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Raffaello Cecchetti

Il “giorno della rivoluzione”: 3 febbraio 1967.

Due agosto 1980: nella criminale esplosione alla stazione di Bologna, attentato che si inseriva nella
strategia della tensione allora in pieno sviluppo in Italia, veniva ucciso anche Pietro Galassi,
professore di matematica e fisica, che era stato Preside del Liceo Ginnasio Giosuè Carducci di
Viareggio negli anni '60 e '70 fino alla sua pensione.
Abitava a Viareggio, ma essendo originario di San Marino, quella maledetta mattina era in viaggio
per andare a trovare sua sorella.
Scompariva così uno dei personaggi che avevano avuto un certo ruolo, quale esponente delle
istituzioni scolastiche, nelle vicende che caratterizzarono la nascita del movimento studentesco a
Viareggio.
Si deve dunque tornare indietro nel tempo, al 2 marzo 1966, quando nel Liceo Classico venne
convocata una specie di Costituente per dare vita all'Associazione Studentesca Carducciana. L'idea
era nata da un gruppo di studenti che più sentivano l'esigenza di collegarsi al movimento
studentesco che si stava sviluppando in particolare nelle università con la lotta contro la “2314”,
vale a dire la legge di riforma universitaria presentata nel 1965 dall'allora Ministro democristiano
Gui e fortemente contrastata dagli studenti. Queste lotte portarono poi nel 1969 all'approvazione
della legge 910, proposta dal socialista Tristano Codignola che, fra l'altro, liberalizzò l'accesso
all'università, fino ad allora rigidamente chiusa ed elitaria.
Si era poi nel pieno dello scandalo de La Zanzara, organo dell'Associazione Studentesca Pariniana
dell'omonimo Liceo di Milano, che aveva visto mandare sotto processo tre suoi redattori (Marco
De Poli, Claudia Beltramo Ceppi e Marco Sassano) solo perché avevano pubblicato un'inchiesta dal
titolo “Cosa pensano le ragazze d'oggi? Un dibattito sulla posizione della donna nella nostra
società” cercando di esaminare i problemi del matrimonio, del lavoro femminile e del sesso. I tre,
denunciati dal movimento cattolico Gioventù Studentesca furono sottoposti addirittura ad una
ispezione corporale per verificare l'esistenza di “tare fisiche e psicologiche”, sulla base di una legge
del 1934. Ne seguì un'esplosione di indignazione in tutta Italia con manifestazioni degli studenti e
con l'attivarsi di centinaia di giornali studenteschi nati nelle scuole medie superiori. Nel drammatico
processo che ne seguì, caratterizzato anche da scontri frontali fra il Presidente del Tribunale e il
Pubblico Ministero, i tre studenti furono poi assolti.
Nel Liceo Giosuè Carducci, a Viareggio, poi, era da poco arrivato uno studente di provenienza
milanese (proprio dal Liceo Parini), Guido Jellersitz, che diffondeva La Zanzara e riceveva sempre
notizie fresche sull' associazionismo studentesco e sul suo svilupparsi, e tutto ciò non faceva che
alimentare la voglia degli studenti di impegnarsi, di “fare qualcosa” per la riforma della scuola.
L'idea di costituire l' Associazione Studentesca Carducciana venne ben accolta dal Preside Pietro
Galassi, in nome di un suo moderato riformismo, e di una disponibilità al dialogo, ovviamente
nell'ambito e nei limiti della struttura scolastica di quegli anni, come si vide poi nel suo
comportamento il 3 febbraio 1967. Va ricordato che , una volta andato in pensione, il prof. Galassi
si avvicinò al Partito Socialista.
Vennero così autorizzate le elezioni all'interno delle classi e fu eletta una Costituente composta da
due delegati per ogni classe del Ginnasio e da tre delegati per ogni classe del Liceo. In totale i
componenti eletti furono 32.
Fra gli eletti possono essere ricordati: Alberto Ponsi e Daniela Tedeschi (IV B Ginnasio), Roberto
Pertici e Marcello Ciccuto (IV C ), Milziade Caprili e Simona Sbrana (V B) , Sauro Agostini ,
Patrizia Baldi e Lirio Landi (I A Liceo), Raffaello Cecchetti, Giorgio Menchini e Sandra Giusti (I
B), Giovanni Flora, Guido Jellersitz, Claudio Santucci (II A), Dante Santini, Enrico Poiago e
Ghiselli ((II B), Loris Famigli, Mario Luporini, e Paolo Maschietto (III B). Mi scuso per i molti che
ho trascurato; comunque l'elenco completo degli eletti è a disposizione.
