Sei sulla pagina 1di 3

La tassonomia si occupa di dare un nome alle specie viventi ed estinte.

Vengono dati due nomi in latino con


ogni specie, uno indica il genere e l’altro è specifico. La tassonomia è usata nella sistematica per classificare
i viventi, di cui è possibile tracciare un albero filogenetico che si basa sull’evoluzione degli organismi.

L’evoluzione è un processo continuo che porta alla crescita della complessità e dell’adattabilità di ogni
specie.

Gli esseri si evolvono a causa di mutazioni genetiche, selezione naturale, deriva genetica, isolamento
geografico (che porta alla formazione di nuove specie) e a causa di poliploidia nel caso di alcne specie
vegetative.

Le prove dell’evoluzione sono date dalle tracce paleontologiche nelle rocce, dove sono rintracciabili i resti
di organismi antichi che hanno seguito uno schema passando dalla specie più semplice a quelle più
complesse, poi dalla analogia e omologia che vi è da alcune specie, nel caso dell’analogia sono esempio le
ali di insetti e uccelli mentre nel caso di omologia le strutture di base di vertebrati, costituiti dagli stessi
organi, ma con diversa forma, infine poi vi è la struttura molecolare delle proteine e acidi nucleici, le stesse
per tutti gli organismi, tutti questi fattori indicano la presenza di almeno un antenato comune che
evolvendosi si è trasformato in tutte le diverse specie.

Il processo di evoluzione è infuenzato da meccanismi particolari. Una specie di per se si evolve


trasmettendo i caratteri che meglio lo aiutano ad adattarsi ad una determinata situazione, ma se questa
varia, rendendo quel carattere obsoleto, la specie si può estinguere se non è in grado di adattarsi o si evolve
trasmettendo alle generazioni seguenti un carattere migliore, che lo rendono adattato alla nuova
situazione.

La situazione di cui sto parlando può essere un nuovo ambiente, ma anche uno stato problematico che so
spiegare meglio con un esempio, la presenza di antibiotici uccide una popolazione di batteri e sopravvivono
solo quelli che posseggono i geni che permettono la resistenza di quella specie di batterio.

I meccanismi che permettono ad una specie di adattarsi ed evolversi sono:

la selezione naturale: essa agisce in modo continuo, ogni genitore fa nascere più figli di quanti ne
sopravvivino all’età adulta, questi statisticamente sono quelli col carattere più adatto a far sopravvivere la
specie ed essi trasmetteranno quel gene alle generazioni future.

Mutazioni: esse sono molto rare e quindi influiscono poco sull’evoluzione della maggior parte degli
organismi, ma per quanto riguarda quelli con un altissimo tasso riproduttivo, come i batteri possono giocare
un ruolo impotante, basta dire che se le mutazioni avvengono una volta su cento, esse sono significative
per quei batteri che da una singola cellula possono nascere un miliardo di altri individui.

Deriva genetica: è un meccanismo che agisce su piccole popolazioni, normalmente un gene viene espresso
nella popolazione tanti quanto altri geni analoghi, perché viene ridistribuito per tutta la popolazione. Può
però capitare che improvvisamente una grandissima parte della popolazione muoia e che sopravvivino solo
quelli con quel gene, allora i discendenti di questi esprimeranno sempre più spesso quel gene il quale
diventerà caratteristico della specie.

L’evoluzione degli organismi avviene perché essi devono adattarsi ad un determinato ambiente e consiste
nello sviluppo dei caratteri genetici che favoriscono la specie. Vi sono diversi meccanismi che favoriscono
l’evoluzione, in primis la selezione naturale che agisce sugli organismi a causa dell’ambiente esterno. Un
altro fattore sono le mutazioni genetiche, ma queste sono più efficaci per organismi con un elevatissimo
tasso di riproduzione come i batteri. La deriva genetica invece agisce in casi particolari, quando ad esempio
una barriera separa una popolazione che presentano tutti un gene particolare che prima non si sviluppava,
a quel punto quel gene verrà trasmesso più volte a causa della presenza di una popolazione ridotta.

L’evoluzione trasforma le specie rendendole sempre più specializzate e complesse rispetto ai progenitori, a
lungo andare l’evoluzione fa si che una specie si trasformi in una nuova, questa è detta speciazione filetica.

La formazione di una specie in senso stretto però è diverso, perché in seguito alla speciazione fileticha non
varia il numero delle specie, mentre normalmente una speciazione porta all’aumento delle specie, sempre
se l’ambiente non è così sfavorevole da causare l’estinzione.

