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RITTERKREUZ

STORIA MILITARE DELLA WAFFEN SS

UOMINI – FORMAZIONI – BATTAGLIE – MEZZI – DECORAZIONI - UNIFORMI


Anno 1 numero 1

Associazione culturale Ritterkreuz


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Decorati con la croce di cavaliere

Léon Degrelle, il più famoso volontario europeo della Waffen SS, qui ritratto sulla copertina della rivista Signal,
fascicolo numero 5 del 1944. Il testo recita: ʺLeon Degrelle, un decorato della croce di cavaliere. Il capo del movimento
rexista belga comanda la brigata di volontari delle SS Wallonien, che si é particolarmente distinta nel settore di Cercassiʺ.

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Ritterkreuz anno 1 numero 1


La presente pubblicazione viene distribuita gratuitamente ai soci dellʹAssociazione Ritterkreuz, nata in
seno alla Associazione culturale Computer Club Italia da Massimiliano Afiero, senza fini di lucro e
con il solo obiettivo di incentivare la ricerca storica sulla Seconda Guerra Mondiale ed in particolar
modo sulle forze Armate dellʹAsse (Italia, Germania, Giappone) e dei paesi alleati ad esso (Romania,
Ungheria, Slovacchia, Croazia e Finlandia). LʹAssociazione é stata registrata regolarmente presso
lʹUfficio delle Entrate di Aversa il 18 gennaio 2001 al numero 581.

Per aderire allʹAssociazione e ricevere la rivista Ritterkreuz (in formato PDF via email) basta
semplicemente fare una donazione libera per lʹanno solare in corso. Per coloro invece che desiderano
ricevere una copia stampata della rivista (52 pagine, 4 pagine a colori), cadenza bimestrale,
dovrebbero gentilmente inviare una donazione minima di 40,00 euro (quaranta) a parziale copertura
delle spese di stampa della stessa e della spedizione effettuata esclusivamente con posta prioritaria.

Le donazioni vanno effettuate sul Conto corrente postale numero: 000093983450


Intestato a: Afiero Massimiliano – Via San Giorgio, 15 – 80021 Afragola (NA)

Nella causale basterà indicare ʺQuota associazione culturale Ritterkreuz anno 2009ʺ. Per attestare subito la
donazione e lʹiscrizione invitiamo i soci ad inviare una email con tutti i loro dati anagrafici (Nome,
Cognome, Data e luogo di nascita, Indirizzo postale, telefono, indirizzo email) allʹindirizzo
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dati anagrafici degli associati verranno trattati nel rispetto della tutela dei dati personali di cui alla
legge 31/12/1996, n.675.

Caporedattore: Massimiliano Afiero

Comitato di Redazione: Marcello Bianchi, Stefano Canavassi, Diego Michelini

Collaboratori: Eduard Abramian, Jacopo Barbarito, Giorgio Barsotti, Carlos Caballero Jurado, Massimiliano
Casanova, Rene Chavez, Mauro Cardellini, Antonio Guerra, Marco Linguardo, Andrea Lombardi, Erik Norling,
Alberto Peruffo, Roland Pfeiffer, Jean Pierre Sourd, Marco Rossi, Charles Trang, Luca Valente, Eugenio
Vendrame, Harm Wulf, Mark C. Yerger.

La pubblicazione Ritterkreuz tratta esclusivamente argomenti a carattere storico-militare e non


intende esaltare alcun tipo di ideologia politica presente o del passato cosi come non intende
esaltare alcun tipo di regime politico del secolo precedente.

SOMMARIO

Waffen SS in guerra (26a parte) Pag. 5


RSD: una protezione speciale per il Führer Pag. 10
La Frundsberg nella sacca di Falaise Pag. 19
SS-Hauptscharführer Gustav Schreiber Pag. 26
SS-Obersturmbannführer Christian Tychsen Pag. 29
SS-Infanterie-Regiment 9 ʹThuleʹ Pag. 34
Un volontario italiano nella 4a divisione SS-Polizei (2a parte) Pag. 38
Le Armi Anticarro della Waffen SS (2a parte) Pag. 43

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Ottomar Anton: il fascino del manifesto Pag. 49

Editoriale

Perché questa nuova pubblicazione? Abbiamo cercato di spiegarlo a tutti i nostri amici e lettori come
meglio potevamo ma aldilà dei contrasti con il nostro precedente editore, il nostro principale intento é
stato quello di riappropiarci del nostro progetto di ricerca storica per meglio controllarne gli sviluppi e
la sua espansione a livello mondiale. Ci sentivamo già da tempo in qualche modo bloccati e non
vedevamo lʹora di poter tornare liberi di muoverci a nostro piacimento senza alcun vincolo di natura
commerciale. La scelta di tutto lo staff editoriale é stata unanime e devo veramente ringraziare tutti
per la stima e la solidarietà che hanno dimostrato nei miei confronti e soprattutto il riconoscimento del
lavoro di ricerca fin qui svolto. Tutti insieme, volontariamente, hanno scelto di seguirmi su questa
nuova strada, seguendo il vecchio motto: ʺ…quando tutti tradiranno, noi resteremo fedeli!ʺ. La nuova
pubblicazione, essendo emanazione di una Associazione culturale, apolitica, senza fini di lucro, vuole
essere un semplice strumento di ricerca storica dove verranno di volta in volta pubblicati i lavori e le
ricerche dei più noti studiosi italiani e stranieri, cosi come avevamo già fatto in passato, lavori che
verranno pubblicati man mano anche sul nostro sito web che diventerà una vera e propria fonte unica
di informazioni relative alla Seconda Guerra Mondiale ed in particolare alla storia militare della
Waffen SS. I nostri progetti a breve termine riguarderanno una banca dati relativa a tutti i decorati
della Waffen SS, a tutti gli ufficiali delle varie formazioni, un archivio dei documenti ufficiali
provenienti dagli archivi di tutto il mondo relativi alle varie formazioni della Waffen SS. Ci aspetta un
duro lavoro ma siamo sicuri di riuscire a portarlo a termine, anche grazie al vostro aiuto ed al
contributo di quanti vorranno partecipare attivamente e proficuamente al nostro progetto. Le pagine
di Ritterkreuz saranno solo la punta dellʹiceberg del nostro lavoro di ricerca e speriamo che la
pubblicazione sia sempre più interessante e sempre più rispondente alle esigenze dei nostri associati,
anche di quelli più esigenti. In questo primo numero troverete la continuazione di alcuni articoli
iniziati sulla precedente rivista alla quale il nostro gruppo di lavoro collaborava, proprio per dare un
segno di continuità e non lasciare i nostri affezionati lettori con degli articoli incompleti: lʹinteressante
testimonianza di Cirillo Covallero e lʹarticolo sulle armi anticarro della Waffen SS di Stefano
Canavassi. Viene anche ripresa la nostra storia militare della Waffen SS, un lavoro che prestò sarà
racchiuso in un volume dedicato solo ai nostri associati. Il nostro Jean Pierre Sourd ci presenta un
interessante articolo sullʹRSD, il corpo di sicurezza personale del Führer. Per le formazioni SS Marco
Linguardo ci parla dellʹSS-Regiment Thule, mentre per la rubrica battaglie Alberto Peruffo ci parla
dellʹimpegno della divisione SS Frundsberg durante i combattimenti nella sacca di Falaise. Per le
biografie Marco Rossi ci parla di Gustav Schreiber, mentre Mark C. Yerger documenta la carriera
militare di Christian Tychsen, con bellissime foto provenienti dalla sua collezione personale. Dal
prossimo numero ritornerà anche la rubrica dedicata alla posta dei lettori.Un caloroso benvenuto a
tutti i nostri associati ed ai nostri lettori, restando sempre a vostra completa disposizione.

Massimiliano Afiero
Presidente Associazione Ritterkreuz

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Campagne e Battaglie

Waffen SS in guerra
di Massimiliano Afiero

26a parte(1): lʹSS-PanzerKorps attacca verso nord


Il 18 marzo, la Leibstandarte e la Das Reich passarono allʹattacco in direzione di Bjelgorod. In quel
momento la Totenkopf era bloccata dagli assalti sovietici nellʹarea di Tschugujew, Kamennaja Jaruga e
Saporoshnoje (i reparti del ʹThuleʹ) e a Bolschaja Babka (quelli del ʹTheodor Eickeʹ). Pur essendo
apparentemente in rotta su tutto il fronte, i sovietici riuscivano tuttavia a lanciare dei contrattacchi, in
particolare contro le posizioni del
III./ʹTheodor Eickeʹ. La 15.Kompanie
dellʹSS-Panzergrenadier Regiment 1
ʹTotenkopfʹ dovette essere inviata di
rinforzo insieme a qualche carro
lanciafiamme. In quella stessa
mattinata il comando dellʹSS-Panzer-
Korps propose al Pz.AOK 4 di
impegnare proprio la Totenkopf in
direzione di Murom, alfine di
ricacciare al di là del Donetz le truppe
sovietiche che si trovavano ancora
sulla riva occidentale del fiume. La
divisione ricevette quindi lʹordine di
trasferire i suoi reparti verso nord,
inclusi quelli del Reggimento
ʹTheodor Eickeʹ. Il I./ʹTEʹ incontrò una
forte resistenza a Peremoga, dove i
sovietici si erano ben trincerati a nord
della città. Verso le 11.00 il II./ʹTEʹ fu
impegnato in direzione di Ternowaja
dove sembrava che la resistenza
sovietica fosse più debole. Ma fu solo
nel tardo pomeriggio che le SS della
Totenkopf riuscirono ad impadronirsi
dei sobborghi meridionali della città,
dopo essere stati impegnati in feroci e
Mappa operazioni SS-PanzerKorps nellʹarea di Kharkov
sanguinosi combattimenti. Il 19
marzo, vennero formati tre gruppi di assalto: il 1.Angriffsgruppe, formato con i reparti dellʹSS-
Regiment ʹTEʹ, doveva conquistare le posizioni di Stariza, Ternowaja e Isbizkoje. Il 2.Angriffsgruppe,
comprendente il I° e III° Battaglione dellʹSS-Panzergrenadier Regiment 1 ʹTotenkopfʹ, doveva attaccare in
direzione di Murom e Archangelskoje. Il 3.Angriffsgruppe, comprendente il II./ʹTʹ e la 1./SS-Pz.Rgt.3,
doveva conquistare le posizioni di Siborowka, Grafowka e Iwanowka. I tre gruppi di assalto
iniziarono a muoversi verso le sei del mattino.

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Lʹattacco si risolse in un completo


successo ad eccezione dei reparti del
3.Angriffsgruppe, i quali restarono
bloccati davanti alla posizione di
Iwanowka e Pristen. In ogni caso, i
sovietici furono alla fine costretti a
ritirarsi sulla riva orientale del
Donetz. La conquista di Bjelgorod e
lʹannientamento quasi completo delle
forze sovietiche sulla riva occidentale
del Donetz a nord-est di Kharkov,
conclusero la controffensiva
dellʹHeeresgruppe Sud in Ucraina.
Tuttavia il Comando germanico non
poteva ritenersi soddisfatto, dal
Granatieri della Leibstandarte e carri del Kampfgruppe momento che non tutti gli obiettivi
ʹKunstmannʹ della Totenkopf combatterono fianco a fianco dentro fissati alla vigilia dellʹoffensiva erano
Kharkow. Nella foto il Pzkpfw III appartiene probabilmente alla stati conseguiti. I sovietici pur avendo
5./SS-Pz.Rgt.3 (National Archives)
subito pesanti perdite(2), non erano
stati completamente annientati e le loro riserve, praticamente intatte, consentirono di rinforzare in
poco tempo il loro fronte difensivo. Le perdite della Totenkopf, nel periodo tra il 19 febbraio ed il 20
marzo 1943, erano state di 94 ufficiali e 2.170 tra sottufficiali e soldati, tra feriti, caduti e dispersi. Erano
perdite gravissime sul piano qualitativo visto che non sarebbero stato possibile compensarle con le
nuove reclute, non addestrate adeguatamente e senza esperienza al fronte. Per non parlare poi delle
perdite dei materiali: al 20 marzo 1943, neanche una divisione dellʹSS-Panzer-Korps, era in grado di
allineare più di 35 carri operativi. Inoltre la controffensiva tedesca aveva lasciato un enorme saliente
intorno allʹarea di Kursk, a causa dellʹincapacità dellʹHeeresgruppe Mitte di sostenere la manovra di
von Manstein. Lʹeliminazione di questo saliente avrebbe permesso di accorciare la linea del fronte ed il
conseguente disimpegno di notevoli forze.

Granatieri SS nella piana del Donetz, Marzo 1943 (National Archives)

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Riorganizzazione della Totenkopf


Il 20 marzo 1943, lʹSS-Panzer-Korps ricevette lʹordine di ripulire completamente da nemico la riva
occidentale del Donetz. Questo perché i sovietici mantenevano ancora delle solide posizioni tra le
località di Wolkowo e Pristen. La loro
eliminazione venne affidata ai reparti
dellʹSS-Panzergrenadier-Regiment 1 della
Totenkopf. I combattimenti furono duri e le
perdite delle SS gravi. Le posizioni di
Iwanowka, Wolkowo e Pristen furono
comunque strappate al nemico. Il I.(gep.)/ʹTʹ
dellʹSS-Stubaf. Schneider incalzò i sovietici
che battevano in ritirata oltre il Donetz. Una
volta distrutte le posizioni nemiche, gli
uomini di Rudolf Schneider ritornarono
sulla sponda occidentale del fiume. I giorni
successivi furono destinati a consolidare le
posizioni lungo il Donetz. Dalla sponda
occidentale era possibile dominare tutta
lʹarea sulla sponda opposta, dove i sovietici
si erano ancora una volta ben trincerati. A
partire dal 25 marzo un improvviso disgelo
trasformò il fronte del Donetz in un
immenso pantano, bloccando tutti i
movimenti di entrambi i contendenti. Le
trincee occupate dai combattenti della
Totenkopf si riempirono dʹacqua, rendendo
difficile la vita ai soldati. Malgrado le
difficili condizioni del terreno, la Totenkopf
Granatieri Kampfgruppe ʹBaumʹ a Rogan. Indossano dei fu chiamata a proseguire la sua azione
parkas provenienti dalla fabbrica di abbigliamento di offensiva: il Reggimento ʹTheodor Eickeʹ fu
Dachau (National Archives). impegnato contro la testa di ponte sovietica
ad ovest di Pissarewska. Anche questa operazione venne coronata da successo: i sovietici furono
quindi ricacciati sulla sponda orientale del fiume ed il ponte sul Donetz venne prontamente minato
dai genieri della SS. Il 1° aprile, la Totenkopf venne rilevata dal fronte di Stariza dai reparti della
6.Panzer-Division. Venne quindi trasferita alle dipendenze del Korps z.b.V. ʹRausʹ a Bjelgorod, dove
venne rinforzata dallʹSS-Korps-Werfer-Abteilung agli ordini dellʹSS-Hstuf. Neitzel e da alcuni elementi
della 3.SS-Wehrgeologen-Kompanie dellʹSS-
Ostuf. Wasmuth. Questʹultima unità aveva il
compito di assicurare il rifornimento di acqua
alla divisione. In quella stessa giornata lo stato
maggiore della divisione riportò il bilancio
effettivo delle perdite subite dalla Totenkopf,
nel periodo compreso tra il 25 gennaio ed il 31
marzo 1943: 693 caduti, 1.944 feriti e 72
dispersi. Il 10 aprile Max Simon lasciò la
divisione per curare le sue ferite in un
ospedale in Germania. Fu quindi sostituito al
comando della divisione dallʹSS-Oberführer
Hermann Priess. Al comando del Reggimento Trincee scavate nella neve sul fronte del Donetz
di artiglieria subentrò lʹSS-Stubaf. Josef ʹSeppʹ Swientek. Per quanto riguarda il reggimento corazzato,

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lʹSS-Stubaf. Leiner, considerato inadatto a dirigere una formazione corazzata, venne trasferito allʹSS-
FHA. Gli successe lʹSS-Stubaf. Eugen Kunstmann. Hermann Priess si impegnò subito ad organizzare
delle sedute di addestramento per i sottufficiali e gli aspiranti sottufficiali alfine di compensare le
gravi perdite nei quadri della divisione. Vennero formati anche dei tiratori scelti e dei nuovi autisti per
i veicoli. LʹSS-Kradschützen-Regiment ʹThuleʹ, a causa delle gravi perdite subite, venne disciolto. I suoi
elementi superstiti andarono ad
ingrossare le file del gruppo da
ricognizione e dalla loro fusione
dovevano nascere un battaglione
motociclisti ed un nuova reparto
esploratori. Anche lʹSS-Kradschützen
Bataillon 3, agli ordini dellʹSS-Hstuf.
Häussler, venne disciolto ufficialmente
il 20 maggio 1943 ed integrato nel
gruppo da ricognizione. La Totenkopf
iniziò ad essere rilevata dalle sue
posizioni a nord di Bjelgorod dalla
168.Inf.Div. a partire dal 24 aprile. I
reparti della divisione si trasferirono
quindi nellʹarea a nord-ovest di
Kharkov, dove completarono la loro
Max Simon
riorganizzazione. E così allʹinizio del
mese di maggio, vennero formati dei nuovi equipaggi per i cannoni dʹassalto ed i panzer. Tuttavia,
mentre per la Leibstandarte e la Das Reich era stato previsto un nuovo battaglione corazzato
equipaggiato con i carri Panther, per la Totenkopf non se ne fece nulla. Su ordine del Führer, il I.SS-
Panzer-Korps(3), doveva ricevere 75 Pzkpfw IV, 20 Pzkpfw VI ʹTigreʹ e 30 Stug III. Tra maggio e giugno
giunsero grandi quantità di armi, materiali e veicoli, distribuiti ai vari reparti. In questo modo il I./SS-
Art.Rgt. ʹTʹ venne equipaggiato con dei cannoni
semoventi Sdkfz.124 ʹWespeʹ (1. e 2.Batterie) e
Sdkzf.165 ʹHummelʹ (3.Batterie). Contemporaneamente
ufficiali e sottufficiali furono inviato a seguire corsi di
specializzazione alle varie scuole sparse in tutta
Europa. Al 1° giugno, grazie allʹarrivo dei nuovi
rinforzi, la divisione contava 586 ufficiali, 2.964
sottufficiali e 16.567 soldati (su un totale di 19.999). I
suoi effettivi combattenti comprendevano 287 ufficiali,
1.047 sottufficiali e 7.966 soldati; questo significava che
il numero dei soldati dei reparti non combattenti era
superiore. La divisione continuò a ricevere rinforzi nel
corso del mese, rinforzi che portarono gli effettivi della
divisione a più di 21.000 uomini alla fine del mese di
giugno. Al 1° giugno, lʹSS-Panzer-Regiment 3 disponeva
di 49 Pzkpfw III, 33 Pzkpfw IV e 10 Pzkpfw VI ʹTigerʹ.
Questo periodo di riposo a nord-ovest di Kharkov fu
importante per la divisione, uscita abbastanza
malconcia dalla recente controffensiva . Inoltre, come
già rimarcato prima, la maggior parte delle reclute non
avevano che poche settimane di addestramento. Il 26
giugno, lʹSS-Brigadeführer Max Simon, lasciò
definitivamente la Totenkopf ed Hermann Priess Hermann Priess, qui ritratto con i gradi da SS-
divento così ufficialmente il suo successore al comando Gruppenführer.
della divisione. Il giorno dopo i reparti si misero in marcia per raggiungere le loro posizioni di

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partenza per lʹimminente operazione ʹZitadelleʹ. Le divisioni dellʹSS-PanzerKorps dovevano prendere


posizione sulle alture tra Blishnij e Orlowka. Il 30 giugno, lʹSS-PanzerKorps andò ad occupare il
vecchio settore della 167.Inf.Div. tra Blishnij e Strelezkoje, circa 20 Km di fronte. I reparti della
Totenkopf si attestarono sul fianco sinistro.

