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Direttore responsabile: Maria Castelli - Registrazione Tribunale di Como numero 3/2018 del 1/3/2018

Redazione: Casa Parrocchiale - 22029 Uggiate Trevano - p.zza della Repubblica, 1


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Giorni per ricordare
Io li conosco. I domani che non arrivano mai.
Conosco la stanza stretta.
E la luce che manca da cercare dentro.
Io li conosco i giorni che passano uguali.
Fatti di sonno e dolore e sonno per dimenticare il dolore.
Conosco la paura di quei domani lontani.
Che sembra il binocolo non basti.
Ma questi giorni sono quelli per ricordare.
Le cose belle fatte. Le fortune vissute.
I sorrisi scambiati che valgono baci e abbracci.
Questi sono i giorni per ricordare.
Per correggere e giocare.
Sì, giocare a immaginare domani.
Perché il domani, quello col sole vero, arriva.
E dovremo immaginarlo migliore. Per costruirlo.
Perché domani non dovremo ricostruire, ma costruire.
E costruendo sognare.
Perché rinascere vuole dire costruire.
Insieme, uno per uno.
E costruire è bellissimo.
Il gioco più bello.
Cominciamo.

Ezio Bosso
Intro

DAVANTI ALLE TOMBE DEI MORTI


Sembra essere d’obbligo, in questi giorni, la visita ai cimiteri.
Tombe tirate a lucido, fiori freschi, parenti che si ritrovano dopo un
anno e il cui chiacchiericcio disturba la quiete e la riflessione di chi vor-
rebbe pensare, anziché ciarlare. Sì, perché il cimitero aiuta a riflettere.
E, personalmente, mi aiutano di più quelle tombe che anche in questi
giorni sono trascurate, lasciate andare, con qualche fiore di plasticac-
cia grossolana che da decenni fa  bella (si fa per dire)  mostra di sé. Mi
incuriosisce leggere i nomi e le date riportate su queste tombe. Spes-
so sono di persone morte da tanto tempo, che non hanno più parenti
in vita. Ma altre volte si ha la sorpresa di vedere volti di persone morte
da pochi anni, con i parenti ancora in vita e magari anche beneficiari di
cospicua eredità lasciata dal titolare della tomba trascurata.

4 - Intro
E a questo punto le riflessioni si accumulano: sull’ingratitudine umana,
sull’inutilità di tanti sacrifici se hanno solo lo scopo di accumulare beni
da lasciare in eredità, sulla vita che deve essere impostata sull’amore
gratuito … Quante cose può insegnarci la visita al cimitero. Forse per
questo tanti preferiscono occupare il tempo della visita chiacchieran-
do. È un modo come un altro per non pensare in profondità, per fer-
marsi alle vicende presenti senza dare uno sguardo all’unica certezza
che abbiamo sul nostro futuro e cioè quella di dover morire. Eppure
sarebbe proprio importante farsi alcune domande. Per esempio, se
proveremo davvero una gran consolazione, nell’Aldilà, sapendo che
nell’aldiquà i parenti ci hanno fatto una tomba sontuosa, magari an-
che con un bel monumento.
Vivere dando Amore. Questo è il senso profondo dei giorni che il Si-
gnore ci concede di trascorrere su questa terra. E morire contenti di
aver svolto questo compito. Chiedendo, umilmente, di essere messi
nel cinerario comune, così da evitare ai parenti anche il fastidio di do-
verci portare i fiori.
don Sandro, parroco

Davanti alle tombe dei morti - 5


La parola del Papa
“FRATELLI TUTTI”: FRATERNITÀ E AMICIZIA SOCIALE
PER COSTRUIRE UN MONDO MIGLIORE
Papa Francesco ha recentemente
firmato l’Enciclica “Fratelli tutti”,
da lui definita un’“Enciclica sociale”,
per provare ad esprimere quali sono
i grandi ideali ma anche le vie con-
cretamente percorribili per chi vuole
costruire un mondo più giusto e fra-
terno nelle proprie relazioni quoti-
diane, nel sociale, nella politica, nel-
le istituzioni.
Ispirandosi a San Francesco d’Assisi
che “non faceva la guerra dialettica
imponendo dottrine, ma comunica-
va l’amore di Dio” l’Enciclica mira a
promuovere un’aspirazione mondiale
alla fraternità e all’amicizia sociale. La
fraternità è da promuovere non solo
a parole, ma nei fatti. Sullo sfondo
dell’Enciclica c’è la pandemia da Covid-19 che, rivela il Papa, “ha fatto
irruzione in maniera inattesa proprio mentre stavo scrivendo questa
lettera”. Ma l’emergenza sanitaria globale è servita a dimostrare che
“nessuno si salva da solo” e che è giunta davvero l’ora di “sognare
come un’unica umanità” in cui siamo “tutti fratelli”.
L’Enciclica è aperta da una breve introduzione e articolata in otto
capitoli e raccoglie molte delle riflessioni di papa Francesco sulla
fraternità e l’amicizia sociale, collocate però “in un contesto più
ampio” e integrate da “numerosi documenti e lettere” inviate a
Francesco da “tante persone e gruppi di tutto il mondo”. Si può di-
videre in quattro parti: valutazione; scrittura; conversione; azione.
Nel primo capitolo, “Le ombre di un mondo chiuso”, il documento
si sofferma sui tanti problemi dell’epoca contemporanea, come la
manipolazione e la deformazione di concetti come democrazia, liber-
tà, giustizia o l’egoismo e il disinteresse per il bene comune. Si tratta

6 - La Parola del Papa


di problemi globali che esigono azioni globali, sottolinea il Papa, lanciando
l’allarme anche contro una “cultura dei muri” che favorisce il proliferare delle
mafie, alimentate da paura e solitudine. A tante ombre, tuttavia, l’Encicli-
ca risponde con un esempio luminoso, foriero di speranza: quello del Buon
Samaritano, al quale è dedicato il secondo capitolo, “Un estraneo sulla
strada”. Il Papa sottolinea che, in una società malata che volta le spalle al
dolore e che è “analfabeta” nella cura dei deboli e dei fragili, tutti siamo
chiamati a farci prossimi all’altro. Il principio della capacità di amare secon-
do “una dimensione universale” è ripreso anche nel terzo capitolo, “Pensa-
re e generare un mondo aperto”: in esso, Francesco ci esorta ad “uscire da
noi stessi” per trovare negli altri “un accrescimento di essere”.
Al tema delle migrazioni è, invece, dedicato in parte il secondo e l’inte-
ro quarto capitolo “Un cuore aperto al mondo intero”. Bisogna evitare le
migrazioni non necessarie, afferma il Pontefice, creando nei Paesi di origine
possibilità concrete di vivere con dignità. Ma al tempo stesso, bisogna ri-
spettare il diritto a cercare altrove una vita migliore. Nei Paesi destinatari, il
giusto equilibrio sarà quello tra la tutela dei diritti dei cittadini e la garanzia
di accoglienza e assistenza per i migranti. Nello specifico, il Papa indica alcu-
ne “risposte indispensabili” soprattutto per chi fugge da “gravi crisi umani-
tarie”: incrementare e semplificare la concessione di visti; aprire corridoi
umanitari; assicurare alloggi, sicurezza e servizi essenziali; offrire possi-

“Fratelli tutti” - 7
bilità di lavoro e formazione; favorire i ricongiungimenti familiari; tute-
lare i minori; garantire la libertà religiosa e promuovere l’inserimento
sociale. Il tema del quinto capitolo è “La migliore politica”, ossia quella
che rappresenta una delle forme più preziose della carità perché si pone
al servizio del bene comune e conosce l’importanza del popolo, inte-
so come categoria aperta, disponibile al confronto e al dialogo. L’aiuto
migliore per un povero, spiega il Pontefice, non è solo il denaro, che è un
rimedio provvisorio, bensì il consentirgli una vita degna mediante l’attività
lavorativa. La vera strategia anti-povertà non mira semplicemente a con-
tenere o a rendere inoffensivi gli indigenti, bensì a promuoverli nell’ottica
della solidarietà e della sussidiarietà. Compito della politica, inoltre, è tro-
vare una soluzione a tutto ciò che attenta contro i diritti umani fondamen-
tali, come l’esclusione sociale; il traffico di organi, tessuti, armi e droga; lo
sfruttamento sessuale; il lavoro schiavo; il terrorismo ed il crimine organiz-
zato. Il Papa chiede di eliminare definitivamente la tratta, “vergogna per
l’umanità”, e la fame, in quanto essa è “criminale” perché l’alimentazione
è “un diritto inalienabile”. L’ONU deve promuovere la forza del diritto sul
diritto della forza, favorendo accordi multilaterali che tutelino al meglio
anche gli Stati più deboli.
Il sesto capitolo, “Dialogo e amicizia sociale”, esprime il concetto di
vita come “arte dell’incontro” con tutti. Il relativismo non è una solu-
zione perché senza principî universali e norme morali che proibiscono il
male intrinseco, le leggi diventano solo imposizioni arbitrarie. Particolare,
poi, il richiamo del Papa al “miracolo della gentilezza”, un’attitudine da
recuperare perché è “una stella nell’oscurità” e una “liberazione dalla
crudeltà, dall’ansietà e dall’urgenza distratta” che prevalgono in epo-
ca contemporanea. Una persona gentile, scrive Francesco, crea una sana
convivenza ed apre le strade là dove l’esasperazione distrugge i ponti.
Il settimo capitolo, “Percorsi di un nuovo incontro”, riflette invece sul
valore e la promozione della pace. Il Papa sottolinea che la pace è legata
alla verità, alla giustizia ed alla misericordia. Perdono non vuol dire im-
punità, bensì giustizia e memoria, perché perdonare non significa dimen-
ticare, ma rinunciare alla forza distruttiva del male ed al desiderio di ven-
detta. Mai dimenticare “orrori” come la Shoah, i bombardamenti atomici
a Hiroshima e Nagasaki, le persecuzioni ed i massacri etnici. Essi vanno
ricordati sempre, nuovamente, per non anestetizzarci e mantenere viva la
fiamma della coscienza collettiva. Altrettanto importante è fare memoria
del bene, di chi ha scelto il perdono e la fraternità. Il Papa si sofferma, poi,
sulla guerra: essa non è “un fantasma del passato” bensì “una minaccia
costante” e rappresenta la “negazione di tutti i diritti”, “il fallimento

8 - La Parola del Papa


della politica e dell’umanità”, “la resa vergognosa alle forze del male”
ed al loro “abisso”. Una posizione altrettanto netta Francesco la espri-
me a proposito della pena di morte: è inammissibile e deve essere abo-
lita in tutto il mondo.
Infine, nell’ottavo e ultimo capitolo, il Pontefice si sofferma su “Le reli-
gioni al servizio della fraternità nel mondo” e ribadisce che la violenza
non trova base alcuna nelle convinzioni religiose, bensì nelle loro de-
formazioni. Al contempo, il Papa sottolinea che un cammino di pace tra
le religioni è possibile e che è, dunque, necessario garantire la libertà reli-
giosa, diritto umano fondamentale per tutti i credenti. Una riflessione, in
particolare, l’Enciclica la fa sul ruolo della Chiesa: essa non relega la propria
missione nel privato, non sta ai margini della società e, pur non facendo
politica, tuttavia non rinuncia alla dimensione politica dell’esistenza. L’En-
ciclica si conclude con il ricordo di Martin Luther King, Desmond Tutu, il
Mahatma Gandhi e soprattutto il Beato Charles de Foucauld, un modello
per tutti di cosa significhi identificarsi con gli ultimi per divenire “il fratello
universale”. Il documento riporta infine due preghiere: una “al Creatore”
e l’altra “cristiana ecumenica”, affinché nel cuore degli uomini alberghi
“uno spirito di fratelli”.
È sicuramente un documento lungo, anche rispetto alla media di quelli di
Papa Francesco, che occorre magari leggere poco a poco e cercare di ap-
plicare man mano.

