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Ascesa e declino della pianificazione nell'ex Unione Sovietica

I

primi

anni

In Russia i bolscevichi, sotto la guida di Lenin, giunsero al potere in seguito alla rivoluzione di ottobre del

1917. Ad essi, tuttavia, si opponevano gli eserciti controrivoluzionari (c.d. "bianchi", in contrapposizione all'Armata rossa); quello che ne seguì fu una guerra civile. In questo periodo di comunismo di guerra fu abolita l'economia di mercato: furono nazionalizzate le industrie e le attività commerciali; ai lavoratori era imposto il tipo di lavoro che dovevano svolgere; nelle campagne il cibo veniva requisito forzatamente ai contadini per nutrire gli abitanti delle città; l'economia monetaria crollò sotto i colpi della dilagante

inflazione che tolse praticamente ogni valore

alla moneta; ai lavoratori erano distribuiti i beni dai

magazzini. Alla fine della guerra civile nel 1921 lo stato dell'economia era pessimo. Lenin lanciò la Nuova politica

economica,

che

prevedeva un ritorno

al

mercato, sia

pure molto parziale:

le

imprese più piccole

ritornarono nelle mani dei privati e ai contadini fu permesso di vendere la propria produzione di cibo

invece

che

requisirla

forzatamente.

L'economia

cominciò

a

riprendersi.

Lenin morì nel 1924 e Stalin salì al potere.

 

Il

sistema

sotto

Stalin

Dal 1928 in poi l'economia sovietica subì una radicale trasformazione. Le caratteristiche principali

dell'approccio stalinista erano la collettivizzazione, l'industrializzazione e la pianificazione centrale.

Collettivizzazione

 

dell'agricoltura.

Le piccole fattorie di proprietà dei contadini furono abolite e sostituite dai kolchoz, aziende agricole in cui la terra era concessa in uso dallo stato a cooperative di contadini e in cui la proprietà dei mezzi di produzione era collettiva. Inizialmente tale collettivizzazione causò carestie e distruzioni massicce, con i contadini che preferivano uccidere i propri animali piuttosto che darli alla collettività. Vi furono migliaia di morti. Nonostante una diminuzione iniziale dell'output, successivamente, grazie alla nuova forma di organizzazione della produzione agricola, si riuscì a fornire una quantità maggiore di cibo alle città, e molti lavoratori lasciarono le campagne per lavorare nelle nuove industrie. Oltre ai kolchoz, furono creati anche i sovchoz, aziende amministrate dallo stato e gestite da manager nominati dallo stato. I lavoratori percepivano un salario piuttosto che una quota del reddito di impresa. Sia per i sovchoz sia per i kolchoz erano fissate le quote di output che essi dovevano fornire alle aziende statali di distribuzione e per cui lo stato pagava un prezzo fisso.

Industria

e

pianificazione

centrale.

In quegli anni ebbe luogo una massiccia spinta all'industrializzazione, resa possibile dallo sviluppo di un massiccio apparato per la pianificazione, al vertice del quale si trovava la Gosplan, l'agenzia centrale di

pianificazione,

che

preparava

i

piani

quinquennali

e

quelli

annuali.

I piani quinquennali specificavano la direzione verso la quale si doveva muovere l'economia. I piani

annuali prevedevano i dettagli: cosa doveva essere prodotto e con quali risorse (per circa 200 prodotti chiave). Per gli altri prodotti la pianificazione era fatta a un livello più basso - i ministeri dell'industria e

altre

autorità

regionali.

Il risultato era che a tutte le fabbriche erano assegnati specifici obiettivi. Era compito delle autorità di

pianificazione assicurarsi che tali obiettivi fossero realistici, vale a dire che ci fossero a disposizione le risorse sufficienti per soddisfarli. Il sistema operava senza l'ausilio del meccanismo dei prezzi e senza

l'obiettivo

del

profitto.

Nei primi anni furono raggiunti tassi di crescita molto elevati, ma al costo di una bassa efficienza. Lo

scarso flusso di informazioni dalle imprese agli organi di pianificazione diede luogo a molte incoerenze nei piani: spesso gli obiettivi non erano assolutamente realistici e di conseguenza si determinavano scarsità e a volte anche surplus. Dal momento che gli incentivi erano commisurati solo al raggiungimento degli obiettivi l'innovazione di prodotto era scarsa e i beni prodotti erano frequentemente di scarsa qualità e non particolarmente rifiniti.

I

limiti

della

pianificazione.

Sebbene la maggior parte delle risorse fosse allocata attraverso la pianificazione, alcuni beni erano venduti sul mercato. Un'eventuale sovrapproduzione da parte dei kolchoz poteva essere venduta nei mercati agricoli collettivi (mercati di strada) nelle città. In più, ai lavoratori dei kolchoz era permesso di avere un proprio piccolo terreno e di vendere i prodotti che vi coltivavano nei mercati agricoli collettivi. Prosperò una vasta "economia sommersa" nella quale i beni venivano venduti sul mercato nero e in cui i lavoratori facevano un secondo lavoro "non ufficiale" (ad esempio, gli idraulici, gli elettricisti o i sarti).

Le

riforme

di

Gorbačëv

Stalin morì nel 1953. Il sistema di pianificazione comunque rimase praticamente inalterato fino ai tardi

anni

Ottanta.

Negli anni Settanta il ritmo della crescita era rallentato e quando Mikhail Gorbačëv giunse al potere molte

persone avevano cominciato a esercitare pressioni per ottenere riforme economiche radicali. La risposta di Gorbachëv fu il lancio della perestrojka (ricostruzione economica) che fra le altre cose prevedeva:

che i manager

fossero coinvolti in misura maggiore nella pianificazione invece di limitarsi

semplicemente a ricevere istruzioni dall'alto;

che le imprese fossero in grado di coprire i propri costi di produzione. In caso contrario lo stato poteva rifiutare di assumersi i loro disavanzi ed esse erano costrette a dichiarare fallimento.

Scopo

di questa

misura era incoraggiare le imprese a raggiungere

un livello

maggiore di

efficienza;

 

che

il

sistema degli incentivi venisse

migliorato, legando

i

bonus

al

livello

effettivo di

produttività. I lavoratori erano giunti ad aspettarsi dei bonus sia se la produzione era alta sia se era bassa;

che i lavoratori fossero organizzati in piccole "brigate" (10-15 persone). I bonus erano concessi all'intera brigata secondo la sua produttività. L'idea sottostante era incoraggiare i lavoratori a lavorare insieme in modo più efficace;

che vi fossero controlli severi di qualità da parte di funzionari statali e che i beni che non raggiungevano standard minimi venissero rifiutati;

che fosse permessa la costituzione di imprese individuali e di cooperative (di proprietà dei lavoratori); che vi fosse maggiore disponibilità da parte dello stato ad alzare i prezzi in caso di scarsità.

Tuttavia, queste

riforme non fermarono

la crisi economica.

In più,

esse avevano dato origine

a

una

combinazione infelice di pianificazione e mercato, per cui ai cittadini non era ben chiaro cosa dovevano

aspettarsi dallo stato. Molti manager non gradirono le responsabilità aggiuntive di cui dovevano ora farsi carico e molti funzionari pensavano che il loro lavoro fosse minacciato. Le file nei negozi si allungarono e

la

gente

non

si

fece

più

illusioni sulla perestrojka.

In seguito

a

un

fallito

colpo

di stato

nel 1991,

con

cui

i

comunisti più radicali avevano cercato

di

reimporre un maggiore controllo da parte dello stato, e con il conseguente rafforzamento della posizione di Boris Eltsin, presidente della Russia e principale sostenitore di riforme ancora più radicali, sia l'Unione

Sovietica

sia

il

sistema

di

pianificazione

centrale

finirono.

La Russia si imbarcò in un programma di riforme di mercato in cui la concorrenza e l'impresa dovevano

sostituire la pianificazione. Il sistema stalinista sembra ora essere una lontana memoria.

Il costo-opportunità di studiare economia

Che

cosa

state

sacrificando?

Senza accorgercene, ragioniamo in termini di costi-opportunità anche molte volte al giorno. Infatti siamo

continuamente costretti a fare delle scelte: cosa comprare, cosa mangiare, cosa indossare, se uscire, quanto studiare, e così via. Ogni volta che facciamo una scelta di questo tipo di fatto escludiamo una possibilità alternativa. Tale alternativa sacrificata rappresenta proprio il costo-opportunità di quello che

abbiamo

scelto.

Mentre a volte il costo-opportunità delle nostre azioni è semplicemente il costo monetario che dobbiamo sostenere, altre volte la questione è più complessa. Prendiamo come esempio la decisione di studiare economia e calcoliamone il costo-opportunità.

Acquisto

del

libro:

28,50

euro

È un costo che implica un definito esborso monetario. In questo caso dovete considerare che cos’altro avreste potuto comprare con i 28,50 euro; quindi dovete confrontare il beneficio che trarreste dalla migliore alternativa con il beneficio derivante dall’acquisto del libro di testo.