Carri Tigre e cannoni dʹassalto della Waffen SS si preparano per lʹoperazione Zitadelle

(continua)
Note
Le prime 25 parti di questo lavoro sono state pubblicate sulla rivista Volontari alla quale lʹautore non collabora
(1)

più.

Secondo le stime della 4.Panzer-Armee, i sovietici lamentarono la perdita di 567 carri, 1.072 pezzi di artiglieria,
(2)

più di 1.000 cannoni anticarro, 12.430 prigionieri e 40.130 caduti)

(3) LʹSS-Panzer-Korps venne denominato I.SS-Pz.Korps dal 28 aprile per ordinde del Reichsführer-SS. Il 1° luglio

ufficialmente divenne il II.SS-Pz.Korps, dopo la creazione del I.SS-Pz.Korps ʹLSSAHʹ.

LEGGETE SGM
LA PRIMA RIVISTA ITALIANA
DI STORIA MILITARE DEDICATA ALLA
SECONDA GUERRA MONDIALE

curata da Massimiliano Afiero

Solo nelle librerie specializzate ed in abbonamento

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Tel./Fax 055-8497514

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Formazioni SS

RSD
Una protezione speciale per il Führer
di Jean Pierre Sourd

Prima della presa del potere, Hitler si era circondato


di vecchi e sinceri camerati a lui lealmente devoti, che
gli facevano da guardia del corpo. Questi uomini
furono il primo embrione della SS: Emil Maurice(1),
Christian Weber(2), Josef “Sepp” Dietrich, Julius
Schreck(3), Julius Schaub(4), Ulrich Graf(5), Max
Amann(6), Rudolf Hess, Josef Berchtold(7), Hans-
Ulrich Klintsch(8), Wilhelm Brueckner(9), Erhardt
Heiden(10). Questi furono le guardie del corpo del
Führer nei primi tempi della lotta per il potere. Nel
1932, nel periodo ʹcaldoʹ della lotta, le guardie del
corpo di Adolf Hitler erano otto, i membri dellʹSS-
Begleit-Kommando (Commando SS di scorta): Franz
Schaedle(11), Bruno Gesche(12), Erich Kempka(13),
August Koerber(14), Adolf Dirr(15), Kurt Gildisch(16),
Willy Herzberger(17) ed il loro capo, Bodo
Gelzenleuchter(18). Quando nel gennaio 1933, Adolf
Hitler divenne Cancelliere tedesco, egli ordinò la
Hitler in una foto degli anni trenta
formazione di un corpo SS speciale (la Leibstandarte
Adolf Hitler) con lʹincarico di assicurare la sua sicurezza e
quella della Cancelleria. In questo modo Hitler manifestò
la sua sfiducia verso lʹesercito regolare che fino a quel
momento si era occupato della sicurezza della
Cancelleria. Inoltre, a causa della sua esperienza durante
la lotta per il potere, Hitler disprezzava la polizia accusata
della repressione al servizio del regime democratico di
Weimar. La protezione della Cancelleria fu allora
assicurata dalla Leibstandarte SS Adolf Hitler in
collaborazione con la SA e lʹesercito regolare (i soldati del
Wacht-Bataillon Berlin). A questi si aggiunse un gruppo
di poliziotti della guardia del corpo, gruppo legalmente
costituito per assicurare la protezione ʹravvicinataʹ del
Cancelliere nella Repubblica di Weimar. Questa piccola
unità di polizia era agli ordini dei capitani di polizia
Deckert e Koplien (tutti e due distaccati dal 16° distretto
della polizia di Berlino) e compredeva quattro ispettori
provenienti dal distretto IA della polizia di Berlino, la
Zentral Staatspolizei (polizia di stato centrale). Hitler che
aveva poca confidenza con essi, preferiva naturalmente la
lealtà dei suoi vecchi camerati dellʹSS Begleit-Kommando, Emil Maurice con lʹuniforme SS (Bundes
malgrado lʹunità fosse composta da persone poco Archiv Bild 146-1980-073-19A)
addestrata alla sicurezza personale.

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Führerschutzkommando
Il Reichsfuehrer SS Himmler si inquietò non poco sulla mancanza di professionalità dellʹSS Begleit-
Kommando (i problemi con lʹalcool di Gesche e Gildisch, ad esempio...) e formò nel marzo 1933 una
unità destinata, se non a sostituirlo del tutto, almeno ad affiancarlo. Questa unità venne formata da
poliziotti professionisti (si ricorda che Heinrich Himmler era allʹepoca capo della polizia bavarese),
tutti provenienti dalla KRIPO
(Kriminal Polizei) e dalla BAYPOPO
(polizia politica bavarese, il cui capo
era unʹaltra SS, Reinhardt Heydrich) ed
assunse il nome di
“Führerschutzkommando”. Questo
ʺCommando di protezione del Führer”
fu posto allʹinizio agli ordini del
capitano di polizia Hans-Johann
Rattenhuber(19). Il suo aiutante era il
commissario di polizia Peter Hoegl(20).
Se Rattenhuber e Hoegl erano dei
nazionalcosialisti di fresca data,
Himmler fece in modo che i poliziotti
Entrata della Cancelleria sulla Wilhelmstrasse del “Führerschutzkommando” fossero
dei ʺvecchi combattentiʺ dellʹNSDAP. Di fatto il 90% dei poliziotti del Führerschutzkommando, e poi
dellʹRSD erano dei bavaresi, ex-membri della BAYPOPO(21). Nel 1934 il “Führerschutzkommando” fu
amministrativamente aggregato alla GESTAPO. Allʹinizio Hitler aveva confidenza solo con il suo SS
Begleit-Kommando (dipendente dalla Leibstandarte SS) a tal punto che nella primavera del 1933,
Hitler fece notare che una vettura lo seguiva; ordinò allora al suo autista di accelerare...era infatti una
vettura del “Führerschutzkommando” che seguiva il Führer!

Reichssicherheitsdienst
Solo nella primavera del 1934, Hitler accettò la
presenza della guardia del corpo della GESTAPO!
Nel 1935 il “Führerschutzkommando” della
GESTAPO fu ribattezzato come RSD
(Reichssicherheitsdienst - Servizio di sicurezza del
Reich)(22), e divenne, de facto se non de jure, una
agenzia governativa autonoma. Poco a poco la
professionalità dellʹRSD si impose sulle altre
formazioni a guardia della Cancelleria e dello stesso
SS Begleit-Kommando. Ad esempio, una volta
Hitler andò su tutte le furie perché una guardia
della LSSAH aveva ʹpressatoʹ il suo naso contro il
vetro della sala delle conferenze della Cancelleria
durante la visita di alcuni ministri stranieri. Inoltre
durante la notte, gli uomini della LSSAH si
divertivano ad usare gli ascensori della
Cancelleria…Altre volte le guardie della LSSAH si
mettevano ad ascoltare la radio ad alto volume.
Tutto questo faceva innervosire il Führer. Partì così
una lamentela ufficiale per Sepp Dietrich, il
comandante della Leibstandarte SS. Per tutta
Hans-Johann Rattenhuber
risposta, pochi giorni dopo furono sparati

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accidentalmente dei colpi di arma da fuoco allʹinterno della Cancelleria! Lʹ8 dicembre 1937, una
guardia della LSSAH, mentre ʹgiocavaʹ con la sua arma, lasciò partire un colpo al primo piano della
Cancelleria. Il 23 gennaio 1938, una guardia SA in servizio alla Cancelleria, fece partire un colpo
mentre scaricava la sua pistola. Era il terzo incidente del genere dallʹinizio dellʹanno!!! Tutti questi
spari accidentali avrebbero potuto uccidere il Führer casualmente. La sua sicurezza divenne così un
fattore di insicurezza! Più volte le guardie della Leibstandarte SS furono trovate a dormire al loro
posto come nel caso dellʹSS-
Rottenführer Nowotzek,
trovato a russare al suo
posto di guardia il 19 marzo
1939. A completare il quadro
i problemi riguardanti la
sicurezza della Cancelleria
da parte di più servizi
armati: SS Begleit-
Kommando, altri
elementi della LSSAH,
Wacht-Bataillon dellʹesercito
regolare, Schutzpolizei e SA,
provocarono spesso una
mancanza di coordinazione
e dei ʹbuchiʹ temporali nel Da sinistra: Rattenhuber (Kdr. RSD), Himmler (RFSS), Kempka (autista SS-
servizio di protezione. BK), Gesche (Kdr. SS-BK), Schädle, uno sconosciutoo e Högl.
Rattenhuber, lo chef
dellʹRSD, fu allora nominato ufficialmente come capo della sicurezza della Cancelleria, con la
missione di coordinare il tutto. Hans-Johann Rattenhuber organizzò quindi un “Sicherheits-
Kontrolldienst” (servizio di controllo della sicurezza) forte di 42 uomini (poi 50…), tutti poliziotti in
pensione, incaricato di verificare che tutte le sentinelle fossero al loro posto nei tempi prestabiliti. Non
essendo membri della GESTAPO, questi uomini rendevano conto solo allʹRSD ed al suo capo. In
seguito il Sicherheits-Kontrolldienst fu incorporato definitivamente nellʹRSD. Tutti gli uomini
dellʹRSD portavano lʹuniforme SS della GESTAPO: nera poi grigio-verde a partire dal 1938, con al
collo una mostrina nera senza doppie rune. LʹRSD, dal quale dipendeva veramente la sicurezza del
Führer continuà a crescere nel tempo: 14 uomini nel 1934, 45 nel 1935, 56 nel 1936, 100 nel 1937 e 200
nel 1939. Nel 1945 arrivò a contare 400 uomini, dei quali 176 ufficiali. Agli ordini di Rattenhuber e dei
suoi aiutanti Peter Hoegl e Paul Kiesel (anche questʹultimo ex-commissario della KRIPO), lʹRSD
comprendeva i seguenti reparti:

Sezione Personalità o luoghi da proteggere

1 Führer
2 Goering(*)
3 Rudolf Hess
4 Heinrich Himmler
5 Dr.Goebbels
6 Frick
7 Walter Darré
8 residenza di Hitler a Monaco
9 Hitler a Berchtesgaden

(*) prima del 1935 questo compito era assegnato al Landespolizei gruppe “Hermann Goering”.

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Nel 1944

Sezione Personalità o luoghi da proteggere

1 Führer
2 Goering
3 Ribbentrop
4 Heinrich Himmler
5 Dr.Goebbels
6 Frick
7 Hermann Frank a Prague (Reichsprotektor della Boemia e Moravia)
8 residenza di Hitler a Monaco
9 Hitler a Berchtesgaden
10 Reichsminister Seyss-Inquart allʹAia in Olanda
11 Reichskommissar Terboven a Oslo in Norvegia
12 Gross-Admiral Doenitz
13 Reichskommissar Dr Best a Copenhagen in Danimarca
14 SS Obergruppenführer Kaltenbrunner, chef dellʹRSHA

In più cʹerano altre tre sezioni non numerate per la sicurezza del Dr Ley, del Gauleiter Koch e dello
stesso Sicherheits-Kontrolldienst della Cancelleria. Con lʹinaugurazione della nuova Cancelleria del
Reich nel 1939, le misure di sicurezza diventarono sempre più efficaci, malgrado il dispositivo di
sicurezza restasse in teoria sempre lo stesso: allʹesterno, sentinelle della Wehrmacht, della LSSAH e
della SA. Allʹinterno la sicurezza era a carico dellʹRSD e dellʹSS Begleit-Kommando.

Führer-Begleit-Kommando
Il comando di Hans-Johann Rattenhuber fu ufficializzato per rendere chiaro a tutti che egli era il capo
della sicurezza del Fuehrer! I due gruppi di sicurezza, lʹRSD e lʹSS Begleit-Kommando della LSSAH
furono posti alle sue dipendenze e ridenominati
congiuntamente come il “Führer-Begleit-Kommando”.
Rattenhuber ebbe allora due aiutanti: lʹSS-Stubaf. Peter Hoegl
per lʹRSD e lʹSS-Stubaf. Bruno Gesche per lʹSS Begleit-
Kommando. Gesche apparteneva alla LSSAH, cioé alla
Waffen-SS mentre Hoegl apparteneva alla Gestapo. LʹSS-
Obergruppenführer Reinhardt Heydrich, il capo dellʹRSHA,
inviò una nota a tutti i servizi di polizia:

“LʹRSD, il cui capo é lʹSS-Standartenführer Rattenhuber, é


l’autorità responsabile per la protezione personale e immediata del
Führer e dei dignitari ai quali é stata assegnata una guardia del
corpo. Questa autorità é inalterabile su tutte le strade, viaggi,
riunioni di massa, ecc. Inoltre lʹRSD é la sola autorità responsabile
delle misure di sicrezza della Cancelleria del Reich, della residenza
privata del Führer e dell’Obersalzberg. Per tutte le altre misure di
dicurezza di queste persone, incluse le via di accesso e di partenza, la
Reinhard Heydrich Gestapo é la sola autorità responsabile. Gli ordini ed i desideri
dellʹRSD devono essere eseguiti ed io ordino che tutti gli uffici
regionali ed i distretti di polizia dello stato cooperino attivamente con lʹRSD senza interferenze. Il capo dellʹRSD
ha il diritto di dare istruzioni per le misure di sicurezza nelle immediate vicinanze del Führer e della sua stessa
personaʺ.

Questʹultima frase lasciava intendere che se qualcosa fosse arrivato o successo al Führer, Heydrich

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RITTERKREUZ

non avrebbe avuto alcuna responsabilità. Questo lasciava trasparire una punta di gelosia da parte di
Heydrich, che non aveva alcun potere sullʹRSD malgrado i suoi agenti appartenessero alla GESTAPO.

Problemi logistici
Dagli 80.068 Reichsmarks del 1934, il budget dellʹRSD, versato allʹinizio dalla BAYPOPO di Monaco, si
passò a 1.062.800 RM nel 1937, pagati direttamente dal Ministero degli Interni. La mancanza di
sufficienti fondi provocò dei problemi sugli alloggi dei membri dellʹRSD. Nel 1934 gli agenti del
“Führerschutzkommando” furono alloggiati in albergo, ma poiché costava troppo, lʹSA-
Gruppenführer Brueckner, aiutante da campo di Hitler, affittò alcuni appartamenti al 40 di
Kanonierstrasse a Berlino, dove trovarono posto anche il Generale Baur ed i piloti personali di Hitler.
Quando lʹRSD si espanse furono comprate alcune case ed il gruppo si trasferì al 4 di Kronenstrasse.
Altri agenti dellʹRSD furono alloggiati invece nella Hermann-Goering-Strasse insieme a membri
dellʹSS Begleit-Kommando.

Due foto di Hitler in macchina accompagnato dalla sua fedele scorta

Compiti assegnati
I compiti assegnati allʹRSD erano i seguenti:

! Controllo dei visitatori


! Controllo dei vicini alle residenze del Führer e degli abitanti delle strade visitate dallo stesso.
Ricognizione preventiva dei luoghi visitati dal Führer, sale, alberghi, ristoranti, uffici pubblici.
! Analisi dettagliata dei luoghi alla ricerca di eventuali ordigni o altri pericoli per la sicurezza del
Führer.
! Controllo, in collaborazione con le forze della polizia locale, degli stranieri che si trovavano nei
dintorni dellʹObersalzberg e di Bad-Reichenhall.
! Messa in sicurezza delle stazioni e degli aereoporti dove sarebbe passato il Führer.
! Controllo dei bagagli del Führer e dei suoi accompagnatori durante i loro spostamenti e viaggi
alfine di verificare la presenza di eventuali ordigni.
! Controllo della posta ricevuta sia alla Cancelleria che nei differenti quartier-generali militari del
Führer…tuttavia solo dopo lʹattentato del 20 luglio 1944 venne deciso di passare la posta ai raggi X
e questo dopo una riunione speciale dellʹ11 ottobre 1944 tra Rattenhuber e lʹSS Ustuf. Muenkner
dellʹRSD, l’ingegnere Welker e l’ispettore Krauss dell’organizazzione Todt e lʹSS Stubaf. Widman e
lʹSS Ustuf. Sachs, entrambi dellʹIstituto di tecnologia criminale dellʹRSHA.

In definitiva lʹRSD ebbe un approccio metodico e tecnico della sicurezza, coordinando e analizzando,
con la GESTAPO, tutte le voci di possibili di attentati contro la vita di Hitler. Il loro lavoro fu
intellettualmente più esigente di quello delle SS del Begleit-Kommando, che dovevano solo pensare ad
avere una eccellente forma fisica come tutti i membri della Leibstandarte. Inoltre i membri dellʹRSD
dovevano perquisire i visitatori e, dopo lʹattentato del 20 luglio 1944, anche gli ufficiali dellʹesercito e
della SS. Questo lavoro di perquisizione, era sempre efettuato dagli agenti dellʹRSD e mai dalle SS del

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Begleit-Kommando: ʺ…il Führer non permise che un uomo della sua propria guardia si comportasse cosi con
un uno dei suoi ospiti!ʺ(23). In tutto questo, gli agenti dellʹRSD si
mostrarono molto più professionali delle SS del Begleit-
Kommando le cui funzioni di sicurezza li vedeva spesso
impiegati come valletti da camera (come nel caso degli
ufficiali SS Guensche e Linge) e camerieri. In tutti i casi però
le SS del Begleit-Kommando erano certamente pronte a
sacrificare la loro vita nel caso di un attentato, mentre la vera
prevenzione spettava allʹRSD.

Papier Bitte
Una delle attività più importanti dellʹRSD era lʹelaborazione
ed il controllo dei lasciapassare, i famosi “scheinen”, cosi
indispensabili ai tedeschi! “Papier Bitte” (documenti prego).
Era una faccenda complessa....I lasciapassare dei membri
della sicurezza del Führer erano gialli. I lasciapassare dei
loro familiari (che veniva talvolta a fargli visita) erano grigi.
Per gli altri “scheinen” la cosa era ancora più complicata:

! Lasciapassare verde con una barra diagonale gialla:


Schein (visto) per una intervista con il Führer. Il
documento doveva obbligatoriamente essere
accompagnato dalla foto dellʹinteressato e doveva essere
Rochus Misch in una foto del 1944
firmato dallʹaiutante da campo di Adolf Hitler, lʹSA-
Obergruppenführer Brueckner.

