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RISCHIO

Non esiste una definizione universale di rischio, ma in generale si intende come un fenomeno, quasi
sempre negativo, che comporta una possibile perdita in conseguenza all’ignoraza dell’accadimento
dello stesso.

Nei manuali sulla sicurezza è riportato che il rischio è definito come la conseguenza indesiderata di
una particolare attività in relazione alla probabilità di accadimento della stessa. Quindi può essere
definito da una formula matematica R=PxM dove R è il rischio, P è la probabilità di accadimento
dello stesso e M è la magnituto o l’entità del danno che causerebbe alle persone cose e ambiente.

Il rischio viene classificato in base al tipo di fenomeno che lo genera:

 Rischio sismico: probabilità che a causa di un terremoto un dato sistema funzionale, nel
corso di un assegnato periodo temporale, subisca danni in grado di causare perdite per una
collettività riguardanti determinate risorse. In generale si esprime col prodotto R=PxVxE
rischio=pericolosità per vulnerabilità per esposizione
 Rischio vulcanico: probabilità che un fenomeno vulcanico possa causare perdite
 Rischio idrogeologico: si intende il manifestarsi di eventi di frana e di inondazione che
producono danni misurabili a persone e cose.
 Rischio domestico: definito come la conseguenza indesiderata che si verifica in seguito ad
un’attività svolta all’interno di un’abitazione, in relazione alla probabilità di accadimento
dell’incidente. La casa è il posto più pericoloso dove stare, infatti è statisticamente molto più
sicuro un impianto chimico. Le cadute sono statisticamente gli incidenti domestici più
comuni. Curioso il fatto che tra gli aduti tendono a prevalere le cadute dalle scale, mentre tra
bambini e anziani le cadute si una superficie senza dislivelli.
 Rischio idustriale: chiamato anche rischio di incidente rilevante, è costituito da un
avvenimento che dia luogo a un pericolo grave, immediato o differito, per l’uomo, all’interno
o all’esterno dello stabilimento, e per l’ambiente.
 Rischio nucleare: deriva principalmente dagli effetti nocivi che l’esposizione a radiazioni in
dose eccessiva comporta sulla vita umana, animale o vegetale.
 Rischio trasporti: è rappresentato dal trosporto su gomma, treni, aerei, navi, ferrovie, di
merci pericolose che viaggiano e sostano anche in centri abitati, con un potenziale pericolo
di incidente rilevante

Nella valutazione del rischio si è tenuto conto negli ultimi anni anche del fattore ambientale
considerato come una vera e propria risorsa essenziale per l’uomo, per questo motivo si è definito
l’ambiente come una estesa gamma di beni che non coincidono più con il solo sistema naturale, ma
includono la qualità della vita, le risorse non rinnovabili, i valori oggettivamente patrimoniali e quelli
più soggettivamente artistici e paesaggistici degli stili esposti all’attività antropica e alle relative
implicazioni socio-economiche, nonché i più ampi beni culturali e persino le tradizioni locali.

Quindi l’ambiente rappresenta l’insieme delle condizioni fisiche, chimiche e biologiche in cui si può
svolgere la vita di comunità di organismi. Il complesso dei cari ambienti costituisce la biosfera ed i
rapporti esistenti tra di essi e con gli organismi che in essi vivono sono oggetto di studio
dell’ecologia.

L'ambiente si presenta con caratteristiche diverse nelle diverse regioni della biosfera; si hanno
elementi non viventi o abiotici, organismi produttori, consumatori e decompositori. L’ambiente
quindi è un sistema aperto in grado di ricevere, utilizzare e trasmettere energia, dotato di
meccanismi di autoregolazione e capace di raggiungere e mantenere equilibri di stabilità.

In generale l’ambiente viene distinto in:

 Acquatico
o Marino
o Acque dolci o interne
 Terrestre
o Aereo (compreso)

L'interazione con l’uomo dipende dalle azioni compiute da esso sull’ambiente. L'uomo in passato si è
evoluto adeguandosi all’ambiente. Con lo sviluppo di nuove tecnologie e dell’uso fatto dall’uomo
l’ambiente ha subito delle variazioni che non sempre riesce o non del tutto riesce a riequilibrare.
L'uomo modifica l’ambiente circostante a proprio piacimento, di conseguenza consuma risorse
ambientali generando dei rifiuti non sempre smaltibili dall’ambiente, ciò è definito come
inquinamento. Esiste una stretta interazione tra ambiente tecnologico, ambiente fisico e ambiente
sociale, l’inquinamento ambientale può determinare squilibri nell’ambiente fisico con gravi
ripercussioni sulla qualità della vita e quindi sulla salute umana.
EVOLUZIONE DEL RAPPORTO TRA TECNOLOGIA E AMBIENTE

Il rapporto fra tecnologia e ambiente non è sempre stato lo stesso. I primi anni dello sviluppo delle
nuove tecnologie ha portato ad un avanzamento dal punto di vista sociale, ma data la mancata
conoscenza delle conseguenze derivanti dall’uso non controllato delle risorse è stato prodotto
un’eccessiva quantità di inquinamento. Solo dopo aver notato le conseguenze del comportamento
scorretto si è deciso di orientarsi verso uno sviluppo sostenibile che tenesse in considerazione
l’ambiente come risorsa essenziale per la vita umana e in generale. Negli ultimi anni lo sviluppo
tecnologico non è più visto solo come causa dei problemi ambientali, lo sviluppo delle tecnologie è
orientato in modo da non solo non intaccare l’ambiente ma anche in modo di risolvere i problemi
dell’inquinamento.

In prospettiva storica distinguiamo tre fasi:

I LIMITI DELLO SVILUPPO

The limits to growth, conosciuto anche come rapporto Meadows, tradotto in italiano come i limiti
dello sviluppo, è un famoso libro pubblicato nel 1972 che ha ufficialmente dato la data di nascita
della “questione ambientale”. Questo libro fu scritto in seguito a quei anni dove l’inquinamento
atmosferico nei paesi più sviluppati stava causando decine di morti e portando danni irreparabili
all’ecosistema, quindi mostrando le conseguenze dell’industrializzazione.

Tale rapporto affermava: “Nell’ipotesi che l’attuale linea di sviluppo continui inalterata nei cinque
settori fondamentali (popolazione, industrializzazione, inquinamento, produzione di alimenti,
consumo delle risorse naturali) l’umanità è destinata a raggiugere i limiti naturali dello sviluppo
entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un improvviso, incontrollabile declino del
livello di popolazione e del sistema industriale”.

Il sistema terra pone alla crescita economica dei limiti, le nuove tecnologie devono essere in grado di
rimuoverli. È stato sviluppato un modello matematico da J.W.Forrester dove vengono descritte le
linee di tendenza del sistema terra e il modo in cui le cinque variabili interagiscono fra loro:

 Popolazione
 Agricolturra (produzione di alimenti, fertilità della terra, espansione, perdita di terreno)
 Economia (produzione industriale, servizi forniti, posti di lavoro)
 Risorse naturali non rinnovabili
 Inquinamento

Di questi cinque fattori prima sono state evidenziate le caratteristiche fondamentali, poi sono stati
analizzati i trend passati, le linee di tendenza e le reciproche relazioni per fare delle previsioni
sull’andamento futuro.
Il modello ha delle previsioni pressoché negative mostrando la visione estremamente pessimista di
Forrester che ritiene che qualsiasi azione non porterà ad un cambiamento drastico se non al
massimo la posticipazione dell’evento catastrofico che avverrà.

Il ruolo del rapporto è stato quello di sensibilizzare l’opinione pubblica e i governi di tutto il mondo
sulle possibili drammatiche conseguenze nei confronti dell’ambiente e quindi della qualità della vita
di un uso indiscriminato delle risorse naturali da parte di una popolazione in continua crescita e che
non si sforza di comportarsi in modo “sostenibile”.

