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Laura Cataldi
PROMESSE E LIMITI
DELLA DEMOCRAZIA
DELIBERATIVA:
UNALTERNATIVA ALLA
DEMOCRAZIA DEL VOTO?
Centro Einaudi
N3 2008











LAURA CA1ALDI



PROMLSSL L LIMITI
DLLLA DLMOCRAZIA DLLIBLRATIVA:
UN'ALTLRNATIVA
ALLA DLMOCRAZIA DLL VOTO?























Centro Linaudi Laboratorio di Politica Comparata e lilosoia Pubblica
cov i .o.tegvo aea Covagvia ai av Paoo

\orking Paper-LPl n. 3 2008
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2008 Laura Cataldi e LPl Centro Linaudi


Laura Cataldi ha conseguito nel 2008 il dottorato di ricerca in Studi politici pres-
so la Graduate School in Social, Political and Lconomic Sciences dell`Uniersita
degli Studi di Milano, con una tesi in Politiche pubbliche dal titolo Democrazia
deliberatia e politiche partecipatie: i processi inclusii in Piemonte e Lombar-
dia. Attualmente e assegnista e proessore a contratto in Scienza dell`amministra-
zione presso l`Uniersita degli Studi di 1orino. I suoi principali interessi di ricerca
concernono le politiche inclusie, la democrazia deliberatia e le trasormazioni
organizzatie e culturali interne alle istituzioni locali. Nel 2008 ha collaborato alla
pubblicazione del olume .vvivi.trare cov i cittaaivi. 1iaggio tra e raticbe ai arteci
aiove iv taia, a cura di Luigi Bobbio.
e-mail: laura.cataldiunimi.it


Il Laboratorio di Politica Comparata e Iilosofia Pubblica promuoe attiita
di studio, documentazione e dibattito sulle principali trasormazioni della sera po-
litica nelle democrazie contemporanee, adottando sia una prospettia descrittio-
esplicatia che una prospettia normatia, e mirando in tal modo a creare collega-
menti signiicatii ra le due.
L`attiita del Laboratorio, sostenuta dalla Compagnia di San Paolo, si concentra in
particolare sul rapporto ra le scelte di policy e le cornici aloriali all`interno delle
quali tali decisioni sono, o dorebbero essere, eettuate.
L`idea alla base di questo approccio e che sia non solo desiderabile ma istituzio-
nalmente possibile muoere erso orme di politica ciile, inormate a quel plu-
ralismo ragioneole che Rawls ha indicato come tratto caratterizzante del liberali-
smo politico. Identiicare i contorni di questa nuoa politica ciile e particolar-
mente urgente e importante per il sistema politico italiano, che appare ancora scar-
samente preparato ad arontare le side emergenti in molti settori di policy, dalla
riorma del welare al goerno dell`immigrazione, dai criteri di selezione nella scuo-
la e nella pubblica amministrazione alla deinizione di regole per le questioni eti-
camente sensibili.

LPl Centro Linaudi
Via Ponza 4 10121 1orino
teleono -39 011 5591611 ax -39 011 5591691
e-mail: segreteriacentroeinaudi.it
www.centroeinaudi.it
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
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INDICL



PROMLSSL L LIMI1I DLLLA DLMOCRAZIA DLLIBLRA1IVA:
UN`AL1LRNA1IVA ALLA DLMOCRAZIA DLL VO1O 5
1. Il dibattito sulla democrazia deliberatia 5
2. Al cuore della democrazia deliberatia 8
3. Le promesse e i antaggi della democrazia deliberatia 11
4. Le aporie della teoria 12
5. Le debolezze della democrazia deliberatia 18
6. Le ragioni del successo della democrazia deliberatia 23
6.1. La deliberazione come risposta alla crisi delle orme tradizionali
di rappresentanza 23
6.2. La deliberazione come risposta all`incertezza e alla complessita 25
. Una lettura strategica della pratica deliberatia e della scelta per
l`inclusiita 26
8. Conclusioni: alcune rilessioni critiche 29
Rierimenti bibliograici 35









PAROLL CIIAVL

democrazia deliberatia, democrazia rappresentatia, negoziazione, partecipazione
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ABS1RAC1




PROMISLS AND LIMITS OI DLLIBLRATIVL DLMOCRACY:
AN ALTLRNATIVL TO RLPRLSLNTATIVL DLMOCRACY?

Deliberatie democracy ,DD,, to date, represents perhaps the chie deying para-
digm with which representatie democracy is bound to deal with. In this paper
we try to encompass the outstandingly heterogeneous and multiocal debate rom
which this new democratic concept stemmed. 1he core idea, both normatie and
procedural, o DD, is brought out, starting rom the Iabermasian oundations up
to the most recent and pragmatic ariants. 1he DD, as it turns out, is aected with
substantial aporias in its theoretical corpus, and with paradoxes in its practical
implementation. Nonetheless, the deliberatie-participatie rhetoric and policies
are seeing a noticeable success which, we argue, can be traced back to the act that
the DD represents a useul answer to clear-cut needs o the contemporary society:
illing the gap between the citizens and their goernment, by building consensus,
on the one hand, and proiding new tools to deal with the uncertainty and the
complexity which undoubtedly characterize the management o the res publica, on
the other hand.
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
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PROMLSSL L LIMITI DLLLA DLMOCRAZIA DLLIBLRATIVA:
UN'ALTLRNATIVA ALLA DLMOCRAZIA DLL VOTO?



J. IL DIBATTITO SULLA DLMOCRAZIA DLLIBLRATIVA

La democrazia deliberatia e una teoria alternatia o complementare alla democra-
zia rappresentatia ed e il rutto complesso e multiocale di un dibattito che si e
siluppato a partire dai primissimi anni Ottanta e che rappresenta a oggi una delle
piu importanti rilessioni sulla democrazia contemporanea ,Saward 2000,.

Lssa si dierenzia nettamente dalla democrazia rappresentatia per due aspetti
cruciali che roesciano completamente la concezione schumpeteriana della demo-
crazia: l`idea della rappresentanza e le modalita di adozione delle decisioni. In pri-
mo luogo, la gestione della re. vbica non e piu solo appannaggio dei rappresentan-
ti, eletti in una regolare competizione per il oto popolare, e della pubblica ammi-
nistrazione, quale ovga vavv. delle eite. politiche, ma ede la partecipazione diretta
dei cittadini lungo tutte le asi del processo decisionale. Il diritto a essere attori
in prima persona dei processi politici troa la sua giustiicazione non tanto, come
errebbe da pensare, nell`ideale di democrazia diretta, quanto in una concezione
alternatia di rappresentanza, di stampo piu anglosassone e comunque piu icina
al diritto priato, che e basata sulla pregnanza dell`interesse diretto e su una dele-
ga limitata piuttosto che su una piu astratta isione del mondo ,!etav.cbavvvg,
che a perno sulla possibilita di indiiduare identita collettie e che corrisponde
propriamente all`idea di rappresentazione` tipica del diritto europeo continentale
,Leibholz 1989,. In secondo luogo, le procedure della democrazia deliberatia
scaalcano il oto e la regola della maggioranza quali principali modalita di deter-
minazione della olonta politica, indicando come strumento imprescindibile la de-
liberazione pubblica, ossia l`argomentazione razionale intorno al bene comune`
che porta alla trasormazione delle preerenze, laddoe la democrazia rappresenta-
tia ruota attorno al problema della loro aggregazione.

L`espressione democrazia deliberatia`, secondo Bohman e Rehg ,199,, compare
per la prima olta in un saggio dell`americano Joseph Bessette ,1980,, ma nella no-
stra lingua risulta alquanto oscura giacch e rutto di una trasposizione meccani-
ca dall`inglese aeiberatire aevocrac, ,Bobbio 2002a, 102,. La diicolta nel rendere
tale espressione risiede nel atto che in italiano il erbo deliberare`, a dierenza
del termine anglo-latino to aeiberate, ha assunto il signiicato riduttio di decidere,
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stabilire, e, qualora sia attribuito a un organo collegiale, di approare con una de-
cisione che ha alore esecutio ,ibiaev, 102,: sta quindi a indicare non il roce..o
attraerso cui si periene alla decisione, bensi il solo atto conclusio attraerso cui
la decisione iene ormalizzata ,ibiaev, 103,. Nell`espressione democrazia delibe-
ratia`, inece, come dice Morgan, il erbo aeiberare a inteso non nel senso di
aeci.iove, ma del aiaogo o la ai.cv..iove che precede la decisione ,Morgan 2005, 8,
1
.
Stando cosi le cose, alcuni studiosi hanno suggerito di utilizzare altre espressioni
quali democrazia ondata su argomenti`, democrazia discorsia` ,Dryzek 1990,,
democrazia rilessia` ,Beck, Giddens e Lash 1994, Olson 2006, Schon e Rein
1994, o democrazia dialogica` ,Giddens 1994,. 1ali espressioni, pero, non orni-
scono garanzie di minore ambiguita, e inoltre, acendo rierimento a elaborazioni
teoriche parzialmente dierenti, non costituiscono aatto i sostituti peretti del
termine democrazia deliberatia`, cosicch appare inutile ogni tentatio di sostitui-
re tale locuzione, pur con tutti gli equioci che questa scelta linguistica comporta
,Bobbio 2002a, 102-103,.

Massimo Bonanni ,2002, indiidua l`origine del dibattito sulla democrazia delibe-
ratia nella critica alla razionalita strumentale` e all`oggettiismo`. Alla ine degli
anni Ottanta, March e Olsen ,1989, accusano la scienza politica contemporanea
di aer ormai perso di ista lo speciico del politico` a causa di paradigmi domi-
nanti quali lo strumentalismo, il unzionalismo portato all`estremo ,oe il concet-
to di equilibrio iene interpretato meccanicamente,, il riduzionismo ,in primo
luogo psicologico, e l`utilitarismo. A parer loro, tutto cio aea portato a una di-
storsione sistematica e a una sempliicazione drastica e poco econda dell`analisi
della realta che andaano a discapito dello siluppo del signiicato`: il reale com-
prendea solo l`indiiduo guidato dal calcolo dell`autointeresse e, in deinitia, da
una razionalita parziale, quella strumentale. Secondo Dryzek ,1990,, tale orma di
razionalita rappresenta addirittura un pericolo per la democrazia, in quanto inibi-
sce la creatiita e la liberta e porta gli uomini a essere soggetti ad appetiti totalitari.

Secondo la ricostruzione di Bonanni, il processo che ha condotto all`aermazione
della democrazia deliberatia nasce dall`abbandono del concetto di causalita, giac-
ch il rapporto di causalita e legato a una razionalita ristretta, data a riori, mentre
il suo superamento porta a una raiovaita aargata nella quale interengono ele-
menti normatii, credenze ed emozioni ,Bonanni 2002, 3-4,: si attua cosi il passag-
gio dal comportamentismo e dall`organicismo piu semplicistico al cognitiismo e al
neo-istituzionalismo
2
, e si aerma con orza che la mera razionalita mezzi-ini e il


1
Corsio mio, nel testo di Morgan le parole in corsio appaiono tra irgolette.

2
In realta, Bonanni ,2002, traccia un cammino piu complesso di eoluzione delle scienze sociali che
arebbe portato all`aermazione della teoria sulla democrazia deliberatia: cruciali sono i passaggi dalla
razionalita strumentale alla razionalita allargata, dal comportamentismo al cognitiismo che, pero, dap-
prima si maniesta sotto orma computazionale` ,lo studio dell`intelligenza artiiciale, e solo dopo giunge
alla sua piena realizzazione di cognitiismo discorsio` caratterizzato da un approccio retorico, inine,
non meno importante e l`eoluzione della logica, dalla logica neopositiista alla logica inormale, per
giungere alla semplice alidita retorica. Come si ede, cio che caratterizza l`intero percorso e un`erosione
progressia dell`oggettiismo.
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira

connesso indiidualismo metodologico non possono essere assunti quali uniche


chiai esplicatie di tutti i comportamenti umani.

Nel dibattito si riscontrano molte posizioni, alcune piu distruttie, altre che inece
seguono una linea argomentatia che ha di mira una progressia fviaificaiove ae
`oggettiri.vo e un aargavevto ae covcetto ai raiovaita. 1ra queste ultime, partico-
larmente signiicatia e quella di Llster ,2000, che mette in discussione la natura
razionale delle preerenze: soente le preerenze indiiduali non corrispondono
alle preerenze espresse ed e dunque necessario introdurre concetti quali creden-
ze`, desideri`, emozioni` e addirittura stati iscerali`. Anche Majone ,1989,, par-
tendo da una prospettia del tutto dierente rispetto a quella di Llster perch
maggiormente orientata alla gorervavce dei concreti processi di oicie., periene a
conclusioni simili quando aerma che nelle politiche pubbliche il concetto di ra-
zionalita non e suiciente e dee essere sostituito da quello di consistenza`, poich
cio che e eramente importante non e la connessione logica bensi l`argomento
persuasio.

Ld ecco, quindi, che riemergono concetti ormai desueti quali quello sostanziale di
raori, quello procedurale di retorica e quello conclusio di er.va.iove, contrapposto
a soluzione`. In questo sistema, il concetto di preerenza sbiadisce ino a scompa-
rire: la scelta e tra argomentazioni piu o meno conincenti o - se si uole - tra
preerenze trasormate in argomentazioni, in quanto le preerenze debbono subire
uno solgimento all`indietro poich non basta che siano esplicitate, debbono an-
che essere argomentate eidenziando i presupposti di una opzione,preerenza
3
.

