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Capitolo 4

TEORIA DELLE LINEE DI TRASMISSIONE


4.1 Modello circuitale a parametri concentrati per una linea di
trasmissione

La differenza principale tra la teoria dei circuiti e la teoria delle linee


di trasmissione è la dimensione elettrica. L’analisi circuitale assume che le
dimensioni fisiche di una rete sono molto più piccole della lunghezza
d’onda elettrica, mentre le linee di trasmissione possono essere una frazione
considerevole di una lunghezza d’onda o molte lunghezze d’onda in
dimensione. Una linea di trasmissione è una rete a parametri distribuiti:
tensioni e correnti possono variare in ampiezza e fase lungo la sua
lunghezza.

Come mostrato in Fig.4.1a, una linea di trasmissione è spesso


schematicamente rappresentata come una linea a due conduttori, poiché le
linee di trasmissione (per la propagazione dell’onda TEM) hanno sempre
almeno due conduttori. Il piccolo pezzo di linea di lunghezza z di Fig.4.1a
può essere rappresentato come un circuito a parametri concentrati, come
mostrato in Fig.4.1b, dove R, L, G, C, sono quantità per unità di lunghezze
definite come segue:

R = resistenza serie per unità di lunghezza, per entrambi i conduttori, in


/m
L = induttanza serie per unità di lunghezza, per entrambi i conduttori, in
/m
G = Conduttanza in derivazione per unità di lunghezza, in S/m
C = Capacità in derivazione per unità di lunghezza, in F/m.
Capitolo 4 Teoria delle linee di trasmissione

L’induttanza serie L rappresenta l’auto-induttanza totale dei due


conduttori. La capacità in derivazione C è dovuta alla stretta vicinanza dei
due conduttori. La resistenza serie R rappresenta la resistenza dovuta alla
conduttività finita dei conduttori. La conduttanza in derivazione G è dovuta
alla perdita dielettrica nel materiale tra i conduttori. R e G pertanto
rappresentano le perdite. Una lunghezza finita di una linea di trasmissione
può essere vista come una cascata di sezioni della forma in Fig.4.1b.
Dal circuito in fig.4.1b, si può scrivere la legge delle tensioni di
Kirchhoff nella forma:

( , )
𝑣(𝑧, 𝑡) − 𝑅∆𝑧 𝑖(𝑧, 𝑡) − 𝐿∆𝑧 − 𝑣(𝑧 + ∆𝑧, 𝑡) = 0 (4.1a)

e la legge delle correnti di Kirchhoff:

( ∆ , )
𝑖(𝑧, 𝑡) − 𝐺∆𝑧 𝑣(𝑧 + ∆𝑧, 𝑡) − 𝐶∆𝑧 − 𝑖(𝑧 + ∆𝑧, 𝑡) = 0
(4.1b)

Fig. 4.1: Definizioni di tensioni e correnti e circuito equivalente per una


lunghezza incrementale di linea di trasmissione. (a) definizione di tensione e
corrente. (b) circuito equivalente a parametri concentrati.

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Capitolo 4 Teoria delle linee di trasmissione

Dividendo la (4.1a) e la (4.1b) per z e facendo il limite per z → 0, si


ottengono le seguenti equazioni differenziali:

( , ) ( , )
= −𝑅𝑖(𝑧, 𝑡) − 𝐿 (4.2a)

( , ) ( , )
= −𝐺𝑣(𝑧, 𝑡) − 𝐶 (4.2b)

Queste equazioni rappresentano la forma nel dominio del tempo delle


equazioni delle linee di trasmissione o equazioni dei telegrafisti.

In condizioni stazionarie sinusoidali, le espressioni fasoriali delle eq. (4.2)


sono:

( )
= −(𝑅 + 𝑗𝜔𝐿)𝐼(𝑧) (4.3a)

( )
= −(𝐺 + 𝑗𝜔𝐶)𝑉(𝑧) (4.3b)

Si noti la similitudine tra queste espressioni e le equazioni di Maxwell.

