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Cesp – Centro Studi per la Scuola Pubblica

Sui banchi
del regime
Studiare nella scuola fascista

Interventi di:
Piero Fossati, Gianluca Gabrielli, Alberto Gagliardo, Fabio Targhetta

Dossier in occasione della Giornata della memoria 2015 1


Il volume è curato dalla sede bolognese del Cesp.

Il CESP, Centro Studi per la Scuola Pubblica, nasce nel


1999 per iniziativa di lavoratori della scuola di area Cobas.
L’intento è quello di affiancare all’attività politica e sindacale uno spazio
specificamente dedicato alla riflessione culturale e didattica sulla scuola, realizzata
attraverso seminari, convegni, attività di aggiornamento e pubblicazioni.
I principi di riferimento del CESP sono la difesa della scuola pubblica
statale, l’opposizione alle diverse forme di privatizzazione, alle vecchie e
nuove forme di mercificazione del sapere e ai processi di aziendalizzazione
che stanno avanzando da alcuni anni a ritmi inediti e preoccupanti.
L’associazione opera sia a livello locale che proponendo iniziative coordinate a livello
nazionale.

La sede di Bologna è in via San Carlo, 42


cespbo@gmail.com www.cespbo.it
La sede nazionale è a Roma, via Manzoni, 55
http://www.cobas-scuola.it/Cesp

Stampato nel mese di gennaio 2015


Opera disponibile per chiunque abbia interesse in modalità Copyleft.
E’ possibile estrarne copia parziale o totale a patto di citarne sempre l’autore e la fonte.

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Indice

Introduzione p. 5
Piero Fossati Perché i maestri divennero fascisti p. 7
Alberto Gagliardo Il fascismo in aula:
occupare lo spazio per colonizzare l’immaginario p. 10
Fabio Targhetta Quando anche le pagelle
erano uno strumento di indottrinamento p. 14
Alberto Gagliardo Militarizzare la scuola p. 17
Gianluca Gabrielli Come nacque la “scuola di razza” p. 20

G. Gallo, Per mano. Conversazioni grammaticali con numerosi esercizi, indovinelli, letterine,
favole, poesiole e vocabolarietto ad uso della terza classe elementare, Mauro, Catanzaro, 1928.

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Gli autori dei testi

Piero Fossati si occupa di storia delle istituzioni scolastiche. Collabora con “il Manifesto”
e con il “Secolo XIX” di Genova. Con M. Bacigalupi, sua moglie, G. Bini e altri maestri
genovesi realizzò il cosiddetto “Stupidario”, sciocchezzaio dei libri della scuola elemen-
tare (1969). Redattore e autore dell’Enciclopedia Io e gli altri e della collana di volumetti
per ragazzi “Per leggere-Per fare” (Genova, Ghiron, 1970) ne ha diretto il rifacimento per
conto di Einaudi col titolo: Itinerari. Con M. Bacigalupi ha pubblicato Bambino o scola-
ro. L’esperienza infantile in un quartiere operaio, (Rimini, Guaraldi, 1976) bilancio di un
anno di tempo pieno. Con altri Scuola: maestra e mamma. Un’indagine sulla filosofia dei
regolamenti scolastici, (Genova, Ghiron, 1976). Con M. Bacigalupi ha studiato i mecca-
nismi dell’acculturazione scolastica: Da plebe a popolo. L’educazione popolare nei libri
di scuola dall’Unità d’Italia alla Repubblica (Firenze, La Nuova Italia, 1986. Ne I maestri
del Regime. Storia di un insegnante nella scuola fascista (Milano, Unicopli, 2009) si è
servito materiali di archivi scolastici. Con M. Bacigalupi in Giorgio Caproni maestro,
Genova, “il melangolo”, 2010, ha ricostruito lo stile educativo di un maestro d’eccezione
nelle vicende della scuola elementare dal fascismo agli anni Settanta.

Alberto Gagliardo è nato a Lanciano (CH); vive a Cesena dove insegna lettere nel liceo
scientifico; è membro del comitato scientifico dell’Istituto di Storia della Resistenza della
provincia di Forlì-Cesena; fa parte del comitato di redazione de Le Vite dei Cesenati.
Nelle sue pubblicazioni si è occupato di antisemitismo, istruzione fascista, biografie di
antifascisti, letteratura del Novecento, cinema.

Fabio Targhetta è un precario universitario. Collabora con il Museo dell’Educazione


dell’Università di Padova e fa parte del comitato scientifico della rivista «History of Edu-
cation & Children’s Literature». Si è occupato di storia dell’editoria scolastica, pubblican-
do con la SEI i volumi La capitale dell’impero di carta (2007), Serenant et illuminant
(2008) e “Signor Maestro Onorandissimo” (2013).

Gianluca Gabrielli è insegnante di scuola elementare a Bologna. Si è occupato di storia


del razzismo collaborando a varie mostre tra cui La menzogna della razza (1994), e di
storia della scuola, curando con Davide Montino La scuola fascista. Istituzioni, parole
d’ordine e luoghi dell’immaginario (Ombre Corte, 2009). Collabora con il Centro studi
per la scuola pubblica.

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Introduzione
Gianluca Gabrielli

I rapporti tra memoria e storia negli ultimi scorso che sono stati lasciati in ombra o le
vent’anni hanno subito una grande trasfor- aporie irrisolte del presente, per illuminarli
mazione. Dal 2000 una dozzina di “leggi di nuova luce, per trarre nuove prospettive,
della memoria” istituiscono nuove giornate idee, motivazioni per la costruzione di una
annuali di celebrazione. Tra esse la giorna- società futura più giusta.
ta dell’inno nazionale, quella della caduta È in questo senso che, riprendendo alcu-
del muro di Berlino, il giorno delle vittime ni lavori preparati per la rivista reggiana
del terrorismo e quello delle vittime del- “Pollicino gnus”, abbiamo deciso di ripre-
le foibe, la ricorrenza dei patroni speciali
d’Italia, dei caduti nelle missioni interna-
zionali di pace e dei marinai scomparsi in
mare. In questa spartizione governativa
della memoria istituzionale, indice di una
evidente incapacità dei governi di riferirsi
ad un patto condiviso e quindi del tentati-
vo di proiettarlo all’esterno a suon di voti
parlamentari, la giornata della Shoah svet-
ta per il radicamento che si è subito gua-
dagnata nella società e per il corrispettivo
riconoscimento di importanza che il tema
trova tra i maggiori storici nel mondo. La
Shoah è stata individuata, negli ultimi anni,
come uno degli accadimenti cruciali del
Novecento e in forza di ciò è ormai parte
della nostra identità storica condivisa. Per
questo, esemplare sineddoche, il 27 genna-
io è divenuto di fatto il giorno in cui si può
e si deve guardare alla propria storia: il mo-
mento in cui analizzare gli eventi del secolo Quaderno, anni Trenta.

