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SUI COMPITI REPRESSIVI DEGLI EINSATZKOMMANDOS

DELLA POLIZIA DI SICUREZZA TEDESCA


NEI TERRITORI OCCUPATI

È in corso presso il tribunale di Trieste l’istruttoria per il rinvio a


giudizio di un certo numero di appartenenti a formazioni speciali della
polizia di sicurezza nazista, che furono già di stanza nel Litorale Adriatico
e che prestarono servizio presso la Risiera di S. Sabba, alla periferia di
Trieste, trasformata dopo T8 settembre 1943 in campo di concentramento
e di sterminio L Le note che seguono traggono origine dall’intento di
contribuire ad inquadrare la vicenda nel suo contesto storico-politico e a
chiarire i problemi giuridici connessi all’eventuale incriminazione degli
uomini che già furono addetti alla Risiera. A tale scopo abbiamo ritenuto
opportuno muovere dalla considerazione della natura di quelle formazioni
speciali (Einsatzgruppen, Einsatzkommandos) che nell’ambito dell’appa­
rato della polizia di sicurezza tedesca ebbero compiti particolarmente
impegnativi per l’attuazione della politica d’occupazione, di repressione e
di sterminio praticata dal Terzo Reich nei territori invasi dalla Wehrmacht.

1. L’indagine rivolta a chiarire quale rapporto funzionale ed organico


esistesse tra lo Einsatzkommando Reinhard, che operò nell’Adriatisches
Küstenland dopo P8 settembre 1943 e al quale vanno addebitate le
responsabilità per i crimini commessi alla Risiera di S. Sabba, e il com­
plesso dell’apparato della polizia di sicurezza e delle SS nello stesso
Litorale Adriatico deve partire da premesse più lontane: si tratta cioè in
primo luogo di procedere alla ricostruzione storica della origine delle
Einsatzgruppen, della natura delle loro funzioni e della evoluzione di
queste ultime attraverso l’esperienza del loro concreto impiego nei territori
invasi dell’Europa centro-orientale.
L’esistenza di reparti speciali della polizia di sicurezza nei territori
occupati, dotati di relativa autonomia dall’apparato militare delle forze
d’occupazione e di compiti specifici in relazione alla sfera di attività del
RSHA, fu già accertata e discussa in occasione dei processi per crimini1

1 Una prima descrizione organica della destinazione della Risiera, con l’attenzione
rivolta prevalentemente alla sorte delle vittime piuttosto che alla ricostruzione del­
l’apparato repressivo che presiedeva alla gestione di questo campo, si trova nell’opu­
scolo di C arlo Schiffrer , La Risiera, Trieste, sd (a cura dell’Associazione nazionale
famiglie caduti e dispersi in guerra - sez. prov. di Trieste).
80 Enzo Collotti

nazisti, tenuti nel dopoguerra, sia sul piano generale nell’ambito del pro­
cesso celebrato a Norimberga contro i principali criminali nazisti dalla
Corte internazionale interalleata2, sia da un punto di vista più specifico
nell’ambito del processo intentato contro il gen. Ohlendorf e le 4 Einsatz-
gruppen operanti nei territori occupati dell’Unione Sovietica ad opera del
Tribunale militare americano di Norimberga3.
Già all’epoca del processo di Norimberga era emersa l’affermazione
che le Einsatzgruppen fossero state allestite prima ancora dell’invasione
della Polonia4. In realtà, le ricerche successivamente condotte ad opera
fra l’altro dellTnstitut fiir Zeitgeschichte di Monaco di Baviera, ricerche
miranti a fornire ausilio all’istruttoria dei processi avviati dopo il 1958,
hanno provato l’esistenza delle Einsatzgruppen in epoca assai anteriore:
già all’epoca dell’occupazione dell’Austria ( Anschluss del marzo del 1938)
e della Cecoslovacchia (marzo 1939) risulta l’impiego di Eìnsatzstàbe
della polizia di sicurezza 5.
Questi, destinati a intervenire al seguito delle truppe, dovevano assu­
mere, come si esprime un documento citato dal Buchheim a proposito
del loro impiego in Cecoslovacchia, « il compito di garantire la sicurezza
della vita politica analogamente ai compiti che esso [lo SD] svolgeva nel
Reich » 6. Il riferimento analogico è importante perchè contribuisce a
chiarire l’ampiezza della sfera dell’attività degli Eìnsatzstàbe al di là dei
compiti di semplice epurazione razziale, che a taluni di essi furono, in

2 A parte gli atti del processo di Norimberga che citeremo dall’edizione originale
più innanzi, facciamo intanto riferimento qui al testo della sentenza riprodotto in
Der Nürnberger Prozess. Ausgewahlt und eingeleitet von P. A. Steiniger , Berlin, 1957,
vol. I; il riferimento specifico alle pp. 214 sgg.
3 Su cui si v. il materiale raccolto in Fall 9. Das Urteil im SS-Einsatzgruppenprozess
gefallt am 10. Aprii 1948 in Nürnberg vom Militàrgerichtshof I I der Vereinigten
Staaten von Amerika, Hrsgg. von K azimierz L eszczynski, mit einer Einleitung von
Dr. Siegmar Quilitzsch, Berlin, 1963.
4 La sentenza di Norimberga nella parte relativa alla Gestapo e allo SD ricorda
esplicitamente la partecipazione di Einsatzgruppen all’occupazione della Cecoslovacchia,
cfr. Der Nürnberger Prozess, voi. cit., p. 218. Ma nella letteratura si trovano ancora
affermazioni dalle quali si dedurrebbe che le Einsatzgruppen ebbero origine soltanto
in vista dell’invasione dell’Unione Sovietica: ciò accade in un’opera ormai vecchia
(anche se pionieristica) come quella di L. P oliakov, Il nazismo e lo sterminio degli
ebrei, Torino, 1960 (ma l’ed. or. è del 1954), p. 156, ma anche in opere assai più
recenti come quella di G eorge H. Stein , The Waffen SS Hitler’s Elite Guard at War
1939-1945, Ithaca, 1966, pp. 263 sgg. È importante rintracciare le origini più antiche
di queste formazioni speciali per avere conferma che non si trattava di corpi svilup­
patisi occasionalmente o per esigenze contingenti derivanti dalla situazione bellica ma
piuttosto di corpi istituzionalmente legati all’apparato della polizia nazista, corpi parti­
colarmente scelti dal punto di vista politico, formazioni appunto d’élite.
5 Così Hans Buchheim , Die SS. Das Herrschaftsinstrument-Bejehl und Gehorsam,
nell’opera Anatomie des SS-Staates, Olten-Freiburg, 1965, Bd. I, p. 81. Correttamente
anche nel fondamentale lavoro di A lwin R amme , Der Sicherheitsdienst der SS. Zu
seiner Funktion im faschistischen Machtapparat und im Besatzungsregime des soge-
nannten Generalgouvernement Polen, Berlin (DDR), 1970, pp. 98 sgg.
6 H. Buchheim , op. cit.
Einsatzkommandos della polizia di sicurezza 81

occasioni determinate, specificamente attribuiti, come compiti attinenti


alla generale epurazione della vita politica da ogni elemento considerato
nocivo. Nel caso citato della Cecoslovacchia si faceva esplicita menzione
della « epurazione dei territori liberati da traditori del popolo marxisti
e da altri nemici dello Stato » *7.
È necessario a questo punto cercare di precisare in quale contesto
dell’organizzazione dell’apparato repressivo nazista si inserivano questi
comandi speciali, con quali rapporti di dipendenza e con quali specifici
compiti.
Il punto fondamentale per chiarire la loro collocazione è dato dal loro
rapporto di dipendenza dal Sicherheitsdienst, ossia dal servizio di sicurezza
del Reich, nel quadro dello schema ben noto dell’organizzazione delle
forze di polizia del Terzo Reich, così articolato, in base al riordinamento
del 27 settembre 1939 8:

Reichsfiihrer delle SS e capo della polizia tedesca


presso il Min. Interni del Reich

Ufficio polizia d’ordine Ufficio centrale polizia di sicurezza


(RSHA)

Ufficio Ufficio polizia Ufficio polizia


amm. e diritto di sicurezza criminale
Polizia Contro­
politica spionaggio '
interna

Polizia segreta di stato


(Gestapo)

A sua volta l’Ufficio centrale della sicurezza del Reich, posto sino
all’inizio di giugno del 1942 alle dipendenze di Reinhard Heydrich, e
successivamente alle dipendenze di Ernst Kaltenbrunner, si articolava nei
seguenti uffici:

7 H. Buchheim , op. cit., p. 82.


8 Per questo e per altri aspetti dell’organizzazione delle forze di polizia nel Terzo
Reich si v. E rmenhild N eusüss -H unkel , Die SS, Hannover - Frankfurt a.M., 1956;
Friedrich Z ip p e l , Gestapo und Sicherheitsdienst, Berlin-Grunewald, 1960, in partico­
lare alle pp. 15-16, e in special modo, per il caso che qui interessa, l’opera citata di
A. R am m e , passim.

6
82 Enzo Collotti

I - Ufficio personale (alle dipendenze di Bruno Streckenbach)


II - Organizzazione, Amministrazione e D iritto (Karl W erner Best, più tardi
H ans Nockmann)
I I I - Territori vitali tedeschi (SD interno) (O tto Ohlendorf)
IV - Ricerca e repressione di nemici (Gestapo) (Heinrich Müller)
V - Repressione di crimini (polizia criminale) (A rthur Nebe)
V I - SD estero (Heinz Jost, più tardi W alter Schellenberg)
V II - Ricerche ideologiche e loro sfruttam ento (Franz Six, più tardi Paul D ittel)

Ai fini della persecuzione degli avversari politici erano particolarmente


impegnate le sezioni A e B dell’Ufficio IV e in particolare:
IV A 1 ComuniSmo, marxismo e organizzazioni fiancheggiatrici
IV A 2 Lotta contro il sabotaggio, repressione sabotaggio
IV A 3 Reazione, opposizione, legittimismo, liberalismo, emigranti, mene
segrete
IV A 4 Servizio di protezione, notifica attentati
IV B 1 Cattolicesimo politico
IV B 2 Protestantism o politico, sette
IV B 3 Altre chiese, frammassoneria
IV B 4 Q uestioni ebraiche, questioni relative all’evacuazione

L’ufficio IV C 2 esperiva fra le altre le pratiche relative all’inoltro


nei campi di concentramento.

Di questa articolazione noi conosciamo anche i titolari dei singoli uffici


allo stadio del 1° marzo 1941 e del 1° ottobre 1943 9.
In questo contesto si arrivò alla creazione delle Einsatzgrupperr. l’uffi­
cio centrale cui esse dovevano fare capo era dunque lo RSHA. E nell’ambito
di esso i diversi uffici coprivano le diverse funzioni: cosi come l’ufficio
personale reclutava il personale, altri uffici assolvevano ad altre compe­
tenze specifiche.
Già nella fase iniziale di invasione e di occupazione della Polonia
furono allestite sei Einsatzgruppen destinate ad operare in Polonia, allo
scopo di condurre la lotta contro i nemici ostili al Reich alle spalle delle
truppe combattenti10. Da un fonogramma inviato da Heydrich il 21 set­
tembre 1939 ai capi delle Einsatzgruppen della polizia di sicurezza si
deduce l’importanza che nell’ambito dei loro compiti era attribuita alla
preparazione della « soluzione finale » della questione ebraica: le Einsatz­
gruppen dovevano essere adibite anzitutto al « concentramento » della

9 Come risulta appunto dai documenti relativi alla ripartizione degli uffici dello
RSHA rispettivamente alle date del 1° marzo 1941 e del 1° ottobre 1943 (rispettiva­
mente 185-L e 219-L) riprodotti in Der Prozess gegen die Hauptkriegsverbrecher vor
dem Internationalen Militargerichtsbof Nürnberg 14. November 1945 - 1. Oktober 1946,
Nürnberg, 1949, vol. XXXVIII (di seguito citato ITM).
10 H. Buchheim , op. cit., p. 82.
Einsatzkommandos della polizia di sicurezza 83

popolazione ebraica nelle città, ossia alla fase di ghettizzazione della perse­
cuzione antisemita. Ma anche in questo ambito razziale dell’attività dei
gruppi speciali d’impiego era implicita la loro naturale utilizzazione per
più generali scopi di repressione antipartigiana. « Come motivazione per
il concentramento degli ebrei nelle città — si poteva leggere infatti nel­
l’istruzione di Heydrich — deve valere il fatto che gli ebrei hanno preso
parte in maniera determinante ad aggressioni di franchi tiratori e ad atti
di saccheggio » 11.
In genere, soprattutto nella letteratura dei primi anni del dopoguerra
e negli stessi grandi processi per crimini nazisti, è stata sottolineata la
presenza e l’azione delle Einsatzgruppen principalmente nei territori occu­
pati dell’Europa orientale: un « privilegiamento » che si spiega anche
troppo bene con il carattere abnorme della politica di repressione e di
sterminio fisico praticata dalle forze naziste in quell’area. Tuttavia noi
sappiamo anche che la pratica degli Einsatzstàbe o Einsatzkommandos o
Einsatzgruppen era una pratica generale, anche se diversificata poteva
essere la sfera della loro attività: ad esempio lo Einsatzstab Rosenberg,
che è quello più noto per la sua attività nell’Europa occidentale, fu lo
strumento soprattutto di enormi rapine di patrimoni culturali, di ricchezze
e di opere d’arte di proprietà ebraica112. Ma l’attività di liquidazione
fisica delle persone e dei gruppi etnici o razziali o politici non era neces­
sariamente dissociata dall’attività di depredazione e di rapina, come dimo­
strerà nel modo più evidente proprio l’operazione « Reinhard ». Si può
dire forse che all’inizio soprattutto nell’Europa orientale prevalse l’inte­
resse alla liquidazione fisica del nemico, in un secondo momento — forse
anche per la mutata prospettiva intorno alla durata della guerra e per le
incipienti difficoltà dell’economia di guerra tedesca, oltre che per la mag­
giore sistematicità dell’opera di espulsione degli ebrei dal consorzio civile —
la stessa depredazione dei patrimoni e dei beni economici ebraici assunse
dimensioni tali da qualificare in modo più pronunciato anche sotto questo
aspetto l’attività delle Einsatzgruppen.
La preparazione dell’invasione contro l’Unione Sovietica comportò
nella condotta bellica tedesca una svolta anche a proposito delle Einsatz­
gruppen, non perchè — come abbiamo visto — il loro impiego rappre­
sentasse una novità ma perchè la loro generalizzazione e in certo senso
istituzionalizzazione conferiva un carattere ben preciso a questi corpi della
polizia di sicurezza e sottolineava la natura di principio generale, non di
semplice occasionale ed eccezionale eccesso, conferito al metodo di liqui­
dazione fisica degli avversari, alla condotta della guerra come guerra di

