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L’idrosfera

¾ della superfice terrestre è coperta dalle acque. Il 96% è contenuta nell’oceano, il restante 4% per la
maggior parte è dolce ed è contenuta nei ghiacciai (criosfera). I serbatoi dell’acqua oltre ai mari e agli
oceani sono ghiacciai, fiumi, laghi, falde acquifere e l’atmosfera. l’acqua di questi serbatoi, che
comprendono anche gli esseri viventi, partecipano al ciclo dell’acqua.

Il motore del ciclo è il sole, che fa evaporare l’acqua dagli oceani, trasformandola in vapore che viene
sollevato dai venti e forma le nuvole. L’aria fredda fa condensare l’acqua che poi precipita negli oceani o nei
continenti sottoforma di pioggia neve o grandine. Nei continenti l’acqua può essere incanalata nei fiumi e
contenuta nei laghi, oppure può infiltrarsi nel terreno, rivaporare, essere assorbita dalle piante e dagli
organismi oppure congelarsi e fare parte dei ghiacciai.

L’acqua quindi può fondere dai ghiacciai, uscire dalle falde e quindi evaporare o traspirare dalle piante, per
poi ricominciare il ciclo.

La maggior parte delle precipitazioni avvengono negli oceani, ma il regime degli oceani è caratterizzato da
un eccesso di evaporazione, che è bilanciata da un eccesso di precipitazione nei continenti.

Quando l’acqua si infiltra nel terreno essa scende a causa della forza di gravità, finchè non incontra uno
strato impermeabile. Se un ostacolo blocca la discesa dell’acqua si può formare una falda freatica, e la zona
freatica è quella dove lo strato è saturo d’acqua. Se l’acqua si infiltra in una roccia permeabile che è
contenuta fra due impermeabili, come un’arenaria fra due argille, l’acqua scende dal punto più alto a quello
più basso comportandosi come un fluido cartesiano, perciò la falda si chiamerà artesiana. Entrambe le falde
anno zone di alimentazione e possono avere zone di fuoriuscita, chiamate sorgenti. Da entrambe si può
costruire un pozzo, ma mentre nelle falde freatiche il pozzo non è troppo profondo, e l’acqua tende a
mantenersi ad un livello preciso, un pozzo artesiano è più profondo e l’acqua può fuoriuscire
spontaneamente.

L’acqua che non si infiltra, ma rimane nella superficie, viene canalizzata formando fiumi e torrenti. Un fiume
è un corso d’acqua permanente, alimentato o dalla pioggia, da una sorgente o da un ghiacciaio in
scioglimento. Esso scorre su un alveo (o letto) in un bacino idrografico, può essere alimentato anche da
affluenti e può sfociare in mare, in un lago o in un altro fiume.

Nel suo percorso un fiume scava una valle o può formare una pianura alluvionale. La prima è a forma di v, la
seconda è una pianura che si forma in seguito al susseguirsi di esondazioni, ossia momenti dove il fiume
aumenta così tanto la sua portata da superare in altezza gli argini e poter quindi essere in grado di invadere
il terreno circostante. Questo fenomeno aumenta la fertilità del terreno, e ciò a causa della deposizione dei
detriti in sospensione nel fiume.

I parametri geomorfologici più importanti sono la lunghezza e la pendenza del corso d’acqua, oltre ad essi vi
sono caratteristiche idrologiche, ossia la portata, il regime, la velocità del corso d’acqua e il coefficiente di
deflusso.

Un fiume, in base alle sue caratteristiche idrologiche e ai parametri geomorfologici ha una certa capacità di
sollevare e trasportare detriti con se. Inoltre l’acqua di un fiume partecipa attivamente o passivamente alla
degradazione meteorica del letto e del bacino. Fiumi più grandi hanno la capacità di sollevare detriti più
grossolani, può portare con se i detriti fini in sospensione, detriti leggermente più grossolani per saltazione
e detriti grossolani o molto grossolani per trascinamento o rotolamento.

Per quanto riguarda la sospensione, i detriti più fini come le argille sono quelli che più difficilmente
vengono presi in carico, ma una volta presi sono gli ultimi a depositarsi. La saltazione è un processo
continuo, e può generare dune e ripple (dune più piccole). Il trascinamento invece può levigare i detriti, per
esempio le ghiaie possono avere schegge che a causa della degradazione fisica, ma anche chimica, dovuta
alla presenza e all’azione dell’acqua, che contemporaneamente scioglie e leviga, perdono gli spigoli.