Frequentare

le

lezioni

Sia che siate voi o altri (i vostri genitori) a pagare le tasse universitarie, la frequenza dei corsi non dà luogo ad alcun costo monetario aggiuntivo (marginale) una volta che tali tasse siano state pagate. Non

otterrete

un

rimborso

se

non

frequentate

le

lezioni!

Ciò significa che il costo-opportunità di andare a lezione è pari a zero? Certamente no. Andando a lezione,

ad esempio, rinunciate a lavorare in biblioteca; rinunciate a dormire un’ora in più; rinunciate a passare il tempo con gli amici, e così via. Se volete prendere una decisione razionale, allora dovete prendere in considerazione tali opzioni alternative.

Scegliere

di

studiare

all’università

Qual

è

il costo-opportunità di studiare

all’università? A prima vista sembrerebbe

che

tra

i

costi

bisognerebbe considerare:

le tasse universitarie; i libri, la cancelleria, ecc.; le spese di alloggio;

il trasporto; il cibo, i divertimenti e le altre spese.

Tuttavia, la somma di tutti questi costi non dà come risultato il costo-opportunità. Di fatto, quest’ultimo è costituito dalla rinuncia a un’opzione alternativa rispetto alla scelta di studiare all’università. Ipotizziamo che l’alternativa in questione sia rappresentata dall’accettare un lavoro che ci è stato offerto. Allora l’elenco completo dei singoli costi da considerare per calcolare il costo-opportunità di studiare all’università è il seguente:

le tasse universitarie pagate da voi (e non dai genitori o da qualche altro); i libri, la cancelleria, ecc.; le spese di alloggio e trasporto aggiuntive, che non avreste dovuto sostenere se aveste accettato il lavoro; il reddito da lavoro al netto dei sussidi e delle borse di studio di cui usufruite come studenti.

Introduzione - Risposte al percorso di autoverifica

1.

Per molti sarebbe certamente attenuato, ma non risolto. Come dice il vecchio proverbio, il denaro non può comprare tutto. Molte cose sarebbero ancora scarse; ad esempio, avreste solo un ammontare finito

di

tempo per usufruire di quello che potete comprare: ci sono solo 24 ore in un giorno e non si può vivere

per sempre.

2.

Se le persone si specializzano in lavori per cui hanno una relativa abilità, la produzione totale (e quindi il consumo) dell'economia sarà maggiore rispetto al caso in cui ognuno cercasse di fare un po' di tutto. In parte il motivo è che le persone impiegherebbero gran parte del loro tempo per fare cose per le quali hanno scarsa abilità (o nulla); in parte è che molto tempo verrebbe sprecato nel passaggio tra un posto

di

lavoro e l'altro; in parte è che concentrarsi su un lavoro solo permette alle persone di sviluppare

specifiche abilità. Lo stesso vale per i paesi: il consumo e la produzione mondiale potrebbero essere maggiori se essi si specializzassero nella produzione di quei beni che realizzano in modo più efficiente e poi li scambiassero con gli altri paesi (si veda il cap. 11 del manuale).

3.

Per il genitore, il costo-opportunità di intraprendere il lavoro è dato dalla perdita di tempo libero e di tempo trascorso insieme agli altri membri della famiglia (ad esempio i bambini), e dalla possibile spiacevolezza del lavoro.

Per la famiglia nel suo complesso, il costo-opportunità include tutti gli effetti negativi della nuova situazione sulla famiglia: lo stress, il tempo minore da trascorrere insieme, il tempo minore che può essere dedicato ai compiti familiari e i maggiori compiti che ricadranno sugli altri membri della famiglia.

Il fatto che tutti questi costi vengano presi in considerazione dipende dalla cura con cui si assume la decisione e da quanto il genitore che pensa di intraprendere il lavoro si interessa degli altri membri della famiglia.

Attribuire un valore al costo-opportunità è molto difficile ed è improbabile che il processo sia di tipo meccanico. La maggior parte delle famiglie che cercano di prendere una decisione di tipo «razionale» tenteranno semplicemente di valutare se il reddito aggiuntivo (inclusi altri eventuali benefit che offre il lavoro) vale i sacrifici: una decisione che potrebbe rivelarsi sbagliata una volta che i sacrifici immaginati diventano realtà.

4.

Dovreste confrontare la maggiore paga (beneficio) del lavoro meglio remunerato con il maggior peso (costo) che comporta lo svolgerlo.

5.

a) Quando i costi-opportunità sono costanti. Ciò si verifica quando le risorse sono

ugualmente adatte alla produzione di entrambi i beni. È un'eventualità che potrebbe presentarsi nel nostro mondo semplificato in cui esistono due soli beni, ma è improbabile che accada nel mondo reale.

b) Quando i costi-opportunità sono decrescenti. Ciò si verifica quando la maggiore specializzazione nella produzione di un bene permette a un paese di realizzarlo in modo più efficiente. È possibile che si manifestino «economie di scala» (si veda il cap. 4) sufficienti a controbilanciare il fatto di dover usare risorse meno adatte. Le economie di scala sono diffuse nel mondo reale.

6.

a)

6. a) b) Capitolo I - Risposte al percorso di autoverifica 1. Cerchereste di ridurre il

b)

6. a) b) Capitolo I - Risposte al percorso di autoverifica 1. Cerchereste di ridurre il

Capitolo I - Risposte al percorso di autoverifica

1.

Cerchereste di ridurre il prezzo di ogni articolo il minimo necessario per sbarazzarvi dello stock invenduto. Il problema dei proprietari dei negozi è che non hanno abbastanza informazioni sulla domanda dei consumatori per fare calcoli precisi. Molti sulle prime adottano un approccio cauto e quindi, se non riescono a vendere tutta la merce, fanno ulteriori riduzioni in seguito.

2.

La diminuzione dell'offerta causa una scarsità di petrolio ai prezzi correnti. Quindi il prezzo del petrolio tende ad aumentare, con un duplice effetto: riduce la domanda e rende più profittevole l'uso di tecniche i estrattive più costose, inducendo in questo modo un aumento dell'offerta. L'effetto del maggior prezzo, quindi, è quello di eliminare la scarsità.

a) Si ha l'equilibrio quando la quantità domandata è pari a quella offerta: p = 5€ e Q = 12 milioni. b) La nuova domanda è illustrata nella seguente tabella:

Prezzo (€)

8

7

6

5

4

3

2

1

Quantità

  • 10 14

12

16

18

20

22

24

domandata

Quantità

  • 18 14

16

12

10

8

6

4

offerta

Il prezzo e la quantità di equilibrio sono ora rispettivamente 6 € e 14 milioni. Mentre la domanda è aumentata di 4 milioni la quantità di equilibrio è aumentata solo di 2 milioni (da 12 a 14). La ragione per cui la quantità venduta è aumentata meno della domanda è che anche il prezzo è aumentato. Ciò ha attenuato l'aumento della domanda.

c)

a) Si ha l'equilibrio quando la quantità domandata è pari a quella offerta: p = 5€

4.

Un aumento del prezzo dei viaggi aerei (offerta).

Una diminuzione del tasso di cambio, che permette di comprare meno valuta straniera a parità di euro (offerta: i costi all'estero dei tour operator aumentano se sono misurati in euro).

Un boom dell'economia (domanda: più persone possono permettersi di andare in vacanza; offerta:

l'inflazione fa aumentare i costi dei tour operator) Il prezzo delle vacanze in patria aumenta (domanda: un aumento del prezzo di un sostituto). Alcuni tour operator chiudono o diminuiscono i prezzi dei pacchetti (offerta). Cattivo tempo in patria (domanda: più persone decidono di fare le vacanze all'estero).

5.

a.Il prezzo aumenta e la quantità aumenta (la domanda si sposta sulla destra: il burro e la margarina sono sostituti).

b.Il prezzo diminuisce e la quantità aumenta (l'offerta si sposta verso destra: il burro e lo yogurt sono in offerta congiunta).

c.Il prezzo diminuisce e la quantità diminuisce (la domanda si sposta verso sinistra: pane e burro sono beni complementari).

d.Il prezzo aumenta e la quantità aumenta (la domanda si sposta verso destra: pane e burro sono beni complementari).

e.Il prezzo aumenta e la quantità aumenta o diminuisce a seconda dell'ampiezza relativa della variazione della domanda e dell'offerta (la domanda si sposta verso destra poiché le persone tendono a comprare prima che il prezzo aumenti; l'offerta si sposta verso sinistra poiché i produttori conservano la merce in magazzino finché il prezzo non aumenta).

f.Il prezzo aumenta e la quantità diminuisce (l'offerta si sposta verso sinistra)

g.Il prezzo aumenta e la quantità aumenta o diminuisce a seconda dell'ampiezza relativa della variazione della domanda e dell'offerta (la domanda si sposta verso destra poiché anche le persone più salutiste cominciano a comprare burro; l'offerta si sposta verso sinistra in seguito al maggiore costo di produzione).