Il rapporto non considera il potenziale delle nuove tecnologie che possono essere scoperte in grado
di sfruttare risorse rinnovabili o non inquinanti, inoltre ritiene che esiste una quantità fissa di risorse,
ipotesi alquanto irrealistica poiché vengono scoperti nuovi giacimenti. Gli autori in sintesi
sostengono che si deve accettare la finitezza della terra, che è necessario intraprendere più azioni
coordinate per gestire tale finitezza, che gli effetti negativi dei limiti dello sviluppo rischiano di
diventare tanto più pesanti quanto più tardi si agirà.

EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI SVILUPPO SOSTENIBILE: RAPPORTO DELLA COMMISSIONE


BRUNDTLAND

Il primo rapporto della WCED (world commission on environmental and development), noto anche
come rapporto Brundtland, è stato pubblicato nel 1987. In questo documento per la prima volta la
comunità internazionale pone la questione ambientale non più in termini di mero esaurimento delle
risorse naturali e si fa portavoce del nuovo paradigma di sviluppo, identificato internazionalemente
col termine sviluppo sostenibile.

I fattori riconosciuti come limiti alla crescita hanno natura fisica e biologica e sono oggettivamente
percepibili:

 Aumento CO2
 Il buco nell’ozono
 L’estinzione di specie animali e vegetali
 Il problema dei rifiuti

È quinid necessario adottare uno stile di vita e una crescita compatibili con le risorse ecologiche del
pianeta. Di conseguenza il concetto di sviluppo sostenibile è inteso “uno sviluppoche soddisfi i
bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i
propri”.

Sulla base di questa definizione, qualsiasi società potrà raggiungere l’obbiettivo di sostenibilità solo
rispettando le seguenti due tipologie di equità sociale:

 Equità intragenerazionale, che implica eguale diritto di accesso alle risorse da parte degli
attuali cittadini del pianeta, senza distinzione rispetto al luogo o paese in cui vivono.
(introduce il concetto di globalità)
 Equità intergenerazionale, che significa invece pari opportunità di accesso alle risorse fra
successive generazioni. (introduce i criteri di sfruttamento delle risorse)

Dal rapporto si può idealmente immaginare lo sviluppo sostenibile come uno sgabello a tre gambe
delle quali la prima è l’economia, la seconda è l’ambiente e la terza -
è la società
I tre fattori ambiente, economia e società possono anche essere considerati secondo il modello degli
stock di capitale come tre stock di risorse la cui somma rappresenta il capitale della sostenibilità.

K sostenibilità = K ambiente + K economia + K società

Da questa relazione si può dire che la generazione attuale dovrebbe trasferire in eredità alle
generazioni future uno stock di capitale almeno pari a quella di cui essa gode. Il ritenere che le tre
forme di capitale siano o no perfettamente sostituibili tra loro ha portato a distinguere due principali
forme di sostenibilità:

 Sostenibilità forte: questa forma considera i tre stock di capitale non sostituibili fra loro, di
conseguenza vede azioni più rigide per il controllo dei tre stock, seguendo la prospettiva
ecocentrica.
 Sostennibilità debole: questa forma segue una prospettiva tecnocentrica dove non è
necessario riservare al capitale naturale un trattamento diverso da quello previsto per altre
forme di capitale. Pertanto lo sviluppo sostenibile comporta il trasferimento alle generaion
future di uno stock di capitale aggregato non inferiore a quello in possesso della generazione
attuale ma è possibile compensare le evenutali perdite di capitale naturale con un pari
incremento di capitale artificiale.

LA CONFERENZA DI RIO DE JANEIRO

A cura dell’assemblea generale delle nazioni unite, nel 1992 si tenne una nuova conferenza a Rio de
Janeiro, battezzata come UNCED.

La conferenza in quanto a partecipazione e risonanza fu senza dubbio un successo. Erano presenti


178 delegazioni governative o equiparate e parteciparono più di 1000 ONG con circa 2400
rappresentanti accreditati

Fu approvata per prima cosa la Dichiarazione di Rio, di natura politica più che giuridica, intesa a
guidare l’azione internazionale in conformità a responsabilità ambientali ed economiche. In sintesi la
dichiarazione è un codice di comportamento etico ambientale per gli stati, un documento riduttivo e
non vincolante per i paesi firmatari ma ciononostante di grande portata. Contiene 27 principi
generali.

Un altro documento redatto dalla conferenza di Rio fu l’agenda 21, un testo di oltre 800 pagine in cui
vengono identificate metodicamente azioni prioritarie per lo sviluppo sostenibile a livello globale e
locale e stabilite linee guida per il raggiungimento dei relativi obiettivi. Pur non avendo alcun vincolo
sul piano giuridico e quindi non essendo rapportabile come impatto alla dichiarazione e alle
convenzioni, ma rappresenta comunque un vastissimo e completo programma d’azione che
rispecchia, quasi fosse la nuova bibbia mondiale della sostenibilità l’accordo raggiunto dai 183 stati
che parteciparono alla Conferenza di Rio. È un testo di tipo programmatico e operativo che in
quattro sezioni e quaranta capitoli cerca di reaizzare una completa integrazione fra ambiente e
sviluppo in un ambito di generale cooperazione internazionale.

I quattro tomi relativi sono:

 La dimensione economica e sociale


 La conservazione e la gestione delle risorse per lo sviluppo
 Il rafforzamento del ruolo degli attori
 Strumenti per l’implementazione

L'agenda 21 proietta l’uomo nel secolo a venire e gli fornisce tutti gli strumenti per entrarci nella
maniera giusta, con una visione integrata dello sviluppo dove ogni pezzetto contribuisce alla
creazione del tutto e ogni pezzetto può contribuire alla sua irragiungibilità

IL PROTOCOLLO DI KYOTO

È un documento redatto e approvato nel corso della convenzione quadro sui cambiamenti climatici
tenutasi nel 1997 nella città giapponese. Sono stati indicati gli impegni di riduzione dell’emissione dei
gas serra per i paesi compresi in un elenco denominato Annesso 1. Il protocollo impegna i paesi
firmatari a ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 5% rispetto al 1990 nel periodo di
adempimento 2008-2012. I paesi più sviluppati devono impegnarsi maggiormente rispetto a quelli
non ancora sviluppati o in via di sviluppo.

Per ridurre le emissioni i paesi hanno a disposizione diversi strumenti, tra i quali ne vengono
espressamente indicati quattro, detti anche misure di flessibilità:

 Emission trading
 Clean deveopment
 Joint implementation
 Forestery carbon sink

I principi guida del protocollo sono:

 Principio di precauzione: ovvero la mancanza di completa comprensione scientifica non può


essere utilizzata per posticipare interventi se vi è pericolo di danni gravi o irreversibili.
 Principio della responsabilità comune ma differenziata: ovvero viene data priorità d’azione
nel combattere il cambiamento climatico ai paesi industrializzati, nel rispetto dei bisogni dei
paesi in via di sviluppo.

La prima fase del protocollo di Kyoto è terminata nel 2012 ma è stato esteso fino al 2020 alla
conferenza delle nazioni unite sul cambiamento climatico tenutasi a Doha nel 2012.

ALTRI TRATTATI E CONFERENZE

Le conseguenze delle due convenzioni sono visibili grazie al comportamento seguito in seguito da
parte dell’unione europea. Sono stati affrontati diversi programmi per l’ambiente che hanno fruttato
oltre 200 provvedimenti legislativi riguardanti l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, lo
smaltimento dei rifiuti, norme tutelanti in materia di sostanze chimiche e biotecnologiche, standard
sui prodotti, valutazioni di impatto ambientali, protezione della natura ed azioni per lo sviluppo
sostenibile.

