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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

 
di ATILa SINKE GUIMaRÃEs 1
 

 
PRIMA PARTE
ROTTURA CON L'INSEGNAMENTO PRECEDENTE
 
Prologo
 
Questa analisi della visita di Giovanni Paolo II (1920-2005) alla sinagoga di Roma il 13 aprile 1986 è sta
estratta dal III tomo della mia opera sul Vaticano II non pubblicata in undici volumi intitolata Eli Eli Lamma
Sabacthani?. Dato che Benedetto XVI visiterà la sinagoga di Colonia l'agosto prossimo, mi è parso che queste
considerazioni sulla visita del suo predecessore del 1986 potessero fornire ai lettori alcune linee generali che
probabilmente si potranno applicare anche alla prossima visita del 2005.
 

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In effetti, Benedetto XVI, il 19 agosto 2005, ha visitato la sinagoga di Colonia (foto a


sinistra). Poi, il 18 aprile 2008, ha visitato quella di East Park, a New York (foto al
centro); e infine, il 17 gennaio 2010, seguendo le orme di Giovanni Paolo II, ha visitato
quella di Roma (foto a destra, con il rabbino-capo Riccardo Di Segni.

 
Il carattere simbolico-teologico della visita
 
La visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga ebraica di Roma ha avuto un carattere che è stato sostanzialmente
teologico, e non dovrebbe essere considerato solamente come un atto «pastorale», come alcuni vorrebbero
presentarlo per attenuarne la gravità. Padre Giuseppe De Rosa s.j. (morto nel 2011 all'età di novant'anni)
ha affermato la sua importanza teologica in un articolo apparso su La Civiltà Cattolica commentando l'evento
con queste parole:
 

«L'incontro del Papa con la comunità israelitica di Roma - che in


qualche modo rappresenta tutte le comunità israelitiche nel
mondo, almeno simbolicamente – non solo ha un contenuto
"umano", ma ne anche uno di attualità "teologica". É stato il
riconoscimento – o meglio, la conferma, vent'anni dopo il
Vaticano II – del "cambiamento" operato dal Concilio a
riguardo dell'approccio teologico della Chiesa all'ebraismo»
2.

A sinistra: Padre Giuseppe De Rosa s.j.; a destra


Giovanni Paolo II e il rabbino-capo di Roma Elio Toaff.
 
Con questa visita simbolica e teologica, Giovanni Paolo II ha chiaramente rotto con la tradizione della
santa Chiesa nel suo atteggiamento verso la religione ebraica. Citando il discorso che Karol Wojtyla ha tenuto
nel tempio israelitico, un commentatore de La Civiltà Cattolica ha precisato:

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«Quanto al "carattere storico" dell'evento,


esso sta nel fatto che questo gesto
chiude definitivamente un'era nelle
relazioni tra cristiani ed ebrei e ne apre
una nuova. Qual'è il suo vero significato?
Il Pontefice stesso lo ha detto quando ha
dichiarato: "Questo incontro conclude, in
certo modo, dopo il pontificato di Giovanni
XXIII e il Concilio Vaticano II, un lungo
periodo sul quale occorre non stancarsi di riflettere per trarne
gli opportuni insegnamenti". Il "lungo periodo" al quale si
riferisce il Papa riguarda i secoli di reciproca avversione tra
ebrei e cristiani [...]. Il "lungo periodo" dell'antisemitismo
cristiano [...] si è chiuso con il pontificato di Giovanni XXIII e
con il Concilio Vaticano II» 3.

 
Nel giorno della visita, anche il quotidiano italiano Il Giornale ha enfatizzato
l'importanza dell'evento: «Nessun viaggio di questo Papa pellegrino in un continente è
stato così lungo come quello che ha fatto oggi; la breve distanza che separa il palazzo
del Vaticano e la sinagoga di Roma è stata colmata dopo duemila anni» 4. Padre
Giovanni Caprile s.j., un noto cronista del Vaticano II, ha scritto: «É stato un evento
veramente storico, la prima e finora l'unica visita nella vita della Chiesa alla comunità
israelitica dai tempi di San Pietro» 5. In Israele, il gesto pontificio è stato considerato
«un'apertura senza precedenti» 6. Inoltre, i rabbini che hanno salutato Giovanni
Paolo II non hanno nascosto la loro soddisfazione nel vedere Wojtyla abbandonare la
posizione dottrinale bimillenaria della Chiesa. Da parte ebraica, il rabbino Giacomo
Saban è stato il primo ad esprimere la sua «soddisfazione nel vedere per la prima
volta un Pontefice superare la soglia di una sinagoga» 7. Elio Toaff, il rabbino-capo degli israeliti di Roma ha
manifestato una gioia simile: «Come rabbino-capo di questa comunità [...] voglio esprimere la mia intensa
soddisfazione per il gesto che lei ha ardentemente desiderato e che oggi è divenuto una realtà entrando nella
Storia della Chiesa per aver visitato per la prima volta una sinagoga, un gesto che verrà ricordato nella Storia»
8. Perciò, l'opinione generale è stata che il gesto di Giovanni Paolo II ha voluto significare un rifiuto simbolico
della precedente posizione della Chiesa che, basandosi su profonde ragioni storico-teologiche, ha sempre visto
la religione ebraica come un nemico della fede cattolica.
 
«Condanna» diretta della precedente condotta della Chiesa
 
Tuttavia, Giovanni Paolo II non si è limitato ad un rifiuto metaforico della tradizione cattolica. Egli ha anche
duramente condannato i precedenti atteggiamenti della santa Chiesa, ignorando intenzionalmente le
ragioni dottrinali che li hanno generati. Facendo questo, egli ha agito come se l'opposizione religiosa tra
cattolici ed ebrei si riducesse ad un mero fenomeno emotivo.
 
Ecco cos'ha dichiarato solennemente e in maniera enfatica provocando l'applauso echeggiante degli ebrei
presenti 9: «La considerazione dei secolari condizionamenti culturali non potrebbe tuttavia impedire di
riconoscere che gli atti di discriminazione, di ingiustificata limitazione della libertà religiosa, di
oppressione anche sul piano della libertà civile, nei confronti degli ebrei, sono stati oggettivamente
manifestazioni gravemente deplorevoli. Sì, ancora una volta, per mezzo mio, la Chiesa, con le parole del
ben noto decreto Nostra Ætate (n. 4), "deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni
dell'antisemitismo dirette contro gli ebrei ogni tempo da chiunque"; ripeto: "da chiunque"» 10.
 
In definitiva, cosa implica la condanna diretta di Giovanni Paolo II? Primariamente, essa comprende tutti gli
innumerevoli Papi che hanno giustamente condannato gli ebrei, così come i numerosi Concilî che hanno fatto
la medesima cosa. Inoltre, essa comprende un gran numero di Padri, di Dottori della Chiesa e di Santi che,
seguendo l'insegnamento dei Pontefici, hanno combattuto gli errori del giudaismo. E infine, essa include anche

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tutti i cattolici che, nel corso della Storia, in difesa della fede, hanno lottato contro l'ebraismo. Perciò,
l'anatema di Giovanni Paolo II colpisce tutta la Chiesa – «chiunque» -  in 2.000 anni di Storia, in «ogni
tempo».
 

Il Cardinale Ratzinger in posa amichevole con il rabbino Rene Samuel Sirat


alla Conferenza Internazionale Ebraico-Cristiana tenutasi a Gerusalemme, nel 1994.
 
I Papi «condannati» da Giovanni Paolo II
 
Nel corso dei secoli, la Chiesa non ha mai cambiato la sua ferma e saggia posizione sulla questione ebraica.
Da una parte, essa ha impedito che gli ebrei venissero maltrattati e gli ha concesso di praticare in privato la
loro religione. D'altra, però, costatando l'impossibilità di convertirli, li ha sempre rimproverati per il loro
crimine di deicidio, li ha esortati a pentirsi e li ha isolati per impedirgli di pervertire i cattolici. A riguardo del
giudaismo, numerosi Papi hanno insegnato, condannato e prescritto diverse cose, tra cui:

San Gregorio Magno (590-604), in Epistulæ (VIII, XXV, cf. IX, LV), scrisse che la libertà senza
restrizioni non dovrebbe essere accordata agli ebrei a causa delle frequenti offese portate contro la fede
11. In una lettera ai re di Francia, Teodorico e Teodeberto, e alla regina Brunilda, il Santo ricordò loro a
che i cristiani, membra del Corpo di Cristo, non dovrebbero mai essere calpestati dagli ebrei, nemici di
Cristo 12.

Onorio I (625-638) esortò il VI Concilio di Toledo, tenutosi nel 638, ad agire severamente a riguardo
del pericolo che gli ebrei rappresentavano per la fede cattolica 13.

Leone VII (936-939) autorizzò l'Arcivescovo Frederic di Magonza (in Germania) ad espellere gli ebrei
dalla città visti i continui attacchi che essi scatenavano contro i cattolici 14.

In una lettera del 17 gennaio 1208 indirizzata al conte di Nevers (in Francia) 15, Innocenzo III (1198-
1216) si lamentava del fatto che i feudatari, che stavano impiegando gli ebrei come «ministri delle loro
estorsioni», sfruttavano i cristiani attraverso la pratica dell'usura 16.

Nel 1239, dopo avere ricevuto un rapporto redatto da Nicolas Donin, un ebreo convertito di La
Rochelle, che aveva mostrato come ben trentacinque articoli del Talmud insultassero la fede cattolica,
Gregorio IX (1227-1241) scrisse ai Vescovi occidentali e ai sovrani ordinando loro che tutte le copie di
questo libro fossero confiscate. Il Papa nominò Guglielmo d'Alvernia (1180-1249), Vescovo di Parigi,
affinché questi aprisse un'indagine sulle questione. Una volta esaminato, il Talmud venne condannato, e
nel 1242 ogni copia di questo libro venne bruciata pubblicamente a Parigi. Su richiesta degli ebrei, il
libro venne riesaminato nel 1248 e definitivamente condannato da Guglielmo d'Alvernia e dai docenti di
Teologia di Parigi, fra cui Sant'Alberto Magno (1206-1280) 17, nell'opera Excerpta talmudica («Estratti
dal Talmud»), scritta per giustificare la condanna, in cui si legge: «Per un disegno segreto della
Provvidenza Divina, gli errori, le bestemmie e gli oltraggi contenuti nel Talmud era fin qui sfuggiti
all'attenzione dei Dottori della Chiesa. Finalmente il muro è stato rimosso, e ora si possono chiaramente
18

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vedere i rettili e gli idoli abominevoli che adora la casa d'Israele» .

Sant'Alberto
Gregorio IX
Magno

Innocenzo IV (1243-1254) ordinò che il Talmud fosse bruciato perché pieno di errori e di bestemmie
19. Nella Bolla Sicut tua nobis, del 23 luglio 1254, il Papa autorizzò l'Arcivescovo di Vienna gli ebrei dalla
sua Diocesi a causa delle loro azioni contro la fede cattolica e per la loro disubbidienza agli statuti della
Chiesa 20.

Nella Bolla Damnabili perfídia, del 15 luglio 1267, anche Clemente IV (1265-1268) condannò il Talmud
21.

Nella Bolla Nimis in partibus anglicanis, del 18 novembre 1285, Onorio IV (1285-1287) assunse lo
stesso atteggiamento dei suoi predecessori riguardo al Talmud 22.

Giovanni XXII (1316-1334) condannò nuovamente gli errori del Talmud nella Bolla Dudum felicis
recordationis, del 4 settembre 1320. 23.

Nella Bolla Dudum ad nostram, dell'8 agosto 1442, Eugenio IV (1431-1447) non solo proibì agli ebrei
di vivere con i cristiani, come già aveva stabilito il III Concilio del Laterano (Decreto V, VI 5), ma anche
di vivere fra i cristiani a causa delle continue bestemmie e degli attacchi degli ebrei contro la fede
cattolica 24.

Nicola V (1447-1455), Callisto III (1455-1458) e Paolo II (1464-1471) rimisero in vigore o


rinnovarono le decisioni prese dei loro predecessori 25.

Nella Bolla Intenta semper salutis, del 31 maggio 1484,


Sisto IV (1471-1484) ordinò che ebrei e mussulmani in
terra spagnola vivessero separati dai cristiani, che
indossassero un abbigliamento che li rendesse riconoscibili,
e non avessero domestici o servi cristiani nelle loro case,
oltre ad altre misure messe in atto per proteggere i fedeli
da pericoli alla fede derivanti dal vivere con gli ebrei 26.

Durante il suo pontificato, Leone X (1513-1521) si distinse


per la bontà verso gli ebrei che, fra l'altro, è riconosciuta
anche dagli storici israeliti. Ciononostante, questo Pontefice
fu obbligato in più occasioni ad intentare causa contro gli abusi praticati dagli ebrei. Quando egli venne a
conoscenza del fatto che gli ebrei avevano pubblicato un libro contro la fede cattolica a Venezia, agì in
maniera particolarmente severa nel suo Breve del 25 maggio 1518, indirizzato al Nunzio di Venezia 27.

Giulio III (1550-1555) approvò la confisca e il rogo dei trattati talmudici da parte dell'Inquisizione.
Inoltre, egli autorizzò l'editto dell'Inquisizione del 12 settembre 1553, che ordinava ai prìncipi, ai Vescovi

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e agli inquisitori di fare lo stesso. Nella Bolla Cum sicut nupe, del 29 maggio 1554, il Papa ordinò che gli
ebrei consegnassero alle autorità tutti i loro libri contenenti bestemmie o insulti contro Nostro Signore
Gesù Cristo 28.

Paolo IV (1555-1559) decretò misure severe per difendere l'integrità della fede e impedire agli ebrei di
dominare i cattolici. Nella Bolla Cum nimis absurdum, del 14 luglio 1555, il Papa ordinò agli israeliti di
Roma e delle altre città negli Stati Pontifici di vivere separati dai cristiani nel loro quartiere. Egli stabilì
anche che ci doveva essere una sola sinagoga per città e che gli ebrei non potevano avere servi cattolici,
lavorare in pubblico nei giorni di festa cristiani, proporre contratti disonesti, ecc... 29. Gli ebrei tentarono
di corrompere Paolo IV offrendogli 40.000 scudi per annullare la Bolla 30. Insieme ad altre misure, il
Pontefice ordinò la distruzione del Talmud e di altri libri anti-cattolici scritti dagli ebrei 31.

Nel 1564, Pio IV (1560-1565) inserì il Talmud nell'Index librorum prohibitorum («Indice dei libri
proibiti»), e vietò commentari, interpretazioni o esposizioni di questo libro 32.

Nella Bolla Hebræorum gens, del 26 febbraio 1569, San Pio V (1566-1572)
condannò espressamente quegli ebrei che si dedicano alle pratiche della
«divinazione, del sortilegio, della magia e della stregoneria» 33. Nella stessa
Bolla, San Pio V accusò gli ebrei di altri crimini come l'usura, il furto, la
ricettazione di beni rubati e l'incitamento alla prostituzione. Egli chiude la
sua Bolla con queste parole: «In conclusione, noi consideriamo come risaputo e
provato come in maniera offensiva questa generazione perversa (gli ebrei)
offenda il nome di Cristo, come sia ostile a coloro che portano il nome di
cristiani, e gli attentati portati contro le loro vite» 34. Con un Decreto del 26
febbraio 1569, San Pio V espulse gli ebrei dagli Stati Pontifici. Oltre ai
summenzionati crimini, gli ebrei spiavano per conto dei musulmani e sostenevano
i loro piani di conquista che mettevano in pericolo tutta la cristianità 35. In questo
Breve, questa santo Pontefice scrisse: «Sappiamo che queste persone assai
perverse sono sempre state la causa e il contenitore di quasi tutte le eresie» 36. A questa
energica vigilanza contro la perfidia ebraica, San Pio V aggiunse il suo desiderio zelante della loro
conversione. Una delle conversioni più straordinarie che egli ottenne fu quella del rabbino-capo di Roma,
Elias, seguita dalle conversioni dei suoi tre figli e di un nipote. Essi ricevettero solennemente il Battesimo
il 4 giugno 1566 nella Basilica di San Pietro alla presenza del Sacro Collegio dei Cardinali e di una
moltitudine di fedeli 37.

Nel Breve del 27 maggio 1581, Gregorio XIII (1572-1585) mise in guardia i fedeli e le autorità
religiose contro le false conversioni di ebrei come mezzo per infiltrarsi nella Chiesa cattolica 38.
Nella Bolla Antiqua Judeorum improbitas, del 1º giugno 1581, il Pontefice stabilì queste condizioni per
quelle circostanze in cui gli ebrei dovevano essere sottoposti alla vigilanza dell'Inquisizione:

a. Quando attaccano i dogmi cattolici;

b. Quando invocano i demoni o propongono di offrire loro dei sacrifici;

c. Quando insegnano ai cattolici a fare lo stesso;

d. Quando proferiscono bestemmie contro Gesù Cristo e la Madonna;

e. Quando tentano di spingere i cattolici ad abbandonare la loro fede;

f. Quando impediscono ad un ebreo o ad un ateo di convertirsi;

g. Quando favoriscono consapevolmente gli eretici;

h. Quando diffondono libri eretici;

i. Quando, per disprezzo di Gesù Cristo, crocifiggono un agnello – il


Venerdì Santo – e poi sputano su di esso insultandolo;

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j. Quando obbligano le balie cattoliche a gettare il loro latte nella


cloaca dopo che hanno ricevuto l'Eucaristia 39.

 
Nel Breve del 28 febbraio 1581, il Papa riaffermò il divieto per i medici ebrei di curare i pazienti
cattolici 40.
 

Sopra: il frontespizio della Costituzione Divina Providentia (1593),


scritta da Papa Clemente VIII (1536-1605) «contro gli empi scritti e libri degli ebrei».