“Fratelli tutti” - 9
Don Roberto Malgesini
RITRATTO DEL VOLTO DI DIO
Como, piazza San Rocco, 15 settembre 2020. Mentre i raggi del sole ini-
ziano a scaldare una città che si sta svegliando, come ogni mattina don
Roberto Malgesini ha cominciato la propria giornata mettendosi nelle
mani di Dio Padre e sta caricando in auto alcune brioches e una serie di
thermos contenenti the, latte e caffè, da distribuire ai senza fissa dimora
sparsi in giro per la città. Ciò che però don Roberto non sa è che, di lì a
poco, proprio uno di loro lo tradirà, lasciandolo senza vita in quella stessa
piazza sotto i colpi di un coltello.
“Un gigante in umanità”. “Un prete giusto”. “Il cane sciolto di Dio”. “Il pre-
te troppo buono”. “Il prete degli ultimi”. Sono questi alcuni degli epiteti
che la stampa ha attribuito al sacerdote, successivamente alla tragedia.
Appellativi che, formulati in maniera più formale, si ritrovano anche nelle
motivazioni addotte dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella,
in occasione del conferimento di una medaglia d’oro al merito civile alla
memoria di don Roberto Malgesini, definito come «autentico interprete
dei valori di solidarietà umana, nella cura degli ultimi e delle loro fragili-
tà» e «luminoso esempio di uno straordinario messaggio di fratellanza e
di un eccezionale impegno cristiano al servizio della Chiesa e della società
civile, spinti fino all’estremo sacrificio».
Papa Francesco lo identifica come un martire testimone della carità, ri-
prendendo le parole del vescovo di Como Oscar Cantoni, secondo il quale
«don Roberto è un martire perché il suo è il gesto estremo di una vita
completamente donata. Quindi una vita, non solo una morte, martirizza-
ta ossia spesa per amare».
Lo stesso Cantoni, da direttore spirituale del seminario di Como, ave-
va a suo tempo seguito da vicino il percorso vocazionale di Roberto, un
giovane morbegnese che a poco più di vent’anni aveva deciso di lasciare
la Valtellina e un lavoro in banca per dedicare la propria vita al Vangelo.
Un percorso passato per l’ordinazione sacerdotale del 1998, al termine
di un anno in cui il ventinovenne don Roberto aveva prestato servizio
come diacono presso le comunità di Socco e Bulgorello. Di lì due incari-
chi quinquennali come vicario parrocchiale, dapprima nella comunità di
Gravedona e poi a Lipomo. Nel 2008 il trasferimento come collaboratore
dell’allora parrocchia di San Rocco in Como. Qui, in comunione con l’allo-
ra vescovo di Como Diego Coletti, don Roberto aveva quindi avviato un

10 - Don Roberto Malgesini


servizio di assistenza particolare
rivolta a coloro che abitano le pe-
riferie esistenziali della convalle
cittadina. Una vera e propria «vo-
cazione nella vocazione», come la
definisce Cantoni, il quale ricorda
don Roberto come un prete feli-
ce di amare Gesù servendolo, nei
profughi, nei senza tetto, nelle
prostitute e, più in generale, nei
poveri, nei quali egli «riconosceva
la carne viva di Cristo, a cui si era
donato attraverso uno speciale
ministero che potremmo definire
di carità spicciola».
«L’esempio più bello di una voca-
zione realizzata, il volto concreto
di Dio nella mia vita». Così Cristi-
na Di Carlo, volontaria a fianco
del sacerdote nell’assistenza di
chi vive per strada, intervenuta
durante la veglia missionaria dei vicariati di Uggiate e Olgiate svoltasi
presso la parrocchiale uggiatese a poco più di un mese dalla tragedia.
Vocazione che, sin dai primi anni in seminario era caratterizzata da
«un’attenzione verso gli altri in generale, ma con un occhio di riguardo
per i più esterni, per chi stava nelle periferie», commenta su TV2000 don
Roberto Bartesaghi, compagno di messa di don Malgesini. Un’attenzione
verso il prossimo in senso lato, ragion per cui l’etichetta di “prete degli
ultimi” apparsa su molti giornali in seguito alla tragedia «non rende giu-
stizia a tutto l’amore che don Roberto Malgesini provava verso chiunque»
spiega durante la veglia missionaria Tommaso Siviero, un altro dei volon-
tari. Come sottolineato da Di Carlo «don Roberto era un sacerdote felice
di essere quello che ha scelto di essere, ragion per cui la sua è una testi-
monianza di vocazione realizzata non solo nel gesto finale bensì nella vita
di ogni giorno».
Quella stessa vita che, come osservato dal cardinal Konrad Krajewski,
non si è conclusa la mattina di quel 15 settembre. «Don Roberto è morto;
quindi è vivo. L’amore non muore mai, perché non c’è amore più grande

Ritratto del volto di Dio - 11


che dare la vita per gli amici», sottolinea il cardinale, elemosiniere va-
ticano, durante la messa di suffragio celebrata di fronte a una folla di
fedeli suddivisa tra la cattedrale e ben tre piazze di Como.
Amici. Questo erano i poveri per don Malgesini. Come spiegato dal ve-
scovo Cantoni, don Roberto non era uno che si limitava a distribuire
qualcosa da mangiare e poi se andava; al contrario, egli stringeva rela-
zioni e legami di sincera amicizia con le persone che aiutava: «per don
Roberto era necessario diventare amici dei poveri, non semplicemente
aiutarli». Concetto che emerge dalle parole profondamente commos-
se del giovane Alagi, ragazzo gambiano nel novero di questi amici par-
ticolari di don Roberto e intervenuto durante la veglia a Uggiate: «Don
Roberto era sempre disponibile per tutti, neri o bianchi che fossimo.
Mi diceva sempre: Fratello, vieni! e non si nascondeva mai di fronte ai
miei problemi. Don Roberto ci lavava anche i vestiti e la cosa più bella
che mi piaceva di lui era che non aveva mai paura a prenderci con le sue
mani, anche se eri malato, anche se nessuno ti voleva».
Don Roberto, un uomo la cui missione non poteva essere fermata da
nessuno, nemmeno dalla malattia o dalle restrizioni del coronavirus.
«Se durante il lockdown noi operatori dell’Ozanam eravamo stati co-
stretti a interrompere il giro di distribuzione delle colazioni, don Ro-

12 - Don Roberto Malgesini


berto riusciva lo stesso a consegnare the e caffè in piazza san Rocco e
in piazza Vittoria» racconta Samuel Russo, che con il sacerdote si coor-
dinava ogni giorno in maniera tale da raggiungere tutti i vari senza fissa
dimora dislocati sul territorio cittadino.
«Un uomo abituato a vivere nella penombra, che non aveva alcun inte-
resse a farsi vedere o sentire» prosegue Russo, commentando la diffi-
coltà a reperire fotografie di don Roberto, a dispetto dell’era dei social
network e delle immagini caricate un po’ ovunque su internet. Un uomo
allergico alle luci della ribalta, una persona che «andando indietro agli
anni del seminario, molti di noi sacerdoti qui presenti ricorda come una
persona di poche parole», ammette don Alberto Fasola durante la veglia
missionaria a Uggiate.
Un uomo abituato a dare un significato al silenzio; a tal punto che tut-
te le parole spese in queste settimane sembrano quasi un paradosso di
fronte al carattere meditativo di don Roberto, «uno che usava soprattut-
to il silenzio, anche quando magari ci sarebbe stato da usare le parole»,
commenta Di Carlo. I suoi silenzi erano tuttavia pieni di parole. «Silenzi
di presenza, non di assenza», prosegue la volontaria: «Ricordo ancora
quando dovevo partire per una missione in Kenya e un amico mi mandò

Ritratto del volto di Dio - 13


un messaggio con su scritto: “Scrivi al don: è preoccupato perché tu parti
ma non te lo dirà mai; stamattina però abbiamo pregato per te”».
Un concetto rimarcato da Monsignor Cantoni, che ricorda don Malgesini
come «Un uomo che non ha fatto grossi discorsi sui poveri, non li ha distinti
tra buoni e meno buoni, tra i nostri o gli stranieri, tra cristiani o di altre con-
fessioni, ma che si è prodigato con amore in totale umiltà, senza clamore e
senza riconoscimenti di sorta».
«Un amore vero, molto concreto, totale», spiega Siviero. «Un amore fra-
terno che si poteva ritrovare in molti piccoli dettagli che don Roberto cura-
va in modo particolare. Come ad esempio il fatto che, non appena vedeva
qualcuno, era in grado di ricordare subito il numero esatto di cucchiaini di
zucchero desiderati da quella persona nel caffelatte. O come le istruzioni
molto dettagliate sulla preparazione della colazione che ricevevamo in
quelle rare occasioni in cui il don decideva di assentarsi per un momento
di ritiro».
Meditazione, preghiera, Vangelo ed Eucarestia che, spiega Di Carlo, rap-
presentavano il vero centro dell’azione pastorale del sacerdote, la «benzi-
na» necessaria a portare avanti la propria missione ogni giorno. Prendendo
a prestito un’espressione di don Tonino Bello, quel «profumo di tenerez-
za» che accompagnava don Roberto e che si percepisce ancora oggi non
era merito suo, bensì «è un dono di quell’Amore di cui egli stesso si face-
va portatore, di quell’Amore che agiva attraverso di lui. Tutto quello che
don Roberto faceva non era opera sua: egli era un semplice strumento di
quell’Amore derivante dall’Eucarestia presente sull’altare. Ed è questa la
ragione per cui l’opera di don Roberto continua ancor’oggi, a distanza di
settimane dalla sua morte: se fosse stata una semplice idea di un uomo,
un mese dopo non saremmo ancora qui a parlarne e il giro delle colazioni
sarebbe solo un lontano ricordo. In quello che faceva, don Roberto non era
solo, non era mai solo: egli vedeva il Signore in ogni persona che incontra-
va, e noi continuiamo a vederlo ancora oggi, anche se non è più fisicamente
lì con noi».
E non può essere un caso che, seppur separati sia nello spazio sia nel tempo
durante le loro rispettive testimonianze, Russo e Di Carlo si trovino con-
cordi nel riassumere la persona di don Malgesini in una stessa immagine
evangelica: il buon samaritano, paradigma dell’amore verso il prossimo.
«Amore che costituisce l’unica e irrazionale ragione di tanti piccoli gesti che
si potrebbero potuti evitare; come ad esempio farsi tutte le sere il giro dei
bar di Como per chiedere di poter avere l’invenduto del giorno, al posto di
distribuire brioches confezionate. Così come si sarebbe potuto evitare di

14 - Don Roberto Malgesini


fare il caffè con le moke, cinque di quelle grandi ogni mattina», spiega
Siviero.
Lo stesso amore che emerge in maniera dirompente dalle parole che
chiudono la testimonianza di Alagi: «Don Roberto ci ha insegnato a vo-
lerci bene, ci ha insegnato ad avere pazienza e a sopportarci a vicenda
quando si vive insieme. Don Roberto ci ha trasmesso gioia, umanità e so-
prattutto dignità. Don Roberto non lo si può dimenticare: ora è dentro di
noi e noi dobbiamo andare avanti agendo come lui ci ha insegnato. Chi ha
visto don Roberto, chi ha parlato con lui o gli ha voluto bene è una persona
fortunata. Grazie, don Roberto. Che Dio ti benedica!». A testimonianza
del fatto che, come ricordato anche da monsignor Cantoni al termine del
rosario in suffragio a don Roberto, «Il sangue dei martiri è seme di nuovi
cristiani» (Tertulliano, II secolo).

Ritratto del volto di Dio - 15


Dalla Diocesi
PROPOSTE DI FRATERNITÀ NELLA VITA QUOTIDIANA
Ogni dieci ore di studio o di gioco, “ Per questo – aggiungono – tre temi,
mi impegno a dedicare un’ora ad un custodia del creato, missioni e pove-
compagno in difficoltà. ri sono uniti in un unico cammino,
Ogni dieci euro di spesa, mi impegno poiché è l’unica visione che conta”.
a riservare un euro per i poveri. Così, per la custodia del creato, cioè
Sono due proposte di “decima”, un della casa comune che abitiamo, è
tributo esistito fin dall’antichità che richiesta una risposta quotidiana alla
imponeva di consegnare la decima domanda: che cosa possiamo fare,
parte del reddito o del raccolto al Re come persone, come famiglie, come
o all’Imperatore. Ma ora diventa la comunità? Fare non solo per tutelare
“decima” della fraternità, uno stile le risorse naturali, non solo per sal-
di vita fatta di condivisione e di at- vaguardare l’ambiente, ma perché
tenzione per l’altro e che si traduce il posto in cui viviamo sia più umano
in piccoli gesti quotidiani come, ap- ed ogni persona possa abitare nella
punto, quello di destinare a chi ha casa comune, nel rispetto e nella di-
bisogno il 10% dei propri beni, mate- gnità.
riali o immateriali, come il tempo, le Sulla Missione, scendono le paro-
competenze, le doti nello studio, nel le di Papa Francesco: “La chiamata
lavoro e nello sport. Di più: si stabili- alla Missione, l’invito ad uscire da se
scono relazioni. stessi per amore di Dio e del prossi-
Sono proposte che gli uffici dioce- mo si presenta come opportunità di
sani Caritas, Pastorale Sociale e del condivisione, di servizio, di interces-
Lavoro e Missioni hanno lanciato in sione. La missione che Dio affida a
questo 2020 a partire dalla Giornata ciascuno fa passare dall’io pauroso e
per la Custodia del Creato del primo chiuso all’io ritrovato e rinnovato dal
settembre e che si concluderà il 15 dono di sé”. (dal messaggio del San-
novembre con la Giornata Mondiale to Padre per la Giornata Missionaria
dei Poveri. Possono essere applicate Mondiale 2020).
a livello personale, ma anche fami- Ogni settimana, gli uffici diocesani
liare e comunitario e l’obiettivo non hanno pubblicato un sussidio di ri-
è solo realizzare un miglioramento, flessioni e di indicazioni concrete,
ma è soprattutto quello di cambiare scaricabile dal sito http://sociale.
prospettiva, di avere uno sguardo diocesidicomo.it ed invitano allo
nuovo e diverso sul mondo, sulle scambio di esperienze di novità di
cose, sulle persone, come spiegano vita, “creando una vera rete del cam-
i promotori. biamento”.

