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ISTITUTO DI SCIENZA E TECNICA

DELLE COSTRUZIONI

Stati limite di esercizio


Ing. Graziano Leoni
STATI LIMITE DI ESERCIZIO 3

1. Introduzione
Nello spirito del metodo degli stati limite, il progettista deve svolgere opportune verifiche di
sicurezza non solo nei confronti degli eventi eccezionali che possono condurre la struttura al
collasso totale o parziale, ma anche nei confronti delle azioni che ne caratterizzano il comune
esercizio.
Per definizione, una struttura si trova allo stato limite di esercizio quando, pur non avendo
problemi di stabilità e resistenza, non è più in grado di assolvere le funzioni per cui è stata
progettata.
Dal punto di vista formale, le verifiche vengono inquadrate secondo i seguenti punti:
− individuazione dell’esigenza del comportamento strutturale;
− definizione del livello dell’azione sotto cui l’esigenza deve essere soddisfatta;
− definizione delle proprietà resistenti dei materiali;
− individuazione di modelli che, sulla base delle azioni e delle proprietà dei materiali, siano in
grado di predire il comportamento strutturale e quindi di verificare il soddisfacimento
dell’esigenza.
Ad esempio, nel caso degli stati limite ultimi (SLU) la struttura deve essere in grado di
sopportare i carichi gravanti su di essa (esigenza). I carichi vengono definiti su basi statistiche in
modo che si abbia una probabilità di superamento molto limitata (livello di azione) così come la
resistenza della struttura viene valutata sulla base delle caratteristiche di resistenza dei materiali
definite con una probabilità molto limitata di essere minorate (proprietà resistenti dei materiali).
Opportuni modelli di calcolo permettono infine di determinare sollecitazioni e resistenze che poste
a confronto (metodi probabilistici di vario livello e metodi deterministici) permettono di verificare
la capacità portante della struttura.
Nel caso degli stati limite di esercizio (SLE) le esigenze diventano molteplici in quanto
dovrebbero coprire tutte le possibili cause che comportano il cattivo comportamento in esercizio
della struttura; tra le più importanti si hanno:
− necessità di garantire la funzionalità dell’opera (impianti macchinari, etc.);
− necessità di evitare la rottura di elementi non strutturali (pavimenti, divisori, infissi, etc.);
− necessità di garantire il comfort dell’utente (vibrazioni, etc.);
− necessità di garantire un adeguato effetto estetico;
− necessità di garantire un’adeguata durabilità della struttura.
Entrando un poco nel dettaglio, la funzionalità dell’opera, l’integrità degli elementi non
strutturali e il comfort sono legati alla deformabilità della struttura. L’effetto estetico è pure legato
alla deformabilità della struttura (necessità delle controfrecce) e, nel caso di strutture in calcestruzzo
armato, all’evidenza delle fessurazione. Infine, la durabilità della struttura è legata quasi
esclusivamente alla cura della realizzazione dell’opera che può rallentare o accelerare la naturale
deteriorazione dei materiali fortemente dipendente dall’aggressività dell’ambiente. Nel caso del
calcestruzzo armato la fessurazione gioca un ruolo importante solo in casi estremi.
Con riferimento alle strutture in cemento armato, i problemi di durabilità sono purtroppo molto
comuni in quanto il materiale, poroso per sua natura, è permeabile all’umidità che è il principale
veicolo con cui gli agenti aggressivi presenti nell’atmosfera accedono all’interno della struttura.
L’EC2 fa riferimento a ben nove classi di esposizione ambientale (Tab.1) alle quali corrispondono
indicazioni sul mix design del calcestruzzo (Tab.2) e sui minimi ricoprimenti delle armature
(Tab.3). In termini sintetici, più il calcestruzzo risulta compatto, più esso è in grado di auto-
proteggersi e di proteggere le armature. Curando la composizione e l’assortimento degli inerti,
Tab.1 – Classi di esposizione in relazione alle condizioni ambientali (EC2)
Classe di esposizione Esempi di condizioni ambientali
1 Interno di edifici per abitazione o uffici
ambiente secco
a
− interno di edifici con alto tasso di umidità (ad es. lavanderie)
2 senza gelo
− componenti esterni
ambiente umido
− componenti a contatto con terreni non aggressivi e/o acqua
b
− componenti esterni esposti al gelo
con gelo
− componenti a contatto con terreni non aggressivi e/o con acqua ed esposti al gelo
− componenti interni esposti ad alto tasso di umidità ed al gelo
3
ambiente umido con gelo componenti interni ed esterni esposti al gelo ed a elementi disgelanti
e sali disgelanti
4 a
− componenti completamente o parzialmente immersi in acqua di mare o nella zona di battigia
presenza di senza gelo
− componenti esposti ad aria satura di sale (zone costiere)
acqua
b
− componenti parzialmente immersi in acqua di mare o nella zona di battigia, ed esposti al gelo
con gelo
− componenti esposti ad aria satura di sale ed esposti al gelo

