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Marco Alessandrini

(5^ Elettronica e Telecomunicazioni)

Alimentatori switching

Progetto autonomo per Elettronica e T.D.P. Esame di Stato, Anno Scolastico 2005/06

Bibliografia:
a) Fare Elettronica (Inware Edizioni): tutorial Gli alimentatori switching di R. Bernarducci (numeri 234-246) b) Elettronica 3 (Petrini Editore)[libro di testo adottato]: cap. 5 Elettronica di potenza

2006 Marco Alessandrini e-mail: marco.alessandrini@infinito.it

A Letizia, genio italiano, una donna che non ha bisogno di energia.

I worked over one year, twenty hours a day, Sunday and all, to get the word specie perfectly recorded and reproduced on the phonograph. When this was done I knew that everything else could be done which was a fact.
(Lavorai oltre un anno, venti ore al giorno, domenica e tutti gli altri, per rendere la parola specie perfettamente registrata e riprodotta al fonografo. Quando ci fu realizzato sapevo che tutto il resto avrebbe potuto essere fatto in modo che fosse realt.)

Thomas A. Edison (1847-1931)

At first, I was almost a sorry witness of his doings, knowing that just a little theory and calculation would have saved him 90 per cent of the labour. But he had a veritable contempt for book learning and mathematical knowledge, trusting himself entirely to his inventor's instinct and practical American sense.
(Allinizio, ero quasi un testimone dispiaciuto del suo operare, sapendo che appena un po di teoria e di calcolo avrebbero potuto risparmiargli il 90% del suo lavoro. Ma aveva un reale disprezzo per lapprendimento dai libri e la conoscenza matematica, affidandosi interamente al suo istinto dinventore e al senso pratico Americano.)

Nikola Tesla (1856-1943), su T.A. Edison

Indice
p. 7 Premessa

p.

Introduzione

p. 10
p. p. p. p. p. 10 11 11 12 16

Caratteristiche generali e classificazione


Switching a pompa di carica Switching magnetici Sistemi di controllo Perdite negli elementi Funzionamento continuo e discontinuo

p. 17 p. p. p. p. 18 19 24 32

Parte Prima I convertitori DC-DC fondamentali Isolamento ingresso-uscita Tipologia boost Tipologia buck Tipologia inverting

p. 39 p. 40 p. 42 p. 45

Parte Seconda Alimentatori evoluti Tipologia buck-boost Tipologie forward single-ended e forward push-pull Tipologia flyback

p. 47 p. 48 p. 50
p. p. p. 50 50 52

Parte Terza Circuiti di controllo e regolazione Tipologia di controllo PSM (o PFM) Tipologia di controllo PWM
Voltage-Mode (VM) Current-Mode (CM) Confronto tra VM e CM

p. 53 p. 54
p. 54

Parte Quarta Considerazioni conclusive Componenti particolari per alimentatori switching


Interruttori a stato solido

p. p. p. p. p. p. p. p.

55 56 57 59 62 63 65 65

Condensatori Trasformatori: nuclei, ferriti. Materiali ferromagnetici MC 34063 (PFM) TL 5001 (PWM VM) SG 3525 (PWM VM) UC 384X (PWM CM) UCC 380X (PWM CM) LM 2751

p. 67

Confronto tra alimentatori lineari e alimentatori switching

p. 68

Ringraziamenti

Premessa

Lo studio di un argomento cos vasto e ampliabile come gli alimentatori switching mette soggezione solo a pensarlo. La stesura di una tesi, sia essa solo per lEsame di Maturit, non compito dei pi facili e risulta ancora pi problematico volendo essere esaurienti e comprensibili allo stesso tempo. Consapevole dei miei limiti, entrer appena nellargomento per analizzare le tematiche pi comuni, gli aspetti che pi possono interessare il Perito Elettronico e quelli di maggiore importanza pratica. Tralascer qualcosa, per forza di cose. Un po per brevit, ma anche per non appesantire inutilmente questo lavoro. Per rimanere vicino al mondo reale, tenter anche la realizzazione di un semplice alimentatore, del quale fornir tutti i dettagli per capire la fase di studio del progetto. Il mio obiettivo , ripeto, la chiarezza e lesaustivit. Se non dovessi esserci riuscito, me ne scuso in anticipo con il Lettore. E, poich la strada lunga, bene cominciare subito, per non perdere troppo tempo. Buona lettura. lautore

ANNOTAZIONI IMPORTANTI SUGLI SCHEMI ELETTRICI 1) Nelle induttanze e nei trasformatori, il pallino () indica linizio dellavvolgimento. Questo vale in senso assoluto per tutte i componenti magnetici delle prossime pagine. Gli avvolgimenti, salvo i casi in cui lindicazione diversa, devono essere tutti concordi tra loro, e cio tutti con lo stesso verso di realizzazione (orario o antiorario). 2) I MOSFET impiegati sono tutti ad arricchimento, cio dovrebbero avere le seguenti rappresentazioni: NMOS PMOS

In realt, mancando tali simboli nelle librerie del software CAD-CAE in dotazione, ho dovuto utilizzare quelli dei MOS a svuotamento, nonostante la loro natura sia quella opposta.

Introduzione

Lelettricit esiste, oramai, da due secoli. NellOttocento era materia per esperti: nascevano correnti di pensiero (continua contro alternata, per citarne una) e si sperimentavano nuove soluzioni, o meglio si cercavano le soluzioni. Il mondo elettrico saveva ancora da fare. Con una coerenza che altri sperano e difficilmente si pu avere, la prima invenzione, lo spunto che fece nascere la materia, fu la pila di Volta. Un generatore di tensione, che allepoca doveva essere oggetto tanto strano da essere quasi visto come artificio del demonio. Per, se vero che lelettricit movimento di tensione attraverso apparecchi, non c niente di migliore che trovare subito il modo di produrla, questa elettricit. Poi sono arrivati tutti gli altri. Edison che, ringalluzzito dalla lampadina a incandescenza, voleva illuminare una citt con la corrente continua. Tesla che gli rub lidea ma us la corrente alternata ed ottenne onori e gloria (e anche loblio attuale). La pila di Volta, col suo carico di acido, era pericolosa e poco efficiente, e venne presto abbandonata, ma sulla sua base nacquero tutte le pile a secco e le batterie, gli accumulatori. Qui sorge il problema. Per i grossi utilizzatori, la rete elettrica pubblica pu essere sufficiente. Per la piccola elettronica di consumo, esistono talmente tanti standard di pile da soddisfare ogni esigenza. Rimane lo scoglio dei medi consumatori di energia, per i quali servirebbero tantissime batterie (con comunque una limitata autonomia) oppure una riduzione della tensione di rete. Con spirito creativo, lelettronica si messa al servizio del mondo elettrico, per mezzo di tutti i suoi meccanismi a semiconduttore. I regolatori di tensione integrati, per semplici e robusti alimentatori lineari. I dispositivi pi basilari e antichi, come i tradizionali transistor, per nuove tipologie di alimentatori a pi alta efficienza di uno lineare, e soprattutto con maggiore versatilit. Per alimentare un PC, non userete milioni di euro in pile, e neanche collegherete direttamente la preziosissima microelettronica interna direttamente alla presa della tensione ENEL. Smontate il case, e noterete un cubo magico, che al prezzo di 200 o 300 watt distribuisce 5 o 6 diverse piccole tensioni alle varie componenti interne. Quel cubo vi permette di aggiungere altre periferiche senza dover cambiare alimentatore o altro. Quel cubo un alimentatore switching, la nuova soluzione elettronica al problema della fornitura media di energia elettrica. Proviamo a vedere se davvero conveniente. Proviamo a capire dove risiede il trucco e perch cos vantaggioso utilizzarlo. Proviamo a capire. Il resto vien da s.

I Caratteristiche generali e classificazione

Un alimentatore switching, o a commutazione, basa il proprio funzionamento sullimmagazzinamento di energia dalla tensione dingresso, perch poi tale energia possa essere rilasciata alluscita con tensione differente. Poich non devono esserci perdite internamente, il serbatoio di tale energia deve essere non dissipativo. I componenti utilizzati sono, quindi, condensatori e induttanze. Su di essi (uno dei due componenti, o entrambi, a seconda della tipologia scelta) avviene un procedimento ciclico di carica e scarica che si ripete molte volte al secondo. Analizzeremo singolarmente i princip di funzionamento degli alimentatori con condensatori, detti a pompa di carica (charge pump), e di quelli con induttanze e trasformatori, cio i magnetici. Subito dopo, proveremo a capire le perdite di energia provocate dai componenti dellalimentatore e daremo un rapido sguardo ai due modi fondamentali di utilizzo degli switching, a seconda dellenergia accumulata dal serbatoio. Switching a pompa di carica Utilizzano, come serbatoio, un condensatore da caricare e scaricare opportunamente. Lo schema di principio aiuta nella comprensione del funzionamento.
+
Fase 1

C1
Fase 1

Vin CARICO

C2

Vout = - Vin

Si comincia con gli interruttori sulla Fase 1. In tal caso, V C1 = Vin. Dopo la commutazione simultanea dei due interruttori comincia la Fase 2: C1 si scarica su C2 con polarit invertita. Questo non avviene in maniera completa, ma dipende dalle differenze tra le capacit dei condensatori e tra V C1 e V C2 . La frequenza di commutazione degli interruttori di pochi kHz. La caratteristica pi evidente la polarit invertita tra la tensione dingresso e quella duscita. Questo ne suggerisce limpiego per generare una tensione negativa disponendo solo di una positiva (per es. in un op-amp alimentato dualmente). Ancora, essi sono utilizzati in circuiti sensibili di bassa poten-

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za. Generalmente si tende ad evitare che i carichi applicati costringano lerogazione di correnti superiori a diverse decine di mA, a causa del fatto che Vout non stabilizzata e varia aumentando il carico (e la resistenza di uscita dellalimentatore di alcune decine di ). Un dettaglio che li sfavorisce nei confronti degli alimentatori lineari, ma che al contrario ne aumenta i pregi verso gli switching magnetici (che vedremo a brevissimo), la rumorosit: pi alta dei lineari, ma molto pi contenuta dei magnetici. Switching magnetici Il serbatoio , stavolta, un componente magnetico, quale uninduttanza o un trasformatore. Evitiamo, in questo caso, lo schema di principio, perch le tipologie disponibili sono talmente variegate che impossibile rimandarle tutte ad un unico esempio. Cominciamo col ricordare la legge fondamentale dei parametri dellinduttore: V I L = L t L Lenergia immagazzinabile dalla bobina : 1 E L = LI L 2 2 Dando una rapida occhiata alle tipologie magnetiche (ad ognuna delle quali dedicato un proprio capitolo), cerchiamo di capire cosa possibile ottenere da ciascuna di esse: 1. 2. 3. 4. boost (incrementatore) buck (riduttore) inverting (invertente) buck-boost (ibrido) Vout > Vin Vout < Vin |Vout| Vin Vout Vin Vout Vin (buck con controllo a trasformatore) (buck con controllo a trasformatore) (boost a trasformatore)

5. forward single-ended 6. forward push-pull 7. flyback

Tipicamente, i primi tre tipi sono denominati convertitori DC-DC e costituiscono la base per ogni altro alimentatore. La caratteristica principale di un convertitore DC-DC lisolamento galvanico presente tra ingresso e uscita (per il quale rimando al capitolo II). Un alimentatore switching, tecnicamente, lunione di uno di questi convertitori con un sistema di controllo, il quale pilota il circuito del DC-DC effettuando confronti con le grandezze elettriche (tipicamente Vout e una tensione di riferimento) presenti. Nelle prossime pagine, per semplicit, non user il termine convertitore DC-DC ma solo la dicitura alimentatore o switching, poich la distinzione tra i due tipi sottile e non di fondamentale importanza in questa sede. Sistemi di controllo Soprattutto negli switching magnetici (che sono quelli qua analizzati) si verificano alcune problematiche non trascurabili.

