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Lez.

16/03/2010

Caratterizzazione geotecnica
I modelli geotecnici devono essere dedotti da prove e indagini  Relazione geotecnica.
La Normativa italiana NTC ’08, § 6.1.2, distingue relazioni geologiche da relazioni geotecniche!
- La relazione geotecnica, che consta anche di una parte di calcolo, è di esclusiva competenza del
progettista.
- La relazione geologica (anch’essa richiesta in alcune opere) classifica i terreni in base a criteri storici,
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ed è redatta a scale molto più piccole di quelle d’interesse per i normali progetti d’ingegneria (da
25000
1
a ).
50000

Il modello geotecnico del sottosuolo, che viene invece redatto a scale molto più grandi, opera una
idealizzazione schematica della realtà, cercando di preservare le caratteristiche meccaniche reali al meglio
 è una sintesi razionale.
Il dettaglio delle indagini geotecnica va commisurato all’opera, secondo criteri di buon senso (ancor
prima che seguendo le prescrizioni normative).
Le informazioni ricavate da indagini e sondaggi vanno considerate sulla base del tipo di fondazione da
realizzare.

Estensione delle indagini geotecniche

N. B. I limiti indicati sono poco cautelativi, si consiglia di considerare i valori superiori o addirittura
maggiorarli di circa il 50%.

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 16/03/2010 Estensione delle indagini geotecniche


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Le indagini si programmano considerando una certa soluzione progettuale; ma in base ai dati ottenuti
si può ritenere necessario cambiare tipo di fondazione  importanza di una corretta ed adeguatamente
estesa caratterizzazione geotecnica.

Tipologia delle indagini geotecniche


I mezzi d’indagine dipendono dalla tipologia del terreno e dall’informazione che si vuole ottenere. Si
possono definire fondamentalmente tre diversi tipi di informazioni ottenibili:
1. Definizione della stratigrafia:
a. Indagini dirette tramite esplorazione di più verticali:
i. Carotaggi: nell’ambito dei sondaggi, consentono di osservare direttamente il
materiale presente lungo la verticale; a differenza dei campioni indisturbati, che
possono essere prelevati solo in terreni coesivi, le carote possono essere estratte
anche per sabbia e ghiaia. L’esplorazione di una verticale può estendersi anche
per oltre 50 metri, mentre le singole carote non possono essere più lunghe di
pochi metri: si prelevano numerose carote, correlando ciascuna di esse con
l’informazione di quota, e le si raccoglie in apposite cassette;
ii. Trincee: si riservano a indagini di limitata profondità (< 10 m), quali quelle delle
frane; perciò sono poco usate nell’ambito del progetto delle fondazioni;
iii. Pozzi: non sono altro che fori simili a quelli di sondaggio, ma di dimensioni
opportunamente maggiori, tali da consentire l’inserimento di videocamere atte a
riprendere immagini del terreno;
iv. Cunicoli in avanzamento: fori effettuati in orizzontale, lungo la direzione
dell’opera da realizzare (solitamente per opere quali gallerie o affini);
b. Indagini indirette (ossia indagini geofisiche quali quelle sismiche, geoelettriche, resistive)
i. Le indagini indirette vanno viste come eventuale complemento alle indagini
dirette, quando le prime si rivelino non sufficienti. Il principale problema delle
indagini indirette è dato dalla difficoltà di interpretazione: spesso forniscono
indicazioni opposte a quelle ottenute dalle prove dirette! Un esempio in cui
possono essere utili, in affiancamento alle indagini dirette, è la determinazione di
cavità carsiche.
2. Misura della pressione interstiziale (o dell’altezza piezometrica):
a. Piezometri, celle piezometriche o mezzi affini: saranno trattati più avanti; per ora basti
ricordare che nei terreni coesivi è molto importante essere consapevoli del tempo di
risposta, può essere molto lento e quindi portare a risultati fuorvianti se non giustamente
considerato.
3. Determinazione delle proprietà meccaniche:
a. Indagini in situ, spesso sono l’unico mezzo di indagine, come nel caso dei terreni
incoerenti:
i. Prove penetrometriche dinamiche, SPT o SCPT (rispettivamente Standard
Penetration Test e Standard Cone Penetration Test)
ii. Prove penetrometriche statiche, CPT o CPTU (rispettivamente Cone Penetration
Test e Cone Penetration Test Undrained);

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 16/03/2010 Tipologia delle indagini geotecniche


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b. Prove di laboratorio:
i. Prove di deformabilità (tra le quali si annovera principalmente la prova di
compressibilità, o edometrica): ricorda che sono prove che non portano il provino
a rottura: si utilizzano infatti principalmente nel calcolo dei cedimenti;
ii. Prove di resistenza al taglio, lungo percorsi che portano a rottura:
1. Prove triassiali:
a. TxUU Non consolidata, non drenata  per determinare cu;
b. TxCU Consolidata, non drenata  per determinare φ’ e c’;
c. TxCD Consolidata, drenata  per determinare φ’ e c’;
2. Prove di taglio diretto;
3. Cicli a fatica delle prove triassiali o di taglio diretto (non trattate in questa
sede);
iii. Prove non convenzionali (quali quelle in centrifuga, per simulare, mediante
l’accelerazione indotta dalla rotazione, le condizioni di tensione efficace presenti
in situ, che nei modelli in scala sono ovviamente alterate);
iv. Prove sulle opere (quali ad esempio le prove di carico su pali: trattate nell’ultimo
capitolo di C. Viggiani, Fondazioni).

Profilo stratigrafico
Un tipico profilo stratigrafico risultante da un sondaggio appare come nella figura che segue:

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 16/03/2010 Profilo stratigrafico


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La simbologia usata per indicare il tipo di terreno o di apparecchio di misura sono codificate: una fonte
affidabile è costituita dalle raccomandazioni AGI (Associazione Geotecnica Italiana) 1977.
Indicazioni per i materiali:

Nella prima fase del sondaggio, la descrizione è qualitativa (“da geologo”): basata su colore o su
proprietà che, in generale, non sono direttamente riconducibili a caratteristiche meccaniche, che sono
quelle di interesse per il modello geotecnico, che verrà elaborato sulla base del sondaggio e delle prove.

