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Copertina: “Resurrezione e Noli me tangere”

Giotto, Cappella degli Scrovegni (PD) (1303-1305)


immagine tratta dal sito: meb.comune.padova.i
Direttore responsabile: Maria Castelli - Registrazione Tribunale di Como numero 3/2018 del 1/3/2018

Redazione: Casa Parrocchiale - 22029 Uggiate Trevano - p.zza della Repubblica, 1


Stampato da: Tecnografica srl - via degli Artigiani, 4 - 22074 Lomazzo (CO)

Comunità Pastorale di
Uggiate e Ronago
Segreteria Parrocchiale Caritas
da lunedì a Venerdì Orari apertura
ore 9.00 - 11.00 lunedì 9.30 - 11.30
tel. 031/94.87.21 venerdì 9.30 - 11.30
Le Campane
di Uggiate e Ronago
è anche sfogliabile online all’indirizzo:
www.oratorio-uggiate.it
Indirizzo e-mail della Redazione:
Le Campane
di Uggiate e Ronago

campane.uggiate_ronago@yahoo.it
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l’Agenda della Settimana scrivi a:
vocechebussa@gmail.com
PASQUA   
E con un ramo di mandorlo in fiore,
a le finestre batto e dico: «Aprite!
Cristo è risorto e germinan le vite
nuove e ritorna con l’april  l’amore.
Amatevi tra voi pei dolci e belli
sogni ch’oggi fioriscon sulla terra,
uomini della penna e della guerra,
uomini della vanga e dei martelli.
Aprite i cuori. In essi irrompa intera
di questo dì l’eterna giovinezza ».
lo passo e canto che la vita è bellezza.
Passa e canta con me la primavera.

Ada Negri
Intro
STUPIRCI … DI NUOVO
Forse dovremmo ricominciare a stupirci.
Come i bambini, quando sgranano gli occhi davanti a qualcosa che suscita
la loro meraviglia. Come i bambini quando scoprono il mondo con le sue
sorprese, belle e brutte.
Noi adulti, invece, facciamo fatica a meravigliarci. Siamo abituati a tutto,
hanno esagerato nel farci provare emozioni forti e adesso diamo per scon-
tate tante cose che scontate non sono. Non ci meravigliamo più del sole,
della luna, della pioggia, del vento. Chissà, forse riusciamo a stupirci un po’
davanti alla neve, a commuoverci persino, sotto sotto, perché ci viene in
mente quando eravamo bambini, ma poi … i disagi, le code, le scivolate.
Uffa, la neve! Il nostro sguardo è spesso distratto, troppo concentrato su
noi stessi. Facciamo fatica ad apprezzare l’altro, i suoi gesti, le sue parole.
Eppure sarebbe proprio bello riuscire a stupirci ancora per l’amore che c’è
nel mondo. Un amore che spesso ci sfiora, ci tocca, un amore di cui siamo
capaci. Dare per scontato l’amore è la cosa più assurda che una persona
possa fare. Perché è non accorgersi più del bene, è rinunciare a provare
gioie grandi e quotidiane, è ignorare che la felicità esiste e consiste proprio
nell’amare e nell’essere amati.
E poi se ci abituiamo al bene significa che ci abituiamo anche al male. E lo
diamo per scontato e ci sembra ovvio. Cadiamo nel “così fan tutti”. E non
sappiamo più indignarci e facciamo finta di niente e diventiamo complici.
Il Maligno ha bisogno della nostra assuefazione, dei nostri silenzi, della no-
stra mancanza di coraggio.
Chiediamo a Dio il dono dello stupore. Lo stesso stupore delle donne che
non trovano Gesù nel sepolcro. Lo stesso stupore degli apostoli che si tro-
vano davanti il Risorto. Chiediamo il dono dello stupore per apprezzare
davvero quello che abbiamo, per capire che non ci è tutto dovuto, che basta
poco per essere felici. Riscopriamo la bellezza delicata delle piccole cose,
dei piccoli gesti quotidiani. E ringraziamo Dio e le persone che ci stanno
attorno. Chi non sa più stupirsi perde anche la capacità di ringraziare.
E stupiamoci, allora! È Pasqua! È primavera! Siamo vivi! Non lasciamoci
rubare la gioia.

don Sandro, parroco

4 - Intro
IL DONO DELL’ULIVO
In occasione della Domenica delle
Palme, alle famiglie della Comunità
Pastorale viene offerto un ramoscel-
lo d’ulivo benedetto. Il significato
simbolico del ramoscello di ulivo è la
pace. Pace con Dio, con noi stessi e
con i fratelli. A Ronago e ai Mulini l’uli-
vo benedetto viene consegnato insie-
me alla copia di Pasqua del Bollettino
“Le campane di Uggiate e di Ronago”.
A Uggiate e a Trevano è invece tra-
dizione raggiungere le case, dopo che
l’ulivo è stato benedetto nel cortile
dell’Oratorio, prima della messa delle
10.30. In tale occasione si ricorda l’en-
trata di Gesù a Gerusalemme, quando
fu ricevuto calorosamente dalla folla
che agitava foglie di palma e ramo-
scelli d’ulivo.
La parola del Papa
RIVOLGIAMOCI ALLA PASQUA DI GESÙ E FACCIAMOCI
PROSSIMI DEI FRATELLI E DELLE SORELLE IN DIFFICOLTÀ

In vista delle feste Pasquali, come ogni anno, il Papa ha rilasciato il


messaggio per potersi preparare fruttuosamente durante la Quaresi-
ma. Partendo da un versetto della Lettera ai romani, Francesco ribadi-
sce che il tempo che precede la Pasqua deve essere l’occasione per
accogliere “nel concreto” della propria vita “la vittoria di Cristo sul
peccato e sulla morte”, attirando così “anche sul creato la sua forza
trasformatrice”.
Il cammino verso la Pasqua, dunque, ci chiama “a restaurare il nostro
volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conver-
sione e il perdono”, una chiamata che coinvolge tutta la “creazione”
a uscire “dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della
gloria dei figli di Dio”.
“Infatti, quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto
comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma
anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di
poterne fare uso a nostro piacimento. L’intemperanza prende allora il
sopravvento, conducendo a uno stile di vita che vìola i limiti che la no-
stra condizione umana e la natura ci chiedono di rispettare, seguendo
quei desideri incontrollati che nel libro della Sapienza vengono attri-
buiti agli empi, ovvero a coloro che non hanno Dio come punto di rife-
rimento delle loro azioni, né una speranza per il futuro (cfr 2,1-11). Se
non siamo protesi continuamente verso la Pasqua, verso l’orizzonte
della Risurrezione, è chiaro che la logica del tutto e subito, dell’ave-
re sempre di più finisce per imporsi”.
Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a
sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Cre-
atore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri.
Quando l’uomo decide di abbandonare “la legge di Dio”, “la legge
dell’amore”, inevitabilmente si afferma “la legge del più forte sul più
debole”.
Se la Quaresima del Figlio di Dio “è stata un entrare nel deserto del cre-
ato per farlo tornare a essere quel giardino della comunione con Dio

6 - La parola del Papa


che era prima del peccato delle origini”, i cristiani sono chiamati a “in-
carnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella
loro vita personale, familiare e sociale”, in modo speciale attraverso
“il digiuno, la preghiera e l’elemosina”. Digiunare, scrive Papa France-
sco, vuol dire rinunciare alla tentazione di “divorare” tutto per “sa-
ziare la nostra ingordigia”; pregare significa “saper rinunciare all’i-
dolatria e all’autosufficienza del nostro io”; e fare elemosina ci aiuta
a “uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi,
nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene”. Su que-
sti binari, è possibile “ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo
nella creazione e nel nostro cuore”: l’amore, unica sorgente della “vera
felicità”.
“Abbandoniamo perciò l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e
rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e
delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spiri-
tuali e materiali”.

La parola del Papa - 7


Riflessioni
ATTORNO AI NOSTRI GIOVANI:
CONTESTI POCO … SPORTIVI
Il tema della violenza negli stadi è purtroppo sempre attuale, come testimoniato
dalle recenti discussioni in merito ai cori razzisti che frequentemente si ascoltano
durante le partite di serie A. Spostando l’attenzione verso palcoscenici meno presti-
giosi e più vicini a noi, tuttavia, la situazione è altrettanto allarmante. Con il passare
degli anni, infatti, si moltiplicano gli episodi di maleducazione osservabili nei cam-
petti di periferia, in particolare di calcio e basket, dove giocano per diletto (e non per
professione) persone comuni.
L’aspetto più grave è che, molto spesso, si assiste a scene di violenza verbale (ma in
alcuni casi anche fisica) durante le partite dei settori giovanili: non tanto in campo,
quanto sugli spalti, dove non si radunano facinorosi ultras noti alle forze dell’ordine,
ma semplicemente i genitori dei ragazzi che calcano il terreno di gioco!
Numerosi sono i comportamenti “poco sportivi” che possono essere osservati du-
rante un qualsiasi fine settimana: dagli improperi lanciati verso il proprio allenatore
per le sue decisioni tattiche agli insulti verso gli arbitri, dai litigi con i sostenitori del-
la squadra avversaria fino addirittura all’incitamento verso i propri giocatori a “far
male” ai contendenti. Insomma, capita che gli adulti di riferimento si trasformino in
pessimi esempi per i propri figli, che vivono in campo questo tipo di situazione con
molto disagio: ciò fa pensare che a volte occorra educare i grandi, prima che i più
piccoli.
Gli allenatori a volte cercano di lanciare messaggi forti. Un esempio? Poche settima-
ne fa, in una palestra in provincia di Brescia, un coach di basket ha deciso di ritirare
la propria squadra composta da ragazzi tredicenni, nonostante stesse peraltro ma-
turando una vittoria. Il motivo: i continui e pesanti insulti verbali rivolti dai genitori
sugli spalti al direttore di gara, il quale, peraltro, era un giovanissimo ragazzo del
2005 alle prime esperienze arbitrali. L’allenatore ha così spiegato il suo clamoroso
gesto: “Né a me, né ai miei ragazzi importa vincere, ma fare ciò che ci piace nel clima
più sereno possibile. Oggi non hanno perso i ragazzi in campo, ma lo sport”. Nello
spogliatoio, l’allenatore ha poi spiegato il motivo della decisione ai propri ragazzi,
che hanno compreso e apprezzato il coraggio. Il coach ha ricevuto la solidarietà di
tante persone e della dirigenza, nella speranza che l’episodio possa aver contribuito
all’educazione della “tifoseria”.
Un segnale forte, pertanto, può giungere da quegli adulti che non si riconoscono nei
valori espressi dai più facinorosi: allenatori, dirigenti e altri genitori, perché è sem-
pre bene ricordare che la maggior parte di loro adotta un comportamento corretto
e vede nello sport un importante mezzo per educare e crescere i propri figli.
Luca B.

8 - Riflessioni
AGORÀ VIRTUALE?
In un editoriale sul Corriere della Sera dello scorso 6 marzo, il polito-
logo Ernesto Galli della Loggia si rammaricava per la scomparsa, nel
quartiere di Roma dove vive, di molti esercizi commerciali, utili allo
svolgimento della vita quotidiana. La sua riflessione partiva dall’ovvia
constatazione che non si possa certo bloccare il progresso e l’evolu-
zione tecnologica, così come sarebbe poco corretto non considerare
le ragioni di carattere economico che hanno modificato gli ambienti,
le abitudini di vita delle persone e i rapporti sociali.
Tuttavia, egli sottolineava come la stabilità dei luoghi e delle loro de-
stinazioni d’uso, che una volta rimanevano le stesse per molti decen-
ni, fosse un elemento rassicurante per la comunità che viveva in quel
contesto. Credo che l’articolo si possa prestare ad alcune riflessioni di
carattere generale, che riguardano anche le nostre comunità. Quando
si registra una contrazione, per i più disparati motivi, di alcuni servizi
necessari ai cittadini, quando chiudono piccoli negozi, quando le atti-
vità artigianali si riducono, gli stili ed i ritmi di vita delle persone cam-
biano radicalmente.
Si assiste a un mutamento doloroso, che produce precarietà e insicu-
rezza nella popolazione. Una sensazione di spaesamento, un impove-
rimento delle relazioni, che determina una disgregazione del tessuto
sociale, un’attenuazione di quel senso di appartenenza ad una comu-
nità che aveva caratterizzato la società fino a qualche decennio fa.
Scambiare qualche parola con la sarta o con il macellaio del paese,
acquistare il giornale all’edicola (invece di leggerlo sul tablet), con-
frontando qualche opinione sportiva o politica, chiedere consigli sulla
bontà dei prodotti da acquistare al salumaio di fiducia rappresentava
un indiscutibile vantaggio psicologico. Si era sicuri di essere conside-
rati importanti non solo come clienti, ma prima di tutto come persone.
Oggi l’agorà, la piazza dei Greci, il luogo destinato ai rapporti socia-
li, sembra essersi spostata in un altrove indefinito, virtuale e sempre
più individualistico e spersonalizzante. Difficile anche per chi ha una
responsabilità educativa, politico-amministrativa o religiosa creare le
condizioni per operare la ricucitura di un tessuto sociale così sfilaccia-
to. Eppure, a me sembra un impegno inderogabile al quale non ci si
può sottrarre, una sfida decisiva per un futuro umanamente più de-
gno.
Maurizio R.

