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Liceo delle scienze umane

Alessia Del Sarto V C.SU


LIBRO
MOSCHETTO
FASCISTA
PERFETTO:
EDUCAZIONE FASCISTA:
INDICE
1. Introduzione
2. Contesto storico: Il fascismo
3. Giovanni Gentile: Biografia
4. Giovanni Gentile : pensiero pedagogico
5. La riforma Gentile
6. La scuola del regime
7. Giovanni pascoli: La siepe e la grande proletaria si è mossa
8. Conclusione
Introduzione
Ho scelto di parlare della scuola nel periodo del fascismo perché diversi
documenti che appartengono alla mia famiglia hanno suscitato in me
interesse e curiosità. Mi sono subito resa conto che per capire come
funzionava la scuola durante il fascismo non si può prescindere dal contesto
politico e sociale di quel periodo.
Contesto
storico: Il
fascismo
Nel clima di rivolta sociale che caratterizzò il dopoguerra, l'ex socialista Benito
Mussolini fondò il 23 marzo del 1919 un nuovo movimento , i fasci di
combattimento ,nel cui programma richieste di stampo progressista si
affiancavano a rivendicazioni di tipo reazionario e anarcoide, spesso sconfinate
in atti di violenza .
.
Nel 1921, con le elezioni politiche di Maggio, i liberali scelsero di allearsi con
il movimento di Mussolini per riuscire a fronteggiare i due grandi partiti di
massa: socialisti e cattolici, tali elezioni favorirono l avanzata dei fascisti che
entrarono in parlamento con ben 35 deputati
Nel terzo congresso fascista tenutosi a Roma nel novembre del 1921 veniva
fondato il partito nazionale fascista . In questa prima fase il nuovo partito
raccolse i consensi sopratutto dei ceti medi e della piccola borghesia , ma
trovarono valido sostegno economico anche da parte della
grande borghesia agraria e industriale e da buona parte dei liberarli .
Di fronte all indifferenza e alla mancanza di interventi della forza pubblica
contro lo squadrismo e la conseguente impressione di debolezza dello stato
democratico , Mussolini decise che era arrivato il momento di prendere il
potere. Egli ordinò ai suoi seguaci di intraprendere la marcia su Roma (28
ottobre 1923) il presidente del consiglio Facta presentò al re il decreto che
proclamava lo stato d'assedio , per impedire l'ingresso dei fascisti nella città, ma
Vittorio Emanuele III rifiutò di firmarlo e invitò Mussolini a recarsi a Roma per
formare un nuovo governo.
Mussolini diede vita a un governo di coalizione e solo formalmente garantì una
certa libertà alla stampa e ai partiti , appoggiando invece le azioni violente e le
spedizioni punitive degli squadristi ,Per limitare il potere del parlamento egli
istituì il gran consiglio del fascismo.
Mussolini inoltre istituì un esercito di partito , posto sotto la sua diretta
autorità , e trasformo le squadre d'azione in milizia volontaria per la sicurezza
nazionale
Per assicurarsi la maggioranza parlamentare fece votare una nuova legge(legge
acerbo , novembre 1923) destinata a favorire il partito che avrebbe ottenuto più
voti , infatti la lista campeggiata da Mussolini ottenne la maggioranza anche
grazie a intimidazioni e brogli elettorali, che suscitarono le proteste
dell'opposizione. Giacomo Matteotti , che si era levato in parlamento contro le
illegalità elettorali , venne assassinato dai sicari fascisti il 10 giugno del 1924
Questo episodio suscito l'indignazione del paese , mentre l' opposizione in
segno di protesta abbandonò la camera
Nel discorso alla camera del 3 gennaio 1926 Mussolini si dichiarò responsabile
del delitto Matteotti , e da allora soppresse le libertà costituzionali , instaurando
una dittatura
il fascismo assunse i caratteri di un regime forte e accentrato , grazie a un
progressivo svuotamento delle istituzioni democratiche. Una tappa
fondamentale di questo processo fu rappresentata dalle “leggi fascistissime”.
Per aumentare il consenso e consolidare ulteriormente il regime , Mussolini
fece ampio ricorso a una martellante propaganda attraverso il controllo della
stampa della radio delle organizzazioni di partito. Anche la scuola venne
riformata in senso fascista , e allo scopo di pianificare in modo capillare il
tempo libero e fascistizzare la cultura italiana vennero istituiti organismi di
inquadramento di massa
Giovanni Gentile
Biografia:
Giovanni Gentile è l'esponente più significativo della reazione antipositvistica
che, anche in campo educativo, si verificò nell'Italia dei primi due decenni del
novecento
Egli nacque a Castelventrano (trapani) nel 1875
Gentile nel 1922 fu chiamato a ricoprire l'incarico di ministro della pubblica
istruzione, mettendo mano alla riforma scolastica del 1923
Lasciato il ministero l'anno seguente , divenne un autorevole esponente del
fascismo , che egli interpretava come il compimento del risorgimento nazionale.
Dal 1925 al 1944 gli fu affidata la direzione scientifica dell'enciclopedia.
Il 15 aprile del 1944 mori a Firenze

