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IL PROGETTO DEI NODI NEGLI EDIFICI NUOVI IN CEMENTO ARMATO

Bilotta A., Cosenza E.

antonio.bilotta@unina.it, cosenza@unina.it
Dipartimento di Strutture per l’Ingegneria e l’Architettura, Università degli Studi di Napoli Federico II

1 I nodi degli edifici in cemento armato in zona sismica


Nell’ambito dell’ingegneria strutturale, nella modellazione delle strutture propedeutica all’analisi delle
sollecitazioni, i nodi sono schematizzati come i punti in cui si incontrano le linee degli assi baricentrici degli
elementi strutturali monodimensionali. Con riferimento alle strutture in cemento armato, il nodo deve avere
necessariamente un certo volume di calcestruzzo, anche opportunamente armato, per resistere ai notevoli stati
tensionali tridimensionali di tensioni normali e di tensioni tangenziali che possono nascere in esso (Cosenza et
al., 2019).
In edifici regolari, i nodi sono i volumi in cui gli elementi verticali (pilastri) e gli elementi orizzontali (travi)
si connettono mutuamente, generalmente in due direzioni ortogonali. Pertanto, i nodi sono da considerarsi una
parte della pilastrata. Infatti, le NTC definiscono nodo la zona del pilastro che si sovrappone alle travi in esso
concorrenti.
Studi sistematici ed approfonditi sul comportamento dei nodi in cemento armato di telai in zona sismica
sono stati condotti soprattutto negli ultimi decenni, perché la crisi di pannelli nodali è stata registrata più
frequentemente in seguito ai più recenti eventi sismici. Riferendoci, ad esempio, ai terremoti dell’Abruzzo 2009
in Figura 1a è evidente la carenza di resistenza a trazione per assenza o limitatezza di armatura orizzontale e
verticale con crisi del nodo ortogonalmente alla direzione delle isostatiche di trazione, per superamento della
resistenza del calcestruzzo teso. In Figura 1b è, invece, chiara l’instabilità delle barre verticali, prive di armature
orizzontali (staffe o ferri di parete della trave) che limitassero la lunghezza libera di inflessione.

(a) (b)
Figura 1 – Crisi nei nodi in edifici in Abruzzo 2009 per (a) resistenza a trazione (b) instabilità delle barre

D’altra parte, nelle strutture soggette ad azioni solo gravitazionali raramente i nodi sono molto sollecitati.
La differenza sostanziale di prestazione nelle due condizioni è nella diversità di variazione degli sforzi che
sollecitano i nodi nei due casi.
In presenza di soli carichi verticali, consideriamo un semplice telaio simmetrico e carichiamo, sempre per
semplicità, unicamente la trave del primo livello (Figura 2a). Sulla sola trave il diagramma del momento è quello
riportato in figura, e se in particolare esaminiamo il nodo centrale, per simmetria si ha momento negativo nelle
travi uguale a sinistra e destra e sforzo normale centrato nel pilastro, proveniente dal peso proprio e dallo scarico
dei piani superiori. Pertanto, isolando il solo nodo, l’armatura superiore della trave è soggetta a forze di trazione
T che, avendo verso opposto, verso sinistra sulla faccia di sinistra e verso destra sulla faccia di destra, si bilanciano
fra di loro. Dunque, i nodi nei telai soggetti a carichi verticali sono poco sollecitati. Il nodo sarebbe più sollecitato
nel caso in cui due momenti negativi fossero di valore molto diverso, ad esempio per differenza di luci e/o
rigidezze delle travi e/o carico delle travi in un telaio non simmetrico: dunque si possono avere situazioni
maggiormente sollecitate, che vanno opportunamente evidenziate e studiate.
Completamente diversa è la situazione dello stesso telaio soggetto anche ad azioni sismiche rilevanti. In tal
caso un possibile diagramma del momento sui pilatri e sulle travi convergenti nel nodo centrale è riportato nella
Figura 2b. Si ha una inversione del segno del momento tanto nei pilatri quanto nelle travi. Dunque, nel solo
spazio del nodo, le fibre tese orizzontali devono passare dall’alto al basso delle travi, e le fibre tese verticali da
sinistra a destra nei pilatri. Pertanto, si genera un rilevantissimo stato tensionale tridimensionale nel nodo, che
deve avere un volume e – spesso – un’armatura specifica sufficiente per consentire una tale variazione di
sollecitazioni nello spazio del nodo stesso. Il nodo si presenta dunque sollecitato come nella parte inferiore della
Figura 2b, e poco cambia per la presenza dei carichi verticali sulle travi, che variano la forma del diagramma del
momento.