Modello geotecnico
La suddivisione in strati effettuata a partire dalle carote è spesso molto fitta: nel modello geotecnico
se ne farà una sintesi razionale, accomunando strati simili o trascurando strati molto sottili che sono inseriti
nel contesto di uno strato diverso, ma di spessore molto più consistente.

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 16/03/2010 Modello geotecnico


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È importante che nel sondaggio siano presenti dati topografici, di natura planimetrica (anche
approssimativi) e soprattutto altimetrica (le quote vanno riportate con precisione maggiore, per poter
correlare altre verticali indagate nelle vicinanze).
Quando in una campagna di indagini sono stati effettuati più sondaggi, e si vogliono correlare i dati
che ragionevolmente corrispondono a uno stesso strato in due verticali contigue, bisogna tracciare sempre
segmenti di retta, mai curve (per la descrizione delle quali occorrerebbero altri dati, che invece non sono
disponibili).
Se nel sondaggio sono stati prelevati campioni indisturbati, tale operazione viene indicata in
un’apposita colonna, e vengono segnalate la profondità di inizio e la profondità di fine del prelievo.
Per i campioni indisturbati è importante indicare il limite liquido (LL), il limite plastico (LP) e,
soprattutto, il contenuto naturale d’acqua; tale informazione è anche un’utile indicazione preliminare sulla
consistenza di un’argilla: più il contenuto naturale d’acqua è prossimo al LL, minore sarà la consistenza dello
strato.

LP contenuto LL
naturale
d’acqua

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 16/03/2010 Modello geotecnico


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Lez. 22/03/2010

Tecniche di esecuzione dei sondaggi


Sonda a percussione
Diffusa soprattutto in passato, oggi il suo uso è limitato al superamento di strati molto consistenti (ad
es. lapidei).

Il carotiere viene sollevato fino a una altezza predefinita, e viene lasciato cadere, provocando così
l’infissione dello stesso; all’estremità inferiore del carotiere è posta una valvola che si chiude
automaticamente con l’infissione, permettendo il sollevamento del cilindro e del terreno che in esso è
penetrato.

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 22/03/2010 Tecniche di esecuzione dei sondaggi


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Sonda a rotazione
Costituita da un supporto, solitamente semovente (“un camioncino”) e cingolato per raggiungere
agevolmente zone non asfaltate, il cui motore fornisce anche l’energia per l’infissione e la rotazione del
cilindro.
L’apparecchio consta di un sistema di aste al quale è collegato il carotiere, che deve riempirsi di
terreno ed essere estratto. Poiché ogni carotaggio interessa circa 2 m, il sistema viene “resettato” dopo
ogni step: il carotiere viene svuotato, vengono aggiunte altre aste che permettono il raggiungimento di una
profondità maggiore rispetto allo step precedente, viene nuovamente calato e infisso.

In alcuni modelli di sonda a rotazione è possibile passare a un meccanismo percussivo per superare
strati di consistenza troppo elevata per una sonda a rotazione.
L’operazione è di solito svolta con circolazione continua di acqua, per facilitare l’esecuzione; il fluido
viene pompato dall’interno del sistema di aste, per poi refluire all’esterno del foro; è evidente, tuttavia, che
tale operazione aumenta il grado di disturbo della carota estratta, che già di per sé è elevato; è inoltre
importante considerare la presenza disturbante di acqua pompata nel sistema, se si vuole individuare il
livello di falda durante il sondaggio. Tale problema è accentuato nei terreni coesivi.

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 22/03/2010 Tecniche di esecuzione dei sondaggi


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È importante prevenire il collasso del foro. Se il terreno attraversato non offre una coesione
sufficiente, il foro va rivestito, contestualmente all’infissione, con tubi di acciaio di diametro congruo,
avvitati tra loro e rimossi alla fine del sondaggio (a meno che non si prevedano particolari esigenze future di
controllo del foro: in tal caso i rivestimenti da posizionare sono in PVC, e sono permanenti). Se necessario, i
tubi di rivestimento vengono ingrassati per evitare che si incastrino.
L’esecuzione del sondaggio prevede numerose fasi che si susseguono con ordine:
- Calare il sistema di aste con il carotiere;
- Controllare con delle leve la modalità di infissione (in questa operazione sono molto
importanti la sensibilità, l’esperienza e l’attenzione dell’operatore);
- Valutare la necessità di rivestimento del foro;
- Estrarre il carotiere con il terreno;
- Avvitare le aste aggiuntive al sistema;
- Ricominciare.
La punta può anche non essere un carotiere, e l’operazione in tal caso procede a distruzione di nucleo;
- Trivella: restituisce in modo abbastanza disturbato la successione stratigrafica.
- Scalpello a rotazione;
- Tricorno.
Tali tecniche si usano se è necessario solo raggiungere una determinata profondità per installare uno
strumento di misura, e non interessa recuperare la successione stratigrafica. Sono solitamente molto più
economiche di un sondaggio.
Talvolta si usano perforatori a distruzione di nucleo anche nell’ambito di un sondaggio: quando, ad
esempio, si rinvengono inclusioni rocciose (trovanti) in strati di terreno più tenero, e interessa soltanto
superare lo strato lapideo, che è una singolarità in un sistema composto da altro materiale.

Carotiere semplice
Cilindro cavo, di lunghezza compresa tra 2,5 m e 3 m.
Si applica alla carota un momento torcente per attrito sulla superficie
interna (generando così una rottura per torsione). Si può usare per
prelevare campioni di rilevante lunghezza per ogni step di infissione,
soprattutto in terreni coesivi poco consistenti. Ciò è importante ad esempio
nelle operazioni che avvengono in mare, che necessitano di tempi brevi.
La corona tagliente facilita l’infissione, ma il sistema nel suo complesso
introduce un disturbo notevole nel terreno da prelevare: esso viene
sottoposto a torsione, compressione, è penetrato da un cilindro metallico di
spessore notevole (se fosse più sottile si deformerebbe durante l’infissione).
Tutto ciò rende le carote prelevate difficilmente utilizzabili per
condurre prove meccaniche; ci si limita quindi a determinare le proprietà
indice del materiale.

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Carotiere doppio
Usato per terreni consistenti, è
composto da due tubi concentrici, il
più interno dei quali termina con una
“scarpa” tagliente, più avanzata
rispetto al tubo esterno; la punta, di
spessore ridotto rispetto tubo esterno,
penetra per prima nel terreno,
inducendo un disturbo relativamente
ridotto nel campione prelevato.
Il disturbo è quindi minore
rispetto a quello riscontrabile nei
campioni del carotiere semplice, ma
ancora troppo elevato per i requisiti
delle prove in laboratorio.