16 - Dalla Diocesi
Riflessioni
FRATELLI TUTTI
Tra le riflessioni svolte dai numerosi commentatori dell’ultima Enciclica di Papa Fran-
cesco Fratelli tutti, una mi ha particolarmente colpito: l’affermazione che lo scritto
abbia un carattere “relativista” poiché sottolinea con forza i concetti di libertà, ugua-
glianza e fraternità. Quei princìpi che sono stati alla base della Rivoluzione Francese
del 1789 e che hanno da quel momento fortemente condizionato lo svolgimento del-
la vita politica e sociale delle società occidentali.
Ma queste idee, ormai parte integrante della cultura delle società democratiche e
che sono state declinate storicamente in termini prettamente giuridici, sono già da
tempo patrimonio acquisito del Cristianesimo e sono state interpretate dal Papa in
un’accezione più ampia.
Il Pontefice, che con significativa simbologia ha firmato il testo dell’Enciclica sulla
tomba di San Francesco di Assisi, ha voluto estendere alla sfera sociale e morale il
tradizionale senso di questi termini.
Non si è trattato solo di ribadire i tre concetti, ma di ampliarne la portata rendendoli
strumenti indispensabili per vivere una vita umana dignitosa, imperativi prima di tut-
to morali in un mondo che sembra volerli usare spesso strumentalmente.
Libertà, non intesa come possibilità illimitata di agire senza tenere conto dei diritti
delle altre persone (e la pandemia ce lo sta drammaticamente insegnando) o come
ricerca affannosa del profitto e dell’efficienza nel governo dell’economia senza con-
siderare prezioso il capitale umano.
Uguaglianza, come offerta delle stesse opportunità a tutti gli uomini di accedere ai
beni della Terra senza costringere persone o interi popoli a dover lottare per la so-
pravvivenza: è la condanna senza mezzi termini della “cultura dello scarto” tanto
cara al Pontefice.
Fraternità, come attenzione costante ai bisogni dei più deboli, sottolineando il peri-
colo di un indifferentismo che si sta diffondendo nelle nostre società avanzate.
E qui sembra, con la parabola del Buon Samaritano che il Papa pone alla nostra rifles-
sione, quasi rivolgersi proprio alla nostra comunità comasca.
Non può che apparire stridente, allora, il contrasto tra l’opera misericordiosa di un
autentico cristiano come don Roberto Malgesini, immolatosi nell’impegno quotidia-
no di portare conforto agli esclusi, e il gesto violento di un’amministratrice comu-
nale di Como che pensa basti togliere una coperta a un disperato che dorme sotto i
portici dell’ex chiesa di San Francesco per dare risposte al problema degli immigrati
- problema che lei per prima, dato il suo ruolo pubblico, avrebbe invece il dovere di
contribuire a risolvere.
Il manifesto di un nuovo Umanesimo integrale, capace di parlare a laici e cristiani.
Così mi sembra di poter definire l’ultima Enciclica di Papa Francesco.
Maurizio R.
Riflessioni - 17
Santi del nostro tempo
CIRCONDATI DA UNA MOLTITUDINE DI TESTIMONI
La mostra vocazionale “SUI LORO PASSI” nasce all’interno del Sinodo diocesa-
no e scaturisce dal pensiero di papa Francesco che nella “Gaudete et exsultate”,
parlando di “santi delle porta accanto”, ci invitava a scorgere segni di santità
all’interno di tutto il popolo di Dio,  non limitandoci solo a quelli già beatificati  o
canonizzati per imparare a contemplare lo Spirito che “riversa santità dapper-
tutto”.
Con il progetto “SUI LORO PASSI” si è accolto questo suggerimento: la nostra
diocesi,  anche solo guardando al secolo scorso, può davvero gioire nello scor-
gere molti segni di questa santità, tanto da poter parlare senza esagerazione di
una vera “moltitudine di testimoni”. 
Scopo della mostra è suscitare in ogni comunità la ricerca di quelle testimonian-
ze che sono segno dell’opera santa di Dio in mezzo ad essa.
Visitate il sito: https://suiloropassi.it/

Lasciamoci guidare nel nostro cammino da questi modelli di santità.

Don Giovanni Folci


Giovanni nacque a Cagno nel 1890 e crebbe sotto la cura e l’influenza di suo zio
materno, don Carlo Sonzini, prete della diocesi di Milano, che lo aiutò a scoprire
la sua vocazione sacerdotale e lo sostenne fino alla fine nei suoi innumerevoli
progetti.
Ordinato sacerdote il 13 luglio 1913 don Giovanni for-
mula il proposito di dedicare la sua azione pastorale a
“suscitare e sostenere le vocazioni religiose, dall’alba al
tramonto” ossia dal suo sbocciare nei cuori dei giovani
fino alla fine della vita. La sua prima destinazione fu
una frazione di Colorina in Valtellina, ma la guerra lo
strappò dalla sua comunità e lo trasformò in un cap-
pellano militare. Subì la prigionia e la deportazione,
ma mai si lasciò scoraggiare da queste sofferenze,
anzi anche al fronte o all’ospedale militare dedicò tut-
to se stesso alla cura dei fratelli più in difficoltà. Torna-
to finalmente in Italia fondò un tempio votivo a Colori-
na in memoria di tutti i caduti della Grande Guerra che
dedicò a Gesù Divin Prigioniero, consacrato nel 1925.
Nel 1926 diede vita al progetto cui tanto teneva: cre-

18 - Santi del nostro tempo


are una comunità per bambini e giovanissimi che sentivano il desiderio di
consacrarsi a Dio. Il primo passo fu fondare una casa per bambini a Colo-
rina gestita dalle Ancelle del Divin Prigioniero. L’opera di questa comunità
fu così efficace che presto nacquero altre case e don Giovanni si spendeva
tantissimo per ciascuna di esse. Il 31 marzo 1963 fu trovato morto nella sua
stanza a Colorina.
Tre anni dopo giunse l’approvazione diocesana della associazione sacerdo-
tale dei Sacerdoti di Gesù Crocifisso che con le Ancelle di Gesù Crocifisso
formava i due rami dell’ opera Divin Prigioniero o Opera don Folci. Nel 2003
è stato aperto il processo di beatificazione e dal 2015 don Folci è dichiarato
venerabile.

Don Giuseppe Quadrio


Giuseppe nacque a Vervio in provincia di Sondrio nel 1921
in una semplice e numerosa famiglia dalla grande fede cri-
stiana. Fin da piccolo la sua devozione era notevole e spesso
esprimeva il proposito di voler diventare santo. Nonostante
si occupasse del pascolo delle capre per aiutare la famiglia,
Giuseppe aveva un talento innato per lo studio e il deside-
rio di approfondire la vita e la spiritualità di don Bosco. Per
questo ha 12 anni entrò nell’Istituto Salesiano missionario
di Ivrea dove concluse brillantemente il liceo classico. Nel
1937 dopo la professione temporanea fu inviato a Roma per
studiare teologia presso la Pontificia Università Gregoriana.
Qui la sua intelligenza e la sua profondità di pensiero si ma-
nifestarono appieno, tanto che in una disputa pubblica so-
stenne brillantemente la tesi dell’Assunzione di Maria, solo
poco tempo prima la proclamazione del dogma da parte di
Pio XII nel 1950. Dopo l’ordinazione sacerdotale celebratasi il 16 marzo 1947,
don Giuseppe si dedicò completamente all’insegnamento e alla formazione
dei futuri sacerdoti. Anche quando un male incurabile lo colpì portò avanti
serenamente la sua missione arrivando ad affermare “Dio è stato ed è molto
buono con me! Mi aiuti a ringraziarlo… che cosa può capitarci di male se Dio
è Padre e ci ama? Sono sereno, calmo e allegro come non lo sono mai stato in
vita mia”.
Ai futuri preti diceva “Siate realmente e praticamente il Cristo oggi. Celebra
ogni tua messa come se fosse la prima, l’ultima, l’unica della tua vita”. Il prete
dal sorriso da fanciullo morì la sera del 23 ottobre 1963. Benedetto XVI lo ha
proclamato venerabile nel 2009.

Circondati da una moltitudine di testimoni - 19


Anagrafe
della Comunità Pastorale

Per sempre con Dio nel suo Regno

Francesco Stefanetti coniugato con Enrica Sassi


di anni 79 – Uggiate T. (12 settembre 2020)

Emilio Russo coniugato con Teresina Malfasi


di anni 70 – Olgiate C. (15 settembre 2020)

Imelde Ghielmetti vedova di Guido Samuelli


di anni 86 – Ronago (30 settembre 2020)

Cesare Cocquio coniugato con Dina Quadranti


di anni 85 – Uggiate T. (7 ottobre 2020)

Rinati in Cristo per il dono del Battesimo

Achille Testoni di Mattia e Monica Bonetti – Uggiate T.


Davide Negri di Matteo e Valentina Cirantineo – Uggiate T.
Mathias Enrico Cerabona di Aldo e Magda Fontana – Uggiate T.
Giulia Tarsia Morisco di Loris e Manuela Alcamo – Uggiate T. (4 ottobre 2020)

Uniti per sempre con la grazia del Matrimonio

Joel Cadenazzi e Francesca Grisoni – Uggiate T. (10 ottobre 2020)

20 - Anagrafe
Resoconto economico
Parrocchia di Uggiate T.

Mese di Agosto 2020


Entrate
Pro Bollettino parrocchiale € 50; N.N. € 200; N.N. € 500; N.N. € 600;
N.N. € 150; N.N. € 100; N.N. € 50; N.N. € 400; N.N. € 100; N.N. € 150;
Ammalati € 110.

Uscite
Materiale pulizia € 35; Eni Luce € 998; Contributo Curia anno 2020 €
1624; Wind Tre € 40; Il Settimanale della Diocesi € 145; Periodici S.
Paolo € 162; Tecnografica per bollettino giugno € 1264; Shalom per
messalini € 161; A Seminaristi Roma € 600.

Mese di Settembre 2020


Entrate
Messalini € 235; Cambio valuta 97; N.N. € 200; N.N. € 400; N.N. € 200;
N.N. € 30; N.N. € 500; N.N. € 100; N.N. € 1000; N.N. € 200; N.N. € 50;
N.N. € 100; N.N. € 50; N.N. € 100; N.N. € 100; N.N. € 50; N.N. € 50;
N.N. € 700; Canestri Somazzo € 4650; Pesca di beneficenza e indovina
il peso dell’appeso € 1050; Canestri Trevano € 2290.

Uscite
Eni luce € 1154; Eni gas € 183; Stop (abbonamento annuale per derat-
tizzazione) € 659; Assicurazione Cattolica (2° semestre) € 6538; Wind
Tre € 42; Addobbi floreali € 50; Shalom per messalini € 176; Ricariche
tessere allarmi chiese € 100; Contributo Zona 2019 € 250; Periodici S.
Paolo € 186; Abbonamento Dossier Catechista € 15; Eni Luce € 1270;
Copyland (contratto manutenzione fotocopiatrice) € 2793.

Resoconto economico - 21
I nostri defunti
Dona, Signore, il riposo eterno ai fratelli defunti
ritornati alla Casa del Padre
da novembre 2019 a questo giorno di commemorazione

Parrocchia di Ronago
GIUSEPPINA WANDA RONCHINI di anni 84
PASQUALE COSTANTINO di anni 68
ANGIOLINA GALLI di anni 87
FRANCA GHIELMETTI di anni 81
ANGELO BLANDINA di anni 71
NATALINA MAZZUCCHI di anni 81
EMILIO MAMBRINI di anni 77
PAOLA BERNASCONI di anni 56
ROSANGELA VALLI di anni 80
ERCOLE LIVIO di anni 82
BERNARDINO FASOLA di anni 80
CARLO VARSALONA di anni 54
TERESA CURTI di anni 87
GRAZIANO LAMBRUGHI di anni 56
LUCIA MINOTTI di anni 94
LUCA PIVA di anni 54
GIANNI MAFFIA di anni 50
EMILIO RUSSO di anni 70
IMELDE GHIELMETTI di anni 86

22 - I nostri defunti
Parrocchia di UGGIATE TREVANO
ROBERTO RICCARDI di anni 78 MARCO LURATI di anni 90
MARIO BERNASCONI di anni 90 GIUSEPPE VANERIA di anni 87
ANTONIO BONELLI di anni 96 ILEANA TICOZZI di anni 88
BRUNO BIANCHI di anni 76 GIUSEPPA OCELLO di anni 90
SANTO ROMANO di anni 82 ROSA GRISONI di anni 94
LUIGI VELLA di anni 95 ERNESTO TOSATO di anni 71
MARIA LA SPINA di anni 82 VITO RUGGIRELLO di anni 81
LUIGI LURATI di anni 84 GIOVANNI MAZZUCCHI di anni 89
PIERO CORTI di anni 73 RAOUL MARINONI di anni 65
ELISA GRISONI di anni 100 ANGELO MOLETTA di anni 92
PIETRO TALARICO di anni 69 GIUSEPPINA DONADINI di anni 83
CESARE COCQUIO di anni 27 VIRGINIO (FRANCESCO) BERNASCONI di anni 84
ONORINA PASTRELLO di anni 98 MICHELE MASTROVALERIO di anni 82
GIUSEPPINA KRANJC di anni 95 JOLE RAVAZZOLO di anni 83
ENRICO TETTAMANTI di anni 58 MARINA (IRMA) MOCCHI di anni 93
GIUSEPPINA LUPPI di anni 84 CARLA GIULIANO di anni 83
ANTONIETTA CASPANI di anni 89 CAROLINA MARONE di anni 84
ORNELLO ROMANO’ di anni 71 ZELIA CECCHETTO di anni 89
ADELE FASOLA di anni 94 GIOVANNI BERNASCONI di anni 91
FRANCESCO FICARA di anni 84
LUIGIA PISCITELLO di anni 86
FRANCESCO STEFANETTI di anni 79
CESARE COCQUIO di anni 85

I nostri defunti - 23
Bilancio di un lustro … e oltre
Parrocchia di Uggiate: lavori in corso
1 . Illuminazione Chiesa Parrocchiale di Uggiate Trevano SS. Pietro e Paolo
Giugno/ottobre 2016
Progetto, sostituzione lampade, apertura/chiusura finestre poste in atto, realizza-
zione ponteggio su tutta la chiesa.
Totale intervento: € 38.500

2 . Lavori Chiesa dei Mulini Sant’Antonio


Dicembre 2016
Opere nuove, completamento pavimento in marmo, tinteggiatura, lavori elettrici,
progettazione, realizzazione ambone.
Totale intervento: € 25.120

3 . Restauro conservativo della facciata della Chiesa SS. Pietro e Paolo in Ug-
giate
2 maggio/6 agosto 2017
Progettazione, realizzazione ponteggi, opere di fabbro, opere di restauro, realiz-
zazione portone principale
Totale intervento: € 98.430, di cui € 50.500 offerti da privati, oltre a € 12.000 in mu-
tui graziosi (prestiti senza interessi), restituiti nel 2019

24 -Bilancio di un lustro - Uggiate


4 . Restauro cappella della Madonna del
Santo Rosario e parete Nord della Chiesa
SS. Pietro e Paolo in Uggiate
Giugno 2018/marzo 2019
Ponteggi, opera di restauro, intervento elet-
trico, zoccolo di marmo sulla facciata Nord,
progetto dell’architetto.
Totale intervento: € 71.500, di cui € 30.500
finanziati dalla Fondazione Comasca

5. Restauro campata San Paolo, con la vol-


ta opera di Carlo Innocenzo Carloni, nella
Chiesa SS. Pietro e Paolo in Uggiate
Febbraio/luglio 2019
Ponteggi, lavoro di restauro, progettazione
architetto.
Totale intervento: € 73.540, di cui € 39.802
contributo della Fondazione Comasca, con
raccolta di donazioni dei parrocchiani pari a
€ 8.700

6. Restauro torre campanaria nella Chiesa


SS. Pietro e Paolo in Uggiate
6 maggio/9 dicembre 2019
Intervento autorizzato dalla Soprintenden-
za, resosi necessario a causa del distacco
di alcuni calcinacci. L’intervento sarà docu-
mentato attraverso la pubblicazione di un
opuscolo, che sarà distribuito in occasione
del Santo Natale.
Realizzazione del parafulmine, ponteggi,
progettazione, illuminazione del campanile,
intervento sulle campane per messa in sicu-
rezza, orologio.
Totale intervento: € 139.250 a carico del-
la Parrocchia, anche grazie all’utilizzo di €
100.000 ricavati dalla vendita del terreno di
proprietà della Chiesa.