Le seguenti classi si possono verificare da sole o in combinazione con quelle indicate in precedenza
5 a
− ambiente chimicamente poco aggressivo (gas, liquido o solido)
ambiente
− atmosfera industriale aggressiva
aggressivo dal
punto di vista b
− ambiente chimico moderatamente aggressivo (gas, liquido o solido)
chimico
c
− ambiente chimicamente molto aggressivo (gas, liquido o solido)
STATI LIMITE DI ESERCIZIO 5

Tab.2 – Requisiti del conglomerato (EC2)

Requisiti Classe di esposizione


1 2a 2b 3 4a 4b 5a 5b 5c
max rapporto a/c per:
− calcestruzzo non armato / 0.70 0.55 0.50 0.55 0.50 0.55 0.50 0.45
− calcestruzzo armato normale 0.65 0.60 0.55 0.50 0.55 0.50 0.55 0.50 0.45
− calcestruzzo precompresso 0.60 0.60 0.55 0.50 0.55 0.50 0.55 0.50 0.45

contenuto minimo di cemento in


kg/m3 per
− calcestruzzo non armato 150 200 200 300 300 300 300 300 300
− calcestruzzo armato normale 260 280 280 300 300 300 300 300 300
− calcestruzzo precompresso 300 300 300 300 300 300 300 300 300

contenuto minimo d’aria nel


calcestruzzo fresco in % per una
dimensione nominale max. degli
aggregati pari a
− 32 mm / / 4 4 / 4 / / /
− 16 mm / / 5 5 / 5 / / /
− 8 mm / / 6 6 / 6 / / /
/ / Sì Sì / Sì / / /
aggregati resistenti al gelo
/ / Sì Sì Sì Sì Sì Sì Sì
calcestruzzo impermeabile
Cemento resistente
tipi di cemento per calcestruzzo
ai solfati per
non armato e armato
contenuti di solfato:
>500 mg/kg in acqua
>3000 mg/kg nel terreno

Tab.3 – Ricoprimento minimo delle armature (EC2) 1


Classi di esposizione
1 2a 2b 3 4a 4b 5a 5b 5c
Copriferro Armatura ordinaria 15 20 25 40 40 40 25 30 40
minimo (mm)
15 20 25 35 35 35 25 30 40
Armatura da 25 30 35 50 50 50 35 40 50
precompressione
20 30 35 40 40 40 35 35 45

riducendo i rapporti acqua cemento (anche grazie ad additivi fluidificanti) e, in casi particolari,
ricorrendo a materiali filler si ottengono calcestruzzi dalle ottime prestazioni. Inoltre risultano
fondamentali gli accorgimenti costruttivi presi in fase di realizzazione (getto in condizioni

1
Le seconde righe si riferiscono alle prescrizione del D.M. 9 gennaio 1996 riportate nella Sezione III della Parte I
6 G. LEONI

climatiche non avverse, stagionatura prolungata, uso di tubo getto, vibrazione, etc.) ed i dettagli
costruttivi adottati in fase di progetto finalizzati a garantire spessori di ricoprimento e di interferro
adeguati per la protezione delle barre.
Il soddisfacimento delle verifiche degli SLE, quindi, non è legato esclusivamente all’esito delle
calcolazioni ma è subordinato al progetto nella sua interezza (elaborati grafici e direzione lavori).
Nel D.M. 9 gennaio 1996, vengono definite tre sole condizioni ambientali e due gruppi di
sensibilità delle armature secondo quanto riportato nelle tabelle seguenti.

Tab.4 – Classi ambientali previste dal D.M. 9 gennaio 1996


Condizioni ambiente Descrizione Esempi
Poco aggressivo caratterizzato da umidità interno di fabbricati di abitazione e uffici
relativa non elevata o elevata
solo per brevi periodi
Moderatamente caratterizzato da elevata interno di fabbricati con alta umidità
aggressivo umidità relativa in assenza di relativa o dove vi sia il rischio di
vapori corrosivi temporanea presenza di vapori corrosivi
acqua corrente
atmosfera urbana o rurale senza grandi
condensazioni di vapori aggressivi
suoli ordinari
Molto aggressivo caratterizzato da presenza di acque pure, liquidi debolmente acidi, acque
liquidi o aeriformi salmastre o acqua con alto contenuto di
particolarmente aggressivi. ossigeno
gas corrosivi
suoli contenenti sostanze acide
atmosfera marina