N N

T T T C
Mb,sn Mb,dx Mb,sn Mb,dx

(a) (b)
Figura 2 – Diagramma dei momenti e dettaglio del nodo con azioni sulla barra: (a) carichi verticali, (b) carichi verticali e azione
orizzontale

Mentre nei telai esistenti spesso capita che i nodi siano insufficienti, specie quelli più deboli che sono quelli
di spigolo e di facciata, nelle costruzioni di nuova progettazione la necessità di armare adeguatamente i nodi è
da ricercarsi nel miglioramento della capacità sismica delle colonne, tipica delle costruzioni più recenti,
finalizzato a ridurre la vulnerabilità sismica delle strutture intelaiate. Infatti, le stesse tipologie strutturali che in
eventi sismici precedenti avevano spesso mostrato crisi per formazione di piano soffice, potrebbero palesare la
carenza di capacità del pannello nodale, in seguito all’attingimento completo della capacità delle travi che è tipica
del progetto con gerarchia di resistenza / capacity design.
È dunque evidente che in una progettazione sempre più attenta alla capacità dissipativa dei meccanismi di
collasso la corretta progettazione del nodo assume un ruolo chiave. L’obiettivo principale di una corretta
progettazione dei nodi per sollecitazioni sismiche è che la resistenza del nodo sia in grado di garantire lo sviluppo
delle cerniere plastiche nel telaio, necessarie alla dissipazione di energia, e che tali cerniere si formino al di fuori
di quelle zone più difficilmente accessibili per successivi interventi di consolidamento.
A prescindere da qualsiasi considerazione quantitativa sui meccanismi resistenti, ciascun pannello nodale
va innanzitutto considerato come parte della colonna tra due zone critiche di estremità dei pilastri in esso
convergenti e quindi vada armato come minimo con dettagli costruttivi simili a quelli usati nelle zone critiche
delle colonne ad esso adiacenti.

1.1 I nodi non confinati

Le Norme Tecniche per le Costruzioni distinguono tra nodi interamente confinati, quando in ognuna delle
quattro facce verticali si innesta una trave che copre per almeno i 3/4 la larghezza del pilastro e, su entrambe le
coppie di facce opposte del nodo, le sezioni delle travi si ricoprono per almeno i 3/4 dell’altezza e nodi non
interamente confinati, negli altri casi.
Nei nodi confinati, anche per solo effetto geometrico, il calcestruzzo riceve un effetto benefico di contrazione
limitata o addirittura eliminata. Dunque, si ha un aumento della resistenza del calcestruzzo ed anche una
maggiore duttilità che consente meccanismi resistenti più estesi, che coinvolgono un maggiore volume di
materiale. In assenza di confinamento geometrico, se necessario, va inserito adeguato confinamento meccanico
tramite l’introduzione di staffe di adeguata geometria.
È evidente che sono non interamente confinati (i) nodi esterni, (ii) nodi in cui convergono in continuità
travi a spessori e travi emergenti e (iii) nodi di pilastri rettangolari allungati. Con riferimento al punto (iii) la
Figura 3 mostra un nodo interno non confinato in cui è evidente la crisi del nodo causata dall’instabilità delle
barre che non è stata impedita da travi di dimensioni troppo piccole. È dunque un evidente caso in cui il nodo
andava armato come “non confinato”.
In ogni caso, ritenendo il nodo parte del pilastro, le armature trasversali di confinamento previste nelle zone
critiche di estremità dei pilastri in esso convergenti vanno estese al nodo. Nel caso di strutture progettate in
Classe di Duttilità “Bassa” CDB è possibile raddoppiarne il passo (a parità di diametro) con un limite superiore
di 15cm.