! Lasciapassare verde senza barra gialla: Schein che permetteva di accedere a qualsiasi ufficio della
Cancelleria (non a quello di Adolf Hitler). Poteva essere firmato da Brueckner o dallʹSS-
Obergruppenführer Lammers, amministratore della Cancelleria.

Questi sono solo alcuni esempi, la lista era molto lunga. Da notare che per i visitatori che
desideravano fare solo un giro della Cancelleria come ʹturistiʹ, cʹera bisogno di un lasciapassare
speciale, rilasciato da Brueckner o dal suo aiutante, lʹSS-Sturmbannführer Wernicke (ufficiale della
LSSAH), o ancora dal Maggiore della Polizia Deckert. Inoltre lʹRSD doveva dare la sua autorizzazione.
Lʹaccesso al garage della Cancelleria (sulla Hermann Goering-Strasse), sorvegliato costantemente da
una sentinella della LSSAH, era possibile solo con un lasciapassare verde firmato dallʹOstubaf.
Kempka. La perdita o il furto di un lasciapassare doveva essere immediatamente segnalata allʹRSD.
Gli eventuali lavoratori (idraulici, elettricisti, meccanici....) che dovevano svolgere un lavoro nella
Cancelleria, dovevano, tutti i giorni, lasciare i loro “scheinen” allʹuscita, agli agenti dellʹRSD. Per
evitare duplicazioni, la forma dei lasciassare veniva regolarmente modificata. Nel giugno del 1939,
lʹufficiale SS Linge, del Begleit-Kommando perse il suo lasciapassare ma, in quanto valletto del Führer,
era conosciuto da tutti e nessuno gli richiedeva il suo “schein”. Da parte sua Linge non ne denunciò la
scomparsa allʹRSD. Gi agenti dellʹRSD si accorsero della cosa qualche tempo dopo, a novembre e
Rattenhuber comunicò ufficialmente alla LSSAH, alla polizia di Berlino, alla GESTAPO, al Wacht-
Regiment della Wehrmacht ed allo stato Maggiore della SA che il lasciapassare di Linge era più
valido. La vicenda si sarebbe potuta risolvere più discretamente, ma lʹRSD ne approfittò per
dimostrare una volta di più lʹincompetenza dellʹSS Begleit-Kommando. Alla fine del 1940 la
Cancelleria aveva rilasciato più di 1.000 lasciapassare, quindi lʹRSD decise di stampare nuovi tipi di
“scheinen” alfine di ridurre questo numero. In quellʹoccasione, Rattenhuber si rese conto che otto
lasciapassare erano andati perduti e la cosa non era stata denunciata. Venne messo allora a punto un
nuovo sistema di ʺscheinen”, con un timbro valido solo per un mese (rinnovabile), a partire dal 1°
marzo 1940. La stessa Eva Braun dovette farsi apporre il timbro sul suo lasciapassare ogni mese. Il solo

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che ignorò lʹordine e non rinnovò mai


il suo timbro fu…il generale SS Sepp
Dietrich!!

Note

Emil Maurice: orologiaio di professione.


(1)

Servì nellʹartiglieria antiaerea durante la


prima guerra mondiale, poi nel Freikorps
Oberland tra il 1919 ed il 1921. Membro
numero 39 dellʹNSDAP e membro numero
2 della SS (il numero 1 era lo stesso Hitler),
veterano del Putsch mancato della
Feldherrnhalle nel 1923, fu il primo autista
del Fuehrer il quale lo sostituì poiché
Maurice corteggiò Geli Raubal, sua nipote!
Curiosamente Emil Maurice era di origine
ebrea e Himmler fece finta di scoprirlo
poco prima della guerra esigendo la sua
espulsione dalla SS...Hitler reagì
furiosamente, difendendo la causa di
Maurice che fu dichiarato ʹariano ad
honoremʹ. Himmler allora emise un ordine
confindenziale dove venne stabilito che i
discendenti di Maurice non sarebbero mai
potuti entrare nella SS. Pur mantenendo il
grado di SS-Oberfuehrer, Maurice lasciò
volontariamente la SS servendo come
ufficiale nella Luftwaffe tra il 1940 ed il
1942. Sopraggiunti i limiti di età, ritornò al
suo mestiere di orologiaio. Morì nel 1972
dopo essere stato condannato a quattro
anni di lavori forzati dai giudici alleati.

Christian Weber: addestratore di cavalli,


(2)

ottenne in seguito il grado di SS-


Sepp Dietrich in una foto degli anni trenta Brigadefuehrer. Fu il fondatore della
Scuola centrale della cavalleria SS ( SS
Hauptreitschule) di Monaco. Morì in miseria a Monaco nel 1950.

Julius Schreck: membro numero 53 dellʹNSDAP e membro numero 5 della SS, rimpiazzò Emil Maurice come
(3)

autista del Fuehrer. LʹSS-Oberfuehrer Schreck fu uno dei fondatori della “Stosstrupp Adolf Hitler” (lʹantenata
della SS). Morì di meningite nel 1936.

Julius Schaub: nato il 20 agosto 1898, fu uno dei primi membri della Stosstrupp Adolf Hitler. Schaub ottenne il
(4)

grado di SS-Obergruppenfuehrer rimpiazzando Wilhelm Brueckner come aiutante di campo personale del
Fuehrer. Uscito di prigione nel 1948, continuò ad esercitare il suo mestiere di chimico. Morì il 27 dicembre 1967.

Ulrich Graf: garzone di macelleria, fu lui a salvare Hitler durante il Putsch di Monaco nel 1923 gettandosi tra
(5)

Hitler e le pallottole, proteggendolo con il suo corpo. Ottenne in seguito un alto grado onorario nella SS e divenne
durante la guerra alto funzionario del comune di Monaco. Morì in miseria nella stessa Monaco nel 1950.

(6)Max Amann: nato il 24 novembre 1891. Sergente di Hitler durante la prima guerra mondiale, Amann fu in
seguito editore e direttore delle Edizioni Centrali dellʹNSDAP. Reichsleiter del Partito, fu condannato a 10 anni di
lavori forzati nel dopoguerra. Liberato nel 1955, morì a Monaco nel 1957.

(7) Josef Berchtold: Leutnant durante la prima guerra mondiale, fu uno dei fondatori della Stosstrupp Adolf

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Hitler.Veterano del Corpo franco della Brigata Ehrhardt. Nel 1926 divenne il primo comandante della SS
(Reichsfuehrer SS) ma si scontrò con von Salomon, allora capo della SA alla quale la SS era
subordinata….Rassegnò le dimissioni nel marzo 1927 e divenne membro del consiglio editoriale del giornale
ʺVoelkischer Beobachter”.

Hans-Ulrich Klintzsch: Leutnant durante la prima guerra mondiale, divenne collaboratore di Ernst Roehm e fu
(8)

uno dei fondatori della SA.

Una guardia della Leibstandarte alla Cancelleria del Reich


Wilhelm Brueckner: nato lʹ11 dicembre 1884, studente in legge, Leutnant durante la prima guerra mondiale,
(9)

aiutante da campo personale del Führere e SA-Obergruppenführer. Nellʹottobre del 1940 ebbe una disputa con
Hitler riguardo ad un ufficiale di ordinanza, addetto alla Cancelleria del Reich, un certo Kannenberg. Offeso,
Brueckner chiese di essere trasferito come Leutnant nella Wehrmacht. Catturato dagli americani nel 1945,
Brueckner restò prigioniero fino al 1948. Morì nel 1954 a Herbstdorf.

(10) Erhardt Heiden: successore di Berchtold come Reichsfuehrer SS nel 1927, ebbe dei contrasti con i capi della SA

e, demoralizzato rassegnò le dimissioni passando il comando al suo aiutante, Heinrich Himmler che divenne il
terzo Reichsfuehrer SS nel gennaio del 1929.

Franz Schaedle: nato il 19 novembre 1906 a Westerheim. Ingegnere, membro dellʹNSDAP e della SS nel 1930.
(11)

SS Sturmbannführer, ultimo capo dellʹSS Begleit-Kommando della LSSAH a partire dal 5 gennaio 1945. Ferito, si
suicidò nel Bunker di Berlino il 1° maggio 1945.

Bruno Gesche: nato nel 1905, comandò lʹSS Begleit-Kommando della LSSAH tra il giugno 1934 ed il 4 gennaio
(12)

1945…Gesche era strabico e Hitler una volta salendo sulla sua vettura disse: “…sono contento che Gesche non é
seduto dietro di me, poiché potrebbe spararmi alle spalle accidentalmente!ʺ. Ma Gesche era anche un ubriacone e
il 26 settembre 1938 dovette promettere ad Hitler di smettere di bere...senza risultato. Nel 1942 il suo
comportamento lo fece trasferire sul fronte del Caucaso dove rimase ferito. Ritornato al Quartier Generale del
Führer nel dicembre 1942, ottenne il grado di SS-Obersturmbannführer. Nel dicembre 1944, trovato nuovamente a
bere, Gesche minacciò un altro ufficiale SS con la sua pistola. Venne quindi degradato a Unterscharführer da
Himmler che ordinò inoltre il suo trasferimento alla Brigata disciplinare SS “Dirlewanger”. I generali SS Fegelein

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et Maximilian von Herff (capo dellʹUfficio del personale della SS) intercessero in suo favore ed alla fine Gesche fu
trasferito alla 16.SS Panzergrenadierdivision “Reichsfuehrer SS”, in seno alla quale si batté coraggiosamente in
Italia ed in Ungheria!

(13)Erich Kempka: nato il 16 settembre 1910 ad Oberhausen, Kempka divenne lʹautista personale del Führer
rimpiazzando Julius Schreck nel 1936. Durante la guerra, venne promosso SS-Obersturmbannführer, gestendo
tutti gli autisti ed il parco macchine della Cancelleria del Reich. Arrestato il 18 giugno 1945 e liberato nel 1947,
lavorò come consulente della Mercedes-Benz. Morì il 24 gennaio 1975 a Heutingsheim.

August Koerber: nato il 20 gennaio 1905, membro dellʹNSDAP e della SS nel 1932. SS-Hauptsturmführer, fu
(14)

incaricato di trasportare dei documenti al Berghof il 22 aprile 1945 e arrestato dagli americano nel maggio 1945.

Adolf Dirr: nato il 14 febbraio 1907, fabbro e boxer. Membro dellʹNSDAP e della SA nel 1929, passò alla SS ed
(15)

al Begleit-Kommando nel 1932. SS-Hauptsturmführer, raggiunse l’Obersalzberg il 22 aprile 1945. Arrestato dagli
americani nel maggio 1945, liberato nel 1948, morì a Monaco dopo la guerra.

(16) Kurt Gildisch: maestro di scuola disoccupato, entrò nella polizia prussiana ma ne venne espulso nel 1931 a

causa delle sue attività nazionalsocialiste. Entrò nelle SA il 1° aprile 1931 e nelle SS il 29 settembre dello stesso
anno. Comandò lʹSS Begleit-Kommando tra lʹ11 aprile 1933 ed il 15 giugno 1934, ma come Gesche, Gildisch era un
alcolizzato e quindi venne espulso dallʹSS Begleit-Kommando! Nel 1936 venne espulso dalle SS per lo stesso
motivo, ma fu autorizzato ad arruolarsi nella Waffen SS allʹinizio della guerra, durante la quale si distinse per la
sua bravura (o incoscienza alcolica?). Nel 1953 fu condannato a 15 anni di prigione nella Germania federale per la
sua partecipazione allʹesecuzione del Dr. Klausener durante la notte dei lunghi coltelli nel giugno del ʹ34.

(17)Willy Herzberger: SS-Sturmhauptführer, comandò lʹSS-Begleit-Kommando, rimpiazzando Boldo


Gelzenleuchter. Lasciò volontariamente lʹunità lʹ11 aprile 1933 per trasferirsi nella polizia (Schutzpolizei) con il
grado di capitano.

Boldo Gelzenleuchter: primo capo dellʹSS Begleit-Kommando, lasciò lʹunità per accettare un posto più
(18)

remunerato alle corse dei cavalli.

(19)Hans-Johann Rattenhuber: nato il 30 aprile 1897, volontario durante la prima guerra mondiale nel 1916,
nominato sottotenente sul campo nellʹottobre 1918. Servì nei Freikorps fino al marzo 1920, poi si arruolò nella
Landespolizei (la Polizia territoriale, una forza di polizia militarizzata). Divenne ufficiale di collegamento tra
Heinrich Himmler e la polizia quando lo stesso Himmler assunse il comando della polizia bavarese nel 1933.
Comandante del Führerschutzkommando nel 1934, poi dellʹRSD nel 1935, membro del partito nel 1935
(n.3.212.449). SS-Standartenführer nel 1934, poi SS-Oberführer nel 1939 e SS-Brigadeführer, restò nel bunker di
Berlino insieme ad Hitler fino alla fine. Catturato dai sovietici, fu liberato il 16 novembre 1951. Morì a Monaco il
30 giugno 1957, sofferente per i duri anni di detenzione nei gulag comunisti.

Peter Hoegl: nato il 19 agosto 1897 a Passau, veterano della prima guerra mondiale, nel 1919 entrò nella
(20)

polizia. Nel 1932 divenne commissario nella Kripo. In quel periodo era membro del Partito Popolare Bavarese,
una formazione di destra. Il 1° aprile 1933 entrò nel Partito Nazionalsocialista. Nel 1934 entrò nella SS. SS-
Standartenführer, rimase ucciso durate il tentativo di evasione dalla Cancelleria il 2 maggio 1945.

BAYPOPO: Bayerisches Politische Polizei, questa polizia politica bavarese venne creata da Himmler e diretta
(21)

da Heydrich nel 1933. Venne integrata in seguito nella GESTAPO.

(22) Da non confondere con lʹSD (Sicherheitsdienst) che era il servizio di sicurezza della SS, un servizio di

spionaggio/controspionaggio.

(23) Citato da Rochus Misch nel suo libro ʺLʹultimo: Il memoriale inedito della guardia del corpo di Hitler (1940-1945)ʺ,

Castelvecchi Editore, 2007

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Battaglie e campagne

La Frundsberg nella sacca di Falaise


di Alberto Peruffo

La situazione nella fase finale della Campagna di Normandia


Dopo le battaglie di Stalingrado e la capitolazione in Tunisia la battaglia per la sacca di Falaise è stata
per i tedeschi il peggior disastro della seconda guerra mondiale. Solo il sacrificio delle unità SS evitò il
totale annientamento delle armate tedesche sul fronte occidentale all’interno della sacca, scongiurando
all’Asse una Dunquerke tedesca. Gli Alleati dallo sbarco sul
suolo francese erano rimasti bloccati sulla testa di ponte
normanna senza riuscire ad occupare gli obbiettivi finali
fissati nell’operazione Overlord. Furono settimane di
sanguinosi combattimenti nell’area intorno a Caen ma,
nonostante il continuo rafforzarsi della testa di ponte, i
progressi degli Alleati furono minimi e alla fine di luglio del
‘44 Parigi era ancora lontana. I tedeschi, a dispetto del loro
svantaggio numerico e del predomino alleato dei cieli, si
difendevano bene, aiutati in questo dalla morfologia del
terreno costituito da piccoli campi intersecati da fitte siepi
dette bocage. Con limitati contrattacchi di piccoli
kampfgruppe costituiti da truppe corazzate riuscivano a
mettere in difficoltà il nemico rendendogli l’avanzata
difficile. Per sbloccare la situazione gli Alleati a partire dal 25
luglio lanciarono una serie di offensive. Gli americani della
3a armata, al comando del generale Patton, attaccarono verso
SS-Obergruppenführer Paul Hausser sud in direzione di Avranches, mentre gli inglesi di
Montgomery si lanciarono verso est in direzione di Falaise in
modo da impegnare il più possibile i reparti corazzati tedeschi. Il 30 luglio Montgomery lanciò
l’operazione Bluecoat verso est con la VIIIa e la XXXa Armata. Dopo alcuni iniziali progressi gli inglesi
subirono una serie di decisi
contrattacchi delle forze
tedesche al comando del
Fedmaresciallo von Kluge che,
malgrado in inferiorità
numerica, riuscì a bloccare il
nemico infliggendogli pesanti
perdite. Per questo ennesimo
successo difensivo Hitler decise
di passare ad una
controffensiva in grande stile
verso le cittadine di Mortain e
Avranches in modo da
raggiungere il mare sulla costa
occidentale e, sapendo
dell’avanzata americana verso
sud, dividere le forze Alleate in Un carro Tigre in Normandia Tiger_in_Normandia
due. Il 7 agosto, mentre i (Bundes Archiv Bild 101I-028-1607-26).

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canadesi del II Corpo attaccavano a sud di Caen, nell’ambito dell’operazione Totalise, veniva lanciata
la controffensiva tedesca, chiamata in codice Lüttich, su Mortain con il XLVII.Panzerkorps facente
parte della 7a Armata al comando dell’SS-Obergruppenführer Paul Hausser.