Tab.5 – Classi di armatura previste dal D.M. 9 gennaio 1996


Tipo di armatura Descrizione
sensibile acciai temprati, non rinvenuti, di qualunque diametro e accia
incruditi a freddo soggetti a tensioni permanenti superiori a 390
N/mm2

poco sensibile altri tipi di armature o armature come sopra descritte se


adeguatamente protette

Concettualmente, le classi ambientali e i tipi di armatura definiti possono ritenersi un’astrazione


del concetto di azione e vanno considerate contemporaneamente alle combinazioni di progetto di
forze e distorsioni (negli SLU solo le forze e le distorsioni vengono intese come azioni).
Sempre il D.M. 09 gennaio 1996 prevede tre combinazioni di progetto delle forze esterne

combinazioni rare Fd = Gk + Pk + Q1k + ∑ ψ 0i Qik (1)


i >1

combinazioni frequenti Fd = Gk + Pk + ψ11Q1k + ∑ ψ 2i Qik (2)


i >1

combinazioni quasi permanenti Fd = Gk + Pk + ∑ ψ 2i Qik (3)


i ≥1
STATI LIMITE DI ESERCIZIO 7

Nello spirito del metodo semiprobabilistico, la misura di sicurezza viene condotta verificando
che sia
Ed ≤ Rd (4)
dove Rd è la resistenza di progetto, funzione delle proprietà dei materiali e fissata in base alle classi
ambientali ed al tipo di armature, mentre Ed è l’effetto dell’applicazione delle azioni appena
definite.
Il D.M. 9 gennaio 1996 e l’EC2 prevedono la verifica dei seguenti stati limite di esercizio:
1. stato limite di fessurazione
2. stato limite delle tensioni in esercizio
3. stato limite di deformazione
Nel seguito verranno esaminati uno ad uno gli stati limite definiti con riferimento alla Normativa
Italiana dal momento che le prescrizioni dell’EC2 si discostano solo in modo marginale da esse.

2. Stato limite di fessurazione


Come ben noto, a causa della ridotta resistenza a trazione del calcestruzzo, la fessurazione è un
fenomeno inevitabile nelle strutture in c.a. e può originarsi fin dalle primissime fasi di vita della
struttura ed evolvere variamente nel tempo.
Le fessure possono essere indotte da deformazioni imposte (Figg. 1 e 2) e dall’azione di carichi
(Fig. 2) ed hanno andamenti e dimensioni tipici a seconda della causa che le ha generate. Va detto
che i metodi di calcolo che verranno presi in considerazione successivamente sono adattabili sono
ad un limitato campo di strutture e di sollecitazioni ed in particolare agli elementi soggetti
prevalentemente a tensioni normali longitudinali. Pertanto, l’unica maniera per controllare la
fessurazione in modo efficace, consiste nel disporre armature diffuse e di piccolo diametro con
copriferri non eccessivi a costituire una gabbia bidirezionale. Nei casi di sezioni armate con barre di
forte diametro e con copriferri elevati, può essere necessario l’impiego di un’idonea armatura di
pelle. Laddove la fessurazione debba essere scongiurata a tutti i costi si deve ricorrere alla
precompressione degli elementi.
Il D.M. 9 gennaio 1996 definisce tre diversi stati limite di fessurazione che, in ordine decrescente
di severità, sono lo stato limite di decompressione, lo stato limite di formazione delle fessure e lo
stato limite di apertura delle fessure e vanno scelti a seconda delle condizioni ambientali e della
sensibilità delle armature in accordo al seguente prospetto.

Tab.6 – Prospetto 7-1 del D.M. 9 gennaio 1996


Armatura
Condizioni Combinazione di
ambientali azioni Sensibile Poco sensibile
Stato limite wk Stato limite wk
frequente ap. fessure ≤ w2 ap. fessure ≤ w3
Poco aggressivo
quasi permanente decomp. o ap. ≤ w1 ap. fessure ≤ w2
fessure
frequente ap. fessure ≤ w1 ap. fessure ≤ w2
Moderatamente
aggressivo quasi permanente decompres. - ap. fessure ≤ w1
ap. fessure e
Molto aggressivo rara ≤ w1 ap. fessure ≤ w2
formaz.
fessure
frequente decomp. - ap. fessure ≤ w1
8 G. LEONI

tipo e/o causa posizione usuale tempo di apparizione


sudorazione A sopra le armature
(bleeding) B sesta delle colonne 10 minuti ÷ 3 ore
C cambio sezione
ritiro plastico D sulle diagonali
(evaporazione rapida) E casuali 30 minuti ÷ 6 ore
F sopra le armature
contrazioni termiche G pareti spesse 1 giorno ÷ 3 mesi
(calore di idratazione) H solette spesse
ritiro eccessivo I elementi spessi con giunti mesi e settimane
in sufficienti
irregolarità J calcestruzzo a vista 1 ÷ 7 giorni
(casseforme impermeabili) K solette talvolta molto più tardi
corrosione delle armature L in corrispondenza > 2 anni
M delle armature
reazione alcali-inerti N parti umide > 5 anni

Fig.1 - Fessurazione intrinseca delle strutture in calcestruzzo armato


STATI LIMITE DI ESERCIZIO 9

a) microfessurazioni b) forma delle fessure


c) ritiro plastico del calcestruzzo d) calore di idratazione o ritiro
e) cedimenti differenziali f) ritiro differenziale
g) fessure per trazione h) fessure per flessione
i) fessure per taglio j) fessure per torsione
k) fessure per spalling l) fessure per bursting
m) fessure per splitting

