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Università degli Studi di Napoli Federico II

Dipartimento di Meccanica ed Energetica

MOTORI A COMBUSTIONE INTERNA ALTERNATIVI


Prof. Mariano Migliaccio

L’accensione nei motori ad accensione comandata

Anno Accademico 2013/2014

C. Abagnale

29 dicembre 2013
ACCENSIONE
NEI MOTORI A C.I.A. AD ACCENSIONE COMANDATA

La combustione della miscela aria - combustibile viene innescata


tramite una sorgente di accensione esterna.

Tra gli elettrodi di una o più candele (poste nel cilindro) scocca un breve arco:
“scintilla d’accensione”.

Condizioni per assicurare l’accensione della miscela:


1. La miscela aria-combustibile deve avere una composizione opportuna, cioè deve essere
infiammabile.
2. La miscela aria-combustibile deve avere una buona accessibilità alla scintilla
( fattori importanti: posizione elettrodi, durata scintilla, turbolenza miscela).
3. La scintilla deve possedere una determinata energia minima, che viene trasformata in
calore (energia di accensione).
(Fabbisogno medio di energia per accensione: 0.1 millijoule )
IMPIANTO DI ACCENSIONE A BATTERIA
L’energia necessaria a far scoccare la scintilla viene fornita
da una sorgente esterna di tensione: la batteria
(l’energia della batteria viene continuamente ricostituita durante il funzionamento del motore, tramite il generatore)

La tensione di accensione rende conduttore lo spazio tra gli elettrodi della candela,
così che possa scoccare la scintilla.

La tensione di batteria vale tipicamente 12 V

Tale tensione non basta ad ottenere una scarica

Per l’accensione è richiesta una tensione


detta “tensione d’accensione”: 5000 ÷ 20000 V

Compito dell’impianto di accensione a batteria è quello di elevare questa tensione


e trasferirla al momento giusto alla candela giusta
FUNZIONI DI UN IMPIANTO DI ACCENSIONE

FORNITURA E IMMAGAZZINAMENTO DI ENERGIA ELETTRICA

PRODUZIONE ALTA TENSIONE

DISTRIBUZIONE DELL’ALTA TENSIONE ALLE CANDELE

GENERAZIONE DELLA SCINTILLA ALLA CANDELA

ACCENSIONE DELLA MISCELA


FUNZIONI DI UN IMPIANTO DI ACCENSIONE
FORNITURA E IMMAGAZZINAMENTO DI ENERGIA ELETTRICA

PRODUZIONE ALTA TENSIONE

Questo processo si ripete tante volte al minuto


DISTRIBUZIONE DELL’ALTA TENSIONE ALLE CANDELE

per quante sono le scintille al minuto.


GENERAZIONE DELLA SCINTILLA ALLA CANDELA

ACCENSIONE DELLA MISCELA

In un motore ad accensione comandata 4 tempi:

1
numero di SCINTILLE / minuto  numero di cilindri  numero di giri / minuto
2

Es:
In un motore ad accensione comandata 4 tempi, 6 cilindri, a 3000 giri/min:
scoccano 9000 scintille al minuto
IMPIANTO DI ACCENSIONE A BATTERIA

sorgente di energia
d’accensione

La batteria fornisce l’energia necessaria all’accensione


tramite un “immagazzinatore” intermedio: “sorgente di energia d’accensione”

Essa ha il compito di immagazzinare tanta energia per averne una riserva a disposizione per coprire il
fabbisogno in condizioni di accensione sfavorevoli e
per compensare perdite nei conduttori, immagazzinatore, distributore

Fabbisogno medio di energia d’accensione: 0.1 millijoule per accensione

Energia immagazzinata: 50÷70 millijoule per accensione


(fino a 100 millijoule per accensione)
IMPIANTO DI ACCENSIONE A BATTERIA

IMPIANTO DI ACCENSIONE A BOBINA


(energia immagazzinata nel campo magnetico della bobina)

sorgente di energia
d’accensione: BOBINA

ACCENSIONE CONVENZIONALE A BOBINA


“convenzionale”: processo d’accensione il cui ritmo viene esclusivamente comandato dai contatti meccanici

BOBINA (immagazzinatore induttivo)

