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Deformabilità del solaio e calcolo del relativo spessore Pagina 1 di 5

DEFORMABILITÀ DEL SOLAIO


E CALCOLO DEL RELATIVO SPESSORE
Vincenzo Bacco

Il D.M. 14/01/2008 (con il precedente del 2005), nel tentativo di assumere una caratterizzazione di tipo
prestazionale, ha tralasciato, in molti casi, di specificare gli aspetti più puntuali della progettazione dando al
progettista la facoltà di scegliere gli opportuni valori di riferimento (valori limite o minimi).
Tra gli aspetti per i quali non vi è più alcun riferimento esplicito, c'è la quantificazione della deformabilità
massima consentita per un solaio.

L'art. 4.1.2.2.2 della norma (verifica di deformabilità), di carattere generale, infatti, indica semplicemente che
"...i limiti di deformabilità devono essere congruenti con le prestazioni richieste alla struttura anche in relazione
alla destinazione d'uso, con riferimento alle esigenze statiche, funzionali ed estetiche. Per quanto riguarda i
valori limite, essi dovranno essere commisurati a specifiche esigenze e potranno essere dedotti da
documentazione tecnica di comprovata validità".

L'art. 4.1.9.1, specifico per i solai misti di c.a. e c.a.p. e blocchi forati in laterizio, si limita ad indicare che i
blocchi di laterizio, sia "collaboranti" che "non collaboranti", hanno la funzione di alleggerimento e di aumento
della rigidezza flessionale del solaio e che i blocchi collaboranti, poi, partecipano alla resistenza in modo
solidale con gli altri materiali.

Quest'apparente assenza di riferimenti, rispetto alla precedente normativa (che indicava, come primo
approccio, il valore minimo del rapporto s/L), si ripercuote sulla possibilità, per il progettista, di effettuare un
rapido "predimensionamento" dello spessore della struttura, senza perdere d'occhio gli effetti della
deformabilità in corrispondenza dei vari stati limiti da considerare.

Per i solai misti in c.a. e c.a.p. e blocchi di alleggerimento in laterizio, un documento tecnico di "comprovata
validità" può essere costituito proprio dal cap. 7 del D.M. 09/01/96 (tutt'ora in vigore). È fuori discussione,
infatti, il ruolo positivo che esso ha avuto negli ultimi anni nella progettazione dei solai in latero-cemento.

Le prescrizioni indicate in tale capitolo, sul rapporto tra la "luce di calcolo" e "spessore", possono continuare a
rappresentare, infatti, un criterio (seppure indiretto) di controllo della deformabilità, utile al
predimensionamento della struttura.

L'articolo 7.1.4.2 di tale Decreto, inoltre, dispone che:

l in nessun caso lo spessore del solaio possa essere inferiore al limite di 12 cm;
l per i solai a portata unidirezionale sia limitato il rapporto tra la "luce di calcolo" (L) e il suo spessore (s),
come appresso indicato:

L/s • 25 per solai in latero-cemento armato normale


L/s • 30 per solai in latero-cemento armato precompresso

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l tali limitazioni non sono valide per solai di semplice copertura.

Il diverso trattamento tra i solai che usano elementi resistenti in cemento armato normale e quelli che
impiegano elementi in precompresso terrebbe conto della maggiore rigidezza di questi ultimi in virtù della
precompressione del calcestruzzo.

A dare, poi, ulteriore validità "comprovata" a questi valori del rapporto luce/spessore sono state alcune prove
sperimentali su pannelli per solaio fatte eseguire dall'ANDIL presso il Politecnico di Bari (per approfondimenti,
consultare l'articolo: "Sul comportamento a flessione dei solai latero-cementizi", di V. Dipaola, G. Donatone, A.
Sollazzo, F. Trentadue su "L'Industria dei Laterizi" n. 104/2007, http://www.laterizio.it/, voce Banca Dati).
Esse, oltre ad aver dimostrato, in generale, la correttezza delle limitazioni assunte, hanno anche evidenziato
che la presenza di blocchi di laterizio, nelle zone compresse, fornisce un miglioramento della rigidezza
flessionale (minore deformabilità) rispetto ai casi con completa assenza di interposti o presenza di blocchi di
materiale leggero (polistirolo, ecc.).

Per quanto riguarda la "luce di calcolo", è il progettista che deve individuarla, in base ai vincoli, alla
deformabilità della struttura portante principale ed alle situazioni caratteristiche "in pianta" del solaio da
realizzare.
Per campate continue, ad esempio, la luce sarà senz'altro considerata pari all'interasse degli elementi
verticali; per le campate di estremità è strettamente legata al rapporto tra la rigidezza flessionale degli
elementi verticali e quella del solaio.
Normalmente, in quest'ultimo caso, si assume, per ogni lato, un incremento pari al 2% della luce netta (fig.1).

Fig. 1 - Valutazione delle "luci di calcolo".

Dei riferimenti più precisi per la valutazione di questa dimensione possono, invece, essere assunti
dall'Eurocodice 2 che, al paragrafo 5.3.2.2., definisce la "luce efficace":

Leff = Lnetta + a 1 + a2

dove:

Lnetta è la luce netta tra i fili degli appoggi;


a1 e a 2 sono due parametri che si possono ricavare dai grafici di figura 2 e si riferiscono rispettivamente ai

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due appoggi.

