Amicizia in Adolescenza e Comportamento A Rischio
Amicizia in Adolescenza e Comportamento A Rischio
1.1 Introduzione. p. 1
2.1 Premessa. p. 25
2.4.2 Strumenti. p. 31
2.5 Risultati. p. 36
2.6 Discussione. p. 43
Riferimenti Bibliografici p. 47
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Capitolo I
Amicizia in Adolescenza
E Comportamento a Rischio
1.1 Introduzione
Il periodo adolescenziale è divenuto una fase di sviluppo molto
complessa e sfuggente, nella società moderna sono stati eliminati molti riti di
passaggio e si assiste all’assenza di una demarcazione netta tra inizio e
conclusione dell’adolescenza, l’età di inizio e la sua fine divengono sempre più
variabili e poco definite, (Sacchi, 2003). L’esordio viene generalmente
collocato in corrispondenza dello sviluppo puberale, mentre “relativamente alla
nostra cultura possiamo dire che è la seconda fase del passaggio ad essere
continuamente spostata in avanti e bloccata. La classe dei giovani può
insomma far morire l’infanzia ma è tenuta ai margini dell’assunzione di
responsabilità” (Di Blasio, 1995, pag. 332).
Questo periodo psicologicamente parlando si presenta come ricco di
cambiamenti, rivoluzionari per il bambino che ora è adolescente e innovativi
per lo stesso ragazzo che diviene un apprendista adulto. L’adolescente è
soggetto in primis ai cambiamenti corporei e ormonali, segnali tangibili della
crescita imminente, che diviene concreta e contemporaneamente è soggetto a
cambiamenti nell’assetto psichico. Il ragazzo, sviluppa il pensiero formale,
acquista così la capacità di ragionare in modo astratto, “con l’adolescenza
viene acquistata la capacità di riflettere su di sé e sul proprio pensiero (…)
l’adolescente scopre il relativismo di ogni posizione, è in grado di formulare
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ipotesi su ciò che avviene, si rende conto che non è più sufficiente affermare
una cosa perché sia vera, ma occorre ricercare le prove per dimostrarle e
confutarle” (Ammaniti, 1989; pag. 173). Nasce il bisogno e l’esigenza psichica
di individuarsi costituendo una identità propria e ben distinta da quella
familiare dominante fino a questo momento ed il processo di crescita avviene
tramite la differenziazione dall’adulto (Sacchi, 2003). Nuove possibilità,
alternative di comportamento e modi di essere vengono acquisiti all’interno del
gruppo dei pari, che diviene il punto di riferimento, il modello identificatorio che
“contagia” nel modo di vestire, di fare, di comportarsi, di parlare. Le traiettorie
di sviluppo adolescenziale saranno il frutto dell’interazione tra i fattori personali
e temperamentali del ragazzo, quelli familiari e quelli ambientali con i relativi
rischi e le risorse disponibili, .“Il compito universale di sviluppo è quello di
costituire la propria identità, e di conquistare di conseguenza la propria
autonomia e responsabilità di adulto, esso può concretizzarsi in modi molto
diversi a seconda del contesto e dell’individuo” (Coleman, 1989).
L’adolescenza non è solo un periodo caratterizzato da cambiamenti
ambientali, corporei o psicologici, ma anche una fase del ciclo di vita in cui
alcuni elementi rimangono stabili nel tempo. A tale proposito risulta essere
interessante lo studio longitudinale di Klimstra et al (2010) in cui vengono
indagate le trasformazioni che avvengono nell’identità dell’adolescente dai 12
anni fino ai 20. Queste trasformazioni sono state indagate secondo un modello
che valuta tre dimensioni nella formazione identitaria: il commitment, cioè
l’impegno, la in-depth exploration, ossia l’esplorazione profonda e la
reconsederation cioè una riflessione e valutazione delle proprie scelte.
Il commitment è stato definito da Marcia (1966) nel suo “identity status
paradigm” come la capacità del ragazzo adolescente di selezionare tra le varie
alternative, quelle che lo portino ad impegnarsi in modo rilevante. Marcia nel
costruire il suo paradigma seguì le orme di Erikson (1972) e del suo lavoro
sull’identità dove egli propose due attività principali al riguardo, l’esplorazione
e la selezione. Esse sono alla base della crescita e della formazione
identitaria, quest’ultima venne considerata la chiave dei compiti di sviluppo in
adolescenza. Nel lavoro di Waterman (1982, pag. 355) vi sono delle evidenze
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a sostegno di questo punto di vista, soprattutto a sostegno del fatto che i
cambiamenti nell’identità possono essere caratterizzati da “progressive
developmental shifts” ossia progressivi cambiamenti nello sviluppo. Marcia nel
suo paradigma fece una classificazione basata sulla somma delle varie
esplorazioni e selezioni compiute nel tempo dal ragazzo adolescente,
classificandone lo status identitario secondo 4 distinti livelli che vanno da uno
stato diffuso in cui vi è poca esplorazione e selezione, fino ad arrivare allo
stadio più adattivo che è l’archievement e che comprende un alto livello
esplorativo seguito da un alto livello di commitment nelle scelte effettuate.
La in-depth exploration rappresenta l’esplorazione profonda ed è “la misura in
cui l’adolescente esplora gli attuali commitments in modo attivo, riflette sulla
sua scelta, cerca informazioni addizionali sulla stessa e ne discute con
persone considerate rilevanti intorno a lui” (Klimstra, 2010, pag.152).
La reconsideration riguarda l’adolescente che riflettendo su di sé, compara i
suoi attuali commitments con le possibili scelte alternative presenti. Quando
ciò avviene, l’adolescente è investito da un effetto nocivo a breve termine che
riflette l’incertezza del commitment e che è correlato positivamente con
comportamenti a rischio quali la depressione e la delinquenza (Crocetti et al,
2008b).
Nell’identità adolescenziale vi sarebbero tre tipi di cambiamento, cambiamenti
nel livello medio, cambiamenti nella stabilità seguendo un ordine graduato e
cambiamenti nei profili: i cambiamenti di livello si riferiscono a quanto i
punteggi medi di exploration e commitment in una popolazione, cambiano in
una direzione a loro favorevole; i cambiamenti in ordine graduato si riferiscono
al mantenimento o meno di un certo tratto di personalità e servono a
determinare quanto alcuni cambiamenti intraindividuali siano maggiormente
comuni in adolescenza e a determinare in che momento nel tempo le
differenze intraindividuali cominciano ad essere definite. I cambiamenti di
profilo si riferiscono alla stabilità o meno di una costellazione di tratti
nell’adolescente, alti livelli di somiglianza nei profili indicano che l’adolescente
ha già una sicuro profilo identitario, mentre bassi livelli di somiglianza
denuncerebbero profonde fluttuazioni.
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Dallo studio di Klimstra et al (2010) è emerso che i livelli di commitment sia
per i maschi che per le femmine rimangono generalmente stabili durante
l’intero periodo adolescenziale, questo risultato è da considerarsi una
tendenza normativa adolescenziale; ma vi sono delle differenze di genere, per
gli uomini la stabilità nel grado di commitment è maggiore rispetto alle ragazze
nella prima e media adolescenza. Inoltre i commitments degli adolescenti
divengono sempre più esplorativi al crescere dell’età e cresce anche
l’esplorazione interna profonda dalla media fino alla tarda adolescenza sia per
i maschi che per le femmine, senza differenze di genere rilevanti. Per quanto
riguarda la riconsideration sono state rilevate invece profonde differenze di
genere, durante il periodo adolescenziale le ragazze mostrano bassi livelli di
riconsideration rispetto ai maschi, questo probabilmente è dovuto al fatto che
alti livelli di riconsideration possono influire in modo negativo sui vincoli ed i
legami che le ragazze con maggior preferenza tendono a stringere nel sociale,
per cui risulterebbero maggiormente maladattivi rispetto agli uomini. I profili
identitari risultano essere abbastanza stabili nella prima e media adolescenza
per le ragazze mentre per i ragazzi risultano inizialmente meno stabili, per poi
successivamente subire un incremento graduale. Inoltre le ragazze
sembrerebbero maturare prima la loro identità. Queste differenze di genere
nelle variabili psicologiche potrebbero essere causate da simili differenze di
genere nella maturazione biologica in cui le donne risultano tipicamente avanti
rispetto agli uomini sia per il tempo di maturazione puberale che per quanto
riguarda i cambiamenti neurobiologici. I risultati indicano che nella prima metà
del periodo adolescenziale i cambiamenti riguardano piccoli incrementi nella
certezza dei commitments effettuati, ma solo nei ragazzi, mentre la seconda
metà è caratterizzata da l’esplorazione profonda cioè da un’esplorazione e
valutazione più ampia e attiva dei commitments senza differenze di genere.
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che la formazione identitaria è caratterizzata sia da stabilità che da progressivi
cambiamenti quest’ultimi specialmente per quanto riguarda il genere maschile.