11 Testo integrale dello Schnellbrief di Heydrich del 21 settembre 1939 nella raccolta
Taschismus-Getto-Massenmord, Berlin, 1961, pp. i l sgg.
12 Su di esso fra i primi a richiamare l’attenzione fu il libro di L. P oliakov, op. cit.r
pp. 101 sgg.
84 Enzo Collottt

sterminio e quindi al di là degli atti resi necessari dalla realizzazione di


operazioni belliche in senso stretto. Ancora nella fase di preparazione
della guerra contro l’URSS e quindi con precisa premeditazione, era stato
previsto l’impiego delle Einsatzgruppen della polizia di sicurezza e dello
SD nei territori occupati dell’URSS, in virtù di un preciso accordo tra
RSHA, OKW e OKH. A tale accordo fa esplicitamente riferimento la
sentenza emessa il 10 aprile 1948 contro il gen. Ohlendorf e compagni.
« L’accordo — si legge nella sentenza — stabiliva che ai gruppi d’eser­
cito o alle armate fossero attribuiti un rappresentante del capo della Sipo
e dello SD e che questi funzionari avrebbero avuto a loro disposizione
unità mobili in forma di gruppi speciali (Einsatzgruppen), ripartiti a loro
volta in Einsatzkommandos e Sonderkommandos. I comandi erano a
loro volta ripartiti in raggruppamenti minori, i cosiddetti Teilkommandos
[comandi parziali, settoriali], A scopo unicamente comparativo, rispetto
alla sua entità e alla sua organizzazione, una Einsatzgruppe può essere
paragonata all’incirca ad un battaglione di fanteria, un Einsatz- o Sonder-
kommando, ad una compagnia di fanteria e un Teilkommando ad una
squadra [Zug],
Queste Einsatzgruppen — ne esistevano 4 designate da A a D —
furono allestite, equipaggiate e messe pienamente in grado di operare
anteriormente all’aggressione alla Russia » °.
Nel Gutachten preparato dall’Institut fiir Zeitgeschichte per il processo
di Francoforte del 1965 (processo Auschwitz), si cita esplicitamente il
progetto d’ordine dell’OKH del 26 marzo 1941, alla cui sostanza fa evi­
dentemente riferimento la sentenza sopra citata. Un progetto, si dice nel
suddetto Gutachten, che « non dovrebbe avere subito più alcuna sostan­
ziale modifica, dato che le sue disposizioni furono confermate dalla prassi
successiva ». Nel testo dell’OKH, dal quale citiamo direttamente, all’affer­
mazione iniziale: « L’attuazione di compiti particolari dal punto di vista
della polizia di sicurezza all 'infuori della truppa richiede l’impiego di
Sonderkommandos della polizia di sicurezza (SD) nel territorio d’opera­
zione », fa seguito la specificazione dei compiti spettanti ad essi: « L’accer­
tamento e la repressione delle tendenze ostili allo stato e al Reich, nella
misura in cui non fossero integrate nelle forze armate nemiche, nonché
l’operazione generale di informazione dei comandanti delle retrovie del­
l’esercito circa la situazione politica ».
Altre norme specificavano i limiti della dipendenza di questi comandi
speciali dai comandi militari ( ai fini degli spostamenti, dell’approvvigio­
namento e dell’acquartieramento), sottolineando esplicitamente la dipen­
denza disciplinare e giurisdizionale dal capo della polizia di sicurezza e
dello SD, dal quale parimenti dipendevano dal punto di vista delle13

13 Fall 9, cit., p. 31.


Einsatzkommandos della polizia di sicurezza 85

« istruzioni tecniche ». Dopo aver previsto l’attribuzione presso ciascuna


armata di un delegato del capo della Sipo e dello SD per la direzione
unitaria dei diversi comandi speciali e per il coordinamento con il comando
militare, il documento aggiungeva:
« I comandi speciali sono legittimati, nell’ambito del loro mandato e
con propria responsabilità, ad adottare misure esecutive nei confronti della
popolazione civile. In tal caso sono tenuti alla più stretta collaborazione
con il controspionaggio (Abwehr). Misure che possono avere ripercus­
sioni sulle operazioni necessitano dell’autorizzazione del comandante del­
l’armata » 14.
Vale la pena di aggiungere ancora che l’attribuzione di autonomi com­
piti speciali al Reichsführer delle SS nel territorio occupato, con esplicita
allusione al carattere « definitivo » della lotta che stava per scatenarsi
« tra due opposti sistemi politici », era già prevista nelle direttive per il
piano Barbarossa emanate dal capo dell’OKW Keitel in data 13 marzo
1941 1S. E va ricordato inoltre che il famigerato Kommissarbefehl emanato
da Keitel il 6 giugno 1941 per la sistematica eliminazione fisica dei com­
missari politici dell’Armata rossa prevedeva esplicitamente che nelle re­
trovie tale compito spettasse alle Einsatzgruppen o agli Einsatzkommandos
della polizia di sicurezza 16.
Non è il caso in questa sede di verificare in qual modo le Einsatz­
gruppen assolsero ai loro compiti. La corte che processò Ohlendorf e
compagni, dopo avere affermata l’autenticità dei rapporti attestanti i
crimini commessi da queste unità, così ne sintetizzò l’opera: « Sotto il
pretesto di dover garantire la sicurezza politica delle zone conquistate
nei territori occupati e nelle retrovie della Wehrmacht, le Einsatzgruppen
dovevano liquidare intransigentemente ogni resistenza contro il nazional­
socialismo, e non solo la resistenza presente, ma anche quella del passato
e del futuro. Dovevano essere uccisi senza sosta e senza istruttoria, senza
compassione, lacrime o pentimenti intere categorie di uomini ». Tra queste
ultime la principale era rappresentata dagli ebrei, ai quali facevano seguito

14 Fotocopia del testo dell’OKH del 26 marzo 1941 (Doc. no. NOKW-256) nell’Ar­
chivio dell’Institut fiir Zeitgeschichte di Monaco di Baviera; inoltre H. Buchheim , op.
cit., pp. 84-86; ed ora anche E rich H esse , Der Sowjetrussische Vartisanenkrieg 1941-
1944 im Spiegel deutscher Kampfanweisungen und Befehle, Gottingen, 1969, pp. 34-36,
il quale però è mosso principalmente dal proposito di dissociare la Wehrmacht dalla
azione delle Einsatzgruppen dimenticando che in tanto queste potevano operare in
quanto vi era un preciso accordo con l’OKH (accordo che del resto lo Hesse cita!).
15 Se ne veda il testo integrale nella raccolta Verbrecherische Ziele - verhrecherische
Mittel! Dokumente der Okkupationspolitik des faschistischen Deutschlands auf dem
Territorium der UdSSR (1941-1944), Moskau, 1963, pp. 21-26.
16 II testo del Kommissarbefehl è stato pubblicato ripetutamente; nel caso specifico
ci siamo riferiti al testo riprodotto nel voi. Fall 12. Das Urteil gegen das Oherkom-
mando der Wehrmacht gefàllt am 28. Oktober 1948 in Nürnberg vom Militàrgerichts-
hof V. der Vereinigten Staaten von Amerika, Berlin, 1960, pp. 91-93.
86 Enzo Collotti

gli tzigani, i malati di mente, le « razze inferiori asiatiche », funzionar:


comunisti ed elementi asociali17.
Infine, in base ad una ordinanza del ministro del Reich per i territori
orientali occupati, Rosenberg, il capo di uno Einsatzkommando della
polizia di sicurezza aveva anche il potere di ordinare il giudizio ad opera
di una corte sommaria contro i responsabili di disubbedienza alle forze
occupanti qualora non fosse convocabile la corte straordinaria general­
mente prevista 18.
Per caratterizzare la natura e la generalizzazione delle Einsatzgruppen
è il caso di aggiungere ancora qualche elemento. Anzitutto le operazioni
sul territorio sovietico portarono alla proliferazione delle unità speciali;
il loro numero esatto non risulta accertato, ma al di là dei 4 gruppi A-D
che furono oggetto del processo del 1948 non è escluso che si fossero in
realtà formati altri minori gruppi speciali. Una supposizione che è collegata
fra l’altro alle variazioni numeriche che, per quanto si sa, ebbero le stesse
unità speciali durante il loro impiego in Polonia, se non altro per l’esi­
genza di colmare le perdite subite nella lotta antipartigiana dagli stessi
reparti19.
Nessun dubbio sorge ovviamente sulla dipendenza organica delle
Einsatzgruppen dalla polizia di sicurezza e dallo SD. Ma a sottolineare
ulteriormente il legame che univa queste unità speciali al complesso del­
l’apparato esecutivo della polizia del Terzo Reich, è il caso di ricordare
alcuni elementi significativi della composizione personale delle Einsatz­
gruppen, come formazioni di élite del regime nazista, basandoci sui dati
esistenti per i 4 gruppi operanti nei territori sovietici occupati, che essendo
quelli che sono stati specificamente oggetto di un procedimento giudi­
ziario sono anche quelli intorno ai quali possediamo maggiore documen­
tazione, e sui dati emersi recentemente dalle ricerche del Ramm sui reparti
speciali impiegati in Polonia. Il primo dato concerne la provenienza dei
quadri di comando: ebbene, da questo punto di vista emerge la consta­
tazione, nel caso dei gruppi operanti, che « tutti i 24 capi dei gruppi e
dei comandi, che furono condannati nel processo contro le Einsatzgruppen,
appartenevano senza eccezione alcuna all’SD » 20. In particolare poi, tutti
e quattro i capi delle Einsatzgruppen (W. Stahlecker del gruppo A, A.
Nebe del gruppo B, O. Rasch del gruppo C e O. Ohlendorf del gruppo D)
rivestivano alti gradi nelle SS, avevano ricoperto alte cariche nello SD,
nella Gestapo e — come Nebe e Ohlendorf — nello RSHA21. Ma anche

17 Cfr. Fall 9, cit., pp. 32-34.


18 Ordinanza di Rosenberg del 23 agosto 1941, nella raccolta cit. Verbrecherische
Zìele - verbrecherische Mittell, pp. 75 sgg.
19 A. R amme , op. cit., p. 113 e passim.
20 E. N eusüss -H unkel, op. cit., p. 98.
21 E. N eusüss -H unkel , op. cit., pp. 98-99.
Einsatzkommandos della polizia di sicurezza 87

il complesso del resto del personale dei gruppi confermava la loro prove­
nienza dalle diverse specialità delle forze di polizia nazista. Ecco ad
esempio la composizione dei membri della Einsatzgruppe A: provenienti:
34 per cento dalle Waffen-SS; 3,5 per cento dallo SD; 4,1 per cento
dalla polizia criminale; 9,0 per cento dalla Gestapo; 8,8 per cento dalla
polizia ausiliaria; 13,4 per cento da altre specialità della polizia22.
A sua volta il Ramm ha potuto dimostrare nel caso del governatorato
generale la posizione centrale tenuta dagli uomini dello SD nell’apparato
della polizia nazista, la loro origine fortemente legata alle organizzazioni
specificamente naziste, e la loro relativa autonomia dai comandanti della
polizia locale cui corrispondeva uno stretto rapporto di dipendenza dal
centro23.
Per concludere, sotto il profilo generale l’ultimo elemento che occorre
ricordare è la gerarchia di comando. Di norma le Einsatzgruppen dipende­
vano dal locale comandante della polizia di sicurezza e per suo tramite
dallo RSHA. A sua volta il locale comandante della polizia di sicurezza
era parte del potere di polizia che in genere nei territori occupati era
soggetto a un Hoherer SS- und Polizeifiihrer. Poiché questi dipendevano
direttamente dal Reichsführer delle SS e capo supremo della polizia te­
desca, e poiché essi potevano servirsi per compiti speciali di tutte le
forze della polizia e delle SS di stanza nel territorio soggetto alla loro
competenza, in tali casi i canali gerarchici e gli ordini nei confronti delle
Einsatzgruppen (e delle analoghe minori unità) passavano oltre che attra­
verso lo RSHA anche attraverso la gerarchia del Reichsführer delle SS
e capo supremo della polizia tedesca (H im m ler)24. Questa circostanza
apparentemente attenuava l’autonomia della polizia di sicurezza che si
concretava nel suo far capo allo RSHA, ma di fatto il duplice legame con
l’apparato della polizia nazista — attraverso lo RSHA e attraverso il
Reichsführer delle SS — ne esaltava ulteriormente la funzione insostituibile
e di primo piano nel quadro della macchina repressiva. Questa fu appunto
la situazione che si venne a creare nel Litorale Adriatico, come specifi­
cheremo ulteriormente più avanti.
Un ultimo elemento pare significativo a confermare il rapporto orga­
nico e funzionale esistente tra le Einsatzgruppen e l’apparato terroristico
e poliziesco del Reich nazista. Già nella sentenza del processo celebrata
dalla Corte internazionale di Norimberga, che proclamò il carattere cri­
minale non solo dell’attività della Gestapo, dello SD e delle SS ma di
questi stessi corpi come complesso organizzativo e di persone, tra gli

22 E. N eusüss -H unkel, op. cit., p. 99; per il restante 20 per cento del personale
pare si trattasse di appartenenti alla polizia d’ordine.
23 A. R amm , op. cit., pp. 159-169.
24 E. N eusüss -H unkel , op. cit., pp. 101-103; H. Buchheim , op. cit., p. 87; per il
•caso specifico del Governatorato generale A. R amm , op. cit., pp. 144-148.
88 Enzo Collotti

strumenti dell’esecuzione dei piani criminali di sterminio politico e razziali


sono esplicitamente menzionate anche le Einsatzgruppen 2S.

2. L ’Aktion Reinhard. Poiché nella letteratura non risulta esistere


uno studio specifico sull’organizzazione che presiedette a questa colossale
operazione intrapresa dai nazisti per lo sterminio degli ebrei polacchi è
necessario cercare di trarre da molte fonti sparse alcuni elementi fonda-
mentali. Incidentalmente si può osservare che la mancanza di uno studio
specifico sui quadri, la consistenza e l’articolazione delle unità che prese­
ro parte all’Aktion Reinhard deriva probabilmente dal fatto che dato il
carattere assolutamente abnorme dei crimini commessi nell’ambito di
queste operazioni, e in generale nel quadro dell’occupazione nazista in
Polonia, l’attenzione anche degli studiosi polacchi è stata generalmente
rivolta più a comporre l’inventario dei crimini e delle vittime che a
ricostruire i dettagli dell’organizzazione criminosa e del suo funziona­
mento o la parte che nell’esecuzione dei piani criminosi hanno avuto 1
singoli esponenti dell’organizzazione stessa. Ciò semmai è avvenuto nel­
l’istruttoria dei processi intentati anche contro taluni dei principali espo­
nenti dell’apparato di occupazione e terroristico tedesco (H. Frank, R.
Hoss, Koch). Ma deriva anche dal fatto che è praticamente impossibile
dissociare l’operazione Reinhard come tale dal complesso del genocidio
commesso contro il popolo polacco in generale e contro la comunità ebraica
polacca in particolare. Una difficoltà che risulta evidente in ogni studio
generale sullo sterminio degli ebrei in Polonia, nella quale i contorni
precisi dell 'Aktion Reinhard si delineano con molte incertezze26. Lo stesso
Ramm, che ci ha fornito lo studio più dettagliato del Sicherheitsdienst in
Polonia se non andiamo errati non nomina espressamente VAktion Reinhard
che una volta soltanto 27, quasi a sottolineare l’irrilevanza di questo parti­
colare che si confonde con il regime stesso della dominazione nazista nel
Governatorato generale.
L’origine stessa della denominazione non è accertabile con sicurezza.
È plausibile tuttavia l’ipotesi che la fa derivare dal prenome di Heydrich,
il capo dello SD ucciso dai partigiani cechi28. L’inizio esatto dell’opera­
zione è incerta, ma localizzabile tra l’aprile e il giugno del 1942. Questa
localizzazione nel tempo, anche se così elastica, è importante perchè sta