4.2 Propagazione delle onde su una linea di trasmissione

Le due equazioni (4.3) possono essere risolte simultaneamente per dare le


equazioni delle onde per V(z) e I(z):

( )
− 𝛾 𝑉(𝑧) = 0 (4.4a)

( )
− 𝛾 𝐼(𝑧) = 0 (4.4b)

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dove 𝛾 = 𝛼 + 𝑗𝛽 = (𝑅 + 𝑗𝜔𝐿)(𝐺 + 𝑗𝜔𝐶) (4.5)

è la costante di propagazione complessa, funzione della frequenza.

Le soluzioni delle equazioni 4.4 possono essere scritte nella forma:

𝑉(𝑧) = 𝑉 𝑒 +𝑉 𝑒 (4.6a)

𝐼(𝑧) = 𝐼 𝑒 +𝐼 𝑒 (4.6b)

dove il termine 𝑒 rappresenta l’onda che si propaga in direzione +z e il


termine 𝑒 rappresenta la propagazione dell’onda in direzione –z.

Derivando la corrente dalla eq. (4.3a) con l’espressione della tensione data
dalla (4.6a) , si ha:

𝛾
𝐼(𝑧) = (𝑉 𝑒 −𝑉 𝑒 )
𝑅 + 𝑗𝜔𝐿
Il confronto con la (4.6b) mostra che è possibile definire una impedenza
caratteristica Z0 come:

𝑍 = = ( )
(4.7)

L’impedenza caratteristica esprime la relazione tra tensione e corrente sulla


linea:

𝑉 −𝑉
=𝑍 =
𝐼 𝐼

L’eq. (4.6b) può essere riscritta nella forma seguente:

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𝐼(𝑧) = 𝑒 − 𝑒 (4.8)

Convertendo l’espressione della tensione nel dominio del tempo si ha:


𝑣(𝑧, 𝑡) = |𝑉 | cos(𝜔𝑡 − 𝛽𝑧 + 𝜙 )𝑒
+ |𝑉 | cos(𝜔𝑡 + 𝛽𝑧 + 𝜙 )𝑒
(4.9)
±
dove   è l’angolo di fase della tensione complessa 𝑉 . ±

Usando argomenti simili a quelli usati per i campi 𝐸 e 𝐻 , si trova che la


lunghezza d’onda sulla linea è:

𝜆= (4.10)
e la velocità di fase è:

𝑣 = = 𝜆𝑓 (4.11)

4.3 Linea di trasmissione senza perdita

La precedente soluzione è stata derivata per una generica linea di


trasmissione che includeva effetti di perdita e, come si è visto, la costante di
propagazione e l’impedenza caratteristica risultavano quantità complesse. In
molti casi pratici, comunque, la perdita sulla linea, è molto piccola e può
essere trascurata.
In tal caso, ponendo R = G = 0, nell’eq.4.5, si ha:

𝛾 = 𝛼 + 𝑗𝛽 = (𝑗𝜔𝐿)(𝑗𝜔𝐶) = 𝑗𝜔√𝐿𝐶

𝛽 = 𝜔√𝐿𝐶 (4.12a)

𝛼=0 (4.12b)

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Capitolo 4 Teoria delle linee di trasmissione

Come atteso, la costante di attenuazione  è zero. L’impedenza


caratteristica si riduce a:

𝑍 = (4.13)

che è una quantità reale.


Le soluzioni generali per tensioni e correnti su una linea di trasmissione
priva di perdita può essere scritta come:

𝑉(𝑧) = 𝑉 𝑒 +𝑉 𝑒 (4.14a)

𝐼(𝑧) = 𝑒 − 𝑒 (4.14b)

La lunghezza d’onda sulla linea è:

𝜆= = (4.15)

e la velocità di fase è:

𝑣 = = (4.16)

4.4 Linea di trasmissione senza perdita chiusa su un carico

La Fig.4.2 mostra una linea di trasmissione chiusa su una impedenza di


carico arbitraria ZL. Si consideri una onda incidente della forma 𝑉 𝑒 ,
generata da una sorgente in z < 0. Abbiamo visto che il rapporto della
tensione alla corrente per una onda viaggiante è l’impedenza caratteristica
Z0.

