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28 marzo 1932 - 3 maggio 2019

Direttore responsabile: Maria Castelli - Registrazione Tribunale di Como numero 3/2018 del 1/3/2018

Redazione: Casa Parrocchiale - 22029 Uggiate Trevano - p.zza della Repubblica, 1


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Comunità Pastorale di
Uggiate e Ronago
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Le Campane
di Uggiate e Ronago
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Le Campane
di Uggiate e Ronago

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IL SILENZIO
Cosa più vera è pensarti appena
se pur la mente resiste al pensiero:
dei molti nomi non uno è degno
solo il silenzio conviene al mistero.

Oppure il cuore ti canti rapito


e «padre e madre» ti chiami gemendo:
intelligenza e vita e amore,
Spirito, Verbo, Principio del mondo.
Padre per dire la sola origine
che accumuna l’uomo e la donna
e tutto il genere umano e il mondo
in una famiglia e destino.

Figlio per dire l’immagine vera


per dire il volto in cui si contempla
e noi trovare il lui l’Archetipo,
di cosa l’uomo è chiamato ad essere.

E tu che spiri qual vento dovunque


si che in te naviga tutto il creato
tu sei dell’uno e dell’altro l’Amore
e di noi il tempio tu fai di Dio.

da ‘Amare’ di David Maria Turoldo 


Intro

STUDIA DI FARTI AMARE….


È iniziato uno dei periodi più belli dell’anno per un prete; l’estate porta
con sé il Grest e i campi, momenti educativi ineguagliabili, dove bambini,
ragazzi, adolescenti e giovani possono vivere davvero un’esperienza di
comunione e di servizio. In questi giorni, quindi, il Signore ci concede il
privilegio di vivere a stretto contatto con la gioventù, di vedere all’opera i
nostri ragazzi dai 14 ai 18 anni, di osservarli mentre passano le mattine a
preparare meticolosamente le attività, mentre sudano e si entusiasmano
sotto il sole pomeridiano, mentre con delicatezza materna si preoccupa-
no del bambino che tende ad isolarsi o medicano quello che è caduto e si
è sbucciato il ginocchio. Sono uno spettacolo, questi ragazzi! Spesso ab-
biamo un’idea dei giovani negativa, li vediamo come un problema. Certo,
qualche volta è così: oltre a quelli che sudano a servizio degli altri, ci sono
anche quelli che bighellonano tutto il giorno trascinandosi da un locale
all’altro oppure fanno di peggio nelle zone un po’ più defilate. Ma perché
non vedere tutti quelli entusiasti, desiderosi di cambiare il mondo, capaci
di generosità, quelli che fanno volontariato? Perché non si prova ad ascol-
tarli, questi giovani, invece di offrire sempre ricette preconfezionate da
noi adulti, che molto spesso sanno di banco dei surgelati? I giovani hanno
idee loro, non sono contenitori da riempire. Questo richiede, da parte di
noi adulti, una continua capacità di confronto, un dare ed un ricevere, che
spesso mette in crisi il nostro sistema fatto di presunzioni e di fragilità
ostentate come sicurezze.
Mi sembra di cogliere, da parte loro, un grande bisogno di coerenza. Già
Papa Paolo VI diceva che il nostro tempo ha bisogno di testimoni più che
di maestri. Già, perché il Maestro è uno e tutto quello che doveva inse-
gnare l’ha insegnato. Adesso si tratta di mettere in pratica per dimostrare
che i Suoi insegnamenti non son solo delle belle utopie. È difficile che un
giovane (e non solo un giovane) riesca a fare il salto di qualità che Gesù

4 - Intro
chiedeva di fare parlando dei farisei: “Quello che vi dicono di fare fatelo,
ma non fate quello che fanno”. I giovani hanno diritto non solo ai posti di
lavoro. Hanno diritto soprattutto a trovare sulla loro strada persone nelle
quali l’altezza degli ideali e l’impegno per realizzarli vadano di pari passo.
E questo vale in modo particolare per i genitori. Poi, a seguire, per tutti
quelli che svolgono una funzione educativa. Se gli adulti che stanno “in
alto”, nella Chiesa e nella società civile, se ne rendessero conto! Troppo
spesso le loro parole perdono valore perché risuonano vuote, non suppor-
tate da una testimonianza di vita. L’educatore, colui che occupa un posto
di responsabilità non può permettersi troppe incoerenze: i giovani, grazie 
a  Dio, sono molto esigenti e sanno cogliere molto bene la differenza tra
l’insegnante che si prepara bene, che si impegna, che dà il meglio di sé e
quello che invece tira a campare, che non si aggiorna, che non studia più.
E i ragazzi più deboli saranno portati ad imitare i tratti negativi dell’inse-
gnante, mentre i più bravi saranno demotivati nello studio di quella ma-
teria. Ho fatto l’esempio dell’insegnante, ma avrei potuto fare quello del
papà, della mamma, del prete … Se tutti ci ricordassimo di più che dare il
buon esempio è un preciso dovere forse tante cose andrebbero meglio e
non saremmo ingolfati in una crisi che, prima che economica, è di valori e
di certezze. Come diceva don Bosco allora: “Studia di farti amare”
don Sandro, parroco

Studia di farti amare ... - 5


IL SALUTO A UNA MAMMA
“Chi perde la sua vita, un giorno la riavrà.”

Sabato 25 maggio, nella chiesa parrocchiale di Vercana, la nostra Comunità Pa-


storale si è raccolta in un abbraccio commosso a don Sandro, alla sua famiglia e ai
tanti sacerdoti e fedeli presenti, nel giorno del saluto alla mamma, signora Agne-
se Cassera. Abbiamo così voluto testimoniare al nostro pastore affetto, stima,
gratitudine e vicinanza cristiana nel giorno in cui la mamma è tornata nel grembo
della Santissima Trinità, misericordia infinita. Le preghiere, i canti e i silenzi della
celebrazione hanno posto un sigillo d’amore e di delicata tenerezza nel passaggio
di Agnese dalla vita terrena alla vita nuova, immersa nel mistero di Dio. L’omelia
di don Sandro ha narrato la vita della sua mamma, intessuta d’amore e della solida
fibra della fede.
La placida calma del lago, la pioggia silente caduta copiosa, il suono dell’organo e
la dolcezza degli sguardi hanno accompagnato il rito delle esequie, offrendo una
delicata cornice di serenità e di fiducia nella volontà del Signore, che sempre acco-
glie con benevolenza il cuore di una mamma umile e generosa, saggia e previden-
te. Per don Sandro e per i suoi cari vi sia la consolazione di non sentirsi soli perché,
quando nell’ombra cade la sera, accanto a Maria Santissima, Madre del santo ro-
sario e di ogni consolazione, ora brilla il sorriso sereno della loro amata Agnese.

GRAZIE
Con i familiari, ringrazio di cuore per la commossa e sentita partecipazione
al nostro dolore nei giorni del saluto alla mia cara mamma Agnese. Grazie
alla vostra presenza, espressa in tanti modi e soprattutto nella preghiera,
abbiamo affidato dolcemente ogni fatica e ogni lacrima alla bontà miseri-
cordiosa di Dio Padre certi di trovare in Lui consolazione e in voi il calore di
un bene grande e prezioso.
Vi abbraccio e assicuro un ricordo per tutti
don Sandro, parroco

6 - Il saluto a una mamma


La parola del Papa
SINODALITÀ E COLLEGIALITÀ semblea e nel partecipare attivamente
di tutti i suoi membri alla sua missione
PER LA CHIESA ITALIANA evangelizzatrice». «Mentre il concetto di
sinodalità richiama il coinvolgimento e la
Lo scorso 20 Maggio, in occasione dell’a- partecipazione di tutto il Popolo di Dio alla
pertura dei lavori della 73a assemblea ge- vita e alla missione della Chiesa, il concetto
nerale della conferenza episcopale italiana di collegialità precisa il significato teologi-
(CEI), il Papa ha indirizzato ai presenti, ma co e la forma di esercizio del ministero dei
anche a tutte le persone interessate, un in-
Vescovi a servizio della Chiesa particolare
teressante messaggio su temi di rilevanza
affidata alla cura pastorale di ciascuno e
per la Chiesa italiana.
nella comunione tra le Chiese particolari in
seno all’unica e universale Chiesa di Cristo
Il discorso ha riguardato tre punti, su “si-
[…]. La collegialità, pertanto, è la forma
nodalità e collegialità”, “la riforma dei
specifica in cui la sinodalità ecclesiale si
processi matrimoniali” e “il rapporto tra
manifesta e si realizza attraverso il mi-
i sacerdoti e i vescovi”. In particolare il pri-
nistero dei Vescovi […]. Ogni autentica
mo punto ha fatto credere a taluni osser-
manifestazione di sinodalità esige per sua
vatori un evidente sostegno in favore della
celebrazione di un prossimo Sinodo della natura l’esercizio del ministero collegiale
Chiesa italiana. In realtà il Pontefice non ha dei Vescovi».
voluto fare pressioni sull’episcopato italia- Infine, volendo approfondire il concetto di
no per indirizzarlo a organizzare – magari sinodalità, Papa Francesco ne ha definito il
in tempi rapidi – un nuovo Sinodo, quan- “metodo”: “sinodalità dal basso in alto,
to piuttosto abbia inteso indicare ancora ossia il dover curare l’esistenza e il buon
una volta un metodo. funzionamento della Diocesi: i consigli, le
Il Papa ha infatti ricordato da subito che ha parrocchie, il coinvolgimento dei laici… –
già voluto chiarire che «il cammino della incominciare dalle diocesi: non si può fare
sinodalità è il cammino che Dio si aspetta un grande sinodo senza andare alla base.
dalla Chiesa del terzo millennio […] è di- Questo è il movimento dal basso in alto – e
mensione costitutiva della Chiesa», così la valutazione del ruolo dei laici; e poi la si-
che «quello che il Signore ci chiede, in un nodalità dall’alto in basso […]. Se qualcu-
certo senso, è già tutto contenuto nella pa- no pensa di fare un sinodo sulla Chiesa ita-
rola sinodo». liana, si deve incominciare dal basso verso
Riprendendo un recente documento della l’alto, e dall’alto verso il basso […]. E que-
Commissione Teologica Internazionale, poi sto prenderà (tempo), ma si camminerà
ha ricordato che «la sinodalità, nel con- sul sicuro, non sulle idee.”
testo ecclesiologico, indica lo specifico
modus vivendi et operandi della Chiesa Come di consueto tutti i discorsi e i docu-
Popolo di Dio che manifesta e realizza menti del Papa sono disponibili in forma
in concreto il suo essere comunione nel integrale sul sito web ufficiale del vaticano:
camminare insieme, nel radunarsi in as- http://w2.vatican.va/
La parola del Papa - 7
Caro don Pierangelo
C’è voluto un Sinodo, il primo del-
la Chiesa di Como dopo il Concilio
Vaticano II, e del quale ancora non
conosciamo gli esiti, perché nella
vita della Chiesa si mettesse a fuoco
e si riflettesse sulla figura del prete
nella vita della Chiesa oggi. Questo
evento, caro don Pierangelo, im-
mediatamente rimanda al suo mini-
stero negli anni che lei ha trascorso
nella nostra comunità. Anni impor-
tanti, nei quali si cominciavano ad
intravvedere i primi sintomi di quel-
la profonda crisi antropologica che
si sarebbe sviluppata nei decenni
successivi fino ad arrivare ai giorni nostri. Una trasformazione, che in que-
gli anni aveva inizio, a cui lei ha saputo guardare con profetica anticipazio-
ne, interpretata attraverso una serie di momenti, di scelte e di percorsi che
appaiono oggi di straordinaria attualità, dal carattere quasi profetico e che
evidenziano il contributo di rilevante portata nella storia e nella vita della
nostra comunità cristiana che lei ha saputo dare. Nella consapevolezza che
il ministero dei presbiteri e la loro stessa vita è rivolta alla gloria di Dio Padre
in Cristo, realizzata attraverso il servizio degli uomini, il contributo di cui lei è
stato protagonista, ma del quale non siamo forse pienamente consapevoli,
penso possa trovare una sintesi in alcune attenzioni, che personalmente mi
appaiono tra le più significative del suo ministero ad Uggiate, ovviamente
dopo l’Eucaristia, l’amministrazione dei sacramenti, l’annuncio della Parola.
Metterei al primo posto una particolare attenzione da lei rivolta all’Azio-
ne Cattolica. Ricordo, in un contesto radicalmente diverso dall’attuale, gli
incontri, i percorsi di formazione per gli adulti, i momenti di ritiro vissuti a
Caravate, ospiti dei Padri Passionisti, o ad Eupilio, ospiti dei Padri Bethar-
ramiti. Eravamo allora ancora nella scia del vento conciliare, che sostene-
va con forza l’esigenza di un percorso formativo permanente perché i fe-
deli laici interiorizzassero la piena coscienza della corresponsabilità laicale
all’evangelizzazione e alla vita della Chiesa, in profonda comunione con le
scelte della Chiesa diocesana ed universale. Una coscienza che si è andata
progressivamente sgretolando per gli effetti di un secolarismo che in breve
tempo avrebbe spazzato via ogni atteggiamento di ricerca e ogni bisogno di
approfondimento della propria fede.
Nel quadro del mutamento in atto ricordo la sua insistenza sull’idea di co-
8 - Caro don Pierangelo
munità, di una dimensione comunitaria della fede che avrebbe dovuto sem-
pre più permeare la vita della comunità. C’era forse in questa insistenza la
chiara percezione di un individualismo che sarebbe diventato sempre più
marcato e avrebbe coinvolto l’esperienza di vita dei fedeli laici. Sguarniti di
una adeguata formazione e mancanti del senso di appartenenza ecclesiale,
avrebbero corso il rischio, come poi si sarebbe in gran parte verificato, di non
sapersi sottrarre alla seduzione di affascinanti conquiste tecnologiche sosti-
tutive della ricerca del senso della vita che sta alla base, imprescindibilmen-
te, di ogni matura scelta di fede. Come oggi non possiamo prevedere dove
ci porteranno l’intelligenza artificiale o la colonizzazione dello spazio, così
allora non potevamo prevedere dove ci avrebbe portato lo sviluppo dell’in-
formatica (gli anni ’80 erano gli anni dei primi computer portatili e della loro
diffusione). Ma il suo costante richiamo e impegno per la costruzione di una
comunità coesa, impegnata nella lettura e nel discernimento del tempo,
indicava in una comunità solidale e fraterna il più sicuro antidoto a derive
dell’umano quali quelle che stiamo sperimentando.
Ancora ricordo, con sufficiente lucidità, la fatica nella costituzione del Con-
siglio Pastorale Parrocchiale, nel quadro di una attenzione agli organismi di
partecipazione ecclesiale, che lei aveva con convinzione sostenuto. Il sup-
porto dato alle neonate Zone Pastorali ha rappresentato un altro esempio
di coinvolgimento e di vera attenzione all’esercizio della corresponsabilità
dei fedeli laici che lei intravvedeva nel contesto di una lettura e di un discer-