I ragazzi raggiungono gradualmente una più stabile identità nel tempo,
mostrando un decremento nella tendenza alla riconsiderazione e un
incremento nell’esplorazione profonda interna, ma solo a partire dalla seconda
metà dell’adolescenza mentre le ragazze esibiscono progressivi cambiamenti
mostrando forti incrementi nella capacità di in-depth exploration.
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1.2 Adolescenza e Gruppo dei Pari: Differenze di
Genere e Conformismo
L’amicizia assume in questo periodo un significato nuovo, da concreta e
basata sull’attività ludica nel periodo infantile, diviene più astratta, ideale ed
intima e richiede condivisione, sostegno e lealtà, funge così da luogo psichico
protetto per assicurare la crescita e il benessere. Si vengono a costituire i
primi gruppi spontanei, che originano dal periodo pre-adolescenziale come
gruppi mono sessuali. Il gruppo mono sessuale maschile incentiva e
promuove le condotte esplorative “suggerite dall’innesco del codice virile”
(Charmet, 1993), per cui si avvia l’esplorazione, prevalentemente diretta verso
l’esterno, sia dell’ambiente circostante, che dell’area del piacere, cercando di
capire come funzionano i propri corpi e quelli del mondo femminile. Uno dei
compiti fondamentali sottesi è poi quello di definire bene i valori di riferimento
riguardanti il proprio sesso. Il gruppo mono sessuale femminile è più intimista
e l’esplorazione è maggiormente intrapsichica e diretta verso l’interno, “nelle
misteriose cavità del corpo generativo e sessuato, alla ricerca delle nuove
verità biologiche destinate a influenzare i processi identificatori a breve e
lungo termine” (Charmet, 1993, pag. 86). Questo gruppo si dedica
maggiormente all’affermazione della propria femminilità; cosmesi, trucchi,
profumi, abbigliamenti e movenze vengono studiate in modo da rendere il
proprio corpo sessuato e generativo. “Il gruppo misto si viene a creare dal
momento in cui vengono intrapresi degli scambi erotici ed amorosi tra i vari
componenti, determinando la formazione di coppie eterosessuali, la
condivisione di una cultura generazionale condivisa, la garanzia di
cooperazione e contegno reciproco, regalando l’identità attraverso
l’appartenenza ai rituali di gruppo” (Charmet, 1993, pag. 92). La maggior parte
degli adolescenti appartengono ad un gruppo, circa l’85% dei giovani
americani riferiscono di averne uno (Steinberg e Monahan, 2007) i membri del
gruppo non sono sempre stabili, circa il 50% di essi cambiano attraverso un
determinato periodo. Whiting e Edwards (1988) affermano però che circa il
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72% degli adolescenti di età compresa tra i 15 e i 17 anni si ritrovano con pari
del loro stesso sesso, questo fenomeno si manifesta in tutte le culture ed è
conosciuto come la segregazione di genere. Alcune ricerche sono basate sul
presupposto che i gruppi dei pari prettamente maschili o femminili potrebbero
essere legati a separate culture in cui la socializzazione di genere si manifesta
(Underwood e Rosen, 2009). I pari svolgono un importante ruolo nello
sviluppo identitario, è il contesto in cui si cominciano ad attuare i nuovi
cambiamenti (Collis e Steinberg, 2006), dove i ragazzi possono sperimentare
in modo supportivo vari possibili sé collegati alla loro identità di genere. La
segregazione di genere sembra così legata agli aspetti di sviluppo identitario
nella media adolescenza. Ricerche come quella i Connolly et al (2004) hanno
spesso enfatizzato il cambiamento che avviene durante l’adolescenza per cui
man mano le relazioni con l’altro sesso divengono più comuni. Questo
cambiamento, come su detto da Charmet (2000), è pensato come
l’introduzione ad un’altra importante funzione, quella che riguarda lo sviluppo
delle relazioni romantiche eterosessuali (Brown, 1999) e ricercatori come
Galupo (2007) hanno anche cominciato a considerare il ruolo del gruppo dei
pari nello sviluppo delle relazioni romantiche omosessuali; per esempio
secondo Diamond e Dubè (2002), vi sarebbe un’associazione tra la
segregazione di genere e l’orientamento sessuale, per cui ragazzi che si
identificano come omosessuali, avrebbero maggiormente amicizie con il sesso
opposto rispetto agli eterosessuali. Strough e Covatto (2002) però hanno
trovato che sebbene la percentuale dei pari dello stesso genere nominati per
lo svolgimento di un progetto di scuola declina dalla preadolescenza alla tarda
adolescenza, la maggior parte dei pari nominati, circa un 70%, rimangono
dello stesso genere anche in tarda adolescenza. Questo studio dimostra come
la segregazione di genere rimane comunque un importante caratteristica delle
relazioni col gruppo dei pari, anche quando cominciano a nascere e diventano
più normative le amicizie con l’altro sesso.
Poulin e Pedersen (2007) sostengono il punto di vista secondo il quale questa
segregazione di genere nella media adolescenza è solo apparente. Essi
hanno effettuato una ricerca in proposito da cui emerge come questi
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cambiamenti nella composizione di genere del gruppo, seguano uno sviluppo
lineare nel tempo. Sono le ragazze ad essere più propense all’affiliazione con i
ragazzi dell’altro sesso, esse scelgono amici maschi più grandi di loro e
amiche femmine della stessa età mentre i ragazzi scelgono indistintamente
amiche e amici della stessa età. Queste amicizie con l’altro sesso sono
comunque considerate secondarie rispetto all’amicizia col miglior amico che è
maggiormente intrattenuta con lo stesso sesso. Questo dato fa pensare che le
amicizie con l’altro sesso siano meno stabili ed abbiano luogo maggiormente
nel contesto gruppale. Gli adolescenti nello studio di Poulin e Pedersen
(2007), riportano anche differenti livelli di aiuto ricevuto: le ragazze dicono di
ricevere maggior aiuto dalle amicizie dello stesso sesso, soprattutto di tipo
strumentale, mentre i ragazzi lo ricevono maggiormente dalle amicizie con
l’altro sesso e prevalentemente di tipo emotivo; quindi sarebbero le ragazze a
rappresentare una migliore risorsa e risulterebbero essere più supportive in
generale. La ricerca di Mehta e Strough (2010) si basa sul modello socio-
costruzionista dello sviluppo di genere che enfatizza l’importante ruolo dei
cambiamenti nel contesto nel quale si è immersi, durante il ciclo di vita, per
capire gli aspetti dello sviluppo umano. Ricerche empiriche come quella di
Leszczynski e Strough (2008) hanno dimostrato che il genere dei pari
nell’immediato contesto ha effetti diretti sul tipo di caratteristiche di genere
mostrate che quindi sarebbero meglio interpretate se pensate come create e
mantenute all’interno di questo contenitore e risulterebbero dall’interazione
individuo-contesto (Deaux e Major, 1987). Lo studio di Metha e Strough
(2010), partendo da questi presupposti teorici, ha indagato l’identità di genere
del gruppo referente che rappresenta la misura in cui un individuo si identifica
con la più ampia popolazione dello stesso sesso e vi sperimenta un senso di
appartenenza e che corrisponde ad una personale rappresentazione di se
stesso come membro di una particolare comitiva da cui ne deriva un
sentimento di attaccamento (Gurin e Townsend, 1986). I teorici che studiano
l’identità sociale suggeriscono come l’identificazione con un gruppo incrementi
nella persona una positiva valutazione del medesimo, così in modo circolare
incrementa anche la somma del tempo che vi si spende. Sono stati poi
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indagati i “Gender-typed personality traits” cioè i tratti di personalità che
riflettono il tipo di genere a cui si appartiene, che provengono dagli stereotipi
femminili e maschili dei ruoli di genere. Per stereotipo i tratti femminili
includono l’essere espressivi e l’essere più comunitarie mentre gli uomini
sarebbero più strumentali e individualisti (Spence, 1993). Le ragazze sono più
propense a mostrare tratti femminili ed espressività mentre i ragazzi rigettano
attivamente queste caratteristiche (Oransky e Marecek, 2009), gli uomini che
trasgrediscono allo stereotipo tradizionale maschile vengono accusati dai loro
pari dello stesso sesso di essere gay o “femminucce”, così emerge come
mostrare femminilità sia socialmente indesiderabile per gli uomini. Le ragazze
invece sono più propense a mostrare tratti mascolini, ciò potrebbe essere
dovuto ai cambiamenti sociali e culturali avvenuti dopo l’avvento del
movimento femminista (Strough et al, 2007). Nella ricerca di Leszczunski e
Strough (2008) è stato evidenziato come le ragazze adolescenti siano più
propense ad approvare caratteristiche femminili ed espressive durante
l’interazione con altre ragazze mentre giocano ad un gioco, comparate
all’interazione maschile nel giocare allo stesso gioco.