L'assemblea approvò lo Statuto, si trasformò in Consiglio Direttivo ed elesse Presidente Loris
Famigli (III B Liceo), Vice Presidente Dante Santini (II B Liceo) e Segretario Lirio Landi (I A
Liceo). Com'è logico che fosse, i Liceali facevano le parte del leone e i Ginnasiali seguivano.
Tuttavia l'anno successivo fu modificato lo Statuto rendendo uguale la rappresentanza delle classi
liceali rispetto a quella delle ginnasiali, due delegati per classe.
Lo Statuto indicava quale scopo dell' A.S.C. “la mutua comprensione, l'amicizia e l'unità di
intendimenti tra gli alunni del Carducci. L'A.S.C. patrocinerà ogni iniziativa volta alla discussione
e alla migliore conoscenza dei problemi scolastici, promuovendo inoltre quelle iniziative culturali,
ricreative, sportive, che più sembrano opportune ed adatte nell'ambito della disciplina scolastica dei
vigenti regolamenti, e di un bene inteso rispetto per le Autorità scolastiche e per il Corpo
insegnante. Essa si propone inoltre di mantenersi estranea dall'effettuare qualsiasi manifestazione
legata ad interessi politici o di partiti o di associazioni ad essi consimili”. Letti con gli occhi di oggi
questi obiettivi e questa logica appaiono minimali e fanno quasi tenerezza, venati come sono di
paternalismo, ma in quel 1966, in una scuola autoritaria e gerarchizzata, il solo fatto di poter
costituire un'Associazione rappresentativa degli studenti, legittimata dalle Autorità scolastiche, era
un fatto quasi rivoluzionario.
L'adesione all'Associazione era volontaria, ma in realtà invalse l'uso di far comunque partecipare
tutti gli studenti all'elezione del Comitato Direttivo. Il Preside Galassi concesse l'uso di una stanza
all'Associazione (la più piccola, al terzo piano dell'edificio), un' albo per l'affissione dei comunicati,
e accolse favorevolmente il fatto che l'A.S.C. iniziasse a pubblicare un proprio giornaletto
denominato “Voci”. Fu fatta una colletta e anche i genitori di diversi studenti versarono dei
contributi in danaro. Capo redattore fu designato Giogio Menchini; dal 1966 al 1968 ne uscirono
una decina di numeri.
La costituzione dell' A.S.C. fu di stimolo per le altre scuole e anche per le associazioni giovanili dei
partiti, in ispecie per la Federazione Giovanile Comunista.
Cosicché, su ispirazione di questa, il 7 maggio 1966 in un'Assemblea tenutasi nel salone
dell'Arengo presso la allora Camera del Lavoro, fu costituto un Comitato Interstudentesco per dare
vita ad un Sindacato Studentesco: alla presenza anche di alcuni professori (Casagrande, Carignani, e
Palmerini) fu eletto un organismo provvisorio composto da Paolo Maschietto, Tiziano Domenici e
Marco Timpano per il Liceo Classico, Roberto Mencarini, Elio Chelini e Gianfranco Olivieri per il
Liceo Scientifico, Giovanni Bertacca, Luca Anselmi e Silvano Tartarini per il Tecnico. Ad essi si
aggiunse poi Fabio Barbetti per il Professionale .
Come si vede erano quasi tutti esponenti comunisti, o socialisti, anche se non mancavano alcuni
liberali.
Inizialmente ci fu una certa ostilità fra l'A.S.C. che si sentiva legittima rappresentante degli studenti
del Ginnasio Liceo e il nuovo Sindacato Studentesco, così che il C.D. dell'Associazione si
pronunciò per un organismo inter studentesco eletto a suffragio universale . Il contrasto venne poi
superato dall'adozione dello Statuto del Sindacato Studentesco che lo definiva “organismo unitario,
democratico, autonomo e apartitico che tutela direttamente gli interessi e le aspirazioni di tutti gli
studenti viareggini” proponendosi “di creare un movimento di lotta all'interno e all'esterno degli
istituti scolastici per un impegno diretto degli studenti nei riguardi della scuola e della società”,
mediante l' organizzazione di “dibattiti pubblici e democratici su tutti i problemi che si pongono
sotto il profilo scolastico, sociale , economico, culturale , morale e ricreativo”.