Capitolo 2 - Risposte al percorso di autoverifica

1.

Per l'assioma di transitività il consumatore preferisce il paniere A al paniere C.

Per l'assioma di monotonicità il paniere D verrà preferito ad A (e quindi a tutti gli altri) poiché contiene una maggiore quantità di entrambi i beni.

2.

È vero. Due curve di indifferenza non possono intersecarsi poiché verrebbe contraddetto l'assioma di transitività (si veda la spiegazione alle pp. 67-68 del manuale).

3.

La retta di bilancio del consumatore è: 4 x 1 seguente

+ 2 x 2

= 20 e la sua rappresentazione grafica è la

b.Il prezzo diminuisce e la quantità aumenta (l'offerta si sposta verso destra: il burro e lo

Se il reddito del consumatore raddoppia la retta di bilancio diventa: 4 x 1

+ 2 x 2

= 40 e si sposta

parallelamente verso destra. A parità di prezzo infatti è ora possibile comprare una quantità maggiore di

beni.

Se il reddito del consumatore raddoppia la retta di bilancio diventa: 4 x 1 + 2

Se il prezzo del bene 1 si dimezza la retta di bilancio diventa 2 x 1

+ 2 x 2

= 20 con un'inclinazione

maggiore. A parità di reddito e di prezzo del bene 2, infatti, la quantità massima acquistabile di bene 2

rimane invariata, mentre aumenta (raddoppia) la quantità massima acquistabile di bene 1.

Se il reddito del consumatore raddoppia la retta di bilancio diventa: 4 x 1 + 2

La retta di bilancio è: 20 l

+ 5 g

= 500 e la sua rappresentazione grafica è la seguente.

La retta di bilancio è: 20 l + 5 g = 500 e la sua rappresentazione

Se il prezzo del grano raddoppia la retta di bilancio diventa: 20 l + 10 g = 1.000 e la rappresentazione grafica si modifica come mostrato in figura. In seguito al raddoppiamento del bene prodotto dall'agricoltore, raddoppia anche il suo reddito. La quantità massima di libri acquistabili dal nostro agricoltore ora è doppia rispetto a prima.

5.

Nel punto di ottimo deve valere la condizione Umg2 / Umg1 = p2 / p1 ; inoltre il punto di ottimo deve trovarsi sulla retta di bilancio. Occorre risolvere il seguente sistema:

La retta di bilancio è: 20 l + 5 g = 500 e la sua rappresentazione

La quantità ottima del bene 1 è 3, mentre la quantità ottima del bene 2 è 6.

La retta di bilancio è 5 x 1

+ 2 x 2 = 30. Rappresentiamola in un grafico insieme alla mappa delle curve

  • di indifferenza. Prima però notiamo che le curve di indifferenza sono lineari: ci troviamo di fronte al caso

  • di beni perfetti sostituti.

Il saggio marginale di sostituzione è dato dal rapporto Umg2 e Umg1. Esso è ricavabile dall'equazione delle curve della mappa di indifferenza ed è pari a 1/2. Il rapporto tra i prezzi (p2 / p1) è invece pari a

2/5.

La retta di bilancio è 5 x 1 + 2 x 2 = 30. Rappresentiamola in

Il punto di ottimo è A in cui la retta di bilancio interseca la curva di indifferenza della mappa più lontana dall'origine. Il consumatore consuma il solo bene 2, che è quello dei due che ha un miglior rapporto tra prezzo è utilità apportata.

Se il prezzo del bene 2 raddoppia la nuova retta di bilancio diventa 5 x 1 + 4 x 2 a 4/5 che è maggiore di 1/2.

= 30. Ora p2 / p1 è pari

La retta di bilancio è 5 x 1 + 2 x 2 = 30. Rappresentiamola in

In questo caso invece il consumatore consuma il solo bene 1. L'aumento del prezzo del bene 2 fa in modo che ora il bene con il miglior rapporto tra prezzo e utilità apportata sia proprio il bene 1.

La domanda di mercato è data dalle seguente tabella:

p 1

X 1

  • 1 54

  • 2 48

  • 4 36

La rappresentazione grafica delle curve è la seguente:

La domanda di mercato è data dalle seguente tabella: p 1 X 1 1 54 2

La

pubblicità

e

i

Come aumentare vendite e prezzo

suoi

effetti

sulla

domanda

Quando nelle pubblicità sentiamo che usando la marca X diventeremo più belli, arricchiremo le nostre vite, proveremo nuove sensazioni e saremo invidiati da tutti i nostri amici, cosa stanno cercando di fare i pubblicitari? La risposta potrebbe essere: "cercano di farci comprare i loro prodotti". In realtà la questione è un poco più complessa. I pubblicitari cercano di fare due cose:

spostare la curva di domanda verso destra; renderla più anelastica.

Lo illustra la figura 1: su cui il prezzo è pari a

La pubblicità e i Come aumentare vendite e prezzo suoi effetti sulla domanda Quando nelle pubblicità

, la curva di domanda di partenza, ci troviamo in corrispondenza del punto in

La pubblicità e i Come aumentare vendite e prezzo suoi effetti sulla domanda Quando nelle pubblicità
La pubblicità e i Come aumentare vendite e prezzo suoi effetti sulla domanda Quando nelle pubblicità

rappresenta la curva di domanda dopo una campagna

La pubblicità e i Come aumentare vendite e prezzo suoi effetti sulla domanda Quando nelle pubblicità

al prezzo

e la quantità a

. pubblicitaria. Lo spostamento verso destra permette di vendere una quantità maggiore

originale. Se la nuova domanda risulta anche meno elastica rispetto alla precedente, l'impresa può aumentare il prezzo ottenendo contemporaneamente un notevole incremento delle vendite. Quindi, nella

figura 1, è possibile che l'impresa aumenti il prezzo a

La pubblicità e i Come aumentare vendite e prezzo suoi effetti sulla domanda Quando nelle pubblicità

e che, di conseguenza, le vendite si attestino

La pubblicità e i Come aumentare vendite e prezzo suoi effetti sulla domanda Quando nelle pubblicità

- una quantità notevolmente superiore a ombreggiata.

a

La pubblicità e i Come aumentare vendite e prezzo suoi effetti sulla domanda Quando nelle pubblicità

. L'aumento del ricavo è mostrato dall'area

La pubblicità e i Come aumentare vendite e prezzo suoi effetti sulla domanda Quando nelle pubblicità

Ma com'è possibile che dopo una campagna pubblicitaria ci si trovi in presenza della nuova curva di domanda?

Spostamento verso destra della curva di domanda Si verifica quando la pubblicità fa conoscere il prodotto a un numero maggiore di persone e se il desiderio per quel prodotto di conseguenza aumenta.

Curva di domanda meno elastica Si verifica se la pubblicità riesce a creare una maggiore fedeltà al marchio. È necessario convincere le persone (a ragione o a torto) che le marche rivali siano inferiori. In questo caso l'impresa riuscirà ad aumentare il proprio prezzo al di sopra di quello delle marche rivali senza alcuna diminuzione significativa nelle vendite. Ci sarà solo un piccolissimo effetto di sostituzione dal momento che i consumatori sono stati persuasi che non esistano sostituti di quel prodotto.

Agricoltura e prezzi minimi

Un problema di eccedenze

In molti paesi lo stato interviene sui mercati agricoli. Alcune delle ragioni di tale intervento sono: il problema dell'eccessiva fluttuazione dei prezzi; la dipendenza dalle importazioni di beni alimentari; la protezione dei redditi degli agricoltori e dei lavoratori agricoli. L'intervento pubblico nell'agricoltura, inoltre, assume varie forme: dalla previsione di sussidi o di sgravi fiscali per gli agricoltori alla fissazione

di prezzi minimi elevati.

Quest'ultima misura è quella adottata dalla Politica agricola comunitaria (PAC) in vigore nei paesi dell'Unione Europea. Le agenzie di intervento comprano sul mercato le eventuali eccedenze che risultano dalla determinazione di un prezzo di "intervento", normalmente fissato al di sopra di quello di equilibrio.

Gli effetti di questo sistema sono illustrati nella figura 1, in cui sono tracciate la domanda e l'offerta di un

bene agricolo. Ipotizziamo che la domanda di tale prodotto nell'Unione Europea sia

di prezzi minimi elevati. Quest'ultima misura è quella adottata dalla Politica agricola comunitaria (PAC) in vigore

e che il suo

prezzo a livello mondiale sia

di prezzi minimi elevati. Quest'ultima misura è quella adottata dalla Politica agricola comunitaria (PAC) in vigore

che è anche il prezzo di equilibrio, dal momento che le eventuali

eccedenze in corrispondenza di tale prezzo (cioè b - a) saranno esportate. Quindi, prima dell'intervento,

la quantità domandata a livello UE è

di prezzi minimi elevati. Quest'ultima misura è quella adottata dalla Politica agricola comunitaria (PAC) in vigore

e quella offerta è

.
.
di prezzi minimi elevati. Quest'ultima misura è quella adottata dalla Politica agricola comunitaria (PAC) in vigore

Ipotizziamo ora che il prezzo di intervento fissato dall'UE sia

  • . Dal momento che tale prezzo è superiore

a quello mondiale (di equilibrio), sul mercato del nostro prodotto si determinerà un'eccedenza pari a d -

e (vale a dire

di prezzi minimi elevati. Quest'ultima misura è quella adottata dalla Politica agricola comunitaria (PAC) in vigore

), che sarà acquistata dall'agenzia di intervento competente. Il costo di questa

operazione per l'Unione Europea è mostrato dall'area

  • (cioè il surplus moltiplicato per il prezzo di

intervento). A meno che tale eccedenza non sia buttata via, o eliminata altrimenti, a tale somma bisognerà aggiungere anche i costi di stoccaggio (in passato tali costi si sono rivelati molto elevati per via della costituzione di "fiumi" di vino e di "montagne" di grano e di prodotti caseari).

