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Per una storia della massoneria


in Sardegna dall’Unità al fascismo
di Fulvio Conti

.
Alcune considerazioni introduttive e di metodo
Nel tornante fra Sette e Ottocento, com’è ben noto, si verificarono nella sfera pubbli-
ca trasformazioni profonde che hanno indotto gli storici a individuare in questo mo-
mento il passaggio decisivo fra l’età moderna e quella contemporanea. Questi cam-
biamenti, a loro volta, ebbero un impatto molto forte sulla massoneria, modifican-
done l’orizzonte ideologico, le strutture associative e le modalità di rapportarsi con la
società civile. A fronte di un apparente immobilismo delle ritualità e del quadro nor-
mativo di riferimento (le Constitutions di Anderson del ), oltre che dei valori cul-
turali e comportamentali ad esso sottesi, si assistette in realtà a mutamenti sostanzia-
li che fecero della massoneria otto-novecentesca, specialmente nell’Europa continen-
tale e in modo ancor più particolare nell’Europa latina e mediterranea, qualcosa di
profondamente diverso dalla massoneria settecentesca.
Alla nascita dell’idea moderna di nazione e alla nuova declinazione dei concetti
di democrazia e di repubblica si accompagnò lo sviluppo di dottrine filosofiche e si-
stemi valoriali che produssero una linea di netta discontinuità rispetto al Settecento,
impregnando tutti i soggetti che si muovevano nella sfera pubblica. Positivismo, evo-
luzionismo, darwinismo sociale, compendiati infine nel mito ottocentesco del pro-
gresso, rappresentarono la nuova cornice culturale di ogni forma associativa che si col-
locasse in una prospettiva di impegno politico finalizzato all’allargamento dei diritti
di libertà e delle basi di cittadinanza, oltre che a un generico miglioramento delle con-
dizioni di vita delle classi sociali più svantaggiate.
Ebbene, le massonerie europee dell’Ottocento e quelle latine in particolare ri-
sentirono profondamente di queste trasformazioni. Il secolo del nazionalismo, del de-
mocraticismo, del positivismo permeò la fratellanza liberomuratoria di questi suoi va-
lori, mentre il retaggio dell’illuminismo cosmopolita, deista e libertino finì col diven-
tare sempre più evanescente. La prima e più importante novità fu il processo di strut-
turazione su base nazionale delle obbedienze massoniche: è quella che Luis P. Martin
ha chiamato «nazionalizzazione delle massonerie europee». In ogni paese, in prati-

. L. P. MARTIN, Dall’universalismo alla nazione. Il processo di nazionalizzazione della massoneria eu-


ropea, in F. CONTI, M. NOVARINO (a cura di), Massoneria e Unità d’Italia. La Libera Muratoria e la co-
struzione della nazione, Bologna , pp. -.
 FULVIO CONTI

ca, si costituirono obbedienze massoniche nazionali, che pian piano persero il carat-
tere cosmopolita delle origini e s’identificarono con gli interessi della nazione: il
Grande Oriente di Francia nel , la Gran Loggia Unita d’Inghilterra nel , la
Grande Loggia nazionale di Spagna nel , il Grande Oriente del Belgio nel ,
subito dopo la nascita dello Stato nazionale, il Grande Oriente Lusitano Unito nel
, il Grande Oriente d’Italia (GOI) nel , rifondato nel  dopo la messa al
bando nell’età della Restaurazione.
Il risultato fu che nella seconda metà dell’Ottocento tutte le massonerie europee
risultarono articolate su base nazionale, con una struttura organizzativa che prevede-
va un vertice nazionale e unità locali rappresentate dalle singole logge. Vi erano poi
diverse strutture di raccordo intermedie a livello di «Oriente» (la città dove aveva se-
de la loggia), nonché gli organi di gestione dei Riti (quello simbolico, quello scozzese
antico e accettato ecc.), che godevano di forte autonomia e furono spesso all’origine
di vivaci conflitti con i Grandi Orienti o le Grandi Logge. Ebbene, la ricerca storica
deve tenere conto di questa dimensione organizzativa della massoneria e, pur dando
il dovuto rilievo allo studio delle strutture direttive nazionali, non può trascurare
l’ambito locale, che presenta situazioni talora assai diverse nei vari contesti regionali
o cittadini. È per questo che, nel momento in cui cominciamo a disporre di alcuni
quadri d’insieme della storia della massoneria in Italia dal Settecento al secondo do-
poguerra, si rende adesso necessario estendere lo sguardo alle varie realtà regionali o
almeno alle più significative di esse. La Sardegna, almeno nel lungo periodo che va
dall’Ottocento ai giorni nostri, è senza dubbio una di queste.
Un’altra caratteristica che si accentuò nel corso dell’Ottocento fu il processo di
politicizzazione delle singole logge e delle obbedienze nazionali. Anche nel secolo dei
Lumi, specie in Francia, vi era stata qualche loggia che aveva avuto una spiccata voca-
zione politica (le logge club). Ma perlopiù esse si erano configurate come luogo di di-
scussione culturale (le logge accademia) o di loisir (le logge salon), oppure si erano di-
stinte per le loro attività filantropiche. Nell’Ottocento, già durante l’età napoleonica
e ancor più nella seconda metà del secolo, le logge (in Italia, Francia, Belgio, Spagna,
Portogallo) vennero assumendo un deciso ruolo politico. Furono spesso direttamen-
te coinvolte nella costruzione dello Stato nazionale, nelle lotte per l’indipendenza, si
mobilitarono per l’avvento di regimi costituzionali e liberali e poi per l’allargamento
delle basi di partecipazione democratica.
Altre considerazioni di ordine metodologico.
La massoneria è una tipologia associativa molto strutturata e formalizzata. Si di-
venta massoni, allora come oggi, non soltanto attraverso una complessa procedura
rituale, ma anche sottoscrivendo statuti, regolamenti, tasse di capitazione, quote as-
sociative, ricevendo diplomi e tessere che attestano la condizione di affiliato, gli
avanzamenti di grado, le cariche ricoperte. Ciò accadeva già nel Settecento e in mi-
sura ancor maggiore dal secondo Ottocento in avanti. Tutte queste operazioni la-

. Per una rassegna critica di studi relativamente recenti cfr. F. CONTI, La massoneria, «Nuova Infor-
mazione bibliografica», IV, , , pp. -. Rinvio inoltre alla bibliografia finale contenuta in ID., Mas-
soneria e società civile, in L. L. CAVALLI SFORZA (dir.), La cultura italiana, vol. V, Struttura della società, va-
lori e politica, a cura di A. BONOMI, N. PASINI, S. BERTOLINO, Torino , pp. -.
. PER UNA STORIA DELLA MASSONERIA IN SARDEGNA 

sciano tracce scritte che documentano l’appartenenza o meno di una persona all’i-
stituzione. Nel caso italiano, come sappiamo, molte di esse sono andate disperse o
distrutte, specialmente fra il  e il , quando si scatenò la violenza fascista con-
tro i massoni e contro le logge. Molta documentazione, tuttavia, è sopravvissuta e
man mano che la ricerca storica sulla massoneria prende campo riemergono da ar-
chivi pubblici e privati fondi documentari di estremo interesse. È notizia recente,
per esempio, che sono stati rinvenuti  volumi contenenti . schede di affilia-
ti alla Gran Loggia d’Italia di piazza del Gesù fra il  e il . Una fonte di straor-
dinario interesse che si affianca a quella già disponibile per il Grande Oriente d’Ita-
lia di palazzo Giustiniani, contenente circa . nomi di iscritti fra gli ultimi an-
ni dell’Ottocento e il . Con ciò intendo dire che dobbiamo essere molto cauti
nell’attribuire la patente di massone indiscriminatamente, sulla base soltanto di la-
bili indizi. Esistono lunghi elenchi ufficiali, certo incompleti, che offrono riscontri
inconfutabili.
Alcuni di questi elenchi si trovano in opere a stampa, per esempio nei giornali e
periodici ufficiali pubblicati dal GOI fin dal  (bollettini, riviste, annuari), e poi in
statuti, regolamenti, resoconti di cerimonie. La massoneria italiana post-unitaria fu
infatti una società segreta decisamente anomala. Proprio per la sua natura di associa-
zione molto normata e burocratizzata produsse una quantità enorme di materiale car-
taceo. Persino le normali convocazioni delle riunioni di loggia venivano stampate e
altrettanto accadeva per la fittissima corrispondenza fra i vertici nazionali e le strut-
ture locali (circolari, decreti ecc.). Questo ci dice che la massoneria italiana post-uni-
taria pensava se stessa soprattutto in funzione della sua proiezione verso l’esterno, del
suo ruolo nella società civile, della capacità di orientamento che poteva esercitare sul-
l’opinione pubblica: contro l’ingerenza della Chiesa cattolica, per la laicità dello Sta-
to, ma anche per la laicizzazione della morale e dei costumi (matrimoni e funerali ci-
vili, divorzio, cremazione), per il varo di riforme di segno liberal-democratico e pro-
gressista. Vale la pena di ricordare che dopo la breve fase iniziale durante la quale il
GOI fu egemonizzato dai liberali cavouriani, fra il  e il , le logge si riempirono
di radicali e repubblicani, con una presenza consistente, poi, anche di socialisti e non
solo di area riformista.
Tutto questo fece sì che nelle obbedienze massoniche italiane, almeno nel perio-
do dall’Unità all’inizio del Novecento, la dimensione rituale ed esoterica ebbe im-
portanza relativa. Si poteva essere iniziati al primo grado di apprendista ed elevati al
terzo e ultimo di maestro nella stessa seduta. Nelle cerimonie simboli e riti venivano
usati con parsimonia. Le differenze di rito nascondevano spesso differenti interpreta-
zioni del ruolo sociale e politico che s’intendeva attribuire alla massoneria. Oppure
vennero utilizzate in modo relativamente strumentale per cercare di ottenere ricono-
scimenti e alleanze sul piano internazionale da parte di altre obbedienze. Il quadro si
modificò al debutto del secolo, quando con la crisi delle ideologie ottocentesche (po-
sitivismo, materialismo, evoluzionismo) le questioni rituali ed esoteriche riacquista-
rono centralità. E nel  offrirono il pretesto, tra l’altro, anche per la scissione dal

. Cfr. A. A. MOLA, -: una fonte preziosa. I registri della Serenissima Gran Loggia d’Italia,
«Officinae», XXIV, , , pp. -.
 FULVIO CONTI

GOI di un gruppo di logge del rito scozzese, che dettero poi vita a una nuova obbe-
dienza massonica nazionale, la Gran Loggia d’Italia detta di piazza del Gesù.