Nella Bolla Cum Hebræorum, del 28 febbraio 1593 41, Clemente VIII (1592-1605) proscrisse il Talmud
e i trattati cabalistici, così come le opere scritte in ebraico contenenti errori 42. La proibizione
contenuta in questo Bolla venne inclusa come norma nell'Indice, pubblicato il 27 marzo 1596. Nel 1592,
Clemente VIII riattivò la predicazione di sermoni finalizzata alla conversione degli ebrei e, nello stesso
tempo, nella Bolla Cæca et obdurata, del 25 gennaio 1593, reiterò le delibere di Paolo IV e San Pio V
che espulsero gli ebrei dagli Stati della Chiesa, con l'eccezione delle città di Roma, Ancona e Avignone
43.

Urbano VIII (1623-1644) inviò un Breve al re di Spagna il 15 gennaio 1628 in cui si oppose al crimine
di usura praticato dagli ebrei del Portogallo 44.

Il 15 settembre 1751, Benedetto XIV (1740-1758) firmò e promulgò un documento in cui riaffermava
le misure precauzionali riguardanti il Talmud prese dai Papi dai tempi di Innocenzo IV 45.

Nell'ottobre del 1775 46 e nel gennaio del 1793 47, Pio VI (1775-1799) pubblicò due editti in cui
confermò la direzione presa da Benedetto XIV a riguardo degli ebrei.

Mediante una lettera del suo Segretario di Stato, il Cardinale Rafael Merry del Val (1865-1930), San
Pio X (1903-1914) lodò vivamente l'opera di Mons. Henri Delassus (1836-1921) intitolata La
conjuration antichrétinne  («La congiura anti-cristiana), che illustra la cospirazione del giudaismo e della
Massoneria contro la Chiesa cattolica e la civiltà cristiana 48.

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Cardinale Merry del Val Mons. Henri Delassus

ALTRE BOLLE E DECRETI


 
Oltre a quelle appena citati, ci sono ancora un centinaio di Bolle
di Papi e Decreti di Congregazioni romane riguardanti gli ebrei.
Nell'articolo «Juifs et chrétiens» (col. 1735-1736), del
Dictionnaire Apologétique de la Foi Catholique, Felix Vernet
presenta una copiosa documentazione su questo tema, trascritta
qui per quei lettori che possono essere interessati ad
approfondire questa tematica.

Corpus juris canonici, Decretal. V. 6; Sextus Decretal., V,


13; Decret. Gratiani, Iª, XLV, 3, 5, LIV, 12-18; II, XIV, VI,
2, XXVIII, I, 10-15, 17; IIIq, IV, 93, 94, 98 e Septiumus
Decretal., V, 1; A. Guerra , Pontificiarum constitutionum
epitome, Venezia 1772, vol. I, pag. 191-196 (raccoglie
trentotto Bolle pubblicate nel Bullarium Romanum, nel
Bullarium magnum e in altre opere);
L. Ferraris , Prompta bibliotheca canonica, Venezia 1782,
vol. IV, pag. 208-237 (raccoglie un gran numero di
Costituzioni di Papi e di Congregazioni romane);
E. RodocanacHi , Le Saint Siège et les Juifs, Parigi 1891,
pagg. 322-329 (offre un ritratto complessivo delle
principali Bolle relative agli ebrei);
F. Vernet, Le Pape Martin V et les Juifs, in Révue des
Questions Historiques, Parigi 1892, vol. LI, pagg. 410-423
(analizza ottantaquattro documenti), e Papes et Juifs au
XI e siècle, in L'Université Catholique Lyon, 1896, vol. XXI,
pagg. 73-86 (analizza documenti dal Formularium di Marin
d'Eboli a riguardo degli ebrei);
M. Stern , Urkundliche Beitrãge über die Stellung der
Pãpste zu den Juden, Kiel, 1893-1895, 2 tomi. Il primo
volume contiene i documenti da Martino V e dei suoi
successori; il secondo elenca i documenti da Innocenzo III
a Innocenzo IV;
K. Eubel, Zu dem Verhalten der Pãpste gegen die Juden,
in Römische Quartalschrift, Roma 1899, vol. XIII, pagg.
29-43 (sui Papi che precedettero Martino V);
J. Constant , Les Juifs devant l'Église et l'Histoire, Parigi
s.d., pagg. 267-323; include sedici Bolle sul tema;
Gregoire des Rives, Epitome canonum conciliorum, Lione
1663, pagg. 264-268;

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A. Geiger , Das Verhalten der Kirche gegen das Judenthum,


in Das Judenthum und seine Geschichte, Breslau 1870,
vol. II; Frank, Dir Kirche und die Juden, Regensburg, 1893.

- Sulla Chiesa e sugli ebrei negli Stati Pontifici, vedi: F.


Gregorovius , Le ghetto et les Juifs de Rome, in Promenades en
Italie, Parigi 1894, pagg. 1-60; E. Natali , Il ghetto di Roma,
Roma 1887, vol. I; E. RodocanacHi , Le Saint Siège et les Juifs -
Le ghetto à Rome, Parigi 1891; A. Berliner , Geschichte der Juden
in Rom, Francoforte, 1893, 3 volumi; H. Vogelstaein-P. Rieger,
Geschichte der Juden in Rom, Berlino 1895-1896, 2 volumi.
 
- Sulla Chiesa e gli ebrei di Avignone, vedi: L. Bardinet ,
«Condition civile des Juifs du Comptat-Venaissin pendant le
séjour des Papes à Avignon», in Révue Historique, Parigi 1880,
vol. XII, pagg. 1-47; R. de Maulde ,  Les Juifs dans les Etats
français du Saint-Siège au Moyen Âge, Parigi 1886, e altri
tantissimi articoli pubblicati sulla Révue des Études Juives.

 
I Concilî «condannati» da Giovanni Paolo II
 
I seguenti Concilî sono caduti sotto l'«anatema» integrale che Giovanni Paolo II ha scagliato nella sinagoga
romana:

Il Concilio di Elvira (302), che ebbe luogo al termine della persecuzione di Diocleziano contro i
cristiani, fissò un canone che impediva ai cristiani di dare le loro figlie in spose agli ebrei; un altro
canone proibiva ai cristiani di sedere a tavola con gli ebrei 49.

Queste proibizioni vennero confermate e rinnovate dai Concilî di Laodicea (IV secolo); di Vannes
(465); di Agda (506); di Epaona (517) e dai tre Concilî di Orleans (530, 533 e 541) 50. In un canone
ripetuto nel Decreto di Graziano, (III, D.IV 93), il summenzionato Concilio di Agda fissò una serie di
precauzioni da prendere prima di battezzare gli ebrei, «la cui perfidia li fà spesso tornare al loro
vomito» 51.

Il Concilio di Mâcon (581) proibì agli ebrei di occupare posti che permettevano loro di imporre sanzioni
penali ai cristiani 52.

Nel canone 14, il Concilio di Toledo (589) vietò agli ebrei di sposare donne cristiane 53.

Il Concilio di Parigi (614) confermò la proibizione agli ebrei di occupare posti pubblici, sia civili che
militari 54.

Il IV Concilio di Toledo (633), nel canone 59, affermò che i figli di quegli ebrei che si erano
falsamente convertiti ed erano poi tornati al giudaismo, dovevano essere istruiti in conventi cattolici;
esso ratificò anche le misure adottate da re Sisenando a riguardo degli ebrei 55.

Il VI Concilio di Toledo (638), al canone 3, usò parole severe contro gli ebrei 56.

Il XVII Concilio di Toledo (694) si tenne per sventare un complotto ebraico per instaurare una
specie di giudaismo in tutta Spagna sotto le apparenze della religione cattolica 57.

Altri Concilî vietarono ai cattolici di assumere medici, servi e bambinaie ebrei. Secondo alcuni moralisti
cattolici del XVIII secolo, a seconda delle circostanze, violare queste prescrizioni poteva costituire un
peccato mortale 58.

Il II Consiglio Ecumenico di Nicea (787) denunciò le false conversioni di molti ebrei 59.

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Il Concilio di Metz (888), riaffermò le precedenti espulsioni nel canone 7, e proibì ai cristiani di
mangiare con gli ebrei 60.

Il III Concilio Ecumenico Lateranense (1179) vietò agli ebrei ricchi di assumere bambinaie e servi
cristiani al loro servizio 61. Esso anatematizzò anche coloro che, preferendo gli ebrei ai cristiani,
tenevano in considerazione le testimonianze di ebrei contro i cristiani e non di cristiani contro gli ebrei
62.

Il IV Concilio di Avignone (1209) proibì ai cristiani di trattare questioni finanziarie con gli ebrei; i
canoni 3 e 4 imposero la minaccia della scomunica per questo genere di affari 63.

Il IV Concilio Ecumenico Lateranense (1215), canone 67, condannò i presta-soldi usurai ebrei, e
proibì ai cristiani di prendere parte al loro commercio. Il canone 68 impose agli ebrei di indossare un
abbigliamento che li distinguesse dai cattolici, e gli proibì di apparire in pubblico il Venerdì Santo per
impedirgli di beffare i cristiani indossando abiti festivi. Il canone 69 riaffermò il divieto del Concilio di
Toledo riguardante gli ebrei che volessero occupare cariche pubbliche. E infine, il canone 70 condannò
quegli ebrei che, benché professassero di essersi convertiti alla fede cattolica, continuavano a praticare
in segreto i riti della religione israelitica 64.

Il Concilio di Narbona (1227) stabilì che gli ebrei dovevano portare un segno distintivo in forma di un
piccolo cerchio. Secondo J. Levi, in un articolo apparso sulla Révue des Études Juives 65, il cerchio
simboleggiava l'Ostia, abitualmente profanata dagli ebrei. Questo emblema venne adottato dagli ebrei
ovunque, tranne che in Spagna. I Papi proposero tale simbolo per distinguere gli ebrei dai cristiani
poiché «approfittando della confusione, gli ebrei si sono infiltrati nelle file cattoliche, e sarebbe difficile o
impossibile perseguire quei crimini se ci fosse il sospetto o la certezza che sono stati compiuti da ebrei»
66.

Il Concilio Ecumenico di Basilea (1434), fra le altre misure, obbligò gli ebrei ad ascoltare i predicatori
cristiani e proibì ai cattolici di partecipare alle feste ebraiche 67.

Gli ebrei hanno registrato una lunga sequela di falsi messia. Ecco un'altra
prova della missione unica di Nostro Signore Gesù Cristo. Da sinistra: Jacob
Frank (1726-1791), Sabbatai Zevi (1626-1676) e infine Menachem
Schneerson, di Brooklyn (New York), un «messia» contemporaneo, morto il
12 giugno 1994 senza adempiere alla sua presunta missione. 

ASSERZIONI ESTRATTE DAL TALMUD


 

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

 
Il Talmud è considerato uno dei libri più importanti della
religione ebraica. Esso esercita una grande influenza sugli ebrei,
superata solamente da quella della Toràh, l'opera che contiene i
libri principali dell'Antico Testamento. Il Talmud raccoglie le
dottrine, le leggi e i commentari sul giudaismo scritti dai rabbini
più significativi della Storia. Quelle che seguono sono alcune
delle numerose asserzioni contenute nel Talmud:
 
«1º - Le anime degli ebrei hanno il privilegio di essere una
parte di Dio stesso. Le anime degli altri popoli della Terra
provengono del diavolo e sono simili a quelle dei bruti [...].
5º - Aspettando la venuta del Messia, gli ebrei vivono in uno
stato di guerra continua contro tutti gli altri popoli. Quando la
vittoria sarà definitiva, i popoli accetteranno la fede ebraica, ma
i cristiani non parteciperanno a questa grazia; al contrario, essi
saranno interamente sterminati, poiché provengono dal diavolo
[...][...].
8º - Solo gli ebrei sono degli uomini; le altre nazioni sono
solamente delle varietà di animali. Il cane è meglio del non-
ebreo. I non-ebrei non solo sono dei cani, ma degli asini. Le
anime dei non-ebrei provengono dallo spirito impuro, e le anime
d'Israele provengono dallo spirito di Dio.
9º - I non-ebrei sono stati creati solamente per servire gli ebrei
giorno e notte, senza deviare dal loro servizio.
10° - É proibito all'ebreo di lodare la scienza o la virtù di un
cristiano.
11° - Non è giusto usare misericordia verso i nemici [...].
14° - L'ebreo può essere ipocrita con il non-ebreo [...].
16° - Dio ha dato ogni potere agli ebrei sui beni e sul sangue di
tutti i popoli.
17° Un non-ebreo che ruba ad un ebreo, anche se fosse meno
di un obolo, deve essere messo a morte. Invece, è permesso ad
un ebreo di fare del male ad un non-ebreo. Spogliare un pagano
è una cosa permessa [...].
19° - Puoi ingannare uno straniero e puoi esercitare l'usura su
di lui [...].
21º - Colui che ama un cristiano odia il suo Creatore [...].
23° - Sterminate il migliore dei non-ebrei. Togliete la vita al più
onesto degli idolatri.
24° Se un pagano cade in una fossa, si deve chiudere la fossa
con una pietra, e si devono rendere vani tutti i mezzi che può

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

usare per uscirne. Quando lo si vede cadere in un fiume o in


pericolo di morte, non si deve salvarlo. Maimonide insegna di
colpire a morte tutti i non-ebrei quando se ne ha la possibilità. È
giusto sterminare con la propria mano tutti gli eretici; colui che
sparge il sangue del goy offre un sacrificio a Dio [...].
Quelli che negano l'insegnamento d'Israele, e in particolare
quello riguardante gli adepti del Nazareno, devono essere messi
a morte, ed è sempre una buona opera ucciderli: se non è
possibile, si deve cercare l'occasionare per causare la loro morte.
Ma colui che uccide un'anima d'Israele sarà giudicato come se
avesse ucciso il mondo intero».
 
(cfr. Mons. H. Delassus , La conjuration antichrétienne, vol. III, pagg. 1125-1128).
 

Marzo 2006, Brooklyn (New York): il rabbino Zevulun Charlop e il


Cardinale Walter Kasper mostrano con orgoglio una copia del Talmud.

 
Padri, Dottori, Santi, e scrittori cattolici «condannati» da Giovanni Paolo II
 
I seguenti autori – un elenco che annovera alcuni Dottori della Chiesa – criticarono l'assalto furioso degli ebrei
contro la fede cattolica. Anche essi sono stati inclusi nell'«anatema» scagliato da Giovanni Paolo II:

Dalle origini del cristianesimo all'Editto di Milano (313): San Giustino, in Dialogus cum Tryphone;
Tertulliano, in Adversus Judæos; San Cipriano, in Testimonia ad Quirinus; Pseudo-Cipriano, in De
montibus Sina et Sion e in Adversus Judæos; Novaziano, in De cibis Judaicis; Celso, in Ad Vigilium
Episcopum de Judaica incredulitate; De solemnitatibus sabbatis et neomeniis. Anche Sant'Ireneo,
Origene, Commodiano, Aristone di Pella, Mistiade, San Cesario di Antiochia, Teodoto di Ancyra,
Zefiro Artapano (un ebreo convertito) 68.

Dal 313 al 1100: In Oriente: Eusebio; San Gregorio di Nissa, San Giovanni Crisostomo; San
Basilio di Seleucia; Sant'Anastasio di Gerusalemme; Sant'Efrem, Sant'Isidoro di Pelusio;
Teodoro Abucara; Eusebio di Emesa; San Cirillo di Alessandria; Teodoreto di Ciro; Girolamo di
Gerusalemme; Leonzio di Neàpoli (Cipro); Stefano di Bostra. In Occidente: San Leone Magno;
Evagrio Pontico, in Altercatio Simionis Judæi et Theophili Christiani; San Sidonio Apollinare, in De
altercatione Ecclesiæ et synagogæ dialogus; San Girolamo; Sant'Ambrogio; Sant'Agostino, in De
Fide Catholica ex Veteri et Novo Testamento contra Judæos and Adversus quinque hæreses; Severo di
Minorca; San Massimo di Torino; Cassiodoro; San Gregorio Magno; San Bruno di Würzburg;
Sant'Isidoro di Siviglia, in De Fide Catholica contra Judæos; Sant'Ildefonso di Toledo; San Giuliano
di Toledo; Paolo Alvaro di Cordoba; Sant'Agobardo di Lione, in De Judaicis superstitionibus, X; De
insolentia Judæorum, IV; Amolone di Lione, in Contra Judæos; Rabano Mauro; Fulberto di
Chartres; San Pier Damiani.

Dal 1100 al 1500: Oddone di Cambrai; Gilberto Crispino; Guiberto di Nogent; Ruperto di Deutz;
Pietro il Venerabile, in  Adversus Judæorum inveteratam duritiam; Riccardo di San Vittore, in De

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

Emmanuele, vol. II; Inghetto Contardo; Gautier de Chatillon e Baudoin de Valenciennes; Alano di
Lilla, in De Fide Catholica; Guglielmo d'Alvernia; Sant'Alberto Magno; San Tommaso d'Aquino, in 
De regimine Judæorum ad ducissam Brabantiæ; Summa Theologiæ, III, q. 47, a.5-6; Ramòn Martì, in
Pugio Fidei adversus Mauros et Judæos; Porchetto Salvago; Nicolas de Lyre; Lauterio de Batineis;
Bernardo Oliver; Jean de Baconthorpe; Paolo di Venezia; Stephan Bodiker, Vescovo di
Brandeburgo; Juan de Torquemada; Pietro Giorgio Schwartz; Sant'Antonino di Firenze, in
Dialogus discipulorum Emauntinorum cum Peregrino; Paolo Morosini, in De æterna temporalique Christi
generatione; Pedro de Brutis, in Victoriæ adversus Judæos, ecc... Inoltre, molti scrittori ebrei che si
convertirono alla fede cattolica hanno segnalato gli errori della Sinagoga: R. Samuel de Fez, De adventu
Messi145 (PL 149, 337-368); Pedro Alfonso, Dialogi (PL 1.157, 535-572); Hermann (Giuda di Colonia),
De sua conversione (PL 1.170, 805-836); Guillaume de Bourges, Paul Christiani e Jerome de Santa Fe,
Tractatus contra Judæorum perfidiam; Paul de Bonnefoy, Liber Fidei; Paulo de Burges o de Santa Maria,
Scrutinium Scripturarum; Alphonso de Spina, Fortalitium Fidei; Pedro de la Caballeria, Zelus Christi,
ecc...