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sentarli e renderli liberamente scaricabili zione estetica e politica delle pareti e pro-
con l’aiuto del Centro Studi per la Scuola vando ad illuminare la multiforme fenome-
Pubblica di Bologna. nologia del muto curricolo che fu imposto
L’oggetto cui questi materiali di riflessio- agli scolari. Fabio Targhetta prosegue que-
ine rivolgono lo sguardo è il fascismo, il sta analisi andando ad esplorare le pagelle
regime che varò una legislazione razzista che il regime trasformò in icone colorate di
e antisemita, discriminò ebrei e africani, propaganda ma a cui affidò anche una spes-
perseguitò chi non si piegava al razzismo so dimenticata funzione di reperimento di
di Stato e partecipò attivamente alla de- risorse economiche. Ancora Gagliardo ci
portazione degli ebrei verso lo sterminio. accompagna nella progressiva militarizza-
In particolare si è scelto di puntare i riflet- zione dei curricoli di insegnamento. Infine
tori storici sulla scuola del regime, soprat- il sottoscritto punta il riflettore sul razzismo
tutto quella elementare, che si avviava ad scolastico, ricercando nella complessità
accogliere percentuali della popolazione della sua configurazione le ragioni della sua
italiana sempre più ampie e che quindi fun- efficacia (e della successiva rimozione in
zionò come un potentissimo dispositivo di epoca repubblicana).
educazione (e indottrinamento) delle clas-
si popolari. Il regime ne comprese subito La distanza tra la scuola fascista e la scuola
l’importanza. La riforma attuata dai pe- di oggi è davvero enorme. Eppure questi
dagogisti liberali del primo governo Mus- sguardi sul passato ci invitano a porre do-
solini, scaturito dalla Marcia su Roma, fu mande sul presente che quasi sempre drib-
rivendicata dal duce come la più fascista bliamo per opportunismo. La prima è cer-
delle riforme, ma fu soprattutto la trasfor- tamente sulle maestre e sui maestri di oggi:
mazione attuata negli anni seguenti, a suon mentre sta andando in pensione la genera-
di ritocchi e propaganda, che fece sorgere zione che tra gli anni Settanta e Ottanta ha
da questa prima struttura liberale-autori- introdotto il tempo pieno, abolito il voto,
taria una compiuta scuola fascista, vota- promosso l’uguaglianza inclusiva, nuove
ta all’esaltazione del regime e funzionale riforme hanno cancellato senza suscitare
all’educazione di una gioventù da rendere troppe resistenze molte di quelle innova-
disponibile ai più svariati espansionismi. zioni per riproporre una nuova forma di
scuola fondata sulle valutazioni gerarchiz-
Piero Fossati nel suo articolo si chiede zanti attraverso i test, sull’individualismo
come avvenne - oltre la coercizione - il di docenti e allievi, sulla concorrenza com-
coinvolgimento dei maestri e delle mae- petitiva. Le nuove generazioni di docenti
stre in questa scuola che cambiava di se- sono lo specchio di questa nuova scuola o
gno sotto le spinte del regime. Infatti non la subiscono nell’attesa di capovolgerne i
solo di coercizione si trattò, poiché un im- fondamenti? La nuova scuola che si fa stra-
portante ruolo ebbero altri elementi come da a colpi di riforme che tagliano il tem-
l’iniziale adesione al fascismo di Giuseppe po scolastico produrrà una crescita della
Lombardo Radice (il costruttore della ri- gerarchizzazione sociale o risveglierà una
forma Gentile per la scuola elementare) e domanda conflittuale di equità nell’acqui-
una tempestiva selezione concorsuale. sizione del sapere che, da ormai due decen-
Alberto Gagliardo ci fa entrare nelle aule ni, sembra essersi perduta?
delle scuole fasciste, seguendo la trasforma- E quali sono le forme ideologiche che ven-

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gono proposte ad allievi e docenti nella za della separazione, dell’esclusione, della
scuola democratica di oggi? Le icone del selezione su base “etnica”?
consumo e del profitto, che saturano l’im- Lo sguardo al passato ci può aiutare, ma
maginario dell’Italia prostrata dalla cri- non ci esenta dal compito di “tentare di ca-
si economica, trionfano anche nelle aule pire la funzionalità e la coerenza di questa
oppure la forza dei curricoli culturali e di scuola con un mondo che non ci piace”,
un’ottica critica del sapere riescono a co- senza sconti per gli architetti dell’ignoran-
stituire un baluardo almeno parzialmente za organizzata, ma anche senza indulgenze
utile alla resistenza? E infine, la crescente per le speranze e per le illusioni che non
trasformazione della composizione studen- riusciamo a trasformare in percorsi di cam-
tesca per effetto della globalizzazione potrà biamento.
costituire l’occasione per una rielaborazio-
ne e un rilancio dell’idea di cittadinanza, I testi di questo dossier sulla scuola fascista
allargandola alla prospettiva di costruzione sono già usciti nel numero 223 (gennaio 2014)
collettiva del futuro (una cittadinanza “per” della rivista Reggiana “Pollicino gnus”.
una società migliore) oppure vincerà la for-

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Perché i maestri divennero fascisti
Piero Fossati

La scuola del Ventennio fascista è inevita- riservata consigliò di dare “l’ultima-


bilmente legata all’immagine del piccolo tum” ai genitori ed in caso di rifiuto di
Balilla che felice agita il suo moschetto o prendere energici provvedimenti. Non
serioso marcia allineato con i suoi impet- aspettavo altro. Ieri, invitai alla scuola i
titi compagni o pettoruto e a braccio teso genitori dei cinque alunni e, senza tante
lancia patriottiche frasi: non v’è dubbio, la discussioni feci conoscere la volontà del
scuola fascista fu intrisa di quelle scene, di Duce e dei Superiori. Quattro si mo-
rituali e di atteggiamenti che oggi appaiono strarono almeno in apparenza contenti
ridicoli e vacui ma che allora erano presi di iscrivere i propri figli. Soltanto il pa-
sul serio, dai bambini facilmente coinvolti dre dell’alunno Bradino Elio fu perfet-
in quelli che potevano apparire dei giochi tamente contrario e non volle firmare il
anche appassionanti (il fucilino, la marcia, foglio d’iscrizione. Tralascio di riportare
la gerarchia, i comandi), dai genitori che il dialogo poco simpatico e mi riservo di
avevano accettato il fascino tranquillizzan- riprovare l’alunno.
te della dittatura o erano stati costretti a
chinare il capo, dai maestri ... e qui le cose Ma gli altri?
si fanno più oscure. La maggior parte, forse, era stata attratta
Sarebbe necessaria qualche spiegazione a dai progetti scolastici di due intellettuali
chiarire perché uomini di scuola, modesti di rilievo, Giovanni Gentile e soprattut-
quanto si vuole, ma pur sempre spruzzati di to Giuseppe Lombardo Radice che spinti
cultura, avessero abdicato non solo all’in- dalla presunzione di potersi servire del fa-
telligenza ma al semplice buon senso per scio per realizzare la riforma a loro cara,
abbracciare le follie del senso comune. avevano finito per non vederne l’animo
C’erano i fanatici di cui si può parlare solo anticulturale e per diventare (il primo so-
con disprezzo: quelli che la cultura non prattutto mentre il secondo -ci aveva messo
riuscirebbe mai a scalfire, inebriati dagli un po’- ma si era reso poi conto di cos’era
sciocchezzai vaniloquenti, pronti ai tur- il fascismo) i fiori all’occhiello, loro intel-
pi servizi che li inorgoglivano come quel lettuali di una dittatura dove la parola cul-
Centurione maestro di una scolaresca ge- tura faceva metter la mano al manganello.
novese, classe 1893, che si sentiva a suo L’autore di Lezioni di didattica porta la re-
agio solo in divisa coi calzoni a sbuffo e sponsabilità storica della decisiva influen-
in trepida attesa del sabato giorno dedicato za esercitata sulla generazione che aveva
agli esercizi di virilità che, come ricorda un attraversato la guerra e che aveva trovato
suo ex alunno, consistevano nel provare i nella retorica approssimativa e patriottar-
lucidi stivali sul fondo schiena degli sco- da del fascismo esca per adesioni passio-
lari. E c’era in una scuola genovese il ma- nali di uomini e donne; non ultime queste
estro che vigliaccamente ricattava il padre nell’esaltarsi a celebrare i destini funerei
di un alunno restio ad iscriversi ai Balilla: degli eroi, esse che sembravano rimpiange-
La Gent.ma Signora Direttrice in linea re di non essere state al fronte e compensa-

