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STORIA DEL GIAPPONE

Periodo Jomon Fase di passaggio verso il Neolitico, attorno al 10.000 a.C., coincide con
l’avvio della manifattura terracotta (dogu); alcuni di questi sono stati rinvenuti in
mucchi di conchiglie dove si ammassavano i resti di cibo delle popolazioni costiere. La
loro funzione era di una sorta di amuleti su cui trasferire malattie e calamità e il
rischio di morte legato al parto. In questo periodo la popolazione si dedicava a forme
rudimentali di coltivazione.

Periodo Yayoi (300 a.C.-250/300d.C.) Inizia con l’avvio della risicoltura, è rilevante
perché si sviluppa una cultura agricola + sedentaria attorno a campi fertili
pianeggianti (Tokyo), che porterà allo sviluppo di un’organizzazione socio-politica
basata su comunità locali legate al territorio. C’erano vari riti, volti per assicurarsi il
favore della natura e delle divinità locali (kami), dai quali dipendevano. Il capo della
comunità assunse il potere spirituale e politico diventando una sorta di protettore
della vita e delle attività collettive › shinto primitivo, caratterizzato da pratiche
magiche, sciamaniche senza un sistema morale. Lo shintoismo primitivo era un culto
della natura che identificava come kami monti, fiumi, cascate… e nel ritmare le fasi
vitali dell’attività produttiva. La società diventava sempre + stratificata, alcuni avevano
una condizione + favorevole perché avevano terre + fertili o avevano maggior accesso
alle nuove tecnologie.

Periodo Yamato/Kofun (250/300 d.C.-metà VI sec. d.C) Nella pianura Yamato (Nara)
inizia l’uso delle grandi tombe a forma di tumulo: kofun. Le ricche tombe
appartenevano al nucleo dominante: uji. Esse erano necessarie alla glorificazione del
proprio status. Uji: potente famiglia di cui faceva parte un numero di membri legati da
un vincolo di sangue (non sempre reale) per rafforzare la coesione interna. I membri
del clan ritenevano di discendere da un comune antenato divino (ujigami) e
sottostavano a un’organizzazione gerarchica, al cui vertice c’era il capo clan: uji no
kami. le comunità uji iniziarono a stabilire contatti di cooperazione fra loro › nascita di
una confederazione di uji guidata dal capo locale + potente tra le egemonie tribali
primitive: clan Yamato. In questo periodo ci fu un’intensificazione dei contatti
d’oltremare. Molti uji avevano rapporti commerciali o alleanze militari con regni della
penisola coreana. Iniziò un sistema di titoli onorifici (kabane), secondo il quale ognuno
aveva un potere a seconda della sua vicinanza con la stirpe egemone (il grado + alto
per gli Yamato era omi, per gli altri muraji) Nella prima metà del VI sec il Buddhismo
iniziò a entrare in Giappone, si dice grazie al sovrano di Paekche. A favore della
dottrina si schierarono i Soga, mentre i Nakatomi sostenevano lo shintoismo perché
ne traevano potere. Dopo una battaglia tra i 2 nel 587 vinsero i Soga, ebbe così inizio il
flusso costante di nuove idee e concezioni cinesi. Il Buddhismo inserì la cremazione a
sfavore della sepoltura › abbandono e fine dei kofun a favore di ricchi templi simbolo
di potere. Arrivarono monaci, reliquie, artigiani › diffusione buddhismo tra le classi
dominanti. Il capo Yamato sembrava un sovrano ma aveva un potere solo formale
incapace di proseguire attività militare al di fuori del Giappone e di difendersi dai
cinesi. Gli stessi Soga erano una minaccia per gli Yamato. Soga no Umako consolidò il
suo potere a Corte e fece uccidere l’Imperatore in carica. Il successore Shotoku Taishi
era un fervente buddhista, contribuì a diffondere la nuova religione; a lui fu attribuita
anche la stesura della “costituzione dei 17 articoli”, con lo scopo di affermare il diritto
sovrano e di eliminare il potere autonomo degli uji, sostituendoli con la burocrazia
funzionaria, ma comunque il sistema politico continuò a essere condizionato dal loro
ruolo.

Periodo Nara Poco dopo la sua morte fu eliminata anche l’egemonia Soga, il cui capo
cadde in una congiura di Nakatomo no Kamatari, il quale fu ricompensato con
importanti cariche e il prestigioso cognome Fujiwara. Seguirono una serie di riforme, e
un editto di riforma che aboliva i titoli che garantivano i possessi privati › il territorio fu
diviso in province con a capo dei governatori provinciali a tempo determinato; le
province erano divise in distretti, e poi in villaggi rurali e quartieri. Il centro
amministrativo era il governo imperiale. Iniziò l’istituzione di registri di censo, tasse e
catasto così sarebbe avvenuta la distribuzione sistematica delle terre agricole ai
contadini › basi per un nuovo sistema di tassazione. La riforma Taika prevedeva che la
popolazione contadina fosse registrata per famiglie che erano le unità di base sia per
la terra sia per le tasse. Queste riforme erano l’inizio della subordinazione delle terre e
dei capi locali all’autorità imperiale e di un nuovo sistema economico › creazione di un
Consiglio di Stato (Dajokan) Nuovo imperatore Tenmu consolidò le riforme e fondò il
potere sulla forza militare. Ordinò la scrittura di un’opera storica per legittimare il
potere dell’Imperatore. Nel 702 venne emanato il codice di leggi Taiho /codice
Ritsuryo, composto da leggi penali e norme amministrative. Aumento
demografico+onerosi obblighi fiscali › povertà › i contadini abbandonano le terre. A
singole famiglie o a istituzioni viene affidata la bonifica di terreni, in cambio del loro
possesso da 1 a 3 generazioni; di questo ne avevano approfittato soprattutto nobili di
Corte e istituzioni religiose. Questi possedimenti privati si affrancarono dal governo
centrale e dall’obbligo di pagare le tasse: › molti contadini abbandonavano le terre
statali per andare negli shoen. Data la diminuzione delle entrate dalle terre statali, le
tasse agricole aumentarono. Gli shoen si trasformarono sempre + in possedimenti
privati grazie all’esclusione dei dipendenti del governo centrale. L’organizzazione dello
shoen era:

• Ryoshu: “proprietario” dello shoen. Aveva compiti di governo e diritti amministrativi


nello shoen
• Shokan: Se un ryoshu aveva + possedimenti in varie regioni, e non poteva gestirli di
persona, delegava i compiti amministrativi a funzionari locali

• Honke: Se il ryoshu viveva nel possedimento era necessaria la figura del garante
presso la Corte

• Myoshu: i contadini “proprietari”

• Contadini dipendenti

Periodo Heian L’Imperatore Kanmu decise di allontanare la Corte dai grandi templi
che erano stati edificati nel perimetro di Nara, diede ordine di trasferire la capitale a
Nagaoka, ma le sciagure furono interpretati come brutti presagi indussero a trasferire
la sede del governo imperiale di nuovo a Heiankyo (capitale di pace e tranquillità), poi
ribattezzata Kyoto. Kanmu cercò di rafforzare il controllo sugli affari di Stato, vietò la
costruzione di templi buddhisti nella capitale. Nel sistema fondiario emersero
contraddizioni sempre + acute portando ad aree di immunità fiscale che privarono il
governo centrale di importanti entrate. Il governo imperiale attuò una politica di
compromesso con i potenti capi uji basata sul conferimento di cariche pubbliche e di
titoli nobiliari e sulla concessione di proprietà privata permanente di terre o di
immunità fiscali. L’imperatore non riuscendo ad esercitare un potere sui clan, ebbe un
ruolo cerimoniale e religioso › diarchia: l’autorità del tenno era sotto controllo dei
Fujiwara, il quale ebbe il monopolio sulla carica di reggente imperiale in quanto era
riuscito a stabilire dei legami con la dinastia regnante. Fujiwara Yoshifusa ottenne la
carica di Primo Ministro e di Capo del Consiglio di Stato; fu anche artefice dell’ascesa
al trono di Seiwa (di 9 anni), divenendone reggente imperiale: sessho (reggente
dell’Imperatore minorenne), tuttavia mantenne la carica anche dopo che l’Imperatore
raggiunse la maggiore età: kanpaku(maggiore carica della Corte imperiale) › iniziò il
periodo sekkan seiji (governo dei reggenti). Il potere Fujiwara fu ridimensionato con
l’istituzione del governo degli Imperatori in ritiro: insei, il primo fu Shirakawa, che così
fu in grado di decidere la successione al trono e di liberarsi da interferenze esterne.
Era usanza che principi, nobili ed ex sovrani si ritirassero dagli affari pubblici per
dedicarsi alla vita monastica; ma questa rinuncia era solo teorica, perché molti
imperatori in ritiro e nobili continuarono a esercitare comunque la loro influenza.
Negli shoen nacquero i primi corpi combattenti per scopi difensivi e punitivi, composti
da guerrieri professionisti dell’elite locale: bushi/samurai. Mentre i bushi salivano,
l’aristocrazia civile declinava. I bushi rimanevano comunque divisi dall’aristocrazia
civile, che mai si estinse, e favorì successivamente la restaurazione del potere
imperiale. Il senso dell’onore era essenziale nel codice di comportamento dei bushi.
Nacquero delle famiglie di bushi:Taira e Minamoto. Molte famiglie che volevano
migliorare la propria posizione si trasferirono nelle province per assumere la gestione
degli shoen o ottenere alte cariche pubbliche. Nel 1156 si scatenò una guerra civile
per la successione imperiale chiamata Hogen no ran: lì Imperatore in ritiro Sutoku
non riuscì a porre suo figlio sul trono, al suo posto era asceso Go Shirakawa e le
famiglie bushi si schierarono da una e dall’altra parte. I Taira, discendenti
dell’Imperatore Kanmu avevano potere nel Mare Interno e appoggiarono Go
Shirakawa e vinsero la battaglia; i Minamoto discendevano dai Seiwa, sostenitori
dell’Imperatore in ritiro. I Taira facendo spesso ricorso a dispotismo e violenza
suscitarono forti reazioni anche presso Go Shirakawa. Le grandi famiglie presero
come guida Minamoto Yoritomo che sconfisse i Taira nella guerra Genpei, conclusa
con la battaglia Dan no Ura.

Arrivo di nuove scuole di pensiero buddhiste:

• Scuola Tendai: tutti gli esseri viventi possono diventare Buddha attraverso

dei mezzi spirituali

• Buddhismo tantrico

• Scuola Shingon:dottrina esoterica.

L’universo è una manifestazione del Buddha ed era rappresentato con un diagramma


cosmico:mandala.

• Dottrina della Terra Pura: di facile fruizione › inizia a diffondere il buddhismo presso
le masse grazie al potere salvifico di Amida (Buddha del Paradiso d’Occidente), che
poteva essere ottenuto con l’invocazione del suo nome. Anche grazie alla concezione
della fase finale della Legge (mappo) esistevano 3 fasi successive alla morte del
Buddha storico:anni di prosperità, declino, decadenza della legge buddhista, la quale
eri ritenuta vicina, e serviva quindi la salvezza.

Intanto i templi buddhisti iniziavano ad avere armi e monaci guerrieri, entrando in


competizione per il possesso delle terre. Il buddhismo riuscì anche ad assimilare i culti
shintoisti: kami erano una manifestazione delle divinità buddhiste.

Periodo Kamakura (1185-1333) Minamoto Yoritomo fondò un governo militare a


Kamakura. Il numero degli shoen controllati da famiglie guerriere aumentarono. Il
nuovo governo della tenda/bakufu doveva essere presieduto da un capo guerriero
chiamato shogun. Nel 1192 l’Imperatore Go Toba assegnò tale carica a Yoritomo,
rappresentava anche la delega di potere politico. Il bakufu crebbe proporzionalmente
alla riduzione delle capacità del governo imperiale di svolgere i propri compiti.
Inizialmente il bakufu operò in equilibrio con la Corte di Heian. 1185: data di
transizione al feudalesimo in Giappone. Yoritomo attraverso i jito (intendenti delle
tenute) guidava l’amministrazione militare e civile locale con un’organizzazione
rigorosa › stabilì una rete di controllo sugli affari interni degli shoen. Gli shugo erano i
capi dei governatori militari. Il potere di Yoritomo era fondato sul sistema shugo-jito e
una gerarchia della classe militare:

• Vassalli (gokenin) • Samurai • Fanti (zusa)

L’amministrazione del bakufu di Kamakura si fondava su 3 organismi principali, ogni


ufficio guidato da un capo selezionato da Yoritomo:

• Samurai Dokoro: ufficio degli affari militari • Kumonjo: ufficio dei documenti pubblici.
Poi confluì nel Mandokoro:ufficio amministrativo • Monchujo: Ufficio investigativo, con
il compiti di Corte d’appello per i reclami e le contese di natura legale, far rispettare le
norme penali e conservare documenti giudiziari e catastali.

Alla morte di Yoritomo suo suocero prese la carica di shikken: reggente dello shogun.
Sotto la guida della famiglia Hojo fino alla fine del periodo Kamakura, ci fu pace,
stabilità interna e un miglioramento delle condizioni economiche. Gli Hojo
introdussero il Codice Joei: legislazione della classe militare, sostituendo le vecchie
norme della Corte Imperiale Nel 1221 Go Toba cercò di attaccare il bakufu fallendo F
0E 0fu esiliato insieme ad altri 2 ex Imperatori, e il sovrano in carica fu sostituito con
uno a piacere di Kamakura. L’aristocrazia guerriera trovava sostegno culturale nella
scuola buddhista Zen, dove la pratica meditativa era finalizzata a controllare corpo e
mente. Il bakufu stabilì con i monasteri Zen uno stretto legame, senza avere alcuna
interferenza politica. 1266: Qubilay Qan inviò al Giappone la richiesta di sottomettersi
alla sua autorità, ma gli Hojo rifiutarono › mongoli inviano una spedizione navale nel
Kyushu, ma un tifone (kamikaze) colpì la flotta che fu costretta a ritirarsi. Questo
Vento Divino suscitò l’orgoglio nazionale per la difesa da parte dei kami, ma le
invasioni mongole determinarono la fine del bakufu di Kamakura. Kamakura non
poteva risarcire le famiglie delle vittime e chi richiedeva una ricompensa (santuari,
templi per aver invocato il tifone).

Restaurazione Kenmu: per riportare la guida del governo nelle mani dell’Imperatore.
Comunque non si riuscì ad eliminare i privilegi feudali e ricondurre il potere a Corte.
L’artefice della Restaurazione Kenmu fu l’imperatore Go Daigo: abolì l’insei, cercò di
avere appoggiò militare da quelli che volevano la fine degli Hojo. Dopo molti complotti
nei confronti di Kamakura, essa reagì inviando uomini a Kyoto e Go Daigo fuggì
portando i simboli dell’autorità imperiale. Ashikaga Takauji al comando delle forze
shogun ali si schierò dalla parte della coalizione filo imperiale, rivolgendo le truppe
contro gli Hojo › fine del bakufu Kamakura e Go Daigo proclamò l’inizio dell’era Kenmu
e la restaurazione del potere, che si rivelò anacronistico. Egli assegnò importanti
cariche a istituzioni religiose e capi militari. Takauji si ritenne insoddisfatto › sconfisse
le truppe imperiali e depose Go Daigo sostituendolo con 1 della linea principale e poi
ottenne la carica di shogun, rimanendo però a Kyoto.
Periodo Muromachi Il bakufu Ashikaga andò trasferendo il potere ai grandi capi
militari locali. Takauji si ispirò al precedente bakufu: il governo centrale si fondò
sul Samurai dokoro(ufficio degli affari militari), il Mandokoro (ufficio amministrativo) e
il Monchujo (ufficio investigativo) e adottò il sistema di jito e shugo. La base legale e
politica del regime Ashikaga si fondò sul Kenmu shikimoku. Iniziò il
periodo Nanbokucho: le Corti del Nord e del Sud (Go Daigo) fino al 1392 quando il
sovrano della Corte del Sud consentì agli Ashikaga di estendere il potere su tutto il
Paese. Lo Shogun Yoshimitsu cercò di consolidare il governo e sedare le rivolte, fu
ricordato per aver fuso i valori della classe guerriera e la raffinatezza del mondo
aristocratico. Si stabilirono relazioni tributarie con la Cina per impedire l’azione dei
wako (pirati giapponesi › iniziò un fiorente commercio, vennero introdotte merci
pregiate e nuove tecniche di lavorazione della seta. Le autorità crearono una sorta di
alleanza con i mercanti garantendogli protezione. Gli shugo consolidarono il loro
potere nelle province diventando dei capi regionali che avevano potere militare, civile
e amministrativo. Per sostenere le milizie, con la pratica del hanzei, riscuotevano metà
delle imposte dagli shoen. La guerra di Onin dà inizio a un lungo periodo di guerre
civili:Sengoku; in questo periodo l’autorità Ashikaga declinò, favorendo l’ascesa dei
capi militari locali: Sengoku Daimyo che avevano diritti amministrativi e di proprietà
sulle terre, diventando un vero feudatario e dissolvendo gli shoen.

Periodo Azuchi Momoyama Oda Nobunaga, un daimyo, conquistò Kyoto e iniziò la


riunificazione del paese poi proseguita da Hideyoshi e Ieyasu. Egli dopo che lo shogun
Yoshiaki tentò di eliminarlo, nel 1573 lo segregò lontano dalla capitale › fine Ashikaga.
L’attività dei portoghesi coinvolse anche l’ambito religioso e Nobunaga accordò la
propria protezione alla Compagnia di Gesù, uccidendo invece molti monaci sul monte
Hiei. Costruì dei grossi castelli per la glorificazione del signore › separazione classe
militare e contadina.Toyotomi Hideyoshi fedele a Nobunaga, tentò di espandere i
confini fino in Corea e Cina. Hideyoshi proibì la fede cristiana con persecuzioni ›
isolamento quasi totale di isolamento. Continuò la politica di libera circolazione delle
merci eliminando le barriere locali, abolendo le corporazioni di mercanti. Non riuscì
però a reprimere la pirateria. Concluse un’alleanza con importanti daimyo tra cui
Tokugawa Ieyasu. Hideyoshi ricevette la carica di kanpaku. Nel 1590 riunificò tutto il
Giappone diventandone il capo supremo. Elaborò il taiko kenchi: sistema uniforme di
tassazione: a ogni famiglia andava un campo che doveva lavorare e versare la quota
del raccolto come tassa calcolata in base a quanto rendeva il terreno, i contadini così
erano vincolati alla terra. I samurai vennero allontanati dalle terre e trasformati in
amministratori delle terre dei daimyo, e con la “caccia alle spade” i contadini
giapponesi furono disarmati, nacque il divieto di cambiare il proprio status › basi per il
sistema gerarchico mibunsei sotto i Tokugawa.
Periodo Tokugawa/Edo Tokugawa Ieyasu 1 tra i 5 Grandi anziani realizzò la completa
riunificazione del Giappone ristabilendo un governo militare a Edo/Tokyo. Nel 1600
sconfisse i rivali nella battaglia di Sekigahara diventanto il daimyo + importante del
Giappone, e poi shogun, poco dopo diede la carica al figlio e lui assunse la carica di
ogosho: shogun in ritiro. I daimyo furono sistemati così da controllare le principali vie
di comunicazione e per evitare coalizioni contro il bakufu. Lo shogun quindi
controllava i maggiori centri economici Nel 1615 venne vietato al sovrano di
partecipare agli affari di Stato e solo lo shogun poteva concedere titoli imperiali e
regolare contatti con le istituzioni religiose. Il sistema della residenza alterna fu un
efficace sistema di controllo sui daimyo; essi dovevano dimorare per un certo periodo
nella capitale shogunale. il periodo Tokugawa è un feudalesimo
centralizzato:bakuhan, anche i rapporti tra daimyo e shogun era di fedeltà e benefici
personali e politici Shinokosho: scala gerarchica in ordine di importanza: guerrieri,
agricoltori, artigiani e mercanti Per ciascun livello vennero stabilite delle norme
adeguate allo status, così da ostacolare la mobilità sociale. Era Sakoku: Primo 1600 ci
furono restrizioni sul commercio estero e sulla fede cristiana, che poteva essere un
pericolo politico. Furono espulsi gli stranieri e l’unico porto aperto rimase Nagasaki, ai
giapponesi fu anche vietato di recarsi fuori dal Paese e quelli all’estero dovettero
tornare in patria. In questo periodo lo sviluppo economico del Giappone si fondò sulla
crescita del mercato interno, anche grazie alla concentrazione a Edo di daimyo.
Diventarono + frequenti i legami tra bushi e mercanti F 0E 0borghesia mercantile.
Durante i primi 3 Shogun Tokugawa diminuì molto la fiducia nel bakufu, anche per la
vita lussuosa che lo shogun conduceva; Yoshimune cercò di risollevare il bakufu
cercando di:

• Risanare la crisi finanziaria del governo

• Ripristinare l’autonomia economica dei bushi

• contenimento delle uscite e austerità nella condotta della vita dei bushi

Non servirono per risanare le finanze del bakufu ma servirono a migliorare la


posizione dello shogun. lo shogun Tanuma, oltre a essere corrotto, incoraggiò i
mercanti al commercio con effetti disastrosi. Il suo successore Ienari iniziò le riforme
Kansei, che cercavano di limitare le attività commerciali e una + rigorosa esazione
dell’imposta agricola; tuttavia queste riforme ebbero solo effetti limitati. Negli anni ’30
dell’800 iniziò una serie di carestie. Si diffuse l’educazione non solo tra i guerrieri
grazie all’apertura di accademie private o scuole annesse ai templi e il progresso
economico fece innalzare il livello di vita. La cultura chonin (mercante) si orientava
verso tutte le cose piacevoli e divertenti (ukiyo). L’occidente si riaffacciò all’oriente e gli
studiosi giapponesi iniziarono delle opere e degli studi mirati alla xenofobia e al
nazionalismo, dichiarando anche la superiorità dello Shintoismo, dato che il Giappone
era stato creato dai kami era l’unico Paese sacro › distaccamento dal sino centrismo.
Nell’ultima parte del periodo Edo ci sono evidenti prove della crisi della società e il
sistema economico feudale.

All’inizio della guerra dell’Oppio in Cina si aprì un dibattito sulla difesa del Paese e si
acuì la crisi nazionale. Nel 1853 giunse una missione statunitense per rompere
l’isolamento giapponese:

• Garantire le basi di rifornimento e soccorso alle navi statunitensi • Concludere un


accordo commerciale

-->accelerazione nello sgretolamento del regime shogunale Alcuni daimyo erano


favorevoli all’apertura del Giappone, la Corte invece era ostile all’apertura. Il 29 luglio
1858 si concluse il Trattato di amicizia e commercio con gli USA:

• apertura di 4 nuovi porti › inflazione giapponese

• diritto di stabilire diplomatici e cittadini americani a Edo e nei porti aperti

• limitazione dei dazi doganali su merci importate (non è + possibile una politica
protezionistica)

• concessione diritto extra-territorialità agli americani residenti(non erano sottoposti


alla giustizia Giapponese)

• garanzia agli USA si stato + favorito questa interdipendenza Giappone-USA acuiva i


sentimenti xenofobi e spingeva la classe feudale verso la figura imperiale.

I vecchi sostenitori di Yoshinobu volevano un’apertura del Paese con unione di Corte e
bakufu, un’altra parte vedeva nella riapertura un’occasione per lo sviluppo tecnologico
e per rafforzarsi. Yoshinobu, diventato shogun, emanò provvedimenti, che la Corte
non approvò › 1867 chiese all’Imperatore di potersi dimettere dalla carica di shogun
per evitare una guerra civile › alleanza daimyo Satsuma e Choshu, contro il bakufu
occupano il palazzo imperiale: 1868 Restaurazione Imperiale e lo shogunato fu
abolito. Edo fu ribattezzata Tokyo e diventò sede delle attività governative e nella
residenza dello shogun Tokugawa vi andarono l’Imperatore e la Corte.

Epoca Meiji Mutsuhito divenne l’Imperatore Meiji dal 1868. La restaurazione


Meiji coicise con la nascita dello Stato moderno, fondata sulla centralizzazione del
potere politico, superando il bakuhan e la confisca del potere locale dei daimyo, e con
l’avvio del rinnovamento. Nel 1871 si abolirono i feudi e nacque un sistema
provinciale (province, distretti urbani). Nel 1873 venne istituito il Ministero degli
Interni, contro l’autonomia locale. Nel 1868 fu emanato il Giuramento sui 5 articoli,
con esso l’Imperatore si impegnava a:
• promulgare una Costituzione

• realizzare l’unità di tutte le classi

• promuovere il benessere del paese

Documento sulla forma di governo (Seitaisho) primo esperimento di una Costituzione


nazionale. Esso assegnava i pieni poteri di governo al Dajokan (Gran Consiglio di
Stato) e fu affiancato dall’ufficio degli Affari Shintoisti. Il sistema di governo della
Costituzione sarebbe durato fino al 1885 quando fu sostituito dal gabinetto. Si formò
una forma di oligarchia limitata a persone provenienti soprattutto dalla Corte. Abolita
la società divisa in classi, ognuno era libero di scegliere il proprio impiego senza
vincoli. A tutti fu concessa libertà di movimento, di assumere un cognome, matrimoni
misti. Con la coscrizione obbligatoria fu colpita la classe samuraica, ma si opposero
anche i contadini che vedevano l’allontanamento dalle terre da parte dei giovani. Fu
approvata una nuova legislazione fiscale nazionale, l’importo, che andava pagato in
moneta, fu valutato secondo il valore della terra e il proprietario era responsabile del
pagamento; i piccoli proprietari ne uscirono indebitati. Questa imposta però servì a
finanziare la modernizzazione, lo Stato costruì buone strutture per l’industria di base
per rafforzamento e difesa militare. La liberalizzazione della compravendita concentrò
le terre in mani di ricchi proprietari.

La Corea non voleva riconoscere i cambiamenti del Giappone e quindi il Giappone


voleva dargli una dimostrazione di forza (seikanron) così i samurai potevano sfogarsi.
Per affermarsi il Giappone guardò agli europei e adottò la riforma del sistema
educativo su modello francese e un’ordinanza prevedeva + centralizzazione e
controllo scolastico F 0E 0studenti + fedeli all’Imperatore Nel 1885 il Dajokan fu
sostituito dal sistema di gabinetto, i cui ministri dovevano sottostare al Primo
Ministro, il quale era responsabile verso l’Imperatore. Questo incarico fu assegnato a
Ito. La Costituzione fu promulgata l’11 febbraio1889, su modello tedesco:

• inviolabilità della sovranità dell’Imperatore • all’imperatore spettava il controllo


supremo politico e delle forze armate • l’Imperatore doveva nominare il governo

• i membri del governo erano singolarmente responsabili davanti all’Imperatore e al


Parlamento

• il Parlamento era composto da 1 Camera dei Pari (nobiltà) e 1 Camera dei


Rappresentanti (con poteri limitati, eletta) zaibatsu: gruppi economico finanziari
(monopoli capitalistici giapponesi) crescita economica fu favorita dalla concentrazione
dei consumi interni, bassi salari e alta imposizione fiscale fondiaria. Politica
espansionistica fu avviata con la guerra contro la Cina 1894. Trattato di Shimonoseki:

• indipendenza della Corea


• apertura 4 porti cinesi al commercio giapponese

• Giappone nazione favorita

• Cessione Taiwan, isole Pescadores e penisola Liaodong

Nonostante la sua vittoria, il Giappone fu riconosciuto come potenza


internazionalmente solo con la sua partecipazione alla rivolta dei Boxers. Nel 1902 il
Giappone e la GB firmarono un Trattato di alleanza antirusso. Agli inizi del ‘900 la
politica espansionistica giapponese andò verso il continente per contenere
l’espansione russa e perché le Filippine erano state colonizzate dagli USA. Nel 1904 il
Giappone dichiarò guerra alla Russia, nonostante le vittorie giapponesi, dovettero
chiedere la pace per le ingenti spese › pace di Portsmouth (1905) i risultati furono
insoddisfacenti › rivolte, quasi sempre sedate con repressioni e furono limitati i diritti
civili e politici. I prodotti giapponesi divennero concorrenziali nell’export: i prezzi erano
bassi per orari di lavoro non inferiori a 12h pessime condizioni igieniche e di
sicurezza. Durante la 1° guerra mondiale il Giappone completò la 2° rivoluzione
industriale, ma i partiti politici non riuscirono a diventare organizzazioni politiche per
le repressioni della polizia. I moti del riso (per il suo innalzamento di prezzo) diedero
vita all’organizzazione del proletariato. La 1° forma di associazione di lavoratori (1912)
si ispirava al mutuo soccorso. Sodomei: 1° sindacato che unì tutte le prime forme di
mutuo soccorso, obiettivi:

• Previdenza sociale

• Abolire lavoro notturno/minorile

• Prevenire disoccupazione

• Restauro dei quartieri operai

Tuttavia riunì solo una stretta minoranza di lavoratori

Il Giappone presentò le 21 richieste (1915)alla Cina, con le quali Tokyo voleva


controllarvi le scelte economiche e di politica internazionale. Strinse anche degli
accordi per rimanere un Paese privilegiato alla fine della 1° guerra mondiale Dopo la
Prima guerra mondiale i giapponesi si aspettavano grandi ricompense, che furono in
parte deluse. Alla Conferenza di pace di Versailles al Giappone fu assegnato il
mandato di “tipo C”, ma non gli fu riconosciuta parità razziale › sconfitta diplomatica
dei gruppi nazionalistici, i quali non si arresero e trovarono buon terreno per
espandersi dalle tensioni che percorrevano la società. L’economia del dopoguerra era
in crisi e il terremoto del Kanto (1923) aggravò lo sviluppo economico. La crescita
agricola era ostacolata dall’eccessiva frammentazione dei campi › furono finanziati
progetti di bonifica e le nokai: organizzazioni controllate centralmente dal ministero
dell’agricoltura; esse favorirono prestiti a tassi agevolati a piccoli coltivatori, ma non
ad affittuari meno abbienti › sviluppo capitalismo

Il 5 maggio 1925 fu approvata la legge che istituiva il suffragio universale maschile, (in
Italia 1912)potevano votare coloro che:

• Avevano + di 25 anni • Non facevano uso dell’assistenza pubblica

• Dovevano versare una cauzione che veniva incamerata dalle casse dello

Stato nel caso di mancata elezione › molti ceti popolari non potevano parteciparvi

La promulgazione della legge per il mantenimento dell’ordine pubblico fu così rigida


che colpì ogni opinione difforme dall’ideologia dominante › praticamente fascismo.
Tokko: polizia segreta, contribuiva alla diffusione del terrore tra colore che non erano
in sintonia con il blocco di potere fascista Hirohito introdusse anche la pena di morte,
e vennero perseguitate persone vicine al liberalismo. L’organizzazione del consenso
partiva dall’educazione, il fulcro del tennosei era l’Imperatore. Il fascismo pose al
centro della società la comunità agricola perché cercava di mantenere l’armonia
sociale e doveva perciò essere presa a modello Kita Ikki: maggior ideologo del
tennosei fashizumu e della necessità dell’espansione giapponese a danno
dell’imperialismo bianco:

• Restaurare rapporto diretto Imperatore-sudditi

• Circoscrivere potere degli zaibatsu

• Porre un tetto max alle proprietà terriere e ai patrimoni individuali

• Alleanza con USA

1931 i giapponesi invasero la Manciuria fondando lo stato fantoccio del Manchukuo,


questo intervento fu condannato 2 anni dopo dalla Società delle Nazioni. Questa
occupazione aveva anche lo scopo di procurarsi le materie prime di cui il Giappone
era privo, e avvenne durante la Grande Crisi mondiale: panico Showa. Molte banche e
PMI fallirono F 0E 0riorganizzazione del sistema finanziario e industriale. Grazie a
Takahashi (Ministro delle Finanze) si riuscì a uscire dalla crisi:

• Abbandono politica liberalista

• Accentuazione intervento dello Stato in economia

• Dilatazione della spesa pubblica:

• + emissione fiduciaria
• Riduzione tasso interesse

• Sostegno economia rurale

• Distribuzione di prodotti alimentari (scarsi nel 1938)

1936: firmato Patto anti-Comintern con la Germania 1937: Kita Ikki fu condannato a
morte; nello stesso anno il Giappone attaccò la Cina iniziando la Guerra dell’Asia
Orientale 1940-41:

• firmato il Patto tripartito con Italia e Germania.

• Firmato il Patto di neutralità con Urss › occupazione Indocina

• 8 dicembre attacco alla base USA a Pearl Harbor (prima della dichiarazione di guerra)

1942: fondazione Associazioni di controllo nelle industrie chiave: dovevano


collaborare ad attuare il piano economico ispirato al modello sovietico. Fallirono
perché:

•..1 c’era rivalità tra i ministeri e impediva il coordinamento

•..2 i privati cercavano di preservare autonomia

Con la guerra fiorì il mercato nero con prezzi insostenibili per la maggior parte della
popolazione. Molte donne furono assunte per sostituire la manodopera maschile.
Nonostante la resa degli alleati il Giappone continuò a combattere. Solo dopo i
bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki e l’Urss contro il Giappone il 15 agosto
1944 Tokyo accettò la resa incondizionata

Taiwan e Manciuria furono restituiti alla Repubblica di Cina; La Corea fu divisa e


occupata da Urss e USA. L’Occupazione del Giappone si protrasse fino al 1952.
MacArthur ebbe il compito di democratizzare e smilitarizzare il Giappone. Tra il ’46 e
il ’47 il Giappone diventò il principale alleato USA in Asia.

• Fu stesa una nuova Costituzione

• Piano di scioglimento degli zaibatsu

• Epurazioni di chi aveva sostenuto il regime

3 novembre 1946: promulgata la Costituzione ispirata ai principi della democrazia


parlamentare. L’Imperatore divenne il simbolo dello Stato e dell’unità del popolo, ma
perse il potere di emanare/respingere decreti, il comando delle forze armate, potere
di nomina/revoca dei Primi Ministri. Però può promulgare leggi, emendamenti alla
Costituzione, trattati internazionali, sciogliere la Camera alta, proclamare elezioni,
nomina il Primo Ministro e il presidente della Corte Suprema. La Costituzione
prevede:

• separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario

• Parlamento formato da 2 Camere elettive

• Sistema elettorale parzialmente maggioritario

• Legislatura dura 4 anni

Il controllo finanziario degli zaibatsu fu ridimensionato con la legge antitrust. Questi


però si riorganizzarono in keiretsu (guarda altro libro). Con la riforma agraria, lo Scap,
ridusse molto le proprietà di contadini medi e proprietari terrieri Dal 1950, grazie alla
guerra di Corea, l’industria giapponese aumentò la produzione di armi commissionate
dagli USA. La crescita economica negli anni ’50 fu possibile perché: il movimento
operaio era limitato e lo Scap vietò ai dipendenti pubblici lo sciopero Politica
economica del Giappone:

• Limitazione importazioni all’indispensabile

• Trasformazione della struttura produttiva in funzione della concorrenza sul

mercato mondiale

• Stimolo alle esportazioni

Sogo shosha: società commerciali internazionali. Ancora oggi reperiscono materie


prime a prezzi concorrenziali, finanziano attività commerciali, trasportano prodotti…
nel 1965 le esportazioni superarono le importazioni. Il problema di questo sviluppo fu
l’altissimo livello d’inquinamento (guarda l’altro libro) Nel 1956 il Giappone fu
ammesso all’Onu e nello stesso anno ristabilì relazioni diplomatiche con l’Urss. Dopo
la visita di Nixon a Pechino (guarda l’altro libro), il Primo ministro giapponese Tanaka
Kakuei fece lo stesso e firmò la ripresa delle relazioni diplomatiche con la Cina, fino al
1978, quando fu firmato il Trattato di pace.

