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4 Risposta sismica del

sistema terreno-struttura

4.1 ANALISI DELL’INTERAZIONE TERRENO-STRUTTURA

4.1.1 Generalità

Il sistema di cui si è studiata la risposta sismica consta di due parti con differenti
proprietà (fig. 4.1):
● la struttura, di limitate dimensioni;
● il terreno, esteso all’infinito, sede della propagazione delle onde.
Poiché l’interazione si manifesta se gli spostamenti all’interfaccia terreno-struttura
sono diversi rispetto al moto del terreno libero (input), allora considerare l’interazione
significa abbandonare il modello in cui il sistema fondazione-sovrastruttura è incastrato
all’interfaccia b terreno-fondazione (che considera solo l’interazione inerziale) e adottare un
modello in cui la condizione di incastro si imponga ad una distanza dalla fondazione dove il
moto del terreno non vari in presenza della struttura, ciò che si ottiene considerando una
porzione di terreno almeno pari al campo near field (in verticale è sufficiente raggiungere il
bedrock). Oppure considerare solo una porzione di terreno near field ed imporre alla
frontiera un’opportuna condizione di vincolo flessibile in grado di simulare la deformabilità
del terreno circostante e la dissipazione energetica verso quest’ultimo (fig. 4.1).

Figura 4.1 - Modello per l’analisi SSI.

115
La risposta dinamica di tale modello può essere valutata con due approcci (fig. 4.2):
● il metodo diretto: si determina la risposta del modello unico terreno + struttura, dotato di
opportune condizioni di vincolo alla frontiera g, alla quale viene applicato l’input sismico;
● il metodo delle sottostrutture: il modello viene scomposto, con opportune condizioni di
equilibrio e congruenza all’interfaccia terreno-fondazione b, nelle porzioni terreno e
struttura, analizzate separatamente per fornire rispettivamente le aliquote cinematica ed
inerziale della risposta.

descrizione metodo diretto metodo delle sottostrutture


linearità di terreno e
non necessaria necessaria
struttura
moto uFFM alla profondità
dato di partenza moto uFFM al bedrock g
della fondazione b
tre modelli:
unico modello
1) terreno-fondazione
terreno-fondazione-struttura
modello (massa = 0)
con opportuni vincoli alla
2) terreno scavato
frontiera del terreno g
3) sovrastruttura-impedenza
tempo
dominio di soluzione (frequenze, se terreno e tempo o frequenze
struttura sono lineari)
1) interazione cinematica:
uFFM  b   rk  FIM
2) impedenza
3) interazione inerziale:
valutazione della risposta uFFM  g   r impedenza 
  ri
FIM 

r  rk  ri


Figura 4.2 - Metodi di analisi SSI.

4.1.2 Metodo diretto

Nel metodo diretto la risposta dell’intero sistema terreno-fondazione-struttura viene


determinata simultaneamente mediante un modello numerico agli elementi finiti che
schematizza il problema completo della struttura vincolata ad un semispazio di opportune
caratteristiche. La condizione di radiazione nel mezzo infinito è formulata su di un contorno
artificiale. Questo metodo, oltre ai notevoli oneri computazionali, richiede una

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caratterizzazione del sottosuolo accurata ed estesa ad un volume di terreno sufficientemente
ampio; per l’analisi è inoltre necessario definire un certo numero di accelerogrammi reali o
artificiali su bedrock, significativi per il sito in cui è localizzata l’opera.
L’equilibrio dinamico per azione sismica (1.16)a o (1.16)c del sistema terreno
scavato g – fondazione b – struttura s si scrive rispettivamente (fig. 4.3):
 M   0 0  rs   Css  Csb   0  rs  
 ss    
  0  M bbs    M bbg   0   rb    Cbs  Cbbs   Cbbg  Cbg   rb   
           
   
  0  0   M   rg    0
  C   C   rg 
  gg     gb   gg  
 K   K sb   0  rs    M ss   0 0  us    0 
 ss      
 
  K bs   K bbs    K bbg   K bg   rb       0  M bbs    M bbg  0  ub     0 
       
  0
 
 K gb

 
 K gg


 
 r 
g  
  0   0  
 M gg


 ug  bg 
(4.1)a
  S ss   K sb   0    M   0 0  U s    0 
   Rs    ss    
 
  K bs   Sbbs    S bbg   K bg   Rb     2   0  M bbs    M bbg  0  U b     0 
      
 0
  K gb   S gg    Rg    0
  0   M   U 
 gg    g   g 
B 
(4.1)b
in cui:
 Kii  , Cii  ,  M ii  matrici di rigidezza, smorzamento, massa relative ai

nodi i
i
 K bb  , Cbbi  ,  M bbi  contributo del sistema i alle matrici di rigidezza,

smorzamento, massa relativa ai nodi b


i
 Sbb    K bbi   j Cbb
i
   2  M bbi  contributo del sistema i alla matrice d’impedenza

relativa ai nodi b
u  
 s 
ub    T  ug vettore delle accelerazioni free field
 
ug 

ui   U i   e jt vettore delle accelerazioni free field dei nodi i

ri    Ri   e jt moto relativo free field dei nodi i.

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Figura 4.3 - Metodo diretto per l’analisi SSI.

1. IL MODELLO GEOMETRICO. Per un’approssimazione accettabile, le dimensioni l


degli elementi finiti devono essere limitate in relazione alla minima lunghezza d’onda s

delle onde di taglio che caratterizzano il moto del terreno. A tal fine in pratica è sufficiente
imporre che sia soddisfatta la seguente condizione:
l  1 5  s min  1 5  Vs min f s max (4.2)
in cui:
l dimensione del generico elemento finito del modello
s min lunghezza d’onda minima considerata delle onde di taglio

Vs min velocità minima delle onde di taglio nel mezzo

f s max frequenza massima considerata.

