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Scuola, attualità del liceo classico: tra valori

eterni e problem solving


di Marco Ricucci*

Due nuovi libri celebrano il liceo classico facendo parlare i docenti di oggi e gli ex alunni
famosi: da Stefano Boeri a Enrico Letta, da Monsignor Delpini a Paola Mastrocola

Il Ministro dell’Istruzione francese Jean-Michel Blanquer ha promosso la Prima


giornata europea delle lingue e culture antiche. E’ stata anche redatta una Dichiarazione
congiunta volta a rafforzare la cooperazione per lo studio del latino e del greco antico a firma,
oltre che del ministro francese, anche dei suoi omologhi Patrizio Bianchi, Niki Kerameus
(Grecia) e Prodromos Prodromou (Cipro), tutti persuasi che «il latino e il greco antico
siano l’eredità viva e caratterizzante della base comune della cultura europea e mediterranea,
e la linfa delle loro rispettive lingue». Da anni l’istruzione classica è sotto attacco un po’
ovunque nel mondo. Di fronte a una presa di posizione ufficiale di questo tenore, diventa
ineludibile rispondere ai dubbi degli scettici: qual è il valore «reale» della cultura classica oggi
nella vita quotidiana dei cittadini e delle cittadine europee? E soprattutto, che senso ha che dei
teenager ancora studino le lingue classiche nella società globalizzata del terzo millennio?

APPROFONDIMENTI
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Per secoli la cultura occidentale ha manifestato un sentimento di sostanziale simpatia
nei confronti delle proprie radici culturali, fondate sulla sintesi fra linea greco-romana
e linea ebraico-cristiana. Perno di questa continuità (messa in discussione soltanto in fugaci
occasioni, come la Querelle des anciens et des modernes) era la scuola, che garantiva il
permanere della memoria dell’antico attraverso l’insegnamento delle lingue classiche, il cui
peso e prestigio era rimasto indiscutibile per secoli. Con l’epoca moderna questo credito è
stato fortemente messo in discussione. L’importanza crescente del sapere scientifico e
della tecnologia e la necessità di confrontarsi con culture diverse in un mondo globale
hanno messo in crisi la centralità degli studi classici e fatto emergere sempre più
insistente la domanda sull’opportunità di dedicare energie allo studio del passato, sottraendo
così spazio all’apprendimento di discipline che possono avere un significato più immediato, e
anche pratico, nella vita dell’individuo e nella società, per esempio sostituendo
l’apprendimento di lingue antiche non più praticate con lingue vive.
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APPROFONDIMENTI
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Conseguenza di questa nuova impostazione è stata la sensibile riduzione dello spazio lasciato
alle materie classiche (in senso non solo quantitativo, come numero di ore di insegnamento e
di alunni, ma anche qualitativo, con una marginalizzazione di queste materie, considerate alla
stregua di un ornamento prezioso ma inutile). In Italia abbiamo una tipologia di scuola
superiore dedicata allo studio delle lingue classiche e delle loro letteratura, che non ha
pari nel mondo intero. Un vanto tutto italiano di cui andare sinceramente orgogliosi: il liceo
classico. Sono di recente usciti due volumi dedicati a questo tipo di scuola: il primo, che ho
curato insieme a Saulo Delle Donne e a Giovanni Pietro Ruggiero, si intitola Il liceo classico
oggi. Dieci voci per sceglierlo tra modernità e tradizione, Il Grifo, 2021. In questa miscellanea, i
contributi, scritti da docenti che operano ogni giorno nel liceo classico dal Nord al Sud dello
Stivale, mostrano come questo preteso conflitto tra passato e presente sia meno netto di
quanto si possa pensare, e come gli studi classici mantengano il loro valore formativo nella
società odierna complessa e «liquida».
LA SCUOLA E L’EMERGENZA DIDATTICA DELL’ITALIANO E DELLA MATEMATICA
• Leopardi, il rapper Shade e la scuola. Così stiamo perdendo la lingua italiana
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A fare idealmente da contraltare a questo volume scritto da docenti ne è uscito un altro che
invece racconta il liceo classico con gli occhi di chi lo ha frequentato come studente. Si
intitola Liceo classico per tutti. Venti interviste ad ex alunni eccellenti, Carocci 2021, a cura di
Liana Lomiento e Antonietta Porro. Fra i testimonial del classico intervistati dalle autrici si
segnalano l’archistar Stefano Boeri, monsignor Mario Enrico Delpini, la scrittrice Nadia
Fusini, il giornalista Massimo Gramellini, il segretario del Pd ed ex presidente del
Consiglio Enrico Letta, lo scrittore Giuseppe Lupo, la scrittrice Paola Mastrocola, il
sociologo Luca Ricolfi, l’ex presidente della Camera Luciano Violante. Tutti sono concordi
che studiare le lingue antiche implica un esercizio intellettuale straordinario, ovvero la
possibilità di sollecitare e acuire le proprie capacità logiche; infatti, dopo essere
«sopravvissuti» al liceo classico, una volta adulti, hanno riconosciuto che l’esercizio
traduttivo educa di fatto al problem-solving, anche se questo non è il primo scopo dello
studio del greco e del latino: ciò ha favorito e sostenuto lo sviluppo di alcune abilità cognitive
che si sono rivelate, per loro, basilari per affermarsi nelle proprie professioni. Per non
parlare dei valori eterni che gli antichi ci hanno consegnato come parte fondamentale
del nostro essere donne e uomini di oggi.
*professore di Italiano e Latino presso il Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Milano e docente
a contratto presso l’Università degli Studi di Milano
16 novembre 2021 (modifica il 16 novembre 2021 | 20:08)
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