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ELETTROTECNICA APPLICATA G.

SPAGNUOLO
13/05/2016

IMPIANTI AD ENERGIA SOLARE


Le celle fotovoltaiche sono un sistema di conversione dell’energia solare che sfruttano l’effetto fotoelettrico, cioè
l’effetto per cui un materiale opportuno, ad esempio un metallo o un semiconduttore, colpito dalla radiazione emette
elettroni. La luce del sole, costituita da fotoni, quando urta un elettrone del metallo viene assorbita e l’elettrone ne
riceve l’energia: se l’energia del fotone è maggiore della minima energia necessaria a strappare un elettrone, esso sarà
libero di staccarsi; altrimenti l’energia viene dissipata sotto forma di calore.

I semiconduttori sono materiali nei quali la grande maggioranza degli elettroni esterni legati agli atomi occupano la
banda di valenza, e solo la minima quantità occupano la banda di conduzione, queste ultime sono quindi separate da un
gap di energia ben definito. Chiaramente negli isolanti tutti gli elettroni sono confinati nella banda di valenza.

Per poter condurre una corrente elettrica è necessario un meccanismo che metta in movimento gli elettroni che hanno
raggiunto la banda di conduzione: se restano fermi, dopo un certo tempo, ritornano nella banda di valenza, rilasciando
l’energia accumulata sotto forma di radiazione elettromagnetica. Questo meccanismo è una struttura chiamata
giunzione: l’unione di due o più pezzi di semiconduttore ognuno dei quali è stato lavorato introducendo delle impurità al
suo interno (drogaggio) tali da far prevalere la quantità di cariche negative (elettroni) e positive (lacune) rispetto
all’equilibrio termodinamico.

Celle fotovoltaiche
I 2 materiali drogati ne costituiscono le superfici superiore e inferiore. Il pannello solare è essenzialmente un bipolo, e le
sue estremità posso essere collegate a una batteria per accumulare l’energia elettrica prodotta.

La batteria, se quasi carica si mette in una modalità di ‘mantenimento’, cioè essa ha bisogno di una piccola quantità di
energia ogni tanto per restare nello stato di carica completa; se invece è scarica deve tendere a caricarla nel miglior
modo possibile soprattutto per salvaguardarle il tempo di vita.

Quindi il convertitore collegato al pannello rende il pannello Plug and Play, semplice da collegare a sistemi di gestione e
controllo a interfaccia.

Ci sono delle specifiche, date dal costruttore, da dover osservare: guardando i data sheet del pannello solare troverò
che per esempio i suoi terminali posso essere collegati solo a una certa batteria con dei vincoli; (ad es. Da 12 Volt
nominali) ma ricordiamo che la batteria quando è scarica presenta una tensione più bassa, una Req (serie) più grande, e
di conseguenza il pannello è fatto per lavorare su una batteria nominalmente da 12 volt; ma potrei anche comprare due
batterie da 6 Volt e metterle in serie. Bisogna quindi prestare attenzione alle specifiche tecniche.

Un pannello solare di alta qualità, fatto per certi tipi di applicazioni, sul mercato ha tutt’oggi costi elevati soprattutto in
funzione delle prestazioni e del luogo in cui sarà posizionato e utilizzato: in mare su navi e barche, sui tetti di una casa
ecc. pertanto le aziende puntano sul miglioramento del rapporto costi/prestazioni e soprattutto sulle proprietà
strutturali. I pannelli standard non hanno questa prerogativa legata alla resistenza al calpestio.
L’uso di sistemi fotovoltaici può essere di 2 TIPI:

1) STAND-ALONE: cioè isolato dalla rete e principalmente usato in applicazioni mobili e che presuppone l’esistenza di
una batteria connessa; come un camper o un’auto ferma per mantenere alta la carica della batteria; ancora, nel
caso dell’automobile parcheggiata in estate il sistema fotovoltaico può coadiuvare la batteria mentre è acceso il
condizionatore, poiché vi è una grande richiesta di energia non appena si entra nel veicolo. Oppure il sistema può
alimentare dei sensori remoti nell’oceano per verificare ad esempio la presenza di maremoti, anche con una sola
piccola cella.
2) GRID-CONNECTED: cioè connesso alla rete; anche se assorbo energia per uso personale dai pannelli fotovoltaici il
resto lo vendo all’ENEL tramite l’immissione sulla rete elettrica nazionale. I sistemi grid-connected sono quasi inutili
per due motivi: 1) Perché gli incentivi non ci sono o sono trascurabili.2) Perché è difficile e costoso gestire
l’allacciamento alla rete da parte dei produttori di energia privati, poiché il flusso (assorbimento-immissione sulla
rete) di potenza elettrica nel corso della giornata è solitamente molto squilibrato.

Pertanto, in tempi più recenti si sta sviluppando un sistema che è grid-connected ma che vede integrato nell’impianto
un sistema di accumulo, in modo da usare l’energia elettrica prodotta e acquisire dalla rete solo ciò di cui si avrà bisogno
successivamente (PEEK-SHARING). Con questo sistema si garantisce una doppia azione: bisogna sì ricaricare la batteria e
se essa è carica bisogna mandare energia verso la rete; allo stesso modo quando l’utente richiede energia, egli deve
prima prenderla dalla batteria e poi dalla rete. Tutto ciò incentiva sia le nuove tecnologie che il mercato dello storage.

C’è la convenzione del generatore sulla cella

• C’è un Diodo che rappresenta il materiale semiconduttore di cui


è fatta la cella. Le caratteristiche del diodo dipendono dalle
caratteristiche della cella
• Iph è la corrente fotoindotta, prodotta dal pannello per effetto
dell’irragiamento da parte dei fotoni.
La corrente foto indotta Iph dipende da 2 parametri: G che è il
soleggiamento (W/m^2) e T la temperatura (K)

Le celle fotovoltaiche commerciali al silicio hanno un’efficienza bassa, vicino al 20 %. Ciò significa che solo il 20% dei
fotoni che incidono la cella riesce a essere convertito in energia elettrica. Dei fotoni che incidono sulla cella vengono
riflessi, poi dei fotoni che hanno energia troppo grande o troppo piccola non riescono a far passare l’elettrone da banda
di valenza a banda di conduzione, poi altri fotoni passano ed attraversano la cella passando dall’altra parte. Dato che la
cella non è completamente opaca, in commercio ci sono delle celle fatte da sandwich di due materiali semiconduttori
diversi che assorbono i fotoni che attraversano il primo strato.

Ricordando la caratteristica di un Diodo: → Caratteristica Tensione-Corrente di una cella fotovoltaica


convenzione del generatore

(La corrente del diodo è esponenziale con la tensione nel 1° Quadrante)

Is = Corrente di saturazione del Diodo


Vt = Tensione termica del Diodo
E sostituendo nella: → Avremo →

PER UN PANNELLO: Dato che la tensione


ricorrente nel singolo diodo è circa 0,7
Volt; se ho una sola cella, la tensione
tipica è 0,7 Volt, con più celle in serie, la
tensione totale si somma.

La corrente della cella Iph dipende non


solo da soleggiamento e temperatura
ma anche dalle dimensioni stesse del
Pannello e dai materiali di cui è fatto.

Ogni pannello lavora a CONDIZIONI STANDARD, (Standard Test Conditions) date dal costruttore:
Irraggiamento di 1000 W/m^2 e 25° C di Temperatura

Installando il pannello in zone come l’Africa, quindi a temperature maggiori di 25°, esso non lavorerà alle condizioni
nominali e non produrrà la potenza dichiarata dal produttore.

