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ASSOCIAZIONE ITALIANA PER GLI STUDI GIAPPONESI

AISTUGIA

Giappone, storie plurali


a cura di

Matteo Casari e Paola Scrolavezza

i libri di

EMIL

La pubblicazione di questo volume stata possibile grazie al contributo di


The Japan Foundation e di AISTUGIA
Copertina
Lenigma del coniglio
Andreina Parpajola
I versi riportati sul piedistallo che sorregge la statua sono di Minamoto no Toshiyori
(1055-1129). Di seguito se ne riporta la traduzione di Andrea Maurizi:
Non avevo certo pregato
perch la persona che non ricambia il mio amore
fosse con me violenta
come le raffiche di vento
del monte Hatsuse
(Senzaiwakash, XII: 707)
Scritta giapponese del maestro calligrafo e professore dellUniversit di Kanazawa:
Miyashita Takaharu
Sito web dellAssociazione:
http://www.aistugia.it

2013 Casa editrice Emil di Odoya srl


isbn: 978-88-6680-067-5
I libri di Emil
Via Benedetto Marcello 7 - 40141 Bologna www.ilibridiemil.it

Indice

Premessa
Ringraziamenti

9
10

Cronache, storie, civilt


GIORGIO FABIO COLOMBO

Il danno da karshi: nuove frontiere


della responsabilit civile in Giappone

13

MARCO DE BAGGIS

L'introduzione del cristianesimo ortodosso


in Giappone e la figura di San Nikolaij

23

RONALD P. DORE

Bisogna ancora prendere il Giappone sul serio?

37

SONIA FAVI

Opere relative al Giappone nel Fondo a stampa antico


della Biblioteca Nazionale Marciana

49

YACINE MANCASTROPPA

Militari statunitensi e violenze sessuali:


il caso di Okinawa (1945-2010)

63

FABIANA MARINARO

Recenti sviluppi del diritto del lavoro giapponese


nell'era della flessibilit: la zona grigia dei lavoratori atipici

75

SAT DSHIN

L'isolamento della societ giapponese:


l'assimilazione delle culture straniere attraverso
gli oggetti, non attraverso le persone

89

MARCO TINELLO

Sul rinvio della missione ryukyuana a Edo del 1858

103

Immaginari narrativi: il periodo classico


EDOARDO GERLINI

Come schiuma d'acqua.


Il concetto di muj nella poesia Heian tra kanshi e waka

119

GIUSEPPE GIORDANO

Il ruolo di alcune figure retoriche nei principi di associazione


e progressione dello Shinkokinwakash

133

CLAUDIA IAZZETTA

Separazione e ricongiungimento.
Storie di genitori e figli negli oyako monogurui

149

MARIO TALAMO

Sull'evoluzione dell'elemento pubblicitario


nella narrativa di Jippensha Ikku

161

Immaginari narrativi: il periodo moderno e contemporaneo


HAYASHI NAOMI

Il giovane Kobayashi Hideo:


l'influenza francese e l'ambiente letterario

179

Inoue Hisashi e il parodi bmu

193


CATERINA MAZZA

ROSSELLA MENEGAZZO

Fotografie e immaginario fotografico nelle silografie


dell'ukiyoe Bakumatsu e Meiji

207

TOSHIO MIYAKE

Nazionalismi pop nel Giappone contemporaneo:


dal revisionismo storico all'antropomorfismo moe delle nazioni

219

DANIELA MORO

Narrare il mondo delle maschere. Kamen sekai di Enchi Fumiko

239

DANIELE RESTA

Metamorfosi del grottesco:


riletture contemporanee della leggenda di Shutendji 


253

STEFANO ROMAGNOLI

Identit nazionali e logiche di potere


nella narrativa di Kuroshima Denji 

267

MARCO SIMEONE

Il jidai shsetsu fra tradizione e innovazione:


kennan jonan e naruto hich 

283

Giapponese e italiano lingue a confronto


FABIANA ANDREANI

Verbi deittici di moto in italiano e giapponese:


due diverse rappresentazioni del movimento e della soggettivit a confronto 299
PAOLO CALVETTI

L'uso dei corpora bilanciati nella compilazione di dizionari bilingui

319

GIUSEPPE PAPPALARDO

Analisi contrastiva dell'inventario fonetico giapponese/italiano.


Per una trascrizione fonetica del giapponese standard

335

PATRIZIA ZOTTI

Costruire un corpus parallelo giapponese-italiano.


Metodologie di compilazione e applicazioni

351

Profilo autori

365

Premessa

Dal 15 al 17 settembre 2011 si tenuto a Bologna il XXXV Convegno di


Studi sul Giappone organizzato dallAssociazione Italiana per gli Studi Giapponesi
(AISTUGIA) e ospitato dallAteneo e dal Comune felsinei.
I venticinque relatori del convegno sono stati selezionati da un Comitato Scientifico costituito dai membri del Consiglio direttivo dellAssociazione. Il volume
che qui presentiamo prende le mosse da questo primo momento di riflessione e
raccoglie i contributi di quanti hanno colto linvito dei curatori a sviluppare, approfondire e aggiornare le proprie ricerche.
Gli esiti di questa ulteriore elaborazione ci hanno permesso di costruire un percorso articolato in cui riteniamo trovi spazio la necessaria pluralit degli sguardi
per comprendere il Giappone e la ricchezza della sua cultura declinata attraverso la
storia, la letteratura, la lingua, larte.
Nota dei curatori
Nel testo i nomi propri sono riportati secondo luso giapponese (cognome-nome). Gli accenti diacritici non sono indicati nei toponimi pi comuni (Tokyo, Kyoto e Osaka) a meno che essi non facciano parte di titoli di libri o di nomi di giornali
in lingua giapponese oppure di nomi di case editrici. I termini giapponesi ormai in
uso in italiano (manga, kanji, kabuki, ecc.) sono in tondo e non pi in corsivo.
Gli scritti impegnano solo la responsabilit degli autori.
Matteo Casari
Paola Scrolavezza

Ringraziamenti
Cogliamo loccasione di questa pubblicazione per ringraziare The Japan Foundation,
lIstituto Giapponese di Cultura in Roma, la Scuola di Lingue e Letterature,
Traduzione e Interpretazione (gi Facolt di Lingue e Letterature Straniere)
dellUniversit di Bologna, il Dipartimento delle Arti (gi Dipartimento di Musica
e Spettacolo) dellUniversit di Bologna e il Comune di Bologna che hanno dato
il loro contributo al Convegno Aistugia dove sono stati inizialmente discussi i
temioggetto del presente volume.
Estendiamo con piacere e riconoscenza i ringraziamenti al personale delle Istituzioni
sopra citate e a tutte le altre persone, in particolare agli studenti dellUniversit di
Bologna, che a vario titolo ci hanno fornito utili consigli e preziosa assistenza tanto
nelle fasi organizzative del convegno, quanto nel delicato e complesso lavoro di
editing di questo volume.
M.C. e P.S.

Cronache, storie, civilt

Giorgio Fabio Colombo

Il danno da karshi: nuove frontiere della


responsabilit civile in Giappone

Le tematiche del karshi (morte per troppo lavoro)1 e del karjisatsu (suicido
causato dalleccesso di lavoro)2 sono ben note ai sociologi e agli studiosi di medicina
del lavoro. Da qualche anno, tuttavia, la tematica divenuta di estremo interesse
anche per il giurista. Di conseguenza, se i fenomeni vengono osservati attraverso la
lente (deformante?) dello studioso di diritto, vi spazio per alcune nuove riflessioni
critiche.
Il presente saggio muove principalmente da una famosa decisione della Corte
Suprema del 20003 in tema di karjisatsu, e dallanalisi del dibattitto dottrinale e
giurisprudenziale che tale decisione ha generato. Si cercato inoltre di estendere la visione alla reazione della stampa e dell'opinione pubblica. Occorre tuttavia
premettere che, lungi dal voler essere un'analisi omnicomprensiva del fenomeno,
Il presente scritto elaborato anche nellambito della ricerca Alternative Dispute Resolution and
Arbitration in Contemporary Japan: New Wine into Old Wineskins finanziata dalla Japan Society for
the Promotion of Science (JSPS).

1
Il termine karshi stato probabilmente utilizzato per la prima volta da Uehata Tetsunoj durante
il LI Congresso per la Salute nellindustria, tenutosi a Matsumoto nel 1978. Il prof. Uehata present
una relazione dal titolo Karshi ni kansuru kenky dai ipp shokushu no kotunaro jnana ksu de no
kent (Ricerca sul karshi. Primo report. Studio su diciassette casi in differenti mansioni lavorative). Il
prof. Uehata ora il direttore del Centro di consulenza su karshi e karjisatsu ed autore di contributi
fondamentali sullargomento, come Karoshi due to occupational stress-related cardiovascular injuries
among middle-aged workers in Japan, Japanese Journal of Industrial Health, 35 (4), 1993, pp. 269297
e Karshi sabaibaru (Sopravvivenza al karshi), Chhki, Tokyo 2007.
2
Si ritiene che la teorizzazione formale del karjisatsu sia stata elaborata dallavvocato Kawahito Hiroshi nel suo saggio intitolato appunto Karjisatsu (Suicidio per il troppo lavoro), Iwanami Shoten, Tokyo
1998. Tale testo stato poi riveduto e ampliato nel 2006, con il titolo Karjisatsu to kigy no sekinin
(Suicidio per il troppo lavoro e responsabilit della aziende), Junposha, Tokyo 2006.
3
La decisione del 24 marzo 2000 sul caso 1998 (o), nn. 217, 218, Minsh, Vol. 54, No. 3, at 1155,
conosciuta agli studiosi di lingua inglese come Dents Karoshi Case, reperibile sul sito Internet della
Corte Suprema del Giappone http://www.courts.go.jp/english/judgments/index.html (13/01/2012) e
per estratto in Curtis J. Milhaupt, J. Mark Ramseyer, Mark D. West, The Japanese Legal System. Cases,
Codes and Commentaries, Foundation Press, New York 2006, p. 567. La traduzione in lingua inglese
sul sito della Corte Suprema particolarmente ben fatta, dal momento che opera di Oda Hiroshi, Sir
Ernest Satow Professor of Japanese Law dellUniversity College, Londra.

14

Il danno da karshi

questo scritto intende attenersi a una disamina dal punto di vista della responsabilit civile, con qualche conseguente riflessione di sociologia del diritto: resteranno
pertanto esclusi riferimenti ad aspetti di diritto penale,4 e ve ne saranno di limitati
al diritto del lavoro e alla procedura civile.
Il caso del 2000 particolarmente interessante poich in tale occasione la Corte
Suprema non solo ha preso posizione con insolita chiarezza su una serie di questioni
problematiche legate allo stress lavorativo e alle sue conseguenze sulla salute, ma
anche perch da molti studiosi considerato il leading case sullargomento, con cui
le decisioni successive si confrontano.5 Nonostante sia una sentenza su unipotesi
di karjisatsu, i principi in essa espressi sono la base anche per tutte le successive
decisioni in materia di karshi.
I fatti della causa sono i seguenti. Nel marzo del 1990, il sig. K., definito nella
sentenza in salute e vivace, con una tendenza al perfezionismo si laure in una
delle migliori universit del Giappone e il 1 aprile dello stesso anno cominci a
lavorare presso una prestigiosa agenzia pubblicitaria. Durante il periodo lavorativo,
K. risiedeva nella stessa abitazione dei genitori (i quali agiranno poi giudizialmente
a seguito del suicidio del figlio).
In base ai regolamenti interni dell'agenzia, elaborati in confrormit con la disciplina giuslavoristica nazionale, erano previsti due giorni di riposo settimanale e
un orario lavorativo dalle 9,30 alle 12,00 e dalle 13 alle 17,30, con un limite massimo allo straordinario giornaliero fissato a 6,5 ore, per un totale massimo mensile
comunque non superiore alle 60 ore (derogabile sino ad 80 in alcuni mesi). Nella
prassi, tuttavia, K. arrivava in ufficio verso le 9,00, riusciva a consumare un rapido
pasto alle 19,00 circa e continuava a lavorare, spesso sino alle 2 del mattino. A fronte di questo soffocante ritmo lavorativo, lo straordinario riportato da K. (nella realt
in media di circa 147 ore mensili), pur consistente, veniva dallo stesso ampiamente
ridimensionato per conformarsi agli standard aziendali e normativi.
Nell'agosto del 1990, in occasione di uno dei periodici resoconti ai propri superiori, K. espresse soddisfazione per la tipologia e il contenuto dei compiti affidatigli,
ma lament un sovraccarico nella mole di lavoro, segnalando che doveva regolarmente trattenersi in ufficio sino alle 24,00.
Nel novembre, i genitori di K., preoccupati per l'eccessivo lavoro del figlio e per
il deteriorarsi del suo stato di salute, gli suggerirono di prendere qualche giorno di
ferie, ma K. declin il suggerimento, affermando che in ufficio non c'era nessuno
idoneo a sostituirlo e che comunque i suoi diretti superiori non sarebbero stati d'accordo con una richiesta di un periodo, seppur breve, di riposo. Continu quindi a
lavorare con il solito ritmo.
4

Come avviene in molti ordinamenti, il diritto penale giapponese prende in considerazione lipotesi
del suicidio, in particolare nellart. 202, ove previsto che chi induca o assista altri a commettere suicidio sia punito con la reclusione da 6 mesi a 7 anni.
5
Nonostante il Giappone sia un ordinamento di civil law, dove il precedente giudiziale non formalmente fonte di diritto, per vari motivi (vedi infra) le sentenze della Corte Suprema hanno grande
importanza.

Giorgio Fabio Colombo

15

Nel febbraio del 1991, nuovamente K. espresse ai propri superiori la sua difficolt nel gestire l'eccesso di lavoro. Non si ha notizia di una reazione da parte dei
diretti interessati.
Durante il mese di marzo del 1991, durante una consultazione interna, uno dei
referenti di K. fece notare al dirigente della sezione che K. aveva preso l'abitudine di
dormire in ufficio, allo scopo di ottimizzare il tempo eliminando le circa due ore di
trasporto tra abitazione e luogo di lavoro. Dal momento che questo comportamento
non era in linea con le politiche aziendali, il dirigente consigli a K. di andare a casa
tutte le sere ed eventualmente arrivare in ufficio prima la mattina. Sempre nel marzo
1991, in sede di consuntivo sull'attivit dell'anno precedente, la prestazione lavorativa
di K. venne valutata in maniera molto positiva, e venne anche rilevato che, pur avendo diritto a dieci giorni di ferie pagate, K. aveva usufruito solo di mezza giornata.
A partire dal luglio 1991, le mansioni affidate a K. vennero incrementate, ed egli
venne distaccato dal resto del gruppo di lavoro in modo da poter essere impiegato
da pi divisioni interne dell'agenzia. Di conseguenza, il numero di giorni in cui K.
non faceva ritorno a casa aument drasticamente.
In quel periodo K. cominci ad accusare in modo evidente sintomi di malessere
psicofisico: insonnia, difficolt di concentrazione, spossatezza cronica. Aveva ormai
perso ogni forma di entusiasmo che aveva caratterizzato i pur faticosissimi primi
mesi di attivit lavorativa. Tale stato di profondo disagio era evidente a tutti i suoi
colleghi e superiori.
Il 3-5 agosto del 1991, K. prese un giorno e mezzo di ferie pagate (il primo periodo in assoluto nel 1991, per un totale di due giorni complessivi nella sua intera
vita lavorativa). Al ritorno dalla vacanza, la sua condizione per, non sorprendentemente, non era affatto migliorata: infatti confid al dirigente della sua divisione
di non avere pi fiducia in se stesso, di non avere consapevolezza del suo stesso
operato e di non riuscire da tempo a dormire. Il 24-26 agosto K. si rec a Nagano
per organizzare un evento: i suoi superiori, in quella circostanza, notarono un comportamento anormale. K. lasci il luogo dell'evento con la propria autovettura
alle 17,00 del 26 agosto.
Alle 6,00 del 27 agosto, K. arriv a casa e annunci al fratello che aveva intenzione di recarsi in ospedale. Alle 9,00 telefon in ufficio per comunicare che non si
sarebbe recato al lavoro causa malattia; alle 10,00 venne trovato morto nel bagno
della propria abitazione, dove si era impiccato.
I genitori di K. decisero quindi di agire in giudizio contro l'agenzia di pubblicit
per ottenere il risarcimento del danno.
Per comprendere la decisione della Corte Suprema, bene avere chiare alcune
basilari disposizioni del Codice civile giapponese in tema di responsabilit civile: in
particolare, gli articoli 709, 715 e 722 comma II.
L'articolo 709 la previsione basilare in tema di responsabilit extracontrattuale
(o, per usare un termine caro ai giuristi italiani, aquiliana): chiunque dolosamente

16

Il danno da karshi

o colposamente violi diritti o interessi tutelati altrui sar responsabile di risarcire


ogni danno che possa derivare dalla violazione. Tale disposizione, che trova omologhi nella maggior parte degli ordinamenti, una clausola molto generale, che la
giurisprudenza deve riempire di significato concreto, rilevando, in particolare, il
nesso eziologico fra il comportamento e l'evento dannoso e la illiceit della condotta.
L'art. 715 sancisce la responsabilit del datore di lavoro per i danni che i suoi dipendenti possano commettere nell'esercizio delle loro mansioni; infine, l'art. 722,
comma II, prevede che il giudice abbia il potere di ridurre il risarcimento tenuto
conto delle circostanze. In tal senso, una delle ipotesi pi frequenti riguarda il caso
in cui il danneggiato abbia concorso nel causare o aggravare il danno.
La Corte d'Appello (o Alta Corte) di Tokyo, proprio sulla base dell'applicazione
congiunta di queste disposizioni era pervenuta a una decisione che aveva accertato
il nesso causale diretto e immediato fra l'attivit lavorativa di K. e il suo suicidio e
anche la colposa omissione da parte dei suoi superiori nel prendere misure idonee
per contenere il suo stress psicofisico. I giudici della capitale avevano tuttavia ridotto il risarcimento concesso ai genitori di K. in base a una duplice motivazione:
anzitutto, la tendenza al perfezionismo della vittima, e la sua conseguente incapacit di concedersi (o di richiedere) delle pause aveva contribuito ad aggravare la
sua situazione; inoltre, gli attori in primo grado (ossia i genitori) avrebbero potuto
attivarsi in modo pi efficace per cercare di alleviare le condizioni del figlio.
Entrambe le parti ricorsero (jkoku) quindi alla Corte Suprema.6 Lagenzia con
ricorso principale chiedendo di essere sollevata da ogni responsabilit; i genitori di
K. per vedere riconosciuto il loro diritto a un pieno risarcimento, senza che alcuna
censura potesse essere mossa al loro comportamento.
La sentenza della Corte Suprema conferm pienamente la responsabilit
dellagenzia. I giudici di vertice statuirono che, in base alle disposizioni lavoristiche
e civili, il datore di lavoro ha un vero e proprio dovere, giuridicamente sanzionato,
di far s che la salute fisica e mentale del lavoratore non sia danneggiata dalleccesso
di stanchezza e stress, e che in tale dovere compresa anche lassegnazione di mansioni compatibili con lorario di lavoro ordinario.
Da questo punto di vista, la Corte Suprema mise per iscritto alcune nozioni di
conoscenza comune nella prassi, ma che assumono particolare rilevanza proprio
perch riconosciute come tali dal massimo organo della giustizia, ossia che in Giappone prassi che i superiori chiedano ai dipendenti di rispettare lorario senza
preoccuparsi della congruenza fra carico di lavoro e ore a disposizione: la conse6

Il sistema giuridico giapponese, in modo non dissimile da quello italiano, prevede tre gradi di giudizio: tuttavia, la possibilit di ricorrere alla Corte Suprema stata via via ristretta, e ora risulta essere
molto limitata. Di conseguenza, il supremo giudicante del Giappone (che assomma le funzioni di vertice della giustizia civile e penale ma anche quelle di ultimo giudice della costituzionalit delle norme)
chiamato, ogni anno, a pronunciarsi su un numero di cause comunque notevole, ma piuttosto contenuto se paragonato allItalia. Sul punto, vedi Oda Hiroshi, Japanese Law, III ed., Oxford University
Press, Oxford 2009, pp. 57-66.

Giorgio Fabio Colombo

17

guenza, generalmente accettata, che il lavoratore svolga di nascosto lunghe ore


di straordinario. Tale situazione ovviamente contraria alla normativa in materia di
lavoro, e pu avere ricadute estremamente nocive per la salute del lavoratore, come
accaduto nel caso di K.
La Corte accolse anche il ricorso dei genitori di K.
Da un lato, i giudici stabilirono che il carattere di K., e in particolare la sua
tendenza al perfezionismo, non potevano essere considerati una concausa del suo
suicidio. Essi affermarono infatti che del tutto normale che un lavoratore voglia
svolgere il proprio lavoro al meglio, soddisfando le aspettative di colleghi e superiori. Quindi, a meno che il soggetto non abbia un carattere anomalo (definizione
della Corte), non possibile considerare ai fini giuridici una tale predisposizione.
Dallaltro, riconobbero che in capo ai genitori di K. non poteva essere riscontrata alcuna responsabilit. La Corte Suprema sentenzi che i genitori, pur conviventi
con la vittima, non avevano oggettivamente possibilit di influire in modo sostanziale sul suo stress lavorativo.
Per comprendere appieno le conseguenze e la portata della decisione del 2000,
occorre analizzare il contesto istituzionale in cui questa decisione maturata: proprio a partire da quellanno, infatti, il Governo giapponese (dopo aver negato per
decenni il problema) ha dato il via a una campagna di prevenzione dei decessi e dei
suicidi da stress lavorativo senza precedenti. Una delle tappe fondamentali di questa
iniziativa stata ladozione, nel 2001, di uno specifico regolamento ministeriale sul
karshi,7 il cui scopo principale definire con nitore una serie di parametri in base
ai quali un caso pu essere definito con certezza karshi o karjisatsu senza che sia
richiesta unulteriore attivit di accertamento in sede amministrativa o giudiziale.
Tale regolamentazione, pur apprezzabile nello scopo, non riusc per a conseguire
i risultati sperati per una duplica causa: da un lato, un atteggiamento troppo permissivo nei confronti dei datori di lavoro (si accerta una forte correlazione fra
patologia ischiemico-miocardica e stress lavorativo in presenza di almeno 100 ore
di straordinario nel mese precedente al manifestarsi della patologia, ovvero di 80
ore in un periodo di 2-6 mesi), dallaltro le oggettive difficolt di ricognizione dei
fatti (rimarcate anche dalla Corte Suprema) causate dalla tendenza dei lavoratori a
registrare meno ore di lavoro rispetto a quelle effettive.
Di nuovo nel 2005 il Governo ha preso posizione sul problema dei suicidi,
anche in ambito lavorativo, evidenziando come il fenomeno fosse ancora troppo
esteso e sollecitando ulteriori sforzi da parte del Lavoro e delle politiche sociali,
competente per materia. Infine, nel 2007, sono state elaborate delle linee guida
governative generali sulla prevenzione dei suicidi (non solo in ambito lavorativo),8
7

N kekkan shikan oyobi kyoketsusei shin shikkan nado no nintei kijun (Normativa per laccertamento
di patologie cardiache di tipo ischemico miocardico o di patologie cerebrovascolari), Ministero della
Salute, 2001.
8
Jisatsu sgtaisaku taik (Principi fondamentali in materia di contromisure verso il suicidio), 2007.

18

Il danno da karshi

ed stato istituito uno specifico centro interministeriale per la promozione e la


diffusione di politiche di prevenzione.9
Il motivo per cui di interesse collocare la decisione della Corte Suprema allinterno di un pi ampio programma di azione governativa che la Corte da molti
studiosi considerata come conservatrice e tradizionalmente alleata con (e non
controllata da) il potere politico10 e quindi la sintonia fra lagire governativo e la
giurisprudenza non sorprendente, ma anzi conferma una tendenza consolidata.
Il supporto del potere giudiziario a quello esecutivo di grande importanza: come
detto,11 nonostante il precedente giudiziale non sia formalmente fonte di diritto in
Giappone, le sentenze dellorgano di vertice tendono ad essere rispettate dai giudici
di grado inferiore, per un triplice ordine di motivi. Il primo il prestigio di cui la
Corte Suprema gode allinterno della magistratura; il secondo la sua funzione di
nomofilachia (ossia uniformazione del diritto): una decisione che vada contro a
quanto statuito dalla Corte sar probabilmente impugnata con successo in grado
superiore; il terzo che, nonostante le carriere dei magistrati siano formalmente
gestite dal Ministero della Giustizia, la Corte Suprema ha grandissima possibilit
di condizionare la progressione professionale dei giudici, e pertanto nei tribunali
di grado inferiore vi il timore che eventuali decisioni sgradite alla Corte possano
compromettere gli avanzamenti di carriera di chi le ha sottoscritte.12

Gli sforzi del Governo giapponese sono per considerati da molti inefficaci e permeati da un paternalismo di fondo che rende pi complicata una presa di posizione attenta e in linea con i pi avanzati
studi scientifici sullargomento.
10
Di recente, David S. Law, The Anatomy of a Conservative Court: Judicial Review in Japan, Texas
Law Review, vol. 87, 7, 2009, p. 1545.
11
Nota 5.
12
la stessa Corte Suprema a dichiarare che, in ultima analisi, le carriere dei magistrati sono questione
di propria competenza: The designation of the Chief Justice of the Supreme Court and appointment
of other Supreme Court Justices and judges of lower courts are within the purview of the Cabinet.
However, the nomination of candidates of lower court judges from among whom the Cabinet appoints, including the Presidents of the high courts, and the assignment of judges to a specific court are
reserved for the Supreme Court, which exercises the authority through the resolutions of the Judicial
Assembly, provided that, as a rule, the nomination of candidates of lower court judges requires advice
of the Advisory Committee for the Nomination of Lower Court Judges. In addition, such matters as
the appointment and dismissal of court officials other than judges are within the purview of the judicial
administration of the Supreme Court (fonte: sito Internet della Corte Suprema http://www.courts.
go.jp/english/system/system.html#02_1, 18/01/2012). Anche Andrea Ortolani, studioso italiano di
diritto giapponese presso lUniversit di Tokyo, nel suo blog dirittogiapponese.wordpress.com non ha
esitazioni nellidentificare nellUfficio risorse umane della Corte Suprema il vero arbitro delle carriere
dei magistrati (http://dirittogiapponese.wordpress.com/2011/12/11/i-giudici-della-corte-suprema-i,
18/01/2012) Sul punto, J. Mark Ramseryer, Eric B. Rasmusen, Measuring Judicial Independence. The
Political Economy of Judging in Japan, Chicago University Press, Chicago 2003. Il testo, di lettura non
del tutto agevole per chi non possieda un bagaglio di studi quantitativi, cerca di stabilire attraverso una
funzione matematica una diretta correlazione fra decisioni in linea con i precedenti della Corte Suprema
e progressione nella carriera. Lanalisi di Ramseyer e Rasmusen, per quanto brillante e ben strutturata,
non riesce tuttavia a dimostrare con totale chiarezza quanto asserito dagli autori.

Giorgio Fabio Colombo

19

Alla Corte inoltre riconosciuto un ruolo di attivismo giudiziale,13 attraverso


il quale i giudici di vertice, talora interpretando la normativa in modo addirittura
difforme alla lettera delle leggi, compiono una vera e propria attivit di creazione
del diritto allo scopo di venire incontro ai nuovi bisogni della societ (che ovviamente sono considerati tali secondo lopinione della Corte stessa).
Dalla somma di tutti questi dati e circostanze, si possono svolgere alcune riflessioni, la prima delle quali pi che altro lavvertenza che si tratta di conclusioni
provvisorie: in Giappone si sta assistendo infatti a una magmatica evoluzione della
giurisprudenza sul tema, e quindi losservazione da un lato particolarmente interessante, dallaltro estremamente complessa.
Una prima osservazione riguarda la chiarezza, al limite della navet, con cui
la Corte Suprema prende atto di un drammatico scollamento fra regole formali e
prassi generali (o, per dirla con un linguaggio caro ai comparatisti, fra law in the
books e law in action) nellambito del diritto del lavoro. Leggere in una decisione
della Corte frasi come era normale per i dipendenti registrare meno ore di straordinario rispetto a quelle reali e era fatto riconosciuto che lo straordinario registrato
non fosse in linea con la realt indicativo di quanto in Giappone tali prassi siano
diffuse e accettate.
Vi la speranza, tuttavia, che qualcosa stia cambiando. Infatti la seconda notazione che si pu fare riguarda loperato della Corte Suprema che si sta dirigendo
verso una collettivizzazione dei costi sociali del karshi e del karjisatsu, trasferendo le conseguenze economiche del decesso dallindividuo (rectius: dalla sua famiglia) in capo al datore di lavoro. Una responsabilizzazione economica del soggetto
competente allassegnazione delle mansioni lavorative dovrebbe, nellidea dei giudici, instillare nello stesso una particolare cautela e quindi agevolare il rispetto della
normativa lavoristica, ma non solo. Per estensione, il principio giova in generale in
caso di persone sottoposte a potere disciplinare o di vigilanza altrui. Tale fenomeno
pu infatti essere osservato anche in settori liminari, in tema di suicidio: e cos, ad
esempio, oggetto di sanzioni sono stati ufficiali delle Forze di Autodifesa14 e presidi
di istituti scolastici, per non aver preso le giuste contromisure in casi di bullismo.
Di nuovo, da problema individuale della vittima la questione sembra migrare nella
sfera dellistituzione competente.
Dunque, i soggetti competenti a vigilare cominciano a rispondere in sede giudiziale. Ma in che misura? Una terza osservazione, in tema di quantum, mostra che il
13
Per una visione politica dellattivismo giudiziale della Corte Suprema si veda Itoh Hiroshi, Judicial Review and Judicial Activism in Japan, Law and Contemporary Problems, 53, 1-2, pp. 169-179. Di
attivismo in senso tecnico come attivit non ortodossa di creazione di norme in sede giurispurdenziale
tratta Kozuka Sichir, Judicial Activism of the Japanese Supreme Court in Consumer Law: Juridification of Society through Case Law, Zeitschrif fr Japanisches Recht/Journal of Japanese Law, n. 27, vol.
14, 2007, pp. 81-90.
14
http://www.japantoday.com/category/national/view/state-ordered-to-pay-80-mil-yen-over-asdfofficers-suicide, 20/07/2011.

20

Il danno da karshi

Giappone mantiene la sua impostazione di ordinamento europeo-continentale, senza


cedere a tentazioni americanofile. Le condanne multimilionarie (in dollari) tipiche
dellordinamento statunitense (regno dei punitive damages) non si sono fatte strada
nel paese, e infatti alle famiglie delle vittime di karshi e karjisatsu sinora sono stati
concessi risarcimenti non meramente simbolici ma nemmeno esorbitanti.15
Nonostante si sia assistito, nel periodo 2000 2012, a una serie di decisioni
innovative, in Giappone manca ancora una solida e univoca linea giurisprudenziale che ponga fine allincertezza, e infatti permangono forti contraddizioni negli
orientamenti, con sentenze molto favorevoli16 ma anche con pronunce che negano
recisamente il problema.17 Un quarto commento riguarda dunque lassenza di parametri nitidi in base ai quali giudicare i vari episodi. Sebbene, come detto sopra,
siano state elaborate delle linee guida di massima (come detto, molto generose verso
i datori di lavoro) manca una specifica e puntuale attenzione alle circostanze ulteriori, come la complessit dellincarico svolto o la reponsabilit connessa a determinate mansioni.18 Fino a che non ci sar un contesto normativo, regolamentare, o
giurisprudenziale chiaro e definito, si assister a una disomogeneit nei giudizi con
conseguente rischio di una disparit di trattamento a livello nazionale.
Da ultimo, si potrebbe azzardare unanalisi sul cambiamento nellatteggiamento
giapponese verso il contenzioso formale.19 Negli ultimi dieci anni in Giappone il
contenzioso giudiziale cresciuto di oltre il 50%. Numerose spiegazioni sono state
date per questo fenomeno: crisi economica, aumento del numero degli avvocati,
ecc., ma in ultima analisi non pare improprio ritenere che, da questo punto di
vista, la societ giapponese stia cambiando. Il diritto del lavoro, come il diritto di
famiglia, universalmente considerato un settore dove il contenzioso giudiziale
15

Nellordine dei 600.000 900.000 euro, attualizzati al tasso di cambio corrente. Di recente per, in
altre materie, si assitito a decisioni pi americanizzanti: una signora, a seguito della rottura di una
sedia, cadde e si ruppe il bacino; in seguito le venne diagnosticata una forma di depressione, a suo dire
conseguente allinfortunio. La signora decise quindi di agire giudizialmente contro lazienda produttrice. Il 27 gennaio 2011 lAlta Corte di Fukuoka ha concesso allattrice un risarcimento di poco meno di
sedici milioni di yen (la signora ne aveva chiesti in primo grado 57). Della sentenza hanno dato notizia
i principali quotidiani nazionali, ed anche riportata sul gi citato blog http://dirittogiapponese.wordpress.com/2011/12/28/i-giapponesi-che-fanno-causa-iii, 19/01/2012.
16
A mero titolo di esempio fra le molte, se ne segnala una che ha avuto eco anche sulla stampa italiana. Si
uccise per il troppo lavoro. Mazda condannata a risarcire la famiglia, Corriere della Sera, 1 marzo 2011.
17
Ammazzarsi di lavoro, http://dirittogiapponese.wordpress.com/2011/09/01/ammazzarsi-di-lavoro, 19/01/2012.
18
Nella decisione del Tribunale di Osaka commentata da Andrea Ortolani (nota 17), il problema non
solo o tanto quello dellorario di lavoro, quanto quello della complessit delle mansioni affidate a un
lavoratore neoassunto, il quale, sentendosi inadeguato allincarico, ne aveva riportato uno stress tale da
indurlo al suicidio. I giudici di Osaka decisero che i compiti erano accettabili e che quindi il suicidio
fosse da attribuire a una predisposizione caratteriale del lavoratore. Il padre della vittima ha proposto
appello innnazi alla competente Corte di Osaka.
19
Sul tema generale del contenzioso in Giappone mi permetto di rinviare a Giorgio Fabio Colombo,
Oltre il paradigma della societ senza liti. La risoluzione extra-giudiziale delle controversie in Giappone,
CEDAM, Padova 2011.

Giorgio Fabio Colombo

21

ha un carattere molto pi clastico rispetto a situazioni pi neutre, quali rapporti


commerciali. In generale, qualunque rapporto che presupponga una lunga durata
e una gerarchia nei ruoli assume caratteristiche di delicatezza nella relazione che
non sono compatibili, nella visione tradizionale, con un comportamento contenzioso. Sono le classiche situazioni in cui lo strumento ideale di risoluzione delle
controversie la molto celebrata conciliazione.
Il processo del lavoro, in Giappone, ulteriormente reso complesso da una preliminare fase di accertamento di tipo amministrativo, a seguito della quale si pu decidere
di ricorrere al tribunale ma che comunque comporta gi una sorta di pre-contenzioso.
Occorre dunque superare, oltre alle barriere di tipo culturale, anche un primo sbarramento di tipo tecnico. Se persino in una materia cos delicata si assiste a un aumento
del contenzioso allora forse davvero segno di un cambiamento sociale.
Un altro parametro, meno scientifico e pi difficilmente misurabile, consente
di poter ipotizzare un nuovo atteggiamento nei confronti delle rivendicazioni in
tema di karshi e karjisatsu, ossia come le questioni sono rappresentate sui media
e addirittura in forme di intrattenimento popolare come i manga.20 Dal fatto che
le decisioni come quella commentata facciano la loro comparsa sui giornali si pu
ancora inferire che si tratta di ipotesi eccezionali, e come tali meritevoli di unattenzione qualificata da parte della stampa. Dallaltro per, lesposizione sempre pi
solidale verso le famiglie delle vittime, trattate come persone che hanno subito un
grave torto e non come soggetti poco civili che violano lordine sociale rivolgendosi
alla magistratura; anche i lavoratori coinvolti sono dipinti sempre meno come persone deboli o anomale (per usare la definizione della Corte Suprema), ma come
esseri umani che hanno vissuto un dramma dal quale non sono riusciti a uscire.
La tematica tuttavia in costante e talvolta discontinua evoluzione nella legislazione, nella giurisprudenza e persino nellopinione pubblica. Gli anni ci diranno se
il Giappone sar in grado di dare una regolamentazione compiuta, tale da risolvere
in modo soddisfacente la situazione.
20
A tale proposito, un riferimento diretto al tema del karshi e dellatteggiamento verso il contenzioso
contenuto nel manga di Taniguchi Jiro, Harayuku Sora, Shueisha, Tokyo 2005 (edizione italiana Un
cielo radioso, Coconino Press, Bologna, 2008). La storia riguarda un lavoratore di mezza et che muore
in un incidente dauto causato dalla troppa fatica accumulata sul lavoro: la sua anima per un breve
periodo trasmigra nel corpo di un ragazzo che era rimasto coinvolto nello scontro. Alle pagine 240-241
si svolge un dialogo che pu essere letto alla luce del dibatitto sullargomento tra la vedova del protagonista e un dirigente della societ per cui egli lavorava.
Moglie: Signor Omura, lei doveva conoscere le condizioni di lavoro della sua impresa.
Dirigente: Eh...beh.
Moglie: Credo che la causa della morte di mio marito sia lenorme eccesso di lavoro che gli veniva richiesto in fabbrica...s, per colpa della fabbrica che morto! E ho deciso di chiedere i danni allazienda
per incidente sul lavoro.
Dirigente: Signora! Mi ascolti...non credo che questo sia il desiderio di suo marito! Se lei fa causa
allazienda di suo marito finir per disonorarlo, lo sa bene! Siamo il numero uno del settore...provvederemo a pagare tutte le spese causate dallincidente.
Moglie: No. Penso che la cosa debba essere affrontata pubblicamente e non semplicemente in modo
amichevole...e credo che se mio marito fosse vivo mi approverebbe.

22

Il danno da karshi

Karshi Damages: New Frontiers of Civil Liability in Japan


The issues of karshi and karjisatsu have been studied in depth by sociologists,
psychologists and medical doctors. But still there is room for new critical analysis if
we observe the matters through the lenses of the lawyer. In fact, (relatively) recently,
the Supreme Court of Japan has addressed the following questions in one landmark
decision: is the employer bound to pay damages to the heirs if a worker commits
suicide as consequence of overwork or overwork-related stress? How can a direct
link between suicide and overwork could be assessed? It appears that the Supreme Court is now contributing in giving an admonition to society: employers are
warned that if they overexploit their employees they will face legal consequences.
However, the lack of precise criteria in assessing the relationship between work and
death still makes the issue extremely controversial and debated.

Marco De Baggis

Lintroduzione del cristianesimo ortodosso


in Giappone e la figura di San Nikolaij

Brevi cenni sullortodossia 1


Con questo nome viene indicata la variante del cristianesimo sorella del cattolicesimo e diffusasi nellEuropa orientale e nel medio oriente, e raggruppa tutte quelle
chiese nazionali che, dal punto di vista gerarchico, riconoscono il primato onorario
del Vescovo di Roma e del Patriarca di Costantinopoli-Nuova Roma. Le differenze
sostanziali riguardano principalmente questioni teologiche ma non mancano divergenze su aspetti quotidiani della vita, dal segno della croce al matrimonio per il clero.
La diffusione originaria ricalcava lestensione dellimpero romano doriente (principalmente bassi Balcani, penisola ellenica e Asia Minore) e i suoi satelliti culturali
(penisola balcanica e mondo slavo, e per lungo periodo anche lItalia meridionale,
la Sicilia e la Sardegna). La fede cattolica e quella ortodossa sono state indistinte per
circa un millennio dalla morte di Cristo, fino a quando, nel 1054, con una scomunica incrociata il Papa e il Patriarca si allontanarono sempre di pi. Lecumene cristiana
si trov quindi divisa in cattolica (dal greco , universale) ed ortodossa (da
, retta opinione). Curiosamente, la primigenia cristianit si connotava
come cattolica e ortodossa allo stesso tempo. La liturgia ortodossa, influenzata dalla
corte bizantina, ha fatto suoi molti rituali e modalit di questo ambiente, oltre ad
aver mantenuto forme poco o per nulla alterate provenienti pi o meno direttamente dal mondo del cristianesimo tardo antico. Invece in occidente la liturgia, rivisitata pi volte, stata influenzata dal rito romano pesantemente rivisitato in chiave
franca, prima, e in funzione anti protestante, dopo, oltre ad essere passata attraverso
numerosi concili e cambi di rotta ancora fino ai giorni nostri.
La chiesa ortodossa giapponese, la sua struttura
La chiesa ortodossa del Giappone, Nihon seikykai oppure Nihon harisutosu seikykai (dove harisutosu
sarebbe una sorta di traslitterazione del greco ) una chiesa
1

Due studi utili per la conoscenza dellortodossia sono: Hans Dieter Dpmann, Il Cristo doriente,
ECIG, Genova 1994; Morini Enrico, Gli ortodossi, Il Mulino, Bologna 2002.

24

Lintroduzione del cristianesimo ortodosso in Giappone e San Nikolaij

autonoma nellambito del Patriarcato di Mosca. Durante lURSS era sotto la


chiesa ortodossa dAmerica. Nel 1970, in corrispondenza dellallentamento della
pressione sovietica, la chiesa russa pot riorganizzarsi, e recuper la competenza
sulla chiesa giapponese,2 alla quale fu dato lo status di chiesa autonoma (status
peraltro contestato dal Patriarca di Costantinopoli-Nuova Roma). Attualmente
si compone di tre diocesi: Giappone orientale, con sede a Sendai (32 parrocchie),
Tokyo (20 parrocchie), dove il vescovo anche Metropolita del Giappone, e infine il Giappone occidentale, con sede a Kyoto (15 parrocchie); il Metropolita,
che risiede a Tokyo, Nushiro Ikuo, che ha preso il nome di Daniel. Il vescovo
di Sendai Tsujinaga Noboru, Seraphim, mentre il seggio di Kyoto vacante, ed
retto ad interim dal Metropolita Daniel, peraltro gi ex vescovo della diocesi.
Il recente terremoto e tsunami nel Thoku hanno naturalmente avuto pesanti
ripercussioni per la chiesa locale soprattutto, e diverse chiese risultano danneggiate, come la sede vescovile di Sendai, altre completamente distrutte. I fedeli sono
circa 30.000.
I primi contatti
La presenza del cristianesimo in Cina antica, ma fondamentalmente di matrice nestoriana. N cattolicesimo, n ortodossia riuscirono a giungere molto pi in
l della Mesopotamia. Larrivo in Giappone del cristianesimo, a prescindere dalla
confessione, invece molto tardo, se escludiamo le affascinanti suggestioni del nestorianesimo nel Giappone del VI secolo.3 I contatti con il mondo ortodosso, poi,
sono ancora pi recenti. Bisogner, infatti, aspettare che i Russi raggiungano lestremo oriente, alla fine del XVII secolo.4 I primi ortodossi Giapponesi furono marinai
naufragati sulle coste delle Aleutine5 e della Kamchatka, i quali, entrati in territorio
russo, in gran parte dei casi non poterono pi far ritorno in patria. Preso quindi
il battesimo e un nome russo, restarono allora in Russia per il resto dei loro giorni.
Non chiaro quante siano tali persone, ma possiamo conoscere le vicende di
alcuni di loro grazie ai diari che hanno scritto.6
Il primo Giapponese in assoluto a comparire nelle cronache russe fu un certo
Denbei, povero mercante di Osaka. Egli, partito alla volta di Edo nel 1695, ottavo
2
http://oca.org/history-archives/autocephaly-agreement (20/1/2012), versione online del tomo di
autocefalia, con il quale il Patriarcato di Mosca concede alla chiesa dAmerica di organizzarsi come
Patriarcato a tutti gli effetti, allarticolo X, stabilisce che la chiesa ortodossa giapponese rientra sotto la
giurisdizione di Mosca, alla quale dovr fare richiesta per ottenere lautonomia.
3
http://www.onmarkproductions.com/LostIdentity.pdf, versione elettronica del libro del 2005 Lost
identity del sacerdote siro americano Ken Joseph, Kobunsha paperback, Tokyo (20/1/2012).
4
Dpmann, Il Cristo doriente, cit, pp. 44-45.
5
Arcipelago attualmente sotto la sovranit degli Stati Uniti dAmerica (Alaska), ma allepoca sotto il
dominio russo.
6
Ushimaru Yasuo, Nihon seikyshi, Nihon harisutosu seikykaikydan, Tokyo 1979.

Marco De Baggis

25

anno dellera Genroku, fu sorpreso da un tifone e giunse lanno successivo sulle


coste della Kamchatka meridionale. Da qui, con il capo dei Cosacchi Vladimir
Atrasov, giunse in Russia, nel 1702, e fu presentato allo zar Pietro il Grande il quale,
impressionato da quel mercante, fond una scuola di studi giapponesi a Pietroburgo, dove Denbei divenne insegnante di lingua giapponese. Negatogli nel 1710 il
permesso di tornare in Giappone, gli fu ingiunto di battezzarsi, e con il nome di
Gavril, egli divenne il primo Giapponese della storia a diventare cristiano ortodosso. del 1711 una sua esposizione della religiosit nipponica per il governo russo,
una sorta di intervista sulle convinzioni religiose dei suoi conterranei, uno scritto in
realt molto semplicistico, vista anche la bassa caratura culturale del personaggio.
Nel 1710 fu la volta di un altro Giapponese, Sanima. Egli faceva parte di un
gruppo di dieci persone, naufragato sulle coste della Kamchatka. Quella volta per,
furono gli indigeni del posto a trovarli per primi, e a massacrare quattro di loro. Poi,
ridotti in prigionia, furono acquistati in quattro da alcuni russi, e Sanima venne
inviato come insegnante a Pietroburgo. Qui, divenuto aiutante di Denbei, si battezz e si naturalizz, prendendo perfino moglie. Non sappiamo quando morirono
sia Denbei sia Sanima.
Nel 1729 furono alcuni mercanti di Satsuma diretti ad Asaka con un carico di
legname e carta, ad essere vittime di un tifone che trascin tutti ancora una volta
in Kamchatka. Dellequipaggio di 19 persone, dopo 7 mesi, sopravvissero solo due
uomini, Gonza, figlio di pescatori, e Sza, mercante. Nel 1733 incontrarono la
zarina Anna Ivanovna, e lanno seguente si battezzarono e presero nomi russi.
Nel 1745 invece fu il turno del gruppo di un certo Takeuchi, che naufrag sulle
isole Kurili, presso Onekotan.
Tra i legni naufragati lungo le isole Kurili figura anche quello di Daikokuya
Kdayu, che non si convert, ma che merita menzione per i suoi viaggi nella Russia
a contatto stretto con lortodossia e perch due dei superstiti della sua nave si convertirono e restarono in questo paese. Egli, a differenza della grande maggioranza
dei suoi connazionali, riusc a tornare in Giappone e ci ha lasciato un buon numero
di scritti, i pi famosi dei quali sono Hokusa Ibun e Hymin goran no ki, opere che,
per, non hanno come fine il descrivere le reali condizioni e vicende dei naufraghi
giapponesi, e che sono quindi carenti dal punto di vista dellaccuratezza.
Egli part da Shirokoch, a Suzuka, diretto a Edo, nel dicembre del 1782, ma
venne travolto da una tempesta, e nel 1783 sbarc ad Amchitoka. Il suo gruppo
aveva gi perso un uomo, e nei quattro anni di permanenza sullisola ne perder
altri quattro. Nel 1787 il gruppo si trasfer in Kamchatka, dove morirono altri tre
compagni, poi in Jakuzia. Nel 1789 i sei superstiti giunsero a Irkutsk, in Siberia,
dove Shinz (che sposa anche una donna russa) e Shz si convertono. Nel 1791 si
recarono a Pietroburgo per ottenere il permesso di tornare in Giappone, e furono
ricevuti dalla Zarina Caterina II, che concesse il permesso, ma il solo Daikokuya
torn in Hokkaid nel 1792, mentre i suoi due compagni convertiti allortodossia
restarono in Russia. Mor infine a Edo nel 1828.

26

Lintroduzione del cristianesimo ortodosso in Giappone e San Nikolaij

Possiamo quindi evidenziare come i primissimi ortodossi giapponesi altro non


furono che naufraghi che, per convenienza alla vita russa o per convinzione, si battezzarono. Solo alla fine del bakufu larrivo di Nikolaij cambier questo stato di cose.
I primi tentativi di presenza stabile: il consolato russo di Hakodate sotto il console
Goshkevich
Con la fine del sakoku, il Giappone fu costretto ad aprirsi ai commerci e alla
diplomazia delle potenze occidentali. I primi stati ad approfittarne furono il Regno Unito, gli Stati Uniti, la Francia, lOlanda e la Russia. Questultima, gi dal
1858, in virt degli accordi di Shimoda ottenuti dallammiraglio Putyatin aveva
un consolato ad Hakodate. Il primo console incaricato fu Iosofovich Antonovich
Goshkevich7 che acquist per il governo russo un pezzo di terra per ledificio e per
una piccola chiesa di legno, completata nel 1859 (la quale da considerare come
la prima chiesa in assoluto costruita in Giappone dallimposizione del divieto di
professare il cristianesimo).
Goshkevich, nato nel 1814 a Minsk, si laure a Pietroburgo nel 1839. Dopo
una vita movimentata tra la Russia e lAsia, incontr a Shimoda Tachibana Ksai
(nato Masuda Ksai), un ex samurai e monaco buddista che, divenutogli amico, gli
forn del materiale per la stesura di un saggio comparativo sulle lingue giapponese
e russa. Dal canto suo, egli sarebbe stato il padrino per Tachibana quando, giunto
in Russia, mut il suo nome in Vladimir Iosofovich Yamatov (questi ultimi nomi
chiari riferimento luno al padrino, laltro alla sua origine giapponese). Yamatov
sar in seguito insegnante di lingua giapponese a San Pietroburgo ma torner in
Giappone dopo che gli inviati della missione Iwakura lo assicurarono che poteva
tornare in patria senza paura di essere condannato per il tradimento al suo daimy.
Mor in Giappone nel 1885. Goshkevich, fortemente credente, apprest quindi
una cappella che avrebbe dovuto avere, come di regola, anche ministri del culto.
Il primo sacerdote assegnato ufficialmente fu Vasilij Makhov, coadiuvato dal figlio
Ivan Makhov con il ruolo di lettore (che ha il compito di leggere le Scritture), i
quali arrivarono a pochi mesi di distanza luno dallaltro nel 1859.8 Vasilij era nato
da una povera famiglia di Oboyanski, nel distretto di Kursk. Si laure in teologia
nel 1815 e nel 1823 divenne sacerdote. Nel 1849 gli mor la moglie e nel 1852 su
invito del metropolita Isidoro di Kursk si fece monaco a Pietroburgo nel monastero Alexandr Ovskij, ma poco dopo si imbarc divenendo nel 1853 prete della
fregata Diana, allepoca impegnata in una circumnavigazione del Globo sotto il
comando dellammiraglio Evfemij Valisevich Putyatin. Successivamente, quando
questi ebbe il compito di aprire negoziati con il bakufu, egli lo segu in Giappone e
sbarc con lui a Shimoda. Nel 1855 torn in Russia, ma nel 1858 gli venne ordi7
8

Nakamura Kennosuke, Senkyshi Nikolai to Meiji Nihon, Iwanami shten, Tokyo 1996.
Naganawa Mitsuo, M hitori no Makhov, Roshia tech, 33.

Marco De Baggis

27

nato di tornare in Giappone come cappellano del consolato di Hakodate. Makhov


considerato da alcuni9 il primo ministro del culto ortodosso (seppure per pochissimo tempo) in Giappone, ma pi probabile che questo primato debba andare a
Filaret,10 sacerdote il cui nome era per altro gi presente nellelenco di persone che,
con Putyatin e Goshkevich, salparono per fondare il consolato. Filaret per un
personaggio molto sfuggente, che forse lasci Hakodate nel 1860, quando era gi
stato scelto il successore di Makhov. Unipotesi vede Filaret reggente del titolo
di cappellano in attesa dellarrivo di Makhov, il che spiegherebbe la sua relativa
posizione defilata. Compare poco dopo a Vladivostok un altro Filaret ma non
chiaro se sia la stessa persona. Ad ogni modo di lui si perdono presto le tracce. Dei
Makhov, invece, abbiamo diverse informazioni. Dopo appena quattro mesi Vasilij,
gi sessantenne, a causa di una malattia del cuore, chiese di tornare in Russia per
curarsi, e lasci il Giappone nel 1860, a circa un anno dalla sua venuta. Mor a 69
anni nel villaggio di Radoubeji, nel distretto di Kursk. Il figlio rimase a Hakodate
dove per non pot fungere da cappellano non avendo ricevuto lordinazione. Ivan,
da alcuni considerato non il figlio bens il genero di Basilij,11 scrisse per i bambini
giapponesi un breve testo, Roshiya no iroha 12 (Pycc ,
ABC della Russia), che poi il primo testo che mise in comunicazione Russia e
Giappone. Si tratta di un semplice testo di 20 pagine (uno, se non il primo testo
ad essere stato stampato in Hokkaid) con alfabeto, sillabe e parole in russo con il
corrispettivo in giapponese. Nel 1861, adducendo anchegli motivi di salute (una
malattia alla gola), torn in Russia e il console Goskevich mand quindi una richiesta al sinodo russo per un nuovo cappellano capace anche di diffondere lortodossia in Giappone. Questultima richiesta sembra strana, visto che in Giappone
il divieto di professare il cristianesimo era ancora vigente e lo sarebbe stato ancora
per una decina di anni. Forse aveva avuto sentore che prima o poi questo divieto
sarebbe caduto. Il candidato ideale sarebbe dovuto essere non solo laureato in teologia, ma versato anche in altre discipline, e capace di lasciare una buona immagine
sia ai Giapponesi, sia ai Russi, sia agli altri stranieri presenti in citt. Questo per
contrastare la presenza di brillanti personaggi presenti nelle ambasciate inglese e
francese. Il prescelto sarebbe stato Nikolaij Kasatskin. Nel 1865 Goshkevich lasci
il Giappone e chiuse la sua carriera nel 1867, nondimeno durante questi due anni
rimase sicuramente sostenitore dellattivit di propaganda di Nikolaij sia di fronte
al sinodo russo, sia con raccolte di fondi.

Ushimaru Yasuo, Nihon seikyshi, cit.


Shimizu Megumi, Futari no Makhov to Firaret shisai, in Hakodate-Roshia: sono kry no kiseki,
Hakodate nichi ro kryshikenkykai, 2005.
11
Naganawa Mitsuo, M hitori no Makhov, cit.
12
http://eprints.lib.hokudai.ac.jp/dspace/bitstream/2115/40196/3/tonai2009_rev.pdf (20/01/2012),
interessantissimo studio di Tonai Yuzuru, dellUniversit dello Hokkaid.
10

28

Lintroduzione del cristianesimo ortodosso in Giappone e San Nikolaij

Nikolaij (Ivan) Kasatkin dalla nascita allarrivo in Giappone


San Nikolaij (1830-1912) nacque come Ivan Dimitrievich Kasatkin
nella regione di Smolensk,13 provincia di Beriskij, villaggio di Beryoza, nella Russia occidentale, da Dimitri Ivanovich Kasatkin, parroco
di campagna, e da Xenia Aleksevina Kasatkina, che muore a 35 anni, quando Ivan
aveva 5 anni. Fin da piccolo aiut nelle funzioni della chiesa. Durante la sua giovinezza, la Russia attravers un periodo turbolento e anche lui sub, come molti
giovani della sua et, il fascino della carriera militare. Il padre, per, riusc a farlo
desistere dai suoi propositi e lo fece iscrivere allistituto superiore di teologia di
Smolensk. Ivan cos capace che riesce successivamente ad entrare nella prestigiosissima universit teologica di Pietroburgo, che offriva dei corsi molto impegnativi
basati sia sulle Scritture, sia su scienze quali la linguistica, la fisica, la geografia, fino
ad arrivare alla logica e alle lingue classiche e moderne. Versato in tutti i campi,
affiner soprattutto la conoscenza del Tedesco e del Greco classico, e studier soprattutto gli autori della Patristica pi venerati dalle chiese orientali.
Il primo avvicinamento al Giappone Ivan lo ebbe leggendo alluniversit il libro del capitano di fregata Vasilij Mikhailovich Golovnin
(1776-1831), , (Note sul mio soggiorno in Giappone, [Nihon yshki ]), pubblicato nel 1816. il
resoconto del naufragio al largo di Kurashiki della sua nave, e della conseguente
deportazione a Hakodate, dove ebbe lopportunit di conoscere usi e costumi dei
Giapponesi. Il libro divenne subito un best seller tradotto in molte lingue ed ebbe
uninfluenza molto grande sulla visione del Giappone per tutto l800. Al quarto
anno di teologia, poi, Ivan vide per caso un foglio in cui si richiedeva di mandare
un nuovo sacerdote in Giappone. Era la lettera con cui il console Goshkevich
chiedeva al sinodo russo un sostituto per Makhov. Subito si entusiasm, pronto
a partire, tanto pi che un suo compagno di camera, Polikin, che poi prese il
nome di Isaia, part poco dopo per far parte della missione ortodossa a Beijing.
Dopo un colloquio con il rettore Nektarios, che prov a distoglierlo dallintento
facendogli intravedere una brillante carriera come studioso e insegnante presso
lUniversit, pot proporsi. La rosa dei candidati era formata da dodici nomi,
ma la candidatura di Nikolaij prevalse nonostante la sua giovane et, anche perch era lunico a non essere sposato,14 cos come ricordato dallarchimandrita e
amico di lunga data di Ivan, Bragoravmov, in una lettera. Anche lappoggio del
Metropolita Isidoro, grande nome del clero russo, attivo a Novgorod, Pietroburgo e in Finlandia, (allepoca parte dellimpero), e impressionato dalle capacit
del giovane prete, deve essere stato determinante. Nel 1860 prese quindi i voti,
affront la cerimonia della tonsura, divenne monaco e cambi il nome in Nikolaij, il vincitore, per poi officiare come diacono ad alcune funzioni presso la
13
14

Takahashi Yasuyuki, Sei Nikolai daishuky, Nihon Kirisutokydan Shuppansha, Tokyo 2000.
Kedorov, Chshisai guragorzu ate no tegami ni miru Nikolai daishuky, Russkij Archiv 1912, 3.

Marco De Baggis

29

cappella dei Dodici Apostoli annessa alluniversit, il 30 giugno che in Russia


la festa dei Santi Pietro e Paolo.15 Prima della partenza and a salutare il padre e i
fratelli. Tutti rimasero sorpresi da quella decisione, ma lo sostennero. Il padre, in
particolare, intagli per lui una croce di legno e gli diede unicona molto venerata
in famiglia che port poi in Giappone. Il primo agosto del 1860 intraprende il
terribile viaggio attraverso la Siberia, tra boschi e distese infinite per raggiungere
Irkutsk, sul lago Baikal, nel cuore della Siberia meridionale, a ridosso dei deserti
della Mongolia. Qui, a causa di avversit meteorologiche, rallent la marcia, e
raggiunta Nikolaijesk, si ferm per quasi un anno. Durante il soggiorno forzato,
incontr colui che sarebbe stato poi il Metropolita di Mosca, Innocent (17991879), uomo colto e di grande virt, proclamato santo nel 1977. La sua influenza
su Nikolaij fu di grande importanza: egli, come missionario, recuper lo spirito
dei sacerdoti evangelizzatori bizantini degli Slavi, traducendo in varie lingue i
testi sacri, tra cui la lingua degli abitanti delle isole Aleutine, larcipelago che congiunge la Kamchatka allAlaska, attualmente territorio degli Stati Uniti dAmerica, ma allepoca zona di espansione russa. La sua influenza positiva lo esort ad
accantonare lo studio delle lingue europee, per dedicarsi quanto pi possibile allo
studio del giapponese. Fu proprio il suo esempio che port Nikolaij alla completa
padronanza di quella lingua, che gli permise di tradurre numerosi testi sacri ma,
soprattutto, di entrare pi a fondo con il popolo nipponico.
Nikolaij a Hakodate
Lo sbarco a Hakodate avvenne il 14 luglio 1861 dalla nave Amur, partita da
Nikolaijesk nellaprile dello stesso anno. Allepoca la citt, uno dei pochi porti accessibili agli stranieri, aveva un forte sapore internazionale ed erano molte
le presenze di stranieri, seppure guardati con malcelato sospetto. Nellagosto di
quellanno sarebbe passato in citt anche lanarchico Bakunin.16 Sebbene la prima
impressione non fosse delle migliori, a causa delle grandi aspettative che nutriva verso il Giappone, nondimeno subito si impegn nello studio della lingua,
memore dei consigli di Innocent. Fece rapidi progressi anche nello studio della
storia e della letteratura, nonch nel buddismo e nei classici confuciani, sotto
la tutela del medico e intellettuale confuciano Kimura Kensai. Alla partenza di
questo, prosegu gli studi sotto Niijima Shimeta, pi noto come Niijima J, il
fondatore della Dshisha, che, nonostante numerosi tentativi, per, non riusc
15

Nikolaij, una volta giunto in Giappone e rafforzata la sua diocesi, scelse, in ricordo proprio della sua
prima messa, questa data come giorno per le riunioni annuali del piccolo sinodo giapponese, tradizione
ancora oggi seguita dai fedeli giapponesi, sebbene le riunioni siano ormai differenti dai primi incontri,
riservati al clero e finanziati dalla Chiesa russa; quelli attuali, aperti ai fedeli laici hanno acquisito un
ruolo importante, e sono autofinanziati, gi dal 1917, dopo la Rivoluzione di Ottobre in Russia.
16
Sakon Takeshi, M.a. Bakunin no nihon raik wo megutte, in Kyd kenky roshia to nihon, Tokyo
1990.

30

Lintroduzione del cristianesimo ortodosso in Giappone e San Nikolaij

mai a convertire. Tra messe e servizi spirituali in larga parte a beneficio di marinai e mercanti russi, visto che i Giapponesi vedevano il cristianesimo come la
peggiore forma di malvagit tradotta in religione,17 per, Nikolaij non riusciva
a trovare lo sbocco per la sua vera passione, il proselitismo, cosa che gli caus
non poche frustrazioni. Un grande risultato lo otterr, comunque, pochi anni
dopo, con Sawabe, un personaggio dai tratti romanzeschi, conosciuto nel 1865
durante un ricevimento. Il primo scambio di battute tra i due sar allinsegna
della conflittualit, poi, a poco a poco, grazie ad assidue visite di Sawabe, maestro di scherma al consolato, a Nikolaij, le cose cambiano, fino alla clamorosa
conversione. Per comprendere leccezionalit della vicenda, occorre considerare la
storia di Sawabe. Egli nacque nel 1833 a Tosa, e poi si trasfer ad Edo. Dopo una
giovinezza piuttosto movimentata, si avvicin al movimento xenofobo sonn ji,
e part per Hakodate con altri seguaci del movimento con lintenzione di creare
disordini con atti di violenza contro gli stranieri della citt. Curiosamente, tra
le sue amicizie ci sono lo stesso Niijima e Sakamoto Ryma. Allo stesso tempo
divenne, in virt del matrimonio, anche il titolare del piccolo santuario shint
Shinmeisha a Hakodate. Entr nel consolato russo come maestro di kend, e qui
conobbe Nikolaij. Allepoca egli vedeva i Cristiani come esseri immondi e insopportabili, e un giorno entr nella stanza di Nikolaij con lintenzione di ucciderlo
per difendere il suo paese dal male del cristianesimo, ma dopo uno scambio di
battute non solo desistette, ma divent il suo primo discepolo. Sawabe, con il suo
consueto spirito passionale, inizia a spingere molte persone verso lortodossia,
ma per molti che lo avevano conosciuto in precedenza sotto la veste di fanatico
xenofobo, questa trasformazione sembrava davvero buffa. Una delle sue frasi preferite era: se volete salvare questo paese, fate come me, convertitevi!, che unisce
un indomito spirito nazionalista a curiose venature apocalittiche. Tuttavia, grazie
alla sua azione, un medico di Hakodate, Sakai, e Urano Daiz, diverranno anche
loro discepoli di Nikolaij, quando ancora vigeva il divieto di praticare il cristianesimo.
Alla caduta del bakufu e al ritorno al potere dellimperatore, si era creduto che
questo divieto sarebbe stato ancora pi inasprito e che una nuova ondata di persecuzioni si sarebbe abbattuta. Ma Sawabe e gli altri erano infuocati dallo spirito
missionario e, nel 1868, primo anno dellera Meiji, chiesero a Nikolaij di essere battezzati, e il rito fu compiuto nella stanza del sacerdote e in tutta segretezza. Sawabe
prese il nome di Pavel,18 mentre Sakai divenne Ioan. Anche Urano si fece battezzare
e prese il nome di Yakov. Dopo il battesimo, questi tre si divisero, Sakai torn nel
suo paese dorigine, a Yamagata, Urano a Kanazawa e Sawabe a Sendai. Nikolaij,
invece, torn in Russia per due anni.

17

Pozneiev, Meiji nihon to Nikolaij daishuky, (tr. Nakamura Kennosuke), Kdansha, Tokyo 1986.
Pavel corrisponde a Paulus, in latino, il nome del santo che era partito, proprio come Sawabe, da
persecutore dei cristiani, per poi diventare uno dei massimi esponenti.
18

Marco De Baggis

31

Nikolaij in Russia per lultima volta


Il ritorno in Russia ai primi del 1869 fu necessario per un insieme di fattori, e
il timore di persecuzioni sicuramente non fu uno di questi (Nikolaij affront con
coraggio la crisi scoppiata a causa della guerra russo giapponese del 1904-5 restando in Giappone).19 Egli, probabilmente, decise di tornare in patria in questo
periodo in quanto la situazione restava bloccata in Giappone e per non perdere
tempo, valut che la sua presenza in Russia sarebbe stata pi proficua. Al sinodo
della chiesa russa egli present i risultati ottenuti fino ad allora, e un dossier sulla
situazione religiosa nel paese. Da questa traspare la convinzione che i fedeli delle
religioni diffuse in Giappone, buddismo e shint, fossero in uno stato di incertezza, dovuto allarrivo del cristianesimo, e che in queste crepe, a patto di una
vigorosa azione di evangelizzazione, ci fossero ottime possibilit per diffondere
lortodossia. In particolare, sono interessanti i giudizi dati sul buddismo e sullo
shint. Per il primo, infatti, egli sembra nutrire una sincera ammirazione, per la
profondit della speculazione filosofica e per essere una religione chiaramente
organizzata, a differenza dello shint che , invece, considerato alla stregua di una
superstizione, e quindi pi facile da superare.20 Quindi, chiese lautorizzazione
ufficiale alla fondazione di una missione in Giappone. Ottenne il permesso, ma
non riusc ad ottenere la possibilit di inviare in quattro citt strategiche (Hakodate, Edo, Kyoto, Nagasaki) altrettanti sacerdoti, come invece stavano facendo
gli altri contendenti, cio i cattolici e i protestanti. Questa decisione provoc un
gap che con gli anni divenne praticamente incolmabile: se, infatti, la presenza nel
Thoku fu assicurata, ci non si potr dire delle altre aree del paese, peraltro molto pi vivaci e dinamiche. La missione dal punto di vista amministrativo andava
a cadere sotto la giurisdizione del vescovado della Kamchatka, mentre in un anno
dalla Russia sarebbero arrivati finanziamenti per 6000 rubli, utilizzabili anche
per larchitettura sacra. Nel 1870 Nikolaij venne infine nominato archimandrita. Nello stesso anno, quando fu chiaro che la nuova politica avrebbe preso una
precisa strada verso loccidentalizzazione del paese, ritorn in Giappone. Durante
la sua assenza lazione missionaria dei neoconvertiti fu alquanto intensa e ricca
di buoni risultati: in breve tempo, Sendai vide nascere una ricca comunit ortodossa intorno al circolo di Sawabe, e anche altri piccoli centri del Thoku furono
interessati dalla loro azione missionaria. Nel dicembre 1871 giunge ad Hakodate
dalla Russia un altro prete, Anatolij, allarrivo del quale, Nikolaij part per Tokyo,
aprendo un altro grande capitolo per la storia dellortodossia in Giappone.

19

Nakamura Kennosuke, Meiji no Nihon Harisutosukykai Nikolai no hkokusho, Kybunkan, Tokyo


1993.
20
Kasatkin Nikolaij, Nikolai no mita bakumatsu nihon (trad. di Nakamura Kennosuke), Kdansha,
Tokyo 1979.

32

Lintroduzione del cristianesimo ortodosso in Giappone e San Nikolaij

Nikolaij a Tokyo, lo sviluppo della missione, la morte


Il governo Meiji lentamente allentava, ma non eliminava, i divieti alle religioni
imposti dal bakufu, tanto che nel 1872 ci fu un improvviso quanto inaspettato
ritorno di severit contro i cristiani di tutte le fedi. Durante questa brevissima, e
a tuttoggi ultima persecuzione nel paese, furono imprigionati anche alcuni ortodossi giapponesi, tra i quali, naturalmente, Sawabe. Tuttavia il clima era sereno
sotto il nuovo regime, e ormai evidente la diffusione dellortodossia del Thoku,
Nikolaij tent quindi la carta di Tokyo. Nel gennaio del 1872 part per Yokohama,
affidando la reggenza della sede di Hakodate al nuovo arrivato Anatolij. Giunto
nella nuova capitale a febbraio, pot vedere direttamente i progressi delle altre confessioni cristiane, cos come aveva fatto gi a Yokohama. A Tokyo non ebbe subito
vita facile: costretto a cambiare dimora diverse volte, alla fine trov, nel quartiere di
Irifune, un alloggio di fortuna e divise il tempo tra lopera missionaria e le lezioni
di russo. Un interessante trafiletto del 1872 apparso sul Tky nichi nichi shinbun
del 10 aprile, parla di lui e soprattutto del suo impegno nello studio dei classici del
pensiero cinese al famosissimo shiba no zjji. Durante la opera di proselitismo casa
per casa, trov anche il luogo dove poter costruire la chiesa della capitale. Il luogo
prescelto era a Surugadai, attuale Kandach, ad Ochanomizu.21 Era una vecchia
stazione dei pompieri usata fino alla fine del bakufu, in posizione alta per lepoca.
Nel 1872 Il terreno e la struttura furono comprati tramite dei prestanome, in quanto allepoca vigeva il divieto di acquistare terreni da parte di stranieri, e fu subito
costruita una scuola missionaria che in breve divenne il fulcro dellortodossia giapponese, attirando studenti da tutto il paese. Successivamente, grazie allintervento
diplomatico russo, il terreno fu rilevato dallambasciata russa che lo prest alla
chiesa e solo a met degli anni 50 del 900 la propriet pass definitivamente sotto
la chiesa ortodossa giapponese. I lavori iniziarono nel 1884, grazie ai generosi fondi
raccolti durante la permanenza in Russia e terminarono nel 1891. La cattedrale fu
dedicata alla Resurrezione e si presentava come una chiesa a croce greca con un alto
campanile davanti allentrata, di chiara matrice russa. La cupola poggiava direttamente sul corpo delledificio. Fu progettata da Michael A. Shchurupov un architetto russo al momento in Giappone, in collaborazione con larchitetto britannico
Josiah Conder, e costruita dalle maestranze di Nagasato Taisuke, e fu un landmark
per molti anni, prima che il terremoto del Kant22 e poi lurbanizzazione della zona
circostante la assorbissero. Alla cattedrale furono affiancati una biblioteca e un colleggio maschile e femminile, questultimo di notevole importanza in quanto una
delle poche istituzioni di istruzione per ragazze di matrice cristiana in Giappone.
Questi anni furono cruciali anche per lorganizzazione gerarchica della diocesi: nel
21

Seraphim, Tky fukkatsu daiseid ga taterareta toki, Seiky jihsha, Tokyo 2002.
Durante il terremoto andr distrutta la biblioteca, e il campanile roviner sulla cupola, distruggendola. Allatto della ricostruzione, fu abbassato il campanile e la cupola fu poggiata su di un tamburo e
rifatta in uno stile pi marcatamente bizantino. Gli interni furono fortemente semplificati.

22

Marco De Baggis

33

1874 venne indetto il primo concilio della chiesa ortodossa giapponese, mentre
ancora pi importante fu il secondo concilio durante il quale il vescovo Pavel della
Siberia orientale ordina sacerdote Sawabe e Sakai come diacono,23 realizzando cos
uno dei punti cardine del progetto di Nikolaij, cio quello di creare una chiesa che
fosse sempre pi autosufficiente dal punto di vista pastorale. In questi stessi anni si
organizz anche il coro della cattedrale di Tokyo e venne creato un corpus di canti in
giapponese24 su melodia russa.25 Nel 1880 fu fondata la scuola missionaria di Tokyo
unificando i precedenti istituti di istruzione con la missione, e nello stesso anno Nikolaij fu ordinato finalmente vescovo di Revel, dellarcidiocesi di Riga, e nel 1882
consacr il suo primo sacerdote, curiosamente un cinese, da avviare alla diocesi di
Beijing. Nel frattempo, nel 1881 era stata inviata in Russia la pittrice Yamashita
Rin con lintenzione di creare un atelier pittorico di icone.26 Nel 1891 lufficiale del
ministero degli esteri Soejima27 contatt Nikolaij in quanto serviva un interprete
per il principe imperiale Aleksander nella sua sfortunata visita in Giappone quando fu ferito al volto ad Otsu. Secondo Ushimaru fu per lintercessione di Nikolaij
presso il principe ferito che si evit lo scontro armato con la Russia. Ad ogni modo,
il prestigio di Nikolaij era incontestabile, e fu anche grazie al suo interessamento
che il figlio di Soejima e un amico dellimperatore Meiji fecero un viaggio di studio
in Russia. Tuttavia lo scontro tra i due paesi era diventato inevitabile e durante la
guerra del 1904-5 tra Russia e Giappone, i fedeli ortodossi furono visti con disprezzo e sospettati di essere spie russe. Nikolaij si astenne dalle funzioni in pubblico
ritenendo disdicevole il fatto sia che un Russo pregasse per la sconfitta del proprio
paese, sia che egli, a capo della chiesa ortodossa giapponese, pregasse per la sconfitta
del suo paese adottivo, ma si rifiut recisamente di lasciare il Giappone. Finita la
guerra, in realt, la chiesa ortodossa fu molto utile nei rapporti con il grande numero di prigionieri russi (70.000 uomini) caduti in mano giapponese. I vari sacerdoti e
fedeli che avevano imparato il russo aiutarono i prigionieri e diedero loro assistenza
spirituale, in modo che la loro condizione sfavorevole fosse alleviata. Questo fece s
che il prestigio della chiesa ortodossa fosse ripristinato ed anzi risultasse aumentato
agli occhi del popolo e della politica. Nel 1906 lo ieromonaco Andronik diventa
vescovo di Kyoto e vicario di Nikolaij, ma rest molto poco in sede per problemi di
salute: due anni dopo gi stato sostituito da Sergij. Ma di tutte queste date, sicuramente la pi importante il 1907, quando Nikolaij divenne arcivescovo, creando,
cos, la diocesi indipendente nellambito del Patriarcato di Mosca della Chiesa del
Giappone. Con il passare degli anni, tuttavia, la salute di Nikolaij peggior sempre
di pi, crollando nel 1910 quando gli fu diagnosticata una malattia cardiaca, tanto
23

In quanto archimandrita, Nikolaij non poteva ancora ordinare sacerdoti.


Seikyo-Shinpo, pp. 318, 1894.
25
http://www.orthodox-jp.com/maria/English-index.htm (20/01/2012).
26
Nakamura Kennosuke, Senkyshi Nikolai to Meiji Nihon, cit.
27
Aleksej Potapov, Meijiki Nihon no bunka ni okeru Thseikykai no ichi oyobi eiky, Nihon
Harisutosuseikykaikydan, Tokyo 2004.
24

34

Lintroduzione del cristianesimo ortodosso in Giappone e San Nikolaij

che nel 1912 fu costretto al ricovero. Nonostante questo, dal letto continu a lavorare su progetti editoriali quali la pubblicazione di traduzioni dal russo e dal cinese
di testi religiosi e di notiziari. Terminati gli ultimi lavori urgenti, usc dallospedale
per tornare al suo alloggio. Qui scrisse ancora delle brevi note, lultima delle quali,
con animo tranquillo andate e fate il vostro lavoro. Anchio in un posto tranquillo
continuer lopera, da considerare il suo testamento spirituale. La sera del
16 febbraio il suono delle campane ruppe il silenzio circostante e tutti quelli che
conoscevano Nikolaij capirono quello che era successo. Il 22 febbraio si celebrarono i funerali in una chiesa affollatissima. Il funerale fu celebrato da Sergij,28 che
divenne subito dopo il nuovo, e sfortunato, arcivescovo e che sarebbe stato a capo
della chiesa fino al 1941. La sua sar probabilmente la figura pi tragica di tutta la
storia dellortodossia in Giappone. Tra le numerose ghirlande, spicc quella inviata
personalmente dallimperatore Meiji, che sarebbe scomparso pochi mesi dopo, un
fatto eccezionale visto che di tutti i grandi personaggi stranieri che aveva conosciuto
e che erano morti durante il suo lungo regno, solo a Nikolaij fu inviato un dono
ufficiale.29 Con il titolo di eguale agli apostoli ed evangelizzatore del Giappone,
Nikolaij viene canonizzato dal Patriarcato di Mosca nel 1970.
Nikolaij e la sua attivit di traduzione
La Chiesa Ortodossa fin dalle origini ha sempre considerato fondamentale lopera
di traduzione nella lingua locale dei testi sacri e di uso liturgico, e la chiesa giapponese
non si comport diversamente. Gi durante i primi anni Nikolaij si impegn nella
traduzione, ma una grossa accelerazione fu data al suo ritorno dalla Russia. Durante
lassenza di Nikolaij dal Giappone, Sawabe, Ono, Sasagawa e altri, essendo in larga
parte ex samurai, usarono testi in kanbun, tra cui il Tkyshkan Dngjiozngjin
, Lo specchio della religione orientale, che una traduzione dal russo di
un semplice catechismo (1863). La Sacra Bibbia fu pubblicata nel 1865 a Shanghai,
e presto divenne un oggetto prezioso anche per i Giapponesi, e fu utilizzata fino a
che a Yokohama non fu pubblicata unedizione in kanbun annotato, di pi facile
comprensione. In cinese fu pubblicata a Beijing (estate del 1866) una traduzione
dal russo del Nuovo Testamento, in due volumi, con il nome di Shinishseikei
xnyzhoshngjng, poi via via altre raccolte di scritti cristiani si sono aggiunte, e tutte
pare siano state in possesso degli studiosi ortodossi giapponesi. Gran parte di questi
testi furono pubblicati dalla missione russa di Beijing, allepoca molto attiva e che
annoverava tra le sue fila grandi nomi di missionari come gli archimandriti Joakin
Bukhurin, Palladii Katharov e Gury Karpov. Le loro opere furono diffuse dallAmur
al Giappone, ed ebbero una forte influenza su Sawabe e la sua cerchia. Finalmente,
28

Ushimaro Yasuo, Kami no mi mune ni ikita gekid no shimobetachi, Nihon harisutosu seikykai
kydan, Tokyo 1987.
29
Pozneiev, Meiji nihon to Nikolaij daishuky, cit.

Marco De Baggis

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in concomitanza con il rigoglio della missione di Hakodate e Sendai, anche in Giappone vennero pubblicati testi sul cristianesimo: nel 1873 il Tkyshkan, tradotto da
Ivan Imada, ma pubblicato con il titolo di Ky no kagami da Ivan Ono e
Sat, allepoca residenti a Edo. Ancora, gli studiosi ortodossi ricopiavano i Vangeli dal
cinese per farne testi di studio, cos come gli appunti presi dalle conversazioni e gli insegnamenti di Nikolaij. Al suo ritorno in Giappone, Nikolaij port con s le matrici
per la stampa di opuscoli e preghiere, e fu felice di vedere i progressi della comunit.
Comprendendo poi limportanza di avere dei testi tradotti, Nikolaij decise di approfondire lo studio dei classici cinesi, e fece giungere dalla regione di Sendai il grande
studioso confuciano Naoyama Onji. Grazie a questa decisione di Nikolaij, gli studi
ortodossi giapponesi presero una propria fisionomia. Intanto, Ono Shgor e altri
decidono di imparare il russo per poter leggere i libri originali, mentre Nikolaij fece
tradurre a Naoyama testi sacri dal cinese al giapponese. Ancora, con la formazione
di Giapponesi che parlano russo, Nikolaij, con Ono e Naoyama, scrisse il dizionario
Russo-Giapponese. Questo fu il primo dizionario di questo tipo, e sarebbe stato largamente in uso fino al 1881, quando il Ministero dellIstruzione russo dar alle stampe uno proprio. Con il miglioramento delle tecniche, iniziarono ad essere stampate
anche icone per uso privato familiare, e alcune di queste si possono ancora ammirare
nelle chiese di Kurashiki, Shirakawa, etc. Nelle immagini degli Evangelisti, i Vangeli
hanno i testi in cinese, un tipo di raffigurazione assolutamente inedita in Giappone.
Il Nichizuky invece un libro che contiene numerose preghiere e, essendo
la prima opera di traduzione in giapponese, diventato un classico anche per quanto
riguarda il linguaggio specifico della teologia. Infine, proprio in questo periodo nasce
il temine seikykai scritto con i kanji attuali (prima era usato hijiri al
posto di tadashii , una resa del vero significato di ortodossia del tutto inadeguato).
Tra le traduzioni fatte da Nikolaij, ci sono anche le opere complete dei santi Giovanni
Crisostomo, Cirillo, del siriano Isacco e dellegiziano Macario.

36

Lintroduzione del cristianesimo ortodosso in Giappone e San Nikolaij

The Intoduction of Christian Orthodoxy in Japan and Saint Nikolaij


The first known Japanese Orthodox was Denbei in XVIII century. When the Russians were granted a permit to build its consulate in Hakodate, it was during the
late Edo period, and due to the law banning they had no opportunity to spread
their faith.
But everything changed with Nikolaij Kasatkin. He, with the fall of the bakufu, was
able to start evangelizing. The first convert was a Shinto priest named Sawabe.
The Church grew steadily, and in 1872 Nikolai came to Tokyo where he constructed
the Holy Resurrection Cathedral. Many other churches were opened in the north,
as well as in Osaka and Kyoto. He died in 1916. He was a very active evangelist
who learnt Japanese in order to translate as many religious texts as he could.

After his death he was sainted by the Japanese and Russian churches.

Ronald P. Dore

Bisogna ancora prendere il Giappone sul serio?

Come alcuni di voi forse avranno riconosciuto, il titolo che ho scelto un riferimento a un libro che diedi alle stampe nel 1987, Taking Japan Seriously, che nel
2000 venne pubblicato nella traduzione italiana con il titolo Bisogna prendere il
Giappone sul serio.
Dapprima qualche antefatto. Uno dei momenti pi stimolanti della mia vita fu
nel 1950, quando ero studente allUniversit di Tokyo e facevo ricerche sul campo
con un team di studenti post laurea giapponesi per valutare la possibilit che il tasso
di nascite potesse diminuire. In quel momento in Giappone il tasso di nascite, che
tutti allora consideravano disastrosamente alto, era di 35 nuove nascite ogni 1000
abitanti.
Erano trascorsi cinque anni dalla fine della seconda guerra mondiale, ed eravamo allinizio della guerra di Corea. Mi ricordo di un amico che era stato un giovane
ufficiale di fanteria e che manifestava una considerevole soddisfazione nel vedere
gli americani, gli Ame-chan, braccati lungo la penisola coreana per opera dei nordcoreani. Tuttavia linterminabile discussione di tutte le sere ruotava attorno a una
questione ben pi seria e sofisticata. Che cosera la vera democrazia? Il Giappone
avrebbe potuto evitare di scivolare nel fascismo? e se s, perch vi era comunque
scivolato? Maruyama stava allora tenendo quelle lezioni che sarebbero diventate il
suo libro in cui comparava la natura del fascismo tedesco e di quello giapponese, e
alcuni suoi allievi facevano parte del nostro gruppo.
Uno dei modi in cui la gente esprimeva il proprio sentimento politico consisteva
nella parola che sceglieva per descrivere la data del 15 agosto del 1945. Gli ottimisti, che ritenevano che le cose sarebbero proseguite bene, lo chiamavano shusen no
hi il giorno in cui la guerra finita, che era lespressione standard utilizzata sui
giornali. Gli altri, tuttavia, si ostinavano a chiamarlo hai sen no hi il giorno in cui
abbiamo perso la guerra. Alcuni di questi ultimi erano ardenti riformatori che volevano cogliere ogni occasione per ricordare allesercito e ai nazionalisti che lo supportavano quale scempio avessero fatto del loro paese. Alcuni erano nazionalisti essi
stessi, totalmente amareggiati dalla sconfitta, e speravano solo che la storia avrebbe
dato loro una possibilit di rivincita. Utilizzavano il linguaggio della sconfitta come
monito costante per lumiliazione del Giappone e per la necessit di una rappresaglia che li vendicasse. Chiamiamo i primi shusen gumi, gruppo dei centristi; quelli

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Bisogna ancora prendere il Giappone sul serio?

invece tra gli haisen gumi che usavano la sconfitta come argomento in favore della
pace e della democrazia, gruppo dei riformatori e gruppo dei nazionalisti coloro per i quali la sconfitta era un monito alla necessit di vendetta.
Avanziamo velocemente fino al 1979. Cera stato il decennio della crescita economica a due cifre, negli anni 60, in concomitanza con le celebri Olimpiadi di
Tokyo e con lEsposizione Mondiale di Osaka e lammissione alle Nazioni Unite.
Poi, negli anni 70, una ragguardevole ripresa dallo shock petrolifero una caduta
dellinflazione e una riduzione del rapporto tra lutilizzo energetico e il prodotto
nazionale loro (PNL) pi veloce e con meno disagi sociali di qualsiasi altra nazione
leader. Le esportazioni di automobili e di stabilimenti automobilistici crescevano
regolarmente e incrementalmente grazie alla qualit delle auto pi che al loro prezzo basso. Le frizioni commerciali con i sempre pi agitati Stati Uniti erano oggetto
di negoziazioni pazienti e senza fine.
Fu alla fine degli anni 70, proprio nel 1979, che Ezra Vogel, professore ad
Harvard, pubblic il suo Japan as Number One: Lesson for America, un libro che
analizzava con ammirazione vari aspetti della societ giapponese, la sua istruzione,
la gentilezza verso il prossimo, la mancanza di crimine, la qualit della sua burocrazia, la politica industriale, lorganizzazione e linnovazione tecnologica, ecc. Tutto
era implicitamente o esplicitamente giudicato in confronto con gli Stati Uniti, a
svantaggio di questi ultimi.
Ero in genere ben disposto verso le tesi di Vogel, come scrissi in una recensione
per il New York Times, tuttavia ero personalmente un po disturbato dal modo in
cui il successo economico giapponese stesse attribuendo una crescente influenza in
Giappone a coloro che ho appena etichettato come i nazionalisti. E conclusi la
recensione scrivendo: voglia Dio proteggere Vogel tanto dagli amici che si far in
Giappone quanto dai nemici che potrebbe farsi criticando lAmerica.
E infatti Japan azzu nannba wan (la traduzione del libro di Vogel, NdT) divenne un grande best seller in Giappone. Fu seguito negli anni 80 da numerosi
libri di professori di business school americane con titoli come The Art of Japanese
Management, Zen and Japanese Management, Japanese Management: Tradition and
Transition, Total Quality Control in Japanese Management, ecc. Molti dei quali venivano orgogliosamente tradotti in giapponese. Ogni business school americana
doveva avere un corso in management giapponese. Negli Stati Uniti e in Europa, si
stava sviluppando un fiorente movimento dei Circoli Qualit per imbrigliare con
idee innovative i lavoratori. La stessa Fiat assold un team di consulenti giapponesi
per farsi dire come riorganizzare il proprio sistema di produzione.
Nella prima met degli anni 80 stavo lavorando in un istituto di ricerca a Londra denominato Technical Change Centre per fare alcuni studi sul campo nelle
fabbriche britanniche e capire che cosa la Gran Bretagna avrebbe potuto imparare
veramente dal Giappone. Bisogna prendere il Giappone sul serio stato un prodotto di quegli anni: trattava cose diverse come laddestramento industriale, la con-

Ronald P. Dore

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trattazione dei salari, la politica dei redditi, la corporate governance, la contabilit


nazionale, i sistemi pensionistici, i contratti di subappalto, le regole del mercato
azionario e cos via. Il tema comune era questo: quanto ampie fossero le differenze
tra Giappone e Gran Bretagna in materia di organizzazione istituzionale che potessero essere modificate per mezzo della legge o della prassi manageriale ed essere cos
facilmente trapiantate da una societ allaltra. E fino a che punto fosse una questione di cultura, indole comportamentale, motivazione, carattere nazionale o - in
qualunque modo la vogliate chiamare quella dimensione in cui, per sommi capi,
si pu tracciare un contrasto tra una Gran Bretagna individualistica e un Giappone
non individualistico. Il sottotitolo nella traduzione de Il Mulino era Un saggio sulla
variet dei capitalismi, ma nelloriginale era Una prospettiva confuciana riguardante
alcuni dibattiti economici.
Iniziavo con la contrapposizione fra due visioni fondamentali della condizione
umana: una, quella cristiana, prevalente nelle societ dellottocento quando la
disciplina delleconomia politica stata creata che vede lindividuo gravato dal
peccato originale. E laltra, quella di Mencio, che vede luomo come un essere di
originaria virt, spesso peccatore, ma sempre capace di ritrovare la propria bont.
Due filosofie, e anche due ricette per lorganizzazione della societ. Secondo luna,
la gente lavora solo per il proprio utile individuale. Se volete una societ pacifica e
prospera, limitatevi a creare delle istituzioni che funzionano in modo da mobilitare
linteresse individuale di ciascuno, e lasciate che la mano invisibile del mercato
faccia tutto il resto. Proprio la ricetta applicata dalla Thatcher e da Reagan allinizio
degli anni ottanta. Come ha detto il poeta inglese-americano T.S. Eliot, loro cercavano di creare una societ cos perfezionata che non c nessuna necessit di essere
buoni.
Secondo laltra ricetta, invece, i motivi per i quali la gente lavora, sono sempre
misti. Oltre allutile personale, c sempre la possibilit di invocare lamicizia e la
fratellanza, nonch la lealt e il senso di appartenenza alla propria comunit, alla
propria impresa, alla propria nazione.
Un esempio quello che nelle fabbriche inglesi si chiama suggestion schemes,
schemi per incentivare gli operai a fornire proposte ai manager per il miglioramento
dei prodotti o dei processi. In Inghilterra le idee proposte vengono esaminate da un
comitato di ingegneri che decidono se valga o meno la pena di adottarle. Se adottate, vengono calcolati il risparmio o il valore aggiunto da ottenere in un periodo
di uno o due anni. Limpresa paga al lavoratore una percentuale, di solito la met,
di quella somma. Cio limpresa compra lidea dalloperaio, visto come soggetto
indipendente.
In Giappone, non era cos. Vi era una scala di premi. Lautore della nuova idea,
otteneva un primo premio, un secondo, un terzo premio o una menzione donore.
Se era uninnovazione brevettabile, diventava di propriet dellimpresa. Il valore
monetario dei premi era poco elevato, e di solito non ne rimaneva molto dopo aver
fatto la festa obbligatoria, offrendo da bere a tutti i compagni di lavoro per celebrare

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Bisogna ancora prendere il Giappone sul serio?

lonore ricevuto. Si ritiene che sia il riconoscimento da parte della comunit dei
membri dellimpresa che costituisca in s la ricompensa pi importante.
Ho detto si ritiene. Avrei dovuto dire si riteneva, perch il 1987 gi lontano. Il decennio degli anni 90 ha cambiato il Giappone in modo pi radicale di
quanto abbia cambiato qualsiasi altro paese industriale, cambiamenti in particolare
nella corporate governance e nel diritto del lavoro. Per rimanere nellambito degli
schemi di incentivazione e delle invenzioni da parte dei dipendenti, una pietra miliare nella storia stata nel gennaio del 2003 una sentenza del Tribunale Distrettuale di Tokyo. Ha imposto a Nichia, unazienda relativamente piccola dello Shikoku,
di pagare 20 miliardi di yen (circa 200 milioni di euro, poco meno del totale dei
profitti dellazienda nel periodo di sei anni 1995 - 2001) a un suo ex ricercatore,
Nakamura Shuji, che in quel momento era professore allUniversit della California, a Santa Barbara.
Linvenzione di Nakamura era il Blue LED, un diodo emittente luce. Era un
diplomato di ununiversit di provincia che si era impiegato nella piccola azienda
dello Shikoku appena laureato. Il Blue LED era considerato da tutti un prodotto
desiderabile, ma nessuno sapeva come farlo. Nel 1988, Nakamura decise di affrontare la sfida e lazienda lo mand per un anno allUniversit della Florida a imparare
una tecnologia particolarmente importante e gli acquist il macchinario costoso
che quella tecnologia richiedeva. Nel 1990 fece la sua scoperta e invent un processo per produrre i diodi emittenti luce azzurra. La somma venne considerata il
giusto prezzo (che la Legge sul Brevetto giapponese stabilisce debba essere pagato
ai dipendenti) per la sua propriet intellettuale. Tali diritti di propriet egli li aveva
trasferiti automaticamente, come si usa universalmente, al datore di lavoro, che
rivendic e ricevette la titolarit del brevetto, ma la legge utilizz anche le parole
tratte dal diritto dei brevetti anglosassone che prevede che lazienda avrebbe dovuto
pagare al dipendente il giusto prezzo.
Il caso era andato avanti per qualche anno ed era stato dibattuto con particolare
acredine. Nakamura era un laureato della Universit di Tsukushima nello Shikoku,
e era stato assunto nel 1979 al dipartimento ricerche della Nichia, unazienda locale
di circa 200 dipendenti produttrice soprattutto di illuminazione fluorescente. Undici anni dopo, nellautunno del 1990 egli fece la sua scoperta. Lazienda immediatamente fece richiesta per il brevetto e, dopo qualche difficolt e la riscrittura delle
specifiche, questo venne registrato nel 1997. La societ aveva una serie di regolamenti in base ai quali i dipendenti ricevevano un compenso per le loro invenzioni.
Nakamura ricevette quanto gli era dovuto: 20.000 yen (circa 60 euro) nel momento
in cui venne fatta la richiesta per il brevetto, e il corrispettivo di altri 60 euro quando venne registrato. Nel frattempo ulteriori lavori nei quali Nakamura ebbe parte,
e ulteriori brevetti a tutela, portarono allo sviluppo di un processo di produzione
di massa nel quale lazienda invest pesantemente, riuscendo cos a conquistare una
quota importante di un mercato mondiale che si stava espandendo rapidamente.
La fama di Nakamura e le sue relazioni americane evidentemente si ampliarono.

Ronald P. Dore

41

Simultaneamente il suo senso di lealt alla Nichia si attenu, e nel 1999 part alla
volta della California. Sembr a un certo punto che la Nichia stesse intentando, o
pensasse di intentare, una causa contro di lui per violazione del segreto industriale,
ma egli controdenunci lazienda, facendo causa per il giusto prezzo della sua
idea. Poteva fare questo sulla base di una legge sui brevetti da lungo tempo promulgata, ma raramente applicata, che permetteva al giudice di fare direttamente i
suoi calcoli, che in questo caso tennero conto degli extra profitti di lungo termine
dellazienda poi divisi per due.
La sentenza non ebbe, nel complesso, il favore della stampa. Molti manager del
settore Ricerca e Sviluppo manifestarono il loro allarme per il precedente che si era
creato. Come si pu fare uno sviluppo razionale della Ricerca e Sviluppo se hai sempre in agguato sullo sfondo la possibilit che dieci anni dopo potresti dover pagare
a qualche dipendente scontento milioni di yen? Il presidente dellAssociazione dei
Dirigenti Industriali disse che lepisodio avrebbe potuto avere un effetto rovinoso
sulla competitivit giapponese.1 Il presidente di Honda a sua volta la ritenne una
sentenza bizzarra, ma aggiunse che, per quanto gli incentivi materiali per i ricercatori non fossero una brutta cosa, non riusciva a immaginare che razza di azienda
avrebbe offerto degli irrisori 120 euro.2 I membri dei dipartimenti di ricerca aziendale che si sentivano poco apprezzati furono rincuorati dalla sentenza, e durante
un simposio un professore dellUniversit di Tokyo rilev come nellindustria le
retribuzioni complessive di una vita di lavoro dei laureati in scienze e in ingegneria
fossero di gran lunga al di sotto di quelle dei laureati in arte e scienze sociali, e che
sarebbe stata una buona cosa se si fosse provveduto a ristabilire lequilibrio.3
Ma naturalmente la controversia si spense presto, e oggi il sistema di compensazione per gli inventori non molto diverso da quello che regola la materia negli
Stati Uniti e in Europa. Un sintomo che il Giappone diventato (a) una societ
molto pi individualistica e (b) una societ nella quale il motivo del profitto pi
forte.
Unaltra statistica: con tutti i cambiamenti nella corporate governance sopravvenuti
durante gli anni 90, il sistema dei salari nelle societ giapponesi cambiato in molti
modi, con gli stipendi mensili meno legati allanzianit e pi alle prestazioni. Ma una
cosa che rimasta costante che, in aggiunta ai loro stipendi mensili, la maggior parte
dei dipendenti riceve un bonus annuale di un importo compreso tra una volta e mezza e quattro volte il salario stesso, a seconda di quanto stia andando bene lazienda.
Gli amministratori ricevono a loro volta un bonus calcolato non come costo - come
i bonus dei dipendenti ma come porzione dei profitti della societ al netto delle
tasse. Ma nonostante questa differenza formale, per un quarto di secolo, dal periodo
successivo alla crisi petrolifera fino al 1999, nelle grandissime societ con un capitale
1

Nihon Keizai Shinbun, 3 febbraio 2004.


Nihon Keizai Shinbun, 4 febbraio 2004.
3
Shokuin hatsumei kitei kaiseian ni nokoru gimon, (Proposta per la revisione della legge relativa alle invenzioni dei dipendenti: dubbi rimanenti) http.chizai.nikkeibp.co.jp/chizai/gov/20040223.html.
2

42

Bisogna ancora prendere il Giappone sul serio?

sopra il miliardo di yen, il reddito complessivo degli amministratori stipendio pi


bonus era coerentemente appena sopra o sotto il doppio di quanto percepito dai
loro dipendenti. In altri termini, i dati riflettevano la concezione che i top manager
avevano dellazienda come una comunit stabile, con uno stabile rapporto di equi
compensi dipendenti dalla posizione gerarchica occupata. Tuttavia quel vincolo sulle
decisioni dei manager su quanto pagare se stessi oggi non pi cos stringente come
era una volta. Nel 2005, appena prima di una delle ultime crisi, un amministratore
percepiva in media quattro volte il compenso medio di un dipendente. Molto lontano dalle 800 900 volte di molte aziende americane, ma su quella strada.
Permettetemi di elencare, pi o meno a caso, alcune delle altre differenze tra il
Giappone nel 1990 e il Giappone oggi. Il sistema educativo era qualcosa di cui la
nazione era orgogliosa nel 1990. A parte avere dei buoni punteggi nei test di profitto internazionali, era ancora ritenuto quello di un paese che aveva un alto livello di
uguaglianza di opportunit di istruzione. Seppure non pi con una percentuale cos
alta come nel 1970, ancora nel 1990 almeno la met degli studenti che superavano gli
esami di ingresso alle migliori universit nazionali venivano dalle scuole superiori pubbliche. Lanno scorso la percentuale di questi studenti che sono entrati in quella che
riconosciuta essere la migliore universit, lUniversit di Tokyo, era un mero 7%.4
Torniamo alla politica. una strana coincidenza che, fra gli scienziati della politica, nel 1990 Italia e Giappone fossero noti come esempi primari di sistemi a un
partito e mezzo. E una coincidenza altrettanto strana che quelli che erano stati
sistemi stabili per un quarto di secolo, fino alla fine della guerra fredda, in entrambi
i paesi crollarono nel 1992. In Italia avvenne a causa dellimplosione del Partito
Comunista e di tangentopoli; in Giappone come risultato delle ambizioni personali
disgregatrici di un politico particolare, Ozawa, che sembrava finalmente aver perso
la sua influenza personale sulla politica giapponese nelle elezioni del Partito democratico due settimane fa,5 ma che ha fatto un impressionante ritorno mettendo due
suoi uomini al controllo dei fondi del partito e delle nomine elettorali. Nel Giappone di prima del 1990, il partito e mezzo cio i liberaldemocratici, LDP, con un
pi o meno stabile 60% dei voti, e i due partiti socialisti con circa un terzo da
lungo tempo avevano stabilito un patto in cui evitavano un confronto violento in
parlamento come quello che aveva avuto luogo negli anni 60. La promulgazione
delle nuove leggi (come in ogni altro paese industriale, sempre pi nuove leggi ogni
anno rispetto a quello precedente) veniva effettuata attraverso negoziazioni nascoste
istituzionalizzate che enfatizzavano il compromesso e la moderazione. Il LDP era,
naturalmente, il partito del mondo degli affari, ma evitava una produzione legislativa che avrebbe infastidito troppo i sindacati, che erano la risorsa chiave del potere
elettorale dei socialisti.
4

Devo al Prof. Takehiko Kariya questa stima dei dati del 1990, e a Wikipedia e al Sunday Mainichi i
dati relativi al 2009.
5
Settembre 2011, n.d.c.

Ronald P. Dore

43

Oggi il Giappone ha un sistema a due partiti. I politologi locali sono orgogliosi


di questo fatto. Ammiratori della democrazia anglosassone hanno cercato per molti
anni di porla in essere. Fortunatamente per il Giappone, i due partiti non sono cos
ideologicamente differenti, o brutalmente conflittuali come i Democratici e i Repubblicani negli Stati Uniti. Il problema lopposto, i due partiti sono in incessante
competizione per il potere, ma, molto pi che negli Stati Uniti e in Gran Bretagna,
ideologicamente pi o meno identicamente eterogenei. Un leader politico del DPJ,
ad esempio, Maehara, che sarebbe diventato primo ministro se il disgregatore Ozawa, che ho menzionato sopra, non avesse condizionato le elezioni, , in politica
economica, in politica estera e per istinto politico generale, ben pi a destra del leader del LDP Tanigaki. Ci sono ancora residui, allinterno del partito di governo, il
DPJ, dei socialisti che si unirono ad esso un decennio fa e che mantengono qualche
relazione con il Rengo, limpotente sindacato nazionale. Tuttavia essi hanno sulla
politica uninfluenza rapidamente decrescente.
Passiamo ai media. Ci sono ancora, come nel 1990, gli stessi quattro quotidiani
nazionali con tirature in milioni, lAsahi, il Mainichi, il Nikkei e lo Yomiuri. Nel
1990 avevano caratteristiche politiche distintive, con lAsahi e il Mainichi scettici
sul valore del Trattato sulla sicurezza Stati Uniti-Giappone, e il Nikkei e lo Yomiuri
entusiasticamente in suo favore; con lAsahi e il Mainichi custodi degli ideali di
uguaglianza delle opportunit educative del dopoguerra, e lo Yomiuri e il Nikkei,
preoccupati principalmente di massimizzare il contributo delle scuole in funzione
della supremazia economica del Giappone. I primi due facendo la voce grossa per il
contenimento del bilancio della difesa alluno per cento del PIL, gli altri invocando
il riarmo. Oggi tutti parlano invece con la stessa voce neoliberale, con leccezione
occasionale del Mainichi, invocano pi deregolamentazione, un governo pi ridotto, e sono tutti parimenti terrorizzati dalla Cina e invocano relazioni per la difesa
pi strette con lAmerica.
Tuttavia, se la la convergenza ha i suoi meriti, suppongo stia nel fatto che tutti
hanno colorati supplementi domenicali. La ricchezza, in questo caso, sono sicuro,
non stata nemica del buon gusto. Gli articoli sugli anime, i film, la musica digitale, la cucina francese e sugli ultimi ritrovamenti archeologici sono di raffinatezza
molto maggiore rispetto a quanto erano soliti essere un tempo e di pari valore culturale, comunque lo si misuri. E sullAsahi del luned si pu ancora trovare la gara
di poesia waka, di cui Ishikawa Takuboku stato il giudice iniziatore proprio 101
anni fa.6 E c ancora la soap opera per famiglie tutte le mattine sulla NHK, una
rappresentazione di teatro n recitata alla domenica mattina, e un opulento sceneggiato storico la domenica sera. Non ho visto molti film, ma ricordo che il bambino
innocente che ho dentro di me si enormemente divertito e meravigliato con To6

Devo a Suzuki Fujikazu queste e altre informazioni sui media giapponesi, e negli anni molte altre
informazioni rivelatrici.