Riflessioni - 9
UGGIATE: IL CAMPANILE E LE SUE CAMPANE
Dal 6 maggio di quest’anno saranno posi-
zionati all’esterno della chiesa parrocchiale
di Uggiate-Trevano i ponteggi per la messa
in sicurezza della torre campanaria e per le
relative opere di restauro, autorizzate dalla
Sovrintendenza. Accogliamo, quindi, con pia-
cere tra le pagine del nostro bollettino il ricco
scritto di don Gianluigi Braga, sacerdote nati-
vo della Parrocchia e conoscitore della storia
religiosa locale.

Campane e campanile un tempo erano con-


notati essenziali dell’identità di un paese,
tanto da far nascere aneddoti curiosi e so-
prannomi degli abitanti. Basti pensare al
più famoso campanile della nostra zona “ul Ciuchéé” di Cagno, forse la più anti-
ca torre campanaria oggi esistente della pieve di Uggiate; e sempre per restare
a Cagno, l’altro campanile della chiesa di San Michele, che ha dato origine alla
storia dell’asino issato con una corda sul campanile per mangiarvi l’erba che era
cresciuta in cima, dando così la spiegazione dei nomignoli delle varie popolazio-
ni dei paesi circostanti.
L’attuale campanile della chiesa parrocchiale di Uggiate quantunque sia un pun-
to di riferimento visibile da diversi chilometri di distanza e dalla caratteristica
struttura quadrata non è molto antico, essendo stato costruito dopo i lavori re-
lativi alla nuova chiesa parrocchiale, quindi nella seconda metà del ‘700.
Il precedente, al contrario, doveva essere vecchio di secoli se, già nel 1592, il
vescovo Feliciano Ninguarda vi trova tre campane di cui una rotta e pochi anni
dopo, nel 1597, il vescovo Filippo Archinti precisa che per metà è in rovina, ma
soprattutto il vescovo Lazzaro Carafino nel 1631 lo definisce in modo lapidario:
«La torre è antichissima, ha tre campane».
In passato qualcuno ha equivocato le parole del vescovo Ninguarda che, nella
visita pastorale sopra ricordata, lo definì “quadrato” e in diverse pubblicazioni
dei bollettini parrocchiali si propose l’ipotesi che fosse l’attuale rimasto punto
di riferimento per la costruzione della nuova chiesa. In realtà lo stesso mons.
Ninguarda lo descrive chiaramente ubicato fuori della porta principale, stacca-
to dalla chiesa. Mons. Archinti è ancora più preciso, scrive, infatti: «Nel cimite-

10 - Uggiate: il campanile e le sue campane


ro, davanti alla porta principale c’è la torre campanaria». Addirittura il vescovo
Ambrogio Torriani nella sua visita del 1671 specifica le misure: «Il campanile di-
sta dalla facciata della chiesa circa otto cubiti (cioè circa quattro metri), è alto
quadrato simile a una torre». Questo particolare richiama la torre campanaria di
Canonica di Cuveglio che effettivamente ha i merli come la torre di un castello
e come ubicazione fa pensare alla chiesa di San Lorenzo di Mandello che ha il
campanile in facciata ma addossato alla chiesa. Da notare che entrambe sono,
come quella di Uggiate, chiese plebane. Tuttavia è impossibile che sia rimasto
in piedi dopo la costruzione della nuova chiesa che si è allungata proprio verso
ovest, cioè nella direzione della facciata, contenendo completamente la struttu-
ra del vecchio edificio.
Purtroppo tutte le visite posteriori non parlano più del campanile, l’attenzione
era rivolta totalmente all’edificazione della nuova parrocchiale. Bisogna giunge-
re al 1768 con il vescovo Giovanni Battista Mugiasca per trovare un accenno alle
campane. Afferma solamente che la manutenzione delle campane è a carico del
Comune e quella delle corde a carico del Capitolo, segno evidente che il nuovo
campanile era già stato costruito, ma le campane erano ancora quelle di prima e
le loro condizioni erano sempre più precarie. Infatti, verso il 1825 (prevosto don
Franco Maranesi 1808-1829) venne inviata una lettera a tutti i proprietari terrieri
perché si potesse lavorare fuori orario per raccogliere fondi per un nuovo con-
certo di campane. Così dice la missiva: « Illustr.mi Sigg., la chiesa prepositurale
collegiata di Uggiate, capo di pieve, trovasi fornita di una sola campana assai
tenue cosa, che non giunge il di lei suono ad essere inteso nei più remoti territori
sottoposti ad essa parrocchiale chiesa, cagionandosi perciò non poca confusio-
ne a quei terrieri che non possono ben accertare l’ora della S. Messa e dei divini
uffici, ed in seguito di sovente accade che nei giorni festivi involontariamente ne
rimanghino privi a detrimento del bene spirituale di quelle anime; quindi veg-
gonsi precisati i parrocchiani servidori umilissimi delle S.V. Illustr.me per sempre
maggior culto dell’Altissimo a provvidere un concerto decoroso di campane, che
corrisponda alla magnificenza del tempio di nuovo costrutto con cui si possano
alle occorrenze, che purtroppo frequenti insorgono, divertire altresì le grandini
desolatrici dei frutti».
Il campanile negli anni seguenti fu innalzato di tutta la cella campanaria e il pre-
vosto don Carlo Somaini realizzò il nuovo concerto di cinque campane, fuse nel-
la fonderia dei fratelli Bizzozzero di Varese, nel 1840.
Ogni campana reca una dicitura latina che esprime a chi è stata dedicata.
La prima (la più piccola) dice: «Santa Maria prega per noi – grazie all’interesse
del comune e degli amministratori della chiesa, e col denaro loro e del popolo di

Uggiate: il campanile e le sue campane - 11


Uggiate – 1840».
La seconda dice: «San Francesco Saverio e voi tutti Santi pregate per noi - 1840».
La terza dice: «San Michele, intercedi per noi – 1840 – Sotto il Sig. Conte De Har-
tig, Governatore della Lombardia».
La quarta dice: «Lodo il Dio vero, chiamo il popolo, raduno il clero, piango i
defunti, scaccio la tempesta e onoro le feste – Anno quinto dell’episcopato di
Mons. Carlo Romanò».
La quinta, o Campanone, dice: «A Dio onnipotente e a Maria Madre di Dio –
nell’anno del Signore 1840. Sotto Ferdinando Imperatore e Re e sotto Rainer
vicerè, durante il pontificato di Gregorio XVI, il prevosto Don Carlo Somaini figlio
di Giuseppe, dedicò ai santi Apostoli Pietro e Paolo patroni».
Le iscrizioni delle campane sono una testimonianza della devozione degli Ug-
giatesi verso i loro santi e del rispetto verso la gerarchia ecclesiastica e quella
civile, rappresentata dal governo austriaco.
A lavori ultimati il nuovo campanile misura in tutto metri 40, di cui metri 30 dal
piano della strada fino a quello della cella campanaria, la quale s’innalza di circa
mt. 9 alla cornice di gronda, più un metro di balaustra in granito. Il costo com-
plessivo delle campane fu di lire 14.376 pagate nel 1840 alla fonderia Bizzoz-
zero. Il costo del castello in legno fu di 108 marenghi corrispondenti a lire 220
pagate nel 1841 al falegname Antonio Maria. Il costo della posa in opera fu di lire
680 pagate alla ditta Bianchi di Varese. Il peso totale delle campane è di Rubbi
669.58.26. Il rubbio era una misura di peso in uso nel Milanese e corrispondente
a Kg 8,1698, quindi in totale pari a quintali 54,70 circa.
Col passare degli anni si resero necessarie varie opere di manutenzione di cam-
pane e campanile. Nel 1922 venne sostituito il castello di legno con uno in ferro
donato dall’on. Francesco Somaini. (Quando si sposarono i miei nonni il 28 ot-
tobre 1922 non poterono suonare le campane proprio a motivo di quei lavori e
fecero solo qualche rintocco col campanone). Nel 1929 venne eseguito un so-
pralluogo per verificare la stabilità del campanile e redatta una relazione che
ha permesso di seguire l’andamento progressivo delle criticità. Cosicché nel
dicembre 1936 un secondo sopralluogo confermò il peggioramento delle con-
dizioni della struttura e si rese necessario un intervento radicale per renderla
stabile. L’anno successivo fu portato a termine il consolidamento con iniezioni
di cemento a pressione. Per poter saldare il debito Don Tam chiese dei prestiti a
privati, che in breve tempo restituì con gli interessi!
Nel 1956 l’arciprete don Sosio dovette sostituire gli attacchi delle cinque campa-
ne e applicare i cuscinetti a sfera a sostituzione delle vecchie bronzine consun-
te dall’uso, furono sostituiti i ceppi delle due campane minori, furono girate le

12 - Uggiate: il campanile e le sue campane


campane di 90 gradi cosicché si migliorò il suono, battendo su una parte nuova.
Furono riparate le ruote, fu riverniciato tutto il castello, furono arrotondati i bat-
tenti e dotati di un sistema di sicurezza. Ancora don Virginio Sosio promosse
l’elettrificazione delle campane nel 1976, mantenendo il doppio cerchione per
poterle suonare ancora a mano.
L’ultimo grande intervento alle campane fu negli anni ‘90 con l’arciprete don
Vercellini. Venne rifatto tutto il castello isolandolo dal resto del campanile, in
modo che le oscillazioni non si trasmettessero più alla struttura del campanile.
Furono cambiati i contrappesi delle campane e scomparve così la grande pie-
tra sopra il campanone
con la data 1840.
Si può dire che ogni
epoca ha visto un’o-
pera di attenzione al
campanile o alle cam-
pane. Ora è giunto il
momento che anche
la nostra generazione
si occupi della struttu-
ra del campanile che
da qualche tempo ha
manifestato problemi
seri. Con la speranza
di poterci sempre ral-
legrare del suono delle
nostre campane, che
hanno superato mo-
menti difficili come
guerre e pestilenze,
ma hanno anche se-
gnato con il loro suono
festoso i tempi più belli
delle nostre vite.

don Gianluigi Braga

“Il campanile durante i lavori di consolidamento nel 1937”

Uggiate: il campanile e le sue campane- 13


Santi del nostro tempo
CHIARA CORBELLA PETRILLO,
LA SANTA DELL PORTA ACCANTO
Chiara Corbella nasce a Roma il 9 gennaio 1984. Insieme alla mam-
ma Maria Anselma e alla sorella Elisa frequenta sin da piccolissima
una comunità del Rinnovamento dello Spirito: qui inizia a scoprire
la bellezza di rivolgersi a Gesù come a un amico, affidandogli le pro-
prie preoccupazioni e i propri desideri.
Nell’estate del 2002, durante una vacanza in Croazia, conosce En-
rico, un ragazzo romano suo coetaneo. Tornati a casa iniziano a
frequentarsi, fidanzandosi poco dopo. Sotto certi aspetti il loro è
un rapporto ordinario, puntellato da litigi, rotture e pacificazioni.
Gli anni del fidanzamento, però, sono vissuti da Chiara come anni
difficili e critici, in cui il Signore la mette alla prova circa i valori in
cui “crede di credere” e le fa scoprire pian piano il progetto di vita al
quale la vuole chiamare. Dopo sei anni di fidanzamento Chiara ed
Enrico si sposano ad Assisi, dove avevano seguito un corso voca-
zionale guidati dal padre spirituale Vito, frate minore francescano.
Di ritorno dal viaggio di nozze, Chiara scopre di essere incinta, ma
la gioia è presto sostituita da una grande preoccupazione: le eco-
grafie mostrano, infatti, una grave malformazione del feto. Chia-
ra ed Enrico non hanno dubbi: la loro bambina, che chiameranno
Maria Grazia Letizia, è un dono del Signore e pertanto va accolta
con amore, premura e gratitudine. La gravidanza viene portata a
termine e il 10 giugno la piccola Maria Grazia Letizia nasce e muo-
re dopo poco più di mezz’ora. Qualche mese dopo Chiara è nuova-
mente incinta ma anche questo secondo figlio, nuovo dono prezio-
so del Signore, riporta gravi malformazioni viscerali e la mancanza
degli arti inferiori. Nascerà il 24 giugno 2010 e anche lui morirà
poco dopo. In una testimonianza Chiara afferma: “Nel matrimonio
il Signore ha voluto donarci dei figli speciali: Maria Grazia Letizia e
Davide Giovanni, ma ci ha chiesto di accompagnarli soltanto fino
alla nascita: ci ha permesso di abbracciarli, battezzarli e consegnar-
li nelle mani del Padre in una serenità e gioia sconvolgenti”.
Chiara ed Enrico non hanno mai messo in discussione il valore del-