Dal vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile tenuto a Johannesburg in sudafrica, è stata approvata
la carta dello sviluppo sostenibile, un piano d’azione i cui obbiettivi e scadenze riguardano:

 Diritti umani: promuovere l’accesso delle donne ai processi decisionali; eliminazione del
lavoro minorile
 Lotta alla povertà: dimezzare entro il 2015 il numero delle persone con reddito giornaliero
inferiore ad un dollaro Usa
 Salute: promuovere la diffusione e l’accesso ai servizi di assistenza sanitaria di base; ridurre
di ¾ la mortalità da parto entro il 2015; ridurre del 25%, entro il 2005 nei paesi
maggiormente colpiti ed entro il 2010 globalmente, i malati di AIDS di età compresa fra i 15
e i 24 anni; eliminare il piombo dalle benzine e dalle vernici.
 Acqua potabile: dimezzare entro il 2015 il numero delle persone che non vi hanno acesso
 Sostanze chimiche: impegno a far entrare in vigore entro il 2004 la convenzione onu per
l’eliminazione dei pesticidi
 Biodiversità: ridurre significativamente entro il 2010 la perdita di biodiversità
 Oceani e pesca: promozione della pesca sostenibile e avvio, dal 2004, di un regolare
monitoraggio dell’ambiente marino
 Energia: aumentare significativamente la quota di energia elettrica ricavata da fonti
rinnovabili; promuovere le tecnologie a basso impatto ambientale; eliminare
progressivamente i sussidi ai combustibili fossili.
 Clima: conferma degli obbiettivi della convenzione quadro sui cambiamenti climatici, e in
particolare sulla stabilizzazione della concentrazione in atmosfera di anidride carbonica e
degli altri gas-serra; appello per la ratifica in tempi brevi del protocollo di Kyoto.
 Finanziamenti: istituzione di un fondo mondiale per la solidarietà. Conferma degli obbiettivi
sull’aiuto pubblico allo sviluppo concordato a monterrey
 Riduzione del debito dei paesi in via di sviluppo: attravero la cancellazione e il
rafforzamento delle iniziative a favore dei paesi fortemente indebitati
 Commercio: avvio della riforma del sistema dei sussidi al commercio internazionale, a
partire dai prodotti che non favoriscono lo sviluppo sostenibile.
 Governance: assicurare la promozione della trasparenza e dell’efficienza delle forme di
gestione delle risorse, anche attraverso l’E-government
 Partnership: sono indicati 562 progetti in partnership tra soggetti pubblici, privati,
organizzazioni non governative (OGN) e società civile indirizzati ai paesi poveri e in via di
sviluppo, in 12 diverse aree. Per aviarli, i governi e le istituzioni pubbliche metteranno a
disposizione 1,5 miliardi di euro

APPROCCI DEL MENAGEMENT AL PROBELMA AMBIENTALE

In seguito alla rivoluzione industriale degli anni 60, lo sviluppo industriale era svolto non curandosi
degli effetti negativi sull’ambiente, l’inquinamento era visto come un male necessario dato che
ancora non si era consapevoli pienamente delle ripercussioni sull’ambiente e sulla vita dell’uomo. In
questa prima fase si sviluppa un modello manageriale passivo, in cui l’azienda vede l’ambiente solo
come una fonte di costi senza saperne cogliere le opportunità.

In seguito all’azione di movimenti di opposizione al quel genere di sviluppo sono state introdotte le
prime norme che ponevano limiti alla generazione di effetti nocivi per l’ambiente. Questo è il
periodo in cui l’attività di regolamentazione in materia ambientale è stata gestita secondo
l’approccio command and control. L’obbiettivo era rappresentato dalla prevenzione
dell’inquinamento ambientale attraverso modalità di gestione tipicamente autoritarie, basate sul
dualismo tra soggetto pubblico e soggetto privato.

In questa seconda fase, negli anni 70, le aziende sviluppano un modello manageriale adattivo dove
la variabile ambiente viene vista come necessità, il manager deve adattare la produzione o la
gestione dell’azienda in conformità con le norme vigenti, che erano al quanto rigide e puntuali.
Ben presto le aziende si adattarono costruendo quel modello manageriale reattivo la cui idea era
quella di eludere la normativa risolvendo a valle dei processi e adattando le azioni dell’azienda per
seguire di passo passo la normativa. Ciò causava imprecisioni e inefficienze nel controllo, dato che
via via che la normativa si complicava i controlli divenivano sempre meno efficaci e le soluzioni dele
aziende meno innovative.

Quando l’evoluzione della normativa divento troppo veloce e imprevedibile il modello reattivo
risultava inefficacie, inoltre la sensibilizzazione sulle politiche pro sviluppo sostenibile favorirono un
modello manageriale avanzato, quarta fase anni 80 fino ai giorni nostri, che vedevano l’ambiente
non più come un peso ma come una parte integrante delle variabili gestionali e la minimizzazione
dell’impatto ambientale come uno degli obiettivi aziendali da affiancare alla redditività e allo
sviluppo del business. Le aziende che seguono questo modello sono dette anche pro-attive, fra
queste ci sono quelle che anticipano la normativa nazionale, con la filosofia che anticipando la
normativa non fanno altro che ridurre i costi dovuti all’inevitabile adattamento che avrebbero
dovuto compiere seguendo la normativa stessa.

I vantaggi dell’adozione di un approccio pro-attivo sono:

 Minori costi per rispettare la normativa a tutela dell’ambiente


 Minori costi di smaltimento dei rifiuti e minori consumi di risorse
 Minori costi legati agli incidenti ambientali ed alle sanzioni
 Migliore immagine verso i clienti
 Migliori rapporti coi lavoratori
 Migliori rapporti con le autorità pubbliche e la popolazione locale
 Migliori rapporti con le banche
 Minori premi di assicurazione
 Migliori relazioni con gli azionisti
 Maggior valore dell’azienda
 Maggiori possibilità di ottenere agevolazioni finaziarie, incentivi economici, semplificazioni o
altri vantaggi nelle procedure amministrative
 Riduzione dei rischi ambientali

CORPORATE SOCIAL RESPONSIBILITY

Negli ultimi 20 anni, grazie all’attenzione dei governi e l’opinione pubblica dimostrata nei confronti
dello sviluppo mondiale e della salvaguardia dell’ambiente si è affermato un nuovo concetto, il CRS o
responsabilità sociale delle imprese, una filosofia improntata sulla soddisfazione delle aspettative di
tutti gli stakeholders, oltre l’adempimento degli obbiettivi di legge o le norme etiche individuali.

CRS significa rispetto della dimensione economica allo stesso modo di quella sociale e ambientale. La
dimensione ambientale diventa quindi uno stakeholder, cioè un soggetto che ha pieno interesse
nell’attività dell’impresa, che influenza ed è influenzata dalle decisioni aziendali

RISCHI PURI E SPECULATIVI

È bene identificare i vari tipi di rischio. Secondo la definizione di rischio, per esso si intende un danno
a qualunque bene, la perdita può non essere monetaria, ma anche psichica. Le imprese conoscono
solo una dimensione assai più ristretta di rischio, in cui il danno o la perdita coincide con il mancato
raggiungimento del fine per il quale esse vengono create.

Per un’impresa o azienda il fine ultimo è sempre il reddito, gli altri interessi vengono dopo di esso
come bisogni da risolvere per essere in grado di raggiungere il fine ultimo, il reddito, questo è detto
rischio di impresa o economico generale.