Avvolgimento primario L1: Avvolgimento secondario L2:


poche spire di filo di rame spesso molte spire di filo di rame sottile
IMPIANTO DI ACCENSIONE CONVENZIONALE A BOBINA
PER MOTORE 6 CILINDRI

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SCHEMA di IMPIANTO DI ACCENSIONE CONVENZIONALE A BOBINA
PER MOTORE MONOCILINDRICO

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FASE1: IMMAGAZZINAMENTO dell’ENERGIA di ACCENSIONE
FORMAZIONE Con chiave di contatto d’accensione inserita, il primario è
CAMPO MAGNETICO collegato al polo positivo della batteria. Quando il ruttore
chiude, si chiude il circuito primario e fluisce la cosiddetta
corrente primaria.
Questa corrente genera nella bobina un campo magnetico
(variabile nel tempo) che produce una tensione indotta
(controtensione).
Legge di faraday
o Legge dell’induzione
elettromagnetica:
“la f.e.m. indotta in un
circuito chiuso da un
campo magnetico è pari
Ruttore all'opposto della
chiuso variazione del flusso
magnetico del campo
attraverso l'area
abbracciata dal circuito
nell'unità di tempo”

La tensione indotta Ui si oppone alla tensione di batteria UB


Fintanto che il campo magnetico si va formando, sarà efficace
ai fini del flusso di corrente la tensione UW= UB-Ui .
Questo è il motivo per cui la corrente non sale di colpo alla
chiusura del ruttore, ma con un certo ritardo (10-15ms)
raggiunge il valore di regime (definito dal valore della
tensione di batteria e dalla resistenza ohmica): corrente di
riposo (3-4 A).
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FASE 1: IMMAGAZZINAMENTO dell’ENERGIA di ACCENSIONE

CAMPO MAGNETICO FORMATO Completata la formazione del campo magnetico (campo non
più variabile nel tempo) , la tensione indotta scompare e la
corrente raggiunge il valore di corrente di regime.

Ruttore
chiuso

Nel circuito primario agisce solo la tensione di batteria


e viene raggiunto il valore di corrente di riposo

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FASE 2: TRASFORMAZIONE dell’ENERGIA di ACCENSIONE

Completato l’immagazzinamento:

 Nell’istante di accensione, il
ruttore apre il circuito primario

 Si interrompe la corrente primaria

Ruttore  Scompare il campo magnetico


aperto (campo magnetico variabile nel tempo)

 Si induce una tensione sia


nell’avvolgimento primario sia
nell’avvolgimento secondario della
bobina
FASE 2: TRASFORMAZIONE dell’ENERGIA di ACCENSIONE

LEGGI DELL’INDUZIONE:

• Le tensioni indotte sono tanto più alte quanto più rapidamente si annulla il
campo magnetico
*
Il condensatore in parallelo al
ruttore consente di aumentare
* la velocità di azzeramento del
campo magnetico

• La tensione indotta nel secondario è tanto maggiore quanto maggiore è il


rapporto fra le spire e quanto più intensa la corrente primaria (al momento della
sua interruzione)
FASE 2: TRASFORMAZIONE dell’ENERGIA di ACCENSIONE

Avvolgimento primario L1: poche spire di filo di rame spesso


Avvolgimento secondario L2: molte spire di filo di rame sottile

L2 ha un numero di spire
anche 100 volte superiore a quello di L1

La tensione nell’avvolgimento secondario sarà quindi anche 100 volte


superiore quella nell’avvolgimento primario

La tensione secondaria serve per l’accensione

CIRCUITO SECONDARIO =
= CIRCUITO D’ACCENSIONE
FASE 2: TRASFORMAZIONE dell’ENERGIA di ACCENSIONE
TENSIONE SECONDARIA

TENSIONE A VUOTO “OSCILLAZIONE DI TENSIONE A VUOTO


Ip: assenza di candela assenza di scintilla NEL SECONDARIO”

L’energia immagazzinata, trasferita al secondario,


“si consuma” in forma di oscillazioni smorzate di
corrente e tensione con frequenze tra 1000 e
3000 Hz

Dopo pochi millisecondi: fine oscillazioni


(l’energia si trasforma in calore che viene smaltito) 15/52
FASE 3: FORMAZIONE della SCINTILLA d’ACCENSIONE