2. IL VINCOLO ALLA BASE. La condizione di vincolo alla frontiera:

f r  ,b   0


g g (4.3)

deve essere tale da simulare la dissipazione energetica verso l’esterno della frontiera, pena la
sovrastima della risposta. La dissipazione per isteresi dei terreni (smorzamento materiale) è
meno rilevante rispetto alla dissipazione per irraggiamento delle onde sismiche
(smorzamento geometrico), quindi gli effetti dovuti all'isteresi propria potrebbero quindi
essere trascurati (per di più a favore della sicurezza) dal modello di calcolo, senza alterare la
qualità dei risultati (Castellani, 1975). I vincoli (4.3) possono essere suddivisi in 3 categorie:
vincoli elementari, vincoli viscosi e vincoli congruenti.
I vincoli elementari impongono spostamenti o forze, e sono generalmente impiegati
per bloccare uno o più gradi di libertà nei nodi del reticolo; non assorbono energia, e non

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contribuiscono alla dissipazione per irraggiamento. I vincoli elementari possono essere
utilizzati senza risentire eccessivamente delle riflessioni vincolari quando, a seconda
dell'angolo di incidenza delle onde, riflettono le stesse verso zone distanti dalle fondazioni,
oppure quando l’elevata capacità di smorzamento interno del terreno mitigano l’efficacia
dell’onda riflessa dai vincoli prima che essa torni nella zona sorgente dell'interazione. L'uso
dei vincoli elementari va riservato solo a problemi nei quali la dissipazione interna del
terreno è elevata, oppure quando il problema dell'energia dispersa per irraggiamento è poco
rilevante, come nel caso di strati di piccolo spessore.
Con i vincoli viscosi si può convenientemente simulare il semispazio ai lati del
modello. I vincoli viscosi non appesantiscono significativamente l'analisi, e consentono
notevoli riduzioni dell'estensione del modello, salvo che in presenza di strati di grande
spessore.
I vincoli congruenti assorbono completamente l'onda incidente, e rappresentano la
soluzione esatta del moto della porzione di terreno in esame. Essi sono onerosi dal punto di
vista del calcolo numerico, pur permettendo l'adozione di un modello di estensione più
limitata, e sono stati sviluppati solo nel dominio delle frequenze (a differenza dei vincoli
viscosi, che permettono l'analisi anche nel dominio del tempo). La soluzione relativa ai
vincoli congruenti è ottenuta, a differenza degli altri tipi di vincolo, mediante la
discretizzazione del terreno in sottostrati.
Per la scelta del tipo di vincoli si consideri che:
● la dispersione per irraggiamento in direzione verticale è modesta rispetto alla direzione
orizzontale, poiché le onde incidenti sulle fondazioni vengono riflesse principalmente
lungo la zona più superficiale del terreno; i vincoli posti ai bordi laterali del modello
vengono ad assumere maggiore rilevanza rispetto ai vincoli che agiscono alla base del
modello stesso;
● al di sotto della frequenza propria del terreno f  Vs 4 H ovvero al di fuori del campo di

moto variato (esteso orizzontalmente almeno quanto la pianta della struttura e profondo
della stessa quantità ma non più del bedrock), la scelta del tipo di vincolo ausiliario è
ininfluente sulla risposta, poiché in tal caso l'energia dissipata per irraggiamento è nulla.
Concludendo, una soluzione che sposi bene la semplicità computazionale e l’attendibilità dei
risultati è quella di scegliere il vincolo elementare di incastro al bedrock e lateralmente
vincoli viscosi ad una certa distanza dalla struttura in studio oppure congruenti a distanza
ravvicinata (fig. 4.4).

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Figura 4.4 - Il sistema terreno-struttura.

3. L’INPUT SISMICO. Poiché il bedrock è rigido, le accelerazioni ug possono ritenersi

costanti per tutti i nodi g ed ottenersi per deconvoluzione alla base del moto free field in
superficie. Le accelerazioni ub , invece, possono ritenersi costanti per tutti i nodi b poiché la

fondazione è relativamente piccola rispetto all’altezza dello strato. Il vettore delle


accelerazioni us  si può determinare dall’equazione del moto rigido della struttura:

 K ss   K sb   u s  0 1


       us     K ss   K sb ub  (4.4)
 K bs   K bb    b   
s
  u 0

4.1.3 Metodo delle sottostrutture

Nel metodo delle sottostrutture ciascuna parte del sistema (terreno, fondazione e
sovrastruttura) è trattata separatamente col vantaggio computazionale di poter adottare le
tecniche analitiche o numeriche più adatte per l’analisi del particolare sottosistema, e
concettuale di separare i due fenomeni fisici di interazione cinematica ed inerziale. Questo
metodo prevede che la condizione di radiazione nel mezzo infinito sia formulata
all’interfaccia terreno-struttura, introducendo un’opportuna relazione forza-spostamento
(rigidezze dinamiche).
L’equazione (4.1) equivale al sistema di equazioni:
 M ss  0  rs  Css  Csb   rs 
    
  0  M bb   
rb   Cbs  Cbbs   rb 
s
 
(4.5)a
 K ss   K sb   rs   M ss   0  us   0 
         s 
u
 K bs   K bb    b    0  M bb    b  bb 
 s r  s

120
  Sss   K sb    R    M ss  0  U s   0 
   s   2     (4.5)b
  K bs   Sbbs    Rb  
  0  M bbs   U b   Bbs 
 
e:
  M bbg 
   0  rb    Cbbg  Cbg   rb  
    
  0  M gg   
rg   Cgb  Cgg   rg 
      
(4.6)a
K 

g

bb  K bg   rb    M 

g

bb 0  ub    b 
s
b
        
  K gb   K gg    g 
 r   0   M   ug   bg  
    gg   

  Sbbg   K bg   Rb     M bbg 


2 
 0  U b    Bbs 
        (4.6)b
  K gb   S gg   Rg   0   M   U     Bg  
      gg    g

in cui le condizioni di congruenza e di equilibrio all’interfaccia b sono automaticamente


soddisfatte dall’uso, rispettivamente, dello stesso simbolo rb  per lo spostamento in b e

dall’introduzione delle forze uguali e contrarie b 


s
b agenti all’interfaccia terreno-

fondazione.
La condizione al contorno:

f r  ,b   0


b
s
b (4.7)

si ricava scrivendo esplicitamente la prima delle (4.6).