Pensiero Pedagogico:
Secondo Gentile in quanto “scienza della formazione dell' essere umano”la
pedagogia non può che essere “scienza della formazione dello spirito” e cioè
sapere filosofico
L'Obiettivo dell'educazione infatti è proprio quello di favorire lo sviluppo dello
spirito dell'individuo , ovvero lo sviluppo di tutte quelle qualità che
caratterizzano il soggetto in quanto essere umano dotato di interiorità ,
razionalità ,capacità di riflettere , comprendere e conoscere la realtà.
La scuola si configura dunque come il luogo in cui si compiono i processi di
crescita spirituale , un luogo sacro che favorisce il passaggio dall' io individuale
al noi della nazione, il compito dell educazione infatti non è solo quello di
garantire ad ognuno la padronanza degli apprendimenti , ma quello di superare
l'individualismo sviluppando coscienze in grado di condividere con gli altri un
progetto ideale. La pedagogia di Gentile si presenta come una risoluta
opposizione alle pedagogie scientifiche , fondate su dati biologici e sull'analisi
psicologica e sociologica dell'essere umano. L'educazione è considerata un atto
umano e in quanto tale è sottratto a qualsiasi regola o procedura empirica .
Gentile distingue a tal proposito tra il maestro empirico e speculativo : il vero
maestro è solo quest'ultimo in quanto è in grado di entrare in sintonia spirituale
con i discepoli , rendendoli liberi ovvero in grado di ragionare autonomamente
Gentile mosse numerose critiche nei confronti dei maggior attivisti dell'epoca,
per lui infatti il soggetto che cresce non deve essere studiato nella sua realtà
psico evolutiva nel senso delineato dalla Montessori,da Cleparede e da Decroly
ma deve essere preso in considerazione come espressione dell'umanità allo stato
sorgivo.
Gentile inoltre propone un modello di società differente da quello proposto da
Dewey, il soggetto infatti deve essere introdotto in una realtà che supera le
singole individualità , e questa realtà è rappresentata dallo stato etico , uno stato
visto come espressione di una volontà e di una libertà superiori a cui il singolo
deve sottostare, compito della scuola è dunque quello di spingere l'individuo
all'obbedienza verso le istituzioni pubbliche e al rispetto della gerarchia.
L'obiettivo ultimo dell'educazione è rappresentato dall'autocoscienza , cioè dalla
capacità di cogliere il senso della realtà e del nostro io e di esprimere giudizio
critico . L'autocoscienza in altre parole , è il traguardo dell'essere umano libero
e morale , ed è legata al dovere del singolo di agire politicamente . Cioè di
prendere costruttiva e attiva posizione rispetto ai problemi della vita associata e
dello stato.
Questo ambizioso progetto è rivolto solo a coloro destinati a diventare parte
della futura classe dirigente , Gentile infatti disegna un secondo percorso
formativo rivolto alla grande massa alla quale è precluso l'ascesso agli studi
superiori.