Negli anni ’70 gli Usa ridussero le importazioni di prodotti giapponesi, e nel 1973 iniziò
la crisi petrolifera. Il Giappone ridusse le entrate e diminuì le importazioni. La
fabbricazione di automobili, prodotti elettrici e elettronici ebbe una forte crescita.
Questo sviluppo permise una stabilità economica fino al 1985, da qui l’economia
giapponese entrò in recessione A metà degli anni ’90 le grandi banche soffrono
dell’insolvenza di molti clienti, che negli anni prima avevano beneficiato facilmente di
prestiti. Grandi e piccole imprese iniziano a ridurre il personale. Il premier Hashimoto
lanciò un programma di riforme che riguardavano il sistema finanziario, l’economia, il
sistema politico-burocratico e l’educazione; gli ultimi 2 furono i punti di maggior
attrito. Nel 1992 fu approvata una norma che consente al Corpo di sicurezza
nazionale di partecipare alle operazioni di peacekeeping. Dopo la caduta del muro di
Berlino, il Giappone cerca di trovare un accordo con la Russia per la restituzione delle
isole a nord dello Hokkaido: ancora non si è giunti a una conclusione. Maggiore
tensione è la condanna fatta da Bush alla Rep. Democratica popolare di Corea come
facente parte dell’asse del male. Nel 2005 il Giappone uscì dalla fase recessiva e fino
alla fine degli anni’90 è stato la seconda potenza economica del mondo.

CAPITOLO 1 Riguardo la storia del Giappone molti dubbi rimangono tuttora in


merito a come e a quando i primi popoli primitivi si stanziarono nell’arcipelago;
secondo alcuni studiosi avvenne quando le isole giapponesi erano unite al
continente, ipotesi avvalorata dal fatto che il giapponese (come il coreano, il
mongolo e il turco) apparterrebbe alla famiglia delle lingue altaiche. Tuttavia è
possibile anche riscontrare analogie con la cultura polinesiana e dell’Asia sud-
orientale. Sulla cultura e la vita dei primi abitanti, sappiamo che usavano
utensili litici rozzamente realizzati e, di rado, utensili di osso; praticavano
forme di caccia e che non erano in grado di produrre oggetti in ceramica. Non
sappiamo con precisione quando ebbe inizio questo periodo, ma sappiamo che
finisce intorno al 10.000 a.C., in coincidenza con l’avvio della manifattura
ceramica. Periodo Jōmon || 10.000 a.C. – 300 a.C. Il periodo prende il nome
dai segni di corda o di stuoie di paglia che decoravano la superficie di buona
parte della ceramica prodotta in questo arco di tempo.
ECONOMIA E STILI DI VITA Trattandosi di un periodo così lungo, sono state
individuate delle fasi nell’evoluzione di questa cultura:
• Una fase iniziale, di transizione tra il Paleolitico e il Neolitico, in cui la
popolazione continua a vivere di caccia e della raccolta di radici, piante e frutti
selvatici;
• Una seconda fase, attorno al IX-VIII millennio a.C. La fine dell’era glaciale
aveva portato una migliore condizione climatica, e quindi la disponibilità di
nuove risorse naturali, che portarono allo sfruttamento delle risorse marine. La
popolazione viveva a gruppi, in piccole capanne seminterrate. Sono stati
ritrovati ami da pesca, arpioni e archi, che suggeriscono la pratica della caccia
e della pesca;
• Una terza fase, tra il 5000 e il 3500 a.C., con un ulteriore miglioramento del
clima, e l’innalzamento del livello del mare. Questo comportò la trasformazione
di alcune regioni, in ampie paludi, consentendo di sfruttare maggiormente i
prodotti raccolti lungo le coste;
• Una quarta fase vero la metà del IV millennio a.C., l’abbassamento del livello
del mare comportò lo spostamento delle popolazioni dalla costa alle regioni
interne. Questo fu possibile grazie anche al miglioramento delle tecniche per lo
sfruttamento delle risorse della terra;
• Una quinta fase a partire dal 2000 a.C., dove assistiamo allo sviluppo di
un’economia fondata sullo sfruttamento dei prodotti marini con tecniche più
elaborate per la pesca in profondità;
• Una fase conclusiva, tra il IV e il III secolo a.C. Lo studio della ceramica
prodotta in questo periodo, ha evidenziato la presenza di contatti con la
penisola coreana, attraverso cui sarebbe stata introdotta anche la tecnica di
coltivazione del riso mediante l’irrigazione.
ARTE I dogū (manufatti in terracotta) riproducono, in modo astratto e
semplice, figure a cavallo, i cui seni e addomi sono sporgenti, per questo si
suppone che si tratti di donne, presumibilmente in gravidanza; si può quindi
immaginare che avessero la funzione di invocare fertilità e abbondanza. Alcuni
di questi manufatti sono stati rinvenuti insieme ai resti del cibo, quindi non
avevano funzione religiosa, ma servivano probabilmente come degli amuleti.
Periodo Yayoi || 300 a.C. – 300 d.C. L’introduzione della risicoltura segna
l’inizio del periodo Yayoi, il quale prende il nome dalla zona di Tōkyō, che
restituì gli esemplari di un nuovo tipo di ceramica. Le prime testimonianze
scritte, riguardo a questo periodo, sono cinesi; tuttavia le informazioni sono
limitate e frammentarie.
ECONOMIA E STILI DI VITA La diffusione della risicoltura interessò,
inizialmente, solo la zona vicina alle vie di comunicazione con il continente (a
nord del Kyūshū), fino ad estendersi, intorno al 100 a.C., anche a nord-ovest.
È comunque probabile che l’economia abbia continuato a fondarsi, per un certo
periodo, su attività di caccia, raccolta e pesca. Successivamente, quindi, gruppi
di famiglie si spostarono in zone più facilmente irrigabili, in modo da agevolare
la risicoltura. Queste famiglie vivevano in capanne dal pavimento in terra,
pilastri, travi di legno e tetti di paglia, costruite una accanto all’altra e
raggruppate in villaggi. La capacità di costruire attrezzi in ferro contribuì a
rendere più proficua la coltivazione, e permise anche di coltivare zone
impervie.
POLITICA E SOCIETA’ A partire dal 100 d.C., assistiamo all’evoluzione
dell’organizzazione socio-politica, attraverso forme di scambi commerciali tra le
comunità locali. Andavano così trasformandosi queste comunità, all’interno
delle quali inizia a vedersi una marcata stratificazione sociale. Infatti alcune di
queste famiglie godevano di condizioni più favorevoli, sia perché possedevano
terre più fertili, sia perché erano vicini alle vie di comunicazione con il
continente, e quindi potevano avere più facilmente accesso alle nuove
tecnologie.
CULTURA E RELIGIONE I culti e i riti che presero forma nel periodo, risultano
vari e diversificati, fintanto che non si creò interazione tra i gruppi locali. Il
benessere della popolazione dipendeva dalla terra, dall’acqua e dal sole, e i riti
erano finalizzati a propiziare il favore della natura, così come a scandire il
tempo per le fasi della coltivazione. È il culto dello shintō primitivo, che si
esprimeva nell’identificare come kami tutti gli elementi della natura
(montagne, fiumi ecc), e nel ritmare le fasi vitali e dell’attività produttiva,
come la semina e il raccolto. Era caratterizzato da credenze animistiche,
pratiche magiche e influssi sciamanici. Esso non concepita l’idea del peccato
come effetto di una trasgressione; il male era piuttosto il risultato di un’azione
esterna, che poteva essere cambiata attraverso il rito. Questo culto rese quasi
sacro il legame tra la comunità e il territorio. ARTE La ceramica Yayoi era meno
decorata, lavorata al tornio e di qualità superiore a quella del periodo
precedente; è infatti il risultato di apporti dall’esterno uniti agli elementi
preesistenti. Dal continente erano giunti anche armi, specchi di bronzo e
attrezzi agricoli in legno, pietra e ferro. Da questo momento in poi, i contatti
con l’esterno sarebbero andati via via aumentando. Sono, infatti, stati ritrovati
all’interno di tombe risalenti alla seconda metà del periodo, specchi, armi in
bronzo e ornamenti di giada di provenienza continentale. Inoltre i contatti sono
testimoniati anche dalle cronache cinesi che parlano proprio di queste
popolazioni, come la “storia degli Han anteriori”, che fa menzione a missioni
inviate dalle isole giapponesi alla Corte cinese; la “Storia degli Han posteriori”
contiene notizie più dettagliate riguardo a queste missioni; infine la “Cronaca
della dinastia Wei”, risalente al III secolo d.C., accenna a viaggi effettuati nella
zona meridionale della penisola coreana. Nel periodo era ormai ampiamente
impiegato il ferro, così come la tecnica di fusione del bronzo, impiegata per
costruire campane, lance, specchi ecc.

Periodo Kofun || 300 d.C. – 552 d.C. Questo periodo prende il nome dai grandi
monumenti funerari, costruiti in tumuli di terra con una forma simile a quella di
una collinetta, appunto Kofun. Le forme erano abbastanza varie: circolari,
quadrate o simili ad un “buco di serratura”.
POLITICA E SOCIETA’ È chiaro come questi tumuli fossero riservati all’élites, e
proprio da questi notiamo che il loro potere era diversificato, infatti il tumulo
più grande, risalente al V secolo, è stato rinvenuto nella regione di Yamato,
dove risiedeva un clan (appunto, il clan Yamato), che andava
progressivamente rafforzando il proprio potere. I clan erano detti Uji, una sorta
di famiglia allargata. Ogni uji esercitava il controllo su un territorio, con
estensione variabile. Gli individui appartenenti al clan ritenevano di discendere
direttamente da un comune antenato divino (ujigami) e sottostavano ad
un’organizzazione gerarchica al cui vertice si trovava l’uji no kami. A lui
spettava l’autorità patriarcale, così come il potere di sommo sacerdote in
quanto tramite diretto con la divinità. Era una carica ereditaria, così come era
ereditaria la posizione delle persone che lavoravano al servizio del clan
dominante, le quali erano raggruppate in unità chiamate be. I membri erano
vincolati a restare alle dipendenze della famiglia e questo legame era anche
rafforzato dal sentimento di devozione verso la divinità del clan. Al livello più
basso della scala gerarchica stavano gli yatsuko, servi e domestici, ma
costituivano una parte numerica esigua. Ad un certo punto le comunità uji
cominceranno a stabilire contatti tra di loro, sotto forma di cooperazione o
competizione. A volte la minaccia del ricorso alla forza era sufficiente per
indurre un clan meno potente a fare concessioni alla controparte più forte.
Questo avrebbe portato alla formazione di una confederazione di uji guidata
dal capo locale più potente. Tra questi i capi clan sul territorio Yamato, presero
ad estendere la loro egemonia, riuscendo ad ottenere la sottomissione degli
altri uji, e a stabilire un governo centralizzato, grazie anche al ricorso al potere
del proprio ujigami, la dea del sole Amaterasu Ōmikami, che legittimava la loro
supremazia.
ECONOMIA E STILI DI VITA Nel corso di questo periodo vi fu
un’intensificazione dei contatti con il continente; tra il IV e il VI secolo, vi fu un
consistente spostamento di persone, merci e tecnologia tra Giappone e Corea,
e ad alcune famiglie immigrate furono anche assegnati dei cognomi. Molti uji e
be avevano rapporti commerciali o militari con uno o più dei tre regni che, nel
corso del IV secolo, si erano consolidati nella penisola coreana: Koguryŏ a
nord, Paekche a sud-ovest e Silla nella parte sud orientale. Specie sul piano
militare si registra la presenza di guerrieri giapponesi che parteciparono agli
scontri fra i tre regni coreani, i quali, per altro, fondarono una colonia a
Mimana, nell’estremità meridionale della penisola. Questi contatti furono tali da
consentire una continuità culturale, politica ed economica tra la zona
meridionale della Corea e le regioni sud-occidentali del Giappone. Questo
suggerisce che il clan Yamato era ormai maturato al punto da rendere possibile
il reclutamento di ingenti forze militari da inviare in Corea. Assistiamo, inoltre,
allo sviluppo attorno alla regione di Yamato, di centri dediti alla produzione di
ceramiche, sale, collane di pietra e specchi di bronzo. Parallelamente si stabilì
una rete di scambi commerciali con le altre regioni, che fornivano materie
prime quali ferro, bronzo e vetro.
CULTURA E RELIGIONE La vita quotidiana comunitaria era collegata ai ritmi
della natura e all’esistenza dei kami, dal cui aiuto dipendevano l’attività
lavorativa e il benessere collettivo. Queste comunità erano particolarmente
interessate a preservare la collettività e la bellezza della natura; ciò avveniva
attraverso dei rituali di purificazione, il cui svolgimento da parte del capo uji gli
conferiva un potere che andava al di là di quello terreno. Dal tabù dell’impurità
collegata alla morte derivano numerose pratiche, compresa quella di trasferire
la sede del governo in altra località alla morte del capo del clan più importante.
La varietà dei culti presenti a livello locale sarebbe stata in parte superata con
l’avvio del processo di unificazione del Giappone, che avrebbe portato alla
sistematizzazione delle pratiche shintoiste.
ARTE All’interno dei kofun c’erano gli haniwa, delle grandi sculture in
terracotta, scavate sopra le tombe oppure nel terrapieno circostante.
Inizialmente avevano la forma di case poste nel punto più elevato del tumulo,
destinate ad ospitare lo spirito del defunto; quindi comparivano haniwa che
riproducevano oggetti militari, mentre in seguito si diffusero terrecotte con
figure animali e umane (guerrieri, musici e agricoltori). Negli spazi interni del
tumulo era disposto il corpo del defunto, attorno al quale erano posti oggetti
per lo più provenienti dal continente.

Periodo Taika || 552 d.C. – 710 d.C. Il buddhismo nasce verso la fine del VI
secolo a.C. in India; individuava le cause della sofferenza umana nelle
passioni. Giunge in Cina verso il I secolo d.C. Il messaggio buddista venne
tradotto, andando a favorirne la diffusione; infatti dalla Cina arriva, intorno al
IV secolo in Corea. L’introduzione del buddhismo in Giappone è posta in
relazione a un episodio che, secondo il Nihon Shoki, risalirebbe al 552 d.C.
(molti studiosi lo collocano al 538). Si narra che il sovrano Paekche inviò a
Kinmei, il capo della confederazione Yamato, una statua e alcune scritture
buddiste, assieme a un messaggio dove il Re coreano spiegava i vantaggi
derivanti da questa dottrina. L’ingresso del buddhismo non diede avvio a un
fenomeno destinato a interessare le masse popolari, ma determinò una
contrapposizione fra le élites al potere, divise in favorevoli o avverse a
introdurlo nel Paese. Infatti Kinmei consultò altri capi uji, tra i quali emersero
pareri contrastanti in merito alla nuova dottrina [ in quel periodo, il clan
Yamato, aveva stabilito dei vincoli di parentela con altri uji, attraverso la
politica dei matrimoni. Il sistema di titoli onorifici (kabane) assegnati ai singoli
clan serviva a stabilire una sorta di gerarchia di potere, proporzionale al grado
di vicinanza rispetto alla stirpe egemone. I capi legati da lontani vincoli di
parentela potevano ambire al più alto titolo di Omi, mentre tutti gli altri al
titolo di Muraji. Lo status dei singoli clan corrispondeva ad una funzione
precisa.] Molti clan vedevano il buddhismo come una minaccia alla posizione
che essi occupavano grazie alla loro presunta discendenza dai kami. A favore
della dottrina si schierarono i Soga, immigrati di recente dalla corea, i quali
volevano mantenere gli scambi tra i due paesi; i Monobe erano, invece, ostili in
quanto ritenevano che la nuova dottrina avrebbe potuto offendere e s catenare
l’ira dei kami, posizione che assunsero tutti coloro che avevano ricavato potere
dallo shintoismo, come nel caso nei Nakatomi. Il confronto tra i due
schieramenti ebbe fine solo con la vittoria dei Soga a seguito di uno scontro
militare nel 587, ottenendo un’importante posizione politica, e favorendo
l’apertura alle nuove idee provenienti dal continente, che porteranno poi
all’unificazione del Giappone. L’introduzione del buddhismo stimolò una
trasformazione dei costumi, dell’architettura e dei riti funebri, tra cui il
superamento della sepoltura a favore della cremazione; quindi i tumuli furono
sostituiti da ricchi templi, segnando quindi la fine del periodo Kofun.
POLITICA E SOCIETA’ [Nella penisola coreana il Giappone cominciò a perdere il
proprio controllo a partire dal 532, quando le truppe a sostegno di Paekche
vennero sconfitte da Silla. Nel 562 il controllo di Mimana fu del tutto
compromesso e infine perso con l’unificazione della Cina sotto la dinastia Sui
nel 589 e quindi con l’unificazione della Corea Adel 668, quando Silla riuscì,
supportato dalla Cina, a sconfiggere Koguryŏ. La Cina rappresentava una
potenza da temere e allo stesso tempo un modello da cui trarre ispirazione. Il
timore dell’espansionismo cinese avrebbe infatti contribuito ad accelerare il
processo di centralizzazione del potere.] Il clan Soga, grazie alla vittoria
militare, ma anche all’uso politico della nuova dottrina, iniziò a rappresentare
una minaccia per il clan Yamato. Infatti, Soga no Umako, fece uccidere
l’imperatore in carica che, pur essendo suo nipote, contrastava le sue
ambizioni. Nel 592 salì così al trono l’imperatrice Suiko, legata ai Soga da parte
materna, che regnò sino al 628 e che fu la prima donna ad accedere a questa
carica. Allo stesso tempo venne nominato un reggente (sesshō), Shōtoku
Taishi, che di fatto prese le redini del governo, e fu promotore di grandi
riforme, che portarono alla centralizzazione del potere. Infatti, nel 600, avviò
contatti diretti con la Corte di Sui e provvide ad introdurre importanti riforme
ispirate al modello cinese, tra cui, nel 603, l’introduzione di un sistema di
dodici ranghi di Corte, la cui assegnazione spettava al sovrano. A Shōtoku è,
inoltre, attribuita la stesura della “Costituzione dei diciassette articoli”,
emanata nel 604, che contiene un elenco di precetti e regole morali ispirati a
valori confuciani, buddhisti e taoisti. Lo scopo è quello di affermare il diritto
sovrano e di eliminare il potere autonomo degli uji, sostituendolo con una sorta
di burocrazia. Questo rappresenta la configurazione di uno Stato imperiale, nel
quale è previsto l’uso di un nuovo titolo con cui designare il sovrano; tennō,
ovvero un sovrano che governava in qualità di diretto discendente dal cielo, e
che quindi aveva potere politico e sacerdotale. La morte di Shōtoku, avvenuta
nel 622, interruppe solo momentaneamente il processo di riforme, che sarebbe
stato ripreso una volta eliminata l’egemonia dei Soga, il cui capo cadde vittima
di una congiura nel 645, ordita da parte di un principe imperiale e di un
membro del clan Nakatomi, i quali furono ricompensati con importanti cariche
e un nuovo prestigioso cognome, Fujiwara. L’anno successivo l’imperatore
emanò delle riforme in materia politica e amministrativa, volto a gettare le basi
per uno Stato imperiale, la cui ricchezza doveva fondarsi sugli introiti
provenienti da tutte le zone del Paese, e che prevedeva:
• L’abolizione di tutti i titoli che garantivano privilegi locali, ovvero i possessi
privati delle risaie e i be, alle dipendenze degli uji, assegnando il pieno
controllo delle terre e dei suoi abitanti al sovrano;
• L’introduzione di un sistema amministrativo, il quale prevedeva la nomina di
funzionari che dovevano servire l’imperatore. Il territorio fu quindi organizzato
in province (kuni), a capo dei quali erano posti dei governatori (kokushi). Le
province erano a loro volta suddivise in distretti (gun), guidati da capi di
distretto. A livello più basso le unità amministrative erano rappresentate da
villaggi rurali e quartieri urbani, ciascuno dei quali guidati da un capo scelto tra
gli abitanti delle singole località;
• L’istituzione di registri di censo e delle tasse, sulla base dei quali avveniva la
distribuzione delle terre; inoltre tutte le forme di tasse esistenti fino ad allora
furono cancellate. Ma non tutte le riforme trovarono un’immediata attuazione.
Il potere del governo imperiale si andava quindi a fondare sul controllo delle
risorse della terra e a dipendere dal funzionamento del sistema di tassazione. È
la riforma Taika, la quale prevedeva inoltre:
• La registrazione della popolazione contadina per famiglie, che fungevano
come unità di base sia per l’assegnazione delle terre, sia per il pagamento delle
tasse. A loro volta le famiglie erano organizzate in villaggi;
• Le terre agricole furono divise sulla base di un sistema (jōri), che prevedeva
la ripartizione di un grande quadrato di terra in altri trentasei quadrati uguali, a
loro volta divisi in dieci strisce; ogni striscia (tan), misurava poco meno di mille
metri quadrati e costituiva la base per l’assegnazione delle terre, assegnazione
che avveniva in base all’età, al sesso e allo status del destinatario. Si trattava
del sistema kubunden, i cui assegnatari erano tenuti a lavorare i campi e a
pagarne le relative tasse. Inoltre ai maschi era imposto l’obbligo di prestare
servizi di corvée civili e militari, che potevano essere sostituiti da una tassa
supplementare. L’assegnazione delle terre non era perpetua, ma soggetta a
periodiche redistribuzioni, così come l’importo delle tasse. Non tutte le terre
facevano parte del sistema kubunden, alcune vennero infatti assegnare sulla
base di altri criteri (merito, rango), a beneficio della nobiltà e delle istituzioni
religiose. Infine, una parte delle terre restò sotto la diretta amministrazione
dello Stato, che poteva servirsene per ottenere un reddito diretto. La riforma
Taika prevedeva anche la creazione di un consiglio di Stato (Dajōkan) e di otto
ministeri da esso dipendenti; al di sotto stavano altri due ministeri, della
Destra e della Sinistra con numerosi dipartimenti e uffici alle loro dipendenze.
Fu anche revisionato il sistema dei ranghi di Corte, che aumentarono di
numero e furono destinati a premiare personaggi meritevoli, anche se in
seguito sarebbe prevalso il criterio dell’ereditarietà. L’opera di riforma
proseguì, fino a quando non ci fu una nuova disputa per la successione al
trono, per la quale ci fu uno scontro dal quale emerse un nuovo imperatore,
che fondò il proprio potere sulla forza militare. Si trattava di Tenmu, che regnò
dal 673 al 686 consolidando le riforme avviate. Inoltre ristrutturò il sistema dei
titoli onorifici (kabane) che aveva regolato la gerarchia tra i capi uji,
relegandoli in una posizione subalterna. Il nuovo sistema di ranghi consentì
all’imperatore di far emergere i propri alleati e di far retrocedere i propri
nemici. Egli iniziò anche la compilazione di un codice, che avrebbe costituito la
base su cui sarebbe stato redatto il codice Taihō, emanato agli inizi dell’VIII
secolo. Tenmu ritenne di consolidare la posizione del sovrano ordinando la
stesura di un’opera storica finalizzata a legittimare il potere dell’imperatore, si
tratta del Kojiki, che sarà ultimato molti anni dopo. Tenmu morì nella residenza
di Asuka, quando ancora non era pronta una nuova capitale necessaria ad
ospitare un apparato governativo ben più complesso del precedente. Ma alla
sua morte, invece di abbandonare la capitale, si decise di ricorrere a riti di
purificazione. Nel 694 venne sperimentata la prima capitale permanente, a
Fujiwara, poco a nord di Asuka, dove l’edificazione della corte imperiale si
ispirava a modelli architettonici cinesi; ma dopo solo sedici anni la capitale
verrà nuovamente spostata. Ma è in questo breve periodo che fu completato il
codice di leggi avviato in precedenza, che venne emanato nel 702, noto con il
nome di Taihō o Codice Risturyō, contenenti le leggi penali e le norme
amministrative. Questa è l’ultima di una serie di riforme volte a stabilire il
controllo della famiglia e del governo imperiale sulla popolazione. Il codice,
revisionato nel 718, gettò le basi del sistema amministrativo che sarebbe
rimasto in vigore sino alla metà del XIX secolo. Prevedeva il definitivo
superamento delle realtà uji e la creazione di una massa di sudditi, intese
come persone pubbliche (kōmin), sottoposte all’imperatore. Al di sotto
dell’imperatore e della sua famiglia, stavano i sudditi liberi (ryōmin), che
potevano essere funzionari (kannin) e coltivatori delle terre dello Stato
(kōmin), mentre alla base di questa gerarchia figuravano i sudditi non liberi
(senmin). In generale il codice seguiva le forme e i principi di quelli cinesi; ma
a differenza di quelli cinesi non era vietato il matrimonio endogamo, anzi non
c’era limite alla possibilità di scegliere un partner all’interno del gruppo
familiare. Inoltre non venne nemmeno accolto il sistema meritocratico per
l’assegnazione delle cariche, in quanto questo avrebbe permesso l’accesso alle
cariche anche a persone di basso lignaggio.
ARTE Grazie sia al buddismo, che all’apertura verso la Corea e, quindi, anche
verso la Cina, iniziarono a circolare in Giappone molti testi cinesi, portando
all’introduzione del sistema di scrittura cinese; questa non diede un immediato
avvio alla stesura di opere e cronologie ufficiali, tant’é che solo in seguito la
classe dominante si rese conto dell’importanza della scrittura per la
trasmissione del pensiero politico, filosofico e religioso. Tutto questo portò alla
stesura del Kojiki e del Nihon Shoki, che si riferiscono, però, al periodo Kofun.
Ma a partire dal VI secolo è possibile far riferimento a documenti scritti. La
vittoria dei Soga aprì le porte all’arrivo di monaci, reliquie, artigiani e
costruttori di templi, in gran parte di provenienza coreana. Nella zona di Asuka,
sede della corte Yamato, iniziò la produzione di grandi opere artistiche, tra cui
l’Asukadera, fatto edificare dai Soga e ultimato nel 596, che si ritiene essere il
primo vero tempio buddhista del Giappone. L’esempio dei Soga fu seguito da
molti altri uji che finanziarono la produzione di templi in tutta la zona. Questi
edifici erano il simbolo della potenza dei clan uji, che dimostravano in questo
modo indipendenza dal clan Yamato. Periodo Nara || 710 d.C. – 794 d.C. Il
governo imperiale nel 710 d.C. si trasferì a Nara (Heijōkyō), periodo nel quale
si attuarono le riforme create nel periodo precedente. Edificata in una zona
pianeggiante e in una favorevole posizione strategica, la nuova capitale copriva
un’estensione di circa 20 chilometri quadrati. ARTE I sovrani finanziarono la
realizzazione di magnifiche opere buddhiste. Per esempio, l’imperatore Shōmu
(724-749) non solo ordinò la realizzazione del Grande Buddha del Tōdaiji a
Nara, ma donò anche le terre necessarie alla costruzione di un tempio per
ciascuna provincia. Il completamento dell’opera fu celebrata nel 752 con una
cerimonia, “l’apertura degli occhi del Buddha” alla quale parteciparono anche
personaggi importanti provenienti dal continente. I contatti con queste regioni
sono testimoniate anche dal gran numero di oggetti che furono conservati nello
Shōsōin di Nara, un magazzino dei tesori imperiali. Il Giappone in questo
periodo aveva anche allacciato rapporti con l’Indonesia, il Vietnam e la Malesia,
anche se il partner privilegiato rimaneva sempre la Cina, con la quale ripristinò
i rapporti nel 701, dando inizio ad una stagione di grandi scambi culturali,
anche se il Giappone, pur ispirandosi ai modelli cinesi, riusciva sempre a
utilizzare soluzioni originale nell’architettura, così come nell’arte, nella poesia e
nella storiografia.
Nel 712 fu, infatti, completato il Kojiki, in tre volumi, il primo dei quali si
riferisce all’epoca mitologica, sino alla leggendaria fondazione dell’impero a
opera di Jinmu nel 660 a.C.; nel secondo volume la narrazione prosegue fino
agli inizi del 300 d.C.; il terzo volume arriva sino al 628 d.C. Scritto in puro
giapponese, quest’opera presenta uno stile narrativo da cui traspare l’ampio
uso di fonti orali. Pur contenendo numerose informazioni sulla vita, gli usi e le
credenze diffuse nel territorio nel periodo protostorico, da un punto di vista
storico risulta assai meno attendibile. Mentre più attendibile da questo punto di
vista è il Nihon Shoki, ultimato nel 720 e ispirato al modello delle storie ufficiali
cinesi. Scritto in cinese, si compone di trenta volumi che narrano le vicende
fino al 697, riportare con un rigoroso ordine cronologico. Entrambe le opere
avevano come scopo la glorificazione del passato e la legittimazione del diritto
perpetuo della dinastia regnante.
CULTURA E RELIGIONE Nonostante il successo ottenuto dal buddhismo, lo
Shintoismo continuò a esercitare un forte sostegno all’istituto imperiale e,
come culto popolare, restò ancorato alla vita quotidiana. Le due concezioni
agirono a livelli distinti e risposero a esigenze spirituali diverse, e con il tempo
si sarebbe persino giunti ad una loro completa fusione. Ma il sostegno
accordato dall’aristocrazia di Corte al buddhismo assorbì molte risorse
economiche allo Stato e conferì al clero un potere che andava al di là di quello
spirituale. Questo legame fu collegato anche alla pratica, diffusa tra la nobiltà,
di diventare monaci.
POLITICA E SOCIETA’ Nel corso del periodo Nara, il nesso tra religione e Stato
fu tale da aprire una disputa per il potere tra un’imperatrice e un monaco
buddhista. Salita al trono nel 749, Kōken fu una fervente buddhista, sotto il cui
regno avvenne la cerimonia di inaugurazione del Grande Buddha di Nara.
Istituì una legge che prevedeva severe punizione per chiunque uccidesse un
altro essere vivente. Al governo fu affiancata da due esponenti Fujiwara sino a
quando, nel 758, non abdicò in favore dell’imperatore Junnin, per ritirarsi a
vita monastica. La fiducia riposta nel monaco Dōkyō la indusse a concedergli
vari titoli e privilegi, grazie ai quali il monaco assunse un potere tale che fu
necessario richiedere, nel 764, un intervento armato contro di lui. Ma Dōkyō
riuscì a sventare l’attacco, mentre l’ex imperatrice riaccedette al trono e
condannò all’esilio il suo predecessore. L’imperatrice poté così elevare la
posizione del monaco attribuendogli altre cariche, tra cui la carica di hōō, con
cui si identifica un imperatore che aveva abdicato per prendere i voti
monastici. Il monaco pretese, quindi, di essere nominato imperatore, secondo
quanto predetto da un oracolo. Ma anche l’imperatrice aveva consultato un
oracolo, il quale le aveva detto che mai un suddito sarebbe potuto diventare
imperatore. Così il potere di Dōkyō finì solo con la morte dell’imperatrice nel
770, quando venne esiliato. Questo episodio portò la corte ad assumere un
rapporto più equilibrato con il buddhismo e a guardare con maggiore interesse
una filosofia laica, quale era il confucianesimo. Il sostegno alle istituzioni
religiose fu drasticamente ridotto. Buona parte del mecenatismo che aveva
sostenuto il buddhismo si era fondato sulla pressione fiscale esercitata sugli
agricoltori, tra i quali la situazione divenne grave al punto da imporre, già
verso la metà dell’VIII secolo, una riduzione delle tasse per arginare
l’allontanamento dei contadini dalle terre. L’estensione delle aree coltivabili,
che avrebbe dovuto rispondere alla crescita demografica favorì, invece,
l’affermazione di diritti nelle nuove zone messe a coltura, le quali
rappresentavano il cardine delle grandi riforme attuate. Infatti, due
provvedimenti, introdussero la possibilità di assumere il controllo privato delle
terre bonificate per una o tre generazioni e perfino in perpetuo. La grande
nobiltà e le istituzioni religiose poterono, quindi, acquisire il possesso privato di
terre che vennero esentate dal pagamento delle tasse al governo centrale e
che richiesero la manodopera di quei contadini allontanatisi dalle risaie. Queste
contraddizioni generarono una violenta ribellione delle tribù a nord-est. In
questo clima l’imperatore Kanmu, che regnò dal 781 all’806, decise di
allontanare la corte dai grandi templi che erano stati edificati nel perimetro di
Nara e, nel 784 diede ordine di trasferire la capitale a Nagaoka. Ma una serie di
sciagure indusse a spostare nuovamente la sede del governo imperiale in
un’area più propizia.