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Fig.4.2: Linea di trasmissione chiusa su una impedenza di carico ZL.

Quando la linea è chiusa su un carico 𝑍 ≠ 𝑍 , il rapporto della tensione


alla corrente sul carico deve essere ZL. Per soddisfare questa condizione,
deve essere eccitata una onda riflessa di ampiezza opportuna. La tensione
totale sulla linea può allora essere scritta (eq.4.14a) come somma di una
onda incidente e una riflessa:

𝑉(𝑧) = 𝑉 𝑒 +𝑉 𝑒 (4.17a)

Similmente, la corrente totale sulla linea è descritta dalla eq.4.14b:

𝐼(𝑧) = 𝑒 − 𝑒 (4.17b)

La tensione e la corrente totale sul carico sono legate dall’impedenza di


carico, così in z = 0 si ha:

𝑉(0) 𝑉 +𝑉
𝑍 = = 𝑍
𝐼(0) 𝑉 −𝑉

Derivando da questa espressione 𝑉 , si ha:

𝑍 −𝑍
𝑉 = 𝑉
𝑍 +𝑍

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L’ampiezza della onda di tensione riflessa normalizzata all’ampiezza


dell’onda di tensione incidente è il coefficiente di riflessione in tensione :

Γ= = (4.18)

Analogamente si può definire un coefficiente di riflessione in corrente come


rapporto tra l’ampiezza della onda di corrente riflessa e l’ampiezza
dell’onda di corrente incidente. Poiché il coefficiente di riflessione in
corrente è il negativo del coefficiente di riflessione in tensione ( come si può
vedere dalle equazioni 4.17), nel seguito, per evitare confusione si farà
riferimento solo al coefficiente di riflessione in tensione.

La tensione e la corrente totale sulla linea possono allora essere espresse


come:

𝑉(𝑧) = 𝑉 𝑒 + 𝑒 = 𝑉 𝑒 + Γ𝑒 (4.19a)

𝐼(𝑧) = 𝑒 − Γ𝑒 (4.19b)

Da queste equazioni si vede che la tensione e la corrente sulla linea


consistono di una sovrapposizione di una onda incidente e una onda riflessa;
tale onde sono dette onde stazionarie. Solo quando  = 0, non c’è onda
riflessa. Per ottenere  = 0, l’impedenza di carico ZL deve essere uguale
all’impedenza caratteristica Z0 della linea di trasmissione, come si vede
dall’eq.4.18. Un tale carico si dice adattato alla linea, perché non c’è
riflessione dell’onda incidente.

Consideriamo adesso il flusso di potenza medio nel tempo lungo la linea nel
punto z:

1
𝑃 = 𝑅𝑒[𝑉(𝑧)𝐼(𝑧)∗ ]
2

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Capitolo 4 Teoria delle linee di trasmissione

1 𝑉
= 𝑅𝑒 𝑉 𝑒 + Γ𝑒 𝑒 − Γ∗𝑒
2 𝑍

1 |𝑉 |
= 𝑅𝑒 1 + Γ𝑒 − Γ∗𝑒 − |Γ|
2 𝑍
I due termini centrali di questa equazione sono nella forma A – A* = 2 j
Im(A).
Questo semplifica l’espressione della potenza media nel tempo:

𝑃 = (1 − |Γ| ) (4.20)

Questa relazione mostra che il flusso di potenza medio è costante in ogni


punto sulla linea e che la potenza totale fornita al carico (Pav) è uguale alla

potenza incidente meno la potenza riflessa |Γ| . Se  = 0,


al carico sarà fornita la massima potenza, mentre se  = 1 al carico non sarà
fornita potenza. Queste considerazioni si basano sull’ipotesi che il
generatore sia adattato sicché non c’è retro-riflessione dell’onda riflessa da z
< 0.