Veniva previsto un sistema elettorale a suffragio universale (per la verità assai complicato, che di
fatto non ebbe che parziale applicazione) e venne decisa la pubblicazione di un giornalino
denominato “Lo Studente”. Ne uscirono , credo, due numeri.
Il contrasto che avrebbe poi caratterizzato in maniera radicale il movimento studentesco nel 196 ,
fra rappresentanza e spontaneismo, fra organi eletti e assemblee, era ancora all'inizio e nel caso
viareggino, era stato facilmente superato.
Il resto del 1966 e l'inizio del 1967 furono caratterizzati dalla crescita del movimento, da una sua
dialettica interna che si stava estendendo, e soprattutto dall'influenza delle lotte degli universitari
pisani che crescevano e si sviluppavano, e che inevitabilmente si riverberavano sulla scuole medie
superiori.

Inopinatamente la situazione precipitò il 3 febbraio 1967.


Di questa giornata memorabile ( il “giorno della rivoluzione” come poi fu definita dagli studenti, un
po' per scherzo e un po' per un certo orgoglio), che dimostrò come le idee di democrazia, e di
progresso si fossero ormai diffuse e si fosse estesa la maturazione del movimento, che così scoprì
la fecondità di una possibile alleanza colla classe operaia , io, come tanti altri, sono stato testimone
diretto.
Nel nuovo anno scolastico (1966-1967) era stato eletto Presidente della A.S.C. Dante Santini e io
ero nuovamente componente del Consiglio Direttivo per la II B del Liceo.
Ciò fece sì che fossi coinvolto in prima persona nella giornata, ma il mio “ruolo” mi suggerì anche
di scrivere, nell'immediato, con la vecchia Olivetti di mio padre, una “cronaca” dei fatti che, chissà,
forse sarebbe stata utile in futuro per ricordare cosa era avvenuto.
Ebbene, sono passati cinquantatré anni e, pur riservandomi di ritornare ancora su queste vicende,
credo che sia interessante riportare questa “cronaca”. Ovviamente essa non può essere esaustiva,
perché io trascrissi solo ciò che vidi, e con particolare riferimento al comportamento degli studenti
del Ginnasio Liceo. Chiedo comunque fin da ora perdono per lo scritto di un ragazzino di
diciassette anni, con tutti i suoi limiti. Senza essere (ovviamente !) né Giulio Cesare o John Reed,
scrissi in terza persona, per oggettivizzare il più possibile il resoconto. Lo trascrivo fedelmente e
comunque l'originale è a disposizione. Le “note” che vi sono inserite mi sono apparse necessarie per
chiarire l'ubicazione dei luoghi, perché in cinquanta anni molti di questi sono cambiati o non
esistono più.
“Venerdi 3 febbraio.
Ore 7,30: La proposta di dimostrazione, programmata dal giorno prima, per solidarietà cogli
universitari in sciopero, non è accolta dalla totalità degli studenti. I componenti del Direttivo stesso
ASC non trovano modo di accordarsi; lo stesso Presidente Santini, per ragioni di metodo, non
aderisce. Aderiscono invece il Vice Presidente Agostini ed il Segretario Landi. Dei delegati non
aderiscono fra l'altro Jellersitz, Santucci e molti ginnasiali. Aderiscono invece Domenici, Cecchetti,
Ponsi, il direttore di “Voci” Menchini, Tedeschi e altri. I dissidenti entrano seguiti da molti studenti.
Ore 8,00: Una delegazione formata da Santini, Agostini, Caprili si reca dal Preside Galassi per
ottenere il permesso di rientro alle ore 10,dopo la dimostrazione; permesso negato.
Ore 8,10: Un terzo degli studenti è entrato (specie ginnasio, la III A, parte di III B, e I A), pare che
entrino pure gli altri, quando la venuta degli studenti dello Scientifico in massa fa incolonnare anche
i Classici e il Tecnico e il corteo si dirige in via U.Foscolo.
Ore 8,20: Il corteo di circa 1000 studenti, accompagnato da polizia chiamata dal Preside del
Classico, rumoreggia davanti al Professionale, poi, (8,30) sosta di fronte al Comune [Nota: allora
ubicato in Piazza Mazzini].
Ore 8,30: Una delegazione, inviata in Comune per consegnare le motivazioni della dimostrazione,
costata l'assenza del Sindaco e dell'Assessore alla Scuola; si decide di ritornare dopo circa un'ora.