Bilancio di un lustro - Uggiate- 25


7. Realizzazione impianto di deumidificazione nella Chiesa SS. Pietro
e Paolo in Uggiate
Gennaio 2017/gennaio 2019
Ecodry realizzati all’interno per permettere alle pareti di traspirare. Inter-
vento non del tutto completato.
Totale intervento: € 13.650

8 . Restauro cappella di San Francesco Saverio nella Chiesa SS. Pietro


e Paolo in Uggiate
Novembre 2019/dicem-
bre 2020
Opera di restauro della
cappella, progettazione,
ponteggi, realizzazione
navate laterali.
Totale intervento soste-
nuto: € 44.212
Mancano ancora da rea-
lizzare: l’altare in pietra
scagliola, completamento
tela San Francesco, ovali
laterali (in parte già pa-
gati). L’intervento avrà un
costo totale di € 70.000, di
cui € 26.000, che saranno
devoluti dalla Fondazione
Comasca, e € 6.666 rac-
colti quale contributo ver-
sato dai parrocchiani alla
citata Fondazione.

26 - Bilancio di un lustro - Uggiate


9. Restauro di completamento della facciata Nord della Chiesa SS.
Pietro e Paolo in Uggiate (parte dell’abside del presbiterio)
Gennaio/giugno 2020
Il lavoro è stato realizzato insieme alla sistemazione delle finestre del
presbiterio. L’opera di restauro è stata donata dalla restauratrice Ma-
ria Chiara Fois, mentre la spesa per i ponteggi e l’opera di lattoneria
ammontano a € 8115.

10 . Lavori di ristrutturazione della Casa Parrocchiale in Uggiate


Inizio lavori 31 agosto 2020
Intervento impegnativo, che richiede l’impiego di parecchie risorse. A
pagina 28 di questo numero del bollettino si potrà consultare l’articolo
inerente le necessità del lavoro e l’utilità futura dello stabile. Un rin-
graziamento a chi sta lavorando a chi contribuirà generosamente alla
completa realizzazione dell’opera.

Ringraziamo la Divina Provvidenza, che ci ha sempre assistiti e ci ac-


compagna, donandoci salute e mezzi, i parrocchiani che contribuiscono
con generosità, restando consapevoli che è necessario tenere sempre un
profilo basso per evitare che ciò che facciamo diventi motivo di orgoglio
umano! “Non a noi, non a noi, ma al tuo nome, o Signore, dà gloria”.
(Salmo 114)

Bilancio di un lustro - Uggiate - 27


Lavori in corso…
Restauro e ristrutturazione della casa parrocchiale

Sono da qualche tempo iniziati i lavori di ristrutturazione della casa parrocchiale


adiacente alla chiesa di Uggiate Trevano. L’intervento, rimandato più volte a par-
tire dal 1982, si è reso ora necessario. Già nel 2007 l’allora parroco don Vercellini
si vide costretto a trasferirsi per problemi di umidità e inagibilità della struttura.
L’attuale residenza del parroco (già dimora dei vicari fino al 2010) versa in con-
dizioni non particolarmente favorevoli e i locali in oratorio non possono essere
utilizzati come luogo di abitazione in quanto la struttura non risponderebbe ai
requisiti di agibilità.

A causa della legge antisismica del 2018, è impossibile abbattere il corpo centra-
le della ex casa parrocchiale situato tra la chiesa e la vecchia casa del sacrista: si
procederà dunque a una ristrutturazione interna per lotti, in base alla disponibi-
lità finanziaria in questa difficile situazione economica.
Il preventivato lavoro prevede il ripristino dello “studio”, adibito al ricevimento
delle persone da parte del parroco, e della sua abitazione al pianterreno con en-
trata autonoma dalla parte rivolta verso l’oratorio.
Inoltre, predispone il piano superiore all’accoglienza di altri sacerdoti in vista di
un’eventuale collaborazione nel vicariato.
L’attuale progetto, firmato dall’Architetto Brambilla, tiene infatti conto della
tradizione di Uggiate Trevano come antica pieve che accoglieva quei sacerdoti
che, pur essendo al servizio di diverse realtà comunitarie, condividevano l’abi-
tazione.
Nonostante il numero di preti sia in forte calo, il bisogno di raggiungere più co-
munità rimane immutato: la soluzione proposta permetterà in futuro al parroco
e ai collaboratori di condividere l’abitazione pur nell’autonomia di ciascuno e
allo stesso tempo a Uggiate Trevano di conservare la sua funzione di Pieve.

Per quanto riguarda la costruzione che ospitava il sacrestano (e la filarmonica),


infine, si interverrà esclusivamente sul tetto e sulle facciate poiché nel 2012 la
Sovrintendenza dei beni culturali ha posto un vincolo di interesse storico sulla
struttura. Tale intervento, attualmente allo studio, sarà normato dalla Sovrin-
tendenza stessa.

L’intera opera di restauro, il cui costo ammonta a oltre 500mila euro, sarà effet-
tuato in base alla reale disponibilità economica della Parrocchia.
Il piano di copertura delle spese è stato predisposto tenendo conto della quota
ricavata dalla vendita del terreno alienato di proprietà della Parrocchia, quanti-
ficabile in 120mila euro; dei 50mila euro versati dalla stessa Parrocchia per pro-
gettazione e inizio lavori; e dei 350mila euro concessi in mutuo decennale dalla

28 - Lavori in corso
Restauro e ristrutturazione casa parrocchiale - 29
BCC CRA Cantù, a cui andranno restituiti nei prossimi dieci anni.
La BCC ha inoltre concesso alla nostra Parrocchia di aprire un conto su cui ogni
parrocchiano interessato potrà fare una donazione, assicurando il raddoppio del-
la cifra versata. (Allegato al presente articolo la modalità di donazione da com-
piersi preferibilmente entro il 15 dicembre 2020)

Tutto ciò è possibile grazie alla certezza che la nostra comunità non farà mancare,
anche in questa occasione, la tradizionale generosità e il sostegno molte volte
manifestato per le opere di culto e la cura degli spazi parrocchiali.
Sempre coscienti che siamo “nani sulle spalle di giganti” e possiamo vedere lon-
tano perché chi ci ha preceduto ci ha consegnato un ricchissimo patrimonio di
fede.

Don Sandro, parroco

Modalità di donazione:
BONIFICO BANCARIO: c/c intestato a Parrocchia Santi Pietro e Paolo Uggiate T.
IBAN: IT86 H08430 51010 000000271634
CAUSALE: “Donazione per ristrutturazione casa parrocchiale”

Il bonifico sarà esente da qualsiasi spesa se effettuato presso una delle filiali della
BCC di Cantù

30 - Lavori in corso
Bilancio di un lustro … e oltre
Parrocchia di ronago

Negli ultimi 5 anni si sono resi indispensabili alcuni lavori per


il restauro e il risanamento conservativo della chiesa, dell’o-
ratorio e della casa parrocchiale di Ronago.
Nel 2015 la Parrocchia ha effettuato opere di manutenzio-
ne straordinaria per il rifacimento della centrale termica; in
particolare, è stato adeguato l’impianto elettrico e la stessa
centrale è stata rinnovata, per un totale di circa 98 mila euro.

Nel 2019, invece, è stata eseguita un’importante opera di re-


stauro della chiesa di Ronago, con il rifacimento della coper-
tura e delle facciate, la sistemazione della torre campanaria e
l’adeguamento dell’impianto elettrico.
A queste operazioni si è ag-
giunta la ristrutturazione del
tetto dell’oratorio e della casa
parrocchiale, con conseguen-
te intervento sulla facciata di
quest’ultima.

Il totale delle spese dei lavori


è ammontato a circa 290 mila
euro, quasi completamen-
te saldato grazie ai generosi
contributi dei parrocchiani e
alle disponibilità finanziarie
della Parrocchia d’intesa con
la banca.

Bilancio di un lustro - Ronago - 31


Casa parrocchiale nuova:
la memoria non si cancella
A settembre sono iniziati i lavori per la ristrutturazione della casa parroc-
chiale di Uggiate Trevano, un patrimonio che risale a più di 500 anni fa, al-
meno per un nucleo e che era già descritto nella visita del 1685 di monsi-
gnor Carlo Ciceri.
Uggiate era già capopieve, la chiesa era “collegiata plebana”, ma era piut-
tosto malmessa, secondo il testo riportato dal professor Mario Mascetti in
“Uggiate Trevano, una comunità e la sua pieve”. E nel 1736, fu compiuta la
realizzazione dell’attuale chiesa, demolito l’edificio precedente. Fatto sta
che nel 1685, monsignor Ciceri notava: “Anche la casa parrocchiale è mal-
messa: tredici locali, tutti infelici, più cantina e sala, bisognosi di riparazio-
ni” e vi abitavano un prevosto, sette canonici, i sacrestani e le perpetue.
Insieme alla chiesa, anche la casa parrocchiale fu oggetto di cure, atten-
zioni e rifacimenti, fino ad arrivare al secolo scorso, quando don Gianluigi
Vercellini privilegiò la realizzazione dell’oratorio rispetto alla manutenzio-
ne straordinaria della canonica che fu abbandonata in attesa del momento
favorevole per intervenire con un progetto ed un obiettivo.
L’opera in corso è impegnativa, poiché l’intervento strutturale è radicale:
supera il mezzo milione di euro il costo previsto per riportare la struttura
alle sue originarie funzioni di casa parrocchiale e di casa della comunità,
sulle antiche tracce, quando Uggiate contava decine di associazioni religio-
se, Confratelli, Consorelle, Figlie di Maria, Compagnia di San Luigi, Terziarii,
Guardie d’onore, Zelatori del Sacro Cuore, Uomini cattolici, Donne Cattoli-
che, Gioventù Cattolica e così via. Ma la parrocchia aveva dato vita ad una
molteplicità di opere sociali, asilo, scuole, Società emigranti e contadini,
Società cattolica operaia, Circolo Dopolavoro, perfino una Cassa Rurale e
“la popolazione partecipava con slancio alle Sacre Funzioni, teneva costu-
mi morali corretti e si dedicava alle opere di pietà”, come riporta la storia.
Uggiate era capopieve e ne sentiva la responsabilità e l’orgoglio: le mura
della casa parrocchiale racchiudono tutto questo, insieme ai volti di tanti
prevosti, tanti vicari e tante generazioni di uggiatesi.
La memoria non si cancella, il degrado sarà recuperato e oltre all’abitazio-
ne dell’Arciprete, saranno ricavati spazi per gli uffici parrocchiali e per la
Comunità. Ma come è sempre stato nei secoli, “lo zelo dei buoni uggiatesi”
scriverà una nuova pagina di beneficenza per contribuire a coprire i costi,
confermando il legame tra la popolazione e le strutture al suo servizio.

32 - Una casa parrocchiale nuova


Anniversari di matrimonio
Domenica 4 ottobre, festa della Madonna del Santo Rosario, si è svolto
l’annuale incontro in chiesa parrocchiale a Uggiate in occasione degli An-
niversari di Matrimonio.
Il rinnovo delle promesse matrimoniali “Io mi dono a te e mi impegno a
ricercare con te sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella ma-
lattia il disegno che Dio ha su di noi e scoprire con te la beatitudine dell’a-
more in tutti i giorni della nostra vita”, ci ha fatto ricordare il valore del
sacramento, segno con il quale Dio giorno per giorno è sempre presente
accanto a noi e ci accompagna in ogni circostanza lieta o triste.
Un’altra sottolineatura dell’omelia di don Sandro ci rammentava di non
mettere al centro dell’esistenza il proprio io, ma di riconoscere la nostra
dipendenza da Dio e di guardare a Maria come ad un modello pienamen-
te realizzato.
Due gli auguri rivolti agli sposi. Il primo: l’impegno a ricercare il disegno di
Dio su di noi e ad alzare lo sguardo verso il Signore, che continua a indi-
carci che Lui è da sempre presente nella nostra vita, come cita l’antifona
al Vangelo: “Io ho scelto voi perché andiate e portiate frutto e il vostro
frutto rimanga”. Il secondo è l’augurio di Papa Francesco: riscoprire la
tenerezza. Per superare il degrado, per sconfiggere la cultura dell’indif-
ferenza e dello scarto, per guidare l’umanità verso la civiltà dell’amore,
abbiamo bisogno della rivoluzione della tenerezza.