In questo modo, dunque, la democrazia deliberatia, tra anni Ottanta e Noanta,
prende ita come paradigma democratico ondato sulla discussione pubblica, e as-
sume una unzione critica nei conronti di orientamenti e prassi dominanti centrati
su elitismo e aggregazione ,Morgan 2005,.

Se non i e dubbio alcuno che, sotto un proilo teorico, il primo bersaglio polemi-
co della democrazia deliberatia e rappresentato dall`assimilazione ivaebita della
politica al mercato e dalla concezione strategica della democrazia ,ibiaev, 13,, e
nondimeno necessario riconoscere che proprio ai problemi di gorervavce di un
mondo globalizzato si indirizza sotto un proilo piu pragmatico e prettamente po-
litico. Mediante la democrazia deliberatia, inatti, come ha sostenuto Pellizzoni
,2004,, si arontano iv rivi. gli eetti controersi della tecnologia, i rischi am-
bientali, l`aumento delle disuguaglianze socio-economiche e le conseguenze della
priatizzazione dei serizi e dell`autoregolamentazione dei mercati. Ma si aronta-
no anche, sebbene su un piano ideale piu che pratico, i grandi conlitti normatii


3
Bonanni ,2002, utilizza un esempio illuminante di solgimento all`indietro: si pensi a un goerno
di coalizione nel quale sia presente una pluralita di alori, se all`interno di esso si uole perseguire la strada
dell`accordo deliberatio a tutti i costi, e l`accordo risulta irraggiungibile a liello di preerenze, sara neces-
sario spostarsi indietro, oero trasporre il dibattito su un altro piano, ci si troera cosi di ronte a pro-
blemi di scelta tra alori o addirittura a problemi di deinizione, di ondazione di norme, di alutazione di
emozioni e passioni.
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che squassano le tradizionali concezioni dei diritti indiiduali e mettono in crisi le
regole di conienza: aborto, eutanasia, procreazione assistita, sperimentazione
genetica, accettazione delle dierenze culturali, religiose, di genere e sessuali.

In realta, la democrazia deliberatia, sebbene abbia un`indubbia origine reattia,
non puo essere riconosciuta come vo goba, ma piuttosto come ver goba: la globa-
lizzazione non e di per s una orza negatia, ma occorre ripensarla a partire dalla
alorizzazione della ricchezza delle dimensioni locali. In questo senso, la democra-
zia deliberatia e, con un neologismo orse non bello ma eicace, gocae, in quanto
cerca, a partire principalmente dai contesti locali e micro-locali, di dare risposte
pragmatiche alla domanda - antica, ma sempre attuale - posta da Alain 1ouraine:
Possiamo ancora iere insieme - liberi, uguali e diersi ,1ouraine 1999,.

Se doessimo assegnare un motto alla vi..iov della democrazia deliberatia, con
ogni probabilita questo non si discosterebbe molto da un ri-politicizzare la demo-
crazia`, a ronte di una societa-mercato e di cittadini-consumatori.



2. AL CUORL DLLLA DLMOCRAZIA DLLIBLRATIVA

Il reerente teorico per eccellenza della teoria della democrazia deliberatia, bench
le radici culturali di quest`ultima siano oggetto di animate controersie e siano ri-
conosciute da tutti gli studiosi come assai piu antiche del dibattito odierno
4
, e
senz`altro Iabermas. Secondo questo studioso, e necessaria una nuoa razionalita,
quella razionalita con cui la scienza politica ha rotto i ponti perch esclude i pro-
blemi pratico-morali della legittimita o li tratta solo come credenze ,Iabermas
1986, citato in Bonanni 2004, 2,. Il perno ondamentale della sua teoria e la ra-
zionalita comunicatia`, inatti, egli parte dall`idea che il linguaggio non e un veaivv
tra gli altri, ma e il veaivv per eccellenza, e che il pensiero non e anche comunica-
bile, ma e comunicabile senza residui attraerso il linguaggio. Da questa rilessione
scaturisce la deinizione di razionalita come autorelazione rilessa della persona
con cio che pensa, a e dice. L`uomo, inatti, e dotato di tre orme di razionalita
parziali che si integrano reciprocamente: la razionalita epistemica ,del pensare,, la
razionalita teleologica ,del are, orientata al successo, e la razionalita comunicatia
,del dire, orientata all`intesa,. L cosi che la democrazia deliberatia giunge a inscri-
ersi in una speciica prospettia etica, ossia in quell`etica argomentatia, o etica
della comunicazione, che permetterebbe di costruire una politica e una societa che
non siano basate sul compromesso ma sul cov.ev.o, inteso come accordo ottenuto


4
Morgan mette in eidenza come molti studiosi citino tra i reerenti contemporanei anche Rawls, tra
quelli piu antecedenti Dewey e la Arendt e, andando ancora piu indietro nei secoli, Stuart Mill, Rousseau
o addirittura Aristotele e la democrazia ateniese. Per chiudere, senza risolerla, la questione delle onti,
cita le parole di colui che io assumero come uno degli autori ortodossi della democrazia deliberatia, Ll-
ster: in questo senso l`idea di democrazia deliberatia e la sua applicazione pratica sono antiche quanto la
democrazia stessa ,Morgan 2005, 9, Llster 1998, 1,.
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
9
secondo i procedimenti dell`argovevtaiove raiovae ivtorvo a vv ivtere..e covvve cbe
vov e egato aa articoarita aegi ivtere..i rirati. La democrazia deliberatia ha la pro-
spettia di creare uno spazio pubblico realmente adatto all`espressione della liberta
degli indiidui e della loro diersita di interessi priati, in conormita a norme e
procedure che portino a un consenso razionale di tutti i suoi partecipanti, ritenuti
vgvai in diritto e capaci di autogestirsi autonomamente. Si ede necessario, dun-
que, un network per comunicare inormazioni e punti di ista, ossia uno spazio di
discussione pubblica, distinto dallo stato e dal mercato ,Iabermas 194, citato in
Caiani 2002, 3,.

In questa prospettia, due, allora, sono gli aspetti ondamentali della democrazia
deliberatia: 1, i processi deliberatii debbono assumere la orma di uno scambio
di inormazioni e di argomenti conortati da ragiovi, in quanto mirano all`accordo
motiato razionalmente, 2, le deliberazioni sono inclusie e pubbliche, e tutti colo-
ro che ne sono coinolti debbono aere diritto a prenderi parte ,1oth 2002, 3,.

Llster ,1986,, riprendendo Iabermas, aerma che nelle societa moderne le deci-
sioni collettie engono prese attraerso tre modalita ideali: la otazione, la nego-
ziazione e la deliberazione
5
. Nella otazione si aggregano le preerenze e ige la
regola della maggioranza, in quanto la otazione e un processo aggregatio in cui
le preerenze si contano allo scopo di determinare l`opzione incente, nella nego-
ziazione, inece, ige la regola dell`unanimita che dee portare a un compromesso,
o accordo negoziato, accettato da tutte le parti in gioco, cosicch la negoziazione si
conigura come un processo attraerso cui i partecipanti si diidono la posta in
gioco. Se otazione e negoziazione sono generalmente considerate modalita di de-
cisione antitetiche, giacch seguono due diersi principi, la maggioranza e l`una-
nimita, e pur ero che hanno un elemento che le contraddistingue e le accomuna
dierenziandole nettamente dalla deliberazione: mentre il oto e il compromesso
si realizzano in base a opzioni,preerenze predeterminate che rimangono immuta-
te nel corso del processo, la caratteristica distintia della deliberazione e, inece,
quella di mirare alla trasormazione delle preerenze in quanto, come ossera Bob-
bio, attraerso di essa le preerenze si ormano, si conrontano e si trasormano,
giacch gli attori apprendono gli uni dagli altri, correggono i loro punti di ista,
rideiniscono i problemi e dientano capaci di inentare nuoe opzioni. In deini-
tia, le teorie della deliberazione mostrano l`importanza cruciale delle idee, degli
schemi cognitii attraerso cui iene deinita la situazione, dei processi di persua-
sione e di apprendimento ,Bobbio 2002a, 105,.

Come asserisce Miller ,1993,, la democrazia deliberatia dee essere intesa come
un processo doe le preerenze iniziali sono trasormate per tenere conto dei punti
di ista degli altri, doe ancora, secondo Joshua Cohen ,1986,, il dibattito politico
e organizzato attorno a concezioni alternatie del bene pubblico.


5
Inero, Llster dapprima traccia la amosa distinzione tra mercato` e oro`, ossia tra politica come
aggregazione di preerenze date e politica come trasormazione di preerenze mediante discussione razio-
nale ,Llster 1986, 104,.
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Ma quali sono gli aspetti portanti della democrazia deliberatia La risposta si tro-
a ancora nelle rilessioni di Llster, che ne indiidua due dimensioni ondamentali:
la dimensione democratica ,a una decisione deono prender parte tutti coloro su
cui ricadranno gli eetti della decisione stessa, e la dimensione propriamente deli-
beratia ,il processo di aeci.iov vaivg dee essere condotto sulla base di argomen-
tazioni e ragioni di carattere generale, per cui la decisione inale scaturisce dalla a-
lutazione collettia dei antaggi e degli santaggi di ogni proposta aanzata, ,1oth
2002, 3,. Mentre l`aspetto deliberatio mette l`accento sulla natura del processo,
quello democratico pone inece il problema dell`acce..o al processo, cio che guida
l`aspetto democratico e regola l`accesso e un ideale principio di ivcv.irita totae, che
propone la democrazia deliberatia come superamento o completamento della de-
mocrazia rappresentatia, giacch i meccanismi tradizionali della rappresentanza
non assicurano che in un`assemblea elettia siano presenti tutti i punti di ista rile-
anti, n che le preerenze dei cittadini siano riprodotte con la medesima intensita
con cui si maniestano nella societa ,Bobbio 2002a, 106,.

Proprio perch l`eettia partecipazione di tutti e irrealizzabile sul piano pratico,
anzi potrebbe anche rielarsi di ostacolo all`eicacia della deliberazione, e necessa-
rio troare un`approssimazione quanto piu corretta possibile del principio di inclu-
siita, che riesca a stabilire un complesso equilibrio nel traaeoff tra le ragioni della
unzionalita ,i partecipanti non possono essere troppi, altrimenti non e possibile
realizzare un ero processo deliberatio, e quelle della rappresentanza ,deono es-
sere presenti piu punti di ista possibili,. Bobbio ,2002a, indiidua due strade per-
corribili per selezionare i deliberatori: il campionamento ravaov, che ha il antaggio
di assicurare una maggiore rappresentatiita e riprodurrebbe la deliberazione di
cittadini comuni ,statisticamente medi,, e il campionamento ragionato, che non
risponde al requisito di rappresentatiita dell`unierso ma assicura che siano pre-
senti tutti i punti di ista rileanti sul tema dibattuto, di modo che la deliberazione
si solga tra gli .taeboaer., ossia tra coloro che hanno un interesse sulla posta in
gioco, indipendentemente dal loro peso numerico.

Per concludere, con la democrazia deliberatia, per la prima olta, ci troiamo in-
nanzi a una argomentazione che si riiuta di riconoscere il priilegio del ae gv.ti
bv. vov e.t ai.vtavavv e trasorma i gusti in proposizioni, stringhe di ragionamen-
to, passibili, certo, di conutazione, ma anche dotate di maggiore solidita quando
resistano alle alsiicazioni troando consenso ,Bonanni 2002, 18,. Qui la discus-
sione e inalizzata non solo a comporre le diergenze esistenti per giungere a una
soluzione
6
, bensi anche a sollecitare l`emergere della diersita dei punti di ista
al ine di migliorare la qualita della decisione, giacch la deliberazione, usando le


6
Assai importante, in proposito, e tuttaia la precisazione di Bonanni ,2002, 22 e 24, che sottolinea
come la teoria di Iabermas tenda in ogni caso ad aere ancora una orte dimensione integratia della
societa e dell`accordo, il conlitto non e e non puo essere niente di piu di un conronto tra idee dierse
e dee essere superato in nome del bene comune. Molto diersa e inece l`impostazione di Billig ,1996,
citato in Bonanni 2002, 22, che nella sua prospettia dinamica, polemica e antagonistica della democrazia
deliberatia ritiene che il disaccordo sia la radice del pensiero e, riprendendo Bachtin, celebra le orze
centriughe del disaccordo e della multiocalita.
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
11
parole di Manuela Caiani, per essere alla base della legittimazione delle demo-
crazie dee essere pluralista, egualitaria e orientata al bene pubblico ,Caiani
2002, 2,.