La Divisione Frundsberg nell’offensiva su Mortain


La 10a SS Panzer Division Frundsberg, al comando dell’SS Brigadeführer Heinz Harmel, era parte del
II.SS-Panzer-Korps dell’SS-Obergruppenführer Willi Bittrich, ed era, insieme alla maggioranza dei
reparti corazzati operanti in zona, tra le unità che avrebbero partecipato all’offensiva su Mortain. La
divisione Frundsberg si trovava impegnata nella campagna di Normandia fin dal 25 giugno, venendo
impiegata duramente nei combattimenti difensivi a
sud di Caen contro le truppe inglesi, dove,
malgrado forti perdite, si distinse nel respingere le
numerose offensive nemiche. Tra il 2 e il 3 agosto la
Frundsberg fu impegnata con successo a respingere
gli attacchi inglesi sulle quote 188 e 301 a sud-ovest
di Villers Bocage, causando agli attaccanti perdite
soprattutto di mezzi corazzati, 20 carri nella sola
giornata del 2 agosto. Durante la notte tra il 3 ed il 4
agosto venne dato ordine alla divisione SS di
sganciarsi dalla sua linea di difesa per essere pronta
per l’offensiva progettata. Il 6 agosto la Frundsberg
attaccò le quote 242 e 224 verso ovest, a nord di
Chenedolle, in preparazione dell’attacco principale.
Dopo aver occupato in un primo momento le due
colline, i tedeschi dovettero ritirarsi a causa
dell’intenso fuoco dell’artiglieria nemica e dei
bombardamenti aerei. Tra il 6 e il 7 agosto la
divisione si spostò a sud est di Mortain dove, come
riserva, avrebbe coperto il fianco sinistro
dell’offensiva tedesca. In quel momento Harmel
cominciò a ricevere rapporti allarmanti sulla
presenza di reparti americani sul fianco
meridionale tedesco. In effetti l’armata di Patton
Heinz Harmel dopo la battaglia per St.Lô aveva già superato le
difese tedesche ad Avranches e velocemente andava occupando la penisola di Cotentin senza insistere
nel conquistare i principali centri di resistenza nemici, alcuni dei quali lotteranno fino al termine della
guerra. Durante la notte tra il 7 e l’8 agosto, il Battaglione esploratori della Frundsberg venne mandato
ad indagare sulla situazione a sud nei pressi dei paesi di Barenton e di Domfront, posizioni che
sarebbero dovute essere difese dai reparti della 275.Inf.Div. ma che invece gli esploratori trovarono già
in mano degli americani. In quella stessa notte la Frundsberg ricevette l’ordine di sostituire la
275.Inf.Div. a Barenton e mantenere libere le strade verso nord e verso est. Per sventare la minaccia si
decise di attaccare gli americani che già si trovavano su due quote a nord di Barenton (quota 161 e
266). La mattina del 10 agosto, il 22° reggimento SS ed il reggimento corazzato della Frundsberg
andarono all’attacco delle due quote con non più di 12 mezzi, tra carri armati e cannoni d’assalto,
contro una sessantina di mezzi corazzati nemici. Soprattutto la quota 266 fu teatro di un violento
scontro tra mezzi corazzati. Nella battaglia ne fecero le spese molti cannoni d’assalto americani. Le
due quote vennero occupate impedendo ogni altra avanzata agli alleati ma, anche per i tedeschi,
venne preclusa l’avanzata su Barenton a causa di un violento tiro di sbarramento dell’artiglieria e dai
continui attacchi aerei che impedivano ogni movimento ai mezzi pesanti. Lo stesso giorno, poco più
ad est delle due quote, unʹaltra puntata offensiva americana venne bloccata dal 21° reggimento delle
SS. Il successo arrise ai tedeschi malgrado il reggimento d’artiglieria della Frundsberg, che doveva
fornire fuoco di appoggio alla difesa, venne più volte a trovarsi a corto di munizioni nel corso della

20 Associazione Culturale Ritterkreuz


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giornata. Anche nella giornata dellʹ11 agosto, la Frundsberg si trovò a respingere alcuni attacchi nemici
ma, presso i comandi tedeschi, ci si rese conto che questi attacchi non rappresentavano lo sforzo
principale ma si trattava solo di una copertura laterale di una più vasta penetrazione verso est, lungo
la strada Barenton-Argentan. In quegli stessi giorni, l’operazione Lüttich, dopo un iniziale successo,
era ormai sul punto di arenarsi completamente. Gli alleati impedirono ai tedeschi ogni progresso
verso il mare. Questo fu in
qualche modo una fortuna
per i tedeschi che evitarono di
cacciarsi più a fondo nella
trappola nemica per
ritrovarsi, ancor di più, in una
situazione analoga alla
battaglia di Canne, con una
tenaglia americana che
premeva da sud ed una
inglese che muoveva da nord
verso Falaise. Solo il giorno 12
il comando tedesco si accorse
del mortale pericolo della
gigantesca tenaglia che si
stava per chiudere alle loro
spalle. Era necessario
ricostituire una nuova linea
Colonna di carri Sherman in Normandia
difensiva ad est di Falaise.

Combattimenti in retroguardia
Mentre i resti della divisione Leibstandarte e della 12a divisione SS con altre unità minori si trovarono
mortalmente impegnate nella zona di Falaise, contro la tenaglia inglese, la 10.SS-Panzer-Division fu
impegnata sul fianco meridionale della sacca che andava formandosi. Tra la mattina dell’11 agosto ed
il pomeriggio del 12 gli americani lanciarono una nuova serie di attacchi nella zona di Barenton
facendo affidamento soprattutto sui pesanti tiri dellʹartiglieria che andarono a sconquassare
completamente tutto il terreno in mano ai tedeschi. In questa situazione di estrema difficoltà, la
Frundsberg dovette impiegare tutte le sue riserve. La battaglia ridusse ancor più gli effettivi della
divisione, rimasta con soli 8 Panzer, mentre il 21° reggimento SS si era ridotto a 500 uomini ed il 22° a
soli 150. La sera del 12 agosto
venne dato ordine alla Frundsberg
di cominciare a ripiegare verso est,
mantenendosi sempre a difesa del
fianco meridionale tedesco. Con il
favore delle tenebre le SS si
spostarono verso la cittadella di
Lonlay, abbandonando l’area di
Barenton. Il giorno successivo
trascorse in una calma relativa e la
notte successiva la Frundsberg
cominciò a spostarsi ancora più ad
est verso Domfront. Tutti questi
spostamenti avvennero a nord
della strada principale Barenton-
Argentan ormai in mano alla 3a
Armata americana. Alle 14:00 del Carristi SS vicino al loro mezzo pronti a ripartire allʹattacco
giorno 14 agosto il reggimento d’artiglieria, malgrado la scarsità di munizioni, appoggiò gli ultimi 8

Associazione Culturale Ritterkreuz 21


RITTERKREUZ

panzer della Frundsberg durante l’attacco contro alcune colline a nord di Domfront che, occupate dagli
americani, minacciavano il fianco della divisione SS. Con i Panzergrenadier arrampicati sui carri, le SS
sorpresero il nemico che, sicuro
della vittoria, non aveva disposto le
difese per un attacco di mezzi
corazzati. Gli americani furono
costretti così a ritirarsi verso la
strada Barenton-Argentan senza
tentare altre sortite in direzione
nord, ma limitandosi a controllare
la città di Domfront e la vitale
arteria stradale. Il Brigadeführer
Harmel, osservando dalle colline
appena conquistate, poteva ora
vedere le interminabili colonne
della 3a Armata americana sfilare
verso nord-est e andare a chiudere
SS-Panzergrendieren in Normandia
(Bundes Archiv Bild 146-1994-025-11) la sacca, rammaricandosi di non
poterle attaccare in forze sul loro
fianco esposto. Nella notte del 15 agosto, la ritirata proseguì verso est. Lo spuntare del sole vide la
retroguardia della Frundsberg coinvolta in confusi combattimenti a distanza ravvicinata. Su un terreno
irregolare, i carri armati ed i cannoni controcarro, affiancati da unità dell’esercito, distrussero diversi
carri americani. Le artiglierie di quest’ultimi finirono per colpire le loro stesse linee a causa del terreno
frastagliato che rendeva difficoltose le operazioni di puntamento anche se guidate da apparecchi in
volo sulla zona di combattimento. Una volta sventata la
minaccia sulla retroguardia, venne ordinato alla divisione SS
di raggrupparsi a nord di Argentan, per formare un Corpo
alle dipendenze della 5.Panzer-Armee che avrebbe dovuto
tenere una via aperta nel settore meridionale, mentre, il resto
delle forze tedesche, si sarebbe attestato sulla sponda
orientale del fiume Dives. Durante la ritirata, nella notte del
16, Harmel stesso rischiò di finire prigioniero, quando,
arrivato nei pressi di Briouzes, si accorse che era già stato
occupato dagli americani costringendolo ad una lunga
deviazione per evitare il villaggio. La mattina stessa i tedeschi
dovettero combattere nella stessa zona di Briouzes per potersi
aprirsi una via di fuga. Tutti i reparti disponibili della
divisione SS andarono all’assalto, su un terreno irregolare con
i campi ricoperti da un erba molto alta, con i pochi mezzi
ormai disponibili. Negli scontri gli americani furono respinti
lasciando in mani tedesche la cittadina di Bellau e la stessa
Briouzes, permettendo alla divisone di posizionarsi su un
terreno favorevole a protezione del fianco meridionale
tedesco. Durante la giornata del 17 agosto e la successiva
notte, la Frundsberg dovette respingere diverse puntate
offensive nemiche nella zona di Saires la Verrière e, SS-Hstuf. Ernst Tetsch comandante del
soprattutto, presso il villaggio di Fromental, dove, il I./Pz.Rgt. 10
battaglione pionieri, con gli ultimi 8 carri armati della divisione, respinse un attacco di mezzi corazzati
americani. La ritirata portò, nella notte stessa, i reparti superstiti della divisione, a superare il fiume
Orne. L’operazione si concluse con successo all’alba, perdendo così il contatto con i reparti nemici, ma
rimanendo sempre sottoposti ad un pesante martellamento da parte dell’aviazione nemica. A questi
attacchi aerei rispondeva il battaglione Flak con l’ultimo pezzo da 88, mentre i calibri minori fornivano

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la copertura ravvicinata lungo le strade della ritirata. Una volta superato il fiume Orne la divisione si
concentrò su Habloville ad ovest di Argentan. A quel punto, i resti del 10° reggimento corazzato delle
SS, vennero inviati a difendere il lato settentrionale della sacca contro la tenaglia inglese. Gli ultimi
Panzer si unirono così ai restanti reparti SS, come la “Hitlerjugend” che, allo stremo delle loro forze,
avevano resistito agli inglesi nella zona di Falaise per mantenere aperta una via di salvezza per le due
armate tedesche; la 5a Armata Corazzata e la 7a Armata intrappolate nella sacca. In realtà le strade
difese per la ritirata dalla sacca erano due, una che passava per il villaggio di Tour ed un’altra, meno
di 10 km più a sud, attraversava Mont Ormel.

Unità tedesche intrappolate nella sacca di Falaise

Fuga dalla sacca


Mentre i carri armati della Frundsberg si trovavano impegnati presso il villaggio di Necy, il resto della
divisione si preparava ad attraversare il fiume Dives lungo la strada meridionale tra St. Lambert e
Chambois. L’uscita dalla sacca venne fissata per la notte tra il 19 ed il 20 agosto. Gli Alleati a quel
punto avevano però già raggiunto i loro obbiettivi il giorno 19 e controllavano le vie di fuga. In
particolare Cambois era presidiata da reparti polacchi che si erano uniti ai soldati americani della
tenaglia proveniente da sud. Alle ore 3.00 del 20 agosto lʹSS-Sturmbannführer Heinz Brinkmann del
Battaglione esploratori attraversò il fiume Dives posizionandosi a presidio di una testa di ponte sulla
sponda orientale, sui ponti di Cambois e St. Lambert, dando il via all’attraversamento della 7a Armata.
Il cammino verso Cambois e St. Lambert si svolse sotto un violento tiro di sbarramento a cui, a partire
dall’alba, si aggiunsero le incursioni dei caccia bombardieri nemici. Batterie semoventi americane si
erano piazzate in un bosco a sud del paese di Villedieu, proprio lungo il percorso della ritirata tedesca.
Questi semoventi colpirono a distanza ravvicinata gli ultimi pezzi di quello che rimaneva del 10°
reggimento d’artiglieria della Frundsberg. Solo l’intervento dell’ultimo pezzo da 88 del reparto Flak
riuscì ad eliminare alcuni di questi semoventi. Durante la prima mattinata il tiro dell’artiglieria sui
ponti d’attraversamento del Dives aveva bloccato ogni movimento creando paurosi ingorghi lungo la
strada della ritirata, continuamente battuta dalle esplosioni. Il ponte di Chambois venne presto
distrutto costringendo i soldati tedeschi ad utilizzare solo il piccolo attraversamento di St. Lambert
intasato dai resti di carri e cavalli morti. Con gli americani che tiravano, da entrambi i lati del fiume,
sui tedeschi bloccati senza la possibilità di rispondere al fuoco in maniera adeguata, sembrava ormai

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che la resa fosse l’unica soluzione praticabile. Allora intervenne il Brigadeführer Harmel, il quale
approfittando del fumo creato dalle esplosioni, riuscì a far ripulire il ponte, gettando i detriti nel
fiume. Nel frattempo lʹSS-Sturmbannführer Brinkmann, dopo aver formato un kampfgruppe con
soldati della Frundsberg e con i resti della 116.Panzer-Division, riuscì a far uscire dalla sacca lo stato
maggiore della 7a Armata.

Tigre e granatiere SS In Normandia Sepp Dietrich discute i piani di fuga dalla sacca
(Bundes Archiv Bild 101I-738-0267-35A) (Bundes Archiv Bild_146-1994-035-18)
Nel pomeriggio anche Harmel organizzò dei kampfgruppe con i mezzi corazzati rimasti e tentò un
attacco ad est di St. Lambert per spezzare l’accerchiamento nemico. In particolare venne lanciato un
attacco sulla collina 117 che, occupata dai mezzi corazzati alleati, impediva di percorrere la strada
verso est. Gli americani non si vollero impegnare a fondo nel contendere l’importante quota alle SS e
preferirono ritirarsi senza arrivare ad uno scontro ravvicinato col nemico. Nello stesso momento un
kampfgruppe comandato dall’SS-Hauptsturmführer Hans Krug (comandante della 1./Nachr.Abt.)
riuscì a raggiungere per primo le linee tedesche fuori dalla sacca; con lui vi erano numerosi feriti tra
cui lo stesso comandante della 7a Armata Paul Hausser per l’ennesima volta ferito nel corso di questa
guerra. Colpito ad una guancia da uno spezzone d’artiglieria mentre, al comando di un kampfgruppe
composto da due carri armati, cercava di aprirsi un varco tra le linee nemiche combattendo appiedato
e armato di una pistola mitragliatrice. Durante la notte molti tedeschi tentarono di uscire dalla sacca a
piedi evitando le postazioni nemiche. La maggior parte degli uomini della Frundsberg riuscì a mettersi
in salvo prima che il giorno successivo le maglie della sacca alleata si saldassero del tutto. E’ da
sottolineare che la salvezza di molti reparti tedeschi, in quei giorni, fu dovuto principalmente al II.SS
Panzerkorps che con la Das Reich e la Hohenstaufen, dopo essere uscite dalla sacca di Falaise,
contrattaccarono nelle prime ore del 20 agosto nella zona di Mont Ormel dove reparti corazzati
canadesi e, soprattutto, la 1a divisione corazzata polacca, vennero isolati in una mini sacca per tutta la
giornata, rischiando di venire annientati a loro volta. Il flusso dei fuggitivi continuò in modo sempre
più disorganizzato fino a mezzogiorno del 21 agosto, quando, le forze alleate chiusero del tutto la
sacca annientando così le ultime unità della 5a Armata Corazzata e della 7a Armata. Intrappolati senza
più cibo né munizioni agli ultimi superstiti non rimase altro che arrendersi.

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Bilancio di una sconfitta


Le cifre della disfatta sono ancora dibattute dagli storici. Si ritiene che il numero dei superstiti usciti
dalla sacca possa variare dai 30.000 ai 50.000 uomini con 50.000 prigionieri. I caduti furono oltre 10.000
soprattutto lungo le due strade che portavano fuori dalla sacca. I civili del luogo ricordano ancora i
nugoli di mosche che sciamavano lungo le strade per giorni dopo la battaglia, divorando i numerosi
corpi di uomini e animali che rimanevano insepolti nella calura estiva. Con la battaglia per la sacca di
Falaise la sanguinosa campagna di Normandia poteva dirsi conclusa. Dopo lunghe settimane di
scontri e migliaia di morti gli alleati poterono, anche se con grave ritardo da quanto preventivato,
avanzare verso Parigi uscendo finalmente dalla testa di ponte creata il 6 giugno. Malgrado ciò l’armata
tedesca in occidente non era stata annientata e quello che poteva essere un disastro peggiore di
Stalingrado era stato scongiurato. Il merito di ciò è da ascrivere in larga parte agli uomini delle SS che,
sopperendo agli errori dell’alto comando e alla disparità delle forze in campo, riuscirono prima a
rallentare l’avanzata delle tenaglie alleate riuscendo poi a mantenere aperta una via di fuga verso est,
permettendo a molte unità dell’esercito di salvarsi. E’ da notare che tutte le divisioni SS, anche se
pesantemente decimate (in particolar modo la 12a divisione SS Hitlerjugend), riuscirono a sganciarsi e a
mettersi in salvo. Gli alleati a Falaise persero così l’occasione di mettere fine alla guerra in occidente.
Anche nei giorni successivi alla fine della campagna in Normandia gli alleati avrebbero potuto
chiudere definitivamente la partita con quel che rimaneva dell’esercito tedesco in occidente, ormai
pressoché privo di mezzi meccanizzati e armamento pesante. I comandi alleati invece di incalzare
decisamente il nemico preferirono puntare su Parigi lasciando ai tedeschi la possibilità di ritirarsi
verso il Reno. E’ anche vero che l’esercito alleato dopo mesi di intensi combattimenti aveva bisogno di
riposarsi e di riorganizzarsi per riprendere l’avanzata. Avanzata che si risvegliò con l’operazione
Market Garden nella seconda metà di settembre ma, per quel periodo, le forze tedesche si erano già
riorganizzate ottenendo una straordinaria vittoria sulle forze alleate.

Morte e distruzione allʹinterno della sacca

Bibliografia
W. Tieke, ʺFirestorm of the Last Years of the War: II SS-Panzerkorps with the 9th and the 10th SS-Divisions Hohenstaufen
and Frundsbergʺ, J.J. Fedorowicz Publisching Inc.
K. Ford, ʺFalaise 1944ʺ, Campaign, Osprey

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Uomini in guerra

SS-Hauptscharführer Gustav Schreiber


di Marco Rossi

Gustav Schreiber nacque il giorno di Natale del 1916 a Selm (Nord Westfalia), nel periodo centrale
della Grande Guerra. Nel 1939 faceva parte delle SS-Verfugungstruppe nella 7./SS-Infanterie-
Standarte “Germania”. La sua spiccata attitudine per la vita militare venne subito alla luce, tanto che
alla fine della guerra verrà considerato tra gli uomini della Westfalia più decorato nelle Waffen-SS. Il
battesimo del fuoco di Schreiber avvenne in Polonia nel 1939, cui fecero seguito i combattimenti nel
1940 in Francia ad Arras e lungo la Marna. Nell’agosto del 1940 arrivano le prime decorazioni: la
Croce di Ferro di seconda classe ed il
Distintivo in bronzo per assalto della
fanteria, insieme alla promozione a SS-
Rottenfuhrer. Nel 1941 il Reggimento di
Schreiber venne motorizzato e andò a far
parte insieme ad altri due Reggimenti
(Nordland e Westland) della nuova
divisione SS “Wiking”, divisione nella
quale militavano oltre che tedeschi e
austriaci, anche volontari stranieri
provenienti dal Belgio, Danimarca,
Norvegia, Svezia, Svizzera, Finlandia e
più tardi anche volontari baltici,
diventando nel corso della guerra la
Divisione delle Waffen-SS più europea.
All’inizio dell’operazione “Barbarossa” la
Wiking insieme alle divisioni corazzate
dell’esercito avanzò rapidamente nel
settore meridionale del fronte orientale,
da Lemberg a Tarnopol poi Uman e a
nord della Crimea. L’SS-Scharführer
Schreiber era a quel punto della guerra
già un esperto veterano, figura di
esempio per il suo plotone, un coraggioso
e valoroso guerriero. Nell’agosto del 1941
il comandante della sua compagnia lo
decorò con la Croce di Ferro di prima
classe. Durante la conquista di Rostov ed
i successivi combattimenti difensivi
Gustav Schreiber: ben visibili sullʹuniforme, la croce di lungo il fiume Mius, Schreiber Rimase
cavaliere, la croce tedesca in oro e la spilla per il
ferito. Al comando della Divisione c’era il
combattimento corpo a corpo in oro.
carismatico SS-Gruppenfuhrer Felix
(Bundes Archiv Bild 101III-Jarolin-014-24)
Steiner, il quale riceverà “Le Spade”
dopo l’offensiva nel Caucaso nell’estate del 1942. Nel dicembre del 1942 la Wiking si ritrovò trincerata
lungo il fiume Mius ed al comando del II° Battaglione del Germania venne nominato lʹSS-Hstuf. Hans
Juchem. Con il suo viso da fanciullo non venne preso all’inizio troppo sul serio dai suoi soldati,
induriti da tante battaglie. Ma durante le settimane successive dovettero ricredersi e Juchem ricevette

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rispetto ed ammirazione dai suoi uomini in quanto partecipò in prima persona e da esempio a molti
combattimenti corpo a corpo arrivando addirittura a essere decorato con la Spilla in oro per il
combattimento corpo a corpo e la Croce di Cavaliere (postuma) dopo un’eroica azione di guerra a
Izjum nell’estate del 1943, azione durante la quale trovò la morte. Pur essendo soltanto un SS-
Scharführer Schreiber ed un comandante di plotone, aveva comunque accumulato numerosi giorni di
combattimento corpo a corpo durante i combattimenti difensivi lungo il Mius e a Stalino. Al suo
plotone vennero assegnati spesso compiti difficili,
come difendere importanti crocevia stradali o
posizioni trincerate di vitale importanza. In tutti
questi compiti a lui assegnati Schreiber si comportò
sempre con grande coraggio, senso del dovere
dimostrando innegabili doti di Comando. Il 2
dicembre del 1943 Schreiber venne decorato con la
Croce di Cavaliere, per essersi comportato
valorosamente nell’immediato contrattacco lungo la
linea difensiva Karkov-Poltava. Il 1° novembre era
stato già promosso al grado di SS-Hauptscharführer
e dopo solo 5 giorni dal 2 dicembre ricevette con
grande sorpresa anche la Spilla in oro per il
combattimento corpo a corpo, meritandosi una
citazione del suo comandante come esempio di
valore e di abnegazione.

