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I prodotti dell’industria chimica si classificano in:

 Prodotti della chimica di base, acquistati in larghi volumi e valutati sulla purezza,
composizione chimica e prezzo
 Prodotti della chimica fine, piccoli volumi di consumo e maggiore prezzo. Sono caratterizzati
da una flessibilità produttiva, migliore tecnologia e investimenti sull’innovazione.
 Prodotti chimici funzionali, acquistati in base al loro effetto e non in base alla loro
composizione.

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Carbone

Il carbone o carbon fossile è un combustibile fossile solido estratto in minere. È una rocca
sedimentaria che si forma per fossilizzazione e carbonificazione di piante. Il processo di
carbonificazione si svolge per millenni durante i quali aumenta la concentrazione di C carbonio
sempre più elevato passando da torba, lignite, litantrace e antracite. Nel carbone sono presenti oltre
al carbonio anche ossigeno, azoto e zolfo. All’aumentare della concentrazione di C aumenta anche il
potere calorifico.

Torba: è il tipo di carbone col minore contenuto di carbonio <60 e con la maggiore umidita, si può
utilizzare solo dopo l’essiccamento e ha un potere calorifico basso compreso fra i 4000 e i 5000
kcal/kg.

Lignite: la composizione può variare, è molto umida e può contenere elevate quantità di zolfo, ma in
generale si definisce lignite il carbone con percentuale di carbonio fino al 75%. Il potere calorifico
arriva fino a 6000 kcal/kg.

Litantrace: ha un elevato utilizzo nell’industria, in quella metallurgica è distillato per estrarre il


carbon coke, ma è usato anche come combustibile, per la produzione di gas illuminante e per il
catrame. La concentrazione di carbone arriva fino al 90% e il potere calorifico è compreso fra gli
8000-9000kcal/kg

Antracite: è il carbone più pregiato, lucido, nero, compatto e privo di umidità. Viene usato come
combustibile, ha un’elevata capacità calorifica oltre 9000kcal/kg.

I carboni quindi sono caratterizzati da un’elevato potere calorifico, presenza di ceneri e zolfo e alto
tenore di sostanze volatili.

Dalla litantrace si ricava il coke, un residuo grigiastro duro e poroso con potere calorifico di
7000kcal/kg. Viene usato in metallurgia come reagente e come combustibile e viene prodotto
tramite la pirolisi del carbone.

La pirolisi è un processo di riscaldamento del carbone senza aria. Raggiunti i 1100°C le sostanze
intrappolate nel carbone volatilizzano, queste vengono fatte condensare trasformandosi in catrame
e gas illuminante e altri residui, mentre nel reattore rimane il coke.

Il processo inizia con la frantumazione e la macinazione del carbone dopo un eventuale


preriscaldamento a 200°C per eliminare l’umidita del carbone. Poi i carbone viene calato dall’alto
tramite carrello nelle fornaci dove, in diversi cicli, viene effettuata la pirolisi a temperature fra 1100-
1200°C. I vapori vengono trasportati per un canale colletore dove viene spruzzata acqua
ammoniacale per condenzarli, poi sono fatti depositare in un decantatore dove si separano catrame
e gas illuminante, quest’ultimo viene utilizzato come combustibile per la cokificazione. Il coke viene
infine fatto uscire dalle fornaci lateralmente su dei carrelli.

Il catrame quindi viene riscaldato a 120°C e fatto passare in una colonna di frazionamento la cui
temperatura raggiunge i 350°C da cui si ricavano in ordine di temperatura decrescente, olio leggero
170°C, olio carbolico 205°C, olio di naftalina 240°C, olio di creosoto 280°C, olio di antracene 340°C,
pece >325°C

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Il coke è stato sfruttato e viene ancora sfruttato per la produzione di energia elettrica, tramite la
gassificazione che può essere fatta in diversi modi. In generale quello che succede è che viene
riscaldato a temperature elevatissime 1000°C e viene bruciato producendo gas al passaggio di aria.