Dal 1500 ai nostri giorni: cito solamente alcune tra le tantissime opere che attestano la perfidia
ebraica contro la Chiesa: J. L. Vives, De veritate Fidei Christianæ; P. Du Plessis-Mornay, Traité de la verité
de la Religion Chrétienne; P. CHarron , Les trois vérités contre tous les athées, idolâtres, Juifs...; H.
Grotius , De veritate Religione Christianæ; Bossuet , Discours sur l'Histoire Universelle; J. Bartolocci ,
Bibliotheca magna rabbinica; P. L. B. DracH , Lettres d'un rabin converti aux Israélites ses frères; J. M.
Bauer , Le Judaïsme comme preuve du Christianisme; P. Loewengard, La splendeur Catholique - du
Judaïsme à l'Église 69.

Il 22 marzo 1984, un Giovanni Paolo II soddisfatto ha ricevuto i rappresentanti dell'organizzazione


massonica ebraica B'nai B'rith di New York. Egli disse loro: «È una riunione tra fratelli».
 
Anche il precedente Codice di Diritto canonico è stato «condannato» da Giovanni Paolo II
 
Le prescrizioni riguardanti gli ebrei contenute nel precedente Diritto canonico, che sarebbero cadute sotto il
suo «anatema», possono essere riassunte come segue:
 
1. Gli ebrei non possono avere servi cattolici, né impiegare domestiche
cattoliche nelle loro case o famiglie. I cattolici non possono accettare
un lavoro fisso e remunerato nelle case ebraiche;

2. In modo particolare, le donne cattoliche non possono accettare il


lavoro di balie nelle famiglie ebraiche;

3. In caso di malattia, i cattolici non possono ricorrere a medici ebrei e


usare farmaci preparati da mani ebraiche;

4. Ai cattolici è vietato, sotto pena di scomunica, vivere con gli ebrei.

5. Agli ebrei dev'essere impedito di occupare incarichi pubblici che

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darebbero loro autorità sui cattolici;

6. Ai cattolici è vietato frequentare matrimoni ebraici e prendere parte


alle loro feste;

7. I cattolici non possono invitare gli ebrei per i pasti e non possono
accettare inviti da parte loro 70.
 

 
«In ginocchio davanti agli ebrei». Questo fu l'ordine imperativo imposto ai cattolici
dal Cardinale Carlo Maria Martini, Arcivescovo di Milano. Un atteggiamento diametralmente opposto
all'insegnamento bimillenario della Chiesa cattolica (cfr. La Repubblica, del 24 settembre 1997).
 
Conclusione
 
Si suppone che questi innumerevoli Pontefici, Concilî, Padri, Dottori e Santi della
Chiesa cattolica, così come le norme contenute nel Diritto Canonico a riguardo
degli ebrei, siano tutti stati «scomunicati» da Giovanni Paolo II quando egli ha
affermato che «chiunque» avesse combattuto gli ebrei in «ogni tempo» sarebbe
stato colpevole. Scagliando l'anatema nella sua Allocuzione, Giovanni Paolo II ha
evocato una «tradizione» assai recente, come egli stesso ha notato: quella del
Concilio Vaticano II e della sua Dichiarazione Nostra Ætate, e l'esempio di
Giovanni XXIII (1881-1963). Riguardo a quest'ultimo, Giovanni Paolo II ha
dichiarato: «L'eredità che vorrei adesso raccogliere è appunto quella di Papa
Giovanni, il quale una volta, passando di qui – come or ora ha ricordato il Rabbino
capo – fece fermare la macchina per benedire la folla di ebrei che uscivano
da questo stesso Tempio» 71. Ma la «tradizione» del Concilio e il solo esempio di
Giovanni XXIII non reggono di fronte al peso di una Tradizione bimillenaria e
dell'insegnamento cattolico. Al contrario, la sua opposizione intenzionale al
Magistero della Chiesa sembrerebbe definire una rottura con quell'insegnamento. In questo caso, Giovanni
Paolo II è sembrato chiaramente voler rompere con la Tradizione del Magistero Ordinario Universale.
Affrontando questa evidente contraddizione, il fedele cattolico è obbligato a chiedersi: Chi ha ragione? É la
Chiesa che per gravi ragioni di natura teologica è stata vigilante per 2.000 anni contro l'ostilità della Sinagoga?
Oppure è stato Giovanni Paolo II che, ignorando quella saggia base, si è recato in sinagoga e, senza alludere
minimamente agli antichi errori ebraici, ha iniziato a difenderli e a condannare la condotta precedente della
Chiesa e il suo insegnamento ininterrotto su tale questione?
 
 
SECONDA PARTE

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

ANALISI DELL'ALLOCUZIONE
DI GIOVANNI PAOLO II
 
Per analizzare il profondo significato della visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga, è necessario guardare da
vicino l'Allocuzione che ha tenuto in quel luogo. Ecco il nucleo di quel discorso:
 

«L'odierna visita vuole recare un


deciso contributo al
consolidamento dei buoni rapporti
tra le nostre due comunità, sulla
scia degli esempi offerti da tanti
uomini e donne, che si sono
impegnati e si impegnano tuttora,
dall'una e dall'altra parte, perché
siano superati i vecchi pregiudizi
e si faccia spazio al riconoscimento
sempre più pieno di quel "vincolo" e
di quel "comune patrimonio
spirituale" che esistono tra ebrei e
cristiani [...]. È questo l’auspicio che già esprimeva il paragrafo
nº 4, che ho ora ricordato, della dichiarazione conciliare Nostra
Ætate 72 sui rapporti tra la Chiesa e le religioni non cristiane. La
svolta decisiva nei rapporti della Chiesa cattolica con
l'ebraismo, e con i singoli ebrei, si è avuta con questo breve
ma lapidario paragrafo. Siamo tutti consapevoli che, tra le molte
ricchezze di questo nº 4 della Nostra Ætate, tre punti sono
specialmente rilevanti. Vorrei sottolinearli qui, davanti a voi, in
questa circostanza veramente unica. Il primo è che la Chiesa di
Cristo scopre il suo "legame" con l'ebraismo "scrutando il suo
proprio mistero". La religione ebraica non ci è "estrinseca", ma
in un certo qual modo, è "intrinseca" alla nostra religione.
Abbiamo quindi verso di essa dei rapporti che non abbiamo con
nessun'altra religione. Siete i nostri fratelli prediletti e, in un
certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori. Il
secondo punto rilevato dal Concilio è che agli ebrei, come
popolo, non può essere
imputata alcuna colpa atavica o
collettiva, per ciò "che è stato
fatto nella passione di Gesù". Non
indistintamente agli ebrei di quel
tempo, non a quelli venuti dopo,
non a quelli di adesso. È quindi
inconsistente ogni pretesa
giustificazione teologica di
misure discriminatorie o, peggio
ancora, persecutorie. Il Signore
giudicherà ciascuno "secondo le
proprie opere", gli ebrei come i
cristiani (Rm 2,6). Il terzo punto che vorrei sottolineare nella
dichiarazione conciliare è la conseguenza del secondo; non è
lecito dire, nonostante la coscienza che la Chiesa ha della
propria identità, che gli ebrei sono "reprobi o maledetti", come
se ciò fosse insegnato, o potesse venire dedotto dalle Sacre
Scritture, dell'Antico come del Nuovo Testamento. Anzi, aveva
detto prima il Concilio, in questo stesso brano della Nostra
Ætate, ma anche nella costituzione dogmatica Lumen gentium
(Lumen gentium, § 6) [...]. Su queste convinzioni poggiano i

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

nostri rapporti attuali. Nell'occasione di questa visita alla vostra


Sinagoga, io desidero riaffermarle e proclamarle nel loro valore
perenne. È infatti questo il significato che si deve attribuire alla
mia visita in mezzo a voi, ebrei di Roma» 73.

 
Mi si permetta ora di analizzare le principali asserzioni di Giovanni Paolo II, enfatizzate in grassetto.
 
«Un deciso contributo [...] perché siano superati i vecchi pregiudizi»
 
Cosa intendeva dire Giovanni Paolo II con «vecchi pregiudizi» quando affermò che stava seguendo l'esempio
di coloro che avevano cercato di superare tali pregiudizi? Per meglio comprendere il pensiero soggiacente di
Karol Wojtyla, passerò in rassegna i possibili significati di questa espressione.
 
Un pregiudizio razziale?
 
Egli non intendeva certamente assimilare le antiche condanne ecclesiastiche del giudaismo talmudico alle
teorie spurie del nazismo sul pregiudizio razziale. L'elevata motivazione religiosa sulla quale la Chiesa di Nostro
Signore ha basato la sua opposizione ai seguaci di Anna e Caifa non permette alcun genere di analogia con il
razzismo nazionalsocialista. Anche coloro che si sono entusiasmati per la visita pontificia alla sinagoga hanno
scartato tale ipotesi assurda.
 
Ad esempio, in un articolo apparso su La Civiltà Cattolica, il già citato Padre De Rosa ha scritto: «Il "lungo
periodo" di questo antisemitismo cristiano – che fu basato principalmente su motivi religiosi e che non
dovrebbe essere confuso con l'antisemitismo moderno, che culminò nell'"Olocausto" 74, fu causato da ragioni
economiche, nazionaliste e razziali piuttosto che da motivazioni religiose, anche se la propaganda nazista ha
cercato di sfruttare l'anti-giudaismo cristiano – terminò con il pontificato di Giovanni XXIII e con il Concilio
Vaticano II» 75.
 

Il 7 aprile 1994, Giovanni Paolo II ha promosso un concerto in Vaticano con cantori ebrei.
Il pretesto è stato quello di ricordare le vittime della persecuzione nazista.
Karol Wojtyla era affiancato dal rabbino-capo Toaff e dal presidente italiano Oscar Luigi Scalfaro
(cfr. Il Corriere della Sera, dell'8 aprile 1994).
 
  Pregiudizi congeniti o emotivi?
 
Avendo scartato l'ipotesi che i «vecchi pregiudizi» abbiano avuto un carattere razziale, ci si potrebbe chiedere
se Giovanni Paolo II si riferiva al pregiudizio congenito o emotivo presente nella Chiesa cattolica contro gli
ebrei, slegato da questioni di fede. La Storia ha registrato obiettivamente i fatti che hanno avuto luogo nelle
relazioni tra la Chiesa cattolica e la Sinagoga. E anche se tali fatti possono scontentare la corrente

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

progressista, ciò non cambia la loro essenza.


 
«Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriaæ, magistra vitæ, nuntia vetustatis» («La storia è
vera testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell'antichità») 76.
Analizzando i fatti della Storia, si scoprono molti più «vecchi pregiudizi» da parte degli ebrei contro cattolici
piuttosto che il contrario. L'odio continuo degli ebrei per i cattolici ha generato persecuzioni dirette e indirette.
Mi si permetta di elencare diversi fatti registrati dalla Storia di persecuzioni di entrambi i generi.
 
Persecuzioni dirette degli ebrei contro i cattolici

Gli ebrei non cessarono mai di complottare contro la fede cattolica fin dal crimine di deicidio. Furono
loro chi istigarono la prima persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme arrestando San Pietro (At 12,
3), lapidando Santo Stefano (At 7, 54-58) e decapitando San Giacomo Maggiore (At 12, 1-2). Essi
ordinarono che gli Apostoli venissero frustati (At 5, 40) e inviarono Saulo a perseguitare i discepoli a
Damasco (At 8, 3). Dopo la conversione di San Paolo, essi lo perseguitarono con calunnie e istigarono
rivolte contro lui (At 13, 50; 17, 5). Nell'anno 65, essi lo trascinarono fuori dalla città di Gerusalemme
per ucciderlo. L'Apostolo dei Gentili fu salvato dal tribuno pagana Lisia che, per liberarlo dalle mani degli
ebrei infuriati di Gerusalemme, ordinò che fosse frustato e lo spedì scortato da una guardia a Cesarea
(At 24, 7).

San Paolo stesso riporta la testimonianza di questo odio integrale diretto contro di lui quando scrive che
«(i giudei) hanno perfino messo a morte il Signore Gesù e i profeti, e hanno perseguitato anche noi;
essi non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini» (1 Ts 2, 14).

Appena la Chiesa nascente iniziò ad affacciarsi su Roma, gli ebrei locali tentarono di soffocarla nel
sangue dei primi cristiani. Roma venne bruciata nell'anno 64. Se furono gli ebrei o i pagani ad ordinare il
rogo di Roma durante il regno di Nerone è un mistero oggetto di dibattiti anche ai nostri giorni. Ma quelli
che trassero maggior profitto furono principalmente gli ebrei che riuscirono ad influenzare l'imperatore
77. Il fuoco servì come pretesto per dare via alle sanguinose persecuzioni degli imperatori pagani contro

i primi cristiani 78.

Fin dall'anno 70 d. C., con la caduta di Gerusalemme presa dalle truppe di Vespasiano e di Tito, gli
scritti dei rabbini divennero più violenti e ostili verso i cristiani 79.

Sopra: Gerusalemme assediata e saccheggiata dalle truppe di Vespasiano e Tito nel 70 d. C.

Negli anni 132-135, durante l'insurrezione degli ebrei di Gerusalemme guidata da Simon Bar Kokheba
contro il potere romano, i cristiani furono brutalmente perseguitati dagli accoliti di questo falso messia
80. In tutto l'impero, le sinagoghe divennero i punti focali della persecuzione. Questo fatto è espresso nel
famoso detto di Tertulliano: «Synagogæ Judæorum fontes persecutionum» («La sinagoga degli ebrei è
la fonte delle persecuzioni») 81.

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Nell'era della Chiesa dei Martiri, gli ebrei furono quasi sempre fra quelli che incitarono i massacri di
cristiani. Secondo la Lettera della Chiesa di Smirne (vedi i cap. XII e XIII), una cronaca del martirio di
San Policarpo scritta da un fedele, gli ebrei ebbero un ruolo importante nel provocare l'esecuzione del
Santo 82, martirizzato il 23 febbraio dell'anno 155, il giorno del grande sabato. Quando il Vescovo
martire fu condannato ad essere bruciato, la folla tumultuante e indisciplinata si affrettò ad accumulare
la legno per il rogo, e «come era loro costume, gli ebrei furono quelli che mostrarono il più grande
entusiasmo in questo compito» 83.

Durante la persecuzione di Decio, nel 250, sempre in Smirne, San Pionio e i suoi compagni Sabina e
Asclepiade vennero mandati di fronte al giudice nell'anniversario del
martirio di San Policarpo. Un gran numero di ebrei vennero a reclamare la
morte dei cristiani che si rifiutarono di apostatare. Essi urlavano: «Queste
persone hanno già vissuto troppo a lungo» 84.

San Callisto, Papa dal 217 al 222, fu un'altra illustre vittima dell'odio
ebraico nei primi anni della Chiesa. Ex schiavo, San Callisto aveva fatto un
po' di affari senza successo per conto del suo padrone, e aveva cercato
aiuto tra i suoi creditori, fra cui degli ebrei. Questi ultimi lo denunciarono
come cristiano all'autorità pagana. Il prefetto lo fece flagellare e lo
condannò ai lavori forzati nelle miniere della Sardegna 85.

Nella sua opera Contra Celsum (VI, XXVII), Origene afferma con certezza
che gli ebrei facevano circolare certe calunnie che erano malauguratamente
fatali ai cristiani. Secondo questo Padre della Chiesa, gli ebrei avevano
diffuso la diceria secondo cui i cristiani mangiavano bambini decapitati durante le loro riunioni notturne
nelle Catacombe 86.

L'imperatore Giuliano l'Apostata trovò i suoi migliori alleati tra gli ebrei durante la sua guerra
personale contro Nostro Signore Gesù Cristo. Diceva San Gregorio Nazianzeno che «l'odio inveterato
degli ebrei per i cristiani fu ciò che li spinse ad aiutare il tiranno» 87.

Eusebio riferisce come l'imperatore Costantino il Grande, in una lettera sulla celebrazione della
Pasqua, rievocò le implacabili persecuzioni degli ebrei contro i cristiani scrivendo: «Non c'è nulla in
comune tra noi e la feccia ostile degli ebrei» 88.

L'odio ebraico per i cristiani fu presente anche in Oriente. Secondo gli Atti di San Simeone Bar Sabba'e,
Patriarca di Seleucia, che morì nel 341 89, la persecuzione dei cristiani attuata da re Sapore in Persia a
metà del IV secolo fu istigata dagli ebrei, «questi nemici perpetui dei cristiani che sono sempre presenti
nei periodi turbolenti, costanti nel loro odio implacabile e privi di esitazioni quando si tratta di accusare
calunniosamente».

All'inizio del V secolo, gli ebrei di Alessandria alimentarono un'eruzione di violenza contro i cristiani 90.

In Nord Africa, durante il V e VI secolo, i cristiani etiopici che si erano stabiliti a Nedjran e Saphar
furono vittime del furioso odio ebraico. Un evento sintomatico ebbe luogo nell'anno 523, quando Dhū
Nuwās, capo degli himaryti, ebreo di religione, mise a ferro e fuoco l'intera regione, prese Saphar,
massacrò il clero cattolico e i soldati della guarnigione locale, e trasformò la chiesa in una sinagoga. In
seguito, egli assediò anche Nedjran, dove accettò la resa degli abitanti. Poi, violando le sue promesse,
ordinò che tutti i cristiani fossero uccisi 91.

Nell'anno 608, gli ebrei di Antiochia, approfittando dell'invasione della Siria da parte delle truppe di
Bonosio – attaccarono i cristiani, uccisero un gran numero di loro e bruciarono i loro cadaveri. Secondo
lo storico ebreo Heinrich Graetz (1817-1891), essi torturarono il Patriarca Sant'Anastasio con
sofisticata crudeltà trascinandolo per le strade della città prima di assassinarlo 92.

Circa a metà del VII secolo, gli ebrei persuasero il Califfo Omar, che dominava Gerusalemme, ad
abbattere tutte le croci della città, e specialmente quella sul Monte degli Ulivi 93.

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

Nella Penisola iberica, gli ebrei collaborarono con i musulmani nella conquista della Spagna visigota 94.