Figura 3 – Crisi di un nodo interno non interamente confinato


1.2 Azioni sul pannello nodale

Come detto in precedenza in condizioni sismiche il nodo è fortemente sollecitato. Figura 4a mostra una
tipica condizione di sollecitazione per il nodo con momenti nelle colonne, Mc, e nelle travi, Mb, generalmente di
segno opposto tra loro. Le zone nodali sono, dunque, soggette a stati tensionali molto rilevanti, dovendosi
cambiare i segni delle sollecitazioni flettenti tanto lungo l’asse verticale quanto lungo l’asse orizzontale nel volume
definito dall’incrocio di travi e pilastri. In sostanza, il verso delle tensioni normali su una faccia del nodo si
inverte sulla faccia opposta (Figura 4b).

Ned
Mc,sup Mc,sup
Vc
T Cs
Mb,dx
As1 Cc
Mb,dx
Vt ht Cc
T
Vt Mb,sn
Cs
Mb,sn As2

Vc Mc,inf
Mc,inf
Ned
bc
hc
(a) (b)
Figura 4 – Nodo trave – pilastro: (a) sollecitazioni sul nodo e (b) coppie sul pannello nodale

Quest’inversione delle tensioni richiede che l’armatura della trave, che è in trazione su un lato, diventi
compressa dall’altro lato del nodo grazie al trasferimento per aderenza con il calcestruzzo. Supponendo di stare
in condizioni ultime allo SLV (SLC) il pannello nodale è soggetto alle sollecitazioni mostrate in Figura 5a.
Partendo dalla trave, si ha trazione nella parte superiore del nodo lato sinistro per la coppia MRd1. Detta 𝐴𝑠1
l’armatura superiore, ci sarà una forza As1fyd. Pertanto, nella zona inferiore avremo compressione, nelle armature
inferiori Cs1 e nel calcestruzzo Cc1, che per l’equilibrio alla traslazione è uguale alla risultante di trazione. Quindi
si ha una compressione totale C1=As1fyd distribuita però tra calcestruzzo e acciaio, in una zona ridotta della sezione.
Analogamente, sul lato destro del nodo per la coppia MRd2 si ha compressione superiormente e trazione
inferiormente entrambe uguali a As2fyd con As2 armatura inferiore.
Sul lato superiore di attacco con il pilastro in pressoflessione, si può assumere la presenza di due forze di
trazione e compressione uguali in prossimità delle armature longitudinali esterne della colonna per la presenza
di Mc,sup, e una compressione agente sul calcestruzzo in prossimità dell’armatura compressa, per la presenza dello
sforzo normale. Lo stesso accade sul lato inferiore su cui agisce la coppia Mc,inf, con azioni invertite nelle armature
longitudinali e, quindi, nel calcestruzzo.
Mc,sup

Mb,sn=MRd1 T1=As1fyd C2=C2s+C2c≈As2fyd

T2=As2fyd
C1=C1s+C1c≈As1fyd Mb,dx=MRd2

Mc,inf
(a) 
T
C

T1 C2

C1 T2

C
T
(b)
Figura 5 – Pannello nodale in condizioni ultime (a) azioni (b) risultanti

Considerando i quattro vertici del pannello nodale finora schematizzato, è evidente che il pannello è
soggetto a compressione nella direzione congiungente i vertici in cui agiscono C1 e C2, e trazione nella direzione
congiungente i vertici in cui agiscono T1 e T2. Entrambe le azioni sono molto elevate perché proporzionali allo
snervamento delle barre longitudinali di travi e pilastri (Figura 5b). In particolare, se ci riferiamo alla faccia
orizzontale superiore del nodo immediatamente al di sotto delle armature delle travi, avendo anche tagliato
verticalmente le sezioni di stremità delle travi e considerando anche la presenza del taglio Vc , per equilibrio si
ha una forza trasferita dalla parte inferiore del nodo pari a:

Vjbd   Rd  As1  As 2  f yd Vc (1)

Il fattore di sovraresistenza, Rd, è introdotto per tener conto della gerarchia delle resistenze di meccanismi
duttili (formazione delle due cerniere plastiche alle estremità delle travi) su meccanismi fragili (rottura del nodo).
Per un nodo esterno, Vjbd può essere calcolato come:
V jbd   Rd As f yd  Vc (2)

con As = max  As1 ; As 2  e assumendo per Vc il valore minimo. Generalmente l’armatura superiore, in
questo caso As1, è maggiore in quantità dell’armatura inferiore, qui nominata As2.
2 Le formule di verifica dei nodi di nuova progettazione nelle NTC2018
Valutate le azioni sollecitati, vi è la necessità di definire un modello di capacità del nodo che abbia una
giustificazione meccanica quanto più chiara e comprensibile. Tuttavia, soprattutto in assenza di procedure
codificate, la ricerca di uno strumento di progetto e verifica facilmente applicabile non può prescindere dal giusto
compromesso tra accuratezza della previsione e semplicità di calcolo. Di seguito di illustrano i principali approcci
teorici che poi hanno trovato attualmente riscontro nelle normative tecniche nazionali ed internazionali, al fine
di fornire al lettore una maggiore consapevolezza di alcune formulazioni normative.
Le verifiche del nodo secondo le NTC2018 si possono condurre secondo due approcci. Un primo approccio
di verifica del nodo è di tipo tensionale, trova naturale applicazione nella verifica dei nodi in assenza di armature,
e può essere esteso, con cautela, per la progettazione di armature ad hoc di rinforzo del nodo. In alternativa a
tale approccio, per il progetto delle armature si può ricorrere ad un secondo modello di resistenza che prevede
la formazione di un meccanismo resistente con puntoni e tiranti all’interno del nodo.

2.1 Calcolo dell’armatura con approccio tensionale

Innanzitutto, si considera l’azione Vjbd definita in precedenza sul lato orizzontale superiore e inferiore del
nodo e, per equilibrio alla rotazione, altre due azioni sui lati verticali, V jcd  V jbd  h jw h jc . Pertanto, sul piano
orizzontale del nodo, nell’ipotesi di distribuzione uniforme delle tensioni normali σ e tangenziali τ, e
introducendo v come lo sforzo normale adimensionalizzato, si ha (vedi Figura 6):
 m  N Ed Ac    f cd (3)

 m  V jbd A jc  V jcd A jw (4)

m

m

jc m
m jt

jt

jc

m

m
Figura 6 – Tensioni nel pannello nodale

La scrittura delle (3) e (4) evidenzia che in ipotesi di comportamento elastico le tensioni principali avranno
direzione diversa dai 45° del taglio puro, ma saranno inclinate per la presenza delle tensioni normali (meno di
45° quelle di trazione e più di 45° quelle di compressione rispetto al piano orizzontale). La realtà mostra che in
condizioni di rottura le lesioni (ortogonali alle direzioni principali di trazione) tendono ad avere la direzione
della congiungente i vertici del nodo (vedi Figura 1a).
Partendo dalle tensioni calcolate mediante le (3) e (4), una stima delle tensioni principali sulla base di un
approccio elastico può essere utile per dimensionare e armare il nodo tenendo conto anche del funzionamento
non sempre al collasso.
Pertanto, con riferimento al cerchio di Mohr si ottengono le tensioni principali di trazione e compressione:

 jt   m2  jc   m2  m   jt  (5)

 jc   m2  jt   m2  jt   m2  jc   m  (6)

Il massimo valore della tensione di trazione principale, σjt, prima della fessurazione del calcestruzzo è la sua
resistenza a trazione, fctd. Partendo dalla (5) si ha che
-se  m2  m   jt   f ctd allora il calcestruzzo non fessura e quindi non sarebbe necessario ricorrere all’uso
di armatura specifica per garantire la resistenza del nodo.