CAPITOLO 2

Periodo Heian || 794 d.C. – 1185 d.C. Nel 794 la corte e il governo si mossero
nella residenza imperiale edificata nella città cui Kanmu diede il nome di
Heiankyō, successivamente ribattezzata Kyōto. La costruzione della città
richiese l’ingente impiego di manodopera rappresentata in gran parte dal
lavoro di corvée dei contadini.
POLITICA E SOCIETA’ In questa nuova sede, Kanmu, vietò la costruzione di
templi buddisti all’interno del perimetro della capitale, rese più solida
l’amministrazione centrale creando nuovi organi di governo, migliorò
l’amministrazione locale e la riscossione delle tasse. Al fine di disporre di un più
efficiente esercito da impiegare nelle zone di frontiera, nel 792 fu abolito
l’obbligo del servizio di leva e introdotto un sistema di milizie locali (kondei)
arruolate tra la piccola nobiltà provinciale. L’esempio di Kanmu fu seguito
anche dai suoi tre successori, che cercarono di tenere in vita i principi del
codice Risturyō, ma le contraddizioni del sistema fondiario si fecero più acute,
portando a crescenti aree di immunità fiscale che privarono il governo di
importanti entrate. Il sistema politico continuò ad essere condizionato dal ruolo
svolto dalla struttura degli uji, sui quali il governo non riuscì mai a stabilire una
vera e propria autorità. Non disponendo della forza militare, si raggiunse un
compromesso, per il quale i capi uji ricevevano cariche pubbliche e titoli
nobiliari, e anche terreni esenti dalle tasse. Per controllare il paese, la corte
fece sempre più affidamento sui kokushi, i quali si servirono di questi compiti
per consolidare il loro potere. Un ulteriore sintomo della fragilità del potere
imperiale è rappresentato dalla diarchia che di produsse al vertice dell’istituto
imperiale, quando l’autorità del tennō fu sottoposta al controllo del clan
Fujiwara, che stabilì una sorta di monopolio sulla carica di reggente. Già nel
periodo Nara erano riusciti a far ottenere a membri della famiglia, importanti
cariche burocratiche e a rafforzare il legame con la casata imperiale grazie al
fatto che molte donne Fujiwara diventarono mogli di imperatori. Un passaggio
importante nell’ascesa al potere Fujiwara si ebbe nell’857, quando Fujiwara
Yoshifusa ottenne la carica di dajō daini, ovvero primo ministro e capo del
consiglio di Stato, fino ad allora riservata ai principi imperiali. L’anno
successivo salì al trono l’imperatore Seiwa, che aveva nove anni, di cui
Yoshifusa era nonno, e che ottenne la carica di reggente (sesshō). Yoshifusa
mantenne il controllo sul governo anche una volta che l’imperatore raggiunse
la maggiore età, e i suoi successori seguirono il suo esempio, così che venne
creata la carica di kanpaku, ovvero reggente di un imperatore adulto. Per
alcuni decenni la casa imperiale cercò di contrastare il potere dei Fujiwara, ma
non riuscì a contrastare la continua erosione del sistema di controllo statale
sulle risorse agricole del paese e l’allargamento di tenute di privati, con pesanti
conseguenze sul mantenimento del potere e dell’autorità. Così, a partire dal
967 i Fujiwara ripristinarono il monopolio sulle cariche di sesshō e di kanpaku,
inaugurando il periodo detto “governo dei reggenti”, il quale ricevette un primo
colpo nel 1068 salì al trono l’imperatore Go Sanjō che, per la prima volta dopo
un secolo, non era figlio di un Fujiwara. Questo governo fu, infine, superato nel
1087, quando l’imperatore Shirakawa assunse la carica di imperatore in ritiro
(insei), riuscendo a sfuggire al controllo dei Fujiwara. La fortuna dei Fujiwara
era stata favorita dall’incapacità del governo di fermare la privatizzazione delle
terre. Inoltre, anche al di fuori della corte, esistevano altri centri di potere,
rappresentati in primo luogo da alcune scuole buddhiste, che disponevano di
armi, guerrieri e privilegi.
CULTURA, LETTERATURA, E RELIGIONE La nobiltà di Heian continuò a essere
caratterizzata dal benessere e dalla raffinatezza, visibili nello stile di vita
aristocratico e nella produzione artistica e letteraria del periodo. Il Giappone
chiuse i rapporti con l’esterno e si concentrò sulla rielaborazione delle idee
giunte fino ad allora dal continente, dando vita, a partire dal IX secolo a
modelli autoctoni in ambito politico ed economico e maturando forme artistiche
e letterarie autonome e originali. La conoscenza della cultura classica cinese
continuò a costituire un requisito indispensabile e un tratto distintivo per i
maschi dell’aristocrazia, e la filosofia confuciana continuò a dettare i principi di
governo. Ma la ricerca di nuove modalità di espressione autoctone spinse la
cultura giapponese a trovare una dimensione “nazionale”. In questo periodo si
registrano infatti alcuni cambiamenti in ambito linguistico, come nella scrittura,
con l’invenzione dei kana. Così, accanto a opere che continuarono
ad essere scritte in cinese, fiorì una produzione letteraria in kana, nella quale
figurano i diari (nikki), racconti (monogatari) e raccolte di poesie. Soprattutto
le composizioni poetiche divennero un passatempo negli ambienti di Corte e un
tratto distintivo dello status di aristocratico, per il quale l’imperizia in quest’arte
poteva persino condurre alla squalifica sociale. Il processo di nipponizzazione
interessò anche la coscienza estetica, che andò sviluppandosi attorno a valori e
canoni autoctoni, dal culto della bellezza, alla percezione dei fenomeni e delle
espressioni della natura, dall’amore contemplativo a un’intensa sensibilità
verso lo scorrere del tempo. Il rispetto delle regole del buon gusto e della
raffinatezza estetica fu assunto come requisito indispensabile per confermare
lo status dei membri dell’aristocrazia. Le donne, escluse dall’esercizio del
potere, mantennero un ruolo influente svolto dietro le quinte. La virilità non si
opponeva alla femminilità, non essendo poi così diversi i requisiti richiesti ad
un uomo o ad una donna per essere reputati avvenenti. Ma la letteratura Heian
presenta anche un aspetto più cupo e oscuro, pervaso dal senso di ansietà che
scaturisce dalla percezione del mondo. Questa visione è esemplificata dalla
ricorrente metafora della fioritura dei ciliegi. Il senso di evanescenza era di
chiama matrice buddhista; del resto il buddhismo costituisce lo sfondo
filosofico di molte opere letterarie, prima fra tutte il Genji Monogatari, dove
esso appare sotto un duplice aspetto, l’uno più terreno, l’altro proiettato verso
il mondo dell’aldilà. Ciò mostra che la dottrina si era ormai affermata nella vita
quotidiana dell’aristocrazia. L’evoluzione del buddhismo aveva continuato a
trarre stimoli dal continente, da cui giungevano nuove scuole di pensiero; in
primo luogo la scuola Tendai, introdotta agli inizi del IX secolo a opera del
bonzo Saichō, il quale promosse la costruzione del complesso monastico
Enryakuji sul Monte Hiei, a nord-est di Heian. La dottrina si fondava sull’idea
secondo cui tutti gli esseri viventi potessero diventare Buddha, attraverso lo
studio dei testi sacri, la tecnica della meditazione, l’invocazione del Buddha e la
pratica di esorcismi. Questa dottrina assimilò una serie di elementi
appartenenti ad altri scuole e culti, e ciò le consentì di acquisire un crescente
credito. In quegli stessi anni, un altro bonzo, Kūkai, tornò dalla Cina portando
con sé gli insegnamenti del buddhismo tantrico e fondando il tempio Kongōbuji
sul monte Kōya, quartier generale della scuola Shingon, che ben presto
guadagnò un grande favore. Si trattava di una dottrina essenzialmente
esoterica, la quale tuttavia presentava anche un aspetto popolare,
caratterizzato dall’uso di formule magiche e mistiche; essa concepiva l’universo
come la manifestazione del Buddha Dainichi. L’edificazione di questi complessi
monastici all’esterno della città, rispecchiava la volontà di impedire al clero di
influenza la politica; tuttavia nel corso del periodo numerosi templi privati
furono costruiti all’interno della città. Nel frattempo i complessi buddhisti
avevano iniziato a rifornirsi di armi e a disporre di monaci guerrieri (sōhei) al
fine di dirimere contrasti dottrinali interni. Inoltre, per ottenere esito positivo
alle loro richieste, ricorrevano al potere magico-religioso intimidendo o
minacciando il governo imperiale. La diffusione della fede buddhista presso le
masse sarebbe avvenuta solo dopo la fine di questo periodo, ma verso la fine
del X secolo essa iniziò a diffondersi grazie a dottrine di più facile accessibilità
come quella Jōdo, introdotta dalla Cina, è che ebbe molto successo perché
basava la sua fede nel potere salvifico di Amida. La diffusione del buddhismo
beneficiò anche della sua capacità di assimilare i culti shintoisti, anche
attraverso l’idea che i kami fossero una manifestazione del Buddha. Il
buddhismo continuò ad ispirare opere artistiche (amida), ma lo stile e le forme
tendevano ad allontanarsi dal modello continentale. La vera innovazione
riguardò lo sviluppo di un’arte pittorica, nota come Yamatoe (pittura Yamato)
dove si dipingevano paesaggi naturali e scene della vita di corte; cominciarono
ad apparire su paraventi (byōbu), mentre successivamente si diffusero su
rotoli di carta (emakimono). Le corti di ricchi templi e di importanti residenze
private cominciarono a essere riempite di giardini e boschetti, di stagni e
laghetti, di padiglioni e altri elementi tipicamente giapponesi. L’introduzione di
nuove forme artistiche dalla Cina non interruppe la ricerca di soluzioni
autonome. Sono dunque le espressioni culturali a rappresentare l’aspetto più
vitale del periodo Heain, ma occorre considerare che essa ruota attorno
all’aristocrazia la quale, all’epoca, rappresentava una piccola parte della
popolazione.
ECONOMIA E SISTEMA SHŌEN In periodo Nara, allo scopo di aumentare il
volume delle entrate proveniente dalla tassazione dei kubunden e soprattutto
per allentare la pressione demografica, era stata consentita la possibilità di
mantenere il controllo delle aree a coloro che avevano provveduto a
bonificarle. Si calcola, in effetti, che nel territorio vivessero circa 5-6 milioni di
persone. Questo, unito agli obblighi fiscali, aveva generato una diffusa povertà,
spingendo molti contadini ad allontanarsi dalle terre. Questo aveva spinto il
governo ad attuare una riforma volta a rendere coltivabili zone delle regioni
nord-orientali, ma non erano riusciti a trovare la manodopera necessaria. Così,
nel 723, era stato deciso di affidare questo compito a singole famiglie in
cambio della concessione del loro possesso da una a tre generazioni, una
misura che con il passare del tempo era diventata perpetua. Di questo avevano
approfittato innanzitutto i nobili e le istituzioni religiose, portando vantaggi solo
a queste ma non al governo imperiale. Questa tendenza si accentuò nel
periodo Heian, comportando una riduzione dei terreni sottoposti al sistema
Kubunden e alla formazione di estese zone agricole private. Questi erano gli
Shōen, verso i quali si diressero i contadini che avevano abbandonato le terre
statali. ----
Nei primi decenni del periodo Heian, furono attuati alcuni tentativi finalizzati a
riaffermare il primato politico dell’imperatore e il controllo statale sulle terre
agricole. Ma con l’indebolimento del governo la nobiltà di origine uji e le grandi
istituzioni religiose poterono estendere il controllo su ampie zone agricole
grazie al potere politico, ma anche grazie a quei contadini che cedevano loro i
terreni in cambio di condizioni più vantaggiose. Infatti, con la diminuzione delle
entrare provenienti dai kubunden, le tasse erano aumentate e in contadini non
riuscivano più a sostenere tali oneri. Elemento essenziale dello Shōen era,
inoltre, il fatto che erano esentasse. Un’ulteriore misura che trasformò queste
tenute in veri e propri possedimenti privati fu quella di escludere i dipendenti
del governo centrale dalla possibilità di accedervi al fine di svolgere compito
amministrativi e di tutela dell’ordine. Questo avrebbe segnato la transizione
vero l’ichien shōen, che designa i possedimenti terreni all’interno dei quali il
beneficiario dei privilegi deteneva tutti i compiti di governo e i diritti
amministrativi. Questa figura era nota come ryōshu. Bisogna comunque tenere
conto del fatto che fu un processo lento, che iniziò nell’VIII secolo; attorno
all’XI secolo, questo processo interessava la metà delle terre, mentre nel XIII
secolo raggiunse una completa maturazione. Gli Shōen erano nelle mani di
importanti clan, templi buddhisti e santuari shintoisti. Spesso un singolo
proprietario controllava molteplici proprietà, il più delle volte situati in regioni
diverse; questo comportava l’impossibilità di controllare tutti i territori e,
quindi, la necessità di delegare i compiti amministrativi a funzionari locali, gli
shōkan. Anche nelle provincie i capi delle famiglie locali più benestanti avevano
cercato di trarre beneficio dalla situazione, cercando di ottenere la proprietà
degli Shōen, ma non facendo parte della vita politica, si dovevano appoggiare a
figure che facevano parte della Corte, come dei garanti (honke), i quali, in
compenso, richiedevano una quota di prodotti agricoli. L’organizzazione interna
dello shōen differiva a seconda che il proprietario risiedesse o meno in loco.
Infatti, la figura dell’honke era richiesta qualora il proprietario vivesse
all’interno del possedimento, e in questo caso erano tenuti ad occuparsi
direttamente del controllo amministrativo; invece, nel caso essi non
risiedessero all’interno del possedimento, si delegavano agli shōkan i compiti
amministrativi, di difesa e di sorveglianza. Per quanto riguarda le gerarchie
all’interno dello shōen, tra i due casi erano identiche, e interessava solo i
contadini, diversificati tra loro come contadini proprietari (myōshu, coloro che
hanno concesso le terre) e i contadini dipendenti, queste gerarchie erano alla
base della ripartizione dei prodotti della terra. Ognuna di esse aveva specifici
doveri per assicurare l’assetto e la produzione. Da questi doveri derivato diritti
o benefici (shiki) che ciascuno poteva vantare sui prodotti della terra,
proporzionalmente al ruolo svolto. Lo shiki rappresentava un beneficio che
poteva essere ereditato, suddiviso e venduto. La diffusione dello shōen ebbe
importanti riflessi non solo sul sistema di comunicazione, che fu migliorato per
consentire il trasporto dei prodotti verso le zone in cui risiedevano i proprietari,
ma anche sul livello culturale ed economico delle campagne. Questo sistema
implicò anche una stratificazione nei villaggi, dove un gruppo ristretto di
famiglie andava conquistando un potere economico che rischiava di minare i
tradizionali vincoli di reciprocità tra i membri del villaggio. Spesso si trattò di
famiglie discendenti dagli antichi uji; è vero anche che non tutte le famiglie
collegate all’antica élite furono in grado di trasformarsi in capi militari terrieri,
ma si limitarono a mantenere le cariche civili ottenute dal governo. In questo
contesto assume un preciso significato la ribelli compiuta nel 935 da Taira
Masakado, dopo aver fallito il suo tentativo di ottenere un alto incarico nel
governo imperiale.
LA CLASSE GUERRIERA
All’epoca delle grandi riforme, l’introduzione di un sistema di reclutamento
militare obbligatorio non aveva ottenuto un grande successo. Infatti, i maschi
di età compresa tra i 20 e i 60 anni dovevano prestare servizio militare,
obbligo per alcuni assai oneroso, sia perché bisognava provvedere da se
all’armamento, sia perché si toglieva forza lavoro alla famiglia. Ne era risultato
un esercito poco disciplinato, spesso meno efficace e potente delle milizie
private di alcune importanti famiglie locali. Questo sistema era stato superato
nel 792 con l’istituzione di un sistema di milizie locali (kondei), che prevedeva
l’arruolamento di maschi, selezionati tra le famiglie di funzionari o influenti
personalità locali. Questo sistema contribuì a creare una base di potere militare
locale sempre più autonomo dal centro, ai quali si affidava il governo dapprima
con incarichi temporanei e successivamente permanenti, tanto da diventare
ereditari. All’interno degli stessi shōen si rese necessario l’organizzazione di
corpi combattenti per scopi difensivi. Questo concorse alla nascita dei guerrieri
professionisti appartenenti all’élite locale, dediti all’addestramento militare. Fu
tra il IX e il X secolo che la forza e il talento militare presero ad essere
esercitati in modo esclusivo da professionisti detti bushi o samurai. Con il
passare del tempo essi andarono assumendo il controllo sulle terre agricole
grazie al fatto che la forza militare che detenevano li rendeva competitivi
rispetto alle grandi famiglie dell’aristocrazia civile, le quali avevano dimostrato
un profondo disprezzo per le armi. Così l’ascesa di questi gruppi di guerrieri fu
accompagnata dal declino dell’aristocrazia civile e dal progressivo superamento
del potere imperiale. Già dal IX secolo gli shōen si erano sviluppati al punto
che, in alcune provincie periferiche, era progressivamente venuto meno il
controllo del governo imperiale. Le sempre più frequenti incursioni di bande
armate nelle zone rurali avevano spinto molti contadini a difendersi armandosi.
Così l’élite guerriera si consolidò parallelamente al processo che vide un
aumento della produzione agricola e una trasformazione delle modalità di
controllo delle terre. Nonostante il basso credito di cui godevano i guerrieri
presso la nobiltà, quest’ultima necessitava di una forza militare per mantenere
il controllo sulle proprie terre, così iniziò, insieme anche alle istituzioni
religiose, a servirsene. La classe guerriera riuscì ad ottenere benefici da tutto
questo, ma non fu così per quanto riguarda l’ambito sociale e culturale; infatti
il prestigio sociale e cultura della corte era troppo forte, e non venne mai
completamente offuscato. Di fatto la corte restò la fonte di legittimazione del
potere militare, in quanto era questa che conferiva ai capi militari il titolo di
shōgun. Questi guerrieri professionisti consolidarono un’identità di gruppo
definita, dotandosi di norme comportamentali, acquisendo uno status
ereditario e stabilendo al loro interno una rete di rapporti gerarchici. Il vincolo
dell’obbedienza verso il signore, che poteva essere rappresentato dal capo
della casata o dal leader di un’alleanza militare, divenne l’imperativo nella
condotta del guerriero, mentre fu assunto come tratto essenziale il senso
dell’onore. La gerarchia vedeva all’apice i capi delle grandi famiglie, che spesso
avevano nobili origini; facevano infatti parte di importanti casate, ma erano
stati allontanati perché ritenuti scomodi, sono i “rami collaterali” ai quali viene
assegnato un altro cognome e delle terre. Tra queste hanno origine le famiglie
Taira e Minamoto.
LA FINE DELLA KUGE Il ricorso alla pratica degli imperatori in ritiro segnò una
temporanea reviviscenza della dinastia imperiale e, pur creando una sede di
potere distinta da quella del sovrano in carica, consentì alla stirpe Yamato di
riassumere la gestione del potere. Eppure, nel corso di questo periodo, si
verificarono importanti mutamenti nel metodo di governo: esso si era
allontanato dalla concezione che voleva lo Stato al di sopra e indipendente
dalla burocrazia nobiliare, per assumere invece sempre più le sembianze di un
governo familiare. D’altra parte i Fujiwara avevano esercitato la loro autorità
servendosi di organismi privati, interni al proprio clan, che svolgevano le
funzioni di veri e propri enti governativi. L’unica rilevante differenza rispetto al
tradizionale modello uji era rappresentata dal fatto che il capo del clan non
svolgeva le funzioni sacerdotali, limitandosi a presiedere alle cerimonie e a
provvedere al mantenimento dei templi del clan. Egli dirigeva i vari organismi
interni in sostituzione dell’apparato governativo. Tali organismi erano
rappresentati dall’Ufficio degli affari militari (o Samurai dokoro), dalla Corte
d’appello (o Monchūjo) e dall’Ufficio amministrativo dei Fujiwara, noto come
Mandokoro. Quest’ultimo era diventato il fulcro del governo centrale e aveva
assunto le funzioni di un’istituzione pubblica, offuscando in tal modo l’apparato
di governo stabilito dalle grandi riforme. In tal modo fu creata una base di
esercizio del potere su base familiare, che fu imitata da altre grandi famiglie di
corte, così come dalla stessa dinastia imperiale, la quale si servì di un’analoga
organizzazione interna quando, con l’istituzione della pratica insei, poté
rientrare attivamente nella competizione politica ed economica. Ciò consentì
alla famiglia imperiale di sostituirsi al clan Fujiwara come arbitro nell’aspra
contesa dei diritti sulle risorse della terra e di acquisire a sua volta il controllo
su estese tenute agricole, trasformandosi così nel più grande proprietario
terriero del Paese. Allo stesso tempo, però, il ricorso alla forza delle armi
rappresentava sempre più il mezzo per dirimere i contrasti politici e per
risolvere le dispute per il controllo delle terre, beneficiando in primo luogo i
detentori del potere militare, cioè le grandi famiglie guerriere delle province e
le istituzioni buddhiste. Non era affatto raro che nella capitale si assemblassero
bande armate, la cui presenza serviva a garantire che le richieste presentate
fossero di fatto accolte dalla Corte, generando un clima di tensione. Il
mantenimento del governo civile venne così a dipendere in modo crescente
dalla classe militare, come dimostrò la guerra civile che si scatenò nel 1156 a
seguito di una disputa per la successione imperiale, nota come Hōgen no ran.
Infatti, nel 1155, l’imperatore in ritiro Sutoku non era riuscito nel suo intento
di porre suo figlio sul trono, cui era invece asceso Go Shirakawa, e l’anno
seguente alcune grandi famiglie militari presero le armi schierandosi a
sostegno dell’una o dell’altra fazione. Protagonisti principali dello scontro
furono i due clan Taira e Minamoto, i primi (noti anche come Heishi o Heike)
discendevano dall’imperatore Kanmu e avevano stabilito un potere personale
nelle regioni del Mare interno, mentre i secondi appartenevano al ramo Seiwa
del clan Minamoto (o Genji), creato nell’814 dall’imperatore Saga, e si erano
affermati nella zona del Kantō. I Taira, guidati dal loro leader Kiyomori,
appoggiando la causa di Go Shirakawa, nel 1156 riuscirono a sconfiggere i
Minamoto, sostenitori dell’imperatore in ritiro. La vittoria riportata dai Taira
segnò l’inizio di una fase di supremazia esercitata da questo clan in bari ambiti
della vita politica ed economica. Dal suo quartier generale fissato nella
residenza di Rokuhara, a Heian, Kiyomori poté dirigere una politica resa
efficace dal diretto controllo che egli stabilì sulla corte, presso cui ottenne
importanti cariche (come quella di consigliere e di gran ministro) e
onorificenze, tra cui il terzo rango, sino ad allora riservato alla nobiltà della
corte. Così, per la prima volta nella storia del paese, un membro
dell’aristocrazia provinciale entrava nella gestione diretta degli affari e negli
organismi politici della corte. Ma il potere di Kiyomori si fondò anche sul ricorso
al dispotismo e alla violenza, che dispiegò in modo cruento contro chiunque
potesse minare la sua posizione; esemplare, a questo proposito, è l’azione
condotta contro alcune istituzioni religiose, che furono distrutte e saccheggiate.
Ma, ancora una volta lo scontro si risolse attraverso il ricorso alla forza di cui
disponevano le potenti famiglie guerriere e le grandi istituzioni religiose, che si
raccolsero sotto la guida del capo clan Minamoto. Si trattava di Minamoto no
Yoritomo, il quale sconfisse la coalizione guidata dai Taira e uscì vittorioso dalla
guerra Genpei, tra il 1180 e il 1185 e che si concluse con la battaglia navale di
Dannoura. In questa celebre battaglia, la nave che trasportava l’Imperatore
bambino Antoku, nipote di Taira Kiyomori, e molti membri della corte affondò
causando la morte dei passeggeri e la perdita della spada, che rappresentava
una delle tre insegne dell’autorità imperiale. Queste vicende confermarono
come nel paese fossero avvenuto profonde trasformazioni nelle istituzioni
politiche, economiche e scoiali, e segnarono il definitivo tramonto di ogni
possibilità di ripristinare l’assetto e gli equilibri che le riforme del passato
avrebbero voluto creare e sostenere.