Per quanto riguarda rb  , si osservi che nel caso particolare di fondazione rigida,

scelto tra i nodi b un punto di controllo B, si può definire una matrice Tb  dipendente dalla

geometria della fondazione tale che:


rb   Tb rB  (4.8)a

Rb   Tb  RB  . (4.8)b

Per quanto riguarda bbs  , se la frontiera g è scelta al di fuori del campo di moto

variato, la condizione di vincolo (4.7) si scrive:

r   0
g (4.9)

e le forze all’interfaccia terreno-struttura bbs  (applicate alla fondazione), si ricavano dalla

prima delle (4.6):

b   b   b 
s
b
e
b
int
b (4.10)a

121
b     M  u 
e
b
g
bb b (4.10)b

b     M  r   C  r    K  r   B   e


int
b
g
bb b
g
bb b
g
bb b
int
b
j t
(4.10)c’

B     S  R 
int
b
g
bb b (4.10)c’’

in cui bbint  sono le forze di interazione, che si aggiungono alle bbe  solo in presenza di

interazione (fig. 4.5):


rb   0 (4.11)

e  Sbbg  è l’impedenza della fondazione:

 Sbbg    K bbg   j Cbbg    2  M bbg    K bbg    2  M bbg  . (4.12)

in cui:
 K bbg  rigidezza del terreno scavato

Cbbg  smorzamento del terreno scavato (geometrico Cbbg  + materiale Cbbg  )


rad hys

 M bbg  inerzia del terreno scavato.

L’uso della (4.12) è suggerito anche dall’EC0, secondo cui «nel caso di interazione
terreno-struttura, il contributo del terreno può essere modellato attraverso molle e smorzatori
equivalenti di caratteristiche adeguate», come si fa nel metodo delle sottostrutture applicando
l’impedenza alla base.

122
Figura 4.5 - Definizione di interazione terreno-struttura: forze d’interazione.

La risposta strutturale relativa al moto free field può essere scomposta nelle aliquote
associate alle interazioni cinematica ed inerziale:
r  rk  ri (4.13)a

R   Rk  Ri (4.13)b


in cui:

rk   Rk  e jt risposta cinematica

ri  Ri  e jt risposta inerziale.

Formalmente il metodo delle sottostrutture, tenendo conto delle (4.10), (4.13) e delle
definizioni di interazione cinematica ed inerziale, scompone la (4.5) nella somma, membro a
membro, delle due seguenti equazioni (fig. 4.6):
1) annullando le masse strutturali:

123
 M ss    M bbs   0 (4.14)

si ottiene l’equilibrio dinamico relativo all’interazione cinematica:


 Css   Csb   rs    K ss   K sb   rs  
  k   k

 C  C s
 r   K   K s

 bs  bb    b k   bs  bb    b k   r 
 0  0  us    0 
      int  (4.15)a
 0  M bb    b   b k 
 g u b

  K ss   K sb    Rs  
2
 0  0  U s   0 
  k
      , (4.15)b
  K bs   K bbs    Rb k  
 0   M bbg   U b    Sbbg   Rb k 
  
 
il quale consente di ottenere:
● l’input per l’analisi dell’interazione inerziale (moto FIM):
uk  u  rk  U k  e jt ; (4.16)

● l’aliquota cinematica delle forze d’interazione applicate alla fondazione (forze


cinematiche):

b  int
b k
   M bbg  rb k  Cbbg  rb k   K bbg  rb k  Bbint   e jt ;
k
(4.17)a

B int
b k
   Sbbg  Rb k ; (4.17)b

2) utilizzando come moto di input, il moto cinematico (FIM) e sostituendo al terreno


circostante il vincolo visco-elastico  Sbbg  applicato alla fondazione, si ottiene l’equilibrio

dinamico relativo all’interazione inerziale:


 M ss  0  rs i  Css  Csb   rs i   K ss   K sb   rs i 
       
  0  M bb   
rb i   Cbs  Cbbs   rb i   K bs   K bbs   rb i 
s
   
(4.18)a
 M ss   0  us k   0 
      int 
  0  M bb   ub k  bb i 
s

  Sss   K sb    Rs    M ss  0  U s k   0 


2
  i
       (4.18)b
  K bs   Sbbs    Rb i  
  0  M bbs   U b k   Bbs i 
 
il quale consente di ottenere:
● la risposta inerziale della sovrastruttura rs i ;

● l’aliquota inerziale delle forze d’interazione:

b  int
b i
rb i  Cbbg  rb i   K bbg  rb i  Bbint   e jt
   M bbg  
i
(4.19)a

124
B 
int
b i
   Sbbg   Rb i . (4.19)b

È facile verificare che sommando membro a membro le (4.15), (4.18) si riottiene la (4.5).
Analogamente, sommando membro a membro le (4.17), (4.19) si ottiene la (4.10)c.

Figura 4.6 - Metodo delle sottostrutture per l’analisi SSI: descrizione FEM.

Poiché la scomposizione della risposta di cui sopra richiede la validità del principio di
sovrapposizione degli effetti, è necessario che sia il terreno che la struttura abbiano
comportamento elastico lineare. Tuttavia, tale sovrapposizione è ritenuta applicabile in via
approssimata anche a sistemi moderatamente non lineari (Milonakis et al., 1997). A tal
proposito:
● la linearità della struttura, si ipotizza applicando successivamente alla determinazione
delle sollecitazioni, un fattore di duttilità q ;
● la linearità del terreno, è un’ipotesi approssimativamente accettabile per terremoti di bassa
magnitudo; per forti terremoti un’analisi lineare può fornire soluzioni non realistiche (che
si superano con un’analisi lineare iterativa), ma anche in questo caso la sovrapposizione
può essere ritenuta approssimativamente valida, dal momento che le deformazioni del
terreno dovute all’interazione inerziale si attenuano rapidamente con l’aumentare della
profondità, fino a praticamente svanire al di là di una profondità proporzionale alle
dimensioni della fondazione (circa 10 diametri per fondazioni su pali); quelle prodotte
dall’interazione cinematica, almeno per onde di taglio che si propagano verticalmente,
sono invece più elevate in profondità (Dobry e O’Rourke, 1982; Masayuki e Shoichi,
1991).