REGIME D’ACCENSIONE (scocca scintilla)

Prima dell’accensione, lo spazio tra gli


elettrodi non è conduttore.
Tramite il cavo AT, l’impulso d’accensione arriva
all’elettrodo centrale della candela.
Anche in questo caso (come nel caso a vuoto) Ma in questo caso, raggiunto un certo valore di
la tensione sale. tensione, la cosiddetta tensione d’accensione
(circa 15000 V), lo spazio fra gli elettrodi diventa
conduttore e può scoccare la scintilla.
FASE 3: FORMAZIONE della SCINTILLA d’ACCENSIONE

Raggiunta la tensione d’accensione (circa 15000 V),


la tensione secondaria non sale più al suo valore di
cresta (circa 21000 V), come nel caso a vuoto,
ma
scende di colpo ad un valore più basso, detto
tensione di arco innescato.

Questa è sufficiente a mantenere la corrente della


scintilla.

TENSIONE D’ACCENSIONE (5000 – 20000 V)


ALCUNI FATTORI DETERMINATI TENSIONE D’ACCENSIONE
PER IL FABBISOGNO DI ENERGIA
D’ACCENSIONE ALTA BASSA

DISTANZA FRA GLI ELETTRODI grande piccola

STATO DEGLI ELETTRODI bruciato nuovo

giusta,
COMPOSIZIONE MISCELA molto grassa moderatamente
grassa
FASE 3: FORMAZIONE della SCINTILLA d’ACCENSIONE

DURATA SCINTILLA
TESTA DI SCINTILLA
Breve , con forte intensità di corrente

CODA DI SCINTILLA
lunga post-scarica
(determina la reale durata della scintilla)

Appena l’energia fornita


dall’immagazzinatore scende al di sotto
di un certo valore minimo, la scintilla
non può essere più mantenuta
 la scintilla si interrompe, lo spazio fra
gli elettrodi non è più conduttore e si ha
il “processo oscillatorio di
smorzamento” della restante energia.
FASE 3: FORMAZIONE della SCINTILLA d’ACCENSIONE
DURATA SCINTILLA dipende da:
• energia fornita
• stato di quiete o turbolenza della miscela

numero di SCINTILLE / minuto 


1
numero di cilindri  numero di giri
2

Basso numero giri (basso numero scintille)


 miscela in quiete o debole movimento
Durata scintilla: circa 1,4 millisecondi

Alto numero giri (alto numero scintille)


 miscela in moto vorticoso
Durata scintilla: circa 0,6 millisecondi 19/45
FASE 3: FORMAZIONE della SCINTILLA d’ACCENSIONE

La quantità di energia immagazzinata nella bobina dipende


ENERGIA IMMAGAZZINATA dall’intensità della corrente primaria interrotta.

Ai bassi regimi, il tempo di chiusura del ruttore


è lungo a sufficienza per immagazzinare la
maggiore quantità possibile di energia nel
campo magnetico della bobina.

All’aumentare del numero di giri e quindi del


numero di scintille, il tempo di chiusura del
ruttore si abbrevia e la corrente primaria viene
interrotta durante la sua salita: viene
immagazzinata meno energia.
La scintilla si spezza in più scintille successive
(evento che non compromette l’accensione,
perché la durata di scintilla efficace si estende
dalla prima all’ultima delle scintille successive
e fornisce alla miscela occasioni sufficienti per
accendersi).
ISTANTE d’ACCENSIONE

Dall’istante dell’accensione della miscela alla


completa combustione passano mediamente 2
millisecondi.

Occorre che la scintilla scocchi
con un certo ANTICIPO di quel tanto che la
pressione di combustione raggiunga, appena
dopo il PMS, il suo valore più elevato.

Quale anticipo?