Quando il carico è disadattato, non tutta la potenza disponibile del


generatore è fornita al carico. Si ha quindi una perdita detta perdita di
ritorno o return loss (RL) che è definita in dB come:

𝑅𝐿 = −20 𝑙𝑜𝑔|Γ| 𝑑𝐵 (4.21)

Pertanto un carico adattato alla linea di trasmissione ( = 0) ha un return


loss di ∞ dB (assenza di potenza riflessa), mentre una riflessione totale
(|Γ| = 1) ha un return loss di 0 dB (tutta la potenza incidente è riflessa).

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Se il carico è adattato alla linea,  = 0 e l’ampiezza della tensione sulla linea


è |𝑉(𝑧)| = |𝑉 |, che è una costante. Una tale linea è detta essere “piatta”.
Quando il carico è disadattato, la presenza di una onda riflessa porta a onde
stazionarie dove l’ampiezza della tensione sulla linea non è costante.
Pertanto dalla eq.4.19a, si ha:

|𝑉(𝑧)| = |𝑉 | 1 + Γ𝑒 ℓ
= |𝑉 | 1 + Γ𝑒
= |𝑉 | 1 + |Γ|𝑒 ( ℓ)
(4.22)

In questa espressione ℓ = − 𝑧 è la distanza positiva misurata dal carico


posto in z = 0 ( si veda la fig.4.1) e  è la fase del coefficiente di riflessione
(Γ = |Γ|𝑒 ). Questo risultato mostra che la ampiezza della tensione oscilla
con la posizione z lungo la linea di trasmissione. Il valore massimo si ha
quando il termine di fase 𝑒 ( ℓ)
= 1, ed è dato da

𝑉 = |𝑉 |(1 + |Γ|) (4.23a)

Il valore minimo si ha quando il termine di fase 𝑒 ( ℓ)


= −1, ed è
dato da:

𝑉 = |𝑉 |(1 − |Γ|) (4.23b)

All’aumentare di |Γ|, il rapporto tra Vmax e Vmin aumenta: una misura del
disadattamento della linea è data dal rapporto d’onda stazionario, ROS
(standing wave ratio, SWR) definito come:

| |
𝑆𝑊𝑅 = = | |
(4.24)

Questa quantità è nota come rapporto d’onda stazionario in tensione, spesso


indicato con VSWR (voltage standing wave ratio). Dalla eq.4.24 si vede che
il rapporto d’onda stazionario è un numero reale tale che 1 ≤ 𝑆𝑊𝑅 ≤ ∞,
dove SWR =1 rappresenta il carico adattato.

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Dall’equazione (4.22) si vede che la distanza tra due massimi successivi di


tensione ( o minimi) è ℓ = = = , mentre la distanza tra un
massimo e un minimo è ℓ = = , dove  è la lunghezza d’onda sulla
linea di trasmissione.

Il coefficiente di riflessione dell’eq.4.18 fu definito come rapporto tra le


ampiezze dell’onda di tensione riflessa e incidente sul carico (ℓ = 0) ma
questa quantità può essere generalizzata a qualsiasi punto ℓ sulla linea di
trasmissione. Dall’eq.4.17°, con 𝑧 = −ℓ , il rapporto della componente
riflessa alla componente incidente è:



Γ(ℓ ) = ℓ
= Γ(0 )𝑒 (4.25)

dove (0) è il coefficiente di riflessione in z = 0, come dato dalla 4.18.