125
Tutto ciò premesso, operativamente il metodo delle sottostrutture si articola nelle
seguenti fasi successive (fig. 4.7):
1) analisi dell’interazione cinematica: su uno schema in cui sono presenti il terreno di cui sia
noto il moto free field uFFM e la struttura priva di massa (  M ss  ,  M bbs  ), si determina la

risposta cinematica rk e quindi il moto di input uk (FIM);

2a) determinazione delle funzioni di rigidezza dinamica: si costruiscono le funzioni di

impedenza dinamica contenute nella  Sbbg  definite, nel dominio delle frequenze, come le

condizioni di carico armoniche da applicare al terreno scavato all’interfaccia terreno-


struttura b per provocare uno spostamento armonico di ampiezza unitaria per ogni grado di
libertà della fondazione;
2b) analisi dell’interazione inerziale: su uno schema in cui sono presenti la struttura, soggetta
alla base al moto di input uk determinato al passo 1) e al vincolo rappresentato

dall’impedenza dinamica  Sbbg  determinata al passo 2), si determina la risposta inerziale

ri .

126
Figura 4.7 - Metodo delle sottostrutture per l’analisi SSI.

127
4.2 INTERAZIONE CINEMATICA

4.2.1 Generalità

Il moto cinematico (4.16) alla base della struttura può esser determinato by-passando
la risoluzione della (4.15) (possibile nota l’impedenza  Sbbg  ) se si costruisce un’opportuna

funzione di trasferimento  H  , definita nel dominio delle frequenze, che trasformi il moto

free field alla base, nel moto cinematico alla base:


U b k   H U b  . (4.20)

La funzione  H  dipende dal tipo di fondazione ed è costruita considerando i meccanismi sui

quali si basa la trasformazione del moto al livello di fondazione rispetto al moto di terreno
libero:
1) mediazione del moto alla base della fondazione (base slave averaging): i punti
dell’interfaccia terreno-base della fondazione compiono il moto rigido della base della
fondazione;
2) effetti dell’approfondimento (embedment):
□ riduzione del moto orizzontale: perché il moto orizzontale free field decresce con la
profondità;
□ incremento del moto rotazionale: per effetto delle variazioni del moto sismico lungo le
pareti laterali della fondazione;
3) dispersione delle onde (scattering): le onde sismiche subiscono riflessioni e rifrazioni
all’interfaccia fondazione-terreno diverse da quelle che subirebbero alla superficie del
terreno libero.
Dall’input cinematico della sovrastruttura, usando una matrice Ts  dipendente dalla

geometria della sovrastruttura stessa, si ricava l’input cinematico della sovrastruttura,


rappresentato da un moto rigido solidale a quello della fondazione:
us k  Ts ub k (4.21)a

U s k  Ts U b k (4.21)b


La risposta cinematica relativa al moto free field è determinabile usando la (4.16):
rk  uk  u (4.22)a

Rk  U k  U  . (4.22)b

L’effetto 2) è quello più evidente ed è illustrato in fig. 4.8 dove si osserva che
all’aumentare di e R :

128
● U k decresce;

●  k cresce.

Figura 4.8 - Risposta cinematica di un sistema SDOF.

Secondo l’OPCM 3274/03, cap.3, si deve usare un unico tipo di fondazione […]. In
particolare deve essere evitato l’uso contestuale di pali e di fondazioni dirette nello stesso
edificio, a meno di studi specifici che ne dimostrino l’ammissibilità.

129
4.2.2 Fondazioni superficiali e approfondite

Per fondazioni superficiali e approfondite l’interazione cinematica è dovuta a due


effetti:
● alla mediazione del moto offerta dalla fondazione nei punti di contatto col terreno (BSA =
base slab averaging): in assenza di fondazione il moto nei punti A, B e C, sul piano di posa
della fondazione sarebbe diverso; la presenza della fondazione tende a uniformare il moto
lungo la superficie di appoggio a terra (fig. 4.9);

Figura 4.9 - Mediazione dello spettro di risposta alla base della fondazione (BSA).

● all’approfondimento della fondazione (EMB = embedment): quanto più la fondazione è


approfondita nel terreno, tanto maggiore è la differenza tra moto a livello della fondazione
e moto di terreno libero.
Quindi il moto cinematico della fondazione ( uk  U k  e jt ,  k  k  e jt ) può esser

ricavato dal moto free field u f  U f  e jt per mezzo delle funzioni di trasferimento I u    e

I    , definite nel dominio delle frequenze tenendo conto di tali effetti (fig. 4.10, 4.11):

U k  Iu    U f (4.23)a

 k  I     U f B (4.24)a
in cui B è una dimensione caratteristica della fondazione (= raggio R per fondazione
circolare) e le funzioni di trasferimento assumono la forma (Elsabee e Murray, 1977):
I u     Ibsa     I emb    (4.25)

130
cos  0.5 f f n  f  0.7 f n
I emb      (4.26)
0.453 f  0.7 f n

0.257 1  cos  0.5 f f n   f  0.7 f n


I      (4.27)
0.257 f  0.7 f n

dove f n è la frequenza fondamentale del terreno omogeneo data dalla (3.38) per uno strato

di spessore H. Nel caso di semispazio si pone H = e.

Figura 4.10 - Funzione di trasferimento dovuta all’effetto BSA.

131
Figura 4.11 - Funzioni di trasferimento dovute all’effetto EMB.

La fig. 4.11 conferma, come ci si aspetta dai grafici in fig. 4.8, che l’andamento di
I emb    e I    è qualitativamente simile all’andamento di U k u e R k u ,

rispettivamente.
Secondo l’EC8 parte 5, se si assume che l’ampiezza del moto sismico diminuisca con
la profondità, cioè si usano le (4.23)a, (4.24)a, tale ipotesi deve essere giustificata con uno
studio opportuno, e la diminuzione non deve in nessun caso comportare un’accelerazione di
picco minore del 65% del valore di progetto in superficie:

132
uk max  0.65  S  ag . (4.28)
Per fondazioni superficiali in senso stretto (poggianti su piano campagna) e
nell’ipotesi (verosimile) di onde di taglio verticali:
● l’effetto EMB si annulla perché non c’è approfondimento;
● l’effetto BSA si annulla perché per onde di taglio verticali il moto free field orizzontale in
superficie è di tipo rigido a priori.
Quindi la matrice di impedenza  Sbbg  degenera nella matrice di impedenza del terreno

libero, la risposta cinematica rk si annulla ed il moto cinematico coincide col moto free

field, ovvero, nella direzione del sisma per l’unica componente orizzontale del moto:
uk  u (4.23)b
Per fondazioni approfondite infinitamente flessibili e prive di massa, sempre
nell’ipotesi di onde di taglio verticali, il moto cinematico è approssimativamente coincidente
col moto free field:
uk  u  e  (4.23)c

k  u  0  u  e  e (4.24)b

4.2.3 Fondazioni profonde

Per fondazioni profonde l’interazione cinematica rappresenta un fenomeno per cui la


deformazione del palo risulta diversa da quella che il terreno avrebbe in assenza del palo.
1. PALO SINGOLO. Il moto cinematico uk  U k  e jt , k   k  e jt della testa del

singolo palo può esser ricavato dal moto free field u f  U f  e jt alla stessa quota, per mezzo

delle funzioni di trasferimento I u    e I    definite formalmente come per le fondazioni

superficiali e approfondite dalle (4.23)a, (4.24)a ma aventi la forma rappresentata in fig.