Questo è il frutto della combinazione di un insieme di rischi particolari che si è soliti distinguere in
puri, questi offrono solo una possibilità di perdita, e speculativi, questi offrono la possibilità sia di
una perdita che di un utile.

Alcuni tipi di rischio sono di incerta interpretazione, essi sembrano appartenere a una dimensione
gestionale tipicamente speculativa ma sono puri. Tre esempi significativi sono:

 Rischio di credito
 Rischio di sciopero
 Rischio di spionaggio

Nell'ambito della gestione aziendale la tutela degli asset da rischi e minacce è detta protezione
aziendale. Le aree che si occupano della protezione aziendale sono:

 Security: è la difesa dell’impresa da eventi dolosi che possono causare danni fisici al
patrimonio tangibile e immateriale, di sua pertinenza è la gestione degli allarmi, la
sorveglianza e l’investigazione
 Health & safety: è la difesa contro gli eventi accidentali, quindi è identificata anche come
sicurezza sul lavoro, ossia difesa dei lavoratori dal rischio di infortuni e di malattie
professionali
 Enviromental management: è la tutela dell’ambiente naturale da agenti inquinanti generati
direttamente o no dalle attività aziendali, a livello di processi come di prodotti, può
consistere nell’adempimento di norme e nel rispetto di obblighi verso la comunità

Per quanto riguarda la riduzione dei rischi puri, l’area di gestione è appartenente al risck
management ed esistono due strategie:
Il danno è l’esito immediato e diretto dell’evento nei confronti dell’attività aziendale. Il danno causa
la perdita di risorse, queste sono distinte in materiali e immateriali.

Gli effetti sono le manifestazioni negative del danno di cui si usa distinguere tra:

 Effetti diretti
 Effetti indiretti
 Effetti consequenziali

Nel loro insieme le tre categorie costituiscono la perdita monetaria dovuta all’evento. Spesso le
conseguenze sono identificate col danno, si parla perciò di danno diretto indiretto e consequenziale.
NORMAZIONE

La definizione di normazione data dalla ISO nel 1986 è un’attività svolta per stabilire, relativamente
a problemi effettivi e potenziali, disposizioni per gli usi comuni e ripetitivi, miranti ad ottenere
l’ordine migliore in un determinato contesto.

Oggi l’attività di normazione consiste nell’elaborare, attraverso la partecipazione volontaria, la


consensualità e procedure di trasparenza, documenti tecnici, “le norme”, che, pur essendo di
applicazione volontaria, forniscano riferimenti certi agli operatori e possano pertanto avere una
chiara rilevanza contrattuale.

Se le norme hanno un impatto molto determinante sulla sicurezza del lavoratore, del cittadino o
dell’ambiente, le pubbliche amministrazioni possono farne riferimento nei documenti legislativi e
darne una forza paragonabile alla legge.

La normazione è un’attività svolta da un’organizzazione o ente, la ISO è un ente internazionale ma


non l’unico, per l’unione europea si ne occupa il CEN ad esempio. In ogni caso ogni paese ha il suo
organismo specializzato, per l’iIalia è l’UNI, il quale deve adottare le norme del CEN e può decidere
se adottare quelle dell’ISO.

LE NORME

La norma è una specifica tecnica, adottata da un organismo di normazione riconosciuto, per


applicazione ripetuta o continua, alla quale non è obbligatorio conformarsi (a meno che non sia
detto da una legge) e che appartenga a una dele seguenti categorie:

 Norma internazionale
 Norma europea
 Norma armonizzata
 Norma nazionale

Le norme tecniche devono essere approvate con il consenso di coloro che hanno partecipato ai
lavori (consensualità), devono dare la possibilità di partecipare ai lavori a tutte le parti
economico/sociali interessate (democraticità), devono seguire un iter di approvazione riconosciuto
che consenta l’individuazione delle tappe fondamentali, tenendo il progetto stesso a disposizione
degli interessati (trasparenza), e costituire un riferimento che le parti interessate si impongono
spontaneamente (volontarietà). Riassumendo devono avere le seguenti caratteristiche, considerati
pilastri fondamentali del sistema ufficiale della normazione:

 Consensualità
 Democraticità
 Trasparenza
 Volontarietà

Le norme sono identificate con dei numeri preceduti da sigle e seguiti dall’anno della stipulazione. Le
principali sigle che caratterizzano le norme tecniche sono:
 UNI: Contraddistingue tutte le norme nazionali italiane e nel caso si l’unica sigla presente
significa che la norma è stata elaborata direttamente dall’UNI, attraverso le sue commissioni
tecniche o gli enti federati
 En: Identifica le norme elaborate dal CEN. Le norme EN devono essere obbligatoriamente
recepite dai paesi membri CEN e la loro sigla di riferimento diventa, nel caso italiano, UNI
EN. Queste norme servono ad uniformare la normativa tecnica in tutta Europa, quindi non è
consentita l’esistenza a livello nazionale di norme che non siano in armonia con il loro
contenuto
 ISO: Identifica le norme elaborate dalla ISO, queste son un riferimento applicabile in tutto il
mondo. Ogni paese può decidere se rafforzarne ulteriormente il ruolo adottandole come
proprie norme nazionali, nel qual caso in Italia la sigla diventa UNI ISO (o UNI EN ISO se la
norma è stata adottata anche a livello europeo)

Le norme sono di carattere consensuale, se però richiamate in disposizioni legislative diventano


cogenti.

Le norme nascono per input del mercato, si avvia quindi un processo articolato in quattro parti.

 Messa allo studio: questa esigenza viene espressa o internamente o esternamente ai vari
organismi di normazione i quali elaborano uno studio di fattibilità che mette in relazione la
situazione del mercato con le necessità normative. Se il risultato è positivo allora si procede
alla stesura del rogetto di norma.
 Stesura del documento: viene compiuta dall’organo tecnico competente. La stesura è
codificata da regole interne ai sistemi di normazione.
 Inchiesta pubblica: è la fase nella quale il progetto di norma approvato viene reso
disponibile al mercato, al fine di raccogliere commenti ed ottenere il più ampio consenso.
Tenuto conto di tutte le esigenze del mercato e dei diretti interessati alla stesura della norma
si passa alla prissima fase.
 Pubblicazione: la versione definitiva viene pubblicata come norma ed entra in vigore con
disponibilità a catalogo solo dopo che è stata sottoposta a votazione tra gli esperti che
hanno partecipato al processo.

GLI ORGANISMI DI NORMAZIONE:

 SETTORE NON ELETTRICO: ad eccezione del settore elettrico e elettronico, la normazione a


livello internazionale fa a capo la ISO, che ha come obbiettivo l’uniformazione e la
normazione dei prodotti di tutti i settori ad eccezione di quello elettrico ed elettrotecnico, al
fine di facilitare gli scambi fi beni e servizi e di sviluppare a livello mondiale la collaborazione
in ambito scientifico, tecnico ed economico. Opera secondo due principali direttrici:
o Ricerca di accordi tra i vari enti nazionali per evitare difformità di caratteristiche,
simboli, procedimenti, requisiti
o Riduzione dei prodotti a dimensioni e caratteristiche convenzionalmente prefissate

Finora ha pubblicato quasi 22500 norme internazionali.

A livello europeo l’organismo di normazione è il CEN a cui aderiscono 33 organismi nazionali.

In Italia l’organismo che si occupa della normazione e dell’unificazione è l’UNI con forma
giuridica di associazione privata senza scopo di lucro, dotato di personalità giuridica sia a
livello nazionale, sia a livello comunitario recepita dal governo italisano con la legge n. 317
del 21 giugno 1986.