La riforma
Con l’avvento al potere del Fascismo, il filosofo neo-idealista Giovanni Gentile,
ministro della Pubblica Istruzione dall’ottobre del 1922 mise a punto
una riforma della scuola, secondo le linee pedagogiche e filosofiche da lui
elaborate a partire dai primi anni del Novecento che entrò in vigore il 6 maggio
del 1923.Gentile volle sviluppare un’idea di scuola severa selettiva, destinata
solo alle elites e
nel suo intento non si staccò molto dal sistema casatiano, ma lo rese più
organico cercando di dare una base filosofica a un sistema scolastico che la
legge Casati aveva costruito Così, come già la legge Casati, la riforma del 1923
assunse a proprio fondamento la
concezione aristocratica, secondo cui le scuole secondarie e superiori dovevano
essere riservate solo a pochi.
Gentile quindi, spinto dalla convinzione che l’educazione dovesse essere
indirizzata agli uomini migliori, coloro che sarebbero andati a far parte della
classe dirigente, realizzò una scuola rigidamente suddivisa a livello secondario
in un ramo classico-umanistico per i dirigenti e in un ramo professionale per il
popolo.
La “Riforma Gentile” interessò tutti i gradi di scuola e prevedeva :
1. 5 anni di scuola elementare (dai 6 ai 10 anni) uguali per tutti
2. l'estensione dell’obbligo scolastico fino a quattordici anni;
3. la suddivisione della scuola superiore in scuole tecniche e in licei;
4. la riforma della scuola normale che divenne Istituto Magistrale
5. la messa al bando dello studio della didattica, della psicologia e di ogni
attività di tirocinio
6. la creazione di un liceo femminile che avrebbe dovuto formare giovani della
piccola-media borghesia desiderose di acquisire un diploma superiore (a
differenza di quello maschile, questo liceo non preparava al lavoro ed alla vita
ufficiale, bensì garantiva alla donna un'educazione adeguata al ruolo di moglie e
di madre);
7. l’ insegnamento obbligatorio della religione cattolica e l’introduzione dell'
istruzione estetica;
8.l'istituzione di scuole speciali per handicappati;
9 La presenza di un esame d'ammissione a ogni tappa del percorso scolastico , il
diritto di studio si ferma all’istruzione elementare, ai gradi superiori accedono
solo i meritevoli

L'allievo che terminava la scuola elementare poteva scegliere tra quattro


possibilità:
 il ginnasio, quinquennale, che dava l'accesso al liceo quello che sarebbe
stato in seguito denominato liceo classico al liceo scientifico o al liceo
femminile
 l'istituto tecnico, articolato in un corso inferiore, quadriennale, seguito da
corso superiore, quadriennale;
 l'istituto magistrale, articolato in un corso inferiore, quadriennale, e in un
corso superiore, triennale, destinato alla preparazione dei maestri di
scuola elementare;
 la scuola complementare di avviamento professionale, triennale, al
termine della quale non era possibile iscriversi ad alcun altra scuola
La scuola del regime
Alla sua nascita il fascismo non ha un programma scolastico e si appropria di
quello messo a punto da Gentile. Questo disinteresse per il mondo della cultura
cambia a partire dal 1925-1926 , quando Mussolini trasforma il governo in un
regime totalitario. Ciò comporta una revisione del ruolo sociale della scuola. La
sua missione non può essere come nella riforma Gentile , la formazione di una
classe dirigente con un forte senso dello stato ma intellettualmente autonoma
infatti occorre che le scuole diventino il luogo in cui si forma il consenso al
regime, in cui le nuove generazioni siano plasmate all’ ideologia fascista .L’idea
di Mussolini era di impadronirsi del cittadino a sei anni e restituirlo alla
famiglia a sedici. In questa frase è racchiuso il senso della politica educativa del
fascismo. Attraverso le associazioni giovanili e la scuola lo Stato totalitario,
esercitando un severo controllo, faceva una colossale opera di inquadramento e
convincimento delle masse. Soprattutto per quanto riguarda i bambini ci fu un
notevole sforzo affinché nel loro immaginario entrasse una nuova concezione
dello Stato, della società e del potere. Nati in epoca fascista o poco prima essi
dovevano diventare fascisti perfetti. Non a caso un motto mussoliniano diceva
libro e moschetto, fascista perfetto: infatti fu proprio attraverso l’inquadramento
paramilitare e l’istruzione di base (elementare e media) che il regime tentò di
rendere efficace la sua pedagogia di massa.

