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1.

ELEMENTO FINITO RETTANGOLARE LINEARE

Si affronterà adesso la formulazione di un altro EF molto semplice,


di forma rettangolare, a 4 nodi (ai vertici) e 8 GDL complessivi,
sempre per la modellazione di problemi di elasticità piana.
La forma dell’elemento, non prevedendo angoli diversi da 90° tra i
lati risulta piuttosto limitativa nell’esecuzione della mesh di domini
che non siano essi stessi rettangolari. Sarà necessario introdurre in
seguito una diversa classe di EF che prevedono forme quadrangolari
più libere.

1.1. IDENTIFICAZIONE

Il sistema di riferimento locale dell’EF in questo caso non coinciderà


con quello globale. È invece conveniente “mappare” il rettangolo in
un sistema di riferimento parametrico e baricentrico (, ). (, )
sono dette anche COORDINATE NATURALI.

Il generico rettangolo 2ax2b viene quindi ricondotto ad un quadrato


2x2 nello spazio parametrico, tramite la trasformazione lineare:

= +
= +
con -1 ≤ (, ) ≤ +1

Questo approccio è la base della trattazione degli ELEMENTI


FINITI ISOPARAMETRICI in cui le trasformazioni lineari vengono
utilizzate per potenziare l’utilizzo degli elementi stessi.
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Si sceglierà una numerazione dei nodi, per esempio in senso
antiorario, e si definiranno il vettore degli spostamenti e delle forze
nodali:
{ } = {u , u , u , u , u , u , u , u }
= u ,u ,u ,u ,u ,u ,u ,u

{ } = {f , f , f , f , f , f , f , f }
= f ,f ,f ,f ,f ,f ,f ,f

Correlati da una matrice di rigidezza stavolta 8x8.

1.2. MODELLO CINEMATICO

Avendo 2 GDL per nodo, ho a disposizione 8 parametri per la


definizione del campo degli spostamenti, 4 per i GDl lungo x e
altrettanti per i GDL lungo y (vedi proprietà di INVARIANZA
GEOMETRICA). La generica componente di spostamento sarà
pertanto funzione di 4 parametri incogniti. Sceglieremo anche
stavolta una funzione di spostamento polinomiale del tipo seguente,
costituito da 4 monomi, l’ultimo dei quali di secondo grado:

( , )=α +α +α +α
( , )=α +α +α +α

Definiremo la MATRICE DELLE FUNZIONI DI FORMA [ ( , )] in


funzione dei parametri ( , ), come segue:
s N 0 N 0 N 0 N 0
s = { }
0 N 0 N 0 N 0 N
ovvero:

s
s =N ( , ) +N ( , ) +N ( , )

+N ( , ) = N ( , ){ }
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Procedendo come al solito, si possono determinare le espressioni
delle 4 funzioni N ( , ) imponendo l’uguaglianza degli
spostamenti in corrispondenza dei nodi espressi in funzione dei
parametri α , ai GDL nodali.

In alternativa, si può imporre la regola di interpolazione, il che


equivale ad imporre per ogni funzione di forma le seguenti 4
condizioni (prendendo ad esempio N1):
N ( , )=
N (−1, −1) = 1
N (+1, −1) = 0
N (−1, +1) = 0
N (+1, +1) = 0

che consentirebbero comunque di trovare il valore dei parametri


incogniti nelle espressioni delle Funzioni di Forma.

Una via diretta per la determinazione delle funzioni, nasce dal fatto
che dovendo, per esempio la N ( , ), annullarsi in tutti i nodi
tranne nel nodo 1, essa deve essere rappresentata da una funzione
che si annulla lungo i lati 2-3 e 3-4. Un modo per ottenere questa
condizione è quello di esprimerla come prodotto di polinomi che
siano nulli nei lati che non contengono il nodo 1 (questo garantisce
la CONFORMITÀ dell’elemento), esattamente come avevamo già
visto con gli elementi CST in coordinate baricentriche:

N ( , )= (1 ± )(1 ± )

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Imponendo poi che la funzione assuma invece valore unitario nel
nodo 1, si potranno ottenere i parametri α .
Operando in questo modo si può giungere celermente alle
espressioni cercate che saranno del tipo (paraboloide iperbolico):

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N ( , ) = (1 + )(1 + )
4
K=1 …4

ovvero:
N ( , ) = (1 − )(1 − ) N ( , ) = (1 + )(1 − )
N ( , ) = (1 + )(1 + ) N ( , ) = (1 − )(1 + )

Rappresentate graficamente nel piano ( , ), come segue:

Anche in questo caso l’elemento garantisce la COMPATIBILITÀ della


mesh. Infatti, se si osserva la deformazione di uno dei lati, per
esempio il lato 1-3 dell’elemento A, si osserva che dipende solo dai
GDL relativi ai nodi 1 e 3, e quindi ci sarà ovvia coincidenza e
quindi continuità col campo degli spostamenti definito in B.
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1.3. CAMPO DELLE DEFORMAZIONI

{ ( , )} = [ ]{ ( , )} = [ ]{ }

Anche in questo caso il campo delle deformazioni sarà costituito


dalle 2 componenti di deformazione diretta e dallo scorrimento
angolare, ma, a differenza del triangolo CST, la scelta di funzioni di
forma con un termine del secondo ordine determina un campo delle
deformazioni con distribuzione lineare dentro l’elemento (da cui la
denominazione Linear Strain Element LST).

