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INDICE ANNO VIII (2006)

ALESSANDRO BARBERO La società trecentesca nelle novelle di Boccaccio


LUCIA RICCI BATTAGLIA “Inventio” letteraria, immaginario figurativo e filigrane filosofiche:alle
fonti del ‘Decameron’
FABRIZIO PENNACCHIETTI L’eventuale fonte araba della novella di Alibech e Rustico
(‘Decamerone’ III, 10)
CHIARA LOMBARDI Troilo e Criseida: la storia e i personaggi nella riscrittura di Boccaccio,
Chaucer e Shakespeare
ROBERTO BIGAZZI Boccaccio e il romanzo europeo
CARLA RICCARDI Un ponte novellistico tra Trecento e Ottocento: da Boccaccio a Verga
ANASTATICA

ALESSANDRO BARBERO, La società trecentesca nelle novelle di Boccaccio


Le novelle di Boccaccio si prestano ad essere utilizzate in sede didattica per illuminare la società
comunale italiana; ma sono anche una fonte per la ricerca, capace di rivelare agli storici aspetti finora
poco compresi di quella società. Per un uso corretto di questo ricchissimo materiale è necessario
superare il luogo comune che vede nel Boccaccio il cantore convinto di un’ideologia borghese: il
mondo degli affari è bensì ritratto nel Decameron con straordinaria ricchezza di dettagli anche tecnici,
ma l’ideologia dominante nell’opera, come nella Firenze del tempo, è quella nobiliare e cavalleresca.
Particolarmente importante è poi la testimonianza delle novelle per la gender history, dal momento
che esse ritraggono acutamente ruoli e spazi delle donne nel mondo cittadino medievale.

LUCIA RICCI BATTAGLIA, “Inventio” letteraria, immaginario figurativo e filigrane filosofiche:


alle fonti del ‘Decameron’
Boccaccio costruisce il motivo della lieta brigata che ragiona nel giardino mentre a Firenze impazza
la morte utilizzando un complesso reticolo di fonti e modelli. Il saggio intende provare come
l’interazione di modelli tanto diversi di densità simbolico-allusiva e spessore semantico-ideologico a
questa “invenzione”. E in particolare intende provare come la riflessione sulla morte, che occupa le
pagine di apertura e attraversa tutta l’opera, innervando sia le novelle tragiche sia quelle comiche,
costituisca un tema fondamentale del libro, carico di implicazioni ideologiche, se ad esso Boccaccio
ricorre per proporre una visione del vivere umano solidale con l’etica stoico-epicurea desunta dal
Seneca morale e vistosamente polemica con l’ideologia ascetico-penitenziale vulgata da quella vera
e propria predica dipinta che è l’affresco del Trionfo della Morte, qui assunto come modello di
riferimento fondamentale per l’invenzione del Decameron.

FABRIZIO PENNACCHIETTI, L’eventuale fonte araba della novella di Alibech e Rustico


(‘Decamerone’ III, 10)
Gli antecedenti della decima novella della terza giornata del Decamerone sono vaghi se non
addirittura inesistenti. Con questo contributo si vuole segnalare un episodio di un’opera narrativa
della letteratura araba medievale, la Storia di Gesù e il re, che offre una corrispondenza calzante con
la novella del Decamerone e che costituisce nello stesso tempo una rielaborazione del racconto biblico
di Susanna (Daniele, cap. 13). Lo sfondo su cui si muove la protagonista del racconto arabo, Susanna,
la nipotina orfana di un re israelita, è identico a quello della novella: un paesaggio desertico in cui
eremiti hanno ricavato qua e là le proprie celle. Sia la Susanna araba sia la Alibech del Decamerone,
la figlia di un uomo facoltoso della Tunisia, sono appena entrate nella pubertà, ma entrambe sono
animate dal forte desiderio di servire Dio nella solitudine. Tuttavia, mentre Susanna si libera dei suoi
anziani spasimanti con impensata malizia, l’ingenua Alibech si sottomette con provocante candore al
libidinoso eremita Rustico. Capovolgendo la smaliziata castità dell’eroina di un racconto
ammonitorio arabo nell’inconsapevole lussuria di Alibech, Boccaccio ci offrirebbe un’ulteriore
irridente parodia di motivi della tradizione monastica e della cultura penitenziale del suo tempo.

CHIARA LOMBARDI, Troilo e Criseida: la storia e i personaggi nella riscrittura di Boccaccio,


Chaucer e Shakespeare
Incentrato sul tema delle «amorose fiamme» – e del rapporto tra amore e guerra che si stabilisce nella
cornice dell’epico conflitto di Troia – il saggio ripercorre le riscritture della leggenda di Troilo e
Criseida nel Filostrato di Boccaccio (1339), nel Troilus and Criseyde di Chaucer (1385-86) e nel
dramma di Shakespeare Troilus and Cressida (1600-01). La fitta intertestualità e la tradizione (dalla
classicità al medioevo) a cui si richiama ciascuno di questi testi accentua l’aspetto problematico del
discorso letterario attraverso il quale la storia e i personaggi sono proposti. Per vastità di temi e di
intrecci, e per i diversi motivi letterari e filosofici che in esse si sviluppano, inoltre, queste riscritture
vanno al di là di un unico genere letterario (come la lirica e la poesia epica, secondo Bachtin) e
preludono a quella forma aperta e discorsiva che sarà il romanzo, nonché alla moderna ripresa della
leggenda in Baudelaire, Morley, Giraudoux.

ROBERTO BIGAZZI, Boccaccio e il romanzo europeo


È ben noto che Boccaccio ha scritto varie narrazioni lunghe come Filocolo o Fiammetta, di scarso
rilievo nella storia del romanzo europeo. Al contrario, è straordinario il contributo del Decameron
alla complessità strutturale che il romanzo moderno ha ereditato da Ariosto e Cervantes: il loro
peculiare intreccio “post-moderno” tra “modi”, generi, cornice e racconti, e la coscienza che ne hanno
i personaggi, risalgono decisamente al Decameron.

CARLA RICCARDI, Un ponte novellistico tra Trecento e Ottocento: da Boccaccio a Verga


Il saggio parte dalla tradizione novellistica boccacciana, analizzando le tecniche di composizione, la
struttura del libro di novelle sulla scorta degli studi di Šklovskij e di altri più recenti sul rapporto tra
macrostruttura e racconto per dimostrare come il modello boccacciano agisca con forza nella rinascita
ottocentesca del genere. Dopo la premessa teorica si analizzano la novella proemiale del Novelliere
campagnuolo di Ippolito Nievo, dove agisce la tecnica dell’infilzamento e degli incidenti e incontri
di viaggio in una mescolanza tra riferimenti trecenteschi e settecenteschi europei, il romanzo
contenitore di raccontini di Carlo Dossi, La vita di Alberto Pisani, e la produzione verghiana, con
particolare attenzione alle due ultime raccolte, I ricordi del capitano D’Arce e Don Candeloro e C.i,
che riprendono l’espediente del collegamento per temi e personaggi a formare un originale
macrotesto.

ANASTATICA