.
La presenza massonica nel primo decennio post-unitario
Veniamo dunque alla Sardegna, dove la massoneria fece la sua comparsa ufficiale sol-
tanto nel . Il sacerdote Damiano Filia, nel terzo volume della sua Sardegna cri-
stiana, scrive che essa, «importata dopo il  in Sardegna da impiegati e preti spre-
tati, che ricevevano a premio del tradimento una cattedra o divenivano Presidi nei
Ginnasi e Licei, insinuavasi tra i ceti borghesi e professionisti cittadini». Secondo
l’arcivescovo Ottorino Pietro Alberti la massoneria sarebbe stata invece introdotta
nell’isola da funzionari governativi qui inviati da Torino e da esponenti politici locali
entrati in contatto con le logge liberomuratorie sul continente. In entrambe le ope-
re, pur animate da pregiudiziale avversione per la massoneria, c’è qualche elemento di
verità, in particolare il riferimento al ruolo svolto nella gestazione delle logge da al-
cuni alti burocrati del nuovo Stato unitario o da ex sacerdoti.
Lo rivela già il caso della prima loggia apparsa in Sardegna dopo l’Unità: deno-
minata Vittoria, fu istituita a Cagliari sul finire del  per iniziativa di Pietro Fran-
cesco Lachenal, un magistrato di origine savoiarda, consigliere presso la locale Cor-
te d’Appello, che venne iniziato alla massoneria il  dicembre  e nella medesima
seduta innalzato al terzo grado di maestro. Trasferito a Casale nel , alla fine del
suo mandato di maestro venerabile (ossia capo della loggia) Lachenal si adoperò per-
ché essa si facesse promotrice della costituzione a Cagliari di un’associazione di be-
neficenza e di un’accademia scientifico-letteraria che ebbe il sostegno del GOI. L’in-
tento, evidentemente, era quello di agglutinare intorno a un progetto di moderniz-
zazione laica quei settori della borghesia umanistica, delle professioni liberali e dei
pubblici funzionari che potevano essere più sensibili a recepire il messaggio masso-
nico e a favorire la costruzione di un reticolo associativo alternativo a quello cattoli-
co e liberal-conservatore.
La loggia Vittoria fu una delle  rappresentate alla prima assemblea costituente
del GOI che si aprì a Torino il  dicembre . Non fu presente invece a quella del
marzo  e nemmeno a quella del maggio , che si tenne a Firenze ed elesse Ga-
ribaldi gran maestro. Quest’ultima segnò una svolta decisiva nella storia della masso-
neria italiana post-unitaria non tanto per il prestigio del nuovo gran maestro, il quale
peraltro conservò la carica solo per pochi mesi, quanto perché sancì il definitivo pas-

. Per un quadro d’insieme delle vicende massoniche del periodo cfr. F. CONTI, Storia della masso-
neria italiana. Dal Risorgimento al fascismo, Bologna .
. D. FILIA, La Sardegna cristiana, vol. III, Dal  alla pace del Laterano, Sassari , pp. -.
. Cfr. O. P. ALBERTI, Nuoro nella storia, in G. CADALANU (a cura di), Vecchia Nuoro, Cagliari ,
pp.  ss.
. Cfr. L. DEL PIANO, Giacobini e Massoni in Sardegna fra Settecento e Ottocento, Sassari , p. .
. Cfr. Proposta di fondazione di un’Accademia. Addio alla Sardegna di Francesco de Lachenal, Caglia-
ri . Il testo dell’opuscolo è riprodotto in G. MURTAS (a cura di), Le carte della Vittoria. Il fondo masso-
nico della Biblioteca comunale di Cagliari, Cagliari , pp. -.
. PER UNA STORIA DELLA MASSONERIA IN SARDEGNA 

saggio del GOI sotto il controllo della sinistra democratica e l’emarginazione della
componente liberale cavouriana.
Alla successiva costituente massonica svoltasi a Genova nel  la loggia Vittoria
inviò come suo delegato Antonio Giuseppe Satta Musio, ex deputato di Bitti nella VI
Legislatura e consigliere provinciale. Satta Musio, dunque, nel  era già massone.
Egli perciò mentiva (oppure, se vogliamo dirla in altri termini, rispettava il giura-
mento massonico e manteneva celato il suo segreto) quando nell’aprile  in una let-
tera a Salvator Angelo De Castro negava la sua appartenenza all’istituzione libero-
muratoria, di cui pure tesseva elogi sperticati. Riporto un brano di quella missiva:

Tutto quanto esiste di grande al mondo sia nelle belle arti che nelle scoperte, tutto si deve ai li-
beri muratori. [...] E gli uomini più dotti e probi del tempo passato e presente vi sono apparte-
nuti e vi appartengono. In questo senso vorrei nell’interesse della nostra Sardegna che in cia-
schedun paese potesse sorgere una di tali società e le medesime farebbero molto bene, più di
quello che fecero i nostri conventi che tramontarono. [...] Io, senza esser Massone come tu mi
crederai, ho preso la difesa di quest’associazione perché me ne formai giusta idea da quanto ne
ho depreso [sic] dai libri, e vedo che ovunque fa del bene, al contrario dei paolotti e gesuiti che
sono la peste dove s’infiltrano.

Antonio Giuseppe Satta Musio (morto nel ) fu uno dei grandi animatori della vi-
ta associativa cagliaritana: fu tra i promotori della Società del tiro a segno fondata nel
, presidente della Società cooperativa di consumo, della Società del Carnevale,
della Filodrammatica Paolo Ferrari, del Comitato per la commemorazione degli illu-
stri sardi, del Circolo letterario-scientifico Pietro Martini. Fu inoltre il principale ar-
tefice della mobilitazione per erigere il monumento a Eleonora d’Arborea, che iniziò
nel  e si concluse con l’inaugurazione del  maggio . La loggia Vittoria vi con-
corse con  lire.
Sui giornali dell’epoca si parlò di “Eleonoromania”. E anche in ambito massonico
il mito dell’ultima regnante indigena della Sardegna lasciò una traccia profonda, così
come l’entusiasmo suscitato dalla scoperta delle Carte d’Arborea, prima che esse si ri-
velassero un clamoroso falso. Fra il  e il , infatti, venne fondata la loggia Eleo-
nora a Nuoro, che fu rappresentata all’assemblea massonica di Napoli del giugno 
da un certo Felice Ricca. Nel giugno  fu poi la volta della loggia Mariano d’Ar-
borea a Oristano (che ebbe uno dei suoi membri più autorevoli in Salvatore Parpaglia,
eletto deputato ininterrottamente di Oristano e Cagliari dal  al  e nel 
nominato senatore) e nel maggio  di una loggia denominata Gialeto a Cagliari.
Nelle false Carte d’Arborea Gialeto viene indicato come mitico re di Sardegna dal 
al , fondatore dei giudicati, come colui che divise l’isola in quattro province: Ca-
gliari, Arborea, Torres e Gallura.

. Riprendo la citazione da DEL PIANO, Giacobini e Massoni in Sardegna, cit., p. .


. Su Satta Musio ampi cenni in G. MURTAS, Asproni, relazioni “liberali” fra clero e politica in Sar-
degna, in A. M. ISASTIA (a cura di), Giorgio Asproni. Eredità morale, attualità politica, Monastir (CA) ,
pp. -.
. Cfr. D. SERRA, Eleonora: la loggia, Roma , pp. -.
. Sulle vicende della loggia e sulla figura di Parpaglia cfr. G. MURTAS, Le stagioni dei Liberi Mura-
tori nella Valle del Tirso, Oristano , pp. -.
 FULVIO CONTI

Nel frattempo si estese l’irradiamento massonico a Cagliari, favorito anche dal so-
stegno che la massoneria ricevette dal più importante giornale cittadino, «Il Corriere di
Sardegna», fondato nel  su iniziativa di Gavino Scano e Antonio Giuseppe Satta
Musio, entrambi affiliati alla loggia Vittoria. Gavino Scano, già deputato al Parlamento
subalpino, professore di Diritto penale, sarebbe stato preside della facoltà giuridica e ret-
tore dell’Università di Cagliari fra il  e il . Nel  venne nominato senatore.
I loro nomi come appartenenti alla loggia Vittoria vennero fatti, sia pure in mo-
do criptico e allusivo, in una composizione dialettale anonima, di spiccata intonazio-
ne antimassonica, che fu pubblicata a Cagliari nel  con il titolo di Goccius de is fra-
masonis. Lorenzo Del Piano, che ha sottoposto quel testo ad attenta analisi mettendo
a confronto diverse stesure, ha ritenuto di poter identificare, oltre a Scano e Satta Mu-
sio, anche i nomi di Luigi Zanda, docente presso la facoltà di Medicina e futuro ret-
tore dell’Ateneo cagliaritano; dell’avvocato Giuseppe Luigi Delitala, deputato e con-
sigliere provinciale; dell’avvocato Francesco Salaris, anche lui deputato per undici le-
gislature consecutive, nonché consigliere comunale e provinciale e assessore; del me-
dico e scienziato Efisio Marini, inventore di un metodo innovativo per la «pietrifica-
zione» dei cadaveri; dell’avvocato Antonio Fara Puggioni; del magistrato Emanuele
Ravot; dell’imprenditore minerario Enrico Serpieri, già mazziniano e deputato alla
Costituente romana del , eletto primo presidente nel  della Camera di com-
mercio di Cagliari; del veterinario Paolo Cauglia, assunto in quegli anni come di-
rettore del dazio; e di altri ancora.
Varie fonti ci consentono oggi di documentare la sicura appartenenza alla loggia
di quasi tutti questi personaggi (Satta Musio, Scano, Zanda, Salaris, Marini, Serpieri,
Fara Puggioni), offrendo in tal modo una patente di attendibilità ai Goccius. Fecero
parte inoltre della Vittoria il medico Smeraldo Scannerini, volontario nel , su-
bentrato a Lachenal come venerabile nel gennaio , e Pietro Ghiani Mameli, figu-
ra di rilievo della vita economica e politica cittadina del secondo Ottocento, futuro
segretario generale del Banco di Cagliari, poi direttore della locale Cassa di Risparmio
nonché deputato dei collegi di Isili e di Cagliari II dal  al .
L’irrobustimento della presenza massonica a Cagliari trova poi inequivocabile
conferma nella nascita nel  di una seconda loggia, la Fedeltà, che all’assemblea di
Napoli del  fu rappresentata da un certo Alberigo Lopiccoli. Fra il  e il 
si formò inoltre un Capitolo della loggia Vittoria, ossia un corpo superiore del rito
scozzese che accoglieva i fratelli insigniti di gradi superiori dal ° al °. Anche que-
sto è un chiaro segnale dell’allargamento della membership massonica cagliaritana, che
annoverava adesso un numero sufficientemente ampio di iscritti tale da consentire la
creazione di un organismo rituale superiore rispetto a quello della loggia.