4.12.

133
Figura 4.12 - Fattore di interazione cinematica per un palo di fondazione.

2. GRUPPO DI PALI. Nel caso di pali in gruppo, l’oscillazione di ogni palo genera un
campo di onde difratte che influenza il moto dei pali vicini.
Se la testata è rigida, l’input sismico della sommità di un palo coincide con quello
della testata stessa.
Viceversa, l’input sismico che interessa la fondazione va valutato tenendo conto di
questi fenomeni di interazione tra i pali e tra i pali e il terreno. A tale scopo i fattori di
interazione statica (Poulos, 1980) sono stati estesi al caso dinamico definendo i fattori di
interazione dinamica (Novak et al., 1991), fig. 4.13:
uki  azione su j 
 ij  r , , direzione u   (4.29)
ukj  azione su j 

134
Figura 4.13 - Fattore di interazione dinamica: definizione.

In letteratura tecnica, la (4.29) è formulata per le direzioni verticale v ed orizzontale h nel


modo seguente (Novak et al., 1992):
 v  Re  v   j Im  v   Av  e jv (4.30)

 h     h 0  cos 2    h 90  sin 2  (4.31)a

 h 0  Re  h 0   j  Im  h 0   Ah 0  e jh 0 (4.31)b

 h 90  Re  h 90   j  Im  h 90   Ah 90  e jh 90 (4.31)c

in cui:

Av  Re 2  v   Im 2  v 

tgv  Im  v  Re  v 

Ah 0  Re 2  h 0   Im 2  h 0 

tgh 0  Im  h 0  Re  h 0 

Ah 90  Re 2  h 90   Im 2  h 90 

tgh 90  Im  h 90  Re  h 90  .

I fattori  v ,  h dipendono da L d , s d , Es  Es  z  , E p Es  L  ,  p  s , Ds ,  s ,

a0  d Vs e dalle condizioni di vincolo ipotizzabili in testa (solitamente l’incastro) e in

punta (solitamente la cerniera). Si suole rappresentare graficamente la parte reale Re  v  ,

Re  h 0  , Re  h 90  e quella immaginaria Im  v  , Im  h 0  , Im  h 90  oppure l’ampiezza

Av , Ah 0 , Ah 90 e la fase v , h 0 , h 90 in funzione di tali parametri (fig. 4.14).

135
Figura 4.14 - Fattore di interazione dinamica.

In particolare, per due pali incastrati in sommità e immersi in un terreno omogeneo,


le (4.30), (4.31) diventano (Makris e Gazetas, 1992):
 s d 2 
d  D  j  Vs 

(4.32)
v  s   e
2s
3 k x     jcx   
 h  s ,     s,   (4.33)a
4 k x     jcx     m 2

136
  s,     s, 0   cos 2     s, 90   sin 2  (4.33)b
s
d  D 1VLa
  s, 0   e (4.33)c
2s
s
d  D 1 Vs
  s,90   e (4.33)d
2s
dove  h  s,   è stato ricavato col modello in fig. 4.15 costruito nelle seguenti ipotesi:

● onde di taglio verticali;


● terreno omogeneo visco-elastico lineare;
● pali incastrati in testa;
● perfetta aderenza palo-terreno;
● onde emanate dall’interfaccia palo-terreno con fronte d’onda cilindrico con asse
coincidente con quello del palo.

137
Figura 4.15 - Definizione del fattore di interazione dinamica orizzontale.

138
Secondo l’EC8 - parte 5 - punto 5.4.2, i pali e i pozzi di fondazione devono essere
progettati in modo da resistere ai seguenti due tipi di sollecitazione [fig. 4.16]:
a) forze inerziali [espresse dalla (4.19)], trasmesse dalla sovrastruttura. Tali forze, in
combinazione con i carichi statici, forniscono i valori di progetto Nsd, Vsd, Msd, specificati
come in 5.3.2;
b) forze cinematiche [espresse dalla (4.17)], derivanti dalla deformazione del terreno
circostante in seguito al passaggio di onde sismiche [fig. 4.17].

Figura 4.16 - Effetti delle interazioni cinematica ed inerziale per fondazioni su pali.

139
Figura 4.17 - Azioni cinematiche.

Lo stesso punto della normativa indica che per assorbire correttamente le forze cinematiche, i
pali devono essere progettati rispettando le seguenti regole.

140
● Si deve trascurare la resistenza laterale degli strati di terreno suscettibili alla liquefazione
o ad una perdita significativa di resistenza [fig. 4.18].

Figura 4.18 - Effetti della presenza di uno strato liquefacibile.

● Non si dovrebbe far uso di pali inclinati per trasmettere al terreno carichi laterali. Se tali
pali vengono usati, essi devono essere progettati in modo tale da sostenere, entro i limiti di
sicurezza, carichi sia assiali che flessionali [fig. 4.19].

Figura 4.19 - Rotture alla testa di pali inclinati.

141
● I momenti flettenti di origine cinematica [provocati dalle (4.17)] devono essere calcolati
soltanto quando si verificano simultaneamente almeno due delle seguenti condizioni:
- il profilo del terreno è di classe C, o peggiore, e contiene strati consecutivi con forti
contrasti di rigidezza [fig. 4.20];
- la zona è a media o elevata sismicità, ovvero S  ag  0,1g ;

- la categoria di importanza della sovrastruttura è I o II [strutture con fattore di


importanza  I  1 ].

Figura 4.20 - Momenti cinematici.