La sacca di Korsun-Cerkassy
Conquistata Kiev e consolidata la testa di ponte sul
fiume Dnieper, i sovietici si prepararono ad una
nuova grande offensiva. L’attacco per la nuova
offensiva venne fissato per il 25 gennaio del 1944: le
Gustav Schreiber forze sovietiche ammassate ad ovest del saliente di
(Bundes Archiv Bild 101III-Jarolin-014-25) Cerkassy, dopo un fuoco di preparazione
dell’artiglieria e sostenuti dall’aria da centinaia di aerei, attaccarono. L’assalto nemico si sviluppò
lungo due direttrici, che dovevano confluire sulla posizione di Shenderovka. L’attacco riuscì e chiuse
in una sacca circa 53.000 uomini, compresa la SS-Panzer-Grenadier-Division “Wiking”. All’interno
della sacca erano rimasti intrappolati il XLII.Armee-Korps della 1.Panzer-Armee e l’11.Armee-Korps
dell’8.Armee. Inoltre erano presenti unità dell’8.Flieger-Korps. L’Armata Rossa aveva a disposizione
12 Divisioni incluse formazioni di élite e di provata esperienza ma nonostante queste soverchianti
forze gli uomini all’interno della Sacca respinsero tutti gli assalti animati anche dalla speranza che i
reparti corazzati accorsi in loro aiuto avrebbero prima o poi spezzato l’accerchiamento. Quando il 16
febbraio 1944 si diffuse tra i soldati la parola d’ordine: libertà (Freiheit!), tutti capirono che quella era
l’ultima opportunità per sfuggire dalla sacca di Cerkassy e malgrado una temperatura di 15 gradi
sottozero e 60 centimetri di neve gli uomini erano pronti a vendere cara la pelle pur di sfuggire da
quell’inferno. La parola d’ordine arrivò quando i reparti mandati in soccorso erano a soli pochi
chilometri dalla Sacca e a pronunciarla fu il GeneralFeldmarschall von Manstein, comandante in Capo
e responsabile del Gruppo di Armate operante in quel Settore del fronte russo. Sul fianco sinistro
dell’area un piccolo gruppo di uomini si preparò per l’operazione di sfondamento: furono distribuite
le rimanenti munizioni, le bombe a mano ed ogni uomo si attrezzò come meglio poteva con ogni sorta
di arma utile per il corpo a corpo. L’SS-Hauptscharführer Schreiber guardò i suoi uomini, facce
emaciate, sporche e barbute; in tutti quei giorni non una sola interruzione dei combattimenti ed il suo
plotone della 7.Kompanie dellʹSS-Panzer-Grenadier-Regiment Germania si era ridotto a soli 24 uomini,
tutti comunque dei veterani che avevano combattuto lungo i fiumi Mius, Terek e a Kiev, totalizzando
dozzine e dozzine di giorni di combattimento. Schreiber, che già era stato decorato con la Croce di
Cavaliere e la Spilla in oro per il combattimento corpo a corpo, si trovava ad essere tra quei pochi
soldati di fanteria più decorati operanti in quel settore del fronte. La battaglia per uscire dalla sacca di

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Cherkassy durò fino al 18 febbraio del 1944. Per meglio coordinare le operazioni all’interno della
sacca, venne creato un comando unico per tutte le forze tedesche, assegnato al Generale
Stemmermann. Contemporaneamente venne organizzato un ponte aereo dalla Luftwaffe, ma il cattivo
tempo e l’aggressività dei caccia sovietici, resero difficili le operazioni aeree. Malgrado tutto in 15
giorni di voli sulla sacca si riuscirono a lanciare 2.026 tonnellate di materiale e a riportare indietro
2.835 feriti. Schreiber, veterano di tante battaglie, era abituato a combattere contro un nemico
notevolmente superiore sia in uomini che in mezzi e quando il 16 febbraio del 1944 arrivò la parola
d’ordine: libertà, si preparò con i suoi uomini a combattere per uscire dalla trappola di Cerkassy. Alle
23,00 iniziò la manovra di rottura contro le posizioni sovietiche a nord e a sud di Shenderovka; la
rottura ebbe successo e si concluse, come già detto il 18 febbraio con il ricongiungimento con le unità
tedesche poste al di fuori dalla sacca. I reparti tedeschi difesero la testa di ponte fino al 19 mattina, per
permettere agli ultimi fuggitivi di mettersi in salvo. Il bilancio finale fu di 35.000 uomini salvati
dall’annientamento mentre 18.000 finirono invece inghiottiti nella sacca. Tra i prigionieri anche l’SS-
Hauptscharfuhrer Gustav Schreiber insieme a 13 superstiti del suo plotone. Schreiber passò sei anni di
prigionia nei campi di concentramento sovietici e tornò in Patria nel 1950. Morì il 5 marzo del 1995
nella sua città natale Selm nella Vestfalia settentrionale.

Una rarissima foto di Schreiber sul campo di battaglia, al telefono da campo

Decorazioni
Croce di Ferro di II classe
Croce di Ferro di I classe
Croce tedesca in oro
Croce di Cavaliere il 2 dicembre 1943
Spilla per il combattimento corpo a corpo in bronzo nel 1943
Spilla per il combattimento corpo a corpo in argento nel 1943
Spilla per il combattimento corpo a corpo in oro il 7 dicembre 1943

Distintivi
Distintivo in argento per assalto della fanteria
Distintivo per feriti di guerra in nero

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Documenti

SS-Obersturmbannführer Christian Tychsen


Le motivazioni per la concessione della croce di cavaliere e delle
fronde di quercia
di Mark C. Yerger

Christian Tychsen(1) è probabilmente il più conosciuto e valoroso comandante di mezzi corazzati della
SS-Panzer Division “Das Reich.” I seguenti documenti dettagliano le motivazioni che gli valsero la
concessione della croce di cavaliere ed in seguito delle fronde di quercia(2). Il 14 ottobre 1942, il Panzer
Abteilung divisionale della Das Reich fu espanso a livello di reggimento. Con lʹintegrazione del già
esistente II./Langemarck di Tychsen come nuovo II.Abteilung, una settimana dopo egli venne
confermato come comandante del nuovo reparto corazzato(3). Tychsen venne subito dopo inviato a
seguire un corso per comandanti di reparti corazzati presso una scuola dellʹesercito dal 26 ottobre
allʹ11 novembre 1942, precisamente alla Heeres Panzertruppen Schule di Wünsdorf. Decorato con la
croce di cavaliere su raccomandazione del comandante divisionale Walter Krüger dopo gli intensi
combattimenti per Kharkov, la proposta per la decorazione, inoltrata da Herbert Vahl, riferiva le
seguenti parole(4):

ʺ…lʹSS-Sturmbannführer Tychsen guidò un


contrattacco lʹ11 febbraio 1943 per riconquistare la
posizione di Priwolje, ad est di Kharkov, con 16 carri
della sua unità ed un battaglione della 213a divisione
di sicurezza. Grazie al suo abile comando ed al suo
elettrificante coraggio, distrusse un forte gruppo
nemico che tentava di puntare su Kharkov. Dopo aver
posto la sua fanteria al riparo, Tychsen si lanciò
contro il nemico con i suoi carri. Quando questi si
ritirò, lo incalzò fino a quando non lo ebbe
completamente distrutto. Mentre guidava lʹattacco il
suo carro venne colpito per tre volte dal fuoco
anticarro e messo fuori combattimento. Il 18 febbraio
1943, Tychsen ricevette lʹordine di muovere i suoi
carri lungo la periferia di Kharkov e con la sua unità,
distruggere le forze corazzate nemiche che erano
entrate nel settore nord-occidentale della città. Questa
manovra doveva coprire gli altri reparti della divisione
quando sarebbero stati impegnati nella zona sud-
occidentale la notte successiva. Contemporaneamente,
il nemico era riuscito ad inflitrarsi nel settore sud-
orientale di Kharkov. Quando Tychsen seppe che il
nemico era già penetrato così profondamente nella
Tychsen con lʹappena ricevuta croce di cavaliere. città, decise di spostarsi nel settore occidentale
Venne decorato con la croce tedesca in oro e le fronde malgrado non disponesse di fanteria di supporto. La
di quercia prima della sua morte (Collezione sua mossa azzardata che lo impegnava in
M.C.Yerger). combattimenti per le strade avrebbe evitato ulteriori
penetrazioni nemiche verso il centro della città, se avesse attaccato immediatamente. Questa azione inoltre evitò
lʹaccerchiamento della divisione ad est di Kharkov. Dopo aver ridotto al silenzio numerosi pezzi anticarro,

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Tychsen guidò la sua unità dentro la città e bloccò le forti colonne nemiche. Durante la notte successiva coprì la
ritirata della divisione con la sua unità evitando i settori già occupati della città. La sua decisione di impegnarsi
nei combattimenti per le strade, senza riguardo per la sua stessa incolumità, permise ai restanti reparti della
divisione di ripiegare in buon ordineʺ.

Dopo il suicidio di Hans-Albin


von Reitzenstein avvenuto il 30
novembre 1943, Tychsen divenne
comandante del Panzer Regiment,
mentre il II.Abteilung passò a
Dieter Kesten. Walter Krüger
raccomandò Tychsen per le
fronde di quercia che gli vennero
consegnate personalmente da
Hitler. Il rapporto richiesto per la
decorazione per il suo comando
del II.Abteilung riportò(5):

ʺ…dopo che il fianco sinistro del


XXXXVII.Panzerkorps fallì nel
distruggere la testa di ponte nemica
ad ovest di Chodoroff il 29 ottobre
1943, i sovietici lanciarono un nuovo
attacco contro più posizioni il 1°
novembre dopo una mezzʹora di fuoco
di sbarramento dellʹartiglieria. Il
nemico era intenzionato a penetrare
attraverso la nostra debole linea
difensiva e stabilire il collegamento
tra le sue due teste di ponte mentre
continuava ad avanzare lungo la
strada principale a Pij. Nel nostro
settore, tutti gli attacchi nemici
appoggiati da forze corazzate furono
Tychsen, fotografato con tutte le sue decorazioni. respinti dopo durissimi scontri.
Contro la vicina divisione sulla nostra destra, i sovietici conquistarono la collina 188.0 con 16 carri e la fanteria.
Da lì potevano controllare i villaggi di Grushewo e Dudari dove il fianco sinistro del nostro vicino Corpo era
impegnato in furiosi combattimenti. Il III./Artillerie Regiment bloccò lʹavanzata del nemico verso Grushewo ma
la minaccia contro il fianco sinistro scoperto non fu eliminata. In questa situazione, lʹSS-Sturmbannführer
Tychsen decise di ritirarsi dai suoi combattimenti difensivi con un Tigre e tre Panzer IV, attaccando il fianco
sinistro nemico con il suo plotone genieri. Questa rapida decisione portò alla riconquista della collina 188.0 con
un attacco di questo debole gruppo da combattimento. Nello stesso tempo, Tychsen evitò che la fanteria nemica
potesse tornare a contrattaccare. Distrusse personalmente due dei tre T-34 nemici impegnati e guidò i suoi
genieri in combattimenti corpo a corpo durante i quali furono ripulite dal nemico tutte le posizioni. Durante
questi combattimenti il suo carro fornì fuoco di appoggio e distrusse altri sei carri nemici. Il battaglione nemico
venne distrutto e la collina 188.0 tornò nelle mani dei nostri reparti. Lo Sturmbannführer Tychsen continuò a
controllare la situazione in questa area. La sua decisione di portare aiuto allʹunità vicina, il suo personale
coraggio ed il suo esempio come combattente permise il successo dellʹattacco. Le perdite nemiche furono cosi
severe da costringerlo a ritirarsi verso nord. Durante la notte del 1° novembre 1943, tutte le posizioni erano
ancora nelle nostre mani. Tychsen ottenne un importante successo nel settore del fiume Psel, lʹ8 luglio 1943 ed
ancora il 1° agosto 1943 a Marinowka lungo il fiume Mius. In questʹultima azione, Tychsen e la sua unità
appoggiarono le tremende e dure battaglie difensive del Reggimento Der Führer che respinse ben 17 attacchi

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nemici. Durante la ritirata verso il fiume Dnieper, lʹunità di Tychsen ricevette lʹordine di rallentare il nemico
con i suoi pochi carri rimasti, così da permettere il ripiegamento della fanteria meccanizzata. Questa missione in
retroguardia durò diversi giorni e Tychsen riuscì anche ad evitare la cattura di alcuni suoi carri danneggiati da
parte del nemicoʺ.

Christian Tychsen riceve le fronde di quercia da Hitler. Lʹaiutante del Führer alle sue spalle é Fritz Darges.
Questʹultimo fu decorato con la croce di cavaliere con il Panzer Regiment della Wiking (Collezione
M.C.Yerger).

Trasferito in riserva con la maggior parte dei reparti della Das Reich nel dicembre del ʹ43 per una
nuova riorganizzazione, Tychsen rimase al comando del Panzer Regiment. Durante le battaglie in
Normandia, in seguito al ferimento di Heinz Lammerding, Tychsen assunse il comando della Das
Reich il 26 luglio 1944, mentre Rudolf Enseling assunse il comando del Panzer Regiment. Due giorni
dopo Tychsen rimase ucciso dopo essere stato catturato quando una avanguardia corazzata americana
attaccò il comando divisionale allʹincrocio di Trelly in Francia(6). Allo stato maggiore della divisione
non sapevano se il loro comandante fosse rimasto ucciso o catturato, per cui il suo successore, Otto
Baum, tentò invano di negoziare il suo rilascio offrendo 50.000 Reichsmark come riscatto!!!
Straordinariamente coraggioso e capace, Christian Tychsen fu uno dei più valorosi comandanti di
reparti corazzati e contribuì notevolmente ai successi della Das Reich. Venne definito uno dei più
prolifici distruttori di carri nemici in tutta la Waffen SS. La sua memoria fu onorata da un gruppo di
veterani intitolato con il suo nome, composto da ex-soldati che avevano combattuto ai suoi ordini.

Note

Christian Tychsen nacque il 3 dicembre 1910 a Flensburg. Tychsen entrò nelle SS nel dicembre 1931, nella 50.SS-
(1)

Standarte. Venne in seguito trasferito alle SS/VT nellʹottobre del 1934. Dallʹottobre del 1936 al dicembre del 1938 fu
comandante di plotone nel Bataillon ʺNʺ, e poi comandante della 1.Kompanie dello stesso. Quando il Battaglione
ʺNʺ venne disciolto Tychsen assunse il comando della 1.Kradschützen-Ersatz Kompanie. Lʹunità nellʹaprile del ʹ40
divenne la 3a compagnia esploratori. Nel febbraio del 1941 la sua unità venne assorbita dal Kradschützen
Bataillon sempre come 3.Kompanie, con Tychsen sempre al suo comando. Nel gennaio del 1942 assunse il

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comando del Krads. Btl. Il 12 febbraio 1942 rimase ferito in combattimento e fu ricoverato a Braunschweig fino al
maggio del ʹ42. In seguito ottenne il comando del II./Langemarck e lo mantenne fino a quando questa unità
divenne il II./Pz. Rgt. nellʹottobre del ʹ42.

(2)Lʹistituzione della Croce di Ferro (Eisernes Kreuz) risale al periodo delle guerre napoleoniche durante la lotta
per lʹindipendenza della Prussia e rimase negli anni successivi la principale decorazione delle forze armate
prussiane e tedesche. La decorazione veniva concessa ai soldati di ogni arma e grado. Esistevano due classi, 1a
classe (EK I Klasse) e 2a classe (EK II Klasse).
Per le cariche più alte esisteva invece la Gran
Croce (GrossKreuz). Con lʹinizio della seconda
guerra mondiale, Adolf Hitler modificò
lʹordinamento della decorazione ed
ovviamente il suo aspetto. La Croce di ferro
del 1939 si distingueva dalle precedenti
versioni per la presenza della croce uncinata al
centro (al posto della corona prussiana) e per
lʹindicazione dellʹanno di istituzione (1939)
nella parte inferiore. I gradi della decorazione
diventarono quattro: alla 1a classe, 2a classe e
Gran Croce venne aggiunta la Croce di
cavaliere (Ritterkreuz des Eisernen Kreuzes),
che come la Gran Croce andava portata al collo
con un nastro (di 45mm di larghezza) con i
colori del Reich: nero, bianco e rosso. La
concessione delle varie decorazioni era
strettamente graduale, nel senso che si poteva
ricevere un grado della Croce di ferro solo se si
possedeva già il precedente. Questo
significava che per ricevere ad esempio la
Croce di cavaliere, non bastava essersi distinti
in combattimento, ma era necessario possedere
già la Croce di Ferro di 1a e 2a classe. In
particolare la Ritterkreuz era assegnata per:
ʺatti di eroismo particolarmente decisivi per lo
svolgimento dei combattimenti uniti a grande
determinazione personaleʺ. Hitler in persona
ordinò che il popolo tedesco doveva
Tychsen manifestare gratitudine verso i decorati con la
Ritterkreuz. La croce di ferro e la croce di
cavaliere erano molto simili in apparenza, ma erano facilmente distinguibili per come venivano portate
sullʹuniforme. La croce di ferro veniva ʺappuntataʺ sul lato sinistro dellʹuniforme. Quando veniva concessa quella
di 1a classe, quella di seconda veniva rappresentata con un piccolo nastro attaccato al secondo bottone della divisa
partendo dallʹalto. A causa del protrarsi del conflitto, vennero istituiti a partire dal 1940, gradi superiori alla Croce
di cavaliere. Il 3 luglio 1940 vennero istituite le ʺFronde di querciaʺ (Eichenlaub), tre foglie di quercia in argento
da apporre sullʹocchiello che reggeva la croce di cavaliere. Il 21 giugno 1941 fu la volta delle ʺfronde di quercia
con spadeʺ (Eichenlaub und Schwerten), due spade incrociate sotto le fronde. Il 15 luglio 1941 si aggiunsero i
brillanti (Ritterkreuz des Eisernes Kreuzes mit Eichenlaub, Schwerten und Brillanten.