. Su di lui cfr. P. MATTA (a cura di), Enrico Serpieri. Un uomo, le sue idee, Cagliari .
. Cfr. DEL PIANO, Giacobini e Massoni in Sardegna, cit., pp. -.
. Per alcuni riscontri cfr. C. LILLIU, La massoneria in Sardegna dalle soglie del XIX secolo all’avvento
del fascismo, tesi di laurea, Università di Cagliari, Facoltà di Scienze politiche, a.a. -, pp. -.
. Nel fondo massonico della Biblioteca Comunale di Cagliari si conservano quattro discorsi a
stampa letti nella loggia Vittoria, che recano tutti sul frontespizio una dedica a mano: «Dono dell’amico
Pietro Ghiani Mameli ad Antonio Ballero Ciarella». Cfr. MURTAS (a cura di), Le carte della Vittoria, cit.,
dove sono integralmente riprodotti i quattro opuscoli.
. PER UNA STORIA DELLA MASSONERIA IN SARDEGNA 

Nell’ottobre  nacque a Cagliari una terza loggia, denominata Fede e Lavoro,
di cui conosciamo l’elenco dei fratelli attivi nel .

Sono undici quelli della prim’ora – scrive Gianfranco Murtas –, di cui sei appartenenti a due
sole famiglie, tutti fra i  e i  anni di età: tre Castello (Giovanni, Angelo e Luigi, figli di Giu-
seppe anch’egli massone), originari di Marsiglia, proprietari dell’albergo la Concordia nel quar-
tiere della Marina verso Sant’Eulalia (è lì che si riunisce la loggia), e tre Savona (Giorgio, Vit-
torio e Giuseppe), calafati cagliaritani.

Dei restanti cinque, quattro erano marinai e uno, originario di Sassari, faceva il came-
riere. Come si vede, l’estrazione sociale del nucleo fondatore della loggia era piuttosto
bassa e anche negli anni immediatamente successivi vi fu tra gli affiliati una quota con-
sistente di artigiani e lavoratori manuali: tre marinai, due falegnami, tre calzolai, un sar-
to, un fabbro ferraio, un sellaio, due meccanici, un pellaio, un commesso. Si aggiunsero
comunque diversi esponenti del ceto medio (otto capitani marittimi, otto impiegati
pubblici e privati, un cancelliere, un regio procuratore, due spedizionieri, quattro nego-
zianti, due avvocati, un perito commerciale, un farmacista, due proprietari, un medico,
un ingegnere, un professore, uno studente), che dettero alla loggia cagliaritana quella
connotazione interclassista che fu tipica di tutta la massoneria italiana post-unitaria.
Merita infine di essere segnalato che la Costituente di Napoli del giugno 
elesse membro del consiglio direttivo del GOI il professor Efisio Thermes, ex venera-
bile della Vittoria, a cui nel dicembre seguente fu affidato il compito di sovrintendere
allo sviluppo massonico nella regione. Negli anni Settanta il nome di Thermes sa-
rebbe comparso nel piedilista della loggia Gialeto.

. ID., Liberi accettati pensatori, in Barbagia, Cagliari , p. .


. Ecco l’elenco completo dei fratelli attivi nel  secondo la data di affiliazione: Paoletti Giovan-
ni, marinaio; Cangiu Francesco, marinaio; Castello Giovanni, proprietario; Castello Angelo, proprieta-
rio; Castello Luigi, proprietario; Piras Antonio, cameriere; Savona Giorgio, marinaio; Savona Vittorio;
Savona Giuseppe; Facini Domenico, marinaio; Galantini Francesco, marinaio; Cotrano Bartolomeo, ca-
pitano marittimo; Carrossini Felice, marinaio; Pendola Giovan Battista, capitano marittimo; Carlo Co-
stantino, procuratore del re; Arbuzzi Giulio, sarto; Barrago Francesco, medico; Fara Puggioni [Antonio],
avvocato; Melis Giovanni, fabbro ferraio; Moscati Efisio, falegname; Zara Francesco, cancelliere regio;
Scano Andrea, calzolaio; De Fraja Adolfo, falegname; Marcello Giovanni Antonio, regio impiegato; Spi-
rito Giuseppe, capitano marittimo; Peltz Enrico, ingegnere; Deidda Efisio Luigi, capitano marittimo;
Gruscis Andrea, calzolaio; Corona Raffaele, impiegato; Caria Antonio, studente; Mascia Michele, pro-
fessore; Nurchis Antonio, avvocato; Gioda Luigi, meccanico; Agus Pietro, spedizioniere; Marras Cesare,
capitano marittimo; Segni Giovanni, proprietario; Cavallo Pietro, impiegato; Mercenaro Antonio, capi-
tano marittimo; Mereu Raimondo, negoziante; Cavanna Gaetano, spedizioniere; Padroni Nicolò, calzo-
laio; Noli Antonio, negoziante; Pisano Saturnino, sellaio; Guidetti Giuseppe, perito commerciale; Mace-
ra Giuseppe, farmacista; Lauteri Antonio, capitano marittimo; Viganigo Giuseppe, capitano marittimo;
Cau Romolo; Sessini Francesco, ufficiale postale; Macera Luigi, impiegato municipale; Paci Francesco,
negoziante; Toro Efisio, proprietario; Pettinau Battista; Macera Emanuele, impiegato ferrovie; Spissu Efi-
sio, pellaio; Frau Luigi, negoziante; Carrossini Teodoro, marinaio; Pilato Luigi, impiegato commerciale;
Piu Celeste, impiegato finanze; Onorato Giuseppe, marinaio; Murgia Antonio, negoziante; Ratti Nicolò,
meccanico. Traggo questo elenco da un registro dei massoni appartenenti al Grande Oriente d’Italia nel
 che si conserva presso l’Archivio centrale dello Stato (ACS), Ministero degli Interni, Dir. Gen. di P.S.,
Div. affari generali e riservati, Fondo massoneria.
. Cfr. LILLIU, La massoneria in Sardegna, cit., pp. -.
 FULVIO CONTI

La vita di questi sodalizi massonici fu assai tormentata: così come accadde nel re-
sto d’Italia, si susseguirono scioglimenti, fusioni, rifondazioni. Ciò non deve stupire.
Era assolutamente fisiologico che una struttura associativa di nuova formazione, per
giunta sospesa fra dimensione segreta e vocazione al protagonismo pubblico, cono-
scesse sia a livello centrale che periferico un periodo di forte instabilità. Negli anni Ses-
santa il GOI dovette affrontare numerose tensioni interne (le divisioni fra cavouriani e
democratici, la dialettica competitiva con le obbedienze minori, specie il Supremo
Consiglio del rito scozzese di Palermo), darsi un assetto normativo e un quadro di rife-
rimento ideologico più definito, trovare piena legittimazione sul piano internazionale
attraverso il riconoscimento da parte delle istituzioni massoniche estere. Da qui il fatto
che le assemblee convocate quasi a cadenza annuale ebbero sempre un carattere costi-
tuente: si riscrissero gli statuti, i regolamenti, si rinnovarono costantemente gli organi-
smi direttivi. Tutto ciò ebbe inevitabili riflessi nei vari ambiti locali, compreso quello
sardo, dove pure la presenza massonica si venne complessivamente irrobustendo.
Nel , per esempio, si ebbe lo scioglimento delle logge Vittoria e Fedeltà, che
decisero però di ricostituirsi immediatamente fondendosi in un’unica loggia denomi-
nata Vittoria e Fedeltà. Sempre nel  il GOI nominò come suo delegato per seguire
le vicende massoniche della Sardegna il magistrato Pietro Sanna Denti, già deputato
del collegio di Lanusei nella IX Legislatura (-), consigliere presso la Corte d’Ap-
pello di Cagliari. Giorgio Asproni nel suo diario, in una nota del luglio , ne par-
lava come del capo della massoneria sarda. In quegli stessi giorni del luglio 
Asproni, che invano s’interessò per far nominare l’amico Sanna Denti prefetto di Sas-
sari, fu a sua volta iniziato alla massoneria nella loggia Universo di Firenze, una loggia
anomala, antesignana della Propaganda massonica fondata nel , nella quale co-
minciarono a convergere alcuni personaggi di primo piano del mondo politico e isti-
tuzionale. Giorgio Asproni, ormai accreditato come esponente della sinistra di rilie-
vo nazionale, fu iniziato insieme ad altri deputati, fra i quali l’abruzzese Fabio Can-
nella e l’umbro Luigi Pianciani, che sarebbe stato il primo sindaco di Roma italiana
dopo Porta Pia. Così scrisse sul suo diario il  luglio :

Frapolli ha voluto che facessi parte della Massoneria, cosa che avevo sempre ricusato. Siamo stati
iniziati Cannella Fabio, Pianciani, io ed altri nella Loggia nuova presieduta dal Grande Oriente.
V’erano tutti uomini rispettabili. I riti mi hanno fatto ridere; ma noi ne fummo dispensati.

Quanto a Pietro Sanna Denti, occorre ricordare che nel  fu poi sostituito nella ca-
rica di delegato del GOI per la Sardegna da Antonio Giuseppe Satta Musio.