Ore 8,50: Il corteo rumoreggia per alcuni minuti davanti alle Magistrali; poi, ordinatamente,
passando di fronte al Commissariato [Nota: allora ubicato in Via Battisti davanti a quello che ora è
parcheggio di Piazza Nieri e Paolini] è deviato dagli agenti, per ragioni di traffico, verso il ponte di
Pisa. Poco prima delle Mantellate Caprili, in testa al corteo, era stato avvicinato dal Commissario
colla promessa di una denuncia.
Ore 9,10: Il corteo giunge di fronte al Nautico. Qui, davanti al ponte di accesso, è bloccato dalla
polizia, che nega l'ingresso al piazzale. E' pure negata l'autorizzazione ad una delegazione che
voleva parlare colla Preside del Nautico. Inizia una certa tensione ed uno spingi spingi studenti
polizia, messa a cordone.
Ore 9,20: Per ragioni ancora incerte (probabilmente grida ingiuriose, causate dalla tensione) si
accende una zuffa: quattro poliziotti malmenano Del Chiaro che è trasportato in semi incoscienza al
ristorante da Angelo [Nota: ubicato in fondo a via Coppino lato mare].
Ore 9,25: La tensione è all'acme; dagli studenti si alzano grida nei confronti della polizia; si
riaccendono piccole zuffe, iniziano a gridare pure gli operai ed i civili che hanno assistito alla
malmenazione; arriva l'ambulanza ma Del Chiaro si è ripreso e non vuole salire.
Ore 9,35: Gli animi sono calmati dai più responsabili; dopo una pausa di calma il corteo riparte per
raggiungere il Comune, come stabilito; si sa che nello spingi spingi un agente ha avuto una costola
incrinata. Longa, parlando con un graduato in borghese, riceve la promessa di non tener conto dei
nomi presi; assicura la fine degli incidenti.
Ore 10 c. : Il corteo, attraversato il ponte girante, passa di fronte al Commissariato: di colpo alcuni
agenti prelevano Caprili e lo portano dentro.
Gli studenti che si trovano di fronte al Commissariato si seggono per terra, richiedendo il rilascio di
Caprili; gli altri cercano di capire l'accaduto; si alzano grida ostili verso la polizia; di colpo, mentre
quelli che non sapevano l'accaduto si avvicinavano, cinque o sei agenti escono dal Commissariato,
brandendo i manganelli e caricano. Precipitosamente i seduti si alzano; il gruppo incalza, gli
studenti si ritirano in fondo allo spiazzo davanti al Commissariato [Nota: l'attuale parcheggio]; c'è
calca; volano bastonate, qualcuno reagisce. Per circa 10 minuti è di questo: ragazze vengono
percosse e piangono; i ginnasiali scappano; alcuni più grandi presentano abrasioni; volano sassi. Ci
sono circa cinque minuti di stasi, lo spiazzo si riempie degli studenti che si erano ritirati, poi la
mischia si riaccende; la inizia il Commissario [Nota: Antonio Di Mambro], inseguendo con un
manico di granata un ragazzo che fugge verso Rizieri [Nota: la pizzeria in via Battisti ancora
esistente]; la massa e gli agenti lo seguono, pestando questi, resistendo e ritirandosi quelli.
Si notano Agostini colpito ad una spalla, nella prima carica vengono fermati Segato, mentre la
sorella, intervenuta per difenderlo è colpita e offesa; Ragaglini piccolo (Ginnasio) riesce a
svincolarsi da un agente e scappa; fermati poi ancora Poiago, Simonetti (Poiago appena dopo
Caprili) ed il padre di Barbato che protestava presso il Commissariato.
Dunque la mischia si è spostata davanti a Rizieri; qui viene malmenato Olivi, Segretario della vicina
Camera del Lavoro [Nota: allora ubicata sull' angolo di via Battisti e Piazza Manzoni, davanti
all'attuale rotonda e accanto al Commissariato], accorso vedendo una ragazza picchiata; Federici del
PCI, chiamato da Garofani, compagno di Caprili, e che conosceva le idee comuniste di questo,
viene colpito da manganellate alla testa. Cecchetti si rifugia, uscendo dalla mischia, sotto il
portagiornali dell'edicola [Nota: allora esistente dall'altro lato della strada davanti alla Pizzeria
Rizieri] per schivare alcuni colpi. Pure Gagnesi e Landi vengono colpiti. La situazione precipita; la
massa si risposta davanti al Commissariato, sapendo dei fermi; gli animi sono esasperati; giungono
civili e operai per aiutare gli studenti (dalle case, dai bar, e dalla C.d.L.); c'è chi vorrebbe entrare nel
Commissariato. A questo punto la situazione è provvidenzialmente risolta dall'arrivo dei professori
Signorini e Ricci, che promettono di far uscire i fermati, incoraggiando gli studenti a ritirarsi. I
meno esasperati si prodigano per portare la massa davanti al Rizieri, e vi riescono mentre arrivano i
pompieri e i carabinieri.