Caro don Pierangelo - 9


nimento dei segni dei tempi. È stata anche questa una esperienza ricca e
positiva nella vita della nostra comunità, anch’essa anticipatrice di quella
comunità apostolica che Mons. Coletti, trent’anni dopo, avrebbe proposto
all’attenzione dell’intera diocesi.
Nell’autunno del 1980, dopo un attento studio preliminare, avevano inizio i
lavori di restauro della Chiesa di San Michele a Trevano. I lavori, che si sareb-
bero conclusi nell’estate del 1981, sotto la direzione dell’ing. Gian Luigi Galli,
avrebbero restituito alla nostra comunità lo straordinario gioiello di quella
Chiesa, testimone di oltre mille anni di storia di questo territorio. È stato l’i-
nizio di una serie di interventi di recupero e di valorizzazione del patrimonio
artistico ed architettonico di tutte le nostre Chiese che, attraverso una serie
di interventi successivi da parte dei parroci chiamati alla guida della comu-
nità, avrebbero educato l’intera comunità alla cura e salvaguardia di beni
ricevuti in eredità dai nostri padri da consegnare alle generazioni future.
Questa cura della memoria storica si è tradotta nella sistemazione e rior-
ganizzazione dell’archivio parrocchiale, a cui lei ha dedicato una particolare
attenzione, nella consapevolezza della preziosità delle informazioni in esso
raccolte, ma soprattutto sacrario della vita di intere generazioni.
Di questa cura e di questa attenzione ricordo nei particolari la mostra foto-
grafica sulla storia della Comunità. La mostra, allestita nei locali del Comu-
ne, ha costituito la più significativa espressione di valorizzazione del recen-
te passato svoltasi ad Uggiate negli ultimi decenni. È stata un’iniziativa da

10 - Caro don Pierangelo


lei suggerita, fortemente desiderata e poi coordinata nei dettagli, mirata a
rafforzare le radici del presente, che sono nel passato, in vista di una intelli-
gente proiezione nel futuro, memore degli errori ma anche delle acquisizioni
accumulate nella storia degli uomini.
Ricordare la sua presenza tra noi ad Uggiate e fare memoria di quegli anni
significa ricordare un pezzo importante della nostra storia. Significa guarda-
re a un mondo che in due-tre decenni è incredibilmente cambiato; significa
pensare ad una comunità cristiana diversa e a una Chiesa diversa. La sua pre-
senza ad Uggiate ci ha profeticamente allertato ed educato al cambiamento
che ci sarebbe stato, a tempi nuovi che si stagliavano all’orizzonte e per i
quali era necessaria una preparazione, per non soccombere sotto il peso di
un esasperato individualismo, di una quasi esclusiva ricerca del profitto, di
una totale autoreferenzialità, di cui tutti siamo inconsapevolmente protago-
nisti e vittime al tempo stesso.
È sempre difficile, nella vita, individuare, riconoscere ed esprimere grati-
tudine a quanti hanno contribuito a far crescere la nostra personalità. Da
cristiani dobbiamo aggiungere quanti hanno contribuito a far crescere la no-
stra fede, a radicarci in una matura sensibilità e in una altrettanto matura
coscienza cristiana.

Di tutto questo, carissimo don Pierangelo, ricordandola con profonda stima


e riconoscenza, esprimo al Signore un sincero ringraziamento per averla in-
contrata sul cammino della vita, per avere capito quanto è importante colti-
vare e far maturare la propria fede, per avere imparato ad amare la Chiesa,
operazione oggi difficilissima ma straordinariamente importante.
Ora, che può godere della pienezza dell’incontro con Colui al quale ha dedi-
cato la sua vita, e per il Quale ha impegnato la sua intera esistenza, continui
a starci vicino ed ad aiutarci a superare quel guado nel quale lei aveva intuito
che l’umano sarebbe sprofondato, per ritrovare la forza di uscirne, con l’aiu-
to dello Spirito, nella certezza, come il Cristo ci ha detto: “Io sono con voi per
sempre, sino alla fine del mondo”.

Un parrocchiano, a nome dei molti, grati e riconoscenti,


che l’hanno conosciuta e stimata

Caro don Pierangelo- 11


DON PIERANGELO E IL NOSTRO BOLLETTINO
Quando don Pierangelo Livio giunse nella nostra Parrocchia di Uggiate-Tre-
vano era l’anno 1979. Quel giorno un enorme gregge di pecore aveva invaso
un prato, in via Roma. Passando di lì, per raggiungere la chiesa, qualcuno
colse l’analogia tra le pecore raccolte l’una accanto all’altra alla ricerca di un
po’ di cibo per sfamarsi e la folla di fedeli radunati per l’accoglienza del nuo-
vo Arciprete. Don Pierangelo arrivò mostrandosi subito per com’era: uomo
minuto, riservato, dagli occhi attenti e profondi, la voce pacata ma ferma,
chiara e dall’eloquio ricco di sacerdote colto, avido di conoscenza e di letture
approfondite. Rivelò ben presto il suo amore per l’arte e la storia, la dime-
stichezza con la Parola di Dio e il saper mescolare la lingua elegante con la
parlata in dialetto.

Curioso e attento ai cambiamenti del tempo, sapeva rinnovarsi per rinnova-


re dal di dentro la vita parrocchiale. Fu tra i primi ad avvicinarsi alla tecnolo-
gia al fine di migliorare il lavoro di segreteria e d’archivio, tanto preziosi per
la comunità, e diede nuovo impulso e slancio al bollettino parrocchiale. Fu
proprio lui che avviò i giovani redattori all’uso della macchina per scrivere
elettrica e poi del computer attraverso programmi specifici atti a sveltire il
lavoro di trascrizione e d’impaginazione del giornalino, prima della stampa.
Suggerì nuove rubriche e, al passo coi tempi, raccolse numerose cartelle in
cui catalogava fotografie, interventi e scritti. Insegnò a fare ricerche d’archi-
vio e si adoperò perché fossero pubblicate monografie, dette “Numero Spe-
ciale”, in cui erano raccolte notizie documentate su argomenti vari. Leggeva
e rileggeva le bozze offrendo consigli a chi scriveva gli articoli. Diceva che
non erano necessari troppi fronzoli ‘par mia stufì la gent’. Sapeva guarda-
re avanti, traendo spunto dal passato. Valorizzava le piccole cose perché le
considerava importanti aspetti della nostra realtà sociale e culturale, nonché
religiosa, che andavano conservate perché non cadessero nell’oblio. Spesso
la sera la luce nel suo studio rimaneva accesa fino a tardi. Lui era lì, chino su
libri e fascicoli, tra carte e vecchi documenti.

Quando il bollettino era pronto per essere distribuito, le numerose copie ve-
nivano accatastate nell’ingresso della casa parrocchiale. Si entrava e subito
da lì giungeva un forte odore d’inchiostro e di tipografia. Allora iniziavamo
ad attaccare sul retro della copertina gli indirizzi delle famiglie cui ciascun
fascicolo doveva essere portato. Un lavoro lungo. Ci volevano forbici, colla,
pazienza perché ogni tanto le etichette cadevano e poi non tornavano più i

12 - Caro don Pierangelo


conti. Ridevamo per quei disguidi causati un po’ anche dalla nostra voglia di
giocherellare e divertirci. E lui, il nostro Arci, faceva finta di niente. Poi arri-
vava con una caramella o, d’estate, la sua mamma ci portava una coppetta
di gelato. A volte, usciva dallo studio per lasciarci soli, ma presto tornava
chiedendo a che punto eravamo. Al termine, ci raccomandava d’andare su-
bito a casa perché era tardi. Con uno sguardo gentile ci accompagnava fino
al cancello e poi ritornava ai suoi studi e al suo impegno.

Se qualcuno aveva bisogno, sapeva dove trovarlo. Non era necessario rac-
contare tanto o troppo. Bastava un’occhiata, un attimo di tempo e il suo
consiglio arrivava semplice, sintetico e sempre efficace. La Redazione del
Bollettino lo ringrazia perché molti dei suoi suggerimenti sono validi ancor
oggi e se amiamo questo giornalino è anche grazie a don Pierangelo.

Caro don Pierangelo - 13


RICORDANDO DON PIERANGELO
Ci sono persone che incontriamo nella vita che lasciano un segno nel cuore che
non si cancellerà mai. Queste persone sono come una pianta piena di generosi-
tà che accoglie sotto la sua ombra, chi è affaticato, stanco e certe volte senza
speranza. Una pianta che ha profonde radici nella terra, che ha una storia antica
e piena di sapienza.
Don Pierangelo lo ricordo come questa pianta, generosa, accogliente, con la
forza che veniva da una fede e da un amore radicati in un terreno fertile di gen-
tilezza e bontà.
Penso che la parola morte non abbia senso perché le piante non muoiono: di-
ventano terreno fertile per creare un nuova vita. Così sono le persone che amia-
mo e che sono rimaste nel nostro cuore perché possiamo continuare a crescere
nella fede e nell’amore.
Don Pierangelo, ti sento così nel mio cuore con immensa gratitudine e affetto.
Grazie
Aloha
gigi

Carissimo don Pierangelo,


l’anno scorso  prima di tornare in Bangladesh, sono venuto a trovarti e a salu-
tarti insieme alla Claudia. Eri a letto, avevi una voce flebile, ma lo sguardo sere-
no, forse già rivolto al Signore che ti avrebbe  accolto presto tra le sue braccia.
Quando ho chiesto la tua benedizione, prima di partire per la missione, ti sei
commosso e mi hai messo le mani tremanti sulla testa, affidandomi al Signore.
Ho avuto la Grazia di partecipare al tuo funerale e di baciare la tua bara, come
la tua ultima benedizione, ringraziando il Signore. Grazie don Pierangelo per il
tuo esempio di Sacerdote, semplice e umile, sempre dedicato al Signore e alla
sua Chiesa. Grazie per la cordialità con la quale sempre mi accoglievi, quando
tornavo a Uggiate, che mi incoraggiava a proseguire con generosità e gioia sul-
la via del Signore.
Prega per noi, carissimo don Pierangelo, perché l’amore al Signore e alla gente
che Lui ci ha affidato, sia sempre vivo e profondo nei nostri cuori.
 Un grande abbraccio nel Signore, che sempre ci vuol bene e ci accompagna nel
nostro cammino.
p. Quirico

14 -Caro don Pierangelo


A DON PIERANGELO
Caro Don Pierangelo, un mio amico ed io abbiamo servito la Santa Messa del-
le ore sette della domenica mattina fino a raggiungere la ‘veneranda’ età di
19 anni. Questo perché nessuno la voleva servire e noi, con il sacrista Lucia-
no Pedana, eravamo “il trio della domenica mattina”. Una volta, con molto
affetto, vedendoci indossare la veste da chierichetti che ormai ci stava gof-
famente stretta, ci dicesti: “ Va beh, fiöö, anca la mia la ma sta strëcia, andii
föra insci...” oppure durante l’Offertorio: “Ta set mia dre a cundì l’insalata!” ...
battute che rompevano l’imbarazzo e che portavano sempre il buonumore.
Oppure, durante la benedizione delle case, perché ai tempi si camminava con
tanto di veste anche per noi chierichetti, dopo ore su e giù per le vie del pae-
se, entrando in una casa in tarda serata, un profumo di minestrone ci aveva
avvolto lasciando ad entrambi un certo languorino. E tu, dopo la benedizione,
dicesti: “Sciura, quasi quasi a ma seti giö con ul fiöö a mangià ul minestrun”.
Potrei raccontare tanti aneddoti perché tu, come tante altre figure di spesso-
re come don Gerardo e il mio maestro Luciano Rossini, sei stato una guida, un
riferimento che ha segnato il percorso della mia vita. Sei stato una persona
schietta, autoritaria, ma senza eccessi di parole, sempre ponderate nel giusto
contesto, con i dovuti modi. Hai conquistato il rispetto dell’intera comuni-
tà con quell’autorevolezza che appartiene solo alle grandi persone. Sei stato
soprattutto un uomo di grande cultura, una mente fine che non ha lasciato
nulla al caso. Non posso dimenticare quando ti chiedevo dopo Messa alcuni
passaggi di grammatica latina in vista di un compito in classe, consigli che
sono sempre tornati utili.

Buon viaggio, don, sicuramente sei in un posto in Paradiso tra tutti coloro
che hanno fatto parte della mia vita, verso i quali sarò sempre riconoscente
e ai quali ho voluto bene. Quando ci incontrammo dopo tanti anni in quel di
Olgiate Comasco, tuo paese natale, mi dicesti: “Non avevo dubbi che ti avrei
trovato qui”. Ciao, don.

Un tuo chierichetto

Con questi scritti la comunità parrocchiale di Uggiate Trevano


esprime vicinanza alla famiglia di don Pierangelo,
assicurando un ricordo nella preghiera in memoria dell’amato arciprete.