Se la scintilla scocca troppo presto, il pistone viene frenato


nella sua corsa verso il PMS

Se la scintilla tarda, la combustione inizia quando il pistone


si muove già verso il PMI

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ISTANTE d’ACCENSIONE
(*)
dipende da : A parità di composizione della miscela,
• numero di giri (*) all’aumentare del numero di giri, l’istante di
accensione deve essere spostato nel senso
• tipo di motore dell’anticipo.
• condizioni di carico
• forma e dimensioni della camera di combustione
• posizione della candela nella camera di combustione
• composizione, densità e flusso della miscela (**)

(**)
Se il motore lavora a carico parziale, la miscela in
camera di combustione è “meno capace di
accendersi” , brucia più lentamente e quindi
deve essere accesa con maggiore anticipo.

a) Accensione con “giusto” anticipo


b) Accensione con “troppo” anticipo
c) Accensione con ritardo
ISTANTE d’ACCENSIONE
BATTITO IN TESTA DEL MOTORE
Un istante di accensione troppo anticipato provoca:

• un incremento rapido di pressione e temperatura;

• AUTOACCENSIONE dei residui incombusti di miscela in camera di combustione

• La combustione coinvolge più punti contemporaneamente con formazione di


onde d’urto che si propagano alla velocità del suono (10 volte più rapidamente
del fronte di fiamma della normale combustione)

Effetti percepiti:
Da un leggero tintinnare ad un forte martellare

Effetti reali
Danni ai supporti, forature dei pistoni, danni alle candele, pericolo di grippaggi
COMPONENTI DELL’IMPIANTO CONVENZIONALE DI ACCENSIONE

“SPINTEROGENO”
Distributore

Variatore
di anticipo

Ruttore

Alberino collegato
all’albero motore
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COMPONENTI DELL’IMPIANTO DI ACCENSIONE

La BOBINA è un autotrasformatore
Elemento in cui si immagazzina l’energia elettrica e si innalza la tensione fino al valore utile per la scintilla
Si basa sul principio della Mutua Induzione:
“Se due circuiti, di cui il primo percorso da corrente variabile, sono messi vicini,
nel secondo circuito si produce una corrente indotta dovuta alla variazione del flusso concatenato”

Avvolgimento primario L1: alcune centinaia di spire di filo di rame spesso


Avvolgimento secondario L2: 15 000-30 000 spire di filo di rame sottile
Rapporto numero di spire: 60-150
COMPONENTI DELL’IMPIANTO DI ACCENSIONE

RUTTORE
Elemento che comanda l’istante di accensione aprendo e chiudendo il circuito primario
tramite un martelletto comandato da una camma

Ogni interruzione di corrente primaria causa un impulso di


accensione nel secondario (scintilla)

Il ruttore apre tante volte il circuito primario, per ogni


giro dell’albero porta camma, quante candele o cilindri
ha il motore.

La camma del ruttore è montata su un alberino


collegato con prolunga all’albero motore. Sulla camma
rotante scorre la leva del ruttore (martelletto) che apre
e chiude il circuito primario della bobina.

La camma ha tanti lobi quanti sono i cilindri

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COMPONENTI DELL’IMPIANTO DI ACCENSIONE

RUTTORE

In un motore 4 tempi 4 cilindri (2 scintille a rotazione): a 6000 giri, le “puntine” si aprono 200 volte al
secondo.
Le “puntine” del ruttore sono particolarmente soggette ad usura.
Per ridurre l'usura, i contatti sono rivestiti di platino. Inoltre, il condensatore posto in parallelo al ruttore
serve anche a ridurre l’arco voltaico.

1000  angolo di chiusura ( gradi)


tempo di CHIUSURA (ms) 
6  numero di giri (min 1 )
COMPONENTI DELL’IMPIANTO DI ACCENSIONE

DISTRIBUTORE D’ACCENSIONE
Distribuisce l’impulso d’accensione alle singole
candele nell’esatta sequenza ed al giusto momento.
Ad ogni giro dell’albero del distributore giungono 4, 6 o 8 impulsi,
a seconda che il motore abbia 4, 6 o 8 cilindri.

Ruttore e distributore sono racchiusi in


un unico contenitore e calettati sul
medesimo albero.
COMPONENTI DELL’IMPIANTO DI ACCENSIONE

VARIATORE D’ANTICIPO
La funzione del variatore di anticipo è fare in modo che per ogni condizione di
funzionamento del motore si abbia l’accensione nel momento più opportuno per conciliare
la necessaria potenza del motore con l’economia dei consumi e il disintossicamento dei gas
di scarico.