Ore 10,40 ?: dopo alcuni minuti di calma, alle assicurazioni dei professori che hanno parlato col
Commissariato, gli studenti si disperdono; la gran parte va a casa, gli altri tornano ai propri istituti.
Ore 11: Gli studenti del Tecnico tengono una riunione nella palestra, loro concessa dal Preside.
Ore 11: Il Preside del Classico non riceve una delegazione inviata per spiegare l'accaduto e chiedere
una presa di posizione. Allora si decide una riunione al Telegrafo [Nota: allora nome dell'attuale
quotidiano Il Tirreno].
Ore 11,30: Si tiene al Telegrafo la riunione degli studenti del Classico, presenti molti delegati ASC
(Agostini, Gagnesi,Landi,Cecchetti, Menchini, Ponsi, Domenici...).Poco prima erano venuti alcuni
dei fermati e rilasciati dalla Polizia. Si decide, dopo il contatto con gli altri istituti, di non
manifestare anche la mattina dopo, di interessare i Partiti cittadini.
Ore 12: La Camera del Lavoro proclama per il pomeriggio lo Sciopero Generale di solidarietà con
gli studenti. Avuta la notizia, la riunione al Telegrafo si scioglie. Usciti coloro che erano entrati a
scuola, vengono informati. L'ora di pranzo fa diradare i capannelli.
Ore 14: L'Associazione Commercianti invita gli aderenti a chiudere i negozi alle ore 18 per
solidarietà cogli studenti.
Dalle ore 15 alle ore 23 dura l'assedio al Commissariato da parte dei manifestanti dopo il corteo da
loro indetto. La città è in stato d'assedio, coi rinforzi della Polizia (Divisioni Celeri) scaglionate
intorno alla città stessa. Il Sindaco prende parte alla riunione della C.d.L. I manifestanti in assedio
sono diverse migliaia; sono pure giunti studenti universitari da Pisa. Intervengono i Questori di
Lucca (colpito da malore) e di Pisa, che si adoperano per evitare il peggio. La situazione raggiunge
l'acme nel pomeriggio, poi si staziona e alle ore 23 gli ultimi assedianti vengono dispersi colle
bombe lacrimogene. Molti studenti prendono parte al corteo del pomeriggio. La situazione
pomeridiana tuttavia e lo choc della mattina non permette loro di prendere posizione”.
Fine della “cronaca”, ma non certo della vicenda che dalle piazze si trasferì ai Partiti che presero
posizione, al Consiglio Comunale di Viareggio che si riunì in seduta straordinaria, al Consiglio
Provinciale e infine al Parlamento dove furono presentate numerose interrogazioni. Il Ministro degli
Interni,il democristiano Paolo Emilio Taviani, cercò di barcamenarsi sulle responsabilità.
In realtà la situazione si stemperò sopratutto con l'annuncio del trasferimento del Commissario Di
Mambro, che abbandonò Viareggio senza lasciare rimpianti.
Ma tutta questa fase successiva fu un'altra storia, importante e significativa , che investì i Partiti e le
istituzioni, ma che non maturò nelle piazze e fra la gente.
Che dire della vicenda?
Certamente la responsabilità dell'accaduto fu da ascriversi alla superficialità e alla improvvisazione
della Polizia che non soppesò bene quali potevano essere le conseguenze del proprio intervento, e,
nel momento del caos, perse la testa, creando una situazione assolutamente rischiosa. Sopratutto
non capì che in una città come Viareggio, dalla lunga tradizione democratica, antiautoritaria e
libertaria, prendere a bastonate “ i ragazzi” voleva dire incendiare la città, farla rivoltare, facendo
scendere in piazza tutti, dagli operai ai commercianti, fino all'ultimo impiegato.