Caro don Pierangelo - 15


Riflessioni
INTERNET PER I PIÙ PICCOLI:
OPPORTUNITÀ O PERICOLO?
Da alcuni anni si usa il termine “nativi digitali” per indicare il fatto che le
nuove generazioni possiedano competenze nell’uso di dispositivi elet-
tronici (smartphone, tablet e computer) tali da fare invidia a molti adulti.
Stupisce, in particolare, la precocità di questo fenomeno: capita ormai
di osservare bambini della Scuola dell’Infanzia molto abili nel maneg-
giare tali strumenti e destreggiarsi nella visione di filmati, nell’ascolto di
canzoni, nella pratica di giochi. Per i bambini della Scuola Primaria, poi,
saper usare questi ausili è praticamente scontato.
Le opportunità offerte da questi nuovi mezzi sono senza dubbio prezio-
se, non solo come intrattenimento, ma anche a livello di apprendimen-
to: molti giochini possono stimolare l’acquisizione di competenze legate
a lettura, scrittura, calcolo e logica; i mezzi digitali possono fornire, inol-
tre, un validissimo aiuto per i minori con difficoltà di vario tipo.
È importante tenere sempre a mente, tuttavia, che Internet è un mon-
do che presenta anche rischi di vario genere. Oltre ai pericoli conosciuti

16 -Riflessioni
da tempo (adescamento da parte di pedofili, violenza contenuta nei
videogiochi, etc.), si stanno diffondendo ultimamente minacce mol-
to più subdole. In particolare, sta divenendo sempre più frequente il
fenomeno per cui, all’interno di video per bambini apparentemente
tranquilli, vengano inseriti contenuti non adatti a utenti così picco-
li. Può capitare, pertanto, che un genitore, magari mentre cucina o
svolge faccende domestiche, lasci il proprio figlio con un tablet dopo
essersi sincerato che stia scorrendo video su YouTube assolutamen-
te innocui: può capitare, purtroppo, che tali video contengano invece
messaggi o immagini che spaventino i minori, generando ansie che i
bambini manifestano poi in vari modi, a scuola o a casa (paure ingiu-
stificate, fatica a mantenere l’attenzione, difficoltà a prendere sonno).
Cosa si può fare per evitare questi pericoli? I dispositivi elettronici non
vanno assolutamente demonizzati, visto che, come detto, forniscono
opportunità impensabili fino a pochi anni fa. È importante, però, che
gli adulti di riferimento vigilino sempre sulle attività che i più piccoli
svolgono con essi: il modo più efficace per prevenire spiacevoli sor-
prese è conoscere ciò che i bambini fanno, quello che vedono, i giochi
che praticano… e, se ci si accorgesse che qualcosa non è adatto a loro,
spiegarglielo nel modo più chiaro possibile.
Un aspetto molto importante è anche quello temporale: il tempo da
trascorrere davanti ad uno schermo deve essere regolamentato e,
una volta stabilito, fatto rispettare, anche per evitare il fenomeno del-
la dipendenza che questi mezzi possono generare.
Da ultimo, gli adulti possono offrire la possibilità ai minori di praticare
attività che presuppongano l’allontanamento dagli schermi: pratica-
re sport, suonare uno strumento musicale, riscoprire la bellezza dei
giochi in scatola, tornare ad inventarsi attività ludiche all’aperto. In
generale: stare insieme agli altri, perché essere in compagnia senza
cellulare o tablet è sempre la scelta migliore!

Luca B.

Riflessioni - 17
POPOLAZIONE, VERSO L’INVERNO?
In un recente studio relativo alle dinamiche demografiche in Italia, è stato con-
fermato il preoccupante dato sulla denatalità nel nostro Paese. Il cosiddetto
“gelo demografico” fa registrare un saldo negativo annuale tra nati e morti pari
alla scomparsa degli abitanti di una città italiana di medie dimensioni.
Esistono innanzitutto ragioni di carattere economico e lavorativo, riconduci-
bili alla crisi che stiamo attraversando, come la precarietà dell’occupazione, lo
scarso sostegno finanziario alle famiglie con figli (certificato dall’irrisoria entità
degli assegni familiari), che stanno determinando questa situazione. Dall’inda-
gine effettuata, emerge che il 79% dei ragazzi prima dei trent’anni avrebbe de-
siderio di avere figli, mentre, una volta superata quella soglia d’età, il 55% degli
adulti è deciso a non formare una famiglia o è comunque molto incerto: più di
un italiano su due!
Un segno evidente che i sogni cullati fino alla giovane età tendono a svanire di
fronte alle prime difficoltà, come la conquista di un contratto di lavoro in grado
di dare sicurezza economica o l’acquisto di un’abitazione. Il sociologo dell’Uni-
versità Cattolica Francesco Belletti, in un’intervista al quotidiano “Avvenire”, ha
sottolineato come il tema della denatalità non debba essere però considerato
solo un fatto privato, ma vada affrontato a livello politico e culturale. Condivi-
do la sua riflessione e credo sia urgente avere piena consapevolezza anche di
questi altri due aspetti della problematica per poterla affrontare con interventi
adeguatamente efficaci, scongiurando il rischio di analizzarla solo sotto il pro-
filo strettamente economico.
Serve una sfida culturale, capace di far percepire la bellezza di essere genitori,
anche se è un impegno che richiede fatica e sacrificio. Oggi sembra invece che
un figlio limiti la libertà di una coppia, ne condizioni le scelte determinando i
ritmi di vita. Sembriamo immersi in un clima sociale e culturale drammatica-
mente schiacciato sul presente e poco propenso a pensare al futuro. L’Arcive-
scovo di Milano Mario Delpini, in una sua riflessione ha scritto: “Quand’è che
abbiamo smesso di sperare? Da quando l’immagine del futuro incombe come
una minaccia, invece che come una promessa? Com’è successo che a proposito
dei bambini ci si chieda quanto costano e non come possano trovare un mondo
accogliente?”.

Sono queste le domande ineludibili in cerca di risposte che una società sana e
moderna ha il dovere di porsi. Altro che avere paura di inesistenti e fantomati-
che invasioni che possano minare la nostra identità nazionale!
Maurizio R.

18 - Riflessioni
LA SOCIETÀ DEL BENE La risposta è stata di tre volte superiore
alle aspettative: sono stati raccolti fondi
La rete di solidarietà e di collaborazione per tre pulmini attrezzati e una società si
tra istituzioni, volontariato e associazio- occuperà della manutenzione dei mezzi,
ni si rafforza con altri due episodi che ri- dal cambio gomme, alla riparazione, al
guardano la nostra comunità. bollo, all’assicurazione. Gli sponsor: tut-
Il primo: i coscritti del 1968 di Uggiate ti i bei nomi di imprenditori ed operatori
Trevano hanno coronato il loro mezzo economici del territorio, che non hanno
secolo di vita e di vitalità con una dona- indugiato a concorrere per l’acquisto del
zione di 1.500 euro al Consorzio Servizi mezzo e per l’officina che lo manterrà in
Sociali dell’Olgiatese per l’acquisto di efficienza. È stata come “La carica dei
elettrodomestici, forno, frigorifero e for- 101”. Infatti, ben 101 operatori si sono
nello, a servizio di un appartamento nel fatti avanti, hanno erogato risorse e ora
Centro Diurno Disabili di via Dante. Dal 116 persone di ogni età, dai bambini agli
mese di settembre, infatti, in questo ap- anziani, dispongono di un mezzo di tra-
partamento vivranno tre persone in età sporto funzionale ed efficiente.
matura che non hanno possibilità di sta- È “il grande cuore” della nostra società,
re in famiglia. È un’iniziativa del proget- quello che batte e che si apre quando
to “Dopo di noi”, che si propone di offrire spunta un bisogno di bene.
un alloggio a persone sufficientemente “Le due donazioni testimoniano il pa-
autonome e rimaste sole e il Consorzio trimonio del nostro territorio, fatto di
le accoglie in un “modello familiare”, al- generosità verso le persone e di fiducia
ternativo a un istituto di ricovero e cure, nelle istituzioni – sottolinea il direttore
assicurando risposte a ogni bisogno. del Consorzio, Andrea Catelli, uggiatese
La sensibilità della classe 1968 è stata – Ma ci responsabilizzano per valorizzare
apprezzata come una mano fraterna, questo patrimonio, così vicino, così rico-
ancor più che umana e solidale, rivolta noscibile e per lavorare sempre nel modo
a un progetto che riguarda il paese, la migliore: dobbiamo risponderne al ter-
comunità di Uggiate Trevano e le espres- ritorio, a chi ci ha dato fiducia e sprone
sioni di sostegno alle persone. con il suo aiuto”. E non è finita qui: al
Pochi giorni prima, il secondo episodio. Il termine della cerimonia di consegna dei
Consorzio Servizi Sociali, 23 Comuni as- pullmini, benedetti dal nostro parroco,
sociati, a inizio anno, aveva lanciato una don Sandro, una signora si è avvicinata
raccolta di fondi per l’acquisto di un pul- al direttore del Consorzio, gli ha dato in
lmino attrezzato per il trasporto dei disa- mano una busta. “È per il gasolio”, ha
bili che frequentano le strutture consor- detto. E se n’è andata. Nella busta, c’era-
tili di Uggiate Trevano, Lurate Caccivio e no dieci pezzi da cento euro l’uno. Mille
Olgiate Comasco o le varie attività, spor- euro. Tutti senza parole. Commossi.
tive e di animazione sul territorio e fuori.

Riflessioni - 19
LA SETA, UN FILO LUNGHISSIMO, ANCHE LOCALE
Erano di seta gialla le calze che nel 1511 un mercenario svizzero invia-
va da Pavia (Paffi, nel loro idioma) alla moglie in uno sperduto villaggio
bernese raccomandandole di “conservarle e indossarle al momento del
suo vittorioso ritorno in patria” dalle campagne d’Italia. Ed erano ancora
di seta, comasca, le stoffe intercettate e sequestrate dalla carrozza di
Giuseppina Bonaparte al suo rientro in Francia da un viaggio lombardo.
Proviamo a immaginare l’imbarazzo dei cavalleggeri che poco prima
del fiume Ticino eseguivano l’ordine impartito nientemeno che dal con-
sorte, il generale Napoleone Bonaparte, il quale, tra l’altro, tra le prime
disposizioni quale regnante sulla Cisalpina terra, pose il veto all’espor-
tazione delle nostre preziose stoffe poiché dirette concorrenti di quelle
di Lione.
Tra alti e bassi, la nostra provincia conserva ancora il testimone della
tradizione setaiola presente in Lombardia fin dal XIV secolo, ma che
conobbe applicazione e sviluppo fin nelle campagne più sperdute con
l’introduzione del “Morus alba: gelso” a noi ancor più comunemente co-
nosciuto con il nome di “Murùn”, voluto da Ludovico Maria Sforza, detto
il Moro, al governo del ducato di Milano nel secolo successivo. Anche la
nostra Pieve non sfuggì all’editto sforzesco che “obbligava” tutti i conta-
dini a impiantare il gelso.
Di questi alberi ne sono rimasti
pochissimi esemplari, in realtà
poco amati dai nostri antenati
perché le loro fronde toglieva-
no il sole ai frutti di più diretta
trasformazione e consumo,
quali i cereali e i tuberi ma in-
dispensabili perché le loro
preziose foglie alimentavano i
voracissimi “bombyx mori o ba-
chi da seta”, portando, quindi,
qualche lira d’aiuto alle magre
entrate delle famiglie.
Si potrebbe valutare un censi-
mento di questi silenziosi testi-
moni ancora viventi e con loro

20 - La seta, un filo lunghissimo


potrebbero essere censite anche le “bigatere” ancora presenti. Queste
abitazioni, rese funzionali per l’allevamento dei bachi da seta, venivano
costruite seguendo canoni ben precisi quali: esposizione, altezze dei lo-
cali, numero e ampiezza delle finestre, camini ed altre considerazioni mai
lasciate al caso. Molte le abitazioni preesistenti adeguate successivamen-
te all’esigenza. La loro importanza era notevole e la corretta gestione
delle fasi d’allevamento
fondamentale. I conta-
dini lo sapevano bene e
affidavano a immagini
benedette, poste sulle
porte, e alle preghiere
tutto ciò che esulava
dalla loro competenza
pratica che, nelle fasi
cruciali d’allevamento,
arrivava a comprende-
re turni di sorveglianza
ininterrotta con i camini
accesi e il sonno su gia-
cigli di fortuna. Gli uni e
gli altri potrebbero en-
trare a pieno titolo nel
percorso museale della
seta.

Ricordate i seimila cittadini svizzeri espulsi dalla Lombardia nel 1848, di


cui abbiamo parlato la volta scorsa? Ebbene, dei frontalieri espulsi in ven-
tiquattro ore, mille erano operaie occupate presso seterie comasche e
stante la loro esperienza acquisita, il governo svizzero tra i provvedimenti
a tampone promosse l’apertura di stabilimenti serici in Canton Ticino.