Problemi di stabilità dei fori


Disegnando un foro in sezione è evidente come, a una qualsiasi
profondità, agisca una tensione orizzontale pari alla tensione verticale
efficace moltiplicata per il coefficiente di spinta attiva k.
Tale spinta orizzontale non è equilibrata in alcun modo, e può
provocare il collasso del foro, a seconda della profondità.
N.B. Se ci si trova sotto falda, o se si immagina di riempire il foro
d’acqua, il collasso non viene evitato, perché la spinta dell’acqua viene
equilibrata, ma la spinta attiva del terreno, dovuta alle tensioni
efficaci, resta invariata.

σ’n=k σ’v

Fanghi bentonitici
Costituiti da acqua e bentonite. Quest’ultima ha un comportamento tixotropico (tale che la sua
viscosità sia bassa quando soggetto a un campo di spostamento rilevante, e aumenti al rallentare dello
spostamento, fino a raggiungere consistenza di solido quando il fango si trovi in quiete).
Inventati e brevettati in Italia per l’industria petrolifera, che aveva necessità di sostenere trivellazioni
profonde anche svariati km, vengono utilizzati nella realizzazione di scavi in ambito geotecnico per
stabilizzare fori di rilevante profondità - tali da rendere poco conveniente o addirittura inattuabile un
sostegno con tubi metallici o in PVC.

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Si immette nel foro una miscela bentonitica, unita a una
certa percentuale di materiale pesante, in un sistema studiato
per forzare una filtrazione dal foro verso il terreno: a causa
della tixotropia del fango, nelle fasi iniziali di filtrazione
relativamente rapida (ipotizzando un terreno incoerente) la
miscela si mantiene liquida. Al raggiungimento dell’equilibrio,
sarà presente una “patina” molto poco permeabile intorno al
foro, sulla quale si esercita la spinta attiva del terreno.
La miscela e l’altezza necessaria del pelo libero della
miscela viene calcolata secondo l’equilibrio alle forze orizzontali
riportato in figura; si noti che γf è il peso dell’unità di volume di
fango appesantito. “A destra” è presente la tensione efficace
del terreno maggiorata della pressione dell’acqua, “a sinistra”
la tensione dovuta al fango.
Talvolta si rende necessario posizionare contenitori per il fango fino a un livello superiore a quello del
piano campagna, per ottenere la filtrazione desiderata.

Sifonamento nei sondaggi


Avendo sostenuto un foro sulle sue pareti, ma non sul fondo,
potrebbe generarsi un meccanismo di sifonamento (wiki: fenomeno
provocato da una risalita verticale di fluido in un suolo che non è in
grado di opporsi a tale spinta), qualora la differenza tra i livelli di
falda nel terreno e nel foro fosse sufficientemente alto da
provocare un gradiente idraulico che annulli la tensione verticale
efficace. È un fenomeno frequente nel caso di terreni sabbiosi.
Il sifonamento avviene per 𝑖𝑖 > 𝑖𝑖𝑐𝑐 , dove
𝛾𝛾
𝑖𝑖𝑐𝑐 = 𝛾𝛾 𝑏𝑏 .
𝑤𝑤

Per prevenire tale problema si possono utilizzare i fanghi


bentonitici, che provvedono a proteggere anche il fondo, durante
l’avanzamento della perforazione.

Classi di qualità dei campioni


Nella figura accanto, si può
avere una indicazione (piuttosto
ottimistica) di quali parametri
possano essere determinati a
partire da campioni di maggiore o
minore qualità.
Con un carotiere si raggiunge
Q.3 e, contrariamente a quanto
riportato in tabella, tale classe non
consente neanche di determinare
il contenuto d’acqua naturale.

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Campionamento
Per poter conoscere parametri quali contenuto d’acqua, peso dell’unità di volume e, soprattutto, le
caratteristiche meccaniche, bisogna ottenere campioni che vengono definiti indisturbati (classe Q.5). A tale
scopo, i carotieri fin qui visti non sono adatti, e bisogna ricorrere a strumenti pensati appositamente per
minimizzare gli effetti di disturbo – sostanzialmente compressione e scarico, mediante opportuni rapporti
spessore/diametro: i campionatori.
Nota: È importante notare la differenza tra carote e campioni riguardo la preservazione del contenuto
d’acqua naturale: le carote vengono immagazzinate in cassette che vengono chiuse, ma non sigillate. Il
contenuto d’acqua delle carote va quindi perso nell’arco di poche ore o, al massimo, pochi giorni. Nei
campioni indisturbati ciò non può avvenire: si procede, dunque, a sigillare i campioni non appena sono stati
prelevati.

Campionamento da scavi
È una tecnica non molto diffusa, perché limitata ai casi in
cui si eseguono scavi (ad esempio nelle indagini su movimenti
di frana).
Una volta realizzata la trincea e raggiunta la quota di
interesse, si infigge il campionatore, preferibilmente con un
contrasto e una vite senza fine, per poter regolare la velocità di
infissione; possono usarsi campionatori standard, oppure
realizzare nuovi modelli ad hoc per il problema da affrontare.
Può essere realizzato anche un campionamento in
orizzontale, ad esempio su fronti di cava. In questo caso è
necessario un contrasto.

Campionamento in foro (da sondaggio)


Durante l’esecuzione del sondaggio, raggiunta la profondità alla quale si desidera prelevare il
campione, il carotiere viene sostituito da un campionatore.
Il campionatore Shelby (o a tubo aperto), di solito lungo 60 cm, è dotato di pareti sottili e taglienti alle
estremità. Il suo diametro è di 10 cm, e permette di ottenere campioni Q.5 in terreni coesivi poco
consistenti; se il terreno è molto coesivo, il disturbo indotto dal campionamento è eccessivo.
N.B. Il cilindro prelevato dal campionatore, di diametro 10 cm e lunghezza 60 cm, non viene utilizzato
direttamente per le prove meccaniche, ma sottoposto a ulteriore selezione: si utilizza infatti solo il “cuore”
del cilindro, perché il disturbo sia realmente minimo.
Il campionatore Osterberg (o a pistone a pressione idraulica) è dotato di un pistone, governato da
acqua in pressione, e di una scarpa tagliente in avanzamento. Il controllo idraulico permette una
operazione più lenta e, di conseguenza, un minor disturbo. Adatto, come lo Shelby, a depositi non molto
consistenti, dai quali riesce a prelevare campioni di qualità elevata (classe Q.5).
Il campionatore a rotazione Denison è dotato di una parete esterna che ruota e disgrega il terreno
immediatamente superiore a quello da prelevare; il campionamento avviene ad opera della scarpa interna,
che viene infissa senza rotazione, in avanzamento rispetto alla parete rotante. È adatto ad ottenere
campioni di classe Q.5 in terreni coesivi molto consistenti.