14 - Santi del nostro tempo


la vita dei loro figli. Non si
sono trovati davanti a un
bivio, ma a un’unica strada
dritta. Chiara diceva, ricor-
da Enrico, che la verità è
dentro ognuno di noi e non
ci si può confondere.
Fra le patologie di Maria
Grazia Letizia e Davide
Giovanni non c’è legame,
a dimostrarlo non solo gli
esiti dei test genetici ai quali i genitori si sottoposero, ma soprat-
tutto il fatto che il terzo figlio della coppia, Francesco, è completa-
mente sano. La gravidanza però arriva poco dopo la scoperta da
parte di Chiara di una lesione alla lingua. Si tratta di un tumore e,
durante la gravidanza, affronta la prima fase di un intervento per
asportare la massa tumorale. Per la seconda fase della battaglia
contro il “drago”, come lo chiama lei, però occorrerà aspettare che
Francesco sia nato. “Per la maggior parte dei medici”, confida Chia-
ra “Francesco era solo un feto di sette mesi. Quella che doveva es-
sere salvata ero io. Ma io non avevo nessuna intenzione di mettere
a rischio la vita di Francesco per delle statistiche per niente certe
che mi volevano dimostrare che dovevo far nascere mio figlio pre-
maturo per potermi operare”. Francesco Petrillo nasce il 30 mag-
gio 2011 e il 3 giugno, immediatamente, Chiara affronta la seconda
fase dell’intervento. Nonostante l’operazione, la chemioterapia e
la radioterapia il tumore si estenderà comunque a varie parti del
corpo. La malattia ora le lascia pochissimo tempo.
Chiara, Enrico e Francesco trascorrono in disparte gli ultimi mo-
menti a loro concessi. Chiara si prepara all’incontro definitivo con il
Signore, sostenuta dai sacramenti amministrati quotidianamente
da padre Vito, che condivide con loro questo tempo intenso. I due
sposi sono più che mai forti della fedeltà di Dio, che li ha sempre
accompagnati in una misteriosa letizia.
Chiara muore il 13 giugno 2012, dopo aver salutato tutti, parenti e
amici, dopo aver detto a ciascuno di loro “Ti voglio bene”.

Chiara Corbella Petrillo - 15


Nell’esperienza di vita di Chiara ed Enrico non è mai entrata la dispe-
razione. Enrico, infatti, in una testimonianza, afferma che hanno
vissuto momenti di grande dolore, ma mitigato da una altrettanto
grande consolazione data dalla consapevolezza che il Signore era
con loro. “Sono proprio vere”, continua, “le parole del Vangelo in
cui Gesù afferma: - Il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero!”.

Il 21 settembre 2018 si apre a Roma la causa di beatificazione della


giovane mamma. Quella di Chiara Corbella è “La santità della porta
accanto, di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della
presenza di Dio”. L’ha detto il cardinale vicario di Roma Angelo De
Donatis aprendo la fase diocesana della causa di beatificazione. La
vita di Chiara, come un testamento spirituale, si può riassumere in
una frase citata dal cardinale vicario: “Qualsiasi cosa farai avrà sen-
so solo se la vedrai in funzione della vita eterna”. Quella che Chiara
ha raggiunto a soli ventotto anni e che ora si prepara a mostrare
come esempio a tutti gli altri.

16 - Santi del nostro tempo


Resoconto economico
Parrocchia di Uggiate T.
ENTRATE
Mese di gennaio 2019
Uso locali oratorio € 280; € 500; N.N. € 500; da Associazione S. Michele per illu-
minazione Chiesa Trevano (secondo acconto) € 3000; Benedizione auto € 1239;
Triduo S. Antonio € 530; N.N. € 200; N.N. € 150; N.N. € 250; N.N. € 50; Sant’Agata
€ 830 (utilizzati per il restauro dei candelieri della Madonna del Rosario).

Mese di febbraio 2019


Uso locali oratorio € 100; Ammalati € 170; N.N. € 170; N.N. € 150; N.N. € 100; N.N.
€ 200; N.N. € 200; N.N. € 50; N.N. € 50; N.N. € 20; N.N. € 1000; N.N. € 150; N.N.
€ 300; Uso locali Mulini € 235; Per Bollettino “Le Campane” € 5120; da Comune di
Uggiate per oneri di urbanizzazione, anno 2018, € 1631,87; da Cooperativa Intesa
Sociale per utilizzo sale oratorio acconto € 4000.

USCITE
Mese di gennaio 2019
Fatture E-ON € 377; Addobbi Floreali € 35; Festa del Bambino € 300; Cartoleria
€ 28; Infostrada € 82; Fatture Enel € 122; Il Settimanale € 191; Pezzoli Petroli
€ 1976; Copyland € 194; Rinnovo canone RAI € 203; 11^ rata Comune Uggiate
(rateizzazione ICI 2009-2010-2011) € 630,50.

Mese di febbraio 2019


D.B. per lumini e candele € 4350; Arch, Brambilla € 1562; Istallazione nuova tele-
camere chiesa parrocchiale € 140; Prodotti pulizia € 39; Periodici S. Paolo € 147;
Francobolli € 135; Fatture ENEL € 1927; Restauratrici (primo acconto per lavori
Campata San Paolo) € 13000; Valmaggia per riparazione arredi sacri € 2200; Fat-
ture E-ON € 464; 12^ rata Comune Uggiate (rateizzazione ICI 2009-2010-2011)
€ 630,50.

Nel mese di gennaio sono stati raccolti e versati € 720.00 per Santa Infanzia.

Per San Biagio (panettoni) sono stati raccolti € 465.00 e donati alla Caritas Par-
rocchiale.

Resoconto economico Parrocchia Uggiate T. - 17


Anagrafe
della Comunità Pastorale
Per sempre con Dio nel suo Regno

Carmine Perrotta vedovo di Luigina Andreoli


di anni 83 – Solbiate con Cagno (30 gennaio 2019)

Maria Cherubin vedova di Ferruccio Magaton


di anni 93 – Uggiate Trevano (11 febbraio 2019)

Lina Tognetti vedova di Pietro Bralla


di anni 83 – Uggiate Trevano (16 febbraio 2019)

Alessandra Dassié coniugata con Roberto Catelli


di anni 47 – Uggiate Trevano (18 febbraio 2019)

Costanzo Montalto coniugato con Rosina Rosanò


di anni 61 – Uggiate Trevano (1 marzo 2019)

Enrico Romanò coniugato con Giuseppina Cazzaniga


di anni 82 – Uggiate Trevano (4 marzo 2019)

Olga Maria Mastella coniugata con Marco Pedrazzi


di anni 74 – Uggiate Trevano (7 marzo 2019)

Maria Angela Ratti vedova di Vittorio Germani


di anni 88 – Uggiate Trevano (12 marzo 2019)

Ida Moletta vedova di Sergio Milan


di anni 80 – Uggiate Trevano (17 marzo 2019)

Adriano Bedetti vedovo di Maria Tettamanti


di anni 87 - Uggiate Trevano (20 marzo 2019)

Adele Roncoroni coniugata con Fernando Luchena


di anni 80 - Uggiate Trevano (23 marzo 2019)

18 - Anagrafe
Rinati in Cristo per il dono del Battesimo

Vittoria Anastasia Leto di Andrea e Erica Marozzi – Ronago (24 febbraio 2019)

Cheryl Collura di Giuseppe e Arianna Vaneria – Uggiate T. (10 marzo 2019)

Filippo Usala di Massimiliano e Maria Rezzonico – Ronago (31 marzo 2019)

Anagrafe - 19
Detti e Proverbi
IL VANGELO IN DIALETTO COMASCO 
di Orazio Sala (Edizioni Famiglia Comasca)
a cura del Pepin da Roma

Ho scelto la parabola del Seminatore per congedarmi da questa rubrica:


dal prossimo numero non troverete più le quartine sul Vangelo del poeta
Orazio Sala con il mio breve commento, né la ricetta. Il fatto è che ho fini-
to i semi... evangelici e quelli culinari. Però sto procurando quelli relativi a
racconti curiosi, caratteristici, pseudostorici da scrivere in dialetto uruk e
che, all’editor piacendo, troverete già nel prossimo numero. Ringrazio la
Famiglia Comasca per avermi lasciato giocare con i versi del compianto e
stimato Orazio Sala. A la prossima e buona Pasqua a tutti.

LA SUMENZA LA PÓ NÁ A FINÍ... (Mt 13, 1-23)


Pó ‘n dì Gesü l’è vegnii fö de cà
e l’è naa a setàss in riva al laach.
Ga riva lì tant geent par ascultà
che Lüü par istà comud e insegnaach,
quell che ‘l duvea insegnà, a l’è saltaa
sü ‘n sü ‘na barca e l’à tacàa a parlà.
I geent lì in sü la riva eran restaa
tütt in silensi par pudé ‘scultà.
Lüü, come ‘l fava spess, al cata scià Ma ul ruvée, sa sà, ‘l gh’à tanti spinn
‘n esémpi, vünn di Sò. Al diss che un dì e i spinn in vegnüü gross, ma gross
un paisan l’è naa par sumenà assee
e i suméenz un puu inn naa a finì par levacch l’aria a sufegà i piantinn.
in sü la strada, e ijann mangiàa ij üsej; Gh’è staa ‘n puu da siménz che invece
un puu inn naa a finì in mezz ai sass inn naa
‘nduè gh’era poca tera, e anca quej a burlà giù in mezz a un terén bun.
gh’è rivaa ‘l suu e j’à brüsaa ‘n sül nass Quilì ànn faa i radiis, s’inn svilupàa
Un puu inn naa a fin’ ‘n mezz ai ruvée. e ànn faa ‘na bela resa, ma debun.

20 - Detti e proverbi
Le nostre ricette

La Rizeta: RISOTT AL LIMUN.

Ingredient par 4 person: 350 gr de riis par risott; scorza de 2 limun (minga
trataa) tajada a listej pinitt; 1 scigola piscinina; ½ biceer de vin bianch; 2
dadi vegetaj; 50 gr de buteer; 50 gr de parmigian grataa; oli extra vergin
d’uliva q.p.; saa q.b.; pevar q.b.

I dadi vegetaj a borlan denta


a un litar d’acqua: l’acqua sbrüienta
e in poch minütt a vann a dislenguass.
Intant sa tira via, ‘mè segund pass ,
la scorza del limun, fada a tuchitt
da sumejà a vermisöö pinitt,
che vann a ciapà sü ‘na rusulada
cul riis e la scigola ben tridada
in da l’oli... che ‘l frigg, minga ‘l pisoca;
mò denta ul vin par fagh ciapà la cioca.
Ul riis tustaa adess al fa un bagnett
cul brööd che, un puu par volta, al sa deev mett
denta al tegam e ‘l cöös adasi adasi...
vint minütt e ‘l piatt l’è prunt... o squasi.
Adess vegn fö la fantasia d’ugnün
par dì che ‘l vost risott l’è propri bun...
cul taca là, chi vöör, (segund i güst)
pevar, buteer, limun spremüü al punt giüst.
… e in cumpagnia d’un bell biceer de vin
cumè ch’ al va diss sempar ul vost Pepin.

Le nostre ricette - 21
FIERA DI SAN GIUSEPPE - LE ORIGINI
Ci ha già spiegato il Professor
Mario Mascetti che l’autoriz-
zazione all’istituzione di una
fiera ‘di bestiami e granaglie
e altri generi’ per Uggiate fu
firmata nella sede reale tori-
nese da Vittorio Emanuele II
il 17 marzo 1861, giorno della
sua incoronazione a re d’Italia.
La prima edizione si svolse, di
fatto, il 20 e il 21 marzo 1878
e il manifesto originale, di al-
tezza 96 cm per una larghez-
za di 68 cm di colore giallo, è
ancora presente negli archivi.
Tra le due date un silenzio ap-
parentemente inspiegabile,
probabilmente da ricondurre
a intrecci commerciali ancora
da definire tra il giovane Re-
gno d’Italia e la Svizzera, che
aveva in Lugano la principale
piazza di rifornimento dei bo-
vini per le nostre esigenze e
che trovarono soluzione con il ‘favorevole trattato di commercio italo - svizzero
siglato nel 1868’.