Nel 723, in Siria, un editto del Califfo Yezid ordinò la distruzione di tutte le immagini cristiane «nei loro
templi, chiese o case». Secondo un rapporto del monaco Giovanni, al II Concilio di Nicea, il Patriarca
Niceforo di Costantinopoli affermò che era stato un ebreo di Tiberiade a suggerire a Yezid di prendere
quelle misure, promettendogli un lungo regno se avesse agito in quel modo. Nonostante quella
«profezia», il Califfo Yezid morì un anno dopo aver pubblicato questo editto 95.

Agli inizi dell'XI secolo, gli ebrei di Orleans, in Francia, inviarono in tutta fretta una lettera al Sultano
Hakem - che in seguito venne in possesso dei Luoghi Santi - «informandolo» che gi eserciti cristiani
sarebbero presto sbarcati per riconquistare Gerusalemme. Questa storia falsa provocò l'ira del Sultano, il
quale fece distruggere la Chiesa del Santo Sepolcro e ruppe l'accordo che permetteva ai pellegrini
cattolici di visitare la Terra Santa 96.

Le notizie di questo insidioso intrigo ebraico e le conseguenti profanazioni in Terra Santa da parte dei mori
generarono comprensibilmente un'ondata di indignazione religiosa in tutta l'Europa. Ci furono delle esagerazioni
in questa reazione contro i mori e gli ebrei? Probabilmente sì. Ma i primi da biasimare per gli eccessi furono gli
autori di quel crimine profanatorio - i musulmani - e il loro «informatori» ebrei, piuttosto che puntare il dito
unicamente su coloro che cercarono di difendere i diritti della loro fede insultata. Attribuire tale reazione
religiosa ad una fobia congenita o emotiva sarebbe una grossolana semplificazione. Con questo ultimo episodio
chiuderò questo breve excursus di odio ebraico nei confronti della santa Chiesa espresso attraverso
persecuzioni dirette nei primi undici secoli della Storia della Chiesa. La Storia ha registrato anche persecuzioni
indirette istigate dagli ebrei contro cattolici. Alcune delle più famose verranno presentate di seguito.
 

Un gruppo ligneo custodito nel Museo Diocesano di Trento che rappresenta un gruppo di ebrei
che infliggono torture a San Simonino Unverdorben, o San Simon da Trento. Secondo affidabili
documenti storici, Simonino, un bambino di trenta mesi, fu rapito e assassinato a Trento
da sette ebrei nel corso di un rituale religioso in occasione della Pesàh del 1475. Il corpo mutilato
del bambino fu trovato in una fognatura, e trasportato nella Chiesa di San Pietro dov'è
rimasto fino al Concilio. Nel 1584, San Simonino fu introdotto nel martirologio romano.
Nel 1588, Papa Sisto V approvò un Ufficio Divino speciale e una Messa in onore di San Simonino.
Nel 1965, Paolo VI rimosse San Simonino dall'elenco di Santi. Ciononostante, il culto del piccolo Santo
continua ad essere molto popolare a Trento (cfr. Historia, ottobre 1991).
 
  seconda parte
 

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

 
NOTE
 
1 Traduzione dall'originale inglese Is the Catholic Church Becoming a Branch of the Synagogue?, a cura di Antonio Casazza . Scritto
reperibile alla pagina web
http://www.traditioninaction.org/HotTopics/a028htJPII_VisitToSynagogue1986.htm
2 Cfr. P. G. De Rosa s.j., «Ebrei e cristiani "fratelli" nel "fratello" Gesù», in La Civiltà Cattolica, del 3 maggio 1986, pag. 261.
3 Ibid., pag. 260.
4 Cfr. Il Giornale, del 13 aprile 1986; il quotidiano ha citato Padre Giovanni Caprile nel suo articolo «Il Papa al tempio ebraico di
Roma», apparso su La Civiltà Cattolica, del 3 maggio 1986, pag. 267.
5 Cfr. La Civiltà Cattolica, del 3 maggio 1986, pag. 264.
6 Così la Radio ufficiale israeliana; cit. in La Civiltà Cattolica, del 3 maggio 1986, pag. 265.
7 Cfr. L'Osservatore Romano, del 14-15 aprile 1986, pag. 5.
8 Ibid.
9 «Giovanni Paolo II ha ricevuto un'ovazione quando ha fatto allusione alla presunta colpa della Chiesa dovuta al suo
atteggiamento verso il giudaismo per tutto il corso della Storia» (cfr. C. De Lucia, «Cari amici e fratelli ebrei e cristiani...», in
L'Osservatore Romano, del 14-15 aprile 1986, pag. 5.
10 Cfr. Giovanni Paolo II, «Allocuzione alla sinagoga di Roma», in L'Osservatore Romano,  del 14-15 aprile 1986, pag. 4.
11 Cfr. Dictionnaire Apologetique de la Foi Catholique, col. 1726. 11.
12 Cfr. Epistulæ IX, CIX, CX, III, XXXVIII; in Dictionnaire Apologetique de la Foi Catholique, col. 1744.
13 Cfr. R. Aigrain , L'Espagne chrétienne, Fliche & Martin, in Histoire de l'Église despuis les origins jusqu'à nos jours, Bloud & Gay,
Parigi 1946-1960, vol. V, pag. 246.
14 Cfr. A. Dumas , Le sentiment religieux et ses aberrations, vol. VII, pag. 463.
15 Vedi anche le lettere del 16 gennaio 1205 al re di Francia, e del 10 gennaio 1208 al Vescovo di Auxerre.
16 Cfr. A. FlicHe , La réforme de l'Église, Fliche & Martin, in Histoire de l'Église, vol. X, pag. 142.
17 Cfr. F. Vernet, Juifs et Chrétiens, in Dictionnaire Apologetique de la Foi Catholique, col. 1691; C. THouzellier, L'enseignement et les
universités, Fliche & Martin, Histoire de l'Église, vol. X, pagg. 379-380.
18 Cfr. F. Vernet, op. cit.
19 Cfr. Registres d'Innocent IV, vol. I, nº 682, Potthast, 11376, Chartularium, nº 131, ibid. vol. I, nn. 173, 178; Saint Louis et
Innocent IV, pagg. 302-6, in C. THouzellier, L'enseignement et les universités, pag. 380.
20 Cfr. F. Vernet, op. cit., col. 1739.
21 Ibid., col. 1692.
22 Ibid.
23 Ibid.
24 Ibid., col. 1740.
25 Ibid., col. 1728.
26 Cfr. B. Llorca , Bulario Pontificio de la Inquisición Española, Pontificia Università Gregoriana, Roma 1949, pagg. 106-108.
27 Cfr. Arm. XXXIX, vol. XXXI, 1518, nº 48; e al Doge, Arm. XL, vol. III, nº 331, Archivi Segreti Vaticani; cit. in L. Pastor, Historia
de los Papas, vol. VIII, pag. 350.
28 Cfr. Bull. VI, pagg. 482-483; cit. in L. Pastor, op. cit., vol. XIII, pag. 208.
29 Cfr. Bull. VI, pag. 498; cit. in L. Pastor, op. cit., vol. XIV, pagg. 234-235.
30 Vedi il rapporto su tale questione in Révue des Études Juives, XX, 68; Masio, Letters, 515; Berliner , II, 2, 7; RodocanacHi , 40-42.;
vedi anche Lettere di Sant'Ignazio, V, pagg. 288-289; cit. in L. Pastor, op. cit., vol. XIV, pag. 236.
31 Cfr. Caracciolo , Vita, 4, 11; Erler, Arquivo de Direito Canônico, L III, 49; ReuscH, I, 48; Vogelstein-Rieger, II, 156-7; Berliner , II, 2,
8-9; vedi anche Censura y confisco de los libros judios en los Estados da la Iglesia, Francoforte, 1891; cit. in L. Pastor, op. cit.,
vol. XIV, pag. 239.
32 Cfr. F. Vernet, op. cit., col. 1693.
33 Cfr. Bull. Rom. VII, pag. 740; cit. in L. Pastor, op. cit., vol. XVII, pag. 301.
34 Cfr. F. Vernet, op. cit., col. 1712.
35 Cfr. Breve del 3 maggio 1569; cit. in  LadercHi , 1569, nº 187.
36 Cfr. L. Pastor, op. cit., vol. XVII, pag. 306.
37 Ibid., vol. XVII, pagg. 306-307.
38 Ibid., vol. XIV, pag. 281.
39 Cfr. F. Vernet, op. cit., col. 1737.
40 Cfr. L. Pastor, op. cit., vol. XIX, pag. 282.
41 Cfr. ReuscH, I, 50, 333, 339, 534.
42 Vedi in Sisto di Siena (un ebreo convertito), Bibliotheca sancta, Parigi 1610, pagg. 310-3111; vedi anche l'elenco dei libri che il
Papa fece distruggere a Cremona; F. Vernet, op. cit., col. 1738.
43 Cfr. L. Pastor, op. cit., vol. XXIV, pagg. 111-112.; F. Vernet, op. cit., col. 1731.
44 Cfr. Epist. V, Archivi Segreti Vaticani; cit. in L. Pastor, op. cit., vol. XXVIII, pag. 285.
45 Cfr. F. Vernet, op. cit., col. 1694.
46 Cfr. Analecta juris pontificii, Roma 1860, pagg. 1422-1423.
47 Cfr. F. Vernet, op. cit., col. 1694.
48 Cfr. Mons. H. Delassus , La conjuration antichrétienne, Desclée de Brouwer, Lille 1910, vol. I, p. V.
49 Ibid., vol. III, pag. 1157.

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

50 Ibid.
51 Cfr. F. Vernet, op. cit., col. 1734.
52 Cfr. Mons. H. Delassus , op. cit., vol. III, pag. 1157.
53 Cfr. R. Aigrain , L'Espagne Chrétienne; cit. in FlicHe & Martin , Histoire de l'Église, vol. V, pag. 238.
54 Cfr. Mons. H. Delassus , op. cit., vol. III, pagg. 1157-1158.
55 Cfr. R. Aigrain , op. cit; cit. in FlicHe & Martin , op. cit., vol. V, pag. 241.
56 Ibid., pagg. 245-246.
57 Ibid., pag. 259.
58 Cfr. Mons. H. Delassus , op. cit., vol. III, pag. 1158.
59 Cfr. Terminus, canone 8, in Conciliorum Oecumenicorum Decreta, Herder, Roma 1962, pagg. 121-122.
60 Cfr. Mansi, vol. XXVIII, col. 79; cit. in A. Dumas , op. cit., in FlicHe & Martin , Histoire de l'Église, vol. VII, pag. 463.
61 Cfr. J. Rousset de Pina , La politique italienne d'Alexandre III et la fin du schisme; cit in FlicHe & Martin , Histoire de l'Église, vol.
IX/II, pag. 167.
62 Cfr. Decret. II, XX, 21; F. Vernet, op. cit., col. 1744.
63 Cfr. A. FlicHe , La réforme de l'Église, in FlicHe & Martin , op. cit., vol. X, pag. 174.
64 Cfr. Conciliorum Œcumenicorum Decreta, pagg. 241-243.
65 1892, 1. XXIV.
66 Cfr. F. Vernet, op. cit., col. 1741.
67 Sessione XIX, Decretum de Iudæis et neophytis, CConciliorum Oecumenicorum Decreta, pagg. 459-450.
68 Cfr. F. Vernet, op. cit., col. 1749.
69 Ibid., col. 1751-1752.
70 Cfr. Mons. H. Delassus , op. cit., vol. III, pagg. 1161-1162.
71 Cfr. Giovanni Paolo II, «Allocuzione alla sinagoga di Roma», in L'Osservatore Romano,  del 14-15 aprile 1986, pag. 4.
72 Giovanni Paolo II si riferisce al passo di Nostra Ætate in cui si dice: «E se autorità ebraiche con i propri seguaci si sono
adoperate per la morte di Cristo, tuttavia quanto è stato commesso durante la sua passione, non può essere imputato né
indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi, né agli ebrei del nostro tempo. E se è vero che la Chiesa è il nuovo popolo di Dio, gli
ebrei tuttavia non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti, quasi che ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura
[...]. La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con
gli ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni
dell'antisemitismo dirette contro gli ebrei in ogni tempo e da chiunque».
73 Cfr. Giovanni Paolo II, «Allocuzione alla sinagoga di Roma», in L'Osservatore Romano,  del 14-15 aprile 1986, pag. 4.
74 La parola «Olocausto» viene spesso usata, soprattutto dai progressisti e dai media, per designare il barbaro sterminio di ebrei
compiuto dal regime dal nazista durante la Seconda Guerra Mondiale. Questo vocabolo è divenuto una caratteristica parola-
talismano, impiegata per creare un clima di compassione e di comprensione per gli ebrei, comparandoli inopportunamente ai primi
martiri della Chiesa. L'uso improprio di questo termine sta nel fatto che i secondi subirono il martirio per testimoniare la vera fede
cattolica, mentre gli ebrei praticano una religione falsa. Inoltre, la persecuzione intrapresa dai nazisti contro gli ebrei era di
carattere razziale, mentre quella messa in atto contro i martiri cristiani era chiaramente di matrice religiosa.
75 Cfr. P. G. De Rosa s.j., «Ebrei e cristiani "fratelli" nel "fratello" Gesù», in La Civiltà Cattolica, del 3 maggio 1986, pag. 261.
76 Cfr. Cicerone , De Oratore, II, 9, 36.
77 78. L'amante favorita di Nerone, Sabina Poppea, era nota per essere molto comprensivo verso gli ebrei (cfr. Flavio Giuseppe , Vita,
3, Antiquitates iudaicæ, XVIII-XX; Tacito , Hist., I, 22, in J. Zeiller, Les premières persécutions. La législation impériale relative aux
Chrétiens; in FlicHe & Martin , Histoire de l'Église, vol. I, pag. 290). Si pensa che gli ebrei che frequentavano il palazzo di Nerone,
protetti da Poppea, abbiano denunciato i cristiano come autori del rogo criminale. Essi diffusero la calunnia secondo cui le menti dei
cristiani erano piene di «idee di vendetta paradisiaca, di onflagrazione universale e di distruzione del mondo» (cfr. Duruy , Histoire
des Romains, Parigi 1882, vol. IV, pag. 507; in J. Zeiller, art. cit.).
78 Nel suo Commentario sulle Sacre Scritture, Cornelio A Lapide asserisce: «La prima persecuzione intrapresa dai pagani (contro i
cristiani) fu provocata dagli ebrei e attraverso gli ebrei che aizzarono i pagani contro i cristiani» (in Apocalypsim II, 9).
79 Cfr. J. Klausner , Jésus de Nazareth, pagg. 54-55; in J. Lebreton , Saint Jacques et Saint Jean; in FlicHe & Martin , Histoire de
l'Église, vol. I, pag. 243.
80 Nella sua prima Apologia (1, 31), San Giustino afferma: «Bar Kokheba ordinò che i cristiani - e solamente i cristiani - subissero
le torture più terribili se non avessero rinnegato Gesù Cristo e bestemmiano contro di Lui» (XXXI, 6; in J. Zeiller, La persecution
sous les Flaviens et Antonins; in FlicHe & Martin , Histoire de l'Église, vol. I, pag. 310).
81 Cfr. Tertulliano, Adversus Gnosticos Scorpiace, PL 2, 166.
82 Cfr. J. B. Pereira , Epístolas dos Apóstolos e Apocalypse, p. 638.
83 Cfr. Martyrium S. Polycarpi, XII, XIII, XVII, XVIII; in F. Vernet, op. cit., col. 1658.
84 Cfr. Passio S. Pionii, III-IV, XIII-XIV, in F. Vernet, op. cit., col. 1658. Vedi anche J. Zeiller, Les grandes persecutions du milieu
du III e . siècle et la période de paix religieuse de 260 … 302, in FlicHe & Martin , Histoire de l'Église, vol. II, pag. 149.
85 Cfr. J. Zeiller, Le siège romain, in FlicHe & Martin , Histoire de l'Église, vol. II, pagg. 405.
86 Cfr. F. Vernet, op. cit., coll. 1658-1659.
87 Cfr. San Gregorio Nazianzeno, Oratio, v. 3; in Mons. H. Delassus , La conjuration antichrétienne, vol. II, pag. 683.
88 Cfr. Eusebio, De vita Constantini, III, XVIII; in F. Vernet, op. cit., coll. 1744, 1762.
89 Cfr. F. Vernet, op. cit., col. 1665.
90 Cfr. G. Bardy , Atticus de Constantinople et Cyrille d’Alexandrie; in FlicHe & Martin , Histoire de l'Église, vol. IV, pag. 157.
91 Cfr. G. Bardy -L. BréHier, L'expansion Chrétienne aux Ve et VI e siècles; in FlicHe & Martin , Histoire de l'Église, vol. IV, pagg. 526-
527. Vedi anche RoHrbacHer , Histoire Universelle de l'Église Catholique, vol. V, pagg. 24-26, che narra il massacro dei cristiani di
Nedjran e trascrive inviata da Dhū Nuwās (o Dunaan) allo sceicco arabo Almondar in cui si vanta di aver ucciso 280 preti cattolici,
e lo invita a fare lo stesso nei suoi territori.
92 Cfr. F. Vernet, op. cit., col. 1665; L. BréHier, Les rapports entre Rome et Constantinople..., in FlicHe & Martin , Histoire de l'Église,
vol. IV, pagg. 73-75.
93 Cfr. L. BréHier, L'Ekthesis, la fin du Règne et la succession d'Héraclius (638-641); in FlicHe & Martin , Histoire de l'Église, vol. V,
pag. 141.
94 Cfr. R. Aigrain , L'Espagne Chrétienne; in FlicHe & Martin , Histoire de l'Église, vol. V, pagg. 260 e 266.
95 Cfr. L. BroHier, La querelle des images jusqu'au Concile iconoclaste de 754; in FlicHe & Martin , Histoire de l'Église, vol. V, pag.
446.dirigere

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

96 Raul Glaber, un cronista medievale, annota che «il diavolo ha deciso di usare la sua nazione preferita per  il veleno della sua
empietà contro i servi della vera religione» (Historiæ, III, VII). Vedi anche AdHemar de CHabannes , Chronicon, III, XLVII-LII; in A.
Dumas , op. cit.; in FlicHe & Martin , Histoire de l'Église, vol. VII, pag. 464.
 