L’anticipo è definito dalla registrazione dell’angolo di accensione prima del PMS

Fattori determinanti per la regolazione automatica dell’anticipo:


• Numero di giri
• Carico del motore

I due variatori lavorano indipendentemente l’uno dall’altro:


lo spostamento complessivo di entrambi consente di sommare i rispettivi angoli di anticipo.
COMPONENTI DELL’IMPIANTO DI ACCENSIONE
VARIATORE D’ANTICIPO

CURVE ANTICIPO ACCENSIONE


Servono per dimensionare il variatore d’anticipo:
fa in modo che per ogni condizione di funzionamento del motore si abbia l’accensione nel momento più opportuno per
la potenza del motore, l’economia dei consumi e la riduzione dei gas di scarico

CURVA DI PIENO CARICO


COMPONENTI DELL’IMPIANTO DI ACCENSIONE VARIATORE D’ANTICIPO

Il VARIATORE CENTRIFUGO
varia l’istante di accensione,
per il funzionamento a pieno carico,
in funzione del numero di giri.

La camma del ruttore viene spostata nel senso di rotazione delle


masse centrifughe che per effetto della forza centrifuga con
l’aumentare dei giri si muovono verso l’esterno.

I lobi della camma perciò incontrano un po’ prima il pattino strisciante


della leva del ruttore, che quindi apre il circuito primario in “anticipo”.

Le masse centrifughe vengono spostate più o meno verso l’esterno a


seconda del numero di giri e trattenute da molle antagoniste nella
posizione di equilibrio corrispondente all’angolo di anticipo.

L’inizio della regolazione a bassi giri è determinato dalla grandezza delle


masse centrifughe e dalle molle.

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COMPONENTI DELL’IMPIANTO DI ACCENSIONE
VARIATORE D’ANTICIPO

Il variatore a depressione varia l’anticipo per il funzionamento ai carichi parziali

Quanto più viene ridotto il carico e chiusa la farfalla,


tanto più viene aumentata la depressione, che verrà utilizzata
per anticipare l’accensione.

Quanto più viene ridotto il carico e chiusa la farfalla,


tanto più viene aumentata la depressione, che verrà utilizzata
per anticipare l’accensione.

La regolazione avviene in base alla depressione


statica che si genera nel carburatore, funzione della
posizione della valvola a farfalla.

Una leva connessa alla membrana della camera di


depressione provvede a ruotare, in senso opposto
alla rotazione dell’albero, la piastra porta leva del
ruttore e la sposta ai carichi parziali ulteriormente nel
senso contrario alla rotazione dell’albero del
distributore.

Carico maggiore (serve meno anticipo) maggiore depressione rotazione verso opposto (minore anticipo)
COMPONENTI DELL’IMPIANTO DI ACCENSIONE
CANDELA
Elemento dell’impianto di accensione tra i cui elettrodi scocca la scintilla
Le parti principali sono:

• Elettrodi
• Isolatore

Per ogni motore esiste una specifica candela: una stessa


candela in un motore potrebbe riscaldarsi troppo, in un altro
resterebbe a temperatura troppo bassa; in ogni caso, si
avrebbero difficoltà in esercizio.

Proprietà candela :
Resistenza alle sollecitazioni meccaniche, elettriche e termiche

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COMPONENTI DELL’IMPIANTO DI ACCENSIONE
CANDELA

Caratteristiche candela :

• Posizione della scintilla in camera di combustione


• Distanza fra gli elettrodi
• Grado termico

Posizione della scintilla in camera di combustione


Lo spazio fra gli elettrodi è il salto della scintilla, la cui posizione in camera di
combustione è fondamentale per consentire l’accensione della miscela.

Distanza fra gli elettrodi


La distanza fra gli elettrodi deve essere “piccola”, per mantenere “bassa” l’alta tensione
necessaria per l’accensione. Tale distanza aumenta con l’esercizio per l’influsso delle
scintille (erosione da scintille) e chimico (corrosione), causando l’incremento del
fabbisogno di tensione.

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COMPONENTI DELL’IMPIANTO DI ACCENSIONE
CANDELA

Grado termico (attitudine a smaltire il calore):


rapporto fra la quantità di calore ceduta e la quantità di calore assorbita
La candela ha il giusto grado termico quando sul piede dell’isolatore
si ha una temperatura tra 400° e 850°C.