In passato la prima forma di gassificazione è quella per la produzione di gas d’aria che avveniva
tramite il passaggio di aria su uno strato di materiale carbonioso portato ad altissima temperatura. Si
produceva una miscela gassosa contenente azoto, idrogeno e monossido e diossido di carbonio. In
seguito il gas d’aria è stato sostituito dal gas d’acqua dove invece dell’aria vi è il passaggio di vapore
acqueo, di conseguenza vi è maggiore contenuto di CO e H2 e il potere calorifico aumenta. I metodi
odierni sfruttano ambo i metodi di produzione per la produzione di gas misto e singas.

Esistono diversi tipi di gassificatori:

 G. a letto mobile: il carbone con granulometria dai 5 ai 50 mm viene inserito dall’alto, dentro
il reatore viene consumato prima con devolatilizzazione e cockicazione e poi con la
gassificazione vera e propria. Il carbone via via che scende diventa sempre più fine finchè
non diventa così fine da poter oltrepassare un filtro da cui viene rimosso. Lavora a
temperature modeste e al gas viene accompagnato del metano e altri prodotti di
cockificazione. Vi è richiesto meno uso di ossigeno.
 G. a letto fluido: il letto è costituito dalle particelle di carbone che sta subendo
devolatilizzazione. Il reattore lavora a temperature moderate e costanti. Le particelle
fortemente assottigliate di carbone possono finire coll’essere risucchiate insieme alle ceneri
dai gas, poi sono separati dal gas tramite cicloni.
 G. a letto trascinato: la polvere di carbone viene fatta reagire in ecquicorrente con aria e
vapore, salendo verso l’alto del reattore. Il reattore lavora ad alte temperature e porta alla
totale conversione del materiale in gas. Le scorie vengono allontanate dal basso, il gas
produce pochi liquidi quindi viene pi semplice la normale depurazione.

I dati che influiscono sul processo di gassificazione sono la composizione del carbone di partenza, il
rapporto fra ossigeno/vapore e rapporto fra ossigeno/carbone. L'efficienza del processo viene
studiato in base alla resa n gas, la sua composizione, la conversione del carbone e il valore
energetico del gas freddo.

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Petrolio

Il petrolio è un liquido denso dall’odore caratteristico e dal colore che varia dal giallo bruno al nero. È
composto da una miscela di idrocarburi liquidi, gassosi e solidi. Si concentra in rocce serbatoio
composte da uno strato poroso dove questo risiede e uno strato impermeabile soprastate che ne
impedisce la risalita detto trappola.
Il petrolio ha origine organica, il processo è la diagenesi, cioè la decomposizione di organismi in
ambiente anerobico e di alta pressione e temperatura che porta alla formazione di kerogene. Questo
è il precursore del petrolio, questo dal sito in cui si forma risale passando per le rocce più porose
finché non incontra una trappola dove sotto si concentra.

A causa del cracking del kerogene all’interno della roccia madre vi è un aumento di pressione, in
seguito a fratture il petrolio si sposterà in zone con meno pressione, questa è detta migrazione
primaria. Il petrolio poi risale passando per la rocca porosa finché non incontra una trappola dove
inizia a concentrarsi, questa è detta migrazione secondaria.

Una trappola è costituita da un resevoir che è lo strato dove si accumula il petrolio, poroso e in
genere rocce clastiche o carbonatiche, poi da una rocca di copertura che è lo strato di rocca
impermeabile che impedisce la risalita del petrolio.

In genere un giacimento è costituito da più accumuli, il cui sfruttamento dipende dalla disponibilità
di materiale organico, presenza di ambiente che favorisca il cracking del kerogene e la migrazione
del petrolio, giacimento accessibile e qualità del petrolio tale da poter essere estratto.

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Il petrolio è composto dal 84-90% da carbonio, 10-14% da idrogeno, poi piccole percentuali di zolfo,
ossigeno, metalli e sali.

Tra le molecole che compongono il petrolio abbiamo:

Alcani: detti anche paraffine sono gli idrocarburi più semplici, composti da carbonio e idrogeno con
formula generale CnH2n+2. Ogni carbonio è ibridizzato sp3 di conseguenza il carbonio forma
quattro legami sigma. È un idrocarburo saturo e il più piccolo alcano è il metano CH4. Si parla
di n-paraffine per catene lineari isoparaffine per catene ramificate. Sono poco reattivi, le
reazioni comuni sono combustione e alogenazione radicalica. Nei greggi sono presenti Alcani
da C1 a C30.