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1) La variazione del carico, tra il suo valore minimo e il massimo, implica una modifica di Vout fino al 4%. Questa assolutamente inaccettabile, soprattutto quando paragonata alle variazioni (centesimi di percentuali) degli alimentatori lineari. 2) Ogni cambiamento del valore di Vin si riflette in uno spostamento del valore di Vout. 3) La rimozione del carico porta Vout a livelli elevatissimi (con conseguenze devastanti sui componenti). La soluzione a questo problema lutilizzo di un adeguato sistema di controllo a retroazione. La tipologia va scelta a seconda dellintervento che si preferisce per stabilizzare Vout: PSM (o PFM): Pulse Skip Modulation (Salto dellImpulso), altrimenti detta Pulse Frequency Modulation (Frequenza dellImpulso); PWM Voltage Mode: Pulse Width Modulation (Larghezza dellImpulso) con pilotaggio in tensione; PWM Current Mode: PWM con pilotaggio in corrente. Perdite negli elementi Sotto il nome di perdite sono raccolte tutte le dissipazioni di potenza non utili, dovute alla non idealit dei componenti elettronici che costituiscono il circuito. Nel caso dei condensatori, le perdite dipendono dal loro circuito equivalente, approssimato come in figura centrale o, pi semplicemente, come il modello a destra, considerato che Rp ha resistenza dai M ai G e Ls nellordine dei nH.

Ls Rs = ESR Rs C C Rp

condensatore ideale

condensatore reale Ls: induttanza serie Rs: resistenza serie Rp: resistenza parallelo

condensatore reale semplificato

Il valore della Equivalent Series Resistance (ESR) di un condensatore fondamentale nella scelta di questo elemento, ed anche piuttosto critico a causa delle variazioni che subisce a causa di temperatura (raddoppia nel salto da T = 25C a T MAX del condensatore, che pu essere 85C o 105C) e frequenza (passando da frequenze sui 100 Hz ad altre sui 100 kHz, si riduce di un fattore 1,5) di lavoro. LESR influenza negativamente alcuni parametri:

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aumenta il ripple; dissipa potenza sul condensatore; aumenta la temperatura interna del condensatore (a causa della P diss) e ne riduce la vita. Le implicazioni che possiede lESR sono legate alla Legge di Ohm, come se stessimo parlando di una comune resistenza. Nei dispositivi come i MOSFET bisogna fare un distinguo tra le perdite dovute al funzionamento in commutazione e le perdite statiche.
D D D

r dson Cgd G G Cgs Cds G

MOSFET ideale

MOSFET reale in AC

MOSFET reale in DC

Le perdite in AC dei MOS pretendono la valutazione dellassorbimento sul gate nel corso delle commutazioni, poich ce ne sono decine o centinaia di migliaia al secondo. Le perdite dipendono dai tre condensatori, che nei datasheet sono indicati in altra maniera (con relazione, per, a quelli in figura): C ISS = Cgs + Cgd (ingresso) C RSS = Cgd (trasferimento ingresso) C OSS = Cds + Cgd (uscita) Conoscendo la formula dellenergia dissipata da un condensatore: 1 E condensa tore = CV C 2 [J] 2 la potenza si ottiene dividendo lenergia per il tempo di applicazione, o moltiplicandola per la frequenza relativa. Nel caso di uno switching, occorre raddoppiare la frequenza di commutazione, poich in uno stesso ciclo un MOS ne compie il doppio: P condensatore = fcomm CV C 2 [W] Idealmente si considera il tempo di commutazione nullo, cio avviene istantaneamente il passaggio dallo stato di interdizione alla saturazione. In questo caso, nessuna perdita interviene. Purtroppo nel mondo reale esiste un piccolo ritardo che provoca perdite di potenza. Si noti come la potenza dissipata nel caso reale, allinterno del tempo di commutazione, sia maggiore di zero. Ridurre al minimo possibile il tempo di commutazione lunica soluzione per ridurre le perdite nel MOSFET. Per far ci, occorre caricare e scaricare Cgs e Cgd alla massima velocit, tenendo presente quanto segue: alte correnti di picco caricano velocemente i condensatori;

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maggiore la corrente nominale del MOS, pi tempo serve per la commutazione perch i condensatori interni sono di dimensioni maggiori. Le perdite in DC dipendono dalla resistenza differenziale interna del MOS in saturazione, denominata r dson e di valore prossimo a 1 . Applicando la legge di Ohm: Pr ds = r dson I media 2 dove I media la corrente media che scorre nel MOS quando attivo, e il duty-cycle dellalimentatore. Giunti a questo punto, utile proporre una tabella comparativa tra i MOS a canale N e quelli a canale P per evidenziarne alcune differenze, poich alcune tipologie di switching prevedono i PMOS e altre gli NMOS. Verso delQuando MOS Quando ON? la correnspento blocca 1: te N V G > V S + 10 V Ids Vds r dson Costo in uguali condizioni minore

bassa

V G < V S 10 V

Isd

Vsd

media

maggiore

I diodi dissipano potenza quando sono attivi e lasciano passare corrente: P dissON = V D I Don Quando il diodo interdetto, non scorrendo corrente il prodotto tra essa e la V D forzatamente nullo: P dissOFF = V D I Doff = 0 Per questi motivi, si pu riassumere la perdita di un diodo che varia periodicamente il proprio stato (da ON a OFF e viceversa) in funzione di : P dissdiodo = V D I media diodo diodo , negli alimentatori switching, corrisponde a 1 switching, poich, mentre i componenti che subiscono variazioni col duty-cycle (come, ad esempio, il MOSFET) sono attivi, il diodo spento. Al contrario, vi circola corrente nelle fasi di spegnimento degli altri elementi. Perch un diodo conduca, necessario che si trovi in condizione V D > V . , perci, utile confrontare le tensioni di un diodo standard con quelle dei veloci diodi Schottky. V ( 2) standard ID = 1 A massima a 25C ID = 1 A I D = 3,1 A Diodo Schottky 0,3 V 0,4 V 0,55 V 0,875 V Diodo standard 0,65 V 1,05 V 1,25 V

La presenza del diodo interno causa il mancato blocco di tensioni di polarit opposta a quella indicata.

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facile intuire che, con minore caduta in fase di conduzione, si riduce la potenza dissipata dal diodo, e quindi il vantaggio degli Schottky decisivo. Altri aspetti, per, vanno a discapito di questa tecnologia. Caratteristiche potenza dissipata massima tensione inversa V Rmax massima tensione di soglia V ma x (V Rmax) costo Diodo Schottky minore poche decine di volt minore maggiore Diodo standard maggiore centinaia di volt maggiore minore

Bisogna ammettere che anche i diodi standard hanno i loro vantaggi. Nonostante questo, finora per diodo standard abbiamo inteso quelli rettificatori (es. 1N4007), in grado di lavorare alle frequenze di rete, cio tra i 50 e i 100 Hz. Questa frequenza di lavoro totalmente inadeguata alle migliaia di commutazioni al secondo previste in uno switching, quindi gli Schottky sono una delle migliori alternative. Nel panorama dei diodi al silicio esistono per anche i diodi al silicio veloci (es. 1N4148), che presentano un basso valore di t rr ( 3). La scelta pu essere a favore di questi modelli solo nel caso in cui il loro valore di t rr sia di molto inferiore al tempo di commutazione previsto: t rr << t comm Le induttanze sono sottoposte, come i diodi, a due tipi di perdita. Trattandosi di un filo conduttore avvolto su del materiale ferromagnetico, tale filo presenta una certa resistenza (R L ) la quale, nonostante sia bassa a causa dellelevata sezione del filo, causa, per effetto Joule: P dissL = R L I Lmedia 2 Perdite avvengono anche a causa del ciclo di isteresi cui sono sottoposte: in ogni ciclo di corrente viene percorso un ciclo di isteresi sul grafico B-H. Tale ciclo occupa una piccola area 4, la quale proporzionale alle perdite secondo la relazione: P diss(isteresi) = fcomm A(B-H) Tali perdite dipendono principalmente dal tipo di ferrite, dalla dimensione del nucleo che si sta utilizzando e dalla temperatura di lavoro cui sottoposto. Nel nucleo del trasformatore eventualmente presente possono circolare delle correnti indotte, a causa del campo magnetico che lo interessa. Il nucleo,
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In fase di progetto, i valori qui considerati vanno aumentati almeno del 50%, per considerare il caso peggiore. Il Reverse Recovery Time (Tempo di recupero inverso) il tempo impiegato dal diodo perch esso, trovandosi in stato ON ed essendo correttamente pilotato, commuti allo stato OFF. Data la difficolt nel calcolare larea, i costruttori di ferriti approntano apposite tabelle dalle quali ricavare i dati utili.

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infatti, possiede (come ogni materiale) una propria resistivit (). Se, per, il nucleo di ferrite, vera la seguente caratteristica: conduttore ferrite = 1.000.000.000 per cui le perdite per correnti indotte sono praticamente inesistenti. Funzionamento continuo e discontinuo Facendo riferimento alla corrente che scorre nellinduttanza, si definisce come funzionamento in modalit continua quel caso in cui tale corrente, pur variando tra un valore minimo e uno massimo, non raggiunge mai il valore nullo. Si parla di discontinuit quando, invece, I L pu raggiungere il livello 0 nelle fasi di carica e scarica. La minima corrente per la quale il funzionamento continuo : I L Vout (Vin Vout) Iout min = = 2 2 f L Vin Comparando le due alternative, cerchiamo di capire pregi e difetti di ciascuna delle due e quella preferibile.
modo continuo sistema di controllo di Vout oppure carico rigorosamente costante corrente media (a parit di corrente di picco) tipologia boost tipologia buck tipologia inverting PREFERIBILE maggiore instabilit nel sistema di controllo PREFERIBILE instabilit nel sistema di controllo modo discontinuo necessario minore PREFERIBILE (nessuna informazione) PREFERIBILE

Analizzando i dati a disposizione, si capisce che non esiste una risposta precisa al problema di quale modalit sia la migliore. Teoricamente, fornendo una corrente media maggiore, preferibile lavorare in funzionamento continuo. In realt, esso viene utilizzato praticamente sempre negli switching buck, mentre lo si evita forzatamente negli altri due modelli standard a causa dei problemi nel controllo (eliminabili con filtri RC, i quali ridurrebbero, per, di un livello cos grande la prontezza della risposta dellalimentatore da rendere inaccettabile il suo funzionamento).

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PARTE PRIMA

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I CONVERTITORI DC-DC
FONDAMENTALI

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II Isolamento ingresso-uscita

La tensione di rete, in Italia, monofase di valore 230 V (efficaci), con una tolleranza del 10%, a 50 Hz di frequenza. Qualunque utilizzatore posto elettricamente tra la fase (L, cio Live) e il neutro (N, che sta per Neutral) sottoposto alla tensione di rete. Questo vale per il corpo umano, qualora si tocchi anche solo la fase: il collegamento avviene verso la terra (la quale, in centrale elettrica, connessa al neutro) e la corrente che scorre allinterno del corpo pericolosamente elevata. Per questo motivo, obbligatorio per legge linterruttore differenziale, o salvavita, negli impianti elettrici. Lutilizzo della tensione di rete non previsto, direttamente, per le apparecchiature elettroniche. Esse richiedono tensioni e potenze sicuramente minori di quelle ottenibili dalla presa ENEL e soffrirebbero come una persona (sottoposta a questa grande tensione): per questo, si utilizza la 230 V solo quando opportunamente trasformata, ridotta e convertita. Strumenti adeguati possono essere: trasformatore di rete (con frequenza di lavoro 50 Hz); alimentatore switching collegato direttamente alla rete (definito come switching off-line). La massa del circuito, per evitare lo shock elettrico a chiunque dovesse toccarla, deve essere completamente separata dalla rete elettrica; il trasformatore un buon mezzo per compiere questa operazione, ma possono essere utilizzati anche opportuni componenti optoelettronici 5. Senza addentrarmi nei dettagli degli alimentatori da rete, posso concludere evidenziando il dettaglio che emerge di pi da quanto detto, il quale va tenuto sempre ben presente in fase di progettazione di uno switching off-line: Un alimentatore da rete, oltre alla trasformazione e al condizionamento della tensione, deve fornire sempre anche lISOLAMENTO GALVANICO.

Non raro limpiego di fotoaccoppiatori, i quali possono sopportare tensioni di migliaia di volt tra i propri ingressi e uscite.