Gli studenti erano alle loro prime mosse come movimento e quindi erano del tutto inesperti;
comunque non avrebbero mai immaginato cosa stava per accadere. Tutto sommato agirono con
moderazione, venendo coinvolti in una situazione inaspettata senza accettare provocazioni e senza
reazioni esagitate. Volevano cercare di portare avanti le loro idee, il loro desiderio di “contare”e la
loro volontà di cambiamento e ci riuscirono.
Dei dirigenti scolastici alcuni mostrarono i loro limiti (vedi il Prof. Galassi), mentre altri (come il
Prof. Signorini) operarono in modo da allentare le tensioni; alcuni professori poi furono molto
attivi per stemperare gli animi e incanalare la protesta.
Lo stesso vale per gli amministratori comunali che si mossero in tal senso, appena ebbero
percezione della situazione, e per gli stessi Partiti, in ispecie quelli di sinistra (PCI, PSI e PSIUP).
Va ricordato che, nel pomeriggio, fra la folla esasperata qualcuno premeva per un assalto al
Commissariato, m questa spinta venne frenata, con coraggio, da Beppe Antonini e Sergio Breschi,
allora dirigenti comunisti ed ex partigiani .
I dirigenti della Camera del Lavoro, infine, capirono perfettamente la situazione e operarono, da
una parte per mostrare tutta la forza del movimento operaio viareggino (ho ancora in mente
l'immagine delle “fiumane” di operai che dalle darsene e dai cantieri si dirigevano all '”assedio” del
Commissariato: la frase più significativa che scandivano era: “adesso uscite a bastonarci pure
noi..!!”), e dall'altra per gestire questa forza in modo da evitare guai maggiori e sbocchi drammatici.
Ma soprattutto va sottolineato come dalla vicenda nascesse in embrione quello che poi si sarebbe
manifestato in modo solare nel 1968, vale a dire l'alleanza fra studenti medi, studenti universitari e
operai che, in modo spesso contraddittorio e conflittuale, ma comunque creativo, cercò di dare
nuovi sbocchi ad una situazione italiana che, malgrado alcuni passi avanti fatti dai governi DC-PSI
nei primi anni '60, aveva necessità di riforme profonde e strutturali.
Il movimento studentesco viareggino continuò le sue lotte anche dopo il “giorno della rivoluzione”,
crescendo e maturando. Nell'anno scolastico 1967-1968 fui eletto Presidente della A.S.C. Tempo
dopo, a seguito di un'occupazione del Liceo, dove fui identificato dalla Polizia, ebbi il piacere di
conoscere in qualità di indagato l'allora Pretore di Viareggio, Dr. Domenico Cupido, dal quale fui
interrogato.
L'amnistia del 1969, proposta dal socialista Tristano Codignola e votata dal Parlamento, chiuse poi
ogni pendenza.
Tutto però stava cambiando nel senso che, sotto la spinta del maggio francese, il movimento si
politicizzò in senso anti capitalistico e rivoluzionario e non ci fu più posto per le rappresentanze
elette; la linea politica non poteva che essere dettata dalle assemblee.
Come è stato fatto notare “già si era entrati nel forte gorgo del '68 (dopo vennero i fatti della
contestazione alla Bussola di Focette, l'occupazione dei cantieri navali, i tragici delitti politici che
riguardarono anche la Versilia)”. Nacquero collettivi studenteschi al Liceo Scientifico, al Classico e
perfino nelle Magistrali delle Suore Mantellate. Con decine, centinaia di adepti infiammatissimi.
Come già s'era profilato dopo le vicende dal 1967, però la sinistra marcò subito due opposte strade:
da una parte si iniziò a inneggiare a Che Guevara e a Mao, dall'altra (con il PCI dei Federigi, di
Francesco Da Prato, degli Antonini e Breschi, il PSI di Paolo Barsacchi , Renato Berchielli e Aldo
Spinelli, e il PSIUP di Noris Raffaelli) si continuava invece a perseguire la via parlamentare e, se
del caso, governativa. Presero nuovo slancio le Federazioni Giovanili del PCI e del PSI.
Nacquero anche i primi gruppi della sinistra extra parlamentare (in primis Potere Operaio e Lotta
Continua) e, da una costola espulsa dal PCI nacque il gruppo de Il Manifesto, ai quali ben presto si
contrapposero i gruppi neo fascisti.
Si era avviato un nuovo percorso; comunque quello che poi accadde negli anni '70, col terrorismo e
le bombe, fu tutta un'altra storia.