Invece che immagazzinare l'eccedenza l'agenzia competente potrebbe decidere di venderla sui mercati

mondiali al prezzo

di prezzi minimi elevati. Quest'ultima misura è quella adottata dalla Politica agricola comunitaria (PAC) in vigore

. In questo caso, il costo netto dell'intervento è dato dall'area edcf: in altre parole

l'ammontare acquistato dall'agenzia (d - e) moltiplicato per la differenza tra il prezzo di intervento pagato

dall'agenzia per acquistare l'eccedenza e quello che riceve sul mercato mondiale

di prezzi minimi elevati. Quest'ultima misura è quella adottata dalla Politica agricola comunitaria (PAC) in vigore

. In alternativa,

si potrebbe decidere di concedere un sussidio all'esportazione agli agricoltori che decidono di vendere i propri prodotti sul mercato mondiale pari alla differenza tra prezzo di intervento (quello che riceverebbero dall'agenzia) e prezzo mondiale (quello che ricevono effettivamente).

I motivi addotti a giustificazione di tale politica sono che: assicura le forniture di prodotti alimentari (vale a dire incentiva i paesi ad essere autosufficienti); contribuisce a stabilizzare i prezzi; l'aumento del reddito degli agricoltori li incentiva a investire, il che a sua volta determina un incremento della produttività agricola.

D'altra parte questo sistema di prezzi minimi elevati è stato sottoposto a numerose critiche:

le eccedenze di prodotti alimentari rappresentano un costoso spreco di risorse scarse; sebbene i prezzi siano mantenuti a un livello generalmente elevato, alcuni sono molto superiori ai prezzi di mercato. Ne risulta un livello di protezione diversificato a seconda dei differenti beni; la PAC ha inasprito le disuguaglianze all'interno del settore agricolo. Quanto maggiori sono le dimensioni di un'azienda agricola, quanto maggiore è il suo output, tanto maggiori sono i benefici che l'agricoltore trae dai prezzi elevati. Allo stesso modo, le regioni agricole più ricche dell'UE ricevono un supporto maggiore di quelle povere; l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari conseguente a tale politica penalizza i poveri che destinano a tali beni una quota maggiore del loro reddito rispetto ai ricchi;

gli effetti sull'ambiente della PAC sono stati nocivi: favorendo le colture intensive, ha incentivato lo sfruttamento di zone selvatiche e l'uso di fertilizzanti chimici e pesticidi. Molti di questi prodotti chimici costituiscono agenti inquinanti; l'effetto delle eccedenze di prodotti alimentari "scaricate" sui mercati mondiali sull'agricoltura dei paesi in via di sviluppo è doppiamente dannoso:

a) gli esportatori di beni alimentari trovano difficile competere con le esportazioni sussidiate provenienti dall'UE; b) gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo che producono per il mercato nazionale non possono competere con le importazioni di prodotti agricoli a buon mercato. In questo modo, l'agricoltura nel mondo non sviluppato perde di importanza: i redditi degli agricoltori sono troppo bassi per essere investiti nella terra; molti migrano nelle città sovrappopolate e affollano le baraccopoli senza avere un lavoro pagato. Se in un anno vi sono scarse precipitazioni, il declino dell'agricoltura può portare al verificarsi di carestie. In tal caso è possibile che le eccedenze dell'UE (e anche quelle dell'America del Nord) siano inviate come aiuto; per ironia della sorte l'aiuto è rappresentato da quelle stesse eccedenze che hanno determinato il problema!

Le passate riforme della PAC e quelle che si stanno ancora mettendo a punto sono dovute a questi problemi. Tra queste ricordiamo: la riduzione dell'offerta tramite il "set aside" (la non coltivazione) di una parte dei propri terreni; l'abbassamento dei prezzi di intervento; la concessione di sussidi e altri incentivi agli agricoltori per dedicarsi a colture più estensive o per diversificare la propria attività (turismo e silvicoltura). La riforma più importante, tuttavia, è stata “scollegare” il sostegno agli agricoltori dal loro livello di produzione. Ai coltivatori è fornito un “aiuto diretto” connesso alla dimensione dell’impresa agricola e alla produzione passata, non a quella corrente.

L’effetto dell’imposizione di tasse sui beni

Chi paga alla fine?

Un ulteriore esempio di intervento della stato nell’economia è l’imposizione di tasse sui beni. Tra queste imposte indirette, come sono chiamate, vi è anche l’imposta sul valore aggiunto (Iva) e le accise sui tabacchi, i prodotti petroliferi e le bevande alcoliche.

Queste imposte possono essere fissate in un ammontare fisso per unità scambiata: una tassa specifica. Un esempio è dato dalla tassa sulla benzina, che è pari a un importo fisso a litro. Alternativamente, possono essere pari a una percentuale del prezzo, o valore aggiunto, per ciascuna fase produttiva: una tassa ad valorem. Un esempio è dato dall’imposta sul valore aggiunto.

Quando viene imposta una tassa su un bene o servizio, essa ha l’effetto di spostare la curva di offerta verso l’alto in misura pari all’ammontare della tassa (fig. 1). Nel caso di una tassa specifica, si avrà uno spostamento parallelo, dal momento che la tassa ha lo stesso ammontare per ciascun livello di prezzo del bene.

Ma perché la curva di offerta si sposta verso l’alto in misura pari all’ammontare della tassa? Nella figura 1, la curva di offerta S mostra che in corrispondenza della quantitàQ1 il produttore deve ricevere un prezzo pari a p1. Ora che viene imposta una tassa specifica t, affinché il produttore continui a ricevere p1 e a produrre Q1, il prezzo praticato ai consumatori deve essere p1 + t. Quindi la nuova curva di offerta è St.

L’incidenza dell’imposta Quale sarà l’effetto dell’imposta sul prezzo e sulla quantità venduta? È illustrato nella figura 2. Prima dell’imposizione della tassa sono vendute Q1 unità di bene al prezzop1. l’effetto dell’imposta è uno spostamento della curva di offerta a St: il prezzo aumenta ed è pari a p2, mentre la quantità venduta diminuisce a Q2.

Notate, tuttavia, che il prezzo non aumenta in misura pari all’ammontare della tassa, in quanto la curva di domanda è decrescente. L’onere dell’imposta, quindi, è distribuito tra il produttore e il consumatore:

esso grava sui consumatori che pagano un prezzo maggiore, ma grava anche sui produttori in quanto l’aumento di prezzo non è sufficiente a coprire l’intero ammontare dell’imposta.

Nella figura 2 possiamo anche mostrare il gettito dell’imposta (il denaro che entra nelle casse dello stato). L’imposta per unità venduta è pari a Cp2 e la quantità di bene venduta è pari a Q2 (il segmento CB). Quindi il gettito è dato dall’area ombreggiata nella figura, p2ABC.

L’aumento di prezzo, da p1 a p2, moltiplicato per la quantità venduta di bene Q2 (l’area grigia scura) è la quota dell’imposta che grava sul consumatore: quanta parte dell’imposta specifica il produttore è riuscito a “scaricare” sul consumatore. Il resto (l’area grigia chiara) è la quota dell’imposta che grava sul produttore: il prezzo netto ricevuto dal produttore (vale a dire p1 – C) moltiplicato per la quantità venduta Q2.

Incidenza della tassazione ed elasticità È facile vedere che quanto più anelastica è la domanda:

tanto minore è la riduzione della quantità venduta e quindi tanto maggiore è il gettito che lo stato ricava dall’imposta;

¨

tanto maggiore è l’aumento di prezzo e quindi tanto maggiore è la quota dell’imposta che grava sul consumatore.

¨

Per questo motivo nella maggior parte dei paesi, l’obiettivo principale dell’imposizione indiretta è costituito da sigarette, alcol e benzina. In molti casi l’imposta ammonta a più della metà del prezzo di questi beni! La domanda è alta e relativamente anelastica; per questo tali imposte garantiscono un gettito elevato e non provocano un’eccessiva diminuzione della domanda.