. «Sono stato tutta la mattina con Pietro Sanna, che mi ha informato dei progressi della massone-
ria in Sardegna: egli n’è il capo, ed è curioso come è infervorato per questa associazione» (G. ASPRONI,
Diario politico -, profilo biografico di B. JOSTO ANEDDA, introduzione e note di C. SOLE, T. ORRÙ,
vol. IV, -, a cura di T. ORRÙ, Milano , p. ).
. Cfr. F. CONTI, Luigi Pianciani e la massoneria postunitaria, in M. FURIOZZI (a cura di), Luigi
Pianciani e la democrazia moderna, Pisa-Roma , pp. -.
. ASPRONI, Diario politico -, vol. IV, cit., p. . Cfr. C. LILLIU, Il ruolo di Giorgio Asproni
nella massoneria del Grande Oriente d’Italia, in Giorgio Asproni e il suo «Diario politico». Atti del Conve-
gno internazionale di studi (Cagliari, - dicembre ), Cagliari s.a., pp. -.
. PER UNA STORIA DELLA MASSONERIA IN SARDEGNA 

Completano il quadro della presenza massonica nell’isola durante il primo de-


cennio post-unitario due logge, i cui nomi rivelano chiaramente come nell’istituzio-
ne liberomuratoria, accanto alla rivendicazione delle appartenenze locali, allignasse
un forte sentimento patriottico che insieme all’anticlericalismo sarebbe divenuto il
suo principale elemento identitario. Localismo e patriottismo che il Grande Oriente
avrebbe cercato mazzinianamente di declinare come tappe intermedie nel percorso
verso la fratellanza universale dei popoli, ma che, nell’età dei nazionalismi e delle am-
bizioni imperialistiche, si sarebbero rivelati difficilmente conciliabili, fino a diverge-
re completamente al momento della guerra di Libia e della Prima guerra mondiale.
Occasioni nelle quali la massoneria avrebbe risolutamente sposato la scelta interven-
tista, accantonando in fretta decenni di militanza a favore della pace.
Le due logge in questione furono la Goffredo Mameli di Sassari, istituita nel no-
vembre , e la Leone di Caprera di Ozieri, sorta nel dicembre . Alcune fonti in-
dicano in Bartolomeo Ortolani, ex prete e rettore del Convitto nazionale prima di Ca-
gliari e poi di Sassari, il fondatore e venerabile della prima loggia. Divenuto un fiero
anticlericale, Ortolani nel  rappresentò la Goffredo Mameli all’assemblea massoni-
ca di Firenze, dove si segnalò per un’iniziativa che ebbe vasta eco (si ricordi che il 
fu l’anno del Concilio Vaticano I e dell’Anticoncilio di Napoli). Egli propose infatti di
sostituire la tradizionale invocazione «Alla gloria del grande architetto dell’universo»
con la seguente: «Alla gloria della patria universale e del progresso indefinito». In so-
stanza, propose che il GOI adottasse la linea dell’ateismo e abolisse il culto di un’entità
superiore. La sua proposta fu respinta a larga maggioranza. Giova rammentare però che
un’istanza simile – l’abolizione del culto del grande architetto – fu adottata dal Gran-
de Oriente del Belgio nel  e dal Grande Oriente di Francia nel , e per questo
motivo essi persero il riconoscimento della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, suprema
autorità massonica internazionale.
Della loggia Mameli sappiamo, fra le altre cose, che nel  cercò di promuove-
re la costituzione a Sassari di una banca popolare, rivelando la medesima propensio-
ne all’attivismo nel settore creditizio che ebbero in quegli stessi anni numerosi soda-
lizi massonici dell’Italia centro-settentrionale. L’iniziativa della fondazione di una
Banca del popolo partì infatti nel  dalla più importante loggia di Firenze, la Con-
cordia, ed ebbe immediato successo, diffondendosi attraverso filiali e succursali ben
oltre i confini della Toscana.

. Su questi temi mi permetto di rinviare ad alcuni miei contributi specifici: Fra patriottismo democra-
tico e nazionalismo. La massoneria nell’Italia liberale, «Contemporanea», II, , , pp. -; Les liturgies
de la patrie. Franc-maçonnerie et identité nationale dans l’Italie unie, in L. P. MARTIN (éd.), Les francs-maçons
dans la cité. Les cultures politiques de la Franc-maçonnerie en Europe, XIXe-XXe siècle, Rennes , pp. -;
De Genève à la Piave. La franc-maçonnerie italienne et le pacifisme démocratique, -, in M. PETRICIO-
LI, A. ANTEGHINI, D. CHERUBINI (éds.), Les Etats-Unis d'Europe. Un projet pacifiste, Berne , pp. -;
La massoneria tra fratellanza universale e «guerre giuste», in M. ISNENGHI, S. LEVIS SULLAM (a cura di), Gli
Italiani in guerra. Conflitti, identità, memorie dal Risorgimento ai nostri giorni, vol. III, Le «Tre Italie»: dalla
presa di Roma alla Settimana Rossa (-), Torino , pp. -; L’Italia dei liberi muratori: memorie,
identità, rappresentazioni (-), «Rivista storica italiana», CXXII, , , pp. -.
. Cfr. LILLIU, La massoneria in Sardegna, cit., pp. -.
. Per maggiori dettagli rinvio ai miei Laicismo e democrazia. La massoneria in Toscana dopo l’Unità
(-), Firenze , e Firenze massonica. Il libro matricola della Loggia Concordia, -, Firen-
ze .
 FULVIO CONTI

Quanto alla loggia Leone di Caprera di Ozieri, sappiamo solo che ebbe fra i suoi
animatori l’avvocato Giovanni Saba e che nei decenni a cavallo fra Otto e Novecento
avrebbe conosciuto un’esistenza molto travagliata, scandita da tre «demolizioni» e
successive ricostituzioni.

.
Espansione e crisi negli anni Settanta e Ottanta
Ricapitolando, alla fine del  le logge attive in Sardegna erano sette: tre a Cagliari
(Vittoria e Fedeltà, Fede e Lavoro, Gialeto), e una ciascuna a Nuoro (Eleonora), Sassa-
ri (Goffredo Mameli), Oristano (Mariano d’Arborea) e Ozieri (Leone di Caprera). Nei
primi anni Settanta vi fu un’ulteriore espansione, in linea con il trend nazionale, che
fu inaugurata dalla nascita ad Alghero nel  della loggia Antro di Nettuno. Fra i suoi
membri vi furono il bottegaio Paolo Solinas, il carpentiere Simone Polese, il falegna-
me Carmine Balduzzi e l’impiegato comunale Michele Franch, tutti uomini di con-
dizione sociale modesta, a conferma di quanto si è detto poc’anzi intorno alla capa-
cità della massoneria sarda post-unitaria di reclutare non pochi esponenti delle classi
popolari e piccolo-borghesi. Ebbe vita brevissima, ma con il suo attivismo sul fronte
laico e anticlericale indispettì il clero cittadino e il vescovo Giovanni Maria Filia, che
la elesse a principale bersaglio di alcune preoccupate lettere pastorali.
L’anno seguente fu la volta della loggia Libertà e Progresso di Cagliari, che ebbe co-
me venerabile Bonaventura Ciotti, un imprenditore continentale residente in Sardegna
e attivo nel settore minerario. Fra i suoi membri più noti vi fu Enrico Serpieri, da dieci
anni presidente della Camera di commercio di Cagliari, il cui funerale, celebrato il 
novembre , offrì ai massoni sardi l’occasione per la prima importante uscita pub-
blica, autorizzata dal Grande Oriente, con tanto di insegne liberomuratorie, labari del-
le varie logge, discorsi commemorativi pronunciati dai confratelli. Nel resoconto della
cerimonia apparso su un giornale locale con evidenti simpatie massoniche si leggeva:

Tutte le società vi erano rappresentate. Ma la cosa più imponente che si offerse agli sguardi del
pubblico fu la comparsa della bandiera massonica. Finalmente dopo di aver superato la corrente
della superstizione, dopo di aver lottato per più anni a seminare l’istruzione e la beneficenza a pro
dell’afflitta umanità sorse a Cagliari la bandiera massonica. Essa sventolò bella, maestosa, impo-
nente e trionfante. Un numero sterminato di massoni la seguiva, poiché a Cagliari la massoneria
è numerosa più di quel che forse non credevano gli imbecilli saturniani. Le logge Fede e Lavoro e
Libertà e Progresso informate ai sentimenti più dolci e gentili vollero onorare la memoria dell’il-
lustre defunto accompagnandone il cadavere al cimitero colle rispettive bandiere. Non appena
comparve il vessillo massonico sulla strada, il popolo tutto sembrò inchinarglisi ed un religioso
silenzio misto ad una grande allegrezza salutò la bandiera del Libero Muratore.

. I loro nomi figurano tra gli affiliati alla loggia Giuseppe Dolfi di Alghero, il cui elenco si conser-
va in ACS, Ministero degli Interni, Dir. Gen. di P.S., Div. affari generali e riservati, Fondo massoneria.
. Cfr. MURTAS, Liberi accettati pensatori, cit., pp. -.
. «La Verità»,  novembre . Qui riprendo la citazione da LILLIU, La massoneria in Sardegna,
cit., pp. -.
. PER UNA STORIA DELLA MASSONERIA IN SARDEGNA 

Nel novembre  la Libertà e Progresso di Cagliari si fece promotrice di una nuova
loggia a Iglesias, denominata Ugolino, che poté essere inaugurata tuttavia soltanto nel
dicembre . Anche di essa possediamo l’elenco dei fratelli attivi al , da cui si ri-
cava che il principale bacino sociale cui attingevano era rappresentato dal ceto impie-
gatizio delle miniere, oltre che da commercianti e da funzionari delle istituzioni loca-
li. Il primo venerabile fu Francesco Sanna Nobilioni, già presidente della locale So-
cietà di mutuo soccorso, fondatore e direttore della «Gazzetta di Iglesias», cui su-
bentrò Giuseppe Candolle, direttore del Banco di Cagliari.
Sempre nel  vide la luce a Villasor la loggia Sivilleri, che derivò il suo nome
dal catalano Giovanni Sivilleri, cui il vescovo di Cagliari all’inizio del Quattrocento
aveva affidato in feudo quella zona del basso Campidano affinché vi costruisse una
fortezza e ne avviasse il ripopolamento. La loggia ebbe come venerabile don Michele
Vaquer, sindaco di Villasor ed esponente di una delle famiglie più in vista della citta-
dina, ed è significativo che essa fosse istituita pochi mesi dopo l’inaugurazione del
primo tronco ferroviario della Sardegna, quello che collegava per l’appunto Cagliari a
Villasor, avvenuta il ° maggio .
L’ultima loggia fondata nel  fu la Giuseppe Dolfi di Alghero, intitolata al pa-
triota fiorentino, amico di Mazzini e Garibaldi, che era scomparso nel . Guidata
dal venerabile Agostino Chiesa, commerciante, nel  contava  iscritti, che si ri-
partivano tra quattro professionisti, due proprietari, dieci impiegati, sette negozianti,
tre artigiani e un insegnante.