CAPITOLO 3

Periodo Kamakura || 1185 d.C. – 1333 d.C. Il periodo Kamakura ha inizio con
la battaglia di Dannoura, e prende il nome dalla città, appunto Kamakura, dove
Minamoto Yoritomo aveva istituito il governo militare. Questo stava a indicare
come, ormai, il potere stava passando dalla Corte aristocratica (kuge) alla
classe militare (buke). Questo periodo segna una nuova fase nella storia, in
quanto fu creato un centro di potere alternativo ed esterno a quello della corte
imperiale.
ECONOMIA Dal punto di vista economico, si andava estendendo il sistema degli
shōen controllati dalle famiglie guerriere, i quali non aumentarono così solo la
loro ricchezza, ma anche il loro potere. Per la kuge, invece, diventava sempre
più difficile ottenere il reddito derivato dalla produzione agricola, dato che gli
amministratori degli shōen fingevano problemi del raccolto per non inviare
prodotti all’aristocrazia. ARTE Il periodo vede affermarsi la classe dei bushi,
che iniziarono ad attirare l’attenzione degli intellettuali, diventando protagonisti
in molte pagine della letteratura, come nel caso dello Heike monogatari (storia
dei Taira) e nei racconti di guerra (gunki monogatari) che fioriscono nello
stesso periodo.
POLITICA AMMINISTRAZIONE E SOCIETA’ Heiankyō restò la sede del potere
imperiale, ma perse il suo ruolo centrale nella vita politica, economica e
sociale. Yoritomo decise di restare nella sua residenza di Kamakura, preferendo
creare un centro di potere militare nuovo. Si tratta del bakufu (governo della
tenda). A partire dal 1192, la carica di shōgun “generalissimo contro i barbari”,
assegnata a Yoritomo dall’imperatore Go Toba, assunse un significato inedito;
non più solo il conferimento di poteri militari, ma anche la delega di potere
politico, anche se effettivamente Yoritomo riuscì a vincere i barbari estendendo
la frontiera del Giappone sino all’estremità settentrionale dello Honshū. Il
bakufu divenne il luogo verso cui il controllo amministrativo e militare sarebbe
andato a mano a mano accentrandosi, ed è ovvio come più cresceva il ruolo
del bakufu, minore diventava la capacità del governo imperiale. Nel 1185, dopo
aver eliminato il fratello Yoshitsune, Yoritomo emerse come il più potente capo
militare del Giappone alla guida di una estesa coalizione formata da guerrieri
provinciali. Delle casate militare facevano parte anche i gokenin, ovvero uomini
che spesso avevano origini umili e che appartenevano alle casate per legami di
sangue o parentela, acquisiti per matrimonio o adozione. Yoritomo stabilì una
rete di rapporti feudali fondati sul vincolo signore-vassallo, ovvero un legame
politico e allo stesso tempo personale. Ciò determinò una trasformazione anche
degli shiki dato che furono i vassalli inviati dal bakufu ad assumere
l’amministrazione degli shōen, dapprima riducendo e poi eliminando, l’autorità
dei kokushi. Yoritomo ottenne anche, sempre nel 1185, il titolo di sōtsuibushi
(capo della polizia militare), il quale gli conferiva di inviare in tutte le provincie
un suo dipendente deputato a svolgere compiti di sorveglianza, sono gli shugo,
i quali reclutavano i dipendenti in loco per assistere i kokushi, al fine di
garantire il pagamento delle tasse, l’amministrazione della giustizia e l’ordine
pubblico. Questa carica sarebbe divenuta ereditaria; con il passare dei secoli
sostituiranno definitivamente i kokushi, contribuendo ad eliminare i residui
dell’autorità imperiale nelle province. I poteri di Yoritomo furono ulteriormente
estesi quando, nel 1190, ricevette le nomine di sōshugo (capo dei governatori
militari) e quella di sōjitō (capo degli intendenti terrieri militari), grazie alle
quali assumeva il diritto di inviare gli shugo e i jitō anche nelle provincie
esterne al Kantō. I jitō esistevano anche in passato, ed erano gli
amministratori delle tenute di alti funzionari della corte, incaricati di raccogliere
le imposte. Yoritomo aveva quindi posto alla guida delle province uno shugo e
un jitō per ogni tenuta che collaborasse con i funzionari dello shōen per
garantire un’equa ripartizione del prodotto agricolo. Il jitō aveva a sua volta
uno shiki, grazie al quale beneficiava di una quota del reddito dello shōen, ed
era incaricato di garantire la pace e l’ordine nella tenuta, di dirimere le contese
interne e, anche, di riscuotere una tassa d’emergenza, l’hyōrōmai, esatta
anche nelle tenute esterne al sistema shōen. Questa figura, la cui posizione
divenne ereditaria, assunse un ruolo rilevante all’interno dello shōen, offuscano
il ruolo degli amministratori preposti dai “proprietari” e, quindi, la stessa
autorità di questi ultimi. Pur traendo un sostentamento economico autonomo, i
jitō erano al servizio di Yoritomo che, attraverso loro, guidava
l’amministrazione militare e civile locale. Yoritomo poté così stabilire una rete
di controllo sugli affari interni degli shōen; la sanzione ufficiale della Corte
imperiale al sistema di shugo e jitō, infatti, gli consentì di estendere il proprio
dominio sulle provincie lontane da Kamakura, nonché di rafforzare i propri
diritti sulla raccolta delle imposte e sul conferimento di una protezione militare
nelle tenute agricole. L’apparato amministrativo del bakufu si fondava su tre
organismi:
• L’ufficio degli affari militari, o Samurai dokoro, istituito nel 1180, cui spettava
il compito di controllare i vassalli e sovrintendere agli affari militari e di polizia;
• Il kumonjo (ufficio dei documenti pubblici) istituito nel 1184, che nel 1191
confluì nel mandokoro, ovvero l’ufficio amministrativo, nel quale erano
conservati i documenti pubblici e ci si occupava delle questioni amministrative
e politiche;
• Il Monchūjo, o Ufficio investigativo, creato nel 1184, con il compito di fungere
da Corte d’appello presso cui accogliere i reclami e dirimere le contese di
natura legale, di far rispettare le norme penali e di conservare la
documentazione giudiziaria e catastale.
Si trattava di organismi privati del clan Minamoto, i quali avevano funzionato
già durante la guerra e che, dopo il 1185 estesero la loro giurisdizione anche
nelle regioni occidentali. Ogni ufficio era guidato da un capo, scelto
personalmente da Yoritomo. All’interno della classe militare esisteva una rigida
gerarchia, al cui apice stava un numero ristretto di vassalli, i gokenin. Al di
sotto di questi trovavano posto i samurai, che disponevano di cavalli e di un
gruppo di seguaci, mentre al gradino più basso erano collocati i fanti (zusa),
privi di cavalli e di elaborate armature. A tutti i livelli della classe militare era
imposta l’osservanza del vincolo di obbedienza assoluta verso il superiore, e
ciascuno doveva conformarsi alla virtù della lealtà, dell’onore, del coraggio,
della disciplina e della frugalità che, nel loro insieme, avrebbero contribuito a
creare il culto di una “via” esclusiva riservata al guerrieri, noto come bushidō.
IL BAKUFU ALLA MORTE DI YORITOMO Yoritomo morì nel 1199, lasciando due
figli, Yoriie e Sanetomo, avuti dalla moglie Hōjō Masako, che non si mostrarono
in grado di gestire l’eredità paterna. Dopo la sua morte Masako si fece monaca,
pur senza rinunciare a esercitare il potere in favore della sua famiglia di
origine. Yoriie venne posto come secondo shōgun, dopo dispute per la
successione tra i vassalli, per un breve periodo, dal 1202 al 1203; al lui
succedette il fratello Sanetomo. Nello stesso anno il padre di Masako Hōjō
Tokimasa, assunse la carica di Shikken. Da allora fu la famiglia Hōjō a gestire il
potere, attraverso la carica di shikken e il controllo sulle altre cariche del
governo militare. Questo periodo fu caratterizzato da pace e stabilità interna,
grazie ad una solida amministrazione volta a tutelare i diritti sulle terre
agricole. Questo clima portò all’aumento della produttività delle campagne,
generando un miglioramento delle condizioni economiche del Paese.
POLITICA ED ECONOMIA Inizialmente Kamakura non riuscì a stabilire un
completo controllo sugli shōen, mentre ben poche terre pubbliche versavano
gli shiki al governo centrale. Una svolta si ebbe nel 1221, quando l’imperatore
Go Toba fallì un tentativo di rivolta contro il bakufu, con il conseguente esilio di
questo e altri due ex imperatori e la nomina di un nuovo imperatore più gradito
a Kamakura. Il governo Hiōjō ne approfittò per confiscare le terre dei kuge
ribelli, le quali furono affidate a vassalli della famiglia; in questo modo ottenne
il diritto di interferire con gli affari della corte imperiale, inviando nella
residenza di Rokuhara due rappresentanti, tandai, incaricati di controllare
l’imperatore e approvare ogni iniziativa; infine estese il sistema jitō all’intero
paese. Vennero anche creati nuovi organismi, come il Consiglio di Stato,
istituito nel 1126; ma la più significativa innovazione è rappresentata dal
Codice Jōei, emanato nel 1232, che sostituiva le vecchie norme della Corte
imperiale e dettava i principi per la legislazione della classe militare. Redatto in
51 articoli, enunciava i diritti e le norme di comportamento dei bushi e definiva
i compiti dei funzionari dipendenti da Kamakura. Verso la fine del XIII secolo,
nel continente i capi mongoli avevano fondato in Cina la dinastia Yuan
(1271368) e stavano consolidando un’espansione che li avrebbe portati a crear
il più esteso impero nella storia mondiale. Nel 1266, Qubilay Qan, inviò al
Giappone la richiesta di sottomettersi alla sua autorità. Di fronte al rifiuto
opposto dagli Hōjō, i mongoli reagirono inviando una spedizione navale che
raggiunse le coste del Kyūshū nel 1274. Tuttavia un tifone provocò danni alla
flotta, costringendola a ritirarsi. Gran parte delle energie del paese fu
impiegata per edificare una difesa di fronte ad un successivo attacco nel 1281.
Dopo due mesi di aspri scontri, fu di nuovo l’arrivo di un tifone a indurre la
ritirata dei mongoli. Le attività di difesa costiera proseguirono almeno sino alla
fine del secolo per timore di un nuovo attacco. La minaccia sventata grazie ad
un “vento divino” (kamikaze o shinpū), mandata dai kami per difendere la
terra, suscitò un forte orgoglio nazionale e sembrò persino conferire prestigio
agli Hōjō, ma gli effetti delle invasioni mongole furono fatali al bakufu.
L’impresa era costata molte energie e vite umane, mentre il successo riportato
contro i mongoli non aveva fruttato alcun bottino di guerra. Kamakura non era
in grado di risarcire le famiglie delle vittime e quanti ritenevano di meritare
una ricompensa, compresi i santuari e templi che reclamavano il merito di aver
ottenuto l’intervento divino.
RELIGIONE, ARTE E LETTERATURA In questo periodo il buddhismo si affermò
anche presso gli strati meno elevati della società; così al progressivo
arretramento delle dottrine esoteriche, corrisponde una diffusione di concezioni
fruibili anche alle persone più umili, come quelle associate al culto di Amida:
• La scuola della Terra Pura (Jōdo): ebbe una forte vitalità sotto la guida di
famosi monaci come Hōnen e il suo discepolo Shinran, per i quali
l’insegnamento buddhista era semplificato alla sola e sincera invocazione del
nome di Amida per ottenere la salvezza;
• La setta del Loto (Hokke): fondata da Nichiren, il quale criticò le dottrine
amidiste e delle altre scuole buddhiste per aver trascurato l’insegnamento
contenuto nel Sutra del Loto (Myōhō renge kyō), affermando che la vera
salvezza potesse essere conseguita invocando la preghiera racchiusa nel titolo
di questo testo.
La propagazione della fede buddhista fu accompagnata dal moltiplicarsi di
centri religiosi in tutte le zone del Paese. L’aristocrazia guerriera trovò un
sostegno culturale in un’altra scuola, quella Zen, sviluppatasi in Cina attorno a
una pratica meditativa finalizzata a controllare il corpo e la mente, e giunta in
Giappone agli inizi del periodo Kamakura. Lo Zen è legato soprattutto alla
figura del monaco Dōgen; di origini aristocratiche, egli diede una dimensione
intellettuale alla sua speculazione metafisica, rifugiandosi a meditare in remote
zone montane. Il bakufu stabilì uno stretto legame con questa scuola in
quanto, a differenza di quelle di Heiankyō, non interferiva nella sfera politica. Il
grande fervore religioso diede nuova vitalità alla letteratura, all’arte e
all’architettura. Gli autori continuarono in genere a provenire dall’ambiente
kuge e dai monasteri, ma il pubblico cui le opere si rivolgevano era più vasto e
differenziato che in passato, composto prima di tutto dai guerrieri. Il mondo e
le gesta, i gusti e i valori della classe militare presero posto nelle varie
espressioni culturali e furono spesso accompagnati da messaggi o commenti
d’ispirazione buddhista. La letteratura vide lo sviluppo dei rekishi monogatari
(romanzi storici), tra i quali occorre ricordare il Gukanshō (note sulle opinioni
di uno stolto) scritto verso il 1220 dal monaco Jien. Quest’opera non si limita a
una narrazione cronologica degli avvenimenti, ma tenta di rintracciarne le
cause fornendo una visione del passato come successione di eventi tra loro
connessi; pertanto essa rappresenta il primo tentativo di interpretazione
storica avvenuto in Giappone.
LA RESTAURAZIONE KENMU Già verso la fine del XIII secolo si ravvisavano i
sintomi della crisi del potere Hōjō; l’ultimo Shikk*en di Kamakura, Takatoki,
non brillò per intelligenza e rigore morale, contribuendo a rafforzare l’ostilità
verso la famiglia. È in questo clima che prese forma il progetto della
restaurazione Kenmu, finalizzata a riportare la guida del governo nelle mani
dell’imperatore. L’artefice fu Go Daigo, divenuto imperatore nel 1318; al fine di
ottenere un maggiore potere, provvide ad abolire il sistema insei, trasferendo
le prerogative sino ad allora assegnate a questo ufficio a organismi che
sottostavano al controllo del sovrano. Ma per la realizzare le proprie ambizioni,
occorreva aprire una disputa con il governo di Kamakura che andava bel oltre il
piano politico; per tanto Go Daigo cercò di guadagnarsi l’appoggio militare di
quanti auspicavano la fine della supremazia Hōjō. Di fronte ai ripetuti tentativi
di complotto contro il bakufu, nel 1331 Kamakura reagì punendo gli esponenti
di rilievo e, quindi, inviando uomini armati a Heiankyō. Dopo un breve e inutile
tentativo di difendersi, Go Daigo fuggì dalla capitale, portando con se i simboli
dell’autorità imperiale. Fu però catturato e riportato a Heiankyō, dove venne
deposto e mandato in esilio. Questo non gli impedì, però, di evadere nel 1333.
Kamakura inviò quindi due contingenti di truppe verso ovest, guidati da due
generali, uno sei quali cadde in battaglia, lasciando l’altro al comando delle
forze shogunali: si trattava di Ashikaga Takauji. La sua era una famiglia di
nobili origini, che discendeva dal clan Minamoto e aveva consolidato una
posizione di prestigio e di potere nella regione orientale. Trovandosi da solo
non esitò a compiere un atto di insubordinazione schierandosi dalla parte della
coalizione filo imperiale e rivolgendo le truppe contro gli Hōjō. Il suo ingresso a
Heiankyō nel 1333, dove sconfisse la resistenza shogunale, fu seguito da
quella di Go Daigo, che si reinsediò nella capitale. A est, nel frattempo, un altro
valente capo militare, Nitta Yoshisada, completava la rovina degli Hōjō
attaccando Kamakura e distruggendo le sue istituzioni, mentre l’ultimo
reggente compiva il suicidio rituale assieme ai suoi vassalli e servitori. Questi
eventi segnarono la fine del bakufu, mentre a Heiankyō Go Daigo proclamò
l’inizio dell’era Kenmu nel 1334 e diede inizio al suo progetto di restaurazione
del potere. Tuttavia, esso si rilevò inopportuno e anacronistico, in quanto il
ripristino del governo imperiale implicava in primo luogo la garanzia di
maggiori entrare, e ciò sarebbe stato possibile solo assumendo la gestione
delle contese per il controllo delle terre agricole, abolendo le immunità e
riducendo il potere di shugo e jitō. Go Daigo stesso parve esser consapevole di
non possedere la forza per sovvertire il sistema di privilegi feudali consolidatosi
nel Paese, né la coalizione che lo aveva sostenuto mantenne una sua coesione
dopo la caduta di Kamakura. Il vero scopo che mosse i grandi clan guerrieri gu
quello di partecipare alla competizione per ottenere maggiore potere. Go Daigo
doveva esserne conscio se, nel ricompensare quanti avevano sostenuto la sua
causa, assegnò importanti cariche ai grandi capi militari. Molti provvedimenti
varati dal sovrano contraddicevano gli obbiettivi stessi della restaurazione.
Takauji, che disponeva di una forza militare maggiore di quella di qualunque
altro capo militare, si ritenne insoddisfatto delle pur importanti cariche
ottenute e del fatto che l’imperatore aveva provveduto a concedere il titolo di
shōgun a suo figlio, il principe Morinaga. Nel 1336, dopo essersi ribellato al
sovrano e aver sconfitto le truppe imperiali, Takauji poté di nuovo entrare
trionfalmente a Heiankyō, dove provvide subito a deporre Go Daigo
sostituendolo con un imperatore della linea principale. Qui Takauji stabilì la
sede del suo governo, che ricevette la definitiva legittimazione nel 1338, anno
in cui ottenne la carica di shōgun. Il tentativo di restaurazione terminò quindi
con la nascita di un nuovo governo militare nella capitale imperiale, e con un
ulteriore spostamento del potere verso l’autorità militare. A livello
amministrativo, Takauji aveva dato vita a una fusione tra cariche civili e
cariche militari che consentì ai governatori militari di ottenere un prete
maggiore rispetto a quello detenuto sino ad allora. La nobiltà civile e le
istituzioni religiose, che già da tempo avevano visto diminuire la possibilità di
reclamare i pieni diritti sugli shōen, si trovarono a essere scarsamente
competitive di fronte ai jitō e agli shugo, propensi a ricorrere all’esercizio della
forza militare per ottenere il controllo, parziale o completo, sulle risorse
agricole che i possedimenti fornivano. La stessa casa imperiale, pur
mantenendo un ruolo e un prestigio a livello formale, si trovò privata delle
proprietà che, al fine di ripristinare il governo imperiale, centralizzato, erano
state assegnate al tesoro pubblico. Più che limitare l’autorità dell’élites
guerriera e riasserire il controllo economico e politico della Corte e
dell’aristocrazia civile, l’opera di Go Daigo fornì, dunque, l’opportunità per
procedere a una redistribuzione dei privilegi feudali che, per alcuni, significò un
ulteriore consolidamento della propria forza. Ma la vittoria di Takauji e la
nascita del bakufu a Heiankyō non riportarono la pace nel Paese, che continuò
a essere afflitto da turbolenze interne, fazionalismi e lotte civile da cui
sarebbero scaturiti nuovi equilibri di potere. Il periodo Ashikaga – Muromachi
|| 1338 d.C. – 1573 d.C. Il periodo che vide succedersi 15 Shōgun del clan
Ashikaga, prende il nome dal quartiere dove fu istituito il governo
(Muromachi).
POLITICA E SOCIETA’ Takauji si ispirò al modello del precedente bakufu, da cui
prese le istituzioni, le concezioni e anche parte del personale necessario al suo
funzionamento. Il governo si basava, quindi, sul Samurai Dokoro, il Mandokoro
e il Monchūjo. La carica più elevata era quella di kanrei (capo
dell’amministrazione). Esisteva poi un ufficio per le ricompense, Onshōgata.
Takauji delegò gran parte delle responsabilità amministrative e giudiziarie a
suo fratello Tadayoshi, riservandosi l’autorità militare. Anche a livello locale fu
mantenuto il sistema degli shugo e dei jitō. Fuori da Heiankyō, l’autorità del
bakufu, era rappresentata da delegati regionali; il controllo sulla corte non fu,
invece, delegato a funzionari, ma garantito dalla vicinanza con la sede del
governo militare. Nel 1336 emanò il Kenmu shikimoku, un codice di diciassette
articoli ispirato al Codice Jōei, che rimarrà in vigore per tutto il periodo. Dopo
la conquista della capitale dovette assicurare il controllo sul Paese e sedare il
conflitto tra le due “corti imperiali del Sud e del Nord” (Nanbokuchō). Poco
dopo essere stato deposto, infatti, Go Daigo era riuscito a fuggire nuovamente
dalla capitale e a rifugiarsi a Yoshino, a sud di Heiankyō, portando con sé le
insegne imperiali. Ebbe così inizio una contesa per la legittimità del potere,
accompagnata da ripetuti scontri, la quale si sarebbe protratta fino al 1392,
anno in cui l’ultimo sovrano della corte meridionale rinunciò al potere,
consentendo agli Ashikaga di estendere il potere su tutto il Paese. Takauji si
trovò ad agire all’interno di un quadro legale e istituzionale mutato, in cui la
natura delle relazioni con i vassalli apparivano diverse da quelle che legavano i
gokenin a Kamakura. I vassalli, infatti, possedevano poteri a volte pari a quelli
dello shōgun. Il bakufu, quindi, non serviva più come garante dei diritti e
dispensatore di potere e giustizia, e ciò contribuì a rendere meno solido il
sistema di alleanze. Inoltre potenti famiglie shugo preso il monopolio della
carica di kanrei. Il governo militare riusciva quindi a garantire equilibrio solo
grazie all’influenza dei capi Ashikaga. Alla sua morte, Takauji (1358) lasciò
un’eredità tutt’altro che solida, anche se la maggior parte degli shugo
apparivano fedeli, trattandosi per la maggior parte di uomini legati agli
Ashikaga da legami di parentela. Appartenevano, infatti, all’ichimon (o primo
cerchio) al di fuori del quale stavano i tozama (signori esterni). Il terzo shōgun,
Yoshimitsu, fu nominato quando era ancora un bambino, ma divenne un capo
energico. Nel periodo in cui fu a capo del bakufu tentò di consolidare il suo
governo, rafforzando il controllo sulle casate guerriere e sedando le rivolte che
minacciavano la sua egemonia. Inoltre impose ad alcuni shugo l’obbligo di
stabilire la residenza nella capitale, per controllarli. Riuscì quindi a mantenere il
controllo di tutto il Paese, tranne che del Kantō, su cui gravava il potere del
governo generale della regione. Dopo aver sanato la frattura fra le due corti
imperiali lasciò la guida del bakufu al figlio Yoshimochi nel 1394, per assumere
la carica di Gran ministro di Stato. Criticata, invece, fu la sua decisione di
stabilire rapporti commerciali con la Cina nel 1401, fregiandosi del titolo di “re
del Giappone” e accettando la condizione di tributario impostagli
dall’Imperatore Ming nel 1402. Ma questo favorì una nuova interazione con la
cultura cinese e aprì un fiorente commercio che comportò grandi profitti di cui
beneficiò l’intero Paese. Lo stabilimento di licenze ufficiali consentì di
controllare l’attività e di porre a freno la pirateria. Le autorità stabilirono una
sorta di alleanza con i mercanti, garantendo protezione in cambio del loro
servizio. Essi esportavano in Cina le katana, oltre a rame, ventagli, paraventi e
rotoli dipinti, in cambio di monete, libri e ceramiche. I successori di Yoshimitsu
non furono altrettanto abili nell’esercizio del potere, e il bakufu cominciò a
declinare dopo la sua morte nel 1408. Yoshimochi era diventato il quarto
shōgun Ashikaga; si era impegnato a eliminare gli aspetti della precedente
politica che reputava eccessivi, recidendo il rapporto tributario con la Cina.
L’eredità paterna gli fruttò un periodo di stabilità. Anche il sesto shōgun,
Yoshinori, che detenne la carica tra il 1429 e il 1441, riuscì a rafforzare
l’autorità del bakufu, sconfiggendo il governatore del Kantō. Venne ucciso da
uno dei suoi vassalli, il quale sospettava che Yoshinori volesse togliergli la
carica di shogu. Il clan Ashikaga ne uscì indebolito, dimostrando di non avere
abbastanza forza per controllare i suoi subordinati. Sul piano economico il
bakufu risentì della perdita del controllo sul commercio con la Cina, che passò
nelle mani di grandi famiglie guerriere.
Sotto Yoshimasa (VIII shōgun tra il 1449 e il 1473), l’autorità del governo
militare fu completamente dispersa. Gli effetti dei problemi politici e sociali
riguardavano in primo luogo il governo locale, dal quale erano state eliminate
le forme di controllo dello Stato imperiale, i kokushi. Il fallimento di Go Daigo
aveva determinato il superamento di questo sistema; gli shugo poterono quindi
consolidare una posizione assoluta nelle provincie, trasformandosi in veri e
propri capi regionali, i quali disponevano del potere militare, civile e
amministrativo (che avevano assorbito dai Jitō). Avevano tratto beneficio dalla
pratica, resa legale da Takauji, dell’Hanzai, che consentiva agli shugo di
riscuotere la metà delle imposte degli shōen per sostenere le proprie milizie e
che, assieme alla tassa Hyōrōmai, permise loro di assumere diritti all’interno
delle tenute private. Il loro rapporto con il bakufu si basava sulla garanzia che
esso poteva dare alla loro posizione. Ma con il declino dell’autorità del governo
militare, tali garanzie vennero meno e, con esse, il vincolo di fedeltà. Esisteva
una marcata differenza tra i territori controllati dai diversi shugo; se, ad
esempio, gli Yamana furono privati del controllo su undici provincie, gli Ōuchi
riuscirono invece a mantenere i loro estesi domini. All’indebolimento della
posizione di molti shugo contribuì l’obbligo di risiedere a Heiankyō, che li
costringeva ad affidare il controllo delle provincie a dei sostituti (shugodai).
Spesso questi si dimostravano incapaci di sedare le rivolte, di garantire il
prelievo delle tasse o il loro invio allo shugo. Ciò aprì la strada ad un
rimescolamento del potere a livello locale, che avvenne con il ricorso alle armi
e da cui sarebbero emersi nuovi capi militari locali. Nel 1467, primo anno
dell’era Ōnin, le tensioni e le contese tra i vassalli presero la forma di un’aspra
guerra, che scaturì da una disputa tra gli Hosokawa e gli Yamana legata alla
successione shogunale. Destinata a perdurare sino al 1477, essa vide i grandi
shugo schierarsi a sostegno dell’una o dell’altra fazione. Lo shōgun preferì
stare lontano dalle armi e imitare il suo predecessore, dedicandosi alla cultura,
alle arti e anche alla costruzione del padiglione d’argento (Ginkakuji). La
guerra Ōnin segnò l’inizio di un lungo periodo di guerre civili (periodo Sengoku)
che durò circa un secolo. L’autorità del bakufu, proprio a causa di queste
guerre, declinò, anche se a livello formare le cariche di imperatore e shōgun
continuavano a rappresentare lo Stato unificato, anche se questo venne diviso
in una serie di realtà autonome, svincolate dal controllo centrale. Il processo di
decentramento del potere politico fu seguito anche dall’ascesa di capi militari
locali, i sengoku daimyō. Questo fu possibile grazie ad una serie di
trasformazioni a livello locale. Il potere degli shugo fu minato dallo sforzo
bellico, che li costrinse a distogliere l’attenzione dalle province; inoltre, le
stesse casate shugo furono spesso divise da dispute interne, che ne causarono
lo smembramento. Parallelamente, nelle province, si assistette al
frazionamento del territorio in numero unità politiche, controllate dalle grandi
famiglie residenti che non esitarono a usare la forza militare. Ciò diede vita al
gekokujō, ovvero il ribaltamento sociale. Nel corso del periodo Sengoku si
assistette, quindi, ad una completa redistribuzione del potere e all’ascesa dei
sengoku daimyō. Diversamente dagli shugo, essi furono poco sensibili
all’autorità del governo militare, concentrati ad accrescere la loro forza militare
ed economica e a difendere i propri domini, i quali non coincidevano più con i
limiti amministrativi delle provincie, né con quelli degli shōen. La loro
affermazione segnò la dissoluzione del sistema shōen. Il daimyō assorbì i diritti
amministrativi e di proprietà sulle terre, assumendo le sembianze di un vero e
proprio feudatario. All’interno del proprio dominio il damiyō, svincolato da ogni
controllo del potere centrale, provvedeva ad emanare codici legali
(bunkokuhō), a organizzare i propri seguaci, ad ordinare rilevamenti fondiari,
esercitando un efficace controllo del suo castello, attorno al quale si
raggruppavano i guerrieri formando vere e proprie città castello, i jōkamachi.
Egli poteva pertanto sedare le turbolenze rurali e sovraintendere
all’organizzazione dei villaggi (mura), i quali si erano sviluppati come unità
autosufficienti a livello amministrativo. Infatti, ogni mura era responsabile del
versamento di una determinata quantità di raccolto. I mura si dotarono anche
di organi di difesa. Nelle comunità di villaggio si assiste al rafforzamento della
coesione sociale e allo sviluppo dell’agricoltura collettiva.
ECONOMIA E SOCIETA’ Nelle campagne, la diffusione dell’uso dei fertilizzanti
contribuì all’incremento della produttività agricola, derivato anche dal
miglioramento delle tecniche di irrigazione e del crescente impiego degli
animali del lavoro dei campi. In alcune zone era addirittura possibile effettuare
un doppio raccolto annuo del riso e di altri cereali. Numerosi progressi furono
compiuti anche nell’ambito del commercio, dei trasporti e nello sviluppo dei
centri urbani. Infatti la creazione di vari centri di potere locali determinarono
una richiesta di merci e di rifornimenti alimentari che stimolò l’attività
economica, così come la diversificazione sociale. Il commercio con la Cina,
immise in Giappone merci pregiate e nuove tecniche per la lavorazione della
seta, mentre dalla Corea giunse la tecnica per produrre cotone. In alcune zone
del Paese si sfruttavano miniere che fornivano oro, argento e rame, in pare
usato per coniare nuove monete. Nei loro domini i daimyō, costruirono i
castelli, circondati da numerosi edifici che richiesero nuovi materiali e mano
d’opera. Artigiani e mercanti accrebbero il loro livello di specializzazione, si
cimentarono nella pratica del prestito e dell’usura e si costituirono in attive
corporazione, le Za. Queste assunsero il monopolio sulla vendita e la
lavorazione di specifici prodotti e crearono una rete di distribuzione sempre più
estesa.
ARTE, CULTURA E RELIGIONE Il fervore economico fu accompagnato da un
marcato progresso culturale, effetto della scelta di Takauji di stabilire la sede
nel governo militare nella capitale imperiale. Qui i kuge e i bushi potevano
condividere il piacere delle nuove espressioni teatrali del Nō e del Kyōgen o dei
racconti storici, mentre altre forme culturali erano diffuse anche tra le classi
meno elevate, come i brevi racconti orali (otogizōshi), le rappresentazioni di
danzatori, musicanti e mimi (dengaku) o le poesie a catena (renga). La
diffusione della cultura presso le classi popolari fu accresciuta dai contatti con
le diverse province. Fu proprio da qui che, spesso, presero forma espressioni
artistiche che vennero poi elevate dalle classi dominanti. I templi Zen
divennero centri di meditazione per i guerrieri, e stabilirono solidi legami con i
capi militari locali. Nei templi fiorirono nuovi stili architettonici e suggestivi
giardini, assieme ad arti raffinatissime come la cerimonia del tè (chanoyū).
Monaci Zen accolsero le nuove tecniche pittoriche cinesi, in primo luogo la
pittura ad inchiostro (suiboku).
ODA NOBUNAGA L’inversione di rotta al processo di decentramento prese avvio
nel 1568, quando Oda Nobunaga, un ambizioso ed energico daimyō, riuscì a
conquistare Heiankyō, da cui cinque anni dopo cacciò Yoshiaki, quindicesimo
ed ultimo shōgun Ashikaga. Nobunaga diede così inizio all’opera di
riunificazione del Paese.
RAPPORTI CON IL MONDO ESTERNO I rapporti tributari con la Cina avevano
rappresentato l’epilogo di una serie di tentativi dei Ming per indurre il Giappone
a reprimere l’attività predatoria effettuata dai wakō, i pirati giapponesi. Essi
erano dediti al commercio illegale, e a tal fine Yoshimitsu aveva acconsentito
ad aderire al “sistema dei contrassegni” (kangō). Per molto tempo continuò
questo tipo di commercio, proficuo non solo per il bakufu, ma anche per i
monasteri, le famiglie militari e i ricchi mercanti. Il deterioramento del governo
degli Ashikaga minò la capacità di reprimere il commercio illegale e la pirateria,
inoltre l’onere finanziario derivante dall’accoglienza delle missioni non sempre
era compensato dal valore delle merci che giungevano alla Corte Ming, così
venne presa la decisione dapprima di limitare e poi di proibire il commercio
marittimo. L’ultima missione partì dalla Cina nel 1547, e poco dopo i contatti
con la Cina furono formalmente interrotti. Parallelamente a questi eventi era
andato crescendo il numero di pirati e di trafficanti non autorizzati attivi nel
commercio clandestino, i quali si trovarono in concorrenza con i mercanti
europei. L’arrivo dei primi mercanti portoghesi in una piccola isola del Kyūshū
fu registrato nel 1543. L’attività dei portoghesi non si limitò al commercio, ma
interessò anche l’ambito religioso. L’opera di evangelizzazione fu svolta
principalmente dai gesuiti; l’attività di questi uomini fu essenziale sia nella
divulgazione di nuove conoscenze nel Paese, sia nella trasmissione in Europa di
notizie sul Giappone. Tra i fondatori di questo ordine vi era anche Francesco
Saverio, il quale sbarcò in Giappone nel 1549. Recatosi a Heiankyō con
l’intento di ottenere il consenso a svolgere la sua attività missionaria, istituì la
prima chiesa cattolica a Yamaguchi. Furono in primo luogo i daimyō del Kyushu
ad accogliere la nuova fede, che da qui si spostò poi nel Giappone centrale,
interessando anche le classi rurali. Dopo la sua ascesa, lo stesso Oda accordò
la propria protezione ai missionari gesuiti. Per oltre mezzo secolo i rapporti con
gli europei furono limitati ai portoghesi, mentre dopo il 1584 giunsero nel
Paese anche gli spagnoli, che garantirono la loro protezione all’attività
missionaria dei francescani (a differenza degli olandesi, arrivati nel 1609, e
degli inglesi, sbarcati nel 1613, determinati da scopi puramente commerciali). I
giapponesi erano più ricettivi rispetto ad altri popoli dell’Asia verso questa
religione, per questo molti studiosi hanno definito questo periodo (fino al 1639)
“secolo cristiano”. Ma il numero ridotto dei convertiti, il limitato impatto che la
nuova dottrina ebbe sulla cultura e l’interesse extra-religioso che spinse molti
signori ad accogliere i missionari nei loro feudi, rende eccessiva questa
definizione. A livello popolare, la religione introdotta dagli europei era percepita
con un sentimento genuino, la solida fede e la forza morale mostrate dai
missionari costituivano un esempio da seguire. Attorno alla metà del 1500 i
mercanti portoghesi avevano stabilito una sorta di monopolio sul trasporto di
merci giapponesi all’estero e sull’importazione di prodotti stranieri, e la
conversione dei daimyō fu determinata più dal desiderio di partecipare alle
attività commerciali che non da ragioni di natura spirituale. Tali contatti
consentivano inoltre di acquisire nuovi prodotti, conoscenze e tecnologia
provenienti dall’Europa, primo fra tutti l’archibugio, diffuso in Giappone con il
nome di tanegashima, dall’isola dove erano sbarcati i portoghesi. Ciò, assieme
all’acquisizione di nuove conoscenze militari, influenzò in modo profondo gli
eventi bellici che si stavano svolgendo nel Paese, dove l’impiego di armi da
fuoco determinò sempre più le sorti delle battaglie, e costrinse a erigere
massicci castelli entro cui difendersi e costrinse a modificare le armature dei
guerrieri. L’attività militale, quindi, richiese crescenti risorse economiche di cui
solo i maggiori daimyō disponevano, e ciò consentì loro di consolidare il proprio
potere ed eliminare i rivali più deboli. Oltre alla tecnologia nautica e a nuovi
motivi artistici, i giapponesi ebbero modo di conoscere gli orologi e gli occhiali,
gli articoli di vetro e i tessuti di lana e di velluto, il tabacco e la patata. A
questo periodo risalgono numerosi paraventi dipinti, che ben illustravano la
visione che i giapponesi ebbero della fattezze, dei costumi e delle attività dei
“barbari meridionali”.