 SETTORE DELLE TELECOMUNICAZIONI: L’attività di normazione a livello internazionale in


questo settore è l’ITU. I suoi compiti principali comprendono la standardizzazione nelle
telecomunicazioni e nell’uso delle onde radio. Gli scopi principali che si è prefissata sono:
o Estendere la cooperazione internazionale
o Favorire lo sviluppo dei mezzi tecnici ed il loro sfruttamento più efficace
o Armonizzare gli sforzi delle nazioni verso i fini comuni

È divisa in tre settori:

o ITU-R settore radiocomunicazioni


o ITU-T settore standardizzazione
o ITU-D settore sviluppo

Le norme della ITU sono delle “raccomandazioni”.

Nello stesso campo ma in ambito europeo se ne occupa l’ETSI sviluppato dopo il CEN e il
CENELEC. In Italia se ne occupa il CONCIT

 SETTORE ELETTRICO: In questo campo a livello internazionale se ne occupala IEC che svolge
attività di unificazione nel campo dei manufatti elettrici, con particolare riguardo alla
sicurezza degli utilizzatori anche meno esperti.
In ambito europeo l’ente è il CENELEC, mentre in Italia è il CEI che ha ruolo autoritario per
stabilire quali materiali, macchine, installazioni e impianti elettrici ed elettronici realizzati
secondo tali norme si considerano a regola d’arte. i principaloi compiti della CEI sono:

NORME PER LA QUALITA’ E L’AMBIENTE

Per raggiungere l’obbiettivo di maggiore sostenibilità, nel 1987 sono state realizzate le norme ISO
9000. La serie ISO 9000:2000, detta anche VISION 2000 scaturisce dalla revisione della vecchia
norma ISO 9000:1987:

 ISO 9000:2000 Sistemi di gestione per la qualità - fondamenti e terminologia


 ISO 9001:2000 Sistemi di gestione per la qualità - requisiti
 ISO 9004:2000 Sistemi di gestione per la qualità - linee guida per il miglioramento della
prestazione
 ISO 19011:2002 Linee guida per gli audit dei sistemi di gestione per la qualità e/o di gestione
ambientale

L’ultima edizione della ISO 9001 è quella del 2015, entrando in vigore come UNI EN ISO 9001:2015
con lo stesso titolo. La revisione di questa norma è stata compiuta cambiandone la struttura
seguendo quella HLS comune a tutte le norme di gestione. L’obbiettivo è quello di ampliare i concetti
noti della serie ISO 9000 del 2000, vale a dire approccio per processi, PDCA, orientamento al cliente,
miglioramento continuo, secondo un approccio evolutivo, sulla base di direttrici quali risck-based
thinking, contesto dell’organizzazione, informazioni documentate.
La UNI EN ISO 9001:2015 è caratterizzata dall’introduzione di un approccio sistematico al tema del
rischio, il quale nell’ambito di un sistema di gestione della qualità QMS consiste nell’incertezza
associata al raggiungimento dei principali obbiettivi. La norma prevede un’azione preventiva contro
il rischio, favorisce azioni prontate a fermare il rischio apriori rispetto alle azioni compiute senza
competenza o ignoranza.

Un'attività di risk management efficacie permette l’identificazione, la valutazione e la riduzione del


rischio. Il risk-based thinking è una forma mentis, modo di pensare, indispensabile in tutti i processi
decisionali relativi al sistema di gestione per la qualità, oltre che uno strumento gestionale
preventivo e trasversale da integrarsi nell’approccio per processi, in sinergia con il consolidato ciclo
PDCA o di deming.
 Pianificare (plan): le proprie azioni definendo l’area che si vuole esplorare o gli obbiettivi da
raggiungere
 Eseguire (do): ciò che è stato pianificato
 Verificare (check): controllare i risultati ottenuti e vedere quali obbiettivi sono e non sono
stati raggiunti e gli effetti determinati dall’azione svolta
 Agire (action): in modo da rendere definitiva o revisionare la variazione per il
miglioramento, su possono determinare due ipotesi di azione:
o Il mantenimento: che si attua quando il controllo ha dato una valutazione
soddisfacente dei dati raggiunti. In questo caso si provvederà alla standardizzazione
e alla generalizzazione delle modalità realizzative applicate
o Il miglioramento: che deve avvenire quando il controllo ha evidenziato dati non
soddisfacenti. In questo caso si riapre un ciclo PDCA mirato a scoprire altri elementi
del problema trattato ed a individuare rimedi che dovranno essere pori sperimentati

LA GESTIONE AMBIENTALE

La qualità dell’ambiente assume sempre più importanza per cui le aziende/organizzazioni di ogni tipo
pongono un’attenzione crescente ai potenziali impatti ambientali dei propri prodotti, attività e
servizi.

Gli standard relativi ai sistemi di gestione indicano requisiti di carattere generale che l’azienda deve
adottare per la propria attività. In particolare per la gestione della qualità ambientale distinguiamo
tre diversi tipi di standard a seconda del proponente:

 Associazioni legate alla produzione


 Enti di normalizzazione
 Istituzioni pubbliche
Il
5° programma per l’ambiente include l’EMAS (enviromental management and audit scheme),
riguardante l’adesione volontaria delle imprese del settore industriale manifatturiero ad un sistema
comunitario di ecogestione e audit ambientale

Mediante L’emas si è voluto invece invertire il rapporto tra impresa e ambiente, da passivo ed
espressione di vincoli e restrizioni, ad attivo per il miglioramento delle proprie prestazioni
ecologiche. Gli strumenti per attivare tale cambiamento sono l’environmental management system
EMS e l’audit ambientale.

Viene introdotta inoltre la possibilità di utilizzare il logo AMAS da parte delle organizzazioni
registrate, ma non su prodotti o sui loro imballaggi e in associazione con asserzioni comparative
inerenti ad altri prodotti, attività e servizi.
Tr
a le novità nell’ultima revisione vi sono:

 Un testo semplificato
 Possibilità alle organizzazioni extra europee di aderire all’EMAS
 Introduzione degli indicatori di performance
NORMA UNI EN ISO 14001:2015

Questa è un’altra norma utile per la gestione del proprio sistema ambientale.

La norma è strutturata secondo il modello HLS. I punti principali dove sono state apportate
modifiche alla norma in seguito alla sua ultima revisione sono:

 Struttura: la norma ha un testo che segue il nuovo indice HLS articolato in 10 capitoli e
comune a tutte le norme di gestione:
o Scopo
o Normativa di riferimento
o Termini e definizioni
o Contesto dell’organizzazione
o Leadership
o Pianificazione
o Supporto
o Operazioni
o Valitazione dei risultati
o Miglioramento
 Prestazioni ambientali
 Considerazioni sulle definizioni
 Il contesto dell’organizzazione
 Enfasi sulla leadership
 Rischi e opportunità
 Comunicazione
GESTIONE DEL RISCHIO

Il rischio tecnologico può essere visto come la combinazione di una molteplicità di fattori causali. Un
utile modello ideato da Morgan individua nel rischio tecnologico quattro componenti fondamentali:

L'individuazione dei quattro componenti è utile perché permette di capire su quali elementi si può
intervenire e quali possono essere le strategie di controllo e di abbattimento del rischio. Quindi
l’interesse del modello di morgan sta nella integrazione di elementi tecnici e sociali nella descrizione
di un rischio tecnologico.

 L’esposizione e gli effetti riguardano la genesi del rischio, che può essere indagata sul piano
ingegneristico come combinazione complessa di fattori causali di vario tipo, in linea di
principio riconducibili a leggi fisiche e calcoli esatti.
 Percezione e valutazione sono invece processi umani, basati su schemi individuali o collettivi
di interpretazione della realtà.

L'utilizzo di questo schema va ricondotto come parte di un più grande modello di risk management.