Incidenza della tassazione ed elasticità È facile vedere che quanto più anelastica è la domanda: tanto
Capitolo 3 - Risposte al percorso di autoverifica 1. Nel caso della curva di offerta più

Capitolo 3 - Risposte al percorso di autoverifica

1.

Nel caso della curva di offerta più piatta il prezzo aumenta di meno e la quantità aumenta di più rispetto al caso della curva di offerta più ripida.

2.

Perché c'è stato uno spostamento verso destra della curva di domanda di petrolio, probabilmente come conseguenza dell'aumento dei redditi. Infatti l'acquisto e l'uso delle automobili aumenta all'aumentare del reddito. Inoltre anche i gusti possono essere cambiati e le persone potrebbero preferire guidare di più. In più può anche esserci stata una diminuzione dei mezzi di trasporto alternativi, come i treni e gli autobus. Infine è possibile che le persone debbano percorrere distanze più lunghe per andare al lavoro come conseguenza di una diffusa tendenza ad andare ad abitare nei sobborghi.

3.

Finché la domanda rimane anelastica l'impresa può continuare ad aumentare i prezzi se vuole incrementare le proprie entrate. Alla fine però i consumatori smetteranno di comprare il bene: anche se non esiste un perfetto sostituto, l'effetto di reddito diventa troppo cospicuo e le persone non possono più permettersi di acquistarlo. Tutto ciò illustra il fatto che probabilmente lungo la curva di domanda l'elasticità assume valori diversi.

4.

Due marche di caffè, poiché sono maggiormente sostituti di caffè e tè.

5.

Generalmente la speculazione stabilizzante apporta beneficio sia ai consumatori che alle imprese, poiché crea un ambiente di mercato più stabile in cui è più semplice pianificare gli acquisti, la produzione e le vendite. Infatti le persone normalmente preferiscono la certezza all'incertezza. D'altro canto, la

speculazione destabilizzante amplifica le fluttuazioni dei mercati – cosa sgradita sia ai consumatori che ai produttori. Naturalmente, se i consumatori o le imprese partecipano alla speculazione possono ottenere dei guadagni, nel caso sia di speculazione stabilizzante sia destabilizzante, a patto che siano in grado di fare previsioni corrette. Ad esempio, se state pensando di comprare casa e, correttamente, prevedete che i prezzi delle case aumenteranno nel prossimo futuro, allora conseguirete un guadagno comprando ora, prima che i prezzi effettivamente salgano.

6.

  • a) Si ha l'equilibrio quando la quantità domandata è pari a quella offerta:p = 2,00 € al chilo

e Q = 50.000 chili.

  • b) i) Ci sarà un eccesso di offerta di 22.000 chili (62.000 – 40.000).

 

ii) Nessun effetto. Il prezzo di equilibrio è superiore al minimo.

 
  • c) i) Con un sussidio di 1,00 € i produttori per ciascun prezzo offrono quanto in precedenza

erano disposti a offrire per un euro in più. La domanda e l'offerta sono le seguenti:

 

Prezzo (€ al kg)

4,00

3,50

3,00

2,50

2,00

1,50

1,00

0,50

0,00

Q D

30

35

40

45

50

55

60

(migliaia di kg)

Q S

80

68

62

55

50

45

38

(migliaia di kg)

ii) Il nuovo prezzo di equilibrio è pari a 1,50 € (e uguaglia la quantità domandata e la nuova quantità offerta).

iii) Il costo sarà pari a 1 × 55.000 = 55.000

 
  • d) Al prezzo di 2,50 € l'offerta (originale) supera la domanda di 10.000 chili. Lo stato quindi

dovrebbe comprare questa eccedenza per garantire che tutti i pomodori prodotti siano

 

venduti. Questa manovra verrebbe a costare 2,50 × 10.000 = 25.000 €.

 
  • e) i) Ne avrebbe dovuti comprare 55.000 chili. Per venderli tutti, il prezzo dovrebbe

 

7.

diminuire al 1,50 €. ii) Il costo di questa manovra sarebbe pari a (2,50 – 1,50) × 55.000 = 55.000 €.

Due esempi sono:

Il controllo degli affitti. Vantaggi: rende disponibili a coloro che altrimenti non potrebbero permettersi una sistemazione decorosa alloggi a basso costo. Svantaggi: causa una riduzione nell'offerta di abitazioni private in affitto; comporta un eccesso di domanda per cui alcune persone non saranno in grado di trovare una sistemazione.

I biglietti per un concerto. Vantaggi: permette che il prezzo sia reso pubblico in anticipo e garantisce di riempire tutti i posti; rende disponibili i posti a coloro che non si possono permettere il prezzo di mercato. Svantaggi: causa code o rende disponibili i posti solo a coloro che prenotano con molto anticipo.

Malthus

e

la

triste

scienza

dell’economia

Crescita della popolazione + produttività marginale decrescente = carestia

La legge della produttività marginale decrescente ha implicazioni potenzialmente catastrofiche sull’evoluzione futura della popolazione mondiale. Se il tasso di crescita della popolazione mondiale è elevato, la produzione di cibo potrebbe non riuscire a tenere lo stesso passo. Nel momento in cui un numero sempre maggiore di persone si affolla su un dato ammontare di terra disponibile, si manifesta la legge della produttività marginale decrescente per quanto riguarda il fattore lavoro. È un problema che alcuni dei paesi più poveri del mondo stanno già sperimentando, specialmente quelli dell’Africa subsahariana. La terra disponibile è sufficiente a malapena a dare nutrimento alla popolazione attuale. Bastano solo uno o due cattivi raccolti perché molte persone muoiano di fame (si pensi alle recenti carestie in Etiopia e in Sudan). La relazione fra popolazione e produzione di cibo fu esaminata già nel 1798 dal reverendo Thomas Robert Malthus (1766-1834) nel suo libro Saggio sul principio di popolazione, che, ai suoi tempi, fu un bestseller e rese il suo autore probabilmente lo studioso di scienze sociali più noto dell’epoca. Malthus sosteneva che la capacità della popolazione di moltiplicarsi è indefinitamente maggiore di quella della terra di produrre beni di sussistenza per l’uomo. Egli affermava che, in assenza di controllo demografico la popolazione mondiale tende a raddoppiare circa ogni 25 anni. Mentre la popolazione cresce secondo una progressione geometrica, i beni di sussistenza

aumentano secondo una progressione aritmetica. Ciò equivale a dire che la popolazione ha lo stesso andamento della serie 1, 2, 4, 8, 16, 32, 64 ecc., mentre la produzione di cibo, per via della legge della produttività marginale decrescente, non può tenere lo stesso passo e aumenta secondo la serie 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 ecc. Non è necessaria una grande dimestichezza con i numeri per rendersi conto che, in assenza

  • di controllo demografico, la popolazione è destinata a superare l’offerta di cibo nel giro di poco tempo.

Ma in che cosa consiste tale controllo demografico? Secondo Malthus esso è rappresentato dall’aumento della mortalità dovuto a carestie, guerre, epidemie e altri eventi catastrofici. All’aumentare della popolazione la produzione di cibo pro capite diminuisce finché, dal momento che sempre più persone

muoiono di fame o per aver contratto malattie a causa della malnutrizione, il tasso di mortalità aumenta. Solamente allora la crescita della popolazione si stabilizzerà al livello del tasso di crescita della produzione

  • di cibo.

Le angoscianti previsioni di Malthus sono state confermate dagli eventi? Sono intervenuti due fattori a

mitigare le forze descritte da Malthus:

1.il tasso di crescita della popolazione di un paese tende a diminuire all’aumentare del suo livello di sviluppo. Sebbene il miglioramento delle condizioni di salute tenda a prolungare la durata della vita, questo effetto tende a essere controbilanciato da una diminuzione dei tassi di natalità, dal momento che le persone decidono di creare famiglie più piccole; 2.il progresso tecnologico in agricoltura ha consentito l’aumento della produzione di cibo per ettaro.

In questo modo, nei paesi sviluppati la crescita della produzione di cibo è stata maggiore dei tassi di crescita della popolazione. Tuttavia, nei paesi in via di sviluppo la situazione è molto meno piacevole. In effetti ci sono stati progressi in agricoltura. La cosiddetta «rivoluzione verde», grazie alla quale sono state sviluppate varietà di colture con una resa elevata (specialmente grano e riso), ha consentito alla produzione di cibo di aumentare in misura maggiore della popolazione in molti paesi in via di sviluppo. L’India, ad esempio, è ora un paese esportatore di grano. Ciò nonostante, lo spettro di Malthus è molto reale per alcuni dei paesi in via di sviluppo più poveri, la cui popolazione ha a malapena un nutrimento soddisfacente. È in questi paesi che si registrano i tassi di crescita della popolazione più elevati nel mondo: in molti paesi africani tale tasso è pari a circa il 3% annuo.

La misurazione dei costi di produzione

Nell'esaminare i costi di produzione dobbiamo in primo luogo specificare che cosa intendiamo con «costi». È un'espressione che viene usata in modo diverso da contabili ed economisti.