-se  m2  m   jt   f ctd abbiamo una differenza  sw   m2  m   jt   f ctd che deve essere assorbita da
armature integrative di area Asw il cui valore può essere calcolato, distribuendo uniformemente lo sforzo sulla
sezione ortogonale, mediante la seguente relazione:

Asw  f yd b j  h jw   m2  m  f ctd   f ctd (7)

In sostanza sono necessarie armature di area Asw che soddisfano la relazione (7) almeno con il segno di
uguaglianza in modo che possano assorbire la differenza tra le trazioni principali generale da Vjbd e la resistenza a
trazione del calcestruzzo fctd, nell’ipotesi che le resistenze si sommino.

2.2 Effetto delle staffe nella verifica a compressione dei nodi non confinati da travi

Il massimo valore della tensione di compressione principale, σjc, del calcestruzzo è la sua resistenza a
compressione, fcd. Tuttavia è necessario ridurre tale resistenza fcd mediante un coefficiente, , per tener conto
della effettiva distribuzione delle tensioni di compressione, che non può essere uniformemente distribuita nel
nodo in calcestruzzo e quindi porta a localizzazioni di tensioni di compressione nel nodo, ovvero valori maggiori
dei valori medi ipotizzati nella scrittura della (3); va inoltre considerata la necessità di penalizzare il
comportamento meno duttile dei calcestruzzi a maggiore resistenza, localizzando ulteriormente le tensioni di
compressione.
Tale coefficiente può essere espresso mediante la relazione

   j 1  fck 250 (8)

Nella (8) con il termine in parentesi si tiene conto della maggiore fragilità che il calcestruzzo esibisce
all’aumentare della resistenza e dunque la minore capacità di estendere le zone di calcestruzzo compresso
coinvolte nella rottura di cui si è appena detto. Inoltre, sempre allo scopo di considerare le diverse condizioni di
confinamento del calcestruzzo del nodo si introduce il coefficiente αj. Il valore  j  0.48 suggerito per nodi non
confinati si incrementa del 25% nel caso di nodi geometricamente confinati, pervenendo al valore  j  0.6 .
Nel caso in cui il confinamento sia effettuato con staffe, partendo da nodi geometricamente non confinati, si
può utilizzare l’espressione  j  0.48  f ck ,c f ck   0.6 considerando in maniera graduata l’effetto benefico del
confinamento, mediante il rapporto:

fck ,c fck  1  5 2 fck (9)


in cui 2 è la tensione laterale di confinamento dipendente dalla percentuale di staffe nel nodo che
garantiscono l’effetto di confinamento del calcestruzzo e dal volume di calcestruzzo efficacemente confinato.
In particolare, si può scrivere

 2  hv  r (10)

in cui αh, αv e σr si possono calcolare mediante le relazioni fornite nelle NTC2018 ed illustrare in (Cosenza
et al., 2019), cui si rimanda per i dettagli.
In definitiva, partendo dalla (6) si ha la verifica in termini di tensione tangenziale media:

 m   jc   jc m    fcd   fcd m   fcd 1m  fcd  fcd 1  d  


(11)

ovvero in termini di sollecitazione tagliante nel nodo:

V jbd  Awj  m  b j  hwj  f cd 1   d   (12)

dove d è la forza assiale nel pilastro al di sopra del nodo, normalizzata rispetto alla resistenza a compressione
della sezione di solo calcestruzzo, fcd.

