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FUCI: LA STORIA, in breve

Riepilogo, ad opera di F. Leonardi, delle vicende della Federazione degli Universitari Cattolici Italiani, tratto da Centanni di vita di Francesco Malgeri, in Fuci, una ricerca lunga centanni, San Paolo, Cinisello Balsamo, 1996 Le origini Alla fine dellOttocento, il mondo universitario cattolico italiano viveva a fatica e con difficolt la propria esperienza negli atenei italiani. La vita accademica, lorientamento degli studi, il clima che si respirava nelle aule universitarie appariva dominato da una presenza ed una invadenza di pensiero individualista, con connotazioni tali da sconcertare i giovani cattolici che si erano formati ad altre scuole e ad altre culture. I circoli universitari cattolici erano ancora pochi e scarsamente collegati fra loro. Il 26 maggio 1889 venne stato fondato a Roma il circolo di San Sebastiano, per rivendicare la presenza di un laicato cattolico giovane e attivo in grado di imporsi attraverso limpegno culturale anche nel campo scientifico, dimostrando cos che non esisteva inconciliabilit fra fede e studio. Fra i soci del circolo figurava anche Romolo Murri. L8 dicembre 1894, nel corso di una riunione cui parteciparono una dozzina di studenti delluniversit di Roma, venne presa liniziativa di dar vita ad un periodico, La Vita Nova: punto di incontro e di raccordo delle iniziative e delle associazioni universitarie cattoliche italiane. La rivista rappresent uno strumento importante per realizzare un pi stretto rapporto fra gli studenti universitari cattolici delle diverse sedi, tanto che in seguito venne lanciata lidea di un congresso universitario cattolico. Nel 1895 maturano i tempi per la realizzazione di un ampio disegno organizzativo: in aprile venne costituito il Comitato promotore di unassociazione italiana fra gli studenti cattolici di universit; il 1 novembre dalle colonne de La Vita Nova Murri invitava i giovani amici ai quali sta a cuore la salute della societ e della patria, ad unirsi e lavorare; il 16 novembre 1985 la medesima rivista lanciava il programma e lo statuto della Federazione cattolica universitaria, il cui obiettivo era di ripensare la cultura e la societ secondo direttrici cattolico-solidaristiche. Come tutte le novit autentiche, tale iniziativa incontr incomprensioni, anche in seno alla Chiesa: se vero che dopo la sua costituzione, la FUCI visse una fase di incremento, vero anche che molte aspirazioni di intervento nella realt culturale, civile, sociale e politica da parte degli universitari cattolici furono ridotte, sotto l'influenza dell'Opera dei Congressi, in un impegno di prevalente carattere religioso. Le cose cambiarono nel 1901, sotto la presidenza del lombardo De Matteis (nel 1904 membro del parlamento). Lo scioglimento, nel 1904, dellOpera dei Congressi, consent ai circoli universitari di riacquistare la propria autonomia. Una delle iniziative pi importanti fu la nascita nel 1906 della rivista Studium. La nuova rivista rappresent per quasi un secolo, correnti intellettuali e culturali che seppero essere protagoniste e interpreti coerenti del ruolo riservato al cristiano nella societ del tempo. Rivista di cultura religiosa, filosofica e storica, attenta soprattutto ai grandi temi che alimentavano il dibattito in seno alla cultura cattolica: il problema del rapporto tra cristianesimo e cultura moderna, tra fede e scienza, tra cristianesimo e democrazia. In anni segnati da forti contrapposizioni, fra orientamenti favorevoli al rinnovamento della cultura cattolica e posizioni tradizionali ispirate allimpegno sociale, non mancarono momenti di incomprensione con la Santa Sede, in specie verso le derive nazionaliste accentuatesi negli anni subito antecedenti alla Grande Guerra.