▪ A Temperatura costante di 25 ° C la Corrente prodotta dal pannello aumenta con l’aumentare del soleggiamento;
▪ A Soleggiamento costante, la Tensione diminuisce con l’aumentare della temperatura
In relazione a questa variabilità, non posso collegare direttamente il pannello alla batteria, bisogna collegare quindi le
celle in serie poiché ognuna realizza 0,7 Volt per avvicinarsi alla tensione della batteria che si intende connettere, e
raggiungere i 6-7-8 Ampere. La tensione tipica standard dei pannelli standard varia tra i 35 e i 45 -50 volt. Ciascuna cella,
collegata in serie, ha i terminali che sono le due facce opposte di essa, quindi il morsetto + di una cella va collegata col
morsetto – di quella adiacente. Alla fine si avrà un unico terminale + dalla prima cella e un unico terminale – dall’ultima
cella. Il collegamento tra le facce è realizzato con dei contatti di strisce metalliche che passano sopra e sotto le celle (in
serie), alternativamente, in base al collegamento dei poli.

Dato che il sole nel cielo cambia posizione rispetto a noi, per ottimizzare l’angolo di incidenza bisogna tener conto di
dove si effettua l’installazione; infatti in Finlandia bisogna orientare i pannelli più in verticale. Per orientare i pannelli ci
sono angoli tabellati in base alla posizione, di latitudine e longitudine.

Dunque ci sono due angoli caratteristici: 1) rispetto al suolo, cioè all’orizzonte e l’altro 2) rispetto al sole.
L’orientazione avviene solitamente attraverso processori integrati nel sistema, che col giusto comando al motorino
muovono i pannelli solari in base alla locazione e quindi in base all’ora e al giorno dell’anno. Oppure è possibile usare dei
sensori che dicono al processore come e quando orientare al meglio i pannelli verso il sole.

C’è però un problema: in tutti i sistemi in serie, se qualche cella è ombreggiata o una delle celle viene danneggiata a
causa di urti o altro, quella cella rappresenta un collo di bottiglia, così grande che penalizza la produttività delle altre e
addirittura si danneggia la cella ombreggiata. Giungiamo a questa conclusione ricordando l’andamento della curva
caratteristica del diodo, la quale ora ribaltata per la cella, nel 2° quadrante individua la tensione di Break Down: infatti il
diodo, quando subisce una corrente inversa troppo forte si può rompere, raggiungendo la tensione Vbr.
Quindi la cella si può rompere quando la corrente è positiva e la tensione è negativa, cioè con i riferimenti scelti, la
tensione si è invertita ma la corrente continua a fluire nello stesso verso.
Quando ricadiamo in queste condizioni di funzionamento?

Consideriamo le due celle (due bipoli): la cella 1 ombreggiata e la cella 2 soleggiata. Le celle lavorano a tensione più o
meno uguale e devono condividere la stessa corrente.

CASO A
Può succedere che facendo lavorare il sistema (dato dalla serie delle due celle) alle condizioni della cella 1 (A) la
tensione totale è circa Voc data dalla somma di entrambe, ma la corrente che fluisce invece è bassa. Quindi le
condizioni A sono di penalizzazione per entrambe le celle perché potevo produrre una corrente molto più grande, quasi
alla stessa tensione ma non ci riesco a causa della cella ombreggiata che funge da tappo.
CASO B
Se il sistema lavora a corrente più grande, ossia alle condizioni di funzionamento B la cella che comanda e guida il
sistema è la 2,quella soleggiata, capace di erogare una corrente più grande, però nonostante la corrente prodotta sia
maggiore è vero che da un lato la tensione totale diminuisce perché la cella soleggiata lavora a tensione Voc ma la cella
ombreggiata sta lavorando a una tensione negativa Vbr di break down. Quindi il sistema lavora a bassa tensione e alta
corrente.

Dunque il sistema o funziona male o si rompe. Chi guida il regime di funzionamento del sistema è il punto di lavoro e di
equilibrio, che dipende dal contesto complessivo, cioè chi abbiamo collegato ai terminali estremi del pannello; un carico
o una batteria.

Se per esempio ho collegato una Batteria ai terminali, il punto di lavoro è dettato dal Duty
Cycle del convertitore DC/DC che sta controllando il sistema. Quindi, fissati 12 Volt di
tensione di uscita, in funzione del Duty Cycle che imposto al convertitore la tensione in
ingresso sarà diversa.