2.3 Calcolo dell’armatura con approccio alternativo

Come già osservato in precedenza (vedi Figura 1a) la direzione delle fessure nel nodo è generalmente quella
della congiungente gli spigoli del pannello nodale. Ciò potrebbe essere ragionevolmente giustificato dalla
tipologia di meccanismo resistente alternativo che si viene a costituire. Tra i modelli più diffusi in letteratura
tecnica, quello proposto in Paulay e Priestley (1992) prevede che le forze Vjbd introdotte in precedenza si
trasferiscono completamente al pannello nodale attraverso l’aderenza tra la barra di armatura e il calcestruzzo
sulla faccia superiore del nodo finché il calcestruzzo non fessura. Successivamente alla formazione delle fessure,
una parte di Vjbd in corrispondenza della zona compressa del lato superiore del pannello nodale si combina
direttamente con le tensioni normali verticali per pressoflessione nei pilastri e induce la formazione di un
puntone compresso con direzione della congiungente gli spigoli del pannello nodale; in altri termini lo scheletro
compresso in calcestruzzo, spostandosi le verticali di compressione nel passare dal pilastro superiore a quello
inferiore, mediante il puntone compresso del nodo, riesce a trasferire parte degli sforzi senza sollecitare le
armature. L’altra parte delle azioni viene trasferita con un meccanismo a traliccio che porta alla formazione di
puntoni compressi e tiranti tesi. Questi ultimi chiaramente si possono formare solo in presenza di armature
orizzontali.
Partendo da tale modello meccanico con alcune semplificazioni è possibile arrivare alla formulazione
proposta nell’EC8 e ripreso dalle NTC 2018.

Vsh   Rd f yd  As1  As 2   Vc  1  0.8  (13)

Si osservi che se la tensione nella zona compressa viene stimata con le stesse modalità di Pauley e Pristley
assumendola pari a 1.25τm, e si considera la parte compressa di estensione pari a tutta la profondità dell’asse
neutro x=1.25y e non solo alla dimensione dello stress block y, il coefficiente numerico 0,8 nella va moltiplicato
per 1.252, portandosi fino al valore 1.25; dunque una stima del limite inferiore della sollecitazione nel nodo a
partire dalla (13) diverrebbe (Cosenza et al., 2019):

Vsh   Rd f yd  As1  As 2   Vc  1  1.25  (14)


2.4 Il volume di calcestruzzo e la classe di duttilità della struttura

Si osservi che trascurando nella (1) il contributo di Vc, e calcolando le risultanti di trazione nelle travi
considerando con buona approssimazione il braccio della coppia interna, hjw, si può scrivere che:

V jbd   Rd  M b , Rd ,dx  M b , Rd ,sx  h jw  M b , Rd h jw (15),

dove Mb.Rd è la somma dei due momenti resistenti nelle travi che convergono nel nodo; ricordando la (4), si
può anche scrivere
Vjbd Mb,Rd Mb,Rd (16)
m   
bj  hjc hjw  bj  hjc Vj
essendo Vj il volume complessivo del calcestruzzo all’interno delle armature di travi e pilastri.
La (16) chiarisce che la tensione tangenziale media è proporzionale alla somma delle esistenze flessionali
nelle travi e inversamente proporzionale al volume del calcestruzzo del nodo. È dunque evidente che le verifiche
di resistenza dei nodi:
- sono più gravose in classe di duttilità bassa CDB, in quanto al fattore di comportamento minore
corrispondono valori maggiori dei momenti resistenti delle travi, Mb,Rd.
- sono meno gravose all’aumentare il volume del nodo Vj (che dipende da entrambe le dimensioni dei
pilastri, bc e hc, ma anche dalla dimensione delle travi, ht). Dunque, spesso i nodi con le travi a spessore possono
essere problematiche.
Quindi dimensioni più generose dei pannelli nodali, consentono di:
- ridurre le escursioni in campo plastico dei materiali per terremoti con maggiore probabilità di
accadimento;
- limitare complicazioni costruttive per sovraffollamento di armature.
Inoltre, con particolare riferimento all’altezza, all’aumentare della stessa è possibile ridurre i quantitativi di
armatura nelle travi, ovvero:
- un’area minore di armature longitudinali delle travi consente di ridurre in assoluto le sollecitazioni che
le armature trasferiscono al pannello nodale come azione tagliante;
- un diametro minore delle armature consente di ridurre le problematiche di scorrimento tra le barre e il
calcestruzzo e quindi di aumentare la confidenza in un comportamento monolitico dello stesso, così
come viene generalmente considerato nelle modellazioni strutturali.