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III Tipologia boost

Come accennato in precedenza, con uno switching boost possibile disporre di una tensione maggiore di quella fornita allingresso. Cominciamo lanalisi dallo schema di principio.
+ L Vin 1 C Vout 2 +

CONTROLLO

Supponiamo i componenti come ideali, quindi: RL = 0 C senza la Resistenza Serie Equivalente (ESR) interruttori senza rimbalzi e attenuazioni Nello schema di principio abbiamo quella che denominiamo Fase 0 di partenza. Gli interruttori commutano e comincia la Fase 1: la tensione applicata Vin allinduttore e I L cresce (seguendo una rampa di equazione I Lon = t on). L Dopo il tempo t1 una successiva commutazione dei due interruttori li riporta alla posizione iniziale, dando inizio alla Fase 2. Ora I L , che coincide con Iin, deVout - Vin cresce (la rampa stavolta I Loff = t off) e avviene uninversione di L polarit ai capi di L. La tensione V L , costante, concorde con I L . La tensione che si ricava in uscita : Vout = Vin + V L e quindi Vout > Vin, e dipendente dal duty-cycle. Siccome le correnti su L sono uguali sia in carica che in scarica, si ricava Vout eguagliando le due formule: t T Vout = Vin 1 + on = Vin t t off off Il ripple della tensione duscita la formula della scarica del condensatore, e cio: Iout Iout (Vout - Vin ) Vout = t on = C f C Vout Osserviamo dunque, in questo caso ideale, landamento della corrente sullinduttanza nelle varie fasi.

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importante sottolineare il compito di C, che livella la forma di Vout, altrimenti impulsiva. Il ciclo di commutazione degli interruttori avviene alcune migliaia di volte al secondo. A questo punto si pu definire unimportantissima relazione, che varr anche in futuro e vale sempre in genere: |V Lon | t on = |V Loff | t off (Nel grafico di I L , prima riportato, abbiamo t on = t1.) Passiamo ora allanalisi di un alimentatore boost nella sua configurazione reale. Per capire linterazione dei componenti tra loro, calcoleremo tutti i parametri per progettare un alimentatore con le seguenti specifiche: alimentatore boost, senza controllo di Vout n tolleranze dei componenti; Vin = 12 V; Vout = 2Vin = 24 V; Iout MAX = 0,12 A.
+ 12 V L1 P1 C1 R1 Q1 C2 CARICO (minimo 800 R) D1

I componenti scelti sono: L1 = 220 mH D1 = 1N5818 (Schottky) Q1 = MOSFET C1 = 100 F, 16 V C2 = 10 F, 35 V R1 = 10 k

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I calcoli si effettuano sulla base di una stima iniziale del rendimento . Per questo, la modalit operativa viene definita come bilancio di potenza iterativo, da effettuarsi in diversi passaggi. 1) Massima potenza duscita Pout MAX = Vout Iout MAX = 24 V 0,12 A = 2,88 W 2) Stima del rendimento. Massima potenza in ingresso va stimato perch non noto. Se, alla fine di tutti i conti, risulta scorretto, occorre rifare i conti con un nuovo valore. Per gli alimentatori switching idoneo 70% < < 90%. Scelgo = 80%. Pin MAX > Pout MAX (lenergia non si crea e non si distrugge, ma si trasforma, in questo caso viene persa come dissipazione di calore) Pout = 100 Pin MAX = 3,6 W (> Pout MAX) Pin 3) Massima corrente duscita Pin MAX 3,6 = = 0,3 A IinMAX = Vin 12 Questa coincide con I media , perch Iin I L . 4) Duty-cycle Supponendo il MOS come perfetto: V Lon = 12 V Supponendo il diodo come perfetto: V Loff = (24 12) V = 12 V Quindi: 12 t on = 12 t off i due tempi sono uguali: = 50% 5) Frequenza di commutazione. Induttanza fcomm pu essere scelta a piacere nel range compreso tra 15 kHz e 200 kHz: sotto i 15 kHz si pu avvertire un fischio (si entra nel campo delludibile) e linduttanza deve essere di grandi dimensioni; sopra i 200 kHz sussistono problemi di perdite magnetiche. Attorno al valore di I media ci sono infiniti grafici della variazione di I L ; quelli con alta variazione (ripple) generano instabilit, quindi si sceglie un ripple piccolo. La nostra scelta per un ripple di valore pari circa alla met della corrente media, quindi 0,15 A picco-picco. A massimo carico: I media + I ripple 0,3 + 0,15 I Lma x = = = 0,375 A 2 2 I media I ripple 0,3 0,15 I Lmin = = = 0,225 A 2 2 Iout MAX I ripple % 0,12 50% = = 0,03 A Iout min = 2 2 Considerando la Fase 1:

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I L 0,15 =L = L 0,0125 12 VL Linduttanza va scelta con un compromesso. Per far ci, ho considerato i parametri di alcune induttanze commerciali per valutare quale fosse quella migliore al nostro scopo. I MAX L t fase1 fcomm = considerazioni [A] [H] [s] 100 t on 220 2,75 182 kHz 0,6 ACCETTABILE 6 470 5,875 85 kHz 0,4 al limite 1000 12,5 40 kHz 0,3 sottodimensionata t on = L 6) Perdite per dissipazione nei componenti interni Sappiamo che I media = 0,3 A. Nel MOS: P dissMOS = r dson I media 2 = 3,6 W con r dson = 0,8 . Nel diodo: P dissdiodo = V D I media diodo con diodo = 1 (perch il diodo attivo quando il MOS spento). Con un diodo Schottky, V D = 0,32 V e P dissdiodo = 72 mW Con un diodo standard, V D = 0,88 V e P dissdiodo = 198 mW In totale: P diss = 0,16 W 7) Rendimento. Verifiche di qualit Pin = Pout + P dissipata 2,88 Pout = 100 = 94,7% 100 = 2,88 + 0,16 Pin Poich finale > stima , si pu evitare di ricalcolare (dal punto 2)) perch lalimentatore funzioner bene per il valore stimato in 80%, anche se non sar ottimizzato al meglio possibile e avr componenti sottodimensionati. Nel caso in cui fosse finale < stima , OBBLIGATORIO ripetere i calcoli. 8) Condensatore di uscita C2 non ha un flusso continuo, ma solo in fase 2 viene caricato. Il valore di C2 dipende dal carico e dal ripple di Vout che consideriamo come tollerabile. In fase 1 e fase 2 c lo stesso ripple su C2, quindi possiamo effettuare il calcolo in una sola condizione delle due. Nel corso della fase 1, C2 si scarica sul carico. t fase1 = 2,75 s V = 100 mV un valore ottimale (il massimo tollerabile) I = 0,12 A Ricordando le leggi del condensatore: 2,75 10 -6 s t C2 = I = 0,12 A = 3,3 F V 0,1 V Focalizziamo ora lattenzione sul circuito di pilotaggio dellalimentatore, o meglio del MOS che ne permette il funzionamento.
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Accettabile nonostante fcomm = 180 kHz sia un po' elevata.

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+ 12 V

+ 12 V BC337

4 R TR CV 2 C1 C3 5 GND

I componenti scelti sono: C1 = 680 pF C2 = 22 F, 25 V C3 = 100 nF R1 = 4,7 k R2 = 220 TR1 = 100 k Agendo su TR1 si regola la fcomm, che pu essere compresa tra 10 kHz e 200 kHz. Il duty-cycle, essendo questo un circuito multivibratore astabile, fissato al 50%. Luscita che comanda il MOS (P1) fornita da uno stadio push-pull inseguitore di emettitore, a BJT complementari, che serve per aumentare la corrente fornita dallintero circuito di pilotaggio. Il circuito finale che ricaviamo il seguente.
+ 12 V L1 BC337 Q DIS THR 555 R3 TR1 3 7 6 R1 BC327 C2 R2 Q1 CARICO 4 R TR CV 2 5 GND 8 VCC D1

8 Q DIS THR 555 3 7 6 R1 + 12 V TR1 C2 R2 VCC 1

P1 BC327

C3

C1

C4

C5

Il minimo carico applicabile alluscita dellalimentatore, del quale abbiamo gi indicato il valore ma non il metodo di valutazione, vale: Vout 24 R caricomin = = = 800 , 23 W Iout min 0,03

23

IV Tipologia buck

La tipologia buck degli alimentatori switching quella pi simile ai tradizionali alimentatori lineari. Con essi, infatti, possibile ottenere una tensione di uscita minore di quella applicata in ingresso. Lo schema di principio il seguente.
+ 1 L Vin 2 C Vout +

CONTROLLO

Appare subito evidente lanalogia con la tipologia boost, del quale vengono conservati gli elementi di comando (interruttori 1 e 2) e linduttanza (L), soltanto invertiti di posizione tra loro. I due interruttori, pilotati correttamente, forniscono onda quadra al filtro duscita LC. Quando linterruttore 1 disattivato, la corrente circola liberamente attraverso luscita e laltro interruttore. Analizziamo la fase attiva (on). A regime Vout continua, quindi Vout e Vout sono costanti. Su L applicata una tensione costante pari a (Vin Iout = R carico Vout). Quindi I L cresce seguendo una rampa e la relazione: Vin Vout IL = t L Vin Vout Nella sola fase on: I Lon = t on L Durante la fase off linterruttore 1 viene aperto; L fa circolare I L e V L cambia leggermente, diventando pari a: V L = V diodo Vout Vout (costante) Vout I L decresce a rampa, analogamente a prima: I Loff = t off L Siccome I Lon = I Loff, lavorando algebricamente: t Vout = Vin on = Vin T

24

Iout =

Iin media 1 accade

Analogamente a un trasformatore con rapporto di trasformazione che:

Vout Iin media = Vin Iout Il ripple della tensione di uscita, nellordine dei millivolt e da considerare nei calcoli, calcolato con integrali e vale: 1 1 I T I T Vout = L = L C 2 2 2 8C che, uguagliando ad altra formula che tralascio in questa sede, uguale a: Vout (Vin Vout) 8 f 2 LC Vin Ecco, dunque, lo schema completo di interruttori a semiconduttore.
+ PMOS L Vin D C Vout +

CONTROLLO

Guardando ai componenti utilizzati come interruttori, non possibile invertire le posizioni di diodo e MOS, altrimenti non si caricherebbero i componenti o non ci sarebbero modifiche alla tensione Vin, che si riproporrebbe uguale in uscita. Al contrario del boost, il MOS utilizzato a canale P. Sul source applicata la Vin. Nelle due fasi: ON V G < V S 10 V circola Isd OFF Vin bloccata tra source e drain Se si usasse un NMOS occorrerebbe un particolare circuito a pompa di carica per pilotare il gate con una tensione superiore a quella presente nel circuito, con una inutile complicazione. Passiamo ora allanalisi di un alimentatore buck reale. Progetteremo un alimentatore con le seguenti specifiche: alimentatore buck, con controllo di Vout in modalit PFM; variazione dei parametri di progetto; Vin nomina le = 12 V; Vin min = 10,8 V; Vin MAX = 14 V; Vout = 5 V; Iout = 4 A.

25

I calcoli si effettuano, come nella tipologia boost, ipotizzando inizialmente il rendimento ed effettuando il bilancio di potenza iterativo. 1) Massima potenza duscita Pout MAX = Vout Iout MAX = 5 V 4 A = 20 W 2) Stima del rendimento. Massima potenza in ingresso Scelgo = 80%. Pout = 100 Pin MAX = 25 W (> Pout MAX) Pin 3) Massima corrente duscita Nel caso peggiore (trattandosi di un dispositivo a potenza costante): Pin MAX 25 = = 2,315 A IinMAX = Vin min 10,8 Questa NON coincide con I L , e pu servire per dimensionare un fusibile. 4) Ripple di I L I mediaL = I carico Il ripple va scelto tra il 20% e il 50%. Con piccoli valori di ripple servono condensatori di uscita piccoli, si ha Iout min pi piccola, ma servono induttanze pi grandi. Se scelgo I ripple% = 20%: I ripple = 4 20% = 0,8 A I ripple Iout min = = 0,4 A 2 (sotto questo valore sparisce la regolazione, ma il controllo ovvia al problema) 5) MOSFET Parametri: Vds < V Dss (tra D e S, massima) Ids < I D (di drain, massima) Quando si accende, Vout = 0 sul MOS c tutta la Vin. |Vds min | = Vin MAX = 14 V (valore assoluto: nei PMOS, V Dss e I D sono negative) I valori in datasheet sono a 25C, ma con le perdite per commutazione la temperatura sale e, quindi, scende I D . va scelto un MOS che, a 25C, presenta: I D(MAX)25 C = (24) I MAXvoluta (da 2 a 4 volte tanto) I L 0,8 =4+ I L(MAX) = I media + = 4,4 A 2 2 serve un MOS che, a 25C, abbia I D(MAX) = 8,8 17,6 A, con valutazione successiva delle perdite (ed eventuale ricalcolo del MOS se sono troppo elevate).