Andiamo al 1897, quando nell’archivio troviamo traccia di un concorso a


premi in denaro rivolto “a quei contadini che adottano sistemi razionali di
potatura e buon governo dei gelsi offrendo esempio di efficienza”.
Il 1904 vuole ancora ‘efficientissima e completa la filiera serica’ in quanto
il comizio agrario provinciale comasco informa che “l’eccezionale anda-
mento del commercio serico rende necessaria l’attiva organizzazione degli

La seta, un filo lunghissimo - 21


agricoltori nel conferimento dei bozzoli”. La nota riguarda i proprietari
dei fondi e gli associati, sicuramente non i singoli, ma è interessante
perché ci informa che la potenzialità degli essiccatoi sociali è di 120
quintali giornalieri per quanto riguarda la semplice “soffocazione” e 30
quintali giornalieri per il ciclo comprendente l’essiccazione dei bozzo-
li. Ci fa sapere inoltre che a Milano è presente un “magazzeno generale
delle sete” per il deposito dei bozzoli essiccati.
L’infezione della “diaspis”, che attacca i gelsi, è già conosciuta ma dal
1909 deve assumere contorni drammatici poiché disposizioni e ordi-
nanze si susseguono con assiduità. Leggere i dettagli per la lotta a
questa cocciniglia porta a rivivere quei momenti e stringe ancora il
cuore, a oltre cento anni di distanza. Ma la comprensione dei conte-
nuti è compito troppo arduo per persone semplici, infaticabili con la
zappa e la ranza, insuperabili con le forbici da potatura; pertanto la
divulgazione pratica è affidata ai sindaci, ai parroci, agli insegnanti
delle scuole, perfino al farmacista. È a loro, infatti, che si rivolge il co-
mitato agrario per “la massima diffusione” dell’istruzione e tentare di
marginare il fenomeno.
E nel 1910, nella relazione annuale agricola provinciale, troviamo “rin-
crescimento” per la poca considerazione riservata agli interessi gene-
rali della “gelsicoltura e bachicoltura” in confronto a quella riservata
all’industria in generale. Sopratutto da noi è contestato un “graduale
ma incessante regresso nella coltura e produttività del gelso”. Il com-
parto locale perde piano piano, ma inesorabilmente, due dei tre ele-
menti che compongono il ciclo produttivo della seta ; il gelso e l’alle-
vamento del baco da seta. La filiera si è spezzata.
E piano piano usciranno dal linguaggio contadino molti termini fra i
quali: i bachi vanno al bosco “seguire le mute” gli ovuli “i bruchi-bozzo-
lo-larva” o la bollitura, che conclude il mistero della natura e dà inizio
all’attività di trasformazione del filugello.

Nel 1935 sono presenti ancora in Italia 165 stabilimenti “semai” per il
baco, suddivisi tra le città di Ascoli Piceno e Vittorio Veneto, che rifor-
niscono anche le nostre esigenze. Il numero la dice lunga su una tradi-
zione antichissima, purtroppo mutilata, che lascia comunque ancora
oggi alla nostra provincia un invidiabile primato nella trasformazione
e nel commercio della nobile materia, di umilissima origine.

Renato A.

22 - La seta, un filo lunghissimo


RONAGO
ANGELO CLERICI,
CONCERTO CON GLI ANGELI
Una vita per la musica, soprattutto
per la musica sacra, a lode di Dio Natale o fosse Pasqua. Nel 1941, il par-
e a bellezza dell’umanità ed ora che è roco di Ronago, Don Carlo Porlezza,
nell’eternità, il maestro Angelo Clerici andò a cercare quel musicista di Giro-
continuerà i concerti con gli Angeli. nico che aveva tanta fama, puntuale,
E le note che scendono dal Cielo si in- rigoroso e molto bravo e lo portò con
trecceranno a quelle dell’organo e del- sé, gli affidò l’organo e poi il coro, dap-
la Corale che conservano la fibra del prima maschile, poi femminile e poi
maestro Clerici, fanno parte della sua polifonico e il maestro Clerici coltivò i
storia, ma anche della storia della Co- talenti che hanno fatto parte e tutto-
munità e dei Cantori e di tutto ciò che, ra fanno parte della nostra Corale. Era
nei momenti liturgici solenni ed ordi- passione ed era professionalità, era
nari, ha rappresentato un inno, spiri- fede ed era sentimento. “Dovete can-
tuale e nello stesso tempo culturale ed tare con il cuore“, insegnava, prima di
artistico che ha percorso tanti anni. tutto, ai Coristi e con il cuore, non solo
La Comunione dei Santi è anche que- con la sapienza, lui accompagnava
sto: un legame che non si spezza mai, all’organo e rivelava i segreti del canto
perchè è stato ricchezza e sarà bene- per Dio e per l’uomo. Nel 2011, la Co-
dizione. rale e la parrocchia gli dedicarono una
La vita del maestro Clerici si è compiu- grande festa, insieme a Gironico, per
ta a 98 anni: era nato nel 1921, aveva dirgli grazie. Compiva 90 anni, ma an-
studiato violino ed organo al Conser- cora per qualche anno, avrebbe conti-
vatorio di Milano, entrò a far parte nuato a suonare il violino e la pianola, a
dell’Orchestra d’archi di Milano e da- casa, per ore, tutte le mattine, perchè
vanti a sé avrebbe avuto una brillante la musica era la sua essenza. A Ronago,
carriera, in Italia e all’estero. Ma rima- dove si era stabilito, aveva conosciuto
se orfano di padre e non voleva lasciar e sposato la sua amatissima Rita, ave-
sola la madre, per seguire i suoi sogni va cresciuto le due figlie, il suo nome
da musicista: restò con lei, a Gironico, coincideva con la musica non sempli-
dove trovò posto come impiegato co- cemente da Chiesa, ma da Comunità
munale ed era ancora giovanissimo, che si riconosce nello spirito.
ma già girava per le parrocchie a suo- Era gremita, la chiesa, per l’ultimo sa-
nare l’organo durante le Messe, anche luto al maestro Clerici. Maestro per
tante Messe in una sola giornata, fosse sempre.

Angelo Clerici - 23
Santi del nostro tempo
PADRE TULLIO MARUZZO:
UN MARTIRE TRA I CAMPESINOS
Marcello e Daniele Maruzzo sono due bimbi veneti, nati negli anni ‘30 del
Novecento, in una famiglia di poveri contadini. Entrambi manifestano sin
da piccolissimi il desiderio di dedicare la propria vita al Signore. Per que-
sto entrano nell’ordine dei Frati Minori, vestendo il saio francescano. I fra-
telli cambieranno il proprio nome rispettivamente in Tullio e Lucio. Insie-
me verranno consacrati sacerdoti il 21 giugno 1953 dal Cardinale Roncalli.
Da qui però le loro strade si dividono, perché padre Tullio parte missiona-
rio per il Guatemala, nel 1960. Questa bella terra centro-americana vive
un periodo di profonde contraddizioni. La miseria e l’ingiustizia sociale
regnano sovrane: un’opera devastante di disboscazione distrugge anno
dopo anno ettari ed ettari di foresta tropicale e questi appezzamenti sono
preda di latifondisti senza scrupoli, che li sfruttano ai danni dei campe-
sinos, i quali poveri e analfabeti non hanno i mezzi per difendersi da tali
soprusi.

La prima destinazione di padre Tullio è Puerto Barrios. Anche qui trion-


fano violenza e “giustizia-fai-da-te”: i poveri subiscono e i ricchi la fanno
da padrone. Il missionario, allora, entra subito in simbiosi con la povera
gente: instaura rapporti profondi con le comunità e chiama ciascuno per
nome. Semplice come un bambino, gioioso e serio nello stesso tempo,
non è un gran predicatore a parole, piuttosto con la vita. La gente è am-
mirata nel vedere il parroco che lavora come loro, senza tirarsi indietro
davanti a nessuna incombenza, anche la più faticosa. Capisce subito che
i latifondisti s’impadroniscono delle terre dei poveri spacciandosi per le-
gittimi proprietari, sulla base di documenti fasulli, che i campesinos non
sono in grado di leggere perché analfabeti. Convinto che il riscatto di
quella popolazione passi innanzitutto attraverso la lotta all’analfabeti-
smo, comincia a insegnar loro a leggere e a scrivere e li aiuta a rendersi
consapevoli dello sfruttamento di cui sono vittime. Con l’aiuto della Cari-
tas locale distribuisce ai più poveri generi di prima necessità, ma soprat-
tutto garantisce loro l’assistenza legale di cui hanno bisogno per far vale-
re i loro diritti.

24 - Santi del nostro tempo


Come prevedibile, la sua azione di promozione umana non è per niente gra-
dita ai latifondisti. Non tardano ad arrivare i primi “avvertimenti” e le prime
intimidazioni, come anche il tentativo di infangarlo con le accuse più assur-
de. Di fronte a questa escalation di violenza nei suoi confronti, i superiori ne
dispongono il trasferimento, ma le accuse e le minacce lo seguono anche
nella nuova sede: perché lui non muta atteggiamento, quando si tratta di
essere coerente nell’annuncio del Vangelo e di stare dalla parte dei poveri.
La sera dell’1 luglio 1981, mentre rientra da un incontro di catechesi, rimane
vittima di un’imboscata e viene ucciso a suon di proiettili. Con lui muore an-
che Luis Obdulio Arroyo, un giovane catechista e terziario francescano, che
lo segue in ogni sua opera, pur consapevole di quanto sia ormai pericoloso
vivergli accanto.

La gente del posto lo considera immediatamente martire e santo e lo


seppellisce in chiesa, conservando come un tesoro le sue ultime parole di
perdono agli assassini. Per questo missionario dal carattere mite, ma dalla
parola ferma, e per il suo catechista, il Vicariato Apostolico di Izabal, so-
stenuto dalla Provincia Veneta dei Frati Minori, ha aperto la causa di bea-
tificazione il 31 gennaio 2006. Nel 2017, papa Francesco ha autorizzato la
promulgazione del decreto con cui padre Tullio Maruzzo e il catechista Luis
Obdulio Arroyo Navarro sono stati riconosciuti ufficialmente come martiri
per la fede. La loro beatificazione è stata celebrata il 28 ottobre 2018 a Mo-
rales, presso Izabal.

Padre Tullio Maruzzo - 25


Sturiell Sota ‘l Munt da la Pianta
del Pepin da Roma

UL BÜÜS DE LA TAV (storia e personaggi inventati)


In piazza Morris, setaa giò cunt i gamb sota al tavulin, föra dal bar, ul
Giuan e ul Cesarin, düü amiis penziunaa, inn dré a mazzà un para d’uur
cul cüntà ball sura i ball che a disan i giurnaal. Piegaa sura al tavulin gh’è
La Provincia, Il Corriere della Sera, Libero, L’Unità e Il Corriere dello
Sport, ch’inn staa verdüü e lengiüü da un queivün che l’eva rivaa prima.
- Me capisi migna – al diss ul Giuan – perché devan fà un’oltar büüs sota la
muntagna par nà in Francia. Tütt danée trasaa....
- Un mument! - al fa un Cesarin – Bisogna nà dré al prugrèss. Ul prugrèss al
va cumè un trenu e ‘l trenu al deev nà cun l’istesa velocità del prugrèss. Sa
pò mingna lasà che ‘l prugrèss al prugrediss migna...
- Eh, eh, eh, eh! Smorza ul mutuur... che ‘l ma paar un puu...grass de pru-
grèss. - al rebatt ul Giuan – Un cüünt l’è giüstà ‘na strada e un oltru cüünt
l’è sbüsecà ‘na muntagna.
- Ma quela büseca – insist ul Cesarin – l’è necessaria par digerì ul trafich, t’é
capii? Sa tiran via i “TIR” par tirà innanz i treni, che tiran via la trafila del
truttà di camius che sa trövan a trafegà ul trafich....
- Calma, Cesarin! Sta migna lì a trasüdà intaant che ta strabafat! Ul discurs
a l’è che, inveci de fa un büüs grand e lung, al saress mej che stòpan i büüs
di straad, anzi, i büüs del debit de la Naziun -
- Ul büüs di debit de la Naziun? S’eet matt, Giuan! Quel l’è lì aposta par
fagh dì a chi guverna che la culpa l’è de chi à già guvernaa. Praticament a
l’è cumè quel ball merican:

UL BALL DAL BÜSI BÜSI


Ul guvernu che ‘l ma guverna adess
al diss: - Che büüs de debit ‘l m’ha lasaa
ul guvernu da prima! Mé l’hù truvaa!... -
Quel de prima, però, ‘l diseva istess:
Madoi che büüs che gh’è! Una minera
che ‘l ma lasaa ul guvernant che gh’era!...

26 - I racconti Uruk
Da sü in giù o dal bass a rivà in scima,
la culpa l’è de chi ha guvernaa prima.
Forsi ul primm böcc l’ha faa ul Napuleun...
o un quej Lanzichenecch... o forsi ul Nerun..

- Quest l’è vera, Cesarin! Cun stu balett sa va innaz a fà balà i büüs,
e sura i büüs chiè che bala in fin di cüünt semm sempar nüm. Però
ul büüs de la TAV...
- Anmò!? Oh Giuan, lasaj sbüsà. Quand che avarann finìi, ga farem
fà un büüs che al pasa sota Drezz e al riva sül lagh de Comm, la
füniculaar che dai Gambar la riva a Sumazz e la sbrisigheta che dal
Rocul la riva ai Murnée...
- Damm scià una matita che cumenci a butà giò un prugett sura
ul panett dal naricc de carta. Dunca, me cuminciaria da la fünicul-
aar, anzi, dò füniculaar: quela che la partiss dai Murnée e la riva al
Munümeent e quela che dai Gambar la va a Sumazz, culegaa tra
de luur da una naveta...
- Ecula! Ta cumenciat a ragiunà. Va innaz che me vu a cà. Ciau. Sa
vedum duman.
- Ciau, Cesaarin. Salüda la tua dòna.
- Anca te la tua. Ciau! 