La fascistizzazione della gioventù trovò il suo strumento principale nell'opera


nazionale balilla fondata nel 1926 , un'organizzazione extrascolastica,ma ad
essa complementare ,articolata in fasce corrispondenti ai cicli scolastici: si è
figli della lupa dai 6 gli 8 anni , Balilla dai 9 ai 10 anni, Balilla moschettieri
dagli 11 ai 13 anni , avanguardisti dai 14 ai 17.Finite le scuole i ragazzi entrano
nei fasci giovanili di combattimento . Le ragazze dopo essere state figlie della
lupa , prima diventano piccole italiane , poi giovani italiane e poi dopo le scuole
, giovani fasciste. L Onb mirava non solo all'educazione spirituale, culturale e
religiosa, ma anche all'istruzione premilitare, ginnico-sportiva, professionale e
tecnica secondo l'ideologia fascista Lo scopo era infondere nei giovani il
sentimento della disciplina e dell'educazione militare, renderli consapevoli della
loro italianità e del loro ruolo di "fascisti del domani”
l'obiettivo della pedagogia fascista, è dunque quello di formare un cittadino
che sa di dovere, per tutta la sua vita ,potenziare e difendere lo Stato, un
cittadino-soldato, pronto ugualmente ad afferrare la vanga e il moschetto.
Sono qui presenti due temi essenziali per la propaganda: il ruralismo (la vanga)
e il militarismo (il moschetto), concetti che si trovano spesso insieme e che
sono la base della stessa ideologia fascista. Il regime considerò sempre l’Italia
fondata sui valori del mondo contadino, anche quando faceva l’elogio della
modernità. Dalle campagne proveniva l’esaltazione della famiglia, la cultura
patriarcale , e sempre dalla campagna era giunto il grosso dell’esercito nella
Grande Guerra dalle cui macerie nacque il fascismo. I miti più diffusi, che per i
giovani erano originali e tipici della Rivoluzione fascista, da quello di patria , a
quello rurale ,a quello di una missione romana nel mondo, erano in realtà
precedenti al fascismo, "lanciati" da altre forze e sperimentati in altre occasioni
storiche. il fascismo ebbe l’accortezza di raccoglierli tutti, collegarli, mescolarli
insieme e servirsene abilmente per giungere al potere.

Gran parte di queste tematiche erano già state precedentemente trattate da


parte di Giovanni Pascoli , delle cui opere il fascismo fece abilmente uso a fini
propagandistici
in particolar modo due opere del poeta furono sfruttate dal regime: “la siepe”
e “la grande proletaria si è mossa”

LA SIEPE
La poesia prende spunto da un discorso elettorale , detto Discorso della siepe
tenuto da Gabriele D’Annunzio in Abruzzo il 22 agosto 1897. D’Annunzio,
candidato nel collegio di Ortona a Mare, si rivolge ai proprietari terrieri
abruzzesi esaltando il valore della proprietà individuale (rappresentata dalla
siepe che cinge i loro campi) su cui poggia la dignità della persona, in
contrapposizione al collettivismo socialista.

Pascoli, entusiasta del Discorso, scrive un articolo di elogio sotto forma di


lettera indirizzato a D’Annunzio, accompagnato dalla poesia La Siepe, che
viene pubblicato su La Tribuna del 31 agosto 1827. La poesia è contenuta
nell’Accestire che entrerà a far parte dei Poemetti nella seconda edizione del
1900.

Siepe del mio campetto, utile e pia,


che al campo sei come l'anello al dito,
che dice mia la donna che fu mia
(ch'io pur ti sono florido marito,
o bruna terra ubbidïente, che ami
chi ti piagò col vomero brunito...);
siepe che il passo chiudi co' tuoi rami
irsuti al ladro dormi 'l-dì; ma dài
ricetto ai nidi e pascolo a gli sciami;
siepe che rinforzai, che ripiantai,
quando crebbe famiglia, a mano a mano,
più lieto sempre e non più ricco mai;
d'albaspina, marruche e melograno,
tra cui la madreselva odorerà
io per te vivo libero e sovrano,
verde muraglia della mia città.

