Consorzio irrigazioni cremonesi. Cento anni.
Camera di Commercia, Industria, Artigianato e Agricoltura-Consorzio per
lincremento dellirrigazione nel territorio cremonese, Cremona
40.
MARTINIS B., MAZARELLA S. (1971) Prima ricerca idrica
profonda nella pianura lombarda. Memorie Ist. Geol. e Min. Univ. Padova,
Vol. XXVIII, Padova
41.
MARTINIS B., POZZI R., CAVALLIN A., MANCUSO M. (1976)
Indagine sugli acquiferi della Lombardia centro-settentrionale. Quad.
IRSA, 28(4) Roma
42.
MCDONALD M.G., HARBAUGH A.W. (1988) A modular threedimensional finite difference groundwater flow model: MODFLOW .
United States Geological Survey.. USGS TWI 6-A1
43.
MEINZER O.A.(1923) Outlines of Groundwater Hydrology, with
definitions. U.S.Geological Survey, Water Supply Paper 494,Washington.
44.
POZZI R. E FRANCANI V. (1975) Modalit di alimentazione
dellacquifero milanese, Le Strade,ed. La Fiaccola, Milano
45.
POZZI R., MANCUSO M., DE FELICE G. (1982) Un anno di
osservazioni su alcuni fontanili campioni a ovest e ad est di Milano. Acqua
& Aria, N.7, Milano

46.
PROVINCIA DI MILANO (1989) Banca dati falda acquifera Composti organo- alogenati e nitrati . A cura della Provincia di MilanoAssessorato all'Ecologia, Comune di Milano, Consorzio per l'Acqua
Potabile, U.S.S.L. 75/III, Milano
47.
PROVINCIA DI MILANO-POLITECNICO DI MILANO (1995) Le
risorse idriche sotterranee della Provincia di Milano, vol.1: Lineamenti
idrogeologici, a cura dellAssessorato allAmbiente e del DSTM del
Politecnico di Milano.
48.
RIVM-RIZA (1991) Sustainable Use of Groundwater. Problems and
threats in European Communities. Ministersseminar Grondwater, 26-27
november, Den Haag
49.
50.

TODD D.K.(1959) Groundwater Hydrology, McGraw-Hill,New York


TODD D.K.(1980) Groundwater Hydrology, McGraw-Hill,New York.