(3) Direttiva dellʹ11 novembre 1942.

(4) “Vorschlagsliste Nr. 2 für die Verleihung des Ritterkreuzes des Eisernen Kreuzes”, datata 1° marzo 1943.

(5) “Vorschlag für die Verleihung des Eichenlaubes zum Ritterkreuzes”, datata 2 Dicembre 1943.

Rimase ucciso mentre viaggiava a bordo di una kubelwagen con il suo autista ed un sottufficiale ed incontrò un
(6)

carro americano. Rimasto gravemente ferito nello scontro a fuoco che seguì, morì dopo la cattura. Venne sepolto
come un soldato qualunque, dopo che gli americani lo spogliarono di tutte le sue decorazioni ed i documenti di
identificazione. Solo dopo la sua tomba venne identificata.

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Articolo dedicato a Tychsen sulla rivista Das Schwarze Korps

Ricevettero la Ritterkreuz:
SS-Sturmannführer Tychsen

Ha 33 anni ed è nativo dello Schleswig Holstein, la


terra dei soldati e dei contadini. Sta nella torretta
del suo carro ed appare giovane quanto i suoi
capicarro che hanno da poco superato i 20 anni.
Ma lo si vede anche al suo posto di comando
piegato sulla mappa, mentre spiega la situazione
ai suoi comandanti di compagnia. Si riconosce
l‘equilibrio dell‘ufficiale di prima linea nei suoi
plotoni. Nove volte è rimasto ferito in questa
guerra, tuttavia è rimasto con i suoi soldati e se la
ferita non lo consentiva, ritornava non appena
riusciva a stare in piedi. All‘inizio della campagna
dell‘est, come comandante di una compagnia di
motociclisti, avanzó alla testa della sua divisione,
per centinaia di chilometri nel campo di battaglia,
sempre con il fiato sul collo dei nemici.
Attualmente, dopo solo poche settimane di
operazioni nei pesanti combattimenti difensivi, è
riuscito a riportare, con il reparto corazzato oggi
che comanda, un grande successo nei punti piú
cruciali. In ogni assalto ha comandato i suoi
ufficiali, sottufficiali e soldati dando un luminoso
esempio. Infaticabile ed inesorabile è stato il
gruppo di combattimento Tychsen contro il
nemico sovietico, al quale ha frustrato ogni
avanzata verso sud. Questo dimostra che
l‘atteggiamento delle truppe viene determinato
dai loro comandanti. Questo è il grande segreto
che sta dietro i successi, che anche una piccola
unitá in poco tempo puó raggiungere.

SS-Kriegsberichter Alfons Brüggemann

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Formazioni SS

SS-Infanterie-Regiment 9 'Thule'
di Marco Linguardo

La nascita dell’unità
LʹSS-Sonder-Bataillon “Reitz” venne costituito a Stralsund il 24 giugno 1940 nella caserma delle SS con
reclute della classe 1921-22 ed ufficiali provenienti dal III./SS-Totenkopf-Rekruten-Standarte. Una sezione
di cannoni di fanteria fu fornita dal Reggimento Germania ed una anticarro dalla Leibstandarte SS Adolf
Hitler e dalla SS-Verfügungsdivision. Il 28 giugno, il battaglione fu rinominato Verstärktes SS-Totenkopf-
Battallion Norwegen. Comprendeva 13 ufficiali, 62 sottufficiali e 871 soldati (per un totale di 946
uomini). Da Stralsund, fu trasferito a Stettino, da dove venne imbarcato per la Norvegia. Al suo arrivo
ad Oslo, si spostò a Kirkenes, una città situata sul circolo polare. Quindi fu ribattezzato SS-Totenkopf-
Bataillon Kirkenes. La sua missione
era di copertura al settore
Jacobselven-Tana. Il 23 agosto, fu
presa la decisione di costituire un
secondo battaglione e fu formato
un reggimento combinando i due
battaglioni. Questa nuova unità
venne allestita il primo settembre
a Posen-Treskau. Era comandata
dallʹSS-Sturmbannführer Herms
ed il suo personale proveniva
essenzialmente dalla 12.SS-
Totenkopf-Standarte, dallʹSS-Ersatz-
Bataillon Der Führer (stanziato al
momento a Graz-Wetzelsdorf) e
dallʹSS-Regiment Germania. Alla
fine di settembre, il battaglione fu
Estate 1941. La SS-Infanterie-Regiment 9 (SS-IR 9) ancora copre i a sua volta trasferito in Norvegia.
fiordi di Varanger e Tana in Norvegia. Pochi mesi dopo, sarà trasferita Le due unità dovevano
in Finlandia per prender parte allʹoffensica verso Murmansk, nel sorvegliare i fiordi Tana e
settore Luostari. Varanger. Il 15 ottobre, giunse
come rinforzo una sezione di armi leggere antiaeree, ceduta dallʹSS-Fla-MG-Ers.-Kp. Arolsen (SS-Ostuf.
Fend). In aggiunta, una batteria di obici fu mobilitata da Berlino-Lichterfelde dallʹSS-Ustuf. Nickmann
dallʹSS-Art.Ers.Rgt., al fine di aumentare la loro potenza di fuoco. Il 15 novembre, il quartier generale
della 9.SS-Totenkopf-Standarte fu disciolto. La sua sezione trasmissioni fu trasferita alla SS-Totenkopf-
Standarte Kirkenes che era comandata dallʹSS-Ostubaf. Ernst Deutsch. Fu in seguito rinominata SS-
Totenkopf-Standarte 9 Kirkenes. Il 1° febbraio, un terzo battaglione fu creato sotto la supervisione
dellʹSS-Stubaf. Klein. Una settimana dopo, il reggimento cambiò il suo nome ancora una volta e
divenne la 9.SS-Standarte prima di essere rinominato SS-Infanterie-Regiment (motorizzato) il mese
successivo.

Con la divisione SS Nord


Dopo essere stato assegnato allʹSS-Kampfgruppe Nord, a partire dal 1° maggio fu subordinato alla
702.Infanterie-Division. Durante il mese di giugno, ricevette una compagnia di ingegneri (SS-Ustuf.
Elchhorn). In cambio, diede la sua 12.Kompanie quando la nave “Blenheim”fece naufragio. Il 6

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giugno, una nuova 12.Kompanie dovette essere formata a Stettino dalla SS-Wach-Kompanie
Obersalzberg, comandata dallʹSS-Hstuf. Keidel. Il 15 giugno, il reggimento fu posto sotto l’AOK
“Norwegen”. Una settimana dopo, quando le Forze dell’Asse invasero l’Unione Sovietica, esso occupò
la lunghezza della costa norvegese a Vardsö
(III./SS-IR 9), Vardö (II./SS-IR 9) e Kirkenes (I./SS-
IR 9). Allora vi erano 3.071 uomini subordinati al
Gebirgs-Korps “Norwegen” comandato dal
Generale Dietl. Il 29 giugno, questo mosse
un’azione offensiva nella direzione di Murmansk.
La SS-IR 9 non fu impegnata fino alla terza
settimana di agosto. Il 26 agosto, fu assegnata alla
2.Gebirgs-Division. Il suo primo battaglione (I./SS-
IR 9, SS-Stubaf. Deisenhofer) giunse a rinforzo
dellʹSS-IR 7. Attraversò il fiume Kairala e
raggiunse le sponde del fiume Nurmitunturi. Due
giorni dopo, combatté aspramente nella valle
Ahkioja. Il 30 agosto, attaccò le posizioni
sovietiche ad ovest di Alakurtti, respingendole
indietro e raggiungendo Tuntsajok. Fu pagato un
prezzo molto alto per questo successo: il
battaglione ebbe 52 morti e 52 feriti. Quale
risultato del combattimento, l’I./SS-IR 9 fu posto
come riserva dietro alle linee XXXVI.AK nel
settore di Luostari. Il 5 settembre, il resto del
reggimento ricevette la seguente missione:
allargare la testa di ponte ad est del fiume Liza.
L’attacco fu lanciato tre giorni dopo. Nonostante il
Interessante foto di un membro della SS-IR 9. Come
suo entusiasmo, l’II./SS-IR 9 comandato dallʹSS-
gran parte dei suoi camerati, indossa la testa di
morto ereditata dalla SS-Totenkopfverbände. La sua
Stubaf. Herms lamentò pesanti perdite
compagnia è la 13.(IG)Kp./SS-IR 9. confrontandosi con le posizioni saldamente
stabilite dai sovietici sulla collina 129. Il III./SS-IR
9 comandato dallʹSS-Stubaf. Dusenschön prese la collina 173.7. Un contrattacco sovietico spinse
indietro il II./SS-IR 9, mentre anche il III./SS-IR 9 venne condotto indietro ad est di Lopatkina ed il suo
comandante rimase ferito. In questo modo
l’intero fianco sinistro della 2.Gebirgs-
Division risultò minacciato. Un contratto dei
Gebirgsjäger appoggiato dal
I./Geb.Jg.Rgt.137 permise di tenere lontano
il nemico. Il 9 settembre, il Gruppe
“Deutsch” si riunì dietro la collina 173.7. Il
II./SS-IR 9 fu rilevato dal Pi-Btl.82. Nei
giorni seguenti, la 2.Gebirgs-Division
continuò l’attacco, ma senza giungere a
risultati apprezzabili. Il 19 settembre, il
Gerbirgs-Korps “Norwegen” fu
definitavemnte bloccato sulla strada per
Murmansk e dovette costruire delle
Convoglio della 13.Kp./SS-IR 9.
posizioni difensive. Tra il 20 ed il 23
settembre, il I./SS-IR 9 partecipò all’operazione di rastrellamento ad est del fiume Liza nelle retrovie

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del Geb.Jg.Rgt.138. Il 24 settembre, si ritirò sulla


sponda occidentale tra il lago Nosh-Jarvi e la collina
77.4. Alcuni giorni dopo, si ricongiunse al resto del
reggimento nel settore Petsamojokki. Il 14 Ottobre,
lʹSS-IR 9 fu direttamente subordinato all’AOK
“Norwegen” e ricevette ordini di prendere il
controllo della regione di Rovaniemi al fine di
supportare il 3° Corpo finlandese ad est di Kiestinki.
Il 28 Settembre, la SS-Batterie “Nickmann” divenne la
3a batteria del reggimento di artiglieria della SS-
Division “Nord”. LʹSS-IR 9 (motorizzato) si
raggruppò a sud della ferrovia Kiestinki-Louhi.
Mosse all’attacco il 1° novembre in condizioni
meteorologiche estremamente avverse. Due linee
sovietiche di difesa furono distrutte prima che la loro
progressione venisse fermata: le SS furono
impossibilitate a raggiungere i laghi di Yelovoje e
Werschnejeosero. Il reggimento rimase stazionato su
entrambi i lati del fiume Gankachvaara fino al 18
novembre. Fu in seguito trasferito ai settori
Taivalkoski e Pudasjärvi. Le armi ed i materiali di
sua appartenenza vennero dati alla SS-Division
LʹSS-Ostuf. Rudolf Wehrhahn decora i suoi “Nord”. Il III./SS-IR 9, che consisteva in non più di
uomini con la croce di ferro di seconda classe. 202 uomini ancora abili al servizio, ed la Pi.-Kp./SS-
Veterano della 14.Kp./ʺDeutschlandʺ, sarà ucciso IR 9 furono ad esso assegnate. La sua colonna di
il 25 marzo 1942 mentre era alla guida della
fanteria fu aggregata alla Nachschubdienste/SS-
5.Kp./SS-IR 9.
Division “Nord” mentre il resto del reggimento fu
raggruppato ad Helsinki. Da lì, mosse per Tallinn. Le perdite sofferte dal reggimento sul fronte finnico
totalizzarono 359 morti, 233 feriti e 106 dispersi.

Gruppo di soldati del SS-IR 9 durante la pausa nel corso di un trasferimento.

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Fronte di Leningrado
Da Tallinn, raggiunse Narwa. Il 20 dicembre, fu subordinato allʹHeeresgruppe “Nord” e posto in
riserva della 18a Armata. Al fine di incrementare le forze delle compagnie, il II./SS-IR 9 fu disciolto ed i
suoi uomini divisi tra le altre unità del reggimento. Perciò il giorno di Natale, lʹSS-IR 9 (motorizzato)
“Thule” aveva la seguente struttura:

Stab, Stabs-Kp.
I.Btl. (SS-Hauptsturmführer Kiklasch)
III.Btl. (SS-Hauptsturmführer Spanka)
13.(IG)Kp. (SS-Obersturmführer Förster)
14.(Pz.Jg.)Kp. (SS-Hauptsturmführer Schulz)
15.(Pi.)Kp. (SS-Obersturmführer Kinzler)

Le sue forze combattenti comprendevano 24


ufficiali, 65 sottufficiali e 448 soldati, per un
totale di 538 uomini. Dopo un breve periodo
passato a Narwa, il reggimento fu mandato a Colonna in preparazione alla partenza. Questi veicoli
Kingisepp e viaggiò a piedi verso Menewscha, sono Kübelwagen Adler Typ 3 Gd, costruiti tra il 1939
ed il 1940
una città localizzata alla foce del fiume Tigoda.
Il 14 gennaio 1942, fu subordinato al I.Armee-Korps ed aggregato alla 291.Infanterie-Division
comandata dal Generalleutnant Herzog. Il 26 febbraio, l’SS-Obf. Lothar Debes sostituì l’SS-Ostubaf.
Ernst Deutsch al comando del reggimento. Quest’ultimo resistette ad ogni attacco sovietico durante i
furiosi combattimenti che si svolsero durante i
mesi invernali e primaverili sul fronte del Volchov.
Il 7 luglio 1942, i suoi sopravvissuti furono
prelevati ed imbarcati a Tschudowo, verso
Paderborn. Due settimane dopo, lʹSS-IR 9 “Thule”
fu integrato nella SS-Panzergrenadier-Division
“Totenkopf” e divenne lʹSS-Kradschützen-
Regiment “Thule”.

Comandanti del reggimento


01/09/40 - ?: SS-Sturmbannführer Herms
? – 25/02/42: SS-Obersturmbannführer Deutsch
26/02/42 – 21/07/42: SS-Oberführer Debes
Evacuazione di feriti con la slitta

Bibliografia
Martin Månsson, Charles Trang, ʺThule SS-Infanterie-Regiment 9ʺ, Heimdal 2008

RICERCA DI MATERIALE
Tutto ciò che riguarda i decorati della croce tedesca in oro della Polizia e della SS per la realizzazione di un libro
(Bender Publishing USA) in particolare sulla “Totenkopf” e la “Wiking”. Foto (con o senza la croce tedesca in
oro), attestati di conferimento per ogni decorato della croce tedesca in oro (Croce di ferro, Distintivo per feriti o
altro). Foto di comandanti di reparto e 1.Generalstabsoffizier. Solo materiale inedito e non pubblicato in altri libri.
Le foto devono essere stampate o in formato digitale con una risoluzione minima di 300 dpi.

Mark C. Yerger - P.O. Box 4485 - Lancaster, PA 17604 – USA YEWRG@COMCAST.NET

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Ricordi di guerra

Cirillo Covallero
Un volontario italiano nella 4a divisione SS-Polizei
a cura di Massimiliano Afiero

Seconda parte(1)

Breve riassunto della prima parte: Cirillo Covallero, classe 1922, prima alpino, poi dopo lʹ8 settembre 1943
finì per essere arruolato suo malgrado nella divisione SS Polizei (nella compagnia riparazioni) e trasferito in
Grecia. Nel 1944, seguì la ritirata della divisione attraverso i Balcani….

Partiti da lì siamo arrivati a Vienna, una bellissima città, ma ero senza soldi e senza documenti con la
divisa da “esse esse polizai” (SS-Polizei, ndr). Potevo entrare ovunque in tram, in prima classe. Sono
stato lì due giorni…..c’erano molti ufficiali di tutte le armi e li salutavo e loro contraccambiavano il
saluto. Ho incontrato anche un soldato
vestito di nero che portava nel petto la
croce di ferro (che era un’alta onorificenza
dei combattenti) e io non ho fatto il saluto
e questi mi ha rimproverato in modo
minaccioso, ma in questi casi facevo
capire che ero italiano e non conoscevo il
tedesco. Poi sono partito per Buchenwald.
Lì c’erano ancora dei fuochi accesi fatti
dai bombardamenti delle fortezze volanti
alleate e subito prima di entrare in
camera abbiamo fatto la doccia e messo
tutti i vestiti e la roba in una stanza a
disinfettare il tutto con i gas. Era il cinque
di settembre del 1944 e ho visto la
differenza da quando sono partito da lì a
fine novembre del 1943 .C’erano rovine
dappertutto, le caserme e i capannoni del
campo di concentramento erano stati
distrutti e ho saputo della morte della
Principessa Mafalda; non so quanti morti
ci sono stati. So che suonava spesso
l’allarme perché la direzione dei
bombardieri era verso la nostra parte.
Tutti i prigionieri venivano inquadrati,
con una guardia ogni 100 prigionieri e si
Dicembre 43, Cirillo Covallero con lʹuniforme SS fuggiva tutti in basso dove c’erano i pini
ed era terrificante vedere le formazioni di
fortezze volanti in pieno giorno. Erano migliaia e passavano parecchie volte e si fuggiva sempre dal
campo di concentramento, compresi i prigionieri…..Poi mi mandarono in Italia con altri 20 soldati,
destinazione Pinerolo. Salito sul treno a Weimar, carico di carri armati. Arrivati a Monaco di Baviera
suonò l’allarme e alla stazione furono emessi i fumogeni…A Pinerolo c’erano reparti di “esse esse”
italiani comandati da ufficiali tedeschi e da lì mi mandarono, con altri cinquanta soldati, ad Alzate di

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Brianza in provincia di Como. Noi eravamo accampati in un capannone e il nostro compito era di
preparare il posto pulito in una villa, con un parco tutto recintato, che doveva servire per i
comandanti tedeschi e noi dovevamo fare la guardia. Io ero sempre con la mia divisa da tedesco….Lì
ho passato un paio di mesi, diciamo bene. I paesani ci parlavano, partigiani non ce n’erano e anche lì
avevo un’amica e mi ero comperato una stoffa per farmi un vestito da borghese.