Fig.2 - Tipi di fessure nelle strutture in calcestruzzo armato [Leonhardt (1976)]

2.1 Stato limite di decompressione


Lo stato limite di decompressione consiste nel controllare che la tensione nel calcestruzzo, a causa
delle sollecitazioni di progetto prescritte, sia al più nulla in tutti i punti della sezione (o anche a
livelli predefiniti) (Fig.3a) cioè, la sezione deve essere soggetta esclusivamente a tensioni di
10 G. LEONI

compressione. È questa la condizione più restrittiva che si possa ammettere in quanto, imponendo
che lo stato tensionale sia costituito da sole compressioni, si impone anche che il calcestruzzo non
possa assolutamente fessurarsi. È anche evidente che, prescrivere la verifica di decompressione
equivale in qualche modo ad imporre la precompressione dell’elemento strutturale poiché non è
possibile equilibrare stati di flessione semplice con sole tensioni di compressione.
La verifica viene condotta considerando la sezione omogeneizzata non fessurata adottando il
coefficiente di omogeneizzazione n = 6.

Msd Msd

Nsd Nsd

σc= 0 fcfk
(a) (b)
Fig.3 - (a) Stato limite di decompressione; (b) stato limite di formazione delle fessure

2.2 Stato limite di formazione delle fessure


Lo stato limite di formazione delle fessure consiste nel controllare che la massima tensione di
trazione nel calcestruzzo risulti inferiore alla resistenza caratteristica a trazione fctk o a trazione per
flessione fcfk rispettivamente nei casi di trazione pura e flessione composta (Fig.3b). Il calcolo della
tensione viene condotto, come nel caso precedente, considerando le caratteristiche geometriche
della sezione omogeneizzata non fessurata.
Le resistenze caratteristiche di rottura a trazione si ottengono dalle formule

f ctk = 0.7 f ctm (5)

f cfk = 0.7 f cfm (6)

dove
2
f ctm = 0.27 3 Rck e f cfm = 1.2 f ctm (7,8)

2.3 Stato limite di apertura delle fessure


Lo stato limite di apertura delle fessure consiste nel verificare che l’ampiezza caratteristica delle
fessure che si formano nell’elemento in calcestruzzo armato si mantengono al di sotto dei limiti
previsti dalla normativa

w1 = 0.1 mm w2 = 0.2 mm w3 = 0.4 mm (9, 10, 11)

Detti limiti possono essere aumentati fino a 1.5 volte, proporzionalmente al rapporto tra il copriferro
effettivo ed il copriferro minimo previsto dalle norme di esecuzione.
Come già accennato, è possibile stimare analiticamente l’ampiezza delle fessure in un elemento
in calcestruzzo armato solo in alcuni casi ed in particolare con riferimento agli elementi soggetti a
stati di tensione normale (quindi presso o tenso-inflessi). Le formule suggerite nella Circ. Min. 15
ottobre 1996 sono basate sul modello del tirante equivalente; per una migliore comprensione del
metodo, nel seguente paragrafo si riporta la formulazione del problema del tirante in c.a. fessurato.
STATI LIMITE DI ESERCIZIO 11

2.3.1 Un caso studio: il tirante semplice


Si consideri un elemento in c.a. armato con una sola barra di acciaio di diametro φ (Fig. 4a). Si
supponga di applicare due forze di intensità N alle estremità della barra di acciaio in modo da
indurre una sollecitazione di trazione nell’elemento. Ne risulteranno qualitativamente i diagrammi
di tensione riportati in figura 4a. A parte le zone di estremità di lunghezza λ, in cui la forza si
trasmette per interazione dalla barra di acciaio al calcestruzzo circostante, le tensioni sulla barra e
sul calcestruzzo sono costanti. Incrementando gradualmente N la tensione di trazione sul
calcestruzzo raggiungerà il limite di rottura in un punto generico compreso nel tratto a tensione
costante.

Fig.4 - (a) elemento non fessurato; (b) formazione della prima fessura; (c) stato di fessurazione
stabilizzato nel tratto centrale.
12 G. LEONI

Fig.5 - Stato tensionale semplificato ottenuto con l’ipotesi di interazione uniforme tra barra e
calcestruzzo