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 22/03/2010 Campionamento


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Il campionatore a rotazione Mazier, infine, è simile al Denison, ma è inoltre dotato di una molla di
spinta, per rendere più continua l’operazione di prelievo e, come sempre, minimizzare il disturbo.

Campionatore Shelby Campionatore Osterberg

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Campionatore Denison

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 22/03/2010 Campionamento


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Campionatore Mazier

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Lez. 23/03/2010

Prove penetrometriche
Si tratta di prove in situ e, come tali, interessano volumi di terreno maggiori di quelli esaminati in
laboratorio. Restituiscono inoltre un’informazione (somma di più risultati puntuali o addirittura continua
lungo la verticale) che si estende su tutta la profondità indagata, mentre le prove in laboratorio
interpretano il comportamento dello strato alla sola profondità di provenienza del campione.
I risultati delle prove penetrometriche sono di solito affiancati e interpretati contestualmente a un
sondaggio eseguito in adiacenza (o comunque nell’ambito dello stesso sito), per correlare le informazioni
stratigrafiche di quest’ultimo con i risultati di resistenza meccanica della prova.

Prove penetrometriche dinamiche (SPT, SCPT)


Sono prove di natura empirica, si effettuano solo nei terreni incoerenti (sabbie e ghiaie) e hanno
ragione di essere solo quando siano eseguite secondo modalità standardizzate: l’unico set di informazioni di
riferimento che permette di ottenere risultati affidabili in termini di caratteristiche meccaniche è dato
dall’esperienza pregressa, ossia dalle numerose prove eseguite sotto le stesse condizioni in passato.
La prova va effettuata nell’ambito di un foro di sondaggio, non direttamente sul terreno, e consiste nel
contare i colpi necessari a infiggere per tre volte il campionatore Raymond di 15 cm (gli uni successivi agli
altri). I numeri ottenuti si definiscono come segue
15 cm 15 cm 15 cm La somma N1+N2 restituisce
N1 N3 N3 NSPT, dato standardizzato
della prova.

NSPT
Questo numero viene poi correlato a uno o più parametri meccanici grazie a formule o abachi calibrati
su prove effettuate in terreni di composizione e consistenza completamente note.

Prova SPT (Standard Penetration Test)


La modalità di esecuzione di questa prova trae origine dai sondaggi a percussione. Essendo effettuata
nell’ambito di un sondaggio, una volta raggiunta la profondità di interesse occorre smontare l’apparecchio
per la perforazione, montare il campionatore standard ed eseguire la prova.
Il set per la prova SPT consiste in un maglio di dimensione e peso noti (detto “Campionatore
Raymond”, anche se oggi lo si definirebbe “carotiere”, date le sue caratteristiche), che viene sollevato fino
a una distanza prefissata, e lasciato cadere per il numero di volte necessario ad infiggerlo dei 45 cm.
Se si esegue la prova più volte durante lo stesso sondaggio, si ottiene un profilo di NSPT, informazione
che permette poi di ottenere caratteristiche meccaniche su tutta la verticale esplorata.
I dati del campionatore sono i seguenti:
M = 73,5 kg
H = 0,76 m

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Prova SCPT (Standard Cone Penetration Test)
Nata come modifica della prova SPT, è oggi abbastanza accettata come prova standard, al pari della
prova da cui ha avuto origine. La punta che viene lasciata cadere nel terreno è costituita da un cono anziché
da un campionatore cavo: ciò per evitare le situazioni di “rifiuto” della prova SPT, frequenti nel caso di
terreni a grana molto grossa (il campionatore Raymond può incastrarsi a causa di grani particolarmente
grossi, e provocare il fallimento della prova). A differenza della prova SPT, la SCPT può anche essere
eseguita direttamente sul terreno.
La difficoltà principale che si incontra nell’interpretazione di una prova SCPT è dovuta alla non perfetta
correlazione tra NSPT ed NSCPT: nonostante esistano diagrammi di trasferimento dall’uno all’altro numero, la
loro definizione è molto incerta, e non è possibile avere un livello di confidenza tale da passare
indifferentemente dall’uno all’altro valore. Tali diagrammi sono stati ottenuti da cosiddette camere di
correlazione, ossia terreni costituiti artificialmente, di caratteristiche completamente note, sui quali sono
state effettuate entrambe le prove e sono state ricavate numerose coppie di numeri delle due prove.

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Interpretazione di una prova SPT/SCPT
Quale che sia la prova dinamica effettuata, il numero di interesse è sempre NSPT, perché è il parametro
sul quale sono stati calibrati gli abachi di correlazione con le caratteristiche meccaniche.
Poiché le prove meccaniche vertono essenzialmente sulla determinazione della resistenza a taglio, nei
terreni incoerenti il parametro da determinare è l’angolo di attrito efficace 𝜑𝜑′ .
Uno tra i più usati è il diagramma di De Mello, che restituisce il valore dell’angolo di attrito efficace 𝝋𝝋′
di una sabbia in base a NSPT e alla tensione verticale efficace 𝜎𝜎𝑣𝑣′ agente alla profondità di esecuzione.

È importante osservare come l’angolo di attrito efficace


dipenda non solo da NSPT, ma anche dalla tensione verticale
efficace agente alla profondità di esecuzione della prova.
Quando si esegue la prova, si induce una condizione di
collasso localizzato nel foro; la resistenza a taglio in direzione
verticale è data dal criterio di Mohr-Coulomb:
𝜏𝜏𝑓𝑓 = tg𝜑𝜑′ ∙ 𝜎𝜎𝑛𝑛′
σ’
σ’n σ’n Poiché, dunque, 𝜏𝜏𝑓𝑓 varia con 𝜎𝜎𝑛𝑛′ , a diverse profondità si
avrà il collasso per un numero NSPT differente, pur essendo 𝜑𝜑′
costante.
La variazione quasi lineare di NSPT nel grafico dipende dalla variazione quasi lineare di 𝜎𝜎𝑛𝑛′ con la
profondità (ossia con la tensione verticale efficace 𝜎𝜎′).