ESEMPIO: BATTERIA 12 VOLT

Con 50 celle soleggiate e 1 cella ombreggiata avremo:

Impostato un valore di D, fissata la tensione di


batteria tale che il campo fotovoltaico va a 25 V
significa che quelle 50 celle soleggiate funzionano bene ma l’unica cella ombreggiata subisce la Vbr.

CONTROESEMPIO: cambio il lavoro di D per far funzionare il sistema a una tensione più grande; 50 celle lavorano a 0,7 V
così come la cella ombreggiata ora lavora a 0,7 V dunque avremo:

In conclusione: se siamo a 35,7 V produciamo poca corrente ma non si rompe niente nel sistema; se invece siamo a 25 V
produciamo più corrente grazie alle celle soleggiate ma si rompe o si danneggia l’unica cella ombreggiata. Così facendo
devo buttare il pannello. Il fatto che la cella ombreggiata lavori a corrente positiva e tensione negativa, con la
convenzione iniziale del generatore, in termini di potenza, significa che la cella assorbe energia, si surriscalda e si brucia.
Fenomeno di HOT SPOT. Ciò che possiamo fare per salvare certe celle è usare una struttura più complessa: cioè avendo
un gran numero di celle in un solo pannello, installazioni di grandi potenza, si adotta una soluzione particolare; cioè si
inserisce nel pannello un sistema di BY-PASS, che crea una strada alternativa per la corrente cella per cella,
proteggendole. Nella pratica non è semplice e possibile usare 100 By-Pass per 100 celle, pertanto il By-Pass si mette a
cavallo di gruppi di celle, tipicamente 10-20 celle.
CONSIDERIAMO 3 PANNELLI COSTITUITI DA CELLE UGUALI IN SERIE

❖ 3 gruppi di celle sono tutti uguali in serie: stesso soleggiamento, stessa temperatura e stesse caratteristiche
costruttive

Quindi anziché avere le celle tutte in serie, si raggruppano in pannelli celle simili e
omogenee per qualità e caratteristiche.
Questo sistema ora si protegge con il sistema di By-Pass che è un DIODO
ATIPARALLELO: l’anodo del diodo sta sul segno meno.

Come si comportano le celle ombreggiate?

Se siamo in condizioni pericolose, in cui l’ultimo gruppo di celle ombreggiato


rappresenta il collo di bottiglia. Allora una parte della corrente sopportabile passa
ancora nella cella, la parte rimanente invece passa nel Diodo. Quando si accende il
Diodo, che va in conduzione a 0,7 V, (positiva sull’anodo) allora la somma delle
tensioni delle celle di quel gruppo ombreggiato deve essere 0,7 V

In tal modo, grazi al Diodo, le celle ombreggiate non finiscono a lavorare in zona di
Break Down con tensione negativa Vbr, e la potenza che esse dissipano non è grande:
essa vale ad esempio: 0,7 Vx10 A

Poiché il sistema si deve interfacciare con il mondo esterno, le condizioni di


funzionamento dipendono da esso:

• Se il sistema lavora a grande corrente ma bassa tensione si accende il diodo e la


tensione totale per i 3 pannelli sarà 7+7+(-0,7) = 13,3 V. In questo modo le celle
soleggiate guidano il sistema
• Se il sistema lavora a tensione più grande la corrente si abbasserà, instaurando
20 V di tensione essi si distribuiranno cosi: 7+7+6 volt. E in queste condizioni operative
il diodo sarà spento e si ricava solo la corrente minima che riusciamo a tirare fuori
dalle celle ombreggiate, perché esse guidano il sistema.

Con 2 gruppi di celle su 3, soleggiate in pieno sole e 1/3 ombreggiate si possono sommare le tensioni sui gruppi di Celle
??? NO !