Ul büüs de la tav - 27
Anagrafe
della Comunità Pastorale

Per sempre con Dio nel suo Regno

Giannina Bernasconi
di anni 86 - Uggiate Trevano (29 marzo 2019)

Alma Corti vedova di Pietro Bernasconi


di anni 92 – Uggiate Trevano (12 aprile 2019)

Angelo Papis
di anni 79 – Uggiate Trevano (12 aprile 2019)

Luigia Boatto vedova di Giuseppe Grignola


di anni 87 – Uggiate Trevano (7 maggio 2019)

Mario Tettamanti vedovo di Marylena Bottinelli


di anni 91 – Uggiate Trevano (19 maggio 2019)

Sergio Somaini coniugato con Carla Ghielmetti


di anni 87 – Ronago (21 maggio 2019)

Ida Rezzonico vedova di Mario Pietrobon


di anni 81 – Uggiate Trevano (27 maggio 2019)

Angelo Clerici vedovo di Rita Grisoni


di anni 98 – Ronago (29 maggio 2019)

Lucia Arzuffi vedova di Enrico Somaini


di anni 81 – Ronago (30 maggio 2019)

Uniti per sempre con la grazia del Matrimonio

Aldo Cerabona e Magda Fontana – Ronago (6 aprile 2019)


Patrick Belotti e Valentina Taras – Uggiate T. (27 aprile 2019)
Mattia Speroni e Chiara Sgarbossa – Uggiate T. (31 maggio 2019)
Davide Butti e Clara Manduci – Uggiate T. (2 giugno 2019)

28 - Anagrafe
Rinati in Cristo per il dono del Battesimo

Luca Quarenghi di Lorenzo e Samia Tavasci – Ronago (2 giugno 2019)

Bianca e Leonardo Iania di Simone e Chiara Bevilacqua – Ronago (2 giugno 2019)

Emma Brenna di Emanuele e Alessandra Mazzucchi – Uggiate T. (9 giugno 2019)

Anagrafe - 29
Resoconto economico
Parrocchia di Uggiate T.
Mese di Marzo 2019

Entrate
Cambio valuta € 342; N.N. € 200; N.N. € 150; N.N. € 150; N.N. € 200;
N.N. € 500; N.N. € 5000; N.N. € 100; N.N. € 100; Uso locali € 120; Vitini
€ 5620; Banco Vendita € 1096; Lotteria (netto) € 4070; Bollettini € 2180.

Uscite
A don Remo per Quarantore € 300; Addobbi floreali € 20; SIAE € 401;
R.I. Impianti (per antincendio) € 232; Rivista Il Timone € 35; Assicura-
zione Cattolica primo semestre € 7704; D.B. € 400; Macchina lavapavi-
menti oratorio € 1500; Stampa immaginette S. Giuseppe, Addolorata,
San Michele € 1000; Manutenzioni varie € 45; Thyssenkrupp € 157; Arch.
Brambilla pratiche fiscali e burocratiche dei lavori di ristrutturazione
della Casa Parrocchiale ( lavori previsti per il 2020) € 10402; Infostrada
€ 80; Enel € 950.

Mese di Aprile 2019

Entrate
N.N. € 550; N.N. € 200; N.N. € 1000; N.N. € 250; N.N. € 150; N.N.
€ 200; N.N. € 100; Uso locali € 50; Ulivo € 2716; Bollettini € 170; Offerte
Cresime 1410

Uscite
Bollette E-ON € 784; A restauratrici campata San Paolo € 20000; Pez-
zoli Petroli € 2086; Mostra Mons.Maggiolini € 250; Copyland € 2788;
Regali ai ragazzi della cresima € 640; Fornitura annuale bancale Car-
ta fotocopie € 809; Laboratorio gruppo liturgico € 175; Cartoleria
€ 16; Fatture ENEL € 1607; D.B. per cero pasquale € 210; Thyssenkrupp
€ 182; Hard disk € 65; A seminaristi Roma € 450; Centralina cancello
€ 60; Perin ponteggi saldo lavori cappella San Paolo € 8140; Eolo € 511;
Tecnografica per bollettini € 1217; Assicurazione pullmino € 460.

Totale offerte benedizioni famiglie di Uggiate Euro 16100.

30 - Resoconto economico
Parrocchia di Ronago

Totale offerte per lavori chiesa Ronago da dicembre 2018 a maggio 2019:
Offerte da privati: € 84157
Da un benefattore: € 74200

Per raggiungimento della cifra preventivata per la realizzazione del pro-


getto mancano circa € 80000

Entrate

Da Gennaio 2019 a Maggio 2019

Offerte Focatico € 320; Candelora € 550; Offerta € 100; Per Bollettino


€ 1230; Offerta € 100; Offerte € 360; Benedizione famiglie (totale) € 6000

Uscite

Da Gennaio 2019 a Maggio 2019

Riscaldamento € 746; Arch Brambilla € 1000; Fatture Enel € 906; Il Settima-


nale € 75; Telecom € 28; Rimborso spese Parrocchia Uggiate € 2500.
Riscaldamento € 1684; D.B. € 768; Capanni per manutenzione campane
€ 134; Telecom € 24.
Pavanello per caldaia € 1597; Assicurazione Cattolica € 4049; Riscaldamen-
to € 1342; Fatture Enel € 1030; Telecom € 24.
Riscaldamento € 1380; Addobbi floreali € 100; Telecom € 24.
Contributo Curia € 765; Ditta Bormolini (primo acconto lavori Chiesa)
€ 33000; Riscaldamento € 860; Fatture Enel € 951; Telecom € 24.

Resoconto economico - 31
Prima Confessione
6-7 A 2019
prile
Uggiate
5 maggio 2019
Prima Comunione

Dal cuore e dalle preghiere dei bambini e delle bambine, che hanno ricevuto il sa-
cramento dell’Eucarestia nella chiesa di Uggiate il 5 maggio, sono nate queste ri-
flessioni:

Per la prima volta ero emozionata, con il cuore aperto. Mentre salivo all’altare ero
in ansia. Tutto è stato molto bello. Sabrina
Nell’attesa ero agitato ma al tempo stesso contento perché sapevo che Gesù sa-
rebbe entrato in me con il suo corpo. Francesco
Emozione bellissima. Ero pronto ad ospitare in me il corpo e il sangue di Cristo.
Gabriele
Ero tranquilla, il mio cuore era aperto, gioioso e pieno di emozione. Giorgia

Agitatissima, ma con molta serietà. Nicole


Fuori di chiesa mi sentivo vuota, ma nel momento della prima comunione mi
sono sentita piena di Dio. Mi sono sentita fiera di me e fiera della mia catechista
Mariapia per il suo sforzo nel farci imparare. Erica
Quando sono entrato in chiesa ho provato un brivido di gioia molto intenso.
Mattia
Il giorno della Prima Comunione ero emozionato, con tutto me stesso pronto a
ricevere l’ostia consacrata. Giovanni

Prima Comunione - 33
Quando eravamo in chiesa con l’abito ‘white’ sembrava avesse nevicato! Gioele
Ero a digiuno da un’ora e ricevere l’ostia è stata un’esperienza molto grande.
Matilda
Quando ho ricevuto l’ostia c’era in me emozione. Veronica
Ero molto felice: avevo ricevuto il Corpo di Gesù. Samuele
Mi è piaciuto ricevere l’ostia consacrata. Samantha
È così bello ricevere l’ostia. Melissa
Gesù è entrato nel mio cuoricino. Noemi
Si prova felicità. Gaia
Bello ricevere Gesù: tanta emozione e agitazione. Gaia
M’è piaciuto ricevere Gesù Cristo. Tommaso
Ero contenta perché ho ricevuto il corpo, il sangue, l’anima e la divinità di Gesù
Cristo: una persona molto importante. Lui è morto in croce e dopo tre giorni è
risorto. Ricevere l’ostia è come dire grazie a Gesù. La Comunione è santa. Sophia
Fare la comunione, prendere l’ostia: che bello. Ginevra
Ho ricevuto l’ostia e il cuore m’è scoppiato.
Tante emozioni nel prendere l’ostia. Licia
Ho provato una bellissima sensazione. Francesco
Quando sono uscito dalla chiesa mi sono sentito benissimo e sono stato felice
perché ho vissuto davvero una bella esperienza. Andrea
È stata una bella festa. Daniele
Bello anche vedere i miei parenti. Andrea
Sono felice perché con l’ostia consacrata ho ricevuto Gesù nel mio cuore. Letizia
La mia comunione è stata appassionante. Lorenzo
Ho provato emozioni come paura e felicità. Sono contento di avere Gesù nel
cuore. Io voglio aiutare i bambini che sono in difficoltà di vita. Simone
L’emozione che ho provato è di sentirmi in compagnia di Gesù, protetta da lui
ovunque io vada. Stare con Gesù rende felici. Rebecca

34 - Prima Comunione
Prima Comunione - 35
Amato Gioele Curti Nicolo’ Maturo Monica
Amato Noemi Dagher Leonardo Meli Gaia
Antonini Francesco Di Pasquale Francesco Mone Giovanni
Arbore Daniele Fazio Nicolas Mura Sophia
Bartolone Alice Ferrario Lorenzo Paradiso Daniele
Benzoni Gaia Fincato Erica Picchi Elena
Bianchi Alessio Gasparini Sabrina Posca Andrea
Bontempi Noemi Sofia Girola Michele Reggiani Greta
Carbonetto Mattia Grisoni Alice Saviano Alessandro
Carrera Andrea Jiriti Asia Scarano Diego
Catelli Alessandro Lambrughi Emanuele Scavarelli Lucia
Chiodini Matilda Lisco Gaia Solito Nicole
Colombo Samuele Silvio Lo Monaco Tommaso Telve Samantha
Confente Veronica Luzzi Giorgia Tieppo Melissa
Corda Rebecca Mancuso Viola Trivellone Marta
Costa Letizia Marangoni Mattia Valenzisi Ginevra
Crivellari Viola Marzano Vanessa Vigano’ Alessio

36 - Prima Comunione
Ronago
12 maggio 2019
Ventidue bambini e bambine il 12 maggio, nella chiesa parrocchiale di Ronago,
hanno vissuto la loro Prima Comunione con questi pensieri nel cuore: “Grazie,
Gesù, con il tuo amore ci hai chiamati a questo incontro. La nostra vita, storia
d’amore, cresce con la tua grazia. Ci hai custoditi e guidati nel cammino. Abbiamo
imparato a conoscerti e tu ci hai dato gioia e felicità. Gesù, ora vogliamo amarti
come tu ci ami. Vogliamo amare tutti: compagni, genitori, amici, fratelli come fai
tu.”

Alberio Alessandra Navoni Emanuele


Boscia Diego Oglio Martina
Capiaghi Marco Piani Simone
Catania Alessandro Piatti Bruno
Dondelli Beatrice Piatti Christian
Galli Morgan Spiriticchio Maia
Iacopetta Dylan Vacca Matteo
Lambrughi Ginevra Verrillo Gioele
Maffia Gloria Vezzaro Luca
Molinari Giorgia Zaccaria Gabriele
Molinari Martina Zito Sofia

Prima Comunione - 37
Cresima

IL DONO DELLA CONFERMAZIONE


Sabato 27 e domenica 28 aprile i ragazzi di seconda media del-
la nostra comunità hanno ricevuto il Sacramento della Confer-
mazione. A presiedere la cerimonia a Uggiate e Ronago, c’era
il Vescovo emerito di Lugano Mons. Pier Giacomo Grampa che,
con il suo consueto entusiasmo, ha accompagnato i cresimandi in questa impor-
tante tappa del loro percorso di fede.
“Vivere la comunità” è stato il suo primo avvertimento: è necessario vivere la
fede insieme agli altri e non nella solitudine delle proprie convinzioni. Per que-
sto è importante la presenza alla Messa domenicale, perché senza la partecipa-
zione di tutti a questo fondamentale momento il tessuto della comunità rischia
di sfilacciarsi, le relazioni si diradano e si perde il senso di appartenenza. Per ri-
spondere a questa chiamata e credere davvero, come ci insegna San Tommaso,
abbiamo bisogno di coinvolgere ogni parte del nostro essere. San Tommaso non
si è accontentato di ciò che gli raccontavano i suoi amici, ma ha voluto vedere
con i propri occhi e toccare con le mani il segno dei chiodi e la ferita nel costato
di Gesù. “Non abbiamo bisogno di prove”, cioè di fatti incontestabili, ci ammoni-
sce il Vescovo, ma dobbiamo stare attenti e accorgerci dei segni che incontriamo
ogni giorno. Gesù stesso ci chiede di credere nei segni che ha compiuto e per
farlo è necessario mettersi in gioco, sperimentare incontri e nuove esperienze,
non rimanere fermi. Ora più che mai al fianco di questi ragazzi c’è lo Spirito Santo
Paraclito, il difensore, colui che si fa prossimo ad ognuno e infonde il coraggio
necessario a diventare testimoni e annunciatori di Cristo Risorto.

Lasciamo spazio ad alcuni loro pensieri:

Il giorno della Cresima ho provato felicità e gioia. Ero molto emozionata quando
è arrivato il momento di ricevere lo Spirito Santo. Come dono ho scelto il dono del
Consiglio, che mi accompagnerà per tutta la vita illuminando la strada che conduce
a Dio.

38 - Cresima
Durante la cerimonia ero emozionata e dopo mi sono sentita rinata. Ho scelto
il dono della Fortezza perché mi dia il coraggio di raggiungere i miei obiettivi.

Prima che il Vescovo mi ‘cristificasse’ sentivo un po’ di ansia, ma dopo la cri-


smazione ero molto emozionato. Ho chiesto il dono della Fortezza per riuscire a
superare i momenti di difficoltà con coraggio.

Sono contentissima di aver ricevuto la conferma del battesimo. Il dono che mi


accompagna è il Consiglio perché mi piace sapere che le persone, anche quelle
più grandi di me, mi danno dei consigli giusti e di cui mi possa fidare.

Ho sentito l’importanza della Cresima non solo per me, ma anche per tutti gli
altri. Il momento in cui il Vescovo e i don hanno evocato lo Spirito Santo è stato
un momento di stupore. Come dono ho scelto il Consiglio perché penso che que-
sto periodo sia il momento delle scelte, come la scuola futura. Ho scelto questo
dono per avere una guida sicura.

La Cresima è stata una delle esperienze più belle della mia vita perché ho sen-
tito Dio accanto a me. In quel momento ho capito di aver scelto il dono giusto,
l’Intelletto, che mi accompagnerà nella vita.