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vano i lutti familiari gettandosi in frementi to, quegli insegnanti che si erano formati
annotazioni patriottiche e fasciste nei loro sulle pagine del positivismo pedagogico e
registri di scuola. che erano stati animatori delle prime lot-
te sindacali: il pensionamento dei vecchi
Con squisito sentimento femminile fasci- maestri liberò posti e diede a Gentile la
sta, la nostra attuale signora Direttrice, possibilità di indire in tempi rapidissimi
essendosi proposto di istituire nella nostra (nella primavera del 1923 gli scritti, in au-
scuola una squadra di Balilla armati, pen- tunno gli orali) un megaconcorso: 22.000
sò di intitolare uno dei moschetti alla sig. domande di ammissione 4792 promossi,
ra Direttrice Sciaccaluga e agli altri Eroi pari a circa il 5,5% dell’intera popolazione
che la stessa Direttrice vorrà designare. magistrale (stando alle statistiche elaborate
La nostra Direttrice ha indetto perciò ‘La da Lombardo-Radice proprio nel 1923, ma
giornata del moschetto’; la raccolta fruttò riferite alla situazione del 1921, raggiun-
largamente. L’attuale Sig.ra Direttrice dice geva complessivamente le 86.366 unità),
che nulla potrebbe onorare di più la Sig. risultato limitato in termini numerici ma
Direttrice Sciaccaluga di questa offerta, cui apprezzato da Gentile per il quale un suc-
hanno partecipato, con slancio, insegnanti, cesso di massa avrebbe avuto il sentore di
alunni e popolazione nel nome della Signo- inutile conformismo: i prescelti davano ga-
ra Sciaccaluga e dell’Italia Fascista. ranzia di fedele adesione per i successivi
quarant’anni.
Il saldo controllo dei maestri non sarebbe Contemporaneamente un’operazione ana-
stato duraturo se non ci fosse stata un’ocu- loga ed ancor più incisiva fu fatta per i
lata selezione dei nuovi insegnanti, ciò che direttori, figure destinate dal fascismo a
fu realizzato con mosse d’indubbia abi- diventare i veri guardiani delle scuole, ga-
lità. Innanzi tutto via i rottami del passa- ranti ideologi degli insegnanti. Del miglia-
io di cattedre in palio solo 178 furono asse-
gnate: si preferì lasciar scoperti i tre quarti
dei posti maschili piuttosto che attribuirli a
chi non dava sicuro affidamento! Le donne
riuscirono meglio ed occuparono tutti i 100
posti disponibili.
Non c’era da dubitare sui risultati: le com-
missioni d’esame, una ogni regione, erano
composte da persone di sicura fede gen-
tiliana e lombardoradiciana con a capo
i provveditori (Gentile li aveva riportati
all’ambito regionale: una ventina era più
facilmente controllabile). A selezionare i
Direttori avevano lavorato lo stesso Lom-
bardo Radice, l’illustre pedagogista Gio-
vanni Vidari e il fior fiore dell’altissima
G. Giovanazzi, Per l’Italia e per la mamma. burocrazia ministeriale.
Romanzo per i ragazzi, ill. Nerino, Firenze, Frattanto Gentile aveva ottenuto qualche
Bemporad, 1934. miglioramento economico per i maestri e

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poteva dirsi soddisfatto: la categoria inse- M come Mussolini, foto refezione, anni Trenta
gnante era saldamente incamminata verso i
futuri destini della “Patria”. Sarebbe stato
opportuno nei primi tempi non allentare la
presa ideologica e a ciò provvide la pioggia
di circolari che organizzavano minutamen-
te il comportamento del maestro e gli in-
dicavano quello che avrebbe dovuto o non
dovuto fare: ingerenza pesantissima ma
garanzia di tranquillo tran tran se si fossero
rispettate le direttive. eluso l’indicazione di celebrare lo scien-
Si iniziava con “Per la disciplina nel- ziato, assurto a nume nel pantheon dei miti
le scuole” poi, tra il 1922 e il 1925, for- fascisti. E subito lo smemorato, sulla stes-
ti dosi di patriottismo bellico-mortuario: sa pagina, provvedeva umilmente: avrebbe
ben 8 circolari su “Viali o parchi della colmato l’omissione.
Rimembranza”,“Pellegrinaggio nazionale Infine lo spauracchio dei verbali di visita,
studentesco attraverso i luoghi del Martirio delle note informative, della qualifica.
e della Gloria”, “Pellegrinaggio alla tomba Resterebbe infine da spiegare l’accettazio-
del Milite ignoto”, “Raffigurazione sim- ne silente della stupidità di circolari frutto
bolica del Milite Ignoto”, “Album ricordo di ubbie del ministro di turno. Belluzzo ap-
della guerra vittoriosa”. Di patriottismo fa- pena asceso alla Minerva aveva emenato:
scistoide: “Terzo anniversario della Marcia Ordine di marcia ternaria per gli alunni
su Roma: celebrazione nelle scuole”. “Sa- della scuola elementare (31 luglio 1928):
luto alla bandiera”, “Saluto romano fasci-
sta nelle scuole”. Di patriottismo monar- La formazione di marcia in fila terna-
chico-religioso: “Insegnamento religioso”, ria, che fu gloria delle legioni romane
“Immagine del Crocifisso e ritratto di S. M e che è vanto delle legioni fasciste, loro
il Re”, “Propaganda contro la bestemmia”. più dirette eredi, sia anche d’ora innan-
Di anticipazione dei temi che saranno cari zi la formazione di marcia per tutti gli
all’Italietta in orbace: “Lezione sul grano”, alunni delle scuole elementari sia nelle
“Gara nazionale di canto corale”, “Igie- pubbliche passeggiate o cerimonie sia
ne scolastica-contro lo sputo”, “Uso nelle nelle esercitazioni ginnastiche ordinarie.
scuole di matite e di altri oggetti di cancel- Vogliano le SS.LL impartire alle autori-
leria di produzione italiana”, “Propaganda tà dipendenti precise e tassative disposi-
agricola nelle scuole, “Feste Pro dote della zioni in questo senso ed accertarsi diret-
scuola”. tamente che all’ordine sia data piena e
Poi la parola era passata ai Direttori che at- continua esecuzione. Attendo un espres-
traverso visite improvvise nelle classi e an- so cenno di assicurazione al riguardo.
notazioni sui registri verificavano la fedel-
tà al regime e all’occasione intervenivano: Ma c’è poco da spiegare: in ogni regime to-
Perché non si è parlato di Guglielmo Mar- talitario il bravo suddito esegue solerte gli
coni?, appuntava il 26 marzo 1930 in in- ordini assurdi, perinde ac cadaver.
chiostro rosso una Direttrice genovese sul
registro di un insegnante colpevole di aver

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Il fascismo in aula:
occupare lo spazio per colonizzare l’immaginario
Alberto Gagliardo

Le vie della fascistizzazione cuparne l’immaginario, il fascismo utilizzò


Fa oggi parte del senso storico comune la numerose strade, anche con una buona dose
nozione che il movimento fascista sia giun- di inventiva.
to alla conquista del potere, nell’Ottobre Una di esse, forse meno studiata o semplice-
1922, praticando una violenza sistematica mente poco valutata nella consapevolezza
e brutale, oltre che a seguito di non poche diffusa, fu quella che lo portò a colonizzare
debolezze della classe dirigente liberale e gli spazi sulle pareti scolastiche accampan-
di compiacenze della monarchia sabauda. dovi i propri simboli o a piegare, a propria
Più problematica risulta, invece, la valuta- autoesaltazione, quelli che gli preesisteva-
zione dei metodi (o del peso da attribuirvi) no (e a volte, anche, gli sopravvivranno).
che esso praticò per consolidare quella sua
posizione di vantaggio politico così acqui- Le immagini fondative
sito, fino a trasformarlo in consenso plebi- In questo senso il primo “arredo” – ancor-
scitario - perché tale innegabilmente esso, ché di natura assai particolare – da cui do-
almeno per un certo periodo, fu. ver partire per ricostruire l’aspetto delle pa-
Tuttavia, anche se esiste ancora una cer- reti delle aule fasciste è il crocifisso. Certo
ta resistenza ad accettare la centralità del la sua esposizione nella scuola pubblica era
ruolo che essa in tale percorso svolse, è stata disposta già con una legge del 1857,
del tutto evidente che la scuola in questo ma è solo in seguito ad una serie di inter-
processo si configurò come uno strumen- venti normativi effettuati tra il 1922 e il
to formidabile per piegare le coscienze a 1924 (spesso di natura meramente ammini-
un’adesione incondizionata e acritica, pro- strativa – cioè semplici circolari) che l’inse-
prio in quanto agiva in un tempo e in un gnamento della religione cattolica divenne
luogo della formazione degli individui più fondamento e coronamento dell’istruzione
esposti ai condizionamenti e più duraturi. pubblica, e il crocifisso parte di quell’inse-
Prova ne sia che, sebbene non avesse un gnamento diffuso del cattolicesimo romano
suo preciso programma sulla scuola, il fa-
scismo affrontò questo che era ed è un de-
licatissimo ganglio della vita di un Paese,
in maniera assai tempestiva e incisiva, mo-
strando di aver ben compreso la centralità
strategica che essa riveste nel processo di
costruzione del consenso popolare e, con-
seguentemente, nella legittimazione del
potere stesso.
E per organizzare la sua capillare pene-
trazione nel mondo della scuola e favori-
re quel processo di fascistizzazione delle I. Cinti, La decorazione dell’aula scolastica,
Roma, Urbinati, 1939
coscienze dei più giovani, puntando a oc-