Abbiamo visto che il flusso di potenza reale sulla linea è una costante ma
l’ampiezza della tensione, almeno per un carico disadattato, oscilla con la
posizione lungo la linea. Si può concludere che l’impedenza vista guardando
nella linea deve variare con la posizione. Alla distanza ℓ = −𝑧 dal carico,
l’impedenza di ingresso vista guardando verso il carico è:

( ℓ) ℓ ℓ ℓ
𝑍 = ( ℓ)
= ℓ ℓ
𝑍 = ℓ
𝑍 (4.26)

Una forma più utile della impedenza d’ingresso Zin si ottiene sostituendo
l’espressione di  nella 4.26:

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Capitolo 4 Teoria delle linee di trasmissione

(𝑍 + 𝑍 )𝑒 ℓ + (𝑍 − 𝑍 )𝑒
𝑍 =𝑍
(𝑍 + 𝑍 )𝑒 ℓ − (𝑍 − 𝑍 )𝑒 ℓ
𝑍 𝑒 ℓ+𝑒 ℓ + 𝑍 𝑒 ℓ−𝑒 ℓ
= 𝑍
𝑍 (𝑒 + 𝑒 ℓ ) + 𝑍 (𝑒 ℓ − 𝑒 ℓ )
𝑍 𝑐𝑜𝑠𝛽ℓ + 𝑗𝑍 𝑠𝑖𝑛𝛽ℓ 𝑍 + 𝑗𝑍 𝑡𝑎𝑛𝛽ℓ
=𝑍 = 𝑍
𝑍 𝑐𝑜𝑠𝛽ℓ + 𝑗𝑍 𝑠𝑖𝑛𝛽ℓ 𝑍 + 𝑗𝑍 𝑡𝑎𝑛𝛽ℓ
(4.27)

L’equazione 4.27 è l’espressione della impedenza di ingresso di un tratto di


linea di trasmissione di lunghezza ℓ chiuso su una impedenza di carico
arbitraria.

4.5 Linea di trasmissione senza perdita chiusa su un corto circuito

Consideriamo la linea di trasmissione in Fig.4.3 chiusa su un corto circuito


ZL = 0. Il coefficiente di riflessione per un corto circuito è = -1 e il
rapporto d’onda stazionario è infinito.

Fig.4.3: Linea di trasmissione chiusa su un corto circuito ZL = 0.

Dalle equazioni 4.19, la tensione e la corrente sulla linea sono:

𝑉(𝑧) = 𝑉 𝑒 −𝑒 = −2𝑗𝑉 𝑠𝑖𝑛𝛽𝑧 (4.28a)

𝐼(𝑧) = 𝑒 +𝑒 = 𝑐𝑜𝑠𝛽𝑧 (4.28b)

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La tensione è nulla sul carico V = 0 (come deve essere per un corto circuito)
mentre la corrente è massima sul carico.
L’impedenza di ingresso è:

( ℓ)
𝑍 = ( ℓ)
= 𝑗 𝑍 𝑡𝑎𝑛 𝛽ℓ (4.29)

quantità puramente immaginaria per qualsiasi lunghezza ℓ della linea di


trasmissione che assume tutti i valori tra +j∞ e -j∞. Per esempio, quando
ℓ = 0, Zin = 0 ma per ℓ = si ha Zin = ∞ (circuito aperto). L’espressione
4.29 mostra che l’impedenza di ingresso è periodica in ℓ, che si ripete per
multipli di .
La tensione, la corrente e la reattanza di ingresso per la linea di trasmissione
corto-circuitata sono rappresentate in Fig.4.4.

Fig.4.4: Tensione (a), corrente (b) e reattanza di ingresso (c) per la linea di
trasmissione corto-circuitata.

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4.6 Linea di trasmissione senza perdita aperta

Consideriamo la linea di trasmissione in Fig.4.5 aperta ZL = ∞. Il


coefficiente di riflessione in questo caso è = 1 e il rapporto d’onda
stazionario è ancora infinito.

Fig.4.5: Linea di trasmissione aperta, ZL = ∞.

Dalle equazioni 4.19, la tensione e la corrente sulla linea sono:

𝑉(𝑧) = 𝑉 𝑒 +𝑒 = 2𝑉 cos 𝛽𝑧 (4.30a)

𝐼(𝑧) = 𝑒 −𝑒 = sin 𝛽𝑧 (4.28b)

La corrente è nulla sul carico I = 0 (come deve essere per un circuito aperto)
mentre la tensione è massima sul carico.