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 23/03/2010 Prove penetrometriche dinamiche (SPT, SCPT)


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Un’altra correlazione che si può istituire con NSPT è quella proposta da Gibbs & Holtz: entrando nel
diagramma con NSPT e 𝜎𝜎𝑣𝑣′ , si ottiene la densità relativa dello strato:

Nel calcolo dei cedimenti è importante conoscere il modulo di Young efficace E’ (sempre per terreni
incoerenti); la risposta del terreno è non lineare, ossia esso mostra rigidezze differenti a seconda del suo
stato deformativo, e di solito la rigidezza diminuisce all’aumentare della deformazione. Tale parametro è
quindi di difficile determinazione. La correlazione di Denver (1982) fornisce un abaco o una equazione
analitica, e per ciascuno propone 5 diverse relazioni, a seconda del tipo di terreno in esame. Tralasciando le
rette relative a sabbie e ghiaie NC / OC (dato che è pressoché impossibile determinare il grado di
sovraconsolidazione di un terreno incoerente), i valori usualmente considerati nella caratterizzazione
corrispondono a quelli per sabbia satura o sabbia argillosa.
𝑘𝑘𝑘𝑘
N.B. Il grafico restituisce il modulo di Young in , mentre la formula è espressa in Mpa.
𝑐𝑐𝑐𝑐 2

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 23/03/2010 Prove penetrometriche dinamiche (SPT, SCPT)


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Per scegliere opportunamente la curva da usare, ci si basa sulla granulometria, che è stata quindi
determinata in precedenza.

Considerazioni sulle prove SPT in terreni coesivi


Come già affermato all’inizio del paragrafo, le prove dinamiche non sono utilizzabili in terreni coesivi;
storicamente, ciò si giustifica con la nascita della prova SPT negli Stati Uniti, caratterizzati da grandi banchi
di ghiaia; da un punto di vista geotecnico, le argille non si prestano bene a essere sottoposte a prove simili
perché la bassa permeabilità da cui sono caratterizzate provoca delle sovrappressioni interstiziali, al
momento dell’infissione, che non hanno il tempo di dissiparsi; si potrebbe dunque pensare di correlare una
prova SPT al parametro di resistenza non drenata 𝑐𝑐𝑢𝑢 , ma tale correlazione sarebbe poco significativa a
causa del disturbo introdotto dalle modalità impulsive della prova.
In contesti specifici sono disponibili correlazioni adatte a determinare parametri meccanici in terreni
coesivi; ad esempio, le prove SPT sono state utilizzate nei pressi di Atene in banchi di argilliti (l’argillite è il
prodotto della prima fase di litificazione di un’argilla). È superfluo osservare che la validità di simili relazioni
è limitata alla zona nella quale sono state eseguite.

Casi particolari (nell’impossibilità di eseguire la prova SPT)


Può capitare che, a causa di particolari condizioni del terreno (grana eccessivamente grossa che
provoca il “rifiuto” della prova), o per opere di importanza eccezionale (ad esempio gli appoggi su ghiaia del
ponte sullo Stretto di Messina) non si possano eseguire prove standardizzate.

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 23/03/2010 Prove penetrometriche dinamiche (SPT, SCPT)


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Se la prova SPT è stata iniziata, ma si blocca prima del raggiungimento della profondità richiesta (i 45
cm ottenuti dalla somma di tre fasi da 15 cm), si segna nel log della prova che la stessa è andata a rifiuto; i
parametri meccanici possono in tal caso essere soltanto ipotizzati, assumendo un valore forfait abbastanza
alto, ma comunque cautelativo; è utile in tal senso confrontare prove eseguite su terreni ritenuti affini a
quello in esame.
Se invece si decide di eseguire una prova dinamica nonostante l’impossibilità di realizzarla secondo lo
standard della SPT, si possono realizzare campionatori più grandi, calibrati volta per volta mediante
opportune camere.

Prove penetrometriche statiche (CPT, CPTU)


La prova CPT (acronimo di Cone Penetration Test) è nata nei Paesi Bassi, la cui geologia vede diffusi
banchi di argilla, nei quali non è possibile effettuare prove SPT; per una caratterizzazione efficace bisognava
quindi eseguire numerosi, e costosi, sondaggi, corredandoli con altrettanto numerosi prelievi di campioni
indisturbati da analizzare in laboratorio. L’eccessiva onerosità di queste procedure ha portato alla messa a
punto di una prova che permettesse di ricavare tutti questi dati in un’unica esecuzione.
La prova CPT fornisce infatti informazioni continue lungo la verticale esplorata e inoltre, mediante il
supporto di sondaggi nelle vicinanze, fornisce indicazioni sulla stratigrafia del terreno attraversato.

Si tratta di una prova di infissione che avviene a


velocità costante; la punta è costituita dal cosiddetto cono
olandese, che penetra direttamente nel terreno (non
nell’ambito di un sondaggio, quindi). Durante l’infissione si
misura con continuità la forza necessaria per poter
infiggere l’asta alla velocità prefedinita: tale forza è
definita resistenza alla punta 𝒒𝒒𝒄𝒄 . In passato si usavano
dinamometri controllati con continuità dall’operatore
(punte meccaniche); oggi l’intera operazione è gestita
elettronicamente (punte elettriche), e l’apparecchio è
dotato di celle di carico con estensimetri e convertitori
D/A (digitale/analogico); dalla punta viene inviato un
segnale al computer ad essa collegato, il quale provvede
autonomamente a interpretare il segnale digitale come
informazione meccanica di resistenza.
L’infissione della punta è immediatamente seguita
dall’infissione di un manicotto; si misura quindi anche la
resistenza laterale alla penetrazione dello stesso (è
tuttavia un’informazione secondaria rispetto
all’informazione di resistenza alla punta).
La prova CPT può essere interpretata con successo in
terreni coesivi come in terreni incoerenti; è però
necessario poterli riconoscere, perché dai primi si ricava
solo la resistenza non drenata 𝑐𝑐𝑢𝑢 , dai secondi solo
l’angolo di attrito efficace 𝜑𝜑 ′ .