Como, ottobre 1944


Anche qui finì, perché uno mi disse che potevamo scappare in Svizzera. Lui faceva il contrabbandiere
e sapeva come fare a fuggire. Eravamo in quattro; decisi di farlo e lui ad un certo punto ci disse di
aspettare e con lui un altro è andato avanti e non li abbiamo più visti. Allora io e il mio compagno che
era napoletano siamo andati a rifugiarci dalla “Decima Mas” dicendo che eravamo italiani e che non
volevamo stare con i tedeschi. L’Ufficiale ci disse che non aveva nessuna autorità nei confronti dei
tedeschi. A questo punto noi dovevamo anche sparare per non farci prendere dai tedeschi e
dovevamo andare a Casasco dove c’era il comando della “Decima Mas”. Il vestito me lo cambiai là.
Comunque quando sono arrivato con il mio compagno, subito uno mi è venuto incontro, io ero vestito
da tedesco e questi mi faceva delle domande e io subito ho capito che quello in realtà era una donna.
Un’altra donna era andata a interrogare il mio compagno. Insomma eravamo capitati nel Battaglione
N.P. nuotatori paracadutisti della Decima flottiglia Mas e mi hanno dato una uniforme e tutto
l’equipaggiamento, con coperte e materasso. Lì (a Casasco, ndr) c’era solo il plotone Comando, il resto
era andato a Valdobbiadene (Treviso)….dopo un breve soggiorno a Casasco….siamo partiti anche noi
per Valdobbiadene. Siamo saliti tutti in corriera, ma la corriera aveva dei problemi e siamo arrivati in
centro a Milano a mezzanotte con l’oscuramento e ci siamo fermati dove c’era una officina della
Decima Mas. Ho visto con i fari della corriera uno saltar fuori dalla finestra dell’officina e salire in
bicicletta e fuggire a sinistra dell’incrocio. Un parà, che era vicino alla porta, è sceso e gli ha sparato
una scarica di mitra, ma l’uomo è riuscito a fuggire. Naturalmente avevamo paura che avesse messo
qualche bomba. Io mi sono messo di guardia nella direzione diritta all’incrocio…Poi, riparata la
corriera, siamo ripartiti. Arrivati a Vicenza suonò l’allarme aereo. La corriera si fermò e allora io mi
portai sulla strada che andava a Schio. Volevo vedere i miei genitori e i miei fratelli e il mio paese
Torrebelvicino, ma le autovetture che passavano erano rare e tutte andavano a Thiene, a metà strada
per Schio, ma salii lo stesso su una macchina fino a Thiene e poi a piedi mi incamminai, lungo la

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ferrovia fino a Schio. Dietro di me c’era uno che parlava male dei “fascisti” e io che ero vestito da
soldato della Decima Mas continuavo a girarmi per paura che mi desse qualche pugnalata… Arrivato
a casa dei miei genitori, li salutai e salutai anche i fratelli e poi mi rimisi in viaggio per ritornare. Un
maresciallo delle brigate nere mi portò fino a Vicenza e mi lasciò sulla strada che portava a Treviso e ci
salutammo; era di pomeriggio e anche lì passava qualche rara macchina e tutti mi dicevano che
andavano un poco più in là perché il ponte era distrutto. Io non gli credetti e gli imposi di portarmi
fino al ponte e lo attraversai a piedi e di là trovai dei contadini con un carro trainato a buoi e salii e mi
portarono fino a Cittadella. Era venuto buio, allora andai al cinema poi andai a dormire dalle Brigate
Nere per sicurezza della mia persona e mi hanno anche dato da mangiare e da bere. Alla mattina mi
sono messo sulla strada per Treviso. Arrivato a Treviso mi sono incamminato verso Valdobbiadene. E’
passato un camion e io l’ho fermato e li c’erano anche dei civili, ma il camionista non voleva farli salire
e allora io gli ho imposto di farli salire. Allora il camion fu completo e arrivammo a Valdobbiadene.
Mi presentai al Comandante Capitano di Corvetta Buttassoni (Nino Buttazzoni, ndr) e raccontai che
ero andato a casa. Nessuna punizione e voleva anche promuovermi “Sottocapo”. Ma io rifiutai e fui
mandato a Vidor nella seconda compagnia chiamata “dei leoni” e lì incominciai l’istruzione per fare i
lanci col paracadute. Ma noi eravamo nuotatori paracadutisti e si dovevano fare i lanci in acqua. Ma
siccome era freddo non ho mai fatto lanci, ma portavo il distintivo da paracadutista. Tre paracadutisti
mi chiesero quanti lanci avevo fatto con un tono molto aggressivo. Io gli risposi : “nessuno”. Allora mi
dissero : ʺcome mai porti il distintivo?,
dove sei stato ? perché ci vogliono
almeno tre lanci per poter portarloʺ. Io
gli risposi che ero stato in Grecia nelle
“esse esse” divisione “Polizai
corrazzata”. Si sono stupiti e mi hanno
detto che potevo portarlo e siamo
andati al bar a bere e raccontai a loro
della mia permanenza nelle “esse esse”.

Guerra contro i partigiani


Il 1945 è stato molto movimentato fino a
maggio. Non ricordo bene né le date e
neanche il nome dei paesi . Come quello
dove siamo arrivati alla mattina presto.
Tutto il Battaglione e io siamo restati in
paese e il campanaro si mise a suonare
le campane. Naturalmente era un
segnale per i partigiani che erano a
dormire in stalla e si è sentito sparare e i
partigiani sono scappati su per la
montagna. La pattuglia dei
paracadutisti è tornata in paese con
delle mucche e delle capre. Allora il
tenente della mia compagnia mi disse
di prendere il fucile mitragliatore. Con
una pattuglia siamo partiti per andare
su per la montagna. C’era la neve per
terra. Si saliva per un sentiero e ad un
Dicembre 1944, in divisa da Nuotatore Paracadutista della
certo punto siamo stati presi a fucilate e
Decima Mas. Casasco (Como).
allora il tenente divise la pattuglia.
Metà doveva continuare sul sentiero e metà si doveva arrampicare subito su per il monte. Con la neve
e fuori sentiero si faceva fatica a salire e ad un certo punto sento chiamare: ʺDecimaʺ e io rispondo:
ʺDecimaʺ e mi sparano una raffica di parabello. Ho sentito le pallottole fischiare nelle orecchie e loro

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continuavano a chiamare: ʺDecimaʺ e anche il porta munizioni rispose: ʺDecimaʺ e un’altra raffica di
parabello fischiò nelle orecchie. Allora io cercai di piazzare il fucile mitragliatore per sparare. Il
tenente mi disse di non sparare, ma sapevo che il fucile mitragliatore quando salendo ero scivolato, si
era riempito di neve e non avrebbe potuto sparare. Infatti dopo tre colpi si é inceppato. Allora io che
avevo pratica di come farlo funzionare, mi sono levato il basco e ho asciugato con il fazzoletto un
pezzo alla volta. Asciugati tutti i pezzi li ho rimontati. L’altra metà della pattuglia gridava: ʺ…noi
scappiamo!!! Sono in tantiʺ. Nessuno di noi parlava allora io dissi: ʺ…apro il fuoco e voi uno alla volta
cercate di fuggire!ʺ e così si è fatto. Il fucile mitragliatore ha incominciato a cantare, sparavo alla cieca
perché non vedevo nessuno e poi dopo l’ultima raffica mi sono lasciato scivolare sul sentiero dove si
poteva correre. Questa azione mi ha portato bene in seguito perché la Decima non era per combattere
contro i partigiani. Quando è arrivato
l’ordine di andare a Selva di Tarnova il
comandante Buttassoni ha chiamato a
rapporto tutti i comandanti del battaglione
N.P. Uno si è opposto dicendo che noi
eravamo fatti solo per andare al fronte e
allora il Comandante Buttassoni gli disse di
tacere altrimenti gli avrebbe sparato, ma lui
continuava a parlare e allora il comandante
gli sparò in faccia. Io ero a Vidor quando è
arrivata questa notizia di andare a Selva di
Tarnova e che il comandante Buttassoni
aveva ammazzato uno. Sono stati processati
e così anche il mio comandante della
seconda compagnia non è venuto a Selva di
Tarnova e il comando lo ha preso il Tenente
con il quale eravamo sul monte alle prese
con i partigiani….

Arrivati a Selva di Tarnova la mia


compagnia, al comando del tenente con il
quale avevamo fatto prima una fuga di
fronte ai partigiani, è stata alloggiata nelle
scuole. Subito abbiamo fatto una
ricognizione per i boschi intorno al paese.
Poi alla sera ci hanno radunati tutti su una
stanza e ci hanno comunicato che
all’indomani bisognava consegnare tutta la
roba e tenere solo l’indispensabile perché
bisognava andare su per la montagna dove
Valdobbiene (Treviso), marzo 1945. Np in partenza per c’erano i partigiani e bisognava in due
unʹazione. andare giù a Gorizia a custodire la roba.
Allora tanti soldati dicevano: ʺSignor tenente vado io, Signor tenente vado ioʺ. Lì c’era un corridoio e due
sottocapi parlavano fra di loro e il tenente gridò: ʺ…tacete voialtri là fuoriʺ. Loro chiusero la porta e
continuarono a parlare. Io ero seduto sul pavimento e i compagni continuavano: ʺSignor Tenente vado
ioʺ e lui gridò: ʺ..mando quelli che dico ioʺ e chiamò: ʺCovalleroʺ. Io risposi col sistema tedesco, con un
sorriso. E lui mi disse: ʺ…sorridi anche mentre i tuoi compagni vanno a combattereʺ. Io gli risposi che non
lo avevo chiesto io. E lui mi ripetè. ʺVai giùʺ. Assieme venne anche uno della Sardegna. Fuori dal
corridoio i due continuavano a parlare e allora il tenente estrasse la pistola e sparò un colpo. La porta
si aprì e uno cadde sul pavimento e uno si mise la mano sulla nuca dove usciva del sangue. Li
portarono subito all’ospedale di Gorizia. Si sono salvati tutti e due: é stata una pallottola intelligente.
La mattina del giorno dopo, con tutto il materiale del battaglione N.P., siamo andati giù a SantʹAndrea

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di Gorizia nella caserma dove ero col nono reggimento alpini, stessa camerata, priva di letti. Abbiamo
scaricato la roba e io e il mio compagno l’abbiamo messa in un angolo della camerata quella della
prima compagnia , in un altro angolo quella della seconda e in un altro angolo ancora quella della
terza. Eravamo in sei con il mutilato della decima, tenente Remo Venturi, il quale disse che sarebbero
bastati due a fare la guardia e che non dovevamo rubare niente fra di noi.

….il giorno dopo siamo andati a Selva di Tarnova col camion a portare un pasto caldo e viveri al
nostro Battaglione che aveva liberato un altro battaglione della Decima Mas, mezzo distrutto dai
partigiani di Tito. Ma non voglio raccontare quello che ho visto. I miei compagni mi dissero che la
strada di montagna era stretta e su una curva c’era una mina segnalata e scoperta e io sono sceso a
segnalarla al conducente del camion, indicando se poteva passare. Per fortuna ce l’ha fatta a passare
piano piano, ma penso ancora adesso se non ce l’avessimo fatta non sarei qui a scrivere. Arrivati sul
posto, l’autista del camion ci disse che dovevamo ritornare subito indietro a piedi. Io e il mio
compagno sardo avevamo paura e allora ogni tanto buttavamo una bomba a mano di quelle
rumorose. Passato il paesino continuavamo a buttare qualche bomba finchè abbiamo visto un posto di
blocco tedesco che ci guardava col cannocchiale.

…Qualche giorno giorno dopo è venuto l’ordine di tornare noi a Vidor e il resto del battaglione a
Valdobbiadene. Con il camion e rimorchio siamo partiti in cinque in cabina e si vedeva bene la strada
sebbene incominciasse a diventare buio. Dovevamo essere per le venti a Canale, un Paese lungo il
fiume Isonzo. Abbiamo passato un posto di blocco tedesco, ma non ci dissero che più avanti il ponte
era distrutto e bisognava girare piano a destra. La strada era bella larga, asfaltata lungo il fiume Isonzo
e l’autista che si chiamava Maffettone era bravo ma spericolato e gli hanno anche dedicato una
canzone. Era diventato buio e anche con i fanali accesi non si vedeva più la strada e si viaggiava
abbastanza veloci. L’autista fece una frenata facendo testa coda, noi fummo sbattuti di qua e di là nella
cabina. Il rimorchio con le ruote e le ruote posteriori del camion si sono fermate in fondo al ruscello.
Noi eravamo tutti ammaccati, ma illesi. Il camion non riusciva a risalire la china e allora due compagni
sono andati verso il posto di blocco tedesco per chiamare soccorso, mentre io mi sono spostato al di là
del ponte per fare la guardia. Era diventato buio pesto e il tempo non passava mai, non si vedevano
ritornare quelli che erano andati a chiedere soccorso ai tedeschi. Erano passate un paio d’ore e non si
vedeva nessuno e non si sentiva niente. Silenzio assoluto. A un certo punto sento dei passi venire
avanti; gli do il chi va là? E mi sento rispondere ʺDecimaʺ e io gli risposi: ʺDecima alto làʺ. Riconosciuti
con la parola NP, era l’avanguardia del battaglione che vedendo che non eravamo giunti per le venti
erano partiti a piedi e subito dopo sono arrivati anche quelli che erano andati a chiamare soccorso dai
tedeschi. Con un altro camion e la forza delle braccia del battaglione siamo riusciti a tirar fuori il
camion e anche il rimorchio. Rimesso in strada l’autocarro siamo saliti tutti e ritornati a Vidor e
Valdobbiadene. Voglio ricordare che io e i miei compagni facevamo addestramento per fare un lancio
in acqua, ma era freddo….Quei quattro mesi passati nella Decima Mas sono stati molto
movimentati….

Note

La prima parte dellʹarticolo é stata pubblicata sul numero 25 della rivista Volontari (Nov/Dic. 2008), con la
(1)

quale lʹautore ha smesso di collaborare.

Estratto dalla testimonianza ʺin maniche di camiciaʺ, 4 marzo 2003. Per avere una copia completa della
testimonianza, basta inviare una email al signor Giorgio Prandina: giorgio@witcom.com

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Armi della Waffen SS

Le Armi Anticarro della Waffen SS


Granatbüchse 39, Panzerbüchse M SS 41
di Stefano Canavassi

Nella precedente puntata(1) abbiamo iniziato ad affrontare il tema delle armi anticarro partendo
dallʹanalisi dello sfortunato Panzerbüchse 38 e del suo successore, il Panzerbüchse 39. Abbiamo poi
visto come questʹultimo fucile, nonostante le buone caratteristiche ed un esordio tutto sommato
positivo, confermato anche dallʹalto numero di unità prodotte, si sia rivelato inefficace a partire dalla
seconda metà del 1941. Infatti, nel
luglio di quello stesso anno e con
grande stupore per i tedeschi,
apparve sul fronte russo il
famigerato T34, la cui corazza
frontale di ben 47mm. rese vano ogni
utilizzo del PzB 39(2). Infine, abbiamo
accennato alle diverse strade
intraprese dalla Germania allo scopo
di fronteggiare con tempestività la
crescente minaccia dei carri sovietici
in attesa di una soluzione definitiva,
Il Granatbüchse 39. Notare lʹadattatore Schiessbecher montato il Panzerfaust, in grado di sostituire
sulla volata per il lancio di granate modello Große gli obsoleti fucili anticarro e
Gewehrpanzergranate. (MoD Pattern Room) contrastare con efficacia le pesanti
corazze dei carri moderni. Andiamo dunque a vedere, tra le molte soluzioni, quali abbiano interessato
più da vicino le Waffen SS e la loro attività.

Dal Panzerbüchse 39 al Granatbüchse 39


Semplicità e costi contenuti furono le chiavi del successo alla base di una produzione ragguardevole
del Panzerbüchse 39 che, lo ricordiamo, nellʹarco di quasi un anno e mezzo superò le 37.000 unità. Un
patrimonio non indifferente, che non poteva essere sprecato o messo da parte. Fu così che la
Germania, da un lato, decise di
destinare parte dei fucili ad unità di
seconda linea o a scuole di
addestramento, mentre, dallʹaltro, puntò
sullo sviluppo di un progetto
sperimentale, attivo già dalla seconda
metà del 1940, e che nei primi mesi del
1943 portò alla nascita del Granatbüchse
39. Va tuttavia precisato che il PzB 39,
seppur relegato a compiti secondari,
ebbe modo di “riconquistare” la prima
linea man a mano che le sorti del Altra foto del Granatbüchse 39
conflitto iniziarono a volgere al peggio. Con una guerra sempre più compromessa e una scarsità di
risorse crescente, i tedeschi furono costretti a rispolverare tutto ciò che avevano messo da parte nel
vano tentativo di contenere su ben tre fronti le Forze Alleate.

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Ne è un esempio lʹOperazione Market Garden, in occasione della quale alcune unità di addestramento
della 16.SS-Panzergrenadier Reichsführer, aquartierate ad Arnhem fecero ricorso ad alcuni PzB 39 per
contrastare la 1a Divisione Paracadutisti Britannica, rivelandosi molto efficace contro le corazze dei
veicoli leggeri di supporto alla fanteria dellʹaria atterrati grazie agli alianti.