44

Bisogna ancora prendere il Giappone sul serio?

nari no Totoro e con Sen to Chihiro no Kamikakushi di Miyazaki. Ma ricordo anche


alcuni film orribili e gratuitamente violenti di Beat Takeshi, e recentemente ho fatto
lesperienza di concedere unintervista per un cosiddetto programma-dibattito del
quale era il presentatore, montata in modo scandalosamente disonesto.7
Ma prima che continui a esporre i miei rancori e mal informati pregiudizi letterari e mi lanci in paragoni tra per dire i racconti realistici sulla societ del
dopoguerra di Ishikawa e le eroine nevrotiche di Murakami Haruki, fatemi tornare
al mondo delleconomia che conosco un pochino di pi.
Nel 1990 il Giappone era ancora generalmente conosciuto come il paese dellimpiego a vita. Shushin koy. Ogni generazione che usciva dalla scuola superiore o
dalluniversit faceva a gara per entrare nella migliore azienda o nel migliore dipartimento possibile allinterno del governo, dai pi brillanti laureati dellUniversit
di Tokyo che competevano per entrare al Ministero delle Finanze o alla Mitsubishi,
ai non cos brillanti laureati delle universit di provincia, come quel Nakamura che
ho menzionato prima, che competevano per entrare nelle migliori piccole aziende
locali, ai diplomati delle scuole superiori che puntavano ai migliori impieghi come
operai nelle grandi compagnie. Lottanta percento di loro ce la faceva. Trovavano
lavori che promettevano sicurezza, una retribuzione lentamente crescente e una
buona pensione. Molti di loro lasciavano il loro primo impiego nei primissimi
anni, ma trovavano lavori migliori e altrettanto sicuri. La maggior parte delle persone aveva una variet di opportunit prima di impegnarsi a diventare membro a vita
di una particolare azienda. Meno del venti percento della popolazione era occupata
in lavori temporanei o a tempo determinato e molti di loro erano persone che non
volevano lavori da dipendente, che preferivano la libert alla sicurezza.
Oggi, al contrario, la sicurezza sembra essere quello che ognuno vuole, ma che
molti non possono ottenere. Il precariato rappresenta un terzo della forza lavoro e
una larga percentuale di esso costituito da persone deluse che hanno provato a
ottenere un lavoro permanente, ma hanno fallito. Il problema del hiseiki, come il
precariato viene chiamato, largamente ritenuto un problema sociale serio. Quel
che lo rende ancora pi serio il fatto che viene riconosciuto come problema e che
viene molto discusso. In questo modo un terzo dei giovani si sente stigmatizzato
come fallito, mentre nel 1990 il venti percento di coloro che non avevano lavori
permanenti non si sentiva mai particolarmente stigmatizzato.
Temo di annoiarvi con le mie geremiadi, pertanto lasciatemi provare per un momento a fare lo studioso piuttosto che leditorialista da giornale, e chiedermi perch
tutti questi cambiamenti hanno avuto luogo. Unovvia parte della risposta che si
tratti di uno straripamento della rivoluzione neoliberale che dilagata in America
e Gran Bretagna, i cuori del capitalismo anglosassone, dai giorni di Reagan e della
Thatcher. I meccanismi principali di trasmissione erano stati le business school e i
7

Nippon Terebi, 21 febbraio 2011.

Ronald P. Dore

45

dipartimenti post laurea di economia e scienze politiche delle universit americane.


Centinaia, probabilmente migliaia, di giapponesi erano stati spediti negli anni 60 e
70 a prendersi diplomi americani. Entro il 1990 i ministeri o le grandi compagnie
che avevano pagato per la loro istruzione allestero, li stavano nominando a posizioni decisionali potenti nelle loro aziende, nei dipartimenti allinterno del governo
e nelle universit. Nei dipartimenti di economia delle universit giapponesi questi
economisti formatisi in America rimpiazzarono i marxisti che avevano dominato
nelle universit nellimmediato dopoguerra, e cominciarono a produrre in proprio
i loro economisti fautori del libero mercato. Matsushita, il famoso produttore degli
articoli Panasonic, cre nel 1979 il suo Matsushita Seikeijuku, lIstituto Matsushita
di Governo e Management, e cominci a formare politici orientati al libero mercato. Venticinque dei suoi diplomati sono attualmente membri del partito di governo
nella Dieta, compresi il primo ministro e Maehara che ho menzionato prima per
essere ben pi a destra del leader dellopposizione conservatrice.
Leffetto di questi processi di trasmissione ideologica, o di americanizzazione se
vi piace chiamarla cos (perch Gran Bretagna, Australia o Canada, gli altri paesi
principali del capitalismo anglosassone, avevano molto poco a che fare con essa) furono molto pi profondi che in Italia, Germania o Francia. Una ragione va ricercata
nel contesto internazionale. Al fine di liberarli delloccupazione americana attraverso il Trattato di Pace di San Francisco del 1951, i giapponesi erano stati messi sotto
pressione per firmare contemporaneamente un trattato sulla sicurezza che consentiva agli americani di continuare a occupare Okinawa e anche di mantenere proprie
basi militari in Giappone. Essi avevano cooperato militarmente con gli Stati Uniti
negli anni 50 con qualche riluttanza, successivamente sostituita da un entusiasmo
crescente dal momento che laccordo originario di affitto delle basi venne trasformato in unalleanza, vista come un mezzo essenziale di difesa, per un Giappone non
dotato di armi nucleari, contro lUnione Sovietica.
Oggi, gli obiettivi di difesa comuni sono naturalmente contro la Cina anzich
contro la Russia. Il Giappone con la sua enorme superiorit tecnologica ha sfruttato
estremamente bene le fasi iniziali dellindustrializzazione in Cina, con joint venture e
investimenti in fabbriche interamente di sua propriet che si avvantaggiarono del costo del lavoro cinese molto pi basso. Ora che la Cina sta recuperando sotto il profilo
tecnologico a un tasso molto pi veloce di quanto il Giappone abbia fatto negli anni
sessanta e settanta, molto meno riconoscente per gli investimenti e il know how
giapponesi. E in Cina gli stipendi stanno crescendo rapidamente. Inoltre ovvio che
la Cina, non il Giappone, sar economicamente e diplomaticamente la nazione pi
potente in Asia, e quasi altrettanto ovvio che sar anche militarmente la potenza dominante. Appena due settimane fa, un politologo di Princeton in un controeditoriale
apparso sul New York Times, avvertiva che, a meno che lAmerica non aumenti, invece
di tagliare, le spese per la difesa, incorrer nellovvio pericolo di perdere il controllo
del Pacifico occidentale. Perderebbe in tal modo la fiducia dei suoi alleati nellarea,
perch diventerebbe incapace di difenderli. Suona come un argomento che sarebbe

46

Bisogna ancora prendere il Giappone sul serio?

attraente per i repubblicani sciovinisti, ma non abbastanza da convertire i membri del


Tea Party in sostenitori di maggiore deficit e di tasse pi alte.
Come andr a finire la relazione triangolare Stati Uniti-Giappone-Cina troppo
presto per dirlo, ma un fattore che non pu essere escluso nel lungo periodo la comune eredit confuciana che Cina, Giappone e Corea condividono. Fatemi raccontare solo un episodio che mi si fissato nella mente a proposito dellultimo primo
ministro giapponese che aveva la possibilit di sviluppare con i leader cinesi un tipo
di relazione personale che ricordasse in fiducia e franchezza la relazione personale
tra Berlusconi e Putin o, per dire, tra la Merkel e Sarkozy, Fukuda. Quando visit
la Cina nel 2007, and al luogo natale di Confucio. Le fotografie lo immortalarono
mentre mostrava uno striscione che aveva vergato nella sua calligrafia piuttosto
rispettabile con una quasi citazione dai Dialoghi di Confucio. Laforisma originale
era Promuovi la tradizione e comprendi il nuovo. Fukuda sostitu comprendi
con crea. Egli infatti cre molte cose durante quella visita, comprese le premesse
per un accordo per lesplorazione congiunta dei giacimenti di petrolio sotto il mare
dove le acque territoriali di Giappone e Cina si incontrano. Se non avesse dovuto
abbandonare dopo un anno il ruolo di primo ministro, le recenti discordie sulle
isole Senkaku non avrebbero mai raggiunto la dimensione che hanno avuto. Ma
laccordo stato abbandonato dal suo successore sciovinista che molto semplicemente ha adottato la visione americana secondo la quale la crescita della Cina
una minaccia per lOccidente.
Credo sia ora di spiegare che cosa volessi dire con quellancora nel mio titolo.
Un significato sfortunato. Nel 1990, prendere il Giappone seriamente significava
imparare dalle ammirevoli caratteristiche della societ giapponese. Oggi significa,
pi probabilmente, non fare quel che ha fatto il Giappone. Imparare da quelli che
ora sono visti come gli errori in politica economica del Giappone nel lasciare che la
deflazione si radicasse, nel permettere alla domanda di contrarsi, alla disoccupazione di crescere e alla crescita economica di stagnare o di arretrare. Il New York Times
di una settimana fa8 iniziava cos il suo commento economico:
Giapponizzazione in breve il trascinarsi verso il mix malsano di bassa crescita
e debito alto di quel paese. Lultimo numero dellEkonomisuto del Mainichi ha
intitolato la sua copertina Iyo iyo hajimatta Beikoku no nihonka. 9

Il Giappone diventato quello che i giapponesi chiamano hannmen kyoshi. Purtroppo sembra che nessun governo al mondo stia prendendo a cuore quella lezione,
sono tutti troppo occupati a tentare di calmare i mercati obbligazionari parlando di
riduzione del deficit e del debito.
Hannmen kyoshi in un senso forse, ma anche zenmen kyoshi, nella misura in cui ci
d lezioni su come minimizzare le conseguenze sociali negative derivanti dal seguire
8

Alan Wheatley, Time to act to rescue the euro zone, International Herald Tribune, 6 settembre
2011.
9
Ekonomisuto, 6 settembre 2011.

Ronald P. Dore

47

queste politiche e dallaver creato tale depressione economica. La disuguaglianza


infatti cresciuta in Giappone come ho descritto. Ma in confronto con gli Stati
Uniti o con la Gran Bretagna, i redditi pi alti non sono schizzati via dalla mediana
come hanno fatto nei paesi anglosassoni. Il Giappone ha tenuto la disoccupazione
attorno al cinque percento perfino nel momento pi profondo della recessione dei
tardi anni 90 e degli ultimi tre anni. E questo in gran parte a causa di una umana
riluttanza a licenziare i dipendenti perfino dopo che il loro lavoro era diventato non
pi necessario a causa della caduta della domanda. Ho citato precedentemente i
dati per il 2005, quando il rapporto tra i redditi dei top manager e quello dei dipendenti ordinari raddoppiato. Ma dal 2005, con linsorgere della crisi economica, il
rapporto sceso nuovamente. In altre parole, i top manager stavano apportando tagli ai loro compensi e ai bonus pi cospicui di quelli dei dipendenti nuovamente
un evidente contrasto con gli Stati Uniti dove il gap dirigente/dipendente andato
sempre ampliandosi anche grazie al salvataggio da parte del governo, delle grandi
banche e della General Motors.
Ma quel che ha portato il Giappone sulle prime pagine dei nostri giornali
questanno , naturalmente, il terremoto, il terribile tsunami e gli eventi successivi.
Una volta ancora il popolo giapponese ha mostrato la sua forza nellaffrontare le avversit. molto difficile valutare la risposta burocratica e politica, perch i resoconti
sono stati distorti dalla caccia al capro espiatorio, i politici biasimando le compagnie energetiche, le compagnie energetiche biasimando i burocrati e i giornalisti
biasimando chiunque, ma la mia impressione che quel disastro nucleare sia stato
gestito nellunico modo possibile. Per quanto riguarda il fatto se sia stato un errore
allorigine costruire delle barriere antitsunami alte solo 11 metri, quando alcuni archeologi sostengono che un migliaio di anni fa, nel periodo Nara, ci fu uno tsunami
di 13 metri, (ebbene) nessuna societ pu vivere senza accettare qualche rischio.
Ma la cosa pi impressionante riguardante il disastro, stato il modo in cui le
persone normali hanno cercato di aiutarsi luna con laltra, sia la preoccupazione
per il prossimo che hanno mostrato sia la loro efficienza nel canalizzarla. Ho ricevuto un e-mail da un amico che descriveva come la gente nei centri per i rifugiati non
stesse aspettando passivamente gli aiuti ufficiali, ma creasse le proprie organizzazioni autonome e si dividesse il lavoro necessario per rendere le loro vite pi vivibili, ed
egli ha cos commentato il senso di comunit, che sembrava essersi cos attenuato
dopo trentanni di neoliberalismo, sembra essere rinato.
Se appunto dobbiamo pensare seriamente a qualcosa che c in Giappone che
dovremmo cercare di emulare, mi sembra che sia questo. Come costruire istituzioni
che lavorino per dare alla gente un senso di appartenenza a una comunit densa
di significato, e come fare in modo che esse sentano la responsabilit verso i loro
concittadini e verso loro stesse.
[Traduzione di Luca B. Fornaroli]

48

Bisogna ancora prendere il Giappone sul serio?

Should We Still Take Japan Seriously?


Twenty years ago il Mulino published my Bisogna prendere il Giappone sul serio?
[Taking Japan Seriously]. Everybody, from Fiat to the government of Malaysia talked about learning from Japan. Today, the only thing people want to learn from
Japan is: how to avoid the mistakes Japan made that got it into twenty years of
deflationary stagnation? But what those mistakes actually were is hotly in dispute.
I offer my version.

20Bisogna prendere il Giappone sul


serio?

20

Sonia Favi

Opere relative al Giappone nel Fondo a stampa antico


della Biblioteca Nazionale Marciana

La Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, con i suoi 13.117 manoscritti in


volume, 4639 manoscritti non legati, 2887 incunaboli e 24.060 cinquecentine,
conserva uno fra i maggiori patrimoni librari antichi del territorio italiano.1 Tale
patrimonio include una ricca variet di fonti, dirette ed indirette, sullAsia, in cui
trovano spazio materiali di carattere storico, geografico, religioso, etnografico e linguistico, legati al Giappone.
I suddetti materiali furono acquisiti dalla biblioteca nellarco di cinque secoli, attraverso le diverse circostanze che contribuirono alla crescita delle sue consistenze.2
Un primo fattore fu la Legge sul diritto di stampa, promulgata l11 maggio
1603 dal Senato Veneto, la quale stabiliva che, per ogni libro pubblicato sul territorio della Repubblica, un esemplare venisse depositato, in rilegatura di pergamena,
presso la biblioteca.3
Un secondo contributo venne dallincorporazione di biblioteche private situate
sul territorio della Repubblica e, dopo la caduta di questultima nel 1797, dallacquisizione di parte delle collezioni degli ordini religiosi soppressi durante lera napoleonica. Fra queste, la biblioteca dei Domenicani della Chiesa dei Gesuati alle
Zattere (che includeva una ampia porzione della collezione libraria del letterato
1

I dati citati riguardo al patrimonio librario sono disponibili presso il sito istituzionale della Biblioteca Nazionale Marciana, alla seguente pagina: http://marciana.venezia.sbn.it/internal.php?codice=769
(25/01/2012). Il criterio convenzionalmente applicato dalla Biblioteca Marciana per discriminare le
proprie consistenze antiche da quelle moderne, seguito anche nel presente articolo, di carattere strettamente cronologico: viene catalogata come antica qualsiasi opera antecedente al 1851.
2
Il nucleo originario della biblioteca fu il lascito del Cardinale Giovanni Bessarione: 885 codici (548
greci e 337 latini) e 27 incunaboli, che vennero donati alla Citt di Venezia il 31 Maggio 1468, per essere
posti a disposizione della popolazione. La biblioteca, che apr ufficialmente i battenti nel 1560, venne immediatamente concepita come Pubblica Libreria della Repubblica di Venezia, il che diede forte impulso
alla sua crescita. Per una trattazione approfondita della storia della biblioteca, si rimanda a Marino Zorzi,
La Libreria di San Marco. Libri, lettori, societ nella Venezia dei Dogi, Mondadori, Milano 1987.
3
Una simile disposizione non era mai stata posta in atto, prima, in uno Stato italiano, e non avrebbe
trovato paralleli in nessun altro territorio della penisola, sino al Diciannovesimo secolo. A Venezia,
seppur non sempre applicato con rigore, il provvedimento rimase in vigore fino al 1866, per poi essere
temporaneamente annullato, e ripristinato in via definitiva dallo Stato italiano solo a partire dal 1910.
Zorzi, La Libreria di San Marco, cit., p. 207.

50

Il Fondo a stampa della Biblioteca Marciana

veneziano Apostolo Zeno)4 e parte dei materiali conservati presso la biblioteca di


S. Michele di Murano, fra cui il Mappamondo di Fra Mauro (1459), la pi antica
carta geografica europea ad includere una raffigurazione del Giappone.
Un terzo fattore furono le donazioni di privati. Fra di esse, la pi significativa
fu certamente quella del linguista Emilio Teza (1831-1912). Studioso e docente di
fama internazionale, attivo nelle universit di Bologna, Pisa e Padova, Teza coltiv
nei suoi anni di attivit accademica interessi variegati, muovendo dalla filologia
greca, alla russologia, agli studi sullAsia Orientale. Tali interessi lo portarono ad
accumulare una ampia raccolta di testi, circa trentamila opere fra volumi ed opuscoli, che spaziavano dalla glottologia, alla filologia, alla storia delle civilt orientali,
agli studi di letteratura. Nel 1911, lo studioso dispose che la Biblioteca Marciana
ricevesse in lascito tale collezione, e cos avvenne lanno successivo, dopo la sua
morte.5
I materiali relativi al Giappone, cos variamente entrati a far parte del patrimonio della biblioteca, non risultano di conseguenza organizzati in una singola collezione, ma distribuiti fra differenti fondi, in accordo con le differenti circostanze e
tempistiche della loro acquisizione.
Lo scopo del presente articolo quello di presentarli in modo organico: si illustreranno le diverse tipologie di materiali esistenti, si fornir per ognuna un numero
di esempi significativi e si ragioner sul loro valore in quanto fonti, in unottica
testuale-contenutistica e al contempo bibliografica.6
Il gruppo di gran lunga pi ricco, fra le opere relative al Giappone conservate nel
fondo antico della Biblioteca Nazionale Marciana, quello delle fonti datate dalla
seconda met del Sedicesimo secolo alla prima met del Diciassettesimo secolo.
Si tratta delle opere prodotte nel contesto del primo incontro culturale fra Europa e Giappone, promosso dai missionari cristiani che vissero e operarono sullarcipelago a partire dallo sbarco di Francesco Saverio a Kagoshima, il 15 agosto 1549.
Le pi antiche opere europee a includere menzione del Giappone, in effetti,
precedono tale data. Gi Il milione di Marco Polo faceva riferimento allarcipelago,
nominandolo Cipangu e dipingendolo come una sorta di terra delloro.7 E riferimenti pi frequenti iniziarono a comparire sia nella letteratura di viaggio che in
4

La raccolta comprendeva una ricca collezione di materiali cartografici, fra cui unedizione del 1603
dellatlante di Abraham Ortelius, di cui si tratter in seguito.
5
Zorzi, La Libreria di San Marco, cit., pp. 387-389 e pp. 401-402.
6
Lo scopo dellarticolo sar limitato alle fonti a stampa. Per unanalisi dei materiali manoscritti, si
rimanda ad Amalia Pezzali, Il fondo orientale della Biblioteca Nazionale Marciana, Miscellanea marciana di studi bessarionei, Antenore, Padova 1976, pp. 469-510.
7
N Polo n le altre fonti europee antecedenti la met del Sedicesimo secolo sono tuttavia chiare
riguardo alla posizione dellarcipelago. Per una trattazione pi specifica delle pi antiche fonti europee
relative al Giappone si rimanda a Donald Lach, Asia in the making of Europe, Volume I: The Century of
Discovery, The University of Chicago Press, Chicago 1965.

Sonia Favi

51

quella di carattere storico-geografico della prima met del Sedicesimo secolo, quando cio i mercanti Portoghesi iniziarono a solcare i mari dellAsia Orientale, dopo
che la stipula del Trattato di Tordesillas assegn larea allinfluenza della corona
portoghese. Si tende a concordare sul 1543 come data del primo sbarco di mercanti
portoghesi in territorio giapponese,8 ma pi che probabile che viaggiatori europei
avessero avuto modo di incontrare nativi giapponesi in diverse localit dellAsia
anche in precedenza, e che non solo avessero localizzato geograficamente il Giappone, identificandolo con il Cipangu di Marco Polo, ma avessero accumulato una
quantit ragguardevole di notizie indirette riguardo allarcipelago.
La Biblioteca Nazionale Marciana conserva alcuni titoli rappresentativi di questo genere di fonte antica. Ad esempio, lIsolario di Benedetto Bordoni,9 testo che si
propone di presentare tutti i paesi insulari conosciuti. Lopera include, nella parte
dedicata a quello che viene definito Mare Orientale, una descrizione in tre pagine
del Giappone. Lautore, con evidente richiamo a Marco Polo, identifica larcipelago
come Cimpagu e pone laccento sulla sua ricchezza, ma ne traccia anche posizione
geografica e dimensioni, includendo menzione dei due falliti tentativi di invasione
da parte dei Mongoli.
Sia il numero dei materiali circolati in Europa in questa fase che la quantit e
la qualit delle informazioni che questi recano sono, tuttavia, inferiori rispetto a
quello che ci si potrebbe aspettare nel contesto storico in cui furono prodotti.
probabile, come rilevato da Donald Lach,10 che molte informazioni non venissero
divulgate nelle opere messe a stampa in Europa in conseguenza di una deliberata
politica, da parte della corona portoghese, volta limitare la fuga di informazioni
verso possibili concorrenti commerciali.
A met del Sedicesimo secolo, tuttavia, il monopolio commerciale portoghese
in Asia Orientale aveva ormai preso a vacillare. I mercanti portoghesi non contribuirono mai significativamente alla diffusione di notizie sul Giappone in Europa,
ma lallentarsi delle limitazioni alla circolazione delle informazioni rese possibile ai
missionari gesuiti, una volta giunti sullarcipelago giapponese, la divulgazione di
notizie sulla loro missione.
La maggioranza dei materiali conservati presso la Biblioteca Marciana per il periodo che va dalla met del Sedicesimo alla met del Diciassettesimo secolo consiste

Per un elenco delle ragioni che rendono improbabile un precedente avvicinamento delle navi portoghesi alle coste giapponesi, si rimanda a Derek Massarella, A world elsewhere. Europes Encounter with
Japan in the Sixteenth and Seventeenth Centuries, Yale University Press, New Haven-London 1990, pp.
15-24.
9
Benedetto Bordoni, Isolario di Benedetto Bordone, nel qual si ragiona di tutte lisole del mondo, con li lor
nomi antichi et moderni, historie, fauole, et modi del loro viuere, et in qual parte del mare stanno, et in qual
parallelo at clima giaciono. Con la gionta del Monte del Oro nuouamente ritrouato, Venezia, 1534.
10
Lach, Asia in the making of Europe, cit., pp. 151-154.

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Il Fondo a stampa della Biblioteca Marciana

in effetti in edizioni a stampa di lettere e resoconti di natura ufficiale, compilati dai


missionari gesuiti di stanza in Giappone.
Le missive, giunte in Europa attraverso un sistema di corrispondenza istituzionalizzato, che garant un flusso senza precedenti di notizie dallAsia, erano concepite per essere fatte circolare, in forma manoscritta, nei vari collegi gesuiti dEuropa,
come fonti di informazione sulla missione e guida per i futuri missionari, ma anche
come strumenti per ledificazione dei membri della Compagnia. Una selezione di
esse venne inoltre disposta, dopo essere stata sottoposta a debita censura, alla pubblicazione e distribuzione commerciale.11
Le edizioni venivano normalmente date alle stampe, pressoch contemporaneamente, sia a Lisbona, nella lingua originale, portoghese o spagnola, dei manoscritti,
sia a Roma, in traduzione italiana. Come si evince da bibliografie come quella di
Wenckstern-Pages,12 le edizioni italiane godettero della maggior fortuna in Europa,
dando vita a un numero di successive traduzioni in latino o in altre lingue volgari.
La Biblioteca Marciana conserva, spesso in pi di unedizione, pi di 70 lettere
pubblicate in lingua italiana, alcune edite singolarmente, altre incluse in raccolte
sotto il titolo generico di Avvisi.
Di queste, circa un terzo risale alla fase della missione gesuita antecedente allarrivo in Giappone di Alessandro Valignano, nel 1579. Appartengono a questo gruppo
alcune fra le lettere inviate da Francesco Saverio prima, durante e immediatamente
dopo la sua permanenza in Giappone, che illustrano gli eventi che lo spinsero a
viaggiare fino allarcipelago e descrivono le tappe dello stabilirsi della missione.13
Ve ne sono poi altre firmate dai Padri che assunsero la gestione della missione immediatamente dopo la sua partenza, nel 1551 (Cosme de Torres, Balthasar Gago,
Gaspar Vilela, Luis Almeida, Francisco Cabral, Organtino Gnecchi-Soldo e Francesco Stefanoni) e una firmata da un convertito, il Fratello Loureno, primo laico
giapponese a essere ricevuto allinterno della Compagnia di Ges.14
11

Il sistema di corrispondenza gesuita descritto nel dettaglio da Lach, Asia in the making of Europe,
cit. pp. 314-323.
12
Friedrich von Wenckstern, Leon Pages, A bibliography of the Japanese empire, to which is added a
facsimile-reprint of Leon Pages, Bibliographie Japonaise depuis le 15. siecle jusqua 1859, Brill, Leiden
1895-1897.
13
Una lettera del 1549 da Cochin, inclusa nei Nuovi Avisi dellIndie di Portogallo, Riceuuti dalli Reuerendi Padri della compagnia di Giesu, tradotti dalla lingua Spagnuola nellItaliana, Terza parte, Tramezzino, Venezia 1562; e due lettere, una del 1549 da Kagoshima e una del 1552 da Cochin, incluse nei
Diversi avisi particolari dallIndie di Portogallo riceuuti, dallanno 1551 sino al 1558. dalli Reuerendi padri
della compagnia di Giesv. Dove sintende delli paesi, delle genti, et costumi loro, et la grande conversione di
molti popoli, che hanno riceuuto il lume della santa fede, et religione Christiana. Tradotti nuouamente dalla
lingua Spagnuola nella Italiana, Tramezzino, Venezia 1558.
14
Il resoconto incluso nei Nuovi Avisi dellIndie di Portogallo, Venuti nuouamente dalli R. Padri della
Compagnia di Giesu, et tradotti dalla lingua Spagnuola nella Italiana, Tramezzino, Venezia 1565. Si tratta
dellunica traduzione italiana della lettera, il cui originale andato perduto. Ebisawa Arimichi, Irmo
Loureno, the First Japanese Lay-Brother of the Society of Jesus and his Letter, Monumenta Nipponica,
5, 1942, p. 225.

Sonia Favi

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Le restanti relazioni risalgono invece interamente agli anni nei quali la missione
fu sotto la direzione di Valignano (1579-1603), ad eccezione di un gruppo di lettere annali datate negli anni Venti del Diciassettesimo secolo (1621, 1622, 1625,
1626 e 1627). Le missive testimoniano liniziale fortuna della missione gesuita e
quindi il suo veloce declino, con larrivo degli altri ordini religiosi e linizio delle
persecuzioni.
In termini di contenuto, le relazioni mostrano unevoluzione che si accorda con
il graduale definirsi e strutturarsi della strategia missionaria gesuita in Giappone. Le
lettere pi antiche, pur includendo incidentali riflessioni sulla societ giapponese e
su questioni linguistiche,15 tendono a focalizzarsi su eventi strettamente legati alla
missione. Per quelle pi tarde, invece, pratica comune arricchire la narrazione con
osservazioni legate alla cultura, alle credenze religiose, alle pratiche sociali e ai contemporanei eventi politici giapponesi.16 Tale tendenza si accorda con il progressivo
affermarsi di un approccio missionario volto ad approfondire il background linguistico, sociale e culturale della popolazione giapponese, come premessa strategica per una
conversione fondata sulla ragionevole persuasione, piuttosto che sulla coercizione; un
approccio di cui Alessandro Valignano fu uno dei principali sostenitori.17
Legata alla missione gesuita in Giappone anche unulteriore tipologia di opere che
trova rappresentanza presso il Fondo Antico della Biblioteca Marciana: i testi a stampa
legati alla cosiddetta ambasceria dellEra Tensh (Tensh no shisetsu, ).
Lambasceria, pianificata da Valignano e formata da quattro giovani legati, inviati in Europa nel nome di tre Signori feudali del Kysh (tomo Yoshishige,
Arima Harunobu and mura Sumitada), venne ricevuta in pubblica udienza dal
Papa nel 1585, e accolta da alcuni fra i maggiori esponenti dellaristocrazia europea
dellepoca. Il significato ed effettivo impatto dellevento sul pubblico europeo sono
stati oggetto di dibattito da parte degli storici,18 ma ci che certo che essa diede
vita a un non trascurabile caso editoriale, portando alla pubblicazione di pi di 80
titoli, fra pamphlet, gazzette e libretti, dati alle stampe nellarco di pochi anni in
varie parti dEuropa, e per la maggior parte riediti in rapida successione.19
15

Approfondite in particolar modo nella lettera, datata 23 settembre 1555, del padre Balthasar Gago,
incaricato di studiare un modo per rendere i termini religiosi in lingua giapponese. La lettera inclusa
nei Diversi avisi particolari dallIndie di Portogallo, cit.
16
Si annoverano persino esempi di lettere prive di riferimenti diretti alla missione, e interamente
incentrate sulla narrazione di vicende politiche. Ad esempio, il racconto della morte del neo nominato
kanpaku-dono composto da Luis Frois nel 1595. Raggvaglio della morte di Qvabacondono, scritta dal P.
Luigi Frois della Compagnia di Gies, dal Giappone nel mese dOttobre del 1595, Zannetti, Roma, 1598.
17
Per una trattazione dettagliata delle strategie e degli obiettivi missionari di Valignano, si rimanda ad
Adriana Boscaro, Ventura e sventura dei gesuiti in Giappone (1549-1639), Libreria Editrice Cafoscarina,
Venezia 2008.
18
Un quadro generale del dibattito tracciato in Judith C. Brown, Courtiers and Christians: The
First Japanese Emissaries to Europe, Renaissance Quarterly, 47, 1994, p. 872.
19
Adriana Boscaro, Sixteenth century European printed works on the first Japanese mission to Europe: a
descriptive bibliography, Brill, Leiden 1973.

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Il Fondo a stampa della Biblioteca Marciana

La Biblioteca Marciana detiene 23 opere legate allambasceria, alcune in pi


edizioni. I titoli pi antichi, datati 1585, comprendono per lo pi pamphlet recanti notizie riguardo ai legati e ai loro movimenti in Europa. Alcuni si limitano a
riportare gli atti della pubblica udienza concessa dal Papa,20 mentre altri contengono resoconti pi dettagliati riguardo al viaggio dei legati e spesso includono brevi
descrizioni del Giappone.21
Datate 1586 sono poi le Relationi della venuta degli Ambasciatori Giaponesi a
Roma, di Guido Gualtieri.22 Si tratta del lavoro di gran lunga pi dettagliato riguardo
allambasceria: include una lunga descrizione del Giappone e un resoconto di tutte le
tappe del viaggio dei legati, e raccoglie e riorganizza tutte le informazioni contenute
nelle precedenti pubblicazioni. Un segno della esaustivit dellopera il fatto che non
risultino ristampe di precedenti pamphlet edite dopo la sua pubblicazione. Le opere
pi tarde riguardo allambasceria consistono in edizioni a stampa delle missive portate
dai legati in Europa, o in lettere di missionari di stanza in Giappone che includono
resoconti relativi al viaggio di ritorno dei legati verso larcipelago.23
Il peso rivestito nelle lettere missionarie, e in minor misura nei pamphlet dedicati allambasceria, dalle descrizioni della cultura e dalla societ contemporanee
giapponesi le rendono fonti di grande valore per la storia del periodo Azuchi-Momoyama e del primo periodo Edo.
Ovviamente, le lettere non possono essere approcciate, come documenti storiografici, senza considerare il loro contesto intellettuale di produzione: le relazioni, in
particolare quelle a stampa, erano concepite come strumenti per ledificazione del
pubblico, votate a evidenziare i successi della religione cattolica in Asia Orientale in
contrapposizione alle perdite subite a seguito della Riforma Protestante in Europa,
e rispondevano dunque, pi che a moderni criteri di oggettivit, a studiati meccanismi retorici.
Daltra parte, in quanto fonti non ufficiali e spesso focalizzate su eventi storici
geograficamente estremamente localizzati, esse offrono una prospettiva unica sulla
20
Sia in italiano, come nella Breve relatione del consistoro pvblico, Dato gli Ambasciadori Giapponesi,
dalla bona memoria della Santit di Papa Greg. XIII. In Roma, il di 23 di marzo 1585, Osmarino,
Roma 1585, sia in latino, come negli Acta consistorii publice ehxibiti a s.d.n. Gregorio Papa XIII Regvm
Iaponiorvm Legatis Romae die XXIII. Martii. MDLXXXV, Meietto, Padova 1585.
21
Ad esempio, gli Avisi venuti novamente da Roma delli XXIII di marzo 1585 dellentrata nel publico
concistorio de due Ambasciatori mandati da tre R potenti del Giapone, Benacci, Bologna 1585, che includono anche unillustrazione che mostra le vesti indossate dagli ambasciatori nel corso delludienza
papale.
22
Guido Gualtieri, Relationi della venuta de gli Ambasciatori Giaponesi Roma, fino alla partita di
Lisbona. Con vna descrittione del lor paese, e costumi, e con le accoglienze fatte loro da tutti i Prencipi Christiani, per doue sono passati. Raccolte da Gvido Gvaltieri, Gioliti, Venezia 1586.
23
Un esempio la Lettera Annale del 1588, che riporta dellarrivo degli ambasciatori a Macao. Lettera annale del Giapone scritta, al Padre Generale della Compagnia di Giesv, alli 20 di Febraio 1585. Con
lauiso ancora dellarriuo delli Signori Giaponesi, allIsola del Macao, del Regno della China, Sabbio, Brescia
1590.

Sonia Favi

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storia del periodo, che pu risultare di particolare interesse per chi ne affronta lo
studio muovendo da indirizzi storiografici quali la storia sociale, la storia locale, o
la storia delle mentalit (shinseishi ).
Il valore in quanto fonti delle lettere gesuite a stampa, cos come dei pamphlet
sullambasceria dellera Tensh, daltra parte, non risiede solo nei loro contenuti. In
quanto pubblicazioni di natura commerciale, esse possono essere analizzate anche
secondo unottica di tipo bibliografico, alla luce dei processi culturali e commerciali
che condussero alla loro produzione e circolazione. Esaminando le case editrici che
hanno pubblicato i testi, i loro formati, la loro diffusione, possibile ad esempio
ipotizzare la tipologia di pubblico a cui erano rivolti, gettando maggior luce sulleffettivo impatto con cui il nuovo immaginario relativo al Giappone invest lEuropa
del Sedicesimo secolo.
Oltre ai libri di lettere e ai materiali legati allambasceria, un ulteriore pezzo
di grande valore conservato presso la Biblioteca Marciana e risalente a questa fase
storica uno dei rari esemplari esistenti di kirishitanban, le opere stampate, in
latino, rmaji o giapponese, per mezzo della stamperia a caratteri mobili che i legati dellambasceria dellera Tensh portarono con s nel loro viaggio di ritorno in
Giappone.
Si tratta di una copia del Sanctos no Gosagveono Vchi Nvqigaki, una narrazione
in rmaji, in 365 folio, delle vite dei santi.24
La stamperia che produsse la letteratura kirishitanban venne installata dapprima
a Goa e quindi, in successione, a Kazusa, Amakusa, Nagasaki, Manila e Macao, in
accordo con il mutare delle circostanze politiche. Si ha notizia di due sole edizioni
stampate a Kazusa: la Dochirina Kirishitan, un catechismo in caratteri giapponesi,
e lo stesso Sanctos no Gosagveono. La copia conservata presso la Marciana, scoperta
nel 1979, e quella appartenente alla Boodleian Library a Oxford, sono gli unici due
esemplari di cui si sia attualmente a conoscenza, e i pi antichi esempi di kirishitanban stampati in Giappone.
Lopera include un glossario giapponese-portoghese con un totale di 2152 parole, e riveste grande interesse, dunque, non solo da un punto di vista storico, ma
anche in unottica linguistica.
Di interesse prettamente linguistico sono anche le copie, rare, in quanto concepite per la circolazione presso gli ordini religiosi piuttosto che per la distribuzione
presso il vasto pubblico, di due opere scritte dal Padre domenicano Diego Collado.
La prima, intitolata Niffon no ctobani y confesion,25 consiste in una raccolta di
24
Sanctos nogosagveono vchinvqigaqi quan dai ichi. Fiienno cvnitacacvnogun. Cazzusa no voite superiores
no von yuruxi uo co muri core uo fan to nafu mono nari. Goxuxxe irai, Kazusa 1591.
25
Didaco Collado, Niffon no cotbani y confesion vo mfu ydai to mta confesor yori gxens cu mefarru tme no canynaru gi gi nocto dnguix no monpa no Fr. Diego Collado to yu xucqe Roma ni
voite cre voxitte mno nari. 1632. Modvs confitendi et esaminandi poenitentem iaponensem, formula

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Il Fondo a stampa della Biblioteca Marciana

formule per il sacramento della confessione, scritte in rmaji, con testo latino a
fronte e accompagnate da annotazioni grammaticali. Le formule, come specificato nel prologo in latino dellopera, servono a esemplificare le regole grammaticali
illustrate nella Ars grammaticae Iaponicae linguae, unaltra opera di Collado, datata
lo stesso anno.26 Il secondo testo, il Dictionarivm sive thesavri Lingvae Iaponicae
compendivm,27 invece un dizionario latino-rmaji, ideato a sua volta come integrazione della Ars grammaticae, e creato allo scopo di fornire un vocabolario essenziale
ai missionari in Giappone. I due testi rappresentano due dei pi antichi esempi di
opere specificamente incentrate sulla linguistica giapponese.
I restanti titoli conservati presso la Biblioteca Marciana, per il periodo fra la
seconda met del Sedicesimo e la prima met del Diciassettesimo secolo, comprendono storie (storie religiose generali degli ordini cristiani o delle missioni in Asia
Orientale e storie laiche), cosmografie, collezioni di relazioni di viaggio e opere
di natura geografica. Si tratta di opere largamente indebitate con i materiali gesuiti,
che includono talvolta veri e propri estratti delle relazioni missionarie.
Fra le opere firmate da membri degli ordini religiosi, sono degne di menzione
quella pubblicata nel 1588 dal gesuita Giovanni Pietro Maffei, uno dei pi esaustivi
e affidabili resoconti delle prime fasi della missione gesuita in Giappone,28 e quella,
grossomodo contemporanea, dellagostiniano Juan Gonzalez de Mendoza, la prima
opera a portare lattenzione del pubblico europeo sulla missione in Cina.29
La Biblioteca Marciana conserva inoltre una copia della Historia del regno di
Voxu, di Scipione Amati,30 che narra dellesperienza del missionario francescano
Luis Sotelo in Giappone e fornisce un resoconto dettagliato dellambasceria partita
dal Giappone nel 1613 e guidata dallo stesso Sotelo al Papa nel nome del daimy
Date Masamune.
suamet lingua iaponica. Auctore Fr. Didaco Collado ord. Praed., Typis & impensis Sacr. Congr. De Prop.
Fide, Roma 1632.
26
Didaco Collado, Ars Grammaticae Iaponicae linguae, in gratiam et adiutorium eorum, qui predicandi
Evangelii causa ad Iaponiae Regnum se voluerint conferre, Typis & impensis Sacr. Congr. De Prop. Fide,
Roma 1632.
27
Didaco Collado, Dictionarivm sive thesavri Linguae Iaponicae compendivm. Compositum, & sacrae de
Propaganda Fide Congregationi dicatum Fratre Didaco Collado Ord. Praedicatorum, Typis & impensis
Sacr. Congr. De Prop. Fide, Roma 1632.
28
Giovanni Pietro Maffei, Ioannis Petri Maffeii Bergomatis e Societate Iesv Historiarvm Indicarvm Libri
XVI. Selectarum item ex India Epistolarum eodem interprete Libri IV. Accessit Ignatii Loiolae Vita postremo
recognita. Et in Opera singula copiosus Index, Iunctam, Firenze 1588. Dellopera la Biblioteca Marciana
conserva anche ledizione in lingua italiana, pubblicata a Venezia nel 1589.
29
Juan Gonzalez de Mendoza, Dellhistoria della China, Descritta nella lingua Spagnuola, dal P.Maestro
Giouanni Gonzalez di Mendozza, dellOrd. Di S.Agostino. Et tradotta nellItaliana, dal Magn. M.Francesco
Auanzo, cittadino originario di Venetia, Muschio, Venezia 1586.
30
Scipione Amati, Historia del regno di Voxv del Giapone, dellantichita, nobilta, e valore del svo re Idate
Masamvne, delli fauori, cha fatti alla christianita e desiderio che tiene dessere christiano, e dellaumento di
nostra Santa Fede in quelle parti. E dellambasciata che ha inuiata alla S.t di Ns. Papa Paolo V. e delli suoi
successi, con altre varie cose di edificatione, e gusto spirituale dei Lettori, Roma 1615.

Sonia Favi

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Fra le collezioni di letteratura di viaggio, si pu menzionare il primo volume


delle Navigazioni dellumanista Giovanni Battista Ramusio, imponente raccolta
che, a partire dalla sua seconda edizione, incluse una sezione specificamente dedicata al Giappone, in cui si raccoglievano diverse lettere dei primi missionari gesuiti
giunti in Giappone, fra cui Saverio.31
Fra i materiali di ambito geografico, infine, si annoverano atlanti quali quello
di Abraham Ortelius, una fra le prime opere cartografiche a stampa europee ad
includere una rappresentazione del Giappone (raffigurato come arcipelago di tre
isole). Lopera testimonia il progressivo evolvere della cartografia di impronta tolemaica nella seconda met del Sedicesimo secolo, con linclusione delle informazioni
raccolte nelle mappe portulane stilate dai navigatori portoghesi sulla base delle loro
esperienze nei mari dellAsia Orientale. 32
A confronto con la ricca bibliografia conservata presso la Biblioteca Marciana
per la fase pi antica della produzione letteraria europea sul Giappone, il numero
di testi datati dalla met del Diciassettesimo alla fine del Diciottesimo secolo risulta
piuttosto esiguo. Ad esclusione delle riedizioni o traduzioni di lavori precedenti,
il periodo offre solo una decina di opere inedite di reale interesse per gli studi di
nipponistica.
Questo cambiamento riflette il mutamento in natura dei rapporti fra Giappone
ed Europa imposto dalleditto finale di espulsione nel 1639, e dal conseguente declino delle attivit missionarie in Giappone. Come noto, lisola di Dejima nella baia
di Nagasaki rimase lunico punto di accesso formale al Giappone per gli Europei
e venne riservata alle attivit dei membri della Compagnia Olandese delle Indie
Orientali. Perci, nella seconda met del Diciassettesimo secolo, solo il personale
della Compagnia ebbe effettivamente la possibilit di raccogliere informazioni dirette sul Giappone.
Fra le opere risalenti a questa fase, si trovano alcuni esempi tardi di materiali
storici sulla missione gesuita in Giappone; fra di essi, degna di menzione la copia,
31

Giovanni Battista Ramusio, Primo volume, et Quarta editione delle navigationi et viaggi raccolto da
Gio. Battista Ramvsio, & con molti vaghi discorsi, da lui in molti luoghi dichiarato, & illustrato. Nel quale
si contengono la descrittione dellAfrica et del paese del Prete Ianni, con varij viaggi, dalla Citt di Lisbona,
& dal mar Rosso insino a Calicut, & allIsole Molucche, dove nascono le Spetierie, Et la Navigatione attorno
il Mondo. Con la Relatione dellIsola Giapan, scoperta nella parte del Settentrione: Et alcuni capitoli appartenenti alla Geographia, estratti dellHistoria del S. Gio. di Barros Portughese, Giunti, Venezia 1588. Le
lettere di Saverio sono tre, due delle quali inviate da Cochin e la terza da Kagoshima (alla Compagnia
di Ges a Coimbra), tutte datate 1549.
32
Abraham Ortelius, Theatrum Orbis Terrarum, Aegid. Coppenium Diesth, Anversa 1570. Questa
prima edizione include larcipelago solo nelle mappe generiche dellAsia, mentre le successive vi dedicano una sezione specifica. La Biblioteca Marciana conserva sei diverse edizioni dellopera, la pi tarda
datata 1683. Per un quadro delle principali fonti cartografiche europee antiche sul Giappone si rimanda
ad Adriana Boscaro, Le conoscenze geografiche dellEuropa sul Giappone alla fine del XVI secolo,
Anno 1585: Milano incontra il Giappone, Milano 1990, p. 101.

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Il Fondo a stampa della Biblioteca Marciana

datata 1653 de Dellhistoria della Compagnia di Giesv, del Padre gesuita Daniello
Bartoli, una vera e propria summa della ricca produzione delle relazioni missionarie
del secolo precedente, che godette di grande fortuna editoriale in Europa.33
Le altre opere di questo periodo offrono invece esempi del genere di produzione
letteraria connesso con la presenza olandese a Dejima.
Le pi significative sono certamente quelle del medico e studioso tedesco Engelbert Kaemper. Impiegato a Nagasaki dalla Compagnia Olandese delle Indie
Orientali dal 1690 al 1692, egli collezion, durante la sua permanenza, una vasta
quantit di libri e informazioni di prima mano sul Giappone.34
La Biblioteca Marciana conserva una copia del suo Amoenitatum exoticarum35 e
due copie della traduzione francese della sua opera pi celebre, la History of Japan,
pubblicata per la prima volta, postuma, nel 1727.36 Entrambi i testi (il primo genericamente focalizzato sullAsia, in particolare su Persia e Giappone, e il secondo
esclusivamente sullarcipelago giapponese) appartengono al genere della storia naturale. La History of Japan, in particolare, affronta uno spettro di materie che spazia
dalla geografia, alla storia, alletnografia, alla botanica ed il pi completo lavoro
esistente sullarcipelago giapponese per questo periodo storico.37 Ledizione francese
include anche, nella prefazione, una breve bibliografia delle relazioni missionarie
sul Giappone pubblicate nei due secoli precedenti.
Kaempfer stato lungamente trattato come lunica fonte autentica e affidabile sul
Giappone per il periodo che va dalla fine del Diciassettesimo secolo allinizio del Diciannovesimo secolo. Come sottolineato da Peter Kornicki,38 tuttavia, la sua produzione pu essere considerata pi lespressione del sorgere di una ondata di studi nipponistici in nuce, che il prodotto dellinteresse di un singolo individuo; altri autori
fecero da contesto ai suoi studi, producendo lavori che, pur meno organici e completi,
rappresentano una altrettanto vitale fonte di informazione sul Giappone dellepoca.
33

Daniello Bartoli, DellHistoria della Compagnia di Ges. LAsia descritta dal P. Daniello Bartoli della
medesima Compagnia. Parte prima [- terza], De Lazzeri, Roma 1653.
34
Per un approfondimento della figura di Kaempfer, si rimanda a Detlef Haberland, Peter Hogg,
Engelbert Kaempfer 1651-1716: A Biography, British Library, Londra 1996.
35
Engelbert Kaempfer, Amoenitatum exoticarum politico-physico-medicarum fasciculi V, quibus continentur variae relationes, observationes et descriptiones rerum Persicarum et ulterioris Asiae, multa attentione,
in peregrinationibus per universum Orientem, collectae, ab auctore Engelberto Kaempfero, Meyer, Lemgo
1712.
36
Engelbert Kaempfer, Histoire naturelle, civile et ecclesiastique de lEmpire du Japon. Compose en
allemand par Engelbert Kaempfer, Docteur de Medecine Lemgow; Et traduite en Franois sur la Version
angloise de Jean-Gaspar Scheuchzer, Membre de la Societ Royale, et du College des Medecins, Londres,
Gosse et Neaulm, La Haye 1729.
37
Wolfgang Michel, Review: His Story of Japan: Engelbert Kaempfers Manuscript in a New Translation, Monumenta Nipponica, 55, 2000, p. 109.
38
Peter F. Kornicki, European Japanology at the end of the Seventeenth Century, Bulletin of the
School of Oriental and African Studies, 56, 1993, pp. 502-524.

Sonia Favi

59

La Biblioteca Marciana conserva alcuni esempi di questo genere di letteratura.


Il pi antico la Descriptio Regni Iaponiae, del medico e geografo Tedesco Bernhard Varen.39 Lopera consiste in una descrizione geografica ed etnografica dellarcipelago giapponese (con una breve sezione dedicata al Siam), e comprende, in un
volume annesso, anche un breve trattato sulla religione cristiana in Giappone.40
Varen si mostra conscio del legame fra geografia, politica e commercio, e allineato
con le politiche della Compagnia Olandese delle Indie Orientali, che invitava alla
produzione di una letteratura sul Giappone incentrata su conoscenze di tipo prettamente pratico. Ci rende il suo lavoro meno strettamente orientato alla ricerca
di quello di Kaempfer, pi attento ai riscontri materiali della scrittura che ad un
approccio al Giappone come oggetto di studio. Questo, tuttavia, non diminuisce il
potere informativo della sua opera, ricca di nozioni riguardo alla struttura politica,
alla societ e ai costumi del Giappone.
La Biblioteca Marciana conserva inoltre una copia delle Ambassades mmorables
des la Compagnie des Indes Orientales,41 traduzione francese di unopera originariamente composta in olandese dallo storico e geografo Arnoldus Montanus, e pubblicata in prima edizione nel 1669. Composto dallautore durante un soggiorno a
Dejima, il testo basato sia su informazioni di prima mano raccolte in Giappone,
sia su materiali pubblicati precedentemente (in particolare, la letteratura missionaria), e riporta di una serie di ambascerie della Compagnia Olandese delle Indie
orientali presso la corte degli shgun, a partire dal 1640. Include la descrizione di
citt giapponesi, il resoconto di eventi politici contemporanei e delle persecuzioni
nei confronti degli ordini religiosi, ed una preziosa fonte di informazioni circa i
rapporti fra i membri della Compagnia e la popolazione locale.
Vorrei concludere larticolo con alcune brevi osservazioni riguardo ai testi risalenti al Diciannovesimo secolo. Non mi soffermer a lungo su tale produzione, dal
momento che le opere pi interessanti di questa fase appartengono per lo pi alla
seconda met del secolo e allambito della nipponistica moderna. Vorrei sottolineare tuttavia come la crescente variet dei materiali, gi nella prima met del secolo,
sia specchio di un pi generale rinnovato impulso negli studi europei sul Giappone,
39

Bernhard Varen, Descriptio regni Iaponi Cum quibusdam affinis materi, Ex variis auctoribus collecta
et in ordinem redacta per Bernhardum Varenium Med. D., Elzevirium, Amsterdam 1649.
40
Bernhard Varen, Tractatvs In quo agitur. De Iaponorum religione. De Christianae religionis introductione in ea loca. De ejusdem extirpatione. Adjuncta est de diversa diversa rum gentium totius telluris Religione brevis informatio. Auctore Bernhardo Varenio. Med. D., Elzevirium, Amsterdam 1649.
41
Arnold Montanus, Ambassades mmorables de la Compagnie des Indes Orientales des Provinces Unies
Vers les Empereurs du Japon. Contenant plusieurs choses remarquables arrivs pendant le voyage des Ambassadeus; et deplus, la description des villes, bourgs, chateux, forteresses, temples et autres batimens: des animaux,
des plantes, montagnes, rivieres, fonteines; des moeurs, coutumes, religions et habillemens des Japonois: comme
aussu leurs exploits de guerre, et les rvolutions tant anciennes que modernes que ces Peuples ont essuys. Le
tout enrichi de figures dessines sur les lieux, et tir des mmoires des Ambassadeurs de la Compagnie, Van
Murs, Amsterdam 1680.

60

Il Fondo a stampa della Biblioteca Marciana

che avrebbe raggiunto il suo apice dopo la riapertura del paese, negli ultimi decenni
del secolo.
Alcuni testi afferiscono ancora alla tradizione storica, geografica ed etnografica
del secolo precedente. Due esempi sono le Tableaux historiques de lAsie,42 dellorientalista tedesco Julius Klaproth, e la Storia del Giappone di Giulio Astori,43 unopera
di natura compilativa basata su lavori dei secoli precedenti.
Altre opere appartengono invece alla categoria dei resoconti di viaggio, e offrono
uno spiraglio sui cambiamenti politici in atto nella prima met del Diciannovesimo secolo e sulla crescente pressione esercitata da Russia e Inghilterra sui confini
giapponesi. Lopera del capitano inglese Basil Hall44 particolarmente interessante
da questo punto di vista, poich concentrata principalmente sulle isole Ryky, futuro oggetto di controversia politica per il Giappone. Il testo include un dizionario
inglese-ryukyuano, comprensivo anche di osservazioni e comparazioni fra la lingua
giapponese e quella delle isole Ryky: un segno di come il giapponese stesse progressivamente entrando a far parte, in Europa, di un discorso sul linguaggio.
Questa tendenza testimoniata anche da una serie di opere specificamente incentrate sulla linguistica, che anticipano i pi avanzati studi della seconda met del
secolo. Uno degli esempi pi rappresentativi, fra quelli conservati presso la Biblioteca Marciana, la Asya polyglotta di Julius Klaproth,45 opera che offriva le basi per
una nuova classificazione delle Lingue Orientali.
In conclusione, il fondo antico a stampa della Biblioteca Marciana pu essere
considerato un importante patrimonio per gli specialisti di studi giapponesi, sotto
due diversi punti di vista.
In primo luogo, i testi conservati nella Biblioteca costituiscono una fonte utile
riguardo ad una ampia variet di soggetti: dalla storia, alla bibliografia storica, alla
geografia, alla religione, alla linguistica e possono dunque interessare specialisti di
numerose discipline.
In secondo luogo, lanalisi del numero e della distribuzione dei libri pu gettare
luce sulla natura delle relazioni culturali fra il Giappone e lItalia, e lEuropa in
genere, attraverso i secoli.

42

Julius Klaproth, Tableaux historiques de lAsie, depuis la Monarchie de Cyrus jusqu nos jours; accompagns de recherches historiques et ethnographiques sur cette partie du monde, Schrubart, Parigi 1826.
43
Giulio Astori, Storia del Giappone compilata sulle opere di Kaempfer, di Thunberg, di Beaumont, de
letterati inglesi e daltri, Stella, Milano 1826.
44
Basil Hall, Account of a voyage of discovery to the West Coast of Corea, and the Great Loo-choo Island,
Murray, Londra 1818.
45
Julius Klaproth, Asia Polyglotta, Von Heideloff & Campe, Parigi 1831.

Sonia Favi

61

Printed Works Related to Japan in the Ancient Books Section of Marciana


National Library
The present article surveys, through selected examples, the different typologies of
printed source materials on Japan held in the ancient books section of Marciana
National Library (Venice):
Materials dated up to the half of the Seventeenth century, mainly produced in
the context of Japans Christian century. They include missionaries reports,
pamphlets related to the Tensh Embassy, atlases, historical and cosmographical works, studies on the Japanese language, and one exemplar of kirishitanban.
Materials dated from the second half of the Seventeenth century up to the end
of the Eighteenth century, mainly authored by members of the Dutch East
India Company.
Materials from the first half of the Nineteenth century: natural histories, travel
accounts and works on Linguistics.

YACINE MANCASTROPPA

Militari statunitensi e violenze sessuali:


il caso di Okinawa (1945-2010)

La costante e massiccia presenza di basi militari americane a Okinawa, stanziate


alla fine della Seconda Guerra Mondiale, genera ancora oggi non pochi problemi
quotidiani agli abitanti dellisola, in particolar modo alle donne, spesso oggetto di
violenze sessuali da parte dei militari statunitensi.
In generale possibile dire che lo stupro un tema ovunque difficile da affrontare, per una serie di motivi legati a questo reato, come per esempio la carenza di dati
a riguardo dovuta soprattutto alla riluttanza delle donne a denunciare questo tipo
di abuso che, spesso, deriva dalla scarsa credibilit che viene attribuita alle vittime.
Per quanto riguarda la realt di Okinawa, la trattazione di tale argomento appare
essere ancora pi complicata per vari motivi. Innanzitutto, i dati disponibili non
sono del tutto esaurienti per definire con precisione lentit del fenomeno e questa
frammentariet consente di ricostruire solo in parte la verit. In secondo luogo, il
particolare status di cui hanno goduto i militari statunitensi di stanza a Okinawa
durante il periodo di amministrazione statunitense, in parte preservato anche dopo
la riunificazione di Okinawa al Giappone nel 1972, non aiuta ad avere unidea precisa circa le condanne e le eventuali pene comminate ai colpevoli.
Come capita spesso nellaffrontare questo argomento, ci che possiamo affermare con sicurezza che i casi di stupro denunciati e poi riconosciuti come tali
di gran lunga minore rispetto al numero di violenze consumate realmente. Dunque, quale valore possibile attribuire a dati che rispecchiano solo parzialmente la
realt? Secondo alcuni studi negli Stati Uniti ancora oggi soltanto uno stupro su
cinque (altri studi riportano uno su venti) viene denunciato.1 importante notare
che questi dati si riferiscono a un contesto di pace e quindi suggeriscono come, in
un frangente bellico o comunque con unalta presenza militare, tale percentuale sia
ancora pi squilibrata a causa di una serie di fattori che fungono da deterrente in
tal senso: non bisogna infatti dimenticare le logiche militari, ideologiche e politiche

Per le statistiche che riguardano le percentuali di stupro che venivano denunciate negli anni Sessanta e
quelle che vengono denunciate oggi si veda Susan Brownmiller, Contro la nostra volont. Uomini, donne
e violenza sessuale, Bompiani & C., Milano 1976, pp. 216-217; Patrizia Romito, Un silenzio assordante,
FrancoAngeli, Milano 2005, pp. 27-30.

64

Militari statunitensi e violenze sessuali a Okinawa

che tendono a prevalere sul diritto della giustizia e anche le accuse, spesso infamanti, mosse verso quante denunciano una violenza sessuale.
Questa premessa appare indispensabile per poter analizzare in modo consapevole i dati in relazione a Okinawa che sono riuscita a reperire, i quali sono costituiti
per lo pi da descrizioni, spesso corredate dalla precisazione del luogo, del giorno e
dellesito, degli atti di violenza compiuti dai militari statunitensi nellarco di tempo
che va da aprile 1945 fino a ottobre 2008. Questi preziosi dati sono stati raccolti in
un pamphlet dal titolo Okinawa beihei ni yoru josei e no hanzai (Crimini dei militari
statunitensi contro le donne a Okinawa), e pubblicati dal Kichi guntai o yurusanai
kd suru onnatachi no kai (Associazione femminile contro le basi militari, meglio
nota con lacronimo inglese OWAAMV, Okinawa Women Act Against Military
Violence), lassociazione femminile pi importante di Okinawa, conosciuta anche
a livello internazionale. bene suddividere i dati a nostra disposizione in due differenti parti che coincidono con due diversi periodi storici di Okinawa: quelli che
si riferiscono agli anni dellamministrazione statunitense, dal 1945 al 1972, non si
basano su fonti ufficiali,2 ma sono il frutto di un certosino lavoro di interviste, ricerche e raccolta di testimonianze svolto dallo gruppo femminile appena citato; quelli
raccolti dopo il 1972 ovvero dopo il fukki, il ritorno di Okinawa al Giappone, sono
invece dati ufficiali di denunce registrate dalle autorit locali okinawane.
1945-1972
Nel periodo di amministrazione statunitense e nello specifico dopo lentrata in
vigore, nella primavera del 1952, del Trattato di pace di San Francisco, Okinawa si
trov in una situazione talmente ambigua che si arriv a parlare di Okinawa come
di una terra senza status3 a causa appunto della sua condizione che sembrava non
rientrare in nessuna classificazione prevista dal diritto internazionale e che scatur
lassenza, a vari livelli, di una protezione legale per la popolazione locale. Inoltre,
2

Le fonti principali da cui sono stati reperiti i dati sono le seguenti: Higa Chshin, Sengo 50 nen hizaishi (Storia di cinquantanni di crimini), 1995; Fukuchi Hiroaki, Okinawa ni okeru beigun no hanzai
(I crimini dei militari statunitensi a Okinawa), 1995; Okinawa Taimusu; Nahashi shi (Storia della citt
di Naha), III, 8, 1981; Miyazato Etsu, Okinawa onnatachi no sengo (Il dopoguerra delle donne okinawane), 1986; Uruma Shinp; Shgen (testimonianze); NHK ETV Tokush, Okinawa wa nani o okotta
no ka, guntai to seibryoku o tou onnatachi (Edizione speciale della NHK, Ci che fa cos arrabbiare
Okinawa - donne versus il potere militare e la violenza sessuale), 1992; Fukuchi Hiroaki, Beigun kichi
hanzai (I crimini dei soldati statunitensi), 1980; Chihara Eiko no shgen, Watashi no sengoshi (Testimonianza di Chihara Eiko, La mia storia del dopoguerra), 1980; yama Chojo, Okinawa dokuritsu sengen
(Dichiarazione di indipendenza di Okinawa), 1997; Ryky Shinp; Tengan Morio (a cura di), Okinawa
senry beigun hanzai jikench (Rapporto sui crimini dei militari statunitensi durante loccupazione di
Okinawa); Okinawa ken kyiku iinkai, Okinawa ken shi (Associazione delleducazione della provincia di
Okinawa. Storia di Okinawa) X, 1997; Kawata Funmiko, Sens to sei (Guerra e genere), 1995; Nakamura Kenshin, Okinawa keisatsu to tomo ni (La mia vita con la polizia di Okinawa), 1983.
3
Rosa Caroli, Il mito dellomogeneit giapponese. Storia di Okinawa, FrancoAngeli, Milano 1999, pp.
203-209.

Yacine Mancastroppa

65

anche le autorit dellisola si ritrovarono ad avere poteri assai ridotti, non potendo
esercitare la propria autorit sul personale civile e militare statunitense, il quale non
era tenuto a sottostare alla giurisdizione dei tribunali locali. Questa assenza di potere
fu imposta dallo USCAR (United States Civil Administration of the Ryky Islands), lamministrazione statunitense a Okinawa che eman una serie di ordinanze
che limitavano continuamente i poteri della polizia locale. un esempio lordinanza n. 87, dellottobre del 1952, secondo la quale alle forze dellordine okinawane
era permesso esercitare il proprio dovere soltanto al di fuori dei confini di una zona
militare: se fermavano un militare americano per un reato, avevano poi lobbligo di
accompagnarlo e consegnarlo al pi vicino ufficio militare statunitense.
I dati a nostra disposizione relativi agli stupri di Okinawa partono dal 26 marzo 1945, quando le truppe americane sbarcarono sullisola di Zamami a sudovest
di Okinawa e con lo sbarco inizi lo stupro sistematico delle donne dellisola.4
Da questo momento, per ventisette anni di amministrazione statunitense, i casi di
aggressioni sessuali e stupri che si sono riusciti a documentare sono in tutto 221,
anche se non si pu sapere con precisione quante persone rimasero effettivamente
coinvolte in queste violenze.5 In questi primi anni di occupazione statunitense, gli
abitanti di Okinawa si trovarono completamente in balia della volont degli uomini delle forze armate degli Stati Uniti; di fatto non esistevano luoghi sicuri dove
potersi nascondere per sfuggire agli atti di violenza dei soldati. Nemmeno le proprie
abitazioni erano luoghi di rifugio adatti poich, non di rado, i soldati vi entravano
forzando le esili porte. Takazato Suzuyo, leader dellassociazione femminile che ha
pubblicato i dati a cui ci stiamo riferendo, in unintervista nel dicembre 2009,6 mi
disse come fosse molto semplice per i soldati violare la propriet privata: tornando
dalla guerra in Corea,7 o prima di partire, i soldati si recavano nei villaggi, in gruppo o da soli, spesso ubriachi, sfondando con un calcio le porte delle abitazioni che,
essendo fatte di carta e di legno sottile, non opponevano molta resistenza allimpatto con gli stivali militari. Entravano in gruppi di cinque o sei, erano uomini
enormi, armati di pistole o coltelli e violentavano le donne di casa davanti al resto
4

Per un resoconto dettagliato di ci che subirono gli abitanti di questisola si veda Miyagi Harumi,
Haha no nokoshita mono (Ci che mi ha lasciato mia madre), Kbunken, Tokyo 2008.
5
Secondo le statistiche, a distanza di soli quattro anni dalla fine della guerra, nacquero circa 450 bambini con evidenti tratti occidentali. OWAAMV, Okinawa beihei ni yoru josei e no seihanzai (Crimini dei
militari statunitensi contro le donne a Okinawa), OWAAMV, Naha, ottobre 2008, p. 14.
6
Yacine Mancastroppa (a cura di), Le figlie-prostitute di Okinawa. Conversazione con Takazato
Suzuyo (Naha, Okinawa, 16 e 24 dicembre 2009), DEP, 13/14, 2010.
7
Con lo scoppio della guerra in Corea, Okinawa (da cui partivano cospicui rinforzi) divent una base
di primaria importanza per le truppe statunitensi. Un massiccio numero di nuovi militari, uomini giovani, sani e forti si rivers sullisola. Essi erano convinti che quel territorio appartenesse a loro di diritto
e, di conseguenza, si sentivano padroni anche della popolazione. Muto Ichiyo, U.S. Military Presence
in Mainland and Japan, articolo reperibile sul sito internet: http://usmilitaryinokinawa.blogspot.com
(gennaio 2010).

66

Militari statunitensi e violenze sessuali a Okinawa

della famiglia, nella stessa stanza.8 Nei documenti che riguardano questi anni sono
riportati innumerevoli esempi di violazione delle case private e conseguente stupro
delle donne, citiamo per esempio quello che avvenne nella citt di Naha nel marzo
1952: una donna stava dormendo nella propria abitazione quando improvvisamente un soldato, assegnato al battaglione ingegneria, irruppe ordinandole di lasciare la
casa immediatamente. Quando lei cerc di alzarsi, lui la butt a terra e la violent.
Dopo unora il soldato ritorn a casa della donna che, cercando di mettersi in fuga,
venne violentata di nuovo.9
dunque plausibile ritenere che, sino al 1972, la percentuale delle violenze denunciate fosse assai ridotta anche a causa dellanomalo status politico della regione
e delle difficolt oggettive degli abitanti dellisola a difendersi e accusare.10 Fino
al 1972 infatti gli okinawani oltre a non appartenere a nessuna nazione, poich
Okinawa non era considerata tale, non ebbero alcun diritto garantito da una Costituzione in quanto non ne possedevano una propria, non erano tutelati da quella
giapponese e la figura che deteneva il massimo potere a Okinawa era lAlto Commissario statunitense. Quando un militare veniva denunciato per violenza sessuale
o per un altro crimine, veniva condotto davanti alla corte militare statunitense dove
il processo si svolgeva in lingua inglese, riducendo notevolmente in questo modo
la possibilit della parte lesa di intervenire. Inoltre, era molto raro conoscere lesito
del processo e di fatto impossibile sapere se la pena comminata al colpevole venisse
poi realmente applicata, poich terminato il processo i militari venivano in genere
rimpatriati.11 Infatti, nei 221 casi di violenza sessuale raccolti in questi anni, molti
seguiti anche dallassassinio della vittima, soltanto in 18 i colpevoli furono puniti.12
I rimanenti 203 sono riportati nei documenti come segue:

ygisha fumei (colpevole sconosciuto); rappresentano la maggior parte dei casi in questione (137 casi).
8

In realt gli stupri non coinvolsero sempre e solo donne. Tuttavia, non si hanno numeri certi che
riguardano vittime maschili, forse a causa della maggiore reticenza degli uomini ad ammettere di aver
subito una simile violenza. Lunico caso certo e documentato quello di dodici persone violentate da
alcuni militari statunitensi nel giugno del 1945, cinque delle quali erano uomini. OWAAMV, Okinawa
beihei..., cit.
9
Ibidem, p.16.
10
Rosa Caroli, Il mito dellomogeneit..., cit., pp. 203-209.
11
Secondo larticolo 120 del Codice di Giustizia Militare, un arresto per stupro pu comportare una
condanna ai lavori forzati o una condanna a morte (tuttavia lesercito non ha pi giustiziato nessuno dopo
un processo di corte marziale del 1962). Susan Brownmiller, Contro la nostra..., cit., p. 138, nota n. 139.
12
Le condanne pi gravi furono date nei seguenti casi: un militare appartenente alla base di Kadena
il 3 settembre 1955 violent e uccise Yumiko Nagayama, di sei anni che viveva a Ishikawa. La pena che
gli venne comminata fu di morte, ma venne poi commutata in 45 anni di lavori forzati. Il primo luglio
1961 un soldato disertore ventenne della Marina uccise una hostess di quarantasette anni a Kushi, gli fu
dato il carcere a vita. Il 19 maggio del 1968 un militare privite first class assegnato alla base missilistica
di Yomitan uccise una donna di cinquantadue anni davanti casa. Egli venne spedito dalle forze armate
statunitensi in Corea, ma la polizia okinawana riusc a rintracciarlo e a condannarlo al carcere a vita. Il
resto delle pene vanno dai due ai trenta anni di carcere, oppure si espletano con anni di lavori forzati,
taglio dello stipendio o espulsione dallesercito. OWAAMV, Okinawa beihei..., cit.

Yacine Mancastroppa

67


fumei, indica che il colpevole fu riconosciuto ma che non si trov
nessun documento che testimoniasse un suo effettivo arresto e uneventuale condanna (40 casi).

taiho sareru ga fumei, in questi casi si identific il colpevole, che venne arrestato, ma fu impossibile stabilire se dopo larresto gli venne
comminata qualche pena (12 casi).

batsu serarezu, significa che nessuna pena fu data al colpevole,
sebbene egli venne riconosciuto come tale (1 caso).

meikyiri, indica che il caso venne archiviato (3 casi).

shko fujbun, significa che i militari furono giudicati
non colpevoli per mancanza di prove (2 casi).

uttaezu, significa che si venne a conoscenza del crimine ma che la vittima (o i famigliari di essa) preferirono non denuncialo (8 casi). interessante notare
come per la met di questi casi la vittima rimase incinta a causa dello stupro.
Questa preoccupante situazione, dovuta alla costante presenza di militari, condusse i sindaci dei comuni limitrofi alle basi statunitensi a pensare a una soluzione
che fosse in grado di proteggere le proprie donne mogli e figlie dai continui
attacchi di violenza.13 Nellimpossibilit di proteggere tutte le donne, si prefer difenderne soltanto una parte sacrificando laltra. Takazato Suzuyo afferma che:
in una societ che si rispetti, i deboli dovrebbero essere protetti, ma in realt nel
mondo le cose funzionano in modo diverso. Okinawa fu venduta agli americani
dal Giappone e le donne okinawane furono vendute agli americani dagli uomini
13

Questo tipo di soluzione la riscontriamo anche nella Tokyo occupata del 1945. Il 21 agosto 1945
il primo ministro Higashikuni Naruhito convoc una seduta straordinaria del Consiglio dei ministri
con allordine del giorno le richieste presentate dalle forze alleate per porre fine alla guerra. Il Consiglio
fin per discutere, per, principalmente degli atti di violenza e degli stupri della popolazione civile e del
modo di prevenirli. Il principe Konoe Fumimaro per proteggere le giovani giapponesi propose limmediata istituzione di un sistema di stazioni di conforto [...]. Nacque cos, soltanto quattro giorni dopo
e con lo stanziamento di 100 milioni di yen messi a disposizione da Ikeda Hayato (lallora direttore
dellUfficio delle tasse del ministero delle Finanze e futuro primo ministro degli anni 1960-1964) il Tokushu ian shisetsu kykai (Associazione per le speciali facilitazioni di conforto), meglio conosciuto con
lacronimo inglese RAA (Recreation and Amusement Association). Dopo aver scelto larea di Shinagawa
(gi quartiere a luci rosse nel periodo Edo) per la costruzione di bordelli, sale da ballo, da gioco e cabaret
per le truppe di occupazione, si dovettero reclutare le lavoratrici che avrebbero protetto la virt delle
donne giapponesi. Il RAA ingaggi polizia e forze dellordine per trovare le donne necessarie, pubblic
espliciti annunci sui giornali nazionali e sulledificio della direzione [] fece affiggere un vistoso poster
con la scritta: Annuncio per le nuove donne giapponesi! Ricerchiamo la massima collaborazione di
nuove donne giapponesi che partecipino a un grande progetto di conforto per le forze di occupazione.
Cerchiamo giovani fra i 18 e i 25 anni di et cui assicuriamo alloggio, vitto e vestiario. Fu lespansione
delle malattie veneree, in continuo aumento nonostante i controlli medici periodici, che port lo Stato
Maggiore americano a chiudere ogni tipo di stazione di conforto nel marzo del 1946. In questo modo
si riversarono per le strade 150.000 hostess, rimaste senza un luogo in cui lavorare, che si prostituirono liberamente per strada, diffondendo maggiormente le malattie veneree. Paolo Puddinu, Violenza,
stupri e case di conforto nel Giappone occupato dagli americani, Atti del XXIX Convegno di Studi
Giapponesi, Firenze 2005, pp. 316-325 passim.

68

Militari statunitensi e violenze sessuali a Okinawa

okinawani.14 I politici okinawani studiarono infatti a tavolino una strategia e la negoziarono con gli americani giungendo a un compromesso vantaggioso per entrambe le parti. Fu proposto che venissero costruiti dei bordelli nella cos detta fascia di
sicurezza, ovvero nei quindici metri di spazio che intercorrevano tra i recinti di filo
di ferro delle basi militari e linizio di un paese. Si auspicava in questo modo che
i militari non sentissero il bisogno di oltrepassare questo confine, il quale aveva
di fatto una funzione protettiva per le donne, ad esclusione di quelle che vennero
obbligate a lavorare come hostess (spesso furono le donne pi povere, quelle rimaste senza famiglia a causa della guerra o quelle i cui padri avevano dei debiti da
saldare) che avrebbero lavorato per il bene della comunit. Per mantenere sotto
controllo le malattie infettive, con lo scopo di difendere i suoi militari, il governo di
Washington promosse un health programme per lisola. Per poter esercitare questo
tipo di servizio, quindi, i locali e le ragazze che vi lavoravano dovevano essere sottoposti a determinate norme igieniche previste dalle leggi statunitensi. I proprietari di
questi club dovevano ottenere, da parte delle autorit degli Stati Uniti, un cartello
di riconoscimento che riportava la lettera A che significava Army approved da appendere allentrata del locale. Ai militari statunitensi era infatti proibito laccesso in
quei locali che non esibivano tale segno di riconoscimento.15 Anche le donne che vi
lavoravano avevano lobbligo di riportare sugli indumenti un cartellino recante una
A per indicare che non erano affette da malattie veneree; in caso contrario non
avevano il permesso di lavorare. Nonostante questo scrupoloso programma preventivo, i casi di malattie veneree crebbero soprattutto nella seconda met degli anni
Cinquanta (4.300 casi nel 1956), principalmente laddove la presenza delle basi
militari era pi concentrata.16 Consultando i dati a disposizione, si nota tuttavia
che anche dopo la costruzione dei bordelli, le violenze sessuali nei confronti delle
donne al di l di quella cinta non cessarono,17 mentre si registrarono numerosi casi
di hostess uccise, soprattutto durante seconda met degli anni Sessanta.18 In questo
periodo, infatti, aumentarono vertiginosamente i casi di stupri e di furti a discapito
14

Yacine Mancastroppa (a cura di), Le figlie-prostitute..., cit., p. 349.


David R. Crews, A Wild Start: Okinawa in 1970s, http://www.jpri.org/ (gennaio 2010).
16
Il picco massimo dei malati si ebbe nel 1956 quando pi di ottomila donne risultarono essere
contagiate, mentre gli uomini toccarono il massimo nel 1967 con circa duemila individui contagiati.
OWAAMV, Okinawa beihei..., cit.
17
Susan Brownmiller nota che: Dato che laccesso alle donne dopo una guerra sempre stato tradizionalmente una ricompensa della guerra, impossibile discutere dello stupro in guerra senza parlare
anche della prostituzione, giacch i due fenomeni sono stati collegati tra loro nella storia. Non che in
mancanza della facile disponibilit di prostitute gli uomini ricorrerebbero allo stupro per soddisfare i
loro bisogni, ma i due atti stuprare una donna recalcitrante e comprare i servigi di una donna pi o
meno compiacente vanno di pari passo col concetto che un soldato ha dei suoi diritti e dei suoi piaceri.
La studiosa inoltre sottolinea come la differenza tra la prostituzione e lo stupro in guerra (o in stato di
occupazione militare) sia fondamentale e reale, perch ci sono sempre uomini che scelgono lo stupro.
Brownmiller, Contro la nostra..., cit., pp. 87, 130-131, nota n. 9.
18
Takazato Suzuyo, Okinawa: Effects of a long-term US Military Presence http://www.genuinesecurity.
org/partners/okinawa.html (gennaio 2010).
15

Yacine Mancastroppa

69

delle hostess da parte dei militari statunitensi inviati a Okinawa dal Vietnam; la
situazione era cos tragica, e allo stesso tempo comune, che quando in un bar riservato ai militari statunitensi una donna si recava in bagno, era solito chiedersi se in
realt non stesse andando a suicidarsi.19 Sebbene il tentativo di salvare la maggior
parte delle donne dellisola dagli stupri costruendo bordelli per i militari si rivel
un insuccesso completo, essi furono comunque istituzionalizzati e messi a norma di
legge fino al ritorno di Okinawa al Giappone nel 1972.20
1972-2010
Il 15 maggio 1972 lamministrazione statunitense a Okinawa termina, gli okinawani tornano a essere cittadini giapponesi, ma il 75 per cento delle installazioni
militari statunitensi presenti sul territorio giapponese rimane a Okinawa. Attualmente ci sono 34 basi militari a Okinawa e lo spazio occupato da esse di circa
23 mila ettari che corrispondono al 10,2 per cento dellaerea dellintera provincia.
Secondo i dati pubblicati dal Ryky Shinp nel novembre del 2009, il numero dei
militari presenti sul suolo okinawano ammonta a 21.277 persone, gli impiegati civili sono 1.347, i famigliari 17.792, per un totale di 40.416 persone.21 Nel complesso, essi rappresentano circa il 3 per cento della popolazione di Okinawa. Tuttavia,
innegabile che il ritorno al Giappone port anche evidenti vantaggi per lisola e per
i suoi abitanti. In primo luogo, i diritti sanciti dalla Costituzione adottata in Giappone nel 1946 furono estesi anche agli abitanti di Okinawa, sanando in tal modo
lanomalia politica che aveva caratterizzato sino ad allora la regione. Questa normalizzazione riguard naturalmente anche lambito giuridico; essa infatti restitu
alle autorit locali quelle competenze sino ad allora attribuite allamministrazione
statunitense, anche se, la persistenza di unaltissima concentrazione militare sulle
isole e, quindi, il reiterato ruolo di Okinawa (keystone del Pacifico) come fulcro
degli accordi nippo-statunitensi sulla sicurezza hanno contribuito a limitare fortemente lesercizio delle prerogative giuridiche delle autorit locali.22
19

OWAAMV, Okinawa beihei..., cit., p. 19.


David R. Crews in un articolo scritto per lo JPRI racconta precisamente quale fosse la vita a the
Rock (gergo che utilizzavano i militari per indicare Okinawa) quando vi arriv nel 1970 per prestare
servizio militare. Dalle sue parole si coglie latmosfera che si respirava a Okinawa in quegli anni e lestrema libert di azione che avevano i militari: [...] because prostitution was legal over there back then, I
had a sex with prostitute for the first time during the first evening on the island. [] After World War
Two, but previous to 1970, many of the Gis who landed on Okinawa realizing that they were about
10,000 kilometers from anybody they knew who could tell their families and their friends about their
getting loony drunk in the wild and crazy bar scene that was rockin and rollin on Okinawa at the time
sometimes went way too wild and got into big trouble. David R. Crews, A Wild Start..., cit.
21
I dati riguardanti il territorio occupato dalle basi militari risalgono a marzo 2008, mentre quelli
riguardanti la presenza dei cittadini statunitensi risalgono a settembre 2008. Entrambi sono stati pubblicati dal Ryky Shinp il 12 novembre 2009.
22
Rosa Caroli, Il mito dellomogeneit..., cit., p. 253.
20

70

Militari statunitensi e violenze sessuali a Okinawa

Secondo le statistiche ufficiali di Okinawa, dal 1972 al 2005 sono stati compiuti complessivamente 5.394 crimini (non solo sessuali) da parte dei militari statunitensi a scapito degli abitanti dellisola, 533 dei quali sono stati registrati come
crimini heinous, cio brutali. Da questo momento in poi, tutte le denunce vennero
registrate negli uffici della polizia dellisola. I dati sulle violenze sessuali relativi al
periodo 1972-2008 a nostra disposizione derivano proprio da tali registri e sono
stati catalogati sempre dallassociazione OWAAMV, che ha ricostruito in dettaglio
43 casi di stupro (7 dei quali si conclusero con lomicidio della vittima); soltanto in
16 di essi i colpevoli furono arrestati e condannati. Le condanne pi severe vennero
date agli imputati anche di omicidio: a due militari venne comminato lergastolo,23
ad altri due una pena di tredici anni24 e allultimo una di sei anni di reclusione.25 Le
pene sono spesso seguite dallespulsione definitiva dallesercito o, nei casi migliori,
dalla sospensione temporanea dal lavoro.
Ancora oggi, sebbene i militari statunitensi siano sotto la giurisdizione giapponese quando si recano allesterno delle basi militari, spesso non mostrano grande
rispetto per le leggi e i costumi del paese ospite. Essi sono spinti a tale comportamento grazie anche allo Status of Forces Agreement (SOFA) che stabilisce i diritti
dei militari, ne regola la condotta e, di fatto, contiene varie norme atte a proteggerli
dal sistema giuridico giapponese. Non raro che i militari statunitensi, che causano
incidenti, anche mortali, ai danni degli abitanti dellisola, non vengano n arrestati
n portati a giudizio in un tribunale giapponese, ma nella maggior parte dei casi,
un tribunale militare statunitense a giudicare un reato e a erogare la sentenza.
Larrivo al potere del primo ministro Hatoyama Yukio (appartenente al
Minshut, Partito democratico) il 30 agosto 2009, sembrava poter rivendicare linizio di una nuova generazione politica giapponese in grado di mantenere un rapporto pi egualitario con gli Stati Uniti. La sua popolarit, e la sua vittoria, derivarono
in gran parte dalla promessa fatta in campagna elettorale di esaudire le richieste dei
cittadini okinawani rinegoziando laccordo nippo-statunitense del 2006 che prevede lo spostamento (e lampliamento) della base militare di Futenma dallomonima
citt alla citt di Henoko (dov situata una delle baie coralline di Okinawa). La
visita in Giappone del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, nel novembre del
23

Si tratta di due casi che avvennero nel 1972, dopo il ritorno di Okinawa al Giappone. Il primo
omicidio si consum il 4 agosto a seguito di uno stupro ai danni di una hostess di trentasette anni
da parte di un militare diciannovenne con il grado di private second class. Il secondo avvenne a Koza
il primo dicembre, quando una ragazza di ventidue anni, che aspettava il suo turno per fare la sauna,
venne aggredita a strangolata a morte con una sottoveste da un militare. OWAAMV, Okinawa beihei
ni yoru..., cit, p.21.
24
Il primo di questi due casi avvenne il 20 ottobre 1974 nella citt di Nago. Una donna di quarantadue anni, che lavorava in un caff della citt, venne picchiata e uccisa da un militare diciannovenne. Il
secondo omicidio invece si consum il primo agosto del 1982, sempre a Nago, ai danni di una hostess
di trentatr anni uccisa in una camera di albergo da un militare. Ivi.
25
Questo fu lultimo caso di omicidio seguito allo stupro registrato dalla polizia di Okinawa e risalente
al 10 maggio 1995. Unimpiegata che lavorava per una ditta di assicurazioni fu colpita cinquanta volte
a morte con un martello da un militare statunitense. Ibidem, p. 24.

Yacine Mancastroppa

71

2009, riport inevitabilmente allattenzione mediatica questa scottante questione.


La domenica precedente il suo arrivo, una folla di manifestanti sfil per le strade di
Ginowan al grido: Obama hai vinto il Nobel per la Pace, portati via le basi e dacci
la pace a Okinawa. Ventunmila persone protestarono contro la presenza delle basi
militari, chiedendo al primo ministro giapponese di mantenere la promessa fatta
prima delle elezioni. Hatoyama, che non fu in grado di soddisfare le richieste di
quanti protestavano, si dimise l8 giugno dellanno seguente.
4 settembre 1995
Il caso di stupro pi conosciuto di questi ultimi anni, grazie anche allimportanza mediatica che gli stata attribuita, quello del 4 settembre 1995.26 La vittima
fu una ragazzina di 12 anni che venne rapita, legata e violentata da tre militari
statunitensi nei pressi della base militare di Camp Hansen. Le indagini delle forze
dellordine okinawane su questo stupro furono tempestive: l8 settembre, dopo aver
analizzato tutti i registri delle aziende di autonoleggio, la polizia identific gli autori
della violenza e stil un mandato darresto nei loro confronti. Nonostante la prontezza delle indagini, le autorit militari statunitensi non consegnarono i tre uomini
alle autorit locali fino al 29 settembre. Durante il processo alcuni testimoni riportarono che, dopo il crimine, i tre imputati circolavano liberamente allinterno della
loro base militare, trascorrendo il tempo mangiando hamburger.27 Soltanto in
seguito alle proteste dei cittadini di Okinawa, i governi di Tokyo e di Washington
decisero di firmare una postilla integrativa da aggiungere al SOFA, la quale permetteva di porre sotto custodia degli investigatori nipponici i militari statunitensi
sospettati di omicidio o di violenza sessuale.
Sebbene questo caso non fu che lultimo di una lunga serie, esso suscit una diffusa
e rinnovata mobilitazione tra gli okinawani dopo alcuni anni di torpore e sconforto.
I primi anni Novanta, infatti, sembrarono essere influenzati dalla concatenazione di
una serie di eventi avvenuti nel 1989: dalla scomparsa dellimperatore Hirohito, che
segn la fine dellera Shwa, alla caduta del muro di Berlino e il crollo dei regimi
dellEuropa dellEst che annunciarono la fine della guerra fredda. Nel 1990 venne
eletto governatore di Okinawa il professor ta Masahide, che sostitu la precedente
amministrazione conservatrice guidata per dodici anni da Nishime Junji. ta, studioso
di storia okinawana, contrario allinvio delle Forze di autodifesa allestero e alla massic26

Vari i riferimenti bibliografici in relazione a questo caso di stupro e alle reazioni da esso suscitate
dentro e fuori la provincia di Okinawa, tra cui si veda Linda I. Angst, The Sacrifice of a Schoolgirl. The
1995 Rape Case. Discourses of Power and Womens Lives in Okinawa, Critical Asian Studies, 33, 2,
2001, pp. 243-66; Chalmers Johnson, Gli ultimi giorni dellimpero americano, Garzanti, Milano 2003,
pp. 60-61; Okinawa symposium hkokush (Raccolta delle relazioni sul simposio di Okinawa), Mizunowa, Kyoto 2000, pp. 245-246; Tanji Miyume, Myth, Protest and Struggle in Okinawa, Routledge,
Abingdon 2006 pp. 150-160.
27
Chalmers Johnson, Gli ultimi giorni..., cit., p. 71.

72

Militari statunitensi e violenze sessuali a Okinawa

cia presenza militare nella provincia, dichiar di voler consacrare un nuovo rapporto
con il governo di Tokyo basato sulla collaborazione, con lidea che il mutato assetto
mondiale post guerra fredda portasse qualche novit anche per Okinawa. Tuttavia,
gli anni successivi alla sua candidatura furono segnati da continue delusioni politiche
per gli okinawani; infatti, fino al 1996 non giunse alcun segno di cambiamento nella
presenza delle basi militari. Nemmeno gli sviluppi relativi alla politica interna giapponese, che videro la breve scomparsa nel 1993 dellormai pluridecennale presenza del
Partito liberal-democratico al governo, riuscirono a esaudire le speranze della popolazione di Okinawa. In questo clima di tensioni politiche, lo stupro del 1995 riaccese
tra gli okinawani il diffuso malcontento verso la presenza delle installazioni militari,
che si concretizz nellorganizzazione, il mese successivo, di varie manifestazioni, la
pi importante delle quali si tenne il 21 ottobre a Ginowan e vide la partecipazione di
80.000 persone che chiedevano la chiusura della base militare di Futenma.
Tale caso di stupro port peraltro alla nascita del pi attivo gruppo femminile
okinawano, lo OWAAMV capeggiato da Takazato Suzuyo.28 Come afferma la stessa
leader, diversi fattori legati a questo caso spinsero le donne di Okinawa a istituire
unassociazione femminile. Innanzitutto, questo stupro attir lattenzione non solo
della stampa giapponese (sino ad allora poco incline a dare spazio a notizie simili)
ma anche di quella estera. Inoltre, lo stupro avvenne in concomitanza al cinquantesimo anniversario della sconfitta della Seconda guerra mondiale, il cui termine
segn linizio della progressiva militarizzazione della regione. Anche la giovane et
della vittima fu un elemento di rilievo, poich conferm ancora una volta il fatto
che la vittima di questo tipo di violenza viene scelta senza distinzione alcuna.29 Inoltre, pochi giorni prima dello stupro, si inaugur a Pechino la Quarta conferenza
mondiale sulle donne, durante la quale la violenza contro le donne venne riconosciuta come una violazione dei diritti umani.
Gruppi femminili di Okinawa
Nato in seguito a questo stupro, lOWAAMV un gruppo che lotta a favore dei
diritti delle donne, per la smilitarizzazione dellisola, per una vita quotidiana che
28
Takazato Suzuyo, femminista okinawana, nel 1961 si rec nelle Filippine per motivi di studio e,
nel corso del suo soggiorno di circa due anni, venne a conoscenza dei crimini perpetrati dai militari
giapponesi a carico della popolazione filippina durante la Seconda guerra mondiale riscontrando varie
analogie con lesperienza vissuta dagli okinawani in quello stesso periodo. Ella, inoltre, si rese conto
che anche nelle Filippine latmosfera che circondava i luoghi limitrofi alle basi militari statunitensi era
molto simile a quella che si percepiva a Okinawa. Tornata dal soggiorno allestero, Takazato cominci a
interessarsi al problema del fiorente mercato di prostituzione sviluppatosi a Okinawa parallelamente alla
militarizzazione della regione e ad analizzare i suoi effetti sulla vita delle donne locali. Successivamente,
Takazato lavor per undici anni a Tokyo come consulente telefonica di un centro al quale le donne
potevano rivolgersi per raccontare le molestie sessuali e gli abusi subiti. Tanji Miyume, Myth, Protest
and..., cit., p. 152.
29
Takazato Suzuyo, Okinawa: Effects of long-term..., cit., p. 2.

Yacine Mancastroppa

73

non preveda la presenza di una realt militare. Durante i quindici anni di esistenza,
il gruppo ha partecipato a numerosi eventi e conferenze allestero (a Washington
nel 1998, in Corea del Sud nel 2002, nelle Filippine nel 2004, a San Francisco nel
2007 e a Guam nel 2009), per sensibilizzare lopinione pubblica riguardo ai problemi presenti a Okinawa in rapporto allelevata presenza militare sul territorio.
Durante questultimo decennio, a Okinawa si assistito alla nascita di variegate organizzazioni femminili, non necessariamente femministe, che si battono,
oltre che contro la presenza militare, anche per la propria identit di donne, contro il sistema dei movimenti cittadini e delle organizzazioni anti-base guidate
esclusivamente da una sorta di lite maschile. Allinterno della societ patriarcale di
Okinawa, infatti, questi gruppi femminili sono spesso criticati da quelli maschili,
che li accusano di limitarsi a protestare per i diritti e la protezione delle donne e a
sottovalutare temi di interesse comune, quali la revisione del Trattato di sicurezza e
la riduzione delle basi militari. Le battaglie dei vari gruppi a Okinawa sono fondamentalmente maschiliste e mantengono una cultura conservatrice male-centred.30
A questo proposito, in unintervista del maggio 1999, Takazato Suzuyo afferma
che in passato si diceva che Okinawa fosse soltanto una ferita al dito mignolo del
corpo Giappone e, partendo da questa metafora, si chiede quanto spazio dunque
pu avere il dolore delle donne allinterno di questa gi piccola ferita:
In the past, Okinawan reversion activists used to say, Okinawa is a pain in the
little finger of a body of Japan to describe how the suffering of Okinawans was
ignored by the Japanese. But I have always wondered, in that pain in the little
finger, how much of the womens pain has been represented? It is difficult for
people to understand that womens human rights are a political issue, because
there are always bigger more important issues. Prostitution has always been a
social issue, but not presented to the public in the same way as the compulsory
military occupation of land, or US plane crashes.31

Ancora oggi, quindi, le donne di Okinawa si trovano da sole a combattere per


far valere i propri diritti, per vivere una vita sicura; la stessa lotta politica okinawana, a causa anche della posizione marginale che la donna occupa allinterno della societ, riserva uno spazio limitato al loro diritto di essere salvaguardate dalle
violenze sessuali e dagli stupri.32 Limpegno e gli sforzi continui delle donne della
comunit di Okinawa, per poter vivere in un territorio smilitarizzato e senza il potenziale e costante pericolo di subire aggressioni da parte dei militari statunitensi,
ottengono risultati ancora troppo marginali e vanno comunque inseriti allinterno
della cornice economica e politica nippo-statunitense che determina tuttora il ruolo chiave di Okinawa.

30
31
32

Tanji Miyume, Myth, Protest and..., cit., p. 160.


Ibidem.
Ibidem.

74

Militari statunitensi e violenze sessuali a Okinawa

U.S. Soldiers and Sexual Violence: the Okinawa Case (1945-2010)


After the Second World War, the particular condition of Okinawa, due to the Treaty of San Francisco between USA and Japan in 1951, leaded to a deep militarization of the area. This essay focuses on problems coming from the presence of USA
Military bases, especially for women, who often suffer sexual abuses or become rape
victims of US soldiers. Dealing with rapes in Okinawa is a difficult issue since the
lack of elements and also the favorable status enjoyed by GIs on the island. Thanks
to a significant collaboration of the first Okinawan female association, OWAAMV,
we have some data about sexual assaults and rapes. Even if the data are not complete, they are precious to gain a board picture of this problem and understand the
daily life of Okinawa women.

SOFA

Fabiana Marinaro

Recenti sviluppi del diritto del lavoro giapponese nellera della


flessibilit: la zona grigia dei lavoratori atipici

Il diritto del lavoro in Giappone


La nascita del Diritto del Lavoro in Giappone si colloca nel periodo immediatamente successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale. In precedenza, pur
essendo in vigore una normativa base volta a garantire una soglia minima di tutela
per la fascia pi debole della forza lavoro (donne e bambini), il rapporto di lavoro
era visto come una normale relazione contrattuale e, di conseguenza, governata
esclusivamente dalle disposizioni del Codice Civile.1 Fu quindi sotto loccupazione
americana, di cui sub linfluenza soprattutto per quel che riguarda la legge sui sindacati, che venne formandosi lossatura del diritto del lavoro giapponese.
Questultimo, escludendo le disposizioni in merito contenute nella Costituzione del 1946,2 si compone oggi di tre grandi macrosettori:3

(Kobetsuteki Rd Kankei H): normativa sui rapporti individuali di lavoro (es.: Rd Kijun H Legge sugli standard di
lavoro);

(Shdanteki Rd Kankei H): normativa sui rapporti collettivi di lavoro (es.: Rd Kumiai H Legge sui sindacati);

(Rd Shij H): normativa che regola il funzionamento
del mercato del lavoro (es.: Shokugy Antei H Legge sulla sicurezza
dellimpiego).
Tralasciando di occuparci del secondo, che cade al di fuori dello scopo del presente contributo, focalizzeremo lattenzione sugli altri due, quelli che negli ultimi
anni hanno subto i maggiori interventi da parte del legislatore giapponese causando un notevole cambiamento in quello che, fino a pochi anni orsono, era stato il
normale corso nella gestione dei rapporti di lavoro in Giappone.
1

Araki Takashi, Rdh, Yhikaku, Tokyo 2009, II ed., p. 9. La cosa, peraltro, non molto dissimile
da quanto accaduto in altri paesi europei, Italia compresa. In merito si veda Roccella Massimo, Manuale
di diritto del lavoro, Giappichelli editore, Torino 2010, IV ed., cap. I.
2
Artt. 27-28, Nihon Koku Kenp (Costituzione del Giappone). I diritti riconosciuti sono: diritto/
obbligo ad avere unoccupazione, diritto di associazione e di agire collettivamente. Si veda http://www.
houko.com/00/01/S21/000.HTM#s3, (03/01/2012).
3
Araki Takashi, Rdh, cit., pp. 20-21.

76

Diritto del lavoro giapponese nellera della flessibilit

La principale disciplina che regola i rapporti tra lavoratore e datore di lavoro


la Rd Kijun H (Legge sugli standard di lavoro) che, entrata in vigore nel 1947,
stabilisce gli standard minimi che regolano un rapporto di lavoro subordinato. In
essa , pertanto, contenuta tutta la normativa base in merito a retribuzione minima,
orario di lavoro, infortuni, malattia e cos via.4
Le disposizioni della Rkih (come viene spesso abbreviata), che come detto rappresentano uno standard minimo di trattamento derogabile solo in melius, vengono
poi ampliate attraverso i contratti collettivi di lavoro ( rd kyyaku) stipulati tra il datore di lavoro e lorganizzazione sindacale di riferimento e tramite le
cosiddette Shokugy Kisoku, set di norme poste a governo del rapporto
di lavoro a livello aziendale e stabilite dal management in seguito a consultazione
con il sindacato aziendale o, in sua assenza, con la maggioranza dei lavoratori.
Su questo ramo principale della normativa lavorativa, il legislatore giapponese
ha poi innestato le varie leggi speciali in materia di sicurezza dellimpiego, pari opportunit e tutti gli altri aspetti di un rapporto di lavoro con profili di specialit.
Se si getta uno sguardo al corpus del Diritto del lavoro giapponese nel suo
complesso,5 risulta subito evidente che alquanto difficile riscontravi tracce di quel
garantismo che ha caratterizzato, nel secondo dopoguerra, lo sviluppo della legislazione lavoristica in altri paesi industriali, in particolare europei.
In Giappone, il governo ha sempre preferito delegare la protezione dei lavoratori
e dellimpiego.6
In primo luogo ai tribunali, che hanno da sempre avuto un ruolo centrale nel
colmare le lacune lasciate dal legislatore giapponese.
Volendo dare un esempio tra tutti sul ruolo ricoperto dalle corti basti citare la disciplina in materia di licenziamento. Fino al 2004,7 a livello normativo, il datore di lavoro
giapponese non incontrava alcun ostacolo alla sua libert di licenziare il lavoratore,
fatto salvo lobbligo di preavviso (art. 627 c.c.) e di corresponsione di unindennit pari
a un mese di salario (art. 20 rkih). Fu quindi compito della giurisprudenza colmare
questo vuoto normativo con una sentenza del 1979 della Corte Suprema che restrinse
il campo dazione del principio di libert di licenziamento del datore di lavoro vincolandolo allesistenza di una giustificazione, riconducibile al concetto di giusta causa.8
4

Ibidem, p. 47 e seg.
Per una precisa, puntuale e breve panoramica sul diritto del lavoro giapponese si veda Oda Hiroshi,
Japanese Law, Oxford University Press, Oxford 2009, III ed., cap. 16.
6
Olivier Passet, Stability and Change: Japans Employment System Under Pressure, in Peter Auer,
Sandrine Cazes (eds.), Employment Stability in an Age of Flexibility, International Labor Office, Geneva
2003, pp. 161-164.
7
Nel 2004, come parte delle riforme concernenti il mondo del lavoro effettuate sotto il governo Koizumi, la Rkih venne emendata facendovi confluire il principio di giusta causa di licenziamento gi
esistente nellinterpretazione della giurisprudenza (art. 18, co. 2). Il principio stato incluso (art. 16)
anche nella Rd Keiyaku H, la legge che dal 2007 regola i contratti di lavoro.
8
Thomas Bredgaard, Flemming Larsen, Comparing Flexicurity in Denmark and Japan, Japan Institute for Labour Policy and Training, Report by Visiting Researcher, 2007, p. 18, http://www.jil.go.jp/
5

Fabiana Marinaro

77

Secondo linterpretazione della corte,9 affinch un licenziamento non venga classificato


come illegittimo e non risulti pertanto nullo, devono sussistere quattro condizioni:10
formulazione di un accordo con il sindacato aziendale;
comprovata incompetenza dimostrata dal lavoratore;
violazione dei regolamenti disciplinari dellazienda;
esigenze connesse allo stato economico-finanziario dellimpresa.11
In secondo luogo alle aziende, tramite quella particolare forma di gestione delle
relazioni industriali nota come shshin koy seido (sistema dellimpiego a vita). Sviluppatosi durante il periodo di massima espansione delleconomia
giapponese che segu la fine della Seconda guerra mondiale, lo shshin koy seido
si fonda su rapporti di lavoro a tempo indeterminato12 tra un datore di lavoro e
un lavoratore che rimane nella stessa azienda per la sua intera vita lavorativa seguendo percorsi di promozione fondati principalmente sullanzianit di servizio.
Per tanti anni celebrato anche in Occidente, il principale vantaggio offerto dal sistema dellimpiego a vita giapponese rappresentato da un elevato grado di flessibilit funzionale che, a differenza della flessibilit numerica, si fonda su unelevata
mobilit interna del lavoratore in termini di mansioni, compiti, orario di lavoro,
straordinari.13 A questo va poi ad aggiungersi un grado praticamente inesistente
di conflittualit con le parti sociali dal momento che le richieste di flessibilit si
intendono comunque controbilanciate dai vantaggi di un impiego stabile e con
possibilit di promozione, il che ha consentito una gestione estremamente fluida
dei rapporti di lavoro.
profile/documents/Denmark_final.pdf.
9
Si noti che la sentenza riguarda esclusivamente il personale regolare dellazienda.
10
Araki Takashi, Labor and Employment Law in Japan, Japan Institute of Labor, Tokyo 2002, p. 26.
11
Lultimo requisito, peraltro, richiede che vengano soddisfatte ulteriori quattro condizioni affinch
il licenziamento per motivi economici possa essere considerato ragionevole: 1) necessit inevitabile di
una decurtazione del personale; 2) messa in atto di ogni tentativo possibile per evitare il licenziamento
(trasferimento, appalto, licenziamento del personale non regolare, ecc.); 3) consultazione preventiva
con i rappresentanti sindacali; 4) stesura di standard equi e ragionevoli per la selezione dei dipendenti
da licenziare. Ulrike Schaede, Choose and Focus: Japanese Business Strategies for the 21th Century, Cornell
University Press, Ithaca 2008, p. 178. significativo notare che, in anni recenti, alcune corti distrettuali (tribunali di prima istanza in Giappone) hanno modificato linterpretazione dei quattro requisiti
delineati dalla sentenza del 1979. In base alla nuova interpretazione, non pi necessario che le quattro
condizioni co-sussistano. Resta da vedere, peraltro, se linterpretazione delle corti distrettuali riuscir
a soppiantare quella della Corte Suprema, le cui sentenze sono tradizionalmente rivestite di notevole
prestigio e autorevolezza. Araki Takashi, Labour and Employment Law, cit., p. 26.
12
importante sottolineare che la costituzione di questo sistema di gestione dei rapporti di lavoro, in
particolare per ci che riguarda laspetto della durata, non trova riscontro nel diritto del lavoro di fonte
statale. Contrariamente ai paesi europei, la durata a tempo indeterminato non ha mai caratterizzato, da
un punto di vista normativo, il modello standard di rapporto di lavoro subordinato. La sola disposizione
della Rkih che faccia riferimento allelemento della durata si limita a statuire che un contratto a tempo
determinato non pu superare i tre anni (art. 14).
13
Thomas Bredgaard, Flemming Larsen, Comparing Flexicurity, cit., pp. 20-21.