La prima norma ad occuparsi precisamente del risk management fu la AZ/NZS 4360:2004 – risk
management supportata dall’handbook 436:2004 – risk management guidelines companion to //. Le
norme dimostravano come stabilire il contesto corretto e quindi come identificare, analizzare,
valutare, trattare, comunicare e monitorare i rischi. La norma propone un processo di formulazione
delle priorità che facilita il processo decisionale.
La norma fornisce linee guida per gestire i rischi che si presentano alle organizzazioni e l’applicazione
di tali linee guida può essere adattata a qualunque organizzazione e al suo contesto. Gestire il rischio
si basa sulla struttura di riferimento e sul processo, delineati nella norma
Il processo di gestione del rischio è descritto ne punto 6 della norma. È suddiviso in diverse fasi
iterative che sono:

 Comunicazione e consultazione: lo scopo è quello di aiutare le parti interessate pertinenti a


comprendere il rischio, su cosa siano basate le decisioni e le motivazioni sul perché siano
richieste azioni particolari.
 Campo di applicazione, contesto e criteri: ha l’obiettivo di personalizzare il processo di
gestione del rischio, permettendo un’efficace valutazione del rischio ed un suo trattamento
appropriato. È implicita la comprensione del contesto esterno ed interno.
 Identificazione del rischio: lo scopo è di trovare, riconoscere e descrivere i rischi che
possano aiutare od ostacolare un’organizzazione nel conseguire i propri obiettivi. Sono
importanti informazioni pertinenti, appropriate e aggiornate.
 Analisi del rischio: serve a comprendere la natura del rischio e le sue caratteristiche incluso il
livello del rischio.
 Ponderazione del rischio: lo scopo è agevolare, conosciuti i risultati dell’analisi, i processi
decisionali riguardo a quali rischi necessitino un trattamento e le relative priorità di
attuazione.
 Trattamento del rischio: lo scopo è quello di selezionare e attuare le opzioni per affrontare il
rischio.
 Monitoraggio e riesame: lo scopo è assicurare e migliorare la qualità e l’efficacia della
progettazione, attuazione e risultati di processo.
 Registrazione e reporting: i risultati finali del processo di gestione del rischio vanno
documentati e riportati attraverso appropriati meccanismi
IDENTIFICAZIONE DEI RISCHI

METODOLOGIA D’INDAGINE: l’identificazione dei rischi puri deve svilupparsi attraverso un percorso
chiaro e coerente, questo perché i rischi sono numerosi, complessi e interrelati, perciò è necessario
condurre l’indagine ordinatamente. L'identificazione si può suddividere in quattro fasi:

1. Definire l’unità di rischio: il primo passo è definire quali sono gli elementi del patrimonio
aziendale da proteggere, possono essere unità proprie o improprie ma in ogni caso la
definizione di queste unità o elementi patrimoniali è l’inizio per la serie di processi volti alla
salvaguardia dai rischi.
2. Identificare le minacce: il secondo passo sta nel definire quali sono i rischi che ogni unità
incorre, i quali possono essere di diverso livello o comuni a diverse unità di rischio.
3. Identificare i fattori modificatori: per ogni binomio minaccia unità di rischio esiste una certa
probabilità di accadimento i un danno, certe condizioni considerati come fattori modificatori
possono o favorire l’accadimento dell’evento o aumentare gli effetti, in questo caso sono
detti condizioni agevolanti, oppure impedire o attenuare gli effetti di un evento, quindi sono
detti frenanti.
4. Descrivere qualitativamente i danni: in questa fase si compiono valutazioni circa le
conseguenze dell’eventuale fatto dannoso. La stima deve estendersi non solo agli effetti
diretti, ma anche fino a quelli indiretti e consequenziali.

Quindi è importate per l’identificazione dei rischi ricorrere all’uso del giusto metodo d’indagine.
Questo può essere descritto come un insieme di principi e regole che suggeriscono all’analista quali
domande porsi e in quale ordine. Lo scopo del metodo è di:

 Assicurare che tutte le possibili fonti di studio vengano vagliate (criterio di efficacia)
 Generare le domande che rendono più probabile la scoperta dei rischi e che minimizzano gli
sforzi per formare giudizi e trarre conclusioni affidabili (criterio di efficienza)

Il grado di dettaglio cui si può spingere l’identificazione dei rischi in genere dipende da un criterio di
economicità e dalla mentalità dominante dell’impresa, poiché non esiste un metodo d’indagine
perfetto.

Non va trascurata l’importanza della continuità dell’indagine. Solo perché si è compiuta un’indagine
che ha permesso la prevenzione o l’assicurazione di determinati rischi puri non è detto che ne
possano comparire di nuovi o che la situazione possa cambiare, è importante quindi condurre delle
indagini periodicamente con una certa frequenza in modo da assicurare che vi sia il più basso rischio
possibile. Per fare ciò non deve partecipare solo il manager ma tutta l’impresa dal capo all’operaio,
cercando di istaurare una vera e propria cultura della sicurezza.
 Elenco di elementi del sistema sotto osservazione
 Elenco di domande, in genere tipo “si o no” o del tipo “what if”
L’investigazione degli eventi dannosi (accident investigation)

L’investigazione di eventi accidentali o dolosi accaduti ha un duplice riscontro dato che oltre a
determinare la causa che ha provocato questi eventi può darci informazioni su come prevenirli. È
una attività suddivisibile in due fasi:

 La ricostruzione dell’evento: consiste nella raccolta sistematica delle evidenze,


testimonianze e reperti dell’accaduto, si articola a sua volta in alcune operzioni da svolgere
con precisione e celerità:
1. Isolare la scena dell’evento
2. Registrare subito ogni elemento
3. Individuare ed intervistare i testimoni, distinti in primari, secondari e terziari
 L'accertamento delle cause: questa fase trae dalla documentazione emersa
un’interpretazione del fatto e una determinazione dei nessi causali, cioè consiste nel capire il
perché un evento è accaduto. L'investigatore deve cercare di mantenere una visione
pluricausale cercando di collegare l’evento non ad un solo fattore ma a più fattori.

REGISTRAZIONI STORICHE

L
e registrazioni storiche si rivelano quindi un potente strumento per l’individuazione del rischio,
devono però avere alemno queste informazioni:

 Natura e modalità di realizzazione dell’evento


 Luogo
 Causa note del fatto
 Conseguenze dirette accertate
 Nominativi delle persone coinvolte o in grado comunque di fornire ulteriori dettagli.

Devono essere coperti anche gli eventi con danni minimi e quasi-incidenti (near-misses) che
potrebero essere causa di possibili eventi più dannosi.
TECNICHE SPECIFICHE DI IDENTIFICAZIONE: TECNICHE DI SAFETY E SECURITY

La protezione aziendale, nell’ambito della gestione aziendale corrisponde alla tutela degli asset da
rischi di tipo doloso e accidentale. Ricordiamo che le principali aree collegate ai rischi sono la
security, health & safety e enviromental management. Le ultime due, ossia safety e eviromental
managemet possono essere considerate come un tutt’uno dato che un incidente può essere causato
da un evento naturale provocato dall’ambiente.

Se si vede l’incidente come il frutto di una reazione sistematica, si può dire che contestualmente
giocano fattori hardware e software, rispettivamente componenti fisiche e affidabilità degli esseri
umani, un metodo può concentrarsi su un fattore o sull’altro.