Cicloalcani: detti anche nafteni, sono idrocarburi ciclici con carboni ibridizzati sp2 e con formula
generale CnH2n+2-2Rn. Possono essere legati lateralmente a catene di idrocarburi. Nelle
miscele di petrolio sono contenuti soprattutto quelli più stabili con anelli da 5 e da 6 carboni.

Composti con NSO: sono presenti composti con ossigeno, come acidi carbossilici, alcoli o fenoli,
aldeidi, chetoni e ammidi, poi presenti anche con azoto, quindi piridine e pirroli ammine e
ammidi, poi anche composti con zolfo, quindi sulfidi e mercaptani

Metalli: la presenza di questi, anche se in piccola quantità può causare la disattivazione di


catalizzatori nei processi industriali.

Per misurare la qualità di un petrolio è stata istituita un’unità di misura detta °API. La formula è
°API=(141,4/p*)-131,5 dove p* è gravità specifica che identifica la densità del petrolio in riferimento
a quella dell’acqua. Più alto è il °API più è leggero il petrolio ed è anche più prezioso poiché contiene
meno residui, soprattutto zolfo. Un greggio inferiore a 10° si definisce "extra pesante", tra 11° e 25°
"pesante", tra 26° e 35° "medio" e superiore a 35° "leggero".

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Industria petrolifera
Essa comprende i processi di upstream, a monte dei processi di raffinazione che comprendono
prospezione, perforazione, estrazione, trattamento, stoccaggio e trasporto, poi i processi
downstream, a valle della raffinazione comprendenti raffinazione, distribuzione e commercio dei
prodotti derivanti dal petrolio.

Prima della prospezione vi è l’individuazione del sito e la stipulazione dei vari contratti col
proprietario del terreno.

Prospezione: è letteralmente il processo di ricerca dei pozzi. L'individuazione è compiuta tramite


l’utilizzo di conoscenze geologiche usando metodi indiretti, che consistono nello studio di un campo
naturale o degli effetti di fenomeni naturali e sono rilevamento magnetometrico o gravimetrico, o
metodi diretti, consistono nell’induzione di energia al suolo e misurazione di questi effetti in pratica
rilevamento sismico.

Il metodo magnetometrico misura le variazioni del campo magnetico causato da contrasti di


suscettività magnetica. Questi in genere sono causati da rocce magmatiche e l’intensità e la forma di
questi contrasti ci dicono a che profondità si trovano le rocce.

Il metodo gravimetrico misura la variazione di gravità nelle rocce. Poiché ogni roccia ha una diversa
densità queste causano una variazione di gravità rilevabile dagli strumenti.

Il metodo sismico è un metodo attivo parecchio utilizzato anche in mare. Consiste nell’induzione di
energia attraverso lo sparo di aria compressa sulla superficie marina, concussione del terreno o uso
di esplosivi che generano onde sismiche nel suolo, queste si muovono seguendo le leggi di snell per
la rifrazione e riflessione e altri principi che sfruttati ci permettono di verificare anche con una buona
precisione come sono posti gli strati nel terreno. Le onde sismiche vengono rilevate da dei geofoni e i
dati vengono sistemati e studiati attraverso un software e da un tecnico.

Perforazione: la perforazione a percussione è un metodo ormai vecchio e obsoleto, al giorno d’oggi


si utilizzano trivelle rotanti più efficienti, mentre è possibile che in futuro la trivellazione possa essere
laser.

La perforazione a rotazione avviene tramite l’utilizzo di uno scalpello rotante fissato ad una batteria
di tubi d’acciaio. Le aste sono sostenute da una torre di 50 m chiamata derrick. Viene iniettato del
fango a pressione che fuoriesce dal foro della batteria in mezzo alla trivella e risale ai lati fino in
superficie. Il ruolo del fango è quello di eliminare i detriti creati dalla trivellazione e di lubrificare e
raffreddare le trivelle in azione.