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 23/03/2010 Prove penetrometriche statiche (CPT, CPTU)


20
Le prove CPT sono utilissime per “risparmiare” sul numero di sondaggi da effettuare: essendo
mediamente meno costose di questi ultimi, possono fornire indicazioni stratigrafiche presunte, correlabili a
quelle certe fornite dai sondaggi.
Un esempio è quello della vasca navale oggetto dell’esercitazione: si hanno a disposizione solo due
sondaggi, eseguiti a distanza di quasi 300 m l’uno dall’altro, e si sono realizzate tre prove CPT, delle quali
una in adiacenza a un sondaggio (per calibrare l’interpretazione stratigrafica della CPT) e altre due a
distanza intermedia, per interpolare meglio i dati provenienti dalle carote. Una strategia simile è portata a
conseguenze ancor più estreme per opere che per loro stessa natura sono molto estese in un’unica
direzione (rilevati stradali, ferroviari, etc…).

Prove CPTU

Per aumentare ulteriormente il


livello di dettaglio dell’indagine, si
possono indagare anche le pressioni
dell’acqua mediante trasduttori di
pressione interstiziale. Tali prove
vengono chiamate CPTU (Cone
Penetration Test Undrained); lo
strumento con cui si eseguono è
detto piezocono.

È evidente che:
- In terreni incoerenti  si legge l’andamento delle pressioni di falda (idrostatiche);
- In terreni coesivi  si leggono le 𝛥𝛥𝛥𝛥 (e si è certi, quindi, di essere in presenza di
terreni coesivi)

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 23/03/2010 Prove penetrometriche statiche (CPT, CPTU)


21
Interpretazione di una prova CPT

Nell’interpretazione di una prova CPT, la differenza fondamentale è quella fra terreni incoerenti e
terreni coesivi:
nelle sabbie, l’andamento della resistenza alla punta è molto variabile, con picchi di resistenza e
immediati rilasci;
nelle argille, l’andamento è pressoché lineare (se presenta picchi isolati, li si può interpretare come
inclusioni sabbiose);
- in particolare, se l’ideale prolungamento del tratto lineare verso la superficie intercetta
l’origine, si può dimostrare che l’argilla attraversata è NC;
- viceversa, se l’intercetta in superficie raggiunge un valore di 𝒒𝒒𝒄𝒄 > 0, l’argilla è OC.
N.B. Andamenti misti, ossia abbastanza lineari, ma non abbastanza da indicare un’argilla omogenea,
rappresentano stratigrafie parimenti miste (sabbie argillose o argille sabbiose, a seconda del grado di
regolarità del diagramma).
Per sabbia molto sciolte, si può riscontrare un andamento continuo simile a quello delle argille.

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 23/03/2010 Prove penetrometriche statiche (CPT, CPTU)


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Interpretazione di una prova CPTU

Sabbia

Argilla con
sabbia

Andamento statico
della falda

Lo studio del diagramma delle 𝛥𝛥𝛥𝛥 affiancato al diagramma di 𝑞𝑞𝑐𝑐 conferma l’interpretazione della
stratigrafia descritta nel capoverso precedente:
- nei terreni coesivi (andamento di 𝑞𝑞𝑐𝑐 abbastanza regolare), la pressione dell’acqua è
ovunque maggiore di quella idrostatica  le sovrappressioni generate dall’infissione del
cono non si dissipano immediatamente;
- nei terreni incoerenti (andamento di 𝑞𝑞𝑐𝑐 irregolare), la pressione misurata segue abbastanza
fedelmente il livello che di falda  le sovrappressioni si dissipano quasi contestualmente
all’infissione.
Nel caso del diagramma riportato, si può dedurre l’ulteriore informazione che lo strato coesivo (quello
inferiore) è caratterizzato da frequenti intermissioni sabbiose, a causa dei bruschi cali di 𝛥𝛥𝛥𝛥 riscontrati; per
di più, tali cali si possono correlare ad improvvisi aumenti di 𝑞𝑞𝑐𝑐 , occorsi alla stessa profondità.
L’argilla, infine, è NC, dato che il prolungamento del profilo di 𝑞𝑞𝑐𝑐 intercetta l’origine degli assi.

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 23/03/2010 Prove penetrometriche statiche (CPT, CPTU)


23
Lez. 29/03/2010

Nota sull’andamento della tensione verticale efficace in mare


Poiché le CPT si possono eseguire, con qualche accortezza in più, anche su piattaforme off-shore, si
ricorda che l’andamento della tensione verticale efficace parte comunque da zero, anche se il terreno è
sommerso: nel volume di acqua, infatti, lo stato tensionale totale è governato dalla pressione dell’acqua, ed
è quindi diverso da 0. All’interfaccia con il terreno, la pressione interstiziale agente sul terreno è annullata
dalla pressione (totale) dell’acqua soprastante: lo stato tensionale efficace del terreno parte sempre da
zero, qualunque sia il battente idraulico su di esso agente.

Ricostruzione della stratigrafia a partire da prove CPT


Mediante il diagramma di Robertson-Campanella, è possibile determinare il tipo di strato che la CPT
sta attraversando, distinguendo sabbie, sabbie limose, limi e limi argillosi, argille limose, argille.
Si procede, dopo aver fissato il passo dell’acquisizione del segnale, a riportare i vari punti dati dalle
coppie di valori 𝑞𝑞𝑐𝑐 − 𝐹𝐹𝐹𝐹, dove
𝑓𝑓𝑠𝑠
𝐹𝐹𝐹𝐹 = 100
𝑞𝑞 𝑐𝑐
.

In base alla zona del grafico nella quale si è addensata la maggior parte dei punti, si determina la
stratigrafia prevalente del terreno in esame.

Interpretazione meccanica delle prove CPT


Perché una prova CPT possa essere correlata a caratteristiche meccaniche, deve rispettare i seguenti
standard:
- Caratteristiche della punta;
- Modalità di misura; solo così 𝑞𝑞𝑐𝑐 si potrà considerare attendibile.
- Velocità di infissione

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 29/03/2010 Interpretazione meccanica delle prove CPT


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PROVE CPT

Terreni incoerenti Terreni coesivi

𝜑𝜑′ 𝑐𝑐𝑢𝑢
𝐸𝐸 ′ 𝐸𝐸𝑢𝑢

Determinazione dell’angolo di attrito efficace in terreni incoerenti

L’angolo di attrito efficace 𝜑𝜑′ si ricava mediante


abachi che ne correlano il valore alla resistenza alla
punta 𝑞𝑞𝑐𝑐 (attenzione nella scelta del valor medio
adeguato: nei terreni incoerenti è abbastanza difficile
da determinare, data l’estrema variabilità del grafico)

e alla tensione verticale efficace 𝜎𝜎𝑣𝑣0 .