Per misurare i costi, gli economisti ricorrono sempre al concetto di costo-opportunità. Si ricordi la definizione che abbiamo dato nell'introduzione del manuale: il costo-opportunità di una data attività è misurato in termini dei sacrifici fatti per realizzarla, in altre parole è il costo misurato in termini delle opportunità a cui si è rinunciato.

Come applichiamo questo principio del costo-opportunità a un'impresa? In primo luogo occorre sapere

quali sono i fattori di produzione da essa impiegati e quindi misurare i sacrifici cui tale uso dà luogo. Per farlo è necessario suddividere i fattori produttivi in due categorie.

Fattori non di proprietà dell’impresa: costi espliciti Il costo-opportunità di questi fattori che non sono già di proprietà dell'impresa è rappresentato semplicemente dal loro costo di acquisto. Quindi, se l'impresa impiega elettricità per 100 euro il costo- opportunità dell'uso di elettricità è dato da 100 euro. L'impresa ha sacrificato 100 euro che avrebbero potuto essere spesi per acquistare qualcos'altro.

Questi costi sono definiti costi espliciti , poiché comportano un esborso di denaro da parte dell'impresa.

Fattori già di proprietà dell’impresa: costi impliciti Quando l'impresa possiede già i fattori produttivi (ad esempio i macchinari) di norma non ha bisogno di sborsare del denaro per poterli usare. I loro costi-opportunità sono quindi costi impliciti e sono pari al rendimento che potrebbe essere ottenuto dai fattori se venissero impiegati in modo alternativo, sia all'interno dell'impresa sia affittandoli a qualche altra impresa.

  • Di seguito elenchiamo alcuni esempi di costi impliciti:

un'impresa possiede alcuni edifici; il costo-opportunità del loro impiego è rappresentato dalla quantità

  • di denaro che si sarebbe potuta ottenere affittandoli;

un'impresa investe 100.000 euro, prelevandoli dal proprio conto corrente, in nuovi impianti e macchinari; il costo-opportunità di questo investimento non è dato solo dai 100.000 euro (un costo esplicito), ma anche dal tasso di interesse a cui si rinuncia (un costo implicito);

il proprietario dell'impresa avrebbe potuto guadagnare 23.000 euro l'anno lavorando come dipendente per qualcun altro; quindi il costo-opportunità del tempo del proprietario dell'impresa ammonta a 23.000 euro.

Se non vi sono usi alternativi per un dato fattore produttivo, come nel caso di una macchina disegnata per ottenere uno specifico prodotto, e se esso non ha alcun valore di rottamazione, il costo-opportunità del suo utilizzo è pari a zero . In tal caso, se l'output prodotto dalla macchina vale più del costo di tutti gli altri input coinvolti, l'impresa può usare la macchina invece di tenerla inutilizzata. Ciò che l'impresa ha pagato per acquistarla – il suo costo storico – è irrilevante. Non utilizzare la macchina non permetterà di riottenere la somma spesa. Questo costo è talvolta definito «costo sommerso» (sunk cost).

La scala minima efficiente

Le economie di scala in pratica

Uno degli studi più importanti sulle economie di scala è costituito da una ricerca della Comunità europea

eseguita nei tardi anni ottanta da C.F. Pratten su alcune imprese britanniche [1] e uno studio eseguito per conto della Commissione europea nel 1997 [2]. Entrambi trovarono dati convincenti a sostegno dell’ipotesi che molte imprese, specialmente nell’industria manifatturiera, godessero di consistenti economie di scala. In alcune imprese il costo medio di lungo periodo decresceva in modo continuo all’aumentare della produzione. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, esso era decrescente fino a un certo livello di produzione, dopo di che rimaneva costante. Il metodo usato per misurare le economie di scala consiste nell’individuare la scala minima efficiente. La scala minima efficiente è la dimensione oltre la quale non si possono più ottenere significative economie

  • di scala: in altre parole, è il punto in cui la curva Cmelp diventa parallela all’asse delle ascisse. Nello

studio di Pratten è definita come la dimensione minima al di sopra della quale un raddoppio della scala di produzione riduce il costo medio in misura inferiore al 5% (in pratica il livello più basso della curva Cmelp). Nella figura la scala minima efficiente coincide con il punto A sulla curva di costo medio di lungo periodo.

È possibile definire la scala minima efficiente nei termini sia di un singolo impianto sia di

È possibile definire la scala minima efficiente nei termini sia di un singolo impianto sia di un’intera impresa. Nel primo caso è possibile usare anche l’espressione dimensione di impianto minima efficiente.

La scala minima efficiente, poi, può essere espressa in percentuale della dimensione totale del mercato o della produzione nazionale totale. La tabella 1, tratta dallo studio di Pratten, mostra la scala minima efficiente calcolata per alcuni impianti e imprese di varie industrie. Nella prima colonna la scala minima efficiente è riportata in percentuale della produzione totale britannica, mentre nella seconda è calcolata in percentuale della produzione totale dell’Unione Europea.

TAB. 1

 

Scala minima efficiente (% della produzione)

Costo aggiuntivo al livello di produzione pari a metà dalle scala minima efficiente (%)

Prodotto

Gran Bretagna

Unione

 

Europea

Impianti

Fibra di cellulosa

125

16

3

Semimanufatti in alluminio 114

15

15

Frigoriferi

85

11

4

Acciaio

72

10

6

Motori elettrici

60

6

15

Televisori

40

9

9

Sigarette

24

6

1,4

Cuscinetti a sfera

20

2

6

Birra

12

3

7

Nylon

4

1

12

 

Mattoni

1

0,2

25

Tappeti

0,3

0,04

10

Calzature

0,3

0,03

1

Imprese

Automobili

200

20

9

Furgoni

104

21

7,5

Computer mainframe

>100

n.d.

5

Velivoli

100

n.d.

5

Trattori

98

19

6

TAB. 2

Impianti

Scala minima efficiente (in % della produzione totale dell’Ue)

Aerospaziale

12,19

Trattori e macchine agricole

6,57

Illuminazione elettrica

3,76

Tubi metallici

2,42

Costruzioni navali

1,63

Gomma

1,06

Radiotelevisione

0,69

Calzature

0,08

Tappeti

0,03

Esprimere la scala minima efficiente in percentuale della produzione totale consente di avere un’indicazione di quanto può essere concorrenziale un’industria. In alcune industrie (come le calzature e i tappeti) le economie di scala vengono sfruttate (vale a dire la scala minima efficiente viene raggiunta) anche in impianti e imprese la cui dimensione è piccola relativamente sia alla produzione totale britannica sia, a maggior ragione, alla produzione totale dell’Unione Europea. In industrie di questo tipo c’è posto per molte imprese e quindi un notevole potenziale competitivo.

In altre industrie, tuttavia, anche se un singolo impianto o una singola impresa sono di dimensione sufficientemente elevata da produrre l’intero output dell’industria per la Gran Bretagna, essi non hanno dimensioni grandi abbastanza per sfruttare a pieno le economie di scala: la scala minima efficiente è

superiore al 100%. Tra gli esempi troviamo gli impianti che producono fibra di cellulosa e i produttori di automobili. In industrie di questo genere non c’è spazio per la concorrenza. In effetti, finché la scala minima efficiente è superiore al 50% ci sarà spazio al massimo per un’impresa di dimensioni sufficientemente grandi per sfruttare a pieno le economie di scala. Si dice, in questi casi, che l’industria è un monopolio naturale. Come vedremo nei capitoli 5 e 6 del manuale, in assenza di concorrenza, ai consumatori possono essere applicati prezzi notevolmente superiori ai costi.

Un secondo modo di misurare le economie di scala è vedere di quanto aumenterebbe il costo se la produzione fosse ridotta a una certa frazione della scala minima efficiente (in genere 1/2 o 1/3). Lo si può vedere nella figura: il punto B corrisponde a 1/2 della scala minima efficiente; il punto C a 1/3. Quanto più il Cmelp in corrispondenza del punto B (o del punto C) è superiore in termini percentuali al Cmelp misurato in A, tanto maggiori saranno le economie di scala che si possono ottenere producendo alla scala minima efficiente. Ad esempio, la tabella mostra che si possono sfruttare le economie di scala in modo maggiore passando da un livello di produzione pari alla metà della scala minima efficiente alla scala minima efficiente nell’industria dei motori elettrici piuttosto che in quella delle sigarette.

Scopo principale dei due studi citati era determinare se la creazione di un mercato unico avrebbe consentito di ridurre significativamente i costi e determinato un aumento della concorrenza. In ogni caso, le tabelle suggeriscono che, ceteris paribus, il mercato dell’Unione Europea ha dimensioni tali da permettere alle imprese di sfruttare a pieno le economie di scala e da consentire l’esistenza di un numero sufficiente di imprese affinché il mercato sia competitivo.

Il secondo studio ha rilevato che in 47 delle 53 industrie manifatturiere considerate vi era il potenziale per un ulteriore sfruttamento delle economie di scala.