Anniversari di matrimonio- 33
34 - Anniversari di matrimonio
Anniversari di matrimonio - 35
Ronago, 27 settembre
Prima Comunione

Uggiate, 11 ottobre

Uggiate, 18 ottobre

36 - Prima Comunione
Confermazione
Uggiate, 24 ottobre

Ronago, 25 ottobre

Uggiate, 25ottobre

Confermazione - 37
PERCORSO DI CATECHESI
In questo tempo di incertezza sanitaria, la prudenza ci suggerisce di adottare al-
cuni accorgimenti anche in relazione alla ripresa del catechismo dei nostri bam-
bini e ragazzi.
Dice Papa Francesco che è “tempo di un discernimento, alla luce dei principi
dell’etica e del bene comune, in ordine alla ripartenza che tutti desideriamo.”
Pertanto, il percorso di catechesi che si intende proporre da novembre non sarà
finalizzato unicamente al ricevimento dei Sacramenti e consisterà nell’invito alla
partecipazione alla Santa Messa festiva dei giovani insieme alla famiglia.

Al termine della celebrazione, una volta ogni due settimane circa, ci si ritroverà
per un breve momento di riflessione sul tema scelto per il mese e durante quella
settimana, nell’abituale giorno di catechismo, bambini e adolescenti saranno ac-
compagnati in un’attività esperienziale.
Per il cammino delle classi elementari è stato scelto come punto di riferimento il
Vangelo di Marco, da cui sono stati estrapolati alcuni brani che aiutano a rispon-
dere alle domande “Chi è Gesù?” e “Chi è il discepolo?”
Di domenica in domenica, quindi, i bambini si addentreranno nel Mistero, con

38 - Percorso di catechesi
la lettura di un brano del Vangelo e spiegazione del tema, insieme alle loro
catechiste, mentre durante la settimana vivranno un’esperienza conoscitiva
attraverso uscite o giochi simbolici gestiti dagli animatori.

Per i ragazzi delle medie, invece, gli argomenti fondamentali saranno in-
centrati sulla Chiesa (intesa come comunità locale, per poi aprirsi alla co-
noscenza di quella diocesana ed infine della Chiesa universale), intervallati
da temi propri del mese (Avvento, gennaio mese della Pace, febbraio mese
della Vita…). Per una domenica al mese anche i genitori saranno invitati dai
sacerdoti a fermarsi dopo la Santa Messa per affrontare lo stesso discorso
trattato dai loro figli. Chissà che non ne nasca un dialogo anche una volta
tornati a casa.

Per i ragazzi delle superiori il percorso continua come di consueto, con l’in-
vito alla S. Messa un sabato sera al mese, a cui segue un momento di rifles-
sione prima di passare la serata in compagnia. Quest’anno è stato suggerito
loro come volontariato l’affiancamento dei catechisti durante l’attività prati-
ca svolta da bambini e ragazzi in settimana.

Con questa nuova proposta di catechesi si intende valorizzare le diverse fi-


gure educative che il bambino/adolescente incontra nella crescita e costru-
ire un dialogo strutturato con i giovani, in modo da promuovere in ciascuno
un senso di responsabilità finalizzato a una cura comunitaria delle giovani
generazioni.
Riprende Papa Francesco nel discorso al forum European house-Ambrosetti,
tenuto a settembre 2020: “Siamo chiamati ad essere creativi, come gli arti-
giani, forgiando percorsi nuovi e originali per il bene comune. E si può essere
creativi solo se capaci di accogliere il soffio dello Spirito, che spinge a osare
scelte mature e nuove, spesso audaci, facendoci uomini e donne interpreti di
uno sviluppo umano integrale a cui tutti aspiriamo. È la creatività dell’amore
a poter ridare senso al presente per aprirlo a un futuro migliore.”

Buon cammino a tutti!

Percorso di catechesi- 39
RICORDO DI EMILIO RUSSO
Emilio Russo, un figlio della nostra terra portato lontano dalla passione per
la politica, per la cultura, per la società civile fondata sull’educazione e il
riscatto dei deboli.
Era nato a Ronago, nell’Anno Santo del 1950; a Ronago, “luogo dello spirito”
ha ambientato il suo ultimo romanzo, “Avvinta come l’edera” e a Ronago
centinaia di persone gli hanno dato l’ultimo saluto terreno. Ciascuna serba
un episodio, una parola, un gesto di Emilio, una vita intensa, intrecciata di
pensieri profondi e di incontri significativi, di trasmissione del sapere e di
accoglienza delle creature umane, fossero note o nascoste.
Ma tutte figli. “Figli”, appunto. In un convegno sull’educazione che si era
tenuto nel salone dell’oratorio di Uggiate, tre anni fa, aveva sottolineato
che la parola ricorrente nella Bibbia, dopo “Signore” era proprio “figli”
e lui conosceva bene le Sacre Scritture, tanto da tenerne una copia sul
comodino, tra libri di storia, filosofia, romanzi e attualità, quasi a volerne
rafforzare una fibra della propria vita.
La sua esistenza in questo mondo si è conclusa per un incidente tra le rocce
sovrastanti il lago di Como, ma sono ampie le tracce lasciate tra noi da
Emilio Russo. Tra le tante, due, negli ultimi tempi: la composizione della
storia di Padre Giuseppe Ambrosoli sullo sfondo della storia familiare e la
cura con la quale si era dedicato a ragazzi fragili nella nostra Comunità,
per il gruppo D.A.R.E, nell’ambito della Caritas. Chi lo rivede in chiesa, alla
Messa vespertina di Ronago, come fosse un ritorno alle radici, quelle della
fede, di un’antica devozione, di un sapore di parrocchia e di paese che non
aveva disperso. Anzi, su quelle aveva costruito una vita, con quelle era
entrato in tanti ambienti, aveva coltivato le sue visioni di cambiamento
e di un mondo migliore. “Non allontaniamoci da lì, da ciò che ci hanno
insegnato”, disse una volta, assistendo ad una processione eucaristica.
Da lì, dove, gli chiesero. Indicò l’inno che la Cantoria aveva intonato, un
inno che chissà a quale secolo risale e che prega così: “Per i miseri implora
perdono, per i deboli implora pietà”. Lo sapeva a memoria e lo scandì, con
quelle parole un po’ desuete che si persero quando la Filarmonica attaccò
con i suoi strumenti.
L’hanno ricordato e lo stanno ricordando in molti e in diversi modi, Emilio
Russo, perché tanti sono stati i suoi profili, da uomo di scuola, uomo di

40 - Ricordo di Emilio Russo


partito, uomo di riflessioni che arrivavano all’intelletto e al cuore, l’uomo
che scrisse “Le utopie moderne tra fantasia e ragione”, raccolta razionale
e poesie malinconiche, relatore ai convegni importanti e spirito libero.
E rimangono le sue domande. Come questa: “ Un’umanità priva di
sentimenti autentici e profondi, incapace di esprimere il dolore e di
concepire la drammaticità della vita e della morte: è questo il destino che
ci attende?”. Domande come un’eredità da raccogliere.

Ricordo di Emilio Russo - 41


UNA MISSIONE PER LE VIE DEL MONDO
“Tessitori di fraternità”, slogan dell’ottobre missionario 2020 , sottolinea la chia-
mata di ogni battezzato a far conoscere la bontà, la misericordia e l’amore di
Dio per tutti gli uomini, partendo da un atteggiamento di accoglienza e uno stile
di vita basato sulla fraternità. Esattamente come testimoniato da don Roberto
Malgesini, il cui vissuto dimostra peraltro come per andare in missione non ser-
va per forza andar molto lontano: la missione inizia fuori dalla porta di casa e si
rivolge a chiunque viva una condizione di disagio, traducendo in gesti concreti
quel mandato di portare il Vangelo per le strade di tutto il mondo proclamato al
termine di ogni messa.

Un Vangelo portato per strada, così come un altro luminoso sacerdote comasco:
il beato Giovanni Battista Scalabrini, l’“apostolo degli emigrati” che esattamente
un secolo e mezzo fa iniziò la sua esperienza da priore presso la chiesa di San
Bartolomeo, situata a non più di 500 metri dal luogo-simbolo della vicenda di
don Roberto.

Una missione, quella di Scalabrini, rivolta in particolare verso gli emigrati, co-
stretti dalla disoccupazione e ad abbandonare le proprie terre natie.

Come ci racconta padre Vincenzo Armotti, missionario scalabriniano che da oltre


cinquant’anni accompagna fisicamente e spiritualmente gli emigrati italiani nelle
terre germanofone, la vocazione di Scalabrini ad assistere gli emigranti non nac-
que né in chiesa, né tantomeno dopo una riflessione o un ritiro spirituale. Tutto
partì invece da esperienze di vita vissute. A cominciare dal periodo da rettore del
seminario di Como, quando Scalabrini ebbe modo di constatare un importante
fenomeno di emigrazione stagionale da parte dei giovani valtellinesi. Decisivo fu

42 - Una missione per le vie del mondo


però un incontro presso la stazione centrale di Milano, quando lo Scalabrini
s’imbatté in uno stuolo di accampati che, a lato dei binari, attendevano con
aria mesta il treno diretto a Genova, città da cui salpare alla volta delle Ame-
riche. Da vescovo di Piacenza, Scalabrini rimase poi turbato nello scoprire
quanto il fenomeno di emigrazione interessasse anche il territorio della pro-
pria diocesi. Sconcertante da questo punto di vista fu poi il contenuto di una
lettera ricevuta da un diocesano emigrato in Brasile: «Padre, ci mandi un
prete perché qui si nasce, si vive e si muore come bestie!».

Prendendo atto di queste necessità, il 28 novembre 1887 Scalabrini rice-


vette il giuramento dei primi due missionari, fondando la congregazione
qualche anno dopo ribattezzata come “Missionari di San Carlo”. Da allora,
prosegue padre Vincenzo, favorita dall’obbligo dei voti perpetui e dalla cre-
azione di seminari propri sia in Italia (tra cui quello di Cermenate) sia all’e-
stero (Sud-Est asiatico in particolare), la congregazione garantisce agli emi-
grati il conforto della fede nella loro lingua e il sorriso di una patria che, per
molti, è rimasta terra di mere ferie occasionali. Una missione che, almeno in
principio, implicava anche molto tempo per strada, non solo andando a dir
messa in qualche cantiere ad alta densità di emigrati ma anche girando di
casa in casa per aiuti sia spirituali sia materiali (ad es. portare i passaporti al
consolato per un rinnovo).

Scalabrini e Malgesini: due sacerdoti accomunati da una missione di strada,


diretta verso chi, lungo le vie del mondo, si trova per necessità. Una strada
che, forse, passa anche per il breve rettilineo che collega le due chiese co-
masche dove per anni celebrarono la messa quotidiana.

Alessandro S.

Una missione per le vie del mondo- 43


La nostra storia
L’EPIDEMIA DELLA SPAGNOLA 1917-1918 -1919
Una tragedia sanitaria nella tragedia della guerra

A Uggiate, già dall’ottobre del 1917, la comunità stava lottando con altre infezioni;
la difterite e la dissenteria, che colpirono in particolare alcune cascine e, per una
di queste, è a verbale ampia corrispondenza che si conclude con l’assicurazione
del proprietario d’aver provveduto a imbiancare a nuovo i locali con latte di calce,
dove alloggiavano i ‘diftentorici’ e a riparare il pozzo dell’acqua.

Di seguito, alcuni stralci di corrispondenza tra il Prefetto e i Sindaci di Uggiate e di


Trevano. La prima rintracciata porta la data 24 aprile 1918 con oggetto: denunzia
di malattie infettive, che si trascrive: “Vogliano compiacersi curare le denunzie
di malattie infettive verificatesi in persone di militari, indicando l’arma e il
reggimento al quale l’ammalato appartiene”.

Segue un sollecito e la richiesta di verificare le cause delle morti dei civili


durante il decorso anno 1917. Il 27 settembre il Sindaco risponde al Prefetto e
la pessima condizione della copia trovata sembra riflettere lo stato d’animo di
un’intera comunità: costernazione. In questo periodo, infatti, è ancora troppo
vivo in tutti il ricordo della disfatta di Caporetto e ancora impercettibili le notizie
del rovesciamento di fronte, che porterà alla vittoria giusto trentasei giorni
dopo quel 4 novembre 1918. La guerra influenzale si è ufficialmente aggiunta
alla guerra sul fronte. Il 28 Settembre un telegramma del Prefetto preciso
che: “Indipendentemente da altre notizie richieste, da oggi fino a nuovo avviso i

44 - La nostra storia
Sindaci devono fornire quotidianamente ‘per telegrafo’ il numero dei morti per
l’affezione influenzale.”
Datato 1 ottobre, troviamo un aggiornamento del Sindaco di Uggiate per
il Prefetto: “Nella seconda quindicina di settembre risultano morti per
‘epidemia di influenza’ cinque persone.”
Il 3 Ottobre i Sindaci inviano ‘supplica’ alla Regia Intendenza di Finanza
affinché venga aumentata la dotazione mensile di zucchero “perché in
questi Comuni ci sono molti malati di tale influenza”. Non sono presenti negli
archivi i riscontri telegrafici dei Municipi richiesti dal Prefetto, ma dallo
stesso 3 ottobre 1918 la Prefettura di Como inizia un ... bombardamento
di disposizioni, osservanze, inviti e divieti, che si protrarranno fino a Marzo
1919 e i cui contenuti ci catapultano avanti di cento anni, al Covid 19.