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

 
Persecuzioni indirette degli ebrei contro i cattolici, ossia le ostilità dottrinali
 
Oltre a combattere direttamente la santa Chiesa, gli ebrei si sono infiltrati negli ambienti cattolici per
distorcere la fede in Gesù Cristo e nella SS.ma Trinità, promuovendo così l'eresia. Questo fatto è attestato nel
luminoso testo di Mons. Jacques Bénigne Bossuet (1627-1704), intitolato Commenti sull'Apocalisse:
 

«Fin dalle origini del cristianesimo, alcuni ebrei falsamente


convertiti si sono insinuati tra i fedeli cercando di coltivare nelle
cerchie cristiane il lievito nascosto del giudaismo, che si
espresse principalmente nel rifiuto dei misteri della Trinità e
dell'Incarnazione. Tali erano era un certo Cerinto ed Ebione che
negavano la divinità di Gesù Cristo
e riconoscevano solamente una
persona in Dio [...]. Di tanto in
tanto, queste cose (la propaganda
ebraica) salivano dall'inferno, dove
(gli argomenti del) Vangelo di San
Giovanni sembrava averli
imprigionati. Verso la fine del II
secolo (nel 196), una sétta
chiamata degli alogeani (dal greco "no parola") 97 sorse senza
un fondatore conosciuto. I suoi seguaci furono chiamati con
questo nome perché non ammettevano il Verbo divino. Pieni di
odio per il Verbo che San Giovanni annuncia, essi rifiutavano il
suo Vangelo e anche l'Apocalisse, in cui Gesù Cristo viene
chiamato "la Parola di Dio" [...]. Un'altra sétta, della stessa
origine, diminuiva così fortemente la figura di Gesù Cristo fino a
porlo al di sotto di Melchisedec 98.
 
Essa ripropose le teorie ebraiche che riducevano la Trinità a dei
semplici nomi. La stessa cosa venne affermato da Prassea,
contro cui scrisse  Tertulliano. Anche Noeto seguì questo errore,
che più tardi fu ripreso da Sabellio, che non solo fece molti
discepoli in Mesopotamia, ma anche a
Roma [...]. Si vede chiaramente che
queste eresie erano un rimasuglio di
questo lievito ebraico [...], e che i
cristiani che le adottarono erano,
sotto il nome "cristiani", farisei ed
ebrei, come Sant'Epifanio e gli altri
Padri li chiamano» 99. «Ma non era
mai così ovvio che queste opinioni
provenissero dagli ebrei, come
avvenne ai tempi di Paolo di
Samosata, Vescovo di Antiochia.
Quando Artemone riprese l'eresia di
Cerinto e di Teodato che riduceva
Gesù Cristo ad un semplice uomo, Paolo aderì a questa dottrina
insieme a Zenobia, regina di Palmira, che era collegata alla
religione ebraica 100. Gli ebrei erano infatti gli autori di
quell'empietà, e incitarono quella regina ad adottarla [...]. Le
conseguenze di questo errore per la Chiesa furono terribili,
perché esso non fu solo accettato da Fotino, Vescovo di Sirmio,
ma anche dagli ariani, dai nestoriani e da tutte le altre sétte che
più tardi attaccarono la Divinità o l'Incarnazione del Figlio di Dio.

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

Tutti questi errori non erano nient'altro che germogli


dell'eresia ebraica. Perciò, la Chiesa soffrì per molto tempo
una sorta di persecuzione da parte degli ebrei attraverso la
diffusione di queste dottrine farisaiche» 101.

 
Molti documenti esistenti dimostrano che i due generi di persecuzioni ebraiche - una
sanguinosa contro i cattolici e una incruenta contro la dottrina e i costumi della
Chiesa - non solo hanno avuto luogo nei primi mille anni dell'era cristiana, ma che
sono esistite dalle origini del cristianesimo fino ai nostri giorni. La testimonianza di
Bernard Lazare, uno scrittore ebreo francese, offre un esempio di queste
persecuzioni 102. Lazare mostrò il ruolo significativo giocato dai suoi colleghi ebrei
nel processo rivoluzionario contro la civiltà cristiana e contro la Chiesa cattolica. Ecco
ciò che Lazare afferma a riguardo al ruolo rivoluzionario ebraico nella Storia: «Furono
questi razionalisti e questi filosofi (ebrei) che, dal X al XV secolo, fino al
Rinascimento, furono i collaboratori di ciò che potrebbe essere chiamata la
rivoluzione generale dell'umanità [...]. La maggioranza degli averroisti era
scettica, e più o meno ostile alla religione cristiana. Essi erano gli antenati diretti
degli uomini del Rinascimento. Grazie a loro venne elaborato lo spirito del dubbio
[...]. I platonisti fiorentini, gli aristoteliani italiani e gli umanisti tedeschi provengono da essi. Grazie a loro,
Pomponazzo compose i trattati contro l'immortalità dell'anima; grazie ancora a loro nacque il deismo fra i
pensatori del XVI secolo, che  provocò la decadenza del cattolicesimo» 103. Lazare prosegue indicando il ruolo
giocato dagli ebrei nel protestantesimo: «La Riforma, sia in Germania che in Inghilterra, fu uno di quei
momenti in cui il cristianesimo si ritemprò alle fonti ebraiche. Con il protestantesimo lo spirito ebraico
trionfò [...]. Contro il cattolicesimo gli ebrei dotarono i protestanti dell'esegesi formidabile che i rabbini
avevano coltivato e costruito durante i secoli: il libero esame, di cui il protestantesimo fece buon uso» 104.
L'influenza ebraica si fece sentire anche nella Rivoluzione Francese.
 
Bernardo Lazare sottolinea questo fatto elencando i nomi dei collaboratori principali e le loro funzioni: «Gli
ebrei furono implicati in tutti i movimenti rivoluzionari, e presero parte attivamente a tutte le
rivoluzioni, come si vede quando si studia il loro ruolo durante tutti i periodi di disordine e di cambiamento
[...]. Lo spirito ebraico è essenzialmente uno spirito rivoluzionario, e consapevolmente o meno, l'ebreo
è un rivoluzionario [...]. Durante la Rivoluzione gli ebrei non sono rimasti inattivi, considerando quanto basso
fosse a Parigi il loro numero. La posizione che occuparono come elettori di distretto, ufficiali di legione e giudici
associati, fu importante» 105.
 
Le asserzioni di Lazare sul ruolo di ebrei nella Rivoluzione Francese sono state confermate da un documento
intitolato «The Agony of the Roman Universe», pubblicato sul quotidiano israelitico Haschophet verso la fine di
XI secolo. In esso si dice che la Rivoluzione Francese è stata opera del giudaismo: «Senza successo la triplice
corona (il papato) ha lottato contro lo scettro della Rivoluzione ebraica di 1793; invano (il papato) ha cercato
di liberarsi dalla presa di ferro del gigante semita che lo afferra; tutti i suoi sforzi sono stati inutili. Il pericolo è
imminente, e il cattolicesimo sta morendo nella misura in cui l'ebraismo penetra gli strati della società» 106.
 
Nel suo numero di ottobre del 1896, la rivista inglese The Mouth giunse alle medesime conclusioni
convalidando le parole della rubrica di Haschophet: «Gli ebrei non cercano di mascherare il fatto che, nel loro
odio eterno per il cristianesimo, aiutati dai capi della Massoneria, sono stati gli autori della Rivoluzione
(Francese)» 107.
 

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

Il Cardinale Arcivescovo di Parigi Jean-Marie Lustiger (1926-2007) tête-à-tête con il rabbino-capo


di Francia Joseph Sitruk. Egli disse alla Jewish Telegraphic Agency: «La decisione di diventare cristiano
non si presentò a me come una negazione della mia identità ebraica» (cfr. Inside the Vatican, dicembre 1997).
 
Anche Bernard Lazare ammette che ebrei hanno lavorato ardentemente nel comunismo e nei sollevamenti
rivoluzionari socialisti del XIX secolo: «Durante il secondo periodo rivoluzionario che iniziò nel 1830, essi
mostrarono maggior ardore che durante il primo [...]. Mentre lavoravano per il trionfo del liberalismo, essi
perseguivano i loro scopi. É fuor di dubbio che gli ebrei, tramite la loro ricchezza, energia e talenti, hanno
sostenuto e favorito i progressi della rivoluzione europea [...]. Il loro contributo al socialismo attuale è stato ed
è, com'è noto, ancora assai più grande» 108.
 
Un altro fatto dovrebbe essere aggiunto ai documenti che attestano le persecuzioni stimolate da ebrei contro
cattolici è quello della loro ostilità dottrinale e partecipazione nel processo rivoluzionario che sta distruggendo
la cristianità. I precetti del Talmud, che manifestano un grande odio per la Chiesa e per i cattolici, cercano di
dare un fondamento religioso alla ripugnanza israelita per il cristianesimo.
 

Nel 1967, il Cardinale cileno Silva Henriquez (1907-1999) visitò


una sinagoga a Santiago (foto estratta da ICI, del 15 ottobre 1967).
 
Questo odio è stato rafforzato dal Talmud fin dall'inizio della sua stesura, nel II secolo, quando le sue basi
furono gettate da Simon Bar Kokheba, da Akiba e da Aquila fino ad oggi. Bernard Lazare scrive: «I tanaim (i
primi "insegnanti") vollero preservare il fedele dalla contaminazione cristiana; a questo scopo i Vangeli furono
paragonati a libri sulla stregoneria, e Samuel Junior, su ordine del patriarca Gamaliele, inserì nelle preghiere
quotidiane una maledizione contro i cristiani, la Birkat Haminim, con la quale gli ebrei bestemmiano
Gesù tre volte al giorno» 109.
 

http://www.crisinellachiesa.it/articoli/giudaismo/chiesa_succursale/la_chiesa_cattolica_sta_diventando_una_succursale_della_sinagoga_2.htm[27/03/2018 07:04:22]
la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

Anche se non abbiamo citato altri documenti, i precetti del Talmud appena visti costituiscono la prova dell'odio
permanente degli ebrei per la religione cattolica. Considerando ciò che è stato esposto, trovo che l'odio degli
ebrei contro i cattolici, manifestato in tutto il corso della Storia, sia così viscerale e inesorabile che potrebbe
adempiere alla rivelazione che Dio fece al Profeta Isaia dicendo: «Ciò che questo popolo chiama congiura...»
(Is 8, 12). Si potrebbe dire che anche quest'altro avvertimento di Isaia possa essere applicato al ruolo storico
degli ebrei contro la Chiesa cattolica nella Storia:
 

«Nessuno muove causa con giustizia, nessuno la discute con


lealtà. Si confida nel nulla e si dice il falso, si concepisce la
malizia e si genera l'iniquità. Dischiudono uova di serpenti
velenosi, tessono tele di ragno; chi mangia quelle uova morirà, e
dall'uovo schiacciato esce una vipera [...]. Le loro opere sono
opere inique, il frutto di oppressioni è nelle loro mani. I loro
piedi corrono al male, si affrettano a spargere sangue innocente;
i loro pensieri sono pensieri iniqui, desolazione e distruzione
sono sulle loro strade» (Is 59, 4-7).

 
Chiaramente, se c'è mai stato un «vecchio pregiudizio» emotivo nelle relazioni Chiesa-Sinagoga, non c'è stato
da parte dei cattolici che hanno sofferto per gli effetti generati dalla cospirazione ebraica. Al contrario, ciò può
essere imputato agli ebrei che hanno preso l'iniziativa nella lotta religiosa. Per inciso, poco prima che le teorie
nazionalsocialiste venissero alla luce con le loro assurde pretese etniche e pagane, il carattere cospirativo del
giudaismo contro la Chiesa e il suo odio anti-cattolico era ancora generalmente ammesso fra cattolici. Da un
certo punto di vista, le persecuzioni nazi-fasciste contro gli ebrei sono diventate un ottimo strumento di cui
l'ebraismo si serve per difendersi da quelle accuse ben meritate.
 

 
La bontà continua della Chiesa verso gli ebrei perseguitati
 
Nonostante questo cattivo trattamento, la Chiesa non ha mai cessato di invitare caritatevolmente gli ebrei a
convertirsi e a riceverli a braccia aperte quando essi se ne mostravano degni. La santa Chiesa cattolica è
andata anche oltre. Essa ha sempre condannato con forza le persecuzioni che spesso erano una reazione
all'odio perpetuo della Sinagoga contro la Chiesa.
 
Una testimonianza ufficiale di questa posizione si trova in un discorso tenuto nel corso di una riunione del
Gran Sanhedrin a Parigi, il 30 ottobre 1806, ai tempi di Napoleone. Durante quella sessione, gli ebrei di
Francia e Italia applaudirono il rabbino Isaac Samuel Avigdor (1773-1849) nel quale si riconobbero, e
invitarono il Gran Sanhedrin ad ammettere la costante e incessante benignità della Chiesa cattolica verso gli
ebrei. Il rabbino iniziò ricordando che i moralisti cattolici più celebri avevano proibito le persecuzioni,
professata la tolleranza e predicata la carità fraterna. Ecco alcuni estratti attinti da testo del discorso:
 

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

«Dice Sant'Atanasio: "É un'esecrabile eresia tentare di obbligare


con la forza o con la prigione coloro che non possono essere
convinti attraverso la ragione" (Libro I). "Nulla è più opposto alla
religione - afferma San Giustino Martire - della coercizione nelle
questioni di fede" (Libro V). "Perseguiteremo - si chiede
Sant'Agostino - coloro che Dio tollera"?. "A questo riguardo, dice
Lattanzio: "La religione forzata non è religione. É necessario
persuadere piuttosto che costringere. La religione non può
essere imposta" (Libro
V). "Afferma San
Bernardo: "Consiglia, ma
non forzare" [...].
Queste virtù sublimi di
umanità e di giustizia
sono state spesso
praticate dai cristiani
ben istruiti e,
soprattutto, dai ministri
degni di questa moralità pura che placa la passioni e instilla le
virtù. Come conseguenza di questi sacri principî di moralità, in
diverse epoche, i Pontefici hanno protetto e accolto
benevolmente nei loro Stati gli ebrei perseguitati ed espulsi da
molte parti d'Europa, e molti ecclesiastici di tutti i Paesi li hanno
spesso difesi in ogni parte del mondo. Intorno alla metà del VII
secolo, San Gregorio difese e protesse gli ebrei in tutto il mondo
cristiano. Nel X secolo, i Vescovi di Spagna si opposero
energicamente a quelle persone che volevano massacrarli. Papa
Alessandro II scrisse una lettera di congratulazioni a quei
Vescovi che si erano distinti per la condotta prudente praticata a
questo riguardo.
 
Nel XII secolo, San Bernardo li difese dal furore dei Crociati.
Anche Innocenzo II e Alessandro III li protessero. Nel XIII
secolo, Gregorio IX li protesse in Inghilterra, in Francia e in
Spagna dalle grandi calamità che li minacciavano; egli impedì,
sotto pena di scomunica, di forzare le loro coscienze [...].
Clemente VI accordò loro asilo ad Avignone [...]. A metà dello
stesso secolo, il Vescovo di Spira proibì alle persone che
dovevano del denaro agli ebrei di venir meno ai loro obblighi
mettendo avanti la scusa dell'usura. Nel secolo successivo,
Nicola II scrisse all'Inquisizione vietando di costringere gli ebrei
ad abbracciare il cristianesimo [...].
 
Sarebbe facile citare un numero illimitato di altre azioni
caritatevoli compiute verso gli israeliti, in diverse epoche,
praticate da ecclesiastici
ben istruiti nei doveri di
uomini e di religiosi [...].
Gli israeliti [...] non
hanno mai avuto i mezzi
o l'occasione per
manifestare la loro
riconoscenza per così
tanti benefici; una dolce
gratitudine dovuta a
uomini disinteressati ed estremamente rispettabili. Dopo diciotto
secoli, la circostanza in cui ora ci troviamo è l'unica che abbiamo
per esternare i sentimenti che pervadono i nostri cuori. Questa
grande e fortunata circostanza che dobbiamo al nostro

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

imperatore augusto e immortale, ci presenta l'opportunità


eccellente e gloriosa per esprimere [...], specialmente agli
ecclesiastici, la nostra piena gratitudine verso di loro e verso i
loro predecessori.
 
Permettete, dunque, gentiluomini, che si possa approfittare di
questa memorabile occasione per pagare il giusto tributo di
riconoscenza che dobbiamo loro; lasciate che in questa stanza
echeggi l'espressione della nostra gratitudine; ci sia permesso di
testimoniare solennemente la nostra riconoscenza sincera per i
benefici ininterrotti che sono scesi sulle generazioni che ci hanno
preceduto» 110.

 
 L'assemblea ebraica applaudì questo discorso, lo votò accettandolo e lo inserì nei procedimenti del 5 febbraio
1807. Più tardi, essa approvò il seguente emendamento:
 

«I rappresentanti del sinodo israelita dell'impero di Francia e del


regno d'Italia [...] sono colmi di gratitudine per i benefici del
clero cristiano elargiti agli ebrei in vari Stati d'Europa nei secoli
passati; essi ammettono pienamente il benvenuto che molti
Pontefici e molti altri ecclesiastici diedero in diverse epoche agli
israeliti di diversi Paesi [...]. Questa delibera, che è l'espressione
di questi sentimenti, sia registrata nei procedimenti di oggi come
una testimonianza permanente e autentica della gratitudine degli
israeliti di questa assemblea per i benefici ricevuti dalle
generazioni che li hanno preceduti da parte di molti ecclesiastici
in vari Paesi d'Europa» 111.

 
 Questa manifestazione di gratitudine da parte del Gran Sanhedrin riunito in Francia testimonia da sola i
benefici elargiti agli ebrei dalla Chiesa nel corso dei secoli. Insieme al materiale presentato più sopra a
riguardo delle persecuzioni istigate dagli ebrei contro la religione cattolica, esso mostra chiaramente che la
santa Chiesa non ha mai sofferto di una deviazione congenita o emotiva che potrebbe supportare l'asserzione
di Giovanni Paolo II secondo cui la Storia avrebbe registrato «vecchi pregiudizi» contro gli ebrei.
 