● I pali devono essere progettati in modo da rimanere in campo elastico. Quando ciò non
sia possibile, […] se d è il diametro del palo, si deve ipotizzare la potenziale formazione di
cerniere plastiche per:
- un tratto di profondità 2d a partire dalla testa del palo;
- un tratto di estensione verticale ± 2d a partire da ogni frontiera tra due strati con forte
contrasto di rigidezza a taglio (rapporto tra i moduli di taglio > 6).
Tali tratti devono essere progettati in modo da presentare comportamento duttile […].
Studi parametrici eseguiti da Kaynia e Mahzooni (1996) su una struttura ad un grado
di libertà (fig. 4.21) hanno evidenziato che:
● le forze di taglio dovute all’interazione cinematica sono circa le stesse in tutti i pali, come
era da attendersi dal momento che l’interazione tra i pali sotto carichi sismici è
trascurabile; quelle prodotte dall’interazione inerziale aumentano passando dal palo
centrale al palo in periferia;

142
● le forze di taglio sismiche risultano praticamente uguali a quelle indotte dall’interazione
cinematica, tranne che per frequenze prossime alla frequenza naturale del sistema terreno-
struttura; in questo intervallo gli effetti dell’interazione inerziale risultano notevolmente
maggiori, rispetto a quelli dell’interazione cinematica;
● contrariamente alle forze di interazione cinematica che sono considerevolmente più
piccole nei pali flessibili, le forze sismiche in condizioni di risonanza sono insensibili alla
rigidezza del palo;
● i momenti indotti dall’interazione hanno le stesse caratteristiche delle forze di taglio
essendo regolati dagli stessi fenomeni.

Figura 4.21 - Struttura ad 1 grado di libertà fondata su pali studiata da Kaynia e Mahzooni (1996).

4.3 IMPEDENZE DINAMICHE DI UNA FONDAZIONE

4.3.1 Definizione

Per l’attendibilità dei risultati della determinazione della risposta strutturale, è


opportuno che il vincolo (4.10), definito nei codici di calcolo FEM, consenta:
● lo scorrimento relativo terreno-fondazione allorquando viene vinta la resistenza attritiva
legata all’angolo di attrito terreno-fondazione;

143
● il sollevamento della fondazione allorquando insorgano lungo il contatto sforzi di trazione.
L’impedenza dinamica di una fondazione  Sbbg  (fig. 4.22) è definita dalla (4.12), che

qui riscriviamo in forma estesa:

 
 Bbint    K bbg   j Cbbg    2  M bbg  Rb    Sbbg   Rb  (4.34)a

 Bbint1   S11 0 0 0 0 0   R1 
 int  
 Bb 2   0 S22 0 0 0 S 26   R2 
 
 Bint   0 0 S33 0 S35 0   R3 
  bint3      , (4.34)b
 Bb 4   0 0 0 S 44 0 0   R4 
 Bbint5   0 0 S53 0 S55 0   R5 
 int    
 Bb 6   0 S62 0 0 0 S 66   R6 

 F1   S 1 0 0 0 0 0   1 
F   0 S 2 0 0 0 S 2 3   2 
 2   
 F3   0 0 S 3 0 S 3 2 0   3 
   , (4.34)c
 M1   0 0 0 S 1 0 0  1 
M 2   0 0 S 3 2 0 S 2 0  2 
    
 M 3   0 S 2  3 0 0 0 S 3  3 

in cui le componenti di  Sbbg  sono definite analogamente alle (1.45)b, (1.45)c:

 K ik kik  jCik fondazioni superficiali


Sik      (4.35)
 K ik kik  j 2 K ik Dik fondazioni profonde

in cui:
K ik rigidezza statica

kik coefficiente di rigidezza dinamica

Cik smorzamento viscoso, somma degli smorzamenti geometrico Cik rad (dovuto alla

radiazione) e materiale Cik hys  2 K ik Dik (dovuto all’isteresi)

Dik fattore di smorzamento.

144
Figura 4.22 - Parametri di definizione dell’impedenza.

Le (4.35) sono determinabili con diversi metodi (modelli analitici al continuo,


modelli numerici FEM e BEM, modello semplificato del cono) e dipendono da:
● forma dell’interfaccia fondazione-terreno: circolare, nastriforme, rettangolare, arbitraria
(parametri: L B );
● affondamento della fondazione: superficiale, approfondita, profonda, cassone (parametri:
d D , Aw );
● natura del terreno: semispazio omogeneo o stratificato su roccia (parametri: G ,  ,  , D ,
H );
● modo di vibrazione: 3 traslazioni 1 ,  2 ,  3 e 3 rotazioni 1 , 2 , 3 ;

● frequenza di eccitazione: f  1  10 Hz (parametro: f    2  oppure a0  B VS ).

Nei prossimi paragrafi sono riportate le funzioni di impedenza relative ai principali


tipi di fondazione (fig. 4.23), determinati da Gazetas e altri.

145
Figura 4.23 - Classificazione delle tipologie di fondazione per definirne le impedenze.

È interessante osservare come la rigidezza del sistema fondazione-terreno cresca,


oltre che all’aumentare della rigidezza G0 del terreno, anche passando da una fondazione

superficiale a una fondazione su pali, a una fondazione approfondita (fig. 4.24).

146
Figura 4.24 - Rigidezza del sistema fondazione terreno.

4.3.2 Fondazioni superficiali

Nelle formulazioni di Gazetas relative a fondazioni superficiali:


0  D B 1 (4.36)
il terreno è stato considerato in ciascuna delle seguenti ipotesi:
● semispazio omogeneo (fig. 4.25, 4.26);
● semispazio disomogeneo (fig. 4.27, 4.28, 4.29);
● strato omogeneo (fig. 4.30, 4.31).

147
Figura 4.25 - Fondazione superficiale su semispazio omogeneo (1).

148
Figura 4.26 - Fondazione superficiale su semispazio omogeneo (2).

149
Figura 4.27 - Fondazione superficiale su semispazio disomogeneo (1).

150
Figura 4.28 - Fondazione superficiale su semispazio disomogeneo (2).

151
Figura 4.29 - Fondazione superficiale su semispazio disomogeneo (3).

152
Figura 4.30 - Fondazione superficiale su strato omogeneo (1).

153
Figura 4.31 - Fondazione superficiale su strato omogeneo (2).

154
4.3.3 Fondazioni approfondite

Le funzioni di impedenza delle fondazioni approfondite:


● fondazione flessibile:
3 D B8 (4.37)a
● fondazione rigida:
0.5  D B  4 (4.37)b
si ottengono da quelle superficiali moltiplicandole per opportuni coefficienti che tengano
conto dell’effetto dell’approfondimento rappresentato dai parametri D B e Aw . Le
formulazioni sono state sviluppate nelle seguenti ipotesi relative al terreno:
● semispazio omogeneo: fig. 4.32, 4.33, 4.34;
● strato omogeneo: fig. 4.35.