Ecco solo qualche


esempio: “Tutte le
sale spettacolo, teatri,
cinematografi e simili
fino a nuovo ordine
sono chiusi. Sono
sospese le visite negli
ospedali e case di
cura. È vietato tenere
pubbliche riunioni.
Bettole (bar) ed osterie
chiusura ore 20.30.
Ristoranti ed alberghi
ore 22.30 È vietato il
suono delle campane
per agonie e messe
da morto e vietati
gli addobbi funebri sui portoni delle case. Eventuali mezzi pubblici dovranno
essere disinfettati ogni mattina e sempre aerati. È sospeso il turno di riposo a
tutte le farmacie etc. Nei funerali il corteo dovrà seguire il percorso minimo e
sarà limitato a... ”. Un decalogo a parte è dedicato all’igiene personale e delle
case per la pulizia delle quali sono suggeriti prodotti a chilometro e impatto
ambientale zero.
E’ incredibile perfino immaginare come questa gente, nonostante le
inenarrabili miserie, sia riuscita a rialzare la testa e farci arrivare fin qui.

Renato A.

L’epidemia della Spagnola - 45


Sturiell Sota ‘l Munt da la Pianta
del Pepin da Roma

J’INSEGNAMÉNT DEL NONU (Storia e personaggi veri)


L’è bell fà i vacanz cun düü nevuud (sa fa par dì: gh’è da lavurà tantu, ma
in tanti anca i sudisfaziun)!
Quest’ann, par via che ul carogna virus l’è naa a mett sott’sura anca la scö-
la, ù pensaa de tegnì viva l’atenziun sura argument interessant de cultüra
generaal. Par ul pussée piscinin avevi preparaa un speci da giögh di tabe-
lin; par ul pussée grand avevi preparaa la saguma geugrafica de l’Italia par
impienila de laagh e de fiüm. La mia intenziun l’eva quela de partì dal Po
cun tuti i sò aflüent e finì cunt ul Busento, ul fiümesell de Cosenza che ‘l va
a murì in dal Crati. Varda che bèla invenziun: partì dala geugrafia per finì
ne la storia (e in part legenda) de quell che l’à cumbinaa l’Alariich, Re de i
Visigoti!
Quel galatomm de l’Alariich (370-410 d.C.), in düü invasiun de l’Italia n’ha
faa da cott e da crüü: prima in dal Nord, tra Milan e Venezia e pö giò par la
spina dursaal (Aquileia, Cremona, Bologna. Rimini, Roma...). A Roma l’à
lassaa un bell segn: un sacch. Cunt ul “sacch de Roma” (410 d.C.) l’à portaa
via tütt quell che ‘l pudeva catà sü e, forsi, un quej roman al gh’avrà casciaa
dré un “Li mortacci...” o un “Te pijasse un córpo!” che l’è naa a segn, per-
chè ul Re de i Visigoti, in dal nà innanz cun la sua invasiun, quand l’è rivaa a
Cosenza l’è crepaa.

Fin chì gh’eva un bell segnà su la cartina geugrafica i fiüm ch’inn staa
traversaa o rasentaa. Ma la storia (o la legenda) la diss che l’Alariich l’è staa
sepelii sota ul Busento. I sò geent, prima ànn deviaa ul percurs del fiüm,
ànn faa un böcc prufuund par mett denta ul Re e dopo ànn faa turnà ul fiüm
sura ul sò lecc. E inscì semm andaa anca dentra la leteratüra cun la balada
del Giosuè Carducci: Cupi a notte canti suonano / da Cosenza sul Busento...
Bela l’idea, vera? Ma ul me nevuud al gh’aveva l’apuntament de tütt i
dì cunt un sò amiis par giügà, a cinquanta chilometri de distanza, cunt ul
telefunin. L’eva tütt un vusà “Te mazza me, che me ta mazzi a te.... Mazzam
ancamò che püssée sa mazzum daparnum e püssée sa po vinc!”. Uur e uur
tacaa a quela scatuleta cunt i diit a balà sura un quejcoss che sa muveva
sota ‘l vedar e cunt ul cuinvolgiment del püssée piscinin, diventaa adritüra
püssée acanii di j’oltri. La carta geugrafica del nonu l’è stada lassada in un
cantun. E me ù pensaa:

46 - Sturiell Sota ‘l Munt da la pianta


CHE GIÖÕGH DA FÀ!

Prima che ‘l Covid, virus malandrin,


‘l fasess tüta la stragia che l’à faa,
gh’avevi ul gran piasé da véss scultaa
da i mè nevuud, parola del Pepin.

Tri mées ‘mè mercanzia in magazin,


senza i cumpagn de scöla, carceraa
in da la propia cà... forsi l’è staa
la causa d’un giügà al telefunin.

Però, lasémal dì, al dì d'incöö


gh’è in giir (e che me trövi pooch simpatich)
di giöögh che fann lucchì i nostar fiöö.

Sarann püssée muderni e divertent,


ma, in dal mument istess ch’inn telematich,
mé, cumè nonu, na capissi nient.

Gh’è però da dì che, senza ul telefunin in man, i mè nevuud tornan a véss


simpatich cumè in sempar staa e a dispensà quii sudisfaziun che dànn la
vöja de stà insema a luur. Del rest, anca num, fòrsi, gh’avevum idei tropp
“muderni” e diferent da quej da i nostar noni. Alura, s’emm da fà? Ciapem
tütt quel che de bun che i nostar nevuud... inn bun da regalà.

J’insegnamént del nonu - 47


Pagine di musica
REQUIEM
In questo periodo, quando tutti ci rechiamo al cimitero per commemorare i nostri
defunti, possiamo trarre aiuto anche dalla musica, una delle composizioni sacre
per questa circostanza è il Requiem.
Praticato sin dal Quattrocento, nel Cinquecento, troviamo alcuni esempi di Re-
quiem polifonici composti da P. de La Rue, C. Morales, G. P. da Palestrina, O. di Las-
so; dal Seicento in poi, l’interesse dei compositori si focalizza in modo particolare
sulla drammaticità della Sequenza “Dies irae”.
Da distinguere le composizioni scritte dai maestri del melodramma, tra i più famo-
si ricordiamo: Mozart, Cherubini, Donizetti, Verdi, Leoncavallo, Berlioz, Dvořák,
tutti questi autori, tranne Puccini che utilizza solo il Requiem iniziale, si sono atte-
nuti alla struttura musicale della Messa da Requiem che ha la particolarità di inclu-
dere, accanto ai brani dell’Ordinario (Kyrie, Sanctus, Agnus Dei), anche quelli del
Proprio: Introitus (Requiem), Graduale, Tractus, Sequenza (Dies irae), Offertorio,
Communio (Lux aeterna), questi ultimi, di regola, variano in relazione al tempo e
alle festività nel corso dell’anno liturgico, nella Messa da Requiem, invece, presen-
tano un testo fisso.
Abbiamo anche composizioni non coincidenti con la liturgia cattolica: ad esempio
il Deutsche Requiem di Brahms e Requiem Canticles di Stravinskij.
Per concludere, sono da citare anche alcuni episodi storici fonte d’ispirazione per
vari compositori: in Italia nel 1900 la morte di Umberto I ispirò Requiem ad autori
come Sgambati o Zandonai, nel 1938 Malipiero scrisse una Missa pro mortuis de-

48 -Pagine di musica
dicata a D’Annunzio.
il War Requiem, che Britten scrisse nel 1962 per la riconsacrazione della cat-
tedrale di Coventry, distrutta dai bombardamenti. La composizione, che me-
scola testo latino a poesie di Wilfred Owen, è un grande inno contro tutte le
guerre.
Il Requiem "d’avanguardia" più famoso è senza dubbio quello di Ligeti, del
1965, (complice l’uso che ne fece Kubrick in “2001 Odissea nello spazio”). E
resta un fatto unico in tutta la storia della musica la scelta di Olivier Messia-
en, André Malraux, mitico ministro della cultura francese, gli commissionò
un Requiem per i caduti delle due Guerre Mondiali. In tutta risposta Messiaen
scrisse il poderoso “Et exspecto resurrectionem mortuorum”. Ricordando a
tutti che non è la morte l’ultima parola sull’uomo.
Il capolavoro però di questa categoria è il Requiem polacco di Krzysztof Pen-
derecki, che lo compose tra il 1980 e il 1984 sull’’onda di quanto accadeva
nella sua Polonia: il Lacrimosa fu scritto nel 1980 per Solidarność e le vittime
degli scioperi di Danzica, l’Agnus Dei nel 1981 per commemorare la morte
del cardinale Wyszynsky il Recordare, Jesu Pie per la canonizzazione di padre
Kolbe nel 1982, il Dies Irae per ricordare l’insurrezione di Varsavia contro la
Germania nazista.
Nel 1992 sei compositori italiani (Betta, Ferrero, Galante, D’Amico, Sollima
e Tutino) hanno scritto un Requiem per le vittime della mafia, eseguito nel
1993 nella cattedrale di Palermo.
Lo stesso spirito che nel 1995 ispirò il Requiem of Reconciliation, composi-
zione collettiva di 14 autori di 13 nazioni coinvolte nella Seconda guerra mon-
diale.
Se poi si volesse approfondire la ricerca, esiste questo link:
www.requiemsurvey.org dove possiamo trovare in ordine alfabetico tutti gli
autori di Requiem dal medioevo fino ad oggi.
Come al solito ho compilato una playlist per consentire di ascoltare le musi-
che sopracitate.
Andrea Schiavio

h t t p s : / / w w w.y o ut ub e . c o m /
playlist?list=PLhlyechER07-d-
V3wg3VUHyHkoErhtk3Tx

Requiem - 49
LE NOSTRE FESTE
In questo tempo di pandemia abbiamo vissuto il settenario in preparazione alla
festa della Madonna Addolorata in modo del tutto particolare con la recita del
Rosario non salendo a piedi verso il santuario di Somazzo, ma ritrovandoci diret-
tamente in chiesa prima della Messa e pregando insieme all’alba di ogni giorno
con il desiderio di sostare con Maria sotto la croce, ai piedi di Gesù.
Forse non aver potuto invocare di persona la protezione di San Giuseppe, lo scor-
so mese di marzo a causa del lockdown, ci ha spinti in questa occasione a recupe-
rare quel senso di devozione e di affidamento che sostiene e illumina il cammino
della vita nei momenti sereni e i quelli più bui, dove la speranza e la certezza
sembrano maggiormente vacillare.
E così anche la preghiera mariana all’aperto sul sagrato il sabato sera con la sta-
tua della Madonna posta all’entrata del santuario, che sembrava soffermare il
suo sguardo su ciascuno dei presenti e dall’alto del colle volgere gli occhi su tutta
la nostra comunità, ha coinvolto, nel rispetto delle norme vigenti, numerose per-
sone che erano solite ritrovarsi negli scorsi
anni davanti all’immagine di Maria alla “Ma-
dunina”.
L’invocazione alla Vergine Addolorata quale
“gloriosa Madre di Dio e Madre nostra, accan-
to alla croce del Figlio, che veglia su tutti noi
per superare l’odio con l’amore, l’indifferen-
za con il dono di sé” ha concluso la preghiera
prima del tradizionale incanto dei canestri,
per la prima volta proposto di sabato sera,
come momento di incontro sereno e fraterno
illuminato persino da un cielo stellato!
La Celebrazione Eucaristica della domenica
non è stato l’ultimo appuntamento a Somaz-
zo per questa festa, in quanto martedì 15 set-
tembre don Luca Giudici, originario di Paré e
ordinato sacerdote proprio il sabato prece-
dente, ha celebrato con noi la Santa Messa.
Un segno di grazia, una luce di speranza, un
fiore sbocciato nella Chiesa della nostra Dio-
cesi e del mondo che abbiamo affidato alla
dolcezza e alla protezione materna della Ver-
gine Maria.

E, pochi giorni dopo, ad autunno iniziato,


50 - Le nostre feste
quando l’aria comincia a rinfrescare e la sera prende velocemente il posto
del giorno, la nostra comunità ha rinnovato un’altra antica e bella devo-
zione. Questa volta ci siamo raccolti in preghiera sul colle di Trevano, nella
chiesa dedicata a San Michele. La festa dei Santi Arcangeli ha offerto l’op-
portunità di vivere in modo semplice e familiare, ma molto intenso, alcuni
momenti di preghiera particolarmente incentrati sul bisogno dell’umanità di
ritornare a sperare guardando con fiducia alla vita, protetta e custodita dai
nostri intercessori presso il Signore. Il quadro che rappresenta san Michele,
esposto per l’occasione nella chiesa di Trevano lucidata a festa e abbellita da
fiori candidi e puri, raffigura la realtà in cui viviamo, provati dalla pandemia,
dalla crisi sociale ed economica, in una continua e faticosa lotta tra il bene e
il male. Lo sguardo di san Michele tuttavia è fiero, non sottomesso, orienta-
to in alto, verso la bellezza che non delude, che salva e dona nuovo respiro.
La preghiera a san Michele Arcangelo: “Sii il nostro aiuto contro la malvagità
e le insidie del demonio” ha concluso le celebrazioni lasciando nel cuore la
cristiana certezza di non essere mai soli.

Un grazie di cuore tutti coloro che in svariati modi hanno contribuito a rendere
possibile e sempre belle le nostre feste!