Differenze di genere sono state spesso trovate anche nell’uso del linguaggio
da parte dei due generi; l’ampiezza di queste differenze non risulta molto alta
ma differenze consistenti sono state rinvenute durante tutto il periodo di vita
(Leaper e Ayers, 2007). Le ragazze preadolescenti sarebbero più propense ad
affermare la loro influenza mentre simultaneamente prendono in
considerazione i bisogni del loro partner, esprimendo consenso, ascolto attivo,
coinvolgendosi nei turni della conversazione, e riconoscendo le espressioni
degli altri (Strough e Berg, 2000). Mentre gli uomini sono più propensi a far
valere la loro influenza tramite domande o nel vantarsi, competendo per il
controllo della conversazione, resistendo ai tentativi altrui di influenzarli e sono
meno competenti nell’ascolto attivo rispetto alle ragazze adolescenti (Black,
2000). Queste differenze nello stile comunicativo potrebbero essere la causa
della segregazione di genere oltre che la conseguenza. Nel lavoro di Maccoby
(1998), la segregazione di genere che si manifestava tra le amicizie femminili
era correlata alla loro credenza riguardo al fatto che le ragazze fossero
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maggiormente responsive dei ragazzi nella conversazione, per cui preferivano
interagire con le pari dello stesso sesso piuttosto che con i ragazzi, considerati
meno abili e propensi ad ascoltare. Ricerche come quella di Martin et al
(2005) inoltre si sono focalizzate nella compatibilità comportamentale degli stili
di gioco e nei diversi orientamenti dell’attività per spiegare la segregazione di
genere nell’infanzia. Queste teorie sostengono che ragazzi e ragazze cercano
pari complementari alle loro preferenze di gioco. Gli adolescenti maschi
americani ad esempio amano la competizione, attività che prevedono sforzi
fisici e sfide personali (Passmore e French, 2001); inoltre amano
maggiormente rispetto alle ragazze, giocare con il computer o praticare degli
sport. Le adolescenti femmine invece preferiscono la cooperazione ed amano
andare a far visita a casa degli amici (Olds et al, 2009). Così per alcuni
studiosi la segregazione di genere sarebbe causa e conseguenza
dell’orientamento delle attività sia maschili che femminili. Nella ricerca di
Mehta e Strough (2010) è emerso però come non vi siano differenze di genere
significative per quel che riguarda la competizione, entrambi i sessi sono
propensi a coinvolgervisi, questo potrebbe essere dovuto a fattori culturali, il
campione è americano ed in America viene data molta importanza al
successo individuale. L’orientamento per attività cooperative o competitive
sembra così non essere correlato alla segregazione di genere né per i maschi
né per le femmine anche se attività come le squadre sportive, possono
incentivarla, mantenendo separati i sessi. Cairns at al (1998) hanno ipotizzato
che gli adolescenti usano le loro relazioni per averne un guadagno nel proprio
sviluppo personale, per cui quando queste affiliazioni esauriscono il loro
compito e non risultano più essere produttive, cambiano; inoltre l’affiliazione
avverrebbe con adolescenti che condividono la stessa mentalità e le stesse
prospettive. In generale le comitive offrono un’ottima alternativa rispetto alla
nicchia casalinga. “La vita di gruppo adolescenziale ha un’intensità mai
sperimentata nella vita sociale infantile e che difficilmente si ripeterà nella vita
adulta (Charmet, 2000, pag 229)”. Gli amici offrono sostegno e protezione,
nonché la possibilità di sperimentarsi autonomi nelle scelte senza il controllo
diretto genitoriale. Le relazioni con i genitori nel periodo adolescenziale
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divengono più equilibrate e meno conflittuali, l’adolescente diviene più
autonomo ed individuato, passa meno tempo con i genitori per dedicarsi
all’amicizia che diviene più stretta e supportiva; per cui il focus
dell’adolescente passa gradualmente dalla famiglia al gruppo dei pari (De
Goede et al, 2009). Le relazioni intrattenute dal bambino con i genitori sono
involontarie, gerarchiche e forzate dai legami di parentela mentre le relazioni
intrattenute con gli amici sono volontarie, simmetriche e possono svanire con
più semplicità. Per cui nelle due relazioni sono coinvolti diversi principi.
Nell’amicizia l’adolescente impara a interagire con l’altro in modo più
equilibrato, abilità che deve essere acquisita per interagire nella vita di tutti i
giorni con la maggior parte delle persone e nella vita adulta; nel periodo
adolescenziale vi è poi un graduale incremento della vicinanza e
dell’interdipendenza tra pari per cui queste relazioni divengono più salienti e
influenti (De Goede et al, 2009). Il gruppo dei pari, nella sua totalità, offre un
luogo in cui rapportarsi socialmente, anche con i coetanei dell’altro sesso,
diviene il laboratorio dell’adolescente dove apprendere e sperimentare nuovi
modelli di comportamento, una microsocietà che conferisce identità sociale e
personale, viene percepito come un rifugio sicuro, uno spazio intermedio di
passaggio dalla condizione infantile a quella adulta. Definisce inoltre i confini
generazionali, per cui saranno ammessi ragazzi che mediamente avranno la
stessa età, né di molto più grandi o più piccoli; “il bambino appartiene alla
famiglia, l’adolescente al suo gruppo” (Charmet, 2000, pag. 73). In esso il
ragazzo trova nuovi valori e ideali che si esternano tramite l’assunzione di
mode, idoli e comportamenti condivisi dal gruppo stesso in cui vige “la
tendenza al conformismo tipica della prima e media adolescenza e le evidenti
somiglianze che si riscontrano fra gli amici tanto negli aspetti esteriori,
dall’abbigliamento, ai comportamenti, quanto in quelli psicologici, vale a dire
negli atteggiamenti, nelle credenze e nelle opinioni” (Cattelino, 2010, pag. 90).
Steinberg e Silverberg (1986) ipotizzano che l’aumentata suscettibilità e il
maggior conformismo alla pressione del gruppo dei pari sia una sorta di “way
station”, una stazione di passaggio tra il divenire emotivamente autonomo dai
genitori e il divenire una persona genuinamente autonoma di per sé. È come
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se l’adolescente divenisse emotivamente autonomo dai genitori prima di
essere realmente pronto a fare questo passo e per colmare il vuoto si
rivolgesse al gruppo dei pari. Stanno emergendo anche delle evidenze
neurobiologiche riguardo il cambiamento in adolescenza della struttura
cerebrale per cui vi sarebbe un rimodellamento responsabile dell’aumentata
suscettibilità al gruppo dei pari. Il fenomeno del conformismo di gruppo è stato
spesso studiato ma soprattutto in relazione ai comportamenti antisociali,
preponderanti nei ragazzi di sesso maschile. In questo ambito le ricerche
hanno dimostrato che il fenomeno segue un andamento curvilineare, aumenta
tra i 10 e i 14 anni per poi diminuire in età successive. Altri studi però
documentano una mancanza di differenze per quanto riguarda la messa in
atto di comportamenti pro-sociali.
Lo studio di Steinberg e Monohan (2007) ha quindi cercato di indagare la
relazione che intercorre tra la resistenza all’influenza dei pari ma in attività
neutre: è emerso che il fenomeno del conformismo decrementa in modo
lineare nel corso dell’adolescenza, e ciò sarebbe dovuto alla graduale
individuazione dai genitori e allo sviluppo del senso di identità. Anche qui si
riscontrano differenze di genere; le ragazze sono in generale più indipendenti,
più propense alla difesa del loro punto di vista piuttosto che a conformarsi alle
aspettative dei pari; d’altra parte però risultano più coinvolte nelle relazioni
rispetto ai maschi. Lo studio riporta anche delle differenze rispetto allo status
sociale e culturale testimoniando l’influenza dei fattori familiari e ambientali
sullo sviluppo delle funzioni adolescenziali. Mentre molte ricerche si sono
concentrate sulla resistenza/vulnerabilità del soggetto, il presente studio si
concentra principalmente sulla pressione esercitata dal gruppo dei pari per cui
la resistenza nel ragazzo seguirebbe un andamento lineare mentre sarebbe la
pressione del gruppo ad aumentare e a richiedere maggior conformità.