Sopra, a sinistra: suore cattoliche posano con i bambini ebrei che hanno salvato durante la Seconda Guerra Mondiale
(foto estratta da Inside the Vatican, febbraio 2005). A destra, ebrei che Pio XII ospitò nella sua residenza di Castel Gandolfo
per salvarli dalla persecuzione nazista (foto estratta da 30 Giorni, ottobre 2001).
 

SULL'INQUISIZIONE

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

 
Qualcuno potrebbe obiettare che l'Inquisizione avrebbe
perseguitato gli ebrei, e che ipso facto la Chiesa sarebbe
responsabile per tale trattamento. Rispondo affermando:
 
1. Il Tribunale della santa Inquisizione, voluto per difendere
l'integrità della fede cattolica, non riguardava la religione
ebraica, così come non impediva agli ebrei di professare le loro
false credenze, ma venne creato per impedire di diffondere le
loro convinzioni fra i cattolici. Il Tribunale trattò solamente con
coloro che si erano falsamente convertiti al cattolicesimo ed
erano entrati nell'ovile della Chiesa, o con quelli che, pur
essendosi convertiti sinceramente, erano ricaduti più tardi nei
loro vecchi errori (cfr. J. de Maistre , Cartas sobre a Inquisição
Espanhola, Leituras Católicas, Niteroi 1949, pag. 27).
 
Nel XVI secolo, gli ebrei stavano abusando della libertà concessa
dai re della Penisola iberica proferendo continue bestemmie e
attaccando la fede cattolica. Durante questo periodo, era anche
grande il numero di coloro che si convertivano falsamente al
cattolicesimo. Per queste due ragioni, gli ebrei divennero un
grave pericolo per la fede nei regni di Portogallo e di Spagna
(cfr. E. Lavisse -A. Rambaud, Histoire Générale du IVe siécle à nos
jours, Armand Colin, Parigi 1984, vol. IV, pag. 332). Inoltre, essi
misero in pericolo la stabilità politica di quegli Stati (cfr. J. B.
Weiss, História Universal, vol. VIII, pag. 304).
 
In legittima difesa della fede e nell'esercizio della loro posizione
di capi temporali, i re cattolici decretarono che gli ebrei
dovevano scegliere tra lasciare i territori iberici a spese della
corona, rimanere come cattolici o restare ebrei senza
disseminare le loro false accuse. Nel caso secondo, gli ebrei - e
specialmente i convertiti - sarebbe pertanto stati oggetto della
vigilanza dell'Inquisizione nelle questioni di fede. Queste erano le
misure prese dall'Inquisizione spagnola. Tuttavia, è necessario
sottolineare che tali misure furono adottate dai poteri temporali
di Spagna e Portogallo, e non dalla Chiesa, e, perciò, non
dovrebbero essere attribuite ad essa.
 
2. I tribunali dell'Inquisizione erano tribunali misti, composti in
parte da ecclesiastici e in parte da rappresentanti del potere
temporale. Gli ecclesiastici giudicavano i crimini contro la fede, e
le loro sentenze erano ristrette alla sfera spirituale. I
rappresentanti del potere temporale, a turno, eseguivano le
sentenze che, in ogni Stato e in modi diversi e indipendenti,
corrispondevano alle sentenze spirituali. Difensore zelante
dell'autonomia tra i poteri spirituali e quelli temporali, con i loro
ruoli diversi, la Chiesa non prese parte alle esecuzione delle
sentenze civili, con l'ovvia eccezione di offrire conforto spirituale
ai condannati (cfr. J. de Maistre , op. cit., pagg. 17-18; E.
Vacandard , Dictionnaire de Théologie Catholique, voce
«Inquisition», vol. VII-II, col. 2065; H. Hello , A verdade sobre a
Inquisição, Vozes, Petropolis 1936, pag. 11; W. Devivier , Curso
de Apologética Christã, Melhoramentos, San Paolo 1924, pagg.
457-459).
 
Perciò, la Chiesa non può essere accusata della responsabilità
diretta per la promulgazione e per l'esecuzione di sentenze civili
emanate dai tribunali dell'Inquisizione in molti Paesi dove

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

esisteva. Né può essere ritenuta responsabile per le possibili


ingiustizie commesse dal potere temporale dell'Inquisizione.
 
3. L'Inquisizione romana è stata un tipico esempio della giustizia
della santa Chiesa, e per l'equanimità nei suoi giudizi sulle
questioni di fede. Esso era l'unico tribunale della Chiesa che
aveva funzioni temporali e spirituali. Fin dalla sua creazione da
parte di Papa Paolo III nel 1542, essa è sempre stata soggetta
ai Sommi Pontefici. L'Inquisizione romana è stata un celebre
modello di sistema giuridico elevato, ed è stata riconosciuta
ovunque per la sua prudenza e per la serenità nella gestione
della giustizia temporale. Essa presentò vari miglioramenti nei
provvedimenti legali che favorivano l'imputato, diventando
l'avanguardia delle legislazioni più rinomate del tempo, un fatto
ammesso anche dagli odierni commentatori imparziali (cfr. J.
Tedeschi , «A outra face da Inquisição», in Estado de São Paulo,
del 16 marzo 1986, Supplemento Culturale, pagg. 1-4).
 
La bontà dell'Inquisizione romana sotto l'egida papale divenne
proverbiale. Ciò è stato indirettamente riconosciuto - come
abbiamo appena visto - da una testimonianza del Gran
Sanhedrin ebraico. Per questa ragione, si può ripetere, senza
esagerare, con Joseph de Maistre che Roma era il «paradiso
degli ebrei» (cfr. J. de Maistre , op. cit., pag. 13). Applicabile è
anche il popolare adagio tedesco circa coloro che vissero sotto il
potere temporale dei Prìncipi della Chiesa: «Com'è bello vivere
all'ombra del pastorale»! (R. Aubenas , Hérétiques et sorciers, in
Fliche -Martin , Histoire de l'Église, vol. XV, pagg. 385-386).
 
Quindi, nessuna ingiustizia o persecuzione degli ebrei può
essere attribuita alla Chiesa quando essa ha esercitato i suoi
doveri temporali. Perciò, l'obiezione  - la Chiesa ha perseguitato
gli ebrei - è erronea nelle sue fondamenta e nelle sue
conseguenze.
 

Sopra: conversos condotti da Padre Tomàs de Torquemada di fronte ai regnanti di


Spagna.

 
Pregiudizi teologici?
 
E dunque, in assenza di un'adeguata base storica a sostegno dell'espressione «vecchi pregiudizi» di Giovanni
Paolo II, riferita a pregiudizi razziali o emotivi contro gli ebrei, ci si deve chiedere se Karol Wojtyla stesse
riferendosi a questioni dottrinali. Intendeva forse riferirsi a «pregiudizi» teologici? Per accettare tale ipotesi, ci

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

si dovrebbe comunque chiedere: le serissime questioni teologiche che separano la Chiesa cattolica dalla
Sinagoga sono «pregiudizi»?
 
Ad esempio, sarebbe un «pregiudizio» affermare la divinità di Nostro Signore Gesù Cristo o professare il
dogma della SS.ma Trinità? O proclamare gli articoli di fede che ne derivano? Si tratta di interrogativi ai quali
Giovanni Paolo II non ha mai risposto. Invece egli ha lasciato i cattolici che seguivano le notizie della sua
visita alla sinagoga di Roma in uno stato di perplessità, sconcertati dall'impressione di un successore di Pietro
che sembrava abbandonare i summenzionati dogmi della nostra fede per favorire la religione ebraica.
 

L'ex rabbino Israel Zolli, convertito al cattolicesimo nel 1945. Egli


cambiò il suo nome in Eugenio in onore di Papa Pio XII, Eugenio Pacelli
(cfr. Inside the Vatican, febbraio 1999).
 
«Una svolta decisiva nelle relazioni tra la Chiesa cattolica e l'ebraismo»
 
Per «svolta» si intende un cambiamento completo di direzione che si effettua mentre si è su una strada.
Perciò, una «svolta decisiva» è un mutamento radicale. Secondo Giovanni Paolo II, la Dichiarazione Nostra
Ætate ha causato un ribaltamento cruciale nelle relazioni tra la Chiesa e l'ebraismo. Un ribaltamento cui, come
abbiamo visto, egli ha voluto offrire un «contributo decisivo». Non avrebbe potuto essere più categorico
nell'esprimere il suo desiderio di abbandonare la precedente posizione dottrinale della santa Chiesa a riguardo
del giudaismo.
 
«La Chiesa di Cristo scopre il suo "legame" con l'ebraismo scrutando il suo proprio mistero»
 
Questa asserzione di Giovanni Paolo II è abbastanza straordinaria. Ho appena
elencato i numerosi Papi, Concilî, Dottori e Santi che hanno combattuto
l'ebraismo come un male dottrinale. Da un punto di vista storico e dottrinale,
si può dire che non c'è mai stata - e continua ad esserci - un'opposizione
continua e così grande tra due religioni che quella che esiste tra la Chiesa
cattolica e il giudaismo. Quindi, se qualcuno tentasse di annullare tale
antagonismo, dovrebbe addurre argomenti forti. É il minimo che potremmo
aspettarci. Che argomento ha usato Giovanni Paolo II per annullare questo
antagonismo bimillenario? Nessuno. Neanche uno. Egli ha fatto appello
unicamente ad una vaga nozione di «mistero». I cattolici dovrebbero mutare il
loro atteggiamento verso gli ebrei perché «la Chiesa di Cristo ha scoperto il
suo "legame" con l'ebraismo scrutando il suo proprio mistero». Di quale «mistero» si sta parlando?
Certamente nessuno può spiegarlo. Basandosi su questo enigma, senza addurre alcuna ulteriore chiarificazione,
egli è andato avanti raccogliendo le conseguenze dottrinali più integrali del suo discorso: i cattolici dovrebbero
mettere da parte tutto il loro passato e aderire alla nuova posizione conciliare filo-ebraica.
 
In termini pratici, l'uso del mistero sembra essere un modo di coprire qualcosa che Giovanni Paolo II non ha

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

voluto rivelare al pubblico. Cosa sarebbe? Probabilmente, egli ha voluto dire che la Chiesa conciliare e
l'ebraismo devono essere sempre più legati e vicini l'una all'altro.
 
«La religione ebraica non ci è "estrinseca", ma in un certo qual modo, è "intrinseca" alla nostra
religione»
 
Questa asserzione sembra anche confermare che l'ebraismo è un modello per la Chiesa conciliare. La
mèta finale del progressismo sarebbe quella di trasformare la Chiesa in una succursale dell'ebrasimo.
 
«Siete i nostri fratelli prediletti e, in un certo modo, si potrebbe dire i nostri fratelli maggiori»
 
Commentando questa affermazione di Giovanni Paolo II, Padre De Rosa
ha scritto su La Civiltà Cattolica: «Non si potevano esprimere più
fortemente i legami che esistono fra cristiani ed ebrei. Nella terminologia
cristiana, "fratello" implica una comunione nella fede. Chiamando
cristiani ed ebrei "fratelli", il Papa si riferisce particolarmente a questo (alla
comunione nella fede), anche se gli ebrei non credono, come fanno i
cristiani, in Gesù Cristo o nel mistero trinitario» 112. Queste poche righe
del commentatore gesuita sembrano sottolineare una contraddizione in cui
sarebbe caduto Giovanni Paolo II. Il vero significato della parola «fratello»
è, come osserva giustamente Padre De Rosa, quello di «fratello nella
fede». Com'è dunque possibile che una persona possa essere in
comunione di fede con chi nega le sue fondamenta più profonde, come la
SS.ma Trinità e la divinità di Gesù Cristo? Quindi, oltre ad usare
l'espressione «cari amici e fratelli ebrei» in apertura della sua Allocuzione alla sinagoga 113, Giovanni Paolo II
ha chiamato i seguaci di Caifa «fratelli prediletti» e «fratelli maggiori». Con ciò, Karol Wojtyla non ha solo
affermato un'unità con gli ebrei nella stessa professione religiosa, ma ha parlato come se essi godessero di una
«predilezione» e di diritti di «primogenitura» indipendentemente delle verità della fede cattolica. Come sarebbe
possibile per gli ebrei godere della stessa «predilezione» dei cattolici se, come dicono chiaramente le Sacre
Scritture, «senza la fede impossibile piacere a Dio»? (Eb 11, 6).
 
L'espressione di Giovanni Paolo II «fratelli maggiori» sembra immaginare un «diritto di primogenitura» che gli
ebrei attuali avrebbero ancora rispetto ai cattolici. Ora, l'antico autentico diritto di primogenitura fra gli ebrei,
stabilito prima della venuta di Nostro Signore, presupponeva la fede nel Messia. Senza di essa non ci
sarebbero state né la promessa, né l'Antica Alleanza. Questo è ciò che afferma San Paolo quando scrive
specificamente agli ebrei:
 

«La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di


quelle che non si vedono. Per mezzo di questa fede gli antichi
ricevettero buona testimonianza. Per fede noi sappiamo che i
mondi furono formati dalla parola di
Dio, sì che da cose non visibili ha
preso origine quello che si vede. Per
fede Abele offrì a Dio un sacrificio
migliore di quello di Caino [...]. Per
fede Enoch fu trasportato via, in
modo da non vedere la morte [...].
Per fede Noè, avvertito divinamente
di cose che ancora non si vedevano,
costruì con pio timore un'arca a
salvezza della sua famiglia; e per
questa fede condannò il mondo e
divenne erede della giustizia secondo
la fede. Per fede Abramo, chiamato
da Dio, obbedì partendo per un
luogo che doveva ricevere in eredità,
e partì senza sapere dove andava.

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

Per fede soggiornò nella terra


promessa come in una regione
straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e
Giacobbe, coeredi della medesima promessa [...]. Per fede
anche Sara, sebbene fuori dell'età, ricevette la possibilità di
diventare madre perché ritenne fedele colui che glielo aveva
promesso. Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco [...].
Per fede Isacco benedisse Giacobbe ed Esaù anche riguardo a
cose future. Per fede Giacobbe, morente, benedisse ciascuno dei
figli di Giuseppe [...]. Per fede (Mosé) lasciò l'Egitto [...]. Per
fede celebrò la pasqua [...]. Per fede caddero le mura di Gerico
[...].
 
E che dirò ancora? Mi mancherebbe il tempo, se volessi narrare
di Gedeone, di Barak, di Sansone, di Iefte, di Davide, di
Samuele e dei profeti, i quali per fede conquistarono regni,
esercitarono la giustizia, conseguirono le promesse, chiusero le
fauci dei leoni, spensero la violenza del fuoco, scamparono al
taglio della spada, trovarono forza dalla loro debolezza,
divennero forti in guerra, respinsero invasioni di stranieri [...].
Eppure, tutti costoro, pur avendo ricevuto per la loro fede una
buona testimonianza, non conseguirono la promessa: Dio
aveva in vista qualcosa di meglio per noi, perché essi non
ottenessero la perfezione senza di noi» (Eb 11).

 
  Inoltre, l'Apostolo chiarisce che la fede degli antichi Patriarchi era la fede in Gesù Cristo: «Ricordatevi
dei vostri capi, i quali vi hanno annunziato la parola di Dio; considerando attentamente l'esito del loro tenore
di vita, imitatene la fede. Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre»! (Eb 13, 7-8). Dunque, la fede era la
ragione della promessa; e la promessa fu fatta in previsione di Cristo. La promessa fu adempiuta con la venuta
di Nostro Signore, e l'Antica Alleanza perciò è finita.
 
Nostro Signore ha stabilito una Nuova Alleanza che ha sostituito l'Antica: «Dicendo però alleanza
nuova, Dio ha dichiarato antiquata la prima; ora, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a
sparire» (Eb 8, 13). Quindi, sia come sostanza della continuità dell'Antica Alleanza, che come fondamenta
della Nuova, la fede in Nostro Signore Gesù Cristo è la base di ogni predilezione e l'unico motivo per
avere diritto alla primogenitura. Ne consegue che parlare ai nostri giorni di «predilezione» degli ebrei e
attribuire ad essi un diritto religioso di primogenitura davanti ai cattolici, accantonando completamente le
questioni di fede, è inaccettabile.
 
Tutto ciò sembra o un chiaro rifiuto dei dogmi cattolici e della loro base attestata dalla Sacra Scrittura, o
un'insensata dichiarazione di supremazia della razza ebraica sulle altre. Questa analisi delle parole di Giovanni

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

Paolo II pone alla coscienza del fedele cattolico una domanda terrificante: Giovanni Paolo II avrebbe potuto
fare tali asserzioni senza abbandonare la fede cattolica?
 

Diverse sétte protestanti americane sono divenute ardenti sostenitrici dell'ebraismo.


Sopra, una manifestazione di evangelici a Gerusalemme «in favore» del messia ebraico...
La Chiesa conciliare sta compiendo lo stesso percorso?
(foto estratta da Le Monde des Religions, novembre-dicembre 2003).
 
«Quanto è stato commesso durante la sua passione (di Cristo), non può essere imputato né
indistintamente a tutti gli ebrei allora viventi, né agli ebrei del nostro tempo» 114; «È quindi
inconsistente ogni pretesa giustificazione teologica di misure discriminatorie o, peggio ancora,
persecutorie» 115.
 
