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Presentazione del portale

Nell'estate del 2016 diedi alle stampe il libro “Comandante Andrea partigiano sempre”, edizione
Società Editrice Apuana; del volume ne furono fatte varie presentazioni sul territorio di Massa,
Viareggio e della Versilia in generale, con l'ausilio anche di un video- documentario su Antonini,
realizzato dall'amico Bruno Feroci.
Per l'elaborazione sia del libro che del video, mi sono avvalso di una selezione di documenti, foto e
filmati, in gran parte appartenenti all'archivio privato di Giuseppe Antonini.
Oggi, a cento anni dalla nascita, ritengo utile e doveroso, per chi volesse approfondire la figura di
Antonini, ma più in generale per analizzare fatti e personaggi riguardanti le nostre zone,
pubblicare integralmente, a guisa di archivio, tutti i documenti in mio possesso.
Tale progetto è quasi uno spogliarsi definitivamente, a favore della collettività, della personalità
pubblica e storica di Antonini, trattenendo per me, solo quella intima, privata ed affettiva.
Ritengo che sia inutile tenere i documenti ad ingiallire tra la polvere di qualche cassetto, bensì è
doveroso renderli pubblici e di facile accesso a tutti/e, attraverso un sito, come il presente, cd
“statico”.
Sicuramente, altre persone, storici o semplici appassionati, sapranno valorizzare ulteriormente tali
documenti, attraverso la consultazione e lo studio di essi, sottolineando alcuni aspetti che non ho
avuto la capacità di cogliere, a maggior ragione in un periodo storico di grande respiro e complesso
come la Resistenza, il dopoguerra e gli anni della ricostruzione nel nostro Paese e nella città di
Viareggio
Tra i vari documenti allegati si sottolinea: il toccante carteggio tra Antonini e la madre di
Tristano Zekanowsky, lo stesso impegno di Antonini e Giovanni Ciuffreda per i dovuti
riconoscimenti dell'operato di Tristano durante la Resistenza, o i documenti in occasione del
Congresso dei Popoli a Vienna, organizzato dai “Partigiani della Pace 1”.
Inoltre, sono presenti numerose foto, articoli, tessere e documenti vari, riguardanti la vita pubblica
della città di Viareggio e non solo e restituendocene uno spaccato appartenente al secolo scorso ma
ancora di grande utilità ed interesse.
Per Antonini, la Lotta di Liberazione, che in più di una occasione definì “il periodo più bello della
sua vita”, l'antifascismo, la difesa e l'applicazione della Costituzione, sono state le stelle polari di

1 “I Partigiani della Pace” è un movimento internazionale di massa nato ufficialmente con il Congresso di Parigi del
20 aprile 1949, tra cui vi aderirono numerosi intellettuali italiani e non (Picasso, Matisse, Einstein, Guttuso,
Vittorini, Visconti...).
tutta la sua vita politica ed umana. Sempre, tuttavia, con un occhio attento all'oggi, ai giovani da
valorizzare e alle lotte delle donne.
In particolare le donne, per il loro grande contributo nella Resistena ma anche nello sviluppo
democratico del dopoguerra e nelle grandi battaglie di civiltà che portarono avanti: il diritto di
voto, il divorzio, l'aborto, la riforma del diritto di famiglia e lo Statuto dei lavoratori.
Durante le varie presentazioni del libro, tra i numerosi contributi e riflessioni desidero
soffermarmi e sottolineare -principalmente- quattro interventi pubblici avvenuti nel dibattito di
Massa del 5 agosto 2016 ed in quello di Viareggio del 7 ottobre 2016, presso la sala della Croce
Verde.
L'ufficiale di Marina, Enzo Menconi, nel suo intervento a Massa, evidenzia che fin dal primo
incontro con Andrea ha riconosciuto in lui un leader; infatti da subito -istintivamente- si è messo
sull'attenti, percependo il suo essere allo stesso tempo politico e comandante.
Sempre nel suo intervento, Menconi si sofferma sul fatto che Antonini applicava già nella
Resistenza il concetto di “disciplina consapevole e partecipata”, poiché era un vero militare nel
senso della partecipazione, del coinvolgimento e della responsabilità.
La responsabilità, tema fondamentale, su cui si soffermerà nel suo intervento, sempre durante
l'iniziativa di Massa, anche l'ing. Massimo Mencarini che ricorderà i fatti di Viareggio 1967, in
cui la generazione di Antonini, anche nelle situazioni più delicate, anteporrà sempre la
responsabilità, l'equilibrio ed il bene per il Paese e per il popolo, anteponendo -spesso- le loro
aspirazioni e le loro idee politiche ed umane.
L'avvocato Ezio Menzione -invece- nel dibattito svoltosi a Viareggio sottolinea in Antonini, come
tratto vivo e valore intrinseco del suo patrimonio umano e politico, una contraddizione continua
verso la linea ufficiale dell'allora PCI ed il porsi sempre dalla parte dei nuovi movimenti sociali,
in particolare quelli giovanili degli anni sessanta e settanta.
Infine, l'ex segretaria della sezione di Viareggio, la prof. Silvia Angelini, sempre nel dibattito
presso i locali della Croce Verde, si sofferma nuovamente sul suo rapporto con i giovani, in cui
Antonini aprì l'Anpi ai giovani antifascisti, tesserandoli ed introducendoli nel direttivo della
sezione di Viareggio ed anticipando di molti anni il Congresso del 2006 di Chianciano ed il nuovo
corso elaborato dal Vicepresidente nazionale dell'Anpi, Luciano Guerzoni 2.