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1.3 Amicizia con il migliore amico e teoria
dell’attaccamento
Uno spazio del tutto particolare riguarda la relazione intrattenuta col
miglior amico, secondo Charmet (2000, pag. 219) “si tratta infatti di una
specialità esclusiva dell’adolescenza, mai durante l’infanzia e mai più durante
la vita adulta e nella terza e quarta età succede di legarsi ad una persona
dello stesso sesso col medesimo fervore e analoga devozione a quelli che
spingono l’adolescente nell’intreccio affettivo della coppia amicale.”, è un
legame esclusivo caratterizzato da riservatezza, lealtà e capacità di
mantenere e condividere i segreti, questo stesso legame intrinsecamente
restituisce al ragazzo un’immagine buona di sé in un momento in cui la rottura
della continuità familiare lo destabilizza. Il miglior amico funziona un po’ come
“un oggetto transazionale, assomiglia molto alla coperta di Linus o
all’orsacchiotto che svolgono la funzione di accompagnare lungo la strada
della separazione, (…) con il proprio orsacchiotto, col ciuccio con altri oggetti
superinvestiti si può accettare di separarsi e addormentarsi da solo” (Charmet,
1993, pag. 274). A conferma dell’importanza assunta dal miglior amico nel
periodo adolescenziale la letteratura al riguardo conferma l’esistenza per la
maggior parte dei ragazzi, quasi la totalità, di un miglior amico che spesso
risulta essere dello stesso sesso. “Questa relazione è caratterizzata da mutua
fiducia e lealtà, il ragazzo adolescente in questo luogo protetto sente di poter
essere sincero spontaneo e aperto” (Sharabany, 1981, pag. 800). I migliori
amici sono molto simili negli atteggiamenti, nel modo di vestire, di acconciarsi i
capelli e di parlare, inventano linguaggi nuovi e sconosciuti al resto della
comitiva o della famiglia e all’interno di questa relazione dominano forti
caratteristiche simbiotiche e fusionali, molto più intense rispetto al fenomeno
del conformismo che si manifesta nel gruppo dei pari. Essi tendono
reciprocamente a conoscere i sentimenti, le preferenze e i fatti quotidiani
dell’altro, non solo tendono a fare tutto insieme, ma preferiscono anche che la
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relazione sia esclusiva. Si aiutano poi l’uno con l’altro dando e ricevendo
supporto sia emozionale che materiale.
Sharabany et al (1981) in uno studio sulle differenze di genere nelle amicizie
col miglior amico riportano un maggior livello di intimità tra ragazze, rispetto
alle amicizie tra due ragazzi. Le ragazze nella loro amicizia con lo stesso
sesso sarebbero anche più dipendenti e tenderebbero maggiormente a
discutere con la miglior amica della loro relazione rispetto ai ragazzi. I ragazzi
invece riportano di avere meno frequentemente queste amicizie intime,
generalmente sono meno profonde e si sviluppano più lentamente; il loro
apporto all’amicizia è più che altro strumentale, vista la loro minor espressività.
Dallo studio di Roy (2000) è emerso come le amicizie maschili divengono più
intime dai 17 anni, mentre le amicizie femminili lo sono già dai 14 anni, ma
“non è corretto equiparare l’intimità con la qualità dell’amicizia, piuttosto, le
differenze di genere indicano differenti stili di interazione, nello specifico i
risultati evidenziano che le donne scambiano più informazioni private su eventi
negativi con la loro amica rispetto agli uomini. “La questione che ne deriva è
che le donne sono semplicemente più interessate agli eventi di vita negativi e
alle informazioni private e che vi sarebbe un costrutto sottostante più ampio da
indagare, che differenzia le amicizie dei maschi e delle femmine” (Roy, 2000,
pag. 95). I risultati dello studio suggeriscono che le ragazze sarebbero più
responsive dei ragazzi alla loro miglior amica quando quest’ultima sperimenta
sia eventi negativi (es: una bocciatura), che positivi (come la celebrazione di
un successo). Vi sono poi dei cambiamenti nelle amicizie intime in relazione
all’età e al sesso, nelle amicizie con lo stesso sesso alcune dimensioni
rimangono stabili come l’avere fiducia e il preferire attività da poter fare
insieme, mentre altre incrementano come l’essere più sensibili all’altro, più
empatici e il pensare con maggior franchezza e spontaneità. L’amicizia con lo
stesso sesso comincia più precocemente rispetto a quella col sesso opposto
che vede nell’adolescenza la sua fase iniziale. Nella media adolescenza
quindi si vengono ad instaurare amicizie intime anche col sesso opposto che
preparano all’accettazione del diverso e predispongono alla coppia amorosa,
questa transizione è più precoce nelle ragazze rispetto ai ragazzi ed è
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accompagnata da una tenue riduzione nell’attaccamento e nell’esclusività
dell’amicizia intima con lo stesso sesso. Secondo Giordano (2003) le ragazze
preferirebbero le relazioni diadiche mentre i ragazzi preferirebbero una
socializzazione in direzione delle attività svolte con più ragazzi. Dal suo
articolo emergono altre differenze di genere, le ragazze sarebbero più sensibili
alle opinioni altrui e meno propense ad intrattenere rapporti con amici che si
comportano in modo delinquenziale. La scelta delle amicizie avverrebbe in
base alla selezione, di individui con profili, caratteristiche e comportamenti
simili, una volta intrapresa l’amicizia intima, gli adolescenti poi tenderebbero a
divenire ancora più simili. Secondo Keller et al. (1998) l’amicizia col miglior
amico rappresenta una relazione intrattenuta tra pari, questa struttura
simmetrica permette la negoziazione dei significati degli obblighi e delle
responsabilità ed è un passo importante per poter sviluppare un’autonomia
morale. Nel rapporto col miglior amico le componenti universali di lealtà e
fedeltà divengono valori predominanti e l’impegno morale in questo rapporto è
ugualmente importante in ogni cultura. La prospettiva delle relazioni sociali di
Laursen e Collins (1994) afferma il ruolo fondamentale delle interazioni
negative nel rapporto amicale, che servirebbero all’integrazione di diversi
obiettivi ed aspettative; inoltre importanti caratteristiche in un’amicizia intima
risultano essere l’interdipendenza data da mutue influenze, l’intrattenere
rapporti egalitari dove vi è un bilanciamento di potere e la reciprocità.
È stato ipotizzato da Wilkinson (2008) che nella formazione di queste amicizie
molto intime, le funzioni di attaccamento, inscritte nei modelli operativi interni
del ragazzo e formatesi nel rapporto diadico madre bambino, possano essere
trasferite e riproposte nel rapporto diadico col miglior amico, secondo l’assunto
che le relazioni con le persone significative sono organizzate in modo
gerarchico a seconda dei bisogni di attaccamento manifestatisi sulla linea
temporale del vissuto personale e con il caregiver posto all’apice della
piramide (Bowlby, 1988). L’adolescente forma delle rappresentazioni mentali
basate sulle esperienze passate all’interno dei rapporti primari intrattenuti con i
genitori e questi modelli relazionali sono successivamente riproposti nel
rapporto con l’amico; più i genitori vengono considerati una base sicura dal
16
bambino, più il futuro adolescente sarà esplorativo e abile socialmente nel
formare nuove relazioni amicali (Bowlby, 1969). Varie teorie sostengono
l’assunto secondo il quale lo sviluppo delle relazioni con i genitori e con i pari
siano associate. Sia la teoria dell’attaccamento, che la teoria
dell’apprendimento sociale affermano l’esistenza di una relazione significativa
tra attaccamento ai genitori e legame di amicizia. Questa influenza reciproca
avviene tramite il processo di modellamento e di imitazione (Bandura 1977).
Ancora, la prospettiva dell’interazione sociale di Parke e Buriel (2006) afferma
che i modelli cognitivi appresi precocemente possano essere usati in modo
generalizzato. Cito anche la teoria del sistema familiare di Erel e Burman
(1995) che suggerisce alla base familiare, un sistema gerarchico per cui il
comportamento adolescenziale sarebbe influenzato da quello genitoriale.
Black (2002) ha svolto una ricerca a favore di questa ipotesi affermando che il
comportamento che i genitori assumono col figlio viene poi riproposto dal figlio
adolescente verso i suoi pari e verso il miglior amico. Ragazzi sicuri nel loro
attaccamento si dimostrano più competenti socialmente, hanno più amicizie
reciproche, sono più socialmente apprezzati e hanno più interazioni positive in
generale rispetto a ragazzi con attaccamento insicuro. L’influenza delle
relazioni con i genitori nel rapporto con i pari tende ad essere maggiore
quando queste stesse relazioni diventano più intime. Più specificatamente,
madri che sono più supportive e comunicative con i propri adolescenti hanno
ragazzi che ripropongono queste qualità, ma in misura minore, nel rapporto
col miglior amico. Ma c’è di più, l’influenza è bidirezionale, è stato anche
osservato il comportamento che i ragazzi tenevano con le loro madri ed è
risultato correlato col comportamento intrattenuto col miglior amico, anche qui
si riscontrano delle differenze, nel rapporto con la madre i ragazzi esibiscono
meno ritiro ma anche più conflitto, infatti si evita di discutere dei problemi col
miglior amico in misura maggiore che con la madre. Sembra quindi che alcune
capacità richiedano una maturazione che si avrà con l’acquisizione dello stato
di giovane adulto. Anche lo studio di Kimberly et al (2002) ha esplorato le
connessioni tra le esperienze passate con i genitori e quelle passate con
l’amico, dai risultati emerge che le ragazze che descrivono i genitori come
17
calorosi ed aperti, hanno una relazione più intima con la loro miglior amica,
sembra quindi che un rapporto caloroso con i genitori apra la strada a un
miglior rapporto amicale. “è però importante notare che l’apertura e il calore
manifestati dai genitori, possono spiegare solo una parte della varianza e che
la comunicazione aperta con gli stessi e non è predittiva dell’intimità
nell’amicizia” (Kimberly et al, 2002, pag. 77). Nella ricerca di Kimberly (2002)
questo risultato è stato rilevato anche per i ragazzi Americani con origini
Europee, ma non per quelli Latino-Americani e con una differenza, per i
maschi la comunicazione e l’apertura solo del padre era associata ad un
rapporto più intimo col miglior amico, mentre per le ragazze sono rilevanti gli
stili interattivi di entrambi i genitori. Van Doorn et al. (2011) hanno indagato la
relazione che intercorre tra il modo di risolvere i conflitti con i genitori e quello
usato col miglior amico ed hanno trovato che questi due stili sono correlati sia
nella prima che nella media e nella tarda adolescenza, lo stile di risoluzione
del conflitto usato dall’adolescente con i genitori, è correlato allo stile di
risoluzione del conflitto usato con il miglior amico e con le relazioni amicali in
generale.