. Ecco l’elenco degli iscritti al  in ordine di affiliazione: Sanna Nobilioni Francesco, com-
merciante; Gordani Simone, trattore; Lotti Emilio, commerciante; Sorrentino Cesare, commerciante;
Murroni Eugenio, impiegato delle miniere; Centoz Pietro, commerciante; Candolle Giuseppe, diretto-
re di banca; Mathieu Felice, impiegato delle miniere; Murroni Nicolino, impiegato delle miniere; Bog-
getti Agostino, commerciante; Ottelli Lorenzo, commerciante; Garau Efisio, studente; Begaux Ales-
sandro, impiegato delle miniere; Richaud Giustino, impiegato delle miniere; Aresti Angelo, impiegato
del Tribunale; Thonij G. Martino, commerciante; Sotgia Michele, cancelliere della Pretura; Corsani
Bartolomeo, ebanista; Croizat Antonio, impiegato delle miniere; Munari Giovanni, impiegato delle mi-
niere; Ghiglia Giuseppe, fabbro meccanico; Zivvin Enrico, vice cancelliere della Pretura; Murroni Lui-
gi, impiegato delle miniere; Aru Loffreddu Federico, segretario comunale; Pittaluga Stefano, impiega-
to telegrafico; Aru Loffreddu Domenico, commerciante; Decinè Alfredo, commerciante; Benatti Eu-
genio, impiegato delle miniere; Orizio Secondo, capo muratore; Sorrentino Giovanni, commerciante;
Bertellotti Adriano, commerciante; Bernocco Giovanni, verificatore pesi e misure; Caracciolo Michele,
maestro elementare; Diana Balia Efisio, commerciante; Tosciri Giuseppe, esattore; Pape Edoardo, im-
piegato delle miniere; Pisoni Carlo, impiegato delle miniere; Sanna Cosimo, capo muratore; Ghiardo-
la Giuseppe, capo muratore (ACS, Ministero degli Interni, Dir. Gen. di P.S., Div. affari generali e riser-
vati, Fondo massoneria).
. Cfr. MURTAS, Liberi accettati pensatori, cit., p. .
. Sulla famiglia Vaquer alcuni cenni in G. SALICE, Dal villaggio alla nazione. La costruzione delle
borghesie in Sardegna, Cagliari , pp.  ss. e .
. Eccone l’elenco, sempre in ordine di anzianità d’iscrizione: Carboni Raffaele, impiegato regio;
Carboni Francesco, medico chirurgo; Serpa Gabriele, negoziante; Pons Efisio, alunno di pretura; Nani
Raffaele, impiegato regio; Solinas Andrea, negoziante; Luchese Giuseppe, proprietario; Pilia Pasquale, ne-
goziante; Baldino Lorenzo, proprietario; Uleri Salvatore, negoziante; Uleri Stefano, impiegato comuna-
le; Solinas Paolo, bottegaio; Urtis Carmine, muratore; Polese Simone, carpentiere; Ledda Alberto, nego-
ziante; Balduzzi Carmine, falegname; Franch Michele, impiegato comunale; Sire Baldassare, impiegato
regio; Sanna Giovanni Antonio, avvocato; Vulpes Giuseppe, procuratore; Flario Raimondo, impiegato;
Sire Francesco, scritturale; Randacio Carlo, impiegato regio; Soggia Giuseppe, maestro elementare; Lipe-
 FULVIO CONTI

Con le cinque di nuova istituzione all’inizio del  le logge attive in Sardegna
arrivarono dunque a dodici: il numero massimo dell’intero periodo prima del fasci-
smo. Un elenco pubblicato sulla «Rivista della Massoneria italiana» segnala per cia-
scuna di esse anche un referente, che coincideva in genere con il maestro venerabile:
Efisio Thermes, Vittoria e Fedeltà di Cagliari; Giovanni Castello, Fede e Lavoro di Ca-
gliari; Pietro Sanna Denti, Gialeto di Cagliari; Bonaventura Ciotti, Libertà e Progres-
so di Cagliari; Francesco Sanna Nobilioni, Ugolino di Iglesias; Efisio Poddigue Sini,
Mariano d’Arborea di Oristano; Michele Vaquer, Sivilleri di Villasor; Giovanni Saba,
Leone di Caprera di Ozieri; Musina Dore, Goffredo Mameli di Sassari; Giuseppe Cot-
tone, Eleonora di Nuoro; Agostino Chiesa, Giuseppe Dolfi di Alghero; Gavino Serra
Maninchedda, Antro di Nettuno di Alghero. Al Capitolo del Rito scozzese di Caglia-
ri, guidato da Pietro Sanna Denti, si era nel frattempo aggiunto quello di Sassari, pre-
sieduto dall’avvocato Musina Dore.
Nel , per iniziativa di Gavino Serra Maninchedda e di Francesco Antonio
Mossa, nacque anche una loggia a Tempio Pausania, denominata Spartaco. Ma nel
corso di quell’anno, che vide il GOI impegnato in un’opera rigorosa di epurazione dei
fratelli e delle logge non in regola con i pagamenti delle quote di adesione, cessarono
di esistere le logge Mariano d’Arborea di Oristano e Antro di Nettuno di Alghero.
In cosa consistette l’attività di queste logge?
Oltre a un generico impegno in opere filantropiche e di beneficenza, che si tra-
dusse nell’erogazione di aiuti e sussidi ai poveri, alle popolazioni colpite da calamità
naturali, ai feriti in guerra, esse furono artefici di una molteplicità d’iniziative attra-
verso le quali prese corpo un ambizioso progetto di modernizzazione laica e di de-
mocratizzazione del paese. Mi riferisco al ruolo svolto, mediante il sostegno dato ad
associazioni e a forme di mobilitazione dell’opinione pubblica in sintonia con i verti-
ci del Grande Oriente, in favore dell’emancipazione e alfabetizzazione delle classi po-
polari, dell’estensione dell’obbligo scolastico, dell’abolizione dell’insegnamento della
religione nelle scuole di ogni ordine e grado, dell’allargamento del suffragio elettora-
le, dell’eliminazione dei privilegi ecclesiastici, della laicizzazione dei riti di passaggio
(battesimo, matrimonio, morte), dell’introduzione di forme di arbitrato nelle con-
troversie internazionali, dell’abolizione della pena di morte.
Soprattutto, seguendo gli stessi criteri che ispirarono il comportamento dei
massoni in altre parti d’Italia, le logge sarde si distinsero per un tentativo di allarga-
mento della società civile, di cui fu parte essenziale la costruzione di un robusto tes-
suto associativo di matrice laica, che fosse presidiato nei suoi organi direttivi dai fra-
telli. Mi limito a fare alcuni esempi, da cui credo emerga l’indicazione di piste di ri-
cerca che varrebbe la pena di esplorare. La Società per le biblioteche popolari circo-
lanti nella provincia di Cagliari, fondata nel , ebbe a lungo come vicepresidente

ri Giuseppe, impiegato regio; Garibaldi Matteo, messo esattoriale; Chiesa Agostino, negoziante (ACS, Mi-
nistero degli Interni, Dir. Gen. di P.S., Div. affari generali e riservati, Fondo massoneria).
. Cfr. «Rivista della Massoneria italiana»,  marzo . Cfr. inoltre l’Elenco generale delle Logge
e Corpi massonici appartenenti alla Comunione nazionale italiana, in Almanacco del libero muratore. ,
Milano , pp. -.
. Cfr. Elenco dei Corpi massonici e delle Officine dipendenti dal Grande Oriente d'Italia, in Alma-
nacco del libero muratore. , Milano , pp. -.
. PER UNA STORIA DELLA MASSONERIA IN SARDEGNA 

il professor Giovanni Porcu Giua, che fu tra i fondatori della loggia Vittoria e poi
transitò nella Libertà e Progresso. Fra i presidenti della Società di mutuo soccorso e
istruzione, sorta a Cagliari nel , vi furono negli anni Settanta Michele Maxia,
Luigi Gioda ed Efisio Moscati, tutti membri della loggia Fede e Lavoro. Tra i fonda-
tori dell’Associazione degli amici dell’istruzione, istituita a Cagliari nel , figura-
vano molti fratelli, fra i quali Pietro Ghiani Mameli, vicepresidente, Efisio Thermes
e Giovanni Porcu Giua. Forti presenze massoniche, sempre a Cagliari, vi furono inol-
tre nella Società dei reduci dalle patrie battaglie e nella Società democratica La Gio-
vine Sardegna. A Iglesias la locale società di mutuo soccorso, costituita nel , fu
presieduta da Francesco Sanna Nobilioni, venerabile della loggia Ugolino. Ad Al-
ghero la Fratellanza artigiana fu una filiazione della loggia Antro di Nettuno e molto
si adoperò il suo venerabile Gavino Serra-Maninchedda. Nel  il gran maestro del-
la Fratellanza artigiana era il bottegaio Paolo Solinas, membro della loggia Giuseppe
Dolfi. Infine, ma l’elenco potrebbe continuare, la società operaia di Villasor sorse per
diretta iniziativa della loggia Sivilleri, il cui venerabile Michele Vaquer, come si è vi-
sto, era anche il sindaco del paese.
A quali gruppi sociali appartenevano questi primi massoni sardi?
Sono andati purtroppo dispersi i libri matricola delle logge e, oltre a qualche in-
dicazione sparsa su singoli individui ricavata da fonti a stampa, disponiamo soltanto
di quel registro ufficiale degli iscritti al GOI del , già più volte citato, che contiene
i dati relativi a  massoni distribuiti nelle logge Giuseppe Dolfi di Alghero, Ugolino
di Iglesias, Fede e Lavoro di Cagliari. Si tratta pur sempre di un campione significati-
vo che, riprendendo i criteri di classificazione adottati da Lorenzo Del Piano, offre il
seguente prospetto:  artigiani, piccoli imprenditori e marinai (%);  commer-
cianti (%);  impiegati pubblici e privati (,%);  liberi professionisti e intel-
lettuali (,%);  proprietari (,%); altri mestieri  (,%).
Nel quadro di un marcato interclassismo emerge, come si è già detto, una preva-
lente connotazione piccolo e medio borghese, con una elevata presenza di figure del
ceto artigiano e popolare e una rappresentanza più limitata, rispetto al contesto na-
zionale e ad altre realtà regionali, dell’élite proprietaria e libero-professionale. Le log-
ge massoniche sarde, per la verità, rivelavano una stratificazione sociale degli affiliati
che rifletteva quella dell’isola, dove la modernità urbana faticava ancora ad affermar-
si se è vero che al compiersi dell’Unità Cagliari e Sassari insieme non raggiungevano i
. abitanti, mentre gli altri cinque centri maggiori (Oristano, Iglesias, Alghero,
Bosa e Ozieri) erano «appena briciole di urbanità», poiché tutti assieme arrivavano
solo a . anime. E se è vero altresì che ancora nel , a trent’anni dall’unifica-
zione, gli analfabeti costituivano l’% della popolazione e nel  si contavano sol-
tanto  studenti universitari a Cagliari e  a Sassari.