Quando sono arrivato davanti al Vescovo ero emozionato. Poi lui mi ha invitato
a diventare come il discepolo di cui porto il nome, che ha lasciato le cose mate-
riali e il superfluo per seguire Gesù.

Durante l’unzione della mia fronte da parte del Vescovo mi sono sentita rina-
ta. Ho scelto come dono la Fortezza perché da grande vorrei essere una donna
forte.

Durante la Cresima ero felice ed emozionata, in particolare quando sono arriva-


ta davanti al Vescovo. Il dono dello Spirito Santo che ho scelto è la Scienza, per
conoscere e rispettare Dio e tutto ciò che ha creato.

Cresima - 39
Uggiate
27 Aprile 2019

40 - Cresima
Arbore Gabriele Folini Francesco Orpelli Giacomo
Arzuffi Eva Frangi Sara Palermo Alice
Baretti Mattia Garantola Simone Papagni Alan Angelo
Bernasconi Giorgia Giammarinaro Daniele Pasquillo Emy
Bernasconi Lucrezia Giunta Davide Pili Samuele
Bernasconi Marta Giunta Luca Polimeni Chiara
Bernasconi Riccardo Guccione Matteo Pozzi Brando Benedetto
Butti Silvia Lambrughi Francesco Rangon Alessandro
Cattoni Caterina Lentisco Samuele Ricetti Giulia
Ceriani Gabriele Licchetta Sara Riva Giulia
Chinaglia Lorenzo Lo Monaco Carlotta Rizzi Edoardo
Civelli Cristian Luzzani Brian Paolo Sartori Enea
Conforto Greta Maffia Lorenzo Scarano Marco
Coniglio Elena Maltese Gabriele Sclabas Nicholas
Corbari Iris Merlo Davide Serpi Filippo
Corbari Lorenzo Merlo Elio Somaini Virginia Olinda
Costa Priscilla Merlo Leda Tavasci Lucrezia
De Chirico Sara Molinaro Sasha Telve Alessandro
De Chirico Simone Oberti Maryam

Cresima - 41
Ronago
28 Aprile 2019

Chiaravalloti Dea Oglio Leonardo


Costantini Beatrice Piatti Antea
Cristina Sofia Ronchetti Carolina
Foglia Lara Emanuela Rubino Giorgia Anna
Foglia Giovanni Gabriele Scaffidi Silvia
Garganigo Marco Verrillo Mattia
Magrin Sara Zanta Manuel Gino
Mazzucchi Matteo Pio Abbate Fabrizio
Navoni Jacopo

42 - Cresima
VIVA I CATECHISTI
Viva i catechisti! Lo scriviamo con stima e affetto, sapendo di parlare di
tante persone nascoste, poco conosciute, che donano tempo, anima,
forze e … anche polmoni … per i nostri bambini, ragazzi e giovani. Viva
i catechisti perché sono il volto bello della nostra comunità: accolgono
tutti senza distinzioni, prendono per mano, accompagnano nel cammi-
no della crescita i fiori nati nei giardini delle nostre famiglie, portando
loro come linfa vitale la Parola di Dio e gli insegnamenti di Gesù. La loro
testimonianza è un segno profetico, un’attenzione delicata, un prender-
si cura con dedizione e pazienza. La loro parola è sempre un primo an-
nuncio che arriva a toccare il cuore e la mente di tante persone che sono
di attesa di incontrare Cristo.
Di loro dice papa Francesco: “Catechista è una vocazione: essere cate-
chista, questa è la vocazione, non lavorare da catechista. Badate bene,
non ho detto fare i catechisti, ma esserlo, perché coinvolge la vita. Il ca-
techista è colui che si è mette al servizio della Parola di Dio, che questa
Parola frequenta quotidianamente per farla diventare suo nutrimento e
poterla così partecipare agli altri con efficacia e credibilità”.
E allora fermiamoci un momento come comunità a dire loro grazie e an-
che un evviva forte e deciso. Ciò che vivono e regalano a piene mani ar-
ricchisce tutti, non solo coloro che vanno a catechismo e le loro famiglie.
Capita di vederli arrivare in oratorio carichi di aspettative e di proposte.
Capita anche di vederli andare a casa, dopo l’incontro, a volte stanchi
oppure delusi e talvolta anche amareggiati per non essere riusciti a dare
il tanto che volevano. Loro però donano, e senza risparmiarsi. A tal pro-
posito afferma ancora papa Francesco: “Spesso non percepiamo la forza
della grazia che, anche attraverso le nostre parole, tocca in profondità i
nostri interlocutori e li plasma per permettere loro di scoprire l’amore di
Dio. Il catechista non è un maestro o un professore che pensa di svolgere
una lezione. La catechesi non è una lezione; la catechesi è la comuni-
cazione di un’esperienza e la testimonianza di una fede che accende i
cuori, perché immette il desiderio di incontrare Cristo. Questo annuncio
in vari modi e con differenti linguaggi è sempre il ‘primo’ che il catechista
è chiamato a realizzare!».

Viva i catechisti! È grazie alla loro fede, fantasia e creatività che le gio-
vani generazioni fanno i primi passi nella vita di fede, sperimentando la
bellezza di essere comunione con il mistero di Dio Padre, Figlio e Spirito
Santo!

Viva i catechisti - 43
LA CHIESA DI RONAGO, BENEFICENZA E BELLEZZA
Decollano il cantiere e i legami tra la popolazione e la chiesa: agli 84.157 euro
raccolti entro fine maggio con la sottoscrizione lanciata a dicembre, si aggiunge
una beneficenza straordinaria di 74.200 euro, secondo le ultime volontà espresse
nel testamento di una persona che, nei mesi scorsi, ha lasciato questa vita per
la Casa del Padre. Un gesto di grande significato religioso ed umano, poiché la
chiesa non è solo il tempio del Signore, non è fatta solo di preghiere e di respiro
d’anima, ma è anche segno del lavoro, dell’arte, della cultura e dell’identità di un
paese e ogni offerta consegna tutto ciò al futuro: la vita si compie, ma nelle sacre
mura resta per sempre la testimonianza del bene compiuto.
Intanto, il piano finanziario è coperto per il 70% circa: i restanti 80mila euro
saranno acquisiti con un fido bancario a tasso agevolato e nell’elenco delle spese
si è aggiunta un’altra voce da 11mila euro: il rinforzo ai sostegni delle campane,
una a rischio.
I lavori procedono. Una gru alta 36 metri, braccio lungo 42 metri e 1.240 metri
quadrati di ponteggi intorno alla chiesa e al campanile di Ronago; le transenne
arancioni in mezzo alla piazza per delimitare l’area di cantiere; mezzi operativi
ed operai a volte in tuta bianca; muratori generici e specializzati; andirivieni di
tecnici: sono i segni distintivi dell’estate 2019 nel cuore del paese.
Sono iniziati a maggio e proseguiranno fino a luglio – agosto gli interventi di
restauro conservativo del tetto e delle facciate: dal mattino presto fino alla
sera tardi, il lavoro è incessante da parte dell’impresa Fratelli Bormolini che sta
eseguendo un’operazione storica. Il restauro complessivo di una chiesa, infatti,
non è cosa di tutti gli anni, ma di una – due volte in un secolo e l’ultima volta risale
agli anni ‘70 del 900.
Il maltempo perdurante di maggio ha rallentato l’intervento nei primi giorni e,
secondo il cronoprogramma, i tempi dovranno essere recuperati per restituire
l’agibilità della chiesa e della piazza per la festa della Madonna della Consolazione,
il 25 agosto, preceduta dalla consueta Novena con la sagra dei Fooc e Fiamm.
Per quest’anno, il Grest non animerà il sagrato e le strutture parrocchiali: per
ragioni di spazi e di sicurezza, è stato trasferito ad Uggiate e sarà pure un’estate
senza campane, né per segnare le ore, né per annunciare le funzioni. Infatti, i
bronzi sono stati legati, all’interno del campanile ingabbiato, per prevenire ogni
rischio e questa sembra un’anomalia notevole per tutti coloro che sono abituati

44 - La chiesa di Ronago, beneficenza e bellezza


a scandire la giornata con il suono delle campane, mattino, mezzogiorno e
sera, alle ore 15 del venerdì, prima delle Messe e delle funzioni religiose. Ma
i fedeli si recano puntualmente a Messa: c’è anche chi si regola con i suoni
delle campane portati dal vento, da Uggiate, Drezzo e Novazzano.
I primi osservatori dell’andamento dei lavori sono stati i bambini delle
scuole elementari, di fronte alla chiesa, ma non mancano passanti e utenti
del municipio o della Posta che, sbrigate le commissioni, si soffermano a
guardare “la chiesa - cantiere”, dalla quale scompaiono colori ormai sbiaditi
e pitture annerite per lasciare il posto alla nuova veste. Sarà testimonianza
della cura per il proprio patrimonio religioso ed artistico, ma anche dei
sacrifici della popolazione.

La chiesa di Ronago, beneficenza e bellezza - 45


I nuovi Sindaci

RITA LAMBRUGHI, UGGIATE-TREVANO: TRA COMUNE E


PARROCCHIA, COLLABORAZIONE PER IL BENE DELLA GENTE

Rita Lambrughi, 68 anni, sposata, due figli, maestra di generazioni nella nostra
scuola elementare, uggiatese onoraria, assessore uscente, è il nuovo sindaco di
Uggiate – Trevano.

D. Quali saranno i rapporti che l’Amministrazione Comunale intende intrattenere


con la Parrocchia e con la Comunità Pastorale?
R. Innanzitutto, invio un saluto cordiale al parroco, don Sandro e a don Marco, a
don Gianluigi Vercellini, un pensiero commosso a don Pierangelo Livio e a tutti i
Pastori della nostra comunità, alla quale appartengo. Sono cresciuta all’oratorio e
sono stati i miei anni più belli, di formazione, di educazione ai valori e di progetti di
vita. Con queste premesse personali, non c’è che una risposta, sul punto: rapporti
non solo di rispetto, ma di collaborazione per il bene della comunità in tutto il suo
complesso. Il bene per la gente, ognuno nel proprio ruolo, è l’obiettivo comune.

D. Cinque anni fa, è stato istituito il Fondo Famiglia e Lavoro, in sinergia tra
Parrocchia e Comune, per aiutare le persone in difficoltà a rimettersi in piedi.
L’Amministrazione a guida Lambrughi lo confermerà?
R. Assolutamente, sì. Proprio nell’ottica del bene comune e mi ripropongo di
verificare la possibilità di ulteriori sostegni.

D. Dalle nuove povertà al disagio giovanile, le emergenze sociali sono un


tema rilevante nella nostra comunità: nei programmi comunali, c’è spazio per
affrontarle?
R. Le emergenze sociali non possono che essere prioritarie e non ce n’è una
alternativa all’altra: poveri, anziani, diversamente abili, ragazzi, famiglie,
nessuno deve passare in secondo piano. Ma io vorrei concentrarmi in modo
particolare sui giovani e la Parrocchia, l’oratorio, sono osservatori privilegiati per

46 - I nuovi Sindaci
questa fascia d’età. Io ho voluto inserire giovani nell’amministrazione, per
camminare insieme a chi ha più esperienza e non solo perché si rivolgano
ai coetanei con progetti, idee, iniziative. Ma perché raccolgano e portino
all’attenzione le istanze delle nuove generazioni, le inquietudini, ma anche i
sogni e chiedano risposte. A volte, presi dalle mille incombenze del presente,
noi adulti ci facciamo distrarre dal futuro. Ma i giovani sono il domani di tutti:
dobbiamo ascoltarli di più ed essere più sensibili, più attenti, più disponibili.

D. Le tradizioni religiose hanno radici antiche nel nostro territorio: hanno


influenza sulla vita civile?
R. Sono intrecciate, inseparabili dalla vita civile. A me, personalmente, danno
respiro. Il respiro dell’anima.

D. Dalle periferie dei nostri paesi, periferie non solo geografiche, giunge la
richiesta di attenzione: parrocchia e Comune possono individuare insieme
iniziative per dare risposta?
R. La Parrocchia è un’antenna fondamentale sul territorio. Arriva nelle
case e nel cuore della gente: ci sono persone che, per pudore, stentano a
rivolgersi ai servizi comunali e invece si aprono con la parrocchia. Per questo,
è fondamentale la collaborazione su un tema che mi preme: l’avvicinamento
alla gente, a cominciare dalle giovani famiglie insediate qui, per farla sentire
parte di una comunità che cammina insieme.

D. La ricchezza dei nostri paesi è costituita dal volontariato, principalmente a


ispirazione cristiana: qual è l’atteggiamento dell’amministrazione comunale
nei confronti di associazioni, gruppi, singoli che offrono tempo, energie,
competenze nei vari settori della nostra società?
R. Il volontariato è il nostro patrimonio più importante e più prezioso, è la
fibra di questo paese. Io posso solo dire grazie a ciascuno dei nostri volontari:
sono certa che sul volontariato questo paese potrà sempre contare.

I nuovi Sindaci - 47
AGOSTINO GRISONI, RONAGO: RUOLI DISTINTI, MEDESIMO SCOPO:
IL BENE COMUNE

Agostino Grisoni, 58 anni, sposato, tre figli, ronaghese doc, in amministrazione


comunale dal 1995, è stato riconfermato sindaco di Ronago.

D. Quali sono i rapporti che l’amministrazione comunale intende intrattenere


con la Parrocchia e la Comunità Pastorale?
R. Non è un segreto per nessuno, credo, che io sia cresciuto in oratorio e da sempre,
presti servizio in Parrocchia e nella Comunità Pastorale. Non ho mai nascosto
la mia fede cattolica, sorgente del mio impegno sociale e politico. Ma ho ben
presente e pratico la distinzione tra Chiesa e istituzioni civili. Premesso questo,
sottolineo l’importanza di un rapporto di collaborazione tra l’Amministrazione
Comunale e la Parrocchia che condividono e perseguono lo stesso fine: il bene
comune.