La prima cosa deplorevole che richiama l'attenzione in questo ragionamento è l'inversione delle regole più
elementari della logica. Giovanni Paolo II ha preso come premessa la conclusione, e ha designato come
conclusione l'abolizione della premessa. Effettivamente, è elementare nel
pensiero teologico che le premesse obbligatorie siano i dati della Rivelazione
provenienti dalla Sacra Scrittura e dalla Tradizione. Se Giovanni Paolo II
intendeva esentare gli ebrei dal crimine di deicidio, avrebbe dovuto basarsi
sui passi della Sacra Scrittura che permetterebbero di esercitare tale difesa.
O, in assenza di tali passi, avrebbe dovuto basarsi su elementi presenti nella
Tradizione. Nel sostenere questa «assoluzione» senza precedenti degli ebrei,
Karol Wojtyla non è riuscito a presentare un solo elemento proveniente dalle
fonti della Rivelazione. Per formulare un giudizio dogmatico estremamente
serio come questo, egli ha invocato solamente due punti che non
costituiscono di per sé una solida base per un'argomentazione: la nozione di
«mistero» e la Dichiarazione conciliare Nostra Ætate (§ 4). La nozione di
mistero è poco chiara, come indica la parola stessa, e non permette una
conclusione di questa gravità. Anche il testo di Nostra Ætate è inadeguato,
poiché anch'esso non poggia né sulla Sacra Scrittura né sulla Tradizione per giustificare l'«assoluzione» degli
ebrei. Quindi, per tutti gli scopi pratici, citare la Dichiarazione conciliare ha il valore di una petizione di
principio 116 che equivale a dire che essa è priva di valore. Dunque, Giovanni Paolo II ha scelto come
premessa ciò che avrebbe dovuto essere la conclusione del suo argomento. Partendo da questa premessa
difettosa, egli ha designato, come conclusione, l'affermazione sconcertante secondo cui «è inconsistente ogni
pretesa giustificazione teologica di misure discriminatorie o, peggio ancora, persecutorie». Cosa intendeva dire
veramente Giovanni Paolo II con questa conclusione? Quale sarebbe la giustificazione «inconsistente» di cui ha
parlato?
 
Stava per caso riferendosi ai passi della Sacra Scrittura che parlano chiaramente del crimine di deicidio come
commesso da tutto il popolo, giustificando in tal modo coloro che ritengono gli ebrei colpevoli? In questo caso,
stiamo assistendo alla revoca della Sacra Scrittura? Può un Pontefice legittimo contraddire la Rivelazione?
Inoltre, perché mai bisognerebbe considerare tutto ciò che Papi, Concilî, Padri, Dottori e Santi hanno insegnato
per tanti secoli sulla colpa dell'intero popolo ebraico per il crimine di deicidio come un'«inconsistente
giustificazione teologica»? Tale asserzione sarebbe una revoca dell'insegnamento secolare della Chiesa?

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

Di nuovo mi chiedo: può un vero Papa fare queste cose?


 
 Visto il bizzarro metodo «probativo» usato da Giovanni Paolo II, un'analisi seria delle sue asserzioni
condurrebbe a concludere che il suo atto è stato solo un abuso di autorità privo di fondamenta teologiche. Esso
dovrebbe essere accettato semplicemente come un atto dispotico di chi giustifica la sua posizione dicendo:
«Dovete accettarlo perché io sono il più forte, "quia nominor leo"»... 117.
 
Se questa ipotesi fosse esatta, tale atto sarebbe da considerarsi un'imposizione tirannica del dialogo
interreligioso con gli ebrei animata da un parossismo che annulla le vera fondamenta della fede cattolica. Per
quanto possa sembrare strano, questo dialogo interreligioso è stato presentato come un'espressione della
sovrabbondante misericordia della Chiesa. Questa curiosa misericordia verso gli ebrei avrebbe condotto la
Chiesa conciliare ad anatemizzare l'intero passato della Chiesa cattolica. Quindi, il cammino del dialogo va dal
dialogo all'anatema... 118. Che curioso paradosso!
 

Il 1º dicembre 2003, il rabbino Marvin Hier ha donato a Giovanni Paolo II una menoràh per
ringraziarlo del suo appoggio alla religione ebraica (cfr. America, del 15 dicembre 2003).
 
«Gli ebrei [...] non devono essere presentati come rigettati da Dio, né come maledetti»
 
Qui, la natura imperativa degli scopi perseguiti da Giovanni Paolo II appare in maniera inequivocabile. Non
licet... non è lecito... Questa proibizione ingiustificata è la conseguenza dell'anatema illogico e dispotico che
abbiamo appena visto. Sarebbe stato molto utile che Karol Wojtyla avesse spiegato ai cattolici come la sua
asserzione possa armonizzarsi con queste parole di San Paolo a riguardo degli ebrei: «Mentre Israele, che
ricercava una legge che gli desse la giustizia, non è giunto alla pratica della legge. E perché mai? Perché non
la ricercava dalla fede, ma come se derivasse dalle opere. Hanno urtato così contro la pietra d'inciampo, come
sta scritto: "Ecco che io pongo in Sion una pietra di scandalo"» (Rm 9, 31-33). In contraddizione con
l'anatema di Giovanni Paolo II, San Paolo spiega perché Israele è stato rigettato:
 

«Israele non ha ottenuto quello che cercava; lo hanno


ottenuto invece gli eletti; gli altri sono stati induriti, come sta
scritto: "Dio ha dato loro uno spirito di torpore, occhi per non
vedere e orecchi per non sentire", fino al giorno d'oggi. E Davide
dice: "Diventi la loro mensa un laccio, un tranello e un inciampo
e serva loro di giusto castigo! Siano oscurati i loro occhi sì da
non vedere, e fa' loro curvare la schiena per sempre"»! (Rm 11,
7-10).

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

San Paolo è altrettanto chiaro quando parla di quegli ebrei che hanno lasciato la Chiesa dopo essersi
convertiti:
 

«Infatti, se pecchiamo volontariamente dopo aver ricevuto la


conoscenza della verità, non rimane più alcun sacrificio per i
peccati, ma soltanto una terribile attesa del giudizio e la vampa
di un fuoco che dovrà divorare i ribelli. Quando qualcuno ha
violato la legge di Mosè, viene messo a morte senza pietà sulla
parola di due o tre testimoni. Di quanto maggior castigo allora
pensate che sarà ritenuto degno chi avrà calpestato il Figlio di
Dio e ritenuto profano quel sangue dell'alleanza dal quale è stato
un giorno santificato e avrà disprezzato lo Spirito della grazia?
Conosciamo infatti colui che ha detto: "A me la vendetta! Io
darò la retribuzione"! E ancora: "Il Signore giudicherà il suo
popolo". È terribile cadere nelle mani del Dio vivente»! (Eb
10, 26-31).

 
Il seguente estratto seguente dalla Lettera agli Ebrei si oppone anche il desiderio di esentare gli israeliti dalla
maledizione di Dio:
 

«Quelli infatti che sono stati una volta illuminati, che hanno
gustato il dono celeste, sono diventati partecipi dello Spirito
Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le meraviglie del
mondo futuro. Tuttavia se sono caduti, è impossibile rinnovarli
una seconda volta portandoli alla conversione, dal momento che
per loro conto crocifiggono di nuovo il Figlio di Dio e lo
espongono all'infamia. Infatti una terra imbevuta della pioggia
che spesso cade su di essa, se produce erbe utili a quanti la
coltivano, riceve benedizione da Dio; ma se produce pruni e
spine, non ha alcun valore ed è vicina alla maledizione:
sarà infine arsa dal fuoco»! (Eb 6, 4-8).

Sopra: Padre Bruno Hussar (1911-1996), un domenicano di origini ebraiche che nel 1972 fondò Nevè Shalom,
(«oasi di pace»), una sorta di chiesa cattolico-ebraica che pretende di unificare le due religioni.
Egli cercò di mettere in pratica ciò che Nostra Ætate afferma a riguardo agli ebrei.
 

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

L'anatema di Giovanni Paolo II si scontra chiaramente contro questi e contro molti altri passi della Sacra
Scrittura. Karol Wojtyla chiuse il nocciolo della sua Allocuzione, che enfatizza i punti ho appena analizzato,
annunciando che il suo anatema contro l'insegnamento precedente della Chiesa ha un carattere perenne:
«Nell'occasione di questa visita alla vostra Sinagoga, io desidero riaffermarle e proclamarle nel loro valore
perenne. È infatti questo il significato che si deve attribuire alla mia visita in mezzo a voi, ebrei di Roma» 119.
 
Gli ebrei riaffermano le loro false convinzioni
 
Tuttavia, per quanto queste parole di Giovanni Paolo II possono lasciare sconcertata la mente di un cattolico,
esse esprimono solamente parte della realtà: il desiderio di Giovanni Paolo II di abbandonare la bimillenaria
della Chiesa cattolica a riguardo degli errori della religione ebraica. Un'altra sfaccettatura della realtà è stata la
cerimonia - gli inni e i salmi - con cui i rabbini hanno ricevuto Karol Wojtyla, così come i discorsi dei
rappresentanti ebrei. Ora, mi si permetta di analizzare questi atti simbolici.
 

L'alleanza di Dio con Abramo fu basata su un atto di fede.


Quindi, l'alleanza poggia completamente sulla fedeltà a quella stessa fede.
E dunque, la discendenza di Abramo è spirituale e non razziale.
 
Passi della Sacra Scrittura, inni e salmi cantati dagli ebrei in presenza di Giovanni Paolo II 120
 
Poiché questa era la prima volta nella Storia che un successore di San Pietro visitava una sinagoga, le
cerimonie fatte da ambo le parti sono state particolarmente simboliche. Ciò è particolarmente interessante se
teniamo presente che il popolo ebraico, per carattere, è incline ad esprimere i suoi pensieri e i suoi sentimenti
molto più attraverso metafore e simboli che mediante esposizioni discorsive e sistematiche.
 
Per di più, poiché il più grande scontro tra le convinzioni religiose che il mondo abbia mai visto è la lotta tra
la fede di Nostro Signore Gesù Cristo e la falsa religione ebraica, sembra indispensabile analizzare le cerimonie
che hanno avuto luogo durante la visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma per comprendere quali
siano le vere intenzioni ebraiche nei confronti della santa Madre Chiesa 121.
 
Dopo che il Karol Wojtyla è stato fatto sedere nel luogo più elevato della sinagoga, sullo stesso piano del
rabbino-capo Elio Toaff, un altro rabbino ha iniziato a recitare a memoria un passo tratto dal Libro della Genesi
(Gn 15, 1-7) che allude alla promessa fatta da Dio ad Abramo:
 

«Dopo tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad Abramo


in visione: "Non temere, Abramo. Io sono il tuo scudo; la tua

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

ricompensa sarà molto grande". Rispose Abramo: "Mio Signore


Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l'erede della mia
casa è Eliezer di Damasco". Soggiunse Abramo: "Ecco a me non
hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede". Ed
ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: "Non costui sarà il
tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede". Poi lo condusse
fuori e gli disse: "Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a
contarle", e soggiunse: "Tale sarà la tua discendenza". Egli
credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. E gli
disse: "Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur dei caldei
per darti in possesso questo paese"» 122.

 
Questo estratto manifesta chiaramente che gli ebrei attuali si considerano
eredi alla promessa fatta ad Abramo. Tuttavia, come San Paolo insegna in tanti
passi ispirati dallo Spirito Santo 123, la promessa fatta al Patriarca fu
adempiuta in Nostro Signore Gesù Cristo. Il suo discendente spirituale è Cristo
e la santa Chiesa, e l'eredità dell'eletto poggia sulla grazia. Ciononostante,
leggendo il testo estratto dalla Genesi, gli ebrei sembrano insistere sul fatto
che la promessa sia carnale e non spirituale, e non sia basata sulla grazia
soprannaturale. Subito dopo, il rabbino Rocca ha iniziato a leggere il testo di
Michea (Mic 4, 1-5) che finisce con un passo che gli ebrei applicano a sé stessi:
«Tutti gli altri popoli camminino pure ognuno nel nome del suo dio, noi
cammineremo nel nome del Signore Dio nostro, in eterno, sempre». Recitare a
memoria questo estratto alla presenza di Giovanni Paolo II, il capo visibile della Chiesa cattolica, è insinuare
fortemente che i cattolici - un «popolo» diverso dagli ebrei – non adorano, come invece fanno gli ebrei, il vero
Dio. Ancora una volta, l'intenzione sembra essere quella di insultare Gesù Cristo e il dogma della SS.ma Trinità
– le cui Persone per gli ebrei sono falsi dèi, e riaffermare i loro antichi errori. Cos'ha fatto Giovanni Paolo II
dopo questo insulto e i discorsi che saranno analizzati a seguire? Egli ha recitato a memoria il Salmo 133 (132
nella Vulgata) esaltando la gioia dei fratelli che vivono insieme in unità.
 
Rispondendo a questa gioia ingiustificata di Giovanni Paolo II, il rabbino-capo ha letto il Salmo 124 (123 nella
Vulgata), il quale rivela il risentimento ebraico: i cattolici sono visti implicitamente come nemici di Dio, bestiali
persecutori degli israeliti che sono il vero fedele protetto da Dio. Ecco il testo letto:
 

«Se il Signore non fosse stato con noi, - lo dica Israele - se il


Signore non fosse stato con noi, quando uomini ci assalirono, ci
avrebbero inghiottiti vivi, nel furore della loro ira. Le acque ci
avrebbero travolti; un torrente ci avrebbe sommersi, ci
avrebbero travolti acque impetuose. Sia benedetto il Signore,
che non ci ha lasciati in preda ai loro denti. Noi siamo stati
liberati come un uccello dal laccio dei cacciatori: il laccio si è
spezzato e noi siamo scampati. Il nostro aiuto è nel nome del
Signore che ha fatto cielo e terra».

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

Paolo VI indossa il simbolo del sommo sacerdote israelita, il razionale del giudizio,
il piccolo ciondolo quadrato appeso alla sua stola. Esso contiene dodici pietre preziose
che rappresentano le dodici tribù d'Israele (foto estratta da 30 Giorni, maggio 1994).
 
Tali allusioni degli ebrei alle presunte persecuzioni cattoliche, oltre ad insultare sono infondate, come è stato
dimostrato più sopra. Dopo aver terminato con questa violenta allusione metaforica con il Salmo 124, che
biasima implicitamente i cattolici per le persecuzioni sofferte, tutti gli
ebrei presenti - circa 1.500 persone - si sono alzate in piedi per cantare
l'inno Ani Ma'amin («Io credo») 124, il loro equivalente di una
professione di fede. Con questo inno, l'offesa all'onore della santa
Chiesa è giunto al suo apice. La vera fede in Gesù Cristo è stata
implicitamente negata da un successore di San Pietro, presente nella
sinagoga per assistere ad una professione della falsa fede di coloro che
sono eredi del deicidio e che macchinano implacabilmente per
distruggere la santa Madre Chiesa. Dopo avere salmodiato l'Ani Ma'amin
- che si dice che gli ebrei abbiano cantato mentre venivano condotti nei
campi di sterminio nazisti 125 - i presenti hanno osservato un minuto di
silenzio per le vittime di Auschwitz. Il tempismo di questo atto getta
un'ombra sfavorevole sulle presunte persecuzioni attuate dai cattolici.
Effettivamente, sembrerebbe che gli organizzatori della cerimonia abbiano tentato di accusare la santa Chiesa
Santa per i massacri nazisti, o almeno che abbiano voluto assimilare le persecuzioni del neo-pagano
nazionalsocialismo ai presunti massacri perpetrati dai cattolici. Dietro questa cerimonia si nota ancora una
volta il desiderio di offendere la Chiesa. Poi è seguito il canto del Salmo 16 (15 nella Vulgata), che dice:
«Moltiplicano le loro pene quelli che corrono dietro a un dio straniero. Io non spanderò le loro libagioni di
sangue, né pronuncerò con le mie labbra i loro nomi» (Sl 16, 4). Giacché gli ebrei negano la divinità di Nostro
Signore Gesù Cristo e la SS.ma Trinità, tali affermazioni dei rabbini ebrei erano certamente indirizzate ai
cattolici, «quelli che corrono dietro a un dio straniero». Dopo questo affronto, tutti hanno ripetuto «né
pronuncerò con le mie labbra i loro nomi».
 
Quindi, il riconoscimento di Nostro Signore Gesù Cristo e della SS.ma Trinità, così come la possibilità di
convertirsi, sono cose impossibili. Tra l'altro, gli ebrei hanno evitato con cura
la più piccola menzione del nome di Nostro Signore per tutta la cerimonia. Essi
hanno continuato con il salmo alludendo all'idea erronea secondo cui l'eredità
degli ebrei attuali sarebbe la vera eredità di Dio: «Il Signore è mia parte di
eredità e mio calice: nelle tue mani è la mia vita» (Sl 15, 5). Il salmo termina
con un testo che applicato agli errori della Sinagoga starebbe a significare che
gli ebrei seguono le vere vie di Dio che conducono alla felicità eterna. Ciò
equivale indirettamente ad intonare un canto di vittoria sulla Chiesa, l'unica via
per raggiungere la vita eterna: «Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena
alla tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra» (Sl 15, 11). Così, in

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

questo ultimo salmo cantato durante la visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga
di Roma, è possibile vedere la chiara intenzione di offendere i cattolici, «quelli
che corrono dietro a un dio straniero», e la riaffermazione degli antichi errori
ebraici. Dopo aver cantato il Salmo 16 (15 nella Vulgata), Giovanni Paolo II e il
rabbino-capo si sono nuovamente abbracciati e se ne sono andati per continuare il loro incontro in privato. I
giornali e le riviste che hanno parlato dell'evento non hanno riportato ciò che è successo in occasione di questa
visita. Durante la cerimonia, Giovanni Paolo II ha ricevuto una copia della Toràh, il libro sacro degli ebrei, e
una Menoràh, il candelabro a sette braccia. Secondo il libretto distribuito nella sinagoga, la cerimonia è finita
con il canto del testo di una breve professione di «fede» ebraica. Penso che si tratti una formula semplificata
di una professione di «fede» più lunga, il summenzionato Ani Ma'amin che era già stato cantato. Ecco le parole
di questo cantico, riportate nel libretto ebraico, salmodiate dal coro israelitico mentre Giovanni Paolo II stava
lasciando la sinagoga: «Credo con fede perfetta nella venuta del Messia! E anche se ci dovesse mettere
molto tempo, lo aspetterò ogni giorno finché verrà»!
 
L'insulto a Nostro Signore Gesù Cristo è sfacciato. Cantando questo inno alla fine della cerimonia, gli ebrei
hanno negato categoricamente che Gesù Cristo è Dio e il Messia atteso, e hanno riaffermato gli antichi errori
della loro religione. Se essi hanno il coraggio di offendere apertamente il Verbo incarnato, figuriamoci che idea
possano avere del Papa, il Vicario di Cristo.
 