Anche lo studio di De Goede et al (2009) alimenta l’esistenza di una influenza
bidirezionale sempre presente nelle relazioni adolescenziali con i genitori e
con gli amici, i risultati dello studio supportano l’idea teorica che la percezione
delle relazioni con i genitori viene generalizzata anche nel rapporto con gli
amici e viceversa cioè le abilità ed i principi acquisiti nell’amicizia
adolescenziale vengono generalizzati nel rapporto con i genitori. Vi sarebbe
quindi una costante associazione bidirezionale ma nella prima metà del
periodo adolescenziale sono i genitori ad esercitare una maggior influenza
mentre successivamente l’influenza degli amici e dei genitori si equivale e si
sovrappone. La percezione di entrambe le relazioni sembra generalmente
procedere e cambiare nella stessa direzione. E’ emerso poi come l’influenza
genitoriale decresca con l’età per quanto riguarda il supporto, mentre
l’influenza degli amici aumenta con l’età per quanto riguarda le relazioni
negative. Comunque in generale le abilità sociali acquisite nel rapporto
egalitario e simmetrico con l’amico, divengono più salienti in adolescenza, e
18
una volta acquisite vengono generalizzate al resto. Tra le relazioni intrattenute
con i genitori e quelle intrattenute con l’amico sono spesso state evidenziate
delle correlazioni positive. Wilkinson (2006) ha dimostrato la corrispondenza
nello stile di attaccamento, Zimmermann (2004) ha indagato la relazione tra il
supporto familiare e la qualità dell’amicizia, Benson et al (2006) hanno trovato
delle correlazioni positive tra il tipo di attaccamento ai genitori e la qualità
dell’amicizia. Per le dimensioni del potere e dell’interazione negativa è stata
trovata la stessa corrispondenza, ad esempio Collins et al (1997) hanno visto
come intensi conflitti con i genitori e intensi conflitti con gli amici vadano di pari
passo; Cui et al (2002) hanno rilevato come comportamenti ostili intrattenuti
con i genitori vengano intrattenuti anche con gli amici.
Questi risultati vanno tutti a sostegno della tesi che la relazione con i genitori
è e rimane fondamentale nel tempo ed ha un’ influenza notevole lungo tutto
l’arco di vita. Emerge come non solo l’adolescente acquisisce e ripropone il
sistema di attaccamento consolidato nelle prime fasi di sviluppo, ma anche
una serie di altre caratteristiche, tratti ed atteggiamenti interattivi, fornendo sia
elementi di continuità, che di discontinuità, con la propria storia familiare.
19
1.4 Adolescenza Funzionamento Mentale e Rischio
L’adolescente sotto la spinta dello sviluppo di funzioni nuove sia
intrapsichiche che corporee ha una predisposizione naturale a mettersi alla
prova, testa i suoi limiti ed esplora le sue possibilità.
Bonino e Cattellino (1999b) affermano che nell’adolescente nasce l’esigenza
di unicità e visibilità, esigenza soddisfatta attraverso comportamenti
provocatori ed eccentrici, nasce anche il bisogno di anticipare l’adultità
mediante comportamenti inadeguati all’età, ma che sicuramente rendono
visibili quali il bere e il fumare. Sono caratteristici del funzionamento mentale
dell’adolescente gli errori cognitivi come per esempio il pensiero dicotomico (o
tutto o nulla), o l’ottimismo irrealistico; quest’ultimo viene definito da Weinstein
(1980) come: un errore di giudizio che produce una sottostima del rischio che
si corre personalmente rispetto a una generica persona, per cui più i ragazzi
adolescenti si troveranno coinvolti in una situazione a rischio e più ne
percepiranno maggiormente i benefici. C’è però da puntualizzare che se le
teorie ingenue della società considerano il ragazzo che mette in atto questi
comportamenti come dominato dal senso di invulnerabilità e onnipotenza,
alcune ricerche hanno evidenziato dati contrastanti, per cui gli adolescenti
avrebbero le competenze adeguate a stimare il rischio corso e avrebbero un
giudizio di vulnerabilità adeguato, anzi, si sentirebbero anche più vulnerabili
rispetto agli adulti.
In questo periodo vi è comunque una naturale attrazione per le situazioni
pericolose, per le sfide, per le emozioni forti (sensation seeking), attrazione
accompagnata da impulsività che “se da una parte è funzionale alla
differenziazione e alla costruzione dell’identità personale, dall’altra
rappresenta un evidente elevato fattore di rischio”. (Fuligni e Romito, 2002,
pag. 7).
Il comportamento teso alla sensation seeking è stato definito da Zucherman
(1971), come “il grado di novità e intensità di sensazioni ed esperienze che
una persona preferisce”; Couyoumjian et al, (2006) hanno individuato 4 fattori
20
sottesi alla ricerca di sensazioni: Un primo fattore che distingue il sensation
seeker è la ricerca di avventura, l’adolescente che attua massicciamente
questo genere di comportamenti è alla ricerca di situazioni che richiedono alti
livelli di coinvolgimento e che sprigionano adrenalina. Il secondo fattore è la
disinibizione, egli non si pone freni al di là del parere sociale, privilegia la sua
parte pulsionale e la soddisfazione immediata dei suoi bisogni. Terzo fattore è
la sua sensibilità e suscettibilità alla noia, poco e mal tollerata per cui vengono
ricercate sensazioni sempre diverse. Quarto ed ultimo fattore che caratterizza
questo ragazzo è la sua continua ricerca di situazioni nuove e particolari,
alcune delle quali rischiose per la propria salute e incolumità. Un alto livello di
sensation seeking con preponderanza di disinibizione rappresenta un notevole
fattore di rischio per la messa in atto di comportamenti di abuso e dipendenza
dall’alcol.
I comportamenti a rischio attuati dai ragazzi in questo periodo sono molteplici:
il fumare, il rubare, l’uso di droghe, l’abuso di alcol, la guida pericolosa, il
sesso non sicuro,nonché l’attuazione di comportamenti antisociali o predittivi
di possibili disturbi alimentari. Sono condotte molto differenti tra loro ed
assumono un significato specifico a seconda del momento di vita del soggetto
e del contesto in cui è immerso, “gli adolescenti agiscono (…) al fine di
raggiungere degli scopi personalmente significativi che sono in relazione con i
compiti di sviluppo di una certa cultura. Svolgono quindi un ruolo centrale i
processi cognitivi di valutazione, mediati dai sistemi simbolici messi a
disposizione dalla cultura” (Bonino et al, 2003, pag. 35).
Questi comportamenti non sono di per sé psicopatologici in quanto la maggior
parte dei ragazzi li attua transitoriamente e li abbandona in età successive.
Rientrano nel processo normale di sviluppo del ragazzo che “è una persona
che nel suo affacciarsi alla vita ha ancora visto poco e quindi non sa ed è
chiaro che il manifestarsi della percezione del rischio dipende e avviene
attraverso l’esperienza” (Nizzoli e Colli, 2004, pag. 6). Essi risultano funzionali
al raggiungimento di uno status e di una padronanza nella società in cui sono
immersi, sono guidati da rappresentazioni mentali e aspettative dotate di
senso che significano soggettivamente il comportamento messo in atto ed
21
avranno nell’adolescente esiti diversi sulla sua crescita e maturazione. “Le
funzioni dei diversi comportamenti a rischio, trasversali ad essi, si riferiscono a
due grandi aree principali, tra loro strettamente connesse, che riguardano lo
sviluppo dell’identità da un lato e la partecipazione sociale dall’altro”(Cattelino,
2010, pag. 36). Tutto è agito sulla scena sociale, specialmente all’interno del
gruppo dei pari che ha la funzione di riconoscere e rispecchiare, rinforzare o
meno i comportamenti del ragazzo restituendogli dei messaggi positivi o
negativi sul suo sviluppo personale. I comportamenti a rischio sono un
opzione, una scelta, un mezzo per realizzare i propri compiti di sviluppo ma gli
stessi compiti possono essere realizzati anche attuando modalità più salutari,
la scelta dipenderà dal soggetto e dal tipo di contesto in cui è immerso.