CAPITOLO 4

Periodo Azuchi-Momoyama || 1573 d.C. – 1600 d.C. Il superamento dello stato


di decentramento fu dovuto all’opera di tre daimyō, i quali, dopo aver
consolidato una salda base nei propri territori, estesero il controllo sull’area di
Heiankyō e quindi sul resto del Paese. Il processo è dovuto ad una serie di
fattori, tra cui l’emergere dei daimyō stessi, che detenevano il governo assoluti
nei propri territori. Il crescente ricordo a una nuova tecnologia militare, inoltre,
accrebbe ulteriormente la distanza tra quanti disponevano di risorse da
investire nell’attività bellica e chi, invece, non era in grado di accedere all’uso
di armi moderne. Da questo confronto militare emersero alcuni importanti capi
regionali, i quali, potendo contare sull’appoggio di daimyō minori, presero a
nutrire l’ambizione di acquisire un potere più esteso. Concorse, inoltre, la
generale crescita economica. Se nel Giappone centrale il potere dei grandi
daimyō continuava a fondarsi sulle risorse agricole, nel Kyūshū molti
acquisirono potere economico dagli scambi con l’estero. La stessa protezione
accordata da Osa ai missionari fu motivata dalla volontà di attirare verso i
propri domini le navi portoghesi. Anche i suoi successori seguirono il suo
esempio, progettando di spostare verso est le basi degli scambi marittimi e di
porre il commercio sotto un regime di monopolio. L’incapacità di attuare questa
politica avrebbe condotto a una progressiva riduzione degli scambi con l’estero.
In un paese al momento privo di una efficace autorità centrale, la presenza
degli europei era avvertita come un pericolo, in considerazione anche del
comportamento che questi avevano assunto in altre zone dell’Asia, dove
l’opera missionaria aveva aperto la strada alla conquista militare. Lo stesso
cristianesimo era percepito come una dottrina che possedeva una potenziale
carica eversiva rispetto a un ordine sociale rigidamente gerarchico. Fu,
dunque, all’interno di questo contesto che prese corpo il progetto di riunificare
il Paese e di ristabilire un unico centro di potere. Alcuni tentativi vennero
compiuti in tal senso dalla metà del XVI secolo, ma fu l’esercito guidato da Oda
Nobunaga a conquistare Heiankyō nel 1568. Discendente da una famiglia
guerriera minore e dotato di grandi capacità miliari, egli emerse sconfiggendo
nel 1560 un potente daimyō rivale che aveva tentato di occupare i suoi terrioti.
Da allora Oda si dedicò a consolidare il potere attraverso alleanze e matrimoni
e raggiunse un prestigio tale da attirare l’attenzione dell’Imperatore, che si
appellò a lui per pacificare la zona della capitale, nonché di Ashikaga Yoshiaki,
desideroso di assicurarsi la successione alla guida del bakufu. Oda conquistò,
quindi, Heiankyō e garantì a Yoshiaki la carica di quindicesimo shōgun della
dinastia Asahikaga. Questo, però, iniziò a cospirare per eliminare Oda, il quale
reagì costringendolo, nel 1573, a lasciare la carica e lo esiliò. Questi
avvenimenti segnarono la fine del bakufu degli Ashikaga, e l’inizio del periodo
Azuchi-Momoyama.
POLITICA PER LA RIUNIFICAZIONE L’affermazione del potere di Oda
procedette con il consolidamento del controllo sulla zona della capitale, che
affermò ricorrendo a metodi di violenza estrema per eliminare quanti si
opponevano alla sua ascesa. I daimyō rivali furono via via sconfitti e costretti a
diventare suoi vassalli. Nel 1571 egli attaccò l’Enryakuji, sul Monte Hiei,
distruggendo tremila edifici e sterminando migliaia di monaci; con metodi
analoghi furono annientati gli altri centri religiosi rivali, i cui territori furono
confiscati e posti sotto la guida di figure delegate da Oda. In tal modo, fu posta
fine all’autonomia e al potere che queste istituzioni avevano detenuto, e furono
gettate le basi per l’assoggettamento del Buddhismo e dello Shintoismo al
governo militare. Diverso fu l’atteggiamento riservato al Cristianesimo e, più in
generale, verso gli europei e le loro innovazioni tecnologiche in campo militare,
di cui fece un abile impiego. In effetti fu il primo giapponese a usare le nuove
armi e a impiegare rivestimenti di ferro nelle sue navi da guerra; inoltre, fece
erigere fortezze di pietra in grado di resistere agli assalti di armi da fuoco. Il
primo esempio di questo genere di costruzione è rappresentato dal castello che
fece edificare nel 1576 ad Azuchi, per porvi la sede del quartier generale. Oda
inaugurò così la tradizione di concentrare gli eserciti in quartier generali
fortificati, che proseguì nel corso di tutto il periodo Momoyama e fu
simboleggiato dall’edificazione di castelli riccamente adornati, la cui
magnificenza suggerisce come il loro scopo non fosse meramente difensivo, ma
utile alla glorificazione del signore che lo abitava. L’improvvisa scomparsa di
Oda, assassinato da un suo vassallo nel 1582, impedì che il suo progetto fosse
portato a termine. La riunificazione era stata realizzata solo in parte; alla vigilia
della sua morte Oda aveva stabilito il controllo su circa 30 dei 68 province del
Giappone. La sua attività aveva avuto un carattere prettamente militare, ma
diede avvio ad una ristrutturazione dell’amministrazione e introdusse alcune
importanti innovazioni che ridussero il potere indipendente delle province e
posero le basi per la riunificazione politica. Assegnò ai suoi vassalli i feudi
confiscati, nei quali fu ricalcato il modello di un quartier generale fortificato
dove si concentravano le truppe armate. Ciò favorì l’allontanamento dei
guerrieri dalle zone rurali e contribuì ad avviare la separazione della classe
militare da quella contadina, nota come heinō bunri. Tale processo proseguì
con una serie di provvedimenti, adottati a partire dal 1576 in alcune regioni,
che furono finalizzate a confiscare le armi della popolazione non guerriera;
oltre che contro le comunità religiose ribelli, essi erano rivolti ai contadini, i
quali furono vincolati al proprio status e obbligati a dedicarsi esclusivamente al
lavoro agricolo. Anche per quanto riguarda la sfera religiosa furono attuati
interventi, come l’obbligo imposto agli abitanti dei villaggi di affiliarsi ai templi
autorizzati. Un altro rilevante provvedimento è rappresentato dalla
riorganizzazione delle zone rurali in villaggi e dall’imposizione della consegna
dei registri catastali relativi ai territori assoggettati; in alcune aree Oda fece
eseguire il rilevamento dei terreni agricoli (kenchi) ricorrendo a nuovi criteri di
misurazione e introducendo un nuovo sistema fiscale. Assunse, inoltre, il diritto
di trasferire da un feudo a un altro i suoi vassalli, dai quali pretese
un’obbedienza assoluta, assieme ad una stretta osservanza dei regolamenti
(okite) imposti. La riunificazione nei suoi territori interessò anche il commercio,
che fu favorito con varie misure (tra cui l’adozione di pesi e misure uniformi),
mentre veniva affermato il controllo sulle comunità di mercanti.
TOYOTOMI HIDEYOSHI La riunificazione proseguì sotto Totoyomi Hideyoshi; di
umili origini, cominciò a servire Oda quando era ancora un ragazzo, ma si
distinse per le sue qualità militari e politiche. Non fu pertanto difficile per lui
riuscire ad assumere l’eredità lasciatagli dall’improvvisa scomparsa del suo
capo. Nel 1584, egli aveva stabilito un solido controllo sulla capitale e fissato la
sua base nell’imponente castello di Ōsaka; l’anno successivo riuscì a ottenere
l’obbedienza dei vassalli fedeli a Oda e concluse un’alleanza con importanti
daimyō, tra cui Tokugawa Ieyasu. La sua ascesa proseguì sia sul piano
formale, ricevendo nel 1585 la nomina di reggente imperiale (kanpaku) e
l’anno seguente il cognome Toyotomi, sia su quello strategico e, grazie a una
serie di campagne militari, nel 1590 riuscì a portare a termine la completa
riunificazione militare del Giappone. Hideyoshi divenne quindi il capo supremo
del paese, la cui forza si basò sulla rete di alleanze che egli guidava.
POLITICA, AMMINISTRAZIONE E SOCIETA’ Il potere militare centrale risulta
frammentato in numerose entità territoriali, note come han, ciascuna
governata da un daimyō, la cui fedeltà era necessaria per assicurare la pace
del Paese. Hideyoshi non si accontentò di un formale giuramento di fedeltà o di
alleanze matrimoniali per rinsaldare i vincoli feudali, ma provvide pure a
disporre strategicamente i daimyō nelle vari regioni e pretese che essi
inviassero presso il castello di Ōsaka un proprio familiare o un fedele vassallo
come ostaggio. Il ruolo di ogni daimyō dipendeva dalla rendita proveniente
dalla tassazione delle terre agricole collocate nel suo han. Hideyoshi si dedicò a
consolidare l’opera di riunificazione, forgiando una nuova organizzazione
amministrativa a partire da una generale revisione catastale fondata su criteri
e unità di misura nuovi, che Oda aveva realizzato solo in parte, nota come
taikō kenchi. Le terre coltivabili furono misurate in modo da stimare la loro
capacità produttiva, calcolata in koku di riso (kokudaka) e annotata nei registri
catastali (kenchichō). Ogni campo fu registrato a nome di una famiglia di
contadini, che aveva l’obbligo di lavorarla e di versare una quota del raccolto
come tassa, calcolata in base alla produttività del terreno. Queste famiglie
contadine erano raggruppate in villaggi (mura), ciascuno dei quali selezionava
un capo (shōya) che doveva, tra gli altri compiti, prelevare l’insieme delle tasse
per darle agli amministratori alle dipendenze dei daimyō. Il mura assunse,
quindi, la responsabilità di amministrarsi e divenne l’unità fiscale in ogni han,
mentre i contadini furono vincolati alla terra. Essi, inoltre, furono sottoposti
unicamente al governo del daimyō e tutelati dall’interferenza privata, infatti
con un editto del 1587, Hideyoshi vietava l’impiego degli agricoltori da parte di
facoltose famiglie contadine e di funzionari locali, perciò il daimyō assunse i
pieni diritti sulle risorse agricole del proprio han. Le tasse riscosse dal daimyō
gli servivano per gli oneri dell’amministrazione interna al suo dominio, affidata
ai guerrieri alle sue dipendenze, che ricompensava con stipendi in koku di riso.
Essi avevano assunto il costume di vivere all’interno delle città-castello
(jōkamachi) edificate dai loro daimyō. I samurai, quindi, vennero ad essere
nettamente distinti dai lavoratori dei campi, i quali erano stati inseriti nei
registri catastali di nuova istituzione entrando a far parte della classe dei
contadini (hyakushō), mentre i guerrieri che non avevano mantenuto un
vincolo con la terra erano stati espulsi dai villaggi rurali e costretti a risiedere
nei centri fortificati. Tutto ciò allontanò i samurai dalle campagne e li trasformò
in amministratori degli han. Tutto questo, unito alla caccia alle spade ordinata
dal Hideyoshi nel 1588 allo scopo di disarmare i contadini e alle barriere
imposte tra anni dopo alla mobilità sociale attraverso il divieto di cambiare il
proprio status, completò il processo di separazione dei ceti rurali dalla classe
militare già iniziato da Oda, e creò le basi del rigido sistema sociale gerarchico
perfezionato sotto i Tokugawa, noto come mibunsei. Il taikō kenchi determinò,
quindi, il definitivo superamento del sistema degli shōen. Il nuovo sistema
consentì a Hideyoshi di avere una chiara visione delle risorse agricole
disponibili, sulla base della quale fu possibile controllare le rendite dei singoli
daimyō, avendo su di loro il potere di nomina, trasferimento e destituzione. E,
usando tale potere a fini politici e strategici, essi furono in grado di mantenere
un equilibrio di potere tra sé e gli altri singoli feudali. Questo assetto
suggerisce l’idea di un feudalesimo centralizzato. Hideyoshi cercò di legittimare
la sua ascesa militare e di rinsaldare la rete di alleanze proponendosi come
modello ideale di guida politica, e a tal fine volle usare i tradizionali simboli
dell’autorità statale, ottenendo dalla Corte titoli e altri cariche, nonché
obbligando i vassalli a riformulare il giuramento di fedeltà. Non rivendicò
comunque il titolo di shōgun.
ECONOMIA e POLITICA ESTERA Hideyoshi proseguì la politica di libera
circolazione delle merci, eliminando le barriere locali, favorendo l’espansione
del libero mercato e abolendo le corporazioni di mercanti. Attraverso la
concessione di privilegi, egli stimolò poi la crescita delle attività commerciali e
artigianali nelle città-castello. Ciò ebbe rilevanti riflessi sullo sviluppo dei centri
urbani, che crebbero attorno alla fortezza, dove furono edificati quartieri
commerciali, alloggi per i samurai ed edifici religiosi. Un’altra fonte di ricchezza
fu rappresentata dallo sfruttamento delle risorse minerarie. Cercò anche di
trarre profitto dai traffici con l’estero, come dimostra il fatto che Ōsaka
sottrasse a Sakai il primato di maggiore città portuale. Minor successo riscorre
il tentativo effettuato da Hideyoshi al fine di reprimere la pirateria, di
sottoporre il commercio estero a un sistema di autorizzazioni ufficiali. La sua
ambizione fu palese quando tentò di dominare l’Asia, ordinando ai suoi vassalli
di invadere la Corea. Lo scopo ultimo delle due spedizioni era la conquista della
Cina; esse ebbero luogo in due riprese, nel 1592 e nel 1597, ma il loro esito fu
compromesso dalla morte di Hideyoshi nel 1598.
ARTE E RELIGIONE Il fervore dell’economia portò un nuovo stile nei palazzi e
negli arredi delle residenze; gli artisti decorarono gli edifici con oro, lacca
colorata ed elaborati elementi architettonici e realizzarono paraventi, pannelli
dipinti, pitture murali e sculture. Cominciarono a sorgere anche piccoli
padiglioni per il tè. Di minor pregio risultano essere, invece, le opere letterarie,
sebbene una certa vitalità caratterizzare quelle opere collegate ai missionari
europei, in primo luogo traduzioni di capolavori della devozione cristiana. Agli
europei si deve anche la diffusione della stampa, che i giapponesi conobbero
nel 1590 quando il gesuita Alessandro Valignano introdusse una stamperia a
caratteri mobili di metallo, inizialmente impiegata per pubblicare i testi
religiosi, classici giapponesi e occidentali, e dizionari di lingua, e che contribuì a
dare impulso alle arti popolari e all’allargamento del pubblico di lettori. Periodo
Edo-Tokugawa || 1603 d.C. – 1868 d.C. Hideyoshi aveva cercato di assicurare
la successione al figlio Hideyori e per questo aveva istituito un Consiglio di
cinque grandi anziani (gotairō), i quali avrebbero dovuto vegliare sul giovane.
Ma questi non gli furono così fedeli e, uno tra questi, Tokugawa Ieyasu, riuscì a
prevalere sugli altri.
POLITICA, AMMINISTRAZIONE E SOCIETA’ Lo scontro decisivo per prendere il
potere si ebbe nel 1600, quando Ieyasu sconfisse i suoi rivali nella battaglia di
Sekigahara; tre anni dopo ottenne il titolo di Shōgun, potere che esercitò nella
nuova sede del bakufu, Edo. Nel 1605 rinunciò alla carica che diede al figlio
Hidetada, e assunse quella di shōgun in ritiro (ōgosho); inoltre trasferì la sua
residenza a Sunpu, da dove continuò ad esercitare il potere. Ma la sconfitta
non bastò ad evitare nuovi attacchi da parte di Hideyori, e per questo gli fu
consentito di mantenere il castello di Ōsaka, oltre ad altri territori. Ieyasu si
occupò per prima cosa della riorganizzazione dei possedimenti terrieri. Le terre
confiscate non furono sufficienti a ricompensare i Daimyō che lo avevano
sostenuto, per questo dovette riassettare il territorio. Stabilì, in primo luogo,
una gerarchia tra i daimyō fondata su vincoli di fedeltà tra questi e lo shōgun.
Una posizione elevata fu assegnata ai daimyō imparentati con i Tokugawa
(shinpan), ai quali seguivano quei daimyō che avevano sostenuto Ieyasu
(fudai) e infine i daimyō rivali (tozama). Questi furono sistemati in modo che i
daimyō rivali non potessero ribellarsi, ma anche in modo da poter controllare le
vie di comunicazione e di accesso a Edo. Ieyasu si servì dei vassalli per
amministrare il territorio; questi si distinguevano in hatamoto (uomini della
bandiera), i quali spesso potevano disporre di un proprio feudo e i gokenin
(uomini della casa), che occupavano una posizione inferiore e ricevevano uno
stipendio. I Tokugawa mantennero, anche se solo formalmente, il legame con
l’Imperatore, e anzi, furono proprio loro a finanziare la Corte, affinchè potesse
mantenere uno stile di vita consono alla propria posizione. Allo stesso tempo,
però, ne limitarono l’autonomia politica, disponendo l’insediamento di un
governatore, il quale doveva mantenere i contatti tra l’Imperatore e il bakufu.
Inoltre, nel 1615, furono emanate delle regole alle quali la famiglia Imperiale e
l’aristocrazia civile dovevano attenersi, che vietavano al sovrano di partecipare
agli affari di Stato. Lo shōgun poteva chiedere ai feudatari l’invio di milizie in
caso di necessità, o il trasferimento di fondi e manodopera per la costruzione e
la manutenzione delle strade. Anche la condotta dei daimyō fu sottoposta a
una normativa emanata sempre nel 1615, il Buke shohatto, il quale imponeva
rigide regole ai feudatari: stabiliva che in caso di successione o matrimonio,
essi dovevano ottenere l’approvazione dello shōgun; poneva un limite al
potenziamento militare dello han; vietava la costruzione di navi d’altro mare;
proibiva di aderire al Cristianesimo e imponeva, inoltre, il sankin kōtai, già
utilizzato da Hideyoshi. Rappresentò un efficace sistema di controllo sui
daimyō, ai quali veniva imposto l’obbligo di costruire una residenza (yashiki)
nella capitale, dove dovevano dimorare per un certo periodo secondo scadenze
fissate e, in loro assenza, lasciare i propri familiari e altri funzionari al loro
servizio. Tale pratica sottraeva molte delle risorse finanziare degli han, anche
perché la casa costruita a Edo doveva essere arricchita con un lusso
proporzionale all’importanza per proprietario. Lo shōgun operava con l’ausilio
di due organismi:
• Il Consiglio degli anziani (rōjū): formato da 4 o 6 membri selezionati tra i
fudai, i quali dovevano gestire l’amministrazione e le questioni di rilevanza
nazionale, tra cui quelle relative alla corte, ai daimyō, alle istituzioni religiose,
agli affari militari e a quelli esteri. Inoltre aveva potere di intervento sulla
tassazione e la distribuzione delle terre e disciplinava il conio e la circolazione
monetaria;
• Il Consiglio dei meno anziani (wakadoshiyori): contava 3 o 4 membri scelti
sempre tra i fudai ma di rango inferiore ed era responsabili delle questioni
interne a Edo. A questo organismo erano sottoposti i metsuke, ovvero gli
ispettori e i funzionari incaricati di vigilare sull’osservanza delle norme. A
questi vanno aggiunti:
• Alta corte di giustizia (Hyōjōsho);
• Intendenti delle finanze, che si occupavano a livello locale, del controllo del
governo di Edo, da questi dipendevano intendenti locali selezionati tra gli
hatamoto di medio e basso rango;
• Magistrati delle città, che si occupavano del controllo delle zone urbane.
Questo modello amministrativo era ricalcato anche in ogni singolo han,
all’interno del quale il daimyō godeva di una certa autonomia, che riguardava
anche la consistenza del suo esercito e il numero e le dimensioni delle fortezze.
I guerrieri alle dipendenze dei daimyō erano iscritti in un registro personale,
organizzati secondo il proprio rango e stanziati attorno al castello del signore.
Il daimyō governava attraverso un ufficio centrale delle finanze, un corpo di
intendenti rurali deputati al controllo dei villaggi e il magistrato che sorvegliava
i distretti urbani (machi). Le unità dei mura e dei machi si autogovernavano
sotto la guida di un capo scelto a livello locale. All’interno dei villaggi venne
rafforzato il divieto di abbandonare, acquistare o cedere i terreni. I contadini
furono organizzati in gruppi di famiglie (goningumi). Gli amministratori alle
dipendenze del daimyō compivano ispezioni periodiche nei mura e prelevavano
le tasse raccolte dal capo villaggio. Questo sistema è detto bakuhan. L’efficacia
del sistema dipende dalla capacità dei Tokugawa di garantire equilibrio nei
rapporti di potere con i daimyō e sorretto dall’adozione di alcune misure sociali
come il processo di differenziazione delle classi sociali, sulla base del ruolo
occupazionale, già utilizzato da Hideyoshi e portato in questo periodo a
termine, con l’adozione del modello shinōkōshō, finalizzato a organizzare i
gruppi guerrieri, gli agricoltori, gli artigiani e i mercanti in questo ordine.
Poiché la maggior parte dei mercanti e degli artigiani si concentravano nelle
zone urbane, questi erano detti chōnin (persone della città) e considerati come
un’unica categoria. Venivano riconosciuti anche categorie privilegiate, come i
kuge, i religiosi e le monache (sō e ni), ma anche gruppi di infima reputazione,
come gli eta e gli hinin, raggruppati sotto la denominazione di senmin (persone
di basso rango), e posti al gradino più basso di quest’organizzazione, detta
mibun. Ogni livello doveva rispettare delle norme precise. Ne conseguì non
solo una differenziazione netta nello stile di vita, ma anche nella disposizione
sul territorio, con la concentrazione di samurai, artigiani e mercanti nei centri
urbani e agricoltori nelle zone rurali. Inoltre questa divisione impediva
all’individuo di “mescolare” la sua classe sociale, alla quale era vincolato. A
caratterizzare il periodo è il neoconfucianesimo; nato in Cina a partire dal XII
secolo, esso si affermò anche fuori dalla Cina, grazie all’opera del filosofo Zhu
Xi, il quale elaborò un sistema metafisico imperniato sul dualismo tra il li, che
si riferisce alla legge per cui ogni cosa esiste, e il qi, l’elemento che le
conferisce concretezza. Trasferita in ambito eitco-politico, questa suggerisce la
condotta ideale dei governanti e del popolo, del cui benessere essi sono
responsabili. Il neoconfucianesimo fu assunto come fondamento del regime di
Edo, grazie soprattutto all’opera di Fujiwara Seika, il quale si dedicò alla
divulgazione della dottrina. I Tokugawa si dotarono di un ufficio di consiglieri
confuciani e istituirono anche delle scuole confuciane, studi che divennero
parte integrante nella formazione dei samurai. La dottrina venne adattata alle
condizioni del Giappone, come attesta il contenuto del Codice bushidō (“la via
del guerriero”) elaborato da Wamaga Sokō, per giustificare il ruolo dei militari
come élite governante.
RELIGIONE Dopo la sua morte, Ieyasu fu divinizzato in un imponente mausoleo
edificato a Nikkō. Ciò rientrava in una politica più generale che voleva mettere
le istituzioni religiose al servizio del bakufu. Le istituzioni buddhiste furono
economicamente indebolite a seguito della marcata riduzione delle terre
assegnate ai monasteri. I templi periferici furono riorganizzati e subordinati a
quelli controllati dal governo centrale che, nel 1635, pose tutte le questioni
inerenti ai tempi sotto la giurisdizione di un unico magistrato, mentre l’attività
del clero venne regolata secondo quanto elencato in una serie di norme, il Jiin
hatto. I Tokugawa fornirono protezione, sia al sistema buddhista che a quello
scintoista, data l’importanza che avevano avuto in Giappone, inoltre il
buddhismo servì a contrastare la diffusione del cristianesimo; infine, nei
templi, furono istituiti apposti registri (terauke) presso cui ognuno aveva
l’obbligo di iscriversi.
ECONOMIA e POLITICA ESTERA Ieyasu, da principio, aveva assunto un
atteggiamento indulgente verso i missionari europei, in quanto voleva sposare
i traffici marittimi a Edo. D’altra parte per il bakufu era fondamentale impedire
che i daimyō delle regioni occidentali si arricchissero grazie al commercio con
l’estero. Ieyasu favorì quindi il commercio estero, verso la Cina, le Filippine e il
Messico. Oltre che con portoghesi e spagnoli, cercò di trattare con gli olandesi
e gli inglesi, senza successo. Questo, oltre al rifiuto cinese di istituire un
commercio ufficiale sottoposto a un sistema di autorizzazioni, lo indusse a
tentare di ottenere il monopolio sul commercio attraverso il controllo dei porti e
l’imposizione del sistema di certificati di autorizzazione (shuinsen). Nel 1612
impose una limitazione della fede cristiana, percepita come un pericolo politico
e ideologico. Ma fu sotto i suoi due successori che l’intolleranza verso questa
fede si fece aspra, ricorrendo a torture, martiri, esecuzioni ecc. Misure estreme
furono assunte dopo una rivolta nel 1673 a Shimabara, che il bakufu sospettò
fosse fomentata da samurai convertiti e che fu repressa l’anno seguente. Nel
1639 furono espulsi i portoghesi, due anni dopo gli olandesi furono confinati a
Dejima (isolotto artificiale collegato a Nagasaki) e i cinesi relegati in un
quartiere di Nagasaki che divenne l’unico porto del Giappone autorizzato da
Edo a svolgere limitate attività commerciali con l’estero. Nel 1635 venne
imposto il divieto ai giapponesi di uscire dal Paese, e a quanti si trovavano
all’estero, di tornare in patria. Il Giappone entra nell’era Sakoku (paese
chiuso), durante la quale i contatti con il mondo esterno furono controllati da
Edo e limitati, oltre che a Nagasaki, ad altre tre località: l’estremità
meridionale dell’Hokkaidō, Tsushima e Satsuma. Il successo di tali iniziative fu
reso possibile dalla posizione marginale che l’arcipelago aveva rispetto alle
principali rotte marittime percorse dal commercio mondiale, il quale non si
mostrò particolarmente interessato a contrastare la decisione assunta dallo
Shōgun. La storiografia ha individuato, all’interno del periodo Tokugawa, due
distinte fasi, collocando il periodo di passaggio tra gli anni Trenta e Cinquanta
del Settecento. La divisione tra queste due fasi è rappresentata da una
metamorfosi nei rapporti economico-sociali. La politica del Sakoku pose forti
limitazioni al commercio internazionale, tanto che lo sviluppo economico si
fondò in modo precipuo sulla crescita del mercato interno, mentre l’assetto
stabilito dal sistema mibun determinò, da un lato, l’insufficiente crescita delle
entrate negli han e, dall’altro, l’emergere di un limitato numero di ricchissimi
mercanti. Fu dunque dalle zone rurali che provenne questa trasformazione,
infatti, il sistema di tassazione prevedeva che la rendita dei singoli feudi fosse
suddivisa a metà tra i contadini, obbligati a risiedere nei villaggi al fine di non
ridurre il livello dei raccolti, e il daimyō che provvedeva a stipendiare i samurai
alle sue dipendenze, oltre ad affrontare le spese personali. La responsabilità
del versamento dell’imposta in riso continuò a ricadere collettivamente sulle
comunità di villaggio, le quali ne rispondevano in solido e suddividevano la
rendita dovuta al daimyō tra le singole famiglie (ie), che costituivano le unità
minime della società. In caso di calamità naturali, i contadini potevano
ottenere dal loro signore la temporanea diminuzione dell0imposta dovuta e la
mediazione era oggetto di contrattazione tra l’intendente di finanza del feudo e
il capo del villaggio (shōya o nanushi). Fin dalla prima fase per periodo,
iniziarono a manifestarsi squilibri interni alle comunità di villaggio. Nonostante
il divieto ai contadini di modificare le assegnazioni dei terreni coltivabili
contenute nei registri catastali (kenchichō), contingenze diverse cominciarono
a erodere l’usufrutto di alcune famiglie rurali in favore di altre. Ciò
comprometteva la rendita delle famiglie contadine meno agiate. Ne risultò
un’alterazione dell’assetto economico-sociale all’interno delle comunità di
villaggio, che lentamente si discostò da quanto registrato nei kenchichō. Se
inizialmente questo processo interessò tutti gli han e coincise con un aumento
della produzione agricola che migliorò le condizioni di vita della popolazione,
nel corso del Settecento l’evoluzione economica ebbe una particolare
accelerazione nelle aree del Kinai e del Kantō. Soprattutto nel Kinai, grazie al
ricorso a tecniche agricole più avanzate, i mura aumentarono le loro rendite
complessive. L’adozione di fertilizzanti, l’introduzione di nuovi attrezzi agricoli,
l’impiego di tecniche d’irrigazione più avanzata, nonché la diffusione di manuali
di agronomia diedero luogo alla formazione del “profitto embrionale”, costituito
di un processo di accumulazione esclusivamente nelle zone in cui aumentò la
produttività, laddove cioè si verificò un incremento della produzione in
presenza di una riduzione del lavoro socialmente necessario. Parallelamente, si
ebbe un’espansione delle colture extraceralicole. In sostanza i contadini che
poterono disporre di un incremento delle rendite iniziarono a investire in
attività proto manifatturiere situate nei villaggi e distretti rurali, nelle quali essi
potevano impiegare il tempo residuo rispetto a quello necessario per la
coltivazione del riso. Pertanto, l’incremento produttivo andò a vantaggio della
popolazione rurale, con benefici del tutto marginali per i bilanci dei feudi e, più
in generale, per la classe militare. L’incremento delle rendite favorì
l’espansione dei mercati locali nei quali confluivano manufatti di uso
quotidiano. In parallelo a questi commerci, la concentrazione a Edo dei daimyō
o dei loro familiari diede impulso alla formazione del mercato nazionale. In
questo contesto e in virtù delle regole fissate dal sistema mibun, i legami dei
bushi con i mercanti si intensificarono. Infatti, raccolte le imposte agricole e
versati gli stipendi ai samurai, il daimyō e i buschi dovevano inevitabilmente
affidarsi all’attività dei mercanti per convertire i prodotti agricoli nelle merci a
loro necessari. Emerse così la borghesia mercantile. Negli han più grandi si
diffuse, sino a consolidarsi, l’uso di basare le transazioni commerciali su lettere
di credito sul riso e sull’argento, che acquisirono il valore di valuta legale
all’interno del feudo. Inoltre i mercanti estesero la loro attività anche in campi
finanziario, oltre a praticare l’usura, presero ad anticipare ai daimyō le quote di
sua spettanza per l’imposta agricola. Il progressivo ampliamento delle
disponibilità finanziare dei mercanti dipese pure dal fatto che, ammassando nei
propri magazzini una grande quantità di prodotti agricoli subito dopo il
raccolto, potevano attribuirgli un prezzo più basso rispetto a quello di mercato
nel periodo precedente alla nuova stagione di raccolto. Sul piano politico i
mercanti non acquisirono un potere corrispondente a quello conseguito in
termini economici, e la loro posizione nella gerarchia mibun non si discostò.
Infatti, sebbene l’aumento dei consumi di lusso costringesse i daimyō a
ricorrere a prestiti, essi si sforzarono di conservare la loro autorità sulla
borghesia mercantile. Ci fu, poi, un progressivo allontanamento da parte di
molti capi Tokugawa dal modello di governo personale ed efficace applicato dai
primi tre shōgun. Già con l’ascesa di Ietsuna nel 1651 le redini della direzione
politica erano state assunte dai Consiglieri anziani e gli interessi dei daimyō
fudai avevano cominciato a prevalere su quelli del capo militare del Paese,
mentre il clima di pace aveva reso meno rigido il controllo del bakufu. Il suo
successore, Tsunayoshi, divenne shōgun nel 1680, si affidò ai ciambellani,
ovvero a personaggi del suo entourage privato. Nel corso dei tre decenni in cui
mantenne la carica, le sorti del governo subirono un brusco e marcato declino,
dovuto al contemporaneo esaurimento sia delle riserve monetarie del bakufu
sia delle maggiori miniere di oro e argento della famiglia Tokugawa, che si
tentò di fronteggiare ricorrendo ad una svalutazione monetaria. Questa
situazione fu ereditata dai suoi successori Ienobu, dal 1709 al 1712, e Iestugu,
che mantenne la carica fino al 1716; entrambi ebbero come consigliere
personale Arai Hakuseki, il quale si impegnò per riaffermare un modello di
governo coerente con i principi neoconfuciani. Me il primo vero tentativo di
intervenire attivamente per risollevare le sorti del bakufu si ebbe sotto l’ottavo
shōgun Yoshimune, che regnò tra il 1716 e il 1745.
POLITICA e SOCIETA’ Yoshimune intraprese quello che sarebbe stato uno dei
tre grandi programmi di riforma attuati nel corso del periodo. Realizzò delle
riforme dette Kyōhō, volte a risanare la crisi finanziaria del governo centrale e
a ripristinare l’autonomia economica della classe militare. I primi interventi
riguardarono il drastico contenimento delle uscite, l’appello a una condotta si
austerità nel governo e nella vita privata della classe bushi, l’imposizione di
norme suntuarie per tutte le classi sociali e il ristabilimento del valore della
moneta. Gli effetti di questi provvedimenti, tuttavia, non risanarono le finanze
del bakufu. Decise quindi l’adozione di misure più drastiche. In cambio della
riduzione del periodo di soggiorno a Edo previsto dal Sankin kōtai, ai daimyō fu
imposta una serie di prestiti forzosi che vennero usati per pagare le insolvenze
contratte con gli uomini alle dipendenze dei Tokugawa. Gli interventi in ambito
fiscale riguardarono l’adozione di un metodo più rigoroso di esazione delle
tasse agricole, che prevedeva un pagamento annuo fisso (jōmen) in
sostituzione della quota calcolata sulla nase della quantità di raccolto. Ciò ebbe
benefici effetti per le casse shogunali, assicurando un netto aumento delle
entrate e consentendo, nel 1731, di ristabilire le norme del Sankin kōtai e di
revocare i prestiti forzosi imposti ai daimyō. Gli anni successivi, comunque,
videro una nuova flessione delle entrate provenienti dalla tassazione agricola,
in concomitanza con una fase di stagnazione economica e con l’emergere di
una ondata di rivolte contadine (hyakushō ikki), che chiedevano la riduzione
degli oneri fiscali. Si aprì così una nuova stagione di riforme, caratterizzata da
una politica di espansione finanziaria, dal ritorno alla base aurea e di argento e
a misure fiscali rigorose, nonché da un atteggiamento di maggiore apertura nei
confronti della penetrazione del capitale mercantile urbano nelle zone rurali,
che creò le basi del successivo sviluppo commerciale. Yoshimune tentò
comunque di controllare il potere del ceto mercantile attraverso la concessione
di licenze ufficiali a case commerciali (kabunakama), mentre la moratoria di
tutti i debiti contratti dai bushi intendeva riequilibrare il rapporto tra la classe
militare e quella mercantile. Nel complesso non riuscirono ad assicurare una
solida base alle finanze shogunali ne, più in generale, a risolvere i problemi
strutturali del sistema economico-sociale. In taluni casi, poi, esse sortirono
effetti negativi, come testimonia ad esempio la politica di stabilizzazione del
presso del riso, la quale, unita agli interventi volti a favorire la moneta
metallica e la crescita della produzione agricola, generò una drastica riduzione
del presso del riso, con dannose conseguenze per i samurai che percepivano
stipendi fissi pagati con quote di questo cereale. Né gli effetti delle riforme
risparmiarono i contadini, oberati da un più severo sistema fiscale, e i
mercanti, colpiti da misure arbitrarie come la cancellazione dei debiti dei bushi.
Le ripercussioni che l’opera di riforme ebbe in campo politico furono invece
rilevanti, implicando in primo luogo la riaffermazione dell’autorità personale
dello shōgun, il ritorno a un’amministrazione retta e responsabile della
burocrazie e il rafforzamento del controllo sugli intendenti responsabili del
governo locale nei territori dei Tokugawa. L’esempio di Yoshimune, tuttavia,
non fu seguito dai due successivi shōgun, Ieshige e Ieharu, entrambi ricordati
come individui di fragile stratura politica nelle mani dei ciambellani. Tra questi
ultimi emerse Tanuma Okistugu, la cui ambizione lo portò ad affermarsi come
il personaggio più influente dello shogunato Ieharu e ad assumere la carica di
rōjū.
ECONOMIA Tanuma è ricordato come l’ideatore di una serie di provvedimenti
che ebbero effetti disastrosi. Egli riprese e sviluppò la politica di
incoraggiamento del commercio già avviata sotto Yoshimune, concedendo
licenze ad associazioni commerciali e istituendo monopoli semiufficiali in
cambio di una tassazione su queste attività, e stimolò i traffici con l’estero a
Nagasaki promuovendo le esportazioni di prodotti marittimi provenienti dallo
Hokkaidō, che egli pianificò di colonizzare. Tentò, inoltre, di espandere la
circolazione valutaria introducendo per la prima volta, monete di argento, e di
creare un fondo nazionale finanziato dal capitale mercantile e disponibile per
prestiti a basso tassi di interesse a favore della classe militare. L’attuazione di
queste misure fu bruscamente interrotta alla morte di Ieharu, che consentì ai
numerosi oppositori di Tanuma di provvedere alla sua destituzione, oltre che
alla confisca dei beni e dei titoli acquisiti. Nel 1787, il giovane Ienari ereditò
una situazione disastrosa, dovuta anche ad una serie di calamità naturali e
carestie che avevano afflitto le campagne, provocando numerose insurrezioni
contadine. Il lungo governo di Ienari fu caratterizzato da due fasi assai diverse
fra loro, la prima delle quali fu dominata da Mastudaira Sadanobu, nominato
consigliere dello shōgun ancora minorenne. Fu sotto la sua guida che si ebbe la
seconda grande stagione di riforme, che prendono nome dall’era Kansei e che
furono estese anche a tutti i feudi.
ECONOMIA La politica di Matsudaira fu indirizzata verso il contenimento
dell’espansione delle attività commerciali e le limitazioni finanziarie. Egli tentò
in primo luogo di restituire efficienza all’amministrazione centrale, riaffermando
l’autorità dei rōjū e provvedendo a epurare una serie di funzionari e,
soprattutto, di ciambellani corrotti. Gli interventi nelle zone rurali furono
orientati verso una più rigorosa esazione dell’imposta agricola. La creazione di
riserve di rico per le cattive annate e il rafforzamento delle misure per
prevenire l’allontanamento della manodopera contadina dalle campagne e per
favorire lo hitosaeshi, cioè il ritorno dei contadini trasferitisi nelle zone urbane
in cerca di lavoro ai loro villaggi. Assai rilevanti furono i provvedimenti che
interessarono Edo, teatro di una grande rivolta avvenuta nell’estate nel 1787.
La posizione finanziaria di Edo fu rafforzata rispetto a quella di Ōsaka grazie a
un intervento per limitare il tasso di interesse, che consentì di controllare
l’aumento dei prezzi dei beni di consumo, e all’impulso dato allo sviluppo della
produzione di sakè, olio, carta e cotone, nella regione circostante. Pur
riuscendo a migliorare le finanze del bakufu, ad allentare le tensioni
economiche e sociali e a restituire vigore alla burocrazia, le Riforme Kansei
furono limitare ad avere effetti immediati. Il ritiro di Sadanobu nel 1793
coincise con l’assunzione diretta dei compiti di governo da parte di Ienari, che
tuttavia non mostrò un particolare interesse verso le riforme; né diede
dimostrazione di maggiore zelo nel contenimento delle spese, da cui risultò un
generale impulso allo sviluppo economico e culturale del Paese e, allo stesso
tempo, un deterioramento delle finanze e della posizione politica del governo di
Edo. La seconda fase dello Shogunato di Ienari, dunque, fu caratterizzata da
un governo inefficace e poco incline a tentare di risolvere i problemi di fondo
che minavano il sistema economico-sociale dei Tokugawa e che emersero in
modo drammatico a partire dagli ani Trenta dell’Ottocento, quando una serie di
carestie gettò in profonda crisi i settori più fragili della società. Nel 1836, la
provincia di Kai fu teatro di una violenta rivolta contadina; l’anno seguente il
bakufu fu profondamente scosso dalla ribellione di un suo funzionario di Ōsaka,
Ōshio Heihachirō, che, colpito dallo stato di indigenza in cui versava parte della
popolazione, dapprima sollecitò il magistrato della città a distribuire le riserve
di riso e quindi cercò di attaccare il castello di Ōsaka alla ricerca di beni da
distribuire ai poveri. In quello stesso anno Ienari rinunciò alla carica di shōgun
in favore del figlio Ieyoshi, sotto il quale si ebbe il terzo e ultimo ciclo di
riforme promosso nel periodo Edo.
POLITICA Intraprese tra il 1841 e il 1843, le riforme si ispirarono ai modelli
precedenti e furono ideate da Mizuno Tadakuni, un eminente membro del
Consiglio degli anziani. Il suo programma mirò ancora una volta al risanamento
della situazione economica e politica del bakufu, che egli tentò di attuare
ricorrendo a misure per molti versi contraddittorie, come nel caso
dell’abolizione dei monopoli commerciali e delle organizzazioni per la vendita
all’ingrosso, che egli riteneva avrebbe consentito di contenere l’aumento dei
prezzi. Ciò, unito alla riduzione forzata dei prezzi, degli stipendi e degli affitti,
ebbe effetti negativi sulla circolazione delle merci e sul rialzo dei prezzi stessi.
Altrettanto controverso fu l’editto con il quale ordinò il trasferimento di tutti i
daimyō degli han situati nei dintorni di Edo e di Ōsaka che interessò quindici
feudatari, compreso quello di Kii facente parte delle “tre famiglie”.
L’opposizione suscitata dall’adozione di queste misure indusse Mizuno a
dimettersi dal suo incarico nel 1843, lasciando dietro di se una situazione
critica e un diffuso malcontento. Le Riforme Tenpō non furono limitate al
governo centrale, interessando anche molti han, che percorsero vie diverse per
cercare di risolvere la difficile situazione in cui versavano le proprie finanze. Nel
complesso le riforme testimoniano come la classe dirigente, nazionale e locale,
ricercasse gli strumenti appropriati per fronteggiare le ricorrenti crisi, le quali
mostrarono in modo sempre più palese le contraddizioni insite nel sistema
economico – sociale dei Tokugawa. Uno dei sintomi più evidenti del malessere
è rappresentato dalle rivolte popolari che, specie nel corso della seconda parte
del periodo Edo, costellarono la storia del Giappone con crescente frequenza.
SOCIETA’, ARTE E CULTURA Si ebbero mutamenti significativi per quanto
riguarda l’organizzazione politica, la struttura sociale, l’assetto economico e
l’ambito culturale. La marcata crescita economica che si registrò nel corso di
tutto il periodo fornì nuove opportunità alla distribuzione della ricchezza. Ciò
introdusse una serie di elementi politicamente e socialmente destabilizzanti,
com’è testimoniato dall’arricchimento sia di una parte della classe contadina
che investì le eccedenze in attività extra agricole, sia delle categorie legate alle
attività commerciali da cui sempre più spesso vennero a dipendere
economicamente i samurai. Questi ultimi, infatti, nonostante occupassero uno
status sociale elevato, beneficiarono solo marginalmente del progresso
economico disponendo di un’unica fonte di reddito costituita dagli stipendi in
riso che ricevevano dal proprio signore. L’economia mercanti fu inoltre
stimolata dall’aumento della popolazione residente nei nuovi centri urbani in
continua crescita ed espansione. I jōkamachi, presso cui i daimyō
concentravano i proprio guerrieri - amministratori, si estesero con grande
rapidità. Inn alcuni han si svilupparono centri importanti, come Kanazawa,
Nagoya, Sendai e Kagoshima, mentre verso la fine del Settecento a Ōsaka e a
Kyōto vivevano circa trecentomila individui. Edo, nel frattempo, si era
trasformata nella più estesa, vivace e popolosa metropoli del Paese, con circa
un milione di abitanti, di cui pressappoco la meta viveva nella shitamachi (città
bassa) che comprendeva i rioni commerciali. Edo divenne anche il nucleo
economico e culturale del Giappone, da cui si diramavano arterie stradali e
canali navigabili che servivano al transito di ingenti quantità di merci, persone
e informazioni. Le città-castello vennero così a essere popolate da una varietà
di persone che, pur appartenendo a diversi strati sociali, stabilivano tra loro
contatti diretti e rapporti di reciproca dipendenza, condividendo uno stile di vita
urbano, oltre a numerosi svaghi e interessi comuni. I Chōnin andavano
acquisendo un rilevante ruolo economico, nonostante lo scarso peso esercitato
sul piano politico e la bassa posizione occupata nell’organizzazione sociale. La
classe militare era costituita da amministratori stipendiati che risiedevano nelle
zone urbane. Vincolati ai loro compiti di governo da uno statu ereditario, essi
mantennero il potere politico e una posizione sociale privilegiata nel corso di
tutto il periodo Edo, anche se la loro condizione economica mostrò evidenti
sintomi di vulnerabilità, essi godettero del diritto esclusivo di portare due
spade (una corta e una lunga), sebbene il generale clima di pace li alienasse di
gatto da ogni tipo di attività guerresca. Conformemente all’ideale bunbu, la
cultura (bun) era per loro un dovere pari a quello delle arti marziali (bu), e ciò
contribuì a trasformare la classe militare in una élite istruita, che si raccoglieva
nelle scuole fondate nei vari han per coltivare gli studi confuciani. Secondo la
dottrina, il compito di garantire un governo benevolo (jinsei) attraverso
l’esempio personale, prima ancora che con il ricorso alla legge, era stato
affidato loro dal Cielo e costituiva pertanto una responsabilità non solo politica,
ma anche morale; ciò, assieme alla rigida separazione delle classi e al rispetto
delle relazioni confuciane (in particolare quelle che riguardano il legame
signore – suddito e padre – figlio) era finalizzato a garantire l’armonia sociale e
la stabilità politica. Le leggi suntuarie, stabilivano per ogni classe sociale
precise norme che regolavano vari aspetti della vita pubblica e privata, ma
l’applicazione di tali regole si scontrava spesso con le nuove condizioni createsi
nella realtà cittadina. La stessa diffusione dell’educazione non fu limitata alla
casta guerriera interessando pure i ceti rurali ricchi e le classi socialmente
meno elevate delle zone urbane, dove fiorì una cultura di stampo borghese,
espressione dei nuovi ceti emergenti in campo economico. L’accresciuta
possibilità di accesso all’istruzione fu resa possibile dalla creazione di numerose
accademie private (shijuku), finanziate dall’amministrazione degli han e aperte
anche ai giovani di estrazione non samuraica, e di scuole private, spesso
annesse ai templi locali e note come terakoya, che impartivano l’educazione ai
figli dei contadini e dei chōnin. Ciò consentì anche ad agiati mercanti, artigiani
e contadini di acquisire un libello di istruzione superiore e, in alcuni casi, di
divenire esperti in vari campi o di affermasi nel mondo intellettuale riservato in
teoria alla classe guerriera. La crescita del tasso di alfabetizzazione è
testimoniata dall’ampia circolazione di manuali di agronomia e di botanica nelle
zone rurali, così come dalla rapida diffusione di opere destinate a un pubblico
di lettori sempre più ampio, aventi come soggetto soprattutto le vicende
amorose che si svolgevano dentro e fuori i quartieri di piacere. I centri urbani
rappresentarono la culla di una nuova e vivacissima cultura popolare,
contrapponendosi alla tradizione artistica e letteraria riservata all’élite. La
cultura chōnin si orientò in genere verso la ricerca di ciò che risultava essere
piacevole e divertente, prediligendo in primo luogo i temi amorosi ed erotici.
L’ideale dello ukiyo (mondo fluttuante) era ispirato da una visione effimera
della vita. Tale ideale espressivo era espresso in varie forme: nelle stampe e
nei dipinti noti come ukiyoe, nella narrativa popolare dove primeggiano gli
ukiyozōshi scritti da Ihara Saikaku, nel teatro dei burattini (jōruri) e nel
kabuki, con le celebri opere di Chimatsu Monzaemon; nella poesia hiaku, in cui
eccelsero Matsu Bashō e i suoi seguaci. Le zone urbane presso cui si
riversavano le masse popolari erano costituite da negozi, teatri, bagni pubblici
e sale da tè, nonché da quartieri presso cui le prostitute erano state sconfinate
per ordine shogunale (detti kuruwa o yūkaku). Qui la cortigiana viveva in
condizioni ben diverse rispetto a quelle che la morale vigente riservava al resto
delle donne, costrette a sottomettersi ai genitori, quindi al marito e, infine, al
figlio maggiore qualora questi fosse divenuto capofamiglia. Il “mondo
fluttuante” risultava attraente anche per i samurai i quali, entrando nei
quartieri di divertimento, erano costretti a spogliarsi delle spade e a sottostare
alle regole ivi imposte. La società chōnin, comunque, non era scevra dai doveri
e dalle responsabilità, ne priva di ideali superiori o di un senso etico. La politica
del sakoku non sempre comportò un completo disinteresse verso il mondo
esterno. Già nel 1715 apparve l’opera Seikyō kibun (note sull’Occidente) di
Arai Jakuseki. Qui lo studioso confuciano riportava i contenuti
dell’interrogatorio cui egli aveva sottoposto un missionario italiano giunto
clandestinamente in Giappone, Giovanni Battista Sidotti, assieme alle
informazioni sulla geografia, sulla storia occidentale e sulla religione cristiana.
Nel 1720, fu eliminato il bando all’importazione di opere occidentali, a
esclusione di quelle relative al Cristianesimo, e fu consentito anche a coloro
che non erano interpreti ufficiali di imparare l’olandese. L’attività dei ragakusha
(studiosi di cose olandesi) e degli yōgakusha (studiosi di cose occidentali) si
era diffusa in molti han, divulgando le nuove conoscenze acquisite in campo
medico e in altre discipline scientifiche, mentre nel 1811 lo stesso bakufu
provvide a fondare un centro di traduzione di opere occidentali. In questo
stesso periodo occorre ricordare l’attività degli studiosi di cose nazionali
(kokugakusha o wagakusha), dediti a rivalutare la tradizione e i valori indigeni.
Kada no Azumamaro comportò una critica solo parziale nei confronti dei
sinologi che assegnavano un’importanza secondaria allo studio delle cose
nazionali, ma con i suoi eredi la reazione anticinese assunse una forma sempre
più esplicita e radicale. Kamo no Mabuchi produsse una cospicua produzione
letteraria, compresi i commenti del Man’yōshū e del Kojiki. Qui i toni
anticonfuciani si coniugano con un appello al ritorno alla tradizione indigena.
Erede di Mabuchi fu Motoori Noranaga, il quale dedicò circa metà della sua vita
alla compilazione del Kojiki den (commento al Kojiki). Quel che appare
rilevante qui sottolineare è il risvolto politico dell’attività di Norinaga, dato che
egli compì una rivalutazione degli antichi miti shintoisti e ripropose il ruolo
storico del tennō, gettando in tal modo le basi ideologiche su cui si sarebbe
fondata la Restaurazione del potere imperiale nel 1868. Ma dal
neoconfucianesimo avrebbe attinto anche il nazionalismo sfrenato che si
affermò in Giappone nel periodo successivo alla prima guerra mondiale. Fu
però Hirata Atsutane a dare alle sue opere un esasperato tono nazionalista e
xenofobo, non solo in quanto dichiarò la superiorità dello Shintoismo rispetto a
tutti gli altri culti, ma soprattutto perché affermò che il Giappone fosse un
paese unico e sacro essendo stato creato dai kami. L’attività dei kokugakusha
contribuì non solo a segnare il distacco dalla concezione sino centrica che
aveva a lungo dominato il mondo culturale e intellettuale giapponese, gettando
le basi per il primato che il Giappone avrebbe asserito in Asia dopo il 1868, ma
anche a preparare il terreno sia al ritorno allo Shintoismo e alla sua
trasformazione in un culto di Stato nel periodo Meiji, sia al consolidamento di
un’idea di identità nazionale ispirata al principio di esclusività e di unicità.