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che permeava di sé un po’ tutti i programmi Liceo Grassi, Cesena, anni Trenta
scolastici: a partire da allora «ogni istitu-
to [ebbe] la bandiera nazionale; ogni aula,
l’immagine del Crocifisso e il ritratto del
Re» (art. 118 del r.d. 30 Aprile 1924 n. 965,
Ordinamento interno delle Giunte e dei
Regi istituti di istruzione media). Ma ben
presto a queste due immagini “archetipi-
che” (dio e patria) se ne aggiunse un’altra
che così veniva ad assurgere, in virtù della
speciale forza comunicativa del linguaggio
iconico, al medesimo ruolo sacrale e di co-
mando, anzi li assorbiva e li sintetizzava: esponenti della vecchia classe dirigente li-
l’immagine di Mussolini stesso. Per questa berale, l’importanza della fisicità nei codici
via, dunque, si produceva contemporanea- della comunicazione, intuendo come nella
mente sia un fenomeno di identificazione politica moderna l’essenza del messaggio
dello Stato con il fascismo, sia di sacraliz- risiede non soltanto nel suo contenuto, ma
zazione della figura del duce. forse di più nel modo in cui esso viene tra-
smesso.
Risalgono già al 1926, infatti, gli acquisti C’è da dire, a onor del vero, che la scuola
di ritratti del Duce da esporre sulle pareti non si muoveva su questa strada in auto-
scolastiche, e per questo obiettivo i presidi nomia o isolamento, ma le stesse subdole
cominciarono a rivolgersi alle autorità co- modalità comunicative che si praticavano
munali pregandole di concedere ritratti di al suo interno si affiancavano a quelle che
“S. E. Benito Mussolini”, per l’ufficio di contemporaneamente agivano al suo ester-
presidenza, per la sala degli insegnanti, per no, cioè nel corpo più ampio della socie-
gli altri spazi comuni e/o di rappresentan- tà intera, dove il fascismo seppe sfruttare
za, ma, in alcuni casi più zelanti, auspican- a proprio vantaggio un vastissimo cam-
do addirittura di poterne collocare uno per pionario di segni e simboli ai fini di una
ogni aula scolastica (come poi avvenne). capillare penetrazione nell’immaginario
Iniziava così quel percorso di moltiplica- nazionale. Due esempi illuminanti sono
zione (o metastasi) dell’immagine del capo forniti dalle monete da una e da due lire,
che sarà uno dei tratti distintivi di tutte le sulle quali (già dal 1923) venne impresso
dittature novecentesche, e il fascismo ita- il simbolo del fascio littorio, e i francobolli
liano, con tutta evidenza, si situò alle ori- emessi per l’anniversario dell’“ascesa del
gini di tale dinamica patologica. Il ricorso governo nazionale”.
alla massiccia diffusione dell’icona del Da monete e francobolli alla scuola il pas-
capo, infatti, rientrava in un progetto di so fu breve: nella seconda metà del Dicem-
personalizzazione della politica e di spre- bre 1927 si procedette infatti ad apporre
giudicato uso dei linguaggi del corpo, che anche all’esterno degli edifici scolastici
facevano allora le prime prove in una so- l’emblema del fascio littorio, prescritto,
cietà che andava scoprendo la sua dimen- come per tutti i pubblici edifici, con circo-
sione di massa: Mussolini mostrava così lare dell’Agosto 1927.
di aver ben compreso, a differenza degli

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Altri strumenti di persuasione sulle pareti delle aule scolastiche appaia-
Un altro elemento che caratterizzò signifi- no i cartelloni della difesa antiaerea, il cui
cativamente l’arredamento scolastico fasci- insegnamento era solitamente affidato ai
sta fu la radio, che con il cinema costituiva professori di lettere per le classi dell’ordi-
il potente mass medium dell’epoca – con ne medio o per le ginnasiali e a quelli di
una non trascurabile differenza: il ministro scienze naturali, chimica e geografia per il
dell’Educazione nazionale, infatti, dal Feb- triennio superiore. Tali tabelloni della pro-
braio 1938 rese obbligatorio nelle scuole tezione antiaerea, appesi preferibilmente
medie l’impianto radiofonico centralizza- in tutte le aule, si affiancavano ad appositi
to, per permettere di portare sistematica- opuscoli che venivano distribuiti ai profes-
mente fin dentro ogni singola scuola tanto sori, come guida per l’insegnamento.
i “neutrali” concerti musicali, quanto le più Se poi dagli arredi e dalle decorazioni get-
“orientanti” conferenze e conversazioni, tiamo lo sguardo anche sui materiali sco-
che venivano metodicamente trasmesse lastici più vari, vediamo che anche questi
allo scopo di integrare la cultura (ça va sans svolsero un ruolo analogo, poiché accom-
dire fascista) degli alunni. pagnavano con la stessa familiarità, e nel-
Altri elementi che svolsero un efficace la stessa maniera martellante e capillare,
ruolo propagandistico, pur nell’apparenza lo svolgimento della vita quotidiana delle
di neutri strumenti didattici, furono le carte scuole italiane sotto il fascismo. Eccone
geografiche. Anche in questo, come in altri sinteticamente una galleria di esempi:
casi, far maturare la “coscienza geografi- - quaderni dalle accattivanti copertine
ca” e coloniale nel cuore degli italiani era “propagandistiche”, che inneggiavano al
già stato avvertito dalla classe dirigente li- Duce, al regime e alle sue opere, oppure
berale come stimolo alla politica di espan- ritraevano l’infanzia e gioventù italiane
sione nazionale: la geografia e l’antropolo- sempre ed esclusivamente nei panni delle
gia furono le scienze espansionistiche per organizzazioni fasciste;
eccellenza e le Società geografiche italia- - pubblicazioni di vario tipo, come i “ca-
ne, tutte nate nella seconda metà dell’Ot- lendari di propaganda” (quello per l’anno
tocento, offrirono un supporto informativo 1926 viene descritto così: «Compilato per
e organizzativo indispensabile alle inizia- essere l’esaltazione dell’attuale Regime,
tive imperialistiche dell’Italia e si rivela- ogni pagina del Calendario pone in con-
rono un prezioso strumento di costruzione trasto cronologico gli avvenimenti che
dell’identità nazionale, nel cui solco il fa- rattristarono la vita italiana nell’immedia-
scismo cercò di collocarsi. Ma a decorre-
re dall’impegno colonialista della nazione
e dalle sue rinate velleità imperiali, esse
costituirono uno strumento attraverso il
quale si celebravano le magnifiche sorti e
progressive del Paese sull’onda delle vitto-
riose campagne militari fasciste.
Se l’apparizione delle carte geografiche
rimanda alle vicende del colonialismo, lo
scoppio della guerra, che porta con sé la
tragedia dei bombardamenti aerei, fa sì che