Il corso di un fiume, infine, può essere rettificato, scorrere a meandri oppure intrecciato. A determinare ciò
è la natura del suolo su cui il fiume scorre e la pendenza. Solitamente i meandri si formano a basse
pendenze, e l’acqua può in alcuni casi aumentare la curva di un meandro fino a formare una scorciatoia e
un lago a ferro di cavallo. Questo perché negli argini esterni di un meandro l’acqua ha una maggiore forza
erosiva.

La foce di un fiume può essere a estuario o a delta. Questo è determinato dalla velocità della corrente del
fiume rispetto a quella dell’oceano. Se la corrente di un fiume è più lenta, nella parte finale del corso, cioè
nella foce, si accumuleranno detriti. Il fiume che sfocia con un delta sta aumentando la superficie della
pianura, i detriti si depositano sempre più lontano al diminuire della granulometria. È possibile quindi
notare una stratigrafia di un delta dove i silt e le argille stanno sotto sabbie e ghiaie. Un fiume può sfociare
nel mare, in un lago di cui sarà un immissario o in un altro fiume di cui sarà un affluente.

Un lago è una grane massa d’acqua, quasi sempre dolce, alimentato da fiumi immissari o dalle
precipitazioni, che può avere emissari, sia superficiali che sotterranei. I laghi si classificano in base
all’origine. Un lago non è stazionario, può infatti produrre dei movimenti, o a causa della presenza di
immissari ed emissari o anche movimenti come le sesse, movimenti periodici dove la massa d’acqua si
sposta da una sponda all’altra e può creare sbalzi di altezze del fiume.

Un ghiacciaio è una massa di ghiaccio che si è formata sopra la zona delle nevi perenni, cioè sopra la quale
le nevi cadute in inverno resistono all’estate, in questo modo esse possono essere seppellite da altra neve,
e sotto pressione via via più grande, la neve si trasforma in ghiaccio. Un ghiacciaio è caratterizzato da una
zona di alimentazione chiamato bacino collettore, ed una zona di ablazione che si trova nella zona di
scioglimento. Quest’ultima parte per la sua particolare forma è designata anche come lingua glaciale. Dalla
parte più bassa della lingua, la fronte, l’acqua che fonde può formare un lago proglaciale o un torrente, e
quindi essere una sorgente. Le caratteristiche morfologiche di un ghiacciaio sono determinate dal fatto che
questa enorme massa si muove molto lentamente.

Il movimento di un ghiacciaio ha un’azione erosiva sul terreno su cui esso poggia, i detriti che sono generati
da quest’azione sono chiamati morene, e possono essere superficiali, laterali, interne, di fondo e deposte. I
detriti tendono ad essere poco classati e mantengono una certa spigolosità, essi sono denominati sill, e se
compattati formano silliti.

Il movimento dei ghiacciai è dovuto alla forza di gravità e in base al substrato, e allo stato del ghiacciaio
stesso, esso può muoversi dai centimetri all’anno ai metri al giorno. Se il substrato è morbido, e/o si è fusa
la base del ghiacciaio esso può muoversi per slittamento. Si possono muovere anche per deformazione se
l’intera massa è completamente congelata, qui il ghiaccio sul letto subisce una pressione tale da poter
essere deformato. La superficie spesso ha velocità diverse rispetto alla base, questa differenza genera
crepacci anche profondi. Infine un fenomeno non ben spiegato succede ai ghiacciai, come una piena essi
hanno momenti in cui la loro velocità aumenta tutta in una volta, questo fenomeno è detto surge.
L’oceano e i mari ricoprono il 71% della superficie terrestre. L’acqua salata dei mari contiene numerosi Sali
e gas in soluzione, principalmente cloruro di sodio, ossigeno, azoto e anidrite carbonica. La salinità
dell’oceano non è uniforme, dipende da molti fattori, come la presenza di fiumi o di correnti, e diminuisce
aumentando di profondità. Anche la temperatura influisce sulla salinità, le acque più calde contengono più
Sali rispetto a quelle fredde, infatti nelle zone più calde degli oceani, gli organismi tendono ad avere
esoscheletri e gusci più spessi e decorati.

La temperatura diminuisce all’aumentare della profondità e della latitudine. Si possono individuare 3 strati:
superficiale (fino 100m), termoclino (dai 100m – fino 1000m) e profondo (dai 1000m).La densità è in
funzione della temperatura, nell’acqua la densità aumenta all’aumentare della temperatura.

La superficie su cui stanno gli oceani è il fondale oceanico ed esso è caratterizzato dalla presenza di
particolari formazioni.