26

6) Duty-cycle |V Lon | t on = |V Loff | t off V Lon = Vin Vr ds Vout = 12 0,3 (7) 4 A 5 = 5,8 V V Loff = Vout + V D = 5 + 0,5(8) = 5,5 V Quindi: 5,8 t on = 5,5 t off i due tempi sono quasi uguali: = 48,7% Non tiene conto delle variazioni di Vin, ma torna utile per switching senza controllo e per regolatori PWM. 7) Frequenza di commutazione. Induttanza V Ricordando che I L = L t, applichiamo tale relazione alla fase OFF: L I L 0,8 =L = L 0,14545 t off = L VL(off) 5,5 Avendo a disposizione 1t off L le induttanze di cui a lato, 100 considerazioni scelgo L = 220 H che possa [H] [s] fcomm = t off sopportare I picco = 4,4 A. 100 14,545 35,3 kHz 220 32,000 16,0 kHz ACCETTABILE 8) Perdite per dissipazione nei componenti interni Andrebbero calcolate nel caso peggiore, per: dipendono da (che definisce t on e t off); dipende da Vin. Utilizzo il valore di nominale. Sappiamo che I media = 4 A. Nel MOS: P dissMOS = r dson I media 2 = 2,338 W Nel diodo: P dissdiodo = V D I media diodo = 1,026 W con diodo = 1 (perch il diodo attivo quando il MOS spento). Nellinduttanza: P dissL = R L ( 9) I media 2 = 0,736 W In totale: P diss = 4,1 W 9) Rendimento Pin = Pout + P dissipata 20 Pout 100 = 83% = 100 = Pin 20 + 4,1 Poich finale > stima , si pu evitare di ricalcolare (dal punto 2)) perch lalimentatore funzioner bene per il valore stimato in 80% e con un bel margine di sicurezza. 10) Condensatore di uscita Influisce tramite capacit ed ESR.
7 8

Per il MOS scelto, rDS(on) = 0,3 . V = 0,5 V per diodi Schottky (sarebbe 1 V per diodi standard). 9 Per linduttanza scelta, RL = 0,046 .

27

I C triangolare rispetto a un boost, Cout minore VESR a. ESR = I Si pu ipotizzare V ESR = 90% V tot b. Scegliere C con ESR C < ESR calcolato c. Calcolare I ripple(off) : 1 I ripple(off) = I picco (valore efficace di unonda triangolare, 3 valida perch = 50% circa) Scegliere C con I Cnominale < I ripple(off) . d. V C (ripple dovuto a C): I picco V C = 8 C f comm e. Se V C + V ESR non accettabile, bisogna ricalcolare dal punto a. Nel nostro caso: V 0,1 90% a. ESR = = = 0,112 I 0,800 b. Abbiamo trovato un C con tali caratteristiche: C = 1000 F, 6,3 V ESR = 0,090 T = 105C I Cnominale = 0,765 A c. V ESR = I ESR = 0,8 0,090 = 72 mVpp 1 I ripple(off) = 0,8 = 0,462 A che minore del massimo 3 I picco 0,8 = = 2,8 mVpp d. V C = 8 C f comm 8 1000 10 -6 35.300 e. V tot = V C + V ESR = 2,8 + 72 = 74,2 mVpp accettabile (perch i due contributi non sono in fase)

Come circuito di controllo, utilizzo un MC 34063 che realizza il pilotaggio PFM del MOS. Lo schema sotto non sfrutta tutte le potenzialit di questo integrato, ma perfetto per esigenze di base.

28

Vin (12 V) C2 R1 al gate del MOS 6 1 2 3 SW-C SW-E TC C3 DRV-C Ipk-S 8 7 R4 R2 R3 Vout BC327 VCC GND BC337

5 COMP U1 MC34063

Abbiamo: R1 = 1 k R2 = 2,2 k R3 = 2,2 k R4 = 3,3 k

(1%) (1%) (1%)

C2 = 100 nF C3 = 1 F

C2 va posizionato vicino al MOS, per aumentare la velocit di commutazione. R2, R3, R4 riducono la Vout (quando uguale al valore desiderato) fino al valore Vref = 1,25 V (con tolleranza 3,2%). La tolleranza delle resistenze serve perch, con normali resistori, sale enormemente quella generale. Nel caso si usassero questi ultimi, occorre prevedere un trimmer di taratura. C3 garantisce una fcomm = 34 kHz (circa). Il controllo di Ipk-S disabilitato, infatti il pin relativo connesso allalimentazione. Lo schema generale dellalimentatore il seguente.
Vin (12 V) F1 dissipatore 20C/W L1

Vout (5 V, 4 A)

Q1 BC337 C1 C2 6 1 2 3 8 7 R4 R2 R3 R1

SW-C SW-E TC C3

DRV-C Ipk-S

BC327

Riepilogando tutti i componenti necessari: R1 = 1 k C1 = 220 F, 16 V

VCC GND

D1

5 COMP U1 MC34063

C4

29

R2 = 2,2 k (1%) R3 = 2,2 k (1%) R4 = 3,3 k (1%) D1 = 1N5821 F1 = fusibile T, 3,15 A

C2 = 100 nF C3 = 1 F C4 = 1000 F, 6,3 V, 105C L1 = 100 H

Alcune considerazioni. Usando il push-pull esterno (coi due BJT) possiamo usare un solo BJT interno al MC 34063. Il fusibile deve essere ritardato (cio di tipo T) perch I picco > I media e i picchi di corrente sono pi rapidi di quelli degli alimentatori tradizionali. Sul MOS serve un dissipatore da circa 20C/W. P dissMOS = 2,338 W T = 2,338 W 20C/W = 47C (da aggiungere alla T la voro del MOS) Il diodo uno Schottky da 30 V, 3 A. Questo perch I mediaON = 4 A, quindi I media = I mediaON = 2 A. Di seguito riporto alcune misure interessanti rilevate sullalimentatore cos progettato, e realizzato da un esperto.
Rcarico [ ] 1,25 1,43 1,67 2 2,5 3,33 5 10 Iout [A] 4 3,5 3 2,5 2 1,5 1 0,5 Pout [W] 20 17,5 15 12,5 10 7,5 5 2,5 Pin [W] 24,24 21 17,95 14,77 11,64 8,77 5,89 3,08 % = 100*Pout/Pin 82,5 83,3 83,6 84,6 85,9 85,5 84,9 81,2

Per Iout e ho ritenuto opportuno realizzare due grafici della loro variazione rispetto al carico, per evidenziarne landamento.
Buck - Corrente d'uscita

4 3 Iout [A] 2 1 0 0 1 2 3 4 5 R[ ] 6 7 8 9 10 11

30

Buck - Rendimento 87 86 85 84 83 82 81 80 0 1 2 3 4 5 R[ ] 6 7 8 9 10 11

Innanzitutto, il grafico che pi stupisce quello del rendimento nel quale evidente come esso sia superiore, e non di poco, del valore stimato in 80%. Il picco dell86% a circa 3 di carico. Iout raggiunge il massimo valore (4 A) quando il carico rasenta lohm; trattandosi di un generatore a 5 V, per la massima corrente occorre che il carico 5V = 1,25 . Aumentando il carico diminuisce la corrente, con andamenvalga 4A to iperbolico (si tratta di proporzionalit inversa).

31

V Tipologia inverting

Uno dei metodi pi utilizzati per ottenere una tensione maggiore di unaltra disponibile luso di un alimentatore inverting. Con esso, la relazione tra ingresso e uscita : |Vout| > Vin Il segno di valore assoluto necessario perch, come possibile vedere dallo schema di principio che segue, il polo positivo della Vout disponibile sulla massa del segnale dingresso: quindi, se si vuole considerare ununica massa elettrica per Vin e Vout, questultima risulta negativa ma (in valore assoluto) maggiore della prima.
+ 1 2 -

Vin

Vout

CONTROLLO

Con questo schema si conclude la terna di possibili combinazioni di L e degli interruttori (1 e 2) sui tre rami, come gi visto nelle due tipologie precedenti. Il funzionamento piuttosto semplice e dipendente da 1, che separa o meno la tensione dingresso dallalimentatore. Nel momento in cui 1 chiuso, linduttanza viene connessa direttamente a Vin: I L aumenta, seguendo OFF una rampa di equazione Vin Vg I Lon = t on. ON L (PMOS) 0 Linterruttore 2 aperto, dunque Vout = 0. + Avviene la commutaIL zione degli interruttori. I L decresce con funzione 0 + Vout I Loff = t off, e queL sto fatto provoca una inIc versione di polarit sulla 0 induttanza che porta il nodo tra L e 2 a una tensione

32

inferiore a zero. Proprio 2 collega il condensatore di uscita allinduttanza, permettendo a L di scaricarsi su C, che a sua volta si carica. Alla successiva commutazione di 1 e 2, Vout non sar pi uguale a 0, ma alla tensione accumulata da C ai suoi capi. Uguagliando le due variazioni di corrente su L: t Vout = Vin on t off La corrente media necessaria in ingresso (per la quale vale la relazione tra tensioni e correnti vista nel buck) : t Iin media = Iout on t off Il ripple della Vout vale: Iout Vout Iout Vout = t on = C f C (Vin + Vout) Cerchiamo i pro e i contro di tale tipologia. Sicuramente un vantaggio il poter disporre di una |Vout| > Vin. Tra gli svantaggi ricordiamo: la differenza di rendimento nei confronti di un buck: inverting < buck Iout e Iin presentano dei notevoli picchi verticali, che per essere filtrati pretendono ottimi filtri.
+ PMOS A D -

Vin

Vout

CONTROLLO

Passiamo ora allanalisi di un alimentatore buck reale. Progetteremo un alimentatore con le seguenti specifiche: alimentatore inverting, con controllo di Vout in modalit PFM; funzionamento discontinuo; Vin da 4 batterie alcaline (V nom = 1,5 V; V min = 1,2 V; V MAX = 1,6 V); Vin nomina le = 6,0 V; Vin min = 4,8 V; Vin MAX = 6,4 V; Vout = 5 V; Iout MAX = 200 mA. I calcoli non si effettuano, come nelle tipologie precedenti, utilizzando il bilancio di potenza iterativo. Il rendimento, ipotizzato allinizio, viene impiegato nei calcoli solo al punto 3). 1) Massima potenza duscita Pout MAX = |Vout| Iout MAX = 5 V 0,2 A = 1 W

33

2) Stima del rendimento. Massima potenza in ingresso Scelgo = 80%. Pout = 100 Pin MAX = 1,25 W (> Pout MAX) Pin 3) Massima corrente duscita Poich si tratta di alimentatori a potenza costante, Pin = Pout + P diss. A parit di carico, diminuendo Vi aumenta Iin per mantenere costante le potenze. Nel caso peggiore: Pin MAX 1,25 IinMAX = = = 0,26 A Vin min 4,8 Questa NON coincide con I L , e pu servire per dimensionare un fusibile. 4) Ripple di I L I mediaL non coincide n con Iin, n con I carico.