Harden e Turker-Drob (2011) hanno condotto uno studio sperimentale,
indagando le differenze individuali nello sviluppo della sensation seeking e
dell’impulsività durante l’adolescenza. Hanno riscontrato delle evidenze che
confermano un diverso sviluppo strutturale e funzionale di due sistemi
neurobiologici nell’adolescente: il sistema socio emozionale subcorticale
sarebbe responsabile della risposta alle emozioni, alle novità e alle
ricompense e diviene più sensibile con i cambiamenti della pubertà, mentre il
sistema di controllo degli impulsi, deputato alla regolazione emozionale e
coinvolto nella presa di decisioni, matura gradualmente e raggiunge il pieno
sviluppo all’inizio del periodo adulto. Il comportamento dell’adolescente e i
comportamenti potenzialmente rischiosi messi in atto in questo periodo,
sarebbero modellati da uno sbilanciato sviluppo tra questi due sistemi.
L’impulsività declina durante l’adolescenza mentre la ricerca di sensazioni
avrebbe in suo picco intorno ai 16 anni e declinerebbe lentamente con la
crescita,. questi due tratti di personalità hanno uno sviluppo relativamente
indipendente.
Per quanto riguarda il fumo di marijuana, la letteratura al riguardo riporta che
almeno un terzo della popolazione adolescenziale ha almeno una volta nella
vita fumato uno spinello, ma anche che questo è uno di quei comportamenti
insieme a quelli devianti, che si riduce maggiormente con lo sviluppo. Jessor e
Jessor (1977) hanno riportato degli effetti benefici riguardo l’uso di alcool per
22
quanto riguarda la maturazione, che negli astemi sarebbe più tardiva e un più
rapido processo di separazione dalla famiglia, il consumo di alcool d’altra
parte è molto diffuso tra gli adolescenti, le percentuali di forti bevitori sono in
aumento o stabili, l’approccio all’alcol diventa sempre più precoce e le ragazze
anche se bevono di meno, si stanno avvicinando ai modelli di consumo
maschili correndo maggiori rischi per quel che riguarda la loro salute. Il
contesto del bere è quello del gruppo dei pari. Come è aumentato l’uso di
alcol, così sta aumentando anche il consumo di tabacco e di cannabis
(Charmet, 2004). L’età si abbassa anche per quanto riguarda il primo rapporto
sessuale, in relazione all’abbassamento dell’età del menarca nelle ragazze.
Non è facile definire i fattori che potenzialmente possono portare alla messa in
atto di un’azione rischiosa, essi hanno un’eziologia multicausale e
multideterminata. I fattori predisponenti non sono solo quelli individuali ma
vanno ricercati anche nell’ambito sociale, familiare e relazionale. Per esempio
un fattore di rischio significativo dell’ambito familiare si rivela l’avere un
carente o nullo controllo genitoriale; fattori di rischio individuali si rivelano
anche l’avere una bassa autostima o dei deficit meta cognitivi legati alle
funzioni di controllo può essere un importante fonte predisponente per quanto
riguarda la dipendenza in generale. Rilevanza ancora maggiore assume
l’ambiente relazionale del gruppo dei pari, Baker et al (2004) affermano che
quest’ultimo generalmente non esercita pressioni dirette, ma porta a percepire
i comportamenti a rischio come normativi e prevalenti, fornisce delle
opportunità concrete per la loro realizzazione e porta a percepire queste
condotte come un mezzo per mantenere i legami. I ragazzi sono influenzati
nell’attuazione di un comportamento a rischio, maggiormente per il piacere
personale di farlo, mentre le ragazze sono condizionate anche dal parere dei
genitori e della migliore amica (Couyoumjian et al, 2006). Laghi et al (2005),
hanno indagato la relazione tra personalità, autostima e ideazione suicidaria
nell’adolescente, dai dati emerge che i soggetti con ideazione suicidaria in
adolescenza sarebbero maggiormente ansiosi e vulnerabili ma anche
impulsivi ed irritabili, con bassi livelli di autostima, con difficoltà nel problem
solving e nelle relazioni sociali con i pari e con i familiari. Vi sono delle
23
differenze di genere significative, le ragazze pensano di più al suicidio ma
utilizzerebbero mezzi meno violenti rispetto al sesso maschile. In letteratura
vengono catalogate come possibile fattore di malessere in adolescenza,
anche l’avere delle relazioni sentimentali precoci, visto che richiedono un
grande maturità ancora non acquisita e un impegno che distoglie dal
potenziale sostegno del gruppo. Fattori di rischio si rivelano anche l’avere
partner multipli che si susseguono e che potrebbero portare l’adolescente a
sentirsi svalutato e incapace di portare avanti una relazione, come è
deprimente per un ragazzo di questa età non riuscire a stabilire alcuna
relazione amorosa (Cattelino, 2010).
24
Capitolo II
Capitolo Sperimentale:
Amicizia in Adolescenza
E Comportamento a Rischio
2.1 Premessa
25
appare più come unicamente caratterizzata da crisi e da disagio, ma anche da
scoperte e da conquiste, da una nuova apertura verso il mondo esterno alla
famiglia, ma soprattutto è caratterizzata da un nuovo modo di vivere il proprio
sé che si sperimenta più autonomo nelle proprie scelte. Inoltre si è voluto
sottolineare come l’adolescenza rappresenti un periodo molto variegato, non è
univoco ed uguale per tutti, anche se si effettuano le stesse scelte gli esiti
evolutivi saranno vari e soggettivi, a seconda dell’interazione dei fattori esterni
e interni propri dell’individuo. Abbiamo indagato ed approfondito il rapporto
che il ragazzo adolescente intrattiene con i pari, esplorando il fenomeno della
segregazione di genere e del conformismo, che caratterizzano in modo
particolare la prima metà dell’adolescenza. Sono state descritte le differenze
di genere nel rapporto intimo e duale col miglior amico ed è emerso come gli
uomini siano maggiormente orientati ad intraprendere attività con più persone,
mentre sarebbero le ragazze ad essere maggiormente intimiste e ad
intraprendere prima una relazione amicale intima. Ci si è chiesti poi quale
relazione vi potesse essere tra rapporto diadico intrattenuto col migliore amico
e quello intrattenuto nella coppia-madre bambino, in modo più specifico alcune
ricerche (Wilkinson, 2008) basandosi sulla teoria dell’attaccamento, hanno
ipotizzato che il tipo di attaccamento acquisito nei primi anni di vita viene
successivamente trasferito nel rapporto duale col migliore amico. Questa
ipotesi è stata confermata da vari studi che hanno indagato anche una serie di
altre caratteristiche e stili interattivi appresi precocemente e successivamente
riproposti (Van Doorn et al, 2011; De Goede et al, 2009; Black, 2002;
Updergraff et al, 2002). Il trasferimento di varie funzioni apprese in famiglia al
miglior amico e al gruppo dei pari verrebbe sostenuto da una serie di altre
teorie, come quella dell’apprendimento sociale di Bandura (1977) e la teoria
dei modelli cognitivi di Parke e Buriel (2006). Da De Goede et al (2009) è stata
anche postulata l’esistenza di una costante influenza bidirezionale tra genitori-
adolescente-amico per cui i modelli appresi con i genitori sono riproposti
all’amico intimo e viceversa. Per quel che riguarda i comportamenti a rischio
interessante risulta il modello del sensation seeker proposto da Couyoumjian
et al (2006) che propone quattro fattori sottesi alla ricerca di sensazioni nel
26
ragazzo quali la ricerca di avventura, la suscettibilità alla noia, la disinibizione
e la ricerca di novità. Inoltre secondo Cattellino (2010) l’attuazione dei
comportamenti a rischio, tesa all’affermazione dell’identità, non è una scelta
obbligata in adolescenza, ma un modo tra i tanti di dimostrare la propria
adultità. I compiti di sviluppo adolescenziali possono essere realizzati anche
mettendo in atto comportamenti più salutari, la scelta dipende dal contesto e
dai fattori personali peculiari nel soggetto. Harden e Turker-Drob (2011) hanno
proposto un modello neurobiologico per spiegare la messa in atto dei
comportamenti a rischio durante questo periodo per cui questi comportamenti
sarebbero modellati da uno sbilanciato sviluppo, sia strutturale che funzionale,
tra due sistemi neurobiologici nell’adolescente: il sistema socio emozionale,
responsabile delle emozioni svilupperebbe prima con la pubertà mentre quello
cognitivo di controllo sarebbe più tardivo e influirebbe sulla valutazione del
rischio. È stato poi segnalato da Charmet (2004) un abbassamento dell’età
per una serie di comportamenti a rischio quali il bere ed il fumare,
parallelamente ad un più precoce sviluppo sessuale. Inoltre i livelli di consumo
di alcol per le ragazze stanno man mano raggiungendo i livelli maschili.