Dall'azione sociale al difficile primo dopoguerra I molti problemi sociali del primo dopoguerra e i riflessi che provocarono nella realt del mondo universitario furono al centro dellinteresse della FUCI, (es: il reinserimento sociale dei reduci, ladeguamento degli studi universitari allo sviluppo della societ, la crisi dei valori morali e culturali che investiva il mondo giovanile). Sul piano politico non mancarono legami con il partito popolare di Luigi Sturzo. Legami, tuttavia, che vennero fortemente allentati a partire dal 1922, quando l'avvento del regime fascista spinse il mondo cattolico ad esprimere un orientamento agnostico nei confronti della politica. Un ex presidente della Fuci come Francesco Luigi Ferrari, che aveva pagato con lesilio la sua coerenza di cattolico democratico e antifascista, avrebbe in seguito rimproverato i suoi amici fucini per quellatteggiamento che gli appariva quasi accondiscendente nei confronti di un regime la cui ideologia negava i valori del cristianesimo. Tuttavia, proprio quella posizione per molti aspetti agnostica, consent alla FUCI di mantenere la sua presenza nella vita universitaria e culturale del paese, assumendo posizioni di certo non in linea con i postulati del fascismo. La FUCI riusc ad uscire indenne dal clima repressivo che colp le altre organizzazioni universitarie non fasciste, ed ad essere comunque espressione di indirizzi culturali del tutto estranei ed in alcuni casi antitetici rispetto ai modelli che ispiravano le posizioni e le scelte degli universitari fascisti organizzati nei Guf (Gruppi universitari fascisti). Gli anni del fascismo Il 1925 fu un anno di svolta nella storia della Fuci. Fu nel corso di questo anno che si posero le premesse per la pi ricca ed intensa stagione vissuta dalla Federazione in un secolo di storia. Nellestate di quellanno la vita della Federazione appariva frenata e senza respiro, al punto che lassistente ecclesiastico del circolo romano, don Giovanni Battista Montini, manifest lintenzione di dimettersi, a causa degli atteggiamenti poco sensibili alle ragioni culturali e religiose che dovevano animare la vita dellassociazione. Del Congresso del 1925, a Bologna, fu protagonista Igino Righetti, con una mozione che richiamava la necessit di intensificare gli sforzi di adattamento ai nuovi tempi. Tale mozione, poi approvata, non avrebbe provocato sostanziali mutamenti nella vita della FUCI se il presidente Pietro Lizier e lassistente ecclesiastico monsignor Luigi Piastrelli, non fossero scivolati in una sorta di buccia di banana, aderendo alla proposta del prefetto di Bologna di mettere il congresso sotto lalto patronato del Re dItalia. Non solo, ma il numero di Studium pubblicato in vista del congresso recava, una di fronte allaltra, le immagini del pontefice e del sovrano. La reazione di Pio XI fu assai dura e port alla nomina di Righetti come nuovo presidente e Montini come nuovo assistente ecclesiastico. Cos nasceva la Fuci di Montini e Righetti. Nessuna organizzazione cattolica visse la Conciliazione con tanti dubbi e perplessit come la Fuci. Sul nuovo organo (Azione Fucina) non si colgono mai quegli entusiasmi e trionfalismi, che contagiarono gran parte della stampa cattolica. Anzi, al compiacimento per la fine dei dissidi StatoChiesa, si accompagnava il diffuso dubbio dellappiattimento della vita religiosa e culturale ed il timore di una contaminazione del movimento universitario con l'ideologia fascista, come conseguenza di una politica di compromesso. Tale pax armata spinse Montini e Righetti a ripiegare su temi culturali e professionali, impermeabili alla propaganda del regime, per evitare atteggiamenti compiacenti verso i fascisti, da subito molto invadenti. Era quindi inevitabile che, soprattutto sul piano delle attivit universitarie, non mancassero momenti critici nei rapporti con gli universitari fascisti, che divennero scontro frontale nel 1931. Non va dimenticato che nel quadro dello scontro tra Azione Cattolica e fascismo, nel maggio del 1931, la