A ogni gobba corrisponde un punto di massima


potenza che dipende dal soleggiamento, e nel secondo
caso con un gruppo di celle ombreggiate si avranno
nel sistema due punti di massima potenza; più pannelli
saranno connessi in serie e più squilibrata sarà la curva
caratteristica; inoltre essa varierà notevolmente nel
tempo a causa di tanti vari fattori come sporco, neve,
usura, danneggiamento ecc..
In un gruppo di pannelli, ce ne può essere uno completamente ombreggiato e che quindi funziona male rispetto agli
altri, si avrà una curva che non ha più una struttura semplice e regolare e presenterà più punti di massima potenza. La
curva relativa a un campo fotovoltaico soggetto a parziale ombreggiamento presenta più punti di massima potenza.
In funzione della tensione saprò quanti gruppi di celle, ossia quanti diodi sono accesi e stanno by-passando il gruppo.

POSSIBILI TIPI DI CURVE CARATTERISTICHE

Se realizzo un algoritmo di controllo per il mio sistema


che insegue il punto di massima potenza, nel secondo caso in cui avrò piu massimi, questi algoritmi di ottimizzazione
potrebbero non funzionare correttamente.
Gli algoritmi che cercano i punti di massimo o minimo di una funzione, si differenziano tra:

➢ Algoritmi di ricerca locale


➢ Algoritmi di ricerca globale

Gli algoritmi utilizzano una soluzione di tentativo: cioè iniziando con un valore V* per trovare il massimo assoluto pian
piano si avvicinano al risultato; ma un algoritmo di ricerca locale potrebbe trovare solo il massimo relativo, e non quello
assoluto. I dispositivi reali che agiscono su questi sistemi non lanciano algoritmi di ottimizzazione, ma fanno una
scansione dell’intera curva caratteristica: cioè scelta una certa frequenza di scansione,il sistema ricerca passo passo a
quale tensione V trovo un punto di massimo assoluto. Questa operazione però è dispendiosa perché comporta una
perdita di energia e di potenza per un certo intervallo di tempo.

COME VIENE FATTO FUNZIONARE IL SISTEMA PER OTTENERE LA MAX POTENZA ??


Il pannello è collegato prima a un convertitore DC/DC e poi alla batteria. Nel convertitore è possibile settare un
opportuno Duty Cycle che agisce tra la tensione VPV e la tensione della batteria VBAT

Variando D posso variare VPV

• Supponiamo di partire con un valore V* e dico al sistema di controllo


(che imposta il Duty Cycle) di impostare D* il quale a sua volta impone
V*PV. In questo modo il pannello sta producendo la P*. Abbiamo
quindi bisogno di due sensori, uno di corrente e l’altro di tensione, per
valutare la P*. A questo punto il sistema di controllo non sa se si trova
nel punto di massima potenza perché non conosce il funzionamento ad
altre tensioni V.
• Quindi ora imponiamo al sistema di provare con una nuova V**, e
quindi un nuovo D** e otterrò una V**PV
• Supponiamo che il D** sia tale da aver aumentato la V**PV cioè
che sia più grande della precedente. Ho modificato il Duty Cycle a parità di tensione in uscita e la tensione in
ingresso è variata; leggerò quindi una nuova P** e ora il sistema di controllo può prendere una decisione: se a
fronte di una variazione di D e quindi di V**PV per esempio in aumento, ho riscontrato un incremento di potenza
significa che se incremento ancora la tensione di pannello probabilmente incontrerò un nuovo incremento di
potenza; allora il sistema di controllo cambia il Duty Cycle nello stesso verso e il ciclo si chiude di nuovo rilevando
una potenza più alta.
• Quindi si raggiungerà un certo valore di potenza, ma il controllore continua a incrementare la tensione e rileverà
una riduzione della potenza. A questo punto il controllore sa che aveva raggiunto il punto di massima potenza e può
tornar indietro, cambiando nel verso opposto il Duty Cycle per cambiare in verso opposto la potenza, ritornando sul
punto precedente di lavoro. E ora potremo fermarci nell’analisi passo.