ILmax
0

Iout toff ton

Applicando le similitudini dei triangoli rettangoli: t Iout I L(MAX) = 2 Iout on = 2 t off + 1 1 5) Duty-cycle |V Lon| t on = |V Loff | t off Non conosciamo n , n I L(MAX) , quindi non possiamo calcolare V rds(on) . A causa di ci, valutandola come trascurabile assumiamo: V Lon = Vin nomina le = 6 V Usando uno Schottky con V = 0,5 V: |V Loff | = |Vout| + V = 5 + 0,5 = 5,5 V 6 t on = 5,5 t off t on = 0,917 t off = 47,8% Se calcoliamo con V Lon = Vin min = 4,8 V = 53,4% Se calcoliamo con V Lon = Vin MAX = 6,8 V = 46,2% 0,2 Iout =2 I L(MAX) = 2 = 0,766 A 1 nom 1 0,478 0, 2 Iout =2 I L(MAX) = 2 = 0,743 A 1 min 1 0,462 0,2 Iout =2 I L(MAX) = 2 = 0,858 A 1 MAX 1 0,534 V Sapendo che I L = L t on : L

34

VL V Tcomm = L L L f comm V L fcomm L = L fcomm I L(MAX) [H] Tra le I L(MAX) calcolate, scegliamo la maggiore (che 100 29,9 kHz corrisponde a MAX e a Vin min). Linduttanza stata scelta con un 220 13,6 kHz compromesso, tra quelle proposte 470 6,4 kHz nella tabella a lato. I L(MAX) =

considerazioni leggermente sottodimensionata ma ACCETTABILE hanno fcomm troppo basse

6) MOSFET Parametri: Vds < V Dss (tra D e S, massima) Isd < I D (di drain, massima) Il caso peggiore si ha quando VinMAX, Vout e V . |Vds min | = 6,4 ( 5 0,5) = 11,9 V Serve un MOS con 1,7 A I D 3,4 A. Ricordando che IRLML 6402 servono almeno 10 V tra gate e source per attivarlo, e aven3,7 A do Vin min = 4,8 V (tra laltro con eventuali cadute di tensio20 V ne), serve un MOS particolare. Esistono MOSFET logicrds = 0,065 level che si accendono con |Vgs| = 4,5 V oppure con |Vgs| = |Vgson| = 2,25 V 2,5 V (a seconda del tipo scelto). Il modello nel riquadro a fianco appartiene a questa categoria e rispetta i parametri imposti. V MOS = I L(MAX) r ds = 0,858 0,065 = 56 mV 7) Perdite per dissipazione nei componenti interni Andrebbero calcolate nel caso peggiore, per: dipendono da (che definisce t on e t off, nel primo dei quali dissipa il MOS mentre nel secondo la volta del diodo); dipende da Vin. ( dipende anche da Vout, ma qui costante e il problema non sussiste). Calcoliamo nei casi limite di Vin. Vin = 4,8 V Sappiamo che I picco = 0,858 A. 2 I picco P dissMOS = r dson 2 = 0,006 W I picco P dissdiodo = V D 2 diodo = 0,1 W con diodo = 1 (perch il diodo attivo quando il MOS spento). 2 I picco 10 P dissL = R L ( ) 2 = 0,035 W In totale: P diss = 0,141 W Vin = 6,4 V
10

Per linduttanza scelta, RL = 0,19 .

35

Sappiamo che I picco = 0,743 A. 2 I picco P dissMOS = r dson 2 = 0,004 W I picco P dissdiodo = V D 2 diodo = 0,1 W con diodo = 1 (perch il diodo attivo quando il MOS spento). 2 I picco P dissL = R L 2 = 0,026 W In totale: P diss = 0,13 W ancora dimostrato che, negli switching a bassa tensione di uscita, si perde tantissima potenza nel diodo, che dobbligo di conseguenza che sia uno Schottky. 8) Condensatore di uscita Lo svantaggio degli inverting, come accennato in precedenza, il forte tratto verticale della corrente triangolare, difficile da filtrare. Sicuramente, come prima considerazione, a parit di condizioni con un buck Cout sar pi grosso. VESR a. ESR = I Si pu ipotizzare V ESR = 90% V tot b. Scegliere C con ESR C < ESR calcolato c. Calcolare I ripple(off) : I ripple(off) = I picco 2 I picco Iout (1 ) + I L (valore efficace) 3 Scegliere C con I Cnominale < I ripple(off) . d. V C (ripple dovuto a C): t off V C = (I picco Iout) 2 2 C I picco e. Se V C + V ESR non accettabile, bisogna ricalcolare dal punto a.

Nel nostro caso: a. AV ESR = 100 mVpp VESR 0,1 90% ESR = 90%= = 0,105 I 0,858 b. Condensatore: C = 1000 F, 6,3 V ESR = 0,090 I Cnominale = 0,765 A c. V ESR = I ESR = 0,858 0,090 = 77 mVpp I ripple(off) = 0,282 A accettabilissimo t off = d. V C = (I picco Iout) 2 2 C I picco

36

= (0,858 0,2) 2 e. V tot

15,6 10 -6 = 3,9 mVpp 2 1000 10 -6 0,858 = V C + V ESR = 3,9 + 77 = 80,9 mVpp

accettabile

Come circuito di controllo, utilizzo un MC 34063 che realizza il pilotaggio PFM del MOS. Lo schema sotto non sfrutta tutte le potenzialit di questo integrato, ma perfetto per esigenze di base.
Vcc R1 Vcc L1 R2 6 1 2 3 SW-C SW-E TC DRV-C Ipk-S 8 7 BC327 Vcc R3 C1 C2 VCC GND BC337 C4 Q1 D1 Vout (- 5 V, 200 mA)

5 COMP U1 MC34063

C3

R4

Abbiamo: R1 = 0,33 R2 = 1 k R3 = 3,3 k (1%) R4 = 1,1 k (1%) Q1 = MOSFET canale P

C1 = 220 F, 16 V C2 = 100 nF C3 = 1,5 nF L1 = 100 H D1 = 1N5818 (Schottky)

Alcune considerazioni: Non viene impiegata la coppia di BJT presenti internamente al MC34063. La loro caduta di tensione pari a circa 1 V, contro quella molto inferiore (e dunque trascurabile) del MOSFET usato abitualmente. Il MOS viene pilotato utilizzando uno dei due BJT interni e il circuito push-pull esterno. Dovendo comparare la tensione di uscita, che negativa, con un integrato che mal sopporta tensioni inferiori alla sua massa, si attribuisce come GND del MC34063 la Vout. Sul comparatore interno, V + = ( 5 + 1,25) V = 3,75 V. Determinato V + , per comparare la Vout utilizziamo un partitore (R4 ed -5V Vout R3) con una attenuazione A = = = 1,333. In un partitore di tenVref - 3,75 V R3 + R4 R3 sione, A = ; ponendo A = 1,333, si ottiene R4 = (coi valori sopra R4 3 riportati).

37

C3 determina il valore fcomm = 30 kHz. Si dimensionata la protezione dalle sovracorrenti per il valore massimo 0,33 V di 1 A: R1 = = 0,33 . 1A Realizzato lalimentatore, con un carico di 24,5 sono state effettuate le misure riportate in tabella, che dimostrano una incredibile uniformit di comportamento al variare della Vin. Vin [V] 4,8 5 5,2 5,4 5,6 5,8 6 6,2 6,4 Vout [V] 4,985 4,986 4,987 4,987 4,988 4,988 4,988 4,989 4,989 Pout [W] 1,014 1,015 1,015 1,015 1,016 1,016 1,016 1,016 1,016 Pin [W] 1,214 1,215 1,217 1,215 1,215 1,212 1,212 1,219 1,210 = Pout Pin 83,5

83,5 83,4 83,5 83,6 83,8 83,8 84,0 84,0

38

PARTE SECONDA

***

ALIMENTATORI
EVOLUTI

39

VI Tipologia buck-boost

Gli alimentatori buck-boost sono degli ibridi delle due tipologie delle quali portano il nome. In altre parole, si tratta di due switching posti in cascata che condividono la stessa induttanza. Lo schema di principio proposto di seguito.
+ 1a L Vin 2a 1b C Vout 2b +

CONTROLLO

Il principio sul quale si basa il funzionamento ottenere una prima riduzione della tensione in ingresso (tramite il buck) per poi aumentarne il valore fino al valore Vout desiderato (con il finale boost). Lutilit di questa soluzione evidente nei casi in cui Vin pu variare cos tanto da essere sia minore che maggiore di Vout, con un risultato analogo a quello di un alimentatore inverting ma senza inversione di polarit. A tal punto, conviene riassumere in tabella le differenze tra queste due ultime tipologie viste, a causa della loro somiglianza. Stessa massa per Vin e Vout no s

Tipo inverting buck-boost

Complessit minore maggiore 11

(teorico) maggiore minore

11

La maggiore complessit dipende dal doppio numero di interruttori presenti nello schema, e alle necessit di pilotaggio che si stanno per illustrare.

40

Lo schema applicativo altro non che la fusione delle due parti buck e boost con i relativi componenti, gi visti nei capitoli precedenti.
+ PMOS L Vin NMOS C Vout +

CONTROLLO

Come evidenziato nello schema, serve un doppio controllo sui due MOS. Ricordando come NMOS e PMOS necessitino di due tensioni di gate opposte per averne la saturazione, appare chiaro che il controllo dovrebbe fornire una tensione positiva e una negativa, con ovvi svantaggi dovuti alla necessit di un complesso sistema per ottenere questultima. La soluzione proposta di seguito.
+ PMOS L Vin NMOS C Vout +

CONTROLLO

Lazione del controllo si ha sul solo PMOS. Quando questi si attiva, la tensione presente sul suo drain consente il pilotaggio del NMOS, attivo a sua volta. Il ritardo tra la saturazione del PMOS e quella del NMOS minima e non incide sul funzionamento.

41

VII Tipologie forward single-ended e forward push-pull

Con le tipologie forward introduciamo il trasformatore come componente di rilievo nei progetti degli alimentatori. I due diversi modelli, tra loro per simili in diverse caratteristiche, derivano dallo schema del buck opportunamente riadattato per ottenere potenze anche fino al mezzo kW.

Cominciamo con il forward single-ended e lo schema di principio, che quasi quello definitivo se non fosse per linterruttore 1 (che sar sostituto, come di consueto, da un MOSFET).
D1 + D2 Vin D3 1 C Vout L +

Notiamo subito luscita a buck, col filtro LC e il diodo D2 (che per in questo alimentatore svolge un lavoro di coppia col simile D1). Il trasformatore ha due primari identici. Vin applicata al primario inferiore quando 1 attivo, per cui anche sul superiore presente la tensione Vin. Gli avvolgimenti sono tutti collegati concordemente, quindi non ci sono sfasamenti nelle tensioni ai loro capi. La corrente sul primario scorre sempre e solo in ununica direzione, cio dal polo positivo verso la massa attraversando Vin linterruttore 1. La tensione sul secondario (che vale , dove n il rapporto n spire) permette lerogazione di corrente al filtro LC ed al carico. Quando si interdice linterruttore, le tensioni su primario e secondario diventano negative (per effetto della Legge di Lenz). D1 interdetto, quindi I L circola su D2, che funge da diodo di libera circolazione. Non sbagliato definire un forward single-ended come buck alimentato Vin con tensione rettangolare di ampiezza . La tensione di uscita ottenibile , n similmente al buck: Vin t on Vin Vout = = n T n

42

Similmente funzionano i forward push-pull, che con una leggera complicazione di comando permettono il raddoppio della Vout. Come prima, schema di principio uguale a quello dutilizzo: basta sostituire gli interruttori.
D1 L + +

Vout

Vin 2 1

D2

Rispetto alla versione precedente, il trasformatore ha aggiunto un avvolgimento al secondario. Pilotandolo centralmente, ad ogni semiciclo il flusso magnetico nel nucleo cambia direzione. Np Ns Durante la commutazione alternata di ogni semiprimario, ai Vin : tale secondari presente unonda quadra con V picco = n Np Ns onda prima rettificata dai diodi e, alla fine, filtrata da LC (come avviene, lo ripeto, nei buck). I due interruttori lavorano in controfase (cio quando attivo uno, spento laltro. I problemi sorgono in fase di pilotaggio, poich uno necessita di un impulso alto e laltro basso contemporaneamente, e servirebbero due controlli). Essi applicano alternativamente tensione (tramite il trasformatore) al filtro LC ed al carico, realizzando cos un sistema PWM a trasformatore che integra il riduttore di tensione buck, posto come finale. Il funzionamento avviene in due fasi, per ciascuna delle quali sullo schema sono state disegnate le correnti relative.
D1 L + +

Vout

Vin 2 1

D2

Fase 1. 1: on; 2: off. Vin applicata a met primario Vprimario = 2Vin. Vin Le tensioni dei due semisecondari valgono (secondo il rapporto di n trasformazione, cio n). Il secondario superiore genera corrente su D1, che carica L. Fase di transizione. 1: off; 2: off.

