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MALTHUS

Essay on the principle of population, 1826 (Da BEIC Nel 1798 , biblioteca digitale .) pubblic An
essay of the principle of the population as it affects the future improvement of society (Saggio sul
principio della popolazione e i suoi effetti sullo sviluppo futuro della societ ), in cui sostenne che
l'incremento demografico avrebbe spinto a coltivare terre sempre meno fertili, con conseguente
penuria di generi di sussistenza per giungere all'arresto dello sviluppo economico, poich la
popolazione tenderebbe a crescere in progressione geometrica, quindi pi velocemente . della
disponibilit di alimenti, che crescerebbero invece in progressione aritmetica (teoria questa che sar
poi ripresa da altri economisti per teorizzare l'esaurimento del carbone prima e del petrolio dopo).
Le sue osservazioni partono dallo studio delle colonie inglesi del New England , dove la
disponibilit "illimitata" di nuova terra fertile ha permesso uno sviluppo "naturale" della
popolazione con una progressione quadratica mentre, dove ci non possibile, si verificano
periodiche carestie con conseguenti epidemie. Per Malthus c', naturale, questa forma di "controllo
successivo". Da rigido pastore anglicano ipotizza anche un "controllo preventivo" da parte
dell'uomo, ma basato solo sulla "castit"[6] L'epitaffio di Malthus La teoria demografica di Malthus
ispir la corrente del malthusianesimo . che sostiene il ricorso al controllo delle nascite per impedire
l'impoverimento dell'umanit.
Malthus introduce il concetto di salario di sussistenza, cio il livello medio del salario necessario
per soddisfare le esigenze ritenute fondamentali. Secondo Malthus, fino al salario di sussistenza non
ci si sposa, n si fanno figli. Se esiste un sussidio, come quello derivante dalle Poor Laws , aumenta
il reddito disponibile delle famiglie, oltre un livello di mera sussistenza. Di conseguenza i poveri
tenderanno a procreare, facendo s che aumenti la forza lavoro e quindi l'offerta di lavoro, portando
di conseguenza a un'ulteriore diminuzione dei salari. Al contrario, quando il livello di vita scender
sotto lo standard di vita ritenuto accettabile, i poveri smetteranno di fare figli e il salario tender a
salire da solo.

BLAKE
William Blake (1757-1827), figura complessa di artista, che abbin pittura e poesia, con le
immagini grandiose della sua produzione letteraria, nutrita di un profondo spirito mistico, apr la
strada al romanticismo in Inghilterra. Visionaria, caotica e spesso contraddittoria nelle idee portanti,
la sua opera tuttavia dotata di poderosa forza.
La poesia giovanile di Blake mostra gli influssi delle sue letture: Shakespeare, Spenser, Milton, la
Bibbia, Ossian e gli scrittori mistici. La sua ispirazione, per, non veniva tanto dai libri quanto da
una inner light (luce interiore) che ne fece un veggente e un profeta. Blake sostenne di aver avuto
visioni di Dio e degli angeli gi da piccolo e, crescendo, si convinse di essere oggetto di visite da
parte degli spiriti dei grandi uomini del passato (Omero, Virgilio, Dante, Milton e Voltaire). Per lui,
quindi, l'immaginazione era quella percezione soprasensoriale che, negando l'esperienza dei sensi,
metteva il poeta-profeta in contatto diretto con l'Essere Divino facendolo identificare con l'universo.
Il poeta o l'artista risultava capace di una visione che univa l'uomo e l'universo, il profeta indicava la
verit nascosta e le relazioni mistiche esistenti tra l'uomo, la natura e la divinit. Le sue opere pi
conosciute sono tre raccolte di componimenti: Poetical sketches (Schizzi poetici, 1783), la sua
prima raccolta poetica, comprende una serie di componimenti tutti scritti prima del 1778, cio
quando il poeta non aveva neppure ventun anni, e bench le liriche mostrino segni d'imitazione di
poeti quali Collins e Gray hanno una freschezza che le avvicina alle poesie di Shakespeare e degli
elisabettiani. Pi interessanti sono i Songs of innocence (Canti dell'innocenza, 1789) e i Songs of
experience (Canti dell'esperienza, 1794), entrambi in forma di ballate in rima facili e spontanee: i
primi parlano dell'infanzia come simbolo di un'innocenza intatta, condizione di una suprema felicit
e libert; i secondi dell'esperienza, quella del male e della schiavit, conseguenza delle leggi e delle
istituzioni create dall'uomo. Innocenza ed esperienza, condizioni opposte dell'anima dell'uomo,
sono come i due poli opposti del paradiso e dell'inferno, della felicit e del dolore, dell'amore e
dell'odio. Ma n il bene (sentito come ragione passiva) n il male (sentito come energia attiva)
possono essere negati, poich essi esistono in un'eterna unit di contrasto e complementariet; cos
innocenza ed esperienza sono entrambe necessarie alla pienezza della vita dell'uomo. Pi complessi
sono i Prophetic books (Libri profetici, alcuni pubblicati postumi), dei quali fanno parte, tra gli altri,
The marriage of heaven and hell (Il matrimonio del cielo e dell'inferno, 1793), The book of Urizen
(Il libro di Urizen, 1794), The song and book of Los (Il canto e il libro di Los, 1795), Vala or the
four Zoas (Vala o i quattro Zoa, 1797), Milton (1804) e Jerusalem (1804). In queste opere, nelle
quali si avvicendano talora parti in prosa e in versi di vario metro, passi gnomici e lirici, grandiose
"apparizioni" di profeti, angeli e demoni, confluiscono motivi gnostici e neoplatonici. Blake vi
dispiega la sua cosmogonia: il mondo temporale opera di Urizen, l'intelletto, uno dei quattro
principi (Zoa) del cosmo, in lotta con gli altri tre (emozione, sensazione, immaginazione), ciascuno
alla ricerca del sopravvento. I temi e lo stile Blake intendeva essere portatore di un messaggio
nuovo, in favore dell'istinto e della libert contro ogni tipo di limitazione e repressione.
L'esuberanza e l'eccesso diventavano scopi da perseguire, non difetti da evitare. Alla sua mente
visionaria le due rivoluzioni (francese e americana) erano solo avvenimenti nell'emancipazione
delle menti dell'uomo; secondo lui, infatti, la libert dalle catene politiche non sufficiente se non
viene accompagnata da una parallela liberazione da tutte le inibizioni causate dalle istituzioni
religiose e civili, fonti primarie dei mali dell'umanit. Il linguaggio di Blake relativamente
uniforme e ristretto: il suo fascino nasce, infatti, non tanto da ricchezza od originalit lessicale,
quanto dalla novit prepotente degli accostamenti, dalla grandiosit delle immagini e dalla
progressiva rottura della metrica e delle strutture stilistiche tradizionali. Bench Blake non utilizzi
mai nei suoi scritti una parola simbolo, la sua opera spinge a un'interpretazione simbolica; egli
pensava e sentiva attraverso simboli e il mondo della natura gli offriva un'ampia scelta di verit
simboliche. Di qui la preferenza per un linguaggio concreto, denso di molteplici significati.