. Cfr. LILLIU, La massoneria in Sardegna, cit., pp. -.


. Cfr. DEL PIANO, Giacobini e Massoni in Sardegna, cit., p. . Per qualche spunto comparativo
con il dato nazionale cfr. CONTI, Storia della massoneria italiana, cit., pp.  ss.
. Cfr. G. G. ORTU, Tra Piemonte e Italia. La Sardegna in età liberale (-), in Storia d’Italia.
Le regioni dall’Unità a oggi. La Sardegna, a cura di L. BERLINGUER, A. MATTONE, Torino , p. .
. Cfr. ivi, p. .
 FULVIO CONTI

Verso la metà degli anni Settanta iniziò peraltro un periodo di difficoltà per la
massoneria italiana, che ebbe profonde ripercussioni anche in Sardegna. Il GOI
cercò di darsi regole più severe nella gestione delle logge e nell’ammissione dei fra-
telli, cosicché quelle morose o meno attive vennero disciolte. Nel volgere di pochi
anni l’intero reticolo massonico sardo costruito all’indomani dell’Unità andò di-
strutto ed ebbero vita brevissima anche due logge di nuova costituzione: la Dome-
nico Alberto Azuni di Porto Torres, che prese il nome dall’illustre giurista di Sassari
morto nel  (fondata sul finire del , venne chiusa nel ); e la Eroica Ma-
copsissa, istituita nel gennaio  a Macomer (Macopsissa era l’antica denomina-
zione dell’insediamento cartaginese che fu all’origine del paese), che fu demolita nel
luglio .
Tutte le altre scomparvero in rapida successione: nel  la Vittoria e Fedeltà di
Cagliari, la Eleonora di Nuoro e la Leone di Caprera di Ozieri; nel , annus horri-
bilis, la Fede e Lavoro di Cagliari, la Sivilleri di Villasor, la Spartaco di Tempio e la Giu-
seppe Dolfi di Alghero, mentre furono sospese la Ugolino di Iglesias e la Gialeto di Ca-
gliari. Risultava inoltre ormai inattiva la Goffredo Mameli di Sassari. Nel  vennero
infine disciolte le ultime due logge in attività: la Ugolino di Iglesias e la Libertà e Pro-
gresso di Cagliari.
Quali furono le cause che portarono all’eclissi totale della massoneria sarda? Al-
lo stato attuale della ricerca non è facile individuarle. Probabilmente intervenne una
serie di fattori: una certa disaffezione da parte degli iscritti, che è fenomeno ricorren-
te in varie forme associative dopo gli entusiasmi della fase delle origini; la scomparsa
di qualcuno dei promotori (come Giuseppe Antonio Satta Musio nel ) o di qual-
che importante figura di raccordo fra il centro e la periferia, come probabilmente fu
Giorgio Asproni, morto nel ; il brusco innalzamento delle tasse di capitazione de-
cretato nel  da Adriano Lemmi, all’epoca tesoriere del GOI e di lì a poco asceso al-
la carica di gran maestro, una misura che dovette avere effetti particolarmente negati-
vi in una realtà massonica come quella sarda, in cui prevaleva la componente piccolo-
borghese e popolare; i reiterati attacchi della gerarchia ecclesiastica, che non rispar-
miò i propri strali polemici contro i fratelli e qualche risultato evidentemente riuscì a
ottenerlo (basti pensare alle infiammate lettere pastorali del vescovo di Alghero Gio-
vanni Maria Filia).
Certo è che dal  al  non ci fu alcuna loggia del GOI attiva in Sardegna. In
quegli anni si segnalò unicamente la presenza a Cagliari di una loggia appartenente al-
la massoneria irregolare, il Grande Oriente di Napoli del rito egiziano riformato. De-
nominata Giuseppe Mazzini, era guidata dall’ex venerabile della loggia Libertà e Pro-
gresso Bonaventura Ciotti. Fra i suoi membri vi fu anche Giovanni De Francesco, fon-
datore e direttore dal  dell’«Avvenire di Sardegna», destinato a diventare uno
dei giornali più importanti dell’isola.

. Cfr. G. M. FILIA, Lettera pastorale di Monsignor Filia, Sassari , e ID., I nemici della Chiesa e
della società civile, Sassari . Sul vescovo Filia cfr. L. CARTA, Giovanni Maria Filia vescovo di Alghero,
«Quaderni bolotanesi», , pp. -.
. Cfr. LILLIU, La massoneria in Sardegna, cit., pp. -.
. PER UNA STORIA DELLA MASSONERIA IN SARDEGNA 

.
Fra Otto e Novecento
La ripresa dell’attività massonica in Sardegna avvenne nel , forse in non casuale
coincidenza con la riforma crispina dell’ordinamento comunale e provinciale che agì
ovunque da lievito della vita politica locale e restituì nerbo al tessuto associativo. La
prima loggia a ricostituirsi, per iniziativa di Giuseppe Cavanna Sannia, fu la Leone di
Caprera di Ozieri, che elesse come suo venerabile l’avvocato Giovanni Saba. Fu Saba
a rappresentarla a Roma, il  giugno , in occasione della cerimonia inaugurale del
monumento a Giordano Bruno che lo vide tra gli oratori per il libero pensiero. Di-
sciolta nel  e subito rifondata, avrebbe chiuso definitivamente i battenti nel .
Una tappa significativa si ebbe nel  con la nascita a Cagliari di una loggia, la
Sigismondo Arquer, intitolata al giurista sardo accusato di eresia dall’Inquisizione e ar-
so vivo a Toledo nel , che sarebbe ben presto diventata la più importante dell’isola.
Di essa si è salvato il libro matricola degli iscritti ( nomi fra il  e il ), una
fonte di straordinario interesse per ricostruire le dinamiche della membership del soda-
lizio e la sua capacità di proselitismo nella classe dirigente cagliaritana a cavallo fra XIX
e XX secolo. Non è questa la sede per un’analisi dettagliata, per la quale rimando ad al-
tri studi in corso di realizzazione. Dal piedilista emerge comunque che fin dalle ori-
gini la loggia fu frequentata da esponenti di un milieu sociale e intellettuale piuttosto
elevato. Il nucleo dei fondatori comprendeva quattro professori dell’Istituto tecnico
molto attivi nella vita culturale e giornalistica cittadina (Leonardo Ricciardi, Luigi
Manzi, Rolando Agusto Butteri e Luigi Vaccani), il padovano Pietro Pellizzari, inse-
gnante di lettere e rettore del Convitto nazionale, il marchigiano Angelo Battelli, do-
cente di Fisica all’università, l’ingegnere Luigi Romby, Francesco Mauri Loy, funzio-
nario della prefettura, e Felice Mathieu, dirigente della società mineraria Vieille Mon-
tagne, consigliere comunale per sedici anni e membro di numerose associazioni.
Personaggi altrettanto eminenti figurano tra gli affiliati degli anni immediata-
mente successivi. Scrive Gianfranco Murtas, che ha avuto modo di consultare il pie-
dilista:

I primissimi ad aggiungersi al gruppo dei fondatori sono un magistrato (Guido Martini, della
Procura generale del Regno), un caporale di miniera e prossimo sindaco d’Iglesias (Pietro Fon-

. Conservato presso un privato, ma notificato alla Soprintendenza archivistica per la Sardegna, che
ringrazio per avermi autorizzato alla consultazione, il piedilista della Sigismondo Arquer è a disposizione
degli studiosi.
. Mi riferisco ai contributi di Marco Pignotti e Aldo Borghesi in F. CONTI (a cura di), Massoneria
e cultura laica in Sardegna. Dal Settecento alla fine del Novecento, in corso di stampa.
. Leonardo Ricciardi, rientrato più tardi a insegnare a Caserta e poi a Napoli, sarebbe stato uno dei
primi a seguire Saverio Fera nella scissione del , da cui nacque la Gran Loggia d’Italia di piazza del Ge-
sù. Nel dicembre , alla morte di Fera, Ricciardi gli subentrò nella suprema carica di sovrano gran com-
mendatore che tenne fino al gennaio . Cfr. L. PRUNETI, La tradizione massonica scozzese in Italia. Sto-
ria del Supremo Consiglio e della Gran Loggia d’Italia degli ALAM Obbedienza di Piazza del Gesù dal 
a oggi, Roma , pp. -.
. Su di lui cfr. il profilo di G. MURTAS, Un giacobino a Cagliari. Felice Mathieu fra loggia, sodalizi
e municipio, [Cagliari] .
 FULVIO CONTI

tana) e un industriale e prossimo presidente dell’ospedale San Giovanni di Dio (Nicolò Pu-
gliese). A maggio poi s’aggiungono Giovanni Battista Carboni Boy, segretario alla Provincia,
l’esattore carlofortino Salvatore Pissard ed il commerciante e console di sua maestà britannica
Eugenio Pernis, proveniente dalla demolita loggia “Vittoria”, la prima cagliaritana, risalente
agli anni ’. A giugno tocca, infine, all’ingegner Giorgio Asproni (nipote dell’omonimo par-
lamentare repubblicano, massone pure lui), allo spedizioniere Fedele Bonifai, al medico Gae-
tano Carboni, al farmacista Cesare Sbragia, all’industriale Armellin Bernard.