2 14° Congresso Nazionale Anpi del febbraio 2006 (Chianciano-Siena); Cesare Panizza, “L'antifascismo al lavoro.
Profilo biografico di Luciano Guerzoni”- ed. Joker; opuscolo a cura dell'Anpi “Una nuova stagione per l' Anpi.
Documento per la Conferenza Nazionale di Organizzazione”, Chianciano 26-27-28 giugno 2009.
Infine, il Presidente dell'Istituto Storico di Massa, Massimo Michelucci, a Viareggio nell'ottobre
2016, mette in evidenza che Antonini, come d'altra parte tutta la dirigenza dell'Anpi, abbia
rifiutato e si sia opposto alla definizione elaborata dallo storico Claudio Pavone della Resistenza
quale Guerra civile.3
Infatti i partigiani e le partigiane avevano intravisto, con preveggenza, nell'accostamento
Resistenza- Guerra civile, un attacco alla Costituzione e alla nostra democrazia attraverso
un'operazione di revisionismo storico.
Inoltre, al fine di non rendere sterile ed asettico questo lavoro, sono stati inseriti alcuni contributi
e testimonianze di storici e personalità cittadine che hanno vissuto direttamente e/o approfondito
avvenimenti storici di grande importanza per la città di Viareggio, quali l'esproprio della pineta di
levante nel 1923 di proprietà degli Arciduchi Borbone 4; le “Giornate Rosse” del maggio 1920”; il
connubio imprescindibile durante la Lotta di Liberazione tra intellettuali ed operai e tra giovani e
vecchi antifascisti; i fatti del 3 febbraio 1967; la contestazione studentesca ed il legame con la
Resistenza e la terribile notte del 29 giugno 2009, in cui una città fortemente ferita non si arrese
di fronte alla tragedia.
Questi contributi sottolineano lo spirito di una Viareggio generosa e ribelle, ma non è un ribellismo
fine a se stesso, bensì sempre con prospettive collettive e progressiste. In cui ancora una volta il
conflitto è il motore della storia o delle storie, e Tacito nel “De Agricola” ammoniva: “Rubare,
massacrare, rapinare, questo essi, con falso nome chiamano impero e là dove hanno fatto il deserto,
dicono di aver portato la pace”; quanta attualità e profondità in queste parole!
Pertanto, Viareggio è una città rivolta sempre al futuro ma con uno sguardo al passato e quello
che colpisce è -infatti- quel “fil rouge” che lega avvenimenti, spesso anche lontani tra loro, ma che
spesso lanciano semi nel futuro e quando meno te lo aspetti emergono con forza; la cara vecchia
talpa di marxista memoria che scava sempre.
Questi contributi, legami e riflessioni sarebbero piaciuti ad Antonini, perché, per tutta la sua vita
politica, ha sempre rifiutato i fatti particolari o personali, bensì ha sempre cercato i legami, i punti
d'incontro, gli insegnamenti dai fatti e dalla storia, in un continuo ed incessante rapporto

3 Claudio Pavone, “Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistena”- ed. Bollati Boringhieri;
Norberto Bobbio- Claudio Pavone, “Sulla guerra civile. La Resistenza a due voci”-ed Bollati Boringhieri.
4 Fino al 1923 la pineta di levante era di proprietà esclusiva degli Arciduchi Borbone Asburgo Lorena ed era
completamente recintata e chiusa da un cancello all'inizio dell'attuale viale dei “Tigli”. Pertanto un gruppo di soci
della sezione viareggina dei “Combattenti e Reduci” abbatté il cancello, proclamando che la macchia dovesse
essere di piena proprietà del popolo viareggino e, pertanto. il governo fu costretto a legalizzare il fatto compiuto, da
“Federazione Italiana della Caccia” di Antonio Petri.
dialettico tra generale e particolare.
Infine, ho dedicato una foto ed uno scritto a Giulia Belluomini (carteggio con il compagno ed
amico, on. Francesco Malfatti detto “Cecco”), la moglie di Antonini, una donna raffinata e colta,
come si vede dai documenti allegati, seppur avesse solo la licenza elementare.
Tuttavia, appassionata d'arte, abbonata ogni anno alla stagione teatrale del Politeama e sul suo
comodino non mancava mai un libro, tra i molti ricordo “La storia” di Elsa Morante, “Lessico
famigliare” della Ginsburg o “Il Delta di Venere” di Anais Nin.
Antonini ha vissuto sicuramente una vita lunga ed intensa ed ha avuto la fortuna di avere figli e
nipoti; tuttavia, questo lavoro è dedicato a Tristano Zekanowsky e a Cristina Lenzini Ardimanni 5
che non hanno avuto altrettanta fortuna.
Il primo Commissario politico della formazione “Cartolari”, morto ad Azzano mentre passava le
linee nemiche; la seconda, una donna partigiana, morta a Farnocchia con un fucile in mano
durante uno scontro a fuoco contro i tedeschi.
Ed allora ci piace pensare di essere tutti Noi i loro eredi, figli e nipoti di coloro, Cristina e
Tristano, che credevano nella libertà, nella giustizia e nell'uguaglianza, per un Mondo migliore.
Viareggio, 23.02.21
Filippo Antonini

5 Cristina Lenzini Ardimanni, nata a Pisa nel 1903, emigrò in Francia nei pressi di Marsiglia per sfuggire alle
persecuzioni fasciste. Nel 1942 Cristina si separò dal marito Alfredo Ardimanni, rientrò in Italia e nella primavera
del 1944 si avvicinò al movimento partigiano rendendosi parte attiva nella formazione versiliese “Bandelloni” e
mostrando un carattere forte e combattivo fino alla fine. Cristina è sepolta nel cimitero di Farnocchia nell'ossario
comune, da “La Resistenza in Versilia” a cura di Giovanni Cipollini.