Un Mauser K98k equipaggiato con lanciagranate Schiessbecher e granata Bergmann Doppelschußgranate,


verso la quale le SS dimostrarono un particolare interesse . (Militärarchiv di Friburgo)
Tornando al Granatbüchse 39, lʹidea di utilizzare un fucile per il lancio di granate non era certo cosa
nuova. Infatti, già da tempo, le unità tedesche potevano contare sui fucili Mauser K98 con adattatore
tipo Schiessbecher(3) per il lancio di granate anticarro modello Große Gewehrpanzergranate(4), in grado
di penetrare corazze fino a 70mm. (ad una distanza massima di 100m.). Lo stesso principio, applicato
al Panzerbüchse 39, diede vita al Granatbüchser 39:
nientʹaltro che un PzB 39, più leggero (10,5 Kg.) e più corto
(123 cm.), equipaggiato con un lanciagranate Schiessbecher e
munizioni a salve Patrone 318. Rispetto ad un Mauser K98
con lanciagranate, il Granatbüchser 39 poteva vantare una
gittata maggiore ed una precisione migliore grazie alla
presenza del bipiede. Tuttavia la tardiva entrata in servizio,
che avvenne nei primi mesi del 1943, finì per rendere lʹarma
pressoché inutile, dal momento che pochi mesi dopo fece la
sua comparsa sui campi di battaglia il tanto atteso
Panzerfaust. Inoltre, nonostante la miglior resa rispetto al
Mauser 98K, il Granatbüchse 39 era pur sempre unʹarma
anticarro e come tale più pesante da trasportare e meno
comoda da utilizzare; pertanto, dal momento che la capacità
di penetrazione dipendeva più dalla granata che dallʹarma
utilizzata, è ovvio che il Mauser 98K fu preferito al più
ingombrante Granatbüchse 39. Questi due fattori – lʹavvento
del Panzerfaust e la minor verstailità rispetto ad un Mauser
98K – finirono per compromettere il destino di questa e di
Spaccato di una granata a due stadi altre armi anticarro in maniera definitiva, al punto che
Bergmann Doppelschußgranate. nellʹottobre del 1944 lʹHeereswaffenamt decise di
(Militärarchiv di Friburgo) interrompere la produzione di qualsiasi fucile anticarro per
concentrare ogni risorsa sui Panzerfaust ed i Panzerschreck. La breve esperienza del Granatbüchse
non fu tuttavia inutile. Infatti, la possibilità di lanciare granate sempre più potenti utilizzando fucili

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già in dotazione, spinse le SS a percorrere questa strada in maniera autonoma ed indipendente. Grazie
al controllo di alcune fabbriche di armamenti in Cecoslovacchia, le SS intrapresero progetti di ricerca
separati che diedero vita a due tipi di granate anticarro molto potenti: la SS-Gewehrpanzergranate 46
e la SS-Gewehrpanzergranate 61, in grado di penetrare rispettivamente corazze da 90mm. e 125mm.
Inoltre le SS prestarono particolare attenzione agli studi della Bergmann & Co., madre del mitra
leggero MP35, che a partire dal 1943 stava lavorando ad un nuovo tipo di granata a due stadi, la
Doppelschußgranate, ad alta capacità di penetrazione: ben oltre i 150mm. SS-Gewehrpanzergranate 46
e 61 e Doppelschußgranate furono tutti progetti validi, in grado di costituire ottime alternative in

Il PzB M SS 41, sviluppato per conto delle SS dalla Zbrojovka di Brno . (MoD Pattern Room)

mancanza di Panzerfaust la cui produzione, seppur ragguardevole, non riuscì a tener testa alle
esigenze belliche. Purtroppo, come per altri progetti tedeschi allʹavanguardia, anche per lʹattività di
ricerca e sviluppo di armamenti delle SS il tempo fu tiranno: mentre le SS Gewehrpanzergranate 46 e
61 riuscirono ad entrare in produzione nel tardo 1944, seppur in modeste quantità, la
Doppelschußgranate non superò la fase dei test e non riuscì a raggiungere la produzione.

Il progetto autonomo delle SS: il Panzerbüchse M SS 41


In Germania lʹattività di sviluppo di fucili anticarro continuò anche negli anni successivi allʹentrata in
servizio del Panzerbüchse 39, allo scopo di perfezionare un progetto che, inizialmente, sembrò essere
il solo in grado di garantire risultati positivi in tempi brevi. Tuttavia questa scelta – come accennato
nella prima parte dellʹarticolo – dimostrò ben presto prospettive limitate, dovute al fatto che i limiti
oggettivi della tecnologia utilizzata,
quella del fucile, non consentivano
un miglioramento crescente delle
prestazioni dellʹarma se non a
discapito di altre caratteristiche
(come ad esempio il suo peso, le sue
dimensioni o il calibro). In sostanza,
era sì possibile aumentare la capacità
di penetrazione dellʹarma, ma ciò
avrebbe significato un passo indietro
in termini di versatilità,
trasportabilità o facilità di utilizzo e a
quel punto avrebbe avuto poco senso
Dettaglio del Pzb M SS 41. investire tempo e risorse in un ibrido
fra un fucile ed un cannone anticarro. Ne è riprova il fatto che i tedeschi, parallelamente, puntarono
anche su altre tecnologie (come quella del Panzerfaust) e che i successivi sviluppi del Panzerbüchse 39
non andarono oltre la fase del prototipo(5). Tuttavia le SS, di propria iniziativa e parallelamente

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allʹattività dellʹHeereswaffenamt, decisero di scommettere sulla tecnologia basata sul fucile, dando
vita al progetto denominato Panzerbüchse M SS 41. Potendo infatti contare sul controllo della della
Zbrojovka, una fabbrica di armi a Brno in Cecoslovacchia, le SS ebbero la possibilità di sviluppare e
realizzare propri progetti per armamenti anticarro. Questa fabbrica fu incaricata di sviluppare proprio
il Panzerbüchse M SS 41(6), il quale, su ordine delle SS, doveva essere in grado di far fuoco con
munizioni modello Patrone 318 (7.92x94mm.), già utilizzate per gli altri fucili anticarro dellʹesercito
tedesco. Gli ingegneri della Zbrojovka, che già prima della guerra si erano occupati di armi anticarro
di tipo “bullpup”(7), dimostrarono il loro talento dando vita ad unʹarma di tutto rispetto, compatta
(127cm.), leggera (12,9Kg.), con un rateo di fuoco teorico di 70 colpi al minuto. Lʹarma, sia per
desiderio delle SS che per le sue
caratteristiche, risultò adatta contro
veicoli corazzati leggeri e per lʹimpiego
allʹinterno di postazioni statiche.
Tuttavia sia lʹutilizzo che la
produzione non furono cospicue:
allʹincirca un migliaio di unità, poche
se si pensa che il solo PzB 39 raggiunse
le 37.000 unità. Probabilmente anche il
PzB M SS 41, seppur valido come
progetto, smise di costituire una
priorità anche per le SS nel momento
in cui, una volta ottenuto il battesimo
del fuoco nel 1942, nuove tipologie di
armamenti lasciavano ormai
intravedere orizzonti migliori.

Patrone 318, il comune


denominatore dei fucili
anticarro tedeschi
Prima di concludere la nostra
panoramica sui fucili anticarro e
passare allʹanalisi di altre tipologie di
armamenti, sempre anticarro - come il
cannone Pak 35/36 o il Panzerfaust -, è
doveroso spendere qualche parola sul
tipo di munizione utilizzato da questo
genere di fucili. Spesso si tende a
sottovalutare, o quantomeno a
trascurare, il ruolo basilare che il tipo
Fucili anticarro russi modello PTRD-41 catturati sul fronte russo di munizionamento scelto per un arma
nellʹagosto del 1943. (Bundesarchiv di Coblenza, rif. N° riveste in sede di progettazione e
239/2090/16) sviluppo della stessa. La scelta di un
calibro/tipo di proiettile, infatti, incide
non solo sulla realizzazione o sulle prestazioni dellʹarma, ma anche sulla capacità di un esercito di
ottimizzare le proprie risorse e prospettive di sviluppo. Tacito è che se ogni arma prodotta utilizzasse
un munizionamento diverso si avrebbe una frammentazione elevata, sia nella produzione che nella
distribuzione, a tutto danno dellʹefficienza della macchina bellica. Queste premesse sono necessarie
per comprendere come la scelta dei tedeschi di puntare su un calibro relativamente piccolo, quale il
Patrone 318 (7.92x94mm.), sia frutto di una scelta ragionata, connessa alle dottrine di guerra della
Blitzkrieg. Infatti, a partire dagli anni trenta, il rinnovato interesse verso le armi anticarro spinse molte
nazioni a perseguire progetti di sviluppo in direzioni diverse: ad esempio, Russia, America ed

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Inghilterra puntarono su calibri di media grandezza (13.9x99, 14.5x114, 15,2x114), privilegiando la


potenza del proiettile a discapito della maneggevolezza dellʹarma, mentre la Germania (e in parte
anche la Polonia), oltre ad intuire che la chiave di volta di un proiettile anticarro risiedeva più nella
sua velocità che nella dimensione, cercò di privilegiare sin dallʹinizio caratteristiche quali leggerezza,
trasportabilità, facilità di utilizzo dellʹarma. Non a caso, lo ricordiamo, già nel 1939 dopo la Campagna
di Polonia il neo-nato Panzerbüchse 38, ritenuto pesante e scomodo da utilizzare, fu presto
rimpiazzato dal Panzerbüchse 39, più leggero e dalle dimensioni contenute, mentre altre nazioni
continuarono ad utilizzare fucili pesanti ed ingombranti (si pensi al russo PTRD-41, introdotto nel
1941, di ben 2,20 metri di lunghezza e di 20Kg. di peso o al fucile anticarro giapponese modello 97,
anchʹesso di 2 metri di lunghezza ma dal peso ragguardevole: quasi 60Kg.!).

La filosofia tedesca fu dunque quella di disporre di armi efficaci e


relativamente leggere, per rispondere alle esigenze di una guerra di
movimento. Per ottenere ciò era necessario contenere soprattutto il
peso dellʹarma intervenendo, in primo luogo, sul calibro. Da qui la
scelta di rendere il Patrone 318 SmK-Rs-Lʹspur calibro 7.9x94mm il
munizionamento ufficiale per le armi anticarro tedesche. I tedeschi
scommisero dunque sulla velocità di penetrazione del proiettile
piuttosto che sul calibro, avendo così la possibilità di produrre armi
dal peso e lunghezza contenuti – come il PzB 39 e il PzB M SS 41 –
ma efficaci contro le corazze dei carri nemici del tempo (per lo meno
fino alla seconda metà del 1941 quando, sul fronte russo, i
comparvero i più robusti T-34). Il Patrone 318 riusciva infatti a
raggiungere una velocità alla volata di 1.200m/s, consentendo la
penetrazione di corazze sino a 30mm. di spessore (ad una distanza di
100m.). Inizialmente dotato di un proiettile in acciaio (da cui la
denominazione “Spitzgeschoss mit Kern”), sostituito poi con un
equivalente in tungsteno, più robusto e performante, conteneva al
suo interno anche una piccola dose di agente irritante (“Reizstoff”)
che, nelle previsioni dei tedeschi, avrebbe indotto lʹequipaggio del
carro ad abbandonare il veicolo una volta colpito. In realtà la dose di
irritante era assai modesta e non produsse mai gli effetti desiderati,
al punto che gli Alleati scoprirono la presenza dellʹagente solo
quando ebbero modo di analizzare il Patrone 318. La produzione del
Due munizioni a confronto: il Patrone 318 perdurò fino alla seconda metà del 1942, per un totale di
Patrone 318 (a sinistra) quasi 9.5 milioni di munizioni prodotte. Man a mano che i fucili
affiancato al calibro 14.5x114 anticarro iniziarono ad essere sempre meno efficaci, se non a
russo utilizzato con i PTRD-41. distanze molto ravvicinate, i tedeschi, a riprova della loro
predilezione per le armi leggere, anziché tentare di migliorare le prestazioni dei propri fucili
aumentandone il calibro, concentrarono le proprie risorse su progetti anticarro (leggeri) alternativi,
primi fra tutti il Panzerfaust.

Note

(1) La prima parte di questʹarticolo é stato pubblicato sul numero 25 della rivista Volontari.

occorre precisare che la corazza frontale del T34 era inclinata di 45° allo scopo di deviare la traiettoria rettilinea
(2)

dei proiettili. In questa maniera si aumentava la capacità di resistenza della corazza, al punto che uno spessore
inclinato di 47mm. poteva garantire una protezione equivalente a quella di una lastra dʹacciaio di ben 90mm. in
posizione verticale.

questo adattatore, che veniva applicato allʹestremità della canna, poteva essere utilizzato anche con fucili
(3)

Gewehr 43, Stg 44 ed FG 42.

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la Große Gewehrpanzergranate, granata anticarro ad alto potenziale basata sul principio della carica cava (che
(4)

analizzeremo nel dettaglio quando ci occuperemo del Panzerfaust), era solo una delle granate che potevano
essere lanciate dal Granatbüchse.

ci riferiamo in tal senso alle esperienze del Panzerbüchse 40 (W) della Walther, prodotto in soli 6 prototipi nel
(5)

1941; al Panzerbüchse 40 (G) della Gustloff, prodotto anchʹesso in soli 5 esemplari nel 1941; al Panzerbüchse 40
(K) della Krieghoff di cui ne furono prodotti, nel 1941, 7 prototipi; infine allʹunico prototipo della Mauser
prodotto nel 1941 denominato Panzerbüchse 41.

occorre precisare che la Zbrojovka di Brno si occupò dello fase progettuale e di realizzazione dei primi prototipi
(6)

del PzB M SS 41, mentre la produzione in serie fu affidata alla Solothurn in Svizzera per scongiurare, con buona
probabilità, possibili sabotaggi da parte della manodopera ceca.

con il termine “bullpup” si fa riferimento ad una tipologia di armi in cui la parte che racchiude il sistema di
(7)

sparo (otturatore, sistema di scatto, caricatore) è posta dietro al grilletto e allʹinterno del calcio, costituendo con
questʹultimo elemento una specie di corpo unico. Questo sistema permette di privilegiare la lunghezza della
canna senza pregiudicare le dimensioni generali dellʹarma ed il suo peso.

Bibliografia
“German Anti-Tank Weapons: Panzerbüchse, Panzerfaust and Panzerschreck” di G. de Vries e B.J. Martens, edito da
Special Interest Publicaties BV.
“The Encyclopedia of Weapons of World War Two” di Chris Bishop
“Weapons and Fighting Tactics of the Waffen SS” di dr. S. Hart e dr. R. Hart, edito da Brown Packaging Books Ltd
“German Infantry Weapons – vol.1” edito da Desert Publications
“German Anti-Tank Guns” di Haupt Werner

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Documenti

Ottomar Anton
Il fascino del manifesto
di Harm Wulf

Ottomar Anton (1895-1976) nasce il 15 dicembre 1895 ad Amburgo. Tra il 1912 e il 1913 frequenta la
scuola d’arte decorativa di Amburgo e completa la sua formazione all’interno della Società del
manifesto artistico Arno Kypke. Intraprende viaggi di studio in Norvegia, Spagna ed Italia. Nominato
nel 1935 professore di arti grafiche, si consacra al manifesto artistico settore in cui si fa subito
conoscere vincendo diversi concorsi. Disegna centinaia di poster su commissione di compagnie aeree e
di navigazione quali la Hamburg-Amerika
Line (HAPAG), la Deutsche Afrika Line ed
anche per la Cunard Line. Le scene di
viaggio sono rappresentate in un
accattivante stile, sognante ma al tempo
stesso moderno: le navi superano
maestosamente gli oceani, i dirigibili
Zeppelin solcano il cielo spettacolari e
veloci. Viene considerato un maestro della
grafica per la composizione e l’uso dei
colori assolutamente innovativo. Durante
il Nazionalsocialismo realizza numerosi
manifesti politici particolarmente per le
SS, la Waffen SS e la gioventù hitleriana
che diventano famosi per il loro stile
originale. Tra i tanti citiamo il famosissimo
bando di arruolamento della Waffen SS
del 1941 con il ritratto
dell’Obersturmführer Klemens Behler che
sarà decorato con la Ritterkeuz il 17 marzo
1945 (l’esemplare epopea di Klemens
Behler 1921- 1998, iniziata con
l’arruolamento nella Leibstandarte Adolf
Hitler e terminata il 10 ottobre 1998, è
raccontata dettagliatamente al sito
http://de.metapedia.org/wiki/Klemens_Be
hler). Il manifesto, un’icona della Waffen
Manifesto dedicato alla Leibstandarte SS, sarà diffusissimo nei vari centri di
arruolamento. Nell’agosto del 2007 il settimanale tedesco Stern lo inserirà nella copertina insieme al
volto dello scrittore e premio Nobel per la letteratura nel 1999 Günter Grass che, dopo un silenzio
pluridecennale, aveva dichiarato in unʹintervista al giornale Frankfurter Allgemeine Zeitung, di aver
combattuto durante la guerra nella 10.SS-Panzer-Division ʺFrundsbergʺ delle Waffen-SS, come
volontario. Lo scrittore, censore intellettuale e morale degli ultimi sessant’anni, racconterà l’esperienza
nel libro autobiografico “Sbucciando la cipolla” - Edizioni Einaudi 2007 - uscito in contemporanea con
l’intervista. Nel 1938 Anton disegna un cartellone pubblicitario per il Mein Kampf senza menzionarne
il titolo; la scritta dice “Il Libro. La fonte di potenza della Nazione”. Altri lavori grafici (Auch du! – Anche
tu! del 1938 eseguito per lʹ“SS-Hauptamt-Ergänzungsamt der Waffen-SS”, Gerade du! (Proprio tu!),

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vengono dedicati dal Prof. Ottomar Anton ai ragazzi della Hitlerjugend che aderiranno in massa
all’appello per arruolarsi in tutti i corpi militari ma specialmente nella 12. SS Panzer Division
“Hitlerjugend”. Altri manifesti di Anton vengono sottotitolati nelle varie lingue dei volontari europei:
francesi: “Coude a coude contre lʹennemi commun” del 1942, fiamminghi: ”De Waffen-SS roept u
beschermt ook gij uw vaderland” del 1942, perfino russi: il manifesto inserito nella galleria dice: “Pensa al
tuo futuro! Diventa un membro delle Waffen SS”. Pochissimi originali di questi lavori politici sono stati
conservati per ovvie ragioni: solo qualcuno può essere visionato nel sito del Deutsche Historisches
Museum di Berlino (http://www.dhm.de/). Molti lavori del Professor Ottomar Anton sono stati inseriti
nel sito SS Relics (http://www.ssrelics.net/ss-propaganda.htm) che ringraziamo per le informazioni e
la cortesia. Dopo la guerra lavora per numerose ditte tra cui la “4711 Cologne” e la “Adler”. Diviene
professore alla Scuola d’Arte di Brema.

Manifesto per lʹarruolamento di volontari russi Klemens Behler

I suoi lavori sono anche oggi molto apprezzati e ricercati dai collezionisti che spendono per i suoi
manifesti cifre altissime, anche migliaia di dollari o euro (vedi articolo “Un manifesto e la sua storia”
in http://www.redok.de/content/view/176/40/). Il suo logo, che appare in tutti i suoi lavori è “O
Anton” talvolta sotto appare la scritta Hamburg. Ottomar Anton muore nel 1976 ed è sepolto nel
cimitero Ohlsdorf di Amburgo insieme a molti altri artisti. Tutti i lavori disponibili del Prof. Ottomar
Anton saranno inseriti nella Galleria d’Arte Thule che già ha reso accessibili diversi artisti che
militarono nella Waffen SS o che ne illustrarono le gesta: ricordiamo che nel sito c’è la più grande
collezione di lavori dell’ufficiale delle SS italiane Gino Boccasile, le opere dell’artista Wolfgang
Willrich di cui molti dedicati a volontari Waffen SS, i quadri del milite Waffen SS Wilhelm Petersen ed
il magnifico dipinto di Ernst Krause “Decorati di Croce di Cavaliere della Leibstandarte Adolf Hitler”
del 1942 vedi http://www.galleria.thule-italia.com/ . Segnaliamo ai lettori della rivista Ritterkreuz
anche il sito Die Ritterkreuzträger der Deutschen Wehrmacht und Waffen-SS (Decorati con la Croce di
Cavaliere dell’esercito tedesco e Waffen SS) http://www.ritterkreuztraeger-1939-45.de/ in cui è
possibile trovare le biografie dei 1554 decorati tra cui anche quella di Klemens Behler.

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Manifesti

I manifesti di Ottomar Anton

ʹAnche tuʹ, propaganda per la Hitlerjugend Proprio tu!, altro manifesto per la Hitlerjugend

Il Manifesto più famoso di Anton Manifesto per i volontari francesi

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