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Giovanni Boccaccio
Vita
La patria di Boccaccio è ignota, ma la maggioranza delle fonti ritiene sia nato a Certaldo (Firenze).
Nella sua opera più famosa, il Decameron, allude tuttavia al fatto di essere nato a Parigi (più per
darsi un tono). Era figlio illegittimo e il padre un mercante-banchiere (figura assai diffusa nella
Toscana del '300). Il Boccaccio svolge l'attività di dirigente di banca e vive per molto tempo a Napoli
per dirigere la filiale napoletana della banca dei Bardi. Questa però presto fallisce, dunque il poeta
è costretto a tornare a Firenze.

La doppia tendenza di Boccaccio


In Toscana era fiorente l'attività artigianale e industriale della lavorazione dei tessuti per mezzo dei
telai, principalmente per la qualità dei colori estratti dalle miniere toscane. Tali imprenditori
investivano il denaro guadagnato in banca (la regione era infatti particolarmente sviluppata dal
punto di vista economico). La figura del mercante, tuttavia, non era apprezzata dalla chiesa: il
mercante è un girovago e dunque poco controllabile rispetto all'obbligo dei sacramenti e nello
stesso Decameron il mercante possiede una morale sessuale molto libera. Inoltre il mercante lucra
e, secondo la chiesa, è assimilabile a un usuraio, che specula sulla merce con tassi di interesse (il che
non si addice a un cristiano). Infine, quando si diffonde l'idea del mercante, vien fuori l'idea che "il
tempo è denaro": il tempo scandisce, nell'ottica del mercante, una serie di operazioni che
determinano un accumulo di ricchezza, quasi a divenire una religione vera e propria che ovviamente
contrasta con quella cristiana. Tuttavia, a loro volta i mercanti criticano i cristiani per la loro lussuria
e per la loro avidità (addirittura Boccaccio parla di frati e suore). Essi riuscirono infine a farsi largo
non tanto contrastando la Chiesa, ma comprandosela con donazioni in denaro: i cristiani non
potevano quindi condannare individui che, ad esempio, contribuivano alla costruzione di un edificio
sacro. Questi atti, poiché il mercante non aveva tempo per pregare Dio, costituivano delle
ricompense per la Chiesa, che pregava anche per lui.
A Napoli, dominata dagli Aragonesi, Boccaccio trovò invece una società diversa, in cui i cittadini
mettevano in auge i valori cortesi disprezzando il denaro come strumento di accumulo (lì si
innamorò di una regina, Maria d'Aquino, figlia illegittima, cui dedica un'elegia a "Madonna
Fiammetta").
La presenza in Boccaccio di una tendenza mercantile fiorentina e di una opposta napoletana
potrebbe generare un cortocircuito nell'autore: invece queste si mescolano e si alternano
vicendevolmente. Protagonista di una novella del Decameron è Federico degli Alberighi, povero
uomo presso il quale un giorno giunge un bambino, che si innamora del suo falco. Il bambino, dopo
molto tempo, si ammala mortalmente e come ultimo desiderio chiede alla madre di domandare a
Federico di invitarla a pranzo. Lui allora, riconoscendo che l'ultima ricchezza rimastagli era il falco,
lo uccide per farne carne pregiata. Dopo la morte del bambino, la donna sposa Federico, avendo
ammirato la sua nobiltà d'animo e la sua carità cortese, in accordo con la filantropia della corte di
Napoli.

Boccaccio e Dante
Boccaccio fu un grande estimatore di Dante e inaugurò, pertanto, le "letture di Dante" presso la
chiesa di Orsanmichele. Eppure, il suo linguaggio è molto diverso da quello dantesco (tanto è che
Pietro Bembo, nel '500, prenderà a modello Boccaccio e non Dante per la prosa scritta). Le novelle
del poeta sono per di più particolarmente licenziose, ad esempio quella in cui Masino in una chiesa
si unisce con tutte le otto suore in essa presenti.
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Il Decameron
Dopo alcune opere a carattere mitologico-eziologico e la stesura di un libro in prosa intitolato
Corpaccio, Boccaccio si dedica alla scrittura del Decameron. In questa egli immagina che dieci
giovani, ragazzi e ragazze, per sfuggire alla funesta peste del '300, si recano presso la sacrestia di
Santa Maria Novella. Lì, per passare il tempo, si narrano dieci novelle al giorno: il Decameron è
dunque racconto di racconti. Ciascuno fa ogni giorno le veci di re, cioè può scegliere l'argomento del
giorno (tranne Dioneo, che ha un privilegio che gli permette di non rispettarlo).
Nella prefazione, Boccaccio afferma di rivolgersi alle donne. Infatti, mentre gli uomini quando
hanno momenti poco lieti possono uscire e sfogare la propria tristezza, la donna era sempre
costretta a restare in casa e doveva farsi forza per superare da sola la propria fase di angoscia.
Dunque, le donne avrebbero potuto trovare in quelle novelle una fonte di sfogo e diletto. Chiede
anche scusa al lettore per alcune storie a sfondo sessuale, ma si giustifica specificando che all'epoca
in cui ambienta l'opera la morale era differente: i dieci dell'"onesta brigata" si uniscono anche
carnalmente durante quei giorni, come a definire la vittoria di Eros su Thanatos.

Il tema dell'astuzia
Tema frequente nel Canzoniere è l'astuzia, mediante la quale l'intelligente la spunta sempre sullo
"scemo del villaggio" che viene costantemente oppresso dagli inganni altrui. L'astuzia però – come
ci insegna Dante – può caratterizzare i fraudolenti, eppure Boccaccio, rovesciando i valori cristiani,
la pone alla base dell'intelligenza (mercantile), la erge a strumento democratico e dunque le fa
assumere una connotazione positiva.
Vi è una sola novella in cui il personaggio riesce a sconfiggere il proprio ingannatore, quella su
Andreuccio da Perugia. Egli va in un mercato perché deve comprare un cavallo e mostra di essere
parecchio ricco: una donna lo adocchia e lo trae in inganno per rubargli il denaro, e lui finisce
addirittura in una cloaca. Poi, alla morte del cardinale di Napoli, due ladri spingono Andreuccio a
dissacrarne la tomba per rubargli l'anello. A coglierli in flagrante è un religioso che, paradossal-
mente, aveva avuto la stessa idea. I ladri dunque scappano lasciando Andreuccio nella tomba,
scoperchiata e puzzolente, ma questi dà adito alla propria astuzia lanciando un urlo e spaventando
il religioso. Riesce dunque a rubare l'anello e a tornare a casa più ricco di prima.

La morale
La morale di Boccaccio è perfettamente espressa, per esempio, nella novella su Madonna Filippa:
quest'ultima, sorpresa in pieno adulterio, si protegge di fronte alle accuse mossele dicendo la verità,
ma aggiungendo che le sue scappatelle extra-coniugali erano giustificate dall'insoddisfazione che il
marito le procurava.
Dunque, in ognuno di noi è presente un istinto naturale che ha ben ragione di essere espresso. Il
cristianesimo del '300, in questo senso, è devastato dalla Chiesa ipocrita che impedisce all'uomo di
esprimerlo come dovrebbe.