3. LL PROMLSSL L I VANTAGGI DLLLA DLMOCRAZIA DLLIBLRATIVA

Il metodo deliberatio comporta, a detta dei suoi sostenitori, alcuni sostanziali
antaggi:
1, promette decisioni migliori, in quanto non si limita alla scelta tra alternatie
date: al contrario, la discussione collettia acilita un processo di braiv.torvivg
capace di generare soluzioni innoatie ,1oth 2002, 4,, anche perch il con-
ronto consente di rideinire la natura del problema di partenza e di costruire
un processo di fravivg condiiso,
2, accresce la legittimita delle decisioni collettie, perch, a partire dall`inclusii-
ta e dalla condiisione sistematica, crea necessariamente un ampio consenso
,Gutmann e 1hompson 1996,, tant`e ero che i partecipanti, come a notare
Bohman ,1996,, anche se non egoisticamente soddisatti dell`accordo raggiun-
to, riconoscono in ogni caso di aer contribuito alla soluzione inale

,
3, la deliberazione e il processo argomentatio, proprio perch inducono i parte-
cipanti a usare argomenti imparziali ondati sul bene comune, possiedono un
alore in s, in quanto contribuiscono a ormare cittadini migliori accrescen-
do le loro qualita ciiche, morali e intellettuali. In particolare, raorzano le irtu
ciiche dell`ascolto, del dialogo, del conronto, della tolleranza e della iducia
reciproca, concorrendo anche alla destrutturazione dei pregiudizi ,Bobbio
2002a, 133,.

Per concludere, l`obiettio ,nonch la promessa, di un processo deliberatio e
quello di contribuire alla produzione di politiche pubbliche non solo piu stabili
ed eicienti ,Bobbio 2004,, ma anche piu innoatie e sagge ,Iajer e \agenaar
2003,.

In deinitia, dunque, agli occhi dei suoi sostenitori, tre sono le principali irtu`
della democrazia deliberatia. In primo luogo, la democrazia deliberatia e por-
tatrice di una irtu di goerno`, poich accresce la legittimita e la stabilita delle
scelte collettie. In secondo luogo, la democrazia deliberatia possiede una irtu
cognitia`: essa, inatti, promette di giungere a soluzioni migliori, poich attraer-
so l`inclusione si rendono disponibili nuoe inormazioni, competenze, vorbor e
soluzioni piu eicaci ed eicienti. In questo senso, la democrazia deliberatia si
concretizza in uno speciico assetto organizzatio orientato al robev .orivg, che

Bobbio ,2002a, 12, dice: un punto da sottolineare con orza e che ve..vv grvo v avevtar.i ai
e..ere .tato e.cv.o. Si tratta sicuramente della condizione necessaria per deinire il carattere inclusio di un
processo decisionale. L inatti il principale argomento che iene usato per delegittimare una decisione e:
non ci hanno coinolto`.
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consente di superare i limiti indiiduali di soggetti ratiova, bovvaea. Inine, la de-
mocrazia deliberatia si contraddistingue per una irtu ciica`, in quanto orma
cittadini piu attii, responsabili, inormati e capaci di scelte piu mature`.

L importante sottolineare come i prospettati antaggi del metodo deliberatio, ma
anche le critiche che gli engono mosse, in gran parte coincidano con quelli del-
l`approccio pluralista, cosicch dienta addirittura pressante la domanda: la demo-
crazia deliberatia e la declinazione politica per eccellenza del pluralismo



4. LL APORIL DLLLA TLORIA

Dietro i antaggi e le promesse della democrazia deliberatia si nascondono nume-
rose aporie. Con il termine aporie` intendo are rierimento ad alcune tensioni
irriducibili che iono all`interno della teoria della democrazia deliberatia stessa
e che hanno conseguenze talmente potenti da poter indurre il eriicarsi di eri e
propri paradossi nella prassi
8
. Le aporie che intendo considerare sono riconducibili
tanto ai ondamenti epistemologici della teoria quanto alle sue derie: non riguar-
dano cioe solo le concezioni che stanno alla base del primo nucleo teorico del di-
battito sulla democrazia deliberatia, ma anche quelle concezioni che, rappresen-
tando talolta ere e proprie deiazioni dal percorso epistemologico iniziale, sot-
tendono ai successii mutamenti del dibattito.

Inatti, poich l`idea di democrazia deliberatia, al pari dell`idea di democrazia in
generale, e dinamica - ossia, come dice Schattschneider, e ancora in corso di
inenzione, ed e ancora aperta ad una molteplicita di interpretazioni ,Schatt-
schneider 1969, 42, citato in Regonini 2005, 20, -, non e suiciente guardare solo
alle sue radici, occorre anche identiicarne le eentuali eoluzioni e eriicarne la
coerenza.

Analizzare le concezioni epistemologiche che presiedono alla continua rigenera-
zione dell`idea di democrazia deliberatia signiica in concreto analizzare in qua-
le modo sono state trattate in primo luogo le questioni dell`oggettiismo e della
razionalita. 1ali questioni si maniestano con la compresenza, nella teoria della
democrazia deliberatia, di dierse prospettie teoriche, caratterizzate, come si e
detto, da diersi gradi di erosione dell`oggettiismo` ,da un oggettiismo ridimen-
sionato alle tesi costruttiiste piu radicali e alle teorie postmoderne, e da dierse
concezioni della razionalita umana ,allargata, limitata o addirittura assoluta,. L in-
dubbio che, come ha eidenziato Bonanni ,2002,, il dibattito che ha dato origine


8
L inatti possibile sostenere che queste aporie non solo intaccano la coerenza della teoria, ma ero-
similmente inducono eetti parossistici nelle pratiche deliberatie-partecipatie. Cio equiale ad aermare
che parte dello scostamento che si eriica tra le pratiche reali che si ispirano all`ideale della deliberazione`
e le prescrizioni teoriche della democrazia deliberatia e ascriibile non solo a una cattia implementazio-
ne, ma alle contraddizioni di cui la teoria stessa sore.
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
13
alla democrazia deliberatia ha rappresentato una sorta di reazione allo strapotere
nel discorso scientiico, oltrech politico, della razionalita mezzi-ini e dell`indii-
dualismo metodologico, considerati quali uniche chiai esplicatie del comporta-
mento umano: di atto la democrazia deliberatia, per lo meno all`origine, e nata
con l`intento di combattere proprio quella religione laica che e l`ostentazione del-
l`autointeresse ,March e Olsen 1995, citato in Regonini 2005, 9,. Attualmente,
pero, nel sistema teorico e metodologico della democrazia deliberatia si possono
riscontrare posizioni molto dierse, e non tutte hanno di mira semplicemente una
progressia luidiicazione dell`oggettiismo e un allargamento del concetto di ra-
zionalita, ma alcune assumono note decisamente piu radicali. Se una cosiddetta let-
tura ortodossa` della democrazia deliberatia suggerisce una sorta di conergenza
su quello che chiamerei un oggettiismo socializzato`, tuttaia non bisogna ignora-
re che un peso rileante hanno auto, e hanno tuttora, le letture costruttiiste radi-
cali e postmoderne, che troano saldi puntelli negli stessi elementi costitutii della
democrazia deliberatia: iv rivi., il ogo. e l`argomentazione.

Una seconda grande aporia e lo iato tra posizioni liberali e comunitariste. Nel
dibattito sulla democrazia deliberatia, inatti, riie una polemica amosa, quella
tra comunitarismo e liberalismo. Anche lasciando a margine l`intento certamente
troppo ambizioso di stabilire se la democrazia deliberatia abbia, per cosi dire, una
ocazione comunitarista o liberale
9
, un elemento a tenuto nella debita considera-
zione: a dierenza di quanto e postulato, ad esempio, dall`economia del benessere,
per la democrazia deliberatia l`idea di bene comune presuppone l`esistenza di una
comunita. Qui non ci proponiamo di discutere quali siano le implicazioni dell`esi-
stenza di una comunita rispetto all`ideale di massima inclusione, n rispetto alle
possibilita di successo della deliberazione stessa, ma di eidenziare come i siano
elementi che anno guardare al comunitarismo come al polo di una possibile ten-
sione teorica che ie all`interno del dibattito della democrazia deliberatia.

In particolare, nella parte cov.trvev. della democrazia deliberatia, cioe nella nuoa
concezione dell`indiiduo-persona portatore di una razionalita allargata, si puo
intraedere una delle lezioni del comunitarismo, o, meglio, il recepimento di una
critica che il comunitarismo ha riolto al liberalismo: il riconoscimento che la ra-
zionalita strumentale, quale unica razionalita consentita nello spazio pubblico,
scarniica` l`indiiduo e crea uno spazio pubblico artiiciale.

Ma ecco che proprio qui si eidenzia un ero e proprio cortocircuito teorico: pro-
prio in quello spazio di discussione pubblica che, come uole Iabermas ,199,


9
1ra i sostenitori di una marcata matrice liberale della democrazia deliberatia ritroiamo, ad esem-
pio, lo storico rancese Rosanallon, secondo il quale la democrazia deliberatia e le pratiche partecipatie
discendono direttamente dal concetto di soreglianza liberale che assegna al cittadino non solo il com-
pito di legittimare, ma anche di controllare e contestare le decisioni politiche. In questo quadro - ossia nel
rapporto tra soranita` e popolo`, quale soggetto della democrazia, che si estrinseca nella tensione irri-
ducibile tra tecnocratismo dei goernanti e soranita popolare - la moderna partecipazione dee essere
interpretata come un`alterazione permanente tra potere e societa in quanto partecipazione diretta dei
cittadini e delle associazioni all`azione di goerno ,seminari del 1 e 25 gennaio 2005, IRLSCO, Parigi,.
!PP ,0
14
360,, e distinto dallo stato e dal mercato, alla ine ritroiamo egualmente, nono-
stante tutte le teorizzazioni di razionalita allargata, un attore che, in linea con i
precetti liberali di distinzione tra spazio pubblico e spazio priato, e scarniicato`
perch dee essere in grado di spogliarsi di preerenze, gusti ed emozioni di ronte
alla buona capacita persuasia di un`argomentazione razionale intorno al bene
comune.

Vi sono poi altre due aporie estremamente rileanti e strettamente interconnesse:
quella ingenerata dalle dierenti concezioni del conlitto e quella deriata dall`in-
contro della matrice pluralista da un lato e dell`ambizione di costruire un attore
unitario dall`altro.

Nel corv. teorico della democrazia deliberatia e possibile rintracciare due conce-
zioni polari del conlitto: la prima, riconducibile alla lunga tradizione dell`organi-
cismo e del unzionalismo acritico, da un`interpretazione patologica o disunziona-
le del conlitto, la seconda indiidua nel conlitto un elemento di ertilita e di ric-
chezza dischiuso dall`incontro con il dierso`. Naturalmente, le dierse concezioni
del conlitto determinano l`utilizzo di strategie di vavagevevt del conlitto stesso
radicalmente dierenti ,neutralizzazione, mediazione oppure gestione creatia del
conlitto,. Inoltre, esse portano a rileare la presenza di una quarta aporia: una
concezione positia del conlitto e certamente riconducibile a parte della tradizione
pluralista, ma - nello speciico - a quale orma di pluralismo

Nella democrazia deliberatia coniono due anime del pluralismo: il pluralismo
della mano inisibile`, che crede nell`autoproduzione di un equilibrio nel mercato
degli interessi dei diersi attori, e il pluralismo critico, che ipotizza la necessita di
un interento attio da parte delle istituzioni per impedire che orti asimmetrie
nell`allocazione originaria delle risorse condizionino gli esiti della competizione tra
gli attori. Qualunque sia la natura della matrice pluralista, essa si scontra con un
dato di atto: il metodo della deliberazione rappresenta uno dei tentatii piu ambi-
ziosi di costruzione di un attore unitario
10
.

L`ultima aporia, inine, prende le mosse da un`aermazione di Llster che costitui-
sce uno degli elementi chiae della deinizione di democrazia deliberatia stabilen-
done i conini. Llster ,1986, aerma che la deliberazione rappresenta un metodo
alternatio non solo al oto ,aggregazione,, ma avcbe alla negoziazione, in quanto
utilizza un metodo di determinazione dell`accordo ,unanimita, totalmente dieren-


10
A dimostrazione del atto che le aporie della teoria sono tutte interconnesse, ale la pena esplicitare
che la democrazia deliberatia non solo rappresenta uno dei tentatii piu ambiziosi di costruire - a partire
da una pluralita di soggetti con dierse posizioni, interessi, ideali e sentimenti - un attore unitario, ossia
un super-soggetto con il medesimo orientamento decisionale e ancor piu normatio, ma rappresenta an-
che uno straordinario tentatio di costruire e o.t una razionalita assoluta e onnicomprensia: la scom-
messa e quella di ottenere, attraerso un processo incrementale, una razionalita, in senso proprio, olimpi-
ca`, a partire dalla razionalita limitata degli indiidui. Una razionalita, in deinitia, che ha tutti i pregi della
tanto criticata razionalita strumentale, ma non i dietti, e che, grazie alla propria deriazione collettia, e
normatiamente piu giusta e piu legittima.
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
15
te, basato cioe sull`argomentazione razionale intorno al bene comune e dunque sul
meccanismo di persuasione. Questa aermazione a prima ista sembra stabilire un
conine chiaro e netto, ma il quadro deinitorio comincia a arsi noteolmente piu
socato non appena si adotta uno sguardo piu analitico. In primo luogo, inatti,
occorre domandarsi: di quale orma di negoziazione si sta parlando Certamente,
la democrazia deliberatia sembra, almeno a liello teorico, contrapporsi netta-
mente alla negoziazione distributia, cioe a quella negoziazione che approda a un
accordo ,meglio sarebbe dire compromesso, che e la risultante dei ettori delle
orze in campo e che quindi esempliica perettamente un gioco a somma zero,
cioe con posta issa. Il discorso, pero, si a molto piu complesso laddoe si consi-
deri una orma atipica di negoziazione: quella integratia
11
. La rilessione su que-
st`ultimo tipo di negoziazione eidenzia un`ulteriore criticita: non solo il conine
tra deliberazione e negoziazione dienta sensibilmente piu labile, ma ci si scontra
con la necessita di are chiarezza sui termini. La questione, inatti, non si dirime se
non si esplicita in che rapporto stanno parole quali posizioni`, preerenze`, inte-
ressi` e argomentazioni`. In particolare, ci si dee chiedere qual e il conine teorico
,e solo in seconda battuta pratico, del potenziale trasormatio della deliberazione.
Se il conine teorico della deliberazione e costituito dagli interessi degli attori, allo-
ra la possibilita di distinguere tra deliberazione e negoziazione integratia si ap-
prossima allo zero o, quanto meno, perde noteolmente di consistenza. Inatti, il
limite intrinseco di attibilita di una negoziazione integratia e costituito dalla natu-
ra ae facto degli interessi, ossia dalla loro reciproca compatibilita: senza questa con-
dizione, dunque, non aerra alcuno scambio di risorse e non si pererra a nessun
compromesso. Ora, se il medesimo conine ,ossia gli interessi ae facto, alesse an-
che per il potenziale trasormatio della democrazia deliberatia, allora daero
sottilissima e diicilmente argomentabile sarebbe la distinzione tra le due procedu-
re ,deliberazione e negoziazione integratia,.