25 Der Nürnbergêr Prozess, cit., vol. I, pp. 223-224.


26 II racconto più dettagliato che si ha finora àe\YAktion Reinhard è quello fornito
da G erald R eitlinger , Die Endlosung. Hitlers Versuch der Ausrottung der Juden
Europas 1939-1945, Berlin, 1961, cap. X (citiamo l’edizione tedesca in quanto è più
aggiornata e completa rispetto all’originale inglese).
27 A. R amm , op. cit., p. 226.
28 H ermann L angbein, Der Auschwitz-Prozess. Eine Dokumentation, Frankfurt a.M..
1965, vol. II, p. 1007.
Einsatzkommandos della polizia di sicurezza 89

a significare che l’operazione ebbe comunque inizio dopo la conferenza di


Wannsee del 20 gennaio 1942 che diede praticamente avvio alla realiz­
zazione della « soluzione finale » della questione ebraica, ossia allo ster­
minio fisico della popolazione ebraica in tutta Europa29. Odilo Globocnik,
dal novembre del 1939 capo delle SS e della polizia del distretto di Lublino,
nel Governatorato generale, ricevette — pare — nell’aprile del 1942 il
compito di presiedere all’operazione Reinhard30. Secondo la testimonianza
resa al processo di Norimberga dell’ex Sturmbannfiihrer delle SS Konrad
Morgen, il 19 luglio 1946, « Il Kommando operava sotto il nome di
copertura ’Aktion Reinhard’. Prima che l’azione avesse inizio Himmler
in persona procedette a far giurare i suoi membri. In tale occasione egli
disse loro che si attendeva da loro opere sovrumane e inumane. Ma era
ordine del Führer. Per chi facesse trapelare la minima notizia su questa
azione o approfittasse per arricchirsi c’era la morte » 31. L’obbligo del­
l’assoluta segretezza che fu imposta agli uomini delle SS destinati a pren­
dere parte all’operazione risulta anche dal testo dell’apposito documento
che gli interessati erano tenuti a sottoscrivere32.
È noto che l’operazione Reinhard doveva consistere essenzialmente
nel concentramento degli ebrei polacchi, mediante colossali spostamenti di
popolazione, in una serie di campi di lavoro e di concentramento, in vista
dello loro fisica eliminazione. Nell’ambito di questa operazione sorsero i
campi di sterminio di Belzec, Sobibor, Treblinka; nell’ambito di questa
operazione si ebbe la trasformazione in campo di concentramento del
campo di Maidanek, nei pressi di Lublino, in origine destinato ai prigio­
nieri di guerra. Le testimonianze concordano nel definire Globocnik come
uomo particolarmente brutale e zelante nello spronare alla sollecita ese­
cuzione del mandato.
In una lettera a Himmler del 23 giugno 1942 un alto funzionario
della cancelleria di Hitler informava di aver fornito a Globocnik personale
supplementare e aggiungeva che il Brigadefiihrer aveva espresso « l’opinione
che si dovesse portare ad esecuzione l’intera Judenaktion il più rapida­
mente possibile, perchè non avesse un bel giorno ad arenarsi, qualora
l’insorgere di qualche difficoltà imponesse di arrestare l’operazione » 33.
Del resto, lo zelo di Globonik risulta confermato dalla stessa lettera da
lui inviata il 13 aprile 1943 al capo dell’ufficio del personale delle SS
v. Herff, con la quale si chiedeva la promozione degli « uomini e dei

29 Testo del protocollo di Wannsee in ITM, vol. XVII, pp. 110 sgg.
30 Easchismus-Getto-Massenmord, cit., p. 300 nota.
3' Affidavit SS-67 in ITM, vol. XLII, pp. 563-65.
32 Testo dell’impegno scritto, in data 18 luglio 1942, a mantenere il segreto che gli
uomini dell’A.R. erano tenuti a firmare nel voi. Faschismus-Getto-Massenmord, cit.,
p. 300.
33 Lettera dello SS-Oberfiihrer Viktor Brack cit. in H. Buchheim , op. cit., p. 147;
testo integrale della lettera nel voi. SS im Einsatz, Berlin, 1964, pp. 171-172.
90 Enzo Collotti

capi migliori » che avevano partecipato alla Aktion « Reinhard », facendo


fra l’altro riferimento, con linguaggio burocratico degno di nota, alla
visita poco tempo prima resa da Himmler alle «attrezzature» (leggi:
campi di concentramento ) dell’azione stessa34.
Quali erano gli obiettivi che si proponeva di raggiungere l’operazione
« Reinhard »? « Compito principale di questo comando — si legge in una
pubblicazione documentaria polacca — era di deportare la popolazione
polacca nei campi di annientamento. Contemporaneamente esso procedette
al sequestro del loro intero patrimonio, che dovette essere abbandonato
dagli ebrei uccisi e rispettivamente deportati nei campi di lavoro » 35. Lo
stesso Globocnik nella lettera a Himmler che inviò da Trieste il 5 gennaio
1944 come bilancio e rendiconto dell’intera operazione così definì i
compiti che erano stati affidati all’« Aktion Reinhard »: « A) il trasferi­
mento stesso della popolazione, B) l’utilizzazione della forza del lavoro,
C) l’utilizzazione dei beni, D) il sequestro dei valori nascosti e degli
immobili » 36.
A quest’ultimo aspetto dello sfruttamento dei beni sequestrati agli
ebrei e della stessa manodopera ebraica vanno ricollegate le affermazioni
di taluni autori, in particolare del Reitlinger, circa la rapacità e le specu­
lazioni di Globocnik, che avrebbero indotto lo stesso Himmler a fare
intervenire il capo della amministrazione economica delle SS Oswald Pohl
per arginare le speculazioni di Globocnik37. Questi, che in un primo
tempo era stato nominato alla testa della società Osti destinata allo sfrut­
tamento della manodopera ebraica del distretto di Lublino, il 22 settembre
1943 fu destituito da tale ufficio, in parte per le sue incapacità nella
gestione degli affari in parte probabilmente per le sue personali specula­
zioni 38. Ma il trasferimento di Globocnik dal Governatorato generale non
fu dovuto probabilmente soltanto alle sue ruberie; vi furono l’interfe­
renza di gelosie di mestiere ed episodi di concorrenza di varia natura.
Probabilmente il crescere della sua posizione e del suo potere, grazie
anche alla sfera degli interessi economici che ormai egli aveva sviluppato
intorno a sè, misero in sospetto gli altri capi delle SS che non gradivano
il rafforzamento della sua posizione. E analogamente uno scontro di poteri
e di ambizioni dittatoriali sembra essere stato all’origine dell’allontana­

34 Testo integrale della lettera di Globocnik in Faschismus-Getto-Massenmord, cit.,


pp. 301-302.
35 Faschismus-Getto-Massenmord, cit., p. 19.
36 Cit. dalla lettera di Globocnik in H e l m u t h K rausnick, Judenverfolgung nell’ope­
ra Anatomie des SS-Staates, cit., voi. 2, p. 418; altra parte della stessa lettera conte­
nente il rendiconto patrimoniale finale dell’operazione Reinhard è riprodotta in Faschis-
mus-Getto-Massenmord., cit., pp. 421-422; in entrambi i casi si tratta di estratti del
carteggio riprodotto nel voi. degli Atti del processo di Norimberga citato alla nota 40.
37 G. R eitlinger , op. cit., p. 330.
38 G. R eitlinger , op. cit., p. 333.
Einsatzkommandos della polizia di sicurezza 91