Correlazione tra 𝒒𝒒𝒄𝒄 e 𝝋𝝋′


(nato per sabbie quarzose prive di cementazione)
Durgunoglu & Mitchell, 1975

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 29/03/2010 Interpretazione meccanica delle prove CPT


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Altri abachi correlano l’angolo di attrito alla densità relativa 𝐷𝐷𝑅𝑅 , oltre che a 𝑞𝑞𝑐𝑐 .
Come nel caso della correlazione con la tensione verticale efficace, la densità relativa è un valore che
cambia con la profondità raggiunta, e influenza la resistenza alla punta, a parità di angolo di attrito efficace.

Correlazione tra 𝒒𝒒𝒄𝒄 e 𝝋𝝋′

N.B. Gli abachi distinguono sabbie NC da sabbie OC. Nella redazione delle curve ciò aveva senso,
perché i terreni di prova erano stati preparati appositamente, e se ne conosceva ogni parametro. Nella
pratica tecnica, tuttavia, è impossibile stabilire il grado di sovra consolidazione di una sabbia, come già
osservato in precedenza. Questi diagrammi risultano dunque poco significativi.

Determinazione del modulo di Young efficace in terreni incoerenti


Si usano abachi di correlazione fra 𝑞𝑞𝑐𝑐 di una prova CPT e modulo di Young efficace 𝐸𝐸 ′ . Si basano su

relazioni tra modulo di Young edometrico 𝐸𝐸𝑒𝑒𝑒𝑒 , che è a sua volta funzione di 𝐸𝐸 ′ e di 𝜈𝜈′.

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 29/03/2010 Interpretazione meccanica delle prove CPT


26
Poiché anche questi diagrammi fanno riferimento al grado di sovraconsolidazione delle sabbie, e i
valori da essi forniti sono abbastanza difformi a seconda della località in cui vengono eseguiti (gli abachi
riportati in figura, ad esempio, valgono per le sabbie del Ticino), nella pratica tecnica si segue un’altra
strada:
per la determinazione di 𝑬𝑬′ dai risultati di una prova CPT
- si individua il valor medio di 𝑞𝑞𝑐𝑐 per lo strato;
- si utilizzano abachi di passaggio tra 𝑞𝑞𝑐𝑐 ed NSPT (saranno trattati più avanti), conoscendo la
granulometria dello strato;
- si utilizzano abachi di correlazione fra NSPT ed 𝐸𝐸 ′ (Denver, ad esempio).

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 29/03/2010 Interpretazione meccanica delle prove CPT


27
Caratterizzazione geotecnica - Lez. 29/03/2010 Interpretazione meccanica delle prove CPT
28
Appunti dall’esercitazione con C. Vitone (21/05/2008)
Gli spessori medi degli strati individuati vanno valutati con la media aritmetica dei valori individuati in
corrispondenza dei due sondaggi e delle due CPT “isolate”.
Non individuare lo spessore dello strato di riporto (perché variabile), né del bed-rock di argille
vaticane, che si considereranno indefinitamente estese.
Si assume che la falda si trovi a 1,5 m dal tetto dello strato 2.

Lo strato 5 (argilla NC): la nostra bestia nera


Tutti i campioni del sondaggio 1 (S1C1, S1C2, S1C3, S1C4) e i campioni S2C4, S2C6 appartengono allo
strato 5 di argilla NC; è lo strato che ci dà più problemi (oltre a essere l’unico coesivo e quindi campionabile,
oltre al primo strato di argilla limosa, da cui sono stati prelevati S2C1 ed S2C2).
I dati provenienti dai provini riportano valori spesso contrastanti, indici di plasticità che sono in alcuni
casi 25, in altri 46, frazioni sabbiose fortemente variabili, angoli di attrito alti… Insomma, parecchie
anomalie.
Per quanto riguarda S1C2 ed S1C3, essi non vanno considerati ai fini della determinazione di parametri
meccanici, perché sfortunatamente sono stati prelevati proprio in corrispondenza delle lenti sabbiose che
caratterizzano lo strato di argilla NC. Dalle schede riassuntive si possono desumere i valori
𝜑𝜑′ = 33° e
𝑐𝑐 ′ = 0 .

𝜑𝜑′ , mediante l’abaco che si trova a pag. 215 del libro “Fondazioni” di R. Lancellotta [II ediz.]:

Bisogna considerare un valore situato nel mezzo della fascia; 𝑐𝑐 ′ = 0, poiché l’argilla è NC.

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 29/03/2010 Appunti dall’esercitazione con C. Vitone (21/05/2008)


29

Per il calcolo di 𝜎𝜎𝑣𝑣𝑣𝑣 , ci si pone alla profondità media del prelievo del campione. Con riferimento a
23,5+24,1 ′
S1C1, ad esempio, 𝑧𝑧 = = 23,8 𝑚𝑚  si calcola 𝜎𝜎𝑣𝑣0 (conosciamo già i pesi 𝛾𝛾 per unità di volume di
2
tutti gli strati).

Per la determinazione di OCR, si ricorre alla costruzione di Casagrande. Considerata la curva di


compressione edometrica, si determinano 𝐶𝐶𝑐𝑐 e 𝐶𝐶𝑠𝑠 (stessa procedura richiamata nel calcolo dei cedimenti).