1uttaia, anche laddoe non si discutesse la capacita teorica della deliberazione di
trasormare le preerenze degli indiidui, attraerso quel processo che Bonanni
,2002, ha deinito di solgimento all`indietro delle preerenze tramite l`argomen-
tazione, cioe, anche se si decidesse di stare al gioco, bisognerebbe egualmente
chiedersi: le preerenze sono sinonimo di posizione o piuttosto di interesse La a-
licabilita delle posizioni e cosa semplice` e del tutto dierente rispetto alla alicabi-
lita degli interessi. Il punto e cruciale e merita approondimento, anche perch a
seconda dell`eentuale risposta cambia completamente il quadro d`analisi, nonch
l`intensita dei paradossi insiti nella stessa democrazia deliberatia.


11
La orma piu classica di negoziazione e indubbiamente la negoziazione distributia, che - come si e
detto - conigura un gioco a somma zero, poich approda a un compromesso che, concretizzandosi
in una era e propria spartizione della torta` tra i giocatori, da luogo a incenti e perdenti. Lsiste, pero,
anche un`altra orma di negoziazione: la negoziazione integratia. 1ale modalita negoziale conigura gio-
chi a somma positia ,rivriv, poich, a dierenza della negoziazione classica che si chiama anche nego-
ziazione posizionale, e in grado di andare oltre alle semplici posizioni dei giocatori e di operare una era e
propria mediazione sulla base degli interessi reali degli attori in campo. Un amoso esempio di negozia-
zione integratia e costituito dall`accordo di Camp Daid, portato a termine dal presidente Carter nel
198 tra Lgitto e Israele rispetto alla penisola del Sinai, il cui oggetto iene conenzionalmente riassunto
nello scambio sicurezza contro territorio`.
!PP ,0
16
Se gli interessi legittimi rappresentano il conine inalicabile del potere trasorma-
tio della deliberazione, come ad esempio sembra emergere dall`interpretazione
della democrazia deliberatia di Cohen ,1986, 1989,, non solo la democrazia deli-
beratia risulta grandemente depotenziata rispetto alla propria capacita di are del-
la politica ,e non solo delle politiche, un gioco a somma positia, ma, in partico-
lare, anche quello che potremmo deinire il paradosso di stampo liberale della
scarniicazione` dell`indiiduo all`interno dell`arena deliberatia non assumerebbe
gli stessi toni esasperati che iceersa arebbe laddoe non enisse riconosciuto
tale limite.

Il primo punto ha a che edere con la capacita della democrazia deliberatia di
allargare - come nella negoziazione integratia - la posta in gioco: se gli interessi
ultimi ,ossia quelli riconosciuti come legittimi, sono supposti immodiicabili ,poco
importa se per limiti pratici o etici,, allora l`eentualita di un accordo incontrerebbe
lo stesso limite di attibilita strutturale della negoziazione integratia, cioe la com-
patibilita o la non conlittualita degli interessi in gioco. In questo senso, non i e
dubbio che la capacita della deliberazione di allargare la posta in gioco risulterebbe
noteolmente ridotta. Vi e pero un`altra possibilita: l`allargamento simbolico della
posta in gioco. Questa e un`opzione da tenere in considerazione tanto per la de-
mocrazia deliberatia quanto per la negoziazione integratia, senonch nel primo
caso tale opzione e resa piu praticabile da un elemento costitutio della democra-
zia deliberatia stessa: l`inclusiita. La negoziazione, inatti, aiene normalmente
tra attori identiicabili a riori, ossia gia dati. 1eoricamente, quindi, non e possibile
aggiungere nel processo altri attori, portatori di interessi dierenti e in grado di
cambiare l`equilibrio delle orze, in grado cioe di mettere in minoranza gli interessi
incompatibili
12
. Lo strumento dell`inclusiita, inece, che e proprio della democra-
zia deliberatia, consente, sotto questo proilo, ben piu ampi margini di manora.
Inatti, bench la democrazia deliberatia nelle sue proclamazioni di principio su-
peri la logica della minoranza e della maggioranza esigendo un`unanimita per per-
suasione e non per scambio di risorse
13
, e necessario riconoscere che, nel processo,
il raronto minoranza-maggioranza puo costituire di atto una potente spinta alla
trasormazione delle preerenze. In questo senso, l`inclusiita rappresenta uno
strumento straordinario per scaalcare una maggioranza data a riori e riaprire i
giochi. Inine, l`inclusiita iene percepita dagli attori come un guadagno extra`, e
dunque gia di per s come un allargamento simbolico ma concreto ,la possibilita di
aere oce in capitolo, della posta in gioco
14
.


12
Se iene meno questa condizione, probabilmente la distinzione tra negoziazione e deliberazione
iene a cadere e,o perde del tutto di signiicato.

13
Si potrebbe giustamente obiettare che anche nella deliberazione agisce il meccanismo dello scam-
bio, ma e uno scambio di natura completamente dierente: si scambiano essenzialmente argomentazioni
e dunque, in primo luogo, conoscenza e inormazioni.

14
Naturalmente, anche l`inclusiita a incontro alla legge economica della cura di utilita: il alore
dell`inclusiita per un attore e tanto piu alto quanto meno ci si aspetta di essere inclusi ,e iceersa,, di-
pende dal numero e dalla percezione della qualita degli altri altri soggetti inclusi e, inine, ineitabilmente
decresce con il passare del tempo. Sotto questo proilo, dunque, l`allargamento della posta in gioco deria
da una percezione soggettia ed e estremamente deperibile.
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
1
Quanto isto inora suggerisce che un processo di democrazia deliberatia non e
acilmente distinguibile, n sul piano teorico n tantomeno sul piano pratico, da
una orma speciica di negoziazione, quella integratia: in entrambi i casi, inatti, si
assiste a un allargamento della posta in gioco e a un riconoscimento da parte degli
attori della legittimita delle richieste e della isione del problema da parte dell`altro.
L`unico elemento che consente in certo modo di distinguere ra tipi diersi di di-
namiche puo essere indiiduato nella possibilita di includere altri attori nel proces-
so. In realta, pero, i conini della democrazia deliberatia sono estremamente labili,
soprattutto nelle prassi, anche rispetto alla orma piu tradizionale di negoziazione,
quella distributia.

La diicolta di tracciare linee di demarcazione nette tra deliberazione e negozia-
zione, in special modo laddoe si tenti un raccordo piu organico con le pratiche e
le politiche, si rilette nella deinizione stessa dell`ideal-tipo di democrazia delibera-
tia, minandone alla base l`unitarieta e dando luogo a una sorta di oggetto a due
acce che giunge a ricomprendere anche il suo opposto concettuale: da un lato, ri-
troiamo la deliberazione, piu bara e autentica, intesa come modello di scambio di
ragioni dialogico e non strategico che si onda sul concetto di razionalita allarga-
ta`, dall`altro, ritroiamo una deliberazione decisamente piu ibrida che si realizza
attraerso un modello di scambio di ragioni, si egualmente orientato alla ricerca di
soluzioni condiise, ma tutt`aatto dierente, in quanto intrinsecamente negozia-
le e strategico e riconducibile alla contestata razionalita mezzi-ini ,Pellizzoni
2005a,.

Vale comunque la pena eidenziare che, anche all`interno delle concezioni orti`
della democrazia deliberatia, coniono importanti dierenze, in primo luogo sul
tipo di accordo cui dee approdare un processo deliberatio. Se inatti, per Ia-
bermas e per molti altri autori, l`accordo che bisogna raggiungere esige un consen-
so anche sulle ragioni della scelta, per altri studiosi come Dryzek ,1990, e Pellizzo-
ni ,2005a,, inece, e anche piu democratico tendere a un accordo votirato, senza
pretendere che le ragioni per le quali a esso si periene siano condiise e dunque
identiche per ciascun partecipante. Nei processi, inatti, e possibile riscontrare uno
scollamento` tra i principi astratti e le alutazioni dei casi concreti, cosicch puo
accadere che si produca un consenso sui primi ma non sui secondi, o iceersa
,Sunstein 1999,.

Quanto detto sulla natura e sull`estendibilita del compromesso all`interno di un
processo deliberatio eidenzia che la democrazia deliberatia, in quanto metodo
dell`unanimita, e un metodo che ha per obiettio il raggiungimento ,e dunque la
costruzione, del consenso su cinque punti possibili:
1, sulla rappresentazione dello stato del mondo e - di conseguenza - sulla deini-
zione del problema ,consenso situazionale,,
2, sul bene comune` ,consenso aloriale o normatio,,
3, sulle alternatie di scelta praticabili e accettabili ,consenso sul trattamento della
i..ve,,
!PP ,0
18
4, sulla scelta, ossia sul compromesso raggiunto ,consenso decisionale in senso
proprio,,
5, sulle ragioni della scelta ,bacrara or ei.tevoogica cov.ev.v.,.

La concezione di Iabermas richiede un consenso totale su tutti e cinque i punti
e in special modo su quello che rappresenta un consenso di feeabac, ossia sulle
ragioni della scelta eettuata. L in questo senso speciico che si puo aermare che
la deliberazione habermasiana si conigura come un processo collettio-rilessio
.teb,.te. Le concezioni di altri autori, inece, come abbiamo isto, sono meno
esigenti, ma tutte hanno un minimo comune denominatore: il consenso sulla scel-
ta collettia inale. Inatti, a quello che abbiamo chiamato consenso decisionale si
giunge saltando in parte o tutti gli altri .te., dando luogo a un cov.ev.v. ga che ha
ragioni sia pragmatiche sia ideologiche.

Naturalmente, il consenso su alcuni punti puo essere un elemento naturale o, ice-
ersa, puo essere un costrutto, un prodotto stesso del processo. Cosi, ad esempio,
e chiaro che per Iabermas il consenso sui primi due punti ,la rappresentazione
dello .tatv. qvo e il bene comune,, ma anche in parte sull`ultimo punto ,le ragioni
della scelta,, non e altro che il prodotto pregresso - e in questo senso un a riori -
di un .evtire covvve che costituisce la corvice vorvatira di una societa ,organizzata in
opinione pubblica, culturalmente omogenea: quella occidentale e contemporanea.
1ale concezione, pero, non e condiisa da tutti gli autori, ad esempio, Joshua
Cohen ,1986,, in onore di una posizione piu liberale e meno contaminata dall`ele-
mento comunitarista, esprime tutto il suo pluralismo mettendo in crisi il concetto
di uniocita del bene comune` a aore di isioni alternatie dello stesso.

In sintesi, utilizzando la presenza,assenza del requisito del consenso sui cinque
punti sopra elencati come una sorta di griglia interpretatia del pensiero degli auto-
ri della democrazia deliberatia, si puo dire, in generale, che quanto piu ci si ai-
cina all`idea del consenso solo sulla scelta inale, tanto piu si abbandona la matrice
comunitarista per quella liberale e la matrice collettiista per quella pluralista, e -
ancora - che quanto piu si sceglie una deinizione minima di deliberazione, tanto
piu la deliberazione stessa si a meno esigente e meno radicale: essa, inatti, pro-
gressiamente perde la sua contrapposizione alla negoziazione e all`indiidualismo
metodologico.



S. LL DLBOLLZZL DLLLA DLMOCRAZIA DLLIBLRATIVA

La iducia nelle irtu della democrazia deliberatia dee essere almeno in parte
temperata dall`attenta alutazione dei suoi limiti e delle sue possibili distorsioni, tali
da renderla altrettanto ulnerabile della democrazia aggregatia ,Lanzara 2005, 0,.
Bisogna dunque, come dice Regonini ,2005,, cercare di riserare alla democrazia
deliberatia lo stesso trattamento che i politologi hanno riserato e riserano tutto-
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
19
ra alla democrazia rappresentatia, mettendone si in luce gli aspetti critici, ma an-
cor piu i rischi.