Improvvisamente, dato il comportamento fragile del materiale, si formerà una fessura passante e
il tirante si dividerà in due elementi analoghi all’originale (Fig. 4b). Aumentando ancora N, la
tensione nel calcestruzzo raggiungerà gradualmente il limite di rottura in altre sezioni, si
formeranno così nuove fessure finché la distanza tra due qualsiasi fessure consecutive è tale che le
tensioni di interazione τb non sono più in grado di indurre una tensione sul calcestruzzo pari alla
resistenza a trazione dello stesso (fessurazione stabilizzata) (Fig. 4c). La situazione che si presenta a
questo punto è quella di un elemento con fessure che al massimo saranno distanziate tra di loro
della quantità 2λ ed al minimo della quantità λ. Incrementando ulteriormente la trazione N non si
formeranno altre fessure ma tenderanno ad allargarsi quelle già esistenti.
Se ci si pone nell’ipotesi semplificativa che la distribuzione delle tensioni τb sia uniforme è
possibile determinare la distanza minima λ tra due fessure imponendo semplicemente la condizione
di equilibrio limite (Fig. 5)

τ b φ π λ = Ac f ct (12)
dalla quale risulta
Ac f ct Ac f ctφ f φ
λ= = = ct (13)
τ bπ φ 4τ b As 4τ b ρ r
La determinazione dell’ampiezza della fessura può calcolarsi a questo punto dalla differenza tra
l’allungamento della barra di acciaio e quella del calcestruzzo integro contenuto tra due fessure
consecutive sotto l’ipotesi di comportamento elastico lineare dei due materiali. L’allungamento del
calcestruzzo è però modesto e trascurabile rispetto a quello dell’acciaio per cui si può asserire che
l’ampiezza della fessura sarà data dalla relazione

l
w = ∫ σ s ( z) / E s dz (14)
0
STATI LIMITE DI ESERCIZIO 13

dove l è la generica distanza tra due fessure. L’ampiezza massima delle fessure si otterrà quando
l = 2λ. Coerentemente con l’ipotesi di tensione τb costante, la tensione nella barra di acciaio varierà
linearmente tra i limiti (Fig. 5)

σ s ,min = N / As σ s ,max = ( N − f ct Ac ) / As (15)


per cui
2λ N  f ct Ac 
wmax = ∫ σ s ( z ) / E s dz = 2λ ε sm = 2λ 1 −  (16)
0 E s As  2N 

che, con alcuni passaggi e ricordando l’espressione di λ, può porsi nella forma

φf ct σ s  f A 
wmax = 1 − ct c  (17)
2τb ρ r E s  2σ s As 

dalla quale si evince che, a parità di armatura, l’ampiezza delle fessure cresce con il diametro delle
barre e con la tensione σs mentre si riduce all’aumentare di As e τb. Il termine

σs  f A 
ε sm =  1 − ct c  (18)
Es  2σ s As 

è la deformazione media della barra o anche la densità delle fessure nell’elemento (larghezza
cumulativa di fessure che si sviluppano in un elemento di lunghezza unitaria). In essa è evidente un
contributo irrigidente del calcestruzzo teso non fessurato che avvolge la barra (tension stiffening) il
quale riduce la deformabilità effettiva delle armature che ricadono nelle zone tese degli elementi in
calcestruzzo armato (Fig.6).

σs
fct Ac
2Es As
fct Es/ Ec
Ac
arctg(Es+ Ec )
As
arctg Es
εs
Fig.6 Contributo irrigidente dal calcestruzzo teso

2.3.2 Prescrizioni normative


Come già detto le formule proposte dalla Normativa Italiana sono simili a quelle viste nel caso
semplice del tirante. Sotto l’ipotesi che ciascuna barra di armatura influenzi una porzione di
conglomerato estesa per un raggio di 7 volte il diametro della barra stessa (area efficace), la
valutazione dell’ampiezza delle fessure viene svolta considerando opportuni tiranti equivalenti. Il
metodo proposto vale per elementi soggetti a stati di tensione normale derivanti dalle sollecitazioni
di flessione, di trazione e dagli stati di sollecitazione composta.
L’ampiezza di calcolo delle fessure può ottenersi dalla
14 G. LEONI

wk = 1.7srm ε sm (19)

dove srm è la distanza media tra le fessure ed εsm è la deformazione media della barra in acciaio che
tiene conto degli effetti del tension stiffening.
La deformazione media delle armature εsm può essere calcolata con l’espressione

σs   σ sr  
2
σ
ε sm = 1 − β1β 2    ≥ 0.4 s (20)
Es 
  σ s   Es

dove
σs è la tensione nell’armatura tesa calcolata nella sezione fessurata
σsr è la tensione nell’armatura tesa calcolata nella sezione fessurata sotto la condizione di carico
che induce la prima fessura (sollecitazione di fessurazione)
β1 coefficiente che vale 1.0 per barre ad aderenza migliorata e 0.5 per barre lisce
β2 coefficiente che vale 1.0 per un singolo carico di breve durata e 0.5 per un carico di lunga
durata o per molti cicli di carico ripetuti.
In figura 7 è riportato il diagramma σ-εsm in cui è evidente un tension stiffening iperbolico,
diverso dal contributo determinato precedentemente ed evidenziato in figura 6, che tende ad
annullarsi per elevati valori di tensione. Tale legame è, in effetti, più aderente al comportamento
reale del tirante in quanto le tensioni di interfaccia tra le barre ed il calcestruzzo tendono a ridursi
man mano che la fessurazione progredisce.