Questo sistema di controllo non funzionerebbe nel caso di ombreggiamento perché avremo più di un picco. Inoltre se ci
fermassimo non sapremo rilevare la variazione della curva P-T nell’arco della giornata, perché essa cambia a causa di
cause esterne che ne cambiano la potenza (nuvola, uccellino ecc) voglio dinamicamente inseguire il punto di max
potenza. Quindi non fermo l’algoritmo e lo lascio lavorare sempre: esso rileverà per un decremento della tensione un
incremento di potenza perciò e così via. Dunque lo stato stazionario di questo sistema è la sequenza dei 3 punti
nell’intorno del punto di Max Potenza.

I parametri dell’algoritmo che potremo controllare sono il deltaV e la distanza di tempo tra 2 successive perturbazioni.

➢ Cambiando il deltaV, cioè scegliendo con che passo cambio il Duty Cycle e la tensione. Se questo deltaV è piccolo
esso penalizza il sistema per farlo arrivare al punto di massima potenza, e la curva si alza e si abbassa (veloce
variazione della soleggiamento), rendendo difficile trovare il punto di massima potenza. Se faccio un deltaD piccolo i
3 punti del sistema sono molto vicini tra di loro e produco così la massima potenza.
➢ A causa della presenza di un’induttanza e di una capacità (nel
convertitore) avremo un tempo di assestamento del sistema che
reagisce alla variazione del Duty Cycle e ci si aspetta di avere un
moto oscillatorio smorzato della VPV finché essa stessa non arriva
a regime.

Quindi la corretta verifica della potenza va fatta alla fine del regime
smorzato, dopo la perturbazione. Se lo step di potenza è piccolo solo a
regime avrò una misura di potenza accurata. La tempistica di misura
delle perturbazioni dipende da tutto il sistema, come ad esempio il
convertitore.

Il sistema di controllo sarà un processore, poiché ho dei sensori di tensione e corrente, e altri sensori che finiscono in un
convertitore analogico/digitale che digitalizza in bit le informazioni continue nel corso tempo, e sulla base dell’algoritmo
il sistema di controllo prenderà una decisione. Poi ci sarà un'altra uscita del controllore che andrà a settare il Duty Cycle
magari facendo la Modulazione PWM. Quindi ogni sistema fotovoltaico ha bisogno di un convertitore che gli massimizza
la potenza prodotta, anche se voglio iniettare la potenza elettrica nella rete.

Schema per applicazioni GRID-CONNECTED


Nel caso di sistemi connessi alla rete, c’è bisogno a valle del
convertitore DC/DC un convertitore DC/AC che trasforma la
tensione da continua in alternata per iniettarla nella rete.
Il generatore di tensione a valle rappresenta la tensione di
rete. L’INVERTER, fissata la tensione di rete, inietta nella rete
una corrente sinusoidale in FASE! In questo modo si immette Potenza Attiva. Però, ad esempio, può convenire anche
iniettare nella rete potenza reattiva, magari per avviare un motore in un impianto e rifasare il carico. Questa funzione è
comandata dall’inverter; quindi il microprocessore va a controllare sia il parametro alfa dell’inverter sia il Duty Cycle del
convertitore DC/DC per produrre la massima potenza dal generatore fotovoltaico e controllare ciò che inietta in rete.

Mentre i primi inverter fotovoltaici iniettavano solo potenza attiva, oggi sul mercato ci sono inverter ‘intelligenti’ che
iniettano anche potenza reattiva, magari quando in certi intervalli di tempo c’è la necessità di rifasare il carico a seguito
di sfasamenti. Quindi si inizia a parlare di dispositivi di potenza non più isolati, ma di INTERNET OF THINGS. La rete
elettrica allora diventa anche una rete informatica.
Se un operaio di ENEL sta facendo manutenzione sulla rete elettrica posso consentire che il mio Inverter fotovoltaico
inietti corrente in rete? NO !!!
Ci deve essere quindi un dispositivo di ANTI-ISLANDING, cioè se la rete cade non iniettiamo più potenza in rete e il tutto
resta in circuito aperto. Normalmente nel caso di blackout non si potrà alimentare neanche il circuito locale. Ma le
grandi fluttuazioni di tensione dovute a grandi assorbimenti dalla rete, l’inverter, dotato di una certa sensibilità, inizia a
sentire le grandi variazioni di tensioni di rete e si sgancia dal essa. Dunque anche nel periodo in cui produco più energia,
grazie al sole, non riesco a iniettare energia in rete a causa di fluttuazioni.