L’impedenza di ingresso è:

( ℓ)
𝑍 = ( ℓ)
= −𝑗 𝑍 𝑐𝑜𝑡 𝛽ℓ (4.29)

quantità puramente immaginaria per qualsiasi lunghezza ℓ della linea di


trasmissione.

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Capitolo 4 Teoria delle linee di trasmissione

La tensione, la corrente e la reattanza di ingresso per la linea di trasmissione


aperta sono rappresentate in Fig.4.6.

Fig.4.6: Tensione (a), corrente (b) e reattanza di ingresso (c) per la linea di
trasmissione aperta.

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4.7 Linee di trasmissione di lunghezze particolari chiuse su un carico

Consideriamo una linea di trasmissione di lunghezza ℓ = chiusa su un


carico ZL.

Con riferimento alla espressione dell’impedenza di ingresso

𝑍 + 𝑗𝑍 𝑡𝑎𝑛𝛽ℓ
𝑍 = 𝑍
𝑍 + 𝑗𝑍 𝑡𝑎𝑛𝛽ℓ

Poiché 𝛽ℓ = = 𝜋 e la tan  = 0 , risulta:

𝑍 = 𝑍 (4.30)

Una linea lunga ( o multipli di ) non altera o trasforma l’impedenza di


carico, indipendentemente dalla impedenza caratteristica.

Consideriamo ora una linea di trasmissione di lunghezza ℓ = chiusa su un


carico ZL.

Con riferimento alla espressione dell’impedenza di ingresso

𝑍 + 𝑗𝑍 𝑡𝑎𝑛𝛽ℓ
𝑍 = 𝑍
𝑍 + 𝑗𝑍 𝑡𝑎𝑛𝛽ℓ

Poiché 𝛽ℓ = = e la tan = ∞ , risulta:

𝑍 = (4.31)

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Capitolo 4 Teoria delle linee di trasmissione

Una linea lunga ( o più in generale di lunghezza ℓ = + 𝑛 ) trasforma


l’impedenza di carico, in maniera inversa, e dipendente dalla impedenza
caratteristica. Una linea lunga è detta trasformatore a quarto d’onda.

Consideriamo infine una linea di trasmissione di impedenza caratteristica Z0


che alimenta una linea di impedenza caratteristica differente Z1, come
mostrato in Fig.4.7.

Fig.4.7: Linea di trasmissione di impedenza caratteristica Z0 che alimenta


una linea di impedenza caratteristica differente Z1.

Se la linea di carico è infinitamente lunga o se essa è chiusa sulla propria


impedenza caratteristica, per cui non c’è riflessione dalla sua estremità,
allora l’impedenza di ingresso vista dalla linea di alimentazione è Z1 per cui
il coefficiente di riflessione  è:

Γ = (4.32)

Non tutta l’onda incidente è riflessa: una parte di essa è trasmessa sulla
seconda linea con una ampiezza della tensione data dal coefficiente di
trasmissione T.

Dalla eq.4.19a, la tensione per z < 0 è:

𝑉(𝑧) = 𝑉 𝑒 + Γ𝑒 𝑧<0 (4.33)

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Capitolo 4 Teoria delle linee di trasmissione

dove 𝑉 è l’ampiezza dell’onda di tensione incidente sulla linea di


alimentazione. L’onda di tensione per z > 0, in assenza di riflessione, è
progressiva e può essere scritta come:

𝑉(𝑧) = 𝑉 𝑇𝑒 𝑧>0
(4.34)

Eguagliando queste tensioni in z = 0, si deriva il coefficiente di trsmissione


T, come:

𝑇 = 1+ Γ= 1+ = (4.35)

Il coefficiente di trasmissione tra due punti in un circuito è spesso espresso


in dB come perdita di inserzione o insertion loss, IL:

𝐼𝐿 = −20 𝑙𝑜𝑔|T| 𝑑𝐵 (4.36)

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