FUCI fu tra le associazioni pi colpite dalla dura repressione del regime. La sede della Federazione, in piazza SantAgostino a Roma, venne sequestrata e sigillata. Azione Fucina fu costretta a sospendere le pubblicazioni. I successivi accordi fra Santa Sede e regime fascista, del 3 settembre 1931, limitarono notevolmente il campo dazione della FUCI, riducendola ad associazione diocesana sotto il controllo dei vescovi. Questo ripiegamento consent quanto meno di concentrarsi su una meditazione ed un aggiornamento culturale soprattutto alla luce del pensiero cattolico europeo in campo filosofico ed ecclesiologo, con una particolare attenzione indirizzata principalmente sul personalismo. L'uscita di Montini e Righetti dalla guida della Fuci, nel 1933 e nel 1934, rischiava di lasciare un vuoto profondo nella vita della Federazione. Rischio scongiurato dalla nomina di don Franco Costa alla carica di vice assistente ecclesiastico. Don Costa assunse in seno alla Federazione un ruolo di grande rilievo soprattutto perch venne ad assumere il ruolo di garante di una identit della Fuci, maturata a cavallo degli anni Venti e Trenta, alla scuola di Montini e Righetti: si deve soprattutto a don Costa se la Fuci per tutto larco degli anni Trenta, non interruppe una linea di continuit con il suo pi recente passato. Nei primi anni di guerra fu chiamato a gestire la Federazione Aldo Moro, presidente del circolo di Bari, che indic un cammino di riflessione di fronte alla tragedia che il paese stava vivendo. Senza rifiutare cos il senso della patria, la Fuci si mantenne su una linea di equilibrio, di cui si coglie soprattutto l'impegno sia negli intensi rapporti con i fucini al fronte- per offrire ad essi ancoraggi sicuri- sia nel ripensamento generale di una realt che andava riletta alla luce del dramma della guerra. Gli eventi del 1943-45 non potevano non sconvolgere anche la vita organizzativa della Fuci: a partire dal giugno del 1944, dopo la liberazione di Roma, i dirigenti delle regioni settentrionali diedero vita ad un Centro per lAlta Italia guidato da don Costa e da Lorenzo Vivaldo. Siamo nei mesi duri della Resistenza e della lotta di liberazione del paese, alla quale anche gran parte dei fucini parteciparono, alla luce e nello spirito delle indicazioni che lo stesso don Costa offriva attraverso le sue circolari semi-clandestine. I suoi inviti erano soprattutto alla coerenza e alla preghiera; quanto al futuro, era ben presente in don Costa lesigenza di un progetto di rinnovamento radicale che rispondesse alle attese e alle speranze degli uomini. Il contributo alla nuova vita democratica, Concilio e nuova realt associativa Nel quadro della ripresa della vita politica democratica del secondo dopoguerra, e del nuovo e significativo ruolo che svolsero i cattolici, non pu non sottolinearsi la presenza in seno alla Democrazia Cristiana di molti giovani che avevano avuto la loro formazione e avevano svolto ruoli di responsabilit in seno alla FUCI nel corso degli anni precedenti. Basti fare il nome, fra tutti, di Aldo Moro. Questa presenza ebbe un particolare rilievo soprattutto in seno allAssemblea Costituente, ove i parlamentari provenienti dalla FUCI erano ben trentacinque, gran parte dei quali anche con una solida formazione giuridica, che consent loro di svolgere un ruolo di rilievo nella formulazione della nuova Costituzione Repubblicana. Si pensi ad Ambrosiani, Gonella, La Pira, Leone, Moro, Mortati, Taviani, Vanoni. Senza trascurare il fatto che uomini come Lazzati e Dossetti avevano una particolare consuetudine e amicizia con i giovani ex-fucini. Nel primo decennio del secondo dopoguerra la Fuci si colloc su quel solco in cui la vocazione intellettuale si coniuga con linteresse per la politica, mantenendo comunque lassociazione sul terreno dellimpegno nelle universit e nella cultura. In seno alle universit si deve anche alla Fuci, assieme agli altri gruppi studenteschi riemersi dopo il fascismo, la nascita degli organismi rappresentativi che trovarono nellUNURI un coordinamento nazionale. Ma negli anni del secondo dopoguerra la Fuci dovette misurarsi anche con la realt organizzativa del laicato cattolico, difendendo la sua sfera di autonomia di fronte a quelle correnti di Azione Cattolica che soprattutto dal 1948 in poi, con la nascita dei comitati civici, si muovevano sulla linea