155
Figura 4.32 - Fondazione approfondite su semispazio omogeneo (1).

156
Figura 4.33 - Fondazione approfondite su semispazio omogeneo (2).

157
Figura 4.34 - Fondazione approfondite su semispazio omogeneo (3).

158
Figura 4.35 - Fondazione approfondite su strato omogeneo.

159
4.3.4 Fondazioni profonde

Si parla di fondazioni profonde se:


D d 8 (4.38)
Per tale tipo di fondazione, il problema dell’interazione ha un duplice aspetto a seconda che
si sia interessati alla risposta della sola sovrastruttura o anche dei sottostanti pali.
Nel primo caso, noti i legami forza-deformazione in campo dinamico delle teste dei
pali, il problema può essere ricondotto a quello delle fondazioni superficiali, salvo tener
conto dell’efficienza dinamica (ovvero dei fattori di interazione dinamica  ij ) della

palificata per pali distanti meno di 5  6 diametri. Questo è il problema illustrato in questo
paragrafo.
Se invece si è interessati anche alla risposta del palo, il problema è più complesso ed
è necessaria una trattazione completa dell’insieme terreno-pali-sovrastruttura.
1. PALO SINGOLO. Le impedenze sono state determinate da Gazetas nelle seguenti
ipotesi:
● terreno: strato omogeneo;
● palo: rigido ( L  lc ) o flessibile ( L  lc ).

Nel caso di palo flessibile, le impedenze alla testa sono riportate nelle fig. 4.36, 4.37.

160
Figura 4.36 - Fondazione profonda (1).

161
Figura 4.37 - Fondazione profonda (2).

162
2. PALIFICATA. Note le impedenze del singolo palo di cui alle fig. 4.35, 4.36 e noti i
coefficienti di interazione dinamica (4.30), (4.31), le impedenze della palificata sono date da
(fig. 4.38):
n  S vv1
S vv  (4.39)
 i , j  vij
1
n  Shh
S hh  (4.40)
 i, j  hij
in cui:
S vv1 rigidezza dinamica del palo singolo relativa alla direzione v

v direzione 1
1
S hh rigidezza dinamica del palo singolo relativa alla direzione h

h direzioni 2, 3
n numero di pali.
Le impedenze torcenti Stt (o S 44 ), flessionali S mm ( S55 , S 66 ) e accoppiate S hm ( S35 , S 26 )

hanno una formulazione più complessa, riportata in Novak e Mitwally (1990).

163
Figura 4.38 - Impedenza di una palificata: riferimento.

4.4 INTERAZIONE INERZIALE

4.4.1 Generalità

Noto il moto di input uk ed il vincolo  Sbbg  da applicare alla base, è possibile

costruire il modello per determinare l’interazione inerziale. Si osservi che la (4.18), dopo
aver portato a primo membro il termine bbint  , assume la stessa forma della (1.16)a:
i

164
 M ss   0 rs    Css 
  Csb   rs i 
  i  
  0  M bb    M bb   
rb i   Cbs  Cbb   Cbbg   rb i 
s g s
 
(4.41)a
 K ss   K sb   rs i   M ss   0  us k 
      
 K bs   K bb    K bb   rb i    0  M bb   ub k 
s g s

  Sss   K sb    R    M ss   0  U s k 


   s i   2   , (4.41)b
  K bs   Sbbs    Sbbg    Rb i  
  0   M bbs   U b k 

 
ed è risolubile coi metodi esposti al punto 1.1.
Fisicamente questa operazione equivale ad applicare la (1.16)a ad un modello nel
quale siano opportunamente modificate masse  M  , smorzamenti  C  e rigidezze  K  ,

introducendo i contributi  M bbg  , Cbbg  ,  K bbg  che definiscono l’impedenza (fig. 4.39).

Figura 4.39 - Modello di un sistema SDOF considerando l’interazione terreno-struttura.

165
Valutare la risposta sismica considerando l’interazione dinamica terreno-struttura comporta
in ogni caso incremento di deformabilità e smorzamento nel modello, cioè rispettivamente:
Tint  T ; (4.42)
 int   . (4.43)
Di conseguenza (fig. 4.40):
 Sa T ,   per strutture rigide T bassi 
S a Tint ,  int   ; (4.44)
 Sa T ,   per strutture deformabili T alti 

  Sd T ,   per strutture rigide T bassi 


S d  Tint ,  int   . (4.45)
  Sd T ,   per strutture deformabili T alti 

Figura 4.40 - Modificazione degli spettri di pseudo-accelerazione e spostamento considerando la SSI.

4.4.2 Effetti sugli spostamenti (SLD)

La struttura su base flessibile (che considera l’interazione) ha una maggiore


deformabilità elastica globale. Mentre il campo di spostamenti anelastici rimane invariato,
poiché intrinseco alla struttura. Le conseguenze sono:
a) maggiori spostamenti elastici;
b) minore duttilità di spostamento.

166
1. SPOSTAMENTI ELASTICI. Il picco della risposta inerziale, che si verifica quando la
frequenza  del moto coincide con quella  del sistema, è tanto più attenuato quanto più
profondo è il piano di posa della fondazione (fig. 4.41).

Figura 4.41 - Effetti dell’interazione inerziale sugli spostamenti.

In altri termini, il sistema diventa meno deformabile e, contemporaneamente, aumenta lo


smorzamento da irraggiamento. Conseguentemente si incrementa la pulsazione  ris di

risonanza:
 ris   int  2 T int , (4.42)

rimanendo minore di quella   2 T della struttura incastrata, essendo T int  T .

167
2. DUTTILITÀ DI SPOSTAMENTO. Si consideri una struttura ad un grado di libertà
progettata allo SLU per avere una duttilità di spostamento  (relazione (1.61)), cui

corrisponda uno spostamento anelastico massimo x p (fig. 4.42):

xu x y  x p xp
   1 . (4.43)
xy xy xy

Figura 4.42 - Effetti dell’interazione inerziale sugli spostamenti.