43

La corrente al secondario circola solo sui diodi (che fungono da diodi di ricircolo). Fase 2. 1: off; 2: on. Il funzionamento identico a quello della Fase 1, ma sul semiprimario superiore e il semisecondario inferiore. Fase di transizione. 1: off; 2: off. Come nella precedente fase analoga avviene il ricircolo della corrente. La tensione ottenibile in uscita vale: Vin ton Vin Vout = 2 = 2 n T n indispensabile < 50%, altrimenti i due interruttori sono attivi contemporaneamente e non possibile il corretto funzionamento dellalimentatore. Np , variando il rapporto spire cambia loperato del PWM a Poich n = Ns trasformatore, come riassunto dalla tabella sotto. Relazione tra gli avvolgimenti Np < Ns Np = Ns Np > Ns n minore di 1 uguale ad 1 maggiore di 1 Variazione subita da Vin aumenta invariata diminuisce

44

VIII Tipologia flyback

La tipologia flyback unestensione del concetto di boost: il funzionamento dipende dal rapporto spire del trasformatore (che sostituisce linduttanza semplice).
+ D + C

Vin

Vout

NMOS

CONTROLLO

Analizziamo ora il funzionamento, nellistante in cui il MOS 12 attivo. Vin applicata sul primario e, quindi, sul secondario del trasformatore. A causa della posizione del diodo, esso interdetto e per questo motivo non scorre corrente tra Vin e il carico nel corso del t on. In questa fase, la Vout dipende dalla tensione del condensatore duscita. A prima vista sembrerebbe di avere di fronte una brutta copia della tipologia forward, ma osservando bene la differenza dutilizzo del trasformatore ovvio che la filosofia cambia radicalmente. Tipo forward flyback Utilizzo del trasformatore Trasportatore di energia in tempo reale. Serbatoio di energia. Viene riempito durante il t on( 13) e svuotato in t off.

Per velocizzare la risposta ai transitori si impone lutilizzo della modalit discontinua (o DCM); in altre parole, durante t off la corrente sul secondario deve scendere al valore 0 prima del termine del ciclo di OFF. Il difetto da sopportare, in tale modalit, la maggiore corrente di picco che scorre nel circuito. I diagrammi riportati si riferiscono al caso esposto.

Il MOS a canale N, nello schema, pu essere sostituito in analoga posizione da un BJT NPN. Se si desidera, al contrario, porre un interruttore sul ramo dove applicata Vin, serve un PMOS. 13 La corrente, che non pu scorrere al carico e che cresce seguendo landamento a rampa, immagazzinata nel nucleo del trasformatore sotto forma di energia magnetica.

12

45

Se, diversamente, si utilizzasse la modalit continua (o CCM), tali diagrammi andrebbero modificati con laggiunta di uno scalino in Ip e Is. Ad ogni modo, la maggioranza dei flyback sono progettati come discontinui. Per evitare che la corrente duscita possa arrivare al valore 0, occorre predisporre un carico minimo o un regolatore del valore di uscita per salvaguardare il circuito e la sicurezza dellutente.

Ip Is Ic Iout

Correnti caratteristiche di uno switching flyback. corrente sul primario corrente sul secondario corrente sul condensatore duscita corrente in uscita

Andiamo ora a scoprire i passaggi fondamentali per progettare un flyback. 1) Pout MAX = Vout Iout MAX 2) Ipotizzando il rendimento: Pin MAX = Pout MAX

3) Lenergia del trasformatore, accumulata tramite il primario durante la fase attiva, : 1 E = Lprimario (Ipicco MAX) 2 2 4) Col funzionamento discontinuo, tutta lenergia trasferita al carico attraverso il secondario. P trasferita = Pin MAX = E fcomm 5) Ipicco MAX dipende da Vin e da t on: Ipicco MAX = V DROP = V MOS + V resistenze 6) Pin MAX = Vin VDROP L primario t on

(Vin VDROP )2 t on 2 f comm


2 L primario

7) Si sceglie, di conseguenza, il trasformatore pi adatto allo scopo, calcolando le caratteristiche del nucleo e degli avvolgimenti.

46

PARTE TERZA

***

CIRCUITI DI CONTROLLO
E REGOLAZIONE

47

IX Tipologia di controllo PSM (o PFM)

Il controllo PFM compara la tensione di uscita effettiva (Vout) con la Vout che si desidera per lalimentatore prodotto. Quando Vout minore del valore nominale, lalimentatore viene mantenuto attivo per raggiungere tale valore. Se Vout quella desiderata o addirittura superiore al valore previsto, il controllo disattiva lalimentatore spegnendo letteralmente la parte di potenza. Prendiamo, come esempio, lo schema globale del boost analizzato nel capitolo III, e analizziamo il comportamento della frequenza di commutazione sullinterruttore pilotato (il MOS) per capire i due nomi della tipologia. Se il carico basso, lo switching quasi sempre spento; va tenuto attivo ogni tanto per ricaricare il condensatore di uscita. Se si lavora a pieno carico, lalimentatore dovr essere sempre attivo. Questo implica che la frequenza di commutazione (che attiva il MOS) dovr variare secondo il carico (PFM). Analogamente, la fcomm, considerata sotto forma di impulsi, nei casi in cui va spento lalimentatore manca di alcuni di questi impulsi, poich li salta, mantenendo il MOS disattivo e, quindi, aperto (PSM). Studiamo ora lo schema di un semplice controllo PFM.
Vout R5

R4

TR2

+ 12 V

+ 12 V
1 IN GND OUT 3

Vreset (555)

C6 7805

Abbiamo: R4 = 3,3 k R5 = 15 k TR2 = 10 k C6 = 100 nF

48

Loperazionale, utilizzato come comparatore, pu essere un LM393, per singola alimentazione, o analogo. Con esso si ha, nelle due condizioni (e ricordando che il 555 ha reset attivo basso): a) v > v+ V reset = 0 555 fermo a) v+ > v V reset = alta impedenza 555 attivo Lo stabilizzatore 7805 genera la tensione di riferimento v+ = 5 V. TR2 + R4 v = Vout TR2 + R4 + R5 Equivalendo i due ingressi: TR2 + R4 + R5 Vout = 5 TR2 + R4 Coi valori impostati, in teoria si ottiene: Vout MAX = 27,7 V (TR2 = 0) Vout min = 10,6 V (TR2 = 10 k ) Volendo regolare lalimentatore per un valore compreso nellintervallo (consentito dal trimmer), come Vout = 18 V, sono stati rilevati, sul boost precedentemente presentato: Vin [V] 10,8 10,8 13,2 13,2 carico no 200 no 200 Vout [V] 17,99 17,95 18,02 18,04

Le variazioni subite da Vout sono in un range dello 0,3%, perci molto ridotte rispetto al quasi 4% riscontrato senza il controllo. Per ottimizzare il controllo, le Case Costruttrici producono integrati dedicati al controllo PFM (come, ad esempio, il MC 34063, di cui parliamo nei componenti specifici) che implementano controlli pi sofisticati per la protezione dellintero alimentatore.

49

X Tipologia di controllo PWM

I sistemi PWM agiscono sulla larghezza dellimpulso che comanda linterruttore (o gli interruttori) di comando dellalimentatore: quando sar necessario che lalimentatore funzioni, la larghezza aumenter, al contrario se sufficiente lenergia gi immagazzinata si ridurr la durata dellimpulso. Voltage-Mode (VM) La versione VM prevede che luscita del controllo dipenda dal solo valore di Vout.

Il duty-cycle (), proposto dal generatore PWM, proporzionale alla tensione di errore (Ve) che deriva dal confronto della Vout con la tensione di riferimento impostata. Per capire pi a fondo il funzionamento del controllo Voltage-Mode, rimando al capitolo XI ed in particolare alla trattazione relativa al TL 5001.
Tensioni caratteristiche di un controllo PWM-VM. Ve tensione derrore tensione della rampa Vosc generata dalloscillatore tensione PWM di comando Vpwm dellinterruttore

Current-Mode (CM) Il sistema CM, successivo al VM, si basa sulla rilevazione della corrente sullinduttanza (I L ) e una sua successiva comparazione con la tensione di errore,

50

direttamente dipendente dal riferimento di tensione impostato.

Ve VL Vosc Vpwm

Tensioni caratteristiche di un controllo PWM-CM. tensione derrore Quando Ve = V L, il latch si spegne tramite R. tensione sullinduttanza tensione della rampa Loscillatore genera un treno di impulsi che, pegenerata dalloscillatore riodicamente, attivano lingresso S del latch. tensione PWM di comando luscita del latch SR. dellinterruttore

Poich, come noto, per effettuare confronti si predilige luso della tensione, I L viene convertita in V L con una semplice resistenza: in tal modo, le due grandezze sono direttamente proporzionali tra loro, secondo la costante R. Qualora aumentasse la corrente richiesta dal carico (Iout), la tensione di errore aumenterebbe a sua volta in modo che il t on sia pi alto per soddisfare le richieste delluscita. Modificandosi il t on, cambia pure che, in questo caso, aumenta.

51

Confronto tra VM e CM Poich non sono molto chiare le differenze tra i due tipi di PWM, credo che un confronto a due in tabella (relativo ad alcune caratteristiche peculiari) possa sciogliere diversi dubbi ed agevolare la comprensione. Parametro VM CM SCELTA

Supponiamo che Vin cali bruscamente. cala Vin cala Vout velocit di adattamento della rerisposta alla variazione di Vin troazione dipende dalla velocit della retroazione cala Vin V L impiega pi tempo a giungere a V errore non bisogna attendere la risposta delluscita Supponiamo che il carico aumenti velocit di risposta alle ( Vout cala). variazioni del presenza di L e Cout pilotando L in corrente carico 2 poli nella risposta si elimina un polo ( banda in frequenza facile compensazione passante e compensazione come/o banda pi larga retroazione) plessa e/o banda ridotta Con carico e Vin costanti non si ha una forma donda (di pilotaggio del MOS) stabile, anche a causa del rumore del generatore PWM. PWM attivato periodicamente dalloscillatore PWM confronto e disattivato dal compastabilit di fun- rampa-V errore ratore zionamento e di hanno ampiezza elevata R (conv. I V) in serie efficienza per modulazione stabile a L Vin bassa serve R piccola bassa tensione di comparazione MAX = 100% (teorico) MAX = 50% efficienza (a Vin bassa) bassa efficienza (a Vin standard bassa) a causa di R Si potrebbe continuare a lungo confrontando altri parametri, ma quanto visto sufficiente per capire che non esiste una tipologia ideale tra le due esistenti.

CM

CM

VM

52

PARTE QUARTA

***

CONSIDERAZIONI
CONCLUSIVE

53

XI Componenti particolari per alimentatori switching

La vastit dei componenti elettronici utilizzabili evidente solo osservando dallesterno un catalogo di un distributore. Tale ampiezza di scelta si giustifica, per alcuni elementi tradizionali (come, ad esempio, diodi e transistor), con la necessit di averne tanti tipi diversi, ciascuno con poche o addirittura una peculiarit che li rende perfetti in una specifica applicazione. Per intenderci: un diodo sempre un diodo. Ma uno che regga una tensione inversa di 1000 V , giocoforza, diverso da quello che ha un bassissimo t rr . Gli alimentatori switching, a causa delle talvolta grandi potenze in gioco e delle sempre rapidissime commutazioni, hanno bisogno di tutta una serie di parti talvolta ideate appositamente per loro. Lelenco sarebbe lunghissimo, ed anche a causa di questo risulta difficile 14 progettare precisamente uno di questi alimentatori. Focalizzer lattenzione sui componenti generici, che troviamo sempre negli schemi, e sui controllori che permettono la gestione PFM o PWM. Interruttori a stato solido Negli schemi di principio che abbiamo visto, sono presenti interruttori di tipo tradizionale, considerati come ideali. Date le alte frequenze di commutazione di questi, non pensabile impiegare dei comuni interruttori ma i loro corrispondenti a stato solido, quindi a semiconduttore. Sappiamo che i componenti per questo scopo sono: diodi tradizionali (robustezza) e diodi Schottky15 (velocit); transistor bipolari (BJT); transistor unipolare (JFET e MOSFET); SCR( 16); IGBT(17). Salvo i diodi, i quali non sono pilotabili (avendo 2 soli pin) e quindi non possono essere inseriti in qualunque parte del circuito dellalimentatore, tutti gli altri elementi hanno le caratteristiche per essere impiegati ovunque. Vediamo, in tabella, i criteri per la prima selezione dellinterruttore migliore per i propri scopi.
14

Non parliamo, poi, di costo dei componenti, e della loro reperibilit e scambievolezza. Diodo Schottky: particolare tipo di diodo a veloce commutazione (inferiore a 1 ns), possibile grazie alla presenza di uno strato (quello dell'anodo) formato da alluminio, piuttosto che da silicio. In questo modo, il flusso degli elettroni tra le due zone del diodo molto pi rapido, a fronte di una caduta standard V = 0,3 V. 16 SCR (Silicon Controlled Rectifier): si tratta di un tiristore (diodo a 4 strati, in cui si alternano le zone P alle zone N) unidirezionale, dotato di un terminale di controllo (gate) per consentire o interrompere il flusso della corrente quando impiegato nei circuiti di potenza. 17 IGBT (Insulated Gate Bipolar Transistor): questi recenti transistor sono considerabili come dei BJT con ingresso di base (gate) ad alta impedenza, in maniera analoga ai MOS. Si elimina, cos, il problema dellassorbimento di corrente proprio dei BJT, permettendo di lavorare con una notevole efficienza soprattutto alle alte potenze, sia in commutazione che in zona attiva.
15