78

Diritto del lavoro giapponese nellera della flessibilit

Questa sinergia di fattori ha dato vita a una realt di organizzazione delle relazioni industriali mostratasi in grado di garantire unelevata stabilit (di fatto, se non
formale) di impiego per i cosiddetti seiki rdsha14 vale a dire lavoratori con contratto di lavoro full-time a tempo indeterminato, bonus e possibilit
di avanzamento di carriera lasciando la periferia, i lavoratori atipici appunto, ad
assorbire gli urti delle fasi (cicliche) di recessione economica.
Deregolamentazione e flessibilit del mercato del lavoro
Con lo scoppio delleconomia della bolla, per il Giappone si concluse quellepoca dorata caratterizzata da tassi accelerati e costanti di crescita, benessere sociale
diffuso e livelli di quasi piena occupazione che erano stati i decenni precedenti.
Lingresso nel primo vero e proprio periodo di recessione economica che si ebbe in
seguito alla crisi energetica degli anni Settanta ebbe un riflesso sulla legislazione del
lavoro poich anche in Giappone, in maniera non dissimile da quanto accaduto in
diversi contesti nazionali occidentali, prese piede la discussione relativa alla deregolamentazione del mercato del lavoro e flessibilit dellimpiego. Lidea della stabilit
del posto di lavoro o, comunque, del pesante intervento dello Stato nellambito
della gestione dei rapporti di lavoro era venuta formandosi nel periodo di diffusa
crescita economica avutasi nella maggior parte dei paesi industriali nel ventennio
successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, gi in seguito alla crisi
petrolifera del 1973 la prospettiva cambi e quelle che fino ad allora erano state celebrate come garanzie necessarie poste a tutela di un rapporto contrattuale che non
poteva considerarsi sullo stesso piano di altri, iniziarono a essere denunciate come
rigidit che, vincolando le imprese nella loro organizzazione della forza lavoro,
ostacolavano il corretto funzionamento del mercato del lavoro.15
Discorsi di questo tipo non vennero risparmiati neppure in Giappone. Questo
nonostante il fatto che, come si accennava, il mercato del lavoro giapponese, da un
lato, potesse gi definirsi flessibile (flessibilit funzionale); e, dallaltro, mancasse
quel pesante garantismo statale che aveva invece caratterizzato le relazioni industriali in altri paesi occidentali avendo, il legislatore giapponese, sempre preferito
tenersi ai margini della gestione dei rapporti di lavoro: le rigidit del mercato del
14

Secondo uno studio di Ono, sarebbe in realt solo un 20 % della forza lavoro giapponese a essere
beneficiaria dello shshin koy seido (includendo nella stima solo quei lavoratori che sono stati assunti
subito dopo la laurea e sono rimasti/si presuppone rimarranno allinterno della stessa azienda fino al
pensionamento). Ono Hiroshi, Lifetime Employment in Japan: Concepts and Measurements, Journal
of Japanese and International Economies, 24, 1, 2010, pp. 1-27. Come fanno giustamente notare Bredgaard e Larsen, tuttavia, ci non significa che la percentuale restante sia costituita interamente da rapporti
di lavoro atipici a tempo determinato. Si veda Thomas Bredgaard, Flemming Larsen, Comparing
Flexicurity, cit., p. 19.
15
Ronald Dore, The end of jobs for life? Corporate Employment Systems: Japan and Elsewhere,
Centre for economic performance, occasional paper no. 11, 1996, p. 6.

Fabiana Marinaro

79

lavoro giapponese non sono mai state rigidit di carattere legislativo quanto piuttosto rigidit auto-imposte tanto da essere definite anche rigidit flessibili.16
Di conseguenza, nel Paese del Sol Levante, il discorso sulla kisei kanwa si concentr essenzialmente su due punti:17

agire, tramite il rilassamento della normativa, sul mercato esterno del lavoro
che, praticamente immobile, impediva il movimento dei lavoratori dai settori in declino ai settori emergenti in questo modo rallentando la ristrutturazione delleconomia;

nuova normativa che portasse a una diversificazione delle tipologie lavorative: da un lato, perch in un contesto economico sempre pi globale non poteva tardare ad avvertirsi la concorrenza di paesi con un costo del lavoro pi basso;18 dallaltro,
come mezzo per contrastare la crescente disoccupazione, soprattutto giovanile.19
Questa spinta verso la deregolamentazione, si tradusse in una serie di interventi
legislativi di cui, in questa sede, vorrei prendere in esame quelli che negli ultimi
anni hanno causato maggior dibattito:

Rdsha Haken H;

Pto Taimu H.
Rdsha Haken H
In maniera non dissimile da quanto avvenuto in Italia, anche in Giappone il
collocamento dei lavoratori avvenuto per molti anni in un regime di (quasi) totale
monopolio statale.20 Lart. 44 della Shokugy Antei H (Legge sulla sicurezza dellim16

By self-imposed rigidities, I mean the acceptance, by managers, of a wide range of constraints on


their freedom of action lifetime employment guarantees, tight seniority constraints on promotion,
acceptance of the need to engineer consent, to maintain close consultation with employees or their
unions that acceptance of constraint being rewarded by a commitment on the part of employees
which greatly facilitates the firms flexible adaptation to new technologies and new market opportunities, Ibidem, p. 8.
17
Araki Takashi, Changing Japanese Labor Law in Light of Deregulation Drives: a Comparative
Analysis, Japan Institute of Labor Bulletin, Special Topic, 36, 5, maggio 1997, http://www.jil.go.jp/jil/
bulletin/year/1997/vol36-05/06.htm.
18
A cui andava ad aggiungersi peraltro il timore di delocalizzazione allestero.
19
Il Giappone ha ancora oggi livelli di disoccupazione che, per i paesi europei, sarebbero forse auspicabili sebbene si riconosca che i dati raccolti a cadenza semestrale dal ksei rdsh siano parzialmente
falsati dal fatto che spesso le statistiche non tengono conto della percentuale dei senzaiteki shitsugysha, persone che vorrebbero un lavoro ma hanno rinunciato a cercarlo nella convinzione
di non poterne ottenere uno. Si veda Goka Gazumichi, Koy no Danryokuka to Rdsha Haken [to]
Shokugy Shkai Jigy, tsuki shoten, Tokyo 1999, pp. 93-95. Come fatto notare da Passet, peraltro, la
percentuale dei disoccupati invisibili in Giappone di gran lunga superiore alla media dei paesi europei
e degli Stati Uniti. Si veda Olivier Passet, Stability and Change, cit., p. 188.
20
La logica che in molti paesi ha portato al divieto di mediazione privata nel collocamento era stata
dettata da unesigenza di controllo del mercato del lavoro per evitare prassi discriminatorie e consentire
unequa distribuzione delle opportunit di lavoro.

80

Diritto del lavoro giapponese nellera della flessibilit

piego, 1947) proibiva tassativamente qualsiasi appalto o subappalto di lavoratori


tranne che per 29 tipologie lavorative (cuochi, designer, infermieri, ecc.) definite
dallart. 24 dellordinanza esecutiva della legge stessa e per le quali era comunque
richiesta una licenza da parte dellallora ministero del lavoro.21 Liter per ottenere
il permesso di effettuare operazioni di mediazione privata era inoltre lungo, complesso e non privo di ambiguit.22 Il divieto venne mantenuto fino alla met degli
anni Ottanta ma, gi nel decennio precedente, in seguito alla crisi petrolifera del
1973, lo scenario era andato parzialmente mutando e si inizi a puntare ai limiti del
sistema statale di collocamento dei lavoratori.
La strada che port alla riforma del sistema venne aperta nel luglio del 1978 da
una raccomandazione23 del gysei kanri ch (Agenzia per la gestione
dellamministrazione) che auspicava una parziale apertura ai privati nellorganizzazione del mercato del lavoro che contribuisse a oleare i meccanismi di funzionamento dei servizi per limpiego, in questo modo rendendo pi fluido lincontro tra
domanda e offerta di lavoro. Lallora ministero del lavoro recep la raccomandazione
e avvi liter legislativo24 che port dapprima alla riforma della Shokugy Antei H
con labolizione del divieto di mediazione privata previsto dallart. 44 e, successivamente, allentrata in vigore, nel luglio del 1985, della Rdsha Haken H.25 Senza
voler entrare nei dettagli della disciplina, basti dire che il regime normativo della
legge era inizialmente estremamente rigido: lattivit delle cosiddette
Haken Jigy veniva consentita secondo un percorso ben controllato di licenze ed era
ammessa esclusivamente la somministrazione di lavoratori altamente specializzati,
per un periodo non superiore a un anno e solo per 13 tipologie lavorative (sistema
della o lista positiva).
La disciplina, tuttavia, venne con il tempo progressivamente rilassata:

1996: le tipologie lavorative ammesse vennero portate a 26;

1999: passaggio dal sistema della lista positiva a quello della lista negativa
21

Araki Takashi, Changing Japanese Labor, cit.


Fino alla riforma del 1999, la Shokugy Antei H era stata sovente criticata in quanto predisponeva
dei requisiti di licenza alquanto vaghi e consentiva una notevole discrezione da parte del ministero nel
suo rilascio. La riforma del 1999 tent di risolvere, in parte, il problema semplificando le procedure di
acquisizione e statuendo che il ministro del lavoro tenuto al rilascio della licenza quando la richiesta
soddisfi i requisiti di legge (art. 31). Si veda Araki Takashi, 1999 Revisions of Employment Security
Law and Worker Dispatching Law: Drastic Reforms of Japanese Labor Market Regulations, Japan
Institute of Labor Bulletin, Special Topic, 38, 9, settembre 1999, http://www.jil.go.jp/jil/bulletin/
year/1999/vol38-09/06.htm.
23
(Raccomandazione
basata sui risultati dellispezione amministrativa relativa alla direzione e controllo delle agenzie private
di collocamento).
24
Come giustamente fatto notare da Imai, peraltro, la riforma nacque soprattutto con lobiettivo di
regolamentare pratiche di somministrazione e appalto dei lavoratori che si erano venute sviluppandosi
allombra del diritto gi a partire dai primi anni Settanta. Si veda Imai Jun, The Transformation of Japanese Employment Relations, Palgrave Macmillan, Basingstoke, Hampshire 2011, pp. 56-58.
25
Goka Gazumichi, Koy no Danryokuka, cit., pp. 103-104.
22

Fabiana Marinaro

81

che comportava una sostanziale liberalizzazione dellattivit di somministrazione


fatto salvo per le 26 tipologie lavorative stabilite con ordinanza ministeriale;

2003: con la riforma del 2003, sotto il governo Koizumi, il processo pu dirsi
concluso.26

Questa riforma ha visto, da un lato, la semplificazione del procedimento amministrativo per costituirsi somministratori, portando quindi a un forte aumento del
numero di soggetti abilitati ad offrire somministrazione di lavoratori; dallaltro, ha
anche dilatato enormemente lo spazio riconosciuto alla mediazione privata:

caduta la proibizione sulla somministrazione dei lavoratori del settore
manifatturiero;27

il periodo per cui possibile essere impiegato con un contratto di somministrazione stato esteso da 1 a 3 anni;28

legittimazione della somministrazione anche per brevissimi periodi (inizialmente venne consentita la fornitura di manodopera anche per un giorno ma,
durante il governo di Abe Shinz, la disposizione venne eliminata e il periodo minimo di fornitura deve essere oggi di almeno un mese).29
Volendo usare le parole si Massimo Roccella30, lelemento di atipicit estrema
del lavoro somministrato consiste nella dissociazione fra il soggetto che assume il
lavoratore al solo scopo di appaltarne le prestazioni ( hakenmoto) e il soggetto che quelle prestazioni andr a utilizzare ( hakensaki): da questo punto di
vista, si riconosce che lintroduzione di un terzo tra datore di lavoro e dipendente,
gi parte debole del contratto, rende il rapporto di lavoro ancora pi instabile, soprattutto per quello che riguarda la tutela del lavoratore.
Se si getta uno sguardo al testo della Rdsha Haken H, si pu notare che
linstabilit di questo rapporto di lavoro cos come la scarsa tutela del lavoratore
quanto mai evidente ed esasperata dallestrema ambiguit e approssimazione del
dettato normativo. Sebbene, infatti, per quello che riguarda la retribuzione, sicurezza sul lavoro e versamento dei contributi previdenziali (che, peraltro, avviene
solo per contratti superiori a due mesi) viene stabilita una forma di responsabilit
solidale fra utilizzatore e somministratore, tutta la sfera relativa a parit di tratta26

Araki Takashi, Rdh, cit., pp. 435-438.


Rdsha haken Jigy no Tekiseina Unei no Kakuho oyobi Haken Rdsha no Shgy Jken no Seibi t
ni kansuru Hritsu, l. 88/1985, Titolo II, Sezione I. Subito dopo lo scoppio della crisi economica del
2008, che vide il licenziamento in massa da parte di molte aziende del settore di haken rdsha, un intenso dibattito si era aperto allinterno della Dieta relativamente alla necessit di sottrarre nuovamente
il settore manifatturiero al campo dapplicazione della legge. La legge stata nuovamente modificata nel
marzo del 2012, ma il Partito Democratico non riuscito a far passare la norma che avrebbe nuovamente proibito la somministrazione di lavoro nel settore. Si veda Labor Situation in Japan and Analysis:
Detailed Exposition 2011/2012, Japan Institute for Labour Policy and Training, 4, p. 4, http://www.
jil.go.jp/english/lsj.html.
28
Titolo II, Sezione II, l. 88/1985.
29
Ivi.
30
Massimo Roccella, Manuale, cit., p. 203.
27

82

Diritto del lavoro giapponese nellera della flessibilit

mento, principio di non discriminazione (in base al sesso, nazionalit, credo ecc.),
assistenza socio-sanitaria, infortunio e malattia rimane confinata nellambito di
doryoku gimu: in altre parole, in capo allutilizzatore e al somministratore
non viene posto alcun obbligo vincolante ma viene semplicemente chiesto loro di
adoperarsi per promuovere il welfare dello haken rdsha (art. 30).31 A rendere
la legge ancora pi approssimativa, va poi ad aggiungersi la totale assenza di un
apparato sanzionatorio in caso di mancato rispetto del doryoku gimu, concetto cos
aleatorio che gi di per s estremamente difficile da dimostrare. Sanzioni effettivamente sostanziali sono solo quelle contenute nel Titolo V e si applicano nel caso
in cui la somministrazione si svolga a prescindere dalle regole stabilite.32 Queste
possono andare da una semplice multa a, nei casi pi gravi,33 perdita dei requisiti di
licenza e fino a un anno di detenzione. Lo Stato, in ogni caso, si riserva dapprima
il diritto di indirizzare consigli e raccomandazioni ai soggetti interessati e, in caso
di mancata recezione, di rendere pubblico il fatto34 (art. 49, co. 2-3).
Nella sua versione originaria, la Rdsha Haken H non era stata intesa come
legge volta alla liberalizzazione delle attivit di fornitura di manodopera quanto
piuttosto di lavoro altamente specializzato. La riforma del 1999 della legge, tuttavia, ha apportato un notevole cambiamento sotto questo profilo generando il
rischio che gli haken rdsha vadano a rappresentare una forma di lavoro precario35
a basso costo.36
Pto Taimu H
Rispetto agli haken rdsha, la situazione dei lavoratori part time leggermente
diversa e, per certi versi, pi stabile in quanto spesso si tratta di lavoratori assunti
con contratto a tempo indeterminato,37 tanto che nelle statistiche e indagini con-

31

Araki Takashi, Rdh, cit., pp. 438-442.


Ad esempio, nel caso in cui lutilizzatore continui ad avvalersi della prestazione del lavoratore anche
dopo lo scadere del contratto di somministrazione e senza aver proceduto a fargli unofferta diretta di
lavoro.
33
Ad esempio nel caso in cui allo haken rdsha venga assegnato un lavoro che metta in pericolo la
salute pubblica o nel caso di somministrazione di lavoratori privi del permesso di soggiorno.
34
Sebbene, in un contesto come quello giapponese, questo possa essere un deterrente quanto mai
efficace.
35
La legge, infatti, enfatizza come il rdsha haken debba avere carattere esclusivamente temporaneo.
36
Araki Takashi, 1999 Revisions of, cit. Peraltro, la voce Ridurre i costi del lavoro la voce pi
selezionata dai datori di lavoro nelle statistiche governative alla domanda sul perch dellutilizzo di
forme di lavoro atipico. Si veda JILPT, Labor Situation in Japan, cit., p. 4.
37
Oppure, generalmente, con contratto a tempo determinato rinnovato pi volte nel tempo. In questo
caso, secondo linterpretazione corrente nella giurisprudenza, il rifiuto di rinnovo pu dare adito a procedimento per licenziamento senza giusta causa dal momento che i ripetuti rinnovi danno luogo a una
ragionevole aspettativa, da parte del lavoratore, sulla continuazione del rapporto di lavoro.
32

Fabiana Marinaro

83

dotte dal Ksei rdsh vengono spesso inseriti sotto la voce Tanjikan Seishain lavoratori regolari a tempo parziale.
La legge sul lavoro a tempo parziale fece la sua prima comparsa in Giappone
nel 1993 per venire incontro da un lato alle esigenze delle aziende di rispondere
alle fluttuazioni del carico di lavoro giorno per giorno o settimana per settimana;
dallaltro, alle necessit dei lavoratori, soprattutto donne, di avere un orario di lavoro flessibile che consentisse di conciliare al meglio vita lavorativa e vita privata.
Entrata in vigore nel 1994, la Pto Taimu H stata totalmente emendata con la
riforma del 2007.38
La necessit della riforma era stata dettata dallesigenza di garantire ai lavoratori
part time parit di trattamento rispetto ai colleghi a tempo pieno impiegati nello
stesso posto di lavoro. La legge del 1994, infatti, era stata concepita come normativa interamente programmatica che, esattamente come lattuale Rdsha Haken
H, poneva in capo al datore di lavoro non un obbligo di legge ma un mero doryoku gimu. Dato il forte aumento nellutilizzo di personale a tempo parziale, che a
tuttoggi rappresenta la percentuale pi alta di lavoratori atipici, si sent il bisogno
di una sistematizzazione della normativa che aveva a oggetto questo tipo di rapporto di lavoro, bisogno sfociato, appunto, nella riforma del 2007 ed entrata in vigore
nellaprile del 2008.39
Per certi versi, i pto rdsha sono dotati di uno status legale pi definito rispetto
a quello degli haken rdsha: a fronte di un monte di lavoro al di sopra delle 20 ore
settimanali e di un reddito compreso tra 130000 e 180000 yen, hanno diritto al
pagamento dellassistenza sanitaria e dei contributi previdenziali.40 Inoltre, lattuale
disciplina41 prevede lapplicazione anche ai part timer delle shokugy kisoku (art.
7) cos come delle restrizioni al principio di libert di licenziamento del datore di
lavoro. In favore dei pto rdsha, stato anche previsto un diritto di precedenza
(art. 12) che il datore di lavoro deve rispettare a fronte di nuove assunzioni di
personale a tempo pieno sebbene, in questultimo caso, ci si trovi nuovamente di
fronte a una lacuna normativa dal momento che non viene previsto nessun tipo
di sanzione in caso di mancato rispetto dellobbligo. Altrettanto lacunosa rimane,
nonostante le intenzioni del legislatore, tutta la parte relativa al principio del medesimo trattamento del lavoratore part time: gli articoli in merito a retribuzione oraria
(art. 9), formazione (art. 10) e benefit (art. 11), anche dopo la riforma del 2007,

38

Araki Takashi, Rdh, cit., p. 425.


Ibidem.
40
Il sistema fiscale giapponese di imposta sul reddito, peraltro, crea una sorta di incentivo a non eccedere il limite (almeno nelle ore di lavoro dichiarate), soprattutto da parte di lavoratrici sposate. Per
redditi inferiori a 1 milione di yen lanno, infatti, limposta non viene applicata. Si veda Olivier Passet,
Stability and Change, cit., p. 194.
41
Si veda Tanjikan Rdsha no Koy Kanri no Kaizen t i kansuru Hritsu, l, 76, 1993 o, per una summa, Araki Takashi, Rdh, cit., pp. 425-429.
39

84

Diritto del lavoro giapponese nellera della flessibilit

continuano a essere norme non tassative e a rimettere la parit del trattamento alla
discrezione del datore di lavoro (doryoku gimu).42
Altro punto problematico della Pto Taimu H, inoltre, pu essere considerata
lapprossimazione della definizione stessa di lavoratore part time. Lart. 2 della legge,
infatti, definisce un tanjikan rdsha come un lavoratore che abbia un monte ore
settimanale inferiore rispetto a quello di un lavoratore a tempo pieno impiegato
nello stesso luogo di lavoro.43 proprio questa ambiguit normativa allorigine
del fenomeno dei cosiddetti (o giji pto ): lavoratori di fatto a tempo pieno ma che vengono assunti con uno status da part time
con un notevole risparmio di costi per il datore di lavoro.44 Questo perch lintero
trattamento economico dei lavoratori part time, non solo in termini di retribuzione
ma anche in termini di malattia, assistenza sanitaria ecc. riproporzionato a fronte
della ridotta entit della prestazione lavorativa.
Da quanto detto, risulta evidente che, rispetto agli haken rdsha, i part timer
sono collocati allinterno di un rapporto di lavoro certamente pi stabile e sicuro
derivante anche in parte dal fatto che sono spesso assunti con contratto a tempo
indeterminato o con contratti a termine ripetutamente rinnovati. C poi da aggiungere che, a differenza di altri hitenkei rdsha, i pto rdsha stanno iniziando a
essere parzialmente organizzati sindacalmente. Per molti anni i sindacati giapponesi, sia quelli aziendali sia le grandi confederazioni come la Reng, si erano sempre
rifiutati di includere i part timer, e in generale tutte le altre categorie di lavoratori
atipici, nelle loro attivit. Ultimamente, almeno per quello che riguarda i lavoratori
a tempo parziale, la situazione andata parzialmente mutando: in alcuni settori,
i sindacati aziendali hanno iniziato a organizzare i part timer e ad avviare negoziazioni con il management per dare il via a percorsi di carriera ad hoc che prevedano
promozioni, relativi aumenti di stipendio e bonus.45
42

Il divieto di trattamento discriminatorio invece tassativo ()


nel caso di lavoratori part time assunti a tempo indeterminato che svolgano le stesse mansioni e abbiano
lo stesso grado di responsabilit di un lavoratore a tempo pieno assunto nello stesso posto di lavoro (art.
8, co. 1). tuttavia molto difficile che queste condizioni vengano soddisfatte.
43

44
Hartmut Seifert, Atypical Employment in Japan and Germany, Japan Institute of Labour
Policy and Training, reports by visiting researchers, maggio 2010, p. 10, http://www.jil.go.jp/profile/documents/Seifert.pdf. Circa il 30% di lavoratori part time in Giappone rientra nella categoria
dei giji pto.
45
Si veda Arjan B. Keizer, The Dynamics between Regular and Non-Regular Employment: Labour
Market Institutionalisation in Japan and the Netherlands, Japan Institute for Labour Policy and Training, reports by visiting researchers, febbraio 2008, pp. 17-25, http://www.jil.go.jp/profile/documents/
Keizer.pdf. C peraltro da sottolineare che linversione di tendenza forse pi una questione di necessit che di libera scelta. Soprattutto in alcuni settori, come quello delle vendite e dei servizi, i part time
rappresentano di gran lunga la maggioranza dei lavoratori e ci fa s che i sindacati si trovino per forza di
cose costretti a includerli. La cosa sembrerebbe peraltro confermata dal fatto che lo stesso atteggiamento
non si riscontra nei confronti degli altri lavoratori irregolari, con il rischio di generare ulteriori disparit
e segmentazioni allinterno della forza lavoro irregolare.

Fabiana Marinaro

85

Questo, tuttavia, non li rende meno esposti a condizioni di lavoro nettamente


inferiori rispetto ai loro colleghi a tempo pieno. Come stato fatto notare, inoltre,
la situazione complicata dal fatto che negli ultimi anni si registrato un cambiamento nella composizione della forza lavoro a tempo parziale. Fino agli anni
Novanta, infatti, erano soprattutto donne sposate che erano uscite dal mondo del
lavoro a causa della nascita dei figli e vi rientravano una volta che questi erano cresciuti (le cosiddette pto tsuma) a rappresentare la pi alta percentuale
di lavoratori part time. Con lingresso nel nuovo millennio, invece, si registrato
un notevole aumento di lavoratori a tempo parziale i cui guadagni rappresentano
anche la sola fonte di reddito per la propria famiglia.46
Sviluppi, questi, che renderebbero quindi ancora pi necessaria da parte del governo giapponese una sistematica politica del lavoro in grado di indirizzare i nuovi
sviluppi cui si assiste nel mercato del lavoro nipponico.
La zona grigia dei lavoratori atipici
Pur avendo limitato il nostro discorso a due sole categorie di lavoratori atipici,
ritengo risulti abbastanza chiaro perch si deciso di collocarli in quella che definisco come una zona grigia.
Negli ultimi ventanni, nonostante la percentuale di hitenkei koysha sia quasi
raddoppiata raggiungendo la quota del 34,9% nel 201047 il legislatore giapponese
sembra aver fatto voler fare ben poco per promuovere la parit di trattamento di
questi lavoratori che, pertanto, a differenza dei seiki rdsha, rimangono scoperti
su due fronti:

da un lato, la loro tutela resta affidata a pure e semplici norme programmatiche che nulla fanno in termini di garanzie e stabilit dellimpiego preferendo,
il governo giapponese, conservare il suo tradizionale posto in una zona ai margini
della gestione delle relazioni industriali;

dallaltro, gli hitenkei koysha rimangono comunque esclusi dal sistema di
protezione dellimpiego garantito dalle aziende da cui vengono utilizzati non solo
e non tanto come cuscinetti di flessibilit, come si spesso ritenuto, ma piuttosto
come ammortizzatori del costo del lavoro e questo, spesso, proprio per mantenere
in essere la tenuta dello shshin koy seido per il nucleo della propria forza lavoro
rappresentato dai seiki rdsha.48

46

Olivier Passet, Stability and Change, cit., pp. 176-177 e Araki Takashi, Rdh, cit., p. 410.
Smush, Rdryoku chsa shsai shkei Heisei 22, p. 1, http://www.stat.go.jp/data/roudou/
sokuhou/4hanki/dt/pdf/05500.pdf.
48
Arjan B. Keizer, The Dynamics between Regular and Non-Regular, cit., p. 18.
47

86

Diritto del lavoro giapponese nellera della flessibilit

Conclusioni e prospettive future


Questo il quadro delineato, le conclusioni parziali che si possono trarre sono:

la normativa sul lavoro atipico, concepita dal legislatore giapponese come
strumento per rendere pi flessibile il mercato (esterno) del lavoro, ha generato un
proliferare di tipologie di lavoro c.d. non-standard che vengono utilizzate dalle
imprese principalmente per ridurre i costi del lavoro. Questo, a sua volta, sembra
aver portato a un superamento della tradizionale natura duale del mercato del lavoro giapponese, che risulta oggi estremamente frammentato in base a qualifiche
(possedute dal singolo lavoratore), sesso ed et;49

laumento della percentuale di hitenkei koysha non sembra finora aver intaccato la logica dello shshin koy seido50 anzi viene spesso utilizzato come mezzo complementare per mantenerlo in essere,51 cosa dimostrata dal fatto che sono soprattutto i
giovani e le donne52 a essere confinati, spesso involontariamente, in rapporti di lavoro
atipici che comportano necessariamente standard di lavoro pi bassi;53

tutto questo contribuisce a far aumentare, in particolare tra i neolaureati, il
senso di insicurezza ( fuan) e precariet riguardo al posto di lavoro, nonostante
il Giappone conservi ancora una posizione molto alta nelle statistiche OCSE per
ci che riguarda la stabilit dellimpiego.54
difficile azzardare ipotesi sul modo in cui andr evolvendosi il mondo del lavoro in Giappone nei prossimi anni. Quel che certo che, a fronte dei cambiamenti
che si sono avuti in seguito allo scoppio della bolla e del continuare dellinstabilit
economica, sarebbe forse auspicabile, per non dire necessario, un ripensamento del
modo con cui i rapporti di lavoro sono stati finora gestiti nel Paese del Sol Levante.
Un ripensamento che veda un ruolo pi attivo da parte dello Stato, non solo in
termini di politiche attive del lavoro ma anche in termini di predisposizione di un
apparato di tutela del lavoratore in caso, per esempio, di perdita dellimpiego.55
49

Si veda Imai Jun, The Transformation of, cit., cap. 3.


Quantomeno per quello che sempre stato il nucleo della forza lavoro giapponese.
51
Arjan B. Keizer, The Dynamics between Regular and Non-Regular, cit., p. 25. Secondo le statistiche, la percentuale di impiego regolare si mantenuta costante tra il 1987 e il 2007 mentre la percentuale
totale di impiego aumentata del 10%, a indicare che laumento probabilmente dovuto a un espansione
nellutilizzo di lavoro non standard. In merito si veda Imai Jun, The Transformation of, p. 66.
52
Le donne, in quanto tradizionali escluse dal sistema dellimpiego a vita. I giovani, invece, in quanto
molte aziende hanno contratto le nuove assunzioni preferendo ricorrere a forme di lavoro temporanee
per tutte le attivit non rientranti nel core business.
53
Si veda Goka Gazumichi, Koy no Danryokuka to Rd Kijun, Kanagawa Daigaku Keizai Gakubu Ronsh, 20, 2, marzo 2000.
54
Olivier Passet, Stability and Change, cit., p. 161. Per uno studio pi esteso e dettagliato sul
punto si veda Genda Yji, A Nagging Sense of Job Insecurity: the New Reality Facing Japanese Youth, IHouse Press, Tokyo 2006.
55
I sussidi di disoccupazione in Giappone (significativamente chiamati Koy Hoken assicurazione per
limpiego) hanno una durata che va da un minimo di 90 giorni a un massimo di 360. Leligibilit varia
50

Fabiana Marinaro

87

Recent Developments in Japanese Employment Law in the Era of


Flexibility: the Gray Zone of Atypical Workers
Over the last thirty years, almost all mature economies of post-industrial countries
have experienced a general shift towards the diffusion of non-standard forms of
employment, due to a widespread call for deregulation of labour markets. Japan
seems to have been no exception to this rule.
After a brief introduction to Japanese labour legislation and the way labour relations have been managed in past years, the article analyzes two of the most debated pieces of legislation promulgated by the Japanese government to revitalize the
Japanese external labour market, the Rdsha Haken H and the Pto Taimu H. It
then tries to draw some conclusions on the way this legislative changes have been
translated into labour market behaviour and the effects they seem to have had on
the composition of the workforce.

1990

a seconda dellet, del numero di anni per cui si versato il contributo relativo cos come dalle ragioni
alla base dello stato di disoccupazione. Il sussidio non in genere superiore a pi del 60% dellultimo
stipendio e la sua erogazione subordinata alla condizione che il disoccupato dimostri di star attivamente cercando un nuovo lavoro (artt. 10-14, Koy Hoken H, l, 116/1974). Impegno che tutto a carico
della persona che ha perso il posto di lavoro data la scarsit delle misure governative volte a favorire,
per esempio, la riqualificazione professionale. Si veda Olivier Passet, Stability and Change, cit., pp.
204-205.

Sat Dshin

Lisolamento della civilt giapponese: lassimilazione delle culture straniere attraverso gli oggetti, non attraverso le persone

Il titolo del mio saggio Lisolamento della civilt giapponese: lassimilazione


delle culture straniere attraverso gli oggetti, non attraverso le persone. Lespressione
isolamento della civilt giapponese stata ripresa da Lo scontro delle civilt di Samuel Huntington, di cui parler pi diffusamente in seguito. I giapponesi sostengono che la cultura autoctona ha sempre accettato e sviluppato le culture straniere,
invece Huntington afferma che si tratta di una civilt isolata. Come si spiega questo
divario di interpretazione tra autoanalisi e analisi fatta dallesterno? Il Giappone
aperto o chiuso?
Il divario fra le diverse concezioni dellarte giapponese (il Giappone, lOccidente)
La questione presenta delle affinit con il mio interesse per la diversa immagine
che il Giappone e lOccidente hanno dellarte giapponese. Per un certo periodo
mi sono occupato di belle arti, storia dellarte, studi di storia dellarte nel Giappone
moderno. Poi, mi venuta voglia di cercare lorigine di quella differenza nella storia
premoderna.
Prima di affrontare il cuore del problema al centro di questo saggio, vorrei accennare ai motivi per cui mi sono interessato della questione delle diverse immagini
dellarte giapponese.
Il mio campo di specializzazione la storia dellarte giapponese moderna, e negli
ultimi venti anni mi sono concentrato sulle teorie istituzionali dellarte. Ho iniziato
per una ragione molto semplice: venticinque anni fa stavo lavorando a una sorta di
inventario delle collezioni darte moderna giapponese negli Stati Uniti, quando scoprii che negli USA limmagine dellarte giapponese, rappresentata principalmente
dalle stampe ukiyo e e dagli oggetti artigianali, era ben diversa dal Giappone, dove era legata allarte buddista, alla pittura a inchiostro di china e allo yamato
e . In particolare per me, in quanto specialista di storia dellarte moderna,
fu un vero e proprio choc scoprire che erano estremamente rare le opere di quegli
artisti ritenuti da noi fra i pi rappresentativi, fatta eccezione per poche collezioni.
Tendenza questa che si evidenzia anche nelle collezioni europee. [Fig.1 e Fig.2]

90

L isolamento della civilt giapponese

Fig.1 Taishakuten, Tji, IX sec.

Fig.2 Utagawa Kuniyoshi,


bakanishita hito da, XIX sec.

Hito

wo

Se si trattasse soltanto di una differenza di gusto, sarebbe naturale e non ci


sarebbe nemmeno da discuterne. Ma dal punto di vista storico, la differenza di
gusto non pu rappresentare una risposta soddisfacente, visto che le belle arti, la
storia dellarte e gli studi di storia dellarte nel Giappone moderno hanno seguito il
modello occidentale. Eppure, si creato un simile divario. Una situazione a rischio,
che poteva mettere in dubbio la modernizzazione dellarte giapponese stessa. Mi
convinsi che proseguire gli studi sullarte moderna tralasciando questo problema,
potesse ingigantirlo.
Perch dunque si creato un simile divario dimmagini della modernit storica
e artistica? Dipende dalle opere stesse o un problema di valutazione? a partire
da questi interrogativi che negli ultimi venti anni ho sviluppando le mie ricerche,
approfondendo il discorso della gestione dellarte nel Giappone moderno, del flusso (cio dellesportazione) delle opere darte allestero, e dei legami con il japonisme.
In poche parole, la conclusione che limmagine del Giappone propugnata dal japonisme e quella che lideologia nazionale voleva mostrare allOccidente sono state
entrambe abilmente sfruttate, a seconda della situazione. La prima divent limmagine dellarte giapponese in Occidente e la seconda divent limmagine dellarte
giapponese in Giappone.
Questo divario, allora, soltanto una delle immagini scaturite dalle teorie del
XIX secolo?
Il Giappone moderno non nato dal nulla, senza nessun vincolo con il passato,
quindi il problema sar legato piuttosto al modo in cui la cultura e larte straniere
vengono interpretate in Giappone, o meglio al fondamento dellarte giapponese.

Sat Dshin

91

cos che si formata in me lidea che proprio da questo poteva nascere uninterpretazione come quella proposta da Huntington.
Oggi tratter quasi esclusivamente delle epoche precedenti la modernit. Per
un paese come il Giappone, circondato dal mare, il che rende difficoltosi i viaggi
allestero, lassimilazione delle culture straniere era presumibilmente condizionata
dai tre seguenti fattori:
- Per prima cosa, le modalit dellassimilazione variano a secondo del tipo di cultura in esame: le arti performative, per esempio la musica, devono essere trasmesse
direttamente dalle persone; la cultura materiale, come il caso delle belle arti, si pu
apprendere attraverso gli oggetti, per esempio tramite la riproduzione di opere.
- In secondo luogo, gli spostamenti di persone e di oggetti sono condizionati in
modo significativo dalle relazioni diplomatiche e commerciali. Per quanto riguarda
il Giappone e la Cina, il rapporto commerciale stato continuativo, mentre le relazioni diplomatiche sono state interrotte pi volte, e per lunghi periodi.
- Terzo punto, la sostanza e la qualit degli spostamenti di persone e oggetti
possono variare in misura significativa a seconda che si tratti di rapporti diplomatici
o commerciali.

Lo scontro delle civilt di Samuel Huntington


Molti saranno rimasti sorpresi quando uscito Lo scontro delle civilt1 di Samuel
Huntington nel vedervi annoverata la civilt giapponese. Lorgoglio di non pochi
dei miei connazionali sar stato sollecitato. Nel suo libro infatti Huntington menziona la civilt giapponese come una delle pi importanti civilt contemporanee,
accanto a quelle occidentale, latino-americana, africana, islamica, cinese, induista,
ortodossa e buddista.
Leggendo attentamente per, si scopre che non annovera il Giappone tra le civilt per la sua estensione o per il suo livello. Ma perch un paese isolato che non
condivide la propria cultura con nessunaltra societ.
Citando Etiopia e Haiti come esempi, continua:2
Il pi importante tra i paesi isolati il Giappone, che al contempo lo stato

guida, nonch lunico, della civilt giapponese. La sua peculiare cultura non
presente in nessun altro paese, e gli immigrati nipponici in altre nazioni o sono
numericamente ininfluenti oppure hanno assimilato la cultura dei paesi ospitanti (ad esempio i nippo-americani). Questo isolamento accentuato dal fatto
che la sua cultura fortemente particolarista e non contempla alcuna religione
(cristianesimo, islamismo eccetera.) o ideologia (liberalismo, comunismo) po-

Samuel P. Huntington The Clash of Civilizations and Remarking of World order, Simon & Schuster,
New York 1991 (Lo scontro delle civilt e il nuovo ordine mondiale, Garzanti, Milano 2000).
2
Samuel P. Huntington, Lo scontro delle civilt, cit., p.194.

92

L isolamento della civilt giapponese

tenzialmente universale che possa essere esportata in altre societ in modo da


creare legami culturali con le popolazioni autoctone.

Huntington un politologo, specializzato in sicurezza internazionale; non


un nipponista n un esperto di civilt. E, a questo proposito, il Giappone una
civilt? Di fatto, n laccezione del termine n i relativi criteri nel libro sono chiari,
comunque lautore stesso, attraverso il confronto con varie teorie, definisce una
civilt come semplice insieme di culture. Di conseguenza, possiamo tranquillamente
considerare il Giappone come tale.
A incuriosirmi sono soprattutto i presunti isolazionismo ed esclusivismo della
cultura giapponese da lui ribaditi. Questa teoria in palese contrasto con quella
sviluppata dai giapponesi stessi, secondo la quale la cultura autoctona da sempre si
formata attraverso lassorbimento e la nipponizzazione delle culture straniere.
Inoltre questo dovrebbe influenzare significativamente linterpretazione del ruolo
giocato dalla pratica dello studio allestero, che in Giappone sempre stata fondamentale per lassimilazione delle culture straniere. In altre parole, se la cultura giapponese isolata ed esclusiva, o gli studi allestero e le culture straniere non hanno
apportato alcun cambiamento alla nostra cultura o lhanno resa appunto isolata ed
esclusiva. Oppure sono stati semplicemente sfruttati ai fini della cosiddetta nipponizzazione. Le interpretazioni possibili sono tante.
Viceversa, possiamo anche negare il punto di vista di Huntington. Tuttavia che il
Giappone abbia un carattere chiuso, non lo sostiene solo lui; anzi spesso questo tratto
stato ed oggetto di critiche da parte dei paesi esteri e degli stranieri che soggiornano
nel nostro paese. Anche noi giapponesi ne siamo consapevoli. I primi a rendersene
conto sono stati probabilmente proprio i giapponesi che hanno studiato allestero. Come
ho accennato in precedenza, anche limmagine dellarte giapponese in Giappone totalmente differente rispetto allOccidente, ed chiusa.3 In ogni modo, a quanto pare il
Giappone riesce a gestire questo divario, ma non sta prendendo una posizione.
Ma il Giappone aperto o chiuso, vuole aprirsi o rimanere chiuso? Penso che
linternazionalizzazione di cui si parla a livello ufficiale e limpressione della chiusura siano entrambe delle realt. Questi due fatti normalmente vengono collegati
in una prospettiva evoluzionista, secondo la quale il Giappone non avrebbe ancora
raggiunto linternazionalizzazione. Sar vero? In realt, pu darsi che non voglia
aprirsi, che queste due realt convivano in modo ambiguo. Se cos fosse, che ruolo
e funzione avrebbero avuto la diplomazia, gli studi allestero e gli scambi commerciali? Confrontando le varie culture del mondo sullatlante geografico-storico, come
ha fatto Huntington, la cultura giapponese si rivela relativamente isolata. Pare che
questa sia un tema inevitabile per il Giappone quando affronta sua auto-definizione
e linternazionalizzazione. Vorrei, adesso, discutere dellarte e della cultura giapponese dal punto di vista delle relazioni internazionali.

Sat Dshin, Nihon bijutsu Tanj, Kdansha, Tokyo 1996.

Sat Dshin

93

Il Giappone e il sinocentrismo diplomazia, studi allestero, commercio internazionale


Nel Giappone del periodo pre-moderno ci fu un imperatore o uno shgun, o
comunque un capo di governo, con esperienza di studi allestero? Penso di no. Ovviamente in epoca Meiji, quando il paese affrontava una veloce occidentalizzazione,
la maggior parte dei Primi Ministri aveva fatto unesperienza di studio allestero o
aveva visitato uno o pi paesi stranieri (5 ministri su 7).4 Questo perch i rapporti
con lestero erano diventati una questione di vitale importanza, tale da decidere le
sorti del paese. Vediamo insieme come la diplomazia abbia influito sullesportazione del patrimonio culturale e sugli studi allestero.
Le relazioni internazionali in Asia prima dellet moderna erano basate sul sinocentrismo. Tra lepoca Asuka (VII secolo) e la fine dellepoca Edo (met del XIX
secolo ca.), il Giappone invi tre missioni ufficiali in Cina: Kenzuishi, Kentshi,
Kenminshi.

Kenzuishi
Kentshi
Kenminshi

600-622
630-894
1371-1386
1401-1549

6 volte
6 volte
10 volte
19 volte

23 anni
265 anni
16 anni
149 anni

Indubbiamente le missioni ebbero grande importanza; a testimonianza di questo, Kkai, Saich, Ennin, Sessh (famoso per i suoi dipinti a inchiostro di china), tutti si recarono in Cina accompagnando altri inviati e importarono alcuni
aspetti della cultura cinese. In particolare le delegazioni dei primi periodi svolsero
contemporaneamente attivit diplomatiche, studio e di commercio. Pi tardi il
commercio guadagn importanza e cominci a rendersi autonomo, assumendo la
gestione dellimportazione del patrimonio culturale. Per quanto riguarda lo studio,
era praticamente impossibile organizzarsi privatamente, per questo motivo credo
che molti si unissero alle missioni diplomatiche o commerciali. E nel periodo Edo,
quando vigeva il divieto sui viaggi allestero, divent impossibile.
da notare che, malgrado il sinocentrismo, il Giappone invi missioni diplomatiche ufficiali soltanto per 453 anni sul totale dei tre periodi. Con la dinastia
Song, Yuan e Qing (durante lepoca Edo) infatti, intrattenne rapporti commerciali
ma non diplomatici. Considerando i 1250 anni dalla Kenzuishi nel 600 allapertura del bakufu nel 1854, per circa 800 anni, cio due terzi dellintero periodo, il
Giappone non ebbe relazioni ufficiali con la Cina (la stipula del trattato damicizia
tra i due paesi risale al 1871, il quarto anno dellepoca Meiji)
Questo richiama la presunta propensione a chiudersi politicamente a lungo
termine, assicurandosi per i vantaggi commerciali. In altre parole, il Giappone
I sette Primi Ministri dellepoca Meiji (dal diciottesimo anno di Meiji [1885] in poi): It Hirofumi (4
volte Primo Ministro), Kuroda Kiyotaka (1), Yamagata Aritomo (2), Matsukata Masayoshi (2), kuma
Shigenobu (1 nel Meiji e 1 nel Taish), Katsura Tar (2 nel Meiji, 1 nel Taish), Saionji Kinmochi
(2). Cinque su Sette avevano fatto esperienza allestero. It, Katsura e Saionji come studenti, Kuroda e
Yamagata come osservatori.

94

L isolamento della civilt giapponese

cercava cautamente di bloccare potenziali ingerenze della Cina, che esercitava una
grande influenza data la sua posizione centrale in Asia. In particolare, nel corso
dellepoca Edo, grazie alla distanza garantita dalla politica di isolamento, riusc a
imporsi come paese sovrano nei confronti delle Ryky e della Corea, con le quali
mantenne rapporti diplomatici. Potremmo considerare questa politica di fatto il
proporsi come una piccola Cina, una sorta di sinocentrisimo alla giapponese.5
Lo stesso che ha guidato il Giappone moderno verso una politica coloniale. Analizziamo ora lestensione della chiusura dallinterno verso lesterno. [Fig.3 e Fig.4]

Fig.3 Kibino Otodo Nit


emaki, XII sec., Museum
of Fine Arts, Boston

Fig.4 Shinnyod
XVI sec.

engi,

Importazione del patrimonio culturale sotto la guida del commercio internazionale


Non dobbiamo dimenticare che la chiusura politica non implica automaticamente la chiusura culturale. Al di fuori delle relazioni diplomatiche, il commercio
internazionale continu per tutto il periodo, e di conseguenza si continuarono a
importare prodotti culturali. Si discute spesso se nellepoca Edo, dominata da una
5
Kim BognJin, Kindai Nihon to higashi Ajia, in Kindai ni okeru higashi Ajia chiiki chitsujo no saikchiku,
Chikuma shob, Tokyo 1995; Arano Ysunori, Kokushi daijiten dai 11 kan, Nicch Kankei (kaik izen), Yoshikawa Kbunkan, Tokyo 1990; Sat Dshin, Bijutsu no Aidentit, Yoshikawa Kbunkan, Tokyo 2007.

Sat Dshin

95

politica isolazionista, si possa parlare o meno di questo genere di importazione, ma


sarebbe pi corretto pensare che lisolamento riguardava solo la diplomazia.
Allora, che differenze ci sono per quel che riguarda limportazione di cultura e
lo studio allestero fra i momenti in cui la diplomazia e il commercio procedono
in parallelo come allepoca della missione Kentshi, e quelli in cui il commercio
autonomo?
Tra le missioni Kenzuishi, Kentshi, Kenminshi, soltanto con la Kenminshi il
Giappone si pose nei confronti della Cina come stato satellite di fronte a uno stato
sovrano. Tuttavia, secondo Ashikaga Yoshimitsu lo scopo di tale scelta politica era
ottenere un riconoscimento e quindi il monopolio del diritto di commercio (kang
beki ), un obiettivo molto diverso da quello della missione Kentshi,
tramite la quale si era tentato di importare il sistema e la cultura cinese in toto. Nel
caso delle missioni Kenzuishi e Kentshi, il Giappone non si era posto come stato
satellite dal punto di vista commerciale, pur offrendo un tributo alla Cina (una
sorta di riconoscimento). Ma vediamo insieme nel dettaglio quali oggetti culturali
e quali merci si scambiavano le missioni giapponesi e la Cina.
Normalmente il paese tributario offriva prodotti tipici del proprio paese, sulla base del gusto del destinatario. La corte cinese contraccambiava con merci in
quantit superiore. Tali regali simboleggiavano il potere dellimpero cinese, quindi
presumibilmente erano notevoli sia per la natura intrinseca sia per la qualit. Dovevano ostentare il ruolo della Cina come centro del mondo, lintenzione a istruire i
paesi tributari, shii (paesi limitrofi).
Nel caso del commercio invece a contare erano richiesta e offerta di mercato,
quindi si trattavano i prodotti che si vendevano. In questo caso, lacquisto e limportazione riflettevano il gusto dei giapponesi. Si dice che era questione di gusto
se la pittura a inchiostro di china giapponese seguiva lo stile della scuola Nansh,
mentre i dipinti della scuola Rikaku non arrivavano quasi mai in Giappone (almeno fino allepoca moderna). Da un certo punto di vista probabilmente proprio
cos, ma le opere darte erano anche merci dimportazione e il loro commercio era
un affare, il che influiva in modo significativo sulla selezione. Se si fosse trattato di
scambi diplomatici, sarebbero arrivati molti pi dipinti della scuola Rikaku.
Si pu quindi dedurre che il fatto che in epoca Nara non solo gli articoli importati dalla Cina ma anche quelli esportati dal Giappone fossero di gusto cinese sia da
ricondurre a un sistema impostato per dare priorit alla politica pi che al gusto, e
alla diplomazia pi che al commercio. Al contrario, in epoca Muromachi gli articoli
dimportazione e desportazione in teoria erano tributi della missione Kenminshi
e regali da parte dellimperatore Ming, ma in realt erano chiaramente di gusto
giapponese perch il commercio internazionale aveva gi assunto unimportanza rilevante. Il forte gusto sinizzante del terzo shgun Muromachi, Ashikaga Yoshimitsu,
scaturisce proprio dal fiorire del commercio. Infatti, il suo gusto addirittura esaspera quello cinese, e simboleggia lesultanza di Yoshimitsu per aver ottenuto il titolo
di re del Giappone grazie al monopolio sui commerci e al prestigio diplomatico.

96

L isolamento della civilt giapponese

Importazione e assimilazione della cultura attraverso gli oggetti materiali, non


attraverso le persone
Storicamente in Giappone, per quanto riguarda i prodotti culturali, limportazione ha sempre ecceduto lesportazione. La scelta di importare cultura mediante
gli studi allestero (persone) o mediante il commercio (oggetti) poteva dipendere
dal genere, cultura materiale o performance.
La cultura materiale infatti si pu apprendere tramite gli oggetti, mentre performance come musica e teatro, per essere comprese necessitano di essere viste o
ascoltate, e per essere apprese hanno bisogno di un insegnamento diretto. In altre
parole, generalizzando, le belle arti si possono studiare anche mediante gli oggetti,
mentre la cultura di tipo performativo si apprende solo dalle persone. Di conseguenza possiamo dedurne che nel secondo caso la necessit di studiare allestero era
molto pi forte (in altre parole, era fondamentale il ruolo delle persone che avevano
studiato allestero e degli stranieri residenti in Giappone).
Il che suggerisce che lo stesso gap potrebbe ripresentarsi anche nel caso della
cultura buddista, cio tra monaci, e scultori o pittori di soggetti buddisti. I monaci
sentivano maggiormente la necessit di recarsi allestero per apprendere direttamente la lettura dei sutra, le regole del galateo, i mantra, eccetera, mentre gli scultori e i
pittori potevano imparare anche tramite sculture, dipinti o repertori di immagini.
Infatti, sappiamo di molti monaci che si recarono a studiare allestero, ma di pochi
scultori e pittori.
In secondo luogo, se la cultura materiale pu essere importata tramite il commercio (importazione di oggetti), nel caso della cultura performativa questo praticamente impossibile (eccetto oggigiorno, tramite CD). Per commercio internazionale qui si intende fondamentalmente la compravendita di beni che possono essere
legalmente spostati, posseduti, acquistati, venduti, convertiti in denaro contante.
Invece nel caso della performance, si pu guadagnare dallo spettacolo, ma non un
prodotto adatto al commercio internazionale. Se nellepoca Meiji larte ebbe un
ruolo nellacquisizione di valuta estera grazie alle esportazioni in Occidente negli
anni del boom del japonisme, proprio perch si rattava di oggetti materiali, cio
trasportabili. Quindi, nel caso dellarte, sufficiente avere rapporti commerciali per
importare cultura materiale (arte), anche in assenza di relazioni diplomatiche.
Considerando che storicamente i rapporti commerciali sono sempre esistiti, al
di l delle relazioni diplomatiche, larte straniera fu trasmessa in Giappone attraverso gli oggetti pi che attraverso le persone.
Probabilmente lo stesso pu dirsi della cultura linguistica. Fino alla modernit, il cinese classico rimase il fondamento dellistruzione: si imparava a leggerlo e
scriverlo, ma pochi lo sapevano parlare. Il che dimostra che era stato importato
attraverso gli oggetti, non attraverso le persone (cio tramite i libri e non tramite la
conversazione). E ancora oggi nellapprendimento delle lingue straniere rimasta la
tendenza a concentrare linsegnamento sullo scritto piuttosto che sul parlato. un
modello radicato in Giappone, e attivo anche nellassimilazione delle culture.

Sat Dshin

97

Riproduzione e libera interpretazione I due volti dellassimilazione attraverso gli


oggetti
Lapprendimento dellarte straniera attraverso gli oggetti ha generato due tendenze o modelli interpretativi. Il primo linterpretazione libera, in senso positivo e negativo, vale a dire malinteso e fraintendimento passivo o attivo; il secondo
lopposto del precedente, la riproduzione. Entrambi sono frutto del tentativo di
interpretazione e di approccio a unopera muta.
Linterpretazione libera si fonda sul presupposto che la situazione non permetta
la comprensione precisa del background storico, ideologico e sociale. In tale situazione, le motivazioni sono la curiosit, linteresse, limmaginazione e lintenzione di
quanti si trovano di fronte allopera, e pi forti sono le motivazioni pi facilmente
la plasticit e il significato di unopera si trasferiscono in un altro contesto. In altri
termini, non comprendendo a fondo lopera (oppure ignorando intenzionalmente
questo aspetto) ma nel contempo avendo forti curiosit e interesse, si riesce a modificare il contesto. Probabilmente, la cosiddetta nipponizzazione rientra in questo
caso. [Fig.5 e Fig.6]
Si parla invece di riproduzione quando si cerca di comprendere lopera appieno. Nellepoca moderna nella quale si attribuisce grande valore alloriginalit, le
eccellenti tecniche di riproduzione sviluppate in Giappone hanno perso credito.
Tuttavia, in realt, la copia in stretto rapporto con la storia dellassimilazione delle
culture altre tramite gli oggetti. In altre parole, nel caso in cui mancassero maestri
o istruzioni scritte che illustrassero le tecniche di pittura o di creazione, la riprodu-

Fig.5 Mokkei, Kannon-enkakuzu (gru),


XIII sec.

Fig.6 Hasegawa Thaku, Chikukakuzu, XVI sec.

98

L isolamento della civilt giapponese

zione rappresentava il metodo pi efficace e rapido per comprenderle. E questo non


accadeva soltanto prima della modernit, ma lo ritroviamo anche per esempio nel
trapianto della tecnologia del telaio in epoca Meiji, o in quella del televisore e del
computer in epoca Shwa. Smontandoli in pezzi e poi riassemblandoli e riproducendoli uno a uno, se ne apprendeva il meccanismo.
Il problema in questo caso, sia che si tratti di unopera darte che di una macchina, che si dava troppa importanza allapprendimento utilitaristico delle tecniche
materiali. Si poteva magari arrivare a conoscere con estrema precisione i materiali
e le tecniche di pittura tramite un quadro, ma rimaneva il limite alla corretta comprensione dello sfondo storico, ideologico e sociale; e da questo punto di vista si
trattava quasi di uninterpretazione libera. Su queste basi, si pu dedurre che il tratto caratteristico dellapproccio giapponese alle culture straniere tragga origine dal
sistema dimportazione culturale tramite oggetti e non tramite persone. Bisognerebbe tener conto della possibilit di una scelta volontaria, il rovescio della medaglia
della chiusura. E mi sembra che questo assuma unimportanza ancora maggiore
quando si parla del moderno-contemporaneo, unepoca teoricamente aperta.
Lidentit e il senso delluchi (dentro)
Finora abbiamo trattato del trapianto di culture straniere in Giappone attraverso gli oggetti, guidato principalmente dai rapporti commerciali, pi che dalla
diplomazia o dagli studi allestero. Allora perch ancora oggi, nel post-moderno,
nonostante la pratica dello studio allestero sia ormai generalizzata, il Giappone
rimane chiuso, come sostiene Huntington?
Uno delle ipotesi che, malgrado molti vadano allestero per motivi di studio,
prevalga ancora la modalit di assimilazione tramite gli oggetti. Nel caso delle belle
arti, rientrano in questo modello anche coloro che allestero si concentrano sullo
studio delle opere e dei testi, e trascurano le persone e la vita del posto, la storia,
le abitudini. Apparentemente un atteggiamento professionale e ortodosso, ma
rispetto al vantaggio di studiare allestero, cio alla possibilit di comprendere una
cultura straniera a trecentosessanta gradi tramite lesperienza diretta, rientra sempre
nello schema abituale.
A un esame pi approfondito, possiamo concludere che il problema che la
coscienza rimane chiusa. La difficolt maggiore che ancora oggi la percezione
dellidentit del Giappone non si basa n sulla religione n su unideologia, ma
sul senso di uchi (forse lultimo baluardo della giapponesit?). un tratto dellindole
molto intimo, e profondamente radicato dal punto di vista sociale. Gli studenti
giapponesi che vanno allestero portano con s luchi e il Giappone, mentre in
Giappone, nonostante le numerose iniziative a livello nazionale volte a richiamare
gli studenti stranieri, la societ ha difficolt ad accoglierli veramente.
Tutto questo evidente nelle espressioni come ijin (persona diversa, straniero) in uso negli ultimi anni dellepoca Edo e agli inizi dellepoca Meiji, lattuale

Sat Dshin

99

gaijin (persona di fuori, straniero); Bankokuhakurankai (Expo internazionale) e Naikokukangyhakurankai - (Expo industriale nazionale) in uso
nellepoca Meiji; gaimush (Ministero degli Affari Esteri) e naimush
(Ministero dellInterno) eccetera. In luogo delle parole foreign e domestic world, in
Giappone si usano outside e inside. Per gli studenti inviati allestero grazie alla politica
dellepoca Meiji, lo studio dellOccidente era vincolato allinteresse del paese, era cio
in funzione del dentro. E ancora oggi, nonostante molti studino allestero privatamente, il senso di dentro e fuori, Giappone e paesi stranieri molto forte.
Confrontando il significato delle parole gaikokujin (persone di un paese
straniero), gaijin e ijin, emerge il meccanismo nihonjin (giapponese)naijin(persone dellinterno)djin(persone uguali, membri). Il confine tra
dentro e fuori non definito dalla differenza di identit ma piuttosto il risultato di
un bisogno subconscio e spontaneo di garanzia, stabilit e salvaguardia della stessa.
Dovrebbe essere questo il motivo per il quale il Giappone viene identificato come
civilt isolata e particolarista, come dice Huntington.
Inoltre, i tratti della cultura giapponese di cui abbiamo gi parlato forte nella
tecnologia, nella produzione e nel commercio internazionale, ma debole nella diplomazia e nei rapporti con lestero derivano dal suo atteggiamento storico nei confronti dei paesi stranieri, che dava la priorit allassimilazione attraverso gli oggetti.
Se volessimo modificare questo tratto isolazionista e particolarista, dovremmo
convertire il paradigma dellidentit. In tal caso, la cosa pi importante sarebbe
privilegiare lapprendimento attraverso le persone, nonostante viviamo ormai in
una societ altamente orientata dallinformazione. Comprendere e apprendere in
modo diretto semplice e fondamentale, ma, come abbiamo visto, un metodo
storicamente non percorso in Giappone, forse addirittura volutamente evitato. In
altre parole, la questione molto complessa.

[traduzione di Haruka Arakawa]

100

L isolamento della civilt giapponese

The Isolation of Japanese Civilization: Assimilation of Foreign Cultures


Trough Objects, not Through People.
Japanese people state that their country has always accepted and developed foreign
cultures, whereas Samuel Huntington maintains that Japanese civilization is an
isolated one. Is Japan open or closed, then?
Indeed, its geographical conditions - Japan is surrounded by the sea, that makes
traveling abroad quite difficult - seem to have considerably affected the relationship
with foreign cultures. It is no coincidence that Japanese people still prefer material
objects as means of knowledge. Proficient in technology, manufacturing and trade,
but weak in diplomacy and relations with foreigners: probably they derive these
characteristics from their historical behavior towards foreign countries.
-

7C19C1250

450

Sat Dshin

101

MARCO TINELLO

Sul rinvio della missione ryukyuana a Edo del 1858

Le missioni ryukyuane, Edo dachi , furono inviate dal governo di Shuri


al bakufu nel corso di quasi tutto il periodo Edo, in occasione della successione di
un nuovo shgun (missioni di congratulazioni) e in occasione dellincoronazione di
un nuovo sovrano ryukyuano (missioni di ringraziamento). Queste ultime ebbero
inizio nel 1634, mentre quelle congratulatorie furono inviate a partire dal 1644;
durante tutto il periodo Tokugawa, giunsero a Edo diciotto missioni ryukyuane,
lultima delle quali nel 1850.
Nel 1635 fu istituita la nuova carica del Nihon koku taikun , che lo
shgun avrebbe assunto e impiegato nei rapporti con lesterno. Ci costitu un passaggio assai rilevante nella politica del bakufu, segnando linizio di un progressivo
allontanamento dallordine mondiale sinocentrico e della creazione di un ordine
interstatale nippocentrico, cui la recente storiografia sul tema fa riferimento con
lespressione taikun gaik , ovvero diplomazia taikun.
Le missioni ryukyuane, cos come quelle coreane (Chsen tsshinshi
), ebbero inizio in concomitanza con la creazione di questo nuovo ordine e per
questo furono strettamente legate alla diplomazia taikun, servendo al bakufu per
accrescere il prestigio dello shgun, il taikun del Giappone, allinterno e allesterno
del paese.
Lavvio delle missioni ryukyuane fu, tuttavia, inizialmente dovuto alla determinazione degli Shimazu di Satsuma, che vennero cos a disporre di un mezzo efficace
per ostentare il proprio prestigio ad esempio guidando gli inviati fino a Edo o
introducendoli alla Corte shogunale nei confronti di tutto il Giappone, essendo
gli unici daimy che potevano vantare la subordinazione di un regno straniero.
Come hanno dimostrato studi pi recenti, tali missioni erano molto importanti
anche per lo stesso regno delle Ryky, il quale, approfittando di tali occasioni
per enfatizzare le peculiarit della cultura ryukyuana, riusc a preservare la propria
identit e a mantenere un certo grado di indipendenza dal Giappone fino allinizio
del periodo Meiji.1
Numerosi studi hanno evidenziato come i mutamenti prodotti sullordine tradizionale sinocentrico dalla crescente pressione occidentale in Asia Orientale a par1

Kamiya Nobuyuki parla di una relazione di potere a tre partner sullo sfondo dellinvio delle missioni
ryukyuane. Bakuhansei kokka no Ryky shihai, Azekura shob, Tokyo 1990.

104

Sul rinvio della missione ryukyuana a Edo del 1858

tire dalla met del XIX secolo ebbero profonde ripercussioni anche sulle missioni
ryukyuane. In quel periodo, infatti, in tre occasioni (1855, 1858, 1862) fu previsto
linvio di tali missioni, ma in tutti e tre i casi il bakufu rinvi il progetto, adducendo
motivazioni definite come affari di Stato.
Per quel che riguarda il rinvio del 1855, gli studi sinora svolti sullargomento
hanno dimostrato come a tale decisione abbia concorso il terremoto che invest Edo
in quellanno.
In merito al rinvio del 1858, Miyagi Eish sostiene che a causa della scomparsa dello shgun Tokugawa Iesada il 14 agosto e di quella impovvisa di Shimazu
Nariakira il 24 agosto la missione ryukyuana fu infine rinviata al 1862.2 Tuttavia,
Miyagi non offre nessun documento che avvalori la sua tesi e, inoltre, non opera
nessuna marcata distinzione tra la missione del 1858 e quella del 1862; infatti,
bench entrambe le ambascerie fossero designate come missioni di congratulazione,
la missione del 1858 era programmata in onore di Iesada, mentre quella del 1862
sarebbe stata pianificata in onore di Iemochi. Essendo diverso il destinatario per il
quale le delegazioni erano state progettate appare, pertanto, necessario ricostruirle
distintamente.
Per quel che riguarda le ragioni che addussero il bakufu a rinviare la missione del
1858, Kamiya Nobuyuki sottolinea il fatto che, in seguito alla disputa che si venne
a creare circa la nomina del successore di Tokugawa Iesada tra la cosidetta fazione
Hitotsubashi (della quale facevano parte Tokugawa Nariaki, Matsudaira
Yoshinaga, Shimazu Nariakira) che sosteneva Tokugawa Yoshinobu e quella Nanki
(composta da Ii Naosuke e i rj) che appoggiava Tokugawa Yoshitomi,
dopo che Ii Naosuke fu nominato tair, questultimo con un colpo di mano fece
nominare Yoshitomi legittimo erede e, senza aspettare lautorizzazione imperiale,
impart lordine di firmare il Trattato di Amicizia e Commerciale con gli Stati Uniti;
gli studi di Kamiya hanno rivelato un nesso tra il rinvio della missione del 1858
e il progetto di Shimazu Nariakira, daimy di Satsuma, di servirsi della missione
ryukyuana per raggiungere Kyoto con il proprio esercito, senza destare sospetti
da parte dello shogunato, e occupare la capitale imperiale, come contromisura nei
confronti dellabuso di potere di Ii Naosuke.3
Pur condividendo le ipotesi formulate da Kamiya, mi propongo di dimostrare
come, oltre a tali motivazioni, occorra considerare anche altri eventi, finora solo
menzionati a titolo di ipotesi da Miyagi, che sembrano aver determinato il rinvio
della missione prevista per il 1858, ovvero la scomparsa dello shgun Tokugawa
Iesada e dello stesso Nariakira, entrambe avvenute nellagosto di quellanno. Per
avallare tale ipotesi, ci si baser su fonti primarie dellepoca redatte dal bakufu Tokugawa, dalle autorit di Satsuma e dal governo di Shuri.
2

Miyagi Eish, Ryky shisha no Edonobori, Daiichi shob, Tokyo 1982, p. 18.
Kamiya Nobuyuki, Ryky shisetsu no saigo ni kansuru ksatsu, Bakuhansei kokka no Ryky
shihai, Azekura shob, Tokyo 1990; Ryky shisetsu no kaitai, Ryky koku hyjsho monjo, vol. 5,
Urasoeshi KyikuIinkai, Urasoe 1990.

Marco Tinello

105

Il rinvio della missione prevista per il 1855


Il dodicesimo shgun Tokugawa, Ieyoshi, si spense il 27 luglio 1853, e al suo
posto, il 23 dicembre dello stesso anno, succedette alla guida del bakufu Tokugawa
Iesada. Il 9 febbraio 1854, il rj Abe Masahiro, rispondendo ad una petizione del
dicembre precedente da parte dello han di Satsuma, nella quale veniva chiesto al bakufu di stabilire il periodo nel quale si dovesse inviare la missione di ringraziamento
in onore di Iesada, diede ordine affinch la delegazione venisse programmata per
lautunno del prossimo anno del Drago, ovvero lautunno del 1856. La missione
ryukyuana salp dal porto di Naha il 2 luglio 1855 e il giorno 12 dello stesso mese
approd a Kagoshima. Tuttavia, il giorno 11 novembre, Edo fu investita da un
violentissimo terremoto che sconvolse tutto il Paese.
A causa di questo sisma assai violento, noto come il grande terremoto dellera Ansei, la residenza di Edo di Shimazu Nariakira sub danni assai ingenti, e ci indusse lo
han di Satsuma a chiedere al bakufu, tramite il rj Kuze Yamato-no-Kami Hirochika
di rinviare la missione al 1858. Dal seguente documento redatto dai funzionari di
Satsuma, si evince che il 10 dicembre il bakufu accolse la petizione degli Shimazu.
In merito allavvicendamento alla guida dello shogunato, nonostante il bakufu
avesse impartito lordine affinch [Shimazu Nariakira] accompagnasse la missione di congratulazione da parte del sovrano di Chzan4 il prossimo anno
del Drago, il terremoto e i grandi incendi che hanno investito di recente Edo
hanno provocato danni assai ingenti alla residenza [di Shimazu Nariakira] e
dintorni; [considerando il fatto che si ritiene] irrealizzabile il completamento
delle riparazioni per il prossimo autunno, [il nostro signore] desidera accompagnare la missione il prossimo anno del Cavallo (1858) in concomitanza con il
[prossimo servizio di] sankin ktai. Riguardo a [suddetta] petizione scritta che
abbiamo consegnato al rj competente, Kuze Yamato-no-Kami, lo scorso dieci
dicembre stato comunicato che ci viene ordinato di operare secondo quanto
contenuto nella nostra petizione; affinch questa disposizione venga ricevuta e
accolta dal sovrano di Chzan, necessario inviarla prontamente al kikiyaku
5 presso il Rykykan .6 Anno del Coniglio (1855), dicembre. mi
(Matsukawa Kyhei7).8

Da questo comunicato emerge chiaramente che il bakufu impart lordine di


rinviare la missione a causa del terremoto e degli incendi che divamparono per i
4

Nei documenti redatti dal bakufu Tokugawa il sovrano delle Ryky veniva chiamato Chzan
.
5
Funzionario di Satsuma residente presso il Rykykan di Kagoshima, incaricato di adempiere a funzioni di intermediazione tra lo han giapponese e il governo di Shuri.
6
Residenza ufficiale dei funzionari ryukyuani a Kagoshima.
7
Kar (capo dei vassalli) di Satsuma.
8
Documento datato il 10 dicembre 1855 (Ansei 2/11/2). Edodachi ni tsuki oosewatasedome, Tky
Daigaku Shiry Hensansho shoz, n. 8.

106

Sul rinvio della missione ryukyuana a Edo del 1858

quartieri di Edo subito dopo.9 Ad ogni modo, per avvalorare questa prospettiva,
appare necessario fare alcune considerazioni sullentit dei danni causati dal sisma.
Secondo gli studi di Kitahara Itoko, i danni pi ingenti provocati dal grande terremoto dellera Ansei furono concentrati nella zona della citt bassa, o Shitamachi,10
di Edo. Stando a fonti dellepoca raccolte dalle autorit del bakufu, ci furono circa
settemila sinistrati, tra morti e feriti, pi di quindicimila abitazioni distrutte e circa
millequattrocento edifici adibiti a magazzino crollati al suolo.11 Inoltre, Kitahara
sostiene che in merito al crollo degli edifici, nellarea di Shiba, laddove si trovava la
residenza degli Shimazu, si registrarono danni assai ingenti.
Da quanto detto sopra, si pu comprendere come, a causa del numero assai
elevato delle vittime, del cospicuo ammontare di danni materiali e delle notizie che
circolavano in merito alla portata della tragedia, a Edo la popolazione sopravissuta
si trovasse in uno stato confusionale. Vediamo ora in dettaglio, secondo le stime
delle autorit di Satsuma, a quanto ammontarono lentit dei danni della residenza
di Shimazu Nariakira, il quale si trovava nei locali interni del Palazzo, allorch il
sisma colp la capitale shogunale.
Sono andati completamente distrutti 21 locali adibiti a magazzino, 1 fila di case
unite dallo stesso tetto, 1 locale adibito alla rappresentazione del teatro n, 1
edificio adibito a locazione allinterno del portone pubblico (omote ); nel locale pubblico (omote) riservato alla ricreazione, oltre alla sala, il toritsukenoma
, il ninoma , la sala di ricevimento e latrio del sannoma
, il portone riservato al daimy e il corridoio collegato ai seggi pi importanti
e tutto ci che vi era vicino. crollato al suolo latrio del palazzo interno (oku
); le stanze della consorte, quelle riservate alle altre donne presenti nella
residenza e il resto degli edifici interni sono andati distrutti. Il muro esterno
costruito di terra e tegole andato completamente distrutto.12

Da questo documento si pu dedurre che allinterno della residenza di Satsuma


si ebbero ingenti danni sia nelle sedi adibite ad uso pubblico, espressi in giapponese nel documento con il termine omote, sia negli spazi pi interni, indicati con
la voce oku, riservati alla vita privata dellentourage del daimy. In particolare, si
pu facilmente supporre che gli ambienti pubblici, come la sala presso il locale per
la ricreazione, fossero spazi riservati al ricevimento degli inviati ryukyuani. Considerando i gravosi danni subiti da questi edifici e la loro funzione pubblica assai
rilevante, la decisione dello han di Satsuma di appellarsi al bakufu, affinch linvio

Miyagi e Kamiya sono concordi nel ritenere che la causa principale del rinvio della missione ryukyuana del 1855 fosse stata il grande terremoto dellera Ansei.
10
Questa zona ospitava le residenze e le attivit dei cittadini comuni di Edo come i piccoli e grandi
commercianti, artigiani, negozianti, artisti, ecc.
11
Kitahara Itoko, Ansei daijishin to minsh, Sanichi shob, Tokyo 1983, pp. 23-31.
12
Kagoshimaken shiry: Nariakira K Shiry, vol. 2, Kagoshima Shiry, Kagoshimaken rekishi shiry
sent reimeikan, Kagoshimaken, 1981, n. 368.

Marco Tinello

107

della missione ryukyuana venisse prorogato, sembra rientri in un quadro logico


fondato su criteri sia pragmatici che simbolici.
Durante il soggiorno degli inviati ryukyuani a Edo, la missione doveva partecipare
a cerimonie ufficiali assai importanti, sia dal punto di vista politico che simbolico,
come le tre visite in onore dello shgun al castello di Edo,13 quella alle residenze di
Edo delle Tre Famiglie (gosanke) Tokugawa, e il pellegrinaggio al mausoleo di
Ueno,14 questultimo pensato dal bakufu per dimostrare come il prestigio di Ieyasu,
fondatore dello shogunato Tokugawa, avesse raggiunto i Paesi dellAsia Orientale.
A causa del terremoto, croll gran parte delle mura di pietra costruite lungo il perimetro esterno del castello di Edo, mentre la parte restante sub visibili danni, e,
inoltre, anche le residenze dei gosanke riportarono cospicui danneggiamenti. Tutto ci
ci induce a pensare come, dopo il violentissimo terremoto, risultasse effettivamente
assai difficile realizzare la missione secondo il protocollo tradizionale. Per il bakufu
Tokugawa, far vedere al corteo degli inviati ryukyuani, cos come in precedenza era
avvenuto con quello dei coreani, limponenza e la regalit del castello di Edo come
pure lo sfarzo delle residenze dei vari daimy, era un ottimo mezzo per accrescere il
prestigio e lautorit dello shgun, e per mostrare lelevato grado di raffinatezza che
aveva raggiunto la cultura giapponese. Tuttavia, la citt di Edo, dopo il grande terremoto dellera Ansei, era completamente diversa dallimmagine della citt maestosa
di cui il bakufu si compiaceva, e gli abitanti delle zone pi colpite dal sisma stavano
vivendo in uno stato di paura e confusione. Per queste ragioni si pensa che il bakufu
avesse accolto la petizione di Satsuma e dato lordine di rinviare la missione di congratulazione, la quale, come da protocollo, avrebbe dovuto sfilare per le vie di Edo. Gli
inviati ryukyuani lasciarono Kagoshima e fecero ritorno a Shuri.
Il rinvio della missione programmata per il 1858
Il governo reale di Shuri, in ossequio agli ordini impartiti da Satsuma, invi nuovamente unambasceria congratulatoria nel 1858, in onore di Tokugawa Iesada. Il 7

13

In occasione della prima visita, detta shinken no gi o omemie , gli inviati ryukyuani
portavano formalmente i saluti allo shgun (anche se in realt, il protocollo non prevedeva un contatto
diretto tra il capo militare e gli inviati), consegnavano la lettera ufficiale del sovrano delle Ryky indirizzata ai rj e veniva presentata allo shgun la lista dei doni portati in omaggio alle personalit pi
influenti del bakufu; la seconda visita, sgaku no gi , era dedicata allesecuzione di musiche
ryukyuane e cinesi ad opera di musicisti molto giovani. Questa era considerata una delle cerimonie pi
importanti di tutta la missione e richiedeva molti anni di studio e di preparazione da parte dei musicisti;
al termine dellesibizione veniva offerto dal bakufu un ricco banchetto in onore degli inviati ryukyuani.
Durante lultima visita, chiamata giken no gi , che dalla fine del XVIII secolo fu accorpata
allesecuzione musicale e al banchetto per sopperire a problemi economici, gli inviati ryukyuani ricevevano lautorizzazione ufficiale dal bakufu per poter lasciare Edo e far ritorno nelle isole.
14
In occasione delle missioni del 1644, 1649 e del 1653 gli inviati ryukyuani su ordine del bakufu si recarono in pellegrimaggio al mausoleo di Nikk; mentre dal 1671, questo lungo, impegnativo e assai costoso
viaggio, fu rimpiazzato con una processione fino al mausoleo di Ueno, allinterno dei confini di Edo.

108

Sul rinvio della missione ryukyuana a Edo del 1858

luglio il seishi15 , vale a dire lambasciatore, il principe Ie Chchoku, approd


a Kagoshima, mentre il fukushi16 , o vice ambasciatore, Yonahara Ueekata (
)17 Ryky arriv il giorno 10. Prima di partire da Satsuma alla volta di Edo, il
corteo degli inviati ryukyuani, composto da circa un centinaio di membri, avrebbe
dovuto prendere parte a diverse cerimonie ufficiali assai importanti, come recarsi
al castello di Kagoshima per portare gli omaggi a Shimazu Nariakira, partecipare ai
banchetti ufficiali, assistere allo spettacolo del teatro n, e altro ancora. Lincontro
con Shimazu Nariakira ebbe luogo il 17 agosto.18 Secondo il programma stabilito
dai funzionari di Satsuma, gli inviati ryukyuani, scortati dal daimy (Nariakira) e
dagli uomini dello han, sarebbero dovuti partire da Kagoshima il 27 settembre;
tuttavia, la morte improvvisa di Shimazu Nariakira, avvenuta il 24 agosto, stravolse
il progetto della missione. Si cercher ora di ricostruire gli avvenimenti principali
accaduti a Kagoshima e a Edo attraverso lanalisi di fonti ufficiali.
In data 2 settembre, lo han di Satsuma mise al corrente il governo di Shuri della
scomparsa di Nariakira e rifer che, su consultazione con il bakufu, si era deciso
di comunicare in seguito le nuove disposizioni in merito allinvio dellambasceria
ryukyuana:
Nonostante fosse stato stabilito che nellautunno di questo anno [Nariakira]
avrebbe dovuto accompagnare gli inviati ryukyuani a Edo, abbiamo chiesto al
bakufu disposizioni in merito alla sua [improvvisa] scomparsa; dato che verranno comunicate in seguito le decisioni prese [dallo shogunato], [si prega di]
trasmettere questo comunicato al sovrano di Chzan affich possa prenderne
visione. [Si richiede] anche di inviare al kikiyaku residente nel Rykykan il
comunicato [con lo stesso contenuto di cui sopra] destinato al seishi e al fukushi
che ora si trovano a Kagoshima. Agosto (1858). Suruga19.20
15

Il seishi era linviato pi prestigioso in quanto giungeva in Giappone in veste di rappresentante del
sovrano delle Ryky e al quale era stato conferito il titolo di principe; si trattava, in genere, di un uomo
sui trentanni legato alla famiglia reale da rapporti di parentela assai stretti.
16
Il fukushi o vice ambasciatore, era il secondo inviato pi importante; di solito questa carica veniva
affidata a un funzionario sui quarantanni, di rango elevato, e dal quale il governo si aspettava una
brillante carriera in campo politico e amministrativo. Considerata la giovane et del seishi, e la sua
funzione prettamente simbolica, la carica pi importante alla quale ruotava attorno tutta la missione
era il fukushi. Questi era il responsabile principale della realizzazione della missione e a lui rispondevano
direttamente molti degli inviati pi importanti.
17
Titolo nobiliare di rango elevato del governo reale di Shuri.
18
In un primo tempo il banchetto ufficiale, oryri wo kudasare, e la partecipazione alla rappresentazione del teatro n, erano stati programmati per il 17 agosto, tuttavia giacch il gruppo di musicisti giunse
a Kagoshima con diversi giorni di ritardo, furono posticipati. Un altro banchetto ufficiale, noto come
ozen shinj, era in programma dopo lincontro con Nariakira, tuttavia a causa della morte improvvisa
del signore di Satsuma non ebbe luogo. Edodachi ni tsuki oosewatasedome, cit. n. 8. Si veda Yano Misako
(a cura di), Kinsei Nihon ni okeru gaikoku shisetsu to shakai heny 3: Taikun gaik kaitai wo ou, Kamiya
Nobuyuki kenkyshitsu, 2009, n. 52.
19
Si tratta del kar di Satsuma Niiro Hisanori. In data 2 settembre, Kimotsukizamon (funzionario di
Satsuma) ricevette lincarico di trasmettere questo comunicato al Rykykan; lo stesso giorno, Honda
Skur prese visione della comunicazione.
20
Comunicato datato 2 settembre 1858 (Ansei 5/7/25). Edodachi ni tsuki oosewatasedome, cit., n. 71.

Marco Tinello

109

Da questo documento si pu, pertanto, desumere come lo han di Satsuma avesse alluso al rinvio della missione a causa della scomparsa di Nariakira. Tuttavia,
ancor prima che questo comunicato fosse stato redatto, in data 19 agosto, ovvero
prima che venisse a mancare Nariakira, il rj Nait Kii-no-Kami Nobuchika aveva
impartito lordine allo stesso daimy di Satsuma, di rinviare la missione ryukyuana
adducendo motivazioni definite come molteplici e complicati affari di Stato, in
giapponese kokujitatan .
Add 19 agosto. La comunicazione che in data odierna Kii-no-Kami ha trasmesso [ai funzionari di Satsuma a Edo] destinata al signore di Satsuma [Shimazu
Nariakira]; in merito alla questione dellavvicendamento alla guida dello shogunato, allorch [il bakufu] in precedenza aveva ordinato di accompagnare gli
inviati ryukyuani a Edo questo autunno, [lo shogunato] dovendo far fronte ad
una complicata situazione in materia di affari di Stato sulla quale non pu soprassedere (sashioki gataki gokokujitatan no origara ni tsuki
), innanzi tutto impartisce lordine [a Nariakira] di prorogare linvio dellambasceria ryukyuana a Edo; [tuttavia come da protocollo] Nariakira
deve recarsi a Edo [per il sankin ktai]. Comprendete bene [queste disposizioni]
giacch va trasmesso al signore di Satsuma secondo quanto riportato sopra.21

Successivamente, l8 settembre, lo han di Satsuma trasmise al governo reale lordine ufficiale del bakufu di posticipare la missione:
Allorch avevamo ricevuto lordine di accompagnare gli inviati ryukyuani a Edo
questo autunno, [il bakufu] dovendo far fronte ad una complicata situazione in
materia di affari di Stato sulla quale non pu soprassedere,22 in merito allinvio
della missione ryukyuana a Edo, innanzi tutto ci stato ordinato di prorogarla;
questa disposizione ci pervenuta tramite il rj Nait Kii-no-Kami. Affinch
il sovrano di Chzan prenda visione di questo comunicato, come pure, anche
il seishi e il fukushi presenti a Kagoshima ricevano queste direttive, [si prega di]
trasmettere questo comunicato al Rykykan. Settembre, Suruga.23

Come menzionato in precedenza, gli studi di Kamiya pongono in relazione gli


affari di Stato denunciati dal bakufu con il progetto di Nariakira di servirsi della
missione ryukyuana per raggiungere Kyto senza destare sospetti, e poi proseguire
fino a Edo con lobiettivo di avviare un programma di riforme politiche dello shogunato. Secondo Kamiya, il bakufu, venuto a conoscenza dei piani degli Shimazu,
avrebbe rinviato la missione per impedire al daimy di Satsuma di realizzare il suo
progetto eversivo. Dai documenti a disposizione non ci sono dubbi sul fatto che
Nariakira stesse progettando di servirsi della missione ryukyuana per far raggiunge21

Documento datato 19 agosto 1858 (Ansei 5/7/11). Yashidai Ishinshi Ssho, 28, Nihon Shiseki
Kykaihen, Tky Daigaku Shuppankai, Tokyo 1973 (ristampa).
22
Sashiokaregataki gokokujitatan no origara ni tsuki .
23
Comunicato datato 8 settembre 1858 (Ansei 5/8/2). Edodachi ni tsuki oosewatasedome, cit., n. 73. Secondo quanto stabilito nel comunicato, il 2 agosto, il goynin di turno, Kawagami Ukon, ricevette lordine
di trasmettere il comunicato al Rykykan; Honda Skur prese visione delle suddette disposizioni.

110

Sul rinvio della missione ryukyuana a Edo del 1858

re Kyoto al proprio esercito, tuttavia, non ci sono testimonianze documentarie che


avallino la tesi di Kamiya secondo la quale il bakufu avrebbe rinviato la missione per
ostacolare i piani di Kagoshima.
A questo punto si cercher di far luce sugli avvenimenti che intercorsero tra Edo
e Satsuma, dallinizio di agosto sino all8 settembre, basandoci sul contenuto dei
diari personali redatti dal kar di Satsuma, Niiro Hisanori, documenti che sinora
non sono mai stati impiegati per la ricostruzione di questa missione ryukyuana.
2 settembre. Verso le otto del mattino, giunto [a Kagoshima] un messaggero
celere24 dello han partito da Edo il giorno 11 agosto. Inoltre, alle otto e mezza
circa, arrivato un messaggero assai celere,25 partito da Edo il giorno 17 agosto.
La sera precedente sono giunte a Kagoshima le informazioni che in precedenza
avevamo richiesto. [Secondo le informazioni ricevute dal messaggero partito
il giorno17 agosto] allorch [era stato comunicato] che lo shgun (Tokugawa
Iesada) era indisposto, [ci viene riferito] che in realt verso le cinque di sera
dello scorso 14 agosto ha esalato lultimo respiro; questa comunicazione viene
trasmessa con la massima segretezza. Le circostanze attuali sono una questione
di vitale importanza per il Paese; [dopo aver appreso tali notizie] ci troviamo in
uno stato di disorientamento [].26

Dalla nota del 2 settembre si evince che le autorit di Satsuma di stanza a Edo
appresero assai rapidamente la notizia della morte dello shgun e si adoperarono fin
da subito per mettere al corrente prontamente i propri superiori a Kagoshima di
questo spiacevole avvenimento. Il messaggio ricevuto dai funzionari di Kagoshima
il 7 settembre risulta essere di fondamentale importanza. Vediamo la nota contenuta nel diario di Hisanori relativa a questo episodio.
7 settembre. Allalba, giunto [a Kagoshima] un messaggero privato, partito da
Edo il giorno 22 agosto. La notizia pi importante [contenuta nel messaggio]
che ci viene comunicata riguarda il rinvio della missione ryukyuana [a causa]
di molteplici questioni concernenti lo shogunato (khen gojita ); il
resto relativo alla richiesta di informazioni su diverse questioni private. Ci viene riferito che le molteplici questioni di cui sopra sono relative alla scomparsa
dello shgun27.28

24

Kyki ohikyaku .
Gokugoku kyhikyaku .
26
Annotazione registrata il 2 settembre 1858 (Ansei 5/7/25). Kagoshimaken Shiry: Niiro Hisanori
Zatsufu, vol. 2, Kagoshimaken Shiry, Kagoshimaken rekishi shiry sent reimeikan, Kagoshimaken,
1987, pp. 388-390.
27
Migi no gojita ha khen goseikyo no wake nite sr yoshi nari
.
28
Annotazione trascritta il 7 settembre 1858 (Ansei 5/8/1). Niiro Hisanori Zatsufu, vol. 2, cit., pp.
388-390.
25

Marco Tinello

111

Secondo quanto riportato da Hisanori nel suo diario, il messaggero giunto a


Satsuma era partito il 22 agosto da Edo. Considerando il fatto che si trattava di un
corriere privato, si pu congetturare che esso fosse stato incaricato dalle autorit di
Satsuma presenti nella residenza di Edo, dopo che queste ultime avevano ricevuto
in data 19 agosto lordine da parte del rj Nait Kii-no-Kami di rinviare la missione ryukyuana. Infatti, secondo le annotaioni di Hisanori, il bakufu impart lordine
di prorogare la missione a causa di molteplici questioni concernenti lo shogunato;
Hisanori non usa lespressione sashioki gataki gokokujitatan no origara ni tsuki
, contenuta nei documenti del bakufu, ma impiega
il termine khen gojita ni tsuki . Tuttavia, si ritiene che questa
ultima sia labbreviazione dellespressione impiegata dalle autorit di Edo, sintesi operata per rispondere ad esigenze di stile, ovvero quello diaristico, e pratiche,
considerando tutta la grande quantit di missive giunte a Kagoshima in quei giorni. Infine, viene annotato come dietro alle sopramenzionate molteplici questioni
riguardanti lo shogunato ci fosse, in realt, la scomparsa di Iesada. In altre parole,
si pu supporre che Hisanori, dopo aver appreso il contenuto della missiva giunta
da Edo, avesse annotato nel suo diario che in realt la vera motivazione per la quale
il bakufu aveva deciso di rinviare la missione era la morte dello shgun. Pertanto si
pu supporre che da Edo giunse un ordine ufficiale, che verr ricopiato e trasmesso
il giorno dopo (8 settembre) al Rykykan,29 nel quale fu comunicato che tramite il
Consigliere anziano, Naito Kii-no-kami, il bakufu ingiunse di prorogare la missione
per questioni di Stato, come pure una missiva privata dal contenuto assai segreto,
nella quale i funzionari di Satsuma di stanza a Edo rivelarono che dietro le motivazioni ambigue addotte dal bakufu cera in realt la morte dello shgun.
Nei registri di famiglia relativi al principe Ie, si pu accertare che alle Ryky
fu trasmesso da Satsuma lordine di prorogare lambasceria per ragioni di Stato
che il bakufu si trov ad affrontare allorch gli inviati ryukyuani si trovavano a
Kagoshima, e solo successivamente fu comunicata a Shuri la notizia della morte
dello shgun.30 Pertanto, da questi fatti si evince che a livello ufficiale, vale a dire
nei comunicati trasmessi formalmente da Edo a Kagoshima, come pure in quelli
inviati da Kagoshima a Shuri, il bakufu prorog la missione ryukyuana per affari
di Stato; tuttavia, parallelamente a questi canali ufficiali, esistevano delle reti di
comunicazione di livello ufficioso, come i canali informali tra la residenza di
Satsuma di Edo e Kagoshima, dai quali si pu desumere che lo shogunato rinvi
lambasceria a causa della scomparsa di Tokugawa Iesada. Si ritiene che le fonti
diaristiche, come il diario di Hisanori che qui abbiamo preso in esame, siano
degli strumenti assai importanti per comprendere la molteplicit e la complessit
29
Il documento ufficiale trasmesso da Satsuma al Rykykan impiega la stessa identica terminologia
riportata nel comunicato inviato da Edo a Satsuma, con laggiunta di qualche onorifico per riferirsi allo
shogunato: sashioki gataki gokokujitatan no origara ni tsuki Sashiokaregataki gokokujitatan no origara ni tsuki .
30
Naha Shishi: Shiry (01) (07), Kafu Shiry 3, Naha, 1982, p. 344.

112

Sul rinvio della missione ryukyuana a Edo del 1858

delle reti di comunicazione, ufficiali e non, esistenti nel periodo Tokugawa, come
pure delle testimonianze preziose per conoscere una verit differente da quella
raccontata a livello ufficiale.
Tuttavia, perch mai lo han di Satsuma, in data 2 settembre come abbiamo
visto in precedenza adducendo come motivazioni la morte di Nariakira e la consultazione con il bakufu in merito ad essa, fece allusione al rinvio della missione nel
comunicato diretto al governo reale? Per gettare luce su questo punto, innanzi tutto
appare necessario tenere ben presente che i tempi di recapito della corrispondenza
tra Satsuma e Edo nel periodo Tokugawa erano allincirca di tre settimane. Secondo
Hisanori, lo han di Satsuma (Kagoshima) apprese la notizia della scomparsa di Iesada
il 2 settembre. Tuttavia, in data 28 agosto, Hisanori, in una missiva diretta a Nagae
Yasu-no-J, si espresse nei seguenti termini in merito alla scomparsa di Nariakira:
Anche per quel che riguarda la missione ryukyuana a Edo, nel bel mezzo di questo spiacevole avvenimento [la morte di Nariakira], non vediamo altra soluzione
se non quella di rinviarla; [ci troviamo] in una situazione di grande disorientamento. In merito a questa questione [rinvio della missione] dopo aver consultato il bakufu a Edo, riteniamo sia opportuno che al momento pi appropriato vi
occupiate di dirimere suddetta questione.31

Da questo documento si desume come lo han di Satsuma, in data 28 agosto, non


essendo ancora a conoscenza della morte di Iesada, stesse gi pensando di richiedere
al bakufu la proroga dellinvio dellambasceria adducendo come motivazione la scomparsa di Nariakira. In altre parole, non appena venne a mancare il daimy, le autorit
di Satsuma pensarono di appellarsi a Edo affinch venisse concesso il rinvio della
missione di Shuri. Inoltre, il 2 settembre, a Kagoshima giunse la notizia della morte
di Iesada, ma dal momento che il bakufu non si era ancora espresso sul rinvio della
missione (la missiva arriver il 7 settembre), si ritiene che fosse naturale per Satsuma
addurre come causa la scomparsa di Nariakira alludendo alla posticipazione della missione, allorch mise al corrente il governo reale della scomparsa del daimy in quello
stesso giorno. Successivamente, l8 settembre, avendo ricevuto il giorno precedente,
gli ordini impartiti dal bakufu in merito al rinvio della delegazione, nei quali si metteva in relazione la proroga con la questione degli affari di Stato, lo han di Satsuma
comunic alle autorit di Shuri lordine ufficiale che stabiliva il rinvio della missione.
Da una parte, Satsuma, in data 2 settembre, riferendo di trattative in corso con il bakufu, fece allusione pertanto al rinvio della missione a causa della morte di Nariakira,
e dallaltra, l8 settembre, comunic alle Ryky che aveva ricevuto lordine ufficiale
dal bakufu di prorogare la missione per ragioni di Stato.
Il 24 ottobre, gli inviati ryukyuani salparono nuovamente da Kagoshima e il
primo novembre approdarono nel porto di Naha.32
31

Questa nota fu registrata in data 28 agosto 1858 (Ansei 5/7/20). Niiro Hisanori Zatsufu, vol. 2, cit.,
p. 385.
32
Dai Nihon Ishin Shiry, vol. 3, n. 7, Tky Daigaku Shuppankai, Tokyo 1984, pp. 648-690.

Marco Tinello

113

Ichiki Shir, samurai al servizio di Shimazu Nariakira, nella sua opera Documenti
ufficiali sul Principe Nariakira, redatta nel periodo Meiji, in una nota di commento
in merito alla questione degli affari di Stato alla quale si appell il bakufu nellestate
del 1858, chiosa la faccenda come indispozisione dello shgun e approdo di navi
straniere.33 Si ritiene che il documento seguente possa avvalorare il contenuto della
nota di Ichiki:
A[i seguenti funzionari]
metsuke , gokanj bugy , gaikoku bugy , ometsuke , gokanjginmiyaku ,
In merito allapprodo di navi straniere, allorch siamo in una fase nella quale
si presta molta attenzione a ci che viene detto, ci sono giunte notizie che, a
partire dai kunimochi sh ,34 fino ai funzionari ai quali siete legati da
rapporti amichevoli, ci sono personaggi che manifestano il desiderio di apprendere la verit dei fatti. Si tratta di una situazione assai sconveniente. Per
quanto riguarda lavvicendamento alla guida del bakufu Tokugawa [in seguito
alla morte di Iesada], nella parte pubblica (omotegata ) [del castello di Edo]
non ancora stata diffusa la notizia; per quel che riguarda la diffusione della notizia pubblicamente, in particolare, giacch se prima [di qualsiasi nota ufficiale
sullargomento] trepelassero i contenuti delle consultazioni in ambito privato
ci potrebbe agitare lopinione pubblica, si ordina espressamente che da questo
momento non venga divulgata [nessuna informazione in merito] non solo agli
omote daimy 35con i quali siete in amicizia, ma anche ai fudai sh
.36

Questo documento fu redatto il 16 agosto. In merito allinterpretazione di questo comunicato, si ritiene necessario operare una netta divisione tra la prima e la seconda parte del testo. Nella prima parte, si allude ad alcuni daimy e funzionari che
parrebbero intenzionati a servirsi delle proprie amicizie per accedere ad informazioni riservate, in materia di politica estera; questa, infatti, era una fase assai delicata
della politica estera giapponese, in quanto, il 29 luglio, per volont di Ii Naosuke, il
Giappone era stato aperto commercialmente agli Stati Uniti, e il 19 e il 20 agosto, i
funzionari del bakufu avrebbero stipulato trattati commerciali rispettivamente con
la Russia e lOlanda, ricalcati sul modello di quello nippo-americano.37 La seconda
parte del documento fa riferimento alla crisi interna che si era venuta a creare dopo
33
Kagoshimaken shiry: Nariakira K Shiry, vol. 3, n. 388, Kagoshima Shiry, Kagoshimaken rekishi
shiry sent reimeikan, Kagoshimaken, 1983.
34
Daimy che possiede uno o pi feudi.
35
Si tratta dei tozama daimy o daimy esterni.
36
Comunicato datato 16 agosto 1858 (Ansei 5/7/8). Dai Nihon Komonjo: Bakumatsu Gaikoku Kankei
Monjo, vol. 26, Tky Daigaku Shuppankai, Tokyo 1972, pp. 708-709.
37
In questa stessa data, per mano di Ii Naosuke, fu creata ex novo la carica di gaikoku bugy , la
quale, sotto la diretta supervisione del tair e dei Consiglieri aziani, sarebbe stata assegnata a quei funzionari deputati a negoziare con gli stranieri e a sottoscrivere i trattati.

114

Sul rinvio della missione ryukyuana a Edo del 1858

la scomparsa di Iesada (14 agosto) e viene vietato rigorosamente di diffondere alcuna notizia in merito. Laddove nel documento viene riferito che nella parte esterna
del castello di Edo non era ancora giunta la notizia della morte dello shgun, si
ritiene che ci si riferisse agli ambienti pubblici del palazzo dove i funzionari erano
deputati a svolgere le attivit politiche. Bench Ii Naosuke, con un colpo di mano,
avesse gi nominato legittimo erede Tokugawa Yoshitomi, la morte di uno shgun
era pur sempre considerata come un evento eccezionale che racchiudeva in s un
certo potere destabilizzante, di cui non si potevano prevedere le reazioni che avrebbe provocato tra i vari daimy, e per questo era necessaria una certa cautela, cos
come il rispetto di un preciso protocollo tradizionale, allinterno del castello di Edo,
prima di diffonderne la notizia al paese. Per queste ragioni, il bakufu, per circa un
mese, si adoper per tenere nascosto allintero Giappone la morte di Iesada sotto
il sottile velo della indisposizione dello shgun e, solamente il 14 settembre, ne
annunci pubblicamente la scomparsa.38
Concludendo, si ritiene che lespressione chiave, kokujitatan , impiegata
dal bakufu nellestate del 1858, qui tradotto come molteplici e complicati affari di
Stato, indicasse una situazione di emergenza di carattere nazionale volutamente ambigua, dietro la quale erano celate diverse contingenze che concorrevano ad aggravare
la crisi politica. Secondo Ichiki, dietro questa questione nazionale vi erano la pressione
esercitata dalle navi straniere e lo stato di degenza di Tokugawa Iesada, mentre per Kamiya cera il progetto di Nariakira di servirsi della missione ryukyuana per raggiungere
la capitale imperiale. Tuttavia, si ritiene che quelle proposte da Ichiki e Kamiya, vale a
dire circostanze legate alla pressione occidentale e agli effetti prodotti da questa pressione in Giappone, debbano essere considerate come delle contingenze avvenute sullo
sfondo della decisione presa dal bakufu di rinviare la missione. Mentre come si evince
dalle annotazioni trascritte nelle pagine dei diari di Hisanori, si pensa che fosse stata
la scomparsa di due personaggi chiave nella diplomazia tra Edo e Shuri, ovvero quella
dello shgun e quella di Shimazu Nariakira, la vera causa che direttamente concorse a
provocare la situazione di crisi nazionale. Dal momento che la personalit di grande
prestigio, la quale avrebbe dovuto accompagnare la missione ryukyuana in veste di
daimy dello han di Satsuma, e la massima autorit politica del Giappone, in onore della quale lambasceria era stata programmata, erano venute a mancare, appare del tutto
naturale e pragmatico che il bakufu avesse deciso di rinviare la spedizione della delegazione. Pertanto, si ritiene che lanalisi di questo episodio possa gettare luce su uno dei
molteplici aspetti legati ai cerimoniali delle missioni ryukyuane a Edo, vale a dire che la
scomparsa dello shgun Tokugawa, come pure quella del daimy di Satsuma, implicavano senzaltro il rinvio di tali ambascerie, anche se a livello ufficiale si reputava necessario
celare queste decisioni con espressioni intenzionalmente elusive. Diversamente da ci,
si ritiene che il progetto eversivo di Nariakira e linquetudine causata dalla presenza
delle navi straniere rappresentassero due delle tante proiezioni originate dalla pressione
occidentale esercitata sul Giappone durante il periodo noto come bakumatsu.
38

Tokugawa Jikki, vol. 13, Yoshikawa Kbunkan, Tokyo 1976, pp. 511-527.