Si e detto, circa i presunti antaggi della democrazia deliberatia, che l`ideale deli-
beratio appare ortemente legato alla tradizione di pensiero pluralista. Questa sor-
ta di connubio teorico, pur problematico e contrastato, appare eidente quando si
discuta dei antaggi e dei limiti della democrazia deliberatia: i pregi e i dietti del
metodo deliberatio in buona parte coincidono con quelli del modello pluralista.

La prima critica che si muoe al modello deliberatio ricalca inatti una delle criti-
che piu orti solleate al modello pluralista: la disparita di potere tra le parti in gio-
co potrebbe portare non al perseguimento del bene comune, bensi alla realizzazio-
ne degli interessi del piu orte.

Io usato il termine generico potere` olutamente: sono molti i attori che posso-
no compromettere la condizione di parita nella partecipazione, presupposto della
democrazia deliberatia. I partecipanti a un`arena deliberatia possono dieri-
re non solo quanto a capacita argomentatia, ma anche quanto a risorse extra-
dialogiche: prestigio sociale, risorse economiche, risorse organizzatie in genere,
capacita di stringere alleanze e potere di ricatto.

Risulta chiaro a tutti che, ad esempio, il cittadino comune non e in posizione pari-
taria rispetto a un qualsiasi partecipante che e li in unzione di rappresentanza di
un`organizzazione ,associazione, industria, ente locale,, come pure appare eidente
che non c`e condizione di eguaglianza neppure tra portatori di interessi organizza-
tii dierenti: la dimensione e la natura, istituzionale o meno, delle organizzazioni
che stanno dietro al partecipante sono tutt`altro che irrileanti. Quando si coinol-
gono cittadini organizzati ,e questo aiene sempre,, si pone innanzitutto un pro-
blema di edelta`: il partecipante all`arena, nel migliore dei casi, sara portatore di
due tipi di edelta dierenti e diicilmente conciliabili, cioe la edelta erso il pro-
cesso deliberatio, qualora questo sia autentico, e la edelta rispetto all`organizza-
zione di cui egli e rappresentante. Ora, pur ipotizzando una orte lealta al processo
e dunque la reale disposizione del partecipante a giungere a una soluzione condii-
sa in nome del bene comune, bisogna tenere in conto che egli sara continuamente
costretto a mediare tra la sua personale edelta al processo e la edelta alla propria
organizzazione. L, se e ipotizzabile che il partecipante come indiiduo sia disposto
a cambiare le proprie preerenze e a costruire almeno parte dei propri interessi nel
corso del processo attraerso il dialogo, e necessario ammettere che, inece, come
rappresentante di un`organizzazione sara meno disposto a mutare le proprie posi-
zioni, in quanto il suo compito e proprio quello di diendere gli interessi che rap-
presenta senza la acolta di interpretarli a proprio piacimento. Gli interessi orga-
nizzatii, insomma, costituiscono esattamente quelle preerenze esogene, quei dati
a riori diicili da modiicare.

Inoltre, e necessario rilettere sul atto che la disponibilita di una grande organizza-
zione a prender parte a un`arena deliberatia dipende innanzitutto dal calcolo delle
!PP ,0
20
possibilita che tale organizzazione ritiene di aere nell`esercitare un`inluenza rile-
ante al di uori dell`arena. Questo signiica che, erosimilmente, un`organizza-
zione decidera di prender parte al processo deliberatio solo nel caso in cui ritenga
di non poter agire conenientemente al di uori di esso e, ancor piu, se ritiene di
poter inluenzare lo solgimento del processo a proprio antaggio. La conseguen-
za di questo ragionamento e che, con ogni probabilita, gli interessi piu orti saran-
no, al taolo delle trattatie, partner poco aidabili o molto pretenziosi ,della Por-
ta 2002, 2,.

Un secondo argomento contro la alidita del metodo deliberatio e la constatazio-
ne dell`esistenza di interessi poco organizzati o non organizzabili, che rappresenta-
no la parte debole a un taolo deliberatio. Innanzitutto, se si tratta di cittadini o,
meglio, di interessi non organizzati, si pone un problema di indiiduazione: i citta-
dini non organizzati sono poco isibili e dunque diicilmente indiiduabili. Un
problema in parte dierente e posto inece dagli interessi non organizzabili, che
necessariamente non saranno rappresentati, come ad esempio le generazioni utu-
re
15
. Lsistono poi quegli interessi cosi generali e diusi sul territorio da non pro-
durre alcuna orma di tutela attia, se non a ronte di una minaccia particolarmente
isibile. Un esempio per tutti e dato dall`interesse che ciascun indiiduo ha di aere
un`aria pulita, oero l`interesse generale per la salute. Lbbene, tale interesse non si
attia in una tutela organizzata, tranne nel caso in cui si eriichi un eento che pa-
lesemente lede quell`interesse, quale, ad esempio, la costruzione di una abbrica
altamente inquinante. Anche in tale contingenza, pero, l`interesse e scarsamente
organizzabile nella sua orma pura: un comitato contro la abbrica piu probabil-
mente non ara come unico obiettio la tutela della salute, ma anche di eitare che
sia deturpato il paesaggio, che le strade circostanti engano inase da tir e urgoni
e che la zona subisca una salutazione edilizia consistente. La mancata rappresen-
tanza dell`interesse nella sua orma pura incide negatiamente sul processo delibe-
ratio, poich, in questo caso, la tutela della salute sarebbe declassata da interesse
percepito come rileante di per s, ed esempliicato da una serie di argomenti, ad
argomento accessorio.

Alcuni studiosi sostengono, in chiae squisitamente pluralista
16
, che le disugua-
glianze organizzatie non sono determinanti. Ritengono, inatti, che la societa ci-
ile sia perettamente in grado di auto-organizzarsi attraerso l`associazionismo e


15
Una soluzione che spesso iene indicata e quella che le generazioni presenti si acciano carico an-
che della tutela degli interessi delle generazioni uture. Mi permetto di dire che, in ogni caso, tale tutela
puo essere esercitata con una certa eicacia solo a liello di regolamentazione legislatia, mentre mi pare
assai oio che non si possa parlare di una rappresentanza reale in un taolo deliberatio. La rappresen-
tanza, anche qualora ci osse, sarebbe indiretta e dunque intrinsecamente debole, in quanto diicilmente
sarebbe riconosciuta da tutti i partecipanti come un interesse parimenti rileante rispetto agli altri. Sussi-
sterebbe poi il rischio, niente aatto remoto, di strumentalizzazione di tale interesse da parte alcuni parte-
cipanti: si scatenerebbe la lotta per accaparrarsi la diesa degli interessi delle generazioni uture, poich chi
ha la tutela di piu interessi, uno dei quali moralmente inattaccabile, accrescerebbe enormemente i propri
strumenti argomentatii di persuasione.

16
Qui, naturalmente, si a rierimento in modo precipuo a quelle teorizzazioni che anno sotto il tito-
lo di pluralismo acritico`.
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
21
che la disparita organizzatia si bilanci da s tramite le politiche di alleanze tra i
gruppi e grazie alla legge dell`alternanza. Queste posizioni, come a notare della
Porta ,2002, 3,, rimandano a una concezione in cui lo spazio per la politica, come
decisione d`autorita, e da limitare il piu possibile, poich introduce elementi di di-
storsione nel mercato dei gruppi che inece e in grado di troare da s il proprio
equilibrio. Il problema, pero, permane: il rischio da eitare e che il mercato si auto-
regoli a tutto santaggio degli interessi piu deboli. Resta quindi compito precipuo
delle istituzioni acilitare l`accesso agli interessi piu deboli e riequilibrare le risorse
organizzatie dei diersi gruppi.

Quanto in qui osserato si rierisce certo alla disparita nella partecipazione al pro-
cesso deliberatio, ma sollea anche l`interrogatio sulla reale possibilita di una
corretta composizione dell`arena. Il tema della rappresentanza, intesa come ade-
guata rappresentatiita e liello di inclusione, resta il punto cruciale, soprattutto
quando si consideri che spesso, nell`indiiduazione dei partecipanti, il meccanismo
di autoinclusione nelle arene deliberatie rimane un attore dominante a dispetto
di tutte le tecniche e i criteri di composizione ragionata.

Una terza critica assai orte al modello deliberatio e che la possibilita di utilizzare
l`argomentazione e ondata sull`esistenza di norme comuni. Nella deliberazione,
come nella negoziazione, e necessario che esista un terreno di conronto comune,
poich, come dice Scharp ,199,, i partecipanti, per mettere in discussione i pro-
pri schemi cognitii e i presupposti impliciti su cui si basano, deono essere in
grado di are appello a alori o interessi comuni, ossia a una identita condiisa`.

La deliberazione, dunque, non crea solo condiisione, ma re.vove condiisione.
Non basta quindi rilettere sul ruolo che il capitale sociale puo aere nello silup-
pare quella sorta di identita condiisa, n sulla capacita del aeiberatire .ettivg ,Llster
1998, di creare un senso di squadra e dunque di cooperazione tra i partecipanti,
bisogna rilettere, inece, sull`esigenza concreta di un terreno comune di conron-
to, che c`e o non c`e, e non si puo creare. Lsistono, di atto, distanze incommensu-
rabili che non si possono colmare in tempi utili per realizzare un`arena deliberatia:
queste sono principalmente distanze culturali aerenti non a singoli problemi,
bensi a !etav.cbavvvgev totalmente dierse. Quanto detto induce a ormulare una
critica sostanziale della democrazia deliberatia: talolta i conlitti sono, per ragioni
squisitamente culturali, a somma zero e, come dice della Porta ,2002, 3,, delegare
la soluzione di questi conlitti all`accordo tra le parti signiica disconoscere il ruolo
della politica come scelta tra opzioni dierse non solo nelle soluzioni, ma anche
negli obiettii.

Un quarto punto assai problematico nella teoria della democrazia deliberatia e la
non uniocita della deinizione di bene comune`, concetto assai ampio che con-
sente una gamma di interpretazioni inimmaginabili e si presta anche a raintendi-
menti e manipolazioni. Partiamo dal dire che cosa non e bene comune: il bene
comune non e interesse o antaggio particolaristico, anzi e il superamento, non
!PP ,0
22
dialettico, ma argomentatio e dialogico
1
, delle isioni e degli interessi di parte.
Inoltre, per deinizione, il bene comune presuppone sempre l`esistenza di una
comunita. Ma qui si apre una questione tutt`altro che acile da dirimere: quale
comunita L ancora, quali sono i conini della comunita Ld e proprio in ragione
di cio che la democrazia deliberatia ha troato il suo complemento teorico nella
ilosoia` dello siluppo di comunita, di una comunita sempre e comunque lo-
cale
18
. Inine, il bene comune e deinibile solo a partire da un`opzione etica e mo-
rale: il bene comune, in senso lato, e cio che e giusto per la comunita nel suo
insieme. Questo signiica non solo che la democrazia deliberatia ha innanzitutto
una portata morale, ma anche che la democrazia deliberatia, pur aendo come
obiettio la massima inclusione, ha alla sua base un meccanismo di selezione: l`ap-
partenenza o la non appartenenza alla comunita. L ero che la comunita ideal-
mente puo essere estesa all`intera umanita, ma per ragioni pratiche cio esclu-
derebbe automaticamente una lettura procedurale della democrazia deliberatia.
Cosicch, nella sua interpretazione pratica la democrazia deliberatia ha abdicato
alla propria ocazione uniersalistica e ha cominciato a operare per contrapposi-
zione negli interstizi di una democrazia, quella si uniersale, rappresentatia. Ld
e per questo che Bobbio puo aermare che le arene deliberatie si presentano
come un superamento o, piu spesso, un covetavevto della democrazia rappresen-
tatia ,Bobbio 2002b, 14,.

Accanto a quelle che si possono deinire critiche sostanziali e che insistono sull`ir-
realizzabilita di un contesto paritario all`interno dell`arena e sull`appartenenza ori-
ginaria a una comunita, alla democrazia deliberatia sono imputabili anche una
serie di dietti procedurali e metodologici. Una buona sintesi dei dietti che si pos-
sono riscontrare in un processo deliberatio e abbozzata da Lanzara ,2005,, che
riconosce il primo dietto nel rischio di vavioaiove, ascriibile, a suo giudizio, a
chiunque e per qualunque scopo, mentre a noi appare essenzialmente esercitata
a santaggio dei partecipanti e, in generale, dei goernati`.

Un secondo elemento negatio e il requente eccesso di covvitvevt e la possibile
inluenza di trve beierer.: la dedizione cieca a una causa, la weberiana etica della
coninzione, inatti, puo essere tutt`altro che positia, in quanto puo chiudere e
sterilizzare il processo deliberatio in ari modi. Si pensi, ad esempio, alla presenza
piuttosto requente di eaaer vatvrai di un territorio in un`arena deliberatia: questi
tenderanno a monopolizzare l`argomentazione, a porre condizioni sull`accettabilita
di soluzioni eccetera, inendo per precludere la possibilita di prendere in esame


1
Alla isione non dialettica, ma piuttosto armonizzatrice della teoria deliberatia nella sua ormula-
zione habermasiana ,r.. quella di Billig,, abbiamo gia accennato. Lssa ha implicazioni tutt`altro che irrile-
anti soprattutto per quanto riguarda la concezione del conlitto.