mento di Globocnik dalla Polonia, a giudicare dalle note registrate nel


diario del governatore generale Hans Frank39.
Comunque, le testimonianze dirette che Globocnik ha lasciato della
■sua opera nel Governatorato generale vanno messe in evidenza perchè
illuminano e la sua personalità e il contesto personale nel quale avrebbero
operato le forze di polizia del Litorale adriatico. Di tali testimonianze
significativa è in particolare la lettera che egli scrisse a Himmler da
Trieste il 4 novembre 1943, nell’inviargli il prospetto dei risultati delle
rapine. In essa oltre a chiedere la distribuzione di alcune croci di ferro ai
suoi uomini ( « vedrei di buon grado ricompensato il duro lavoro dei miei
uomini »), egli scriveva fra l’altro: « Alla data del 19 ottobre 1943 io
ho chiuso l’azione Reinhard, che è stata da me diretta nel Governatorato
generale e sciolto tutti i Lager. Dalle constatazioni da me fatte a Lublino
è emerso che nel Governatorato generale ma in particolare nel distretto
di Lublino si trattava di uno speciale focolaio d’infezione, per cui io feci
il tentativo di arrestare in modo esemplare questi elementi di pericolo.
Si rivelerà forse opportuno per l’avvenire potere fare riferimento all’eli­
minazione di questo pericolo. D’altra parte ho cercato di dare una pre­
sentazione dell’impiego della manodopera dalla quale fosse possibile vedere
non soltanto la quantità del lavoro, ma anche con l’impiego di quale
•esiguo numero di tedeschi è stato possibile questo impiego intensivo.
Un impiego che oggi in ogni caso si è sviluppato al punto da richiamare
l’interesse di industrie di fama » 40.
Il 30 novembre 1943 Himmler rispondeva al « caro Globus », come
-egli chiamava familiarmente il capo supremo delle SS e della polizia nel
Litorale Adriatico, per esprimergli « il mio ringraziamento e il mio rico­
noscimento per i grandi e unici meriti, che lei si è acquisito con la rea­
lizzazione dell’Aktion Reinhard nei confronti dell’intero popolo tedesco » 41.
Sollevato dal suo incarico nel Governatorato generale Globocnik fu
trasferito come capo delle SS e della polizia nel Litorale Adriatico, co­
stituito ufficialmente alla data del 15 ottobre 1943, dopo l’armistizio
.dell’Italia. Ma l’aspetto più interessante e più importante dell’episodio
non è il trasferimento individuale di Globocnik a Trieste bensì il fatto
•che a Trieste sarebbe stato trasferito l’intero staff dell’« Aktion Reinhard ».
I quadri di questa operazione si componevano, a quanto si sa, di 92
uomini. È questa la cifra che risulta da una lettera di Globocnik a von
Herff, il capo dell’ufficio personale delle SS, del 29 ottobre 1943, nella

39 Stanislaw P iotrowski, Hans Frank’s Diary, Warszawa, 1961, p. 66.


‘w Lettera compresa nel doc. 4024-PS, in ITM, vol XXXIV, pp. 58-92, contenente i
carteggi di Globocnik, Himmler e O. Pohl intorno all’aspetto economico del\ Aktion
Reinhard, compresa l’esplicita richiesta di Globocnik di essere sgravato da ogni adde­
bito e sospetto, richiesta che fu soddisfatta per il periodo sino al 31 marzo 1943 dal
capo dell’amministrazione economica delle SS Pohl in data 16 febbraio 1944.
■*' ITM, vol. XXXIV, pp. 69-70.
92 Enzo Collotti

quale, ricapitolando quella vicenda, il Brigadeführer delle SS precisava


che « per l’attuazione dell’Aktion Reinhard la cancelleria del Führer
aveva posto a disposizione in tutto 92 uomini » 42.

3. Lo Einsatzkommando Reinhard a Trieste. Le forze di polizia nel-


VAdriatisches Kiistenland. Abbiamo già accennato all’invio a Trieste di Glo-
bocnik come capo della polizia del Litorale Adriatico. Ma Globocnik non
vi arrivò da solo, né unicamente con alcuni degli uomini che si erano di­
stinti in Polonia sotto il suo comando come Wirth, Allers, Hering, Stangl,
Hackenholt o Oberhauser, per citare alcune delle persone delle quali è
sicura la presenza a Trieste43. Da quanto si può dedurre dalle testimo­
nianze che possediamo sembrerebbe di dover concludere che in effetti a
Trieste fu trasferito l’intero Einsatzkommando Reinhard. E ’ una notizia che
di recente è affiorata anche attraverso i resoconti della stampa intorno al
processo Stangl44. Ma è una supposizione che trova convalida in una assai
più vecchia testimonianza. Alludiamo in particolare alla deposizione resa
nel corso del processo di Norimberga contro i principali criminali nazisti
dall’ex Sturmbannfiihrer delle SS Konrad Morgen, testimonianza da noi
già citata alla nota 31 per altra ragione.
In questa testimonianza il Morgen, che era stato chiamato a deporre
intorno ai crimini commessi nei campi di concentramento e allo sterminio
in massa degli ebrei polacchi, tenne a sottolineare come il cervello del-
VAktion Reinhard andasse individuato nel commissario criminale Wirth,
il quale con gli stessi uomini dello stesso Kommando aveva già provvedu­
to all’eliminazione dei malati di mente inguaribili in Germania. A propo­
sito del trasferimento del gruppo nel Litorale adriatico la deposizione del
Morgen afferma testualmente: « Il Kommando [Reinhard] dovette porre
termine alla sua attività nell’autunno del ’43 e distruggere sino alle fon­
damenta i campi di sterminio orientali. Esso fu impiegato quindi compat­
tamente per garantire la sicurezza delle strade nel territorio partigiano in
Istria. Wirth è stato colà ucciso a fucilate in un’imboscata nella primavera
del ’44; anche la maggioranza degli altri dovrebbe essere caduta » 45.
E’ ovvio che una convalida definitiva delle asserzioni del Morgen si po­
trebbe avere soltanto venendo in possesso dell’elenco dei 92 componenti
YEinsatzkommando e confrontandolo con i nominativi di appartenenti alla
polizia tedesca (nelle sue diverse specialità) operanti nel Litorale adriatico
che fosse già stato possibile rintracciare.

42 Lettera cit. in H. K rausnick, op. cit., p. 410.


43 Ci basiamo per questa asserzione sulla documentazione raccolta dall’Istituto regio­
nale per la storia del movimento di liberazione di Trieste e da esso inoltrata al tribu­
nale di Trieste per promuovere l’apertura dell’istruttoria contro i responsabili dei cri­
mini della Risiera.
44 Cfr. la Frankfurter Allgemeine Zeìtung, 21 ottobre 1969, p. 9.
45 IMT, vol. XLII, Affidavit SS-67, cit., da p. 564.
Einsatzkommandos della polizia di sicurezza 93

Un elemento di cautela nel valutare la deposizione Morgen impone la


supposizione circa la possibile morte della maggioranza dei componenti del
Kommando: supposizione che potrebbe derivare unicamente dal tentativo
di sviare o non fare approfondire le indagini; del resto, anche le accuse
particolarmente pesanti nei confronti del Wirth potrebbero concorrere al
medesimo scopo di scaricare su una persona la cui morte è assolutamente
certa, e che quindi con tutta certezza non potrà rispondere, la responsabi­
lità principale di azioni che non si vogliono far gravare su altri. Ciò si
dice solo per scrupolo di obiettività nel servirsi di certe testimonianze.
La presenza di uomini della Aktion Reinhard nel Litorale Adriatico
propone comunque il quesito se si sia trattato di un normale trasferimento
da una regione ad un’altra dell’area di occupazione nazista o se in questa
circostanza si possa leggere un particolare significato. In effetti propende­
remmo per la seconda ipotesi, considerando l’asprezza della lotta partigia-
na e della sua repressione nell’area dell’Adriatisches KUstenland e l’impor­
tanza che i comandi tedeschi attribuivano al controllo di questa zona lun­
go il vecchio confine tra l’Italia e la Jugoslavia, a cavallo del quale le
formazioni partigiane slave irrompevano verso il Friuli. La ferocia della
lotta giustificava quindi, agli occhi dei tedeschi, la presenza di reparti par­
ticolarmente agguerriti e duri: il loro trasferimento dal Governatorato ge­
nerale non appare sotto questo profilo del tutto casuale. Una seconda
ipotesi circa la non occasionalità della scelta del personale inviato nel-
VAdriatisches KUstenland potrebbe poggiare sul fatto che l’invio in questa
zona di uomini addestrati nel Governatorato generale era consigliato anche
dalla analogia della condizione tra due territori entrambi destinati in pra­
tica ad essere annessi al Grande Reich in caso di vittoria nazista. Sotto
questo profilo, l’esperienza acquisita nei rapporti tra i diversi ordini di
autorità nel distretto di Lublino era un precedente che poteva agevolare
la prassi operativa degli uomini inviati nel Litorale Adriatico.
Non possediamo al momento dati precisi circa la consistenza numerica
delle forze di polizia tedesche nel Litorale Adriatico; l’assenza dei dati
relativi alle zone d’operazione delle Prealpi e del Litorale Adriatico in
uno schema delle forze di polizia tedesche nell’Italia settentrionale da noi
pubblicato negli scorsi anni non è certo casuale46, in quanto sta a con­
fermare il particolare regime di separazione dal resto dell’apparato d’occu­
pazione dell’Italia che vigeva nelle zone d’operazione, in vista appunto
della loro futura annessione (quale che avrebbe potuto essere la forma
specifica di una simile aggregazione al Reich) alla Grande Germania. In
virtù dello speciale regime politico-amministrativo instaurato dalle autorità
tedesche nel Litorale Adriatico, e ripetendo in linea di massima uno sche­
ma applicato nella generalità dei territori aggregati al Reich o da esso