D. Cinque anni fa, è stato istituito il Fondo Famiglia e Lavoro in collaborazione tra
Comune e Parrocchia. Intende riconfermarlo?
R. Nei limiti delle nostre disponibilità di bilancio. Ma faccio presente che nel
settore sociale, l’Amministrazione Comunale di Ronago è impegnata con oltre
centomila euro l’anno: una cifra considerevole, un tentativo di risposta ai bisogni
delle persone, soprattutto delle persone ai margini.

D. Dalle nuove povertà al disagio giovanile, le emergenze sociali sono un


tema rilevante nella nostra Comunità: nei programmi comunali, c’è spazio per
affrontarle?
R. Mi preoccupano di più i bisogni nascosti, quelli che non emergono o emergono
troppo tardi. Per questo, invito tutte le persone in stato di sofferenza a rivolgersi
ai nostri servizi e le sofferenze sono un lungo elenco, tra vecchi e nuovi fenomeni.
Non c’è una fascia sociale prioritaria, sulla quale concentrarsi. Ci sono le persone,
con le loro storie e le loro attese. Noi non vorremmo lasciar nessuno senza
risposta.

48 - I nuovi Sindaci
D. Le tradizioni religiose hanno radici antiche nel nostro territorio: hanno
influenza sulla comunità civile?
R. Questo è certo: a Ronago, per esempio, esisterebbe la sagra dei Fööc e
Fiamm, convivialità, ma anche segno di identità di un paese e di appartenenza
a un paese, senza la devozione alla Madonna della Consolazione? La
tradizione di beneficenza, cioè di cura e di attenzione per gli altri e per il
futuro, ha radici nella fede e nella carità cristiane di Ronago, ma ha dato e dà
tuttora vita a un’istituzione come la scuola materna. Certo, non è più sorretta
dalla beneficenza, intesa in senso classico, ma la scuola d’infanzia è tuttora
espressione dell’attaccamento dei ronaghesi alle loro radici.

D. Dalle periferie dei nostri paesi sopraggiunge la richiesta di attenzione:


Comune e Parrocchia possono individuare iniziative comuni per dare
risposta?
R. Non c’è un centro, non c’è una periferia. Ci sono i problemi delle persone:
occorre intercettarli e sentirsene responsabili, ciascuno nel proprio ruolo
e secondo le proprie missioni o mandati. Lo stile è la corresponsabilità: di
fronte ad un problema, tutti siamo chiamati a dare risposta, individuando
iniziative convergenti sul bene comune. Un esempio: sul Grest e sui Centri
Estivi Comunali, spiccano le iniziative concordate tra Comune e Parrocchia e
siamo aperti ad altre proposte che seguano questo percorso.

D. La ricchezza dei nostri paesi è costituita dal volontariato, principalmente a


ispirazione cristiana: qual è l’atteggiamento dell’amministrazione comunale
nei confronti di associazioni, gruppi, singoli che offrono tempo, energie,
competenze nei vari settori della nostra società?
R. Il nostro auspicio, il nostro lavoro sono orientati a valorizzare e a
promuovere il volontariato, in ogni settore. Non possiamo fare a meno del
cuore e delle mani dei cittadini, a servizio del paese e della gente.

I nuovi Sindaci - 49
GIRO DELLE BASILICHE
Il 23 aprile con i nostri, allora, cresimandi siamo andati a Como per il consue-
to Giro delle Basiliche. In testa alla lunga fila di circa cinquanta ragazzi, c’era
don Sandro, che ci ha guidato per le vie della città portandoci nelle principali
basiliche comasche.

La prima chiesa visitata è stata quella a San Carpoforo, luogo della testimo-
nianza dei primi martiri comaschi; dopo una breve introduzione della catechi-
sta Francesca, don Gianluigi Vercelli ha abilmente illustrato la basilica, coin-
volgendo i ragazzi, i quali non dimenticheranno di aver suonato le campane di
quest’antica chiesa.

Dopodiché, sotto l’inces-


sante pioggia, ci siamo
incamminati per la vicina
basilica di Sant’Abbondio;
lì don Andrea Messaggi
ci ha illustrato una delle
chiese principali di Como,
dedicata al patrono della
nostra diocesi, che ripo-
sa sotto l’altare ai piedi
dell’abside affrescato,
ammirato dagli occhi stu-
piti e (alcuni) interessati
dei nostri ragazzi.

Giunta ormai l’ora del


pranzo, ci siamo recati
all’oratorio di San Barto-
lomeo che ci ha ospitato,
dando la possibilità di ri-
posare alle catechiste e di
giocare ai ragazzi.

50 - Giro delle basiliche


Conclusa la pausa siamo ripartiti per la nostra visita, alla volta della Chiesa
più importante di tutta la nostra diocesi, il duomo. Arrivati ci ha accolto l’ar-
ciprete della cattedrale, mons. Flavio Feroldi, il quale ha coinvolto i ragazzi
nella spiegazione del duomo facendo riferimento a tutta la nostra vita da
cristiani, dal battesimo all’eucarestia, concludendo con un momento di pre-
ghiera attorno all’altare della cattedrale.

A chiudere la nostra giornata, non poteva mancare, la merenda con un gela-


to, nonostante il freddo e la pioggia che ci hanno accompagnato.

Infine, siamo rientrati nella nostra parrocchia, con la speranza che rimanga a
tutti i nostri ragazzi un ricordo di questa giornata alla scoperta delle basiliche
della nostra città di Como.

I Catechisti

Giro delle basiliche - 51


dall’Oratorio
TAPPA QUATTORDICENNI
Durante quest’anno catechistico noi ragazzi di terza media abbiamo iniziato
un cammino che ci ha portati a vivere con entusiasmo la tanto attesa Tappa 14,
l’incontro diocesano di tutti i quattordicenni a Como. Nel corso degli incontri in
oratorio abbiamo approfondito alcuni aspetti che riguardano la nostra crescita.
Abbiamo capito che siamo inseriti in un progetto che parte da lontano e ci coin-
volge in prima persona: non siamo fili d’erba in balìa del vento, ma abbiamo dei
piedi che ci fanno camminare, una testa che ci fa ragionare, un cuore che ci fa
emozionare e desideri che ci portano lontano.
Per comprendere appieno il significato di queste belle parole, abbiamo avuto
l’opportunità di vivere alcune esperienze. Abbiamo aiutato la Caritas della Comu-
nità a smistare gli alimenti per le persone che ne hanno bisogno, rendendoci con-
to che anche un piccolo gesto, come donare un pacco di pasta per qualcuno, fa la
differenza. “Caritas è…non lasciare indietro nessuno!” abbiamo concluso: essere
responsabili del nostro mondo, della comunità in cui viviamo, delle persone che
sono accanto a noi. Questo passaggio ci ha aiutato a guardarci intorno e a capire
che siamo immersi in milioni di relazioni, ma a volte siamo troppo concentrati su
di noi per accorgercene. Ecco allora il capitolo sulla conoscenza di noi stessi, dei
nostri talenti e delle caratteristiche che rendono unico ciascuno di noi. Una volta
scoperte le nostre particolarità, abbiamo analizzato il nostro rapporto con gli al-
tri, per arrivare all’altro, simile a me eppure diverso.
L’altro che conosco, il mio amico, con cui ho partecipato al campo invernale a
Pellio Intelvi, con cui sono andato a pattinare, con cui ho condiviso una coca-cola
a Como, che mi ha accompagnato alla Pretappa a Cagno per non farmi sentire
solo.
Ma anche l’altro che devo imparare a conoscere, attraverso incontri, testimo-
nianze, attività formative…o durante una giornata di giochi e balli con tutti i ra-
gazzi della Diocesi di Como della mia età!
“La Tappa14 per me è stata una nuova esperienza. Ho scoperto degli aspetti in-
teressanti della vita grazie alla testimonianza di Suor Mariuccia, che ci ha parlato
dell’amore di Dio. E ho imparato che rimanendo in gruppo anche un’intera gior-
nata si possono trascorrere delle fantastiche giornate.”
“Per me è stata un’esperienza fantastica, piena di emozioni e molto utile per fare
nuove amicizie.”
“Dalla Tappa sono sicuramente tornata più felice di quando sono partita, perché
ho fatto nuove amicizie, mi sono divertita e ho trovato una Chiesa giovane e vi-
vace proprio come noi quattordicenni!”

52 - dall’Oratorio
E per non dimenticarci mai dell’Altro, quello con la A maiuscola, abbiamo ce-
lebrato la Messa in Duomo insieme al nostro Vescovo Oscar. Durante l’ome-
lia, il Vescovo ha richiamato l’attenzione su tre particolari citati nelle letture
del giorno che riguardavano anche noi. “È importante che facciate esperien-
za insieme” ha esordito, come i discepoli che dopo la morte di Gesù vanno a
pescare insieme sul lago di Tiberiade. Non rinchiuderci nella solitudine, ma
aprirci a nuove vie, anche se siamo tristi, anche se non abbiamo tanta voglia,
anche se facciamo fatica. Ci ha ricordato poi che siamo noi i testimoni del
Risorto, siamo noi che dobbiamo portare la nostra gioia agli altri. Probabil-
mente incontreremo delle difficoltà, “ma il cristiano ha in sé quel particolare
coraggio che lo spinge ad andare controcorrente” ci ha assicurato. E infine,
in un momento così delicato della nostra vita come la stagione di cambia-
menti che stiamo attraversando, ci ha invitato a riscoprirci amici di Gesù per
rispondere alla domanda che Lui, quel giorno, fece a Pietro: “Tu mi ami?”

dall’Oratorio - 53
dal Mondo

NEWS DA KALONGO
Care amiche e cari Amici del G.A.M.,
abbiamo ricevuto da Giovanna Ambrosoli una bella notizia: Sida Hida, la ragaz-
za da noi sostenuta negli studi di ostetricia, si è diplomata con ottimi risultati
nel dicembre 2018. Vogliamo condividere con voi questa gioia e trascriviamo la
lettera di Giovanna e quella di ringraziamento di HIDA, così che possiate sentire
direttamente dalle loro parole la riconoscenza, la felicità e la soddisfazione di
aver raggiunto un così importante traguardo.

È per tutti noi un’ulteriore conferma che il nostro aiuto, seppur piccolo, è un pre-
zioso tassello nel grande mosaico che è la realtà di Kalongo. Padre Giuseppe di-
ceva: ”Le donne sono il perno della società africana. Curate loro e curerete l’Africa.”
Sarebbe bello dare la possibilità a un’altra ragazza ugandese di realizzare il suo
sogno di diventare ostetrica: con un po’ di sfacciataggine affidiamo a voi e con
fede a Dio questa nostra proposta.

Milano 10 aprile 2019


Carissimi amici del G.A.M.,
con gioia vi posso finalmente comunicare che la studentessa Sida Hida, da voi so-
stenuta nel suo corso di studi per diventare ostetrica, ha conseguito brillantemente
il suo diploma nel dicembre 2018 e ora lavora a pieno ritmo al “Dr. Ambrosoli Memo-
rial Hospital” di Kalongo, dedicando la sua professionalità e la sua vita alle mamme
e ai loro piccoli.
Grazie alla vostra generosa scelta, Sida Hida ha avuto la possibilità di intraprendere
questo percorso di studi, provenendo da un contesto familiare di estrema precarietà
in cui la madre ha fatto grandi sacrifici per crescere lei e le sue sorelle. Lascio a lei e

54 - dal Mondo
Il benvenuto delle studentesse della St. Mary’s Midwifery School

alle sue parole, che potete leggere nella lettera allegata, l’espressione della sua
e nostra gratitudine per aver contribuito a un progetto così importante: Sida
ha potuto beneficiare della vostra borsa di studio e realizzare il suo sogno di
diventare ostetrica, e per i prossimi due anni l’ospedale di Kalongo la avrà in
forza nel suo staff.
Sperando di fare cosa gradita, aggiungo anche alcune fotografie di Sida e delle
studentesse, scattate nel novembre 2018. Credo che trasmettano perfettamen-
te il clima di allegria e gratitudine che si respira alla scuola di Kalongo. La spe-
ranza e il lavoro che condividete con noi è proprio questo: credere in un futuro
possibile per Kalongo, il nord Uganda, e per l’Africa intera, seguendo la strade
segnata da San Daniele Comboni prima e poi da padre Giuseppe.
Grazie di cuore da tutti noi e dalle mamme e i bimbi di Kalongo.

Giovanna Ambrosoli
Presidente della Fondazione
Dr. Ambrosoli Memorial Hospital

dal Mondo - 55
LA LETTERA DI SIDA HIDA

Con questa lettera desidero esprimere la mia più sincera gratitudine innanzitutto
a Dio Onnipotente per averci protetti e guidati nell’anno passato, per il dono di un
nuovo anno e per avermi sostenuta nel completare gli studi con successo.

Desidero davvero ringraziare la direttrice della scuola, Suor Carmel, per il meravi-
glioso lavoro che ha svolto: Senza di lei non sarei riuscita a diventare ciò che sono
oggi.

In questo momento così speciale vorrei ringraziare di cuore il mio sponsor e la


Fondazione Ambrosoli per la generosità mostrata nei miei confronti. Chiedo a Dio
di benedire il vostro lavoro e che possiate continuare a sostenere gli studi delle
persone che non possono pagarne i costi, come avete fatto con me.