Partendo dai punti salienti emersi dalla ricerca bibliografica, soprattutto per
quel che riguarda la teoria dell’attaccamento e le sue implicazioni, verranno
formulate le nostre ipotesi di lavoro. Procederemo a comparare gli stili di
attaccamento mostrati in tre diversi contesti, quello primario familiare, quello
del gruppo dei pari e quello della relazione diadica col migliore amico, quindi
cercheremo di capire che ruolo abbia lo stile di attaccamento nella messa in
atto di comportamenti a rischio e nella ricerca di sensazioni. Indagheremo
infine la relazione tra attaccamento autostima e regolazione emozionale.
27
gli altri significativi. Ciò determinerebbe non solo il tipo di attaccamento ma
anche lo stile interattivo mostrato in successivi periodi di vita nei vari contesti.
Procederemo dunque ad una verifica di questa ipotesi, che rappresenta uno
dei presupposti principali di questo lavoro, comparando l’attaccamento al
migliore amico con quello mostrato con i genitori ed i pari.
28
2.3 Risultati attesi
29
della teoria dell’attaccamento, sarebbero caratterizzati da un’esplorazione
maggiormente disinibita ma sbilanciata rispetto ai sentimenti di attaccamento
e di sicurezza. Ci aspettiamo inoltre di trovare ancora più alte correlazioni
negli attaccamenti ambivalenti che potrebbero mettere in atto questi
comportamenti per ritorsione o per attirare la considerazione dell’amico dato
che questo tipo di attaccamento è caratterizzato da sentimenti di ambivalenza
per cui spinte repulsive e di avvicinamento si contrastano a vicenda, “ricorrono
ad un’espressione esagerata e ridondante dei propri affetti (…) utilizzano una
negoziazione coercitiva”. (Attili, 2001, pag. 23)
30
grado di dare supporto, ascolto, aiuto e di riceverlo, secondo quanto riportato
in letteratura.
31
proprio legame di attaccamento. Il ragazzo deve rispondere alle affermazioni
poste, su una scala likert a 5 punti che va da “sono completamente in
disaccordo” a “sono completamente d’accordo”. Un punto di forza di questo
self report è la sua specificità, infatti molti self report sono stati costruiti per
indagare le relazioni con gli amici più stretti, ma questi non discriminavano il
miglior amico dalla “combriccola” dal gruppo dei pari, risultando generici e
andando a misurare altre caratteristiche dell’amicizia in adolescenza. Inoltre
questo strumento ha una forte base teorica, una estesa letteratura di base e
parte dall’assunto che il legame di attaccamento sperimentato nella relazione
madre-bambino possa essere trasferito e riattivato nel rapporto col miglior
amico, sebbene con le sue peculiarità, per cui i modelli operativi interni sicuri,
insicuri ambivalenti ed evitanti, si svelerebbero nuovamente nelle diverse
modalità di vivere l’amicizia in questo legame diadico. Vi è una buona validità
convergente e discriminante emersa dal confronto con vari test tra cui l’ IPPA
di Armsden e Greenberg e il questionario delle relazioni di Bartholomew e
Horowitz. È stata segnalata inoltre una buona stabilità e consistenza interna
(α= tra .751 e .882). Non emergono differenze significative per quanto
riguarda le diverse età comprese nello studio (tra 13,5 e 19 aa) e il modello è
risultato simile sia per le adolescenti femmine che per i maschi, anche se
emerge che le femmine ottengono punteggi maggiori all’attaccamento sicuro
e alla scala totale rispetto ai maschi e punteggi significativamente minori alla
scala dell’attaccamento evitante. La struttura fattoriale di questo modello è
stata replicata su un campione indipendente ma la standardizzazione è
australiana e non ne esiste una italiana. Il limite maggiore dello strumento è
quello attinente a tutti i self report, l’elemento soggettivo difficilmente
controllabile come per esempio l’influenza dei fattori motivazionali del ss nel
rispondere al questionario.
32
cognitiva (6 item). Nella soppressione la persona tende a sopprimere le
proprie emozioni, mentre nella rivalutazione il soggetto pensa alla situazione
da una prospettiva diversa in modo da cambiarne il significato e l’impatto
emozionale. Il test è composto da dieci item totali, cinque per ogni scala. Nella
versione italiana i soggetti devono valutare le affermazioni degli item su una
scala likert a 4 passi che va da “in genere non lo faccio” a “in genere lo faccio
tanto”. La standardizzazione italiana è stata fatta su un campione di 416 ss
frequentanti varie università milanesi. I risultati della standardizzazione
depongono a favore dell’adattamento italiano, confermandone la struttura
fattoriale sottesa; il coefficiente di attendibilità è soddisfacente, con α= .84 per
la scala della rivalutazione ed α=.72 per la scala della soppressione. Un
grande limite nella standardizzazione italiana risulta essere il range di età
ristretto a cui è stato somministrato il test, si tratta infatti di soli studenti
universitari e quindi non generalizzabili.
33
ricerca di sensazioni: la ricerca di esperienze, la suscettibilità alla noia, la
ricerca di avventura e la disinibizione. La forma originale è stata costruita da
Zuckerman (form V, 1978) ma ha ricevuto diverse critiche riguardo la sua
bassa attendibilità, il suo colloquialismo e per il suo format in cui le risposte
risultano forzate. L’adolescente deve rispondere in base ad una scala likert a 5
punti che va da “sono completamente in disaccordo” a “”sono completamente
d’accordo”. La scala ha solide caratteristiche psicometriche che si
mantengono stabili al di là delle differenze di genere, di età o di appartenenza
etnica ed è dotata di una solida validità di costrutto, di una sufficiente
consistenza interna, e di validità predittiva.
34
conoscenza che corrisponde al grado di empatia mostrato, l’attaccamento alla
relazione, l’esclusività relazionale che indica il grado di coinvolgimento e di
esclusività della relazione e viene valutato con item quali “le cose più eccitanti
accadono quando siamo insieme e non c’è nessun altro con noi”, il dare,
ricevere e condividere, l’imposizione che indica il grado di apertura nel
chiedere e nell’accettare l’aiuto dell’amico, le attività comuni e la fiducia e
lealtà mostrata.
35
forza e di debolezza del soggetto e con essi le aree di maggior
disadattamento del soggetto. Esiste una validazione e taratura italiana su
1062 ss ma di età compresa tra 12 e 15 aa, campione equamente distribuito
per sesso, dalle caratteristiche psicometriche soddisfacenti, con valori α tutti
molto alti e corrispondenti ai valori ottenuti nella popolazione americana.
36
2.5 Risultati
1. Abbiamo comparato lo stile di attaccamento mostrato con il migliore amico
con quello mostrato con i genitori e con il gruppo degli amici usando l’indice di
correlazione di Pearson e sono emersi i seguenti risultati:
** **
IPPAG_Alien -,092 ,289 ,271
** * **
IPPAG_Comun ,280 -,108 -,266
** ** **
IPPAG_Fiducia ,299 -,178 -,231
** ** **
IPPA_pari_Alien_A -,234 ,345 ,362
** **
IPPA_pari_Comun_A ,517 -,052 -,453
** ** **
IPPA_pari_Fiducia_A ,543 -,156 -,491
37
esterno alla famiglia. Questi dati sono in linea con la teoria dell’attaccamento
che afferma come i modelli operativi interni costituiti precocemente e i modelli
interattivi che ne conseguono, vengano generalizzati e riproposti all’interno
della relazioni successivamente intrattenute fuori dall’ambito familiare.
38
l’insicuro ansioso tenda a mantenere un rapporto invischiato ma ambivalente
con l’altro significativo tale da avere bisogno di continue dimostrazioni di
amicizia, per sentirsi sicuro. L’attaccamento evitante correla negativamente e
modo significativo con l’attaccamento, la franchezza e spontaneità del
rapporto e con l’emotività relazionale a conferma del fatto che l’adolescente
evitante non coltiva rapporti intimi a causa delle sue esperienze precoci con
un caregiver non disponibile emotivamente, a cui non ha potuto chiedere aiuto
e sostegno. Ciò conferma le nostre ipotesi iniziali in linea con gli assunti
principali della teoria dell’attaccamento.
39
siano i ragazzi con attaccamento evitante ad essere maggiormente a rischio
per quanto riguarda il rischio corso in generale e non gli ambivalenti come
inizialmente ipotizzato.
40
con il gruppo, tende a preferire attività solitarie ma sicuramente meno
disinibite.
41
al ragazzo un’immagine di sé negativa e un’immagine del mondo circostante
come non disponibile, ostile e non degno di fiducia.