Fig.7 Legame tensione deformazione per barre avvolte da calcestruzzo fessurato

Per la valutazione della distanza media tra le fessure srm (in mm) la normativa fornisce
l’espressione
 s  φ
srm = 2 c +  +k 2 k3 (21)
 10  ρr
dove
STATI LIMITE DI ESERCIZIO 15

Flessione zone di
bordo lastra

Flessione tratto
inferiore anima di
trave

Trazione eccentrica
travi

Trazione uniforme
travi, solette

Trazione uniforme
elementi di forte
spessore

Fig. 8 Aree efficaci dei tiranti equivalenti

φ è il diametro delle barre in mm


c è il ricoprimento delle barre di armatura in mm
s è la distanza relativa tra le barre con la limitazione a 14φ
k2 coefficiente che vale 0.4 per barre ad aderenza migliorata e 0.8 per barre lisce
k3 coefficiente che tiene conto della forma del diagramma delle tensioni prima della fessurazione
e vale 0.125 per flessione e 0.25 per trazione pura. In caso di trazione eccentrica o in singole
parti di sezione
σ + σ2
k 3 = 0.25 1 (22)
2σ1

dove σ1 e σ2 sono rispettivamente le tensioni di trazione più grande e la più piccola agli
estremi della sezione considerata calcolate per sezione non fessurata. Tale relazione, per
l’ipotesi di mantenimento della sezione piana, è equivalente alla
16 G. LEONI

y1 + y 2
k 3 = 0.25 (23)
2 y1

dove y1 e y2 sono le distanze delle fibre cui si riferiscono le tensioni σ1 e σ2 dall’asse


baricentrico della sezione resistente non fessurata.
ρr è il rapporto di armatura efficace As/Ac,eff dove As è l’area dell’armatura contenuta nell’area
tesa efficace Ac,eff . L’area di trazione efficace è l’area di calcestruzzo che circonda le armature
tese per un raggio di 7φ. Nei casi più ricorrenti può essere determinata secondo lo schema di
figura 8.

Si noti che i metodi descritti permettono di calcolare l’ampiezza delle fessure all’interno
dell’area efficace. Al di fuori di tale zona possono quindi verificarsi fessure più ampie ed
incontrollate. Da qui la necessità di diffondere opportunamente le armature.

3. Stato limite delle tensioni in esercizio


Le verifica dei livelli delle tensioni in esercizio per il calcestruzzo e per le armature ha una duplice
finalità. La prima è quella di assicurare, sotto livelli di carico normali, il comportamento in campo
lineare della struttura. Ciò è fondamentale in quanto, per stati di tensione superiori a circa il 40%
della resistenza caratteristica di compressione (fck), il calcestruzzo manifesta un comportamento
viscoso non lineare e perderebbe valore l’ipotesi di viscosità lineare sulla quale è basato il metodo n
e sulla quale sono tarati i rapporti dimensionali per le verifiche di deformabilità. Dal lato acciaio, il
superamento del livello di snervamento indurrebbe deformazioni irreversibili delle barre;
conseguentemente, la rimozione dei carichi non porterebbe al completo recupero della deformazioni
e le fessure apertesi nel calcestruzzo rimarrebbero di ampiezza consistente.
La seconda finalità è quella di limitare la propagazione della microfessurazioni nel calcestruzzo
compresso che avviene per stati tensionali compresi tra il 40% e lo 85% della resistenza
caratteristica fck. Il mancato soddisfacimento di questa condizione comporterebbe un
invecchiamento prematuro dell’elemento strutturale e quindi una riduzione della durabilità della
struttura.
Nel caso del cemento armato precompresso le limitazioni delle tensioni possono riguardare il
calcestruzzo anche in trazione. Tali limitazioni, ove non si richieda la verifica della
decompressione, sono accompagnate da prescrizioni in termini di armatura ordinaria minima alla
quale viene affidato il compito di assorbire le trazioni rilasciate dal calcestruzzo in caso di
fessurazione. La verifica in questo caso è finalizzata al controllo indiretto dell’apertura delle
fessure.

3.1 Limitazione in esercizio delle tensioni nel calcestruzzo


La normativa impone, per strutture in cemento armato ordinario e precompresso, le limitazioni
riportate in tabella 4 in funzione delle condizioni ambientali e della combinazione di carico.
Per quanto riguarda il cemento armato precompresso, per ambienti poco aggressivi e
moderatamente aggressivi, sono ammesse tensioni di trazione sotto azioni rare non superiori a
0.07 fck (0.10 fckj all’atto della precompressione) a patto di disporre armatura in zona tesa in grado di
assorbire la risultante delle trazioni calcolate sulla sezione interamente reagente ad un tasso
convenzionale di 175 N/mm2 (215 N/mm2 all’atto della precompressione). Nel caso di travi con
armatura pretesa, se le armature di precompressione sono sufficientemente diffuse, sono ammesse
tensioni di trazione inferiori a 0.03 fck (0.05 fckj all’atto della precompressione) senza aggiungere
STATI LIMITE DI ESERCIZIO 17