Marco Tinello

115

Schema dei fatti principali avvenuti a Kagoshima e a Edo tra il 7 luglio e il 24


ottobre 1858
Kagoshima

Edo

7 luglio: approdo dellambasciatore, il principe Ie.

14 agosto: muore lo shgun Iesada.

16 agosto: il bakufu vieta di rendere di pubblico dominio la notizia della scomparsa di


Iesada.

19 agosto: il rj Nait Kii-no-kami (a Edo)


ordina a Shimazu Nariakira di rinviare la missione ryukyuana a causa di affari di Stato.

24 agosto: muore Shimazu Nariakira.

(Diario di Hisanori): 28 agosto. Niiro Hisanori comunica a Nagae Yasu-no-j che sono state avviate le

consultazioni con Edo sul rinvio della missione ryukyuana a causa della morte di Nariakira.
2 settembre: Satsuma riferendo a Shuri di trattative
in corso con il bakufu fa allusione al rinvio della missione a causa della scomparsa di Nariakira.

(Diario di Hisanori): Messaggero partito da Edo il 17


agosto annuncia la scomparsa di Iesada.

(Diario di Hisanori) 7 settembre: messaggero partito da Edo il 22 agosto trasmette lordine di rinviare
lambasceria per molteplici questioni concernenti lo
shogunato. Secondo Niiro si tratta della morte dello
shgun.
8 settembre: Satsuma comunica ufficialmente alle
Ryky che il bakufu ha impartito lordine di proro-
gare la missione a causa di affari di Stato.

14 settembre: il bakufu annuncia pubblicamente la scomparsa dello shgun Iesada.

24 ottobre: gli inviati ryukyuani ripartono da Kago


shima.

116

Sul rinvio della missione ryukyuana a Edo del 1858

On the Postponement of the Ryukyuan Embassy of 1858


In this paper I examine the postponement of Ryukyuan embassies during the final
years of the Tokugawa period. The last Ryukyuan embassy to Edo was sent in 1850
for the purpose of thanking the bakufu for the enthronement of Sh Tai as the king of
Ryky. While subsequent Ryukyuan congratulatory embassies were planned for the
respective appointments of Tokugawa Iesada and Iemochi as shgun, the bakufu ordered the postponement of such diplomatic missions on three occasions: 1855, 1858,
and 1860. Focusing on the planned but later aborted mission of 1858, I provide a
close examination of the diaries of Niiro Hisanori, the chief retainer of Satsuma, and
demonstrate that the deaths of Iesada in Edo and Shimazu Nariakira in Kagoshima
were the reason behind the bakufus postponement of the Ryukyuan embassy.

Immaginari narrativi:
il periodo classico

Edoardo Gerlini

Come schiuma dacqua.


Il concetto di muj nella poesia Heian tra kanshi e waka

Introduzione

Mizu no awa no / kiede uki mi to / iinagara / nagarete nao mo / tanomaruru


kana
Quasi schiuma dacqua, vana resta a galla questa vita penosa; nondimeno, affidandomi alle onde, non riesco a cessare di sperare.1

Ukinagara / kenuru awa to mo / narinanamu / nagarete to dani / tanomarenu mi


wa
Potessi diventare schiuma, e, galleggiando nella pena, svanire, ch, neppure affidandomi alle onde, trover una speranza.2

Queste due poesie di Ki no Tomonori, contenute nellultimo maki sullamore


del Kokinsh, ruotano attorno alla suggestiva immagine della schiuma, che galleggiando sullacqua si dissolve in breve tempo, quale metafora della breve e incerta
vita umana. questo un topos piuttosto frequente nel waka dal Kokinsh in poi, ma
non fu Tomonori il primo ad usarlo. Da dove proviene dunque questimmagine, e
come si evoluta? sempre stata legata alla poesia damore oppure era portatrice di
altri significati? Nel rispondere a queste domande cercher di enucleare una delle
caratteristiche peculiari della letteratura classica giapponese, sarebbe a dire il ricorso
a immagini ed espressioni appartenenti a una determinata sfera lessicale, la religione, e la loro manipolazione e applicazione a nuovi contesti, come la poesia damore.
questo un genere di ricerca che ormai da diversi decenni impegna gli studiosi del
cosiddetto wakan hikaku (comparativismo sino-giapponese) con importanti ricadute anche sulle altre discipline; in questa sede vorrei mettere per in discussione
un certo atteggiamento relativo a questi studi che rischia talvolta di viziare la visione globale e oggettiva dei processi evolutivi della letteratura, in particolare per
quanto riguarda le relazioni tra un testo e un altro.
1

Kokin waka sh (di seguito abbreviato KKS) XV-792. Le traduzioni delle poesie del Kokinsh sono
tratte da Sagiyama Ikuko, Kokin waka sh, Ariele, Milano 2000.
2
KKS XV-827.

Poesia Heian e immagini buddiste

120

Nei sutra
Come ampiamente dimostrato da altri studiosi (Nakano Masako3 forse la pi
recente) allorigine della diffusione di numerose immagini poetiche giapponesi, tra
cui quella della schiuma dacqua, si collocano senza dubbio alcuni sutra buddisti
importati dalla Cina, in particolare lo Yuimagy e il Kong Hannyaky.
Lo Yuimagy (Sutra di Yuima, sanscr. Vimalakrti nirdea stra) uno dei tre
sutra, insieme allHokkeky e allo Shmanky la cui presenza in Giappone attestabile almeno dallinizio del XII secolo.4 Tema principale di questo sutra, che riporta
gli insegnamenti del bodhisattva Vimalakrti (in giapponese Yuima), la dottrina
del vuoto, esplicitata nel secondo libro attraverso quelle che saranno poi note
come le dieci metafore di Yuima,5 ovvero dieci elementi del mondo naturale che
simboleggiano la vacuit e impermanenza dellesistenza umana su questo mondo:
lo schizzo dacqua, la schiuma, la fiamma, lalbero di banano (cavo al suo interno),
lillusione, il sogno, lombra, leco, la nuvola fluttuante, il lampo. Vediamo nel
dettaglio le prime due.

[Ascoltate] Voi tutti: per luomo illuminato questo corpo, non cosa da desiderare!

Questo corpo come uno spruzzo, non si pu afferrarlo,

Questo corpo come schiuma, non pu durare a lungo!6

Tralasciamo il problema della differenza di utilizzo dei due sinogrammi indicanti la schiuma, m7 e bo,8 differenza che in Giappone tende a scomparire in quanto
a entrambi i caratteri viene associata la lettura giapponese awa. Ci basti qui notare
come la schiuma compaia in posizione preminente, in cima alla lista.
Anche nel Kong Hannyaky9 Sutra del Diamante, sanscr. Vajracchedik
prajpramit stra), altro testo fondamentale del buddismo Mahayana, il tema
centrale della disquisizione il concetto di vuoto. Qui compaiono analogamente
allo Yuimagy sei metafore rappresentanti la condizione umana, tra le quali troviamo nuovamente la schiuma.
3
Nakano Masako, Heian zenki kago no wakan hikaku bungaku teki kenky, Kasama shoin, Tokyo
2005, p. 246-347.
4
Secondo il Nihon shoki (libro XX, 14 anno del regno di Suiko) lo stesso Shtoku Taishi ne avrebbe
curato un commentario.
5
.
6
Nakano, Heian zenki kago, cit., p. 246.
7
.
8
.
9
.

Edoardo Gerlini

121

Tutto questo mondo come un sogno, unillusione, una schiuma, un riflesso,


come rugiada oppure come lampo.10

Vedremo pi avanti come questo sutra sia indicato da alcuni studiosi come particolarmente importante proprio in relazione allo studio delle espressioni poetiche.
Per il momento prendiamo atto del fatto che, almeno da un punto di vista cronologico, questi due sutra sono senza dubbio precedenti a ogni altro tipo di documento
prodotto dai giapponesi, in quanto la loro compilazione si colloca tra il I secolo a.
C. e il V secolo d. C.
Accertato quindi che la prima comparsa di questa immagine in Giappone risale
a questo genere di letteratura, che, bene sottolinearlo, una letteratura interamente straniera, possiamo iniziare a chiederci da quando i giapponesi hanno iniziato
a utilizzare attivamente lespressione schiuma dacqua nelle loro composizioni
originali.
Nel kanbun di periodo Nara
Da un punto di vista prettamente cronologico, il sintagma acqua-schiuma compare gi nel Nihon Shoki (finito di compilare nel 720), ma se andiamo a osservare
i due esempi ivi contenuti ci rendiamo conto che nulla hanno a che vedere con il
concetto buddista associato alla schiuma dacqua dei sutra: la schiuma del Nihon
Shoki pura e semplice schiuma dacqua.11
Per quanto riguarda la letteratura in kanbun, sarebbe logico aspettarsi qualche
risultato da una ricerca nel Kaifs, la pi antica raccolta poetica giapponese (in
lingua cinese) risalente alla met dellVIII secolo, in quanto la contiguit linguistica con i sutra (anchessi scritti in cinese) potrebbe facilitare prestiti lessicali come
questo. Al contrario, nel Kaifs il sintagma schiuma sullacqua non compare, e
neppure la parola schiuma. Limmagine pi simile che possiamo un po forzatamente paragonare alla schiuma dacqua nel Kaifs quella di acqua che scorre12 ma
anche in questo caso nulla che sia in qualche modo rapportabile alla concezione
buddista dei sutra: lassociazione semplicemente tra il suono dellacqua che scorre
e quello della cetra cinese.
Questa assenza del Kaifs per al contrario rilevante, soprattutto se confrontata con quanto dir ora.

10

Nakano, Heian zenki kago, cit., p. 248.


I due esempi in questione sono relativi alla nascita di Izanami e Izanagi (libro I) e alla descrizione di
un terreno paludoso (libro III, cronache dellImperatore Tenmu).
12
. Kaifs 92. Kojima Noriyuki, Kaifs Bunka shreish Honch monzui, Iwanami, Tokyo
1964.
11

122

Poesia Heian e immagini buddiste

Nel Manysh
infatti allargando lorizzonte dellindagine e uscendo dai confini del kanbun
che abbiamo il pi rilevante dato di questa ricerca. Nella pi antica raccolta di
waka, il Manysh (compilato nella seconda met dellVIII sec.), il termine schiuma dacqua (nelle varianti minawa o minaawa13) compare in numerose poesie,
delle quali ben sei possono essere ricondotte alla tematica buddista.14 Per motivi di
spazio ci concentreremo solo sulle due pi rilevanti.

Makimuku no yamabe to yomite yuku mizu no minawa no gotoshi yohito warera


wa
Come la schiuma dellacqua che scorre risuonando sui monti a Makimuku,
siamo noi, uomini di questo mondo.15

Shio miteba minawa ni ukabu manago ni mo are wa ikeruka koi wa shinazute


Come la sabbia che galleggia nella schiuma dacqua quando gonfia la marea,
vivr forse io, senza morire damore.16

Nella prima poesia abbiamo una dichiarazione abbastanza esplicita della metafora uomo-schiuma, esattamente come visto nei sutra, laddove il termine yohito
(uomini di questo mondo) gi di per s carico di significati religiosi. La seconda
ancor pi interessante in quanto presenta un utilizzo dellimmagine della schiuma reinserita in chiave amorosa. Lattribuzione della prima poesia a Kakinomoto
no Hitomaro (670-720) farebbe risalire lintroduzione dellespressione schiuma
dacqua nel waka almeno allinizio del VII secolo, e quindi addirittura in anticipo
rispetto al primo esempio corrispettivo nel kanshi che vedremo in seguito. inoltre importante notare che, nonostante il Kaifs (compilato nel 751) sia di poco
successivo al Manysh, non presenta in alcun modo unimmagine paragonabile
alla schiuma dacqua che invece compare abbondantemente nel secondo. Senza
dubbio lenorme scarto tra le due raccolte per quanto riguarda il numero di poesie
(116 per il Kaifs, pi di 4500 per il Manysh) inficia un po il valore di questa
conclusione, ma mi sembra comunque degna di nota la rapidit nellassorbimento
di elementi cinesi o buddisti da parte delle poesie del Manysh.

13

e . Come testo di riferimento si utilizza la versione Shinpen Nihon koten bungaku


zensh, vol. 6-9, Shogakukan, 1994-6, mentre per la ricerca delle poesie si utilizzato la versione CDROM dello Shinpen Kokka Taikan ver. 2.
14
Per lesattezza le poesie V-0902, VI-0912, VII-1269, VII-1382, XI-2734 e XVIII-4106.
15
Manysh (da qui in poi abbreviato MYS) VII-1269.
16
MYS XI-2734.

Edoardo Gerlini

123

In Kkai
Per trovare tracce dellimmagine della schiuma dacqua nel kanbun giapponese
dobbiamo dunque arrivare al periodo Heian. qui che, un personaggio fondamentale nella storia della formazione del pensiero giapponese classico, svolge un ruolo
chiave anche per il nostro discorso: il monaco Kkai. Torniamo dunque per un
attimo a una letteratura pi propriamente religiosa.
Limmagine della schiuma come metafora della vita umana o di questo mondo
compare nei seguenti versi contenuti in uno hybyaku di Kkai.

Questo corpo fragile come schizzi di schiuma,


la mia vita passeggera come lillusione di un sogno.17

Gli hybyaku (letteralmente espressione chiara18) erano testi che venivano


composti per essere letti allinizio delle cerimonie buddiste, e avevano lo scopo di
introdurre in maniera comprensibile e chiara i concetti espressi spesso in maniera
oscura dai sutra. Nel caso di questo hybyaku Kkai non solo riprende le metafore
viste nei sutra, ma, secondo Nakano,19 riadatta fedelmente proprio i versi del Kong
Hannyaky che abbiamo visto allinizio.
Non accertato se, come qualcuno sostiene, Kkai avesse riportato al suo ritorno dalla Cina una copia del Kong Hannyaky, ma opinione comune che sia
proprio questo sutra allorigine del lessico utilizzato da Kkai. Questa opinione
diviene quasi inconfutabile se osserviamo il seguente verso di uno zatsugon (kanshi
a metro variabile) dello Shrysh.

Come sogno, come schiuma, un ospite [che se ne va veloce] come il riflesso di


un lampo. 20

La poesia si apre con una domanda al maestro Kkai da parte di Yoshimine no


Yasuyo (785-830), che chiede per quale motivo Kkai si rechi cos spesso sul Monte
Kya nonostante la montagna sia tanto impervia che difficoltoso sia salirvi che
ridiscendere. Kkai risponde con una lunga descrizione del meraviglioso paesaggio che da lass si gode, che sia bello o cattivo tempo, e che si rinnova con nuovi
panorami a ogni cambio di stagione. Da questo elogio delle bellezze naturali che
cambiano di giorno in giorno, Kkai sposta poi abilmente il focus del discorso sugli
17

Shrysh (di seguito abbreviato SRS) 77. Watanabe Shk e Miyasaka Ysh (a cura di), Sang
shiiki Shrysh (Nihon koten bungaku taikei vol. 71), Iwanami, Tokyo 1965.
18
.
19
Nakano, Heian zenki kago, cit., p. 249.
20
SRS I-6.

124

Poesia Heian e immagini buddiste

uomini. Dallalto della montagna lo sguardo si allarga infatti ad abbracciare tutto il


Giappone e la Cina, le loro innumerevoli popolazioni, per passare poi a nominare
una serie di imperatori e personaggi storici del passato solo per sottolineare come
questi siano ormai ridotti in cenere e le loro corti siano divenute nientaltro che dei
campi desolati. Ecco che si arriva dunque al vero nocciolo della poesia: Che siano
essi nobili, oppure miserabili, tutti morendo se ne vanno, seguito dai versi sopramenzionati: sogno, schiuma e lampo. Insomma, tutta la prima parte del discorso
sapientemente costruita per catturare lascoltatore con una suadente descrizione
naturale, e guidarlo poi al concetto chiave che altro non se non lesposizione del
principio buddista del grande vuoto.21
Dunque, questo genere di letteratura, a cavallo tra il sermone e la poesia, un
tassello fondamentale nel passaggio di alcune espressioni e immagini da un genere
(il sutra) a un altro (la poesia). Kkai compie un consapevole lavoro di inserimento
e adattamento delle espressioni, e conseguentemente dei concetti che esse veicolano, in un tessuto testuale che asseconda i gusti dellaristocrazia del periodo. Non
del resto un caso che proprio questa poesia sia stata inclusa anche nel Keikokush,22
la terza e ultima antologia imperiale di kanshi del periodo Heian, simbolo del gusto
sinocentrico della corte degli imperatori Saga e Junna.
Questo processo di assimilazione delle espressioni buddiste si realizza non soltanto con personaggi tutto sommato fuori dallordinario come Kkai, che oltre ad
essere un esperto conoscitore della letteratura buddista era al tempo stesso abile
poeta, ma coinvolge anche tutti i membri della corte, intesa come ambiente culturale condiviso; questi ultimi, partecipando con frequenza pur da semplici spettatori
a cerimonie religiose come gli he, entravano in contatto e familiarizzavano pi
o meno attivamente con questo genere di espressioni e metafore. Era la funzione
stessa di questi testi a costituire il pi potente ed efficace strumento di contaminazione del vocabolario poetico giapponese, perch intrinsecamente al loro obiettivo
di fissarsi nella mente dei presenti vi era la necessit di presentare in maniera affascinante e comprensibile i complessi concetti buddisti che essi veicolavano.
In Sugawara no Michizane
La dimostrazione che lopera di monaci come Kkai contagi rapidamente anche il segmento laico della classe colta del periodo appare chiara dallopera di uno
dei personaggi pi presenti e attivi sulla scena letteraria e non solo della corte
Heian: Sugawara no Michizane. Pur non essendo un monaco, Michizane scrisse
numerosi ganmon, composizioni in cinese contenenti preghiere buddiste, composte
spesso su ordine di qualche potente in occasioni particolari come la fondazione di
21
22

Nel testo .
Keikokush X-62.

Edoardo Gerlini

125

un tempio o la copiatura di un sutra. Tra i ganmon di Michizane ne abbiamo ben


tre che riportano limmagine della schiuma.23

Ahim questo mondo umano, un paese di illusioni e di schiuma che galleggia,


questo universo [come] un villaggio [fatto] di rugiada e lampi. 24

Oggi i discepoli pensano prima [di tutto] ai pericoli dei numerosi mali di
[questo mondo fatto di] schiuma e ombre,
e solo dopo meditano sugli insegnamenti di un sogno raro. 25

Ad ogni sguardo [vedo solo] il creato [fatto] di schiuma e ombre.26

facile notare come, in tutti e tre i casi, il carattere schiuma venga accompagnato da una o pi delle altre metafore viste nei sutra: ombra, sogno, illusione,
lampo. Vi sono poi altri termini prettamente buddisti come enbu, shaba e ui (varie
denominazioni del mondo degli uomini, del creato) che dimostrano la perfetta familiarit di Michizane con queste espressioni. In particolare il primo dei tre esempi
ricorda molto da vicino il Kong Hannyaky, che potrebbe essere indicato a ragione
come modello diretto di Michizane.
Ma limportanza di Sugawara no Michizane nel nostro discorso va ben oltre la
sua abilit nel comporre ganmon. In lui possiamo infatti osservare un ulteriore, e
oserei dire decisivo passaggio dellimmagine della schiuma da un genere prettamente religioso (il ganmon) a un altro, di carattere quanto meno laico (il kanshi). In
una poesia del cosiddetto periodo di Sanuki,27 probabilmente risalente all888-889,
Michizane utilizza esattamente questespressione, ed esattamente con la medesima
associazione al pensiero buddista.28 La poesia descrive un eremita che, abbandona23
Anche in questo caso, ho escluso i casi in cui la schiuma dacqua non fosse rapportabile ai concetti
buddisti.
24
Kanke buns Kanke ksh (di seguito abbreviato KBKK) 645. Kawaguchi Hisao (a cura di), Kanke
bunso Kanke koshu, (Nihon kotenbungaku taikei vol. 72), Iwanami, Tokyo 1966.
25
KBKK 656.
26
KBKK 661.
27
Gli studiosi di Michizane sono soliti definire cos gli anni dall886 all890 che Michizane trascorse
a Sanuki (odierna Kagawa), con lincarico di governatore (kuni no tsukasa). Le poesie di questo periodo
sono probabilmente tra le pi originali di tutta la produzione di Michizane.
28
In realt il termine schiuma dacqua compare anche nella KBKK II-106, ma, analogamente a
quanto abbiamo detto riguardo al Nihon shoki e al Kaifs in questo caso non ci sono analogie con la

126

Poesia Heian e immagini buddiste

ta la societ si era ritirato sulla cima di un monte, non lontano dalla residenza di
Michizane.

Come schiuma, come ombra effimera il corpo galleggia, praticando la fede.


Tra nebbie e bufera giunge freddo allorecchio un salmodiare. 29

La differenza con i ganmon soprattutto nella diversa finalit delle composizioni. I ganmon hanno una specifica funzione che potremmo anche dire liturgica,
o comunque legata alla preghiera, al buddismo come pratica religiosa, come del
resto i caratteri della parola ganmon (richiedere-desiderio) suggeriscono; il kanshi
invece, e specialmente questi kanshi di Michizane a Sanuki, hanno una motivazione
prettamente lirica, vorrei quasi dire artistica, e il sostrato buddista che le permea
non pi pratica bens piuttosto speculazione, pensiero religioso sostanzialmente individuale.
Dal punto di vista del rapporto tra questi due tipi di componimenti poi importante soffermarci sulle datazioni. Dalle indicazioni contenute nei titoli e nei
commenti autografi30 alle poesie del Kanke buns possiamo evincere che la composizione della sopracitata poesia di Sanuki sia immediatamente successiva ai tre ganmon di cui sopra, composti rispettivamente nell872, 874 e 887. Questa continguit suggerirebbe una diretta evoluzione allinterno dello stile dello stesso Michizane
che, partendo da un utilizzo di questa immagine in maniera aderente al contesto
originale (metafora originaria dei sutra riutilizzata nei ganmon) se ne appropria totalmente passando successivamente a una sua pi libera fruizione in una composizione di carattere decisamente pi lirico e privato. In altre parole, se Kkai era un
monaco che esportava la terminologia buddista in uno stile che spesso rasenta la
poesia, Michizane come poeta laico importa la medesima terminologia entro i
confini del proprio mondo poetico.
In questo quadro di passaggi non dobbiamo per dimenticare quanto detto
riguardo al Manysh, che da questo punto di vista precede di gran lunga ogni altra
opera concepita dai giapponesi, almeno tra quelle a noi oggi note.
Prima di chiudere il cerchio con il nostro punto di partenza delle poesie del
Kokinsh, vorrei aggiungere un ultimo e importantissimo anello.

vita umana o rimandi alla terminologia buddista. Secondo Kawaguchi si tratta banalmente della schiuma del fiume Horikawa. Kawaguchi (a cura di), Kanke buns, cit., p. 192.
29
KBKK IV-258.
30
. Sulla fondamentale importanza di questo apparato paratestuale nelle raccolte poetiche di
Michizane si veda Goto Akio, Sugawara no Michizane to Haku Kyoi shi no chuki to Kanke bunso no
hensan, Haku Kyoi kenkyu koza, no. 3, 1993, pp. 75-94.

Edoardo Gerlini

127

Da Bai Juyi a e no Chisato


Se la fonte originale della schiuma dacqua abbiamo detto essere senza dubbio
i sutra e la letteratura buddista, c per un altro fondamentale canale di accesso
alluniverso delle espressioni in cinese come questa, specialmente per quanto riguarda il campo della poesia, ovvero il Baishi wenji (giapp. Hakushi bunsh),31 la
raccolta poetica di Bai Juyi. Come ormai noto la poesia di Bai Juyi ha influenzato
enormemente la letteratura giapponese dalla met del IX secolo in poi, sia per
quanto riguarda la poesia che il monogatari, ma lopera giapponese che pi di tutte
rappresenta lanello mancante tra la poesia di Bai Juyi e il waka , a mio parere, il
Chisatosh di e no Chisato. Il poeta, contemporaneo di Michizane e dei compilatori del Kokinsh, riceve nell894 il seguente ordine dallImperatore Uda: Presentatemi un certo numero di waka, [composti] dai tempi antichi fino ad oggi.32
Chisato si trova quindi a dover compilare una raccolta di waka antichi e moderni
ben dieci anni prima del Kokinsh, ma quello che compir non sar in definitiva un
semplice processo di compilazione. Il Chisatosh infatti la prima raccolta di kudai
waka, ovvero waka che hanno come tema (dai) un verso (ku) di una poesia cinese:
in sostanza delle parafrasi di versi cinesi tradotti in waka.
Nel Chisatosh troviamo due poesie, che hanno come kudai due versi di Bai
Juyi, con le quali possiamo continuare il nostro discorso sulla schiuma dacqua
lasciato in sospeso con la morte di Michizane (903). La poesia originale di Bai Juyi
Cinquanta rime pensando al viaggio in oriente recitava:

Mondo dillusioni, la primavera viene in sogno;


fluttuante vita, schiuma sullacqua.33

Anche in questo caso non c bisogno di sottolineare la somiglianza con il modello dei sutra che ci dimostra come, anche in poeti cinesi come Bai Juyi lutilizzo
del lessico buddista nelle poesie fosse una realt ben consolidata. Chisato traduce
questi versi in due waka del Chisatosh:

Al cuore che pur conosce questo mondo di illusioni, sembra invero un sogno in
cui giunge la primavera.34
31

. La lettura giapponese Hakushi monj stata negli ultimi anni corretta dagli studiosi in
Hakushi bunsh.
32
Hirano Yukiko & Chisatoshu rindokukai, Chisatoshu zenshaku, (Shikashu zenshaku sosho vol. 36),
Kazama shobo, Tokyo 2007.
33
. Okamura Shigeru (a cura di), Hakushi monj, (Shinshaku kanbun taikei vol. 95105, 108, 117), Meiji shoin, Tokyo 1988-2010.
34
Chisatosh (di seguito CS) 111.

128

Poesia Heian e immagini buddiste

Lanima che galleggia per un attimo fuggevole, la si pu ben paragonare alla


schiuma dellacqua.35

Chisato non fa altro che tradurre nel waka dei versi cinesi contenenti espressioni
che, come abbiamo visto, erano in realt gi presenti, non solo nel kanshi giapponese, ma addirittura nel waka del Manysh. E dunque, se non fosse che si tratta
di kudai waka, in cui esplicito il riferimento alloriginale di Bai Juyi, avremmo
qualche problema a capire da dove Chisato abbia ripreso questa espressione.
Una nuova definizione di ipotesto
Vorrei soffermarmi un attimo su questo problema della fonte originale di una
espressione. Molti studiosi hanno cercato di individuare tra tutti i testi che abbiamo visto finora una precisa e talvolta univoca relazione: Watanabe Hideo36 faceva
notare la somiglianza tra le poesie del Chisatosh e la poesia di Ki no Tomonori
che abbiamo visto allinizio: Quasi schiuma dacqua, vana resta a galla questa vita
penosa; And Teruyo37 da parte sua aveva a sua volta gi accostato la poesia di
Tomonori ai due versi sopracitati di Bai Juyi; Nakano Masako38 ritiene a sua volta
che fossero le cerimonie buddiste come gli he, e i testi come gli hybyaku di Kkai
ad aver direttamente influenzato le poesie del Kokinsh come quella di Tomonori,
mentre Kawaguchi,39 che riporta un verso dellHokkeky dove compare la schiuma,
sembra voler suggerire un diretto riferimento di Michizane a questo sutra.
A tutte queste ben motivate indicazioni, potremmo da parte nostra aggiungere altre correlazioni di questo tipo: per esempio, data la profonda conoscenza e
ammirazione da parte di Michizane per la poesia di Bai Juyi, potremmo a ragione
sostenere che Michizane si fosse ispirato piuttosto al Baishi wenji che non al Kong
Hannyaky, o ancora che a ispirare Tomonori fosse stato a sua volta il kanshi di
Michizane, personaggio ben noto a corte nel periodo del Kokinsh. E se infine
aggiungiamo quanto detto riguardo al Manysh, e cio che questimmagine della
schiuma dacqua come metafora dellimpermanenza buddista era gi penetrata nel
waka del periodo Nara, ecco che tutte le affermazioni riportate sopra non possono che diventare parziali, o comunque soggette a critica, laddove la ricezione del
Manysh nel periodo Heian era senza dubbio notevole e quindi, in teoria, tutti
questi testi potrebbero in realt far riferimento alle poesie del Manysh.
35

CS 112.
Watanabe Hideo, Heianch bungaku to kanbun sekai, Bensey, Tokyo 1991, p. 204.
37
Ando Teruyo, Kokinshu kafu no seiritsu ni oyoboseru kanshibun no eikyo ni tsuite, Tokyo Joshi
Daigaku Nihon bungaku, no. 3-6, 1956, cit. in ibidem, p. 204.
38
Nakano, Heian zenki kago, cit., pp. 222-240.
39
Kawaguchi (a cura di), Kanke buns, cit., p. 688 (nota 358-1).
36

Edoardo Gerlini

129

Siamo qui giunti alla vera questione che volevo sollevare con questo intervento,
che la seguente: alla luce delle considerazioni appena esposte, possiamo dire che
ogni tentativo di determinare con assoluta certezza e univocit il percorso seguito
da alcune espressioni che compaiono in generi diversi di poesia o in senso lato di
letteratura , nella maggior parte dei casi, oltre che complesso, sempre soggetto al
rischio di una smentita, e per certi versi addirittura inutile. Una volta stabilita lorigine prima di una certa immagine, nel nostro esempio i sutra, ha cio poco senso
cercare di ripercorrerne levoluzione, inseguendola da un testo allaltro, immaginando che esista una specie di catena invisibile.
Lavvertenza che qui propongo pu forse apparire superflua, ma non cos scontata se riflettiamo sul rischio di delimitare eccessivamente lo studio della letteratura
entro alcuni generi che in molti casi altro non sono che categorizzazioni a posteriori: la storia del waka, la storia del kanshi, la storia del monogatari, la
storia dei testi buddisti, sono giustamente trattate come capitoli diversi della storia
della letteratura giapponese, ma si deve stare ben attenti a non considerarle come
un fascio di rette parallele che corrono sullo stesso piano senza incontrarsi. Come
ormai molti studi hanno dimostrato,40 lambiente di produzione letteraria noto
come corte Heian era in realt un sistema estremamente articolato, aperto alle pi
variegate influenze in particolare quella cinese, in tutte le sue forme e composto
da elementi intersecanti e in continua relazione tra di loro: monaci, poeti, politici e
letterati, quando non fossero addirittura la stessa persona, erano per lo meno attori
e spettatori di una letteratura fortemente condivisa e legata al tempo stesso al quotidiano, e quindi in continua evoluzione, espressione essa stessa di una concezione del
mondo che superava i confini politici, storici e geografici del Giappone del periodo.
Un esempio su tutti lesistenza stessa del kanshi, una poesia giapponese scritta in
una lingua straniera, e in definitiva indistinguibile almeno superficialmente dal suo
originale cinese. Pi che di rette parallele dovremmo quindi parlare di un intreccio,
una ragnatela di relazioni testuali che superano il concetto tradizionale di testo
almeno come spesso siamo portati a pensarlo costituendo un macrotesto che si
sovrappone a spazi di fruizione orale come le cerimonie religiose e i banchetti.
Mutuando il lessico del critico francese Gerard Genette,41 vorrei provare a dare
a questo tipo di rapporti fra i testi la definizione di transtestualit indefinita, o forse
meglio transtestualit multipla, dove indefinito non indica tanto la nostra incapacit
a riconoscere un ipotetico originale (quello che Genette chiama ipotesto) quanto
lincapacit, o sarebbe meglio dire il totale disinteresse dellautore dellipertesto
(lopera che imita o riprende lipotesto) a rifarsi a un solo e unico ipotesto specifico. Quello a cui ha attinto Ki no Tomonori al momento della composizione delle
40

Tra i pi recenti suggerisco: Nihei Michiaki (a cura di), ch bungaku to higashi Ajia no kytei bungaku, Chikurinsha, Tokyo 2008.
41
Gerard Genette, Palimpsestes: La Littrature au second degr, Du Seuil, Parigi 1982. In questo testo
ormai un po datato Genette propone una complessa seppur parziale, ma senza dubbio interessante
sistematizzazione dei rapporti tra testi. Mi sembra qui utile riprendere la terminologia da lui proposta,
con un piccolo adattamento.

130

Poesia Heian e immagini buddiste

poesie sullawa stato lo Hokkeky o il Kong Hannyaky? Oppure stato invece


una loro rielaborazione in un nuovo testo, magari un sermone buddista e quindi un
input orale, come quelli contenuti nello Shreish di Kkai? O ancora, un kanshi di
un poeta cinese come Bai Juyi piuttosto che di uno giapponese come Michizane, o
ancora semplicemente il waka del Manysh? La risposta che qui propongo tutte
e nessuna in particolare. Non tanto perch, lo ripeto, sia difficile per noi stabile
quale sia il rapporto corretto fra tutte queste possibilit, quanto piuttosto perch
molteplice (e per questo la chiamo transtestualit multipla) e ricorrente si presentava
una stessa immagine agli occhi degli stessi poeti, che la ritrovavano nei sutra, nei
sermoni, nella poesia in cinese e in quella in giapponese. Tutte le possibilit sono
dunque non solo valide come alternative, ma concorrono tutte insieme a formare
un sovra-ipotesto che esiste nella sua interezza e nella sua indefinibilit.
La panoramica che ci danno studiosi come Watanabe senza dubbio utile e
preziosa per ricostruire alcune tracce e le incontestabili somiglianze tra i testi, ma
bisogna stare attenti a non considerare questi percorsi come certi e univoci. Non si
deve per esempio dare per scontata la conoscenza di determinati testi da parte dei
poeti solo sulla base di somiglianze nel testo stesso, perch cos facendo ignoriamo
i possibili e spesso probabili passaggi intermedi, per esempio una trasmissione
orale come potevano essere i sermoni di Kkai, o opere ibride come il Chisatosh.
Conclusioni
In conclusione, per comprendere appieno e correttamente una determinata poesia del Kokinsh dovremmo essere in grado, o almeno cercare, di ricostruire tutto
il complesso quadro non solo delle relazioni intertestuali, ma anche della vita quotidiana degli autori e fruitori di quegli stessi testi, arrivando a indovinarne le abitudini e tutto ci che, nel loro quotidiano, poteva colpire la loro immaginazione.
Una seconda conclusione altrettanto importante e conseguente alla prima la
necessit di valutare con il giusto peso opere minori come il Chisatosh che hanno
linestimabile merito di esplicitare, stavolta in maniera inequivocabile, il rapporto
tra un testo e un altro, in questo caso un verso cinese e la sua parafrasi in waka.
Inequivocabile perch ce lo dichiara esplicitamente il poeta nella prefazione della
raccolta: Dunque questo suddito, prendendo dei versi antichi di grandi poeti, ne
ha composto nuove poesie [giapponesi, uta].42 quindi uneccezione dal valore
inestimabile, cos come sono inestimabili del resto gli apparati paratestuali delle
raccolte quali i kotobagaki,43 che ci forniscono informazioni precise sulloccasione
42

Dalla prefazione del Chisatosh, trad. in Edoardo Gerlini, Uno studio comparato sulla poesia in giapponese e in cinese nel Giappone del periodo Heian - Il caso di Sugawara no Michizane e Oe no Chisato (tesi
di dottorato), Universit Ca Foscari, Venezia 2011, p. 304.
43
Brevi testi che introducono o accompagnano una poesia.

Edoardo Gerlini

131

di composizione e lorigine di una certa espressione. A questo proposito e come


riprova finale, mettiamo da parte la schiuma dacqua e torniamo al Kokinsh con
due poesie di Abe no Kiyoyuki e Ono no Komachi.

Tsutsumedomo / sode ni tamaranu / shiratama wa / hito o minu me no / namida


narikeri
Pur gelosamente custoditi, / le maniche non trattengono / questi candidi gioielli: / son essi le lacrime che stillano / dagli occhi privati della bramata visione.44

Oroka naru / namida zo sode ni / tama wa nasu / ware wa sekiaezu / tagitsu se


nareba
Sono tiepide lacrime / quelle che come gioielli indugiano / sulle maniche. /
Invano io tento di frenare / il torrente impetuoso del pianto.45

Quello che sembra un comune scambio di poesie tra innamorati, giocato sulla
suggestiva immagine dei gioielli paragonati alle lacrime, fu in realt composto, secondo il kotobagaki, nel giorno di una funzione commemorativa per un defunto,
prendendo per tema proprio il sermone del monaco, tale Shinsei, e reinventandolo
in chiave amorosa. Il gioiello del sermone farebbe la sua comparsa in una parabola
dellHokkeky, secondo la quale un uomo in visita a un amico si addorment ubriaco, e per tutta la vita non si accorse che mentre dormiva lamico gli aveva legato
dietro allabito un gioiello inestimabile, e senza trovarlo condusse una vita di stenti.
I gioielli che i due poeti paragonano alle lacrime, si riconoscono quindi non come
una loro trovata spontanea e originale, ma come diretto prestito di una letteratura
buddista che qui fa solo da spunto, da suggerimento per unimmagine suggestiva
che si allontana evidentemente dal contesto religioso.
Questa capacit dei poeti di manipolare immagini ed espressioni originariamente estranee al dizionario del waka, unita a una certa disinvoltura nel loro utilizzo
e applicazione, conferisce alla poesia giapponese, e in particolare alla poesia del
Kokinsh, un valore e una profondit senza dubbio peculiari nel panorama della
letteratura mondiale, laddove riusciamo a intravederne i profondi rapporti con il
mondo circostante.

44
45

KKS-XII 556.
KKS-XII 557.

132

Poesia Heian e immagini buddiste

Like Water Foam: the Introduction of Buddhist Expressions in Heian


Literature
With a comparative approach between kanshi and waka, I intend to address the
problem of the import of Buddhist terms and expressions in Japanese poetry.
Through the study of the image water foam (Minawa or mizu no awa), often
used as a metaphor of the short life of man, I want to demonstrate the importance of a conception of literature that transcends the division into genres. We will
follow the development of this expression starting from the sutras, and analyzing
Manysh, Kkai, Sugawara no Michizane, Bai Juyi and e no Chisato, and finally
the Kokinsh.

Giuseppe Giordano

Il ruolo di alcune figure retoriche nei principi di associazione


e progressione dello Shinkokinwakash

In un famoso studio sui principi di associazione e progressione che regolano le


sequenze poetiche giapponesi tra il decimo ed il quattordicesimo secolo, Konishi
Jinichi sostiene che ci che maggiormente influenz le scelte dei compilatori dello
Shinkokinwakash (dora in poi semplicemente Shinkokinsh), sia
stata la ricerca di uno sviluppo cronologico della narrazione. I primi sei libri dellantologia, dedicati alle stagioni, sono stati molto studiati e vengono spesso indicati
come il culmine del principio di associazione e progressione raggiunto dalla poesia
giapponese classica. In realt, questo aspetto era gi stato in parte teorizzato da
Fujiwara no Shunzei (1114-1204), che nel suo Koraifteish aveva
sottolineato limportanza di rispettare, nelle sequenze poetiche, lordine di apparizione di fiori, piante e animali sullo scenario naturale, in modo da ricreare con
naturalezza il ciclico alternarsi delle stagioni.1 A questo principio si affianca quello
di uno sviluppo spaziale, in base al quale, soprattutto nelle sezioni dedicate al viaggio, possibile tracciare percorsi ideali seguiti da un altrettanto ideale narratore.
Alla dimensione spazio-temporale, poi, va ad aggiungersi quella psicologica, per
cui, nei libri riservati allamore, vengono raccontate, seppure con tutti i limiti delle
convenzioni letterarie dellepoca, storie di uomini e donne che affidano ai versi i
moti del proprio cuore.
Konishi, infine, arriva a notare come nello Shinkokinsh sia possibile rintracciare
anche una sezione che si potrebbe definire storico-enciclopedica. Nel decimo libro,
infatti, le poesie sono sistemate in gruppi che rappresentano, in sequenza cronologica, i quattro grandi periodi della poesia classica, dallottavo al dodicesimo secolo,
identificabili con altrettante raccolte: il Manysh , il Kokinwakash
, il Gosenwakash e il Senzaiwakash .2
I punti individuati da Konishi sarebbero gi pi che sufficienti per poter apprezzare lo Shinkokinsh non come una semplice raccolta di poesie, ma come unopera
1

Fujiwara no Shunzei, Koraifteish, in Takahashi Fumio, Ariyoshi Tamotsu, Fujihira Haruo (a cura
di), Karonsh, Shgakukan, Tokyo 1975, pp. 371-373.
2
Konishi Jinichi, Association and Progression: Principles of Integration in Anthologies and Sequences
of Japanese Court Poetry, A.D. 900-1350, Harvard Journal of Asiatic Studies, XXI, 1958, pp. 67-127.

134

Principi di associazione e progressione nello Shinkokinwakash

coerente da leggere con fluidit dallinizio alla fine. In effetti, lantologia presenta
una struttura che si potrebbe definire sinfonica. In ciascuna sezione, o movimento,
ogni lirica contribuisce, con richiami, riverberi e contrappunti, allo sviluppo del
tema principale. Sicch una fruizione ordinata del testo restituisce unarmonia di
ampio respiro, scandita dalla presenza di alcuni artifici retorici.
Dellimportante ruolo svolto dalla variazione allusiva, o honkadori ,
nella narrativizzazione del corpo antologico si gi detto altrove.3 Qui ci si concentrer su altri due artifici retorici, taigendome e utamakura , che, a
ben vedere, assolvono alla stessa funzione delle legature in uno spartito musicale.
Taigendome
Quella del taigendome, vale a dire il terminare un verso con un sostantivo,
una tecnica che, seppur rintracciabile in epoche anteriori, divenne molto diffusa durante il cosiddetto shinkokin-jidai, il periodo dello Shinkokinsh.4 In modo
particolare, ci che caratterizza i componimenti contenuti in questa antologia, il
goku taigendome , un sostantivo posto a chiusura del quinto verso.
Va precisato che nello Shinkokinsh i sostantivi giocano un ruolo di gran lunga pi
importante rispetto a quello svolto, ad esempio, nel Kokinsh.5 I verbi occupano un
posto marginale, sia per numero sia per salienza semantica; ma lasciugare lazione
dal testo non implica, come verrebbe da pensare, un inaridimento del tessuto letterario, anzi lo carica di spessore grazie alla valenza altamente connotativa assunta
dai nomi in questo contesto e dal ruolo imagista della descrizione. Il tutto esaltato
da una sintassi incompleta e frammentata. E cos il testo capita spesso si riduca ad
un quadro muto dove la voce umana assente e dove il fruscio del vento lo si pu
intuire solo dal movimento delle foglie o dal languido dondolio dun ponte sospeso
sullabisso.
Fare del sostantivo lelemento principe del testo dava la possibilit allautore di disegnare unimmagine esplorandone, con attitudine speleologica, tutte le sue possibili
associazioni tonali. Ci equivale a dire che la poesia del periodo non si limitava ad
essere semplicemente descrittiva, ma che, anzi, concentrandosi su di una singola immagine, era in grado di istillare nella scena tutta la pregnanza dellesperienza umana.
Nello Shinkokinsh le poesie che presentano il taigendome sono ben 461, quasi
un quarto dellantologia, che in totale conta 1979 waka. Di queste, esattamente la

3
Giuseppe Giordano, Il Kokinsh nelle poesie stagionali dello Shinkokinsh - uno studio sulla honkadori, Annali di Ca Foscari, XLIX, 2, 2010, pp. 239-257.
4
Si veda Kashiwagi Yoshio, Hachidaish no taigendome, in Waka bungaku kai (a cura di), Ronsh
waka to retorikku, Waka bungaku no sekai, 10, Kasama shoin, Tokyo 1986, pp. 149-168.
5
Si veda Robert H. Brower e Earl Miner, Japanese Court Poetry, Stanford University Press, California
1961, pp. 277-285.

Giuseppe Giordano

135

met concentrata nei libri di argomento stagionale.6 Spesso, poesie che terminano
con un taigendome sono unite in gruppi di due o tre, ma ci sono anche sequenze
di quattro, cinque o sei poesie. I termini che compaiono a chiusura di questi waka
possono tutti essere raggruppati in cinque grandi categorie: 1) termini che indicano
elementi naturali inanimati quali la luna, le nuvole, il vento ecc., che rappresentano la stragrande maggioranza; 2) termini riconducibili alla sfera umana. In questo
gruppo, oltre a quelle che indicano esplicitamente una persona, rientrano parole
che esprimono sentimenti e/o stati danimo e della coscienza (amore, tristezza, sogno ecc.), e quelle che indicano oggetti fabbricati e usati dagli esseri umani (abiti,
barche, capanne ecc.); 3) luoghi; 4) animali e insetti; 5) fiori e piante.7 Nellultimo
verso delle poesie che presentano un goku taigendome, queste categorie possono
essere rappresentate singolarmente o in combinazione.
Tuttavia, ai fini di un ulteriore chiarimento dei principi di associazione e progressione che regolano lo Shinkokinsh, la presenza del taigendome risulta particolarmente interessante se accoppiata allanalisi strutturale delle poesie in cui viene
utilizzato. Di base, si possono individuare alcuni grandi gruppi: 1) poesie in cui il
poeta, tramite unapostrofe, si rivolge direttamente allelemento utilizzato per creare il taigendome; 2) poesie che si possono definire assertive, in cui laccento posto
su affermazioni del tipo A B, oppure se si fa A succede B, o ancora, quando
accade A accade anche B; 3) poesie composte da ununica relativa; 4) poesie che
utilizzano lepifrasi; 5) poesie che grazie ad un kugire, una cesura che pu trovarsi
alla fine del primo, del secondo, del terzo o del quarto verso, presentano due parti
sintatticamente autonome.8
Tra le poesie dellantologia che terminano con un sostantivo, quelle che ricorrono allapostrofe sono 42. Di queste, 29 vedono coinvolto un elemento naturale
inanimato, mentre, stranamente, quelle in cui il poeta si rivolge ad un animale sono
solo 3, una delle quali il famoso waka di Shunzei: 9

Si veda Takeuchi Shichi e al., Nijichidaish ni okeru taigendome ni tsuite, Nagoya daigaku
kokugo kokubungaku, IX, 1961, pp. 41-58.
7
Nakaba Shtetsu, Hachidaish no taigendome no uta no seikaku, Toyama daigaku bunri gakubu
bungaku kiy, XI, 1962, pp. 40-54.
8
Si veda Fujita Michiya, Taigendome o megutte - Manysh, Kokinsh, Shinkokinsh ni okeru
kantai hygen to juttai hygen, Ehime kokubun kenky, XII, 1963, pp. 101-107.
9
Le citazioni si basano sulledizione a cura di Kubota Jun, Shinkokinwakash, 2 voll. Shinch nihon
koten shsei, 24, 30, Shinchsha, Tokyo 1979.
10
Mukashi omou / kusa no iori no / yo no ame ni / namida na soe so / yama hototogisu.

136

Principi di associazione e progressione nello Shinkokinwakash


201

10

Penso al passato.
O cuculo, ti prego, fa che
alla pioggia notturna
in questeremo fatto derba
io non aggiunga il pianto mio.
Fujiwara no Shunzei

Le uniche tre coppie di poesie che presentano congiuntamente un taigendome


e unapostrofe, hanno allultimo verso un elemento naturale inanimato, come nel
caso di questi due waka tratti dal secondo libro dedicato alla primavera:
144

11

145

12

Non spazzar via


le nubi l in cima
ch dei fior di ciliegio,
ormai caduti, son vestigio,
o vento di primavera.
Fujiwara no Yoshihira

Dei fiori rapiti


lascia almeno per un po
una fragrante nuvola rosa,
o vento che soffi
dai monti in primavera.
Fujiwara no Masatsune

Le due poesie sono sostanzialmente identiche, oltre che per struttura, anche per
contenuto, con il poeta che si rivolge direttamente al vento primaverile affinch,
dopo aver strappato dagli alberi di ciliegio i petali dei fiori, li mantenga, almeno per
un po, sospesi in una profumata nuvola rosa. Tuttavia, se nella poesia di Yoshihira
lattenzione posta sostanzialmente sullelemento visivo, in quella di Masatsune
si trasferisce sulla percezione olfattiva, facendo in modo che i due componimenti,
come note diverse di uno stesso accordo, risultino, reciprocamente armonici ma
non identici.
Le poesie di tipo assertivo sono 46, ma in tutta lantologia non vi un solo
esempio di coppie di waka appartenenti a questa categoria. In mancanza di riferimenti certi difficile avanzare unipotesi sui motivi di questo dato, ma forse
possibile ipotizzare che waka costruiti in siffatta maniera assolvessero alla funzione
di allentare per un momento la tensione psichica del lettore. Lamentando la sua
solitudine, Kiyosuke si limita a dire:
11
12

Chiru hana no / wasuregatami no / mine no kumo / so o dani nokose / haru no yamakaze.


Hana sasou / nagori o kumo ni / fukitomete / shibashi wa nioe / haru no yamakaze.

Giuseppe Giordano
558

13

137

Ci che a tratti sode


il frusciar nel giardino
delle foglie che a sera
fa danzar in spirali
il vento della valle.
Fujiwara no Kiyosuke

Al terzo gruppo appartengono ben 115 waka, quasi un quarto del totale; e sono
9 i punti nellantologia in cui due o pi waka appartenenti a questo insieme sono
stati affiancati. Di questi, due gruppi di tre poesie consecutive rappresentano un
buon esempio di legatura armonica. La prima tratta dal primo libro dedicato
allautunno:
375

14

376

15

377

16

Tra gli alberi del bosco di araki,


radi solo di nome,
non riesce a filtrare
e si fa vana speranza
la luna di una notte dautunno.
Shunzei no musume

Sulle maniche mie


dove invano sperai
albergasse notturna la luna,
della notte, fulminei,
soltanto i bagliori.
Fujiwara no Ietaka

Nelleffimera rugiada
dei falaschi
battuti dal vento
per un attimo solo
fulminei bagliori notturni.
Fujiwara no Ariie

Come si vede, queste tre poesie rappresentano un gruppo molto compatto per
tema e struttura, anche se assistiamo ad una graduale trasformazione dellimmagine
come in un moderno programma di morphing. Nel testo originale, la prima e la
seconda poesia condividono il quarto verso, hitodanomenaru, e limmagine della
13
14
15
16

Onozukara / oto suru mono wa / niwa no omo ni / ko no ha fukimaku / tani no ykaze.


araki no / mori no ki no ma o /morikanete /hitodanome naru /aki no yo no tsuki.
Ariake no / tsuki matsu yado no / sode no ue ni / hitodanomenaru / yoi no inazuma.
Kaze wataru / asaji ga sue no / tsuyu ni dani / yadori mo hatenu / yoi no inazuma.

138

Principi di associazione e progressione nello Shinkokinwakash

luna. Allo stesso modo, la seconda e la terza poesia hanno in comune il quinto
verso, yoi no inazuma, e il termine yado (o yadoru, nella forma verbale). In questo
modo la poesia centrale, quella di Ietaka, si trasforma in una sorta di poesia pivot.
Nella prima poesia abbiamo solo limmagine della luna che, seppur nascosta dagli
alberi del bosco di araki, di fatto presente. Nella seconda, la luna diventa un
elemento solo evocato nel testo, ma in realt assente dalla scena, ed al suo posto
compaiono dei lampi notturni. Nella terza poesia, limmagine della luna scompare
definitivamente anche dal testo, lasciando spazio solo ai fulmini della notte.
Nel secondo gruppo di poesie, invece, la luna una presenza costante e pervasiva.
605

17

606

18

607

19

Al vento freddo
degli alberi le foglie
van scomparendo
ed il giardino inonda
la luce della luna.
Shokushi Naishinn

Nei campi falciati


di fronte casa mia
la beccaccia accoccolata
nel suo nido rischiara
la luna invernale.
Inbumonin no Taifu

Le foglie morte
del bosco in inverno
si velano di brina
e su di essa fredda
la luce della luna.
Fujiwara no Kiyosuke

Approfittando degli spazi vuoti lasciati da una natura dormiente e rinsecchita,


la luce della luna attraverso un terso cielo invernale si spande per ogni dove, avvolgendo in un gelido abbraccio giardini deserti, risaie mietute e foglie morte coperte
di brina.
Anche in questo trittico la poesia centrale sembra svolgere una funzione cardine, esaltando per qui la simmetria dei due waka tra i quali si frappone. Sia nella
17

Kaze samumi / ko no ha hareyuku / yonayona ni / nokoru kumanaki / niwa no tsukikage.


Wa ga kado no / karita no neya ni /fusu shigi no / toko arawanaru / fuyu no yo no tsuki.
19
Fuyugare no / mori no kuchiba no / shimo no ue ni / ochitaru tsuki no / kage no samukesa. Nel testo
curato da Kubota, lultimo verso risulta kage no sayakesa. Qui si deciso di seguire la lezione proposta da altre due edizioni commentate dellantologia e precisamente: Minemura Fumito (a cura di),
Shinkokinwakash, Shinpen Nihon kotenbungaku zensh, 43, Shgakukan, Tokyo 1995 e Tanaka
Yutaka e Akase Shingo (a cura di), Shinkokinwakash, Shin Nihon kotenbungaku taikei, 11, Iwanami
shoten, Tokyo 1992.
18

Giuseppe Giordano

139

poesia della principessa Shokushi sia in quella di Kiyosuke, infatti, non c presenza
animata, ed il freddo (samumi, samukesa), allo stesso modo del chiarore lunare
(tsukikage, tsuki no kage), viene esplicitamente citato. Cos facendo, la solitudine
del povero uccello, che si ritrova stretto in una morsa glaciale, viene esaltata e amplificata, e spinge il lettore al sospetto di trovarsi dinanzi ad una rappresentazione
simbolica della condizione umana.
Le poesie che utilizzano lepifrasi sono 118. Questo artificio retorico, soprattutto se accoppiato al taigendome, conferisce una ragguardevole forza espressiva al
testo, inducendo la coscienza del lettore, nei primi versi, in uno stato di tensione
destinato a trovare poi un suo sfogo nel verso finale, grazie ad unimmagine catalizzatrice dellemozione. Dei nove casi in cui abbiamo simili poesie in immediata
successione, il seguente particolarmente interessante:
741

20

742

21

743

22

Quanti gli anni a venire


di Sua Maest
siano le poesie composte:
innumeri come le alghe
della baia di Waka.
Minamoto no Ienaga

La mia gioia oggi


la stessa di quella che,
avvolta nelle sue vesti prov,
dopo lunga attesa,
la dama del ponte di Uji.
Fujiwara no Takafusa

Al vecchio guardiano
del ponte di Uji
proviamolo a chiedere:
da quanti anni scorre limpida
lacqua di questo fiume?
Fujiwara no Kiyosuke

Questi tre waka, anche se apparentemente molto diversi tra loro, danno vita in
realt ad un momento di grande coesione, e nel testo di ciascuno di essi troviamo
reciproci collegamenti. Innanzitutto, ci che va notato la presenza di utamakura.
Tutti e tre ne contengono uno. La prima e la seconda poesia ne presentano due
diversi (Waka e Uji), ma situati nella stessa posizione: lultimo verso; la seconda e la
20
21
22

Moshiogusa / kaku tomo tsukiji / kimi ga yo no / kazu ni yomioku / Waka no uranami.


Ureshisa ya / katashiku sode ni / tsutsumuramu / ky machietaru / Uji no hashihime.
Toshi hetaru / Uji no hashimori / koto towamu /ikuyo ni narinu / mizu no minakami.

140

Principi di associazione e progressione nello Shinkokinwakash

terza, invece, presentano in posizioni diverse lo stesso toponimo (Uji). Ma pi dei


singoli elementi, ci che realmente conta in questa sequenza la rappresentazione
che viene costruita dello scorrere del tempo. Se nella poesia di Ienaga laccento, con
laugurio rivolto al sovrano di un regno lungo e prospero, posto sul futuro, Takafusa concentra tutta la sua attenzione sul presente. Di contro, nei versi di Kiyosuke,
alla vista del fiume Uji, la mente, quasi a voler risalire la corrente del tempo, si perde nelle nebbie incerte del passato. Sar un caso, ma il fatto che in questa sequenza
solo nella poesia centrale, quella in cui la dimensione temporale coincide con il
presente, venga utilizzato un avverbio come ky, oggi, d la sensazione che quanto
precede e segue, il passato e il futuro, sia in qualche modo indicibile, indefinibile e
inconoscibile.
Lultimo gruppo di poesie che utilizzano il goku taigendome quello in cui rientrano waka che presentano una cesura molto forte allinterno del testo. Rappresentano la categoria pi numerosa, con ben 140 liriche, e forse non sbagliato
affermare che questo tipo di poesia sia quello che meglio rappresenta lo spirito
poetico dellepoca. Dei 16 punti dellantologia in cui poesie del genere si ritrovano
affiancate, la sequenza certamente pi interessante quella delle sei poesie del primo libro sullautunno, che vanno dalla 359 alla 364:
359

23

360

24

361

25

23
24
25

Non malinconia.
Eppur rugiadose le lacrime
sulle maniche mie.
Ed attonito miro
Il tramonto dautunno.
Fujiwara no Yoshitsune

Recessi montani:
da quando il sentiero
s tinto dautunno?
Dun nuovo colore le nubi
nel cielo al tramonto.
Jien

Non uno solo


della tristezza il colore.
Svetta il podocarpo
sulla cima del monte
nel tramonto dautunno.
Jakuren

Mono omowade / kakaru tsuyu ya wa /sode ni oku /nagamete keri na /aki no ygure.
Miyamaji ya / itsu yori aki no / iro naramu / mizarishi kumo no / ygure no sora.
Sabishisa wa / sono iro toshi mo / nakarikeri / maki tatsu yama no / aki no ygure.

Giuseppe Giordano
362

26
363

27

364

28

141

Pur chi cuore non ha


si commuove
a veder sulla palude
levarsi in volo i beccaccini
nel tramonto dautunno.
Saigy
A guardar lontano,
non un fiore
n purpurea una foglia.
Alla baia solo capanne
nel tramonto dautunno.
Fujiwara no Teika

Purch ci sia lamore


si dice tollerabile la tristezza.
Ma non cos
in questa casa tra gli sterpi
nel tramonto dautunno.
Fujiwara no Masatsune

In genere, quando ci si trova dinanzi ad una poesia costruita con un goku


taigendome, la prima impressione che se ne riceve quella di una lirica dal marcato sapore descrittivo. Ma per la maggior parte delle liriche contenute nello
Shinkokinsh questa impressione fuorviante, dal momento che, come stato gi
detto, proprio dietro quella singola immagine che sannida spesso lemozione
del poeta. In alcuni casi lautore prepara il terreno al palpito finale offerto dai suoi
versi suggerendo in qualche modo il sentiero emozionale da percorrere. Vediamo
ad esempio le poesie appena citate. In quattro di esse ritroviamo nel testo espressioni riconducibili alla sfera dellanimo umano: mono omowade (359), sabishisa
wa (361), kokoro naki mi ni mo aware wa (362), taete ya wa omoi aritomo (364).
In questo modo, il cielo insanguinato che irrompe violento ed improvviso nellultimo verso si fa specchio del cuore delluomo di cui non fa altro che restituire le
tinte vermiglie. Viene dunque da chiedersi come vadano lette le poesie di Jien e
Teika nei cui versi non v cenno alcuno alla dimensione dellemotivit umana.
In realt, com noto, la poesia di Teika si ispira al famoso episodio dellesilio di
Genji a Suma, ma qui, pi del sottotesto, interessante vedere come funzionino
i singoli componimenti grazie alla ricontestualizzazione operata dai compilatori. Anche in questa occasione possibile riconoscere una struttura simmetrica
nellordine delle poesie. Se dividiamo la sequenza presa in analisi in due gruppi
26
27
28

Kokoro naki / mi ni mo aware wa / shirarekeri / shigi tatsu sawa no / aki no ygure.


Miwataseba / hana mo momiji mo / nakarikeri / ura no tomaya no / aki no ygure.
Taete ya wa / omoi aritomo / ikagasemu /mugura no yado no / aki no ygure.

142

Principi di associazione e progressione nello Shinkokinwakash

di tre, vediamo come i due waka di Jien e Teika risultino in posizione centrale.
Volendo sfruttare ancora una volta una metafora musicale, si pu dire che queste poesie, che se decontestualizzate rischierebbero di perdere molto della loro
carica emozionale, racchiuse in questa struttura si comportino come le corde
di una viola damore che vibrano per simpatia armonica. Questo perch nello
Shinkokinsh, pi di qualsiasi altra antologia dellepoca, ogni poesia trae linfa vitale e forza espressiva dalle liriche adiacenti. E cos, se nella poesia di Jien sembra
confluire la malinconia dei versi di Yoshitsune e la tristezza di quelli di Jakuren, in
quella di Teika si ripercuote lo strazio di Saigy e langoscia di Masatsune.
Utamakura
Il termine utamakura che letteralmente significa parola cuscino, inizialmente
non indicava soltanto luoghi famosi cantati in poesia, ma comprendeva anche tutta una serie di parole considerate adatte alla composizione poetica in presenza di
determinate topiche. Di questo se ne ha prova certa leggendo il trattato sugli utamakura del monaco Nin, vissuto a cavallo tra il decimo e lundicesimo secolo,
il Nin utamakura , o il Ryjin-hish , una raccolta di canti
popolari risalente alla fine del periodo Heian. Col passare del tempo, per, e con il
progredire della pratica poetica, il campo semantico di questo termine si restrinse
molto, fino ad arrivare ad indicare esclusivamente i cosiddetti meisho o luoghi
celebri. Il presente studio, seguendo il trend degli studiosi giapponesi, su questo
tipo di utamakura che si basa.29
Nello Shinkokinsh circa un quarto delle poesie (487) presenta un utamakura. Gli utamakura rappresentati sono 228, quasi tre quarti dei quali appartenenti
allarea del Kinki (164). La cosa non deve meravigliare perch, anche se vero che a
partire dal periodo del Kokinsh, grazie alla nascita del dai ei , cio il comporre versi su topiche assegnate, i poeti avevano iniziato a cantare anche luoghi che non
avevano mai visitato di persona, la loro produzione poetica doveva necessariamente
essere legata a quella del passato, cos come esplicitamente indicato da Minamoto
no Toshiyori nel suo trattato poetico, il Toshiyori zuin ; per questo, un
eccesso di esotismo non sarebbe stato tollerato.30
Con grandissimo distacco seguono utamakura appartenenti ad altre aree del
Giappone, quali il Chbu (25), il Thoku (20), il Kysh (10) e il Kant (7); al
conto vanno aggiunti anche due utamakura appartenenti rispettivamente allo Hokuriku e allo Hokkaid.
Nellantologia, ci sono alcuni utamakura che ricorrono pi frequentemente di
altri. Yoshino, che compare in 22 componimenti, il luogo pi celebrato, ma ce
ne sono anche altri, come Naniwa, Tatsuta, Uji, Kasuga, Suma e Isonokami furu
29

Si veda Ikuko Sagiyama, Pratiche di riscrittura: laffermazione e levoluzione degli utamakura, Atti
del XXVI Convegno di Studi sul Giappone, Torino 2002, pp. 423-442.
30
Ivi, p. 424

Giuseppe Giordano

143

che compaiono in tutta lantologia 10 o pi volte. Ci sono 49 gruppi di poesie


(in media di 3 o 4) che presentano un utamakura, ed presente addirittura una
lunghissima sequenza di ben 29 poesie (che vanno dalla 1590 alla 1618) in cui
viene citato un luogo famoso. Di questi 49 gruppi, ben 32 presentano lo stesso
utamakura. E questo ci dice una cosa importante sul gusto letterario dellepoca:
vale a dire che i luoghi dellazione poetica potevano fornire, allinterno di una
sequenza, un ulteriore elemento di associazione. Dal punto di vista della progressione, di base, gli effetti che possibile riscontrare sono due e dipendono dalla
natura dellutamakura.
Alcuni luoghi vengono sfruttati in poesia solo per le caratteristiche fonetiche
e/o semantiche del loro nome, particolarmente suggestivo e atto a determinare
pi o meno sottili giochi di parole. In genere, a questo tipo di utamakura legata
una narrazione tendenzialmente statica risolventesi in unamplificazione del tema
trattato. Di contro, ci sono luoghi che vengono evocati per le loro caratteristiche
geografiche, come Yoshino, o perch legate a qualche precedente realt letteraria,
come nel caso di Shiogama.31 soprattutto in casi simili che possibile assistere ad
uno sviluppo narrativo del tema.
Un buon esempio di utamakura sfruttato per le caratteristiche del suo nome
fornito dal ponte Nagara.
1592

32

1593

33

Col passar degli anni


sempre pi son marciti
i pilastri del ponte.
Dellantico Nagara
solo il nome non cambia mai.
Mibu no Tadamine

In un giorno di primavera
sulla riva del fiume Nagara
fermo la barca
e del ponte chiedo notizie.
Ma nessuno risponde.
Egy

31
Ivi, pp. 430-435. Si veda anche Edward Kamens, Utamakura, Allusion, and Intertextuality in Tradtional Japanese Poetry, Yale University Press, New Haven and London 1997, pp. 142-144.
32
Toshi fureba / kuchi koso masare / hashibashira / mukashi nagara no / na dani kawarade.
33
Haru no hi no / Nagara no hama ni / fune tomete / izureka hashi to / toedo kotaenu.

144

Principi di associazione e progressione nello Shinkokinwakash


1594

34

Venni a mirar
di Nagara il ponte
ormai dal tempo consunto;
ma sulle foglie morte dei giunchi
spira solo il vento dautunno.
Fujiwara no Sanesada

Come si vede, in questo gruppo di poesie lutamakura assolve pi ad un ruolo di


amplificazione dellimmagine che non di vera e propria progressione narrativa. In
tutte e tre le liriche il poeta lamenta la dolorosa contraddizione tra il nome del
ponte, Nagara, che lascia pensare ad una vita lunga, e lassenza dello stesso che,
distrutto dal tempo, oramai non esiste pi. E al suo posto, come nellultimo verso
della poesia di Sanesada, malinconico solo il vento dautunno tra le canne secche.
La reiterazione di uno stesso tema crea cos, poesia dopo poesia, una sensazione di
risonanza grazie ad un effetto di onde concentriche. Si veda, come ulteriore esempio, la seguente sequenza:
1093

35

1094

36

34
35
36
37

Che tormento non poter


rivelar il proprio cuore
come invece fan le foglie
dellamaranto strisciante
alle pendici del monte Shinobu.
Fujiwara no Kiyosuke

Svanite o nubi
dalla vetta del monte Shinobu.
E anche tu, cuore mio,
s da non lasciar traccia
di questo amore soffocato.
Fujiwara no Masatsune

Kuchi nikeru / Nagara no hashi o / kite mireba / ashi no kareha ni / akikaze zo fuku.
Hito shirezu / kurushiki mono wa / Shinobu yama / shita hau kuzu no / uraminarikeri.
Kiene tada / Shinobu no yama no / mine no kumo / kakaru kokoro no / ato mo naki made.
Uchihate / kurushiki mono wa / hitome nomi / Shinobu no ura no / ama no takunawa.

Giuseppe Giordano
1095

37

1096

38

145

Tutto ha un limite:
alle pendici del monte Shinobu
sulle foglie cadute
persino la rugiada
s fatta vermiglia.
Minamoto no Michiteru

Come lavvolger
le funi dei pescatori
nella baia di Shinobu
m penoso nasconder di continuo
questo amore mio.
Nij-in no Sanuki

In questo gruppo di waka, tratti dal secondo libro sullamore, utilizzando


unassociazione classica tra il toponimo Shinobu e il verbo omofono che vuol dire
nascondersi o sopportare, viene ripetuto pi volte il tormento dellinnamorato
costretto a tenere nascosto il proprio sentimento agli occhi del mondo.39 E tale ripetere, quasi ossessivo, restituisce in maniera fedele i palpiti angosciati di un amante
insoddisfatto. Qui acquista poi una potenza espressiva particolare la poesia di Michiteru che, calatosi nei panni di una donna, sfrutta un sottile gioco di associazione
di parole e immagini, difficilmente ricostruibile in traduzione, per suggerire il velo
di pianto che offusca per un momento gli occhi dellinnamorata sopraffatta dal
dolore.40
Un utamakura come Suma, invece, viene utilizzato dai compilatori dellantologia in maniera differente.

38

Kagiri areba / Shinobu no yama no / fumoto ni mo / ochiba ga ue no / tsuyu zo irozuku.


Il primo esempio di questassociazione risale allIse monogatari, dove nella quindicesima sezione si
legge: Oh, come vorrei conoscere una via agli altri ignota cos da penetrare nel profondo del tuo cuore
(Michele Marra, a cura di, I racconti di Ise, Einaudi, Torino 1985, p. 22).
40
Lespressione ochiba, letteralmente foglie cadute indica le rosse foglie dacero () cadute al suolo, mentre la rugiada una metafora delle lacrime (). Cos facendo, Michiteru allude alla parola krui
, letteralmente lacrime vermiglie, che in giapponese indica le lacrime delle donne.
39

146

Principi di associazione e progressione nello Shinkokinwakash


1596

41

1597

42
1598

43

Nella placida baia di Suma,


avvolte al mattino
in una bruma infinita,
dei pescatori le barche
vanno svanendo.
Fujiwara no Takayoshi
Quando inonda la barriera,
il vento dautunno
sempre porta con s
dalla baia di Suma
la voce delle onde.
Mibu no Tadami
Alla barriera di Suma
decisi dalbergare,
ignaro che delle onde
il suono ai sogni
sbarra la via.
Jien

Questa sequenza, per quel che riguarda la costruzione del flusso narrativo
diversa da quelle precedenti. La scena si apre sulla baia di Suma dove, nel silenzio
duna mattina priva di vento, le barche dei pescatori, come in un sumi-e, inghiottite
da una fitta foschia, perdono pian piano i loro contorni. Nella seconda poesia salza
il vento e le onde incominciano a far sentire la propria voce. Una voce cos forte
da impedire il sonno tranquillo a chi a Suma ha deciso di passar la notte. E cos,
in questa bella baia, si passa da una scena mattutina ad una serale, dal silenzio al
rumore, da una calma malinconia ad unansia inquieta.
Dal punto di vista del modo in cui monta londa emotiva, una struttura molto
simile la presenta questo trittico di poesie in cui lo scenario quello dei maestosi
monti di Yoshino:
1616

44

41
42
43
44

Scrutami nel cuore


e vedrai che non per i fiori
ma per un eremo di legno
sono venuto qui da te,
o maestoso Yoshino.
Jien

Suma no ura no / nagitaru asa wa / me mo haru ni / kasumi ni magau / ama no tsuribune.


Akikaze no / seki fukikoyuru / tabigotoni / koe uchisru / Suma no uranami.
Suma no seki / yume o tsanu / nami no to o / omoi mo yorade / yado o karikeru.
Hana narade / tada shiba no to o / sashite omou / kokoro no oku mo / Miyoshino no yama.

Giuseppe Giordano
1617

45

1618

46

147

Non per restar poco


venni tra i monti di Yoshino;
ma caduti i fiori,
chiss se qualcuno
saspetter chio ritorni.
Saigy

Fuggito il mondo,
m divenuto qui
ancora pi odioso.
Tramonto dautunno
nel cuore di Yoshino.
Fujiwara no Iehira

Qui i compilatori sembrano voler raccontare una storia di rinuncia. La storia di un


uomo deciso ad abbandonare il mondo per trovare la pace interiore. Questi si rifugia
nelle profondit montane di Yoshino, famose s per lincredibile bellezza dei fiori di
ciliegio, ma anche e soprattutto per esser luoghi remoti difficili da raggiungere. Ma se
nei primi versi la scelta di lasciarsi tutto alle spalle sembra non lasciar spazio ad alcun
turbamento interiore, nel secondo waka sinsinua il pensiero di quanti saspettano un
suo ritorno. Ed proprio il prender coscienza di questa realt che fa capire al poeta
che, non importa quanto lontano potr fuggire, liberarsi delle angosce del mondo,
trattandosi di un mondo tutto interiore, non sar cosa facile e scontata.
Conclusioni
Lo Shinkokinsh rappresenta il non plus ultra della sofisticatezza letteraria raggiunta dalla poesia giapponese agli inizi del tredicesimo secolo. Lantologia si presenta
come un organismo estremamente complesso e dinamico in cui ogni singola poesia
funziona come una piccola, ma indispensabile parte di un ingranaggio complesso.
Lanalisi del testo rivela che i compilatori, nel decidere la sequenza esatta in cui disporre le poesie selezionate, seguirono contemporaneamente pi criteri di associazione e
progressione, in modo da creare percorsi di lettura che guidassero con grazia il lettore
attraverso una variegata gamma di stati danimo. Alcuni di questi criteri, erano stati
esplicitati da teorici della poesia gi in epoche antiche, altri invece erano, allepoca
dello Shinkokinsh, relegati alla sfera della pratica poetica. In questo studio ci si
limitati a fornire qualche esempio di come due artifici retorici, quali il taigendome
e lutamakura, siano stati sfruttati per creare legature armoniche, permettendo una
transizione fluida tra un componimento e laltro e creando, al contempo, dei microcosmi narrativamente autonomi. Questo perch la ricostruzione dettagliata dei criteri
di associazione e progressione per ogni singolo punto dellantologia, equivarrebbe a
mappare un territorio con una carta geografica pi estesa del territorio stesso.
45
46

Yoshinoyama / yagate ideji to / omou mi o / hana chirinaba to / hito ya matsuramu.


Itoite mo / nao itowashiki / yo narikeri / Yoshino no oku no / aki no ygure.

148

Principi di associazione e progressione nello Shinkokinwakash

Principles of Association and Progression in Shinkokinwakash


Taking a popular study by Konishi Jinichi as starting point, this paper will focus
on the principles of association and progression in Shinkokinwakash, with the
aim to enhance further on the vision of this anthology as one indivisible piece of
work meant to be read without interruption from the beginning to the end. My
analysis will be based on two peculiar stylistic devices: taigendome and utamakura.
By presenting clusters of poems, I will try to clarify the way the compilers chose to
arrange the poetic material in order to stir a feeling of smoothness on reading the
poems one after the other.

CLAUDIA IAZZETTA

Separazione e ricongiungimento.
Storie di genitori e figli negli oyako monogurui

Sebbene confinato solo a questa vita, il legame tra genitori e figli1 minacciato da
unimprovvisa e inattesa separazione ispira un gruppo di opere di n che Takemoto
Mikio ha denominato oyako monogurui (n di genitori e figli lunatici).2
Si tratta di testi accomunati da un pattern di separazione e ricongiungimento che
guida i protagonisti attraverso un percorso costellato di passaggi e tappe ricorrenti,
coronato, escludendo Sumidagawa, dal rincontro e, quindi, da un lieto fine. Nella
sua analisi, Takemoto tenta una catalogazione di tali opere in base alla causa che
ha generato lallontanamento, e arriva ad enucleare tre gruppi (Tab. 1). A seconda
della causa, la trama presenta uno svolgimento alquanto predefinito, lasciando ai
dettagli il margine per delle irrilevanti ma distintive variazioni. Al primo gruppo
appartengono quei drammi in cui un genitore sempre il padre dando credito
a voci diffamanti, che poi si riveleranno false, disconosce un figlio. dunque nel
ripudio (tsuih ) che si annida la causa del distacco. La vocazione (shukke
) determina, invece, lallontanamento di un figlio o di un genitore nelle opere
appartenenti al secondo gruppo. Infine, il terzo motivo di separazione, il rapimento
(ykai ), rispecchia un problema che realmente affliggeva la societ giapponese
del XIII e XIV secolo.3 I testi riconducibili a questo gruppo implicano la presenza di
un figlio che, riuscito a scappare dai trafficanti di schiavi che lo avevano rapito, viene ritrovato da un monaco o un laico alle cui cure si affida fino al conclusivo ricongiungimento con il proprio genitore. Takemoto fa rientrare in questultimo gruppo

In base alla credenza buddhista che limita solo alla vita presente il legame tra genitori e figli, a quella
presente e futura il legame tra due coniugi, ed estende finanche a quella passata il legame tra signore e
fedele servitore.
2
Takemoto Mikio, Oyako monogurui k, Ngaku kenky, VI, 1980, pp. 81-122.
3
Il rapimento, particolarmente ricorrente nelle aree di Kyoto e Kamakura, e la susseguente vendita di
esseri umani erano severamente perseguiti dal governo di Kamakura, come dimostrano alcuni editti del
1240, del 1290 e del 1303, in cui possibile rilevare un inasprimento della punizione prevista, dalla
reclusione alla pena di morte. Tuttavia, la crescente richiesta di manodopera per lavori estremamente
pesanti increment la tratta degli esseri umani, e il bakufu di Muromachi, pur non depenalizzandola, si
rivel incapace di frenarne il dilagare. Sat Kazuhiko, Hitokaibune no nami no oto. Ngaku ni ikizuku
chsei, Nihon kosho tsshin, DCCCXXII, 1998, pp. 2-4.

150

Separazione e ricongiungimento negli oyako monogurui

anche quelle opere in cui il cedersi ai mercanti di schiavi si rivela un atto volontario
(miuri ) finalizzato a fronteggiare difficili condizioni economiche.
Tab. 1

Tango monogurui

Tsuchiguruma

Sumidagawa

Hibariyama

Kashiwazaki

Kagestu

Yorobshi

Kya monogurui

Miidera
Hyakuman
saka monogurui
Sakuragawa
Tokusa

Nota: Non trova unadeguata collocazione Utaura.

Se , dunque, possibile evidenziare negli oyako monogurui delle differenze nei


motivi che determinano la separazione, risulta per indubbia luniforme presenza
del kurui , uno stato emotivo impropriamente definito pazzia che investe i
protagonisti.
Per comprendere limportanza drammaturgica di questo elemento sufficiente
consultare il Fshikaden (Del trasmettersi del fiore e dellinterpretazione), uno dei principali trattati teorici di Zeami, in cui si afferma che lo stile dei
monogurui sia quello che suscita maggiore interesse, e che, a seconda del kurui che
lo anima, se ne possano distinguere due tipi: tsukimono (n di possessione da
parte di uno spirito) e omoi yue no monogurui (n incentrato sul
dolore per la perdita di un figlio, dellamato o per abbandono).4 Ed questultimo
tipo che caratterizza quasi esclusivamente fa eccezione Utaura gli oyako monogurui.
Ciononostante, anche nelle espressioni pi accorate di kurui, emergono le tracce
di una forma darte che affranca il protagonista dalletichetta di lunatico. Nel n
il kurui si manifesta con danza e canto, e si configura come la sublimazione di un
tipo di arte di strada, repertorio di kyjo e hka , molto diffuso anche
prima dellepoca Muromachi. Le donne, che per sventura erano rimaste prive di
famiglia, trovavano solo nel kurui il modo di poter viaggiare liberamente per il paese. Lo hka, invece, era una figura che univa in s quella del monaco e dellartista,
e predicava il buddhismo attraverso il canto e la danza. Come le kyjo, sono figure
liminali, di confine, rispetto allordine costituito, considerate eretiche dalle istituzioni religiose, pur essendo molto amate dal popolo.
4

Fshikaden in Omote Akira (a cura di), Zeami, Zenchiku, Nihon shis taikei 24, Iwanami shoten,
Tokyo 1974, p. 23.

Claudia Iazzetta

151

Nei n che verranno qui analizzati, la richiesta di esibirsi indirizzata ai protagonisti5 spesso formulata in toni apparentemente crudeli, che comunicano una totale insensibilit verso langoscia che attanaglia, ad esempio, una madre nella penosa ricerca
del proprio figlio. Ma la lucidit delle loro repliche e lo sfoggio di cultura che sovente
accompagna le acclamate esibizioni spingono in primo piano lelemento artistico, che
solo nel caso delle madri e del padre di Tokusa si tinge di sfumature melanconiche
legate alla perdita del proprio fanciullo.
Si pensa che nelle opere pi antiche il soggetto impegnato nella ricerca del congiunto scomparso coincida con quello che si produce nel kurui. Tuttavia, la possibile
scissione di queste due funzioni, unita alla difficolt che spesso si incontra nellidentificare colui che cerca in opere dove lincontro si presenta casuale, o dove entrambi sembrano cercarsi mutualmente, rendono questa corrispondenza uno strumento
danalisi relativamente sterile. Laddove un approccio pi tematico permette di identificare i n incentrati sulla figura di una madre in cerca del proprio figlio come un
gruppo che, sebbene esiguo, si presenta alquanto omogeneo. Invece, pur dotati di
unintelaiatura che li riconduce senza esitazione al genere degli oyako monogurui, le
opere che presentano in alternativa alla figura della madre quella del padre non
necessariamente nel ruolo del protagonista offrono un panorama pi multiforme.
Gravitano attorno a questi due poli Kashiwazaki e saka monogurui che verranno
analizzati separatamente.6
Oyako monogurui di madri
In Hyakuman , precedentemente conosciuta come Saga monogurui
, una madre va in cerca del proprio figlio scomparso senza una chiara ragione.7 Laspetto artistico di questa madre particolarmente marcato: Hyakuman ,
infatti, il nome di una famosa danzatrice di kusemai .8 Il suo kurui si identifica
con lesecuzione del nenbutsu, e la misericordia di Shaka e Amida, ripetutamente
5
Uno dei tre ruoli che Takemoto individua negli oyako monogurui proprio quello del gein no
shomsha, colui che richiede lesibizione. I restanti due sono il mediatore che favorisce il ricongiungimento (chkaisha) e colui che lo ostacola (bgaisha). I suddetti ruoli si trovano tutti e chiaramente
distinti solo in Miidera. Takemoto, Oyako monogurui, cit., p. 99.
6
Per i testi di tutte le opere di n prese in esame in questo studio si fatto riferimento a Sanari Kentar
(a cura di), Ykyoku taikan, 7 voll., Meiji shoin, Tokyo, 1931. Per saka monogurui, Nishio Minoru, et
al. (a cura di), Ykyoku kygen, Kokugo kokubungaku kenkyshi taisei 8, Sanshd, Tokyo 1961. Per
Tango monogurui, Yokomichi Mario, Omote Akira (a cura di), Ykyokush, Nihon koten bungaku taikei
40, Iwanami shoten, Tokyo 1960.
7
Questa lunica opera in cui la causa dellallontanamento del bambino non viene rivelata. Ma, presentando una serie di somiglianze strutturali con Miidera, possibile ipotizzare che si tratti di rapimento.
8
La veridicit storica di questo personaggio resta ancora da accertare. Yanagita Kunio, ad esempio, la
ricollega alle figure che dirigevano le intonazioni dello yznenbutsu replicate innumerevoli
volte. Erano donne abili nel canto e nella danza e venivano chiamate Hyakuman forse proprio in riferimento alle 100 volte in cui veniva ripetuto il nenbutsu. Nellepoca medievale risulta che fossero numer-

152

Separazione e ricongiungimento negli oyako monogurui

invocati, conduce al felice ricongiungimento, nei recinti del Saidaiji, con il figlio
accudito da un uomo della capitale.
Un monaco, invece, soccorre il bambino di Miidera , sfuggito ai suoi
rapitori. La madre, nella sua ricerca, giunge al Miidera legando il suo kurui alla
richiesta di suonare la campana del tempio al chiarore della luna.9 La protagonista,
sfidando e vincendo la reticenza del monaco, riesce nel suo intento e al rintocco
compassionevole che ne deriva attribuisce la realizzazione del sospirato incontro.
In Sakuragawa , una madre cerca il figlio che con una lettera le comunica
di essersi venduto ai trafficanti di schiavi e la esorta a cogliere questa occasione per
prendere i voti. Lo ritrover dopo tre anni accudito da un monaco e, ricongiuntisi,
madre e figlio prenderanno i voti. Nel suo kurui la protagonista raccoglie petali di
fiori di ciliegio sui quali per assonanza il figlio si chiama Sakurago opera una
sorta di transfert. Lespediente della lettera, una causa di allontanamento diversa dal
rapimento e lesclusivo riferimento a Konohanasakuyahime, il kami protettore del
bambino, costituiscono degli elementi innovativi che, per, ben si amalgamano con
lo stile e latmosfera tipica degli oyako monogurui.
Unica eccezione al binomio separazione/ricongiungimento Sumidagawa
. Lopera, frutto del figlio di Zeami, Motomasa, rispecchia un diverso orientamento del gusto, maggiormente improntato al realismo.10 La tristezza che aleggia in
tutti gli oyako monogurui qui non si attutisce con il rincontro, ma tocca la nota pi
alta proprio nel finale con limmagine di una donna che, dopo una sofferta ricerca
del figlio rapitole, ne piange la morte dinanzi alla tomba. I richiami allIse monogatari (Racconti di Ise) scandiscono il viaggio della protagonista e ne caratterizzano il
kurui. Lopera si chiude sulle note del dainenbutsu recitato in suffragio dellanima
del piccolo sventurato.
Si evince, dunque, come alla figura della madre negli oyako monogurui vengano sempre affidati il ruolo dello shite e, di conseguenza, lesibizione del kurui.
Questultimo elemento, pur preservando la propria natura artistica,11 si fonde con
langoscia e la disperazione di chi lo esegue, esprimendone tutto il pathos. Inoltre, il
riferimento al marito defunto, che puntualmente si ritrova in ognuno dei suddetti
n, sottolinea come la vedovanza costituisca un presupposto imprescindibile per
presentare queste madri come kyjo e lasciarle libere di vagare in cerca del proprio
figlio.
ose le danzatrici conosciute con il nome di Hyakuman. Sat Junko, Hyakuman k. Saga monogurui
kara Hyakuman e, Gakugei kokugo bungaku, XXV, 1993, pp. 74-83.
9
Sul rapporto che lega la donna al potere salvifico della campana del tempio si veda Susan Blakeley
Klein, When the Moon Strikes the Bell: Desire and Enlightenment in the Noh Play Djji, Journal of
Japanese Studies, XVII, 1991, 291-322.
10
Kanaseki Takeru, N Sumidagawa ni tsuite. Seishin bunseki toshite no n, n no seishin bunseki,
Okayama daigaku bungakubu kiy, XXV, 1996, p. 13.
11
Prima che si realizzi il ricongiungimento, il kurui delle madri negli oyako monogurui viene suggerito
da una persona del luogo come forma di intrattenimento per il bambino. Fa naturalmente eccezione
Sumidagawa dove non c nessun bambino da trastullare.

Claudia Iazzetta

153

Altrettanto significativo il collocare il dramma in un tempio, in armonia con


latmosfera buddhista che scaturisce dai frequenti riferimenti a Shaka e Amida. In
Sakuragawa lassenza di questi elementi viene riequilibrata dalla conclusione in cui
madre e figlio decidono di prendere i voti. Infine, la credenza e le pratiche religiose
che balenano sullo sfondo12 ci mostrano come linteresse del pubblico dellepoca si
concentrasse non solo sullaspetto artistico del kurui, ma anche sulla celebrazione
della protezione e dellintervento miracoloso delle divinit.
Oyako monogurui di padri
Probabilmente, per il numero pi elevato dei testi che compongono il gruppo
degli oyako monogurui dei padri, non riceviamo la stessa impressione di uniformit
che ci restituisce quello delle madri. Ci vengono presentati altri motivi di separazione, ai figli e ai loro accompagnatori viene dato pi spazio, e snodi diversi conducono al ricongiungimento.
Tokusa forse il n che maggiormente richiama lafflizione che caratterizza
gli oyako monogurui di madri, ponendosi cos come ipotetico anello di congiunzione
tra i due gruppi. Anche qui, un bambino rapito viene soccorso da un monaco ma,
trascorso del tempo, chiede di tornare al paese natio per poter incontrare ancora
una volta suo padre. Lo trova invecchiato nella sua umile casa, pronto a intrattenere
i passanti attraverso il suo kurui in cui esprime tutto il dolore per la scomparsa del
figlio. Ricongiuntisi, padre e figlio trasformano la casa in un tempio e prendono i
voti. Se un kurui accorato e il rapimento come causa di separazione legano questo
dramma alle opere precedenti, un bambino che ritorna dal padre13 e un genitore
che, pur soffrendo, non si mette sulle tracce del figlio sono fattori che introducono
fondamentali variazioni. Inoltre, lepilogo simile a quello di Sakuragawa rafforza
lipotesi che, in mancanza di unambientazione buddhista, risulti necessaria una
conclusione dai toni marcatamente religiosi.
Totalmente atipica la struttura di Utaura dove il padre, un otokomiko al
servizio di un santuario, abbandona i suoi doveri e suo figlio per soddisfare un egoistico desiderio di viaggiare. Dopo otto anni incontra per caso il figlio e luomo che
se ne era preso cura e, felici, fanno insieme ritorno a casa. Lincontro casuale privo
del motore trainante della ricerca; il motivo dellallontanamento, che negli oyako
monogurui di padri non si annida esclusivamente nel figlio, non si configura con
nessuna delle tre cause identificate da Takemoto; infine, il kurui si presenta come
unico esempio di tsukimono tra gli oyako monogurui, e viene eseguito dopo che il
mutuo riconoscimento tra padre e figlio abbia avuto luogo.

12

La devozione per Shaka e Amida in Hyakuman; il potere salvifico della campana in Miidera; la credenza dellujigami (divinit protettrice) in Sakuragawa; la pratica del dainenbutsu in Sumidagawa.
13
Il tornare a casa non pu essere assimilato al girovagare senza meta che contraddistingue la ricerca.

154

Separazione e ricongiungimento negli oyako monogurui

Tsuchiguruma offre il secondo esempio di allontanamento da parte di un


padre, anche se in questo caso il motivo riconducibile alla vocazione. Un padre,
addolorato dalla morte della moglie, abbandona il suo unico figlio con lintento di
prendere i voti. Il bambino, accompagnato da un servitore, va in giro in cerca di suo
padre e, una volta ritrovatolo, far ritorno al paese natio. Non potendo far ricoprire
ad un bambino il ruolo dello shite, questo viene affidato al servitore che, in veste di
tutore, agisce in sua vece nellesibizione del kurui.
Il tutore acquisisce maggiore spessore in Kya monogurui , dove sostituisce la figura dei defunti genitori nella ricerca del loro figlio. Il bambino aveva
lasciato una lettera in cui dichiarava di voler prendere i voti per pregare per le anime
dei suoi genitori e di non voler essere rintracciato prima di tre anni. La richiesta
resta inevasa e il servitore, ritrovatolo, riesce a convincere il fanciullo a rimandare
il suo proposito e ritornare a casa. Nel suo ruolo, il servitore strutturalmente pi
vicino alle madri che ai padri, e perfino la preghiera che recita per i suoi defunti
signori ricorda quella che le madri rivolgono alle anime dei propri mariti. Ma,
nonostante il legame che lo unisce al bambino sia pi profondo e duraturo14 e il
kurui risulti afflitto e malinconico, il suo personaggio non riesce a trasmettere lo
sconforto di una madre addolorata per la perdita del proprio bambino.
Nel dramma Kagetsu , un incontro casuale riunisce un figlio, rapito a sette
anni da un tengu , e un padre fattosi monaco itinerante. Lassenza della funzione della ricerca e il ruolo dello shite ricoperto dal figlio rappresentano alcune
delle variazioni contenute in questopera. Inoltre, il kurui in cui si esibisce il ragazzo si presenta inequivocabilmente come unarte, unattrazione del tutto priva del
coinvolgimento emotivo che caratterizza il contenuto di altri kurui. Infatti, come
nel caso di Utaura, laddove non vi ricerca viene a mancare anche il dolore per la
separazione. Linversione dei ruoli canonici in genere un adulto che ricopre la
parte riservata allo shite si rispecchia anche nel kurui come forma di intrattenimento proposto al padre da una persona del luogo.15
Le successive tre opere hanno in comune trame pi complesse, il ripudio come
causa dellallontanamento, e il ricongiungimento come frutto di un incontro casuale e non di una ricerca.
Hibariyama lunica che presenta una figlia, Chjohime,16 ripudiata
ingiustamente dal padre e soccorsa dalla balia che la sostiene vendendo fiori e erbe,
attirando i compratori con il kurui. Il padre non si era limitato a cacciarla via ma
aveva dato lordine di ucciderla. Cos, Chjohime vive nascosta in una capanna nei
14

Si veda nota 1.
Kusemai, kouta e yatsubachi sono le arti in cui si esibisce Kagetsu nel suo kurui. Questa grande attenzione sulla natura spettacolare del kurui avvicina Kagetsu agli ygymono, dove il fulcro risiede nello
sfoggio di unarte. Takahashi Yukiyo, N Kagetsu ni miru mai no chihei. Kaiten suru shintai to sono
teishi o megutte, Kyy gakka kiy, XXVI, 1993, p. 26.
16
Sul rapporto tra Chjohime e il Taemadera engi, e sulle possibili interpretazioni antropologiche della
storia di Chjohime, si veda Katayama Keiji, et al., Hibariyama o megutte, Kanze, XLIII, 1976, pp.
19-29.
15

Claudia Iazzetta

155

recessi montani. Un incontro casuale tra il padre, ormai convinto dellinnocenza


della figlia ma anche della sua morte, e la balia, inizialmente reticente a rivelare il
nascondiglio della fanciulla, porter al felice ricongiungimento.
Anche in Yorobshi il figlio, vittima di una calunnia, viene ripudiato dal
padre e, per il dolore, diventa cieco e conduce una vita da mendicante. Il padre,
pentitosi, si reca al Tennji per assistere a delle celebrazioni e acquisire, elargendo elemosine, azioni meritorie che possano redimerlo dai suoi passati errori. Nel
tempio incontra incidentalmente il figlio e felici fanno ritorno a casa.17 Yorobshi
condivide con Kagetsu la particolarit del personaggio del figlio che ricopre il ruolo
dello shite e che, quindi, si esibisce nel kurui.18
In Hibariyama e Yorobshi la calunnia opera di una persona (saru hito
) che molti studiosi hanno identificato con la matrigna. In Tango monogurui
, invece, il padre, gi non soddisfatto della resa scolastica del figlio, dar
credito al suo servitore che gli dice che il bambino si diletta a suonare lo hachibachi
trascurando gli studi. In preda allira e ai fumi dellalcol, il padre ripudia il figlio
che, addolorato, si getta nel fiume ma viene salvato da un monaco che lo accudir.
Diventato uno studente diligente, il figlio chiede al monaco di accompagnarlo ad
incontrare ancora una volta i suoi genitori ma, giunto nella casa paterna non trova
nessuno e, credendoli morti, si reca al tempio per pregare per le loro anime. Nello
stesso tempio trover il padre che, pentitosi della sua eccessiva severit e convinto
che il figlio sia morto annegato, si esibisce in un addolorato kurui. Nella sezione
14 del Sarugaku dangi (Riflessioni sullarte del sarugaku) si legge che,
inizialmente, lopera prevedesse la coppia di genitori impegnati nel kurui ma che,
in seguito, Zeami avesse ritenuto pi efficace presentare solo il padre.19 Ma i tre riferimenti al padre e alla madre, ancora rilevabili nel testo, costituiscono una traccia
della prima versione e testimoniano una volont di conformare questopera agli
altri oyako monogurui, ai quali legata da unaffinit tematica.20 Richiama, inoltre,
latmosfera del n Tokusa col quale condivide la figura di un padre che si esibisce in
un kurui malinconico, e quella di un figlio che, a prescindere dal motivo dellallontanamento, sente lesigenza di ritornare seppur temporaneamente.

17

Sulle diverse versioni dellopera, si veda Tashiro Keichir, Kanze Motomasa no Yorobshi ni tsuite,
Kokusai nihon bunka sent kiy, XXXII, 2005, pp. 227-259. Sui richiami alla storia di Kunara Taishi, si
veda Kobayashi Kenji, Sakuhin kenky Yorobshi, Kanze, LXXII, 2005, pp. 43-47.
18
Il passaggio dalla parte del kokata a quella dello shite in questi casi possibile perch, a differenza degli altri oyako monogurui, i due figli non sono dei bambini ma personaggi ritenuti adulti. In particolare,
su Kagetsu e il suo rapporto con il passaggio dallet infantile a quella adulta, si veda Takahashi, Kagetsu
ni miru mai no chihei, cit., pp. 33-34.
19
Sarugaku dangi in Omote Akira (a cura di), Zeami, Zenchiku, cit., p. 287.
20
Tango monogurui condivide con Hibariyama e Yorobshi il ripudio, e ad esse si adatta presentando
solo il padre. Una scelta che risponde, al contempo, al principio pi generale degli oyako monogurui di
privare il genitore del proprio coniuge amplificandone, cos, la solitudine e la desolazione.

156

Separazione e ricongiungimento negli oyako monogurui

Due eccezioni
Le due seguenti opere, pur configurandosi tematicamente come oyako monogurui,
presentano delle rilevanti particolarit che le spingono ai margini della classificazione di Takemoto, e ci indicano come le variazioni, se inserite in alcuni aspetti cruciali
come il ricongiungimento, possano minare lequilibrio di questo genere di n.
Kashiwazaki si apre con la lettera di un figlio che annuncia la sua decisione
di prendere i voti e di non essere cercato prima che siano trascorsi tre anni. Ma,
in questo caso, la madre apprende contemporaneamente la notizia della morte del
marito e la conseguente decisione del figlio. Nella sua ricerca, i riferimenti al marito
defunto superano la fugace, seppur irrinunciabile, preghiera delle madri analizzate
precedentemente. La donna, giunta allo Zenkji, nel suo aspetto di kyjo si esibisce
in un kurui che, per stile e contenuto, ricorda quello delle donne abbandonate dal
proprio amato. Lo spettro ingombrante del marito sovrasta anche il momento nodale del ricongiungimento, ponendo questopera in uno spazio intermedio tra i n
di donne abbandonate e quelli di madri afflitte.21
Alla figura inconsueta di questa madre fa da contrappunto il padre rappresentato in saka monogurui . Di ritorno dalla capitale, dopo tre anni di ricerca
del figlio rapitogli, assiste allesibizione di un vecchio cieco accompagnato da un
bambino. Il bambino , naturalmente, il figlio a lungo cercato. Ma la gioia che suggella lagognato ricongiungimento qui sostituita dalla meraviglia: il vecchio cieco,
dopo aver rivelato di essere la divinit della barriera di saka, si dissolve misteriosamente chiudendo lopera in unatmosfera attonita. La singolarit di questo dramma
non risiede nella figura di un padre in cerca del figlio,22 ma nella natura divina dello
shite il cui palesarsi offusca non solo lincontro risolutivo tra i due congiunti ma la
natura stessa dellopera.
Conclusioni
Identificato, quindi, nel pattern separazione/ricongiungimento lelemento principale degli oyako monogurui, potrebbe risultare utile una catalogazione in base ai
modi in cui tale pattern si esplica, a prescindere dalle motivazioni che hanno causato lallontanamento.
Spostando lattenzione sulle due funzioni della ricerca in tutte le sue sfumature,
e dellincontro casuale, ed evidenziando chi si esibisce nel kurui, possibile indi21

Sui richiami di questopera a Tsuchiguruma, e sulle modifiche apportate da Zeami si veda Omote
Akira, Sakuhin kenky Kashiwazaki, Kanze, XLIII, 1976, pp. 3-9. Sul doppio ruolo della protagonista di madre e moglie afflitta si veda Miyauchi Junko, Kashiwazaki no hensen. Gen Kashiwazaki kara
Zeami no kaisaku e, Chsei bungaku rons, VIII, 1990, pp. 43-44.
22
In realt, il padre non ci viene presentato nellatto della ricerca, ma alla fine di essa, dimostrando
ancora una volta come negli oyako monogurui non si possa trovare un padre che, similmente alle madri,
unisca imprescindibilmente il kurui al girovagare in cerca del proprio figlio.

Claudia Iazzetta

157

viduare due gruppi (Tab. 2). Quello denominato ricerca include tutte le opere
in cui un genitore, un figlio, o il suo tutore, manifesta la volont o il desiderio di
trovare la persona da cui si separato. Tutti questi drammi affidano al genitore
(oya ), o al suo surrogato nel caso di Kya monogurui e Tsuchiguruma, il compito
della ricerca e lesibizione del kurui, senza tener conto se chi sta cercando sia un
genitore o un figlio. Opere come Utaura, Tokusa e Tango monogurui ci confermano,
invece, quanto sia profondo il legame tra ricerca e kurui. In questi drammi, infatti,
la ricerca strutturalmente assente e si configura con un pi pacato desiderio di
incontrare il proprio congiunto. Il kurui del genitore, per quanto addolorato, resta
privo del pathos legato alla ricerca e, allo stesso modo, il percorso che conduce i figli
dai propri genitori non venato di angoscia o tristezza, e viene appena accennato,
fino a scomparire del tutto in Utaura.
Solo quattro sono, di contro, le opere del gruppo incontro casuale in cui ad
esibirsi nel kurui sempre il figlio o, in sua vece, il tutore. Il numero pi nutrito
dei n del primo gruppo suggerisce che si possa trattare di opere pi vicine ad un
ipotetico ideale di oyako monogurui.
Tab. 2
ricerca
()
Hyakuman ()
Sumidagawa ()
Sakuragawa ()
Miidera ()
Kashiwazaki ()
*Kya monogurui ()

()
* ()
Utaura (?)
Tokusa ()
Tango monogurui ()

Tsuchiguruma ()

incontro casuale
()
Kagetsu ()
Yorobshi ()

* ()
Hibariyama ()
saka monogurui ()

Anche la pi semplicistica divisione tra opere in cui il soggetto che cerca coincida o
meno con chi si esibisce nel kurui sarebbe, forse, pi corretto riproporla in tre gruppi,
alla luce dellimportanza della ricerca (Tab. 3). Nel gruppo A chi cerca corrisponde a
chi si produce nel kurui, nel gruppo B, invece, i due soggetti differiscono. In entrambi
i gruppi A e B lelemento della ricerca presente, anche se in B, scissa dal kurui, si tramuta in un nostalgico desiderio di ricongiungimento. Similmente il gruppo C raccoglie opere in cui colui che cerca differisce da colui che presenta il kurui ma, mancando
totalmente la funzione della ricerca, non possono essere incluse nel gruppo B.