L'INGRESSO DEL GIAPPONE NEL SISTEMA INTERNAZIONALE, LA NASCITA DELLO


STATO NAZIONALE E LA TRANSIZIONE AL CAPITALISMO

1) La crisi della società feudale e i prodromi dello Stato Nazionale Nell' ultima parte
del periodo Edo la crisi investiva il settore economico feudale e quello sociale
soprattutto nelle campagne. Il malessere si esprimeva con: - Rivolte contadine verso le
autorità feudali, con il picco nel corso dell' era Tenpō (1830 - 1844); - Insorgenza di
nuovi movimenti religiosi e sette che rappresentavano un espediente sicuro per poter
affrontare meglio la vita contadina; - Episodi di violenza anche nelle città; - Difficoltà
economiche tra i samurai.

Le città e le campagne però non formarono un'unione di protesta abbastanza solida,


quindi vennero avanzate delle proposte in ambito politico e intellettuale: - Ritorno ad
una società totalmente basata sull'agricoltura; - Recupero dell'efficienza di governo; -
Ritorno alla tradizione legata alla venerazione dell' Imperatore per rispondere ad una
minaccia esterna all'identità e integrità del Giappone; - Innovazione in campo agricolo
e militare, su spunto europeo;

Il mutato equilibrio in campo scientifico, economico e militare tra Europa e Asia e lo


sviluppo continuo e rapido delle società capitalistiche europee rappresentavano un
aspetto inedito rispetto ad un passato. Il fermento intellettuale insieme alle
trasformazioni sull'assetto internazionale influì sulla letteratura di fine 700 e la prima
metà dell'800, dove i temi principali erano: difesa delle frontiere, la politica del Sakoku
e la sicurezza e l'identità nazionale. In risposta al tentativo fallito della Russia di
stabilire contatti commerciali con il Giappone nel 1792. il bakufu decise di colonizzare
l'Hokkaidō e stabilirvi un proprio commissario.

LE FIGURE PRINCIPALI IN UN MOMENTO DI CRISI Hayashi Shihei l'anno prima, in una


sua opera, denunciò il pericolo russo e l'inefficacia difensiva del bakufu, suggerendo
di considerare il modello occidentale, finendo per essere esiliato ad Hayashi; Honda
Toshiyaki disse che la vulnerabilità dei confini andava risolta con la costruizione di una
solida flotta in grado di: - Sostenere un'espansione territoriale per l'aumento della
popolazione; - Offrire nuove opportunità al commercio estero; - Offrire la possibilità di
accumulare moneta e metalli preziosi. Hirata Atsutane, kokugakusha, sostenne il
rinnovamento dello Shintoismo e del prestigio dell'Imperatore. Aizawa Seishisai, uno
dei maggiori esponenti della scuola Mito (che favorì il nazionalismo e
l'antifeudalesimo) nella sua opera Shinron (Nuove Tesi, 1825) egli formulò la teoria del
"Kokutai": - Esaltazione della figura dell' Imperatore; - Condanna delle dottrine
straniere (Buddhismo). Con la riapertura del Paese nel 1854 Aizawa venne accolto dal
movimento xenofobo "Jōi" = "espulsione dei barbari" occidentali, insieme allo slogan
"Sonnō" = "venerazione dell'Imperatore".

Sebbene kokugakusha e persone della scuola Mito avessero opinioni diverse


sull'entità della minaccia contro la quale difendersi, contribuirono alla: - Rivalutazione
degli antichi miti shintoisti; - Tradizione imperiale e del patrimonio indigeno; -
Promozione dello Shintō come culto ufficiale dello Stato; - Affermazione di un
nazionalismo incentrato alla superiorità dei giapponesi. Per essere shintoisti era
necessario essere giapponesi. Il problema del Giappone era però che doveva trovarsi
una nuova posizione in un contesto internazionale che mutava rapidamente: il
primato culturale cinese e il sinocentrismo asiatico fece nascere l'idea che
l'espansionismo era l'unica soluzione.

I RIFORMISTI Mizuno Tadakuni compì una azione di riforma in extremis per tentare un
risanamento economico di fronte alla minaccia occidentale e alla incapacità di
reazione del bakufu, riuscendo però solo a peggiorare la frattura tra i governanti e i
governati, incrinare l'autorità dello shogun e indurre i proprietari di alcuni han a
salvare i propri domini attraverso esperimenti riformistici. Chōshū voleva... -
Migliorare l'assetto agricolo; - Ridurre le spese; - Contribuì a risanare le attività
commerciali che fruttarono agli han quote sufficienti per poter investire nella

propria organizzazione militare; Satsuma invece... - Puntò sulla attività mercantile


grazie al controllo dei traffici sulle isole del Ryūkyū e il monopolio sulla produzione di
zucchero.

LE RISORSE DEL GIAPPONE A FINE PERIODO EDO Geografiche: il Giappone


comprendeva lo stesso territorio inglobato nello stato Meiji, il quale racchiudeva
simboli di unità come: - La storia dell'Impero; - La permanenza di una autorità sovrana
legata all'idea di sacralità; - Patrimonio dello Shintō.

2) La riapertura del Giappone, l'ingresso nel sistema internazionale e il crollo del


feudalesimo Nel 1804 la Russia fece il suo secondo tentativo di stabilire rapporti
commerciali con il Giappone, ma il bakufu non cedette all' "Invasione barbara",
concedendo l'accesso solo al porto di Nagasaki.

Pressione russa +

l'invasione delle truppe Napoleoniche nel 1812 +

la comparsa delle prime navi inglesi agli inizi dell'800

Il bakufu riaffermò la politica del sakoku nel 1825.

Gli inglesi dopo si rivolsero alla Cina, che per decenni rifiutarono le avance degli
inglesi per stabilire un libero commercio, aprendo un commercio illegale di oppio che
poi si diffuse in tutta l'Asia orientale. Nonostante i continui divieti imposti da parte
della Cina la Compagnia continuò a introdurre l'oppio preso in India. I pagamenti in
argento al posto della vendita di prodotti cinesi fecero perdere la moneta di valore. La
situazione arrivò a provocare squilibri sociali quindi nel 1839 venne inviato un
commissario che bruciò 1300 tonnellate di oppio = inizio della guerra dell'oppio che
durò fino al 1842, con la vittoria degli inglesi. Ora gli inglesi avevano il controllo
economico e territoriale.

Con la apertura di alcuni porti cinesi e lo sviluppo di attività portuali a San Francisco si
intensificò l'interesse degli Stati Uniti verso il Giappone e il presidente Millard Fillmore
affidò a Mattew C. Perry l'incarico di presentare al Giappone le seguenti richieste: -
Stabilire relazioni pacifiche; - Garantire basi di rifornimento e soccorso alle navi e agli
equipaggi americani di passaggio verso la Cina; - Concludere un accordo commerciale,
se possibile. Nel 1853 arrivò Perry che consegnò la lettera all'Imperatore, con toni ben
diversi dal previsto. Tali richieste accellerarono il processo di sgretolamento del
bakufu, tanto che dopo un consulto realizzò di non poter far fronte alla crisi. Il clima
indecisionale inoltre provocò una frattura politica tra i daimyō.

I PROVVEDIMENTI PRESI INSIEME A PERRY - Abe, per evitare la guerra, propose di


scendere ad un compromesso, spingendo i daimyō ad accettare alcune richieste, ad
eccezione di quelle commerciali; - Venne stipulato il trattato di Kanagawa nel marzo
del 1854 pertura dei porti di Shimoda e Hakodate per il rifornimento delle navi e
assistenza dei naufraghi e l'invio di un rappresentante a Shimoda.

Inizio rottura della politica del Sakoku e apertura del Giappone al mondo esterno

GLI EFFETTI DELLA RIAPERTURA DEL GIAPPONE - La necessità di affrontare la crisi a


causa della pressione alle frontiere evidenziò le carenze del "feudalesimo
centralizzato" dei Tokugawa; - Stimolò a rivolgere le attenzioni verso l'Istituto
Imperiale, favorendo il processo di ripristino del ruolo imperiale.

La nuova politica estera che adottò il Giappone provocò contrasti tra diverse figure: - Il
fronte Joi dichiarò inammissibili le concessioni fatte dal governo; - Il fronte dei
daikokujin accusò il bakufu di eccessiva cautela e esortarono a fare accordi
commerciali con gli occidentali. Dopo che Abe lasciò il Consiglio degli Anziani a Hotta
Masayoshi il quale nel 1856 si incontrò con Harris, il rappresentante di Shimoda, il
quale cercò di convincere Hotta agli aspetti positivi del commercio e a ricordare la
drastica fine della Cina a causa dell'ostinazione dei suoi governanti.

Hotta alla fine venne convinto da Harris e cercò di convincere gli alti funzionari del
bakufu e dei fudai. Il responso fu in parte positivo, in parte negativo: - Una minore
ostilità a favore di un realismo maggiore che però non toglieva l'ostilità verso i
"barbari"; - La risposta da parte della Corte secondo cui solo il consenso da parte
dell'Imperatore poteva sedare l'opposizione; - Problema nello stabilire il successore
del bakufu in seguito alla malattia che colpì l'attuale shogun Iesada; - Schieramento
dei Tokugawa suddiviso in due gruppi: 1) Il primo gruppo aveva come capo Li
Naosuke, sostenuto da i Consiglieri anziani e da altri vassalli fudai e votava per
Tokugawa Iemochi; 2) Il secondo gruppo era formato dai collaterali Tokugawa e dai
daimyō esterni alla famiglia e votava per Tokugawa Yoshinobu.

Li Naosuke, divenuto Gran Consigliere, vinse sul secondo gruppo ricorrendo a


destituzioni, arresti e condanne a morte (operazione nota come "epurazione Ansei").
Dopo aver assicurato la carica di shogun a Iemochi, sotto pressione in seguito alla
notizia che le truppe anglo- francesi sarebbero venute in Giappone per stabilire un
accordo che richiedeva accordi molto meno vantaggiosi, concluse subito il Trattato di
Amicizia con Harris il 29 luglio 1858, che avrebbe stabilito un rapporto di
interdipendenza con un sistema economico che comprendeva già Europa, Nord
America e Asia orientale.

I PUNTI DEL TRATTATO DI AMICIZIA - Apertura dei porti di Kanagawa, Nagasaki,


Niigata e Hyōgo; - Diritto di stabilire rappresentanti diplomatici; - Diritto di stabilire la
residenza dei cittadini americani a Edo e nei porti aperti;

Oltre a questi punti ne vennero approvati altri che però non garantivano una
reciprocità di diritti tra le parti: - Limitazione alla libertà di azione in Giappone ovvero
limitazione dei dazi doganali sulle merci di importazione che impediva una politica di
protezione; - Diritto di extra-territorialità agli americani residenti che li sottraeva
all'autorità giudiziaria del Giappone; - Garanzia agli Stati Uniti dello Status di nazione
più favorita. Tali accorti sollevarono un polverone tale che il Giappone si impose
l'obbiettivo prioritario di abolire questi "trattati ineguali".

GLI EFFETTI NEGATIVI DEL TRATTATO - Aumento dell'inflazione; - Case mercantili


private delle garanzie che proteggevano le loro attività; - Le imprese artigianali
tradizionali sentirono l'aumento dei prezzi della merce di esportazione come la seta, i
semi dei bachi, il cotone e il tè. - L'aumento del prezzo del riso colpì chi viveva di un
reddito fisso, compresi i samurai.

Per il Giappone a questo punto c'erano 2 possibilità: agire attivamente nel sistema
economico mondiale e con i rapporti internazionali oppure mantenere un ruolo
periferico, con i rischi correlati a tale posizione. In quel periodo di instabilità
accaddero episodi di terrorismo politico come l'assassinio di Li Naosuke nel 1860 per
colpa di alcuni samurai di Mito e gli episodi di violenza da parte degli shishi o "uomini
audaci" classi samuraiche medio-basse spinte da un orgoglio nazionalista. Arrivarono
a colpire anche gli occidentali uccidendo un suddito britannico nel 1863, episodio al
quale le navi risposero bombardando Kagoshima.

In seguito alla suddivisioni interna tra chi si opponeva e non alla chiusura del paese si
creò un nuovo gruppo che riunì i vecchi sostenitori di Tokugawa Yoshinobu (il
secondo gruppo) i quali vollero prendersi la rivincita dopo il trattamento ricevuto da Li
Naosuke proponendo l'unione tra il bakufu e la Corte o kōbu gattai. Un vantaggio
dell'apertura del paese era quello di rinforzarsi acquisendo nuove tecniche belliche
occidentali. Con l'attuazione di questa unione si riuscì ad allontanare dalla Corte gli
oppositori più accaniti al bakufu, con l'effetto però di spostare solamente il loro
attivismo nel Chōshū, dove il gruppo resistì a due spedizioni punitive mandate dal
bakufu, una nel 1864 e l'altra due anni dopo. La vittoria di Chōshū fu assicurata dal
rifornimento di armi dalla Gran Bretagna tramite un patto segreto con Satsuma.
Verso la fine del 1866 la scomparsa di Iemochi permise a Yoshinobu di entrare in
scena e di emanare una serie di provvedimenti perché le sorti del bakufu
dipendevano dalla sua capacità di modernizzazione e a ciò avreb be contribuito la
Francia. L'appoggio della Francia indusse la Gran Bretagna a rafforzare i legami con i
feudi occidentali, per paura che il bakufu possa beneficiare dei vantaggi di apertura
del Giappone verso l'estero. A questo punto era alto il rischio di scontro tra il bakufu
di Edo e il Chōshū.

La prossima mossa spettò al feudo di Tosa, che chiese allo Shōgun di dimettersi
restituendo all'Imperatore i poteri civili, per poi essere esercitati da un consiglio di
daimyō e nobili in cambio della garanzia di mantenimen to delle loro terre, proposta
accolta da Yoshinobu che supplicò l'Imperatore per evitare una guerra civile,

invano: gli oppositori Satsuma, il Chōshū e Tosa e Hizen (questi 2 per interessi di
potere) inviarono le truppe ad o ccupare il palazzo Imperiale e il 3
gennaio del 1868 venne proclamata la Restaurazione del potere imperiale e la caduta
del bakufu insieme ai possessi della famiglia dello Shōgun. Con la sconfitta dell'ultima
resistenza in Hokkaido del 1869, il nuovo governo si era già trasferito alla nuova sede
di Tōkyō insieme alle attività governative e la Corte assieme all'Imperatore si
insediarono nella residenza dei Tokugawa.

3) La riforma delle istituzioni politiche, sociali ed economiche del primo


Meiji Mutsuhito era il nuovo Imperatore alle redini del nuovo "governo illuminato"
basato su: - Centralizzazione del potere politico; - Trasformazione capitalistica delle
istituzioni economico-sociali. Si cominciò un'opera di rinnovamento (Ishin) che noi
intendiamo come "Restaurazione Meiji". I mercanti urbani in ascesa e i nuovi
contadini ricchi furono i protagonisti di uno sviluppo dell'economia protocapitalistica,
anche se il rovesciamento del regime fu causato principalmente da membri dell'elite
militare locale che insieme agli esponenti della Aristocrazia di Corte avrebbero
costituito la classe dirigente Meiji.

OBBIETTIVI IN COMUNE TRA L'ELITE GUERRIERA E L'ARISTOCRAZIA DI CORTE -


Eliminare il potere shogunale; - Ristabilire l'autorità imperiale; - Rafforzare il settore
politico e militare del Paese.

LE RIFORME DELLA NUOVA EPOCA MEIJI Con la centralizzazione del potere venne
creata una nuova definizione di Stato Nazionale accompagnata dalla parola d'ordine
"fukoku kyōhei" = "ricco il Paese e forte l'esercito". Con questa parola d'ordine
vennero avviate le Riforme Meiji. - 1869 data in cui i daimyō restituirono
spontaneamente le loro terre al governo insieme ai registri fondiari e i diritti di
governo dello han che aveva affidato loro lo Shogun. - I daimyō divennero governatori
nominati centralmente dietro ad un atteggiamento cauto del governo data la scarsa
autonomia locale per mancanza di forze armate. - 1871 data in cui vennero tolti i
poteri ai daimyō assieme ai loro feudi per instaurare le provincie o i "ken" (haihan
chiken) e i distretti urbani o "fu" per un maggior controllo da parte della capitale. - I
daimyō continuarono a percepire uno stipendo e ottennero un titolo nobiliare; - Gli
uffici amministrativi locali servirono ad inserire nel mondo del lavoro figure come capi
del villaggio e samurai; - Le assemblee permisero al Paese di partecipare alla vita
politica; - 1873 data in cui venne istituito il Ministero degli Interni la cui figura
principale andò al capo attivo del movimento anti-shogunale, ōkubo Toshimichi;
- 1868 data in cui venne emanato il "Giuramento sui 5 articoli" (Gokajō no seimon) per
rispondere al bisogno di aumentare il consenso fra i daimyō così come l'unità del
Paese, oltre che a quello di modernizzare il Paese dietro l'esempio dell'occidente; -
Altri obbiettivi del governo: unità di tutte le classi sociali, istituzione di una assemblea,
garanzia di un dibattito pubblico per discutere sulle questioni dello Stato, adozione di
norme giuridiche internazionali e la promozione della conoscenza all'Estero; -
Emanazione del "Documento sulla forma di Governo" o "Seitaisho" il quale conteneva
il contenuto del giuramento. Con il Seitaisho vennero affidati pieni poteri al Gran
Consiglio di Stato, il Dajōkan, il quale venne suddiviso in 7 sezioni e ottenne il potere
legislativo, esecutivo e giudiziario. Per essere nominati agli uffici però si teneva conto
del rango e dell'ereditarietà; - 1869 data in cui il Dajōkan divenne l'unico e supremo
organo esecutivo e venne affiancato al Jingikan, l'Ufficio degli affari shintoisti che si
occupava dell'esecuzione dei riti e al controllo della sfera spirituale. Il Dajokan era
composto dal Ministro della Sinistra e della Destra e dal Consiglio consultivo (sangi) e i
suoi capi provenivano soprattutto dalla Corte e dai 4 han più importanti.

ALTRI OBBIETTIVI DELLO STATO C'era il bisogno ancora però di fare rimorme che
servissero a garantire allo Stato: - Fonti indipendenti di reddito; - Una solida base
militare; - Una mobilitazione fondiaria; PROVVEDIMENTI - Abrogazione dell'obbligo
occupazionale legato alla classe di appartenenza e libertà di scelta del proprio
impiego; - Nominazione degli ex daimyō e dei cortigiani come membri della
aristocrazia; - Cortigiani, artigiani e mercanti e in seguito anche i samurai di basso
rango vennero classificiati come "popola

zione comune" (categoria degli heimin). A loro venne concessa la libertà di


movimento, la possibilità di avere un cognome, di sposarsi con individui di diverso
rango o di acquistare o cedere la terra.

CONSEGUENZE DEI PROVVEDIMENTI - Venne favorita la manodopera, soprattutto


quella industriale; - Compromessa la posizione dei samurai per l'eliminazione del
monopolio di alcune occupazioni. Nel 1873 inoltre vennero abolite le differenze di
classe; - Obbligo di prestare 3 anni di servizio attivo e 4 come riserve ai ragazzi oltre i
20 anni.

Questi provvedimenti causarono un malcontento tra samurai e contadini, i primi per il


loro diritto al potere milit are che venne meno, i secondi per l'allontanamento di
braccia utili dai campi. Ciò che ora il Governo cercava di accumulare non bastava per
coprire il fabbisogno soprattutto dopo l'aiuto che dette agli ex daimyō e agli ex
samurai. Servivano quindi fondi per acquisire nuove tecnologie e per promuovere lo
sviluppo. Per il fatto che la cultura imprenditoriale non era diffusa lo Stato doveva
assumere un ruolo di "investitore", procurandosi il capitale necessario a sostenere
questo processo.

1871 data in cui il Dajōkan si riunisce per discutere del destino del Paese. Si discusse
anche del bisogno di aboli re il divieto di compravendita delle terre, l'anno successivo
infatti vennero rilasciati i titoli di proprietà o chiken, ai responsabili del pagamento
delle tasse di un determinato appezzamento. Con questo metodo si potè calcolare il
valore del terreno e a sua volta le imposte ad esso applicate.

1873 data in cui venne ordinata la REVISIONE DELL'IMPOSTA FONDIARIA, per


garantire un maggior controllo del sistema fiscale con: - La valuta dell'imposta in base
al valore del terreno, fissato al 3% del suo prezzo legale; - Il singolo proprietario era
l'unico responsabile dell'appezzamento; - Il proprietario inoltre doveva pagare
l'imposta, indipendentemente se era un assenteista o un produttore indipendente; -
Si passò da una tassazione in natura ad un'imposta in denaro.

La posizione dei piccoli imprenditori però divenne precaria, i quali in certi casi
dovettero pure indebitarsi, a causa del calcolo delle tasse in base al rendimento del
terreno piuttosto che in base al raccolto annuale. In caso di pagamenti arretrati
dell'imposta fondiaria vennero applicate vendite forzate, le quali arricchirono i
proprietari terrieri. Molti contadini infatti entrarono in affitto, pagandolo agli
inquirenti, i quali potevano stabilire i prezzi a loro piacimento.

Con questo metodo il Governo potè: - Stabilizzare le entrate; - Le imposte


sull'agricoltura fruttarono allo stato l'80% delle entrate complessive, essendo l'attività
principale del Giappone (3/4 del territorio); - Si potà finanziare il settore della
modernizzazione dopo un periodo di scarsità dei fondi.

Gli investimenti andarono a: - Costruzione di infrastrutture; - Creazione di alcune


industrie di base; - Costruzione di una moderna rete di trasporti; - Importazione del
telegrafo e il sistema postale; - Fabbriche per produzione navale; - Settore tessile
(lanifici, cotonifici e setifici) e quello edile (cementifici, fabbriche di mattoni, vetrerie); -
Settore metalmeccanico e nell'industria estrattiva; - Incentivi agli investimenti nei
settori industriali e in quello finanziario, per promuovere la classe imprenditoriale;

Il Giappone impiegò diversi esperti e consiglieri stranieri che trasferissero le loro


conoscenze ai giapponesi. Con la riapertura del Giappone i giapponesi viaggiarono
molto all'estero e rilevante fu la Missione con a capo Iwakura Tomomi, che partì nel
1871 e che, dopo aver visitato Stati Uniti e molti paesi europei, fece ritorno nel 1 873
la quale aveva lo scopo di revisionare i trattati ineguali. I trattati in realtà non vennero
toccati ma la quantità di conoscenze apprese furono molte. I cambiamenti avvenuti in
Giappone grazie alle conoscenze apprese dall'occidente fecero cambiare idea an che
ai più scettici.

4) Gli sviluppi nella politica interna ed estera negli anni Settanta e Ottanta Saigō
Takamori e Itagaki Taisuke si convinsero dell'opportunità di dare una dimostrazione di
forza alla Corea, che continuava a rifiutare i cambiamenti avvenuti in Giappone dopo
la riapertura. Saigō si rese disponibile ad andare in Corea per essere ucciso pur di
aprire le ostilità. Al ritorno i membri di Iwakura dissero che era più importante il
rafforzamento interno dell'aggressione esterna. Nell'ottobre del 1873 arrivò il
momento decisivo di rottura all'interno del Governo: Satsuma e Chōshū presero in
mano le redini del governo dopo la fuoriuscita di Saigō e altri importanti esponenti. Lo
scopo comunque era l'espansionismo quindi il problema stava nei tempi e nelle
modalità per attuarlo. Era fondamentale che il Giappone raggiungesse la parità con le
altre potenze e non ci si preoccupava di un atto aggressivo, ma nelle condizioni attuali
non era pronto ad affrontare uno scontro.

1873 data in cui venne offerta ai samurai una somma pari a 4/6 annualità di stipendio,
soldi messi a disposizione dei samurai in modo che essi potessero investirli in attività
agricole e commerciali. 1874 data in cui Etō, insieme agli ex samurai, formò una
coalizione contro il governo. Nel 1876 venne attuata la "chitsuroku shobun" o
"commutazione forzosa degli stipendi" obbligando quindi gli ex samurai a svolgere
lavori spesso infimi o inadatti a loro per mancanza di spirito imprenditoriale. Anche a
Satsuma si respirava la stessa aria: qui si ritirò Saigō Takamori nel 1877, diventando la
guida di una ribellione verso il Governo, che però non ebbe esito positivo con il
suicidio rituale del capo della rivolta in questione.

Nel 1874 venne fondato il "Meirokusha" o "società del sesto anno Meiji" il quale
dibattè temi di carattere sociale, politico, economico, scientifico, etico e culturale. Il
suo obbiettivo era quello di emergere dalla arretratezza del Giappone. In risposta a
tale provvedimento venne fatta la riforma del sistema educativo la quale: - Introdusse
un sistema piramidale di scuole elementari, medie, istituti tecnici e università; -
L'educazione avrebbe dovuto rappresentare la base di una nazione moderna e un
diritto da garantire a tutta la popolazione in età scolare. - Nacquero molte associazioni
e movimenti come il Movimento per la libertà e i diritti del popolo, dal quale in realtà
scaturì un impulso antigovernativo.

Nel 1878 inoltre venne assassinato Ōkubo. C'era il problema dei tradimenti tra le
reclute dell'esercito Imperiale quindi dovevano essere assolutamente fedeli e
obbedienti all'Imperatore. Gli oppositori politici agli inizi del 1878 erano Gotō,
Soejima, Etō e Itakagi. Quest'ultimo diede vita alla società politica "Aikoku koto" o
"Partito Pubblico Patriottico" con dei pretesti... - Chiedere l'eguaglianza e i diritti del
popolo; - Accusare la politica governativa di arbitrarietà e di scarso successo tra il
pubblico; - Presentare all'Imperatore una petizione per l'istituzione di una assemblea
popolare elettiva.
Nel 1879 venne fondato l' "Aikokusha" o "società dei patrioti" tra i cui obbiettivi c'era: -
Istituzione di un governo parlamentare costituzionale; - La diminuzione dell'imposta
fondiaria; - La revisione dei trattati. Azioni determinate dal desiderio dei giapponesi di
accogliere tutte le espressioni della cultura occidentale comprese le idee, i principi e le
teorie.

Agli inizi del 1881 ci fu una crisi politica in cui le più influenti personalità del governo
erano in disaccordo: - Ōkuma voleva creare un governo parlamentare nel giro di 2
anni; - Itō voleva creare un governo trascendente nel giro di 10 anni.

Nel 1883 il governo mise in atto una serie di provvedimenti per limitare l'influenza dei
partiti politici, ma sin dal 1879 vennero attuati provvedimenti con l'emanazione della
"Kyōikurei" o "ordinanza sull'educazione" che preve deva: maggiore centralizzazione e
un più rigoroso controllo del sistema scolastico, con la formazione di giovani fedeli
sudditi dell'Imperatore. PRINCIPI BASE: - Ribadì il principio confuciano dove non
esistevano distinzioni tra sfera pubblica e privata dell'individuo; - Identificò il legame
moralità-educazione-governo un requisito essenziale per il fukoku kyōhei; Ciò
dimostrò la riaffermazione di tendenze conservatrici. Per la revisione dei trattati
ineguali bisognava consolidare le istituzioni politiche ed economiche.

Dopo l'annuncio del governo dell'istituzione del Parlamento entro il 1890, nel 1882 Itō
cominciò con i preparativi recandosi in Europa per studiare da vicino i documenti
costituzionali dei vari paesi.

LA PREDISPOSIZIONE DEGLI ORGANISMI DI GOVERNO - Istituì un sistema di nobiltà


articolato in 5 gradiche entrò in vigore nel 1884; - Nel 1885 al posto dei Daijōkan fu
istituito il sistema di gabinetto che riuniva i ministri sotto il primo ministro, che fu
proprio Itō, il quale lo mantenne fino al 1888. - Nel 1888 Itō andò a presiedere il
Consiglio Privato, il quale avrebbe emanato la Costutizione.

La DaiNihon teikoku kenpō (la Costituzione) venne scelta una data solenne, l'11
febbraio del 1889.