Le nostre feste - 51
GEMELLAGGIO CON ADELSDORF: UN ALTO RICONOSCIMENTO
Oltre venticinque anni di scambi culturali, di amicizia e di solidarietà tra Uggiate
Trevano e Adelsdorf sono stati riconosciuti dai Capi di Stato d’Italia e di Germania
come simbolo dell’“Europa delle genti” e del cammino che può essere percorso
insieme per crescere nei valori che uniscono i popoli, le famiglie, le comunità
locali.
Infatti, in occasione dell’
incontro italo – tedesco a
Milano, il presidente della
Repubblica Sergio Mattarella e
il presidente della Repubblica
Federale di Germania Frank
Walter Steinmeier hanno
incontrato il sindaco di Uggiate
Trevano, Rita Lambrughi che
rappresentava la popolazione e
tutte le associazioni impegnate
in questi anni per il gemellaggio
con Adelsdorf, per promuoverlo
e per tener stretti i legami, prima di tutto
umani, arricchendo un patrimonio che supera
i confini, apre la mente ai giovani, conserva le
radici e apre a conoscenze e ad esperienze.
Già in primavera, i due presidenti avevano
scritto una lettera al Comune di Uggiate per
elogiare il gemellaggio tra le due comunità,
sottolineando come nel periodo del
lockdown la relazione non si era allentata,
ma aveva trovato motivi per il reciproco
incoraggiamento e per prospettive di
speranza.
Poi, a settembre, l’inaspettato invito
all’incontro con i presidenti Mattarella e
Steinmeier. Uggiate era l’unico paese,
con altre tre città, Bologna, Pesaro e Perugia, scelte tra 400 comunità italo -
tedesche gemellate e il sindaco Lambrughi ha avuto un colloquio a tu per tu con
il Capo di Stato italiano. Ha parlato del nostro paese, della sua storia, delle sue
caratteristiche, dei suoi obiettivi per l’”Europa che vogliamo”. Mattarella l’ha
ascoltata con interesse e le ha chiesto di portare i suoi saluti a tutta la popolazione.

52 - Gemellaggio con Adelsdorf


IL DIARIO DELLA SCUOLA MATERNA DI RONAGO
(e dei Fooc e Fiamm)
Nel periodo di chiusura della Scuola materna “Arcobaleno” di Ronago, un filo ha
intrecciato virtualmente emozioni, relazioni, volti e sorrisi.
Parte dell’estate è stata dedicata alla riapertura in sicurezza.
Sabato 29 agosto 2020: tutto è pronto! Finalmente, si riaprono le porte e
vengono accolti i bambini di tre anni. Con mamma e papà, per iniziare a
conoscerci con una storia di piccoli gufi in attesa impaziente della loro mamma
che torna sempre.
2 settembre, ore nove: l’emozione è fortissima. Ufficialmente, la scuola è
aperta! I bimbi di tre anni sono accolti insieme a mamma o papà. È l’inizio di un
nuovo anno e la voglia di ricominciare è davvero grande. Alle 11.30, ci si saluta e
l’appuntamento è per il giorno seguente.
2e settembre, ore 13: l’emozione è ancora più forte. Arrivano i bambini di
quattro e cinque anni e rivederli riempie il cuore di gioia. Dopo un po’ di
normale smarrimento, si riparte. Nuove regole, nuove abitudini, nuovi spazi,
ma l’accoglienza è quella di sempre. Si riparte sicuri e in sicurezza: tutti, adulti
e bambini, avevano bisogno di questa semplice normalità. I servizi pre e
doposcuola e la mensa interna sono stati confermati. I bimbi frequentanti sono
58. Anche quest’anno, i bimbi non residenti a Ronago sono in buon numero. Per
ragioni di sicurezza, non sono ammessi adulti all’interno della scuola, ma i bimbi
si sono adeguati benissimo: entrano, i più grandi si preparano in autonomia,
dopo il triage dell’accoglienza e la giornata inizia.
Le insegnanti, chi coordina e chi dirige credono molto nella ripresa, un po’
diversa, ma piena di positività e di entusiasmo.
Come si è detto più volte: sia la scuola, sia la famiglia ce la possono fare!
E non è venuto meno il sostegno della popolazione, legata alla Scuola
dell’Infanzia, storica istituzione educativa, piattaforma per il futuro. Il Gruppo
dei Fooc e Fiamm, quest’anno, non ha potuto imbandire la tradizionale sagra
per la Novena della Madonna della Consolazione, compatrona di Ronago. Da
sempre, la sagra a base di piatti tipici e di convivialità sotto la tettoia dell’Oratorio
rappresentava l’occasione per raccogliere fondi anche a beneficio della scuola
materna. Ma i Fooc e Fiamm si sono messi ai fornelli e in sei sabati tra agosto,
settembre e ottobre hanno preparato per l’asporto i tradizionali piatti che li
hanno resi famosi sul posto. La popolazione ha gradito due volte, per la bontà
delle vivande espressione di un impegno e di una sollecitudine mai mancati per
i bambini e la loro “casa comunitaria”. Alla donazione dei Fooc e Fiamm se ne
sono aggiunte altre, di cui sarà dato conto nel prossimo numero.

Scuola dell’Infanzia Arcobaleno - 53


Dal Mondo
PADRE TOCALLI TRA NOI
“Il Covid è arrivato anche a Kalongo” questo è
l’annuncio che è risuonato sabato 3 ottobre nella
chiesa di Ronago. La notizia è stata data da padre
Egidio Tocalli che, dopo tanto tempo, è tornato nella
nostra comunità in occasione della Messa prefestiva,
concelebrata con due confratelli Comboniani e don
Sandro.
Assieme abbiamo ringraziato Dio Padre per la
promulgazione del miracolo ottenuto per intercessione
di padre Giuseppe, in attesa della cerimonia di
beatificazione che è stata spostata al 21 novembre 2021.
Durante l’omelia padre Egidio ha ricordato, riferendosi
al Vangelo e alle letture, che dobbiamo essere “viti che
portano frutto” e che, sull’esempio di padre Giuseppe,
dobbiamo continuare a seguire “tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro,
amabile e virtù”. Oltre a sottolineare la grande gioia di essere nella nostra
comunità per ringraziare Dio per il dono di padre Giuseppe, ha chiesto un
supplemento di preghiera per Kalongo. Purtroppo nei giorni precedenti aveva
ricevuto una mail, confermata da successive telefonate, dove si annunciavano i
primi casi di Covid anche all’ospedale. La situazione è ancora complessa sia per la
carenza di dispositivi sanitari e di sicurezza (in parte recuperati e forniti tramite la
Fondazione Ambrosoli, ma comunque insufficienti) sia perché è tuttora in corso
un’epidemia di malaria, che rende ancora più difficoltosa la diagnosi. La paura
del contagio potrebbe inoltre scoraggiare le persone affette da altre patologie
dal recarsi presso la struttura ospedaliera per essere curate.
In questa situazione di grande incertezza e apprensione per tutto il mondo, la
nostra comunità è chiamata a non perdere la speranza rivolgendosi a Dio Padre,
attraverso l’intercessione di padre Giuseppe, affinché possa allontanare questa
pandemia che sta sconvolgendo il pianeta. Padre Tocalli ci ha esortati a questo.
Siamo felici di averlo avuto tra noi all’inizio del mese missionario così da avere la
possibilità di volgere il nostro sguardo anche su un’umanità meno fortunata di
noi, ma che sempre più ci è vicina e ci interpella. La sua inesauribile energia e la
sua fede siano d’esempio e d’incoraggiamento nell’affrontare il nostro cammino
quotidiano.

54 - Dal Mondo
TOMBOLA DI NATALE

Da ormai 44 anni eravamo soliti annunciare, in que-


sto periodo, l’organizzazione della Tombola di Natale
presso l’oratorio di Uggiate, la sera del 25 dicembre. Una
Tombola ricca e prestigiosa, che ha sempre richiesto tanti pre-
parativi e che creava una gioiosa attesa in molte famiglie. Qualcuno
in questi giorni ha detto: “Ah, la Tombola! Un bel modo per passare le ulti-
me ore del giorno dell’anno dedicato alla famiglia!” … e ancora “Con la Tombola
io ci sono nata. Un appuntamento a cui non vorrei mai mancare!”. E di gente ne è
passata tanta in 44 anni. Dapprima bambini, poi ragazzi e ragazze a vendere car-
telle, infine papà e mamme pronti a segnar numeri sperando di poter dire prima
o poi: “Quintina, Tombola …” e, magari, poter vincere il tanto ambito collier. Ogni
volta numerosi ricchi premi, offerti dalla generosa attenzione dei nostri commer-
cianti verso l’Oratorio e la Parrocchia, e confezionati con un tocco di fantasia e
originalità, hanno fatto bella mostra di sé dapprima sul palco del vecchio oratorio
e poi nel salone di quello nuovo.
Un piccolo aneddoto: la Tombola è nata dopo la metà degli anni ‘70, dall’idea
di una Commissione costituitasi in Oratorio grazie all’intuizione di don Virginio
Sosio e alla fantasia dei suoi componenti, coordinati dal giovane vicario don Bru-
no Biotto. Proprio in quel periodo, in occasione dell’ultimo dell’anno in piazza
Cavour a Como, era stata organizzata una grande Tombola. Fra bicchieri di vin
brulé e fuochi artificiali, mattatore del gioco era stato invitato Pippo Baudo. Da
Como a Uggiate la notizia è rimbalzata presto e … pensa che ti ripensa … perché
non proporre la stessa cosa in Oratorio per raccogliere un po’ di fondi e invitare le
famiglie a tentare la fortuna? Insomma, l’idea è stata geniale, visto che il gioco,
partito timidamente quasi come una sfida, negli anni ha acquistato fama e am-
mirazione presso un vasto pubblico. Quest’anno, per la prima volta, e con un po’
di dispiacere, la Tombola non ci sarà. La sera di Natale le luci dell’Oratorio saran-
no spente e non ci sarà il tradizionale viavai di pacchi e premi … L’emergenza sa-
nitaria ha fermato tutto e le cartelle con i numeri stampati rimarranno lì, nei loro
scatoloni, in attesa di giorni migliori. Che fare? Un’alternativa altrettanto ricca
sarà offerta dalla Sottoscrizione a Premi, che partirà a breve. Già si sta vagliando
la disponibilità degli esercizi commerciali e si sta provvedendo alla vendita dei bi-
glietti. Ci auguriamo che molti vogliano tentar la fortuna attraverso l’acquisto dei
biglietti … I premi non mancheranno. Saranno sempre attraenti e ricchi. Il ricava-
to sarà devoluto interamente per la ristrutturazione della Casa Parrocchiale e per
le attività dell’oratorio. L’appuntamento con la fortuna rimane quindi fissato e,
come la tradizione vuole, il giorno di Natale, alle ore 17.00, ci sarà l’estrazione
dei numerosi biglietti vincenti …

Tombola di Natale- 55
Notizie flash
FESTA IN DIOCESI A COMO
“Dio che ha iniziato in te la sua opera, la porti a com-
pimento”. Il vescovo Oscar domenica 11 ottobre ha
rivolto queste parole al nostro caro seminarista Alex
di Biase e ad altri cinque giovani della nostra Dio-
cesi, durante il rito di ammissione agli Ordini Sacri.
Cosa significa essere ammessi agli Ordini? In cosa
consiste tale rito? Ne ‘Il dono della vocazione presbi-
terale’, documento della Congregazione per il Clero,
così leggiamo: “Al termine della tappa discepolare,
il seminarista, raggiunte una libertà e una maturità
interiori adeguate, dovrebbe disporre degli stru-
menti necessari per iniziare, con serenità e gioia,
quel cammino che lo conduce verso una maggiore
configurazione a Cristo nella vocazione al ministero
ordinato. La Chiesa, accogliendo l’offerta di sé da parte del seminarista, lo sce-
glie e lo chiama, perché si prepari a ricevere in futuro l’Ordine Sacro.” Potremmo
dunque definire l’ammissione tra i candidati agli ordini sacri come l’inizio ufficiale
del cammino di formazione dei futuri presbiteri. Salutando i seminaristi il vesco-
vo Oscar ha detto: “Giorno grande e solenne è questo per voi, in cui la vostra
chiamata riceve il suo sigillo dalla Chiesa”. Ci uniamo a queste parole così belle e
paterne per augurare ad Alex e ai suoi compagni di proseguire sulla strada dell’a-
more di Cristo … “Beati voi se accetterete di essere parte preziosa, quali inviati
alle nozze, indossando la veste gloriosa dell’uomo nuovo creato in Cristo Gesù
nella giustizia e nella santità.” Vai, Alex, ti accompagna la nostra preghiera!

… FESTA A ROMA
Nel mese di ottobre, nella sede del Collegio Internazionale
Sede Sapientiae, a Roma, il seminarista indiano Joel ha ri-
cevuto gli Ordini Minori secondo il rito siro-malabrese. A far
festa con lui, l’amico seminarista Binh, che gli ha portato i
nostri auguri, esprimendo vicinanza e affetto da parte della
nostra Comunità Pastorale. Proprio da quest’anno i fedeli
cattolici indiani, di rito siro-malabrese come Joel, hanno
l’opportunità di ritrovarsi a pregare nella chiesa santa Ana-
stasia al Palatino per espresso desiderio di Papa Francesco.
Un regalo grande per tutta la Chiesa. Anche a Joel un ab-
braccio di cuore.

56 - Notizie flash
… E PRESTO ANCHE IN INDIA
Di pochi giorni fa è la notizia che il seminarista indiano Alex, ritornato
nella sua diocesi del Kerala alla fine dell’estate, sarà ordinato sacer-
dote il 30 dicembre 2020. Dopo una lunga attesa Alex potrà compiere
l’ultimo importante passo per ricevere il sacramento dell’Ordine. At-
tendiamo con lui l’arrivo di questo giorno di gioia e di luce e diciamo
grazie al Signore per la sua giovinezza donata al servizio della Chiesa
e dei fratelli.