158

Separazione e ricongiungimento negli oyako monogurui

Tab. 3

A
ricerca = kurui

B
ricerca kurui

C
no ricerca

Hyakuman
Sumidagawa
Sakuragawa
Miidera
Kashiwazaki
Kya monogurui
Tsuchiguruma

Tokusa
Utaura
Tango monogurui

Kagetsu
Yorobshi
Hibariyama
saka monogurui

Inoltre, dallanalisi dei testi proposti possibile evidenziare una serie di nessi e
condizioni essenziali che rafforzano la sensazione che gli oyako monogurui costituiscano un insieme compatto allinterno del pi folto gruppo dei generici monogurui.
Alla figura del figlio, che si pone come soggetto sia attivo sia passivo della ricerca,
si contrappongono le figure della madre, che si presenta esclusivamente come soggetto attivo, e quella del padre come soggetto passivo. Perci nessun padre cercher
suo figlio e nessun figlio cercher sua madre. A modellare questo profilo muliebre,
una madre destinata a cercare ma a non essere cercata, potrebbero aver contribuito
il pensiero confuciano espresso nelle tre obbedienze a cui deve sottostare una donna
(sanj ), e la visione buddhista dellamore materno come forma di attaccamento particolarmente radicato e, quindi, difficile da estirpare.23
Gli oyako monogurui di padri contemplano tutta la rosa delle cause di separazione individuate da Takemoto alla quale, per, sfugge Utaura in cui il padre si
allontana per il solo desiderio di viaggiare. Tuttavia, madre e padre, con le loro
reciproche differenze, non sono mai contemporaneamente presenti in unopera: la
tragedia si consuma sempre su uno sfondo gi marcato da unassenza, da uno squilibrio, amplificando cos il dolore per la separazione, la disperazione che accompagna
la ricerca, e la gioia del ricongiungimento.24
Altrettanto calcolato potrebbe essere il ricorso allespediente della lettera quando
il bambino si allontana volontariamente. Kashiwazaki, Kya monogurui e Sakuragawa si aprono con la lettura della lettera lasciata dal bambino. Nei primi due casi,
la morte di uno o entrambi i genitori genera nel figlio un senso di fugacit della
vita e, di conseguenza, la decisione di ritirarsi e prendere i voti. Per il bambino di
Sakuragawa, anchesso orfano di padre, il miuri la causa dellallontanamento. Ciononostante, la madre lo ritrova in un tempio, accudito da un monaco al quale aveva
chiesto di diventare un gus (umile appellativo per monaci). E lepilogo, in
23

Sulla figura della madre nel buddhismo si veda Diana Y. Paul, Women in Buddhism. Images of the
Feminine in the Mhyana Tradition, University of California Press, London 1979, pp. 60-73.
24
Le modifiche apportate a Tango monogurui confermano questa tendenza.

Claudia Iazzetta

159

cui madre e figlio decidono di tornare al proprio paese e prendere i voti sottolinea,
pi che nei due n precedenti, la profonda vocazione spirituale del figlio, la cui
forza investe anche la madre. Inoltre, nei primi due n il bambino chiede di non
essere rintracciato prima che siano trascorsi tre anni: lo stesso lasso di tempo che
intercorre in Sakuragawa tra lallontanamento e il ricongiungimento. Tutti questi
elementi spingono a riconsiderare il miuri negli oyako monogurui come pi affine
alla vocazione che al rapimento.
Infine, latmosfera buddhista che permea lintero repertorio del n qui determinante nel rapporto che unisce lambientazione e lepilogo. Nella maggioranza
degli oyako monogurui il ricongiungimento incorniciato nei recinti di un tempio
e ricondotto alla misericordiosa benevolenza delle divinit buddhiste il cui elogio
chiude il dramma. Quattro opere sfuggono a questa struttura rimediando per a
tale anomalia con sottili espedienti, o invalicabili incompatibilit. Sakuragawa e
Tokusa, forse proprio per controbilanciare la mancanza di un tempio come sfondo
religioso al ricongiungimento, si chiudono con la decisione di entrambi i genitori e
i figli di prendere i voti. Tuttavia, laffiliazione al santuario scintoista che caratterizza
il personaggio del padre in Utaura impedisce probabilmente un epilogo analogo.
Allo stesso modo, la natura marcatamente scintoista dello shite di saka monogurui
renderebbe stridente un finale dai toni buddhisti, senza ignorare, poi, il carattere
distintivo di questopera che la pone ai margini degli oyako monogurui.
Si pu, dunque, ipotizzare che lassenza di un honsetsu (richiamo ad una
fonte dalla quale si trae ispirazione) nelle opere qui analizzate abbia incoraggiato un
processo, non estraneo alla tradizione letteraria giapponese, di reciproci prestiti e
adattamenti. Per cui, pur preservando tratti peculiari, ogni opera sembra incline a
conformarsi ad una sorta di ideale non identificabile, per, con nessuno di questi
drammi rinforzando la sensazione di trovarci davvero, come sostiene Takemoto,
dinanzi ad un gruppo singolare di n.

160

Separazione e ricongiungimento negli oyako monogurui

Oyako Monogurui. Stories of Parting and Returning


This article offers some reflections on the oyako monogurui which were inspired by
Prof. Takemotos pioneering study on the matter. As Prof. Takemoto says, oyako
monogurui is a group of n texts that share a parting-reuniting pattern, and whose
stories are based on parents and children. Furthemore, the leading character of
all these plays performs a form of frenzy dance called kurui. Even supporting the
importance of the reasons which lead to the separation, I will argue that also the
searching, prompted by the desire to rejoin the missing relative, plays a key role in
the construction of the plot. Therefore, I will analyze each n identified as oyako
monogurui, and will stress their respective peculiarities, highlighting similarities and
differences. Finally, taking into account the relation between the searching and the
kurui, I will suggest a new way of classification.

MARIO TALAMO

Sullevoluzione dellelemento pubblicitario


nella narrativa di Jippensha Ikku

In its simplest sense the word advertising means drawing attention


to something, or notifying or informing somebody of something.1

Il mio studio si propone di evidenziare levoluzione dellelemento pubblicitario


negli scritti di Jippensha Ikku; evidenziare dunque le modalit attraverso le quali
lautore prendendo in prestito le parole di Gillian Dyer attirava lattenzione
dei lettori su un determinato oggetto, persona o attivit commerciale. Ho pertanto
incentrato la mia ricerca sullanalisi di una parte della sua prolifica produzione gli
scritti desordio e le opere che riscossero maggiore successo e ho deciso altres di
limitare la suddetta a un arco di tempo di poco superiore ai dieci anni, dallottavo
Kansei (1796) al nono Bunka (1812).
Quando Ikku, nel corso del quarto anno dellera Bunka (1807), pubblic lo
Irozuri shinsomegata (I nuovi modelli colorati), diede il suo terzo contributo al genere dei kkokubon o scritti pubblicitari. Diversamente da
molti suoi colleghi, il nostro scrittore non cre un ingente quantitativo di opere
votate alla promozione di prodotti o attivit commerciali: la prima pubblicazione
di settore risaliva infatti al decimo Kansei (1798), si intitolava Hatsuuri taifukuch
e si prefiggeva di pubblicizzare linizio della stagione dei saldi in un negozio di abiti
a Kandabashi. In base agli studi condotti da Hayashi Yoshikazu,2 Ikku compose
soltanto tre lavori classificabili come scritti pubblicitari: oltre al gi citato Hatsuuri
taifukuch, nel secondo anno Bunka (1805) fu la volta dello Uriage taifukuch,
creato come promozione per lattivit di Manya Jirbee. Infine abbiamo lo Irozuri
shinsomegata, scritto per Hitachiya e le sue svendite: lopera importante perch
permette di comprendere le modalit espressive di un genere tra i pi caratteristici,
che prevedeva lintroduzione di messaggi promozionali in un contesto dominato
per buona parte dallesposizione di vicende immaginarie.
Lo Irozuri ha per protagonisti i modelli di vestiario pi in voga dellepoca: ciascuno di essi, infatti, presta il proprio nome a un personaggio appartenente alle
due bande in lotta per il controllo della scena mondana. Lopera narra dunque
dello scontro tra abiti in voga e vestiti usciti ormai dai guardaroba perch datati; il
1
2

Gillian Dyer, Advertising as Communication, Methuen & Co., London & New York 1982, p. 2.
Hayashi Yoshikazu, Edo kkoku bungaku, vol.1, Mikan Edobungaku kankkai, Tokyo 1957, p. 82.

162

Evoluzione dellelemento pubblicitario in Jippensha Ikku

protagonista Shiromuku, un ragazzo dal kimono bianco,3 figlio di Kurohabutae,


uno habutae di colore nero. Le vecchie glorie della moda, intenzionate a sfruttare
la popolarit del giovane, decidono di rapirlo e di tingere le sue vesti di beige il
colore degli abiti del loro capobanda Tobiiro nella speranza che il proprio stile
obsoleto possa cos ritornare in voga.
Diversamente da Ikku, Shikitei Sanba scrisse pi di dodici opere pubblicitarie,
e cos fece anche Sant Kyden;4 allora ci chiediamo come mai il nostro autore
abbia mostrato una tale avversione nei confronti del genere. Considerando la sua
passione per le mode e le tendenze, e in primo luogo lentusiasmo con cui soleva
mettersi prontamente alla pari con le produzioni pi popolari del periodo, risulta
quasi insolito un cos esiguo contributo a un genere di tale notoriet.5
I kibyshi
Lesordio letterario dello scrittore avvenne nel corso del settimo anno dellera
Kansei (1795), con una serie di tre kibyshi pubblicata dal grande Tsutaya Jsabur.
Nonostante la fiducia accordata al giovane scrittore da uno dei pi noti editori, il
primo tentativo di venire alla ribalta fu infruttuoso e non riusc a riscuotere particolari approvazioni. Il motivo di un tale insuccesso va ricercato nelle scelte tematiche:
i tre lavori di debutto affrontavano argomenti non molto apprezzati dai lettori,
essendo interamente dedicati alla propaganda religiosa. Ci appare evidente gi dai
titoli: abbiamo infatti lo Shingaku tokeigusa, imperniato sui precetti dello Shingaku, la dottrina pi in voga del momento; ricordiamo successivamente lo Shinbuki
koban no mimibukuro e il Kimychrai kodane no shakuj. Questultimo solo per
presentare al lettore un esempio chiarificatore narra della creazione della terra,
e di come il genere umano tutto sia stato generato da un kodane no shakuj, un
bastone da passeggio usato dai monaci pellegrini, piantato in un vaso, che, germogliando, dava vita alluomo.
Basate sulla fede e sul rispetto delle leggi religiose, le opere di debutto di Jippensha Ikku non lasciavano particolare spazio allelemento pubblicitario: come avrebbe
mai potuto lautore menzionare posti e attivit commerciali quando il suo intento
era educare i lettori a seguire fedelmente i precetti che lo shogunato stava tentando
di diffondere tra la gente? Produzioni strettamente connesse con la religione e la
3
Lo shiromuku era un abito interamente di color bianco, compresa la biancheria intima, particolarmente in voga tra i giovani.
4
La quasi totalit degli scritti pubblicitari di Sanba era votata alla promozione della sua attivit
commerciale, il famoso Edo no mizu, profumeria in cui si vendeva unessenza molto popolare tra le
donne.
5
Ci sono purtroppo pervenute scarsissime testimonianze dei kkokubon: si pensa infatti che essi venissero distribuiti a mo di volantini dinanzi alle attivit commerciali commissionanti, o nelle zone
limitrofe, e non venduti in libreria anche a causa della loro brevit. Per tale motivo venivano sovente
cestinati dopo aver adempiuto il proprio dovere propagandistico.

Mario Talamo

163

propaganda fide non costituivano un terreno fertile per le forme di promozione,


e poich esse rappresentarono il primo orizzonte produttivo dellautore, capiamo
quanto in verit fosse per lui arduo tentare di introdurre anche la minima battage.
Soltanto un anno dopo, nellottavo Kansei (1796), lautore pubblic per Enomoto Kichibee un altro kibyshi in tre tomi intitolato Shotzan tenaraij
(Leserciziario per giovani studenti), il cui giovane protagonista Chmatsu,6
del tutto privo di talento per lo studio, viene espulso da scuola, lasciando cos ai
propri genitori il gravoso onere di provvedere alla sua istruzione. Lopera ha il suo
avvio nella descrizione degli inutili sforzi compiuti dalla famiglia del ragazzo per invogliarlo a studiare. Ormai scoraggiata, sua madre si rivolge a Sugawara no Michizane supplicandolo di aiutare il figlio; cos, mentre il ragazzo riposa, la divinit gli
appare in sogno e lo conduce in un mondo incantato i cui alberi sono fatti di dolci,
e in cui ogni genere di leccornia cresce spontanea. Inizialmente la divinit non cerca in alcun modo di attirare lattenzione del giovane sullo studio, preoccupandosi
soltanto di accontentare le sue richieste; i due terminano lavventura nel tentativo
di scalare il tenaraizan, la montagna dellinsegnamento, ove ogni studente diligente
soleva recarsi al termine del proprio corso di studi per testare la propria preparazione. Purtroppo, per, mentre tutti gli altri riescono a scalare la vetta, seppur a fatica,
Chmatsu non pu far altro che inciampare e rotolare a causa della propria formazione lacunosa. Cos, spronato dal suo naturale spirito di competizione, decide di
cambiare il proprio stile di vita e di dedicarsi allo studio.
Nellambito di suddetto tessuto narrativo notiamo frasi ed espressioni che chiaramente mostrano come lautore abbia adottato una strategia di promozione in
un contesto in cui la divulgazione di contenuti tra i lettori non era il principale
obiettivo. Nel primo libro, al verso di pagina due, incontriamo il protagonista che
si accinge a studiare e in cambio chiede un premio di consolazione dicendo:
[] Allora perch non mi compri un Mannen mochi da Kameya? Voglio cominciare a studiare da questoggi!7 []

Kameya era un negozio di dolciumi molto popolare, con ben due sedi, la prima
a Yjima kiritshi e la seconda a Daimon dri. Al termine del recto della pagina
successiva, Chmatsu, probabilmente stanco di far finta di studiare, si addormenta
sui libri e, parlando nel sonno, dice:

Definire Chmatsu giovane non del tutto esatto dal momento che il ragazzo, pur avendo compiuto
i sedici anni, a causa dello scarso impegno profuso nello studio, non era ancora riuscito a concludere il
regolare ciclo di studi presso i terakoya.
7
Jippensha Ikku, Shotzan tenaraij, in Koike Masatane (a cura di), Edo no gesaku (parody) ehon, Shakai shissha, Tokyo 1985, p. 125. stata mantenuta immutata la tradizionale suddivisione delle pagine
dei volumi in parte anteriore o recto, omote in giapponese, e parte posteriore o verso, ura in originale.

164

Evoluzione dellelemento pubblicitario in Jippensha Ikku

[] Se proprio vuoi comprarmi qualcosa di buono, sappi che non mi vanno


pi n dolci n mochi; il tenpura del vecchietto di Ningych per s8 []

In base a quanto ci riporta Koike Masatane,9 Ningych non era una zona
particolarmente rinomata per i locali di ristoro, ma soltanto una stradina di collegamento con Hasegawach, con numerose rivendite ambulanti di cibo. Nel
secondo volume, al recto di pagina sette, Chmatsu e la divinit tornano a casa
dopo aver trascorso la giornata giocando e guardando spettacoli teatrali; il ragazzo dice:
[] Voglio mangiare gli Ikuyo mochi, me li compreresti?10

Questi dolcetti erano la specialit di Komatsuya Zenbee di Rygoku, pasticceria


storica la cui fondazione risaliva al lontano periodo Genroku (1688-1704). Successivamente, al recto di pagina dieci, i due protagonisti incontrano una processione
di geisha interamente composta da bambole.
[] Cera un kamibina come shinz11 e un hko come kamuro;12 sembrava di
stare a guardare le svendite di Jkendana. Gli articoli poi erano tutti di produzione di Honmenya13 []

Jkendana, nei pressi di Nihonbashi, era un rinomato distretto artigianale,


specializzato nella produzione di bambole, ove periodicamente si tenevano delle
svendite. Nel suo breve lavoro, Ikku non presenta esclusivamente cibi e localit,
ma anche eventi, come il Sum di Fukiyach. Sebbene non si possa ancora parlare
di una vera e propria strategia pubblicitaria, con buona probabilit, la gran parte
degli articoli presentati rimandavano ai gusti e alle preferenze dellautore. Allepoca
Jippensha Ikku era poco pi che uno sconosciuto e, presumibilmente, potrebbe
non aver ricevuto alcuna ricompensa per gli scritti; tuttavia, possiamo affermare
senza alcuna esitazione che n la scarsa reputazione dellautore n tanto meno la
sua giovane et potevano impedire a un ben noto editore di avanzare i propri diritti
e, dunque, chiedere denaro per le promozioni presenti tra le pagine delle proprie
pubblicazioni.
Ci che importante notare che lelemento pubblicitario, seppur a uno stadio
ancora embrionale, era gi ben radicato nella narrativa di Ikku: lopera in questio8

Koike Masatane (a cura di), Edo no gesaku, cit., p. 127.


Ibidem.
10
Koike Masatane (a cura di), Edo no gesaku, cit., p. 135.
11
Kamibina era una bambola fatta con fogli di carta di vario colore, piegati e sovrapposti; per Ikku
rappresenta uno shinz, una cortigiana di medio rango che, in base alle consuetudini dellepoca, non
possedeva una stanza propria ed era addetta alla cura delle ragazze di rango superiore.
12
Hko era una bambola che riproduceva le sembianze di un neonato, dalla testa rotonda e senza capelli. Nellopera ricopre il ruolo di un kamuro, una fanciulla al servizio delle cortigiane di pi alto grado.
13
Koike Masatane (a cura di), Edo no gesaku, cit.., p. 141.
9

Mario Talamo

165

ne, infatti, venne mandata in edizione a distanza di un solo anno dal suo debutto.
Il genere dei kibyshi prevedeva la presenza di messaggi, pi o meno espliciti, dal
carattere fortemente propagandistico, che introducevano gli eventi pi popolari
e le consuetudini in voga tra la gente; anche lopera di Ikku, dunque, non poteva
costituire uneccezione e non prevedere una sezione che desse voce a tale elemento
fondante. Notiamo, come sottolineato da Fred Inglis, una armoniosa interazione
di promozioni e stili editoriali; stili che, a loro volta, riproducevano e promuovevano consistentemente il modus vivendi dei consumatori.14 Va sottolineato che
quanto appena riportato originariamente non si riferiva ai kibyshi, bens alle comunicazioni di massa, il passaggio per ben si attaglia al nostro argomento di studio, a testimonianza dellimportanza rivestita dallaspetto propagandistico per il
filone narrativo.
Il jiksei , la passione per le mode e le tendenze, il trovarsi sempre al
passo con i tempi, port lautore a promuovere famosi locali di ristoro, cibi ed
eventi, come gli Ikuyo mochi o anche il Sum di Fukiyach, la cui presenza rappresentava uno stimolo per il lettore e gli comunicava che le mode si muovevano
in quella direzione, e che lui avrebbe dovuto essere, vivere, mangiare e comportarsi
di conseguenza. La restante parte delle promozioni, al contrario, riguardando posti
del tutto sconosciuti, potrebbe essere vista come una dichiarata, ma ancora acerba,
operazione pubblicitaria.
Lo Atariyashita jihondoiya
Nel secondo anno del periodo Kywa (1802) Ikku diede alle stampe un altro
kibyshi, in due tomi, intitolato Atariyashita jihondoiya (Leditore
dal fiuto infallibile), che tuttoggi viene considerato come una delle rare descrizioni
delle fasi del processo di stampa. In realt, lopera presenta una serie di aspetti che
chiaramente mostrano una evoluzione nelle strategie promozionali dellautore: la
trama descrive un normale giorno lavorativo presso la casa editrice di Murataya
Jirbee, la Eiyd. Murataya aveva infatti rimpiazzato Tsutaya Jsabur come editore di riferimento, e la sua relazione con Ikku dur per pi di dieci anni.
Lopera comincia con lautore qui in veste di personaggio che, privo di talento, non riesce a comporre scritti di successo; leditore dunque gli somministra
una bevanda in cui versa un potente rimedio magico composto da olio di sardine,
escrementi di cavallo essiccati e frammenti di zappa e aratro. Il fannullone si tramuta cos in un genio dalla fertile immaginazione. Il vero protagonista dellopera
chiaramente Murataya, i cui sforzi indefessi per pubblicare il volume nella maniera
pi rapida e sbrigativa vengono dettagliatamente descritti: subito dopo la rapida
creazione dellopera, ottenuta mediante il magico potenziamento delle facolt creative di Ikku, leditore escogita nuove contromisure per velocizzare lintera tabella
14

Fred Inglis, The Imagery of Power: A Critique of Advertising, Heinemann, London 1972, p. 16.

166

Evoluzione dellelemento pubblicitario in Jippensha Ikku

di produzione, dando acqua proveniente dal lago Biwa agli incisori delle matrici,
distribuendo tra gli stampatori sake mescolato con le polveri medicinali ricavate
dal braccio di Asahina15 e Kagekiyo,16 e propinando ai rilegatori vino e pezzi delle
campane di Yakara e Mugen.17
Lopera mostra svariati passaggi in cui evidente un intento promozionale; al
verso di pagina due, per esempio, Ikku fa la sua comparsa in scena per parlare con
leditore e dice:
[] Questanno ho raccontato in un libro intitolato Tabisuzuri di come io sia
stato preso in giro con una fiaschetta di sake.18

Il Nans kigy tabisuzuri fu infatti pubblicato nel corso del primo anno Kywa
(1801) da Murataya e si configur come il primo lavoro in cui Ikku affront il tema
del viaggio. Il breve periodo appena riportato pu essere dunque concepito come
una sorta di autopromozione nellambito di uno scritto in cui Murataya diviene
lindiscusso protagonista. Al termine del recto della successiva pagina tre, leditore
dice agli incisori delle matrici:
Se non ve lo avessi chiesto entro questestate, probabilmente non sarei stato in
grado di vendere lopera come mi auguravo. Vorrei riavere indietro questi prima
che si sia fatto giorno e poi chieder a Kikumaro di incidere sei o setto dei suoi
blocchetti colorati.19

Kikumaro era discepolo di Kitagawa Utamaro e, al contempo, amico e valido


collaboratore di Ikku. Il successivo ch parla del chai, ovvero del processo di impaginazione in ordine numerico e presenta la seguente frase:
Forse, me la cavo di pi come impaginatore.20

Ci che stato tradotto con la parola impaginatore nelloriginale coincide con


lespressione chai sanna , un arguto gioco di parole composto dal
15
Guerriero vissuto durante lepoca di Kamakura (1192-1333), figlio di Wada Yoshimori; combatt
contro Soga Gor e nel corso del duello riusc a strappargli con la forza la cotta di maglia dellarmatura.
16
Guerriero appartenente alla famiglia Taira, figlio di Fujiwara Tadakiyo. Dotato di forza e prestanza
fisica notevoli, era soprannominato Akushichibye; nel corso della battaglia di Yashima combatt contro Mionoya Jyr Kunitoshi strappandogli una parte dellelmo. Ikku fa riferimento ai due guerrieri in
primo luogo per la forza e le virt portentose che scaturirebbero dallassunzione delle ceneri medicinali
provenienti dai loro arti.
17
Campane dai poteri magici che, se suonate, secondo la tradizione porterebbero denaro e ricchezza
nel corso della presente vita, ma dannazione e sofferenza nella successiva.
18
Jippensha Ikku, Atariyashita jihondoiya, vol. 1, tomo 1, p. 2, verso. Il testo di riferimento per le
citazioni ledizione originale conservata presso lUniversit di Waseda, pubblicata nel secondo anno
dellepoca Kywa (1802), da Eiyd (Murataya Jirbee) a Edo; formato: kibyshi.
19
Jippensha Ikku, Atariyashita, cit., vol. 1, tomo 1, p. 3, recto.
20
Jippensha Ikku, Atariyashita, cit., vol. 1, tomo 1, p. 4, verso.

Mario Talamo

167

chai pocanzi illustrato e dal Sanna di Trai Sanna, scrittore di kibyshi e sharebon, che
gioc un ruolo fondamentale nellinfluenzare la produzione di Ikku e la sua decisione
di divenire un letterato a tempo pieno. Realizziamo quindi che lintero Atariyashita
jihondoiya venne concepito come uno sponsor per lentourage dellautore e per i suoi
pi stretti collaboratori; tra tutti spicca leditore Murataya, ritratto in numerose illustrazioni come il personaggio centrale dellintera vicenda, sicch non sarebbe unesagerazione concepire lopera come un kkokubon per lo staff di Eiyd.21

Fig. 1 Gli attendenti di


Murataya distribuiscono
alla folla il frutto
dellabilit delleditore.

A cominciare dal qui presente kibyshi, la strategia pubblicitaria di Ikku, che fino
a quel momento era stata relegata in una dimensione prettamente testuale con
messaggi promozionali contenuti esclusivamente nella parte scritta dei suoi lavori
comincia a inglobare anche la sezione illustrata. Lo Atariyashita infatti presenta
il penultimo sashie (Fig. 1) in cui sono rappresentati gli attendenti di Murataya
mentre distribuiscono tra la folla scalpitante il frutto delle abilit imprenditoriali
del loro capo: in basso a destra notiamo il simbolo della casa editrice, mura , e il
suo pseudonimo lavorativo di Eiyd riprodotto su di un cartellone pubblicitario.
In alto leggiamo invece tre titoli di vecchie produzioni di Ikku, edite da Murataya:
Mago no utabukuro, Ikyoku suzukuregusa e Ikyoku azuma nikki. Allepoca era piuttosto diffusa la consuetudine di presentare ai lettori le pubblicazioni in programma
per lanno nuovo, tuttavia la decisione di Murataya di reintrodurre tre vecchi titoli
nel contesto dello Atariyashita la cui vocazione propagandistica e autoreferenziale
inequivocabile comunica chiaramente lintenzione di sfruttare la copertura mediatica del lavoro per avere un ritorno in termini di pubblicit.
Fu dunque solo con lo Atariyashita jihondoiya che lautore incominci a coinvolgere la sezione grafica nella sua strategia di divulgazione e a conferirle un ruolo per
importanza non inferiore al testo. Lopera includibile nel filone dei kibyshi, della cui
21

Tale tesi avvalorata anche dal fatto che sia lo Irozuri shinsomegata che lo Atariyashita jihondoiya
siano composti da due volumi.

168

Evoluzione dellelemento pubblicitario in Jippensha Ikku

attitudine alla pubblicit si gi discusso; Ikku, da parte sua, amava particolarmente


questo aspetto e non perdeva occasione per sottolinearlo anche in contesti in cui non
aveva motivo di sussistere. Nel quarto anno dellera Kywa (1804) lautore pubblic un ennesimo kibyshi intitolato Bakemono taiheiki (Il taiheiki dei
mostri), edito da Yamaguchiya, in cui riprendeva le vicende biografiche di Toyotomi
Hideyoshi, solitamente trattate nei Taikki,22 trasformando i principali personaggi
storici in creature mostruose quali le lumache, i rokurokubi, le volpi e i kappa.
Da quanto fin qui detto, e considerando in primo luogo la sua componente fantastica, potremmo supporre a rigor di logica che lelemento pubblicitario non abbia
motivo di comparire in uno scritto del genere; in realt Ikku non condivideva tale
opinione e, pur non presentando esplicitamente attivit commerciali e cibi pregiati,
ci propone uno hottan, una parte iniziale, con il seguente vivace scambio di battute
tra se stesso e la sua concubina:23
[] Donna [Dai, alzati una buona volta, ora! arrivata una lettera dal signor Chika della residenza; dice che se continuo a stare qui in questo modo,
penseranno che io sia tua moglie e la mia reputazione sar rovinata] Ikku [E
allora Otob, fai venire qualcun altro! Non so, Oshun? O magari Ohama? Forse anche Tojir andrebbe bene! Per stasera dunque eviter di servirmi alla tua
residenza; voglio far venire qui Michitose di Tamaya!24 O magari Fusumaji di
Daimonjiya?25 E se invece provassi con Onosan di Shr?]26 []

Il testo che segue il rapido battibecco tra Ikku e la concubina, ormai stanca di
trascorrere a casa dello scrittore tutto il suo tempo, non ha con esso alcun legame:
volpi, lumache, fantasmi e rospi ricoprono i ruoli di personaggi storici le cui vicende
non potevano essere narrate da alcuno scrittore, per espresso ordine del Bakufu.27 Il
passaggio citato inoltre preceduto da un breve dialogo tra leditore, intenzionato a
pubblicare storie di fantasmi e animali mostruosi, e lo scrittore, che accetta di buon
grado la commissione per via del recente aumento di compenso ricevuto. dunque
chiaro che, se escludiamo questo breve trafiletto, la restante parte dello scritto non
garantiva possibilit di espressione allelemento pubblicitario; era pertanto neces22

Il genere dei Taikki, ispirato alle vicende biografiche di Hideyoshi, era stato proibito dal Bakufu
subito dopo la riforma Kansei (1787-93); il Taiheiki veniva pertanto considerato dagli scrittori come
un espediente per aggirare le restrizioni e affrontare in un nuovo filone narrativo argomenti precedentemente censurati.
23
Jippensha Ikku, Bakemono taiheiki, in Koike Masatane (a cura di), Edo no gesaku (parody) ehon,
Shakai shissha, Tokyo 1985, p. 271.
24
In base alle informazioni riportate sullo Yoshiwara Saiken del terzo anno Kywa (1803), si tratterebbe di una cortigiana di medio rango (shinz) che prestava servizio presso Tamaya Atsubee di Edo.
25
Daimonjiya Ichibee gestiva un bordello tra le cui cortigiane compariva una ragazza dal nome di
Atsumaji, non Fusumaji.
26
Probabilmente lautore si riferiva a Matsubaya.
27
Per via della poca accortezza dellautore, reo di aver raffigurato gli stemmi delle casate degli Oda e
dei Kinoshita, lo scritto venne censurato e Ikku, invece, fu condannato a cinquanta giorni di manette.

Mario Talamo

169

sario trovare un modo per presentare le cortigiane pi belle e in voga dellepoca,


e lo scrittore scelse il trafiletto appena riportato, a testimonianza di quanto valore
avessero per lui tali sfoggi di mondanit.
Il Tkaidch hizakurige
Il secondo Kywa non fu solo lanno dello Atariyashita jihondoiya; anche il ben pi
noto Hizakurige venne infatti pubblicato nello stesso periodo, e per giunta dal medesimo editore. I volumi vennero messi in vendita quasi in contemporanea, ma lo Hizakurige continu a catturare lattenzione dei lettori per i successivi otto anni. Mediante
la sua analisi possiamo dunque coprire un arco di tempo ben pi lungo, e vedere nello
specifico come riusc a evolversi lelemento pubblicitario. Nello Atariyashita abbiamo
notato i primi tentativi di coinvolgere la sezione grafica nellopera di promozione di
posti e persone; tale tendenza crebbe e matur unitamente alla pubblicazione dello
Hizakurige, fino a divenire la nuova frontiera dello advertising per Jippensha Ikku.

Fig. 2 Yaji e il padrone di


Fujiya di Mykench.

Lo Hizakurige appartiene alla categoria dei chhon;28 la sua pubblicazione segn


pertanto il debutto dellautore in un genere mai sperimentato prima. I suoi otto
volumi e diciotto tomi contengono una grande quantit di pubblicit, in parte
inclusa nel testo e in parte grafica: il quarto sashie dellAppendice al quinto volume,
per esempio, raffigura un disorientato Yaji mentre chiede indicazioni sulla strada da
seguire al padrone di Fujiya, rinomata locanda di Mykench, nei pressi del santuario di Ise (Fig. 2). Lillustrazione riproduce lingresso del locale con in alto a destra
linsegna su cui, a lettere cubitali, inciso il nome e lubicazione dellesercizio.
Un chiaro avviso pubblicitario. Lo Hizakurige divenne molto popolare tra i lettori
in primo luogo per i due protagonisti e i loro siparietti comici; in realt, per, il
resoconto dello strampalato viaggio lungo il Tkaid nascondeva un lungo lavoro
28

Letteralmente libri di media grandezza, la cui pagina corrispondeva esattamente a un foglio di


Mino diviso a met (19x13 cm).

170

Evoluzione dellelemento pubblicitario in Jippensha Ikku

di raccolta dati. Lutilit pratica dello scritto, jitsuysei in giapponese, fu in


definitiva una delle sue chiavi di successo e la grande variet di promozioni mostra
chiaramente come Ikku fosse intenzionato a vendere il suo capolavoro come una
valida guida di viaggio. questo il motivo per il quale lopera introduceva prodotti,
localit e ristoranti, ma dispensava anche altre informazioni pratiche molto apprezzate da lettori e viaggiatori come i prezzi delle pietanze e dei palanchini; tutto
era parte di una strategia pubblicitaria.
Le illustrazioni dei chhon costituivano terreno fertile per ogni sorta di propaganda, non dovendo condividere il proprio spazio con il testo come accadeva
per i kibyshi e i due curatori dellopera compresero prontamente la loro importanza: per tale motivo decisero di usare i gasan come strumento di comunicazione.
I gasan erano brevi composizioni poetiche, create come abbellimento per
le illustrazioni, che riportavano in calce la firma del proprio creatore, e affrontavano tematiche direttamente collegate al soggetto rappresentato: fu questultimo
elemento che li trasform in un innovativo mezzo di divulgazione dei contenuti,
nonch di immediata promozione in termini di popolarit e prestigio. Se, infatti,
le illustrazioni costituivano una delle pi vantaggiose modalit di distribuzione
di messaggi tra i lettori in primo luogo perch non cera la necessit di leggere
lintero volume, e secondariamente perch sarebbe bastata una semplice occhiata
e anche il curioso pi distratto avrebbe realizzato ci che lillustratore si proponeva di riprodurre da parte loro i gasan erano un espediente ancor pi attraente
perch la loro paternit era manifesta sin dallinizio, e cos anche chi decideva di
non comprare una copia del volume avrebbe potuto leggere la composizione e
ammirarne larte.
Luso dei gasan da parte di Jippensha Ikku aument di pari passo con la popolarit del suo scritto. Il primo volume dello Hizakurige venne pubblicato senza alcun
intento di prosecuzione e mandato in stampa con il titolo di Ukiyodch hizakurige,
in quanto nessuno aveva messo in conto di spedire i protagonisti a spasso per il
Tkaid. Il suo principale obiettivo era impressionare positivamente il lettore per
far s che acquistasse le successive pubblicazioni di Ikku edite da Murataya. Il primo
tomo presentava dunque svariati versi decorativi, ma quando fu deciso di prolungare lopera, questi scomparvero del tutto. Il secondo capitolo infatti non esibisce
gasan; il terzo libro ne presenta tre e nel quarto il loro totale non supera le otto
unit. inoltre importante notare come gli autori provenissero tutti dallentourage
di Ikku e dalla sua ristretta cerchia di seguaci.
Il quinto capitolo dellopera fu il primo a essere commercializzato nella regione del
Kansai: la conquista del settore editoriale in una zona cos diversa per gusti e preferenze rispetto a Edo era da considerarsi unimpresa molto ardua, e sia lautore che leditore sentirono il bisogno di pianificare ogni singolo dettaglio della propria strategia,
come per esempio il messaggio da diffondere attraverso i versi celebrativi.
Il quinto capitolo presenta un aumento esponenziale del numero dei gasan, ben
venti, e una ulteriore dissomiglianza con i precedenti volumi riguarda la tipologia

Mario Talamo

171

degli autori: i poeti del quinto capitolo sono, infatti, tutti sconosciuti e, allinfuori
di tre nomi, essi non appartengono alla cerchia dei discepoli di Ikku. Accanto a
ciascuna denominazione per lautore registra con grande cura la sua origine geografica e grazie a tale premura noi oggi siamo in grado di evidenziare tre gruppi: i
poeti di Owari, i collaboratori di Mikawa e i conterranei di Ikku da Suruga. Notiamo inoltre come ai membri del primo gruppo venga conferito uno status speciale,
essendo numericamente pi presenti degli altri due. Un ruolo di prestigio al loro
interno era ricoperto dalluomo di lettere chiamato Kinometei Dengaku, al secolo
Kamiya Takasuke, medico di Owari con la passione per la composizione letteraria
e poetica. I suoi versi sono i primi a comparire nel quinto volume, e occupano la
medesima posizione anche nellottavo e ultimo tomo.29
In base alle teorie di Tanahashi Masahiro,30 il primo incontro tra Ikku e Dengaku sarebbe avvenuto durante una gara poetica, e sarebbe stato lo scrittore a chiedere al suo collega di raccogliere dei componimenti da adattare nello Hizakurige.
dunque chiaro come i versi decorativi del quinto libro aspirassero a presentare
e promuovere lattivit dei piccoli circoli locali e dei loro membri. La definitiva
conferma della strategia pubblicitaria di Ikku stata recentemente rinvenuta in una
lettera che lautore invi a Dengaku, datata ventunesimo giorno del primo mese del
terzo anno Bunka (1806), in cui riportato:
[] Ho registrato con cura i vostri nomi, uno a uno []

Successivamente leggiamo anche:


[] In occasione della mia partenza, mi sono stati consegnati i vostri doni;
mi sono sentito onorato per la vostra cortesia e mi difficile esprimervi la mia
profonda gratitudine e i miei pi sentiti omaggi []

Dai due brevi passaggi capiamo che lautore ricevette un senbetsu, un regalo
daddio, e ci rendiamo conto che il desiderio di introdurre e presentare versi composti da amatori era in realt dovuto a una ben pianificata strategia commerciale.
Il caso di Dengaku non lunico esempio di nuovo piano pubblicitario adottato
da Ikku per sponsorizzare lattivit poetica dei propri conoscenti: il Jinzaemon nikki, infatti, ci presenta una analoga situazione il cui protagonista nuovamente lo
scrittore. Takami Jinzaemon, giovane editore di Matsumoto, dopo numerosi inviti,
riusc a convincere Ikku a recarsi in viaggio nello Shinano, seppur per pochi giorni;
al termine del soggiorno, riporta nel suo diario:
29

Le similitudini tra il quinto e lottavo volume sono molte; oltre alla posizione dei versi di Kinometei
Dengaku, possiamo contare anche il totale delle illustrazioni che coincide, cos come il numero dei gasan.
Tali giochi di similitudini possono essere visti come espressione della volont dellautore di creare due capitoli specchio, corrispondenti al contempo ai volumi che avrebbero dovuto originariamente completare
lopera quando Ikku aveva preventivato solo cinque edizioni, e quelli che di fatto la conclusero.
30
Tanahashi Masahiro, Gesakusha retsuden (12) Jippensha Ikku Ikku no tegami, in Nihon kosho
tsshin, vol. 945, 2008/04.

172

Evoluzione dellelemento pubblicitario in Jippensha Ikku

[] Abbiamo raccolto il denaro in vari posti. Insieme con quello [raccolto] in


citt, abbiamo racimolato cinque ry. Con gioia ci siamo diretti nuovamente
verso Kurio e poi ci siamo separati []

Al termine del suo soggiorno in Shinano, Ikku ricevette cinque ry come dono
di addio e, come segno di gratitudine, decise di citare tre componimenti poetici
uno di Jinzaemon e due scritti da conoscenti delleditore nellambito dellottavo
capitolo dello Zoku hizakurige, dedicato per lappunto al passaggio di Yaji e Kita per
la citt di Matsumoto. In aggiunta, lautore ritrasse la casa editrice di Jinzaemon, la
Keirind, nella sezione del Tabigarasu dedicata al paese dorigine delleditore.
Dal quinto volume in poi, i gasan si trasformano dunque in un utilissimo mezzo
di divulgazione; notiamo finanche un aumento del loro numero, dieci nel sesto
capitolo, tredici nel settimo e venti nellottavo. Al contempo, un numero sempre
maggiore di poeti professionisti e noti uomini di lettere decise di dare il proprio
contributo in versi: il famoso Senshan Sandarabocchi, leader della scuola poetica
di Kanda, ad esempio, compare tra i versificatori del sesto libro, in prima posizione, con un componimento dedicato al fiume Yodogawa, successivamente abbiamo
Mantei o Kanwatei Onitake, amico di Ikku e autore del campione di incassi intitolato Ukiyomonomane kykanch, pi volte menzionato negli ultimi tre volumi
dello Hizakurige. Tra i pubblicizzati notiamo anche leditore Murataya Jirbee, i
cui versi fanno la loro comparsa nel sesto e nellottavo volume, probabilmente nel
tentativo di affermare la paternit sullopera e avanzare i propri diritti contro le
numerosissime imitazioni. Anche molti illustratori provarono a trarre il massimo
vantaggio dalla popolarit raggiunta dallo scritto: il caso di Tsukimaro, il quale,
oltre a provare la propria abilit pittorica nelle illustrazioni, forn anche svariati
contributi del proprio estro poetico. Molti studiosi pensano che il coinvolgimento
di pittori professionisti possa essere visto come una delle tante modalit utili a
sottoscrivere sashie non creati da Ikku: costoro infatti accettavano di non firmare
direttamente lillustrazione, ma di accompagnarla con dei versi celebrativi che, al
contrario, recassero una loro sigla.
Oltre ai gi citati poeti locali, scrittori professionisti, uomini di cultura, editori e
pittori, i gasan sponsorizzarono anche attivit commerciali e ristoranti. La migliore
prova di quanto essi fossero diventati utili. Troviamo infatti dei versi composti da
Hamanoya no Tsaku, proprietario dellomonimo bordello dello Yoshiwara, che fa
la sua comparsa per la prima volta nel sesto capitolo dellopera e successivamente
nel Roku Amida mairi, dellottavo Bunka (1811).
Altre produzioni
Lo Hizakurige tuttoggi considerato come il pi complesso tra i lavori di Ikku
e il motivo facilmente comprensibile se si osservano le modalit espressive dellelemento pubblicitario attraverso le sue pagine. A cominciare dal capolavoro dellau-

Mario Talamo

173

tore, ladvertisement si lega indissolubilmente alla sezione grafica dellopera: abbiamo notato infatti come essa sia passata da semplici immagini promotrici di localit
a illustrazioni arricchite da gasan e dalle rispettive firme dei poeti.

Fig. 3 Esempio
di illustrazione
con gasan e breve
messaggio pubblicitario

Anche nellambito degli scritti che fecero seguito allo Hizakurige possiamo notare come la sezione grafica abbia un ruolo preminente nella divulgazione dei contenuti; ci risulta evidente nel gi citato Roku Amida mairi (Il pellegrinaggio ai sei Buddha Amida), pubblicato tra lottavo e il nono Bunka (1811-12)
in due volumi. I suoi sashie presentano infatti non solo gasan firmati, ma esibiscono in aggiunta delle brevi promozioni pubblicitarie, riguardanti specifiche attivit
commerciali. La quarta illustrazione del primo tomo (Fig. 3), per esempio, presenta
dei versi scritti da Tteisha Ichiga, allievo di Ikku come si evince dal nome darte
e, in aggiunta, il seguente breve messaggio pubblicitario:
Un piccolo annuncio dallo scrittore Ikku:
Edozakura di Honch nichme, negozio di profumi, questanno organizza nuovamente una grande svendita di prodotti. Pregherei di cuore lor signori di favorire lesercizio di una visita.31

La breve reclame appena riportata non lunica dellopera; i quattro tomi che
costituiscono lo scritto contengono altrettanti messaggi pubblicitari, uno per ogni
sezione, ciascuno con un diverso beneficiario: se nel primo caso era toccato alla
rinomata profumeria di Honch nichme ricevere i favori di Ikku, subito dopo fu
la volta dello Hitachiya di Kaminomachi icchme, negozio di abbigliamento a noi
31
Jippensha Ikku, Roku Amida mairi, vol. 1, tomo 1, p. 22, recto. Il testo di riferimento per le citazioni
ledizione originale conservata presso lUniversit di Waseda, pubblicata tra lottavo e il nono anno
dellepoca Bunka (1811-12), da Skakud (Tsuruya Kiemon) a Edo; formato: chhon.

174

Evoluzione dellelemento pubblicitario in Jippensha Ikku

gi noto in quanto commissionatore dello Irozuri shinsomegata. Il terzo messaggio


promozionale invece era stato nuovamente offerto allo Edozakura, mentre, in conclusione, Ikku si ritagli un piccolo spazio per promuovere un proprio scritto:
Tszoku fuzan no yume
yomihon in cinque tomi
Scritto da Ikku e illustrato da Shuntei, sar pubblicato questa primavera da un
editore di saka; mi auguro che sia di vostro gradimento.32

Conclusioni
Nel tentare di delineare una evoluzione dellelemento pubblicitario negli scritti di
Ikku, siamo partiti dai suoi primi kibyshi e dalle ancora acerbe prove di promozione;
abbiamo notato come allinterno dei lavori di debutto siano gi presenti, seppur ancora in fase embrionale, i fondamenti della strategia divulgativa che vennero successivamente portati a maturazione. Siamo quindi passati dal presentare brevi frasi e stringati brani in cui venivano nominati i ristoranti preferiti dellautore, le specialit pi in
voga tra i lettori, nonch gli eventi pi popolari, per approdare poi allo Atariyashita
jihondoiya, kibyshi che, in maniera difforme rispetto ai primi lavori, interamente
dedicato alla promozione del gruppo di affiatati collaboratori dello scrittore.
In verit, abbiamo pi volte sottolineato come la presentazione di luoghi di
ristoro, prodotti tipici ed eventi noti al lettore nellambito dei kibyshi, costituisse
una modalit espressiva piuttosto comune per quel genere che, dopotutto, come
riporta Uda Toshihiko,33 faceva di suddetti sfoggi di mondanit uno dei suoi fondamenti. Lo Atariyashita jihondoiya occupa una posizione centrale nella nostra disamina, non solo per via della definitiva maturazione della strategia divulgativa dello
scrittore, ma anche per il coinvolgimento della sezione illustrata dellopera. Lo Hizakurige, successivamente, si pose lungo il medesimo solco e incorpor promozioni
testuali e pubblicit illustrate: i suoi otto volumi presentavano numerose attivit
commerciali, prodotti tipici e localit turistiche, perch, come gi detto, ambivano
a divenire una attendibile guida di viaggio. Lopera mostr successivamente una
nuova e ben pi efficace modalit di promozione: i gasan. I versi celebrativi potevano costituire un utile e prezioso strumento di propaganda, tuttavia, non tutti erano
ammessi nel gruppo dei promossi: si trattava pertanto di una modalit esclusiva,
che riservava le proprie attenzioni solo agli esperti nellarte versificatoria. A partire
dallo Hizakurige, Ikku continu a usufruire della sezione grafica dei suoi chhon
come mezzo di diffusione di contenuti e, in aggiunta, come notato nel Roku Amida
mairi, introdusse brevi messaggi pubblicitari riservati a specifiche attivit, nonch
alle proprie necessit di scrittore.
32

Jippensha Ikku, Roku Amida, cit., vol. 2, tomo 2, p. 28, recto.


Uda Toshihiko (a cura di), Kusazshish, in Shinkten bungaku taikei, Iwanami shoten, Tokyo
1997.

33

Mario Talamo

175

About the Evolution of the Advertisement in Jippensha Ikkus Narrative


As Hayashi Yoshikazu said in his book titled Edo kkoku bungaku (Advertising
literature in Edo), Jippensha Ikku wrote only a few works that are classifiable as
advertising fiction. This genre can be considered as a fruit of the late Edo period,
when literature began to be sold as a wide consumption article; its main aim was
the promotion of products or shops, skillfully merged within a narrative context.
The fact that Ikku wrote only a restricted number of kkokubon does not mean
he was not used to promote products. In his Tkaidch hizakurige, for example,
the author publicized a wide variety of restaurants and food. On the contrary, his
choice clearly showed his preference for different and more interesting sorts of advertisement. He was quite skeptical about literary works created only to promote
a new fragrance or to tell the people that the shop in Kyhashi was having a sale
of clothes; the author preferred to weave the advertisement into a wider and much
more abstract context, quite often connected with poetry and painting as well.
The purpose of my paper is to analyze the evolution of the advertisement in Ikkus
narrative, starting with his Irozuri shinsomegata, written in the fourth year of Bunka
and considered as a rare example of kkokubon. By comparing his later and mature
productions, I will outline how this element developed together with the increasing
complexity of the authors fiction.

advertisement

Immaginari narrativi:
il periodo moderno e contemporaneo

Hayashi Naomi

Il giovane Kobayashi Hideo:


linfluenza francese e lambiente letterario

Kobayashi Hideo (1902 1983) una figura rilevante e molto influente nella storia della letteratura giapponese del Novecento, che ha goduto di una grande
fama ben oltre lambiente accademico e letterario per la variet dei suoi scritti che, oltre che di critica letteraria, trattavano anche di musica, di pittura, di ceramica e di antiquariato. Tra questi, di particolare rilevanza sono: Samazamanaru ish
(Vari modelli, 1929), Watakushishsetsu-ron (Saggio sul romanzo dellio,
1935), Dosutoefusuk no seikatsu (La vita di Dostoevskij,
1939), Muj to iu koto (Sulla transitoriet, 1942), Mtsuaruto
(Mozart, 1946), Gohho no tegami (Lettere di Van Gogh,
1952), Kindai kaiga (La pittura moderna, 1958), Kans (Pensieri,
1958 1963) e Motoori Norinaga (Motoori Norinaga, 1977).
Kobayashi si pu definire il fondatore della critica letteraria moderna come
disciplina indipendente nellambito della letteratura contemporanea giapponese.
Kobayashi, infatti, ha creato uno stile di critica o saggistica che si pu apprezzare a prescindere dalle opere analizzate. In altre parole, i suoi saggi sono opere
non meno delle opere artistiche come romanzi o poesie. Sarebbe opportuno anche
precisare che il primo hihyka (critico) in Giappone nel senso in cui il
termine viene usato da Karatani Kjin,1 secondo il quale hihy (critica)
da intendersi anche come messa in discussione della propria posizione, in base
alluso kantiano del termine Kritik.2 Quando si vuole esprimere il concetto di
critica mantenendo salda la propria posizione, invece, il termine da usare sarebbe
hihan , che in italiano viene sempre tradotto col termine critica".
1

Karatani Kjin (pseudonimo di Karatani Yoshio , 1941 ) Filosofo e critico


letterario di valore internazionale. Lo stile asciutto ed esplicito della sua scrittura decostruzionista lontano dall essere artistico o estetico, forse anche per distinguersi soprattutto da quello di Kobayashi.
Tra i numerosi scritti, Kindai nihon bungaku no kigen (Le origini della letteratura giapponese moderna), Marukusu sono kansei no chshin (Marx:
Il centro delle possibilit), Inyu toshiteno kenchiku (Architettura come metafora),
Toransukuritku Kanto to marukusu (Transcritique
Kant e Marx). Ultimamente promuove il New Associationist Movement.
2
SI veda Karatani Kjin (a cura di), Kindai nihon no hihy I, Kdansha, Tokyo 1997, pp. 8-9.

180

Il giovane Kobayashi Hideo: linfluenza francese e lambiente letterario

Kobayashi diventato un imprescindibile punto di riferimento nel mondo letterario dagli anni Trenta del Novecento3 in poi. Gli esponenti di critica letteraria
successivi quali Nakamura Mitsuo,4 Yoshimoto Takaaki,5 Et Jun6 e Karatani Kjin,
hanno dedicato diversi scritti, non sempre favorevoli, a Kobayashi, come se fossero
atti dovuti verso il padre: un miscuglio di rispetto, amore, gratitudine, ma anche
odio e spirito ribelle.Non essendo, per, ancora stata presentata la maggior parte
delle sue opere in Italia, qui mi limiter ad una breve introduzione alla sua vita e
alla sua attivit letteraria, soffermandomi, in particolare, sugli anni della sua formazione giovanile come traduttore e scrittore fortemente influenzato dalla cultura
europea, soprattutto da quella francese.
Kobayashi nacque nel cuore di Tokyo, nel 1902, dove frequent ottime scuole, la Tky Furitsu Daiichi chgakk (La Scuola Media N.1 di Tokyo), abbreviato
come Icch , e la Daiichi ktgakk (La Scuola Superiore N.1), abbreviato
come Ikk , del vecchio ordinamento.7 Poi continu gli studi allUniversit
Imperiale di Tokyo. In poche parole ha completato il cosiddetto percorso Icch
Ikk Tdai, tipico delllite dellepoca.
Prima di essere ammesso alluniversit, Kobayashi aveva gi conosciuto diversi
personaggi importanti:
Tominaga Tar,8 autore di poesie fortemente influenzate dai simbolisti francesi
che morir di tubercolosi a soli ventiquattro anni. Tominaga scriveva poesie anche
in francese ed era autore di dipinti che si ispiravano al cubismo e al fauvismo.
Kawakami Tetsutar,9 critico letterario e musicale, famoso per il libro Nihon
no autosaid (Loutsider del Giappone),10 traduttore di
Verlaine, Gide, Baudelaire, Bauvoir e Shestov.
3

Kobayashi oper durante quasi tutto larco dellepoca Shwa (1926-1989).


Nakamura Mitsuo (pseudonimo di Koba Ichir , 1911 1988) Ha uno stile
semplice ma erudito, altamente etico ma profondamente disilluso. Famoso soprattutto per i suoi saggi
su Futabatei Shimei e per Fzokushsetsuron , in cui critica duramente il genere di watakushi shsetsu rappresentato da Tayama Katai . anche traduttore di Madame Bovary di
Flaubert e Bel-Ami di Maupassant.
5
Yoshimoto Takaaki (1924- ) Filosofo, critico letterario e poeta. I suoi numerosi scritti trattano non solo la letteratura ma anche la politica, le religioni, la societ e le sotto-culture. Tra i numerosi
scritti, sono famosi soprattutto Gengo ni totte bi towa nanika (Che cosa la
bellezza per la lingua?), Kydgens ron (Lillusione comune). Yoshimoto Banana sua figlia.
6
Et Jun (pseudonimo di Egashira Atsuo , 1932 1999). Critico letterario molto
influente dopo Kobayashi. Famoso per i saggi su Natsume Sseki e per i suoi scritti di orientamento
conservatore.
7
Equivalente al primo biennio formativo dellUniversit di Tokyo di oggi. Il vecchio ordinamento
dellistruzione giapponese prevedeva pi anni di formazione prima dellaccesso alluniversit e il curriculum scolastico era simile a quello del biennio universitario odierno.
8
(1901-1925)
9
(1902-1980)
10
Il titolo una parodia del libro scritto da Colin Wilson, The Outsider (1956), in cui sono trattati
diversi personaggi tra i quali H. G. Wells, Kafka, Camus, Sartre, T.S. Eliot, Hemingway, Van Gogh,
4

Hayashi Naomi

181

Nagai Tatsuo,11 saggista e redattore che per molti anni aveva fatto parte della
giuria di importanti premi letterari come il Naoki e lAkutagawa.12
Ishimaru Jji,13 critico darte, nipote del filosofo e studioso di estetica Yanagi
Muneyoshi.14
Lindimenticabile Aoyama Jir,15 critico darte e grande conoscitore di
antiquariato, che introdurr Kobayashi al mondo della ceramica e dellantiquariato, il cui raffinato salotto era frequentato da scrittori, artisti e intellettuali,
tra cui lo stesso Kobayashi, Kawakami Tetsutar, Nagai Tatsuo, e famosi poeti
e scrittori come Nakahara Chya,16 oka Shhei,17 Uno Chiyo18 e Shirasu Masako.19
Negli anni universitari i suoi compagni del corso di letteratura francese erano
personaggi come lo scrittore Kon Hidemi,20 Nakajima Kenz,21 Sat Masaaki22 e

Nietzsche, Dostoevskij e Gurdjieff. Nel libro di Kawakami vengono trattati Nakahara Chya, Hagiwara
Sakutar, Miyoshi Tatsuji, Kajii Motojir, etc..
11
(1904-1990)
12
Nagai famoso anche per aver presentato le dimissioni dalla giuria quando fu premiato Murakami Ry
per il suo romanzo Kagirinaku tmei ni chikai bur (Blu quasi trasparente); e per essersi definitivamente dimesso in occasione della premiazione di Ikeda Masuo per il suo gekai
ni sasagu (Dedicato al Mar Egeo).
13
(1902-1968)
14
Yanagi famoso per il movimento mingei (folk art)
15
(1901-1979)
16
(1907 1937) Uno dei poeti giapponesi pi importanti del Novecento. Influenzato
dal dadaista Takahashi Shinkichi e dai simbolisti francesi, Le sue poesie con parole
semplici e piene di lirismo sono amate da sempre. Autore delle antologie Yagi no uta
(il titolo, che pu essere tradotto Odi del capro, allude al significato etimologico del termine
tragedia), Arishihi no uta (traducibile sia come Canti dei giorni passati sia come
Canti di quando ero in vita), e traduttore delle poesie di Arthur Rimbaud.
17
(1900 1988) Oltre ad essere famoso per i racconti come Furyoki (Diario
di un prigioniero) e Nobi (La guerra del soldato Tamura), basati sulle sue esperienze belliche
come soldato, traduttore di autori francesi, soprattutto Stendhal. Il suo bestseller Musashino fujin
(La signora di Musashino) una trasposizione di Madame Bovary di Flaubert. anche
autore di Nakahara Chya (1974) dedicato allamico poeta.
18
(1897 1996) Scrittrice e designer di kmono. Tra le sue opere: Ohan (Ohan),
Kfuku (La felicit) e Ikiteiku watashi (Io andr avanti). Famosa anche per la sua
vita privata ricca di storie damore e matrimoni.
19
(1910 1998) Saggista. Ha scritto numerosi saggi raffinati sul teatro n e sullantiquariato giapponese.
20
(1903 1984) Scrittore, saggista, regista teatrale e traduttore di letteratura francese.
stato il primo direttore generale dellAgenzia governativa per gli Affari Culturali istituita nel 1968.
21
(1903 1979) Studioso di letteratura francese, scrittore, e uno dei primi promotori di
Miyazawa Kenji
22
(1905 1975) Studioso e traduttore di numerose opere francesi soprattutto di Proust e
Valry, e anche delle Mille e una notte. Ha scritto anche dei saggi importanti su Baudelaire.

182

Il giovane Kobayashi Hideo: linfluenza francese e lambiente letterario

il poeta Miyoshi Tatsuji;23 in particolare con Kon Hidemi furono amici per tutta
la vita.
Gli insegnanti erano celebri studiosi come Tatsuno Yutaka24 e Suzuki Shintar,25
che hanno molto contribuito alla divulgazione della letteratura francese in quegli
anni. Il corso di letteratura francese dellUniversit di Tokyo successivamente si
arricch con la presenza del prof. Watanabe Kazuo,26 altro grande studioso alla cui
scuola si formeranno personaggi del calibro di Mori Arimasa,27 Kanno Akimasa,28
Hasumi Shigehiko29 e scrittori come Tsuji Kunio,30 Nakamura Shinichir31 e e
Kenzabur.32Kobayashi non frequentava molto il corso, ma spesso prendeva libri in
prestito dal prof. Tatsuno, restituendoglieli puntualmente pieni di capelli e forfora.33 Era un ambiente molto privilegiato per accedere alle opere francesi che non si
trovavano n nelle librerie n nelle biblioteche pubbliche. Diciamo che ha ragione
Hasumi Shigehiko quando ridicolizza un brano del saggio di Kobayashi intitolato
Rimbaud III34 che comincia cos:

23
(1900 1964) Autore dellantologia di poesie Sokurysen (La nave idrografica),
traduttore di Le Spleen de Paris di Baudelaire. Ha scritto diversi saggi su Hagiwara Sakutar
, il poeta da lui pi stimato.
24
(1888 1964)
25
(1895 1970)
26
(1901 1975)
27
(1911 1976) Studioso di letteratura e filosofia francese. Ha vissuto a lungo a Parigi e
scritto numerosi saggi su Pascal e Descartes.
28
(1930 ) Studioso e critico letterario, famoso per il suo saggio su Stphane Mallarm.
29
(1936 ) Studioso di letteratura e filosofia francese, famoso soprattutto come critico cinematografico. Autore di Han nihongo ron (Anti-lingua giapponese), Foucault
Deleauze Derrida, Hyshihy sengen (Dichiarazione della critica superficiale), Eiga:
miwaku no ekurichru (Il cinema: una criture dincanto), ecc., e
traduttore di Flaubert, Foucault, Deleuze, Bartes, ecc..
30
(1925 1999) Studioso di letteratura francese e scrittore di numerosi romanzi e racconti,
tra i quali Azuchi kanki (La cronaca del viaggio per Azuchi), Haikysha Yurianusu
(Giuliano lapostata).
31
(1918 1997) Critico letterario, poeta, scrittore. Tra i suoi numerosi scritti: la tetralogia Shiki (Le quattro stagioni), Kakizaki Haky no shgai (La vita di Kakizaki
Haky). Traduttore di opere francesi e anche giapponesi dellepoca Heian, in lingua moderna, come lIse
monogatari e il Torikaebaya monogatari.
32
(1935 ) Scrittore. Tra le sue numerose opere: Shisha no ogori (Lorgoglio dei morti), Shiiku (Lanimale dallevamento), Manen gannen no futtobru
(Il grido silenzioso). Premio Nobel per la letteratura nel 1994.
33
Si veda Gonda Kazuhito, Kobayashi Hideo o meguru hitobito, 2, Bessatsu Taiy, 162 (Kobayashi
Hideo), Heibonsha, Tokyo 2009, p.17.
34
Uscito nel 1947 col titolo Ranb no mondai sulla rivista Tenb .

Hayashi Naomi

183

35

Era primavera ed avevo 23 anni quando, per la prima volta, mi sono imbattuto
in Rimbaud. Potrei scrivere che in quel momento passeggiavo nel quartiere di
Kanda senza meta quando fui travolto da uno sconosciuto che mi mise letteralmente K.O. Io ero totalmente impreparato. E non immaginavo minimamente lesplosivo potenziale contenuto nel piccolo e misero libro di Una stagione
allinferno delle edizioni Mercure trovata per caso allentrata di una libreria.

A Hasumi, anchegli studente dello stesso corso tanti anni dopo, non sfugge la
sfumatura di quel condizionale potrei scrivere che..., e sottolinea dettagli come
per caso e edizione Mercure, lasciando intendere che un cos melodrammatico
episodio non avrebbe assolutamente potuto verificarsi se Kobayashi realmente non
avesse conosciuto Rimbaud.36
Come tanti scrittori e filosofi giapponesi a partire dallepoca Meiji, anche Kobayashi ha subito una notevole influenza europea, e nel suo caso si tratta evidentemente soprattutto di quella francese. Si pu dire che ha rappresentato uno dei
primi esempi di una importante realt culturale del Giappone moderno, di derivazione francese, che continua tuttora ad esistere.
Kobayashi noto anche come traduttore di Une saison en enfer di Rimbaud,
Monsieur Teste di Valry, e Quatre-vingt-un Chapitres sur lesprit et les passions di
Alain, nonch per la sua opera incompiuta Kans (Pensieri) ispirata dalla filosofia
di Bergson.
Era molto attratto dai simbolisti francesi, Rimbaud in particolare, ma aveva anche amici poeti giapponesi fortemente influenzati dallesperienza simbolista: Tominaga Tar e Nakahara Chya, che saranno colpiti entrambi da una morte precoce.
Nel 1925 poco dopo liscrizione alluniversit, conosce Nakahara tramite Tominaga. Nello stesso anno, comincia la convivenza con Hasegawa Yasuko
,37 lamante di Nakahara. Nonostante la complessit della relazione, una sorta di
mnage trois, Kobayashi e Nakahara mantennero un rapporto sincero e un serio e
leale confronto tra artisti.
Alla morte dei due giovani poeti, Kobayashi dedic loro belle parole di elogio
e di commiato. Per Tominaga scrisse:
( stato veramente
lunico Poeta che lodierno ignobile Giappone ha prodotto in questo disgraziato
secolo).38 E alla morte di Nakahara,
35

Kobayashi Hideo zensh (citato dora in avanti come KHZ), IV, Shinchsha, Tokyo 2001, p 105. Le
traduzioni dei brani riportati nel testo sono di chi scrive.
36
Cfr. Hasumi Shigehiko, Kotoba no yume to hihy, Hyshihy sengen, Chikuma shob, Tokyo
1985, pp. 11-52.
37
Yasuko era unaspirante attrice, vincitrice del concorso di fotografia La donna che assomiglia a
Greta Garbo
38
KHZ, I, p. 97.

184

Il giovane Kobayashi Hideo: linfluenza francese e lambiente letterario

(...per apprezzare questo poeta, valutare la buona o la cattiva riuscita delle sue poesie non poi cos tanto
importante, dal momento che la poesia stessa si era incarnata in lui. In ogni verso
cera lui stesso).39
Nel 1928 Kobayashi si laurea con una tesi su Arthur Rimbaud, e poco dopo
tronca la difficile convivenza con Yasuko andandosene ad Osaka. Si ritira per un
po nel tempio buddhista Mykji nel quartiere Tanimachi, poi va a Kyoto
a trovare suo zio, poi a Nara dove frequenta Shiga Naoya ,40 per il quale
nutre una profonda stima. Fu un anno consacrato alla riflessione e al recupero delle
energie.
Lanno dopo, allet di ventisette anni, con Samazama naru ish (Vari modelli)
si classifica secondo al concorso nella sezione di critica letteraria sponsorizzato dalla
rivista Kaiz debuttando come critico. A dicembre dello stesso anno, scrive il
saggio Shiga Naoya, molto probabilmente anche come segno di ringraziamento per
laccoglienza e le premure ricevute a Nara.
Nel 1933 fonda la rivista letteraria Bungakukai 41 con Kawabata Yasunari, Hayashi Fusao e Takeda Rintar, dove finalmente pu esprimersi con la massima
libert.
Queste, a grandi linee, le principali tappe degli anni della formazione giovanile
di Kobayashi, in particolare fino al periodo che ha preceduto linizio della seconda
guerra mondiale.42
Debutta nel 1929 con Samazama naru ish, e dopo circa sei mesi comincia una
brillante carriera scrivendo una serie di recensioni letterarie intitolate Ashiru to kamenoko (Achille e la tartarughina43) sulla prestigiosa rivista Bun39

Ivi, V, p. 282. interessante notare che unosservazione analoga (cio, la poesia immedesimata con
il poeta,) di Emilio Cecchi a proposito di un poeta italiano che viene spesso paragonato a Rimbaud:
Dino Campana. Accanto a Campana, che non aveva affatto laria dun poeta (...) si sentiva la poesia
(...). Emilio Cecchi, Dino Campana, Di giorno in giorno, Garzanti, Milano 1977, p. 318.
40
Autore dei romanzi Anya kro (Viaggio in una notte buia), Wakai (Riconciliazione), Kinosaki nite (A Kinosaki). Per la sua maestria descrittiva, stato definito Shsetsu
no kamisama (il Dio del romanzo), parodia del titolo del suo racconto Koz no kamisama
(Il Dio di un garzone). Analogamente, Kobayashi stato chiamato Hihy no kamisama (il Dio
della critica)
41
Allinizio viene pubblicata dalla casa editrice Bunpod , e dal 1936 da Bungeishunjsha
. La rivista tuttora una pubblicazione di notevole importanza.
42
Molti dei dati finora esposti sono presi dal numero della rivista Bessatsu Taiy dedicato a Kobayashi,
Heibonsha, Tokyo 2009, dal volume Kobayashi Hideo, Shinch nihon bungaku arubamu, XXXI,
Shinchsha, Tokyo 1986, e da KHZ, appendice II.
43
Il titolo va chiaramente associato a uno dei famosi paradossi di Zenone, Achille e la tartaruga.
Kobayashi ha usato il nome Achille come metafora di teoria, e la tartaruga come metafora di realt.
Cfr. KHZ, I, p. 240.

Hayashi Naomi

185

gei Shunj44 e pubblicando traduzioni di opere francesi, a cominciare da Une saison


en enfer di Rimbaud e Monsieur Teste di Valry, e vari saggi su riviste letterarie.
Trattando sia la letteratura europea che quella giapponese, ma anche la pittura,
la musica e altre espressioni artistiche, col suo stile tagliente, appassionato, sincero,
arbitrario, convinto e carismatico, mirando soprattutto a cogliere lanima dellautore, Kobayashi affascinava e abbagliava i lettori del primo periodo Shwa, e la sua
fama si ampliava anche grazie allarrivo dellepoca della riproducibilit tecnica.45
Possiamo dire che lepoca Taish, in cui la letteratura era ancora per pochi eletti, finisce culturalmente nel 1927, con la morte di Akutagawa e la nascita delle edizioni
tascabili della casa editrice Iwanami (Iwanami Bunko). Non possiamo negare che
il mito di Kobayashi fosse dovuto anche al fatto che in quegli anni molti avevano
cominciato a leggere libri occidentali, ascoltare musica occidentale e guardare cataloghi di pittura occidentale.
Dopo la seconda guerra mondiale la sua autorit comincia ad essere messa in discussione: quasi una sorta di ribellione dei figli nei confronti del padre. Sakaguchi
Ango (1906 1955), scrittore della scuola Buraiha , nel 1947
scrive Kyso no bungaku (La letteratura del Gran Maestro) nel quale
accusa Kobayashi di essersi arroccato su solide posizioni e, con un misto di affetto
e rabbia, afferma:

46

Molti dei suoi saggi di una volta come quelli su Shiga Naoya e altri scrittori, letti oggi sembrano discorsi abbastanza grossolani. Per, devo dire che in
quellepoca avevano la loro ragion dessere. Pi che Kobayashi, eravamo immaturi noi e tutto il paese. Il Giappone ha imparato il metodo di Kobayashi
ed cresciuto con lui. Ora invece ci danno fastidio i difetti del maestro, ma
non dobbiamo dimenticare il grande contributo che ha dato nella nostra letteratura e che siamo arrivati a questo livello proprio perch abbiamo imparato
il suo metodo.

44

La rivista Bungei Shunj stata fondata dallo scrittore e imprenditore Kikuchi Kan (1888
1948), molto stimato da Kobayashi.
45
Bisogna ricordare che il suo celebre saggio su Mozart implicitamente presuppone la musica riproducibile col grammofono e deve lenorme successo tra i lettori anche alla diffusione dei dischi fonografici.
46
Sakaguchi Ango, Kyso no bungaku, in Daraku ron, Kadokawa shoten, Tokyo 1986, p. 196. La
traduzione del brano riportato nel testo di chi scrive.

186

Il giovane Kobayashi Hideo: linfluenza francese e lambiente letterario

Nel 1979 esce il volume Kobayashi Hideo o koete (Oltre


Kobayashi Hideo) che raccoglie i dialoghi tra il critico Karatani Kjin e lo scrittore
Nakagami Kenji47 e alcuni loro saggi.
Nello stesso anno, Yoshimoto Takaaki nel suo Higeki no kaidoku
(Decodificazione della tragedia) non nasconde la sua irritazione e sembra che voglia
distruggere Kobayashi trattandolo come un uomo che d troppa importanza alla
propria coscienza e che non riesce mai a trovare altro interlocutore se non se stesso.
Sembra un figlio oppresso e irritato. Invece, pochi anni prima (1975), Hasumi
Shigehiko, come abbiamo gi visto, nel suo Kotoba no yume... aveva mostrato elegantemente e con nonchalance i trucchi retorici che usava Kobayashi e svelato le
bugie che ingannavano i lettori. Con affettuoso distacco, come un figlio cresciuto
ed equilibrato che forse ha anche superato il padre, Karatani scrive:

inter-course

48

Il livello straordinariamente alto della sua critica scaturiva dalla capacit di leggere Valry, Bergson e Alain e ibridarli. A essere imparziali, le sue interpretazioni
erano non solo eccellenti ma direi anche superiori a quelle dei critici occidentali dellepoca. Per definire obsoleta la critica di Kobayashi oggi, bisognerebbe
avere una buona cognizione di causa. Per esempio, tra gli scritti di coloro che
si sono lasciati infatuare da quei tre, cio, Sartre, Camus e Merleau-Ponty, c
qualche testo che meriti di essere letto ancora oggi? O siamo veramente in grado di interpretare i nuovi tre, cio, Foucault, Deleuze e Derrida, al livello che
dimostrava Kobayashi nelle sue interpretazioni allepoca? Soprattutto, queste
nuove interpretazioni di oggi, sono degne di essere chiamate opere? Se si pone
la questione in questi termini, il problema evidente. Fondamentalmente non
cambiato nulla da allora. In realt, anche oggi manca linter-course. Lodio
per Kobayashi assomiglia sempre allodio per noi stessi.

47
(1946 1992) Ha scritto molte opere ambientate nella regione Kumano di cui originario, come Misaki (Il promontorio), Karekinada (Il mare degli alberi morti), Chi no hate,
shij no toki (Il termine della terra, momento supremo). Fino alla sua morte
stato legato da profonda amicizia e solidariet a Karatani Kjin.
48
Karatani Kjin, Ktsni tsuite, in Hihy to posutomodan, Fukutake shoten, Tokyo 1989, p. 186.

Hayashi Naomi

187

In ogni caso dobbiamo ammettere che Kobayashi ha notevolmente influenzato


le generazioni successive. A questo proposito Donald Keene dice:
It is hard to imagine what Shwa criticism would have been like without Kobayashi, though we can be fairly sure that it would not have developed so
greatly, nor would it have come to command the attention not only of persons
professionally interested in literature but of the general public.49

Nel 1980, infatti, un altro colosso della critica letteraria Nakamura Mitsuo,
ha curato un volume che raccoglie i lavori giovanili del nostro critico (degli anni
19291935), e nei commenti ha sottolineato il grande contributo che Kobayashi
ha dato alla diffusione della letteratura francese in Giappone e anche a smuovere
tutto il terreno letterario giapponese (dove dettava legge la scuola naturalista col
suo linguaggio moderno e parlato) reintroducendo luso frequente di kanji e andando consapevolmente contro corrente.50
In ogni caso non affatto casuale che molti in quegli anni abbiano scritto
contro Kobayashi. Erano grossomodo gli anni della pubblicazione del volume
Motoori Norinaga uscito nel 1977, il suo ultimo lavoro importante al quale dedic circa dodici anni, pubblicato a puntate sulla rivista Shinch, nel quale tratta il
filologo e medico del XVIII secolo famoso per i commenti sul Genji monogatari
e per aver decifrato il testo del Kojiki. Kobayashi ha cominciato questo lavoro
subito dopo limprovvisa sospensione dellinteressante pubblicazione a puntate
sempre su Shinch intitolata Kans (Pensieri), che durata cinque anni, dedicata
principalmente a riflessioni sulla filosofia di Henri Bergson. Questa sua svolta
inaspettata da Bergson a Motoori sembra abbia deluso molti lettori non conservatori, i quali lhanno interpretata come un chiaro segno di una presa di posizione
decisamente tradizionalista.
Fino al 1982, anno precedente la sua morte, Kobayashi ha continuato a scrivere
una grande quantit di opere, finendo per essere, nel bene e nel male, un indispensabile punto di riferimento per il mondo letterario giapponese.

49

Donald Keene, Dawn to the West, vol. 2, Holt, Rinehart & Winston, New York 1984, pp. 581582.
50
Cfr. Nakamura Mitsuo, Kaisetsu, in Kobayashi Hideo shoki bungei ronsh, Iwanami shoten, Tokyo
1980, pp. 431-443.

188

Il giovane Kobayashi Hideo: linfluenza francese e lambiente letterario

Brevi cenni biografici


1902 (Meiji 35)
11 aprile nasce a Tokyo, primogenito di Kobayashi Toyoz e Seiko.
1915 (Taish 4)
Dopo le elementari, frequenta la Tokyo Furitsu Daiichi chgakk
(La scuola media inferiore N.1 di Tokyo), dove conosce il poeta Tominaga Tar
(autore di poesie fortemente influenzate dai simbolisti francesi) e il futuro critico
letterario Kawakami Tetsutar.
1920 (Taish 9)
Finite le medie inferiori, si presenta allesame dammissione al triennio della scuola
media superiore Daiichi ktgakk (La scuola superiore N.1), ma
viene respinto.
1921 (Taish 10)
Il 20 marzo muore il padre a 46 anni. Ad aprile viene ammesso alla Prima scuola
superiore, indirizzo Lettere III
Ad ottobre interrompe gli studi per un anno perch sofferente di paratiflite e nevrosi.
La madre si ammala e si trasferisce a Kamakura per curarsi.
1922 (Taish 11)
Pubblica il primo romanzo Tako no Jisatsu (Il suicidio del polipo) sulla
rivista djinshi Kyon e lo manda allo scrittore Shiga Naoya, dal quale
riceve una lettera di elogio.
1924 (Taish 13)
Collabora alla rivista djinshi Seid jidai e a luglio pubblica il romanzo
breve Hitotsu no nzui (Un cervello).
A dicembre con gli amici Ishimaru Jji, Nagai Tatsuo e Tominaga Tar fonda la
rivista Yamamayu .
In questo stesso anno conosce Aoyama Jir.
1925 (Taish 14)
A febbraio pubblica Ponkin no warai (Il sorriso di Ponkin) su
Yamamayu. A marzo si diploma alla scuola superiore.
Ad aprile viene ammesso al corso di letteratura francese nella Facolt di Lettere
dellUniversit Imperiale di Tokyo. Nella stessa classe trova Kon Hidemi, Nakajima
Kenz, Miyoshi Tatsuji.
Nello stesso mese conosce il poeta Nakahara Chya tramite Tominaga Tar.
Ad ottobre va a Izu shima e al ritorno si sottopone ad un intervento chirurgico
allintestino.
A novembre muore Tominaga Tar, a 24 anni.

Hayashi Naomi

189

Comincia la convivenza con Hasegawa Yasuko, amante del suo caro amico Nakahara
Chya.
1926 (Taish 15 / Shwa 1)
A maggio si trasferisce a Kamakura. Ad ottobre pubblica il primo saggio su Arthur
Rimbaud sulla rivista accademica Furansu bungaku kenky (Studi
di letteratura francese). Nellinverno va a vivere a Zushi.
1927 (Shwa 2)
In autunno ritorna a Tokyo (nel quartiere Shirokanedai). A settembre pubblica un
saggio su Akutagawa e a novembre un saggio su Les fleurs du mal di Baudelaire.
1928 (Shwa 3)
A febbraio si trasferisce al quartiere di Nakano. Conosce oka Shhei.
A marzo si laurea con una tesi su Arthur Rimbaud.
A maggio lascia la casa dove conviveva con Yasuko e va da solo ad Osaka. Poi va a
Nara dove frequenta Shiga Naoya. Chiude il rapporto con Yasuko.
1929 (Shwa 4)
A gennaio torna a Tokyo.
A settembre con Samazama naru ish si classifica secondo al concorso nella sezione di
critica letteraria sponsorizzato dalla rivista Kaiz e debutta come critico letterario.
A dicembre pubblica un saggio su Shiga Naoya sulla rivista Shis ..
1930 (Shwa 5)
Ad aprile comincia a scrivere la serie di critica e recensioni letterarie Ashiru to kamenoko sulla rivista Bungei Shunj, continuando a scrivere regolarmente fino a marzo
dellanno successivo e confermandosi definitivamente come critico letterario. Ad ottobre pubblica la traduzione di Une saison en enfer di Rimbaud. Conosce Nakamura
Mitsuo.
1931 (Shwa 6)
Si trasferisce a Kamakura con la madre.
A novembre pubblica la traduzione di Le Bateau Ivre di Rimbaud.
1932 (Shwa 7)
Comincia ad insegnare lingua e letteratura francese allUniversit Meiji.
1933 (Shwa 8)
A maggio pubblica il saggio Koky o ushinatta bungaku (Letteratura della patria perduta) su Bungei shunj.
A ottobre Fonda la rivista letteraria Bungakukai con gli scrittori Kawabata Yasunari,
Hayashi Fusao, Takeda Rintar.

190

Il giovane Kobayashi Hideo: linfluenza francese e lambiente letterario

1934 (Shwa 9)
A maggio si sposa con Mori Kiyomi .
A ottobre pubblica la traduzione di Monsieur Teste di Valry.
1935 (Shwa 10)
A gennaio diventa il redattore responsabile della rivista Bungakukai e comincia a
pubblicare a puntate Dosutoefusuk no seikatsu (La vita di Dostoevskij) fino a marzo
1937, e a maggio Watakushi shsetsu ron (Saggio sul romanzo dellio) sulla rivista
Keizai rai .
A settembre pubblica la traduzione di Paludes di Andr Gide.
1936 (Shwa 11)
A luglio pubblica la traduzione del saggio su Edgar Alain Poe di Baudelaire e a
dicembre pubblica la traduzione di Quatre-vingt-un Chapitres sur lesprit et les passionsdi Alain (mile Auguste Chartier).
1937 (Shwa 12)
A marzo nasce la prima figlia Haruko .
A ottobre muore Nakahara Chya.
A novembre pubblica unantologia di poesie di Rimbaud tradotte da Nakahara su
Bungakukai e a dicembre pubblica la poesia Shinda Nakahara (Nakahara morto)
insieme a degli scritti postumi del poeta su Bungakukai.
1938 (Shwa 13)
A marzo va in Cina come inviato speciale della rivista Bungei Shunj e consegna il
premio letterario Akutagawa a Hino Ashihei per il suo Funnytan
.
A giugno diventa professore ordinario allUniversit Meiji.
Comincia a interessarsi di antiquariato.
1939 (Shwa 14)
A maggio pubblica la traduzione di Mes poisons di Sainte-Beauve.
Finisce qui il periodo oggetto della nostra comunicazione. Per gli anni dal 1939 al 1983
(anno della sua morte) si rimanda ad una biografia pi esauriente.
I dati biografici sono basati su quelli riportati in Kobayashi Hideo, Bessatsu Taiy,
CLXII, Heibonsha, Tokyo 2009 ed in Shinch Nihon bungaku arubamu Kobayashi
Hideo, Shinchsha, Tokyo 2003.

Hayashi Naomi

191

Kobayashi Hideo: His Early Works under French Influence and the Literary
Environment
Kobayashi Hideo (1902-1983), who established modern literary criticism in Japan, is
definitely one of the most influential figures in Japanese literature and criticism of the
twentieth century to this day. His editorials enjoyed widespread popularity covering a
broad range of subjects beyond academic and literary environments including music,
fine art, pottery and antiques.
This paper aims to be an introduction to this remarkable critic, illustrating his academic
background, his fellow writers, his early works which were greatly influenced by the
European writers, poets and philosophers, especially those from France, such as Arthur
Rimbaud, Paul Valry, Alain and Bergson, and also the criticism toward him after the
World War II, especially around the late 1970s.

20

1970

Caterina Mazza

Inoue Hisashi e il parodi bmu

There is an expression in Japanese about such a person. It is: Yonin o motte kaegatai,
which translates into English as, There will not be another like him.
Roger Pulvers, Hisashi Inoue: A great friend, writer and peoples champion is gone,
The Japan Times, 18 Aprile 2010

Inoue Hisashi (, 1934 2010) stato un poliedrico protagonista


della vita culturale giapponese a partire dalla pubblicazione dei suoi primi lavori
teatrali alla fine degli anni Sessanta.
Il suo uso sapiente delle infinite possibilit ludiche della lingua giapponese - declinato nei generi pi svariati ed eterogenei (dagli innumerevoli tanpen shsetsu agli
script per radio e televisione, passando attraverso gli scritti teatrali che costituiscono
il nucleo centrale della sua produzione) - ha sovvertito linvalsa marginalizzazione
del comico nella letteratura giapponese contemporanea. Definito dalla critica giapponese shin-gesakusha per ispirazione e atteggiamento nei confronti della cultura
nipponica contemporanea Inoue ha contribuito significativamente a quello che
stato definito il parodii bmu () nella letteratura e nelle arti
iniziato negli anni Settanta.
Il termine parodi (cos come pastiche , pi avanti)
stato in verit largamente utilizzato a partire da quel momento per designare un
numero assai vasto di opere che si discostano decisamente da quella che Linda
Hutcheon ha definito ripetizione con differenza critica (repetition with critical distance1). Una parte considerevole di testi classificati univocamente come parodia,
pu essere in verit ascritta al registro di un comico basato sui giochi di parole
(dajare , share ) e a volte addirittura dellumorismo farsesco, pi vicino
al genere dello slapstick (dotabata ). La produzione letteraria di Inoue si
distingue per per il valore altamente metaletterario che la caratterizza, cos come
per luso strategico e politico della lingua giapponese e dei suoi dialetti: in questa
presentazione intendiamo mostrare, attraverso lanalisi di diversi testi, la specificit
della letteratura parodica di Inoue, indiscusso capofila del genere, ma unico nel suo
genere.

Linda Hutcheon, A theory of parody, A teachings of Twentieth-Century Art Forms, Methueun, London
1985, p. 32.

194

Inoue Hisashi e il parodi bmu

Inoue lumanista
One person can do a little. Two can do a little more.
Three people together can do even more for others.
Inoue Hisashi made this simple statement on Japanese television on October 7,
2004, from Bologna, Italy, a city with a radical political tradition that had fascinated him for thirty years.
To my mind, it symbolizes his motivation for his writing and his faith in the goodness of human nature. Inoue, Japans most brilliant and popular modern playwright,
was above all, a humanist.2

Roger Pulvers amico e traduttore di Inoue menziona nellincipit del suo


ricordo dello scrittore scomparso nellaprile del 2010, la sua passione per la citt di
Bologna e fa delle sue parole sullimportanza della cooperazione attiva, il simbolo
dellattivit di Inoue come umanista.
In effetti, Inoue, nei rarissimi viaggi compiuti allestero, ha visitato Bologna in
pi occasioni; in particolare, nel 2004, ha realizzato un documentario per la NHK
dedicato alla citt dei mattoni rossi3 andato in onda in Giappone nel mese di
marzo di quellanno e pi volte replicato.
La passione di Inoue per il modello Bologna luogo di sperimentazione delle
cooperazione tanto in campo economico quanto in quello culturale risulta
perfettamente coerente con la sua poliedrica vicenda umana e artistica.
Per Inoue Hisashi, difatti, pu sembrare riduttiva persino lespressione
iperbolica hachimenroppi4: scrittore, drammaturgo, autore radiofonico e televisivo,
regista, attivista politico ed intellettuale engag, maestro indiscusso della letteratura
giapponese comica e parodica del dopoguerra, ha dedicato la propria lunga carriera
alla costruzione di un nuovo umanesimo profondamente radicato nel passato del
proprio Paese ma continuamente proiettato alla sua necessit di futuro.
Un articolo del Time lo ha definito one of the most successful writers in the
world today5 con i 12 milioni di copie vendute dei suoi 56 volumi. Larticolo risale
per al 1983: da allora, fino alla sua scomparsa nel 2010 allet di 75 anni, Inoue
Hisashi ha continuato ad accumulare pagine, riconoscimenti e titoli.
Prolifico autore di best seller e di testi teatrali (scritti principalmente per la
compagnia Komatsu-za da lui fondata allinizio degli anni Ottanta), Inoue stato
2

Roger Pulvers, A Dialogue with the Japanese People The Life and Work of Inoue Hisashi, Japanese Book News, 65, 2010, p.2.
3
Il documentario Inoue Hisashi no Bornya nikki (Il diario di Bologna di Inoue Hisashi,
) prodotto dalla NHK, che lo presenta in questo modo al pubblico: In
viaggio alla scoperta della costruzione (e ricostruzione nel dopoguerra) della citt, con lamore per lo
spirito di autonomia e rivoluzione che vive nella citt dei mattoni rossi (
). Le riflessioni sulla citt
sono state raccolte da Inoue in un volume omonimo pubblicato da Bungei shunj nel 2010.
4
(Lett. otto volti, sei braccia, in riferimento alliconografia buddhista). Detto di attivit
frenetica o di persona estremamente versatile.
5
Magician of Language: Hisashi Inoue, Books, Time, 1 agosto 1983.

Caterina Mazza

195

inoltre presidente del Nihon Pen Club (2003-2007) e direttore del Nihon Gekisakka
Kykai (Japan Playwrights Association, dalla sua creazione nel 1993); stato poi
membro eletto dellAccademia giapponese delle arti (Nippon Geijutsuin) dopo aver
ricevuto lonorificenza di Bunka krsha (Persona dallalto merito culturale) nel
2004 ed essere stato insignito del premio dellAccademia nel 2009 per il durevole
contributo a vari settori dellarte a partire dal teatro.6
Questa figura cos centrale nella storia culturale giapponese del dopoguerra
non ha mai reciso per il profondo legame con la periferia del Paese, con un
atteggiamento umano e artistico che lo accomuna allesperienza del coetaneo e
Kenzabur. Allorigine della decisione di diventare scrittore, Inoue pone infatti
il ricordo dellinfanzia trascorsa nella piccola citt di Komatsu (oggi Kawanishi),
nel Thoku, dove il padre farmacista coltivava per primo il sogno di scrivere per
professione.7 Alla fine degli anni 30, Inoue Shkichi vince un premio letterario
e viene assunto come sceneggiatore presso limportante casa di produzione
cinematografica Shchiku, ma si ammala gravemente e muore prima di riuscire a
trasferirsi a Tokyo: Hisashi ha allepoca cinque anni, e la morte del padre da cui
ha ereditato una grande passione per i libri e il teatro, nonch lattenzione politica
alle necessit degli ultimi della societ influenzer in maniera radicale gli anni
a venire. Verr inviato dalla madre a Sendai, nella scuola cattolica per orfani dei
Fratelli Lasalliani Higarioka tenshien (La Salle Home).
Molti anni dopo, grazie alla raccomandazione di un padre della comunit
lasalliana che lottimo studente Inoue riesce a essere ammesso nonostante le
difficolt economiche alla Jchi daigaku (Sophia University) di Tokyo, dove si
laureer in lingua francese.
proprio un monaco qualche anno pi tardi al centro del racconto
romanzato degli anni universitari: padre Mockinpott protagonista del fortunato
Mokkinpotto shi no atoshimatsu8 scopre che uno dei suoi studenti, Komatsu, lavora
in un teatro di variet che ha nel repertorio spettacoli di striptease; lo studente lo
rassicurer del valore altamente culturale e formativo della sua occupazione presso
il Teatro francese, tentando di convincerlo che quello che appare come un teatro
di burlesque in verit una sorta di succursale nipponica della Comdie Franaise.
Il divertente episodio raccontato ha un fondamento nella vita reale del suo autore:
6

, The Asahi Shinbun Digital, 20 marzo 2009, (http://www.asahi.com/showbiz/stage/koten/TKY


200903200186.html [gennaio 2012].
7
Cfr. lintervista di Tanaka Nobuko, Inoue Hisashi: Crusader with a Pen, The Japan Times, 1 ottobre 2006 (ripubblicato su Japan Focus e disponibile allindirizzo: http://japanfocus.org/-tanakanobuko/2241 [gennaio 2012].
8
(Le soluzioni di Padre Mockinpott, Kdansha, 1972;
serializzato nel 1971 su Shsetsu gendai*); il testo diventa subito un best seller in Giappone, tanto da
essere adattato in un dorama di successo lanno dopo per la Fuji-TV con il titolo Boku no shiawase. Nel
1985, Inoue pubblica anche un sequel con il titolo Mokkinpotto shi futatabi (Ancora Padre Mockinpott,
Kdansha). Mokkinpotto stato tradotto in inglese da Roger Pulvers nel 1976 con il titolo The Fortunes
of Father Mockinpott (serializzato sul Mainichi Daily News, ma mai raccolto in volume).

196

Inoue Hisashi e il parodi bmu

durante gli anni di studio Inoue lavora infatti al Furansu-za di Asakusa come
direttore di scena e occasionalmente come sceneggiatore.
Il vero debutto teatrale avverr per solo nel 1969, con la pice Nihonjin no heso
(, Lombelico dei giapponesi, per il Theatre Echo
), incentrata su una riflessione insieme comica e profonda sulla lingua
giapponese, tema che diverr centrale in tutta la sua produzione. Inoue in quegli
anni un autore televisivo e radiofonico di successo. Subito dopo la laurea si dedica
infatti alla scrittura per la TV, divenendo autore insieme a Yamamoto Morihisa
del fortunatissimo programma di marionette per bambini Hyokkori hytanjima9
(trasmesso quotidianamente dalle NHK dal 1964 al 1969 per un totale di 1224
episodi, riceve numerosi riconoscimenti critici, tra cui gi nel Sessantanove il premio
come miglior programma dallAssociazione giapponese degli scrittori televisivi).
Per il teatro radiofonico del primo canale della NHK Inoue scrive in quegli stessi
anni vari testi, tra cui Kirikiri dokuritsusu (, Kirikiri diventa
indipendente, 1964) sulle vicende di una piccola comunit del Thoku che decide di
dichiararsi autonoma rispetto al potere centrale di Tokyo. lanno delle Olimpiadi e il
Giappone non pronto per la satira dissacrante e antinazionalista di Inoue; la trasmissione sar sospesa. Il progetto Kirikiri per destinato al successo: serializzato in forma scritta col titolo Kirikirijin (, Gente di Kirikiri) tra il 1973 e il
1974 sul mensile Shmatsu kara (Chikuma Shob) e poi ripreso dal 1978 al 1980 su
Shsetsu shinch, viene infine riunito in volume e pubblicato da Shinchsha nel 1981:
il libro diviene un best seller, anche nelledizione tascabile dellanno successivo in cui
le ottocento pagine che raccontano le avventure del piccolo villaggio secessionista
vengono distribuite su tre volumi.
Kirikirijin un enorme successo di pubblico e di critica: per questopera Inoue
riceve nel 1981 il prestigioso premio Yomiuri e anche il Nihon SF Taish; lanno
dopo il libro ottiene un ulteriore riconoscimento come opera di science fiction con
il conferimento del Seiunsh.
Kirikirijin senzaltro lopera che consacra la carriera di Inoue come autore
di fiction, ma non certo la prima ad attirare lattenzione della critica: dopo aver
conquistato un enorme pubblico nel 1970 con Bun to Fun (,
Bun & Fun, Asahi Sonorama), con il racconto Tegusari shinj (,
Doppio suicidio con manette, Bungei shunj, 1972) parodia del celebre motivo
del doppio suicidio damore ricorrente nella letteratura Edo nel 1973 Inoue era
gi stato insignito del premio Naoki. Lambientazione e luso ludico della lingua,
9
. Il titolo stato tradotto come Unexpected Contradiction Island
ma anche Bottle-gourd Island. In effetti, lavverbio hyokkori fortuitamente, inaspettatamente
accostato a hytan (nome dellisolotto dei mari del sud in cui si svolgono le avventure dei piccoli
protagonisti della serie guidati dal professor Sandee, e del vulcano omonimo che eruttando d inizio alle
avventure del gruppetto facendo navigare lisola per i sette mari). Hytan, a seconda dei caratteri impiegati,
pu valere ghiaccio e carbone , e quindi per traslato contraddittorio, opposto, oppure zucca
lagenaria (dalla caratteristica forma a fiasco, che d la sagoma allisola di Hytan). Lespressione
hytan kara koma da (lett. un cavallo esce da una zucca) ha per il valore di evento del tutto inatteso;
luso dello hiragana nel titolo impedisce dunque di esplicitare il significato, ma aumenta la polisemia.

Caterina Mazza

197

le tematiche e il frequente ricorso alla parodia gli guadagnano letichetta di shingesakusha.10


Nel 1984 Inoue fonda, come accennato in precedenza, una propria compagnia
teatrale, dandole il nome che pi ricorre nella sua esperienza artistica e personale:
Komatsu-za .11
Da quel momento i numerosi testi teatrali da lui prodotti saranno messi
in scena principalmente dalla compagnia Komatsu, ma scriver anche per il
Shinkokuritsugekij .12
Nonostante la vastissima produzione editoriale di Inoue, la sua opera di fiction
resta a tuttoggi quasi sconosciuta al di fuori del Giappone.13 Alcune opere teatrali
sono state invece tradotte e rappresentate in pi Paesi: in particolare, una pice del
1994 ambientata a Hiroshima nellimmediato dopoguerra, Chichi to kuraseba (
)14 stata oggetto di traduzioni, reading e rappresentazioni in
Francia, Russia, Cina, Inghilterra, America, Germania e recentemente anche Italia,
proprio a Bologna. 15
10
, nuovo gesakusha. Inoue stesso non ha mai nascosto la profonda ammirazione per
la letteratura Edo e il lavoro dei gesakusha in particolare, da cui ha pi volte tratto ispirazione (fra le
opere che vi fanno esplicito riferimento: la raccolta di racconti Gesakusha meimeiden (
Vite di scrittori del gesaku, 1979); il testo per il teatro Omote-ura Gennai kaeru gasssen (
La battaglia delle rane dei due Gennai, 1971); Edo murasaki emaki Genji (
Il rotolo illustrato viola Genji di Edo, 1972); Shin Tkaid gojsan tsugi (
Le cinquantatre nuove fermate del Tkaid, 1976). Variegata anche la produzione
saggistica di Inoue sullargomento (in particolare si vedano i saggi contenuti in Parodei shigan

, 1979).
11
www.komatsuza.co.jp [gennaio 2012].
12
Tra le opere realizzate per il Nuovo Teatro Nazionale, si ricorda la Trilogia del Processo di Tokyo (2001 2006), che ha come tema la responsabilit individuale dei comuni
cittadini durante il secondo conflitto mondiale.
13
Oltre alla gi citata traduzione inglese di Mokkinpotto shi no atoshimatsu, mai raccolta in volume,
Roger Pulvers ha pubblicato nel 1978 su Japan Quarterly (Vol. 25, n1: pp. 73-107; n2: pp. 181-211)
una traduzione parziale di Bun to Fun, con il titolo Boon and Phoon. In traduzione francese sono
stati pubblicati: Je vous cris (Jninin no tegami, 1978, a cura di Karine Chesneau,
Ed. Philippe Picquier, Parigi 1997); Maquillages (Kesh , 1982, tradotto da Patrick De Vos,
LHarmattan, Parigi 1986); Les 7 roses de Tokyo (1999, tradotto da Jacques
Lalloz, Ed. Philippe Picquier, Parigi 2011), opera selezionata nellambito del JLPP Japanese Literature
Publishing Project del Bunkach per la pubblicazione anche in inglese, tedesco e russo. Di prossima
pubblicazione in lingua inglese la traduzione di Shinshaku Tono monogatari (,
1976), New Tales of Tono, a cura di Christopher A. Robins per Hawaii UP.
14
Le traduzioni di Chichi to kuraseba (Shinchsha 2011), opera scritta in dialetto di Hiroshima, sono
numerose e alcune sono state pubblicate dalla casa editrice della compagnia Komatsu; la versione inglese stata curata da Roger Pulvers e pubblicata nel 2004 con il titolo The face of Jizo, quella tedesca
da Isolde Asai (Die Tage mit Vater, 2006) e quella italiana da Franco Gervasio e Ai Aoyama (Mio padre,
2006). Il dramma stato adattato per il cinema dal regista Kuroki Kazuo nel 2004 (premio Mainichi
eiga konkru lo stesso anno).
15
La rappresentazione di Mio padre - coprodotta da Komatsuza, Comune di Bologna e Fraternal
Compagnia avvenuta l8 novembre del 2011 presso Teatri di vita alla presenza della figlia di Inoue,
Maya, che ha ereditato la direzione della compagnia teatrale fondata nel 1984. Inoue Maya si recata
nella citt di Bologna a un anno dalla scomparsa del padre per girare un documentario sul viaggio del

198

Inoue Hisashi e il parodi bmu

I temi delleredit della guerra nella societ giapponese contemporanea e dellimpegno


civile per la salvaguardia della pace e dellantimilitarismo sono centrali nella produzione
artistica di Inoue, ma anche fondativi per limpegno politico e sociale profuso negli
anni. Nel 2004 uno dei nove soci fondatori tra cui figurano intellettuali come e
Kenzabur e Kat Shichi del Kyj no kai (, Associazione dellarticolo
9), gruppo promotore di numerose iniziative per la sensibilizzazione verso la necessit
di salvaguardare intatti i valori pacifisti della carta costituzionale giapponese; negli anni
successivi, in qualit di Presidente del Nihon Pen Club, ha pi volte fatto sentire la
propria voce per contrastare ad esempio la minaccia alla libert despressione portata
dalla proposta di una nuova legge sulla cospirazione (2006).
Scrittore incredibilmente prolifico, ma lettore ancora pi straordinario, Inoue
ha donato nel 1987 parte della sua sterminata collezione di libri per la fondazione di
una biblioteca nella piccola cittadina di Kawanishi, la Komatsu della sua infanzia: la
Chihitsud bunko (La biblioteca dello scrittore lento) a cui Inoue
ha dato il proprio soprannome - contiene oltre duecentomila volumi, e dal 1994
ospitata allinterno di un ampio centro culturale, il Kawanishimachi Friendly Plaza
che contiene anche un teatro.
Warai to kotoba
Sarebbe dunque impossibile e solo parzialmente utile ai fini di questa presentazione dare conto qui dellinsieme dellopera di Inoue che conta centinaia di
scritti (pi di sessanta scritti per il teatro, una quarantina di shsetsu e circa cinquanta fra saggi e opere miscellanee).
La definizione che ne ha dato Bungakukai nel numero speciale a lui dedicato
allinizio del 2011 definizione che riprende la concezione di bungaku di Inoue
stesso sembra poter essere particolarmente efficace:
Inoue Hisashi paragonava la letteratura ad un uccello: la testa la poesia, il
busto il teatro, le due ali la narrativa (quella popolare, e quella pura), la coda
che fa da timone la critica, diceva.
Lo stesso Inoue incarnava questo uccello.16

La letteratura dunque, nella visione di Inoue ununica creatura, un unico organismo in cui tutto si tiene. E la sua intera opera senzaltro non solo varia nelle forme espressive, ma soprattutto altamente intertestuale e profondamente dialogica.
Un insieme eterogeneo e multiforme, sorretto dallo spirito umanista che ricordacommediografo nella citt emiliana compiuto otto anni prima, prodotto dalla NHK e trasmesso il 31
gennaio 2012. (Cfr.: Hisashi Inoue. Il testamento del drammaturgo innamorato di Bologna, La Repubblica sezione Bologna, p. 15, 8/11/2011).
16

Kokubungaku Kaishaku to kansh, Tokush: Inoue Hisashi to sekai, vol.2, 2011, p. 5.

Caterina Mazza

199

va Pulvers, e tutto giocato il caso di dirlo, considerando il grado di divertissement


intellettuale che d forma a molti dei suoi scritti su due perni fondamentali: kotoba (la parola) e, pi dogni altra cosa, warai (il riso). Costruire il riso attraverso
le parole afferma in unintervista rilasciata alla NHK nel 200717 la pi umana
delle attivit (
): la sua definizione ricorda senzaltro da vicino quella di Franois Rabelais nella dedica del Gargantua (Mieux est de ris que de larmes escripre/ Pour ce que rire
est le propre de lhomme). Tutta la produzione di Inoue Hisashi ha come pernio
la parola e la sperimentazione delle sue infinite potenzialit creative: le possibilit
ludiche offerte dalla lingua giapponese (e dai dialetti, in particolare quello della sua
regione dorigine) sono al centro della concezione letteraria di Inoue, come afferma
in unintervista del 1979:
Le opere di narrativa sono fatte di parole. Ovvero, le parole sono lunico mezzo
attraverso il quale lo scrittore pu condividere il mondo di finzione che vuole
costruire con il lettore. In questo senso, i giochi di parole sono una delle armi
principali dello scrittore. E se giochi di parole pu avere una reazione negativa, allora chiamiamole sperimentazioni linguistiche.18

In un saggio dedicato alla parodia qualche anno prima (Parodi shigan,


, 1972) aveva addirittura affermato che i giochi di parole sono il destino della lingua giapponese.19
Proprio gli elementi che costituiscono gli assi portanti della sua complessa opera, sono anche quelli che ne impediscono la diffusione oltre i confini nazionali:
il comico, luso di giochi di parole e dialetti regionali, sono fra gli elementi che
maggiormente resistono alla traduzione. Pochissime delle molteplici opere di Inoue
sono tradotte: le poche che esistono, sono spesso manchevoli di alcune parti20 o
sono poco rappresentative soprattutto dellamplissima produzione parodica dello
scrittore. Inoue infatti senza dubbio, come vedremo, uno dei maggiori protagonisti del cosiddetto parody boom iniziato in Giappone negli anni Settanta.
Inoue e la parodia
The word parody (parodii) was not commonly used in Japan even before the
war, and certainly not during it. Not until the 1970s did it become part of
everyday Japanese, being used widely in weeklies and in pictorial magazines and
comics. This probably means that, because the movement to criticize authority
17

Lintervista visionabile allindirizzo: http://www.dailymotion.com/video/xcx56s__people [gennaio


2012].
18
Kokubungaku Kaishaku to kansh, vol. 24, 15, 1979.
19
. Dal saggio incluso nella raccolta Parodi shigan,
Chkronsha, Tokyo1979, p. 108.
20
Si veda la nota 13 per una breve sinossi dei testi disponibili in traduzione.