Se si considera l’interazione terreno-struttura, cioè si ipotizza la base flessibile, si ha un


maggiore spostamento a snervamento:
x int
y  xy (4.44)

Poiché lo spostamento anelastico massimo è una caratteristica del sistema, indipendente


dall’interazione col terreno, si ha:

168
x int
p  xp (4.45)
Risulta:
int
int xuint x y  x p xp
  int   1   (4.46)a
xy xint
y x yint

int T2
  1     1 int 2 (4.46)b
T
Quindi, considerare la deformabilità del terreno significa considerare valori più bassi della
duttilità disponibile e valori più alti della capacità di spostamento.
Allora, parlare in termini di duttilità, a rigore, porta ad errori nella valutazione della
capacità deformativa in campo anelastico. Sarebbe più corretto parlare in termini di capacità
int
di spostamento ( x int
p  x p ) e non di capacità di duttilità (    ), in quanto questo valore è

strettamente legato all’effettiva capacità deformativa in campo anelastico. Ecco perché


recenti sviluppi nell’ingegneria sismica suggeriscono di utilizzare spostamenti o
deformazioni come parametri di progetto/verifica.

4.4.3 Effetti sulle sollecitazioni (SLU)

Per un sistema ad un grado di libertà, le conseguenze dell’interazione inerziale sono


(punti 2 e 4 di cui al par. 1.3.3):
a) un incremento del periodo fondamentale T  2  ;

b) un incremento dello smorzamento   c  2m  ;

e di conseguenza per il taglio alla base F  m  Sa dell’oscillatore semplice:

● un incremento per T bassi;


● un decremento per T alti.
1. IL PERIODO. Il periodo proprio T  2   2 m k della struttura aumenta

all’aumentare della deformabilità 1 k del sistema, cioè all’aumentare della flessibilità (fig.
4.43):
● del terreno ( G0 decrescente);

● della struttura (numero di piani crescente);


● del sistema fondazione-terreno (approfondimento decrescente).

169
Figura 4.43 - Variazione del periodo fondamentale con la deformabilità di fondazione, sovrastruttura e
terreno.

170
Il picco della risposta inerziale in termini di sollecitazioni si verifica quando la
frequenza dell’eccitazione  eguaglia quella della struttura su base flessibile  int   (fig.
4.44). Inoltre, all’aumentare della deformabilità del terreno rispetto alla struttura h  2 Vs  ,

tale picco risulta:


● crescente per strutture flessibili;
● decrescente per strutture rigide.

Figura 4.44 - Effetti dell’interazione inerziale sul taglio alla base.

171
2. LO SMORZAMENTO. Un ulteriore aspetto di notevole importanza nella valutazione
del fenomeno è la dissipazione di energia che si produce nel terreno dovuta a due cause
fondamentali:
● l’isteresi propria del materiale, soprattutto agli elevati livelli di sollecitazione e
deformazione;
● l’irraggiamento delle onde dalla fondazione verso il semispazio.
L’irragiamento è uno delle maggiori cause di differenze che si incontrano nello studio del
problema della interazione terreno-struttura tra campo statico e dinamico. In campo statico è
infatti possibile studiare il fenomeno con un modello “globale”, ad esempio agli elementi
finiti, con vincoli fissi posti ad una distanza tale da non risentire in termini di tensioni e
deformazioni dei carichi dovuti alla struttura. In campo dinamico, questo non è possibile, in
quanto i vincoli rigidi rifletterebbero le onde dirette verso l’esterno senza alcuna dispersione
di energia, con un incremento a volte anche notevole dello stato di sollecitazione del
modello. Come abbiamo visto, poiché l’entità della energia dissipata per irraggiamento può
divenire anche molto importante, è necessario ricorrere ad artifici analitici o comunque a
modelli di calcolo in grado di considerare l’estensione infinita del terreno.
Nel caso di un oscillatore semplice di altezza h e smorzamento  =0,05 con
fondazione circolare di raggio R poggiante su semispazio elastico ( D  0 ) si può osservare
in fig. 4.45 come il contributo  0 dovuto al sistema fondazione-terreno allo smorzamento

totale  int tenda ad aumentare all’aumentare della deformabilità del terreno rispetto a quello

della sovrastruttura (rappresentata dal rapporto T int T ) e risulti maggiore nelle strutture
tozze rispetto a quelle snelle.

172
Figura 4.45 - Effetti dell’interazione inerziale sul taglio alla base.

Proprio per la sua natura di fenomeno legato alla radiazione di energia, questo tipo di
smorzamento può risultare sensibilmente attenuata nel caso di strato poggiante su terreno
compatto: in tale caso infatti le onde elastiche che dalla struttura viaggiano verso il substrato
roccioso vengono da quest’ultimo in buona parte riflesse, per cui lo smorzamento per
irraggiamento può diventare trascurabile.
Le linee guida NEHRP (2003) risolvono il problema della interazione inerziale sostituendo
alla struttura a base rigida una equivalente nella quale vengono modificati il periodo proprio
T e lo smorzamento  mediante le seguenti espressioni:
0,5
T int  T 1  k k y  1  k y h 2 k   (4.47)
3
 int   0    T int T  (4.48)

in cui:
k rigidezza della struttura incastrata
 fattore di smorzamento della struttura incastrata
ky rigidezza traslazionale della fondazione

173
k rigidezza rotazionale della fondazione

0 fattore di smorzamento del sistema fondazione-terreno

h altezza della struttura.


Normalmente si può ritenere che il fenomeno della interazione inerziale influenzi
sostanzialmente il periodo fondamentale della struttura e non i periodi superiori. Basandosi
su tale ipotesi la normativa ATC suggerisce di ricavare i parametri di sollecitazione in base
alle formule succitate, per il solo primo modo, ed utilizzare le risposte della struttura
incastrata per la valutazione del contributo dei modi superiori. Si tenga conto che le (4.48)
sono sufficientemente attendibili per strutture con fondazione superficiale o profonda.
La valutazione dei parametri Ky e KJ relativi alle rigidezze globali alla traslazione ed
alla rotazione, è strettamente connessa al tipo di fondazione dell’edificio. Essi dipendono sia
dalla geometria che dalle caratteristiche del terreno sottostante nonché dalle caratteristiche
del moto.

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