13
to dopoguerra, al meraviglioso spirito di Copertina di quaderno, anni Trenta.
rinascita che anima oggi tutta la Nazione
per il raggiungimento di quelle mete che
sembrava follia sperar di raggiungere al-
lora e che ora non sono più lontane. Spe-
cialmente ai giovani è stata dedicata questa
pubblicazione che ricorderà assiduamen-
te, giorno per giorno, le benemerenze del
Governo di Benito Mussolini, di questo
grande forgiatore di anime che ha saputo
elevare a nuove deità tutelari dell’Italia,
il lavoro, la disciplina e il sacrificio»); o i
“cartelli celebrativi” (nella primavera del
1927 Augusto Turati, segretario generale
del Pnf, aveva raccomandato la diffusione
del “Cartello Nazionale” (cm. 50 x 45) con
il ritratto di Mussolini e la seguente iscri-
zione: “Non per nulla ho prescelto per mot-
to della mia vita ‘Vivi pericolosamente’ ed
a voi dico come il vecchio combattitore: Se cerimonie collettive (oggetti che fabbriche
avanzo seguitemi, se indietreggio uccide- di abbigliamento proponevano alle scuole
temi, se muoio vendicatemi”. Dal Palazzo a prezzi calmierati).
Littorio III aprile MCMXXVI);
- nuovo materiale di cancelleria (poiché Conclusione
dal 1927 comincia a fare la sua comparsa A guardarli dalla distanza del tempo, così
nei documenti conservati negli archivi del- come viene da sorridere delle pose istrio-
le scuole, accanto all’indicazione dell’an- niche ed eccessive di Mussolini, si è ten-
no, la numerazione romana, solo più tardi tati di rubricare nella categoria del grotte-
seguita dal fatidico «E.F.» [era fascista], sco l’intero apparato della liturgia fascista
datano da quel momento le richieste per (scolastica e no), o del proliferare di tali
l’acquisto di timbri di gomma, sia con smaccate operazioni di promozione di sé.
l’emblema del fascio littorio, sia con la Invece non dobbiamo sottovalutare il fa-
scritta «Anno… dell’era fascista»); scino e l’attrattiva che tali pratiche poteva-
- tutta la gran copia di riviste fasciste o fa- no esercitare nell’accaparramento del con-
scistizzate cui scuole e/o ragazzi venivano senso (specie giovanile) in una nazione che
abbonati. (C’è da commentare, a proposito si affacciava allora senza nessuna malizia
di questi esempi, che il riproporsi di vecchi alle invadenze delle strategie comunicative
rituali, l’inserimento di nuove ricorrenze, di massa, ai suoi codici subdoli e al suo po-
le celebrazioni d’ogni tipo davano vita a tenziale persuasorio. Come si è già avuto
un indotto (come si direbbe oggi) che ali- modo di rimarcare più sopra, di ciò il regi-
mentò gli appetiti economici di privati e me e il suo capo ebbero, sin dai suoi esordi,
istituzioni); chiara percezione e la scuola italiana fu un
- gli indumenti (ad es. il fez nero d’ordi- fecondo terreno di sperimentazione e mes-
nanza) per gli alunni che partecipassero a sa a punto di tali novità.

14
Quando anche le pagelle erano
uno strumento di indottrinamento
Fabio Targhetta

Il progetto totalitario del fascismo vide forza e gli effetti nel processo di formazio-
nell’istruzione un ambito privilegiato per ne dell’immaginario e della mentalità. Dal
raggiungere l’obiettivo di formare l’italia- fascio littorio collocato sopra l’ingresso
no nuovo, come usava dire. Mussolini, con dell’edificio scolastico alla divisa indos-
un breve trascorso da insegnante alle spalle sata da maestri e balilla, dal ritratto del
e figlio a sua volta di una maestra elementa- duce ai cartelloni murali appesi alle pareti,
re, era perfettamente consapevole del ruolo dalle copertine dei quaderni alle illustra-
strategico ricoperto dalla scuola all’interno zione del libro unico di stato, dalla radio
di questo disegno, al punto da dedicarle du- in classe all’attività dell’Opera Nazionale
rante l’intero ventennio attenzioni partico- Balilla, tutto divenne veicolo di trasmis-
lari, a cominciare dalla scelta dei ministri sione degli ideali e dei valori fascisti. Le
che si succedettero alla Minerva. stesse materie di insegnamento (si pensi
Ogni spazio, a scuola, venne occupato dal alla cultura militare, introdotta nelle scuole
regime così come ogni mezzo venne utiliz- medie inferiori e superiori a partire dall’an-
zato. Non è semplice, oggi, comprendere no scolastico 1934/35), i temi assegnati dal
appieno il livello di indottrinamento cui docente, i dettati, i problemi matematici da
sono stati sottoposti gli alunni, tanto che risolvere in cui non di rado i protagonisti
fino ad anni relativamente recenti gli stes- di somme e divisioni erano giovani balil-
si storici ne hanno a volte minimizzato la la, ci rimandano l’immagine di un vero e
proprio “bombardamento mediatico”, per
utilizzare una terminologia in linea con il
linguaggio marziale introdotto all’interno
delle aule scolastiche.
Il processo di fascistizzazione della scuola
non risparmiò neppure l’ambito burocra-
tico; anche un certificato apparentemente
neutro come può essere la pagella venne
piegato all’ideologia del regime, facendo-
ne un’ulteriore cassa di risonanza per i suoi
proclami.
Da qualcuno temuta, da altri amata, di
certo la pagella è tra gli oggetti che più
comunemente si associano alla scuola, a
testimonianza del valore assunto nell’espe-
rienza di ciascun alunno. La scelta di utiliz-
zare questo documento per i proprio scopi
Pagella non appare pertanto casuale; anzi, grazie
1937 all’uso accorto degli elementi grafici e dei

15
colori utilizzati, il regime ne fece un ambi- Pagella
to avanzato di sperimentazione nel proces- 1926
so di politicizzazione dell’infanzia. In que-
sto, come in altri settori, il fascismo fece
scuola – è purtroppo il caso di dirlo! – agli
altri regimi totalitari novecenteschi.
Ma com’erano queste pagelle in camicia
nera? Innanzitutto va fatta una premessa:
il termine pagella si affermò in ambito sco-
lastico solo agli inizi del Novecento; prima
di allora con questo termine si indicava la
nota degli onorari dovuti ad un libero pro-
fessionista, l’attuale parcella. Le scuole
elementari, ancora gestite dai singoli co-
muni, godevano di ampia autonomia nella de scritta “Regno d’Italia”, un’immagine,
scelta del modello da utilizzare. Chi oggi un’illustrazione destinata a violare il for-
si imbatte in una pagella distribuita tra la male aspetto che quel documento ufficiale
fine dell’Ottocento ed il primo decennio aveva fino ad allora assunto. Il disegno è
del secolo successivo troverà documen- semplice, ma non privo di un significato
ti di dimensioni molto diverse, di colori simbolico molto forte: in posizione cen-
che vanno dal rosa al giallino, dal verde trale, circondato da frasche di quercia e di
all’azzurro, di formato differente, intitolati alloro, compare lo stemma dei Savoia. Ai
libretto scolastico, carta di ammissione e di due lati, quasi mimetizzati dalle fronde, ci
frequenza, pagella, etc. sono due piccoli fasci littori. L’impressio-
La medesima libertà si mantenne inalterata ne che si ricava è quella di una monarchia,
anche in seguito all’emanazione della Leg- quella sabauda, che regge la nazione, ne è
ge Daneo Credaro del 1911, con la quale la colonna portante, mentre il fascismo, in
furono avocate le scuole dei comuni mino- posizione un po’ defilata, la sostiene e ne
ri allo Stato. Fu infatti solo nel 1926 che protegge i fianchi. Questa raffigurazione
si decise di distribuire una pagella uguale rappresenta, in forma simbolica, l’imma-
per le tutte le scuole elementari del Regno: gine con la quale il movimento in camicia
stampata dal Provveditorato generale dello nera si era legittimato presso l’opinione
Stato, la pagella era distribuita nelle riven- pubblica e le istituzioni: il suo ruolo era
dite di privative, vale a dire dei generi del quello di ripristinare l’ordine e proteggere
monopolio di Stato, al costo di cinque lire. il Paese dagli scioperi e dal possibile con-
Veniva in questo modo aggirato un princi- tagio comunista.
pio fondamentale dell’istruzione popolare Questo modello rimase invariato anche
fin dai tempi dell’Unità, quello della gratu- l’anno successivo, mentre nel 1928/29 la
ità del grado primario dell’istruzione. pagella, pur conservando formato e co-
La prima pagella “unica” si distinse da lore, modificò il disegno: ora ci sono due
quelle precedenti per la qualità del sup- stemmi appaiati, quello della monarchia
porto – un solido e fine cartoncino color e la bandiera italiana, con tanto di fascio
avorio – e per una vistosa novità: campeg- littorio, sormontata da un’aquila, quasi a
giava infatti nella parte alta, sopra la gran- suggerire l’esistenza di una diarchia.