I CAMBIAMENTI IN SEGUITO ALLA COSTITUZIONE - La sovranità dell'Imperatore era


inviolabile. Ad esso spettava il controllo supremo del potere politico, militare e
legislativo; - L'Imperatore poteva nominare il governo; - Il Parlamento era formato da
una Camera dei Pari per la nobiltà e da una Camera dei Rappresentanti eletta a
suffragio limitato; - Il Consiglio Privato e il Ministero della Casa Imperiale erano
svincolati da ogni controllo; - Al Popolo vennero riconosciuti diritti e doveri, anche se
la legge li limitava.

5) Gli sviluppi nella politica interna ed estera negli anni Settanta e Ottanta Dopo una
iniziale infatuazione degli ideali occidentali, oligarchi ed esponenti liberali riconobbero
i rischi di tale apertura e allora distinsero il "sapere" occidentale dallo "spirito
giapponese". La Costituzione riconobbe i giapponesi come i "sudditi" di un sovrano
discendente dal cielo. Il popolo apparteneva allo stato grazie all'Imperatore. Il
confucianesimo e in primis lo shintoismo rappresentavano un elemento
fondamentale nella costruizione dell'identità nazionale. C'erano inoltre problemi di
rapporti con l'esterno: Fukuzawa Yukichi già nel 1885 insistette affinchè il Giappone si
staccasse dall'Asia, considerata arretrata e barbara, x unirsi all'occidente, l'uni co
modello a cui si sarebbe dovuto ispirare. Il Giappone avrebbe quasi assunto il ruolo di
guida per "civilizzare" la società dell'Asia Orientale. Il passaggio da un'ideale di
Nazione monorazziale a un Impero plurietnico rappresentò un elemento di
contraddizione.

Nel 1890 venne promulgato il "Kyoiku chokugo" o Rescritto imperiale sull'educazione


e venne distribuito in tutte l e scuole del Giappone assieme al ritratto del sovrano. I
giovani avrebbero dovuto ispirarsi nella lealtà dell' Imperatore e nel patriottismo. Lo
Stato era l'unica grande famiglia, che mescolava ideali confuciani con quelli shintoisti.

NAZIONALISMO E PRIMA ESPANSIONE Nel biennio 1889 - 1890 in Giappone... - Si


superò il feudalesimo; - Divenne uno stato moderno con le concessioni della
Costituzione e le prime elezioni politiche; - Si consolidò il capitalismo; - Si compattò il
blocco di potere dominante formato da: Corte imperiale, alti gradi dell'esercito e della
Marina, nuova nobiltà e gruppi economico-finanziari, gli zaibatsu = forma giapponese
dei monopoli capitalistici.

Gli zaibatsu si svilupparono con la cessione ai privati di imprese statali non strategiche
a prezzi molto vantaggiosi. Andò a favore soprattutto ai mercanti che prima del 1868
avevano accumulato grandi ricchezze, essi infatti divennero possessori di capitale
commerciale, finanziario e industriale. Questo processo segnò la trasformazione della
politica di governo dal controllo diretto alla produzione indiretta.

I PROVVEDIMENTI ECONOMICI DI MATSUKATA - Ridurre l'inflazione a causa del


vertiginoso aumento di carta-moneta necessarie per l'intervento militare contro
Satsuma e la conversione degli stipendi del samurai; - Istituzione della Banca del
Giappone per riorganizzare il sistema bancario. RISULTATI - Con il 1886 finì
l'inflazione; - Si creò una solida base monetaria. - In Giappone aumentò l'esportazione
di seta e di filati di cotone.

Con la fine dell'800 il processo di "nazionalizzazione" si stava realizzando con il


sistema scolastico, l'alfabetizzazio ne delle reclute e la diffusione dei mezzi di
comunicazione di massa. L'ideologia di blocco dominante = fondata sulla sacralità
dell'Imperatore verso il quale i sudditi dovevano mostrare lealtà e obbedienza per
garantire l'armonia sociale.

1) La revisione del "trattati ineguali" e l'inizio dell'espansione coloniale L'obbiettivo


primario del blocco di potere era di raggiungere la piena indipendenza con la
revisione dei "trattari ineguali". Yamagata Aritomo, primo ministro, nel 1890 sostenne
il bisogno di distinguere: sfera della sovranità dalla sfera di interesse internazionale, il
quale costituì il sostrato su cui proliferò l'ideologia imperialista del blocco di potere
dominante.

L'economia giapponese crebbe velocemente grazie a: - Tagli alle spese; - Bassi salari; -
Tasse alte. Il Giappone potè allora procedere con l'esportazione di materie prime per
compensare l'importo di tecnologie e gli investimenti in generale.

Il Giappone cominciò ad espandersi con la guerra contro l'Impero Cinese dal luglio
1894all'aprile 1895. La vitt oria del Giappone portò gli altri paesi a pensare al
Giappone come un modello da seguire per liberare i loro paesi dalla dominazione
coloniale. In realtà il Giappone stava lottando solo in apparenza con la Cina, perchè il
suo obbiettivo di sostituire l'influen za cinese in Corea rappresentava l'interesse della
nazione e ponte ideale verso i mercati continentali.

La guerra nippo-cinese di concluse con il Trattato di Shomonoseki che prevedeva: -


Riconoscimento dell'indipendenza della Corea; - Apertura di 4 porti cinesi al
commercio giapponese; - Riconoscimento al Giappone come "nazione favorita"; -
Cessione di Taiwan e della penisola di Liaodong; - Risarcimento bellico di 200 milioni
di tael di argento da parte della Cina.

Ci fu però il cosiddetto "triplice intervento" del 1895 della Russia, Francia e Germania
le quali imposero al Giapp one la restituzione di Liaodong in cambio di un aumento di
indennità di guerra di 30 milioni di tael d'argento, costringendo la Cina ad un ingente
prestito internazionale.

I paesi del Triplice intervento non erano interessati ai possedimenti di metalli preziosi
del Giappone ma solo alla forza militare e alle alleanze diplomatiche. Il Giappone
riuscì ad aggiudicarsi un riconoscimento definitivo da parte delle potenze occidentali
grazie al suo intervento in Cina per sedare la rivolta dei Boxers nell'estate del 1900.

2) La vittoria contro la Russia L'azione dell'Impero zarista in Manciuria rappresentò


una minaccia agli interessi del Giappone in Corea. Per constrastarla, Giappone e
Inghilterra firmarono un Trattato di alleanza il 30 gennaio 1902 i cui termini erano: -
Riconoscimento dell'interesse comune di opporsi all'espansione russa; - Aiuto
reciproco per la salvaguardia dei diritti e interessi britannici in Cina e giapponesi in
Cina e Corea; - Neutralità del partner in caso di conflitto da parte del cofirmatario, ma
entrata in guerra se il numero dei nemici fosse pari o superiore alla metà.

CONSEGUENZE DEL TRATTATO - Il Giappone divenne l'alleato privilegiato in Asia; -


Giappone e Potenze erano alla pari.
Con l'alleanza con l'Inghilterra il Giappone scelse di orientarsi verso il continente
piuttosto che verso gli Arcipela ghi del Pacifico e dell'Australia per limitare l'invasione
della Russia in Asia orientale e per non alterare il rapporto con gli Stati Uniti dato che
avevano avuto vittoria sulle Filippine. Il 10 febbraio 1904 il Giappone dichiarò guerra
alla Russia: le forze a terra conquistarono Port Arthur dopo un lungo assedio ma
l'evento principale fu la vittoria alla battaglia navale di Tsushima: l'Inghilterra impedì
alla flotta russa di attaccare il Giappone bloccandole l'accesso attraverso Gibilterra e il
Canale di Suez. La flotta fu costretta a circumnavigare l'Africa per poi arrivare in
Giappone senza forze ed essere sconfitta.

Il 5 settembre 1905 si firmò la pace con la Russia con un trattato che prevedeva: -
Riconoscimento degli interessi militari, politici ed economici del Giappone in Corea; -
Trasferimento al Giappone della ferrovia sud-manciuriana; - Cessione al Giappone
della metà meridionale dell'isola di Sakhalin.

Il Giappone diventò meta preferita dei nazionalisti degli altri paesi asiatici e il successo
popolare si riflettè anche nella letteratura.

Un sentimento nazionalista però invase il Giappone, con l'imposizione dall'alto della


discendenza divina della stirpe imperiale e della unicità della razza giapponese. La
nuova definizione che si diedero i giapponesi si avvic inava all'ideale confuciano della
"armonia sociale tra Stato-Sovrano" quindi la nuova pace non li soddisfò. Da questo
clima sfociò la rivolta di Hibiya, durante la quale i cittadini reagirono con atti
distruttivi.

3) I partiti politici tra coercizione e organizzazione del consenso Questo incidende


dimostrò anche la dura e spietata reazione del governo per reprimere le rivolte:
l'azione dell' esercito dello Stato portò a 17 morti, 500 feriti, 2000 arrestati e 308
processati, parte dei quali erano disoccupati che vivevano in condizioni economico-
sociali difficili. I diritti civili e politici furono limitati con vari interventi normativi sino
all'approvazione della Legge di polizia per l'ordine pubblico del 1900, riuscendo a
contenere i dissensi.

Con l'approvazione della Costituzione non esisteva una chiara distinzione tra partiti
popolari (mintō) e partiti burocratici (ritō) e le prime campagne elettorali erano più
una corsa al potere che una reale intenzione di cambiamento della politica. Anche se
prima vinse il fronte liberale, alle elezioni successive le alleanze parlamentari furono
instabili e solo nel primo decennio del 900 si raggiunse un equilibrio.

4) Le debolezze del sistema economico Aumentarono gli esporti di manufatti, ma i


bachi da seta rimaser la materia prima fondamentale per le famiglie contadine e base
dell'economia giapponese. Le due guerre contro Russia e Cina assorbirono risorse
finanziarie e si favorì l'esportazione per bilanciare il costo delle macchine utensili. Per
un maggiore rendimento le condizioni di vita degli operai erano critiche. I proprietari
terrieri investivano nel settore industriale e i piccoli proprietari avevano rendite
insoddisfacenti per l'aumento dei prezzi industriali. Il mercato interno giapponese
quindi rimase fermo ma si potevano ottenere prodotti da concorrenza solamen te con
il duro lavoro, con il taglio degli stipendi degli operai e con l'esportazione delle merci.

Con questo indirizzo politico si decise di intraprendere la strada dell'espansione


perché... - Bisognava incrementare e proteggere le esportazioni; - Bisognava risolvere
la grave carenza di materie prime; - Il capitalismo giapponese era debole.

Dopo la vittoria contro la Russia il Giappone potè espandersi. In questo periodo però
sorse un dibattito tra: sostenitori della penetrazione in Cina (alti comandi dell'esercito)
contro quelli per l'espansione verso i mari del sud fino all'Australia. La Mantetsu era la
nuova società ferroviaria fondata nel 1906 come strumento di sfruttamento dei
giapponesi in Manciuria, diventando infatti uno zaibatsu (forma giapponese di
organizzazione del capitale). La concessione al Giappone della ferrovia gli permise di
sfruttare il territorio adiacente alla ferrovia, ricco di materie prime. In periodo Meiji
all'interno degli zaibatsu l'industria pesante e il settore chimico erano poco estesi in
confronto al settore tessile e minerario. Essendo dei "monopoli di capitale" la
maggiorparte del capitale delle imprese controllate dallo zaibatsu veniva fornita dalla
holding, una forma di autofinanziamento da parte delle famiglie. A garanzia del
capitale investito si definirono norme per regolare i rapporti e le gerarchie familiari.

Dall'ultimo decennio dell'800 fino all'inizio della prima guerra mondiale, l'economia
giapponese entrò in una fase di blocco: negli anni in cui si affermò la fase
dell'imperialismo a livello mondiale ci si accorse che il capitalismo giapponese era
debole rispetto a quello degli altri paesi. Con il circolo del capitale finanziario le
colonie divennero anche luoghi per l'investimento di capitali. Si dovette scegliere una
via intermedia tra investimenti e conquiste coloniali, una forma di dominazione che
può essere definita imperialismo coloniale. Con l'accumulazione rapida di capitale
però il Giappone mostrava ancora un basso consumo interno dovuto alla contrazione
dei salari. Il capitale zaibatsu era inferiore rispetto alla concorrenza straniera perché le
nazioni a capitalismo avanzato in vestivano il capitale nei paesi con forza lavoro a
basso costo. Il Giappone allora non potè investire in Asia per sostenere la concorrenza
britannica e statunitense. L'imperialismo giapponese non sarebbe mai stato
completamente maturo perché era caratterizzato dalla conquista militare.

PRIMA GUERRA MONDIALE E DOPOGUERRA 1) La crescita economica Durante la


prima guerra mondiale l'economia giapponese riuscì, proprio in virtù dell'alleanza con
l'Intesa e la marginale partecipazione militare al conflitto, a ridurre le differenze dalle
economie dei Paesi più industrializzati. Durante il conflitto l'occidente era più
impegnato alla produzione di armi belliche piuttosto che a quella del mercato
d'esportazione.
Durante questo conflitto il Giappone compì la cosiddetta "seconda rivoluzione
industriale":

- Il settore metalmeccanico e dell'industria pesante divenne più importante di quello


tessile;

- L'alleanza con l'Intesa gl consentì l'occupazione dei territori cinesi e delle isole del
Pacifico sotto dominazione tedesca quali le isole Marianne, Caroline e Marshall e la
penisola dello Shandong;

- I prodotti giapponesi, soprattutto cotone e seta ma anche macchinari e armi, si


diffusero in Asia e nei paesi al leati. Le armi erano richieste dagli alleati dell'Intesa,
raggiungendo quota 300/400%, facendo registrare alla bilancia commerciale 3 miliardi
di yen;

- La crescita dell'economia nazionale incentivò la produzione e indusse a


trasformazioni economiche e sociali;

- La flotta mercantile passò da 1,5 a 3 milioni di tonnellate con la costruzione di navi


transoceaniche;

- I noli marittimi (costi di spedizone per via navale) aumentarono do 10 volte,


permettendo al Giappone di rendersi indipendente dagli armatori stranieri;

- Anche l'industria dell'acciaio e metalmeccanica aumentarono l'esportazione.

2) Mutamenti sociali e antagonismi - Si espanse il settore terziario;

- Con la crescita di altri settori il numero degli operai superò per la prima volta quello
delle donne;

- Avvenne la migrazione dalle campagne verso i centri urbani minori e nelle grandi
città;

- Negli anni 1913-20 la popolazione delle 6 più grandi città del Giappone superò i 3
milioni di abitanti;

I partiti politici però non riuscirono a cogliere le aspirazioni delle classi e dei ceti sociali
per i seguenti motivi:

- Polizia e magistratura perseguirono ripetutamente i partiti che si ispiravano al


socialismo;
- Nonostante l'attività dei partiti socialisti fosse limitata e a rischio scioglimento,
l'abbassamento dei salari reali portò ad una protesta insapettata dal blocco di potere
dominante;

- Nel 1918 si verificarono i moti del riso o "kome sōdō", ai quali parteciparono 700.000
persone, per l'aumento dr astico dei costi del riso. Alla base della protesta in realtà
c'era la diminuzione dei salari reali dei lavoratori industriali e dall'impoverimento dei
contadini i quali dovevano pagare affitti pari alla metà circa del raccolto.

I notiziari erano gestiti da socialisti che favorirono la diffusione delle notizie riguardo
ai moti, presto censurizzate dal governo.

3) Dai governi trascendenti ai "governi di partito" Il 20 settembre 1918 il Primo


Ministro Terauchi Masatake venne sostituito da Hara Takashi in seguito alla repressio
ne dei moti. Il Giappone sapeva che in quelle condizioni sociali non era possibile
raggiungere il concetto della "armonia sociale". Con la nomina del nuovo Ministro ci fu
un cambiamento a livello politico-sociale: Hara fu il primo "uomo di partito" in quanto
nominato perchè era a capo del partito di maggioranza alla Camera bassa. Il governo
quindi non era più sotto il controllo dell'oligarchia, ma la forte presenza al suo interno
di funzionari civili e militari poteva dargli un'impronta conservatrice. Hara dimostrò
miopia politica perchè non assecondò le aspirazioni dei ceti medi urbani attratti dalla
richiesta di riforma della Costituzione e di introduzione del suffragio universale.

Questo periodo, precisamente gli anni compresi tra il 1912 - 1926, era chiamato
"democrazia Taishō", anche se in realtà avvenne un declino dei gruppi che formavano
il blocco di potere dominante, i genrō (alta milizia e Consiglio privato) a favore dei
partiti politici presenti nella Camera Bassa. Hara venne assassinato nel 1921 da un
nazionalista perchè responsabile del mancato successo della diplomazia giapponese
alla Conferenza di pace di Versailles.

4) Contrapposizioni al blocco di potere I moti, nonostante tutto, diedero slancio


all'organizzazione del proletariato. La prima associazione di lavoratori si chiamò
Yūaikai o "Associazione della fratellanza" e fu fondata nel 1912 da Suzuki Bunji.
Nonostante le difficoltà di affermazione dovute agli impedimenti imposti dal governo,
dopo il suo ritorno dalla Conferenza di Pace di Versailles, fondò il primo sindacato
giapponese, la Nihon rōdō sōdōmei Yūaikai o "Federazione generale del lavoro del
Giappone, Associazione della fratellanza", più nota come Sōdōmei. Questa
associazione unificò le società di mutuo soccorso e le prime forme di organizzazioni
sindacali nate nelle fabbriche con l'interesse comune di difendere e ampliare i propri
diritti.

OBBIETTIVI DEL SŌDŌMEI

- Varare una legge per la previdenza sociale;


- Abolire il lavoro notturno e minorile;

- Prevenire la disoccupazione;

- Restaurare i malandati quartieri operai.

- Ottenere il suffragio universale;

- Revisionare la legge di polizia per l'ordine pubblico.

La federazione incontrò molte difficoltà, quali...

- La mancanza di una struttura articolata per provincia o per categoria;

- I lavoratori non recepivano il messaggio dell'importanza dell'unità di classe, perché


influenzati dallo slogan di collaborazione tra sudditi e Impero per realizzare "l'armonia
sociale".

La libertà d'azione del sindacato comunque continuava ad essere limitata dai controlli
burocratici e polizieschi. La riflessione sul tennōsei (sistema imperiale) fu
rappresentata da ideologismo e da personalismi, come il Partito comunista
giapponese, formato da intellettuali che non riuscirono a definire una precisa e
convincente linea di intervento. Non tutti erano spinti da desideri rivoluzionari, come
la piccola borghesia che considerava il proletariato portatore di disordine e di
interessi antagonistici.

5) La pace di Versailles e la "vittoria mutilata" Con lo sviluppo economico e le nuove


trasformazioni sociali si diffuse un profondo senso di orgoglio nazionale diffuso dai
nazionalisti e dalla propaganda del blocco di potere dominante. Il Giappone, una volta
cominciata la guerra, occupò la penisola dello Shandong e le isole Caroline, Marianne
e Marshall e aproffittò della distrazione degli alleati dell'intesa, che erano impegnati
nella guerra, per attuare una politica finalizzata a trasformare la Cina in colonia
giapponese. Così nel 1915 vennero presentate alla Cina le "21 richieste", per poter
controllare la debole repubblica. Tōkyō strinse una serie di patti segreti per poter
mantenere una condizione privilegiata al termine del conflitto. Inoltre partecipò alla
Spedizione in cui sostenne i generali e le "armate bianche" che in Siberia
combattevano contro i bolscevichi, per proteggersi dalla Russia in caso di una sua
eventuale vittoria e dal comunismo che di conseguenza si diffonderebbe in Giappone,
favorendo una massiccia adesione del proletariato al marxismo.

Nel 1919 i movimenti del Primo marzo in Corea e del Quattro maggio in Cina
rappresentarono una minaccia al blocco di potere perché influenzarono il pensiero
antimperialista.
Alla Conferenza di pace di Versailles il Giappone riuscì ad ottenere solo alcune
risposte alle proprie richieste:

- Gli fu assegnato un mandato di "tipo C" sulle isole del Pacifico ex tedesche;

- Ottenne i diritti sulle miniere e sulla ferrovia nella penisola cinese del Jiaochou, prima
della Germania;

Il punto di maggiore attrito tra il Giappone e gli Alleati fu il mancato riconoscimento


della parità razziale, per la crescente immigrazione di cinesi e di giapponesi. Ciò fece
pensare ai giapponesi di essere messi in una posizione di subordinazione politica ed
economica. Ciò creò un sentimento antioccidentale fondato sui principi della
"liberazione dei popoli e del Paesi dell'Asia" dall' "imperialismo bianco".

Dopo la Conferenza di Washington delle 9 Potenze il Giappone del 1921:

- La Gran Bretagna non era più il primato mondiale;

- Il Giappone dovette restituire alla Cina la penisola del Jiaochou; I risultati degli
accordi internazionali di Versailles e Washington furono accolti come sconfitte dal
blocco di potere e dai nazionalistici, perché non venne ripagato il sostegno del
Giappone agli alleati durante la prima guerra mondiale.

Nel novembre del 1921 venne assassinato il primo ministro Hara, sospettato di
corruzione e reputato responsabile dei "cedimenti" giapponesi a Versailles. Nel
frattempo la crisi economica dovuta alla limitazione all'esportazione dopo la fine del
conflitto provocò scioperi operai.

6) Difficoltà economiche e crisi rurale nel Giappone dei primi anni 20 La Rivoluzione
Russa, nonostante i provvedimenti messi in atto dal Giappone, riuscì a rappresentare
una minaccia incombente e permanente. In Cina e in Corea inoltre nel 1919 presero
corpo i movimenti di massa contro la dominazione imperialista per boicottare le merci
di tutti gli altri paesi. Negli Stati Uniti a causa della crisi calò la domanda di prodotti di
lusso, tra i quali la seta giapponese mentre i Paesi dell'Intesa continuarono
l'esportazione in Asia.

Nel 1923 nel Kantō ci fu un violento terremoto che provò la morte di 100.000 persone
e 3,3 milioni di feriti, con danni materiali che si aggiravano intorno al mezzo miliardo
di yen. Il gruppo di volontari che si organizzò per mantenere l'ordine pubblico,
insieme ai polizziotti e all'intervento dell a magistratura e dei vertici del ministero degli
Interni, perseguitarono i cinesi e i coreani presenti a Tōkyō, uccidendo 4.000 coreani e
400 cinesi.

Nel settore della agricoltura c'era una stagnazione agricola, provocata dalla eccessiva
frammentazione dei campi e dalla mancanza di macchinari per incrementare la
produttività. Inoltre i piccoli contadini dovevano affittare ai 4000 proprietari di circa 50
ettari pagando affitti salatissimi. Anche tra i contadini si formarono delle associazioni
per far in modo che gli venisse istituita un'indennità di fine rapporto e un
abbassamento della quota di affitto ma senza successo. Anche i proprietari-affittuari
terrieri crearono un movimento in opposizione ai contadini senza terreno. Le lotte
vennero incentivate da due elementi: - Il crollo dei prezzi dei prodotti agricoli più
diffusi;

- Incremento del divario tra le condizioni di vita in città e nelle campagne.

INTERVENTI DEL GOVERNO PER ATTENUARE LE LOTTE E LA CRISI DELLE CAMPAGNE

- Nel 1923 venne fondata la Banca centrale per la cooperazione che finanziò diversi
progetti di bonifica;

- Nel luglio del 1924 venne vara la Kosaku chōteihō o "Legge per l'arbitrato
dell'affittanza";

- Il governo agì attraverso finanziamenti alle nōkai, organizzazioni controllate


centralmente dal ministero dell'Agricoltura e dai proprietari terrieri. Offrirono prestiti
a tassi agevolati ai piccoli coltivatori che potevano pagare, ma non finanziarono gli
affittuari meno abbienti. Gli affittuari e i proprietari-affittuari quindi potevano
migliorare la loro situazione solo con corposi finanziamenti.

Il malcontento operaio del periodo era dovuto alla difficile situazione economica e
occupazionale e dalla ristretta libertà per le attività politiche.

7) I "governi partito", la debolezza dei partiti politici e la stretta autoritaria Intorno alla
prima metà degli anni venti si incrinò la visione di "armonia sociale" così il Club
Kakushin e i partiti Keisei e Seiyū crearono una coalizione nella Camera bassa che
formarono una maggioranza in appoggio del governo di Katō Takaaki, presidente del
primo "governo di partito", chiamato così perché indica i governi esecutivi su base
parlamentare piuttosto che su base "trascendentale" che operarono fra l'11 giugno
1924 e il 2 6 maggio 1932. I governi trascendenti erano varati da consiglieri
dell'Imperatore con il consenso degli Stati maggiori di Esercito e Marina, con funzione
esecutiva anche senza la maggioranza parlamentare.

Anche i "gruppi di partito" dovettero sottostare ad alcune regole come accettare la


superiorità dei ministri della Difesa e della Marina. I Partiti svolgevano una azione
politica in funzione degli obbiettivi del blocco di potere, assumendo una posizione di
subordinazione e quindi una situazione che non permetteva a loro di prendere
iniziative di accrescimento del proprio potere, posizione che emerse soprattutto nel
1925 in cui la tensione portò il governo a venire incontro alle rivendicazioni del
movimento del suffragio universale.
I 3 partiti in appoggio al governo erano favorevoli ad un ampliamento delle libertà e
dei diritti politici. Dopo molte difficoltà con la Camera alta e il Consiglio Privato il 5
maggio 1925 venne emanata la legge per approvare il suffragio universale maschile,
con delle limitazioni e obblighi. I candidati...

- Dovevano avere più di 25 anni e risiedere da almeno un anno nel collegio elettorale;

- Non dovevano usufruire della assistenza pubblica; - Dovevano versare una quota di
2000 yen alle casse dello Stato in caso di mancata elezione.

Le prime elezioni a suffragio universale si svolsero nel 1928 con evidente malcontento
dei ceti popolari. I vertici burocratici del ministero della Giustizia e il vicepresidente del
Consiglio privato Hiranuma Kiichirō ricorsero per loro iniziativa alla Legge per il
mantenimento dell'ordine pubblico, entrata in vigore con rapida approvazione il 12
maggio 1925. Da questo momento i funzionari del ministero degli Interni, la polizia e
la magistratura la utilizzarono fino alla fine della seconda guerra mondiale per colpire
ogni idea contrastante, motivo per cui venne anche chiamata "legge speciale". Con
essa venne imposto il divieto di alterare il sistema nazionale.

DAL FASCISMO AL CROLLO DELL'IMPERO 1) La repressione Il governo divenne fascista


e i primi interventi furono antimarxisti e antiproletari:

- Nel 1925 furono incriminati gli studenti di sociologia dell'Università di Kyōto perché
andavano oltre alle discussioni accademiche diffondendo nella società l'ideologia
marxista;

- Nel 1928 furono arrestati i dirigenti e quasi tutti i militanti del Partito comunista. Al
processo al quale vennero sottoposti il sistema imperiale l'imperatore Hirohito
introdusse la pena di morte;

- Alcuni incidenti danno l'esempio dell'oppressione del fascismo, come il "caso


Minobe" del 1935 in cui il Costituzionalista Minobe Tatsukichi con la "teoria
dell'organo" del 1911, secondo la quale l'Imperatore non era al di sopra dello Stato,
venne costretto a dimettersi dalla Camera dei Pari per aver offeso il sistema
nazionale; Il "caso Tsuda" del 1940 in cui Tsuda Sōkichi venne condannato a 3 anni di
carcere per la pubblicazione di alcuni studi che portarono alla discussione della data
ufficiale della fondazione del "Paese degli dèi" dell' 11 febbraio del 660.

- Il governo compilò un elenco di riviste e di libri vietati alla circolazione;

- Il ministero dell'Educazione intervenì per "Nipponizzare" le idee provenienti


dall'estero e inserendo i propri supervisori nei gruppi di ricerca, i quali erano
consiglieri degli studenti e controllavano che non organizzassero azioni illegali. Il
Tokkō era l'Apparato di polizia speciale superiore che contribuì alla diffusione del
terrore tra coloro che non erano in perfetta sintonia con l'ideologia di blocco del
potere fascista.

- Fu messa in atto la pratica del "tenkō" o "abiura della posizione ideologica" una
forma di soffocazione di ogni forma di dissenso con la quale il "procuratore del
pensiero" sospendeva il giudizio verso l'imputato e lo affidava a un garante
individuale o collettivo che si impegnava a convincere il "sovversivo" (l'imputato) che la
sua posizi one ideologica era sbagliata. Spesso il caso di un imputato serviva a
mostrare ad altri l'errore della sua posizione ideologica. Il numero delle condanne
giapponesi superò quello delle condanne italiane con 6.124 contro 4.596.

2) La fabbrica del consenso La Teikoku zaigō gunjinkai o "Associazione imperiale dei


riservisti" si estese soprattutto nelle campagne senza incontrare resistenze simili a
quelle delle zone urbane. Il loro obbiettivo era quello di creare "uomini di carattere"
attraverso i gruppi giovanili riuniti in una associazione fondata nel 1915.

Le azioni svolte dalla Teikoku zaigō gunjinkai...

- Organizzò dibattiti, corsi e audizioni di massa tra la popolazione;

- Intensificò la preparazione paramilitare per i giovani che aspettavano il servizio di


leva e per i congedati;

- Richiamò con maggior vigore quelli che erano i valori considerati alla base della
società giapponese: l'armonia sociale, la difesa del Paese degli dèi, pietà filiale, lealtà e
obbedienza.

Molti club sostennero il blocco di potere dominante, ma il numero dei loro


componenti era molto limitato. Questi gruppi vennero suddivisi in 2 tipologie:

- Il gruppo dei funzionari superiori, militari di alto grado, membri della Camera alta
con l'obbiettivo di mantenere i valori tradizionali e il controllo sulla dinamica sociale;

- Piccoli gruppi come espressione dei ceti piccolo-borghesi urbani con l'obbiettivo di
rivalutare il patrimonio politico-ideologico della tradizione nazionale e alla lotta contro
il marxismo, il socialismo, il parlamentarismo;

Kita Ikki fu il maggiore ideologo anti "imperialismo bianco". La sua opera principale fu
pubblicata nel 1923 e si chiamava "Lineamenti delle misure per la riorganizzazione del
Giappone". Secondo lui bisognava

- Attuare la riorganizzazione interna per restaurare un rapporto tra l'Imperatore e i


sudditi, con la alleanza in seguito con gli Stati Uniti per espandersi fino all'India e fino
all'Australia;
- Circoscrivere il potere degli zaibatsu perché dannosi;

- Porre un tetto alle proprietà terriere, ai patrimoni individuali e ai capitali delle


società.

Con le attività di repressione aumentarono le rivolte e i gruppi che sostenevano


l'ideologia di Kita attuarono una lunga serie di attentati verso il blocco di potere
dominante. Solo "l'incidente del 26 febbraio 1936" fu represso con la condanna a
morte di 13 ufficiali e 6 civili compreso Kita Ikki, mettendo a tacere ogni antagonismo.

3) Il nesso fascismo-imperialismo Con l'uccisione di Kita Ikki nel 1936 fu


definitivamente sconfitto il "movimento fascista". Con l'aggressione alla Cina a luglio
avviò la Guerra dell'Asia Orientale che avrebbe dovuto permettere al Giappone di
fondare un "nuovo ordine" in Asia e nel Pacifico meridionale.

LE TAPPE DELL'ESPANSIONISMO GIAPPONESE

- Annessione del Regno delle isole Ryūkyū nel1879;

- Occupazione di Taiwan, sottratta all'agonizzante Impero cinese con il Trattato di Pace


di Shimonoseki del 1895;

- Spartizione con la Russia dell'egemonia sulla Manciuria e acquisizione della ferrovia


della Manciuria meridionale dopo la vittoria sull'Impero zarista nel 1905;

- Consolidamento della dominazione sulla Corea nel 1910;

- Riconoscimento del mandato di "tipo C" sulle isole del Pacifico sottratte alla
Germania e dei diritti ferroviari e minerari ex tedeschi nella penisola di Jiaochou.

Nel settembre del 1931 l'armata giapponese del Kwangtung invase la Manciuria
avviando la "guerra dei 15 anni". Nel 1932 qui venne fondato lo Stato fantoccio del
Manchukuo sotto dominio dei giapponesi, il quale dipendeva dall'Imperatore Pu Yi
che fuggì nel 1912 quando crollò l'Impero cinese. Dopo la conquista gli zaibatsu
aumentarono la loro concorrenza con gli investimenti statunitensi e britannici,
provocando la reazione di Washington e Londra. Nel 1933 la Società delle Nazioni
condannò l'intervento del Giappone, Tōkyō quindi dovette subire la maggioranza
strategica e navale delle 2 potenze.

Dopo l'intervento in Manciuria i giapponesi appoggiarono il bisogno di espansione,


oltre che il pensiero diffuso tra il popolo e la classe dirigente che le maggiori potenze
volessero isolare il Giappone. Così nel luglio 1937 il Giappone invase la Cina. Accanto a
polizia e magistratura, l'alta burocrazia agì x riorganizzare il consenso di massa, che si
realizzò in questa maniera:
- Fondazione della Associazione patriottica per l'industria del Grande Giappone o
"DaiNippon sangyō hōkokukai", forma giapponese di corporativismo;

- Riconoscimento da parte del governo dei tonarigumi (gruppi di vicinato) e dei


chōnaikai (associazioni rionali).

- La Associazione per la collaborazione o "Kyōchōkai" (associaz. di imprenditori x la


conciliazione tra borghesia e proletariato) nel 1938 propose lo "Schema per la
regolamentazione dei rapporti fra capitale e lavoro" volto a favorire l'unione tra
imprenditori e lavoratori. Dopo un lungo consulto venne raggiunto l'obbiettivo finale
nel 1940;

La DaiNippon aumentò fino a 86.000 sezioni raggiungendo 5,8 milioni di aderenti. A


questo punto delineò una linea di azione:

- Operare per la prosperità del trono imperiale e per comprendere i fondamenti del
kokutai con il patriottismo;

- Considerare l'impresa come una famiglia per aumentare la produzione e dare un


senso al lavoro. Luoghi di lavoro e sciovinismo (nazionalismo esaltato) avevano gli
stessi fini produttivi e ciò permise al blocco di potere di: indebolire le resistenze della
classe operaia e aumentare le ore e i ritmi di lavoro per produrre armi.

Le associazioni di vicinato e di rione non scomparvero con il capitalismo:


nel 1938 infatti, durante l'invasione in Cina, se ne crearono altri grazie alla
propaganda che portò alla partecipazione dell'82% delle famiglie. Nel 1941 questi
gruppi si uniranno sotto il nome di Associazione per la direzione imperiale o "Taisei
yokusankai". Fascismo e imperialismo quindi si erano uniti e mascherati per difendere
l'onore e la gloria del paese e in nome dell'Imperatore vennero fatte le repressioni e i
sacrifici del popolo.

I vecchi e i nuovi zaibatsu, sorti negli anni 30, gestivano il capitale monopolistico e ora
avevano bisogno di allargare la loro base produttiva sfruttando un sub-imperialismo
protetto dalle armi.