Nelle parole del contadino la siepe diviene simbolo della piccola proprietà
rurale, elevata a valore sacro e inviolabile . Ma si verifica anche, in chiave
mitico-simbolica, l’identificazione tra la proprietà e la famiglia. La terra
fecondata dal lavoro del contadino diviene tutt’uno con l’immagine della donna
fecondata dal «florido marito». La donna assume il carattere della proprietà e
viceversa la terra «bruna» e «ubbidiente», per la quale la siepe è come l’anello
nuziale, acquista sembianze femminili. Nell’identificazione della donna con la
proprietà si concentrano ancestrali concezioni del mondo contadino e
patriarcale, ossessivamente attaccato al possesso: il poeta fa sue queste
concezioni arcaiche e dà loro voce.

È Evidente come nell'opera vi sia una vera e propria esaltazione della vita e dei
valori contadini , e il regime trovò proprio in tali tematiche uno dei suoi
argomenti preferiti su cui far leva a fini propagandistici questo perché
Mussolini sognava un'Italia essenzialmente agricola e fondata sulla piccola
proprietà che puntasse sulla produzione di derrate alimentari e sulle industrie ad
esse collegabili. Il mondo contadino gli sembrava infatti più rassicurante delle
città nelle quali il proletariato si dimostrava difficilmente controllabile, più
consapevole del proprio peso politico e più organizzato.

Il mito rurale è espresso da Benito Mussolini in poche e


semplici parole diventate poi dei veri e propri dogmi per il
fascismo:

• Io mi vanto sopratutto di essere un rurale

• Il fascismo considera i contadini in guerra e in pace quali forze


fondamentali delle fortune della Patria

• io conosco bene i rurali d'Italia e so che essi sono sempre pronti a


far zaino in spalla, cambiare la vanga col fucile
• Colui che abbandona la terra senza un supremo motivo,
io lo considero un disertore dinanzi al popolo italiano

• Chi lavora la terra è considerato tra i primi

La Grande proletaria si è mossa

Nel discorso la Grande proletaria si è mossa, pronunciato al teatro comunale di


barga nel novembre del 1911 , il poeta esprime la sua convinta adesione all'
impresa coloniale libica , IL fascismo farà largo uso del tema centrale del
componimento , ossia la giusta e vittoriosa lotta dell'Italia, nazione proletaria
sempre oltraggiata e misconosciuta, contro le nazioni più ricche per la conquista di
una nuova potenza e di un «posto al sole», al fine di trasmettere ideali nazionalisti
e guerreschi . Tali ideali si diffonderanno rapidamente tra i giovani fascisti , e
permetteranno al regime di legittimare il diritto del popolo italiano a crearsi un
impero nel quale vivevano altre razze e i cui territori dovevano essere popolati da
coloni italiani

Là i lavoratori saranno, non l’opre, mal pagate mal pregiate mal nomate, degli stranieri, ma, nel senso più
alto e forte delle parole, agricoltori sul suo, sul terreno della Patria; non dovranno, il nome della Patria, a
forza, abiurarlo, ma apriranno vie, colteranno terre, deriveranno acque, costruiranno case, faranno porti,
sempre vedendo in alto agitato dall’immenso palpito del mare nostro il nostro tricolore. E non saranno
rifiutati, come merce avariata, al primo approdo; e non saranno espulsi, come masnadieri, alla prima loro
protesta; e non saranno, al primo fallo d’un di loro, braccheggiati14 inseguiti accoppati tutti, come bestie
feroci. Veglieranno su loro le leggi alle quali diedero il loro voto. Vivranno liberi e sereni su quella terra che
sarà una continuazione della terra nativa, con frapposto la strada vicinale15 del mare. Troveranno, come in
Patria, a ogni tratto le vestigia dei grandi antenati. Anche là è Roma

Anche qua ricompare il mito,già trovato nella Siepe,della piccola proprietà


agricola come base della dignità dell’individuo, «libero e sovrano» sulla sua
terra. Inoltre pascoli in questo brano fa riferimento alla grandezza dell’antico
impero romano , Anche il mito della romanità fu consapevolmente inculcato
dal regime nella mente e nell’animo delle nuove generazioni. Il mito di Roma
era particolarmente agitato e amplificato dalla propaganda del regime e dalla
figura carismatica del Duce. Mussolini era infatti visto come il condottiero
capace di rappresentare gli interessi degli italiani e i loro desideri in modo da
portare l’Italia al prestigio che le era dovuto per il suo glorioso passato.