Poiché il titolo scelto dai responsabili cita espressamente il termine ‘origini’ è op-
portuno tratteggiare d’indispensabile lo scenario in cui, prendendola alla larga,
trova contesto la fiera che a tutti gli effetti può considerarsi da sempre transfron-
taliera.
Stabilito infatti che Uggiate si trova storicamente al crocevia di traffici interna-
zionali, è inoltre accertato che, in tempi remoti, alla Canova di sotto si facesse
deposito dei grani e di altri generi compreso il sale. Da qui poi ripartivano per il
Canton Ticino, dove mancavano, e quindi erano richiestissimi senza badar troppo
alle modalità. A tal proposito aggiungiamo pure che, se ripartendo dalla Canova

22 - Origine fiera
il cavallo trainava il carro proseguendo relativamente dritto, le formalità buro-
cratiche venivano soddisfatte appieno; se invece entrava nel bosco di fronte
e a un certo punto, a giusta distanza, alla sua destra il carradore scorgeva il
Santuario di Somazzo e dopo il segno della croce voltava a sinistra e prosegui-
va, beh anche questo percorso, alternativo e senza scartoffie, appartiene alla
storia locale.
Altro elemento, anch’esso principale ma dal versante opposto, era il bestia-
me, bovino e rigorosamente di razza bruna alpina. Torelli e fattrici venivano,
infatti, acquistati dai nostri contadini principalmente al mercato di Lugano, ma
si trova testimonianza d’acquisto anche a Riva San Vitale. Stiamo parlando di
una tradizione lunga nei secoli e che ancora nel 1925 è citata nella relazione
annuale della Cattedra Ambulante di Agricoltura di Como, che indica tra l’altro
i seguenti ulteriori mercati svizzeri di approvvigionamento bovino per le nostre
esigenze: Schwyz, Einsiedeln, Art Goldau e la valle Moutathal.
Con i confederati esistevano storicamente degli accordi commerciali specifici,
dapprima gestiti dagli Asburgo Spagnoli e quindi dagli Asburgo Austriaci, che
seguirono i primi nella guida della Lombardia quest’ultimi; però, quando suc-
cesse il famoso Quarantotto, termine che ancora oggi usiamo e originato dai
moti risorgimentali, non la presero bene, anzi malissimo e, oltre ad annullare
tutti gli accordi commerciali fino ad allora in essere con la Confederazione, or-
ganizzarono un ‘cordone militare’ lungo tutto il confine, comprendendo quin-
di i territori di Uggiate-Trevano e di Ronago. In settantadue ore dal ripristino
del loro potere espulsero oltre seimila cittadini svizzeri dal territorio lombardo
dove, sia frontalieri che dimoranti, i ticinesi svolgevano le loro attività profes-
sionali. A dirla tutta i frontalieri svizzeri furono allontanati in ventiquattro ore,
giusto il tempo cioè di far fagotto, mentre ai dimoranti, molti dei quali presenti
nelle città di Milano e Como in qualità esercenti in vari commerci, di ore ne ven-
nero concesse settantadue … giusto il tempo di sbaraccare. L’accusa austriaca
non poteva certo essere rivolta a loro in modo specifico bensì genericamente ai
loro concittadini del Canton Ticino, che ospitavano e aiutavano anche i cospira-
tori risorgimentali italiani.

Arriviamo ora al 1878, il 20 e il 21 di marzo, giorni del primo evento fieristico in


assoluto. Da un lato i bovini, che secondo ordinanza rintracciata negli archivi
anche durante il Ventennio, dovevano entrare nel campo espositivo provvisto
di recinzione attraverso un unico ingresso; lo spazio doveva essere provvisto di
locale di isolamento per animali ‘sospetti da malattia infettiva’ e doveva essere
disposta la fossa per la ‘disinfezione pedale’. Dall’altro le granaglie ‘suddivise

Origine fiera - 23
in maniera opportuna’ (frumento, segale, melgone e altri generi) e fra loro i pro-
dotti orticoli. E, sembra incredibile, ma da lì a pochi decenni la provincia di Como
conterà il maggior numero di associati a livello nazionale. Con disposizione d’or-
dine pubblico si fa inoltre divieto di eseguire contrattazioni notte tempo, vale a
dire dall’Ave Maria della sera sino a quella del mattino. Pertanto, solo dal suono
della campana mattutina avrà inizio la fiera, in cui non mancheranno premi per
i migliori tori e vitelli e dove di certo non può mancare il ‘maloserio o marusee’
colui che fa da tramite tra offerta e domanda concludendo i contratti con strette
di mano. Sicuramente è presente e vigila l’incaricato delle gabelle (il fisco) così
come le guardie a sorvegliar che ‘lestofanti non procaccino affari con il giuoco
delle tre carte, del bindello e meno ancora dei tre gusci di noce’.
I discorsi dei nostri avventori in fiera riguardano la principale industria: “Quanti
seme bachi comprerà e metterà a cova il figlio della Desolina, e io avrò fatto bene
a sostituire dodici pertiche milanesi di frumento Gentil Rosso con il Semiaristato
48? Se proprio volevo cambiare perché non ho seminato metà di Bianco coma-
sco e metà di Rosso di val d’Olona? Avrò fatto bene seminarlo a righe anziché a
spaglio come faceva il mio vecchio? Non prendo più sonno la notte, e le ore son
poche da dormire.”
Spostandoci a piccoli salti nel tempo, gli argomenti aumentano con l’aumentare
delle malattie che colpiranno i frutti della nostrana terra. A farla da padrona sarà
sicuramente la terribile fillossera, che in breve affosserà una tradizione viticola
secolare nella nostra zona, quindi la diaspis che attacca il gelso e, in mancanza
d’altro, ‘si gratti la superficie del tronco e dei rami con spazzola dura’ e non man-
cherà neppure il maggiolino, che si dovrà raccogliere manualmente, posto nei
sacchi che saranno quindi pesati e consegnati alla commissione preposta. E ci
sarà pure un compenso economico. Ancora un piccolo salto avanti nel tempo, e
oltre agli altri, sempre alla fiera che è occasione d’incontro per eccellenza, racco-
glieremo i malumori dei contadini contro il ‘contributo dovuto per la manuten-
zione stradale’ perché sì, se il carro agricolo è provvisto di ruote con pneumatici
pagherà un tot, ma se le ruote sono di tipo tradizionale con il cerchione in ferro
allora la tassa annuale sarà quasi raddoppiata. Apriti cielo, i ricorsi sono tanti ma
tutti rigettati. Siamo ora nel 1926 e, stiamone certi, nell’edizione fieristica ago-
stana principalmente dedicata al bestiame e battezzata fiera di San Rocco, l’ar-
gomento principale riguarderà i danni causati dalla ‘terribile grandinata del 24
giugno scorso’ a causa della quale il Sindaco invia al Prefetto l’elenco dei danni e
la richiesta, non raccolta, di esentare i contadini dalla tassa sui terreni.
Muoviamoci ancora nel tempo, che un tempo cambiava anch’esso lentamente e
conservava le regole del passato come fosse sempre presente. Raccogliamo una

24 - Origini fiera
testimonianza religiosa databile agli anni Venti del secolo scorso di un sacer-
dote scrittore, don Eugenio Bernasconi, parroco di Chironico, in Canton Tici-
no. È lui che scrive e ci dice che: “Ai Morti di Somazzo veramente, per qualche
grazia grande, le donne ci andavano in qualsivoglia stagione dell’anno anche
nei dì di lavoro. Si mettevano appena il grembiale della festa, il fazzoletto da
giardino in testa e, con fare di mistero, di buon’ora, a gruppi di due o tre, per
la via dei boschi passavano il confine (Pignora) quasi di contrabbando. Arriva-
vano alla chiesa e s’inginocchiavano fuori, a un muro, in preghiera. Era quello
il muro dei Morti. Vuole la leggenda che tre bellissime ragazze fossero state
immurate vive. La leggenda, tra i contadini, ha radici di certezze più profonde
che la storia e crea riti e costumanze che i secoli non fanno che confermare e
ribadire. Pregavano adunque presso quel muro, per la grazia, con insistenza, a
lungo; poscia quasi pegno di favore, ne staccavano i calcinacci, se li mettevano
incartocciati in seno e si partivano rassicurate della celeste protezione. Dentro
la bella chiesa funzioni solennissime, Messa cantata. Fuori una moltitudine di
banchi e di gente, zeppo il sagrato, il vialone, il prato circostante. Montagne
d’ossa da mordere, di mentini in carte colorate detti ‘i bacini’ e banchi d’acqua
limonata.”

Renato A.

Origini fiera - 25
SANT’AGATA, LA FESTA DELLE DONNE

Preghiere e torte casalinghe; tè in compagnia e condivisione delle sofferenze
di ieri e di sempre; primule appena sbocciate e consolazioni; incontro con il
Signore e con la testimonianza cristiana: tutto questo e altro ancora ha reso
speciale più che mai nella nostra Comunità la festa di Sant’Agata, patrona del-
le donne cristiane.
Quasi duecento donne hanno partecipato alla Messa solenne, intensa e rac-
colta, celebrata da un prete d’eccezione, don Giovanni Ceroni, giunto dalla
Val d’Intelvi dov’è parroco, per raccontare un’esperienza che non ha mai rac-
contato a nessuno e che l’ha profondamente segnato. Ma ha segnato di com-
mozione le donne presenti, in un silenzio scosso da brividi nel cuore: nessuna,
forse, avrebbe mai immaginato gli intrecci di umanità, di tormenti, di angosce
vissuti da don Giovanni. Era il vicario di don Renzo Beretta, il parroco di Ponte
Chiasso ucciso vent’anni fa da un extracomunitario fra coloro che soccorreva.
E per la prima volta, nella chiesa di Uggiate, alle donne della nostra Comunità,
don Giovanni ha aperto il cuore, come se si confidasse con la propria madre e
con la propria sorella. Ha raccontato il suo stato d’animo, le sue paure, i suoi
presentimenti a fianco di don Beretta che accoglieva i profughi in attesa di
passare in Svizzera o respinti dalla Svizzera. Ha raccontato delle violenze alle
quali assistette, delle emergenze sempre più critiche, della grande fatica. Ha
raccontato di quel pomeriggio del 20 gennaio 1999, quando “in una situazio-
ne al collasso”, don Renzo fu colpito a coltellate e perse la vita. Ha raccontato
dei giorni e degli anni che seguirono, tra “storie infamanti e falsità”, delle de-
cisioni drastiche e delle ferite nell’animo e ha concluso: “Se ho continuato a
fare il prete, è perché qualche prete mi è stato vicino”. Tutte impressionate,
tutte scosse dalla testimonianza di don Giovanni e non si saprà mai perché
abbia scelto la nostra Comunità, le nostre donne, per aprire il proprio cuore
fino in fondo.
Forse perché ha intravisto una sensibilità, un attaccamento alla fede, una ca-
pacità di relazioni che altrove non sono così evidenti. Donne capaci di ascol-
tare e di farsi prossimo, nei momenti salienti di una Comunità e nei momenti
ordinari della vita, da madri, da nonne, da spose, da figlie, da sorelle e da ami-
che.
E dopo la Messa e la testimonianza, la merenda insieme, preparata e servita
da volontarie: tutte sedute a tavola e tanti complimenti a chi s’è dato da fare,
per mantenere la tradizione di Sant’Agata nella nostra Comunità, tra spiritua-
lità e cose buone. Molto buone, in tutti i sensi.

26 - Sant’Agata, la festa delle donne


VEGLIA PER I MISSIONARI MARTIRI
Anche la nostra Comunità pastorale ha parteci-
pato alla veglia per i Missionari Martiri, la sera del
23 marzo, nella chiesa di Cagno e alla giornata di
sostegno al progetto “Un tetto per tutti”, condivi-
so dal Vicariato di Olgiate – Uggiate, dalle parroc-
chie, dai Comuni e dalle associazioni di volontari-
ato.
Un progetto inaugurato l’anno scorso e che
diventerà centrale nel Vicariato durante la Quares-
ima: è destinato a raccogliere fondi per affrontare
l’emergenza invernale a Como, con l’allestimento
di servizi, dormitorio ed assistenza, nel centro pastorale Cardinal Ferrari. E per af-
frontare l’emergenza casa nel nostro territorio: almeno 20 famiglie sono aiutate
per pagare l’affitto di casa, evitare lo sfratto o trovare un’altra abitazione. La cri-
si economica, la perdita del lavoro, la sopravvenienza di una disgrazia, un lutto,
una malattia pongono le famiglie in seria difficoltà. Per questo, è stato costituito
il “Fondo sostegno affitti”, in modo da garantire un bene primario come la casa in
una rete di solidarietà umana e cristiana. E per raccogliere fondi, nel centro polis-
portivo di Cagno, domenica 24 marzo, è stato organizzato un pomeriggio di “gio-
chi di una volta” per i bambini, un incontro con Beppe Bergomi che ha presentato
il suo libro “Bella Zio”, ricostruzione delle origini e della storia di un campione del
mondo, intrattenimento con i Scusaritt di Binago e con la band di Luca Ghielmetti.
La sera del sabato, i partecipanti alla veglia hanno rinunciato alla cena per devol-
vere il corrispettivo ai senza tetto. Una cerimonia toccante: ad uno ad uno, sono
stati letti i nomi dei 40 missionari che nel 2018 hanno sacrificato la vita a causa
della fede e i loro nomi sono stati affissi sulla croce che troneggiava di fianco all’al-
tare. Letture, canti e preghiere si sono alternate, in memoria di Monsignor Oscar
Romero, una vita per il popolo salvadoregno, finita nel sangue, sull’altare. Monsi-
gnor Romero è stato proclamato santo l’anno scorso e il missionario comboniano
Padre Flavio Mazzata ne ha ricostruito la figura, la dedizione ai poveri, il grido di
giustizia. E un pensiero è stato rivolto alle popolazioni africane colpite dal tifone
di metà marzo, interi villaggi distrutti e vittime. Tra questi, anche la missione del
Malawi di Padre Carlo Castelli, missionario comboniano originario di Albiolo, ora
a Castelvortuno. Ha ricevuto dal Malawi immagini della devastazione e le ha tras-
messe alla parrocchia. Anche per questo, nella chiesa di Cagno, durante la veglia,
si è concentrato tutto il martirio del mondo che bussa anche alla nostra Comunità.