La protezione aziendale si riassume quindi nella identificazione di rischi di safety e security che può
essere compiuta attraverso diversi metodi:

 FMEA (failure mode and effects analysis): è un metodo consequenziale per l’analisi di
sistemi complessi, uno schema di lavoro per la conduzione dell’indagine attraverso la
riduzione del sistema in unità più semplici, studiate separatamente come autonoma fonte di
pericolo per l’integrità del sistema nel suo insieme. Essa si articola in quattro fasi:

 FTA (fault-tree analysis): è un diagramma simbolico che descrive le relazioni di causa ed


effetto intercorrenti fra un evento e i fattori che lo determinano. L'albero è costruito con
simboli particolari, derivanti dall’algebra di boole. In pratica quindi è una rappresentazione
grafica delle catene causali che producono un incidente, ma sarebbe riduttivo considerarlo
solo uno strumento descrittivo.
La FTA si dice ragioni all’indietro perché risale ai fatti che precedono causalmente l’evento
fissato da studiare, con un dettaglio sempre maggiore.
ANALISI E VALUTAZIONE DEI RISCHI

SCOPI: mentre l’identificazione rivela i rischi esistenti e ne descrive le caratteristiche rilevanti, la


valutazione ne misura l’entità, la quale dipende dalla frequenza o probabilità di accadimento
dell’evento dannoso e dalla severità (magnitudo) delle conseguenze che l’evento provocherebbe
materializzandosi.

All'azienda importa moltissimo dare un ordine o una classifica ai rischi da trattare in modo da
orientare l’uso delle risorse correttamente.

L'analisi dei rischi può essere effettuata applicando i principi e le regole della statistica inferenziale o
mediante tecniche soggettive.
 Considerare nel calcolo della severità tutte le conseguenze
 L'analista deve rintracciare tutte le conseguenze che possono seguire all’evento principale,
senza trascurare nessuna possibilità, è bene identificare il rischio
 Tenere separate le valutazioni della frequenza e della severità
 Articolare la valutazione secondo diversi gradi di pessimiso
Mentre la valutazione statistica è confermata dal passato, quella soggettiva può essere confermata
solo da futuro, che può asseverare il giudizio espresso o smentirlo.
TRATTAMENTO DEI RISCHI

Il lavoro conoscitivo realizzato mediante l’identificazione, l’analisi e la valutazione dei rischi trova il
suo sbocco nella fase decisionale del trattamento dei rischi, in cui si definiscono le azioni per ridurre
il rischio a termini socialmente ed economicamente accettabili. Gli strumenti del risk management
volti al trattamento del rischio si suddividono in:

 Azioni di controllo fisico del rischio: mirano alla riduzione della probabilità, della severità o
di entrambe, sono:
o L'elusione: è uno strumento che si applica soprattutto nel trattamento dei rischi da
attività industriali. Consiste nell’eliminazione del rischio mediante la rinuncia
all’attività o alle operazioni che ne stanno all’origine. Nel caso più estremo si tratta di
una rinuncia ad uno dei business aziendali anche se è il mezzo più certo per impedire
il manifestarsi di eventi indesiderati.
o La prevenzione: è l’insieme delle misure di sicurezza finalizzate ad impedire il
prodursi di evenienze dannose.
o La protezione: consiste in un insieme di misure di sicurezza, rivolte però alla
minimizzazione del danno in occasione del prodursi degli eventi indesiderati. Si può
dire che la protezione è uno strumento di difesa di secondo livello che interviene
quando la prevenzione fallisce.

È possibile distinguere protezione e prevenzione tramite l’uso di curve di isorischio,


determinate dalla severità e dalla frequenza di accadimento di un rischio e indicano
zone di pari rischio, la protezione e la prevenzione causano spostamenti da una
curva alta a quelle più basse.

La prevenzione è la protezione del rischio vengono spesso riunite sotto l’unica


denominazione di loss controll (controllo della perdita). Questo può essere
applicato sia nel campo della safety che nel campo della security. I mezzi di cui ci si
serve per effettuare il loss control si possono raggruppare in tre categorie:

 Attrezzature di sicurezza
 Procedure
 Formazione

Gli interventi di loss controll, come ogni decisione aziendale, devono essere adottati
sulla base di un’analisi dei benefici e dei costi che ne derivano. I benefici sono quelli
propri delle azioni di risk management, ossia tutti i vantaggi legati alla riduzione del
rischio puro. I costi sono di 4 tipi:

 Investimento iniziale
 Manutenzione e gestione
 Perdite di efficienza
 Effetti indiretti

In una azienda sono prese in considerazione 5 macrounità di rischio di cui bisogna


garantire la sicurezz o la tutela proprio attraverso azioni di prevenzione o protezione:

 Patrimonio materiale
 Informazioni
 Lavoro
 Prodotto
 Ambiente

Un esempio può essere fatto per la tutela del prodotto che può essere afflitta da tre
principali rischi:

 Lesione a persone o cose a causa di difettosità, tre fattori; difetti di


progettazione, di fabbricazione, inadeguatezza delle
informazioni\istruzioni\comunicazioni.
 Il tampering (sabotaggio)
 La contraffazione

Per quanto riguarda la tutela dell’ambiente, gli strumenti principali sono:

 End of pipe: sono tutte quelle forme di trattamento dell’inquinamento a


valle dei processi produttivi, che non comportano una modifica degli
impianti di lavorazione, trasformando le sostanze nocive in altre meno
nocive o più compatibili
 Cleaner technologies: L’UNECE definisce tecnologie pulite tutte quelle che
garantiscono l’uso più razionale possibile delle risorse naturali e che hanno
un minimo impatto possibile sull’ambiente, con la quale si possono
risparmiare energia o utilizzare fonti energetiche meno costose, più
abbondanti o rinnovabili. Col termine tecnologie più pulite (cleaner
technology) si intendono invece quelle che inquinano meno di quelle
prevalenti.

Dato che ciascun processo consuma energia, generando rifiuti e occupando


porzioni di territorio si produrrà comunque una forma di inquinamento,
quindi non ci sono tecnologie pulite, esistono solo energie più pulite.

L'implementazione di tecnologie più pulite include il risparimo di materie


prime ed energia, eliminando sostanze pericolose, riducendo la quantità e la
tossicità di tutti i rifiuti e le emissioni prima che siano immesse
nell’ambiente. L'implementazione di tecnologie più pulite può racchiudere
miglioramenti dei prodotti e dei processi riducendo i rifiuti alla sorgente
mediante:

 Sostituzione di input, cioè lo scambio di una materia prima con


un’altra che riduca il carico ambientale a parità di prestazioni
 Cambiamenti dei prodotti
 Cambiamento tecnologico
 Good hous-keeping, cioè prevenzione di rifiuti indesiderati e
riciclaggio sul posto

Gli effetti vantaggiosi dell’uso di tecnologie più pulite o cleaner technologies


sono, protezione ambientale, miglioramento delle condizioni di lavoro,
risparmi di materie prime ed energia, migliorata qualità del prodotto,
aumentata produttività e redditività