armature ordinarie supplementari. Ove si abbiano membrature con spessore inferiore a 5 cm, i
valori definiti precedentemente devono essere ridotti del 30%.
Sempre nel caso di cemento armato precompresso, non sono ammesse tensioni di trazione nei
casi in cui:
a. la fessurazione in esercizio per azioni rare compromette la funzionalità della struttura;
b. in tutte le strutture sotto l’azione del solo carico permanente, ove il sovraccarico variabile possa
incrementare le trazioni;
c. nelle strutture site in ambiente aggressivo;
d. nelle strutture costruite per conci prefabbricati.

Tab.4 – Tensioni limite per calcestruzzo compresso

Condizioni Combinazione di azioni Tensione


ambientali limite

rara 0.60 fck


Poco aggressivo
quasi permanente 0.45 fck
alla precompressione 0.60 fckj
Moderatamente rara 0.60 fck
aggressivo quasi permanente 0.45 fck
alla precompressione 0.60 fckj
Molto aggressivo rara 0.50 fck
quasi permanente 0.40 fck
alla precompressione 0.60 fckj
fckj = resistenza caratteristica all’atto della
precompressione

Tab.5 – Tensioni limite per armature di precompressione

Tipo di armatura precompressione esercizio


fili o trecce 0.85 fp(0.2)k 0.60 fptk
post-tesa
armatura

trefoli 0.85 fp(1)k 0.60 fptk

barre 0.85 fpyk 0.60 fptk

fili o trecce 0.90 fp(0.2)k 0.60 fptk


armatura
pre-tesa

barre 0.90 fp(1)k 0.60 fptk


18 G. LEONI

3.2 Limitazione delle tensioni nell’acciaio


Per quanto riguarda le strutture in cemento armato ordinario, indipendentemente dalla condizione
ambientale, la tensione nelle barre di armatura non deve superare il valore 0.7 fyk sotto azioni rare.
Nelle strutture in cemento armato precompresso, le limitazioni delle tensioni delle armature (fili,
trecce, trefoli e barre) sono riferite sia all’atto della presollecitazione che in esercizio. I limiti
previsti nel primo caso sono più elevati dei secondi e servono a garantire il comportamento elastico
lineare della barra assicurando comunque che in esercizio, una volta scontate le cadute differite, si
abbia un elevato tasso di tensione (Tab. 5).

3.4 Metodi per il calcolo delle tensioni


Dal momento che gli stati tensionali dovranno rimanere inferiori della tensione di snervamento per
l’acciaio e inferiori al 60% della resistenza a compressione del conglomerato, è possibile eseguire il
calcolo delle tensioni sotto l’ipotesi di comportamento elastico lineare dei materiali. Oltre alle
azioni esterne, se ritenuti importanti dovranno considerarsi gli effetti delle distorsioni sia imposte
che dovute a variazioni termiche, ritiro e creep del calcestruzzo.
Dovrà considerarsi la sezione fessurata se è previsto che le tensioni possano superare la
resistenza a trazione del conglomerato. La normativa prevede che si debba adottare la geometria
della sezione fessurata nel caso in cui la massima trazione dovuta alle azioni rare superi fctm. In via
semplificata può impiegarsi il metodo n assumendo il coefficiente di omogeneizzazione
convenzionale pari a 15 grazie al quale sono considerati in via approssimata anche gli effetti della
viscosità del calcestruzzo.

4. Stato limite di deformazione


Le deformazioni di un elemento o di una struttura devono essere tali da non comprometterne la
funzionalità o l’aspetto estetico. I limiti di deformazione da imporre alla struttura possono essere
concordati con il committente in base alle particolarità dell’opera da realizzare. In linea di principio,
le deformazioni non dovranno superare quelle che possono essere sopportate senza inconvenienti
dagli elementi collegati alla struttura aventi comportamento fragile (vetrate, tramezzature,
pavimentazioni, etc.). In altri casi i limiti possono essere imposti per assicurare il corretto
funzionamento di macchinari o impianti. Seppur in via indiretta, il controllo delle deformazioni
permette anche di limitare vibrazioni fastidiose.
Il D.M. 9 gennaio 1996 non fornisce i limiti di deformabilità degli elementi strutturali.
Orientativamente, la norma ISO 4356 indica i valori massimi di deformazione validi per edifici di
uso comune (abitazione, uffici, etc.) per i quali si ritiene che frecce inferiori a 1/250 della luce,
indotte da carichi quasi permanenti, non compromettano l’aspetto e la funzionalità della struttura.
Inoltre, inflessioni non maggiori di 1/500 della luce, dovute al peso degli elementi non strutturali,
sono in genere tollerabili senza che gli stessi si danneggino.
Nelle strutture in cemento armato devono considerarsi anche le componenti di deformazione
differita del calcestruzzo quali il ritiro e la viscosità. In particolare quest’ultima entra in gioco solo
per azioni che persistono sulla struttura (azioni permanenti e quasi permanenti). Se del caso, per
travi di notevole luce, le deformazioni di lungo termine devono essere calcolate per definire le
controfrecce delle travi. Al contrario le azioni rare, in quanto tali, agiscono solo per periodi brevi ed
inducono solo effetti istantanei.
Altro aspetto fondamentale nella determinazione degli spostamenti è legato alla fessurazione del
calcestruzzo. Occorre considerare la sezione non fessurata nel caso in cui le trazioni nel
calcestruzzo non superino la resistenza a trazione. In caso contrario, si deve considerare il
comportamento in fase fessurata tenendo debitamente conto dell’effetto irrigidente del calcestruzzo
teso fra le fessure.
STATI LIMITE DI ESERCIZIO 19