Si utilizzano anche trivelle in grado di perforare orizzontalmente, ciò diminuisce la quantità di trivelle
da utilizzare e rende il processo di estrazione più efficiente.

La trivellazione può essere compiuta anche in mare, su piattaforme per acque basse e su navi e
piattaforme sommergibili per acque profonde.
Estrazione: viene posto un tubo all’interno del foro, poi viene sigillato e poi posto un sistema
multivalvolare chiamato albero di natale che serve a controllare il flusso del petrolio. Poi il grggio
può essere recuperato e dal momento della scoperta del pozzo il recupero avviene in tre fasi:

1. Il recupero primario avviene immediatamente dopo la trivellazione, ossia il greggio emerge


spontaneamente per la presenza di gas interni e a causa della pressione accumulata
naturalmente.
2. Il recupero secondario inizia quando il greggio smette di affiorare spontaneamente, quindi si
inietta aria o acqua per innalzare di nuovo la pressione del giacimento.
3. Il recupero terziario avviene nel momento più tardo, consiste nell’iniezione di vapore o di
soluzioni alcaline e nella combustione parziale nel giacimento per innalzare la temperatura e
di conseguenza aumentare la pressione e indurre la fuoriuscita.

Trattamento: il greggio subisce un processo di separazione per dividere acqua, petrolio e gas.

Stoccaggio: il petrolio viene stoccato in appositi serbatoi, questi hanno problemi ricorrenti a cui si
cerca di prevenire con la presenza di impianto antiincendio, impianto di raffreddamento e bacino di
contenimento.

Trasporto: il petrolio poi viene trasportato via terra o via mare.

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Raffinazione

Il primo processo a cui è sottoposto il petrolio è la distillazione, detta anche topping. La colonna di
distillazione è alta almeno 50 m e larga circa 7, il petrolio è introdotto dal centro e a causa della
elevata differenza di temperatura fra il sopra e il sotto i prodotti più volatili si concentrano nella
parte superiore mentre i prodotti più pesanti scendono verso il basso.

La frazione più in alto è il gas, o GPL. Essi sono presenti per 1/3% nel petrolio, perciò non molto
abbondanti, comunque possono essere prodotti grazie a processi di conversione del petrolio. Sono
ottimi combustibili, comprendono la frazione con 3 a 4 atomi di carbonio.

La frazione della benzina è la frazione che si ricava di più, è presente al 44% in media nel petrolio. È
una frazione importante, si ricavano i carburanti per molti mezzi. È importante per la qualità della
benzina la sua capacità antidetonante, cioè la capacità di deflagrare solo al momento dell’innesco
che è misurato in base al numero di ottano N.O. della benzina, più alto è più è prestante la benzina.
Comprende catene di 6 a 11 atomi di carbonio.

Poi vi è il cherosene, frazione che bolle fra i 175 e 275 °C, costituita a catene di 11 15 carboni, usato
come carburante nei mezzi aerei e alcuni industriali, ma anche per produrre insetticidi e disservanti.

La frazione che bolle fra 250 e 350 °C è quella del gasolio, composto da catene di 14 25 carboni. Il
suo uso è ampio, ad esempio come combustibile per il risaldamento delle case e come carburante di
motori diesel. Al contrario della benzina, la qualità apprezzata maggiormente è la prontezza
all’accezione, calcolata attraverso il numero di cetano che è inversamente proporzionale al numero
di ottano.

Tra i 300 e 400°C abbiamo i distillati pesanti, composti da catene molto lunghe fra i 25 e 40 carboni,
quindi idrocaburi molto densi. Sono considerati oli lubrificanti.

Oltre i 500°C rimangono sul fondo i residui solidi, costituiti da bitume, asfalto e altri residui. La loro
classificazione viene fatta in base alla loro solubilità in particolari solventi.
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Gli idrocarburi possono essere convertiti producendo composti differenti.