Si distinguono nella speciazione in senso stretto, quella allopratica, dove si formano due specie diverse in
seguito all’isolamento regionale di un gruppo da un altro della stessa specie. La barriera può essere un
fiume, una catena montuosa, ma in tutti i casi quello che succede è l’isolamento riproduttivo. Una specie è
tale quando i vari rappresentanti sono interfertili fra loro, ciò permette il rimescolamento genetico.
L’isolamento impedisce questo scambio e a lungo andare i due gruppi, prima appartenenti allo stessa
specie, si evolveranno in specie non più interfertili. Poi vi è la speciazione simpratica, dove invece la nuova
specie si forma nello stesso ambiente della specie ancestrale e poi la parapratica che è intermedia fra le
due.

In base alla drasticità e alla durata dell’azione di questi agenti evolutivi e alla differenza che si è formata tra
le specie si distinguono micro e macroevoluzione. In entrambi i meccanismi più o meno sono gli stessi, la
differenza sta nelle conseguenze.

Nella microevoluzione avvien un cambiamento in un gruppo tassonomico ridotto, cioè le specie hanno
ancora molte cose in comune. Mentre per quanto riguarda la macroevoluzione i cambiamenti sono molto
più evidenti, come la trasformazione di un taxon in un altro, esempio è la trasformazione da rettili a
mammiferi, questa rientra nel campo della macroevoluzione.

Gli studi paleontologici hanno permesso la formazione di due teorie dell’evoluzione. Una filetica dove gli
organismi si sono evoluti progressivamente, e una a equilibri punteggiati dove l’evoluzione è immediata.

Oggi si favorisce una teoria intermedia, perché si è visto che da una specie ad una altra mancavano i così
detti anelli mancanti. Si teorizza che l’evoluzione possa essere progressiva, ma che in determinate situazioni
essa risulti molto veloce e non permetta lo sviluppo di prove paleontologiche, perché avviene in tempi
geologici relativamente immediati. Poi c’è il problema della stasi, le specie rimangono dopo la loro
comparsa tali per parecchio tempo prima di evolversi o estinguersi, a quanto pare ciò favorirebbe la
seconda teoria. L’evoluzione dei viventi in sintesi avverrebbe seguendo momenti di immediato
cambiamento e momenti di stasi evolutiva.

La macroevoluzione invece si occupa di studiare l’origine dei nuovi schemi costruttivi delle specie,
limitazioni e tendenze dell’evoluzione e i vari meccanismi che portano alla diversità degli organismi nel
tempo, quindi estinzione e radiazione adattativa

Quindi si parla di macroevoluzione per tutte quelle volte che si cerca di capire il perché alcune strutture si
sono originate in un certo modo anziché in un altro. Un esempio può essere lo studio dell’origine del volo
per tutte le specie. Per tutte le classi, quindi mammiferi, rettili, insetti e uccelli, è avvenuta prima o poi la
conquista dei cieli. Nonostante le strutture di base diverse comunque tutte le classi hanno sfruttato degli
organi per volare. Lo studio di come si è arrivati a questo stadio, del perché organismi diversi abbiano
strutture analoghe e di come alcune di queste si siano estinte nel tempo mentre altre continuano ad esister
sono studi di macroevoluzione
Ricapitolando, l’evoluzione è un processo che procede per tutte le specie viventi. Le specie si evolvono in
altre seguendo o un percorso filogenetico oppure per speciazione in senso stretto, che può essere
allopratica, cioè tramite una divisione di una popolazione, simpratica, cioè all’interno dello stesso areale, e
parapratica, un intermezzo.

Il motivo dell’evoluzione è rintracciato nel bisogno delle specie viventi di adattarsi per sopravvivere a causa
della presenza di un’ambiente avverso che procura una selezione naturale.

I fenomeni che iniziano i processi evolutivi sono mutazioni, derive genetiche e selezione naturale. A causa
dell’ambiente avverso, sopravvivono e si riproducono statisticamente di più le specie più adattate,
l’ambiente si occupa di questa selezione. La formazione di una barriera genera un’isolamento riproduttivo,
la deriva genetica e la selezione fanno si che si esprima maggiormente un carattere rispetto che un altro e
via via che la specie si evolve essa poi si isolerà riproduttivamente formando una specie a se.

La microevoluzione comprende tutti questi meccanismi, che non per forza portano alla formazione di una
nuova specie, ma almeno all’adattamento se non all’estinzione. La macroevoluzione si occupa delle
soprastrutture come l’origine di nuovi schemi organizzativi, limitazioni e tendenze dell’evoluzione e studio
di fenomeni come estinzione e radiazione adattativa.