Per travi con sezione rettangolare o ad esse assimilabili aventi luce non superiore a 10 m e per
piastre rettangolari, si può omettere la verifica di deformabilità purché i rapporti luce/altezza
risultino inferiori a quelli riportati in tabella 6 (nel caso delle piastre rettangolari la luce è la minore
dimensione in pianta).

Tab.6 – Rapporti di snellezza limite


Condizioni di vincolo l/h
Travi a sbalzo 7
Travi e piastre semplicemente appoggiate 20
Travi continue, piastre incastrate 26

Per elementi precompressi i rapporti possono essere aumentati del 30% attesa la minor
deformabilità in quanto la sezione in esercizio risulta completamente reagente.
Nel caso in cui gli elementi siano destinati a sopportare il carico di tramezzature, si hanno le
ulteriori limitazioni che rendono più cautelativa la verifica
l 120
travi appoggiate ≤
h l
l 150
travi continue ≤
h l

4.1 Metodo per il calcolo delle frecce delle travi


Volendo determinare l’entità della inflessioni di una trave, l’EC2 propone un metodo di calcolo
semplificato in grado di cogliere il comportamento in fase fessurata della trave. Ciò viene fatto
empiricamente stimando la curvatura effettiva della trave (1/r) con un’interpolazione (Fig. 9)
convessa delle curvature ottenute considerando la sezione completamente fessurata (1/r2) e la
sezione non fessurata (1/r1) secondo la

1 1 1
= ζ + (1 − ζ ) (24)
r r2 r1

Il coefficiente ζ è dato dalla


2
σ 
ζ = 1 − β1β 2  sr  ≥ 0.4 (25)
 σs 
i cui simboli sono stati definiti precedentemente.
Dal momento che per sezioni soggette a flessione pura si ha l’equivalenza

σ sr M sr (z )
= (26)
σs M (z )
si ottiene che
20 G. LEONI

1   M sr ( z )   M ( z )  M sr ( z )  M ( z )
2 2

1 
=  − β1β 2  
  
+ β1β 2  
 (27)
r   M ( z )   Ec I 2  M ( z )  Ec I 1

dove I1 e I2 sono rispettivamente i momenti di inerzia della sezione non fessurata e di quella
completamente fessurata, entrambe omogeneizzate a calcestruzzo. Per strutture isostatiche, per le
quali il calcolo di M(z) non è influenzato della fessurazione, la curvatura 1/r può determinarsi in
forma chiusa e quindi essere integrata numericamente.

Fig. 9 - Legame momento curvatura ottenuto per interpolazione

Riferimenti bibliografici

D.M. 9.1.1996: Norme tecniche per il calcolo, l’esecuzione ed il collaudo delle strutture in cemento
armato normale e precompresso e per le strutture metalliche, Gazzetta Ufficiale della
Repubblica Italiana n.29 del 5.2.1996.
Cir. Min. 15.10.1996: Istruzioni per l’applicazione delle “Norme tecniche per il calcolo,
l’esecuzione ed il collaudo delle strutture in cemento armato normale e precompresso e per le
strutture metalliche”.
Eurocodice 2: Design of concrete structures – Part 1-1: General rules and rules for buildings, ENV
1992-1-1, 1992
Migliacci, A., Mola, F., Progetto agli stati limite delle strutture in c.a., Masson, Milano, 1990
Radogna, E.F., Tecnica delle costruzioni - vol.2, Zanichelli, Bologna 1998
STATI LIMITE DI ESERCIZIO 21

Cosenza E. e Pecce M., Stati limite di fessurazione e di deformazione nelle strutture in cemento
armato in “Analisi limite e non lineare di strutture in calcestruzzo armato”. CISM – Collana
di ingegneria strutturale n.10 (a cura di P. Malerba), 1997
Ghali, A., Favre, R., Concrete structures: stresses and deformations, Chapman & Hall, New York,
N.Y., 1986