16
L’anno successivo, forte del prestigio con- Nell’anno in cui scoppiò la seconda guerra
quistato con la firma del Concordato, Mus- mondiale, la pagella adottò uno stile diffe-
solini modificò ulteriormente la grafica. Su rente: stampata sul fronte e sul retro, una
fondo rosso carico risalta solo un’immagi- volta aperta si possono cogliere le differen-
ne centrale, un fascio di fasci di ispirazio- ze tra i possedimenti coloniali italiani pri-
ne futurista dai contorni ambigui, tanto da ma della marcia su Roma e quelli conqui-
evocare spettri del recente passato (il dise- stati al prezzo di tanto sangue (indigeno),
gno sembra infatti un insieme di cannoni violenze e uso dei gas.
puntati verso l’alto). Solo all’interno, so- Nei due anni seguenti, quando le sorti del
pra due grandi fasci littori a bordo pagina, conflitto arridevano ancora all’asse italo-
troviamo lo stemma sabaudo, in posizione tedesco, una vittoria alata incitava al suc-
speculare a quello dell’ONB. Si è in questo cesso finale. Poi, l’andamento della guerra
modo consumata, anche a livello simboli- impose altre priorità e attenzioni che non
co, la degradazione della monarchia, pas- l’uso strumentale di un documento scola-
sata in pochi anni nel particolare sistema stico. Così l’instaurazione della repubbli-
di valori evocato dalle pagelle da perno del ca sociale, l’inizio della guerra partigiana,
Paese ad una posizione subalterna, parago- i bombardamenti alleati determinarono in
nabile ad un’organizzazione per l’educa- molti casi il ritorno all’autonomia dei sin-
zione della gioventù. goli comuni, almeno per quanto riguarda la
I documenti degli anni successivi sono stampa delle pagelle.
ugualmente significativi e permettono di In conclusione, da questi brevi cenni si può
ripercorrere per immagini l’evoluzione in intuire la potenza del messaggio veicolato
dittatura del fascismo. Dall’intitolazione attraverso l’uso spregiudicato di colori, il-
di Ministero dell’Educazione Nazionale – lustrazioni e simboli (si pensi alla moltipli-
dove a nessuno può sfuggire la differenza, cazione dei temi bellici), capace di toccare
e non solo a livello semantico, con la pub- le corde anche di quei parenti, genitori e
blica istruzione – al culto della personalità nonni, spesso scarsamente alfabetizzati,
(diventa quasi un gioco andare a scoprire le ma vulnerabili al potere evocativo delle
lettere “M” mimetizzate tra le armi e gli altri immagini.
simboli), sulle pagelle è possibile verificare
quali fossero i temi su cui maggiormente
si focalizzò il progetto di “indottrinamento
per immagini”. Ci sono il moschetto posato
sopra il manuale di scuola, a memento del
celebre motto “libro e moschetto, fascista
perfetto”; il soldato che semina il grano con
un fucile in spalla, un’immagine dal gusto
involontariamente comico dato che non si
capisce come l’ingombro possa risultare
comodo al contadino improvvisato; una
milizia di avanguardisti in marcia; i fasti
dell’impero romano, rappresentati dalle
aquile, dai fasci littori, dall’intitolazione di Pagella
mare nostrum, etc. 1941

17
Militarizzare la scuola
Alberto Gagliardo

È stato giustamente scritto che la fasci- affermò che «la scuola, la base più salda
stizzazione della scuola italiana avvenne e la collaboratrice più efficace del regime,
sostanzialmente attraverso il controllo e il è chiamata dal Duce ad assolvere un nuo-
disciplinamento di insegnanti e professo- vo, importantissimo e delicatissimo com-
ri, l’integrazione di alunni e studenti nelle pito. In conformità delle nuove concezioni
organizzazioni giovanili del partito e l’ide- Mussoliniane della Nazione militare, basa-
ologizzazione dei programmi di insegna- te sul principio che le funzioni di cittadino
mento (J. Charnitzky, Fascismo e scuola. e di soldato sono inscindibili nello Stato
La politica scolastica del regime (1922- fascista, ed in base alle nuove disposizioni
1943), Firenze, La Nuova Italia, 1996). sull’istruzione premilitare, resa obbligato-
Ebbene, nel tragitto che durante il ven- ria per i cittadini dagli otto ai ventuno anni
tennio fascista condusse alla sua irreggi- d’età, e sull’insegnamento della cultura
mentazione, la militarizzazione dell’intera militare introdotto nelle Scuole medie e su-
istituzione costituì una sorta di “carattere periori, la formula fascista, profondamente
dominante” in tutti e tre quegli ambiti so- significativa “LIBRO E MOSCHETTO”
pra indicati, percorrendo però strade a vol- trova nella Scuola italiana, dalla elementa-
te più nascoste, altre più manifeste. re alla universitaria, la sua piena e pratica
A essere investita per prima da tale pro- applicazione».
cesso fu la scuola elementare, giacché sin La legge istitutiva, però, è del 27 dicembre
dall’autunno del 1928, quando fu istituita 1934 (Norme sull’istruzione pre-milita-
la commissione per elaborare le direttive re), cui fece seguito, quattro giorni dopo,
per la compilazione del libro di testo uni-
co, Galeazzo Ciano e Italo Balbo ebbero
l’incarico di occuparsi degli indispensabili
contenuti militari del libro. Ma ben presto
argomenti e temi militari cominciarono a
penetrare anche negli altri ordini dell’istru-
zione, tanto che già dal settembre del 1934
era stata creata la carica di ispettore capo
per la preparazione premilitare e postmili-
tare della nazione (R.D.L. 20.09. 1934 n.
1862), e quello stesso anno vide i primi
accordi tra Gruppi Universitari Fascisti e
Milizia, che andavano gettando le basi di
un addestramento militare nell’istruzione
media e secondaria.
Il 29 ottobre 1934, con la circolare dal ti-
tolo Preparazione militare della Nazione, il Copertina di quaderno scolastico, disegno di
ministro dell’istruzione Francesco Ercole A. Rubino, anni Trenta.