200

Inoue Hisashi e il parodi bmu

lost the vigour it used to have in the period 1945-1970 and was stifled in the
1970s and 1980s, interest was shown in a mode of expression which tried to
hint at something different under the cover of universally accepted sayings. This
was also a revival of the popular culture which had existed in the middle Edo
Period, when the foreign loan word parodii did not exist.21

Come rilevato da Tsurumi Shunsuke e Aoyama Tomoko,22 a partire dagli anni


Settanta del secolo scorso il termine parodi ( o anche parodii
, le due trascrizioni vengono usate indifferentemente) diviene ubiquo e trasversale
in tutti i campi della cultura e della societ giapponesi.
Il parodi bmu (boom della parodia, ) (ri)porta in auge il
comico, il gusto per un uso ludico e irriverente della lingua, la caricatura e finanche
la satira e il dotabata, lo slapstick; ma labuso che viene fatto del termine disorienta
riguardo alla sua effettiva portata anche gli stessi parodisti (o coloro che la critica o
i mezzi di comunicazione suppongono e definiscono tali).
Wada Makoto (1936- ), illustratore e regista, produce in quegli anni
numerosissime immagini parodiche in particolare per Hanashi no tokush (

)23. Wada, nella postfazione della raccolta Rondon Pari (


=London Paris, 1977) si oppone alla moda di definire parodii qualsiasi cosa ne
imiti unaltra. Per Wada il termine pu essere applicato solo a quelle opere che
abbiano la forza di prendere di mira lautorit ed esautorarla, abbassandola (
)24: se lo si confronta
con questa definizione, quello che faccio io conclude - piuttosto a livello di
25
mojiri ).
(
Quale sia il livello mojiri per Wada non per chiaro.
Lartista chiama in causa una certa confusione terminologica che effettivamente
costante non solo nel lessico dellepoca, ma anche nella maggior parte della letteratura critica successiva. Parodi e mojiri vengono comunemente usati come sinonimi, per quanto il secondo termine richiami ad una tecnica retorica precisa
sviluppatasi in particolare nello zappai di periodo Edo e diffusasi in buona
parte della letteratura dellepoca.
Al di l delle disquisizioni terminologiche, quello che risulta particolarmente interessante, dal nostro punto di vista, la duplice riflessione che scaturisce dal saggio
21

Tsurumi Shunsuke, A Cultural History of Postwar Japan [Iwanami shoten, 1984], Routledge, New
York 2011, p. 114.
22
Aoyama Tomoko, Parodi no aru nihongo kyiku, Sekainonihongo kyiku, 7, 1999, pp. 3-4.
23
Rivista pubblicata tra il 1965 e il 1995, pionieristica nel campo delle mini-komi-shi in voga
negli anni 60 e 70, periodici indipendenti che si opponevano allo strapotere del mass-communication).
Hanashi no tokush uno dei luoghi in cui si sperimentano maggiormente in quegli anni la parodia e le
sue varie declinazioni, e numerosi sono gli autori e gli illustratori che contribuiscono a pi livelli. Anche
Inoue Hisashi serializza su questa rivista varie opere, in particolare negli anni Settanta.
24
Wada Makoto, Rondon Pari = London Paris =
(
London Paris
), Hanashi no tokush,
Tokyo 1977, p. 158.
25
Ibidem.

Caterina Mazza

201

di Wada: in prima istanza, il discorso sulla parodia nel Giappone contemporaneo


raramente prescinde dallidea di un ritorno ad Edo, nella forme e nellispirazione
(e dal continuo riferimento al mojiri deriva una quasi comune accettazione di una
parodia che abbia necessariamente carattere comico e volgarizzante, anche quando
si gioca a livelli di piena coscienza metatestuale); in secondo luogo, molti degli autori che hanno prodotto parodia in Giappone fra gli anni Settanta e i Novanta, si
sono fatti carico di una riflessione metatestuale che costituisce una parte rilevante
della letteratura critica in lingua giapponese concernente le pratiche intertestuali.
Spesso, i due aspetti si sovrappongono, e gli autori contemporanei hanno realizzato
il proprio discorso sulla parodia scegliendo di rielaborare la tradizione premoderna
unendola a una coscienza letteraria globale, per creare una letteratura nuova.
Latto della lettura acquisisce per questi scrittori, e per Inoue in particolare,
una dimensione metaforica significativa: il nostro atto della lettura ha alla base
la volont di connetterci col passato; latto dello scrivere ha in s la speranza di
essere connessi col futuro26 dice Inoue nel suo Libro fatto in casa sullarte dello
scrivere. Grande sperimentatore nella prosa come nel teatro, Inoue per allo
stesso tempo fortemente legato alla tradizione letteraria giapponese, al punto da
meritare come abbiamo gi ricordato lappellativo di shin-gesakusha. Nel medesimo
saggio, scritto allinizio degli anni Ottanta, esprime la propria perplessit per la
letteratura giapponese che sembra si stia inevitabilmente trasformando in un
prodotto di massa (prodotto in massa, pubblicizzato in massa, in massa acquistato
e in massa buttato via), mostrando un certo pessimistico conservatorismo e una
esplicita disapprovazione per le modalit in cui si esprime il parodi bmu:
perch la parodia esista, necessario che ci sia una fonte = tradizione. Le fonti
della parodia recente, per, sono per lo pi slogan e pubblicit. Invece di risalire
indietro nel tempo, semplicemente si copiano e si parodiano fonti contemporanee. cos che rimaniamo tagliati fuori dal nostro passato. Ed cos che non
c pi speranza di futuro.27

La parodia auspicata da Inoue si colloca nella paradossale posizione di garante


della tradizione letteraria essendo essa stessa per esclusa dal junbungaku, o letteratura pura. Inoue sa bene, in quanto erede dellarguta comicit del gesaku, che nel
processo di ripetizione-con-differenza che proprio della parodia, la tradizione
messa in discussione e il canone volgarizzato, abbassato come indicato da Wada
con il suo hikizuri orosu ()28.
26

Inoue Hisashi, Jikasei bunsh tokuhon (Libro fatto in casa sullarte dello scrivere), Shinchsha,
Tokyo 1984, p. 12.
27
Ivi, p. 13.
28
Wada a fornisce un interessante esempio di questo abbassamento: tra il 1970 e il 1975, infatti,
lartista pubblica su Hanashi no tokush una serie di illustrazioni dedicate a Yukiguni, lopera considerata
universalmente il capolavoro di Kawabata Yasunari. Due anni dopo lattribuzione del premio Nobel a
Kawabata, Wada propone il suo Yukiguni: mata wa Noberu sh wo moraimash (Il paese delle nevi:
prendiamoci un altro premio Nobel!, ), realizzando

202

Inoue Hisashi e il parodi bmu

La peculiarit del contributo di Inoue allattenzione per la parodia in quegli


anni, indubbiamente legata alla produzione critica sullargomento.
Particolarmente interessante la definizione data nel saggio del 1979 Parodi
shian
(
, Riflessioni sulla parodia),29 che sfrutta efficacemente una
similitudine e un ossimoro: essa paragonata ad uno specchio che deforma (yugamu,
), ma in maniera precisa, accurata (seikaku ni ).30 Lo specchio confonde
la destra con la sinistra ma riflette esattamente la forma delle cose: la parodia lesatto
riflesso della forma, cos come del cuore delle cose (mono no katachi ya kokoro
),31 ma allo stesso tempo lo strumento che ne esagera, ingigantisce,
distorce, gonfia le peculiarit, positive o negative che siano; il riso nasce dalla presa di
coscienza di uno scarto tra limmagine reale e quella riflessa.
Nel gi citato saggio Parodi shigan mette invece in relazione humour e parodia,
esplicandone il rapporto di complementariet: se la parodia abbassa le cose grandi
per minimizzarle e criticarle, lo humour innalza le cose piccole in modo da portarle
al livello di quelle grandi.
Inoue, inoltre, riprende i principi del gesaku e li fa propri: in particolare, il
perseguimento dello shuk wo korasu
(
, ingegnarsi per lo
shuk) e del gyaku
(
, inversione, ma anche sovversione).
Il primo procedimento fa riferimento alla dialettica creativa shuk /sekai
fondamentale nel gesaku: linterazione tra un dato sekai (un tema, soggetto,
ipotesto) e un inatteso shuk (la trasposizione di un sekai in nuovo contesto)
deriva dai metodi di composizione del teatro kabuki. Nel kabuki, sekai la storia che
lautore presuppone conosciuta dal suo pubblico; shuk sono tutte le innovazioni
che egli introduce nella trama per creare una nuova opera.32
Il secondo procedimento complementare al primo: the process of continuous
upset or inversion on a multiplicity of levels, come sintetizza Cohn, essenziale
per comprendere la portata della parodia di Inoue, poich esso integrandosi con
la dialettica ripetizione/sostituzione che propria del procedimento shuk/sekai
riprodotto dallautore ad ogni livello della creazione intertestuale.
On the most basic level of comedy are the smallest irreducible units, the joke
and its dramatized version, the gag. These comic atoms appear in a vast variety
in totale trentadue caricature di scrittori contemporanei e altrettanti pastiche dellincipit di Yukiguni
prendendo in prestito lo stile degli autori ritratti (che vanno da Hoshi Shinichi a e Kenzabur,
passando per Murakami Ry e lo stesso Inoue Hisashi): autori, in quegli anni, assai lontani dallimmagine
internazionale di letteratura giapponese che le traduzioni inglesi di Kawabata e non solo - hanno
fortemente contribuito a creare.
29
Saggio contenuto in Parodi shigan, Chkronsha, Tokyo 1979, pp. 39-45.
30
Ivi, p. 39.
31
Ivi, p. 40 (sottolineato nel testo originale).
32
Nel saggio Shuk wo ou, contenuto in Parodi shigan (cit.), Inoue cita la definizione di shuko/sekai
data da Namiki Gohei I (1747 1808), attore ed autore di kabuki, nel suo Kezairoku. Per una visione
dinsieme dellargomento, si veda: Laura Moretti, Quando la creazione si fa allusiva: la retorica testuale
dello shuk nelle forme narrative del periodo Tokugawa, Asiatica Venetiana, Dipartimento di Studi
Orientali dellUniversit CaFoscari di Venezia, vol. 5, 2000, pp. 59-84.

Caterina Mazza

203

of elements and compounds. [] The gyaku principle that informs so many of


the atomic units can be expanded to function at the highest levels of narratives,
their overall themes and structures, as well as at every level in between. []33

Un esempio di come questi due principi funzionino nelle opere di Inoue sicuramente Edo murasaki emaki Genji (1972 1978, serializzato su Hanashi no tokush): non si tratta semplicemente di una versione farsesca e
volgarizzata del Genji monogatari, ma anche una parodia di Koshoku ichidai otoko
di Saikaku e ovviamente del Nise murasaki inaka Genji di Rytei Tanehiko (18151842) da cui riprende il titolo: se Tanehiko aveva trasposto Genji nel periodo Muromachi, Inoue lo fa nel periodo Edo, riprendendone il meccanismo shuk/sekai.
Ma lo specchio deformante della parodia non agisce sul celebre ipotesto Heian: esso
serve per prendersi gioco dellipocrisia e del servilismo verso le autorit politiche e
letterarie del suo tempo.
Oggetto della parodia di Inoue non sono solo testi del periodo Edo, ma anche
di autori canonici della modernit.
Un esempio sono sicuramente i vari riferimenti alle opere di Kawabata e in
particolare al celeberrimo incipit di Yukiguni in vari suoi testi. Quello di Kawabata in verit un caso assai particolare: dopo aver ricevuto il pi alto dei riconoscimenti internazionali (il premio Nobel per la letteratura nel 1968) e aver proiettato
la letteratura giapponese sulla scena mondiale, le sue opere diventano oggetto di
parodie di ogni tipo in patria.
particolarmente significativo che lincipit di Yukiguni venga preso di mira in
una breve, ma significativa pagina dellopera pi importante di Inoue, Kirikirijin.
In questo lungo e complesso testo che Robins definisce a topsy-turvy parody
of the construction of the Meiji nation-state34 Inoue racconta la vita di una comunit secessionista che vive nel nord di Honsh e che ha dichiarato al Giappone la
propria indipendenza.
Kirikirijin ha, come accennato in precedenza, fin dalla sua pubblicazione allinizio degli anni Ottanta, un enorme successo di critica e di pubblico. La sua fama va
per ben oltre le riviste di letteratura e gli scaffali delle librerie: inserendosi nelle
dinamiche di relazione dialettica tra lentusiasmo per il kokusaika (internazionalizzazione) e la nostalgia per il furusato (o villaggio nato) onnipresenti in quegli
anni, la popolarit raggiunta da Kirikirijin arriva a influenzare la societ giapponese
dando un nuovo impulso al fenomeno dei mini-dokuritsukoku ().35
33

Cohn Joel R., Studies in the comic Spirit in modern Japanese Fiction, Harvard UP, Cambridge Mass.
1998, p. 161.
34
Christopher Robins, Revisiting Year One of Japanese National Language: Inoue Hisashis Literary
Challenge, Japanese Language and Literature, Vol. 40, 1, 2006, p. 47.
35
Queste mini-nazioni indipendenti furono fondate in tutto il Giappone verso la fine degli anni
Settanta for a variety of overlapping objectives, including attracting tourists both as a revenue-building
strategy and to counter the adverse effects of the outmigration of young adults. The protection of the
environment is another motive, and the mini-nation movement also critiques through parody domi-

204

Inoue Hisashi e il parodi bmu

La lingua di Kirikiri, il kirikirigo (), variante del dialetto della regione del Thoku, ha un ruolo determinante tanto nello stile quanto nella pi vasta
strategia parodica attuata da Inoue nelle oltre ottocento pagine che costituiscono il
testo: la lingua regionale, comunemente nota con il termine derisorio di zzben
()36 elevata al rango di lingua nazionale, secondo quel principio di
inversione che proprio del procedimento parodico dellautore.
Kirikiri il Paese dellinverso: i ruoli di potere non sono in mano a saggi anziani ma a giovani e folli, le prostitute richiedono servizi sessuali ai clienti e i nomi
propri di persona precedono il cognome. Yichi Komatsu, il pi eminente studioso
di lingua nazionale, autore del Kirikiriron scritto in difesa dellunicit della cultura
di Kirikiri, anche il traduttore di uninteressante serie di volumi pubblicati dal
Kirikiri Pen Club. Il titolo della serie Opere complete dellAsia e dellAfrica,
e il posto che occupano nelle librerie di Kirikiri quello dello scaffale denominato
ysho (, Letteratura occidentale). Lo scrittore Furuhashi, il protagonista arrivato da Tokyo per caso a Kirikiri, sfoglia il primo volume e capisce subito che si
tratta delle traduzioni in kirikirigo delle opere canoniche della letteratura giapponese moderna (la selezione comprende autori come Sseki, Dazai, Kobayashi Hideo).
Ovviamente, non pu mancare un Yugiguni di Kawabanda Yashinari.
Lincipit indubbiamente significativo:

(Kokky no nangee tonneru ba noketto yugiguni dattatcha)

Come si pu notare, Inoue crea una sovrapposizione di lingue, dando attraverso


piccoli caratteri (rubi) sovrapposti la lettura del passaggio in kirikirigo, che d alla
scrittura un tono immediatamente colloquiale.
The original detached tone of cold aestheticism is replaced by the earthy, convivial voice of the local raconteur sharing a story with neighbors around the
sunken hearth: When we popped out of that long tunnel, there it was: the
Snow Country.37

nant Japanese cultural practices, conspicuous consumption and capitalist excesses. [] Peripheral to
the dominant discourse of cultural nostalgia, these mini-nations parody that discourse [] by posturing as other to normative Japanese surroundings. The importance of parody as a political strategy
cannot be dismissed as frivolous or ineffectual. Jennifer Robertson, Empire of Nostalgia: Rethinking
Internationalization in Japan Today, Theory Culture Society, vol. 14, 1997, p. 108.
36
Zzben (o dialetto zuu zuu) descrive con una onomatopea la percezione generale, fuori dal
Thoku, che i dialetti di questa regione del nordest dellisola di Honsh, siano costituiti da unindistinta
massa di suoni riducibili allo zuu. Zzben is a false signifier that erase the vast internal differences
between regional dialects within the Thoku region until they are reduced to a state of absolute incomprehensibility, in other words, the antithesis of national language. Christopher Robins, Revisiting
Year One of Japanese National Language, cit., p. 38.
37
Ivi, p. 48.

Caterina Mazza

205

Yukaina koto wa, aku made yukai ni.


Quello presentato non che un esempio dei molteplici passaggi significativi
della complessa opera di Inoue. Una complessit che egli stesso ha riassunto efficacemente in quello che molti hanno ritenuto essere il suo testamento spirituale,
ricordato nel necrologio dello Asahi shinbun38:
Le cose difficili, in maniera facile

Quelle facili, in profondit

Quelle profonde, in maniera divertente

Le cose divertenti, con seriet

Quelle serie, con divertimento

E poi, le cose gioiose

Ostinatamente con gioia.

Fig.1 Wada Makoto, Sharaku Ringo Star,


1966
38

Fig. 2 Wada Makoto, Yukiguni show Inoue


Hisashi, Hanashi no tokush, 1970.

Inoue Hisashi san seikyo (La scomparsa di Inoue Hisashi), Tensei jinko(rubrica Vox populi,
vox dei), Asahi Shinbun, 13 aprile 2010. http://www.asahi.com/shimbun/nie/kiji/kiji/pdf/100419.pdf
[gennaio 2012].

206

Inoue Hisashi e il parodi bmu

Inoue Hisashi and the parodi bmu


Inoue Hisashi, who passed away on April 2010, has been a prominent figure in the
world of Japanese post-war culture. In this paper, which was delivered one year later
in his beloved Bologna, I try to give a general presentation of Inoues work and to
focus on his relevant contribution to the so-called parody boom started in Japan
in the Seventies.

Rossella Menegazzo

Fotografia e immaginario fotografico


nelle silografie dellukiyoe Bakumatsu e Meiji

Lintroduzione della tecnica fotografica in Giappone intorno alla met dellOttocento comport un inevitabile e rivoluzionario mutamento dello sguardo, oserei
dire maggiore rispetto a quello che fu limpatto sulla cultura occidentale gi formata
da secoli alla tecnica prospettica di rappresentazione della realt.1 Mut lo sguardo
del fruitore che, anche grazie allutilizzo di dispositivi ottici, potenzi la sensibilit
di osservazione e intuizione della realt e della sua conseguente rappresentazione
visiva; mut la capacit descrittiva della realt da parte di artisti e creatori di immagini che, anchessi supportati da mezzi meccanici e ottici, seppero raggiungere nella
riproduzione bidimensionale un livello di fedelt al soggetto reale sempre pi alto.2
Da un punto di vista meramente tecnico, il mezzo meccanico fotografico and via
via soppiantando la tecnica silografica realizzata invece manualmente da matrice
in legno, che allepoca rappresentava la pi cospicua e redditizia fetta di mercato
delle immagini dellukiyoe . Le caratteristiche di precisione e, idealmente,
di infinita riproducibilit della fotografia aumentarono quello che era il potenziale
gi insito nella silografia, cio la possibilit di produrre una quantit di multipli;
qualit che permise da una parte la nascita di un mercato dellimmagine come souvenir, dallaltra di ottenere una resa realistica ancora pi fedele al soggetto ritratto.
Ci si aggiungeva a un altro aspetto che affascin particolarmente il pubblico locale
e straniero in quei primi decenni di sperimentazione e diffusione della fotografia,
ossia il tocco artistico dato alle immagini fotografiche giapponesi, in particolare con
laggiunta del colore a mano allimmagine, che si discosta dalle esperienze fotografiche di qualsiasi altro Paese per intensit, raffinatezza e continuit con la tradizione
pittorica autoctona.
evidente che sia i primi fotografi giapponesi sia gli stranieri che lavorarono in
Giappone e contribuirono attivamente a questa prima produzione mantennero un
forte legame con la tradizione estetica delle immagini del Mondo Fluttuante, trasfe1

Si veda Rossella Menegazzo, Nuove visioni dallOccidente. Larrivo della fotografia in Giappone
Atti XXXIII Convegno di Studi sul Giappone, Milano 2009, pp. 259-273.
2
Si veda Rossella Menegazzo, Anticipando il futuro: macchine e vere vedute, in Gian Carlo Calza,
Rossella Menegazzo (a cura di), Giappone. Potere e splendore 1568-1868, Federico Motta Editore, Milano 2009, pp. 315-317.

208

Fotografia e immaginario dellukiyoe Bakumatsu e Meiji

rendone soggetti e modi sulla superficie fotografica, tanto da suscitare limpressione


nellosservatore di essere di fronte a un gi visto, come a un trasferimento naturale
in fotografia dei soggetti e del gusto gi affermati e noti nelle silografie e nei dipinti
dellukiyoe. Ritratti di belt femminili e di attori, vedute di luoghi celebri, ma anche scene di genere legate alla vita quotidiana e ai divertimenti della classe borghese
li si ritrova similmente alle silografie sul nuovo supporto fotografico. Naturalmente con una caratteristica rivoluzionaria rispetto allopera pittorica poich, trattandosi di fotografie, si di fronte a immagini che riproducono fedelmente il soggetto
che realmente sta di fronte allobbiettivo, pur tenendo da conto lo scarto soggettivo legato allintervento del fotografo. Tuttavia in questa fedelt di forme, manca nel primo periodo della fotografia laspetto tecnico coloristico che viene perci
affidato alla mano del pittore, che di nuovo ripete i canoni, gli stili e le tendenze
gi assimilati e affermati dallukiyoe. Un connubio di precisione tecnica e creativit
artistica che solo in Giappone poteva trovare terreno cos fertile allinterno di una
tradizione estetica senza scalzarla completamente e diventandone piuttosto la naturale evoluzione. Il risultato sono immagini poetiche, affascinanti e allo stesso tempo
evocative di un immaginario esotico del Giappone, che ripercorrono luoghi e situazioni gi viste, riproponendole allinfinito fino a farle divenire archetipo nel piccolo
formato della cartolina. Oggi pi che mai questa produzione artistica fotografica
rivalutata e apprezzata allestero come in Giappone: diversi sono gli eventi espositivi,
le pubblicazioni e le scoperte di nuovi archivi fotografici che vengono proposti al
pubblico e ai lettori.3 Anche se bisogna ammettere il prevalere, tuttoggi, dellaspetto
fascinoso di queste immagini sulla ricerca e lo studio storico-artistico dei materiali.
Di fatto, quello che risulta ancora pressoch sconosciuto e inosservato di questo processo di modernizzazione dello sguardo laspetto reciproco della relazione pitturafotografia che implica anche una forte influenza della fotografia sulle silografie ukiyoe e
sulle pi tarde Yokohamae .4 Un impatto che pu essere evidenziato attraverso
losservazione di varie tipologie di soggetti che fecero capolino in seno allukiyoe a partire dagli anni sessanta dellOttocento e che qui suddivider per semplificazione in tre
modalit di trattazione del fenomeno fotografico come si manifest nelle silografie.
Fotografia come scoperta della scienza occidentale
In questa prima tipologia di immagini linserimento della fotografia, o di elementi a essa vicini, allinterno del soggetto della silografia un richiamo esplicito alloggetto fotografico in quanto simbolo di modernit oltre che di esotismo.
3
Da menzionare tra le ultime esposizioni e pubblicazioni in Italia sulla fotografia giapponese Meiji:
Magda di Siena, East Zone. Antonio Beato, Felice Beato e Adolfo Farsari, fotografi veneti attraverso lOriente
dellOttocento, (mostra e catalogo a cura di), Antiga Edizioni, Treviso 2011. Francesco Paolo Campione
e Marco Fagioli, Ineffabile perfezione. La fotografia del Giappone 1860-1910, (mostra e catalogo a cura
di), Giunti, Milano 2011.
4
Per approfondimenti sul tema si veda Yonemura Ann, Yokohama, Prints from Nineteenth-century
Japan, Arthur M. Sackler Gallery, Washington, D.C., 1990.

Rossella Menegazzo

209

Fig. 1. Shsai Ikkei ,


Vari tipi di buona fortuna (Kaiun
zukushi ), silografia
policroma, seconda met
dellOttocento. Collezione: Japan
Camera Industry Institute (JCII).

La macchina fotografica, insieme a tanti altri dispositivi ottici e meccanici provenienti dallOccidente tra i quali il microscopio, il binocolo, il visore ottico per
immagini, la lanterna magica, viene incorporata quale elemento moderno allinterno dei soggetti classici gi affermati delle belt e degli attori di teatro kabuki nel tentativo di stare al passo coi tempi e di rinnovare il tradizionale medium
silografico. A partire dalla seconda met dellOttocento la fotografia entra a far
parte delle attivit cittadine e alcune silografie testimoniano questa nuova presenza.
Utagawa Hiroshige III (1843-1894)5 illustra con un trittico silografico policromo dal titolo Ricchezze di Tokyo. La moda di strada (Tky hanei hayari
no rai )6 il movimento delle genti e le attivit commerciali
e di intrattenimento di fronte a uno studio fotografico, identificabile per linsegna
appesa allesterno che riporta la scritta, sulla parte superiore, shashinky , termine con cui ci si riferiva alla fotografia. Sotto linsegna sono esposte, quale campionario della produzione del laboratorio, una serie di immagini fotografiche in bianco
e nero di ritratto e di paesaggio, che due donne, probabili clienti, stanno osservando.
Di Shsai Ikkei 7 invece una silografia policroma (fig.1), realizzata nella
seconda met dellOttocento e intitolata Vari tipi di buona fortuna (Kaiun zukushi

5
Allievo di Utagawa Hiroshige, il suo nome alla nascita era Got Torakichi, prese in seguito il nome
darte di Shigemasa e, dopo aver sposato la figlia del maestro Hiroshige, nel 1869 quello di Hiroshige III.
6
Il trittico conservato presso il Hood Museum of Art, Hanover, USA, inv. PR.2004.55.
7
Le sue date sono sconosciute. Allievo di Hiroshige III fu attivo a Tokyo negli anni settanta dellOttocento e si dedic particolarmente a immagini dei costumi e dei simboli della modernit.

210

Fotografia e immaginario dellukiyoe Bakumatsu e Meiji

)8, che parte di una serie dedicata ai Trentasei luoghi celebri di Tokyo
(Tky meisho sanjroku gisen ). Soggetto la bagarre nata
tra la folla assiepata su un ponte, in attesa del passaggio di un corteo con i carri, a
causa di un fotografo di strada maldestro che, con la sua attrezzatura fotografica con
treppiede alquanto ingombrante, urta un passante provocando la sua e dellaltro
caduta. Limpostazione dellimmagine pone la figura del fotografo ambulante al
centro della scena, descrivendola con tratti comici, veloci e stereotipati, adatti a un
personaggio ben conosciuto dalla gente e che ne confermano la consuetudine della
presenza nella vita quotidiana della citt.
Tra le tipologie di silografie che utilizzano la fotografia come elemento distintivo
dellOccidente ve n una particolarmente diffusa che vuole identificare la connotazione
scientifica della cultura occidentale attraverso la rappresentazione della fotografia e del
suo procedimento tecnico, affiancandola ai protagonisti stranieri che per primi la importarono in Giappone insieme a usanze, mode e modi propri della cultura dorigine.
Un piccolo foglio policromo, conservato presso il Museo delle Navi Nere (Kurofunekan ) di Niigata, ritrae una prostituta di Shimoda in posa davanti
a una macchina per dagherrotipo accanto a un uomo occidentale, mentre altri due
sono impegnati a scattare la fotografia. Siamo nel 1854 e il fotografo Eliphalet
Brown Junior (1816-1886)9 al seguito della missione navale del Commodoro Perry che port allapertura dei porti del Giappone allOccidente. Una scritta inserita
nellimmagine ci conferma che la foto fu scattata presso il giardino del Daianji
. Mentre egli era intento nel suo compito di registrazione dei primi dagherrotipi di indigeni giapponesi a Shimoda, la sua figura altrettanto esotica agli occhi dei
giapponesi divenne a sua volta soggetto di questa silografia, dimostrando la curiosit reciproca nellincontro tra le due culture. Lequipaggiamento per dagherrotipo,
la sedia su cui la prostituta viene fatta sedere, gli abiti dei tre uomini, i loro tratti
somatici accentuati, le folte barbe e i loro gesti sono gli elementi che descrivono
loccidentalit della situazione; diversamente la manica del kimono portata al volto
dalla donna, con una gestualit tipicamente giapponese a celare limbarazzo, lascia
intendere lestraneit del mezzo fotografico alla popolazione giapponese e la forzatura della messa in posa per il ritratto dello straniero con la prostituta del posto.10
Diversa latmosfera delle silografie di Ichikawa Yoshikazu (attivo

Una stampa conservata presso il Japan Camera Industry Institute di Tokyo.


Sul lavoro di Eliphalet Brown al seguito del Commodoro Perry in Giappone si veda Terry Bennett,
Photography in Japan 1853-1912, Tuttle Publishing, Tokyo, Rutland, Vermont, Singapore 2006, p. 27.
10
Limmagine porta nellangolo in alto a destra un sigillo con la dicitura archivio Perry (
), conservato presso il Museo delle Navi Nere di Shimoda, prima citt di sbarco della delegazione
Perry nel 1854 e luogo in cui avvenne la firma del primo trattato di apertura dei porti giapponesi. Diverse immagini come queste circolarono nel formato della fotografia e pittorico. Lesempio pi eclatante
certamente il Rotolo illustrato di Shimoda che illustra tra gli avvenimenti del soggiorno di
Perry anche una scena simile a quella qui descritta che vede alcuni membri del gruppo americano in
posa di fronte a una macchina per dagherrotipo con una prostituta locale.
9

Rossella Menegazzo

211

1850-1870)11 realizzate negli anni sessanta dellOttocento. Due esempi in particolare mostrano una coppia di stranieri identificati nel titolo della silografia con
il loro Paese di provenienza: Russi (Roshiajin ) e Francia (Furansu
).12 I primi passeggiano sulla banchina in riva al mare; dietro di loro una nave
occidentale con le vele ammainate; lui probabilmente in uniforme di marina porta lombrellino per il sole e un bastone, lei, negli ampi abiti ottocenteschi, tiene invece in mano unimmagine colorata di media dimensione con il ritratto di
una coppia che sembra corrispondere a loro. Uno scatto fotografico acquistato in
uno degli studi fotografici dellepoca o, pi probabilmente, una silografia policroma simile a quella in questione, unimmagine nellimmagine che testimonia luso
da parte degli stranieri di portare con s questo genere di oggetti come ricordo dal
Giappone. Ma anche come quello delle immagini fosse un mercato fiorente e costituisse un mezzo anche di entrata in Giappone di moneta straniera in unepoca
in cui il Paese iniziava il suo processo di modernizzazione e occidentalizzazione.
La coppia di francesi, luomo vestito in uniforme simile a quella del russo, la donna
in un ampio abito con scialle e cappello secondo la moda europea dellepoca, invece
intenta nel procedimento fotografico. Non c alcuna ambientazione, lattenzione
focalizzata unicamente sui materiali e lazione fotografica che identificano di fatto la
Francia, patria dellinvenzione. Luomo con il telo sulla testa dietro la macchina su
treppiede il fotografo pronto per un nuovo scatto, mentre la donna si muove alle sue
spalle continuando a tenere lo sguardo attento su di lui e reggendo unimmagine su
lastra su cui si intravede un ritratto gi sviluppato. Di fianco alla coppia, un piccolo
tavolino con delle bottigliette, forse liquidi di sviluppo, e delle lastre ancora vergini.
Un ultimo esempio di soggetto che associa la fotografia a personaggi stranieri, sempre di Yoshikazu, mostra linterno di un elegante edificio in muratura in
stile occidentale con diverse persone raccolte vestite secondo la moda europea
(fig.2). In primo piano un signore europeo piegato sulla grande macchina fotografica puntata verso lesterno pronto a scattare, mentre un secondo tiene la porta aperta per permettere lo scatto. Il titolo, stampato a grandi caratteri sul bordo
superiore della silografia, Rappresentazione dello specchio copia del vero straniero (Gaikoku shashinky no zu )13 e ancora una volta la fotografia identificata con il termine shashinky, come nella stampa di Hiroshige III.
A partire dagli anni settanta dellOttocento la presenza della fotografia si riscontra anche in silografie policrome con soggetti giapponesi classici quali le belt (bijnga )e gli attori di teatro kabuki (yakushae
), che continuano a essere proposti fino in epoca Meiji (1868-1912) con
uno stile e una coloristica rinnovati e linserimento di elementi alla moda.
11

Ufficialmente noto come Utagawa Yoshikazu, le sue silografie sono firmate come Ichikawa Yoshikazu.
Le due silografie sono datate 1861 e conservate presso il Philadelphia Museum of Art, inv. 1968165-55; 1968-165-47.
13
La silografia datata 1860 ca. ed conservata presso il Japan Camera Industry Institute di Tokyo. Si
veda Ozawa Takeshi, Bakumatsu Meiji no shashin, Chikuma Gakugei Bunko, Tokyo 1997, p. 13.
12

212

Fotografia e immaginario dellukiyoe Bakumatsu e Meiji

Fig. 2 Ichikawa Yoshikazu ,


Rappresentazione dello specchio copia del vero
straniero (Gaikoku shashinky no zu
), silografia policroma, 1860 circa.
Collezione Japan Camera Industry Institute
(JCII).

Fig. 3 Toyohara Kunichika ,


Specchio dei sentimenti e dei costumi dellepoca
moderna. La fotografia (Kaika ninj kagami.
Shashin ), silografia
policroma, 1878, Collezione: Japan Camera
Industry Institute (JCII).

Eloquente Specchio dei sentimenti e dei costumi dellepoca moderna. La fotografia


(Kaika ninj kagami. Shashin ) di uno degli ultimi celebri maestri della silografia ukiyoe del periodo Bakumatsu, Toyohara Kunichika
(1835-1900).14 Egli fece della modernizzazione del Giappone il fulcro delle sue rappresentazioni, pur continuando sul filone dei ritratti di attori e di belt. La silografia
qui citata (fig.3) ritrae in primo piano, di profilo a tre quarti, unelegante donna
giapponese vestita con un kimono dai colori sgargianti vicino a una fotocamera su
treppiede con il telo nero oscurante lasciato cadere da un lato. Nella mano destra trattiene con destrezza un piccolo oggetto: il tappo dellobbiettivo che lascia intendere
sia stato rimosso e che quindi la donna stia tenendo conto dei secondi che servono
allo scatto della foto prima di richiuderlo. Una esplicita dichiarazione di modernit
e una testimonianza della popolarit della fotografia allepoca se si considera che la
belt ritratta in questo caso sembra essere una delle prime fotografe giapponesi del
periodo Meiji, Hanawa Yoshino (1848-1884), specializzata in ritratti di attori presso il proprio studio fotografico a Tsukiji dietro il teatro kabuki.15 Interessante
anche il testo, ben leggibile, incorniciato e appeso alla parete di fondo alle spalle della
fotografa, che spiega concisamente come il fotografo deve predisporsi per scattare una
fotografia di buona qualit:
14

La silografia datata 1878, secondo giorno del secondo mese Meiji 11 ed conservata presso il Japan
Camera Industry Institute di Tokyo. Si veda Ozawa Takeshi, Bakumatsu, cit., p. 15.
15
Inoue Mitsur, Shashin jikench: Meiji Taish Shwa, Asahi Sonorama, Tokyo 1993, pp. 9-11.

Rossella Menegazzo

213

Fig. 4 Morikawa Chikashige , Immagine di attori davanti alla macchina fotografica


(Sakigake shashin no yakushae ), silografia policroma, trittico, 1870, Collezione: Japan Camera Industry Institute (JCII).

Dopo aver adattato la direzione e lintensit della luce alla statura del cliente e
messo a fuoco al meglio sulla bocca, applicare i liquidi chimici nelloscurit. Regolare la posizione del treppiede della macchina e mettere bene a fuoco. Alzare
leggermente il telo nero e inserire la lastra di vetro. Facendo pazientare il cliente
immobile per alcuni secondi, ne risulter uno scatto perfetto.16

Altre due silografie con lo stesso titolo Immagine di attori davanti alla macchina
fotografica (Sakigake shashin no yakushae ) inseriscono invece il soggetto fotografico nel contesto teatrale, continuando la modalit rappresentativa del
ritratto di attori kabuki gi popolare nelle silografie ukiyoe, ma con la finzione di una
messa in posa davanti allobbiettivo di una macchina fotografica che nella seconda
met dellOttocento stava davvero soppiantando il ritratto silografico. Sono due trittici del 1870, uno di Ochiai Yoshiiku 17 (1833-1904) laltro di Morikawa
Chikashige (attivo 1869-1882), entrambi ambientati allinterno del teatro
Ichimuraza di Tokyo con un gruppo di attori ritratto in primo piano a tre
16

Kyaku no dory to ksen no kagen to miyaku de shirumaai, hodoyoku awaseru kuchimai ni, nagasu
kusuri ha kuraki o yoshi to shi, kikai no ashi no yaridokoro, chdo zuhoshi no ategaite, nuno o makutte
sashikomu garasu, sukoshi no aida no shinbo to miugoki mo senu sono naka ni umaku utsushita shuren no
wazamai. (Hasegawa Hajime ryki).

Traduzione di chi scrive.


17
Allievo di Utagawa Kuniyoshi era anche conosciuto come Utagawa Yoshiiku , ma pi
noto come Ochiai.

214

Fotografia e immaginario dellukiyoe Bakumatsu e Meiji

quarti. Nel primo la macchina fotografica posizionata sul treppiede in un angolo


in fondo alla stanza con lobbiettivo puntato verso gli attori, tuttavia questi girano le
spalle alla macchina e sono rivolti verso losservatore come nei ritratti tradizionali yakushae. Nel secondo (fig.4) uno degli attori ritratti in primo piano a tenere in mano
la macchina fotografica, rivolta verso losservatore come gli stessi attori. Sono gli anni
di massima fioritura degli studi fotografici, particolarmente a Tokyo dove molti si
specializzano proprio nella fotografia di ritratto, che va velocemente diffondendosi
sia per i ritratti di individui sia per i ritratti di gruppo, a uso ufficiale ma anche come
curiosit giocosa, tanto che anche gli artisti dediti alle silografie di attori non possono
esimersi dal registrare questa presenza fagocitante.
Fotografia come mezzo per ritrarre fedelmente la realt e in particolare la fisionomia
umana
Si tratta di una ricerca gi iniziata con i mezzi che furono i precursori della
fotografia quali la camera lucida che facilitava la riproduzione fedele del soggetto
che lartista aveva di fronte e i vari dispositivi inventati per aiutare la tracciatura
della silhouette e che ebbe sviluppi di investigazione scientifica cos come di intrattenimento. Alcune silografie del Settecento testimoniano gi questo interesse
mostrando tra i giochi per bambini e i divertimenti femminili la lanterna magica
giocattolo o la proiezione di ombre per intrattenere un pubblico; altri esempi propendono invece per unanalisi pi introspettiva della silhouette umana che vista
come espressione della parte pi intima e nascosta del soggetto rappresentato, a
volte evidenziando il contrasto tra il reale aspetto della persona che salva lapparenza a discapito del sentimento pi vero. il caso del volume illustrato Lezioni di
ombre per bambini (Jikun kage e no tatoe )18 di Torii Kiyonaga
(1752-1815) e Sant Kyden (1761-1816) del 1798, in cui una pagina in particolare mostra come un cliente impassibile di fronte a un rotolo dipinto
sottoposto alla sua attenzione dal commerciante riveli invece il pi sincero disgusto
attraverso lombra del suo profilo che lartista fa esprimere in un riquadro con una
linguaccia e lindice chiaramente puntato verso lopera. Un espediente divertente,
ma anche carico di quel significato magico che la riproduzione della figura umana
ha sempre trattenuto nella cultura occidentale come in quella orientale, sia nella
versione pittorica sia, a maggior ragione, fotografica.
Dagli anni sessanta dellOttocento sempre lartista Ochiai Yoshiiku si dilett
con le silhouettes di attori kabuki sfruttandone il potenziale psicologico in una serie di silografie intitolate Silhouettes di luna e fiori copie dal vero (Shinsha gekka
no sugatae ). In primo piano rappresentata lombra grigia del
profilo dellattore, caratterizzato dalle fisionomie del volto e da un oggetto tenuto
18

Torii Kiyonaga, Sant Kyden, Jikun kage e no tatoe, Triaburach, Edo 1798. Consultabile presso
la biblioteca della Waseda University.

Rossella Menegazzo

215

tra le mani anchesso ridotto a ombra e solo intuibile dalla forma. In un angolo
superiore della stampa, un piccolo cammeo a colori contiene invece il ritratto realistico dellattore che mostra qui il profilo opposto. Una duplice visione dello stesso
soggetto: quella pi intima ed essenziale ripresa con la silhouette (shinsha sugatae
), quella pubblica e di apparenza realizzata seguendo i canoni tradizionali della ritrattistica ufficiale di attori kabuki nelle silografie ukiyoe (yakushae).
Simile per impostazione anche il volume illustrato da Shibata Zeshin
(1807-1891) e datato lo stesso anno 1867, Silhouette senza ombra (Kuma naki kage
) (fig.5).19 Ogni pagina composta di una immagine principale con il
primo piano di un volto di profilo stampato in colore grigio uniforme, mentre sulla
parte superiore del foglio, in una vignetta a colori si svolgono scene con lo stesso e
altri personaggi accompagnate da un testo calligrafico. Lelemento pi curioso del
volume senza dubbio il titolo, che gioca sui due termini che definiscono il diverso
significato attribuito allombra come rappresentazione formale, kuma , e come
espressione del vero carattere, kage , del soggetto.
Fotografia come fonte di imitazione
Gli anni settanta e ottanta dellOttocento sono espressione del massimo sviluppo
artistico e commerciale della fotografia giapponese che si afferm con nomi sia stranieri
come Adolfo Farsari (1841-1898), sia giapponesi come Kusakabe Kimbei

Sopra, Fig. 5 Shibata Zeshin , Silhouette


senza ombra (Kuma naki kage ), volume
illustrato, 1867, The Metropolitan Museum of Art,
The Howard Mansfield Collection, Purchase, Roger
Fund, 1936, inv.: JIB117
A destra, Fig. 6 Ochiai Yoshiiku ,
Sawamura Tossho no Sasaki Gennosuke(
), dalla serie Specchio copia dal vero
di attori (Haiy shashinky ), silografia
policroma, 1870, The British Museum, Purchased
from Israel Goldman, inv.: 2010,3015,0.2; foto:
AN865665001.
19

Si veda The Metropolitan Museum of Art, The Howard Mansfield Collection, Purchase, Roger
Fund, 1936, inv.: JIB117

216

Fotografia e immaginario dellukiyoe Bakumatsu e Meiji

(1841-1934). Il sorpasso della tecnica silografica, almeno sul piano della ritrattistica,
fu inevitabile. Perci, se da una parte i paesaggi fotografici continuavano a rifarsi ai colori e allimmaginario gi dettato dallukiyoe, come evidente dalla produzione dei due
fotografi sopra menzionati, dallaltra le silografie di ritratto, a questo punto dellevoluzione tecnica, non facevano altro che utilizzare la fotografia come supporto. Non solo
cercavano di imitarla nella ricerca della verosimiglianza con il soggetto, ma nel caso dei
ritratti di attori realizzati con la tecnica silografica veniva spesso utilizzata la fotografia
come modello. Consuetudine in uso anche tra gli artisti dellOttocento in Occidente.
sempre Ochiai Yoshiiku a realizzare una serie di cinque silografie, significative in
questo senso, intitolate Specchio copia dal vero di attori (Haiy shashinky
) (fig. 6).20 Ognuna corrisponde al ritratto di un celebre attore kabuki mentre interpreta il personaggio che lo ha reso pi popolare, ma secondo una modalit fotografica,
come si evince anche dal termine shashinky scelto per il titolo.21 Ritratti di tre
quarti o a figura intera come carte de visite, con pochi colori, tenui e sfumati, che ne aumentano il realismo e la somiglianza alla fotografia color seppia e bianco e nero, effetto
aumentato ulteriormente dalla cornice rossa rettangolare dipinta intorno che ricorda
quella vera utilizzata per trattenere il vetro di protezione della fotografia: un ulteriore
tentativo di mantenere le immagini silografiche concorrenziali rispetto alla fotografia
che, come gi detto, negli anni settanta proponeva anche questo genere di ritratti.
Tuttavia, il fascino esercitato dallimmagine silografica non smise neppure in epoca
successiva. Una serie di ritratti, ancora una volta di attori kabuki, realizzata da Natori
Shunsen (1886-1960) tra il 1925 e il 1929 conferma come la tradizione
ritrattistica silografica di attori nel formato kubie fosse ancora attiva in epoca Shwa
pur risentendo in modo pi evidente del realismo fotografico e segna il passaggio di testimone dalla silografia ukiyoe allinnovativo stile dello shin hanga .22
Diversa limpostazione e lutilizzo dellimmagine fotografica scelta da Toyahara Chikanobu23 nella serie Immagini autentiche da lanterna magica al paragone (Gent shashin
kurabe ) del 1890 (fig.7). Il riferimento in questo caso allimmagine
proiettata con la lanterna magica e i dispositivi ottici in uso allepoca per lintrattenimento, ma allo stesso modo delle silhouettes di Ochiai, in ogni singola silografia Chikanobu propone allosservatore due visioni contemporaneamente: un soggetto prin20

Si veda The British Museum, 2010, inv.: 3015, 0.1 e 0.2 e 0.5; 1906, 1220, 0.1348.
Kinoshita Naoyuki, Shashingaron (Trattato sulla fotografia e la pittura), Iwanami Shoten, Tokyo
1996, pp. 60-65.
22
Si veda The British Museum, inv.: 1966,0613,0.4. La serie fu realizzata da Natori Shunsen, considerato lultimo maestro di ritratto di attori kabuki dellukiyoe, con Watanabe Shzabur
(1885-1962), che invece coni nel 1915 il termine che defin il nuovo movimento dello shin
hanga (letteralmente: nuova stampa) e ne divenne il primo editore. Per approfondimenti sul tema si
veda Kendall Brown, Hollis Goodall-Cristante, Shin-Hanga: New Prints in Modern Japan, Los Angeles
County Museum of Art, 1996.
23
Toyohara Chikanobu (, 1838-1912), che firmava le sue opere come Ysh Chikanobu, fu
uno degli artisti pi prolifici in epoca Meiji. Specializzato soprattutto in silografie di attori e belt dedic
diverse serie allanalisi dei temi legati alla moda e alla modernit.
21

Rossella Menegazzo

217

cipale in primo piano, che rappresenta la situazione reale del contesto quotidiano, e
un secondo soggetto, proiettato in un cerchio che richiama leffetto di un cono di luce
sulla parte superiore della silografia alle spalle del protagonista principale, che invece
rivela una sua proiezione mentale, onirica, pi intima. In tutti i casi limmagine proiettata sul fondo, sia di ritratto sia di paesaggio, definita fin nei minimi particolari,
secondo una impostazione prospettica e con leffetto chiaroscurale derivato dalla pittura occidentale che rincorre di nuovo limmaginario legato alla precisione fotografica.
In tutti gli esempi elencati, lacquisizione della silhouette e di forme di proiezione fotografica quale modalit rappresentativa del soggetto allinterno delle silografie policrome sottolinea quella che la peculiarit del nuovo mezzo fotografico di riprodurre fedelmente limmagine di ci che sta davanti allobbiettivo, cogliendo per soprattutto il mistero legato alla potenzialit di questa tecnica di catturare e fissare sulla dimensione piana ogni elemento appartenente
alla forma del soggetto, e quindi possibilmente anche la sua parte pi intima.
Lattrazione che esercita il ritratto fotografico in effetti proprio legata alla capacit
dellimmagine di rivelare una scansione della persona che rimane sconosciuta al soggetto fino al momento in cui non si pone davanti allo sguardo, segnando da quel momento in avanti la creazione di una nuova immagine di s. Gli artisti dellukiyoe, attivi
nellepoca in cui la tecnica fotografica esord in Giappone e and velocemente sperimentando e allargando sempre pi il suo campo di azione, non poterono esimersi dal
fare i conti con questo nuovo sguardo e tutto ci che implicitamente esso identificava:
la fotografia divenne simbolo dellOccidente, dei suoi costumi, delle novit scientifiche e tecniche, ma anche un modo per esprimere la curiosit e laspirazione del
Giappone alla cultura occidentale considerata come la modernit in senso assoluto. Il
risultato fu un prodotto artistico ibrido che, pur evidenziando una ricerca e una sperimentazione di elementi innovativi al passo coi tempi, rimaneva fortemente ancorato
ai propri canoni estetici sia da un punto di vista tematico sia da un punto di vista
compositivo. Un equilibrio in cui gioc sicuramente un ruolo importante la tipologia
di clientela dellepoca: cittadini giapponesi che cercavano la modernit e la moda occidentale e tutto ci che artisticamente le rappresentava, la fotografia tra le altre cose;
viaggiatori e visitatori occidentali che, al contrario, cercavano lesotismo orientale in
tutte le sue forme, tra cui si annoverava anche la silografia ukiyoe. Un fenomeno che
diventa la rappresentazione stessa del concetto di souvenir, un souvenir nel souvenir
si potrebbe definire, che rivela ancora una volta la peculiarit della cultura giapponese
di saper far convivere attivamente aspetti diversi, per certi versi in apparenza opposti,
ricavandone una modalit espressiva nuova, originale, prima inesistente. Di fatto,
guardando alloggi e quindi ai risultati di questa sintesi, la silografia in Giappone
ancora una tecnica artistica affermata e in continua evoluzione secondo nuove forme
e nuovi gusti definiti come shin hanga. E continuer ad assumere nuove modalit
espressive, diverse da quelle conosciute in passato, ma prendendo da esse a piene mani
e rinnovandosi secondo i canoni estetici e culturali contemporanei.

218

Fotografia e immaginario dellukiyoe Bakumatsu e Meiji

Photography and Photographic Imagination in Bakumatsu Meiji Ukiyo-e


Prints
Subject of this paper is the relation between ukiyo-e prints and the new photographic medium that was spreading throughout Japan from the 1860s. I investigate on
how photography and all aspects related to the new Western technique were soon
absorbed as subjects themselves in colour woodblock prints of the Bakumatsu and
Meiji period. Through the analyzes of some images its in fact possible to see how
also the most fashionable subjects, such as bijin-ga and yakusha-e, show a presence
of elements linked to the photographic means and its new gaze: optical devices,
cameras, but also shadow and silhouette games. A way to renew the traditional
ukiyo-e print images, giving them a more modern and exotic taste. In this sense,
the woodblock image is here considered more as a document than as an artwork,
which evidences the growing popularity of photography and photographic gaze
from the 1860s on.

TOSHIO MIYAKE

Nazionalismi pop nel Giappone contemporaneo:


dal revisionismo storico allantropomorfismo moe delle nazioni

Introduzione: nazionalismi pop, J-culture e media mix1


Sin dal successo editoriale del manga revisionista Sensron (Teorie sulla
guerra, 1998) di Kobayashi Yoshinori (1953), le culture popolari sono diventate oggetto di unattenzione crescente che sconfina con il dibattito acceso nei confronti della
storia, dei giovani e soprattutto dellidentit nazionale. Tuttavia, mentre la discussione
pubblica sul revisionismo storico e sui testi scolastici condizionata da uninterpretazione in gran parte politico-ideologica sia del passato che del presente, alcuni commentatori hanno iniziato a porre lattenzione sul radicale cambiamento in atto fra le nuove
generazioni riguardo al modo stesso di esperire se stessi e la propria nazione come una
comunit politica immaginata;2 un modo post-ideologico o post-moderno sempre
pi estraneo o indifferente alla dialettica del vero/falso o del giusto/sbagliato, che continua invece ad accomunare revisionisti, progressisti e istituzioni statali.
Il presente saggio intende esplorare questa trasformazione in corso verso forme
emergenti di nazionalismi pop che hanno fatto della J-culture, la galassia transmediale di manga, anime, videogiochi, character design, subculture giovanili, ecc.,
unarena emergente per la ri-definizione del nuovo Giappone.3 In altre parole, le
culture popolari si pongono dagli anni Novanta del secolo scorso come ambito
strategico in cui la negoziazione sul passato, presente e futuro della nazione avviene
attraverso lintersezione fluida di nuove egemonie, sia dall alto che dal basso,
disseminate e riannodate lungo i circuiti del nuovo media mix nipponico:
The media mix is a popular and industry term [in Japan] that refers to the
practice of releasing interconnected products for a wide range of media platforms (animation, comics, video games, theatrical films, soundtracks) and
commodity types (cell phone straps, T-shirts, bags, figurines, and so on). It is a
state of what we might call the serial interconnection of media-commodities
1

La prima versione di questo studio stata pubblicata con il titolo Quando la storia diventa sexy: dal
revisionismo storico allantropomorfismo moe delle nazioni, in Marco Del Bene, Noemi Lanna, Toshio
Miyake, Andrea Revelant,Il Giappone moderno e contemporaneo: Stato, media, processi identitari, I libri
di Emil-Odoya University Express, Bologna 2012, pp. 237-55.
2
Benedict Anderson, Comunit immaginate. Origini e fortuna dei nazionalismi, Roma, Manifestolibri
2000 (I ed. 1983).
3
Per limpiego dellidea di pop nationalism per analizzare Sensron di Kobayashi si veda Rumi Sakamoto, Will you go to war? Or will you stop being Japanese? Nationalism and History in Kobayashi
YoshinorisSensoron, Japan Focus, January, 2008 (www.japanfocus.org/-Rumi-SAKAMOTO/2632).

220

Nazionalismi pop nel Giappone contemporaneo

wherein commodities and media types do not stand alone as products, but
interrelate and communicate, generally through the existence of a principal character and narrative world.4

In questo scenario, il ruolo emergente di alcune subculture metropolitane deriva


dalla loro affermazione quali pro-sumers (al contempo produttori e consumatori)
del mercato globalizzato, tanto da essere diventate protagoniste in prima linea di
un pi ampio passaggio di paradigma allinterno di una cultura mediatica sempre
pi convergente:
convergence represents a paradigm shift a move from medium-specific content toward content that flows across multiple media channels, toward the increased interdependence of communications systems, toward multiple ways of
accessing media content, and toward ever more complex relations between topdown corporate media and bottom-up participatory culture.5

I risultati di un fieldwork (2010-11) condotto sulla piattaforma multimediale del


webmanga Axis Powers Hetalia (2006-oggi) e sul suo fandom, in cui nazioni e storia
mondiale sono personificate come ragazzi carini, offriranno loccasione per illustrare
la crescente mobilitazione biopolitica di emozioni, sentimenti e desideri nel configurare il rapporto storia, nazione e giovani.6 Particolare attenzione verr rivolta alle nuove traiettorie egemoni dal basso in grado di stimolare una risposta affettiva di tipo
moe : un neologismo ambiguo e di difficile definizione, ma che allinsegna della
parodia scanzonata, del piacere polimorfo e della sessualit cross-gender diventato
nellultimo decennio un paradigma dominante di subculture giovanili otaku
(appassionati di manga, anime, videogiochi, ecc.) e fujoshi (lett. ragazze,
donne marce; appassionate di storie omosessuali maschili).
Nazionalismo pop dallalto: il Cool Japan
Il nazionalismo pop dallalto si identifica sostanzialmente con lo slogan del Cool
Japan: uno slogan governativo che si ispira al saggio Japans Gross National Cool
pubblicato su Foreign Policy nel 2002.7 Un saggio molto influente, in cui il giorna4

Marc A. Steinberg, The Emergence of the Anime Media Mix: Character Communication and Serial
Conusmption, Tesi PhD, Brown University, Rhode Island 2009, p. 4.
5
Henry Jenkins, Convergence Culture: Where Old and New Media Collide, New York University Press,
New York 2006, p. 243.
6
Per la versione completa del fieldwork su Hetalia e sul suo fandom transnazionale si veda Toshio
Miyake, Doing Occidentalism in Contemporary Japan: Nation Anthropomorphism and Sexualized
Parody inAxis Power Hetalia, in Kazumi Nagaike, Katsuhiko Suganuma (a cura di),Transnational Boys
Love Fan Studies,edizione speciale diTransformative Works and Cultures, no. 12, March 2013 (http://
journal.transformativeworks.org/index.php/twc/article/view/436/392).
7
Douglas McGray, Japans Gross National Cool, Foreign Policy, 130, maggio 2002, pp. 44-54.

Toshio Miyake

221

lista statunitense Douglas McGray suggerisce come il decennio post-bubble di recessione economica degli anni Novanta non stato poi cos negativo per il Giappone,
perch avrebbe visto invece lascesa del paese come super-potenza culturale, grazie
alle sue culture popolari e subculture giovanili in grado di dominare limmaginario
globalizzato dei giovani di tutto il mondo (da qui il termine Cool Japan). Ma cosa
ancora pi importante, questo emergente successo internazionale offrirebbe enormi
possibilit ancora tutte da esplorare e da implementare in termini sia economici, sia
geopolitici di soft power: una nozione questultima desunta dal politologo Joseph Nye
che, in contrasto con gli aspetti coercitivi dello hard power (potere politico, militare,
economico), indica limportanza strategica e crescente degli stati di saper influenzare
e controllare gli altri stati con la persuasione e il consenso, grazie allideologia, alle
proprie idee e soprattutto attraverso la propria cultura.8
Il Cool Japan, sia come programma economico-industriale per aumentare le
vendite sul mercato internazionale, sia come programma politico-diplomatico per
migliorare limmagine del Giappone nel mondo, viene adottato entusiasticamente
da politici e burocrati come panacea per uscire dalla recessione, diventando in breve
un riferimento guida per la strategia nazionale del nuovo millennio.
Nei report annuali del Programma per la Promozione della Propriet Intellettuale (Chiteki zaisan suishin keikaku ) avviato nel 2003 sotto
il governo Koizumi, ma soprattutto nei report successivi del potente Ministero
dellEconomia, del Commercio e dellIndustria (METI) viene analizzato e sostenuto il passaggio verso una nuova politica industriale basata sulla produzione di beni
culturali e intellettuali, e non pi sulla produzione manifatturiera (automobili ed
elettronica di consumo). Inoltre, aspetto importante, si stabilisce la necessit di investire di nipponicit questi beni culturali e intellettuali, di imporre una strategia
del branding nazionale, in cui la J-culture in veste di simbologia nazionale dovrebbe
creare del valore aggiunto. Nel giugno 2010, questa strategia industrial-culturale
viene ulteriormente implementata, con listituzione allinterno del METI di un
Ufficio apposito per la promozione del Cool Japan, per coordinare tutti gli altri
ministeri, lindustria culturale e i creativi emergenti del nuovo Giappone. 9
Con lavvento del Cool Japan, manga e anime assieme ai prodotti delle subculture
giovanili assurgono a nuovo volto ufficiale del Giappone, con la mobilitazione congiunta di tutte le agenzie nazionali: dallOrganizzazione Giapponese Nazionale del
Turismo (JNTO), che offre nel suo sito dei Pellegrinaggi verso luoghi sacri per lambientazione nei manga, anime, videogiochi e dorama televisivi,10 fino allOrganizzazione Giapponese del Commercio Estero (JETRO) che promuove attivamente manga
8

Per una versione rielaborata della nozione di soft power si veda Joseph Nye, Soft Power: The Means to
Success in World Politics, Public Affairs, New York 2004.
9
METI (a cura di), Bunka sangy rikkoku ni mukete (Verso la Fondazione di una Nazione dellIndustria Culturale), 2010. I report annuali della strategia Cool Japan sono consultabili nei siti del Gabinetto
del Primo Ministro (www.kantei.go.jp/jp/singi/titeki/index.html) e in quello del METI (www.meti.
go.jp/policy/mono_info_service/mono/creative/index.htm).
10
www.jnto.go.jp/eng/indepth/cultural/pilgrimage/.

222

Nazionalismi pop nel Giappone contemporaneo

e anime nei suoi siti esteri.11 Dalla NHK, che dal 2006 ha trasmesso pi di cento
puntate del programma Cool Japan. Hakkutsu kakk ii Nippon, per arrivare ai casi forse
pi eclatanti del Ministero degli Affari Esteri. Nel 2008 il gatto atomico Doraemon
viene nominato Ambasciatore anime del Giappone e lanno dopo nel 2009 sono tre
ragazze ad essere promosse ad Ambasciatrici del kawaii, da esporre sistematicamente
nelle sedi diplomatiche e culturali giapponesi di tutto il mondo [figura 1].

Fig.1 A sinistra, Doraemon designato Ambasciatore dellanime (Minstero degli Affari


Esteri, 2008). A destra, le tre Ambasciatrici del kawaii (Ministero degli Affari Esteri, 2009).

A prescindere dallefficacia concreta di questo nation branding in termini di


maggiore competitivit internazionale dellindustria culturale o di soft power dello
stato giapponese, non c dubbio che sotto lo slogan Cool Japan si stia saldando
unalleanza strategica fra forze neo-conservatrici e forze neo-liberali. In altre parole,
dal mondo politico e burocratico a quello industriale e massmediatico, si sta assistendo nellultimo decennio intorno alla J-culture ad una crescente retorica della
mobilitazione nazionale per contribuire a migliorare limmagine del Giappone sulla
scena internazionale, per aiutare uneconomia in difficolt, e per ritrovare orgoglio
nella propria cultura.12
Nazionalismi pop dal basso: J-culture e giovani
Il nazionalismo pop dal basso riguarda invece pi da vicino i giovani e il loro
rapporto con la nazione; ovvero, investe la questione di come venga ri-prodotta
la comunit immaginata da parte delle nuove generazioni che sono cresciute,
sono state acculturate e socializzate proprio nellambito della galassia transmediale
J-culture. Se il Cool Japan in gran parte una risposta istituzionale allinstabilit
post-ideologica e al traumatico arresto del PIL, scaturiti dalla fine della Guerra
11

Jetro-Economic Research Department (a cura di), Cool Japans Economy Warms Up, 2005 (www.
jetro.go.jp/en/reports/market/pdf/2005_27_r.pdf ). Per un esempio di promozione estera si veda www.
jetro.org/anime_manga (08/01/2011).
12
Per unanalisi critica del Cool Japan si veda Kichi Iwabuchi, Leaving Aside Cool JapanThings
weve got to discuss about media and cultural globalization, Critique Internationale, 38, pp. 37-53;
Michal Daliot-Bul, Japan Brand Strategy: The Taming of Cool Japan and the Challenges of Cultural
Planning in a Postmodern Age, Social Science Japan Journal, XII, 2, 2009, pp. 24766.

Toshio Miyake

223

Fredda, dal crollo del regime monopartitico del Partito Liberal-democratico e dalla
recessione economica post-bubble, il nazionalismo pop dal basso investe piuttosto dei cambiamenti pi interni, altrettanto radicali in ambito socio-culturale.
Da una parte, crisi del modello kigyshakai (societ aziendale) associato al miracolo economico postbellico; declino quindi del Giappone corporativo
e industriale, basato sul lavoro, sullo studio, sulla famiglia nucleare etero-sessuale,
simboleggiati dalle icone del sararman (colletto bianco) e della
sengyshufu (casalinga a tempo pieno); tutti accomunati dal mito nazionale ichioku schry (100 milioni dei ceti medi) di appartenere ad
unomogenea classe media. Daltra parte, affermazione di una societ dellinformazione high-tech, dei consumi avanzati, dellintrattenimento ludico, in cui limpoverimento dei ceti medi e la precarizzazione del mercato del lavoro ha imposto di
recente lidea di kakusa shakai , di una societ ineguale.13
In questo scenario sono i giovani che non sembrano essere pi disposti a contribuire attivamente alla riproduzione sociale nei termini collaudati di studio, lavoro e
famiglia, ad assurgere a centro infuocato di preoccupazioni e discussioni allarmate:
ragazzi che non vanno a scuola e rimangono reclusi in casa (hikikomori
); ragazzi che commettono suicidi collettivi via internet (nettojisatu
); giovani che continuano anche da adulti a vivere con i genitori (parasite single
); donne carnivore che si mascolinizzano, lavorano, non
vogliono pi sposarsi e fare figli (nikushokukei joshi ); uomini erbivori che invece si femminilizzano, non vogliono pi lavorare e non trovano pi un
partner da sposare (sshokukei danshi ); giovani che aspirano allautoaffermazione personale, piuttosto che alla carriera (freeter ); giovani che
vorrebbero invece un lavoro sicuro, ma rimangono precari a vita per mancanza di
istruzione, impiego, training professionale (NEET ), ecc.
I mass media giapponesi, e per riflesso anche quelli internazionali, hanno confezionato una lista infinita di nuove icone, una vera e propria costruzione sociale del
giovane giapponese inquietante e spettacolarizzato. Questa retorica, piuttosto che
documentare dei cambiamenti empirici in senso asociale delle nuove generazioni,
costituisce un tipico esempio di panico sociale; rivela cio molto di pi delle inquietudini crescenti della societ adulta, ulteriormente alimentate dallutilizzo di
categorie interpretative obsolete per capire i cambiamenti in corso.14
in questo contesto che va inserita anche la questione pi specifica del nesso
identit nazionale, giovani e rapporto con la storia. Da parte istituzionale, si sono
intensificati nellultimo decennio gli sforzi neo-conservatori per dare una svolta pi
nazionalistica al paese: tentativi di revisione dellArticolo 9, partecipazione delle
13
Per una panoramica degli ultimi due decenni si veda Tomiko Yoda, Harry D. Harootunian (a cura
di), Japan after Japan: Social and Cultural Life from the Recessionary 1990s to the Present, Duke University
Press Books, Durham-London 2006.
14
Per la costruzione sociale dei giovani nel Giappone contemporaneo si veda Roger Goodman, Yuki
Imoto, Tuukka Toivonen (a cura di), A Sociology of Japanese Youth, Routledge, New York 2012.

224

Nazionalismi pop nel Giappone contemporaneo

cosiddette Forze di Auto-Difesa ad operazioni internazionali militari e umanitarie, visite controverse di ministri allo Yasukuni jinja, e soprattutto nuove politiche
educative di tipo morale e patriotico rivolte alle scuole dellobbligo. Per esempio, il
riconoscimento formale nel 1999 del Kimigayo e dello Hi no Maru, rispettivamente come inno e bandiera nazionale, da celebrare nelle scuole, o i testi scolastici
Kokoro no noto (Quaderni del cuore) di guida etico-morale imposti dal Ministero
dellEducazione, Cultura, Sport, Scienza e Tecnologia (MEXT) nel 2002. A questo
si sono affiancate una serie di iniziative meno istituzionali in senso pi apertamente
revisionista o negazionista della storia moderna del paese, soprattutto in merito
alle atrocit commesse durante linvasione e loccupazione dei vicini paesi asiatici
durante la Guerra del Pacifico. Toni esplicitamente xenofobi contro immigranti e
nazioni asiatiche sono diventati pervasivi nei forum internet come 2channel o nei
siti dellestrema destra (netto uyoku ), tra cui Sakura Channel, creato
dai nuovi gruppi neo-conservatori intenti a promuovere una visione revisionista del
recente passato. Tra questi spicca la Societ per la Riforma dei Testi Scolastici Storici
(Atarashii rekishi kykasho o tsukuru kai) in grado di fare approvare dal MEXT il
loro manuale revisionista di storia nel 2002.15
Grande allarmismo ha suscitato nellopinione pubblica nazionale e internazionale
il successo di manga revisionisti o negazionisti. Sensron (Teorie sulla guerra, 1998)
il primo di una lunga serie di manga molto corposi di Kobayashi Yoshinori (1953)
intento a correggere la visione distorta e masochista della storia moderna giapponese, imposta a suo vedere dai progressisti e considerata come principale ostacolo
allo sviluppo di una visione patriottica del Giappone e di un sano nazionalismo.
Questo significa tra laltro, con ricorso ad una copiosa documentazione storiografica
selezionata, negare il massacro di Nanchino e lo sfruttamento sessuale delle cosiddette comfort women, e invece glorificare leroismo dei kamikaze, o riabilitare militari
condannati come criminali di guerra dal Tribunale di Tokyo, quali il generale Tj.
Mentre Manga Kenkanry (Manga contro lOnda Coreana, 4 voll.,
2005-09) di Yamano Sharin (1971) fa capire gi dal titolo gli intenti esplicitamente
anti-coreani. In modo analogo a Sensron spiega attraverso il narratore-autore la sua
verit revisionista o negazionista dei rapporti storici fra Giappone e Corea.
Entrambi i manga hanno avuto un discreto successo di vendite, il primo volume della trilogia di Sensron circa 600.000 copie e quello di Manga Kenkanry circa
450.000 copie [figura 2]. Entrambi gli autori sono strettamente legati alla Societ
per la Revisione dei Testi Scolastici Storici, di cui Kobayashi stato uno dei membri
fondatori nel 1996, mentre in Manga Kenkanry vengono riportati per intero molti
interventi dei suoi numerosi membri accademici. In altre parole, entrambi usano in
modo strumentale il medium del manga per rendere popolare un discorso apertamente ideologico e politico; un messaggio esplicito e ben riconoscibile, ma che per
15

Carolin Rose, The Battle for Hearts and Minds. Patriotic Education in Japan in the 1990s and
Beyond, in Naoko Shimazu (a cura di), Nationalisms Japan, RoutledgeCurzon, New York 2006, pp132-54.

Toshio Miyake

225

quanto si affidi alle potenzialit espressive, simboliche ed emotive del manga, non
riesce ad esonerarsi dalle retoriche vecchie e seriose del nazionalismo moderno.16

Fg. 2 A sinistra, Sensron 1 (1998) di Kobayashi Yoshinori.


A destra, Manga kenkanry (2004) di Yamano Sharin.

Nazionalismo giovanile
In questa battaglia per contendersi le menti e i cuori delle nuove generazioni, i
giovani sono veramente diventati pi nazionalistici?
Se si vanno a consultare i rilevamenti statistici, emerge un quadro diametralmente opposto. Secondo i sondaggi nazionali della Dents, la pi grande agenzia
giapponese di pubblicit e di analisi di mercato, riguardo allorgoglio di essere
giapponesi, si evince che dal 1990 al 2005 non c stata una crescita in questo senso; anzi, si registra una diminuzione di essere molto orgogliosi dal 61,7 al 57,4%.
Nello specifico, nei rilevamenti del 2005 differenziati per et e genere, lorgoglio
nazionale inversamente proporzionale allet: sotto i 29 anni, 52,2% degli uomini
e 51,9% delle donne, mentre sopra i 70 anni, 78,6 % degli uomini e 76,6% delle
donne. Pi si giovani e meno si orgogliosi di essere giapponesi [figura 3].

Fig. 3 Sondaggi nazionali sullorgoglio di essere giapponese (1990-2005, a sinistra) e suddivisione per
et e genere (2005, a destra).
16

Sullefficacia reale di questo tentativo per conquistare le menti e i cuori dei giovani ci sono dei seri
dubbi, visto che il successo editoriale di questi manga, e anche dei testi scolastici revisionisti, in gran
parte riconducibile a acquirenti progressisti, preoccupati dei contenuti cos controversi, piuttosto che a
sostenitori delle tesi sostenute.

226

Nazionalismi pop nel Giappone contemporaneo

A completare il quadro statistico utile fare riferimento a sondaggi comparativi


internazionali riguardo alla disponibilit di prendere le armi per difendere la propria nazione in caso di guerra. Dal 2000 al 2005, in Giappone si ha addirittura
una lieve diminuzione di questa disponibilit, dal 15,5% al 15,1%. Questi numeri
acquistano ancora pi senso in ottica comparativa, confrontandoli nel 2005 con il
36,5% dellItalia o con il 75,7% della Cina che hanno risposto di essere disposti a
combattere per la propria nazione in caso di guerra.17
Occorre quindi sottolineare che la grande visibilit mediatica di certe iniziative
istituzionali o di manga, film e siti di tipo nazionalistico o xenofobo non coincide
necessariamente con un aumento del nazionalismo fra la popolazione, tantomeno
fra i giovani; o almeno non di un nazionalismo ideologico riconoscibile secondo
parametri moderni. Anzi, ad una lettura pi attenta si evince che tali iniziative
sono piuttosto una reazione difensiva, e proprio per questo spesso fuori dalle righe, di fronte alle nuove generazioni sempre pi diffidenti nel volersi identificare
con uno stato-nazione che sembra offrire molto di meno rispetto alla generazione
dei loro genitori o nonni. Non a caso il tipo di nazionalismo che caratterizza gli
autori dei manuali scolastici o dei manga di tipo revisionista stato definito un
nazionalismo terapeutico (iyashi no nashonarizumu )
o nazionalismo ansioso (fuangata nashonarizumu ),
per indicare gli sforzi compensatori e difensivi rispetto alla crescente insicurezza
indotta dai cambiamenti macroeconomici globalizzati, dalla flessibilit del mercato del lavoro, e dal passaggio verso una societ sempre pi fluida, tecnologica
e consumistica.18
La pischiatra Kayama Rika, che ha avviato il dibattito accademico nellultimo
decennio sul nazionalismo giovanile, lo ha definito un nazionalismo piccino
(puchi nashonarizumu ) o nazionalismo naif (mujakina
nashonarizumu ), in modo da distinguerlo da forme
pi ideologiche o politiche del passato. Lentusiasmo giovanile negli ultimi anni
intorno alla nazionale di calcio, la partecipazione appassionata nel cantare il Kimi
ga yo, il boom della lingua giapponese, o ancora la proliferazione di subculture
interessate alla storia nazionale, esprimono evidentemente un trasporto spontaneo

17

I sondaggi sono reperibili online: www2.ttcn.ne.jp/~honkawa/9466.html; www2.ttcn.


ne.jp/~honkawa/5223.html (09/01/2011). Sono estratti da: Dents Sken-Nihon Research Center (a
cura di), Sekai sanjsankoku kachikan dtabukku 23 (Libro dati sui
valori di 23 paesi nel mondo), Dykan, Tokyo 1995; Dents Sken-Nihon Research Center (a cura
di), Sekai rokujkakoku kachikan dtabukku 60(Libro dati sui valori
di 60 nazioni nel mondo), Dykan, Tokyo 2000; Dents Sken-Nihon Research Center (a cura di),
Sekai shuy koku kachikan dtabukku Libro dati sui valori delle
principali nazioni nel mondo), Dykan, Tokyo 2005.
18
Oguma Eiji, Ueno Yko, Iyashi no nashonarizumu (Il nazionalismo
terapeutico), Keiogijuku Daigakushuppankai, Tokyo 2003; Takahara Motoaki, Fuangata nashonarizumu no jidai (Lepoca del nazionalismo ansioso), Ysensha, Tokyo
2006.

Toshio Miyake

227

verso qualcosa che evoca la nazione, ma in termini del tutto de-storicizzati e depoliticizzati.19
Altri, come il sociologo Takahara Motoaki integrano questa interpretazione facendo riferimento anche ad un nazionalismo hobbificato (shumika shita nashonarizumu ), prodotto da una societ in cui sempre pi
giovani preferiscono definire se stessi attraverso i nuovi media, i consumi e soprattutto i loro hobby, piuttosto che attraverso i canali di socializzazione tradizionali
dello studio, del lavoro e della famiglia.20
Infine, il critico della cultura Kitada Akihiro lo ha definito un nazionalismo
tutto da ridere (warau nashonarizumu ); un nazionalismo
alimentato da un romanticismo cinico (shinikaruna romanshugi
), che nasce dallarticolazione reciproca di due tensioni apparentemente
opposte: da una parte, formalismo cinico, indifferenza e distacco ironico rispetto ai
grandi valori e alle metanarrazioni di tipo moderni, che sfocia in una cura estrema
o ossessione agli aspetti formali ed esteriori, privi di profondit, sostanza e coscienza storica. Daltra parte, una rinata tensione emotiva di intimit, quasi romantica,
una ricerca viscerale di relazione e di condivisione con gli altri. Dalla complicit
di entrambi scaturirebbe limmagine della nazione, s formale o esteriore, ma un
simulacro investito di altissima carica emotiva, affettiva e fisica in grado di stimolare
nuove relazioni personali e reti sociali.21
Nuove sensibilit dal basso: il moe
In questo contesto di inculturazione e di socializzazione sempre pi mediatizzati,
hobbificati e ironici, grande attenzione stata rivolta ad una sensibilit emergente e
condivisa da molte subculture giovanili dellultimo decennio. Il moe un neologismo
di difficile traduzione il termine in s rimanda ad una forte passione legata allidea di
far germogliare, accudire e nasce negli anni Novanta in ambito delle subculture maschili otaku (appassionati di videogiochi, manga, anime, modellini, ecc.), intorno al
quartiere dellelettronica Akihabara a Tokyo. Indica un trasporto spontaneo o passione
bruciante per particolari personaggi fittizi, giovani, puri, sexy della galassia J-culture.
Personaggi molto kawaii (carini, adorabili, innocenti), ma connotati sessualmente. Alcuni aspetti della loro iconografia ricorrente sono: occhi giganteschi senza pupilla, contorni arrotondati e teste sproporzionate, pelle diafana, orecchie di gatto,
vestiti da domestica, voce zuccherina, personalit innocente, ecc. [figura 4].

19
Kayama Rika, Puchi nashonarizumu shkgun (La sindrome del
nazionalismo piccino), Ch Kron Shinsho, Tokyo 2002.
20
Takahara Motoaki, Fuangata..., cit.
21
Kitada Akihiro, Warau Nihon no nashonarizumu (Il nazionalismo giapponese tutto da ridere), NHK Shuppan, Tokyo 2005.

228

Nazionalismi pop nel Giappone contemporaneo

Fig. 4 Iconografia moe.

Questi singoli elementi possono essere scissi, ricomposti e moltiplicati nella galassia transmediale di manga, anime, videogiochi, gadget, ecc., per configurare dei
personaggi kyara , esonerati da una narrativa complessa e da una personalit
caratterizzante; aspetti invece indispensabili per i personaggi kyarakut
del mainstream tradizionale e commerciale, i quali finiscono spesso per fungere da
ipotesti; ovvero sono ridotti ad un repertorio originario da cui saccheggiare per parodie
e ricombinazioni inedite.22 Si tratta di un bricolage che attinge ad un database composto da un numero eterogeneo e dinamico di elementi codificati, che, sul modello
della navigazione online, non richiede nella sua produzione-consumo una grand narrative, un paradigma e una prospettiva unificati di tipo moderno, che orienti in modo
monologico le scelte, letture e interpretazioni. Azuma Hiroki, il teorico pi noto del
moe e degli otaku, con qualche esagerazione forse, ha indicato questo consumo database come cifra esistenziale ed epistemologica del postmoderno giapponese.23
Questa logica combinatoria di tipo rizomatico che ricorda il formalismo cinico indicato da Kitada, si alimenta anche in questo caso di una carica affettiva
romantica, tanto intensa quanto ambigua. Il moe nella sua originaria accezione
maschile otaku pu essere considerato una combinazione del filone rorikon
(complesso lolita) e bishjo (ragazze belle), ma reso pi complesso dal
connubio ambivalente fra innocenza infantilizzata e desiderio adulto. Una stimolazione polimorfa di sentimenti idealizzati e protettivi verso personaggi carini, infantilizzati e indifesi, da una parte, coniugati con sentimenti perversi verso ragazzine
erotizzate, dallaltra.24
Si tratta di una sensibilit sempre pi diffusa che stata appropriata anche in
ambito femminile, soprattutto da parte di unaltra subcultura emergente, nota

22

Per il passaggio di paradigma in ambito manga, da personaggi moderni di tipo kyarakut a quelli
postmoderni di tipo kyara si veda It G, Tezuka izu deddo: hirakareta manga hygenron e (Tezuka
morto: verso una teoria estesa dellespressione manga), NTT Shuppan, Tokyo 2005.
23
Azuma Hiroki, Otaku: Japans Database Animals, trad. di Jonathan E. Abel e Shion Kono, University
of Minnesota Press, Minneapolis 2009 (I ed. 2001).
24
Patrick W. Galbraith, Moe: Exploring Virtual Potential in Post-Millennial Japan, Electronic Journal
of Contemporary Japanese Studies, October 2009 (www.japanesestudies.org.uk/articles/2009/Galbraith.
html).

Toshio Miyake

229

come fujoshi (Lett. donne avariate, depravate):25 un termine auto-ironico in uso


fra teenager e giovani donne che sono lettrici e autrici del genere manga-anime del
Boys Love (storie di intimit e amore omosessuale maschile), e in particolar modo
di una sua variante, lo yaoi ; un acronimo per yama nashi, ochi nashi, imi
nashi (senza climax, senza conclusione, senza significato) che comprende adattamenti e parodie di opere originali mainstream, spesso prive di trama e rese sessualmente molto esplicite, tanto da sconfinare nella pornografia. Questi adattamenti
sono prodotti e consumati dai milioni di pro-sumers, in prevalenza femminili, che
compongono il mondo sterminato del djinshi , il circuito dei manga, romanzi e videogiochi amatoriali.
Il moe in ambito fujoshi, come nel caso degli otaku, si alimenta di una analoga
stimolazione polimorfa di sentimenti idealizzati e protettivi per personaggi carini
e indifesi, e di sentimenti perversi per ragazzini erotizzati. In questo caso si tratta
di un connubio fra il filone dal sapore pedofilo shotakon (complesso
Shtar) e quello bishnen (ragazzi belli), con la differenza per importante
rispetto al moe degli otaku improntata su una sessualit etero-sessuale, di fare riferimento ad un immaginario omosessuale maschile. 26
Grazie alla sua elaborazione digitale in discussioni online, fanfiction, amatoriali, il moe ha subito nellultimo decennio unulteriore evoluzione, tanto da venire
utilizzato per personificare qualsiasi tipo di oggetto inanimato o concetto astratto:
sistemi operativi, software vocali, macchine da guerra, linee metropolitane, cibi,
concetti filosofici, la Costituzione, ecc. Qualsiasi cosa esistente o immaginabile
stata antropomorifizzata in veste di shjo e shnen , ragazze e ragazzi al
contempo carini ed erotizzati. A questa moeficazione del mondo intero non si sono
sottratte la storia e gli stati-nazione, inaugurando un fenomeno noto come antropomorfismo moe delle nazioni (moe kuni gijinka )27 [figura 5].

25

La subcultura fujoshi diventata nellultimo decennio la nuova frontiera della critica (post)femminista. Si veda Yuriika stokush: fujoshi manga taikei (EurekaNumero Speciale: Il mondo manga fujoshi), Seidosha, giugno 2007.
26
Patrick W. Galbraith, Fujoshi: Fantasy Play and Transgressive Intimacy among Rotten Girls in
Contemporary Japan, Signs, 37 (1), 2011, pp. 21132.
27
Jason Thompson, Militant Cute and Sexy Politics in Japanese Moe Comics [NSFW], i09 invisible manga, November 13, 2009 (http://io9.com/5403562/militant-cute-and-sexy-politics-in-japanesemoe-comics-[nsfw]).

230

Nazionalismi pop nel Giappone contemporaneo

Fig. 5 Antropomorfismo moe delle nazioni e della storia.

Axis Powers Hetalia: nazioni sexy, nazioni che si amano


La piattaforma multimediale Axis Powers Hetalia (Axis Powers , 2006oggi) costituisce il riferimento di gran lunga pi rappresentativo della personificazione moe delle nazioni e della storia; sia per il suo successo nazionale e globale, sia
per essere il prodotto di unintersezione strategica fra subculture maschili otaku e
femminili fujoshi.28
Hetalia nasce come webmanga, un fumetto online amatoriale di tipo umoristico-demenziale, iniziato nel 2006 da Himaruya Hidekaz (1985) nel suo sito Kitayume.29 Viene poi pubblicato in versione cartacea in cinque volumi da Gentsha
Comics (2008-2012) con una tiratura complessiva di oltre due milioni copie, e
trasposto infine in animazione tv online e cinematografica da Studio Deen [figura
6]. Come per ogni opera manga o anime di un certo richiamo, Hetalia ha dato
origine ad un suo specifico media mix, ovvero stato moltiplicato e disseminato
attraverso una costellazione sconfinata di media e merchandising: CD delle sigle
anime sui singoli personaggi (character songs), CD degli adattamenti audio (drama
cd), videogiochi, cabine ludico-fotografiche purikura, distributori automatici con
bibite Hetalia, modellini, e naturalmente centinaia di gadget da cancelleria.30
Il termine Hetalia del titolo una combinazione del neologismo gergale hetare
(inetto, patetico, fifone) e Itaria (Italia), quindi grossomodo

28
Per uno studio pi completo su Hetalia e sul suo fandom si veda Toshio Miyake, Doing Occidentalism in Contemporary Japan, cit.
29
www.geocities.jp/himaruya/hetaria/index.htm (08/01/2011).
30
Per quanto riguarda le sigle dei singoli personaggi tratte dalladattamento anime online, eccetto il
primo CD Italia, i successivi 7 CD rilasciati ogni mese dal 2009-10 sono entrati tutti nella top ten delle
classifiche nazionali Oricon Weekly Rankings (www.oricon.co.jp/).

Toshio Miyake

231

Fig. 6 Le quattro versioni cartacee manga di Axis Power Hetalia (Himaruya Hidekaz, Gentsha
Comics, 2008-11).

Italia sfigata.31 Il webmanga originale contiene una lunga serie di brevissime vignette in cui si descrivono le relazioni internazionali fra i tre paesi delle Potenze
dellAsse (Italia, Germania, Giappone) e i Paesi Alleati (Stati Uniti, Gran Bretagna,
Francia, Russia, Cina). Tutti personificati come shnen, ragazzi carini e incompetenti sullo sfondo della Prima e Seconda Guerra Mondiale, includendo anche episodi di storia antica, fino ad arrivare a eventi geopolitici contemporanei.
Nel corso degli anni, le nazioni personificate sono diventate pi di quaranta, secondo una prospettiva storica euro-centrica, vista la prevalenza di paesi euro-americani a discapito di quelli asiatici, arabi, africani, o latino-americani; e secondo una cornice collaudata degli stereotipi nazionali. Per fare solo alcuni esempi, Italia un fifone
piagnucoloso in perenne fuga dal fronte bellico, ma quando non piange allegro,
scanzonato, socievole, e ama cantare, mangiare pasta, e bere vino. Giappone invece
molto serio, educato, maldestro nellesprimere i suoi sentimenti; ama il cambiamento
delle stagioni, i gadget tecnologici e i viaggi in Europa. America un giovanotto forte,
pieno di energie esuberanti, sempre ottimista, a cui piace fare leroe e il capo di tutti,
amante di hamburger, ma anche superstizioso e timoroso degli alieni.32
Di particolare interesse in ottica moe la configurazione polimorfa dei personaggi principali. LItalia personificata di solito come ragazzo di tipo shnen, ma
affiancata anche da una versione pi adulta e virile (nonno Impero Romano) e da
una versione Chibi Italia (Italia premoderna): una mini Italia femminilizzata e insidiata dalle attenzioni fisiche del pi aggressivo e mascolino Chibi Austria (Austria
pre-moderna) [figura 7].
Il Made in Italy ha ispirato un boom consumistico allinizio degli anni Novanta, che ha promosso
lItalia a nazione straniera pi amata in Giappone fra tutta la popolazione giovanile e femminile. Questa
popolarit senza eguali al mondo tuttavia condizionata ancora da una geografia immaginaria ambivalente che configura il Bel Paese da pi di un secolo come Occidente orientalizzato: superiorizzabile
come culla della civilt occidentale (antica Roma, Rinascimento), e al contempo inferiorizzabile come
pre-moderno rispetto a standard giapponesi o statunitensi (instabilit politica, inefficienza, emotivit,
ecc.). Cfr. Toshio Miyake, ItalianTransnational Spaces in Japan: Doing Racialised, Gendered and
Sexualised Occidentalism, in Maurizio Marinelli-Francesco Ricatti (a cura di), Emotional Geographiesof the Uncanny: Reinterpreting Italian Transnational Spaces, edizione speciale diCultural Studies
Review, Vol. 19 (1), 2013 (in corso di pubblicazione).
32
Per una descrizione dettagliata di tutti i personaggi, suddivisi secondo le diverse piattaforme mediatiche e i diversi adattamenti amatoriali si veda http://hetalia.wikia.com/wiki/List_of_Axis_Powers_Hetalia_characters (01/02/2012).
31

232

Nazionalismi pop nel Giappone contemporaneo

Fig. 7 Polimorfismo originale dellItalia.

Hetalia rappresenta lintersezione pi riuscita fra il mondo maschile degli otaku


e il mondo femminile delle fujoshi, fatto inusuale in Giappone data la spiccata
segmentazione per genere maschile/femminile dellindustria culturale e delle culture giovanili. Lautore Himaruya nella creazione dellopera si infatti ispirato alle
discussioni otaku on-line su 2channel riguardo a armi, eserciti e nazioni, dalle
quali emergeva che quello italiano era il pi debole in assoluto, e appunto il pi sfigato. Tuttavia, la personificazione delle nazioni avviene in veste non di ragazzine
erotizzate, ma di ragazzi carini. Infatti il suo successo stato decretato dal fandom
femminile online, e in seguito soprattutto dallappropriazione, imitazione e adattamento in ambito del djinshi: il mare magnum del manga amatoriale giapponese,
che costituisce la linfa sotterranea e vitale di tutta lindustria culturale dei prodotti
professionistici e mainstream.
Nel mondo djinshi al femminile, Hetalia si imposto fra il 2009 e il 2011
come opera pi adattata e parodiata, con quasi 10.000 titoli diversi, esposti nei
circuiti amatoriali delle grandi fiere interamente dedicate (Hetalia Only Events),
nelle librerie specializzate di Akihabara e di Otome Road a Ikebukuro (il centro
delle subculture fujoshi) e nelle infinite bacheche su internet.33 La rete stata anche
veicolo della sua straordinaria popolarit globalizzata, grazie al lavoro amatoriale di scanlation (scansione e traduzione del manga) e fansubbing (sottotitolazione
dellanime) di appassionati non giapponesi, avvenute prima ancora delle traduzioni
ufficiali. Infine, le traduzioni ufficiali in inglese a fine 2010, hanno imposto i primi
due volumi di Hetalia come manga pi venduti nel mercato nordamericano.
Questo successo pu sembrare sorprendente se si considera che Hetalia sin
dalle origini unopera amatoriale, priva di complessit narrativa e sofisticazione
estetico-grafica. Buona parte del suo appeal affidato ad un connubio di humour
33

YahooAuctionsJapan on line, elenca 8.443 titoli djinshi giapponesi e 2.565 oggetti cosplay riferiti a
Hetalia. Si veda http://auctions.search.yahoo.co.jp/search?p=%A5%D8%A5%BF%A5%EA%A5%A2
&auccat=0&tab_ex=commerce&ei=euc-jp (12/11/2011). Al Komiketto 78 (estate 2010), la pi grande fiera al mondo di manga e anime, erano stati registrati 1.586 circoli Hetalia intenti a vendere i propri
prodotti Hetalia (manga, romanzi, poesie, illustrazioni, gadget) o a mettere in scena la propria versione
cosplay. Si veda http://news020.blog13.fc2.com/blog-entry-788.html (12/11/2011).

Toshio Miyake

233

demenziale e personificazione maschile delle nazioni, i cui rapporti sono mediati da


primordiali impulsi di attrazione e repulsione, con effetti indubbiamente esilaranti,
e messi in scena attraverso brevi episodi ispirati ad eventi della storia mondiale.
Infatti, le lettrici giapponesi del manga originale elencano in ordine di preferenza i
seguenti termini chiave: 1. Amore; 2. Nazioni; 3. Piacere; 4. Moe; 5. Riso.34 Mentre
in ambito djinshi, sono due i principali motivi della sua attrazione che trovano
daccordo autrici, lettrici e organizzatori delle grandi fiere nazionali:35
1. Hetalia e i suoi personaggi shnen hanno esteso ad un pubblico femminile
lantropomorfismo moe della nazioni, finora confinato ad un pubblico maschile di
otaku attratti dalle personificazioni shjo.
2. Rispetto ad altre opere originali adattate in ambito djinshi, le storie e i personaggi in Hetalia sono poco vincolanti in termini di struttura narrativa, ambientazione e caratterizzazione psicologica. Questo dischiude spazi infiniti alladattamento e
alla parodia. In altre parole, stimola la fantasia pi intima e genuina nei confronti
delle nazioni preferite e delle combinazioni/accoppiamenti dei personaggi.
Ma quali sono le fantasie sulla propria nazione e su quella altrui che Hetalia ha
contribuito a stimolare in ambito amatoriale djinshi? Si tratta di fantasie strutturate
secondo il codice sessualizzato di tipo yaoi, cardine delle subculture femminili fujoshi,
e solo suggerito nella versione originale. Intimit omosessuale maschile declinata secondo la grammatica di coppia seme e uke . Dove seme (colui che penetra,
attacca) il personaggio dominante, attivo, forte e pi mascolino; mentre uke (colui
che riceve) il personaggio pi remissivo, passivo e femminino.36
Il personaggio pi adattato Giappone (Nihon nelloriginale, Honda
Kiku nelle parodie) che pur rimanendo biologicamente uno shnen, viene
femminilizzato in chiave uke e declinato
in infinite forme diverse. Da quelle pi
infantili, a partire da versioni meramente kawaii, ad altre pi sessualizzate al limite della pedofilia, fino a comprendere
versioni giovanili, con grande ricorso a
forme di tipo androgino [figura 8]. I
partner seme pi ricorrenti nelle fiere
Fig. 8 Polimorfismo djinshi del Giappone.
34
Sondaggio condotto nel 2010 dalla casa editrice Gentsha Comics che ha pubblicato la versione
cartacea di Hetalia: www.gentosha-comics.net/hetalia/enquete/index.html (03/07/2010).
35
Interviste condotte da chi scrive in Giappone durante sei fiere djinshi Hetalia Only Events (maggio-ottobre 2010).
36
Hori Akiko, Yokub no kdo: manga ni miru sekushuariti no danjosa -
(Il codice del desiderio: le differenze della sessualit maschile/femminile
nel manga) Rinsenshoten, Tokyo 2009.

234

Nazionalismi pop nel Giappone contemporaneo

djinshi dedicate solo al Giappone sono tutti personaggi caucasici delle nazioni
euro-americane; in ordine di preferenza, Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Prussia,
Italia e Russia.37 Gli accoppiamenti pi ricorrenti invece nelle altre fiere sono
America (seme)/Inghilterra (uke), Inghilterra (seme)/Giappone (uke), Francia (seme)/
Inghilterra (uke), Germania (seme)/Italia (uke) [figura 9].38

Fig. 9 Da sinistra: America (seme)/Inghilterra (uke), Inghilterra (seme)/Giappone (uke), Germania


(seme)/Italia (uke).

evidente che la gerarchia sessualizzata di tipo seme/uke, adottata in chiave crossgender dai rapporti eterosessuali della societ reale, viene in questo caso trasposta ai
rapporti geopolitici e storici fra nazioni. Il risultato di questa dialettica geo-sessuale
la superiorizzazione mascolina dellaltro euro-americano bianco come seme,
linferiorizzazione femminina del Giappone come uke, oltre che allorientalismo
esotico o rimozione del Resto del mondo. Si tratta in altre parole di una versione
etnico-sessuale della moderna cartografia Occidente/Giappone che stata egemone sin da fine Ottocento nella costruzione dellidentit nazionale giapponese;39
in questo caso specifico, si alimenta dellattrazione per luomo bianco (gaijin akogare ), molto in voga in ambito femminile sin dagli anni Ottanta e non a
caso anche cardine del genere pi commerciale del Boys Love [figura 10].40

37

Si veda il catalogo Hetalia Nihon Uke Only Event: Sekai no Honda 2, p. 1, organizzato da StadioYou a Tokyo (Ryts Center, 5 settembre 2010).
38
Si vedano i cataloghi delle Hetalia Sekai Kaigi Series, organizzati da StadioYou a Osaka (Index
Osaka, 19 settembre 2010, p. 1) e a Nagoya (Sangy Rd Center, 12 settembre 2010, p. 8).
39
Toshio Miyake, Seiy(Occidente) ety(Oriente) in Giappone: breve esplorazione di una geografia
immaginaria, in M. Del Bene, N. Lanna, T. Miyake, A. Revelant,Il Giappone, cit., pp. 17-30.
40
Per uno studio sul sogno occidentale e sul feticismo delluomo bianco in ambito femminile,
si veda Karen Kelsky, Women on the Verge: Japanese Women, Western Dreams, Duke University Press,
Durham 2001. Per la testualit razzista del genere Boys Love si veda Kazumi Nagaike, Elegant Caucasians, Amorous Arabs, and Invisible Others: Signs and Images of Foreigners in Japanese BL Manga,
Intersections: Gender and Sexuality in Asia and the Pacific, 20 (4), 2009 (http://intersections.anu.edu.au/
issue20/nagaike.htm).

Toshio Miyake

235

Fig. 10 A sinistra, America (seme)/Giappone (uke). Da 3xCross, Axp Books, vol.11


Himehajine, 2009, copertina e p. 10.

Occorre specificare che non tutte le opere djinshi al femminile sono pornografiche (vietate ai minori di 18) o erotiche (vietate ai minori di 15 anni), anche se nel
caso degli adattamenti di Hetalia risultano prevalenti. Quello che accomuna comunque la maggior parte la grammatica yaoi della parodia sessuale: parodia, perch
richiede lesistenza di un originale o ipotesto dove i personaggi sono maschili (in
questo caso il manga originale di Himaruya privo per di scene sessuali esplicite);
sessuale, perch ladattamento avviene secondo una logica pi o meno erotizzata
di tipo cross-gender, in prevalenza omosessuale maschile, alternata da altre combinazioni queer o pedofile, in molti casi solo accennata, in molti altri apertamente
rappresentata nei minimi dettagli.
Conclusioni: Giappone e post-Giappone
Ritornando ai quesiti iniziali, che cosa pu rivelare Hetalia e il suo straordinario
successo in ambito subculturale femminile a proposito del rapporto fra identit
nazionale, storia e giovani?
Come per ogni piattaforma multimediale, quindi non riducibile ad una singola
opera e ricezione, sarebbe riduttivo limitarsi ad una interpretazione unilaterale. Ci
vale a maggior ragione per il media mix avviato da Hetalia che, oltre alla sua ulteriore moltiplicazione in ambito amatoriale, stato in grado in pochi anni di suscitare
reazioni tanto eterogenee quanto contrastanti. Da una parte, il fandom giapponese
ha cercato di confinarne la fruizione secondo i canali collaudati dellintimit privata, hobbificata e amatoriale tipiche del circuito djinshi al femminile. Daltra
parte, la grande visibilit online ha esposto involontariamente il mondo Hetalia ad
una serie di reazioni, tra le quali spicca quella indignata di netizens maschili in Corea del Sud per la rappresentazione stereotipata del personaggio Corea. Questo ha
portato nel 2009 ad una petizione finita in Parlamento per fermare (con successo)

236

Nazionalismi pop nel Giappone contemporaneo

lannunciata diffusione televisiva anime di Hetalia, con accuse di discriminazione


criminale nei confronti del governo giapponese.41 Linattesa esposizione pubblica,
amplificata dai media nazionali e internazionali, ne ha ulteriormente favorito la
diffusione fra il fandom internazionale di manga e anime, provocando al contempo
nuove accuse interne al fandom stesso, soprattutto per la trattazione disinvolta della
storia mondiale e per le appropriazioni in chiave omosessuale maschile di tipo yaoi,
fino a mobilitare infine lattenzione di studiosi e accademici.
Sarebbe facile concludere con una considerazione relativista, intenta a legittimare ogni singola interpretazione in quanto riconducibile a posizioni specifiche,
spesso inconciliabili: fangirl giapponesi, anti-nipponisti asiatici, accademiche postfemministe o postmoderne, fandom internazionale bigotto, ecc.
Non c dubbio in ogni caso che Hetalia esemplifichi bene unulteriore fase del
romanticismo cinico teorizzato da Kitada a proposito del nazionalismo giovanile giapponese. I paradigmi moderni dellOccidente bianco, della nazione, della
storia, ma anche quelli di tipo sociale dellamore e della coppia (etero)-sessuale
continuano a fornire dei riferimenti imprescindibili di identit, anche se in veste di
surrogati trasfigurati. Non si tratta tuttavia, come ben suggerisce Kitada, solo di simulacri vuoti e formali, ma di rappresentazioni e pratiche investite di unaltissima carica
emotiva. Nel caso di Hetalia, unidea di nazione e di storia che risultano ulteriormente
disperse nella rete ormai globalizzata del media mix nipponico e, al contempo, ancora
pi intense e appassionate per la mobilitazione biopolitica di tipo moe in grado di
attivare gli ambiti pi intimi del piacere parodico, polimorfo ed erotizzato.
In conclusione, contro ogni lettura sovradimensionata di Hetalia, bene ricordare che si tratta di un fenomeno subculturale; sia le versioni originali, sia le migliaia di adattamenti sono sostanzialmente delle parodie nei confronti della nozione
moderna e tuttora istituzionalizzata di Nazione e di Storia. Tuttavia, le parodie sono
caratterizzate da uno statuto ambivalente, da un legame doppio e paradossale nei
confronti del loro ipotesto originario in termini sia di conferma ripetitiva che di
sovversione critica. E questo riguarda a ben vedere le subculture giovanili in tutto il
mondo nel relazionarsi con la loro societ di riferimento, presente e passata.
As the postwar finally ends, the task in Japan and elsewhere is therefore to reconceive the modern, which is less an idea than an episteme, less a concept than
a condition [...]. We all seem to suffer from a kind of conceptual insufficiency,
in that we are facing the twenty-first century armed with the notions of the nineteenth. We are still moderns, which explain our obsession with ends and the
caesura of 1989, but ours is a nontopia: we are without a vision of the future.
The millennial challenge therefore is less a question of ends or of overcoming the
modern than to avoid being overcomed by the modern and drifting visionless
into the next millenium. And this problem is not Japans alone, but all of ours.42
41
Per laccusa allAssemblea Nazionale Coreana (13 gennaio 2009) pronunciata dalla parlamentare al
governo Jeong Mi-Kyeong contro Hetalia in quanto insulto criminale al popolo coreano si veda www.
youtube.com/watch?v=yo_btds9-kM (10/06/2010).
42
Carol Gluck, The End of the Postwar: Japan and the Turn of the Millennium, in J.K. Olick (a
cura di), States of Memory: Continuities, Conflicts, and Transformations in National Retrospection, Duke

Toshio Miyake

237

Pop Nationalism in Contemporary Japan:


from Historical Revisionism to Moe Nation Anthropomorphism
The increasing intermingling in contemporary Japan between nation branding of
Cool Japan, historical revisionism, and youth subcultures have contributed to raise
popular cultures as a strategic site in the hegemonic re-definition of the past, present, and future of the nation.
This paper addresses the ongoing transformation among younger generations towards a post-ideological and post-modern experience of their national imagined
comuntiy, described as pop nationalism (Sakamoto 2008) or cynical comunity
(Kitada 2005).
A fieldwork on the multiple media platform originated by the historical webmanga
Axis Powers Hetalia (2006-present) and on its globalised success among female fandom, will provide further insights on the biopolitical mobilisation of moe (burning passion), as a combination of polymporphous pleasure and sexualised parody,
shaping emergent representations of national history and identity.