È possibile aumentare il numero di ottano delle benzine, si utilizzano i processi di reforming che si
distinguono in termico e catalitico. Il reforming consiste nella trasformazione di paraffine in olefine
per cracking o deidrogenazione nel caso di quella termica, oppure nella trasformazione di
idrocarburi leggeri e pesanti in isoparaffini e aromatici utilizzando un catalizzatore di Pt che opera in
condizioni più blande e con maggiore resa.

Un altro processo è il cracking, catalitico e termico, che serve a dividere molecole grandi per
trasformarle in molecole più piccole. In quello termico il processo avviene ad alte temperature
370°C, a pressione media. I residui recuperati dal forno vengono fatti ripassare finché non consumati
del tutto. Si ha la formazione di gas, benzine e residui. Via via che il materiale si consuma aumentano
le molecole insature che vanno incontro a polimerizzazione formando molecole più grandi, asfalti.

In quello catalitico vengono utilizzati catalizzatori acidi come le zeoliti, quindi avviene a condizioni
più blande e si producono più isoparaffine rispetto a n-paraffine e H2. La velocità di reazione è
notevolmente ridotta e ciò permette l’utilizzo di impianti più piccoli. Tutto ciò ci dimostra che i
processi catalizzati sono migliori rispetto a quelli termici, con prodotti di reazioni più specifici,
condizioni più blande, velocità di reazione maggiore.

 L'idrocracking è un tipo di processo catalitico dove oltre al catalizzatore vi è un flusso di H2


idrogeno che mantiene ad alti livelli l’attività e la selettività del catalizzatore. Questo tipo di
cracking è molto flessibile, infatti variando i vari componenti del reattore è possibile ottenere
prodotti con una composizione determinata, inoltre la presenza di H2 favorisce la
formazione di idrocarburi saturi.
 Il visbreaking è un tipo di cracking termico dove le condizioni di reazioni sono meno severe,
di conseguenza vi è meno resa in residui con una certa quantità di gas, benzina e gasolio. Il
residuo di reazione è meno viscoso e non viene riciclato poiché le condizioni dl reattore non
sono così severe da permettere la reazione di ciò che ancora non ha reagito.
 Il coking è un cracking termico che serve a convertire i residui più pesanti in idrocarburi più
utili quali gas, benzina e gasolio e come residuo finale il coke di petrolio. Il processo è molto
lungo poiché consiste nel mantenimento dei residui alla stessa temperatura di cracking
finché non si formano i prodotti. Questo processo può essere compiuto in continuo con
maggiore resa in gasolio e in discontinuo per maggiore resa in coke.
 l’isomerizzazione catalitica è il processo usato per aumentare il N.O. delle benzine. Consiste
nel convertire n-paraffine in isoparaffine. Si può compiere in due modi, il primo consiste
nell’uso di catalizzatori molto attivi per condurre la reazione a basse temperature, il secondo
consiste nell’uso di catalizzatori meno attivi e a temperature più alte, entrambi i modi
richiedono un’atmosfera di H2 e pressioni dalle 20 alle 50 atm. La prima reazione si compie a
T comprese fra 40 e 100°C, la seconda fra 370-480, al diminuire della temperatura aumenta
la resa di isoparaffine rispetto a n-paraffine.

Per quanto riguarda le frazioni gassose le reazioni sono:

 Alchilazione: consiste nella combinazione di un idrocarburo saturo con un’olefina in


presenza di un catalizzatore acido, in genere acido solforico o fluoridrico, formando
isoparaffine. L'obbiettivo quindi è sempre ottenere un sempre maggiore N.O.
 Isomerizzazione: si isomerizza il n-butano in isobutano per sopperire alle richieste sempre
più crescenti per l’alchilazione catalitica delle olefine.
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Inquinamento

L'inquinamento causato dal petrolio è un problema che non sempre può essere evitato. Gli incidenti
che causano il riversamento o la perdita anche di tonnellate di greggio non possono essere previsti,
mentre altre forme di inquinamento sono necessarie e non evitabili. Ad esempio durante il lavaggio
delle cisterne, o a causa delle perdite di raffineria o di impianti di trivellazione, lo scarico di zavorra
dalle navi cisterna, sono purtroppo cause di perdita di petrolio inevitabili ma che non
necessariamente, al contrario degli incidenti, sono un problema a lungo termine.