Per questo motivo si stanno attivando i funzionamenti IN ISOLA, per fare in modo di ricaricare una batteria prima di
iniettare energia in rete. La batteria va messa tra i due convertitori, tra morsetti 1 e 2

In realtà la batteria dovrebbe essere messa


così in modo da derivare ai morsetti un altro
convertitore DC/DC che sovrintende alla
carica/scarica della batteria. Questo
convertitore rispetto a quello del pannello, è
BIDIREZIONALE

Perché la batteria si carica e si scarica, ma il pannello fotovoltaico no. Quindi non devo far passare sempre energia dalla
batteria, se vogliamo quindi immettere energia nella rete, perché ogni componente ha un efficienza e si perde tanto
energia. Questi flussi energetici vanno gestiti dal microprocessore. Spesso insieme alla batteria, ai terminali 1-2 c’è
anche un condensatore, che tende a stabilizzare la tensione, perché esso è elettricamente inerziale rispetto alle
variazioni di tensione.

Dal lato fotovoltaico, in condizioni di soleggiamento costante, arriva una


potenza in DC costante. Mentre invece la potenza che diamo alla rete è in AC.
Quest’ultima ha potenza attiva e potenza fluttuante che ha frequenza doppia
rispetto alla rete. Rispetto al valore medio di potenza del fotovoltaico, ho una
variazione della potenza che è un riflesso della mia immissione in rete. In certi
intervalli di tempo la potenza che immetto nella rete elettrica ENEL è più
grande e in altri intervalli è più piccola. Il condensatore fa da POLMONE,
caricandosi o scaricandosi in base alla necessità. Volendo che la tensione al
condensatore sia stabilizzata, (perché l’inverter non funzionerebbe bene)
questo condensatore deve essere GRANDE per fare in modo che le oscillazioni
di tensione siano piccole; il condensatore deve quindi essere in gradi di filtrare oscillazioni a 100 Hz. Quindi dobbiamo
valutare la reattanza 1/ωC con ω=2 *100.

Vorrei che la corrente i(t)PV sia la parte costante della i(t)RETE, quindi il
condensatore deve prendersi il disturbo a 100 Hz, diventa un filtro per i 100 Hz, se
la sua impedenza è abbastanza piccola rispetto all’impedenza degli altri due
componenti del sistema. Avremo: 1/(2*3,14*100)C → 1/(628)C → Quindi più
grande sarà la capacità e più piccola sarà l’impedenza del condensatore.
La dinamica del sistema varierà con la capacità del condensatore.

Il microprocessore ha anche compiti di monitoraggio, di sensing per temperatura, tensione e corrente, ma deve anche
controllare il funzionamento dei condensatori, e permette all’utente che usa il sistema fotovoltaico di monitorare la
potenza prodotta e le altre grandezze, oltre a consentire diagnosi dell’impianto. Può anche essere connesso al mondo
digitale tramite app e internet. Anche per la produzione di energia dall’idrogeno la cella a combustibile lavora i corrente
continua e ha bisogno quindi dell’inverter per funzionare e produrre la massima potenza.