Grado termico troppo alto Grado termico troppo basso

Temperatura a regime a pieno carico Temperatura a regime a pieno carico


< 400°C > 900°C

I depositi carboniosi ed oleosi non vengono


bruciati e il piede dell’isolatore tende ad Pericolo di autoaccensione
imbrattarsi

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COMPONENTI DELL’IMPIANTO DI ACCENSIONE
CANDELA
PRESSIONE E TEMPERATURA
MOTORI 4 TEMPI

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COMPONENTI DELL’IMPIANTO DI ACCENSIONE
CANDELA
PRESSIONE E TEMPERATURA
MOTORI 2 TEMPI

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LIMITI DEL SISTEMA DI ACCENSIONE TRADIZIONALE
La presenza dei contatti rappresenta un punto debole dello spinterogeno, in quanto essi
sono soggetti ad usura, a falsi contatti a causa dello sporco e a dispersione dall'alta tensione
a causa dell'umidità (le automobili con spinterogeno erano soggette a spegnimento del motore se
attraversavano una pozzanghera troppo profonda).

Nei tradizionali sistemi di accensione a spinterogeno la corrente nel primario ha


un’intensità di 5÷6 A, tale da produrre extra-correnti in grado di usurare le puntine del
ruttore (formazione di archi voltaici).

Conseguente variazione dell’angolo di apertura e


dell’istante di accensione.

In molti casi il fabbisogno di tensione alla candele non può essere coperto tramite un impianto
d’accensione convenzionale a bobina (energia e tensione sono limitate dalla potenza elettrica e
meccanica che può essere comandata dai contatti del ruttore).
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EVOLUZIONE DEI SISTEMI DI ACCENSIONE: ACCENSIONE A TRANSITOR a bobina
L’interruttore è sostituito dal transitore, con cui si possono interrompere correnti più elevate (anche 9A).
Il transistore non ha organi meccanici in movimento, perché è un “interruttore elettronico”.
La corrente primaria viene interrotta dal transistor. Il comando dell’interruzione elettronica viene dato da una
corrente di comando pilotata tramite un interruttore ancora meccanico: ma in questo caso, tale corrente di comando
vale solo 1 A.

È ancora presente il ruttore (usato come interruttore di comando), ma l’intensità di corrente che attraversa le
puntine si riduce a 1 Ampere, sufficiente a pilotare un transistor di potenza, attraversato invece da una corrente più
elevata (6÷7 A), che a sua volta interrompe il primario della bobina.

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MODERNI SISTEMI DI ACCENSIONE:
ACCENSIONE SENZA CONTATTI (BREAKERLESS = SENZA INTERRUTTORI)
L’impianto è sprovvisto del ruttore: il segnale di comando dell’accensione viene trasmesso per mezzo di captatori o
impulsori (pick-up) che sostituiscono le puntine del ruttore. Si basano su sensori (ottici o magnetici) non sottoposti a
usura, come ad es. il sensore ad effetto Hall.
Si utilizza un sensore pick-up, dove il captatore è fisso e il magnete ruota.
Una ruota fonica dentata è calettata sull’albero motore ed i segnali di interruzione della corrente vengono forniti dal
captatore ad ogni passaggio dei denti.
I denti tagliano le linee di forza del campo magnetico generato dal pick-up e le conseguenti variazioni di flusso generano
altrettanti impulsi trasmessi ad una ECU, che amplifica i segnali e comanda l’interruzione di corrente nel primario della
bobina.

DISTRIBUTORE AT

DISCO DENTATO RILEVATORE DEL PUNTO


DI RIFERIMENTO

CENTRALINA
BATTERIA
SENSORE DI VELOCITA’

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UN CONFRONTO TRA IMPIANTO CONVENZIONALE
E IMPIANTO MODERNO DI ACCENSIONE

Mappe dei valori di angolo di anticipo

Mappa dei valori di angolo


di anticipo realizzata con
Mappa dei valori di angolo di regolatore meccanico
anticipo realizzata con impianto convenzionale
di accensione moderno 41/45
File Lezione Accensione - Motori a Combustione Interna

http://docenti.unina.it

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MOTORI A C.I. _ laurea magistrale_anno 2013-2014
ACCENSIONE
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