Al cadere del decimo anno di vita il piedilista della loggia Arquer contava oltre  no-
mi, fra cui quello dell’avvocato Giuseppe Sanna Randaccio, importante esponente
della vita politica di Cagliari, dove fu consigliere comunale e provinciale, sindaco per
un breve periodo nel , eletto deputato nel  e confermato nel , oltre che
sottosegretario alla Giustizia nel I governo Bonomi dal luglio  al febbraio .
Iniziato ai segreti massonici il  gennaio , militò nelle file del partito radicale e
poi della democrazia sociale. Sembra però che quando nel  presentò la sua candi-
datura a deputato nel collegio della natìa Iglesias la doppia appartenenza radicale e
massonica non gli impedisse di cercare il voto dei cattolici, senza peraltro risultare fra
gli eletti. Sebbene il suo nome non figuri tra i firmatari del Patto Gentiloni, come han-
no evidenziato le attente ricerche condotte da Maria Serena Piretti nelle carte del-
l’Archivio Segreto Vaticano, pare accertato che la curia locale lo considerasse un can-
didato «ministeriale», sicuramente meno temibile dell’avversario socialista, e faces-
se convergere su di lui il voto dell’elettorato cattolico.
Tra gli affiliati all’Arquer, il  dicembre , vi fu anche Gustavo Canti, che nel
 sarebbe subentrato come venerabile a Cesare Sbragia. Proveniente dalla loggia
Verità e Fede di Alessandria, Canti era stato trasferito a Cagliari per ricoprire l’incari-
co di preside dell’Istituto tecnico. Futuro gran maestro aggiunto del GOI e alto diri-
gente del Partito radicale, nelle cui file fu eletto nel Consiglio comunale di Roma nel
, sarebbe stato chiamato da Ernesto Nathan a far parte come assessore alla Pub-
blica Istruzione della Giunta bloccarda da lui guidata.
Negli anni Novanta l’Arquer si configurò come una vera e propria “loggia madre”,
nel senso che da essa gemmarono altre “officine” massoniche, la prima delle quali, la
Cuore e Carattere di Carloforte, fu costituita nel dicembre  ed ebbe come venera-
bile Antonio Armeni. Fu poi la volta, intorno al , della loggia Giovanni Maria
Angioy di Sassari, intitolata al giurista e magistrato di Bono, che dopo aver sposato gli

. ID., Professione ideologica e militanza civile degli Artieri del Tempio in Sardegna fra Ottocento e pri-
mo Novecento, Cagliari , p. .
. Su di lui cfr. T. ORRÙ, Dizionario biografico dei parlamentari sardi, in M. BRIGAGLIA (a cura di),
La Sardegna, con la collaborazione di A. MATTONE, G. MELIS, vol. III, Aggiornamenti, cronologie e indici
generali, Cagliari , p. .
. Cfr. M. BRIGAGLIA, La Sardegna dall’età giolittiana al fascismo, in Storia d’Italia. Le regioni dal-
l’Unità a oggi. La Sardegna, cit., p. , e M. S. PIRETTI, Una vittoria di Pirro: la strategia politica di Genti-
loni e il fallimento dell’intransigentismo cattolico, «Ricerche di Storia politica», IX, , pp. -. Più nel
dettaglio cfr. M. PIGNOTTI, Le elezioni politiche del  e  in Sardegna: fra anticlericalismo e Patto Gen-
tiloni, in Francesco Cocco Ortu, protagonista dell’Italia liberale deputato e ministro dal  al . Atti del
Convegno di studi (Benetutti,  dicembre ), Sassari , pp. -.
. Cfr. «Rivista della Massoneria italiana», XXIII, , --, p. .
. PER UNA STORIA DELLA MASSONERIA IN SARDEGNA 

ideali progressisti e antifedudali era morto esule a Parigi nel . Fu guidata inizial-
mente dal medico Paolo Merlo, cui seguì nella veste di venerabile l’avvocato Gavino So-
ro Pirino, l’instancabile organizzatore dei repubblicani sassaresi che nel , in nome
di un rigido intransigentismo sulla pregiudiziale istituzionale, aveva addirittura rifiu-
tato il seggio parlamentare per non prestare il giuramento alla monarchia. Avrebbe-
ro poi retto il «maglietto» di venerabile della loggia Antonio Zanfarino, Giunio Sal-
vi, Paolo Camboni e Antonio Carrucciu. Infine, sempre per impulso del sodalizio ca-
gliaritano nel  furono «rialzate le colonne» della loggia Ugolino di Iglesias.
Nel frattempo, nell’aprile , aveva visto la luce alla Maddalena la loggia Gari-
baldi, che nell’arco di un trentennio, fino al , avrebbe iniziato o regolarizzato 
fratelli, gran parte dei quali appartenevano ai ranghi della Regia Marina o comunque
svolgevano attività di mare. Negli anni a venire la loggia maddalenina svolse un ruo-
lo importante nell’organizzazione dei pellegrinaggi patriottici a Caprera, ai quali an-
che la massoneria partecipò con assiduità. Particolarmente solenni furono le ceri-
monie allestite nel  e nel  in occasione del ventennale e del trentennale della
morte di Garibaldi, oltre che nel  per il centenario della nascita. Nel  tutte le
logge sarde si ritrovarono a Caprera per deporre «una grande corona di foglie di quer-
cia, fusa in bronzo, con al centro un’aquila ad ali spiegate», opera di un fratello del-
l’Arquer che aveva studiato all’Istituto di belle arti di Roma e si era poi formato con
Ettore Ferrari, il celebre scultore che di lì a poco sarebbe diventato gran maestro. Col-
locata sopra un piedistallo di marmo, l’aquila recava la scritta «A Giuseppe Garibal-
di la Massoneria sarda,  giugno ». Il manufatto era «rimasto esposto qualche
giorno al n.  di piazza Martiri, nella vetrina della sartoria atelier di cui [era] titolare
Federico Canepa, iniziato da appena due anni e prossimo leader, insieme con Enrico
Pernis (che [aveva] pari anzianità massonica), dell’Arquer».
Fu questo uno degli aspetti del protagonismo pubblico della massoneria italiana in
età liberale, che vide le logge sarde uniformarsi pienamente alla linea di condotta del-
le consorelle continentali. Lungi dal comportarsi alla stregua di una società segreta, la
massoneria d’inizio Novecento non esitò infatti a ostentare la propria esistenza e le
proprie attività. Lo si vide bene anche in occasione del viaggio in Sardegna nel 
del gran maestro Ernesto Nathan, la cui visita alle logge di Cagliari, Carloforte e Sas-
sari offrì l’occasione per cerimonie pubbliche e affollati banchetti. Un ulteriore
esempio ci viene offerto ancora dalla loggia Arquer, la quale, quando nel  trasferì
la sua sede in un antico stabile di via Barcellona, pensò bene di renderlo noto espo-
nendo dal balcone in ferro battuto il proprio labaro verde.

. Su questa figura cfr. M. BRIGAGLIA, La classe dirigente a Sassari da Giolitti a Mussolini, Cagliari
, pp.  ss., e il più recente S. RUJU, Un mazziniano sardo. Gavino Soro Pirino nella Sassari della se-
conda metà dell’Ottocento, Sassari .
. Cfr. MURTAS, Liberi accettati pensatori, cit., p. .
. Cfr. «Rivista della Massoneria italiana», XXX, , -, p. .
. Cfr. F. FUJISAWA, Pellegrinaggi a due luoghi sacri della religione civile italiana: Caprera e il
Pantheon, in M. TESORO (a cura di), Monarchia, tradizione, identità nazionale. Germania, Giappone e Ita-
lia tra Ottocento e Novecento, Milano , pp. -.
. MURTAS, Professione ideologica e militanza civile, cit., pp. -.
. Cfr. Il Gran Maestro in Sardegna, «Rivista della Massoneria italiana», XXXI, , , pp. -.
. Cfr. MURTAS, Professione ideologica e militanza civile, cit., p. .
 FULVIO CONTI

Intorno al  la presenza massonica in Sardegna restava tuttavia piuttosto esi-


le. Le logge in attività ammontavano solo a sei e una di esse, quella di Ozieri, cessò di
esistere nel . Proprio in quell’anno, peraltro, per iniziativa di alcuni fratelli del-
l’Arquer, fra i quali Giorgio Asproni junior, fu costituita a Cagliari la loggia Il nuovo
secolo, che ebbe vita brevissima e nel  il GOI ne decretò la demolizione «per mo-
rosità e assoluta inazione». Negli anni seguenti poi, in linea con il trend di cresci-
ta che si ebbe sul piano nazionale, anche nell’isola vi fu una ripresa del proselitismo
liberomuratorio e si formarono nuove logge in località ove esse erano state attive in
anni passati. Nel  nacquero l’Andrea Leoni a Tempio e la Vincenzo Sulis ad Al-
ghero. La prima prese il nome da un bersagliere nato nella cittadina gallurese e ca-
duto nella battaglia di Porta Pia; la seconda fu intitolata al capopopolo cagliaritano
che, dopo essersi battuto contro i francesi e poi contro i piemontesi, era stato impri-
gionato per  anni nella Torre dello Sperone ad Alghero prima di finire i suoi gior-
ni nel  al confino alla Maddalena. L’Andrea Leoni si segnalò per una forte im-
pronta anticlericale: svolse un ruolo attivo nell’organizzazione del primo congresso
sardo del Libero pensiero che si tenne proprio a Tempio nel settembre  e parte-
cipò, l’anno seguente, alle manifestazioni di protesta contro la condanna a morte di
Francisco Ferrer.
Nel  vide poi la luce la Libertà e Lavoro di Oristano, di cui fu ancora magna
pars l’ultrasettantenne senatore Salvatore Parpaglia, più volte sindaco, confermato nel
consiglio comunale nelle elezioni del  e in quelle del , quando insieme a lui fu-
rono eletti altri fratelli della loggia, fra i quali i socialisti Paolo Lorica ed Eugenio San-
na, entrambi destinati in futuro a ricoprire la carica di sindaco. Ci fu inoltre qualche
tentativo di irrobustire la presenza massonica a Sassari dando vita a due logge di rito
simbolico, la prima delle quali, denominata Roma, fu fondata nel  e durò soltanto
pochi mesi. Di poco più longeva fu la seconda loggia, sorta nel  e intitolata a Efisio
Tola, un patriota mazziniano di origini sassaresi condannato a morte nel . An-
ch’essa sopravvisse solo per pochi anni e nel  ne venne decretato lo scioglimento.
Occorre infine menzionare due altre logge fondate in questi anni, che si posero
al di fuori dell’obbedienza del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani. Una fu
la loggia Antro di Nettuno, che venne istituita nel  a Villanova Monteleone, un
piccolo centro non distante da Alghero, per iniziativa di alcuni fratelli della Vincenzo
Sulis, fra cui Aurelio Veruda e Giovanni Cabizza. Non autorizzati dalla loggia di pro-
venienza e rimasti perciò privi del nulla osta del GOI, essi ottennero il riconoscimento
di un’obbedienza straniera minore, il Grande Oriente Ispano di Rito francese resi-
dente a Barcellona, che si collocava fuori dai principali circuiti massonici internazio-
nali. A Villanova la Vincenzo Sulis promosse invece la costituzione nel  di un suo
«triangolo», ossia un embrione di loggia regolare, che rimase attivo fino al  sen-

. «Rivista della Massoneria italiana», XXXIV, , -, p. .