18
il decreto (Istituzione di corsi di cultura riserva, potevano essere promossi o, rispet-
militare nelle Scuole medie superiori del tivamente, ammessi agli esami di diploma
Regno) che faceva dell’istruzione premi- o di laurea.
litare, praticata già in seno alle organiz- Per le ragazze, che erano pour cause esclu-
zazioni giovanili, uno dei compiti centrali se dall’ambito di interesse della nuova di-
del sistema dell’istruzione pubblica. Esso sciplina, c’erano delle alternative rispon-
dichiarava l’istruzione militare, imparti- denti alla concezione che il regime aveva
ta sia nell’esercito che al di fuori di esso, del ruolo della donna nella società, quali ad
elemento integrante dell’educazione nazio- esempio Lavori familiari o Puericultura.
nale, fissando gli obblighi militari dai 18
ai 55 anni. La legge prevedeva tre livelli A lezione di “Cultura militare”
di formazione, che comprendevano in to- L’anno scolastico 1934-35 fu quello che
tale un periodo di cinque anni con 20 ore vide l’introduzione nel curricolo della
di insegnamento annuali. Il primo grado, nuova disciplina, per la quale si dovettero
che iniziava nella terza classe della scuola approntare in tutta fretta anche i libri di te-
media inferiore e durava un anno, doveva sto, e solo all’inizio del 1935, cioè ad anno
trasmettere agli alunni conoscenze sulla scolastico già avviato da mesi, vi furono le
costituzione e le funzioni delle forze arma- solenni inaugurazioni dei Corsi di Cultura
te, sulla valutazione del terreno dal punto Militare nelle Scuole Medie, alla presenza
di vista militare e sulla cartografia, fami- delle autorità civili, politiche e militari, dei
liarizzandoli con gli eventi più importanti capi d’Istituto e delle scolaresche. In aule
della prima guerra mondiale. La seconda magne o in palestre adorne di tricolori,
fase durava due anni e iniziava per il liceo sotto lo sguardo dei grandi ritratti del re
classico e per il corso superiore del con- e del duce, i presidi officiarono la liturgia
servatorio in prima classe; per tutte le al- presentando alla platea scolastica gli inse-
tre scuole secondarie di secondo grado in gnanti della nuova disciplina, i quali pro-
seconda. Nel corso del primo anno le co- venivano spesso dai ranghi dell’esercito ed
noscenze teoriche venivano approfondite e erano stati prescelti dalle superiori autorità
ampliate con un esame comparativo delle militari e scolastiche per tali corsi.
Forze armate dei principali Stati moder- La pompa magna con la quale questo nuo-
ni; mentre nel secondo anno si dovevano vo capitolo della scuola fascista veniva
fornire nozioni elementari sulle armi e sul aperto è esemplare di quanto stava avve-
tiro, esporre i caratteri geografici e militari nendo nella scuola e nella società italiane
dei confini terrestri e marittimi dell’Italia, negli anni Trenta: l’annullamento della
illustrare a grandi linee la funzione decisi- separazione tra vita civile e vita militare,
va dell’Italia nel conflitto mondiale 1914- oltre a denunciare l’aria di caserma che
1918. Nel terzo ciclo, anch’esso biennale, sempre più si andava respirando all’inter-
gli studenti universitari dovevano trattare no dell’istituzione scolastica, preannuncia-
il problema della preparazione militare di va quell’impegno militare crescente nella
uno Stato moderno, come si inizia, si svol- vita nazionale, che lutti immensi avrebbe
ge, e si risolve la guerra di oggi. Soltanto portato al paese e al mondo.
gli studenti medi e universitari in possesso Negli anni successivi, dal 21 gennaio 1935
di un attestato di partecipazione ai corsi, al 15 novembre 1936, quando la Minerva
tenuti da ufficiali in servizio attivo o della fu retta dal rude quadrunviro Cesare Ma-

19
ria De Vecchi di Val Cismon, si accentuò Testo scolastico di Cultura militare, 1937
tale processo di svolta autoritaria: il nuovo
ministro, imprimendo alla gestione del-
la scuola il suo piglio caporalesco, diede
il suo personale contributo alla militariz-
zazione crescente attraverso l’istituzione
del “sabato fascista” (20/06/1935), che,
liberando tutti dagli impegni lavorativi po-
meridiani, destinava quel giorno alla pre-
parazione politica e militare della nazione.
Sono gli anni dell’avventura imperialista
in Africa orientale, per cui si richiese che
l’insegnamento delle varie discipline, e in
particolare quello della Storia, fosse ispi-
rato al nuovo clima imperiale e fascista;
ma sono anche gli anni in cui i temi del
razzismo cominciavano a diffondersi, già
prima dell’entrata in vigore di una compiu-
ta legislazione, e in tale contesto maturò la
pubblicazione del libro di Stato per la Cul-
tura militare. vano l’insegnamento della cultura militare
Ma, come in molte manifestazioni del regi- nell’ultima classe delle scuole secondarie
me, anche in questa della militarizzazione inferiori e nelle due ultime delle superiori,
degli insegnamenti non mancava una buo- mentre il terzo ciclo andava svolto nei pri-
na dose di velleitarismo, se già nel settem- mi due anni di università (R.D. 23/09/1937,
bre 1935 De Vecchi, constatato che la nuo- Programmi per l’insegnamento della cultu-
va disciplina non aveva dato i risultati che ra militare nelle scuole medie e superiori).
se ne attendevano, presentò al Consiglio Un’introduzione sottolineava che tale di-
dei Ministri una proposta di emendamento sciplina aveva lo scopo di contribuire alla
alla legge per l’insegnamento della cultura formazione del cittadino-soldato e di ali-
militare entrata in vigore solo nel genna- mentare, rafforzare e rendere consapevole
io precedente. Il conseguente D.L. del 17 nei giovani lo spirito militare. Non si mi-
ottobre successivo elevava la cultura mili- rava quindi tanto a trasmettere conoscenze
tare al rango di regolare materia d’insegna- teoriche o capacità tecnico-pratiche, ma
mento e di esame, equiparando gli ufficiali piuttosto alla formazione del carattere, e a
responsabili dell’istruzione ai membri del creare una disposizione spirituale e morale
corpo insegnante. Le lezioni, ora accre- alla vita militare.
sciute a 30 ore annuali, potevano essere Così, anche attraverso questa strada, tutta
impartite in linea di principio in tutte le la nostra scuola si avviava, disciplinata-
classi della scuola secondaria. Il ministro mente e a passo di marcia, verso il decen-
aveva la facoltà di fissare con un’ordinan- nio successivo, quello della guerra e della
za, per ogni singolo istituto, in quale clas- nuova carneficina mondiale.
se dovessero essere insegnati sia il primo
che il secondo ciclo. I programmi inseri-

20
Come nacque la “scuola di razza”
Gianluca Gabrielli

Durante l’estate del 1938 il ministro Bot- ghettata nella nuova condizione prodotta
tai inviò una circolare ai presidi e direttori dalla persecuzione, senza ebrei dietro ai
didattici per avviare le prime procedure di banchi e dietro alle cattedre, senza nomi
censimento degli ebrei presenti tra i docen- ebraici sui frontespizi dei libri di testo: il
ti, gli studenti e gli autori di libri di testo XVI anno dell’era fascista era anche il I
adottati dalle classi. Una procedura buro- anno scolastico dell’era razzista. D’altron-
cratica che, con tempi diversi, produsse de il regime aveva già mostrato di saper
tra settembre e novembre l’espulsione di condurre le campagne ideologiche in tempi
279 tra presidi e professori e di un nume- efficaci per una loro valorizzazione scola-
ro ancora ignoto di maestre elementari, la stica: due anni prima la guerra di conquista
cacciata di migliaia di studenti e la sostitu- dell’Etiopia era stata anche il capolavoro
zione di oltre un centinaio di libri scolastici della propaganda scolastica del regime:
già adottati. Fu un’azione che, confrontata cominciata in corrispondenza dell’apertura
ai ritmi solitamente lenti e farraginosi del- dell’anno scolastico, la vittoria e l’impero
la burocrazia ministeriale, si può definire erano stati celebrati il 9 maggio, un mese
fulminea. Nel giro di tre mesi la campagna prima della chiusura estiva, giusto il tempo
razzista del fascismo produsse proprio nel di festeggiare la vittoria in mille iniziative
mondo della scuola i suoi effetti più drasti- in piazza e nel cortile degli istituti.
ci ed immediati; la scuola italiana si trovò Agire in questo modo, cacciando gli allie-
sconvolta nel profondo e – pur per breve vi e i docenti ebrei, non significava solo
tempo – strappò alla scuola nazista, ove an- perseguitare una categoria di cittadini, ma
cora vigeva la politica del numero chiuso aveva anche la valenza di mettere a segno
rispetto agli studenti ebrei, il triste primato un’azione pedagogica di formidabile effica-
della radicalità razzista. cia per inculcare una mentalità razzista ne-
Bottai credeva nell’utilità della campagna gli allievi. Più che lo studio, i fatti: cosa c’è
antisemita ed il suo ministero la condus- di più potente nel formare razzisticamente
se con uno zelo particolare, riconoscendo le menti degli alunni italiani che cacciare
la centralità della scuola e delle istituzio-
ni culturali al fine di diffondere in profon-
dità e capillarmente la visione del mondo
razzista. Le caratteristiche del calendario
scolastico imposero al ministro tempi stret-
tissimi per colpire con la massima forza
gli ebrei riducendo al minimo il rischio di
una fraternizzazione solidale di compagni
di classe e colleghi; bisognava agire prima
dell’inizio delle lezioni e così fu fatto, in
modo che il nuovo anno scolastico comin-
ciasse con l’istituzione già pienamente tra- Album da disegno, anni Trenta