Note

[1] C.F. Pratten, A Survey of the Economies of Scale, in Research on the Costs of Non-Europe, Bruxelles, 1988, vol. II

[2] European Commission/Economists Advisory Group, Economies of Scale, in “The Single Market Review”, V, 4, 1997.

Capitolo 4 - Risposte al percorso di autoverifica

1.

  • a) Variabile.

  • b) Fisso (a meno che il compenso pattuito non dipenda dal successo della campagna).

  • c) Variabile (più si produce, maggiore è il logoramento).

  • d) Fisso.

  • e) Fisso se lo stabilimento è riscaldato e illuminato nella stessa misura qualsiasi sia il livello

di output, ma variabile se il livello di riscaldamento e di elettricità dipende dall'attività dello

stabilimento che a sua volta dipende dal livello di output.

  • f) Variabile (sebbene il salario minimo di base sia fisso, il costo è comunque variabile poiché

il costo totale aumenta al crescere dell'output se aumenta il numero dei lavoratori).

  • g) Variabile.

2.

Perché, dato che nella maggior parte dei casi sono generate da rendimenti crescenti di scala, le economie di scala si manifestano solo a partire da un determinato livello di output, mentre è probabile che le diseconomie di scala, che derivano prevalentemente da problemi gestionali che si presentano nell'amministrare grandi organizzazioni, si presentino solo oltre un certo livello di output.

3.

La curva di costo totale di lungo periodo è crescente. Dapprima (nel tratto decrescente della curvaCmelp) il costo cresce in maniera meno che proporzionale rispetto all’output prodotto, quindi la curvaCt diventa una retta (nel tratto costante della Cmelp) e poi (nel tratto crescente della Cmelp) il costo cresce in maniera più che proporzionale rispetto all’output.

Nel tratto decrescente della curva di costo medio di lungo periodo la curva di costo marginale di lungo periodo è decrescente (e si trova sotto la Cmelp); nel tratto costante anche la curva di costo marginale di lungo periodo è costante (e coincidente con la Cmelp); nel tratto crescente la curva di costo marginale di lungo periodo è crescente (e sta sopra la Cmelp).

4.

L'inclinazione delle due curve è la stessa. Dal momento che l'inclinazione delle curve è pari al costo e al ricavo marginale rispettivamente, il costo marginale è uguale al ricavo marginale.

5.

Il profitto normale è il costo-opportunità del capitale per i proprietari. È il rendimento che avrebbero potuto ottenere investendolo altrimenti e rappresenta quindi il profitto minimo che devono ottenere per continuare a produrre nel lungo periodo, e per non chiudere e dedicarsi a un'altra attività.

6.

a)

Output

1

2

3

4

5

6

7

8

9

10

 
Output 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Cme 7,00 5,00 4,00 3,30
Output 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Cme 7,00 5,00 4,00 3,30
Output 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Cme 7,00 5,00 4,00 3,30
Output 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Cme 7,00 5,00 4,00 3,30

Cme

7,00

5,00

4,00

3,30

3,00

3,10

3,50

4,20

5,00

6,00

Ct

7,00

10,00

12,00

13,20

15,00

18,60

24,50

33,60

45,00

60,00

Cmg

3,00

2,00

1,20

1,80

3,60

5,90

9,10

11,40

15,00

Rme

10,00

9,50

9,00

8,50

8,00

7,50

7,00

6,50

6,00

5,50

Rt

10,00

19,00

27,00

34,00

40,00

45,00

49,00

52,00

54,00

55,00

Rmg

9,00

8,00

7,00

6,00

5,00

4,00

3,00

2,00

1,00

b) Il profitto è massimo quando il costo marginale è pari al ricavo marginale, in corrispondenza di un output pari a 6.

c) Il profitto totale è dato da Rt Ct. Per un output di 5 il profitto totale è 40,00 – 15,00 = 35,00 €. Per un output uguale a 6 il profitto totale è 45,00 – 18,60 = 26,40 €. Per un output di 7 il profitto totale è 49,00 – 24,50 = 24,50 €. Il profitto aumenta e poi diminuisce ed è massimo in corrispondenza di un livello di output pari a 6. Il profitto massimo per unità di tempo ammonta a 26,40 €.

d) e) Si veda la figura. Il profitto è massimo nel punto in cui Rmg =
d)
e)
Si veda la figura. Il profitto è massimo nel punto in cui Rmg = Cmg, in corrispondenza di
un livello di output pari a 6. Nel punto di massimo profitto il ricavo medio è 7,50 € (punto a)
e il costo medio è 3,10 € (punto d).
f)
Questa area è mostrata dal rettangolo ombreggiato abcd nella figura.

Capitolo 5 - Risposte al percorso di autoverifica

1.

Il costo medio e marginale sono riportati nella seguente tabella:

Output 0

 

1

2

3

4

5

6

7

8

Ct

10

18

24

30

38

50

66

91

120

Cme

18

12

10

9,5

10

11

13

15

Cmg

8

6

6

8

12

16

25

29

La rappresentazione grafica di costo medio e marginale e del ricavo marginale è nel grafico seguente:

Il profitto è massimo quando il costo marginale è uguale al ricavo marginale e ciò si

Il profitto è massimo quando il costo marginale è uguale al ricavo marginale e ciò si verifica per un output pari a 5 (punto b).

Il profitto realizzato ammonta a 20 €. Il ricavo medio (uguale al ricavo marginale) è pari a 14 €, mentre il costo medio in corrispondenza di un output pari a 5 è di 10 €. Il profitto unitario è quindi pari a 4 €. Il profitto totale si trova moltiplicando il profitto unitario per la quantità venduta: 4 × 5 = 20 €. Nella figura il profitto è mostrato dall'area ombreggiata abcd.

2. L'equilibrio di lungo periodo di un'impresa e dell'industria in concorrenza perfetta è rappresentato nella figura
2.
L'equilibrio di lungo periodo di un'impresa e dell'industria in concorrenza perfetta è rappresentato nella
figura seguente:
L'equilibrio di lungo periodo si ha quando la curva di ricavo marginale è tangente alla curva di costo
marginale di lungo periodo (punto in cui l'impresa non consegue extraprofitti). Se la curva di domanda
ora si sposta da D1 a D2, il prezzo di equilibrio diminuisce a p2. Adesso l'impresa consegue un profitto
inferiore a quello normale. Alcune imprese quindi dovranno abbandonare l'industria. Ciò causa una
riduzione dell'offerta nell'industria e quindi uno spostamento verso sinistra della curva di offerta,
determinando un aumento del prezzo. Una volta che la curva di offerta si sia spostata in S2 e il prezzo sia
ritornato p1, si ritorna nella situazione di equilibrio di lungo periodo, e le imprese rimaste nell'industria
ancora una volta non conseguono extraprofitti.
3.

a) Costi di uscita elevati: l'impianto non può essere utilizzato per altri scopi. b) Costi di uscita relativamente bassi: l'industria non è a elevata intensità di capitale e i vari

strumenti e attrezzature possono essere venduti o usati per altre colture.

  • c) Costi di uscita molto elevati: l'impianto non può essere utilizzato per altri scopi e i costi di

smantellamento sono molto alti.

  • d) Costi di uscita bassi: gli investimenti di capitale sono scarsi e gli uffici possono essere

venduti.

  • e) Costi di uscita relativamente bassi: gli impianti e i macchinari probabilmente possono

essere convertiti per produrre altri giocattoli.

  • f) Costi di uscita da bassi a moderati: è probabile che un'impresa farmaceutica possa

mettersi a produrre nuovi farmaci in modo relativamente facile. È possibile che si abbiano costi di uscita significativi se l'impresa è impegnata in programmi di ricerca e sviluppo a lungo termine o se le attrezzature non possono essere impiegate per la produzione di farmaci alternativi.

  • g) Costi di uscita da bassi a moderati: è probabile che i costi di uscita siano bassi se

l'impresa può facilmente fornire il proprio servizio ad altri clienti una volta che ne abbandoni uno. I costi sono maggiori se sono previste delle penali in caso di rottura del contratto o se l'impresa desidera abbandonare completamente l'attività. In quest'ultimo caso il costo dipende da quanto essa riesce a ottenere dalla vendita delle attrezzature.

  • h) Costi di uscita da bassi a moderati: ancora una volta il costo dipende dal valore di

recupero delle attrezzature.

  • i) Costi di uscita abbastanza bassi se le navi possono essere utilizzate su altre tratte. Possono

essere superiori se l'impresa decide di abbandonare completamente l'attività e se il mercato per le imbarcazioni usate è stagnante.

4.

Il primo tipo di cliente ha un'elasticità della domanda al prezzo più bassa, dal momento che non ha il tempo di andare in giro per negozi ed è quindi più disponibile a pagare un prezzo più elevato si quello praticato dai supermercati. È su questo tipo di consumatore che i negozi piccoli fanno affidamento. L'altro tipo di cliente probabilmente potrebbe aspettare fino alla prossima spesa al supermercato. A questo tipo di consumatore il supermercato fornisce un servizio sostituto.