Cfr. Il movimento di liberazione in Italia, aprile-giugno 1963, n. 71, pp. 51-72.


94 Enzo Collotti

occupati, nel Litorale Adriatico le forze di polizia vennero poste alle di­
pendenze di due Ho here SS- und Polizeifiihrer, che erano a loro volta alle
dirette dipendenze del Reichsfiihrer delle SS e capo supremo della polizia
Heinrich Himmler. Il primo di questi Hòhere SS- und Polizeifiihrer era
competente per la provincia di Lubiana (gen. Erwin Roesener); il secondo,
per le altre cinque province (ossia per le province già esistenti nell’ordina­
mento italiano anteriormente all’invasione della Jugoslavia), fu nominato
appunto nella persona del Globocnik47. I due capi della polizia e delle SS
del Litorale Adriatico rientravano formalmente nell’area di competenza
del capo supremo delle SS e della polizia in Italia, gen. W olff48. Come
Hòherer SS- und Polizeifiihrer Globocnik aveva alle sue dipendenze tutte
le speciabtà delle forze di polizia presenti nella regione, dalla polizia d’or­
dine alla polizia di sicurezza49.

47 R obert H erzog, Grundzüge der deutschen Besatzungsverwaltung in den ost- und


südosteuropdischen Làndern wiihrend des zweiten Weltkrieges, Tübingen, 1955, p. 112
e 126; K arl Stuhlpfarrer , Die Operationszonen « Alpenvorland » und « Adriatisches
Küstenland » 1943-1945, Wien, 1969, pp. 81-82.
48 R. H erzog, op. cit., p. 126.
49 Gli unici dati generali a nostra conoscenza intorno alla consistenza globale delle
forze di polizia tedesche e fasciste nel Litorale Adriatico sono quelli forniti nel lavora
di Stanko P etelin , Osvoboditev slovenskega primorja, Nova Gorica, 1965, alle pp. 29-
31; in base a tali dati nel febbraio del 1945 nell’intero Litorale Adriatico (compresa
la zona di Lubiana) sarebbero stati presenti tra le forze tedesche 11.300 poliziotti,
1.469 gendarmi e 277 uomini della Gestapo (a parte i reparti collaborazionisti italiani,
sloveni o di altre nazionalità). Si tratta di dati che non consentono però di risalire
all’interna, complessa articolazione delle forze di polizia tedesche.
Sotto quest’ultimo profilo, e limitatamente alla polizia d’ordine, alcuni elementi
interessanti si trovano nei materiali raccolti dai fondi del Bundesarchiv di Coblenza
nell’opera a cura di H. J. N eufeldt -J. H uck-G. T essin , Zur Geschichte der Ordnungs-
polizei 1936-1945, Koblenz, 1957 (Schriften des Bundesarchivs, 3). Per quanto riguarda
specificamente il Litorale Adriatico quest’opera attesta l’esistenza del Comando della
polizia d’ordine a Trieste sin dal 22 settembre 1943, con comandi settoriali a Udine,
Gorizia, Pisino, Fiume e Trieste. Il 22 maggio 1944 fu creato un reparto di gendar­
meria di 128 unità; nel settembre del 1944 risulta costituito a Caporetto un gruppo
di comando per la lotta antipartigiana (parte III, p. 77). Oltre a dare notizie sulla
consistenza delle unità volontarie di polizia nel Litorale Adriatico (pp. 80-81), notizie
tuttavia non comparabili con quelle fornite dal Petelin, il volume conferma la presenza
a Trieste come comandante della polizia d’ordine dal settembre del 1943 del colon­
nello della Schutzpolizei Kintrup (p. 88). È segnalata infine la presenza nel Litorale
Adriatico delle seguenti formazioni della polizia nazista: reggimenti di polizia delle
SS 10 (dall’estate del 1944, con comando a Gorizia), 13 (dall’agosto del 1944, nei
pressi di Lubiana), 14 (dal 1944, Carniola superiore e Slovenia), 15 (in Italia dall’au­
tunno del 1943, con comando a Vercelli e distaccamenti a Torino, Milano e Trieste)
(PP. 90-92).
Segnaliamo infine che anche dallo spoglio del quotidiano in lingua tedesca stampato
a Trieste durante l’occupazione tedesca, la Deutsche Adria-Zeitung sono emersi alcuni
nomi di alti ufficiali e di sottufficiali delle SS e della polizia operanti nel Litorale
Adriatico. Si tratta precisamente del: SS-Brigadeführer von Malsen, comandante delle
SS e della polizia di Trieste (anch’egli già in servizio in Polonia); SS-Obersturmführer
Schwarzenbacher (ucciso in un’imboscata dai partigiani ai primi di giugno del 1944);
SS-Rottenführer F. Habenicht; SS-Obersturmführer H. Prasch (comandante del coman­
do SS di Pola); SS-Sturmbannführer Fritz Wolbing, commissario per la repressione dei-
mercato nero.
Einsatzkommandos della polizia di sicurezza 95

Come abbiamo cercato di chiarire altra volta, alla polizia di sicurezza


e al Sicherheitsdienst spettava un compito di primissimo piano nell’ambito
dell’apparato repressivo tedesco anche nei territori occupati50. Compito
che non va individuato tanto nell’attività operativa contro le formazioni
partigiane, la cui direzione spettava piuttosto ai comandi militari o diret­
tamente ai comandanti superiori (e rispettivamente al comandante supre­
mo) delle SS e della polizia. Compito della polizia di sicurezza e del SD
era piuttosto di precostituire le premesse per la concreta azione repressi­
va, procedendo in primo luogo alla ricerca dei nemici del Terzo Reich
(nel senso più lato: nemici politici, ideologici e razziali), alla ricognizione
e alFavvistamento di gruppi e formazioni clandestine, alimentando fra l’al­
tro l’infiltrazione tra di essi di agenti e delatori. E spettava ancora alla
polizia di sicurezza il controllo delle carceri, la ricerca e la deportazione
degli ebrei.
Nel complesso, come abbiamo sottolineato in altra occasione, la inde­
terminatezza stessa dei limiti della sua sfera d’attività che derivava dalla
genericità dei suoi compiti faceva sì che il suo raggio di penetrazione e di
infiltrazione fosse praticamente senza argini in tutti i settori della vita
sociale. Le disposizoni impartite dal comandante della polizia di sicurezza
e dello SD in Italia, gen. Harster, in data 27 novembre 1943 e 19 giugno
1944 sono allo scopo sufficientemente indicative: la sorveglianza diretta a
tutelare la garanzia delle forze occupanti tedesche e gli interessi bellici ed
economici del Reich, a garantire i trasporti e gli approvvigionamenti, la
latitudine stessa del concetto di « reato bellico » nel quale veniva fatto
rientrare qualsiasi gesto di ostilità o anche al limite di non collaborazione
della popolazione, danno un’idea adeguata dell’onnipotenza che finiva per
assumere la polizia di sicurezza tedesca51.
C’è da aggiungere ancora che quest’ultima, che disponeva di quadri re­
lativamente limitati, fece largamente uso per compiti amministrativi ed
esecutivi della collaborazione di elementi italiani, appartenenti o meno a
corpi di polizia della Repubblica Sociale, e di elementi italiani si servì
spesso per l’opera di delazione, per attività di interpreti, per servizi subal­
terni ma non per questo meno importanti ai fini del funzionamento della
macchina della repressione e del terrorismo.
Per quanto riguarda il Litorale Adriatico sappiamo che la polizia di
sicurezza era alle dipendenze dello SS-Brigadefiihrer e maggior generale
della polizia Giinter, il quale faceva capo a sua volta al gen. Harster (con
sede a Verona) e per esso al RSHA. Nel Litorale Adriatico, forse più che
altrove, la polizia di sicurezza tedesca potè servirsi della collaborazione di