Sakamoto 2007
Kitada 2005

Axis Powers 2006

University Press, Durham-London 2003, p. 312.

DANIELA MORO

Narrare il mondo delle maschere: Kamen sekai di Enchi Fumiko

Il mondo delle maschere che viene narrato in Kamen sekai (Il mondo delle maschere), racconto di Enchi Fumiko pubblicato nel 1963, non
solo quello del teatro n, che nel senso letterale del termine utilizza la maschera
per rappresentare personaggi diversi. Si tratta anche di un mondo che nasconde
sotto la maschera narrativa una realt che il lettore pu percepire solo a tratti. La
narrazione di questo racconto infatti totalmente guidata dalla voce narrante, una
donna di mezza et, affermata esecutrice di danze tradizionali giapponesi. In Kamen
sekai la danzatrice watashi narra attraverso la lente della sua personale interpretazione la vita del defunto maestro e attore di n Numanami Kazutoshi .
Questo articolo, concentrandosi sulla palese inaffidabilit della voce narrante,
analizza le teorie del maestro Numanami sullesecuzione del n e i fatti della sua
vita privata come sono narrati da watashi, suggerendo una lettura di questopera
alla luce delle teorie sul gaze nate nellambito della cinematografia ed estese successivamente ad altre aree. Larticolo, esplorando laccostamento tra narrazione inaffidabile e gaze in ambito narrativo, propone una lettura in chiave ironica di Kamen
sekai, dando spazio a una visione critica nei confronti di alcune concezioni stereotipate di genere che sembrano al contrario trovare conferma in altre opere dellautrice
dello stesso periodo.
I fatti come ci sono raccontati dalla discepola, prendono inizio da dopo la morte
della moglie di Numanami, che lui ammirava e amava profondamente. Persa la
moglie, Numanami che inizialmente era contrario allesecuzione del n da parte
delle donne prende come discepola watashi. Successivamente decide di aprire il
Nadeshikokai , una scuola per giovani donne di buona famiglia, in compagnia delle quali il maestro riesce apparentemente a riempire la sua solitudine.
Tuttavia subito prima della morte di Numanami, si viene a scoprire dellesistenza
di una donna elegante come la defunta moglie con cui il maestro aveva avuto
una relazione per lungo tempo e che aveva sempre tenuto nellombra. La narratrice,
che allinizio del racconto aveva mantenuto una certa riservatezza e aveva negato
di interessarsi agli aspetti privati della vita del maestro, gradualmente rivela il contrario. Ammette che anche lei stata vittima del fascino di Numanami e confessa
i sentimenti di rancore che ha provato nei confronti di quella donna misteriosa. Il
racconto finisce con la grottesca scena della seduta spiritica in cui, se compiamo un
atto di fiducia nei confronti della narrazione, il protagonista Numanami ha voce

240

Kamen sekai di Enchi Fumiko

per lunica volta, dopo la morte. Qui la narratrice, insieme alle donne dellentourage, esprime finalmente il rancore che prova per Numanami parlando direttamente
con lo spirito del maestro dopo aver scoperto della sua relazione.
La narrazione di Kamen sekai effettuata da un punto di vista strettamente e
palesemente personale, fenomeno che in termini narratologici rientra sotto quello
che Ansgar Nnning definisce il grande ombrello del termine unreliable narration, definizione apparsa per la prima volta nel 1961, tra le pagine di The Rethoric
of Fiction di Wayne Booth.1 Al contrario di molte opere in cui linaffidabilit della
narrazione suggerita in maniera velata e dipende principalmente dalla modalit di
ricezione del lettore, come viene teorizzato nel recente approccio cognitivo, nel caso
di Kamen sekai piuttosto palese, perch portata alla luce attraverso la netta contraddizione tra la posizione tenuta allinizio della narrazione e quella rivelata verso
la fine, oltre che dal tono chiaramente incerto di watashi sullinterpretazione di
alcuni fatti. Per lanalisi di Kamen sekai si pu pertanto considerare maggiormente
adatto lapproccio retorico, che presuppone una inaffidabilit intenzionale da parte
dellautore implicito, anche se naturalmente il lettore implicito deve possedere gli
strumenti per cogliere tale inaffidabilit.2
Watashi inizialmente differenziandosi dalle altre discepole afferma con forza
di aver sempre ammirato il proprio maestro come artista e mai come uomo e di
non essere pertanto a conoscenza della sua vita privata. Tuttavia lostinata negazione
iniziale lascia via via spazio come abbiamo accennato a una confessione damore
accompagnata a una forma di risentimento dovuta alla mancanza di interesse del
maestro nei suoi confronti. Watashi, nel momento in cui cambia atteggiamento e
comincia a narrare i fatti privati del maestro, si giustifica con la sua teoria sul legame
indissolubile tra vita privata e rendimento nellarte. Riguardo alle relazioni amorose
del maestro, watashi afferma: nel caso del maestro Numanami, non c modo di
parlare separando la vita privata dallarte, in quanto combaciano perfettamente.3
Ad aggiungersi a questa contraddizione nei contenuti della narrazione, ci
sono numerosi elementi presenti nel testo a livello formale, che secondo questo
studio sono un altro forte indice di inaffidabilit. Il registro colloquiale (desu masu ) in prima persona influisce sulla percezione della narrazione
come frutto di una interpretazione di parte della narratrice, accentuato dalluso
continuo dei puntini di sospensione e dellinterruzione di frasi, dalle ripetizioni
dello stesso concetto e dalle espressioni di incertezza come probabilmente (kamoshiremasen ), che indicano una esitazione riguardo la lettura
dei fatti.
1

Wayne C. Booth, The Rethoric of Fiction, The University of Chicago Press, 1983, pp. 339-374.
Per un confronto tra i due approcci si veda: Ansgar F. Nnning, Reconceptualizing Unreliable Narration: Synthesizing Cognitive and Rhetorical Approaches, in A Companion to Narrative Theory, James
Phelan, Peter J. Rabinowitz (a cura di), Blackwell Publishing, 2008.
3
Enchi Fumiko, Kamen sekai, in Enchi Fumiko Zensh, vol. IV, Tky Shinchsha, 1978, p. 118.
Lopera stata pubblicata per la prima volta sulla rivista Gunz nel Novembre 1963. Questa e tutte le
traduzioni in questo articolo dei testi di Enchi sono di chi scrive.
2

Daniela Moro

241

Attraverso luso di tale registro viene riprodotta in Kamen sekai la forma del
monologo teatrale a cui Enchi che aveva esordito come drammaturga era molto
legata. Si tratta di una ipotetica intervista in cui linterlocutore non ha voce. Mentre
nel teatro il monologo , insieme al dialogo, lo strumento principale per mostrare
i pensieri del personaggio, ed pertanto una tecnica da cui difficile prescindere,
il monologo utilizzato nella fiction acquista inevitabilmente una accezione diversa.
Il fatto di riportare la forma dellintervista che solitamente orale e dialogica
in un testo scritto ed eludendone una parte fino a trasformarla in un monologo,
suscita nel lettore un sospetto di inaffidabilit, in quanto percepisce di non avere la
garanzia n della presenza di un interlocutore, n del contenuto delle domande da
lui ipoteticamente rivolte. Watashi, assumendo a pretesto la tecnica dellintervista,
si libera dalla responsabilit di una narrazione oggettiva che in una biografia sarebbe
stata dobbligo e la delega a un ipotetico intervistatore che guiderebbe la narrazione. La narratrice in tal modo ha lalibi per permettersi di risultare incongruente e
di fare riferimento a fatti privati dellattore dal suo personale punto di vista. Questa
sorta di dialogo censurato per met, potrebbe essere infatti il frutto della volont
della narratrice di imporre il proprio punto di vista su Numanami, che essendo passato a miglior vita non ha la possibilit di replica, come non ce lha lintervistatore
le cui parole non sono riportate, ammesso che esista un intervistatore.
Ci sono alcuni segnali che permettono al lettore di fare delle supposizioni sulla
personalit della narratrice e che superano il contenuto esplicito del testo. Ad esempio il maestro avrebbe tessuto le lodi di watashi in virt del suo aspetto poco avvenente, in quanto le avrebbe permesso attraverso la fatica di risultare piacente sul
palco, di conoscere lo sforzo che un bravo attore deve fare sulla scena per rompere
s stesso e allontanarsi dal s.4 facile ipotizzare come dietro a tale affermazione
si nasconda il complesso per il proprio aspetto e la conseguente invidia di watashi
nei confronti delle discepole giovani e avvenenti del Nadeshikokai. Anche il fatto
stesso che la narratrice insista pi volte sul suo merito di essere servita da sprone al
maestro a insegnare alle donne, potrebbe essere un ulteriore modo per trovare una
raison detre nella propria poca avvenenza come motivo di successo sul palco.
In un suo recente articolo che sintetizza i due approcci, retorico e cognitivo, che
si sono sviluppati nello studio della narrazione inaffidabile, Ansgar Nnning individua due segnali che attestano la presenza di un narratore inaffidabile nel testo. Il
primo consiste in elementi presenti nel testo che ho appena enucleato per il caso
di Kamen sekai e il secondo in pre-esistenti conoscenze concettuali del mondo e
standard di normalit del lettore.5 In Kamen sekai il fatto che Numanami avesse intrattenuto dopo la morte della moglie una relazione con unaltra donna presentato
come un fattore inaccettabile. Watashi era convinta che il maestro nellintento
di mantenere una certa neutralit nella realt non si concedesse a nessuna e si
attorniasse di donne per comprendere lessenza della femminilit e riprodurla sul
4
5

Ibidem, p. 115.
Ansgar F. Nnning, Reconceptualizing Unreliable Narration, cit., p. 105.

242

Kamen sekai di Enchi Fumiko

palco attraverso i ruoli femminili. Per questo motivo il fatto di scoprire che la sua
bravura non fosse dovuta alla castit, ma al contrario il sospetto che dipendesse dal
contatto fisico con una donna, rappresenta per watashi motivo di profondo rancore. Nel pensiero comune il fatto di avere una relazione stabile con una persona
pi generalmente accettato rispetto al fatto di intrattenere pi relazioni amorose,
anche se non sessuali. Al contrario, nel sistema di valori della narratrice, sarebbe
stato pi accettabile che il maestro avesse flirtato con pi donne. Volendo applicare
anche lapproccio cognitivo, evidente che c un divario tra il sistema di valori
della narrazione e quello condiviso dal lettore implicito, situazione che sfocia nel
rafforzamento del sospetto di inaffidabilit della voce narrante.
Ci sembra necessario approfondire ora il concetto gi accennato di realismo nel
n, che si collega, secondo questo studio, alla scelta narrativa di questo racconto.
Watashi inserisce nella narrazione una lettura delle tecniche utilizzate dal maestro
per rendere efficace una performance e spiega:
Alla base dellarte del maestro cera il realismo. Se la paragoniamo alla pittura, era
come dare forma allo schizzo utilizzando la tecnica del disegno dal vero. Inglobando le sensazioni che gli suscitava lesperienza e poi prendendo le distanze dalla
realt, egli mirava ad adattarsi perfettamente al modello [kata ] per creare qualcosa di solido. In termini contemporanei potremmo forse definirlo psicologia del
profondo. Pi si rispetta la forma [yshiki ], lasciandosi assorbire dalla forma
stessa, pi la realt vi si sovrappone manifestandosi tra un gesto e laltro. Questa
era la teoria del maestro e credo che questa idea abbia trovato la sua massima
espressione nelle sue rappresentazioni di Yuya , Koi omoni , Kinuta ,
Djji , Sotoba Komachi , Ut , etc.6

difficile dare uninterpretazione certa alla complessa spiegazione di watashi riguardo alle teorie del maestro. Che non si tratti di realismo nel senso stretto del
termine comprensibile dalla frase che afferma il distacco dalla mera descrizione
della realt (shajitsu ). Sembra piuttosto che lattenta osservazione della realt
tangibile serva da punto di partenza, da ispirazione, per poi trasmetterne sul palco
lessenza proprio grazie al rispetto della rigida forma. Numanami crede talmente in
questa teoria che arriva al punto di recarsi in Corea per ascoltare il suono del kinuta
, blocco per battere i panni, prima di eseguire lomonimo n Kinuta. Si tratta di
una interpretazione delle teorie di Zeami portata alle estreme conseguenze.
Nel secondo capitolo del Kandesho (Libro della trasmissione del fiore), dedicato alla mimesi (monomane ), Zeami afferma limportanza dellosservazione della realt narrando ad esempio la difficolt che si trova nellinterpretare ruoli
di dame di alto rango per limpossibilit a frequentarle e osservarle da vicino.7 Nello
stesso capitolo Zeami esplicita la mancanza di interesse che suscita una riproduzione
6

Enchi Fumiko, Kamen, cit., p.117.


Zeami, Kadensho (Fshi kaden), Kawase Kazuma (a cura di), Tokyo, Kdansha bunko, 1999, p. 26
(trad. giapponese moderno p. 116). Il Kadensho stato scritto tra il 1400 e il 1402.

Daniela Moro

243

troppo fedele, chiamata imitazione in stile antico.8 Inoltre nella celebre teoria esposta pi tardi nel Kaky (Lo specchio del fiore), per la quale il movimento deve
essere compiuto solo per i sette decimi, Zeami esplicita la necessit di astrazione affinch un ruolo sia eseguito sul palco in maniera da suscitare linteresse del pubblico.9
Nella lettura di Numanami i kata, le forme astratte individuate da Zeami per eseguire
i diversi ruoli sulla scena, sono dei contenitori vuoti, che accolgono lattore con il suo
bagaglio di esperienze e gli permettono di adattarvisi perfettamente. Tale esperienza
del reale variabile e molteplice, ma diventando un tuttuno con la forma durante la
rappresentazione, viene percepita come immutabile. In un certo senso la teoria di Numanami completa linterpretazione delle teorie di Zeami ad opera di Benito Ortolani,
secondo il quale: In a real sense identification means that the actor should no longer
be aware of imitating an exterior object because the object is no longer exterior to
him.10 Cos secondo Numanami lo spettatore, attraverso il kata che vede eseguito sul
palco, ha la possibilit di cogliere quel qualcosa che emerge tra un gesto e laltro e
che deriva dalla multiforme realt.
Una teoria che sostiene che il realismo sia fondamentale per lesecuzione del
n, risulta tuttora alquanto controversa, se si prendono in considerazione alcuni
degli studi dei maggiori teorici del n dal dopoguerra ad oggi. Alcuni di essi, tra
cui Toida Michiz e Hamamura Yonez , teorizzano un
certo realismo nel concetto di monomane nel n del periodo di Kanami
e del primo Zeami, per poi sostenere che con laffinamento derivato dai trattati di
Zeami, il realismo sia andato via via perdendosi per lasciare spazio allastrazione.11
Kanze Hisao , colui che ha riproposto le teorie di Zeami dopo molti
secoli in cui si eseguiva il n senza essere a conoscenza dei suoi trattati, in un breve
articolo intitolato Astrattismo nel n e natura (N no chshsei to shizen
), parla del n contemporaneo nei termini di una performance in
cui inizialmente bisogna ridurre ad unastrazione tutte le tecniche dalla musica al
movimento, per poi aspirare alla naturalezza dello spirito e del corpo.12 Ci sembra
tra queste la teoria pi vicina a quella di Numanami, per il quale la stretta fedelt
alla forma proprio il mezzo che permette in ultima analisi di cogliere la realt che
diventa un tuttuno con essa nel corpo dellattore. La natura introiettata, superata
e riproposta attraverso la forma. Ma non oscurata dallastrazione.
Passando al secondo punto della teoria di Numanami, laccenno che fa watashi
alla propriet del n di condurre alla comprensione dellinconscio, non nulla di
8

Ibidem, p. 28 (trad. giapponese moderno p. 117)


Zeami, Il segreto del teatro n, Ren Sieffert (a cura di), trad. Gisle Bartoli, Adelphi, Milano 1966, p.
146. Il Kaky stato scritto da Zeami nel 1424.
10
Benito Ortolani, Zeamis Aesthetics of the No and Audience Participation, Educational Theatre
Journal, XXIV, 2, Maggio 1972, p.111.
11
Toida Michiz, Ngaku no riarizumu, Bungaku XVII, 1, Gennaio 1949, p. 12. Si veda anche
Hamamura Yonez, N to kabuki no shajitsushugiteki is ni tsuite, N, V, 5, Maggio 1951, p. 4.
12
Kanze Hisao, N no chshsei to shizen, Kanze Hisao chosakush: Zeami no sekai, vol. 1, Heibonsha, Tokyo 1980, p. 84.
9

244

Kamen sekai di Enchi Fumiko

nuovo se considerato dal punto di vista odierno. Quando Kamen sekai stato pubblicato nel 1963, si trattava di una teoria che era gi stata presa in considerazione.
Nel 1949 il famoso critico e germanista Takahashi Yoshitaka affronta tra
i primi le affinit tra il palcoscenico del n e le teorie di Freud mettendo a fuoco
come questo tipo di teatro abbia la capacit di toccare corde profonde dellanimo
umano, e di risolverne i conflitti, non sempre spiegabili razionalmente. Rappresentando sulla scena dei sentimenti umani che, pur universali, sono sfaccettati e
sintetizzano stati danimo contrapposti come la rabbia e il riso, il n pu secondo
Takahashi essere paragonato al mondo dellinconscio.13 Tuttavia, nelle parole di
Takahashi questa affinit rimane un po generica e non vengono esplicitati i termini del paragone. Anche molti anni dopo questo primo approccio di Takahashi,
lesecuzione del n ha continuato ad essere vista come una forma di introspezione
psicologica da vari studiosi, tra cui Thomas Immoos. Negli atti risultanti da un
importante convegno sul n svoltosi nel 1979 presso la Hosei University, Immoos
propone alcuni esempi di drammi n in cui il personaggio stesso grazie alla presenza dello waki che lo ascolta e gli fa domande alla stregua di uno psicoterapeuta,
supera e risolve un conflitto interiore.14
A differenza di questi due approcci, nel testo di Enchi invece chiaro come
sia non solo lo shite a superare i propri conflitti durante lo svolgimento del
dramma, ma soprattutto lattore, che adattando se stesso alla forma e facendo
emergere la realt esperita, pu entrare in contatto col lato profondo della propria psiche. Dalle parole di watashi si pu ipotizzare perci che lattore in questo
modo riesca ad esternare sul palco i propri conflitti e possa in ultima analisi
aspirare a una forma di auto-liberazione. Bisogna precisare che Immoos cita lo
psicodramma moreniano tra gli esempi di utilizzo del teatro a scopo terapeutico,
il che fa pensare che anche lui come la narratrice di Kamen sekai ipotizzi lesecuzione del n come una terapia direttamente a beneficio dellattore. Tuttavia
Immoos non entra nel merito di tale aspetto, e si limita a considerare la messa
in scena della terapia attraverso lanalisi dei drammi, piuttosto che lesecuzione
stessa come terapia.
Tornando a Kamen sekai, ci chiediamo cosa abbia spinto la narratrice a dare
una spiegazione delle teorie di Numanami oltre che la palese volont di spostare
lattenzione sulle abilit artistiche del maestro, per negare il proprio sentimento
verso di lui. Abbiamo gi accennato che il realismo da cui Numanami partiva
era basato sullosservazione, soprattutto per quanto riguarda i ruoli femminili.
Watashi afferma: Avere di fronte agli occhi delle donne giovani, muovere mani e
piedi e cantare durante le prove, diventava un esercizio anche per lui, che poteva
13

Takahashi Yoshitaka, Geijutsu no himitsu: geijutsu hihy ni okeru kyju no mondai, Tky Daigaku
Kyd Kumiai Shuppanbu, 1949, pp. 170-89.
14
Thomas Immoos, Konishi Jinichi, Koyama Hiroshi, Ngaku kenky no hk, Sekai no naka no
n: Hsei Daigaku daiyonkai kokusai shinpojiumu no kiroku, Hsei Daigaku ngaku kenkyjo (a cura
di), Hsei Daigaku Shuppankyoku, 1982, pp. 47-50.

Daniela Moro

245

osservare (nagameru ) la figura di una donna reale.15 Il verbo nagameru in


giapponese quello pi vicino al concetto del gaze (sguardo), che stato al centro
della tesi femminista nellambito del cinema iniziato da Laura Mulvey nel 1975.
Secondo questa celebre teoria lo sguardo inteso come metafora della dominazione
di un soggetto (attivo) su un oggetto (passivo) prerogativa maschile. Secondo
Mulvey anche se si tratta dello sguardo di una donna nei confronti di un uomo,
il gaze rappresenta comunque un rapporto basato sulla dominazione e quindi
ha un effetto mascolinizzante sul soggetto. Pertanto non ci pu essere una degerarchizzazione dellutilizzo del gaze.16 Analogamente, secondo linterpretazione
che viene suggerita nella narrazione, anche il maestro Numanami nel suo sguardo
nei confronti delle discepole nasconde un atteggiamento di dominazione, che
sfocia nello sfruttamento della loro vicinanza per mettere in pratica le sue teorie
sul realismo e riportare sul palco ci che ha esperito grazie a loro. La voce narrante di Kamen sekai sottolinea come Numanami per esprimere sul palco dei
drammi di donne (katsuramono ) cos raffinati, probabilmente aveva bisogno
di giocare con delle donne.17A loro volta le discepole acquisiscono sicurezza dal
fatto di sentirsi ammirate e traggono un piacere narcisistico dal loro tradizionale
ruolo esibizionistico di oggetto del gaze.18 Tale armonioso rapporto tra soggetto
e oggetto del gaze provoca linvidia di watashi, che ne rimane esclusa a causa della
sua poca avvenenza.
A questo proposito ci sembra opportuno approfondire un importante elemento
che emerge da Kamen sekai e che provoca la discriminazione di genere in campo
artistico, profondamente legato al discorso sul gaze: laspetto fisico. Watashi spiega
con le seguenti parole la differenza tra unattrice e un attore dallaspetto poco gradevole nel campo delle arti tradizionali, facendo riferimento al suo aspetto e a quello
del suo maestro, entrambi poco avvenenti.
Da questo punto di vista io e altre, pur essendo donne, ci siamo affannate e
abbiamo lottato per migliorare le nostre abilit quando eravamo giovani, ma
non so quante volte ho pensato con amarezza che se mi fosse stato concesso di
presentarmi sul palco al naturale come un uomo, sarebbe stato meno faticoso
percorrere questa strada. Se fossi stata una bellezza che non avesse bisogno di
preoccuparsi n della pettinatura, n degli abiti per non rischiare di essere considerata brutta, probabilmente il mio stile nella danza sarebbe stato molto pi
grossolano.19

Watashi esplicita nellaffermare che il fatto di non avere un aspetto aggraziato


stato per lei daiuto nello sviluppo di unabilit artistica pi elevata delle altre
15
16
17
18
19

Enchi Fumiko, Kamen, cit., p. 120.


Laura Mulvey, Visual Pleasure and Narrative Cinema, Screen, 16, 3, Autunno 1975, pp. 6-18.
Enchi Fumiko, Kamen, cit., p. 125.
Laura Mulvey, Visual Pleasure, cit., p. 7.
Ibidem, p. 114.

246

Kamen sekai di Enchi Fumiko

donne. Con questo concetto della rottura del s per un attore, gi accennato in
precedenza, viene sottinteso che una donna bella anche meno spronata in generale
rispetto ad un uomo a sforzarsi di raggiungere alti livelli di performance, perch la
sua naturale bellezza compensa le lacune a livello artistico. Al contrario, un uomo
che deve impersonare ruoli di donna, deve esercitarsi di continuo per mantenere
una grazia sul palco che non gli sarebbe richiesta nella vita quotidiana. Fuori dal
palco, inoltre, luomo brutto esprime al massimo la sua forza interiore (tsuradamashii ) se riesce ad apparire disinvolto anche nelle sue meschine sembianze.20
Si pu dire che watashi riporti una visione dellaspetto fisico che differisce a seconda
del genere, perfettamente in linea con le teorie sopra accennate della centralit della
donna come oggetto dello sguardo.
Lidea di sfruttamento artistico della presenza delle donne da parte del maestro,
giustifica laffermazione di watashi alla quale abbiamo gi accennato in precedenza
riguardo lo stretto legame tra vita privata e arte. Questa visione viene rafforzata
nella narrazione dopo il colpo di scena in cui watashi viene a conoscenza dellesistenza di una donna che il maestro aveva tenuta nascosta in un appartamento per
molti anni. La narratrice comincia a pensare che i ruoli femminili di Numanami
avessero acquisito grazia e profondit non tanto per merito della osservazione delle
discepole, che gli servivano soprattutto da copertura, ma soprattutto grazie al controllo non solo visivo ma anche fisico e mentale di quella donna. Si pu dire allora
che il rapporto con questa donna misteriosa fosse pi significativo di quello con le
discepole per quanto riguarda lesperienza del reale esaltata dal maestro nelle sue teorie. In particolare, possiamo affermare che la coppia incarnasse il binomio attivo/
passivo teorizzato da Mulvey, tenendo anche conto del fatto che la donna segregata in casa per mantenere la segretezza del rapporto sosteneva un ruolo passivo
tout court. Watashi, riassumendo il proprio pensiero e quello di Tsuruko , la
nipote del maestro, confessa:
Pensavamo che dopo la morte della moglie in quella sua vita solitaria da monaco,
il maestro avesse continuato nello sforzo da vero artista di creare sul palco sotto la
sua maschera delle figure femminili aggraziate, ispirandosi alle avvenenti discepole
di cui si era circondato. Cos avevamo interpretato lesistenza del Nadeshikokai,
ma dietro a tutto questo si nascondeva la figura di una donna in carne e ossa,
Sawamoto Saya []. Non ci sfiorava nemmeno in sogno lidea che il sentimento che era nato tra lui e quella donna potesse essere stato nascosto agli altri
tramite quelle discepole, che funzionavano da paravento o da muro. In questo
senso il Nadeshikokai era stato un comodo espediente che il maestro aveva sotto
mano da utilizzare per il suo camoufflage.21

Questa interpretazione viene confermata anche dalle presunte parole del protagonista, che sembrerebbe avere voce almeno dopo la morte, attraverso la seduta
20
21

Ibidem, p. 114.
Ibidem, p. 133.

Daniela Moro

247

spiritica finale. Tuttavia, proprio perch durante la seduta spiritica la medium a


pronunciare le parole di Numanami, sorge naturalmente il dubbio che siano anche
quelle una contraffazione, soprattutto quando afferma: Come avete potuto pensare che negli ultimi anni potessi eseguire le mie performance senza una donna vera
al mio fianco? Non era forse scontato?.22 Il legame tra il rapporto con una donna e
labilit sul palco del maestro, che a livello narrativo risulta ovvio, non invece per
nulla scontato nella visione del lettore implicito, il quale portato ancora una volta
a chiedersi se lo sfruttamento da parte di Numanami nei confronti delle donne per
avere successo non sia tutta una interpretazione di watashi. Nel caso del rapporto
tra Numanami e la donna tenuta nascosta di nome Saya, bisogna sottolineare che
il comportamento egoistico del maestro si estende, secondo watashi, non solo ai
sentimenti, ma anche agli aspetti materiali. La giovane donna infatti ha dedicato
tutti i suoi sforzi per lunghi anni ad assistere lamante ormai anziano, il quale non si
nemmeno preoccupato di provvedere per lei un sostentamento dopo la sua morte.
Questa inaspettata noncuranza del defunto maestro, fa affermare a watashi che la
giovane Saya stata spremuta fino al midollo.23
A questo proposito, ci sembra opportuno approfondire ulteriormente il discorso
sul gaze. Mary Ann Doane, una delle studiose di riferimento quando si parla di cinema
e genere, afferma: Female specificity is thus theorised in terms of spatial proximity.
In opposition to this closeness to the body, a spatial distance in the males relation to
his body rapidly becomes a temporal distance in the service of knowledge.24 Si tratta
di uninteressante aggiunta alle teorie di Mulvey sulla dicotomia soggetto/oggetto, attivo/passivo, tramite la focalizzazione su unaltra opposizione molto importante, che
quella di vicinanza/distanza, teorizzata principalmente dal cosiddetto femminismo
francese ispirato a sua volta dalla psicoanalisi come Mulvey e posta da Doane
in relazione allimmagine. Secondo tale teoria, la donna incline alla vicinanza con
loggetto del gaze, mentre luomo mantiene sempre una certa distanza, pertanto pi
facilitato a trarne profitto, perch ha un distacco che essenziale alla comprensione.
Seguendo la teoria di Numanami nelle parole di watashi, tale distanza potrebbe essere
interpretata anche come quella necessaria allattore di n, che ripropone sul palco ci
che ha assimilato, in maniera non realistica tout court, ma lo fa attraverso il distacco
dalla sua stessa esecuzione che il rispetto della forma gli impone. Un distacco, la
rottura del s che, come abbiamo visto, nelle parole di watashi pi difficile da
effettuare per unattrice donna.
Doane stata criticata da varie teoriche di cinema e femminismo, tra cui Patrice Petro e Tania Modleski per aver enfatizzato un binomio quello di donna e
vicinanza che scade nellessenzialismo e lega la donna proprio ai vecchi schemi
22

Ibidem, p. 138.
Ibidem, p. 135.
24
Mary Ann Doane, Film and the Masquerade: Theorising the Female Spectator, Feminist Film
Theory: A Reader,
Sue
Thornham (a cura di), Edinburgh University Press, 1999, p. 136.
23

248

Kamen sekai di Enchi Fumiko

di potere del gaze che Doane tenta di superare.25 Un simile approccio essenzialista
si ritrova anche in alcune opere di Enchi degli anni 1950-1960, tuttavia la visione
che emerge da altre opere pi complesse tra cui Kamen sekai da considerarsi pi
critica, finendo per mettere in dubbio la visione stereotipata che sembra inizialmente esprimere. 26
significativo che da met dagli anni 1970 ad oggi nessuno studioso sia riuscito
a sradicare totalmente la teoria di Mulvey de-gerarchizzando il gaze, nonostante
come abbiamo visto, ci siano stati tentativi di teorizzare il female gaze in svariati
campi, tra cui quello letterario. Una spiegazione a questa difficolt data da Mary
Ann Doane stessa:
The difficulties in thinking female spectatorship demand consideration. After
all, even if it is admitted that the woman is frequently the object of the voyeuristic or fetishistic gaze in the cinema, what is there to prevent her from reversing
the relation and appropriating the gaze for her own pleasure? Precisely the fact
that the reversal itself remains locked within the same logic.27

Uno studio che parzialmente riuscito a teorizzare il female gaze in letteratura


quello di Beth Newman del 1990, in cui si analizza la voce narrante in Wuthering
Heights.28 Mentre Newman nega la possibilit di de-gerarchizzare il gaze, allo stesso
tempo teorizza la narrazione di Wuthering Heights come gaze fittizio, espressione del gaze che struttura la famiglia borghese e trova uno spiraglio nel completo
controllo che tale gaze narrativo opera.29 Nel nostro caso potremmo ipotizzare uno
sguardo narrativo espressione del gaze che struttura il mondo delle arti teatrali,
frutto del rancore e della volont di auto-affermazione della narratrice.
Watashi una donna che ha cercato, nonostante il suo aspetto sgradevole, di
fare carriera nel mondo delle arti performative tradizionali, ancora restio allaccettazione del successo femminile sul palco, ed allo stesso tempo una donna che si
sentita sempre messa da parte e che non stata a sua volta oggetto dello sguardo
25

Unanalisi del dibattito tra Doane e Petro si trova in Kristyn Gorton, Theorizing Desire: From Freud
to Feminism
to
Film, Palgrave Macmillan, 2008, pp. 74-79.
26
Ci riferiamo ad esempio al rapporto tra genere e visione artistica in Ano ie (Quella casa, 1953), o
al discorso sulla donna e il karma a proposito di Onnamen (1958). Un esempio di opera che lascia pi
spazio a una lettura critica dellapproccio della narratrice riscontrabile invece nellopera tarda Onnagata Ichidai: Shichisei Segawa Kikunoj- den (Una vita da onnagata: biografia di Segawa Kikunoj VII),
pubblicato per la prima volta sulla rivista Gunz, tra Gennaio e Agosto 1985. Questopera pu essere
a nostro avviso letta come una versione raffinata della narrazione inaffidabile di Kamen sekai. Si veda:
Daniela Moro, The Fatal Charm of the Real Onnagata in Enchis Works: An Analysis of Onnagata
ichidai from a Gender Perspective, Proceedings of the Association for Japanese Literary Studies, XI, 2010,
pp. 121-135.
27
Mary Ann Doane, Film and the Masquerade, cit., p. 131.
28
Beth Newman, The Situation of the Looker-On: Gender, Narration and Gaze in Wuthering
Heights, PMLA CV, 5, Ottobre 1990, pp. 1029-1041.
29
Ibidem, p.1036.

Daniela Moro

249

del maestro, come invece lo erano chiaramente le altre discepole. Inoltre il fatto
che Numanami abbia tenuta nascosta la sua relazione motivo in pi di rancore da
parte della narratrice, la quale non stata in grado di controllare con il suo sguardo
sia reale che metaforico la vita privata del maestro. In questo senso la tecnica
dellintervista con un interlocutore muto utile a watashi per esercitare il suo controllo sulla vita del maestro e creare pertanto una forma di female gaze. Il gaze di
watashi espressione di una volont di dominio nei confronti del maestro espresso non solo metaforicamente, ma anche materialmente in pi punti, soprattutto
quando lui a letto in ospedale ormai in coma e non pi in grado di ricambiare lo
sguardo: I miei occhi fissarono il volto del maestro ormai giunto al declino, come
a penetrarlo;30 oppure:
Ormai sul procinto di mettermi sulla strada di casa, rientrai per lultima volta
nella stanza dellospedale e guardai il volto del maestro per un po, rimanendo
in piedi. Tutte le sue protezioni di un tempo erano svanite da quel volto ormai
senza lucidit, verso il quale la morte si stava avvicinando. Pi che un anziano,
questa persona che affondava e riaffiorava assorto tra le onde della malattia mi
parve infantile come un bambino ingenuo. Non si poteva proprio immaginare
che questuomo avesse un tempo attirato a s e deluso molte donne utilizzando
dei tranelli.31

Non solo Numanami diventa oggetto dello sguardo dominante di watashi, ma


al funerale del maestro anche la donna misteriosa viene continuamente scrutata
dalla narratrice. Le espressioni che descrivono il gaze di watashi alludono a una
continuit dello sguardo: dalla ricerca della figura di Saya tra la gente, al momento in cui Saya viene individuata e paragonata per la sua bellezza alla maschera
dello shite di Y kihi , fino alla scomparsa tra gli altri partecipanti vestiti
di nero.32
Il fatto che watashi fissi il suo sguardo indifferentemente su un uomo e su una
donna, conferma ancora una volta la teoria di Mulvey della mascolinizzazione
dello sguardo e lintento di supremazia che sta alla base dellazione di guardare.
Tale tipo di approccio allo sguardo rafforzato dal fatto che nella descrizione del
gradevole aspetto fisico di Saya da parte di watashi, si percepisce chiaramente una
erotizzazione delloggetto, proprio come se il soggetto femminile del gaze fosse stato costretto ad operare una identificazione con il genere opposto ai fini di fissare
il suo sguardo su unaltra donna, fenomeno a cui Mulvey si riferisce con trans-sex
identification.33 Secondo Doane, tale empatia con laltro sesso o con laltro genere una conseguenza dellassociazione vicinanza/donna e sarebbe dovuta alla
30

Enchi Fumiko, Kamen, cit., p. 130.


Ibidem, p. 132.
32
Ibidem, pp. 134-5.
33
Laura Mulvey, Afterthoughts on Visual Pleasure and Narrative Cinema Inspired by King Vidors
Duel in the Sun (1946), in Mary Ann Doane, Film and the Masquerade, cit., p. 125.
31

250

Kamen sekai di Enchi Fumiko

necessit del soggetto femminile di ottenere la distanza adeguata per trarre piacere
dallimmagine.34 Inoltre, sempre in linea con questa teoria, watashi sembra utilizzare parole non sue, ma sentite proferire da persone dellaltro genere, quando insiste
nellaffermare ripetutamente alcuni preconcetti nei confronti delle donne. Watashi
afferma: Le donne sono strane;35 oppure: Le donne provano questo tipo di bruciante gelosia a prescindere dallet, quando sono orgogliose del fatto che un uomo
le ammiri, anche se non sono innamorate.36
Allo stesso tempo, per, si vuole far notare come a questo atteggiamento si
alterni un altro femminilizzato di immedesimazione nelloggetto dello sguardo,
Saya, sfruttata e poi abbandonata dal maestro. Afferma watashi: mi appariva di
fronte agli occhi la figura di quella giovane, bella donna che come le discepole del
Nadeshikokai, anzi dieci volte tanto appassiva tra le lacrime, e come una pianta
da fiore colpita da una pioggia torrenziale, si inzuppava e si accasciava a terra.37
In queste frasi si percepisce la rabbia provata in nome di tutte le donne che sono
state deluse dal maestro, emozione che emerge in uno spirito di alleanza femminile
che affianca competizione e compassione, riscontrabile anche in opere pi conosciute di Enchi, quali Onnazaka (Il sentiero delle donne) e Onnamen
(Maschere di donna).38 La volont di controllo sulla vita di Numanami, dovuta
alle frustrazioni personali di watashi, unita alla voglia di vendicare la delusione che
il maestro ha provocato a molte donne del suo entourage, potrebbe essere sfociata
nella volont di dominare Numanami anche con lo sguardo narrativo. Tale female
gaze sviluppato attraverso linvadente voce narrante di Kamen sekai, pu quindi essere interpretato come estremo tentativo di ribaltare il controllo maschile in campo
artistico, ma anche nel privato.
noto che in Onnamen la trama si sviluppa intorno alla vendetta di una donna
nei confronti dei maltrattamenti subiti dal marito. Ci sembra importante sottolineare qui la differenza tra la visione della vendetta che emerge da Onnamen, e quella
invece di Kamen sekai, opera scritta solo 5 anni dopo. In Onnamen la vendetta se
non giustificata, non nemmeno condannata. Essa perpetrata in nome di tutte
le donne a conseguenza del loro karma, provocato dalle colpe maschili. La protagonista, nonostante il terribile crimine che compie, rimane un personaggio affascinante ed difficile per il lettore assumere un distacco critico. Kamen sekai, invece,
opera costellata da segnali di palese inattendibilit, mostra un atteggiamento quasi
ironico nei confronti della vendetta della narratrice, compiuta attraverso il mezzo letterario, tradendone lintento e smentendone pertanto la visione. Si pu dire
34

Mary Ann Doane, Film and the Masquerade, cit., p. 139.


Enchi Fumiko, Kamen, cit., p. 123.
36
Ibidem, p. 124.
37
Ibidem, p. 134.
38
Lopera Onnazaka stata serializzata in varie versioni, per poi essere pubblicata integralmente da
Kakugawa Shoten
nel
1957. Lopera Onnamen apparsa per la prima volta sulla rivista Gunz, tra Aprile e Giugno 1958.
35

Daniela Moro

251

perci che la vendetta di watashi non viene portata a termine, ma sortisce leffetto
contrario, scadendo in un tentativo goffo e fallimentare di mettere in cattiva luce
Numanami, vittima come si direbbe in termini odierni, dello stalking postumo
della discepola.
Kaja Silverman, unaltra delle maggiori studiose nel campo del cinema, afferma che linaffidabilit della narrazione, spesso incarnata da una voce femminile,
sia indice per contro della autorevolezza del soggetto maschile.39 Inoltre, possiamo
affermare che, essendo la voce della narratrice marcatamente incline alla stereotipizzazione di genere, il fatto di renderla inaffidabile nega in ultima analisi lautorevolezza di tale punto di vista.40 Cos facendo si lascia spazio a una diversa ipotesi
sulla lettura della vita di Numanami, lontana dai pregiudizi di genere di cui watashi
si fa portavoce.
Se paragonata ad altre opere di Enchi dello stesso periodo, in Kamen sekai, grazie
alla sua forma narrativa, evidente lo spiraglio di cui parla Newman. Esso permette
ad un lettore attento di percepire la costruzione che sta alla base della narrazione
di questo racconto e di liberarsi dal controllo dello sguardo narrativo dominante.
Kamen sekai, con il suo gioco di sguardi sia materiali che metaforici, rappresenta un
valido seppur poco noto esempio della raffinatezza e dellarguzia che caratterizzano
la letteratura di Enchi Fumiko.

39
Kaja Silverman, Dis-Embodying the Female Voice, in Mary Ann Doane, Patricia Mellencamp,
Linda Williams (a cura di), Re-vision: Essays in Feminist Film Criticism, The American Film Institute,
1984, p. 131.
40
Gaby Allrath, allieva di Nnning, afferma un concetto semplice, ma basilare a proposito
dellinaffidabilit della voce narrante: once readers have recognized that they are dealing with an unreliable narrator, they will interpret a text differently, in Gaby Allrath, (En)Gendering Unreliable Narration: A Feminist-Narratological Theory and Analysis of Unreliability in Contemporary Womens Novels,
Wissenschaftlicher Verlag Trier, Trier 2005, p. 71.

252

Kamen sekai di Enchi Fumiko

Narrating A World of Masks: Enchi Fumikos Kamen sekai


Kamen sekai, written in 1963 by Enchi Fumiko, is narrated in monologue, constructed through replies to hypothetical questions during an interview. The narrator watashi, a middle-aged woman dancer of traditional dances, tells the story of
her master and the famous n actor Numanami, entirely from her point of view.
This paper, focusing on the unreliability of this narration, analyzes Numanamis
theories on the performance of n and the facts of his private life as narrated by
watashi, suggesting a reading of this work in the light of the gaze theories initially
produced through film studies. Exploring the combination of unreliable narration
and narrative gaze, this article offers an ironic reading of Kamen sekai, giving light
to a critical vision of gender stereotypes which interestingly seem to emerge from
other works of the same period by Enchi.

--

1963

DANIELE RESTA

Metamorfosi del grottesco:


riletture contemporanee della leggenda di Shutendji

La storia di Shutendji (letteralmente fanciullo beone o accolito beone)


una delle leggende pi popolari del Giappone medievale. Lo testimonia il cospicuo
repertorio visivo e narrativo che la riprende, un corpus di testi che spazia dagli
emaki, che rappresentano i pi antichi documenti scritti sulla leggenda, a paraventi
(bybu), ukiyoe e, ancora, testi per il kojruri, il n e il kabuki. Assai ricorrente nel
repertorio fiabesco dal periodo Meiji in poi, in tempi pi recenti la leggenda ha
suscitato linteresse di personalit molto diverse tra di loro, che lhanno riadattata
secondo i canoni delle pi svariate forme espressive: dalle consuete rielaborazioni
letterarie a quelle cinematografiche, dai manga alle rappresentazioni teatrali, fino a
citazioni pi o meno dirette nel mondo dei videogame. Di conseguenza, almeno in
Giappone, la storia stata oggetto di studi nelle pi svariate discipline, attraendo
esperti di letteratura, religione, folclore, arti visive e performative.1
Pur narrando un evento del periodo Heian (794-1185), la leggenda di Shutendji
ha conosciuto forma scritta solo in tempi medievali. Il pi antico documento a noi
pervenuto, infatti, rimane lo eyama ekotoba, un rotolo illustrato risalente a un
periodo compreso tra fine Kamakura (1185-1333) e inizi Nanbokuch (1336-92),
custodito presso il Museo dArte Itsu di saka. Tuttavia, la grande quantit di
testi che riprendono la leggenda, ma soprattutto il numero delle sue varianti, suggeriscono che le sue origini vadano rintracciate in una pi antica tradizione orale.
Daltronde, lappartenenza a una tradizione orale precedente una delle caratteristiche del genere otogizshi, di cui Shutendji rappresenta uno degli episodi pi
significativi e, senza dubbio, meglio noti.2
Il grande repertorio narrativo e visivo concernente la storia di Shutendji viene
sostanzialmente suddiviso dagli studiosi in due parti: le versioni eyama (monte
e) e quelle Ibukiyama (monte Ibuki), dal nome della montagna che ospita la
1

Tra i tanti studi in giapponese, si vedano: Satake Akihiro, Shutendji ibun, Heibonsha, Tokyo 1977;
Takahashi Masaaki, Shutendji no tanj: m hitotsu no Nihon bunka, Ch kronsha, Tokyo 1992; Komatsu Kazuhiko, Shutendji no kubi, Serika shob, Tokyo 1997; Minobe Shigekatsu, Minobe Tomoko,
Shutendji e o yomu: matsurowanu mono no jik, Miyai shoten, Tokyo 2009. I maggiori contributi in
lingue occidentali sono di Noriko T. Reider, raccolti di recente nel volume Japanese Demon Lore: Oni
from Ancient Times to the Present, Utah State University Press, Logan 2010.
2
Gli studi sul genere otogizshi abbondano ormai anche nella produzione scientifica occidentale. Per
una discussione in italiano, si veda Roberta Strippoli (a cura di), La monaca tuttofare, la donna serpente,
il demone beone. Racconti dal medioevo giapponese, Marsilio, Venezia 2001.

254

Riletture contemporanee della leggenda di Shutendji

dimora del demone. Tuttavia, possibile distinguere almeno due varianti della versione Ibukiyama: la prima contiene una sorta di proemio in cui si narrano le origini
delloni sul monte Ibuki, raccontando del suo successivo peregrinare da un monte
allaltro, fino al definitivo stabilirsi ai piedi del monte e. La seconda, invece, seguirebbe sostanzialmente la struttura narrativa delle versioni eyama, conservando
tuttavia qualche differenza, come appunto il luogo della fortezza.3
La versione pi conosciuta, tuttavia, quella contenuta nella raccolta di ventitr
otogizshi, dal titolo Goshgen otogibunko (Biblioteca benaugurante di compagnia,
successivamente nota col titolo alternativo di Otogizshi), ideata nei primi decenni del
diciottesimo secolo da un libraio di saka di nome Shibukawa Seiemon. La versione,
strutturata in almeno quattro nuclei narrativi, si apre con una descrizione degli eventi
nella capitale, dove in seguito alla continua scomparsa di dame di alto rango viene
convocato un indovino, il quale sentenzia che le sparizioni sono opera di un demone
che vive sul monte e, nella provincia di Tanba. Su ordine imperiale vengono convocati Minamoto no Raik e i suoi quattro attendenti, gli shitenn, che, prima di partire
alla volta della dimora del demone, si appellano alle divinit, affinch li sostengano
nellimpresa. Poi mettono a punto la strategia di combattimento: giungere nella fortezza di Shutendji travestiti da yamabushi, i monaci itineranti. Con linizio dellestenuante viaggio tra limpervia montagna si apre il secondo nucleo narrativo, che prevede anche uno dei passaggi pi significativi dellintero otogizshi, che ne sottolinea il
messaggio religioso: le divinit precedentemente pregate si manifesteranno ai valorosi
guerrieri, ribadendo il loro aiuto durante la missione. Poco prima di giungere alla
fortezza del demone, il gruppo si imbatte anche in una giovane dama, assorta a lavare
nel fiume delle vesti insanguinate, che rivela per la prima volta agli uomini e al narratario lorrore antropofago che si compie tra le mura della residenza demoniaca.
Dopo aver fornito una dettagliata descrizione della sfavillante dimora, il Castello di
Lapislazzuli, la giovane offre una descrizione del terrificante aspetto di Shutendji. Il
terzo nucleo narrativo concerne gli avvenimenti nel castello: una volta accolti, Raik
e i suoi hanno modo di appurare la veridicit delle voci sulla frequente pratica dellantropofagia da parte del demone che, ben presto, li invita a un tanto singolare quanto
raccapricciante banchetto a base di carne e sangue umani. Dopo aver bevuto il sake
magico donato a Raik dalle divinit, Shutendji, assonnato, si ritira nelle sue stanze,
ed qui che i guerrieri lo raggiungeranno per annientarlo definitivamente, ancora
una volta con laiuto delle divinit, in un tripudio di sangue, mutilazioni e smembramenti. La narrazione si chiude con il ritorno trionfante dei guerrieri nella capitale, tra
il caloroso entusiasmo di abitanti e autorit locali.4
Appare chiaro, dunque, che quella di Shutendji una storia di bene che trionfa
3

Quitman Eugene Phillips, The Price Shuten Dji Screens: A Study of Visual Narrative, Ars Orientalis, XXVI, 1996, pp. 8-11.
4
Versione contenuta in shima Tatehiko (a cura di), Otogizshish, in Nihon koten bungaku zensh,
XXXVI, Shgakukan, Tokyo 1974. Per una traduzione in italiano, si veda Roberta Strippoli (a cura di),
La monaca tuttofare, cit., pp. 92-110.

Daniele Resta

255

sul male, dal chiaro messaggio didattico-religioso: infatti grazie alle proprie virt,
ma soprattutto alla costante fede nelle divinit, che i guerrieri riescono a liberare
il paese da una spaventosa creatura demoniaca. Recenti studi hanno sottolineato
come essa non sia semplicemente rappresentativa dellautorit imperiale e del potere crescente dellaristocrazia militare, bens del cosiddetto sistema kenmon (le porte
del potere), sistema delle lite dominanti e delle famiglie influenti.5
La storia di Shutendji, tuttavia, pi di un mero elogio delle eroiche gesta
di Raik e i suoi uomini, o di una riflessione sul potere dellautorit imperiale e
sullinfinita piet celeste. Alla sua fortuna nel corso dei secoli, infatti, deve aver
pur contribuito linusuale abbondanza di curiosi dettagli grotteschi, resi a livello
narrativo e visivo. La rappresentazione di un repertorio violento che attinge alle
pi estreme parafilie sessuali come cannibalismo e vampirismo, ma anche a massacri, mutilazioni e smembramenti, infatti, assume nella storia un rilievo particolare
e sembra aver suscitato un notevole interesse fin dalla sua creazione, stimolando
la fantasia di un pubblico sempre pi eterogeneo e di svariati autori che, con le
proprie riscritture, hanno contribuito a tramandare la storia fino ai nostri giorni.
Sebbene descrizioni di demoni dediti alla terrificante pratica antropofaga ricorrano
in gran misura in opere precedenti, come il Nihon ryiki, il Konjaku monogatari
e lo Ise monogatari, ma anche in altri otogizshi, come Kibune, latto cannibalico
viene sempre narrato come la peggiore delle punizioni che queste creature possono
infliggere al genere umano, e descritto come qualcosa di veloce, istantaneo, spesso
consumato in un solo boccone (ricorrente, nei testi, lespressione oni hitokuchi);6
con Shutendji, invece, ci troviamo per la prima volta davanti a un demone che
ricorre incessantemente al consumo di carne umana, dimostrando di provare una
sorta di macabro ed indicibile piacere nel farlo.
Shutendji nel contemporaneo
A questo punto, viene naturale chiedersi in che modo una delle pi macabre leggende medievali giapponesi sia stata reinterpretata in tempi pi recenti, come i suoi
aspetti pi truculenti rivivano nella fantasia degli autori contemporanei, e quale
veste questi ultimi abbiano deciso di far indossare allenigmatico demone beone.
Numerose sono le tracce di Shutendji nel contemporaneo, tanto che sarebbe
difficile compilarne un elenco esaustivo. Alcuni di questi lavori sono fortemente
incentrati sullalternanza tra testo ed elementi visivi, quasi continuando, in qualche
modo, la tradizione degli emakimono: il caso di Otogizshi Shutendji (1982), di
Nosaka Akiyuki, intervallato da esclusive immagini tratte dallo Shutendji emaki,
5

Irene H. Lin, The Ideology of Imagination: The Tale of Shuten Dji as a Kenmon Discourse, Cahiers dExtrme-Asie, XIII, 2002, pp. 379-410.
6
Si veda Amano Fumio, Shutendji: Nihon knivarizumu no keifu no naka de, Kokubungaku: kaishaku to kyzai no kenky, XXII, 16, 1977, pp. 104-105.

256

Riletture contemporanee della leggenda di Shutendji

un rotolo illustrato custodito presso il Manshuin di Kyto e non pi esposto al


pubblico, ma soprattutto di Shutendji (1999) di Funazaki Yoshihiko, edulcorata
rilettura in toni da fiaba, pensata per un pubblico molto giovane e impreziosita dalle illustrazioni di Shimomura Rynosuke, la cui penna mitiga notevolmente laura
austera e sinistra del demone medievale, in funzione di una resa rabbonita e, tutto
sommato, quasi goffa.7
Anche il mondo dei manga ha attinto in vario modo alla leggenda, adoperandola spesso come punto di partenza per sviluppare delle storie che procedono in
direzione totalmente diversa: ne un esempio Shutendji, la saga di Nagai G,
serializzata inizialmente in nove episodi per la rivista Shkan Shnen Magajin tra
il 1976 e il 1978, e attorno alla quale figurano almeno un prequel, un sequel, un
romanzo e una serie animata in quattro episodi, realizzata nel 1989, a circa un
decennio di distanza.8 Ambientata in epoca contemporanea, la storia, dal sapore
fantascientifico, propone le avventure di Shutend Jir, un ragazzino portato nel
mondo degli umani da un mastodontico oni, che lo affida a una giovane coppia
con la promessa di tornare a riprenderselo una volta raggiunta la maggiore et.
Quando allimprovviso nella sua vita iniziano a verificarsi strani avvenimenti, Jir
capisce da s di non appartenere al genere umano, ma di essere in possesso di poteri
paranormali che lo riallacciano al mondo degli oni, e di avere una missione che lo
porter in viaggio tra diverse dimensioni spaziali e temporali, consacrandolo come
una sorta di messia di un nuovo mondo.
Anche la raffinatissima Kihara Toshie, autrice shjo nota per i suoi riadattamenti
di classici letterari e per i contributi nel genere BL (boys love), ha riformulato in
maniera molto personale la leggenda del demone beone. In eyama kaden, pubblicato per la prima volta nel 1978 sulle pagine di Shkan shjo komikku, lo stesso
Shutendji assume tuttavia un ruolo piuttosto marginale, diventando il padre di
Ibarakidji, braccio destro del demone gi nellotogizshi, che invece diviene il vero
protagonista della storia.9
In questo breve contributo, tuttavia, ci si soffermer in particolare su due versioni che sembrano non essere state ancora prese in considerazione dagli studiosi in
relazione al testo originale, e che invece rappresentano due tra le pi originali e singolari riletture della leggenda: il film eyama Shutendji, diretto da Tanaka Tokuz
nel 1960, affascinante e inconsueto connubio tra jidaigeki e kaij eiga, e un manga
molto pi recente, eyama kitan, di Tagame Gengor, del 2005.

Nosaka Akiyuki, Otogizshi Shutendji, Sheisha, Tokyo 1982; Funazaki Yoshihiko, Shutendji, Ky
no ehon, Kank Iinkai, Kyoto 1994.
8
Successivamente ristampati in Nagai G, Shutendji, voll. 1-6, Fussha, 1998. Del manga esiste
anche una traduzione in italiano, a cura di Federico Colpi, Nagai G, Shutendji, voll. 1-9, d/visual,
Tokyo 2004-2005.
9
Riedita in Kihara Toshie, eyama kaden, Shgakukan, Tokyo 1997.

Daniele Resta

257

eyama Shutendji (1960)


Diciottesimo dei colossal sulla dinastia Heian della Daiei, il film di Tanaka
Takuz usc nelle sale nella Golden Week del 1960, in contemporanea con Taiheiy
no arashi (Tempesta sul Pacifico, trad. it. Lultimo volo delle aquile), di Matsubayashi
She, prodotto dalla Th. Capitolo minore nella produzione del regista, ingiustamente trascurato dalla critica e quasi dimenticato dalle cronache del cinema,
rappresenta, con molte probabilit, la pi nota trasposizione sul grande schermo
della leggenda. La pellicola apporta alla storia numerose modifiche, distaccandosi notevolmente dal plot originale. Del resto, lopera su cui si basa non il sopra discusso otogizshi, bens un suo meno noto riadattamento letterario: eyama
Shutendji ki,10 di Kawaguchi Matsutar (1899-1985), scrittore e drammaturgo
prolifico, sceneggiatore, nonch figura a lungo legata alla Daiei, presso cui ricopr
anche incarichi di dirigenza.
Come il testo, seppur con qualche differenza, il film introduce personaggi e
dinamiche che non compaiono nel repertorio medievale sulla leggenda. 11 Gi in
apertura, si accenna ad essa con un tono quasi canzonatorio, riproponendone uno
degli episodi pi rappresentativi, quale il taglio della testa di Shutendji, per poi
introdurre quella che, a discapito di quanto tramandato dagli antichi testi, sarebbe
la vera storia del demone beone.
La narrazione si apre, dunque, nella residenza del kanpaku Fujiwara no Michinaga,
dove il dispotico statista riceve i rappresentanti delle varie province, che gli consegnano
le esorbitanti imposte pagate dalla povera gente. Fin dalle prime scene, Fujiwara viene
descritto come avido e prepotente, e in questo il film, seppur con qualche imprecisione, si mantiene fedele a quanto solitamente riportato dalle cronache storiche.12
Michinaga (Ozawa Eitar), tuttavia, afflitto da un grande tormento: che Nagisa (Yamamoto Fujiko), la sua amata consorte, possa essere rapita dai malvagi demoni che infestano la capitale. La sua apprensione, del resto, motivata: durante una
danza che la dama esegue per il coniuge e i suoi ospiti, dal cielo appare un mostro,
dalle fattezze di un bufalo, che tenta di portarsela via. Il fulmineo intervento di Sakata no Kintoki (Hong Kjir) sventa il rapimento. Nagisa viene dunque affidata
alla custodia del pi valoroso dei guerrieri, Raik (Ichikawa Raiz VIII), che vive
10

Inizialmente apparso sulle pagine di Shsetsu shinch, fu ripubblicato nello stesso anno in Kawaguchi
Matsutar, Sarome no oshiroi, Kdansha, Tokyo 1960.
11
Per unanalisi del film in relazione al testo di Kawaguchi si veda Daniele Resta, Shutendji no kurosumedia: Kawaguchi Matsutar, Tanaka Tokuz, Kihara Toshie no hygen o megutte, in Teramura
Masao (a cura di), Nihongo gakka nij shnen kinen ronbunsh, Dait Bunka Daigaku Nihongo gakka,
Tokyo 2013, pp. 54-63.
12
Fujiwara no Michinaga (966-1027) fu il pi influente membro del clan dei Fujiwara e, grazie alla
politica matrimoniale che gli permise di essere in stretta parentela con molti imperatori, tra le pi
potenti figure politiche dellintero periodo Heian. Nonostante fosse noto con lappellativo di Mid
kanpaku, in realt non ricopr mai la carica di kanpaku (consigliere), bens quella di sessh (reggente), e
solo per circa quattordici mesi, tra il 1016 e il 1017. Durante il regno di Ichij (986-1011), e cio nel
periodo in cui ambientata la leggenda di Shutendji, arriv a ricoprire la carica di sadaijin.

258

Riletture contemporanee della leggenda di Shutendji

contornato dai fedeli shitenn, capitanati anche qui da Watanabe no Tsuna (Katsu Shintar). I subbugli nella capitale, per, non hanno fine: approfittando degli
impegni di Raik, il brigante Hakamadare Yasusuke (Tazaki Jun) e i suoi assaltano
la residenza del Secondo Consigliere Ikeda e ne rapiscono la figlia, la principessa
Katsura.13 Tsuna, invece, viene aggredito da Ibarakidji, ma riesce a tagliargli un
braccio; tuttavia, lastuto demone, che nel film assume connotati femminili (interpretato da Hidari Sachiko), riesce in seguito a riprenderselo. Michinaga ordina
quindi a Raik di procedere alla tanto temuta spedizione verso il monte e, dal
quale nessuno ha mai fatto ritorno. Per riparare alle mancanze del fratello Tsuna, la
giovane Kotsuma (Nakamura Tamao) parte, in segreto, con Kintoki, alla volta della
dimora del demone. I due verranno ben presto catturati, ma intanto Nagisa rivela
a Raik la vera identit di Shutendji (Hasegawa Kazuo): non un efferato demone,
ma Bizen no Suke Tachibana no Tomotada, un tempo nobile guerriero abile nel
combattimento, ma soprattutto suo felice consorte, fino a quando la donna non le
era stata sottratta dal prepotente Kanpaku, invaghitosi di lei. Da allora, rinominatosi Shutendji, aveva deciso di unirsi a Ibarakidji, lallora capo dei demoni del
monte e, per assisterlo nel suo ambizioso progetto di combattere il clan dei Fujiwara ed eliminare il prepotente Michinaga, diventando la sovrana del paese.
In chiusura, la consueta spedizione dei guerrieri verso il monte e: tuttavia, il
tripudio gore che caratterizza la disfatta del demone nel repertorio medievale, lascia
spazio a una pi pacata resa volontaria di Shutendji, amaramente colpito dalla
notizia del suicidio della sua amata Nagisa.
Questa resa cinematografica di Shutendji, dunque, lo spoglia delle mostruose
vesti di spietato demone cannibale, proponendolo come un personaggio tutto sommato positivo, un guerriero leale e virtuoso in lotta contro larroganza dei Fujiwara.
Questa rilettura avvalora lipotesi degli studiosi che sostengono che il tropo delloni
veniva usato, storicamente, per indicare coloro soppressi o esclusi dal potente clan;
non a caso il regno di Ichij, che rappresenta il culmine della reggenza dei Fujiwara,
viene riconosciuto come il periodo di massimo splendore delloni.14
Uno sguardo al film nel contesto delle tante riletture sulla leggenda, inoltre,
ci permette di comprendere lessenza del processo di riscrittura e, soprattutto, in
che misura questo sia stato contaminato dagli altri rifacimenti. Particolarmente
significativa, in questo senso, si rivela la riproposta del combattimento tra Tsuna e
Ibarakidji, descritto nel film come segue.
Nel cuore della notte, Tsuna incontra una misteriosa dama che si aggira tutta
sola nei pressi di un ponte; le si rivolge con fare protettivo, avvertendola dei pericoli
a cui va incontro andando in giro da sola a tarda ora, ma scorgendo il suo riflesso
nello stagno, capisce che si tratta di un demone. La dama prova a sedurlo, ma
13

Anche il bandito Hakamadare un personaggio a met tra finzione e realt storica. Protagonista
cattivo di opere letterarie, stampe, drammi teatrali e film, viene talvolta identificato con Fujiwara no
Yasusuke (?-988).
14
Baba Akiko, Oni no kenky, Sanichi Shob, Tokyo 1971, p. 150.

Daniele Resta

259

Tsuna le ordina di palesare la sua vera identit. La donna, dunque, che in realt il
demone Ibarakidji, si trasforma e lo assale, afferrandolo per il collo, con lintento
di portarselo in volo verso la propria dimora; ma il guerriero riesce a sferrare un
colpo di spada alla malvagia creatura, mozzandole un braccio. A decidere sulla sorte
dellarto, viene convocato lo onmyji Abe no Seimei, il quale sentenzia che se questo rimarr custodito in una scatola per tre giorni di fila, perder tutti i suoi poteri.
E cos, nella dimora di Tsuna, viene organizzata una serratissima veglia al braccio
mozzato. Quasi allo scadere dei tre giorni, Tsuna riceve una visita da una anziana
signora che dice di essere sua zia. Inizialmente, Tsuna si mostra inflessibile, per poi
cedere pian piano ai ricatti della vecchia, che lo accusa di essere diventato inumano,
nonostante il successo delle sue prodezze. A tale insinuazione, Tsuna non regge e
lascia entrare la donna che dapprima riesce a farsi mostrare il braccio, e poi, assunte
le sue vere sembianze demoniache, se lo riprende, volando via dal tetto.
Lepisodio, spesso presente nelle pi recenti rielaborazioni della leggenda di
Shutendji,15 in realt fa riferimento a unaltra storia: quella della caccia al demone
di Rashmon, che risale a testi come il Konjaku monogatari, lo Tsurugi no maki
(Capitolo delle spade) dello Heike monogatari e il Taiheiki. Alcuni dettagli della
storia differiscono da un testo allaltro: il nome del demone, le modalit del suo
palesamento, la durata della veglia al braccio mozzo, il rapporto di parentela tra il
demone e il guerriero di turno, lidentit del guerriero stesso, ma soprattutto il luogo teatro del duello, che varia da Ichij Modoribashi a Rashmon.16 Nellotogizshi
Shutendji, lepisodio viene citato molto vagamente nella parte centrale, durante
laberrante convito a base di sangue e carne umana che Shutendji offre ai suoi
commensali, e manca del particolare della veglia allarto mozzato:
Solo una cosa mi preoccupa: un guerriero malvagio di nome Yorimitsu, conosciuto da tutti nella capitale, la cui forza in Giappone non teme rivali. Al suo seguito
ci sono Sadamitsu, Suetake, Kintoki, Tsuna e Hsh, e tutti quanti eccellono nelle
due vie delle lettere e delle armi. Questi sei mi danno pensiero. La scorsa primavera, quando mandai un mio servo, il demone Ibaraki, alla capitale, questi si scontr
con Tsuna nel Settimo Viale, allaltezza di Horikawa. Ibaraki prese sembianze
femminili, e avvicinatosi a Tsuna gli afferr i capelli con lintenzione di catturarlo,
ma Tsuna in un lampo sfoder la sua spada di tre shaku e cinque sun e senza sforzo
alcuno gli tagli un braccio. Con uno stratagemma Ibaraki si riprese il braccio e
da allora non ci sono stati pi incidenti, ma costoro sono veramente malvagi e io
stesso cerco di non recarmi troppo spesso alla capitale.17
15

Il modo straordinariamente simile in cui viene riproposto in eyama kaden, di Kihara Toshie, porta
a pensare che il film abbia avuto un peso notevole nella riscrittura dellautrice shjo. Si veda Daniele
Resta, Shutendji no kurosumedia, cit., pp. 54-63.
16
Per un excursus sullevoluzione della storia fino al periodo Meiji si veda Sasaki Kiichi, Rashmon
oni taiji setsuwa no keisei to Tsuna emaki, Kokugo kokubun, LXXII, 4, 2004, pp. 17-34. Un po datato, ma sorprendentemente ricco di informazioni Shimazu Hisamoto, Rashmon no oni, Shinchsha,
Tokyo 1929 (riedito nel 1975 dalla Heibonsha).
17
Roberta Strippoli (a cura di), La monaca tuttofare, cit., p. 103.

260

Riletture contemporanee della leggenda di Shutendji

Lispirazione maggiore nel caso del film, tuttavia, pare venire, pi che dalle fonti
letterarie classiche, dal repertorio kabuki. In particolare, due drammi hanno avuto
una notevole influenza sulla messa in scena, riscontrabile in costumi, musiche, e
nellinterpretazione degli attori: Ibaraki (1883) e Modoribashi (1890), entrambi di
Kawatake Mokuami (1816-1893).18 Parte dello Shinko engeki jisshu (Dieci tipi di
drammi vecchi e nuovi), raccolta di drammi tra i pi rappresentativi dei periodi
Bakumatsu e Meiji, vengono frequentemente messi in scena ancora oggi. Modoribashi, posteriore di qualche anno, segue gli avvenimenti iniziali della vicenda,
ovvero lincontro tra Tsuna e la donna demone e la lotta che ne consegue. Ibaraki,
invece, concerne la veglia allarto, e la susseguente visita del demone nelle vesti della vecchia zia. Entrambi sono dei matsubamemono,19 un genere di kabuki che trae
ispirazione diretta dai n o dal kygen.20
Limpronta kabuki, tuttavia, non limitata a questa scena, ma tangibile in tutto il film, dal momento che parte del cast, Hasegawa e Raiz in primis, proveniva
da quel mondo. Pi avanti nella pellicola, inoltre, si accenna a unaltra leggenda
legata alle prodezze di Raik e degli shitenn: quella degli tsuchigumo, i mastodontici ragni di terra. Tra le tante versioni della storia, la prescelta proprio quella
dellomonimo dramma kabuki di Mokuami: Raik, in preda a un malanno, viene
raggiunto da un misterioso monaco che si offre di praticargli un rito per guarirlo;
quasi ipnotizzato, riesce a svegliarsi appena in tempo per evitare che il monaco, che
in realt Tsuchigumo, lo annienti tra le trame di una ragnatela. Le tracce di sangue
lasciate dalla creatura consentiranno ai guerrieri di raggiungere il suo rifugio, dove
limponente ragno verr sterminato, in una straordinaria scena dal sapore kaij.
Luso di mostri giganti in un jidaigeki unaltra delle peculiarit della pellicola, e
in questo senso, il film segna una sfida della Daiei alla roccaforte del genere tokusatsu, la Th. Di notevole impatto risulta loperato di hashi Fuminori, a capo degli
studi hashi Kgeisha di Kyto e pioniere degli effetti speciali in Giappone. In un
affascinante contributo contenuto nelledizione LD del film,21 Murata Hideki sve18

I testi di entrambi i drammi sono contenuti in Toita Yasuji et al. (a cura di), Ie no gei sh, in Meisaku
kabuki zensh, XVIII, Tky Sgensha, Tokyo 1969.
19
Matsubame indica il fondale fisso del teatro n su cui dipinto un pino. Il palcoscenico decorato
dal pino dipinto sul fondo e dai bamb dipinti sui lati, mentre sul lato sinistro del palcoscenico (rispetto
alla platea) scende una tenda a cinque colori, simile allagemaku del n, da cui entrano gli attori. I costumi e i soggetti stessi delle danze sono ricavati direttamente da n e kygen. Molti matsubamemono oggi
rappresentati sono opere che risalgono al periodo Meiji (1868-1912), quando si cercato di conferire al
kabuki dignit darte imitando i modi colti ed elevati del n. Si veda Bonaventura Ruperti, Lestetica
del mutamento continuo e della decadenza: il kabuki, Sipario, 501, 1990, pp. 16-20.
20
Il dramma n a cui si rif Modoribashi , appunto, il sopraccitato Rashmon. Nel caso di Ibaraki,
invece, sebbene non esistesse un dramma n a cui ispirarsi, laccoppiata Onoe Kikugor V e Mokuami
riusc ugualmente ad ottenere un matsubamemono traendo spunto dal nagauta Tsuna yakata. Si veda
James R. Brandon, Samuel L. Leiter (a cura di), Kabuki Plays On Stage: Restoration and Reform, 18721905, University of Hawaii Press, Honolulu 2003.
21
Murata Hideki, eyama Shutendji tokushu satsuei yomoyamabanashi, Daiei tokusatsu supekutakuru Box, Jeneon Entateinmento, 1999. Nel 2006, il film stato ripubblicato in versione dvd dalla

Daniele Resta

261

la i retroscena della fabbricazione di queste monumentali creature: il sopraccitato


Tsuchigumo, alto due metri e lungo dieci in totale, ottantaquattro chili di peso, fu
ricavato da unarmatura di ferro, ricoperta da un rivestimento in lattice cosparso di
finissima polvere di madreperla, che risplendeva di uno sfavillio sinistro sotto le luci
di scena. Le sue zampe si estendevano per circa cinque metri ciascuna, e tutte e otto
venivano manovrate tramite corde di piano fatte pendere dal soffitto. Per realizzare
le ragnatele, invece, vennero utilizzate delle corde di plastica incollate con gomma
arabica, che ne migliorava ladesione. Il congegno veniva manovrato da una persona allinterno, e lo sportello per entrarci , in effetti, visibile anche nel film. Inoltre,
tra gli altri artifici di scena, vi era luso sul set di paraffina liquida, riscaldata e fatta
passare allo stato gassoso per ottenere un effetto miasma pi realistico del semplice
fumo. Una testimonianza che sorprende e affascina, e che riporta tutto il gusto
dellartigianalit degli effetti speciali prima dellavvento della computer graphics.
eyama kitan (2005)
Il secondo lavoro qui discusso, eyama kitan, si contraddistingue, invece, non
solo per essere uno dei pi recenti riadattamenti della leggenda ma, con molte
probabilit, il pi eclettico e controverso. Il suo autore Tagame Gengor (1964-),
esponente di spicco della subcultura gay giapponese. La sua opera si colloca principalmente nel genere del manga gay, storie sostanzialmente concepite, realizzate e
consumate allinterno della comunit GLBT, e in particolare, nella sottocategoria
ero SM.22 Dal debutto nel 1986, le sue storie sono apparse in diverse riviste queer,
come Sabu, Badi e G-Men, per poi essere in seguito ristampate in volumi singoli.
Negli ultimi anni, Tagame si fatto notare anche allestero, come testimoniano le
numerose traduzioni e le mostre dedicategli, in particolare in Francia. In patria, il
suo talento non sfuggito allocchio attento di Tsutsui Yasutaka, che lo ha voluto
nel suo Tsutsui manga tokuhon futatabi (2010), secondo capitolo di un progetto che
raccoglie manga realizzati da diversi autori, ispirati a opere dello scrittore.
Tuttavia, il suo nome ancora sconosciuto a molti: non sorprende che non
figuri nei pi noti dizionari biografici sui mangaka,23 e che il numero di studi accademici dedicatigli sia, ad oggi, estremamente esiguo. I suoi lavori vengono spesso
fin troppo facilmente etichettati come mera pornografia, nella variante pi cruda e
violenta. Nelle sue pagine, daltronde, che pullulano di abusi di ogni tipo, trovano
espressione le pi recondite parafilie sessuali, dallo stomping allurofilia, passando
persino per la coprofagia, ma soprattutto gli scenari misteriosi e suadenti degli amKadokawa eiga.
22
Si veda William S. Armour, Representations of the Masculine in Tagame Gengorohs Ero SM Manga, Asian Studies Review, XXXIV, 4, 2010, pp. 443-465.
23
Nagatani Kunio, Nippon mangaka meikan, Dtahausu, Tokyo 1994; Manga seek e Nichigai
Asoshitsu Henshbu (a cura di), Mangaka jinmei jiten, Nichigai Asoshitsu, Tokyo 2003.

262

Riletture contemporanee della leggenda di Shutendji

bienti sadomasochistici, di cui lautore stesso dichiara di essere un cultore.24 I suoi


personaggi sono estremamente virili: muscolosi e irsuti, non sono dissimili da quelli
del collega europeo Tom of Finland, con leccezione che nel caso di Tagame si tratta
quasi sempre di uomini giapponesi.
Apparso per la prima volta nelledizione del gennaio 2005 di Kinniku otoko,
rivista indirizzata, come il titolo eloquentemente suggerisce, agli amanti del genere
muscle,25 eyama kitan riflette palesemente le caratteristiche del genere a cui appartiene, nonch le aspettative della readership della rivista.26
Nella sua rilettura, Tagame sceglie di confinare la storia geograficamente e dal
punto di vista temporale nella residenza di Shutendji, conferendogli, tuttavia, nuovi
connotati: lo sfavillante Castello di Lapislazzuli lascia infatti posto a una modesta
caverna, che ben si sposa con linsolita veste data al demone stesso: un possente cavernicolo caucasico, barba e capelli rossastri, il corpo statuario avvolto in una pelle
danimale legata ai fianchi, e una grossa clava in mano, come nelle pi tradizionali
rappresentazioni delluomo delle caverne. Anche se visibilmente accigliato, il suo un
volto umano, non demoniaco come quello della sinistra creatura degli emaki.
Lintento ironico e sovversivo dellopera appare evidente fin dalle prime battute,
dove si vede lo hoshikabuto, lelmetto magico tanto celebrato nel repertorio medievale, cadere bruscamente da una scatola insieme ad altre cianfrusaglie. cos che
pensavate di annientare il demone, travestendovi da yamabushi?,27 dice unirriverente voce fuoricampo a tre uomini feriti, visibilmente affaticati, il cui volto tradisce una certa espressione di disfatta. Pur accennando in modo esplicito ad aspetti
peculiari della leggenda, Tagame sceglie deliberatamente di privilegiare la libert
espressiva del manga alla rigorosa osservazione della verit storica: cos che, ad
esempio, il numero degli shitenn di Raik viene dimezzato, e che le acconciature
dei guerrieri risultano ben diverse da quelle in voga nel periodo Heian.28
Poco dopo, ritroviamo Raik e i suoi due attendenti seminudi, resi nel perfetto
stile grafico dellautore: corpi dai muscoli guizzanti, possenti, le caviglie e il torace
cinti da solide corde che li tengono appesi a un palo; una scena che richiama la
pi classica delle sessioni di bondage. Nella stessa pagina compaiono anche i primi
riferimenti al cannibalismo e al vampirismo di Shutendji: la disgustosa carne
24

Wim Lunsing, Yaoi Rons: Discussing Depictions of Male Homosexuality in Japanese Girls Comics, Gay Comics and Gay Pornography, Intersections: Gender and Sexuality in Asia and the Pacific, XII,
2006, p. 22, http://intersections.anu.edu.au/issue12/lunsing.html (30/01/2011).
25
Tagame Gengor, eyama kitan, Kinniku otoko, XI, Ksai shob, Tokyo 2005; poi riedito in
Tagame Gengor, Tenshu ni sumu oni/Gunji, Furukawa shob, Tokyo 2005, pp. 51-82.
26
Sulla rigorosa categorizzazione del mondo gay giapponese secondo tipologie specifiche di immaginario erotico, riscontrabile anche nelle riviste di settore, si vedano Mark McLelland, Male Homosexuality in Modern Japan, Curzon, Richmond 2000, pp. 113-129; Erick Laurent, Homosexualits
masculines dans le Japon contemporain, in Nadine Lucas e Ccile Sakai (a cura di), Japon Pluriel 4,
Picquier, Arles 2001, pp. 299-310.
27
Tagame Gengor, eyama kitan, Tenshu ni sumu oni/Gunji, cit., p. 51.
28
Ivi, p. 83

Daniele Resta

263

animale (ozomashii jniku) che mangia, e il nauseante colore rosso della bevanda
nel suo calice (ano magamagashii akai iro).29
In risposta alle accuse di Raik, Sven, cos si chiama il cavernicolo, sferra un
colpo di spada alle funi che legano il generale, facendolo cadere al suolo. Poi, strattonandolo per i capelli, lo porta in disparte e gli si mostra completamente al nudo:
Guardami, non siamo forse uguali?, gli dice. E in effetti, la descrizione grafica
non lascia dubbi: Sven si distingue dai suoi ospiti solo per il colore della pelle e
dei capelli, per la forma degli occhi e per la maggiore prestanza fisica. Ma la riluttanza di Raik forte, e cos il cavernicolo ricorre, ancora una volta, alla violenza:
al di l di ogni previsione, stupra il guerriero, umiliandolo davanti ai suoi compagni
che basiti assistono alla scena. Il suo modo di fare, tuttavia, ben diverso da quello
degli stupratori sadici e autoritari che spesso compaiono nei manga di Tagame.
Lamplesso, infatti, sembra fornire a Sven loccasione per diventare pi intimo con
Raik, aprendogli il proprio cuore. Cos come Shutendji nellotogizshi, in preda
alleffetto euforico e disinibitorio del sake magico, raccontava della propria infanzia
e dei propri punti deboli, Sven narra del suo passato, delle sue origini da vichingo
nella terra di Birka, e di come aveva scelto di dare una svolta alla propria esistenza
da navigatore sempre in cerca di nuovi posti da conquistare, stanco delle violenze
che una simile vita comportava. cos che aveva optato per diventare un mercante,
sempre in rotta per nuove mete da esplorare, da Occidente a Oriente. Un giorno, nel tragitto dalla Korea al Vietnam, la sua imbarcazione era accidentalmente
naufragata al largo del monte e. Per la realizzazione del monologo, Tagame ha
dichiarato di essersi ispirato a una delle pi celebri sequenze della storia del cinema:
il soliloquio del replicante Roy Batty, interpretato da Rutger Hauer, nel film Blade
Runner, di Ridley Scott (1982), che si apre con la celeberrima battuta: Ho visto
cose che voi umani non potete immaginare.30
Il coito continua, ma dopo un primo orgasmo, Raik persiste a mostrarsi restio, a
tal punto da insinuare che il calice di vino che Sven gentilmente gli offre contiene del
sangue umano. A quelle parole, Sven ironizza sullatteggiamento provinciale della sua
vittima, frutto dellignoranza di una persona che ha sempre vissuto relegata sullisola
in cui nata, rifiutando il confronto con il diverso e ignorando la sua stessa sessualit.
La sua provincialit, infatti, enfatizzata dalla sua inesperienza sessuale, e dal fatto che
Raik non ha neppure imparato a trarre piacere dal proprio corpo. I due riprendono
a copulare, ma questa volta Raik si abbandona totalmente al piacere della penetrazione, fino a mutare in modo radicale latteggiamento nei confronti del suo carnefice.
Laria di disgusto e il timore iniziali, infatti, lasciano gradualmente spazio a unattrazione che si tramuter presto in innamoramento devoto.
A questo punto, i toni della narrazione passano dal pornografico al romantico.
Ritroviamo i due cullarsi nella tenera e intima atmosfera di una grotta, a scambiarsi
promesse damore, in uno scenario idilliaco destinato, purtroppo, a infrangersi di l a
29
30

Tagame Gengor, eyama kitan, cit., p. 53.


Tagame Gengor, eyama kitan ni tsuite, cit., p. 83.

264

Riletture contemporanee della leggenda di Shutendji

poco: gli shitenn, infatti, riescono a liberarsi e irrompono sulla scena, e proprio Tsuna, il pi fedele di essi, scaglia una freccia contro il povero Sven, colpendolo a morte.
La storia si conclude con un breve accenno allultima unit narrativa dellotogizshi,
ovvero il viaggio di ritorno nella capitale. In questo caso, tuttavia, non ci sono carri
festosi e strade colme di gente pronta ad accogliere calorosamente i guerrieri trionfanti; latmosfera quella lugubre e struggente di un funerale, con Raik, silente e
distaccato dai suoi uomini, chiuso nel dolore della perdita. Nel finale, poi, un breve
flashback riporta agli ultimi istanti di vita di Sven, quando, prima di spirare, svela il
suo vero nome a Raik, pregandolo di non dimenticarlo mai, allorch solo cos tutti
avrebbero capito la sua vera natura di essere umano, e non di oni.
Appare chiaro, dunque, che lopera di Tagame una riflessione sul confronto con
il diverso, incentrata sulla fortunata idea di rendere Shutendji come un forestiero ai
margini della societ. Una scelta, questa, ispirata da un precedente rifacimento manga
della leggenda, Onimaru taish (1969), di Tezuka Osamu,31 ma che in realt coincide
con una teoria ancora in voga nei circoli accademici giapponesi allinizio del ventesimo secolo, secondo cui Shutendji sarebbe potuto davvero essere un occidentale,
probabilmente tedesco o russo, naufragato sulla costa nei pressi del monte e.32
La personalissima riscrittura di Tagame fortemente mitigata da elementi tipici
del suo stile e delle convenzioni che contraddistinguono il genere narrativo in cui
opera. in questa chiave che vanno lette lintroduzione di abbondanti pagine di
sesso, infarcito quasi sempre di elementi sadomasochistici, la trascurata attenzione ai
dettagli storici, e la totale eliminazione della presenza femminile, che gi nella versione originale della leggenda trovava ben poco spazio, figurando in un ruolo passivo e
marginale come quello della damigella in pericolo: rapita, mutilata, talvolta cannibalizzata, e nel migliore dei casi, passivamente salvata e riportata alla propria famiglia
dagli eroici guerrieri uomini. La natura sovversiva del manga viene infine ribadita dal
processo di ridimensionamento di Minamoto no Raik (948-1021), figura storica
i cui trattamenti letterari e folcloristici precedenti hanno sempre decantato valore,
coraggio e abilit nel combattere. Il Raik di Tagame, invece, un uomo fragile, doppiamente umiliato, incapace di dialogare con laltro, ma facilmente sedotto da esso,
al punto da rinunciare a potere, onore e posizione sociale, nellillusione di un amore
effimero che svanisce con la stessa rapidit con cui nato.
In conclusione, che sia un distinto guerriero che ha subito un grave torto, o uno
straniero erroneamente naufragato in Giappone, lo Shutendji contemporaneo
spesso un essere incompreso ed emarginato, posto in una situazione di liminalit da
severe convenzioni sociali o logiche politiche. Nel dare un nuovo volto al demone
beone, gli autori contemporanei sembrano preferire la via del riscatto, liberando il
demone medievale dallaura di inquietante mostro antropofago, e ponendo maggiore enfasi sulla sua natura di reietto ai margini di una struttura sociale e politica
conformista e spesso troppo omologante.
31
32

Ivi, p. 83.
Takahashi Masaaki, Shutendji no tanj, cit., pp. 3-5.

Daniele Resta

265

Metamorphosis of the Grotesque: Contemporary Retellings of the Shuten


Dji Legend
The demon Shuten Dji is the subject of one of the best known Japanese oni legends. Set in the Heian period (794-1185), the story seems to have found written
form only in medieval times, and has since then inspired, with its horde of macabre
imagery, a number of works of art and literature. This paper will focus on contemporary renderings of the legend, analysing in particular two of them: Tanaka
Tokuzs film eyama Shuten Dji (1960), an unusual and fascinating combination
between jidaigeki and kaij eiga, and the short story eyama kitan (2005), by SM
homoerotic manga cult-author Tagame Gengor. Particular attention will be devoted to the process of rewriting that, I argue, is rarely neutral and often influenced
by factors as diverse as the authors ideology, the conventions of the medium and
the genre they choose to work in, and the expectations of the specific audience to
which the works are addressed.

19602005

STEFANO ROMAGNOLI

Identit nazionali e logiche di potere


nella narrativa di Kuroshima Denji

Contadino e antimilitarista. Sono questi i tratti distintivi sistematicamente attribuiti alla figura di Kuroshima Denji (1898-1943) seguendo una ideale divisione
in due filoni della sua produzione letteraria: da un lato i racconti incentrati sulla
vita rurale, con cui lo scrittore si affacci sul mondo letterario a partire dal 1925
guadagnandosi una stabile reputazione come autore di nminbungaku (letteratura
contadina). Dallaltro i racconti cosiddetti siberiani, rielaborazione della propria
esperienza di militare in Siberia. Questa divisione (di cui si avvalsa anche una
parte della critica occidentale)1 non assolutamente erronea, anche se suggerisce
una distribuzione diacronica dei due filoni che, nei fatti, non si ebbe mai, dal momento che Kuroshima continu a scrivere letteratura contadina fino ai primi anni
Trenta. Tuttavia essa non tiene conto di una serie di racconti che risalgono agli ultimi anni di attivit dello scrittore (dal 1929 al 1932), una produzione consistente
e sottesa da una visione politica e letteraria qualitativamente differente rispetto a
quanto laveva preceduta.
In questo contributo mi propongo di analizzare le due serie di racconti con particolare attenzione alle modalit di descrizione dellAltro, e di evidenziare il sostrato
ideologico che alla loro base, provando cos che la serie pi recente costituisce un
ciclo a se stante che possiamo considerare come evoluzione di quella siberiana.
I racconti siberiani (shiberia mono) sono un gruppo di undici racconti, scritti
tra il 1925 e linizio del 1929, e basati sullesperienza diretta dello scrittore sul
continente.2 Nel 1919 Kuroshima fu infatti costretto a svolgere il servizio di leva
che allepoca durava tre anni, interrompendo cos gli studi universitari da poco
intrapresi, e nella primavera del 1921 fu inviato come infermiere militare presso
1

Keene, ad esempio, asserisce che: Kuroshimas stories fall into two main groups, those describing people
in farm communities, and those related to his experiences in Siberia. In Donald Keene, Dawn to the West,
Japanese Literature of the Modern Era, FICTION, Columbia University Press, New York 1998, p. 605.
2
Kakurishitsu (La stanza di isolamento, ottobre 1925), Kurimoto no fush (Il ferimento di Kurimoto,
settembre 1926), Ryrya to Marsha (Lyalya e Marusha, dicembre 1926), Yuki no Shiberia (Siberia
innevata, marzo 1927), Sori (La slitta, settembre 1927), Uzumakeru karasu no mure (Uno stormo vorticante di corvi, ottobre 1927), Ana (La fossa, maggio 1928), Paruchizan Uorukofu (Il partigiano Volkof,
settembre 1928), Sakin (Polvere doro, novembre 1928), Hyga (Il ghiacciaio, gennaio 1929) e Horyo
no ashi (Le gambe del prigioniero, gennaio 1929).

268

Identit e potere nella narrativa di Kuroshima Denji

lospedale dellesercito di Nikolsk (lattuale Ussurijsk), durante lintervento militare giapponese in Siberia (1919-1922).
Kuroshima mal sopport la vita in caserma: molte delle pagine del diario
che tenne mentre era sotto le armi, pubblicato postumo nel 1953, traboccano
di avversione per le routine e le storture del sistema militare; su questa stessa
linea si muovono anche i racconti di ambientazione siberiana, che coniugano la
descrizione di un contesto profondamente diverso da quello giapponese con un
forte messaggio antimilitarista.3 Nella visione di Kuroshima lambiente militare
siberiano un micro-universo, un pezzo di Giappone trapiantato in un ambiente
estraneo e ostile, attorniato e popolato da individui che non potevano pi rimanere in patria, o per cui la Siberia rappresenta un luogo privo di leggi in cui
poter dar sfogo ai propri istinti peggiori. Nella sua organizzazione gerarchica il
microcosmo siberiano ripropone la contrapposizione tra classi sociali: quella dominante, qui rappresentata dagli ufficiali, e quella dominata, costituita dai gradi
inferiori e dalla popolazione locale. Ogni tentativo di uscire da questa logica di
potere, ogni sforzo di ribellione destinato al fallimento e, molto spesso, conduce
alla morte.
A volte poi non si tratta nemmeno di ribellione vera e propria, ma piuttosto
di un involontario sconfinamento nel territorio delle prerogative altrui. questo
il caso del pi noto racconto della serie, Uzumakeru karasu no mure (Uno stormo
vorticante di corvi, ottobre 1927): i protagonisti disturbano inavvertitamente un
maggiore che si sta intrattenendo con una ragazza russa, oggetto dellamore non
corrisposto di uno dei due. I due soldati non si rendono pienamente conto dellaccaduto, ma la punizione per aver esposto lufficiale alla vergogna, cogliendolo in
un momento di debolezza, inesorabile: la loro compagnia viene inviata verso un
presidio isolato. Il drappello perde per la strada e muore assiderato nella neve; quel
che ne resta viene ritrovato soltanto in primavera, sovrastato da uno stormo di corvi
intento a cibarsi dei cadaveri. I protagonisti sono stati vittime della lussuria del
maggiore, scrive Kuroshima, ma in realt questi si limitato a mandare la compagnia dei due protagonisti al posto di unaltra. La gerarchia militare s un sistema
perverso che permette la sopraffazione di pochi su molti, ma ci che Kuroshima qui
critica con veemenza piuttosto la guerra stessa.
A quelli che li avevano inviati in Siberia non importava un accidente se loro
cadevano preda delle (pallottole), o se venivano (uccisi e) divorati dai lupi. Che
due o tre morissero era una cosa scontata. Che i caduti fossero duecento era una
cosa da niente. Per loro la morte di un soldato significava meno della morte di
3
Il diario va dal 20 novembre 1919 al 22 aprile 1921 e reca un doppio titolo, in giapponese e in inglese: Jotai no hi made (guntai ikkanenkan no nikki) To the day of the discharge from military service [Fino
al giorno del mio congedo dal servizio militare (diario di un anno di servizio militare)]. Venne affidato
come testamento spirituale a Tsuboi Shigeji (1897-1975), scrittore e conterraneo di Kuroshima, prima
della partenza per la Siberia e fu lo stesso Tsuboi a curarne la pubblicazione postuma, nel 1953, primo
passo verso la riscoperta di Kuroshima nel dopoguerra.

Stefano Romagnoli

269

un cucciolo di cane. Di rimpiazzi ne avevano quanti ne volevano. Gli bastava


un ordine scritto di coscrizione per farne venire altri.4

Questo spirito di denuncia si esaurisce per in se stesso, si concentra sul mondo


militare e non diventa qui occasione per unanalisi pi approfondita dellessenza
della guerra, e fu proprio questo limite ad essere stigmatizzato nelle critiche mosse
allo scrittore dallintellighenzia dellepoca, come si vedr pi avanti.
innegabile che alla base della dinamica oppresso-oppressore vi sia una visione
marxista della societ, visione che si ritrova anche nel filone tematico incentrato
sulle fabbriche e sulle campagne. una visione che non affiora per in superficie,
ma rimane piuttosto lossatura portante di una narrativa che, seppur non esplicitamente autobiografica, ha un forte radicamento nellesperienza di vita dello scrittore. Questa intrinseca sotterraneit del messaggio marxista costituisce un punto
di differenza rilevante tra il ciclo siberiano e i racconti degli ultimi anni Venti, ed
probabilmente grazie ad essa che alcuni dei racconti siberiani sono scampati al destino di oblio che ha subito la letteratura proletaria e sono ancora oggi annoverati
tra i capolavori della letteratura pacifista.
Nei racconti siberiani emergono due caratteristiche di estremo interesse, la
prima delle quali senza dubbio lo sguardo sullAltro nella rappresentazione dello
straniero. Rispetto ai racconti contadini, infatti, lambientazione siberiana offr
a Kuroshima loccasione di introdurre etnie diverse da quella giapponese russi,
naturalmente, e coreani e di rappresentare linterazione tra queste etnie e i giapponesi stessi.
LAltro appare in prima istanza in tutta quella sua diversit fisica che lo rende,
appunto, altro, in una sorta di esotismo ambiguo. I sensi predominanti sono qui
lolfatto e la vista:
Dentro alle abitazioni cerano vecchi tavoli e samovar. Vi erano appese tende
ricamate. Tuttavia mandavano un odore di strane pellicce e di grasso animale,
come fossero delle stalle.
Per i soldati giapponesi quello era senza dubbio lodore dei bianchi.5
I bambini avevano occhi azzurri. Erano avvolti in cappotti laceri di pelliccia
ormai consunta, la testa contratta e infossata nel colletto. Cerano delle ragazze.
Cerano anche dei ragazzini. Le scarpe erano sfondate e la neve vi entrava dentro
come degli aghi.6

Tratto da Uzumakeru karasu no mure in Odagiri Hideo, Tsuboi Shigeji (a cura di), Kuroshima Denji
zensh, vol. 2, Chikuma Shob, Tokyo 1970 [da qui in avanti abbreviato come KDZ], p. 271. Le
parti segnate tra parentesi sono censurate nelloriginale; per la traduzione si fatto riferimento alle
integrazioni proposte in Nihon puroretaria bungaku sh vol. 9 : Kuroshima Denji sh, Shin Nihon shuppansha, Tokyo 1984.
5
Uzumakeru karasu no mure, in KDZ, vol. 2, p. 256.
6
Ibidem, p. 254.

270

Identit e potere nella narrativa di Kuroshima Denji

Yoshida fu gettato a terra e tenuto fermo da un giovane che puzzava di sacchi di


juta, e non riusciva quasi a respirare.7

Nel caso dei coreani e, come si vedr pi avanti, anche nel caso dei cinesi casi
in cui la dissomiglianza fisica non particolarmente evidente Kuroshima si serve
di descrizioni stereotipiche:
Mentre i due parlavano, entr linterprete portando con s un coreano dal volto piatto e dalle sopracciglia cadenti. Lodore delloppio gli arriv penetrante
alle narici. Aveva dei baffi sottili e il suo corpo era intriso di un sentore di
lurida stamberga. Era un vecchio, sporco di polvere. [] Tra le labbra cadenti
si intravedevano i denti gialli, pieni di sudiciume, e lalito fetido si spandeva
tuttintorno, arrivando fino al suo naso. Ne sent la sporcizia come se quello gli
stesse respirando addosso. [] Il vecchio aveva un volto abbattuto, comune a
tutti i coreani. Lui non si era quasi mai avvicinato a dei coreani, al punto che gli
sembrava che avessero tutti la medesima espressione. I loro volti esprimevano
quella malinconia di persone rassegnate, continuamente sottomesse e soggette
ad ogni umiliazione.8

Non chiaro se si tratti di una scelta cosciente e deliberata e c chi ha sostenuto


che, per quanto scrittore proletario e nonostante le buone intenzioni, lautore
non fosse immune dallatteggiamento prepotente e oppressivo del Giappone nei
confronti dei paesi pi deboli; sembra tuttavia uninterpretazione poco plausibile,
se si considera anche la produzione successiva e la forte ispirazione allideologia
marxista in essa evidente.9
In Paruchizan Uorukofu (Il partigiano Volkof, settembre 1928) la prospettiva
rovesciata: il punto di vista quello dei partigiani russi che combattono contro i
giapponesi. Partigiani che, significativamente, non sono comunisti facinorosi ma
semplici contadini e allevatori locali; esasperati e furiosi per il trattamento barbaro
e le razzie commesse dallesercito giapponese, hanno imbracciato le armi e si sono
dati alla guerriglia. Lo stesso Volkof, da cui il racconto prende il nome, era il pope,
il parroco di un villaggio messo a ferro e fuoco dai giapponesi, causando la morte
di gran parte dei suoi abitanti, tra cui suo padre. Nella visione dei partigiani russi
e della popolazione locale, i soldati giapponesi fonte di danno e distruzione
vengono assimilati a cani, facendo convergere nellepiteto ingiurioso tutto il loro
sentimento di ostilit.
La gente del villaggio, in quelloccasione, non si lasci andare a parole dodio
verso i giapponesi. Il loro sentimento verso questi ultimi aveva oltrepassato
lodio ed era diventato ostilit. Per descrivere i giapponesi cominciarono ad

7
8
9

Yuki no shiberia, in KDZ, vol. 2, p. 227.


Ana, in KDZ vol. 2, p. 287.
Kim Dalsu, Ana no buntai to chsenjinz, Gepp 1, KDZ vol. 1.

Stefano Romagnoli

271

utilizzare lepiteto di cani. Ormai erano pressati dal desiderio impellente di sterminare tutti quei cani che intralciavano la loro esistenza.10

interessante notare a margine lutilizzo della similitudine canina che, negli


anni dellimperialismo giapponese, diventer di uso frequente sia con connotazioni positive (si pensi al manga Norakuro di Tawada Suih o allespressione cinese Gu q zh li11) che negative, come nella propaganda di guerra statunitense,
ad esempio.
I protagonisti di una parte dei racconti siberiani sono personaggi che potremmo definire liminari: personaggi che vivono e si muovono sul confine tra s e
lAltro.12 Trasportati dal Giappone in una realt profondamente diversa e ostile, la
soglia su cui sono posti non per soltanto fisica: una soglia culturale, e non un
caso che gran parte di loro cerchi di imparare a parlare un po di russo (come daltra
parte fece lo stesso Kuroshima durante la permanenza in Siberia), nello sforzo di
superare il confine con il mondo dellAltro.
Ed proprio nellaspetto linguistico che risiede la seconda caratteristica interessante del ciclo siberiano: il problema dellincomunicabilit con lAltro. Gi nei
dialoghi frammentati tra la popolazione locale e i soldati, dialoghi in cui si mischiano parole giapponesi e parole russe, lincomprensione in agguato. In Uzumakeru
karasu no mure, i due protagonisti si informano dalla ragazza su chi sia venuto a
farle visita, ma restano perplessi di fronte alla risposta non riuscendo a cogliere il
significato del termine russo maor, che associano invece al giapponese mai yoru
(avvicinarsi danzando).
Un significativo esempio di incomunicabilit si trova anche nel racconto Yuki no
Shiberia (Siberia innevata, marzo 1927): due soldati giapponesi di stanza in Siberia
cercano un diversivo alla noia andando a caccia di conigli, nella neve. Durante una
di queste battute vengono catturati da un gruppo di russi se si tratti di partigiani
o di semplici contadini volutamente omesso i quali li spogliano dei loro indumenti e sparano loro contro, incuranti delle loro suppliche.
Il vecchio si avvicin ai due, immobilizzati da sette, otto mani ostinate, e con lo
sguardo di chi dovesse farli confessare chiese con insistenza qualcosa in russo.
N Yoshida n Komura lo compresero. Ma a giudicare dallo sguardo e dalle
movenze del vecchio era chiaro che questi sospettava che i due fossero venuti
a spiare le loro condizioni, e che cercava di sapere da loro quanti soldati giapponesi stazionassero ora in citt.

10

Paruchizan Uorukofu, in KDZ vol. 2, p. 342.


Letteralmente vanno via i cani e arrivano i porci; si tratta di unespressione popolare utilizzata a
Taiwan per indicare la transizione dal dominio giapponese (i cani, severi ma fedeli) a quello cinese (i
maiali, avidi e corrotti).
12
Il termine liminare ha qui unaccezione diversa rispetto a quella utilizzata da Van Gennep e Turner
nellambito dellantropologia dei riti di passaggio.
11

272

Identit e potere nella narrativa di Kuroshima Denji

[] Yoshida disse in russo qualcosa che ricordava di aver sentito: ne ponimaju


(non capisco).
Il vecchio li scrut per un po, con sguardo insistente. Un ragazzo con un cappello indaco si intromise e disse qualcosa.
Ne ponimaju ripet Yoshida. Ne ponimaju. Il tono si fece involontariamente
supplichevole.
Il vecchio disse qualcosa ai giovani, e immediatamente quelli si misero a spogliare i due dai pesanti indumenti invernali: luniforme, la biancheria, la calzamaglia, le scarpe e persino le calze.
I due furono fatti rimanere in piedi in mezzo alla neve, completamente nudi.
Si resero conto che presto li avrebbero fatti fuori con un colpo di arma da fuoco.
Due o tre dei ragazzi stavano frugando ad una ad una le tasche delle uniformi
che avevano tolto loro. Altri due si incamminarono verso un punto poco distante, con il fucile in spalla.
Yoshida pens che gli avrebbero sparato e, involontariamente, disse in russo:
Aiuto! Aiuto!. Ma le parole che ricordava non erano esatte. Avrebbe voluto
dire aiuto (spasite) ma nelle sue parole riecheggiava, piuttosto, grazie (spasibo).
I russi non sembravano ascoltare le suppliche dei due. Gli occhi feroci del vecchio li guardavano ora senza alcun interesse. I due che si erano allontanati imbracciarono i fucili.
Allora Yoshida, che se ne stava buono in piedi, nella neve, scatt improvvisamente in avanti e inizi a correre. Al che anche Komura gli and dietro correndo.
Aiuto!
Aiuto!
Aiuto!
gridavano i due correndo sulla neve. Ma le loro grida suonavano alle orecchie
dei russi come:
Grazie!
Grazie!
Grazie!
fu un attimo: due colpi di fucile risuonarono per tutta la vallata.13

Lincapacit di esprimersi correttamente in russo non intrinsecamente fatale


per i due (possiamo immaginare che la loro fine sia comunque gi decisa nel momento in cui vengono catturati); nella sua tragicomicit, tuttavia, il bisticcio marca
in modo estremamente efficace il contatto fra due realt tra cui non pu esservi
comprensione alcuna.
Un terzo e ultimo esempio tratto dal racconto Ana (La fossa, maggio 1928);
qui il protagonista un soldato semplice, interrogato dalla polizia militare perch
trovato in possesso di una banconota falsa viene a sua insaputa messo a confronto con un vecchio coreano oppiomane, che una spia ha indicato come il falsario.
Lincontro tra due persone, due individui di nazionalit diversa ma ugualmente
13

Yuki no Shiberia, in KDZ vol. 2, pp. 227-228.