Al centro degli oceani più grandi vi è una dorsale oceanica dove nuova crosta viene generata. Dalle dorsali
fuoriesce il magma del mantello che raffreddandosi forma nuova crosta oceanica. Lungo le dorsali,
perpendicolari ad esse vi possono essere delle faglie trasformi. Le dorsali oceaniche hanno la caratteristica
di possedere molta attività sismica e vulcanica. La crosta che si è formata si allontana dalla dorsale e
raffreddandosi diminuisce la quota e la pendenza formando la piana abissale. Lungo i margini fra i
continenti e gli oceani, l’acqua può stare su una parte del continente chiamata piattaforma continentale
profonda fino ai 200m, dopo di essa vi è la scarpata continentale, che possiede una forte pendenza e arriva
fino ai 2000m. L’ultima zona che è possibile trovare sui fondi degli oceani è una fossa. Essa si genera in
seguito a fenomeni di subduzione che vi possono essere fra due placche. Una placca sprofonda sotto l’altra
aumentando la profondità dell’oceano. La fossa più profonda è quella delle marianne che arriva a 11 000m.

Il fondale marino è diviso in due sistemi, litorale e profondo:

nel sistema litorale individuiamo le zone: sopralitorale, bagnata solo da spruzzi. Mesolitorale, zona di
escursione di alta e bassa marea. Infralitorale, si estende fino ai 30-40m. circalitorale, comprende tutta la
piattaforma continentale fino ai 200m.

nel sistema profondo sono individuate tre piani: piana batiale, che comprende tutta la scarpata dai 200m ai
3000m. piana abissale, che comprende tutte le grandi pianure abissali e alcune fosse. Piana adale,
comprende le fosse profonde.

I sedimenti riversati negli oceani e nei mari dai fiumi si dividono in base alla granulometria dei clasti:

conglomerati >2mm

arenarie <2mm>0, 062mm

silt <0,062mm>0,004mm

argille <0,004mm

e possono essere organogeni, ossia avere resti o tracce di organismi (fossili). Nella zona litorale prevalgono
clasti a grande granulometria, ed essa scende all’aumentare della profondità. Dai 3000 ai 4000 metri
troviamo fanghi con gusci calcarei, sotto i 4000 metri troviamo solo gusci silicei, questo è dovuto alla
mancanza nell’acqua di ione carbonato, che ad altissime profondità viene raccolto dai gusci carbonatici
degli animali morti. Un altro genere di struttura è dovuto solo alla presenza di punti caldi che salgono dal
mantello, e questi sono gli edifici vulcanici (guyot e catene insulari).
L’acqua dell’oceano non è immobile, è soggetta a tre tipi di movimenti: onde, maree e correnti.

Le onde sono movimenti irregolari causati dall’effetto del vento sulla superficie. Esso genera increspature,
ma via via che il vento soffia sulla superficie queste divengono sempre più regolari e lunghe diventando
onde vere e proprie. Le onde generate dal vento sono dette marose o forzate, queste però divengono libere
una volta cessato l’effetto del vento. Lontano dalle coste le onde hanno un comportamento oscillatorio,
dove le particelle dell’acqua ruotano su flussi circolari, che a profondità maggiori si riducono. Le onde
oscillatorie trasportano solo energia, ma si trasformano in onde di transazione quando si avvicinano alla
costa. Le linee del flusso delle onde, da circolari diventano ellissoidali, inoltre l’attrito col fondo fa
precipitare l’onda in avanti formando il frangente. L’acqua dopo la frangente si ritira con una corrente di
risucchio chiamata risacca.

Le forme delle frangenti variano in base a come si rompe l’onda, se bruscamente o gradualmente:

frangenti spilling, plunging, surging.

Le maree sono moti regolari generati dall’attrazione gravitazionale della luna. Sulla terra vi sono due alte
maree e due basse maree, e si alternano ogni sei ore. L’acqua viene attratta sia dalla parte vicina alla luna
che alla parte opposta, la prima per azione diretta della luna, la seconda a causa della forza centrifuga del
sistema rotatorio terra luna. Anche il sole partecipa ai movimenti di marea, infatti nella fasi di luna nuova e
luna piena le marre sono più alte, e sono dette vive, nel caso in cui le fasi sono quadrature , le maree sono
più basse e vengono dette morte. Nel mar mediterraneo le maree possono raggiungere 0,5 metri, ma in
altre zone anche 10 metri.

Per quanto riguarda le correnti marine, esse sono flussi d’acqua persistenti e continui in grado di
trasportare sedimenti molto lontani. Le cause che generano questi movimenti sono tante, possono essere i
venti, ma anche la differenza di temperatura, densità e salinità dell’acqua possono alimentarli. Le correnti
sono importanti fattori del clima, esistono correnti calde e fredde che vanno a riscaldare o raffreddare la
zona dove fluiscono come farebbe un termostato.

Si classificano di superficie (sopra i 200m), interne (sotto i 200m) e di fondo.