54

BJT MOSFET SCR IGBT

in Alta Tensione: economici in Bassa Tensione: se non possibile pilotare un MOS facile comando in tensione UTILIZZO PREVALENTE circuiti a comando complesso non molto utilizzati alimentatori con potenze nellordine dei kW

Ricercando lidealit del funzionamento di questi interruttori, in ogni caso si deve lavorare in saturazione e interdizione, evitando la zona attiva per ottenere unalta efficienza del sistema e dissipare su di essi potenze pressoch nulle. Per la semplicit dutilizzo e i risultati che ci prefiggiamo, scegliamo come interruttori BJT e MOS, oltre ai meno versatili diodi che, comunque, rimangono insostituibili per alcuni compiti che svolgono. Condensatori Si parlato della dissipazione di potenza nei condensatori causata dalla resistenza interna ESR. Lunico metodo veramente efficace per ridurre queste perdite scegliere un adeguato condensatore con parametri idonei. Trattandosi di condensatori elettrolitici (quindi ad alta capacit), esistono diverse serie che indicano, tra le proprie caratteristiche, il valore di ESR. Questo, per essere accettabile, si pu accettare convenzionalmente quando inferiore al decimo di ohm. I condensatori che non indicano ESR non vanno mai impiegati, come regola di ordine generale. Vediamo le possibili scelte in una tabella di riepilogo.
Tipo di condensatore (massima T operativa) Elettrolitico 85 standard Elettrolitico 85 alta qualit Elettrolitico 105 standard Elettrolitico 105 speciale Tantalio solido Ceramico ESR Mai riportato Talvolta riportato Sempre riportato e idoneo Bassissimo Bassissimo Bassissimo Utilizzo Mai Se riportato lESR UNIVERSALE Casi speciali Casi speciali Bassa tensione Casi speciali Bassa tensione

Dalla tabella risulta evidenziato il tipo di condensatore a 105, che quello impiegato comunemente negli switching.

55

Per dare unidea di cosa comporti il mancato utilizzo di un condensatore idoneo, si osservi la foto a lato. Si tratta di due condensatori presenti allinterno di un alimentatore per PC, ovviamente switching. Leggendo sul corpo dei condensatori si nota la dicitura 85, il che significa che essi sono sottodimensionati per il loro impiego (la tabella prescrive di non utilizzare mai questi condensatori): infatti, evidente la fuoriuscita dellelettrolita causata dal mancato rispetto delle regole di dimensionamento, e conseguentemente dallo stress subito da questi componenti. Trasformatori: nuclei, ferriti. Materiali ferromagnetici Ricordiamo le principali relazioni del trasformatore. Vs Ns = Vp Np
Ip Vp Is Vs

Con un carico Rs: Is Ns = Ip Np


Rs

Np Rp

Ns

Resistenza vista dal primario, dovuta al carico: Rs Rp = 2 Ns Np

I trasformatori utilizzati negli alimentatore switching sono, preferibilmente, a nucleo toroidale con avvolgimenti realizzati ad hoc a seguito dei calcoli di progetto. Esistono tanti diversi tipi di nuclei per soddisfare ogni esigenza; generalmente, hanno una forma tale per cui, nel caso in cui si realizzasse automaticamente lavvolgimento (ad es. nei processi industriali), facile inserirli allinterno del pacco-spire. Domanda: Come calcolare il numero di spire necessarie per ottenere un dato valore di induttanza, con un certo nucleo magnetico? Risposta teorica: Occorre tener conto di forma, dimensioni e tipo del materiale del nucleo. Risposta pratica: Per ogni nucleo e materiale magnetico esiste un valore A L ( 18) che, moltiplicato per il quadrato del numero di spire, fornisce linduttanza:
18

La comodit di questo parametro dipende dalla sua presenza sui datasheet, generalmente con unit di misura in nH.

56

L = AL N2 Per i metalli, come il ferro, il nichel, il manganese, non vale la costante di permeabilit magnetica del vuoto (0 ), ma una propria costante = 0 r . Rispetto al vuoto, la presenza del metallo come nucleo comporta: uninduzione B molto pi elevata, a parit di campo H; oltre un certo valore di H, B resta costante (saturazione, cio lappiattimento della curva di isteresi); la relazione tra B ed H non lineare (segue infatti un ciclo di isteresi). Come i metalli lavorano le ferriti (materiali ferromagnetici), che sono: materiali ceramici; ricavati per sinterizzazione 19; con una conducibilit elettrica molto minore dei metalli: per questo causano pochissime perdite. Cambiando ferrite, si modificano le caratteristiche del trasformatore. La potenza sopfLAVO RO Costruttore Nome materiale portata da un nucleo EPCOS N27 max 100 kHz legata al suo volume, EPCOS N87 oltre 100 kHz e dunque alle sue diserie 3CXX max 150 kHz mensioni. Il nucleo FERROXCUBE per uno switching non FERROXCUBE serie 3FXX oltre 150 kHz deve mai lavorare in saturazione del flusso, perch in saturazione r = 1, quindi L cala enormemente V e I L = L aumenta troppo. Lt definita come Temperatura di Curie, nei materiali ferromagnetici, la temperatura per cui lagitazione termica distrugge le isole magnetiche. A causa di ci, il nucleo perde le sue propriet ferromagnetiche. Il processo reversibile, raffreddando il nucleo. Se la temperatura del nucleo maggiore della T Curie, possono aversi effetti distruttivi. A titolo di riferimento, la temperatura di Curie delle ferriti EPCOS 220C. MC 34063 (PFM)
6 SW-C DRV-C La Motorola ha ideato un circuito integrato che 7 potesse, con pochi componenti esterni, consentire di 2 S W - E Ipk-S creare un alimentatore switching di qualunque tipolo- 3 5 TC COMP gia. Questo controller siglato MC 34063 e contiene, al U? suo interno: MC34063 generatore di Vref = 1,25 V; comparatore tra Vout e Vout desidera ta ; oscillatore con foscilla zione variabile; interruttore (di uscita) a doppio transistor (driver di potenza); protezione da sovracorrente. Mancano, per ovvi problemi nellottenimento su silicio, linduttanza, il condensatore di uscita e il diodo. VCC GND 4 1 8

19

Trattamento ad alta pressione e temperatura di ossidi di ferro.

57

PILOTAGGIO del COLLETTORE

S R
Ipk-S

SWITCH di COLLETTORE

SWITCH di EMETTITORE

OSCILLATORE Ct
+ INGRESSO INVERTENTE del COMPARATORE

CAPACIT di TEMPORIZZAZIONE

Vref 1,25 V
GND

MC 34063

Il principio di funzionamento verte sullo spegnimento della parte di potenza nei momenti in cui Vout Vout desiderata . Linterruttore interno funziona per correnti fino a 1,5 A: serve, perci, il MOS esterno di pilotaggio dellalimentatore. Loscillatore interno necessita di un condensatore esterno (C T ), che caricato e scaricato da un circuito di pilotaggio che genera e assorbe corrente costante. La foscilla zione dipende da C T perch: I source = 35 A I sink = 200 A I in un condensatore, V C = t . Aumentando I, cala t (mantenendo coC stanti V C e C); con le correnti di carica/scarica:
VOSC 1,25 V

0,7 V ~ 6t CARICA t SCARICA t

Dai dati in nostro possesso, si nota che t CARICA > t SCARICA di circa 6 volte, in quanto il rapporto tra le due correnti di carica e scarica quasi 6. La scarica di C T provoca il reset del flip-flop interno, e la conseguente interdizione dei BJT di uscita. Nel corso della carica di C T , se Vout (presente sullingresso invertente del comparatore) minore di 1,25 V si setta il flip-flop e si attivano i BJT; luscita rimane attiva fino al successivo impulso di reset. Il circuito di protezione controlla la caduta di tensione (V R ) ai capi di una piccola resistenza posta tra Vcc e Ipk-S. Se V R > 0,330 V, la corrente di carica di C T aumenta oltre il limite di 35 A per accelerare lo spegnimento dello swi-

58

tching. Il valore della resistenza R dipende dalla massima corrente di picco che vogliamo ammettere per il nostro alimentatore: R= 0,33 V [ ] I picco

A titolo di esempio applicativo, il circuito inverting (proposto nel capitolo V) controllato dal MC 34063. Nella spiegazione del suo funzionamento sono indicate alcune informazioni aggiuntive per lutilizzo corretto di questo integrato. TL 5001 (PWM VM) Osserviamo le seguenti caratteristiche: 1 7 OUT RT Vref = 1 V; 3 6 Vref = 2,5 V; COMP DTC comparatore a 3 ingressi; 4 5 op-amp amplificatore derrore; FB SPC uscita a BJT (open-collector); U? TL5001 controllo di MAX (DTC); protezione dai cortocircuiti (SCP, Short-Circuit Protection); oscillatore a onda triangolare, con frequenza regolabile tramite resistenza (RT). Sembra incredibile, ma tutto questo stato implementato in un unico circuito integrato a soli 8 pin, il TL 5001, dalla Texas Instruments. Propongo immediatamente il complesso schema interno di questo controller PWM VoltageMode.
2 8 VCC GND

VCC

6
UVLO

DTC

X?

Vref
1 V FB COMP SCP Idt + AMP. ERRORE

1
OUT

4 3 5

8
PWM/DTC comp. GND

OSCILLATORE

RT

TL 5001

Il cuore dellintero sistema il comparatore tra londa triangolare e la tensione fornita dallutente attraverso il pin COMP. Questultima determina la larghezza degli impulsi in uscita, poich sposta il riferimento del comparatore che converte londa triangolare (delloscillatore) in rettangolare.

59

INGRESSI 1,2 V 1V 0,8 V 0,6 V t USCITA per VCOMP = 0,8 V

USCITA per VCOMP = 1 V

Osservando il comportamento delle onde rettangolari, si nota che quella con semiperiodo alto maggiore (onda blu) corrisponde a quella con V COMP maggiore (1 V), quindi esiste diretta proporzionalit tra questi due fattori: t impulso V COMP Il modulo UVLO (Under-Voltage-Lock-Out, Blocco di Bassa Tensione) incaricato di spegnere lo switching se Vin troppo bassa. Questo fatto dipende da una caratteristica di tali alimentatori di essere a potenza costante, per cui: P = Vin Iin un rapporto di proporzionalit inversa. Se diminuisce Vin DEVE aumentare Iin, con la conseguente distruzione dei componenti (dimensionati per una corrente sicuramente minore). LUVLO non programmabile: agisce quando Vin diventa minore di 2,9 V (con una isteresi di 100 mV). Come esempio applicativo, utilizzo un alimentatore del tipo buck-boost per il quale non effettuer calcoli, ma solo alcune considerazioni di ordine generale.

60

Vin (9-18 V)

Q3 L1

D2

Vout (12 V, 500 mA)

C1

C2

R7

Q1

D1

Q4

C6

Q2 2 1 3 4 R1 C3 C4 R3A R4 R3B C5 R2 7 6 5 R5 R6

OUT COMP FB

RT DTC SPC

Abbiamo: R1 = 1 k R2 = 1 k (1%) R3A = 1 k (1%) R3B = 10 k (1%) R4 = 2,2 k R5 = 220 k R6 = 220 k R7 = 2,2 k D1 = D2 = 1N5818 (Schottky) Q1 = BJT NPN Q2 = BJT PNP Q3 = MOSFET canale P Q4 = MOSFET canale N

Alcune considerazioni: R5 limita il duty-cycle massimo: funge, perci, da protezione contro i cortocircuiti. In questo caso specifico, MAX = 59% limite = 70%. Per comparare la tensione di uscita, la si deve eguagliare alla Vref (= 1 V) del comparatore interno, mediante un partitore attenuatore R2-R3 (come gi visto nel cap. VI) con: Vout 12 V A= = = 12 Vref 1 V R2 + R3 A= = 12 R2 = 1 k R2 R3A + R3B = 11 k Questi due resistori possono essere scelti con tolleranza dell1% per evitare linserimento di un trimmer di taratura.