Veglia per i missionari martiri - 27


UNA LACRIMA SULLA VALLE
Una lacrima s’è posata dolcemente
sulla valle, senza far rumore. Ed è sce-
sa pian piano fino a lambire il torren-
te e a salutare i prati, fino a toccare il
piccolo campanile e a far risuonare la
campana per un breve richiamo. Uno
dei figli amati della valle è andato a
trovare il Signore. Il suo cuore ora
pulsa nell’eterno di Dio e i suoi occhi
sono fissi nello splendore del Cielo.
Sul campetto da calcio resta la sua
voce forte e schietta, nella chiesetta
rimane la sua sommessa preghiera a
sant’Antonio, lungo la via risuona il
suo passo prima deciso e poi sempre
più lento e, forse, stanco. Un po’ di
Drezzo, un po’ di Uggiate … di sicuro
dei Mulini. Giuliano Stefanetti ha salu-
tato la sua famiglia, gli amici, l’oratorio. Ha detto il suo ‘ciao’ all’amato
pallone. La partita più bella ora la gioca da un’altra parte, libero da
pesi e fatiche, e di sicuro ha già fatto rete per tutto l’amore con cui ha
vissuto, donato, amato. Le parole a Giuliano non servivano. Contava-
no i fatti, l’impegno, la forza di volontà e la gioia di donarsi. Grazie,
Signore, per il dono di Giuliano. Lui ci lascia un grande tesoro. Uomo
d’altri tempi. Onesto, di quell’onestà che è cucita dentro. Sincero an-
che quando essere sinceri costa e, a volte, dà fastidio. Umile e fedele.
La lacrima posata sulla valle scende nella terra e si fa linfa di vita. È
la nostra preghiera di gratitudine per aver conosciuto Giuliano e per
essere stati toccati dalla sua profonda umanità.

28 - Una lacrima sulla valle


UNA CHIESA NUOVA PER RONAGO
Passano gli anni, ma non passa l’attaccamento di Ronago alla propria
chiesa parrocchiale.
Infatti, ancora una volta e in breve tempo, è stata generosa la risposta alla
sottoscrizione lanciata poco prima di Natale per raccogliere ottantamila
euro a sostegno dei restauri del tetto e delle facciate. A metà marzo,
offerte e donazioni avevano superato gli ottantaduemila euro, sufficienti
per dare il via alla realizzazione del progetto da duecentoquarantamila
euro, coperti successivamente con disponibilità di cassa e con l’accensione
di un mutuo.
La sottoscrizione rimane aperta, ma i fondi raccolti grazie al cuore della
popolazione consentono di avviare il cantiere già dal mese prossimo, di
rifare l’intonaco delle facciate e di sostituire il manto di copertura, opere
realizzate più di quarant’anni fa e che hanno subìto il degrado del tempo
e delle intemperie. Ronago avrà dunque una chiesa nuova, testimonianza
della fede della popolazione che vede nel tempio “la casa di Dio e la casa
di tutti”, il luogo della preghiera e della memoria, della vita spirituale
e dell’identità del paese, la sintesi di sacro e di umano, il legame con le
generazioni precedenti e il ponte per il futuro.
La chiesa sarà ingabbiata per alcuni mesi e, poi, sarà più bella di prima.
Il cartellone esposto all’interno con la documentazione fotografica dello
stato di fatto e degli interventi sarà aggiornato mano a mano che procedono
i lavori, ma intanto si avvicina un momento storico, da sottolineare, com’è
stato storico il momento di quarant’anni fa, quando furono tolti i ponteggi
e la chiesa è riapparsa in tutto il suo splendore e il suo significato.
E, infatti, è riportato nel libro del professor Mario Mascetti, che ha
ricostruito in “Ronago, storia di un paese di confine” tutte le vicende,
remote e recenti, della parrocchia e della chiesa. Ora va aggiunto un
capitolo che racconti come fu che Ronago rispose alla richiesta di una
chiesa nuova anche nel Terzo Millennio. Fu che il cuore dei ronaghesi non
ha mai cessato di battere ed è ancora percorso dalla fibra della solidarietà,
della bellezza e del Signore.

Restauro chiesa Ronago - 29


CELEBRAZIONI DELLA SETTIMANA SANTA
Uggiate

Domenica 14 aprile Domenica delle Palme, nella Passione del Signore


Giornata Mondiale della Gioventù

Ore 10.15 davanti all’Oratorio nuovo:
inizio della S. Messa con la benedizione dei
rami di ulivo e la processione verso la chiesa
Ore 15.00 “Prepariamo la S. Pasqua”
Momento di riflessione e Confessioni

TRIDUO PASQUALE

Giovedì 18 aprile Giovedì Santo



ore 10.00 Cattedrale di Como:
S. Messa Crismale concelebrata dal Vescovo
con tutti i sacerdoti di tutta la Diocesi
ore 20.30 S. Messa in Coena Domini
Accoglienza degli Oli benedetti, lavanda dei
piedi, reposizione dell’Eucaristia.
Momento di adorazione fino alle ore 22.00

Venerdì 19 aprile Venerdì Santo
Giornata di astinenza e digiuno

ore 8.30 Celebrazione delle Lodi (a Ronago)
ore 15.00 Azione Liturgica
Lettura della Passione, Adorazione della
Croce, S. Comunione
ore 20.30 Via Crucis dalla Chiesa Parrocchiale
alla Chiesa di Somazzo

Sabato 20 aprile Sabato Santo



ore 8.30 Celebrazione delle Lodi (a Ronago)
ore 21.00 Solenne Veglia Pasquale. Liturgia della Luce,
Liturgia della Parola, Liturgia Battesimale e
Liturgia Eucaristica

30 - Calendario
Domenica 21 aprile Pasqua di Risurrezione
SS. Messe ore 7.30 Chiesa Parrocchiale
ore 8.30 Trevano
ore 9.00 Mulini
ore 10.30 Chiesa Parrocchiale
ore 16.00 Vespri solenni
ore 17.00 Coroncina alla Divina Misericordia
ore 18.00 Chiesa Parrocchiale

Lunedì 22 aprile Lunedì dell’Angelo


SS. Messe ore 7.30 Chiesa Parrocchiale
ore 8.30 Trevano
ore 9.00 Mulini
ore 10.30 Chiesa Parrocchiale

CONFESSIONI IN CHIESA PARROCCHIALE - UGGIATE

Lunedì 15 aprile dalle ore 9.30 alle ore 11.30


Martedì 16 aprile dalle ore 9.30 alle ore 11.30
dalle ore 15.30 alle ore 18.00
Mercoledì 17 aprile dalle ore 9.30 alle ore 11.30
dalle ore 15.30 alle ore 18.00
Giovedì 18 aprile dalle ore 15.00 alle ore 18.00
Venerdì 19 aprile dalle ore 9.30 alle ore 11.30
dalle ore 16.30 alle ore 18.00
Sabato 20 aprile dalle ore 9.30 alle ore 11.30
dalle ore 15.00 alle ore 18.30

È inoltre possibile accostarsi al Sacramento della Penitenza


prima e dopo le S. Messe dei giorni feriali, durante la Settimana Santa.

Calendario - 31
CELEBRAZIONI DELLA SETTIMANA SANTA
Ronago

Domenica 14 aprile Domenica delle Palme, nella Passione del Signore


Giornata Mondiale della Gioventù
Ore 9.45 Piazzale Ambrosoli
inizio della S. Messa con la benedizione dei
rami di ulivo e la processione verso la chiesa
Ore 15.00 “Prepariamo la S. Pasqua” (a Uggiate)
Momento di riflessione e Confessioni

TRIDUO PASQUALE

Giovedì 18 aprile Giovedì Santo


ore 10.00 Cattedrale di Como:
S. Messa Crismale concelebrata dal Vescovo
con i sacerdoti di tutta la Diocesi
ore 20.30 S. Messa in Coena Domini
Accoglienza degli Oli benedetti, lavanda dei
piedi, reposizione dell’Eucaristia.
Momento di adorazione fino alle ore 22.00

Venerdì 19 aprile Venerdì Santo


Giornata di astinenza e digiuno
ore 8.30 Celebrazione delle Lodi
ore 15.00 Azione liturgica
Lettura della Passione, Adorazione
della Croce e S. Comunione

Sabato 20 aprile Sabato Santo


ore 8.30 Celebrazione delle Lodi
ore 21.00 Solenne Veglia Pasquale. Liturgia della Luce,
Liturgia della Parola, Liturgia Battesimale e
Liturgia Eucaristica

32 - Calendario
Domenica 21 aprile Pasqua di Risurrezione
ore 10.00 S. Messa
a seguire: processione al Cimitero

Lunedì 22 aprile Lunedì dell’Angelo


ore 10.00 S. Messa

CONFESSIONI

Mercoledì 17 aprile dalle ore 15.00 alle ore 17.00

Venerdì 19 aprile dalle ore 9.00 alle ore 11.00

Sabato 20 aprile dalle ore 9.00 alle ore 11.00 e dalle 15.00 alle 16.30

È inoltre possibile accostarsi al Sacramento della Penitenza


prima e dopo le S. Messe dei giorni feriali, durante la Settimana Santa.

BUONA PASQUA DI RISURREZIONE


“La Risurrezione è il cuore della nostra speranza” Papa Francesco
I sacerdoti della Comunità, unitamente alla Redazione del Bollettino,
augurano a tutte le famiglie una serena e gioiosa Pasqua.

Calendario - 33
UN VESCOVO FUORI DAGLI SCHEMI
La personalità, il pensiero e soprattutto lo spirito di un vescovo che ha lasciato
grandi tracce sono stati rievocati in una serata all’oratorio di Uggiate con la
presentazione della biografia: “Alessandro Maggiolini, un vescovo fuori dagli
schemi”. L’autore è Daniele Premoli, ventisei anni, laureato in Scienze Storiche
all’Università degli Studi di Milano ed esperto in storia della Chiesa, presidente
dell’Associazione Alessandro Maggiolini.
Il dottor Premoli ha lavorato a lungo sulle migliaia di testi,
articoli di giornali, libri, discorsi che hanno intessuto
la vita di monsignor Maggiolini, vescovo di Como dal
1989 al 2007, un anno prima della morte ed ha raccolto
molteplici testimonianze, inserendole nel contesto
storico, politico, religioso e sociale di diciotto anni di
episcopato.
“Quasi un filmato realistico per descrivere
chi realmente sia stato Alessandro
Maggiolini”: sono parole del Vescovo
Oscar Cantoni nell’introduzione
alla biografia presentata alla
nostra Comunità dall’autore
che ha rintracciato anche testi e
particolari inediti, proponendoli
alla riflessione. In effetti, è un
libro da centellinare; alcune
pagine suonano come una
profezia; altre sono dense di
consolazione; alcune vibrano
ancora della forza polemica
di Maggiolini che non
indugiò mai a buttarsi nella

34 - Mons. Maggiolini
mischia, per contrastare il “pensiero unico”, l’omologazione e per mettere in
luce l’originalità del Cristianesimo.
Fra gli interventi su temi sociali e temi bioetici, sulla politica e sulla scuola,
sulla fede e sulla dottrina, spicca la grande dedizione di Maggiolini alla
Diocesi e alla sua gente. “Devo una riconoscenza enorme alla Diocesi nella
quale lavoro a motivo della presenza di credenti davvero fervidi e costanti nel
loro amore a Cristo e al prossimo”: è un estratto dal discorso pronunciato da
Maggiolini a vent’anni dalla consacrazione episcopale, riportato da Premoli.
“In questa Diocesi, vi sono figure aureolate – sottolineò Maggiolini –
ma vi è poi la gente semplice che probabilmente non scomoderà mai la
Congregazione dei Santi e che, tuttavia, non pare meno vicina e meno
appassionata per il Signore. E che ha preso con estrema serietà il precetto
dell’amore al prossimo. Noi fedeli della Diocesi comasca abbiamo un istintivo
pudore nel mettere in mostra i regali che il Signore ci consegna e gli esiti
della nostra volontà che risponde. Ma i Santi ci sono, tra noi. Senza sussiego,
senza avvenimenti mirabolanti. Ma ci sono lungo l’esistenza comune...”.
Il resto del discorso è tutto da leggere, rivolto anche alla nostra Comunità e
a ciascuno di noi.

Mons. Maggiolini - 35
dal Mondo
UNA FINESTRA SU KALONGO
Il mio racconto su Kalongo si conclude con il sorriso di suor Carmel Awbot.

Quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario della fondazione della St. Mary


Midwifery School istituita da Padre Giuseppe, nel 1959: il suo sogno più grande
che ha difeso fino alla fine con un estremo gesto d’amore. Il 19 febbraio 1987, dopo
l’evacuazione forzata dell’ospedale imposta dalle truppe governative durante la
guerra civile, padre Giuseppe ottenne il trasferimento della scuola ad Angal. Il suo
sogno era salvo, le studentesse infatti riuscirono a terminare l’anno scolastico; ma
il fisico malato di Padre Giuseppe non fu così forte da superare la fatica e il peso di
quel momento. Morì il 27 marzo 1987. Dopo qualche anno, in seguito alla riapertura
dell’ospedale, la scuola ritornò a Kalongo.

L’allieva di ostetricia Hida Sida Sister Carmen Abwot e suor Alice

Sorella Carmel Awbot é una delle anime di Kalongo. Suor Caterina Marchetti, che
fu direttrice della Scuola di Ostetricia al fianco di Padre Giuseppe per ventidue
anni, la scelse come guida per accompagnare le giovani future ostetriche nel
loro cammino di formazione e di crescita. Così oggi è direttrice della scuola di
Kalongo, una delle migliori dell’Africa orientale. Quando parla ha il sorriso di una
giovinetta, ma le sue alunne sanno che durante i corsi è meglio non sgarrare
perché la “sister” (qui la chiamano così) è severa con gli altri come con sé
stessa. D’altra parte la sua responsabilità è enorme: da questa scuola escono le
ostetriche che, dopo il corso, dovranno “fare da sole”, magari in villaggi sperduti
e in strutture di fortuna.
Sister Carmel ha vissuto anche la guerra civile degli anni ‘90 e la ferocia dei

36 - dal Mondo
guerriglieri di Joseph Kony. Si è trovata nel centro della battaglia quando
l’ospedale era sulla linea del fronte e ha visto sparire tante ragazze rapite
e rese schiave nella savana. “Erano giorni terribili – racconta – quando
arrivavano gli assassini, la gente fuggiva verso l’ospedale. Noi accoglievamo
i feriti, sia ribelli che governativi. Gli altri dovevano restare fuori altrimenti
avrebbero bruciato la struttura”.
Quando le chiediamo della scuola, le si illuminano gli occhi. “Queste ragazze
sono la mia vita e la speranza per l’Africa. Qui vengono da tutto il paese e
oltre. Ho diplomato più di 1.400 studentesse. La selezione è forte e lo studio
è pesante, ma alla fine solo meno del 5% lascia la scuola”.
Il prossimo progetto di sister Carmel è quello di riuscire a realizzare la laurea
in ostetricia. La presenza di queste ragazze nei villaggi va al di là dell’aspetto
medico perché in una società in cui la donna è una schiava, nata solo per
servire e fare figli, queste giovani diplomate e culturalmente progredite
diventano anche cellule di cambiamento. Sorella Carmel e le sue studentesse
sono il simbolo di quello che era il progetto di Padre Comboni: “Salvare
l’Africa con gli africani”.
Anche noi possiamo contribuire a realizzare questo progetto sostenendo
gli studi di queste giovani donne. Dice un proverbio africano: “Se istruiamo
un giovane, istruiamo una persona. Se istruiamo una donna, istruiamo una
famiglia, una nazione”

Suor Carmel con le allieve di ostetricia

dal Mondo - 37
RIDIRWANDARIDI
RidiRwandaRidi è un monologo teatrale tratto dai libri “Storia di Lemi
che si innamorò di una pallina” di Paolo Sormani e “Luna Park Rwanda” di
Roberto Mauri, che trattano del genocidio avvenuto in Rwanda nel 1994,
che ha causato la morte di circa un milione di persone.

Il personaggio che anima la vicenda è Lemi, un bambino di nove anni: in


scena, ad accoglierlo, ci sono pochi oggetti, ma tutti evocano ricordi di vita
vissuta, prima e durante i giorni di persecuzione da parte di uomini che
all’improvviso, da fratelli, sono diventati nemici.
Parlando di sé, Lemi parla di tutti i bambini rwandesi; parlando della sua
mamma e del suo papà racconta di migliaia di uomini e donne che, in Africa
e nel mondo, vivono i drammi comuni a tutti i popoli in guerra; parlando
di Butare, la sua città, parla di tradizioni popolari e atmosfere africane e
dei luoghi che ha dovuto abbandonare all’improvviso, di fretta, di notte,
insieme a una parte della sua famiglia e a migliaia di connazionali in cerca di
salvezza nei campi profughi.

Lemi ha vissuto un evento traumatico, non lo comprende, trova delle


giustificazioni disarmanti, s’interroga sul perché di tanto dolore. Spesso
le risposte non arrivano, lasciando in sospeso il personaggio teatrale,
offrendo numerosi spunti di riflessione al pubblico che lo ascolta. Alcune
volte, invece, le cause che stanno all’origine di certe tragedie umane, come
il conflitto ruandese, sono lampanti e agghiaccianti perché estremamente
semplici, perché estremamente inutili e cariche di contraddizioni.

“RidiRwandaRidi” intende quindi, affrontare il tema della guerra partendo


dal punto di vista di un bambino: l’argomento non è incentrato infatti solo
ed esclusivamente sui fatti rwandesi, ma sottolinea alcune tematiche
legate alla condizione infantile in tutti i popoli in guerra. Un’occasione per
riflettere, per far sì che i tanti Lemi che oggi come allora soffrono a causa
della guerra, possano guardare al futuro con speranza…

38 - dal Mondo
BILANCIO G.A.M. 2018
Carissimi Gamiti ed Amici del gruppo missionario G.A.M.,
anche quest’anno, grazie al vostro aiuto e a quello di tanti nuovi amici, siamo
riusciti a portare avanti il nostro progetto di “essere ponte” tra Ronago e i mis-
sionari a noi legati da anni e anni di amicizia:
suor Amelia che , dopo un periodo di soggiorno in Italia per sottoporsi a delle
cure sanitarie, ha con grande sua gioia potuto finalmente rientrare a dicembre
in Kenya;
l’ospedale di Kalongo e la scuola di ostetricia fondati da padre Giuseppe Am-
brosoli in Uganda;
padre Egidio Tocalli, ora a Brescia, che fu missionario e medico a Kalongo dal
1989 al 2008;
padre Philip Zema Waigo, missionario comboniano, nato in Uganda, e adottato
dalla nostra Parrocchia quando era seminarista nel 1987; ora è in Ghana;
suor Caterina Marchetti che fu ostetrica a Kalongo per 22 anni e che ora ci ha
lasciati, per il Paradiso, lo scorso mese di ottobre.
Oltre che a condividere con tutti voi la parte economica delle nostre iniziative,
volevamo ringraziare tutte quelle persone che con piccoli, ma preziosi gesti ci
hanno affiancato in questo cammino e ci hanno consentito di continuare a so-
stenere i nostri amici missionari che ogni giorno donano la loro vita a servizio
dei fratelli più poveri e bisognosi del messaggio di amore e di misericordia di Dio.
Ringraziamo il Signore per tutto questo e affidiamoGli le nostre famiglie e tutti
i missionari, ben sapendo che ognuno di noi è solo “una matita nelle mani di
Dio”.

40 - dal Mondo
HAWAI`I, PASQUA 2019
MA CHE BELLO CHE È RISORTO ANCORA
Carissimi,
perdonatemi se scrivo qualche “stravacata”. Un po’ è l’età che avanza più ve-
loce del pensiero, un po’ è che sono sempre stato strano e con l’età peggioro.
Vi voglio raccontare una storia.
Un giorno è arrivato da me per un ritiro spirituale un bel gruppo di ragazzi,
di quelli belli scatenati. Prima li ho portati per la campagna a vedere i diver-
si orti dei bambini, le diverse piante da frutta, le galline, le capre, le oche,
i pesci, le api, le tartarughe. Poi ci siamo fermati a guardare le montagne,
in silenzio. Le montagne, come le nostre a Uggiate e a Ronago quando le
ascoltiamo, raccontano storie meravigliose di migliaia di persone che han
camminato sulla stessa terra. Testimoni silenziose dei miracoli della vita. Un
raccoglimento favoloso proprio giusto per iniziare il ritiro. Dopo esserci se-
duti dentro la casa hawaiiana, dal tetto di foglie di palma, feci una domanda:
“Perché Cristo è venuto sulla terra?”. Un grande silenzio, poi qualche bisbi-
glio. Mi sa che pensavano che fosse una domanda trabocchetto. Difatti un
po’ lo era.
“Cristo è venuto tra noi per insegnarci a strappare le erbacce” dissi io “le er-
bacce del nostro egoismo, della nostra indifferenza, della nostra superbia,
della nostra intolleranza, della mancanza di ospitalità a chi non ha casa o
paese …”. Ancora silenzio. Allora aggiunsi: “… ma ogni volta che strappia-
mo un’erbaccia dobbiamo piantare qualcosa di bello: piccoli semi, segno di
amore, un fiore per dare conforto, una pianta per condividerne i frutti, un’er-
ba aromatica per spargere un po’ di dolcezza e poi aggiungere un po’ gioia
come fertilizzante. E bagnare tutto con un sorriso.”
Finalmente i loro occhi brillavano. Sembrava che avessero capito e, quindi,
per spiegare meglio questa riflessione per due ore siamo andati a strappare
le erbacce tra l’insalata, le melanzane, i cavoli cinesi, le coste, il granoturco.
E in un giardino, dove c’erano solo erbacce, dopo averle strappate abbiamo
piantato ogni ben di Dio, ispirati dall’esempio di un Grande Contadino.

Forse la Quaresima è il tempo in cui strappiamo le erbacce dal nostro cuore


per preparare il terreno in cui piantare il giorno di Pasqua un po’ di amore, di
serenità e di dolcezza.

Grazie e auguri di cuore


Gigi e Judy

dal Mondo - 41
ULTIMISSIME DA PADRE QUIRICO
Alla casa del PIME di Rancio di Lecco, dove sono in questo periodo, siamo in qua-
rantatré residenti: diciotto hanno più di novanta anni e una decina sono su una
sedia a rotelle. Tutti i missionari hanno trascorso tanti anni in missione.
I nostri missionari anziani e malati pregano tantissimo per tutti: tre rosari al gior-
no!
Ecco i nostri due campioni: pa-
dre Gianola di novantotto anni
e fratel Marcellino di novanta-
sette anni.

Padre Gianola, nativo di Pre-


mana, è stato per cinquant’an-
ni missionario in Brasile. È par-
tito la prima volta con la nave
da Genova nel 1949, quando
nascevo io!
In questi giorni non stava bene ed è a letto. Oggi ha aperto gli occhi, parla e vuol
mangiare il risotto coi funghi…
Tanti auguri di Buona Pasqua nel Signore Risorto per tutti, da questa casa piena
di preghiera e di amore per il Signore.

padre Quirico

42 - dal Mondo
PARLIAMO DI CONSIGLIO COMUNALE JUNIOR
Dall’inizio dell’anno scolastico 2018/2019 il Consiglio Comunale Junior si riunisce
mensilmente presso la Scuola Secondaria di Primo Grado dell’Istituto Compren-
sivo “G.B. Grassi” di Uggiate Trevano per proporre iniziative finalizzate al miglio-
ramento della scuola e a un maggiore coinvolgimento degli alunni nei progetti
scolastici. Come accade ormai da quindici anni, il nostro Consiglio lavora con le
seguenti Commissioni: Commissione allo Sport, che si occupa di organizzare tor-
nei sportivi che coinvolgono attivamente i ragazzi; Commissione all’Istruzione, i
cui obiettivi sono realizzare il corso di fotografia e quello di teatro; Commissione
all’Ambiente, che intende riproporre il corso di orienteering base già organiz-
zato l’anno precedente e un corso di orienteering avanzato; Commissione alla
Protezione Civile, incaricata di organizzare in collaborazione con i volontari della
sezione di Terre Di Frontiera delle lezione sui comportamenti da adottare in caso
di disastri idrogeologici; Commissione al Bilancio, che coopera con le varie com-
missioni per valutare la portata economica dei diversi progetti che si intendono
realizzare.
Questa esperienza stimola il confronto, l’apprendimento, la collaborazione, l’uti-
lizzo del tempo nel miglior modo possibile, favorendo l’assunzione di responsa-
bilità per diventare cittadini consapevoli. L’ultima elezione è avvenuta dopo una
combattuta campagna elettorale e regolari votazioni, come nel Consiglio Senior.
Dopo l’insediamento, alla presenza dei sindaci dell’Unione nella sala consigliare
di Bizzarone, in data 20 dicembre 2018, sono subito iniziati i lavori per mettere
in pratica i punti del programma integrandolo con alcune proposte ritenute sti-
molanti provenienti dalle liste avversarie. Tra i progetti che il Consiglio Comunale
Junior ha promosso figurano il corso di orienteering e quello di fotografia, già
sperimentati l’anno precedente, e quello di teatro come proposta innovativa.
Questa esperienza si sta rivelando fruttuosa e si ritiene doveroso auspicare il pro-
seguimento di questa iniziativa per dare la possibilità in futuro ai ragazzi di que-
sto Istituto di collaborare per raggiungere obiettivi comuni.