18
A proposito della comunanza di norme e alori e dell`ideale di siluppo di comunita, della Porta
,2002, 3, dice: per questo processi di cooperazione hanno spesso successo nei patti territoriali che riu-
niscono attori accomunati dall`obiettio dello siluppo economico, essi tendono ad escludere, pero, e ad
essi si oppongono, attori che ,come gruppi di residenti, consumatori, utenti dei serizi pubblici, hanno
una diersa concezione dello siluppo. La deinizione delle norme comuni e quindi un momento indi-
spensabile, che non puo essere acilmente deoluto al negoziato tra gli attori.
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
23
punti di ista e soluzioni alternatie, inibendo quindi la supposta capacita innoa-
tia della deliberazione.

Un`altra possibile disunzione a sotto il nome di grovtbiv ,Janis 192,, patologia,
questa, che e strettamente collegata a quella del covforvi.vo cvtvrae: in un gruppo
omogeneo impegnato nella ricerca di una soluzione collettia, l`eetto del con-
ormismo, ossia la pressione all`omologazione normatia e comportamentale e
dunque alla conergenza su posizioni simili, e ancora piu eidente che in un con-
testo caratterizzato dalla compresenza di soggetti assai dierenti per condizioni
culturali e socio-economiche ,ibiaev, 1,. Se in un contesto omogeneo il cov.ev.v.
vaivg - ossia la pressione esterna alla conergenza su una soluzione decisionale -
puo indurre una vorvaiaiove forata aee oiviovi airer.e da quelle della maggioran-
za o del gruppo dominante, anche attraerso un atteggiamento di autocensura da
parte degli stessi partecipanti, in un contesto altamente dierenziato sotto il proi-
lo sociale, economico e normatio puo al contrario portare a una orte oariaio
ve iaeoogica, all`arroccamento dei partecipanti su quelle che engono deinite .trovg
oiviov., allo siluppo di rovtive. aifev.ire e atteggiamenti vacbi.tici che rendono
impossibile il dialogo e l`ascolto. In tutti i casi, inine, e consistente il rischio di reto
rici.vo, ossia di ricorso diuso alla retorica e all`uso di pseudo-argomentazioni.

Le criticita sostanziali della democrazia deliberatia e le degenerazioni metodologi-
che presentate in questo paragrao pongono seri interrogatii sull`eettia capacita
della democrazia deliberatia di arsi strumento per eccellenza di innoazione e
apprendimento sociale e istituzionale.



6. LL RAGIONI DLL SUCCLSSO DLLLA DLMOCRAZIA DLLIBLRATIVA

Nonostante la democrazia deliberatia presenti, come si e mostrato, innumereoli
incongruenze e punti critici, essa sta attualmente conoscendo una ase di noteole
espansione, non solo teorica ma anche orientata alla prassi. Nei paragrai successi-
i troera spazio un`analisi delle ragioni per le quali in questi anni si e assistito
al iorire di una moltitudine di iniziatie deliberatie,partecipatie. La democrazia
deliberatia si propone inatti come risposta a precise esigenze della societa con-
temporanea: da un lato, riaicinare i cittadini alle istituzioni e costruire consenso,
dall`altro, ornire nuoi strumenti per arontare l`incertezza e la complessita che
sono ormai un dato ineludibile nell`amministrazione della co.a vbbica.


6.1. LA DLLIBLRAZIONL COML RISPOS1A ALLA CRISI DLLLL lORML 1RADIZIONALI
DI RAPPRLSLN1ANZA

Da piu parti si aerma che il successo della democrazia deliberatia, testimoniato
dalla diusione delle arene deliberatie, e da imputare alla crisi delle orme tradi-
zionali di rappresentanza: alla crisi dei partiti, innanzitutto, ma anche alla crisi dei
!PP ,0
24
modelli di concertazione di ertice, del neocorporatiismo in particolare. Di atto,
come a notare della Porta ,2002,, la crisi delle orme tradizionali di rappresentan-
za comporta una rideinizione dell`intero paradigma di democrazia di massa. Se la
democrazia di massa prima era deinibile democrazia dei partiti, ora si cerca in-
ece di costruire una democrazia partecipata che rilanci i temi della partecipazio-
ne attia e responsabile dei cittadini alla ita pubblica.

Nella democrazia di massa, come abbiamo detto, i eri protagonisti erano i partiti,
che orgiaano identita collettie e combinaano insieme partecipazione sociale,
partecipazione politica e rappresentanza. Nel amoso schema di Laston ,1965, i
partiti rappresentaano il iltro in entrata al sistema politico e aggregaano in un
programma coerente le domande proenienti dalla societa ciile. I partiti cioe, an-
che grazie a un`interazione positia con l`associazionismo, organizzaano e aggre-
gaano gli interessi, le preerenze e le domande e poi le rappresentaano nelle isti-
tuzioni politiche. Oggi, pero, con l`indebolimento dei partiti anno sempre piu
eidenziandosi un ga tra partecipazione sociale e partecipazione politica e un ra-
orzamento della prima a scapito della seconda. I partiti non ungono piu da cata-
lizzatori di istanze pubbliche nate nella societa ciile, ed e inece la societa ciile
che si mobilita direttamente perch giudica che i partiti abbiano perso la capacita
di rappresentare gli interessi dei cittadini anche, o soprattutto, perch scarsamente
radicati nelle singole realta locali.

Nella societa odierna si aerte la necessita di una rappresentanza piu concreta,
una rappresentanza che non sia rappresentazione`, ma sia piu icina al concetto di
rappresentanza proprio del diritto priato, una rappresentanza di matrice anglosas-
sone, degli interessi diretti e materiali in gioco. Lppure la democrazia deliberatia
non e un ritorno alla democrazia degli antichi`, alla democrazia diretta delle oei.
greche: essa nasce piuttosto dalla necessita di un`ulteriore legittimazione, dal mo-
mento che le moderne democrazie, enuto meno l`impegno partitico, non sono
suicientemente legittimate dalla sola partecipazione elettorale, ma richiedono una
partecipazione piu allargata.

La democrazia deliberatia, pertanto, si inscrie in un dibattito ben piu ampio che,
a partire dalla necessita di recuperare un consenso non piu iltrato attraerso
l`azione identiicante` dei partiti, ha riolto grande attenzione a orme di democra-
zia alternatie, ariamente deinite come partecipate, negoziate, cooperatie, con-
sensuali e, per l`appunto, deliberatie.

La democrazia deliberatia, inero, si pone anche come risposta al allimento dei
metodi consolidati di concertazione di ertice, cioe al neocorporatiismo, che rap-
presenta la modalita di decisione adottata in alcuni paesi europei, a partire dagli
anni Settanta, per questioni di politica economica: per politiche tipicamente re-
distributie il metodo della concertazione di ertice preede incontri triangolari
generalmente tra attori di liello nazionale quali ad esempio le associazioni dei
datori di laoro, i sindacati e il goerno. Le dierenze con il metodo deliberatio
sono noteoli: innanzitutto, in un`arena neocorporatia l`accordo iene raggiunto
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
25
attraerso la negoziazione e non attraerso la deliberazione. In secondo luogo, in
un`arena neocorporatia i partecipanti non sono aatto posti in condizione di pa-
rita, in quanto il goerno non rappresenta una delle parti al taolo, bensi e arbitro
e mediatore tra gli altri attori. Nel metodo deliberatio, inece, le istituzioni, in
quanto anche rappresentanti di interessi speciici e particolari, sono ,dorebbero
essere, parti al taolo al pari degli altri. In terzo luogo, le arene di concertazione di
ertice sono di norma nazionali e discutono di questioni di portata uniersale con
unzione di indirizzo, mentre le arene deliberatie sono generalmente locali, o mi-
cro-locali, e assumono solo compiti altamente speciici e circoscritti. La dierenza
ondamentale tra i due metodi, comunque, e sicuramente quella che riguarda l`in-
clusione: nel modello neocorporatio si cooptano solo gli attori che hanno una
unzione di rappresentanza ormale e uniersalmente riconosciuta in un`ottica
prettamente elitista, in quello deliberatio inece l`ottica e pluralista e si coinolge
il maggior numero possibile di attori con uno speciico interesse sulla posta in gio-
co, prescindendo dalla loro capacita di rappresentanza ormale.


6.2. LA DLLIBLRAZIONL COML RISPOS1A ALL`INCLR1LZZA L ALLA COMPLLSSI1A

Un altro motio per cui la democrazia deliberatia ha auto, e ha tuttora, molto
successo e che essa dorebbe rappresentare la soluzione a problemi di coordina-
mento e di cooperazione in un mondo sempre piu complesso
19
.

Secondo molti sostenitori della democrazia deliberatia, inatti, la deliberazione e
paretianamente piu eiciente dei metodi di decisione tradizionali non solo perch
crea un .vrv. di legittimita, ma perch il metodo deliberatio rappresenta la mo-
dalita decisionale piu adatta ad arontare situazioni caratterizzate da un eleato li-
ello di complessita e di incertezza. La deliberazione, in particolare, costituirebbe
la soluzione di tutti quei problemi con cui si scontrano la teoria della scelta pubbli-
ca ,vbic cboice, e la teoria dei giochi ,gave tbeor,,: l`incompletezza e l`asimmetria
inormatia, l`ambiguita delle situazioni e la razionalita limitata degli attori, l`incer-
tezza e l`ignoranza delle connessioni causa-eetto, le interdipendenze sistemiche,
le turbolenze ambientali e l`inconsistenza temporale. Un processo deliberatio,
cioe, dorebbe ar si che attori a razionalita limitata, e dunque con una isione ne-
cessariamente parziale del reale, giungano a un compromesso e ad accordi sosteni-
bili nel tempo. Inatti, una buona deliberazione dorebbe essere produttia`, cioe
in grado di creare alore cognitio aggiunto, innoazione cognitia: nuoi schemi,
mappe, rappresentazioni, assunti e soluzioni. Un contesto plurale e aperto, come
asserisce la teoria pluralista, ha maggiore capacita di ar emergere possibilita in pre-
cedenza non isibili e,o praticabili.



19
Successo, quello della democrazia deliberatia, assolutamente comprensibile, soprattutto laddo-
e si consideri che sono in molti a pensare che la democrazia deliberatia potrebbe inalmente rap-
presentare una risposta concreta alla sottoproduzione ,e all`utilizzo, di covvov gooa. e beni pubblici ,Beck
1986,.
!PP ,0
26
In sintesi, la deliberazione dorebbe essere lo strumento piu adeguato per il trat-
tamento dell`incertezza. In particolare, la democrazia deliberatia dorebbe essere
in grado di sruttarne in positio l`ambialenza. L`incertezza, inatti, come mette in
luce Pantaleo ,2005,, puo essere considerata come uno stimolo cui le persone sono
sottoposte e rispetto al quale possono reagire diersamente. In quanto tale, puo
essere percepita come un rischio o come una sida. Conseguentemente, l`incer-
tezza puo indurre gli indiidui ad adottare un atteggiamento di chiusura e di riiuto
,che puo addirittura sociare nella paralisi, o, iceersa, un atteggiamento creatio
ed esploratio rispetto alla situazione-problema. Secondo Pantaleo ,2005,, un at-
teggiamento positio rispetto all`incertezza e il contesto psicologico proprio della
democrazia deliberatia e partecipatia, in quanto l`interesse a conoscere e a esplo-
rare porta gli indiidui ad atteggiamenti di ivcv.iove, dettati dalla olonta di coin-
olgere piu attori portatori di esperienze e conoscenze dierenti, in un`ottica di
era e propria aecevtraiaiove del potere decisionale.

La era scommessa della democrazia deliberatia e dunque produrre la soluzione
migliore ,be.t ra,, per l`intera collettiita: in questo senso, un processo deliberatio
e paretianamente superiore non solo quando e capace di produrre apprendimento
collettio, scoperta e inenzione di soluzioni, nonch frave., signiicati e giudizi
condiisi - ch questi sono semplicemente indicatori di buona qualita della delibe-
razione, come dice Lanzara ,2005, 55, -, ma quando e eettiamente in grado di
approdare sistematicamente all`ottimo paretiano. In un gioco iterato, inatti, l`esito
cooperatio ,l`ottimo paretiano, e solo uno degli esiti possibili, mentre la demo-
crazia deliberatia dorebbe assicurare questo esito di aefavt, per costruzione. Se-
nonch la capacita della democrazia deliberatia di approdare sistematicamente alla
soluzione vigiore e ancora tutta da dimostrare, poich una cosa e guardare all`ei-
cacia interna di un processo deliberatio, tutt`altra cosa e alutare l`eicacia esterna
di quel processo, ossia pesare` la bonta dell`ovtvt e degli ovtcove. che esso produ-
ce. 1roppo spesso i autori della democrazia deliberatia si ermano alla sola alu-
tazione del processo, nella coninzione, indimostrata, che sussista un nesso deter-
ministico tra bonta della deliberazione ed eettia bonta dei suoi esiti.