della mobilitazione politica ed elettorale. Questa mobilitazione e lo spirito di crociata che spesso la caratterizzava non rientrava nella prospettiva della Federazione, attenta al dato politico e ai problemi della societ civile, ma nel rispetto della sua funzione di movimento intellettuale al servizio dellapostolato dei laici. In altre parole, la Fuci dovette difenderla sua autonomia di fronte al centralismo dellAzione Cattolica. La Fuci sembra porsi lobiettivo di animare cristianamente la democrazia, partendo dalluniversit, senza crociate, ma sulla base di una proposta culturale e religiosa in grado di costruire le fondamenta cristiane della nuova societ democratica. Soprattutto a partire dagli anni Cinquanta, emerge in particolare il bisogno di misurarsi con i problemi delluomo moderno e di superare la frattura fra vita quotidiana, cultura e spiritualit. Per linfluenza di don Costa, don Guano e don Zama, venne ripresa quella linea di primato dello spirituale, che doveva ricondurre la Federazione sulle sue originarie posizioni, e che ritroveremo poi alla base della scelta religiosa postconciliare. Sul piano della presenza in seno alluniversit, la Fuci aveva sempre privilegiato il lavoro allinterno degli organismi rappresentativi, attraverso lIntesa. Quando, tra il 1967 e il 1968, questi organi vengono messi in crisi, subentra una fase di smarrimento, affrontata poi alla luce del Concilio Vaticano II. Non a caso furono due uomini di estrazione fucina, quali monsignor Costa e Vittorio Bachelet, a guidare lassociazionismo cattolico su questa nuova strada. Gli anni Ottanta rappresentano per la Fuci, una fase segnata dallesigenza di ritrovare una propria identit alla luce di una realt nuova e diversa sul piano politico-sociale, nel quadro di un inarrestabile processo modernizzazione. Questo impegno avviene attraverso il ritorno nelluniversit e il radicamento nelle chiese locali, valorizzando la culturale come forma di servizio per la societ. Su questo presupposto viene impostato il confronto con Comunione e Liberazione, e riaffermato il ruolo della Federazione nella realt della vita universitaria italiana. Ma gli anni Ottanta sono anche gli anni della tragica conclusione del progetto politico di Aldo Moro, e dellemergere della crisi della DC (che aveva quasi del tutto perso la sua vocazione solidaristica e interclassista). Di fronte alla nuova realt si sviluppa, in seno allassociazione, lesigenza di una profonda revisione degli assetti istituzionali del paese al fine di recuperare e ricomporre il rapporto tra societ civile e potere politico. Questo problema trov momenti di confronto e di analisi in molti dei congressi svoltisi negli anni Ottanta, sino al Congresso di Bari del 1989, nel corso dei quali matur lindicazione di una riforma istituzionale ed elettorale ispirata al bipolarismo e allesigenza di una pi stretta correlazione fra societ, partiti e istituzioni, realizzabile solo attraverso lo strumento referendario. Infine i congressi degli anni Novanta e i primi congressi del nuovo secolo non mancarono di interrogarsi su temi di viva attualit: lautonomia delluniversit, la questione europea, la crisi del comunismo ed il superamento dei blocchi, la questione nazionale in Italia e il dibattito su regionalismo e federalismo, la globalizzazione, a testimonianza dellattenzione che gli universitari cattolici hanno sempre dedicato ai processi storici e ai grandi mutamenti che segnano le vicende nazionali e internazionali