Il petrolio essendo un materiale organico è decomponibile dai microorganismi, perciò se disperso


negli oceani per una piccola quantità non genera alcun problema. Quando vi sono modeste quantità
di petrolio quello che succede è l’iniziale volatilizzazione delle componenti volatili del greggio, la
decomposizione dei materiali meno pesanti e infine, ai restanti residui pesanti, tocca il lento
affondamento verso il fondale marino. Questo non fa bene all’ambiente marino che ne viene
conseguenzialmente danneggiato.

Per rimediare agli incidenti si usava spruzzare la superficie marina ricoperta dal petrolio di sostanze
emulsionanti più dannose del petrolio, ora invece si preferisce isolare il petrolio in recinti galleggianti
e raschiarlo dalle imbarcazioni. Le sostanze emulsionati si usano adesso solo quando vi è un rischio
elevato che il petrolio si riversi in spiaggia. Si utilizzano anche batteri per la decomposizione del
petrolio, però il loro utilizzo può danneggiare in maniera grave l’ecosistema locale.

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Gas naturale

È una miscela di idrocarburi volatili incolore e inodore. Il suo contenuto è per la maggior parte di
metano, ma sono presenti anche l’etano, il propano e il butano, insieme a CO2 H2S e alcuni gas
nobili. Si trova nel sottosuolo a volte dissociato, a volte associato al petrolio. Il recupero di esso è
importante in quanto i suoi derivati sono molto importanti per l’industria. La sua formazione
probabilmente è dovuta alle trasformazioni chimiche su sostanze organiche nel sottosuolo.

Viene estratto come per il petrolio, dopo di che viene indirizzato verso le stazioni di stoccaggio.

Prima del suo utilizzo il gas deve essere depurato, perciò devono essere rimossi dalla miscela i gas
acidi, CO2 e H2S, e il vapore acqueo. La presenza di queste sostanze, soprattutto l’acqua, favorisce la
formazione di idrati solidi in condizioni di alte pressioni e basse temperature. Questi alla lunga
intasano i condotti dove il gas passa, ciò può diventare molto pericoloso è bene quindi rimuovere
queste sostanze dal gas naturale prima di usarlo in qualsiasi modo.

La rimozione dei gas acidi, ossia H2S e CO2, può essere compiuta attraverso:

 Assorbimento in acqua, un processo poco efficace.


 Assorbimento in soluzioni di basi deboli, come ammine.
 Adsorbimento in solidi, zeoliti.
 Membrane.

È detta addolcimento. Se si usa il secondo metodo il gas passa in un separatore ad assorbimento


dove viene inserito dal basso e gli viene spruzzato dall’alto il solvente contenente ammine. A quel
punto H2S e CO2 vengono separati dal resto e vengono smaltiti dopo uno stripping per il recupero
del solvente. Il gas che ne sarà fuoriuscito dovrà subire l’ultimo processo di disidratazione.
Per la disidratazione, durante il tragitto per l’operazione il processo di formazione di idrati nelle
tubature è innibito tramite l’addizione di glicole trietilenico o di alcol (metanolo). Per la rimozione
dell’acqua si procede con la deidratazione su letti di Al2O3, gel di silice o zeoliti o attraverso
membrane.

Il gas naturale è usato come carburante per motori a combustione, combustibile per il
riscaldamento, combustibile per la produzione di energia elettrica, produzione di materie plastiche,
fertilizzanti, materiali da costruzione, fibre tessili, vernici e coloranti, ecc., infine produzione di gas di
sintesi (Steam Reforming)

Lo steam reforming è il processo più usato per la produzione di syngas, consiste nella reazione di
CH4 con H2O che ci da Co e 3H2 utilizzando catalizzatori di Ni supportato su Al2O3. Il gas deve essere
già stato desolforato e disidratato. Il prodotto conterrà per la maggiore H2, ma si può usare la
reazione di shifth per aumentare il contenuto di H2 convertendo CO in CO2 usando H2O.