21
i loro compagni di banco ebrei? Come af- Etichetta incollata in copertina di un volume
fermare in modo più spietatamente efficace scolastico dell’editore Paravia, 1939
l’inferiorità degli alunni ebrei se non pri-
vandoli da un giorno all’altro del diritto di
continuare a frequentare le scuole di tutti?
Bottai - e con lui tutta la catena di funziona-
ri che ne applicarono le direttive - in questo
modo, mentre colpiva i diritti e le condizio-
ni di vita di migliaia tra giovani, lavoratori teristiche fisiche e spesso anche intellettuali
della scuola e insegnanti, metteva in azione e morali gerarchizzate, avvalorando l’idea
un silenzioso curricolo di razzizzazione de- che ognuna ricoprisse un gradino ben pre-
gli ebrei che avrebbe agito nelle menti di ciso e immutabile della scala delle civiltà.
tutti gli allievi italiani producendo appren- La guerra di conquista dell’Etiopia costi-
dimento: insegnava il concetto di “razza tuì probabilmente il momento di svolta,
ebraica”, di pericolosità ebraica, trasmette- sia perché fu l’occasione in cui il razzismo
va il senso di superiorità legato all’apparte- esistente “di fatto” nelle colonie venne po-
nenza alla “razza” ariana o italiana “bonifi- tenziato e modificato attraverso l’introdu-
cata” dalle presenze ebraiche. zione di una legislazione specifica contro
le unioni miste e contro i cosiddetti “me-
Prima del 1938 ticci”; sia perché anche a livello di scuola
Ma il curricolo razzista non si completava fece breccia l’idea che gli italiani, guidati
con la cacciata degli ebrei, così come non dal fascismo, stessero mostrando la propria
era iniziato con essa. Fin dai tempi prece- superiorità di stirpe; un’idea che funzionò
denti il fascismo erano presenti nei percorsi da apripista teorico per le imminenti artico-
scolastici (ed in essi radicati) elementi forti lazioni antisemite. Così le prime azioni di
di razzismo, indirizzato specialmente con- Bottai contro gli ebrei furono efficaci anche
tro i sudditi africani e in generale contro gli perché condotte nei confronti di una popo-
abitanti dei territori colonizzati dagli euro- lazione scolastica e di una cultura didattica
pei. Non è difficile trovare nei libri di testo che considerava l’esistenza e la gerarchia
- a partire dall’esordio coloniale negli anni delle “razze” come una verità evidente e
Ottanta dell’Ottocento – i racconti delle im- che riteneva gli ebrei come un popolo ca-
prese coloniali e la loro giustificazione at- ratterizzato da religione ma anche da carat-
traverso la descrizione della presunta civil- teristiche razziali proprie (come si legge in
tà inferiore degli africani: la civilizzazione un libro di geografia del 1936).
di “razze” inferiori era infatti uno degli ele-
menti principali utilizzato per trasformare Dopo il 1938
agli occhi degli studenti le guerra di sopraf- Alla fine di ottobre 1938 quindi, il currico-
fazione in imprese quasi umanitarie. Inoltre lo razzista e antisemita si era pienamente
il razzismo era immancabile nelle pagine di dispiegato nelle scuole soprattutto nella sua
geografia, dove veniva presentata la varia- forma “negativa”, con il muto potere didat-
bilità delle forme umane: dall’Unità d’Ita- tico delle esclusioni. Nei mesi e negli anni
lia fino agli anni Sessanta del Novecento successivi la sua teorizzazione divenne
rimase costante la suddivisione in “razze” e tema di studio in molte materie, dalla storia
l’attribuzione alle diverse “razze” di carat- all’educazione fascista (una sorta di edu-

22
cazione civica del regime), dalla geografia Brano da Il secondo libro del fascista, 1939.
alle scienze. In questo modo si completò il
paradigma “negativo” del razzismo fasci-
sta, quello cioè che puntava sui soggetti de-
finiti come inferiori per discriminarli e stig-
matizzarli. Ma il razzismo funziona come
un dispositivo unitario che, nel momento in
cui produce la definizione dell’Altro, con-
temporaneamente e nello stesso processo
produce la definizione di Sé. Quando sui
libri di testo o nei fumetti del giornalino
“il Balilla” veniva descritto l’africano sel-
vaggio ed indolente, oppure l’ebreo infido non possiamo che considerare in maniera
e avaro, nello stesso processo implicita- integrata i contenuti didattici stigmatizzan-
mente risultava scolpita l’immagine di un ti sugli ebrei e sugli africani e le articolate
italiano ariano e fascista, laborioso e civi- esaltazioni della storia, della cultura, della
lizzato, leale e generoso. Questa costruzio- religione, del corpo (bianco) degli italiani.
ne “positiva” della razza bianca costituì una Ce lo ricorda (e lo insegnava all’epoca)
parte fondamentale del razzismo italiano, il principale “libro di testo” del razzismo
e in particolar modo di quello scolastico. fascista, il famigerato Secondo libro della
Essa non rimase solamente implicita, ma razza, rivolto alle quinte classi elementari,
si dispiegò in tutte le materie di studio co- alle scuole medie, all’insegnamento della
stituendo un curricolo martellante, teso ad cultura fascista e all’educazione dei gio-
esempio ad esaltare il genio italico di Dante vani inquadrati nella gioventù italiana del
o di Cristoforo Colombo come prova della Littorio. Prima di tutto costruire l’alterità e
superiorità della stirpe, la religione cristiana stigmatizzarla:
intesa come apogeo dell’approccio religio- “L’evidente inferiorità di alcune razze, e
so, la tutela dell’infanzia in quanto garan- specialmente di quella che si è convenu-
zia di sviluppo ed espansione della “razza”. to di chiamare negroide...”;
Sono numerosi gli insegnanti che, rispon- “Secondo la loro indole inalterabile, gli
dendo alle domande dei presidi sull’effica- ebrei, pur essendo in Italia un’infima
cia razzista della loro didattica, indicavano minoranza, mirarono tenacemente a do-
lo svolgimento di questi temi, che in effetti minare la coscienza nazionale e la vita
costituivano il positivo fotografico delle di- politica ed economica”.
scriminazioni e delle stigmatizzazioni. Solo Ma poi costruire il Sé, l’identità dei supe-
un malinteso concetto di razzismo permise, riori di “razza”, attraverso tutti i contenuti
nel dopoguerra, di separare i due aspetti e che ne definiscono i confini e l’eccellenza:
quindi di derubricare tutta la didattica di “La razza ariana ha la missione di civi-
esaltazione dell’italianità fascista e “bian- lizzare il mondo, e di farne incessante-
ca” dal cono d’ombra delle leggi razziali. mente progredire la civiltà”.
Così, quando ci chiediamo come funzionas-
se l’assimilazione del razzismo nelle scuole
fasciste, non possiamo scindere gli aspetti
persecutori da quelli didattici, così come

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Pagella 1938 Pagella 1930 Pagella 1939

Pagella 1940 Brano da O. Quercia Tanzarella, Il libro del-


la seconda classe: Letture, la libreria dello
Stato, 1932, ill. M. Pompei.

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