UNA CATENA DI CONVERSIONE DIVERSA E’ PER L’EOLICO


Il generatore per l’eolico è un motore in corrente continua. Uno dei limiti del motore in DC è la necessità di dover
addurre o prelevare corrente dagli avvolgimenti rotorici; inoltre nei conduttori di andata e ritorno delle spire del rotore,
quando il rotore gira, una spira prima conduce corrente in un verso e poi essa si inverte; dentro le spire quindi la
corrente assume in certi interalli di tempo un valore alto positivo rispetto a un certo riferimeto, poi la corrente si inverte
assumendo un valore basso. E’ come se avessimo delle correnti alternate, a onda quadra e a media zero. Quindi per
semplificare un motore DC classico si ricorre al motore Brushless: i ruoli dello statore e del rotore sono invertiti, cioè
abbiamo un magnete permanente sul rotore mentre sullo statore ci sono correnti che commutano a quella forma
d’onda. Se il rotore è fatto di un pezzo di magnete permanente e sullo statore ci sono gli avvolgimenti, potendo sigillare
lo statore e renderlo impermeabile potrei anche mettere il motore in acqua. Infatti il rotore continuerebbe a girare
grazie alla rotazione del campo magnetico che interagisce tra gli avvolgimenti dello statore e il magnete permanente del
rotore. L’unica cosa da controllare è lo statore; questo sistema ora è quasi diventato un motore sincrono: cioè il rotore
insegue il campo magnetico rotante e gira alla sua stessa velocità.

STRUTTURA MOTORE BRUSHLESS


Lo statore è un cilindro sul quale sono avvolti gli
avvolgimenti, in essi faccio passare una corrente stazionaria
e scelgo un rotore con un Polo Nord e un Polo Sud, perché
l’ho magnetizzato prima. Il rotore ruota in modo tale che il
polo Nord viene attratto dal Sud e viceversa. Raggiunta
però la posizione orizzontale il rotore si è fermato.

1° OSSERVAZIONE: Nonostante la semplicità del motore ora


ciò che è complicato è il controllo delle bobine sullo statore: devo avere una
commutazione opportuna connettendo il generatore esterno a diverse bobine per
assicurare la rotazione.

Come funziona il motore Brushless:

1) Bisogna avere un circuito microprocessore che controlla degli interruttori che connettono la batteria alle bobine,
tramite dei transistor; che aprono o chiudono il circuito.

Le rotazioni del rotore possono essere solo di 90°? No, perché se ho più espansioni polari sullo statore, posso anche
avere rotazioni di 45°. Ma potrei eccitare in modo opportuno due coppie di bobine, ai poli C e B per ottenere rotazioni di
45°.

2) C’è bisogno di strutture più complicate per ottenere rotazioni di piccoli gradi. Questo motore Brushless può dunque
diventare un motore passo passo, cioè un motore che si muove a step, e il cui controllo è di posizione.
3) C’è un tipo di motore invece più economico che utilizza un materiale ferromagnetico di tipo SOFT come rotore:
MOTORE A RILUTTANZA VARIABILE.

Eccitati opportunamente quei poli di statore, il rotore girerà perché il sistema tenderà a raggiungere una configurazione
di massima induttanza, ovvero minima riluttanza. Ad esempio, in posizione orizzontale raggiunge l’equilibrio, con
riluttanza minima. RIASSUMENDO:
- Il materiale Soft costa poco, perché Br e Hc sono piccoli
- L’unica coppia motrice che si può sviluppare è una coppia dovuta alla riluttanza variabile

Nel motore Brushless vale la relazione: Cm = K*Br*Bs* sin(θ)


K= coefficiente di proporzionalità (parametro costruttivo)
Br = Campo magnetico del rotore; non cambia
Bs = Campo magnetico di statore, fissata la corrente, esso non cambia
θ = Angolo, si adeguerà in funzione della coppia resistente
Il punto di lavoro del motore Brushless: il campo statorico che gira va avanti, il
campo rotorico lo insegue con la stessa velocità, ma lo sfasamento dipende dal
carico meccanico applicato. Se eccedo in certe condizioni, il motore tenderà a
fermarsi
Questi motori classificati come motori in corrente continua, ma l’alimentazione dei poli di statore ha una forma d’onda
QUADRA

Questi motori si usano nella trazione, e invertiti si usano per la generazione di energia da fonte eolica. Avendo
controllato opportunamente gli avvolgimenti statorici avrò una corrente indotta e produrrò energia elettrica alternata,
pertanto avrò bisogno di un raddrizzatore per portarla in continua e processarla. Così come al fotovoltaico bisogna
scegliere la giusta tensione per ottenere la massima potenza, alla pala eolica bisogna conferire una certa coppia
resistente elettromagnetica per estrarre la massima potenza.