VCC GND 8

U1 TL5001

C1 = 220 F, 25 V C2 = 100 nF C3 = 1 nF C4 = 1 F C5 = 4,7 nF C6 = 470 F, 50 V, 105 L1 = 50 H

61

R1, C3, C4, R4, C5 modellano la risposta in frequenza dellanello di reazione: danno stabilit e prontezza di risposta alle variazioni. R6 determina il valore fcomm = 43,5 kHz. SG 3525 (PWM VM) In alternativa al TL 5001, Motorola propone un circuito integrato con molte ottime caratteristiche e vantaggi rispetto al concorrente (anche se questo ha comportato un package a 16 pin, invece dei pi comuni 8): due uscite complementari (OUTPUT A, OUTPUT B) in configurazione totem-pole 20: questo consente di evitare il circuito push-pull usato in diversi circuiti presentati; la fcomm determinata da R T e C T esterni ( maggiore precisione); ingresso di sincronizzazione per ridurre i disturbi; uscita delloscillatore disponibile esternamente (per sincronizzare altri circuiti esterni); Vref (= 5,1 V) interna; pin dellop-amp amplificatore derrore disponibili esternamente; funzione di shutdown del chip (per il risparmio energetico). Le funzioni di ogni pin sono riassunte nella tabella che segue. PIN N OME DEL PIN I/O D ESCRIZIONE ingresso invertente dellamp. derrore 1 IN IN vi si applica la Vout da confrontare con Vref ingresso non invertente dellamp. derrore 2 IN IN+ vi si applica Vref (con un partitore se Vout < Vref) ingresso di sincronismo 3 IN serve per sincronizzare loscillatore interno con alSYNC tri oscillatori uscita (bufferizzata) delloscillatore 4 OUT OSC-O anche carichi di elevato valore modificano foscillatore condensatore di timing C T > 1 nF 5 IN CT 1 foscilla tore = C T (0,7 R T + 3 R D ) 6 IN resistenza di timing RT uscita di scarica 7 OUT definisce il t per cui OUT = 0 DISCH R DISCH = 0 500 ingresso per partenza graduale con un condensatore, posto tra esso e massa, 8 IN SOFT-S allaccensione il aumenta gradualmente fino al valore impostato 9 OUT uscita dellamp. derrore COMP 10 SHUTDOWN IN (Chip Select)
20

La configurazione totem-pole consente il pilotaggio attivo delluscita verso massa o verso lalimentazione positiva (Vcc). A causa della struttura, identica a quella del push-pull se non fosse per la presenza di un secondo BJT NPN al posto del PNP, luscita pu erogare o assorbire corrente anche il misura piuttosto elevata.

62

11 12 13 14 15

OUT A GND VC OUT B VCC

16

VREF

ingresso per lo spegnimento dellintegrato (attivo basso) uscita (totem-pole) per pilotaggio dellinterruttore a OUT semiconduttore tensione di alimentazione del totem-pole, se deve IN essere diversa da VCC uscita (totem-pole) per pilotaggio dellinterruttore a OUT semiconduttore tensione di alimentazione VCC = 8 35 V lintegrato non lavora per VCC < 8 V uscita della tensione di riferimento Vref = 5,1 V (nominale) OUT conviene frapporre un condensatore ceramico fra il pin e massa

UC 384X (PWM CM)


7 VREF OUT RT/CT VCC GND 5

Sempre Motorola propone in catalogo una intera se- 1 C O M P rie di controllori dedicati alla modulazione PWM con 2 VFB controllo in corrente. Esistono 4 differenti modelli allinterno della serie. 3 CS Le differenze tra i vari tipi sono minime e riguardano il massimo duty-cycle e il minimo valore di tensione per il funzionamento (UVLO), che ho riassunto in una tabella. MAX = 50% (flyback) UC 3845 (bassa tensione) UC 3844 (alta Vin off-line)

8 6 4

U? UC384X

MAX = 100% (forward, buck-boost) UC 3843 UC 3842

UVLO min = 8,5 V UVLO min = 16 V

Saltano subito allocchio i valori piuttosto elevati di tensione richiesti. Questo significa che questa serie non adatta ad alimentatori con basse Vin, per i quali si preferiscono controller PWM-VM. Vediamo ora rapidamente il funzionamento di ogni pin. Poich la tecnologia costruttiva la TTL, c una dissipazione di energia non indifferente. PIN N OME DEL PIN I/O D ESCRIZIONE si collega un parallelo R-C tra COMP e il pin 2 per 1 IN determinare risposta in frequenza e guadagno della COMP retroazione (FeedBack) 2 IN V FB ingresso invertente dellamp. derrore verifica la tensione ai capi di una resistenza posta in CURRENT 3 IN serie allinduttanza principale, per decidere quando SENSE spegnere il MOS si definisce la foscillatore: C T verso massa, R T verso 4 IN RT/CT Vref (pin 8)

63

UC 3842-3: foscilla tore = UC 3844-5: foscilla tore 5 6 7 8 GND OUTPUT VCC VREF

1,72 R T CT 1,72 = 2 R T CT

uscita (totem-pole) OUT alta corrente di picco (fino a 1 A) tensione di alimentazione VCC = V UVLOmin 34 V uscita della tensione di riferimento OUT Vref = 5,0 V (nominale) I sink(MAX) = 50 mA

Lo schema generico di utilizzo il seguente.


Vin Cf C C Rg RT Ds CT al trasf. 7

Rf Rp1 Vout Rp2 Cp

1 2 3

COMP VFB CS Cfil

VREF OUT RT/CT

8 6 4

dobbligo la spiegazione del funzionamento di ogni componente (o coppia di componenti) per carpire i dettagli di utilizzo di questa serie di controllori. Rp1 Riducono Vout per paragonarla a Vref (= 5 V). Rp2 Determina il guadagno dellamplificatore derrore. Rf G= Rp1//Rp2 Rf 7 k Rf Se si scelgono guadagni elevati si ha: minore errore in Vout; maggiore rapidit di risposta. Se il guadagno troppo elevato la reazione instabile. Modificano la risposta in frequenza della reazione. Consentono di ottenere la banda passante maggiore possibile. Cp 1 1 Cf B << fcomm almeno , 5 10

VCC GND 5

NMOS

U1 UC384X

Rfil Rsense

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RT CT C Ds Rg Rfil Cfil

Determinano la foscillatore. Per aumentare la stabilit, R T collegata a Vref (tensione stabilizzata). Disaccoppia e filtra. C = 100 nF Proteggono dalla sovratensione negativa causata, durante le commutazioni, dallinduttanza parassita (tra il pin OUT e il MOS) e dalla capacit di gate. Filtrano la rampa 21 di tensione (causata da I su Rsense) che determina il corretto funzionamento della retroazione in corrente. UCC 380X (PWM CM)

Un tentativo di risoluzione di alcuni problemi della serie UC 384X stato effettuato dalla Texas Instruments con una nuova serie UCC 380X, e possiamo dire che in fin dei conti stato compiuto un buon lavoro. Innanzitutto si passati dalla tecnologia TTL alla CMOS, la quale consente un assorbimento di corrente che, a riposo, quasi nullo. Altri vantaggi sono: 1. non necessaria la protezione contro la sovratensione negativa; 2. non serve la rete di filtraggio per il picco di corrente: infatti, lintegrato pone automaticamente a massa (internamente) il Chip Select per 100 ns, un tempo pi che sufficiente ad evitare la maggioranza dei picchi. Se la durata del picco fosse, per, maggiore di 100 ns, occorre la tradizionale rete R-C; 3. le versioni sono diventate 6, differenziate da diversi UVLO. Sono interessanti i due seguenti modelli: UCC 3803 MAX = 100% UCC 3805 MAX = 50% i quali posseggono UVLO min = 4,1 V; 4. la funzione di avvio graduale (soft-start) implementata in tutti i modelli; 5. la frequenza massima di oscillazione ha raggiunto (teoricamente) il valore di 1 MHz. LM 2751 Il mondo degli switching non legato solo alle grandi potenze, ma anche alle piccole necessit dellelettronica di consumo, nella maggioranza dei casi con alimentazione a batteria. Posto il bisogno di alimentare display (o altro componente di optoelettronica, come ad es. i LED) a partire da piccole batterie ministilo, la National Semiconductor ha utilizzato il proprio knowledge nel settore degli switching per lintegrato LM 2751. Fornendo in ingresso una tensione compresa tra 2,8 V e 5,5 V, possibile ottenere in uscita una tensione stabilizzata compresa tra 4,5 V (a 150 mA) e 5 V
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Il trasformatore possiede una capacit parassita, in parallelo al primario. Questa capacit si carica molto brevemente, causando un forte picco di corrente che interrompe (prima del previsto) il periodo attivo dello switching. Il filtro consente un incremento lineare ed innocuo di questa capacit.

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(a 80 mA). Poich il LM 2751 stato pensato per dispositivi portatili, tutto il necessario al suo interno, tranne quattro condensatori ceramici (C1 e C2 come serbatoi di carica, C IN e C OUT come filtri dingresso e uscita) che lutente deve porre esternamente, come ben visibile nello schema applicativo, sotto.

Le frequenze di lavoro sono impostabili, tramite i pin CS0 e CS1, ai seguenti valori: 9,5 kHz 37 kHz 300 kHz 725 kHz interessante notare lassenza dellinduttanza, non certo casuale poich si tratta di uno switching a pompa di carica.

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XII Confronto tra alimentatori lineari e alimentatori switching

Giunti al termine del lungo excursus col quale abbiamo tentato di addentrarci nel mondo degli alimentatori a commutazione, quantomeno doveroso proporre una comparazione tra questi potenti apparecchi e i tradizionalissimi alimentatori lineari, usualmente oggetto di studio nelle scuole e spesso preferit i per alcune caratteristiche peculiari. Neanche a dirlo, quale metodo migliore di un confronto in tabella per avere facilmente sottocchio pro e contro? Lineari Semplicit (circuito, funzionamento) Ingombro Affidabilit Rendimento Potenza ottenibile Potenza dissipata internamente Dissipatori Costo semplici trasformatore grande ingombro affidabili ed ipercollaudati = 30% 50% basse potenze (< 50 W) grande P diss sul controllo (specie nei regolatori con uscita variabile) grandi dissipatori di calore pochi componenti economici basso costo Switching complessi piccoli componenti piccolo ingombro 80% e oltre alte potenze (fino ad alcuni kW) poca P diss sul controllo ( lavora in commutazione) talvolta necessari e grandi componenti costosi e anche difficilmente reperibili costo elevato

Un commento doveroso, come nei casi precedenti di confronto. Il fatto che gli switching abbiano pi elementi favorevoli (evidenziati in grigio) rispetto ai lineari non implica automaticamente che essi siano migliori. Anzi, spesso sarebbero una follia per la realizzazione di piccole sorgenti di tensione che richiedono pochissimi componenti. Semplicemente, ogni tipologia di alimentatore ha dei vantaggi che bene considerare dovendo realizzare un progetto, e a priori non sempre detto che uno dei due sia il migliore: caso per caso occorrer sacrificare qualcosa ed affidarsi a quello ritenuto ottimale.

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Ringraziamenti

Un ringraziamento dovuto al prof. Mauro Guadagnini, che mi ha fornito dellottimo materiale e ha avuto la pazienza di controllare ogni singola pagina alla ricerca degli errori grammaticali e sintattici, che avevo disseminato al loro interno. Un sentito grazie al prof. Daniele Casadei Lelli, che ha risolto una mia battaglia pluriennale con il software di videoscrittura. Aggiungo pure i proff. Carlo Sansovini e Corrado Maldini i quali, con gli altri, hanno appoggiato questo progetto. Devo delle scuse a tutti per non averlo portato pienamente a compimento, secondo il programma preventivato, impedendo unopera pi completa e un loro coinvolgimento maggiore. Questo lavoro stato unoccasione nuova ed efficace per affrontare il problema energetico da un diverso punto di vista, molto specialistico ma (credo) didatticamente utile. Sono orgoglioso di aver portato a compimento il mio percorso scolastico come Perito Industriale Elettronico trattando un argomento come questo. Non posso non essere riconoscente nei confronti di tutti coloro i quali mi hanno aiutato e sostenuto in tutti questi anni; su tutti, i miei genitori, che si sono sempre fatti in quattro per permettermi di studiare con buoni risultati; i miei insegnanti, cui spero di aver dato, almeno per qualche breve attimo, delle soddisfazioni; i miei compagni di avventura e amici visti per poco e poi mai pi, ognuno dei quali stato prezioso a suo modo. Marco Alessandrini

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