Che il Signore vi ricolmi di benedizioni e che possiate continuare il vostro prezioso


lavoro. Grazie

Sida Hida

56 - dal Mondo
KALONGO-RONAGO: UN GRANDE ABBRACCIO
Kalongo-Ronago: un rapporto mai interrotto e che dura da tanti anni. Sabato
1 giugno questo legame si è ravvivato durante la Santa Messa celebrata da
padre Egidio Tocalli con la presenza di suor Carmel, la mitica direttrice della
St. Mary Midwifery Training School di Kalongo, in Italia per una decina di
giorni.
Dopo la celebrazione eucaristica, in una chiesa vestita a festa per l’Ascensio-
ne e sapientemente addobbata con delicate composizioni floreali, suor Car-
mel ha voluto innanzitutto ringraziare la gente di Ronago per l’accoglienza e
per il costante sostegno alla scuola di ostetricia. E, proprio prendendo come
immagine i fiori presenti sulle balaustre che disegnano un semicerchio, suor
Carmel li ha paragonati a una corona dove la parte esistente sono i fiori colti-
vati e fatti sbocciare da padre Giuseppe e dai missionari Comboniani in Africa
(le tante persone conosciute e aiutate) e la parte mancante sono i fiori che
dobbiamo far crescere noi, seguendo il loro esempio. Alla fine della Messa
le foto di rito da inviare in Africa alle sue studentesse e ancora un momento
di condivisione per approfondire la conoscenza con questa donna semplice
e determinata, che ha saputo studiare con serietà e impegno per poter ora
istruire altre donne africane e dare loro e all’Uganda un futuro di speranza.
Tutto questo senza dimenticare l’esempio di padre Giuseppe: servire gli altri
con amore e gioia. E l’abbraccio tra Kalongo e Ronago continua.

dal Mondo - 57
Sentieri di fede
SAN SFIRIO
Ci mettiamo in cammino lungo il ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno
‘di manzoniana memoria’, fino al paese di Dervio; poi continuiamo sulla strada
provinciale della Valvarrone per arrivare all’abitato di Tremenico. Giunti all’inizio
del paese si prende, sulla sinistra, la strada per i Roccoli Lorla e si prosegue fino
alla località di Lavadee. Da qui si continua ancora per un breve tratto fin dove
termina la strada, in corrispondenza di un parcheggio. Si riscende per una deci-
na di metri e s’imbocca sulla
destra una strada militare
sterrata, che in quarantacin-
que minuti porta alla sommi-
tà del Legnoncino. In questo
luogo si trova la chiesetta de-
dicata a san Sfirio.
Il culto di questo santo è le-
gato a un’antica leggenda
che narra di Santa Margheri-
ta e dei sette fratelli eremiti,
molto legati tra loro da affet-
to. Uno di loro morì tragica-
mente e si attribuì la colpa
alla sua poca fede nella Provvidenza. I fratelli rimasti, colpiti dalla tragedia, di-
vennero eremiti scegliendo come loro dimora luoghi solitari sui monti della Val-
sassina. Solo Margherita, unica sorella, si fermò in un luogo pianeggiante della
valle, a Casargo, recandosi spesso a visitare ciascuno dei fratelli nei loro eremi.
I nomi dei fratelli cambiano nelle varie tradizioni della leggenda, ma quelli più
sicuri a cui sono dedicate alcune chiesette montane sono Sfirio, Ulderico, Grato,
Fedele, Defendente. Sfirio era il più anziano dei fratelli. Pur rimanendo nei singoli
romitaggi, i santi erano in grado di comunicare tra loro accendendo dei fuochi
per far sapere che tutto andava bene. Passarono gli anni e i fuochi iniziarono a
spegnersi. Per ogni fuoco che si estingueva una stella spuntava in cielo.
Una matrice più cattolica della leggenda afferma che i sette fratelli eremiti siano
stati mandati nel Lario da Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, per evangelizzare
quei luoghi. Gli abitanti però non li accolsero a braccia aperte, anzi li fecero scap-
pare sulle montagne. Qui gli eremiti trascorrevano il tempo pregando e meditan-
do, accendendo un falò ogni sera per salutarsi. Le genti del Lario, tuttavia, non
cambiarono atteggiamento nei confronti dei sette uomini e Dio, adirato, li punì

58 - Sentieri di fede
con quaranta giorni di carestia. Risparmiò solo le grotte in cui vivevano gli
eremiti. La quarantesima notte la popolazione in ginocchio scorse dei grandi
fuochi provenire dalle grotte dei sette fratelli. La mattina successiva furono
ritrovati morti. La carestia era cessata ed era arrivata la pioggia. I fratelli si
erano sacrificati per la loro salvezza. Sette chiese vennero erette in loro me-
moria nei sette luoghi che li avevano ospitati.
Altre fonti d’archivio attestano che agli inizi del “700 la chiesetta di San Sfirio
fu distrutta da un fulmine e, per interessamento del sindaco di Sueglio, ne
fu avviata la ricostruzione con la raccolta delle offerte anche nei villaggi del
lago, in Val Varrone e nella Valsassina. La chiesa fu riconsacrata nel 1709 e da
allora la data della messa fu spostata al 17 luglio, tuttora in vigore con una
processione alla chiesetta. Nel 1869 il parroco fece una ricognizione del cor-
po del santo, si rinvennero solo poche ossa e una medaglia. Il tutto fu chiuso
in una teca di vetro, oggi conservata nella parrocchiale di San Martino, in
Sueglio.
Si suppone che in realtà queste chiese fossero ubicate in posizioni strategi-
che, facenti parte di un fittissimo tessuto paramilitare-strategico di origine
alto-medioevale, con chiari scopi di avvistamento e segnalazione sulle vie
di accesso alla Valtellina e alla Valchiavenna. Sotto alla chiesetta è visitabile
una postazione in caverna che ospitava un cannone della “Linea Cadorna”.
Ottimo è il panorama a 360°, che si gode dalla chiesetta. Si ammira tutto il
lago con le sue valli, la val Chiavenna, un tratto di Valtellina, tutta la piramide
del monte Legnone, il pizzo dei Tre Signori.

Sentieri di fede - 59
Segnalibro
SOLO L’AMORE CREA
Fabio Rosini
San Paolo Ed.

Intossicati come siamo da luoghi comuni buonisti, da surroga-


ti e caricature di sentimenti, non sappiamo più cosa sia vera-
mente la misericordia. Troppo spesso la confondiamo con un
sentimento di pietà, perdono o accoglienza in balìa dei nostri
umori. Ma la misericordia, come ben dimostra questo libro in
cui c’è molta Parola di Dio e tanta umanità, è ben altra cosa. È
un atto, un’opera, una sapienza, una cura, il frutto di una rela-
zione con l’altro. Non sorge dall’uomo ma dalla relazione con
Dio, è un’opera di Dio nell’uomo. Soffermandosi sulle singole
opere di misericordia spirituale, inseparabili da quelle corporali,
don Fabio ci aiuta a capire come non si può vivere senza mise-
ricordia, perché la felicità più profonda, nella vita, è prendersi
cura di qualcuno.

INNAMORARSI DELLA REALTÀ


Ermes Ronchi - Marina Marcolini
Romena

Come si affronta la sfiducia che pervade il nostro tempo? Come


si trasforma il sentimento di delusione verso il presente in cui
viviamo? Con uno sguardo innamorato. Il primo passo per tra-
sformare la realtà è innamorarsene. 

60 - Segnalibro
Pagina dei bambini
IL GIOCO DELLA CAMPANA

I tradizionali giochi ‹saltati› che


hanno fatto divertire generazioni di
bimbi all›aperto sono ancora alleati
validissimi durante l’estate. A vol-
te basta poco per improvvisare una
gara divertente. Un gioco simpatico
e utile è la ‘vecchia’ Settimana, in
una delle sue innumerevoli varianti.
Occorre disegnare per terra con un
gessetto 7 caselle. Le prime 3, di
seguito (che corrispondono a lune-
dì, martedì, mercoledì), poi due vicine, giovedì e venerdì, in senso orizzontale, dopo
sabato e infine domenica (l’ultima casella, in genere, ha una sorta di cappello un po’
arrotondato).
Si comincia saltando con una gamba sola nelle prime 3 caselle – lunedì, martedì, mer-
coledì – poi con entrambi i piedi (larghi) su giovedì e venerdì, con una gamba sola su
sabato e ancora con tutte e due su domenica. A questo punto, si fa un giro con un salto
e si ripetono i passaggi come all’andata. In questo modo, è possibile giocare da soli o in
compagnia. Nella versione più difficile, invece, ci vuole anche un sassolino ed è meglio
essere un gruppetto. Il primo giocatore deve tirare il sasso sulla casella del lunedì, su-
perarla con un salto, e poi procedere come prima. Chi sbaglia, si ferma e passa il turno
a un compagno.

CICCA E SPANNA

Già gli Egizi e i Romani giocavano a biglie, che


non erano di vetro ma di terracotta. Poi vennero
quelle di marmo, apparse nel ’700, quindi quelle
di acciaio e di vetro colorato. Se il materiale del-
le biglie è cambiato nel corso degli anni, le rego-
le del gioco sono rimaste immutate.
Il primo giocatore tira (o “cicca”) una biglia sul
terreno; l’altro, per batterlo, deve bocciare la
biglia dell’avversario e far fermare la sua a una
spanna da questa. Se rotola più avanti, nessuno
ha vinto. Se la biglia si ferma entro una spanna
dalla prima, senza però bocciarla, viene persa ed
entra in possesso dell’avversario. L’obiettivo fi-
nale è conquistare tutte le biglie dell’altro.

Pagina dei bambini - 61


Notizie flash
RINGRAZIAMENTO CARITAS
PER RACCOLTA ALIMENTI
Durante il periodo di Quaresima 2019 sono stati raccolti: 454 barattoli di
salsa di pomodoro,656 scatolette di tonno, 115 litri di olio, 313 scatolet-
te di carne, 93 Kg di riso, 114 kg di farina, 173 vasetti di marmellata, 108
confezioni di fette biscottate, 207 litri di latte a lunga conservazione, 116
confezioni di biscotti e 135 prodotti vari.
Si ringraziano tutte le persone che, in modi diversi, hanno collaborato alla
buona riuscita dell’iniziativa a favore delle famiglie bisognose della Co-
munità.

PASSAGGIO DELLA STECCA 1968 – 1969


Domenica 26 maggio si è tenuto l’annuale Passaggio della Stecca.
Quest’anno è toccato ai coscritti del 1968 passare la Stecca ai neo-cin-
quantenni del ’69. La giornata è stata bella e intensa, contrassegnata dai
momenti d’incontro durante la santa Messa nella chiesa parrocchiale di
Uggiate, la cerimonia ufficiale con le autorità davanti al Municipio con la
recita della poesia in dialetto, la condivisione del pranzo tra le due classi
coinvolte. Il passaggio è anche l’occasione per ricordare i coscritti defunti
e per compiere, anche in loro memoria, gesti di bene e di solidarietà. La
classe ’68 ha offerto il proprio contributo per il progetto “Una luce per
Kalongo” di Gianni Gasparini e per arredare un appartamento nel Centro
Diurno Disabili del Consorzio Servizi Sociali dell’Olgiatese. La Rosa d’Oro
ha fatto il proprio dono per il Fondo “Adotta una famiglia”.

PREGHIERA A MARIA
L’ultima sera del mese di maggio, venerdì 31, ci siamo raccolti in preghiera
nel cortile dell’Oratorio di Uggiate per recitare insieme i misteri del Santo
Rosario e affidare a Maria, Madre di Gesù, il cammino di vita della nostra
Comunità. In mezzo a noi la statua della Madonna di Fatima, che alcune
mamme hanno portato in Chiesa Parrocchiale mentre si dicevano le Lita-
nie. La semplicità dei gesti e la presenza dei bambini con i loro genitori e i
catechisti ha offerto una bella testimonianza di famiglia, che prega e vive
la propria fede fermandosi un momento dalle tante cose del giorno, per
stare insieme, con la corona in mano.

62 - Notizie flash
BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE
Si è conclusa la benedizione delle famiglie, iniziata nel mese di febbraio. Una
scelta impegnativa che ha consentito al nostro parroco don Sandro di incontrare
tante persone. Come spiegato nell’Agenda, il Benedizionale definisce questo rito
come un’«occasione preziosa» che i sacerdoti devono avere «particolarmente a
cuore» per «avvicinare e conoscere tutte le famiglie» di un territorio. Si tratta di
un’occasione per fare memoria del Battesimo con il quale il Signore «aggrega la
società domestica alla grande famiglia dello Spirito» e per «rinnovare» l’adesione
a Cristo. La benedizione annuale è un impulso a rinsaldare i legami con la parroc-
chia e a riflettere sul percorso comunitario che le nostre famiglie sono chiamate a
fare all’interno della parrocchia. Ma vuol essere anche una possibilità per tastare
il polso della vita spirituale fra le mura domestiche, in modo da individuare le
difficoltà e le sfide che una parrocchia è chiamata ad affrontare.
Ringraziamo don Sandro per i tanti chilometri che ha macinato andando avanti e
indietro nei nostri rioni, zone e cortili, affiancato da qualche giovane chierichetto.
La sua venuta tra noi ci ha fatto sentire più vicini al Signore e ha portato un po’ del
Suo amore, soprattutto dove le fatiche sono più evidenti e il dolore rende tutto
più difficile.

IL SEMINARISTA TITO ALLA CLERICUS CUP


Il 29 maggio le squadre della Clericus Cup hanno incontrato il Santo Padre, in
piazza San Pietro, proprio pochi giorni prima della finale del Campionato Pontifi-
cio 2019. Il Papa, grande appassionato ed esperto di calcio, ha salutato con calore
la delegazione dei rappresentanti delle 16 formazioni iscritte al torneo calcistico
promosso dal CSI. Durante l’incontro, Francesco ha firmato le maglie dei gioca-
tori coinvolti e tra loro … udite, udite, anche il nostro seminarista Tito, orgoglioso
di essere a due passi dal suo illustre ‘capo’. A testimonianza di ciò, un bellissimo
video di Rai Sport. Tito appare incredulo, orgoglioso ed emozionato … Che gior-
nata memorabile per il nostro amico messicano. Per la cronaca, la tredicesima
edizione della Clericus Cup è andata al Pontificio Collegio Urbano, che ha battuto
per 3-0 il Sedes Sapientiae (la squadra del nostro Tito).

Notizie flash - 63
Proseguono
i lavori
di ristrutturazione
delle nostre chiese