5.

No. La domanda diventerebbe meno elastica e l'assenza di concorrenza può consentire alle stazioni di servizio rimanenti di conseguire extraprofitti sia nel lungo periodo sia nel breve. Se, con un numero ridotto di imprese, ci fosse ancora una concorrenza tale da permettere di mantenere i profitti a un livello normale, le condizioni di costo dovrebbero cambiare in modo tale da fare in modo che la curva di costo marginale di lungo periodo continui a essere decrescente per un tratto maggiore (in modo che il punto di tangenza sia in corrispondenza di un output maggiore): sarebbero necessari cambiamenti di tecnologia, come nuovi sistemi computerizzati che permettano di servire un numero maggiore di clienti.

6.

In tutti i casi la collusione è abbastanza probabile. Ma in alcuni è più facile che in altri: ad esempio per quanto riguarda il cemento, in cui non vi è differenziazione di prodotto e vi è un numero limitato di produttori, è più facile che vi sia collusione rispetto al caso dei tappeti, dove la differenziazione di prodotto è maggiore.

7.

Tra gli esempi vi sono: un'impresa che pratica prezzi diversi per lo stesso prodotto in diversi paesi; una catena di supermercati che pratica prezzi più elevati nelle zone in cui vive la gente più benestante; una compagnia aerea che pratica prezzi diversi per lo stesso volo con le stesse condizioni di prenotazione, ma diversi tour operator.

In generale i consumatori guadagnano se acquistano nel mercato con prezzi bassi e perdono se acquistano nel mercato con prezzi elevati. Se la discriminazione fosse di primo grado, tuttavia, nessuno

guadagnerebbe, dal momento che a tutti verrebbe praticato il prezzo di riserva. La discriminazione dei prezzi, permettendo alle imprese di conseguire profitti maggiori, può anche permettere loro di competere in modo più efficace con i rivali. Ciò potrebbe essere di giovamento ai consumatori se in questo modo vi fosse un aumento della concorrenza, ma potrebbe rivelarsi contro il loro interesse se l'impresa usasse la discriminazione dei prezzi per fare uscire dal mercato i suoi rivali.

Per fornire una valutazione, è necessario conoscere il guadagno e la perdita dei consumatori. È anche importante sapere in che misura le differenze di prezzo sono il risultato di una vera e propria discriminazione dei prezzi oppure se riflettono semplicemente i costi diversi che l'impresa deve affrontare su mercati diversi, o se riflettono un diverso servizio. Ad esempio non è discriminazione di prezzo praticare un prezzo più elevato per un posto migliore a un concerto: la differenza è almeno in parte il riflesso della qualità del posto.

Capitolo 6 - Risposte al percorso di autoverifica

1.

  • a) 7 unità, in corrispondenza delle quali il ricavo marginale (uguale al prezzo) è uguale al

costo marginale.

  • b) 5 unità, in corrispondenza delle quali il beneficio marginale sociale (uguale al prezzo) è

pari al costo marginale sociale.

  • c) Perché l'ambiente non è in grado di smaltire livelli aggiuntivi di inquinamento.

2.

beni forniti dall'autorità pubblica sono semplicemente beni forniti dallo stato o da qualche altra agenzia pubblica, a prescindere dal fatto che essi possano essere forniti dal mercato o meno.

I

beni pubblici sono la categoria molto più ristretta di beni che il mercato non fornisce per via delle loro caratteristiche di non-rivalità e non-esclusività. Un ente locale può fornire sia l'illuminazione stradale sia

I

le biblioteche pubbliche: entrambi sono beni forniti dal settore pubblico, ma solo l'illuminazione pubblica è un bene pubblico.

beni di merito possono essere sia forniti sia sovvenzionati dal settore pubblico. Così facendo lo stato cerca di assicurarsi che i cittadini non consumino questi beni in quantità insufficiente (ad esempio

I

l'assistenza sanitaria). Tuttavia, generalmente non si tratta di beni pubblici, perché sono beni forniti dal mercato: è solo che le persone ne consumano una quantità troppo scarsa.

3.

Strade su cui ci sono relativamente pochi punti di accesso e in cui, quindi, risulta pratico applicare un pedaggio. Il pedaggio potrebbe essere considerato un utile strumento per limitare l'uso delle strade in questione, o, aumentando il pedaggio durante le ore di punta, per incoraggiare la gente a usarle nei periodi di minore congestione. Un sistema di questo tipo, tuttavia, potrebbe essere ritenuto ingiusto da quelli che percorrono le strade a pedaggio e potrebbe semplicemente incanalare il traffico sulle strade non a pedaggio.

4.

Praticamente tutte le categorie di fallimento del mercato (escluso i beni pubblici) si applicano a un sistema di mercato di fornitura dell'istruzione. In un'area potrebbe determinarsi una collusione oligopolistica per mantenere le rette alte. L'istruzione è caratterizzata da esternalità positive: ad esempio i benefici per gli altri membri della società

derivanti da una forza lavoro istruita. Quindi troppe poche risorse sono allocate all'istruzione. L'istruzione può essere vista come un bene di merito: lo stato può ritenere che le persone abbiano il diritto a ricevere istruzione, la cui fornitura non dovrebbe dipendere dalla capacità di pagare. L'accesso all'istruzione dipende dal reddito dei genitori: ciò può essere ritenuto ingiusto. L'istruzione dei ragazzi può anche dipendere dalla volontà dei genitori di pagare. Non tutti i genitori si preoccupano del benessere dei propri figli.

5.

a) Sarebbe molto difficile dal momento che l'inquinamento ha effetti negativi su molte persone. Una possibile risposta potrebbe essere creare leggi che prevedano che, se uno specifico problema di salute viene attribuito all'inquinamento atmosferico, allora coloro che ne sono stati colpiti possono avere il diritto di andare in giudizio.

  • b) Se tratti del fiume fossero oggetto di proprietà privata, e quindi fossero coinvolti

relativamente pochi proprietari, sarebbe relativamente facile perseguire gli inquinatori in tribunale, a patto che essi possano essere chiaramente identificati (cioè sarebbe più facile perseguire le fabbriche per alcune determinate emissioni tossiche piuttosto che gli individui che gettano i rifiuti).

  • c) Ancora una volta se coloro che scaricano i rifiuti potessero essere identificati e lo scarico

fosse effettuato su una proprietà privata, allora i proprietari potrebbero adire il tribunale per impedirlo. Il problema è che i proprietari potrebbero farsi pagare dall'impresa che scarica i rifiuti, non preoccupandosi degli effetti sugli altri dell'inquinamento.

  • d) Qui la questione è più complicata, dal momento che gli edifici antiestetici si trovano su

aree di proprietà degli stessi proprietari degli edifici! La legge dovrebbe dare il diritto di citare

per inquinamento visivo. Potrebbe però essere difficile da dimostrare, dal momento che la questione riguarda giudizi estetici.

  • e) Dovrebbero esserci leggi che proibiscono i rumori oltre una certa soglia nelle aree

residenziali. Sarebbe quindi relativamente facile per i residenti colpiti dall'inquinamento acustico dimostrare che un'offesa è stata commessa nei loro confronti. Sarebbe ancora più semplice se la citazione potesse essere presentata da un ispettorato ambientale.

Da queste risposte risulta chiaro che i confini tra controlli legali e diritto di proprietà sono piuttosto sfumati. La capacità di esercitare i diritti connessi alla proprietà dipende dal diritto che regola la proprietà.

6.

  • a) Questa misura fa aumentare il costo marginale dell'uso dell'automobile e quindi

disincentiva dall'usare la macchina. Però colpisce tutti, incluso chi di solito non guida su

strade congestionate.

  • b) È un sistema di determinazione del «prezzo della strada» ed è un esempio di una misura

particolarmente gradita agli economisti, dal momento che il prezzo applicato è direttamente collegato al livello di congestione. Tuttavia, è abbastanza costoso implementare e far funzionare tale sistema.

  • c) Sistema un po' meno sofisticato di quello precedente, dal momento che il prezzo applicato

è fisso a prescindere dal livello di congestione. Può anche portare a un incremento della congestione al di fuori della zona a pagamento. È meno costoso da implementare del sistema visto al punto precedente.

  • d) È un sistema particolarmente efficace, specialmente se i pedaggi possono variare a

seconda del livello di traffico. Tuttavia, ha lo svantaggio di causare incolonnamenti in prossimità delle cabine. Si può inoltre presentare il problema che il traffico si incanali su altre strade su cui non si paga un pedaggio, peggiorando così il problema del traffico altrove.

  • e) Può incoraggiare l'uso di biciclette e autobus, ma può anche aumentare il livello di

congestione automobilistica, dal momento che le auto sono costrette a percorrere una data strada.

  • f) può dimostrarsi un sistema efficiente, a patto che il trasporto pubblico sia veloce,

efficiente, frequente e pulito. È particolarmente utile quando viene applicato ai trasporti pubblici del centro cittadino, o ai trasporti che collegano parcheggi scambiatori con il centro.