. Cfr. MURTAS, Liberi accettati pensatori, cit., pp. -.
. Sulla loggia oristanese ampi ragguagli in MURTAS, Le stagioni dei Liberi Muratori nella Valle del
Tirso, cit., pp.  ss.
. Cfr. LILLIU, La massoneria in Sardegna, cit., pp. -.
. Cfr. Informazioni, «Rivista massonica», XXXVIII, , -, p. , e Una Loggia irregolare, ivi,
-, pp. -.
. PER UNA STORIA DELLA MASSONERIA IN SARDEGNA 

za però riuscire a trovare un numero di fratelli sufficiente per trasformarsi in loggia ve-
ra e propria.
L’altra loggia fu la Karales, antica denominazione di Cagliari al tempo dei Ro-
mani. Sorta intorno al  sotto le insegne della Gran Loggia d’Italia di piazza del
Gesù, nel  venne demolita e ricostituita all’obbedienza di Palazzo Giustiniani.
Ebbe come venerabile Ottavio Della Cà, morto in guerra nel , e tra i suoi affi-
liati alcuni esponenti di rilievo della Cagliari della prima metà del Novecento,

iniziando dal giovane venerabile Armando Businco, clinico destinato a grande futuro e intre-
pido democratico di scuola mazziniana, e a continuare con il filosofo Antioco Zucca, il tenore
siciliano Carmelo Alabisio, il prossimo sindaco di Oristano ed esponente sardista Davide Co-
va, svariati esponenti e socialisti e repubblicani, nonché docenti.

Fra questi ultimi Guido Algranati, insegnante di fisica al liceo Dettori, e il chimico e
giornalista Alberto Silicani, che sarebbe stato «l’autentico rifondatore della masso-
neria, in chiave antifascista, nel secondo dopoguerra».
Nel , quando cominciò l’offensiva del fascismo contro la massoneria, culmi-
nata due anni dopo nel varo della legge sulle associazioni segrete che ne decretò la
messa al bando, si contavano in Sardegna otto logge: quattro nella provincia di Ca-
gliari (la Sigismondo Arquer con due triangoli a Ghilarza e Lanusei; la Ugolino di Igle-
sias; la Libertà e Lavoro di Oristano; la IV Novembre di Bosa, quest’ultima costituita
proprio nel ) e quattro in quella di Sassari (la Giovanni Maria Angioy con un
triangolo a Nuoro; la Vincenzo Sulis di Alghero con un triangolo a Villanova Monte-
leone; la Garibaldi di La Maddalena; la Andrea Leoni di Tempio Pausania). Si tratta-
va di una presenza quantitativamente limitata, ma, come si è visto, capace di esprime-
re nell’intero periodo post-unitario una membership autorevole, di cui fecero parte pa-
recchi esponenti della vita politica, economica e culturale della regione, compreso un
gran numero di deputati e di amministratori locali.
Del resto, nei decenni a cavallo fra Otto e Novecento anche l’estrazione socio-
professionale dei massoni sardi aveva conosciuto significativi cambiamenti rispetto
alla fase delle origini. Ce lo rivelano i libri matricolari del Grande Oriente d’Italia, che
riportano i nomi di  iscritti alle logge della Sardegna fra il  e il  e per 
di essi offrono precise indicazioni riguardo all’attività lavorativa svolta.

. Sull’attività in Sardegna delle logge di piazza del Gesù cfr. G. MURTAS, Il Rito Scozzese Antico e Ac-
cettato. Note per una storia delle Obbedienze ferane fra Valli, Zenit ed Orienti della Sardegna (-),
Cagliari .
. Cfr. I nostri eroi, «Rivista massonica», XLVI, , , p. .
. Murtas, Liberi accettati pensatori, cit., pp. -.
. Si tratta, in ordine di legislatura, di Giorgio Asproni, Gavino Fara, Raffaele Garzia, Salvatore Par-
paglia, Francesco Salaris, Pietro Sanna Denti, Pasquale Umana, Antioco Cadoni, Salvatore Pirisi Siotto,
Pietro Ghiani Mameli, Antonio Ponsiglioni, Giuseppe Giordano Apostoli, Giuseppe Palomba, Francesco
Pais Serra, Giuseppe Sanna Randaccio (oltre a Gavino Soro Pirino, che, come si è visto, fu eletto, ma ri-
nunciò per non tradire i suoi ideali repubblicani). Un elenco quasi completo si trova in MURTAS, Le sta-
gioni dei Liberi Muratori nella Valle del Tirso, cit., pp. -. A questi nomi vale la pena di aggiungere quel-
li di Antonio Giuseppe Satta Musio e di Gavino Scano, che furono deputati nel Parlamento subalpino.
Scano fu poi nominato senatore nel .
 FULVIO CONTI

TABELLA .
Condizione socio-professionale degli iscritti alle logge della Sardegna dal  al 

Valori assoluti %

Liberi professionisti  ,


Impiegati pubblici e privati  ,
Commercianti, imprenditori  ,
Militari  ,
Insegnanti e assimilati  ,
Artigiani, tecnici, operai  ,
Studenti, pensionati  ,
Proprietari, benestanti  ,
Magistrati, funzionari di Giustizia  ,
Artisti  ,
Fonte: LILLIU, La massoneria in Sardegna, cit., p. .

I dati riassunti nella TAB. ., ancorché basati su aggregazioni non omogenee rispetto
a quelle del  e certo bisognose entrambe di una ridefinizione più attenta, eviden-
ziano la netta contrazione fra gli iscritti della componente popolare e una riduzione
meno consistente della quota di possidenti e benestanti. Dinamiche che si riscontra-
vano entrambe, anche se con minor enfasi, a livello nazionale. In linea con il trend del-
le altre regioni era anche la crescita dei gruppi borghesi, che vedeva però in Sardegna
prevalere la fascia più alta, rappresentata dai liberi professionisti, piuttosto che quella
medio-bassa costituita da impiegati e commercianti. Per quanto riguarda i professio-
nisti merita di essere sottolineato che i medici, contrariamente a quanto accadeva su
base nazionale, erano assai più numerosi degli avvocati ( contro ) e che propor-
zionalmente più elevata rispetto al dato dell’intero paese era anche la quota degli in-
gegneri (in tutto ), indubbiamente legata alla presenza nell’isola di numerose azien-
de minerarie. Nell’immaginario massonico medici e ingegneri incarnavano le figure
dei sacerdoti laici, coloro a cui più di altri era affidata la missione di testimoniare la fe-
de nel trionfo della scienza e del progresso. Altre peculiarità della struttura socio-eco-
nomica dell’isola si riflettevano nella forte presenza di militari, perlopiù ufficiali e sot-
tufficiali della Marina, e nello scarso numero di studenti, emblema delle perduranti
condizioni di arretratezza in cui versava la regione.
Anche questi dati, in conclusione, non lasciano dubbi sul fatto che una ricostru-
zione delle vicende della massoneria isolana offra chiavi di lettura di grande interesse
per una storia dei gruppi dirigenti della Sardegna post-unitaria. Con questo contri-
buto, che peraltro ha potuto avvalersi delle notizie e degli apporti documentari con-
tenuti in alcuni validi studi locali apparsi in anni recenti, si è inteso soltanto tracciare
un sintetico profilo d’insieme dell’irradiamento liberomuratorio in Sardegna nell’età
liberale e indicare al tempo stesso qualche ulteriore pista d’indagine che varrebbe la
pena di sondare. L’auspicio, come si diceva nelle pagine introduttive, è che altre e più
approfondite ricerche possano seguire, gettando luce sui tanti personaggi della storia
regionale la cui appartenenza alla massoneria si può adesso stabilire con certezza, e de-
dicando la dovuta attenzione ai profondi e ramificati intrecci fra logge e società civi-
. PER UNA STORIA DELLA MASSONERIA IN SARDEGNA 

le, fra le dinamiche interne alle istituzioni massoniche e le ripercussioni che esse eb-
bero nella sfera pubblica, specie in alcuni ambiti della vita sociale e politica (sviluppo
del tessuto associativo borghese e popolare, selezione della rappresentanza ammini-
strativa e politica, rapporti fra centro e periferia, nazionalizzazione delle masse e co-
struzione di una religione civile, diffusione di pratiche laiche e secolarizzanti sia nei
comportamenti privati che nella dimensione collettiva). Senza trascurare, infine, l’im-
patto che la massoneria ebbe sulla cultura popolare e sull’immaginario collettivo dei
sardi, sul quale ci ha lasciato indicazioni suggestive Grazia Deledda. Nel saggio sul-
le Tradizioni popolari di Nuoro, pubblicato nel  nella «Rivista delle Tradizioni
popolari italiane» diretta da Angelo De Gubernatis, la grande scrittrice riferiva che i
massoni, al pari dei preti e delle maghe di professione, venivano ritenuti in possesso
di poteri magici:

I frammassoni sono creduti tutti fattucchieri sacrileghi e si crede che essi, per mettere in deri-
sione la religione cattolica romana, battezzino gli animali più immondi, e in ispecie gli asini.
Perciò la maledizione di Dio grava su di loro e la sventura li perseguita. Si racconta che una vol-
ta in casa di un creduto massone, vivente in Nuoro, siasi battezzato un asino. Subito dopo la sa-
crilega cerimonia l’animale irruppe, come indemoniato, ragliando spaventosamente. Di came-
ra in camera fracassò tutti i mobili e mise uno scompiglio d’inferno. La famiglia, poi, del fram-
massone cadde in disgrazia, in miseria e in malattie, e andò dispersa.

È solo un piccolo spunto, una traccia, sufficienti però a farci capire quanto la ricerca
su questi temi potrebbe guadagnare da un fecondo incrocio interdisciplinare con me-
todologie e approcci propri degli studi folclorici e antropologici.

. Un invito a orientare le ricerche in questa direzione, rimasto fin qui disatteso, era venuto anche
da L. DEL PIANO, Massoneria in Sardegna: tra storia e “cultura popolare”, in Storia della massoneria. Testi e
studi, Torino [s.d.], pp. -.
. G. DELEDDA, Tradizioni popolari di Nuoro, Nuoro , p. .