4) Il "tennōsei fashizimu" O "fascismo del sistema imperiale" rappresenta il regime che


so formò tra le due guerre mondiali dietro gli interessi di zaibatsu, alti comandi
militari, funzionari civili superiori, politici, Camera alta e Corte imperiale. Gli storici
giapponesi che negano la sua esistenza non considerano l'aspirazione nutrita dal
blocco di potere di assegnare al blocco di potere il ruolo di guida dell'Asia. Gli Stati
Uniti hanno avuto una visione del fascismo giapponese ideologica, sottovalutando il
ruolo fondamentale svolto dalla burocrazia giapponese. Nel 1946 fu Maruyama
Masao a definire esattamente il tipo di fascismo in Giappone distinguendo: "Fascismo
dal basso" (o movimento) e "fascismo dall'alto" (o regime): il Giappone dall'alto si
sarebbe imposto al basso sov rastando Kita Ikki e tutti i movimenti degli anni 20 e 30;

LE CARATTERISTICHE TIPICHE DEL FASCISMO GIAPPONESE SECONDO MARUYAMA

- Il kazokushugi o familismo: tutta la società sarebbe una grande famiglia allargata a


partire dall'Imperatore, il quale è come il "padre benevolo" che veglia sui figli fedeli, il
popolo;

- Il nōhonshugi o ruralismo: è l'essenza di ogni principio. Il ruralismo, che vede gli


agricoltori al centro della socie tà in qualità di mantenitori della "armonia sociale",
rappresenta il fondamento per il sist. imperiale;

- Il panAjiashugi o panasiatismo: vedeva l'unione di "tutti i popoli e i Paesi dell'Asia


sotto la guida del Giappone"

contro "l'imperialismo bianco";

L'imperialismo giapponese, quindi, si fondò su:

- L'occupazione di territori per risolvere la grave carenza di materie prime; -


Penetrazione sui mercati;

- Investimenti degli zaibatsu in deficit rispetto ai capitalisti stranieri.

5) Gli effetti della grande crisi Con il crollo di Wall Street del 1929 in Giappone si
verificò una fase finanziaria altalenante: nel 1927 ci fu "Il panico del periodo Showa" o
"Shōwa kyōkō", in seguito ai tentativi di riavviare l'economia in seguito al terremoto
del Kantō del 1923. Dopo il disastro potevano venir richiesti prestiti alle banche
presentando come garanzia i titoli perduti durante il sisma, i "titoli terremotati", i quali
frenarono la ripresa di concorrenzialità dell' economia giapponese. Molte banche che
possedevano una grande quantità di prestiti non erano coperte da nessuna garanzia
e molte banche minori dovettero sospendere i rimborsi, tanto che il 22 aprile il
governo dovette sospendere tutti i pagamenti da parte delle banche, portando al
fallimento diverse imprese. La gente andava dalle banche principali. Per il fatto che il
Giappone non aveva riadottato il "gold standard" (sistema aureo: la base monetaria è
data da una quantità fissata di oro) lo yen oscillava continuamente.

SETTORI IN FAVORE DEL RITORNO AD UNA BASE AUREA

- Gli zaibatsu, attratti dagli investimenti all'estero dato che le domande di


finanziamento erano scarse;

- Le imprese del commercio internazionale;


- Imprenditori dell'industria tessile. Il Ministro delle Finanze allora stabilì nel 1929 che
dal 1° gennaio 1930 si sarebbe ritornati alla base aurea, in un momento inopportuno
per l'abbandono di quest'ultima dagli altri paesi.

CONSEGUENZE DEL RITORNO ALLA BASE AUREA

- Vennero colpiti il settore tessile, le famiglie contadine, le società di navigazione e la


cantieristica;

- 8o delle banche locali dovettero sospendere i pagamenti e 40 fallirono per la crisi


che colpì I piccoli e medi imprenditori, spostando i clienti verso le banche degli
zaibatsu;

L'uscita dalla crisi cominciò quando il Ministro delle Finanze Takahashi Korekiyo
abbandonò la politica accentuando l'intervento dello Stato in economia e adottando
diverse misure:

- Abbandono della base aurea dello yen;

- Sostegno alla spesa pubblica con l'emissione di titoli fiduciari dello Stato sottoscritti
dalla Banca del Giappone

- Ampliamento della emissione fiduciaria;

- Riduzione del tasso di interesse;

- Sostegno dell'economia delle campagne. Takahashi venne riconosciuto come il


"keynesiano ante litteram" e guidò il Ministero dal 1931 al 1935:

- Finanziando cospicuamente l'Esercito e la Marina;

- I nuovi zaibatsu, legati agli ambienti familiari e ai giovani funzionari civili inviati in
Manchokuho, sostituirono quelli vecchi fino al 1935, quando questi ultimi ripresero il
sopravvento per l'alta disponibilità di capitali finanziari che permise nuovi
investimenti.

6) La "guerra totale" Nel luglio 1937 il Giappone invase la Cina settentrionale, dando il
via alla Guerra dell'Asia Orientale. C'erano due schieramenti di pensiero:

1) Economia: difendeva la propria autonomia;

2) Esercito e Marina: favorevoli al passaggio dal liberalismo al dirigismo. Di fronte alle


esigenze di autonomia degli imprenditori e al principio di trarre il massimo dei profitti
dalla produzione misero al primo posto le spese per l'invasione della Cina che
assorbiva risorse umane e materiali. Favorevoli anche i funzionari civili preoccupati
per le possibili conseguenze dovute alla difficoltà nei rifornimenti e alla scarsità di
risorse. Il 1 aprile 1938 il Parlamento approvò la "Legge di mobilitazione nazionale e
generale" o "Kokka sōdōinhō" che indicava al governo e al Parlamento come emanare
norme specifiche riguardo a tale materia. Venne così meno uno dei principi
fondamentali del liberalismo: la separazione tra Parlamento e governo.

A questo punto tra il1940 e il 1941:

- I partiti politici vennero assorbiti dalla Associazione per il sostegno della direzione
imperiale;

- Il Giappone firmò il Patto Tripartito con l'Italia fascista e la Germania nazista e invase
l'Indocina settentrionale. In seguito a questa estensione Washington chiese al
Giappone garanzie per le Filippine e il ritiro delle truppe dalla Cina;

- Dopo il patto di neutralità con la Russia il Giappone occupò l'Indocina meridionale,


con il blocco degli scambi commerciali da parte degli Stati Uniti;

- L'8 dicembre 1941, prima della dichiarazione di guerra, i giapponesi attaccarono la


base di Pearl Arbor nelle Hawaii e occuparono le Filippine, la Malesia, l'Indonesia, la
Nuova Guinea e la Birmania.

6) Programmazione e controllo dell'economia di guerra Dal 1937 il Giappone operò


per controllare l'economia soprattutto durante il periodo di trasformazione
capitalistica del Meiji ed era ancora in atto nel settore dell'acciaio e nelle società che
investivano in Taiwan, Corea e Manciuria. Importante fu anche l'intervento per
incentivare le commesse di armamenti. In luce delle scelte politiche di fascismo e
nazismo il Giappone volle rafforzare il ruolo del Giappone in Asia e ci furono 2 figure
ispiratrici:

- Friedrich von Gottl-Ottilienfeld sostenne che l'economia politica lega economia,


società e politica e che lo Stato deve intervenire per regolare lo sviluppo;

- Othman Spann sostenne che esiste una società all'interno della quale ognuno ha le
proprie responsabilità. Il suo universalismo venne reso col termine "zentaishugi" =
"totalitarismo" ovvero dominazione classista della società. ALTRE FIGURE A FAVORE

DELLA RIORGANIZZAZIONE DELLO STATO

- Watsuji Tetsurō si interessò a Friedrich Nietzsche diventando il primato dell'uomo


superiore del popolo;

- Il gruppo dei "funzionari innovatori" era formato da burocrati sotto le dipendenze


dello Stato dal dopoguerra che fecero esperienze di gestione nel Manchukuo e
nel 1935 costituirono l'Ufficio ricerche di governo divenuto 2 anni dopo "Sezione del
Piano" o "Kikakuin" . Tra i suoi componenti Kishi Nobusuke studiò in Germania
l'organizzazione scientifica del lavoro (taylorismo).

Il giornalista Ryū Shintarō, in merito all'obbiettivo finale del Giappone di sostituirsi all'
"imperialismo bianco", disse che il mondo in futuro sarebbe stato diviso in blocchi uno
dei quali guidato dal Giappone. Tesi che ebbe un riscontro soprattutto nel 1941 con la
dichiarazione del Ministro degli Esteri Matsuoka di una imminente divisione del
mondo in 4 zone: - America del sud e del nord sotto gli Stati Uniti;

- Sovietica, dell'India e dell'Iran sotto l'Urss;

- Europea e africana sotto la Germania nazista;

- Asia orientale e Sud orientale guidata dal Giappone.

L'INTERVENTO DELLO STATO IN ECONOMIA

- Investimenti pubblici nel settore degli armamenti;

- Provvedimenti legislativi per regolare e controllare il settore industriale e finanziario;

- Emanazione di norme per razionalizzare la raccolta e per distribuire gli scarsissimi


prodotti alimentari;

- Separazione tra proprietà e management attraverso il controllo statale, che si


completò negli anni successivi al conflitto dei 1937;

Nel 1937 il Parlamento permise l'attuazione della...

- Legge per la mobilitazione dell'industria degli armamenti per favorire il successo


dell'economia di guerra;

- Legge di regolamentazione delle esport. e import. delle merci; - Legge sul controllo
temporaneo dei capitali;

- Legge di controllo dello Stato sull'energia elettrica. , anticipando la Legge di


mobilitazione generale nazionale.

La REGOLAMENTAZIONE DELL'ECONOMIA venne favorita anche dalla...

- "Sezione del Piano" che stese il "il piano per la mobilitazione delle risorse" nello
stesso anno = a Esercito, Marina e industria privata andarono il ferro, l'acciaio, il rame,
l'alluminio, la benzina, il kerosene, il petrolio grezzo, il cotone e la lana;

- Fondazione della Associazione per il sostegno della direzione imperiale da Konoe


Fumimaro, richiamando a sè partiti politici e sindacati;
- Istituzione del "Decreto sulla associazione delle industrie principali" nell' agosto
1941 che permise la fondazione di 13 associazioni di controllo nelle industrie più
importanti (acciaio, carbone, cemento, auto, minerali e tessuti)

L'obbiettivo era di creare un sistema economico su modello sovietico, senza riuscirci


infine, per la rivalità tra i ministeri e la resistenza del capitale privato.

Il Controllo dello Stato si realizzò tra l'inizio della guerra del Pacifico e il 1943. i 3
decreti principali erano 3:

1) Decreto sulle licenze per gli affari;

2) Decreto sulla riorganizzazione degli affari;

3) Decreto sul controllo dei materiali.

LE SOCIETA' PER LA POLITICA NAZIONALE furono le seguenti: - Società per la


colonizzazione (prima era la Società ferroviaria per azioni della Manciuria
Meridionale); - S.p.a per la colonizzazione dell'Oriente;

- Società per la difesa nazionale;

- Società di controllo.

7) La "guerra totale" dei sudditi giapponesi Sia i sudditi militari che quelli civili
parteciparono alla guerra in reazione alla propaganda nazionalista. I soldati
giapponesi arrivarono perfino ad atti di cannibalismo, soprattutto dei prigionieri di
guerra, azioni completamente oscurate dal governo. Vennero attuate restrizioni sui
consumi in diversi casi:

- Dopo l'inizio della guerra in Cina sui prodotti tessili e i beni di prima necessità (salsa
di soia, riso, zucchero e fiammiferi);

- Istituzione del "nuovo ordine dei consumi" con la distribuzione di carte annonarie
(tessera che dà diritto all' acquisto limitato di generi razionati in caso di guerra o
emergenze);

- Riduzione dei punti vendita.

- I responsabili delle associazioni di vicinato e di rione (1942) si rivolgevano ai mercanti


per raccogliere i bonus che attestavano il diritto a prodotti alimentari per ogni
famiglia. La scarsità di riso era alta, tanto che nacque il "mercato nero" con prezzi
insostenibili per le famiglie. La popolazione urbana, dal 1944 con l'inizio dei
bombardamenti, andava alla ricerca di cibo nelle campagne, limitando la propria dieta
a zucca e patate dolci.
- Molte donne vennero chiamate a dare una mano nei servizi pubblici o nelle imprese
per sostituire la manodopera maschile che stava sul fronte, così come molti studenti
universitari e delle superiori vennero richiesti nelle campagne e nelle fabbriche di
armamenti;

- Con Nagasaki (11 agosto 1944) cominciarono i bombardamenti delle città;

- Nel 23 febbraio 1945 gli americani conquistarono Iwojima;

- Il 9-10 marzo Tōkyō perse 84.000 morti con un'incursione aerea.

Il blocco di potere, in una situazione di evidente sconfitta, continuò a resistere: i


kamikaze erano piloti che si lanciavano con il loro aereo su obbiettivi nemici. Mentre
in Europa era finita la guerra, dopo la bomba di Hiroshima (6 agosto) di Nagasaki (9
agosto) e l'entrata in guerra della Russia l'8 agosto, il Giappone si arrese il 1 5 agosto
1945.

L'OCCUPAZIONE E IL "MIRACOLO ECONOMICO"

1) Le riforme democratiche LE PERDITE DEL GIAPPONE IN SEGUITO ALLA RESA

- L'occupazione statunitense si protrasse fino al 1952;

- Taiwan e Manciuria furono restituiti alla Repubblica della Cina; - La Corea venne
occupata dalla Russia al nord e dagli Stati Uniti a sud del 38° parallelo; - La Manciuria
perse il 70% della sua flotta mercantile, mezzo fondamentale per arrivare al
Giappone. I bombardamenti e l'abbandono delle colonie fecero perdere 2/3 del suo
potenziale industriale; - C'erano 8 milioni di senzatetto e 9 milioni di disoccupati e un
gran numero di militari rimpatriati.

Quando Tōkyō accettò la resa, il presidente Harry Truman (eletto a seguito della
morte di Franklin Roosevelt) nominò capo del Comando supremo delle potenze
alleate (Scap) il generale Douglas MacArthur con l'obbiettivo di democratizzare e
smilitarizzare il Giappone.

Per prima cosa venne istituita la Commissione per l'Estremo Oriente, però con limitati
poteri di intervento. Tra il 1946 e il 1947 si verificò una "inversione di rotta" perché il
Giappone divenne il principale alleato in Asia degli Stati Uniti. Con il Giappone ebbero
un rapporto diverso rispetto ad Italia e Germania operando comunque tramite le
direttive impartite dal governo giapponese.

I PRIMI PROVVEDIMENTI - Abolizione dei Ministeri della Guerra, della Marina, degli
approvigionamenti militari e degli Interni; - Sospensione di tutti i corsi scolastici,
dichiarazione di illegalità dei testi di storia, geografia ed etica perché strumenti di
propaganda sciovinista; - Richiesta di una nuova Costituzione, un piano di
scioglimento degli zaibatsu ed epurazione ai sostenitori del vecchio regime e ai militari
(che erano il 90% degli soggetti interessati alla pratica). I criminali di guerra finirono
nel mirino - Scioglimento della Taisei yokusankai; - Liberazione dei prigionieri politici; -
Libertà di ricostituzione dei partiti politici e dei sindacati, con la seguente fondazione
del Partito liberale, progressista, socialista e comunista giapponese. - Azioni di rivincita
degli statunitensi con la costituzione del Tribunale militare Internazionale per
l'Estremo Oriente, più conosciuto come Tribunale di Tōkyō istituito il 3 maggio 1946 e
addetto ai crimini di "classe A" (28 circa) degli alti ufficiali e dei politici istigatori alla
guerra, con pene di morte e detenzioni;

- Esistevano Tribunali per i crimini di "classe B" (militari in battaglia o i civili dei popoli
nemici) e per i crimini di "classe C" (crimini paragonabili a quelli commessi dai nazisti
verso ebrei, rom, comunisti ecc.):

In totale vennero giudicati 5.397 giapponesi con: 984 condanne a morte, 475 ergastoli
e 2.944 pene detentive.

2) La nuova Costituzione Gli Stati Uniti scelsero di non perseguire penalmente


l'Imperatore Hirohito per paura del passaggio a un regime repubblicano, di una rivolta
del paese per l'offesa al Sovrano divino o per un indebolimento dei vertici burocratici
con la delegittimizzazione dei direttori generali dei ministeri. L'imperatore dimostrò
tolleranza in risposta alla concessione da parte degli Stati Uniti facendo un viaggio per
il Giappone dimostrando di "sopportare l'insopportabile". Partì il 19 febbraio 1946 per
la provincia di Kanagawa, dove nel frattempo i giapponesi discutevano sulla modifica
della Costituzione con gli Stati Uniti, soprattutto per quanto riguardava la figura
dell'Imperatore, raggiungendo una conclusione: Minobe Tatsukichi e Tsuda Sōkichi lo
definirono "simbolo dello Stato" (shōchō).

Il 3 novembre 1946 venne promulgata la nuova Costituzione su ispirazione


parlamentare, entrando il vigore il 3 maggio 1947.

I diritti e i poteri dell'Imperatore PERSE...

- Il potere di emanare o respingere decreti e ordinanze;

- Il comando delle forze armate;

- Il potere di nomina e di revoca dei Primi ministri, dei ministri e dei funzionari di
massimo grado;

MANTENNE I SEGUENTI POTERI...

- Il potere di promulgare le leggi, i decreti legislativi, i trattati internazionali;

- Convocare il Parlamento;
- Sciogliere la Camera;

- Proclamare le elezioni generali;

- Nominare e revocare i ministri;

- Nomina del Primo ministro (al Parlamento) e il presidente della Corte Suprema (al
governo).

Cosa prevede la nuova Costituzione

- Separazione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario;

- 2 Camere elettive formano il Parlamento. In caso di disaccordo per la nomina del


Primo ministro prevale il voto della Camera bassa;

- Responsabilità politica del Primo ministro e dei ministri verso il Parlamento;

- Rinuncia del Giappone alla guerra per dispute internazionali e alle forze armate,
anche se dopo l'inizio della guerra in Corea i soldati giapponesi sostituirono i militari
statunitensi per mantenere l'ordine pubblico. Alle forze di terra si aggiunsero anche
quelle aeree e navali nel 1952, fino alla istituzione della Agenzia della difesa o Boeichō.

3) La vita politica

- Nel 1947-48 partì una coalizione con a capo Katayama Tetsu, appoggiata da partito
socialista e democratico e in seguito un'altra coalizione con a capo Ashida, appoggiata
da partito socialista e dal partito cooperativo del popolo, entrambi con vita breve;

- Nell'ottobre del 1948 ci fu Yoshida Shigeru a capo del partito liberale, le cui priorità
erano la ricostruzione dell'economia. Egli fece firmare al Giappone il Trattato di pace
di San Francisco e promosse la "purga rossa" contro i dirigenti e i comunisti. Egli
inoltre riabilitò molti epurati, come il neo Presidente del Partitto democratico
Hatoyama, che vi rimase dal 1954 fino al 1956, quando i liberali e i democratici si
unirono nel Partito liberaldemocratico o Jimintō nel 1955.

4) La ricostruzione economica

- Lo Scap permise al Giappone di risollevarsi economicamente attraverso


l'esportazione di prodotti nazionali e con pagamenti in yen;

- Anche se fu ridimensionato il controllo finanziario delle famiglie sugli zaibatsu questi


divennero keiretsu;

- La riforma agraria dello Scap fu il suo punto di successo;


- L'affittanza fu ridotta del 10% del totale;

- Proprietari terrieri e contadini medi videro le loro proprietà nettamente ridotte con
le estensioni proprietarie non superiori ai 10 ettari nello Hokkaido e 3 ettari nelle altre
regioni;

- Le aree coltivabili si vendevano a rate e vennero confiscate terre anche ai grandi


proprietari;

- La popolazione attiva in agricoltura passò dal 41% del 1955 sl 9% nel 1990;

- Il 1950 fu un anno importante per l'economia giapponese perché ci fu un aumento


della produzione a seguito delle sempre maggiori commesse militari da parte degli
Stati Uniti per il mancato compimento della smilitarizzazione del Giappone.

- Gli investimenti nel settore industriale, pubblico e privato venne indirizzato verso i
settori in sviluppo.

5) Il progresso economico fino ai primi anni 70 La ripresa economica fu lenta e


problematica fino al 1950 quando trasse giovamento dalle riforniture per la guerra in
Corea raggiungendo nuovamente i risultati prebellici. La crisi petrolifera che partì nel
1973 fino agli inizi degli anni 90 fu la premessa per il successo degli anni successivi
grazie a diversi fattori: - Interventi a sostegno del settore industriale; - Richiesta alla
popolazione di immani sacrifici.

ASPETTI NEGATIVI DEL NUOVO QUADRO D'AZIONE

- Debolezza del movimento operaio;

- Limitata libertà sindacale; Elementi che peggiorarono per l'azione dello Scap il quale
vietò lo sciopero dei dipendenti pubblici reprimendo le forme di opposizione alle
proprie scelte politiche = si attiva l' "INVERSIONE DI ROTTA". MOTIVI DELL'
"INVERSIONE DI ROTTA": penisola coreana a regime comunista a nord del 38°
parallelo, lotta di indipendenza in Vietnam, possibile vittoria della lotta armata del
Partito comunista in Cina, indipendenza dell'India, rivendicazione di indipendenza
dell'Indonesia.

Mentre il Partito socialista seguiva lo Scap, i comunisti sostennero la legittimità dello


sciopero. Con la "purga rossa", poco dopo la proclamazione della Repubblica popolare
in Cina, vennero licenziati più di 21.000 comunisti dagli uffici pubblici e privati,
comprese le università e le scuole e venne vietata la bandiera rossa. Nel processo di
ricostruzione economica hanno ruolo fondamentale: lo Stato, i burocrati del ministero
dell' Industria e del Commercio estero (Miti), delle Finanze, delle Costruzioni e
dell'Agenzia per la programmazione economica. Il governo giapponese cominciò ad
approvare i programmi economici dalla durata di 5 anni, elaborati dalla
amministrazione centrale.

Negli anni precedenti alla metà degli anni 70 il Giappone sviluppò con coerenza una
politica economica fondata su 3 principi:

1) Limitazioni delle importazioni all'indispensabile (materie prime, fonti di energia,


cibo e beni strumentali);

2) Trasformazione della struttura produttiva in funzione della concorrenza estera;

3) Stimolo alle esportazioni per compensare le importazioni.

Il successo del Giappone nel commercio internazionale fu favorito da

1) sōgō shōsha, società commerciali internazionali sorte nel Meiji come mediatori sui
mercati. Raggiunsero il ma ssimo di 6 unità. Avevano diverse competenze: -
Reperivano le materie prime a prezzi da concorrenza; - Trasportavano i prodotti; -
Finanziavano le attività commerciali e la pubblicità dei paesi stranieri;

2) Sottostima del cambio dello yen con il dollaro (360 yen per dollaro). Le esportazioni
giapponesi comunque non superarono il 10% del Pil per i gravi sacrifici a cui doveva
far fronte la popolazione (salari insufficienti, alti livelli di inquinamento).

Nel commercio interno svolgevano ancora le proprie attività i componenti dei vecchi
zaibatsu insieme ad altre società, la Itō chū, Marubeni e Nisshō-Iwai. I primi
miglioramenti cominciarono attorno agli anni 60 per quanto riguarda le abitazioni
sulle quali il settore edile dovette investire notevolmente data la breve durata delle
abitazioni (circa 30 anni).

6) Le relazioni internazionali

- L'8 settembre 1951 il Giappone firmò il Trattato di pace di San Francisco e il Trattato
di sicurezza nippo- americano;

- Il 28 aprile terminò l'occupazione degli Stati Uniti, anche se continuarono ad


occupare Okinawa, conservando anche basi militari nell'area di Tōkyō. Solo nel 1956
venne riconosciuto dal Giappone con l'ammis sione all'Onu;

- Nel 1956 ristabilì i contatti con la Russia;

- Nel 1958-60 il Giappone occupò uno dei seggi del Consiglio di Sicurezza dell'Onu;

- Nel 1960 venne rinnovato il Trattato di sicurezza con gli Stati Uniti, nonostante una
forte opposizione da parte di studenti e una minoranza parlamentare;
- Nel 1969 il Primo ministro Sato Eisaku si accordò per il ritorno di Okinawa al
Giappone, ottenendone la sovranità il 15 maggio 1972;

- Nel 1971 avvenne il "Nixon shock" ovvero il Presidente Nixon dopo contatti segreti
tra il segretario di Stato statunitense e il ministro degli Esteri cinese si sarebbe recato
a Pechino per incontrare i dirigenti cinesi, dopo che la Cina rientrò nell'Onu. Dopo la
visita il Primo ministro giapponese Tanaka Kakuei andò a Pechino e firmò un Trattato
di pace nel 1978.

CRISI, NUOVO SVILUPPO E RECESSIONE

1) Dalla crisi petrolifera del 1973 alla ripresa Le cause della crisi in Giappone furono
diverse:

- Il presidente statunitense Nixon rinunciò al gold standard così che le monete, il cui
valore non era più legato a quello dell'oro, fluttuarono fino a raggiungere a 120 yen
per dollaro negli anni 80 e a 122-123 yen per dollaro nel 1999. Per ogni euro invece
ora si hanno 128 yen;

- Riduzione delle importazioni di prodotti giapponesi da parte degli Stati Uniti;

- Crisi petrolifera del 1973 per il rincaro del petrolio il quale negli anni 70
rappresentava il 77,4% del fabbisogno. I cantieri navali giapponesi furono i siti
maggiormente colpiti. I grandi cantieri sentirono di meno la crisi per la costruzione di
piattaforme oceaniche e di grandi attrezzature, diversamente dai medi e piccoli
cantieri che dovettero chiudere. Molti lavoratori vennero reinseriti in altri settori e il
governo venne loro incontro assegnando loro sussidi, indennità di formazione e di
spese per lo spostamento di residenza.

Per superare la crisi contribuirono tutti: politici, burocrati, uomini d'affari, sindacalisti,
lavoratori, fornitori e cittadini.

LE MISURE DI RIPRESA

- Fino al 1992 vennero approvati 5 programmi;

- Si contrassero le entrate e diminuirono le uscite della bilancia commerciale;

- Dal 1982 il valore delle esportazioni cominciò a superare quello delle importazioni
(con 80 milioni di dollari);

- Nel 1978 e nel 1983 il governo approvò due leggi che permisero agli imprenditori la
propria riorganizzazione con l'aiuto dello Stato;
- Altri settori, al contrario, mostrarono una grande crescita come quello delle
automobili, prodotti elettrici ed elettronici. La produzione nel 1990 divenne la prima al
mondo (40% nel 1989) per prezzi e qualità;

- Nel settore dell'elettronica la Hitachi e la Toshiba fabbricavano attrezzature di ogni


tipo. La Matsushita, Fujitsu, Nec, Sony e Mitsubishi denki erano orientate al mercato
interno. Dai tardi anni 70 cominciarono a produrre videocassette, registratori,
computer, semiconduttori, circuiti integrati, fax e telefoni cellulari, risquotendo
successo mondiale. Le medie e piccole imprese lavorarono per conto delle imprese
madri nella costruzione dei componenti delle auto e delle apparecchiature elettriche.

- Il termine keiretsu, che inizialmente comprendeva le aziende che controllavano


capitali finanziari, industriali e commerciali, poi comprende anche le attività collaterali
che contribuivano alla produzione, finendo con l'inserirsi nelle più grandi imprese.

2) Alto valore dello yen e distorsioni Con l'accordo dei G7, stipulato nel febbraio del
1987 a Parigi, permise solo una momentanea stabilità dello yen perché dal 1985 il
Giappone entrò nella "recessione endaka" o "fase di apprezzamento dello yen". Nel
gennaio del 1986 lo sconto passò dal 5 al 4,5%, passando al 2,5% nel 1987 e
rimanendo tale per 2 anni. A questo punto:

- Le banche stimolarono la domanda di prestiti dei clienti;

- Crebbero i consumi di beni voluttuari e le domande di residenze;

- Si espanse il commercio al dettaglio, so accentuò in particolare la tendenza alla


istituzione di catene ramificate in tutto il Paese di convenience stores per i consumi
quotidiani, di super stores, alcuni dei quali di proprietà dei depaato, fornitori di beni di
lusso;

- Aumentò la domanda di residenze con l'innalzamento dei prezzi, andando a favore


delle imprese edili;

- Crebbe il mercato azionario durante il boom endaka, che fece aumentare di 11 volte
gli investimenti all' estero.

3) Gli effetti sociali della recessione Tra gli anni 80 e gli anni 90 in Giappone si verificò
un periodo di fragilità: il mercato interno fu "drogato" dall' incentivo ai consumi
permessi dal facile ricorso al prestito bancario. Il problema che si verificò nella metà
degli anni 90 rappresenta la difficoltà delle banche di recuperare i crediti concessi ai
clienti e alle imprese. Questi soggetti accumularono perdite, sostenibili solo con
l'intervento del governo, così le imprese diminuirono i propri dipendenti. Il lavoro
temporaneo, anche di una settimana, era molto diffuso. Altri problemi sociali sono gli
alti tassi di suicidi, l'invecchiamento della popolazione dovuto all'allungamento della
speranza di vita e il calo delle nascite.
4) Il sistema burocratico e politico Le proposte di legge, in Giappone, vengono fatte da
funzionari di medio livello dei singoli ministeri piuttosto che dai parlamentari. Si diede
così il via ad un iter dal basso verso l'alto che, attraverso il governo, termina con la
presentazione di un disegno di legge governativo. La figura del sottosegretario
burocratico, vista insieme al ministro e ai sottosegretari, rappresenta il vertice
dell'apparato e tutti i funzionari inferiori sono responsabili verso di lui = evidenza del
potere burocratico, con ampi margini di azione e di intervento politico rispetto al
sistema politico. Nel secondo dopoguerra i governi erano di area liberal democratica.

4) Il sistema burocratico e politico Il premier Hashimoto Ryūtarō, alla guida del


governo dal 1996, lanciò un programma di riforme che riguardavano il sistema
finanziario, l'economia e quelli che furono punto di maggiore attrito, il sistema
politico- burocratico e quello dell'educazione.

I RAPPORTI POLITICO-BUROCRATICI: i funzionari sarebbero riusciti a mantenere


intatto il loro potere di decisione e di intervento.

L'EDUCAZIONE: si scrivono molti saggi sulla fondazione di un nuovo modo di studiare,


dalla scuola elementare all'università. Da parte del Ministero dell'istruzione però
sembra manifestarsi un atteggiamento di irrigidimento e di chiusura. I primi passi
scolastici possono definire il futuro di uno studente: l'accesso ad una buona scuola
media permette l'accesso ad una buona scuola superiore la quale potrà preparare agli
esami di accesso ad una università. Solo così il soggetto potrà accedere a cariche negli
enti pubblici o privati.

5) Una nuova politica internazionale Per il governo giapponese fu di fondamentale


importanza mantenere buone relazioni con i Paesi fornitori di materie prime o
esportatori di prodotti finiti. Per via diplomatica il Giappone aveva rapporti particolari
con gli Stati Uniti, il maggior importatore di manufatti giapponesi nel mondo.

- Con la guerra del 1967 in cui i paesi Arabi costrinsero Israele ad abbandonare i
territori occupati il governo Tanaka era preoccupato che gli venisse a mancare il
petrolio e allora minacciò di riconsiderare la sua politica verso Israele;

- Anche nel novembre del 1979 i giapponesi agirono con cautela quando degli
studenti iraniani fecero oltre 100 ostaggi a Teheran. Per mantenere un buon rapporto
con gli arabi il presidente di una società giapponese di importazione di petrolio si
mise in viaggio sfruttando i legami personali e i suoi rapporti d'affari;

- Nel 1988 nella "guerra del Golfo" l'Onu chiese al Giappone di partecipare all'attacco
contro l'Iraq e, per il fatto che il Giappone firmò l'astinenza da ogni partecipazione a
guerre tra altri stati, il fronte pacifista entrò in contrasto con quello politico. Si arrivò
alla approvazione, nel 1992, di una norma che permise al Corpo di sicurezza nazionale
di partecipare alle operazioni di pace delle Nazioni Unite in Cambogia.
- Il Giappone tentò nuovamente di ottenere le isole a nord dello Hokkaidō perché
potenziali terre dove poter favorire la pesca, senza tuttora esserci riuscito;

Complessivamente i rapporti diplomatici del Giappone presentano punti di difficoltà. I


paesi dell'Asia Orientale e sud-Orientale gli rinfacciano i conti in sospeso per quanto
riguarda il massacro di Nanchino, gli esperimenti biochimici dell'Unità 731 in
Manciuria e la costrizione alla prostituzione delle "comfort women" per i militari
giapponesi. Tōkyō in ambito regionale punta: - Alla "politica dell'assegno" con
investimenti in Cina, Corea del Sud e Paesi dell'Asean (Association Of Southeast Asian
Nations)

- Alla partecipazione attiva all'incontro dell'Asia Pacific Economic Community nel


settembre del 2005.

Il caso di maggiore tensione fu la condanna della Repubblica democratica popolare


della Corea (Rdpc) come facente parte dell' "asse del male" da parte di Bush. I rapporti
tra Corea e Giappone sono tuttora di tensione. Dal 2003 il Giappone, insieme a Stati
Uniti, Repubblica di Corea, Russia, Repubblica popolare cinese e Repubblica popolare
democratica di Corea del "Gruppo dei 6" e dal 2006 ritirò il suo contingente militare
dall'Iraq. L'anno dopo fu il responsabile della missione Untac in Cambogia, per l'avvio
dei processi per crimini di guerra commessi dai khmer rossi.

6) Dalla grave recessione alla ripresa economica Il Giappone, tra la fine della seconda
guerra mondiale e gli ultimi del 900, divenne la seconda potenza economica mondiale,
anche se appena nel 2005 si allentò la recessione causata dalla baburu economi.

DALLA RECESSIONE...

- La contrazione della domanda interna non favorì l'occupazione e la ripresa della


produzione e del commercio interno.

- I prestiti concessi con grande disinvoltura che portò al fallimento di 5 banche


portarono ad una grave crisi nel 1999;

- La Toyota e la Mitsubishi ridussero drasticamente il personale e la Nissan chiuse 5


stabilimenti licenziando 21.000 dipendenti;

ALLA RIPRESA...

- Nel 1999 si formò la prima banca mondiale;

- Dagli inizi del 2000 la banca Sumitomo e Mitsubishi superarono la Detusche Bank e
la svizzera UBS;
- Nel 2006 crebbe il PIL raggiungendo quota 2-2,5% e la Banca del Giappone
introdusse il tasso di interesse dello 0,25%;

- Con le elezioni del 2005 Koizumi Ichirō andò alla guida del governo e tentò di
proseguire la kokusaika o "internazionalizzazione" ma non si rivelerà un obbiettivo
facilmente perseguibile.