2.5 Armatura del nodo alternativa alla staffa

I modelli illustrati portano a formule per il calcolo dell’armatura, Asw, necessaria per assorbire le trazioni nel
nodo. È naturale trasformare il quantitativo di armatura Asw, ottenuto da tali formule, in staffe con diametro e
numero di braccia variabili proprio in funzione del valore di Asw. Questo perché la staffa, richiusa all’interno del
nodo stesso, non crea sovra-resistenza nelle travi che convergono nel nodo e, al contempo, fornisce un buon
confinamento del calcestruzzo interno al nodo. Tuttavia, in alcuni casi (e.g. alta pericolosità sismica, necessità di
progettazione in classe di duttilità bassa, strutture non caratterizzate da elevata regolarità), i valori di Asw sono
difficilmente compatibili, dal punto di vista tecnologico, con una trasformazione in staffe. In tali casi, fatta salva
l’opportunità di aumentare le dimensioni del nodo che consente di rispettare le prescrizioni normative, l’aliquota
di Asw non strettamente necessaria per un buon confinamento del nodo, potrebbe essere ottenuta mediante un
numero contenuto di tondini opportunamente dimensionati in diametro e lunghezza ed efficacemente
posizionati in zone del nodo meno affollate e poco influenti ai fini della resistenza flessionale delle travi (ad
esempio a metà altezza della trave).
   
3 Esempio di calcolo di nodo d’estremità (non confinato) con travi emergenti per
edificio progettati in diverse classi di duttilità
L’esempio che segue mostra il confronto tra il nodo di un pilastro di bordo di un edificio di 6 piani
progettato con gli spettri di Figura 7, in classe di duttilità media (CD-B) e alta (CD-A). Nell’esempio, si trasforma
l’area metallica necessaria sempre in staffe, utilizzando le modalità tradizionali suggerite dalle Norme tecniche,
senza tenere conto della considerazione fatta in precedenza. L’esempio mostra che le verifiche dei nodi in CD-A
sono meno gravose, grazie all’ottimizzazione del comportamento strutturale in campo plastico che riduce il
quantitativo di armatura delle travi che convergono nel nodo (due travi nel piano x-z e una trave nel piano y-z, si
veda Figura 8). Figura 9 e Figura 10 mostrano i layout finali dei nodi, con evidente riduzione del numero di
staffe per il secondo caso relativo all’edificio progettato in classe di duttilità alta.

Figura 7 – Azione sismica


Ned Ned
Mc,sup Mc,sup
Vc Vc
bj bj

As1 Mb,dx As1


Mb,dx

Vt ht ht
Vt Vt

Mb,sn As2
As2

Vc
Vc
Mc,inf
Mc,inf
Ned
Ned

bc hc

hc bc

(piano x-z) (piano y-z)

Figura 8 – Rappresentazione schematica per il calcolo del nodo


3.1 Nodo d’estremità dell’edificio progettato in CDB

Con riferimento al calcolo condotto in CDB, per il calcolo dell’armatura del nodo la condizione più gravosa
è quella in cui c’è il minimo sforzo normale, mentre per la verifica a compressione del nodo la condizione più
gravosa è quella con il massimo sforzo normale. Si assume che per tali condizioni sia NEd,1 = 130kN e NEd,2 =
750kN, rispettivamente, e che sul pilastro agisca uno sforzo di taglio Vc=100kN.
Le travi hanno larghezza 35cm e altezza 55cm e sono armate con 5φ16 inferiormente e superiormente
(As1=As2=1005mm2) con copriferro in asse di 4cm. Il pilastro ha dimensioni 35cm x 70cm con il lato lungo nel
piano x-z ed è armato con 12φ20 disposti simmetricamente (4 ferri su ciascun lato) con copriferro 4 cm. L’acciaio
ha resistenza di calcolo fyd=391MPa. Per calcestruzzo di classe C25/30, la resistenza a compressione del
calcestruzzo è fcd = 14.11MPa mentre quella a trazione è fctd = 1.20MPa.
Nel piano x-z, per il progetto dell’armatura, utilizzando un approccio di verifica tensionale, condotto con
riferimento ad uno sforzo normale NEd,1 = 130kN, il calcolo indica che è necessario inserire nel nodo un’armatura
trasversale di area 2506mm2, mentre utilizzando un modello che tiene conto della formazione di un meccanismo
resistente con puntone compresso e traliccio teso-compresso, con vd=0.04 riferito all’intera sezione del pilastro,
il calcolo indica che è necessario inserire nel nodo un’armatura trasversale di area 1896mm2. Si sceglie il valore
minore che corrisponde a 9 staffe φ 10 a 3 braccia in circa 45cm cioè φ10/5cm a tre braccia.
La verifica a compressione viene condotta per uno sforzo normale NEd,2 = 750kN, che è la condizione più
gravosa per il calcestruzzo compresso, ed è soddisfatta.
Nel piano y-z i due approcci di verifica forniscono un’area minima di armatura trasversale di 1258mm2 e 823mm2
rispettivamente. Assumendo il valore minimo si ha necessità di inserire 6 staffe φ10 a 2 braccia in circa 40 cm
cioè φ10/7cm a due braccia. Tuttavia, considerando il passo calcolato nel piano x-z si assume 9 staffe φ10/5cm
a due braccia. Anche in questo caso la verifica a compressione condotta per uno sforzo normale NEd,2 = 750kN è
soddisfatta.