La redazione del Consiglio Comunale Junior


Chiara Bonetti, Tobia Ghielmetti, Ludovico Meo, Paolo Vasile e Davide Crivellari

Uggiate Trevano, 24 gennaio 2019

Consiglio comunale junior - 43


Notizie flash
SINODO
Nel periodo da ottobre a febbraio la nostra comunità ha costituito luoghi si-
nodali per un lavoro di scambio, condivisione e riflessione sulle cinque aree te-
matiche che declinano il tema del Sinodo Diocesano “Testimoni e annunciatori
della Misericordia di Dio”. I gruppi, formati da un numero variabile di persone
- da un minimo di quattro a un massimo di venticinque - si sono ritrovati a parti-
re da forme di coinvolgimento aperte a tutti e condivise con avviso sull’agenda
parrocchiale. Le serate sono state quattro ogni mese. I luoghi sono stati: sedi
di associazioni, sale civiche e le parrocchie. I partecipanti sono stati principal-
mente persone che a vario titolo collaborano nei diversi gruppi parrocchiali ma
anche - seppur in misura minore - persone senza incarichi o ruoli specifici. Ogni
serata è stata guidata da due relatori che hanno illustrato l’area tematica spe-
cifica e guidato la riflessione che si è sempre sviluppata come ascolto, dialogo
e confronto. I relatori hanno quindi steso un documento sulle rispettive serate
e successivamente hanno elaborato le sintesi, strutturandole a partire dalle
domande proposte dalle schede. Dalla lettura la parrocchia si evidenzia come
realtà importante per l’umanizzazione della società: forte si pone l’opportunità
di “laici in uscita” nelle periferie fisiche e morali, nelle situazioni di fragilità e di
solitudine.

11 FEBBRAIO
GIORNATA MONDIALE DEL MALATO
“Signore Gesù, che hai sperimentato il dolore e la sofferenza, donaci la forza di
affrontare il tempo della malattia e di viverlo con fede insieme ai nostri fratelli”.
Nel giorno in cui si ricorda la prima apparizione della Madonna di Lourdes a
Bernadette, la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Malato. Il motto di
quest’anno è stato: ‘Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date’.
Con questo spirito si è celebrato nella nostra comunità un momento di
preghiera rivolto in particolare a tutte le persone anziane e malate. Tante le
presenze e commosso il momento in cui don Sandro ha invitato tutti coloro
che se la sentivano, a ricevere il sacramento dell’Unzione degli Infermi. Lunga
la fila di chi si è presentato con le mani aperte per ricevere l’olio santo sui

44 - Notizie flash
palmi delle mani e sulla fronte; una carezza di Dio che, attraverso lo Spirito
Santo, accompagna la fragilità dell’ultimo tratto del cammino terreno
o la sofferenza della malattia, donando conforto, coraggio e la forza di
resistere alla tentazione dello scoraggiamento e dell’angoscia. Affidati
alla Madonna, Madre di ogni grazia, si continua a camminare in questo
mondo, ringraziando di ciò che ci è donato e cercando di essere sollievo a
chi maggiormente fatica a vivere.
“Maria, Madre amorevole della Chiesa e di ogni uomo, mostraci la via
tracciata dal tuo Figlio, affinché la nostra vita diventi in Lui servizio d’amore
e sacrificio di salvezza in cammino verso la Pasqua eterna. Amen”.

DOMENICA 24 FEBBRAIO 2019


UN DOLCE POMERIGGIO SPECIALE
Ingredienti: una bella manciata di bambini curiosi e birichini, seduti in pri-
ma fila, pronti a lasciarsi coinvolgere
Bambini… un po’ cresciuti in età, ma con il cuore ancora giovane
Un pizzico di magia, solo quella buona però, che fa spalancare le bocche
dallo stupore
Tanta, tanta, ma tanta FANTASIA da spalmare direttamente dal barattolo
...e poi Sorella Fantasia – all’anagrafe SUOR LINDA!!
Procedimento: mescolare con cura gli ingredienti nel salone dell’oratorio,
amalgamando ben bene: vedrete l’impasto colorarsi pian piano di AZZUR-
RO per il colore del cielo a primavera, poi di VERDE per la speranza che illu-
mina i sorrisi, segue l’ARANCIO della gioia che sprizza da tutti i pori, il BIAN-
CO della purezza, poi il GIALLO del sole che scalda la nostra terra e infine …
il ROSSO dell’AMORE.
Eh sì ... perché qualunque sia l’ordine degli ingredienti, l’attrezzo con cui
saranno mescolati, lo chef stellato interpellato, il risultato sarà sempre un
bel ROSSO ACCESO: ROSSO AMORE!
Infornare quindi il dolce a temperatura media, cospargendolo di applausi,
risate, scenette, scherzi … et voilà! Ricordarsi di servirlo a fette generose
e abbondanti per condividerlo con tutti gli amici: l’effetto sarà immediato,
verranno contagiati dalla MAGIA DELL’AMORE!

Notizie flash - 45
PARROCCHIA DI UGGIATE
GIORNATE EUCARISTICHE
Da giovedì 28 febbraio a domenica 1 marzo la Parrocchia di Uggiate ha vissuto le
Giornate Eucaristiche, guidate dalla meditazione di don Remo Orsini, canonico
del santuario di Tirano. Le giornate, dette anche Quarantore, accanto alla cele-
brazione eucaristica domenicale, segnano il culmine e la forza di una comunità
cristiana. In questo tempo di grazia abbiamo adorato e ringraziato Gesù Eucari-
stia, venuto per offrire il suo amore che si dona per attrarci a Lui. Abbiamo con-
templato il mistero di Dio nascosto nell’ostia consacrata, affidandoci all’amore
misericordioso di Lui, che innalza la nostra povertà alla sua ricchezza. In queste
giornate abbiamo pregato anche per il Sinodo Diocesano e per le molte necessità
del mondo, in particolare per i giovani.

FESTA DI SAN GIUSEPPE


E così, mentre siamo qui a impaginare il numero di Pasqua del bollettino, i riti di
san Giuseppe si son già conclusi. Dopo le solenni Giornate Eucaristiche, eravamo
tutti tesi ad aspettare la nostra festa, forse la più nota e la più bella, contenti di
metterci in cammino per la Novena mattutina e di portare lassù, nel santuario
di Somazzo, le nostre preghiere e il fardello dei nostri pesi per presentarli a san
Giuseppe, certi di trovare in lui ascolto e consolazione. Scrutavamo già i segni del
cielo per intuire come sarebbe stato il tempo e, come fanno i millenials, legge-
vamo le previsioni del meteo più affidabile secondo il nostro giudizio. Avevamo
voglia di salire lungo quella strada un po’ in pendenza per poi scendere verso gli
impegni del giorno, con nel cuore l’antica preghiera che inizia con l’invocazione
“A Te, o beato Giuseppe…”. Eh, sì, a te la gratitudine di un popolo che ti cerca e
ti trova nel silenzio d’una chiesa, che ti guarda mentre stringi forte il Bambino di
Dio, a te che sempre aspetti e nulla dimentichi. Ora che tutto è passato e che i
nostri passi desiderano già un nuovo incontro, sappiamo che tu sorridi e racco-
gli in un abbraccio la nostra fragile umanità intessuta di gioie e dolori, provata
da fatiche e contraddizioni. La festa s’è conclusa. I rumori si attenuano. Resta la
preghiera vibrante, come la fiammella di quella candela accesa ogni mattina per
dirti: “Sono qui, non dimenticarti di me.”

46 - Notizie flash
PARROCCHIA SS.PIETRO E PAOLO - Uggiate Trevano
Sottoscrizione a premi
Festa di San Giuseppe - 19 marzo 2019

NUMERO
DESCRIZIONE PREMIO
ESTRATTO
1 BUONO COOP € 250,00 0153
2 BUONO COOP € 150,00 1181
3 TELEVISORE 3350
4 SMARTPHONE 3616
5 APPARECCHIO MISURA PRESSIONE 4823
6 TOSTIERA IMETEC 4286
7 SERVIZIO ASCIUGAMANI 6 pz. 2031
8 FERRO DA STIRO CERAMIC 4476
9 BUONO COOP € 25,00 E OROLOGIO 2798
10 CONFEZIONE ERBOLARIO 0156
11 BUONO COOP € 25,00 E UOVO DI PASQUA 4382
12 BUONO COOP € 25,00 E CARAFFA 0892
13 CONFEZIONE BICCHIERI E CARAFFA 3641
14 BUONO COOP € 25,00 E PORTABISCOTTI 4563
15 SET PULIZIA SPRAY MOP 1420
16 CAFFETTIERA E RUNNER DA TAVOLO 0364
17 SERVIZIO MACEDONIA 3557
18 SERVIZIO POSATE E TOVAGLIA 3447
19 SPREMIAGRUMI 3055
20 CESTINO CON TAZZE E THE’ 4458

I premi si possono ritirare presso la segreteria parrocchiale di Uggiate presentando


il biglietto vincente, entro e non oltre 60 giorni dall’estrazione
(termine ultimo 18 maggio 2019).

Orari segreteria: dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 11.00
Sentieri di fede
SAN PELLEGRINO
Riprendiamo il nostro cammino in
direzione Nord, spingendoci fino
in val Leventina, valle del Canton
Ticino che conduce al passo del
San Gottardo. Giunti a Giornico,
proseguiamo fino alla frazione di
Altirolo. Isolata dall’abitato, in mezzo
al bosco, lungo l’antica Via Francisca
o Francigena, troviamo la chiesa di
San Pellegrino.
Questa via anticamente saliva la valle
lungo la sponda destra, aggirando
l’ostacolo delle gole della Biaschina
e conduceva i viandanti dalla
Lombardia alla Svizzera centrale
attraverso il valico del San Gottardo.
Agli inizi dell’Ottocento si costruì
la prima strada verso il Passo del San Gottardo, essa aveva lo stesso tracciato
dell’attuale strada cantonale. La costruzione della chiesa è quindi da collegare
con il transito. E le sue imponenti dimensioni suggeriscono che era un punto di
sosta per i viandanti. La chiesa, rivolta verso oriente, è formata da tre corpi: una
navata anteriore, una posteriore più in alto e un’abside poligonale anch’essa in
posizione rialzata. Una cappella laterale e il campanile completano l’oratorio. La
facciata a capanna mostra affreschi che raffigurano una Madonna di notevole
dimensioni e alcuni stemmi della val Leventina e del Canton Uri.
Fu consacrata nel 1427. Anticamente era preceduta da un portico sotto cui
passava la strada. Nel secolo XVI fu ingrandita, chiudendo le arcate del portico.
All’interno la navata superiore, divisa da una grande cancellata di ferro,
subì importanti trasformazioni nel periodo barocco e presenta decorazioni
pittoriche e a stucco del 1700. Sulle pareti affiorano, dallo strato d’intonaco,
pregevoli affreschi rinascimentali che, riportati alla luce, palesano una probabile
Crocifissione. L’altare maggiore presenta una pala seicentesca raffigurante San
Pellegrino e un paliotto in scagliola del 1700. Una nicchia dell’altare contiene la

48 - Sentieri di fede
statua del Santo. Vicino alla chiesa si trova una grotta, sormontata da una
cappelletta con l’immagine di San Pellegrino. In quel luogo, secondo la
leggenda, il Santo avrebbe dormito.
Probabilmente il Santo Pellegrino qui venerato, fu un eremita che visse
in una grotta nei pressi della chiesa e fu tumulato in essa nel secolo XV.
Forse il suo nome non era Pellegrino, ma viene ricordato dalla tradizione
in quanto pellegrino verso Roma o la Terra Santa. Le vicissitudini e il tempo
ne hanno quasi completamente cancellato la memoria e quasi sicuramente
non fu mai santificato. La Festa, che viene celebrata il 16 maggio da tempo
immemorabile, è nella data in cui la chiesa ricorda San Pellegrino d’Auxerre.
Nell’ultimo secolo, la vita attorno al santuario si è molto ridotta. Le cause
possono essere state nella costruzione di nuove vie di comunicazione, che
passano altrove, e che hanno trasformato un luogo di forte transito in un luogo
appartato e solitario. Così anche le cure e gli interventi per il mantenimento
del luogo piano piano diminuirono. Attualmente è il suo valore artistico e
storico, più che quello devozionale, ad animare gli sforzi del mantenimento.
Come detto sopra, per arrivare alla chiesa si raggiunge Giornico e si prosegue
per Altirolo. Poco prima di entrare nella frazione, sulla destra troviamo la
via San Pellegrino; in fondo ad essa c’è un piccolo spiazzo con possibilità
di parcheggio. Lasciata l’auto, ci si addentra nel bosco e nel giro di quindici
minuti circa si arriva alla meta.