 Azioni di controllo finanziario del rischio: sono mezzi finalizzati alla limitazione delle
conseguenze finanziarie degli eventi, sono:
o L'assicurazione: rispetto agli altri metodi, il vantaggio di questo è di poter essere
applicata ad un maggior numero di situazioni, di essere amministrabile con relativa
facilità, di garantire maggiori certezze circa l’effettiva riduzione del rischio. Inoltre ha
la capacità di essere combinata ad altri strumenti di risk management.
Consiste in un contratto dove un soggetto si prende in carico le conseguenze
finanziarie di un rischio di un altro soggetto. La polizza è il documento che sancisce
l’assicurazione, è l’insieme di elementi descrittivi del rischio trasferito e delle
clausole che caratterizzano l’accordo. Esse sono abitualmente lunghe, complesse e
difficili da accedere per coloro che non abbiano una buona competenza tecnica a
riguardo. Le polizze sono distinte concettualmente in quattro parti:
 Dichiarazioni: parte descrittiva della polizza. Vengono definite la persona
beneficiaria del contratto, descritto il bene, l’attività o persona assicurati,
tipo di copertura, premo, limiti di indennizzo e durata contratto.
Nell'ambito del ramo dei danni, l’oggetto assicurativo può essere di tre tipi:
 Danni a cose
 Danni a persone
 Responsabilità da danno a terzi
 Accordo: impiego formale da parte dell’assicuratore a risarcire la
controparte per le conseguenze sofferte a causa degli eventi previsti in
contratto. L’accordo precisa quali minacce e quali danni vengono coperti, a
questo proposito si distingue fra
 Polizze a rischio definito
 Polizze all risks
 Esclusioni: tratta delle limitazioni alla copertura, stabilite in relazione a certi
eventi, persone, luoghi, beni, danni, periodi temporali ecc.
 Condizioni: si definiscono in modo preciso alcune espressioni di ambiguo
significato utilizzate nella polizza, si descrive la base per il calcolo del premio
e si specificano le condizioni da soddisfare affinché sorga per l’assicuratore
l’obbligo di corrispondere l’indennizzo
L'azienda che deve scegliere a quale compagnia assicurativa rivolgersi deve prendere
in considerazione l’affidabilità e il servizio. Lo scopo dell’assicurazione è fare in
modo che i danni ricevuti dal rischio siano rimpiazzati e quindi di fatto per l’azienda il
rischio di perdita è annullato dalla sicurezza monetaria fornita dal contratto.
o Il trasferimento non assicurativo: in questo ambito si distinguono due forme
contrattuali:
 Il trasferimento riguarda solo le conseguenze negative di alcuni eventi
incidentali
 Il trasferimento riguarda sia le conseguenze, sia la gestione delle attività da
cui l’evento può trarre origine
o La ritenzione: è una soluzione applicabile quando il rischio, o certe quote di rischio
sono sopportabili con le normali risorse finanziarie aziendali. La ritenzione di un
rischio non può definirsi come assenza di assicurazione, ma deve essere inquadrata
in rapporto al complesso delle azioni di risk management attuate dall’azienda.
Tra le principali tecniche di finanziamento della perdita citiamo:
 Accertamenti contabili: prevede l’accensione di un conto avente natura di
fondo rischi in cui compiere annualmente accantonamenti a copertura della
perdita attesa ritenuta complessivamente su tutti i rischi aziendali. Il fondo
viene utilizzato in caso di perdite relative alle quote di rischio ritenute. Gli
accantonamenti vanno ad alimentare un fondo strettamente contabile, cui
non corrispondono risorse liquide disponibili per la copertura delle uscite.
 Autoassicurazione: consiste nella costituzione di un fondo di liquidità avente
lo scopo di fornire le risorse necessarie per far fronte alle perdite dovute ad
eventi dannosi. A differenza dei fondi contabili, qui ci troviamo di fronte ad
una riserva di risorse utilizzabili prontamente e vincolate al finanziamento
delle perdite derivanti da rischi ritenuti. Il fondo di liquidità è alimentato
periodicamente da un ammontare collegato alla perdita prevista. Invece di
pagare premi ad un assicuratore, l’azienda trasferisce risorse di liquidità ad
un fondo interno, dal quale poi vengono tratti gli indennizzi necessari a
coprire la perdita
COMUNICAZIONE DEI RISCHI

Secondo la norma UNI ISO 31000:2018 la comunicazione deve coinvolgere tutti gli stakeholders, sia
interni che esterni. Sono state proposte 7 regole cardinali per la comunicazione del rischio da Covello

e Allen:

Le organizzazioni che decidono di adottare una politica ambientale considerano la comunicazione del
rischio come sinonimo di comunicazione ambientale. La comunicazione del rischio comprende
qualunque significativo scambio di informazioni circa la salute e i rischi ambientali fra parti
interessate. In particolare la comunicazione del rischio è l’atto di trattare o trasmettere informazioni
fra parti circa:

 Livelli di rischio sulla salute e sull’ambiente


 Il senso o i significati dei rischi sulla salute e sull’ambiente
 Le decisioni, le azioni o le politiche finalizzate a gestire o a controllare i rischi sulla salute o
sull’ambiente

Il concetto di parti interessate include gli enti governativi, le aziende e i gruppi industriali, i sidacati, i
media, gli scienziati e le organizzazioni professionali, i gruppi di interesse e i cittadini
individualmente.

Per le imprese la comunicazione è una parte essenziale riguardante il risck management ed è anche
un obbligo di legge per un’ampia categoria di rischi. La comunicazione del rischio per le imprese è un
tema di interesse diretto, esse sono chiamate a negoziare in modo continuativo e sistematico il
consenso degli stakeholders e in particolar modo di gruppi esposti a rischi direttamente collegati alle
attività industriali.
RAPPORTO AMBIENTALE: è un documento a carattere divulgativo nel quale vengono descritte le
principali relazioni tra l’impresa e l‘ambiente e viene preparato dall’impresa allo scopo di dialogare e
instaurare un rapporto cooperativo con numerosi soggetti che sono oggi interessati alle tematiche
ambientali.

La FEEM suggerisce di suddividere la struttura dei rapporti ambientali in due parti:

 Una prima parte qualitativa, nella quale vengono descritti l’impresa e le sue attività con
particolare riferimento alle interazioni con l’ambiente, le politiche ambientali e i relativi
aspetti gestionali
 Una seconda parte quantitativa, nella quale vengono riportate informazioni relative alle
prestazioni ambientali dell’impresa attraverso l’utilizzo di opportuni indicatori ambientali
che sintetizzano i risultati ottenuti nel bilancio ambientale

1. Descrizione dell’impresa

2. Politica ambientale; requisiti minimi


3. Sistemi di Gestione Ambientale (S.G.A.)

4. Gestione del Rischio; requisiti minimi


a. Verifica delle situazioni di rischio, interventi e risultati
b. Operazioni di risanamento ambientale
c. Descrizione degli incidenti rilevati
5. Rapporto con la Legislazione

6. Politica del prodotto; requisiti raccomandati

7. Conservazione delle risorse naturali


8. Relazione con i soggetti interessati

9. Certificazione

Un’impresa che sceglie di affrontare il problema ambientale in un’ottica strategica può utilizzare lo
strumento della contabilità ambientale in aggiunta alla tradizionale contabilità.

Una valutazione più approfondita degli aspetti ambientali legati al sistema produttivo dell’impresa la
si ottiene invece tramite il bilancio ambientale, considerato la parte quantitativa di un rapporto
ambientale. Con esso si individua uno strumento di gestione e controllo dell’attività aziendale e di
supporto ai processi di comunicazione attuati dall’impresa, diretti agli stakeholders interessati alla
questione ecologica.

È redatto dalle imprese su base volontaria.

Riassumendo, i bilanci ambientali sono uno strumento di gestione e non di comunicazione.


all’interno del quale confluiscono i dati fisici e monetari ambientali che complessivamente
rappresentano la relazione impresa e ambiente. I rapporti ambientali sono invece strumenti di
comunicazione che utilizzano il bilancio ambientale quale fonte di informazione.
1. Conto delle risorse: riporta i flussi fisici dei beni utilizzati dall’impresa ome input del pricesso
produttivo. Consente di:
2. Conto delle emissioni: rivela gli output del processo produttivo:

3. Conto delle spese: contiene le spese sostenute per la realizzazione di attività il cui fine
principale (diretto e indiretto) è la gestione e protezione dell’ambiente vale a dire le attività
dirette deliberatamente e principalmente a prevenire, controllare, ridurre o eliminare
l’inquinamento e il degrado ambientale provocati dagli atti di produzione e consumo.