Fig. 2 - Individuazione dei parametri a 1 ed a 2, in relazione al tipo di appoggio, ai fini della determinazione della
"luce efficace" (t = larghezza dell'appoggio).

Nella maggior parte dei casi, anche se i supporti verticali sono molto rigidi, si deve tenere conto delle rotazioni
che si verificano nelle travi portanti (che si incrementano procedendo dalle sezioni in prossimità degli incastri
verso quelle di mezzeria) e la luce efficace di calcolo viene assunta pari all'interasse delle travi stesse.

Sempre l'Eurocodice 2, con riferimento al controllo dell'inflessione (par. 7.4.) e, quindi, allo stato limite di
deformazione, indica due metodi per la sua verifica:

l limitando i rapporti luce/altezza (secondo il punto 7.4.2);


l confrontando l'inflessione calcolata, secondo il punto 7.4.3, con un valore limite.

Il primo metodo si riferisce a situazioni normali per le quali, rispettando definiti rapporti limite luce/altezza, non

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risulta necessario determinare le loro inflessioni (poiché, queste possono essere considerate come non
eccedenti i limiti stabiliti).
Al punto 7.4.2., sono riportate, a questo proposito, delle espressioni per stabilire il rapporto luce/altezza del
solaio, in funzione di diversi parametri che tengono conto dei differenti sistemi strutturali, dei vincoli, della
resistenza del calcestruzzo e del rapporto di armatura.

L'articolo comprende anche una tabella di orientamento (prospetto 7.4N), i cui dati sono stati ricavati da uno
studio parametrico su una serie di piastre semplicemente appoggiate in assenza di compressione assiale,
applicando le dette espressioni (tab. 1).
Tabella 1 - Dal prospetto 7.4N dell'EC2. Valori di rapporto luce/altezza per situazioni comuni in riferimento al
tipo di struttura (• = rapporto tra l'area del ferro e l'area della sezione).
Sistema strutturale L/s (• • 0,5%)
Travi semplicemente appoggiate, piastre semplicemente appoggiate mono o
20
bidimensionali

Campata terminale di travi continue o piastre continue monodirezionali o piastre


26
bidirezionali continue su un lato lungo

Campata intermedia di travi o di piastre mono o bidirezionali 30

Piastre (non nervate) sorrette da pilastri senza travi (in base alla luce maggiore) 24

Mensole 8

Le indicazioni sono valide per sezioni a T, in cui i rapporti tra la larghezza dell'ala e la larghezza dell'anima
sono maggiori di 3 e per "calcestruzzo poco sollecitato", intendendosi come tale il calcestruzzo di un elemento
strutturale in cui il "rapporto di armatura •" sia inferiore a 0,5 (rapporto tra l'area del ferro e l'area della
sezione).
Per luci maggiori di m 7,00, in presenza di pareti divisorie, il valore deve essere ulteriormente moltiplicato per
il rapporto 7/L eff (Leff in metri).
I valori dati nella tabella sono da considerarsi prudenziali e il calcolo frequentemente può dimostrare che si
possono realizzare elementi di minore spessore.
Nel caso di portanza bidirezionale, poi, i limiti del rapporto devono essere considerati per la luce minore.
Si evidenzia, infine, la diversità del valore limite tra le campate terminali e le campate intermedie in continuità.
I valori di tale prospetto sono comparabili con le limitazioni del D.M. 09/01/96.

Nel caso si ritenesse necessario procedere al calcolo, il punto 7.4.3. indica la metodologia per ottenere un
valore della deformazione da confrontare con il valore limite dello stato considerato.

Il metodo esposto è stato ripreso dalla Circolare del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (in via di
emanazione) contenente le "Istruzioni per l'applicazione delle Norme Tecniche per le Costruzioni" (punto
C.4.1.2.2.2.), che riporta un'analoga tabella, nella quale viene precisato che l'aspetto e la funzionalità possano
essere pregiudicati se l'inflessione calcolata del solaio, soggetto ai carichi quasi permanenti, è maggiore di
1/250 della luce. Può essere prevista una controfreccia per compensare tutta o parte dell'inflessione, ma, in
tal caso, la monta delle casseforme verso l'alto non deve essere maggiore di 1/250 della luce.

In presenza di tramezzi, di impianti o degli stessi infissi, poi, è da considerarsi ragionevole, per carichi quasi
permanenti, dopo la costruzione degli stessi, un limite di 1/500 della luce.

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Un'utile indicazione, per i progettisti e i committenti, nella definizione delle deformazioni, può venire, infine,
dalla letteratura tecnica "tradizionale", anch'essa da ritenersi "consolidata", che consiglia le deformazioni limite
da assumersi secondo il riferimento riportato nella tabella 2:
Tabella 2 - Deformazioni limite in funzione del tipo di freccia.
TIPO DI SOLAIO TIPO DI FRECCIA FRECCIA
freccia per solo sovraccarico totale
f < 1/1.000
(accidentale + permanente)
A Solai non soggetti a carichi di tramezzature
freccia per carichi totali
f < 1/500
(accidentale + peso proprio)
per luci fino a m 4.50 f < 1/1.500
Solai soggetti a carichi di tramezzature
B (f = freccia per solo sovraccarico per luci da m 4.50 a m 6.00 f < 1/2.000
successivo alla realizzazione dei tramezzi)
per luci oltre i m 6.00 f < 1/2.500

In conclusione, prendendo come riferimento le varie possibilità descritte, il progettista può contare su di un
buon supporto decisionale.

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