Per il coefficiente di consolidazione primaria 𝑐𝑐𝑣𝑣 si usano le curve di consolidazione fornite nei log
della prova edometrica: non è la curva di compressione edometrica, ma l’insieme delle curve che indicano il
𝑘𝑘𝑘𝑘
cedimento sotto ciascun gradino di carico (1, 2, 4, 8, etc…, ).
𝑐𝑐𝑐𝑐 2

Per approfondire, bisognerebbe rispolverare la teoria della consolidazione monodimensionale di


Terzaghi, ma qui basta scrivere la relazione
𝐻𝐻 2 ∙𝑇𝑇𝑣𝑣
𝑐𝑐𝑣𝑣 = ,
𝑡𝑡 50

dove con 𝐻𝐻 si intende l’altezza libera di drenaggio; nell’edometro, è pari alla metà dell’altezza del
provino, poiché le superfici di drenaggio sono due (le due pietre porose).
Per stabilire quale, delle curve di consolidazione, usare nel calcolo di 𝑐𝑐𝑣𝑣 , si considera la tensione
verticale efficace e si sceglie la curva corrispondente al gradino di carico che meglio approssima la tensione
cui il campione era sottoposto in sito.
𝐻𝐻𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖 +𝐻𝐻𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓 2
Si ricava il valore di 𝐻𝐻 = � � ;
2∙2
𝐻𝐻𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖 +𝐻𝐻𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓
2
è l’altezza media, si divide ulteriormente per 2 a causa del doppio bordo drenante, e infine
si eleva al quadrato.
I valori di 𝐻𝐻𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖 e 𝐻𝐻𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓 si ricavano direttamente dalle curve di consolidazione.
𝑘𝑘𝑘𝑘
Supponendo, nel S1C1, di aver scelto la curva a 8 𝑐𝑐𝑐𝑐 2 , si considera il valore finale della curva
precedente (1,7𝑚𝑚𝑚𝑚); poiché il campione era inizialmente alto 20𝑚𝑚𝑚𝑚, il valore di 𝐻𝐻𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖 è (20 − 1,7)𝑚𝑚𝑚𝑚 =
18,3𝑚𝑚𝑚𝑚.
Il valore di 𝐻𝐻𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓 si determina con le tangenti alle curve di consolidazione: la tangente corrispondente
al punto di flesso, e un’altra che prolunga la parte finale della curva; l’intersezione delle due rette fornisce
𝐻𝐻𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓 .

Le ascisse in corrispondenza di 𝐻𝐻𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖 e 𝐻𝐻𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓 individuano i valori di tempo 𝑡𝑡0 e 𝑡𝑡100 ; il valore 𝑡𝑡50 è
definito allora come il valore attingibile sulla curva in corrispondenza della metà del segmento 𝐻𝐻𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓 −
𝐻𝐻𝑖𝑖𝑛𝑛𝑖𝑖𝑧𝑧; una volta calcolato 𝑡𝑡50 è possibile ricavare 𝑐𝑐𝑣𝑣 .

Valori orientativi per questo coefficiente sono:


𝑚𝑚 2
(1 ÷ 5) ∙ 10−7 per le argille OC;
𝑠𝑠

𝑚𝑚 2
≅ 2 ∙ 10−7 𝑠𝑠
per le argille NC.

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 29/03/2010 Appunti dall’esercitazione con C. Vitone (21/05/2008)


30
Dati per il calcolo delle tensioni citostatiche
Assumere:
𝑘𝑘𝑘𝑘
Strato 1 (riporto): 𝛾𝛾 = 18,2
𝑚𝑚 3

𝜈𝜈 ′ = 0,3
Strato 3: � 𝑘𝑘𝑘𝑘
𝛾𝛾3 = 18 3
𝑚𝑚

𝜈𝜈 ′ = 0,3
Strato 4: � 𝑘𝑘𝑘𝑘
𝛾𝛾4 = 20 3
𝑚𝑚

𝑘𝑘𝑘𝑘
⎧𝛾𝛾𝑔𝑔ℎ𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖𝑖 = 20 𝑚𝑚 3

Strato 6: 𝑐𝑐 ′ = 0
⎨ 𝜑𝜑′ = 40°
⎪ ′
⎩ 𝐸𝐸 = 35𝑀𝑀𝑀𝑀𝑀𝑀

Per la determinazione di 𝝋𝝋′ negli strati 3 e 4, che sono incoerenti, bisogna disporre del valore della
resistenza alla punta 𝑞𝑞𝑐𝑐 , in modo da poterlo correlare a 𝜑𝜑′ mediante l’abaco di Durgunoglu e Mitchell.
Il calcolo della 𝑞𝑞𝑐𝑐 media si effettua per ogni strato; si prende il picco in corrispondenza dello strato
d’interesse, e se ne fa una media pesata, oppure si può fare una media con il calcolo delle aree (NON HO
CAPITO COME, forse con AutoCAD? Boh).

Per determinare 𝒄𝒄𝒖𝒖 negli strati coesivi si usa la relazione:


𝑞𝑞 𝑐𝑐 −𝜎𝜎𝑣𝑣0
𝑐𝑐𝑢𝑢 =
𝑁𝑁
,

dove la tensione verticale è quella totale, perché si è in condizioni non drenate.


Il parametro N varia da 15 a 25; non disponendo di apposite prove di laboratorio per calibrare tale
valore (cfr. lezione del 29/03/2010), si assume il valore mediano, pari a 20.
Per i terreni coesivi, la determinazione del valore medio di 𝑞𝑞𝑐𝑐 è più agevole; il valore di 𝜎𝜎𝑣𝑣0 da
considerare è quello corrispondente al centro dello strato.

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 29/03/2010 Appunti dall’esercitazione con C. Vitone (21/05/2008)


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Per la determinazione di E’ si usa la correlazione empirica di Denver, che sfrutta però il numero di
colpi NSPT: bisogna dunque ricavare NSPT da 𝑞𝑞𝑐𝑐 , mediante la correlazione di Robertson:

Nella relazione di Denver si considerano i coefficienti relativi a:


- strato 3 sabbia argillosa (0,316 e 1,58)
- strato 4 sabbia satura ( (0,478 e 7,17)
N.B. nella correlazione di Robertson, per il passaggio da 𝑞𝑞𝑐𝑐 a NSPT , bisogna conoscere la granulometria
del materiale, consultando la curva granulometrica e scegliendo il diametro corrispondente al 50% di
materiale passante. Nel progetto si assumeranno:
- strato 3 𝐷𝐷50 = 0,07 𝑚𝑚𝑚𝑚
- strato 4 𝐷𝐷50 = 0,37 𝑚𝑚𝑚𝑚

Ricapitolando:
valor medio di 𝑞𝑞𝑐𝑐  correlazione con NSPT  determinazione di E’ con l’abaco di Denver.

Caratterizzazione geotecnica - Lez. 29/03/2010 Appunti dall’esercitazione con C. Vitone (21/05/2008)


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