7. UNA LLTTURA STRATLGICA DLLLA PRATICA DLLIBLRATIVA
L DLLLA SCLLTA PLR L'INCLUSIVITA

Ci siamo gia chiesti perch mai una grande organizzazione dorebbe accettare di
sedersi intorno a un taolo per prendere una decisione insieme ad altri, quando
potrebbe autonomamente decidere la propria strategia. Questa domanda dien-
ta ancora piu pressante se rierita alla pubblica amministrazione, che, senza ombra
di dubbio, ha la acolta di decidere autonomamente e unilateralmente il da arsi.
Sembra corretto, quindi, domandarsi quali ragioni stiano alla base della scelta della
pubblica amministrazione, intesa in senso lato come istituzione competente, di ri-
nunciare alla decisione autoritatia e optare per processi decisionali inclusii.
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
2
In realta, la pubblica amministrazione si troa daanti al problema di scegliere tra
due dierenti opzioni: doer decidere, progettare, ormulare e attuare la oic, sen-
za includere alcun attore esterno, perseguendo cosi una .trategia e.cv.ira, in linea
con il paradigma weberiano e dunque toaorv, oppure puntare sulla arteciaiove,
cioe includere nel processo attori esterni toccati dalla decisione stessa, in un`ottica
di pluralismo e di democrazia deliberatia.

L certamente possibile che l`utilizzo di arene inclusie-deliberatie derii da op-
zioni ideologiche aoreoli all`ampliamento della democrazia atte proprie dai
partiti o dai politici che si troano al goerno delle istituzioni rappresentatie, ma e
anche ero, come riconosce Bobbio, che esistono attori piu oggettii e piu strut-
turali che spingono le istituzioni elettie a costruire momenti speciici di delibera-
zione democratica ,Bobbio 2002b, 9-10,.

La pubblica amministrazione, inatti, nello scegliere tra le due strategie decisionali
,esclusia o inclusia, molto probabilmente non si ara guidare da opzioni ideolo-
giche, bensi da considerazioni strumentali. Verosimilmente, la pubblica ammini-
strazione decidera di ricorrere a una modalita di decisione partecipata qualora si
troi di ronte a un problema assai complesso la cui soluzione potrebbe implicare
pericolose ricadute negatie in termini di consenso. Nello speciico, potrebbe tro-
are antaggioso ricorrere a processi decisionali partecipati quando sussistano due
condizioni: a, il proedimento da implementare produca rileanti esternalita ne-
gatie e b, sia dominante la dimensione di incertezza, anche scientiica, circa la na-
tura e la quantita delle esternalita generate dall`interento. Lntrambe le condizioni
sussistono, ad esempio, qualora si debba decidere la localizzazione di un impianto
indesiderato ,la amosa discarica, e in generale in tutti quei casi in cui le politiche
comportino beneici diusi e costi concentrati. In deinitia, risulta eidente che,
per la pubblica amministrazione, e strategicamente antaggioso scegliere la par-
tecipazione ogni qualolta si troi dinanzi a interenti ambientali che potrebbero
dar luogo alla creazione di una roccaorte organizzata di dissenso che arebbe
senz`altro conseguenze disastrose sia sull`implementazione dell`interento, sia in
termini di risultati elettorali.

Ma, piu nello speciico, perch l`inclusiita e la deliberazione in questi casi risulta-
no strategicamente antaggiose In primo luogo, la costituzione di un`arena deli-
beratia consente alla pubblica amministrazione di anticipare i conlitti. Inatti,
acendo partecipare al processo decisionale gli eentuali oppositori
20
, si eita che a


20
Bobbio ,2000a, sostiene che e auspicabile inserire il momento concertatio il piu presto possibile,
addirittura nella ase di deinizione del problema. In tal modo si massimizzerebbe la responsabilizzazione
dei soggetti su tutti i ronti: si percorre l`intero cammino insieme e si eita che qualcuno se ne esca con la
amosa rase Ma il problema e un altro. Inoltre, arontando ab ivitio il processo in questa maniera, sa-
rebbe possibile apportare incrementalmente delle correzioni e giungere, punto per punto, ad accordi uni-
ersalmente accettati, che quindi engono considerati come dati e in parte non discutibili. Inine, esiste
un`argomentazione democratica a aore di un precoce coinolgimento degli attori: la era partecipazione
consiste nella possibilita che una pluralita di soggetti dierenti prendano insieme una decisione quando
sono ancora disponibili delle alternatie.
!PP ,0
28
cose atte si siluppino moti di protesta ondati sulla giusta argomentazione Ma
oi non ci aete consultato!. In questo modo, insomma, si utilizza la procedura
deliberatia come modalita di co.trviove rerevtira ae cov.ev.o. Inoltre, la scelta
dell`inclusiita consente di eitare la presenza di .vv co.t. - costi irrecuperabili in
termini di tempo, denaro, energie - che potrebbero motiare la cosiddetta sindro-
me DAD, aeciaeavvovvceaefeva ,Susskind, McKearnan e 1homas-Larmer 1999,,
ossia la prassi secondo cui la pubblica amministrazione annuncia al pubblico una
decisione gia autonomamente presa e, constatata una reazione negatia, si ede co-
stretta a dienderla egualmente, anche contro l`eidente non bonta della stessa, pro-
prio in ragione dei costi gia sostenuti.

Il metodo deliberatio, poi, rappresenta un ottimo rimedio alla questione delle
`esternalita negatie`. Il atto che un dato interento comporti esternalita negatie
signiica che chi promuoe il progetto non si a carico integralmente di tutti i costi
eettii. lacciamo un esempio: la pubblica amministrazione della proincia , deci-
de di localizzare una discarica nel paese . Ora, se la decisione iene presa in modo
autoritatio, e eidente che tutta la proincia , godra dei beneici derianti
dall`esistenza di una discarica a norma, mentre solo ne sosterra i costi. La conse-
guenza, pressoch certa, sara che organizzera un`opposizione tale da impedire
o quanto meno ritardare i laori di costruzione della discarica e dunque incidera
negatiamente sui costi che la pubblica amministrazione dora sostenere. Se alla
decisione, inece, si periene tramite la costituzione di un`arena deliberatia, si e-
riichera una sorta di dispersione dei costi sull`intera comunita ,, che - in ondo -
e la committente del progetto. Il paese sosterrebbe certamente i costi derianti
dall`aere una discarica nel suo cortile`, ma errebbe anche adeguatamente inden-
nizzato e riceerebbe dagli attori al taolo tutta una serie di garanzie che non
arebbe mai ottenuto se alla decisione si osse perenuti in modo unilaterale. Ve-
rosimilmente, quindi, il paese , adeguatamente compensato del sacriicio atto,
opporrebbe minore resistenza alla localizzazione della discarica nel suo territorio, e
la pubblica amministrazione, o, meglio, il presidente della proincia , otterrebbe
un doppio risultato: la realizzazione dell`interento e un ridimensionamento note-
ole del rischio di sanzione elettorale da parte dei cittadini del comune .

La costituzione di un`arena deliberatia, quindi, consente di superare in modo ei-
cace il problema dei poteri di eto che le comunita locali ,o addirittura micro-locali,
sono in grado di esercitare contro progetti di interesse generale che percepiscono
come una minaccia per i propri interessi o la propria identita ,Bobbio 2002b, 10,.
Inine, a considerato che il metodo deliberatio rappresenta una procedura ammi-
nistratia consensuale al pari di molte altre. Inatti, nell`utilizzo delle arene delibera-
tie - in modo non dissimile, ad esempio, dalle conerenze di serizio - ritroiamo
tutti i antaggi del face to face e delle relazioni multilaterali rispetto a quelle bilaterali.
In primo luogo, i antaggi di non doer ripartire da zero ogni qualolta iene oppo-
sto un eto, anche parziale, al progetto, e di conoscere subito le posizioni degli at-
tori implicati nel progetto, cosicch e possibile ormulare l`interento aendo co-
scienza, in dall`inizio, delle linee di maggiore opposizione e di quelle piu praticabili.
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
29
Come risulta eidente, e probabile che la pubblica amministrazione opti per una
decisione inclusia non tanto in considerazione del atto che essa e piu democrati-
ca, n perch ritiene che la partecipazione possa migliorare la qualita degli inter-
enti, bensi perch giudica questa l`unica modalita di decisione praticabile, o quan-
to meno la piu coneniente a liello di costi e tale da comportare rischi minori
di perdita di consenso. Il rischio maggiore, in ogni caso, non e in s l`utilizzo stru-
mentale del metodo deliberatio, che potrebbe perettamente essere in linea con
un imperatio di eicacia e di eicienza della pubblica amministrazione, quanto
piuttosto il atto che l`inclusiita potrebbe rappresentare una prassi coneniente,
non per responsabilizzare i cittadini, bensi per ridimensionare e celare la responsa-
bilita delle istituzioni e dei politici.



8. CONCLUSIONI: ALCUNL RIILLSSIONI CRITICHL

La democrazia deliberatia, come abbiamo isto, nasce come risposta ai limiti e ai
allimenti della democrazia rappresentatia, proponendosi di riempire di sostanza
una democrazia che appare ormai solo ormale, ossia - in un motto - di ripoliti-
cizzare la politica. 1uttaia, salutarla come l`aento di una nuoa` orma di de-
mocrazia costituirebbe un grae errore: inatti, la democrazia deliberatia in nessun
caso e in grado di sostituirsi alla democrazia rappresentatia, che proceduralmente
e democrazia elettorale, semmai potrebbe costituirne un complemento. Non e
pensabile, inatti, che la democrazia possa are a meno di quel meccanismo on-
damentale che la rende realmente responsabile` e che, assicurando che i goernan-
ti attiamente rispondano ai goernati, costituisce un cardine imprescindibile della
legittimita democratica: le elezioni.

A questo punto, pero, e necessario cercare di identiicare qual e l`ambito precipuo
di applicazione della democrazia deliberatia all`interno della democrazia rappre-
sentatia, e per arlo occorre innanzitutto chiarire in che rapporto stanno i concet-
ti, ma ancor piu le procedure, di partecipazione`, deliberazione` e negoziazione`.

Partiamo da un dato di atto: si negozia e si delibera in un contesto necessariamen-
te vrae, o meglio, in termini meno retorici e piu neutri, in un contesto multi-
attoriale che puo essere interamente istituzionale ,si pensi ad esempio al parla-
mento o a un`amministrazione locale,, non istituzionale ,come un`associazione di
olontariato o un consiglio di amministrazione aziendale, o misto.

La partecipazione di oic, da ita a un contesto misto: inatti, al di la del suo signi-
icato psicologico - rappresentato dal prendere attiamente parte a un processo, in
quanto si e membri, o ci si sente membri, di un gruppo o di una comunita ,Pelliz-
zoni 2005b, -, essa oggettiamente si concretizza nell`apertura di processi decisio-
nali istituzionali anche a soggetti extra-istituzionali. In questo senso, la partecipa-
zione rappresenta sia la risposta a una crescente domanda di inclusione da parte
!PP ,0
30
della societa ciile, sia il riconoscimento - da parte degli stessi protagonisti della
democrazia rappresentatia schumpeteriana, gli eletti e la pubblica amministrazio-
ne - dell`inadeguatezza e dei limiti del solo paradigma elettorale.

Per i oic, vaer. optare per un contesto di oic, partecipato signiica, innanzitutto,
internalizzare - almeno in parte - i costi esterni delle decisioni politiche, condii-
dendone la responsabilita con gli stessi destinatari, in altre parole, signiica ristrut-
turare il rapporto principale-agente. L`elemento cardine che guida questa scelta
e rappresentato dal calcolo del consenso e della legittimita: la partecipazione do-
rebbe assicurare un .vrv. di entrambi e allontanare lo spettro di una aebce elet-
torale. Proprio questo elemento di conenienza dei oic, vaer. costituira il princi-
pale criterio per indiiduare gli ambiti di applicabilita della deliberazione.

Come gia detto, in un contesto partecipato si possono siluppare dinamiche sia
deliberatie che negoziali. Sotto questo proilo, la partecipazione rappresenta una
sorta di contenitore all`interno del quale ritroiamo processi negoziali e processi
deliberatii. Nei processi reali la negoziazione assume dierse orme e puo esse-
re piu o meno strutturata e piu o meno di ertice: si a dal neocorporatiismo,
nella sua orma piu classica, alla concertazione, ino al arti.av vvtva aa;v.tvevt
a a Lindblom ,1965,.

La deinizione di partecipazione come inclusione di soggetti extra-istituzionali
mette in luce un elemento analitico importante: sebbene partecipazione e neo-
corporatiismo siano usualmente considerati modelli reciprocamente estranei, in
quanto aerenti a due diersi paradigmi democratici, non i e dubbio alcuno che il
neocorporatiismo rappresenta la prima strategia partecipatia in senso proprio,
poich nel processo decisionale sono inclusi attori non strettamente istituzionali,
quali i sindacati e le associazioni dei datori di laoro, intesi come grandi .taeboaer..
In questo senso il neocorporatiismo costituisce, anche in una prospettia storica
delle relazioni industriali, il punto dal quale ha preso le mosse, dierenziandosene
nettamente, quella che attualmente iene chiamata .taeboaer aevocrac, ,lreeman
1984, 1urnbull 1994, Matten e Crane 2005,, che tanta parte ha nella retorica parte-
cipatia-deliberatia.