Stefano Romagnoli

273

oppressi dal sistema, si risolve nella drammatica impossibilit di comunicare, di


avvicinarsi, di capirsi, nemmeno tramite una lingua franca (il russo).
La lingua coreana, sentita parlare da l accanto, suonava densa di irritazione e
sembrava che persino i segni di interpunzione venissero urlati. Toni che suonavano buffi venivano pronunciati dal vecchio con unespressione seria. [...]
Poco dopo anche linterprete usc. Nella stanza rimasero soltanto lui e lanziano
coreano. Si guardarono a vicenda, e ognuno osserv il volto e il corpo dellaltro.
[...] Lui non sapeva dire nientaltro che obuso [Non c / Non ho], in coreano.
Quindi non poteva parlarci.
Dove vivi? prov a chiedere, in russo.
Il vecchio disse qualcosa, mostrando i denti gialli. Il tono era miserevole e laria
sconsolata. Le labbra si muovevano e con loro si alzavano e abbassavano i baffi
sottili. La risposta era in russo, ma non riusc a capirne il significato.
Perch sei venuto qui? chiese di nuovo in russo. Il vecchio pieg la testa mostrando di non aver compreso, e continu a guardarlo con esitazione, con occhi
interrogativi e tristi.
Anche lui rimase l a fissarlo.14

Nel gennaio 1929 il racconto Horyo no ashi (Le gambe del prigioniero) chiude
la serie dei racconti siberiani. Da qui in avanti la produzione anti-bellica di Kuroshima prende una direzione diversa: forte della reputazione ormai consolidata di
scrittore antimilitarista si rivolge dal passato al presente e cerca di farsi interprete
degli sviluppi storico-politici a lui contemporanei. Sono gli anni in cui la politica
giapponese verso la Cina, nello sforzo di proteggere i propri interessi sul continente,
innesca il processo che porter, nel 1931, allinvasione della Manciuria. Tra il 1929
e il 1932 Kuroshima scrive una serie di racconti brevi, alcuni articoli e un racconto lungo, tutti incentrati sulle dinamiche che coinvolgono militari e popolazione
civile nel continente. Una produzione che, in un parallelo con quella precedente,
potremmo definire racconti cinesi.
Kuroshima cerca anche di sistematizzare, in uno sforzo teorico, la sua visione
della letteratura anti-bellica. Nasce cos Hansenbungakuron (Saggio sulla letteratura
di opposizione alla guerra, maggio 1929), unopera unica nel panorama della letteratura proletaria e pilastro concettuale dei racconti cinesi.
Il saggio diviso in tre parti; nella prima, dal titolo Hansenbungaku no kaikysei
(Classismo della letteratura di opposizione alla guerra), vengono passati in rassegna
diversi esempi di letteratura antimilitarista giapponese e straniera, elogiando quelli
di matrice ideologica proletaria e stigmatizzando quelli di matrice borghese in
cui, per quanto si manifesti opposizione alla crudelt della guerra, non vi alcuna
volont di estirparla definitivamente. Il pacifismo borghese, sostiene Kuroshima,
non mira altro che a preservare lo status quo.

14

Ana, cit., pp. 287-288.

274

Identit e potere nella narrativa di Kuroshima Denji

Nella seconda parte (Puroretarito to sens, il proletariato e la guerra) Kuroshima


riflette sul significato che ha la guerra per il proletariato, e sul ruolo della letteratura
in questo rapporto. Non tutte le guerre sono sbagliate: quella del proletariato una
lotta giusta e necessaria.
Vi sono molti generi di guerra. Ci sono le guerre di aggressione, volte a soggiogare. Ci sono le guerre di difesa. Ci sono anche le guerre di liberazione
nazionale e, ancora, c la rivoluzione. [...] Latteggiamento del proletariato
verso la guerra deriva da principi profondamente diversi da quelli dei pacifisti
borghesi, degli anarchici e di tutti gli altri scrittori antimilitaristi che provengono da tali ideologie. La lotta della classe dominata contro quella dominante
una lotta necessaria ed ha un valore in termini di progresso. Le lotte degli
schiavi contro i padroni, dei servi contro i signori feudali, dei lavoratori contro i capitalisti sono lotte necessarie. Le guerre si accompagnano ad atrocit,
azioni brutali, povert e miseria ma ci nonostante vi sono state nella storia
delle guerre utili per abolire dei sistemi malvagi, perniciosi e reazionari. Queste guerre devono avere la nostra approvazione in virt del loro contributo
nello sviluppo del genere umano.15

Le guerre contemporanee sono guerre imperialiste e come tali vanno condannate, dal momento che limperialismo non animato da una volont di progresso
bens dallobiettivo di soggiogare tutti i popoli. La guerra imperialista pu per
essere trasformata in rivoluzione del proletariato contro la borghesia, ed questo il
compito che si deve prefiggere la classe operaia. La letteratura deve quindi dispiegare la sua potenzialit propagandistica per esortare contadini e operai alla lotta di
classe e alla rivoluzione.
Nella terza ed ultima parte, Hansenbungaku no kjsei (La costanza della letteratura anti-bellica), lo scrittore sottolinea la necessit di produrre letteratura antimilitarista prima che scoppi la guerra e non solo durante i conflitti. Per il capitalismo,
infatti, non esiste la pace ma solo lintervallo tra una guerra e laltra: il tempo di
pace in realt tempo necessario a preparare la guerra successiva. quindi necessario produrre letteratura antimilitarista, che renda manifesta la vera essenza del
militarismo.16 Lo scopo della letteratura proletaria, dice Kuroshima, infatti quello
di smascherare limperialismo e il militarismo, e allo stesso tempo di sollevare
le masse dei lavoratori, ed questo un compito che va portato avanti incessantemente.
Queste istanze teoriche erano perfettamente in linea con le tesi del Comintern
sul Giappone del 1927, in particolare per quanto riguarda la condanna dellimperialismo giapponese in Cina, che costituiva una minaccia per lUnione Sovietica.17
15

Hansenbungakuron, in KDZ vol. 3, p. 127.


Kuroshima opera qui una distinzione tra hansenbungaku (letteratura di opposizione alla guerra) e
hangunkokushugi bungaku (letteratura antimilitarista).
17
Per unesauriente trattazione dellargomento si veda Germaine Hoston, Marxism and the crisis of
development in prewar Japan, Princeton University Press, Princeton 1986, pp. 55-75.
16

Stefano Romagnoli

275

Kuroshima non si limit per a dotare di una struttura ideologica pi consistente


la sua narrativa ma, nei racconti cinesi, si impegn in un tentativo ambizioso di
produrre qualcosa di nuovo, tanto nel contenuto che nello stile e nella struttura diegetica.18 Questo sforzo evidente fin dal primo racconto della serie, Jinan (maggio
1929), basato sullomonimo incidente del maggio 1928: Kuroshima giustappone, in uno stile narrativo che a mio avviso estremamente filmico (una tendenza,
questa, gi presente negli ultimi racconti del ciclo siberiano, e in particolare in
Paruchizan Uorukofu), sette scene che sembrano apparentemente scollegate.19 Ma
proprio attraverso questi singoli episodi si vanno componendo i due messaggi che
lautore tenta di trasmettere ai lettori. Il primo di natura interpretativa, una differente lettura della realt contemporanea: il presunto massacro di residenti giapponesi a Jinan stato di fatto perpetrato dallesercito giapponese, in modo da creare
un pretesto per loccupazione militare della citt. Il secondo invece ideologico:
la ribellione a questo modus operandi, e in senso lato alla guerra imperialista, pu
nascere dallinterno del sistema ad opera dei soldati stessi, e a differenza del ciclo
siberiano questa ribellione non pi un qualcosa di individuale ma assume un
carattere collettivo.
Tematiche analoghe si ritrovano in tutti i racconti del ciclo, e ad esse si accompagna la descrizione delle sofferenze che la guerra civile e lingerenza giapponese provocano nella popolazione cinese. Il proletariato aveva scritto Kuroshima,
abbracciando il messaggio dellinternazionalismo proletario, deve rifiutare categoricamente di ferirsi e annientarsi a vicenda, di uccidersi tra poveri, tra compagni, tra persone dal diverso colore della pelle [...].20 Cinesi e coreani residenti in
Cina vengono descritti in conformit a questa linea di pensiero. Tratteggiandone
le condizioni miserevoli, lo scrittore aspira a mettere in evidenza le responsabilit
del capitalismo giapponese che, non soddisfatto di sfruttarne la manodopera, li
vessa con una guerra di aggressione; Kuroshima cerca in questo modo di veicolare
laffinit tra il proletariato giapponese e quello cinese e coreano, in pieno spirito
internazionalista.
Nellesempio che segue, tratto dal racconto Heihi (Soldati e farabutti, dicembre
1930), Kuroshima descrive dei cinesi che vanno a cercare fortuna in Manciuria. Si
tratta di individui che hanno dovuto abbandonare i loro villaggi in seguito alle razzie degli eserciti dei vari signori della guerra, e sono emigrati, spinti dalla necessit.
Lo scrittore calca la mano sulle caratteristiche fisiche che rendono evidente la loro
miseria di profughi.
Questo il mio bagaglio: i ragazzi, che si presentavano masticando semi di
cocomero, con un sacco di juta e un materasso bisunto, emanavano un odore di
18

Odagiri Hideo, Kaisetsu, in KDZ vol. 2, pp. 355-356.


Lincidente di Jinan, del 3 maggio 1928, fu un conflitto armato tra lesercito giapponese, arrivato
nella citt nellambito del cosiddetto dai ni sant shuppei (la seconda spedizione nello Shandong), e le
forze del Guomindang. Negli scontri perirono anche dei residenti giapponesi.
20
Hansenbungakuron, cit., p. 129.
19

276

Identit e potere nella narrativa di Kuroshima Denji

sporco dalle parti basse, e una puzza daglio che feriva il naso. Erano contadini, i
cui villaggi erano stati devastati. Vittime quotidiane dei saccheggi, non avevano
pi la pazienza di sopportarli.21

Lo sfruttamento della manodopera cinese da parte delle industrie giapponesi


sul continente, realizzato con la connivenza e il favore dellesercito imperiale, uno
dei temi portanti di Bus seru shigai (Sobborghi armati, novembre 1930), lunico
racconto lungo scritto da Kuroshima. Si tratta di una ricostruzione romanzata della
situazione a Jinan prima del conflitto armato del 3 maggio e delle cause di questultimo, e rappresenta probabilmente la migliore espressione della sua nuova politica
letteraria. Lo scrittore non risparmia feroci critiche a nessuno: zaibatsu, esercito imperiale, faccendieri giapponesi, cinesi e persino statunitensi, e non un caso che il
racconto abbia subito delle censure non soltanto nel 1930, immediatamente dopo
la sua uscita, ma anche nellimmediato dopoguerra, sotto loccupazione americana.
Di estrema efficacia e drammaticit sono le descrizioni delle condizioni disumane
dei lavoratori-schiavi nelle fabbriche, e il brano che segue ne un esempio particolarmente rappresentativo.
I cinesi venivano in citt portando i bambini piccoli nelle ceste sulle spalle,
quelli un po pi grandi li facevano camminare, e li vendevano. Una buona met
[dei bambini che lavoravano nella fabbrica] erano stati comprati per sette o dieci
yuan. Ce nerano anche di molto piccoli. Dal momento che erano bassi, non
riuscivano a lavorare seduti in fila con gli operai e le operaie: le loro mani non
sarebbero arrivate al bancone. Perci si facevano mettere dei vassoi per terra, ci
poggiavano sopra degli sgabelletti, ci si sedevano e riempivano le scatole con le
loro manine graziose.
I loro volti avevano assunto il colore della terra, un giallo cinereo. La punta
delle loro dita, ulcerata ed ustionata a causa della combustione spontanea dei
fiammiferi e della polvere di vetro che era attaccata sui due lati delle scatole, era
avvolta in bende nere di polvere.
Gli era vietato chiacchierare, o scambiarsi qualche frase durante il lavoro, fino
al momento di fare pausa. Per sei ore muovevano soltanto le mani come piccoli
robot sordi e muti.22

Lopera , nel suo insieme, eterogenea e la fruizione complicata dalla narrativa


episodica che caratterizza lo stile di Kuroshima e che qui, a differenza dei racconti
brevi, mina irrimediabilmente lunitariet della storia.
La propensione di Kuroshima per la rappresentazione dellAltro raggiunge nei
racconti di questo ciclo, e in particolare in Bus seru shigai, la sua massima espressione, sostenuta dallapparato teorico di cui si detto e rafforzata dallambientazione
continentale. Nella provincia dello Shandong e nella citt di Jinan erano molte le
etnie che vivevano fianco a fianco: cinesi, giapponesi, coreani, russi e anche qualche
21
22

Heihi, in KDZ vol. 2, p. 166.


Bus seru shigai, in KDZ vol. 3, pp. 4-5.

Stefano Romagnoli

277

americano, e ognuno, nei confronti dellaltro, cova pregiudizi, nutre aspettative o


prova ostilit.
I personaggi liminari che qui compaiono presentano caratteristiche di notevole interesse. A differenza dei loro omologhi nel ciclo siberiano si tratta infatti di
individui che non sono pi sulla soglia ma che lhanno invece attraversata e sono
divenuti affini allAltro, snaturando se stessi. A spingerli non pi linteresse verso
lAltro, ma il tornaconto personale; in altre parole questi personaggi si fanno altri
per prevaricare o sfruttare chi li circonda.
il caso di Yamazaki, un faccendiere giapponese che si adopera come spia, il cui
modo di parlare, vestire e muoversi lo rende indistinguibile da un cinese:
Si faceva un vanto del fatto che il suo modo di parlare, il suo aspetto e il modo
in cui camminava non differissero affatto da quelli dei cinesi. Non si faceva
problema a soffiarsi il naso con le dita e gettare per terra il muco che vi rimaneva attaccato. Indossava un cappello nero privo di bordo, con un bottone sulla
sommit, e i vestiti e le scarpe erano le stesse dei cinesi. Imitava persino la loro
abitudine di farsi crescere le unghie. Soltanto leccessivo stacco tra liride e il
bianco dellocchio, un occhio troppo definito, costituiva lunica imperfezione;
un difetto di cui non si rendeva conto.23

significativo che sia proprio questa sua natura duplice a procurargli la morte.
Nel momento in cui passa davanti ad un posto di guardia giapponese, compreso in
un sentimento di forte appartenenza al Giappone, dimentica il suo aspetto esterno
da cinese e si comporta come un giapponese: non si ferma allalt. Lo sfasamento tra
le due identit gli fatale: la sentinella gli spara e lo uccide.
Un caso analogo presente nel racconto Senjin (Coreano, maggio 1931). Qui
un vecchio contadino coreano viene investito da un giapponese in bicicletta (sempre indicato nel testo come yfuku no shinshi, il distinto signore in abiti occidentali). Questi, anzich scusarsi, lo copre di insulti e lo minaccia in giapponese, senza
che laltro capisca. Il tempestivo intervento di un giovane coreano svela linaspettata
verit: luomo non affatto giapponese, bens coreano, e la folla che sopraggiunge
inferocita lo lincia.
E ancora, un impiegato della Mantetsu24 che gira per i villaggi spacciandosi per
un cinese, e cerca di reclutare forza lavoro da inviare in Manciuria con lillusoria
prospettiva di lauti guadagni e ottimo trattamento, riesce a ingannare gli adulti ma
non un gruppo di bambini, che lo riconoscono come giapponese e gli chiedono
qualche spicciolo in elemosina.
Gi, in Cina i vestiti erano la cosa fatta meglio! Questo era quanto pensava
Mihara, in base alla sua esperienza, entrando nel villaggio. In Cina i vestiti erano
23

Bus seru shigai, cit., p. 7.


Abbreviazione per Minami Mansh tetsud kabushikigaisha, Compagnia ferroviaria della Manciuria
meridionale.

24

278

Identit e potere nella narrativa di Kuroshima Denji

la cosa migliore. Erano ottimi non solo come protezione contro la polvere ma
anche per non farsi riconoscere come [censura]; come membri di uno stesso
gruppo etnico che condivideva la medesima pelle gialla, il naso schiacciato e il
volto con gli occhi neri, bastava vestirsi nel loro stesso modo e conoscere bene la
lingua. E questo gli tornava utile per occultare il fatto che, [censura] della Mantetsu, si affaccendava in giro per raccattare forza lavoro a basso costo.
[] Riben ren [giapponese], caccia una moneta!
Gli occhi dei bambini erano pi acuti di quelli degli adulti nel riconoscere le
persone. Mihara, sicuro di s quando si trattava di camuffarsi da cinese, rimase
sconcertato.
Che dici? Non sono un riben ren! Sono un zhongguo ren [cinese], io!
Racconti balle, giapponese [censura]!
Idiota! Sono cinese! Stai zitto!
Mihara prese una moneta di rame e la lanci sulla strada polverosa, distante
cinque o sei ken [10/12 metri]. I bambini si fiondarono allassalto di quellunica
moneta, gettata a tre di loro, contendendosela.25

Sono questi alcuni dei molti esempi che si ritrovano nei racconti del ciclo cinese. La liminarit che caratterizzava positivamente alcuni personaggi dei racconti
siberiani si ripresenta qui in versione negativa. Kuroshima come sempre avaro di
spiegazioni, ma ragionevole supporre che questa caratterizzazione vada interpretata alla luce dellinternazionalismo che anima Hansenbungakuron: lunica motivazione condivisibile nellavvicinarsi allAltro il desiderio di riconoscervi qualcosa di
noi stessi, vedendo in lui un nostro simile, oppresso e sfruttato. Non vi deve essere
tornaconto, ma soltanto solidariet umana. E a ben vedere sono proprio queste le
caratteristiche del protagonista di Bus seru shigai, Kantar, impiegato come supervisore degli operai cinesi nella fabbrica di fiammiferi giapponese. Kantar si pone
in contrapposizione con il gruppo dirigente, non approvando la politica disumana
nella gestione dellazienda. Si sente pi vicino ai cinesi che non ai giapponesi
(anche per via di una difficile situazione familiare, che lo relega ai margini della
comunit dei residenti giapponesi), familiarizza con gli operai ed un personaggio
liminare positivo, alla maniera dei racconti siberiani. Nel panorama dei racconti di questo ciclo, si tratta per di un caso isolato.
Per uniformit di ambientazione e soprattutto sistematicit di tematiche, entrambi i gruppi di racconti costituiscono due cicli intrinsecamente coerenti e, come
emerge da quanto si detto, il ciclo cinese costituisce unevoluzione pi consapevole del ciclo siberiano.
Ne una prova anche lultimo racconto del ciclo, Zensh (Lavamposto, 1932)
in cui allincomunicabilit dei racconti siberiani viene contrapposta, se non proprio la comunicazione, la cooperazione: soldati giapponesi e cinesi, posizionati in
due avamposti remoti che si fronteggiano, cominciano a scambiarsi cibo e alcolici,
stringendo un legame che trascende la comunicazione verbale. Allarrivo del resto
25

Heihi, cit., pp. 168-169.

Stefano Romagnoli

279

della guarnigione, il comandante intima ai soldati del presidio di sparare subito ai


nemici, ma questi rivolgono invece le proprie armi contro lufficiale, proponendo
una ribellione risolutiva che in nuce si era gi vista nel racconto Sori (La slitta,
1927) del ciclo siberiano.
I racconti cinesi hanno avuto una sorte piuttosto ingrata. Gi allepoca della
loro pubblicazione molti vennero censurati, talvolta anche in modo da compromettere la comprensione di interi passaggi; Bus seru shigai e Zensh furono integralmente censurati non appena dati alle stampe. Allintervento censorio si aggiunse
anche uno scarso apprezzamento da parte dellintellighenzia proletaria dellepoca,
e in particolare di Miyamoto Kenji, che nel famoso articolo Verso il superamento
degli indugi e dellarretramento nella letteratura proletaria scrisse:
Ci che fa difetto a queste opere che Kuroshima non restringe in esse la
natura concreta di quella guerra, non discostandosi di molto dalla cognizione
generica di spedizione siberiana, e che la guerra viene concepita come
una mera competizione sul campo di battaglia e non vi alcuna consapevolezza del fatto che, nellambito della situazione nazionale e internazionale
dellepoca, essa fosse una guerra di interferenza del Giappone imperialista
contro lUnione Sovietica.
[] La guerra unestensione del potere borghese. La cosa essenziale quindi
chiarire che collegamento essa abbia con la vita quotidiana degli operai, degli
agricoltori e dei lavoratori, e mostrare quale interesse essa rivesta per il proletariato, non come unidea generica ma come una realt che interessa tutti quanti.
Tutto questo manca tuttavia nelle opere di Kuroshima. Il fatto che il racconto della ribellione da parte dei soldati si risolva semplicemente in una rabbia
spontanea, che non ne venga menzionata la motivazione sociale, e che in tutto
questo non venga sottolineata lazione davanguardia del proletariato, tutto ci
forma nel suo complesso una grossa pecca. Anche in Jinan e nelle altre opere
recenti ci lampante.26

La sua critica, in sostanza, si risolve nel biasimare linsufficiente esplicitazione di


quelle che erano le istanze ideologiche del Comintern e dellUnione Sovietica. In
altre parole, per Miyamoto la narrativa di Kuroshima non era abbastanza proletaria, e non era conforme alle nuove linee guida del movimento (la cui tragica fine
era, peraltro, prossima).
Zensh fu lultimo racconto scritto da Kuroshima; censurato dal governo e osteggiato dai suoi sodali, si ritir dalla scena letteraria e trascorse i suoi ultimi dieci anni
di vita nel villaggio natale, dedicandosi allagricoltura. Nel dopoguerra vi fu una
riscoperta della sua opera, a cominciare da tre articoli pubblicati sulla rivista Shin
nihon bungaku nellagosto 1949. Uzumakeru karasu no mure fu ripubblicato nel
1951 allinterno del primo volume dedicato alla letteratura proletaria del Gendai
26

Miyamoto Kenji, Puroretaria bungaku ni okeru tachiokure to taikyaku no kokufuku e (1932), in


Miyamoto Kenji bungei hyron sensh, vol. 1, Shin Nihon shuppansha, Tokyo 1980, pp. 206-207.

280

Identit e potere nella narrativa di Kuroshima Denji

nihon shsetsu taikei, e nel 1953 Tsuboi Shigeji cur la pubblicazione dei diari tenuti
da Kuroshima mentre era sotto le armi.
Tuttavia, fino al 1970 (data di uscita del primo zensh), nessun racconto del
ciclo cinese rivide la luce, con la sola eccezione di Bus seru shigai. Limmagine
di Kuroshima che si and creando in quegli anni fu quindi strettamente legata
alla produzione antimilitarista dei racconti siberiani, e c chi ha sottolineato il
ruolo fondamentale che ebbero Tsuboi, Odagiri e altri esponenti del mondo letterario nella creazione di questa immagine, in cui avrebbero riversato i loro ideali
pacifisti.27
singolare che il ciclo dei racconti cinesi sia stato giudicato non abbastanza
proletario allepoca della sua pubblicazione, e che nel dopoguerra gli siano state
preferite altre opere meno schierate, ascrivendo s Kuroshima alla corrente della
letteratura proletaria ma accentuando il carattere antimilitarista della sua produzione. Stemperando insomma letichetta di scrittore proletario.
Eppure Kuroshima non solo ha saputo coniugare il messaggio politico con la
ricerca di unespressivit efficace dal punto di vista letterario, riuscendo abilmente a scansare il rischio di trasformare la propria letteratura in mera propaganda
marxista. stato anche un attento osservatore della realt a lui contemporanea,
una realt osservata in prima persona e attentamente ponderata, nello sforzo di
trovare un modo per trasmetterla al pubblico attraverso lespediente narrativo. I
racconti del ciclo cinese rappresentano senza dubbio il punto di arrivo di questo
percorso.

27

Tano Shinichi, Kuroshima Denji ni okeru hansenshsetsu no ronri, Shakaibungaku, XXII, 2005, p. 90.

Stefano Romagnoli

281

National Identities and Power Dynamics in Kuroshima Denjis Fiction


The works of Kuroshima Denji (1898-1943) are usually divided into two main groups.
On the one hand the works of nminbungaku (rural literature), written by Kuroshima
from 1925, which granted him the acknowledgment and the appraisal of the literary
establishment. On the other hand the short stories based on the authors experience
as a soldier during the Siberian Intervention (19181922), filled with antimilitarism.
However, this subdivision does not take into account a series of works written between
1929 and 1932 and set in the mainland (China, Korea, Manchuria).
In this paper I analyze comparatively these works by Kuroshima and his Siberian
stories, focusing on the issue of otherness and elucidating their founding ideology.
This will prove that the former series, which we can refer to as China stories, is
an intentional development of the latter, endowed with its own consistency and
underlying literary and political outlook.

1925

19291932

MARCO SIMEONE

Il jidai shsetsu tra convenzione e innovazione:


Kennan jonan e Naruto hich

invero possibile scrivere qualcosa che non contenga falsit, ma impossibile


scrivere lassoluta verit. Un autore pu solamente scrivere la sua personale versione
della verit. [] Quando si ricerca del materiale tra le fonti storiche, non raro
scoprire che fraintendimenti ed esagerazioni compaiono in gran numero. Allora
meglio tenere a mente i fatti generali di un argomento storico, aggiungervi la propria
interpretazione, impregnarlo di uno spirito vitale, e infine scrivere menzogne:
dal punto di vista dellopera stessa, le menzogne diventano unassoluta realt.

Hasegawa Shin (1884-1963)1

Le parole dello scrittore giapponese riflettono le posizioni opposte di un dibattito che ha impegnato scrittori e critici di narrativa storica fin dallera Taish. Da
un lato erano schierati coloro che si opponevano a qualsivoglia alterazione del fatto
storico in nome di un asservimento allintrattenimento del pubblico; dallaltro,
coloro che dubitavano dellinfallibilit delle fonti, e che vedevano giustificata unalterazione del dato storico in favore di un avvicinamento al lettore moderno, a patto
di rimanere fedeli allo spirito dellepoca ritratta.
In generale, il rapporto tra letteratura e storia si sviluppa presto allinterno delle
varie culture dal momento che le prime fonti scritte sono spesso di natura storica ed di certo problematico: stabilire una linea di demarcazione dove la storia
diventa finzione non sempre facile.
Anche in Giappone il rapporto tra verit storica e finzione stato particolarmente sentito, complice anche la matrice culturale di stampo cinese, che stabiliva
una gerarchia tra le arti che vedeva al primo posto le cronache storiche; proprio
alle fonti storiche ufficiali si rivolgevano ad esempio gli yomihon (come il Chinsetsu
yumiharizuki di Takizawa Bakin) per trovare una giustificazione al loro essere.2
tuttavia solo con la nascita di un romanzo storico in senso moderno, che si sviluppa
un dibattito critico sul romanzo storico che vede impegnati autori di letteratura
pura cos come scrittori di letteratura popolare.
In tale dibattito invalsa la tendenza a distinguere tra una narrativa storica
seria (rekishi shsetsu) e una di stampo pi popolare (jidai shsetsu), sebbene
non siano poi molto chiari i criteri mediante i quali questa distinzione sia tracciata:
1

Hasegawa Shin, Shsetsu, gikyoku wo benky suru hito he (A chi studia il romanzo e il dramma),
in Hasegawa Shin zensh, XII, Asahi shinbunsha, Tokyo 1972, p. 164.
2
Come sottolineato in Suzuki Tomi, Narrating the Self Fictions of Japanese Modernity, Stanford University Press, Stanford 1996, pp. 16-17 e 191.

284

Kennan jonan e Naruto hich di Yoshikawa Eiji

a volte sembra essere lo status dellautore cos che la produzione di Mori gai,
viene definita romanzo storico, mentre quella di Naoki Sanjgo (1891-1934), scrittore di romanzi dappendice, semplicemente romanzo depoca; altre volte la discriminante sembra essere la maggiore o minore aderenza al dato storico, per cui
i rekishi shsetsu raffigurerebbero il passato con fedelt, mantenendo un senso di
estraniazione dal presente, mentre i jidai shsetsu ambienterebbero, su uno sfondo
storico pi o meno accurato, drammi di tipo contemporaneo.
Non questa la sede per una disanima della diatriba fra romanzo storico e
romanzo depoca, basti ricordare come si inserisca allinterno del pi ampio dibattito fra jun bungaku e taish bungaku, che ha dominato il panorama letterario
nel tardo periodo Taish, e che vedeva contrapposti i sostenitori della letteratura
prodotta dal (e destinata al) bundan, a quelli della letteratura di massa, che mirava al raggiungimento di un elevato numero di lettori mediante opere di intrattenimento.
Prima specificazione temporale della tasih bungaku, se si accetta la comune
opinione per cui la data di nascita effettiva della letteratura popolare sia il 1913,3
il jidai shsetsu ha avuto una gestazione travagliata, che pu essere analizzata sotto
diversi aspetti ma sono assolutamente da sottolineare due punti: innanzitutto il
romanzo depoca trae le sue origini dalle forme darte del periodo Edo che pi si
rivolgevano a un pubblico popolare, principalmente il jruri e i kdan (al cui repertorio di trame e personaggi il jidai shsetsu attinge a piene mani),4 ma anche la
produzione in prosa dal carattere disimpegnato che va sotto il nome di gesaku.
Secondariamente, va ricordato che, nonostante i suoi legami con le arti popolari di
epoca Edo, il jidai shsetsu un fenomeno che nasce nel XX secolo, e come tale ha
aspetti moderni che lo contraddistinguono, non ultima la relazione di simbiosi che
legava gli autori di romanzi depoca con lindustria di stampa di massa: il miglioramento delle tecniche tipografiche e di distribuzione permettevano allindustria delle pubblicazioni di raggiungere centinaia di migliaia di lettori su base giornaliera, e
questo vasto strato di lettori/consumatori, ceto medio urbano frutto della massiccia
migrazione nelle citt dovuta al rapido processo di industrializzazione del paese, era
indispensabile al sostentamento dei quotidiani e delle riviste, che si rivolgevano agli
autori per avere romanzi dappendice che attirassero il maggior numero possibile
3
Sebbene il termine taish bungaku si sia istituzionalizzato a partire dal 1926, anno in cui la rivista
Taish bungei diffonde lespressione letteratura di massa presso il grande pubblico, opere definibili
come taish bungaku, in particolare appartenenti al filone del romanzo depoca, erano gi apparse da
tempo: il critico Nakatani Hiroshi considera il 1913, anno in cui viene per la prima volta pubblicato sul
Miyako shinbun un episodio di Daibosatsu tge (Il valico del grande bodhisattva, 1913-41) di Nakazato
Kaizan, lanno di nascita del jidai shsetsu. Si veda Ozaki Hotsuki, Taish bunagku (La letteratura popolare), Kinokuniya shoten, Tokyo 1980, p. 9.
4
Si veda Maria Teresa Orsi, Recitativi e narrativa nel Giappone degli anni Tokugawa-Meiji: kdan e
rakugo, Il Giappone, XVII, Roma 1979; ma anche Matilde Mastrangelo, Un kdan su Mito Kmon,
in Asia Orientale, 5/6, Napoli 1987, pp. 259-86; Matilde Mastrangelo, Tokugawa Mitsukuni fra storia
e leggenda il personaggio di Mito Kmon e lo shgun dei cani, in Il Giappone, XXVII (1987),
Roma, 1989, pp. 107-58.

Marco Simeone

285

di lettori.5 A loro volta, gli autori per raggiungere o mantenere il proprio successo
(di pubblico e conseguentemente economico) non potevano fare a meno delle pubblicazioni di massa, che uniche potevano garantire loro la larga base di sostenitori
necessaria.
I lettori cui si rivolgevano gli autori di romanzi depoca avevano sicuramente
familiarit con le trame e i personaggi che il jidai shsetsu mutuava dalla tradizione,
ma questo non era un fattore negativo: luso di trame convenzionali o personaggi
stereotipati costituiva un terreno comune tra il lettore e lautore, che rendeva pi
immediata la comunicazione. Ovviamente, i fruitori chiedevano qualche elemento
di novit che rendesse sempre originale e stimolante la riproposizione di temi a loro
familiari, e gli autori di jidai shsetsu si rivolgevano allosservazione della societ
contemporanea per trovare quegli elementi di freschezza e novit che impedivano
al pubblico di annoiarsi. Spesso il successo di un autore di romanzi depoca era
proprio dato dalla sua capacit di saper interpretare le richieste del pubblico, di
intuire gli aspetti del mondo contemporaneo che colpivano il lettore e inserirli
nella narrazione di eventi passati, costruendo una cornice storica in cui muovere
personaggi dotati di una psicologia moderna, con cui i lettori potessero facilmente
identificarsi. Uno degli autori di jidai shsetsu pi significativi sotto questo aspetto
fu senza dubbio Yoshikawa Eiji (1892-1962).
Dopo uninfanzia e una giovinezza trascorse a Yokohama allinsegna della povert,
Yoshikawa Hidetsugu, questo il suo vero nome, si trasferisce a Tokyo con la speranza
di trovare un lavoro che gli permetta di prendersi cura della famiglia. Mentre lavora
come produttore di beni damaschinati, si dedica dapprima al senry, inviando poi dei
racconti in occasione dei concorsi letterari indetti da alcune riviste, e vincendo anche
premi importanti. Con il calo di richiesta dei suoi beni, Yoshikawa intraprende la carriera giornalistica, che viene bruscamente interrotta dal terremoto del 1923, evento in
seguito al quale decide di diventare uno scrittore professionista.
Yoshikawa si rivolge alla rivista Omoshiro kurabu per compiere il suo primo
passo come autore di romanzi: durante il 1924 sono pubblicati sotto diversi pseudonimi numerosi suoi scritti su molte delle riviste edite dalla Kdansha, fra cui
Shjo kurabu, Kdan kurabu, Yben e Gendai. 6 Ma nel 1925, anno in cui gli viene
commissionato un romanzo a puntate per la nuova rivista della Kdansha, Kingu
che sarebbe divenuta poi una delle riviste popolari di punta nel tardo periodo
Taish e inizio Shwa che Yoshikawa guadagna fama come scrittore. La sua opera
Kennan jonan (Problemi di spade, problemi di donne, 1925), comparsa sul primo
numero del periodico ricevette unottima accoglienza da parte del pubblico.
5

Su questaspetto della letteratura popolare si vedano Gregory J. Kasza, The State and the Mass Media
in Japan, 1918-1945, University of California Press, Berkeley 1988, pp. 3-6 e Adachi Kenichi, Tachikawa bunko no eiytachi (Gli eroi della collana Tachikawa), Bunwa shob, Tokyo 1980, p. 15.
6
Tra i numerosi nomi darte usati da Yoshikawa abbiamo Yoshikawa Shiranami, Yoshikawa Ryhei,
Yoshikawa Kijir, Tachibana Hachir, Sugimura Teitei; Sugimura Kenpachi, Setsuya Konnosuke, Fugo
Sentei, Chj Sentar e Mochizuki Jsanshichi. Ozaki Hotsuki rileva come solo Osaragi Jir us altrettanti pseudonimi letterari. Si veda Ozaki Hotsuki, Yoshikawa Eiji: denki (Yoshikawa Eiji: biografia),
Kdansha, Tokyo 1970, pp. 215-218.

286

Kennan jonan e Naruto hich di Yoshikawa Eiji

I numeri iniziali di Kingu contavano diversi romanzi dappendice e numerosi articoli, per cui difficile stabilire effettivamente quanto Kennan jonan abbia contribuito al successo della rivista.7 Tuttavia, critici e storici della letteratura sottolineano
come il successo di pubblico di Kennan jonan lanci la carriera di scrittore di Yoshikawa. Ozaki Hotsuki sostiene, ad esempio, che proprio con quel romanzo che
lautore si afferma fra il grande pubblico con lo pseudonimo di Yoshikawa Eiji, che
non avrebbe pi cambiato per via del richiamo che esso aveva per i lettori.8 Momose
Akiji indica Kennan jonan come lopera che ha stabilito la carriera di Yoshikawa,
nel senso della notoriet che ha fatto acquisire allautore;9 Kiyohara Yasumasa afferma che con questo romanzo Yoshikawa diventato di colpo popolare;10 pi
pragmaticamente Sasamoto Tora suggerisce che limpatto dellopera nella carriera
di Yoshikawa Eiji lo si pu notare dal cambiamento nello stile di vita dellautore,
che pass da un modesto appartamento in affitto a Umabashi nel 1924, a una lussuosa casa in Kami-ochiai nel 1928.11
Questi commenti, per quanto positivi, rivelano poco di come lopera venne
accolta dai lettori; ciononostante, possiamo cogliere degli indizi a riguardo in un
saggio dello scrittore Niwa Fumio (1904-2005) nel dopoguerra:
Ben prima di incontrare Yoshikawa di persona, avevo imparato a conoscere le
sue opere. Quella che ho trovato pi interessante stata Kennan jonan; sono
rimasto affascinato dallo spregiudicato sviluppo della sua trama. []
Ho letto molti romanzi di Yoshikawa, ma nessuno supera questo in termini di
attrattiva: il suo fascino sta nella sua eterna freschezza. Certo, questa dovrebbe
essere una qualit intrinseca di ogni buon romanzo, ma in Kennan jonan si rivela apertamente, senza sotterfugi.12

Se vero che il fascino dellopera risiede nella sua freschezza, tuttavia essa si va
ad inserire su formule tipiche del genere: la trama ruota attorno a una vendetta, e
7

Fra le altre opere apparse nel primo numero di Kingu vanno menzionate Ningen mi (Sapore di umanit) di Murakami Namiroku, Shojo (La vergine) di Nakamura Murao, e Shishi- (Il re leone) di Watanabe Katei. Accanto a questi scrittori gi affermati, la rivista costitu un ottimo trampolino di lancio per
giovani scrittori emergenti come Yoshikawa Eiji: il primo numero di Kingu vendette 740 mila copie;
per la fine del 1925 la tiratura era arrivata al milione di copie, mentre lapice lo raggiunse nel 1928,
toccando la vetta di un milione e 400 mila copie vendute. Ozaki Hotsuki, Taish bungaku no rekishi
(La storia della letteratura di massa), I, Kdansha, Tokyo 1989 p. 127; Wada Hirofumi, Masumedia to
modanizumu (I mass media e il modernismo ), Iwanami kza nihon bungakushi, XIII, Iwanami shoten,
Tokyo 1996, p. 332.
8
Ozaki Hotsuki, Taish bungaku , cit., p. 128.
9
Momose Akiji, Kennan jonan no tabi (I viaggi in Kennan jonan), in Yoshikawa Eiji zensh (dora in
avanti YEZ), I, Kdansha, Tokyo 1983.
10
Kiyohara Yasumasa, Omoshirosa no enerugi (Lenergia dellintrattenimento), in YEZ, I, p. 418;
unaffermazione simile compare in Ozaki, Yoshikawa Eiji, cit., p. 234.
11
Riportato in Kiyohara, Omoshirosa no enerugi, cit., p. 418.
12
Tratto dal saggio di Niwa Fumio Yoshikawa-san no koto (Su Yoshikawa Eiji), in Kiyohara, Yasumasa, Omoshirosa no enerugi, cit., pp. 418-419.

Marco Simeone

287

include rivalit amorose, combattimenti contro banditi, e tutta una serie di personaggi stereotipati come il prode samurai, i nemici malvagi, la bella fanciulla e le
ingannatrici dokufu. Combattimenti allarma bianca, situazioni sul filo del rasoio,
coincidenze improbabili, violenza ed erotismo, sono tutti elementi che compaiono
in questopera. In particolare, Manabe Motoyuki nota come il ruolo giocato dalla
violenza e dallerotismo nel romanzo sia ovvio gi dalla scelta del titolo: Considerando che i temi costanti della narrativa dintrattenimento sono lerotismo e i duelli
con le spade, mi stupisce sempre pi quanto sia perfetto questo titolo.13
Ad ogni modo, nonostante tutta questa sua convenzionalit, Kennan jonan
presenta un elemento di novit, vale a dire la tematica dellandroginia. Loffuscamento della distinzione tra i sessi fu particolarmente sentito nella cultura popolare
urbana del Giappone degli anni Venti. Le moga (modern girl) che portavano i capelli corti e indossavano talora vestiti da uomo, e i mobo (modern boy), coi capelli
lunghi e un fondo di rosso applicato sulle guance, erano una vista non rara nel
quartiere la mode di Ginza. Daltra parte, manifestazioni di questandroginia potevano essere rintracciate anche negli spettacoli della compagnia teatrale femminile
Takarazuka, le cui attrici impersonavano ruoli maschili, o nella figura del nimaime
nel mondo cinematografico dellera Taish.14 Donald Roden, parlando delle origini
dellatteggiamento flessibile nei confronti dellidentit dei sessi tra la fine dellera
Taish e linizio dellera Shwa, scrive:
Allinizio del secolo, specialmente negli anni Venti, lespressione e la rappresentazione dellambivalenza dei sessi cattur limmaginazione di una consistente
fetta della popolazione urbana letterata in un modo che sembrava semplicemente impensabile ai tempi della civilt e illuminismo. [] La giovent angustiata dei primi anni del 1900, e gli scrittori naturalisti che ne esprimevano
la voce [] contribuirono a fornire una nuova immagine della virilit, caratterizzata da ansiet, indecisione, nervosismo e uninclinazione allinnamoramento tratti, tutti, che si ponevano in netta opposizione con la concezione del
maschio capofamiglia. Dallaltra parte, la celebrazione che fece Yosano Akiko
del potere della sensualit femminile contribu alla concettualizzazione di una
nuova donna (atarashiki onna) che emergeva dai primi numeri della rivista
letteraria femminista Seit. Se il nuovo uomo del tardo Meiji era sensibile al
punto da dimostrare dipendenza emozionale, la nuova donna emanava quello
che It Noe chiamava nel 1913 una decisa fiducia di s (kakko taru jishin) e
unautonomia a livello emozionale dalla famiglia patriarcale.15

13
Manabe Motoyuki, Taish bungaku jiten (Enciclopedia di letteratura popolare), Seiab, Tokyo
1967, p. 96.
14
Si veda, sulla compagnia Takarazuka, Donald Roden, Taish Culture and the problem of Gender
Ambivalence, in J. Thomas Rimer (a cura di), Culture and Identity: Japanese Intellectuals during the
Interwar Years, Princeton University Press, Princeton 1990, pp. 47-48. Sulla figura del nimaime si veda
Sat Tadao, Nimaime no keny (Uno studio sul nimaime), Chikuma shob, Tokyo 1984, pp. 20-21.
15
Donald Roden, Taish Culture, cit., p. 43; la traduzione dallinglese di chi scrive.

288

Kennan jonan e Naruto hich di Yoshikawa Eiji

La raffigurazione che Yoshikawa Eiji fa di due dei personaggi principali di Kennan jonan mostra chiaramente linflusso di queste immagini del nuovo uomo
sensibile e della nuova donna autoritaria.
Il romanzo, ambientato nel XVII secolo, ha per protagonista il giovane ed effeminato samurai Kasuga Shinkur, che vive a Fukuchiyama, nella provincia di
Tanba (attuale prefettura di Hygo), con il fratello maggiore, Jz, un rnin che
dirige una scuola di scherma. Se questi uno spadaccino abile e valoroso che si allena quotidianamente per affinare la propria abilit, Shinkur predilige la pittura, il
flauto e il giardinaggio alle arti marziali. Sebbene abbia 19 anni, ufficialmente non
ancora diventato adulto, poich indossa ancora i furisode, e non si rasa i capelli
sulla fronte. Inoltre, il suo aspetto suggerisce implicazioni omosessuali: lamore fra
uomini e giovinetti era un evento comune durante il periodo Edo, sia tra i samurai
che tra i mercanti. Nella letteratura di quellepoca, in particolare in quella di Ihara
Saikaku, la frangia non tagliata e il furisode indicavano spesso la disponibilit al
ruolo passivo nella relazione omosessuale. Dunque la raffigurazione che Yoshikawa
ci offre del protagonista, rende la sua identit sessuale ambigua.16
Nonostante tutto, il fratello perdona a Shinkur tutte le sue mancanze, e addirittura la bella Chinami si invaghisce del pavido ed effeminato samurai. Ma una
tragedia sconvolge la vita di tutti: in un duello contro lo spadaccino Kanemaki Jisai,
Jz viene ferito a una gamba, rimanendo invalido: spetta ora a Shinkur vendicare
il fratello e ristabilire lonore della famiglia sconfiggendo Jisai, cosa impossibile per
il giovane, a cui Jz si rivolge cos:
Se tu fossi una donna, non ci sarebbe problema. Ma sei figlio di una famiglia
di guerrieri. Che dir la gente se continui ad andartene in giro agghindato con
abiti sgargianti in un momento come questo? Pensa allonore di nostro padre! Fa
quello che farei io! Oh, Shinkur, perch non sei nato femmina?
Shinkur rimaneva seduto, le mani abbandonate sulle gambe, e la testa china in
segno di acquiescenza. La sua sagoma afflosciata somigliava in tutto e per tutto a
una marionetta separata dalle mani del suo burattinaio. Era talmente remissivo
da non osare neppure rispondere alle dure parole di condanna del fratello, che
di fronte a questo atteggiamento, alla fine si era sempre rassegnato al fatto che
non poteva fare affidamento su Shinkur.
Ma oggi era diverso, Jz era molto nervoso.
Siamo diventati gli zimbelli di tutto il paese: un samurai quasi ventenne che
non sa neppure impugnare una spada di bamb e il suo invalido fratello Che
coppia! Shinkur, ti prego, mostra un po di senso dellonore. Suicidati!
Shinkur, incredulo, cominci a tremare di paura e tent di allontanarsi dal

16

Si vedano Gary Leupp, Male Colors: The Construction of Homosexuality in Tokugawa Japan, University of California Press, Berkeley-Los Angeles 1995, pp. 122-25; Greg Pflugfelder, Cartographies of
Desire: Male-Male Sexuality in Japanese Discourse, 1600-1950, University of California Press, BerkeleyLos Angeles 1999, p. 33; si veda anche quanto scrive Andrea Maurizi in Ihara Saikaku, Il grande specchio
dellomosessualit maschile, Frassinelli, Roma 1997.

Marco Simeone

289

letto in cui giaceva il fratello, ma Jz allung la mano e lo trattenne per un


lembo della veste.
Non aver paura! Nascere in una famiglia di guerrieri stata la tua sfortuna, ma
dov lonore quando si vive coperti dalla vergogna? Ucciditi, ti prego.
Ma, Jz, io
Che c, ora, eh? Sei patetico!. Jz afferr la spada corta che giaceva accanto
al suo guanciale. Shinkur sbianc. Un secondo dopo, era gi fuori della casa,
correndo a perdifiato.17

Shinkur cerca conforto in Chinami, che per rifiuta di vederlo, evitandolo per
il suo bene, affinch in lui si risvegli il suo spirito guerriero: dice al giovane samurai
di dimenticarla finch non sia riuscito a sconfiggere Kanemaki Jisai. I restanti tre
quarti del romanzo seguono Shinkur nella sua missione, durante la quale incontra
banditi, rnin malvagi e donne fascinose. Tra queste merita sicuramente menzione
unintrigante nobildonna, Onkata, che lo distrae dal suo addestramento e lo corrompe coi piaceri della carne.18
Se il timido e sensibile Shinkur rispecchia il nuovo uomo, allora Onkata mostra tutte le qualit della nuova donna. Nonostante le venga ordinato dai genitori di
farsi monaca per aver dato scandalo tirando di scherma con un gruppo di samurai nel
mercato di Kyoto, ella rifiuta, e fugge a Edo, dove libera dal controllo dei genitori
si gode la sua piena libert, prendendo come amante chi desidera, e tagliandosi i
capelli corti; in pratica la versione del XVII secolo della moga di epoca Taish.
Tuttavia, con il dipanarsi della storia, i personaggi caratterizzati come sessualmente ambigui Shinkur e Onkata rinsaviscono, e cominciano ad agire secondo la morale convenzionale: lui vince la sua timidezza e ristabilisce lonore della
famiglia vincendo il suo antagonista; lei supera il vizio della sua egoistica sensualit
e, arresasi alla purezza di Chinami, si dedica a una vita di clausura. Tuttavia per
buona parte del romanzo questi due personaggi androgini costituiscono uneccezione nel panorama dei jidai shsetsu scritti nel 1925.
Se da una parte la raffigurazione fuori dagli schemi (dal punto di vista dellidentit sessuale) che Yoshikawa fa di Shinkur e Onkata andava incontro ai gusti del
suo pubblico urbano del tardo periodo Taish, il loro ravvedimento verso la fine
del romanzo tradisce un conservatorismo che probabilmente era gradito alla fetta
di lettori meno cosmopolita. La capacit dellautore di distinguere correnti talvolta
divergenti nella cultura a lui contemporanea, e incorporare nelle opere temi e per17

Yoshikawa Eiji, Kennan jonan, in YEZ, I, cit., p. 39.


Cos viene descritto lappetito sessuale di Onkata: Appena il suo sguardo si pos su Shinkur, le
fiamme di unardente passione, una brama infuocata, avvamparono nei suoi occhi. Sebbene fosse un
uomo adulto, Shinkur non riusciva a sostenere lo sguardo della donna. In quel momento, Onkata
sembrava fremere spasimi di desiderio immaginando che lui affondasse i denti nelle sue carni, che la
violentasse, che la torturasse. Questo fuoco la consumava. Ovviamente, lei a fare la prima mossa nei
rapporti con Shinkur. Ibidem, p. 109.

18

290

Kennan jonan e Naruto hich di Yoshikawa Eiji

sonaggi che li riflettono e farlo in modo tale da attrarre unampia fascia di lettori
testimonia la sua abilit come scrittore di letteratura popolare.
Dopo il successo di Kennan jonan, lsaka mainichi shinbun avvicin Yoshikawa
chiedendogli di scrivere un romanzo, richiesta alla quale lautore rispose con Naruto hich (Il manoscritto segreto di Naruto, 1926-27). Isogai Katsutar definisce
Naruto hich come unopera che ben rappresenta la letteratura di Yoshikawa Eiji,
affermando che non solo fu uno dei pi grandi romanzi depoca del suo tempo, ma che un caposaldo della letteratura popolare;19 Ozaki Hotsuki usa simili
espressioni, considerandola unopera che ha segnato la storia della letteratura popolare e la cui influenza nello stabilire la taish bungaku [come genere legittimo]
stata smisurata.20
Lsaka mainichi shinbun vantava nel 1926 una tiratura di oltre un milione di
copie, per cui i potenziali lettori del nuovo romanzo di Yoshikawa erano comparabili a quelli di Kennan jonan. Per attirare i lettori del Kansai, lautore scelse il
Giappone occidentale come sfondo delle vicende narrate: gli eventi si susseguono
ora a saka, ora a Aizu, ora a Kyoto o nella provincia di Awa, e solo una volta
lazione si sposta a Edo. Nonostante queste caratteristiche la rendessero principalmente rivolta al pubblico del Kansai, lopera ebbe un grande successo in tutto
il paese.
Ancora prima che la pubblicazione a puntate fosse completata, il romanzo era
stato scelto per essere incluso in uno dei sessanta volumi della Gendai taish bungaku zensh (Collezione di letteratura popolare contemporanea, 1927-32), lopera
che segn lentrata della Heibonsha nel mercato dei cosiddetti enpon (libri a uno
yen), fenomeno che conobbe un grande sviluppo tra la fine dellera Taish e linizio
di quella Shwa.21 Per la prima serie di enpon, la Heibonsha punt su Shirai Kyji e
il suo Shinsengumi (1924-25): la scelta si rivel vincente, e fece guadagnare alla casa
editrice circa 330 mila abbonati. Per la seconda campagna di sottoscrizioni, lanciata
nel 1928, la Heibonsha si affid a Naruto hich di Yoshikawa Eiji, e anche in questo
caso la scelta fu azzeccata, poich registr ben 400 mila abbonamenti.22
Naruto hich simile a Kennan jonan nella misura in cui anche in questo caso
lautore opera una commistione tra convenzione e innovazione allinterno della
sua narrativa. Come nel romanzo precedente compaiono una serie di personaggi
stereotipati: lintrepido spadaccino, la bella fanciulla e tutta una serie di cattivi da
seguaci del daimy di Awa a semplici rnin. Il protagonista Norizuki Gennoj
aiutato fra gli altri nella ricerca del padre della sua innamorata Ochie da un in19

Isogai Katsutar, Taish bungaku no kinenbiteki sakuhin, in YEZ, III, cit., p. 423.
Ozaki Hotsuki, Yoshikawa Eiji: denki, cit., p. 236.
21
Dal 1926 al 1934 gli editori si contesero i lettori lanciando sul mercato antologie di opere giapponesi e occidentali dal costo di uno yen a volume. I libri venivano perci detti enpon, ed erano acquistabili solo dagli abbonati, che ogni mese ricevevano un nuovo volume. Questi enpon ebbero un grande
successo, e contribuirono a risollevare le finanze di non pochi editori. Inagaki Tatsur, Shimomura
Fujir (a cura di), Nihon bungaku no rekishi, XI, Kadokawa shoten Tokyo, pp. 364-65.
22
Ibidem, pp. 425-26; Ozaki Hotsuki, Taish bungaku no rekishi, cit., pp. 134-36.
20

Marco Simeone

291

vestigatore di saka, Mankichi, e dallaffascinante borseggiatrice Otsuna. Tra i personaggi, ne spicca in particolare uno per la sua caratterizzazione fuori dagli schemi:
il rnin nichilista Ojya Magobei, un personaggio malvagio, il cui passato avvolto
nel mistero, cos come la sua testa sempre coperta da un cappuccio (zukin), anche
quando dorme o fa lamore.
Concepita sullo sfondo dellincidente Hreki del 1758,23 la trama si presenta
complicata e rocambolesca sin dalle prime battute, e riassumerla sarebbe impossibile, fra viaggi, colpi di scena, improbabili salvataggi dellultimo minuto, duelli,
amori non corrisposti e rivalit sentimentali. Tuttavia ci si vuole soffermare qui
sulla riproposizione delle tematiche della violenza e dellerotismo, spesso combinate
insieme nei passaggi in cui lautore descrive la passione dai tratti sadici di Magobei
per Otsuna. Dopo essere stato narcotizzato dalla ladra in una casa da t, egli si mette sulle sue tracce per ucciderla e vendicarsi, ma quando la trova con la sua guardia
abbassata, estasiata dal suono del flauto di Gennoj, la sua passione per lei gli fa
cambiare idea, e ritrae la spada:
Gli occhi iniettati di sangue e i denti serrati davano al volto di Magobei un terribile aspetto demoniaco. Impugnando lelsa della spada, fiss lo sguardo sul collo
eburneo di Otsuna. Se avesse menato un fendente ora, quel collo cos sottile
sarebbe stato tranciato di netto.
In unaltra occasione Otsuna, sempre attenta, si sarebbe accorta della presenza
del suo assalitore dal fruscio dellerba, ma stavolta la sua attenzione era tutta rivolta allascolto della melodia suonata dal flauto di bamb. I suoi pensieri erano
catturati dallimmagine del monaco itinerante.
Era realt? Oppure solo la sua immaginazione? Magobei non sapeva dirlo, ma
il fascino di Otsuna era pi prorompente del solito: lelegante curva della sua
nuca, i lineamenti dolci delle sue spalle e delle gambe, la pienezza del suo seno
che premeva contro lerba del suolo La splendida figura della donna non
faceva che alimentare la rabbia di Magobei, finch egli non realizz che tagliarla
semplicemente in due non lo avrebbe appagato. In quel momento di esitazione,
la rabbia di Magobei si trasform in selvaggio istinto animale.24

Il suo atteggiamento sadico non rivolto in particolare solo allaffascinante ladra, ma anche ad altre donne, come si vede dallepisodio in cui i samurai di Awa
interrogano la moglie di Mankichi percuotendola. Sebbene linterrogatorio non
serva per ottenere informazioni utili, esso tuttavia fa eccitare Magobei, che confida
ai suoi compagni:
23

Lincidente vede coinvolti lo studioso scintoista Takenouchi Shikibu (1712-1767) e diversi nobili
di corte. Nei primi anni del 1750, Takenouchi insegnava ai nobili della corte le dottrine scintoista e
confuciana, e le arti militari, il tutto modellato sulle sue prospettive lealiste e avverse allo shogunato
che trovavano terreno fertile fra i membri dellaristocrazia. Quando il bakufu scopr tutto ci nel 1758,
mise agli arresti in casa i nobili, mentre esili Takenouchi da Kyoto. Si veda Tahara Shir, Hreki jiten
(Lincidente Hreki), Heibonsha daihyakka jiten, XIII, Heibonsha, Tokyo 1985, p. 915.
24
Yoshikawa Eiji, Naruto hich, I, Kdansha, Tokyo 1989, pp. 113-114.

292

Kennan jonan e Naruto hich di Yoshikawa Eiji

vero che non pi nel fiore della sua giovinezza, per ammetto che non mi
dispiacerebbe affatto possedere la moglie di Mankichi. Il suo volto dopo che
Tend lha colpita, il modo con cui cercava di trattenere le lacrime... era seducente oltre ogni dire.25

Lorigine dellatteggiamento sadico e nichilista di Magobei viene rivelata solo


alla fine del romanzo, dove si capisce come egli sia diviso tra il suo bisogno patologico di indugiare in atti illeciti e la sua devozione al ricordo della defunta madre,
una fervente cristiana. Il simbolo del suo conflitto interiore il cappuccio che egli
indossa sempre per mascherare il suo volto. Lautore riesce a stuzzicare la curiosit
dei lettori per tutta lopera, senza mai svelare il segreto di Magobei. Solo quando
questi viene ucciso, e Otsuna sta per sfilargli il cappuccio, compare un misterioso
nano che racconta la storia di Magobei.
Sua madre Isabel discendeva dai missionari spagnoli giunti a Nagasaki nel 1614.
La nonna di lei scamp alle persecuzioni contro i cristiani rifugiandosi nel feudo di
Awa, dove il daimy le concesse di mantenere la sua fede, che tramand poi ai suoi
discendenti insieme a un pettine con incisa limmagine della Vergine. Magobei non
dimostrava nessun interesse per il cristianesimo, dedito piuttosto al bere, alle donne
e al gioco. Isabel, preoccupata per il figlio, in punto di morte, chiam Magobei per
scongiurarlo di redimersi. Al suo rifiuto, ella lo fece immobilizzare da alcuni seguaci
cristiani e incise con tagli profondi la forma di una croce sulla fronte del figlio, poi gli
infil il pettine con leffigie della Vergine fra i capelli e gli fece giurare di non toglierselo fino a che non avrebbe abbandonato la sua vita dissoluta; fece inoltre promettere
agli altri cristiani di uccidere Magobei se egli fosse venuto meno al suo impegno. Il
nano era il guardiano che doveva controllare che il giuramento fosse mantenuto, e alla
morte del rnin incappucciato chiede a Gennoj e gli altri di poter portare il corpo di
Magobei ad Awa, come prova che la sua missione era conclusa.
Lelemento grottesco di questo episodio completa lelemento erotico (pur nella
sua dimensione sadica) illustrato sopra, e mostra ancora una volta la sensibilit di
Yoshikawa Eiji nel rispondere ai gusti dei lettori: lespressione ero guro nansensu (talora abbreviata in ero guro), combinazione nata dallabbreviazione delle parole inglesi erotic, grotesque e nonsense, veniva spesso usata per descrivere i prodotti culturali del Giappone degli anni Venti e Trenta. Come indica il critico Kida Junichir,
i tre termini erano gi in circolo da tempo separatamente, ed solo successivamente
che essi formarono lo slogan che apparve con tanta insistenza nei media.26 Le parole avevano comunque una stretta relazione luna con laltra gi dagli inizi degli
anni Trenta: nel 1932, la rivista Fujin kron pubblic un glossario dei neologismi
alla moda come supplemento; il mini-dizionario definisce la parola guro come
ci che bizzarro (kaiki) e inquietante (kimi no warui), usato anche per riferirsi a
25

Ibidem, II, p. 315.


Kida Junichir, Toshi no yami to meiky kankaku: Ero guro nansensu to Edogawa Ranpo, in
Bessatsu taiy, LXXXVIII, Heibonsha, Tokyo 1995, pp. 13-14.
26

Marco Simeone

293

dimostrazioni di erotismo tanto palesi da essere sgradevoli (minikui bakari akudoi


rokotsuna ero).27 Nello stesso periodo il fondatore della Shinchsha, Sat Giry
(1878-1951), compil una raccolta di immagini e foto dividendola in tre sezioni,
intitolate erochiku, gurotesuku e nansensu: era il segno che questi tre termini si erano
ormai uniti luno allaltro nellinconscio popolare.28 Ci che lega le parole la consapevolezza che ognuna rappresenta un aspetto di quelle forze che, svincolate dai
codici etici e morali imposti dallalto, serpeggiavano nella societ; il tormentone ero
guro nansensu rappresentava il fascino di quegli istinti selvaggi, irrazionali, erotici
generalmente soppressi dalletica sociale. Per usare le parole di Pflugfelder:
La celebrazione dellerotico (ero) in tutte le sue molteplici forme costituiva
un rifiuto dellimperativo Meiji secondo cui la sessualit non era atta ad essere
mostrata o rappresentata pubblicamente, a meno che non si conformasse ai
ristretti standard della moralit civilizzata. Lelevazione del grottesco (guro)
tradiva un simile rifiuto per i codici estetici dominanti, incentrati sui canoni
tradizionali di bellezza e offuscamento dei lati pi sordidi dellesistenza. Infine
la valorizzazione dellassurdo (nansensu) era indice di un malcontento nei confronti della rigida morale vigente e delle certezze epistemologiche.29

Lo slogan ero guro nansensu che i media usarono tanto spesso per descrivere i
tempi, and particolarmente di moda nei primi anni del periodo Shwa, durante la
depressione degli anni Trenta, quando forme di intrattenimento occidentali invasero le citt del Giappone in particolare Osaka e Tokyo; questa inondazione assunse
diversi aspetti: il jazz, il proliferare dei bar-caff (kissaten), dance-club, cinema, e altre forme di intrattenimento moderno. Nonostante le forze conservatrici dellepoca
avessero definito il fenomeno come decadente (e in letteratura lero guro nansensu
veniva considerato diretta derivazione del decadentismo europeo), recentemente alcuni autori lo rivalutano positivamente come espressione della vitalit della cultura
dagli anni Venti agli anni Quaranta.30
Anche in questo caso, come pure per lintroduzione delle figure del mobo e della
moga in Kennan jonan, linserimento in formule gi consolidate (trame e personaggi
stereotipati) di elementi innovativi, frutto dellosservazione dellautore nei confron27

Fujin hissh modango jiten (Dizionario dei neologismi essenziali per le signore), supplemento a Fujin
kron, XVII, 1, Ch kronsha, Tokyo 1932, p. 33.
28
Sat Giry, Gendai ryki sentan zukan (Libro illustrato sulle ultime tendenze grottesche odierne),
Shinchsha, Tokyo 1931.
29
Greg Pflugfelder, Cartographies, cit. p. 290. La traduzione dallinglese di chi scrive.
30
Si veda Miriam Silverberg, Erotic Grotesque Nonsense The Mass Culture of Japanese Modern Times,
University of California Press, Berkeley & Los Angeles 2006, p. XVI. Utilizzando quello che lei stessa
definisce un montaggio (montage) di vari media, testi, luoghi del Giappone urbano, lautrice oltrepassa la definizione letterale di ero-guro nansensu, per rendere giustizia della complessa estetica culturale del
fenomeno, che rispecchiava la cacofonia del calderone culturale del Giappone degli anni Venti e Trenta,
dove accanto ai desideri consumistici del ceto urbano si andava delineando la costruzione di un impero
nazionalista.

294

Kennan jonan e Naruto hich di Yoshikawa Eiji

ti della realt che lo circonda, non deve far pensare a una particolare o profonda
riflessione sulla cultura e la societ del periodo; nei jidai shsetsu di Yoshikawa Eiji,
i due fenomeni fanno unapparizione piuttosto superficiale, sono una veste di contemporaneit che ammanta la storia, allo scopo di accostare la raffigurazione del
passato ai lettori moderni tratto questo che stato spesso criticato negli autori di
romanzi depoca dai sostenitori della letteratura pura, dimenticando talora la natura e lo scopo della taish bungaku.
Come fatto notare da Cawelti, la convenzione e linnovazione assolvono a funzioni culturali diverse: la prima costituita da immagini e significati familiari e condivisi da tutti, e conferma la continuit dei valori; la seconda ci pone davanti a una
nuova percezione o un nuovo significato. Entrambe le funzioni sono importanti in
una cultura, poich la convenzione aiuta a mantenerla stabile, mentre linnovazione
laiuta a rispondere ai cambiamenti.31
Va da s che la riproposizione di formule note non caratteristica propria solamente al genere del jidai shsetsu, n lintroduzione in un romanzo di elementi
mutuati dallosservazione della realt appare esclusiva di Yoshikawa Eiji (o degli
altri scrittori di letteratura storica di consumo), dal momento che qualsiasi autore
inserisce nella propria opera, in maggiore o minore quantit, la sua consapevolezza
nei confronti dellambiente che lo circonda. Tuttavia, ci risulta particolarmente
significativo nel caso del jidai shsetsu: come genere letterario, il romanzo depoca
nasce dallincontro tra passato e presente, tra i repertori propri delle forme darte
popolare del periodo Edo (in particolare i kdan e il jruri), e lo sviluppo di una
moderna editoria di massa, intimamente legata al pubblico di lettori che mira a
soddisfare. Inoltre, trattandosi di romanzi dappendice, spesso lunghissimi, che venivano pubblicati per anni (si pensi a Daibosatsu tge di Nakazato Kaizan, pubblicato dal 1913 al 1941 o a Tokugawa Ieyasu di Yamaoka Sohachi, apparso su pi riviste
tra il 1950 e il 1967), era di particolare importanza che lautore di jidai shsetsu
fosse attento ai mutamenti socio-culturali del tempo e fosse in grado di interpretare
i gusti dei suoi lettori, e adattare la propria opera di conseguenza, per non perdere
il favore del pubblico.
Le tematiche dei jidai shsetsu sono tanto diverse quanto lo sono i gusti delle
masse. Spesso hanno pi successo temi che vadano contro la morale convenzionale,
ma in genere il romanzo depoca tende alla fine a riaffermare letica tradizionale e
lordine sociale stabilito; questo dipende anche dal fatto che i jidai shsetsu sono
diffusi tramite i mass media, per cui lautore deve scendere a patti con limposizione
di valori dallalto e con quanto dettato dallindustria editoriale. In buona sostanza,
il romanzo depoca unisce elementi convenzionali e innovazioni nella misura in cui
ci richiesto dal pubblico di lettori: le masse nel presente rappresentano la guida
dellautore nel ritrarre il passato.

31

John G. Cawelti, The Concept of Formula in the Study of Popular Literature, Journal of Popular
Culture, III, 3, Michigan State Unviersity, 1969, p. 385.

Marco Simeone

295

Convention and Innovation in jidai shsetsu:


Kennan jonan and Naruto hich by Yoshikawa Eiji
The historical fiction (jidai shsetsu), a sub-genre of popular literature (taish bungaku), incorporated conventions borrowed from popular arts of Edo era, such as
formulaic plots and stock characters found in kdan. Apart from the re-proposal
of traditional elements, jidai shsetsu has a component of innovation, which stems
from the writers efforts to appeal to contemporary mass audience, by projecting his
consciousness of his own milieu onto the past.
In this paper I present two of Yoshikawa Eijis novels, aiming to show how elements
taken from authors present are reflected in the description of past events: namely, I
will consider the two protagonists of Kennan jonan and the villain of Naruto hich
as the projections of the concept of mobo and moga, and of ero-guro nansensu.

Giapponese e italiano
lingue a confronto

Fabiana Andreani

Verbi deittici di moto in italiano e giapponese:


due diverse rappresentazioni del movimento
e della soggettivit a confronto

Quando si legge unopera in lingua originale, una sensazione comune quella


di sentirsi disorientati di fronte al testo: sebbene i personaggi siano i medesimi della
versione tradotta, spesso i toni delle discussioni, le descrizioni degli stati danimo,
lo scorrere del tempo cos come il ritmo delle vicende possono apparire dotati di
unespressivit irriconoscibile e a tratti persino innaturale. Questo contributo trae
il suo spunto originario proprio da questa comune e apparentemente banale esperienza, ed ha lo scopo di mostrare come, parafrasando le parole di Coseriu,1 le
lingue parlino delle stesse cose ma non dicano le stesse cose. Ovverosia, nel caso
specifico di italiano e giapponese, come esse non facciano uso delle stesse strategie
per esprimere un medesimo contenuto. Si cercher infine di mostrare come tali
scelte influenzino la visione ed interpretazione dello spazio.2
1
Si veda Eugenio Coseriu, Lesuniversaux linguistiques (et les autres), in Luigi Heilmann, (a cura di)
Proceedings of the Eleventh International Congress of Linguists, Il Mulino, Bologna 1974, pp. 47-73. Nellarticolo sono esposte le differenze che intercorrono fra significato, designazione e senso; dove il primo indica
il significato di lingua, cio il valore che una data parola ha allinterno del sistema lessicale della lingua a
cui appartiene; la seconda indica invece la realt extra-linguistica a cui una data parola fa riferimento; e
infine il terzo consiste nel contenuto semantico del testo, cio appunto nel senso che il testo comunica.
Secondo Coseriu quindi non possibile tradurre da una lingua a unaltra il significato, dal momento che
questo legato in maniera vincolante al sistema linguistico di cui una data parola fa parte; ci che invece
bisogna fare comprendere la designazione di un dato termine e da l ricercare nella lingua in cui stiamo
traducendo il termine corrispondente che ha identica designazione di quello tradotto.
2
Si veda Dan I. Slobin, From thought and language to thinking to speaking, in John J. Gumperz &
Stephen C. Levinson (a cura di), Rethinking linguistic relativity, Cambridge University Press, Cambridge
1997, pp. 70-96. Leonard Talmy, The relation of grammar to cognition, in Brygida Rudzka-Ostyn (a
cura di), Topics in cognitive linguistics, John Benjamins, Amsterdam 1988, pp. 165-205. Talmy Givn,
Definiteness and Referentiality in John H., Greenberg, C. A. Ferguson & E. A. Moravcsik (a cura di),
Universal of human language, Stanford University Press, Stanford 1988, vol.4 Syntax, pp. 291-330. Come
hanno fatto notare Slobin, Givn e Talmy, in ogni lingua esistono modi privilegiati per descrivere gli
eventi e, in tal senso le scelte dei traduttori are strongly influenced by the typologies of the source and
target languages. (Givn, Definiteness and Referentiality, cit. p. 2, poich, oltre che rispondere ad
esigenze puramente stilistiche devono essere orientate a rendere il testo quanto pi naturale per un
lettore madrelingua.

300

Verbi deittici di movimento

Oggetto danalisi saranno i cosiddetti verbi deittici di movimento,3 definiti da


Ricca4 come: verbi il cui impiego dipende criticamente dallorganizzazione deittica
dello spazio in cui si svolge levento da essi denotato, rappresentati nelle due lingue
dallopposizione lessicale di un elemento centrifugo ad uno centripeto (andare vs
venire e iku vs kuru).
Tali verbi descrivono il moto nei tratti pi essenziali di allontanamento o avvicinamento e sono strettamente vincolati nellutilizzo alle condizioni pragmatiche
(spaziali, temporali, emotive) del contesto dutilizzo.5 Possiedono insomma una
duplice natura concreta e cognitiva: se da un lato permettono di osservare come
sia codificato lo spostamento nei suoi tratti pi basici, dallaltro, consentono di
studiare come si manifesti il contatto e la reciproca influenza tra la realt interna al
parlante e la situazione dellenunciazione.
Lingue del fare e lingue del divenire
Il tema dellarbitrariet del linguaggio e della relativit linguistica, al centro delle

riflessioni di numerosi studiosi europei (tra i pi famosi ricordiamo Saussure, Sapir


e Whorf ), alla base della celebre contrapposizione proposta da Ikegami Yoshihiko6 tra lingue del fare e lingue del divenire, che prenderemo come cornice nel
quale inserire questo lavoro.
Ikegami, tramite unanalisi contrastiva principalmente svolta sulle strutture predicative di inglese e giapponese, il lessico verbale e lattribuzione di ruoli grammaticali,
teorizz lesistenza di due poli nella rappresentazione linguistica della realt: quello
rappresentato dal gruppo dei cosiddetti BECOME-languages [o Naru-teki gengo in
giapponese, di seguito BL], che trovano il loro prototipo nella lingua giapponese, vs il
tipo DO-languages [Suru-teki gengo, abbreviato DL], rappresentato in primis dallinglese e, pi in generale, dalle lingue europee. Secondo lautore, il contrasto tra i due
tipi appare con particolare evidenza nellespressione del movimento spaziale.
Nel tipo BL, il modello espressivo di riferimento quello del mutamento di
stato [change in state / jtai no henka]: in pratica, la lingua descrive le azioni come fa3

La scelta delletichetta verbi deittici di movimento ricalca la terminologia adottata da Fillmore


(1966, 1975) nei confronti di to go/ to come nei suoi lavori sulla deissi, e poi ripresa in gran parte
degli altri studi successivi (Gathercole, 1977 e 1978; Rauh, 1981; Wilkins and Hill, 1995; Ricca, 1993;
Nakazawa, 1990, 2002, 2005, 2006).
4
Davide Ricca, I verbi deittici di movimento in Europa: una ricerca interlinguistica, La Nuova Italia,
Firenze 1993.
5
Inoltre, aspetto che non tratteremo, questi verbi sono al centro di numerosi usi astratti e grammaticalizzazioni.
6
Ikegami, Yoshihiko, Suru to Naru no Gengogaku [Linguistica del fare e del divenire], Taishkan,
Tokyo 1981. Ikegami Yoshihiko, Do-Language And Become-Language: Two Contrasting Types Of
Linguistic Representation, in Ikegami Yoshihiko (a cura di) The Empire of Signs, John Benjamins, Amsterdam - New York 1991, pp. 285326.

Fabiana Andreani

301

centi parte di un flusso di eventi in lenta e continua transizione e, nelle descrizioni,


maggiore attenzione riservata allintera scena [focus on the whole event / zentaiteki
jky he no chmoku] piuttosto che al singolo agente.
Lesatto contrario tende ad avvenire in inglese (DL) dove lagente ha sempre un
ruolo centrale [focus on the individuum / kotai he no chmoku] e le azioni seguono il
modello del fare con particolare rilievo sul mutamento di luogo [change in locus /
basho no henka], la volontariet, lagire del protagonista e i suoi effetti sulloggetto.
Sintetizziamo i punti principali di questa riflessione nella tabella 1.
Moto come locomozione
(DO-language)

Moto come transizione


(BECOME-language)

Cambio di Luogo

Cambio di Stato

Focus sullindividuo

Focus sullintera scena

Goal-Oriented

Process-Oriented

Enfasi sullagentivit

Soppressione dellAgentivit

Tabella 1

Con unefficace metafora, potremmo dire che, mentre il giapponese propone il


film (rappresentazione cinematica) di unazione, le lingue europee ne propongono una foto (rappresentazione fotografica).
Adattando gli spunti della teoria di Ikegami alloggetto di studio, questo lavoro
verter su due aspetti fondamentali: mostrare come gli utilizzi dei verbi deittici di
movimento portino effettivamente a una diversa rappresentazione degli eventi di
moto ed evidenziare come le due lingue codifichino grammaticalmente i confini
della sfera personale.
La metodologia per raggiungere lo scopo sar duplice: un breve studio degli
usi grammaticalmente ammessi dei verbi in questione e unanalisi comparata delle
occorrenze verbali provenienti da opere di letteratura contemporanea in versione
originale e traduzione.
Confronto sugli usi grammaticali
Per quanto riguarda la coppia centrifuga, iku/andare condividono sia il significato deittico di allontanamento dal parlante sia quello di moto generico: i due verbi
si possono cos considerare quasi semanticamente equivalenti. Evidenti divergenze, invece, si incontrano mettendo a confronto venire e kuru quando il parlante
a muoversi verso chi ascolta (o quando una terza persona va dallinterlocutore):
mentre litaliano ammette quello che Fillmore7 definisce deictic shift del pun7

Charles Fillmore, Coming and Going, in Charles Fillmore, Santa Cruz Lectures on Deixis, Indiana
University Linguistics Club, Bloomington 1975, pp. 50-69.

302

Verbi deittici di movimento

to di vista, il giapponese non prevede questa possibilit. Infatti se venire implica


nella sostanza unentit in avvicinamento ai partecipanti (parlante e/o ascoltatore)
allenunciazione, kuru utilizzabile per designare esclusivamente ci che si avvicina
al parlante, o meglio ci che interagisce con i domini cognitivi di colui che percepisce levento8 (si veda oltre). Il soggetto, in giapponese, potr infatti spostare il
suo punto di vista, identificandosi in altri partecipanti, solo se non coinvolto e/o
presente nella scena dellenunciato.9
Un discorso a parte meritano strutture peculiari della lingua giapponese del tipo
V1-te iku e V1-te kuru, che nelle espressioni di movimento reale possono esprimere
i seguenti significati:10
Azioni in successione o contemporaneit: Lagente si ferma in un luogo per
fare qualcosa e poi riparte o ritorna al luogo di partenza. V1 e V2 sono da considerarsi come due predicati distinti (di solito nel parlato sono interrotti da una pausa
prosodica).
1) tabete iku (Mangiare e poi andare via)
Ausiliari deittici: iku/kuru orientano lazione nei confronti del parlante (lazione
principale V1) esprimendo qualcosa in avvicinamento o allontanamento. V1-teV2
sono ununit lessicale indivisibile e la marca deittica serve a esprimere la posizione
del parlante nei confronti di azione a lui (o persone/oggetti nel quale si identifica).
2) dete-iku (Uscire e andare via); motte-kuru (Portare verso chi parla).
Modalit dellazione: iku/kuru rappresentano lazione principale mentre V1-te
(di solito un verbo di modo) precisa il mezzo o il modo di locomozione.11
3) hashitte-kuru (Arrivare correndo)
8

Altro differente uso lo si incontra anche nei complementi comitativi. Es. Vengo con te! che diventa
Watashi mo iku yo!
9
Nakazawa precisa per che quando a muoversi verso lascoltatore una terza persona emotivamente
prossima (come ad esempio un familiare) al parlante, questi pu prendere il punto di vista dellindividuo che sente pi stretto a s e utilizzare il verbo centrifugo IKU per descrivere la scena: in pratica
come se fosse esso stesso a muoversi. Si confronti koe-o kakeru-to, dareka-ga KURU dar. ( Se chiami, qualcuno forse verr.) con ashita haha-ga anata-no tokoro-ni IKU ( Domani mia mamma verr
da te) [Letteralmente: Domani mia mamma, ovvero una persona psicologicamente molto vicina,
andr da te.] Per maggiori riferimenti: Nakazawa Tsuneko, On come and go in English, Japanese, and
Chinese: Why do they come while others go?, in Language, Information, Text, vol. 12, University of
Tokyo, Tokyo 2005, pp. 43-62.
10
Per maggiori riferimenti si veda Teramura Hideo, Nihongo no shintakusu to imi II (Sintassi e significato del giapponese II), Kuroshio, Tokyo 1984; Hasegawa Yoko, A Study of Japanese Clause Linkage:
The Connective -TE in Japanese, CSLI Publications, Stanford, 1996; Shibatani Masayoshi, Directional
Verbs in Japanese in Motion, in Erin Shay and Uwe Seibert, Direction and Location in Languages: In
Honour of Zygmunt Frajzyngier (Typological Studies in Language), John Benjamins, Amsterdam 2003.
11
Tali composti sono centrali anche nellespressione di connotazioni aspettuali quali la progressione,
literativit, la incoativit o la resultativit dellazione che per non saranno oggetto di questo studio.

Fabiana Andreani

303

Infine, un utilizzo del verbo kuru che si colloca a met tra gli utilizzi concreti e
quelli astratti la cosiddetta affective deixis (o deissi emotiva) attraverso la quale
il parlante esprime il suo coinvolgimento personale con laccaduto descritto dal
verbo principale.12 Nel parlare o nello scrivere un testo su eventi o azioni che sono
rivolte a noi, ci colpiscono oppure entrano nella nostra sfera dinteresse vi la
necessit di manifestare il punto di vista del parlante tramite il ricorso a costruzioni
V1-kuru. Il verbo centrifugo in questo caso rappresenta una marca obbligatoria da
apporre a V1, come nel seguente:
(5) kawa-ga afure-te KI-TA Il fiume straripato (e ne sono stato direttamente
interessato).
Come Tokunaga13 ha gi notato, le manifestazioni di affective deixis rappresentano un vincolo non eludibile al momento di una descrizione: The fact is that
there are many situations in Japanese in which there are no ways to describe neutrally a situation in which the speaker is involved [].
Confronto sui dati
Attraverso lanalisi14 di un corpus di verbi verificheremo empiricamente come
avvenga la distribuzione delle coppie verbali nelle due lingue, in presenza di uno
stesso contenuto da descrivere.
Linsieme dei dati costituito da occorrenze di andare/venire e iku/kuru provenienti dalle versioni originali e rispettive traduzioni delle opere di narrativa contemporanea elencate di seguito:
CORPUS GIAPPONESE-ITALIANO
Murakami Haruki, Noruwee no mori, Kdansha, Tokyo 1987. Vol. 1: pp. 267
- Vol. 2: pp. 260.
Murakami Haruki, Norwegian wood, Einaudi, Torino 2006, pp. 374. Traduzione di Giorgio Amitrano.
12

Tokunaga Misato, Affective Deixis in Japanese : A case study of directional verbs, The University of
Michigan, Ph.D. Dissertation, 1984.
13
Tokunaga, Affective Deixis in Japanese, cit., p.16.
14
In primo luogo, i dati si ripartiscono in due macro gruppi a seconda della lingua originale, italiano
o giapponese, in modo da evidenziare pattern peculiari, differenze di frequenza nelluso dei verbi e la
presenza o meno strategie di traduzione ricorrenti. In secondo luogo, lanalisi avvenuta su due piani
distinti per quello che riguarda la direzione del moto. Vi saranno cos due raccolte: una di verbi centripeti (venire/kuru) e laltra di verbi centrifughi (andare/iku) in modo da facilitare anche lindividuazione
di utilizzi non congruenti tra versione originale e traduzione. La terza, ed ultima, distinzione riguarda
gli usi autonomi e ausiliari di iku/kuru del tipo V1te-iku/kuru in modo da evidenziare come la
traduzione risolva una struttura grammaticalmente impossibile in italiano. Eventuali utilizzi idiomatici
sono stati tralasciati perch pi legati al substrato culturale della lingua dorigine che al riferimento
motorio.

304

Verbi deittici di movimento

CORPUS ITALIANO-GIAPPONESE
Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno, Einaudi, Torino 1946.
Italo Calvino, Kumo no su no komichi, Byakuya Shobo, Tokyo 1977. Traduzione
di Hanano Hideo.
Tabucchi Antonio, Notturno indiano, Sellerio, Palermo 1984.
Tabucchi Antonio, Indo yaskyoku, Hyakusuisha, Tokyo 1993. Traduzione di
Suga Atsuko.

Tra dati di traduzioni giapponese > italiano (jp > it) e quelli italiano > giapponese (jp > it), in totale abbiamo preso in considerazione 1083 lessemi verbali,
comprensivi di elementi autonomi e termini compresi in costruzioni coverbali, ottenendo la seguente classificazione:15
CORPUS GIAPPONESE > ITALIANO
A) Verbi singoli
centripeti
(kuru)
Totale 116 verbi

kuru > venire (61)


kuru > contenuto
omesso o rimodulato
(31)
kuru > andare (7)
kuru >path (1)
kuru > verbo telico
(16)

CORPUS ITALIANO > GIAPPONESE


B)Verbi singoli centripeti
(venire)
Totale 96 verbi

kuru non presente


nelloriginale >venire
(13)
C)Verbi singoli
centrifughi
(iku)
Totale 246 verbi

iku > andare (156)


iku > contenuto
omesso o rimodulato
(51)
iku > venire (6)
iku > path (17)
iku > manner (7)
iku > verbo telico (9)
iku non presente
nelloriginale >andare
(60)

D)Verbi singoli centrifughi


(andare)
Totale 182 verbi

venire > kuru (71)


di cui anche
venire> path + kuru 5
venire>altri verbi + kuru 4
venire > path (8)
venire > contenuto omesso o
rimodulato (4)
venire > altri verbi (7)
venire > iku (6)

andare > iku (111)


di cui anche
andare > path + iku 11
andare > manner + iku 1
andare > path (23)
andare > altri verbi (18)
andare > altri verbi+path (3)
di cui altri
verbi+manner+path 1
andare > contenuto omesso o
rimodulato (16)
andare > kuru (11)

15
Qualche chiarimento rispetto ai termini usati nella tabella: il termine path si riferisce a verbi che
esprimono il percorso (come salire, entrare, scendere), manner individua verbi che esprimono il
modo nel quale si svolge lo spostamento (correre, camminare, nuotare), telici indica i verbi goal
focused (arrivare, giungere), altri verbi rappresentano gli elementi che non possono essere ricondotti
nelle categorie appena elencate (verbi di possesso, di stato ecc), altre espressioni rappresentano
predicati nominali o altri nei quali non sono presenti verbi.

Fabiana Andreani
E) Costruzioni
coverbali
(V1-te iku)
Totale 51 verbi

G) Costruzioni
coverbali
(V1-te kuru)
Totale 226 verbi

tipo path + iku (42)


> path29
> manner2
> andare 7
> contenuto omesso o
rimodulato3
> verbo telico 1
tipo manner + iku (9)
> manner6
> path1
> andare 1
> contenuto omesso o
rimodulato 1

F) Altri
Verbi / Espressioni in
italiano resi con iku

tipo path + kuru


(102)
> path64(con
prefisso iterativo 5)
> manner1
> venire 9
>contenuto omesso o
rimodulato 24
>verbo telico 4

H) Altri
Verbi / Espressioni in
italiano resi con kuru

tipo manner + kuru


(1)
>manner 1

tipo altro verbo +


kuru (120)
> path15 (con prefisso iterativo 3)
> manner 5
> venire 5
> andare 3
>contenuto omesso o
rimodulato31
> verbo telico 21
> altro verbo 40

Totale 54 casi

Totale 112 casi

305

path > iku (6)


path > path + iku (10)
path > manner + iku (1)
path > manner + path + iku
(1)
telico > iku (1)
manner > iku (1)
altro verbo > iku (10)
altri verbi > altri verbi+ iku
(15)
altra espressione > iku (9)

path > kuru (3)


path > path + kuru (29)
path > altro verbo + kuru (2)
manner > path + kuru (2)
telico > kuru (12)
verbi telici > manner +kuru
(1)
altro verbo >altro verbo+kuru
(30)
altro verbo > kuru (4)
altre espressioni > kuru (26)
altre espressioni > path+kuru
(3)

tipo itte kuru (3)


> venire 3
Tabella 2

Principali punti dinteresse


Salta subito allocchio la diversa distribuzione dei verbi nelle due lingue: nonostante i libri presi in esame (edizione in italiano), abbiamo quasi lo stesso numero
di pagine (allincirca 360) i verbi giapponesi contano quasi il triplo delle occorrenze

306

Verbi deittici di movimento

italiane e, nello specifico, le occorrenze di kuru, sia per quanto riguarda gli usi singoli che quelli composti, superano di pi di tre volte la presenza del verbo italiano
venire.
Utilizzi autonomi del verbo iku (Tabella 2, riquadri A e F) sono invece superiori
alla frequenza dellitaliano andare: questo sembrerebbe in accordo con studi precedenti16 che hanno dimostrato come il giapponese disponga di un repertorio di verbi
di percorso (path verbs) e verbi di maniera (manner verbs) pi limitato rispetto ad
altre lingue e quindi si trovi ad utilizzare ampiamente il verbo iku anche in qualit
di default motion verb.
Inoltre, scorrendo lo sguardo sulla tabella 2 nei riquadri A e B, si notano casi nei
quali verbi centrifughi corrispondono verbi centripeti (e viceversa), occorrenze nei
quali a andare/venire e iku/kuru corrispondono verbi di percorso (path verbs come
salire, uscire, passare ecc), verbi di maniera (manner verbs ovvero correre, saltare,
nuotare ecc..), verbi telici (arrivare, giungere) o contenuti rielaborati: dati che
provano la sicura presenza di differenze funzionali e semantiche nelle due lingue.
In particolare interessante soffermare lattenzione su kuru: il suo frequente
utilizzo sembrerebbe confermare lesigenza pragmatica della lingua giapponese di
esprimere tutto quello che direttamente o indirettamente ha un effetto sui confini
sensoriali di chi parla.
Confini della sfera personale
Deictic shift
Per prima cosa prendiamo in considerazione le coppie di occorrenze opposte
nelle quali la traduzione contiene un verbo deitticamente antitetico con il testo
di partenza. Abbiamo gi visto, infatti, come italiano e giapponese si distinguano
nelluso di venire / kuru nel caso che a muoversi sia il parlante. Oltre a queste condizioni, i dati raccolti mostrano ulteriori scenari dove italiano e giapponese non concordano: il discorso riportato e il ricordo, ovvero situazioni nel quale il moto non
contemporaneo allenunciazione, ma avviene in un momento distinto,17 come
mostrano gli esempi successivi.
16

Ci si riferisce si seguenti: Koga Hiroaki et al., Expressions of spatial motion events in English, German
and Russian: with particular reference to Japanese, in Christine Lamarre et al. (a cura di), Typological studies of the Linguistic Encoding of Motion Events, Center for evolutionary cognitive sciences at the University
of Tokyo, Tokyo 2008. Matsumoto Yo, Typologies of lexicalization Patterns and Event Integration: Clarification and Reformulations, in Chiba Shuji et al. (a cura di), Empirical and Theoretical Investigations in
Language, A Festschrift for Masaru Kajita, Kaitakusha, Tokyo 2004, pp. 403-418. Sugiyama Yukiko, Not
all verb-framed languages are created equal: The case of Japanese, Proceedings of the Thirty-First Annual
Meeting of Berkeley Linguistics Society, Berkeley Linguistics Society, Berkeley 2005, pp. 299-310.
17
Nellintestazione delle tabelle lindicazione riguarda la versione originale:
1 = Murakami, Noruwee no mori vol. 1;
2 = Murakami, Noruwee no mori vol. 2;

Fabiana Andreani

307

Discorso Riportato
Vol

Pag.

Versione Originale

Pag

Versione Tradotta

171

314
(V-ven)

La lettera di Naoko che mi diceva quando sarei


potuto andare (V-and) a trovarla poteva arrivare
in qualunque momento.

225

353
(V-ven)

Mi invit ad andare (V-and) a dormire a casa sua,

Tabella 3a

Ricordo
1

35

25
(Vven)

Non eravamo andati (V-and) da quelle parti per


qualche ragione in particolare.

199

334

(V-ven)

Pensavo che da grande sarei andata (V-and) da


sola al ristorante nei grandi magazzini,

Tabella 3b

Boundary crossing
Con tale etichetta, letteralmente attraversamento di confine ci riferiamo ad
azioni di entrata o uscita da una stanza o un luogo circoscritto. In pratica quando
qualcosa o qualcuno appare o scompare dalla vista o dai sensi, cambiano anche
i contenuti della propria sfera percettiva personale e questo fatto non sembra ricoprire unuguale importanza nelle due lingue.
In italiano lattraversamento di confine reso principalmente tramite path verb
o da costruzioni sintagmatiche del tipo andare/venire + preposizione/avverbio direzionale: lutilizzo di riferimenti deittici rimane comunque una variante facoltativa.
Al contrario, in giapponese, il boundary crossing un evento dotato di una notevole salienza cognitiva, tanto da essere marcato (ingresso nel campo percettivo del
parlante vs uscita) rispetto alla posizione del parlante. Si confrontino gli esempi in
basso.
C= Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno;
T= Tabucchi, Notturno Indiano.
I dati sono classificati secondo la seguente legenda: V-and (Verbo deittico centrifugo), V-ven (Verbo
deittico centripeto), Pv (Path verb), Mv (Manner Verb), Tel (Verbo telico), Altro (Altro verbo o espressione, compresi verbi stativi).

Verbi deittici di movimento

308

Vol.

Pag.

Versione Originale

Pag.

Versione Tradotta

63

(Pv) (V-and) 236

Quando entrammo (Pv) si mossero un po,


rossi e iniettati di sangue, verso di noi.

105

76

(Pv)(V-and)

Poi aggrappandosi forte al bordo della cattedra,


mise gi la gamba, prese il bastone e, trascinando la gamba, usc (Pv) dallaula.

Tabella 4

Inverse Marker
Non tutte le numerose (226) occorrenze di costruzioni V1-te kuru (Tabella 2,
riquadro G) riguardano il boundary crossing, la maggior parte infatti costituisce una
manifestazione del cosiddetto fenomeno di inverse marking.
In questo caso, la presenza di kuru nella struttura segnala che lazione espressa
in V1 diretta verso il centro deittico rappresentato dal parlante. Sakahara18 (1994)
ne parla in termini di jy o arawasu hygen [espressione che esprime conferimento], Shibatani e Koga & Ohori19 denominano questuso di kuru come inverse
marker, mentre Matsumoto20 (comunicazione personale) lo chiama direction effect
marker.
Ad esempio, nel primo passo sotto riportato (2: 144, 293), il predicato composto kakete kita non esprime un moto di avvicinamento al parlante ma il fatto che
lazione di V1 rivolta ad esso. Stessa cosa anche nel secondo esempio della lista,
nel quale il verbo kuru, presente nel composto verbale okutte kite, non segnala un
reale movimento, ma esprime un coinvolgimento del parlante come oggetto diretto
dellazione.

18

Sakahara Shigeru, Fukug doushi Vte kuru(Il verbo composto Vte kuru), in Gengo, Jh, Tekusuto,
2, Tokyo daigaku gaikokugo kyikugaku kenkykai, Tokyo 1994, pp. 109143.
19
Si veda Shibatani, cit., 2003. Koga Hiroaki & Ohori Toshio, Reintroducing inverse constructions
in Japanese. The deictic verb kuru to come in the paradigms of argument encoding, in Robert Van
Valin (a cura di), Investigations of the syntax-semantics-pragmatics interface, John Benjamins, Amsterdam
1996, pp. 37-58.
20
Ringrazio il Prof. Matsumoto Yo del Dipartimento di Linguistica dellUniversit di Kobe per i suoi
preziosi consigli.

Fabiana Andreani
Pag

309

Vol. Pag.

Versione Originale

Versione Tradotta

144

(Altro) 293
(V-ven)

E poi andr a letto con il primo che mi rivolge (Altro) la parola.

155

(Altro) 113
(V-ven)

Con quei sette fogli spediti (Altro) da


Naoko tra le mani lasciai andare le mani
alla deriva.

156

113
(Altro)(Vven)

In quei momenti sento che dal buio della


notte c qualcuno che mi chiama (Altro).

Tabella 5

Un tale utilizzo non rintracciabile nel verbo italiano venire, come non possibile rintracciare nella lingua un rigido obbligo, equivalente a quello presente in
giapponese, di marcare le azioni orientate al parlante: le traduzioni difatti tendono
ad ignorare il verbo centripeto e riportare solamente V1.
In italiano significati benefattivi o di coinvolgimento personale del parlante
sono piuttosto trasmessi da fattori dordine extralinguistico oppure segnalate da
forme pronominali aggiunte ai verbi come ci aiuta,mi piace, ti disturba e
come appunto kakete kita (2:144, 293) che tradotto come mi rivolge la parola o
hanashikakete kimasu (2:156; 113) reso attraverso mi chiama.
Notiamo insomma nelluso di kuru come inverse marker, unaltra sostanziale
differenza tra i contenuti semantici dei verbi centripeti in giapponese e italiano.
Lingue del fare e lingue del divenire
Passiamo ora a osservare come in italiano e giapponese siano effettivamente
presenti quei tratti distintivi dei DL e BL individuati da Ikegami.
Verbi telici
In diverse occorrenze (vedi tabella 2 riquadro A) kuru tradotto con verbi telici
come arrivare o giungere, mentre venire, tranne in alcuni casi, non grammaticalmente ammesso, se non a condizione di modificare il senso della frase.
Vol.

Pag.

Versione Originale

Pag.

62

ma se Lupo Rosso non arriva (Tel) tutta


104
fatica sprecata.

Versione Tradotta
(V-ven)

Verbi deittici di movimento

310

256

(V-ven)
373

Lei aveva la stessa giacca di tweed


e i pantaloni bianchi che portava
quando era arrivata (Tel) a Tokyo.

Tabella 6

Si pu notare levidente presenza di una divergenza tra i contesti dutilizzo possibili dei verbi kuru e venire. Mentre in giapponese kuru pu essere utilizzato nei casi
precedenti, in italiano alcune occorrenze ammettono sia arrivare che venire (es. C:
62, 104) mentre altre necessitano esclusivamente di arrivare (es. 2: 256, 373).
Secondo una definizione generale, arrivare e venire hanno in comune il significato di giungere ad un luogo previsto come meta21 tuttavia la lingua italiana
opera, nella maggior parte dei casi, una precisa distinzione tra le strutture morfosintattiche che ammettono luso delluno o dellaltro verbo.
Lessenza di tale differenza si coglie meglio se ci si sposta a livello di Aktionsart
(azionalit): mentre arrivare esprime eventi non durativi, telici e non dinamici,
venire usato in riferimento a eventi durativi, atelici e dinamici. In parole pi semplici arrivare offre limmagine conclusiva dellazione mentre venire propone unanimazione dellintero svolgimento.
Volendo riassumere le caratteristiche generali22 dellazionalit dei due verbi in
una tabella:
DINAMICO

TELICO

DURATIVO

ARRIVARE

No

No

VENIRE

No

Tabella 7

I dati invece mostrano come il verbo deittico centrifugo kuru possa prendere, a
seconda dei contesti, anche un significato simile a quello di arrivare.
21
Definizione da Salvatore Battaglia (a cura di), Grande dizionario della lingua italiana, UTET, Torino, 1961-2002: Venire: 3. Giungere, arrivare, capitare in un luogo; arrivare a destinazione; farsi su una
soglia. Arrivare: Giungere (al luogo previsto come meta); toccare un limite, un termine, un traguardo
[...] Di oggetti: giungere a destinazione; essere recapitato [lettere, pacchi, ecc..].
22
La realt linguistica come sempre per molto pi ricca e differenziata. Per esempio arrivare pu
prendere delle caratteristiche durative nel caso compaia in perifrasi progressive (Sta arrivando) oppure
venire pu prendere connotazioni non durative se diciamo venuto da me alle dodici in punto.
quello che Bertinetto chiama ibridismo azionale, al quale rimandiamo per maggiori specificazioni,
Inoltre non bisogna dimenticare che in diverse variet regionali (ad es. in Sardegna) la differenza azionale tra i due verbi poco avvertita e luso di venire ricopre anche le occorrenze duso di arrivare. Si
veda Piermarco Bertinetto, Tempo, Aspetto e Azione nel verbo italiano. Il sistema dellindicativo, Accademia della Crusca, Firenze 1986.

Fabiana Andreani

311

Nei passi di testi presi in considerazione, le frasi grammaticalmente impossibili


con il verbo venire, risultano difatti del tutto appropriate quando rese in giapponese
con kuru. Ci in particolare succede quando ci troviamo davanti a:
Moto (causato) di cosa inanimata, come il recapitare corrispondenza o consegnare merci al soggetto parlante o che osserva la scena.
2

195

331
(V-ven)

Verso la met di Maggio arriv (Tel) una lettera da Reiko.

Tabella 8

Raggiungimento di un obiettivo tramite moto centripeto rispetto a chi parla o


descrive levento.23
1

155

(V-ven) 11

Sono gi quattro mesi che sono arrivata (Tel)


qui.

Tabella 9

Manifestazioni di eventi o situazioni.


2

113

271
(V-ven)

Se uno capisce un altro perch arrivato


(Tel) il momento, non certo perch quella
persona desiderava tanto che laltra lo capisse.

Tabella 10

Condizione essenziale perch kuru possa essere utilizzato in tutti questi contesti,
rimane la direzione del moto, che deve essere verso chi parla o osserva la scena. A
differenza dellitaliano, infatti sarebbe assolutamente innaturale, oltre che errato, utilizzare kuru per segnalare il raggiungimento di un punto dopo un allontanamento dal
luogo dove si trova chi descrive la scena, come dimostrato nellesempio (7).
Es. (6)
muk-ni TSUI-TE kara, tegami-o chdai-ne vs *muk-ni KI-TE kara, tegami-o
chdai-ne
Quando arrivi l, per favore scrivimi.

23

Parlanti nativi interrogati a proposito delle traduzioni di espressioni come arrivare a hanno risposto utilizzando il verbo tsuku, propriamente giungere, arrivare in un punto. La scelta sembra vincolata
dalla volontariet (o meno) dellazione e dal voler metter in risalto il mezzo di trasporto o la meta (tsuku
preferito in frasi come La nave giunta al porto, giungere al confine di stato) piuttosto che la direzione del moto (kuru naturalmente si riferisce solo a qualcosa che si avvicina o che giunge al parlante).

Verbi deittici di movimento

312

Predicati complessi con pi di due verbi


Nei dati analizzati, la tendenza della lingua giapponese a concentrarsi sulla processualit dellazione si evince con particolare efficacia da costruzioni coverbali a tre verbi
con struttura V1- V2 -V3 dove:
-il primo verbo V1-appare in Reny-kei, ovvero conserva solo la radice verbale di base,
-il secondo verbo V2 si presenta in forma te con valore sospensivo (=SOSP),
-il terzo verbo V3, la testa del composto, il verbo deittico che si presenta in forma
finita e prende le marche temporali (PASS=Passato) o aspettuali.
Nella fattispecie dei dati del presente studio, tra le occorrenze dei verbi deittici
centrifughi sono state riscontrate le seguenti costruzioni:
8) FUKI SUGI-TE IT-TA
(V1=fuki; V2 =sugi-te; V3=it-ta)
soffiare, superare-SOSP, andare-PASS
9) TOBI SAT-TE IT-TA
(V1=tobi; V2 =sat-te; V3=it-ta)
saltare, allontanare-SOSP, andare-PASS
10) TRI SUGI-TE IKU
(V1=tri; V2 =sugi-te; V3=iku)
passare, Superare-SOSP, andare

Vediamo qui come le informazioni sullevento motorio e il suo svolgimento


siano ripartite tra diversi componenti: V1 d informazioni su manner o path, V2
esprime il path e V3, il verbo deittico, oltre che orientare lazione nei confronti del
parlante, enfatizza la dinamicit dello spostamento spaziale.
La traduzione italiana, che non presenta tali strutture nel suo repertorio morfosintattico, si trova di fronte ad una duplice scelta su quali informazioni mantenere
e su come esprimere tali contenuti attraverso le risorse grammaticali disponibili. I
casi che abbiamo recuperato sono poco numerosi e purtroppo non permettono effettivamente di dire quali sia la strategia pi comune, cos ci limiteremo a riportare
le scelte traduttive presenti nei dati.
Nel primo caso viene mantenuto solo il primo path verb (jp tri passare > it
passare) mentre linformazione contenuta nel secondo verbo (sugite superando)
in parte riproposta nellavverbio di luogo davanti.
2

34

Tabella 11

(Pv) (Pv) (V- 216


and)

Osservando nel frattempo la gente di tutti i


tipi che passava (Pv) davanti alla vetrina.

Fabiana Andreani

313

Nel caso successivo sempre il path verb (sat-te) ad essere tradotto letteralmente
mentre il manner verb (tobi) passa ad essere un complemento di modo (in volo).
1

86

62

(Mv) (Pv)