50 E nzo Collotti, Documenti sull’attività del Sicherheitsdienst nell’Italia occupata,


in II movimento di liberazione in Italia, aprile-giugno 1966, n. 83, pp. 38-77; pubblica
documenti del Bundesarchiv di Coblenza.
51 Pubblicate in E. C ollotti, op. cit.
96 Enzo Collotti

elementi italiani e in particolare dell’apparato poliziesco dell’Ispettorato


speciale di PS per la Venezia Giulia che era stato creato specificamente
per la repressione dell’attività antifascista e per la lotta antipartigiana sin
dal giugno del 1942, per fronteggiare la ribellione slava esplosa dopo la
aggressione alla Jugoslavia. Questo organismo repressivo che era soprav­
vissuto al 25 luglio 1943 fornì ai tedeschi un attivo strumento di coope­
razione, reso tanto più prezioso dalla esperienza che esso aveva già acqui­
sito nei precedenti anni di attività terroristica.
Tra le attività alle quali presiedeva la polizia di sicurezza va annove­
rata in primo luogo la sorveglianza e la gestione del Lager della Risiera di
S. Sabba; si tratta — secondo l’« Indicatore provvisorio dei campi di con­
centramento » nell’Europa occupata dai nazisti compilato dalla Croce Ros­
sa Internazionale, di uno dei quattro Polizeihaftlager esistenti in Italia,
destinati a « detenuti politici ed ebraici » 52, l’unico peraltro nell’intera
area dell’Europa occidentale che fosse provvisto di forno crematorio. Come
risulta da ripetute testimonianze raccolte dall’Istituto regionale per la
storia del movimento di liberazione di Trieste sia attraverso deposizioni
scritte e orali sia attraverso documenti rinvenuti dopo la liberazione, appa­
re assodato che alla Risiera prestavano servizio uomini appartenenti al
reparto della Aktion Reinhardt53.
La circostanza che costoro fossero di servizio in uno stabilimento ope­
rante nel quadro dell’apparato della polizia di sicurezza tedesca, porta ad
escludere ogni eventuale ipotesi che essi possano aver commesso i crimini
loro imputati per eccesso di iniziativa personale o al di fuori del quadro
istituzionale allora vigente. Essa reca piuttosto la conferma del fatto che
proprio di uomini che erano stati capaci di superare prove come quella
della liquidazione degli ebrei polacchi, di uomini cioè abituati e temprati
al « duro lavoro » che Globocnik voleva veder premiato con la croce di
ferro, aveva bisogno la polizia tedesca per realizzare i suoi delittuosi obiet­
tivi, che d’altronde rispondevano pienamente ai principii di dominazione
razziale e nazionale, di conquista territoriale e di sfruttamento economico
banditi dal Reich nazista.

52 Cfr. Comité I nternational de la C roix-Rouge. Service I nternational de


R echerches , Vorlàufiges Verzeichnis der Konzentrationslager und deren Aussenkom-
mandos sowie anderer Haftst'àtten unter dem Reichsfiihrer-SS in Deutschland und
deutsch besetzten Gebieten (1933-1945), Arolsen, Februar 1969, p. 470. E ivi però
l’erronea indicazione del 1° ottobre 1943, come « giorno dell’occupazione di Trieste »,
data posteriormente alla quale avrebbe cominciato a funzionare il « campo » della
Risiera. Gli altri tre Polizeihaftlager in Italia furono quelli di Borgo San Dalmazzo
(Cuneo), Bolzano e Carpi-Fossoli (Modena).
53 I casi più noti sono quelli già citati di Allers, Hering, Hackenholt, Oberhauser e
Stangl, ma oltre a questi e a Wirth (che fu certamente nel Litorale Adriatico) si cono­
scono i nomi di almeno altri 41 elementi già operanti nel quadro dell’Aktion Reinhard
successivamente attivi a Trieste; tali nominativi risultano in una lista fornita dalla
Centrale di Ludwigsburg per le ricerche sui crimini nazisti in possesso dell’Istituto
regionale per la storia del movimento di liberazione di Trieste.
Einsatzkommandos della polizia di sicurezza 97

Né può in alcun modo infirmare il rapporto organico e funzionale


che legava lo Einsatzkommando Reinhard all’apparato della polizia tede­
sca la considerazione della sua eventuale relativa autonomia operativa.
Sappiamo infatti che tale autonomia operativa in tanto esisteva per queste
unità speciali in quanto rispondeva, oltre che a criteri di delimitazioni di
potere all’interno dell’apparato nazista, ad esigenze puramente funzionali,
in quanto cioè li mettesse nelle condizioni di meglio assolvere ai loro com­
piti, in base a puri criteri di opportunità e di convenienze pratiche, senza
alcun intento di altro genere, tanto meno poi quello di dissociare la re­
sponsabilità degli organi centrali del Reich dall’azione di queste unità e
viceversa. E quali fossero questi compiti nell’area specifica del Litorale
Adriatico non risulta soltanto dalla proiezione per analogia a questa zona
dei principii generali della dominazione nazista applicati nel resto dell’Eu­
ropa occupata ma in termini più immediati da disposizioni per la lotta a
oltranza contro chiunque si opponesse alle forze tedesche, e al limite anche
soltanto non aiutasse la potenza occupante, quali quelle emanate dal gen.
Kübler (« Occhio per occhio, dente per dente » )54, e quali quelle contenu­
te in quella sorta di manuale della lotta antipartigiana nel Litorale Adria­
tico che è costituito dallo scritto del corrispondente di guerra delle SS Hans
Schneider-Bosgard Bandenkampf in der Operazionszone Adriatisches Kiis-
ienland, stampato a Trieste probabilmente all’inizio del 1945, con lettera
dedicatoria dello stesso Globocnik55.
E nzo Collotti

34 Cfr. E nzo C ollotti. « Occhio per occhio, dente per dente! ». Un ordine di re­
pressione tedesco nel Litorale Adriatico, in 11 movimento di liberazione in Italia,
gennaio-marzo 1967, n. 86, pp. 27-44; pubblica il Korpsbefehl Nr. 9 del gen. Kübler
del 24 febbraio 1944.
55 SS-Kriegsberichter D r . H anns Schneider-Bosgard, Bandenkampf in der Opera-
tionszone Adriatisches Kiistenland, Triest, Deutscher Adria-Verlag, s.d.; su di esso
cfr. in particolare T eodoro Sala, La crisi finale nel litorale adriatico 1944-1945, Udine,
1962, cap. VI. Ma si tratta di un documento che attende ancora uno studio analitico
complessivo nel quadro della politica tedesca in questa zona.