RINGRAZIAMENTI E SORRISI DAL TOGO


Con grande piacere qualche tempo fa abbiamo ricevuto dal Togo una
lettera di ringraziamento da parte del signor Mahounta Barba Julien.
Nel breve testo afferma: “ Cari amici, vi scrivo per dire tutta la mia gra-
titudine per quello che fate prendendovi cura dei bambini degli orfa-
notrofi di Kpédomé e Notse. Io mi occupo del trasporto dei bambini e
delle suore, accompagnandoli in tutte le loro necessità, che sono tan-
te. Grazie”. Un piccolo segno che, nella sua semplicità, attesta quanto
il nostro contributo permetta alle suore di sostenere tanti bambini e
bambine, che vivono negli orfanotrofi. Proprio per raccogliere i fondi
necessari da inviare annualmente, in occasione della festa di San Mi-
chele, è stata proposta la vendita della tradizionale torta con la mar-
mellata di fichi. Seguendo le norme vigenti e adottando tutte le pre-
cauzioni necessarie, le torte hanno riscosso come sempre successo.
I fondi raccolti ammontano a 680 euro. Grazie a chi ha preparato le
torte, a chi le ha confezionate e a chi ha donato con generosità.

MERCATINO DELL’USATO CARITAS


In un weekend particolarmente segnato dal brutto tempo e dalla piog-
gia battente è stato proposto il Mercatino Caritas. Nonostante le con-
dizioni meteo poco favorevoli, l’incasso è stato di 1689 euro. Grazie
per l’aiuto ricevuto che a sua volta diventerà sostegno per famiglie e
persone in difficoltà del nostro territorio.

DAI MULINI ... GRAZIE


Un’anziana signora,residente ai Mulini, dona alla Madonna del Santo
Rosario il suo piccolo collier, in ricordo dei suoi Cari Defunti quale se-
gno di riconoscenza e gratitudine per il bene ricevuto in questa vita. Un
gesto gentile che merita un altrettanto grazie grande, di vero cuore.

Notizie flash - 57
Sentieri di fede
CHIESA DI SAN MARTINO
VALMADRERA
Continuando il nostro pellegrinare alla
ricerca di santuari, chiese, oratori, cappelle,
dopo essere stati nel 2018 al Sasso Perguda
per ammirare la chiesetta di Sant’Isidoro,
facciamo ritorno nel territorio di Valmadrera
al Santuario della Madonna del Latte di San
Martino. La chiesa di san Martino sorge sopra
un promontorio, sulla destra del torrente
Inferno, in una posizione dominante rispetto
al territorio circostante, presumibilmente su
di un preesistente edificio altomedievale che
aveva funzioni militari di avvistamento, dato
che consentiva il controllo della strada che
da Garlate e Galbiate portava da Bergamo
verso Como. Si ipotizza che sia stato trasformato in luogo di culto sul finire del
XIII secolo. La chiesa, dedicata da principio a san Martino, è citata nel Liber
Notitiae Sanctorium Mediolani. In essa si conserva un’immagine tardogotica
della Madonna del Latte, molto venerata dalla popolazione locale. L’immagine
della Madonna del Latte era una iconografia molto diffusa in tutta l’Alta Brianza
e la sua devozione era già molto forte quando, nel 1566, san Carlo Borromeo e,
nel 1615, il Cardinale Federico compirono le loro visite pastorali. La continuità
della devozione mariana ha avuto un glorioso esempio nei gravi fatti accaduti
nel 1944, durante la seconda guerra mondiale, quando la popolazione compì
continui pellegrinaggi al santuario per invocare aiuto e protezione. I frammenti
delle bombe d’aereo, che caddero sul paese senza provocare vittime né danni,
vennero considerati come una vera e propria testimonianza della grazia ottenuta
e sono conservati nell’atrio del santuario.

La chiesa ha una struttura architettonica alquanto semplice, definita da una sola


navata coperta con volta a botte, da dove si aprono due cappelle laterali. La navata
è separata dal presbiterio per mezzo di un arco trionfale. L’aspetto architettonico
della chiesa è tipicamente romanico, ma ha subito alcune modifiche verso la
metà del Quattrocento: gli interventi hanno comportato l’allungamento della
navata, la creazione di una cappella a nord e l’innalzamento del tetto. Nel 1521 il
frate Matteo Polvara, nativo del luogo, fece erigere la cappella meridionale e nel
corso del Seicento fu aperta la sacrestia e ricostruito il presbiterio. Verso il 1729,
è stato sistemato il piazzale d’accesso con la realizzazione di un atrio a cupola.
L’attuale salita alla chiesa, arricchita dalla presenza di cappelle affrescate della
58 - Sentieri di fede
Via Crucis, fu portata a termine nel 1745. Tutte le cappelle sono state costruite
con un vano interno e piccole varianti architettoniche l’una rispetto all’altra.
Le decorazioni sono opera dei fratelli Torricelli. Il Santuario ha un proprio
caratteristico campanile, esito finale dei restauri eseguiti nel 1943-1945. In
quell’occasione i restauri interessarono anche l’affresco quattrocentesco della
“Madonna del latte”, detta Sancta Maria Veteris, che in origine si trovava sul
pilastro destro dell’arco trionfale. L’affresco fu staccato e ricollocato sull’altare
maggiore. L’opera è ciò che resta della decorazione quattrocentesca che
abbelliva la chiesa, di cui rimangono altri elementi sull’arco trionfale e
sulla parete sinistra della navata, dove si trovano ancora raffigurazioni dei
santi. Tra questi, ad attestare l’originaria dedicazione della chiesa, si può
osservare l’affresco di San Martino che dona il mantello a un povero. Di
buon interesse sono anche gli affreschi delle due cappelle. Quella di sinistra
conserva importanti rappresentazioni della Crocifissione e della Vergine in
trono tra santa Barbara e i santi della peste Sebastiano e Rocco, attribuite a
Tommaso Malacrida che vi operò nello scorcio finale del Quattrocento. Sullo
sfondo la grande Crocifissione, gli Evangelisti della volta, le storie di Cristo,
San Martino e altri dipinti rivelano l’ulteriore ricchezza culturale e artistica
conservati nel Santuario che richiamano alle opere coeve di Borgognone,
Leonardo e Bramantino. Furono commissionati nel 1523 da frate Matteo
Polvara, membro dei Cavalieri di san Pietro, Ordine istituito da Papa Leone X.
Il Papa è infatti raffigurato di fronte al committente mentre compie un atto
di vestizione, in analogia con l’affresco di San Martino che dona il mantello a
un povero.

La festa della Madonna di San Martino si ricorda la seconda domenica di


ottobre. A questa immagine sacra è dedicata l’interessante collezione di
ex voto conservata nel santuario, espressione di un’arte popolare in grado
di comunicare la dimensione umana e la particolare identità spirituale del
territorio.

La chiesa si raggiunge percorrendo la Via Crucis, che parte dal centro del
paese Valmadrera. Un percorso corto anche se un po’ ripido. La strada
selciata è ben curata e accessibile a tutti.

Chiesa di San Martino - 59


Segnalibro
TERRAFUTURA
Carlo Petrini
Giunti

In questo libro sorprendente Papa Bergoglio e Carlo Petrini,


fondatore di Slow Food e ispiratore di Terra Madre, dialogano
tra loro nel corso di tre incontri improntati a una fraterna ami-
cizia in spirito francescano. Ecologia integrale contro la cultura
dello scarto, globalizzazione poliedrica, vita comunitaria, de-
centramento per valorizzare le periferie: intorno a questi poli
magnetici si aggregano le analisi di entrambi, a partire dalla
denuncia della miseria e della fame a cui sono condannati mi-
lioni di persone. A sostegno delle loro azioni, il ricavato delle
vendite di questo libro contribuirà alla creazione di un Centro
studi internazionale dedicato all’ecologia integrale, chiamato
“Casa Futuro – Centro Studi Laudato si’”. Un edificio lesionato
dal terremoto ad Amatrice sarà restaurato per farne il luogo
dove incontrarsi per iniziare percorsi di riflessione e scambio.

UNA SOLA CHIESA - PAPA FRANCESCO - BENEDETTO XVI


Rizzoli

Il libro evidenzia quanto siano omogenee l'azione e le parole


di Papa Francesco con quelle del suo predecessore Benedetto
XVI. A suo tempo il papa Emerito, ricordando quale dev’essere
l'approccio alla vita della Chiesa, aveva elaborato questa for-
mula: "Novità nella continuità". Una Fede fossilizzata è una
Fede dei sepolcri e dei morti e, quindi, destinata a morire. In
un mondo in evoluzione, l’uomo si deve confrontare con nuo-
ve problematiche e subire nuove provocazioni: chiudersi nella
cittadella, erigere muri, pensare che si è sempre nell'ortodos-
sia del giusto non è e non deve essere caratteristica dei testi-
moni del Cristo. La peculiarità dei due successori di Pietro, ne-
gli stili teologici e nell'interpretare il Magistero, non intaccano
la loro profonda comunanza di affetto e vicinanza sui temi
fondamentali dell'Uomo, della Fede, della Chiesa.

60 - Segnalibro
DIO? IN FONDO A DESTRA
Iacopo Scaramuzzi
emi edizioni

Il più grande pericolo che corre oggi il Cristianesimo è


l'attacco dei populisti che, indifferenti a ogni sensibilità
evangelica, si stanno appropriando dei simboli religiosi
dissacrandoli per erigere una nuova religione atea. Di fat-
to lo sbandierare di crocefissi, rosari e madonne ha l’unico
scopo di accaparrarsi voti, potere, prestigio. L'evocazione
del sacro e della spiritualità, piegata ai fini politici, è fina-
lizzata a trasformare la fede in ideologia, a fondamento
dei risorgenti nazionalismi aggressivi e di matrice sovrani-
sta. Queste ideologie di fatto hanno connotato la seconda
guerra mondiale. I populismi sono, per papa Francesco,
l’occasione per spiegare cosa non è il cristianesimo. In-
faticabilmente è impegnato a far riscoprire la religione e
sopratutto la Fede, ad annunciare la buona novella di un
mondo più giusto, più misericordioso, più fraterno.

CIÒ CHE VUOTO NON È


Marco Pozza
Edizioni San Paolo

Il vuoto: «Mesi di vuoto dappertutto: dentro, fuori, in bas-


so, qualcuno temeva pure lassù. Non è stato così: eppure
"benvenuti alla resa finale!” hanno pensato in tanti». È
davvero necessario riempire ogni vuoto a tutti i costi? E se
quel vuoto fosse stata una misura: "Quanto ti manco?”. In
una casa, l'unica stanza piena è quella vuota: è tutta col-
ma del suo vuoto, di se stessa. Perché, dunque, riempirla
a tutti i costi? Nel libro l'autore ripercorre gli articoli del
Credo alla luce del vuoto dei mesi appena trascorsi. Che
nome dare a quel vuoto? Per chi crede il vuoto è una man-
canza piena di nostalgia, per chi non crede è un'esperien-
za mistica: certe domande, comunque, hanno bisogno di
vuoto attorno per respirare. Ripartiamo, dunque!

Segnalibro - 61
U.S. Mulini
Solo pochi giorni fa era grande la convinzione e il desiderio di iniziare
questa nuova stagione calcistica, anche a causa della delusione do-
vuta all’interruzione del campionato 2019/20 per colpa del covid-19,
che ha stravolto le nostre vite costringendoci a rinunciare ad ogni
attività sportiva e ai momenti di socialità che erano parte della quo-
tidianità. Purtroppo il virus ha prodotto conseguenze negative an-
che nel mondo dello sport dove sono moltissime le società che non
si sono iscritte alla nuova stagione sportiva per la paura e l’incertezza
che deriva da questa situazione o per la mancanza di atleti che hanno
scelto di rinunciare per la continua diffusione del virus. Noi tuttavia
eravamo pronti e desiderosi di vedere in campo i nostri piccoli 100
atleti.
Venerdì 13 ottobre il CSI ha invitato le società a una riunione per di-
scutere sull’inizio delle attività 2020-21 che doveva tenersi per la fine
di ottobre. In quel momento la gioia era immensa all’idea di poter
riprendere le gare ufficiali, sia per ritrovare lo spirito agonistico ma
anche per incontrare gli atleti e amici delle altre società sportive
della provincia. Purtroppo queste previsioni sono rimaste soltanto
dei sogni, il 16 ottobre è arrivato il comunicato dalla regione Lombar-
dia che vieta ogni attività sportiva a livello dilettantistico. Grande è la
delusione e lo sconforto, soprattutto per i nostri ragazzi che sono pri-
vati della possibilità di praticare il loro sport e quindi di non poter ave-
re momenti di svago e divertimento. Nonostante ciò, riteniamo cor-
rette queste disposizioni poiché in primo luogo è essenziale tutelare
la salute in un momento così delicato e
complesso; tuttavia si poteva preserva-
re la possibilità degli allenamenti che
avvenivano già in queste settimane nel
rigoroso rispetto dei provvedimenti e
dei protocolli in assoluta sicurezza. Ora
speriamo di riprendere al più presto
l’attività agonistica. Sarebbe un segno
positivo per un ritorno alla tanto desi-
derata normalità che solo oggi apprez-
ziamo veramente…

62 - C.S.I.
Pagina dei bambini
Giochiamo con i Santi

VERTICALI
1. Fondò gli oratori
3. Se non vede non crede
4. Il santo della notte delle stelle
cadenti
5. Primo papa
6. Preferiva il Paradiso
(nome e cognome)
8. La nonna di Gesù
9. Si è convertito sulla via di Damasco
13. Patrona della musica
14. Santo patrono d’Italia
15. Santo arcangelo della chiesa diTrevano

ORIZZONTALI
2. Scrisse il Cantico delle Creature
7. La mamma e il papà di Gesù vanni XXIII
10. Si definiva la matita di Dio Madre Teresa 11. Valentino 12. Giovanni 16. Gio-

11. Il santo degli innamorati


Orizzontale: 2. Francesco 7. Maria Giuseppe 10.
13. Cecilia 14. Benedetto 15. Michele
12. Ha battezzato Gesù nel fiume Pietro 6. Filippo Neri 8. Anna 9. Paolo

Giordano
Verticale: 1. don Bosco 3. Tommaso 4. Lorenzo 5.

16. Il papa buono Soluzioni:

Pagina dei bambini - 63