42
2.6 Discussione
Dai risultati della presente ricerca è emerso che i modelli operativi interni
continuano ad essere stabili in adolescenza, mantenendo le caratteristiche
formatesi nei rapporti precoci intrattenuti con la madre. Fu Bowlby (1969) a
postulare il costrutto dell’attaccamento come se fosse un sistema a piramide
con all’apice il caregiver che nel tempo si sarebbe generalizzato alle altre
persone significative. I risultati della ricerca depongono tutti a favore
dell’ipotesi di Ross e Wilkinson (2006) che ha ispirato il presente lavoro e
secondo la quale le funzioni di attaccamento e i modelli interattivi appresi,
vengono generalizzati nel rapporto duale con il migliore amico. Abbiamo
rilevato come i ragazzi con un attaccamento sicuro al migliore amico siano
avvantaggiati nella vita di tutti giorni grazie all’apprendimento di strategie
funzionali in famiglia, alla costruzione di una immagine di sé e degli altri come
persone affidabili, degne d’affetto e di fiducia. Nello specifico dall’analisi
statistica emerge come l’attaccamento sicuro al migliore amico sia
maggiormente comunicativo e abbia maggiore fiducia nei confronti dei genitori
e in maniera più significativa con gli amici. L’attaccamento ansioso verso il
migliore amico invece risulta significativamente alienato sia con i genitori che
con i pari ma ipotizziamo che egli lo sia prima di tutto con sé stesso o con parti
del suo sé. L’attaccamento evitante all’opposto di quello sicuro non ha né
comunicazione né fiducia con il migliore amico e con gli amici in generale. Ciò
emerge anche se in maniera meno significativa nel rapporto con la famiglia.
Per quel che riguarda il rapporto intrattenuto con il migliore amico, i ragazzi
classificati come sicuri dimostrano di avere stabilito buoni rapporti di
attaccamento in cui preferiscono essere franchi e sinceri e all’interno dei quali
dimostrano di avere emotività relazionale cioè sarebbero maggiormente
capaci di coinvolgersi ed emozionarsi per gli altri. L’esatto opposto risultano
essere gli adolescenti evitanti che rimangono distanti dagli altri, non
approfondiscono i rapporti amicali evitando qualsiasi coinvolgimento, non
dimostrando né fiducia, né sincerità. Per quel che riguarda l’attaccamento
43
ansioso, egli predilige l’esclusività del rapporto più di ogni altra cosa. Ciò in
realtà gli garantirebbe una maggior sicurezza, anche se instabile, nel rapporto
con il migliore amico. Guardando alla relazione tra attaccamento ad un amico
preferito e discriminato e autostima, i ragazzi ansiosi ed evitanti correlano
negativamente con la scala delle relazioni interpersonali, gli ansiosi
dimostrano di essere meno emotivi mentre gli evitanti non percepiscono di
avere alcun controllo sull’ambiente circostante. I ragazzi classificati come
sicuri hanno una maggiore autostima globale, specialmente per quel che
riguarda le relazioni interpersonali ed un maggiore controllo sulle proprie
emozioni, ricorrono spesso alla rivalutazione delle proprie esperienze e dei
propri sentimenti e risultano essere meno propensi ad attuare comportamenti
a rischio. Sono però maggiormente alla ricerca di sensazioni e novità. I
ragazzi ambivalenti ansiosi e quelli evitanti sono più propensi alla
soppressione delle loro emozioni e alla messa in atto di comportamenti a
rischio ma in maniera diversa, complessivamente il rischio corso è il
medesimo ma mentre l’ambivalente/ansioso preferirebbe mettere in atto
comportamenti tesi al rischio in generale, i ragazzi con attaccamento evitante
mostrano alte correlazioni con l’uso di sostanze. Guardando alla relazione tra
attaccamento col migliore amico e sensation seeking i ragazzi evitanti
all’opposto di quelli sicuri evitano di trovarsi in situazioni nuove, correlano
negativamente con la ricerca di esperienze e questo dovrebbe essere dovuto
al fatto che dimostrano di avere una scarsa competenza per quel che riguarda
il controllo ambientale così, l’abuso di alcol e droghe gli permetterebbe di
estraniarsi da loro stessi, fornendo loro l’occasione per disinibirsi. Il loro
maggior abuso di sostanze da parte di un adolescente con attaccamento
evitante potrebbe essere dovuto anche ad un tentativo di partecipazione
sociale secondo le proprie specifiche competenze e capacità, infatti l’abuso di
sostanze in questo periodo avviene maggiormente con i membri del gruppo e
gli consentirebbe così di instaurare amicizie di convenienza senza rischiare
dover stabilire qualsiasi altro rapporto che implichi un attaccamento alle
persone. Gli adolescenti con attaccamento ansioso al migliore amico risultano
essere maggiormente suscettibili alla noia, questo dato potrebbe spiegare la
44
loro alta propensione ad attuare comportamenti a rischio in generale.
Possiamo concludere affermando che i risultati del presente lavoro
concordano tutti con la letteratura sull’attaccamento in generale. Attili (2001)
nel suo libro descrive ampiamente i modelli operativi interni ed i modelli
interattivi acquisiti precocemente dai ragazzi con attaccamenti sicuri,
ambivalenti ed evitanti, i dati da lei riportati sono sovrapponibili alla presente
ricerca e apportano delle ulteriori conferme alla sua validità, ma c’è di più, la
presente ricerca risulta innovativa ed originale perché studia nello specifico, il
tipo di attaccamento mostrato con il migliore amico. I risultati emersi fanno
pensare ad una solida e positiva corrispondenza tra il tipo di attaccamento
acquisito con il caregiver e quello trasferito nel rapporto duale col migliore
amico. Attili (2001) descrive i ragazzi con attaccamento sicuro verso il
caregiver, come socievoli, capaci di esprimere le proprie emozioni, in grado di
esplorare nuovi ambienti ed empatici; ciò emerge anche per quel che riguarda
il rapporto intrattenuto con il migliore amico. I ragazzi ambivalenti invece sono
descritti come coercitivi, impulsivi e rabbiosi ma anche timorosi ed
inconsolabili, queste caratteristiche corrispondono a modelli mentali confusi, si
sentono amabili ma vulnerabili e ricorrono ad un espressione esagerata dei
propri affetti; mostrando gelosia e possessività nelle relazioni intrattenute. I
nostri risultati sono in linea con questa affermazione pur riferendosi al rapporto
con il migliore amico. I ragazzi con attaccamento evitante non si sentono
degni d’affetto e contano solo su sé stessi, non sanno negoziare né
riconoscere le richieste di conforto di altri, apprendono a negare i propri
bisogni e mostrano una falsa autonomia; le medesime caratteristiche
emergono nei modelli interattivi mostrati con il migliore amico.
45
di chiarire fenomeni quali quello del conformismo dove ancora possiamo
trovare risultati discordanti riguardo il suo funzionamento. Di cruciale
importanza risulta essere la responsabilizzazione dei ragazzi sui motivi e sugli
obiettivi della ricerca, al momento della restituzione dei risultati dei test infatti,
una piccola percentuale di ragazzi ha denunciato il poco impegno impiegato
nella compilazione del test, con risposte date “a caso” e “senza leggere”. Lo
studio ha previsto solo la somministrazione di self-report con i loro già noti
limiti metodologici senza avere l’opportunità di integrare questo strumento con
osservazioni e colloqui. Un altro limite della presente ricerca riguarda gli
strumenti di misura usati, infatti sia per quanto riguarda l’IPPA, che l’Intimate
Friendship Scale, che la Scala dell’Attaccamento alle Amicizie in età
Adolescenziale, prevedono la rilevazione di soli tre stili di attaccamento,
presenti nella letteratura classica, senza tener conto degli attaccamenti più
recentemente classificati come disorganizzati (Main e Solomon, 1990) o come
A/C (Crittenden, 1985) il quale mostra pattern evitanti e ambivalenti
contemporaneamente. Questa scelta metodologica è stata necessaria per
restringere il campo della ricerca, privilegiando un punto di vista
maggiormente focalizzato ma d’altra parte incompleto. Altro limite della
presente ricerca riguarda i comportamenti a rischio, infatti abbiamo studiato
questi comportamenti in base a tre scale, le prime due differenziano il rischio
di abuso di sostanze dal rischio di attuare comportamenti nocivi in generale, la
terza scala riguarda la somma del rischio corso totale, ma non vi è
differenziazione tra rischio di anoressia, comportamenti antisociali quali in
rubare, o il fare sesso non sicuro. La ricerca rimane attendibile in quanto i dati
emersi vanno a confermare l’ampia letteratura che esiste al riguardo, infatti
l’argomento è stato spesso indagato in quasi tutte le sue componenti ed è
ormai accertato quanto il tipo di attaccamento e i modelli interattivi appresi in
famiglia abbiano un peso significativo sul passato, sul presente e sul futuro del
ragazzo.
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