CONCLUSIONE
A conclusione della mia ricerca, ho pensato che fosse interessante soffermarsi
sugli strumenti utilizzati dalla scuola fascista come testi scolastici, quaderni,
diari, pagelle, riviste.
Eguali per tutto il territorio dello Stato erano le direttive ministeriali , eguale
era l’esaltazione delle gesta guerriere, eguale era l’obbligo del “saluto al Duce”
Scorrendo le pagelle di quegli anni apprendiamo quali erano le discipline
insegnate nelle scuole: religione, disegno e bella scrittura, lettura espressiva e
recitazione, ortografia, lettura ed esercizi scritti di lingua, aritmetica e
contabilità, geografia, storia e cultura fascista, scienze fisiche e naturali e
igiene, nozioni di diritto e di economia, educazione fisica, cultura militare,
lavori domestici e manuali; erano inoltre oggetto di valutazione la disciplina
(condotta) e l’igiene e la cura della persona.
Attraverso le copertine dei quaderni è evidente il coinvolgimento della scuola
in temi quali: la guerra in Etiopia, la nuova dimensione imperiale del fascismo,
la modernità aviatoria, il mito della conquista fascista del cielo e il dominio su
quello che sarebbe dovuto tornare ad essere il “mare nostrum”, ci accorgiamo
inoltre di come i quaderni avessero una funzione propagandistica il cui
obiettivo era quello di esaltare la figura del duce che appariva in ogni copertina
Anche i calcoli di matematica non sfuggivano alla regola della propaganda.,
ecco alcuni esempi:

La maestra ha incaricato 4 piccole italiane di preparare in palestra la tavola per


la refezione ai bambini poveri. Essendo aumentato il numero di questi, la
maestra aggiunge alle prime 4, altre 3 Piccole Italiane: Quante sono ora le
Piccole Italiane?”
” 4 comunisti, perché hanno poca voglia di lavorare, guadagnano al giorno £ 8
e 4 fascisti guadagnano £ 15 al giorno. Chi guadagna di più?”
“Quanti anni ha il tuo babbo? Calcola quanti anni aveva quando avvenne la
Marcia su Roma.”
“Lo stipendio di Mussolini insegnante era, nel 1902, di L. 56 mensili. Quanto al
giorno? E in un anno?
si trovano poi brani, filastrocche e storie in cui la vita militare e in particolare
la figura del Duce e la storia del fascismo ricoprono grande spazio. La
grammatica veniva insegnata proponendo l’analisi logica di frasi come "Io ho
lavorato con piacere tutto il giorno" o "I nemici si affrontano con coraggio". Le
letture infine trattavano svariati temi d’attualità, come "La razza latina", "Gli
ebrei", "Parla il Duce" o "L’emigrazione" .
La scuola era dunque concepita come una fabbrica dove produrre consenso e
insegnare il culto del Duce già dai primi anni
è Evidente Quindi come l’educazione, l’indottrinamento dei bambini e la
scuola divennero il mezzo privilegiato della propaganda fascista.
Bibliografia
1. Giorgio chiosso , pedagogia, il novecento e il confronto educativo contemporaneo, einaudi scuola
2. La scuola fascista. Istituzioni, parole d'ordine, luoghi
dell'immaginario,G.Gabrielli,D.Montino,ombre corte , 2009
3. A.Brancati, T.pagliarani, Dialogo con la storia volume 3
4. A.De Micheli , il diversi volti del ruralismo fascista

Sitografia:
1. WWW.diglibro.pearson.it
2. https://it.wikiquote.org/wiki/Benito_Mussolini
3. http://online.scuola.zanichelli.it/paolucci/volume3/laboratorio/paolucci_scuola-italiana-
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4. http://www.ilgiornaleditalia.org/news/la-nostra-storia/854263/21-aprile--Fascismo-e-
Romanita.html
5. Wikipedia