Dopo avere lasciato la sinagoga, Giovanni Paolo II ha abbracciato il rabbino-capo per la terza volta. In breve,
le conseguenze di questi salmi e inni cantati o recitati nella sinagoga alla presenza dI Giovanni Paolo II sono
state:

La riaffermazione implicita, da parte degli ebrei, dei loro errori dottrinali, vale a dire la negazione della
divinità di Gesù Cristo e della SS.ma Trinità;
La riaffermazione simbolica che essi sono gli unici veri seguaci di Dio;
L'affermazione effettiva di numerosi - anche se sottilmente velati - insulti furbescamente dissimulati
contro la santa Chiesa e contro i cattolici: quei cattolici che seguono falsi dèi, che hanno incoraggiato un
furore torrenziale contro gli ebrei, bestie i cui denti frantumano gli ebrei come la loro preda, complici
delle persecuzioni naziste, e così via...

Sopra, a sinistra: il 30 dicembre 1993, rappresentanti del Vaticano e di Israele brindano


dopo che sono stati stabiliti rapporti diplomatici ufficiali tra i due Stati. In termini pratici, ciò
significa che  la Santa Sede ha riconosciuto Israele come uno Stato legittimo. Al centro:
commemorando a San Paolo (Brasile) l'avvenimento, il rabbino Henry Sobel bacia il
Cardinale Paulo Evaristo Arns. A destra: il primo ambasciatore del Vaticano in Israele,
Mons. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, presenta le sue credenziali diplomatiche al

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

presidente israeliano Ezer Weizman.

 
E infine, come fattore aggravante dovrebbe essere notato che seguendo le consuete procedure vaticane,
questa cerimonia è stata preparata e convenuta in anticipo da organi competenti della Santa Sede. Ciò significa
che il Vaticano, e probabilmente anche Giovanni Paolo II, sapevano in anticipo delle offese a Cristo e alla
Chiesa, e le hanno approvate.

Il 16 gennaio 2004, Giovanni Paolo II ha ricevuto un premio dal Gran Rabbino askenazita Yona Metzger (a sinistra) e
dal rabbino sefardita Shlomo Amar (a destra), per il suo continuo appoggio alla religione ebraica
nella sua biblioteca in Vaticano (foto estratta dal National Catholic Reporter, del 30 gennaio 2005).
 
I discorsi dei rabbini
 
Salutando in apertura Giovanni Paolo II, il rappresentante della comunità israelitica di Roma, il rabbino
Giacomo Saban, ha usato un tono arrogante con velato disprezzo. Si deve sottolineare che:

Durante il saluto, il rabbino ha definito spregiativamente l'era cristiana «era volgare»: «Subito dopo la
fine del primo millennio dell'era volgare [...] un figlio di questa comunità romana [...] scrisse l'Arukh, la
prima raccolta di norme degli ebrei della Diaspora» 126.
Egli ha dichiarato che il Vaticano II designa la Chiesa cattolica «più vicina alla fede di Israele» anche
se si è rifiutato di chiamare la fede cattolica con il suo nome, riferendosi invece ad essa come alla «fede
del mondo»: «Nostra Ætate, uno dei documenti del Concilio, quello che ci riguarda più da vicino,
presenta una relazione diversa tra la fede d'Israele e quella del mondo che ci circonda, non solo
ripristinando ciò che ci è negato attraverso i secoli, ma anche la dignità alla quale abbiamo sempre
avuto diritto» 127.
Egli ha posto il riconoscimento dello Stato d'Israele da parte della Santa Sede come una condizione per
poter iniziare il «dialogo fraterno» proposto da Nostra Ætate: «Credo di dover qui manifestare la
speranza che l'esitazione a riguardo dello Stato d'Israele sia lasciata cadere. La terra d'Israele,
emotivamente e spiritualmente, occupa un posto centrale nel cuore di ogni ebreo, e un cambiamento di
atteggiamento in questa questione non solo farebbe piacere a coloro che sono qui presenti, ma a tutto il
mondo ebraico [...]. Questo sarebbe, dunque, un ulteriore passo nel "dialogo fraterno" di cui parla Nostra
Ætate [...]. Non esito a credere che questo sarà fatto» 128.

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

 
Com'è noto, per gli ebrei lo Stato d'Israele rappresenta un'aspirazione messianica collegata alla dominazione
da lungo attesa d'Israele sul mondo intero 129. Dunque, la richiesta dei rabbini per cui la Santa Sede dovrebbe
riconoscere lo Stato d'Israele dev'essere vista alla luce della loro convinzione religiosa di egemonia sul mondo.
In un discorso fatto dal rabbino-capo Elio Toaff poco dopo lo storico incontro, egli ha riaffermato la falsa fede
ebraica e ha insultato la santa Chiesa e la fede cattolica con queste parole:

Egli ha definito la politica bimillenaria della Chiesa a riguardo degli errori ebraici un «inammissibile
insegnamento del disprezzo»: «Ci troviamo quindi di fronte ad un vero e autentico cambiamento della
politica della Chiesa, che ora guarda gli ebrei con sentimenti di stima e di rispetto, abbandonando
l'insegnamento del disprezzo, sulla cui inammissibilità Jules Isaac [...] aveva richiamato
l'attenzione di Papa Giovanni» 130.
Elio Toaff ha affermato l'incrollabile «fedeltà» degli ebrei alla loro fede erronea in tutta la Storia, il che
farebbe di questo popolo l'unico sopravvissuto del mondo antico. Occorre notare che questa auto-
encomio dell'ebraismo come religione, espresso immediatamente dopo la critica offensiva della condotta
della santa Chiesa verso gli ebrei (appena citata), implica chiaramente che i «martiri» ebrei sono state le
vittime dell'«insegnamento del disprezzo» impartito dalla Chiesa: «Nel momento storico in cui stiamo
vivendo, i miei pensieri si rivolgono con ammirazione, riconoscimento e dolore al numero infinito di
martiri ebrei che serenamente affrontarono la morte per la santificazione del Nome di Dio. Il loro il
merito è dovuto al fatto che la nostra fede non ha mai vacillato, e che la fedeltà a Dio e alla Sua Legge
non è mai venuta meno nei secoli. A causa di questo merito, gli ebrei vivono ancora, unico fra tutti i
popoli dell'antichità» 131.
Egli ha proposto di diffondere gli errori ebraici come un modo per realizzare le aspirazioni pacifiste e
interconfessionali di Giovanni Paolo II: «Noi proponiamo di disseminare l'idea israelita di un
monoteismo morale e spirituale per unire gli uomini e l'Universo nell'amore» 132.
Egli ha fatto anche una velata menzione della dottrina ebraica e gnostica dell'Eterno Femminino:
«Allo stesso tempo, noi riaffermiamo la paternità universale di Dio su tutti gli uomini, deducendo la
nostra inspirazione dai profeti che insegnarono che questo amore filiale unisce tutti gli esseri viventi nel
petto materno dell'infinito come nella sua naturale matrice» 133.
Ancora una volta egli ha insistito sul fatto che lo Stato d'Israele dev'essere riconosciuto, proclamando
così il ruolo religioso, messianico ed egemonico che gli ebrei gli attribuiscono: «Il ritorno degli israeliti
alla loro terra dev'essere riconosciuto dal mondo intero come un'ottima e irrevocabile vittoria, come un
preludio [...] a quell'epoca di fratellanza universale cui tutti noi aspiriamo, e a quella pace
redentrice la cui ferma promessa si trova nella Bibbia. Il riconoscimento di questa funzione unica
d'Israele nel piano della redenzione finale promessa da Dio non può essere negata» 134.

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Quindi, i discorsi dei rabbini alla presenza di Giovanni Paolo II costituiscono una riaffermazione categorica dei
loro vecchi errori, delle aspirazioni e degli insulti alla Chiesa.
 

Il 12 marzo 2000, Il Cardinale Ratzinger ha acceso le candele di un candelabro a sette braccia


per chiedere perdono a Dio per i «peccati» commessi dai figli della Chiesa, inclusa la lotta cattolica contro
gli errori religiosi ebraici (foto estratta da Inside the Vatican, gennaio 2001).
 
Conclusione di questa analisi
 
La conclusione all'analisi di questa visita è, a mio modo di vedere, chiara e dolorosa. Giovanni Paolo II si è
recato alla sinagoga di Roma per questi scopi:

Per tentare di annullare le fondamenta presenti nella Rivelazione per il crimine di deicidio;
Per condannare la saggia condotta bimillenaria di santa Madre Chiesa in relazione agli ebrei;
Per lodare la loro fede erronea e anatemizzare chiunque osi criticare o biasimare i seguaci di Caifa da un
punto di vista religioso.

Per contro, i rabbini, esplicitamente nei loro discorsi e simbolicamente nella loro recita di salmi e passi estratti
dalla Bibbia, hanno inflitto un'arrogante sanzione:

Essi hanno insistentemente riaffermato la loro fede erronea;


Hanno condannato l'atteggiamento storico della Chiesa;
Hanno insultato l'onore della Chiesa e dei cattolici;
Hanno proclamato la necessità di un'egemonia ebraica sul mondo intero;

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la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

Hanno chiesto che la Santa Sede riconosca il loro Stato, al quale essi attribuiscono un destino
messianico.

Questo è ciò che è stato portato a termine durante la visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma. «Qui
habet aurem, audiat» («Chi ha orecchi, ascolti »; Ap 2, 7).
 

Nel video del 2014 Jesus Christ Visits Sarah Silverman («Gesù Cristo va a
trovare Sarah Silverman»), la comica ebrea, già resasi famosa per il suo
spettacolo blasfemo Jesus Is Magic («Gesù è magico»; 2005), gioca con la
barba di Gesù Cristo e mangia con Lui il popcorn mentre guardano insieme
la TV. Queste scene irriverenti sono seguite da un monologo in cui la
Silverman rivendica l'estensione al diritto di abortire e alla contraccezione.

 
prima parte  
 

 
NOTE
 
97 Cfr. Epifanio, Hær., 51.
98 Ibid., 55, 57, 62.
99 Ibid., 65-69.
100 Cfr. Atanasio , Ep. ad Solit. Theodor., 1. lib. II, Haer. Fabul. in Paul Sam.
101 Cfr. J. B. Bossuet , Oeuvres Complètes, Explication de l'Apocalypse, Berche & Tralin, Parigi 1885, vol. I, pagg. 298-300.
102 Bernard Lazare (1865-1903), scrittore e giornalista, nacque a Nimes e morì a Parigi. In collaborazione con il cugino, egli
pubblicò il poema La fiancée de Corinthe, e più tardi, con altri autori, scrisse Entrétiens politiques et littéraires. Di forti tendenze
anarchiche e favorevole alla lotta di classe, egli scrisse per il Mercure de France, per il Journal, per il Figaro e per altre
pubblicazioni. Nel 1894, Lazare pubblicò L'Antisémitisme, son histoire et ses causes («L'antisemitismo, la sua storia e le sue
cause»); in esso egli descrive il ruolo ebraico nel favorire l'antisemitismo. Con lo scoppio dell'affare «Dreyfus», nel 1894, egli
scrisse in favore del famoso capitano (Enciclopedia Universal Ilustrada, Espasa-Calpe). Egli divenne uno dei personaggi principali di
questa vicenda che causò tanto scoraggiamento nell'Esercito e nei circoli monarchici francesi. Come segno di gratitudine, il governo
repubblicano eresse una statua in suo onore (cfr. Mons. H. Delassus , La conjuration antichrétienne, vol. II, pag. 684).
103 Cfr. B. Lazare, op. cit.; in Mons. H. Delassus , op. cit., vol. II, pagg. 684-685.
104 Cfr. Mons. H. Delassus , op. cit., vol. II, pag. 685.
105 Ibid., pag. 686.
106 Ibid.
107 Ibid.
108 Ibid., pagg. 686-687.
109 Cfr. B. Lazare, Antisemitism, its History and Causes, The International Library Publishing Co., New York 1903, pag. 112.
110 Cfr. Procès-verbal des séances de l'assemblée des députés francais professant la religion juive, pag. 169; cit. in Mons. H.
Delassus , op. cit., vol. III, pagg. 1164-1167.
111 Cfr. Mons. H. Delassus , op. cit., vol. III, pagg. 1167-1168.
112 Cfr. P. G. De Rosa s.j., «Ebrei e cristiani "fratelli" nel "fratello" Gesù», in La Civiltà Cattolica, del 3 maggio 1986, pag. 262.

http://www.crisinellachiesa.it/articoli/giudaismo/chiesa_succursale/la_chiesa_cattolica_sta_diventando_una_succursale_della_sinagoga_2.htm[27/03/2018 07:04:22]
la chiesa cattolica sta diventando una succursale della sinagoga?

113 Cfr. L'Osservatore Romano, del 14-15 aprile 1986, pag. 4.


114 Dichiarazione Nostra Ætate, del 28 ottobre 1965, § 4.
115 Cfr. Giovanni Paolo II, «Allocuzione alla sinagoga di Roma», in L'Osservatore Romano,  del 14-15 aprile 1986, pag. 4.
116 Petizione di principio, o argomento tautologico, è una proposizione che pretende di essere una spiegazione o prova di
qualcosa, che in realtà ripete solamente in termini identici o equivalenti ciò che si vuole provare. La Dichiarazione conciliare Nostra
Ætate ha assolto gli ebrei dal crimine di deicidio unicamente perché si voleva assolverli da tale crimine.
117 «Perché io sono il leone» è un riferimento ad una favola di Esopo nella quale il leone obbliga gli altri animali a rispettarlo per
la sola ragione che è il più forte. In altre parole, «questo è così perché io lo voglio e ho il potere per imporre la mia volontà».
118 Il libro di Roger Garaudy (1913-2012) De l'anathème au dialogue (1965) è considerato una pietra miliare nel dialogo tra il
Vaticano e il comunismo. In questa opera Garaudy, uno scrittore marxista francese, lodò la politica del Vaticano che ha rimosso le
condanne per aprirsi al mondo moderno (così come ai comunisti). Qui invece possiamo vedere l'altro lato della moneta della politica
conciliare che mostra il suo volto severo.
119 Cfr. Giovanni Paolo II, «Allocuzione alla sinagoga di Roma», in L'Osservatore Romano,  del 14-15 aprile 1986, pag. 4.
120 Analizzerò in questa sede solamente cinque dei sette rituali ebraci compiuti durante la visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga
di Roma. Sono esclusi il Salmo 118 (117 nel Vulgata) e 150 (150 nel Vulgata), i cui testi sono anodini. Poiché non sono riuscito a
trovare un chiaro resoconto dei salmi che sono stati cantati nelle fonti cattoliche che ho letto - L'Osservatore Romano (14-15 aprile
, 1986, pag. 5), La Civiltà Cattolica (nº 3261, pag. 273), e la Documentation Catholique (nº 1917, pag. 433) - mi sono messo in
contatto con la Sinagoga di Roma che mi ha inviato una copia del libretto bi-lingue usato dagli ebrei durante la cerimonia. Quindi,
le citazioni provengono da questo libretto.
121 Criterio d'analisi: non intendo qui prendere in maniera univoca il significato simbolico delle cerimonie officiate dagli ebrei in
occasione della visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma come una manifestazione dottrinale. Come in ogni cerimonia, il
canto liturgico ebraico e i salmi riflettono primariamente lo stato mentale di coloro che hanno preparato ed eseguito il programma.
Per scoprire un po' il loro stato d'animo nei confronti dei cattolici rappresentati da Giovanni Paolo II un pizzico di buon senso
dovrebbe bastare. Con ciò, è possibile misurare gli affronti successivi che gli ebrei hanno fatto ai cattolici, così come la
riaffermazione dei loro errori. Perciò, l'analisi che qui facciamo del significato dottrinale celato dietro il simbolismo della cerimonia
non vuole andare oltre il criterio del senso comune. Possibilità di conversione: qualcuno potrebbe obiettare che non posso escludere
la possibilità che Giovanni Paolo II abbia escogitato sagace manovra per convertire gli ebrei che erano presenti nella sinagoga di
Roma. La risposta è semplice. Poiché il fine non giustifica i mezzi, non è possibile per un cattolico, soprattutto un successore di San
Pietro, dare l'impressione di abbandonare la fede per realizzare una ipotetica conversione degli israeliti. Inoltre, Giovanni Paolo II
non ha minimamente menzionato il fatto che gli ebrei dovrebbero abbandonare le loro false credenze, né gli ebrei hanno
mostrarono la minima intenzione di convertirsi. E dunque questa obiezione è priva di ogni fondamento.
122 Cfr. In occassione della visita del Pontefice Giovanni Paolo II, Communità Israelitica di Roma, Tempio Maggiore, 1986, pag. 2.
123 Vedi Eb 3, 6, 7 8, 9 11; Rm 2, 25-29; 3, 27-30, e specialmente questo passo: «Non infatti in virtù della legge fu data ad
Abramo o alla sua discendenza la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che viene dalla fede; poiché
se diventassero eredi coloro che provengono dalla legge, sarebbe resa vana la fede e nulla la promessa» (Rm 4:13-14); Inoltre, in
un altro passo San Paolo dice: «Tuttavia la parola di Dio non è venuta meno. Infatti non tutti i discendenti di Israele sono Israele,
né per il fatto di essere discendenza di Abramo sono tutti suoi figli. No, ma: in Isacco ti sarà data una discendenza, cioè: non sono
considerati figli di Dio i figli della carne, ma come discendenza sono considerati solo i figli della promessa» (Rm 9, 6-8). Molti altri
passi che afferma lo stesso concetto potrebbero essere citati.
124 Cfr. C. De Lucia, «Cari amici e fratelli ebrei e cristiani...», in L'Osservatore Romano, del 14-15 aprile 1986, pag. 5.
125 Ibid.
126 Ibid.
127 Ibid.
128 Ibid.
129 Cfr. Mons. H. Delassus , op. cit., vol. III, «Sionnisme», pagg. 1233-1248.
130 Cfr. L'Osservatore Romano, del 14-15 aprile 1986, pag. 5.
131 Ibid.
132 Ibid.
133 Ibid.
134 Ibid.
 

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