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Si osserva che le funzioni di forma sono però espresse in funzione
dei parametri ( , ), per cui le operazioni di derivazione dovranno
tener conto della regola di derivazione delle funzioni composte,
oppure sostituisco le espressioni dei parametri in funzione di x e y,
come segue:

da cui si deduce che questa volta il campo delle deformazioni non è


costante. e variano linearmente rispettivamente con (o y)
e (o x), mentre varia linearmente entrambi.
Le componenti di deformazione corrispondono a interpolazioni
lineari delle deformazioni dei lati del rettangolo. Nel caso della
componente di deformazione , per esempio, si hanno valori
costanti lungo i lati 1-2 e 3-4, lungo i lati 1-4 e 2-3 una
distribuzione che varia linearmente con y.

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1.4. CAMPO DEGLI SFORZI

Anche in questo caso il passaggio è semplice:


{ ( , )} = [ ][ ]{ }

Anche in questo caso si dovranno prendere in considerazione le


matrici di elasticità:
PLANE STRESS:
1 0
1 0
[ ]= 1−
1−
0 0
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PLANE STRAIN:

⎡ 1 1−
0 ⎤
(1 − ) ⎢ ⎥
[ ]= ⎢ 1 0 ⎥
(1 + )(1 − 2 ) ⎢1 − ⎥
⎢ 0 1−2 ⎥
0
⎣ 2(1 − )⎦

1.5. MATRICE DI RIGIDEZZA

[ ] = ∫ [ ] [ ][ ] [ ] = ℎ ∫Ω[ ] [ ][ ] Ω

Si ricordi però che la matrice [ ] è espressa in funzione dei


parametri ( , ), perciò è necessario operare un cambio di variabile
ed esprimere l’integrale nel dominio di ( , ), come segue:

[ ] = ℎ ∫ ∫ [ ] [ ][ ] ( )
Il prodotto (ab) è pari al determinante dello Jacobiano della
trasformazione lineare utilizzata, come si vedrà più in generale in
seguito.
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1.6. VETTORE DELLE FORZE NODALI

Per completare lo studio dell’EF sarà necessario definire in modo


coerente le azioni nodali equivalenti alle azioni esterne T distribuite
sul contorno e di volume Fv .

Si potrà procedere secondo un approccio LUMPED, secondo le


stesse logiche viste nell’elemento CST, oppure con un approccio
consistent, con le solite formule:

{ }= [ ] { } =ℎ [ ] { } Ω
Ω

{ }= [ ] { } = [ ] { ′}

Se elaboriamo l’espressione dei carichi equivalenti ad una forza di


volume costante nell’elemento, si ricaverà:

0
⎡0 ⎤
⎢ ⎥
0
⎢ ⎥
0
{ }=ℎ [ ] { } Ω=ℎ ⎢ ⎥{ } Ω = { }
Ω Ω⎢
0⎥
⎢0 ⎥
⎢ 0⎥
⎣0 ⎦
Si noti quindi che, poiché il prodotto (ab) altro non è se non un
quarto dell’area del rettangolo nel riferimento cartesiano, di fatto si
stanno ripartendo le componenti della forza di volume in 4 parti
uguali nei nodi dell’elemento, coerentemente con un approccio di
tipo Lumped.

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1.7. OSSERVAZIONI

Alle stesse funzioni di forma si sarebbe giunti considerando


l’elemento in questione come un esempio di ELEMENTO FINITO
LAGRANGIANO. Nello stesso tempo la formulazione scelta per
l’elemento lo individua anche come il primo della serie denominata
SERENDIPITY.

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2. DEFORMAZIONI INIZIALI: DEF. TERMICHE

Deformazioni e sforzi negli elementi possono insorgere per effetto


di stati di deformazione impressa iniziali o stati di pre-
sollecitazione. Tra i primi, un posto di riguardo hanno le
deformazioni indotte da carico termico, ovvero un differenziale
termico T applicato a partire da una temperatura T0 di riferimento.

Si porrà in generale:
{ } ={ }
= Δ {1 1 1 0 0 0}
che vale per materiali isotropi caratterizzati da un unico coefficiente
di dilatazione termico . Si fa notare che la dilatazione termica è di
tipo isotropo, ovvero non produce scorrimenti angolari (deviatore
nullo).

Nel caso di elasticità piana, si porrà:


{ } ={ } = Δ {1 1 0}
In caso di plane strain lo sforzo z sarà dovuto anche alle
deformazioni termiche, per cui alla fine si dovrà piuttosto porre:
{ } = (1 + ) Δ {1 1 0}
Per materiali anisotropi si avrà in generale:
{ } ={ }=Δ { 0}

Le forze nodali equivalenti alle deformazioni termiche ed eventuali


stati di pre-sollecitazione sono deducibili attraverso l’applicazione
del PLV come già visto:

{ } = ∫ [ ] [ ]{ } −∫ [ ] { }

Per le deformazioni termiche nel caso di elasticità piana si avrà


pertanto:

{ }=ℎ [ ] [ ]{ } Ω
Ω
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