L`aspetto che in ogni caso e ondamentale sottolineare e che, dopo il mercato del
oto`, e la negoziazione la principale modalita di autoregolazione della politica,
soprattutto qualora la si intenda come incrementalismo sconnesso
21
, che - non a
caso - rappresenta, per Lindblom ,1965,, l`intelligenza della democrazia.


21
Il modello decisionale dell`incrementalismo sconnesso e stato elaborato da Lindblom, durante
la prima meta degli anni Sessanta, in contrapposizione al poco realistico modello di razionalita assoluta,
che e alla base dell`economia classica e dei modelli di organizzazione ispirati a \eber e a 1aylor. Secondo
Lindblom i processi decisionali e di produzione di politiche pubbliche non procedono secondo un meto-
do sinottico, ma per tentatii, attraerso accordi e scambi, crescendo su decisioni gia prese, reisio-
nandole e modiicandole. Le scelte, quindi, sono eettuate al margine e l`esito dei processi decisionali non
dipende da nessuna razionalita ,sinottica o limitata,, ma da rapporti di orza, da relazioni di scambio, da
processi di apprendimento. Nei processi di oic, reali, pertanto, gli obiettii, anzich essere determinati
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
31
Come ci insegna la teoria economica, pero, i meccanismi di scambio e di autorego-
lazione, ossia di mercato, sono soggetti a allimenti. Se la partecipazione rappre-
senta la risposta ai allimenti della democrazia elettorale e del suo mercato`, la de-
liberazione rappresenta una possibile risposta ai allimenti della negoziazione quale
meccanismo di autoregolazione della politica. Guardando al calcolo del consenso e
della legittimita, ai oic, vaer. coniene ricorrere alla deliberazione quando si tro-
ano di ronte a un allimento accertato ed eidente della negoziazione, ossia
quando questa modalita non ha prodotto un compromesso sostenibile a liello di
consenso. Inatti, usare la deliberazione come etreva ratio mette i oic, vaer., in
caso di allimento del processo, al riparo da un crollo di legittimita potenzialmente
disastroso, quale certamente sarebbe quello cui andrebbero incontro se ricorresse-
ro alla deliberazione in prima battuta, senza esperire preentiamente una risolu-
zione negoziale
22
. La deliberazione, con le sue promesse di maggior eicacia, tra-
sparenza ed equita, crea delle aspettatie molto eleate nei cittadini, che, se deluse,
rappresentano una oce di bilancio negatia diicilmente recuperabile nella conta-
bilita del consenso. Inoltre, la costituzione di un assetto deliberatio comporta uno
sorzo particolarmente oneroso in termini di tempi, di risorse impegnate e di com-
petenze che, in quanto tale, appare giustiicabile solo di ronte all`esaurirsi di tutte
le opzioni alternatie.

In particolare, il passaggio da un assetto negoziale a un assetto deliberatio impone
di eettuare una serie di complesse operazioni olte a realizzare tutte le condizioni
richieste dal modello deliberatio, che - come abbiamo isto - e altamente esigen-
te. Per allargare la posta in gioco`, bisogna innanzitutto operare sulla deinizione
del problema di partenza, eidenziandone e accentuandone la dimensione polie-
drica, ossia la numerosita e l`interdipendenza di tutte le componenti. L necessario,
inoltre, mettere il problema in relazione con altri problemi, eentualmente trattati
su altri taoli decisionali e non considerati ino a quel momento da parte dell`are-
na. 1utti questi accorgimenti relatii alla deinizione dell`i..ve e, successiamente,
al suo trattamento serono a rendere piu diicile una presa di posizione netta, pro
o contro, da parte dei partecipanti che inibirebbe di atto la conergenza su una
soluzione condiisa.

In secondo luogo, bisognerebbe agire sui partecipanti stessi: un`arena deliberatia e
tale solo se e policentrica, e dunque se si ossera una suiciente dispersione di in-
teressi e poteri. In considerazione di cio, e assolutamente deleterio che i parteci-
panti siano altamente ideologizzati e connotati da orti appartenenze identitarie
contrapposte: essi deono, piuttosto, essere simili a semplici detentori di opinioni,

a riori e indipendentemente dai mezzi, engono adattati ai mezzi di cui si dispone e la soluzione cui si
periene e la risultante di un compromesso tra attori partigiani`, in quanto portatori di interessi diersi e
spesso conliggenti.

22
Sotto questo aspetto, ben dierso e il allimento di un processo deliberatio quando alla delibera-
zione eettiamente si periene a seguito di uno stallo decisionale ascriibile alla negoziazione: in questo
caso, inatti, con ogni probabilita il allimento erra imputato non al metodo - che peraltro godra per
deinizione dello .tatv. di ultimo tentatio sperimentale -, ma alla natura stessa del problema, che sara
deinitiamente etichettato come intrattabile`.
!PP ,0
32
come quegli i..ve roter. che parte della letteratura ratiova ritiene elettori piu razionali
rispetto agli elettori identiicati` e di appartenenza` ,Downs 195, Dais, Iinich e
Ordeshook 190,.

Lo spacchettamento` e la ricomposizione contestuale` dell`i..ve e la presenza di
partecipanti non ortemente ideologizzati costituiscono attori imprescindibili per
la realizzazione di un contesto consono alla deliberazione: un contesto caratteriz-
zato da sospensione del giudizio`, che, nelle parole di Bobbio ,2006,, preede
attori con preerenze consapeoli ma deboli, e che e in grado di produrre una
larga conergenza su una soluzione condiisa.

Un elemento che ale la pena rimarcare e costituito dal atto che un contesto di
questo genere e incompatibile con questioni percepite come redistributie e che
spaccano la compagine dei partecipanti in blocchi coalizionali antagonisti stabili.
Inatti, la scommessa della democrazia deliberatia, ma anche il suo requisito di
applicazione, e trasormare non solo le politiche, ma la Politica, in un gioco a
somma positia, ossia in giochi essenzialmente distributii la cui soluzione prei-
gura un guadagno` per tutti. Le dinamiche distributie, pero, possono dare ita a
meccanismi di scambio sostantiamente diersi e opposti: una possibilita e certo
rappresentata dal modello di scambio di ragioni` ,deliberazione,, ma l`altra, ben
piu requente, e senz`altro costituita dal modello piu classico di scambio di risor-
se`, la negoziazione.

Si e detto che la deliberazione per i oic, vaer. puo rappresentare un`opzione a-
lida a ronte del allimento dichiarato della negoziazione, e bene considerare, pero,
che la partecipazione di per s ,non necessariamente orientata alla deliberazione,
costituisce un potente strumento per ristrutturare i rapporti di minoranza e mag-
gioranza tra i decisori, ossia per riaprire i giochi negoziali, dando ita a una rinno-
ata capacita risolutia della negoziazione stessa.

In considerazione di quanto messo in luce inora, dorebbero risultare chiari i mo-
tii per i quali la deliberazione costituisce un`opzione al contempo rischiosa e one-
rosa per i oic, vaer. e, in deinitia, coneniente solo quando sono risultati al-
limentari tutti i tentatii negoziali: rischiosa perch la deliberazione, se allisce,
anzich portare un .vrv. di legittimita puo accrescere il ga tra goernanti e go-
ernati e trasormarsi in un capitale di delegittimazione e di diidenza, quanto
meno rispetto alla tecnica deliberatia stessa, onerosa perch la costituzione di un
aeiberatire .ettivg adeguato e estremamente complessa e costosa in termini di risorse
e competenze. Rispetto a quest`ultimo punto e essenziale tenere nel debito conto
che non tutto il .ettivg deliberatio e endogeno e dunque modiicabile: una cosa,
per quanto diicile, e agire sulla deinizione del problema di partenza cercando di
allargare la posta in gioco`, tutt`altra cosa e incidere sulle identita e sulle apparte-
nenze di coloro che siedono nell`arena.

Anche lasciando da parte la questione della scarniicazione dei deliberanti`, che
rappresenta un graissimo paradosso, prima di tutto etico, della democrazia delibe-
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
33
ratia, il punto e che la politica in generale e le politiche pubbliche in particolare
non si solgono nel uoto e che gli attori rileanti da includere sono sicuramente,
almeno in parte, gia dati a riori.

Un altro aspetto che senz`altro ale la pena considerare e che la democrazia deli-
beratia, in irtu della sua supposta superiorita cognitia, iene spesso indicata
come metodo elettio per arontare questioni estremamente controerse e con-
notate da un eleatissimo liello di incertezza anche tecnica e scientiica. Qui e
essenziale mettere in luce come tale superiorita cognitia` sia ascriibile non solo,
e non tanto, al metodo della deliberazione di per s ,ossia all`argomentare intor-
no al bene comune,, ma al contesto multi-attoriale e face to face che consente
l`emersione di nuoi punti di ista, competenze e vorbor, essenziali per pere-
nire a soluzioni piu innoatie, eicaci ed eicienti. La realizzazione di un conte-
sto multi-attoriale ,cui peraltro si puo perenire non solo attraerso la partecipa-
zione, ossia l`inclusione di soggetti extra-istituzionali, ma anche - ad esempio -
attraerso l`istituzione di conerenze di serizio o taoli istituzionali di conronto,
e l`immissione di inormazione qualiicata dall`esterno, inero, non costituiscono
una prerogatia esclusia della democrazia deliberatia, seppure ne rappresen-
tano due aspetti ondanti. In particolare, e uoriante ritenere che quella che po-
tremmo deinire democrazia inormatia` - o, meglio ancora, democrazia inor-
mante`, perch e in grado di dare orma e consistenza alle opinioni e alle pree-
renze, rendendole consapeoli - si esaurisca nella sola democrazia deliberatia.
Inatti, non i e dubbio alcuno che una iniezione` di inormazione corretta ,ed e
proprio questa la sida della democrazia inormante, migliora la erforvavce - e tal-
olta risulta essenziale - anche nel mercato della politica rappresentatia, inteso
tanto come mercato elettorale quanto come meccanismo di autoregolazione ne-
goziale.

Concludendo la rilessione sull`ambito di applicazione della democrazia delibera-
tia, si e cercato di mettere in eidenza come la sua supposta capacita risolutia sia
in realta largamente ascriibile non tanto alla deliberazione quanto alla partecipa-
zione er .e, intesa come apertura dei processi decisionali in grado di dare ita a un
rinnoato contesto decisionale, e come in eetti la deliberazione rappresenti un
metodo risolutio che opera al margine della negoziazione e - piu precisamente -
dei suoi allimenti.

L`inclusione e la partecipazione possono si rappresentare un meccanismo in grado
di aumentare la capacita ricettia degli amministratori, ma non e realistico n pro-
duttio considerarle tutt`uno con la democrazia deliberatia e guardare a quest`ul-
tima come a una sorta di panacea in grado di porre rimedio a tutti i deicit della
democrazia rappresentatia. L molto piu proicuo riserare alla democrazia delibe-
ratia lo stesso trattamento che e stato riserato - e iene riserato tuttora - alla
democrazia rappresentatia, ossia eidenziarne i rischi, i paradossi e le criticita:
in sintesi, metterla aa rora per capire se unziona, come unziona e - semmai -
come migliorarla.
!PP ,0
34
Va riconosciuto che la democrazia deliberatia rappresenta una sida aperta: inatti,
al di la delle aporie e dei paradossi, essa e ancora in corso di inenzione e di speri-
mentazione. Quanto ai politici, non possono sottrarsi al conronto, poich e il loro
stesso ruolo a essere messo in discussione. L necessario riconoscere, inatti, che le
arene deliberatie, in un`ottica di gorervavce, occupano uno spazio che tradizional-
mente e di esclusia competenza della politica - intesa come gorervvevt -, cioe oc-
cupano lo spazio e le competenze proprie dei politici. Spetterebbe inatti ai politici
assumersi la responsabilita diretta delle decisioni che riguardano la collettiita e in-
terpretare gli interessi dei cittadini coinolti ,Bobbio 2000b, 135,. L`arena delibera-
tia, inece, rimette la alutazione degli interessi della collettiita e la decisione al
conronto diretto tra gli .taeboaer., in certo modo estromettendo dal processo gli
attori politici e le logiche partitiche e amministratie di cui sono portatori.

In un contesto di oic, plurale`, la possibilita dei politici di continuare a essere
eaaer e regi.ti passa attraerso un proondo ripensamento della politica, che non
puo prescindere dalla prassi e che dee trasormarsi - in senso proprio - in un oi
teveiv ,1ucidide, itaffio, II, 46, 1, Platone, eggi, X, 889 e ss.,: essi inatti non solo
deono, a tutti gli eetti, dienire refeire ractitiover. ,Schon 1983,, ma debbono
goernare essendo cittadini con gli altri`. Ai goernanti eletti, dunque, non resta
che trasormarsi da aeci.iov vaer. sorani in vetagorervor., ossia in attori capaci di
gestire e orientare i processi politici attraerso complessi intrecci di reti di gorervavce
,Sorensen 2006a, 2006b,, pena la messa a repentaglio della democrazia rappresen-
tatia in quanto tale.

La sida della democrazia deliberatia risultera cosi tanto piu econda quanto piu la
democrazia rappresentatia sapra raccoglierla, acendone occasione e stimolo per
raorzarsi e reinentarsi.
avra Cataai Prove..e e iviti aea aevocraia aeiberatira
35
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