Sentieri di fede - 49
Segnalibro
L’EUCARESTIA NOSTRA SANTIFICAZIONE
Raniero Cantalamessa
Edizioni Ancora

“L’Eucarestia fa la Chiesa, facendo della Chiesa un’Eucarestia”.


Con profondità e chiarezza, viene presentato da padre
Cantalamessa il mistero della Cena Eucaristica nel contesto della
storia della salvezza, nella vita delle Chiesa, nel cammino di ogni
discepolo. Come Giuseppe custodiva Maria, e Maria custodiva
Gesù, così deve essere la nostra contemplazione eucaristica,
fatta nel silenzio, condizione necessaria per poter stabilire
un contatto da cuore a cuore con Gesù presente nell’Ostia, e
attraverso Lui elevarsi al padre nello Spirito Santo.

LETTERA A UN RAZZISTA DEL TERZO MILLENNIO


Don Luigi Ciotti
Ed. Gruppo Abele

Glistranieri ci stanno invadendo? Chiudere i porti è una soluzione?


Che cosa vuol dire «prima gli italiani»?  Don Ciotti  scrive
una lettera contro «l’emorragia di umanità alimentata dagli
imprenditori della paura»: una presa di posizione salda contro
tutti i razzismi da parte di chi ha fatto dell’accoglienza la propria
missione da più di cinquant’anni. Una lettera indirizzata a un
razzista del nuovo millennio, ormai avvelenato da luoghi comuni
e narrazioni tossiche. Per decostruire i pregiudizi e affermare i
principi di una società più giusta. Ecco le sue parole introduttive:
“Ho deciso di scrivere. Proprio a te, coinvolto nella ubriacatura
razzista che attraversa il Paese. Una ubriacatura a cui partecipi
forse per convinzione o forse solo per l’influenza di un contesto
in cui prevalgono le parole di troppi cattivi maestri e predicatori
d’odio, che tentano di coprire così l’incapacità di chi ci governa
di assicurare a tutti, compresi i più poveri, condizioni di vita
accettabili. Non mi sento dalla parte giusta. La parte giusta non
è un luogo dove stare; è, piuttosto, un orizzonte da raggiungere.
Insieme. Ma nella chiarezza e nel rispetto delle persone. Non
mostrando i muscoli e accanendosi contro la fragilità degli altri.
50 - Segnalibro
MARIA MADDALENA - La fine della notte
Sylvaine Landrivon
Queriniana

Nell’alba che annuncia la fine della notte, nell’ora


in cui «è ancora buio», esplode la gioia della
Pasqua per Maria Maddalena, l’amica di Gesù, la
prima persona a cui il Signore si mostra risorto.
La tradizione occidentale, in seguito, ha però mescolato e
confuso le figure femminili che attorniavano Gesù. E così
Maria Maddalena esce dalla notte e la sua figura si riflette
con energia su tutte le donne, apostole come lei nel cuore
della chiesa.

DONNE SOTTO LA CROCE


Lucilla Giagnoni
Ancora

Lucilla Giagnoni presenta così il suo libro: “Sono


un’autrice, ma prima ancora un’interprete teatrale: il mio
è un quotidiano corpo a corpo con le parole. Le ultime
sette parole di Cristo sulla croce sono le ultime parole
dette da Colui che è la Parola. Sotto la croce è Maria, la
madre, la sola che ha seguito il cammino divino e umano
di Gesù, dalla nascita alla morte. Chi avrà raccontato
queste parole agli evangelisti? Forse è proprio una
parola femminile che consegna le ultime parole della
passione, come è una parola femminile che riporta
quelle della resurrezione.”
Segnalibro - 51
dall’Oratorio

CENTRO DIURNO DISABILI: SERATA MASTERCHEF

Martedì 26 febbraio i ragazzi di prima e seconda superiore della nostra comunità


sono stati invitati a trascorrere una serata speciale insieme ai ragazzi del Servizio
Formazione all’Autonomia di Uggiate. È stata una preziosa occasione per intera-
gire con una realtà così vicina geograficamente eppure, forse, poco conosciuta.
Tutti i ragazzi presenti si sono trasformati in “chef per un giorno”, cucinando
insieme la cena dall’antipasto al dolce. Organizzati in piccoli gruppi, ognuno ha
avuto la possibilità di conoscere meglio i propri compagni di lavoro e di imparare
qualche trucco dai più esperti. Dopo aver consumato un’ottima cena, degna di
un ristorante stellato, è arrivato il momento di divertirsi con un po’ di musica. E
allora via con just dance: tanti balli di gruppo, che hanno dato la possibilità anche
ai più timidi di buttarsi nella mischia.
Vogliamo ringraziare i ragazzi del Centro Diurno Disabili, la loro educatrice e i
giovani di prima e seconda per aver accettato con entusiasmo di intraprendere
insieme questo cammino.
La collaborazione tra i due gruppi continuerà ogni quarto martedì del mese e, tra
una partita a bowling, una sfida a calcio o pallavolo e molte altre divertenti atti-
vità, ci auguriamo possano nascere nuove occasioni d’incontro e tante amicizie!

Programma estivo Oratorio 2019

Grest
Da martedì 11 giugno a venerdì 28 giugno

Campi estivi in Valfurva


1° Campo (5° elementare e 1° media)
Da martedì 2 luglio a lunedì 8 luglio

2° Campo (2° media e 3° media)


Da lunedì 8 luglio a lunedì 15 luglio

52 - dall’Oratorio
GIRO LEGÀMI
UN SABATO SERA CON I SENZA FISSA DIMORA DI COMO
Ogni terzo sabato del mese un gruppo di ragazzi (gruppo Legami) organizza una
serata d’incontro con i senza fissa dimora di Como. Una decina di adolescenti e
giovani della nostra comunità ha partecipato agli ultimi giri. Le opportunità di in-
contro sono molte, si può scegliere di andare in dormitori gestiti da vari enti (Ca-
ritas, Comboniani…), oppure in zone abbandonate dove pernottano senza i fissa
dimora. Può capitare di dare una mano a sistemare qualche scatolone oppure di
provare a dire qualche parola in inglese con chi non sa parlare in italiano …
Di solito portiamo un bicchiere di tè caldo con noi, ma più del che cosa porti con
te l’importante è creare un legame con persone che normalmente sono lasciate
ai margini e non sono considerate. E ci si accorge che in questi incontri non sei
tu a portare qualcosa a loro, ma sono loro che ti arricchiscono, ti riportano con i
piedi per terra, ti ridimensionano in tutti i tuoi problemi, ti mettono in discussione,
ti fanno allargare gli oriz-
zonti. Tutto questo nella
speranza che impariamo a
portare questo stile nella
vita di tutti i giorni, crean-
do legami con chi abbiamo
vicino a noi, il che spesso è
più difficile che crearne con
persone sconosciute … for-
se perché lo diamo troppo
per scontato …
Alcune testimonianze dei
nostri ragazzi: “Ciao, io
sono stato in una struttura
di don Luigi Guanella e ab-
biamo passato la serata con delle persone senza fissa dimora che sono ospitate nella
struttura, facendo passar loro una serata diversa in compagnia di altre persone.”; “Io
sono stato al don Guanella, dove ho incontrato alcuni senzatetto che vivono lì. I loro
nomi sono Filippo Asdrubale, Hamed e Maurizio; insieme abbiamo parlato e scher-
zato, mi sono sentito veramente bene, perché sapevo che stavo facendo qualcosa di
bello, qualcosa che loro apprezzano molto, perché gli fa veramente piacere.”.

Il prossimo appuntamento sarà sabato 13 aprile con partenza alle 19:40 dal
piazzale della Chiesa di Uggiate. Vi aspettiamo!

dall’Oratorio - 53
COLLOCAZIONE PROVVISORIA
Storia del “Kreuzfragment” della chiesa della Santa Croce a Giesing
Qualche volta ce lo dimentichiamo, ma l’importanza centrale del crocefisso non
sta solo nel fatto che inchiodato a quel legno c’è il cadavere di un uomo che, trat-
tato come il peggiore dei delinquenti nonostante una comprovata innocenza, ha
deciso di immolarsi per amore del mondo (fatto che, comunque, resta di per sé
qualcosa di eccezionale). La verità del crocefisso supera infatti i confini del vener-
dì santo al terzo giorno per annunciare un messaggio straordinariamente unico: il
crocefisso rappresenta «quel Gesù che voi avete messo in croce e che Dio ha fatto
risorgere dai morti» (At 4,10). Ecco allora che, come direbbe don Tonino Bello,
il crocifisso, in fondo, non è altro che la rappresentazione di una “collocazione
provvisoria”.

E proprio questa condizione di provvisorietà emerge in maniera inequivocabile


pensando alla storia dl “Kreuzfragment”, (letteralmente: frammento di croce)
della chiesa della Santa Croce a Giesing, quartiere di Monaco di Baviera a est del
fiume Isar.

Due gambe carbonizzate, inchiodate ad una trave, con un sacco di patate e una
corda avvolti attorno alle caviglie. È questo il Kreuzfragment, tutto ciò che rima-
ne di un crocifisso barocco, miracolosamente sopravvissuto – o meglio, dato per
morto più di una volta ma puntualmente risorto – in seguito a una serie di eventi
più o meno tragici. Le prime tracce storiche dell’esistenza del crocifisso risalgono
al 1463, quando una piena dell’Isar strappò la croce da un non meglio identificato
punto più a monte lungo il corso del fiume e la trasportò fino alle rive del sobbor-
go di Au, a poca distanza da Giesing. Salvato dalle acque come un novello Mosè,
il crocefisso trovò dimora in una cappella edificata ad hoc sul luogo del ritrova-
mento. Qui vi rimase fino al 1817, anno in cui dovette affrontare un nuovo trasfe-
rimento, questa volta dettato da ragioni di natura edilizia. La cappella doveva
infatti essere abbattuta, e il crocefisso fu destinato all’indirizzo di Kramerstrasse
23, dove ad attenderlo c’era la parete esterna di una locanda (neanche qui c’era
posto per Lui nell’albergo?). In virtù del nuovo “inquilino”, il locale fu soprannomi-
nato «Locanda dal Signore Dio». Si arrivò dunque alla notte tra il 24 e il 25 aprile
1944, quando la violenza della guerra colpì anche il crocefisso; le bombe di oltre
350 bombardieri inglesi avevano come obiettivo la stazione centrale di Monaco
ma, per un errore nei sistemi di puntamento, finirono col centrare la zona di Au,
dove circa l’80 % degli edifici venne distrutto e il crocefisso bruciò fino all’altezza
delle gambe. Tutto sembrava ormai perduto, quando un sedicenne che prestava

54 - dall’Oratorio
servizio come chierichetto presso l’allora chiesa di Giesing – e che si scoprì
poi essere Hermann Fischer, autore, regista ed attore molto conosciuto in
Germania sotto lo pseudonimo di Philip Arp – trovò i resti del crocefisso e
decise di portarseli a casa. Qui, il giovane “rivestì le spoglie” con un sacco di
patate, una corda e un panno bianco di lino, e affidò a ciò che restava del cro-
cefisso un testo contente un messaggio di pace. In seguito alla morte di Arp,
sul finire degli anni ’80 il Kreuzfragment fu ceduto all’Arcidiocesi di Monaco
e Frisinga, che ne dispose la collocazione all’interno della chiesa della Santa
Croce a Giesing.

Il Kreuzfragment è oggi sostenuto da una sorta di “protesi” - una croce me-


tallica sul cui braccio orizzontale è riportata la frase “per le sue piaghe noi
siamo stati guariti” (Isaia 53,5) – e corredato di un’immaginetta che, al di sot-
to dei piedi, raffigura alcune anime del Purgatorio a cui degli angeli tendono
una corona e un ramo, a ricordare l’importanza di quella “collocazione prov-
visoria” ai fini della salvezza del genere umano.

dall’Oratorio- 55
CONIGLIETTI
DI PASQUA
Per rendere allegra la ricorrenza di Pasqua per i bambini più piccoli c’è Coniglio
Nascondiglio, che passa in tutti i prati e nasconde uova e ovetti di cioccolata
in ogni cespuglio perché poi “i fratelli conigli” su due gambe possano entusia-
sticamente dargli la caccia.

Si tratta, in realtà, di una mini caccia al tesoro con dei piccoli tesori golosi da
scovare e, in più, la poesia di un morbido super coniglio da immaginare mentre
nasconde, per fare a tutti una sorpresa, chili di cioccolata.

Coniglio Nascondiglio
a Pasqua per giocare
nasconde con puntiglio le uova da cercare:
sette sono in cantina
e quattro su nel tetto,
cinque nella cucina e quattro sotto il letto.
Ma quando ha terminato
Coniglio è un po’ perplesso:
si è già dimenticato dove le uova ha messo!
I fratelli Conigli sono di grande aiuto:
scovano i nascondigli in meno di un minuto!

Che Pasqua in allegria, che grande scorpacciata!


Mangiamo in compagnia tutta la cioccolata