3.2 Nodo d’estremità dell’edificio progettato in CDA

Con riferimento al calcolo condotto in CDA, per il calcolo dell’armatura del nodo la condizione più gravosa
è quella in cui c’è il minimo sforzo normale, mentre per la verifica a compressione del nodo la condizione più
gravosa è quella con il massimo sforzo normale. Si assume che per tali condizioni sia NEd,1 = 230kN e NEd,2 =
650kN, rispettivamente, e si ipotizza che dal calcolo si abbia sul pilastro uno sforzo di taglio Vc=100kN.
Le travi hanno la stessa dimensione del caso precedente ma sono armate con 5φ14 inferiormente e
superiormente (As1=As2=770mm2) con copriferro in asse di 4cm. Il pilastro ha dimensioni 35cm x 70cm con il
lato lungo nel piano x-z ed è armato con 12φ20 disposti simmetricamente (4 ferri su ciascun lato) con copriferro
4 cm. L’acciaio ha resistenza di calcolo fyd=391MPa. Per calcestruzzo di classe C25/30, la resistenza a
compressione del calcestruzzo è fcd = 14.11MPa mentre quella a trazione è fctd = 1.19MPa.
In questo caso le verifiche nel piano x-z indicano la necessità di avere 5 staffe φ 10 a 3 braccia in circa 45cm
cioè φ10/12cm a tre braccia, mentre le verifiche nel piano y-z indicano la necessità di 2 staffe φ10 a 2 braccia
in circa 40 cm cioè φ10/40cm a due braccia che è maggiore del valore calcolato in precedenza. Quindi,
considerando il passo calcolato nel piano x-z, si assume 5 staffe φ10/12cm a due braccia. Anche in questo caso
la verifica a compressione è soddisfatta
Figura 9 – Layout del nodo ottenuto per edificio calcolato assumendo classe di duttilità media CD-B

(b)
Figura 10 – Layout del nodo ottenuto per edificio calcolato assumendo classe di duttilità alta CD-A
 

 
4 Riferimenti
Circolare NTC 2018 - CSLP (2019). Circolare n.7 del 21 Gennaio 2019: "Istruzioni per l’applicazione
dell’aggiornamento delle Norme tecniche per le costruzioni di cui al D.M. 17 gennaio 2018”. G.U. n.35 del
11.02.2019.

Cosenza E., Manfredi G., Pecce M. (2019). Strutture in cemento armato. Basi della progettazione. Hoepli.
ISBN: 9788820391621. 380pp.

NTC2018 - MIT (2018). Decreto Ministeriale 17 gennaio 2018. Norme Tecniche per le Costruzioni. G.U.
n. 42 del 20/2/2018.

Paulay T., Priestley M. J. N. (1992). Seismic Design of Reinforced Concrete and Masonry Buildings. John
Wiley & Sons. ISBN: 978-0-471-54915-4. 768 Pages.